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Cap XXVI

Daedalvs et Icarvs
Quinto: "Forse che il re Minosse non insegu Teseo che fuggiva con Arianna?"
-Sira: "Certamente il re prese ad inseguirli, ma la nave di Teseo fu troppo
veloce. Minosse, bench navigasse velocemente, non fu tanto celere quanto
Teseo n lo pot raggiungere. Allora il re irato imprigion Dedalo, che aveva
confezionato il filo e l'aveva dato ad Arianna, ed ordin di chiuderlo nel labirinto
insieme a suo figlio Icaro; per padre e figlio fuggirono in modo stupefacente
dal labirinto. Domani ti racconter della loro fuga, oggi non ho pi tempo per
raccontare: ho gi passato un'ora a raccontare".
-Quinto: "E non hai potuto passare meglio il tempo! Non va bene mettere fine
al racconto nel mezzo della favola. Poich hai gi raccontato la maggior parte
della favola, devi raccontare anche la parte rimanente. Io sono pronto ad
ascoltare."
A ci Sira: "Dunque" disse, "poich sei tanto ansioso di ascoltare, ti racconter
il resto della favola:
"Dedalo rinchiuso nel labirinto con il figlio vagava fra i muri e non poteva
trovare l'uscita, bench avesse costruito proprio lui il labirinto. Poich dunque
le altre strade erano chiuse, quell'uomo temerario decise di fuggire per aria.
Ma Icaro, che ignorava il proposito del padre, si sedette a terra e "Mi sono
stancato" disse "camminando per questo carcere, che proprio tu hai costruito
per noi, padre. Da soli noi non possiamo fuggire da qui, n qualcuno potr
aiutarci a fuggire, come Arianna ha aiutato Teseo. Non ci rimane molto tempo
da vivere, infatti il nostro cibo quasi finito. Io sono gi quasi morto. Se gli dei
non ci aiuteranno, non usciremo mai vivi da qui. Oh buoni dei, aiutateci!".
Ma Dedalo "A che serve invocare gli dei" disse "mentre te ne stai qui a sedere
senza far niente? Chi non vuole aiutarsi da solo, non merita l'aiuto degli dei. Ma
non aver paura! Io ho gi escogitato un modo per fuggire. Anche se le altre vie
sono precluse, ci si apre una strada per fuggire. Osserva quell'aquila che con
ampi
giri
vola
intorno
al
nostro
carcere!
Chi tanto libero quanto un uccello che pu volare attraverso monti, valli,
fiumi, mari? Perch non imitiamo gli uccelli del cielo? Minosse, che comanda in
terra ed in mare, non padrone dell'aria: attraverso l'aria voleremo via da qui!
Questa la mia decisione. Nessuno potr raggiungerci in volo."
"Anch'io vorrei volare" disse Icaro, "ma per volare servono le ali. Poich gli dei
non ci hanno dato le ali, non possiamo volare. Siamo uomini, non uccelli.
Nessuno, se non un dio, pu cambiare la sua natura. Gli uccelli possono volare
per natura, gli uomini non ugualmente."

Allora Dedalo "Cos' che non posso fare?" disse "Di sicuro con la mia abilit la
natura stessa pu essere cambiata. Ho gi fatto molte cose meravigliose, che
mostrano a tutti la mia arte, non solo magnifici edifici, come questo labirinto,
ma anche statue che possono muoversi da sole come fossero uomini vivi. Posso
anche fabbricare delle ali, bench l'impresa non sia facile."
"La tua idea in verit temeraria" disse Icaro, "ma ogni tentativo di fuga mi
attrae, e tu sei solito portare a termine ci che hai escogitato."
"Di certo porter a termine il mio disegno" disse il padre, "Ecco dispongo di
tutte le cose che sono necessarie per questa impresa: penne, cera, fuoco. Col
fuoco scioglier la cera, salder le penne con la cera molle e le fisser nei
muscoli."
"Dedalo dunque con arte mirabile fabbric con le penne grandissime ali per s
e per il figlio, che un con la cera e fiss ai muscoli. Dopo che ebbe portato a
termine l'opera, "Il lavoro gi fatto" disse, "ecco l'ultimo esempio della mia
arte. In verit non siamo uccelli, ma imiteremo gli uccelli nel volo. Voleremo pi
veloci del vento attraverso il mare, nessun uccello potr starci dietro."
Icaro per imparare a volare mosse le ali qua e l, ma non pot sollevarsi da
terra.
"Le ali non possono sostenermi" disse "Insegnami a volare!"
Subito Dedalo si sollev con le ali e "Se non muoverai correttamente le ali"
disse "non puoi volare. Imitami!/Guardami! Non difficile l'arte del volo. Muovi
le ali su e gi in questo modo!"
Cos il padre insegn a suo figlio la tecnica del volo come un uccello ai suoi
piccoli. Allora, avendo baciato il ragazzo "Siamo pronti al volo" disse "Ma prima
ti avverto di questo: vola dietro di me a mezz'aria fra il cielo e la terra, infatti se
volerai nella parte pi bassa dell'aria vicino al mare le penne diventeranno
umide, se invece volerai nella parte superiore dell'aria vicino al cielo, il calore
del
sole
scioglier
la
cera
e
brucer
le
penne.
Non essere troppo avventato nel volo! Sii prudente, figlio mio! Ora seguimi!
Fuggiamo via dal nostro carcere - siamo liberi!
"Pronunciate queste parole Dedalo vol in alto con suo figlio dal labirinto, e
nessuno si accorse della loro fuga se non un pastore, che li vide per caso che
volavano come grandi uccelli e credette fossero degli dei. Padre e figlio
lasciarono presto Creta, ma non volarono per il tragitto pi breve verso Atene,
loro patria, ma inebriati dalla nuova libert presero a volare facendo ampi giri
sopra il mare Egeo.
Icaro osservando la moltitudine delle isole si meravigli "Oh quante isolette ci
sono nel vastissimo mare!"

E Dedalo "Quelle isole" disse "non sono piccole, bench sembrino essere
piccole. Certo l'isola di Melo, che sotto di noi, non tanto piccola quanto a te
sembra."
Icaro: "Ma quell'isola che alla nostra sinistra mi sembra essere molto pi
grande. Qual quell'isola?"
Dedalo: " il Peloponneso, parte della Grecia, che non un'isola ma una
penisola, infatti il Peloponneso si unisce alla parte restante della Grecia con una
striscia di terra che chiamata Istmo. Vicino all'Istmo situata Corinto,
bellissima citt, e non molto distante da Atene, patria nostra."
"Se voleremo pi in alto, vedremo non solo la Grecia ma quasi tutto il mondo"
disse il ragazzo temerario e si alz ancora pi in alto. Da l non solo
intravvedeva grandi parti dell'Europa e dell'Asia, ma distingueva anche lontano
la costa dell'Africa, poi vide sopra di s nel cielo sereno il sole luccicante, e
bench
il
padre
l'avesse
avvertito,
sal
nell'alto
del
cielo..."
Qui Quinto, che aspetta con curiosit la fine della favola, chiede: "Che avviene
allora?"
-Sira: "Allora accadde ci che era inevitabile accadesse: il calore del sole vicino
rammoll la cera con la quale le penne erano unite e fissate e bruci le penne. Il
ragazzo atterrito sbattendo le braccia nude cadde in mare ed affond, e il
padre non pot portargli aiuto. Quella parte del mare Egeo nella quale Icaro
anneg

chiamata
'mare
Icario'
dal
suo
nome. Inoltre l'isola vicina, sulla riva della quale fu trovato il corpo del giovane,
anche ora chiamata Icaria".
"Ecco qui hai tutta la storia di quel ragazzo temerario che cercando la libert
trov la morte. ormai tempo di dormire. Non sei stanco di ascoltare un cos
lungo
racconto?"
Quinto scuote il capo e "Non sono stanco, e quella favola non mi pare lunga.
Fra tutti i racconti questa del caso di Icaro mi piace pi di tutti, anche pi di
quella del figlio del Sole, che cercando di guidare il carro del padre parimenti
cadde dall'alto del cielo, perch aveva scioccamente deviato dal corso del sole.
Mi diverto sempre molto ad ascoltare tal genere di racconti."
-Sira: "Io non mi diverto di meno a raccontare quelle favole, non solo perch mi
sembrano bellissime per s stesse, ma anche perch le conclusioni dei racconti
ammoniscono egregiamente gli uomini avventati. Tale infatti la natura umana
e soprattutto quella dei ragazzi. Si racconta la favola sul figlio di Dedalo non
solo per dilettare, ma anche per educare, infatti ci che accaduto a quel
fanciullo, potrebbe accadere allo stesso modo ad ogni ragazzo, se non
obbedisce a suo padre. Non imitare Icaro, Quinto mio! Stai sempre attento!

Infatti non necessario che te lo ripeta dopo ci che ti capitato ieri. Certo
quel tuo fatto ti insegna pi di qualunque favola!"
Esortato il ragazzo con queste parole, Sira mette fine al suo racconto. E Quinto
non la richiama indietro mentre se ne va, ma si sdraia sul letto e chiude gli
occhi. Presto il ragazzino si vede in sogno volare, adorno di ali, attraverso monti
e fiumi.

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