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PRATICHE

A metà
Studiare all’estero

di Marco Bruschi

Prendere l’aereo per me non è mai stato facile. Ricordo che la prima volta ero
stretto fra due miei amici e ogni tanto chiedevo loro con voce piagnucolante di
tenermi la mano. Un po’ ci giocavo sopra, un po’ avevo
realmente una paura maledetta. Il fatto è che dopo
il decollo ti affidi completamente agli eventi, ti senti
impotente, e questo su di me ha sempre avuto un brutto effetto.
Anche quella volta prendere l’aereo è stato difficile, ma soprattutto è stato
diverso. Mi stavo affidando agli eventi anche allora, ma ero tutt’altro che
impotente: avevo scelto. A ogni minuto mi allontanavo sempre di più da tutto
quello che mi era familiare e mi avvicinavo a volti sconosciuti e a situazioni e
luoghi nuovi. Avevo in bocca tanti sapori diversi e decisi che non era affatto
il momento per sceglierne uno. Mi rilassai e lessi delle lettere che mi avevano
lasciato persone care, da aprire solo dopo il decollo, mi raccomando. Poi chiusi
gli occhi e aspettai l’atterraggio; senza paura.

Marco Bruschi (Carrara,


1986) è laureato in
Birra e cappuccino
Informatica Umanistica. Sto facendo l’Erasmus in una città inglese che si chiama Leicester ma si pronuncia Leister.
Collabora con riviste Guardando la cartina è poco sopra Londra, a circa due ore di treno, nel mezzo dell’Inghilterra.
letterarie e culturali. È a misura di passeggiata, e mi piace camminarci. I primi giorni ho preso del tempo per me e mi
Recensisce libri, spettacoli
teatrali, film. Scrive storie e sono avventurato alla scoperta dei vicoli, del centro, dei piccoli preziosi negozietti. Mi ricorda
racconti. un po’ Pisa, la città in cui studio in Italia, ma con meno
È un fervido lettore, spesso cacche di piccioni e molto più vento. C’è anche una torre
si innamora delle parole ed è
costantemente alla ricerca di qui, ma questa ha un orologio, in cima, e sta dritta. Il
qualcosa. centro non è molto grande e non ci sono certi scorci sor-
bruschima@gmail.com prendenti che puoi trovare in Toscana, ma va bene così.
Più che altro ci sono posti in cui puoi bere e mangiare,
sembra che gli inglesi non facciano altro. Il cibo italia-
no qua va fortissimo e c’è pieno di ristoranti come “La
Leicester Tosca”, “Casa Romana”, “San Carlo”. Per non parlare
del caffè. Solo nei pressi del centro ci sono tre posti che si
chiamano “Caffè Nero”: è una catena di bar dove puoi bere un vero espresso o un cappuccino.
Io non ci sono mai andato, perché mi sono portato un pezzo di Italia in valigia –la macchinetta
per la moca– e perché un caffè ti costa tre euro e un cappuccino quattro. Poi naturalmente ci
sono i pub. È pieno di pub. Ovunque ti giri ne vedi uno e sono affollati fin dalle quattro del
pomeriggio di gente che beve una birra per merenda. Dopo quasi due mesi è ancora difficile
per me abituarmi agli orari. Semplicemente non riesco a cenare alle sei, e quando i miei amici
mi dicono che ci si vede alle otto e si va downtown io rispondo: “Pazzi, alle otto sto cucinando”.
Ma devi farci il callo, perché qui tutto chiude prima. I negozi durante la settimana sprangano i
battenti alle sei del pomeriggio, alle otto solo nel centro commerciale più grande, e di domenica
o sono tutti chiusi o rimangono aperti al massimo fino alle cinque. La maggior parte dei pub
chiude attorno a mezzanotte, solo pochi stanno aperti fino all’una o addirittura alle due.
Quello che i giovani inglesi amano fare per divertirsi is clubbing, cioè andare in discoteca. E
possibilmente andarci ubriachi. Sembra un luogo comune ma non lo è: gli inglesi bevono mol-
to. Qua le birre non costano tanto rispetto all’Italia e loro ci vanno giù pesante. Nemmeno i
cocktails costano tantissimo, ma in compenso fanno schifo.

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Un’altra cosa che agli inglesi che vivono qui intorno. Vado pazzo per le loro “tortilla de
piace da matti è giocare a biliar- papas”, che in pratica sono tortini di patata e cipolla e per
do. Non ho mai visto un posto cuocerle ci vuole un’ora: così mi hanno detto.
qualsiasi che vendesse alcolici A volte sono capitato anche in mezzo a cene con le mie coin-
dove non ci fosse anche un bi- quiline cinesi, che sono state gentilissime e hanno offerto
liardo. Spesso ci scommettono del cibo a tutti. A me hanno anche regalato le bacchette e
sopra, si chiama killing pool, e io ho cominciato a spiluccare dappertutto in quei piatto-
chi vince piglia tutto. La pas- ni pieni di ogni ben d’iddio. Loro si sono stupite che non
sione per il biliardo vale solo per mangiassi il riso, perché praticamente era come se saltassi
i maschi, le ragazze ne hanno un’altra: andare in giro mezze la portata principale. Del cibo tailandese e nigeriano so solo
nude durante il week-end. Credo che io sarei già morto se che è molto speziato. Le nigeriane, più che altro, mettono
facessi come loro. Naturalmente non tutte, ma molte, trop- manciate di chili dappertutto e quando offrono qualcosa, o
pe, sgambettano di qua e di là per il centro con queste gonne declino o divento tutto rosso dopo la prima forchettata.
ombelicali e dei top che ti spiegano l’anatomia. Io le guardo Io non sono un gran cuoco, ma una sera ho cucinato carbo-
attraverso il giubbotto e la sciarpa e a volte non scuoto nem- nara per tutti. È piaciuta.
meno la testa tanto che sono intirizzito dal freddo. Alcune
non prendono nemmeno il taxi per andare a casa, si fanno Piccole cose
direttamente trasportare dal vento. È nelle piccole cose che in casi come questo si crea integra-
zione. Come la prima settimana, quando eravamo tutti spa-
Carbonara per tutti esati e bastava guardarsi in faccia per capire se eri uno stu-
Vivo in una delle accomodation fornite dell’università, si dente internazionale che non sapeva nemmeno dove fosse il
chiama Freemen’s Common ed è tutta fatta di mattoni ros- più vicino negozio di vestiti. Per trovare un paio di ciabatte
si. Nel mezzo c’è un grosso parcheggio e tutt’intorno ci sono io ci ho messo quattro giorni.
vari block, che sarebbero delle mini palazzine. Sono una Me l’ha fatto notare proprio oggi una mia amica svedese:
quarantina e in ognuna di esse ci sono dieci stanze singole, quando vai in Erasmus è come se ti tirassero su con una ca-
una cucina, due bagni e una stanza che si usa per far asciu- lamita e ti sradicassero dal tuo habitat per metterti da un al-
gare i vestiti e per farsi la barba. Intorno ci sono un bel po’ tra parte. Un posto diverso, diversa la lingua, diverso tutto.
di alberi che proprio adesso hanno perso le foglie e, sotto, Ed è chiaro che è per forza più facile parlare con la gente,
la famosa erba inglese, ver- conoscersi e fare amicizie. Ti dai consigli. Parli di cose che
de verde e ben curata. C’è magari possono sembrare banali, ma che non lo sono affat-
anche una common room, to. Dov’è l’ufficio per fare queste carte, a che orario passa
una stanza comune, il 46, come diavolo faccio a connettermi al computer della
dove se vuoi ti ci ritrovi biblioteca e per favore dimmi dov’è il posto più economico
per fare una partita a per comprare le coperte che ieri notte ho dormito con sopra
biliardo, a ping pong, il cappotto. È come un formicaio, tutti aiutano e chiedono
o a guardare lo sport in aiuto, e chiunque sembra una delle persone più gentili che
TV. Due o tre volte nel tu abbia mai conosciuto. È semplicissimo fare nuove amici-
parcheggio, di notte, ci zie, perché ti ritrovi in un posto ed è come se fosse sottinteso
ho visto una volpe. che ci si debba conoscere tutti. E allora sotto con le doman-
Qui è come un microcosmo, una rappresentazione del de di rito: come ti chiami, da dove vieni, cosa studi, da quale
mondo in miniatura. Nel mio block, per esempio, su die- parte dell’Italia?, Toscana? Oh lovely!
ci che siamo apparteniamo a sette nazionalità diverse. Ci Arriva un momento in cui ti domandi se le stesse persone,
sono io, un tedesco, due spagnoli, due cinesi, una malese, conosciute a casa tua, in un contesto differente, sarebbero
due nigeriane e una tailandese che però vive da dieci anni a state diverse; ma poi lasci perdere.
Londra, ha un perfetto accento british e mi chiama darling. Durante la Welcome Week, la settimana di benvenuto or-
E la cosa bella è che ognuno porta con sé le proprie abitudini ganizzata dall’università per gli studenti stranieri, avrò in-
e le mischia a quelle degli altri. Succede soprattutto col cibo, contrato non so quante persone. Un crogiolo di nazionalità
perché è una cosa con cui ci si rapporta tutti e tutti i giorni. Il diverse. Che poi ricordarsi
mio amico tedesco è a cavallo, perché è abituato a mangiare le facce, ma soprattutto i
alle sette di sera e per lui è un po’ come essere a casa. A volte nomi, è un’impresa impos-
ci troviamo e mi chiede se voglio mangiare con lui. Io dico: sibile. Ogni tanto qualcuno
“Come no?”, ma poi mi trovo a mezzanotte a trangugiare per strada mi saluta e io
un colpevolissimo sandwich perché mi è tornata fame. ricambio calorosamente,
I due spagnoli sono pigri e lenti. Uno si è fatto mandare ma poi passo i successivi
da casa salsicce e salami tipici di laggiù: chorizo e cistorra. cinque minuti a doman-
A volte la domenica mi invitano a partecipare a certi pran- darmi chi diavolo fosse. La
zi che fanno alle tre del pomeriggio con i loro connazionali Welcome Week è una bella

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trovata, perché ti aiuta a partire Leicester, proprio come il formaggio che fanno qui, che tra
e a fare gruppo, a non sentirti l’altro mi piace un sacco. Poi ogni domenica c’è quest’altra
troppo spaesato e a darti nuove cosa di cui non mi ricordo il nome, in cui entri gratis e ti
inaspettate possibilità. Ci sono svendono le birre. Con questi eventi ci guadagnano, questo
stati un mucchio di Internatio- è chiaro; ma poco importa. È la mentalità che mi ha stupi-
nal Party, che continuano anche to, il creare un luogo d’incontro all’interno dell’università,
adesso, ma dopo un po’ smetti che non è più un point of sale dove vai a farti dare dei voti,
di andarci, perché alla fine sono ma qualcosa di più. Una cosa che non sapevo riguardo le
sempre le stesse facce. associazioni, ma che abbiamo scoperto con delizia, è che
durante la settimana di presentazione, per attirare nuovi
Society e seminary membri, organizzano incontri introduttivi in cui spessissi-
È bello il modo in cui qui l’università entra nella vita degli mo ci scappa la cena o il pranzo gratis. Io e i miei amici allora
studenti, o forse è il contrario. Fatto sta che alunni e palaz- si è cominciato a fare il giro. Siamo andati anche al buffet di
zo sembrano essere molto più vicini che in Italia. Sembra quella del frisbee e devo dire che non era niente male. Un
che l’università capisca di più i problemi e le esigenze dei giorno stavo tornando a casa e ho incontrato un mio amico,
ragazzi. Un esempio è il pacchettino che abbiamo ricevuto a gli ho chiesto dove se ne andasse.
casa, proveniente dall’unione studentesca, che oltre a diver- - Cibo gratis.
si numeri utili conteneva un bel preservativo rosa. Anche La questione è che siamo finiti nella società musulmana, il
quando siamo andati a registrarci al centro sanitario c’era che non sarebbe stato assolutamente un problema, se non
questo cartello con su scritto “fai il test della clamidia: è gra- che io e lui, il mio amico, quello che mi aveva proposto en-
tis e avrai un regalo in cambio”. Il regalo erano una dozzina tusiasta di seguirlo, eravamo gli unici non musulmani a sen-
di profilattici e un portachiavi a forma di spermatozoo che si tire il discorso pre-cena –perché sì, c’era da attendere a un
illumina di notte. Non ho mai ricevuto tanto per aver fatto discorso prima di poter mangiare, ma noi non ci eravamo
pipì in un barattolo. lasciati intimorire da una cosa così da nulla– ed era chiaro,
Durante la seconda settimana è stata montata una grossa lampante, che si fosse lì soltanto per mangiare a sbafo. Ab-
tenda nel giardino e se volevi entrarci, il primo giorno, do- biamo aspettato la prima pausa dell’oratore e mentre lui be-
vevi fare una coda di un’ora. Io ero curioso e ho chiesto, mi veva dalla sua bottiglietta d’acqua noi siamo sgattaiolati via
hanno risposto che lì dentro c’erano le con la coda fra le gambe.
society. Le society sarebbero le asso- Qui le lezioni sono diverse. Ci sono
ciazioni studentesche e per curiosità, le lecture, che sono molto simili alle
alla fine della giornata, quando la coda lezioni che abbiamo in Italia, con cen-
era ormai evaporata, sono andato a tinaia di studenti che ascoltano un in-
vedere. C’era un percorso obbligato segnante, e poi c’è una cosa chiamata
da fare, una serpentina, e c’erano ta- seminary. Non bisogna confondersi,
voli ovunque, con gente che ti offriva perché se si traduce con la nostra pa-
di entrare nella loro società perché era rola ‘seminario’ si sbaglia. I seminary
la migliore di tutte. C’erano cose come sono delle lezioni a cui attendono non
il club del teatro, dell’arte, del karate. più di quindici persone e sono un ap-
Ma c’erano anche cose come la società del curry, del me- profondimento. I gruppi dei seminary sono sempre gli stes-
tal, delle rievocazioni medievali e del frisbee. C’era anche si, e anche l’insegnante, che viene chiamato il tuo seminary
la società del vino, ma l’ho scoperto dopo. Questi quando tutor. Queste specie di lezioni ristrette rappresentano una
c’è bel tempo si siedono a chiacchiera nel giardino con una grande possibilità per interagire con il professore e i colleghi
bottiglia aperta davanti. Ho anche fatto un pensierino sulla e di dire la tua.
società dell’amaca, ma poi davvero non ho avuto la forza per Ogni università dell’Inghilterra adotta questo metodo di
chiedere come diavolo gli fosse venuta in mente una cosa insegnamento, ma non è tutto rose e fiori. Qui la scuola
del genere. costa, e tanto. Fino ai primi anni ‘90 era gratis, poi piano
E l’università mette a disposizione aule e spazi per tutto piano sempre più studenti hanno iniziato a frequentarla e le
questo. Non dà soldi, perché le società si autofinanziano tasse hanno cominciato a salire per far fronte all’affluenza e
con una quota d’iscrizione dei partecipanti, ma è già abba- al contempo mantenere lo stesso metodo di insegnamento.
stanza. Il solo fatto che sia stata montata la tenda gigante per Adesso sono circa tremila sterline per tutto l’anno e contan-
ospitare la presentazione è significativo. do che si tratta di scuola pubblica e che la sterlina è più forte
Poi qua, dentro l’università, c’è sempre vita sociale. C’è un dell’euro di circa il dieci per cento, sono un sacco di soldi. Se
pub che si chiama Scholar e che è aperto tutti i giorni, fin non hai la possibilità lo Stato ti aiuta con un prestito e con
dalla mattina, ed è incorporato all’interno di uno degli edi- una borsa di studio, il cui ammontare dipende da quanto
fici. Dal pub si può accedere a delle sale da ballo sparse lì guadagna la tua famiglia. Il prestito copre le tasse di iscri-
intorno, dove a giorni comandati mettono la musica. Ogni zione e le spese per l’alloggio, se ti serve, e se e quando inizi
mercoledì, per esempio, c’è questo party che si chiama Red a guadagnare più di quindicimila sterline all’anno dovrai

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ridarlo indietro piano anche a nascere i primi gruppi di amici, più grandi o più
piano. Da noi, almeno a piccoli. Le cose si sono assestate e ognuno ha avuto la sua
Pisa, le cose sono diver- possibilità, il suo nuovo inizio. Perché qua non ti conosce
se. Non paghi le tasse di nessuno e il tuo passato è come se non esistesse. Ti porti solo
iscrizione se i tuoi geni- dietro un po’ dei pregiudizi sulla tua nazionalità, come i te-
tori non guadagnano un deschi che sono ferrei, gli italiani donnaioli e i francesi con
tot e puoi anche ricevere la puzza sotto il naso. Sono cose su cui alla fine ridi e con cui
dei soldi dall’università. stai al gioco, poi alcuni sono anche veri, come che parliamo
Se i tuoi guadagnano un con le mani. Cominci anche a conoscere il posto e sai dove
po’ di più non ti vengono andare per prendere una birra e dove non andare se non ti
dati soldi, ma ci sono co- piace un certo tipo di musica, o se non vuoi spendere un oc-
munque delle fasce di reddito per la riduzione delle tasse. chio. Impari a guardare prima a destra e poi a sinistra –e non
È meglio questa strada o la nostra? Io credo sia meglio il il contrario– se non vuoi essere ammazzato mentre attraver-
metodo inglese, perché il nodo centrale rimane la quali- si la strada. Impari che se non ti piacciono le melanzane non
tà dell’insegnamento e le opportunità offerte. Qua paghi devi prendere qualcosa che contenga delle aubergine. Hai
molto, ma sei sicuro che avrai molto in cambio. Non parlo provato almeno una volta, e se dici il contrario menti, il cibo
della preparazione degli insegnanti, ma delle strutture. Se che qua va così di moda e sembra tanto caro a tutti. Il junk
studi letteratura non conta se sei in un’aula fatiscente, come food. Hamburger, onion rings (letteralmente: anelli di cipol-
spesso accade, ma se fai chimica o medicina, per esempio, la) o le cheese chips, che sono patatine fritte cosparse di for-
le attrezzature contano eccome. Non poter far pratica con maggio fuso, a cui puoi aggiungere salse a piacimento. Alla
uno strumento perché non c’è rappresenta una possibilità fine pensavo di morire. Quella stanza di tre metri per quat-
in meno per lo studente. Certi miei amici che fanno medi- tro ti sembra sempre di più la tua, e sempre meno schifosa
cina si leccherebbero le dita sapendo che quando qui inizi rispetto alla prima volta che l’hai vista, anche se continua a
il tirocinio hai un tutor personale che ti segue per tutta la parlare un’altra lingua, e questo può sembrarti un po’ stra-
giornata in ospedale, che puoi fare degli incontri no e rischi che ti succeda di essere stanco una sera,
col primario a gruppi di cinque e che quando magari, non sta scritto da nessuna parte che si
studi come rapportarti al paziente vieni debba andare sempre in discoteca, e magari
filmato e poi potrai rivederti e farti consi- sei in un pub, durante una serata tran-
gliare dal tuo insegnante il modo in cui quilla passata semplicemente a chiac-
potrai migliorare. chierare, e gli altri propongono questo
Anche in questo caso si tratta di un fatto club che si dice sia gratis stasera; let’s
di mentalità. Molte persone che conosco go; ma declini gentilmente e non ti fai
si sono iscritte al primo anno di università convincere dai soliti oh, come on!; ti stringi
giusto per provare; non gli è costato niente, o nelle spalle, sorridi e dici: I go home; vado a
relativamente poco. Qua se ti iscrivi giusto per casa; e mentre ritorni camminando il vento ha
provare sai che un giorno dovrai ridare indietro la tassa di cessato di soffiare finalmente, fa solo freddo, ma non è di
iscrizione e magari ci pensi due volte. È un po’ triste dirlo, quelli umidi e noiosi, è secco e può perfino piacere; quella
ma nella mia esperienza personale ho incontrato tante per- sera ti piace; mentre cammini ti guardi intorno e ripensi che
sone che hanno preso l’università come una specie di limbo, quella volta in quel posto avete avuto quella bella chiacchie-
come una scusa per rimandare qualcosa, forse la vita vera. rata, e poi lì ancora le ragazze si sono volute fermare a com-
Qua l’università è un patto chiaro e importante fin da subi- prare le ali di pollo fritte alle quattro di notte, e nel parco
to, estremamente proiettato verso il futuro. alla tua destra hai visto il tuo primo scoiattolo inglese e ti sei
stupito di quanto fosse folta la sua coda, e quella discoteca
A metà che sta aperta fino alle sei di mattina, rarità assoluta, ha dei
Ieri ho sentito una conversazione fra due mie amiche. bei murales alle pareti ma puzza di piscio da far schifo, ed
- È strano. Più passa il tempo e più sembra difficile parlare ecco il ristorante libanese, ottimo quel pranzo e ottima la
in inglese con le persone che vivono con te, mentre invece compagnia; e mentre il buio ti circonda ti rendi improvvi-
dovrebbe essere più facile. samente conto di avere già dei ricordi qui, poi magari pensi
- È perché cominciate a conoscervi meglio. ai tuoi amici e alle tue cose là, in Italia, e per un attimo hai
Dopo un po’ si va al di là degli entusiasmi iniziali, si comin- come l’impressione che siano un poco evanescenti; smetti
cia a grattare la superficie e cominciano a nascere le cose. improvvisamente di camminare, ti guardi intorno spaesato
Chi conoscevi solo un poco magari adesso lo chiami amico, e ti chiedi cosa sia quello che provi proprio adesso, per la
altre persone le perdi di vista, altre ancora entrano inaspet- prima volta, e quando scopri che ti senti un po’ come diviso
tatamente nella tua vita. Persone di cui non sapevi niente a metà non sai come rapportartici, se gioirne o averne paura,
fuorché la nazionalità e il nome –se te lo ricordavi– possono perché è una cosa tanto strana; e poi realizzi che per la prima
stupirti, o deluderti, con l’andar del tempo. Scavando, si sa, volta non hai detto: vado nella mia stanza, ma qualcosa di
si rischia sempre di trovare qualche pietra. E cominciano ben diverso; e ti scopri a sorridere con te stesso.

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