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Rivelazione, ispirazione scritturistica ed ermeneutica biblica nella teologia patristica (2015-16.I)

RIVELAZIONE, ISPIRAZIONE SCRITTURISTICA ED ERMENEUTICA


BIBLICA NELLA TEOLOGIA PATRISTICA
Fonti

I. LA RIVELAZIONE COME MANIFESTAZIONE DI DIO

6. Agostino d'Ippona: rivelazione come illuminazione interiore e autorit


Augustinus Hipp., De animae quantitate 33,75 (tr. NBA)
33. 75. Ma quest'atto, cio la tendenza ad avere intelligenza degli oggetti che sono al sommo grado
della intelligibilit, lo sguardo supremo dell'anima, perch altro pi perfetto, migliore e pi diretto
non ne ha. quindi il sesto grado dell'atto stesso. Altro infatti che sia puro l'occhio dell'anima perch
il suo sguardo non sia vano e presuntuoso e la sua visione erronea, altro mantenere stabile la sanit
ed altro dirigere lo sguardo, ormai sereno e sicuro, sull'oggetto della visione. Ma vi sono alcuni che
pretendono di farlo prima della purificazione e guarigione. Ma saranno talmente abbacinati dalla luce
ideale di verit da esser costretti a pensare che non solo in essa non v' alcun bene ma un grande male,
a negarle il nome di verit e a rifugiarsi con un certo gusto e soddisfazione degni di compatimento
nelle proprie tenebre, che la loro infermit pu sopportare, rinnegandone la cura. Quindi per divina
ispirazione e proprio a proposito dice il Profeta: O Dio, crea in me un cuore mondo e rinnova dentro
di me uno spirito ben orientato . Lo spirito ben orientato , credo, quello per cui l'anima non pu
smarrirsi per errore nella ricerca della verit. Ma esso non pu essere rinnovato in noi senza la
purificazione del cuore, cio se prima il pensiero stesso non si contenuto e disciolto dalle insozzanti
brame delle cose caduche.
Augustinus Hipp., De magistro. 11,38-12,40 (tr. NBA)
11. 38. Sul mondo intelligibile poi non ci poniamo in colloquio con l'individuo che parla all'esterno, ma
con la verit che nell'interiorit regge la mente stessa, stimolati al colloquio forse dalle parole. E
insegna colui con cui si dialoga, Cristo, di cui stato detto che abita nell'uomo interiore, cio
l'eternamente immutabile potere e sapienza di Dio. Si pone in colloquio con lei ogni anima
ragionevole, ma essa si rivela a ciascuno nei limiti con cui pu averne conoscenza secondo la buona o
cattiva volont. E il fatto che pu sfuggire non avviene per difetto della verit con cui ci si rapporta,
come non difetto della luce sensibile che la vista spesso s'inganna. Ma noi dobbiamo ammettere che
ci si rapporta alla luce per le cose visibili perch ce le mostri secondo il limite della nostra facolt.
12. 39. Dunque per i colori ci volgiamo alla luce e per gli altri sensibili che si percepiscono col corpo ci
volgiamo alle propriet delle cose, anche esse corpo, e ai sensi stessi, di cui l'intelligenza si serve come
strumenti per conoscere i sensibili. Per gli intelligibili al contrario ci volgiamo mediante il pensiero alla
verit interiore. Quale prova dunque si pu addurre ancora per evidenziare che con le parole si
conosce qualche cosa al di l del suono stesso che colpisce l'udito? Infatti tutti gli oggetti che ci
rappresentiamo o ce li rappresentiamo con il senso o con l'intelligenza. Quelli sono sensibili, questi
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intelligibili o, per parlare nel gergo dei nostri scrittori, quelli carnali, questi spirituali. Quando ci si
interroga sui primi, si pu rispondere se l'oggetto presente fisicamente, ad esempio se, mentre si sta
guardando la luna nuova, ci si chiede quale o dove sia. In questo caso, chi richiede, se non vede, crede
alla parola, ma spesso non ci crede, comunque non apprende se egli stesso non vede l'oggetto di cui si
parla. Ma allora non apprende dalle parole ma dagli oggetti stessi e dai sensi. Le parole, mentre vede,
hanno il medesimo suono che ebbero quando non vedeva. Quando poi si pone il problema non dei
sensibili percepiti immediatamente, ma di quelli gi percepiti, il nostro discorso non riguarda le cose
in s, ma i loro fantasmi conservati nella memoria. Allora non saprei proprio come quelle cose si
possano considerar vere, poich ce ne rappresentiamo le copie, salvo che si preferisca dire di non
vederle e percepirle attualmente, ma di averle viste e percepite. Cosi noi portiamo nei repertori della
memoria come mezzi d'insegnamento i fantasmi dei sensibili gi percepiti. Quando li facciamo
oggetto di pensiero, siamo consapevoli di non errare nel parlarne, ma essi sono mezzi di
ammaestramento soltanto per noi. Chi ascolta, se li ha percepiti immediatamente, non apprende dalle
mie parole, ma riconosce poich anche egli si rappresentato i fantasmi. Se poi non li ha percepiti da
s, chiunque capisce che, anzich apprendere, crede alle parole.
12. 40. Quando poi si tratta degli oggetti che conosciamo con l'intelligenza, cio con atto di puro
pensiero, si esprimono concetti di cui si ha intuizione nella luce interiore della verit. Da essa viene
illuminato con godimento l'uomo che considerato interiore. Ma anche in tal caso un nostro uditore,
se li contempla con il puro occhio interiore, sa quel che dico dal proprio pensiero, non dalle mie
parole. Dunque pur esprimendo dei veri, non insegno neanche a lui, che ha intuizione dei veri, perch
ammaestrato non dalle mie parole ma dall'oggetto stesso che Dio gli manifesta all'interiorit. Ne
potrebbe dunque parlare anche in un dialogo. Pertanto sarebbe assurdo pensare che ammaestrato
dal mio discorso se, prima che io parli, potrebbe esporli dialogando. ...
Augustinus Hipp., De uera religione 39,72 (tr. NBA)
39. 72. La sapienza divina pervade il creato da un confine all'altro; quindi, per tramite suo, il
sommo Artefice ha disposto tutte le sue opere in modo ordinato, verso l'unico fine della bellezza. Nella
sua bont pertanto a nessuna creatura, dalla pi alta alla pi bassa, ha negato la bellezza che da Lui
soltanto pu venire, cos che nessuno pu allontanarsi dalla verit senza portarne con s una qualche
immagine. Chiediti che cosa ti attrae nel piacere fisico e troverai che non niente altro che l'armonia;
infatti, mentre ci che in contrasto produce dolore, ci che in armonia produce piacere. Riconosci
quindi in cosa consista la suprema armonia: non uscire fuori di te, ritorna in te stesso: la verit abita
nell'uomo interiore e, se troverai che la tua natura mutevole, trascendi anche te stesso. Ma ricordati,
quando trascendi te stesso, che trascendi l'anima razionale: tendi, pertanto, l dove si accende il lume
stesso della ragione. A che cosa perviene infatti chi sa ben usare la ragione, se non alla verit? Non la
verit che perviene a se stessa con il ragionamento, ma essa che cercano quanti usano la ragione.
Vedi in ci un'armonia insuperabile e fa' in modo di essere in accordo con essa. Confessa di non essere
tu ci che la verit, poich essa non cerca se stessa; tu invece sei giunto ad essa non gi passando da
un luogo all'altro, ma cercandola con la disposizione della mente, in modo che l'uomo interiore
potesse congiungersi con ci che abita in lui non nel basso piacere della carne, ma in quello supremo
dello spirito.
Augustinus Hipp., Epistula 102,6,33 (tr. NBA)
Poich, come noi siamo soliti esprimerci con parole, cos la potenza divina parla pure mediante i fatti.
E come le parole nuove o meno usate, se inserite con misura e con garbo nel discorso umano, vi
aggiungono splendore, cos in un certo senso pi splendida l'eloquenza di Dio, se si esprime con fatti

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meravigliosi capaci di svelare una particolare verit.


Augustinus Hipp., De diversis quaestionibus octoginta tribus 46,2 (tr. NBA)
2. Noi latini possiamo chiamare le idee o forme o specie, per mostrare che traduciamo parola per
parola. Se invece le chiamiamo ragioni ci scostiamo sicuramente dallinterpretazione rigorosa, perch
in greco le " ragioni " [rationes] si dicono , non idee. Ma se uno vuole usare questo termine, non si
discoster dalla realt stessa. Le idee sono infatti forme primarie o ragioni stabili e immutabili delle
cose: non essendo state formate, sono perci eterne e sempre uguali a se stesse e sono contenute
nellintelligenza divina. Non hanno n origine n fine: anzi si dice che tutto ci che pu nascere e
morire e tutto ci che nasce e muore viene formato sul loro modello. Nessunanima, eccetto la
razionale, pu contemplarle, mediante la sua parte pi eccellente, cio con la mente stessa e la ragione,
come se le vedesse con la faccia o con il suo sguardo interiore e intelligibile. Non si deve tuttavia
ritenere idonea a questa visione ogni e qualsiasi anima, ma solo quella che santa e pura, quella cio
che ha locchio integro, sincero, sereno e assimilato alle realt che desidera vedere, e con il quale le
vede. Ora chi religioso e formato alla vera religione, ancorch non possa ancora capire tali cose, oser
negare, anzi non confesser piuttosto che tutte le cose esistenti, vale a dire che per esistere sono
racchiuse nel loro genere da una propria natura, non siano state create da Dio? E che tutti i viventi
vivano grazie a lui e che la conservazione universale delle cose e lordine stesso per cui le cose soggette
a mutamento eseguono i loro cicli regolati dal tempo con precisa regolarit, non siano contenute e
governate dalle leggi del sommo Dio? Ammesso e concesso tale principio, chi oser affermare che Dio
abbia tutto creato senza una ragione? Se questo non si pu legittimamente affermare n credere,
certo allora che tutto stato creato secondo ragione; non per allo stesso modo luomo e il cavallo:
pensarlo sicuramente unassurdit. Ogni cosa stata dunque creata secondo proprie ragioni. Ma
dove crediamo che si trovino queste ragioni ideali se non nella mente stessa del Creatore? Egli infatti
non vedeva qualcosa esistente fuori di s, da costituire il modello di ci che creava: pensare questo
infatti sacrilego. Se dunque queste ragioni di tutte le cose da creare o create esistono nella mente
divina, e se nella mente divina non pu esistere nulla che non sia eterno ed immutabile - Platone
chiama idee proprio queste ragioni fondamentali delle cose -, le idee non solo esistono, ma sono anche
vere, perch sono eterne e rimangono per sempre eterne e immutabili. Partecipando di esse esiste tutto
ci che esiste, qualunque sia il modo di essere. Ma lanima razionale supera tutte le cose create da Dio.
Quando pura, vicina a Dio e nella misura in cui aderisce a lui per mezzo della carit, pervasa e
illuminata da lui di quella luce intelligibile, contempla, non con gli occhi del corpo, ma con lelemento
specifico del suo essere per cui eccelle, cio con la sua intelligenza, queste ragioni ideali, la cui visione
la rende pienamente felice. Queste ragioni si possono chiamare, come si detto, " idee, forme, specie,
ragioni "; a molti concesso di chiamarle a piacimento, a pochissimi per di comprenderne la vera
realt.
Augustinus Hipp., conf. 11,8 (tr. NBA)
Questa ragione appunto il tuo Verbo, che anche il principio, perch anche ci parla. Parl nel
Vangelo mediante la carne e risuon esteriormente alle orecchie degli uomini, affinch credessero in
lui e lo cercassero in s e lo trovassero nella verit eterna, ove il buono e unico Maestro istruisce tutti i
suoi discepoli. Ivi odo la tua voce, Signore, la quale mi dice che chi ci parla ci istruisce, chi non ci
istruisce, per quanto parli, non ci parla. Ora, chi ci istruisce, se non la verit immutabile?
Augustinus Hipp., De utilitate credendi 13,29 (tr. NBA)
13. 29. A questa cos grande difficolt, dal momento che parliamo di religione, solo Dio pu porre
rimedio; ma se non crediamo che esista e che aiuti le menti umane, non dobbiamo neppure cercare la

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Rivelazione, ispirazione scritturistica ed ermeneutica biblica nella teologia patristica (2015-16.I)

vera religione. Da ultimo, che cosa desideriamo ricercare con tanto sforzo? Che cosa aspiriamo a
raggiungere? Dove vogliamo pervenire? Forse al punto di non credere che esista o che abbia a che
vedere con noi? Niente pi perverso di un tal pensiero. O forse tu, non avendo il coraggio di
domandarmi un favore oppure avendolo, ma in un modo di certo impudente, vieni a chiedere di
trovare la religione, pur ritenendo che Dio n esista n, se esiste, si prenda cura di noi? E che diremo,
se la cosa tanto grande che non possibile trovarla se non la si cerca con zelo e con tutte le forze? E
ancora, se la stessa difficilissima scoperta allena la mente di colui che la cerca in modo che possa capire
ci che verr trovato? Per i nostri occhi, infatti, che c' di pi piacevole e familiare della luce del sole?
Eppure essi non sono in grado n di sopportarla n di tollerarla, dopo una prolungata oscurit. Per un
corpo debilitato dalla malattia che cosa c' di pi adatto del cibo e della bevanda? Eppure vediamo che
i convalescenti vengono frenati e trattenuti, perch non si azzardino a saziarsi come i sani e a mangiare
proprio quei cibi che li farebbero ricadere nella malattia per la quale erano controindicati. Parlo dei
convalescenti; ma i malati stessi non li spingiamo forse a prendere qualcosa? Di certo, non ci
obbedirebbero in ci con tanta molestia, se non credessero che usciranno da quella malattia. Quando,
dunque, ti darai a questa ricerca tanto faticosa e difficile? Quando ardirai importi una sollecitudine e
un impegno tanto grande, quanto la cosa stessa merita, dal momento che non credi all'esistenza di ci
che cerchi? Giustamente, dunque, la dottrina cattolica nella sua autorit ha stabilito che coloro che si
avvicinano alla religione prima di tutto vanno indotti a credere.

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