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G

e r m a n a

r n s t

C A R D A N O E LE S T R EG H E *
SUMMARY

Am ong th various topics which Cardano dealt w ith in his w ide-ranging writings
w as a problem that caused great anxiety in th sixteenth century: witches and th
activities they w ere believed to undertake thanks to a pact with th devii. In his
analysis he expressed many doubts as to th reality o f this phenom enon, distancing
him self from th view s o f theologians and jurists favourable to th criminal prosecution o f witchcraft. Often believed to be superstitious and credulous, th physician and philosopher Cardano in reality took a clear-sighted and shrewd position
on th qucstion and did not hesitate to condemn th dangcrous confusion betw ccn
theology and naturai philosophy, th credulity o f fam ous thinkers and th cruelty
o f judges and inquisitors. Refuting errors and false explanations, he sought to identify a series o f naturai causes capable o f explaining facts that appeared to be miraculous: alterations o f th im agination due to th prevalence o f th melancholy hu
m our; hallucinations and deliriums deriving from environmental or dietary causes:
th role o f dreams; th deceptions, fears and malevolence o f m ankind - human
passions which were far more terrifying and dangerous than th improbable interventions o f demons.
Il mondo grande e il tempo lungo;
e lerrore e il timore hanno m olto potere sugli uom ini1

1.

S torici e fav o le

e l lib ro x v d el De varietale, ch e tratta d ella d iv in a z io n e artificio sa, u n


c a p ito lo d e d icato alle striges, seu lam iae, et fascinationes. L 'e s o rd io di

q u e ste b re v i, m a d e n se p a g in e , sco n c e rta n te , in q u a n to v ie n e tra scritto un


lu n g o p a sso tra tto d alle Scotorum historiae di H e c to r B o e th iu s - te sto u tiliz
z a to an ch e in m o lte altre o cc a sio n i da C a rd a n o - , in cu i l'a u to re si so ffe rm a
su u n c u p o e p iso d io di m a le fc io .2

*
La versione francese di questo testo stato letta nell'ambito del Convegno di studi La
pense scientifique de Cardano, organizzato da Jean-Yves Boriaud presso ('Universit di Nantes,
17-18 novembre 2005, e in tale veste vedr la luce negli A ni del Convegno, di prossima pub
blicazione.
1 Orbis magnus est, et aevum longum, et error ac timor multum in hominibus possunt.
De subtilitate, in Hieronymi Cardani Opera omnia, cura C. Sponii, 10 voli.. Lugduni, sumptibus
I. A. Huguetan et M. A. Ravaud, 1653,ni, p. 653 (dora in poi Opera).
2 De rerum varietate, 1. xv, cap. 80, in Opera, 111, p. 289; cfr. Scotorum historiae Hectoris Boethii,
Iodoci Badii Ascenzi typis et opera [Parigi, 1526].
BRUNIANA

& CAMPANBI. LIANA, XII, 2, 2 0 0 6

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GERMANA ERNST

Boethius narra come Dusso, re degli Scoti, soffrisse di una malattia per
la quale i medici non sapevano dare spiegazioni n trovare rimedio. Senza
presentare alcuna alterazione degli um ori, di notte il sovrano non riusciva
a prendere sonno e sudava cos abbondantemente che il suo corpo si stava
consum ando in una lenta corruzione. Mentre Dusso era sempre pi spossa
to dal sudore e dalla veglia, si diffondono voci che fosse vittima di pratiche
m agiche operate in una cittadina morava, nella quale, al fine di appurare il
fatto, vengono inviati dei messi regii. Giunti a destinazione, questi, grazie
alle confidenze di una prostituta, figlia di una strega, vengono a sapere che
era in atto una pratica magica. Fatta irruzione nella casa da lei indicata, gli
inviati sorprendono una strega che, fabbricato un simulacro di cera del re, lo
accostava al fuoco, mentre una compagna, recitate delle form ule magiche,
vi versava sopra un intruglio malefico. Il sudore, linsonnia e il malessere del
sovrano erano indotti da questo rituale, che l'avrebbe condotto presto alla
morte, se non fosse stato interrotto dagli inviati regali, che, distrutti gli og
getti del rito, provvedono altres a punire all'istante (extemplo) la colpevole,
che sconta con il fuoco il fio del suo delitto; quella notte stessa il re, arresta
tosi il sudore, prende sonno e recupera prontamente la salute.
D opo avere accennato a un altro caso di maleficio, Cardano ricorda che
a proposito di questi fatti esiste una magna dubitatio: a chi li irride come
favolosi, facendo ricorso a spiegazioni naturali, si contrappongono coloro
che li ritengono veri, adducendo una fitta messe di experimenta. Senza per
il m om ento dichiarare le proprie posizioni, egli passa a delineare le linee
fondamentali della fosca mitologia stregonica. Delle streghe si dice che ado
rino com e una divinit la signora del gioco (ludi dominam), e loro stesse
am m ettono di prendere parte a festini notturni, nel corso dei quali ballano,
mangiano a saziet in conviti splendidi, si ubriacano, si accoppiano. A loro
vengono imputati orrendi delitti, che esse non esitano a confessare sotto
tortura, pur consapevoli che li sconteranno con la m orte, riguardanti so
prattutto bambini e pratiche venefiche. Uno dei principali argomenti ad
dotti dai sostenitori della veridicit di tale ars consiste nellom ogeneit e
nell'accordo delle confessioni. E poi inverosimile pensare, essi aggiungono,
che si tratti di sogni; i contenuti dei sogni infatti sono diversi e individuali,
non identici a quelli dei sogni altrui; altrettanto assurdo che si tratti di m en
zogne; chi infatti mentirebbe sapendo di rischiare la vita? Visto che non si
tratta neppure di im m aginazioni - le streghe non sono affatto pazze, anzi
talvolta si com portano in m odo prudente e assennato - , non possiam o che
trovarci di fronte a fatti reali. Tali rudcsfoeminae (nella m aggior parte dei casi
si tratta infatti di donne) conoscono le virt delle erbe, possono curare le
malattie pi diffcili e oscure; alcune predicono il futuro.
Il quadro diventa decisamente pi truce quando si ricorda che, secondo
quanto sostengono taluni, fanno cuocere bambini e animali, per poi rimet-

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tern e insieme le ossa e farli rivivere, dando luogo a un o spettacolo orrendo


e osceno, che le riem pie di am m irazione e divertim ento. Chi vittim a di
u n veneficio vom ita cose strane, e nei loro letti si ritrovano chiodi, capelli,
aghi, ossa, pezzi di carbone e di vetro. Per questultim o fatto, si pu pensare
che si tratti di trucchi, e C ardano in linea di m assim a d accordo {ego tecum
sentio), anche se tem po addietro ha conosciuto un contadino, u o m o onesto
e non ingannatore, che am m alatosi di un male strano vom itava, dopo che
venivano pronunciate form ule m agiche, le cose pi disparate, e anche una
volta guarito, in giorni e ore stabiliti, soffriva com e se avesse nella pancia un
sacco pieno di fram m enti di v etro .1
Ma le personali opinioni di C ardano su questi fatti com inciano ad em er
gere in m odo pi preciso quando egli ricorda due episodi narrati da Giovan
Francesco Pico della M irandola, filosofo verace e illustre. Nella Stri* egli
racconta di avere conosciuto un anziano sacerdote, tale Benedetto Berna,
che asseriva di avere convissuto p er pi di q u a ra n ta n n i con un dem one dal
laspetto di donna, che lui chiam ava Erm elina e trattava com e una m oglie:
dorm iva con lei, la portava in giro, le parlava, tanto che gli astanti lo crede
vano pazzo. Un altro ultraottanenne di nom e Pinneto a sua volta diceva di
avere convissuto p er q u a ra n ta n n i con un dem one dalle fattezze femminili
di nom e Florina.2 Tali narrazioni suscitano lindignazione di C ardano: si
tratta di episodi assurdi, vani, destituiti di ogni ragionevolezza e del tu tto in
degni della seriet di chi li ha narrati. N on possibile che si trattasse di corpi
veri, dal m o m ento che ingannavano i sensi e la ragione; se poi si trattava di
simulacri, ci troverem m o di fronte a situazioni pi atroci di quelle ideate da
M ezenzio che costringeva i vivi a giacere con i m o rti:3 in ogni caso al solo
pensare tali cose lanim o inorridisce, la m ente resta stupefatta - horret ani
m us, m ens stupet, ubi talia cogitat.
C ardano non esita a denunciare leccesso di credulit di un pensatore che
non si peritato di m escolare ai santi discorsi della filosofia le finzioni di
certi platonici, le bugie dei frati, le voci popolari, le filastrocche delle d o n
n ette e ogni sorta di fandonia, contam inando tu tta larte nel m odo pi
indegno, tanto che non lo si pu dire n peripatetico, n davvero platonico
e neppure cristiano: e ha scritto tu tto ci al solo fine di com piacere e solle

1 De varietate, loc. cit., p. 290.


2 Joh. Franasti Piti Mirandulae Dialogus in tres libros divisus, cuius titulus est Strix, sive De
ludificatione daemonum, Bononiae, 1523. Su questopera cfr. P. B u rk e, Witchcrafi and Magic in
Renaissance Italy: Gianfrancesco Pico and his Strix, in The damned Art, ed. S. Anglo, I .ondra, 1976,
pp. 32-52, e la prefazione di Albano Biondi alledizione moderna della traduzione italiana del
domenicano Leandro Alberti (Bologna. 1524) in G. Pico d e l l a M i r a n d o l a , Libro detto Strega,
0 delle illusioni del demonio, Venezia. Marsilio, 1989.
3 Per le crudeli pratiche di Mezenzio, il re etrusco alleato di Turno nella guerra contro
Enea, che lo uccider in battaglia, cfr. V e r g ., Aen., vni. 485-488.

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GE RMANA ERNST

ticare il gusto dei lettori. Anche sant'Agostino, per Cardano, avrebbe fatto
meglio ad astenersi da analoghe assurdit: avrebbe avuto meno lettori, cer
to, ma avrebbe senzaltro goduto di una migliore opinione presso i dotti.1
Cardano molto severo nei confronti della confusione tra filosofia e teo
logia. In un altro passo del De varietate, dopo avere specificato di seguire, in
quanto filosofo, i princpi naturali insiti nelle cose, afferma che la legge di
Cristo non pu che essere verax: ma altrettanto non si pu dire dei teologi
che, quando si atteggiano a filosofi, spesso dicono cose false e diventano ri
dicoli. Se il caso di Lattanzio che nega gli antipodi il pi noto, anche altri
santi padri, come Agostino, Tertulliano, Giustino, mentre parlano alla ple
be, hanno contribuito pi a sminuire che ad aumentare l'autorit della no
stra legge. I loro scritti si accordano con le favole dei pagani, ma la filosofia
non ha nulla a che fare con tali finzioni: non convenit illorum figmentis.
Finzioni che risultano tanto pi intollerabili quando riguardano il ruolo dei
demoni e del diavolo in fatti umani ritenuti prodigiosi. Cardano non esita
ad affermare con forza che
esiste un solo Dio, autore di tutti i beni, nella cui virt ogni cosa, e ogni bene si fa
in suo nom e; [...] al di fuori di lui non esiste nessun altro dio da riverire e adorare. Se
osserviam o questi principi con mente pura, ci rendiamo a nostra volta puri e indenni
dal peccato. Non so chi sia il diavolo, non lo conosco e non lo am o; adoro un solo Dio
e ubbidisco solo a lui.2

Non bisogna diffondere false opinioni sui demoni fra il popolo o gli illette
rati, che facilmente attribuirebbero a loro quello che di Dio, e dedicandosi
a queste arti commetterebbero infiniti crimini. La vera scienza di Dio di
quelli che lo amano davvero e che, disprezzate le ricchezze e gli onori, riten
gono che la verit sia da anteporre anche alla vita.
La dura condanna delle favole spacciate dai teologi per verit si mitiga nei
confronti degli storici. Se gli argomenti affrontati sono di primaria impor
tanza, non c alcun bisogno di indulgere a racconti favolosi: e giustamente
Tito Livio se ne astenuto, mentre Erodoto viene criticato per la sua credu
lit. Ma quando gli argomenti trattati possono ingenerare noia nel lettore,
digressioni favolose o pittoresche servono a conferire un po di colore al gri
giore del quadro, e possono risultare accettabili soprattutto se non alterano
la sostanza dei fatti. Hector Boethius, da cui ha preso le mosse, quando si
sofferma su aspetti propriamente storici, come le battaglie, le cause delle
1 De varietate, 1. xv, cap. 8o, pp. 290 291.
2 De varietate, 1. xiv, cap. 63, p. 271: Praestat scire, unum Deum esse, authoremque bonorum omnium, in cuius virtute omnia fiunt et in eius nomine quaecunque bona patrantur :
[...] neminem esse alium, cui quicquam debeamus, quem colamus, cui serviamus. Haec si
pura mente serventur, puros nos reddunt et a peccato securos. Daemonem non scio qui sit,
non cognosco, non diligo: unum Deum adoro et illi soli servio.

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guerre, le famiglie illustri, le gesta dei prncipi, estremam ente diligente e


affidabile, e risulta m olto puntuale e attento anche nel fornire indicazioni
geografiche e ambientali. Bisogna pertanto concedergli qualche ornam en
to, quando la materia risulta arida; quanto all'episodio del maleficio del so
vrano lha narrato con questo fine - o forse perch ci credeva davvero: ma
anche in questo caso non risulterebbe cos colpevole, in quanto non inizia
to alla filosofa sacra.1
2. L e

streg h e

Secondo Cardano la m aggior parte di quanto si narra riguardo ai fatti e ai


misfatti delle streghe inverosimile. Nell'interrogarsi su quale sia lorigine
di un cos impetuoso intensificarsi di tali deliri, individua e indica alcune
cause principali. Una di esse senza dubbio da ricercare nellignoranza delle
cause naturali. Citando eleganti e noti versi di Orazio e di Virgilio, ricorda
come nei tempi antichi si ritenesse che perfino le eclissi di luna fossero cau
sate da formule e rituali magici operati da incantatrici. La natura, in quanto
creata da una sapienza maggiore di quella um ana che la indaga, retta da
un mirabile ordine e non sbaglia in nulla, ma in molte cose la causa resta
nascosta - sed in plerisque latet causa.
Per tentare di comprendere il fenomeno, poi necessario m ettere a fuoco
quale sia la figura della strega, e nellenunciarne le caratteristiche Cardano
ne delinea un puntuale ritratto. Le lamiae, chiamate popolarm ente striges
dallom onim o rapace notturno, nella m aggior parte dei casi sono
donnette mendicanti, povere, che vivon o nella valli nutrendosi di castagne e di or
taggi selvatici, e se non bevessero talora un po' di latte non potrebbero mantenersi
in vita. Per questi m otivi sono m acilente, brutte, con gli occhi sporgenti, pallide e dal
colorito scuro, e anche a un prim o sguardo m ostrano i segni della bile nera e della
m elanconia. Sono taciturne e fuori di testa, e differiscono poco da coloro che sono
ritenuti posseduti dal dem onio: ostinate nelle loro opinioni e a tal punto perseveranti
che se fai caso solo alle loro parole, con quanta intrepidezza e con quale costanza ri
feriscono cose che non sono accadute n possono accadere, le riterresti vere. Non c'
pertanto da stupirsi se con i loro atteggiam enti riescono ad ingannare coloro che non
conoscono la filosofia.2

1 De varietale, 1. xv, cap. 8o, pp. 291-292.


2 Ivi, p. 291: Sunt hae mulicrculae mendicac. miserae, in vallibus victitantes castaneis et
agrestibus oleribus, et nisi lactis quippiam adesset, vivere omnino non possent. Ideo etiam
macilentae, deformes, oculis emissiriis, pallidae et suboscurae, atram bilem ac melancholiam
ipso intuitu praeferentes. Sunt taciturnae, amentesquc, ac panini ab his quac daemonio te
neri creduntur, differunt: fixae in suis opinionibus atque adeo firmae, ut si solum ad illarum
verba respicias quam intrepide, qua constantia ea referunt quae neque unquam fuerunt, neque esse possunt, vera illa esse existimes. Unde nil mirum ab his moribus his qui philosophiae
expertes sunt egregie imponi.

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G E R M A N A ERN S T

Un primo elem ento che Cardano, da buon medico, sottolinea con forza la
scarsit e la povert dell'alimentazione di queste persone, ci che non pu
non ripercuotersi sulle condizioni generali dell'organism o, inducendo quel
l'eccesso di bile nera che si configura come una vera e propria patologia che
pu avere effetti devastanti soprattutto suirim m aginativa. Limportanza di
una alimentazione pi ricca bene messa in rilievo da un esemplare episo
dio che gli aveva raccontato suo padre. Un contadino di nome Bernardo,
accusato di pratiche magiche, che n le minacce n le persuasioni avevano
indotto a pentirsi, sarebbe stato bruciato sul rogo se non fosse intervenuto
il suo padrone, che gli era m olto affezionato e aveva ottenuto dai giudici di
tenerlo presso di s per venti giorni. Durante tale periodo di tem po com in
ci a nutrirlo in modo sostanzioso, somministrandogli quattro uova fresche
la mattina e altrettante la sera, oltre che carne in abbondanza, brodi grassi,
e del buon vino. Quando vide che l'uom o di giorno in giorno tornava in
s, risvegliandosi dal suo lungo torpore, lo esort ad abbandonare le sue
assurde e pericolose fantasie, e a rientrare nel grem bo della chiesa: ci che
Bernardo fece senza farsi pregare, e recuperato il senno e diventato nuova
mente un ottimo cristiano era vissuto fino alla fine dei suoi giorni in tutta
tranquillit. Se non fosse stato per lumanit e il buon senso del suo padro
ne, sarebbe stato invece condannato a un terribile supplizio dalla spietatezza
dei giudici.1
Unaltra delle cause a cui attribuire la responsabilit dellimpennata degli
episodi di stregoneria poi individuata proprio nei meccanismi giudiziari.
Oltre che crudeli, gli inquisitori, e i giudici stessi, sono spesso animati dalla
pi sfrenata cupidigia. Fino in tempi recenti, ricorda Cardano, a coloro che
denunciavano e condannavano i presunti colpevoli era concesso di incam e
rarne i beni, e per non sem brare di condannare ingiustamente quegli infeli
ci, ingigantivano i fatti, aggiungendo molte favole. Questo potere esercitato
sui miseri e i pazzi fu eliminato dal sapientissimo senato veneziano, quando
ci si rese conto che la rapacit di questi lupi (e la postilla in margine fa un ri
ferimento esplicito ai domenicani, lupi crudeli a caccia di eretici e di streghe
pi che cani del Signore) era giunta al punto da condannare persone del
tutto innocenti con la speranza della preda : al punto che non si dava tanto
la caccia a chi disprezzava il culto divino, quanto a chi possedeva ricchezze
- neque contem ptor divini cultus quaerebatur, sed divitiarum possessor.
Per questo stesso motivo la persecuzione ha spostato di recente le proprie
mire, volgendo lo sguardo a preferenza contro i seguaci di Lutero, che, abi
tando nelle citt ed essendo m olto pi ricchi, rappresentano prede di gran
lunga pi appetibili dei miserabili accusati di stregoneria, che vengono ora
1 Ivi, p. 291.

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trattati in m odo pi mite : ci che sottolinea ancora di pi com e tutta la que


stione sia piena di follia e di cupidigia.1
Per quanto riguarda la legislazione e i processi, ricordiamo che Cardano
era molto amico di uno dei pi illustri giureconsulti dellepoca, Andrea Alciato, di cui, dopo la morte, traccia un profilo affettuoso e penetrante, elo
giandone lampiezza e la profondit della dottrina, la facondia, il nitore dello
stile, doti che gli avevano meritato la fama di un nuovo C icerone.2 Aidato
era stato uno dei pochissimi giuristi a mettere in dubbio quanto i nuovi teo
logi sostenevano nei confronti delle streghe. Dopo che un inquisitore aveva
mandato al rogo nelle valli subalpine pi di cento di queste infelici, provo
cando una rivolta da parte dei contadini che erano giunti ad impugnare le ar
mi, era stato consultato dal vescovo per un parere. Con equilibrio e lucidit,
in una pagina che senza dubbio Cardano terr presente, il giurista distingue
vari casi: le persone che compiono, in piena consapevolezza, venefici e odio
si delitti, soprattutto ai danni di bambini, devono senza dubbio venire punite
nel modo pi severo. Ma Alciato si mostra alquanto scettico nei confronti
della realt delle riunioni notturne, che gli sembrano frutto di allucinazioni
e deliri. I fautori della realt del sabba non davano alcun credito alle testimo
nianze dei mariti, che asserivano come le mogli, accusate di essersi recate di
notte al hidus, in verit non si fossero mai mosse dal letto coniugale. Secondo
gli accusatori, i mariti venivano ingannati da un demone, che, assunte le fat
tezze delle mogli, giacevano al loro fianco, mentre le mogli in carne ed ossa
si recavano ai festini. A queste posizioni rAlciato replicava con sgomento e
un buon senso in verit incompatibile con la logica perversa della questione :
Ma perch non pensare che il cacodcmone sia stato con i suoi compagni
demoni, e la moglie invece con il proprio marito? Perch abbinare un corpo
reale a una festa immaginaria, e un corpo fantastico a un letto vero?. Pre
correndo di alcuni decenni quello che ripeter Montaigne nel saggio Sugli
zoppi, anche per Alciato molte delle donne offerte a Vulcano come atroci
olocausti meritavano di essere curate pi con l'elleboro che con il fuoco.
3. L a m a l in c o n ia

Per Cardano le streghe sono dunque perloppi donne anziane, povere e


denutrite, che vivono in luoghi solitari e si alimentano in m odo pressoch
esclusivo di cibi non solo insufficienti, ma tali da far aumentare la bile nera
e indurre la malinconia. Esse
1 Ivi, p. 292.
2 Andrene Alciati Mediolanensis iurisconsulti Vita, in Opera, ix, pp. 569-570.
3 A . A l c i a t u s , Parergon iuris. Vili, 22 in Omnia Opera, Basilea, apud Thomam Guarinum,
1582, t. iv, pp. 498 499; cfr. S. A b b i a t i , A . A g n o l e t t o , M. R. L a z z a t i , La stregoneria. Diavoli,
streghe, inquisitori dal Trecento al Settecento, Milano. Mondadori, 1984. pp. 248-253.

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GERMANA ERNST

patiscono della malattia della bile nera, come si vede dalla qualit del dbo, la natura
dell'aria, la forma e l'aspetto stesso del volto e del corpo, come dalle parole piene di
stoltezza e per cos dire di impossibilit, e lespressione torva mentre parlano.1

In qualit di medico, Cardano ebbe a trattare a pi riprese pazienti afflitti da


questa patologia, ai cui sintomi e rimedi sono dedicati quattro dei Consilia
medica.2 1casi presi in considerazione riguardano in verit personaggi di al
ta estrazione sociale, assai lontani dalla condizione miserabile delle lamiae:
ma, pur nella grande differenza delle situazioni, presentano sintomi non dis
simili. Ogni forma di melanconia caratterizzata da passioni quali la paura
e la tristezza, la tendenza a rifuggire dai contatti umani, l'ostinazione e pen
sieri ossessivi, in virt dei quali un paziente era convinto che ogni suo atto
fosse un peccato degno delle pi terribili punizioni, un altro era sopraffatto
dall'ira al punto da temere per se stesso (a tractu mihi valde metuam), un
altro ancora credeva di essere Dio. In tutte queste situazioni ci si trova di
fronte a gravi danni deHimmaginativa, agitata da angosce e fantasmi. Co
me rimedio medico specifico Cardano manifesta una accentuata diffidenza
nei confronti dellantimonio e di altri rimedi 'moderni' che gli sembrano
pericolosi e nemici della natura, e consiglia di fare ricorso al tradizionale
elleboro nero con fiori rossi, utilizzato per unguenti e sciroppi, efficaci per
purgare gli umori. Ma i rimedi pi sicuri sono quelli di vivere con tranquilli
t, in ambienti salubri, mangiando cibi adatti, circondandosi di tutto quanto
rallegra e rasserena, evitando ogni preoccupazione e pensiero triste: vivat
laetus et sine curis.3
La bile nera una feccia del sangue, che alimenta perversamente le paure
e le ansie da cui ha origine e d luogo a incubi, desiderio di morte, amore
della solitudine, astensione dal cibo per lunghi periodi di tempo; pu avere
anche conseguenze insolite e che suscitano meraviglia, come la predizione
di eventi futuri, una sorta di immunit dai veleni, la conoscenza di lingue
straniere senza averle imparate, secondo quanto ricorda anche Erasmo a
proposito di un tale di Spoleto che parlava perfettamente il tedesco senza
essere mai stato in Germania e una volta curato dai medici che l'avevano
liberato dai vermi non sapeva pi dire una parola di quella lingua.4 La bile
nera anche responsabile di vere e proprie alterazioni mentali. Quando
invade la parte superiore del cervello, pu indurre a crimini coloro che so
no sopraffatti da tale furore, i quali, sempre in virt di tale umore, sono in
1 De varietate, 1. xv, cap. 8o, p. 291: Laborare autem eas atrae bilis morbo, tum victus ratio,
rum aris qualitas, tum forma atque effigies ipsa vultus et corporis, tum vcrba ipsa stultitiae
et (ut ita dicere liceat) impossibilitatis piena, ipseque torvus in dicendo aspectus.
2 Consilia medica, nn. 3,4, 9,10, in Opera, ix, pp. 50 sgg.
* Ivi, pp. 68,69.
4 De varietate, 1. vili, cap. 43, p. 164.

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grado di sopportare le peggiori to rtu re e la m orte stessa. per questo che


C ardano esorta alla m oderazione nelle punizioni: sa bene che i prncipi pre
feriscono castighi esemplari, a difesa della propria sicurezza, m a lasprezza
delle pene non fa che inasprire i delitti, ed m olto m eglio segregare nelle
carceri i colpevoli piuttosto che m andarli a m orte, in m odo che gli um ori
abbiano il tem po di placarsi e dissiparsi, e ai colpevoli sia data l'opportunit
di rendersi conto e pentirsi dei propri d elitti.1 Una delle caratteristiche che
accom una chi accusato di stregoneria, e che deriva sem pre dalla bile nera,
lostinazione nelle proprie convinzioni:
d op o che son o stati iniziati a tali cerim on ie le m an ten g o n o con tanta costanza ch e non
p osso n o essere vinti dalla rag ion e n piegati dalla com passione dei lo ro com p agn i, n
cam b ian o opin ion e p e r le p ro m esse, n desistono dal lo ro pro po sito p e r la vio len za
delle tortu re o la p au ra della m o rte. La causa di tanta pertinacia deriva dalla qualit
d e ll'u m o re, che si ritorce anche co n tro se stesso .2

Lostinazione nei processi e nelle torture deriva anche dalla persuasione dei
loro vincoli con il diavolo, che le streghe riveriscono e tem ono al tem po
stesso:
Im m agin an o ch e il d em o n e le liberer dal supplizio e dallo strazio. S e q u alcu n o le fa
riflettere sulla m o rte di questa e q uella, co m e su o le capitare, risp on d on o ch e quelle
n on so n o m o rte perch il diavolo non stato in g ra d o di salvarle, m a piu ttosto a ca u
sa della su a ira, perch avevano rivelato i su oi arcani, e cos resiston o fra i torm en ti
senza confessare con un duplice terro re : il p rim o del supplizio, il secon do del d em on e
stesso,

e C ardano conclude con u n o stupore desolato: davvero una cosa p ro


digiosa am are chi non ti ha fatto del bene, tem ere colui che non hai m ai
neppure visto.3
4. M

ir a b ilia

e sogn i

Il capitolo x v i i i del De subtilitate dedicato ai mirabilia. Si tratta di pagine


grem ite di aneddoti, rim edi, ricette, e in m ezzo alle folle che si accalcano
nelle piazze per guardare con stupore le incredibili abilit di giocolieri, mi1 Ivi, cap. 40, p. 148.
2 Ivi, 1. xv, cap. 80, p. 293: Adeo vero constanti animo, postquam initiati fuerint his sacris,
illa tuentur, ut neque ratione vinci, nec suorum miseratione flccti, nec promissis mutari, aut
rormentorum vi, vel morris timore a proposito decedant. Causa huius pertinaciae est ex hu
moribus (ut alias dixi) qualitate, quae etiam in seipsam revolvitur.
3 Ibidem : fingunt enim daemonem illas a supplicio et cruciatu tutas redditurum. Q uod si
quis, ut saepc accidit, obiiciat hanc et illam quae periit, respondent non periisse quod daemon
eas servare nequiverit, sed illius potius ira, quoniam illius arcana propalaverint, atque ita du
plici metu persiani in tormentis frmae ne fateanrur, primum supplicii, post etiam ipsius daem onis metu. Mira certe res amare qui tibi non benefecerit, timere quem nunquam videris.

404

GERMANA ERNST

mi, danzatori, di chi m angia il fuoco e chi spezza le catene, dei funamboli
che com piono su corde tese a grandi altezze esercizi che tolgono il fiato,
c' anche Cardano, che osserva ogni cosa con sguardo lucido, attento a co
gliere l'im broglio o il trucco, o a calcolare le leggi fisiche in virt delle quali
possibile compiere prodezze, che al popolino possono sem brare opera
dei demoni. Oltre all'indubbia am mirazione per la forza fisica o il lungo
addestramento richiesti per tali esibizioni. Cardano prova anche un certo
disagio, osservando con il cuore in gola pericolosi esercizi operati da bam
bini (maximo nostro pr illius vita metu), o ricordando con pena che nel
l'antichit si era giunti ad addestrare degli elefanti a danzare sulla corda, al
cospetto dell'im peratore Claudio, com m entando: a tal punto giungono la
consuetudine, e la m alvagia bramosia degli uomini, e lestrema docilit di
animali assai prossimi allingegno um ano.1
M olti farti mirabili derivano poi da quegli occulti rapporti di simpatia, che
si pu definire com e il consenso delle cose senza una ragione manifesta,
e antipatia, che il loro conflitto e dissidio, e una ftta casistica sta a dim o
strare come eventi ritenuti inspiegabili e prodigiosi siano in verit connessi
con tali propriet occulte, che possono sopravvivere anche dopo la morte.
In pressoch tutti i fatti che appaiono prodigiosi, e alcuni sembrano davvero
assai prossimi al m iracolo, possibile rintracciare una spiegazione naturale,
e non proprio il caso di ricorrere ai dem oni: com e Cardano ricorda spi
ritosamente, alcuni funam boli turchi non persero le loro abilit una volta
diventati cristiani; in alcuni casi si tratta poi di inganni e di trucchi, operati
da dem oni in carne ed ossa, assai pi astuti di quelli eterei.2
Parlando delle mirabili virt delle erbe e delle piante, il discorso cade sui
sogni, e sulla stretta correlazione fra di essi e talune sostanze. In pi occa
sioni Cardano osserva che il sonno gioca un ruolo m olto importante nella
vita umana, occupandone la terza parte,3 e ognuno dovrebbe avere la pi
grande cura della qualit del proprio sonno e dei sogni - ai quali, non caso,
egli ha dedicato dieci libri. Poich la natura dei sogni dipende dalla qualit
dei cibi ingeriti, un lungo passo si sofferma sulle cose che inducono sogni
lieti, tristi o agitati, ricordando anche le visioni e i pretesi voli notturni
delle streghe:
la melissa [... J favorisce la tranquillit dellanimo e lo rende alquanto ilare, scaccian
do le preoccupazioni. Mangiata dopo la cena induce sogni piacevoli, mentre i cavoli
provocano sogni tristi, i fagioli agitati, laglio e la cipolla terribili. Da queste cose
nata lopinione delle streghe, che nutrendosi di sedano, castagne, fave, cipolle, cavoli
1 De subtilitate, cap. xviii, in Opera, ni, p. 638: tantum potest consuetudo, improbaque hominis cupiditas, et dodlitas illius belluae egregia, quae maxime hominum ingenio proxima
est.
1 Ivi, p. 636: daemonas carneos ipsis veris daemonibus callidiores esse scito.
i Ivi, p. 640.

C A R D A N O E LE S T R E G H E

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e fagioli credono nel corso del sonno di essere trasportate in diversi paesi e li di avere
diverse esperienze, a seconda del tem peram ento di ogn u n a.1

I racconti di viaggi notturni si collocano quindi all'interno della dimensione


onirica, e sono indotti dal tipo di alimentazione, basata su cibi poveri, cru
di, selvatici, i cui effetti vengono potenziati dal ricorso a uno dei pi famosi
ingredienti del m ito e rituale stregonico, l'unguento con il quale sono solite
cospargersi il corpo:
favoriscono queste im m aginazioni con un unguento, con il quale si ungono in ogni
parte. A quanto si dice esso si com pone di grasso di bam bino estratto dai sepolcri
m escolato con succo di prezzem olo e di aconito, e con il fior di farina del pentafillo.
Ed incredibile quante cose si illudono di vedere: visioni ora liete, com e teatri, giar
dini, scene di pesca, vestiti, ornam enti, danze, giovani prestanti e gli amplessi che pi
ardentem ente desiderano; anche re e m agistrati con i loro cortigiani, e ogni gloria e
pom pa del genere um ano [...]. A llopposto, possono vedere scene tristi, corvi, carceri,
luoghi solitari, torm en ti.2

In ogni caso Cardano tiene a ribadire che ci troviamo sempre entro confini
naturali: egli conosce bene gli effetti di cibi e unguenti sul corpo e lim m a
ginativa, e ha sperim entato di persona le virt dellunguento chiamato populeon in quanto derivato dalle foglie del pioppo, che cosparso sulle arterie
delle mani e dei piedi, e alcuni suggeriscono anche le tempie e il fegato, fa
vorisce il sonno, inducendo nella m aggior parte dei casi sogni lieti, poch il
succo delle foglie novelle del pioppo rallegra lanima e fa apparire immagini
luminose e colorate: nessun colore infatti pi lieto del verde.3
La notte e le tenebre possono in ogni caso essere popolate da visioni e spettri,
quasi la proiezione di nostre angosce profonde. Non c pertanto da stupirsi
se a chi viaggia di notte le proprie paure o casi fortuiti che vengono ingiganti
ti facciano apparire fuochi, stelle cadenti, voragini, fiamme, ombre, spettri,
ululati, serpenti, ladri, cadaveri, gemiti, terrori, senza causa manifesta.4 E
ancor m eno stupore suscitano i deliri in caso di febbri e gravi malattie. Il teo
1 Ivi, p. 639: Sed melissa [...] animi tranquillitatem praestat, et hilarem non parum curas
pellendo reddit. Sic a coena comesta somnos iucundos facit, ut caules tristes. et phaseli turbulentos, et allia ac cepae terribiles. Inde ab his natam opinionem lamiarum, quae apio, castaneis, fabis, caepis, caulibus phaselisque victitantes videntur per somnum ferri in diversas
rcgiones, atquc ibi diversis modis affici, prout unicuiusquc fuerit temperes.
2 Ibidem : luvantur ergo ad haec unguento, quo se totas perungunt. Constat, ut creditur,
puerorum pinguedine a sepulchris eruta, succisque apii aconirique, tum pentaphylli, siligineque. Incredibile dictu quanta sibi videre persuadant: modo laeta, theatra, viridaria, piscationes, vestes, omatus, saltationes, formosos iuvenes, concubitusquc eius generis quales ma
xime optant, reges quoque et magistratus cum satellitibus, gloriamque omnem ac pompam
humani generis, mulraqua alia praeclara, velut et in somniis et picturis quae maiora sunt,
quam quae natura praestare possit. Velut et, contraria ratione, tristitia, corvos, carceres, solitudinem, tormenta.
5 Ibidem.
4 Ivi, p. 654: Ob id igitur nihil mirum videri debet, si nocte ambulantibus metus et casus

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logo Andrea Osiander narra che da adolescente, durante gli attacchi di febbre
quartana, gli sembrava di essere in un bosco, circondato da belve feroci: era
terrorizzato, e nessuno riusciva a placare il suo terrore, o a convincerlo che
si trattava di immaginazioni ; solo il padre aveva il potere di ricondurlo alla
realt, ma quando si allontanava ritornavano quelle im magini angosciose.1
In determ inati luoghi, per le particolari condizioni climatiche e am bien
tali, pu capitare di vedere i m orti e i demoni, come avviene in Islanda, a
causa dei densi vapori dell'aria, lim menso freddo e lalimentazione basata
prevalentemete sul pesce; nei deserti deHAfrica e dellindia, il sole dardeg
giarne pu ingannare i viandanti con false immagini e apparizioni.2 1 luoghi
solitari e i lunghi digiuni possono indurre visioni e allucinazioni, come capi
ta agli eremiti, anche se essi le attribuiscono a Dio e ai dem oni: se non da
escludere che ci avvenga in qualche circostanza, nella m aggior parte dei
casi la solitudine stessa e la m ente estenuata dalle fatiche e dai digiuni, m u
tato il tem peram ento a causa dei cibi selvatici, rappresentavano quello che
lum ore melanconico suscitava in loro.3 Ed per queste stesse ragioni che
cose incredibili e mai viste turbano le donne che sono com unem ente chia
m ate streghe anche durante la veglia. Infatti si nutrono di castagne e radici e
di acqua, e abitano luogi nelle valli dove laria m olto perturbata.4
T utte queste apparizioni, anche se insolite o rare, hanno una spiegazione
naturale, e capitano pi frequentem ente a persone deboli o paurose, che
cadono in balia delle proprie passioni :
gli uom ini forti raram ente o mai vedono spettri: essi infatti non im m aginano affatto
queste cose trepidanti che derivano dal tim ore; la paura predom ina su tutte le altre
passioni nel suscitare in noi determ inate im m agini; in secondo luogo lam ore. Perci
tali visioni in prim o luogo sono peculiari di chi tem e, in secondo luogo di chi am a. *
5. U

n g u en ti, bam bin i, venefici

Fra gli ingredienti dellunguento delle streghe Cardano non manca di ricor
dare il pi inquietante, quel grasso di bam bini che costituiva uno dei partimulta ostendant, ignes scilicet in coelo, stellas cadents, voragines, fammas saltantes, umbras,
spectra, strepitus inconditos, eiulatus, feras, serpentes, latrones, fures, cadavera, lemures, larvas, murmura, gemitus vexatorum, canes rabidos: terrores (ut dixi) absque manifesta causa.
1 Ivi, p. 651.
2 Ivi, pp. 652, 653.
3
Ivi, p. 652: Sed solitudo ipsa mensque aegra laboribus ac ieiuniis, tum temperatura cibis
mutata agrestibus, quod humor poterat in ilio melancholicus representabant.
*
Ivi. p. 653: Simili quoque ratione et mulieres quas strigas vulgus vocat, inaudita et invisa
agitant etiam in vigilia. Nam castaneis et radicibus aquaque vescuntur, et vallium loca ubi ar
turbulentissimus est inhabitant.
5
Ibidem: fortes viri raro vel nunquam spectra vident : quod ipsi ob timorem minime adeo
haec trepida imaginentur: nam solet timor omnibus aliis affectibus firmas imagines in nobis
efficere: post amor. Unde timentium primo haec sunt privilegia, post vero amantium*.

C A R D A N O E LE S T R E G H E

407

colari pi foschi della cupa m itologia stregonica.1 Quando Cardano affronta


uno dei capi d'accusa pi odiosi contro le streghe, gli infanticidi, nega che
siano perpetrati con mezzi e finalit non naturali. Alcune vecchie possono
davvero arrecare gravi danni ai neonati o ai bambini piccoli, ma ci, ancora
una volta, avviene secondo modalit del tutto naturali. Molto pericoloso
il loro alito greve, con il quale possono corrom pere i polmoni dei piccoli, o
lo sguardo, i cui possibili poteri malefici sono attestati dall'esperienza, come
si verifica per taluni serpenti che danneggiano luom o con il solo sguardo,
0 negli specchi, che si ricoprono di macchie se accostati allo spirito corrotto
delle donne m estruate; o il potere dell'im maginazione, la cui forza pu agi
re su corpi teneri e delicati come quelli dei bambini, non governati e protetti
dalla mente. Per tutte queste ragioni, e questi diversi modi di nuocere, non
prudente affidare a loro i bambini: neque tutum est illis infantes committere.2
Cardano inoltre smantella uno dei capisaldi cui facevano appello i soste
nitori della veridicit del fenom eno stregonico: la presunta concordia delle
deposizioni. A suo parere tale omogeneit del tutto inesistente, le loro
deposizioni sono piene di bugie, vanit, di affermazioni incoerenti e con
traddittorie; non sono d'accordo neppure sui giorni dei presunti raduni not
turni e le denunce, basate su semplici voci, di presunte complici sono del
tutto inattendibili e riguardano persone conosciute solo di vista. L'analogia
delle visioni che descrivono, e l'ostinazione nel ritenerle vere, derivano dalle
loro menti alterate e dai loro colloqui, in cui si suggestionano a vicenda.3
1 folli hanno una visione alterata della realt e di se stessi, come quel tale,
di cui parla Rasi, che si credeva un gallo e per parecchi anni si era alzato a
determinate ore per cantare come un gallo. Talune giungono a vantarsi di
m orti e infortuni che capitano a loro nemici per tutt'altre ragioni, per mil
lanteria e ostentare poteri straordinari che non hanno: come quel medico
che si vantava di uccidere con il proprio odio coloro che faceva morire per
la propria incapacit.4
vero che nella m aggior parte dei casi si tratta di persone empie e su
perstiziose, che si compiacciono di pratiche blasfeme: rinnegano Cristo, e
giungono a cucire le ostie nelle vesti o a sputare sulle im m agini dei santi; ta
lora praticano davvero pericolosi venefici (nei quali in verit alcune malvage
prostitute sono anche pi esperte) e si macchiano di orribili delitti. Cardano
ricorda che sono state trovate donne che uccidevano i bambini, condendo
1 Sul dibattito fra G. B. della Porta, J. Wier etj. Bodin a proposito dellunguento delle stre
ghe, cfr. G. E r n s t , I poteri delle streghe tra cause naturali e interventi diabolici. Spunti di un dibat
tito, in Giovan Battista Della Porta nellEuropa del suo tempo, a cura di M. Tonini, Napoli, Guida,
1990, P P - 167-197 (ripreso in E a o e m , Religione, ragione e natura. Ricerche su Tommaso Campanella
e il tardo Rinascimento, Milano. Angeli, 1991, P P - 167-190).
1 De varietate, 1. xv, cap. 80, p. 292.
3 Ibidem.
4 Ivi. p. 293.

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le lo r o c a rn i co n il sale , n o n so b e n e a q u ale fin e e di e sse re sta to testim o*


n e o c u la re d ella g iu s ta c o n d a n n a di u n a di lo r o : u n a h a s c o n ta to il fio di
u n a c ru d e lt co s o rrib ile d av an ti ai m ie i o c c h i .1 C h i si re n d e co lp e v o le di
tali delitti m e rita le g iu s te p e n e e c o n d a n n e ; m a se il d e litto n o n e siste e
s o n o a ccu sa te s o lo in b a se a ir o p in io n e , rie n tra n o n e l n u m e r o d e lle p azze .
In o g n i c a so , n o n h a n n o n e ssu n p o te re stra o rd in a rio , n o n sa n n o p re d ire il
fu tu r o n o p e ra re g u a rig io n i p ro d ig io s e , m a s o n o tu tte m alate di m e n te ,
sto lte , m ise ra b ili, m a lv a g e e in co n stan ti (omnes amentes, fatu ae, miserae, ittiprobae et inconstantes).
N e lla su a an alisi e se m p la re , C a rd a n o n o n m a n c a di s u g g e r ir e u n a p o s
sib ile ip o te si circa le o rig in i d el sab b a, c o lle g a n d o lo c o n s o p ra v v iv e n z e di
an tich i riti p a g a n i, c o stre tti a u n a m a rg in a lit clan d e stin a da p e rse c u z io n i e
d iv ie ti: nei casi in cu i si v e rific h in o d a v v e ro d e lle riu n io n i n o ttu rn e , esse
hanno origine dalle orge antiche, nelle quali le donne si scatenavano in m odo manife
sto. Poi per timore della legge che proibiva tali cose continuarono in queste pratiche
di nascosto, e quando anche questo fu proibito, perseverarono a comportarsi con la
stessa convinzione, a tal punto durevole l'opinione dell'errore antico: e ancora oggi
sopravvive una certa immagine di quelle danze e di quella sfrenatezza.2
S i tratta altres di d isso lu te z z e g i p ra tica te da se tte ere tich e m e d ie v a li, c o
m e i se g u a c i di D o lc in o , e ch e v e n g o n o fa v o rite da p e rs o n e m a lv a g e , al fine
di c o m p ie re o g n i so rta di a b u so sessu ale. T a li ep iso d i e p ra tich e s o n o an d ate
p re n d e n d o co n siste n z a n e l te m p o : c o m e i fiu m i ch e si in g ro ss a n o m a n m a
n o ch e p ro c e d o n o , co s talu n i e ven ti u m a n i - e la m ito lo g ia stre g o n ic a , con
i su o i riti e i su o i c rim in i, u n o di q u e sti - v a n n o v ia v ia in g ra n d e n d o si, al
p u n to da risu ltare alla fine m o lto d ive rsi da c o m e e ra n o g li inizi.
A p ra tich e di v e n e fic i risu lta n o co n n e ssi a n c h e ep iso d i ch e si s o n o v e r i
ficati in te m p o di p este. C a rd a n o stato te stim o n e di d iverse o n d a te p e s ti
le n ziali, e su o p ad re ste sso e ra sta to co lp ito d al m a le , la m attin a d o p o avere
a v u to un s o g n o p re m o n ito re . R ife re n d o u n fo sc o e p is o d io ch e eb b e lu o g o
a C a sa le n e l 1536, c i in fo rm a d ella p re se n z a su lla sce n a di p e rs o n a g g i ch e
p re fig u ra n o e p re a n n u n c ia n o c o lo r o ch e, in o cc a sio n e d e lla g r a n d e p e ste di
M ila n o d el 1630, d iv e n te ra n n o triste m e n te n o ti c o m e u n to ri e v e r ra n n o s o t
to p o sti a p ro c e d im e n ti g iu d iz ia ri im m o rta la ti d a M a n z o n i.3 Q u a n d o il m a le
c o m in c ia v a a m itig a rsi, n a rra C a rd a n o , un a q u a ra n tin a di sce lle ra ti, u o m in i
1 Ibidem: una me spectante poenas tam inusitatae saevitiae dedit.
2 Ibidem : Haec quidem proculdubio ab orgiis antiquis, in quibus mulieres bacchabantur
palam, ortum habuerunt. Deinde, metu legis talia prohibentis, clam celebrali coepere. Et ubi
illud etiam prohibitum est, vel ipsa cogitationc agere persevcrarunt, adeo inveterati erroris
opinio constans est. At nunc etiam nianer imago quaedam saltarionis et impudentiae illius.
3 Mi riferisco naturalmente alla Storia della colonna infame', gli atti del "processo agli untori
sono stati pubblicati integralmente in G. F a r i n e l l i , E. P a c c a g n i n i , Processo agli untori. Milano
i6jo: cronaca e atti giudiziari in edizione integrale, Milano, Garzanti, 1988.

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409

e donne, avevano fabbricato un unguento con il quale ungevano gli stipiti


delle porte, in modo da contagiare chi li toccava, e una polvere venefica che
veniva sparsa nelle vesti. Scoperta la delittuosa congiura, i complici erano
stati condannati a m orte con terribili tormenti, dopo avere confessato l'in
tenzione di uccidere tutti i cittadini nel corso di una festa religiosa, ungendo
i sedili, e a questo fine erano stati preparati pi di venti pentoloni di veleno.
Ma anche in questo caso, si tratta di crimini tutti umani, e gli scellerati gode
vano della complicit dei parenti stessi delle vittime, che favorivano i delitti
al fine di impadronirsi delle eredit.1
La m itologia stregonica viene smontata pezzo per pezzo da Cardano, che
ci mostra con quanta cautela sia necessario procedere su un terreno co
s oscuro e incerto, per distinguere narrazioni fantastiche, allucinazioni e
delitti reali. Quel che certo che, nella visione del medico milanese, la
figura del diavolo, che egli dichiara esplicitamente di non conoscere e di
non amare, sbiadisce e abbandona quel ruolo dominante che aveva rivestito
nella cupa scenografia di un dram m a destinato ad offuscare per lunghi anni
le menti e le coscienze anche dei dotti. Per Cardano si tratta di un dramma
tutto umano, alimentato da passioni quali la cupidigia e la disumanit di
inquisitori e giudici; l'attrazione per i fatti prodigiosi e lincapacit di indi
viduare spiegazioni naturali; i terrori e le angosce che dominano gli animi,
nelle notti che risvegliano gli incubi, o in momenti cruciali quali le malattie
e 1aw icinarsi di quella notte suprema che la morte. Talora si tratta anche
di frodi e di messinscene, come il caso di quel tale di sua conoscenza che
gli aveva confidato di avere simulato da bambino, per pi di sei anni, di ve
dere un demone, per vivere pi liberamente e per essere am mirato dagli
altri; o quella Margherita, che asseriva di essere in contatto con un demone,
che le parlava con voce sottile e stridula, e le m ordeva le labbra fino a farle
sanguinare;2 o come il caso di quellorfanotrofio di Rom a, dove in una so
la notte una settantina di bambine erano diventate demoniache, senza che
se ne potesse curare neppure una: forse un trucco, pensa Cardano, o forse
vapori del luogo o dellacqua. * O, ancora, si tratta di visioni o allucinazioni
generate da particolari condizioni ambientali, climatiche, alimentari, che
accomunano in analoghi fenomeni gli abitanti di remote regioni nordiche,
gli eremiti isolati nei loro digiuni e nella loro solitudine, coloro che ven
gono ingannati dai m iraggi percorrendo le lande desertiche, i deliri delle
vecchie mendicanti che vivono in sperdute valli montane e compensano la
loro mancanza di ogni cosa con torbide fantasie di rivalsa e di onnipoten
za. Un dram ma che ha a che fare con la m alvagit e linganno, la povert e
lesclusione, i neri fantasmi della malinconia e quelli sconnessi della follia,
1 De vantiate, 1. xv, cap. 80, p. 293.
1- De varietate, 1. xv, cap. 76, p. 281.

2 De varietate, 1. xv, cap. 84, p. 299.

4io

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che insorge quan d o la luce interiore si spezza e si divide, dando lu o g o a una


m olteplicit di im m ag in i com e riflesse dai fram m en ti di uno specchio ro t
to. 1 U no dei tanti d ram m i di u n um anit inquieta e sofferen te, che C ardan o
osserva con sgu ardo lucido, o rro re - e piet.
1
De immortalitate animorum, in Opera, il, pp. 535, 536. D el testo uscita recentem ente, nel
l'am bito del Progetto Cardano, diretto da M. Baldi e G . C anziani, l'edizione critica, a cura di
J. M . G arca Vaiverde, M ilano, FrancoAngeli, 2006 (la cit. a p. 394)-