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ETICA DELLA COMPLESSIT

Etica liberista, socialista, pacifista, militarista, cristiana, musulmana se continuiamo


a cercare di definire l'etica partendo solo dalle esigenze dettate dal nostro
"umanesimo" per come l'abbiamo inteso fino ad oggi, continueremo ad allestire
etiche contingenti che per la loro affermazione si traducono inevitabilmente in
sopraffazioni giustificate "eticamente" dagli uni e subite dagli altri. Ma, se
abbandoniamo definitivamente la miope pretesa antropocentrica di applicare
esclusivamente le nostre categorie al mondo, e proviamo a partire dalle leggi che ne
regolano l'evoluzione per procedere verso l'uomo, forse potremo finalmente sperare
di uscire dall'impasse millenario in cui ci siamo cacciati.
Oggi, stando ai dati "scientifici" in nostro possesso, possiamo affermare che a partire
dal cosiddetto Big Bang e dalla successiva nucleosintesi, il sistema universale
approdato alla formazione dello stato biologico che nell'uomo ha dato vita a quello
stato mentale che, data la nostra socialit e le nostre ampie possibilit di libero
arbitrio, richiede la definizione di un'etica comportamentale.
In questo percorso evolutivo iniziato circa 14 miliardi di anni fa e governato a tutti
livelli da processi di mutazione e selezione che prevedono l'attuazione di infiniti
tentativi anche contraddittori perch privi di qualsiasi finalismo, l'unica costante che
possiamo rilevare la tendenza all'aumento della complessit aggregativa delle
stesse forme di energia primordiale. Complessit incrementale che sembra essere la
sola condizione in grado di fare resistere qualsiasi ente alla forza disgregatrice
determinata dalla tendenza alla massima entropia del sistema universale.
Detto questo, per tornare alla identificazione di una etica anch'essa universale, da
tutto ci ne dovrebbe discendere che dovremmo considerare "eticamente" sbagliato
tutto ci che ostacola l'aumento della complessit e ritenere giusto tutto ci che lo
favorisce. Perci dovremmo ritenere eticamente giusto ostacolare tutto ci che tende
a semplificare in modo lineare i rapporti umani e preferire tutto ci che li rende
complessi in modo sistemico. E cos, per esempio, in politica essere contro la
dittatura e il centralismo e a favore del massimo pluralismo diverrebbe eticamente
necessario cos come essere contro tutti gli apparati di potere economico, culturale,
religioso, militare che tendono a perpetuare lo status quo locale impedendo di fatto
l'evoluzione collettiva dell'umanit. Eliminare la violenza nei rapporti umani non
sarebbe pi auspicabile solo nei termini moralistici che, come vediamo dalla storia e
dalla cronaca, non hanno sortito alcun effetto, ma diverrebbe necessario perch la
violenza tende a semplificare rozzamente i nostri rapporti invece di consentire lo
sviluppo della complessit che emerge dal confronto dialettico. Cos come
dovremmo ritenere immorale l'elevazione di muri che dividono popolazioni perch
impediscono lo sviluppo di nuove realt culturali e ritenere le religioni "rivelate"
deleterie perch rendono superflua l'indagine delle ragioni della complessit della

nostra realt.
Francesco Pelillo -

Una mia ipotesi di lavoro per la fondazione di una nuova etica universale.
https://www.academia.edu/16088574/ETICA_DELLA_COMPLESSIT%C3%80
FILOSOFIA E SCIENZA
24 sett 2015
Una mia ipotesi di lavoro per la fondazione di una nuova etica universale.
https://www.academia.edu/16088/ETICA_DELLA_COMPLESSIT%C3%80
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Piace a Antonio Martone e Renata Gattuccio.
Commenti
Renata Gattuccio
Renata Gattuccio L'ipotesi di un'etica universale mi affascina. La vedo come l'unica
possibile strada che l'uomo possa percorrere nel superamento delle condizioni di
disuguaglianza che ci assillano. un cammino lungo, perch , come hai detto,
tendere alla semplificazione corrisponde alla brutalit dell'annullamento di opzioni
diverse, e quindi si renderebbe necessaria una sintesi accorta di ci che l'uomo , nel
suo complesso, considera " etico"...
Ma una possibilit affascinante.
Non mi piace pi Rispondi 1 1 h
Francesco Pelillo
Francesco Pelillo una possibilit che naturalmente tutti gli apparati di potere che
si fondano sulla divisione artificiosa degli uomini in categorie cercheranno sempre di
ostacolare...
Lo fanno da secoli divulgando il pensiero umanistico perch per sua natura un
pensiero manipolabile., ma con i dati scientifici la cosa sarebbe pi difficile...
specialmente se si approdasse a una sintesi tra Umanesimo e Scienza.
Mi piace Rispondi Adesso
Francesco Pelillo
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Michele Malpezzi
Michele Malpezzi Non capisco per quale motivo una realt fisica dovrebbe essere
trasposta anche nel piano umano... Insomma l'affermazione: etico tutto ci che
aumenta la complessit da cosa argomentata oltre considerazioni sull'universo?
Mi piace Rispondi 20 min
Francesco Pelillo
Francesco Pelillo Semplicemente perch per pensare quello che hai appena scritto
hai dovuto assegnare un significato alle connessioni sinaptiche che avvengono su
base biochimica in un luogo fisico che si chiama cervello...
Mi piace Rispondi 9 min
Francesco Pelillo
Francesco Pelillo Perch mai la struttura atomica che ti compone non dovrebbe
sottostare alle stesse regole di quella che compone il resto dell'universo?
Mi piace Rispondi 8 min
Michele Malpezzi Non nego questo, ma non trovo una correlazione fra l'universo
sempre pi complesso e una societ umana che debba divenire sempre pi
complessa.
Renata Gattuccio La complessit tipica dei sistemi pi raffinati. L'uomo tende al
miglioramento di se' e della propria condizione; un avanzamento del proprio stato
volgerebbe naturalmente ad una maggiore complessit.
Francesco Pelillo Si pu aggiungere che se partiamo dai piccoli gruppi umani dei
cacciatori raccoglitori e poi alle comunit pi ampie degli agricoltori, ai villaggi e poi
alle citt stato e alle nazioni e loro federazioni, ora, con la globalizzazione mi sembra
dimostrato dai fatti che la societ umana tende a divenire sempre pi complessa.
-------------------------------------------------------NETWORK TRANSUMANISTI ITALIANI
24 sett 2015
Alberto Arbuschi Hai detto molto bene in termini umanisti quello che da tempo penso
in termini scientifici.
Il problema che ho trovato, per andare oltre e arrivare a qualcosa di spendibile, che
oggi sono considerate "opzioni" solo quelle detrministiche e determinate, cosa che
in completa antitesi alla complessit. Una definizione "fluida" non possibile, una
emulazione complessa considerata supporto scientifico valido MA NON una

modalit valida di gestione.


Personalmente non riesco a trovare la via per una "politica liquida" perch i tentativi
di liquidfeedback mi sembrano piattaforme per una complessit liquida gestite in
modo tradizionale dirigistico (vedi partito pirata).
Francesco Pelillo Le cose stanno come dici, ma mi sembra che proprio il
determinismo sia in crisi come "ideologia" scientifica e abbia un ruolo residuale solo
nell'ambito tecnologico e applicativo. La complessit sistemica si affaccia
prepotentemente nella mente degli scienziati pi aggiornati ed ormai alla base
della ricerca pura che comporta la multidisciplinariet. Semmai il rischio quello che
di questa visione sistemica se ne approprino per manipolarla proprio i tecnocrati che
insieme agli umanisti pi retrogradi hanno interesse a mantenere divise scienza e
umanesimo anzich fondare quell'UMANESIMO SCIENTIFICO che finalmente li
ridurrebbe al ruolo di operatori tecnici e culturali e non pi di ideologi funzionali ai
poteri di turno.
Mi piace Rispondi Adesso Modificato
Alberto Arbuschi Io penso che la complessit sia proprio la negazione del potere che
inevitebilmente riporta al determinismo dirigistico, seppur corretto dall'alto.
Proprio per questo il potere, QUALUNQUE esso sia, si difenderebbe. Si pu fare un
passaggio alla complessit quando il potere ottiene egoisticamente di pi e con pi
certezza?
Il vantaggio mdio sarebbe incomparabilmente superiore con la complessit, forse
anche oltre ogni pi grande speranza e quindi ogni utilit dl potere, ma non certo e
quindi cosa mai potrebbe spingere a sceglierla TUTTI ? (basta uno che esrcita il
potere e la complessit crolla).
Francesco Pelillo Si, ma la consapevolezza delle persone renderebbe molto pi
difficile il loro gioco perch, per quanto manipolabile, il consenso necessario per
qualsiasi strutura di potere. Si tratta di ingaggiare la lotta di sempre tra verit
acquisite e verit imposte. E in questo il metodo scientifico applicato ai rapporti
umani ci pu dare una grossa mano.
Giacomo Foschini Mi trovo in disaccordo principalmente per due motivi.
1) Non possibile trovare un morfismo chiaro, univoco e deciso tra "complessit
dello sviluppo dei fenomeni fisico-chimici-biologici" e "un'azione politica eticamente
orientata in funzione di tale complessit", proprio perch bisognerebbe rendere in
modo determinato un'applicazione tra la cosiddetta complessit e etica, il che risulta
abbastanza contingente, non molto preciso e probabilmente, per quanto si possa

arrivare a conclusioni universaliste, non si avrebbe un fondamento univoco per


legittimare determinate azioni. Tralasciando poi le interpretazioni filosoficoscientifiche dei fenomeni, che ad ogni modo non toccano la posizione della
complessit, alla massimo della causalit o della casualit.
2) Perch si elegge a criterio etico sostanzialmente un'osservazione naturalistica e
descrittiva, che per prendere in considerazione un'etica logicamente fondata su
prescrizioni, non pu legittimarsi tramite enunciati descrittivi, se no si compierebbe la
"fallacia naturalistica" enucleata da Hume, ovvero la confusione indebita tra l'"is" e
l'"ought", quindi l'elevazione a dover-essere di una una comprensione descrittiva
riguardante "ci che ", e poi resa ancora pi chiara da George Moore in "Principia
Ethica", optando per la formalizzazione di un "valore buono" che sia elementare e a
priori da fatti fisici.
Con ci intendo che un'etica universalmente valida deve prendere mossa da
prescrizioni non derivabili da fenomeni fisico-biologici, perch appunto si
prenderebbe a misura un criterio che paragonabile al "darwinismo sociale" di
Herbert Spencer, che appunto giustifica la selezione naturale all'interno della societ
umana, credendo arbitrariamente che faccia propendere verso il progresso
assoluto(cosicch dalla sua posizione ideologica ne conseguirebbe anche un
laissez-faire sfrenato tipico del liberismo), tramite un'osservazione dei fenomeni
biologico-evoluzionistici, generando appunto tutt'altro che progresso finalizzato ad
un'etica del benessere, ma inducendo all'alienazione tipica della dialettica "uomooggetto", analizzata anche da Sartre, che pone il secondo termine come "soggetto"
predominante sull'uomo tramite l'uomo stesso, mettendo la tecnica al centro della
storia umana e non un fine etico fondato dall'essere umano, ma un insieme di eventi
contingenti senza un orientamento che pullulano di caos ed ingiustizie.

Francesco Pelillo Allora va bene cos continuiamo a riferirci al pensiero degli


umanisti, e per di pi manipolatori dei risultati della scienza, e vedrai che tra qualche
millennio ci troveremo ancora ad ammazzarci per questioni "etiche"...
Alberto Arbuschi Obiezione 1)
che bisogno ci sarebbe di nuove regole dtrministiche dirigistiche se c' accettazione
serena dei rapporti col prossimo? Se non ci sono regole (se non per cose ai limiti) a
letto o fra padre figlio perch dovrebbro essere ineludibili fra altre persone per cose
ordinarie? La legge, mi disse un avvocato 81enne, dovrebbe intervenire come ultima
razio per dirimere conflitti, non come oggi definire anticipatamente l'azione, non ha
senso!

Obiezione 2)
obiezione totalmente dterministica dirigistica fuori contesto con la complessit, a che
serve la formalizzazione se c' accordo? Anzi potrebbe ostacolare l'accordo stesso.
Lla natura non c'entra niente, non buona o cattiva, quello che e si cerca il
meglio evolvendo tutti insieme, l'etica "intrinseca" detta da Francesco non era da
intendere come "naturalismo nostalgico di regole della giungla" ma come metodo
evolutivo efficiente da rinnovare conservandone l'ottimizzazione.
obiezione 3)
Non stiamo dicendo che sia facile e forse perch accada occorre una "abbondanza
sostanziale" che possa completamente sovvertire la cultura del bisogno, penuria e
calcolo di quali prevaricazioni accettare. Abbondanza che potrebbe essere alla
portata senza il salasso di risorse che dirigismo e controllo richiede ... dopotutto
quando interviene la legge in un matrimonio perch il matrimonio FINITO:
secondo questa logica allora la civilt CADUTA visto che serve la legge a
sostenerla ....
Concordo con Francesco ma perch sia possibile occorre una socit
dell'abbondanza sostanziale, una conclusione che anche David ha raggiunto.
Francesco Pelillo E per una societ dell'abbondanza sostanziale bisogna convincere
gli avidi e i sopraffattori che l'etica della complessit universale non consente
accumulo di risorse superflue da parte di qualsiasi ente...
Alberto Arbuschi Pi che convincerli ... ridicolizzarli per l'assenza di valori sostanziali
che l'accumulo e difesa di risorse comporta
Domenico Pimpinella Caro Francesco Pelillo condivido pienamente la tua ipotesi di
lavoro, tanto che, come sai, lavoro sulla stessa ipotesi, ma a pi largo raggio. Questo
perch sono convinto che perch diventi veramente chiara occorre inserirla in un
nuovo paradigma. Se la si lascia inserita nel paradigma in cui ci muoviamo
abitualmente d corpo alle obiezioni che hai ricevuto, che per me sono oramai
scontate.
Non mi piace pi Rispondi 2 25 settembre alle ore 8:23
Domenico Pimpinella ha risposto 10 risposte
Lo Sguardo Intorno
Lo Sguardo Intorno mi sembra di vedere un controsenso fondamentale nello scritto:
a) l' etica una disciplina che studia i meccanismi con cui razionalmente si distingue
il buono e/o lecito da ci che non lo .

b) la complessit caratterizzata da differenziazione


parlare di etica universale quindi significherebbe trovare un metodo che permetta di
stabilire razionalmente cosa buono e/o lecito indipendentemente dalle diverse
culture e dai diversi valori di queste; sarebbe dunque un annulamento della
differenziazione e della complessit. Non riesco quindi ad immaginare una 'etica
universale' che possa ritenere giusto ci che favorisce la complessit /
differeziazione.
Mi piace Rispondi 2 Ieri alle 20:44
Domenico Pimpinella
Domenico Pimpinella Lo Sguardo Intorno, se consideri le cellule del nostro corpo ti
salta subito all'occhio che non c' alcuna contraddizione: le cellule hanno tutte lo
stesso DNA (il progetto comune, l'etica) ma svolgono ruoli diversi. Quando si parla di
etica universale non si intende che tutti devono comportarsi allo stesso modo, ma
che ci sia un progetto comune condiviso che operi per il bene di tutti indistintamente.
Non mi piace pi Rispondi 1 13 h
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Lo Sguardo Intorno
Lo Sguardo Intorno perdonami ma non penso che tu possa paragonare un dna, che
pura materia razionale e codificata, con l' etica, che fortemente dipendente da
tempi luoghi e condizioni ambientali
Mi piace Rispondi 11 h
Domenico Pimpinella
Domenico Pimpinella Le tue certezze nascono da millenni di storia in cui non
abbiamo compreso nulla della vita e di cosa realmente siamo. Sarebbe per ora di
invertire direzione di marcia e riflettere in modo serio.
Non mi piace pi Rispondi 1 10 h
Lo Sguardo Intorno
Lo Sguardo Intorno se vabb ciao
Mi piace Rispondi 10 h
Alberto Arbuschi
Alberto Arbuschi Secondo me avete ragione tutti e due: l'etica una
SOVRASTRUTTURA e come tale non legata al funzionamento dei suoi apparati
(tipo DNA) ma un modo per imporre scelte (o autoimporsele), per questo potrebbe
essere deleteria per la diversificazione complessa.
Cionondimeno NECESSARIA perch ci possa essere uno sforzo condiviso verso
qualcosa.
Quella che qui si auspica forse dovremmo chiamarla diversamente visto che "etica"

ha perso i connotati di terza forma dell'amore (eros, pathos ed ETHOS) amore che
notoriamente un attteggiamento complesso.
Ho conciliato Lo Sguardo e Domenico?
Mi piace Rispondi 10 h Modificato
Lo Sguardo Intorno
Lo Sguardo Intorno presumo di si, se non la chiamiamo etica, concordo ad un certo
grado. Il concetto fondamentale che voglio esprimere che trovare un 'fronte
comune' di affrontare il concetto di buono / sbagliato, di per se sfavorisce la
complessit.
Mi piace Rispondi 10 h
Alberto Arbuschi
Alberto Arbuschi Vero Lo Sguardo, cionondimeno senza NULLA che coagula non si
va da nessuna parte. Anche la complessit pi sfrenatamente libera non rinuncia
all'amore e alla passione, perch mai l'ethos dovrebbe essere considerato
diversamente?
Certo sto parlando di fantascienza, ma nei piccoli gruppi ESISTE ... e solo nei piccoli
gruppi per un motivo preciso: vedi "i numeri di Dunbar".
Non mi piace pi Rispondi 1 10 h Modificato
Lo Sguardo Intorno
Lo Sguardo Intorno certamente non dico che ci deve rinunciare, dico che questo
ethos varier necessariamente a seconda di determinati fattori tra i vari gruppi
umani... a meno di creare un unico 'macrogruppo' che condivida un solo concetto di
etica... ma, a quel punto, io non parlerei di complessit.
Mi piace Rispondi 9 h
Alberto Arbuschi
Alberto Arbuschi Beh complessit al lavoro anche quella ... what else?!?!?
Certamente molto facile che, A PARITA' DI EFFICIENZA, pi grande il gruppo
meno specifico e influente la sua etica....Altro...
Mi piace Rispondi 9 h Modificato
Francesco Pelillo
Francesco Pelillo Lo Sguardo Intorno, continui a confondere complessit con
complicazione... la complessit di infinite relazioni che porta alla magnificenza di
un albero...
Mi piace Rispondi 8 h
Lo Sguardo Intorno
Lo Sguardo Intorno e dov' l' etica universale dell' albero?
Mi piace Rispondi 8 h
Alberto Arbuschi
Alberto Arbuschi Io non credo che confonda complessit e complicazione e indica un
problema REALE delle etiche condivise.

Se sono VOLONTARIAMENTE condivise sono davvero complesse, quando


diventano pacchetti da prendere a blocco OBBLIGATORIAMENTE la cosa diventa
**per definizione** deterministico-dirigistica.
Trovare etiche condivise DAVVERO a grandi gruppi (amate da tutti senza riserve)
penso che debbano ridursi moltissimo o permettere diversificazione per sottogruppi
(che equivale a etiche NON generali) ... dopotutto, signori miei, per quale cazzo di
ragione difendiamo cos tanto la privacy ?!?!?!?
Mi piace Rispondi 1 7 h
Domenico Pimpinella
Domenico Pimpinella Per portare avanti certi ragionamenti con un minimo di intesa
occorre che ci si muova entro un paradigma condiviso. Il ragionamento che stiamo
facendo dimostra che ognuno si muove entro il proprio paradigma. Le trib di 15
individui non necessariamente si azzannano tra di loro. Se avete letto "sesso e
innamoramento" della Mead, si pu comprendere come due trib, distanti tra loro
meno di un centinaio di Km, gli Arapesh e i Mundugumor, non ancora "toccati" dalla
civilt occidentale, realizzano due tipi di societ completamente diverse. Le nostre
societ odierne non corrispondono a nessuno di questi due tipi, ma credo che
possano essere visualizzate bene con la metafora dei "guscio di cristallo" che ho
tilizzato nel mio romanzo, che ha appunto questo titolo. Il guscio di cristallo
indicativo di una socialit "apparente", che permette la ciancia, il pettegolezzo, ma
non finalizzata ad una diminuzione di egoismo. Il perch non ci intendiamo
dipende dal fatto che c' la convinzione generalizzata che la nostra socicialit sia
autentica , quando invece falsa perch non mira solo a mantenere l'egoismo ma ad
accrescerlo, contrariamente a quello che dovrebbe essere il suo compito.
Non mi piace pi Rispondi 1 3 h
Francesco Pelillo
Francesco Pelillo Lo Sguardo Intorno L'albero non ha bisogno di un'etica per
esistere, infatti, nell'articolo ho scritto: "il sistema universale approdato alla
formazione dello stato biologico che nell'uomo ha dato vita a quello stato mentale
che, data la nostra socia...Altro...
Mi piace Rispondi 1 h
Francesco Pelillo
Francesco Pelillo Alberto Arbuschi, hai scritto: "Io non credo che confonda
complessit e complicazione e indica un problema REALE delle etiche condivise.
Se sono VOLONTARIAMENTE condivise sono davvero complesse, quando
diventano pacchetti da prendere a blocco OBBLIGATORIAMENTE la cosa diventa
**per definizione** deterministico-dirigistica.", ma questo esattamente quello che
penso io.
Non ti sembra che la mia proposta sia proprio quella di individuare un'etica condivisa
e non imposta localmente come tutte quelle che si sono succedute fino ad ora?

E non ti sembra che un'etica per essere condivisa volontariamente debba


necessariamente essere cercata nella struttura universale che ci determina?
Mi piace Rispondi 1 h
Alberto Arbuschi Concordo con tutto quello che dici Francesco, il mio dubbio
sull'esistenza di un tale fattor comune ai livelli necessari agli obiettivi, del resto, se
esistesse sarebbe molto "remunerativo" e la selezione naturale avrebb gi dovuto
farlo emergere, visto che esiste nelle famiglie armoniche e fra amici sinceri, che non
deve essere inventato, no?
Cito sempre i numeri di Dunbar perch mi sono convinto che la nostra mente, il
nostro spirito, riesce a gestire link complessi solo sotto una certa soglia numerica al
di sopra della quale categorizza perdendo "connessione complessa" e quindi l'etica
autentica.
Perfino Platone diceva che una Polis deve essere inferiore a 5000 persone cosicch
tutti si conoscano ( circa il numero pi grande di Dunbar), il problema che la
civilt di oggi non pu essere gestita da gruppi inferiori a circa 150.000 secondo i
calcoli di qualcuno.
Una soluzione potrebbe essere la ricorsivit nei gradi di separazione ma non facile
capire come possa espletarsi.
Se non sono stato chiaro ne riparlo, non voglio essere "pizzoso" Emoticon smile
Non mi piace pi Rispondi 1 2 h
Francesco Pelillo
Francesco Pelillo Condivido i tuoi dubbi sull'esistenza di un fattore comune naturale,
e infatti non ripongo le mie speranze sull'evoluzione individuale. Quello che intravedo
un mix di opportunit date dalla scienza e dalla tecnologia specialmente quella
informatica con la possibilit di gestione di enormi mole di dati che ci d che se
sfruttate in una nuova visione umanistica consapevole scientificamente dovrebbe
consentire la gestione della complessit crescente delle relazioni molto al di sopra
delle nostre capacit individuali.
Si tratta dell'evuluzione della Specie Homo sapiens che io vedo possibile con la
formazione di quella che io chiamo Neurosfera...
Alberto Arbuschi l'unica strada e LA SPERO possibile, ma ... o diventiamo un
organo di un essere cyborg uomo-macchina o temo sia impossibile.
Una alternativa che la tecnologia diventi smart e permetta autonomia a meno di
5000 persone, cosa che permetterebbe l'armonia "a cipolla".
Quello a cui facevo riferimento coi gradi di separazione e la ricorsivit proprio
questo: etiche semplici universali, forse solo UNA: "l'aumento di complessit e
diversificazione etico, pro vita e anti-entropia", poi restringendo il campo e i gruppi,
via via etiche pi complesse e articolate, adatte ai vari assetti, con HUB di

connessione lasca ma attiva fra le diverse realt una nell'altra: famiglia, clan, trib,
cellula sociale indipendente, ... non quello che facciamo? famiglia, amici o lavoro,
comune, provincia, regione, stato, ....
Questa seconda soluzione mi pare pi umana, elastica e "non dinosauresca" che
non un sistema unico di armonizzazione dell'umanit.
Detto in altri termini, Pirandello diceva che siamo 1, nessuno e centomila ... prendo
atto di essere centomila e non vedo perch anche la societ non possa esserlo
rimanendo in armonia con s stessa.
Non mi piace pi Rispondi 1 3 h
Domenico Pimpinella
Domenico Pimpinella Alberto arbuschi, riprendo la tua frase "non quello che
facciamo? famiglia, amici o lavoro, comune, provincia, regione, stato, ..... No! non
assolutamente quello che facciamo! Questa proprio la trappola in cui siamo caduti.
Tutte queste "societ" prendono spunto e si reggono sulla conoscenza emotiva, ma
una volta divenuti razionali usiamo questa capacit per sviluppare una soggettivit
egemone e lasciamo la socialit alla gestione dell'emotivit. E' come se si
combattesse una battaglia tra uomini che usano archi e frecce e uomini che usano le
armi pi moderne in circolazione. Se non comprendiamo l'errore in siamo caduti,
continueremo a rimanere nelle sabbie mobili e nessuno, n tecnologia, n scienza,
potr aiutarci.
Mi piace Rispondi 39 min
Francesco Pelillo
Francesco Pelillo Alberto, io sono d'accordo con te, famiglia, amici o lavoro, comune,
provincia, regione, stato, .... quello che gi facciamo, ma con i risutati che vediamo.
Non sono tutti negativi, ovvio, basta il fatto che non corriamo pi a piedi nudi nella
foresta, ma c' tanto da fare. A me sembra che quel "cyborg uomo-macchina" sia gi
in costruzione prova ne sia la protesi tecnologica che stiamo usando per
comunicare ma ora si tratta di controllarne le finalit. La lotta per l'equilibrio
dinamico tra conoscenza emotiva e razionalit, di cui parla Domenico, continuer
semplicemente a un livello pi alto...
Alberto Arbuschi Domenico noi non siamo compartimenti stagni, siamo delle unit
funzionali e se la ragione fa a botte con le emozioni ci si possono solo aspettare dei
guai.
Hai intenzione di riprogrammarti? O di vivere solo "asetticamente" e razionalmente
imponendolo a tutti?!?!?
Perch nella tua famiglia credi solo emotivamente e non razionalmente? Di che
errore stai parlando?
Francesco non mi pare che Domenico parli di questo (o forse non capisco). Usiamo

s protesi per allungare la gittata della nostra voce, ma NON ESISTONO protesi per
aumentare il volume dei nostri link (se non di poco) e cmq aumentandoli troppo
giocoforza la loro intensit diminuisce per semplice mancanza di tempo.
Come intendte risolvere il problema della "mancata intimit" con miliardi di persone?
ELIMINATE l'esigenza di intimit? Generate l'intimit artificiale o delegata (
possibile?!!?!?)?
E non venire a dirmi che tua moglie, razionalmente ed emotivamente, vale come il
sindaco di Timbouctou perch NON CI CREDO: lei ha IL DIRITTO razionale ed
emotivo di essere prioritaria per te, c' un rapporto e c' anche col tuo datore di
lavoro con altre priorit, sono cose scontate, funzionali, inevitabili ed ETICAMENTE
CORRETTE.
Il vostro discorso teorico si scioglie davanti alla realt pratica, vi spiace specificarmi
ESATTAMENTE cosa intendete cos che possa considerarla di pi di una semplice
fantasia utopica?
Mi piace Rispondi 3 h
Francesco Pelillo
Francesco Pelillo Non capisco perch accomuni il mio pensiero a quello di
Domenico. Ho detto che la lotta tra conoscenza emotiva e razionalit continuer, non
che possa esser risolta, come lui sostiene.
Poi non capisco perch dovrei avere la stessa intimit che ho con chi amo anche con
il sindaco di Timbouctou. chiaro che il rapporto di intimit si diluisce con l'aumento
della dimensione del liquido in cui sono immerso, ma questo non vuol dire che non
influisca sulla natura di quel liquido.
Alberto Arbuschi Scusa Francesco se ho capito male il tuo commento riguardo il post
di Domenico. Sto cercando di capire bene perch reputo questo un punto focale per
il passaggio al nuovo che pare tanto difficile.
Io, se ho capito la metafora, penso invece che la dimensione influenzi la natura di
quel liquido: IMO come se tale liquido fosse una quantit fissa, pi l'aumenti di
dimensione pi si diluisce fino a diventare impalpabile e ... ininfluente o al contrario
rimanere pervasivo UCCIDENDO la complessit.
La nostra testa limitata e quando deve contenere grandi numeri categorizza e fa il
"minimo comun denominatore" che diventa sempre pi piccolo perdendo la filigrana
complessa come da una vista in distanza. Non penso che sia cattiva volont o
impostazione errata, ma PROPRIO UN LIMITE INTRINSECO.
Per questo penso che non si possa trovare qualcosa di universale (come dice Lo

Sguardo) ma solo massimizzare la connessione (etica, efficienza, ...) di due menti, a


livelli maggiori di due piccoli gruppi coesi, al loro volta maggiori di due grandi gruppi
lascamente connessi, NULLA PIU'.
PEGGIO ANCORA: se lo si facesse sarebbe una limitazione che depaupera i
vantaggi della differenziazione, per es. una societ dedita alla ottimizzazione
dell'ecologia (ambiente e qualit di vita) fa scelte OPPOSTE a una dedita alla
ottimizzazione delle prestazioni (potenza operativa), ma entrambe potrebbero
raggiungere vette impossibili all'altro, imboccando strade di "adiacenti possibili" solo
a loro, impossibili anche a una societ che sceglie un compromesso intermedio e a
maggior ragione impossibili a una societ INGESSATA che si blocca perch
pretende di sposare totalmente entrambe le etiche ottenendo (come l'Italia) uno
spazio d'azione VUOTO.
Mi piace Rispondi 1 h
Francesco Pelillo
Francesco Pelillo Alberto, ho paura di non riuscire a seguirti...
Se io dico " chiaro che il rapporto di intimit si diluisce con l'aumento della
dimensione del liquido in cui sono immerso, ma questo non vuol dire che non
influisca sulla natura di quel liquido." e tu dici "penso invece che la dimensione
influenzi la natura di quel liquido" mi sembra che diciamo la stessa cosa.
Sono d'accordo sui limiti intrinseci delle mente individuale, ed proprio per questo
che auspico la connessione sempre pi ampia fino a quella universale, ma mi
spieghi perch quando parli di massimizzare la connessione parli di menti o gruppi
presi solo due alla volta?
Cos certo che non si va da nessuna parte, ma se individui l'etica universale nella
complessit sistemica che prevede la partecipazione di molteplici attori, la diatriba
tra ecologisti e efficentisti fondamentalisti diviene quasi patetica per la sua semplicit
lineare. La differenziazione, che tanto ci sta a cuore salvaguardare, non troverebbe
un ostacolo nell'accettazione di un'etica condivisa, ma anzi potrebbe svilupparsi
grazie alle innumerevoli occasioni di relazionarsi con realt disparate.
Per fare un esempio, se il conflitto ideologico-religioso tra Islam e Cristianesimo si
potesse portare a un tavolo dove siano discusse tutte le istanze di tutte religioni del
mondo nella prospettiva della ricerca di una visione etica universale, sicuramente
perderebbe la sua valenza anche agli occhi dei Cristiani e Musulmani pi ottusi. Ci
sarebbe quella "diluizione" del problema in un "liquido" pi ampio e propio per questo
meno "ingessato".
Domenico Pimpinella Il mio problema nel comunicare, per cui sembra che voglia
"imporre" delle mie idee, deriva dal fatto che il paradigma in cui mi muovo si fonda su
una idea precisa di emotivit e razionalit, che molto diversa da come viene di

solito pensata. D'altronde per spiegarlo ci vorrebbe un intero libro ( quello che tra
l'altro sto facendo con il saggio in corso). Se non mettiamo per in chiaro questa
cosa non possiamo mai capirci. Cosa possiamo fare? Sinteticamente, posso solo
dire che, per me l'emotivit un sistema conoscitivo "automatizzato" che tenta di
mettere insieme le ragioni della soggettivit e della socialit, avendo come obiettivo
di aumentare quest'ultima in maniera da portarla alla massima espansione per
stabilizzare il nostro s. La razionalit un "altro" sistema conoscitivo, che poggia
sul primo (Ramachandran sostiene che parassita il primo) e non pi automatizzato
ma interpretativo, per cui pu scegliere quale tra soggettivit e socialit
incrementare. Il secondo un sistema molto pi potente del primo, per cui le
credenze razionali alla fine hanno la meglio. Nei millenni l'uomo ha puntato sulla
stabilizzazione della soggettivit cercando di fornirle potere in modo che potessimo
sistemare l'ambiente in cui viviamo (composto anche dei propri simili) a nostro
piacimento. Per quersto si sviluppata una tendenza alla ricchezza e al potere, per
potersi sistemare diminuendo quanto pi possibile i pericoli. Ma questa una falsa
stabilizzazione, perch ci sar sempre una lotta tra le varie soggettivit e nessuno
riuscir mai a prevalere definitivamente sulle altre. La vera stabilizzazione quella di
inserire la soggettivit in un sistema in cui la collettivit si muove sulla base di un
progetto comune condiviso. E' quello che sostanzialmente fanno le cellule ad un
livello inferiore a quello in cui operiamo noi. Le cellule hanno il DNA biologico, noi
dovremmo provvedere a costruirci il nostro DNA culturale. E quest'ultimo lo pu
costruire solo un "continuo apprendistato sociale" (come lo definiscono Maturana e
Varela) che purtroppo oggi non c'. Chi di voi si trovato a dialogare con altri uomini
per costruire un'idea comune su qualcosa? Io mi trovo sempre a parlare con uomini
che parlano delle loro cose, del loro lavoro, dei loro beni, dei loro successi. E pi in
l non si va.
Mi piace Rispondi 14 h
Alberto Arbuschi
Alberto Arbuschi Dici: "se individui l'etica universale nella complessit sistemica",
ecco io penso che NON POSSA ESISTERE per il motivo che i vari assetti possibili
hanno parti incompatibili, spesso si deve scegliere una cosa o un'altra e non esiste
compromesso possibile.
Se voglio osare e prendermi rischi contrario alla sicurezza a qualsiasi costo, se
voglio essere perfetto per la maratona sicuramente non avr il fisico adatto al
sollevamento pesi, non ci sono universalit ottimali in questo, solo SCELTE.
Ho fatto l'esempio di rapporto a 2 perch in genere l'interlocutore in intimit un altro
solo (ma non affatto detto, era un esempio). Con intimit intendo quella definita
dall'analisi transazionale come l'unico dei 6 modi d'essere degli uomini che vera

connessione, vera etica, vero vivere (IMO).


Mi piace Rispondi 9 h
Alberto Arbuschi
Alberto Arbuschi Domenico io non solo ho gi parlato di una idea comune con altre
persone, ma l'abbiamo anche realizzata, si chiama "mio matrimonio" da 28 anni
Emoticon smile, ma non solo ...
Dici: "La vera stabilizzazione quella di inserire la soggettivit in un sistema in cui la
collettivit si muove sulla base di un progetto comune condiviso" non ti mai venuto
il dubbi che possa NON ESISTERE INTRINSECAMENTE questo "progetto comune
condiviso"?
Se la vita biologica ha generato le rondini e i pesci di profondit ormai incompatibili
nel fare un progetto comune condiviso, come possiamo pensare che l'infinitamente
maggiore variabilit delle menti e assetti umani possa incasellare TUTTE QUANTE
in un "progetto comune condiviso"?!?!?!? Non sarebbe una depauperazione assoluta
rispetto alla realizzazion di innumerevoli progetti comuni condivisi?
Inoltre sono in completo disaccordo sul dualismo emozione - ragione, in me sono
due aspetti che si sostengono e si integrano, hanno dei limiti, ma se mi focalizzo solo
su uno tali limiti peggiorano. Per me l'espansione di uno "spirito" una operazione
integrata, calata nel contesto fisico e temporale di un corpo e mente umane (protesi
comprese).
Mi piace Rispondi 9 h Modificato
Francesco Pelillo
Francesco Pelillo Alberto, non so pi cosa dire... tu m parli di icompatibilit individuali
e io parlo di compatibilit collettive di specie.
D'altronde l'atletica funziona e si tengono pure le Olimpiadi grazie al fatto che chi fa
la maratona e chi fa sollevamento pesi sottostanno alla regola di de Coubertin...
Domenico Pimpinella E' difficile per me rispondere a questo genere di
argomentazioni, perch capisco che partono da una visione diversa dalla mia. Il
problema che pongo non pratico ma teorico. Nella pratica si pu dire tutto e il
contrario di tutto. Nella teoria le cose sono diverse. Nella teoria, per esempio,
capisco che abbiamo diverse idee su quello che significa razionalit e voglio
soffermarmi su questo. Quando Russell critic il famoso aforisma di Hegel, "ci che
reale razionale" prese come esempio il fumo, dicendo che il fumo era qualcosa di
reale ma non si poteva certo dire che fosse razionale perch tutti sanno che il fumo
fa male e non pu quindi essere una cosa auspicabile, di buon senso. Ecco,
razionale per quasi tutti significa, appunto di "buon senso", che in linea con le

aspettative della vita. Per me razionale significa una cosa completamente diversa,
significa che c' un sistema conoscitivo che ci permette di muoverci nel tempo per
costruire le nostre aspettative sul futuro. La razionalit non una caratteristica della
maggior parte degli animali, perch questi vivono in un eterno presente.
Ramachandran, che non certo l'ultimo arrivato, si esprime in termini simili dicendo
che "si dovrebbe parlare di due cervelli", uno che internalizza il mondo esterno e
l'altro che parassita quel mondo portato all'interno per creare le proprie aspettative e
simulazioni. Questo significa che, e rispondo qui anche a Francesco, che entrambi i
sistemi, emotivo e razionale, dovrebbero mettere in sintonia soggettivit e socialit,
puntando sull'aumento di socialit che non significa, fare un "polpettone" di
soggettivit, ma proprio valorizzare le soggettivit per far "emergere" nuove
possibilit. Se emotivit e razionalit, oggi si scontrano perch l'emotivit tiene
"fede" alla propria missione, mentre la razionalit, ha puntato finora sulla sola
soggettivit, affidandosi ad una socialit per lo pi emotiva che non pi capace di
essere veramente complementare con la socialit, che razionalmente non punta ad
un Noi. Se io vedessi gli uomini dediti a dialogare per aumentare consapevolmente
la propria socialit, cercando di costruire con gli altri un vero e proprio DNA culturale,
allora mi ricrederei. Ma non questo che colgo. Io colgo magari che ci sono degli
eroi, degli uomini che si sacrificano per gli altri, ma ci realizzato dalla emotivt ma
non dalla razionalit, perch sono decisioni prese unilateralmente.
Mi piace Rispondi 26 min
Alberto Arbuschi
Alberto Arbuschi Perfetto Francesco, hai colto il senso penso: la regola di de
Cubertain generica e lascia differenziare liberamente e incompatibilmente le regole
di allenamento di ciascuna specialit, se poi vogliamo trovare una regola generica
che va bene alle olimpiadi ma anche in cucina probabilmente dovremmo essere
ancora pi generici fino ad arrivare a una regola che copre tutto e ... NON DICE
NIENTE Emoticon smile
L'etica di specie ha senso, IMO, se noi fossimo descritti per lo pi al DNA che
definisce la specie, mentre ogni individuo definito in massima parte da ci che
contiene la sua mente che va molto al di l dei vincoli genetici e subisce
"speciazione" veloce, notevole e incompatibile MA PROPRIO QUESTO E' IL SUO
BELLO !!!
In pratica, SECONDO ME, definire l'etica delle menti tutte insieme come voler
definire l'etica di leoni e zebre, insetti e uccelli condivisa Emoticon grin mi sono
spiegato?
Cmq ok, abbozzo, non credo di poter dimostrare la cosa matematicamente, e quindi
prendi queste cose solo come mia opinione.

Mi piace Rispondi 16 min


Francesco Pelillo
Francesco Pelillo Scusami, ma secondo me dovresti rileggere il mio articoletto... non
assolutamente in contrasto con queste tue ultime affermazioni.
Comunque, le leggi della termodinamica vagono sia nelle sforzo altetico che in
cucina...Emoticon smile
Mi piace Rispondi Adesso
Alberto Arbuschi
Alberto Arbuschi Domenico io penso esattamente il contrario di questo che hai detto:
" Il problema che pongo non pratico ma teorico. Nella pratica si pu dire tutto e il
contrario di tutto." Teoricamente posso definire matematiche in cui 2+2=5, la scienza
basata solo su prove sul campo e io sono uno scientifico.
Anche con te l'abbozzo se il nostro scambiarci opinioni non serve a nulla. Dimmi tu.
L'esempio del fumo, IMO, falsa la realt nascondendo con la semplificazione
schematica razionale (tipico suo) una parte del problema: il fumo (a me no!) mi fa
stare bene quando sono stressato e quindi cerco un compromesso fra vivere
psicologicamente male in salute e vivere decentemente rischiando la malattia, se la
razionalit mi fornisse un'alternativa probabilmente anche l'emozione cambierebbe ...
ecco: i due ambiti si sono parlati e sono andati OLTRE.
Se concordo che la socialit oggi non gestita correttamente, non concordo
sull'analisi che fai: io penso che SOLO usando sia razionalit (il "computer di bordo"
che serve a "simulare possibili futuri" E MANIPOLARLI a qualche scopo) non si
possa migliorare la qualit di vita che invece legata alla emozione pi olistica .
Soprattutto sono in disaccordo TOTALE che non sia possibile l'intimit sociale
perfetta (cosa vera SOLO se si fa tiranneggiare la razionalit), sono solo cosciente
che tale socialit perfetta HA DEI LIMITI BEN PRECISI dovuti ai limiti d'azione, di
comunicazione, di tempo, di memoria e di compatibilit di assetti .... sempre che ci
sia accordo sul valore della libert ovviamente ...
Mi piace Rispondi Adesso
Alberto Arbuschi Certo Francesco, ci sono leggi universali ... si chiamano leggi della
fisica Emoticon grin
Ma allora che altro c' da inventare di sovrastruttura etica?!?!?!
Ammetto di star progressivamente dimenticando ci che ho letto nel tuo articoletto,
mentre seguo i discorsi. Ma ho ben chiaro il concetto che a me parte sottenda: "etica
universale" e la sua incompatibilit con il concetto di "libera evoluzione complessa":
ogni miglioramento ed evoluzione non stato uno spezzare le catene del "perfetto

status quo"?
Mi piace Rispondi 13 min Modificato
Francesco Pelillo
Francesco Pelillo Appunto, non c' da inventare nessuna sovrastruttura etica. Non
capisco perch l'etica universale che propongo sia incompatibile con una "libera
evoluzione complessa", quando prende a modello proprio quella "libera evoluzione
complessa" che determina l'evoluzione dell'universo.
Domenico Pimpinella Se tu sia in disaccordo con me, non mi meraviglia
assolutamente. Per mi meraviglia che tu dica che il problema pratico e non
teorico. Se non avessimo avuto la Meccanica Quantistica non avremmo avuto tante
scoperte. Io cerco solo di mettere sul piatto della conversazione oltre 50 anni di
esperienza in tema di riflessione filosofica. E in questi 50 anni credo di aver
compreso molte cose, come quella ad esempio, che vero che noi per un'alta
percentuale reagiamo emotivamente alle situazioni, ma l'emotivit sotto l'autorit
della razionalit che la istruisce secondo quello che interpreta e come singolarit e
come collettivit. Tutti siamo assolutamente razionali! Perch la razionalit gestisce
tutto, direttamente e indirettamente. Direttamente quando facciamo entrare in gioco
la consapevolezza e ragioniamo su un problema, indirettamente quando istruiamo i
circuiti emotivi a "reagire" in determinati modi. I buddisti dicono: viviamo in una casa
in fiamme e non ce ne accogiamo. Per me hanno ragione. La casa continua a
bruciare e noi ce ne andiamo tranquillamente al cinema o a passeggio.
Domenico Pimpinella Francesco, su questo ultimo punto credo ci troviamo in
completo accordo. Purtroppo, molti pensano che "auspicare un'etica universale"
voglia dire che dovremmo comportarci come tanti burattini asserviti a scopi di altri.
Non pensano invece che "etica universale" vuole dire proprio l'esatto contrario,
ovvero che attraverso un continuo e incessante dialogo, creatore di "legami" e
modificatore della personalit, si possa arrivare a "desiderare" di partecipare ad un
progetto comune che addirittura sia in grado di far emergere qualit sconosciute.
Non mi piace pi Rispondi 2 5 h
Alberto Arbuschi
Alberto Arbuschi Caro Domenico Descartes Emoticon smile non tutte le personalit,
secondo l'enneagramma, antica consocenza sufica di oltre 2000 anni, sono basate
sul "cogito ergo sum".
Concordo solo che tutto neurologico, non che tutto sia ragione n consapevolezza,
ci sono circuiti non verbali, con stile congitivo visivo e olistico e non si basano su
schemi razionali che praticamente sempre sono deterministici e come tali
matematicamente sono in grado di affrontare solo un 4% dei sistemi naturali
PRATICI (quelli complessi non sono gestibili dalla ragione, ma solo da simulatori e

da euristiche e in modo imperfetto).


Solo la ragione ha quell'odioso limite di poter rimanere senza accorgersene in una
casa che brucia, l'emozione non lo farebbe MAI ! Quando i buddisti parlano di
questo, IMO, intendono proprio il fatto che non siamo integrati nelle nostre
componenti, per quel che ho capito della filosofia orientale e dello Yoga che ho
praticato.
Non mi piace pi Rispondi 1 5 h
Alberto Arbuschi
Alberto Arbuschi Che bisogno c' dell'etica nell'intimit creativa? (intimit nella
definizione dell'analisi transazionale)
Mi piace Rispondi 5 h Modificato
Domenico Pimpinella
Domenico Pimpinella Alberto, ma allora se pensi questo non siamo poi cos lontani!
Che tutto sia neurologico non quello che voglio sostenere, ma che esistono due
macro circuiti neurali che hanno compiti diversi, nel senso che uno interfacciato
sull'esterno e "traduce" insiemi di perturbazioni in enti ed un'altro che interfacciato
su questi enti e li "utilizza" per le proprie creazioni. Se la razionalit non si accorge
della casa perch tutto ripiegato sulla propria soggettivit e non si accorge che la
vecchia conoscenza automatizzata non punta suolo sulla soggettivit, ma gli sta a
cuore superarla, costruendo altre possibilit esistenziali. Altrimenti perch avremmo
dei sentimenti? Per superare il problema occorre rendere chiaro alla razionalit il
"progetto" iniziato dall'emotivit ma che da sola, senza razionalit, non pu portare a
termine. E' quello che Francesco vuole dire parlando di un'etica universale che ci
focalizzi tutti non sulla sola soggettivit ma su un possibile progetto comune, che ci
faccia rimanere degli esseri anti-entropia. Perch se rimaniamo a noi stessi, alle sole
singolarit, la casa brucia! ovvero, diventiamo degli oggetti, delle cose e come cose
diventiamo preda di un aumento inesorabile di entropia.
--------------------------------------------------------MIO POST
Una mia ipotesi di lavoro per la fondazione di una nuova etica universale.
ETICA DELLA COMPLESSIT
ETICA DELLA COMPLESSIT
academia.edu
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Commenti
Alessandro Cerboni

Alessandro Cerboni Ne parleremo


Mi piace Rispondi 1 Ieri alle 17:12
Francesco Pelillo
Francesco Pelillo C' tanto da dire...
Mi piace Rispondi Ieri alle 17:14
Giuseppe Vitillaro Mmm ... concordo sul principio "etico".
Favorire l'aumento della complessit BENE, il contrario MALE.
Sulle conclusioni, un po' meno.
Complessit, entropia, informazione, disordine, sono "sinonimi".
Mi sa che andiamo incontro a guai ...
Non mi piace pi Rispondi 1 24 settembre alle ore 22:09
Nascondi 39 risposte
Francesco Pelillo
Francesco Pelillo Io non li vedo come sinonimi. Non ho dubbi che la complessit
locale emerga in risposta alla tendenza alla massima entropia del sistema
universale. In questo gioco ogni ente evolve in uno pi complesso per "allontanarsi"
dalla condizione di vulnerabilit delle sue componenti ultime che sono a diretto
contatto con le forze cosmiche.
Mi piace Rispondi 24 settembre alle ore 22:35
Giuseppe Vitillaro
Giuseppe Vitillaro Che tu li veda o meno, almeno dal punto di vista fisico e
dell'informazione, lo sono.
E pi i gruppi sociali divengono grandi e complessi, pi si "incasinano"....Altro...
Mi piace Rispondi 24 settembre alle ore 22:51
Francesco Pelillo
Francesco Pelillo La complessit non corrisponde alla complicazione. Il fatto che
siano piu difficili da governare non impedisce che siano pi evoluti. E poi, se invece
di vederli dall'interno, i piccoli gruppi, li vedi nei loro rapporti con gli altri piccoli
gruppi, il casino maggiore di quello che ci sarebbe se formassero un solo gruppo.
Mi piace Rispondi 24 settembre alle ore 23:07 Modificato
Giuseppe Vitillaro
Giuseppe Vitillaro Ho usato il tempo futuro? Andiamo incontro?

Mi sa che errore ci fu ...


Non mi piace pi Rispondi 1 24 settembre alle ore 23:08
Bruno Finocchiaro
Bruno Finocchiaro Dall'ordine all'ordine come in quantistica. Complessit ma non
entropia.
Non mi piace pi Rispondi 1 Ieri alle 0:38
Giuseppe Vitillaro
Giuseppe Vitillaro Complessit senza entropia?
Difficile....Altro...
Mi piace Rispondi Ieri alle 20:57
Francesco Pelillo
Francesco Pelillo Forse Shannon la intende diversamente da me... Complessit a
causa dell'entropia l'unico rapporto che vedo io.
Mi piace Rispondi 23 h Modificato
Giuseppe Vitillaro
Giuseppe Vitillaro decisamente controintuitivo Francesco.
La complessit massima possibile, secondo Kolmogorov, coincide con il massimo
"casino" possibile....Altro...
Mi piace Rispondi 23 h Modificato
Francesco Pelillo
Francesco Pelillo Ma Kolmogorov pensava in termini matematici... La complessit
della realt tutto meno che casino casuale.
Mi piace Rispondi 21 h
Giuseppe Vitillaro
Giuseppe Vitillaro Mmm ... mai visto un corpo umano ... aperto?
Definirlo un gran casino ... usare un eufemismo ...
Mi piace Rispondi 21 h
Francesco Pelillo
Francesco Pelillo Forse per un anatomista o un chirurgo le cose non appaiono cos...
Noi addebitiamo alla casualit e al disordine solo le cose che ancora non
comprendiamo.
Mi piace Rispondi 6 h
Giuseppe Vitillaro
Giuseppe Vitillaro E qui E' il PUNTO Francesco.
Puoi saperlo SOLO a POSTERIORI, quando divieni complesso ALMENO quanto il

sistema che stai osservando.


Un po' come quando comprimi un file senza conoscerne il contenuto.
Non puoi fare previsioni attendibili finche' o non lo ha analizzato o non lo hai
compresso.
E SEMPRE otterrai una STIMA, dall'alto, della COMPLESSITA'.
Mi piace Rispondi 2 h
Francesco Pelillo
Francesco Pelillo Su questo siamo d'accordo, infatti uno degli assunti dell'approccio
sistemico alla complessit che "la mappa del territorio sempre alle nostre spalle"
Mi piace Rispondi 1 1 h
Giuseppe Vitillaro
Giuseppe Vitillaro Beh ... se siamo in accordo su questo, siamo in accordo anche sul
resto.
Solo in questo modo si puo' comprendere appieno la relazione tra casualita' e
complessita'....Altro...
Mi piace Rispondi 1 h
Francesco Pelillo
Francesco Pelillo "Ma un "muro entropico" c'e' solo un modo per superarlo,
aumentare di complessita"
lo hai detto tu.
"Non ho dubbi che la complessit locale emerga in risposta alla tendenza alla
massima entropia del sistema universale"
l'ho detto io.
Dov' la differenza?
Mi piace Rispondi 1 h Modificato
Giuseppe Vitillaro
Giuseppe Vitillaro Eh ... si' l'ho detto, e non una sola volta.
Ed e' un prezzo alto da pagare, molto alto.
Quale e' il limite oltre il quale non saremo piu' "umani"?
Fin dove si puo' aumentare di complessita', rimanendo umani?

Forse lo abbiamo gia' attraversato?


Mi piace Rispondi 1 h
Francesco Pelillo
Francesco Pelillo "Non ho dubbi che la complessit locale emerga in risposta alla
tendenza alla massima entropia del sistema universale"
l'ho detto io.
Dov' la differenza?
Mi piace Rispondi 1 h
Giuseppe Vitillaro
Giuseppe Vitillaro Cio' che affermi Francesco non e' una spiegazione.
Perche' cazzarola questo Universo aumenta spontaneamente di complessita' nella
direzione del tempo che va dal passato al futuro?
Perche' diavolo il tempo di questo Universo ha "una freccia"?
Mi piace Rispondi 1 h
Francesco Pelillo
Francesco Pelillo Perch dal cosiddetto big bang avvenuto in un magma energetico
che si trovava nello stato di massima entropia, venuta a mancare una sola
particella, positiva o negativa, non fa differenza, e da allora tutto il sistema alla
ricerca dell'equilibrio perduto... determinando cos stati locali che per "sopravvivere"
devono complessificarsi sempre pi.
Mi piace Rispondi 1 h
Giuseppe Vitillaro
Giuseppe Vitillaro Sbagliato Emoticon wink
Al Big Bang questo Universo era in uno stato di ordine massimo, di minima entropia
Emoticon wink
Mi piace Rispondi 1 h
Giuseppe Vitillaro
Giuseppe Vitillaro E infatti, da allora ... e' solo aumentata Emoticon wink
Mi piace Rispondi 1 h
Giuseppe Vitillaro
Giuseppe Vitillaro PERCHE'?
Mi piace Rispondi 1 h
Francesco Pelillo
Francesco Pelillo
foto di Francesco Pelillo.
Mi piace Rispondi 1 h

Francesco Pelillo
Francesco Pelillo Dobbiamo metterci d'accordo sul termine entropia.
Mi piace Rispondi 1 h
Giuseppe Vitillaro
Giuseppe Vitillaro MASSIMA ENTROPIA quell'ordinatissimo schema?
You kidding? Emoticon wink
Mi piace Rispondi 1 h
Giuseppe Vitillaro
Giuseppe Vitillaro Io conosco una sola definizione buona, quella di Shannon,
Francesco.
E secondo quella definizione il tuo schema ha bassa entropia....Altro...
Mi piace Rispondi 1 h
Francesco Pelillo
Francesco Pelillo Se metto del latte nel caff e non lo giro, ho due stati locali che
resistono alla tendenza a mescolarsi che porterebbe la tazza in uno stato di
massima entropia.
Mi piace Rispondi 1 h
Francesco Pelillo
Francesco Pelillo Il cosiddetto disordine dello stato di entropia lo in relazione agli
stati, ma in relazione a se stesso nello stato pi ordinato possibile
Mi piace Rispondi 1 h Modificato
Francesco Pelillo
Francesco Pelillo Ma questa una diatriba che non riguarda solo noi due... Ci sono
fisici che ne discutono da anni.
Mi piace Rispondi 1 h Modificato
Giuseppe Vitillaro
Giuseppe Vitillaro Francesco Pelillo se usi il termine ENTROPIA, devi
necessariamente richiamarti ad una definizione condivisa.
Ripeto, dai una occhiata seria alla definizione di Shannon.
Fai due calcoletti e ti renderai conto da solo che il tuo schema e' ORDINATO e a
BASSA entropia.
Se non vuoi prenderti il disturbo, prendi le "immagini" cosi' come sono e
COMPRIMILE, per ciascuno schema.
Sono disposto a SCOMMETTERE, e lo faccio di rado, che il primo, quello etichettato

MASSIMA ENTROPIA, sara' quello che si comprimera' di piu'.


Vogliamo scommettere?
Mi piace Rispondi 1 h
Francesco Pelillo
Francesco Pelillo Il fatto che non condivisa da tutti ma solo dalla maggioranza
degli scienziati, e questo non mi basta...
Mi piace Rispondi 1 h
Giuseppe Vitillaro
Giuseppe Vitillaro Allora un consiglio da amico.
Non usare il termine entropia.
Dai una tua definizione ed usa un nuovo termine.
Avrai vita piu' facile.
Non mi piace pi Rispondi 1 1 h
Giuseppe Vitillaro
Giuseppe Vitillaro By the way, da quel, poco, che ho capito, la stai "negando", le stai
cambiando "segno" Emoticon wink
Mi piace Rispondi 1 h
Francesco Pelillo
Francesco Pelillo No demordo... spero che il concetto di entropia come massima
stasi dei componenti di un sistema, e cio ordine, prevalga
Mi piace Rispondi 1 h Modificato
Giuseppe Vitillaro
Giuseppe Vitillaro Oh beh ... alora la tua "Pelentropia" DIMINUISCE nella direzione
del futuro, esattamente il "contrario" Emoticon wink
Non mi piace pi Rispondi 1 1 h
Francesco Pelillo
Francesco Pelillo Basta considerare la morte come un ritorno degli atomi che ci
compongono in uno stato pi entropico di quando sono stati costretti a formare
molecole e poi cellule, per capire cosa voglio dire....
Mi piace Rispondi 1 h Modificato
Francesco Pelillo
Francesco Pelillo Dovrei solo accettare la convenzione che il disordine coincide con
la stasi invece che con l'azione, ma non ce la faccio proprio...
Mi piace Rispondi 59 min
Giuseppe Vitillaro
Giuseppe Vitillaro CONTROINTUITIVO e sorprendente e senza una spiegazione.

Ma prima accetti la seconda legge, prima ti liberi di un problema ...


Non mi piace pi Rispondi 1 17 min
Francesco Pelillo
Francesco Pelillo Vedremo... ma la seconda legge mi sembra che funzioni con anche
quanto penso
Mi piace Rispondi 7 min-

Stefano Magrini
Stefano Magrini Ma non hai mai lettp Jean-Luc Nancy?
Mi piace Rispondi 20 ore fa
Francesco Pelillo
Francesco Pelillo No, tranne le recensioni...
Mi piace Rispondi 20 ore fa
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Roberto Otto Ingegni Minelli
Roberto Otto Ingegni Minelli forse i muri che odiamo tanto servono per preservare la
specie Emoticon smile
Mi piace Rispondi 20 ore fa
Francesco Pelillo
Francesco Pelillo Forse volevi dire preservare i gruppi e le razze... non la specie
Mi piace Rispondi 1 19 ore fa
Roberto Otto Ingegni Minelli
Roberto Otto Ingegni Minelli gruppi culturali
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