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NEURALTERAPIA E TERAPIA DEL DOLORE

1. LE TECNICHE DELLA NEURALTERAPIA


Il dolore, in particolare quello benigno, rappresenta il campo d'azione principale della neuralterapia
come di tutte le riflessoterapie quale anche l'agopuntura. Del resto, l'uso degli anestetici locali in
Terapia del Dolore, anche al di fuori della cosiddetta neuralterapia, diventa sempre pi esteso e studiato
in tutto il mondo (Mecklem, Schnapp, Stowe, Prithvi, Porta, Arner, Xavier, Glazer, Chen)), ma la
sistematizzazione conferita loro dai neuralterapeuti, a cominciare dai fratelli Huneke fino a giungere a
Peter Dosch, rimane un punto di riferimento irrinunciabile per chi si interessa a queste problematiche.
Praticamente tutte le patologie dolorose sono suscettibili di trattamento tramite neuralterapia, sia pure
con percentuali di successo variabili ; anche il dolore maligno, almeno in fase iniziale, pu rispondere
positivamente al trattamento neuralterapeutico, anche se le casistiche presenti in letteratura sono
limitate.
Verranno qui passate brevemente in rassegna le principali tecniche usate in neuralterapia, nonch le
loro principali indicazioni terapeutiche. Per chi desidera approfondire tutto l'apparato tecnico della
neuralterapia, che proviene da varie specialit mediche, ma in particolare dall'ortopedia per quel che
riguarda le iniezioni intraarticolari e dall'anestesia per i blocchi nervosi, si consiglia di consultare, oltre
ai testi di queste specialit (Eriksson, Moore, Dixon, Winnie), il fondamentale "Manuale di
neuralterapia" di P. Dosch e il bellissimo atlante illustrato del figlio Mathias (Dosch M), purtroppo per
ora soltanto in lingua tedesca. L'anestetico locale privilegiato dai neuralterapeuti la procaina, ma
vengono usati anche la lidocaina, la mepivacaina (Carbocaina), la bupivacaina (Marcaina) ecc.
L'anestetico locale non viene mai impiegato a dosaggi anestetici, ma sempre a dosaggi e concentrazioni
inferiori: secondo la tecnica impiegata, la quantit varier da un minimo di 0.1-0.2 cc ad un massimo di
pochi cc, a concentrazioni di 0.5 - 1 %.
INIEZIONI SUL CAPO
Si tratta di iniezioni in punti diversi del capo, da usare in caso di cefalee, epilessia, arteriosclerosi o
disturbi circolatori cerebrali, vertigini. I principali punti da trattare sono: sui punti di emergenza dei
nervi sopraorbitario, infraorbitario e alveolare inferiore, sui punti dolenti parietali e temporali, intorno
agli occhi, sul processo mastoideo, sul cosiddetto "punto della carotide".
INIEZIONE SUL CENTRO DELL' EPIGASTRIO
Si effettua tre dita trasverse sotto l'apofisi xifoide, alla profondit di 3-5 cm. Si usa per tutte le malattie
dell'epigastrio, in particolare dello stomaco.
INIEZIONE NELLE CICATRICI
Poich tutte le cicatrici possono essere sedi di campi perturbanti a distanza, vanno infiltrate sempre
tutte quelle che sono nel segmento interessato, tutte le altre in caso di cattiva risposta alla terapia
segmentale. La cicatrice andr infiltrata tutta, anche in profondit.

INIEZIONE NEI CORNETTI NASALI


Come terapia segmentale nelle malattie dei seni paranasali, come ricerca del campo perturbante in caso
di pregresse riniti o sinusiti croniche, come reflessoterapia generale in caso di asma bronchiale, cefalea
e dismenorrea.
INIEZIONI DEI DENTI
Si tratta di una anestesia parziale dei denti sospetti o di tutti i denti con 0.2-0.3 cc di anestetico sul lato
buccale e sul lato linguale, con una siringa normale o, possibilmente,con una siringa Carpule, come
quelle usate dai dentisti, che permette una maggiore pressione.
Dal lato buccale il punto di iniezione sar all'altezza della radice del dente, nella mucosa che congiunge
l'arcata dentaria alle labbra, dal lato linguale o palatale sar nel periostio all'altezza della radice.
Saranno infiltrate anche le cicatrici da estrazioni dentarie, in particolare se dolenti alla palpazione.
Le iniezioni dei denti sono usate come terapia segmentale in tutti i processi infiammatori dei denti e
della bocca, come le parodontiti, l'alveolite, la stomatite aftosa ecc., come iniezioni-test nella ricerca di
campi perturbanti dentari: i denti, insieme alle cicatrici e alle tonsille, sono i pi frequenti campi
perturbanti. La ricerca del campo perturbante andr estesa anche a denti devitalizzati,alle tasche
gengivali, a denti sottoposti a sforzi eccessivi come nei pilastri dei ponti, a denti troppo stretti, alle
cicatrici postoperatorie o da estrazione, a residui di radici, a cisti o corpi estranei, a stomatiti croniche o
recidivanti.
Sar opportuno, in caso di iniezioni di pi denti o possibili campi perturbanti, fare delle pause, in modo
da permettere al paziente di constatare un eventuale "fenomeno del secondo" e di identificare quindi lo
stimolo irritativo.
INIEZIONE ENDOVENOSA
Avrebbe le seguenti azioni: analgesica, antipiretica, antiflogistica, impermeabilizzante sui vasi,
antiallergica, vasodilatatrice, vasoregolatrice, diuretica.
L'iniezione di 1 cc di procaina (o altro anestetico locale) endovenosa e di poche gocce paravasali
considerato il trattamento di base in tutte le malattie della parte superiore del corpo (capo, collo,
torace).
L'iniezione non va fatta lentamente, in modo che agisca come un vero "colpo" terapeutico sul sistema
neurovegetativo.
INIEZIONI NEI FORAMI SACRALI POSTERIORI
Nelle sciatiche e nei dolori provenienti da retto, prostata e sacro.
INIEZIONI NEI GANGLI DI FRANKENHUSER

"Blocco" paracervicale o iniezione transvaginale del plesso uterovaginale. Usato come terapia
segmentale nei disturbi degli organi genitali (p. es. dismenorrea, algie pelviche neurovegetative ecc.) o
come iniezione test (ricerca del campo perturbante) quando in anamnesi vi sono interventi chirurgici
sugli organi genitali, aborti, annessiti.
INIEZIONI NEI GANGLI SIMPATICI
1. GANGLIO CILIARE: con infiltrazione retrobulbare (da evitare se non strettamente necessario); nelle
malattie oculari.
2. GANGLIO OTICO: vicino al ganglio di Gasser, al nervo mandibolare e al forame ovale; nelle
nevralgie mandibolari del trigemino, nelle cefalee di natura sconosciuta.
3. GANGLIO SFENOPALATINO: vicino al nervo mascellare, indicato per nevralgie mascellari del
trigemino, per riniti vasomotorie o da fieno.
4. GANGLIO STELLATO: poich tale ganglio controlla tutto il sistema neurovegetativo del capo e degli
arti superiori, tale blocco indicato in tutte le patologie di queste regioni che non rispondono a tecniche
meno invasive.
5. GANGLIO CERVICALE SUPERIORE E MEDIO: nell'emicrania e nelle malattie vasospastiche del
capo.
6. TRONCO SIMPATICO ADDOMINALE SEC. WISCHNEWSKI O POLO RENALE SUPERIORE: ha
azione sui visceri addominali; molto usata dalla scuola sovietica nelle malattie dello stomaco,
dell'intestino e del fegato.
7. CATENA SIMPATICA LOMBARE,O "BLOCCO" DEL SIMPATICO LOMBARE: in tutti i disturbi
cronici circolatori degli arti inferiori.
INIEZIONE SUL GRAN TROCANTERE
Con 2 cc di anestetico in caso di coxalgia o della cosiddetta periartrite dell'anca o borsite trocanterica. Il
gran trocantere, che il punto pi alto della coscia con paziente in decubito laterale sul lato sano,
quasi sempre dolente in caso di artrosi dell'anca, e la sua iniezione spesso risolutiva, anche da sola,
per migliorare coxalgie anche inveterate.
INIEZIONI INTRAARTICOLARI
Utili in tutte le malattie articolari che non rispondono ai ponfi periarticolari: artrosi, gotta, dolori
posttraumatici, artriti.
Attenzione soprattutto alla sterilit dell'iniezione, poich il rischio maggiore rappresentato dalle
infezioni (Rudolph).
Per i dettagli tecnici, si rimanda ai testi consigliati in bibliografia (Dixon)
1. SPALLA (Rowe)
2. GOMITO (Rowe)

3. POLSO (Levinsohn)
4. ANCA (Flanagan)
5. ARTICOLAZIONE SACROILIACA.
6. GINOCCHIO (Kreusch Brinker)
7. PIEDE (CAVIGLIA).
8. INTERFALANGEE DELLE MANI E DEI PIEDI (Palmieri)
INIEZIONI INTRA- E PERIARTERIOSE
1. ARTERIA TEMPORALE: nelle cefalee vascolari, particolarmente nell'emicrania temporale.
2. ARTERIA CAROTIDE (evitare l'intraarteriosa).
3. PLESSO AORTICO.
4. ARTERIA VERTEBRALE (evitare l'intraarteriosa).
5. ARTERIA FEMORALE (intra e periarteriosa): molto efficace nei disturbi circolatori degli arti
inferiori.
INIEZIONE INTRAMUSCOLARE
Usata nei noduli fibromialgici, nelle mialgie, contratture o strappi muscolari, nonch in tutti i punti
dolorosi muscolari nel metamero interessato al disturbo.
INIEZIONE INTRAUTERINA
Come coadiuvante all'iniezione dei gangli di Frankenhuser; poco usata.
"BLOCCHI" DEI NERVI
Premesso che non si tratta di veri blocchi anestesiologici, ma semmai di blocchi parziali, considerando
la bassa concentrazione e la piccola quantit di anestetico impiegato, i principali sono i seguenti.
1. NERVO SOPRAORBITARIO: per nevralgie frontali, cefalee frontali, spasmi palpebrali, orzaioli,
herpes zoster oftalmico. La branca laterale corrisponde al punto Extra 2 dell'agopuntura cinese, la
branca mediale al punto Vescica 1.
2. NERVO INFRAORBITARIO: per nevralgie del trigemino (II branca), algie faciali, malattie dei seni
mascellari, dolori "reumatici" della mascella con reperti dentari negativi. Da effettuare con cautela, data
la vicinanza con il globo oculare.
3. NERVO ALVEOLARE INFERIORE E NERVO MENTONIERO: in caso di nevralgia del trigemino
(III branca), dolori del mento e del labbro inferiore.
4. NERVI OCCIPITALI: nella sindrome cervicale. Il punto di emergenza del nervo grande occipitale
corrisponde a Vescica 10 dell'agopuntura, mentre quello del piccolo nervo occipitale corrisponde a
Vescicola Biliare 20.

5. PLESSO CERVICALE SUPERFICIALE: nella sindrome cervicale e nel torcicollo.


6. NERVO FRENICO: nel singhiozzo ostinato.
7. NERVO SOVRASCAPOLARE: nei dolori della spalla.
8. PLESSO BRACHIALE: in tutte le forme di nevralgie del plesso brachiale, nonch in tutte le sindromi
dolorose del terzo distale del braccio, quali parestesie, insufficienze arteriose, morbo di Sudeck.
9. NERVO RADIALE: nelle malattie della mano innervata dal nervo radiale.
10. NERVO MEDIANO: nella sindrome del tunnel carpale e nelle malattie della mano innervata dal
nervo mediano.
11. NERVI INTERCOSTALI: nelle nevralgie intercostali, nell'herpes zoster toracico, nel dolore da
fratture costali, nel dolore postoperatorio toracico.
12. NERVO ULNARE: nelle malattie della zona innervata dal nervo ulnare.
13. NERVO FEMORO-CUTANEO LATERALE: nella meralgia parestesica.
14. NERVO SCIATICO: nelle sciatiche, nonch in tutti i disturbi delle estremit inferiori. Il nervo
sciatico pu essere aggredito in diversi punti, nella regione delle radici lombari (L3-L4), nel plesso
sacrale, in regione glutea, sui vari rami periferici (n. tibiale e peroniero comune).
15. NERVO PUDENDO: nel prurito anale e vulvare, nelle malattie dello scroto, del pene, della vulva e
del perineo. In ostetricia nel dolore del periodo espulsivo e per quello da episiotomia.
16. NERVI DIGITALI: mediante due iniezioni ai margini laterali della base delle dita (delle mani e dei
piedi), si effettua una anestesia parziale delle dita. Per le malattie e i dolori delle dita.
ANESTESIA PERIDURALE LOMBARE
Usata molto raramente in neuralterapia, differisce dalla tecnica anestesiologica soltanto per la quantit
di anestetico, circa 5 cc. Le indicazioni principali sono le sciatiche, i dolori da arto fantasma dell'arto
inferiore, il morbo di Sudeck degli arti inferiori, le coliche renali, i disturbi circolatori delle estremit
inferiori. Nella pratica clinica viene usata soltanto in quei casi che non rispondono a tecniche meno
invasive.
ANESTESIA PERIDURALE SACRALE
Il blocco neuralterapeutico impiega una quantit di anestetico locale nettamente inferiore rispetto al
blocco anestesiologico, circa 5 cc. Le indicazioni terapeutiche sono rappresentate da tutte le malattie
della regione anale e della pelvi.
PONFI
E' la tecnica neuralterapeutica che pi si avvicina all'agopuntura cinese, essendo i ponfi delle iniezioni
sottocute di 0.5-1 cc di anestetico in punti cutanei che quasi sempre corrispondono ai punti
dell'agopuntura.

La neuralterapia classica consiglia di effettuare i ponfi rigorosamente intracutanei, considerandoli pi


efficaci di quelli sottocute, ma opinione personale dello scrivente che quasi sempre questi ultimi sono
sufficienti, evitando una stimolazione (si legga dolore) quasi sempre eccessiva nel paziente italiano.
A sostegno di questa affermazione, la casistica personale riportata nell'ultima parte di questa
trattazione: i risultati raggiunti sono stati ottenuti in 419 casi su 500 con ponfi sottocute, da soli o
insieme ad altre tecniche; solo raramente, in caso di pazienti ipo- o anergici, con ponfi intracutanei.
L'effetto del ponfo si pu aumentare insufflando anche aria: questa tecnica particolarmente
consigliata nelle malattie polmonari o cardiache, trattate con ponfi in sede parasternale e
paravertebrale.
Molto efficaci sono i ponfi nei punti iperalgici, che vanno sempre ricercati con attenzione, al di l di
ogni mappa, che sar sempre necessariamente indicativa e approssimativa.
Nei noduli fibromialgici,che vengono raggiunti con le cosiddette intramuscolari, sembra essere utile
praticare dapprima un ponfo e poi, tramite questo e con lo stesso ago (cio senza pungere nuovamente
il paziente) raggiungere il nodulo: la caratteristica reazione del paziente, una contrattura locale
(cosiddetta "local twitching response") o pi semplicemente una smorfia di dolore o un sobbalzo,
indicher il punto esatto dove fermare l'ago ed iniettare la soluzione anestetica.
Gli aghi da usare possono essere quelli cosiddetti "da insulina" (26G) o quelli cosiddetti "da
mesoterapia" (27-30G x 4 o 6 mm di lunghezza) nelle zone pi delicate, come il viso o le dita.
Nel caso dei noduli fibromialgici, pu essere necessario, per raggiungerli, usare aghi pi lunghi.
Qui di seguito vengono elencate le principali localizzazioni con le relative indicazioni terapeutiche.
CAPO: sui punti di agopuntura del capo, soprattutto sull'osso temporale e parietale, in particolare
quando tali punti sono dolenti alla palpazione. I principali sono Vescica 1-2-10, Vescicola Biliare 1-2-38-14-20, Triplice Riscaldatore 21-23, Stomaco 2-4-7, Intestino Tenue 18-19, Grosso Intestino 20, TouMo o Vaso Governatore 15-19-20-26.
Per cefalee, insonnia, vertigini, nevralgia del trigemino, sinusite, rinite.
Sul processo mastoideo nelle malattie degli orecchi come le otiti, la mastoidite, l'ipoacusia, i disturbi
dell'equilibrio di origine vestibolare.
ARTICOLAZIONI: dei ponfi sui punti dolenti di spalla, gomito, ginocchio e caviglia sono spesso
sufficienti a trattare il dolore articolare. Quasi sempre tali punti corrispondono ai punti dell'agopuntura
cinese, come Grosso Intestino 15, Triplice Riscaldatore 14 e 15, Intestino Tenue 9-10-11 sulla spalla,
Grosso Intestino 10 e 11, Polmone 5, Cuore 3, Triplice Riscaldatore 10, Intestino Tenue 8 sul gomito,
Milza-Pancreas 9 e 10, Fegato 8, Vescicola Biliare 34, Stomaco 34, Vescica 54 sul ginocchio, Stomaco
41, Rene 3, Vescica 60 e 62, Vescicola Biliare 40 sulla caviglia.
IPOGASTRIO: alcuni ponfi in zona sovrapubica saranno utili nelle malattie ginecologiche
(dismenorrea, meno-metrorragie, sterilit),e urogenitali (vescica, prostata, uretra).

REGIONE PARASTERNALE: nelle malattie cardiache e polmonari.


REGIONE PARAVERTEBRALE: corrisponde alla parte paravertebrale del meridiano Vescica di
agopuntura (branca interna). Sul torace in caso di malattie polmonari o cardiache, insieme a quelli
parasternali; in regione lombare per lombalgie e malattie degli organi addominali (stomaco, reni, colon,
pancreas, fegato).
SACRO: 6 ponfi a circa 2 dita trasverse dalla linea mediana a livello sacrale (3 per parte) sono utili in
tutte le malattie degli arti inferiori e nelle malattie ginecologiche e urogenitali, in queste ultime insieme
a quelli sull'ipogastrio.
CUTE: in caso di malattie cutanee (eczemi localizzati, chiazze psoriasiche, prurito localizzato p.es. da
puntura da insetto), ponfi sulla regione interessata e nella regione circostante possono giovare.
INFILTRAZIONE PRESACRALE SECONDO PENDL
Si tratta di raggiungere i nervi sacrali anteriormente al sacro, facendo scivolare un lungo ago di 12-15
cm tra faccia anteriore del sacro e retto. Si usa in tutte le malattie ano-rettali, perineali e degli arti inferiori, quali il prurito anale e vulvare, le sciatiche, la claudicatio intermittens e tutte le forme di
insufficienza arteriosa degli arti inferiori.
INIEZIONE SUL PROCESSO MASTOIDEO
Come terapia segmentale nelle otiti, negli acufeni, nelle vertigini di origine vestibolare, come iniezione
test in caso di pregresse otiti.
INIEZIONE NELLA PROSTATA
Come terapia segmentale nella ipertrofia prostatica, nelle prostatiti acute e croniche, nel prurito anale
resistente alle altre terapie, nei disturbi sessuali; come iniezione test in caso di pregresse gonorrea, prostatiti, epididimiti.
LO SPRAY NASALE
Pu sostituire l'iniezione precedente, anzi secondo F. Huneke pu agire anche quando l'iniezione ha
fallito. Le indicazioni sono le stesse.
INIEZIONE NELLA TIROIDE
A paziente disteso, dopo avere apprezzato con le dita grandezza e posizione della tiroide, si punge con
un ago molto sottile (p. es. con un 26G) alla profondit di 1-2 cm nei due lobi della ghiandola,
iniettando 0.5-1 cc di soluzione anestetica.
Indicata nelle malattie della tiroide, quali morbo di Basedow e ipotiroidismi, negli stati ansiosi e in tutti
i disturbi psicosomatici su base "neurovegetativa", come il cardiopalmo, le dismenorree, le alopecie, il
colon irritabile, le gastriti di origine nervosa; data la vicinanza del nervo ricorrente, si usa anche nelle
disfonie funzionali, come quelle dei cantanti e degli oratori.
Le iniezioni vanno ripetute all'inizio ogni settimana, poi ad intervalli anche maggiori. Data la

delicatezza anatomica della zona, nonch l'impatto emotivo di una puntura "nella gola" in pazienti
spesso psicolabili, meglio evitare questa iniezione all'inizio della terapia, e riservarla a quei casi con
risultati insoddisfacenti con altri metodi.
INIEZIONE DELLE TONSILLE
Si effettua sulla tonsilla palatina con un ago lungo circa 8 cm, tagliando la cannula di plastica che
protegge l'ago in modo far fuoruscire la punta dell'ago per soli 5 mm: cos facendo diventa impossibile
pungere in profondit, cosa che potrebbe presentare dei pericoli, data la vicinanza di diverse delicate
strutture anatomiche. Con una buona illuminazione della bocca si pungono i poli superiori ed inferiori
delle tonsille, iniettando circa 0.5 cc di soluzione. In caso di paziente tonsillectomizzato, si infiltrer la
cicatrice. E' importante, come per tutte le iniezioni di anestetico nella regione del collo e del capo, essere certi prima di iniettare di non trovarsi in un vaso arterioso; quindi necessario aspirare
ripetutamente, data la potenziale pericolosit di anche piccole quantit di anestetico nel circolo
arterioso, data la vicinanza con il cervello. In caso si verificasse tale evenienza, che pu provocare una
grave crisi epilettica con arresto respiratorio e coma, bisogner attuare immediatamente tutte le
manovre rianimatorie del caso, compresa una ventilazione artificiale con O2.
Per l'iniezione della tonsilla faringea, la tecnica pi sicura quella di Leger: si punge, sempre con un
ago lungo 8 cm a punta corta, sopra l'ugula al confine tra palato osseo e palato molle, procedendo in
avanti fino al contatto osseo con la parete posteriore del faringe; l'ago viene ritirato di circa 1 mm e si
inietta, previa aspirazione negativa.
Le indicazioni di queste iniezioni sono, come terapia segmentale, in tonsilliti croniche o recidivanti,
come test in caso di sospetto campo perturbante tonsillare. Il campo perturbante tonsillare tra i pi
frequenti, ed da sospettare sempre in caso di anamnesi positiva per scarlattina, tonsilliti ripetute,
ascessi tonsillari, pregressa tonsillectomia.

VACCINAZIONE DI PONNDORF

E' una terapia di stimolazione aspecifica che viene molto usata in Germania per rafforzare i risultati
terapeutici o per sbloccare i cosiddetti "blocchi" del sistema neurovegetativo di risposta.
Sarebbe soprattutto raccomandabile in tutte le malattie croniche di una certa gravit, come per esempio
l'artrite reumatoide, l'artrosi grave, la gotta, le bronchiti, gli eczemi, l'asma bronchiale allergico.
E' controindicata nella tubercolosi, negli stati cachettici e nella insufficienza renale grave.
Si effettua con la tubercolina o un'altra forma di vaccino tubercolare, strofinata in un punto del
segmento che si intende trattare in precedenza scarificato, e va ripetuta ad intervalli di 8-14 giorni per
5-10 volte. In genere provoca una piccola reazione generale (con malessere, brividi, febbre e cefalea) e
una reazione locale. L'efficacia correlata all'intensit della reazione, che comunque scompare in

poche ore o il giorno successivo.


2. LE SINDROMI DOLOROSE
Vengono ora riportate in successione alfabetica le principali sindromi dolorose trattabili con la
neuralterapia, corredate da alcune indicazioni bibliografiche e dalla sintetica descrizione di alcuni casi
tratti dalla casistica personale.
Alcune regole terapeutiche emerse dall'esperienza dei neuralterapeuti sono valide per tutte le sindromi
e non verranno ripetute.
1. Il primo approccio terapeutico in genere la cosiddetta terapia segmentale, iniziando dalle iniezioni
pi semplici e meno invasive, come per esempio i ponfi e le iniezioni intramuscolari.
2. In caso di mancata risposta alla terapia segmentale necessario cercare un campo perturbante.
3. Qualche volta pu essere sufficiente una sola seduta ad avviare la guarigione, ma pi spesso saranno
necessarie pi sedute.
4. Nelle forme acute saranno in genere sufficienti 5-6 sedute da effettuare ogni volta che terminata
l'efficacia della seduta precedente, quindi anche pi volte al giorno se il caso lo richiede: pi realisticamente tutti i giorni o a giorni alterni, distanziando via via le sedute.
5. Nelle forme croniche il numero delle sedute solitamente pi alto, da 10 a 15, con cadenza all'inizio
bisettimanale o settimanale, via via distanziando.
6. Iniziare sempre con poche iniezioni e con piccole quantit di anestetico per saggiare la reattivit del
paziente.
7. Ricordarsi sempre che la neuralterapia, anche se le sue indicazioni, anche al di fuori della Terapia del
Dolore, sono teoricamente vastissime, non "la" terapia, ma "una" terapia, che affianca e potenzia tutte
le altre.
8 Naturalmente, le regole sopra ricordate non sono dei precetti assoluti, ma un semplice promemoria
operativo. Ogni paziente ha delle peculiarit e una sua propria maniera di rispondere alle terapie, oltre a
una storia, spesso lunga e dolorosa, che non potr mai essere uguale ad un'altra. Il bravo
neuralterapeuta sapr adattare la sua terapia a questa peculiarit per ottenere l'unico risultato al quale
dovr tendere: guarire o far stare meglio quell' "unicum" che il suo paziente. Ad esempio, se vi sono
dei casi in cui dall'anamnesi emerge il chiaro sospetto di un campo perturbante (come quando il
paziente dice: "da quando ho fatto quella certa operazione non sono pi stato bene") sar doveroso
trattare subito la struttura anatomica sospetta.
ADERENZE POSTOPERATORIE
Troppo spesso, a mio avviso, vengono chiamate in causa le cosiddette "aderenze" per spiegare tutti i
sintomi dolorosi che sovente insorgono dopo un intervento addominale, quale appendicectomia,
colecistectomia, gastrectomia o interventi ginecologici. Le vere aderenze postoperatorie sono per
fortuna un evento abbastanza raro, dovute quasi sempre a infiammazioni peritoneali, a una

predisposizione individuale a formarle e a percepirle come dolorose. Spesso infatti vi sono gravi aderenze senza alcun disturbo (riscontrate casualmente nel corso di altri interventi) o gravi disturbi senza
aderenze (come capita di osservare ai chirurghi che frettolosamente reintervengono, anche perch
qualche volta pressati dal paziente stesso).
Quasi sempre i "disturbi" postoperatori sono riconducibili, piuttosto che ad aderenze, al campo
perturbante creato dall'intervento stesso, cio alla cicatrice, che in genere dar all'inizio disturbi locali e
poi, in qualche caso, disturbi a distanza. Pertanto, in tutti i disturbi postoperatori sar necessario
infiltrare dapprima la cicatrice addominale, prima in superficie e poi in profondit. In alternativa o
insieme al trattamento della cicatrice, sar utile un ponfo o pi ponfi nei punti indicati dal paziente
come dolenti, o trovati dolenti alla palpazione dell'addome: potr essere utile infiltrare in profondit
sotto questi ponfi, fino a giungere al peritoneo.
Solo una minoranza di pazienti che non rispondono a questo approccio terapeutico sar inviato al
chirurgo, mentre purtroppo avviene il contrario: il neuralterapeuta attualmente vede soltanto quei
pazienti che, stanchi di girare inutilmente da un chirurgo all'altro o di peggiorare ad ogni nuovo
intervento "terapeutico" chirurgico, decidono autonomamente di intraprendere altre strade.
Fortunatamente la maggior parte dei pazienti con disturbi postoperatori guariscono spontaneamente in
qualche mese, e diversi chirurghi, resi prudenti dai loro precedenti insuccessi, hanno adottato una
tattica attendista.
ARTERITE TEMPORALE DI HORTON
Questa grave forma di cefalea, che si presenta con mal di testa, febbre e disturbi agli occhi fino alla
cecit, deve essere diagnosticata precocemente se si vogliono evitare le complicanze peggiori, in
particolare quelle oculari. Purtroppo la certezza della diagnosi si pu avere soltanto con una biopsia
dell'arteria temporale, che si presenta ingrossata, serpiginosa, arrossata ed edematosa.
La terapia tradizionale rappresentata dal cortisone, che migliora drammaticamente il quadro. Pu
essere utile, in aggiunta alla terapia classica, infiltrare intorno all'arteria con dei ponfi.
BORSITI
Un ponfo sopra la borsa interessata o un'infiltrazione con 1 cc di anestetico all'interno della borsa
interessata potranno essere risolutivi.
Per essere certi di essere posizionati correttamente all'interno della borsa, aspirare il liquido ed iniettare
poi l'anestetico.
Le borse pi comunemente interessate sono la prepatellare al ginocchio, la olecranica al gomito, la
subdeltoidea o subacromiale alla spalla.
CALLI
I calli sono tra le cause pi frequenti di dolore ai piedi, ma i medici si sono sempre scarsamente
interessati a questo problema, lasciato con colpevole noncuranza a estetiste e "callisti" insieme a quasi
tutti i problemi del piede.

Il callo andrebbe in primo luogo prevenuto, p. es. con scarpe larghe e comode, specie nelle donne, e poi
tolto,anche perch i calli, oltre ad essere molto dolorosi, possono diventare dei campi perturbanti:
Dosch riferisce di una cefalea causata da un callo e guarita solo dopo avere trattato quest'ultimo.
Ove per qualche ragione un trattamento radicale del callo non fosse possibile, infiltrazioni
neuralterapeutiche ripetute potranno essere di grande giovamento: al termine il callo sar meno
doloroso e pi morbido, cio pi facile da asportare.
Caso n. 1: S. L., donna, a. 75.

La paziente si presentava il 10.12.1987 lamentando un forte dolore, iniziato diversi anni prima ma
peggiorato negli ultimi mesi, all'alluce destro, soprattutto quando si metteva le scarpe e la notte. Il
dolore era di tipo trafittivo, descritto come una scossa elettrica ad insorgenza improvvisa ed irradiato a
tutto il piede.
All'esame obiettivo rinvenivo alla punta dell'alluce (da dove veniva descritta la partenza del dolore) un
"durone" subito sopra l'unghia, che risultava dolentissimo alla pressione, insieme con tutta l'unghia. In
zona metatarsofalangea vi era la cicatrice di un pregresso intervento (di 4 anni prima) per alluce valgo,
non dolente alla palpazione, mentre un altro callo dolente era sulla superficie inferiore (flessoria)
dell'alluce.
Era pertanto evidente che la causa del dolore erano i due calli, probabilmente in un alluce reso pi
fragile dall'intervento (o dal campo perturbante locale "cicatrice").
Il mio trattamento, visto che la paziente rifiutava di recarsi da un chirurgo per asportare i calli,
consistito nell'infiltrazione direttamente nei calli con 0.5-1 cc di lidocaina 2 %, unitamente ad una
anestesia dei nervi digitali alla base dell'alluce, ad una endovenosa (1 cc) e, nelle sedute successive,
all'infiltrazione del tessuto sottoungueale che permaneva molto dolente. Al termine di ogni seduta vi era
un'anestesia totale del dito con scomparsa del dolore,che ritornava poi il giorno dopo ma via via
attenuato. Ad ogni seduta i due calli erano sempre meno dolenti alla pressione, e gi dopo 5 sedute il
dolore era riferito come quasi scomparso, soprattutto il dolore notturno. Sono state effettuate 10 sedute
con cadenza bisettimanale, al termine delle quali il dolore era quasi del tutto scomparso (circa il 90 %)
e la paziente era molto soddisfatta.
Da rilevare che all' VIII seduta era comparso (o probabilmente non era stato considerato prima) un
nuovo piccolo callo dolente all'esterno del dito, che veniva infiltrato ed asportato nel corso della seduta,
e che nel corso della penultima seduta, nel tentativo di ottenere un miglioramento ulteriore, veniva
aggiunto all'anestetico del betametasone (4 mg), senza rilevare per nessun miglioramento aggiuntivo.
Al follow-up dopo 1 anno e 2 mesi, il risultato ottenuto persisteva senza ulteriori interventi, poi della
paziente non ho pi avuto notizia.
Essendo l'unica paziente da me trattata con questa patologia, poich in genere preferisco inviare i calli
da un chirurgo per l'asportazione, non possibile trarre delle conclusioni serie, ma evidentemente in

questo caso stato possibile rendere il callo,che persisteva (tranne il terzo piccolo callo che stato
asportato), pressoch indolore.

CEFALEA

E' difficile trovare un'altra patologia pi studiata e nello stesso tempo meno compresa del comunissimo
"mal di testa", che pu essere considerato una vera galassia di situazioni, ognuna con le sue stelle e i
suoi pianeti. L'ultima classificazione delle cefalee da parte della International Headache Society
(Headache Classification Committee), redatta sullo stile del celebre "Diagnostic and Statistical Manual
of Mental Disorders" (DSM III), la classificazione delle malattie mentali, in pratica un atto di resa
alle pretese eziologiche della classificazione precedente, e si limita a descrivere i vari tipi di mal di
testa con i loro sintomi. In tabella 1 riportata in forma semplificata questa classificazione.
Quanto alle ipotesi eziopatogenetiche (Luzzani), mi limiter a citare la vecchia diatriba, ora tornata
d'attualit, circa l'origine primitivamente vascolare o neurogena delle cefalee e dell'emicrania in
particolare, problema iniziato nel 1872 ma tutt'ora aperto. Secondo la teoria vascolare nella sua
versione pi aggiornata, il ciclo inizia con un aumento dei livelli plasmatici di noradrenalina, la
noradrenalina determina la aggregazione piastrinica a livello dei vasi cerebrali, e le piastrine aggregate
rilasciano serotonina, che induce sia spasmo vascolare che dilatazione capillare. Le arterie, soprattutto
quelle di un lato del capo, si costringono, privando il cervello di un flusso ematico sufficiente: la conseguente ischemia determina l'aura, caratterizzata da disturbi visivi, afasia transitoria, vertigini ecc.

TABELLA 1. Classificazione e criteri diagnostici delle cefalee, delle nevralgie craniche e dei
dolori facciali (Comitato per la classificazione delle cefalee dell'International Headache Society,
1988)

1. Emicrania: a. emicrania con aura


b. emicrania senza aura
2. Cefalea tensionale
3. Cefalea a grappolo (cluster headache) ed emicrania cronica
parossistica
4. Cefalee varie non associate a lesioni strutturali
5. Cefalea associata a trauma cranico
6. Cefalea associata a patologie vascolari

7. Cefalea associata a patologie non vascolari endocraniche


8. Cefalea da assunzione o da sospensione di sostanze esogene
9. Cefalea associata ad infezioni extracraniche
10. Cefalea associata a patologie metaboliche
11. Cefalee o dolori facciali associati a patologie del cranio, collo,
occhio, naso, seni paranasali, denti, bocca o altre
12. Nevralgie craniche, nevriti e dolori da deafferentazione
13. Cefalee non classificabili
L'aggregazione piastrinica comporta anche il rilascio di neurochinine, che provocano vasodilatazione
ed eccitano i recettori dolorifici delle pareti dei vasi extracranici, con conseguente dolore. L'ipotesi
neurogena sostiene che il "primum movens" rappresentato da squilibri neuronali non meglio precisati,
con una depressione dell'attivit neuronale che porterebbe alla fase ischemica iniziale, seguita da una
iperattivazione con vasodilatazione diffusa. Al di l delle varie teorie, si va affermando l'opinione che il
dolore cefalico sia da considerare una modalit aspecifica di reazione ai pi disparati stimoli, siano essi
meccanici, biochimici, psicologici ecc., su una base di predisposizione ereditaria che porti ad un deficit
del sistema fisiologico inibitorio sul dolore (sistema antinocicettivo). Tale deficit nel caso della cefalea
sarebbe limitato alla regione cefalica, ma talvolta, con il crescere dell'et che probabilmente gioca un
ruolo aggravante, si estende ad altre regioni fino ad interessare tutto il corpo (come pare nel caso della
sindrome fibromialgica o fibromialgia primaria).
Sarebbe possibile scrivere ora un intero libro, o addirittura un'enciclopedia, su quest'unico argomento,
ma non spaventer il lettore e mi limiter a riportare quanto scrive il grande neurologo Oliver Sacks
riguardo il suo approccio a questa patologia (Sacks), che descrive molto bene anche il mio approccio
personale e che mi sentirei di sottoscrivere parola per parola.
"All' epoca in cui mi trovai di fronte il mio primo paziente emicranico, pensavo che l' emicrania fosse
n pi n meno che un particolare tipo di mal di testa. Poi, dopo averne visitati altri, capii che il mal di
testa non era mai l'unica caratteristica di un'emicrania e, ancora pi tardi, che non era nemmeno una
caratteristica necessaria di tutte le emicranie. Fui indotto perci a fare ulteriori indagini su una materia
che sembrava ritrarsi di fronte a me e che, quante pi cose imparavo su di essa, tanto pi diveniva
complessa, meno comprensibile, ribelle a ogni tentativo di delimitarla. Mi tuffai allora nella letteratura,
ne fui sommerso e poi riemersi, per certi aspetti meglio informato, ma per altri pi confuso. Tornai
allora ai miei pazienti, che trovai pi istruttivi di qualsiasi libro; e dopo che ne ebbi visitato un migliaio,
mi accorsi che la materia aveva un senso.
...Compresi allora che molti attacchi di emicrania erano impregnati di significato emotivo e non
potevano essere studiati con profitto, n tanto meno curati, se non se ne svelavano i precedenti e gli effetti di natura emotiva."
In breve, Sacks comprese che, ogni tanto, certe persone hanno bisogno di essere malate, e non

possibile guarirle finch non si capisce perch nasce questo bisogno.


Ecco perch, per quanto a prima vista possa sembrare inutile in una malattia "sine materia" come
questa (ma attenzione a discriminare dalle cefalee essenziali, cio senza causa organica, quelle poche
che una causa organica ce l' hanno, come quelle neoplastiche: attenzione in particolare ai mal di testa
insorgenti nell' anziano, soprattutto a quelli ingravescenti), una attenzione quasi maniacale alla storia
del paziente, alla sua storia, qui essenziale per impostare una strategia terapeutica vincente.
La strategia terapeutica convenzionale comprende le terapie farmacologiche, che si dividono poi in
terapie profilattiche e terapie dell' attacco, e quelle non farmacologiche, quali il biofeedback, la TENS
(stimolazione elettrica transcutanea), il laser a bassa potenza, l'agopuntura. A queste si aggiunge a pieno
titolo il trattamento neuralterapeutico, che consiste in primo luogo nell' iniezione endovenosa, che talvolta (non frequentemente) pu risolvere da sola il caso, seguita da ponfi intracutanei o sottocutanei nei
punti dolenti del capo, che sono frequentemente punti di agopuntura cinese. I punti pi usati sono Vescica 1 e 2 e Vescicola Biliare 14 nella cefalea frontale, Vescicola Biliare 1 e 3 nella cefalea temporale,
Vescica 10 e Vescicola Biliare 20 nella cefalea nucale; il cosiddetto " triangolo magico anteriore" comprende i due punti di emergenza dei nervi sopraorbitari e il centro della radice del naso.
Alcune forme emicraniche, con dolore temporale pulsante, possono rispondere bene a ponfi intorno
all'arteria temporale, altre localizzate sopra l' occhio destro possono indicare la presenza di un disturbo
epatico o biliare, che andr trattato insieme alla cefalea. In caso di cicatrici sul capo, anche di vecchia
data e che non danno apparente fastidio, sempre bene infiltrarle, come dimostrato dai casi che citer
pi avanti. Utile pu essere anche, prima di effettuare iniezioni invasive, lo spray nasale.
In caso di cefalee resistenti all'approccio finora indicato possono essere indicate le iniezioni del ganglio
stellato, del ganglio sfenopalatino, del nervo mandibolare. Nelle cefalee catameniali, che insorgono in
corrispondenza del ciclo mestruale, provare con le iniezioni dei gangli di Frankenhuser e della tiroide,
per cercare di ristabilire l'equilibrio ormonale e neurovegetativo.
Infine, in caso di insuccesso, prima di desistere pensare sempre a un campo perturbante.
A questo riguardo, un caso interessante ci viene riferito da Cataldi, un paziente con cefalea trattato
senza successo con terapia segmentale. Passando alla ricerca di un possibile campo perturbante furono
infiltrate tutte le cicatrici, anche le pi piccole, poi tutti i denti devitalizzati e i denti che ogni tanto
facevano male, senza alcun risultato.
Passando minuziosamente in rassegna tutti gli apparati, il paziente disse che ogni tanto soffriva di
dolori addominali di tipo colico. Infiltrando a livello della flessura destra del colon non successe nulla,
ma quando fu infiltrata la flessura sinistra la sua cefalea improvvisamente scomparve.
Un altro caso ci viene recentemente riportato da Romoli, una ragazza di 17 anni, Elga M., che soffriva
di emicrania da quando aveva 8 anni. L'anamnesi mise in evidenza un piccolo trauma alla radice del
naso all'et di 7 anni, guarito senza alcuna apparente conseguenza, tranne una piccolissima cicatrice. Le
crisi cefalalgiche divennero con gli anni sempre pi intense, 3-4 al mese, comprendenti fronte, regione
occipitale, zigomatica, temporale e retroorbitaria, con nausea, foto- e fonofobia. Alla visita veniva

evidenziata una piccola cicatrice alla radice del naso, molto sensibile alla palpazione: massaggiandola
per circa 1 minuto si evocava un dolore simile alle crisi cefalalgiche, che cessava subito dopo. Infiltrata
la cicatrice con procaina per quattro volte con cadenza settimanale, fin dalla prima infiltrazione la
paziente non ha pi avuto emicrania e dopo 6 anni stava ancora bene. Poich al momento dell'infiltrazione non era in atto un attacco non poteva esserci scomparsa col fenomeno di Huneke, ma il
significato lo stesso: la cefalea era sicuramente causata, come prova anche il test di stimolazione,
dalla cicatrice.
Questi due casi provano, se c' era qualche dubbio, la fondamentale importanza per il neuralterapeuta
dell'anamnesi, poich il campo perturbante pu essere del tutto o quasi silente, e solo il "fiuto" e un po'
di fortuna talvolta sono in grado di svelarlo.

Caso n. 2: S. A., uomo, a. 19.

Nel novembre 1982 prestavo il mio servizio militare come medico nell'Infermeria di una caserma,
quando un militare di leva mi si present lamentando una cefalea iniziata molti anni prima, mai
indagata n curata tranne che con i comuni analgesici. Negli ultimi tempi il dolore, che era soprattutto
frontale, era peggiorato tanto da divenire continuo con frequenti esacerbazioni. Alla visita non vi erano
segni di sinusite, n nient' altro che facesse pensare ad una cefalea secondaria. Ritenendola una cefalea
essenziale provai ad effettuare una semplice seduta di neuralterapia, mediante 4 ponfi con 3 cc in totale
di procaina 1 %: 2 sui punti di emergenza del nervo sovraorbitario (punto Extra 3 o Yyao
dell'agopuntura) e 2 all'angolo interno dell'occhio (Vescica 2). Si svilupp immediatamente un forte
senso di calore alla testa ed il giorno dopo, per la prima volta da mesi, il mal di testa era completamente
scomparso. Il paziente, un sanissimo e rubizzo ragazzone, veniva rivisto dopo 7 giorni, 1 mese e 2
mesi, e confermava la completa scomparsa della cefalea, avvenuta con una sola seduta. Poi veniva
trasferito ad un' altra caserma e ne perdevo le tracce. Questo caso dimostra le enormi potenzialit di
questa metodica nella cefalea, specialmente in soggetti giovani, farmacologicamente "vergini" e con il
sistema neurovegetativo di reazione integro.

Caso n. 3: C. L., donna, a. 53.

E' difficile per un Terapista del Dolore riuscire a trattare una cefalea acuta, perch difficilmente un
paziente cefalalgico si rivolge al medico in questi casi. Con maggiore facilit pu capitare casualmente,
come in questo caso, di trattare un mal di testa acuto in una paziente che viene per un ciclo terapeutico
per altri sintomi cronici. Questa signora si presentava da me nell'aprile del 1990, nel corso di un ciclo

neuralterapeutico per una coxalgia cronica, con una cefalea frontale insorta qualche ora prima. Nel
corso della sua solita seduta per la coxalgia effettuavo dei ponfi con procaina 0.5 % su Vescica 1 e 2 bilaterali, nonch alla radice del naso (Yntng o Extra 1 dell'agopuntura). La cefalea scompariva
immediatamente, e non ricompariva in seguito: l'attacco era stato stroncato.
Questo caso dimostra che un semplice approccio neuralterapeutico in grado di agire non solo nei casi
cronici ma anche in quelli acuti, specie in pazienti gi abituati ad essere trattati in questo modo, che
potrebbe da altri essere giudicato un po' troppo invasivo per un banale mal di testa.

Caso n. 4: B. I., donna, a. 51.

Nel dicembre del 1989 una signora corvina, da 4 anni in menopausa, lamentava da 40 anni una forma
di emicrania frontotemporale con aura, con crisi intercorrenti una volta al mese, della durata di un
giorno, con nausea, fono- e fotofobia, talvolta precedute da scotomi scintillanti. Vi era una forte
componente psichica, poich quasi sempre la crisi si scatenava quando non riusciva a scaricare l' ansia,
a "buttar fuori" i problemi: una conferma dell' interpretazione psicosomatica della cefalea, quasi come
alcune persone abbiano bisogno della malattia, per breve tempo, per "staccare" dalla realt. Il mio
trattamento stato un ciclo di 10 sedute a cadenza bisettimanale con lidocaina 0.5 % in ponfi nelle
zone temporali, sulla mastoide, sull' angolo interno del sopracciglio (Vescica 2), su Grosso Intestino 4
sulla mano; lidocaina 1 % 0.5 cc endovena e spray nasale con lidocaina 10 %. Durante il trattamento,
durato 40 giorni, accusava dopo ogni seduta un lieve stordimento per circa mezz'ora, e non si
manifestata nessuna crisi; solo un paio di volte ha avuto un lieve mal di testa. L' emicrania sembrava
pertanto quasi scomparsa, anche se vi era bisogno di un follow-up per confermare il risultato. Rivista
dopo 2 mesi e dopo 1 anno e 2 mesi, confermava la quasi scomparsa delle feroci crisi che la
tormentavano da sempre e che la costringevano a letto e al buio per un intero giorno; vi era solo ogni
tanto un lieve mal di testa, assolutamente non paragonabile ai precedenti. Questo stato di benessere
durava per 5 anni e 2 mesi, fino al marzo 1995, quando le crisi emicraniche tornavano forti e ravvicinate come un tempo, in concomitanza con problemi familiari, in particolare la forzata convivenza di un
fratello con abitudini di vita completamente diverse, subite senza la possibilit di reagire. Tornata da
me nel settembre '95 per trattare una periartrite alla spalla, ha in programma un altro ciclo per la sua
cefalea.

DISTURBI TEMPOROMANDIBOLARI

Mentre fino a pochi anni fa i disturbi nella regione dell'articolazione temporomandibolare venivano

considerati pressoch sempre espressione di un disturbo dell' articolazione stessa (artrosi o artrite) e
inclusi nella cosiddetta sindrome di Costen, una revisione critica (Burakoff) di tali disturbi (i pi
comuni sono dolore all'apertura della bocca o alla masticazione, rumori nell'articolazione, limitazione
funzionale dei movimenti mandibolari e cefalea) considera moltissime cause in grado di provocarli, a
cominciare dai problemi muscolari, quali una eccessiva tensione muscolare, spasmi del massetere, una
sindrome miofasciale dei muscoli limitrofi, una localizzazione della fibromialgia. Molto rari sono invece i veri disturbi generati dall'articolazione, quali artrosi con sofferenza del disco articolare,
lussazioni o sublussazioni, artriti infiammatorie quali l'artrite reumatoide, l'artrite psoriasica o gottosa.
Ancora pi rare altre eventualit, come fratture, neoplasie, disturbi congeniti.
Essendo l'argomento ancora molto controverso, diverse sono le classificazioni diagnostiche proposte,
come quella di Kaplan, dell' American Academy of Craniomandibular Disorders, del Comitato ad Hoc
dell' International Headache Society (Headache Classification), che la include nella pi moderna
classificazione delle cefalee e la considera nel grande e complesso capitolo delle "algie faciali atipiche"
o delle "cefalee non classificabili".
La neuralterapia propone di effettuare dei ponfi sui punti dolenti, quasi sempre muscolari; ove ci non
fosse sufficiente, si pu infiltrare in profondit in zona paraarticolare o direttamente nell' articolazione
temporomandibolare, che facilmente raggiungibile con un piccolo ago di lunghezza 1.5-2 cm.
Davanti al trago, in corrispondenza del punto di agopuntura Intestino Tenue 19, si sente una piccola
fossetta quando il paziente apre e chiude la bocca: infiltrando questo punto, alla profondit di circa 1
cm si entra nella capsula articolare e si inietta 0.5-1 cc di anestetico.

Caso n. 5: M. A., donna, a. 64.

Questa anziana signora, vedova da qualche anno ma in ottima salute tranne per i dolori che la
affliggevano da 5-6 anni, si presentata nel mio studio il 26.6.91 lamentando una recrudescenza di una
cervicalgia sin. e di una "artrosi dell' articolazione temporo-mandibolare sin.": quest'ultima gli
impediva di masticare e di aprire la bocca senza dolore.
Il dolore, riferito con punto di origine nella regione davanti al trago sin., si estendeva a tutto l'emifaccia
superiore sinistro, fin quasi a congiungersi con il dolore cervicale a partenza occipitale, e ai denti
dell'arcata superiore sinistra: i due dolori venivano comunque considerati distinti e diversi dalla
paziente.
L' intensit del dolore era considerata "abbastanza forte" in una scala verbale in 5 gradi (da "leggero" a
"il pi forte dolore immaginabile"), con una durata media giornaliera di 10-12 ore durante le ore diurne.
La paziente, che si era rivolta al suo dentista ritenendo trattarsi di un problema dentario, mi veniva
inviata da quest'ultimo, non avendo riscontrato nulla di patologico a livello odontostomatologico.

All' esame obiettivo risultava una dolenzia alla palpazione nel punto indicato dalla paziente come l'
origine del suo dolore.
La terapia consistita in un ciclo di 8 sedute a cadenza bisettimanale con l' infiltrazione (intra o
paraarticolare: difficile sapere esattamente dove l' ago, e tutto sommato inutile) dell' articolazione
temporo-mandibolare con Impletol 1 cc (prodotto tedesco della Bayer, non in commercio in Italia, che
associa procaina a caffeina, che dovrebbe contrastarne gli effetti vagotonici), con la tecnica descritta
sopra; contemporaneamente si trattava con ponfi la cervicalgia.
La paziente ha avuto un immediato beneficio dopo ogni seduta, qualche volta con scomparsa totale del
suo dolore, che ritornava attenuato dopo qualche giorno. Vi stato un progressivo miglioramento, fino
alla scomparsa totale del dolore, che durava da sei anni, dopo la sesta seduta.
La paziente, rivista in seguito pi volte per altri dolori, confermava la scomparsa del dolore fino al
novembre 1994 (cio dopo 2 anni e 3 mesi), quando accusava una lieve recidiva insorta da 2 giorni, che
trattavo con altre due sedute con successo. La scomparsa totale del dolore durava 8 mesi e mezzo, ed al
suo ritorno, avvenuto pochi giorni fa, riprendevo un nuovo ciclo, che tuttora in corso (9.95).

DOLORE ARTICOLARE DEGENERATIVO

Il dolore articolare o riferito ad una articolazione probabilmente il tipo di dolore pi diffuso in un


Centro di Terapia del Dolore ambulatoriale, mentre relativamente pi raro in un Centro Ospedaliero o
Universitario.
Questo probabilmente il motivo principale per cui questo tipo di dolore relativamente poco studiato
e scarsamente compreso nei suoi meccanismi di base, poich generalmente viene trattato dai medici generali con FANS, dagli ortopedici con mezzi chirurgici, e dai fisiatri, quando vi sono, con cure fisiche
anch'esse scarsamente studiate.
Il rapporto tra articolazioni e dolore rimane comunque controverso, fino a spingere qualcuno,
decisamente controcorrente, a sostenere che il dolore articolare non esiste, esistendo invece il dolore
dei muscoli e delle altre strutture che circondano l' articolazione (Furter).
Pi cautamente, probabilmente il dolore articolare "vero" esiste, altrimenti non si spiegherebbero i
successi terapeutici dei pi recenti interventi protesici ortopedici, ma meno diffuso di quanto
comunemente si crede. Del resto, attribuire all' "artrosi" ogni dolore in regioni articolari dell'anziano
relativamente pi comodo che cercarne la causa specifica, anche se rimane inspiegabile l' alto numero
di pazienti "artrosici" in giovane et che giungono al sottoscritto.
Probabilmente un atteggiamento pi umile e pi pragmatico nei confronti del dolore articolare sar pi
utile ad alleviarlo, come iniziano a fare alcuni importanti studiosi (Harkness), che al termine di una
lunga dissertazione sull'argomento, concludono sostenendo che "la causa del dolore rimane oscura":

soprattutto nella malattia artrosica o "osteoartrite" degli anglosassoni, nella quale il "primum movens"
sembra essere una degenerazione della cartilagine articolare, che per completamente priva di
terminazioni nervose che possano condurre il dolore.
Il dolore (Wyke) sembra invece essere trasportato da fibre nervose della capsula articolare e del
periostio che ricopre le ossa adiacenti alle inserzioni capsulari. In quanto ai recettori responsabili della
sensazioni dolorose, sono dei recettori non corpuscolati, amielinici, o terminazioni libere, localizzati
principalmente nella capsula fibrosa, nel grasso articolare e nelle avventizie delle arterie e delle
arteriole che irrorano il tessuto articolare.
Scarsissima appare la correlazione tra evidenze radiologiche di malattia e dolore (Lawrence), per cui
quest' indagine dovrebbe essere effettuata soltanto per escludere altre gravi malattie, mai per "vedere" il
dolore.
Altra possibile causa di dolore sembra essere la componente infiammatoria, che indubbiamente
presente: la sinovite iniziale potrebbe essere sostenuta, in uno stadio precoce, da frammenti cartilaginei
o da prodotti (cristalli, sostanze chimiche ecc.) staccatisi dalla superficie articolare. La sinovia
infiammata, poich priva di terminazione nervose, non pu causare direttamente il dolore, ma lo pu
fare in maniera indiretta, p. es. tramite la produzione di mediatori dell'infiammazione.
Nelle fasi avanzate, l' artrosi pu provocare dolore attraverso gli osteofiti, che possono interferire con i
nervi adiacenti: cionondimeno, la presenza di osteofiti evidenziabili radiologicamente solo raramente
correlata al dolore (Danielsson).
Il trattamento neuralterapeutico consiste in una iniezione endovenosa se le articolazioni interessate
sono nella regione superiore del corpo, seguita da ponfi sull'articolazione stessa, specialmente sui punti
dolenti e sui punti di agopuntura cinese, e da infiltrazioni pi profonde (cosiddette intramuscolari) nei
muscoli periarticolari e sulle inserzioni capsulari o ligamentose.
In alcuni casi pu essere necessario effettuare delle infiltrazioni intraarticolari.
Nella spalla utile pu essere il blocco del nervo soprascapolare e, in qualche caso ribelle, l' iniezione
del ganglio stellato. Il punto di agopuntura pi importante della spalla il Grosso Intestino 15, insieme
al Grosso Intestino 14, all' Intestino Tenue 9, al Triplice Riscaldatore 14 e 15, unitamente ai punti
distali Triplice Riscaldatore 5 e Grosso Intestino 4.
Nell' anca (articolazione coxofemorale) utile una iniezione sul gran trocantere, unitamente ai punti
dolenti in zona inguinale e glutea, ai noduli muscolari palpabili in queste zone, alle inserzioni spesso
dolenti dei muscoli glutei e del sartorio craniale, a ponfi in regione sacrale e lombare lungo il
Meridiano di Vescica ( a 2 dita trasverse dalla linea sagittale interspinosa). In casi resistenti alla terapia
infiltrare nell' articolazione, il nervo sciatico ed il nervo otturatorio, ed iniezioni peridurali e presacrali.
Nel ginocchio iniziare con dei ponfi, in particolare nei punti di agopuntura che saranno quasi sempre
dolenti, quali Stomaco 34 e 36, Vescicola Biliare 34, Milza Pancreas 9 e 10, Fegato 8, Rene 10, Vescica
54. Spesso l' artrosi del ginocchio peggiorata dalla presenza di problemi venosi, come varici e
tromboflebiti recidivanti: in questi casi, alcuni ponfi intorno ai gavoccioli varicosi possono essere

d'aiuto. Anche in questo caso, come in tutte le patologie degli arti inferiori, dei ponfi in regione sacrale
e lombare su Vescica hanno effetto adiuvante. L' iniezione intraarticolare anche qui da riservare ai
casi difficili: da ricordare che l' intraarticolare del ginocchio, probabilmente perch tecnicamente la
pi semplice fra le intraarticolari, praticata troppo frequentemente in relazione alla necessit
terapeutica. Nel ginocchio stato iniettato di tutto, dal cortisone all' acido ialuronico ai preparati
omeopatici, ma nessuno studio comparativo mai stato effettuato per scoprire quale di queste sostanze
sia la pi efficace; anche l' intraarticolare evacuativa o diagnostica ha oggi sempre meno significato.
Solo in casi estremi, che al sottoscritto non mai stato dato osservare, pu essere utile per alleviare
momentaneamente il dolore procedere all' artrocentesi, poich il liquido sinoviale, che pure ha un ruolo
nell'eziologia algica, tende a riformarsi subito dopo in misura anche maggiore (effetto rebound) se non
si interviene sui momento patogenetici dell' infiammazione. In quanto all' artrocentesi diagnostica,
stata soppiantata in gran parte dai mezzi diagnostici pi sofisticati e meno invasivi (ecografia, TAC,
RMN).
La tecnica intraarticolare che mi appare pi semplice e sicura nel raggiungere lo spazio intraarticolare,
tra le molte proposte, quella di Dixon.
Tutte le altre articolazioni (gomito, polso, dita mani e piedi, caviglia) sono trattabili seguendo lo
schema terapeutico proposto.
In caso di fallimento, ricordarsi sempre di cercare un eventuale campo perturbante.

Caso n. 6: K. G., uomo, a. 85.

Un arzillo vecchietto, che camminava a fatica ma veniva da me ancora in bicicletta, si lamentava per
una gonalgia bilaterale, soprattutto a destra, datante da parecchi anni ma particolarmente fastidiosa da
5-6 anni a destra e da 2-3 anni a sinistra; un referto radiografico recente parlava di "grave artrosi" e gli
era stato proposto in un Ospedale specializzato un intervento di artroprotesi, poich vi era anche un
grave varismo bilaterale che impediva una deambulazione accettabile; ciononostante il paziente, con
ammirevole stoicismo, non assumeva farmaci analgesici tranne qualche saltuario Cemirit (acido acetilsalicilico in forma retard), e trovava qualche giovamento solo con il calore locale (p. es. il termoforo
o ginocchiere di lana).
Avendo rifiutato l'intervento, chiedeva un sollievo dal dolore, riferito di intensit "abbastanza forte" (in
una scala verbale a 5 gradi da "leggero" a "il pi forte dolore immaginabile") e continuo a
destra,"leggero" e pi saltuario a sinistra, esacerbato dal movimento, dal freddo e dai cambiamenti di
tempo.
Lamentava inoltre da molti anni dolori alle articolazioni interfalangee distali (specialmente all' indice e
al mignolo di destra) e presentava una deviazione ulnare delle ultime falangi.

Il ciclo terapeutico consistito in 10 sedute con ponfi e infiltrazioni intramuscolari (lidocaina 1 %) nei
punti dolenti del ginocchio, corrispondenti ai punti di agopuntura Stomaco 35, Fegato 8, Vescica 54 e
Vescicola Biliare 34, nonch ponfi periarticolari sulle articolazioni interfalangee dolenti e "anestesia"
delle dita interessate mediante "blocco" neuralterapeutico sui nervi digitali.
Subito dopo la prima seduta il paziente avvertiva gi un miglioramento, che proseguiva poi
gradatamente dopo ogni seduta, fino a giungere, al termine del ciclo, ad un miglioramento globale del
70 %: la gonalgia destra era migliorata circa del 60 %, consentendogli di camminare anche fuori casa
senza bastone, il dolore alle dita era quasi scomparso, la gonalgia sinistra era completamente
scomparsa.
Tornava dopo circa 5 mesi per un altro ciclo di terapia causa una lieve recrudescenza della gonalgia, ma
soprattutto per prepararsi all' inverno, da lui molto temuto; il risultato alle dita (dolore quasi
scomparso) invece permaneva. Da allora ad oggi (9.95), ogni sei mesi e nonostante la tarda et si
sempre presentato per il "suo" ciclo, bench non ci sia mai stata una vera recidiva del dolore, che anzi
gradatamente migliorato fino a comparire soltanto ogni tanto (quando cambia il tempo o quando si
alza bruscamente dalla sedia) ed in forma molto leggera. Nessun altro trattamento, nemmeno
farmacologico, stato effettuato nel frattempo in questi 7 anni. L'uso di una ginocchiera in materiale
plastico gli ha consentito di limitare il grave varismo, che invece si aggravato, tanto da costringerlo
oggi a camminare aiutato da 2 bastoni.
Pertanto, come era prevedibile, la neuralterapia stata utilissima nel trattare il dolore, qui chiaramente
di origine articolare, mentre l'evoluzione anatomopatologica proseguita apparentemente inarrestabile.

Caso n. 7: G. A., donna, a. 65.

Pi anziana della sua et per problemi di ischemia cerebrale da alcuni anni, con frequenti crisi sincopali
e diversi ricoveri ospedalieri, nonch per un' artrosi diffusa che l' aveva costretta gi ad una protesi
d'anca a destra nell'87 (con buon risultato), nel luglio 1994 mi chiedeva di alleviarle i dolori all' anca
sinistra, anch' essa in attesa di intervento gi programmato. L' esame radiografico del maggio '93
mostrava gravi segni di artrosi, la paziente camminava zoppicando e riferiva un dolore in zona
inguinale e glutea destra nel compiere determinati movimenti, come camminare, alzarsi dalla sedia,
salire o scendere dall'automobile, insorto circa 1 anno prima; in pratica viveva quasi sempre seduta in
casa e si spostava solo in auto, trasportata da una nipote. L' intensit del dolore era riferita "abbastanza
forte" in una scala verbale a 5 gradi (da "leggero" a "il pi forte dolore immaginabile") e per circa 2 ore
al giorno, cio quando si muoveva. Vi da considerare che, essendo una donna semplice che viveva in
un paesino di campagna, aveva una sopportazione del dolore inusuale ai nostri tempi e nelle nostre
citt, tale da non farle mai assumere alcun farmaco analgesico.
Alla visita vi era una netta dolenzia alla pressione della regione inguinale e glutea destra, regioni

tipiche del dolore articolare da coxartrosi, e numerosi altri punti dolenti muscolari venivano riscontrati
in zona lombare e agli arti inferiori, che mi facevano sperare in un intervento riflessoterapico. Iniziavo
un ciclo neuralterapeutico di 10 sedute bisettimanali con procaina 0.5 %, 1-2 cc intramuscolari
profondi in circa 15 punti dolenti, quasi sempre corrispondenti a punti di agopuntura: Vescicola Biliare
30-31-34, Stomaco 30-31-32, Vescica in regione lombare e sacrale, su gran trocantere e cresta iliaca
destra. Dopo la III seduta accusava un peggioramento dovuto probabilmente a eccessiva stimolazione,
per cui diminuivo il numero dei punti stimolati a circa 10; dalla IV seduta iniziava un lento ma costante
miglioramento, con una diminuzione progressiva dell'intensit del dolore e dell'area dolorosa, che si
restringeva fino a una piccola zona inguinale, e migliorava parallelamente la possibilit di muoversi. Al
termine del ciclo il miglioramento del dolore era quantificato dalla paziente nel 70-80 %, con un
risultato da considerare buono. Rivista ad una visita di controllo 2 mesi dopo vi era un piccolo ulteriore
miglioramento, con qualche residuo "doloretto" in zona inguinale e paziente molto soddisfatta. Sentita
telefonicamente dopo un anno (8.95), il risultato persisteva, con addirittura un periodo di qualche mese,
fino al marzo '95, di scomparsa del dolore, e poi il ritorno di qualche leggero dolore ogni tanto.
Cionondimeno i colleghi ortopedici, poich ad un controllo radiografico vi sarebbe un peggioramento
della situazione articolare e la paziente continua a zoppicare, hanno programmato l'intervento di
artroprotesi tra qualche mese. In conclusione, questo caso mostra la possibilit di intervenire con
speranze di successo anche sul dolore chiaramente articolare e gravemente invalidante come quello
dell' articolazione coxo-femorale, specialmente se presente una forte componente algica muscolare.

DOLORE ARTICOLARE INFIAMMATORIO

Parler qui brevemente del dolore nell' artrite reumatoide (Grennan, Simon), che rappresenta la pi
diffusa causa di dolore articolare infiammatorio. L' artrite reumatoide una malattia infiammatoria del
tessuto connettivo a probabile genesi autoimmunitaria che interessa prevalentemente le articolazioni, ha
evoluzione cronica, progressiva, con tendenza ad estendersi in modo simmetrico dalle piccole
articolazioni periferiche alle grosse articolazioni. I sintomi all'inizio sono subdoli e di incerta
interpretazione, trattandosi quasi sempre di lievi dolori o rigidit mattutina alle piccole articolazioni
delle mani o ai polsi; spesso sono interessati anche gli avampiedi, e le articolazioni interessate divengono in seguito gonfie, arrossate, dolenti e rigide soprattutto la mattina. Nelle fasi pi avanzate,
oltre ai dolori incominciano ad evidenziarsi le deformazioni articolari, con invalidit progressiva. Vi
sono poi manifestazioni periarticolari come tenosinoviti e borsiti, nonch extraarticolari come noduli
sottocutanei, atrofia muscolare, adenopatie superficiali, interessamenti oculari e viscerali, con stato
generale compromesso caratterizzato da anoressia, dimagramento, pallore e astenia. Dopo
un'evoluzione a pousses la malattia si pu relativamente stabilizzare quando si ha il quadro
cicatriziale, con i dolori che tendono a diminuire, lo stato generale a migliorare, ma il deficit funzionale

ad aggravarsi.
I criteri diagnostici sono i seguenti:

rigidit mattutina

dolore nel muovere l'articolazione

tumefazione articolare di durata superiore a 6 settimane

tumefazione di almeno un'altra articolazione, a distanza dalla prima di meno di 3 mesi

tumefazione articolare simmetrica e simultanea (tranne per le interfalangee prossimali e per le


metatarsofalangee dei piedi, che possono non essere simmetriche)

noduli sottocutanei o prominenze ossee sulle superfici estensorie o iuxtaarticolari

segni radiografici che indicano un processo infiammatorio (compresi segni di artrosi, che non
escludono la presenza dell' artrite reumatoide)

Waaler-Rose positiva ad una diluizione almeno di 1/64

modificazioni istologiche della sinoviale (ipertrofia dei villi sinoviali, proliferazione delle
cellule sinoviali di rivestimento, infiltrazione di cellule infiammatorie e tendenza alla formazione di
noduli linfoidi, depositi di fibrina, focolai di necrosi).
Nell' artrite reumatoide classica vi devono essere almeno 7 di questi criteri, in quella probabile 3 criteri
e interessamento articolare da almeno 6 settimane, mentre nei casi dubbi vi sono almeno 2 dei seguenti
criteri contemporaneamente e per pi di 3 settimane:

rigidit mattutina

dolore a muovere le articolazioni interessate per pi di 3 settimane

tumefazione articolare

noduli sottocutanei

aumento della VES (velocit di eritrosedimentazione)

irite (infiammazione della pupilla oculare)

La valutazione del dolore pu essere effettuata, oltre che con i test algometrici descritti altrove, con l'
indice di Ritchie, ottenuto premendo con uguale intensit su tutte le articolazioni, in totale 26
(considerando come un'unica articolazione le 2 temporo-mandibolari, le 2 sterno-claveari, le 2
acromio-claveari, il rachide cervicale, ciascuna spalla, gomito, polso, le metacarpofalangee di un lato,
le interfalangee prossimali di un lato, l' anca, il ginocchio, la caviglia, la sottoastragalica, la mediotarsica, le metatarsofalangee di un lato). In assenza di dolore si ha punteggio 0, se c' dolore 1, se il
paziente fa anche una smorfia 2, in presenza anche di un movimento di difesa 3: il punteggio massimo
sar pertanto 78.
La terapia dell' artrite reumatoide e degli altri reumatismi infiammatori si basa essenzialmente sui

farmaci, quali l' acido acetilsalicilico e gli altri analgesici antiinfiammatori non steroidei (FANS), i sali
d'oro, gli antimalarici come la clorochina, i corticosteroidi come il prednisone, il prednisolone, il
metilprednisolone, il triamcinolone ecc, gli immunodepressori come la ciclofosfamide e l' azatioprina.
In caso di interessamento mono o pauciarticolare sono indicati anche trattamenti locali, come
l'iniezione intra-articolare di corticosteroidi e la sinoviortesi, che consiste nella iniezione intraarticolare di un prodotto chimico (l' acido osmico) o radioattivo (radioisotopi) per provocare una
distruzione della sinoviale patologica. In caso di gravi distruzioni articolari possono essere indicati
interventi chirurgici di ricostruzione, ove possibile. Possono essere d' aiuto, negli intervalli tra un
attacco acuto e l' altro, trattamenti chinesiterapici e fisioterapici.
In quanto alla neuralterapia e agli altri trattamenti riflessoterapici, sono potenzialmente utili visto la
loro documentata attivit antiinfiammatoria (Ceccherelli), ma mancano purtroppo studi clinici
sufficientemente vasti per avvalorare tale ipotesi. E' parere personale comunque che vale sempre la
pena, specialmente nelle forme iniziali o con poche articolazioni interessate, tentare con un ciclo
neuralterapeutico, secondo le modalit descritte per il "dolore articolare degenerativo".

Caso n. 8: D.B. G., donna, a. 66.

Nel giugno del 1990 chiedeva il mio aiuto una anziana e tranquilla signora che da un anno e mezzo
soffriva di un dolore bilaterale all'avampiede, di intensit "abbastanza forte" in una scala verbale a 5
gradini (da "leggero" a "il pi forte dolore immaginabile"). Il dolore era continuo, giorno e notte, ed
impediva il sonno. Trattandosi di una donna che sopportava molto il dolore, si era limitata fino allora
ad assumere saltuariamente qualche supposta di diclofenac, n si era rivolta in precedenza ad altri
medici. Alla visita tutto il dorso del piede, bilateralmente, si presentava gonfio, eritematoso e
scarsamente dolente alla pressione, quadro denotante una infiammazione cronica con tessuto parzialmente organizzato; nel resto della visita non trovavo nulla di anormale. Per cercare di chiarire il quadro
prescrivevo delle analisi ematiche e un esame radiografico del piede, dai quali risultava una reazione di
Waaler-Rose debolmente positiva, fattore reumatoide nella norma, VES aumentata (22), proteina C
reattiva (PCR) aumentata (27) e gammaglobuline lievemente aumentate (20.5 %); il referto radiografico segnalava "dismorfismo con sublussazioni e ossificazioni delle parti molli limitrofe a carico
della I articolazione metatarso-falangea sinistra - irregolarit degenerative inserzionali in sede dorsotarsale di destra, meno marcate a sinistra". Il quadro clinico deponeva per una forma reumatica
infiammatoria, probabilmente una lieve forma di artrite reumatoide localizzata.
Iniziavo un ciclo (10 sedute a cadenza bisettimanale) di neuralterapia mediante ponfi e infiltrazioni
profonde con lidocaina 0.5 % , circa 10 cc per seduta, su tutte le articolazioni tarso-metatarsiche e sul
tarso. Gi dopo la I seduta vi era un miglioramento, soprattutto la notte, che proseguiva nelle sedute
successive fino alla quasi scomparsa all' ultima seduta. Parallelamente alla diminuzione del dolore
diminuiva il rossore (l' eritema) fino alla quasi scomparsa, e in misura meno marcata l'edema. Alla fine

della terapia pertanto il dolore e l' eritema erano diminuiti del 90 %, mentre l' edema era dimezzato
(probabilmente era in parte gi organizzato, e quindi irreversibile). Rivista dopo 1 mese, residuava
soltanto qualche doloretto ogni tanto, mentre al follow-up dopo 1 anno e 1 mese ogni dolore era
completamente scomparso e cos anche dopo 3 anni e 8 mesi, nell' aprile del '95. Il risultato qui da
considerare ottimo, data la persistenza del risultato per almeno 4 anni, e mostra le potenzialit del
metodo anche in forme infiammatorie croniche, sia pure localizzate come questa.

DOLORE NEOPLASTICO

Il dolore da cancro rappresenta la pi importante sfida della Terapia Antalgica, ed il motivo principale
della nascita delle prime Cliniche del Dolore negli Stati Uniti e dei Centri di Terapia del Dolore in
Italia. Ogni anno muoiono di cancro nel mondo circa 4 milioni di persone (il 10 % di tutte le cause di
morte), vi sono 6 milioni di nuovi pazienti e di questi il 70 % circa soffre di dolore quale sintomo
principale. Di questi, circa il 50 % ha un dolore da molesto a intenso ed il 30 % da intenso ad
insopportabile, e la prevalenza del dolore aumenta con il progredire della malattia. Moltissimi pazienti
con dolore da cancro avanzato non ricevono una soddisfacente terapia analgesica, per svariati motivi, i
principali dei quali sono la natura particolarmente complessa del dolore oncologico, una scarsa cultura
medica in cure palliative e una incomprensibile ritrosia (specie in Italia) a prescrivere a dosaggi
adeguati gli analgesici narcotici che sarebbero necessari, a sua volta dovuta a scarso numero di
specialit medicinali disponibili sul mercato, a difficolt burocratiche nel prescrivere, al timore quasi
sempre immotivato degli effetti collaterali e di creare dipendenza e farmacomania.
Le cause principali del dolore da cancro sono la compressione di radici nervose da parte della massa
neoplastica, la distensione od ostruzione di un viscere cavo, una ostruzione vasale con conseguente
ischemia, la necrosi, infezione o infiammazione della massa tumorale, fratture ossee patologiche o
interessamento periosteo del tumore, lesioni da radioterapia o chemioterapia.
La terapia tradizionale prevede innanzitutto la terapia farmacologica (Piva) con la scala sequenziale
analgesica raccomandata dall'OMS, che prevede 3 gradini:
1) il primo gradino contempla l' uso degli analgesici non oppioidi, detti anche FANS (farmaci
antiinfiammatori non steroidei), in primo luogo paracetamolo, diclofenac, ketorolac, ibuprofen e
ketoprofene;
2) il secondo gradino comprende, oltre ai precedenti, gli oppioidi deboli quali la codeina e il
destropropossifene;
3) il terzo gradino associa ai FANS gli oppioidi cosiddetti forti, quali buprenorfina, pentazocina e
soprattutto morfina, preferibilmente per os.
In associazione o in alternativa si possono usare le tecniche non farmacologiche, che consistono

essenzialmente in interventi neurolesivi sui nervi o centri nervosi responsabili del dolore, quali il
blocco del ganglio di Gasser nei dolori trigeminali, il blocco del plesso celiaco nei dolori addominali, la
cordotomia cervicale percutanea nei dolori di un emilato, la neuroadenolisi pituitaria (NALP) nei dolori
diffusi.
Altre tecniche usate nei Centri di Terapia Antalgica sono i metodi di somministrazione farmacologica
periferica, quali quelle tramite sondino subaracnoideo o peridurale (Romoli).
Tutte le tecniche terapeutiche qui citate, sia pure giustificate dall'intensit del sintomo e dalla
generalmente scarsa aspettativa di vita di questi pazienti, sono indubbiamente a carattere altamente
destruente, sia a livello psichico (p. es. la morfina) che fisico, andando a distruggere centri nervosi che
sarebbero sicuramente utili nel combattere una malattia gi di per s distruttiva, senza considerare i
rischi e gli effetti collaterali connessi con ognuna di queste. Molto utili sarebbero pertanto terapie pi
"dolci" in grado di diminuire o ritardare il ricorso a tali tecniche.
Tra queste si collocano sicuramente le tecniche neuralterapeutiche, che hanno una bassa invasivit e
soprattutto non distruggono organi e centri nervosi, ma semmai ne migliorano la funzionalit. Lo
schema di trattamento non pu qui essere esemplificato, poich dipende dalla localizzazione e
dall'eziologia del dolore: in linea generale, si andr come al solito dalle tecniche pi semplici e meno
invasive (ponfi, intramuscolari) a quelle tecnicamente pi impegnative. Si tenga comunque presente
che il numero e il ritmo delle sedute dovranno in genere essere superiori a quelle per il dolore benigno,
e commisurate comunque, senza rigidi schematismi, alle esigenze del paziente e del suo dolore. Va
sempre ricordato poi che, come per tutte le riflessoterapie, anche per la neuralterapia vale l' indicazione
soprattutto per i dolori lievi e moderati, e che in caso di risposta insoddisfacente d' obbligo ricorrere
alle tecniche antalgiche "maggiori".

Caso n. 9: E. R., donna, a. 43.

La storia di questa sfortunata e simpatica signora richiederebbe da sola almeno un capitolo, essendo un
caso emblematico circa le difficolt diagnostiche e terapeutiche nelle quali spesso si imbatte chi si
occupa di dolore, ma cercher soltanto di evidenziarne gli aspetti per noi pi interessanti. Nel dicembre
del 1989 chiedeva il mio aiuto per un dolore intollerabile e resistente ad ogni tentativo terapeutico
insorto circa 1 anno prima. Nel 1981 era stata operata e sottoposta a radioterapia per ca. mammario
destro , recidivato nell' 87 sulla cicatrice e asportato ambulatoriamente. Dopo 1 anno di benessere
insorgeva un dolore ingravescente prima alle dita, poi a avambraccio, braccio e spalla destri, con parestesie (formicolii), ipoestesia (diminuzione della sensibilit) e ipostenia (diminuzione della forza) a
tutto l'arto. Tutte le indagini (comprese TAC e Risonanza Magnetica) effettuate davano esito negativo,
tranne l' EMG (elettromiografia) che evidenziava un danno periferico del plesso brachiale. Il dolore era
continuo, compresa la notte, a carattere bruciante, riferito come "fortissimo" in una scala verbale a 5

gradini (da "leggero" a "il pi forte dolore immaginabile"), e trattato farmacologicamente con
diclofenac e buprenorfina 1 cpr la sera, che consentiva qualche ora di sonno.
Alla visita presentava una enorme cicatrice della mastectomia, con alcuni punti dolenti, una spiccata
ipotrofia muscolare e le prime due dita rosse ed edematose, oltre che dolentissime. I vari specialisti
interpellati, dato che i vari e sofisticati esami diagnostici non avevano evidenziato recidive del tumore,
avevano ipotizzato trattarsi di un dolore da fibrosi post-radioterapia, sia pure con qualche perplessit
data la distanza (7 anni) dall'ipotizzato evento causale.
Quanto a me, risultava evidente un danno ad eziologia ignota del plesso brachiale, in particolare della
parte radiale, che procurava un dolore in parte da irritazione, in parte da distruzione di fibre nervose
(cosiddetto dolore da deafferentazione), con un' iniziale algodistrofia riflessa alle prime due dita della
mano conseguente il danno del plesso.
La complessit del quadro algologico nonch l' intensit dello stesso mi consigliarono un approccio
terapeutico il pi possibile integrato, ovvero un ciclo di laser a bassa potenza insieme a tentativi con
neuralterapia, in particolare sulla cicatrice, che sembrava avere un ruolo eziologico. La tecnica scelta
con il laser fu quella di Corti-Calzavara (spot di 10 secondi su tutta la zona algica con frequenza 200
Hz), con 15 sedute prima giornaliere e poi a giorni alterni.
Subito dopo la I seduta la paziente si sentiva pi "sciolta", con una diminuzione del dolore soprattutto
alle dita, ma il miglioramento durava solo per qualche ora, cosicch durante la II seduta infiltravo con
lidocaina 0.5 % (10 cc) tutta la cicatrice della mastectomia, ottenendo un netto miglioramento
immediato. Nelle sedute successive continuavo ad aggiungere al laser la neuralterapia sulla cicatrice,
che diventava via via sempre meno dolente, e con blocco dei nervi digitali di indice e pollice, ogni
volta con notevole sollievo immediato che per tendeva ad attenuarsi poco dopo. Al termine del ciclo
terapeutico si aveva comunque un miglioramento generale del dolore, che veniva valutato dalla paziente intorno al 40 %, e con un risultato iniziale da considerare discreto. Rivista dopo 1 mese, il dolore
era ulteriormente migliorato, con scomparsa totale al braccio e dolore residuo, ma considerato
"sopportabile", al pollice e all' indice della mano: il pain relief era valutato pertanto del 60 % circa, ed
il risultato sul dolore era da giudicare buono. Purtroppo era invece nettamente peggiorata la motilit di
braccio e mano, con un ostacolo al reflusso venoso poich l' arto si presentava edematoso e cianotico se
tenuto in posizione declive.
Il risultato sul dolore permaneva per circa 2 mesi, poi vi era una recidiva, mentre continuava a
peggiorare la motilit ed ulteriori visite specialistiche (oncologo e radioterapista) non apportavano
novit diagnostiche o terapeutiche. Il dolore intanto si era esteso a quattro dita della mano, al pollice vi
era anestesia dolorosa e in tutto il braccio venivano avvertite scosse di tipo elettrico, bruciore e
formicolii.
Ripetevo un ciclo di laser con le stesse modalit del precedente fino alla VI seduta senza avere alcun
miglioramento, e a questo punto riconsideravo la situazione, visto che il dolore si era lentamente e
quasi impercettibilmente trasformato, con l'aggiunta al precedente di un dolore apparentemente
muscoloscheletrico, con tutte le articolazioni dolenti alla pressione e l'instaurarsi di una algodistrofia

simpatica riflessa a tutto l'arto superiore.


Un test neuralterapeutico sul I molare superiore destro, riferito dolente da circa 2 anni, dava una
immediata (tipo "fenomeno del secondo") sparizione del dolore che durava 20 ore, ma purtroppo, ripetuto il giorno dopo, inspiegabilmente non dava pi alcun risultato. Un nuovo ciclo di laser sui punti
articolari dolenti (tutte le articolazioni della mano, il polso, il gomito e la spalla) dava un progressivo
lento miglioramento, che dopo 10 sedute era circa del 40 %, con un risultato pertanto discreto.
Nel frattempo, una radiografia da me fatta eseguire rivelava una marcata osteoporosi a tutte le
articolazioni interessate, con segni di tipo degenerativo (erosioni a colpo d' unghia, osteofiti, geodi),
avvalorando il sospetto diagnostico di una distrofia simpatica riflessa (o morbo di Sudeck) secondaria
al danno del plesso brachiale.
Da me inviata da uno specialista reumatologo universitario, la paziente veniva poi ricoverata per un
lungo periodo, durante il quale si confermava la mia diagnosi, si procedeva ad ulteriori accertamenti
che sembravano escludere recidive tumorali (unica imputata rimaneva la radioterapia) e venivano
effettuate, per la verit senza ulteriori miglioramenti, terapie farmacologiche, un ciclo di
ossigenoterapia iperbarica e kinesiterapia. Tornata da me alle dimissioni (luglio '90) presentava un
dolore invariato rispetto all'ultimo ciclo di laser ed iniziavo quindi un II ciclo neuralterapeutico con
blocchi ripetuti del ganglio stellato di destra ed endovenose.
Sono state effettuate ben 25 sedute fino a ottobre, poich il miglioramento che ogni volta si otteneva
era sempre di breve durata, nonostante l' uso di anestetici a durata d'azione sempre pi lunga (dapprima
procaina, poi lidocaina, infine bupivacaina), in quantit (da 2 cc a 10 cc) e concentrazioni sempre
maggiori.
Comunque, con grande sforzo terapeutico al termine del ciclo il dolore era diminuito di circa il 50 %, e
si era trasformato in un "formicolio fastidioso" senza l' uso di analgesici. Il risultato, da considerare
buono, permaneva poi per circa 8 mesi.
Purtroppo per nel frattempo una nuova Risonanza Magnetica (2.91) mostrava un "ispessimento
dell'involucro meningeo postero-laterale destro da C4 a C7, con spazio perimidollare ridotto a tale
livello", peggiorato ad un controllo RMN e mielografico (7.91), che deponeva per una infiltrazione
metastatica aracnoidea a manicotto da C3 a T1 ed induceva ad un intervento di laminectomia
decompressiva, effettuato nel luglio '91 in un Centro Neurochirurgico. Sfortunatamente anche l'
intervento non dava alcun sollievo sintomatologico, tranne un lieve e transitorio miglioramento
motorio.
A questo punto, risultando purtroppo impossibili per motivi tecnici tutti gli altri ipotizzabili interventi
antalgici "maggiori" quali la cordotomia, la stimolazione elettrica transmidollare ed un sondino
subaracnoideo, essendo dal giugno nuovamente peggiorato il dolore non rimaneva che una pesante ma
indispensabile terapia farmacologica con morfina per os a dosaggi adeguati.
Iniziata questa terapia nel settembre mentre la paziente aveva ambedue gli arti superiori completamente
paralizzati, veniva ben tollerata e produceva una discreta analgesia fino al decesso, avvenuto nel

novembre. Fino all' ultimo questa signora dallo sguardo dolce ma forte mantenne una invidiabile
serenit che tutti noi intorno non avevamo.
Questo caso mostra in maniera sufficientemente chiara il dramma della malattia neoplastica, la terribile
altalena di illusioni e disillusioni che provoca, la battaglia talvolta disperata che medici e pazienti sono
costretti ad affrontare, ed il ruolo potenziale della neuralterapia, insieme a tutte le altre armi, nel
combattere il sintomo forse pi devastante fra tutti, il dolore.
EPICONDILITE

L' epicondilite radiale o esterna, chiamata anche impropriamente "gomito del tennista",
probabilmente la pi diffusa entesopatia (patologia delle inserzioni ligamentose o tendinee) (Fantini).
Anche il termine epicondilite per la verit fuorviante, giacch non si tratta dell'infiammazione
dell'epicondilo, che una parte dell'osso radiale, bens delle inserzioni tendinee sull' epicondilo dei
muscoli dell'avambraccio.
Colpisce in genere persone tra i 40 e i 60 anni, in genere con sovraccarico funzionale dei muscoli
estensori dell'avambraccio; l' epicondilo costituisce un tender point, poich sempre dolente alla
palpazione, ed il dolore si accentua nel compiere qualsiasi sforzo che implichi il sollevamento
dell'avambraccio, come alzare una bottiglia od anche il solo bicchiere.
Meno frequente l' epicondilite ulnare o mediale, nota come "gomito del golfista", che correlata con
il sovraccarico funzionale dei muscoli pronatori-flessori che si inseriscono sull' epicondilo mediale o
epitroclea.
La terapia tradizionale prevede, oltre al riposo che per quasi sempre molto difficile da ottenere (gli
ortopedici riescono ad ottenerlo solo ingessando il braccio, con tutti gli ulteriori problemi che ne
possono scaturire), una o pi infiltrazioni con cortisone. Il problema principale del cortisone locale
per la sua azione sui tendini, che rende fragili e suscettibili di rotture (Haines): sarebbe pertanto
tassativo, dopo una infiltrazione con cortisone, il riposo assoluto dell'arto interessato.
Il trattamento neuralterapeutico prevede, oltre all' infiltrazione profonda sulle inserzioni tendinee
interessate, la ricerca e l' infiltrazione dei noduli fibromialgici nei muscoli del braccio e dell'
avambraccio. Inoltre, possono essere utili dei ponfi nei punti di agopuntura sopra e sotto l' epicondilo,
compresi quelli controlaterali, secondo il principio terapeutico della cosiddetta piccola puntura. La
piccola puntura, che qui ricordo brevemente, rappresenta la principale tecnica terapeutica del dolore
nell'agopuntura cinese, e si attua ricercando il punto "centro del dolore" (in questo caso l'epicondilo) e
il primo punto cinese a valle e a monte di questo (in questo caso Grosso Intestino 14 o 15 a monte,
Grosso Intestino 4, 5 o 10 a valle); si aggiungono a questi tre punti i tre punti simmetrici sul lato sano e
si trattano, iniziando dal lato sano e terminando sul lato dolente.
Approfitto della parentesi cinese per ricordare anche l' altra importante tecnica da usare in caso di
dolore lineare lungo un meridiano (p. es. una cervicobrachialgia o una sciatica), la cosiddetta grande

puntura. Si tratta di pungere, sul lato non dolente, il punto Lo del meridiano interessato e quello del
meridiano a questi accoppiato secondo il rapporto mezzogiorno-mezzanotte (Voisin).
Sar utile ricordare qui questi due punti per ogni meridiano (tabella 2)
TABELLA 2 - Punti Lo di agopuntura accoppiati secondo la regola mezzogiorno-mezzanotte
Cuore (C)

Stomaco (S)

S 40 - Per 6

Fegato (F)

Grosso Intestino (GI)

5 - VB 37

5 - IT 7

GI 6 - R

Intestino Tenue (IT)

IT 7 - F

Pericardio (Per)

Per 6 - S 40

Polmone (P)

7 - V 58

Rene (R)

6 - GI 6

Milza Pancreas (MP)


Triplice Riscaldatore (TR)
Vescicola Biliare (VB)
Vescica (V)

MP 4 - TR 5
TR 5 - MP 4
VB 37 - C

V 58 - P

Caso n. 10: S. D., uomo, a. 53.

Questo caso esemplifica bene quanto da me detto sopra circa i pericoli derivanti dall' uso del cortisone,
poich mi si presentava nel marzo del 1991 per una epicondilite esterna destra insorta da due mesi e
mezzo giocando a tennis a livello amatoriale.
Egli giungeva da me perch aveva sentito che non usavo il cortisone, avendo egli sofferto 2 anni prima
di una rottura del tendine lungo del bicipite in seguito ad una infiltrazione di cortisone per una
periartrite della spalla (con risultato sul dolore peraltro ottimo). Prima di me egli si era rivolto ad un
fisiatra che gli aveva praticato 6 sedute di mesoterapia, con un certo miglioramento seguito per da una
ricaduta dopo aver giocato nuovamente a tennis. Da rilevare che questo signore dall'aspetto
irreprensibile diventava assolutamente irragionevole quando soltanto si accennava a limitare la sua
attivit tennistica, che evidentemente rappresentava l'unico sfogo della sua vita.
Vi era un netto dolore alla pressione dell' epicondilo destro, ed il dolore era irradiato, a partenza dall'
epicondilo, lungo la faccia esterna dell'avambraccio fino alla mano, e di intensit "abbastanza forte" in

una scala verbale a 5 gradini (da "leggero" a "il pi forte dolore immaginabile").
Il trattamento consistito in 9 sedute a cadenza bisettimanale con Impletol (procaina e caffeina) 0.5 %
in ponfi paravertebrali cervicali (3 per parte), sull' epicondilo interessato e sui punti di agopuntura
Cuore 3, Grosso Intestino 4, Grosso Intestino 11 e Polmone 5 sul lato dolente.
Dopo la III e IV seduta, nelle quali in mancanza di un sensibile miglioramento avevo infiltrato in
profondit l' epicondilo con Impletol 2 %, si avuto un sensibile peggioramento per 2-3 giorni, seguito
da un progressivo miglioramento che gli permetteva, nonostante il mio parere contrario, di continuare a
giocare a tennis.
Al termine del ciclo terapeutico vi era un miglioramento del 60-70 % del dolore, che si manteneva per
almeno 1 mese e 20 giorni, quando lo rivedevo per una lombalgia acuta che veniva trattata con
successo con 3 sedute di neuralterapia. Poich si stava trasferendo per motivi professionali in altra citt,
non ne ho pi avuto notizia.
In conclusione, il risultato in questo caso va valutato buono, considerando che mancato
completamente l' altro pilastro nella terapia dell' epicondilite, il riposo, e che la neuralterapia si qui
dimostrata superiore alla mesoterapia.
LOMBALGIA

La lombalgia, acuta o cronica, ovvero il "mal di schiena" o il "low-back pain" degli anglosassoni,
rappresenta una delle pi diffuse e difficilmente curabili sindromi dolorose, anche perch le vere cause
rimangono spesso sconosciute.
Bench generalmente si ritenga causata molto spesso da un' ernia discale a livello lombare, o da
patologie dell' articolazione interapofisaria (la cosiddetta "sindrome delle faccette"), o pi banalmente
da una non meglio specificata "artrosi" della colonna vertebrale, nella maggior parte dei casi,
specialmente nelle persone giovani, sono in gioco cause muscolari. All' inizio vi una semplice
tensione muscolare che poi si evolve in zone di contrattura dapprima asintomatiche e poi via via sempre pi organizzate in noduli (i cosiddetti noduli fibromialgici) in stato di latenza o di attivit. I noduli
in stato di latenza si evidenziano all'esame clinico come "tenderness points", cio punti dolenti alla
palpazione con un dolore localizzato, ma non dolenti spontaneamente, e punti attivi dolenti alla
palpazione e spontaneamente con un dolore irradiato o riferito in un'altra regione corporea, i cosiddetti
"trigger points" o punti "grilletto" (Travell).
L' inattivazione di tali punti risulta una tappa fondamentale nel trattamento di tutti dolori di origine
muscolare, quale molto spesso la lombalgia (Baldry).
Naturalmente, alla diagnosi di lombalgia di origine muscolare si giunger solo dopo avere escluso ogni
altra possibile causa, specie nei casi cronici. L' iter diagnostico strumentale comprende, in ordine di
tempo, di gravit del quadro clinico, di complessit e costo dell' esame, una radiografia della colonna
lombosacrale, TAC ed infine Risonanza Magnetica Nucleare (RMN). Attenzione a non farsi fuorviare

da reperti che non hanno spesso correlazione con il quadro clinico del paziente, quali segni di artrosi
vertebrale o ernie del disco. L'ernia del disco non sinonimo di lombalgia o di lombosciatalgia, e
spesso un reperto occasionale (Pardatscher); talvolta inoltre, anche quando assume un sicuro ruolo
eziologico, pu regredire spontaneamente o in seguito a terapia (Barbiero).
Il trattamento neuralterapeutico consiste nel cercare i punti o le zone dolorose e praticarvi dei ponfi e
delle infiltrazioni in profondit, preferibilmente cercando con l'ago di provocare la cosiddetta "risposta
in rapida contrazione locale" o "twitching response": in questo punto va iniettato circa 1 cc di
anestetico.
Se non si hanno risultati soddisfacenti o in mancanza di punti trigger, praticare dei ponfi lungo il
Meridiano di Vescica all'altezza del metamero interessato (sia sulla branca interna a 2 dita trasverse
dalla linea interspinosa, che sulla branca esterna a 4 dita), oppure nell' articolazione sacroiliaca, nei
forami sacrali posteriori, in spazio peridurale per via sacrale o lombare. Si possono anche aggiungere,
con ago da agopuntura o mediante ponfi, delle iniezioni su punti di agopuntura a distanza, quali Tou
Mo 26 (specie nelle lombalgia acuta), Intestino Tenue 3, Vescica 50-54-60-62.

Caso n. 11: M. I., donna, a. 62.

A questo caso sono legato affettivamente, e voglio citarlo anche se in seguito ne sono occorsi altri
magari pi significativi ed interessanti, perch si tratta del primo caso da me trattato con la
neuralterapia e perch il caso riguardava mia madre. Alla sua buona riuscita devo la prosecuzione della
pratica neuralterapeutica, da me fino allora appresa solo teoricamente dalla lettura di alcuni testi e dalla
frequentazione del pi acceso divulgatore in Italia della neuralterapia, Paolo Cataldi, che l'aveva a sua
volta appresa lavorando in un Ospedale della Germania.
Era l'autunno del 1982 ed io, di ritorno a casa per una breve licenza dal servizio militare, trovai mia
madre a letto per una forte lombalgia insorta improvvisamente qualche ora prima mentre accudiva alle
faccende domestiche. Non era una cosa inusuale, perch ogni tanto ci accadeva, ma inusuale era la
richiesta, a me da poco medico, di fare qualcosa. Presi il coraggio a quattro mani, ed invece di proporre
il solito analgesico proposi un approccio diverso, sia pure con qualche tremore interiore perch "quella"
terapia sconvolgeva tutte le nozioni terapeutiche da poco apprese.
Con uguale coraggio, o forse incoscienza, mia madre accett, ed io praticai 4 ponfi (2 per lato)
paravertebrali, nei metameri riferiti dolenti (L5 e S1), con 1 cc di procaina 1 % per ponfo. Non cercai
nemmeno dei punti dolenti, come avrei dovuto fare, ma fui ripagato da un risultato insperato,
spettacolare e fortunato: il mal di schiena, che pure era forte e costringeva all' immobilit, era
completamente scomparso. La scomparsa del dolore si protrasse per 7 ore, dopodich, in seguito a uno
sforzo nel quale mia madre si avventur, ricomparve, sia pure in forma attenuata. Una nuova seduta
come la precedente, aggiungendo un ponfo in zona lombare destra che appariva arrossata e dolente,

provocava un nuovo immediato miglioramento, anche se non cos spettacolare come il primo. Inoltre,
subito dopo la seduta veniva rilevato un malessere generale, "come se avessi la febbre", che durava
qualche ora. La mattina dopo il dolore era completamente scomparso, e da allora ad oggi, quasi 13
anni dopo, non pi ricomparso, se non come un leggero mal di schiena dopo sforzi fisici prolungati e
intensi.

LOMBOSCIATALGIA

La lombosciatalgia (Barbiero), pi comunemente chiamata anche sciatica, rappresenta il pi frequente


dolore di tipo radicolare, dovuto cio all' irritazione di una radice nervosa a livello vertebrale. Le radici
dello sciatico pi comunemente interessate sono L4, con un dolore irradiato alla faccia anteriore della
coscia e alla faccia interna della gamba, L5, con un dolore irradiato alla faccia laterale della coscia e
della gamba, S1, con un dolore irradiato alla faccia posteriore dell'arto inferiore e al piede.
La causa pi frequente considerata nel giovane un'ernia discale laterale e nell'anziano la patologia
artrosica, che provoca la formazione di osteofiti e restringimento dei forami intervertebrali, attraverso i
quali devono passare le radici nervose. Molti altri sono i possibili fattori eziologici chiamati in causa, i
principali essendo le anomalie congenite del rachide lombare (stenosi del canale), le spondilolistesi
(cio lo scivolamento di una vertebra sulla sottostante), le cosiddette instabilit vertebrali (da lassit
della capsula articolare o dei legamenti che concorrono a tenere "ferma" la colonna vertebrale), i tumori
primitivi o pi frequentemente secondari (metastasi).
A queste cause comunemente accettate opportuno aggiungere gli spasmi, contratture o noduli
fibromialgici di alcuni muscoli, che provocano dei dolori che possono "mimare" il dolore
lombosciatalgico e che inducono pi frequentemente di quanto generalmente ammesso false diagnosi di
sciatiche di origine vertebrali, talvolta con inutili interventi chirurgici di asportazione di ernie discali
che non avevano alcun ruolo patogenetico.
Le pi comuni sindromi miofasciali che originano un dolore pseudosciatico interessano questi muscoli
(Travell, Simons): gli adduttori della coscia, che danno un dolore alla coscia anteriore irradiato in alto
verso l'inguine e in basso alla parte mediale del ginocchio, talvolta fino al piede; il piriforme, che d un
dolore nel gluteo e alla faccia posteriore della coscia; i muscoli glutei (grande, medio e piccolo), che
danno un dolore irradiato dal gluteo alla faccia posteriore o laterale dell' arto inferiore; il gruppo di
muscoli del quadricipite femorale (vasto mediale, retto femorale, vasto intermedio e vasto laterale), che
danno un dolore alla coscia e al ginocchio. Le sindromi miofasciali sono generalmente iniziate da uno
stato di stress o da fattori meccanici (traumi, posture scorrette) e poi perpetuate da altri fattori, con la
creazione di un circolo vizioso e formazione di noduli fibromialgici e punti trigger.
La terapia tradizionale rappresentata dal riposo, dai farmaci antiinfiammatori e miorilassanti, dai
trattamenti fisioterapici (ionoforesi, termoterapia, ultrasuoni, laser, magnetoterapia, massoterapia,

manipolazioni, elettroterapie) e termali (fanghi, bagni, fienagioni), dai blocchi anestesiologici quali le
peridurali con cortisone, ed infine dai trattamenti chirurgici ove sia individuata una causa suscettibile di
eradicazione. Non opportuno qui discutere delle svariate tecniche chirurgiche, alcune nuovissime, e
delle indicazioni e controindicazioni di ciascuna: baster qui ricordare soltanto che l' opzione chirurgica
viene dagli stessi ortopedici, probabilmente memori di tanti insuccessi, considerata soltanto in presenza
di una sciatica grave ed invalidante, resistente ad ogni altra terapia e con riscontri obiettivi (TAC,
Risonanza Magnetica, mielografia) concordanti con i sintomi accusati. Tra i vari trattamenti pu essere
benissimo inserita, insieme ad altre tecniche riflessoterapiche (Ceccherelli, Barbiero), la neuralterapia.
In primo luogo andranno infiltrate con ponfi o iniezioni intramuscolari tutte le zone di contrazione
muscolare e i noduli fibromialgici; iniezioni sul nervo sciatico o sul plesso sacrale sono molto efficaci,
come anche l'infiltrazione nell' articolazione sacroiliaca quando questa articolazione ha un ruolo
causale. Da riservare ai casi pi difficili le iniezioni peridurali o presacrali, nonch la ricerca di un
eventuale campo perturbante che non andr mai dimenticata.
Un caso riportato da Cataldi esemplifica le possibilit terapeutiche della neuralterapia anche in casi
iperacuti. Si trattava di un amico che stava giocando a tennis con l' Autore quando all' improvviso si
accasciava a terra e non riusciva pi a camminare per una violentissima sciatica. Portato a casa con un
auto, gli veniva praticata una iniezione con 2 cc di anestetico nello sciatico interessato, ed
immediatamente si rimise in piedi con il dolore scomparso, chiedendo addirittura di riprendere la
partita interrotta. La partita fu ripresa e terminata nonostante le titubanze del terapeuta, che fu perfino
battuto dal suo paziente. Non furono necessari nemmeno in seguito altri interventi terapeutici.

Caso n. 12: P. S., uomo, a. 52.

Un uomo secco come un chiodo, sempre in movimento e di poche parole, soffriva da 2 anni di una
lombosciatalgia sinistra con un dolore riferito "abbastanza forte" in una scala verbale a 5 gradini (da
"leggero" a "il pi forte dolore immaginabile"), intermittente in relazione con certi movimenti, di
natura folgorante, a partenza dal gluteo e irradiato alla faccia posteriore della coscia, fossa poplitea,
polpaccio, pianta del piede, dorso e parte laterale del piede, con esclusione dell' alluce. L' irradiazione
del dolore suggeriva pertanto un interessamento radicolare a livello di S1-S2. La caratteristica pi
singolare del suo dolore era che migliorava muovendosi e peggiorava stando disteso, tanto da costringerlo a dimettersi da un Reparto Ospedaliero dove gli era stato prescritto, come di routine, il riposo a
letto. Una TAC effettuata in precedenza aveva evidenziato una ernia discale a destra, cio dalla parte
opposta del dolore.
Al momento della mia visita, presentava un segno di Lasgue (dolore scatenato dalla flessione dell' arto
inferiore esteso sul bacino) positivo sia a sinistra che a destra (avvertito a sinistra), segno che in
genere indicativo per una irritazione del nervo sciatico, e non vi erano, bench ricercati punti dolenti
nella zona riferita dolente; stranamente invece il dolore si scatenava nel togliere la pressione dal gluteo.

Stufo di sentirsi prescrivere analgesici che gli rovinavano lo stomaco, questo strano ma simpatico
paziente voleva essere liberato dal suo dolore senza farmaci, ed io cercai di accontentarlo con un ciclo
neuralterapeutico di 10 sedute bisettimanali con lidocaina 1 %. Non avendo nessun punto trigger o
dolente da trattare, effettuai dei ponfi sui punti di agopuntura lungo il decorso dello sciatico dalla stessa
parte del dolore, e precisamente Vescica 26-27-28 in zona sacrale, Vescica 50-54-58-60 sulla faccia
posteriore dell'arto inferiore, ed il cosiddetto Loo Point sotto e anteriormente al malleolo esterno, punto
extrameridiano (Loo) descritto come molto efficace nei dolori di origine vertebrale. Dalla II seduta il
paziente riferiva un miglioramento che aumentava progressivamente fino alla quasi scomparsa del
dolore alla VI seduta, con un risultato al termine del ciclo da considerare molto buono, il dolore quasi
scomparso, un pain relief del 90 % ed un dolore residuo descritto come "un doloretto ogni tanto nel
fare certi movimenti".
Incontrato casualmente il paziente dopo 7 mesi, il risultato permaneva, e mi assicurava che in caso di
ritorno del dolore si sarebbe precipitato da me. Da allora non l' ho pi rivisto.

Caso n. 13: A. W., uomo, a. 60.

Rappresentante di commercio, sempre in automobile, nell' agosto 1990 veniva per trattare una
lombosciatalgia destra cronica, insorta circa 10 anni prima come un dolore in zona sacrale saltuario e
peggiorato da lunghi viaggi in auto; per questo motivo effettuava periodici cicli di massaggi che per
non avevano alcuna efficacia. Da pi di un mese si era presentato il suo solito dolore sacrale,
accompagnato da un "indolenzimento" alla faccia esterna della coscia e del polpaccio (che faceva
pensare ad un interessamento radicolare L5), migliorato dal calore e peggiorato dal freddo, tanto da
costringerlo a "curarlo" con un asciugacapelli. Il dolore non era continuo, si presentava soprattutto all'inizio dei movimenti e poi migliorava, era definito "leggero" in una scala verbale a 5 gradini (da
"leggero" a "il pi forte dolore immaginabile"). Il paziente assumeva saltuariamente degli analgesici
(naprossene, acido acetilsalicilico) senza alcun beneficio, nemmeno temporaneo.
Alla visita presentava una dolenzia alla pressione delle apofisi spinose di L4 e L5, una lieve dolenzia
alla palpazione della zona lombare a destra e un segno di Lasgue debolmente positivo a destra, tutti
reperti obiettivi che avvaloravano l' ipotesi di un lieve interessamento radicolare L4-L5 a destra; non
riscontravo nessun altro punto dolente, nemmeno sui punti di agopuntura dei meridiani interessati.
Iniziavo pertanto un ciclo neuralterapeutico di 9 sedute a cadenza bisettimanale con lidocaina 0.5 %:
infiltrazioni intramuscolari sull'apofisi spinosa dolente e ponfi in zona paravertebrale lombare destra, in
particolare a livello L4-L5, nonch ponfi sui punti di agopuntura Vescica 50-54-60, Vescicola Biliare
31 e 34, Stomaco 36 e sul gran trocantere di destra, lievemente dolente.
Il dolore scompariva subito e ricompariva il giorno prima della VII seduta, dopo la quale vi era un
miglioramento immediato che proseguiva nei giorni successivi. Nel corso dell' VIII seduta reperivo dei

punti dolenti sulla faccia posteriore della coscia che, infiltrati, davano una sensazione di "scossa
elettrica" lungo la coscia fino al ginocchio: erano pertanto dei punti trigger. All' ultima seduta non vi
era pi dolore, ma permaneva un leggero "indolenzimento" in zona lombare e glutea destra.
Il risultato al termine della terapia, per quanto fosse difficilmente valutabile per la saltuariet dei
sintomi, sembrava almeno buono, cio con un miglioramento di almeno il 50 %; rivisto il paziente 3
mesi dopo, il dolore era scomparso, e tale scomparsa permaneva ai successivi follow-up 1 anno dopo e
4 anni e 9 mesi dopo. Pertanto, alla luce di un follow-up di quasi 5 anni, si pu affermare che il
risultato stato ottimo.

PERIARTRITE SCAPOLO-OMERALE

Il termine di "periartrite scapolo-omerale", tuttora impiegato per descrivere qualsiasi dolore della spalla
e che indicher qui anch' io per comodit, non rappresenta una singola patologia bens tutta una serie di
quadri patologici ad eziologie diverse, che brevemente qui ricorder anche se non hanno una grande
importanza dal nostro punto di vista terapeutico, giacch l' approccio neuralterapeutico prescinde da
una fine diagnosi, come tutte le riflessoterapie. Dal punto di vista riflessoterapico infatti, poich si
agisce non direttamente sugli agenti eziologici, che peraltro quasi sempre ci sfuggono, ma sull' organo
o sulla funzione malata tramite il sistema nervoso, importante dapprima individuare quelle malattie
nelle quali pi indicato un altro tipo di approccio, quale p. es. quello chirurgico; una volta escluse con
ragionevole certezza queste gravi patologie, una diagnosi d'organo sufficiente per impostare il nostro
piano terapeutico.
Ci premesso, e che ha valore non solo nella spalla ma in ogni sindrome, sar utile ricordare che il
termine "periartrite scapolo-omerale" stato coniato da Duplay nel 1872 e conserva tuttora una sua
validit descrittiva, anche se generalmente oggi si tende a circoscriverlo al reperto radiologico di
calcificazioni sotto-acromiali.
Nel 1960 la scuola reumatologica di de Sze (de Sze) ha cercato di classificare la periartrite scapoloomerale individuando quattro quadri clinici:

la spalla dolorosa semplice

la spalla pseudo-paralitica

la spalla bloccata

la spalla iperalgica.

Il dolore della periartrite sembrerebbe essere dovuto ad un conflitto meccanico tra la cuffia dei rotatori
e l' arco acromiale, e Neer ha per primo descritto nel 1972 la sindrome del conflitto o "impingement

syndrome". Questo conflitto si verrebbe a creare tra il tendine del sottospinoso e l' arco coracoacromiale durante i movimenti di elevazione del braccio, e le cause sono dovute nel 5 % dei casi ad un
trauma acuto, e nella maggioranza dei casi ad un processo degenerativo e progressivo di un tendine
sottoposto a microtraumi ripetuti, spesso connessi con un'attivit logorante e ripetitiva (Odella,
Minelli). A parte la rottura acuta pura della cuffia dei rotatori, che si presenta esclusivamente nel
giovane, sono stati distinti tre stadi anatomo-clinici della sindrome:

stadio I: edema e microemorragia della borsa e dei tendini della cuffia - clinicamente si
presenta dolore notturno o diurno dopo sforzo, che scompare con il riposo

stadio II: fibrosi della borsa e tendinite del sovraspinoso e/o del capo lungo del bicipite - il
dolore compare anche per sforzi minimi e limita le normali attivit quotidiane

stadio III: modificazioni ossee e rotture tendinee - il dolore continuo e sveglia il paziente la
notte.
Dal punto di vista funzionale vi una progressiva limitazione della mobilit articolare, nei primi due
stadi dovuta all'immobilit antalgica e nel III stadio a fibrosi e alterazioni anatomiche ossee.
Le indagini radiologiche sono sempre negative nei primi due stadi, mentre nel III stadio evidenziano
sclerosi e lisi subcondrali acromiali e omerali, osteofiti acromiali e acromio-claveari, calcificazioni
peri- e intra-articolari: va per sottolineato che le calcificazioni non causano il dolore ma sono solo l'
epifenomeno della sofferenza tendinea.
Il trattamento tradizionale prevede il riposo, il ghiaccio nelle forme infiammatorie, FANS locali e per
via generale, infiltrazioni con steroidi (che per favoriscono una distrofia tendinea fino a provocarne
anche la rottura) e, superata la fase acuta, riabilitazione motoria mediante rinforzo soprattutto dei
muscoli elevatori, evitando i movimenti in abduzione che tendono ad aggravare il conflitto acromionomerale.
Il trattamento chirurgico infine andrebbe riservato ai casi di rottura tendinea del sovraspinoso, del
sottospinoso, del capo lungo del bicipite (in relazione anche all' et del paziente e all' importanza del
dolore) e alle lesioni totali o parziali della cuffia (diagnosticate mediante ecografia o Risonanza
Magnetica Nucleare). Pi controverso il ricorso al trattamento chirurgico in caso di gravi tendinopatie
che non rispondano al trattamento conservativo.
Il trattamento neuralterapeutico comprende, nello stadio iniziale, ponfi intorno all' articolazione e
infiltrazioni profonde intramuscolari nei punti dolenti, che in genere si trovano sulle inserzioni tendinee
e ligamentose, sui muscoli, sulla borsa subacromiale. I punti di agopuntura pi utili sono Grosso
Intestino 15 (punto Maestro della spalla) e 14, Triplice Riscaldatore 14 e 15, Intestino Tenue 9 (punto
Maestro della spalla posteriore), 10 e 11, punto extra sul capo lungo del bicipite (faccia anteriore della
spalla), nonch punti a distanza quali Grosso Intestino 4, 10 e 11, Intestino Tenue 3, Tou Mo 13 e
Vescica 11 sul collo.
Nei casi pi difficili, iniezioni del plesso brachiale, del ganglio stellato e nell' articolazione possono
essere fondamentali nello sbloccare la situazione insieme a blocchi del nervo sovrascapolare; ricordarsi

infine della possibilit di un campo perturbante.


A conclusione di questa breve trattazione, consiglio di pensare sempre, specialmente quando un
paziente inspiegabilmente non risponde alla nostra terapia, ad una possibile sindrome di Pancoast.
La sindrome di Pancoast rappresenta la triade sintomatologica della sindrome di Bernard-Horner
(miosi, ptosi palpebrale e enoftalmo omolaterale alla lesione della catena simpatica cervicale) con
aggiunta una cervicobrachialgia dovuta ad una infiltrazione neoplastica proveniente dall' apice
polmonare. In fase iniziale, specie quando la sindrome di Bernard-Horner sfumata, pu simulare una
periartrite della spalla. Questa eventualit, e l' esperienza personale di avere visto molti casi di tale
sindrome purtroppo a lungo misconosciuti, e riconosciuti quando ormai era troppo tardi, mi ha portato
a prescrivere di routine, in tutti i casi di periartrite della spalla insorti da pi di 3 mesi, un esame radiografico dell' apice polmonare omolaterale al dolore: fortunatamente nessuno dei casi da me trattati
aveva lesioni polmonari, ma questo non deve autorizzare ad allentare l' attenzione, data anche la
semplicit ed il basso costo dell' esame proposto.

Caso n. 14: T. M., donna, a. 83.

Anziana contadina di una vallata del Trentino ancora parzialmente non contaminata dal "progresso",
abituata tuttora a lavorare il suo pezzetto di terra, non assumeva alcun farmaco tranne qualche saltuario
analgesico per dei dolori alle spalle. Un leggero dolore alla spalla destra era iniziato 8 anni prima, ma
da tre mesi (novembre '94) questo dolore era nettamente peggiorato ed era comparso, sia pure con
intensit minore, anche a sinistra.
Una radiografia della spalla aveva rilevato soltanto alcune note artrosiche e 2 mesi prima gli era stata
praticata una infiltrazione di cortisone in un Reparto Ortopedico Ospedaliero, senza per alcun
beneficio.
I movimenti delle due braccia, soprattutto a destra, erano dolorosi e gli impedivano di accudire alle
faccende domestiche, in particolare stirare, pettinarsi e vestirsi; ultimamente il dolore si presentava
anche la notte, impedendole di dormire bene come al solito. Raccontava inoltre di essere
inspiegabilmente dimagrita negli ultimi 2-3 mesi di 4-5 kg, nonostante l'ottimo appetito. All' esame
obiettivo non ho rilevato nulla di patologico, tranne un solo punto dolente sul capo lungo del bicipite, e
l'aspetto generale era particolarmente sano, ma prima di iniziare una terapia ho voluto eseguire degli
esami ematochimici e un Rx torace, che risultarono normali.
All' esame algometrico, il dolore destro era riferito "leggero" in una scala verbale a 5 gradini (da
"leggero" a "il pi forte dolore immaginabile"), della durata di circa 14 ore al giorno, con un' intensit
misurata con una scala analogica visiva di Scott-Huskisson (VAS) di 5.5 in media e di 9.2 massima; a
sinistra il dolore era "leggero" per un'ora al giorno.

Il trattamento neuralterapeutico consistito in 10 sedute all' inizio bisettimanali, le ultime settimanali,


con ponfi e iniezioni intramuscolari di lidocaina 0.25 %. La concentrazione particolarmente bassa
stata dovuta a motivi prudenziali, poich mi era stata riferita, la prima notte dopo la prima seduta
effettuata con lidocaina 0.5 %, la comparsa di "palpitazioni" inusuali per la paziente.; non si sono pi
ripetute in seguito, e probabilmente erano dovute all' impatto con una terapia nuova in persona non
abituata ad avere contatti con medici, nonch ad un peggioramento del dolore avvenuto la prima notte.
I punti trattati sono stati il punto dolente sul capo lungo del bicipite, sia a destra che a sinistra, e i punti
di agopuntura Grosso Intestino 4, 14 e 15 bilaterali, Tou Mo 13, Grosso Intestino 11 e Triplice
Riscaldatore 15 solo a destra. Dopo la prima seduta vi stato un peggioramento di qualche giorno, poi
un continuo progressivo miglioramento, parallelo alla diminuzione della dolenzia sul capo lungo del
bicipite. Al termine del ciclo terapeutico il dolore era completamente scomparso a sinistra (gi dopo 45 sedute) e quasi scomparso a destra, permanendo soltanto un lieve dolore all' abduzione forzata del
braccio. Su una scala analogica visiva del Pain Relief (PRS) il miglioramento veniva quantificato nel
90 %. Il VAS medio era 1.8 e quello massimo 2.7. Rivista dopo circa 3 mesi, vi era stato un ulteriore
lieve miglioramento. Il risultato persiste dopo circa 2 anni (febbraio 1997), confermato da un suo
nipote giuntomi per un problema analogo.
Questo caso indica che la neuralterapia pu essere impiegata con successo laddove l' infiltrazione di
steroidi ha fallito, e che quest' ultima, specie in persone dotate di una buona reattivit alle
riflessoterapie, non ne inibisce sempre le potenzialit.

Caso n. 15: C. C., donna, a. 60.

Caso trattato dalla collega e collaboratrice Renza Bollettin, che dopo qualche anno di diffidenza nei
confronti del metodo ha iniziato a praticarlo proprio nei casi di periartrite della spalla, con risultati
tanto incoraggianti da farne una adepta entusiasta, talvolta anche pi del sottoscritto.
Una signora milanese, molto efficiente e pratica, lamentava nel giugno del 1990 una intensa
riacutizzazione di un suo vecchio dolore alla spalla sinistra ( la paziente era mancina), presente da 5
anni e trattato con scarsi risultati, oltre che con terapia farmacologica, con cicli di ionoforesi e forni alla
Bier. Il dolore era riferito come tormentoso e insopportabile da 10 giorni, con impotenza funzionale
pressoch completa, giudicato "fortissimo" in una scala verbale a 5 gradi (da "leggero" a "il pi forte
dolore immaginabile"). Il dolore era soprattutto nella parte anteriore della spalla, che si presentava
particolarmente dolente alla palpazione.
Il trattamento neuralterapeutico consistito in un ciclo di 15 sedute, le prime, stante l'acuzie del caso,
tutti i giorni, poi a giorni alterni, le ultime 2 volte alla settimana. L'anestetico usato stato la lidocaina
2 % 5 cc per seduta, con ponfi su tutti i punti dolenti della parte anteriore della spalla, sul deltoide e, a
partire dalla IV seduta, in zona paracervicale sinistra lungo il meridiano di Vescica (n. 3).

A partire dalla IV seduta si evidenziava un progressivo miglioramento, che raggiungeva l'80-85 % del
Pain Relief e un ritorno della motilit come prima della riacutizzazione.
Dopo 3 mesi,durante i quali vi era stato un ulteriore lieve miglioramento sia del dolore che della
motilit, la paziente si ripresentava per effettuare un nuovo ciclo per "prepararsi all'inverno", che da
sempre rappresentava un fattore aggravante. Venivano pertanto effettuate altre 7 sedute a cadenza
bisettimanale, con un ulteriore lieve miglioramento globale, che raggiungeva il 90 %.
Rivista in seguito pi volte, confermava il buon risultato, senza ulteriori terapie, fino al dicembre del
1993, quando ha avuto una recidiva. La permanenza del risultato stata quindi di 3 anni e 5 mesi a
partire dalla fine del I ciclo.
Nell'ottobre del 1994, poich da 11 mesi permaneva un discreto dolore ed una certa impotenza
funzionale, che le rendeva difficili le mansioni quotidiane, veniva nuovamente trattata con un ciclo
questa volta semplicemente riflessoterapico, cio con semplice soluzione fisiologica al posto dell'
anestetico: il nuovo approccio era giustificato nel quadro di una ricerca che ancora in corso e che
dovrebbe chiarire il ruolo dell'anestetico in un trattamento riflessoterapico, nonch dalla relativa benignit del quadro clinico, che permetteva un atteggiamento terapeutico meno aggressivo. All' indagine
algometrica, questa volta presentava un dolore definito "abbastanza forte", con VAS (scala analogica
visiva di Scott-Huskisson) di 5 e con i seguenti indici del McGill Pain Questionnaire: NWC (Number
of Words Chosen) 12 e PRI (Pain Rating Index) 35. Sono state effettuate 6 sedute bisettimanali nei
punti dolenti della spalla e in punti di agopuntura a distanza (Grosso Intestino 4, Vescica 10 e 11, Tou
Mo 13); anche in questo ciclo vi stato un lento progressivo miglioramento, con la quasi scomparsa
totale del dolore al termine del trattamento (80-90 % di miglioramento, dolore giudicato "leggero" e
con VAS 1.5).
In conclusione, questa paziente ha reagito positivamente sia al trattamento neuralterapeutico che
riflessoterapico con fisiologica (che si rivelano entrambe superiori a trattamenti come la ionoforesi e i
forni di Bier), ma un confronto fra queste due metodiche terapeutiche non possibile, poich non sono
omogenee le condizioni di partenza. Rimane per intanto irrisolto il problema del ruolo della soluzione
anestetica nei punti trigger e nei punti di agopuntura, essendo i pochi studi sull' argomento (Frost,
Lewit, Zotti) contraddittori. Per ora appare comunque chiaro che l'anestetico ha una ottima efficacia se
iniettato nei punti trigger (Carlson), probabilmente superiore alla soluzione fisiologica o all'ago a secco
(Hong ), mentre pi controverso appare il suo ruolo sui punti di agopuntura non dolenti, dove sembra
addirittura avere un ruolo inibitorio (Dundee).

Caso n. 16: K. A.M., donna, a. 58.

Caso molto semplice e lineare, che riporto non per compiacimento narcisistico ma per evidenziare le
potenzialit terapeutiche della metodica in casi semplici, trattati all'esordio ed in soggetti sani e reattivi.

La paziente in oggetto, relativamente giovane ma soprattutto senza alcuna patologia in atto o pregressa
di qualche rilievo, e quindi farmacologicamente "pulita", si presentava il 10.5.1991 perch dal giorno
prima accusava un dolore molto intenso alla spalla destra, giudicato "forte" in una scala verbale a 5
gradi (da "leggero" a "il pi forte dolore immaginabile). Il dolore era continuo 24 ore su 24, compresa
la notte, presente anche a riposo ma esacerbato nettamente dal movimento della spalla, insorto
all'improvviso senza alcuna causa apparente, comparso per la prima volta nella vita e resistente agli
analgesici (cinnoxicam cpr) assunti nel tentativo di calmarlo.
All' esame obiettivo era nettamente dolente alla pressione la zona anteriore della spalla corrispondente
al capo lungo del bicipite, nonch alcuni punti sul deltoide e sulla borsa subacromiale.
Il trattamento neuralterapeutico consistito in 2 sedute a distanza di tre giorni con lidocaina 2 %
infiltrata in profondit sul punto maggiormente dolente (il capo lungo del bicipite) e diluita allo 0.5 %
negli altri punti dolenti, per un totale di 3 cc impiegati. Subito dopo la I seduta vi stato un immediato
miglioramento, che ha permesso alla paziente, insieme all' uso di acido tiaprofenico, di dormire bene
gi dalla prima notte. Quando si presentata per la II seduta il 13.5 il dolore era quasi scomparso, e
permaneva soltanto un leggero dolore alla flessione posteriore del braccio. Rivista dopo altri 3 giorni il
dolore era completamente scomparso senza alcun trattamento farmacologico gi dalla II seduta, e da
allora fino ad ora (8.95) non si pi ripresentato: finora pertanto vi stato un follow-up positivo di 4
anni e 3 mesi.
Questo caso indica che possibile trattare con risultati immediati e visibili mediante neuralterapia
anche i casi iperacuti, nei quali p. es. altre metodiche riflessoterapiche come l'agopuntura non hanno
grande efficacia immediata. In quanto all' uso dei FANS, nei casi acuti non vi sono motivi di
proscriverli, dato che la loro azione diversa e complementare alla nostra azione riflessa. Qui in
particolare si evidenzia che il miglioramento dovuto alla neuralterapia ha reso il dolore, in precedenza
resistente, sensibile ai FANS.

Caso n. 17: B. L., uomo, a. 65.

Caso molto "strano" ma didatticamente interessante, e che riporto per discuterne le implicazioni.
B. L., un signore grassoccio e sudaticcio dall' aria sofferente, corrucciata e agitata, giungeva con la sua
storia nel marzo del 1990. I suoi problemi sembravano iniziare 9 mesi prima, quando venne ricoverato
in un reparto cardiologico per un blocco atrio-ventricolare completo con frequenza cardiaca media di
30/min. Inizierebbe tra l'altro qui un malcelato rancore verso tutti i medici, poich questo suo disturbo
non sarebbe stato riconosciuto subito dal suo medico.
Durante il ricovero gli stato applicato un pace-maker esterno inserito in una tasca sottocutanea in
zona pettorale destra, tramite piccolo intervento in anestesia locale. Il piccolo intervento,

evidentemente non adeguatamente preparato a livello psicologico, stato vissuto invece come un'
autentica aggressione fisica, e pochi giorni dopo, dimesso dall'Ospedale, iniziava un dolore alla spalla
destra che progressivamente peggiorato fino a giungere (settembre '89) ad un blocco articolare
completo. Un discreto miglioramento del dolore e un notevole miglioramento della motilit veniva
raggiunto con 2 infiltrazioni di cortisone, seguite da ginnastica e ciclo di mesoterapia (7 sedute) con
scarsi risultati.
Giungeva da me perch il dolore era nuovamente peggiorato, tanto da essere presente giorno e notte,
impedendo il sonno; l' intensit del dolore era giudicata "forte" in una scala verbale a 5 gradi (da
"leggero" a "il pi forte dolore immaginabile".)
I FANS erano inefficaci ed inoltre non li poteva assumere perch ulceroso, mentre l'unico farmaco ad
alleviare il dolore era il lorazepam, una benzodiazepina che il paziente assumeva in compresse da 2.5
mg 2 volte al giorno da qualche tempo.
All' esame obiettivo apprezzavo una cicatrice sul gran pettorale di destra, non dolente alla palpazione, e
una tasca cutanea dove era alloggiato il pace-maker. La spalla destra appariva nettamente dolente in
zona anteriore e superiore, sia spontaneamente che provocata dalla pressione e da ogni movimento.
Visto l'estrema delicatezza psicologica del paziente e lo stato iperalgico della spalla, nonch la scarsa
responsivit alla mesoterapia che deponeva per una debole reattivit, proponevo un ciclo di laser da
iniziare il giorno successivo e un' infiltrazione test sulla cicatrice, che veniva accettata ed effettuata con
5 cc di lidocaina 0.5 %.
Il giorno successivo tornava con un sorriso radioso stampato sulle labbra e si dichiarava "miracolato",
poich il suo dolore era completamente scomparso gi durante la seduta (non aveva voluto dire niente
subito perch gli pareva impossibile); sosteneva inoltre che aveva dormito benissimo e che quello era il
primo giorno senza dolore da ottobre. Poich da qualche ora era tornato qualche doloretto, ripetevo
l'infiltrazione nella cicatrice e nuovamente vi era sparizione immediata del dolore. Una III seduta
veniva effettuata dopo 2 giorni, dopo un giorno di completo benessere ed un ritorno attenuato del
dolore. Dopo altri 3 giorni il dolore alla spalla era quasi assente, ma compariva invece un dolore alla
cicatrice, che appariva eritematosa e dolente alla palpazione.
Infiltravo nuovamente la cicatrice, con nuova sparizione immediata del dolore, ma il giorno dopo
venivo chiamato al telefono perch vi era stato un netto peggioramento della situazione, con forti dolori
sia alla cicatrice che alla spalla, nonch brividi e malessere generale, in assenza di stato febbrile.
Cercavo di calmare il paziente sostenendo che si trattava di una reazione temporanea, ma il giorno
dopo dovevo recarmi al suo domicilio, bench il dolore fosse migliorato, nel dubbio di avere causato
una infezione alla cicatrice, che mi veniva riferita rossa ed edematosa.
Qui constatavo che la cicatrice appariva meno infiammata della volta precedente, dolente alla
palpazione solo nel punto centrale, che appariva pi pallido e dove si apprezzava in profondit un
corpo duro e mobile, che il paziente spiegava essere il filo del pace-maker. Ritenendo trattarsi di una
reazione in via di miglioramento, decidevo di attendere e chiedevo al paziente di tenermi informato.

A questo punto partivo per un periodo di ferie e perdevo contatto con il paziente, che rivedevo
casualmente nel gennaio del '93, dopo quindi 2 anni e 10 mesi. Egli riferiva di essere guarito, grazie
secondo lui ad un ortopedico di Milano che, circa un mese dopo le mie sedute, prescrisse della
semplice ginnastica in piscina. Dopo altri 15 giorni, durante i quali il paziente si recava in piscina, il
dolore scompariva e non era pi ritornato.
In conclusione, l'ipotesi pi attendibile per spiegare questo caso appare la comparsa del cosiddetto
fenomeno del secondo o fenomeno di Huneke, bench non tutte le condizioni previste da Huneke si
siano qui interamente verificate. Tali condizioni, che nuovamente ricordo, sono tre: 1. l' iniezione dell'
anestetico nel campo perturbante deve far scomparire immediatamente (nel giro di un secondo) i
disturbi collegati a distanza, nei limiti delle possibilit anatomici; 2. la sparizione dei sintomi deve
permanere per almeno 8 ore nel caso di denti, per almeno 20 ore nel caso di altri campi perturbanti; 3. l'
iniezione va ripetuta nello stesso posto ad ogni riapparire dei sintomi, ed ogni volta la durata dell'effetto
deve aumentare.
Nel caso in esame vi stata un' anomalia rispetto alla terza condizione dopo la quarta seduta, con un'
efficacia durata meno di un giorno: una possibile spiegazione potrebbe essere che si trattato di una
forte reazione da una stimolazione eccessiva (la quarta infiltrazione stata effettuata su una cicatrice in
fase reattiva, e probabilmente era meglio attendere). Un ulteriore problema rappresentato dall'
attivazione della cicatrice, che all' inizio era apparentemente quiescente, ma questo fenomeno
ampiamente descritto nella letteratura neuralterapeutica (Huneke, Dosch, Pischinger): anche il primo
caso, fortuito, di "fenomeno del secondo", avvenuto per una attivazione del campo perturbante
cicatrice, slatentizzato da una terapia segmentale.
Una seconda possibilit per spiegare quanto avvenuto chiama in causa un effetto suggestivo, avvalorato
dall' efficacia antalgica di una benzodiazepina, cosa quanto mai inusuale. Rimane difficile comunque
spiegare in questo modo l' immediatezza del risultato, considerando che la mia prima infiltrazione
stata effettuata senza prefigurare alcun effetto terapeutico e che comunque altri terapeuti prima di me
avevano effettuato altre infiltrazioni, con cortisone prima, con iniezioni mesoterapiche poi. Anche l'
evoluzione del caso fa propendere per la genuinit del fenomeno del secondo, poich in genere l'effetto
suggestivo ha un' efficacia che si perde nel tempo.

SCLEROSI MULTIPLA
Uno studio del 99 (Gibson) ha studiato il potenziale ruolo terapeutico della neuralterapia nella sclerosi
multipla, una grave malattia degenerativa del sistema nervoso. Si tratta di uno studio pilota (N=40)
seguito da uno studio in doppio cieco, randomizzato e controllato contro placebo (N=21). Effettuato
presso il Glasgow Omoeopathic Hospital, in Scozia, ha coinvolto un gruppo di 61 nuovi pazienti affetti
da diversi tipi di sclerosi multipla. La terapia consistita nelliniezione di piccole quantit di anestetico

locale in trigger points sulla caviglia e sulla calotta cranica, alla frequenza di una-due volte alla
settimana; i risultati sono stati valutati mediante scala di Kurtzke, DSS (Disability Status Score) e
EDSS (Expanded Disability Status Score). Il 65 % dei pazienti dello studio pilota e il 76 % dei pazienti
dello studio in doppio cieco ha mostrato un rapido miglioramento. Al follow-up (da 2 a 3,5 anni) pi
del 50 % dei pazienti ha mantenuto il miglioramento ottenuto. Nessun effetto collaterale stato
segnalato.

SINDROME DEL TUNNEL CARPALE

Il dolore da compressione del nervo mediano a livello del polso rappresenta il pi frequente tipo di
intrappolamento nervoso periferico, le cosiddette sindromi canalicolari. Il canale o tunnel carpale
formato dalle ossa del carpo ed in avanti dal legamento anteriore del carpo, e contiene i tendini flessori
delle dita ed il nervo mediano, che rappresenta il pi fragile tra queste strutture anatomiche.
Le cause della compressione possono essere molteplici, ma pi spesso non sono individuabili e si
ritengono responsabili fattori genetici, microtraumi professionali che provocano edema, o nella donna
la menopausa e la gravidanza. Le forme secondarie pi comuni sono quelle post-traumatiche (da
probabili calli ossei o da edema), reumatiche (in corso di tenosinoviti infiammatorie), da depositi
amiloidei o tofacei in corso di amiloidosi o gotta.
I sintomi pi frequenti sono le acroparestesie (in genere formicolii) che tendono a peggiorare col tempo
e a presentarsi soprattutto la notte, estese a tutto il territorio sensitivo del nervo mediano (le prime tre
dita); il dolore a partenza dal polso e irradiato alla mano e lungo il braccio, talvolta fino alla spalla; l'
ipoestesia (diminuzione o scomparsa della sensibilit) nella zona innervata dal n. mediano; nei casi
avanzati i disturbi motori, soprattutto una riduzione della forza muscolare del pollice.
La diagnosi clinica, tramite anche dei test specifici di provocazione (segno di Tinel: percussione sul
canale carpale anteriore; segno di iperflessione del polso) che risvegliano i sintomi caratteristici, e
strumentale, mediante l'esame elettromiografico del nervo mediano al polso.
La terapia tradizionale rappresentata da iniezioni di cortisone e, in caso di fallimento, dall' intervento
chirurgico decompressivo di sezione del legamento anulare anteriore del carpo.
Il trattamento neuralterapeutico rappresenta una valida alternativa, insieme all' agopuntura, a questo
schema terapeutico, soprattutto negli stadi iniziali, e spesso riesce ad evitare il trattamento chirurgico.
Se alla visita il polso risulta edematoso, il trattamento iniziale pi indicato sono dei ponfi sui punti di
agopuntura rivelatisi pi efficaci: Pericardio 6, 7 e 8, Polmone 9, Cuore 7, Triplice Riscaldatore 5,
Grosso Intestino 4 e 5, Intestino Tenue 5. In particolare Pericardio 7, che situato proprio sopra il
canale carpale, va sempre trattato.
Insieme o in alternativa ai ponfi, l'iniezione di elezione rappresentata dal blocco neuralterapeutico

del nervo mediano all' altezza del tunnel carpale, con soli 0.2-0.3 cc di soluzione per non aggravare
l'edema, o meglio ancora a 3 dita trasverse sopra la linea del polso (all' altezza quindi di Pericardio 6),
qui con alcuni cc di soluzione. Possono essere d'aiuto, in casi difficili, anche iniezioni del ganglio
stellato o del plesso brachiale.

Caso n. 18: C. E., donna, a. 63.

Si rivolge a me nel maggio del '92 per dei dolori al collo e al braccio sinistro, che tratto con numerosi
ponfi di procaina 1 % sui punti dolenti di collo, spalla, gomito e polso sin., nonch su Grosso Intestino
4 bilateralmente. Alla seduta successiva, qualche giorno dopo la I, riferiva che, inaspettatamente, era
scomparso un fastidioso formicolio notturno alla mano destra che la affliggeva da molto tempo, di cui
non mi aveva parlato perch non lo riteneva suscettibile di terapia. Le era stata diagnosticata infatti una
sindrome del tunnel carpale ad eziologia ignota e proposto come unica possibilit terapeutica l'intervento chirurgico, da lei rifiutato. Alla visita risultava dolente il centro della piega anteriore del polso
destro, proprio sopra il tunnel carpale, e risultavano positivi il test di Tinel (percussione del tunnel
carpale) e di iperflessione del polso. Proseguivo a trattare gli altri dolori per un ciclo di 10 sedute bisettimanali, ottenendo al termine la quasi scomparsa di questi. La scomparsa del formicolio ottenuta fin
dalla prima seduta permaneva fino al maggio dell' anno successivo, con un effetto terapeutico durato
pertanto circa 1 anno. L'effetto terapeutico, non avendo io trattato punti specifici della sindrome,
probabilmente da attribuire ai ponfi paracervicali sul meridiano di Vescica, che rappresentano dei punti
di assentimento metamerici per tutti i dolori del braccio, e ai ponfi su Grosso Intestino 4 sulla mano,
punto ad elevata azione analgesica generale e particolarmente sul braccio.
Nel giugno '93, visti i risultati ottenuti, la paziente, una vigorosa vedova dedita alla cura del suo orto,
tornava per un II ciclo terapeutico, che effettuavo dapprima tramite ponfi con sola fisiologica su Grosso
Intestino 4 bilaterale, Pericardio 6 e 7 a destra, quest'ultimo sempre dolente. Al termine della prima
seduta ottenevo un' immediata scomparsa del formicolio al dito medio (questa volta il formicolio era
solo al dito medio), ma alla quarta seduta, poich vi era stato un miglioramento ma non cos marcato
come desiderato, infiltravo con 2 cc di procaina 1 % il nervo mediano su Pericardio 6, ottenendo un
immediato miglioramento che poi proseguiva nelle 4 sedute successive. Al termine del trattamento gli
altri dolori ( al polso sinistro e alla schiena) erano scomparsi, mentre il formicolio era quasi scomparso,
permanendo soltanto in forma molto lieve alla punta del dito medio. Ai successivi controlli avvenuti 1 e
2 anni dopo, mi veniva riferito che il formicolio era scomparso poco dopo la mia terapia e non era pi
ritornato. Il risultato del secondo ciclo durato pertanto almeno 3 anni e 6 mesi, persistendo tuttora
(1.97).
Questo caso indica le potenzialit della neuralterapia in questa sindrome, anche se non sempre i risultati
sono cos buoni, e sembra indicare anche una certa superiorit dell' uso della soluzione anestetica rispetto alla semplice tecnica riflessologica con soluzione fisiologica.

SINDROME FIBROMIALGICA

La sindrome fibromialgica, o fibromialgia primaria, o reumatismo fibromialgico, rappresenta un'entit


nosologica di relativamente recente introduzione ed include tutta una serie di dolori muscolari definiti
variamente "mialgie", "fibrositi", "reumatismi muscolari", "miofibrositi" ecc., con un' incidenza molto
variabile da studioso a studioso.
Trattandosi infatti di una forma morbosa estremamente polimorfa nelle sue manifestazioni cliniche,
molto spesso tra l'altro sfumate, specie nelle fasi iniziali, si tratta di una diagnosi difficile, che va
sospettata in una donna di et media, generalmente ansiosa, spesso con eccesso ponderale, che lamenta
da molto tempo sintomi dolorosi mal definiti nella sede e nelle modalit. Spesso sono persone con
storie di depressione alle spalle, lunghe peregrinazioni da una specialista all'altro, con fascicoli di esami
diagnostici tutti negativi e con mille "etichette" diagnostiche, con decine di terapie tentate, tutte
inefficaci o quasi.
Il dolore descritto come diffuso, ma ad una pi attenta analisi si riesce a circoscriverlo in sedi
muscolari ricorrenti, il collo, le spalle, il petto, la schiena, le braccia, le cosce; spesso influenzato dal
tempo meteorologico e non ha alcun rapporto con il movimento, che anzi spesso migliora la situazione.
Spesso vi in anamnesi una lunga storia di cefalea essenziale, nonch disturbi del sonno.
All' esame obiettivo vengono evidenziati Trigger e Tender Points muscolari in zone quasi sempre
standard, sui muscoli del collo, delle spalle e paravertebrali. Non vi sono indagini strumentali o di
laboratorio che possono esserci d' aiuto, anzi proprio la loro negativit ci induce a porre questa
diagnosi.
Vi sono stati alcuni tentativi di standardizzare i criteri diagnostici, dei quali il pi usato quello di
Yunus, riportato in tabella 3.
L' eziologia sconosciuta, anche se l'ipotesi attualmente pi accreditata considera alla base della
sindrome una disfunzione del sistema antinocicettivo, quel sistema che deputato a modulare le
afferenze sensitive dolorose.
Un' altra possibile causa potrebbe essere una contrattura muscolare protratta dovuta probabilmente a
cause psicologiche, con attivazione del sistema nervoso simpatico ad azione aggravante sul dolore e
creazione di un circolo vizioso automantenentesi. Il neurotrasmettitore finale responsabile di
un'infiammazione neurogena locale sembra essere la sostanza P, un neuropeptide rilasciato dalle
terminazioni nervose dolorifiche che provoca vasodilatazione, edema e iperalgesia.
Una terapia specifica e risolutiva non esiste, ma necessario un approccio multidisciplinare con cicli
terapeutici ripetuti, poich tutti i risultati che si ottengono sono temporanei. Il paziente va in primo
luogo rassicurato circa la benignit quoad vitam della patologia e sulla possibilit di curarla, non di

guarirla.

TABELLA 3. - Criteri diagnostici della sindrome fibromialgica * (Yunus)

1. Criteri obbligatori Algie generalizzate o rigidit in 3 o pi sedi


anatomiche, da almeno 3 mesi
Assenza di cause secondarie
Esami di laboratorio e Rx-grafici nella norma

2. Criterio maggiore

Presenza di almeno 5 tender points

3. Criteri minori

Variazione dei sintomi con l'attivit fisica


Variazione dei sintomi per fattori climatici
Aggravamento dei sintomi da ansia o stress
Turbe del sonno
Astenia cronica
Ansia cronica
Cefalea o emicrania cronica
Sindrome da colon irritabile
Sensazione soggettiva di "turgore"
Impaccio e/o pesantezza agli arti

* devono essere soddisfatti i tre criteri obbligatori, il criterio maggiore e almeno tre criteri minori; se il
paziente ha solamente 3 o 4 tender points, sono necessari almeno 5 criteri minori

Tra le molte terapie possibili, le principali sono misure fisiche quali massaggi, bagni caldi e una moderata attivit fisica; trattamenti farmacologici comprendenti antidepressivi a basso dosaggio, ansiolitici
se necessari (specialmente quelli ad attivit miorilassante centrale come il diazepam), miorilassanti puri
(p. es. baclofen e ciclobenzaprina), antiinfiammatori nelle fasi di acuzie; tecniche di rilassamento

muscolare come il training autogeno, l' ipnosi e il biofeedback; tecniche antalgiche come il laser e la
stimolazione elettrica transcutanea (TENS); tecniche riflessoterapiche come l'agopuntura
e, ultima ma non la meno efficace, la neuralterapia.
Il trattamento neuralterapeutico prevede ponfi e infiltrazioni intramuscolari nei noduli fibromialgici,
cio nei tender o trigger points, unitamente a ponfi sui punti di agopuntura a distanza che si sono
dimostrati capaci di modulare il sistema antinocicettivo: i pi attivi si sono finora dimostrati (Cassisi)
Fegato 3, Stomaco 36, Vescica 62, Pericardio 6, Intestino Tenue 3. Questo tipo di approccio d quasi
sempre un buon risultato, con una netta attenuazione dei sintomi dolorosi e talvolta anche di quelli
psichici, ma purtroppo, trattandosi di una grave disnocipatia generalizzata, quasi sempre il risultato
temporaneo, in genere qualche mese.

Caso n. 19: F. O., donna, a. 63.

Anziana signorina di antica famiglia nobiliare che vive con la sorella, la prima volta che si presentava
da me, nel marzo del 1990, raccontava una lunghissima storia di "artrosi" cervicale e lombare, disturbi
riferibili a colon irritabile, insonnia e sindrome ansiosa in terapia con altissimi dosaggi di
benzodiazepine (lorazepam 2.5 mg x 3), anche se il motivo principale della visita era una cefalea
cronica quotidiana a localizzazione soprattutto frontale. La cefalea, presente tutti i giorni specie la
mattina appena alzata e con esacerbazioni di 2-3 giorni ogni tanto, era iniziata almeno 20 anni prima e
la costringeva ad assumere quotidianamente analgesici di tutti i tipi, in particolare 2 Optalidon
(propifenazone + butalbital + caffeina) al giorno in media. Tutte le varie indagini bioumorali e
radiografiche erano negative, n altre terapie erano state tentate.
Bench nessuno fino allora avesse posto il sospetto diagnostico di sindrome fibromialgica, questa
diagnosi, alla luce della storia, dei sintomi lamentati e delle loro modalit, appare la pi probabile,
risultando rispettati tutti i criteri diagnostici sec. Yunus tranne 2 minori.
Effettuavo pertanto un ciclo di 19 sedute bisettimanali (dal 2 marzo al 25 giugno, con due pause forzate
di 1 mese e 15 giorni) trattando la cefalea e la cervicalgia mediante ponfi di lidocaina 0.5 % sui
numerosissimi punti dolenti craniali e nucali, circa 17-18 per seduta. Durante il ciclo terapeutico vi
stato un netto miglioramento sia della cefalea che della cervicalgia, con decisa riduzione degli
analgesici dapprima e poi la totale sospensione, con riaccensione della sintomatologia per durante le
due pause (avvenute dopo 5 e 7 sedute) dopo circa 10 giorni. Le pause effettuate, e la tendenza al
ritorno della sintomatologia, spiegano l'elevato numero di sedute, da me raramente raggiunto. Al
termine comunque del ciclo il risultato era da considerare molto buono, sia per la cefalea che per la
cervicalgia, ambedue quasi scomparse con sospensione di ogni farmaco analgesico: in particolare la
cefalea, che datava da 20 anni ed era quotidiana, si era trasformata in un senso di pesantezza ogni tanto.
Il risultato raggiunto stato mantenuto per circa 3 mesi nel caso della cefalea e per circa 1 anno nel

caso della cervicalgia, senza avere effettuato altri tipi di terapie.


Un II ciclo veniva effettuato dal 26 ottobre al 3 dicembre dello stesso anno per un dolore di tipo
lombosciatalgico destro insorto circa 3 mesi prima (su una vecchissima base lombalgica), di intensit
"forte" in una scala verbale a 5 gradini (da "leggero" a "il pi forte dolore immaginabile").
Il dolore era localizzato in zona lombare e irradiato alla faccia laterale e anteriore della coscia fino al
ginocchio, raramente irradiato anche alla faccia anteriore della gamba fino alla caviglia. Alla visita vi
erano molti punti dolenti su tutta la zona riferita dolente, e vi era un segno di Lasgue positivo a destra.
I farmaci analgesici assunti erano tutti inefficaci (p. es. diclofenac, ketoprofene, acido tiaprofenico), ed
il dolore era riferito continuo e peggiorato dal movimento (come camminare). Una Rx-grafia del
rachide lombosacrale mostrava qualche osteofita su L3 e lieve antelistesi di L4 su L5, lieve coxartrosi
di destra e osteoartrosi sacro-iliaca prevalente a destra.
Le sedute sono state 15 a cadenza bisettimanale, con ponfi ed infiltrazioni intramuscolari di lidocaina
0.5 % sui numerosissimi punti dolenti (processi spinosi L5-S1, paravertebrali lombosacrali da L4 a S2,
punti di agopuntura dolenti omolaterali al dolore Vescica 54, 56 e 58, Stomaco 30, Vescicola Biliare 30
e 31).
La paziente incominciava lentamente a migliorare dalla III seduta, ed io incrementavo la stimolazione
usando aghi pi lunghi e grossi, anche sulle articolazioni sacroiliache, che sembravano in parte
responsabili, e aggiungendo altri punti, come sulla cresta iliaca, sulla parte esterna del ginocchio, sul
gran trocantere destro.
Al termine del ciclo il risultato era da considerare molto buono, con una riduzione del dolore dell'80 %
circa, ma il benessere purtroppo durava soltanto una settimana, e poi il dolore tornava. In seguito, la
paziente si rivolgeva per lo stesso motivo a vari ortopedici, che diagnosticavano una periartrite dell'
anca e infiltravano per tre volte il gran trocantere con cortisone (betametasone): ogni volta vi era un
discreto miglioramento che per durava circa 1 settimana-10 giorni.
Negli anni successivi, perdurando il dolore, veniva da me trattata, alla ricerca di un sollievo pi
duraturo, con cicli di agopuntura cinese e di laser diodico, sempre con buono ma temporaneo
miglioramento.
Nell'ottobre del '93 iniziavo a trattare con la neuralterapia un dolore toracico insorto 4 anni prima,
diagnosticato fino a quel momento da vari cardiologi come di natura anginosa, e trattato con preparati
antianginosi (diltiazem retard).
Poich alla visita trovavo dolentissima alla pressione tutta la regione mediosternale e parasternale,
ritenni il dolore di origine muscoloscheletrica e pertanto potenzialmente trattabile con la nostra
metodica.
Infiltravo in soli 3 punti (i pi dolenti) con lidocaina 0.5 % ed immediatamente si aveva un
miglioramento soggettivo ed una diminuzione della dolenzia alla pressione. A questo punto
tranquillizzavo la paziente sulla natura del suo dolore, le sospendevo il farmaco antianginoso, e

programmavo un III ciclo neuralterapeutico, con sedute da praticare questa volta ad ogni ritorno del
dolore.
La II seduta stata effettuata dopo 7 giorni, durante i quali il dolore era pressoch scomparso, con 6
infiltrazioni intramuscolari nei punti sternali e parasternali pi dolenti, la III seduta dopo altri 12 giorni
di benessere, la IV dopo 15 giorni, la V dopo 1 mese e 7 giorni, la VI dopo 4 giorni , la VII dopo 12
giorni, l'VIII dopo 16 giorni, la IX dopo 22 giorni, la X dopo 15 giorni, la XI dopo 28 giorni, la XII
dopo 1 mese e 10 giorni.
A questo punto il benessere si protratto per circa 4 mesi, con una nuova seduta il 13.10.94 (XIII) ed
un' altra dopo 3 mesi (XIV) e dopo altri 2 mesi (XV). Rivista 3 mesi dopo (giugno '95), stava ancora
bene, con un pain relief come al solito dell' 80-90 %.
Pertanto, nel caso delle mialgie toraciche, la neuralterapia sembra pi efficace che nelle altre
localizzazioni, poich ogni singola seduta controlla il sintomo anche per qualche mese.
Nell' ottobre 1994, per un nuovo peggioramento della lombalgia (che ogni anno peggiora ai primi
freddi) e per la comparsa da qualche mese di una dorsalgia (da T4 a T12), effettuavo un IV ciclo
neuralterapeutico (l' anno precedente per lo stesso motivo avevo effettuato un ciclo di agopuntura
cinese senza alcun risultato).
Visti i risultati dei cicli precedenti, buoni ma di scarsa durata, provavo un nuovo tipo di approccio,
aggiungendo al consueto ciclo terapeutico, questa volta di 12 sedute bisettimanali, un ciclo di
mantenimento con una seduta ogni 15 giorni. Al termine del ciclo iniziale vi era un netto
miglioramento della dorsalgia (pain relief dell'80 %), che permaneva fino all' ultimo follow-up del
giugno 1995, e uno stato sostanzialmente invariato della lombalgia, che iniziava lentamente a
migliorare poco dopo, durante il periodo primaverile delle sedute di mantenimento (pain relief del 2030 %: in particolare la paziente rilevava un buon miglioramento del dolore a riposo, che all' inizio era
pressoch continuo, mentre permaneva immutato il dolore camminando). Le sedute quindicinali sono
state 8, ogni volta seguite da un peggioramento la sera della seduta e da un lieve miglioramento poi,
fino al giugno 1995, quando come tutti gli anni la paziente va a passare l'estate in una vallata montana.
Questo caso indica da un lato la difficolt nella terapia di questa sindrome, e nello stesso tempo la
possibilit di ottenere dei risultati, sia pure parziali e temporanei, che permettano di alleviarne i
sintomi.
Indispensabile appare, in pazienti come questi, la disponibilit a "prendersi cura" del loro disagio, in
parte fisico ma in gran parte psicologico, e una grande pazienza nel sopportare l'andamento altalenante
dei loro disturbi ed il continuo variare degli stessi
Maggiori informazioni http://neuralterapia-in-italia.webnode.it/neuralterapia-e-dolore/

POSSIBILE RUOLO EZIOPATOGENETICO DELLE


CICATRICI NELLINSORGENZA DI SINDROMI
CRONICHE NON DOLOROSE: REVIEW

Un possibile ruolo eziopatogenetico delle cicatrici nellinstaurarsi di sindromi dolorose croniche gi


stato indagato in precedenza (1,2), mentre rimane da indagare la analoga possibilit sullinsorgenza di
sindromi croniche non dolorose. Scopo di questa review riportare i dati esistenti in letteratura a
supporto o contrari a questa ipotesi di lavoro, basata principalmente sulle intuizioni dei fratelli
Ferdinand e Walther Huneke (3), i fondatori della cosiddetta neuralterapia secondo Huneke(4-6), una
pratica medica basata sulluso a scopo terapeutico di una classe di farmaci denominata anestetici
locali, a cominciare dai pi antichi, la procaina e la lidocaina.
CASI E CASISTICHE
LA CICATRICE OMBELICALE
Weinschenk (7), ha descritto in uno studio pilota, purtroppo non seguito da uno studio pi
approfondito, i risultati ottenuti infiltrando con procaina 1 % una sola volta la cicatrice ombelicale. Sui
100 casi trattati ha osservato la sparizione duratura (follow-up di 3 mesi) di sintomi quali asma, cistiti
croniche, lombalgie, cefalee, dolori addominali nel 18 % dei casi.
Lagopuntura ombelicale. Lombelico stato considerato in modo controverso nella storia
dellagopuntura cinese. Huang Fu Mi (215 282 d.C.), nel libro (Zhen Ziu Jia Yi Jing (Classico de
Agopuntura e Moxibustione) definisce il punto da pungere nellombelico come centro dellombelico
o Qi Zhong, ma in seguito Huang proib tale punto perch, secondo la sua esperienza, era un punto
fatale. Pertanto, per circa 1700 anni, lagopuntura cinese ha proibito la puntura dellombelico, fino al
1960 circa, quando Liu Siuheu riferisce di avere trattato con successo (nel 95,4 % dei casi) lenuresi
notturna pungendo lombelico.
Lam (8) riferisce di avere trattato, con una sola seduta, 38 casi di ansia (con durata variabile tra 2
settimane e 35 anni) mediante agopuntura della cicatrice ombelicale, con risultati ottimi nel 69 % dei
casi, buoni nel 26 % e modesti nel restante 5 %; un caso di incontinenza urinaria post-chirurgica,
trattata con 6 sedute con il 50 % del risultato; un caso di pollachiuria essenziale (bambino di 4 anni con
bisogno di minzione ogni 5-10 minuti), trattata con 5 sedute giornaliere, con ritorno alla normalit; un
caso di ipertiroidismo da circa 4 anni, trattato con circa 30 sedute sempre pi distanziate per 5 mesi,
tornato alla norma.
Kidd (9) riferisce che i problemi causati dalla cicatrice ombelicale sono abbastanza sfuggenti e di
difficile interpretazione, quasi sempre strani dolori addominali, e che casi di questo genere ne osserva
2-3 allanno.

ALTRE CICATRICI
Pohlen (10) riferisce il caso di un paziente di 46 anni con insonnia, tachicardia e vampate di calore da
tempo imprecisato. Inefficaci erano state iniezioni anestetiche nella tiroide e nelle tonsille.
Uniniezione nellarea ginecologica ha provocato un forte dolore in una cicatrice da estrazione dentaria.
Dopo infiltrazione con procaina di questa cicatrice, scomparsa (con follow-up di 3 anni) dei disturbi.
Gagliardi (11) descrive il caso di un giovane con nausea e dolenzia addominale durante il movimento
di flessione laterale sinistra del tronco; nell ottobre 2011: nefrectomia destra e resezione ansa ileale;
dal febbraio 2012 comparsa dei sintomi, con TAC addome e RMN rachide negativa; pregabalin
(Lyrica) 150 mg/die inefficace. Nel maggio 2012 la cicatrice mediana xifo-pubica, dolente alla
palpazione, viene infiltrata con lidocaina 1 % 10 cc. Immediata risoluzione del sintomo, con follow-up
a 7 e 30 giorni con totale scomparsa dei sintomi.
Lewith (12), insieme ad altri 48 casi di sindromi dolorose miofasciali descrive 3 casi con vertigine,
migliorati dopo ciclo di trattamento manipolativo di cicatrici chirurgiche.
Kidd (13) descrive il caso di un elettricista di 58 anni, affetto da 7 anni da fatica cronica, iniziata
dopo un trauma sul lavoro, che ha reso necessari diversi interventi chirurgici, uno dei quali per trattare
un adenoma surrenale. Uninfiltrazione di questa cicatrice addominale con procaina 0,5 % ha
immediatamente risolto il problema per una settimana. Unulteriore infiltrazione ha risolto il problema
definitivamente.
Dosch (14) riferisce il caso di un veterinario di 31 anni, da due completamente paralizzato alle gambe
per una miastenia gravis, ovviamente dichiarato incurabile. Guarito definitivamente, con follow-up di
25 anni, con linfiltrazione della punta di un dito, in base al dato anamnestico di una puntura con un
ago infetto 8 giorni prima dellinizio della paralisi.
Ancora Dosch (15) riporta il caso di un panettiere di 39 anni, affetto da una grave forma di asma
allergica alla farina di segale, manifestatasi al suo rientro dalla guerra. Nessun trattamento, n ufficiale
n non convenzionale, era risultato efficace. Infiltrando in profondit una cicatrice della mano destra,
dove durante la guerra aveva perso tre dita, ripetuta dopo circa 1 anno per una recidiva, lasma si
immediatemente e definitamente risolta, con follow-up di 17 anni.
Kumm (16) riferisce il caso di una donna asiatica di 30 anni, che soffriva da molti anni di disturbi
psicologici, il principale dei quali era la difficolt a spogliarsi. Dopo avere infiltrato con anestetico
locale un cheloide al braccio destro, dovuto ad una ferita quando aveva 5 anni, tutti I suoi disturbi
psicologici erano scomparsi.
Bollettin (17) riferisce il caso di una donna di 42 anni, affetta da stipsi da 2 anni, risolta con una singola
infiltrazione (con lidocaina 1 %) della cicatrice addominale da parto cesareo di 6 anni prima. Follow-up
di 4 anni.
CONCLUSIONI
In questa review, necessariamente incompleta, anche perch la letteratura citata minore e
seminascosta alla Comunit scientifica internazionale, vengono riportati, escludendo i riferimenti
bibliografici dai quali non possibile risalire a dati numerici certi, 63 casi di patologie croniche non
dolorose risolti o nettamente migliorati mediante il trattamento (con anestetico locale, con agopuntura,
con manipolazioni) di una o pi cicatrici. Questi dati sembrano confermare le ormai lontane intuizioni
dei fratelli Huneke, fondatori della neuralterapia, circa il possibile ruolo eziopatogenetico delle cicatrici

nel generare sindromi croniche, dolorose e non, in zone corporee limitrofe o a distanza.
BIBLIOGRAFIA
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4. Dosch P. Lehrbuch der Neuraltherapie nach Huneke (Regulationstherapie mit Lokalanansthetika).
Heidelberg, Haug Verlag, 14. Aufl., 1995
5. Barop H. Lehrbuch und Atlas der Neuraltherapie nach Huneke. Stuttgart, Hippokrates, 1996
6. Fischer L. Neuraltherapie nach Huneke Grundlagen, Technik, praktische Anwendung. Stuttgart,
Hippokrates, 2. Aufl., 2001
7. Weinschenk S. Campo interferente en ombligo. http://www.terapianeural.com/index.php?
option=com_content&view=article&i...
8. Lam SE. Casi clinici. http://www.agopunturamultitecnica.it/?agopuntura-dellanello-ombelicale-m...
(5.2014)
9. Kidd RF. Newsletter: Neural therapy in practice. Vol. 1, n. 4, luglio 2006
http://www.neuraltherapybook.com/newsletters/1-4.php
10. Pohlen R. La mujer durante la menopausa. Congresso Internazionale di Terapia Neurale. Citt del
Messico 18-20 novembre 2000.
http://www.terapianeural.com/index.php?option=com_content&task=view&id=7...
11. G. Gagliardi. Un caso di nausea legato alla postura, resistente alla terapia medica: efficacia della
neuralterapia. www.airas.it/news/un-caso-di-nausea-legato-alla-postura-resistente-alla-... (31.8.2012)
12. Lewith K, Olsanska S. Clinical Importance of Active Scars: Abnormal Scars as a Cause of
Myofascial Pain. J Man Physiol Ther 2004; Vol. 27(6): 399-402
13. Kidd RF. Fatigue. Newsletter Neuraltherapy in practice, vol. 2, n. 3, marzo 2007
14. Dosch P. Lehrbuch der Neuraltherapie nach Huneke (Therapie mit Lokalanstehtika). Haug Verlag,
Heidelberg, 1981, pag. 129-130
15. Dosch P. Lehrbuch der Neuraltherapie nach Huneke (Therapie mit Lokalanstehtika). Haug Verlag,
Heidelberg, 1981, pag. 131
16. Kumm R. https://www.facebook.com/groups/200346113312971/851266474887595/?notif_t...
24.5.2014
17. Bollettin R. Caso di stipsi cronica trattato mediante infiltrazione con lidocaina di una cicatrice
addominale. Comunicazione orale 7.2014
Barbagli P. Possibile ruolo eziopatogenetico delle cicatrici nella genesi di sindromi croniche non
dolorose: review. Atti del XXIX Congresso SIRAA, Brescia 10-11.10.2014 ( Eds G. Lupi, A. Losio,
G.C. Bazzoni), pag. 43-45.

Dear Colleague:
Do any of your patients suffer from funny abdominal pain? This month I want to
discuss
an often-overlooked part of our anatomythe umbilicusand its potential importance in
clinical medicine. Some of its properties are surprising, at least to me, and can be keys
to
an otherwise unexplainable pain syndrome.
Contemplating the navel
The umbilicusOK, the belly buttonis receiving more attention than ever before.
Navel
rings seem to be a fashion statement by a whole generation of young women. And in
some
circles, the navel is not just a belly button; it is an inny or an outy. One is
supposed
to be prettier than the other, but I forget which one.
My interest in the umbilicus is not entirely an idle one. This funny little scar is not just a
reminder of an early stage of our lives. It is also energetically important and can be the
source of an unusual abdominal pain syndromemore about that later.
Beyond skin deep: The navel is an energy portal
In Oriental medicine, the umbilicus is considered one of the major energy portals into
the
body. The middle of the umbilicus is an important acupuncture point (Conception Vessel
8)
and is considered a forbidden point, i.e., it should not be treated with a needle.
There is
also a school of acupuncture that uses a set of points around the umbilicus, much as ear
acupuncturists use points in the external ear.
In autonomic response testing (See chapter 4 of my book, Neural Therapy: Applied
Neurophysiology and Other Topics www.neuraltherapybook.com the sensitivity
of the umbilicus to energy emitted from the palm of the hand is used to test the general
responsiveness of the whole autonomic nervous system. Placing the palm of the open
hand slightly above the umbilicus should, in a healthy person, trigger an autonomic
response
(a weakening of an indicator muscle).
Western medicine has shown little interest in the umbilicus, perhaps because it is
considered a vestigial organ. Like the appendix, the umbilicus can cause problems under
certain circumstances. But unlike the appendix, which can be a source of serious
disease,
the problems caused by the umbilicus are subtle and probably hardly ever diagnosed
(outside of neural therapy circles).
The umbilicus can harbor an interference field
In my practice, I find perhaps two or three cases a year of an interference field in the
umbilicus. The patient is nearly always female and has had many years of intermittent
abdominal pain. The pain is usually crampy, diffuse and difficult to describe. In some
cases, it is accompanied by nausea or diarrhea. Most patients with this condition have
had extensive investigations, sometimes beginning in childhood.
Very little is found on physical examination. However, there is one characteristic finding

that seems always to be present. When the examining hand approaches the umbilicus,
the patient will register a peculiar apprehension and will often try to push the hand
away. The reaction is similar to that of extreme ticklishness, but the feeling is not that
of a tickle. The patient has trouble explaining why the umbilicus feels so vulnerable and
may even be embarrassed by her own behavior.
Autonomic response testing will confirm that the umbilicus is an interference field.
Treatment is injection of procaine into the skin surrounding the umbilicus. It is not
necessary to infiltrate deep into the umbilicus.
Response is the same as that from treatment of any other interference field. Relief of
pain
may last a day, a week, a month or even longer. Repeat treatments are increasingly
effective and eventually the pain relief is permanent.
I have seen one case of acquired interference field at the umbilicus in an elderly man
with
ascites. Presumably the increased abdominal pressure caused mechanical stress at the
umbilicus. Backache resulted, and treatment of the interference field relieved the
backache.
However, a permanent response did not occur until the ascites was treated and the
pressure on the umbilicus was relieved.
______________________________________________________________________
______
I welcome your feedback on the umbilicus, especially if you are knowledgeable about
Chinese medicine. And heres a reminder that I am always interested in your case
reports, comments, questions and other contributions. With your permission, I will
feature them in this newsletter and/or on www.neuraltherapybook.com. Please e-mail
me at drkidd@neuraltherapybook.com.
______________________________________________________________________
______
Time is running out Register for my Introduction to Neural Therapy Course,
Sept. 15-16, in Chicago
My September neural therapy introductory course is coming up fast. If youd like to
join
me at Chicagos Hilton Garden Inn for a two-day, hands-on introduction to neural
therapy
diagnosis and treatment, please act now. (Hotel rooms are being held until Aug. 15, and
will be hard to find after that date.)
For course information or to register, please call my office at 613-432-6596, or visit
www.neuraltherapybook.com/courses Tuition is $600 USD.
Rooms at the Hilton Garden Innjust steps from Chicagos Magnificent Mileare
available
at a special group rate of $189 per night until Aug. 15. For reservations, please call
312-595-0000 or 1-800-HILTON and ask for the Neural Therapy group rate.
Already have neural therapy training? Come to the mid-winter Neural Therapy
retreat, Feb. 9-10, 2007

Plans for a mid-winter neural therapy retreat are taking shape. If you have taken at
least one neural therapy course (from Dr. Klinghardt or me), you are welcome to
attend. The program will be informal: a few lectures, perhaps some invited guests,
demonstrations, clinic time and opportunities to ask questions.
If you would like to present a free paper, please contact me. Or if you or a family
member have an intractable medical problem you would like to have checked out,
this might be the time and place to do it.
The Feb. 9-10, 2007 retreat will be held at Sam Jakes Inn, (www.samjakesinn.com)
Merrickville, Ontario, Canada.
Merrickville is a little country town situated by the historic Rideau Canal, about 45
minutes south of Ottawa. During the summer it is a lively place, a favorite getaway for
tourists and boaters. During the winter it is quiet and not much goes ona perfect
place for a get-away-from-it-all retreat. The inn is cozy and comfortable and the
food is excellent.

IL DAI MAI ED IL SUO PUNTO DI COMANDO: ZU LIN QI


GB 41
Come accennato negli scorsi numeri della nostra rivista ci occupiamo dei punti di comando dei
meridiani straordinari.
Si tratta di un gruppo di meridiani che hanno funzioni straordinarie: sono cio associati (anche) a
patologie in relazione con la procreazione, fisica e psicologica.
In questo numero ci occupiamo del Dai Mai, il Vaso Cintura, che uno dei pochi meridiani a decorso
orizzontale. Infatti si chiama vaso cintura perch percorre come una cintura la zona attorno ai
fianchi.
Per capirne il significato in medicina classica cinese si pu fare il paragone con i covoni di grano:
questo viene raccolto in fasci e la cintura gli permette di reggersi in piedi.
In realt vengono descritti 2 circuiti sempre circolari ma con significati funzionali diversi.
Il primo proprio la cintura ed costituito dai punti che si trovano tutti a livello dell ombellico: GV 4
Ming Men, BL 23 Shen Shu, GB 25 Jing Men, GB 26 Dai Mai SP 15 da heng, ST 25 Tian Shu
KI 16 Huang Shu e CV 8 Shen Que.
Questo primo tragitto descrive la funzione di consolidamento, di reggersi in piedi nonostante le
difficolt, come nell esempio dei covoni di grano.
Il secondo tragitto comprende LR 13 Zhang men, GB 26 Dai Mai, GB 27 Wu Shu, GB 28 Wei dai
per poi risalire a CV 8 Shen Que. Questo secondo tragitto sottolinea la funzione di drenaggio, di
depurazione (fisica e psicologica). E la principale via per liberarsi dalle tossine che ci avvelenano la
vita.
Comunque sia entrambi i circuiti sono attivati dal punto di comando che posto nel piede: 41 GB
Zu lin Qi (versare le lacrime).
Fra i sintomi trattati da questo meridiano vi sono, in primis, disturbi della sfera genitale. Ricordiamo la
leucorrea, cisti ovariche, vaginiti, endometriosi, dismenorrea, spasmi uterini: Terapia GB 41 Zu Lin
Qi, GB 26 Dai Mai, GB 27 Wu Shu GB 28 Wei dao.

Un sintomo particolare la amenorrea dopo dimagramento che risponde praticamente sempre a questo
trattamento aggiungendo ST 36 Zu Lin Qi e ST 41 Jie Zi.
Molte altri sintomi e ricette sono ricordati nei classici. Tra queste ricordiamo la lombalgia trasversale
lombosacrale irradiata anteriormente verso laddome con particolare difficolt nei movimenti di
rotazione. Spesso vi associazione con la stipsi. Trattamento: GB 41 Zu Lin Qi, GB 26 Dai Mai,
TE 5 Wai Guan, LR 5 Li Gou
Un altro sintomo molto frequente legato a questo meridiano lattacco di panico e pi in generale l
ansia e le fobie. Per trattare questo tipo di disturbi sono previste due sequenze. La prima riguarda il
meridiano in questione; la seconda interessa un suo vaso secondario che va trattato dopo 3-4 sedute
della prima sequenza.
1 sequenza Dai Mai: GB 41 Zu Lin Qi, GB 26 Dai Mai, LR 5 Li Gou
2 sequenza Bao Mai (che un vaso secondario del Vaso Cintura) BL 15 Ge Shu, CV 17 Shan
Zhong, GV 9 Zhi Yang, SP 21 Da Bao, LR 9 Yin Bao

El aminocido serina mantiene la


homeostasis celular en el Sistema
Nervioso Central (SNC).
La serina es un aminocido no esencial (el cuerpo lo
produce por s mismo), fundamental para nuestro
organismo ya que es necesario para la formacin de la
mielina que cubre los nervios situados en el cerebro,
para el metabolismo de las grasas y cidos grasos ,
para el funcionamiento del ADN y el ARN, para la
formacin de anticuerpos o inmunoglobulinas, con lo
cual permite mantener un buen sistema inmunolgico.

LOS NERVIOS SON COMO CABLES


ELECTRICOS
La serina hace parte de las protenas que en el
cerebro forman la capa que cubre y asla los nervios

situados en el cerebro evitando as que entre ellos se


produzca algn contacto que genere algn "corto
circuito", valga la expresin. Los nervios son anlogos
a unos verdaderos "cables" elctricos conductores o
transmisores de mensajes a otras partes del cuerpo.
La capa aislante que los cubre son las vainas de
mielina.
Sin serina suficiente estas vainas adelgazan o
desaparecen por completo, dando lugar a una
incapacidad de los nervios para transmitir los
mensajes a las otras partes del cuerpo. Se presentan
entonces aquellas enfermedades conocidas como
desmielinizantes (esclerosis mltiple,enfermedad de
Charcot-Marie-Tooth, por ejemplo).

LA

SERINA
ES
FOSFOLIPIDOS.

COMPONENTE

DE

LOS

Fosfolpidos, es un tipo especial de lpido (grasa). Son


los componentes primarios de las membranas
celulares en donde juegan un papel muy importante,
ya que controlan la transferencia de sustancias
hacia el interior o exterior de la clula. Tremenda
tarea
!
Los fosfolpidos, estn compuestos por cidos grasos y

un cido fosfrico (de all su nombre: fosfo y lpidos).


La parte de los fosfolpidos correspondiente a los
lpidos (grasa) es naturalmente, insoluble en agua
(hidrofbica) y la correspondiente a los fosfatos es
soluble en agua (o hidroflica).
Estos compuestos que tienen la caracterstica de ser
simultneamente solubles en agua y en lpidos son
conocidos como anfipticos.
Esa condicin estructural hace posible que los
fosfolpidos participen en el intercambio de sustancias
entre un sistema acuoso y un sistema lipdico,
separando y aislando a los dos sistemas, a la vez que
los mantiene juntos.
La
la

serina

es

un

fosfatidilserina

componente

(FS),

primario
el

de

principal

fosfolpido soluble en grasa endgeno en el cerebro,


que determina la integridad y fluidez de las
membranas celulares o el medio ambiente interno de
las clulas, fundamental para la comunicacin de
clula a clula, la regulacin del crecimiento celular,
etc. Se ha demostrado que fosfatidilserina eleva el
humor y mejora la memoria y agudeza mental. La
FS es uno de los cuatro (4) fosfolpidos o sustancias
grasas que forman una capa protectora de las clulas

cerebrales, siendo de mucha utilidad en el Alzheimer,


el Parkinson, la depresin, la ansiedad, mala
memoria y en trastornos de dficit de atencin.
La FS, es determinante de la integridad y fluidez de
las membranas celulares o del medio ambiente
interno de las mismas y fundamental para la
comunicacin intercelular.
La Fosfatidilserina es el principal fosfolpido del
cerebro, vital para su estructura y funcionamiento. Un
aporte adecuado de fosfatidilserina y fosfolpidos al
sistema nervioso central es indispensable para una
correcta conexin entre las clulas y para un
adecuado desarrollo de los procesos mentales.
La Fosfatidilserina ha demostrado que mejora la
memoria y la agudeza mental, tanto en jvenes como
en adultos y ancianos, mejora la prdida de memoria
asociada a la edad, los sntomas de la demencia senil
y contribuye a reparar los daos cerebrales que se
producen en la enfermedad de Alzheimer.

LA SERINA ES ANTIDEPRESIVA.
Adems, la presencia de serina se requiere para crear
el triptfano que a su vez se utiliza para producir
serotonina, la hormona de la felicidad. La serotonina,
a su vez, es precursora de la melatonina y por ultimo

del DMT (dimetil triptamina), de la que hablamos en


nuestro artculoLa pineal: nuestro chaman y el
camino de la luz.
La depresin y la ansiedad estn relacionadas con la
falta cualquiera de serotonina y triptfano en el
cuerpo. Para que el cuerpo humano pueda producir
este aminocido, deben estar presentes el cido flico,
vitaminas B3 y B6 .

OTRAS FUNCIONES DE LA SERINA.


Este aminocido tambin ayuda a la produccin de
anticuerpos y la inmunoglobulina, los cuales son
esenciales para un sistema inmunolgico saludable.
Junto con alanina y glicina ayuda a estabilizar el
azcar
sanguneo.
Es
un
importante hidratante
de
la
piel.

correcto metabolismo
grasas y cidos grasos.

Es necesario para el

de

las

Estimula la sntesis de glucosa en el hgado y evita


la hipoglucemia reactiva
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%3A+QisomaMedicinaBioenergeticajoaqunTehernL+%28QISOMA+
%3A+MEDICINA+BIOENERGETICA+%28Joaqu%C3%ADn+Teher%C3%A1n+L
%29%29#sthash.aozdJtma.dpuf

Revisin bibliogrfica de Terapia Neural


por especialidades
Mster en Terapia Neural y Odontologa Neurofocal 2013
15

ndice
Pg.
Resumen
........................................................................................................................
I
V
Summary
............
.............................................................................................................
V
Introduccin
....................................................................................................
...........
.
.
...
.
1
Metodologa de
la bsqueda
...............................................................................
............2
Revisiones bibliogrficas por especialidades
.............................................
.................
...
3
1.
TN y Ciruga
general
.....
................
................................................................
3

Neuraltherapie bei Cholezystopathien


. Hippokrates 1957, Heft 10: 304
308
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2.
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Estudio de intervencin sobre el dolor subagudo y crnico en atencin


primaria: una aproximacin a la efectividad de la terapia neural.
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43(11)
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604
610
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Terapia neural en trabajadores con gonalgia que acudieron a la consulta


externa de fisiatra en un hospital publico. 2011
2012
(Trabajo original)
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Efectividad y complementariedad de las infiltraciones y la terapia neural


segmental para el
tratamiento del hombro doloroso. Butllet: Vol 31:Iss
1, Article 2
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M
anejo de los desordenes musculoesqueleticos de miembro superior con
terapia neural: una revisin de la literatura
(Trabajo original).

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reumatoide. Revisin sistemtica de la literatura y meta
anlisis.
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pp. 234
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Diciembre de 2012
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Propuesta de modificacin del algoritmo europeo de manejo de la


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inespec
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Terapia del dolore articolare e periarticolare del ginocchio con anestetici


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FoKom 2/13

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....
18

Actualizacin en los tratamientos alternativos en el sndrome de dolor


disfuncin craneomandibular.
RCOE. Revista del Consejo General de
Colegios de Odontlogos y Estomatlogos de
Espaa , 1997, vol. 2,
nm.
5, p. 381
392
.

Results of dental amalgam removal and mercury detoxification using


DMPS and neural therapy
.
Altern
Ther Health Med.

2000 Jul;6(4):49
55.

Utilidad de la terapia neural en sepsis de conductos radiculares 2008


2009.
Multimed 2009; 13(3
4)Julio
Diciembre
.
9.
TN y Oftalmologa
................
......................................................................
.
20

Manejo del blefaroespasmo


con terapia local con procana.
Revista
Sociedad Colombiana de Oftalmologa
Volumen 40 (3): 350
361, jul
Septiembre 2007
.

10.
TN y Oncologa
................
...........................................................................
.
20

Procana, epigentica y terapia neural en el cncer, una alternativa


teraputica?.
MED. UIS. 2011; 24(2): 173
80.

Terapia neural como tratamiento contra el dolor en la


displasia mamaria
cclica de grado II.
Rev.
Cubana Cir 2007; 46 (3)
.

11.
TN
y Otorrinolaringologa (ORL
).................
...........................................
.
21

Resultados de la Terapia Neural en l


as Faringitis Crnicas.
Archivo
Mdico De Camagey
2007; 11 (2) Issn 10250255
.

Die Novocain
Neuraltherapie des Ganglion Stellatum als Behandlungs
methode auf dem Gebiete der Hals
Nasen
Ohren
Krankheiten.
Indikation und Erfahrungen
Aus der Universittsklinik fr Ohren
,
Nasen
und Kehlkopfkrankheiten, Hall
e/Saale; 76
87.

Neuraltherapie bei Tinnitus


. Therapeutische Erfahru
ngsberichte. WMW
Vol. 133 21/1983: 545
7.

Una innovacin teraputica en papilomatosis larngea


.
Rev
Med Hondur;
67(1): 45

51, ene.
mar.1999.Ilus.
12.
TN y Urologa
.........
.....................................................................................22

Neuraltherapie der Prostata

Fallberichte aus der Praxis


.
Komplementare und integrative Medizin. Vol.49 Iss.8, 2008; pp 26
30.
Gerd H. Drob....
Resultados
........................................................
.............................
...........................
......
23
Conclusiones
...........................
......................................................................
.................
32
Confli
cto de intereses
.............
.......................................................................................32
Referencias bibliogrficas
.............................................................................................33

Metodologa de la Bsqueda
La informacin registrada en la presente revisin fue extrada a partir de buscadores
como Pubmed, Dialnet, Elsevier, Equator network, SciELO, Bireme, Google
Acadmico con bases de datos en MEDLINE, JAMA, BMJ, Atencin Primaria,
Revista
cientfica Ciencia Mdica, BMC Medicine, LILACS, IBECS, L Biblioteca Cochrane,
Lancet, etc incluidos en la Biblioteca Nacional de Medicina y lo Institutos Nacion
ales
de la Salud des del ao
1946 hasta Febrero 2015.
Se utilizaron los siguientes tr
minos de bsqueda:
Terapia neural, medicina alternativa,
Huneke, procaina.
Se hallaron 100 artculos provenientes de informacin precisa y basada en evidencia
cientfica segn criterios de elegibilidad establecidos, de los cuales slo han cumplido

criterios de inclusin par


a el estudio 41
artc
ulos.
De los
41
artculos
incluidos 1 estaba relacionado con
TN y Ciru
ga general, 15
con
TN y COT, 1 con TN y Dermatologa, 3 con TN y Gineco
loga
,2
con TN y Nefr
ologa,
1 con TN y Neumologa, 7
con TN y Neurologa, 3
con TN y Odontologa, 1 con TN y
Oftal
mologa, 2 con TN y Oncologa, 4
con TN y ORL y 1 con TN y Urologa.
Usando esta informacin se lleva a cabo el anlisis
Estudio de intervencin sobre el dolor subagudo y crnico en atencin primaria:
una aproximacin a la efectividad de la terapia neural
.
Aten Primaria.
2011;
43(11)
:604
610
Resumen
Objetivo
:
Evaluar la efectividad de la TN para disminuir el dolor y el consumo de
frmacos.
Dise
o
:
Estudio de intervencin antes
despus.
Emplazamiento
:
CAP de
Llefi en Badalona (Barcelona).
Participantes:
82 pacient
es con edades entre 25 y 85

a
os que presentaban
dolor que no remiti despus de al menos un mes de evolucin.
Mediciones principales
:
Se recogieron datos para la valoracin de las variaciones del
dolor y sobre el consumo de frmacos antes de la intervencin y despus a las 2
semanas, 3 meses y 6 meses
mediante entrevista personal y para el dolor mediante la
escala visual analgica (EVA).
Resultados
:
EVA media preintervencin: 7,94 (DE:
1,68), EVA media a las 2 semanas 4,63 (DE: 2,79), a los 3 meses 3,74 (DE: 3,17) y a
los 6 meses 3,48 (DE: 3,27)
(p < 0
,001 en las 3 comparacio
nes, mediante test de
Wilcoxon). En cuanto al consumo de frmacos despus de la intervencin, un 74,4%
de
los pacientes lo redujeron a las 2 semanas, un 76,8% lo redujeron a los 3 meses y un
80% a los 6 meses.
Conclusiones:
La TN p
uede ser eficaz en disminuir el dolor as como el consumo de
frmacos. Faltaran ensayos clnicos que lo confirmaran.
2010 Elsevier Espa
a, S.L.
Todos los derechos reservados.
*Terapia neural en trabajadores con gonalgia que acudieron a la consulta
externa
de fisiatra en un hospital publico
. 2011
2012
(Trabajo original)
Resumen
Los trastornos musculoesquelticos y particularmente las lesiones osteoarticulares de
la rodilla que cursan con gonalgia; constituyen una causa muy importante de dolor,
discapacidad y limitacin funcional en los trabajadores e impone una sobrecarga
fsica
y econmica para el trabajador y las empresas. debido a esto, se han propuesto
diversas terapias alternativas en el abordaje del dolo; una de ellas es la terapia
neural
de Huneke. El
objetivo
fundamental de este trabajo, consisti en evaluar como la
terapi
a neural de Huneke, poda influir en el dolor, la fuerza muscular y la
discapacidad funcional en trabajadores con gonalgia.

Metodologa
: se seleccion una
muestra constituida por 200 trabajadores con gonalgia que acudieron a la consulta
externa de fisiatr
a del hospital Dr Domingo Guzmn Lander de la ciudad de
Barcelona, en el lapso de noviembre 2011
febrero 2012 y que cumplieron con los
criterios de inclusin y exclusin para este estudio. Se les aplic una sesin semanal
de
esta terapia neural durante
6 semanas consecutivas y se determin el efecto de la
misma en los parmetros clnicos antes descritos.
Resultados
: con la aplicacin
seriada semanal, se obtuvo a partir de la tercera semana una disminucin importante
del dolor, del edema, de la limitacin
funcional y un incremento considerable de la
fuerza muscular, lo cual produjo un aumento importante de la capacidad funcional y a
su vez recuperacin ms rpida del cuadro clnico en la muestra estudiada.
Conclusiones:
la terapia neural constituye una exc
elente alternativa en el manejo de la
gonalgia de diversa etiologa; fcil de aplicar, de bajo costo y mnimos efectos
secundarios. Se sugiri que la misma puede ser incluida en la prctica mdica
ocupacional, a fin de evitar la discapacidad en el trabajad
or, logrando de esta manera
el reintegro laboral a sus actividades habituales y por ende una mejor calidad de
vida.
Palabras claves
: terapia neural, gonalgia.
Efectividad y complementariedad de las infiltraciones y la terapia neural
segmental para
el tratamiento del hombro doloroso
. Butllet: Vol 31:Iss 1, Article 2
Resumen
Objetivo
: Describir cuanto podra mejorar la sintomatologa del hombro doloroso si
utilizamos las infiltraciones y la terapia neural segmental de forma complementaria.
Emplazamiento:
Centro de Atencin Primaria Badalona
6 (Barcelona).
Participantes:
46 pacientes entre 24
82 aos, con hombro doloroso sin remisin tras al menos un mes
de tratamiento farmaco
lgico y rehabilitacin domici
liaria.

Mediciones principales:
se
r
ecogieron datos para cuantificar dolor mediante la escala visual analgica (EVA) y
sobre consumo de frmacos mediante entrevista personal.
Resultados
: En 27 iniciamos
la intervencin infiltrando y 19 con terapia neural. Media de meses del dolor previos a
l
a intervencin: 12,93 (Desviacin Estndar DE: 20,42). EVA media pre
intervencin:
7,67 (DE: 1,63), mejora de la EVA media (diferencia entre EVA media inicial y EVA
media post
intervencin) a las 2
4 semanas 4,33 (DE: 2,80) a los 3 meses 5,71(DE:
2,92) y a
los 6 meses 5,89 (DE: 2,90), porcentualmente: 54.53%, 71.25% y 73.13%. En
el consumo farmacolgico para el dolor detectamos un 70% de reduccin a las 2
4
semanas, un 72% a los 3 meses y un 74% a los 6 meses. A 10 pacientes (21,73% del
total, 6 que iniciar
on la intervencin con terapia neural segmental y 4 que la iniciaron
con infiltraciones) se realiz la otra tcnica por falta de mejora con la primera, el 90%
de los cuales mejoraron ms
del
75% su sintomatologa.
Conclusiones:
Nuestros
resultados
sugiere
n que la terapia neural y las infiltraciones probablemente son tiles
para disminuir dolor y consumo farmacolgico en el hombro doloroso, especialmente
utilizndose de forma complementaria.
Palabras clave:
hombro doloroso, terapia neural, infiltracin, at
encin primaria, gasto
sanitario.
* Manejo de los desordenes musculoesqueleticos de miembro superior con terapia
neural: una revisin de la literatura (Trabajo original)
Resumen
Los trastornos musculoesquelticos (TME), se definen como un grupo de condiciones
que incluye a los nervios, tendones, msculos y estructuras de soporte como los
discos
intervertebrales. Los TME son la principal causa de morbilidad y discapacidad laboral
t
anto en Colombia como a nivel mundial; presentan en comn el dolor como

consecuencia y como sntoma precursor de una enfermedad ms severa ; su


tratamiento
vara de acuerdo a la parte del cuerpo afectada, abarcando el uso de frulas, terapia
fsica o la ci
ruga de acuerdo a la severidad y la evolucin de la patologa. Dentro de
los tratamientos alternativos se incluye la terapia neural, la cual acta directamente
sobre el sistema nervioso, con el uso de la procana, la bsqueda del campo
interferente y con
su visin integral del paciente. Al ser el dolor el sntoma comn entre
este tipo de desrdenes y el sistema nervioso el principal integrador de rganos y
tejidos del cuerpo adems de jugar un papel importante en la fisiopatologa del dolor,
es vital tener
en cuenta este tipo de tratamientos en el manejo de estas patologas y
aunque algunos estudios han demostrado su eficacia, an son escasas las evidencias
por lo que se hace necesario realizar ms investigaciones a futuro que demuestren su
verdadera efecti
vidad y con ello ampliar el nmero de herramientas teraputicas que
permitan controlar este tipo desrdenes.
Medicina alternativa en el tratamiento de la osteoartrosis y artritis re
umatoide.
Revisin sistemtica de la literatura y meta
anlisis.
Rev. Colomb. Reumatol.
vol.
19 nm. 4
pp. 234
244
Diciembre de 2012
Resumen
Antecedente
s:
Las medicinas y terapias alternativas son empleada
s con frecuencia en
los pacien
tes que padecen de osteoartrosis y artritis reumatoide como tratamientos
nicos o alternativos. No se ha realizado una revisin sistemtica que explore la
mejor
evidencia disponible, hasta la actualidad, sobre la eficacia de medicinas y
teraputicas
altern
ativas de uso frecuente.
Objetivo
:
Analizar la evidencia disponible sobre el uso de
las m
edicinas y teraputicas alterna
tivas (acupuntura, homeopata, terapia neural,
campos electromagnticos, medicina ayurveda, cartlago de tiburn, osteopata,

yoga,
medi
tacin) en el manejo de pacientes con osteoartritis y artritis reumatoi
de.
Materiales y mtodos
:
Se realiz una revisin sistemtica de la literatura. La bsqueda
se efectu en las bases de datos Pubmed, Ovid, Cochrane library y LiLacs, adems se
incluyero
n revisiones sistemticas y ensayos clnicos publicados entre los aos 1998 y
2012 en idiomas ingls y espaol. Se realiz un anlisis de calidad de los estudios
utilizando el instrumento SIGN y se analiz la informacin con un enfoque cualitativo
y
cuanti
tativo. Se tuvieron en cuenta desenlaces clnicos y paraclnicos. Se realiz un
anlisis por subgrupos para la osteoartrosis y la artritis reumatoide.
Resultados
:
A
travs de la bsqueda se identificaron 11 estudios en los que se evaluaron la acu
puntura,
la homeopata y la medicina ayurveda. No se encontr evidencia sobre el uso
de otras de las alternativas teraputicas evaluadas en esta revisin. La acupuntura
mostr algunos beneficios en el manejo de pacientes con osteoatrosis, sin embargo,
no
se encont
raron comparaciones con analgsicos. Algunos geles homeopticos tienen una
eficacia similar al gel de piroxicam en el manejo del dolor en pacientes con
osteoartrosis. Algunos medicamentos de la medicina ayurveda son superiores al
placebo en el manejo de pa
cientes con osteoartrosis. El efecto de los tratamientos en
pacientes con artritis reumatoide no mostr beneficios significativos.
Conclusin
:
No
existe evidencia que permita recomendar el uso del yoga, meditacin, cartlago de
tiburn, terapia de campos e
lectromagnticos y terapia neural en el manejo de
pacientes con osteoartrosis y artritis reumatoide. La acupuntura no es eficaz en el
manejo de pacientes con artritis reumatoide. Se requieren ms estudios para evaluar
la
recomendacin del uso de la acupunt
ura y de la medicina ayurveda en el manejo de
pacientes con osteoartrosis.
Modificaciones en la calidad de vi
da en pacientes con dolor osteo
muscular
tratados con
terapia neural en la consulta externa (Trabajo original).

Resumen
El presente trabajo identifica las modificaciones en la calidad de vida de pacientes
con
dolor osteomuscular posterior al tratamiento con terapia neural.
Se realiz en el municipio de Mira
flores Boyac con una muestra de 64 pacientes,
67.2% mujeres y 32.8% hombres, quienes asistieron a consulta externa. El rango de
edad est entre los 22 y hasta los 82 aos con un promedio de 58.3 aos; y siendo
los
diagnsticos ms frecuentes Osteoartritis
y Lumbalgia.
A cada paciente se le aplic el cuestionario sobre calidad de vida SF
36 antes y
despus del tratamiento, el cual se realiz con un mnimo de 2 consultas y mximo 5,
en
promedio se aplic cada 1.44 semanas, con un mnimo de 1 y mximo 4 sema
nas.
En general se encontr una mejora significativa de la puntuacin en la subescalas
de:
actividades fsicas, desempeo fsico y salud general. Es decir, en tres de las
categoras
evaluadas por la escala de calidad de vida SF
36
Se concluye que el us
o de la terapia neural en el manejo del dolor musculoesqueltico
puede recomendarse pero es necesario desarrollar otros estudios del tipo ensayo
clnico controlado ya que la no aleatorizacin del estudio lo hace susceptible a
errores.
Palabras clave:
cali
dad de vida, terapia neural, dolor, dolor osteomuscular,
cuestionario de salud.
*
Patient satisfaction of primary care for musculoskeletal diseases: A comparison
between Neural Therapy and conventional medicine
.
BMC Complementary and
Alternative Medicine
2008,
8
:33
Abstract
Background:
The main objective of this study was to assess and compare patient
satisfaction with Neural Therapy (NT) and conventional medicine (COM) in primary
care for musculoskeletal diseases.
Methods:
A cross

sectional study in primary care for


musculoskeletal disorders covering 77 conventional primary care providers and 18
physicians certified in NT with 241 and 164 patients respectively. Patients and
physicians documented consultations and patients co
mpleted questionnaires at a one
month follow
up. Physicians documented duration and severity of symptoms, diagnosis,
and procedures. The main outcomes in the evaluation of patients were: fulfillment of
expectations, perceived treatment effects, and patient
satisfaction.
Results:
The most
frequent diagnoses belonged to the group of dorsopathies (39% in COM, 46% in NT).
We found significant differences between NT and COM with regard to patient
evaluations. NT patients documented better fulfilment of treatment
expectations and
higher overall treatment satisfaction. More patients in NT reported positive side
effects
and less frequent negative effects than patients in COM. Also, significant differences
between NT and COM patients were seen in the quality of the p
atient
physician
interaction (relation and communication, medical care, information and support,
continuity and cooperation, facilities availability, and accessibility), where NT patients
showed higher satisfaction. Differences were also found with regard
to the physicians'
management of disease, with fewer work incapacity attestations issued and longer
consultation times in NT.
Conclusion:
Our findings show a significantly higher
treatment and care
related patient satisfaction with primary care for musculo
skeletal
diseases provided by physicians practising Neural Therapy.
Resultados de la aplicacin de la terapia neural en la lumbalgia inespecfica
(Artculo original).
Resumen
Fundamento
: el dolor lumbar es un problema a nivel mundial, y sus consecuencias han
alcanzado proporciones relevantes. En EEUU es la pri
mera causa de discapacidad
fsica y de consulta mdica.
Objetivos
: determinar la eficacia de la terapia neural en el
tratamiento de la neuralgia inespecfica.

Mtodos
: se realiz un ensayo clnico abierto,
multicntrico y prospectivo en 34 pacientes, diagn
osticados con lumbalgia inespecfica,
en el periodo comprendido desde Abril 2007 hasta Diciembre 2007. Los instrumentos
evaluativos utilizados fueron: escala analgica visual para Lumbalgia y Ciatalgia,
Cuestionarios de calidad de vida especficos: Oswestr
y y RolandMorris para dolor y
discapacidad por lumbalgia respectivamente. Para el procesamiento de la informacin
se utiliz el paquete estadstico SPSS para Windows y como tcnicas estadsticas, la
media aritmtica, la desviacin tpica, dcima Kolmogoro
v

Smirnov y la dcima
t- students.
Resultados
: se estudiaron 34 enfermos. Se obtuvo una reduccin de la
escala analgica visual para lumbalgia de 5,23 puntos y para ciatalgia de 3,88
puntos,
el Oswestry arroj una reduccin del 36,1% en dolor y el Roland
Morris 11 puntos
menos en discapacidad por lumbalgia que al inicio del tratamiento.
Conclusiones
: se
demostr la eficacia de la terapia neural en la lumbalgia inespecfica por lo que se
propone como mtodo neurorreflejoterpico.
DeCS
: DOLOR DE LA REGIN LUMBAR; RESULTADO DEL TRATAMIENTO;
CALIDAD DE VIDA; ENSAYO CLNICO; ESTADSTICAS DE SALUD

EL CUARTO SISTEMA
La ciencia no termina de aceptar la hiptesis de que , detrs del universo que
conocemos, existe un fenmeno que denominamos energa. Este factor invisible tiene la
funcin de generar y entretener la vida. En los seres vivos, esta energa se diversifica y
es la responsable de mantener la salud de los sistemas para que los organismos puedan
realizar su funcin. Cuando el sistema energtico entra en desequilibrio aparece la
enfermedad.
A pesar de los recelos de la ciencia moderna, valiosa pero cegada por la cuantificacin y
el laboratorio, la Medicina Tradicional China (M.T.C.) lleva unos cuantos miles de aos
trabajando sobre los campos energticos humanos, previniendo y sanando las
enfermedades ms diversas.
En esta lnea de actuacin la llamada medicina vitalista y bioenergtica, representada
en nuestro pas, entre otras, por la escuela del Dr. Nogueira, que tiene sus
fundamentos en la M.T.C. ha venido teorizando sobre la existencia de, lo que ellos
llaman, el cuarto sistema.

Existen tres sistemas jerarquizados, aceptados totalmente por la ciencia, que en


sentido descendente, seran:
A) SISTEMA NERVIOSO

B) SISTEMA ENDOCRINO

C) SISTEMA VASCULAR

Estos tres sistemas produciran un efecto en cascada, inicindose siempre los


desequilibrios de arriba a bajo. El origen de la enfermedad siempre se detecta en el
sistema nervioso, de ah la teora de los ndulos de Hammer, y finalmente el
desequilibrio se vuelca, va endocrina, en la sangre, y de ella al cuerpo y a sus sistemas
tisulares.
La escuela bioenergtica preconiza un sistema por encima de estos tres, un sistema
energtico bioelctrico, que sera la causa primera de desequilibrios que
posteriormente dan forma a las diversas patologas. Es sobre este cuarto sistema
sobre el que incide la acupuntura y dems disciplinas que trabajan sobre el campo
energtico y sus vas virtuales.
Podramos abundar ms en esta lnea remitindonos a los estudios filosfico-esotricos
que nos describen otros sistemas por encima del bioelctrico o energtico, como seran
los planos y cuerpos emocionales, mentales, etc..., y que igualmente actuaran en
cascada, de arriba hacia a bajo, explicando como el componente intelectual y emocional
condiciona la aparicin de la enfermedad. Numerosas disciplinas teraputicas trabajan
sobre estos planos sutiles con elixires, cristales, colores, msica, aromas, agujas, calor,
imposicin de manos, oracin, substancias diversas, etc...
No obstante, el sistema energtico sirve de enlace entre el mundo material y los planos
ms sutiles. A travs de l, tenemos accesos a trabajar sobre todos los aspectos del
ser. El sistema energtico representara lo que diferentes escuelas esotricas llaman el
cuerpo etrico o doble vital. De hecho todos los centros energticos o chakras estn
representados en este sistema energtico que nos transmite la medicina oriental.

4) INTRODUCCIN A LA RED
ENERGTICA
En general los seres vivos, y en particular el ser humano, esta recorrido por una serie
de vas lumnicas o canales energticos que irrigan todos los rincones de su estructura.
Como un primer acercamiento al tema podemos clasificar estos canales o meridianos de
energa en:
A) LOS 8 VASOS MARAVILLOSOS O EXTRAORDINARIOS SIN SUBSTRATO
MATERIAL:

Tou Mae, Ren Mae, Chong Mae, Dai Mai, Yang Wei, Yin Wei, Yang Keo y

Yin Keo
B) LOS 5 MERIDIANOS BILATERALES CON RELACIN ORGANICO VISCERAL:
Rin (R), Vejiga (V), Hgado (H), Vescula Biliar (VB), Corazn (C), Intestino Delgado
(ID), Bazo-Pncreas (B), Estomago (E), Pulmn (P) e Intestino Grueso (IG).
1) Meridianos principales
2)

Meridianos superficiales o tndino-musculares.

3)

Meridianos distintos o profundos.

4)

Los Luo longitudinales, transversales y los grandes luo de B y E.

C) LOS MERIDIANOS BILATERALES SUJETOS A LA PENTACOORDINACIN PERO


SIN SUBSTRATO MATERIAL: Maestro de Corazn (MC) y Triple Recalentador (TR).
1) Meridianos principales
2)

Meridianos superficiales o tndino-musculares.

3)

Meridianos distintos o profundos.

4)

Los luo longitudinales y transversales.

Esta divisin se relaciona con el ideograma Tian, cielo, hombre celeste. Los vasos
maravillosos estn representados por el trazo del cielo, los 5 reinos mutantes por el
trazo de la tierra y el MC- TR o fuego imperial por el trazo del hombre.
Son yang los meridianos con funcionalidad yang y/o que estn relacionados con vsceras
huecas o taller (V, VB, ID, E, IG Y TR).
Son yin los meridianos con funcionalidad yin y/o que estn relacionados con rganos

llenos o tesoro (R, H, C, B, P y MC).


Las vas energticas que nos van a interesar ahora son las sujetas a la
pentacoordinacin. Seis de ellas tienen polaridad negativa o yin (R, H, B, C, MC y P), y
las otras seis tienen polaridad positiva o yang (V, VB, E, ID, TR e IG).
Las zonas yang del cuerpo son la cabeza, las manos, la parte posterior y lateral exterior
del tronco y de los miembros inferior y superior.
Las zonas yin del cuerpo son los pies, el trax, la parte anterior del cuerpo y la lateral
interior de los miembros inferior y superior.
Para la M.T.C., en general, la izquierda es yang y la derecha es yin.

LOS MERIDIANOS YANG


Las vias yang o flujos celestes siempre van a comenzar en la cabeza y en las manos, que
son las zonas yang culminantes del cuerpo. Su recorrido predominantemente va a surcar
zonas yang del cuerpo, salvo en el caso del meridiano de Estomago, que como la retorta
del alquimista, va a trabajar con la materia bruta y por ello su recorrido, en gran parte,
va a tener derroteros yin.
Hay tres canales yang del brazo (ID, TR e IG) y tres canales yang de la pierna.(V. VB y
E).
Los canales yang de las piernas empiezan en la cabeza y acaban en los pies: E, V y VB;
comenzando todos ellos en torno a los ojos:
a) El meridiano de V comienza en el ngulo interno del ojo, sube por la cabeza y
desciende por la espalda formando dos ramas paralelas descendentes a ambos lados de
la columna, continua su descenso por los glteos y parte posterior de las piernas,
terminando en el ngulo ungueal externo del dedo meique del pie.
b) El meridiano de VB comienza en el ngulo externo del ojo y da varias vueltas en torno
a la zona temporo-parietal, descendiendo por el cuello, los trapecios y la zona lateral
del tronco y las piernas, acabando en el ngulo ungueal externo del 4 dedo del pie.
c) El meridiano de E comienza debajo del ojo, en la lnea media de la pupila, en un hueco
debajo del arco infraorbital, despus de ramificarse en la cara baja por el cuello,
internndose por la clavcula en el trax y recorriendo la cara interna del tronco por la
lnea de la tetilla. Una vez cruzada la pelvis va a recorrer la cara externa de las piernas
bordeando la cresta tibial, acaba en el ngulo ungueal externo del 2 dedo del pie.
Podemos decir que estos tres canales siguiendo la sucesin expuesta, tienen una

secuencia que va del ms yang al ms yin, siendo sus recorridos cada vez ms internos
conforme se yinnifican. Cuanto ms exterior mas yang, cuanto ms interior ms yin :
a) Vejiga

++++++

b)Vescula Biliar
c) Estmago

+++++ -

++++ - -

Siguiendo esta sucesin, del meridiano de E ya pasaramos a territorio yin, continuando


el meridiano de B, H y finalmente, el ms profundo y yin, el meridiano de R.
Los canales yang de los brazos comienza en las manos y acaban en la cabeza: ID, TR e
IG.
Comienzan todos ellos en los ngulos ungueales de las manos:
a) El meridiano del ID comienza en el ngulo ungueal externo del dedo meique de la
mano, recorre el borde cubital de la cara externa del brazo, hace un zig zag en la
escpula y penetra en la cabeza, acabando frente al meato acstico, en el borde del
trago.
b) El meridiano del TR comienza en el ngulo ungueal externo del dedo anular de la
mano, recorre la zona medial del brazo por su cara externa, recorre la zona del hombro
y los trapecios, penetra en la cabeza, dando una vuelta en la zona temporal sobre la
oreja y acabando en el borde externo de la ceja.
c) El meridiano del IG comienza en el ngulo ungueal externo del dedo pulgar de la
mano, recorre el borde radial del brazo por su cara externa, recorre el hombro y
penetra en la cabeza, recorriendo la cara, cruza el surco naso-labial y acaba junto a la
aleta de la nariz del lado contrario al brazo en el que nace.
Igual que en el caso de los meridianos yang de los pies, estos canales siguiendo la
sucesin expuesta van recorriendo territorios cada vez ms yin, desde el exterior
hasta el interior:
a)

I. Delgado:

++++++

b) T. Recalentador:
e)

++ +++ -

I. Grueso: + + + + - -

Siguiendo esta sucesin pasaramos ya a territorio yin continuando con el meridiano de


P, MC y finalmente, lo ms profundo y yin, el meridiano de C.
LOS MERIDIANOS YIN.
Las vas yin o flujos terrestres van a comenzar en los pies o en el trax, zonas yin del
cuerpo, y van a realizar sus recorrido fundamentalmente por territorios yin.

Hay tres canales yin de los brazos (P, MC y P) y tres canales yin de las piernas(B, H y
R).
Los canales yin de los brazos comienzan en el trax y acaban en los ngulos ungueales
de las manos: P, MC y C, comenzando todos ellos muy prximos al pecho.
a) El meridiano de P comienza debajo de la clavcula, en el lateral del pecho y recorre
el brazo por su cara interna en el lado radial, acabando en el ngulo ungueal interno del
dedo pulgar de la mano.
b)
El meridiano de MC comienza en parte externa del pezn y recorre la zona
medial del brazo por su cara interna, acabando en el ngulo ungueal externo del dedo
medio de la mano.
c) El meridiano de C comienza en el hueco axilar y recorre la cara interna del brazo
por su borde cubital, acabando en el ngulo ungueal interno del dedo meique de la
mano.
Siguiendo la sucesin expuesta estos canales van recorriendo territorios desde lo ms
exterior y yang, a lo ms interior y yin.
El concepto yin-yang es relativista y siempre dentro del yang hay yin, y dentro del yin
hay yang.
a)
b)

c)

Pulmn: - - - - + +
M. Corazn: - - - - - +
Corazn: - - - - - -

Al meridiano ms yangnificado de los yin del brazo, el Pulmn, que curiosamente esta
abierto al exterior y recibe la respiracin, siendo por ello el maestro de la energa; le
sucedera en el espacio del brazo el meridiano ms yinnificado de los yang, el IG, que
forma con el P el reino mutante del metal y tambin esta abierto al exterior a travs
del ano. Despus del IG le seguira el TR y finalmente el ms yang y exterior, el
meridiano del ID.
Los canales yin de las piernas comienzan en los pies y acaban en el tronco. Todos ellos
comienzan en los ngulo ungueales de los pies, a excepcin del R que comienza en la
planta del pie, lo ms yin del cuerpo, y acaban en el trax:
a) El meridiano de B comienza en el ngulo ungueal interno del dedo gordo del pie y
recorre el borde interno de pie, asciende junto al borde tibial, atraviesa la pelvis,
asciende por el abdomen y acaba en la parrilla costal, ms a bajo de la axila.
b) El meridiano del H comienza en el ngulo ungueal externo del dedo gordo del pie,
asciende por el espacio interdigital de los dos primeros dedos, sigue por el empeine y
recorre la cara interna de la pierna por detrs del meridiano de bazo, cruza la pelvis

junto a los rganos sexuales externos, recorre el abdomen y acaba ms abajo del
pezn.
c) El meridiano del R comienza en la planta del pie ,emerge en borde interno del pie,
da una vuelta completa alrededor del maleolo interno y ascienda por la parte mas
interna de las piernas, cruza la pelvis, recorre el abdomen muy cerca de la linea media y
termina a la altura del pecho.
Nuevamente, siguiendo la sucesin expuesta, estos meridianos van recorriendo el
territorio del cuerpo desde las reas ms yang a la ms yin:
a)

Bazo-Pncreas: - - - - + +

b)

Hgado: - - - - - +

c)

Rin: - - - - - -

Al meridiano mas yangnificado de los canales yin, el B, le sucedera en el territorio, el


meridiano yang ms yinnificado, el E. Juntos forman el matrimonio energtico del
Centro o reino mutante de la Tierra, encargado, entre otras cosas, de procesar los
alimentos. Siguiendo, en orden de yangnificacin, seguidamente apareceran el
meridiano de VB y por ltimo el de V.
Una vez repasada la fisiologa energtica de los meridianos principales, podemos
concluir que es relativamente fcil localizar los diferentes canales teniendo en cuenta
a)

Si son yin o yang.

b) Si recorren brazos o piernas.


c) Atendiendo a su nivel de yangnificacin o yinnificacin, independientemente de que
sean yin o yang.
d) Atendiendo a su posicin en los territorios: exterior-interior, posterior-anterior y
lateral exterior- medial-lateral interior.

5) CONCEPTO DE CANAL UNITARIO Y


CONEXIN ENTRE LOS

MERIDIANOS PRINCIPALES
Los meridianos tienen una relacin orgnico-visceral (zang-fu), entre ellos forman un
matrimonio energtico que es el fundamento de cada reino mutante. Es una relacin
yin-yang en la que la vscera yang esta representada simblicamente como un taller o
fabrica encargado de producir, y el rgano yin es el almacn o tesoro en el que se
acumula esa produccin. Por ello las vsceras son huecas y los rganos estn llenos.
Los matrimonios energticos vscera-taller, rgano-tesoro son:
A) MOVIMIENTO AGUA
VEJIGA-RIN
B) MOVIMIENTO FUEGO
INTESTINO DELGADO-CORAZON
TRIPLE RECALENTADOR-MAESTRO DEL CORAZN
C) MOVIMIENTO TIERRA
ESTMAGO-BAZO/PNCREAS
D) MOVIMIENTO METAL
INTESTINO GRUESO-PULMN
Esta relacin orgnico-visceral se establece a travs de dos canales colaterales, los luo
transversales. Un luo transversal va desde el punto Lo(pasaje) de la vscera al punto
Shu(arroyo) del rgano, y un luo transversal va desde el punto Lo(pasaje) del rgano al
punto Yuan(fuente u origen) de las vscera. La energa sale del punto lo y la recibe el
punto shu o el punto yuan, dependiendo esto ltimo de si hablamos de zang o de fu.
Al margen de este mecanismo podemos generalizar diciendo que la energa yang
conforme desciende se yinnifica, mutando finalmente a yin y la energa yin se yangnifica
conforme asciende, mutando finalmente a yang. Por ello la punta de los dedos es un
lugar de cambio de polaridad, de mutacin. En los dedos de las manos acaban los
meridianos yin y empiezan los meridianos yang, y en los dedos de los pies acaban los
meridianos yang y empiezan los yin.
Tambin existe una relacin longitudinal entre meridianos de la misma polaridad,
conectando un meridiano yang del brazo (Tsou) con un meridiano yang de la pierna (Zu),
y dando forma a los llamados meridianos unitarios o planos energticos. An siendo

globalmente de la misma polaridad, podemos considerar que dentro de un canal unitario


tambin se da una relacin yin-yang por la situacin topogrfica de cada meridiano que
lo componen: el del brazo, tsou, es yang y el de la pierna, zu, es yin.
Estos canales unitarios, si son yang tienen relacin con las energas csmicas o celestes
(fro, calor, fuego, viento, humedad y sequedad), defendindonos de ellas y
controlando, en general, la homeostasis con el medio exterior. Los canales unitarios yin
se relacionan con las diferentes reas tisulares del organismo, controlando la
hemostasis interna:
A) TAE YANG

+++

INTESTINO DELGADO. Tsou Tae Yang Xiao Chang Jing


VEJIGA. Zu Tae Yang Pang Guang Jing
B) SHAO YANG

++

TRIPLE REC ALENTADOR. Tsou Shao Yang San Jiao Jing


VESCULA BILIAR. Zu Shao Yang Dan Jing
C) YANGMING +
INTESTINO GRUESO. Tsou Yang Ming Da Chang Jing
ESTOMAGO. Tsou Yang Ming Wei Jing
D) TAE YIN PULMON. Tsou Tae Yin Fei Jing
BAZO-PNCREAS. Zu Tae Yin Pi Jing
E) JUE YIN - MAESTRO DE CORAZN. Jue Yin Xin Bao Jing
HG\DO. Jue Yin Gan Jing
F) SHAOYIN - - CORAZN. Shao Yin Xin Jing
RIN. Shao Yin Shen Jing

6) EL PROCESO CREATIVO, LOS PLANOS

CSMICOS, LOS PLANOS


BIOQUMICOS Y LOS CANALES
UNITARIOS O PLANOS ENERGTICOS.
En todas las grandes religiones se explica la gnesis del mundo que conocemos. Los
chinos a travs del misterioso maestro taoista Lao Tse y su enigmtica obra el Tao Te
King nos explican este proceso de forma parca y sencilla:
EL 1 GENERA EL 2, EL 2 GENERA EL 3
Y EL TRES GENERA A LOS 10.000 SERES
La escuela bioenergtica da una explicacin racionalista, en la medida que esto es
posible, del desarrollo del proceso creativo. Existe un polo positivo, la energa, el QI; y
un polo negativo, la materia, el XUE, la sangre. Entre esos dos polos suceden una serie
de fenmenos que dan origen a la vida y la entretienen:
1)LA SINGULARIDAD INICIAL.
El uno, la energa, el Tao, Dios, etc... Pertenece al misterio, a lo desconocido, a lo
imposible de conocer.
2) LA POLARIZACIN.
Aparece el CALOR como oposicin al FRIO del vaco primigenio.
3) LA DINAMIZACIN.
Al crearse la bipolaridad se genera un movimiento entre ambos polos representado por
el
VIENTO, que en la naturaleza es producto de los cambios de presin producidos en el
aire por efecto trmico .
4)

LA TRANSFORMACIN.

En funcin del factor dinmico y de la polarizacin aparece un nuevo mecanismo que


permite la transformacin, producindose fenmenos como la HUMEDAD y la
SEQUEDAD.
5)

LA CONCRETIZACIN.

Con todo los pasos anteriores se ha dado lugar a la creacin de los 10.000 seres, osea a

todo lo que existe. El 5 simboliza la ley de pentacoordinacin o de los 5 movimientos que


cobra sentido cuando aparece la materia : la coagulacin de la energa. Es en este plano
en el que parece el factor patgeno, XIE, de tipo epidmico: entes vitales (bacterias),
no vitales (inanimados con energa latente que no irradian, como los minerales, etc...) y
mixtos (virus)
Este proceso csmico que acaba en la concretizacin, en el sistema energtico humano
da lugar a los planos energticos biocsmicos. o canales unitarios yang, responsables de
la proteccin del organismo vivo del medio exterior, formndose tres barreras
energticas:
1. TAl YANG ( ID- V) responsable del equilibrio trmico (calor-frio). Corresponde a la
fase de la polarizacin.
2. SHAO YANG (TR-VB) responsable del equilibrio dinmico (viento). Corresponde a la
fase de la dinamizacin.
3.

YANG MING (IG-E) responsable del equilibrio hdrico (sequedad-humedad).


Corresponde a la fase de transformacin.

Una vez en la fase de concretizacin comienzan a desarrollarse los tres planos


energticos bioqumicos o canales unitarios yin, responsables de la defensa interna y de
la hemostasis. Estos tres planos energticos yin dan forma a tres nuevas barreras que
tienden hacia la profundidad de los tejidos corporales, hacia lo ms yin:
1.

TAI YIN (P-B) responsable del equilibrio hdrico interno. Corresponde a las reas
tisulares de la piel, el vello y el tejido celular subcutneo o carne.

2. JUE YIN (MC-H) responsables del equilibrio dinmico interno. Corresponde a las
reas tisulares de los msculos y tendones.
3. SHAO YIN (C-R) responsable del equilibrio trmico interno. Corresponde a las reas
tisulares de los huesos, mdula y sangre.
De este modo hemos realizado un recorrido descendente desde el polo inicial yang al
polo terminal yin. En la prctica clnica sera QI-XUE, ENERGIA y SANGRE.
Los textos clsico de medicina oriental nos dicen que la sangre es la madre de la
energa y que la energa comanda la sangre, luego nos encontramos con una relacin
indisoluble. Lo que en otras filosofas son opuestos irreconciliables, para el taosmo son
opuestos y complementarios en constante mutacin.
Esta relacin ntima entre sangre y energa es la vida misma, el TAO VITAL al que
estn sujetos todos los espritus conformados, todos los seres vivos. Por ello, para
tantas religiones, el cuerpo es un templo donde reside el espritu inmortal y hay que
actuar hacia l con el debido respeto.

En general hay una tendencia en la mayora de escuelas relacionadas con al M.T.C. a


considerar los factores climticos, dietticos y hereditarios como la causa principal de
los desequilibrios energticos. Esto seria posible en un tiempo en el que el ser humano
estuviera en paz consigo mismo y con el entorno. Hoy, sin embargo, hay que contemplar
como fundamentales, a la hora de encarar la enfermedad, los aspectos conocidos,
globalmente, como psquicos El trmino psquico es un saco en el que puede caber
factores un tanto inmateriales como el intelectual, emocional, espiritual, etc...
De todos modos tampoco hay que olvidar el concepto de Fuqi, muy empleado por el Dr.
Nogueira, que hace referencia al lecho morboso de partida, que hace que cada individuo
responda ante una misma situacin con diferentes patologas o sntomas. En ese lecho
morboso quedan englobadas tanto las impurezas derivadas de la herencia, las miasmas
afines a cada tipologa individual, asi como toda esa nebulosa que suele englobar el
karma .

7) OTRO PUNTO DE VISTA


Para otras escuelas que gravitan en torno a la alquimia y a la tradicin ancestral, como
la escuela Nei Jing liderada por el Dr. Padilla, no tienen tanta importancia los
razonamientos y explicaciones cientifistas y entran en otra dimensin de entender las
cosas:
El hombre es un ente que media entre el cielo y la tierra. En su camino de
concretizacin hay ido perdiendo sus referencias y ahora se halla perdido y
enfermo por no recordar ni su origen, ni su destino. El hombre en su camino de
retorno al origen, a la casa del padre bblica, tiene que hacerse consciente de cual
debe ser su hacer, su funcin como espritu conformado y desarrollarla en este
tiempo de conformacin. De este modo, inicia el camino de retorno.

El ideograma de Tian, cielo, tambin esta referido a ese hombre celeste o estelar
que se ubica entre el cielo y la tierra, actuando como mediador. En este ideograma
podemos situar los diferente canales energticos y sus relaciones con el cielo, el
hombre y la tierra.
En esta lnea los vasos maravillosos o extraordinarios que conectan con la lnea
celeste conformaran el huevo csmico que va a permitir nacer al hombre como tal,
en ellos va estar la informacin de nuestro origen y nuestro destino. Dentro de
este huevo csmico ya aparecen los meridianos sujetos a la concreto a los rganos
,

y vsceras, a la materia y por tanto a la Tierra como lugar tsico en donde se


conforma el espritu para realizar su funcin. Para interconectar ambos planos
aparecen los meridianos del friego ministerial, el San Jiao o Triple Recalentador y
el Xin Bao o Maestro de Corazn, ambos sin sustrato material y relacionados
directamente con el hombre como tal.
De este modo, en nosotros mismos podemos encontrar la informacin necesaria
para recordar quienes somos, de donde venimos y a donde vamos.

8) EL QI QONG IDEOGRAMTICO
Vamos a explicar este Qi Gong como forma teraputica de entrar en el conocimiento
de los ideogramas:
1.

Se entra en quietud,

2.

se pliega el dedo meique de ambas manos en seal de sumisin ante el cielo,

3.

se pliega el dedo anular de ambas manos en seal de humildad ante los hombres,

4.

el dedo pulgar mira al cielo

5.

y los dedos ndice y medio extendidos van realizando los trazos del ideograma
frente a nosotros.

6.

El primero, la mano izquierda,

7.

el segundo, la mano derecha

8.

y as alternando hasta finalizar, siempre siguiendo el sentido del trazo de


izquierda a derecha y de arriba a bajo.

9.

Cada trazo se dibuja lentamente en el transcurso de un ciclo respiratorio. Los


movimiento deben ser lentos y armoniosos dejando poco a poco que todas las
articulaciones se relajen, entrando es un estado de paz interior, como en una sutil
danza en la que vamos a ir visualizando todas las ideas integradas dentro del
ideograma. Iremos movindonos lentamente por la sala, dndole cada vez mas
protagonismo a nuestros pies, permitindoles que se vayan soltando.

10. El ejercicio se suele hacer con los ojos cerrados, con una msica adecuada e
incluso, con alguien que vaya recitando o leyendo un texto adecuado al momento y al
trabajo que se esta realizando.
11. Los movimientos se repetirn durante diez o quince minutos.
12. Para finalizar volveremos a entrar en quietud, deshaciendo al revs los mudras
de los dedos, primero el anular y luego el meique, dando finalmente gracias al Cielo.

Ideograma de TIAN.

Ideograma de TAO.

EL TAO QUE PUEDE SER EXPRESADO NO ES EL TAO VERDADERO....


HAY EN EL UNIVERSO UNA FUERZA INCONMENSURABLE QUE CREA Y LO
EN ENTRETIENE TODO, COMO NO SE SU NOMBRE LE LLAMO TAO.....
TAO TE KING, LAO TSE

9)

NUEVA

ESTUDIO

DEL

CONTRIBUCIN
YIN-YANG

POR

AL
LA

ESCUELA NEI JING.


El yin y el yang son las manifestaciones del todo activo. Lo que se ha venido a llamar
TAO. Es el desarrollo de esa fuerza motriz innata la que hace posible la

manifestacin. Pero esta, es constante en todas las actividades, de tal forma que se
puede utilizar en cualquier comportamiento. Son las dicotomizaciones activas de las
fuerzas sgneas del universo. Su presencia se realiza cuando deja de ser yin o
yang. La transformacin es el elemento que esta presente en su propio sentido.
Ambos yin y yang son interdependientes, no se generan sin la fuerza del otro. Cada
uno acta como motor del otro. Esta situacin se puede contemplar en la
representacin del TAO. Es la presencia del pequeo yang y el pequeo yin el que
orienta el movimiento del yin y del yang. En ese incesante movimiento de uno hacia
otro se llega un momento en que aparece un cambio brusco de manifestacin: la
mutacin. Lo que era ya no es y lo que es est en vas de no ser. Es el movimiento el
que marca los indicios de actividad, pero precisa de la quietud para activarse. La
mutacin es una situacin que se anticipa en concepcin a todo pensamiento
deductivo racional, pero es una constatacin real del universo, en el que las
situaciones se suceden interminablemente. Al igual, que ocurre con la concepcin de
los elementos en la tabla peridica de Mendeleyef, es el salto cualitativo de energa
en movimiento representada por las partculas elementales, la que origina la
presencia de un nuevo elemento diferente al anterior que le ha precedido. La mejor
explicacin para este fenmeno, esta en la gnesis del Yin-Yang. La tradicin
antigua, establece que en un principio era el caos. Entindase que se trata de la no
manifestacin. A continuacin, la presencia del TAO y luego el desarrollo de este:
Yin-Yang. Este movimiento simplificado de la creacin presupone una aceptacin de
estadios poco claros. Intentaremos aclararlos. Nuestra teora, esta orientada en el
sentido de la intemporal-ritmo-movimiento =L. La situacin intemporal se genera
desde el momento en que las situaciones se producen ininterrumpidamenteciclicamente... indefinidamente. El concepto del tiempo surge como una idea racional
de atrapar los acontecimientos. Se origina como sumacin de situaciones, lo cual
es una realidad falsa.
El ritmo es el volver a empezar. Todas las actividades del universo estn
marcadas por esta constante. El da-noche, la lunacin, la llegada de cometas, el
ritmo de los astros el movimiento de las galaxias, sueo-vigilia..., un largo etc. etc.,
podra demostrar lo inexcusable de la presencia del ritmo en todas nuestras
actividades vitales.
El movimiento es la Manifestacin de la vida. Sin l, no es posible esta experiencia.
Cuando la realidad se mueve se nos hace palpable y experiencial el fenmeno de la
vida.

De lo intemporal se general el ritmo del silencio, de la quietud de lo absolutamente


concentrado, el acecho de la oportunidad, la aparicin del movimiento. Esta seria
una posible aparicin de todas las circunstancias que nos rodean. El movimiento lleva

en su esencia la curva, circunstancia que marcar la aparicin del ritmo. En las


imgenes que presentamos se hace ms visible esta situacin. Todo se desarrolla de
forma ondulatoria y es la imagen del TAO en su movimiento el que marca esta
situacin. En el ritmo interminable de expansin y repeticin se produce el
recogimiento de la curva y se produce la involucin creadora, la vuelta hacia el caos
primitivo. La curva potenciogena creativa se involuciona para generar el ritmocreacin-movimiento ntemporal

10) LA LEY DE PENTACOORDINACION


O DE LOS 5 MOVIMIENTOS
Las energas celestes que en el cosmos son el fro, el viento, el calor, la humedad y la
sequedad cuando se proyectan en el planeta crean los 5 movimientos: agua, madera,
fuego, tierra y metal.
Los antiguos chinos elaboraron una sencilla teora sobre la energa, su origen,
circulacin y efecto sobre el medio y los organismos. Con ella lograron prevenir y curar
las enfermedades, llevando estos conocimientos a impregnar toda su vida. Estos
conocimientos descritos en lugar de con complejos nombres cientficos con fenmenos
cotidianos de la naturaleza resultan ser efectivos cuando se experimentan, por ello se
le tildan de empricos. Aun que en realidad se trata de una ciencia de su tiempo, igual
que lo fue la alquimia medieval en occidente. con la diferencia de que la antigua M.T.C.
sigue vigente y tiene, en parte, el reconocimiento de instituciones tan prestigiosas
como la OMS.
Cada una de esas energas celestes, calificadas despus como perversas cuando
agreden al organismo, conforman un movimiento y cada movimiento se relaciona con
muchos aspectos de la vida, desde frecuencias ambientales captadas por los sentidos, a
alimentos, partes del cuerpo, etapas del crecimiento, astros, etc... De alguna manera
esta concepcin concuerda el macrocosmo con el microcosmo, dando una visin holstica
de la realidad y concilindose con la mxima esmeraldina : como es arriba, es a bajo.
En un principio se ha popularizado la denominacin de estos 5 movimientos como 5

elementos, aunque la primera concepcin se ajusta ms a la esencia del fenmeno. En


todo caso si hubiera que cambiar la denominacin deberamos hablar de los 5 reinos
mutantes. No se debe confundir los 5 movimientos chinos, con los 4 elementos
alqumicos de la antigedad clsica ni con los 5 elementos ayurvdicos, ni tampoco se
debe tener la tentacin de hacer correlaciones fciles entre ellos. Pueden parecer
conceptos similares, pero responden a perspectivas diferente que hay que evaluar como
mucha profundidad para poder establecer correspondencias.
Estamos hablando de un ciclo en el que todos los elementos tienen su importancia y su
exceso o deficiencia desestabiliza al resto del sistema, no obstante dependiendo de la
escuela, a la hora de comenzar por un movimiento, hay quien comienza por la madera y
hay quien comienza por el agua. Desde mi punto de vista es mas correcto comenzar por
el agua, pues es el origen y principio y en ella esta toda la informacin, as como la
energa ancestral.
En este circuito existen dos ciclos:
A) CICLO GENERATIVO (CHEN).
Es el ciclo que responde a la relacin madre-hijo. El agua genera a la madera al igual que
el liquido elemento hace crecer la vegetacin en la naturaleza, la madera genera el
fuego, al igual que la lea alimenta las hogueras, el fuego genera la tierra, al igual que el
magma gneo hace nacer nuevos continentes, la tierra general el metal, al igual que los
sedimentos en el fondo de los grandes geosinclinales al ser plegados levantan las
grandes cadenas montaosas, y el metal general el agua, al igual que de las rocas manan
las fuentes y manantiales.
La accin de la madre tonifica al hijo, sin embargo la actividad del hijo puede debilitar
o dispersar a la madre: la madera dispersa al agua, al igual que la vegetacin absorbe la
humedad de las cinagas, el fuego dispersa a la madera, al igual que los incendios
devastan los bosques, la tierra dispersa el fuego, al igual que la arena sofoca la llama, el
metal dispersa a la tierra, al igual que la sequedad acaba con la humedad, y el agua
dispersa el metal, al igual que la lluvia erosiona la montaa o el agua acaba con la sequa.
Este ciclo es externo afectando en mayor medida a las vsceras yang y representara un
sistema simptico energtico.
Hablamos de generacin o de asistencia, pero en realidad lo que se esta dando es un
continuo proceso de mutacin de un movimiento a otro. Los reinos yang son el fuego y la
madera, los reinos yin son el metal y el agua, representando la tierra el centro o lugar
de intercambio de los diferentes reinos, a pesar de su neutralidad su naturaleza
tambin se puede considerar yin. Para el paso del agua al fuego se precisa un mediador
que permita que este proceso se haga de manera armoniosa, este elemento es la
madera. Igualmente del fuego al agua esta como mediador el movimiento del metal.

En como el smbolo del yin y el yang, conocido como Tao o Taichi: el fuego seria el
espacio yang blanco, el agua el espacio yin negro, el pequeo circulo negro en el yang
sera el metal y el pequeo circulo blanco en el yin sera la madera, por ltimo la lnea
sinuosa o referncial que divide el circulo seria la tierra.
A) CICLO DE CONTROL (KO)
Este ciclo, que representara un sistema parasimptico energtico, establece el freno
inhibiendo el desarrollo sin lmites del ciclo anterior, estabilizando el sistema. Se trata
de un ciclo interno que afecta preferentemente a los rganos yin. Se suele
representar como un pentagrama en el interior del circulo generativo.
El agua controla al fuego, al igual que sucede con estos elementos en la naturaleza, el
fuego controla el metal, al igual que el hierro se funde en las herreras, el metal
controla la madera, al igual que el hacha tala los arboles, la madera controla la tierra, al
igual que los rboles sujetan los suelos, y la tierra controla el agua, al igual que las
cinagas se sepultan bajo la tierra convinindose en suelos frtiles.
Siguiendo este ciclo de control o dominancia, cuando un rgano esta en deficiencia se le
receta al enfermo, siguiendo los dictados del Nei King, tomar tisanas del sabor que
domina. Por ejemplo, si el Hgado que pertenece a la madera y le corresponde por su
propio movimiento el sabor agrio o cido, esta en deficiencia, el paciente debe tomar
tisanas de sabor dulce que pertenece a la tierra, movimiento controlado por la
madera. En caso de que el rgano estuviera en plenitud la tisana a tomar seria del sabor
correspondiente al propio movimiento, en el que caso del H el agrio o cido, lo que
dispersara la plenitud.
Tambin se pueden dan casos de exceso de dominancia ya sea por plenitud en el
movimiento que controla o por debilidad del movimiento controlado.
Se pueden dar ciclos anmalos que son sntomas de desequilibrios en el sistema y de
enfermedad. Cuando aparece la enfermedad normalmente solo afecta al movimiento en
cuestin, el siguiente paso sigue el ciclo che , manifestndose sntomas en el hijo. Esta
situacin se produce preferentemente cuando la afectada es una vscera. El siguiente
estadio es el exceso de dominancia, ciclo ko, sobre el rgano que normalmente domina,
encontrndose en este momento la enfermedad preferentemente en los rganos. De
continuar la enfermedad normalmente se produce la contradominancia y finalmente la
madre se ve afectada por el hijo. Esta ltima situacin es un estadio de difcil
tratamiento. :
1.

Afectacin del propio movimiento. El rgano afecta a la vscera o viceversa.

2.

Afectacin del hijo siguiendo el ciclo chen, preferentemente en vsceras.

3.

Exceso de dominancia (Cheng) sobre el movimiento al que controla siguiendo el

ciclo ko. Preferentemente en rganos.


4.

Contradominancia, se invierte el ciclo ko.

5.

Contracorriente, el hijo se vuelve contra la madre.

CICLOS PATOLGICOS:
A) CONTRADOMINANCIA (WU)
El movimiento dominado se vuelve contra el dominante. Suele ser de carcter agudo y
transitorio.
B) EXCESO POR SOBREALIMENTACIN DE LA MADRE (MU-ZI).
Esta en relacin con el ciclo de asistencia. Suele darse en situaciones crnicas y
estables.
C) CONTRACORRIENTE (ZI-MU)
El hijo se vuelve contra la madre.
Estos 5 movimientos en el cuerpo se proyectan en los rganos y las vsceras y en las
reas tisulares, sentidos y psiquismos que estos controlan:
1. AGUA
R y V. Huesos. mdulas y cabellos. El sentido del odo. El miedo y la voluntad.
2. MADERA
H y VB. Msculos, tendones y uas. El sentido de la vista. La clera y la decisin.
3. FUEGO
C e ID, MC y TR. Sangre y vasos. La palabra. La alegra.
4. TIERRA
B y E. Tejido celular subcutneo. El sentido del gusto. La reflexin.
5. METAL
P e IG. Piel y vello. El sentido del olfato. La melancola y la instintualidad.

(continuar)