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ROGER ZELAZNY

LE ARMI DI AVALON
(The Guns Of Avalon, 1972)
Questo libro dedicato
a Bob e Phyllis Rozman
R.Z.
1
Mi fermai sulla spiaggia e dissi: Addio, Farfalla, e l'imbarcazione gir lentamente, e poi si diresse verso le acque profonde. Sarebbe ritornata in
porto al faro di Cabra, lo sapevo, perch quel luogo era vicino all'Ombra.
Mi voltai, e guardai la fila vicina di alberi neri; sapevo che mi attendeva
una lunga camminata. Mi avviai in quella direzione, operando i necessari
adattamenti, mentre avanzavo. Sulla foresta silenziosa si stendeva il freddo
che precede l'alba: e questo era un bene.
Ero una cinquantina di libbre al di sotto del mio peso forma, e qualche
volta vedevo doppio, ma stavo migliorando. Ero fuggito dalle segrete di
Ambra e mi ero un po' ripreso, grazie all'aiuto del pazzo Dworkin e dell'alcolizzato Jopin, rispettivamente. Ora dovevo trovarmi un luogo, un luogo
simile a un altro... a un altro che non esisteva pi. Trovai il sentiero. Mi
avviai.
Dopo qualche tempo, mi fermai davanti a un albero cavo di cui conoscevo l'esistenza, vi frugai, ne estrassi la mia spada argentea e me la legai alla
cintura. Non aveva importanza che fosse stata chiss dove, in Ambra. Adesso era l, perch la foresta che stavo attraversando era nell'Ombra.
Proseguii per parecchie ore; il sole invisibile era dietro la mia spalla sinistra. Poi riposai per un poco, poi ripresi a camminare. Era bello vedere le
foglie e le rocce e i tronchi degli alberi morti, e gli alberi vivi, l'erba, la terra scura. Era bello aspirare tutti i piccoli odori della vita, e udire i suoi
suoni ronzanti e trillanti. Dio! Come amavo i miei occhi! Riaverli, dopo
quasi quattro anni di tenebra, era indescrivibile. E camminare libero...
Procedevo, con il mantello lacero che sventolava nella brezza del mattino. Dovevo dimostrare pi di cinquant'anni, con il volto segnato dalle rughe, la figura scarna. Chi mi avrebbe riconosciuto?
Mentre camminavo, entrai nell'Ombra, mi diressi verso un luogo, non
raggiunsi quel luogo. Doveva essere cos perch forse mi ero rammollito.

Ecco ci che accadde...


Mi imbattei in sette uomini sul bordo della strada, e sei erano morti; giacevano in vari stadi di sanguinoso smembramento. Il settimo era semigiacente, con il dorso appoggiato al tronco muscoso d'una antica quercia. Teneva la spada attraverso il grembo, e c'era una grande ferita umida al fianco destro, da cui scorreva ancora il sangue. Non portava armatura, sebbene
alcuni dei morti l'avessero. Gli occhi grigi erano aperti, ma vitrei. Le nocche delle dita erano spellate, il respiro rallentato. Sotto le sopracciglia folte, guardava i corvi divorare gli occhi dei cadaveri. Sembrava che non mi
vedesse.
Mi rialzai il cappuccio e abbassai la testa per nascondere il viso. Mi avvicinai.
Una volta l'avevo conosciuto: o lui, o qualcuno come lui.
La sua lama sussult, la punta si sollev, quando avanzai.
Sono un amico, dissi. Vuoi un sorso d'acqua?
L'uomo esit un momento, poi annu.
S.
Aprii la mia borraccia e gliela porsi.
Bevve e toss, e bevve ancora un poco.
Signore, ti ringrazio, disse, rendendomela. Mi dispiace solo che non
fosse qualcosa di pi forte. Maledetta questa ferita!
Ho anche qualcosa di pi forte. Se sei certo di riuscire a reggerlo.
L'uomo tese la mano, ed io stappai una piccola fiasca e gliela porsi. Toss per una ventina di secondi, dopo un sorso della roba che beve abitualmente Jopin.
Poi sorrise con la met sinistra della bocca e ammicc, leggermente.
Molto meglio, disse. Ti dispiace se ne verso una goccia sul fianco?
Detesto sprecare il buon whisky, ma...
Usalo tutto, se necessario. Tuttavia, pensandoci bene, mi sembra che
ti tremi la mano. Forse meglio che lo versi io.
Annu; gli aprii il giaco di cuoio e con il pugnale gli tagliai la camicia,
fino a scoprire la ferita. Era brutta, profonda, un paio di pollici sopra l'anca. Aveva altri tagli meno gravi sulle braccia, il petto e le spalle.
Il sangue continuava a spicciare dalla ferita pi grande; lo tamponai e lo
ripulii con il fazzoletto.
Bene, dissi. Stringi i denti e guarda dall'altra parte. E versai il liquore.

Il suo corpo sussult in una convulsione violenta, poi si accasci tra i


brividi. Ma non grid. Non avevo pensato che avrebbe gridato. Piegai il
fazzoletto e lo premetti sulla ferita. Lo legai con una lunga striscia di stoffa
strappata dall'orlo del mio mantello.
Vuoi un altro sorso? gli chiesi.
D'acqua, disse lui. Poi, temo, dovr dormire.
Bevve, e poi inclin la testa in avanti fino ad appoggiare il mento sul
petto. Si addorment, ed io gli feci un guanciale e lo coprii servendomi dei
mantelli dei morti.
Poi sedetti al suo fianco e osservai i graziosi uccelli neri.
Non mi aveva riconosciuto. Ma d'altra parte, chi avrebbe potuto? Se mi
fossi rivelato, forse mi avrebbe riconosciuto. Non ci eravamo mai incontrati, credo, io ed il ferito. Ma, stranamente, ci conoscevamo.
Camminavo nell'Ombra in cerca di un luogo, un luogo speciale. Era stato distrutto, una volta, ma io avevo il potere di ricrearlo, perch Ambra
getta un'infinit di ombre. Un figlio d'Ambra pu procedere tra esse: e
quella era la mia eredit. Potete chiamarli mondi paralleli, se volete, oppure universi alternati, o se preferite prodotti d'una mente squilibrata. Io le
chiamo ombre, come fanno tutti coloro che possiedono il potere di aggirarsi in esse. Scegliamo una possibilit e avanziamo fino a quando la raggiungiamo. Quindi, in un certo senso, la creiamo. Per il momento lasciamo
stare.
Io avevo navigato ed avevo incominciato la marcia verso Avalon.
Secoli prima, ero vissuto l. una vicenda lunga, complicata e fiera e
dolorosa, e forse la racconter pi tardi, se vivr abbastanza per terminare
ci che ho da dire.
Mi stavo avvicinando alla mia Avalon quando mi ero imbattuto nel cavaliere ferito e nei sei morti. Se avessi deciso di passare oltre, avrei potuto
giungere in un luogo dove i suoi uomini giacevano morti ed il cavaliere era
illeso... oppure un luogo dove lui era morto ed i sei ridevano. Qualcuno
potrebbe dire che non aveva molta importanza, poich tutte queste cose
sono possibilit, e perci esistono tutte, da qualche parte, nell'Ombra.
I miei fratelli e le mie sorelle eccettuati forse Grard e Benedict
non avrebbero neppure degnato la scena di una seconda occhiata. Ma io
ero diventato un po' rammolito. Non ero stato sempre cos; ma forse la
Terra dell'Ombra, dove avevo trascorso tanti anni, mi aveva raddolcito un
po', e forse il soggiorno nelle segrete d'Ambra mi aveva ricordato la sofferenza umana. Non so. So soltanto che non potevo passare oltre la sofferen-

za che vedevo nella forma di qualcuno tanto simile a qualcuno che un tempo era stato un amico. Se avessi pronunciato il mio nome all'orecchio di
quell'uomo, forse mi sarei sentito insultare, e certamente avrei ascoltato
una storia di dolori.
Quindi, avrei pagato quel prezzo; lo avrei rimesso in piedi, e poi me ne
sarei andato per i fatti miei. Non c'era nulla di male, e forse avrei fatto un
po' di bene.
Rimasi seduto a osservarlo e, dopo parecchie ore, si svegli.
Salve, dissi, stappando la borraccia. Vuoi bere un altro sorso?
Grazie. L'uomo tese una mano.
Lo guardai bere, e quando rese la borraccia disse: Scusa se non mi sono
presentato. Avevo dimenticato le buone maniere...
Ti conosco, dissi io. Chiamami Corey.
Per un momento, mi parve che stesse per chiedere: Corey di che cosa?
ma cambi idea e annu.
Benissimo, Sir Corey, disse, dandomi un titolo inferiore a quello che
mi spettava. Desidero ringraziarti.
Il miglior ringraziamento sta nel fatto che hai un aspetto migliore, gli
dissi. Vuoi mangiare qualcosa?
S, grazie.
Ho un po' di carne secca, e un po' di pane che potrebbe essere pi fresco, dissi. E un grosso pezzo di formaggio. Mangia quello che vuoi.
Gli passai il cibo, e lui mangi.
E tu, Sir Corey? chiese.
Ho gi mangiato mentre tu dormivi.
Mi guard con aria significativa. Sorrise.
... E li hai uccisi tutti e sei da solo? domandai.
Lui annu.
Magnifico. E adesso, cosa devo fare con te?
Cerc di vedere il mio viso e non riusc.
Non capisco, disse.
Dove sei diretto?
Ho amici cinque leghe pi a nord, disse lui. Stavo andando in quella
direzione quando accaduto. E non credo che un uomo, o neppure il Diavolo stesso, ce la farebbe a portarmi sulla schiena per una lega. Se potessi
reggermi in piedi, Sir Corey, ti faresti un'idea della mia statura.
Mi alzai, sguainai la spada, e tagliai un ramo del diametro di due pollici,
con un colpo solo. Poi lo scortecciai e lo ridussi della lunghezza voluta.

Ripetei l'operazione e poi, con le cinture ed i mantelli dei caduti, improvvisai una barella.
L'uomo rest a guardare fino a quando ebbi terminato, poi comment:
Tu impugni una lama mortale, Sir Corey... una lama d'argento, si direbbe...
Te la senti di viaggiare? gli chiesi.
Cinque leghe sono approssimativamente venticinque chilometri.
E i morti? chiese lui.
Vorresti dar loro una sepoltura cristiana? ribattei. Al diavolo! Che
provveda la natura. Andiamocene. Cominciano gi a puzzare.
Vorrei almeno vederli coperti di terra. Si erano battuti bene.
Sospirai.
E sta bene, se questo ti aiuter a dormire tranquillo. Non ho un badile,
quindi eriger un tumulo. Comunque, sar una tomba comune.
Va bene, disse lui.
Adagiai i sei cadaveri fianco a fianco. Sentii che l'uomo mormorava
qualcosa, e immaginai che fosse una preghiera per i defunti.
Li circondai di pietre. C'erano molte pietre, nei dintorni, e perci lavorai
rapidamente, scegliendo le pi grosse per sbrigarmi prima. E fu un errore.
Uno di quei massi doveva pesare circa centosessanta chili, e io non lo feci
rotolare. Lo sollevai e lo misi a posto.
Lo udii soffocare un'esclamazione, e compresi che l'aveva notato.
Allora imprecai:
Maledizione, per poco non mi sono spaccato la schiena! dissi; e da
quel momento scelsi pietre pi piccole.
Quando ebbi terminato, dissi: Ecco fatto. Sei pronto a partire?
S.
Lo sollevai tra le braccia e lo deposi sulla barella. Lui strinse i denti.
Dove dobbiamo andare? domandai.
L'uomo indic con un gesto.
Ritorna sulla pista. Seguila, verso sinistra, fino alla biforcazione. Poi
vai a destra. Come hai intenzione di...
Sollevai la barella tra le braccia, reggendolo come se fosse un bambino,
con la culla e tutto. Poi tornai sul sentiero, trasportandolo.
Corey? fece lui.
S?
Sei uno degli uomini pi forti che io abbia mai incontrato... e mi sembra che dovrei conoscerti.

Non gli risposi immediatamente. Poi dissi: Cerco di tenermi in forma.


Vita sana e tutto il resto.
... E la tua voce mi sembra familiare.
Teneva gli occhi rivolti verso l'alto, cercando di guardarmi in faccia.
Decisi di cambiare argomento.
Chi sono i tuoi amici dai quali ti sto portando?
Siamo diretti alla Fortezza di Ganelon.
Quel fetente? dissi, e per poco non lo lasciai cadere.
Sebbene non capisca la parola che hai usata, immagino sia un insulto,
disse lui, a giudicare dal tono della tua voce. Se cos, devo difenderlo...
Calmati, dissi io. Ho l'impressione che stiamo parlando di due uomini diversi che portano lo stesso nome. Ti chiedo scusa.
Attraverso la barella, sentii che una certa tensione lo abbandonava.
Senza dubbio cos, disse.
Perci lo portai fino a quando arrivai al sentiero, e poi svoltai a sinistra.
Lui si riaddorment, e io procedetti pi svelto, svoltando alla biforcazione che mi aveva indicato ed avanzando mentre dormiva. Cominciai a pensare ai sei che avevano cercato di ucciderlo e che per poco non c'erano riusciti. Mi augurai che non avessero compagni in giro per il bosco.
Rallentai il passo quando il suo respiro cambi.
Dormivo, disse.
... E russavi, aggiunsi io.
Per quanto mi hai portato?
Per circa due leghe, direi.
E non sei stanco?
Un po', dissi. Ma non tanto da aver bisogno di riposo, per ora.
Mon Dieu! esclam. Sono lieto di non averti mai avuto come nemico. Sei certo di non essere il Diavolo?
Sicuro, che lo sono, dissi. Non senti l'odore di zolfo? E il mio zoccolo destro mi fa male da morire.
Lui fiut veramente l'aria un paio di volte, prima di ridacchiare, e questo
mi offese un po'.
In realt, avevo percorso pi di quattro leghe, secondo i miei calcoli.
Speravo che si riaddormentasse e non pensasse troppo alle distanze. Cominciavo a sentirmi le braccia indolenzite.
Chi erano i sei uomini che hai ucciso? gli chiesi.
Guardiani del Cerchio, rispose lui. E non erano pi uomini, bens

uomini posseduti. Prega Dio, Sir Corey, che le loro anime abbiano pace.
Guardiani del Cerchio? chiesi. Che Cerchio?
Il Cerchio tenebroso... il luogo dell'iniquit e delle bestie orrende...
Trasse un respiro profondo. La fonte del male che si estende su questa
terra.
Questa terra non mi sembra particolarmente malsana, ribattei.
Siamo lontani da quel luogo, e il regno di Ganelon ancora troppo forte per gli invasori. Ma il Cerchio si espande. Sento che l'ultima battaglia
verr combattuta qui.
Hai destato la mia curiosit.
Sir Corey, se non sai nulla, sarebbe meglio che te ne dimenticassi, evitassi il Cerchio ed andassi per la tua strada. Anche se mi piacerebbe combattere al tuo fianco, questa non la tua battaglia... e chi pu predire il risultato?
Il sentiero cominci a salire, tortuosamente. Poi, attraverso una breccia
tra gli alberi, vidi qualcosa, in lontananza, che mi indusse a soffermarmi e
mi fece ricordare un altro luogo molto simile.
Cosa...? domand il mio paziente, voltandosi. Poi: Oh, ma hai camminato pi svelto di quanto avessi immaginato. Quella la nostra destinazione, la Fortezza di Ganelon.
Allora pensai ad un Ganelon. Non volevo, ma lo feci. Era stato un traditore e un assassino ed io l'avevo esiliato da Avalon secoli prima. L'avevo
scagliato letteralmente attraverso l'Ombra, in un altro tempo e in un altro
luogo, come pi tardi aveva fatto con me mio fratello Eric. Speravo che
non fosse quello, il luogo dove l'avevo mandato. Era possibile, anche se
improbabile. Sebbene fosse un mortale, con una vita dalla durata limitata,
e sebbene l'avessi esiliato in quel luogo circa seicento anni prima, era possibile che si trattasse solo di pochi anni, in questo mondo. Anche il tempo
una funzione dell'Ombra, e persino Dworkin non ne conosceva tutti i segreti. O forse li conosceva. Forse era questo che l'aveva fatto impazzire. La
cosa pi difficile per quanto riguarda il Tempo, l'ho scoperto, crearlo. In
ogni caso, sentivo che quello non poteva essere il mio vecchio nemico, il
mio fido aiutante di un tempo, perch lu certamente non avrebbe resistito
ad un'ondata d'iniquit che investiva il territorio. Si sarebbe precipitato a
schierarsi a fianco delle bestie immonde, ne ero certo.
L'uomo che stavo trasportando mi causava qualche difficolt. Il suo equivalente era vissuto in Avalon al tempo della condanna all'esilio; e questo significava che l'intervallo di tempo poteva anche corrispondere.

Non ci tenevo ad incontrare il Ganelon che avevo conosciuto, non volevo che mi riconoscesse. Lui non sapeva nulla dell'Ombra. Sapeva solo che
avevo operato su di lui una magia tenebrosa, invece di ucciderlo, e anche
se era sopravvissuto all'alternativa, forse per lui era stata peggio della morte.
Ma l'uomo che reggevo tra le braccia aveva bisogno di riposo e di un rifugio, perci continuai a camminare.
E tuttavia mi chiedevo...
Sembra vi fosse in me qualcosa che si prestava al riconoscimento da parte di quest'uomo. Se c'era qualche ricordo di un'ombra di me, in quel luogo
che non era ancora simile ad Avalon, quale forma assumeva? In che modo
avrebbe condizionato l'accoglienza riservata al mio io reale, se fossi stato
riconosciuto?
Il sole incominciava a tramontare. Si lev una brezza fresca, che preannunciava una notte fredda. Il mio paziente aveva ripreso a russare, perci
decisi di correre per il resto della distanza. Non mi piaceva la sensazione
che quella foresta, al calar della notte, potesse brulicare degli abitatori immondi di un Cerchio dannato di cui non sapevo nulla, ma che sembrava sul
punto di travolgere quella parte del territorio.
Perci corsi, tra le ombre che si allungavano, scacciando ogni pensiero
d'inseguimenti, d'imboscate, di sorveglianza, fino a che non potei pi proseguire. Le sensazioni avevano acquisito la forza di premonizioni; e poi
udii i rumori, dietro di me, un pat-pat-pat sommesso, come di passi.
Deposi al suolo la barella, e sguainai la spada mentre mi giravo.
Erano due: due felini.
Avevano l'esatta pezzatura dei gatti siamesi, ma erano grandi come tigri.
I loro occhi erano di un giallo solare, privi di pupille. Sedettero sulle zampe posteriori quando mi voltai, e mi fissarono senza sbattere le palpebre.
Erano lontani una trentina di passi. Io stavo tra loro e la barella, con la
spada alzata.
Poi quello di sinistra apr la bocca. Non sapevo se aspettarmi che facesse
le fusa o che ruggisse.
E invece parl. Disse: Uomo, quasi tutto mortale.
La voce non era umana. Era troppo acuta.
Eppure vive ancora, disse il secondo, con una voce molto simile a
quella del primo.
Uccidili qui, disse il primo.
E colui che lo difende con la spada che non mi piace affatto?

Uomo mortale?
Venite ad accertarlo, dissi io, sottovoce.
magro, e forse vecchio.
Eppure ha trasportato l'altro dal tumulo fin qui, rapidamente e senza riposare. Aggiriamolo.
Balzai in avanti quando si mossero, e quello alla mia destra balz verso
di me.
La mia lama gli spacc il cranio ed affond nella spalla. Mentre mi giravo, liberando la spada, l'altro mi pass oltre, velocissimo, dirigendosi verso
la barella. Mulinai all'impazzata la spada.
La lama gli piomb sul dorso e gli attravers completamente il corpo.
Lanci un grido stridente come lo scricchiolio di un gesso sulla lavagna
mentre cadeva, in due pezzi, e cominciava a bruciare. Anche l'altro stava
bruciando.
Ma quello che avevo tagliato in due non era ancora morto. Gir la testa
verso di me, e gli occhi sfolgoranti fissarono i miei.
Muoio della morte finale, disse, e perci ti riconosco, Creatore. Perch ci hai uccisi?
E poi le fiamme gli consumarono la testa.
Mi voltai, pulii la spada e la rinfoderai, risollevai la barella, ignorai tutte
le domande, e proseguii.
Una piccola certezza aveva incominciato ad affermarsi dentro di me: cos'era quella cosa, che cosa aveva inteso dire.
Ancora adesso, qualche volta, vedo in sogno quella testa di gatto in
fiamme, e allora mi sveglio, sudato e tremante, e la notte mi sembra pi
buia, piena di forme che non riesco a definire.
La Fortezza di Ganelon era cinta da un fossato; il ponte levatoio era alzato. C'erano quattro torri, agli angoli, dove s'incontravano le alte mura.
All'interno di quelle mura, molte altre torri salivano ancora pi in alto, solleticando il ventre delle nubi basse e scure che nascondevano le prime stelle, e gettavano ombre d'ebano sull'alta collina. Molte torri erano gi illuminate, ed il vento mi portava un fioco suono di voci.
Mi fermai davanti al ponte, deposi al suolo il mio paziente, mi feci portavoce con le mani alla bocca, e gridai:
Ehi! Ganelon! Ci sono due viandanti sperduti nella notte!
Udii il tintinnio del metallo sulla pietra. Sentivo di essere osservato dall'altro. Guardai, socchiudendo le palpebre, ma i miei occhi non erano anco-

ra ritornati normali.
Chi va l? giunse una voce tonante.
Lance, che ferito, ed io, Corey di Cabra, che l'ho portato qui.
Attesi, mentre l'uomo riferiva queste informazioni, e udii levarsi altre
voci, via via che il messaggio veniva trasmesso.
Dopo una pausa di parecchi minuti, arriv la risposta, con lo stesso sistema.
Poi la guardia mi grid:
Allontanati un po'! Stiamo per calare il ponte! Potete entrare!
Lo scricchiolio incominci mentre stava ancora parlando, e poco dopo il
ponte levatoio tocc terra, rimbombando. Sollevai di nuovo tra le braccia il
mio paziente e passai.
Cos portai Sir Lancelot du Lac nella Fortezza di Ganelon, di cui mi fidavo come di un fratello. Vale a dire, di cui non mi fidavo affatto.
Vi fu un accorrere precipitoso intorno a me, e mi trovai circondato da
uomini armati. Tuttavia, non erano ostili, ma solo preoccupati. Ero entrato
in un grande cortile selciato, illuminato da torce e pieno di letti improvvisati. Sentivo l'odore del sudore, del fumo, dei cavalli, della cucina.
L bivaccava un piccolo esercito.
Molti si erano avvicinati, guardando e mormorando; poi sopraggiunsero
due in pieno assetto da battaglia, ed uno di loro mi tocc la spalla.
Da questa parte, disse.
Lo seguii, e gli uomini mi fiancheggiarono. Il cerchio si apr per lasciarci passare. Il ponte levatoio si stava gi rialzando, tra gli scricchiolii. Ci dirigemmo verso il complesso principale di pietra scura.
Percorremmo un corridoio, passando davanti ad una sala dei ricevimenti.
Poi trovammo una scalinata. L'uomo alla mia destra mi accenn di salire.
Al piano di sopra, ci fermammo davanti ad una pesante porta di legno: la
guardia buss.
Avanti, disse una voce che, purtroppo, mi sembrava di conoscere benissimo.
Entrammo.
L'uomo sedeva accanto ad un massiccio tavolo ligneo accanto ad un'ampia finestra affacciata sul cortile. Portava un giaco di cuoio marrone su una
camicia nera; anche i calzoni erano neri, a sbuffo sopra gli stivali scuri. Alla vita aveva un'alta cintura che reggeva un pugnale dall'elsa di corno. Una
corta spada stava sul tavolo davanti a lui. Aveva i capelli e la barba di co-

lor rosso, con qualche filo bianco. Gli occhi erano scuri come l'ebano.
Mi guard, poi si rivolse alle due guardie che erano entrate portando la
barella.
Mettetelo sul mio letto, disse. Poi: Roderick, occupati di lui.
Il suo medico, Roderick, era un vecchio che non aveva l'aria di poter fare molti danni, e questo mi diede un certo sollievo. Non avevo trasportato
Lance per tutta quella distanza solo perch un medico lo salassasse.
Poi Ganelon s rivolse di nuovo a me.
Dove l'hai trovato? chiese.
Cinque leghe pi a sud.
Tu chi sei?
Mi chiamano Corey, dissi.
Mi scrut troppo attentamente, e le labbra simili a vermi s contorsero in
un sorriso, sotto i baffi.
Che parte hai, in questa storia? chiese.
Non capisco cosa vuoi dire, risposi.
Avevo piegato un po' le spalle. Parlavo lentamente, sommessamente,
con una lieve balbuzie. La mia barba era pi lunga della sua, e la polvere la
faceva sembrare pi chiara. Dovevo sembrare molto pi vecchio. L'atteggiamento di Ganelon indicava che era convinto che lo fossi davvero.
Ti ho chiesto perch lo hai aiutato, disse.
In nome della fratellanza umana, e tutto il resto, risposi.
Sei un forestiero?
Annuii.
Bene, sei il benevenuto qui, per tutto il tempo che vorrai restare.
Grazie. Probabilmente, domani proseguir.
Ora bevi un bicchiere di vino con me e raccontami in quali circostanze
lo hai trovato.
Obbedii.
Ganelon mi lasci parlare senza interrompermi, e senza distogliere da
me quei suoi occhi penetranti. Sebbene abbia sempre pensato che la frase
trapassare con lo sguardo sia trita e banale, quella notte cambiai idea.
Lui mi trafiggeva con gli occhi. Mi chiesi che cosa sapeva e cosa indovinava sul mio conto.
Poi la stanchezza mi afferr per la collottola. La fatica, il vino, il tepore
della stanza, tutto congiur, e all'improvviso ebbi la sensazione di starmene in un angolo ad ascoltare me stesso, a guardare me stesso: mi sentivo
dissociato. Bench fossi capace di grandi sforzi, a brevi raffiche, mi rende-

vo conto di essere ancora scarso in fatto di energie. E mi accorsi che mi


tremava la mano.
Chiedo scusa, sentii la mia voce dire queste parole. Le fatiche della
giornata cominciano a pesarmi...
Ma certo, disse Ganelon. Parler ancora con te domani. Ora dormi.
Dormi bene.
Poi chiam una delle guardie e le ordin di condurmi in una stanza. Probabilmente barcollai, lungo il percorso, perch ricordo che la guardia mi
sorreggeva per il gomito.
Quella notte dormii il sonno dei morti. Fu un sonno lungo, nero, di quattordici ore.
Al mattino, ero tutto indolenzito.
Mi lavai. C'era un catino sul cassettone, e un sapone e un asciugamani
che qualcuno, previdente, aveva posato l vicino. Mi sentivo la gola ostruita da segatura e gli occhi pieni di sabbia.
Sedetti e mi osservai.
Un tempo avrei potuto trasportare Lance per la stessa distanza, senza
andare a pezzi. Un tempo mi ero aperto la strada combattendo sulle pendici
del Kolvir e nel cuore della stessa Ambra.
Ma quei giorni erano passati. All'improvviso, sentii di essere effettivamente il relitto che sembravo.
Dovevo fare qualcosa.
Avevo riacquistato peso e forza, lentamente. Sarebbe stato necessario
accelerare il processo.
Un paio di settimane di vita tranquilla e di esercizi violenti poteva essere
di grande aiuto, decisi. Ganelon non aveva mostrato di avermi riconosciuto. Benissimo. Avrei approfittato dell'ospitalit che mi aveva offerto.
Dopo aver preso questa decisione, andai in cerca della cucina, e mangiai
un'abbondante colazione. Per la verit era quasi ora di pranzo, ma chiamiamo le cose con il loro nome. Avevo una gran voglia di fumare, e provai
una certa gioia perversa al pensiero di essere rimasto senza tabacco. I Fati
cospiravano per costringermi ad essere fedele a me stesso.
Uscii nel cortile; era una giornata luminosa. Restai a lungo ad osservare
gli uomini che si addestravano.
In fondo al cortile c'erano gli arcieri, che miravano a bersagli fissati a
balle di fieno. Notai che portavano anelli al pollice e stringevano la corda
all'orientale, con la mano intera, anzich con tre dita, secondo la tecnica
che mi faceva sentire pi a mio agio. Questo m'indusse a riflettere un po'

su quell'Ombra. Gli uomini armati di spada usavano le armi di punta e di


taglio, e si vedevano vari tipi di lame e di tecniche di scherma. Cercai di
fare un calcolo approssimativo, e stimai che fossero all'incirca ottocento...
e non sapevo quanti altri potessero essere nella fortezza.
La loro carnagione, gli occhi, i capelli, andavano dalle tinte pi chiare a
quelle pi scure. Sentivo molti accenti strani, tra il sibilo delle frecce e il
clangore delle spade, anche se quasi tutti parlavano la lingua di Avalon,
che poi quella di Ambra.
Mentre guardavo, un uomo armato di spada alz la mano, abbass la lama, si terse la fronte ed arretr. Il suo avversario sembrava sfiatato. Quella
era l'occasione per fare un po' di esercizio: ne avevo bisogno.
Mi feci avanti, sorrisi e dissi: Sono Corey di Cabra. Ti stavo osservando.
Rivolsi l'attenzione all'uomo bruno, grande e grosso che sorrideva al
compagno fermatosi per riposare.
Ti dispiace se mi esercito con te, mentre il tuo amico riprende fiato?
gli chiesi.
L'uomo continu a sorridere, e si indic la bocca e l'orecchio. Provai con
varie altre lingue, ma non serv a nulla. Perci additai la lama, poi lui, poi
di nuovo me stesso, fino a quando comprese. Il suo avversario parve pensare che fosse una buona idea, e mi offr la sua spada.
La presi tra le mani. Era pi corta e molto pi pesante di Grayswandir.
( il nome della mia spada: so di non averlo citato fino ad ora. Ha tutta una
sua storia, e forse la racconter, prima che voi sappiate ci che mi ha portato a questo passo finale. Ma se doveste sentire che la nomino ancora, almeno saprete di cosa sto parlando).
L'agitai un paio di volte per provarla, mi tolsi il mantello, lo gettai via, e
mi misi en garde.
L'uomo grande e grosso attacc. Io parai ed attaccai. Lui par e rispose.
Io parai la risposta, fintai, e attaccai. E cos via. Dopo cinque minuti, mi
ero reso conto che sapeva il fatto suo. E sapevo di essergli superiore.
L'uomo mi fece fermare due volte, perch gli insegnassi una manovra che
avevo usato. Le impar tutte e due, molto in fretta. Ma dopo una quindicina di minuti, il suo sorriso si allarg. Immagino che fosse pi o meno a
quel punto che piegava quasi tutti gli awersari, grazie alla maggiore resistenza, se erano abbastanza in gamba per sostenere i suoi attacchi fino a
quel momento. Aveva molta energia, devo ammetterlo. Dopo venti minuti,
un'espressione perplessa gli apparve sul volto. Il mio aspetto non doveva

averlo indotto a credere che potessi resistere cos a lungo. Ma cosa pu sapere un uomo di quello che sta in un figlio di Ambra?
Dopo venticinque minuti, lui era coperto di sudore; ma continu a battersi. Mio fratello Random, qualche volta, ha l'aspetto ed il comportamento
di un teppista asmatico adolescente... ma una volta tirammo insieme di
scherma per ventisei ore, per vedere chi avrebbe ceduto per primo. (Se siete curiosi, fui io a cedere. Avevo un appuntamento il giorno dopo, e volevo
arrivarci in condizioni decenti.) Avremmo potuto continuare. Sebbene non
fossi in grado di fare altrettanto, quella volta, sapevo che avrei potuto resistere pi a lungo del mio avversario. Dopotutto, lui era soltanto umano.
Dopo circa mezz'ora, quando lui ansimava e rallentava nel rispondere ai
colpi, compresi che entro pochi minuti avrebbe potuto rendersi conto di
qualcosa di strano; alzai la mano e abbassai la lama come avevo visto fare
dal suo precedente avversario. Anche lui si ferm, poi si precipit ad abbracciarmi. Non capii cosa diceva, ma dedussi che era soddisfatto. Lo ero
anch'io.
La cosa pi orribile era che mi ero stancato. Mi sentivo un po' stordito.
Ma avevo bisogno di continuare. Mi ripromisi di esercitarmi fino a crepare, quel giorno, e d'ingozzarmi di cibo, quella sera, per poi dormire profondamente e ricominciare daccapo.
Raggiunsi gli arcieri. Dopo un po', mi feci prestare un arco e, tendendo
la corda con tre dita, scagliai un centinaio di frecce. Non me la cavai troppo male. Poi, per un po', guardai gli uomini a cavallo che si esercitavano
con le lance, gli scudi, le mazze. Quindi passai oltre. Andai ad assistere alle esercitazioni corpo a corpo.
Finalmente, lottai con tre uomini, uno dopo l'altro. Poi mi sentii sfinito.
Assolutamente. Completamente.
Sedetti su una panchina all'ombra, sudando, respirando pesantemente.
Pensai a Lance, a Ganelon, alla cena. Dopo una decina di minuti, tornai
nella stanza che mi era stata assegnata e mi lavai di nuovo.
Avevo una fame tremenda, perci andai in cerca di cibo e d'informazioni.
Non mi ero allontanato molto dalla porta, quando una delle guardie che
avevo visto la sera prima era quella che mi aveva accompagnato in camera mia si avvicin e disse: Il Nobile Ganelon t'invita a mangiare
con lui nel suo appartamento, allo squillo della campana della cena.
Ringraziai e promisi di presentarmi all'ora stabilita, poi tornai nella mia

stanza e riposai sul letto, fino a quando suon la campana. Poi uscii di
nuovo.
Cominciavo a sentirmi tutto indolenzito ed ammaccato. Pensai che era
meglio cos; avrebbe contribuito a farmi sembrare pi vecchio. Bussai alla
porta di Ganelon e un giovane mi fece entrare, poi corse ad aiutare un altro
ragazzo che stava apparecchiando la tavola accanto al camino.
Ganelon indossava camicia e calzoni verdi, stivali e cintura pure verdi;
stava seduto su uno scranno dall'alto schienale. Quando entrai si alz e mi
venne incontro.
Sir Corey, ho saputo ci che hai fatto oggi, disse, stringendomi la mano. E questo rende pi credibile il fatto che tu abbia trasportato Lance.
Devo dire che sei pi uomo di quanto sembri... senza offesa.
Ridacchiai.
Non sono offeso.
Mi offr una sedia, mi porse un bicchiere di vino chiaro un po' troppo
dolce per i miei gusti, poi disse: A guardarti, direi che potrei rovesciarti a
terra con una mano sola... eppure hai trasportato Lance per cinque leghe e
lungo la strada hai ucciso due di quei gatti bastardi. E Lance mi ha detto
del tumulo di grosse pietre che hai eretto...
Come sta Lance, oggi? l'interruppi.
Ho dovuto mettere una guardia in camera sua, per assicurarmi che riposasse. Quello sciocco voleva alzarsi e andare in giro. Per Dio, dovr restare
a letto per tutta la settimana!
Allora si sente meglio.
Ganelon annu.
Alla sua salute.
Bevo ben volentieri.
Bevemmo. Poi: Se avessi un esercito di uomini come te e Lance, disse
lui, forse la storia andrebbe diversamente.
Quale storia?
Il Cerchio ed i suoi guardiani, disse lui. Non ne hai sentito parlare?
Lance mi ha accennato qualcosa. Ecco tutto.
Un ragazzo badava ad un enorme pezzo di carne di bue infilato allo
spiedo, su un fuoco basso. Di tanto in tanto l'innaffiava con un po' di vino,
mentre lo faceva girare. Ogni volta che il profumo arrivava fino a me, il
mio stomaco brontolava, e Ganelon rideva. L'altro ragazzo lasci la stanza
per andare a prendere il pane in cucina.
Ganelon tacque a lungo. Fin il vino e se ne vers un altro calice. Io sta-

vo sorseggiando lentamente il mio.


Hai mai sentito parlare di Avalon? chiese finalmente.
S, risposi. C' una strofa, che ho udito molto tempo fa da un bardo
itinerante: 'Oltre il Fiume dei Beati, l sedevano, s, a piangere, ricordando
Avalon. Le nostre spade s'infransero nelle nostre mani e appendemmo gli
scudi alla quercia. Le torri argentee erano cadute in un mare di sangue?
Quante miglia per giungere ad Avalon? Non una, io dico, e tutte. Le torri
argentee sono cadute'.
Avalon caduta...? chiese lui.
Credo che quell'uomo fosse pazzo. Non conosco nessuna Avalon. Ma
la strofa mi rimasta impressa nella mente.
Genelon distolse il volto e tacque per parecchi minuti. Quando riprese a
parlare, la sua voce era mutata.
C'era, disse. C'era, quel luogo. Vi vivevo io, anni fa. Non sapevo che
fosse caduto.
E come sei giunto qui? gli chiesi.
Fui esiliato dal mago suo signore, Corwin di Ambra. Mi mand attraverso la tenebra e la follia in questo luogo, perch vi soffrissi e morissi... e
soffrii e molte volte giunsi vicino alla fine. Tentai di ritrovare la via del ritorno, ma nessuno la conosceva. Parlai con incantatori, e persino con una
creatura del Cerchio che avevamo catturato, prima che la uccidessimo. Ma
nessuno conosceva la strada per Avalon. come ha detto il bardo: 'Neppure un miglio, e tutti,' fece, citando in modo errato la mia lirica. Ricordi il
nome di quel bardo?
Mi dispiace, ma non lo ricordo.
Dov' Cabra, il luogo da cui provieni?
Lontano, a oriente, oltre le acque, dissi io. Molto lontano. un regno
isolano.
C' qualche speranza che possa fornirci truppe? Posso permettermi di
pagare bene.
Scossi il capo.
un piccolo regno con una piccola milizia, e occorrerebbero molti mesi di viaggio per andare e tornare... per terra e per mare. Non hanno mai
combattuto come mercenari, e del resto non sono molto bellicosi.
Allora tu sembri molto diverso dai tuoi compatrioti, disse Ganelon,
scrutandomi di nuovo.
Sorseggiai il vino.
Ero istruttore d'armi, dissi, della Guardia Reale.

Allora forse sarai disposto ad accettare un ingaggio, per collaborare all'addestramento delle mie truppe?
Potrei restare qualche settimana, per far questo, dissi.
Lui annu, contraendo le labbra in un sorriso che dur un microsecondo,
poi disse: Mi rattrista sentire che la bella Avalon caduta. Ma se cos,
vuol dire che anche colui che mi ha esiliato probabilmente morto. Vuot il calice. Dunque anche per il demonio venuto il momento in cui non
ha pi potuto difendere i suoi, aggiunse, pensieroso. un pensiero incoraggiante. Ci signifca che potremmo avere qualche possibilit, qui, contro
questi demoni.
Ti chiedo perdono, dissi, arrischiandomi per quella che mi sembrava
una buona ragione. Se ti riferisci a Corwin di Ambra, non morto, quando accaduto ci che accaduto.
Il calice gli si spezz nella mano.
Tu conosci Corwin?
No, ma ne ho sentito parlare, risposi. Diversi anni or sono, incontrai
uno dei suoi fratelli... si chiamava Brand. Mi parl del luogo chiamato
Ambra, e della battaglia in cui Corwin ed un altro suo fratello, di nome
Bleys, guidarono un'orda contro il loro fratello, Eric, che teneva la citt.
Bleys precipit dal monte Kolvir, e Corwin fu fatto "prigioniero. Dopo
l'incoronazione di Eric, a Corwin vennero strappati gli occhi, e fu gettato
in una segreta, sotto Ambra, dove forse si trova ancora, se non morto.
Mentre parlavo, Ganelon era impallidito.
Tutti i nomi che hai menzionato... Brand, Bleys, Eric, disse, li ho
sentiti pronunciare da lui, molto tempo fa. Quando hai saputo tutto questo?
stato circa quattro anni fa.
Meritava una sorte migliore.
Dopo quel che ha fatto a te?
Ecco, disse Ganelon, ho avuto molto tempo per riflettere, e devo
ammettere di avergli dato motivo di fare quel che fece. Era forte pi
forte di te e persino di Lance e intelligente. E sapeva essere gaio, quando se ne presentava l'occasione. Eric avrebbe dovuto ucciderlo subito, non
cos. Non provo affetto per lui, ma il mio odio si placato. Il demone meritava di meglio, ecco tutto.
Il secondo ragazzo torn con un canestro di pane. Quello che aveva preparato la carne la tolse dallo spiedo e la mise su un piatto, al centro della
tavola.

Ganelon l'indic.
Mangiamo, disse.
Si alz e and a tavola.
Lo seguii. Non parlammo molto, durante il pasto.
Dopo essermi rimpinzato fino a quando il mio stomaco non volle pi saperne, e dopo aver bevuto un altro calice di vino troppo dolce, cominciai a
sbadigliare. Ganelon imprec, al terzo sbadiglio.
Dannazione, Corey! Smetti! contagioso!
E soffoc a sua volta uno sbadiglio.
Andiamo a prendere un po' d'aria, disse alzandosi.
Passeggiammo lungo le mura, incontrando le sentinelle di ronda. Si mettevano sull'attenti e salutavano Ganelon appena lo riconoscevano, e lui gli
rivolgeva qualche parola, poi passavamo oltre. Arrivammo a un bastione e
ci fermammo a riposare, sedendoci sulla pietra ed aspirando a pieni polmoni l'aria della sera, fresca, umida e piena degli aromi della foresta, nel
cielo che si oscurava. La pietra era fredda, sotto di me. In lontananza, mi
sembrava di distinguere lo scintillio del mare. Udii il richiamo di un uccello notturno, sotto di noi. Ganelon tir fuori una pipa ed un po' di tabacco
dalla borsa che portava alla cintura. La riemp e l'accese. Il suo volto sarebbe sembrato satanico nella luce delle scintille, se non fosse stato per
qualcosa che gli piegava la bocca verso il basso e sollevava i muscoli delle
guance nell'angolo formato dagli angoli interni degli occhi e dalla radice
del naso. Un diavolo deve avere un sogghigno malvagio, e Ganelon appariva troppo cupo.
Fiutai il fumo. Dopo un po', lui cominci a parlare, dapprima sottovoce,
molto lentamente:
Ricordo Avalon, disse. Non ero di nascita ignobile, ma la virt non
era mai stata il mio forte. Sperperai presto la mia eredit e presi a tendere
agguati ai viaggiatori. Pi tardi, mi unii ad una banda di altri uomini come
me. Quando scoprii che ero il pi forte, il pi idoneo a comandare, diventai
il loro capo. C'erano taglie sulle nostre teste. La mia era la pi alta.
Aveva preso a parlare pi rapidamente; la voce si affin, e le parole che
sceglieva suonavano come un'eco del passato.
S, ricordo Avalon, disse. Un luogo d'argento e di ombre dolci e di
acque fresche, dove le stelle brillavano di notte come fal ed il verde del
giorno era sempre il verde della primavera. Giovent, amore, bellezza... li
ho conosciuti ad Avalon. Destrieri orgogliosi, metallo splendente, labbra
morbide, birra scura. L'onore...

Scosse il capo.
Pi tardi, disse, quando nel regno incominci la guerra, il sovrano
offr il condono totale a tutti i fuorilegge che fossero disposti a seguirlo in
battaglia contro gli insorti. Era Corwin. Mi schierai dalla sua parte e andai
in guerra. Diventai ufficiale e, pi tardi, entrai a far parte del suo stato
maggiore. Vincemmo le battaglie, domammo l'insurrezione. Poi Corwin
riprese a regnare pacificamente, e io rimasi alla sua corte. Furono anni bellissimi. Poi, in seguito, vi furono certe scaramucce di confine, ma vincevamo sempre. Corwin si fidava di me, lasciava che sbrogliassi queste cose
per lui. Poi concesse un ducato, per onorare la casata di un nobiluccio di
cui voleva sposare la figlia. Io volevo quel ducato per me, e molte volte mi
aveva lasciato capire che un giorno sarebbe stato mio. M'infuriai, e tradii,
quando venni inviato a risolvere una disputa ai confini meridionali, dove
c'erano sempre difficolt. Molti dei miei uomini morirono, e gli invasori
penetrarono nel regno. Prima che fosse possibile sconfiggerli, lo stesso
Corwin dovette riprendere nuovamente le armi. Gli invasori erano affluiti
in forze, e pensavo che avrebbero conquistato il regno. Lo speravo. Ma
Corwin, ancora una volta, con le sue tattiche astute, ebbe la meglio. Fuggii, ma fui catturato e condotto in sua presenza. Lo maledissi e sputai contro di lui. Non volevo piegarmi. Odiavo la terra che calpestava, e un condannato non ha motivo di non comportarsi pi fieramente che pu, di finire da uomo. Corwin disse che avrebbe avuto piet di me, in ricordo dei
miei meriti di un tempo. Gli dissi cosa poteva farsene, della sua misericordia, e poi compresi che si stava burlando di me. Ordin che mi lasciassero,
e si avvicin. Sapevo che poteva uccdermi con le sue mani.
Cercai di lottare con lui, ma inutilmente. Mi colp, una volta sola, e io
caddi. Quando ripresi i sensi, ero legato sul dorso del suo cavallo. Lui era
in sella, e rideva di me. Non rispondevo alle sue parole, ma passammo attraverso terre meravigliose ed a terre d'incubo, e cos appresi i suoi poteri
magici, perch non ho mai incontrato un viaggiatore che fosse passato attraverso i luoghi da me visti quel giorno. Poi mi annunci che mi aveva esiliato, mi lasci, gir il cavallo e se ne and.
Ganelon s'interruppe per riaccendere la pipa che s'era spenta, sbuff e
prosegu: In questo luogo ho subito percosse e morsi, ad opera di uomini
e bestie, salvandomi a stento. Corwin mi aveva abbandonato nella parte
peggiore del regno. Ma un giorno la mia fortuna cambi. Un cavaliere in
armatura mi ordin di scostarmi dalla strada per lasciarlo passare. Ormai,
non m'importava pi di vivere o di morire; perci gli dissi che era un figlio

di puttana vaioloso e gli intimai di andare al diavolo. Il cavaliere mi caric;


afferrai la lancia e spinsi la lancia nel terreno, disarcionandolo. Gli tagliai
la gola con il suo pugnale, e cos mi procurai armi e un cavallo. Poi cominciai a ripagare coloro che mi avevano trattato male. Tornai a fare il brigante, e mi trovai un'altra banda di seguaci. Diventammo sempre pi numerosi. Quando fummo centinaia, le nostre esigenze divennero considerevoli.
Entravamo in un villaggio e lo occupavamo. La milizia locale aveva paura
di noi. Anche quella era una bella vita, anche se meno splendida della Avalon che non rivedr pi. Tutte le locande lungo le strade impararono a temere il rombo degli zoccoli dei nostri cavalli, e i viaggiatori se la facevano
sotto quando ci sentivano arrivare. Ah! Dur parecchi anni. Schiere di armati vennero inviate sulle nostre tracce per annientarci, ma noi fuggivamo
sempre, o tendevamo loro imboscate. Poi, un giorno, apparve il Cerchio
tenebroso, e nessuno sa esattamente perch.
Soffi pi energicamente nella pipa, guardando lontano.
Mi hanno detto che cominci come un piccolo cerchio di funghi velenosi, lontano, a occidente. Al centro, trovarono una bambina morta; e
l'uomo che la trov, suo padre, mor di convulsioni qualche giorno dopo.
Subito corse voce che quel luogo era maledetto. Si ingrand rapidamente
nei mesi che seguirono, fino a raggiungere il diametro di mezza lega. L'erba diventava scura, all'interno, e luccicava come metallo, ma non moriva.
Gli alberi si torcevano e le foglie annerivano. Ondeggiavano quando non
c'era vento, e tra i rami danzavano e sfrecciavano i pipistrelli. Al crepuscolo, si scorgevano strane forme in movimento, sempre all'interno del Cerchio, bada, e per tutta la notte si vedevano luci, come minuscoli fuochi. Il
Cerchio continuava a crescere, e tutti coloro che vivevano nelle vicinanze
fuggirono... quasi tutti. Alcuni rimasero. Si disse che quanti erano rimasti
avevano concluso un patto con gli esseri tenebrosi. E il Cerchio continuava
ad allargarsi, diffondendosi come l'increspatura di un sasso gettato in uno
stagno. La gente che restava, viva, all'interno, diventava sempre pi numerosa. Ho parlato con costoro, li ho combattuti, li ho uccisi. come se dentro tutti loro vi fosse qualcosa di morto. Le loro voci sono prive della vivacit degli uomini che addentano le parole e le assaporano. Raramente esprimono qualcosa, con i loro volti: sembrano maschere funebri. Cominciarono a lasciare il Cerchio in bande, compiendo scorrere. Uccidevano
indiscriminatamente. Commettevano molte atrocit e profanavano i luoghi
di culto. Quando se ne andavano, incendiavano tutto. Non rubavano mai
oggetti d'argento. Poi, dopo molti mesi, cominciarono ad uscire altre crea-

ture, diverse dagli uomini... essere strani, come i gatti infernali uccisi da te.
Allora la crescita del Cerchio rallent, e quasi si arrest, come se si avvicinasse ad una sorta di limite. Ma ormai ne uscivano scorridori di ogni genere alcuni persino di giorno e devastavano la campagna circostante.
Quando ebbero messo a ferro e a fuoco tutto il territorio intorno all'intera
circonferenza, il Cerchio si mosse per inglobare anche quelle aree. E in
questo modo ricominci a crescere. Il vecchio re Uther, che per molto
tempo mi aveva dato la caccia, si dimentic di me e invi tutte le sue forze
a pattugliare il maledetto Cerchio. Anch'io cominciavo a preoccuparmi,
perch non mi andava l'idea di venir afferrato nel sonno da un succhiatore
di sangue generato dall'inferno. Perci radunai cinquantacinque dei miei
uomini tutti coloro che si offrirono volontari, perch non volevo i vigliacchi e un pomeriggio andammo li. Trovammo un branco di quegli
uomini dalla faccia morta che bruciavano un capro vivo su un altare di pietra. Piombammo loro addosso; prendemmo un prigioniero, lo legammo al
suo altare e l'interrogammo. Ci disse che il Cerchio sarebbe cresciuto fino
a coprire l'intero territorio, da un oceano all'altro. Un giorno si sarebbe saldato con se stesso, dall'altra parte del mondo. Noi avremmo fatto bene ad
unirci a loro, se volevamo salvare la pelle. Allora uno dei miei uomini lo
pugnal, e quello mor. Mor veramente, perch so riconoscere un morto,
quando lo vedo: ne ho uccisi abbastanza, in vita mia. Ma mentre il suo
sangue cadeva sulla pietra, la sua bocca s apr e lasci uscire la risata pi
sonora che avessi mai udito. Era come un tuono, intorno a noi. Poi l'uomo
si sollev a sedere, senza respirare, e cominci a bruciare. Mentre bruciava, cambiava forma, fino a quando divenne simile al capro arso sull'altare... ma pi grande. Poi una voce gli usc dalla bocca, e disse: 'Fugg, uomo
mortale! Ma non lascerai mai questo Cerchio!' E credimi... fuggimmo! Il
cielo si riemp di pipistrelli ed altre... cose, fino a diventare nero. Udimmo
uno scalpitio di zoccoli. Cavalcavamo con le spade in pugno, uccidendo
tutti gli esseri che si avvicinavano. C'erano gatti come quelli che tu hai ucciso, e serpenti, ed esseri che spiccavano balzi, e Dio sa che altro. Mentre
ci accostavamo all'orlo del Cerchio, una delle pattuglie di re Uther ci vide
e venne in nostro aiuto. Dei cinquantacinque che erano venuti con me, ne
tornarono sedici. E la pattuglia perse una trentina d'uomini. Quando mi riconobbero, mi trascinarono a corte. Qui. Allora era il palazzo di Uther. Gli
riferii ci che avevo fatto, ci che avevo visto ed udito. Si comport con
me come aveva fatto Corwin. Mi offr il condono totale, per me e per i
miei uomini, se l'avessimo aiutato contro i Guardiani del Cerchio. Dopo

quello che avevo passato, mi resi conto che era necessario farla finita. Accettai. Poi mi ammalai; mi dissero che avevo delirato per tre giorni. Dopo
la guarigione ero debole come un bambino, e venni a sapere che erano stati
colpiti dallo stesso male tutti coloro che erano entrati nel Cerchio. Tre erano morti. Andai a far visita agli altri miei uomini, raccontai tutto, e quelli
si arruolarono. Le pattuglie intorno al Cerchio furono rafforzate. Ma era
impossibile frenarlo. Negli anni che seguirono, il Cerchio crebbe. Combattemmo molte scaramucce. Io venni promosso, fino a quando diventai il
braccio destro di Uther, come un tempo lo ero stato di Corwin. Poi le scaramucce diventarono qualcosa di pi. Da quella tana d'inferno uscirono
schiere sempre pi numerose. Perdemmo alcune battaglie. Gli avversarii
presero alcuni dei nostri avamposti. Poi, una notte, usc un esercito, un esercito... un'orda di uomini e di altri esseri. Quella notte ci scontrammo con
le schiere pi numerose che avessimo mai visto. Lo stesso re Uther partecip alla battaglia, nonostante il mio consiglio perch era d'et avanzata
e cadde, e la terra rest senza sovrano. Avrei voluto che il mio capitano,
Lancelot, diventasse reggente, poich sapevo che era un uomo molto pi
degno di me... Ed strano. Avevo conosciuto un Lancelot identico a lui, ad
Avalon... ma quest'uomo non mi aveva riconosciuto, la prima volta che ci
eravamo incontrati. strano, davvero... Comunque rifiut, e l'incarico fu
assegnato a me. Non mi piace, ma eccomi qui. Li ho tenuti in scacco per
tre anni, ormai. L'istinto mi suggerisce di fuggire. Cosa devo a questa gente? Che m'importa se il maledetto Cerchio si allarga? Potrei attraversare il
mare e trovare una terra che il Cerchio non potr raggiungere durante la
mia vita; e allora potrei dimenticarmi dell'intera faccenda. Maledizione!
Non volevo questa responsabilit! Ma adesso toccata a me!
Perch? gli chiesi; e la mia voce suonava strana alle mie stesse orecchie.
Vi fu un silenzio.
Ganelon vuot la pipa. Torn a riempirla. La riaccese. Sbuff una nube
di fumo.
Ancora silenzio.
Poi: Non so, disse lui. Pugnalerei un uomo alla schiena per un paio
di sarpe, se lui le avesse ed io ne avessi bisogno per non congelarmi. Una
volta lo feci, ecco perch lo so. Ma... questo diverso. Questo fa del male
a tutti, ed io sono l'unico che possa cercare di fermarlo. Dannazione! So
che un giorno mi seppelliranno qui, insieme a tutti gli altri. Ma non posso
tirarmene fuori. Devo tenere a bada il Cerchio finch potr!

La fredda aria della notte mi aveva schiarito le idee; ebbi la sensazione


di ritrovare una nuova energia, sebbene mi sentissi vagamente intorpidito.
Non potrebbe guidarli Lance? chiesi.
Io direi di s. un valoroso. Ma c' un'altra ragione. Credo che il Capro, qualunque cosa fosse, abbia un po' paura di me. Ero entrato nel Cerchio, e il Capro mi aveva detto che non ce l'avrei mai fatta ad uscire, e invece ce l'ho fatta. Sono sopravvissuto all'infermit che poi mi ha colpito. Il
Capro sa di combattere sempre contro di me. Vincemmo quel tremendo
scontro sanguinoso, la notte in cui mor Uther, ed io incontrai di nuovo
quell'essere, in un'altra forma, e mi riconobbe. Forse anche per questo
che ora resta a distanza.
Quale forma?
Una cosa dall'aspetto umano, ma con corna di capro ed occhi rossi.
Montava uno stallone pezzato. Combattemmo piuttosto a lungo, ma poi la
marea della battaglia ci separ. E fu un bene, perch lui stava vincendo.
Parl di nuovo, mentre facevamo mulinare le spade, e mi disse che non potevo sperare di vincere. Ma quando venne il mattino, avevamo vinto: li ricacciammo nel Cerchio, uccidendoli mentre fuggivano. Il cavaliere dallo
stallone pezzato si salv. Da allora vi sono state altre sortite, ma nessuna
come quella notte. Se dovessi lasciare questa terra, un altro esercito altrettanto forte che gi si sta preparando uscirebbe dal Cerchio. L'essere
verrebbe a sapere della mia partenza... come sapeva che Lance mi stava
portando un altro rapporto sulla disposizione delle truppe entro il Cerchio;
per questo ha inviato i Guardiani ad ucciderlo, al suo ritorno. Ormai sa anche di te, e sicuramente si stupisce di questo nuovo sviluppo. Deve chiedersi chi sei, data la tua forza. Io rester qui, a combatterlo fino a quando
cadr. Lo devo. Non domandarmi perch. Spero soltanto che, prima di
quel giorno, io possa scoprire almeno come questo avvenuto... perch esiste il Cerchio.
Poi vi fu un batter d'ali vicino alla mia testa. Mi affrettai a chinarmi, per
schivarlo. Ma non era necessario. Era solo un uccello. Un uccello bianco.
Mi si pos sulla spalla sinistra e rest l, tubando sommessamente. Alzai il
polso, e l'uccello vi balz sopra. C'era un biglietto, legato alla zampa. Lo
staccai, lo lessi, lo appallottolai nella mano. Poi studiai qualcosa d'invisibile, in lontananza.
Che succede, Sir Corey? esclam Ganelon.
Il biglietto, che avevo mandato a precedermi a destinazione, scritto di
mia mano, trasmesso da un uccello del mio desiderio, poteva raggiungere

soltanto il luogo che doveva essere la mia prossima tappa. E quello non era
esattamente il posto che avevo in mente. Tuttavia, sapevo leggere i presagi.
Che cos'? chiese Ganelon. Che cos'hai in mano? Un messaggio?
Annuii e glielo porsi. Non avrei potuto gettarlo via, poich mi aveva visto prenderlo.
C'era scritto: Sto arrivando, e portava la mia firma.
Ganelon soffi nella pipa, e lesse, nel bagliore della brace.
Lui? vivo? e verrebbe qui? disse.
Cos pare.
molto strano, disse lui. Non capisco...
Sembra una promessa d'aiuto, dissi, congedando l'uccello che tub
due volte, e poi mi volteggi intorno alla testa e si allontan.
Ganelon scosse il capo.
Non capisco.
Perch contare i denti di un cavallo che puoi avere per nulla? Finora sei
riuscito soltanto a fermare il Cerchio.
vero, disse Ganelon. Forse lui potrebbe annientarlo.
E forse soltanto uno scherzo, gli dissi. Uno scherzo crudele.
Scosse di nuovo il capo.
No. Non nel suo stile. Chiss che cosa cerca.
Dormici sopra, gli suggerii.
Non posso fare altro, per ora, disse Ganelon, soffocando uno sbadiglio.
Poi ci alzammo e ci avviammo lungo il muro. Ci scambiammo la buonanotte, e io mi diressi barcollando verso l'abisso del sonno, e vi piombai a
capofitto.
2
Giorno. Altri dolori. Altre sofferenze.
Qualcuno mi aveva lasciato un mantello nuovo, marrone, e pensai che
era meglio cos. Soprattutto se avessi riacquistato peso e se Ganelon si fosse ricordato dei miei colori. Non mi tagliai la barba, perch lui mi aveva
conosciuto con il volto glabro. Avevo cura di cambiare voce, quando c'era
lui. Nascosi Grayswandir sotto il letto.
Durante la settimana che segui mi esercitai, implacabilmente. Lavorai e
sudai e m'impegnai fino a quando i dolori si calmarono ed i miei muscoli

divennero di nuovo ben saldi. Quella settimana, credo, riacquistai quindici


libbre. Poco a poco cominciavo a sentirmi di nuovo me stesso.
Quella terra si chiamava Lorraine, e cos si chiamava anche lei. Se fossi
dell'umore adatto per comporre poesie, direi che c'incontrammo in un prato
dietro il castello, mentre lei coglieva fiori ed io passeggiavo per prendere
un po' d'aria. Fesserie.
Penso che un termine eufemistico sarebbe vivandiera. L'incontrai al
termine d'una dura giornata di lavoro con la sciabola e la mazza. Lei stava
un po' in disparte, in attesa del suo accompagnatore, quando la vidi per la
prima volta. Sorrise e io ricambiai il sorriso, le rivolsi un cenno con il capo, le strizzai l'occhio e passai oltre. Il giorno dopo la rividi, e le dissi
Salve, mentre le passavo accanto. Ecco tutto.
Be', continuavo ad imbattermi in lei. Alla fine della seconda settimana,
quando i miei dolori erano scomparsi e pesavo ormai pi di centottanta
libbre e mi sentivo di nuovo a posto, combinai per trovarmi con lei, una sera. Ormai sapevo cosa faceva, e per quel che mi riguardava, andava benissimo. Ma quella notte non facemmo le solite cose. No.
Parlammo, invece, e poi accadde qualcosa d'altro.
Aveva i capelli color ruggine, con qualche filo grigio. Ma immaginavo
che non avesse ancora trent'anni. Gli occhi, molto azzurri. Il mento leggermente appuntito. Denti candidi, regolari, in una bocca che mi sorrideva.
La voce era un po' nasale, i capelli troppo lunghi, il trucco troppo pesante
per nascondere la stanchezza, la carnagione troppo lentigginosa, gli abiti
troppo chiassosi e aderenti. Ma mi era simpatica. Non credo che pensassi
veramente cos quando le chiesi di venire con me quella notte perch, come ho detto, non era a trovarla simpatica che stavo pensando.
Non potevamo andare in nessun altro posto che in camera mia, e perci
ci andammo. Ero diventato capitano, e approfittai del mio grado per farmi
servire in camera la cena per due, e una bottiglia di vino in pi.
Gli uomini hanno paura di te, mi disse lei. Sostengono che non ti
stanchi mai.
Mi stanco, dissi io. Credimi.
Certo, disse, scuotendo i capelli troppo lunghi e sorridendo. Non ci
stanchiamo forse tutti?
Direi, risposi.
Quanti anni hai?
Quanti anni hai tu?
Un gentiluomo non farebbe una domanda simile.

E una signora?
Quando sei arrivato qui, credevamo che avessi pi di cinquant'anni.
E adesso?
E adesso non ne hanno un'idea. Quarantacinque? Quaranta?
No, dissi io.
Non lo credevo. Ma la tua barba ha ingannato tutti.
Succede spesso.
Migliori d'aspetto ogni giorno.
Grazie. Mi sento meglio di quando sono arrivato.
Sir Corey di Cabra, disse lei. Dov' Cabra? Cos' Cabra? Mi ci porterai, se te lo chiedo con garbo?
Potrei promettertelo, dissi. Ma mentirei.
Lo so. Ma sarebbe bello sentirmelo dire.
E va bene. Ti condurr l con me. un posto schifoso.
Sei davvero formidabile come dicono gli uomini?
Temo di no. E tu?
Non proprio. Vuoi andare a letto, adesso?
No. Preferirei parlare. Prendi un bicchier di vino.
Grazie... Alla tua salute.
Alla tua.
Perch sei uno schermitore cos abile?
Attitudine e buoni insegnanti.
... E hai trasportato Lance per cinque leghe e hai ucciso quelle bestie...
Certe storie si gonfiano passando di bocca in bocca.
Ma ti ho osservato. Tu sei meglio degli altri. per questo che Ganelon
ti ha fatto le offerte che ti ha fatto. So riconoscere i pregi. Ho avuto molti
amici schermitori, e li ho visti esercitarsi. Tu potresti farli a pezzi. Gli uomini dicono che sei un buon istruttore. Ti sono affezionati, anche se li spaventi.
Perch li spavento? Perch sono forte? Vi sono molti uomini forti, al
mondo. Perch posso tirare di spada a lungo?
Loro pensano che ci sia in te qualcosa di sovrannaturale.
Io risi.
No. Sono soltanto il secondo schermitore. Scusami... forse il terzo. Ma
m'impegno.
Chi meglio di te?
Eric di Ambra, probabilmente.
Chi ?

Un essere sovrannaturale.
il migliore?
No.
E chi lo ?
Benedict di Ambra.
Anche lui sovrannaturale?
Se ancora vivo, s.
strano, disse lei. E perch? Dimmi. Tu sei un essere sovrannaturale?
Beviamo un altro bicchier di vino.
Mi andr alla testa.
Bene.
Versai.
Tutti dobbiamo morire, disse lei.
Alla fine, s.
Voglio dire qui, presto, combattendo questo Cerchio.
Perch dici cos?
troppo forte.
E allora perch rimani?
Non saprei dove andare. Per questo ti ho chiesto di Cabra.
E per questo sei venuta qui stanotte?
No. Sono venuta per scoprire come sei.
Sono un atleta che ha interrotto l'allenamento. Sei nata da queste parti?
S, nei boschi.
Perch ti sei messa con costoro?
Perch no? meglio che sporcarmi tutti i giorni i piedi con lo sterco
dei maiali.
Non hai mai avuto un uomo... fisso, voglio dire?
S. morto. Era quello che trov... il Cerchio Incantato.
Mi dispiace.
A me no. Si ubriacava sempre, tutte le volte che poteva rubare o farsi
prestare qualcosa, e poi tornava a casa e mi picchiava. Sono stata contenta
d'incontrare Ganelon.
Dunque pensi che il Cerchio troppo forte, che finiremo per soccombere?
S.
Forse hai ragione. Ma credo che ti sbagli.

Lei scroll le spalle.


Combatterai con noi?
Temo di s.
Nessuno lo sapeva con certezza, o voleva dirlo se lo sapeva. Potrebbe
essere interessante. Mi piacerebbe vederti combattere con l'uomo-capro.
Perch?
Perch sembra che sia il loro capo. Se lo uccidessi, avremmo qualche
possibilit. Tu potresti riuscirci.
Devo riuscirci, dissi.
C' una ragione speciale?
S.
Personale?
S.
Buona fortuna.
Grazie.
Lei fin il vino, e gliene versai ancora.
So che lui un essere sovrannaturale, disse.
Cambiamo argomento.
Va bene. Ma mi farai un favore?
Sentiamo.
Domani metti l'armatura, prendi una lancia, sali su un cavallo, e disarciona quel grosso ufficiale di cavalleria, Harald.
Perch?
La settimana scorsa mi ha picchiata, proprio come faceva Jarl. Puoi farlo?
S.
Lo farai?
Perch no? Consideralo disarcionato.
Lei si avvicin e si appoggi a me.
Ti amo, disse.
Fesserie.
Sta bene. Ti va: 'Mi piaci'?
Cos va meglio. Io...
Poi un vento gelido mi soffi lungo la spina dorsale. Mi irrigidii e resistetti a ci che era venuto per annebbiare la mia mente.
Qualcuno mi stava cercando. Era qualcuno della Casa d'Ambra, senza
dubbio, e stava usando il mio Trionfo o qualcosa di molto simile. La sensazione era inconfondibile. Se era Eric, allora aveva pi fegato di quanto

fossi disposto ad attribuirgli, perch gli avevo quasi disintegrato il cervello, l'ultima volta che eravamo stati in contatto. Non poteva essere Random,
a meno che fosse stato liberato dal carcere, e ne dubitavo. Se erano Julian
o Caine, potevano andare all'inferno. Bleys, probabilmente, era morto. E
forse era morto anche Benedict. Quindi restavano Grard, Brand, e le nostre sorelle. Solo Grard poteva avere buone intenzioni nei miei confronti.
Perci resistetti, per non farmi scoprire. Impiegai circa cinque minuti, e
quando fini, tremavo e sudavo; e Lorraine mi guardava in modo strano.
Cos' successo? mi chiese. Non sei ancora ubriaco, e neppure io lo
sono.
solo un attacco che mi prende qualche volta, dissi. una malattia
che ho preso sulle isole.
Ho visto un volto, disse lei. Forse era sul pavimento, forse nella mia
mente. Era un vecchio. Il colletto del suo abito era verde, e ti somigliava
moltissimo, ma aveva la barba grigia.
Allora la schiaffeggiai.
Tu menti! Non puoi aver...
Ti sto solo dicendo ci che ho visto! Non picchiarmi! Non so cosa significasse! Chi era?
Credo fosse mio padre. Dio, strano...
Cos' successo? ripet lei.
Una crisi, dissi io. Mi capita, qualche volta, e la gente crede di vedere mio padre sulle pareti o sul pavimento. Non preoccuparti. Non contagioso.
Fesserie, disse lei. Sei tu che menti a me.
Lo so. Ma per favore, dimentica tutto quanto.
Perch?
Perch ti piaccio, le dissi. Ricordi? E perch domani disarcioner
Harald per te.
Questo vero, disse lei, e io ricominciai a tremare; Lorraine prese una
coperta dal letto e me la mise sulle spalle.
Mi porse il vino, e io bevvi. Sedette accanto a me e mi appoggi la testa
sulla spalla, e io la cinsi con un braccio. Un vento diabolico cominci ad
urlare, ed io udii il crepitio rapido della pioggia che portava con s. Per un
secondo, parve che qualcosa bussasse alle imposte. Lorraine piagnucol
sottovoce.
Non mi piace quello che sta succedendo stanotte, disse.
Neppure a me. Vai a sbarrare la porta. Adesso solo chiusa con il cate-

naccio.
Mentre lei andava a chiudere, spostai il sedile, mettendolo davanti all'unica finestra. Presi Grayswandir che stava sotto il letto e la sguainai. Poi
spensi tutte le luci, lasciando solo una candela sul tavolo alla mia destra.
Tornai a sedermi, con la spada sulle ginocchia.
Cosa stai facendo? chiese Lorraine, sedendosi alla mia sinistra.
Aspetto, le dissi.
Che cosa?
Non ne sono sicuro; ma questa certamente la notte adatta.
Lei rabbrivid e si fece pi vicina.
Sai, le dissi, forse faresti meglio ad andartene.
Lo so, rispose lei. Ma ho paura di uscire. Tu potrai proteggermi se
resto qui, no?
Scossi il capo.
Non so neppure se riuscir a difendere me stesso.
Lorraine tocc Grayswandir.
Che bella lama! Non ne ho mai vista una eguale.
Non ce n' un'altra cos, dissi; e ogni volta che mi spostavo un poco,
la luce vi cadeva in modo diverso; per un attimo sembrava velata di sangue
inumano, arancione, e poi dopo un istante era fredda e bianca come la neve
o come il seno di una donna, e fremeva nella mia mano ogni volta che un
brivido mi scuoteva.
Mi chiesi come mai Lorraine aveva veduto qualcosa che io non avevo
visto, durante il tentativo di contatto. Non poteva avere semplicemente
immaginato una cosa tanto precisa.
C' qualcosa di strano, in te, dissi.
Lei tacque per quattro o cinque guizzi della candela, poi disse: Ho un
po' la seconda vista. Mia madre l'aveva pi di me. Dicono che mia nonna
fosse una incantatrice. Non ne so molto, comunque. Non lo faccio pi da
anni. Finisco sempre per perdere pi di quel che guadagno.
Poi tacque di nuovo e io le chiesi: Cosa intendi dire?
Avevo usato un incantesimo, per catturare il mio primo uomo, rispose. E guarda il risultato. Se non l'avessi fatto, sarebbe stato meglio per
me. Volevo una bella bambina, e ho fatto in modo di averla...
S'interruppe di colpo; mi accorsi che piangeva.
Cosa succede? Non capisco...
Credevo lo sapessi, disse lei.
No, temo di no.

Era la bambina nel Cerchio Incantato. Credevo che lo sapessi...


Mi dispiace.
Vorrei non aver mai avuto il tocco. Non lo uso pi. Ma non mi abbandona. Mi porta ancora sogni e presagi, ma non riguardano mai qualcosa
che io posso cambiare. Vorrei che andasse a tormentare qualcun altro!
proprio quel che non far, Lorraine. Purtroppo, credo che ti rester
addosso.
Come lo sai?
Ho conosciuto altra gente come te in passato, ecco tutto.
Anche tu lo possiedi, vero?
S.
Allora senti che adesso c' qualcosa l fuori, no?
S.
Anch'io. Sai cosa sta facendo?
Sta cercando me.
S. Questo lo sento anch'io. Perch?
Forse per accertare la mia forza. Sa che sono qui. Se sono un nuovo alleato di Ganelon, deve chiedersi cosa rappresento, chi sono...
l'essere con le corna?
Non so. Ma non credo.
Perch no?
Se sono veramente colui che pu annientarlo, sarebbe sciocco a cercarmi qui, nella fortezza del suo nemico, quando sono circondato dalla forza. Direi che uno dei suoi servitori a cercarmi. Forse, chiss come, lo
spettro di mio padre... Non so. Se il suo servitore mi trova e mi nomina,
sapr quali preparativi dovr compiere. Se mi trova e mi annienta, avr risolto il problema. Se io anniento il servitore, ne sapr di pi sulla mia forza. Comunque vadano le cose, il Capro acquisir un vantaggio. Quindi,
perch dovrebbe rischiare la testaccia cornuta in questa fase del gioco?
Attendemmo, nella stanza avvolta d'ombra, mentre la candela consumava i minuti.
Lorraine mi chiese: Cosa intendevi quando hai detto che se ti trova e ti
nomina...? Come ti dovrebbe nominare?
Quello che quasi arrivato qui, dissi.
Credi che potrebbe riconoscerti, in qualche modo, da qualche altro luogo? chiese lei.
Credo di s.
Lei si stacc da me.

Non aver paura, le dissi. Non ti far del male.


Ho paura, e tu mi farai del male! disse lei. Lo so! Ma ti voglio! Perch ti voglio?
Non so, dissi io.
C' qualcosa l fuori, adesso! disse Lorraine, in tono quasi isterico.
vicino! Vicinissimo! Ascolta! Ascolta!
Taci! esclamai, mentre un formicolio gelido mi colpiva la nuca e si
avvolgeva intorno alla mia gola. Vai dall'altra parte della stanza, dietro il
letto!
Ho paura del buio, disse Lorraine.
Obbedisci, o dovr metterti fuori uso e portarti di peso. Qui mi dai fastidio.
Sentivo un pesante sbatter d'ali, pi forte del temporale, e vi fu uno stridore sulla pietra del muro, mentre lei si muoveva per obbedirmi.
Poi mi trovai davanti a due rossi occhi ardenti, fissi nei miei. Abbassai
fulmineamente lo sguardo. L'essere stava sul cornicione, oltre la finestra, e
mi guardava.
Era alto pi di sei piedi, ed enormi corna ramose gli spuntavano dalla
fronte. Era nudo, e la sua pelle era di un grigio-cenere uniforme. Sembrava
asessuato, ed aveva ali grige, coriacee, che si estendevano all'indietro, fondendosi con la notte. Nella destra stringeva una spada corta e pesante di
metallo scuro, e sulla lama erano incise rune. Con la mano sinistra si teneva stretto alla grata.
Entra, a tuo rischio e pericolo, dissi a voce alta, ed alzai la punta di
Grayswandir per indicare il suo petto.
Ridacchi. Rimase l e ridacchi, guardandomi. Cerc di nuovo i miei
occhi, ma non glielo permisi. Se mi avesse guardato negli occhi troppo a
lungo, mi avrebbe riconosciuto, come mi aveva riconosciuto il gatto infernale.
Quando parl, sembr un controfagotto che lanciasse parole.
Non sei lui, disse, perch sei pi piccolo e pi vecchio. Eppure...
Quella lama... Potrebbe essere la sua. Chi sei?
Chi sei tu? chiesi.
Il mio nome Strygalldwir. Evocami con questo nome ed io ti divorer
il cuore e il fegato.
Evocarti con quel nome? Non sono neppure capace di pronunciarlo,
dissi. E la mia cirrosi ti procurerebbe l'indigestione. Vattene.
Chi sei? ripet.

Misti, gammi gra'dil, Strygalldwir, dissi, e quello sobbalz come se


l'avessi scottato.
Cerchi di scacciarmi con un incantesimo cos semplice? chiese, calmandosi. Io non sono uno dei minori.
Mi parso che ti abbia messo un po' a disagio.
Chi sei? chiese ancora.
Non affar tuo, Charlie. Uccellino, uccellino, torna a casa...
Per quattro volte devo chiederlo e per quattro volte devo ricevere un rifiuto, prima che io possa entrare e ucciderti. Chi sei?
No, dissi, alzandomi. Entra e brucia!
Allora strapp via la grata, e il vento che accompagn il suo ingresso
nella stanza spense la candela.
Mi avventai, e tra noi volarono scintille quando Grayswandir incontr la
scura spada runica. Ci scontrammo, poi io balzai indietro. I miei occhi si
erano abituati alla semioscurit, e la scomparsa della luce non mi accec.
L'essere, a sua volta, ci vedeva abbastanza bene. Era pi forte di un uomo;
ma lo sono anch'io. Facemmo il giro della stanza. Un vento gelido spirava
intorno a noi, e quando passammo di nuovo davanti alla finestra, gocce
fredde mi sferzarono il volto. La prima volta che ferii l'essere un lungo
squarcio attraverso il petto rest in silenzio, sebbene minuscole fiamme
danzassero intorno ai labbri della ferita. La seconda volta quando lo
colpii al braccio grid, maledicendomi. Questa notte succhier il midollo delle tue ossa! disse. Le far seccare e ne ricaver strumenti musicali! E ogni volta che li suoner, il tuo spirito disincarnato si contorcer
per la sofferenza!
Bruci molto bene, dissi io.
Rallent per una frazione di secondo: e quella era l'occasione che aspettavo.
Deviai la lama scura, e il mio affondo fu perfetto. Il mio bersaglio era il
centro del suo petto. Lo trapassai.
Allora ulul, ma non cadde. Grayswandir mi fu strappata dalla mano, e
intorno alla ferita fiorirono le fiamme. Rimase in piedi, avanz di un passo
verso di me, ed io afferrai una seggioletta, la tenni tra me e lui.
Io non ho il cuore dove l'hanno gli uomini, disse.
Poi balz, ma io parai il colpo con la seggiola, e lo urtai all'occhio destro
con una delle gambe. Poi gettai via la sedia, ed avanzando gli afferrai il
polso destro e lo girai. Colpii il gomito con il taglio della mano, pi forte
che potei. Vi fu un crepitio secco, e la spada runica cadde sferragliando sul

pavimento. Poi la mano sinistra dell'essere mi colp alla testa, e caddi.


Si lanci per prendere la spada, e gli afferrai la caviglia e tirai.
Cadde lungo disteso, e mi buttai su di lui, gli strinsi la gola. Girai la testa
nel cavo della spalla, con il mento contro il petto, mentre cercava di artigliarmi la faccia con la sinistra.
Mentre la mia stretta mortale si faceva pi forte, i suoi occhi cercarono i
miei, e questa volta non li evitai. Avvertii una lieve scossa alla base del
cervello: entrambi sapevamo quel che sapevamo.
Tu! riusc a singultare, prima che torcessi violentemente le mani e che
la vita svanisse da quegli occhi rossi.
Mi alzai, puntai il piede sulla carcassa, ed estrassi Grayswandir.
L'essere prese fuoco quando la lama si liber, e continu ad ardere fino a
quando non rimase altro che una chiazza carbonizzata sul pavimento.
Poi Lorraine si accost e io la cinsi con il braccio, e lei mi chiese di riaccompagnarla al suo alloggio, a letto. L'accontentai, ma non facemmo altro
che giacere vicini, fino a quando lei si addorment tra le lacrime. cos
che incontrai Lorraine.
Io e Lance e Ganelon eravamo in sella alle nostre cavalcature, su di un'alta collina, e il sole del mattino avanzato ci batteva sulle spalle. Guardavamo laggi, nel Cerchio. Il suo aspetto mi conferm molte cose.
Era simile al bosco deforme che riempiva la valle a sud di Ambra.
Oh, padre mio! Che cos'ho fatto? dissi nel mio cuore; ma non c'era altra
risposta che il Cerchio tenebroso, sotto di me, esteso a perdita d'occhio.
Tra le barre della visiera, continuavo a guardarlo... carbonizzato, desolato, fetido di putredine. In quei giorni vivevo con la visiera abbassata. Gli
uomini la consideravano un'affettazione, ma il mio grado mi dava diritto
all'eccentricit. La portavo da due settimane, dopo la battaglia con Strygallswir. L'avevo messa la mattina dopo, prima di disarcionare Harald per
mantenere la promessa fatta a Lorraine, ed avevo deciso che, mentre riacquistavo peso, avrei fatto meglio a nascondere il viso.
Adesso pesavo poco meno di novanta chili, e mi sentivo di nuovo me
stesso. Se avessi potuto contribuire a liberare la terra chiamata Lorraine,
sapevo che avrei avuto almeno la possibilit di tentare ci che pi desideravo, e forse vi sarei riuscito.
cos, dissi. Non vedo truppe che si radunano.
Credo che dovremo spingerci a nord, disse Lance, e senza dubbio le
vedremo, dopo l'imbrunire.

Molto a nord?
Tre o quattro leghe. Si muovono spesso.
Avevamo cavalcato per due giorni, per raggiungere il Cerchio. Quella
mattina avevamo incontrato una pattuglia ed avevamo saputo che le truppe, all'interno, continuavano a radunarsi ogni notte. Svolgevano esercitazioni e poi se ne andavano verso l'interno verso il mattino. Sopra il
Cerchio, venni a sapere, aleggiavano continuamente nubi temporalesche,
sebbene la tempesta non scoppiasse mai.
Facciamo colazione qui e poi ci spingiamo verso nord? domandai.
Perch no? ribatt Ganelon. Ho fame, e abbiamo tempo.
Smontammo e mangiammo carne secca e bevemmo attaccandoci alle
borracce.
Non capisco ancora quel messaggio, disse Ganelon, dopo aver ruttato,
accarezzandosi lo stomaco e accendendo la pipa. Sar al nostro fianco
nella battaglia decisiva, o no? Dov', se intende aiutarci? Il giorno dello
scontro si fa sempre pi vicino.
Dimenticalo, dissi io. Probabilmente era uno scherzo.
Non posso, dannazione! esclam. C' qualcosa d'immensamente
strano, in questa storia!
Di che si tratta? chiese Lance, e per la prima volta mi resi conto che
Ganelon non glielo aveva detto.
Il mio vecchio sovrano, il principe Corwin, ha mandato uno strano
messaggio per mezzo di un uccello dicendo che stava arrivando. L'avevo
creduto morto, ma ha mandato il messaggio, spieg Ganelon. Ancora
non so cosa pensarne.
Corwin? disse Lance, ed io trattenni il respiro. Corwin di Ambra?
S, Ambra ed Avalon.
Dimentica il suo messaggio.
Perch?
un uomo senza onore, e la sua promessa non vale nulla.
Lo conosci?
Ne ho sentito parlare. Molto tempo fa, regnava su questa terra. Non ricordi le leggende del principe demone? Era lui. Era Corwin, nei tempi
prima che io nascessi. La cosa migliore che fece fu abdicare e fuggire,
quando la resistenza contro di lui divenne troppo forte.
Questo non era vero!
Oppure s?
Ambra getta una infinit di ombre, e la mia Avalon ne aveva gettate

molte a sua volta, a causa della mia presenza. Potevo essere conosciuto su
molte terre dove non avevo mai posto piede, perch ombre di me stesso si
erano aggirate laggi, imitando imperfettamente le mie azioni ed i miei
pensieri.
No, disse Ganelon, io non ho prestato molta attenzione alle vecchie
leggende. Mi chiedo se poteva essere lo stesso uomo, colui che regnava
qui. interessante.
Molto, ammisi, per non farmi tagliar fuori dalla conversazione. Ma
se regnava tanto tempo fa, ormai dovrebbe essere morto o decrepito.
Era un mago, disse Lance.
Quello che ho conosciuto io lo era sicuramente, disse Ganelon, perch mi band da una terra che ora nessuna arte o artificio pu scoprire.
Non me ne avevi mai parlato, disse Lance. Come avvenne?
Non ti riguarda, disse Ganelon, e Lance tacque.
Estrassi la mia pipa me ne ero procurata una due giorni prima e
Lance fece altrettanto. Era di coccio, si scaldava molto e tirava moltissimo.
Accendemmo, e tutti e tre restammo seduti a fumare.
Be', aveva fatto la cosa pi intelligente, disse Ganelon. Adesso non
pensiamoci pi.
Naturalmente, continuammo a pensarci. Ma evitammo l'argomento.
Se non fosse stato per il Cerchio tenebroso, dietro di noi, sarebbe stato
piacevole restare l seduti a riposare. All'improvviso, mi sentii molto vicino a quei due. Avrei voluto dire qualcosa, ma non sapevo che cosa.
Ganelon risolse il problema affrontando di nuovo il nostro problema.
Dunque, vuoi attaccarli prima che loro attacchino noi? chiese.
Infatti, risposi. Voglio portare il combattimento sul loro territorio.
Il guaio che si tratta del loro territorio, disse Ganelon. Lo conoscono meglio di noi, e chi sa quali poteri potrebbero utilizzare?
Uccidi il Capro, e si disperderanno, dissi io.
Forse. O forse no. Magari tu ci riusciresti, disse Ganelon. A meno di
un colpo di fortuna, comunque, non so se io lo potrei. troppo malvagio
per morire facilmente. Sebbene sia convinto di essere ancora valente come
qualche anno fa, forse m'illudo. Forse mi sono rammollito. Non ho mai aspirato a questo incarico!
Lo so, dissi io.
Lo so, disse Lance.
Lance, disse Ganelon, dobbiamo fare come dice il nostro amico?
Dobbiamo attaccare?

Lance avrebbe potuto scrollare le spalle, equivocando. Ma non lo fece.


S, disse. L'ultima volta, mancato poco che ci battessero. Molto poco, la notte in cui mor re Uther. Se non li attacchiamo ora, credo che la
prossima volta potrebbero sconfiggerci. Oh, non sarebbe facile, e noi infliggeremmo loro gravi perdite. Ma credo che la spunterebbero. Vediamo
cosa possiamo scoprire, adesso; e poi faremo i piani per l'attacco.
D'accordo, disse Ganelon. Anch'io sono stanco di aspettare. Riparlamene quando saremo tornati, e decideremo.
E cos facemmo.
Quel pomeriggio ci spingemmo verso nord, e ci nascondemmo tra le colline e guardammo il Cerchio dall'alto. Erano l, e compivano i loro riti, e si
esercitavano. Calcolai che fossero circa quattromila. Noi avevamo all'incirca duemilacinquecento uomini. E loro avevano anche strani esseri che
volavano, balzavano, strisciavano e facevano rumore nella notte. Noi avevamo cuori saldi. Gi.
A me bastava soltanto avere qualche minuto a quattr'occhi con il loro
capo, e la cosa si sarebbe risolta, in un modo o nell'altro. Tutto quanto.
Non potevo dirlo ai miei compagni, ma era cos.
Vedete, ero io il responsabile di quella cosa laggi. L'avevo creata io, e
spettava a me annullarla, se potevo.
E temevo di non poterlo fare.
In uno slancio di passione, di rabbia, d'orrore e di sofferenza, avevo scatenato quella cosa, che si rifletteva su tutte le terre esistenti. Tale la potenza della maledizione del sangue di un Principe di Ambra.
Li osservammo per tutta la notte, i Guardiani del Cerchio, e al mattino
ripartimmo.
Il verdetto fu: attaccare!
Perci cavalcammo per tutta la giornata, senza che niente ci seguisse.
Quando arrivammo alla Fortezza di Ganelon, cominciammo a preparare i
piani. Le nostre truppe erano pronte forse anche troppo e decidemmo di attaccare entro due settimane.
Mentre giacevo accanto a Lorraine, le riferii tutto questo. Sentivo che lei
doveva saperlo. Avevo il potere di portarla via nell'Ombra... quella notte
stessa, se lei avesse accettato. Ma non volle.
Rimarr con te,
D'accordo.
Non le avevo detto di avere la certezza che tutto era nelle mie mani; ma

ho la sensazione che lo sapesse e che, chiss per quale ragione, si fidasse


di me. Non avrei dovuto: ma questo era affar suo.
Sai come potrebbero andare le cose, dissi.
Lo so, disse lei; e io sapevo che lo sapeva, e questo era tutto.
Dedicammo la nostra attenzione ad altre cose, e pi tardi dormimmo.
Lei aveva fatto un sogno.
Al mattino, mi disse: Ho fatto un sogno.
Che cosa hai visto? chiesi.
La battaglia imminente, rispose. Ho visto te e il Capro impegnati in
combattimento.
Chi vince?
Non so. Ma mentre dormivi, ho fatto una cosa che potrebbe aiutarti.
Vorrei che non l'avessi fatto, dissi io. So badare a me stesso.
Poi ho sognato la mia morte, nella stessa occasione.
Lascia che ti porti in un luogo che conosco.
No, il mio posto qui, mi disse.
Non pretendo di essere il tuo padrone, obiettai. Ma posso salvarti da
ci che hai sognato. Questo posso farlo, credimi.
Ti credo, ma non me ne andr.
Sei una sciocca.
Lasciami restare.
Se vuoi... Senti, ti mander anche a Cabra...
No.
Sei una sciocca.
Lo so. Ti amo.
... e una stupida. Devi dire: 'Mi piaci'. Ricordi?
Dillo tu, fece lei.
Vai all'inferno! dissi.
Poi lei pianse, sommessamente, fino a quando la consolai.
Lorraine era cos.
3
Una mattina, ripensai a tutto ci che era accaduto. Pensai ai miei fratelli
ed alle mie sorelle come fossero carte da gioco, e sapevo che non era cos.
Ripensai alla clinica dove mi ero svegliato, ripensai alla battaglia per Ambra, al percorso del Disegno in Arbma, e a quella notte con Moire, che a-

desso forse era di Eric. Pensai a Bleys ed a Random, Deirdre, Caine, Grard ed Eric, quel mattino. Era il mattino della battaglia, naturalmente, e
noi eravamo accampati sulle colline nei pressi del Cerchio. Eravamo stati
attaccati molte volte, lungo la strada, ma erano stati brevi episodi di guerriglia. Avevamo liquidato gli aggressori, ed eravamo andati avanti. Quando avevamo raggiunto la zona prestabilita, ci eravamo accampati, avevamo
piazzato le guardie ed eravamo andati a dormire. Dormimmo indisturbati.
Mi svegliai chiedendomi se i miei fratelli e le mie sorelle pensavano a me
come io pensavo a loro. Era un pensiero molto triste.
Al riparo in un boschetto, con l'elmo pieno d'acqua insaponata, mi tagliai
la barba. Poi indossai, lentamente, i miei colori sbrindellati. Ero di nuovo
duro come la pietra, scuro come la terra, e feroce come l'inferno. Quel
giorno sarebbe stato decisivo. Misi l'elmo con la visiera abbassata, indossai
un usbergo di maglia, mi affibbiai la cintura e mi appesi al fianco Grayswandir. Mi fissai il mantello alla gola con una rosa d'argento, e venni
rintracciato da un messaggero che mi cercava per dirmi che tutto era quasi
pronto.
Baciai Lorraine, che aveva insistito per venire con me. Poi montai sul
mio cavallo, un roano che si chiamava Astro, e mi avviai verso le prime file.
Incontrai Ganelon e Lance. Dissero: Siamo pronti.
Chiamai i miei ufficiali e impartii le istruzioni. Quelli salutarono, girarono i cavalli e si allontanarono.
Manca poco, disse Lance, accendendo la pipa.
Come va il tuo braccio?
Benissimo, adesso, rispose lui. Dopo l'esercizio che gli hai fatto fare
ieri. Perfetto.
Alzai la visiera e accesi la mia pipa.
Ti sei tagliato la barba, disse Lance. Non riesco a immaginarti senza.
Cos l'elmo si adatta meglio, dissi io.
Buona fortuna a tutti noi, disse Ganelon. Non conosco nessun dio,
ma se qualcuno vuol schierarsi dalla nostra parte, gli do il benvenuto.
C' un solo Dio, disse Lance. Prego perch ci assista.
Amen, disse Ganelon, accendendo la pipa. Per oggi.
Vinceremo noi, disse Lance.
S, dissi io, mentre il sole schiariva l'oriente e gli uccelli del mattino
facevano vibrare l'aria. Ho anch'io questa impressione.

Vuotammo le pipe, quando avemmo finito di fumare, e le infilammo


nelle cinture. Poi allacciammo le ultime fibbie e gli ultimi fermagli delle
armature e Ganelon disse. Andiamo.
I miei ufficiali tornarono a far rapporto. Le mie truppe erano pronte.
Scendemmo dalla collina e ci schierammo all'esterno del Cerchio. All'interno, non c'era nulla che si muovesse: le truppe erano invisibili.
Sto pensando a Corwin, mi disse Ganelon.
con noi, gli dissi io, e lui mi guard stranamente, sembr notare la
rosa per la prima volta, poi annu con un cenno brusco.
Lance, disse, quando ci fummo schierati. Dai l'ordine.
E Lance sguain la spada. Il suo grido Carica! echeggi intorno a noi.
Ci eravamo addentrati nel Cerchio per mezzo miglio, prima che succedesse qualcosa. Eravamo cinquecento all'avanguardia, tutti a cavallo. Apparve la cavalleria tenebrosa, e noi l'affrontammo. Dopo cinque minuti, le
file degli avversari furono volte in rotta, e noi proseguimmo.
Poi udimmo il tuono.
Vennero i lampi, e la pioggia cominci a cadere.
Le nubi temporalesche si erano finalmente squarciate.
Una fila di fanti, quasi tutti picchieri, ci sbarrava la strada, attendendo
stoicamente. Forse tutti noi fiutammo la trappola, ma ci avventammo alla
carica.
Poi la cavalleria ci invest ai fianchi.
Ci girammo, e incominci il vero combattimento.
Erano trascorsi forse venti minuti...
Resistemmo, in attesa che sopraggiungesse il grosso delle forze.
Poi proseguimmo: eravamo circa duecento...
Uomini. Erano uomini, quelli che uccidevamo e che ci uccidevano...
uomini dai volti grigi e lugubri. Ma io volevo di pi. Cercavo un altro...
Il loro doveva essere stato un problema di logistica semi-metafisico. Che
cosa si poteva dirottare attraverso quella Porta? Non ero sicuro. Ben presto...
Superammo un'altura; e lontano, sotto di noi, sorgeva una cittadella tenebrosa.
Alzai la spada.
Mentre scendevamo, attaccarono.
Sibilavano e gracchiavano e svolazzavano. Per me, questo significava
che lui stava per restare a corto di uomini. Grayswandir divenne una

fiamma nella mia mano, una folgore, una sedia elettrica portatile. Li uccidevo con la stessa rapidit con cui si avvicinavano, e mentre morivano,
bruciavano. Alla mia destra, vedevo Lance che scatenava un caos quasi altrettanto violento, mentre mormorava sottovoce. Preghiere per i morti,
senza dubbio. Alla mia sinistra, Ganelon faceva strage, ed una scia di fuochi seguiva il suo cavallo. Nel balenare dei lampi, la cittadella incombeva,
pi grande.
Eravamo rimasti in cento o poco pi: avanzammo tempestosamente, e le
abominazioni cadevano lungo il nostro cammino.
Quando arrivammo alla porta, ci trovammo di fronte ad una fanteria di
uomini e di bestie. Caricammo.
Erano pi numerosi di noi, ma non avevamo scelta. Forse avevamo distanziato troppo la nostra fanteria. Ma io non lo pensavo. Il fattore tempo,
secondo me, aveva adesso un'importanza decisiva.
Devo passare! gridai. Lui la dentro!
mio! esclam Lance.
Potete tenervelo tutti e due! disse Ganelon, menando colpi intorno a
s. Passate quando potete! Sono con voi!
Uccidemmo e uccidemmo e uccidemmo, e poi la marea volse in favore
dei nostri nemici. Premevano su di noi, tutte le cose orrende che erano pi
o meno umane, mescolate alle truppe umane. Ci rinserrammo in un gruppo, difendendoci da ogni parte: poi la nostra fanteria sopraggiunse e cominci ad attaccare. Ci spingemmo di nuovo verso la porta, e questa volta
vi riuscimmo: eravamo rimasti in quaranta o cinquanta.
Passammo: e nel cortile c'erano altre truppe da sterminare.
Quella dozzina che riusc ad arrivare ai piedi della torre scura si trov di
fronte un ultimo contingente di guardie.
Va'! grid Ganelon, mentre balzavamo dai cavalli e ci avventavamo
tra i nemici.
Va'! grid Lance: immagino che entrambi si riferissero a me, o forse
l'uno all'altro.
Pensai che si riferisse a me, e mi distaccai dalla mischia, salii le scale
correndo.
Lui doveva essere l, sulla torre pi alta, lo sapevo; ed avrei dovuto affrontarlo, e abbatterlo. Non sapevo se vi sarei riuscito, ma dovevo tentare,
perch ero l'unico a sapere da dove veniva... ed ero stato io a piazzarlo l
dove si trovava.
Giunsi ad una massiccia porta di legno, in cima alla scala. Provai ad a-

prirla, ma era bloccata dall'altra parte. Perci presi a sferrare calci violenti.
La porta si schiant e cadde verso l'interno, con uno scroscio.
Lo vidi accanto alla finestra: un corpo antropomorfo, rivestito di un'armatura leggera, la testa di capro sopra le spalle massicce.
Varcai la soglia e mi fermai.
Lui s'era voltato a guardare quando era caduta la porta, e adesso cercava
di guardarmi negli occhi attraverso la visiera d'acciaio.
Mortale, ti sei spinto troppo oltre, disse. Ma sei mortale? E c'era
una spada, nella sua mano.
Chiedilo a Strygalldwir, dissi.
Tu sei colui che l'ha ucciso, disse l'essere. E lui ti ha nominato?
Forse.
Udii passi sulla scala, dietro di me. Mi portai sulla destra della soglia.
Ganelon irruppe nella camera ed io gli gridai: Fermati! Si ferm.
Si gir verso di me.
L'essere questo, disse. Che cos'?
Il mio peccato contro qualcosa che amavo, dissi. Stai lontano.
mio.
Te lo lascio volentieri.
Lui rest immobile.
Intendevi davvero ci che hai detto? chiese l'essere.
Scoprilo, dissi, e mi avventai.
Ma non incroci la spada con me. Fece quello che qualunque schermitore umano avrebbe giudicato sciocco.
Scagli la spada contro di me, con la punta in avanti, come una folgore.
E il suono del suo volo fu come un tuono. Gli elementi, all'esterno della
torre, lo riecheggiarono, in una risposta assordante.
Con Grayswandir, parai la lama come se fosse un normale affondo. Si
piant nel pavimento, e divamp. All'esterno, rispose il fulmine.
Per un istante, la luce fu accecante come un lampo al magnesio, e in quel
momento l'essere si scagli su di me.
Mi blocc le braccia contro i fianchi, e le sue corna colpirono la mia visiera, una volta, due volte-Poi avventai la mia forza contro quelle braccia,
e la loro stretta cominci ad indebolirsi.
Lasciai cadere Grayswandir, e con uno scatto finale spezzai la presa che
mi teneva avvinghiato.
In quel momento, i nostri occhi s'incontrarono.
Poi colpimmo entrambi, ed entrambi indietreggiammo barcollando.

Signore di Ambra, disse lui, perch lotti con me? Sei stato tu ad aprirci questo passaggio, questa via...
Sono pentito di quell'atto avventato, e cerco di annullarlo.
Troppo tardi... e questo il posto meno adatto per incominciare.
Colp di nuovo, cos fulmineamente che super la mia guardia. Venni
scaraventato contro il muro. La sua sveltezza era tremenda.
E poi lev la mano e tracci un segno, ed io ebbi una visione delle Coorti del Caos... una visione che mi accappon la pelle, gett un vento gelido
sulla mia anima, quando compresi ci che avevo fatto.
... Vedi? stava dicendo l'essere. Tu ci hai dato questa Porta. Aiutaci,
ora, e noi ti restituiremo ci che ti appartiene.
Per un momento mi sentii tentato. Era possibile che potesse fare realmente ci che aveva offerto, se l'avessi aiutato.
Ma dopo sarebbe stata una minaccia eterna. Alleati per una breve fase,
saremmo ridiventati nemici non appena avessimo ottenuto ci che volevamo... e allora quelle forze tenebrose sarebbero state molto pi forti. Eppure, se io avessi avuto la citt...
Il patto concluso? La domanda fu brusca ed acuta, simile ad un belato.
Pensai alle ombre, ed ai luoghi oltre l'Ombra...
Lentamente, alzai le mani e slacciai l'elmo...
Poi lo scagliai, proprio nell'attimo in cui l'essere parve rilassarsi. Credo
che Ganelon stesse gi avanzando, in quel momento.
Attraversai d'un balzo la camera e lo spinsi contro la parete.
No! gridai.
Le sue mani umane toccarono la mia gola quasi nello stesso istante in
cui le mie stringevano il suo collo.
Strinsi, con tutte le mie forze, e torsi. Credo che l'essere facesse lo stesso.
Udii qualcosa spezzarsi come un fuscello secco. Mi chiesi di chi era il
collo che s'era schiantato. Il mio doleva.
Aprii gli occhi e vidi il cielo. Ero disteso sul dorso, sopra una coperta
gettata al suolo.
Temo che vivr, disse Ganelon, e io girai la testa, lentamente, in direzione della sua voce.
Era seduto sul bordo della coperta, con la spada sulle ginocchia. Lorraine era con lui.

Come va? chiesi.


Abbiamo vinto, mi disse Ganelon. Hai mantenuto la promessa.
Quando hai ucciso l'essere, tutto finito. Gli uomini sono caduti esanimi, i
mostri si sono consumati tra le fiamme.
Bene.
E io me ne stavo qui a sedere, chiedendomi perch non ti odio pi.
Sei giunto ad una conclusione?
No, non proprio. Forse perch siamo tanto simili. Non so.
Io sorrisi a Lorraine.
Sono lieto che tu non sia una profetessa efficiente. La battaglia finita,
e tu sei ancora viva.
La morte gi incominciata, disse lei, senza ricambiare il mio sorriso.
Cosa voresti dire?
Raccontano ancora che il Principe Corwin fece giustiziare mio nonno
impiccato e squartato sulla pubblica piazza perch aveva guidato una
delle prime insurrezioni contro di lui.
Quello non ero io, risposi. Era una delle mie ombre.
Ma lei scosse il capo e disse: Corwin di Ambra, io sono quella che sono. E si alz e mi lasci.
Che cos'era? chiese Ganelon, senza badarle. Che cos'era l'essere nella torre?
Era mio, dissi. Una delle cose che si scatenarono quando scagliai la
mia maledizione su Ambra. Allora aprii la porta, in modo che ci che sta
oltre l'Ombra entrasse nel mondo reale. Questi esseri percorrono le vie della minor resistenza, attraverso le ombre, per giungere ad Ambra. Qui, la
strada era il Cerchio. Altrove, potrebbe essere qualcosa di diverso. Ora ho
chiuso loro la strada che passa da questo luogo. Potete stare tranquilli,
qui.
per questo che sei venuto?
No, dissi. Non esattamente. Stavo solo passando, diretto ad Avalon,
quando ho trovato Lance. Non potevo lasciarlo l, e dopo averlo portato da
te mi sono lasciato coinvolgere in questa mia opera.
Avalon? Allora mentivi, quando dicevi che era stata distrutta?
Scossi il capo.
No. La nostra Avalon caduta, ma nell'Ombra posso ritrovare qualcosa
che le somiglia.
Portami con te.
Sei pazzo?

No. Vorrei rivedere ancora la terra della mia nascita, a prezzo di qualunque pericolo.
Non vi andr per restare, dissi, ma per armarmi per la battaglia. In
Avalon c' una polvere rossa, che usano i gioiellieri. Una volta, in Ambra,
ne accesi un pizzico. Vado ad Avalon solo per procurarmela e per costruire
cannoni: cos potr assediare Ambra e riconquistare il trono che mi spetta.
E gli esseri venuti da oltre l'Ombra?
Dopo penser anche a loro. Se questa volta dovessi perdere, allora toccher ad Eric risolvere il problema.
Hai detto che ti aveva accecato e ti aveva gettato in una segreta.
vero. Mi sono cresciuti occhi nuovi. Sono fuggito.
Tu sei un demone.
Questo viene detto spesso. Non lo nego pi.
Mi porterai con te?
Se davvero desideri venire. Ma sar diversa dalla Avalon che conoscevi.
Ad Ambra!
Sei pazzo!
No. Da molto tempo desideravo vedere quella citt favolosa. Dopo aver
rivisto Avalon ancora una volta, voglio cercare qualcosa di nuovo. Non ero
un buon generale?
S.
E allora tu m'insegnerai cosa sono quelli che chiami cannoni, e ti aiuter nella battaglia pi grande. Non mi restano troppi anni buoni, lo so.
Prendimi con te.
Forse le tue ossa imbiancheranno ai piedi di Kolvir, accanto alle mie.
Quale battaglia ha un esito sicuro? Rischier.
Come vuoi. Puoi venire con me.
Grazie, mio Signore.
Quella notte ci accampammo l, e la mattina seguente ritornammo alla
fortezza. Poi cercai Lorrane. Venni a sapere che era fuggita con uno dei
suoi precedenti amanti, un ufficiale che si chiamava Melkin. Sebbene fosse
rimasta sconvolta, mi irritava che non mi avesse dato la possibilit di spiegare qualcosa che conosceva solo attraverso dicerie. Decisi di seguirli.
Montai su Astro, girai il collo indolenzito nella direzione che dovevano
aver preso, e partii. In un certo senso, non potevo biasimarla. Non ero stato
accolto, alla fortezza, come sarebbe stato accolto l'uccisore del Capro, se

fosse stato un altro. Circolavano ancora le storie del loro Corwin, e tutte
mi qualificavano come un demone. Gli uomini con cui mi ero esercitato e
che avevano combattuto al mio fianco, ora mi lanciavano sguardi carichi di
qualcosa che era pi che paura... soltanto occhiate rapide, perch si affrettavano ad abbassare gli occhi o a volgerli verso qualcosa d'altro. Forse temevano che volessi restare e regnare su di loro. Dovettero provare un senso di sollievo, tutti, tranne Ganelon, quando partii. Ganelon, immagino,
temeva che non sarei tornato a prenderlo come avevo promesso. Fu per
quello, credo, che si offr di venire con me. Ma era una faccenda che dovevo sbrigare da solo.
Lorraine, ormai, significava qualcosa per me. Mi stup scoprirlo, e mi
sentii ferito dal suo gesto. Pensavo che avesse il dovere di darmi ascolto,
prima di andarsene. Poi, se avesse preferito ancora il suo capitano mortale,
avrei accordato loro la mia benedizione. Se no... sentivo che volevo tenerla
con me. Avrei rinviato il viaggio alla bella Avalon per tutto il tempo che
avessi impiegato a risolvere il problema, in un modo o nell'altro.
Cavalcavo lungo il sentiero e gli uccelli cantavano tra gli alberi, intorno
a me. Era una giornata luminosa, con il cielo azzurro, e gli alberi verdi, e
una gran pace, perch il flagello era stato eliminato. Nel mio cuore, c'era
una sorta di gioia al pensiero di aver annullato almeno una piccola parte
dell'orrore che avevo scatenato. Il male? Diavolo, ne avevo fatto pi della
maggior parte degli uomini; ma lungo la strada avevo acquisito anche una
specie di coscienza, e lasciai che si godesse uno dei suoi rari momenti di
soddisfazione. E quando avessi preso Ambra, avrei potuto concederle pi
spazio. Ah!
Ero diretto a nord, e quella zona mi era sconosciuta. Seguivo una pista
ben nitida, che recava i segni del passaggio recente di due cavalieri. Li seguii per tutto il giorno, nel crepuscolo e nella sera, smontando di tanto in
tanto per ispezionare il percorso. Finalmente, gli occhi mi giocarono troppi
scherzi strani, perci trovai una valletta diverse centinaia di metri sulla
sinistra della pista e mi accampai per passare la notte. Furono i dolori al
collo, senza dubbio, a farmi sognare il Capro e rivivere la battaglia. Aiutaci ora, e noi ti restituiremo ci che ti appartiene, diceva. A questo punto
mi svegliai all'improvviso, con un'imprecazione sulle labbra.
Quando il mattino schiar il cielo, montai a cavallo e proseguii. La notte
era stata fredda, e il giorno mi teneva ancora stretto con mani gelide. L'erba luccicava di una leggera brina, e il mio mantello, che avevo usato come
coperta, era bagnato.

A mezzogiorno, un po' di tepore era ritornato nel mondo, e le tracce erano pi recenti. Stavo guadagnando terreno.
Quando la trovai, balzai dal cavallo e corsi verso il punto dove giaceva,
sotto un rosaio selvatico senza fiori; le spine le avevano graffiato la guancia e le spalle. Era morta, e non da molto tempo, perch il sangue era ancora umido sul seno, dov'era penetrata la lama, e il corpo era ancora caldo.
Non c'erano pietre per erigerle un tumulo, perci tagliai le zolle con
Grayswandir e la deposi l. Lui le aveva rubato i braccialetti, gli anelli e i
pettini ingemmati che erano stati tutta la sua ricchezza. Dovetti chiuderle
gli occhi, prima di coprirla con il mio mantello; e mi trem la mano, mi si
offuscarono gli occhi. Impiegai molto tempo.
Proseguii, e non impiegai molto a raggiungerlo, sebbene galoppasse come fosse inseguito dal Diavolo... e in effetti era cos. Non pronunciai una
parola, quando lo gettai da cavallo, e neppure dopo, e non usai la mia spada, sebbene lui avesse sguainato la sua. Scagliai il corpo schiantato tra i
rami di un'alta quercia, e quando mi voltai a guardare era gi coperto di
corvi.
Rimisi a Lorraine i suoi anelli, i suoi braccialetti ed i suoi pettini, prima
di coprire la tomba. Tutto ci che era stata o che aveva voluto essere era
finito cos, e questa l'intera storia di come c'incontrammo e come ci separammo, Lorraine ed io, nella terra chiamata Lorraine, e somiglia alla mia
vita, credo, perch un Principe d'Ambra parte di tutta la putredine che esiste al mondo; ed per questo che quando parlo della mia coscienza,
qualcosa d'altro, dentro di me, deve rispondere Ah! Negli specchi di
molti giudizi, le mie mani hanno il colore del sangue. Io faccio parte del
male che esiste nel mondo e nell'Ombra. Talora, mi considero un male che
esiste per opporsi ad altri mali. Anniento i Melkin, quando li incontro, e
nel Grande Giorno di cui parlano i profeti senza credervi, il giorno in cui il
mondo sar completamente mondato dal male, allora anch'io scender nella tenebra, inghiottendo imprecazioni. O forse prima ancora, credo. Ma in
ogni caso... Fino a quel momento, non mi laver le mani e non le lascer
in ozio.
Tornai alla Fortezza, da Ganelon, che sapeva ma non avrebbe mai compreso.
4
Per le vie strane e selvagge che portavano ad Avalon procedevamo, io e

Ganelon, per vie di sogno e d'incubo, sotto il sole bronzeo e le ardenti isole
bianche della notte, fino a che queste divennero schegge d'oro e di diamante, e la luna nuot nel cielo come un cigno. Il giorno fece squillare il verde
della primavera; attraversammo un fiume immenso e le montagne davanti
a noi erano coperte dalla brina della notte. Scagliai una freccia del mio desiderio, a mezzanotte, e quella s'incendi nell'aria, si avvent bruciando
come una meteora verso il nord. L'unico drago che incontrammo era claudicante, e si affrett a fuggire zoppicando per nascondersi, bruciacchiando
le margherite con i suoi ansiti. Uccelli colorati migranti indicavano la nostra destinazione, e voci cristalline che salivano dai laghi echeggiavano le
nostre parole mentre passavamo. Io cavalcavo cantando, e dopo un po',
prese a cantare anche Ganelon. Avevamo viaggiato per pi di una settimana, e la terra ed il cielo e le brezze mi dicevano che eravamo ormai vicini
ad Avalon.
Ci accampammo in un bosco, presso un lago, mentre il sole calava dietro
le pietre ed il giorno moriva. Scesi al lago a fare un bagno, mentre Ganelon
scaricava la nostra roba. L'acqua era fredda, tonificante. Vi sguazzai a lungo.
Mi parve di udire numerose grida, mentre facevo il bagno, ma non ne
ero certo. Era uno strano bosco, e non me ne preoccupai eccessivamente.
Tuttavia mi vestii in fretta e mi precipitai all'accampamento.
Mentre camminavo, l'udii di nuovo: un lagno, una supplica. Quando mi
avvicinai, mi accorsi che si stava svolgendo una conversazione.
Poi entrai nella piccola radura che avevamo scelto. La nostra roba era
sparpagliata intorno, ed era stato preparato un fuoco.
Ganelon stava accosciato sotto una quercia. L'uomo era appeso all'albero.
Era giovane, ed aveva la carnagione ed i capelli chiari. A parte questo,
era difficile dire di pi, cos a prima vista. difficile, scoprii, farsi un'idea
iniziale del volto e della taglia di un uomo, quando appeso a testa in gi a
qualche metro dal suolo.
Aveva le mani legate dietro la schiena, e pendeva da un ramo basso, fissato ad una corda annodata intorno alla caviglia destra.
Stava parlando frasi brevi e rapide in risposta alle domande di Ganelon ed aveva il volto bagnato di saliva e di sudore. Non pendeva inerte,
ma oscillava avanti e indietro. C'era un'abrasione sulla sua guancia, e molte chiazze di sangue sulla camicia.
Mi fermai, per non interrompere il dialogo, e osservai. Ganelon non l'a-

vrebbe sistemato in quel modo senza una ragione, e quindi quell'individuo


non mi ispirava molta compassione. Qualunque cosa avesse indotto Ganelon ad interrogarlo in quel modo, sapevo che anche a me sarebbe interessato conoscere quelle informazioni. E m'incuriosiva scoprire ci che quel
dialogo mi avrebbe rivelato sul conto di Ganelon, che adesso era una specie di alleato. E qualche altro minuto in quella posizione non poteva causare altri danni...
Quando l'oscillazione del corpo rallent, Ganelon gli pungol lo sterno
con la punta della spada, e lo fece oscillare di nuovo violentemente. La
pelle si lacer ed apparve un'altra chiazza rossa. Il ragazzo grid. Adesso
potevo vedere che era molto giovane. Ganelon protese la spada, e ne tenne
la punta parecchi pollici oltre il punto in cui sarebbe venuta a trovarsi la
gola del ragazzo, nella contro-oscillazione. All'ultimo momento, la ritrasse
e ridacchi, mentre il ragazzo si contorceva e gridava: Ti prego!
Il resto, disse Ganelon. Raccontami tutto.
tutto! disse il ragazzo. Non so altro!
Perch no?
Poi sono passati oltre! Non ho potuto vedere!
Perch non li hai seguiti?
Erano a cavallo. Io ero a piedi.
Perch non li hai seguiti a piedi, allora?
Ero stordito.
Stordito! Avevi paura! Hai disertato!
No!
Ganelon tese la spada, e ancora una volta la ritrasse all'ultimo istante.
No! grid il ragazzo.
Ganelon mosse di nuovo la spada.
S! url il ragazzo. Ho avuto paura!
E allora sei fuggito?
S! Ho continuato a correre! Da allora non ho fatto altro che fuggire...
E non sai come sono andate le cose, dopo?
No!
Tu menti!
Mosse di nuovo la lama.
No! disse il ragazzo. Ti prego...
Io mi feci avanti.
Ganelon, dissi.
Mi diede un'occhiata e sogghign, abbassando la spada. Il ragazzo cerc

i miei occhi.
Chi ? chiesi.
Ah! disse Ganelon, battendo sull'interno della coscia del ragazzo, che
grid di nuovo. Un ladro, un disertore... con una storia interessante da
raccontare.
Allora liberalo, e sentiamo, dissi io.
Ganelon si volt e tagli la corda con un colpo di spada. Il ragazzo cadde al suolo e cominci a singhiozzare.
L'ho sorpreso mentre cercava di rubarci le provviste, e ho pensato di
chiedergli notizie della zona, disse Ganelon. Proviene da Avalon... molto in fretta.
Cosa vorresti dire?
Era un fante, e ha preso parte a una battaglia che si svolta due notti fa.
Poi si spaventato ed fuggito.
Il giovane cominci a mormorare una smentita, e Ganelon gli sferr un
calcio.
Silenzio! disse. Sto parlando io... e riferisco quello che mi hai detto
tu!
Il ragazzo si spost di traverso, come un granchio, e mi guard con gli
occhi spalancati, supplichevoli.
Una battaglia? Chi combatteva? chiesi.
Ganelon sorrise cupamente.
una storia vecchia, disse. Le forze di Avalon erano impegnate nello scontro pi grande, e forse decisivo, di una lunga serie di combattimenti
contro esseri innaturali.
Oh?
Scrutai il ragazzo; quello abbass gli occhi, ma io ebbi il tempo di leggervi la paura.
... Donne, disse Ganelon. Furie pallide uscite da un inferno, bellissime e fredde. Armate e corazzate. Capelli lunghi, chiari. Occhi di ghiaccio.
Montate su destrieri bianchi che alitano fiamme e si nutrono di carne umana, sono uscite di notte da un labirinto di caverne, tra le montagne, aperto
da un terremoto diversi anni or sono. Saccheggiavano, si portavano via
prigionieri gli uomini giovani, e uccidevano tutti gli altri. Molti sono ricomparsi, pi tardi, come fanti privi d'anima. Mi ricorda gli uomini del
Cerchio che abbiamo conosciuto.
Ma molti degli uomini del Cerchio hanno ripreso a vivere, dopo essere
stati liberati, dissi io. Non mi sembravano privi d'anima ma piuttosto in

preda all'amnesia, com' accaduto anche a me, una volta. strano, continuai, che non avessero bloccato le grotte durante il giorno, poich quelle
donne uscivano solo di notte...
Il disertore mi ha detto che si era tentato di farlo, disse Ganelon. Ma
quelle dopo qualche tempo uscivano di nuovo, pi forti che mai.
Il ragazzo era cinereo in volto, ma annu, quando mi volsi a guardarlo
con aria interrogativa.
Il loro generale, che chiamano Protettore, le ha sconfitte molte volte,
continu Ganelon. Ha trascorso addirittura parte di una notte con la loro
comandante, una strega pallida che si chiama Lintra... non so bene se per
parlamentare o che altro. Ma non servito a niente. Le incursioni sono
continuate e le forze di Lintra sono diventate ancora pi temibili. Alla fine
il Protettore ha deciso di tentare un attacco decisivo, nella speranza di annientarle completamente. stato durante la battaglia che costui fuggito,
disse, indicando il giovane con un gesto della spada. Ed per questo che
non sappiamo come andata a finire la storia.
la verit? chiesi.
Il ragazzo distolse lo sguardo dalla punta della lama, mi guard un momento negli occhi, e annu lentamente.
Interessante, dissi a Ganelon. Molto. Ho la sensazione che il loro
problema sia legato a quello che abbiamo appena risolto. Vorrei sapere
com' finita la battaglia.
Ganelon annu, e cambi la presa sull'arma.
Be', se abbiamo finito... disse.
Aspetta. Immagino che cercasse di rubare qualcosa da mangiare.
S.
Liberagli le mani. Lo sfameremo.
Ma ha cercato di derubarci.
Non hai detto che una volta uccidesti un uomo per un paio di scarpe?
Era diverso.
In che senso?
Nel senso che ci riuscii.
Risi. Non ce la facevo pi a smettere. Ganelon mi guard irritato, poi
perplesso. Poi cominci a ridere anche lui.
Il ragazzo ci guardava come se fossimo pazzi.
Sta bene, disse Ganelon alla fine. Sta bene. Si chin, gir il giovane
con una spinta, e tagli la corda che gli legava i polsi.
Vieni, ragazzo, disse. Ti dar qualcosa da mangiare. And dov'era-

no le provviste e apr i pacchi dei viveri.


Il ragazzo si alz e lo segu lentamente, zoppicando. Afferr il cibo che
gli veniva offerto e cominci a mangiare, in fretta, rumorosamente, senza
distogliere gli occhi da Ganelon. Le sue informazioni, se erano vere, presentavano parecchie complicazioni; la prima era che probabilmente mi sarebbe stato pi difficile procurarmi ci che volevo, in una terra devastata
dalla guerra. E confermava le mie paure circa la natura e la portata dello
schema d'alterazione.
Aiutai Ganelon ad accendere il fuoco.
Questo influisce sui nostri piani? chiese lui.
Non avevo scelta. Tutte le ombre vicino a ci che m'interessava potevano essere state colpite allo stesso modo. Potevo recarmi in una che non
fosse coinvolta, ma in tal caso sarei arrivato nel posto sbagliato: non avrei
trovato quello che mi serviva. Se le sortite del caos continuavano a ripetersi sulla mia strada del desiderio attraverso l'Ombra, erano legate alla natura
del desiderio stesso, e prima o poi avrei dovuto affrontarle, in un modo o
nell'altro. Era impossibile evitarle. Erano le regole del gioco, e non potevo
lamentarmi, perch le avevo stabilite io.
Proseguiamo, dissi. il luogo del mio desiderio.
Il giovane si lasci sfuggire un breve grido e poi forse perch si sentiva in debito verso di me, dato che avevo impedito a Ganelon di sforacchiarlo ammon: Non andare ad Avalon, signore! L non c' nulla che
tu possa desiderare! Finirai ucciso!
Gli sorrisi e lo ringraziai. Ganelon ridacchi e disse: Riportiamolo indietro con noi, perch lo processino come disertore.
Il ragazzo balz in piedi e si mise a correre.
Continuando a ridere, Ganelon sguain il pugnale e alz il braccio per
lanciarlo. Gli urtai il gomito, e il lancio fall il bersaglio. Il giovane spar
nel bosco, e Ganelon continu a ridere.
Raccatt il pugnale e disse: Avresti dovuto lasciare che lo uccidessi,
sai.
Avevo deciso diversamente.
Lui scroll le spalle.
Se quello ritorna e ci taglia la gola, stanotte, forse la penserai diversamente.
L'immagino. Ma sai benissimo che non torner.
Ganelon scroll di nuovo le spalle; infil sul pugnale un pezzo di carne e
lo scald sulle fiamme.

Bene, la guerra gli ha insegnato a scappare, ammise. Forse ci sveglieremo vivi, domattina.
Addent un boccone e cominci a masticare. Mi parve una buona idea, e
presi un po' di carne anche per me.
Molto pi tardi, mi destai da un sonno inquieto e fissai le stelle attraverso uno schermo di fronde. Una parte precognitiva della mia mente aveva
afferrato il giovane, ed aveva trattato male lui e me. Dovette passare molto
tempo prima che riuscissi a riaddormentarmi.
Al mattino, coprimmo la cenere con il terriccio e ci rimettemmo in viaggio. Quel pomeriggio ci addentrammo tra le montagne e il giorno dopo le
superammo. C'era qualche traccia di passaggi recenti sulla pista che stavamo percorrendo, ma non incontrammo nessuno.
Il giorno seguente passammo davanti a numerose fattorie e casette, ma
non ci fermammo. Avevo scartato il percorso selvaggio e demoniaco che
avevo seguito quando avevo esiliato Ganelon. Sebbene fosse molto corto,
sapevo che doveva essergli apparso molto sconcertante. Io avevo bisogno
di tempo per pensare, e quello non era il viaggio pi indicato per farlo.
Adesso, per, la lunga strada stava per terminare. Quel pomeriggio raggiungemmo il cielo di Ambra, ed io l'ammirai in silenzio. Si sarebbe detto
che stavamo attraversando la Foresta di Arden. Tuttavia, non c'erano suoni
di corno, n Julian, n Morgenstern, n segugi delle tempeste ad aggredirci, come era avvenuto in Arden l'ultima volta che vi ero passato. C'erano
soltanto i canti degli uccelli tra le chiome dei grandi alberi, il lamento d'uno scoiattolo, il latrato di una volpe, lo scroscio di una cascata, i bianchi e
gli azzurri ed i rosa dei fiori sbocciati nell'ombra.
Le brezze pomeridiane erano dolci e fresche, e mi cullavano, cos che io
non ero preparato alla vista della fila di tombe scavate da poco che vedemmo dopo aver superato una svolta. Nei pressi, c'era una valletta con
l'erba calpestata ed i cespugli abbattuti. Ci soffermammo per un po', ma
non scoprimmo nulla di pi di quanto risultasse evidente a prima vista.
Pi avanti incontrammo un altro luogo come quello, e diversi boschetti
carbonizzati dalle fiamme. Ormai la pista aveva l'aria di essere molto battuta, e gli arbusti che la fiancheggiavano erano spezzati e travolti, come dal
passaggio di uomini e bestie. Talvolta si percepiva nell'aria odore di cenere, e ci affrettammo a passare oltre la carcassa semidivorata di un cavallo
ormai putrefatto.
Il cielo di Ambra non mi rincuorava pi, anche se poi, per un lungo trat-

to, la via risult sgombra.


Il giorno stava declinando verso la sera, e la foresta si era considerevolmente diradata, quando Ganelon not le tracce di fumo, a sud-est. Prendemmo il primo sentiero laterale che sembrava condurre in quella direzione, sebbene fosse tangenziale rispetto ad Avalon. Era difficile stimare le
distanze, ma capivamo che non vi saremmo giunti prima del calar della
notte.
Il loro esercito... ancora accampato? chiese Ganelon.
O quello dei vincitori.
Scosse il capo e tocc l'elsa della spada.
Verso il crepuscolo, lasciai il sentiero per seguire un mormorio d'acqua
corrente. Era un ruscello limpido e pulito che scendeva dalle montagne e
portava ancora in s un po' del gelo delle nevi. Feci il bagno, tagliandomi
la barba che era rispuntata e ripulendo i miei indumenti dalla polvere del
viaggio. Ora che ci stavamo avvicinando alla conclusione del viaggio, volevo arrivare con quel po' di splendore che avrei potuto permettermi. Ganelon lo cap: si lav la faccia e si soffi rumorosamente il naso.
Poi, sulla riva, levando verso il cielo gli occhi, vidi la luna mostrarsi nitida e chiara: i contorni non erano pi sfuocati. Era la prima volta che accadeva. Mi si mozz il respiro, e continuai a fissarla. Poi scrutai il cielo, in
cerca delle prime stelle, seguii i contorni delle nubi, le montagne lontane,
gli alberi pi remoti. Tornai a guardare la luna: era ancora limpida e nitida.
La mia vista era ridiventata normale.
Ganelon arretr, al suono della mia risata, e non ne chiese la causa.
Reprimendo l'impulso di cantare, rimontai a cavallo e mi avviai di nuovo
verso il sentiero. Le ombre si addensarono, mentre procedevamo, e grappoli di stelle fiorirono tra i rami. Aspirai una grande boccata della notte, la
trattenni per un momento nei polmoni, l'esalai. Ero di nuovo me stesso, e
questa era una sensazione piacevole.
Ganelon si port al mio fianco e disse, a voce bassa: Senza dubbio, ci
saranno sentinelle.
S, dissi.
Non sarebbe meglio abbandonare il sentiero?
No. Preferirei non apparire furtivo. Per me non ha importanza, anche se
arriviamo con una scorta. Siamo semplicemente due viaggiatori.
Potrebbero chiederci la ragione del nostro viaggio.
Diremo di essere mercenari che hanno sentito parlare dei combattimenti e sono venuti a cercare lavoro.

S. Ne abbiamo l'aspetto. Speriamo che se ne accorgano in tempo.


Se non ci vedono cos, allora siamo pessimi bersagli.
vero, ma questo pensiero non mi consola troppo.
Io ascoltai i suoni degli zoccoli dei cavalli sul sentiero. La via non era
diritta. Si snod tortuosamente, incurvandosi, per un lungo tratto, e poi
prese a salire. Mentre procedevamo lungo l'erta, gli alberi continuarono a
diradarsi.
Poi giungemmo sulla cima di una collina, in una zona piuttosto aperta.
Avanzando, vedemmo all'improvviso uno spettacolo che si estendeva per
parecchie miglia. Tirammo le redini, di fronte ad una scarpata brusca che
poi si addolciva in un pendio digradante verso una vasta pianura lontana
circa un miglio, e poi continuava su una zona collinosa, cosparsa sporadicamente di boschi. La pianura era costellata di fuochi, e verso il centro c'erano alcune tende. Nei pressi pascolavano cavalli, in gran numero, e calcolai che dovevano esserci parecchie centinaia di uomini seduti intorno ai
fuochi oppure in movimento, nel campo.
Ganelon sospir.
Almeno sembrano uomini normali, disse.
S.
... E se sono soldati normali, probabilmente in questo momento ci stanno osservando. Questa una posizione strategica troppo favorevole, per lasciarla sguarnita.
S.
Vi fu un rumore, dietro di noi. Ci accingemmo a voltarci, e in quel momento una voce disse: Non muovetevi!
Continuai a girare la testa, e vidi quattro uomini. Due ci tenevano puntate contro le balestre, e gli altri due tenevano in pugno le spade. Uno di
questi ultimi avanz di due passi.
Smontate! ordin. Da questa parte! Lentamente!
Scendemmo dalle nostre cavalcature e ci girammo verso di lui, tenendo
le mani lontano dalle armi.
Chi siete? Da dove venite? chiese l'uomo.
Siamo mercenari, risposi. Veniamo da Lorraine. Abbiamo sentito dire che qui si combatte, e cerchiamo un ingaggio. Eravamo diretti a quel
campo laggi. il vostro, spero?
E se dicessi di no? Se dicessi che siamo una ronda delle forze che stanno per invadere quell'accampamento?
Scrollai le spalle. In tal caso, al vostro esercito interessa ingaggiare un

paio d'uomini?
Quello sput. Il Protettore non ha bisogno di gente come voi, disse.
Da che direzione venite?
Da est.
Avete incontrato qualche... difficolt... ultimamente?
No, risposi. Avremmo dovuto incontrarne?
difficile dirlo, fece lui. Consegnate le armi. Vi mander gi all'accampamento. Vorranno chiedervi se avete visto qualcosa ad est... qualcosa
di strano.
Non abbiamo visto nulla di strano, dissi io.
Comunque, probabilmente vi daranno da mangiare. Ma non credo che
vi ingaggeranno. Siete arrivati un po' tardi per combattere. Ora consegnate
le armi.
Chiam altri due uomini che uscirono dagli alberi mentre noi slacciavamo le cinture. Diede loro ordine di scortarci al campo, a piedi. Noi dovevamo condurre i nostri cavalli per le briglie. Gli uomini presero le nostre
armi, e mentre ci voltavamo per andare, quello che ci aveva interrogati
grid: Aspettate!
Mi girai verso di lui.
Tu. Come ti chiami? mi chiese.
Corey, dissi io.
Stai fermo.
Si avvicin. Mi fiss, per una decina di secondi.
Cosa c'? chiesi.
Invece di rispondere, l'uomo si frug nella borsa appesa alla cintura. Ne
estrasse una manciata di monete e se le accost agli occhi.
Maledizione! troppo buio, disse. E non possiamo far luce.
Perch? dissi.
Oh, non molto importante, disse lui. Comunque il tuo viso mi sembrava familiare, e cercavo di capire perch. Somigli alla testa raffigurata su
alcune delle nostre vecchie monete. Ce ne sono ancora in circolazione.
Non vero? chiese poi, rivolgendosi al balestriere pi vicino.
L'uomo abbass l'arma e avanz. Socchiuse gli occhi, scrutandomi da
pochi passi.
S, disse poi. vero.
Che cos'era... quello cui stai pensando?
Uno degli uomini antichi. Prima che io nascessi. Non ricordo.
Neppure io. Be'... Scroll le spalle. Non ha importanza. Vai, Crey.

Rispondi sinceramente alle loro domande, e non ti succeder nulla di male.


Mi voltai e lo lasciai l, nel chiaro di luna, intento a guardarmi ed a grattarsi la testa.
Gli uomini che ci scortavano non erano loquaci. Forse era meglio cos.
Mentre scendevamo dalla collina, pensai al racconto del ragazzo e all'esito dello scontro che aveva descritto, perch avevo raggiunto l'analogo fisico del mondo del mio desiderio, ed ora avrei dovuto agire nell'ambito
delle condizioni che vi prevalevano.
L'accampamento aveva un odore piacevole d'uomo e di bestia, di fumo
di legna, di carne arrosto, di cuoio e d'olio, nella luce del fuoco dove gli
uomini parlavano, affilavano le armi, riparavano i finimenti, mangiavano,
giocavano, dormivano, bevevano e ci osservavano mentre noi guidavamo
in mezzo a loro le nostre cavalcature, scortati in direzione delle tre lacere
tende centrali. Una sfera di silenzio si allarg intorno a noi, al nostro passaggio.
Ci fermammo davanti alla seconda tenda, ed un uomo della nostra scorta
parl con una sentinella. Quella scosse il capo diverse volte e indic con
un gesto la tenda pi grande. Il dialogo dur diversi minuti, poi la nostra
guardia torn indietro e parl con l'altro soldato che attendeva al nostro
fianco. Finalmente annu e si avvicin a me, mentre l'altro chiamava un
soldato che stava accanto al fuoco.
Gli ufficiali si sono riuniti nella tenda del Protettore, disse. Impastoieremo i vostri cavalli e li metteremo a pascolare. Slegate la vostra roba
e mettetela qui. Dovrete aspettare, per vedere il capitano.
Annuii, e incominciammo a slegare la nostra roba e a massaggiare i cavalli. Accarezzai il collo di Astro, poi restai a guardare mentre un ometto
claudicante guidava lui e Dragodifuoco, il cavallo di Ganelon, verso gli altri animali. Sedemmo sulle selle e aspettammo. Una guardia ci port t
bollente, ed accett un po' del mio tabacco. Poi le guardie si sistemarono
dietro di noi.
Guardai la grande tenda, sorseggiando il t, e pensai ad Ambra e a un
piccolo night club in Rue de la Char et Pain a Bruxelles, nella Terra dell'Ombra dove avevo vissuto cos a lungo. Quando mi fossi procurato il
rouge da gioielliere che ero venuto a cercare, sarei andato a Bruxelles per
trattare con i mercanti d'armi della Borsa dei Cannoni. La mia ordinazione
sarebbe stata complicata e dispendiosa, questo lo sapevo, perch sarebbe
stato necessario indurre qualche fabbricante di munizioni a dare inizio ad

una speciale linea di produzione. Su quella Terra conoscevo altri mercanti;


e calcolavo che avrei impiegato qualche mese per attrezzarmi. Cominciai a
pensare ai dettagli, e il tempo pass rapidamente e piacevolmente.
Dopo circa un'ora e mezzo, nella grande tenda le ombre si mossero. Passarono altri minuti prima che il telo dell'entrata venisse scostato; e gli uomini cominciarono ad uscire lentamente, parlando tra loro, voltandosi a
guardare all'interno. Gli ultimi due indugiarono sulla soglia, continuando a
parlare con qualcuno che era rimasto dentro. Gli altri passarono nelle altre
tende.
I due che si erano fermati sulla soglia uscirono lentamente, restando
sempre rivolti verso l'interno. Sentivo il suono delle loro voci, sebbene non
comprendessi ci che dicevano. Quando si scostarono ancora, l'uomo con
cui stavano parlando si mosse a sua volta, e io riuscii a scorgerlo. Aveva la
luce alle spalle e i due ufficiali me lo nascondevano quasi completamente,
ma vidi che era magro e molto alto.
Le nostre guardie non si erano ancora mosse, e questo mi fece capire che
uno dei due ufficiali era il capitano menzionato in precedenza. Continuai a
guardare: volevo che si spostassero ancora, permettendomi di vedere meglio il loro superiore.
Dopo un po' si mossero, e dopo qualche momento, lui avanz di un passo.
Dapprima non potei capire se era solo uno scherzo della luce e delle ombre... Ma no! Si mosse ancora, e lo vidi chiaramente, per un attimo. Era
privo del braccio destro, tranciato poco sotto il gomito. Era avvolto in bende cos pesanti da indurmi a pensare che la mutilazione fosse molto recente.
Poi la mano sinistra comp un movimento verso il basso, si ferm ad una
certa distanza dal corpo. Nello stesso istante, il moncherino si agit, e
qualcosa fremette in fondo alla mia mente. Aveva i capelli lunghi, lisci e
bruni, e la mascella sporgente...
Poi usc, e la brezza agit il suo mantello, lo fece sventolare verso destra. Vidi che aveva la camicia gialla, i calzoni marroni. Il mantello era di
un arancione fiammeggiante; e lui ne afferr l'orlo con un movimento assurdamente rapido della mano sinistra, lo tir per coprire il moncherino.
Mi alzai di scatto, e lui gir la testa verso di me.
I nostri sguardi s'incontrarono: rimanemmo immobili, per la durata di
parecchi battiti del cuore.
I due ufficiali si voltarono a guardare, e poi lui li spinse da parte e si av-

vi a grandi passi verso di me. Sentii Ganelon grugnire e alzarsi in piedi


bruscamente. Anche le nostre guardie erano sbalordite.
Si ferm a qualche passo da me, e mi guard con gli occhi nocciola. Sorrideva di rado, ma questa volta sfoggi un lieve sorriso.
Venite con me, disse, e si gir verso la sua tenda.
Lo seguimmo, lasciando la nostra roba dov'era.
Lui conged i due ufficiali con un'occhiata, si ferm accanto all'ingresso
della tenda e ci accenn di entrare. Poi ci segu, e si lasci ricadere il telo
alle spalle. Il suo sguardo corse sulla branda, il tavolino, le panche, le armi,
la cassa. Sul tavolo c'era una lampada a olio, libri, mappe, una bottiglia e
alcune tazze. Un'altra lampada lingueggiava sulla cassa.
Mi strinse la mano e sorrise di nuovo.
Corwin, disse. Ancora vivo.
Benedict, dissi, sorridendo a mia volta. E ancora in piedi. passato
tanto tempo.
Davvero. Chi il tuo amico?
Si chiama Ganelon.
Ganelon, disse Benedict, rivolgendogli un cenno con il capo, ma senza tendergli la mano.
Poi si accost al tavolo e riemp di vino tre tazze. Ne porse una a me, un'altra a Ganelon, e alz la terza.
Alla tua salute, fratello, disse.
Alla tua.
Bevemmo.
Poi: Sedetevi, disse lui, indicando una panca e sedendosi a tavola. E
benvenuti ad Avalon.
Grazie... Protettore.
Benedict fece una smorfia.
Non un soprannome immeritato, disse seccamente, continuando a
scrutarmi in volto. Chiss se il loro precedente protettore poteva dire altrettanto?
Non si trattava dello stesso luogo, dissi io. E credo che potesse affermarlo.
Lui scroll le spalle.
Naturalmente, disse. Ma basta! Dove sei stato? Che cos'hai fatto?
Perch sei venuto qui? Parlami di te. passato tanto tempo.
Annuii. Era una sfortuna, ma l'etichetta familiare e l'equilibrio delle forze mi imponevano di rispondere alle sue domande prima di fargliene a mia

volta. Era pi anziano di me ed io, sebbene inconsapevolmente, mi ero intrufolato nella sua sfera d'influenza. Non rimpiangevo di dovergli quella
cortesia. Era uno dei pochissimi parenti che rispettavo, e provavo addirittura simpatia per lui. Ma smaniavo dalla voglia di interrogarlo. Come aveva
detto lui, era passato troppo tempo.
E cosa dovevo dirgli, adesso? Non sapevo da che parte stava. Non desideravo scoprire le ragioni del suo autoeslio da Ambra con qualche allusione sbagliata. Avrei dovuto incominciare con qualche frase inoffensiva, e
sondarlo via via.
Deve pure esserci un inizio, disse lui. Non mi piace la maschera dietro cui lo nascondi.
Vi sono molti inizi, dissi. difficile... Suppongo che dovrei tornare
indietro e partire da l.
Bevvi un altro sorso di vino.
S, decisi. Mi sembra la cosa pi semplice... anche se solo in tempi
relativamente recenti ho ricordato molte delle cose che sono accadute.
Parecchi anni dopo la sconfitta dei Cavalieri della Luna venuti da Ghenesh e dopo la tua partenza, io ed Eric avemmo un grave dissidio, cominciai. S, per la successione. Nostro padre aveva ricominciato a parlare
d'abdicazione, e rifiutava ancora di nominare un successore. Naturalmente,
ricominciarono le discussioni per stabilire chi di noi due aveva maggiori
diritti. Naturalmente, tu ed Eric eravate entrambi pi anziani di me, ma
mentre Faiella, madre mia e di Eric, era diventata sua moglie dopo la morte di Clymnea...
Basta! grid Benedict, battendo la mano sul tavolo, cos forte da farlo
scricchiolare.
La lampada sobbalz e crepit, ma miracolosamente non si rovesci. La
falda dell'ingresso venne immediatamente spinta da parte, ed una guardia
si affacci, preoccupata. Benedict le lanci un'occhiata, e quella si ritrasse.
Non ho nessuna intenzione di discutere le nostre rispettive origini di
bastardi, disse sottovoce Benedict. Quel passatempo osceno fu una delle
ragioni che mi spinsero ad allontanarmi dalla felicit. Ti prego, continua il
tuo racconto senza troppi fronzoli.
Sta bene, dissi, con un colpo di tosse. Come stavo dicendo, vi furono
discussioni rabbiose. Poi una sera, non ci fermammo alle parole. Ci battemmo.
Un duello?
Non una cosa tanto formale. Una decisione simultanea di assassinarci a

vicenda, direi. Comunque, ci battemmo a lungo, e alla fine Eric ebbe la


meglio e si accinse a polverizzarmi. A costo di alterare l'ordine cronologico del racconto, devo aggiungere che tutto questo l'ho ricordato solo circa
cinque anni fa.
Benedict annu, come se comprendesse.
Posso solo avanzare qualche congettura a proposito di quello che avvenne subito dopo che io persi conoscenza, continuai. Ma Eric non mi
uccise. Quando mi svegliai, ero su una Terra dell'ombra, in un luogo chiamato Londra. A quel tempo dilagava un'epidemia, ed io ne ero stato colpito. Guarii senza ricordare nulla di quanto era accaduto prima che finissi a
Londra. Rimasi in quel mondo dell'Ombra per secoli, cercando qualche indizio della mia identit. Viaggiai, spesso presi parte a campagne militari.
Frequentai quelle universit, parlai con alcuni degli uomini pi sapienti,
consultai medici famosi. Ma non riuscii a trovare la chiave del mio passato. Capivo di non essere come gli altri uomini, e mi sforzavo di nasconderlo. Ero furioso, perch potevo avere tutto ci che volevo, tranne ci che
desideravo di pi... la mia identit, i miei ricordi.
Passarono gli anni, ma la collera e il desiderio non passarono. Fu necessario un incidente che mi caus la frattura del cranio perch si operassero i cambiamenti che portarono al ritorno dei primi ricordi. Fu approssimativamente cinque anni fa; e la cosa pi ironica che ho buone ragioni
per ritenere che fosse Eric, il responsabile dell'incidente. Flora, a quanto
pareva, aveva continuato a risiedere per tutto quel tempo in quella Terra
dell'Ombra, per sorvegliarmi.
Per ritornare alle mie congetture: Eric dovette fermarsi all'ultimo momento: desiderava la mia morte, ma non voleva che la si potesse ascrivere
a lui. Perci mi trasport attraverso l'Ombra in un luogo di morte improvvisa, quasi certa... Senza dubbio per poter tornare annunciando che
avevamo litigato ed io me ne ero andato. Quel giorno eravamo andati a
caccia nella Foresta di Arden... noi due soli.
Mi sembra strano, interruppe Benedict, che due rivali come voi avessero deciso di andare a caccia insieme, in simili circostanze.
Io bevvi un sorso di vino e sorrisi.
Forse stato un po' pi complicato di quanto ho detto, feci. Forse entrambi eravamo ben lieti di andare a caccia insieme... noi due soli.
Capisco, disse Benedict. Quindi le vostre posizioni avrebbero potuto
essere diverse?
Be', dissi io, difficile saperlo. Non credo che mi sarei spinto tanto

in l. Naturalmente, parlo oggi come oggi. La gente cambia, capisci. Allora...? S, forse mi sarei comportato con lui nello stesso modo. Non posso
dirlo con sicurezza, ma possibile.
Benedict annu di nuovo, ed io provai un impulso di collera che si trasform in divertimento.
Per fortuna, non sono tenuto a giustificare le mie motivazioni, continuai. Per continuare con le mie congetture, credo che da allora Eric mi
abbia tenuto d'occhio; dapprima era deluso perch ero sopravvissuto, ma
almeno era soddisfatto di avermi messo in condizioni di non nuocere. Si
accord con Flora perch mi sorvegliasse, e per molto tempo tutto procedette liscio. Poi, presumibilmente, nostro padre abdic e spar, senza che
fosse stato risolto il problema della successione...
No! esclam Benedict. Non ci fu abdicazione. Scomparve, semplicemente. Una mattina, non era pi nelle sue stanze. Non aveva neppure
dormito nel suo letto. Non aveva lasciato messaggi. L'avevano visto entrare nell'appartamento, la sera prima, ma nessuno lo vide uscire. E per molto
tempo, nemmeno questo venne giudicato strano. All'inizio, si credette
semplicemente che fosse ritornato a soggiornare nell'Ombra, forse in cerca
di un'altra sposa. Pass molto tempo prima che qualcuno osasse sospettare
qualcosa di losco, o decidesse di considerarla una nuova forma di abdicazione.
Questo non lo sapevo, dissi io. Sembra che le tue fonti d'informazione siano pi qualificate delle mie.
Benedict si limit ad annuire, e fece spuntare nella mia mente ipotesi inquietanti circa i suoi contatti con Ambra. A quanto ne sapevo io, adesso
poteva essere favorevole ad Eric.
Quando sei stato l per l'ultima volta? azzardai.
Un po' pi di vent'anni fa, mi rispose. Ma mi tengo in contatto.
In contatto con qualcuno di cui preferiva non dirmi il nome! Senza dubbio se ne rendeva conto, mentre lo diceva, e quindi voleva che l'interpretassi come un avvertimento... o una minaccia? La mia mente turbinava.
Naturalmente, lui aveva un mazzo di Arcani Maggiori. Li passai in rassegna, mentalmente, come un pazzo. Random aveva dichiarato di non sapere
dove si trovava Benedict. Brand era scomparso da un pezzo. Io avevo avuto la prova che era ancora vivo, imprigionato in qualche luogo sgradevole,
e non certamente in grado di fornire notizie di Ambra. Flora non poteva
essere la sua informatrice, poich fino a tempi recenti era stata virtualmente in esilio nell'Ombra. Llewella era ad Arbma. Anche Deirdre era ad Ar-

bma, e l'ultima volta che l'avevo veduta era in disgrazia presso Eric. Fiona?
Julian mi aveva detto che era da qualche parte, al sud. Ma non sapeva
esattamente dove. Quindi, chi rimaneva?
Lo stesso Eric, Julian, Grard o Caine, secondo me. Potevo escludere Eric. Non avrebbe certamente comunicato i particolari della nonabdicazione di nostro padre in modo tale da permettere un'interpretazione
come quella di Benedict. Julian appoggiava Eric, ma non era privo di altissime ambizioni personali. Sarebbe stato capace di passare le informazioni,
se questo poteva tornargli utile. Lo stesso valeva per Caine. Grard, d'altra
parte, mi era sempre parso interessato pi al bene di Ambra che all'identit
di chi sedeva sul trono. Comunque, non era molto affezionato ad Eric, e
una volta s'era mostrato disposto ad appoggiare me o Bleys. Credevo che
avrebbe considerato le informazioni passate a Benedict come una sorta di
polizza d'assicurazione in favore del regno. S, quasi sicuramente era uno
di questi tre. Julian mi odiava, Caine non aveva per me n simpatia n antipatia, e Grard ed io avevamo in comune molti piacevoli ricordi che risalivano alla mia infanzia. Avrei dovuto scoprire di chi si trattava e in fretta... e naturalmente Benedict non era disposto a dirmelo, poich non conosceva le mie motivazioni attuali. Il collegamento con Ambra poteva venire
usato per danneggiarmi o aiutarmi, a seconda dei suoi desideri e della persona che lo informava. Perci per lui era una spada ed uno scudo, e mi feriva constatare che aveva scelto di mostrarmelo con tanta prontezza. Preferii pensare che la recente ferita avesse contribuito a renderlo eccezionalmente guardingo, perch non gli avevo mai dato motivo di diffidare. Tuttavia, questo mi ispir un'eguale prudenza: ed era triste, quando si ritrovava un fratello per la prima volta dopo tanti anni.
interessante, dissi, facendo roteare il vino nella tazza. In questa luce, dunque, potrebbe sembrare che tutti abbiano agito prematuramente.
Non tutti, disse lui.
Mi sentii avvampare in volto.
Ti chiedo scusa, dissi.
Benedict annui seccamente.
Ti prego, continua il tuo racconto.
Bene, per continuare la mia catena di ipotesi, dissi, quando Eric decise che il trono era rimasto vacante abbastanza a lungo, e che era venuto il
momento di agire, deve aver stabilito che la mia amnesia non era sufficiente, e che sarebbe stato meglio se le mie pretese fossero tramontate definitivamente. E allora organizz le cose in modo che io avessi un incidente, su

quella Terra dell'Ombra, un incidente che avrebbe dovuto essere fatale, ma


che non lo fu.
Come fai a saperlo? Quanto di ci che dici una tua convinzione non
suffragata da prove?
Flora lo ha ammesso, confessando anche la sua complicit, quando l'ho
interrogata.
Molto interessante. Continua.
Il colpo in testa realizz quello che neppure Sigmud Freud era stato capace di ottenere, in precedenza, dissi. Cominciarono a ritornare alcuni
ricordi che divennero sempre pi forti... soprattutto dopo che incontrai Flora ed ebbi esperienze che stimolarono la mia memoria. Riuscii a convincerla che l'avevo recuperata completamente, perci lei mi parl piuttosto
apertamente. Poi comparve Random, che fuggiva per sottrarsi a qualcosa...
Fuggiva? Da che cosa? Perch?
Da alcuni strani esseri dell'Ombra. Non ho mai saputo il perch.
Interessante, disse ancora Benedict, e dovetti riconoscere che aveva
ragione. Ci avevo pensato spesso, nella mia cella, chiedendomi perch
Random era entrato in scena inseguito dalle Furie. Dal momento in cui ci
eravamo incontrati fino a quello in cui ci eravamo separati, ci eravamo trovati di continuo in qualche pericolo; io avevo avuto da pensare ai miei
guai, e lui non aveva detto nulla a proposito della sua improvvisa apparizione. Certo, al momento del suo arrivo mi era passato per la mente, ma
non sapevo se si trattava di qualcosa di cui avrei dovuto essere a conoscenza, e avevo lasciato stare. Poi gli eventi avevano travolto ogni cosa,
fino a quando mi ero ritrovato chiuso nella mia cella, e poi di nuovo, in
quel momento. Interessante? S. E inquietante.
Riuscii ad ingannare Random circa le mie condizioni, continuai. Lui
credeva che volessi il trono, quando in realt stavo cercando di recuperare
la memoria. Accett di aiutarmi a ritornare ad Ambra, e ci riusc. Be', quasi, mi corressi. Finimmo ad Arbma. Ormai, avevo rivelato a Random la
verit sulle mie condizioni, e lui mi propose di ripercorrere di nuovo il Disegno per recuperare interamente la memoria. Era la mia occasione, e ne
approfittai. Risult efficace, e io usai il potere del Disegno per trasportarmi
ad Ambra.
Benedict sorrise.
A questo punto, Random dovette sentirsi molto infelice, disse.
Non cantava di gioia, se per questo, dissi io. Aveva accettato il

giudizio di Moire, che gli aveva imposto di sposare una donna da lei scelta, una fanciulla cieca di nome Vialle, e di rimanere l con lei per un anno
almeno. Lo lasciai ad Arbma, e pi tardi venni a sapere ci che aveva fatto.
C'era anche Deirdre, ad Arbma. L'avevamo incontrata lungo la via: fuggiva
da Ambra, e tutti e tre eravamo entrati in Arbma insieme. Anche lei vi rimase.
Finii il vino e Benedict mi indic la bottiglia. Ma era quasi vuota, perci
and a prenderne una intatta dalla cassa, e riempimmo di nuovo le tazze.
Bevvi un lungo sorso. Era un vino migliore dell'altro: doveva appartenere
alla sua riserva privata.
Nel palazzo, continuai, arrivai in biblioteca, e mi procurai un mazzo
di Trionfi. Era la ragione principale per cui c'ero andato. Venni sorpreso da
Eric prima che potessi fare di pi; ci battemmo, l nella biblioteca. Riuscii
a ferirlo e credo che avrei potuto finirlo. Ma poi sopraggiunsero i rinforzi e
fui costretto a fuggire. Mi misi in contatto con Bleys, che mi aiut a raggiungerlo nell'Ombra. Il resto, forse, lo avrai saputo dai tuoi informatori.
Io e Bleys ci alleammo, attaccammo Ambra e perdemmo. Lui precipit
dalle pendici del Kolvir; gli gettai i miei Trionfi e lui li afferr. So che il
suo corpo non mai stato ritrovato. Ma era un bel salto... anche se credo
che in quel momento vi fosse l'alta marea. Non so se quel giorno mor o
no.
Non lo so neppure io, disse Benedict.
Venni imprigionato, ed Eric s'incoron. Fui costretto ad assistere alla
cerimonia, nonostante la resistenza da parte mia. Riuscii a incoronare me
stesso prima che quel bastardo genealogicamente parlando riprendesse la corona e se la piazzasse sulla testa. Poi mi fece accecare e gettare
nella segreta.
Benedict si sporse verso di me e mi scrut.
S, disse. Questo l'avevo sentito. Come avvenne?
Ferri roventi, dissi, rabbrividendo involontariamente e reprimendo
l'impulso di coprirmi gli occhi. Svenni, durante il trattamento.
Vi fu un effettivo contatto con i globi oculari?
S, dissi io. Credo.
E quanto tempo ha richiesto la rigenerazione?
Sono passati quasi quattro anni, prima che potessi vedere di nuovo,
dissi. E solo adesso la mia vista sta ritornando normale. Quindi... in tutto
cinque anni, direi.
Benedict sospir e sorrise lievemente.

Bene, disse. Mi hai dato una piccola speranza. Altri di noi hanno
perduto parti del loro organismo e hanno realizzato la rigenerazione, naturalmente; ma io non avevo mai perduto nulla d'importante... fino ad ora.
Oh, s, dissi. Una documentazione impressionante. L'ho esaminata e
riesaminata per anni. Cose dimenticate da tutti, eccettuati i diretti interessati e me: polpastrelli, dita dei piedi, lobi delle orecchie. Direi che ci sono
speranze per il tuo braccio. Tra molto tempo, naturalmente.
un bene che tu sia ambidestro, aggiunsi.
Il suo sorriso si accese e si spense; bevve un sorso di vino. No, non era
disposto a dirmi cosa gli era accaduto.
Anch'io bevvi un altro sorso. Non volevo parlargli di Dworkin. Volevo
tenere Dworkin di riserva, come un asso nella manica. Nessuno di noi conosceva i veri poteri di quell'uomo, che del resto era evidentemente pazzo.
Ma lo si poteva manovrare. Persino mio padre, a quanto pareva, aveva finito per aver paura di lui, dopo un certo tempo, e l'aveva fatto rinchiudere.
Era questo che mi aveva riferito, nella mia cella? Che mio padre l'aveva
imprigionato, quando aveva scoperto un mezzo per distruggere Ambra. Se
non si trattava del delirio d'uno psicopatico e se era la vera ragione per cui
era finito dov'era finito, allora mio padre era stato molto pi generoso di
quanto sarei stato io. Quell'uomo era troppo pericoloso per lasciarlo vivere.
D'altra parte, mio padre aveva cercato di guarirlo. Dworkin aveva parlato
di medici, di uomini che lui aveva spaventato o annientato volgendo contro
di loro i suoi poteri. Lo ricordavo soprattutto come un vecchio mite e saggio, devoto a mio padre e al resto della famiglia. Sarebbe stato difficile eliminare a cuor leggero uno come lui, se c'era qualche speranza. Era stato
rinchiuso in quella che sarebbe dovuta essere una prigione sicura. Eppure,
quando un bel giorno s'era stancato, se n'era andato, semplicemente. Nessuno pu attraversare l'Ombra, ad Ambra, che l'assenza dell'Ombra; perci lui aveva fatto qualcosa che non comprendevo, qualcosa che riguardava il principio fondamentale dei Trionfi, ed aveva lasciato la sua prigione.
Prima che vi ritornasse, ero riuscito a convincerlo a fornirmi un'analoga
via d'uscita dalla mia cella, che mi aveva trasportato al faro di Cabra, dove
mi ero un po' ripreso; e poi avevo intrapreso il viaggio che mi aveva portato a Lorraine. Molto probabilmente, Dworkin non era stato ancora scoperto. Secondo la mia opinione, la nostra famiglia aveva sempre posseduto
speciali poteri; ma era lu che li analizzava e ne formalizzava le funzioni
per mezzo del Disegno e dei Tarocchi. Spesso aveva cercato di discuterne,
ma a noi era sembrato spaventosamente astratto e tedioso. Noi siamo una

famiglia molto pratica, dannazione! Brand era l'unico che sembrava dimostrare qualche interesse per quell'argomento. E Fiona. Io avevo quasi dimenticato. Talvolta Fiona ascoltava. E nostro padre. Nostro padre sapeva
moltissime cose di cui non parlava mai. Non aveva mai molto tempo da
dedicarci, e c'erano tante cose che non sapevamo, di lui. Ma probabilmente
conosceva quei principi non meno di Dworkin. La differenza principale,
tra loro, stava nell'applicazione. Dworkin era un artista. Non so esattamente cosa fosse mio padre. Non incoraggiava la confidenza, sebbene non fosse un cattivo padre. Ogni volta che si accorgeva di noi, era prodigo di doni
e di svaghi. Ma lasciava il compito di educarci ai vari membri della sua
corte. Ci tollerava, credo, come conseguenze inevitabili delle sue passioni.
Per la verit, mi stupisce che la nostra famiglia non fosse molto pi numerosa. Noi tredici, pi due fratelli ed una sorella che erano morti, rappresentavamo quasi millecinquecento anni di attivit riproduttiva. E c'erano stati
altri di cui avevo sentito parlare, venuti molto prima di noi, e che non erano sopravvissuti. Non era una media straordinaria per un sovrano tanto
concupiscente; ma nessuno di noi era risultato eccessivamente fecondo.
Non appena eravamo in grado di arrangiarci da soli e di avventurarci nell'Ombra, nostro padre ci incoraggiava a farlo, per trovare luoghi dove avremmo potuto sistemarci ed essere felici. Questa era la mia relazione con
l'Avalon che non c' pi. A quanto sapevo io, le origini di mio padre erano
note solo a lui stesso. Non avevo mai conosciuto nessuno i cui ricordi risalissero ad un tempo in cui Oberon non esisteva. Strano? Non sapere da dove proviene il proprio padre, quando si hanno a disposizione secoli per
cercare di soddisfare questa curiosit? S. Ma lui era astuto, potente, geloso
dei suoi segreti... caratteristiche che tutti noi avevamo, in qualche misura.
Voleva vederci ben sistemati e soddisfatti, credo... ma mai cos dotati da
rappresentare una minaccia per il suo regno. C'era in lui, lo sentivo, un disagio, un senso giustificato di cautela, il timore che venissimo a sapere
troppo di lui e dei tempi passati. Non credo che avesse mai pensato seriamente ad un tempo in cui non avrebbe pi regnato ad Ambra. Qualche volta, scherzosamente o cupamente, parlava di abdicare. Ma avevo sempre
pensato che fosse una cosa calcolata, per vedere quali reazioni avrebbe
provocato. Doveva rendersi conto della situazione che avrebbe prodotto la
sua fine, ma rifiutava di credere che quell'eventualit si realizzasse. E nessuno di noi conosceva veramente tutti i suoi doveri e le sue responsabilit,
i suoi impegni segreti. Per quanto giudicassi spiacevole l'ammissione, cominciavo a pensare che nessuno di noi fosse veramente idoneo ad occupare

il trono. Mi sarebbe piaciuto darne la colpa a mio padre, ma purtroppo avevo frequentato Freud troppo a lungo per non sentirmi turbato a questo
riguardo. E poi, ora cominciavo a dubitare della validit delle nostre pretese. Se non c'era stata un'abdicazione e se nostro padre era ancora vivo, allora il massimo che potevamo sperare era la reggenza. Non sarei stato entusiasta dell'idea di sedere sul trono, se lui fosse tornato e avesse scoperto
come stavano le cose. Siamo sinceri: avevo paura di lui, e non a torto. Solo
uno sciocco non teme un potere autentico che non pu capire. Ma i miei
diritti al titolo di re o di reggente erano maggiori di quelli di Eric, ed ero
ancora deciso ad assicurarmelo. Se un potere uscito dal passato tenebroso
di mio padre, che nessuno di noi poteva veramente comprendere, serviva
ad ottenerlo, e se Dworkin rappresentava quel potere, allora doveva restare
nascosto fino a che avrei potuto servirmi di lui.
Anche se il potere che rappresentava, mi chiesi, era il potere di distruggere la stessa Ambra, e di annientare insieme ad essa i mondi dell'Ombra,
di sovvertire l'esistenza?
Specialmente in quel caso, mi dissi. A chi altro poteva venire affidato un
simile potere?
Noi siamo veramente una famiglia molto pratica.
Ancora un po' di vino; poi estrassi la pipa, la pulii, la ricaricai.
Questa, sostanzialmente, la mia storia, dissi, alzandomi per accendere la pipa alla lampada. Dopo aver recuperato la vista, sono riuscito ad
evadere; ho lasciato Ambra, sono rimasto per qualche tempo in un luogo
chiamato Lorraine, dove ho incontrato Ganelon; e poi sono venuto qui.
Perch?
Tornai a sedermi e guardai Benedict.
Perch vicina all'Avalon che io conoscevo un tempo, dissi.
Mi ero astenuto volutamente dall'accennare ai miei precedenti rapporti
con Ganelon, e mi auguravo che lui lo capisse. Quest'ombra era abbastanza
vicina alla nostra Avalon perch Ganelon ne conoscesse la topografia e
quasi tutte le usanze. Per quel che poteva contare, mi pareva buona politica
nascondere a Benedict queste informazioni.
Lui sorvol, come avevo previsto, lasciando la cosa sepolta dov'era, accanto ad altri scavi pi interessanti.
E la tua fuga? chiese. Come ci sei riuscito?
Sono stato aiutato, naturalmente, ammisi. Per uscire dalla cella. Una
volta uscito... Be', vi sono ancora alcuni passaggi che Eric non conosce.
Capisco, disse Benedict, annuendo... sperava, naturalmente, che fa-

cessi i nomi dei miei alleati, ma sapeva che non era il caso di chiedermeli.
Trassi uno sbuffo di fumo dalla pipa e sorrisi.
bello avere amici, disse lui, come confermando un mio pensiero inespresso.
Credo che ognuno di noi ne abbia alcuni, in Ambra.
Mi piace crederlo, disse lui. Poi: Mi risulta che tu abbia lasciato la
porta parzialmente scassinata ancora chiusa, abbia dato fuoco al pagliericcio, ed abbia disegnato immagini sulla parete.
S, dissi io. La reclusione prolungata influisce sulla mente di un uomo. Almeno, ha influito sulla mia. So che durante lunghi periodi non ero
razionale.
Non t'invidio questa esperienza, fratello, disse Benedict. Per nulla. E
adesso che progetti hai?
Sono ancora incerto.
Credi che ti piacerebbe restare qui?
Non lo so, dissi. Com' la situazione?
Comando io, disse... una semplice constatazione, non una vanteria.
Credo di essere riuscito ad annientare l'unico grande pericolo per il regno.
Se non m'inganno, dovrebbe aprirsi un periodo ragionevolmente tranquillo.
Il prezzo da pagare stato alto... Diede un'occhiata a ci che restava del
suo braccio. Ma ne sar valsa la pena, quando tra poco tutto ritorner
normale.
Poi pass a riferirmi la situazione, sostanzialmente simile a quella descritta dal giovane disertore; e disse come avevano vinto la battaglia. La
comandante delle figlie dell'Inferno era stata uccisa, e le sue amazzoni erano fuggite. Quasi tutte erano state massacrate, e poi le caverne erano state
nuovamente bloccate. Benedict aveva deciso di mantenere un piccolo contingente sul campo per effettuare gli ultimi rastrellamenti, mentre i suoi
esploratori battevano la zona alla ricerca delle superstiti.
Non accenn al suo incontro con la comandante delle nemiche, Lintra.
Chi ha ucciso il loro capo? domandai.
Io, disse Benedict, facendo un movimento improvviso con il moncherino. Anche se ho esitato un momento di troppo a sferrare il primo colpo.
Distolsi gli occhi, e Ganelon fece altrettanto. Quando tornai a guardare
mio fratello, il suo volto era ridivenuto normale, ed aveva abbassato il
braccio.
Ti abbiamo cercato. Lo sapevi, Corwin? chiese. Brand ha tentato di

ritrovarti in molte Ombre, ed anche Grard. Tu hai intuito esattamente ci


che disse Eric dopo la tua scomparsa, quel giorno. Noi, tuttavia, eravamo
propensi a dubitare della sua parola. Provammo parecchie volte con il tuo
Trionfo, ma senza ottenere risposta. Pu darsi che la lesione cerebrale impedisse la comunicazione. interessante. Il fatto che tu non potessi rispondere al Trionfo e che noi ti credessimo morto. Poi Julian, Caine e
Random parteciparono anch'essi alle ricerche.
Tutti? Davvero? Mi sorprende.
Benedict sorrise.
Oh, dissi io; e sorrisi anch'io.
La loro partecipazione alle ricerche, a quel punto, significava che non si
preoccupavano per me, ma della possibilit di procurarsi le prove del fratricidio da usare contro Eric, per spodestarlo o ricattarlo.
Io ti cercai nelle vicinanze di Avalon, continu lui. E trovai questo
luogo; ne fui colpito. Era in condizioni terribili, a quei tempi, e per molte
generazioni mi adoperai per restituirlo al suo antico splendore. Sebbene
avessi cominciato a farlo in tua memoria, finii per affezionarmi a questa
terra ed alla sua gente. Tutti finirono per considerarmi il loro protettore, e
anch'io feci lo stesso.
Queste parole mi commossero e mi turbarono. Voleva farmi capire che
io avevo combinato un terribile guaio, e lui aveva indugiato l per sistemare tutto... per rimediare un'ultima volta ai disastri del fratellino? Oppure intendeva dire di aver compreso che io avevo amato quel luogo o un luogo molto simile e che si era adoperato per rimetterlo in ordine perch io
l'avrei desiderato? Forse stavo diventando ipersensibile.
bello sapere che mi stavate cercando, dissi. E ancora pi bello sapere che tu sei il difensore di questa terra. Mi piacerebbe vedere questo
luogo, poich mi ricorda l'Avalon che io conoscevo. Avresti obiezioni ad
una mia visita?
tutto quello che vuoi? Compiere una visita?
tutto quello che avevo in mente.
E allora sappi che l'ombra di te stesso che un tempo regnava qui non ha
lasciato buoni ricordi. In questo luogo, nessuno d ad un bambino il nome
di Corwin; e qui io non sono fratello di Corwin.
Capisco, dissi. Il mio nome Corey. Possiamo essere vecchi amici?
Benedict annu.
I miei vecchi amici sono sempre benvenuti, qui, disse.
Sorrisi ed annuii. Mi offendeva il fatto che lui pensasse che avevo qual-

che mira su quell'ombra di un'ombra; io che, fosse pure per un istante, avevo sentito sulla mia fronte il freddo fuoco della corona d'Ambra.
Mi chiesi quale sarebbe stato il suo atteggiamento se avesse conosciuto
la mia responsabilit per quanto riguardava l'invasione. Del resto, suppongo, ero responsabile anche della perdita del suo braccio. Tuttavia, preferivo
fare un passo indietro, e ritenerne responsabile Eric. Dopotutto, era stata la
sua azione a provocare la mia maledizione.
Comunque, speravo che Benedict non lo scoprisse mai.
Tenevo moltissimo a sapere quale era la sua posizione nei confronti di
Eric. Lo avrebbe appoggiato, si sarebbe schierato dalla mia parte, oppure si
sarebbe limitato a restare in disparte mentre io compivo la mia mossa? Ero
certo che a sua volta si domandava se le mie ambizioni erano spente o covavano come brace sotto la cenere, e in quest'ultimo caso, quali erano i
miei piani per realizzarle. Quindi...
Chi dei due avrebbe affrontato l'argomento?
Trassi qualche sbuffo di fumo dalla mia pipa, finii il vino, me ne versai
dell'altro, fumai ancora. Ascoltai i suoni del campo, del vento, del mio
stomaco...
Benedict bevve un sorso di vino.
Poi: Quali sono i tuoi piani a lungo termine? mi chiese, quasi distrattamente.
Avrei potuto dire che non avevo ancora deciso, che ero semplicemente
felice di essere vivo e libero e di aver riacquistato la vista... Avrei potuto
dirgli che per il momento questo mi bastava, che non avevo piani particolari...
... E lui avrebbe capito che mentivo spudoratamente. Perch mi conosceva molto bene.
Perci: Tu sai benissimo quali sono i miei piani, dissi.
Se hai intenzione di chiedere il mio appoggio, disse lui, te lo negher. Ambra gi abbastanza malridotta anche senza un'altra presa di potere.
Eric un usurpatore.
Io preferisco considerarlo soltanto un reggente. A questo punto, chiunque di noi pretendesse al trono sarebbe colpevole di usurpazione.
Allora credi che nostro padre sia ancora vivo?
S. Vivo e angosciato. Ha compiuto diversi tentativi di comunicare.
Riuscii ad evitare che il mio volto tradisse qualche espressione. Dunque
non ero stato il solo. A questo punto, rivelare le mie esperienze sarebbe

apparsa un'ipocrisia, un gesto opportunistico, oppure una menzogna... poich nel nostro apparente colloquio di cinque anni prima mi aveva dato via
libera al trono. Naturalmente, forse allora aveva alluso soltanto a una reggenza...
Non hai appoggiato Eric quando prese il trono, dissi. Lo aiuteresti
adesso, se venisse effettuato un tentativo di spodestarlo?
come ho detto, rispose Benedict. Lo considero il reggente. Non dico di approvare tutto questo, ma non voglio altre lotte in Ambra.
Allora lo appoggeresti?
Ho detto tutto ci che ho da dire al riguardo. Sei il benvenuto, se vuoi
visitare la mia Avalon; ma non puoi usarla come base per preparare l'invasione di Ambra. Questo chiarisce la situazione riguardo ai tuoi progetti?
S, dissi io.
E in questo caso, desideri egualmente visitare questa Avalon?
Non lo so, dissi. Il tuo desiderio di evitare altre lotte in Ambra vale
in entrambe le direzioni?
Cosa intendi dire?
Intendo dire che se io fossi riportato ad Ambra contro la mia volont,
provocherei tutte le lotte possibili per evitare il riptersi di quanto mi gi
accaduto.
Il volto di Benedict si distese; abbass lentamente gli occhi.
Non intendevo sottintendere che ti tradirei. Mi credi senza cuore, Corwin? Non vorrei vederti di nuovo imprigionato, accecato... o peggio. Sei
sempre il benvenuto, qui, e puoi lasciare al confine le tue paure, insieme
alle tue ambizioni.
Allora mi piacerebbe comunque visitare questo luogo, dissi. Non ho
un esercito, e non sono venuto qui per reclutarlo.
Allora sai di essere il benvenuto.
Grazie, Benedict. Sebbene non mi aspettassi di trovarti qui, sono lieto
di averti incontrato.
Lui arross leggermente e annu.
Fa piacere anche a me, disse. Sono il primo della famiglia che tu hai
visto... dopo la tua fuga?
Annuii.
S, e sono curioso di sapere come stanno tutti. C' qualche notizia importante?
Nessuna morte, disse lui.
Ridemmo entrambi, e io compresi che avrei dovuto scoprire da solo i

pettegolezzi di famiglia. Comunque, era valsa la pena di tentare.


Ho intenzione di continuare la campagna per qualche tempo, disse
Benedict, e di proseguire il pattugliamento fino a quando avr la certezza
che degli invasori non rimasto pi nessuno. Potrebbe passare ancora una
settimana, prima che ci ritiriamo.
Oh? Allora non stata una vittoria totale?
Io credo di s, ma non corro mai rischi inutili. Val la pena di impiegare
un po' di tempo per assicurarmene.
Sei prudente, dissi, con un cenno del capo.
... Quindi, a meno che tu tenga moltissimo a restare qui all'accampamento, non vedo perch non dovresti procedere verso la citt, per vedere
qualcosa d'interessante. Io ho parecchie residenze sparse per Avalon. Stavo
pensando di assegnarti un piccolo maniero che mi sembra simpatico. Non
lontano dalla citt.
Sono ansioso di vederlo.
Domattina ti dar una mappa ed una lettera per il mio intendente.
Grazie, Benedict.
Ti raggiunger non appena avr finito qui, disse lui. Nel frattempo,
ho messaggeri che passano tutti i giorni da quelle parti. Mi terr in contatto
con te per mezzo loro.
Molto bene.
Allora trovatevi un angoletto comodo, disse lui. Sono sicuro che sentirete l'annuncio della colazione.
Mi sfugge molto di rado, dissi io. Possiamo dormire dove abbiamo
lasciato la nostra roba?
Certamente, disse Benedict, e finimmo il vino.
Quando uscimmo dalla tenda, sollevai in alto il telo, aprendolo, e lo
spinsi parecchi centimetri a lato, quando lo gettai davanti a me. Benedict ci
augur la buonanotte e si volt mentre lasciava ricadere il telo, senza notare il varco che avevo creato lateralmente.
Mi preparai il letto ad una certa distanza dalla nostra roba, sulla destra,
tenendomi in direzione della tenda di Benedict, e spostai anche i nostri
zaini, mentre vi frugavo. Ganelon mi lanci un'occhiata interrogativa, ma
io mi limitai a chinare il capo e indicai con gli occhi la tenda. Ganelon
sbirci da quella parte, ricambi il cenno, e cominci a stendere le sue coperte ancora pi a destra.
Misurai con gli occhi, mi avvicinai e dissi: Sai, preferirei dormire qui.
Ti spiacerebbe se ci scambiassimo i posti? E aggiunsi una strizzata d'oc-

chio, per farmi capire meglio.


Per me lo stesso, rispose Ganelon con una scrollata di spalle.
I fuochi si erano spenti o si stavano spegnendo, e quasi tutti i soldati si
erano addormentati. Le guardie ci degnarono appena di un'occhiata. Nell'accampamento c'era un gran silenzio, e non c'erano nubi che offuscassero
lo splendore delle stelle. Ero stanco e gli odori del fumo e della terra umida mi giungevano graditi alle narici, ricordandomi altri tempi ed altri luoghi come quello, ed il riposo al termine della giornata.
Invece di chiudere gli occhi, tuttavia, presi il mio zaino e vi appoggiai la
schiena, riempii di nuovo la pipa e l'accesi.
Cambiai posizione due volte, mentre Benedict camminava avanti e indietro dentro la tenda. Una volta spar alla mia vista, e rimase nascosto per
parecchi minuti. Ma poi la luce si mosse, e compresi che aveva aperto la
cassa. Poi ricomparve e sgombr il tavolo, torn indietro per un momento,
riapparve e sedette di nuovo nella posizione precedente. Mi mossi per poter tener d'occhio il suo braccio sinistro.
Stava sfogliando un libro, o qualcosa delle stesse dimensioni.
Carte, forse?
Naturalmente.
Avrei dato molto per poter vedere il Trionfo che scelse e mise davanti a
s. Avrei dato molto per avere Grayswandir a portata di mano, nel caso che
un'altra persona fosse entrata nella tenda senza passare dall'ingresso che io
spiavo. Mi sentivo un formicolio nella palme delle mani, nell'anticipazione
della fuga o del combattimento.
Ma Benedict rimase solo.
Rimase seduto immobile per circa un quarto d'ora, e quando finalmente
si mosse, fu solo per rimettere le carte nella cassa e spegnere la lampada.
La guardia torn, nel suo giro monotono, e Ganelon cominci a russare.
Vuotai la pipa e mi girai sul fianco.
Domani, mi dissi. Se mi sveglio qui, domani, andr tutto bene...
5
Succhiavo un filo d'erba e guardavo girare la ruota del mulino. Ero
sdraiato sul ventre, dall'altra parte del ruscello, con la testa appoggiata alle
mani. C'era un minuscolo arcobaleno nel pulviscolo che si levava sopra la
spuma ribollente ai piedi della cascata, e di tanto in tanto qualche goccia
arrivava fino a me. Lo scroscio incessante e il cigolio della ruota sommer-

gevano tutti gli altri rumori nel bosco. Il mulino era deserto, ed io lo contemplavo perch da secoli non avevo visto nulla di simile. Guardare la ruota e ascoltare l'acqua non era soltanto riposante. Era quasi ipnotico.
Eravamo arrivati da tre giorni nella casa di Benedict, e Ganelon se ne era
andato in citt, a divertirsi. Il giorno prima l'avevo accompagnato, e avevo
scoperto quello che volevo sapere. Adesso non avevo pi tempo per fare il
turista. Dovevo pensare ed agire in fretta. Non c'erano state difficolt, al
campo. Benedict aveva ordinato di darci da mangiare, e ci aveva consegnato la mappa e la lettera che aveva promesso. Eravamo partiti al levar del
sole ed eravamo arrivati al maniero verso mezzogiorno. Eravamo stati accolti con tutte le premure e, dopo esserci sistemati nei nostri alloggi, eravamo andati in citt, dove avevamo trascorso il resto della giornata.
Benedict aveva intenzione di rimanere al campo ancora per diversi giorni. Avrei dovuto terminare il compito che mi ero proposto, prima del suo
ritorno. Quindi dovevo sbrigarmi. Non c'era tempo per i viaggi tranquilli.
Dovevo ricordare esattamente le ombre e mettermi presto in movimento.
Sarebbe stato riposante, trovarmi in quel luogo tanto simile alla mia Avalon: ma ero praticamente ossessionato dai miei piani. Tuttavia, rendermi
conto della situazione non significava che fossi in grado di controllarla. I
panorami ed i suoni che ricordavo mi avevano distratto solo per poco tempo: poi ero ritornato ad occuparmi dei miei progetti.
Come la vedevo io, doveva funzionare alla perfezione. Quel viaggio doveva risolvere due dei miei problmi, se fossi riuscito a compierlo senza
destare sospetti. Sarei sparito da un giorno all'altro; ma questo l'avevo previsto, e avevo dato istruzioni a Ganelon perch mi coprisse.
La testa mi ciondolava ad ogni scricchiolio della ruota, ma scacciai ogni
altro pensiero dalla mia mente, m'impegnai a ricordare la consistenza della
sabbia, il suo colore, la temperatura, i venti, il sentore salmastro nell'aria,
le nubi...
Poi dormii e sognai, ma non sognai il luogo che cercavo.
Vidi una grande ruota di roulette, e sopra c'eravamo tutti i miei fratelli, le mie sorelle, me, ed altri che conoscevo o avevo conosciuto e salivamo e scendevamo, e ciascuno aveva la sua sezione. Tutti gridavamo perch si fermasse, e gemevamo quando superavamo il culmine e cominciavamo a ridiscendere. La ruota aveva cominciato a rallentare, ed io stavo
salendo. Un giovane biondo era appeso a testa in gi davanti a me, e gridava implorazioni e avvertimenti che venivano sommersi dalla cacofonia
delle voci. Il suo viso si oscur, si alter, divenne una cosa orribile, ed io

tagliai la corda che gli legava la caviglia, e lui cadde e scomparve. La ruota
rallent ancora di pi mentre mi avvicinavo al culmine, e allora vidi Lorraine. Mi rivolgeva gesti frenetici e mi chiamava per nome. Mi tesi verso
di lei: la vedevo chiaramente, la volevo, volevo aiutarla. Ma scomparve,
quando la ruota continu a girare.
Corwin!
Cercai di ignorare il suo grido, perch ero quasi in cima. Il grido si ripet, ma io mi tesi e mi accinsi a spiccare un balzo verso l'alto. Se non si fosse fermata per me, avrei tentato di bloccare quella maledetta ruota, anche
se una caduta avrebbe significato la rovina totale. Mi preparai al balzo. Un
altro scatto...
Corwin!
Il grido si disperse, ritorn, svan, ed io stavo guardando di nuovo la ruota del mulino, mentre il mio nome mi echeggiava nelle orecchie e si mescolava e si disperdeva nel mormorio del ruscello.
Sbattei le palpebre e mi passai le dita tra i capelli. Quando lo feci, innumerevoli pappi di dente di leone mi caddero sulle spalle, e in quell'istante
sentii una risatina dietro di me.
Mi affrettai a voltarmi e spalancai gli occhi.
Lei stava ad una dozzina di passi da me; era una giovane donna alta,
snella, con gli occhi scuri ed i capelli bruni, cortissimi. Portava un corsetto
da schermitore e teneva un fioretto nella destra, una maschera nella sinistra. Mi guardava e rideva. Aveva i denti bianchissimi, regolari e un po'
lunghi; una fascia di lentiggini le attraversava il nasetto e la parte superiore
delle guance abbronzate. Aveva quell'aria di vitalit che attrae in modo diverso dall'avvenenza. Soprattutto, forse, quando viene osservata dall'alto di
tanti anni.
Lei mi salut con il fioretto.
En garde, Corwin! disse.
Chi diavolo sei? chiesi, e in quel momento notai un corsetto, una maschera ed un fioretto accanto a me, sull'erba.
Niente domande, niente risposte, disse lei. Prima dobbiamo batterci.
Poi mise la maschera e attese.
Mi alzai e presi il corsetto. Capivo che sarebbe stato pi facile battermi
che discutere con lei. Mi turbava il fatto che conoscesse il mio nome, e pi
ci pensavo e pi mi sembrava vagamente di conoscerla. Era meglio assecondarla, decisi, mentre infilavo il corsetto e l'allacciavo.

Raccattai il fioretto, misi la maschera.


Sta bene, dissi, abbozzando un breve saluto e avanzando. Sta bene.
Poi lei venne avanti, e incominciammo. Lasciai che fosse lei ad attaccare.
Attacc molto rapidamente, con una battuta, una finta, una finta, un affondo. La mia risposta fu due volte pi rapida, ma lei riusc a pararla, e
torn ad attaccare con identica velocit. Poi cominciai a indietreggiare lentamente, per sbilanciarla. Lei rise e venne avanti, incalzandomi. Era formidabile e lo sapeva. Ci teneva a sfoggiare la sua bravura. Per due volte riusc quasi a colpirmi, sempre allo stesso modo un attacco in basso e
questo non mi piacque affatto. Appena potei, la bloccai con un arrestoaffondo. Lei imprec sommessamente, gaiamente, e torn ad attaccare. Di
solito non mi piace tirar di scherma con le donne, per quanto siano abili;
ma questa volta mi accorsi che mi divertivo. La bravura e la grazia con cui
portava gli attacchi e li sosteneva mi davano piacere, e mi trovai a contemplare la mente che ispirava quello stile. All'inizio, avevo pensato di stancarla rapidamente, per concludere lo scontro e interrogarla. Ma adesso desideravo prolungare quel combattimento.
Lei non si stanc presto. Non avevo motivo di preoccuparmi, per quello.
Persi la nozione del tempo mentre ci muovevamo avanti e indietro lungo la
riva del ruscello, e le nostre lame ticchettavano continuamente.
Dovette trascorrere molto tempo, comunque, prima che lei battesse il
piede e levasse il fioretto per un ultimo saluto. Poi si tolse la maschera e
mi rivolse un altro sorriso.
Grazie, disse, ansimando.
Ricambiai il saluto e mi tolsi anch'io la maschera. Mi girai per slacciarmi le fibbie del corsetto, e prima che me ne accorgessi, lei si era avvicinata
e mi aveva dato un bacio sulla guancia. Non dovette alzarsi in punta di
piedi per riuscirci. Mi sentii confuso, per un momento, ma sorrisi. Prima
che potessi dire qualcosa, lei mi aveva preso il braccio e mi aveva fatto girare nella direzione da cui eravamo venuti.
Ho portato un cesto per il picnic, disse.
Benissimo. Ho fame. E sono anche curioso...
Ti dir tutto quello che vuoi sapere, promise lei, allegramente.
Mi diresti il tuo nome? chiesi.
Dara, rispose. Mi chiamo Dara, come mia nonna.
Mi guard, dicendolo, come se sperasse in una reazione. Quasi mi dispiacque deluderla, ma annuii e lo ripetei e poi: Perch mi hai chiamato

Corwin? chiesi.
Perch il tuo nome, disse lei. Ti ho riconosciuto.
E dove mi avevi visto?
Dara mi lasci il braccio.
Ecco qui, disse, sporgendosi dietro un albero e sollevando un cesto
che stava appoggiato sulle radici scoperte.
Spero che non ci siano entrate le formiche, disse, portandosi in un
tratto ombroso in riva al ruscello e stendendo al suolo una tovaglia.
Io appesi i fioretti e il resto a un vicino cespuglio.
Mi sembra che ti porti in giro parecchia roba, osservai.
Il mio cavallo l dietro, disse Dara, indicando con la testa verso valle.
Poi ferm la tovaglia con qualche sasso e cominci a vuotare il cesto.
Perch l'hai lasciato l? chiesi.
Per poterti sorprendere, naturalmente. Se avessi sentito un cavallo, ti
saresti svegliato, sicuro come l'inferno.
Probabilmente hai ragione, dissi.
Lei si ferm, come se riflettesse intensamente, poi rovin tutto con una
risatina.
Ma la prima volta non l'avevi fatto. Comunque...
La prima volta? chiesi io; capivo che era quel che voleva lei.
S. Poco fa, ti ho quasi travolto, dissi. Eri addormentato profondamente. Quando ho visto chi eri, sono tornata a prendere il cesto del picnic
e le armi.
Oh, capisco.
Vieni a sederti, disse lei. E stappa la bottiglia, ti dispiace?
Pos la bottiglia accanto a me e tolse dalla carta due calici di cristallo, li
mise al centro della tovaglia.
Andai al mio posto e sedetti.
Questa la migliore cristalleria di Benedict, notai, mentre aprivo la
bottiglia.
S, disse lei. Attento a non rovesciarli, quando versi il vino... e non
credo che dovremmo farli toccare per brindare.
No, non credo, dissi, e versai il vino.
Lei alz il bicchiere.
Alla riunione, disse.
Che riunione?
La nostra.

Non ti ho mai incontrata prima d'ora.


Non essere cos prosaico, disse lei, e bevve un sorso.
Scrollai le spalle.
Alla riunione.
Poi incominci a mangiare, ed io la imitai. Sembrava godere tanto dell'atmosfera di mistero da lei creata che avevo voglia di collaborare, solo
per accontentarla.
Dove potrei averti incontrata? azzardai. stato in una grande corte?
Forse in un harem...
Forse in Ambra, disse Dara. Tu eri...
Ambra? feci, ricordando che avevo in mano un calice di Benedict e
frenando l'emozione. Ma tu chi sei, insomma?
... Tu eri l... bello, presuntuoso, ammirato da tutte le dame, prosegu
lei. E c'ero anch'io, una cosettina scialba, che ti ammirava da lontano. La
piccola Dara... grigia, o pastello... sbocciata in ritardo, mi affretto ad aggiungere... che si rodeva il cuore per te...
Mormorai una blanda oscenit e lei rise di nuovo.
Non era cos? chiese.
No, dissi, addentando un altro boccone di carne e pane. Molto pi
probabilmente stato in quel postribolo dopo che mi sono lussato la spalla.
Quella notte ero ubriaco...
Lo ricordi! esclam lei. Ma era un impiego a tempo parziale. Durante il giorno domavo cavalli.
Mi arrendo, dissi, e versai altro vino.
La cosa pi irritante stava nel fatto che c'era in lei un'aria maledettamente familiare. Ma a giudicare dall'aspetto e dal comportamento, calcolai che
doveva avere all'incirca diciassette anni. E questo tendeva ad escludere che
le nostre strade si fossero mai incontrate.
stato Benedict a insegnarti a tirare di scherma? le chiesi.
S.
Che cos' per te?
Il mio amante, naturalmente, rispose Dara. Mi copre di gioielli e di
pellicce... e tira di scherma con me.
Rise di nuovo.
Io continuai a scrutarla in volto.
S... era possibile...
Sono offeso, dissi alla fine.
Perch? chiese lei.

Bendict non mi ha offerto un sigaro.


Un sigaro?
Tu sei sua figlia, non vero?
Arross, ma scosse il capo.
No, disse. Ma ti stai avvicinando.
La nipote? dissi.
Be',... una specie.
Temo di non capire.
Gli piace che io lo chiami nonno. Ma per la verit il padre di mia
nonna.
Capisco. In famiglia ce ne sono altre come te?
No. Ci sono soltanto io.
E tua madre... e tua nonna?
Morte, tutte e due.
Come sono morte?
Di morte violenta. Entrambe le volte avvenne mentre lui era tornato ad
Ambra. Credo sia per questo che ormai non vi pi ritornato da molto
tempo. Non vuole lasciarmi indifesa... anche se sa che sono capace di badare a me stessa. Lo sai anche tu, vero?
Annuii. Questo spiegava parecchie cose, in particolare perch lui era il
Protettore di quella Avalon. Doveva tenere Dara in qualche luogo, e certamente non voleva condurla ad Ambra. Probabilmente non voleva neppure che noi fossimo informati dell'esistenza di Dara. Sarebbe stato facile
servirci di lei per ricattarlo. E Benedict non avrebbe certamente desiderato
che la conoscessi tanto presto.
Perci dissi: Non credo che dovresti essere qui. E penso che Benedict
si irriterebbe moltissimo se lo sapesse.
Sei proprio come lui! Ma io sono adulta, maledizione!
L'ho negato, forse? Ma dovresti essere altrove, non vero?
Lei si riemp la bocca, invece di rispondere. La imitai. Dopo parecchi
minuti durante i quali masticammo, imbarazzati, decisi di abbordare un altro argomento.
Come hai fatto a riconoscermi? chiesi.
Lei inghiott il boccone, bevve un sorso di vino e sorrise.
Dal tuo ritratto, naturalmente, disse.
Che ritratto?
Sulla carta, disse Dara. Le usavamo spesso per giocare, quand'ero
piccola. In quel modo ho imparato a riconoscere tutti i miei parenti. Tu ed

Eric siete gli altri schermitori pi abili, lo sapevo. per questo che...
Tu hai un mazzo di Trionfi? l'interruppi.
No, rispose, facendo il broncio. Lui non ha voluto darmelo... e so che
ne ha parecchi.
Davvero? Dove li tiene?
Lei socchiuse gli occhi, fissando i miei. Dannazione! Non avrei voluto
mostrarmi tanto ansioso.
Ma: Ha quasi sempre un mazzo con s, disse Dara. E non so dove
tenga gli altri. Perch? Non vuole mostrarteli?
Non gliel'ho chiesto, dissi. Ne conosci il significato?
C'erano certe cose che non dovevo fare, quando c'era un mazzo a portata di mano. Immagino che servano a qualcosa di speciale, ma lui non mi ha
mai spiegato di che si tratta. Sono molto importanti, vero?
S.
Lo pensavo. E tu vorresti usarli per qualcosa di complicato e sinistro.
Scrollai le spalle.
Se Benedict non vuole fartene ancora conoscere la funzione, non sar
certo io a dirtelo.
Lei brontol, sottovoce.
Hai paura di lui, disse.
Ho molto rispetto per Benedict, e anche un certo affetto.
Dara rise.
uno schermitore superiore a te?
Distolsi lo sguardo. Dara doveva essere appena ritornata da un luogo
molto lontano da quella realt. Gli abitanti della citt con cui avevo parlato
sapevano del braccio di Benedict. Non era una di quelle notizie che circolano lentamente. Di sicuro, non sarei stato io il primo a dirglielo.
Pensala come vuoi, dissi. Dove sei stata?
Al villaggio, disse lei. Tra le montagne. Il nonno mi ha condotta l
da certi suoi amici chiamati Tecy. Tu conosci i Tecy?
No, non li conosco.
C'ero gi stata, prima, disse Dara. Lui mi conduce sempre a stare con
loro, al villaggio, quando qui c' qualche guaio. un luogo che non ha
nome. Io lo chiamo il villaggio, semplicemente. tutto molto strano... il
villaggio e gli abitanti. Sembra che ci venerino, in un certo senso. Mi trattano come se fossi un oggetto sacro, e non mi dicono mai quello che voglio sapere. Il tragitto non lungo, ma le montagne sono differenti, il cielo
differente... tutto! E sembra che, quando arrivo l, non vi sia pi la strada

del ritorno. Ho tentato di tornare indietro da sola, certe volte, ma mi sono


smarrita. Doveva sempre venire il nonno a prendermi, e allora il percorso
era facile. I Tecy seguono tutte le sue istruzioni, per quanto riguarda me.
Lo trattano come se fosse un dio.
Lo , dissi. Per loro.
Hai detto che non li conosci.
Non necessario. Conosco Benedict.
E come fa? Dimmelo.
Scossi il capo.
Tu come fai? le chiesi. Come hai fatto a ritornare qui, questa volta?
Dara fin il vino e tese il bicchiere. Quando glielo ebbi riempito e alzai
gli occhi, lei teneva la testa reclinata sulla spalla destra: aveva le sopracciglia corrugate e sembrava fissare qualcosa di molto lontano.
Non lo so, esattamente, disse, alzando il bicchiere e sorseggiando automaticamente. Non so bene come ho fatto...
Con la sinistra cominci a giocherellare con il coltello, poi lo prese.
Ero arrabbiata, arrabbiatissima di essere stata spedita via di nuovo,
disse. Gli ho dichiarato che volevo restare qui a combattere, ma mi ha
portato a fare una cavalcata con lui, e dopo un po' siamo arrivati al villaggio. Non so come. Non stata una cavalcata lunga, e all'improvviso siamo
arrivati. Conosco questa zona. Ci sono nata e cresciuta. L'ho girata tutta a
cavallo, per centinaia di leghe in tutte le direzioni. Ma mi sembrato che
la cavalcata fosse breve, e all'improvviso ci siamo ritrovati fra i Tecy. Ma
sono passati parecchi anni, e adesso che sono cresciuta so essere pi volitiva. Ho deciso di ritornare da sola.
Cominci a raschiare ed a scavare il terriccio con il coltello, come se
non si rendesse conto di quello che stava facendo.
Ho atteso il calar della notte, continu. E ho studiato le stelle per orientarmi. Era una sensazione irreale. Le stelle erano tutte diverse. Non riconoscevo neppure una costellazione. Sono rientrata e ho cominciato a
pensare. Ero un po' impaurita e non sapevo cosa fare. Ho trascorso il giorno seguente cercando di carpire altre informazioni ai Tecy e all'altra gente
del villaggio. Ma era come un brutto sogno. Erano stupidi, o facevano apposta per confondermi. Non soltanto non c'era una strada per venire da l a
qui, ma loro non sapevano neppure dove era 'qui', e non erano troppo sicuri
neppure dell'ubicazione di 'l'. Quella notte ho scrutato di nuovo le stelle,
per essere ben sicura di ci che avevo visto, e ho cominciato a credere un
po' a quello che mi avevano detto.

Mosse il coltello avanti e indietro come se lo affilasse, spianando il terreno. Poi cominci a tracciarvi disegni.
Poi, per diversi giorni, ho cercato di trovare la via del ritorno, continu. Credevo di poter ritrovare il sentiero e di ripercorrerlo, ma era svanito. Poi mi venuta in mente un'altra cosa. Ogni mattina partivo in una direzione diversa, cavalcavo fino a mezzogiorno, e poi tornavo indietro. Non
ho trovato nulla che potessi riconoscere. Era sconcertante. Tutte le sere andavo a dormire pi infuriata e sconvolta... e pi decisa a trovare la strada
per tornare ad Avalon. Dovevo dimostrare al nonno che non poteva pi
scaricarmi in qualche posto come se fossi una bambina e pretendere che
me ne stessi buona.
Poi, dopo circa una settimana, ho cominciato a sognare. Incubi. Hai
mai sognato di correre e correre e correre senza arrivare mai in nessun posto? Era cos... come la ragnatela ardente. Ma non era una ragnatela, non
c'erano ragni, e non bruciava. Io per ero prigioniera, e giravo e giravo. In
verit non mi muovevo. Non completamente esatto, ma non saprei come
dirlo, altrimenti. E dovevo continuare a tentare... nella realt. Volevo...
muovermi in quel disegno. Quando mi sono svegliata ero stanca, come se
mi fossi affaticata per tutta la notte. continuato cos per molte notti, ed
ogni volta la ragnatela sembrava pi forte e pi lunga e pi reale.
Poi questa mattina mi sono alzata, con il sogno che mi danzava ancora
nella testa, e ho capito che potevo tornare a casa. Sono partita a cavallo, e
quasi continuavo a sognare, mi sembrava. Ho percorso l'intera distanza
senza fermarmi neppure una volta, e senza badare a quello che mi circondava: continuavo a pensare ad Avalon... e mentre cavalcavo, l'ambiente diventava sempre pi familiare, fino a quando sono arrivata qui. Solo allora,
mi pare, mi sono svegliata completamente. Adesso il villaggio e i Tecy,
quel cielo, quelle stelle, i boschi e le montagne mi sembrano tutto un sogno. Non sono sicura che saprei ritrovare la strada per tornarci. Non strano? Sai dirmi che cos' accaduto?
Mi alzai, e girai intorno alla tovaglia spiegata. Sedetti accanto a lei.
Ricordi com'era la ragnatela ardente che in realt non era una ragnatela
e non bruciava? le chiesi.
S... in un certo senso, disse lei.
Dammi il coltello, le dissi.
Dara me lo porse.
Con la punta della lama cominciai a completare il suo scarabocchio, allungando le linee, cancellandone alcune, aggiungendone altre. Lei non dis-

se neppure una parola: ma seguiva attentamente ogni mio movimento.


Quando ebbi terminato, deposi il coltello e attesi, in silenzio, a lungo.
Poi finalmente lei parl, sottovoce.
S, esatto, disse, distogliendo lo sguardo dal disegno per fissare me.
Come lo sapevi? Come sapevi quello che io ho sognato?
Perch, dissi io, tu hai sognato qualcosa che impresso nei tuoi geni.
Come e perch, non lo so. Questo dimostra, comunque, che sei una vera
figlia d'Ambra. Tu hai camminato nell'Ombra. Ci che hai sognato era il
Grande Disegno di Ambra. Grazie al suo potere, quelli della stirpe reale
detengono il potere sulle ombre. Sai di cosa sto parlando?
Non ne sono sicura, disse lei. Non credo. Ho sentito il nonno maledire le ombre, ma non ho mai capito che cosa intendesse.
Allora non sai dove si trova Ambra.
No. Lui era sempre evasivo. Mi parlava di Ambra e della famiglia. Ma
non conosco neppure la direzione in cui si trova Ambra. So soltanto che
lontana.
Si trova in tutte le direzioni, dissi io. O in qualunque direzione si
scelga. sufficiente...
S! m'interruppe Dara. Avevo dimenticato, oppure credevo che facesse il misterioso: ma Brand ha detto esattamente la stessa cosa, molto
tempo fa. Cosa significa, comunque?
Brand? Quando stato qui Brand?
Anni fa, disse Dara. Quand'ero bambina. Veniva spesso a farci visita.
Ero innamoratissima di lui e lo assediavo continuamente. Lui mi raccontava le storie, mi insegnava tanti giochi...
Quando l'hai visto per l'ultima volta?
Oh, otto o nove anni fa, direi.
Hai conosciuto qualcuno degli altri?
S, disse Dara. Julian e Grard sono stati qui non molto tempo fa.
Sono passati solo pochi mesi.
All'improvviso, mi sentii molto insicuro. Benedict mi aveva tenuto nascoste molte cose. Avrei preferito venire male informato, piuttosto che essere lasciato completamente all'oscuro. pi facile infuriarsi quando si
scopre la verit. Ma il guaio era che Benedict era troppo sincero. Avrebbe
preferito non dir nulla, piuttosto che mentirmi. Tuttavia, sentivo avvicinarsi qualcosa di spiacevole, e sapevo che non potevo perdere tempo; dovevo
muovermi al pi presto possibile. S, sarebbe stata una missione dura e
precipitosa, per ottenere le pietre. Comunque, c'erano ancora molte cose da

imparare, qui, prima di tentare. Il tempo... maledizione!


stata la prima volta che li hai incontrati? chiesi.
S, disse Dara. E ci sono rimasta molto male. S'interruppe e sospir.
Il nonno non ha voluto che parlassi del nostro legame di parentela. Mi ha
presentata come la sua pupilla. E ha rifiutato di spiegarmi il perch. Maledizione!
Sono sicuro che aveva ottime ragioni per farlo.
Oh, ne sono sicura anch'io. Ma non servito a farmi sentire meglio. Per
tutta la vita avevo atteso di conoscere i miei parenti. Tu sai perch il nonno
mi ha trattata cos?
Questi sono tempi difficili, ad Ambra, dissi., E la situazione potrebbe
peggiorare ancora. Meno sono coloro che conoscono la tua esistenza, e
meno c' pericolo che tu venga coinvolta o che ti capiti qualcosa di male.
Lo ha fatto solo per proteggerti. Dara sbuff, sprezzante.
Non ho bisogno di protezione, disse. So badare a me stessa.
Sei un'ottima schermitrice, dissi. Purtroppo, la vita molto pi complicata di uno scontro leale.
Lo so. Non sono una bambina. Ma...
Ma niente! Benedict ha fatto per te quello che avrei fatto io, se tu fossi
mia. Intendeva proteggere se stesso, oltre te. Mi sorprende che abbia fatto
sapere a Brand chi sei. Si infurier moltissimo perch io l'ho scoperto.
Dara alz la testa di scatto e mi fiss ad occhi sbarrati.
Ma tu non faresti mai nulla per danneggiarci, disse. Siamo... siamo
parenti...
Come diavolo fai a sapere perch sono qui, o che cosa sto pensando?
ribattei. Potresti avere infilato in un cappio il tuo collo e quello di tuo
nonno!
Stai scherzando, vero? disse lei, alzando lentamente la mano sinistra.
Non lo so, dissi. Non certo... e io non ne parlerei, se avessi in mente qualcosa di brutto, non ti pare?
No... credo di no.
Ti dir una cosa che Benedict avrebbe dovuto spiegarti molto tempo
fa, dissi. Non fidarti mai di un parente. molto peggio che fidarsi di un
estraneo. Con un estraneo, c' una possibilit che tu sia al sicuro.
Questo lo pensi veramente, no?
S.
Te compreso?
Sorrisi.

Naturalmente, non vale per me. Io sono l'incarnazione dell'onore, della


bont, della misericordia e della gentilezza. Fidati di me, completamente.
Lo far, disse, e io risi.
Lo far, insistette Dara. Tu non ci faresti mai del male. Lo so.
Parlami di Grard e Julian, dissi. Mi sentivo inquieto, come sempre,
di fronte ad una fiducia non richiesta. Qual era la ragione della loro visita?
Dara tacque per un momento, continuando a studiarmi, poi: Ti ho gi
detto molte cose, fece. No? Hai ragione. Non si mai abbastanza prudenti. Credo che adesso tocchi a te parlare.
Bene. Stai imparando come comportarti con noi. Che cosa vuoi sapere?
Dov' il villaggio, realmente? Ed Ambra? Sono piuttosto simili, non
vero? Cosa intendevi quando hai detto che Ambra si trova in tutte le direzioni, o in qualunque? Che cosa sono le ombre?
Mi alzai e la guardai. Tesi la mano. Sembrava molto giovane, e in quel
momento aveva anche l'aria spaventata, ma l'accett.
Dove...? chiese, alzandosi.
Da questa parte, dissi io, e la condussi nel punto dove avevo dormito e
contemplato la cascata e la ruota del mulino.
Lei fece per dire qualcosa, ma l'interruppi.
Guarda. Guarda soltanto, ordinai.
Restammo l a guardare lo scroscio e il turbinio mentre io riordinavo i
miei pensieri. Poi: Vieni, dissi, guidandola per il gomito in direzione del
bosco.
Mentre procedevamo tra gli alberi, una nube oscur il sole e le ombre si
addensarono. Le voci degli uccelli divennero pi stridule e dal suolo sal
una zaffata di umidit. Mentre passavamo da un albero all'altro, le foglie
diventavano sempre pi grandi. Quando il sole riapparve, la sua luce era
pi gialla, e superata una svolta incontrammo una cortina di liane. Le grida
degli uccelli divennero pi rauche e pi numerose. Il sentiero prese a salire, e io guidai Dara oltre uno sperone di selce, su per l'erta. Dietro di noi
sembrava levarsi un rombo lontano, appena percettibile. Il cielo era di un
azzurro diverso quando attraversammo uno spiazzo scoperto, e spaventammo una grossa lucertola bruna che stava prendendo il sole su una roccia. Mentre giravamo intorno ad un altro sperone di pietra, Dara disse:
Non sapevo che ci fosse tutto questo, qui. Non ero mai passata da queste
parti. Ma non le risposi, perch ero impegnato a spostare la sostanza del-

l'Ombra.
Poi ci volgemmo di nuovo verso il bosco, ma adesso il percorso era in
salita. Gli alberi erano colossi tropicali, inframmezzati da felci, e si udivano nuovi rumori... latrati, sibili e ronzii. Mentre salivamo per il sentiero, il
rombo divenne pi forte intorno a noi, e il terreno cominci a vibrare. Dara
si aggrappava al mio braccio e non diceva nulla, ma scrutava ogni cosa.
C'erano grandi fiori piatti e pallidi, e pozze formate dall'acqua che sgocciolava dall'alto. La temperatura era salita notevolmente, e stavamo sudando.
Il rombo divenne un ruggito poderoso, e quando uscimmo di nuovo dal
bosco, il suono era divenuto un tuono costante che scendeva intorno a noi.
La guidai sul ciglio del precipizio e indicai.
Precipitava per pi di trecento metri: una possente catarratta che colpiva
il fiume grigio come un'incudine. Le correnti erano rapide e forti, e trasportavano bolle e fiocchi di spuma per un lungo tratto, prima che si dissolvessero. Di fronte a noi, a circa mezzo miglio di distanza, in parte nascosta dall'arcobaleno e dalla nebbia, come un'isola schiaffeggiata da un
Titano, una ruota gigantesca girava lentamente, ponderosa e lucente. Lass
in alto, uccelli enormi andavano alla deriva come crocifissi sulle correnti
d'aria.
Restammo l a lungo. Era impossibile parlare, e forse era meglio cos.
Dopo qualche tempo, quando lei si volt a guardarmi socchiudendo gli occhi con aria interrogativa, annuii e indicai con lo sguardo il bosco. Poi ci
voltammo e ritornammo nella direzione da cui eravamo venuti.
Il nostro ritorno fu lo stesso processo, a rovescio, e io riuscii a percorrerlo con maggiore facilit. Quando ridivenne possibile parlare, Dara rimase
in silenzio: ormai aveva compreso che io facevo parte del processo di mutamento in atto intorno a noi.
Solo quando fummo tornati in riva al nostro ruscello, a guardare la piccola ruota del mulino che girava, lei riprese a parlare.
Quel luogo era come il villaggio?
S. Un'ombra.
E come Ambra?
No. Ambra getta l'Ombra. Pu venire modellata in qualunque forma, se
sai come fare. Quel luogo era un'ombra, il tuo villaggio era un'ombra... e
questo posto un'ombra. Ogni luogo di cui puoi immaginare l'esistenza esiste nell'Ombra.
... E tu e il nonno e gli altri potete aggirarvi nelle ombre, scegliendo
quella che volete?

S.
E io ho fatto la stessa cosa, quando sono ritornata dal villaggio?
S.
Il suo viso si illumin. Abbass le sopracciglia quasi nere e dilat le narici in una rapida aspirazione.
Dunque posso farlo anch'io... disse. Posso andare dovunque, fare tutto ci che voglio!
La capacit dentro di te, dissi.
Allora Dara mi baci, all'improvviso, d'impulso, poi si allontan, girando su se stessa. I capelli le volteggiavano intorno al collo snello, mentre
cercava di guardare tutto nello stesso istante.
Allora posso fare qualunque cosa, disse, fermandosi.
Vi sono limiti, pericoli...
Questa s che vita, disse lei. Come ho imparato a farlo?
La chiave il Grande Disegno di Ambra. Devi percorrerlo per acquisire la facolt. tracciato sul pavimento di una sala sotto il palazzo di Ambra. molto grande. Devi incominciare dall'esterno e dirigerti verso il centro, senza fermarti. C' una notevole resistenza, ed un'impresa difficile.
Se ti fermi, se cerchi di lasciare il Disegno prima di averlo completato, ti
annienta. Ma se lo completi, il tuo potere sull'Ombra sar sottomesso alla
tua volont cosciente.
Dara corse accanto alla tovaglia e studi il motivo che io avevo tracciato
per terra.
La seguii, pi lentamente. Quando mi avvicinai, lei disse: Devo andare
ad Ambra e percorrerlo!
Sono certo che Benedict ha disposto perch tu lo faccia, un giorno,
dissi.
Un giorno? esclam lei. Subito! Devo percorrerlo subito! Perch non
mi parla mai di queste cose?
Perch non puoi ancora farlo. La situazione, ad Ambra, tale che sarebbe pericoloso per entrambi permettere che l si sappia della tua esistenza. Ambra ti vietata, temporaneamente.
Non giusto! esclam, voltandosi per guardarmi sdegnata.
Non giusto, infatti, ammisi. Ma ora le cose stanno cos. Non dare la
colpa a me.
Quelle parole mi uscirono a fatica dalle labbra. In parte, naturalmente, la
colpa era mia.
Sarebbe quasi meglio se non mi avessi parlato di queste cose, disse

Dara, se non posso averle.


Non poi cos terribile, le dissi io. La situazione ritorner stabile ad
Ambra... e presto.
E come ne sar informata?
Benedict lo sapr. E allora te lo dir.
Non ha ritenuto opportuno farmi sapere molte cose!
A che scopo? Solo per farti soffrire? Sai che stato sempre buono con
te, che ti vuol bene. Quando verr il momento, agir per te.
E se non lo far? Mi aiuterai tu, allora?
Far ci che posso.
Come potr trovarti? Per fartelo sapere?
Sorrisi. Ero arrivato al punto decisivo quasi senza sforzarmi. Non era
necessario parlarle di quello che importava veramente. Solo quello che avrebbe potuto tornarmi utile pi tardi...
Le carte, dissi. I Trionfi di famiglia. Sono ben pi di una semplice
affettazione sentimentale. Sono un mezzo di comunicazione. Prendi il mio,
fissalo, concentrati, cerca di escludere dalla mente tutti gli altri pensieri,
fingi che sia veramente me e comincia a parlarmi. Scoprirai che davvero
me, e che io ti sto rispondendo.
Sono proprio le cose che il nonno mi ha detto di non fare, quando maneggio le carte!
Naturalmente.
Come funziona?
Un'altra volta, dissi io. Una cosa in cambio di un'altra cosa. Ricordi?
Ti ho parlato di Ambra e dell'Ombra. Tu parlami della visita di Grard e di
Julian.
S, disse Dara. Ma non c' molto da raccontare. Una mattina, cinque
o sei mesi fa, il nonno si interrotto all'improvviso. Stava potando gli alberi, nel frutteto... gli piace farlo personalmente e io lo aiutavo. Era su una
scala, e all'improvviso ha smesso di potare, ha abbassato le cesoie, e non si
mosso per diversi minuti. Ho pensato che stesse riposando, e ho continuato a rastrellare. Poi l'ho sentito parlare... non mormorava: parlava veramente, come se conversasse. In un primo momento ho creduto che parlasse con me, e gli ho chiesto cos'aveva detto. Ma lui non mi ha badato.
Adesso che so a che servono i Trionfi, capisco che doveva parlare con uno
di loro, in quel momento. Probabilmente Julian. Comunque, sceso dalla
scala molto in fretta, mi ha detto che dovevo andarmene per un giorno o
due, e si avviato verso il maniero. Ma poi si fermato, ed tornato indie-

tro. E mi ha detto che se Julian e Grard fossero venuti a farci visita, dovevo presentarmi come la sua pupilla, la figlia orfana di un fedele servitore.
Dopo un po' se ne andato, portando con s altri due cavalli. Aveva la sua
spada.
ritornato nel cuore della notte, conducendoli tutti e due con s. Grard era semisvenuto. Aveva la gamba sinistra fratturata, e tutta la parte sinistra del corpo molto malconcia. Anche Julian era malridotto, ma non aveva fratture. Sono rimasti con noi per quasi un mese, e sono guariti in
fretta. Poi si sono fatti prestare due cavalli e se ne sono andati. Non li ho
pi rivisti.
E hanno detto com'erano stati feriti?
Solo che c'era stato un incidente. Non hanno voluto parlarne, con me.
Dove? Dov'era successo?
Sulla strada nera. Ho sentito che ne parlavano pi volte.
Dov' la strada nera?
Non lo so.
Cosa dicevano?
La maledicevano. Ecco tutto.
Abbassai lo sguardo e vidi che nella bottiglia era rimasto un po' di vino.
Mi chinai e lo versai nei bicchieri, gliene porsi uno.
Alla riunione, dissi con un sorriso.
... La riunione, ripet lei. Bevemmo.
Dara cominci a rimettere a posto la roba, ed io l'aiutai; mi sentivo riprendere dalla necessit di affrettarmi.
Per quanto tempo dovr attendere prima di cercare di mettermi in contatto con te? chiese Dara.
Tre mesi. Concedimi tre mesi.
E allora dove sarai?
Ad Ambra, spero.
Per quanto resterai qui?
Non molto. Anzi, devo partire subito per un breve viaggio. Ma dovrei
essere di ritorno domani. Probabilmente, dopo mi fermer solo per pochi
giorni.
Vorrei che restassi pi a lungo.
Anch'io lo vorrei. Mi piacerebbe, ora che ti ho incontrata.
Dara arross, e rivolse la sua attenzione al cesto. Io andai a prendere i
fioretti, le maschere e i corsetti.
Torni al maniero, adesso? chiese lei.

Alle stalle. Partir immediatamente.


Riprese il canestro.
Allora andremo insieme. Il mio cavallo da questa parte.
Annuii e la seguii verso un sentiero, sulla destra.
Immagino, disse Dara, che sarebbe meglio per me non parlarne con
nessuno, soprattutto con il nonno?
Sarebbe pi prudente.
Lo scroscio e il gorgoglio del ruscello che scorreva verso il fiume, verso
il mare, svan, svan, si dilegu, e per qualche tempo rest nell'aria solo lo
scricchiolio della ruota del mulino.
6
Molto spesso, un movimento costante pi importante della velocit.
Purch vi sia una progressione regolare di stimoli cui agganciarsi mentalmente, c' spazio per un movimento laterale. Quando si procede cos, la
velocit a nostra discrezione.
Perci mi muovevo lentamente, ma costantemente, usando la mia discrezione. Non era il caso di stancare inutilmente Astro. I mutamenti rapidi
sono gi abbastanza duri per gli esseri umani. Gli ammali, che non sono altrettanto abili a mentire a se stessi, soffrono di pi e qualche volta s'imbizzarriscono.
Attraversai un piccolo ponte di legno sul ruscello e poi procedetti parallelamente al corso d'acqua, per qualche tempo. Avevo intenzione di evitare
la citt, e di seguire la direzione generale del fiume fino a quando fossi
giunto in prossimit della costa. Il percorso era fresco ed ombroso. Grayswandir mi pendeva al fianco.
Procedetti verso occidente, e finalmente arrivai alle colline che sorgevano laggi. Per iniziare il mutamento attesi di aver raggiunto un punto da
cui si scorgeva la citt, il pi grosso agglomerato urbano di quel regno cos
simile alla mia Avalon. La citt portava lo stesso nome, e vi vivevano parecchie migliaia di persone. Mancavano molte torri d'argento, e il corso
d'acqua tagliava l'abitato con un'angolazione un po' diversa, e pi a sud,
dopo essersi allargato notevolmente. Il fumo si levava dalle taverne e dalle
fucine, agitato lievemente dalle brezze del sud; gente a cavallo, a piedi, sui
carri e sulle carrozze percorreva le strette vie, entrava ed usciva dalle botteghe, dalle locande, dalle case; stormi d'uccelli volteggiavano nell'aria,
scendevano e salivano intorno alle piazze dov'erano legati i cavalli; ban-

diere e striscioni colorati si agitavano nell'aria; l'acqua scintillava, e c'era


un po' di foschia. Ero troppo lontano per udire i suoni delle voci, dei martelli, delle seghe, i cigolii e gli scricchioli: sentivo solo un brusio generalizzato. Sebbene non percepissi neppure un odore distinto, se fossi stato
ancora cieco avrei capito, fiutando l'aria, che ero vicino a una citt.
Nel vederla da lass, mi prese una certa nostalgia, il malinconico residuo
di un sogno, accompagnato dal rimpianto per il luogo che era l'omonimo di
questo, in una terra dell'Ombra svanita tanto tempo prima, dove la vita era
stata altrettanto semplice, ed io ero stato pi felice di quanto fossi in quel
momento.
Ma non si vive a lungo quanto ho vissuto io senza acquisire quel tipo di
coscienza che strappa via le emozioni ingenue, e generalmente detesta creare sentimentalismi.
Quei giorni erano passati, tutto era finito, e adesso era Ambra che mi teneva completamente in suo potere. Mi voltai e proseguii verso sud, pi che
mai deciso a riuscire. Ambra, non ho dimenticato...
Il sole divenne abbagliante sopra la mia testa, ed i venti cominciarono ad
urlare intorno a me. Il cielo divenne sempre pi giallo e minaccioso, mentre cavalcavo, e poi fu come se un deserto si estendesse da orizzonte ad orizzonte, lass. Le colline diventarono pi rocciose, mentre scendevo verso
i bassopiani, e mostrarono forme scolpite dal vento, grottesche e scure.
Una tempesta di polvere mi invest, quando giunsi ai piedi delle colline, e
dovetti proteggermi il volto con il mantello e socchiudere le palpebre. Astro nitr, sbuff ripetutamente, prosegu. Sabbia, pietra, vento, il cielo ancora pi arancione, una massa di nubi color ardesia verso cui si dirigeva il
sole...
Poi lunghe ombre, la caduta del vento, il silenzio... Solo lo scalpiccio
degli zoccoli sulla roccia ed i suoni del respiro... Semioscurit, mentre il
sole veniva nascosto dalle nubi... le mura del giorno squassate dal tuono...
Una chiarezza innaturale degli oggetti lontani... Un sentore fresco, azzurro,
elettrico nell'aria... Di nuovo il tuono...
Poi, una cortina increspata e vitrea sulla mia destra, mentre la pioggia
avanzava... Azzurre crepe tra le nuvole... La temperatura che scendeva di
colpo, la nostra andatura costante, mentre il mondo era diventato un fondale monocromo...
Il tuono scrosciante, il biancore dei lampi, la cortina che avanzava verso
di noi... Duecento metri... Centocinquanta... Basta!
L'orlo inferiore che scavava e schiumava... L'odore della terra bagnata...

il nitrito di Astro... Uno scatto di velocit...


Piccoli rivoli d'acqua che serpeggiavano, chiazzando il suolo... ora ribollivano fangosi, ora sgocciolavano... Ora diventavano un flusso costante...
Rivoletti che scrosciavano tutto intorno a noi...
Davanti a noi c'era un'altura, ed i muscoli di Astro si contraevano e si distendevano, si contraevano e si distendevano sotto di me, mentre il cavallo
superava a balzi i rigagnoli, si lanciava a corsa sotto la pioggia torrenziale,
e saliva sul pendio, con gli zoccoli che traevano scintille dalle pietre, e la
voce del flusso gorgogliante, sotto di noi, diventava pi profonda, diventava un rombo...
Poi ancora pi in alto, all'asciutto, e mi fermai per torcere i bordi del
mantello... Pi in basso, dietro di me e sulla destra, un mare grigio agitato
dalla tempesta lambiva i piedi dello strapiombo...
E poi verso l'entroterra, verso prati di trifoglio e la sera, con il tuono della risacca dietro di me...
Inseguire stelle cadenti nell'oriente che si oscurava e nel silenzio e nella
notte.
Chiaro il cielo e fulgide le stelle, ma c'era ancora qualche nube sfioccata...
Un branco ululante di esseri dagli occhi rossi che si aggiravano intorno
al nostro percorso... Ombra... Occhi verdi... Ombra... Gialli... Ombra...
Spariti...
Ma vette scure ammantate di neve si ammassavano intorno a me... Neve
ghiacciata, arida come polvere, sollevata a ondate dalle raffiche gelide delle montagne... Neve polverosa, farinosa... Qui un ricordo delle Alpi italiane, di discese sugli sci... Ondate di neve che aleggiavano su pareti di pietra... Un fuoco bianco nell'aria notturna... I piedi che s'intirizzivano rapidamente negli stivali bagnati... Astro, sbigottito, sbuffava, appoggiando
cautamente gli zoccoli ad ogni passo, e scrollava la testa, come incredulo...
E ombre oltre le rocce, un pendio pi dolce, un vento pi asciutto, meno
neve...
Un sentiero tortuoso, serpentino, un soffio di tepore... Gi, gi, gi nella
notte, sotto le stelle mutevoli...
Le nevi di un'ora prima erano lontane, ora c'erano cespugli e terreno pianeggiante... Lontano, gli uccelli notturni volteggiavano nell'aria sopra le
carogne da divorare, lanciando rauche note di protesta al nostro passaggio...
Di nuovo adagio, verso il luogo dove ondeggiavano le erbe, agitate da

una brezza meno fredda... Il ringhio di un felino in caccia... La fuga indistinta di un animale veloce, simile a un cervo... Stelle che si insinuavano
nel cielo, ed i miei piedi che riacquistavano la sensibilit...
Astro che s'impennava, nitriva, si avventava a corsa fuggendo da qualcosa che non avevo visto... Poi il lungo tempo necessario per calmarlo, e un
tempo ancora pi lungo in attesa che passassero i brividi...
Poi i ghiaccioli d'una falce di luna che cadevano sulle cime di alberi lontani... La terra umida esalava una nebbia luminescente... Falene che danzavano nel chiarore notturno...
Il suolo sussult e si scosse, per qualche momento, come se le montagne
spostassero i piedi... Un doppio per ogni stella... Un alone intorno alla luna... La pianura, l'aria che vi aleggiava sopra, piena di forme fuggevoli...
La terra, come un orologio semiscarico, ticchett e si ferm... Stabilit...
Inerzia... Le stelle e la luna si riunirono ai loro spiriti...
Intorno ad una frangia d'alberi, verso occidente... Impressioni d'una
giungla addormentata: delirio di serpenti sotto un telo incerato...
A occidente, a occidente... Da qualche parte un fiume dalle sponde ampie e pulite, per facilitare la mia discesa verso il mare...
Tonfi di zoccoli, fremiti d'ombre... L'aria notturna sul mio volto... Una
visione di esseri luminescenti su pareti altissime, torri scintillanti... L'aria
si addolciva... La vista si offuscava... Ombre...
Eravamo fusi insieme come un centauro, Astro ed io, sotto un'unica epidermide di sudore... Aspiravamo l'aria e la espiravamo in scoppi di fatica...
Il collo avvolto nel tuono, il terribile fulgore delle narici... Divorando il
terreno...
Ridendo, nell'odore delle acque, gli alberi vicinissimi alla nostra sinistra...
Poi tra gli alberi... Cortecce lisce, liane pendute, larghe foglie, gocciole
d'umidit... Ragnatele nel chiaro di luna, e forme che vi si dibattevano... Il
suolo spugnoso... funghi fosforescenti sugli alberi caduti...
Uno spazio libero... Alte erbe fruscianti...
Altri alberi...
Di nuovo l'odore del fiume...
Suoni, pi tardi... Suoni... il ridacchiare erboso dell'acqua...
Pi vicino, pi forte, e finalmente.. I cieli che si piegavano nel suo ventre, e gli alberi... Acqua pulita, con un sentore freddo, umido... A sinistra,
costeggiandola... la seguimmo nel suo fluire...
Bere... sguazzare nei fondali bassi, e poi avanti, a testa bassa; Astro,

immerso in quell'acqua, che beveva come una pompa, lanciando sbuffi di


vapore dalle narici... Pi avanti, l'acqua mi lambiva gli stivali... Mi sgocciolava dai capelli, scorreva lungo le mie braccia... Astro che girava la testa nell'udire la risata...
Poi di nuovo verso valle, il fiume pulito, lento, tortuoso... Poi diritto, pi
largo, ancora pi lento...
Gli alberi che si infittivano, e poi si diradavano...
Il fiume lungo e lento...
Una luce fievole, a oriente...
Una discesa, adesso, e meno alberi... Il suolo pi sassoso, e la tenebra
reintegratali primo, fioco presagio del mare, un odore perduto pi tardi...
Avanti, avanti, nel freddo della notte... Ancora una volta, per un attimo,
l'aroma salmastro...
Rocce, e niente alberi... Una discesa dura, ripida, scivolosa... Sempre pi
ripida...
Via, tra muraglie di pietra... Sassi smossi che precipitavano nella corrente ormai fortissima, ed i loro tonfi sommersi dagli echi del rombo... La gola pi profonda, pi ampia...
Gi, gi...
Ancora pi avanti...
E poi di nuovo il pallore ad oriente, il pendio pi dolce... Di nuovo il
sentore di sale, pi forte...
Schisto e sabbia... Oltre una svolta, gi, e la luce cresceva...
Il terreno soffice ed elastico...
La brezza e la luce, la brezza e la luce... Oltre un ammasso di rocce...
Tirai le redini.
Sotto di me si stendeva la costa, dove file e file di dune ondulate, aggredite dai venti di sudovest, sollevavano spume di sabbia che cancellavano in
parte i contorni lontani del cupo mare mattutino.
Guardai la pellicola rosea dilagare sull'acqua, da oriente. Qua e l, le
sabbie, spostandosi, rivelavano scure chiazze di ghiaia. Masse tormentate
di roccia s'innalzavano sopra le acque. Tra le dune massicce, alte decine di
metri, e me, lass, al di sopra di quella lugubre costa, si stendeva una pianura tormentata di pietre angolose e di ghiaia, emersa dall'inferno o dalla
notte nel primo chiarore dell'alba, e popolata d'ombre.
S, era esatto.
Smontai e guardai il sole che imponeva un giorno squallido e tetro sul
paesaggio. Era la luce dura e bianca che avevo cercato. L, dove non c'era-

no umani, era il luogo necessario, come l'avevo veduto decenni prima, sulla Terra d'Ombra del mio esilio. Non c'erano bulldozer, n impianti di setacciatura, n negri armati di scope; non c'era la citt di Oranjemund. Niente apparecchi per radiografie, n filo spinato, n guardie armate. Non c'era
nulla di tutto questo, l. No. Perch questa ombra non aveva mai conosciuto Sir Ernest Oppenheimer, e non c'erano mai state n la Consolidated
Diamond Mines dell'Africa del Sud-Ovest, n un governo che aveva approvato la fusione delle societ minerarie della costa. L c'era il deserto
chiamato Namib, quattrocento miglia a nord-ovest di Citt del Capo, una
fascia di dune e di rocce ampia da due a dodici miglia, che correva lungo
quella dimenticata linea costiera per trecento miglia circa, tra il mare e i
Monti Richtersveld, nella cui ombra mi trovavo in quel momento. L, a
differenza di tutte le miniere tradizionali, i diamanti erano sparpagliati casualmente come escrementi di uccelli sulla sabbia. Io, naturalmente, avevo
portato un rastrello ed un setaccio.
Aprii le razioni dei viveri e preparai la colazione. Sarebbe stata una
giornata calda e polverosa.
Mentre lavoravo fra le dune, pensai a Doyle, il piccolo gioielliere dai
capelli sottili, con la carnagione color mattone e cisti sebacee sulle guance,
ad Avalon. Il rouge da gioielliere? Perch volevo tutto quel rouge da
gioielliere, tanto da bastare ad un esercito di orafi per una dozzina di generazioni? Io avevo scrollato le spalle. Che cosa gli importava la ragione per
cui lo volevo, purch potessi pagarlo? Bene, se c'era una nuova utilizzazione per quella roba e se c'era da guadagnarci, sarebbe stato uno sciocco
se... In altre parole, non sarebbe stato in grado di fornirmi quel quantitativo
entro una settimana? Piccole risa squadrate gli erano sfuggite tra i varchi
nel suo sorriso. Una settimana? Oh, no! No, naturalmente! Era ridicolo,
non se ne parlava neppure... Avevo capito. Bene, grazie, e forse il suo concorrente pi avanti sarebbe stato capace di fornirmi il materiale, e forse si
sarebbe interessato anche ai diamanti grezzi che dovevo ricevere di l a
qualche giorno... Diamanti, avevo detto? Un momento. I diamanti interessavano sempre anche a lui... S, ma purtroppo non era ben fornito di rouge
da gioielliere. Una mano ievata. Forse aveva parlato troppo in fretta, circa
la possibilit di procurarmi il materiale richiesto. La quantit l'aveva sconcertato. Ma gli ingredienti non mancavano, e la formula era piuttosto semplice. S, non c'era motivo perch non si potesse combinare qualcosa. Entro una settimana. In quanto ai diamanti...

Prima che uscissi dalla sua bottega, avevamo concluso un accordo.


Ho conosciuto molte persone convinte che la polvere da sparo esploda:
ma questo inesatto. Brucia rapidamente, accumulando una pressione di
gas che espelle fulmineamente un proiettile dalla bocca di un bossolo e lo
spinge attraverso la canna di un'arma, dopo essere stata accesa dall'innesco, che quello che esplode al contatto. Con la tipica preveggenza della
mia famiglia, nel corso degli anni avevo fatto esperimenti con una quantit
di combustibili. La delusione per la scoperta che la polvere da sparo non
prendeva fuoco, ad Ambra, e che tutti gli inneschi da me provati erano egualmente inerti, era stata mitigata dalla consapevolezza che neppure i
miei parenti avrebbero potuto portare ad Ambra armi da fuoco. Solo molto
pi tardi, durante una visita ad Ambra, dopo aver lucidato un braccialetto
che avevo portato per Deirdre, avevo scoperto la meravigliosa propriet
del rouge da gioielliere di Avalon, quando avevo gettato in un camino lo
straccio appena usato. Per fortuna, la quantit era minima, e in quel momento ero solo.
Era un ottimo innesco, e tagliato con una quantit sufficiente di materiale inerte, poteva anche bruciare nel modo giusto.
Tenni per me questa informazione, pensando che un giorno sarebbe stata
utile per risolvere una vertenza decisiva, ad Ambra. Purtroppo, io ed Eric
c'eravamo scontrati prima che venisse quel giorno, e la scoperta era finita
insieme a tutti gli altri miei ricordi. Quando finalmente la situazione si era
chiarita, per me, ormai avevo legato affrettatamente la mia sorte a quella di
Bleys, che preparava un attacco contro Ambra. Non aveva avuto veramente bisogno di me, ma mi aveva associato all'impresa, penso, per potermi
tener d'occhio. Se gli avessi fornito i cannoni, sarebbe stato invincibile, ed
io sarei diventato inutile. E soprattutto, se fossimo riusciti ad impadronirci
di Ambra secondo i suoi piani, la situazione sarebbe diventata molto tesa,
dato che il grosso delle forze d'occupazione e la devozione degli ufficiali
sarebbero stati tutti per lui. Allora avrei avuto bisogno di qualcosa per ristabilire l'equilibrio. Qualche bomba e qualche arma automatica, diciamo.
Se fossi stato veramente me stesso anche soltanto un mese prima, le cose
forse sarebbero andate diversamente. In quel momento avrei potuto essere
ad Ambra, invece di lasciarmi bruciare e disidratare, con un'altra cavalcata
infernale che mi attendeva e poi un groviglio di problemi da risolvere.
Sputai sabbia, per non soffocarmi mentre ridevo. Diavolo, siamo noi a
fabbricarci i nostri se. Avevo altre cose cui pensare. Per esempio Eric...
Ricordo quel giorno, Eric. Io ero in catene ed ero stato costretto a ingi-

nocchiarmi davanti al trono. Mi ero gi incoronato, per farmi beffe di te, e


per questo mi avevano percosso. La seconda volta che ebbi la corona nelle
mani, la scagliai contro di te. Ma tu l'afferrasti e sorridesti. Fui lieto che
non fosse rimasta danneggiata, dato che non era servita a ferirti. Una cosa
tanto bella... Tutta d'argento, con le sette punte altissime, costellata di smeraldi pi splendidi di tutti i diamanti. Due grossi rubini sulle tempie... E tu
t'incoronasti quel giorno, nella tua arroganza, nella pompa frettolosa. Le
prime parole che pronunciasti le mormorasti a me, poi, prima che gli echi
di Viva il re! si fossero spenti nella sala. Le ricordo esattamente. I tuoi
occhi hanno veduto la cosa pi bella che mai potranno vedere, dicesti.
Poi: Guardie! ordinasti. Portate Corwin nei sotterranei, e bruciategli gli
occhi! Che ricordi ci che ha visto in questo giorno come l'ultima cosa che
mai vedr! Poi gettatelo nella tenebra della pi profonda segreta sotto Ambra, e che il suo nome sia dimenticato!
Ora tu regni in Ambra, dissi, a voce alta. Ma io ho gli occhi, e non
ho dimenticato e non sono stato dimenticato.
No, pensai. Ammantati della tua regalit, Eric. Le mura di Ambra sono
alte e solide. Resta entro la loro protezione. Circondati dell'inutile acciaio
delle lame. Come una formica, tu corazzi la tua casa con la polvere. Ora
sai che non sarai mai al sicuro finch vivr, e ti ho annunciato che torner.
Sto arrivando, Eric. Porter cannoni da Avalon, e abbatter le tue porte e
annienter i tuoi difensori. E poi sar com' stato un'altra volta, per breve
tempo, prima che i tuoi uomini accorressero a salvarti. Quel giorno ho avuto solo poche gocce del tuo sangue. Questa volta l'avr tutto.
Scoprii un altro diamante grezzo, il sedicesimo, e lo gettai nel sacco che
portavo alla cintura.
Mentre guardavo il sole che tramontava, pensai a Benedict, a Julian ed a
Grard. Che rapporto c'era? In ogni caso, non mi piaceva nessuna combinazione che coinvolgesse Julian. Grard mi stava bene. Ero riuscito a dormire, all'accampamento, quando avevo creduto che Benedict si fosse messo in contatto con lui. Ma se adesso era alleato di Julian, avevo crescenti
motivi d'inquietudine. Se c'era qualcuno che mi odiava pi ancora di Eric,
era Julian. Se sapeva dov'ero, ero in grave pericolo. Non ero ancora preparato ad un confronto.
Immaginavo che Benedict potesse trovare qualche giustificazione morale, se mi avesse venduto, a questo punto. Dopotutto, sapeva che qualunque
cosa facessi e sapeva che avrei fatto qualcosa avrebbe portato la

guerra in Ambra. Poteva capirlo. Era votato alla conservazione del regno.
A differenza di Julian, era un uomo dotato di saldi principi, e mi dispiaceva di dover dissentire da lui. Speravo che il mio colpo di mano fosse rapido e indolore come l'estrazione di un dente sotto anestesia, e che dopo ci
saremmo ritrovati dalla stessa parte. Adesso che avevo incontrato Dara,
volevo che andasse tutto bene, anche per lei.
Benedict mi aveva detto troppo poco. Non potevo sapere se aveva intenzione di restare veramente accampato per l'intera settimana, o se gi adesso
collaborava con le forze di Ambra per prepararmi la trappola, per erigermi
una prigione o scavarmi la fossa. Dovevo affrettarmi, quindi, anche se mi
sarebbe piaciuto fermarmi ad Avalon.
Invidiavo Ganelon, dovunque fosse, in una taverna o in un postribolo
dove beveva, andava a donne o si azzuffava in quel momento, o su una
collina, a caccia. Dovevo lasciarlo ai suoi piaceri, sebbene si fosse offerto
di accompagnarmi ad Ambra? Ma no, l'avrebbero interrogato, dopo la mia
partenza e in malo modo, se vi fosse stato di mezzo Julian e poi sarebbe diventato un reietto in quella che doveva apparirgli come la sua terra, se mai l'avessero lasciato andare. E allora senza dubbio sarebbe ridiventato un fuorilegge, e la terza volta probabilmente sarebbe stata la sua rovina. No, avrei mantenuto la promessa. Sarebbe venuto con me, se lo voleva
ancora. Se aveva cambiato idea, bene... gli invidiavo persino la prospettiva
di diventare brigante ad Avalon. Mi sarebbe piaciuto rimanere ancora, cavalcare con Dara tra le colline, vagare per la campagna, navigare sui fiumi...
Pensai a Dara. La conoscenza della sua esistenza cambiava un po' le cose, anche se non sapevo bene come. Nonostante i nostri grandi odii e le
meschine animosit, noi di Ambra abbiamo un forte senso della famiglia;
siamo sempre ansiosi di avere notizie l'uno dell'altro, di conoscere le posizioni di ognuno nel mutare del quadro. Tra noi, una pausa per spettegolare
ha senza dubbio interrotto molti scontri mortali. Talvolta penso che siamo
un branco di vecchiette maligne, in un ambiente che una via di mezzo tra
una casa di riposo ed una corsa ad ostacoli.
Non riuscivo ancora ad inquadrare Dara nella situazione perch lei stessa non sapeva quale fosse il suo posto. Oh, avrebbe finito per scoprirlo.
Avrebbe ricevuto un'istruzione superba, non appena si fosse saputo che esisteva. Ora che le avevo rivelato la sua eccezionaiit, era solo questione di
tempo prima che questo avvenisse e lei partecipasse al gioco. Mi ero sentito un po' serpente, in certi momenti, durante la nostra conversazione nel

bosco... ma, diavolo, lei aveva il diritto di sapere. L'avrebbe scoperto, prima o poi; e prima l'avesse saputo, prima avrebbe potuto cominciare ad organizzare le difese. Era per il suo bene.
Naturalmente, era possibile addirittura probabile che sua madre e
sua nonna fossero vissute ignare della loro eredit...
E a cosa era servito? Erano morte di morte violenta, aveva detto Dara.
Era possibile, mi chiesi, che la longa manus di Ambra si fosse protesa
dall'Ombra per colpirle? E che potesse colpire ancora?
Benedict sapeva essere duro e spietato quanto tutti noi, quando voleva.
Persino pi duro. Avrebbe combattuto per proteggere i suoi cari, e senza
dubbio avrebbe anche ucciso uno di noi, se l'avesse ritenuto necessario.
Doveva aver pensato che, tenendo segreta l'esistenza di Dara e continuando a farle ignorare la verit, l'avrebbe protetta. Si sarebbe infuriato con me,
quando avesse scoperto ci che avevo fatto; e questa era un'altra buona ragione per andarmene in fretta. Ma non era stato per malvagit che avevo
detto a Dara ci che avevo detto. Volevo che sopravvivesse, ed ero convinto che Benedict non agisse nel modo migliore. Al mio ritorno, lei avrebbe
avuto il tempo di riflettere. Avrebbe avuto molte domande da farmi, ed io
ne avrei approfittato per metterla in guardia.
Digrignai i denti.
Non sarebbe stato necessario. Quando io avessi regnato in Ambra, le cose sarebbero cambiate. Era inevitabile... Perch nessuno ha mai trovato il
modo di cambiare la natura fondamentale dell'uomo? La cancellazione dei
miei ricordi ed una nuova vita in un mondo nuovo avevano prodotto egualmente il solito, vecchio Corwin. Se non fossi stato lieto di essere quel
che ero, sarebbe stato un pensiero sconvolgente.
In un angolo tranquillo, in riva al fiume, mi ripulii della polvere e del
sudore, pensando alla strada nera che aveva ridotto cos male i miei fratelli. C'erano molte cose che dovevo sapere.
Mentre mi lavavo, Grayswandir non era mai lontana dalla mia mano.
Uno di noi in grado di seguire gli altri attraverso l'Ombra, quando la pista
ancora calda. Feci il bagno indisturbato, anche se usai Grayswandir per
tre volte, durante la via del ritorno, contro esseri meno terreni dei miei fratelli.
Ma c'era da aspettarselo, dato che avevo accelerato di molto l'andatura...
Era ancora buio, sebbene l'alba non fosse lontana, quando entrai nelle
scuderie, al maniero di mio fratello. Curai Astro, che era diventato nervo-

sissimo, e lo calmai mentre lo massaggiavo, poi gli portai biada ed acqua


in abbondanza. Dragodifuoco, il cavallo di Ganelon, mi salut dallo stallo
di fronte. Mi pulii alla pompa dietro la scuderia, cercando di decidere se
era il caso che dormissi un po'.
Avevo bisogno di riposo. Qualche ora di sonno mi avrebbe rinvigorito,
ma non volevo saperne di dormire sotto il tetto di Benedict. Non ero disposto a lasciarmi prendere tanto facilmente, e sebbene avessi detto spesso che
volevo morire nel mio letto, in realt intendevo che volevo morire in tardissima et, calpestato da un elefante mentre facevo l'amore.
Tuttavia, ero disposto a bere i liquori di Benedict, e avevo bisogno di
qualcosa di forte. Il maniero era buio. Entrai senza far rumore e raggiunsi
la dispensa.
Mi versai una dose abbondante, la trangugiai, ne versai un'altra, e la portai alla finestra. Potevo vedere a grande distanza. Il maniero si trovava su
una collina, e Benedict aveva curato bene la disposizione dei giardini.
Bianca si stende la lunga strada sotto la luna, recitai, sorpreso dal suono della mia voce. Lass brilla ignara la luna...
vero. proprio vero, Corwin, ragazzo mio, disse Ganelon.
Non avevo visto che eri l seduto, dissi sottovoce, senza scostarmi dalla finestra.
Perch sto immobile, disse lui.
Oh, feci. Sei molto sbronzo?
Non lo sono affatto, disse lui. Adesso. Ma se volessi essere gentile e
portarmi da bere...
Mi girai.
Non puoi prenderlo da solo?
Muovermi mi fa male.
D'accordo.
Andai a riempirgli un bicchiere, glielo portai. L'alz lentamente, con un
cenno di ringraziamento, bevve un sorso.
Ah, che buono! sospir. Forse mi calmer un po' i dolori.
Ti sei azzuffato, decisi.
S, disse lui. Parecchie volte.
E allora sopporta le tue ferite da buon soldato e non pretendere la mia
piet.
Ma ho vinto!
Dio! Dove hai lasciato i cadaveri?
Oh, non erano poi cos malconci. stata una ragazza a ridurmi in que-

ste condizioni.
Allora direi che hai speso bene il tuo danaro.
Non andata affatto cos. Credo di aver fatto fare una brutta figura a
tutti e due.
A tutti e due? E come?
Non sapevo che lei era la padrona di casa. Ero entrato di buonumore, e
ho pensato che fosse una domestica...
Dara? feci io, tendendomi.
Proprio lei. Le ho dato una manata sul di dietro e ho provato a baciarla... Ganelon gemette. Allora lei mi ha sollevato di peso da terra, e mi ha
tenuto sospeso in aria. Poi mi ha detto che era la padrona di casa. Poi mi ha
lasciato cadere... peso duecentocinquanta libbre, caspita, e la botta stata
dura.
Bevve un altro sorso, e io ridacchiai.
Anche lei ha riso, disse malinconicamente Ganelon. Poi mi ha aiutato a rialzarmi, ed stata gentile, e naturalmente mi sono scusato... Tuo fratello deve essere un bel tipo. Non avevo mai incontrato una ragazza cos
forte. Quello che sa fare... C'era quasi reverenza nella sua voce. Scosse
lentamente il capo e trangugi il resto del liquore. stato spaventoso...
per non parlare dell'imbarazzo, concluse.
Ha accettato le tue scuse?
Oh, s. L'ha presa molto bene. Mi ha detto di non pensarci pi, e ha aggiunto che anche lei l'avrebbe dimenticato.
E allora perch non sei a letto a dormirci sopra?
Sono rimasto alzato ad aspettarti, nel caso che arrivassi ad ore strane.
Volevo parlarti subito.
Be', lo hai fatto.
Ganelon si alz lentamente e prese il bicchiere.
Usciamo, disse.
Buona idea.
Mentre usciva, prese la caraffa del brandy, e mi parve che anche questa
fosse una buona idea; percorremmo un vialetto del giardino, dietro la casa.
Finalmente, Ganelon sedette su una vecchia panchina di pietra ai piedi d'una grande quercia; riemp di nuovo i nostri bicchieri e bevve qualche sorso.
Ah! Ha buon gusto anche in fatto di liquori, tuo fratello, disse.
Mi sedetti accanto a lui e caricai la pipa.
Dopo essermi scusato con Dara ed essermi presentato abbiamo parlato

per un po', disse lui. Appena ha saputo che ero con te, mi ha tempestato
di domande su Ambra e le ombre e te e il resto della tua famiglia.
Le hai detto niente? chiesi, accendendo la pipa.
Non avrei potuto farlo neppure se l'avessi voluto, disse Ganelon.
Non so niente.
Bene.
Comunque, mi ha dato da pensare. Non credo che Benedict le racconti
molte cose, e capisco il perch. Io sarei molto prudente se dovessi parlare
di fronte a lei, Corwin. Mi sembra troppo curiosa.
Annuii, sbuffando.
C' una ragione, dissi. un'ottima ragione. Sono lieto di sapere, comunque, che conservi la lucidit anche quando hai bevuto. Grazie per avermelo detto.
Ganelon scroll le spalle e bevve.
Una battuta di quel genere fa tornare sobrio. E poi, il tuo interesse il
mio interesse.
vero. Questa versione di Avalon incontra la tua approvazione?
Versione? la mia Avalon, disse lui. C' una nuova generazione, ma
la stessa terra. Oggi sono andato a visitare il Campo delle Spine, dove, al
tuo servizio, liquidai la banda di Jack Hailey. Era lo stesso posto.
Il Campo delle Spine... dissi, ricordando.
S, questa la mia Avalon, continu Ganelon. E torner qui a trascorrervi la vecchiaia, se usciremo vivi da Ambra.
Vuoi ancora venire con me?
Per tutta la vita ho desiderato di vedere Ambra... be', almeno da quando
ho cominciato a sentirne parlare. Me ne parlasti tu, in tempi pi felici.
Non ricordo esattamente che cosa ti dissi. Devo avertene parlato bene.
Quella notte eravamo tutti e due meravigliosamente ubriachi, e ricordo
che parlavi, piangendo, del grande monte Kolvir e delle guglie verdi e dorate della citt, delle passeggiate, delle terrazze, dei fiori, delle fontane...
Mi sembr che durasse poco, ma continuasti per quasi tutta la notte... perch prima che andassimo a dormire barcollando era gi mattina. Dio! Quasi sarei capace di disegnarne la pianta! Devo vederla prima di morire.
Non ricordo quella notte, dissi lentamente. Dovevo essere molto,
molto ubriaco.
Ganelon ridacchi.
Ci siamo divertiti, qui, ai bei tempi, disse. E qui si ricordano di noi.
Ma come persone vissute tanto tempo fa... E molti episodi li rammentano

male. Ma diavolo! Quanta gente capace di ricordare esattamente una cosa da un giorno all'altro?
Non dissi nulla, continuai a fumare, e pensare.
... E questo mi spinge a farti un paio di domande, disse.
Sentiamo.
L'attacco contro Ambra ti metter in dissidio con tuo fratello Benedict?
Vorrei saperlo anch'io, dissi. Credo di s, inizialmente. Ma la mia
mossa dovrebbe essere completata prima che lui possa raggiungere Ambra,
in risposta alle invocazioni d'aiuto che ricever. Cio, raggiungere Ambra
con i rinforzi. Lui potrebbe arrivarci in un attimo, personalmente, se qualcuno lo aiutasse dalla citt. Ma servirebbe a poco. No. Piuttosto di vedere
Ambra andare a pezzi, appogger chiunque sia in grado di tenerla insieme,
ne sono certo. Quando avr spodestato Eric, Benedict vorr che la lotta
s'interrompa e accetter che io resti sul trono, tanto per farla finita. Naturalmente, in un primo momento non approver la mia presa del potere.
a questo che volevo arrivare. Dopo ci sar cattivo sangue tra voi, per
questa faccenda?
Non credo. una questione politica, e ci conosciamo da molto tempo,
lui ed io, e siamo sempre stati in rapporti migliori di quanto lo siamo mai
stati con Eric.
Capisco. Poich io e te siamo nella stessa barca, e adesso sembra che
Avalon sia di Benedict, mi chiedevo cosa penserebbe se ritornassi qui, un
giorno. Mi odierebbe per averti aiutato?
Ne dubito. Non mai stato un tipo del genere.
E allora lasciami continuare. Dio sa se sono un esperto di cose militari,
e se riusciremo a prendere Ambra, ne avrai le prove. Con il braccio destro
ridotto in quel modo, pensi che potrebbe prendere in considerazione l'eventualit di accettarmi come comandante della sua milizia? Conosco benissimo questa zona. Potrei condurlo sul Campo delle Spine e descrivergli
quella battaglia. Diavolo! Lo servirei bene... come ho servito te.
Risi.
Perdonami. Meglio di quanto abbia servito te.
Ridacchiai e sorseggiai il liquore.
Non so, dissi. Naturalmente, l'idea mi piace. Ma non sono sicuro che
potresti ottenere la sua fiducia. Sembrerebbe un intrigo troppo scoperto da
parte mia.
Accidenti alla politica! Non questo che intendevo. Non so far altro

che il soldato, e amo Avalon!


Io ti credo. Ma lui?
Dato che ha un braccio solo, avr bisogno di un uomo efficiente al suo
fianco. Potrebbe...
Cominciai a ridere e mi affrettai a frenarmi, perch il suono della risata
giungeva molto lontano. E poi, non volevo offendere Ganelon.
Mi dispiace, dissi. Scusami, ti prego. Non hai capito. Non hai compreso veramente con chi abbiamo parlato quella notte, nella tenda. A te potr essere sembrato un uomo comune... e mutilato, per giunta. Ma non
cos. Io temo Benedict. diverso da tutti gli altri esseri nell'Ombra e nella
realt. il Maestro d'Armi di Ambra. Sei capace di immaginare un millennio? Mille anni? Molti millenni? Puoi capire un uomo che, per quasi ogni
giorno di una vita tanto lunga, ha trascorso un po' di tempo ad occuparsi di
armi, tattiche, strategie? Perch lo vedi in un piccolo regno, al comando di
una modesta milizia, con un frutteto ben potato dietro casa sua, ti lasci ingannare. Ma lui ha nella mente tutto ci che costituisce la scienza militare.
Spesso ha viaggiato da un'ombra all'altra, assistendo a innumerevoli varianti della stessa battaglia, con circostanze lievemente diverse, per controllare le sue teorie militari. Ha comandato eserciti cos immani che potresti guardarli sfilare per giorni e giorni senza vedere la fine della colonna.
Sebbene abbia perduto il braccio, non vorrei battermi con lui, n con le
armi n a mani nude. una fortuna che non miri al trono, altrimenti in
questo momento sarebbe lui ad occuparlo. E in tal caso, credo che rinuncerei immediatamente e gli renderei omaggio. Benedict mi fa paura.
Ganelon tacque a lungo, e io bevvi un altro sorso, perch mi sentivo la
gola arida.
Naturalmente non me ne ero reso conto, disse lui. Mi accontenter
che mi permetta di tornare ad Avalon.
Questo lo far. Lo so.
Dara mi ha detto di aver ricevuto un suo messaggio, oggi. Ha deciso di
abbreviare la sua permanenza al campo. Torner probabilmente domani.
Maledizione! dissi, alzandomi. Allora dovremo muoverci in fretta.
Spero che Doyle abbia preparato la roba. Dobbiamo recarci da lui, domattina, e sbrigare tutto. Voglio andarmene di qui prima del ritorno di Benedict!
Allora hai i gingilli?
S.
Posso vederli?

Slacciai il sacchetto che portavo alla cintura e glielo porsi. L'apr ed estrasse parecchie pietre, tenendole nel cavo della mano sinistra e girandole
lentamente con i polpastrelli.
Non sembrano gran cosa, disse, a quanto posso vedere in questa luce. Aspetta! Uno scintillio! No...
Sono grezzi, naturalmente. Hai nelle mani una fortuna.
Sorprendente, disse Ganelon, rimettendo le pietre nel sacchetto e richiudendolo. stato cos facile, per te.
Non stato poi tanto facile.
Comunque, raccogliere una simile fortuna' cos in fretta mi sembra
quasi ingiusto.
Mi rese il sacchetto.
Far in modo che anche tu abbia abbondanti ricchezze, quando avremo
terminato le nostre fatiche, dissi. Potrebbe essere una consolazione, se
Benedict non ti offrisse una carica.
Adesso che so chi , sono pi deciso che mai a lavorare per lui, un
giorno.
Vedremo cosa si pu fare.
S. Grazie, Corwin. Come ci mettiamo d'accordo, per la partenza?
Voglio che tu riposi un po', perch ti butter dal letto molto presto. Astro e Dragodifuoco non saranno entusiasti, temo, ma prenderemo a prestito uno dei carri di Benedict, li attaccheremo e andremo in citt. Prima, cercher di combinare una buona cortina fumogena, per ritirarci in buon ordine. Poi passeremo da Doyle, il gioielliere, caricheremo la merce, e ce ne
andremo nell'Ombra al pi presto possibile. Pi grande sar il nostro vantaggio iniziale, e pi sar difficile per Benedict rintracciarci. Se riusciremo
ad assicurarci mezza giornata di vantaggio nell'Ombra, per lui sar praticamente impossibile.
Ma perch dovrebbe avere tanta smania d'inseguirci?
Non si fida di me... e giustamente. Aspetta che io esegua la mia mossa.
Sa che qui c' qualcosa di cui ho bisogno, ma non sa di che si tratta. Ci tiene a scoprirlo, per eliminare una minaccia contro Ambra. Appena si accorger che ce ne siamo andati definitivamente, capir che abbiamo trovato
quel che cercavamo, e ci inseguir.
Ganelon sbadigli, si stir, fin di bere.
S, disse poi. Faremo meglio a riposare, adesso, per essere in forma.
Ora che mi hai detto di pi sul conto di Benedict, sono meno sorpreso dell'altra cosa che volevo riferirti... anche se non sono meno sconcertato.

E cio?
Lui si alz, prese la caraffa poi indic il sentiero.
Se continui in quella direzione, disse, passando oltre la siepe che segna il termine di questo pergolato, ed entri nel bosco l sotto... e poi prosegui per altri duecento passi... troverai un boschetto sulla sinistra, sopra un
declivio improvviso, circa un braccio pi in basso del sentiero. Laggi, coperta di foglie e di ramoscelli, c' una tomba scavata da poco. L'ho scoperta mentre prendevo un po' d'aria, prima, quando mi sono fermato per un bisogno naturale.
E come fai a sapere che un tomba?
Ganelon ridacchi.
Quando in una fossa c' un cadavere, di solito viene chiamata cos. Era
poco profonda, e ho frugato un po' con un bastoncino. Ci sono quattro corpi, l dentro: tre uomini e una donna.
Morti da poco?
S. Qualche giorno, direi.
Li hai lasciati come li hai trovati?
Non sono uno sciocco, Corwin.
Scusami. Ma questo mi sconvolge, soprattutto perch non lo capisco.
Evidentemente davano fastidio a Benedict, e lui ha ricambiato il favore.
Forse. Com'erano? Come sono morti?
Non hanno niente di speciale. Erano di mezza et, e qualcuno ha tagliato loro la gola... a parte un uomo che ha il ventre squarciato.
Strano. S, meglio che ce ne andiamo presto. Abbiamo gi abbastanza
problemi senza cercarne altri.
D'accordo. Andiamo a dormire.
Tu vai. Io ho ancora da fare.
Segui il tuo consiglio e riposa, disse Ganelon, avviandosi verso il maniero. Non stare alzato a preoccuparti.
Non lo far.
Ci vediamo domattina.
Lo guardai avviarsi lungo il vialetto. Aveva ragione, naturalmente, ma
non ero ancora disposto a rinunciare alla mia coscienza. Riesaminai i miei
piani, per essere certo di non esagerare; finii di bere e posai il bicchiere
sulla panchina. Poi mi alzai e passeggiai, trascinandomi dietro spire di fumo di tabacco. C'era un po' di chiaro di luna, sopra la mia spalla, e mancava qualche ora all'alba, secondo i miei calcoli. Ero deciso a passare all'a-

perto il resto della notte, e pensai di trovarmi un posto adatto per dormire.
Naturalmente, finii per scendere il sentiero ed entrai nel boschettto. Sondai il terreno e vidi che era stato scavato di recente; ma non me la sentivo
di riesumare cadaveri al chiaro di luna, ed ero disposto a credere a quel che
me ne aveva detto Ganelon. Non so neppure perch ci andai. Per morbosit, immagino. Tuttavia decisi di non dormire nelle vicinanze.
Mi diressi verso l'angolo nord-occidentale del giardino, e trovai una zona che era fuori dalla visuale del maniero. C'erano siepi alte, e l'erba era
soffice e profumata. Stesi il mantello, sedetti, e mi sfilai gli stivali. Appoggiai i piedi sull'erba fresca e sospirai.
Ormai mancava poco, pensai. Ombre ai diamanti e cannoni ad Ambra.
Ormai ero deciso. Un anno prima stavo a marcire in una cella, attraversando e riattraversando il confine tra la ragione e la follia cos spesso da cancellarlo. Adesso ero libero, forte, avevo gli occhi ed un piano. Adesso ero
una minaccia che cercava di concretarsi di nuovo, una minaccia pi tremenda di quanto fossi stato in precedenza. Questa volta non avevo legato
la mia sorte ai piani di un altro. Adesso sarei stato responsabile della riuscita o del fallimento.
Era una sensazione piacevole, come il contatto con l'erba, come l'alcol
che era filtrato nel mio organismo e mi riscaldava d'una fiamma piacevole.
Pulii la pipa, la riposi, mi stirai, sbadigliai, e mi accinsi a sdraiarmi.
Scorsi un movimento in distanza, mi appoggiai sui gomiti e rimasi in attesa. Non dovetti aspettare molto. Una figura stava passando lentamente
sul sentiero, muovendosi senza far rumore. Spar sotto l'albero dove c'eravamo seduti io e Ganelon, e non ne usc per molto tempo. Prosegu per alcune decine di passi, si ferm e sembr guardare nella mia direzione. Poi
avanz verso di me.
Mentre girava intorno a un gruppo di arbusti ed emergeva dall'ombra, il
chiaro di luna le illumin improvvisamente il volto. Se ne accorse e sorrise
verso di me, rallentando nell'avvicinarsi, fermandosi quando mi fu davanti.
Disse: Devo dedurre che il tuo appartamento non ti piaccia, Principe
Corwin.
Mi piace, dissi io. Ma la notte cos bella che mi ha indotto a dormire all'aperto.
Qualcosa deve averti indotto a lasciare il tuo appartamento anche la
scorsa notte, disse lei. Nonostante la pioggia. Sedette accanto a me, sul
mantello. Hai dormito in casa o no?
Ho passato la notte fuori, dissi. Ma non ho dormito. Anzi, non ho

dormito dall'ultima volta che ti ho vista.


Dove sei stato?
In riva al mare, a setacciare la sabbia.
Mi sembra deprimente.
Lo era.
Io ho riflettuto molto, da quando sono stata nell'Ombra.
L'immaginavo.
E neppure io ho dormito molto. Per questo ti ho sentito rientrare e parlare con Ganelon; ho capito che eri rimasto fuori, quando rientrato da solo.
esatto.
Devo andare ad Ambra, lo sai. E percorrere il Disegno.
Lo so. E lo farai.
Presto, Corwin! Presto!
Tu sei giovane, Dara. C' tutto il tempo.
Maledizione! tutta la vita che sto aspettando... senza eppure saperlo.
Non posso andare ora?
No.
Perch no? Potresti condurmi attraverso le ombre, portarmi ad Ambra,
lasciarmi percorrere il Disegno...
Se non verremo uccisi immediatamente, potremmo avere la fortuna di
finire rinchiusi in celle adiacenti, per qualche tempo... prima dell'esecuzione.
Perch? Tu sei un principe della Citt. Hai il diritto di fare ci che
vuoi.
Io risi.
Sono un fuorilegge, cara. Se ritorno ad Ambra, finir giustiziato, ammesso che abbia tanta fortuna. Altrimenti, sar qualcosa di molto peggio.
Ma considerando come sono andate le cose l'ultima volta, direi che si affretterebbero ad uccidermi. E senza dubbio, questa cortesia verrebbe usata
anche ai miei compagni.
Oberon non farebbe mai una cosa simile.
Credo che lo farebbe, se venisse provocato. Ma la questione non si pone neppure. Oberon non c' pi, e mio fratello Eric siede sul trono e si proclama sovrano.
Quand' avvenuto?
Parecchi anni fa, secondo il modo di misurare il tempo ad Ambra.
Perch dovrebbe volerti morto?

Per impedirmi di ucciderlo, naturalmente.


Lo faresti?
S, e lo far. E presto, credo.
Dara si volt a guardarmi.
Perch?
Per occupare il trono. mio di diritto, capisci. Eric lo ha usurpato. Sono sfuggito recentemente alle torture ed alla prigionia. Tuttavia lui aveva
commesso un errore, prendendosi il lusso di tenermi in vita, per godersi la
mia sofferenza. Non aveva mai pensato che mi sarei liberato e sarei tornato
a sfidarlo. Non lo prevedevo neppure io, se per questo. Ma poich ho avuto la fortuna di trovare una seconda occasione, avr cura di non commettere il suo identico errore.
Ma tuo fratello.
Ben pochi ne sono consapevoli quanto me e lui, ti assicuro.
E tra quanto prevedi di realizzare... il tuo scopo?
Come ho detto l'altro giorno, se potrai impadronirti dei Trionfi, mettiti
in contatto con me fra tre mesi. Se non puoi, e se le cose andranno secondo
i miei piani, sar io a mettermi in contatto con te, fin dall'inizio del mio regno. Avrai la possibilit di percorrere il Disegno entro un anno.
E se fallirai?
Allora la tua attesa sar pi lunga. Fino a quando Eric avr rinsaldato il
suo dominio, e fino a quando Benedict lo avr riconosciuto come sovrano.
Vedi, Benedict non disposto a farlo. rimasto lontano da Ambra per
molto tempo, ed a quanto ne sa Eric, non pi tra i vivi. Se dovesse ricomparire adesso, dovrebbe prendere posizione, pro o contro Eric. Se si
schierasse al suo fianco, la continuit del regno di Eric sarebbe assicurata...
e Benedict non vuole addossarsi questa responsabilit. Se si schierasse
contro di lui, vi sarebbe la guerra... e non vuole neppure questo. Non vuole
la corona per s. Solo restando completamente estraneo pu assicurare
quella poca tranquillit che c'. Se ricomparisse e rifiutasse di prendere posizione, lui probabilmente se la caverebbe: ma equivarrebbe a rifiutare la
sovranit di Eric, e questo potrebbe causare guai. Se ricomparisse insieme
a te, in pratica si consegnerebbe, perch Eric si servirebbe di te per premere su di lui.
Quindi, se tu perdessi, io non potrei andare mai ad Ambra!
Ti sto solo descrivendo la situazione come la vedo io. Senza dubbio vi
sono molti fattori che non conosco. Sono rimasto fuori circolazione troppo
a lungo.

Tu devi vincere! disse lei. Poi, all'improvviso: Il nonno ti appoggerebbe?


Ne dubito. Ma la situazione sarebbe molto diversa. Sono al corrente
della sua esistenza e della tua. Non chieder il suo appoggio. Mi basta che
non si opponga a me. E se sar svelto, efficiente, e vincer, allora non si
opporr. Non gli far piacere che io abbia scoperto la verit sul tuo conto,
ma quando vedr che non intendo farti del male si tranquillizzer.
Perch non ti sei servito di me? Mi sembra la cosa pi logica.
Infatti. Ma ho scoperto che mi sei simpatica, dissi io. Quindi non se
ne parla.
Dara rise.
Ti ho incantato! disse.
Risi anch'io.
Nel tuo modo delicato, con la spada in pugno... s.
Ridivenne seria, di colpo.
Il nonno torner domani, disse. Ganelon te l'ha detto?
S.
E questo influisce sulle tue decisioni?
Ho intenzione di andarmene prima del suo arrivo.
E lui cosa far?
Innanzi tutto, si arrabbier moltissimo di trovarti qui. Poi vorr sapere
come hai fatto a tornare, e che cosa mi hai detto di te.
Cosa dovrei rispondergli?
Digli la verit circa il modo in cui sei tornata. Questo lo far riflettere.
In quanto alla tua posizione sociale, l'intuito femminile ti ha suggerito di
diffidare di me, e hai raccontato la stessa cosa che avevi detto a Julian e
Grard. Per ci che riguarda me, io e Ganelon ci siamo fatti prestare un
carro e siamo andati in citt, dicendo che saremmo tornati molto tardi.
Dove andrete, in realt?
In citt, ma non ci fermeremo. E non torneremo qui. Voglio assicurarmi un buon vantaggio, perch Benedict potrebbe rintracciarci nell'Ombra,
fino ad un certo punto.
Lo tratterr il pi a lungo possibile. Non avevi intenzione di vedermi,
prima di partire?
Volevo parlarti domani mattina. Mi hai preceduto, con la tua inquietudine.
Allora sono lieta di questa... inquietudine. Come hai intenzione di conquistare Ambra?

Scossi il capo. No, Dara. Tutti i principi intriganti devono serbare qualche piccolo segreto. Questo uno dei miei.
Mi stupisce sapere che in Ambra ci sono tanti intrighi e tanta diffidenza.
Perch? Gli stessi conflitti esistono dovunque, in varie forme. Li hai
sempre intorno, perch ogni luogo prende forma da Ambra.
difficile capire...
Un giorno capirai. Lascia stare, per ora.
Allora dimmi un'altra cosa. Poich sono in grado di muovermi tra le
ombre, senza aver percorso il Disegno, dimmi pi esattamente come si fa.
Voglio imparare meglio.
No! esclamai. Non voglio che tu scherzi con l'Ombra, prima di essere pronta. pericoloso anche dopo aver percorso il Disegno. Tentare prima
pazzesco. Sei stata fortunata, ma non provartici pi. Sono addirittura disposto ad aiutarti, ma non ti dir altro.
Sta bene! disse lei. Scusami. Credo che potr aspettare.
Credo di s. Senza rancore?
S. Ecco... Dara rise. Non servirebbe a niente, tanto. Tu devi sapere
quello che dici. Sono lieta che ti preoccupi per me.
Io borbottai, e lei tese la mano e mi sfior la guancia. Girai di nuovo la
testa: il suo viso si avvicinava lentamente al mio, senza pi sorridere, con
le labbra semiaperte, gli occhi semichiusi. Quando ci baciammo sentii le
sue braccia cingermi il collo e le spalle, e le mie braccia la cinsero. Il mio
stupore si smarr nella dolcezza, lasci il posto al calore e all'eccitazione.
Se Benedict l'avesse scoperto, giustamente si sarebbe infuriato con me...
7
Il carro cigolava, monotono, ed il sole era gi avviato verso occidente,
sebbene continuasse a riversare su di noi caldi torrenti di luce. Ganelon era
dietro, fra le casse, e russava: gli invidiavo quell'occupazione rumorosa.
Stava dormendo da parecchie ore, e quello, per me, era il terzo giorno senza riposo.
Eravamo circa a quindici miglia dalla citt, diretti verso nord-est. Doyle
non aveva potuto completare l'ordinazione, ma Ganelon ed io l'avevamo
convinto a chiudere la bottega per accelerare la produzione. E questo aveva causato un ritardo di parecchie ore. Io mi ero sentito troppo teso per
dormire, e non ne avevo voglia neppure adesso, mentre avanzavo lenta-

mente tra le ombre.


Scacciai la stanchezza e trovai qualche nube che mi diede un po' di frescura. Percorrevamo una strada di terra battuta, arida e piena di solchi. Era
di una sgradevole sfumatura gialla, e si screpolava e si sgretolava al nostro
passaggio. L'erba bruna pendeva inerte ai lati della strada, e gli alberi erano bassi e contorti, con la corteccia spessa e pelosa. Passammo davanti a
vari depositi di schisto.
Avevo pagato bene Doyle, ed avevo acquistato anche un bel braccialetto, che doveva venire consegnato a Dara il giorno seguente. Avevo i miei
diamanti nella cintura, Grayswandir a portata di mano. Astro e Dragodifuoco procedevano energicamente. La mia avventura era incominciata.
Mi chiesi se Benedict era gi arrivato a casa, e per quanto tempo si sarebbe lasciato ingannare circa la mia ubicazione. Era ancora un pericolo,
per me. Era capace di seguire una pista attraverso l'Ombra per grandi distanze, e io stavo lasciando una traccia molto evidente. Comunque, non
potevo far altro. Avevo bisogno del carro, dovevo accontentarmi di quella
velocit, e non ero in grado di addossarmi un'altra cavalcata infernale.
Provvedevo ai mutamenti adagio, cautamente, consapevole di avere i sensi
annebbiati dalla crescente stanchezza; speravo che l'accumularsi dei cambiamenti e della distanza ergesse una barriera tra me e Benedict, e che presto diventasse impenetrabile.
Passai dal tardo pomeriggio al mezzogiorno entro le due miglia successive, ma feci in modo che fosse un meriggio nuvoloso, perch era solo la
sua luce che desideravo, non il suo calore. Poi riuscii ad individuare una
lieve brezza. Aumentava le probabilit di pioggia, ma ne valeva la pena.
Non si pu avere tutto.
Ormai stavo lottando con la sonnolenza, e provavo la tentazione di svegliare Ganelon e di aggiungere altre miglia al nostro percorso, semplicemente, lasciandolo guidare mentre io dormivo. Ma avevo paura di fare una
cosa simile all'inizio del viaggio. C'erano ancora troppe cose da fare.
Volevo ancora la luce del giorno, ma avevo anche bisogno d'una strada
migliore, ed ero nauseato di quella stramaledetta creta gialla, e dovevo far
qualcosa per via di quelle nuvole, e dovevo pensare continuamente alla destinazione...
Mi soffregai gli occhi, trassi qualche profondo respiro. Le idee cominciavano a sobbalzare nella mia testa, e il costante clop-clop degli zoccoli
dei cavalli e lo scricchiolio del carro avevano un effetto soporifero. Ero gi
intontito dagli scossoni e dal dondolio. Le redini mi pendevano lente tra le

mani, e gi mi ero assopito, una volta, lasciandomele sfuggire. Fortunatamente, i cavalli sembravano sapere benissimo quello che dovevano fare.
Dopo qualche tempo, salimmo un lungo, facile pendio, che discese in un
mattino. Ormai il cielo era scuro, e ci vollero parecchie miglia e mezza
dozzina di svolte della strada per dissipare la coltre di nubi. Un temporale
avrebbe potuto trasformare il percorso in un fiume di fango, e molto in
fretta. Rabbrividii a quel pensiero, lasciai in pace il cielo, e concentrai di
nuovo l'attenzione sulla strada.
Arrivammo ad un ponte diroccato che scavalcava il letto di un torrente
in secca. Dall'altra parte, la strada era pi spianata, meno gialla. Via via
che avanzavamo, divenne pi scura, pi piatta, pi dura, e l'erba verde cominci a fiancheggiarla.
Ma intanto aveva preso a piovere.
Lottai per qualche tempo, deciso a non rinunciare alla mia erba ed alla
strada scura e facile. Mi doleva la testa, ma l'acquazzone cess dopo quattrocento metri, ed il sole torn ad affacciarsi.
Il sole... oh, s, il sole.
Procedemmo sferragliando, e giungemmo ad un avallamento dove la
strada scendeva tortuosamente tra alberi pi colorati. Arrivammo cos in
una valle fresca, e attraversammo un altro ponticello: sotto c'era uno stretto
nastro d'acqua che scorreva al centro del letto sassoso. Mi ero avvolto le
redini intorno al polso, perch rischiavo continuamente di assopirmi. Come da grande distanza, mettevo a fuoco le mie facolt di concentrazione,
raddrizzando, scegliendo...
Gli uccelli interrogavano il giorno, incerti, dai boschi alla mia destra.
Gocce lucenti di rugiada aderivano all'erba, alle foglie. L'aria si raffredd,
ed i raggi del sole del mattino scesero obliqui tra gli alberi...
Ma il mio organismo non si lasci ingannare dal risveglio entro quell'ombra, e provai un senso di sollievo quando sentii finalmente Ganelon
che si muoveva imprecando. Se non si fosse svegliato, presto sarei stato
costretto a chiamarlo io.
Meno male. Tirai dolcemente le redini, ed i cavalli capirono e si fermarono. Tirai il freno, poich eravamo ancora su un pendio, e presi una bottiglia d'acqua.
Ehi! disse Ganelon, mentre bevevo. Lasciane un goccio anche a
me!
Gli passai la bottiglia.
Adesso guida tu, gli dissi. Io devo dormire un po'.

Lui bevve per mezzo minuto, poi esal un respiro esplosivo.


Giusto, disse, saltando dal carro. Ma aspetta un momento. La natura
ha le sue esigenze.
Si allontan dalla strada, ed io strisciai verso il pagliericcio e mi stesi al
suo posto, piegando il mantello per farmene un cuscino.
Dopo qualche istante, lo sentii salire a cassetta, e vi fu uno scossone
quando tolse il freno. Schiocc la lingua e batt leggermente le redini.
mattina? mi chiese, girando la testa.
S.
Dio! Ho dormito tutto il giorno e tutta la notte!
Ridacchiai.
No: io ho spostato un po' le ombre, dissi. Hai dormito solo sei o sette
ore.
Non capisco. Ma non importa, ti credo. Dove siamo, adesso?
Ancora diretti verso nord-est, dissi io. A circa venti miglia dalla citt, una dozzina dalla residenza di Benedict. Ci siamo mossi attraverso
l'Ombra.
Cosa devo fare?
Continua a seguire la strada. Dobbiamo accumulare la distanza.
Benedict potrebbe ancora raggiungerci?
Credo di s. per questo che non possiamo fare ancora riposare i cavalli.
Sta bene. Devo tenere gli occhi aperti per via di qualcosa di speciale?
No.
Quando devo svegliarti?
Mai.
Poi Ganelon tacque, e mentre attendevo che la mia coscienza si dileguasse, pensai a Dara, naturalmente. Avevo continuato a pensare a lei tutto
il giorno.
Era stato un atto senza premeditazione, da parte mia. Non l'avevo neppure considerata una donna, fino a quando lei si era buttata tra le mie braccia
e mi aveva fatto cambiare idea in proposito. Dopo un attimo, i miei nervi
spinali avevano preso il sopravvento, riducendo l'attivit cerebrale alla sua
funzione fondamentale, come mi aveva detto una volta Freud. Non potevo
dare la colpa all'alcol, perch non avevo bevuto molto e non mi aveva fatto
neppure molto effetto. Perch volevo darne la colpa a qualcosa, del resto?
Perch mi sentivo un po' colpevole, ecco perch. Lei era una parente troppo alla lontana per considerarla veramente tale. Non si trattava di questo.

Non pensavo di aver approfittato slealmente di lei, perch lei aveva saputo
quello che faceva quando era venuta a cercarmi. Erano le circostanze che
mi inducevano a dubitare delle mie motivazioni, anche al momento cruciale. Io avevo desiderato qualcosa di pi che conquistare la sua fiducia e la
sua amicizia, quando le avevo parlato per la prima volta e l'avevo condotta
con me nell'Ombra. Stavo cercando di alienare un po' della sua devozione,
dell'affetto e della fiducia che provava per Benedict, e di volgerlo a mio
favore. Avevo desiderato di tirarla dalla mia parte, quale possibile alleata
in quello che poteva diventare un campo nemico. Avevo sperato di potermi
servire di lei, se se ne fosse presentata la necessit. Tutto questo era verissimo. Ma non volevo credere che avevo approfittato di lei solo per questa
ragione. Sospettavo che fosse parzialmente vero, comunque, e questo mi
faceva sentire inquieto, ignobile. Perch? Ai miei tempi avevo fatto molte
cose che la maggior parte della gente avrebbe considerato ben peggio, e
non ne ero particolarmente turbato. Lottai con quel pensiero: non mi andava di ammetterlo, ma conoscevo gi la risposta. Quella ragazza mi stava a
cuore. Era molto semplice. Era diverso dall'amicizia che avevo provato per
Lorraine, con quel fattore di stanca comprensione tra due veterani disgustati del mondo, o l'atmosfera di disinvolta sensualit che era esistita tra
me e Moire prima che percorressi il Disegno per la seconda volta. Era molto diverso. La conoscevo da cos poco tempo che era quasi illogico. Ero un
uomo con molti secoli alle spalle. Eppure... non mi ero sentito cos da centinaia d'anni. Avevo dimenticato quella sensazione. Non volevo innamorarmi di lei. Non adesso. Forse pi tardi. O meglio ancora mai. Non andava bene per me, Dara. Era una bambina. Io avevo gi fatto tutto ci che lei
voleva fare, tutte le cose che lei avrebbe giudicate nuove e affascinanti.
No, era un errore. Non avevo motivo d'innamorarmi di lei. Non dovevo
permettermelo...
Ganelon canticchiava una canzone scollacciata, e stonava. Il carro sobbalzava e scricchiolava; poi svolt, in salita. Il sole mi colp il volto e mi
coprii gli occhi con l'avambraccio. Pi o meno in quel momento, l'oblio mi
afferr e mi strinse.
Quando mi svegliai era passato mezzogiorno, e mi sentivo sudicio. Bevvi una lunga sorsata d'acqua, ne versai un po' nel cavo della mano e mi soffregai gli occhi. Mi pettinai i capelli con le dita. Diedi un'occhiata intorno.
Intorno a noi c'era la vegetazione: piccoli gruppi d'alberi e tratti scoperti,
dove cresceva l'erba alta. Stavamo percorrendo ancora una strada sterrata,

compatta e abbastanza liscia. Il cielo era sereno, c'erano soltanto alcune


nuvolette, e l'ombra si alternava abbastanza regolarmente alla luce del sole.
C'era una leggera brezza.
Siamo tornati tra i vivi, eh? Bene! disse Ganelon, mentre io scavalcavo la sponda divisoria e gli sedevo accanto.
I cavalli cominciano ad essere stanchi, Corwin, e vorrei sgranchirmi un
po' le gambe, disse. E ho anche una gran fame. Tu no?
S. Fermati in quel posto ombroso, sulla sinistra. Riposeremo per un
po'.
Io preferirei anche un po' pi lontano, rispose lui.
Per qualche ragione speciale?
S. Voglio mostrarti qualcosa.
Prosegui.
Continuammo per circa mezzo miglio, poi una curva della strada ci port in direzione nord. Poco dopo arrivammo ad una collina, e quando la salimmo trovammo un'altra collina, che portava ancora pi in alto.
Hai intenzione di andare ancora molto lontano? chiesi.
Dobbiamo salire sulla prossima altura, rispose. Da lass, dovremmo
poterlo vedere.
Sta bene.
I cavalli faticarono a salire l'erta dell'altra collina, ed io scesi a spingere
il carro. Quando arrivammo finalmente in cima, mi sentivo ancora pi
sporco di sudore e di polvere, ma ero di nuovo perfettamente svglio. Ganelon tir le redini e mise il freno. Torn nella parte posteriore del carro e
mont su una cassa. Si gir verso sinistra, facendosi solecchio con la mano.
Vieni qui, Corwin, chiam.
Scavalcai la sponda del carro, e lui si chin per tendermi la mano, mi
aiut a salire sulla cassa. Poi tese il braccio, e io seguii il suo gesto.
A una distanza di circa tre quarti di miglio, c'era un'ampia fascia nera,
che si stendeva da sinistra a destra fino a perdita d'occhio. Eravamo diverse centinaia di metri pi in alto, e potevamo vedere piuttosto bene un tratto
di mezzo miglio circa. Era larga alcune decine di metri; e sebbene vedessi
due curve, l'ampiezza sembrava restare costante. C'erano alberi, entro quella striscia, ed erano completamente neri. Sembrava che vi fosse un certo
movimento. Non avrei saputo dire di che si trattasse. Forse era solo il vento che increspava l'erba nera sul bordo della fascia. Ma mi dava la sensazione che scorresse, come la corrente di un fiume piatto e scuro.

Che cos'? chiesi.


Credevo che potessi dirmelo tu, rispose Ganelon. Pensavo che facesse parte delle tue stregonerie delle ombre.
Scossi il capo, lentamente.
Ero insonnolito, ma me lo ricorderei se avessi portato ad esistere una
cosa tanto strana. Come te ne sei accorto?
L'abbiamo sfiorata diverse volte mentre tu dormivi, e poi ce ne siamo
allontanati di nuovo. Non mi piaceva l'atmosfera che irradia: familiare.
Non ti rammenta qualcosa?
S. S. Sfortunatamente.
Ganelon annu.
E come quel dannato Cerchio, a Lorraine. Ecco a che cosa somiglia.
La strada nera... dissi.
Cosa?
La strada nera, ripetei. Non sapevo a cosa si riferisse, quando lei me
ne ha parlato, ma adesso incomincio a capire. Brutto segno.
Un altro presagio maligno?
Temo di s.
Ganelon bestemmi, poi: Ci causer qualche difficolt immediata?
chiese.
Non credo, ma non ne sono sicuro.
Lui scese dalla cassa e io lo seguii.
Allora cerchiamo un po' di foraggio per i cavalli, disse. E pensiamo
anche al nostro stomaco.
S.
Passammo a cassetta, e lui prese le redini. Trovammo un posto adatto ai
piedi della collina.
Indugiammo per quasi un'ora, parlando soprattutto di Avalon. Non parlammo pi della strada nera, sebbene io continuassi a pensarci. Dovevo
andare a vederla pi da vicino, naturalmente.
Quando fummo pronti a proseguire, presi di nuovo le redini. I cavalli, un
po' ristorati, procedettero a buon passo.
Ganelon sedeva alla mia sinistra ed aveva ancora voglia di parlare. Solo
allora cominciavo a capire cosa significava per lui quello strano ritorno in
patria. Aveva rivisitato molti dei luoghi che gli erano stati familiari al tempo in cui era un bandito, e quattro campi di battaglia su cui si era distinto
dopo aver acquisito la rispettabilit. Mi sentivo commosso dalle sue reminiscenze. Quell'uomo era uno strano miscuglio d'oro e di fango. Avrebbe

dovuto essere un Amberita.


Le miglia si snodavano rapide; ci stavamo avvicinando di nuovo alla fascia nera, quando provai una fitta mentale che conoscevo benissimo. Passai le redini a Ganelon.
Prendile! disse. Guida tu!
Cosa c'?
Pi tardi! Guida!
Devo affrettare il passo?
No. Continua normalmente. Non dire niente, per un po'.
Chiusi gli occhi e appoggiai la testa fra le mani, svuotando la mente ed
erigendo un muro intorno a quel vuoto. Non c' nessuno in casa. Sono uscito a pranzo. Questa propriet abbandonata. Non disturbare. Vietato
l'accesso. Attenti al cane. Caduta massi. Edifici pericolanti...
La fitta si attenu, poi ritorn, pi forte, e la bloccai di nuovo. Poi venne
una terza ondata. Arrestai anche quella.
Poi svan.
Sospirai, soffregandomi gli occhi.
Tutto a posto, adesso, dissi.
Cos' accaduto?
Qualcuno ha cercato di mettersi in contatto con me in un modo molto
speciale. Quasi sicuramente era Benedict. Ormai deve aver scoperto molte
cose che gli avranno messo addosso la smania di fermarci. Posso riprendere io le redini, adesso. Temo che presto si metter sulle nostre tracce.
Ganelon mi pass le redini.
Che speranze abbiamo di sfuggirgli?
Piuttosto buone, ormai, direi, dato che siamo piuttosto lontani. Appena
la mia testa avr smesso di girare, cambier ancora qualche ombra.
Continuai a guidare, e la strada si snod tortuosa, parallela per un tratto
alla fascia nera; poi si avvicin. Finalmente, ci trovammo a poche centinaia di metri.
Ganelon studi la strada nera a lungo, in silenzio, quindi disse: Mi ricorda troppo il Cerchio. Le piccole lingue di vapore che lambiscono gli
oggetti, la sensazione che qualcosa si muova continuamente al limite della
visuale...
Mi morsi le labbra. Cominciai a sudare. Adesso stavo cercando di compiere uno spostamento per allontanarmi da quella strada, e incontravo una
certa resistenza. Non era la sensazione di inamovibilit monolitica che si
prova quando si cerca di muoversi attraverso l'Ombra, ad Ambra. Era del

tutto diversa. Era una sensazione di... ineluttabilit.


Ci muovemmo attraverso l'Ombra. Il sole sali pi alto, avviandosi di
nuovo verso il meriggio non mi andava l'idea di incontrare la notte accanto a quella fascia nera ed il cielo perse un po' del suo azzurro e gli
alberi divennero pi alti intorno a noi, e in lontananza apparvero le montagne.
La strada tagliava attraverso l'Ombra?
Doveva essere cos. Altrimenti, perch Julian e Grard avevano potuto
scoprirla, lasciandosi indurre ad esplorarla per curiosit?
Era un guaio, ma temevo che avessimo molte cose in comune, io e quella strada.
Maledizione!
La costeggiammo per un lungo tratto, avvicinandoci gradualmente. Poi,
solo una trentina di metri ci separarono dalla strada. Quindici...
... E poi, come avevamo previsto, le due strade s'intersecarono.
Tirai le redini. Riempii la pipa e l'accesi, e fumai mentre studiavo la
strada nera. Evidentemente, Astro e Dragodifuoco non provavano nessuna
simpatia per la fascia nera che ci tagliava il cammino. Avevano nitrito e
cercato di tirarsi in disparte.
Se volevamo proseguire, dovevamo tagliare diagonalmente quella striscia tenebrosa. E parte del terreno era nascosto alla nostra vista da una serie di basse colline di pietra. Sul limitare cresceva fitta l'erba, e chiazze nere si estendevano qua e l ai piedi delle colline. Spire di vapore vi aleggiavano nel mezzo, e nubi fioche erano librate su tutte le depressioni. Il cielo,
visto attraverso l'atmosfera che circondava quel luogo, era molto pi scuro,
e sembrava quasi sporco, fuligginoso. Un silenzio che non era un vero silenzio incombeva sulla fascia, come se un'entit invisibile fosse presente e
trattenesse il respiro.
Poi udimmo un urlo. Era una voce femminile. Il vecchio trucco della
donzella nei guai?
Giungeva dalla destra, non lontano, oltre quelle alture. Mi puzzava d'imbroglio. Ma all'inferno! Poteva anche essere reale.
Gettai le redini a Ganelon e balzai a terra, impugnando Grayswandir.
Vado a controllare, dissi, avviandomi verso destra e scavalcando il
fossato che fiancheggiava la strada.
Sbrigati a tornare!
Mi avventurai tra i cespugli e m'inerpicai su per un pendio sassoso. Poi
mi feci largo tra altri arbusti, scendendo, e salii un'altra erta, ancora pi al-

ta. L'urlo si ripet mentre mi arrampicavo, e questa volta udii anche altri
suoni.
Poi arrivai in cima e potei vedere per una certa distanza.
La zona nera incominciava una dozzina di braccia sotto di me, e la scena
che stavo cercando con lo sguardo era all'incirca a una cinquantina di metri.
Era una scena monocromatica, escludendo le fiamme. Una donna, tutta
vestita di bianco, con i neri capelli sciolti fino alla cintola, era legata ad
uno di quegli alberi scuri, ed ai suoi piedi erano ammucchiati rami fumanti. Sei uomini, albini e villosi, quasi completamente nudi ed intenti a finire
di svestirsi, si aggiravano intorno a lei, borbottando e ridacchiando, attizzando il fuoco, colpendo la donna con i bastoni stretti nei pugni, e stringendosi ripetutamente l'inguine. Le fiamme erano ormai abbastanza alte da
strinare gli abiti della donna. La lunga veste era scompigliata e lacera, e mi
permetteva di vedere che aveva un corpo incantevole e voluttuoso, sebbene
il fumo l'avvolgesse impedendomi di scorgere il suo volto.
Mi precipitai, penetrando nell'area della strada nera, balzando sopra l'erba lunga ed aggrovigliata, e mi avventai alla carica in mezzo al gruppo:
decapitai l'uomo che mi stava pi vicino e ne trapassai un altro prima che
quelli si rendessero conto della mia presenza. Gli altri si girarono, mulinando i bastoni e gridando.
Grayswandir inferse loro tremende ferite, fino a quando gli albini caddero e tacquero. Il loro sangue era nero.
Mi voltai, trattenendo il respiro, e scostai a calci i rami fiammeggianti.
Poi mi avvicinai alla donna e tagliai i legami. Mi cadde tra le braccia, singhiozzando.
Solo allora notai il suo volto... o meglio, mi accorsi che non aveva un
volto. Portava una maschera d'avorio, ovale e curvilinea, senza lineamenti;
c'erano solo due minuscole fenditure rettangolari per gli occhi.
La trascinai lontano dal fumo e dalla carneficina. Si aggrapp a me, ansimando, appoggiandosi di peso. Dopo quello che mi parve un indugio decente, cercai di liberarmi. Ma lei non voleva lasciarmi andare, ed era sorprendentemente forte.
Ormai tutto sistemato, dissi, o qualcosa di altrettanto banale e giustificato; ma lei non rispose.
Continuava a tenermi avvinto, con movimenti bruschi e carezzevoli dall'effetto piuttosto sconcertante. Mi appariva sempre pi desiderabile ad ogni momento che passava. Mi sorpresi ad accarezzarle i capelli... e anche il

resto.
tutto a posto, ormai, ripetei. Chi sei? Perch volevano bruciarti?
Chi erano?
Ma la donna non rispose. Non singultava pi, ma il suo respiro era ancora pesante, sebbene in modo diverso.
Perch porti questa maschera?
Feci per toglierla, e lei ributt la testa all'indietro.
Comunque, non mi pareva una cosa troppo importante. Bench una parte
di me, fredda e logica, sapesse che la passione era irrazionale, ero incapace
di resistere, come gli dei degli epicurei. La volevo, ed ero pronto a prenderla.
Poi sentii Ganelon gridare il mio nome, e cercai di voltarmi in quella direzione.
Ma lei mi trattenne. La sua forza mi sconcertava.
Figlio di Ambra, disse con quella voce che mi pareva vagamente di
riconoscere. Ti dobbiamo questo per ci che tu ci hai dato, ed ora ti avremo interamente.
Mi giunse di nuovo la voce di Ganelon, in un torrente incessante di bestemmie.
Usai tutte le mie forze per liberarmi dalla stretta, e la sentii indebolirsi.
La mia mano scatt e strappai via la maschera.
Vi fu un breve grido di rabbia mentre mi liberavo, e quattro parole decise, mentre la maschera cadeva.
Ambra deve essere distrutta!
Non c'era volto, dietro la maschera. Non c'era nulla.
La veste si afflosci e rimase appesa al mio braccio. La donna o l'essere era svanita.
Mi affrettai a voltarmi, e vidi Ganelon disteso sul bordo della strada nera, con le gambe contorte in modo innaturale. La sua spada si alz e si abbass lentamente: ma non riuscii a vedere cosa cercasse di colpire. Corsi
verso di lui.
L'erba nera, che io avevo superato a balzi, s'era avvinghiata intorno alle
sue caviglie ed alle gambe. Mentre Ganelon la recideva, altre si dibattevano sferzando, come cercassero di imprigionare il braccio che reggeva la
spada. Era riuscito a liberarsi parzialmente la gamba destra, ed io mi protesi e riuscii a completare l'opera.
Mi misi dietro di lui, lontano dalla portata delle erbe, e gettai via la maschera, accorgendomi in quel momento di averla ancora in mano. Cadde a

terra, oltre l'orlo nero, e immediatamente cominci a fumigare.


Afferrai Ganelon per le ascelle, e cercai di trascinarlo via. L'erba resistette rabbiosamente, ma alla fine lo liberai. Poi lo trasportai, superando a
balzi i ciuffi d'erba nera che ci separavano dalle erbe verdi e pi docili oltre la strada.
Si rimise in piedi e continu ad appoggiarsi contro di me; poi si pieg e
cominci a massaggiarsi le gambe.
Sono intorpidite, disse. Non me le sento pi.
Lo aiutai a ritornare al carro. Si strinse i fianchi e cominci a battere i
piedi.
Mi prudono, dichiar. Il sangue ricomincia ad affluire... Oooh!
Finalmente, si diresse zoppicando verso la parte anteriore del carro. Lo
aiutai a salire a cassetta, poi lo seguii.
Ganelon sospir.
Cos va meglio, disse. Adesso comincio a sentirmi di nuovo le gambe. Quell'erbaccia mi aveva tolto le forze... e non solo alle gambe, ma a
tutto il corpo. Che cos' accaduto?
Il nostro cattivo auspicio si concretato.
E adesso?
Ripresi le redini e tolsi il freno.
Attraversiamo, dissi. Devo scoprirne di pi, su questa faccenda. Tieni la spada a portata di mano.
Ganelon grugn e si pos la lama sulle ginocchia. I cavalli non erano entusiasti dell'idea di proseguire, ma io li toccai leggermente sui fianchi con
la frusta, e cominciarono a muoversi.
Entrammo nell'area nera; e fu come penetrare in un documentario della
seconda guerra mondiale. Remota eppure vicina, cruda, deprimente, lugubre. Persino lo scricchiolio e i battiti degli zoccoli erano attutiti e sembravano distanti. Un lieve ronzio insistente incominci nelle mie orecchie.
L'erba che fiancheggiava la strada si agitava al nostro passaggio, sebbene
io me ne tenessi lontano. Attraversammo diversi banchi di nebbia: erano
inodori, ma il nostro respiro si appesantiva, ogni volta. Quando ci avvicinammo alla prima collina, incominciai il mutamento che ci avrebbe portati
attraverso l'Ombra.
Girammo intorno alla collina.
Nulla.
Il panorama tenebroso e miasmatico era immutato.
Mi infuriai. Tracciai il Disegno a memoria, lo tenni, sfolgorante, davanti

all'occhio della mente. Tentai di nuovo di operare il cambiamento.


Subito, cominci a dolermi la testa. Una fitta saett dalla fronte alla parte posteriore del cranio e vi rimase, come un filo metallico arroventato. Ma
questo serv solo ad alimentare la mia rabbia, m'indusse a sforzarmi ancora
di pi per cambiare la strada nera che portava nel nulla.
Tutto oscill. La nebbia s'infitt, ondeggi a spire attraverso la strada. I
contorni divennero indistinti. Scossi le redini, e i cavalli affrettarono il
passo. La mia testa cominci a pulsare, come se stesse per andare a pezzi.
E invece, per un attimo, and a pezzi tutto il resto...
Il suolo trem, spaccandosi in molti punti. Tutto parve sconvolto da un
brivido spasmodico, e la spaccatura divenne ben pi che le crepe del terreno.
Era come se qualcuno avesse improvvisamente preso a calci le gambe di
una tavola su cui stavano i pezzi di un rompicapo. Apparvero squarci nella
prospettiva: qui un ramo verde, l lo scintillio dell'acqua, un brandello di
cielo azzurro, un nero assoluto, un nulla bianco, la facciata di un edificio di
mattoni, volti dietro una finestra, fiamme, un tratto di cielo pieno di stelle...
Ormai i cavalli galoppavano, ed io dovevo sforzarmi per non urlare di
dolore.
Un frastuono di rumori frammisti umani, animali, meccanici ci invest. Mi parve di sentire Ganelon imprecare, ma non ne ero sicuro.
Pensai che sarei svenuto per il dolore, ma decisi, per pura rabbia ostinata, di insistere egualmente. Mi concentrai sul Disegno, come un moribondo
invocherebbe il suo Dio, e scagliai tutta la mia volont contro l'esistenza
della strada nera.
Poi la pressione cess ed i cavalli, galoppando furiosamente, ci trascinarono in un prato verde. Ganelon fece per afferrare le redini, ma le tirai io
stesso e gridai fino a quando i cavalli si fermarono.
Avevamo attraversato la strada nera.
Immediatamente mi voltai a guardare. La scena appariva tremula, come
se la vedessi attraverso acque inquiete. Ma la traccia del nostro passaggio
spiccava come un ponte od una diga, e l'erba che lo fiancheggiava era verde.
stato, disse Ganelon, molto peggio della cavalcata in cui mi trascinasti per esiliarmi.
Lo penso anch'io, dissi. Parlai ai cavalli, dolcemente, e alla fine li
convinsi a ritornare sulla strada sterrata ed a proseguire.

Qui il mondo era pi vivido, e gli alberi fra cui ci addentrammo poco
dopo erano grandi pini. L'aria era carica della loro fragranza. Uccelli e
scoiattoli si muovevano tra i rami. Il suolo era pi scuro, pi ricco. Sembrava che ci trovassimo ad una quota pi elevata di quella che avevamo
raggiunto prima della traversata. Ero soddisfatto perch avevamo veramente compiuto la transizione... e nella direzione che volevo.
La nostra strada curv, torn indietro per un tratto, si raddrizz. Di tanto
in tanto, scorgevamo la strada nera. Non era troppo lontana, sulla nostra
destra, e stavamo ancora procedendo parallelamente ad essa. Senza alcun
dubbio, tagliava l'Ombra. A giudicare da quel che vedemmo, era tornata al
suo solito aspetto sinistro.
Il mal di testa si plac, e mi sentii il cuore un po' pi leggero. Raggiungemmo una zona ancora pi alta, e vedemmo uno splendido panorama di
colline e foreste; mi ricordava certi angoli della Pennsylvania che avevo attraversato in macchina molti anni prima.
Mi stirai, poi: Come vanno adesso le tue gambe? chiesi.
Benissimo, rispose Ganelon, voltandosi indietro a guardare. Riesco a
vedere a grande distanza, Corwin...
S?
Vedo un cavaliere che si sta avvicinando rapidamente.
Mi alzai e mi girai. Forse mi lasciai sfuggire un gemito, quando tornai a
sedermi e scossi le redini.
Era ancora troppo lontano perch potessi esserne certo... era dall'altra
parte della strada nera. Ma chi altri poteva essere, se ci inseguiva a quella
velocit?
Imprecai.
Ci stavamo avvicinando alla cresta dell'altura. Mi rivolsi a Ganelon e
dissi: Preparati ad un'altra galoppata infernale.
Benedict?
Credo. Abbiamo perduto troppo tempo, laggi. Lui pu muoversi con
rapidit tremenda soprattutto attraverso l'Ombra dato che solo.
Credi che potremo fargli perdere le nostre tracce?
Lo scopriremo fra poco, dissi.
Incitai i cavalli e scossi di nuovo le redini. Raggiungemmo la cima e un
soffio d'aria gelida c'invest. Il terreno divenne pianeggiante e l'ombra di
un macigno, alla nostra sinistra, oscur il cielo. Dopo che l'avemmo superato, l'oscurit rimase e cristalli di neve finissima ci punsero il volto e le
mani.

Dopo pochi istanti, eravamo diretti nuovamente verso il basso, e la nevicata divenne una tormenta accecante. Il vento ci urlava nelle orecchie e il
carro sferragliava e scivolava. Mi affrettai a riportarlo in piano. Ormai c'erano vortici di neve, intorno a noi, e la strada era bianca. Il nostro respiro
fumava, e il ghiaccio scintillava sugli alberi e sulle rocce.
Un movimento, uno sconvolgimento temporaneo dei sensi. Ecco quel
che occorreva...
Proseguimmo la corsa, e il vento ci schiaffeggi e morse e url. La neve
incominci a coprire la strada.
Superammo una svolta ed uscimmo dalla tormenta. Il mondo era ancora
ghiacciato, e qualche fiocco di neve continuava a cadere, ma il sole si era
liberato dalle nubi, e riversava la sua luce sulla terra. Ancora una volta riprendemmo a scendere...
... Passando attraverso una nebbia ed emergendo in una distesa spoglia
di rocce e di terreno accidentato, dove tuttavia non c'era pi la neve...
... Ci portammo sulla destra, ritrovammo il sole, seguimmo un percorso
tortuoso su di una pianura, serpeggiando tra alte pareti di pietra grigiazzurra...
... E lontano, sulla nostra destra, la strada nera ci fiancheggiava.
Ondate di calore c'investirono; il suolo fumigava. Una fanghiglia bollente riempiva i crateri, e aggiungeva i suoi fumi all'umidit dell'aria. C'erano
pozzanghere poco profonde che sembravano manciate di vecchie monete
bronzee.
I cavalli correvano, quasi imbizzarriti, mentre i geyser cominciavano ad
eruttare lungo il percorso. Acque caldissime piovevano sulla strada, mancandoci di pochissimo, e scorrendo in rigagnoli fumiganti e lucidi. Il cielo
era di rame, e il sole sembrava una mela spappolata. Il vento era. un cane
ansimante con l'alito cattivo.
Il suolo trem, e lontano, alla nostra sinistra, una montagna scagli i
frammenti della vetta verso il cielo, eruttando fiamme. Uno schianto da
spaccare i timpani ci assord temporaneamente, e le ondate dello spostamento d'aria ci investirono. Il carro barcollava e sussultava.
Il terreno continu a tremare, e i venti ci aggredirono con violenza d'uragano mentre ci precipitavamo verso una fila di colline dalle vette nere.
Lasciammo la strada quando svolt nella direzione che non m'interessava e
procedemmo, a sobbalzi e scossoni, attraverso la pianura. Le colline continuarono a diventare pi alte ed a danzare nell'aria perturbata.
Mi voltai, sentendo sul braccio la mano di Ganelon. Stava gridando

qualcosa, ma non riuscivo a sentirlo. Poi tese il braccio indietro, ed io seguii quel gesto. Non vidi nulla che non mi aspettassi. L'aria era turbolenta,
piena di polvere, di ceneri. Scrollai le spalle e rivolsi nuovamente l'attenzione alle colline.
Alla base dell'altura pi vicina apparve un'oscurit pi fonda. Mi avviai
da quella parte.
Crebbe davanti a me, mentre il terreno riprendeva a scendere: l'imboccatura di una caverna enorme, velata da una cascata incessante di polvere e
di ghiaia.
Schioccai la frusta nell'aria, e coprimmo al galoppo gli ultimi cinque o
seicento metri, precipitandoci verso quell'apertura.
Immediatamente cominciai a trattenere i cavalli, lasciando che procedessero al passo.
Continuammo a scendere, girammo ad un angolo, ed entrammo in una
grotta ampia ed alta. La luce filtrava dalle brecce della volta, screziando le
stalattiti e spiovendo su verdi stagni frementi. Il terreno tremava ancora, e
l'udito mi aiut a trovare la svolta esatta, quando vidi una massiccia stalagmite che si sgretolava e sentii il tintinnio fioco della sua caduta.
Varcammo un crepaccio nero su un ponte che poteva essere di calcare, e
che si frantum e svan dietro di noi.
Dall'alto piovevano frammenti di roccia, e talvolta cadevano grosse pietre. Chiazze di funghi verdi e rossi lucevano negli angoli e nelle crepe, vene di minerali scintillavano e s'incurvavano, grossi cristalli e piatti fiori di
pietra arricchivano quel luogo umido di una bellezza strana. Attraversammo di corsa caverne che sembravano concatenazioni di sfere e seguimmo
un torrente bianco fino a quando svaniva in una breccia nera.
Una lunga galleria a spirale ci port di nuovo verso l'alto, e udii la voce
di Ganelon, fievole ed echeggiante: Mi sembrava di aver visto un movimento... poteva essere un cavaliere... sulla cresta della montagna... pi indietro... giusto per un istante.
Entrammo in una grotta un poco pi luminosa.
Se era Benedict, faticher a seguirci, gridai, e poi vennero altre scosse
e schianti soffocati, mentre dietro di noi le rocce continuavano a crollare.
Procedemmo, in salita, fino a quando nella volta apparvero squarci ed
aperture, mostrandoci tratti di cielo azzurro e sereno. Lo scalpitio degli
zoccoli e gli scricchiolii del carro assunsero gradualmente un volume normale, e finalmente ne captammo gli echi. Le scosse cessarono, minuscoli
uccellini sfrecciarono sopra di noi, e la luce crebbe d'intensit.

Poi un'altra svolta della via, e l'uscita apparve davanti a noi: una bassa,
ampia apertura sul chiarore del giorno. Dovemmo chinare la testa quando
passammo sotto l'architrave dentellato.
Superammo tra i sobbalzi un cornicione sporgente di pietra coperta di
muschio, e vedemmo sotto di noi il letto di un torrente, pieno di ghiaia, che
scendeva in una linea falcata dal pendio, passando tra alberi giganteschi, e
svaniva in mezzo alle chiome verdeggianti. Schioccai la lingua, incoraggiando i cavalli.
Sono molto stanchi, osserv Ganelon.
Lo so. Presto dovranno riposare, in un modo o nell'altro.
La ghiaia scricchiolava sotto le ruote. L'odore degli alberi era piacevole.
L'hai notata? Laggi, a destra?
Cosa...? incominciai, girando la testa. Poi: Oh, conclusi.
L'infernale strada nera era ancora con noi, alla distanza di un miglio circa.
Quante ombre attraversa? mi chiesi.
Tutte, si direbbe, sugger Ganelon.
Scossi il capo, lentamente.
Spero di no, dissi io.
Continuammo la discesa, sotto il cielo azzurro ed il sole d'oro che tramontava normalmente.
Avevo quasi paura di uscire da quella caverna, disse Ganelon, dopo
un po'. Non sapevo che cosa avremmo trovato da questa parte.
I cavalli non avrebbero potuto resistere ancora per molto. Ho dovuto
rinunciare. Se quello che abbiamo visto era Benedict, doveva avere un cavallo in ottime condizioni. Lo stava spingendo al massimo. E poi, se ha
dovuto affrontare tutti i crolli... Immagino che sia stato costretto a tornare
indietro.
Forse il suo cavallo c' abituato, disse Ganelon, mentre superavamo
una svolta verso destra e perdevamo di vista l'imboccatura della grotta.
possibile, dissi io, e pensai di nuovo a Dara, chiedendomi che cosa
stava facendo in quel momento.
Continuammo a scendere, spostandoci lentamente e impercettibilmente.
Il percorso slittava incessantemente verso destra, ed io imprecai quando mi
accorsi che ci stavamo avvicinando alla strada nera.
Maledizione! ostinata come un assicuratore! dissi, mentre la mia
rabbia si trasformava in qualcosa di molto simile all'odio. Quando verr il
momento, la distrugger!

Ganelon non rispose. Stava bevendo una lunga sorsata d'acqua. Mi pass
la bottiglia: bevvi anch'io.
Finalmente raggiungemmo una zona pianeggiante, e la via continu a
snodarsi e ad incurvarsi al minimo pretesto. I cavalli potevano affrontarla
tranquillamente, e sarebbe servita a far rallentare il nostro inseguitore.
Circa un'ora dopo, cominciai a sentirmi pi a mio agio, e ci fermammo
per mangiare. Avevamo appena terminato il pasto quando Ganelon che
non aveva mai distolto lo sguardo dalle pendici della collina si alz e si
scherm gli occhi.
No, dissi io, balzando in piedi. Non ci credo.
Un cavaliere solitario era uscito dall'imboccatura della caverna. Lo vidi
soffermarsi un momento, e poi procedere lungo il sentiero.
E adesso che facciamo? chiese Ganelon.
Prendiamo la nostra roba e ci rimettiamo in cammino. Possiamo almeno procrastinare l'inevitabile. Ho bisogno di un po' di tempo per riflettere.
Ripartimmo, ad andatura moderata, sebbene la mia mente turbinasse alla
massima velocit. Doveva esserci un modo per fermarlo. E senza ucciderlo, preferibilmente.
Ma non me ne veniva in mente nessuno.
Se si escludeva la strada nera, che adesso tornava ad avvicinarsi, eravamo entrati in un bellissimo pomeriggio e in una zona amena. Sarebbe stato
un peccato sporcarla di sangue, soprattutto se quel sangue doveva essere il
mio. Anche se doveva impugnare la spada con la sinistra, avevo paura di
affrontarlo. Ganelon non mi sarebbe stato d'aiuto. Benedict quasi non si sarebbe accorto di lui.
Operai uno spostamento, quando giungemmo ad un'altra svolta. Dopo
qualche istante, mi giunse alle narici un lieve odore di fumo. Operai un altro lieve mutamento.
Sta arrivando! annunci Ganelon. L'ho appena visto... Il fumo! Le
fiamme! I boschi bruciano!
Risi e mi voltai indietro. Met della collina era sommersa dal fumo, e
lingue arancione correvano tra il verde: il crepitio mi giunse all'orecchio in
quel momento. I cavalli allungarono il passo, senza che fosse necessario
incitarli.
Corwin? Sei stato tu...?
S! Se il pendio fosse stato pi ripido e non ci fossero gli alberi, avrei
provato con una frana.
Per un momento l'aria si riemp di uccelli in volo. Ci avvicinammo alla

strada nera. Dragodifuoco scroll la testa e nitr: aveva il muso coperto di


fiocchi di bava. Tent di fuggire via, poi s'impenn, raspando l'aria con gli
zoccoli. Astro lanci un nitrito di paura e tir verso destra. Lottai per un
momento, ripresi il controllo, e decisi di lasciarli correre per un po'.
Continua a seguirci! grid Ganelon.
Imprecai. Corremmo. Alla fine, giungemmo a fianco della strada nera.
Ci trovavamo su una lunga dirittura, ed un'occhiata lanciata dietro di noi
mi mostr il pendio in fiamme: la strada serpeggiava tra il fuoco, come una
cicatrice ripugnante. Fu allora che vidi il cavaliere. Era quasi a met della
discesa, e correva come se stesse partecipando al Derby del Kentucky.
Dio! Che razza di cavallo doveva avere! Mi chiesi quale ombra l'aveva generato.
Tirai le redini, dapprima dolcemente, poi con maggior forza, e finalmente cominciammo a rallentare. Eravamo ormai a un centinaio di metri dalla
strada nera, ed avevo fatto in modo che, un poco pi avanti, la distanza si
riducesse a non pi di una dozzina. Quando vi arrivammo, riuscii a fermare i cavalli, che si bloccarono tremando. Porsi le redini a Ganelon, sguainai
Grayswandir, e balzai a terra.
Perch no? Era una zona pianeggiante e sgombra, e forse quella fascia di
terra nera e maledetta, che contrastava con i colori della vita, destava in me
qualche istinto morboso.
E adesso? chiese Ganelon.
Non riusciamo a liberarci di lui, disse. E se passa oltre le fiamme arriver qui tra pochi minuti. inutile continuare a fuggire. L'affronter
qui.
Ganelon avvolse le redini intorno alla sbarra e fece per sfoderare la sua
spada.
No, dissi io. Tu non puoi influire sul risultato. Ecco ci che devi fare: porta il carro pi avanti, sulla strada, e aspetta. Se le cose andranno per
il meglio, proseguiremo. Altrimenti, arrenditi subito a Benedict. me che
vuole; e rester soltanto lui, per ricondurti ad Avalon. E lo far. Almeno,
potrai andare a vivere tranquillo nella tua patria.
Ganelon esit.
Vai, gli dissi. Fai come ho detto.
Abbass lo sguardo al suolo. Sciolse le redini. Mi fiss.
Buona fortuna, disse, e fece avanzare i cavalli.
Lasciai il sentiero, mi portai davanti a un gruppetto di giovani alberelli, e
attesi. Tenendo Grayswandir stretta in pugno, guardai di nuovo la strada

nera, poi fissai lo sguardo sulla pista.


Poco dopo, lui apparve lass, vicino alla linea delle fiamme, circondato
dal fumo e dal fuoco e dai rami incendiati che cadevano. Era Benedict, con
il volto parzialmente protetto dal mantello, il moncherino del braccio destro sollevato per ripararsi gli occhi: e avanzava come un fuggiasco dell'inferno. Irrompendo tra la pioggia di scintille e cenere, usc allo scoperto e
continu a galoppare gi per il sentiero.
Ben prest, sentii lo scalpitio degli zoccoli. La correttezza mi avrebbe
imposto di rinfoderare la spada mentre attendevo. Ma se l'avessi fatto, forse non avrei avuto neppure il tempo di sguainarla di nuovo.
Mi chiesi in che modo Benedict portava la sua arma, e di che tipo poteva
essere? A lama diritta? Curva? Lunga? Corta? Sapeva usarle tutte con la
stessa facilit. Era lui che mi aveva insegnato a tirare di scherma...
Forse sarebbe stata una mossa intelligente, e non solo corretta, rinfoderare Grayswandir. Forse lui sarebbe stato disposto a parlare, prima... e tenendo in pugno la spada sarei andato in cerca di guai. Ma quando lo scalpitio si fece pi vicino, mi resi conto che avevo paura di riporre l'arma nel
fodero.
Mi asciugai il palmo della mano, prima che lui comparisse. Aveva rallentato per affrontare la svolta, e dovette vedermi nello stesso istante in cui
vidi lui. Avanz verso di me, rallentando. Ma sembrava che non avesse intenzione di fermarsi.
Era un'esperienza quasi mistica. Non so come descriverla, altrimenti. La
mia mente corse pi veloce del tempo, mentre lui si avvicinava, e mi parve
di avere a disposizione un'eternit per valutare l'appressarsi di quell'uomo
che era mio fratello. Le sue vesti erano sudice, il suo volto annerito, il
moncherino del braccio destro si agitava, gesticolando. La bestia enorme
che montava era striata di rosso e di nero, con la criniera e la coda rosse e
scompigliate. Ma era veramente un cavallo, e roteava gli occhi, e aveva la
bava alla bocca, e il suo respiro era terribile ad udirsi. Poi vidi che Benedict portava la spada appesa sulla schiena, perch l'elsa gli sporgeva sopra
la spalla destra. Rallent ancora, tenendo gli occhi fissi su di me, abbandon la strada, dirigendosi un po' verso la mia sinistra: tir le redini e le lasci, continuando a guidare il cavallo con le ginocchia. Lev la mano sinistra in un movimento quasi di saluto, e afferr l'elsa della spada. L'arma si
liber senza un suono, descrivendo un arco perfetto sopra di lui, fermandosi in una posizione minacciosa, un po' inclinata, come un'ala di acciaio
scuro con un filo sottile che brillava come uno specchio. L'immagine di

Benedict s'impresse a fuoco nella mia mente con una sorta di magnificenza, uno splendore che era quasi commovente. La spada era lunga, falcata, e
l'avevo visto usarla altre volte, in passato. Ma allora eravamo alleati contro
un nemico comune che avevo incominciato a ritenere imbattibile. Quella
notte, Benedict aveva dimostrato che non lo era. Adesso, nel vedere quella
spada levata contro di me, mi sentii sopraffare dalla sensazione della mia
mortalit... e non l'avevo mai provata. Mi parve che un velo fosse stato
strappato dal mondo: all'improvviso, ebbi un'intuizione piena e assoluta
della morte.
Quel momento pass. Arretrai nel boschetto. Mi ero fermato in quel
punto per poter trarre vantaggio dalla posizione degli alberi. Indietreggiai
per poco pi di tre metri e mi spostai di due passi sulla sinistra. Il cavallo
s'impenn all'ultimo istante e sbuff e nitr, dilatando le nari umide. Gir,
sollevando ciuffi d'erba. Il braccio di Benedict si mosse a velocit incredibile, come la lingua di un rospo, e la lama tranci il tronco di un alberello,
che doveva avere un diametro di sette, otto centimetri. L'alberello rest diritto ancora per un istante, poi si rovesci lentamente.
Gli stivali di Benedict colpirono il suolo. Avanz a grandi passi verso di
me. Anche per questo avevo bisogno del boschetto: per costringerlo a venire verso di me in un luogo dove la sua lunga spada sarebbe stata ostacolata da rami e tronchi.
Ma mentre avanzava, Benedict faceva mulinare l'arma, quasi distrattamente, avanti e indietro, e gli alberi cadevano intorno a lui, al suo passaggio. Se almeno non fosse stato cos diabolicamente abile. Se almeno non
fosse stato Benedict...
Benedict, dissi, con voce normale, lei adulta, ormai, ed in grado
di decidere da sola.
Ma lui non mostr di avermi udito. Continu ad avanzare, vibrando la
grande spada, che emetteva un suono quasi canoro nel fendere l'aria, seguito da un thukk! sommesso quando tranciava un altro albero, rallentando
appena.
Sollevai Grayswandir e la puntai verso il suo petto.
Non venire pi avanti di cos, Benedict, dissi. Non voglio battermi
con te.
Port la spada in posizione di attacco e disse una sola parola: Assassino!
Poi la sua mano fremette, e quasi nello stesso istante, sentii spingere a
lato la mia lama. Parai l'affondo che segu, e Benedict devi la mia rispo-

sta, attacc di nuovo.


Questa volta non mi presi neppure la briga di eseguire la risposta. Parai,
semplicemente, indietreggiai, e passai dietro un albero.
Non capisco, dissi, deviando la sua lama che guizz accanto al tronco
e per poco non mi trafisse. Non ho assassinato nessuno, in questi ultimi
tempi. E certamente, non ad Avalon.
Un altro thukk! e l'albero cadde verso di me. Mi scostai e indietreggiai,
parando.
Assassino, ripet Benedict.
Non so di cosa stai parlando, fratello.
Bugiardo!
Allora mi fermai, deciso a resistere. Dannazione! Era assurdo morire per
un equivoco! Risposi pi fulmineamente che potei, cercando un varco nella sua difesa. Non c'era.
Dimmelo, almeno! gridai. Ti prego!
Ma evidentemente, Benedict aveva deciso di non parlare pi. M'incalz,
e io dovetti indietreggiare di nuovo. Era come cercare di duellare con un
ghiacciaio. Poi mi convinsi che era fuori di s, anche se questo non poteva
tornarmi utile. Se fosse stato un altro, la pazzia gli avrebbe fatto perdere
l'autocontrollo. Ma Benedict aveva forgiato i suoi riflessi nel corso dei secoli, ed ero certo che neppure l'asportazione della corteccia cerebrale avrebbe alterato la perfezione dei suoi movimenti.
Continu a ricacciarmi indietro, ed io schivavo i suoi colpi passando tra
gli alberi, e lui li abbatteva e continuava ad avanzare. Commisi l'errore di
attaccare e riuscii appena a parare il suo controaffondo a pochi centimetri
dal mio petto. Dominai la prima ondata di panico che m'invase quando vidi
che mi stava sospingendo verso il limitare del boschetto. Presto mi avrebbe
ricacciato allo scoperto, dove non c'erano alberi che lo costringessero a rallentare.
La mia attenzione era concentrata cos completamente su di lui che non
mi accorsi di quel che stava per accadere.
Con un grido possente, Ganelon balz fuori, avvinghiando Benedict e
inchiodandogli contro il fianco il braccio che reggeva la spada.
Anche se l'avessi voluto veramente, per, non avrei avuto la possibilit
di ucciderlo, in quel momento. Era troppo svelto, e Ganelon non immaginava neppure quanto fosse forte.
Benedict si torse sulla destra, mettendo Ganelon tra noi, e nello stesso
tempo mosse il braccio mutilato, e lo colp alla tempia sinistra. Poi liber il

braccio sinistro, afferr Ganelon per la cintura, lo sollev e lo scagli contro di me. Mentre io mi scostavo, riprese la sua spada che era caduta, e si
avvent di nuovo. Ebbi appena il tempo di vedere che Ganelon era finito al
suolo una decina di passi dietro di me.
Parai e ripresi a indietreggiare. Mi restava da tentare un unico trucco, e
mi rattristava pensare che, se fosse fallito, Ambra sarebbe stata privata del
suo legittimo sovrano.
pi difficile battersi con un buon mancino, e anche questo tornava a
mio svantaggio. Ma dovevo tentare l'esperimento. C'era una cosa che dovevo scoprire, anche se questo comportava la necessit di correre un rischio.
Indietreggiai di un lungo passo, portandomi momentaneamente fuori tiro, poi mi tesi in avanti e attaccai. Fu una mossa calcolata, e fulminea.
Il risultato inatteso e almeno in parte dovuto a un colpo di fortuna
fu che riuscii a superare la sua guardia, sebbene mancassi il bersaglio. Per
un istante, Grayswandir super una delle parate di Benedict, e gli scalf l'orecchio sinistro. Per qualche istante lui rallent: ma non abbastanza. Anzi,
questo serv a rinsaldare la sua difesa. Io proseguii l'attacco, ma ormai era
impossibile superare la sua guardia. Era solo un taglietto, ma il sangue gli
colava dal lobo, a poche gocce per volta. Mi avrebbe addirittura distratto,
se non mi fossi limitato a prenderne nota.
Poi feci ci che temevo: ma dovevo tentare. Gli lasciai una piccola apertura, solo per un momento, sapendo che lui ne avrebbe approfittato per
cercare di trapassarmi il cuore.
Infatti lo fece, ed io parai il colpo all'ultimo istante. Preferisco non pensare a quel momento.
Poi cominciai di nuovo a cedere, uscendo a ritroso dal boschetto. Parando e indietreggiando, passai oltre il punto dove giaceva Ganelon. Arretrai
ancora di quattro o cinque metri, difendendomi con cautela.
Poi offrii a Benedict un'altra apertura.
Lui si avvent, come prima, e anche questa volta riuscii a bloccarla. Insistette ancora pi violentemente nell'attacco, respingendomi al limitare
della strada nera.
Mi fermai e resistetti, mettendomi in posizione nel punto che avevo scelto. Avrei dovuto trattenerlo ancora per qualche momento, per prepararmi...
Furono momenti terribili, ma mi battei furiosamente e mi preparai.
E poi gli offrii ancora la stessa apertura.
Sapevo che avrebbe attaccato nello stesso modo di prima; spostai la

gamba destra dietro la sinistra, e poi mi raddrizzai, mentre Benedict attaccava. Sferrai un colpo lievissimo alla sua lama, lateralmente, mentre spiccavo un balzo indietro sulla strada nera, e tendevo immediatamente il
braccio.
Poi Benedict fece ci che avevo sperato. Batt sulla mia lama ed avanz
normalmente, quando io l'abbassai in quarta...
... e mise il piede sul ciuffo d'erba nera che avevo scavalcato con un balzo.
Non osai abbassare immediatamente lo sguardo. Restai immobile, semplicemente, lasciando che l'erba facesse quel che poteva.
Bastarono pochi istanti. Benedict se ne accorse appena tent di muoversi. Vidi un'espressione sconcertata balenargli sul volto: poi la tensione.
Compresi di averlo in pugno.
Ma dubitavo che l'erba potesse trattenerlo a lungo, perci mi mossi prontamente.
Balzai verso destra, fuori della portata della sua spada, mi avventai, scavalcando d'un balzo l'erba e lasciando di nuovo la strada nera. Lui tent di
girarsi, ma l'erba gli si era avvinghiata intorno alle gambe, fino alle ginocchia. Barcoll per un istante, ma conserv l'equilibrio.
Passai dietro di lu, sulla sua destra. Sarebbe bastato un affondo per ucciderlo; ma naturalmente adesso non avevo motivo di farlo.
Lui gir il braccio dietro il collo, voltando la testa e puntandomi contro
la spada. Poi cominci a tirare per liberarsi la gamba sinistra.
Ma io fintai verso destra, e quando lui si mosse per parare, lo colpii alla
nuca, di piatto, con Grayswandir.
Il colpo lo stord, ed io potei avvicinarmi e sferrargli un pugno alle reni
con la mano sinistra. Benedict si pieg leggermente, e gli bloccai il braccio
che reggeva la spada, lo colpii di nuovo alla nuca, questa volta con il pugno, violentemente. Cadde, privo di sensi, e gli strappai l'arma dalla mano,
la gettai lontano. Il sangue che gli colava dal lobo sinistro scendeva lungo
il collo come un bizzarro orecchino.
Gettai via Grayswandir, afferrai Benedict sotto le ascelle e lo trascinai
fuori dalla strada nera. L'erba resistette, ma io tirai e riuscii finalmente a
liberarlo.
Intanto, Ganelon si era rimesso in piedi. Si avvicin zoppicando e si
ferm al mio fianco, guardando Benedict.
Che uomo, disse. Che uomo... Cosa intendi fare di lui?
Sollevai Benedict fra le braccia e mi rialzai.

Per ora, lo porto al carro, dissi. Vuoi prendere le spade?


Va bene.
Mi avviai per la strada; Benedict era ancora privo di sensi... ed era un
bene, perch non volevo essere costretto a colpirlo ancora. Lo deposi ai
piedi di un grosso albero, vicino al carro. Rinfoderai le due spade, quando
Ganelon mi raggiunse, poi gli dissi di prendere le corde che legavano alcune casse. Nel frattempo, perquisii Benedict e trovai quel che cercavo.
Poi lo legai all'albero, mentre Ganelon andava a prendere il suo cavallo.
Annodammo le redini ad un arbusto, lo stesso cui avevo appeso la spada di
Benedict.
Poi montai a cassetta e Ganelon prese posto al mio fianco.
Hai intenzione di lasciarlo l? mi chiese.
Per ora s, dissi.
Procedemmo per la strada. Io non mi voltai indietro, ma Ganelon si gir.
Non si ancora mosso, rifer. Poi: Nessuno mi aveva mai sollevato e
scagliato a terra in quel modo. E con una mano sola.
Per questo ti avevo detto di aspettare al carro, e di non batterti con lui
se avessi perduto.
E adesso che ne sar di lui?
Far in modo che qualcuno se ne occupi, e presto.
Non gli succeder niente, vero?
Annuii.
Bene.
Proseguimmo per altre due miglia, poi fermai i cavalli e scesi.
Non impressionarti, qualunque cosa succeda, dissi. Devo prender accordi per Benedict, adesso.
Abbandonai la strada e mi fermai all'ombra degli alberi, estraendo il
mazzo di Trionfi che avevo sottratto a Benedict. Li esaminai, trovai Grard
e lo tolsi dal mazzo. Rimisi le altre carte nell'astuccio ligneo foderato di seta e intarsiato d'osso.
Tenni davanti a me il Trionfo di Grard e lo fissai.
Dopo un po', divenne caldo e reale, e sembr muoversi. Sentivo la presenza di Grard. Era ad Ambra. Stava percorrendo una via che riconobbi.
Mi somiglia molto, ma pi massiccio e pesante. Vidi che portava ancora
la barba.
Si ferm, spalancando gli occhi.
Corwin!
S, Grard. Hai un ottimo aspetto.

I tuoi occhi! Puoi vedere?


S, posso di nuovo vedere.
Dove sei?
Vieni con me, e te lo mostrer.
Grard socchiuse gli occhi.
Non so se posso farlo, Corwin. In questo momento sono molto occupato.
Si tratta di Benedict, dissi io. Tu sei l'unico di cui possa fidarmi: so
che lo aiuterai.
Benedict? nei guai?
S.
E perch non mi ha chiamato lui stesso?
Non pu. legato.
Perch? Come?
una storia troppo lunga e complessa per raccontartela adesso. Credimi, ha bisogno del tuo aiuto, e subito.
Grard strinse i denti.
E non puoi farlo tu?
Assolutamente no.
E credi che possa farlo io?
Ne sono certo.
Grard smosse la spada nel fodero.
Non vorrei pensare che si tratta di un trucco, Corwin.
Ti assicuro che non lo . Con tutto il tempo che ho avuto a disposizione
per pensare, avrei escogitato qualcosa di pi sottile.
Sospir. Poi annu.
Sta bene. Vengo da te.
Vieni pure.
Si ferm per un istante, poi avanz di un passo.
Era al mio fianco. Tese la mano e mi strinse la spalla. Sorrise.
Corwin, disse. Sono lieto che abbia di nuovo i tuoi occhi.
Distolsi lo sguardo.
Anch'io. Anch'io.
Chi l'uomo sul carro?
Un amico. Si chiama Ganelon.
Dov' Benedict? Cos' successo?
Tesi il braccio.
laggi, dissi. Circa due miglia pi indietro, sulla strada. legato a

un albero. Il suo cavallo legato l vicino.


E allora perch tu sei qui?
Sto fuggendo.
Da cosa?
Da Benedict. Sono stato io a legarlo.
Grard aggrott la fronte.
Non capisco...
Scossi il capo.
C' stato un malinteso tra noi. Non sono riuscito a farlo ragionare e ci
siamo battuti. L'ho messo fuori combattimento e l'ho legato. Non posso liberarlo, o mi attaccher ancora. E non posso neppure lasciarlo cos. Pu
capitargli qualcosa di male, prima che riesca a liberarsi da solo. Perci ti
ho chiamato. Vai da lui, ti prego, scioglilo, e riportalo a casa.
E intanto tu cosa farai?
Me ne andr in tutta fretta, perdendomi nell'Ombra. Farai un favore ad
entrambi, se gli impedirai di seguirmi ancora. Non voglio essere costretto a
battermi con lui un'altra volta.
Capisco. E adesso vuoi dirmi cos' successo?
Non lo so. Mi ha chiamato assassino. Ti d la mia parola che non ho
ucciso nessuno per tutto il tempo che sono rimasto ad Avalon. Ti prego di
riferirglielo. Non ho motivo di mentire con te, e ti giuro che vero. C' un'altra cosa che forse lo ha sconvolto. Se ne parla, digli che dovr credere
alla spiegazione di Dara.
E qual ?
Scrollai le spalle.
Lo saprai se te ne parler lui. Se non ne parla, lascia perdere.
Dara, hai detto?
S.
Benissimo, far quello che mi hai chiesto... E adesso, vuoi dirmi come
sei riuscito a fuggire da Ambra?
Sorrisi.
interesse accademico? Oppure pensi che un giorno anche tu potrai
avere bisogno di passare per la stessa strada?
Grard rise.
Mi sembra un'informazione utile.
Purtroppo, caro fratello, il mondo non ancora pronto per conoscerla.
Se dovessi dirlo a qualcuno, lo direi a te... ma non potrebbe esserti utile,
mentre il segreto potrebbe servire a me, in futuro.

In altre parole, tu hai un passaggio segreto personale per entrare ed uscire da Ambra. Che intenzioni hai, Corwin?
Tu cosa pensi?
La risposta ovvia. Ma i miei sentimenti, al riguardo, sono confusi.
Ti dispiace parlarmene?
Grard indic un tratto della strada nera, visibile dal punto in cui stavamo.
Quella cosa, disse. Passa ai piedi del Kolvir, adesso. Molti pericoli la
percorrono per attaccare Ambra. Noi ci difendiamo, e vinciamo sempre.
Ma gli attacchi diventano sempre pi forti, e pi frequenti. Non sarebbe il
momento migliore per la tua mossa, Corwin.
O forse il momento ideale, dissi io.
Forse per te, ma non per Ambra.
Ed Eric? Come fronteggia la situazione?
In modo efficiente. Come ho detto, vinciamo sempre.
Non mi riferisco agli attacchi. Mi riferisco all'intero problema... alla
sua causa.
Io stesso ho percorso la strada nera, per un lungo tratto.
E allora?
Non sono riuscito a percorrerla tutta. Tu sai che le ombre diventano
sempre pi strane e selvagge, via via che ci si allontana da Ambra?
S.
... Fino a quando la mente si altera e viene spinta verso la follia?
S.
... e da qualche parte, pi oltre, stanno le Coorti del Caos. La strada
prosegue, Corwin. Sono convinto che copra l'intera distanza.
E allora come temevo, dissi.
per questo che, indipendentemente dai miei sentimenti nei tuoi confronti, non ti consglio di tentare, per il momento. La sicurezza di Ambra
deve venire prima di ogni altra cosa.
Capisco. Allora non c' altro da dire, per ora.
E i tuoi piani?
Poich non sai quali sono, superfluo dirti che sono immutati. Ma sono
immutati.
Non so se augurarti buona fortuna: ma ti auguro ogni bene. Sono lieto
che tu abbia recuperato la vista. Mi strinse la mano. Ora meglio che io
raggiunga Benedict. Immagino che non sia ferito gravemente.
Io non l'ho ferito. L'ho solo colpito un paio di volte. Non dimenticare di

riferirgli il mio messaggio.


Non lo dimenticher.
E riportalo ad Avalon.
Cercher.
Allora addio, per ora, Grard.
Addio, Corwin.
Poi si volt e si avvi per la strada. Lo guardai fino a quando scomparve,
prima di risalire sul carro. Rimisi il suo Trionfo nel mazzo, e proseguii per
Anversa.
8
Dalla cima del colle, guardai la casa. Ero circondato da arbusti, e non sarebbe stato facile scorgermi.
Non so, esattamente, che cosa mi aspettassi di vedere. Macerie bruciate?
Un'automobile sul viale? Una famiglia seduta nel patio? Guardie armate?
Vidi che il tetto aveva bisogno di riparazioni, e che il prato era incolto da
molto tempo. Mi sorprese notare che c'era solo una finestra rotta.
Quindi quel luogo appariva deserto. Ma ne dubitavo.
Stesi la giacca al suolo e vi sedetti sopra. Accesi una sigaretta. Non c'erano altre case, nelle vicinanze.
Avevo ricavato quasi settecentomila dollari, vendendo i diamanti. Avevo
impiegato una settimana e mezzo, per concludere. Da Anversa eravamo
andati a Bruxelles, passando molte serate in un night-club della Rue de
Char et Pain prima che l'uomo che m'interessava mi trovasse.
Arthur rimase molto sconcertato. Era un uomo magro, con i capelli
bianchi e i baffi ben curati, ex ufficiale della RAF, ex studente di Oxford.
Aveva cominciato a scuotere il capo dopo i primi due minuti, e aveva continuato a interrompermi per farmi domande circa la consegna. Sebbene non
fosse Sir Basii Zaharoff, si preoccupava sinceramente quando le idee di un
cliente gli sembravano troppo strane. Non gli andava che qualcosa andasse
storto subito dopo la consegna: sembrava convinto che si ripercuotesse sulla sua reputazione. Per questo, molto spesso era pi premuroso degli altri,
quando doveva provvedere alle spedizioni. Era preoccupato per i miei progetti di trasporto, perch sembrava che non ne avessi.
In un accordo del genere, necessario di solito un certificato d'uso. In
sostanza si tratta di questo: una dichiarazione che il paese X ha ordinato le
armi in questione. necessario per ottenere il permesso d'esportazione dal

paese del fabbricante. Serve loro per salvare la faccia, anche se il carico,
poi, viene consegnato al paese Y appena varcato il confine. La consuetudine impone di comprare la collaborazione di un rappresentante diplomatico
del paese X preferibilmente qualcuno che ha qualche amico o parente in
buoni rapporti con il Ministero della Difesa per ottenere i documenti.
Costano parecchio, e credo che Arthur conoscesse a memoria il tariffario.
Ma come far a spedirli? continuava a chiedermi. Come far a portarli dove le interessa?
Questo problema lo risolver io, dissi. Lasci che sia io ad occuparmene.
Ma lui continu a scuotere il capo.
inutile cercare di prendere scorciatoie del genere, colonnello, disse
(Per lui, ero sempre stato colonnello, fin da quando c'eravamo conosciuti,
una dozzina d'anni prima; non ho mai capito il perch.) inutile. Se cerca
di risparmiare qualche dollaro in questo modo, rischia di perdere l'intero
carico e di mettersi nei guai. Posso sistemare tutto tramite una di quelle
giovani nazioni africane, a un prezzo ragionevole...
No. Basta che mi procuri le armi.
Durante il nostro colloquio, Ganelon era rimasto l a bere birra, con la
sua barba rossa e l'aria sinistra, annuendo appena io dicevo qualcosa. Poich non parlava inglese, non capiva come andavano negoziati. E del resto, non gli interessava neppure. Comunque, seguiva le mie istruzioni, e di
tanto in tanto mi parlava in thari: ci scambiavamo alcune frasi in quella
lingua, a proposito della prima cosa che ci passava per la mente. Una pura
cattiveria. Il povero vecchio Arthur era un buon linguista, e avrebbe voluto
conoscere la destinazione delle armi. Sentivo che si sforzava di identificare
la lingua ogni volta che noi parlavamo. Alla fine, cominci ad annuire come se capisse.
Dopo altre discussioni, decise di arrischiare e disse: Ho letto i giornali.
Sono sicuro che quelli possono permettersi di pagare l'assicurazione.
Per me, quello valeva quasi il prezzo dell'ammissione.
No, dissi. Mi creda, appena entrer in possesso di quei fucili automatici, spariranno dalla faccia della Terra.
Un bel trucco, disse lui, considerando che non so ancora dove li
prenderemo.
Non importa.
La sicurezza una gran bella cosa. Ma l'ostinazione... Scroll le spalle. Faccia come preferisce, allora. Sono affari suoi.

Poi gli parlai delle munizioni; probabilmente si convinse che ero del tutto squilibrato. Mi fiss a lungo, e questa volta non scosse neppure il capo.
Passarono dieci minuti buoni prima che riuscissi a indurlo a dare un'occhiata alle istruzioni. Fu allora che cominci a scuotere la testa e a borbottare qualcosa a proposito dei proiettili d'argento e degli inneschi inerti.
L'arbitro supremo, il danaro, lo convinse comunque che bisognava fare a
modo mio. Non c'erano problemi per i fucili e per i camion: ma indurre
una fabbrica d'armi a produrre le mie munizioni sarebbe costato parecchio,
mi disse. Non era neppure sicuro di trovarne una disposta ad accontentarmi. Quando gli dissi che il prezzo non era un problema, mi sembr ancora
pi sconvolto. Se potevo permettermi di ordinare strane munizioni sperimentali, la spesa per un certificato d'uso non avrebbe dovuto spaventarmi...
No. Gli dissi di no. Bisognava fare a modo mio, gli rammentai.
Arthur sospir e si tir i baffi. Poi annui. Benissimo, avremmo fatto a
modo mio.
Naturalmente, mi fece pagare uno sproposito. Poich ero razionale in
tutto il resto, lui pensava che, se non ero psicopatico, dovevo essere coinvolto in qualche imbroglio dispendioso. Anche se le ramificazioni dovevano averlo sconcertato, aveva evidentemente deciso di non approfondire
troppo quella strana faccenda. Era disposto ad approfittare di tutte le occasioni, pur di dissociarsi dal progetto. Quando trov i fabbricanti di munizioni una ditta svizzera fu ben lieto di mettermi in contatto con loro
e di lavarsi le mani di tutto... eccettuato il danaro.
Ganelon ed io andammo in Svizzera con documenti falsi. Lui era tedesco ed io portoghese. Non m'interessava molto quello che dicevano i miei
documenti, purch la falsificazione fosse perfetta; ma avevo pensato che il
tedesco fosse la lingua pi adatta da far imparare a Ganelon, poich doveva impararne una, ed i turisti tedeschi sembravano presenti dappertutto.
L'impar molto in fretta. Gli avevo detto di raccontare ai tedeschi ed agli
svizzeri che incontrava, se glielo avessero chiesto, che era stato allevato in
Finlandia.
Passammo tre settimane in Svizzera prima che io fossi soddisfatto dei
controlli della qualit delle mie munizioni. Come avevo sospettato, in quest'ombra la sostanza era totalmente inerte. Comunque, io avevo scoperto la
formula, e a questo punto era la sola cosa che contava. L'argento cost carissimo, naturalmente. Forse peccavo d'eccesso di prudenza. Comunque,
c'erano certi esseri, intorno ad Ambra, che sarebbe stato meglio liquidare
con quel metallo, e io potevo permettermelo. E del resto, quale proiettile

sarebbe stato pi indicato per un re... escludendo l'oro? Se avessi sparato


ad Eric, non avrei commesso un reato di lesa maest, in quel modo. Compatitemi, fratelli.
Poi abbandonai Ganelon a se stesso per un po', dato che si era buttato nel
ruolo di turista in modo degno di Stanislavski. Lo feci partire per l'Italia,
con una macchina fotografica al collo e un'espressione sognante negli occhi, e tornai in volo negli Stati Uniti.
Tornai? S. Quel luogo malridotto, sulla collina, era stato la mia casa per
quasi un decennio. Era l che mi stavo dirigendo quando ero stato spinto
fuori strada e avevo avuto l'incidente che aveva provocato tutto il resto.
Aspirai il fumo della sigaretta e guardai la casa. A quei tempi non era
malridotta. L'avevo sempre tenuta bene. L'avevo pagata completamente.
Sei stanze e un garage per due macchine; e intorno, sette acri in terreno. In
pratica, tutto il fianco della collina. Avevo vissuto quasi sempre solo, l.
Mi piaceva. Avevo trascorso gran parte del mio tempo nello studio e in laboratorio. Mi chiesi se nel mio studio c'era ancora la silografia di Mori,
raffigurante due guerrieri impegnati in un duello a morte. Sarebbe stato
bello riaverla. Ma sentivo che doveva essere sparita. Probabilmente tutto
quello che non era stato rubato era stato venduto per pagare le tasse arretrate. Immaginavo che lo Stato di New York avesse fatto proprio questo.
Mi stupiva, anzi, che la casa non avesse trovato un nuovo proprietario.
Continuavo ad osservare per assicurarmene. Diavolo, non avevo nessuna
fretta. Non dovevo andare in nessun posto.
Mi ero messo in contatto con Grard poco dopo il mio arrivo in Belgio.
Avevo deciso di non tentare di parlare con Benedict, per il momento. Temevo che avrebbe cercato di attaccarmi di nuovo, in un modo o nell'altro.
Grard mi aveva scrutato attentamente. Si trovava in aperta campagna e
sembrava che fosse solo.
Corwin? disse poi. S...
Proprio io. Com' andata con Benedict?
L'ho trovato come avevi detto tu, e l'ho liberato. Era deciso a inseguirti
di nuovo, ma sono riuscito a fargli credere che era passato molto tempo da
quando ti avevo visto. Poich avevi detto che l'avevi lasciato svenuto, ho
pensato che fosse la linea migliore da seguire. E il suo cavallo era stanchissimo. Siamo tornati ad Avalon insieme. Sono rimasto con lui per i funerali, poi mi sono fatto prestare un cavallo. Adesso sto tornando ad Ambra.
I funerali? Che funerali?

Mi rivolse di nuovo quell'occhiata indagatrice.


Davvero non lo sai? chiese.
Se lo sapessi, maledizione, non lo domanderei!
I suoi servitori. Sono stati assassinati. Benedict dice che sei stato tu.
No, dissi. No. ridicolo. Perch avrei dovuto uccidere i suoi servitori? Non capisco...
Poco dopo il suo ritorno, andato a cercarli, dato che non si erano presentati per riceverlo. Li ha trovati assassinati e ha scoperto che tu e il tuo
compagno ve ne eravate andati.
Adesso ho capito com' nato l'equivoco, dissi. Dov'erano i cadaveri?
Sepolti, non troppo profondamente, nel boschetto in fondo al giardino,
dietro la casa.
Proprio cos, proprio cos... Era meglio non dire che avevo visto la tomba.
Ma per quale ragione Benedict pensa che io possa aver fatto una cosa
simile? protestai.
sconcertato, Corwin. Molto sconcertato, adesso. Non ha capito perch tu non lo abbia ucciso quando ne hai avuto la possibilit, e perch abbia chiamato me, quando avresti potuto abbandonarlo.
Ora capisco perch continuava a chiamarmi assassino mentre ci battevamo, ma... Gli hai riferito che ti ho detto di non aver ucciso nessuno?
S. All'inizio ha scrollato le spalle. Gli ho detto che mi eri sembrato
sincero, e molto sconcertato anche tu. Immagino che lo turbasse un po' l'idea che avevi insistito tanto. Mi ha chiesto parecchie volte se ti credevo.
Mi credi?
Grard abbass gli occhi.
Maledizione, Corwin! Che cosa dovrei credere? Mi ci sono trovato in
mezzo all'improvviso. Siamo rimasti separati per tanto tempo...
Incontr il mio sguardo.
C' dell'altro, disse.
E cio?
Perch hai chiamato me ad aiutarlo? Tu avevi portato via un mazzo
completo. Avresti potuto chiamare chiunque altro.
Vorrai scherzare, dissi io.
No, voglio una risposta.
Benissimo. Tu sei l'unico di cui mi fido.
Tutto qui?

No. Benedict non vuole che ad Ambra sappiamo dove si trova. Tu e Julian siete gli unici due che, a quanto so per certo, conoscono la sua ubicazione. Non mi piace Julian, e non mi fido di lui. Perci ho chiamato te.
Come sapevi che io e Julian eravamo al corrente della sua ubicazione?
Benedict vi ha aiutato entrambi quando vi siete messi nei guai sulla
strada nera, qualche tempo fa; e vi ha ospitati durante la vostra convalescenza. Me l'ha detto Dara.
Dara? Ma chi questa Dara?
La figlia orfana di una coppia che un tempo lavorava per Benedict,
dissi. Era presente quando siete arrivati tu e Julian.
E tu le hai mandato in dono un braccialetto. Mi avevi parlato di lei anche per la strada, quando mi hai chiamato.
Esatto. Perch?
Niente. Ma non la ricordo, comunque. Dimmi, perch te ne sei andato
all'improvviso? Dovrai ammettere che poteva sembrare il gesto di un colpevole.
S, dissi io. Ero colpevole... ma non di omicidio. Ero andato ad Avalon per procurarmi qualcosa che mi serviva; l'ho avuto, e me ne sono andato. Hai visto il carro, e hai visto che era carico. Me ne sono andato prima
che Benedict tornasse, per non dover rispondere alle sue eventuali domande. Diavolo! Se avessi voluto semplicemente fuggire, non mi sarei trascinato dietro un carro! Avrei viaggiato a cavallo.
Cosa c'era sul carro?
No, dissi. Non volevo rivelarlo a Benedict e non voglio rivelarlo a te.
Oh, lui potr scoprirlo, immagino. Ma che ci riesca da solo, se proprio ci
tiene. Comunque, non ha importanza. Dovrebbe bastare il fatto che ero andato l per procurarmi qualcosa, e me lo sono procurato. Ad Avalon non
ha molto valore, ma ne ha in un altro luogo. Ti basta?
S, disse Grard. Mi sembra che abbia senso.
Allora rispondi alla mia domanda. Pensi che li abbia assassinati io?
No, disse lui. Ti credo.
E Benedict, adesso? Che cosa pensa?
Non ti attaccherebbe senza prima discutere. Adesso ha dei dubbi, lo
so.
Bene. gi qualcosa. Grazie, Grard. Ti lascio.
Mi mossi per interrompere il contatto.
Aspetta Corwin! Aspetta!
Che c'?

Come hai tagliato la strada nera? Ne hai distrutto un tratto, nel punto in
cui l'hai attraversata. Come ci sei riuscito?
Il Disegno, dissi. Se mai ti trovassi in difficolt con la strada nera,
colpiscila con il Disegno. Sai che qualche volta bisogna tenerlo in mente,
se le ombre cominciano a sfuggirti e la situazione si fa complicata?
S. Avevo provato anch'io, ma non servito a nulla. Ci ho guadagnato
solo un mal di testa. Non dell'Ombra.
S e no, dissi. Io so cos'. Non ti sei impegnato abbastanza. Io ho
usato il Disegno fino a quando ho avuto la sensazione che mi scoppiasse la
testa, fino a quando il dolore mi ha accecato e mi sono sentito sul punto di
svenire. Poi la strada si aperta intorno a me. Non stato piacevole, ma ha
funzionato.
Lo ricorder, disse Grard. Vuoi parlare con Benedict, ora?
No, dissi. Sa gi tutto quello che abbiamo discusso. Adesso che si sta
calmando, comincer a rimuginarci sopra. Preferirei che lo facesse da solo... e non voglio rischiare un altro scontro. Quando avr interrotto la comunicazione, questa volta, tacer a lungo, e resister a tutti i tentativi di
comunicare con me.
E Ambra, Corwin? E Ambra?
Abbassai gli occhi.
Non metterti sulla mia strada quando torner, Grard. Credimi, sarebbe
inutile.
Corwin... Aspetta. Vorrei chiederti di ripensarci. Non attaccare Ambra,
ora. troppo debole.
Mi dispiace, Grard. Ma sono certo di aver pensato al problema, negli
ultimi cinque anni, pi di quanto ci abbiate pensato tutti voi messi insieme.
Dispiace anche a me.
Ora sar meglio che io vada.
Grard annu.
Addio, Corwin.
Addio, Grard.
Dopo aver atteso per diverse ore che il sole scomparisse dietro la collina,
lasciando la casa immersa in un crepuscolo prematuro, spensi l'ultima sigaretta, sbattei la giacca e tornai ad indossarla; mi alzai in piedi. Non avevo
visto segno di vita intorno alla casa, e nessun movimento dietro le finestre
sporche, la finestra sfondata. Lentamente scesi dalla collina.
La casa di Flora a Westchester era stata venduta qualche anno prima;

non era stata una sorpresa, per me. Avevo controllato per pura curiosit,
dato che ero in citt. Una volta ero passato in macchina davanti alla villa.
Flora non aveva motivo di restare in questa Terra dell'Ombra. La sua lunga
missione s'era conclusa con un successo e l'ultima volta che l'avevo vista,
aveva ricevuto la sua ricompensa, in Ambra. Era esasperante pensare che
l'avevo avuta vicina per tanto tempo, senza neppure accorgermi della sua
presenza.
Mi ero chiesto se era il caso di mettermi in contatto con Random, ma
avevo deciso di non farlo. L'unico modo in cui poteva rendersi utile sarebbe stato fornirmi informazioni sulla situazione di Ambra. Sarebbe stato utile averle, ma non era assolutamente essenziale. Ero quasi sicuro di potermi
fidare di lui. Dopotutto, in passato mi era stato d'aiuto diverse volte. Certo,
non per altruismo... ma aveva fatto anche pi del necessario. Per erano
passati cinque anni, e da allora erano accadute molte cose. Adesso era
nuovamente tollerato, ad Ambra, e aveva moglie. Forse era ansioso di riguadagnare un po' di prestigio. Non lo sapevo. Ma valutando i possibili
benefici e i possibili svantaggi, pensai che fosse meglio attendere e vederlo
personalmente, appena fossi tornato nella citt.
Avevo mantenuto la parola, e avevo resistito a tutti i tentativi di stabilire
un contatto con me. Si erano ripetuti quasi ogni giorno, nelle prime due
settimane dopo il mio ritorno sulla Terra dell'ombra. Ma poi erano passate
altre settimane, e non ero pi stato disturbato. Perch dovevo permettere
che qualcuno potesse approfittarne? No, grazie, fratelli.
Mi avvicinai alla parte posteriore della casa, mi accostai ad una finestra
e la pulii con il gomito. Avevo sorvegliato quel posto per tre giorni, e mi
sembrava molto improbabile che dentro ci fosse qualcuno. Per...
Sbirciai all'interno.
C'era un gran disordine, naturalmente, e molta della mia roba era scomparsa. Ma qualcosa era rimasto. Mi avviai sulla destra e provai ad aprire la
porta. Chiusa a chiave. Ridacchiai.
Raggiunsi il patio. Il nono mattone dalla porta, il quarto dal basso. La
chiave c'era ancora. La ripulii sulla giacca mentre tornavo indietro. Entrai.
C'era polvere dappertutto, ma in certi punti era smossa. C'erano tazze di
caff, involti di sandwich, e nel camino i resti di un hamburger pietrificato.
Durante la mia assenza, la pioggia era entrata spesso dal comignolo. Mi
avvicinai e chiusi la valvola di tiraggio.
Vidi che la porta d'ingresso era stata sfasciata intorno alla serratura. Provai a smuoverla. Sembrava che fosse stata inchiodata. C'era una frase o-

scena scarabocchiata sulla parete dell'ingresso. Andai in cucina. Era un caos. Tutto ci che era sopravvissuto al saccheggio era finito sul pavimento.
La stufa e il frigorifero erano spariti, il pavimento era graffiato.
Tornai indietro e andai a controllare il mio laboratorio. S, era stato
svuotato. Completamente. Passai oltre, e mi stupii di trovare intatti, nella
mia stanza, il letto ancora sfatto e due preziose poltrone.
Il mio studio fu una sorpresa pi piacevole. La grande scrivania era coperta di carte d'ogni genere, ma era sempre stata cos. Accesi una sigaretta
e andai a sedermi. Forse era troppo pesante e ingombrante perch qualcuno
potesse portarsela via. I miei libri erano ancora sugli scaffali. Nessuno ruba i libri, tranne gli amici. E l...
Non potevo crederlo. Mi alzai e attraversai la stanza per andare a vedere
da vicino.
La bellissima silografia di Yoshitoshi Mori era appesa dov'era sempre
stata, pulita, cruda, elegante, violenta. Pensare che nessuno avesse portato
via una delle mie cose pi preziose...
Pulita?
La scrutai. Passai il dito lungo la cornice.
Troppo pulita. Non c'era la polvere che copriva tutto il resto, in casa.
Controllai, per scoprire se c'era qualche filo: non ne trovai, la staccai dal
gancio, l'abbassai.
No, la parete, sotto, non era pi chiara. Era dello stesso colore del resto.
Posai l'opera di Mori sul sedile accanto alla finestra e tornai alla scrivania. Ero turbato, come era senza dubbio nelle intenzioni di qualcuno. Era
evidente che quel qualcuno aveva portato via la silografia e ne aveva avuto
cura e di questo gli ero anche riconoscente e poi, recentemente, l'aveva rimessa al suo posto. Sembrava che il mio ritorno fosse stato previsto.
E quella sarebbe stata una ragione sufficiente per fuggire subito, penso.
Ma era sciocco. Se si trattava di una trappola, era gi scattata. Estrassi dalla tasca della giacca la pistola automatica e me l'infilai alla cintura. Io stesso non avevo previsto di ritornare. Era una decisione che avevo preso perch mi ero trovato con un po' di tempo a disposizione. Non sapevo neppure
perch avessi desiderato di rivedere quella casa.
Quindi era stato combinato tutto in fretta. Se fossi capitato di nuovo a
casa mia, lo avrei fatto per riprendermi l'unica cosa che poteva starmi a
cuore. Perci qualcuno l'aveva conservata, e messa in mostra in modo che
lo notassi. Benissimo, era andata cos. Non ero stato ancora attaccato, e
quindi non sembrava una trappola. E allora che cos'era?

Un messaggio. Una specie di messaggio.


Quale? Come? E chi era stato?
Il posto pi sicuro della casa doveva essere la cassaforte, se non era stata
scassinata. Non era un'impresa che esorbitasse dalle capacit dei miei fratelli. Mi accostai alla parete, spostai il pannello. Feci girare la manopola
secondo la combinazione, indietreggiai, aprii lo sportello con un righello.
Niente esplosioni. Bene. Ma questo l'avevo immaginato.
Dentro non c'era stato niente d'importante... qualche centinaio di dollari
in contanti, qualche buono del tesoro, ricevute, corrispondenza.
Una busta. Una busta bianca messa l, in bella vista. Non la ricordavo.
C'era scritto il mio nome, in una grafia elegante. E non era stato tracciato
con una biro.
Dentro c'era una lettera e una carta.
Fratello Corwin, diceva la lettera, se stai leggendo questa, allora vuol
dire che pensiamo ancora in modo abbastanza simile perch io possa anticipare le tue azioni. Ti ringrazio per la silografia che mi hai prestato...
una delle due possibili ragioni, secondo me, che potrebbero indurli a tornare in quest'ombra squallida. Mi dispiace lasciarla, poich anche i nostri
gusti sono abbastanza simili, e perch per diversi anni ha abbellito il mio
appartamento. C' qualcosa, nel suo tema, che mi sembra familiare. La restituzione deve essere intesa come una prova di buona volont e come un
mezzo per attirare la tua attenzione. Devo essere sincero con te, se voglio
avere la speranza di convincerti. Non mi scuser per quello che stato fatto. Il mio unico rimpianto, per la verit, che non ti ho fatto uccidere
quando avrei dovuto. stata la vanit ad indurmi a comportarmi da
sciocco. Forse il tempo ha guarito i tuoi occhi, ma non credo che potr
mai modificare sensibilmente i nostri reciproci sentimenti. La tua lettera
Torner in questo momento si trova sul mio scrittoio. Se l'avessi
scritta io, so che io sarei tornato. Poich abbiamo certe cose in comune,
prevedo il tuo ritorno, e con una certa apprensione. So che non sei uno
sciocco, e immagino che arriverai in forze. E la vanit del passato viene
pagata con l'orgoglio del presente. Vorrei che vi fosse pace tra noi, Corwin; per il bene del regno, non per me. Forze potentissime uscite dall'Ombra assediano regolarmente Ambra, e non ne comprendo interamente
la natura. E contro queste forze, le pi formidabili che, a quanto ricordo,
abbiano mai assalito Ambra, l'intera famiglia si unita al mio fianco.
Vorrei avere il tuo appoggio in questa lotta. Se non possibile, ti chiedo di
rimandare per qualche tempo l'invasione. Se deciderai di aiutarci, non li

chieder alcun atto di omaggio, ma solo il riconoscimento che il comando


tocca a me per tutta la durata della crisi. Ti verranno accordati gli onori
che ti spettano. importante che tu ti metta in contatto con me, perch
possa renderti conto della verit di ci che dico. Poich non sono riuscito
a comunicare con te per mezzo del tuo Trionfo, accludo il mio, affinch tu
possa servirtene. Anche se probbilmente penserai che ti sto mentendo, ti
d la mia parola che non cos. Eric, Signore di Ambra.
Rilessi la lettera e ridacchiai. A cosa pensava che servissero le maledizioni, comunque?
Inutile, fratello mio. Sei stato gentile a pensare a me nel momento del
bisogno e ti credo, senza alcun dubbio, poich siamo tutti uomini d'onore ma il nostro incontro avverr secondo il mio programma, non secondo il tuo. Hai commesso l'errore di considerarti necessario, Eric. I cimiteri
sono pieni di uomini che si credevano insostituibili. Comunque aspetter
di potertelo dire faccia a faccia.
Infilai la lettera e il Trionfo nella tasca della giacca. Spensi la sigaretta
nel portacenere sporco, sulla scrivania. Poi presi un lenzuolo in camera da
letto, per avvolgere i miei combattenti. Questa volta mi avrebbero atteso in
un luogo pi sicuro.
Mentre attraversavo di nuovo la casa, mi chiesi perch ero tornato, in realt. Pensai ad alcune delle persone che avevo conosciuto quando abitavo
l, e mi domandai se avevano mai pensato a me, se si erano chieste che fine
avevo fatto. Non l'avrei mai saputo, naturalmente.
Era scesa la notte, e il cielo era limpido, e le prime stelle brillavano
quando uscii e chiusi a chiave la porta. Girai intorno alla casa e rimisi a
posto la chiave, nel patio. Poi risalii la collina.
Quando mi voltai a guardare, dall'alto, mi parve che la casa fosse rimpicciolita, nell'oscurit, e facesse parte della desolazione, come una lattina
di birra vuota abbandonata sul ciglio della strada. Scesi dall'altro pendio,
attraversai un prato per tornare dove avevo parcheggiato la macchina, pentito di essermi voltato a guardare.
9
Io e Ganelon partimmo dalla Svizzera con due camion. Li avevamo guidati fin l dal Belgio, e sul mio avevo caricato i fucili. Calcolando quattro
chili e mezzo l'uno, i trecento fucili pesavano circa una tonnellata e mezzo,
niente male. Dopo aver caricato anche le munizioni, avevamo ancora spa-

zio per il carburante e le provviste. Avevamo preso una scorciatoia attraverso l'Ombra, naturalmente, per evitare la gente che se ne sta ai confini
con il solo scopo di rallentare il traffico. Partimmo allo stesso modo: io
viaggiavo sul primo camion: per aprire la strada, diciamo cos.
Passai attraverso una zona di colline scure e di piccoli villaggi, dove gli
unici veicoli che incontrammo erano trainati da cavalli. Quando il cielo divenne di un vivido color limone, le bestie da soma che vedemmo erano
striate e piumate. Proseguimmo per ore, e finalmente incontrammo la strada nera, costeggiandola per un lungo tratto, attraverso una dozzina di mutamenti, ed il panorama cambi, le colline divennero pianure, e le pianure
ridiventarono colline. Avanzammo lentamente su strade dissestate e slittammo su distese lisce e dure come il vetro. Attraversammo la parete d'una
montagna e aggirammo un mare scuro come vino. Passammo tra temporali
e nebbie.
Impiegai mezza giornata per ritrovarli: o almeno per ritrovare un'ombra
cos simile che quasi non c'era differenza. S, erano coloro che avevo usato
gi una volta. Erano bassi, molto villosi, molto scuri, con incisivi lunghissimi ed artigli retrattili. Ma avevano una buona mira e mi adoravano.
Furono felici del mio ritorno. Poco contava che cinque anni prima avessi
mandato i loro maschi migliori a morire in una terra sconosciuta. Gli dei
non si discutono: bisogna amarli, onorarli e obbedirli. Furono molto delusi
perch avevo bisogno di poche centinaia di soldati. Dovetti respingere migliaia di volontari. Questa volta, il problema morale non mi turbava molto.
In un certo senso, potevo dire che, impiegando questo contingente avrei
fatto in modo che gli altri non fossero morti invano. Naturalmente io non
la pensavo cos: ma i sofismi mi piacciono. Forse avrei potuto anche considerarli mercenari pagati in moneta spirituale. Che differenza faceva se
combattevano per la paga o per una fede? Io ero in grado di fornire l'una e
l'altra, quando avevo bisogno di truppe.
Ma in realt, costoro non avrebbero corso grandi pericoli, poich sarebbero stati i soli a disporre di armi da fuoco. Le mie munizioni, per, erano
tuttora inerti nella loro patria, e ci vollero parecchi giorni di marcia attraverso l'Ombra per raggiungere una terra abbastanza simile ad Ambra perch funzionassero. L'unico guaio era che le ombre seguono una legge di
congruenza delle corrispondenze, e quel luogo era effettivamente vicino ad
Ambra. Questo mi tenne sulle spine durante l'intero periodo dell'addestramento. Era improbabile che un mio fratello capitasse per caso in quell'ombra. Ma si erano verificate coincidenze anche peggiori.

Ci esercitammo per quasi tre settimane, prima che io decidessi che eravamo pronti. Poi, in un mattino fresco e luminoso, togliemmo il campo e
passammo nell'Ombra. Le colonne dei fanti seguivano i camion. I veicoli
avrebbero smesso di funzionare quando ci fossimo avvicinati ad Ambra
gi adesso ci causavano qualche difficolt ma potevano venire usati per
trasportare l'equipaggiamento, finch era possibile.
Questa volta, intendevo salire in vetta a Kolvir da nord, anzich affrontare ancora la parete rivolta verso il mare. Tutti gli uomini avevano un'idea
della topografia, e il piazzamento delle squadre di fucilieri era gi stato deciso, provato e riprovato durante le manovre.
Ci fermammo per pranzare, mangiammo bene, e proseguimmo, mentre
le ombre si allontanavano gradualmente da noi. Il cielo divenne di un azzurro scuro ma brillante: il cielo di Ambra. La terra era nera tra le rocce ed
il verde fulgido dell'erba. Gli alberi ed i cespugli avevano foglie d'una lucentezza umida. L'aria era dolce e pulita.
Al cader della notte, stavamo passando tra gli alberi enormi al limitare
della Foresta di Arden. Bivaccammo l, disponendo un imponente servizio
di guardia. Ganelon, che adesso indossava una divisa cachi e un berretto,
rest a lungo con me, ad esaminare le mappe che avevo disegnato. Dovevamo percorrere ancora quaranta miglia prima di arrivare alle montagne.
Il pomeriggio seguente, i camion si bloccarono. Subirono varie trasformazioni, si imballarono pi volte, e alla fine rifiutarono di avviarsi. Li
spingemmo in un burrone e tagliammo rami per coprirli. Distribuimmo le
munizioni e il resto delle razioni e proseguimmo.
Poi lasciammo la strada di terra battuta e procedemmo attraverso la foresta. Poich la conoscevo ancora bene, non vi furono grossi problemi. Dovemmo rallentare, naturalmente, ma questo riduceva le possibilit di venir
sorpresi da una delle pattuglie di Julian. Gli alberi erano giganteschi, poich ormai ci eravamo addentrati in Arden, e la topografia mi ritornava alla
mente via via che avanzavamo.
Non incontrammo nulla di pi pericoloso delle volpi, i cervi, i conigli e
gli scoiattoli, quel giorno. Gli odori della foresta ed i suoi colori, verde,
oro e bruno, mi portavano pensieri di tempi pi felici. Verso il tramonto,
mi arrampicai su una pianta colossale e riuscii a distinguere la catena che
comprendeva Kolvir. Un temporale ne incoronava le vette, in quel momento, e le nubi nascondevano le parti pi elevate.
A mezzogiorno del giorno dopo c'imbattemmo in una delle pattuglie di
Julian. In realt, non so chi fu a sorprendere l'altro, n chi rimase pi sor-

preso. La sparatoria cominci quasi immediatamente. Diventai rauco a furia di gridare per far smettere i miei fucilieri: erano tutti ansiosi di provare
le loro armi contro bersagli viventi. Era un piccolo gruppo circa diciotto
uomini e li liquidammo tutti. Noi non subimmo perdite: uno dei nostri
uomini ne fer un altro, o forse si fer da solo. Non venni mai a sapere come fossero andate esattamente le cose. Poi procedemmo pi rapidamente,
perch avevamo fatto parecchio chiasso, e non avevo idea della disposizione delle altre forze nelle vicinanze.
Al cader della notte eravamo gi ad una quota piuttosto elevata, e le
montagne apparivano nitide. Le nubi temporalesche aleggiavano ancora intorno alle vette. I miei uomini erano eccitati dal massacro, e quella notte
faticarono ad addormentarsi.
Il giorno seguente arrivammo ai piedi delle colline, e riuscimmo ad evitare due pattuglie. Proseguimmo anche dopo il calar del sole, per raggiungere un posto abbastanza protetto che avevo in mente. Ci accampammo ad
una quota superiore di circa mezzo miglio, rispetto alla notte precedente.
Eravamo al di sotto della coltre nuvolosa; ma non pioveva, nonostante la
costante tensione atmosferica che preannunciava un temporale. Non dormii
bene, quella notte. Sognai la testa fiammeggiante del gatto, e Lorraine.
Al mattino, partimmo sotto un cielo grigio, e feci marciare implacabilmente le mie truppe, sempre pi in alto. Udivamo il rombo dei tuoni lontani, e l'aria era carica d'elettricit.
Verso met mattina, mentre guidavo la colonna lungo un percorso sassoso e tortuoso, udii un grido dietro di me, seguito dal crepitio di parecchie
armi da fuoco. Tornai immediatamente indietro.
Un gruppetto d'uomini, tra i quali c'era Ganelon, guardava in basso, parlando a bassa voce. Mi feci largo in mezzo a loro.
Non potevo crederlo. Mai, a quanto ricordavo, se ne era vista una cos
vicino ad Ambra. Era lunga circa dodici piedi, e portava quell'orribile parodia di un volto umano sulle spalle da leone, le ali d'aquila ripiegate sui
fianchi insanguinati, la coda ancora fremente simile a quella d'uno scorpione. Avevo intravvisto una manticora, una volta, sulle isole a sud: una
bestia spaventosa che aveva sempre occupato uno dei primi posti nel mio
elenco delle cose immonde.
Ha fatto a pezzi Rall, ha fatto a pezzi Rall, continuava a ripetere uno
degli uomini.
A una ventina di passi di distanza, vidi quel che restava di Rall. Lo coprimmo con un telo, e l'appesantimmo con alcune pietre. Non potevamo

fare altro. Questo serv, almeno, a ridestare una certa prudenza, che era
svanita dopo la facile vittoria del giorno precedente. Quando ci rimettemmo in cammino, gli uomini erano silenziosi e guardinghi.
Incredibile, disse Ganelon. Ha l'intelligenza di un uomo?
Non so.
Ho un'impressione strana, Corwin. Come se stesse per accadere qualcosa di terribile. Non saprei come esprimermi, altrimenti.
Lo so.
Lo senti anche tu?
S.
Ganelon annu.
Forse il tempo, dissi io.
Annu di nuovo, pi lentamente.
Il cielo continu ad oscurarsi durante la nostra ascesa, e il tuono non taceva mai. Lampi di calore balenavano a occidente, e i venti diventavano
pi forti. Alzando la testa, potevo vedere grandi masse di nubi intorno ai
picchi pi alti. Nere sagome simili ad uccelli apparivano di continuo su
quello sfondo.
Incontrammo un'altra manticora, pi avanti, ma l'uccidemmo senza subire perdite. Circa un'ora dopo, fummo attaccati da uno stormo di grandi uccelli dal becco tagliente, come non ne avevo mai visti. Riuscimmo a scacciarli: ma anche questo mi turb.
Continuammo a salire, chiedendoci quando sarebbe incominciato il temporale. I venti divennero pi forti.
Il cielo divent molto buio, bench sapessi che il sole non era ancora
tramontato. L'aria era nebbiosa: ormai ci stavamo avvicinando alle nubi.
L'umidit compenetrava ogni cosa. Le rocce erano pi scivolose. Provai
l'impulso di ordinare l'alt, ma eravamo ancora lontani da Kolvir e non volevo consumare troppo presto le razioni, che avevo calcolato meticolosamente.
Percorremmo ancora quattro miglia, continuando a salire, prima che fossimo costretti a fermarci. Ormai c'era un buio pesto; l'unica luce era quella
intermittente dei fulmini. Ci accampammo in un ampio cerchio su un pendio duro e spoglio, piazzando intorno le sentinelle. Il tuono sembrava una
musica marziale. La temperatura precipit. Anche se avessi permesso di
accendere i fuochi, in giro non c'era nulla che si potesse bruciare. Ci rassegnammo a passare la notte al freddo, nell'umidit e nel buio.
Le manticore attaccarono parecchie ore dopo, all'improvviso, silenzio-

samente. Morirono sette uomini, e noi uccidemmo sedici mostri. Non so


quanti altri fuggirono. Maledissi Eric mentre mi fasciavo le ferite e mi
chiesi da quale ombra aveva evocato quegli esseri.
Durante il mattino, avanzammo di circa cinque miglia verso Kolvir,
prima di deviare verso occidente. Era una delle tre strade possibili che potevamo percorrere, e l'avevo sempre considerata la pi adatta per un eventuale attacco. Gli uccelli tornarono ad attaccarci, parecchie volte, sempre
pi numerosi e insistenti. Ma bast abbatterne alcuni per mettere in fuga
l'intero stormo.
Finalmente aggirammo la base di un'enorme scarpata, salendo tra i tuoni
e la nebbia fino a quando, all'improvviso, potemmo vedere per una dozzina
di miglia attraverso la Valle di Garnath che si estendeva alla nostra destra.
Ordinai l'alt, e andai avanti ad osservare.
L'ultima volta che avevo visto quella valle un tempo bellissima, era una
devastazione atroce. Adesso era anche peggio. La strada nera la tagliava,
fino alla base di Kolvir: e l si arrestava. Nella valle infuriava una battaglia. Schiere di cavalieri turbinavano, si scontravano, arretravano. File di
fanti avanzavano, si battevano, ripiegavano. Il fulmine continuava a balenare. Gli uccelli scuri volteggiavano intorno ai combattenti come ceneri al
vento.
L'umidit era una coltre fredda. Gli echi del suono rimbalzavano tra i
picchi. Sconcertato, osservai il conflitto.
La distanza era troppo grande perch potessi riconoscere i combattenti.
In un primo momento pensai che qualcun altro avesse avuto le mie stesse
intenzioni... che Bleys, magari, fosse sopravvissuto e fosse tornato con un
nuovo esercito.
Ma no. Questi arrivavano da occidente, lungo la strada nera. E adesso
potevo vedere che gli uccelli li accompagnavano, ed altre forme che balzavano e che non erano n uomini n cavalli. Forse erano manticore.
I fulmini cadevano su di loro mentre avanzavano, disperdendoli, bruciandoli. Quando notai che non colpivano mai i difensori, ricordai che Eric
aveva evidentemente acquisito il dominio di quella che veniva chiamata la
Gemma del Giudizio, grazie alla quale nostro padre aveva imposto la sua
volont alle condizioni meteorologiche intorno ad Ambra. Eric l'aveva impiegata contro di noi cinque anni prima, e con considerevole successo.
Dunque le forze uscite dall'Ombra erano ancora pi formidabili di quanto avessi immaginato. Avevo previsto scontri, ma non una battaglia campale ai piedi di Kolvir. Guardai i movimenti nella tenebra. La strada sem-

brava quasi brulicare.


Ganelon mi venne accanto. Rimase a lungo in silenzio.
Non avrei voluto che me lo chiedesse; ma non mi sentivo in grado di dirlo, se non come risposta ad una domanda.
E adesso, Corwin?
Dobbiamo affrettare la marcia, dissi. Voglio essere ad Ambra, stanotte.
Tornammo a muoverci. Per un tratto fu pi facile procedere, e questo ci
favor. Il temporale senza pioggia continu, e i fulmini e i tuoni crebbero
di luminosit e di volume. Procedevamo in un continuo crepuscolo.
Quando, quel pomeriggio, raggiungemmo un posto che sembrava sicuro
a cinque miglia dalla periferia settentrionale di Ambra diedi nuovamente l'ordine di fermare, per riposare e per consumare un pasto. Dovevamo urlare per farci udire, perci non potei tenere un discorso ai miei uomini. Feci semplicemente passare parola, per avvertire che eravamo vicini, e
che dovevamo tenerci pronti.
Portai con me le mie razioni e andai avanti in ricognizione, mentre gli
altri riposavano. Un miglio pi avanti, salii una ripida scarpata, e mi fermai quando giunsi in cima. Sui pendii era gi in corso una battaglia.
Mi tenni nascosto e osservai. Un contingente di Ambra era impegnato
con una schiera ancora pi numerosa di assalitori, che dovevano averci
preceduti, o forse erano arrivati l con altri mezzi. Sospettavo che quest'ultima ipotesi fosse esatta, poich non avevamo visto segni di un transito recente. Lo scontro spiegava perch non avevamo incontrato pattuglie difensive durante la salita.
Mi avvicinai ancora. Anche se gli attaccanti potevano essere arrivati da
una delle altre due strade, vidi altre conferme che non era andata cos.
Continuavano ad arrivare, ed era uno spettacolo spaventoso, perch venivano in volo.
Piombavano da occidente, come grandi raffiche di foglie portate dal vento. Il movimento aereo che avevo scorto da lontano non era stato causato
solo dagli uccelli dai becchi taglienti. Gli assalitori arrivavano sul dorso di
esseri bipedi, simili a draghi, che mi ricordavano un animale araldico, il
wyvern. Non avevo mai visto un wyvern che non fosse puramente decorativo, ma non avevo mai provato il desiderio di andare a cercarne uno.
Tra i difensori c'erano numerosi arcieri, che facevano strage degli esseri
in volo. E i fulmini lampeggiavano e divampavano, bruciandoli, scagliandoli al suolo ormai ridotti in cenere. Ma continuavano ad arrivare, e atter-

ravano, in modo che uomo e bestia potessero attaccare i difensori. Individuai lo splendore pulsante irradiato dalla Gemma del Giudizio, sintonizzato per agire. Si irradiava dal centro della schiera pi consistente dei difensori, insediata presso la base di un'alta parete rocciosa.
Scrutai, cercando con lo sguardo colui che portava la gemma. S, non
c'erano dubbi. Era Eric.
Mi distesi sul ventre, e mi spinsi ancora pi oltre. Vidi il comandante
della schiera di difensori pi vicina decapitare un wyvern che atterrava,
con un unico colpo di spada. Con la mano sinistra, afferr il cavaliere e lo
scagli una decina di metri pi lontano, oltre il ciglio del precipizio. Quando si volt per gridare un ordine, vidi che era Grard. Sembrava che guidasse un attacco sul fianco della massa degli attaccanti lanciati contro le
forze ai piedi del precipizio. Dall'altra parte, una seconda schiera stava facendo altrettanto. Un altro dei miei fratelli?
Mi chiesi da quanto tempo era incominciata la battaglia, nella valle e
lass. Da parecchio, pensai, considerando la durata di quell'uragano innaturale.
Mi portai sulla destra, volgendo l'attenzione verso occidente. La battaglia nella valle continuava, implacata. Da quella distanza era impossibile
distinguere i combattenti, e ancor pi capire chi stava vincendo. Comunque, vidi che da occidente non arrivavano altre forze in aiuto degli attaccanti.
Non sapevo che cosa mi convenisse fare. Chiaramente, non potevo attaccare Eric mentre era impegnato nella difesa di Ambra. Forse era pi
saggio aspettare e raccogliere i cocci. Tuttavia, sentivo gi i denti aguzzi
del dubbio rodere quell'idea.
Anche senza altri rinforzi per gli attaccanti, l'esito dello scontro non era
chiaro. Gli invasori erano forti, numerosi. Non sapevo quali fossero le riserve di Eric. In quel momento, mi era impossibile valutare se il prestito di
guerra era un buon investimento, ad Ambra. Se Eric avesse perduto, avrei
dovuto affrontare io stesso gli invasori, dopo che i difensori di Ambra fossero stati sterminati in gran parte.
Se fossi intervenuto subito con le armi automatiche, ero certo che avremmo potuto schiacciare rapidamente i cavalieri dei wyvern. Del resto,
nella valle dovevano esserci alcuni dei miei fratelli. Per mezzo dei Trionfi,
sarebbe stato possibile aprire una porta alle mie truppe. E se Ambra avesse
messo improvvisamente in campo i fucilieri, avrebbe colto di sorpresa gli
avversari.

Rivolsi nuovamente l'attenzione allo scontro che si svolgeva pi vicino a


me. No, non andava affatto bene. Mi chiesi quale sarebbe stato il risultato
del mio intervento. Eric non sarebbe stato certamente in condizioni di scagliarsi contro di me. A parte la simpatia che mi avrebbe assicurato tutto
quello che lui mi aveva fatto passare, avrei tolto le castagne dal fuoco per
conto suo. Mi sarebbe stato riconoscente, ma non sarebbe stato troppo contento dei sentimenti che questo avrebbe suscitato nell'opinione pubblica.
No davvero. Sarei rientrato in Ambra con una guardia del corpo temibilissima e molte simpatie dalla mia parte. Un pensiero affascinante. Questo mi
avrebbe spianato la strada, molto meglio di un assalto frontale culminante
in un regicidio, come avevo pianificato.
S.
Mi accorsi di sorridere. Stavo per diventare un eroe.
Tuttavia, devo concedermi qualche attenuante. Se dovevo scegliere tra
Ambra con Eric sul trono e la caduta di Ambra, senza dubbio la mia decisione sarebbe stata la stessa: attaccare. Le cose non andavano abbastanza
bene per esserne sicuro, e anche se sarebbe tornato a mio vantaggio vincere la battaglia, il mio vantaggio, nel complesso, non era essenziale. Non
potrei odiarti tanto, Eric, se il mio amore per Ambra non fosse pi forte.
Tornai indietro e mi affrettai a ridiscendere il pendio, mentre i bagliori
dei fulmini gettavano la mia ombra in tutte le direzioni.
Mi fermai sul limitare del mio accampamento. Dall'altra parte, Ganelon
stava urlando per farsi capire da un cavaliere: e io riconobbi il cavallo.
Avanzai, e a un cenno del cavaliere il cavallo avanz fra le truppe, dirigendosi verso di me. Ganelon scosse il capo e lo segu.
Il cavaliere era Dara. Appena mi fu vicino, le gridai: Cosa diavolo sei
venuta a fare?
Smont, sorridendo, si ferm davanti a me.
Volevo venire ad Ambra, disse. E ci sono venuta.
Come sei arrivata?
Ho seguito il nonno, rispose. pi facile seguire qualcuno attraverso
l'Ombra, piuttosto che farlo da sola.
Benedict qui?
Dara annu.
Laggi. Sta guidando le forze impegnate nella valle. C' anche Julian.
Ganelon si avvicin.
Ha detto che ci ha seguiti fin quass, mi grid. Ci stava seguendo da
un paio di giorni.

vero? chiesi io.


Dara annu di nuovo, continuando a sorridere.
Non stato difficile.
Ma perch l'hai fatto?
Per entrare in Ambra, naturalmente! Voglio percorrere il Disegno. l
che stai andando, vero?
Naturalmente. Ma si d il caso che sia in corso una guerra!
Cos'hai intenzione di fare?
Vincerla, naturalmente!
Bene, aspetter.
Imprecai per qualche istante, per avere il tempo di pensare, poi: Dov'eri
quando Benedict tornato? chiesi.
Il sorriso svan.
Non lo so, disse. Ero uscita a cavallo dopo la tua partenza, e sono
rimasta lontana per tutto il giorno. Volevo restare sola, per riflettere.
Quando sono tornata, la sera, lui non c'era. La mattina dopo, sono ripartita
a cavallo. Ho percorso parecchia strada, e quando si fatto buio ho deciso
di accamparmi. Lo faccio spesso. Il pomeriggio seguente, mentre stavo
tornando a casa, sono salita su una collina e l'ho visto passare sotto di me,
diretto verso oriente. Ho deciso di seguirlo. La strada passava attraverso
l'Ombra, questo l'ho capito... e avevi ragione: pi facile, quando si segue
un altro. Non so quanto tempo durato: il tempo si confonde. Lui venuto
qui, e ho riconosciuto il posto. L'avevo visto su una delle carte. Si incontrato con Julian in un bosco, pi a nord, e poi sono tornati insieme per
prendere parte alla battaglia. Dara indic la valle. Sono rimasta nella foresta diversi giorni, non sapendo che fare. Temevo di perdermi, cercando
di tornare indietro. Poi ho visto il tuo esercito che scalava la montagna. Ho
visto te e ho visto Ganelon. Ho capito che Ambra era da quella parte, e vi
ho seguiti. Ho aspettato fino ad ora, prima di avvicinarmi, perch volevo
che tu fossi troppo vicino ad Ambra per rimandarmi indietro.
Non credo che tu mi stia dicendo tutta la verit, obiettai. Ma non ho
il tempo di preoccuparmene. Adesso proseguiremo, e ci sar da combattere. meglio che tu resti qui. Ti assegner un paio di guardie del corpo.
Non le voglio!
Non m'interessa quello che vuoi. Te le terrai. Quando la battaglia sar
finita, ti mander a prendere.
Poi mi voltai e scelsi due uomini a caso, ordinando di restare a proteggerla. Non sembravano entusiasti della prospettiva.

Cosa sono le armi portate dai tuoi uomini? chiese Dara.


Pi tardi, dissi io. Ho da fare.
Impartii rapidamente le istruzioni e schierai le mie squadre.
Sembra che tu abbia pochi uomini, disse Dara.
Basteranno, risposi. Ci vediamo pi tardi.
La lasciai con le sue guardie.
Ci avviammo per la stessa strada che avevo percorso poco prima. Il tuono cess mentre avanzavamo, e il silenzio mi caus pi tensione che sollievo. Il crepuscolo torn ad addensarsi intorno a noi, ed io sudavo nella
coltre umida dell'atmosfera.
Ordinai l'alt prima che raggiungessimo il primo punto da cui avevo osservato il combattimento. Poi vi tornai, accompagnato da Ganelon.
I cavalieri dei wyvern erano dappertutto, e le loro bestie combattevano al
loro fianco. Stavano ricacciando i difensori contro la parete a strapiombo.
Cercai Eric o almeno lo splendore della sua gemma, ma non vidi nulla.
Quali sono i nemici? mi chiese Ganelon.
Quelli montati sui mostri.
Stavano tutti atterrando, ora che le artiglierie del cielo tacevano. Appena
si posavano al suolo, caricavano. Cercai tra i difensori, ma non vidi pi
Grard.
Porta qui le truppe, dissi, alzando il mio fucile. Di' che sparino alle
bestie e ai loro cavalieri.
Ganelon si allontan, e io presi di mira un wyvern che stava scendendo,
sparai, e vidi la sua planata trasformarsi in un violento turbinio di ali.
Piomb sul pendio, e cominci a dibattersi. Sparai di nuovo.
La bestia cominci a bruciare, mentre moriva. Ben presto accesi altri tre
fal. Mi portai alla seconda delle mie posizioni precedenti. Presi la mira e
sparai di nuovo.
Uccisi un altro wyvern, ma alcuni si stavano gi voltando verso di me.
Sparai il resto delle munizioni, e mi affrettai a ricaricare. Ormai parecchi
wyvern si avviavano verso di me. Erano spaventosamente veloci.
Riuscii a fermarli. Stavo ricaricando di nuovo quando sopraggiunse la
prima squadra di fucilieri. Cominciammo a sparare tutti insieme, e prendemmo ad avanzare, mentre sopraggiungevano anche gli altri.
Fin tutto in dieci minuti. Entro i primi cinque, i nostri avversari capirono che non c'era niente da fare, e fuggirono verso il cornicione, per lanciarsi nel vuoto e riprendere il volo. Li abbattemmo mentre correvano, e
tutto intorno a noi c'erano corpi in fiamme e ossa fumanti.

La roccia umida saliva verticalmente alla nostra sinistra: la sommit si


perdeva tra le nubi, e sembrava che torreggiasse all'infinito sopra di noi. I
venti sferzavano ancora il fumo e le nebbie, e le rocce erano chiazzate di
sangue. Mentre avanzavamo, sparando, le forze di Ambra compresero
prontamente che eravamo venuti in loro aiuto e cominciarono a spingersi
in avanti dalla postazione alla base dello strapiombo. Vidi che al comando
c'era mio fratello Caine. Per un momento i nostri occhi s'incontrarono, da
lontano: poi lui si avvent nella mischia.
I gruppi sparsi di ambenti si unirono formando un secondo contingente,
mentre gli attaccanti si ritiravano. In realt, ci costrinsero a limitare il nostro campo d'azione quando attaccarono sull'altro fianco gli uomini-bestia
ed i loro wyvern; ma non potevo farglielo capire. Ci avvicinammo ancora,
e il nostro fuoco divenne pi preciso.
Alla base dello strapiombo era rimasto un piccolo gruppo di uomini. Ero
convinto che proteggessero Eric, e che lui fosse rimasto ferito, poich l'uragano era cessato all'improvviso. Mi avviai in quella direzione.
La sparatoria cominciava gi a cessare quando mi avvicinai al gruppo, e
non mi accorsi di quello che stava succedendo, se non quando fu ormai
troppo tardi.
Qualcosa di grosso sopraggiunse precipitosamente e mi pass accanto in
un attimo. Piombai al suolo e rotolai: mirai, automaticamente. Non premetti il dito sul grilletto, comunque. Era Dara, che mi aveva appena superato in sella al suo cavallo. Si volt e rise mentre le gridavo:
Torna laggi! Maledizione! Ti farai uccidere!
Ci vedremo ad Ambra! grid lei. Si lanci attraverso le rocce verso il
sentiero che stava oltre.
Ero furioso. Ma non potevo far nulla, per il momento. Ringhiando, mi
rialzai in piedi e proseguii.
Mentre avanzavo verso il gruppo, sentii ripetere parecchie volte il mio
nome. Le teste si giravano verso di me. Gli uomini si scostavano per lasciarmi passare. Ne riconobbi molti, ma non badai a loro.
Vidi Grard, credo, nello stesso istante in cui lui vide me. Stava inginocchiato in mezzo al gruppo: si alz e attese. Il suo volto era privo d'espressione.
Quando fui pi vicino, mi accorsi che le cose erano andate come sospettavo. Si era inginocchiato per assistere un ferito disteso al suolo. Eric.
Rivolsi un cenno del capo a Grard quando gli passai vicino, e abbassai
lo sguardo su Eric. Non sapevo che cosa provavo. Il sangue sgorgato dalle

numerose ferite al petto era vivido. La Gemma del Giudizio gli pendeva
ancora al collo, e ne era coperta. Stranamente, continuava a pulsare debolmente, come un cuore, sotto tutto quel sangue. Eric teneva gli occhi
chiusi, con la testa appoggiata su una coperta arrotolata. Respirava a fatica.
M'inginocchiai, incapace di distogliere lo sguardo da quel viso cinereo.
Cercai di allontanare un poco il mio odio, poich stava per morire, tentando di capire meglio l'uomo che era mio fratello, per quei pochi istanti che
gli restavano. Scoprii che potevo provare solo una certa comprensione per
lui, considerando ci che stava per perdere, insieme alla vita, e pensando
che forse sarei stato io a giacere l al suo posto, se avessi avuto la meglio
cinque anni prima. Cercai di pensare qualcosa in suo favore, e trovai solo
poche parole, come un epitaffio: Morto combattendo per Ambra. Era gi
qualcosa, comunque. La frase continuava a turbinarmi nella mente.
Strinse le palpebre, le riapr. Il suo volto rest inespressvo, quando i suoi
occhi fissarono i miei. Mi chiesi se mi riconosceva.
Ma pronunci il mio nome e poi: Sapevo che dovevi essere tu. Tacque
per un paio di respiri, e prosegu: Ti hanno risparmiato qualche fastidio,
no?
Non dissi nulla. Lui conosceva gi la risposta.
Un giorno verr il tuo turno, continu. E allora saremo pari. Ridacchi e, troppo tardi, si accorse che non avrebbe dovuto farlo. Fu preso da
un attacco convulso di tosse sanguinosa. Quando pass, Eric mi guard
cupamente.
Potevo sentire la tua maledizione, disse. Tutto intorno a me. Sempre.
Non stato neppure necessario che morissi, per renderla efficace.
Poi, come se mi leggesse nel pensiero, sorrise debolmente e disse: No,
non scaglier contro di te la mia maledizione di morente. L'ho riservata per
i nemici di Ambra... Li indic con gli occhi. Poi la pronunci, in un bisbiglio, ed io rabbrividii nell'udirla.
Volse di nuovo lo sguardo sul mio volto e mi fiss per un momento. Poi
tir la catena che portava al collo.
La Gemma... disse. Portala al centro del Disegno. Tienila alta. Vicinissima... a un occhio. Guardala... e considera un luogo. Cerca di proiettarti... nell'interno. Non vi entrerai. Ma c'... un'esperienza... Dopo, saprai
come usarla...
Come...? incominciai, ma m'interruppi. Mi aveva gi detto come sintonizzarmi. Perch chiedergli di sprecare il fiato per spiegarmi come l'aveva capito?

Ma Eric mi sent e riusc a dire: Gli appunti di Dworkin... sotto il camino... la mia...
Fu preso da un altro attacco di tosse, e il sangue gli sgorg dal naso e
dalla bocca. Trasse un profondo respiro e riusc a sollevarsi a sedere, roteando gli occhi.
Assolvi te stesso come ho fatto io... bastardo! disse. Poi mi croll fra
le braccia ed esal l'ultimo respiro.
Lo tenni stretto per alcuni istanti, poi lo adagiai di nuovo. Aveva ancora
gli occhi aperti, e io glieli chiusi. Quasi automaticamente, gli congiunsi le
mani sulla gemma ormai spenta. Non avevo il coraggio di prenderla, in
quel momento. Mi alzai, mi slacciai il mantello e l'usai per coprirlo.
Mi voltai, e vidi che tutti mi stavano fissando. Molti erano visi noti. Ce
n'erano anche alcuni completamente sconosciuti. Tanti erano presenti la
notte in cui ero stato condotto al pranzo in catene...
No. Non era il momento per quel pensiero. Lo scacciai dalla mente. La
sparatoria era cessata, e Ganelon stava richiamando le truppe, disponendole in una specie di formazione.
Mi mossi.
Passai tra gli ambenti. Passai tra i morti. Passai a fianco delle mie truppe
e mi spinsi sull'orlo del precipizio.
Nella valle, sotto di me, il combattimento continuava. La cavalleria fluiva come acqua turbolenta, si fondeva e recedeva, mentre i fanti sciamavano ancora come insetti.
Estrassi le carte che avevo sottratto a Benedict. Presi il suo Trionfo dal
mazzo. Luccicava davanti a me: e dopo qualche tempo si stabil il contatto.
Montava lo stesso cavallo rosso e nero con cui mi aveva inseguito. Era
in movimento, e si combatteva tutto intorno a lui. Perch vidi che stava affrontando un altro cavaliere, tacqui. Lui pronunci una sola parola.
Aspetta, disse.
Liquid l'avversario con due rapidi movimenti della spada. Poi fece girare il cavallo e cominci a ritirarsi dalla mischia. Vidi che le redini del suo
cavallo erano state allungate, ed erano legate intorno al moncherino del
braccio destro. Impieg pi di dieci minuti per portarsi in un luogo di relativa calma. Quando vi riusc, mi guard, e compresi che stava studiando
anche la scena alle mie spalle.
S, sono sulle alture, gli dissi. Abbiamo vinto. Eric morto in combattimento.
Continu a fissarmi, in attesa che proseguissi. Il suo volto non tradiva la

minima emozione.
Abbiamo vinto perch io ho portato i miei fucilieri, dissi. Ho trovato
finalmente un esplosivo che agisce anche qui.
Benedict socchiuse gli occhi e annu. Sentii che aveva compreso immediatamente di quale sostanza si trattava e da dove era venuta.
Sebbene vi siano molte cose che voglio discutere con te, proseguii,
prima voglio liquidare il nemico. Se manterrai il contatto, ti mander
qualche centinaio di fucilieri.
Benedict sorrise.
Affrettati, disse.
Gridai per chiamare Ganelon, e lui mi rispose da pochi passi di distanza.
Gli dissi di far schierare gli uomini, in fila per uno. Annui e si allontan,
gridando ordini.
Mentre attendevamo, dissi: Benedict, Dara qui. riuscita a seguirti
attraverso l'Ombra quando sei arrivato da Avalon. Voglio...
Lui scopr i denti e grid; Chi diavolo questa Dara di cui continui a
parlare? Non l'ho mai sentita nominare prima che tu ricomparissi! Dimmelo, ti prego! Vorrei proprio saperlo!
Sorrisi, debolmente.
inutile, dissi, scuotendo il capo. So tutto di lei, sebbene non abbia
detto a nessun altro che tu hai una pronipote.
Benedict socchiuse le labbra, involontariamente, e spalanc di colpo gli
occhi.
Corwin, disse, sei pazzo, o ti hanno ingannato. Non ho pronipoti, che
io sappia. In quanto al fatto che mi avrebbe seguito fin qui attraverso
l'Ombra... ebbene, sono venuto per mezzo del Trionfo di Julian.
Naturalmente. La sola ragione per cui non l'avevo capito subito era perch ero troppo preso dal conflitto. Benedict doveva essere stato informato
della battaglia per mezzo dei Trionfi. Perch avrebbe dovuto sprecar tempo
viaggiando quando aveva a disposizione un mezzo di trasporto immediato?
Maledizione! gridai. Adesso lei ad Ambra! Ascolta, Benedict!
Chiamer qui Grard o Caine per organizzare il trasporto delle truppe.
Verr da te anche Ganelon. Dai gli ordini per mezzo suo.
Mi guardai intorno, vidi Grard che parlava con alcuni nobili. Lo chiamai, urlando. Gir subito la testa, poi venne verso di me.
Corwin! Cosa succede? Benedict stava gridando.
Non lo so! Ma c' qualcosa che non va!
Consegnai il Trionfo a Grard, appena mi raggiunse.

Provvedi a trasferire le truppe da Benedict! dissi. Random nel palazzo?


S.
Libero o prigioniero?
Libero... pi o meno. Ci sar qualche guardia, attorno a lui. Eric non si
fida ancora... non si fidava ancora di lui.
Mi voltai.
Ganelon! chiamai. Fai ci che ti dir Grard. Ti mander da Benedict... laggi. Indicai. Fai in modo che gli uomini eseguano gli ordini di
Benedict. Io devo andare subito ad Ambra.
Sta bene, grid lui, di rimando.
Grard si avvi nella sua direzione, e io estrassi di nuovo i Trionfi. Scelsi quello di Random e cominciai a concentrarmi. In quel momento, cominci finalmente a piovere.
Stabilii il contatto quasi immediatamente.
Salve, Random, dissi, non appena la sua immagine prese vita. Ti ricordi di me?
Dove sei? chiese lui.
Tra le montagne, gli dissi. Abbiamo appena vinto parzialmente la
battaglia, e sto mandando a Benedict l'aiuto di cui ha bisogno per ripulire
la valle. Ma adesso ho bisogno di te. Portami l.
Non so, Corwin. Eric...
Eric morto.
E allora chi comanda?
Chi credi che comandi? Portami l!
Random annu e tese la mano. L'afferrai. Mossi un passo. Stavo accanto
a lui su una balconata che guardava su uno dei cortili. La balaustrata era di
marmo bianco, e l sotto non c'erano molti fiori. Eravamo al secondo piano.
Barcollai, e Random mi afferr per un braccio.
Sei ferito! esclam.
Scossi il capo, e solo in quel momento mi accorsi di essere sfinito. Non
avevo dormito molto, in quelle ultime notti. E tutto il resto...
No, dissi, abbassando lo sguardo sulle macchie di sangue sulla mia
camicia. Sono solo stanco. Il sangue di Eric.
Random si pass una mano tra i capelli color paglia e sporse le labbra.
Dunque, finalmente sei riuscito a inchiodarlo... disse sottovoce.
Scossi di nuovo il capo.

No. Stava gi morendo quando l'ho raggiunto. Vieni con me, ora! Presto! importante!
Dove? Cos' successo?
Al Disegno, dissi io. Perch? Non ne sono sicuro, ma so che importante. Vieni!
Entrammo nel palazzo, dirigendoci verso la scala pi vicina. C'erano due
guardie, ma si misero sull'attenti quando ci avvicinammo e non cercarono
di ostacolarci.
Sono lieto che tu abbia di nuovo gli occhi, disse Random, mentre
scendevamo. Vedi perfettamente?
S. Ho saputo che sei ancora sposato.
S.
Quando giungemmo al pianterreno, ci precipitammo sulla destra. C'era
un altro paio di guardie ai piedi della scala; ma non ci fermarono.
S, ripet Random, mentre ci dirigevamo verso il centro del palazzo.
Sei sorpreso, no?
S. Pensavo che, passato l'anno, avresti troncato tutto.
Sono accadute cose anche pi strane.
Attraversammo la sala da pranzo marmorea ed entrammo nel lungo corridoio che si addentrava tra ombre e polvere. Repressi un brivido quando
pensai a quando ero passato di l per l'ultima volta.
Mi vuole veramente bene, disse Random. Come nessun'altra me ne
aveva mai voluto.
Ne sono lieto per te, dissi.
Raggiungemmo la porta che dava sulla piattaforma sotto cui stava la
lunga scala a chiocciola. Era aperta. La varcammo e prendemmo a scendere.
Io non ne sono affatto lieto, disse Random, mentre procedevamo in
fretta. Non volevo innamorarmi. Non allora. Siamo stati prigionieri per
tutto il tempo, capisci? Come pu esserne orgogliosa, lei?
Adesso finita, dissi. Eri diventato un prigioniero perch mi avevi
seguito ed avevi cercato di uccidere Eric, non cos?
S. E mia moglie mi ha raggiunto.
Non lo dimenticher, dissi.
Continuammo in fretta la discesa. Era lunga, e c'era una lanterna ogni
dieci, dodici metri appena. Era un'enorme grotta naturale. Mi domandai se
qualcuno sapeva quante gallerie e corridoi conteneva. All'improvviso mi
sentii sopraffatto dalla piet per tutti gli sventurati che marcivano nelle sue

segrete, per qualunque ragione. Decisi di liberarli tutti, o di trovare comunque una soluzione migliore.
Passarono lunghi minuti. Poi vidi il lingueggiare delle torce e delle candele, l sotto.
C' una ragazza, dissi io. Si chiama Dara. Mi ha detto di essere la
pronipote di Benedict, e mi ha dato qualche motivo per crederle. Io le ho
parlato dell'Ombra, della realt e del Disegno. Possiede qualche potere sull'Ombra, ed era ansiosa di percorrere il Disegno. Quando l'ho vista l'ultima
volta, era diretta qui. Adesso, Benedict giura di non conoscerla neppure.
Ho paura. Voglio impedirle di percorrere il Disegno. Voglio interrogarla.
Strano, disse Random. Molto strano. Sono d'accordo con te. Credi
che possa essere l, adesso?
Se non c', penso che arriver presto.
Arrivammo finalmente in fondo, e cominciai fra le ombre, verso la galleria.
Aspetta! grid Random.
Mi fermai e mi voltai. Impiegai un attimo per ritrovarlo, perch era ancora dietro la scala. Tornai indietro.
La domanda che volevo rivolgergli non mi usc dalle labbra. Vidi che
Random era inginocchiato accanto ad un grosso uomo barbuto.
Morto, disse. Una lama molto sottile. Ottimo affondo. Deve essere
accaduto poco fa.
Vieni!
Corremmo entrambi verso la galleria e l'imboccammo. Il settimo corridoio laterale era quello che c'interessava. Quando ci avvicinammo sguainai
Grayswandir, perch la grande porta scura, fasciata di metallo, era socchiusa.
Varcai la soglia, d'un balzo. Random mi segu. Il pavimento di quell'enorme camera nero e sembra levigato come il vetro, sebbene non sia
sdrucciolevole. E sopra vi arde il Disegno, un labirinto intricato e confuso
di linee curve, lungo all'incirca centocinquanta metri. Ci arrestammo sul
bordo, ad occhi sbarrati.
Qualcosa era l, e lo stava percorrendo. Provai il vecchio brivido che
sempre mi d guardare il Disegno. Era Dara? Era difficile, per me, distinguere la figura tra i getti di scintille che le scaturivano continuamente intorno. Chiunque fosse, doveva appartenere alla stirpe reale, perch tutti
sanno che il Disegno annienterebbe chiunque altro, e quella persona aveva
gi superato la Grande Curva e stava affrontando la complessa serie d'archi

che conduceva oltre il Velo Finale.


La figura luminescente pareva cambiare forma, mentre si muoveva. Per
qualche tempo, i miei sensi continuarono a rifiutare le balenanti visioni subliminali che, lo sapevo, dovevano giungere fino a me. Sentii Random soffocare un grido, al mio fianco: e questo parve squarciare la diga nel mio
subconscio. Un'orda d'impressioni dilag nella mia mente.
La figura sembrava torreggiare enorme in quella camera che appariva
sempre priva di sostanza. E poi pareva contrarsi, rimpicciolire, ridursi a
nulla. Per un momento sembr una donna snella... probabilmente Dara,
con i capelli illuminati dal chiarore, tesi e crepitanti d'elettricit statica. Poi
vidi che non erano i capelli, ma grandi corna ricurve che spuntavano da un'ampia fronte indistinta; e l'essere dalla gambe storte lottava per trascinare
gli zoccoli lungo il fulgido percorso. Poi qualcosa d'altro... Un gatto enorme... Una donna senza volto... Un essere dalle ali splendenti e dalla bellezza indescrivibile... Una torre di ceneri...
Dara! gridai. Sei tu?
La mia voce riecheggi, e fu tutto. Chiunque fosse, qualunque cosa fosse, ora stava lottando con il Velo Finale. I miei muscoli si tesero in una reazione involontaria a quello sforzo.
E finalmente, ne irruppe.
S, era Dara. Era alta e magnifica, adesso. Bellissima e nel contempo
stranamente orribile. La sua vista lacer la struttura della mia mente. Teneva le mani levate in un gesto d'esultanza, e dalle labbra le usciva una risata disumana. Avrei voluto distogliere lo sguardo, ma non potevo muovermi. Avevo veramente abbracciato, accarezzato, amato... quella? Ero inorridito, e simultaneamente affascinato come non lo ero stato mai. Non
riuscivo a comprendere quella sconvolgente ambivalenza.
Poi lei mi guard.
La risata s'interruppe. La sua voce risuon, alterata.
Principe Corwin, ora sei sovrano d'Ambra?
Non so come, riuscii a rispondere.
S, a tutti gli effetti pratici, dissi.
Bene! E allora guarda la tua nemesi!
Chi sei? Cosa sei?
Non lo saprai mai, disse lei. Ormai troppo tardi.
Non capisco. Cosa intendi dire?
Ambra, disse lei, sar annientata.
E svan.

Cosa diavolo era? chiese Random.


Scossi il capo.
Non so. Davvero, non so. E sento che la cosa pi importante al mondo,
per noi, scoprirlo.
Mi strinse il braccio.
Corwin, disse. Lei... lei diceva sul serio. Ed possibile, lo sai.
Annuii.
Lo so.
E adesso cosa facciamo?
Rinfoderai Grayswandir e mi volsi verso la porta.
Raccattiamo i cocci, dissi. Adesso ho quel che ho sempre creduto di
volere, e devo assicurarmene. E non posso attendere quello che dovr venire. Devo cercarlo e arrestarlo prima che raggiunga Ambra.
Allora sai dove cercare? chiese Random.
Risalimmo la galleria.
Credo si trovi all'altra estremit della strada nera, dissi.
Proseguimmo attraverso la caverna, verso la scala dove giaceva il morto,
e salimmo, salimmo nell'oscurit.
FINE