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Capitolo 1

Sensori in Fibra Ottica con reticolo


di Bragg
1.1

Introduzione

Nel presente lavoro di tesi si focalizza lattenzione su una particolare classe di


sensori basati su fibre ottiche con reticolo di Bragg. In particolar modo, sono
stati studiati i sensori conosciuti come Fiber Bragg Grating, FBG, ed i sensori
Long-Period Grating, LPG.
Mediante opportune tecniche di misura, che saranno esplicate in modo approfondito nel seguito, essi sono in grado di leggere con elevata precisione le
variazioni fisiche subite dai materiali ad esse connessi come, ad esempio, la
deformazione meccanica o lalterazione dellindice di rifrazione.
Lutilizzo dei sensori FBG ed LPG e` ampiamente giustificato dai numerosi
vantaggi ad essi concernenti, ovvero:
semplicit`a;
dimensione ridotta e leggerezza, con conseguente possibilit`a di inserire
senza disturbo il sensore nel materiale;
linearit`a della risposta dei misurandi in un ampio range;
basse perdite di inserzione;
immunit`a elettromagnetica;
informazione misurata registrata nello spettro, ovvero nella lunghezza
donda. Cio` implica che il segnale del sensore non sia affetto da rumori
ambientali e da perdite di potenza [1]-[2];
capacit`a di trasmettere il segnale con basse perdite lungo la fibra;
1

1.2. STRUTTURA E FUNZIONAMENTO DELLE FIBRE OTTICHE


basso costo e facile reperibilit`a;
dimensione ridotta della parte sensibile della fibra (pochi mm per gli
FBG) con conseguente possibilit`a di disporre piu` sensori in serie sulla
stessa fibra. Cio` permette di realizzare dei sensori quasi-puntuali e quasidistribuiti [3];
possibilit`a di lavorare in ambienti caratterizzati da condizioni estreme
come spazio, motori e reattori per la fusione termonucleare [4].
Prima di passare alla trattazione dei sensori con reticolo di Bragg risulta utile
introdurre alcuni fondamentali concetti inerenti le fibre ottiche.

1.2

Struttura e funzionamento delle fibre ottiche

La tecnologia in fibra ottica e` ampiamente sfruttata nellambito delle telecomunicazioni a causa delle basse perdite di trasmissione che la caratterizzano
(0.2 dB km1 ).
In generale una fibra ottica puo` essere schematizzata come una optical waveguide, ovvero un dispositivo in grado di fungere da guida donda per un fascio
di luce, rendendo possibile il suo spostamento da un punto ad un altro [5]. La
piu` comune tipologia di fibra ottica utilizzata e` la fibra step index che prevede
la presenza di un core, ovvero di un nucleo centrale cilindrico, costituito da un
materiale dielettrico. A sua volta, il core e` circondato da un ulteriore materiale dielettrico esterno caratterizzato da un indice di rifrazione leggermente piu`
basso, indicato come cladding1 . Mentre il diametro di questultimo e` sempre
pari a 125 m, la dimensione del diametro del core dipende dal tipo di fibra. E`
possibile, infatti, classificare le fibre ottiche in due macro categorie:
fibre mono-modo;
fibre multi-modo.
Nelle prime il core ha un diametro talmente basso da non permettere alla luce
di propagarsi in piu` modi differenti. Cio` permette minori attenuazioni in termini di potenza del segnale. In questo caso il diametro del core puo` assumere
valori compresi tra 5 10 m (tipicamente 8 m). Nella seconda tipologia di
fibre, il diametro del core e` pari a 50 m. Cio` permette alla luce di propagarsi
in piu` modi contemporaneamente.
Una semplice schematizzazione di una fibra ottica e` riportata in Figura1.1.
1 In

generale, per proteggere la fibra si ricopre la struttura core + cladding con un


rivestimento di acrilato chiamato coating, il cui diametro e` tipicamente pari a 250 m

1.2. STRUTTURA E FUNZIONAMENTO DELLE FIBRE OTTICHE

Figura 1.1: a) Rappresentazione di una generica fibra ottica. Si noti la presenza di una
parte centrale (core) e di una parte esterna (cladding); b) schematizzazione dellandamento
dellindice di rifrazione rispetto al raggio della fibra, nel caso di un fibra ottica step index.

Si puo` esplicitare landamento dellindice di rifrazione come segue:


n(r) = n1

0<r >a

= n2

r >a

(1.1)

Per comprendere come un fascio di luce venga guidato allinterno di una fibra
ottica, si faccia riferimento alla Figura1.2 [5].

Figura 1.2: Percorso di un fascio luminoso allinterno di una fibra ottica.

Se langolo , ovvero langolo di incidenza allinterfaccia core-cladding, e` mag-

1.2. STRUTTURA E FUNZIONAMENTO DELLE FIBRE OTTICHE


giore dellangolo critico C , definito come:
n
C = arcsin 2
n1

!
(1.2)

la luce incidente e` soggetta ad una riflessione totale allinterfaccia. Inoltre, a


causa della simmetria cilindrica della struttura della fibra, tale riflessione totale si verifica anche allinterfaccia opposta. Tale fenomeno fa si che la fibra si
comporti come guida donda per la luce.
Anche nel caso in cui la fibra dovesse essere piegata, la luce puo` essere guidata,
come rappresentato in Figura1.3.

Figura 1.3: Si noti che, mentre in una fibra tesa langolo di incidenza rimane costante, in una
fibra piegata tale angolo puo` variare e diventare piu` basso dellangolo critico comportando la
rifrazione della luce fuori dalla fibra.

Il materiale dielettrico piu` utilizzato per la realizzazione di fibre ottiche e` la


silice2 che viene opportunamente sottoposta ad un processo di drogaggio che
ne altera lindice di rifrazione. Il materiale destinato alla produzione del core viene drogato con germanio, mentre quello destinato alla produzione del
cladding e` trattato con boro: lindice di rifrazione aumenta allaumentare della
concentrazione di germanio e diminuisce allaumentare della concentrazione
di boro [6].
2 Esistono

anche fibre ottiche realizzate in materiali compositi.

1.3. FOTORIFRAZIONE E FOTOSENSITIVITA`

1.3

Fotorifrazione e fotosensitivit`a

Risulta utile introdurre e distinguere i concetti di fotorifrazione (photorefractivity) e fotosensitivit`a (photosensitivity) [7]. La fotorifrazione si riferisce allinfluenza che la luce ha su una determinata propriet`a di un materiale. Cio` comporta il verificarsi di un fenomeno, in genere concernente i materiali cristallini
che mostrano una nonlinearit`a del secondo ordine, per il quale la radiazione
luminosa puo` comportare una alterazione dellindice di rifrazione in seguito
alla creazione di un campo elettrico interno. La fotosensitivit`a, invece, indica
una variazione permanente dellindice di rifrazione o dellopacit`a dovuta alla
sola esposizione ad una radiazione luminosa, con uninfluenza totalmente trascurabile del campo interno.
Studiare la normale risposta di un materiale polarizzabile ad un campo elettrico applicato, puo` fornire una interpretazione fisica della fotorifrazione e della polarizzazione del vetro. Si consideri, dunque, la relazione che descrive il
vettore polarizzazione:
D = 0 E + P,
(1.3)
dove D e` il vettore spostamento elettrico, E e` il campo elettrico applicato, 0 e`
la costante dielettrica del vuoto e P e` il vettore polarizzazione. Nel caso di un
materiale non lineare, il vettore polarizzazione puo` essere espresso come serie
di potenze del campo elettrico applicato:
P = 0 (1) E + 0 (2) E2 + 0 (3) E3 + ...
= 0 {(1) E + (2) E2 + (3) E3 + ...}

(1.4)

dove (1) , (2) , (3) sono i termini della suscettivit`a dielettrica del primo, secondo e terzo ordine. Sostituendo la (1.4) nella (1.3) si perviene alla seguente
forma:
D
= 1 + (1) + (2) E + (3) E2 + ...
0 E
= r + (2) E + (3) E2 + ...

(1.5)

= r + =
dove r e` la permittivit`a dielettrica lineare e e` la permittivit`a dielettrica sotto
linfluenza del campo E applicato. Dato che lindice di rifrazione e` legato alla

1.3. FOTORIFRAZIONE E FOTOSENSITIVITA`


permittivit`a come:
= n2
= (n0 + n)2

(1.6)

n20 + 2n0 n
e` immediato definire la variazione n dellindice di rifrazione causata dallapplicazione di un campo elettrico E [7]:
n =

i
1 h (2)
E + (3) E2 + ...
2n0

(1.7)

Il fenomeno della fotosensitivit`a, invece, fu osservato per la prima volta in un


apparato sperimentale il cui schema e` riportato in Figura1.4 [8].

Figura 1.4: Configurazione sperimentale per lincisione di reticoli in fibre ottiche.

Si pone in ingresso ad una fibra mono-modo un input luminoso monocromatico (blu,488 nm), e si monitora lintensit`a della luce riflessa dalla fibra. Inizialmente, tale intensit`a e` bassa, ma dopo un determinato periodo di tempo
si osserva un suo aumento, fino ad ottenere che quasi tutta la luce immessa,
viene riflessa. Questo fenomeno fu spiegato in termini di un effetto nonlineare
6

1.4. FABBRICAZIONE DI FIBRE OTTICHE CON RETICOLO INSCRITTO


chiamato, appunto, fotosensitivit`a, che rende possibile la scrittura di un reticolo nel core della fibra. Cio` avviene perche il fascio di luce coerente che propaga
nella fibra interferisce con una piccola percentuale di luce riflessa dallestremit`a della stessa. Londa di propagazione che ne deriva incide un reticolo, il
cui spessore aumenta nel tempo incrementando la percentuale di luce riflessa,
fino ad arrivare a saturazione ( 100 % di riflettivit`a) [8].

1.4

Fabbricazione di fibre ottiche con reticolo inscritto

Il reticolo ottenuto mediante il metodo presentato nel paragrafo precedente


ha lo svantaggio di funzionare solo a lunghezze donda vicine a quella della
` usato per fabbricare reticoli di Bragg,
luce usata per la scrittura. Non e` , percio,
ma introduce la tecnica dellolografia trasversa: due fasci di luce ultravioletta (244 nm) si sovrappongono ed interferiscono reciprocamente, incidendo il
reticolo. Tale tecnica e` possibile perche il cladding e` trasparente alla luce ultravioletta, mentre il core ne e` un forte assorbitore. Si noti che il periodo del
reticolo fotoindotto dipende dallangolo esistente tra i due fasci luminosi in
ingresso [8].
Quanto appena descritto e` rappresentato in Figura1.5 [5].

Figura 1.5: Esponendo una fibra con core di silice drogato con germanio (fibra germanosilicata)
ad un pattern di interferenza formato da due fasci UV porta alla formazione di un reticolo
permanente nellindice di rifrazione del core. Il periodo del reticolo puo` essere controllato
scegliendo opportunamente langolo tra i fasci di interferenza.

Lo strumento utilizzato per lolografia trasversa e` un interferometro ed e` rap7

1.4. FABBRICAZIONE DI FIBRE OTTICHE CON RETICOLO INSCRITTO


presentato in Figura1.6 [7]: un fascio di luce UV viene diviso da uno splitter
in due fasci distinti. Tali fasci sono riflessi da opportuni specchi UV e sono
quindi indirizzati ad incidere su di un pattern di interferenza, con un angolo
.

Figura 1.6: Schema di un interferometro utilizzato per lapplicazione dellolografia trasversa.

Ulteriore passo in avanti in termini di semplicit`a di realizzazione dei reticoli


inscritti in fibre ottiche, e` rappresentato dalla tecnica conosciuta come maschera di fase, o phase mask. Una maschera di fase e` una lastra piana di vetro
trasparente alla luce UV con un reticolo in rilievo.
Il principio di funzionamento della tecnica della maschera di fase si basa sulla
diffrazione di un fascio di luce UV in diverse onde riflesse e trasmesse, dette
ordini di diffrazione [9] ed indicati con la lettera m (m = 0, 1, 2, ...). Se la radiazione UV incidente e` normale alla maschera di fase, la radiazione diffratta
si divide negli ordini m = 0 ed m = 1, come mostrato in Figura1.7 [7].
Mediante unopportuna profondit`a delle corrugazioni della maschera, e` possibile eliminare lordine m = 0, ovvero il fascio trasmesso3 . La rimanente percentuale del fascio luminoso e` divisa tra gli ordini +1 e -1 che interferiscono
definendo una configurazione periodica che fotoimprime un reticolo corrispondente nel core. In altri termini, la tecnica appena descritta consiste nellutilizzare la maschera di fase come splitter in un interferometro. Cio` e` mostrato in
Figura1.8 [7].
Definito mask il periodo del profilo della maschera, mask /2 e` il periodo del
reticolo fotoimpresso. Si noti che tale periodo e` indipendente dalla lunghezza
3 La

profondit`a delle corrugazioni deve essere definita in funzione della lunghezza donda
del fascio luminoso e della dispersione ottica della silice.

1.4. FABBRICAZIONE DI FIBRE OTTICHE CON RETICOLO INSCRITTO

Figura 1.7: Schematizzazione della diffrazione di un fascio di luce UV incidente in direzione


normale alla maschera di fase.

Figura 1.8: Fabbricazione di FBG mediante interferometro phase mask.

1.5. PRINCIPIO DI FUNZIONAMENTO DI SENSORI BASATI SU FBG


donda del fascio luminoso in input [8].
Una diversa metodologia di fabbricazione e` , invece, utilizzata per i Long-Period
Grating ed e` schematizzata in Figura1.9 [7].

Figura 1.9: Fabbricazione di LPG mediante interferometro phase mask a scansione.

Si parla, in questo caso, di interferometro phase mask a scansione che prevede la


traslazione del fascio UV lungo la direzione longitudinale della fibra.

1.5

Principio di funzionamento di sensori basati su


FBG

Un reticolo di Bragg viene definito come una perturbazione periodica dellindice di rifrazione, praticata per mezzo della fotosensitivit`a, in una breve sezione
longitudinale del core di una fibra ottica mono-modo. [8].
La perturbazione viene impressa in modo tale che lindice di rifrazione vari
lungo lasse della fibra in base alla seguente legge [3]:



2z
n(z) = nCO + n 1 + cos

(1.8)

Tale perturbazione permette al sensore FBG di comportarsi come uno specchio


(filtro riflettivo) altamente selettivo della lunghezza donda. Si parla, dunque,
di un accoppiamento controdirezionale per il quale, facendo propagare la luce in
una fibra con reticolo di Bragg, essa interferisce costruttivamente con il modo
di propagazione nel verso opposto al suo. Tale circostanza si verifica quando e`
soddisfatta la Condizione di Coerenza o Matching di Fase, spesso definita come
Condizione di Bragg ovvero:

10

1.5. PRINCIPIO DI FUNZIONAMENTO DI SENSORI BASATI SU FBG


La differenza delle costanti di propagazione dei due modi deve
essere uguale alla frequenza spaziale del reticolo:


2
g g = K =

(1.9)

dove g e` la costante di propagazione e e` il passo del reticolo


(pitch) .
Per una rappresentazione vettoriale della condizione di Bragg e dellaccoppiamento tra i due modi di propagazione, si veda la Figura1.10 [7]. In Figura1.11,
invece, e` possibile avere una schematizzazione dellaccoppiamento controdirezionale dovuto alla presenza della perturbazione periodica [3].

Figura 1.10: Rappresentazione schematica di un reticolo di Bragg lungo il core di una fibra e
schematizzazione della condizione di Bragg mediante diagramma vettoriale.

Indicando con nef f lindice effettivo del core, la condizione di Bragg diventa:
2
2
nef f =
B

(1.10)

B = 2nef f

(1.11)

2
da cui:

B e` la lunghezza donda di Bragg che soddisfa la (1.9), ovvero e` la lunghezza


donda che subisce la maggiore riflessione, inducendo in un picco del segnale
riflesso. Tale concetto puo` essere spiegato fisicamente considerando che, ad
ogni cambio nellindice di rifrazione, una frazione della luce viene riflessa.
11

1.5. PRINCIPIO DI FUNZIONAMENTO DI SENSORI BASATI SU FBG

Figura 1.11: Contradirectional coupling: i raggi riflessi dal reticolo periodico sono in fase ed
interferiscono costruttivamente.

Se le riflessioni dai punti che sono distanti di una lunghezza pari a sono
in fase, le riflessioni multiple interferiscono costruttivamente provocando una
forte riflessione totale.
E` facile, dunque, intuire quale sia il principio su cui si fonda il sensing di una
Fiber Bragg Grating:
Introducendo in un tale dispositivo un input luminoso a banda
larga (spectrally broadband), il reticolo di Bragg al suo interno
riflette una stretta banda prossima alla lunghezza donda B . Il
segnale riflesso, detto segnale di Bragg di ritorno e` , ovviamente,
sottratto al segnale trasmesso [1]-[7].
La Figura1.12 illustra quanto appena enunciato.

Figura 1.12: Principio di sensing di un sensore Fiber Bragg Grating.

La natura del sensing di una Fiber Bragg Grating deriva dalla sua sensibilit`a, in
12

1.5. PRINCIPIO DI FUNZIONAMENTO DI SENSORI BASATI SU FBG


termini di indice di rifrazione e di periodo del grating, a stress meccanici esterni e/o a perturbazioni termiche, con conseguente shift del valore assunto dalla
lunghezza donda B . E` possibile, quindi, considerare la lunghezza donda del
segnale di Bragg di ritorno come funzione di parametri esterni da misurare,
definiti genericamente come X. Tali X possono essere, ad esempio, la temperatura T o la deformazione, indicata con .
Ricordando lequazione (1.11), la dipendenza funzionale di B da tali parametri puo` essere espressa come:

dB
d 
=2
nef f
dX
dX
dnef f
d
+ 2nef f
= 2
dX
dX
= 2nef f + 2nef f

(1.12)

ovvero, dividendo membro a membro per la (1.11):

da cui:

1 dB 2nef f 2nef f nef f


=
+
=
+
B dX
2nef f
2nef f
nef f

(1.13)

!
nef f
dB
X = B
B =
+ X
dX
nef f

(1.14)

dove nef f /nef f rappresenta la sensitivit`a normalizzata dellindice di rifrazione effettivo e e` un coefficiente che tiene conto del cambio di lunghezza della
fibra in funzione della grandezza X [7].
Si vuole, a questo punto, valutare lo shift della lunghezza di Bragg dovuto agli
effetti separati di strain e temperatura. Nello specifico, lo strain comporta, in
base al suo verso (compressione o trazione), una variazione del pitch del reticolo4 : uno strain positivo, ovvero una espansione, comporta un aumento del
periodo del reticolo e, di conseguenza, uno spostamento di B verso valori piu`
elevati; uno strain negativo, ovvero una compressione, invece, comporta una
diminuzione del suddetto periodo con conseguente shift della lunghezza di
Bragg verso valori piu` bassi.
Una variazione di temperatura comporta una variazione dellindice di rifrazione5 .
4 Lo

strain puo` comportare anche un effetto definito come strain-ottico che implica una
variazione dellindice di rifrazione. Tale effetto e` trascurabile rispetto a quello meccanico.
5 Un aumento di temperatura puo
` comportare anche lespansione termica della fibra. Tale
effetto e` trascurabile rispetto a quello ottico, essendo di un ordine di grandezza inferiore.

13

1.5. PRINCIPIO DI FUNZIONAMENTO DI SENSORI BASATI SU FBG


Se si vuole esprimere lo shift della lunghezza donda di Bragg come funzione
esplicita delle sole deformazione e temperatura, la (1.14) si riconfigura come
segue [1]:
 

!
dn

dT

T
B = 2n {1
[P12 (P11 + P12 )]} + +

2
n

(1.15)

dove e` lo strain applicato, Pi,j sono i coefficienti del tensore stress-ottico di


Pockel, e` il coefficiente di Poisson6 , e` il coefficiente di espansione termica
della fibra e T e` la variazione di temperatura.


In generale il fattore { n2 /2 [P12 (P11 + P12 )]} ha un valore numerico di circa
0.22. Quanto detto permette di semplificare la (1.15) per valutare lo shift di B
al variare dello strain, considerando costante la temperatura:
1 B
= 0.78 106 1
B

(1.16)

Analogo ragionamento si puo` effettuare considerando costante lo strain e valutando la risposta del reticolo a sole variazioni di temperatura. La formula
empirica cui si perviene e` la seguente:
1 B
= 6.67 106 C 1
B T

(1.17)

Dalle equazioni (1.16) e (1.17) e` possibile notare che, con B 1.3m, e` richiesta una risoluzione di lettura della lunghezza donda di circa 1 pm per
apprezzare una variazione di temperatura di 0.1 C oppure una deformazione
di 1 -strain.

6 Valori

tipici per le comuni fibre ottiche sono: = 0.165, P11 = 0.12, P12 = 0.27 [10]-[1].

14

Bibliografia
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