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INTRODUZIONE

SCIENZA GIURIDICA E DIRITTO


DELLINTEGRAZIONE EUROPEA

Lintegrazione giuridica europea, nella sua configurazione attuale (UE) ha le sue radici nei trattati che istituirono tre organizz
internazionali distinte ma coordinate tra di loro: CECA (1951), CEE ED EURATOM (1957); la scelta di fondare queste comunit su
interessi di natura economica, fu ispirata alla filosofia del funzionalismo; allidea cio che ogni passo in avanti nellintegrazione
dovesse esser fatto sempre in vista del passo successivo, e che pertanto lo sviluppo dovesse essere graduale, senza strappi, affinch il
tempo potesse naturalmente condurre a una continua e progressiva evoluzione del sistema; non solo; questa filosofia spiegava anche il
ristretto numero di Stati inzialmente aderenti (6.. meglio iniziare in pochi , che aspettare gli altri e non iniziare mai), e spiegava anche
la forma di cooperazione prescelta dalle parti contraenti: nelladerire a queste comunit, infatti, gli Stati non si limitarono a obbligarsi
reciprocamente al rispetto di un complesso di regole concordate tra di loro come soggetti dellord internazionale; le parti diedero
corpo e vita a istituzioni sovranazionali dotate di autonomia decisionale sul piano normativo, amministrativo, e giurisdizionale, e,
attribuendogli det competenze, rinunciarono di fatto, pur senza dichiararlo apertamente, a porzioni di sovranit; gi nel trattato
istitutivo della CECA, per es, si individuava una istituzione indipendente (lalta autorit) e un meccanismo giurisdizionale imperniato
su una Corte di Giustizia;
a seguito di una progressiva evoluz, che ha visto ladesione di un sempre maggior numero di stati (oggi sono 28) , e che ha visto un
passaggio particolarmente innovativo nel 1993, con il Trattato di Maastricht istitutivo dellUE (contenitore dei tre pilastri), si giunti,
con il Trattato di Lisbona del 2009 a stabilire un quadro giuridico unitario, e a configurare l UE come ente altrettanto unitario, senza
per superare la diff dei meccanismi decisionali nei vari settori dellintegrazione, e quindi mantenendo una coesistenza di
procedimenti sovranazionali e intergovernativi.
Il dilemma ordinamentale
Essendo lue non solo un insieme di norme ma anche un ente, cio un centro autonomo di imputaz di rapporti sogg dotato delle
competenze attribuitegli dagli stati membri e dotato di poteri normativi e di meccansimi giurisdizionali per risolvere i conflitti, ci si
interrogati sulla natura di questo ente; pu essere considerato come un grande Stato a struttura Federale? La risposta negativa, xk
manca un aspetto fondamentale: lue non dispone, di regola, di strumenti coercitivi per mandare a esecuz le proprie deicisoni, e quindi
lattuaz del diritto dellue affidata allinterazione tra le istituz dellue e le amm degli stati membri; ma allora deve essere considerata
solamente una sofistificata organizzazione internazionale che fonda cmq la propria azione sul perdurante consenso dei sogg a derenti?
Neanche questa risposta soddisfa, xk gli spazi di autonomia ci sono eccome; ad essere pi precisi, allora, il dilemma ordinam entale si
traduce in tre contrapposizioni di autonomia e dipendenza;
a)

Autonomia e dipendenza del sistema normativo lord giuridico dellue originario o derivato? ; sec la corte di giustizia
(Van Gend en Loos 1962), si tratta un ordinamento di nuovo genere nel campo del diritto internazionale, a favore del quale
gli stati membri hanno rinunziato, anche se in settori limitati, ai loro poteri sovrani, e qst ord riconosce cm soggetti nn sl gli
stati membri ma anche i loro cittadini; quindi sec la corte , se storicamente lue si fonda su un atto di volont degli stati
membri, giuridicamente lord si sarebbe distaccato dalloriginario atto di volont, imponendosi per forza propria cm ord
autonomo e completo; ma questo carattere autonomo e completo non incontrovertibile, anzitutto perch la costruz della
corte si fonda su una premessa astratta, e cio lidea che il carattere autonomo possa essere affermato in termini puramente
normativi; inoltre le corti nazionali, pur riconoscendo la conseguenza pratica della capacit di quellord di produrre effetti
negli ord nazionali e di prevalere in caso di conflitto risp alla normativa interna, hanno per sempre posto limitaz a questo
primato, indicando lesistenza di una riserva di sovranit; quindi lalternativa tra autonomia e dipendenza del sistema
normativo non risolvibile in maniera netta;

b) Autonomia e dipendenza nel sistema politico se dal punto di vista formale i meccanismi decisionali indipendenti dalla
volont degli stati membri sembrano essere predominanti, il concreto funzionamento del sistema rivela, soprattutto nei
momenti critici, il controllo decisivo da parte della volont dei singoli stati membri, sul processo di integrazione; inoltre, x
poter dire qnt sia effettvamente autonomo il sistema politico dellue, occorre domandarsi dove stia la legittimaz democratica
delle decisioni adottate dallue; se riteniamo che le decisioni abbiano la loro legittimaz nella volont dei parlamenti nazionali,
allora propendiamo per la dipendenza del sistema politico dai controlli es dai parlamenti sui rispettivi esecutivi che agiscono
nelle istituz intergovernative dellue; se invece riteniamo che la legittimaz democratica sia garantita dal parlamento europeo,
propendiamo al conrario per la piena autonomia; ma in realt anche qui non prevale in maniera netta n luna n laltra
opzione, e lo si vede nella conflittualit tuttora persistente tra le corti;

c)

Autonomia e dipendenza nella funzione esecutiva anche su questo punto difficile stabilire in maniera netta quale
alternativa prevalga; anzitutto perch, se da un lato vero che lue non ha poteri coercitivi, la teoria che identifica lessenza
della sovranit in questo esercizio di forza stata concepita in un contesto politico che oggi mutato; la capacit di un
ordinamento di orientare i comportamenti dei destinatari dipende da una serie di fattori, tra i quali la forza uno ma non
lunico; inoltre gli organi amministrativi nazionali, qnd attuano le decisioni degli organi ue, operano direttamente sotto la
direzione delle istituz sovranazionali, quindi anche su questo punto non possibile pronunciarsi aut aut;

Altro problema che mette in luce lambiguit ordinamentale il problema di stabilire a quale ente spetta il potere di controllare il
rispetto delle reciproche aree di competenza; il problema della c.d. kompetenz-kompetenz; nella prassi recente, i giudici nazionali
hanno rivendicato il potere di esercitare un controllo esterno sulles di competenze da parte dellue, ma non cm controllo relativo a
ciascun singolo es di competenza, bens un controllo riservato a ipotesi gravi di violazione; in questo modo si realizza una sorta di
compromesso: gli Stati membri rinunciano a es un potere di controllo costante e invasivo, allo stesso tempo per si riservano di
controllare landamento generale del sistema, lorientamento complessivo dellUe, e quindi di poter intervenire qnd questo
orientamento mostri una tendenza a uscire fuori dai binari delineati dai Trattati.

IL SISTEMA POLITICO DELLUNIONE

Al fine di esercitare le porzioni di sovranit attribuite dagli stati membri e cos attuare gli obiettivi dei trattati istitutivi, lue dispone
di un sistema politico: dispone cio di un insieme di istituzioni che operano mediante complessi e articolati meccanismi
decisionali.
Si tratta di un sistema caratterizzato dalla coesistenza di istituzioni e procedure sovranazionali con istituzioni e procedure
intergovernative. Da un punto di vista formale, il sistema si sviluppato progressivamente nel senso di valorizzare al massimo il
carattere sovranazionale; tuttavia, parallelamente, nella prassi gli Stati hanno rafforzato e accentuato il loro potere di controllo
sostanziale sui meccanismi. Si tratta di un paradosso per solo apparente, perch esprime due esigenze contrapposte ma non
contraddittorie; da un lato lesigenza di rendere lue in grado di esercitare in maniera effettiva e incisiva i poteri sovrani trasferitigli
dagli Stati postula un certo grado di autonomia dellente sovranazionali rispetto ai suoi membri; dallaltro per, trattandosi di
competenze in settori politicamente sensibili, il fatto che gli Stati mantengano una capacit di ingerenza rispetto ai meccansimi
decisionali, pienamente giustificato, anzi fondamentale per agevolare la continuit e la coerenza del sistema con i suoi scopi

IL CONSIGLIO EUROPEO (art. 15 tue)


listituzione che pi delle altre esprime la dimensione intergovernativa dellintegrazione europea, e ci si evince tanto dalla sua
composizione quanto dalle sue funzioni.
Composiz art. 15 2 tue Capi di stato e di governo degli stati membri, il suo presidente, e il pres commissione; alto
rappresentante per gli affari esteri e la politica partecipa ai lavori il carattere intergovernativo del ce si evince sul piano
stratturale dal fatto che essenzialmente un organo di stati, e ci non contraddetto dalla presenza del pres della commissione; tale
presenza, che sul piano pratico serve per assicurare un raccordo tra il potere di orientamento politico e il potere di proposta legislativa,
ha anzi leffetto di ridurre il peso della commissione, in qnt concorrendo allelaborazione degli orientamenti politici del consiglio
europeo, ben difficilmente poi eserciter il suo potere di proposta in maniera autonoma. Il carattere intergov non scalfito neanche dal
fatto che il pres del ce non sia un rappresentante dei governi nazionali ma sogg eletto dal consiglio stesso in base alle sue qualit
personali. Il pres infatti ha solo una funz di coordinamento dei lavori e di stimolo;
Funzioni 1 d allue gli impulsi necessari al suo sviluppo e ne definisce orientamenti e priorit politiche generali; non
esercita funz legislative;
si tratta dunque di una funzione essenzialmente di indirizzo nonch indeterminata ratione materiae, in quanto si estende a tutto il
campo di competenze; il grande limite che non pu esprimersi in atti legislativi. Si esprime infatti mediante conclusioni, cio
documenti programmatici di carattere generale indirizzati alle istituzioni, con cui le invita, formalmente senza vincolarle, a realizzare

quel programma. Quindi il ce influisce su tutte le altre istituzioni dellue, e di conseguenza il suo peso politico lo si avverte soprattutto
nei momenti pi delicati, quando si ha una paralisi nelle dinamiche interistituzionali. in quei momenti se ne avverte ancora di pi il
ruolo di motore immobile dellue
il ce si pronuncia per consensus, salvi i casi nei quali i trattati dispongono diversamente; ci significa che normalmente i suoi
membri non sono chiamati a esprimere un voto su det delibere, ma solo a constatare che non ci siano obiezioni alladozione delle
conclusioni ; le conclusioni ovviamente non sorgono dal nulla, ma rappresentano una sintesi del dibattito politico emerso nel
consiglio, e quindi la non necessariet di un esplicito voto anche data dal fatto che il consenso su quel documento, logicamente, deve
formarsi prima della sua redazione, altrimenti neanche sarebbe stato scritto. La regola del consensus serve quindi a favorire proprio
una dinamica di partecipazione e condivisione effettiva di intenti politici tra gli stati membri, e a suggerire un uso pi consapevole, pi
responsabile, del potere di veto.
IL CONSIGLIO (art. 16 TUE)
Composiz- un rappr di ciascun stato membro a livello ministeriale, abilitato a impegnare il governo che rappresenta e ad es il
diritto di voto; quindi interamente organo di stati perch tutti i suoi membri siedono ratione officii;
la composizione varia ratione materiae; sn membri del consiglio coloro che nellambito del proprio stato hanno funzioni ministeriali
nella materia ordine del giorno (es il consiglio agricoltura riunisce i ministri delle politiche agricole); essendo a composiz variabile
non siede in permanenza ma sl qnd viene appositamente convocato; per il coreper (comitato rappr permanenti stati membri) assicura
la continuit di funzionamento;
Funzioni es, congiuntamente al parlamento, la funz legislativa e di bilancio. Esercita poi funzioni di definiz delle politiche di
coordinamento alle condiz stabilite dai trattati; ha inoltre funz esecutive, ma solo nei casi specificamente indicati e motivati,
giacch il titolare ordinario della funz esecutiva la commissione);
come vota: regola generale magg qualificata (salve specifiche ipotesi in cui richiesta lunanimit o la magg semplice) ; fino al
trattato lisbona il meccanismo di calcolo della magg, prevedeva lattribuz di un numero di voti a ciascuno stato, decrescente dagli stati
pi grandi e popolosi fino ai pi piccoli, e la magg qualificata era fissata a 260 voti, un numero tale da evitare il formarsi di
maggioranze stabili; tale mecc rimasto in vigore a titolo transitorio fino al 31.10.14 ma continuer a potersi applicare su richiesta di
un qualsiasi membro del consiglio;
sec il nuovo meccanismo invece la magg qualificata data dal voto favorevole di un numero di stati che rappresentino almeno il 55%
dei membri del consiglio, con un minimo di 15, i quali totalizzino almeno il 65 % della popolaz

LA COMMISSIONE (art. 17 TUE)

Composiz i membri della comm sono scelti in base alla loro competenza generale e al loro impegno europeo tra personalit che
offrano garanzie di indipendenza; i commissari nn accettano istruzioni da alcun governo, istituzione, organismo; quindi si tratta di un
organo di individui;

Proc di nomina e di revoca

si apre con lindividuaz di un candidato presidente ad opera del ce, che in questo caso si esprime a magg qualificata tenendo
conto delle elez del parl europeo ; il candidato dovr quindi essere eletto dal parl a magg assoluta;
successivamente gli stati membri propongono i candidati commissari, che vengono designati dal consiglio a magg qualificata, di
concerto con il pres comm:
poi il pres, lalto rappr per gli affari esteri e i candidati commissari si presentano al parlamento per un voto collettivo di
approvaz e in seguito a voto positivo, la comm nominata dal ce a magg qualificata;
Questo procedimento caratterizzato dallequilibrio tra dimensione intergovernativa e dimensione sovranazionale, ha come
conseguenza la disomogeneit politica della commissione;

tale disomogeneit a sua volta permette di comprendere perch, nonostante sia enfaticamente affermata dallart. 178 la rsp
della comm davanti al parlamento europeo, manchi un meccansimo di sfiducia mentre si prevede solo una mozione di censura per
la quale si richiede cmq una magg molto ampia, costituita dai 2/3 dei voti espressi e dalla maggioranza dei componenti del parlamento
e sui aggiunge che essa non pu essere rivolta contro singoli membri della comm; si comprende allora come sia fuorviante parlare
della commissione come Lesecutivo dellue , anche per unaltra ragione: le mancano i poteri coercitivi tipici della funzione
esecutiva negli ordinamenti statuali
Funzioni
: La comm promuove linteresse generale dellue, cos come emerge dai trattati, e adotta le iniziative appropriate a tal fine; l 171
poi prosegue elencando una serie di compiti, che vanno dalla vigilanza dellapplicaz dei trattati alla funzione esecutiva sia sul
bilancio che in generale, dalla rapprsentanza esterna alla programmazione pluriennale dellue degli accordi interistituzionali e cos via;
ma il potere pi importante la commissione lo ha sul piano politico ed nel 2 , e consiste nel monopolio delliniziativa legislativa; un
monopolio che non messo in discussione dalle ingerenze di consiglio e parlamento; se infatti da un lato vero che sia consiglio che
parl possono chiedere alla comm di presentare una proposta, la comm non ha poi lobbligo di presentarla, ma solo di motivare la
mancata presentazione.

IL PARLAMENTO EUROPEO (ART. 14 TUE)

Composiz lattuale struttura il risultato di una profonda evoluzione; in origine la cee aveva unassemblea parlamentare formata da
rappresentanti dei par nazionali attraverso una nomina di sec grado, quindi era pressoch una camera di compensazione; questo
parlamento invece eletto a suffragio universale diretto, ed esprime pertanto un maggior grado di legittimazione democratica del sistema;
sulla questione della legittimaz democratica,in particolare, un importante passaggio evolutivo si avuto con la sent. Roquette Freres del
1979, nella quale la Corte stata chiamata a pronunciarsi sulla domanda di annullamento di un regolamento che fissava quote di
produzione dellisoglucosio; la parte ricorrente, una societ francese, deduceva a sostegno della propria domanda anche un motivo di
carattere formale, e cio che il reg era stato adottato senza aver sentito il parere del parlamento. La corte affronta la questione in questo
passaggio: 32 la ricorrente , ed il parlamento in quanto interveniente , sostengono che il regolamento n . 1111/77 , nella versione
modificata dal consiglio senza rispettare il procedimento di consultazione di cui all ' art . 43 , 2* comma , del trattato , va annullato per
violazione di forme sostanziali ;la consultazione prevista dall ' art . 43 , n . 2 , 3* comma , nonche da altre analoghe disposizioni del
trattato , e lo strumento che consente al parlamento l' effettiva partecipazione al processo legislativo della comunita . Questo potere
costituisce un elemento essenziale dell ' equilibrio istituzionale voluto dal trattato . Esso riflette , sia pure limitatamente , sul piano della
comunita , un fondamentale principio della democrazia , secondo cui i popoli partecipano all ' esercizio del potere per il tramite di un '
assemblea rappresentativa . La regolare consultazione del parlamento nei casi previsti dal trattato e quindi una formalita sostanziale , la
cui inosservanza implica la nullita dell ' atto considerato.
In questa sentenza invero la corte non sottolineava espressamente la necessit di riformare struttura e funzione dellassemblea nel senso di
una maggiore legittimaz democratica; cio non indicava n la necessit di rafforzare la partecipazione del parlamento al procedimento
legislativo, e neanche la necessit che il parlamento fosse espressione di una democrazia non di secondo grado ma di unelezione diretta a
suffragio universale; quindi in questo senso era piuttosto apologetica dello status quo; tuttavia, affermando che la legittimazione
democratica del sistema istituzionale della cee dovesse cmq trovarsi nellistituzione sovranazionale costituita dal parlamento
europeo e non nei parlamenti nazionali, questa decisione ha posto le basi concettuali per rendere sempre pi effettiva la
democraticit dei meccanismi decisionali in seno allue;

composizione:
il numero dei Parl non pu essere superiore a 750 + il presidente; le elezioni avvengono sulla base di collegi nazionali e la ripartiz dei
seggi tra i vari collegi si fonda su un criterio di proporzionalit regressiva, cio assicura in proporz + rappresentanza agli stati + piccoli;
per chiarire con un esempio pratico, ognuno dei 96 parlamentari tedesco rappresenta 800mila cittadini, ognuno dei 6 parlaementari di
Malta 80mila cittadini; le elezioni avvengono sulla base di leggi elettorali nazionali di carattere puramente proporzionale, in qnt nel
rapporto tra le istituzioni politiche dellue non c un rapporto di fiducia e nn ci sono dunque esigenze di governabilit; i parlamentari sono
organizzati in gruppi, formati sulla base di una affinit politica, e non nazionale, xk organo di individui in cui ciascun parlamentare non
rappresenta lo Stato da cui proviene, ma s stesso;

funzioni: lart. 14 2 TUE definisce il P come la sede della rappresentanza dei cittadini dellUE; questa affermaz di carattere
generale uno dei tanti segni dellambiguit ordinamentale dellord ue; non si parla di rappresentanza del popolo europeo, ma neanche dei
popoli degli stati membri; non prevale la dimensione sovranazionale, ma neanche quella intergovernativa;
Nel rappresentare i cittadini dellue, il P es, congiuntamente al C , la funzione legislativa e la funzione di bilancio. Es funzioni di
controllo politico e consultive alle condizioni stabilite dai trattati. Elegge il presidente della Commissione;
ci che sul piano funzionale distingue fortemente il P europeo dai P nazionali anzitutto che la funzione legislativa la es congiuntamente a
un organo completamente diverso, quale il C ; non solo; cm si vede nellanalisi dei proc legislativi, nelle materie politicamente +
sensibili , il P ha un ruolo subordinato risp al C , e nel settore della PESC non ha alcun potere decisionale; laltro profilo di differenza la
mancanza di una relaz di fiducia con un organo titolare dellesecutivo, per il semplice fatto che la commissione, su cui cmq il P es poteri di
controllo, non es propriamente una funzione esecutiva; i membri del P possono cmq rivolgere alla Comm interrogazioni alle quali la COM
deve rispondere oralmente o x iscritto, inoltre discute e approva atti di indirizzo sulla relaz annaulae sullo stato dellue predisposta dalla
commussione ai sensi dellart. 233 TFUE;
Modalit di funzionamento
Art. 231 co1 TFUE Il P delibera a maggioranza dei membri presenti e votanti (magg relativa), salvo che i trattati non dispongano
difformemente; e nei trattati, molto spesso si prevede che il P vota a magg dei suoi componenti( magg assoluta, nella proc leg ordinaria in
caso di disaccordo con il C); occorre sottolineare che per un organo composto da 750 persone appartenenti a 28 diverse nazionalit, e che
non siede in permanenza, ben difficile raggiungere una magg assoluta, e quindi molto difficile per il P avere un peso politico nelle
dinamiche istituzionali se i gruppi politici non trovano ununit di intenti; questo fa comprendere ancora una volta perch non si possa
ricondurre il P alle categorie della fdg parlamentare; perch una maggioranza parlamentare che elabori e sostenga un indirizzo politico
pressoch impossibile; di conseguenza, alla forte disomogeneit politica corrisponde una tendenza alla compattezza nei rapporti con le
altre istituzioni, e cio una tendenza al consociativismo;
MODELLI DI DEMOCRAZIA EUROPEA
Art. 10 1 TUE Il funzionamento dellUE si fonda sulla democrazia rappresentativa;
la categoria della democrazia rappr, nella sua lunga elaboraz storica ad opera dei costituzionalisti, nel suo significato minimo, indica la
presenza di un organo delegato dal popolo ad adottare decisioni politiche in nome della volont generale;
da questa categoria va distinta quella della democrazia deliberativa, che invece indica un coinvolgimento dei rappresentati nella
procedura di formaz delle decisioni; nella ricostruz del costituzionalismo, lesistenza di efficiente processo deliberativo serve a rafforzare
leffettivit della legittimiaz democratica, ma certamente non pu sopperire a eventuali carenze del canale di rappresentanza; calando il
discorso nelle dinamiche istituz nellue, si pu per es individuare un processo deliberativo nelle ampie consultazioni che la Comm avvia
con le parti economiche e sociali prima di formulare le proposte di adoz di atti legislativi;
ma in che modo llord ue realizza il principio di democrazia rappresentativa?
Sec lart. 102 la democrazia rappr pienamente rispettata nel sistema dellUe, in senso duale ; il parlamento assicura la rappresentanza
diretta dei cittadini; il Ce e il C assicurano la pari rappresentativit dgli Stati, e quindi indirettamente esprimono la legittimaz democratica
interna; quindi si tratterebbe di una democrazia multilivello; ma il modello delineato dai trattati non pu essere ricondotto al modello
duale elaborato dal costituzionalismo nella costruz degli Stati federali, per almeno due ragioni:
1)Nei modelli di stato federale, il dualismo dato dalla coesistenza tra la rappr dei cittadini, intesi come unit politica indifferenziata, in un
organo rappresentativo Federale (es il congresso USA), e la rappr di ciascun stato federato in un organo apposito (il senato), in
maniera paritaria; invece nellUE la rappr assicurata dal parlamento coesiste con una rapp di ciascuno stato membro nel C e nel
Ce che per assicurata dai rispettivi organi dellesecutivo nazionale , i quali esprimono solo la maggioranza al governo nel
proprio Stato;
2)Inoltre il Parlamento , nonostante abbia gradualmente acquisito una propria identit rappresentativa dal punto di vista degli interessi che
veicola nelle dinamiche istituzionali (es quelli dei consumatori o dellambiente), rimane cmq un organo di sogg che non vengono
scelti sulla base di programmi di politiche europee, ma sulla base di un retroterra costituito dalla dialettica politica nazionale, e questo
ne indebolisce significativamente la forza rappresentativa, rispetto ai parlamenti tradizionali degli Stati, sia federali che unitari.
Democrazia e ruolo dei parlamenti nazionali

Non essendo dunque il P in grado di realizzare una piena legittimaz democratica del sistema, si pone ancora oggi il problema del ruolo
dei Parlamenti nazionali; nel sistema delineato dallart. 102 il ruolo assegnato ai P nazionali un ruolo complementare, marginale;
servono solo a legittimare le istituz a compisizione intergovernative, e quindi sono fonti di legittimaz solamente indiretta; e non
permette valutazioni molto diverse ci che prevede lart. 12 laddove rinvia ad altre norme dei trattati istitutivi dove si danno ai
parlaamenti nazionali specifici compiti: in particolare lart. 48 e 49 individuano il ruolo dei P naz nei proc di revisione dei trattati
istitutivi e in quello di adesionie di nuovi stati membri; inoltre vi sn le norme contenute nel protocollo sullapplicaz dei pr di
sussidiariet e proprozionalit.
Comunque sia, i sostenitori di una concezione internazionalista dellUE, come insieme di stati sovrani, traggono da questa debolezza
strutturale della democrazia UE qui analizzata , linfa vitale per lidea che la legittimaz democratica del sistema sia al di fuori del sistema
stesso, e cio nei parlamenti nazionali, i quali, attraverso procedimenti di condizionaomento sulla formaz della posiz del proprio governo
in seno agli organi intergovernativi anche di coinvolgimento diretto della volont popolare (referendum), dovrebbero in unultima analisi
garantire ai cittadini di non essere pi pedine inconsapevoli sulla scacchiera dei burocrati di Bruxelles; per evitare il generalizzarsi di
queste soluzioni, sembra allora sempre pi urgente realizzare una piena soddisfazione delle esigenze di legittimaz democratica
allinterno del sistema istituzionale.

I PROCEDIMENTI DECISIONALI
Nellord ue vale il principio in virt del quale ogni norma che attribuisce una competenza stabilisce la procedura per il suo esercizio
(questo riflette la natura strumentale dellord ue e la logica tendenza degli Stati allapposizione di condizioni e limiti al trasf di sovranit)
Per quanto riguarda le procedure legislative, cmq, il trattato di lisbona distingue nellart. 289 TFUE la procedura leg ordinaria e la proc
speciale;
LA PROCEDURA LEGISLATIVA ORDINARIA (289 1 TFUE)
Tenendo presente che lattributo ordinaria non sta a significare residuale,
Consiste nelladozione di un atto congiuntamente da parte del Consiglio e del Parl europeo, su proposta della commissione.
In particolare si deve distinguere una
prima fase) in cui la comm presenta una proposta al Parl e al Cons; il contenuto della proposta non esprime una scelta pienamente discrez
della Comm, in qnt la proposta, per avere prospettive di successo deve inquadrarsi negli orientamenti del Ce, e quindi deve rappresentare
lesito di una approfondita negoziazione politica;
seconda fase) la proposta viene esaminata in
prima lettura dal parl, il quale adotta la sua posizione a magg semplice; se poi il cons approva a magg qualificata la posiz del parl, latto
viene adottato;
se invece si verifica un dissenso tra la posiz del cons e del par, il consiglio potr adottare la propria posiz in prima lettura , trasmettendola
al P e aprnedo quindi la
seconda lettura ; va precisato che se il consiglio vuole adottare una posiz che emenda la porposta della comm, deve approvarla
allunanimit, il che fa gi comprendere che la comm ha un ruolo fondamentale anche nel vivo del procedimento di approvazione, ruolo
dato anche dal potere che la comm ha di emendare la sua proposta, rendendola conforme agli orinetamenti del consiglio, oppure a quelli
del parlamento, oppure semplicemente es una facolt di ripensamento sulla propria proposta originaria;
in sec lettura il P pu a sua volta approvare la posiz del C o respingerla o proporre emendamenti; lapprovaz pu avvenire a magg
semplice; invece per respingere, determinando la chiusura della procedura, occorre la magg assoluta, cos come x proporre emendamenti;
la proposta , se emendata, torna al C che la potr approvare a magg assoluta; se invece permane il dissenso, si apre la
terza lettura; in questa fase la delibera delle istituz leg viene preceduta dai lavori di un Comitato Paritetico di conciliazione, che
raggruppa i membri del consiglio e un pari num di membri del P,con la partecipaz ai lavori della commissione; in questa fase il cons pu
approvare emendamenti a magg qualificata, e latto sar adottato in conformit al testo finale predisposto dal Comitato, dal C a magg
qualificata e dal P a magg semplice;
il significato politico della procedura quello di favorire la convergenza tra le tre Istituzioni politiche dellUE, e infatti
ogniqualvolta sono in accordo, sufficiente la magg di default; simmetricamente, nel caso invece di dissenso si voluto rendere ladoz
dellatto pi difficoltosa.
LA PROCEDURA DI BILANCIO (ART. 314 TFUE)

Prima fase) la comm forma un progetto di bilancio e lo sottopone al P e a C;


seconda fase) C adotta la propria posiz a magg qualificata e lo trasmette al P che a magg semplice lo pu approvare in prima lettura;
se il P approva emendamenti a magg assoluta, viene convocato il Comitato di conc, con il compito di redigere un progetto comune, che
potr essere adottato in sec lettura da ciascuna delle due istituzioni; il progetto si considera respinto qualora il P lo rigetti a magg assoluta;
iinvece il rigetto da parte del C NON ESCLUDE CHE IL POSSA EGUALMENTE APPROVARE IL BILANCIO, per per approvarlo
da solo, il P deve avere cm quorum strutturale magg assoluta dei membri e quorum deliberativo 3/5 dei voti espressi;
il significato politico di tale procedura quella di dare un maggior peso al P , e di rispettare, almeno in parte, le tradiz cost degli stati
membri , che assegnano il compito di approvare il bilancio all organo rappresentativo della volont generale.

LA PROCEDURA LEGISLATIVA SPECIALE (ART. 289 2 TFUE)


Nei casi specifici previsti dai Trattati, ladozione di un Reg, Dir o Dec da parte del P con la partecipaz del C, o da parte del C con
la partecipaz del P costituisce una procedura legislativa speciale
Quindi per qualificare una proc leg come speciale, decisivo anzitutto un req formale: i trattati devono espressamente conferire al
procedimento tale qualifica; non basta che la procedura abbia una struttura riconducibile a quella prevista nel 2892 (es gli atti adottati dal
C su proposta della C e previa consultaz del P nel campo della concorrenza o aiuti di stato non sono legislativi xk manca la loro espressa
qualificazione cm tali);
sul piano contenutistico, lart 2892 non definisce una procedura unitaria; proc leg speciali possono essere molto diverse tra loro, a
seconda che in esse abbia un ruolo prevalente il P, e quindi la dimensione sovranazionale, o il C, e quindi la dimensione intergovernativa;
nelle materie a maggior tasso di sensibilit politica, si preferisce infatti privilegiare il ruolo del C nella procedura di adozione dellatto; es
in materia di documenti per lingresso e il soggiorno si pronuncia il C allunanimit, con la mera consultaz del P; invece in materia di
funzioni del mediatore europeo, P a magg semplice, approvaz del C
PROCEDURE DECISIONALI DELLA PESC
Nella pesc i proc decisionali sn invece fondati essenzialmente su meccanismi di cooperazione intergovernativa;
art. 241 co2 Tue la pesc soggetta a norme e procedure specifiche; essa definita e attuata dal CE e dal C che deliberano allunanimit,
salvo nei casi in cui i trattati dispongono diversamente; esclusa ladoz di atti legislativi
v. parte VI
PROCEDURE DECISIONALI
NELLAMBITO DELLUNIONE ECONOMICA E MONETARIA
Per comprendere le differenze procedimentali che riguardano queste politiche, occorre considerare che, mentre la politica monetaria di
competenza esclusiva dellUE, la politica economica oggetto di una mera competenza di coordinamento; negli ultimi anni, per, la crisi
del debito sovrano che ha colpito gli Stati europei, ha condotto a un ripensamento dellidea di tenere cos separate queste due politiche, e
questo ha comportato, soprattutto nella prassi, e cio nellagire informale delle istituzioni, il sorgere di nuovi meccanismi decisionali
destinati a controllare in maniera pi incisiva la politica economica degli Stati, e a valorizzare il ruolo della banca centrale, comea attore
non pi solamente tecnico;
La politica economica
art. 1211 TFUE gli stati membri considerano le loro politiche economiche una questione di interesse comune e le coordinano
nellambito del consiglio; il coordinamento viene attuato attravers ladozione di indirizzi di massima elaborati dal C su
raccomandazione della COMM e sottoposti al CE; dopo essere stati approvati dal CE, vengono adottati con raccomandazione del C; il
rispetto di tali indirizzi assicurato da una sorveglianza multilaterale affidata al C, che opera sulla base di relazioni della COMM;
inoltre la Commissione sorveglia landamento dei bilanci di ciascuno Stato membro al fine di assicuare il rispetto dei parametri fissati
di due regolamenti che costituiscono il cd. Two pack
Il primo regolamento si applica a tutti gli Stati membri della zona euro, prevedendo regole specifiche per
quelli che rientrano nel braccio correttivo del patto di stabilit e crescita, cio la procedura per i disavanzi
eccessivi.

Il secondo regolamento definisce norme chiare e semplificate per la sorveglianza rafforzata degli Stati
membri che si trovano in gravi difficolt per quanto riguarda la loro stabilit finanziaria, degli Stati
membri che ricevono assistenza finanziaria nonch di quelli il cui programma di assistenza finanziaria
giunge a termine.

La politica monetaria

affidata a organismi tecnici sovranazionali e politicamente indipendenti: anzitutto LA BCE e IL SEBC (BCE+BCNz) Inoltre, nelle
questioni riguardanti la moneta comune opera leurosistema, costituito dalla BCE e dalle BCNZ dei paesi che hanno leuro;
lobiettivo principale della politica mon la stabilit dei prezzi; misure di sostegno alle politiche economiche degli stati membri
possono essere adottate solo in via sussidiaria. Coerente con questa previsione il divieto per la BCE e le BCNz di acquisto diretto
presso gli stati o le amm nazionali , di titoli di debito. La BCE pu adottare regolamenti e decisioni, nonch fromulaare raccomadnaz
e pareri; ha inoltre un potere disciplinare (pu irrogare sanzioni)

La recente evoluzione dei rapporti tra politica economica e monetaria

Lesigenza di elaborare strategie per fornteggiare la crisi economica che ha colpito violentemente gli Stati Membri negli ultimi 10
anni, ha portato a individuare, accanto a quelle tradizionali, nuove sedi e nuovi strumenti giuridici di determinazione delle politiche
economiche e monetarie;
nuove sedi sono lEUROGRUPPO e leurosummit; il primo riunisce i ministri economici degli Stati che hanno adottato l; il
secondo riunisce i capi di stato e di governo dei medesimi stati; le delibere di questi organisimi non possono essere vincolanti, in qnt
non ci sono norme dei trattati che attribuiscono poteri formali a tali organi; tuttavia sono costantemente recepite dalle istituzioni
dotate di poteri legislativi, e in particolare dal C riunito a livello dei ministri delleconomia. Dalle deliberazioni di eurogruppo ed
eurosummit scaturita persino una modifica dei trattati; la decisione del CE 25-3-2011 la quale ha aggiunto un 3 allart. 136 TFUE
prevedendo il cd meccanismo europeo di stabilit: al fine di consentire lattivaz di meccansimi di intervento, gli stati membri la cui
moneta leuro possono istituire un mecceansimo di stabilit da attivare ove indispensabile x salvaguardare la stabilit della zona
euro nel suo insieme. La concessione di qualsiasi assistenza finanziaria nellambito del meccanismo sar soggetta a una rigorosa
condizionalit. Inoltre gli stati membri hanno dato vita, in qnt soggetti del diritto internazionale, ad accordi stituati al di fuori del
quadro istituzionale dellUE; es ne il Fiscal Compact, che codifica e istituzionalizza gli incontri di eurogruppo e eurosummit,
chiarendone i rapporti (il primo deve decidere sulla base delle conclusioni del secondo) e prevedendo la partecipaz della commissione
nonch del prsidente della bce; inoltre mutato significativamente anche il ruolo della bce che a partire dal sett 2012 ha avviato il
programma di outright monetary transactions (acquisto sul mercato secondario dei titoli di debito degli stati membri in
difficolt)
IL SISTEMA NORMATIVO DELLUE

LE FONTI

Al vertice dellordinamento giuridico ue si trovano i trattati istitutivi, che ne costituiscono il diritto primario assieme alla carta dei diritti
fondamentali, i protocolli e le dichiarazioni allegate, nonch i trattati di adesione di nuovi stati, e il trattato Euratom. Attualmente, a
seguito del trattato di lisbona, i trattati istitutivi sono il tue e il tfue; il problema fondamentale che si posto sin dalle origini
dellintegrazione europea, stato quello di individuare il valore giuridico dei trattati, cio individuare
a) i soggetti destinatari delle sue norme,
b)la portata degli effetti che esso in grado di esplicare,
c) i criteri per interpretarlo;

la risposta che la corte di giustizia ha dato al problema stato, a partire dalla sentenza VAN GEND EN LOOS, quella di riconoscere ai
trattati un valore costituzionale, in quanto essi avrebbero dato vita a un ordinamento giuridico di nuovo genere nel campo del diritto
internazionale, a favore del quale gli Stati hanno rinunziato a porzioni di sovranit;
conseguenze della natura cost sono che
a) soggetti non solo gli stati membri ma anche i suoi cittadini;
b)le norme dei trattati istitutivi, perlomeno quelle che hanno un contenuto dispositivo chiaro e incondizionato, hanno effetti diretti, sono
cio in grado di produrre posiszioni giur sogg a favore di singoli individui, i quali possono invocarle nei confronti dei giudici nazionali (in
particolare in Vgend si trattava del divieto di dazi doganali e di tasse di effetto equivalente; altro es la norma che vieta agli stati membri
aiuti di stato a favore di impresa snza la previa notifica alla commissione, oppure la norma che vieta agli stati di imporre restriz alla libera
prestazione dei servizi);
); non solo: tali pos giur sogg non sussistono solo nei casi in cui il trattato espressamente le menziona, ma anche come contropartita di
precisi obblighi imposti dal trattato ai singoli, agli stati membri, o alle istituzioni; nel caso vgel si trattava proprio di un obbligo di non fare
imposto agli stati; inoltre tali effetti diretti non sono unidirezionali, cio possono fondare posiz giur sogg anche nei rapporti orizzontali, tra
cittadini (come affermato nel caso Defrenne II la questione riguardava la disciplina del trattato cee che poneva agli stati membri
lobbligo di assicurare, entro un certo termine, la parit di retribuz tra lavoratori di sesso maschile e femminile per il medesimo lavoro; tale
norma non poneva un obbligo incondizionato agli stati, lasciando loro ampia discrezionalit circa i modi di realizzare il principio di parit;
essendo per scaduto il termine indicato, la corte ritenne che, almeno per qnt rig le discriminaz palesi, che emergono da un semplice
raffronto da retribuz e prestazione, e che quindi esprimono un carattere chiaro e incondizionato, tale disciplina dovesse avere effetti diretti
anche nei rapporti orizz nel caso di specie tra datore e lavoratore );
laltra conseguenza del valore costituzionale dei trattati sul piano interpretativo; avendo natura cost, i trattati non possono essere
interpretati con i criteri che si utilizzano normalmente nellinterpretaz dei tr internazionali, non possono in particolare essere interpretati
alla luce della volont degli stati membri, ma occorreranno criteri diversi, di tipo oggettivo,e talvolta persino di carattere funzionale ed
evolutivo; nel formulare il parere 1/75, riguardante la politica commerciale, da uninterpretaz testuale la Corte avrebbe potuto ricavere in
maniera abbastanza inequivoca il carattere concorrente di quella competenza; e invece, sottolineando come tale politica fosse concepita
nella prospettiva del funzionamento del mercato comune, ha affermato che lasciare agli stati la libert di perseguire autonomamente i
propri interessi nei rapporti commerciali esterni potrebbe compromettere quella finalit e allora ha finito per interpretare quella
competenza come esclusiva della Comunit. In termini pi in generali, la corte, qui come in altre pronunce, ha attuato la c.d. dottrina
delleffetto utile, cio lidea che le disposiz del trattato non vadano interpretate limitamente al loro contenuto dispositivo, ma anche in
relazione allesigenza di salvaguardare leffetto che esse sn tese a produrre. (v. anche Walt Wilhelm, dove la corte esclude che le autorit
antitrust possano sanzionare accordi conclusi da imprese, precedentemente esentate dalla commissione) ; lespressione pi estrema
dellinterpretaz funzionalista la dottrina dei poteri impliciti, che consiste nellinterpretare norme attributive di competenze in maniera
da ricomprendervi nn sl i poteri espressamente indicati ma anche tutti quelli necessari per la realizz degli obiettivi del trattato. ES nella
sent AETS la corte ha stabilito che la compet a concludere accordi internaz pu anche desumersi dal trattato nel suo complesso.
Anche la tutela dei diritti fondamentali stata attratta al diritto ue attraverso uninterpretaz funzionale dei trattati, come corollario
necessario risp al trasferimento di competenze da parte degli stati membri (sent Internationale Handelsgesellchaft, nella quale si afferma
che la salvaguardia di tali diritti va garantita nellambito della struttura e delle finalit dellUe)
Ulteriore conseguenza che la corte ha tratto dal carattere cost dei trattati, che il processo di integrazione non nella disponibilit degli
stati membri; alla luce di ci la corte ha affermato non solo la rigidit dei trattati, cio la necessit di prevedere un meccanismo aggravato
di revisione, ma giunta fino al punto estremo di considerare, nella sent Simmenthal, lirrevocabilit del trasferimento di poteri sovrani
dagli stati allunione: tale affermazione per smentita dalla presenza nellart. 50 TUE, di una procedura di recesso, e sembra essere il
frutto di un equivoco: dal punto di vista logico,non c infatti una relazione anancastica tra superiorit gerarchica dellord ue e divieto
assoluto di recesso.
Il proc di revisione dei trattati art. 48 tue si prevedono una proc ordinaria e una proc semplificata;
La procedura ordinaria
a) CE, dopo aver consultato parl e comm, pronuncia a magg semplice il suo favore allesame di modifiche
b)pres ce convoca una convenzione composta da: rapprs di pe, pn, cm, capi di stato e gov
c) LA CONVENZIONE indirizza una raccomandazione a una CONFERENZA DEI RAPPR DEI GOVERNI
d)LA CONFERENZA adotta allunanimit le modifiche
e) GLI STATI MEMBRI RATIFICANO le modifiche

Se, trascorsi due anni a decorrere dalla firma di un trattato di revisione, i 4/5 degli stati membri abbiano ratificato e uno o + stati membri
abbiano incontrato difficolt nelle procedure di ratifica, la questione deferita al CE, che si adoperer per superare lo stallo; tuttavia, ci
difficile, perch non si prevede la possibilit di unapprovaz a maggioranza, e neanche un meccanismo di opting out per gli stati
dissenzienti, cio unintegrazione differenziata.
La procedura semplificata
Per modificare la parte iii del TFUE, cio la parte relativa alle politiche e le azioni dellue; invece sufficiente
una decisione unanime del C
previa consultazione del PE , della COMM , e , se si stratta di modifiche nel settore monetario, della BCE;
questa la cd procedura semplificata, che incontra per unimportante limite, in qnt non pu espandere le competenze, ma solo
modificarne le modalit di esercizio (es nella politica monetaria si isituito il meccansimo di stabilit);
occorre aggiungere che, in base allart. 48 7 Tue, quando il Tfue o il titolo V tue prevedeono che il C deliberi allunanimit in un settore
o in un caso determinato, il CE pu adottare una decisione che consenta al C di deliberare a magg qualificata in detto settore o caso.
Il presente comma non si applica alle decisioni che hanno implicazioni militari o che rientrano nel settore della difesa; inoltre quando il
tfue prevde che il C adotti atti legislativi sec una procedura leg speciale, il CE pul adottare una decisione che consenta ladoziione di tali
atti sec la proc leg ordinaria.
Questa due disposizioni quindi danno alla proc di rev semplificata un ulteriore ambito di azione, e cio la possibilit di incidere anche sulle
procedure, seppure solo in tal senso.
Adesione e recesso
Art. 49 Tue esordisce cos: ladesione ai Trattati aperta agli Stati europei che rispettino i valori dellue; questa affermazione cos
generica, in realt la sintesi di tre distinti ordini di criteri che l aspirante stato membro deve rispettare, cos come ha precisato il CE di
Copenaghen del 1993;
a)Criteri politici adozione di un sistema democrativo, di diritto, che tuteli i diritti delluomo e delle minoranze
b)Criteri economici un sistema fondato sulla libera concorrenza e dei fattori produttivi
c)Criteri giuridici la capacit dello Stato di conformarsi al sistema dellUe e di attuarne gli obblighi

Liter procedurale questo:


1)lo stato aspirante deve presentare la propria domanda al C
2)il consiglio trasmette la domanda alla COM che verifica lesistenza di massima dei presupposti per inziizare un negoziato di adesione
3)il consiglio concede allo Stato terzo lo status di paese-candidato
4)si apre una fase di negoziazione, nella quale i paesi candidati possono beneficiare di programmi dellue intesi a creare le condizioni
che constentano a tali paesi di adempiere gli obblighi connessi con ladesione
5)il consiglio si pronuncia allunanimit , previa consultaz della Com e approvaz del PE

Il recesso
Art. 50 Tue prevede per gli stati membri la possiblit di recedere dallintero corpo del diritto dellue, mentre nega un diritto di recesso
parziale, per evitare che ciascuno stato determini unilateralmente il prp livello di integrazione.
Lo stato membro che decide di recedere
1)notifica tale intenzione al CE
2)si avvia un negoziato con il CE che conduce a un accordo che definisce le modalit di recesso e le future relazioni
3)il recesso va approvato da P a magg sempl e C a magg qualificata
Cmq sia, trascorsi due anni dalla notifica dellintenzione di recedere, in mancanza di accordo, il recesso diviene automatico, salvo che il
CE e lo stato membro non abbiano concordato di prorogare il termine.

Lintegrazione differenziata
Fermo restando che non possibile un recesso parziale, i trattati prevedono cmq la possibilit di unapplicazione asimmetrica del diritto
ue, cio la possibilit che det norme non si applichino a tutti gli stati membri; nel settore dellUnione monetaria, per es, lart. 139 1 Tue
Gli stati membri rig ai quali il C non ha deciso che soddisfano alle condizioni necessarie per ladozione delleuro,sono denominati
stati membri con deroga ; inoltre, in tale settore, due Stati, Regno Unito e Danimarca, pur soddisfacendo tali condizioni, hanno deciso
di non aderire egualmente alla moneta unica, e tale decisione stata consacrata in due protocolli, che sono atti aventi il valore giuridico
dei trattati, quindi la diff della posiz giuridca degli stati non pu mai essere decisa in modo unilaterale ma di regola fa seguito a una
decisione unamine con cui tutti gli stati membri accettano che taluni obblighi o diritti siano diretti sl ad alcuni tra gli stati membri;
I Trattati prevedono poi unaltra tecnica di integraz differenziata, che il meccanismo delle cooperazioni rafforzate (art. 20 TUE),
cio la possibilit per uno o + stati di compiere un opting out, scegliere di non vedersi applicato un atto, senza impedirne ladozione per
gli altri Stati;
le c.r. non possono essere realizzate nellambito delle competenze esclusive dellUe, non debbono recare pregiudizio n al mercato
interno n alla coesione economica, sociale e territoriale, e non possono creare distorsioni nella concorrenza;
dal punto di vista procedurale, anzitutto alle cooperaz si pu ricorrere solo in unultima istanza, qnd cio il C abbia posto in essere ogni
tentativo per realizzare la partecipaz di tutti gli stati membri; occorre inoltre che vi partecipino almeno 9 membri; questultima norma
volta a scoraggiare uneccessiva frammentazione dei regimi giuridici; in base allart. 329 Tfue gli Stati che intendono procedere a una
CR debbono inoltrare una richiesta di autorizzazione alla Comm , la quale presenta una proposta al C; lautorizzazione quindi concessa
dal C a magg qualificata, con lapprovazione del P

LE FONTI DERIVATE

Per es le competenze dellue, le istituzioni adottano regolamenti, direttive, decisioni, raccomandazioni, pareri (art. 288 tfue) (tale
catalogo non esaustivo, vi sn altre fonti indicate nei trattati, e vi sn le fonti del diritto internaz vincolanti per lue, e le fonti della pesc)
I REGOLAMENTI
288 tfue co2 il regolamento ha portata generale. esso obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in
ciascuno degli stati membri
Port generale: il reg pu avere cm destinatario qualsiasi sogg dellordinamento dellue, sia stati che cittadini, e quindi sia rapporti
verticali che orizzontali, nonch rapp tra stati.
Obbl in tutti i suoi elementi: lintero contenuto precettivo del reg si impone al rispetto dei destinatari, e quindi idoneo, almeno
potenzialmente, a disciplinare in maniera completa rapporti giuridici; perch potenzialmente? Perch pu anche capitare che il reg detti
una disciplina parziale, che necessita pertanto una forma di attuazione: es un reg pu prevedere la necessit di reprimere penalmente una
serie di fattiespecie lesive dellambiente; non avendo per lue competenza diretta in materia penale, necessario che sia poi il leg a
introdurre quei reati e le relative sanzioni penali; in questi casi la linea di confine con le direttive sembra sfumare ma in realt non
scompare mai, perch anche qui, nonostante detti una disciplina di per s incompleta, il reg obbligatorio in tutti i suoi elementi; la
direttiva invece non pu mai avere questa caratteristica, perch del suo contenuto precettivo ci che vincolante solo il risultato
Diretta applicabilit: lastratta capacit del reg ad essere fonte del diritto per gli ord degli stati membri ,senza la mediazione di una
norma interna di attuazione; da questa capacit discendono due conseguenze
a) Laddove il reg abbia una completezza di contenuto dispositivo, questo avr effetti diretti, cio produrra posiz giur soggettive
invocabili in giudizio nei confronti di chiunque
b) Il reg, sempre se dotato di completezza dispositiva, non solo non necessit di attuazione ma pone agli stati un vero e proprio
divieto di attuazione; infatti gli stati, anche recependo fedelmente il contenuto del reg, ne possono alterare le condizioni di
applicazione, o differirne lentrata in vigore, come accaduto nel caso Comm c. ITALIA sent. 7.2.1973, ledendo pertanto
lesigenza di uniforme applicazione.

LE DECISIONI (art. 297 e ss tfue)


Nella loro accezione tradizionale, vanno distinte dai Reg per la loro portata limitata ai destinatari da esse indicati, e cio per il loro essere
non un atto generale ma particolare, di carattere provvedimentale, adottato dunque per incidere su det rapporti giuridici. Es ,mentre con
un reg si possono stabilire agevolaz a det categorie di imprese, la Commissione , con una decisione, pu determinare le specifiche
imprese aventi diritto e provvedere alla prestazione in loro favore. Coerentemente con questa natura provvedimentale, non entrano in
vigore con la pubblicazione ma con la notifica ai destinatari, e sono recettizie. In particolare poi lart. 299 tfue prevede che gli atti che
comportano sanzioni pecuniarie a carico di individui costituitscono titolo esecutivo negli ord nazionali.
Va per aggiunto che nei trattati la figura della decisione viene utilizzata anche per indicare fonti che non si dirigono a singoli
destinatari; ad es lart. 81 par3 co2 Tfue indica che , su proposta della Commissione, il C allunanimit e previa consultazione del P,
possa adottare una decisione che determini gli aspetti del diritto di famiglia aventi implicazioni transnazionali;
Per quanto riguarda poi il problema degli effetti che le decisioni producono in capo a terzi, la giurisprudenza della Corte ha indicato che
le decisioni rivolte ad uno Stato e non attuate a da questo, possono essere invocate dagli individui nei loro rapporti con lo Stato
inadempiente. La possibilit di utilizzare le decisioni come fonti di regolamentazione di un rapporto giuridico fra lo Stato e un individuo
, logicamente, condizionata alla circostanza che i diritti invocati dal cittadino siano perfettamente definiti sulla base della decisione
inattuata; nella sentenza Grad del 1970, sulla base di questa argomentazione, la Corte di Giustizia ha ritenuto ad una impresa la
possibilit di invocare una decisione che imponeva agli Stati membri di applicare, alla scadenza di un det termine, un regime fiscale
sulla cifra di affari alle imprese di trasporto merci; per qnt rig infine gli effetti dirietti orizzontali, il problema si pone soprattutto per le
decisioni che accertano violazioni del diritto della concorrenza commesse da una o pi imprese; si tratta di vedere se tali decisioni
possano essere invocate da una terza impresa ,la quale abbia sofferto danni in conseguenza della condotta anticoncorrenziale; in tal caso,
lostacolo rapprsentato dalla obbligatoriet della decisione solo nei confronti dei destinatari, pu essere superato fondando la pretesa non
sulla decisione, ma sulla norma del Trattato che vieta quel comportamento anticoncorrenziale. Pertanto la decisione potr essere
invocata non in qnt fonte della pretesa del terzo, ma in qnt ha accertato, con effetti obbligatori, lesistenza di uninfrazione a una norma
del Trattato.

LE DIRETTIVE
288 tfue La direttiva vincola lo stato membro cui rivolta per qnt rig il risultato da raggiungere, salva restando la competenza
degli organi nazionali in merito alla forma e ai mezzi
Da questa definizione si evincono due caratteristiche della dir:
a) priva della diretta applicabilit, cio di per s la direttiva non fonte per lord interno, quindi necessita SEMPRE di attuazione,
perch solo mediante lattuazione possibile raggiungere pienamente gli obiettivi della direttiva
b) espressione di un esercizio di competenza limitato, in qnt appunto vincolando gli stati solo al raggiungimento di un risultato,lascia
liberi di attuare i principi in essa affermati; tale libert per va precisata, nel senso di non pregiudicare leffettivit del risultato: quindi
lattuazione deve essere fatta tramite una fonte interna idonea a modificare la normativa previgente per cui se ad es un certo ambito
di rapporti era regolato a livello di fonti primarie, come ad es il diritto dei contratti bancari, la direttiva che va a incidere su quei
contratti non pu essere attuata con una fonte secondaria;
Ogni direttiva indica un termine entro il quale gli stati devono attuarla; alla scadenza infruttuosa del termine, lo stato inadempiente. Ma
in pendenza lo stato pu adottare normative contrarie agli scopi e ai principi affermati da una direttiva? la corte su questo punto non ha
affermato un divieto assoluto: ci che vietato , come specificato nel caso INTER-ENVIRONMENT WALLONIE, adottare norme
contrarie che possano compromettere gravemente il risultato prescritto dalla direttiva (es se la direttiva prescrive agli stati lobiettivo di
limitare a certi presupposti il ricorso allaffidamento in house di servizi pubblici e in pendenza del termine il legislatore detta regole che
permettono affidamenti in house pienamente discrezionali), oppure adottare norme che creino una situazione difficilmente reversibile
entro il termine di scadenza, perch in entrambi i casi si elude il carattere cogente degli obiettivi posti dalla direttiva; un esempio
potrebbe esser il caso in cui il legislatore statale recepisca la direttiva in maniera difforme a ridosso della fine della legislatura di modo
che prima del termine di scadenza della direttiva quella disciplina di recepimento sia modificata.
DIRETTIVE INATTUATE ED EFFETTI DIRETTI

Per lipotesi in cui una direttiva non sia stata attuata o sia stata attuata scorrettamente, la corte di giustizia ha ritenuto, ormai da diversi
decenni, che quella direttiva pu avere effetti sia diretti che indiretti.
EFF DIRETTI significa che la direttva pu fondare situazioni giuridiche sogg perfette; tali effetti diretti per
a) Possono prodursi solo se quella direttiva ha compiutezza di contenuto dispositivo, cio solo se la direttiva protegge in maniera
chiara precisa e incondizionata posiz giuridiche come indicato in VAN DUYN (scientology)
b) Sono limitati ai rapporti verticali cio tra stato e cittadino (RATTI) ; questo perch tali effetti diretti hanno natura
sostanzialmente sanzionatoria nei confronti dellinadempimento dello stato, che non pu essere posto a carico dei cittadini;
questo si spiega per la caratteristica fondamentale propria della direttiva, di avere carattere cogente solo e soltanto nei confronti
dello stato questo assunto sul piano sistematico incontestabile, anche se poi evidentemente pu produrre discriminazioni, nel
senso che potr capitare, cm nel caso MARSHALL, che il medesimo diritto individuato da una direttiva inattuata in tema
previdenza sociale potr essere fatto valere nei rapporti di lavoro con la pa, ma non nei rapporti di lavoro cn i privati, in quanto
per questi ultimi la direttiva non vincolante, non essendo diritto dellordinamento interno; caso FACCINI DORI si
ribadisce lefficacia diretta solo verticale, per da parte dellavvocato generale ci sono dei tentativi di superamento, c una
dissenting opinion a monte della quale ci sono il principio di non discriminazione e, risalendo per la stessa via, la dottrina
delleffetto utile.
EFF INDIRETTI sn tutti gli altri effetti che la direttiva inattuata produce in aggiunta o in alternativa agli effetti diretti
a)

Effetti interpretativi la direttiva vincola gli operatori degli ord interni a interpretare i propri ordinamenti in confermit agli
scopi da essa perseguiti tai effetti trovano il loro fondamento nellarrt. 4 3 del tue, che afferma lobbligo di leale collaboraz
nei rapporti tra stati e unione es il caso PUPINO, che non riguardava una direttiva ma una decisione-quadro inerente le
modalit di audizione di particolari categorie testimoni nel processo penale (i minori); in questa sent la corte si spinta ad
affermare che nel conformare linterpretaz del diritto interno alle direttive il giudice ha anche un potere creativo; pu, anzi
deve estendere lambito di applicaz di istituti interni per adeguare la loro interpretaz alle direttive;
b) Effetti triangolari pu accadere che nel mom in cui si producono gli effetti diretti di una direttiva, che possono essere solo
verticali, discendano per in via di fatto effetti sui rapporti orizzontali,instaurando una sorta di triangolo di effetti; es nel caso
ARCOR, unimpresa tedesca invocava una direttiva al fine di opporsi a una delibera dellautorit tedesca per le
telecomunicazioni che aveva imposto il versamento di un contributo a favore del gestore della rete da parte delle imprese
fornitrici del servizio; lapplicaz della direttiva avrebbe comportato la perdita del contributo da parte del gestore della rete
cagionando, a qst ultimo, effetti pregiudizievoli
c) Effetti sostitutivi sn effetti che derivano dagli effetti diretti infatti, nel mom in cui una direttiva produce eff diretti, essa non
solo impedisce lapplicaz della norma interna che disciplina una certa fattispecie in maniera difforme, ma si sostituisce
completamente ad essa
d) Effetto di esclusione consiste invece unicamente nellescludere lapplicazione della norma contraria a una direttiva; ci si
infatti domandati se anche una direttiva che non in grado di produrre effetti diretti, in qnt priva di compiutezza di contenuto
dispositivo, sia idonea ad avere suddetto effetto. La risposta della corte in linea di principio negativa, nel senso che leffetto di
esclusione postula leffetto sostitutivo, che a sua volta postulato degli effetti diretti; quindi la risposta tradiz della corte che,
essendo gli effetti diretti un effetto soglia, o questi ci sono ed esplicano tutti i suoi corollari, oppure non ci sono e non
possono di cosneguenze prodursi n effetti di sostituz n di esclusione; tuttavia si individuata uneccezione a questo principio,
nelle sent che hanno riconosciuto che il mancato risp dellobbligo di notificare preventivamente alla comm norme nazionali di
carattere tecnico, , comporti linapplicabilit di queste norme se adottate senza autorizz (caso UNILEVER).
Lonere di invocare gli eff diretti_
fino alla sent FANTASK, la giur della corte, coerentemente con la consideraz degli effetti diretti come garanzia minima per i cittadini
degli stati membri, riteneva legittimo che gli stati prevedessero un termine decadenziale per farli valere, solo a condizione che tale
termine per decorresse dal momento della corretta trasposiz della direttiva; tale indirizzo stato ribaltato nella sent FANTASK, nella
quale la corte ha riconosciuto la possibilit per gli stati di fissare il dies a quo anche in un mom precedente, a condiz che non sia meno
favorevole di quello utilizzato per i ricorsi di diritto interno e che non renda eccessivamente difficile les del diritto.

VIOLAZ DEL DIRITTO UE E RESP CIVILE DELLO STATO

La resp civile dello stato nei confronti dei cittadini per violaz del diritto dellue stata affermata inzialmente, con la sent.
FRANCOVICH, solo come uno degli effetti indiretti di una direttiva inattuata e inidonea a fondare posiz giur sogg in quanto priva di
completezza di contenuto dispositivo; la sent individua tre condizioni perch si possa avere resp civile per mancata attuaz di direttiva :
a)la direttiva deve prescrivere come risultato lattribuzione di diritti a favore dei singoli
b)il contenuto dei diritti deve essere desumibile dalla direttiva
c)ci deve essere un nesso di causalit tra linadempimento dello Stato e il danno subito dai sogg lesi.
Nella sent BRASSERIE DU PECHEUR la corte chiarisce che il diritto al risarcimento pu sorgere anche quando lo Stato abbia posto
in essere un comportamento atto a impedire lapplicazione di una nroma dellue avente effetti diretti, e , pi in generale, da qualsiasi
condotta attiva o omissiva di un organo dello Stato che non applichi correttamente il diritto dellue; inoltre la sent precisa che gli stati
membri non possono subordinare linsorgere della resp civile
nella sent Dillenkofer, sempre del 1996, la Corte, alla luce dei principi affermati in BDP, ridefinisce le tre condizioni che aveva
affermato in Francovich; a) che ci sia la violaz di una norma dellue diretta a conferire diritti ai singoli b) che si tratti di violaz grave e
manifesta c) il nesso di causalit tra violaz e danno.
Il principio della resp civile degli stati per violaz del diritto dellue presenta risvolti problematici qnd viene applicato allattivit dei
giudici interni. Nella sent Kobler,2003, la Corte chiarisce che violaz gravi e manifeste del diritto dellue possono essere commesse dai
giudici, per es, quando quelli di ultima istanza non ottemperano al proprio dovere di rinvio pregiudiziale, e pi in generale quando
compiono interpretaz errate.
Nella sent Traghetti del mediterraneo del 2006 viene precisato dalla Corte che gli elementi sui quali si fonda la resp del giudice
interno devono essere ricavati unicamente dal diritto dellue e non hanno rlievanza quindi le condizioni stabilite dalle legislazioni
nazionali (es se in esse richiesto il dolo o la colpa grave);
non solo; le condizioni stabilite dalle legislaz nazionali, se volte a rendere pi gravoso laccertamento della resp del giudice,
costituiscono un vero inadempimento, es nella sent 24.11.2011 un procedimento di infrazione nei confronti dello Stato italiano si
concluso con laccertamento dellinadempimento costituito dal non aver conformato la legislazione. Occorre precisare che questa
necessit di conformarsi non attiene alla ridefinizione dei parametri di tutte le ipotesi di resp civile del giudice, ma solo per quelle in cui
il giudice commette un inadempimento nei confronti del diritto ue, in quanto lUe tiene conto del giudice unicamente in quanto
rappresentante di uno Stato membro, come tale tenuto ad applicare e non ostacolare lapplicazione del diritto ue;

ATTI GIURIDICI E RAPPORTI TRA FONTI

Nei trattati si distingue tra atti giuridici e fonti del diritto. Il termine atti giuridici attiene al valore delle norme che essi
producono; il termine fonti invece fornisce informazioni circa gli effetti delle norme;
conseguentemente, gli atti giuridici vengono ripartiti in legislativi e non legislativi;
il criterio per distinguerli unicamente la procedure seguita per la loro formazione. Sono pertanto atti legislativi quelli adottati con
una procedura legislativa (ordinaria o speciale); non legislativi, al contrario, quelli adottati con una procedura diversa da quella
legislativa.
Per qnt rig il diverso valore che gli atti leg hanno risp a quelli non leg, non si pu dire in termini generali che questo consista in un
rapporto gerarchico di prevalenza dei primi; ci si pu dire infatti solo nellambito di ciascun sottoinsieme normativo in cui si sostanzia
ogni materia di competenza dellUe; le norme prodotte nelles di una data competenza, non interagiscono infatti con quelle prodotte
nelles di unaltra. Ma non solo; nei trattati si prevedono atti che certamente non hanno carattere legislativo, i quali per non sono
subordinati ad atti legislativi, anzi li condizionano; es gli atti della pesc;
lunica diff generale di valore tra le due categorie pu essere rinvenuta nellart. 263 co4 Tfue, laddove si prevede che qualsiasi persona
fisica o giuridica pu proporre un ricorso contro gli atti adottati nei suoi confronti o che la riguardano direttamente individualmente, e
contro gli atti regolamentari che la riguardano direttametne (qualora il termine atti reg si intendesse come equivalente a quello di atti
non leg, limpugnaz di atti leg sarebbe sottoposto a condizioni assai pi gravose risp allimpugnaz di atti non leg)
Atti delegati
Sono atti che possono integrare la disciplina leg, o anche modificarli, se abilitati dallatto leg alla c.d. delegificazione; quindi essi
sono senzaltro subordinati agli atti legislativi, come si evince dallart. 290 Tfue un atto leg pu delegare alla Comm il potere di
adottare atti nn leg di portata generale che integrano o modificano det elementi non essenziali dellatto

Il 2 stabilisce limiti di carattere procedurale; latto leg pu infatti disciplinare la revoca della delega da parte del P o del C , o stabilire il
potere di tali istituzioni di opporsi entro un certo termine allentrat ain vigore dellatto delegato. Al fine di consentire il controllo sul risp
delle condiz sostanziali e procedurali di delega, il carattere di atto delegato deve risultare espressamente nella intitolaz dellatto (3)
Atti di esecuzione e comitologia
Art. 291 1 tfue stabilisce che Gli stati membri adottano tutte le misure di diritto interno necessarie allattuazione degli atti
giuridicamente vincolanti dellUe il 291 2 invece assegna allUE una competenza secondaria, soggetta alla previa dimostrazione della
necessit di condizioni uniformi di esecuzione. Il termine necessit sembrerebbe indicare una condizione pi stringente risp a quella
generale del principio di sussidiariet che governa ladozione di qualsiasi atto dellUe; tuttavia nella prassi, gli atti di esecuzione dellue
vengono adottati facendo genericamente riferimento alla finalit di assicurare condizioni uniformi, senza indicare una precisa ncessit.
Prima del Tr di Lisbona la titolarit formale della funz esecutiva era del C, che per aveva il dovere giuridico di delegarne lesercizio
alla Commissione.
Lart. 291 2 non indica in termini generali listituzione titolare del potere esecutivo, per attribuisce alla Commissione di potere di
adottare atti di attuazione senza farlo dipendere da una delega del C ; la stessa norma , per, prevede che in casi specifici,
debitamente motivati, il potere di esecuzione possa essere affidato al C. inoltre al C cmq atttribuita la fnz esecutiva nel campo della
politica estera
Lart. 291 3 aggiunge cheai fini del 2, il P e il C, deliberando mediante reg sec la proc leg ord, stabiliscono preventivamente le regole
e i principi generali relativi alle modalit di controllo da parte degli Stati membri sulles delle competenze di esecuz attrbiuite alla
commissione.
Attualmente la disciplina contenuta nel Reg 182/2011 (c.d. regolamento comitologia); in esso si prevedono due procedure
a)Procedura consultiva
b)Procedura di esame
la a) prevede che ladozione dellatto sia preceduta da un parere obbligatorio (ma non vincolante) di un Comitato di rappr degli Stati
membri.
La b) invece, che si applica se espressamente prevista nellatto di base, comporta il necessario parere positivo del Comitato.
Inoltre allart. 8 del reg si prevede una procedura durgenza per lapprovaz di atti di esecuzione, nella quale la comm pu adottare
immediatamente latto esecutivo ma entro 14 gg deve sottoporlo al Comitato competente; potr spiegare effetti per un periodo non
superiore a 6 mesi, ma qualora il Comitato si pronunci in senso negativo, dovr essere immediatamente abrogato.

Rapporti tra le fonti


Il trattato di Lisbona non altera dunque il sistema dei rapporti tra fonti, che sono in parte disciplinati dal crterio gerarchico , in parte dal
crierio di competenza; cr gerarchico regola sicuramente il rapporto tra Fonti primarie (Trattati e atti equiparati) e fonti derivate; ma
anche quello tra le fonti internazionali e lord ue; nonch, se si considerano gli ord interni parte del medesimo sistema ordinamentale, le
fonti dellue su quelle dei paesi membri (tranne che per per i controlimiti)
Tra le fonti derivate aventi valore legislativo invece, non esistendo fonti a competenza generale, non c rapporto gerarchico; e non
operano neanche il criterio cronologico e quello di specialit; lunico criterio quello della competenza; ciascuna fonte opera infatti solo
e soltanto nellambito della competenza ad essa assegnata, quindi in via di prinicpio non entra in rapporti di interferenza con altre norme.

LE FONTI DEI DIRITTI FONDAMENTALI INDIVIDUALI

Poich nellord delle tre comunit originarie mancavano regole sulla tutela dei diritti fondamentali secondo le corti costituzionali di
alcuni stati membri (Germania e Italia su tutti) le istituzioni comunitarie nellesercizio delle proprie competenze dovevano incontrare,
come limite, le previsioni di ciascuna costituzione nazionale in materia; la giurisprudenza delle Corti costituzionali per, mettendo in
luce tale lacuna, poneva a rischio il carattere di autonomia e originariet dellordinamento dellue; pertanto la Corte di Giustizia ha
progressivamente individuato fonti e strumenti di tutela allinterno dellordinamento dellUe, nonch strumenti di tutela internazionale
dei diritti delluomo; inoltre, con la Carta dei diritti fondamentali dellue adottata a Nizza nel 2000 si per la prima volta costruito un
catalogo, inizialmente di natura non vincolante; con il trattato di lisbona il processo evolutivo ha trovato un punto di emersione a livello
di diritto primario attraverso la previsione dell
art. 6 TUE ove si legge che:
1.Lue riconosce i diritti , le libert e i principi sanciti nella carta dei diritti fondamentali dellue, che ha lo stesso valore giuridico dei
trattati. Le disp della carta non estendono in alcun modo le competenze dellUE definite nei trattati. I diritti, le libert e i principi della
carta sono interpretati in conformit delle disp generali del titolo VII della carta che disciplinano la sua interpretaz e applicaz e tenendo
in debito conto le spiegaz cui si fa riferimento nella carta, che indicano le fonti di tali disp;
2. lue aderisce alla CEDU. Tale adesione non modifica le competenze.
3. I diritti fondamentali, garantiti dalla Cedu e risultanti dalle tradiz costituzionali comuni agli Stati membri, fanno parte del diritto
dellue in quanto principi generali
Quindi nellart. 6 si individuano tre fonti; questa previsione mostra gli esiti dellevoluz giurisprudenziale della corte; in particolare con
la sent Nold del 1974 (Nold, ditta grossista di carbone, impugnava una decisione della commissione che autorizzava gli uffici di vendita
delle imprese minerarie del bacino della ruhr a subordinare lacquisto diretto di carbone alla stipula di contratti aventi ad ogg
lacquisto annuo di un minimo di 6mila tonnellate. Sec il ricorrente , tale decisione avrebbe compromesso la propria libert di iniziativa
economica, diritto fondamentale previsto nel Grundgesetz e dalla Cedu; il principio che la Corte afferma, nel procedere a un
bilanciamento tra la libera iniziativa e gli interessi pubblici che ne costituiscono un limite, che non si possono invocare diritti cos
come previsti dalle cost nazionali o dalla cedu, perch spetta alla Corte ricostruire quale portata hanno nei confronti dellord ue i diritti
fondamentali, ricavandoli, sec propri criteri interpretativi, dalle tradiz cost comuni e dai trattati internaz
Con questa giurisprudenza la Corte cercava di frenare la tendenza degli Stati a riservarsi un penetrante potere di controllo; le cost degli
stati membri e i trattati int non si individuavano infatti come fonti esterne di integrazione dellordinamento, bens come fonti di
ispirazione di principi generali; in questo modo i diritti fondamentali venivano ricompresi nellordinamento dellue, mantenendo il
presupposto della natura costituzionale e autonoma di questultimo.
Per qnt rig le tecniche utilizzate dalla corte per ricostruire il contenuto dei diritti fondamentali, anzitutto, facendo riferimento alle
tradiz cost comuni agli ord degli Stati membri, la corte ha escluso che un principio cost di uno stato membro possa costituire di x
s un principio generale dellord ue, per garantire coerenza al sistema dei diritti; ma tecnicamente, per individuare i principi comuni, la
corte , piuttosto che procedere a una profonda attivit di comparazione per accertarne la presenza in ognuno degli ord statali, si limitata
a selezionare principi che in virt del loro contenuto e della loro funzione sono appropriati a fungere da limiti alles di
competenze attribuite allUe (c.d. ricerca del better law) ; un esempio lo si ha nella genesi giurisprudenziale del principio di
proporzionalit, oggi codificato allart. 5 4 TUE; tale principio presente solo in alcuni degli stati membri, ma si dimostrato idoneo
ad essere applicato come principio generale dellue, e quindi ricaduto a pioggia nella giur dei giudici nazionali dove lo si
applicato anche a situazioni del tutto interne;
Anche per qnt rig la CEDU, le sue disp sono state utilizzate come fonti di ispirazione; in tal modo la Corte di Giustizia , soprattutto in
origine, ha ritenuto di poterle interpretare autonomamente dalle linee elaborate dalla corte europea; LUe non parte della Cedu; tuttavia
il trattato di lisbona ha creato allart. 62 una base di competenza per lUE al fine di consentire la sua adesione alla cedu; allo stato
attuale vi un progetto di accordo di adesione, che una volta concluso dovr poi essere ratificato da tutti i paesi membri della
convenzione

per qnt rig la carta di Nizza, ad essa lart. 6 tue riconosce il valore normativo primario, pur non incorporandola nei trattati; il suo ambito
di applicazione precisato nellart. 51 della carta stessa, dove si chiarisce che i diritti in essa previsti si applicano alle istituzioni, organi,
e organismi dellue nel risp del pr di sussidiariet

( lUE pu intervenire solo se in grado di agire in modo pi efficace rispetto ai paesi dellUE ai loro rispettivi livelli nazionali o locali. Il
protocollo sullapplicazione dei principi di sussidiariet e di proporzionalit cita tre criteri intesi a confermare o meno lopportunit di un
intervento a livello comunitario:
l'azione presenta aspetti transnazionali che non possono essere risolti dai paesi dellUE?

unazione nazionale o lassenza di azioni sarebbero contrarie alle prescrizioni del trattato?
l'azione a livello comunitario presenta evidenti vantaggi?)

, come pure agli stati membri, esclusivamente nellattuazione del diritto dellue. Pertanto i suddetti soggetti rispettano i diritti, osservano
i principi e ne promuovono lapplicaz sec le rispettive competenze e nel risp dei limiti delle competenze conferite allue nei trattati; la
presente carata non estende lambito di applicaz e le competenze. Nellinterpretare lart. 51, la Corte ha sottolineato che i diritti fond
dellue costitutiscono un limite anche risp ad attivit degli stati membri che non siano dirette in via principale ad attuare il diritto dellue
, ma che interpferiscano con la sua applicazione; es norme processuali nazionali non direttamente tese alla attuaz del diritto dellue. Per
qnt rig la precisaz che la carta non introduce competenze nuove, essa sta ad indicare che lue non ha in via generale alcun potere di porre
in essere attivit per la promozione e lo sviluppo dei diritti fondamentali; occorrono specifiche norme dei trattati che attribuiscano
competenze; es art. 19 Tfue conferisce allue una competenza nel campo della lotta alle discriminaz fondate su sesso, razza o origine
etnica, religione e altri parametri;
per qnt rig i rapporti tra i diritti garantiti dalla carta e quelli garantiti dalla cedu, lart. 52 3 della carta prevede che
laddove la presenta carta non contenga diritti corrispondenti a quelli garantiti dalla cedu, il significato e la portata degli stessi
sono uguali a quelli conferiti dalla suddetta convenzione. La presente disp non preclude che il diritto dellue conceda una protez
+ estesa ; a corollario dellart. 52, lart.
53 ne specifica il livello di protezione, affermando che nessuna disp della presente carta deve essere interpretata come limitativa o
lesiva dei diritti delluomo e delle lib fondamentali riconosciuti dal diritto dellue, dal d int, dalle convenzioni internaz, dalla
CEDU e dalle costituzioni degli stati membri; in questa disp si afferma dunque il principio della prevalenza dello strumento che
assicuri il + alto livello di tutela x i diritti individuali; tale principio non per di facile applicazione perch spesso la tutela dei diritti
delluomo presuppone un bilanciamento con interessi individuali o collettivi confliggenti; inoltre la Corte, con la sent Melloni, ha
interpretato lart 53 nel senso che il giudice interno non pu disapplicare norme dellue contrastanti con norme cost naz che stabiliscano
uno standard di tutela superiore; tale criterio del better law dunque uno strumento sulla quale la Corte ha affermato il proprio
monopolio, sempre nella prospettiva di non sminuire lauotonomia dellord dellue;

Gli effetti diretti delle norme che tutelano i diritti fondamentali


Poich la funzione primaria delle norme che tutelano i diritti fondamentali quella di determinare le condizioni di
applicazione delle norme che esprimono les delle competenze dellue, e cio di costituire un limite alla validit di tali norme,
in linea di principio non si pu dire che detti diritti possano fondare autonomamente situazioni giuridiche soggettive; quindi
anche se hanno compiutezza di carattere dispositivo non producono effetti diretti, a meno che non si tratti di diritti tutelati
mediante norme attribuitve di competenze; paradigmatico in tal senso lart. 19 tfue, che non si limita ad affermare il
principio di non discriminazione, ma assegna alle istituzioni politiche dellUe la competenza a operare al fine di garantirlo nei
rapporti giuridici ; questa argomentazione sta alla base delle pronunce sui casi Mangold (2005) e Kucukdeveci (2010)
nelle quali la corte ha riconosciuto lidoneit a fondare posiz giur sogg alle norme della direttiva 2000/78, ritenendo tale atto
espressione della competenza dellue a dare concreta attuazione al principio di non discriminazione ; in particolare nel caso
Mangold lArbeitsgericht Munchen sollevava la questione pregiudiziale per linterpretazione dellart. 6 della direttiva,
laddove essa imponeva agli stati di adeguare la propria disciplina dei rapporti di lavoro al principio di non discriminazione in
base allet, domandandosi se tale previsione dovesse comportare la disapplicaz dellart. 14 TZBFG (Gesetz ber
Teilzeitarbeit und befristete Arbeitsvertrge und zur nderung und Aufhebung arbeitsrechtlicher Bestimmungen);
la Corte, nella sentenza, afferma che la direttiva di per s non vieta in maniera assoluta agli stati di trattare in modo dissimile i
lavoratori in base allet, purch tale diversit di trattamento sia per a) giustificata da unobiettiva esigenza di politica

delloccupazione, e quindi funzionale a un pi efficiente funzionamento del mercato del lavoro b) non sia cmq
sproporzionata, cio non ecceda rispetto a tali finalit, e nel caso Mangold il limite minimo fissato a 52 anni per la stipula di
contratti di lavoro a t.d. anche in assenza di ragioni oggettive, venne ritenuto dalla Corte non proporzionato. E questo
indipendentemente dal fatto che non fosse scaduto il termine per lattuazione della direttiva, in qnt, come era gi stato
affermato nel caso Interenvironment Wallonie, la normativa nazionale adottata in pendenza non pu compromettere
gravemente il risultato prescritto dalla direttiva. la sentenza Mangold fu accolta in maniera tendenzialmente critica dalla
dottrina perch non motivava adeguatamente la scelta innovativa di attribuire a una direttiva idoneit a disciplinare con effetti
diretti anche rapporti orizzontali. Questa scelta viene precisata nella sent Kucukdeveci, ove si legge, al punto 46 che in
riferimento a controversie tra privati la corte rileva cm una direttiva non pu essere fatta valere in qnt tale nei cofnronti di un
individuo. la direttiva qui, si limita a dare applicazione a un principio contenuto nel trattato, il principio di parit di
trattamento; quindi la direttiva mutua il proprio ambito applicativo dallart. 19 del trattato); lartl 19 prevede che il
consiglio, deliberando allunanimit cn lapprovaz del parl sec una proc speciale, pu prendere provv opportuni per
combattere le discriminazioni. Quindi c una speciale competenza nellambito delle discriminazioni fondate sullet. Quindi
solo le direttive che svolgono un principio fondato su una specifica competenza del trattato. Lart. 19 perfettamente in grado
di esprimersi con eff diretti anche orizzontali.
Al di fuori di queste ipotesi, dunque i diritti producono situaz giur sogg solo in stretta correlazione con la normativa dellue risp alla
quale fungono da limite (es se si tratta di un reg, i diritti fondamentali saranno invocabili nellambito di rapporti giuridici tra privati, se
si tratta di direttive no)
Nel caso Association de mediation social, viene sollevata dalla cassazione francese questione pregiudiziale circa linterpretaz
dellart. 27 carta di nizza e della direttiva 14-2002, chiedendo alla corte se tali normative ostano allapplicaz dellart. 1111 del cod du
travail che , ai fini dellindividuazione delle unit produttive tenute a far eleggere rappresentanti sindacali dei dipendenti, individuava
una serie di categorie di lavoratori che dovevano essere esclusi dal computo (es i contrat daccompagnement, oppure i contrat initative
emploi , cio gli apprendisti); sec la Corte la disciplina del cod du travail effettivamente contraria ai principi affefrmati dallart. 27
della carta e dalla direttiva, ma, a diff di qnt affermato nei casi Mangold e Kukucdeveci con riferimento allart. 19 tfue, qui art. 27,
anche letto in maniera congiunta alle norme della direttiva, non sufficiente di per s a fondare posiz giuri sogg piene e complete, e
quindi non pu essere invocato nei rapporti interprivati, quindi il sogg che era stato eletto come delegato dei dipendenti allinterno
dellams non poteva impugnare il provv di destituzione della sua carica.

PARTE III

IL SISTEMA GIUDIZIARIO DELLUNIONE

LA CORTE DI GIUSTIZIA DELLUE COME ISTITUZIONE GIUDIZIARIA

Art. 19 TUE La corte di giustizia dellue comprende la Corte di giustizia, il tribunale e i tribunali specializzati. Assicura il rispetto del
diritto nellinterpretaz e nellapplicaz dei trattati
Competenze del Tribunale
ricorsi relativi allinvalidit di atti dellUE (art. 263 TFUE),
ricorsi in carenza (art. 265 tfue),
controversie sullobbligo di risarcimento dei danni provocati dallue e dai suoi agenti (268 tfue),
rapporti di lavoro fra lue e i suoi agenti (270 tfue)
contratti di cui sia parte lue (272 tfue);
Competenze della Corte

ricorsi x infrazione contro uno stato membro


rinvii pregiudiziali relativi allinterpretaz e alla validit del diritto dellue (267 tfue);
si tratta di una ripartiz di competenze non lineare, perch lattribuz di sfere di competenza esclusiva potrebbe comportare interferenze
con proc affidati, in primo grado, alla competenza del trib; ad es la corte di giustizia potrebbe essere chiamata a decidere in via
pregiudiziale questioni di validit di atti dellue che siano stati impugnati con ricorso diretto innanzi al tribunale; per regolare le
interferenze , lart. 54 co 3 e co4 dello Statuto ha stabilito un meccansimo di coordinamento fondato sulla priorit delle competenze
affidata alla corte di giustizia; qnd la corte e il trib sono investiti di cause che abbiano lo stesso oggetto, sollevino lo stesso probl
interpretativo, o mettano in questione la validit dellatto, il trib, dopo aver ascoltato le parti, pu sospendere il proc sino alla pronuncia
della sent della Corte, o declinare la propria competenza.
Lart. 256 1 co2 tfue prevede che le decisioni emesse dal tribunale possono essere oggetto di impugnaz dinanzi alla Corte per i
soli motivi di diritto (e la giur della corte ha precisato che limpugnaz non pu consistere nella mera riproposiz di argomenti gi svolti
presso il Tribunale); se la corte accoglie limpugnaz (art. 61 Statuto), annulla la sent di primo grado e decide la controversia, oppure
rinvia al tribunale per una decisione, che sar vincolata in punto di diritto a qnt affermato dalla corte.
Composizione (Art. 192 tue) ; un giudice per ogni stato membro, nonch 8 avvocati generali. I membri della corte sono scelti
tra persone che offrano garanzie di indipendenza e possiedano la capacit x les di alte funzioni giurisdizionali. Essi sn nominati
di comune accordo dagli stati membri x 6 anni
art. 255 tfue limita la discrezionalit degli stati stabilendo che istituito un comitato con lincarico di fornire un parere sulladeguatezza
dei candidati alles delle funzioni di giudice e di avvocato generale, prima che i governi procedano alle nomina

IL PROCEDIMENTO DI INFRAZIONE

Ha per oggetto laccertamento di violazioni compiute dagli Stati membri, riguardo agli obblighi derivanti dai trattati o da atti
derivati;
pu essere attivato ad opera della Commissione sulla base dellart. 258 TFUE, o da uno Stato membro ai sensi dellart. 259 (facolt che
per viene fatta valere raramente, perch non giova alle relazioni tra gli Stati) e si articola in una fase precontenziosa ed una conteziosa
se il proc, come nella normalit dei casi accade, attivato dalla commissione, questa, qnd reputi che uno stato membro abbia mancato a
uno degli obblighi a lui incombenti in virt dei trattati , emette un parere motivato al riguardo, dopo aver posto lo Stato in condizioni di
presentare le sue osservazioni;
il parere motivato, privo di valore vincolante per lo Stato, ha per leffetto di definire lambito della contestaz sulla quale potr vertere
leventuale proc giudiziario;
la fase contenziosa si apre se , a seguito del mancato conformarsi dello stato al parere, la commissione adisce la corte di giustizia dellue;
non c dunque un obbligo di azione,;la comm ha ampia discrezionalit politica nel decidere se agire contro lo stato membro oppure
proseguire con le buone, cio attraverso un dialogo;
nel caso lo Stato venga convenuto davanti alla Corte, ed essa accerti lesistenza della violazione contestata, lo Stato tenuto a prendere
i provv che lesecuzione della sent della Corte comporta;
quindi la sent resa in seguito al proc di infrazione ha un effetto vincolante autonomo, e quindi a sua volta linadempimento della
sentenza dovrebbe comportare unulteriore accertamento giudiziale , e cos via in un regresso allinfinito; allora per ovviare a tale
inconveniente i trattati prevedono anche uno strumento coercitivo di carattere finanziario allart. 260 2 TFUE se ritiene che lo stato

membro non abbia preso le misure che lesecuz della sent della corte comporta, la Comm, dopo aver posto tale stato in condiz di
presentare osservaz , pu adire la Corte. Essa precisa limporto della somma forfettaria o della penalit, da versare da parte dello Stato
membro in questione, che essa consideri adeguato alle circostanze la corte, qualora riconosca che lo Stato non si conformato alla sent,
la Corte pu comminargli il pagamento della suddetta somma o penalit.
260 3 Tfue prevede che questo meccanismo possa essere attivato gi con la prima sent della Corte qualora questa accerti la mancata
attuaz di una direttiva;
laccertamento della violaz pu avere effetti anche nellordinamento interno dello stato membro inadempiente; occorre distinguere a tale
scopo due tipologie di sentenze di infrazione; da un lato si hanno le sent che accertano unomissione dello stato risp a un dovere di agire,
che si traducono in un accertamento negativo; quindi da esse si pu ricostruire solo un effetto indiretto, nel senso che i giudici interni
saranno vincolati da tale interpretaz, a meno di non rivolgersi alla corte di giustizia con un rinvio pregiudiziale per ottenere un
mutamento o almeno una precisaz di tale interpretazione.
Dallaltro lato si hanno le sent di infrazione che contengono un accertamento positivo: se la corte di giustizia accerta che una certa
condotta positiva dello Stato sia incompatibile con gli obblighi derivanti dal diritto dellue, laccertamento ben potr giustificare , da
parte del giudice, la disapplicazione della norma nazionale che fondi la condotta incompatibile con il diritto dellue

IL RICORSO PER ANNULLAMENTO

Art. 263 co1


La corte di giustizia dellue esercita un controllo di legittimit sugli atti legislativi, sugli atti del Consiglio, della Commissione e
della Banca centrale europea che non siano raccomandazioni o pareri, nonch sugli atti del Pe e del CE destinati a produrre
effetti giuridici nei confronti di terzi. Esercita inoltre un controllo di legittimit sugli atti degli organi o organismi dellue
destinati a produrre effetti giuridici nei confronti di terzi
Il co2 individua
i soggetti legittimati al ricorso:
gli Stati membri, il PE, il C, e la Comm hanno una legittimaz generale a proporli, non dovendo dimostrare lesistenza di un interesse ad
agire; agiscono per il generale interesse di assicuarare la legittimit degli atti dellUe;
legittimaz degli individui: il co4 invece attrbiuisce un diritto di azione a favore di persone fisiche o giuridiche in relazione a due
tipologie di atti;
a)atti adottati nei confronti del ricorrente o che lo riguardino direttamente o individualmente
b)atti regolamentari che riguardino direttamente il ricorrente e che non comportino misure di esecuzione
la prima categoria consente limpugnazione di un atto, independentemente dal suo nomen juris (pu essere una decisione ma anche un
regolamento), qualora abbia un contenuto sostanzialmente provvedimentale; il problema che tale disposizione introduce, dunque
quello di individuare il criterio discretivo tra atti che hanno effettivamente carattere provvedimentale e atti che non presentano tale
carattere;
nella sent Plaumann del 1963 la Corte ha costruito una formula secondo la quale un provv riguarda direttamente e individualmente
una persona, qualora lo tocchi a causa di det qualit personali o di particolari circostanze atte a distinguerla dalla generalit; nel caso di
specie tale caratteristica mancava perch la Decisione con cui veniva negata allo Stato tedesco lautorizz a sospendere il dazio dognalae
sullimportaz di mandarini da paesi terzi, non receva pregiudizio su una cerchia chiusa di soggetti, definita sulla base di circostanze gi
compiute al momento della sua adozione.
Va peraltro segnalato che nella giur pi recente si tende a dare maggiore rilevanza allelemento soggettivo del provvedimento; si
privilegia cio lintenzione, la finalit che ha spinto listituzione competente ad adottare la misura; quindi per es se lobiettivo di
carattere generale (sociale, ambientale), anche il sogg individualmente leso e perfettamente indentificabile sec criteri definiti prima
delladozione dellatto, non ha diritto di impugnativa.
I limiti del diritto individuale di impugnazione: la sentenza Pequenos agricultores e la riforma del Trattato di Lisbona

Nella disciplina previgente al Trattato di Lisbona, lart. 230 Trattato CE limitava il diritto individuale di impugnaz agli atti idonei a
pregiudicare in maniera selettiva uno o pi destinatari : pertanto linvalidit di un atto generale, non essendo impugnabile, poteva essere
fatta valere solo nei confronti di atti di esecuzione di questultimo, adottati dallue o dagli Stati membri; viceversa, per quegli atti a
portata generale che pregiudicavano direttamente pgs senza bisogno di alcun atto di esecuzione, era preclusa limpugnativa; nel caso
Union de Pequenos agricultores del 2002 , lavvocato generale Jacobs propose allora alla Corte di modificare il proprio orientamento
facendo propria uninterpretaz del 230 TCE confrome ai diritti fondamentali, e in particolare rispettosa del diritto di difesa
giurisdizionale avverso lesioni di diritti e interessi; la Corte non accolse la tesi dellavvocato; nel caso Jego Quer, di poco successiva,
in primo grado il Tribunale accoglie linterpretaz orientata al risp del diritto di difesa, ma tale soluz viene cmq ribaltata dalla Corte d
Giustizia in veste di giudice di appello. Cmq sia, con il trattato di lisbona, all 263 co4 si esteso normativamente lambito di applicaz
del diritto individuale di impugnazione, prevedendolo anche avverso gli atti reg che rig direttamente e che non comportino alcuna
misura di esecuzione; la formulazione atti regolamentari ha per posto difficolt interpretative, e la Corte, nella sentenza Inuit del
2013 ha ritenuto tale nozione riferita non ai regolamenti , ma agli atti non legislativi, con leffetto di comprimere nuovamente il
principio di piena ed effettiva tutela giurisdizionale
La procedura del ricorso
Art. 263 co6 i ricorsi per annullamento devono essere proposti nel termine di due mesi a decorrere, sec i casi, dalla pubblicazione
dellatto, o dalla notifica al ricorrente, o in mancanza, dal g in cui il ricorrente ne ha avuto conoscenza tale termine assai breve, e
risponde a unesigenza di certezza dei rapporti, che viene fatta valere anche a discapito delladeguata verifica della ricevibilit del
ricorso, e di conseguenza, quando si tratta di ricorsi azionati da individui, a discapito del pieno diritto di difesa.
Il ricorso deve essere motivato sia in punto di ricevibilit che di merito.
Art. 264 se il ricorso fondato, la Core dichiara nullo e non avvenuto latto impugnato; quindi latto viene rimosso dal sistema delle
fonti ex tunc ed erga omnes;
tuttavia il 264co2 aggiunge che la corte, ove lo reputi necessario, precisa gli effetti dellatto annullato che devono essere considerati
definitivi ; in tal modo la Corte in grado di compiere valutazioni di opportunit circa il tempo di decorrenza degli effetti
dellannullamento.

IL RICORSO PER RISARCIMENTO

Art. 340 co2 tfue in materia di resp aquiliana, lue deve risarcire, conformemente ai principi generali comuni ai diritti degli Stati
membri, i danni cagionati dalle sue istituzioni o dai suoi agenti nelles delle loro funzioni
Si tratta di una resp che deriva sia da condotte materiali che da atti giuridici anche normativi, purch si tratti di atti illegittimi;
le condizioni per esercitare lazione, nonch il suo contenuto, devono essere, cm dice lart. 340, ricavate dai principi generali comuni;
tale operazione stata via via compiuta dalla Corte, che ha ricostruito i presupposti dellazione di ris in termini restrittivi, soprattutto al
fine di non comprimere la discrezionalit delle istituzioni nelles dellattivit legislativa; in particolare, con la sent Bergaderm, ha
chiarito che la resp dellue per danni cagionati da attivti normative, sussiste unicamente in caso di violazione grave di una norma
superiore intesa a tutelare i singoli, analogamente a quanto si prevede per la resp civile degli Stati per violaz del diritto dellue.
Laccertamento dellinvalidit dellatto lesivo
Essendo linvalidit dellatto un presupposto fondamentale per affermare la resp extracontrattuale dellUe, si posta la seguente
questione: laccertamento dellinvalidit , mediante un rinvio pregiudiz o ricorso per annull, costituisce una condizione preliminare per
la proposiz del ricorso per risarcimento? Oppure linvalidit pu essere accertata incidenter tantum nellambito del giudizio sul
risarcimento?
La Corte, per evitare una duplicazione di giudizi, ha affermato lautonomia dei rimedi, nel senso che un individuo pu scegliere di
esperire prima il ricorso per annullamento, e poi in caso di successo attivare la procedura per il ris, ma nessuno gli impedsice di adire la
corte con azione risarcitoria chiedendo al trib di accertare incidenter tantum linvalidit dellatto lesivo; occorre per precisare che laz
di resp non potr essere esperita qualora miri a eliminare gli effetti di un atto divenuto definitivo in qnt decorso il termine di due mesi,
oltre il quale non pi proponibile laz di annullamento.

IL RINVIO PREGIUDIZIALE

267 TFUE La corte di giustizia dellue competente a pronunciarsi, in via pregiudiziale:


a)sullinterpretazione dei trattati
b)sulla validit e linterpretaz degli atti compiuti dalle istituzioni, dagli organi e organismi dellUe
la competenza pregiudiziale ha dunque, in generale, la funzione di promuovere luniformit nellapplicaz e interpretaz del diritto dellue;
in altre parole serve a guidare i giudici nazionali dissipandone i dubbi e consentendo loro di definire i giudizi applicando correttamente
la normativa sovranazionale ; viceversa, tale competenza non concerne n linterpretaz n la validit delle norme nazionali; la corte pu
solo accertare leisstenza di un conflitto tra il diritto interno e il diritto dellue, ma non pu trarne conseguenze.
La nozione di giurisdizione nazionale
Art. 267 co2 riserva il potere di promuovere un rinvio preg agli organi giurisdizionali nazionali; la giur della corte ha individuato una
serie di criteri per stablire se un organo abbia tale natura;
a)la sua competenza deve essere stabilita con legge
b)deve essere un organo indipendente, che eserciti la propria funzione in contraddittorio tra le parti
c)che definisca una controversia con effetti obbligatori per le parti e applicando regole giuridiche
nellapplicare questi criteri, la corte ha negato tale qualifica, per es, al giudice che opera nelles della volontaria giurisdizione (caso
Job Centre, relativa allomologazione dellatto costitutivo di societ), mentre lo ha riconosciuto, (caso Comune di Almelo) ai giudici
ordinari che si pronunciano sullimpugnazione di un lodo arbitrale, ma non ai collegi arbitrali la cui giurisdizi non sia resa obbligatoria
dalla legge.
Con rif al nostro sistema giurisdizionale, lorgano su cui si manifestata maggiore incertezza la Corte Costituzionale, non perch la
Corte di Giustizia gli abbia negato lidoneit a sollevare rinvii, ma perch i nostri giudici costituzionali, in particolare con lordinanza
536/1995, avevano essi stessi escluso di poter rinviare questioni alla corte di giustizia, ritenendo che la definizione di ogni questione
relativa allinterpretaz o alla validit del diritto ue, andasse definita in via preliminare risp alla questione di costituzionalit, sia a causa
carattere non autonomo del giudizio incidentale di costituzionalit, che, pi in generale, della funzione di chiusura del sistema che
propria del giudizio di cost. Successivamente per la Corte Cost ha cambiato orientamento, dapprima effettuando un rinvio pregiudiziale
nellambito di un giudizio principale di cost, inerente la legittimit della legge regionale Sardegna che istituiva la c.d. tassa sul lusso (ord
103/2008), e poi, con lord 207/2013, anche nellambito di un giudizio incidentale.
Facolt e obbligo di rinvio
Art. 267 co2 quando una questione (di interpretazione o validit del diritto dellue) sollevata dinanzi a un organo giurisdizionale di
uno degli Stati membri, tale organo pu, qualora reputi necessaria x emanare la sua sentenza una decisione su questo punto, domandare
alla Corte di pronunciarsi sulla questione
Art. 267 co3 invece: quando una questione del generale sollevata in un giudizio pendente dinanzi a un organo giur nazionale avverso
le cui decisioni non possa proporsi un ricorso giur di diritto interno (cio davanti a un giudice di ultima istanza), tale organo tenuto a
rivolgersi alla corte;
quindi in generale i giudici nazionali hanno facolt di rinvio; se sono per
giudici di ultima istanza, il co3 ne sono tenuti; la ratio sottesa a questa regola che, se cos non fosse, la questione interpretativa o di
validit verrebbe risolta dal giudice nazionale con efficacia di giudicato precludendo alla Corte di Giustizia di esprimersi. Tuttavia la
Corte di giustizia ha ritenuto che considerare questo obbligo come assoluto e incondizionato comporterebbe due conseguenze negative
di non poco conto
a)il giudice di ultima istanza verrebbe completamente spogliato del suo ruolo di interprete
b)le parti potrebbero utilizzare questo strumento a scopi meramente dilatori
Allora nella sent Cilfit del 1982, riferendosi in particolare alle questioni interpretative, La corte ha affermato che non vi obbligo di
rinvio
a) Qualora una questione interpretativa sia stata gi definita dalla Cdg in relazione a identica fattispecie
b) Qualora una questione interpretativa trovi univoca soluzione nella giur della Cdg, anche se si tratta di fatt non identica ma
analoga

c)

qualora la questione interpret sia, in generale, di univoca soluz, anche senza la necessit di fondarla su un precedente giur della
Cdg; la risposta alla questione deve cio risultare obbiettamente evidente a qualsiasi altro giudice, anche degli altri Stati
membri, ed essere cmq ottenuta applicando tenciche interpretative proprie della Cdg

Facolt di rinvio dei giudici non di ultima istanza nella giur della cdg
Per qnt rig la previsione del co2 (la facolt di rinvio), la corte, al fine di preservare luniformit interpretativa e applicativa ha ritenuto
necessario precisare i confini della discrezionalit che il giudice interno ha nel rinviare. In particolare nella sent Fotofrost del 1987,
riferendosi alle questioni di validit, ha chiarito che il giudice non di ultima istanza deve anzitutto compiere un approfondito
accertamento della fondatezza della questione, e che la sua discrezionalit cambia a seconda dellesito di questo accertamento, nel senso
che:
a)se ritiene la questione infondata, potr, in maniera pienamente discrezionale scegliere se rinviare oppure se definire la controversia
sulla base dellapplicaz della norma ritenuta valida
b)se invece si convinca che la norma sia invalida, la sua facolt diviene un vero e proprio dovere di rinvio;
quindi con la sent F si delinea uno schema asimmetrico; i giudici nazinoali hanno il potere di accertare la validit di norme dellue, ma
non la loro invalidit; questo per evitare il pericolo che un giudice nazionale possa adottare una sentenza senza applicare una norma del
diritto dellue rilevante per la defiinizione del giudizio.
Implicazioni sistematiche
Dato lorientamento giurisprudenziale della Corte volto adattenuare lobbligo di rinvio per i giudici di u.i per le quest interpretative
(modello Cilfit), si prospettata lipotesi di applicarlo anche alle questioni di validit; la Corte ha tendenzialmente negato questa ipotesi,
ritenendo che consentire al giudice di ultima istanza la disapplicazione di norme dellue, pur se la loro invalidit sia evidente, sarebbe
incoerente con la competenza esclusiva della Corte stessa ad accertare linvalidit di atti dellUe;
per qnt rig invece la limitaz della discrez del g non di u.i, gi affermata per le quest di validit (modello Fotofrost), la Corte, nella sent
Interedil del 2011 ha ritenuto che, in presenza di una girusprudenza consolidata, il giudice nazinoale non di ultima istanza abbia un
dovere di interpretare il diritto dellue in confromit a tali orientamenti, a meno che egli non ritenga di sollevare rinvio pregiudiz al fine
di indurre la corte a mutare il proprio orientamento;

Conseguenze della mancata proposiz di un rinvio


quando il giudice nazionale, nonostante fosse (in base ai parametri fissati dal giur) tenuto a farlo, omette di rinviare , ci anzitutto
costituisce una violaz grave e manifesta del diritto ue e comporta la resp civile dello Stato; si poi posto il problema di vedere se la
violaz dellobbligo di rinvio possa comportare anche il venir meno delleffetto di cosa giudicata di una sent definitiva pronunciata da un
giudice nazionale rimasto inadempiente risp allobbligo di rinvio pregiudiziale. Nella sent Kapferer questa possibilit stata negata, ma
nella giur successiva (Kuhne 2004 e Lucchini 2007) si sono aperti significativi spiragli in tale direzione.
Caso Kuhne origina dalla controversia amministrativa tra la societ esportatrice di pollame Kuhne&Heitz e il Productschap olandese,
riguardante lapposizione alla merce della corretta nomenclatura ai fini dellapplicaz della tariffa doganale comune; la societ
esportatrice sosteneva che la propria merce dovesse rientrare in una det categoria (cosce e altri pezzi di altri volatili), il Productschap,
a seguito di un proprio controllo, riteneva da riferirsi ad altra categoria; Kuhne impugna la decisione davanti al giudice
amministrativo, il quale, omettendo di rinviare la questione alla corte di giustizia, decide la controversia interpretando in senso
favorevole al Producschap; successviamente, nel 1994, interviene in unaltra controversia riguardante altra societ ma il medesimo
oggetto, il giudice olandese interpreta la nomrativa nel medesimo significato che Kuhne aveva fatto valere davanti al College Von
Beroep voor het bedrkflsleven. A seguito di questa sent Kuhne si rivolge nuovamente allautorit amministrativa, che afferma la
incontrovertibilit della propria decisione, e poi nuovamente al giudice, il quale solleva rinvio pregiudiziale, domandando alla corte se
il diritto dellue , e in particolare il principio di leale collaborazione , cooperaz fissato allart. 4 Tue osti a una decisione
amministrativa divenuta definitiva al fine di assicurare la completa efficacia del diritto dellue cos come deve essere interpretato in
base a qnt stabilisce la corte di giusitiza nella sua competenza pregiudiziale. La corte risolve la questione nel senso che il principio di
leale collaborazione, di per s, non intende inficiare il principio, altrettanto proprio del diritto dellue, della certezza del diritto;
tuttavia, qualora, come nel caso del diritto olandese, sia consentito ritornare anche su decisioni definitive, e qualora la d ecisione sia
divenuta definitiva a seguito della pronuncia di un giudice di ultima istanza,e tale sentenza alla luce di una giur della Corte successiva
alla medesima, risulti fondata su uninterpretaz errata del diritto ue e linteressato si sia rivolto allorgano amministrativo

immediatamente dopo essere stato informato della detta giurisprudenza, allora possibile che il rinvio sia esercitato anche a discapito
della certezza assicurata dalla definitivit di un provv amminsitrativo
Il caso Lucchini origina da una richiesta di aiuto di Stato avanzata nel 1985 da un impresa del settore siderurgico, la Lucchini s.p.a.,
nei confronti delle autorit competenenti allerogazione di agevolaz alle imprese stabilite nel Mezzogiorno. (Cassa del mezzogiorno) ;
la cassa notifica alla commissione il progetto di aiuto, la commissione ritiene le informazioni insufficienti e chiede di integrarle, in
particolare circa la precisaz delle finalit del finanziamento (se in esse fosse ricompresa la finalit di adeguare gli impianti alle
normative in materia di tutela ambientale) ; lautorit competente non integra le informazioni, la commissione adotta nel 1990 una
decisione di diniego della compatibilit degli aiuti con il diritto ceca e con le decisioni sui codici degli aiuti alla siderurgia. Prima di
questa decisione, la cassa aveva erogato una parte dellaiuto richiesto, il 15% del finanziamento richiesto dalla Lucchini a un istituto di
credito. Successivamente 1994 la Lucchini adisce il tribunale civile per ottenere lintero aiuto richiesto ,fondando la propria pretesa
unicamente sul diritto nazionale (la legge 183/1976) ; il trib civile di roma applicando questa normativa impone al mica lerogazione
dellaiuto, il mica ricorre in appello sostenenendo lincompatibilit dellaiuto con i parametri fissati dai codici degli aiuti, la corte
dappello respinge lappello, il quale non viene impugnato e la sent passa in giudicato e si passa allesecuz forzata (pignoramento e
vendita allasta di beni del ministero); successivamente la comm, nel 1996-97, avvia una corrispondenza con il ministero,
comunicandogli la necessit di ripetere laiuto indebitamente concesso. Allora il ministero provvede con decreto di revoca, il quale
viene impugnato nel 1999 dalla Lucchini di fronte al Tar; il Tar dichiara lillegittimit del decreto di revoca perch esso andava a
incidere su un rapporto definito con forza di giudicato; il ministero ricorre al consiglio di stato, il quale solleva questione pregiudiziale
alla Corte di Giustizia, chiedendogli se rispetto allapplicazione della norma interna riguradante lincontrovertibilit del giudicato (art.
2909) fossero di ostacolo lapplicaz del diritto dellue circa gli aiuti e l obbligo di rinvio da parte di un giudice di ultima istanza; e la
Corte afferma che le questioni sollevate vanno risolte ne lsenso che il diritto dellue osta allapplicaz del 2909, laddove tale dis
impedisce il recupero di un aiuto di stato erogato in contrasto con il diritto dellue e la cui incompatibilit era stata dichiarata in via
definitiva da decisione della Commussione. Quindi anche nel caso Lucchini la Corte ritiene che, in generale, la garanzia di certezza
dei rapporti costituita dal passaggio in giudicato/incontrovertibilit di una decisione, rimanga un principio fondamentale di civilit
giuridica; tuttavia, qualora tale incontrovertibilit comporti una grave ed evidente violaz del diritto dellue, pu comportare il bis in
idem, affinch la Corte di Giustizia possa esercitare la sua competenza pregiudiziale.

Rapporto tra rinvio pregiudiziale e annullamento


.
La circostanza che il rinvio pregiudiziale non soffre di preclusioni temporali, pone, laddove si tratti di una questione di validit, un
problema di coordinamento con il limite temorale di due mesi entro i quali occorre esperire il ricorso per annullamento.
Il problema si posto nel caso TWD (TextileWerke Deggendorf GmbH); il caso originava da alcuni aiuti concessi dalla Germania a
favore di una impresa tessile, che erano stati qualificati come illegittimi da una decisione della Comissione, che imponeva alla
repubblica federale di chiederne la ripetizione; limpresa, pur non essendo formalmente destinataria della decisione, era da dessa
riguardante direttametne e individualmente e quindi era legittimata a impugnare la decisione. Tuttavia se ne astenne. Nel corso del
giudizio sullimpugnaz delle delibere di restituzione, lOberverwaltungsgericht del Land Renania Settentrionale solleva
questione pregiudiziale di validit della deicisone, chiedendo altres se il rinvio fosse proponibile nonostante il mancato epseirrmento del
ricorso per annullamento entro il termine decadenziale. La Corte risponde affermando che ammettere un rinvio per questione di validit
di una decisione non impugnata nei termini, sarebbe incompatibile con le esigenze di certezza del diritto. Liter argomentativo della
Corte lascia tuttavia aperti due problemi:
a)la portata soggettiva della preclusione se questa riferita allinteressato, davvero logicamente necessario estenderla anche al
giudice? Nella sent si legge che precluso nei confronti dellindividuo opporsi all esecuzione della decisione; ci potrebbe significare
che la preclusione al rinvio pregiudiziale non opera in maniera assoluta ma opera nellambito dei giudizi nazionali insorti
dallopposizione del destinatario allesecuzione della decisione rimasta inimpugnata e quindi divenuta definitiva, tanto se sollevati su
impulso dellindividuo tanto dufficio dal giudice.
b)la portata oggettiva della preclusione questa sorge anche allorch un individuo non abbia proposto ricorso in situazioni nelle quali
risulti assai difficile stabilire se avesse o meno legittimazione a ricorrere? Sembrerebbe ragionevole ritenere che la preclusione riguardi
esclusivamente il sogg destinatario diretto di una decisione o al quale la decisione. Sarebbe infatti irragionevole ritenere che lindividuo
abbia un onere di impugnare direttamente un atto qualora questo abbia le sembianze di un atto a portata generale e solo a un esame pi
attento riveli la natura di atto provvedimentale.

PARTE IV IL SISTEMA DELLE COMPETENZE

Il principio di attribuzione
Lart. 5 Tue dispone che la delimitaz delle competenze dellUe si fonda sul principio di attribuzione
2 precisa che in virt del principio di attribuzione, lue agisce esclusivamente nei limiti delle competenze che le sono attribuite dagli
Stati membri nei trattati per realizzare gli obiettivi da questi stabiliti. Qualsiasi competenza non attribuita allue nei trattati appartiene
agli stati membri

La scelta della base giuridica


Logica conseguenza del pr di attribuz che per ciascun atto dellue occorre individuare la base giuridica appropriata, e tale operazione
pu presentare aspetti problematici, in qnt talvolta un atto pu essere ricondotto , allo stesso tempo, a pi competenze. Es una direttiva
che stabilisca standards ambientali per det tipi di attivit industriale. Dalla giur della acorte si possono individuare alcuni principi guida
nellindividuaz della corretta base giuridica
a)la base va scelta attraverso una valutaz oggettiva, nel senso che listituzione che adotta un certo atto deve indicare gli elementi di
connessione tra latto e la base giuridica che la hanno indotta a tale scelta. Quindi liter logico della scelta deve riguardare sia il
contenuto dellatto e sia le sue finalit ad es un atto fondato sulla politica agricola dovr avere un contenuto che obiettivamente rientri
in tale materia, nonch perseguire le finalit prfeissate dallart. 39 TFUE
b)la base va scelta valorizzando la legittimaz democratica dellatto, quindi, nel dubbio va privilegiata la base che preveda il maggior
grado di coinvolgimento del parlramento europeo e ove possibile occorre dare la preferenza a procedure in cui il consiglio vota a magg
qualificata e non allunanimit.
c)laddove possibile, preferibile una base giuridica univoca piuttosto che la combinazione di pi basi. In caso di prevalenza di una base,
latto deve dunque essere esclusivamente adottato in virt di questultima, fermo restando che cmq un atto adottato ai sensi di una delle
politiche dellUE ben potr includere norme, ancorch aventi rilievo secondario o ancillare, che rilevino in unaltra poltica dellue.
Per lipotesi in cui un atto contenga norme fondate in maniera eguale su diverse politiche dellue, diventa invece necessario combinare i
diversi procedimenti per ladozione degli atti, e ci non sempre possibile; in particolare non possibile allorch la combinaz tra proc
decisionali diversi vanifichi la ratio che essi rispettivamente sottendono; in tal caso pertanto si impone la necessit di identificare la
procedura pi appropriata.
Ad es Nel caso Biossido di Titanio, si trattava di valutare la legittimit di una direttiva tesa a ridurre linquinamento nella propduz
industriale e ad armonizzare il trattamento dei rifiuti di biossido; tale direttiva era stata adottata dal C esclusivamente sulla base della
politica ambientale che, a quel tempo, prevedeva un voto allunanimit del C che la semplice consultaz del P;
la comm sosteneva invece che tale base fosse inadeguata e occorresse adottare latto sulla base della competenza in tema di
armonizzazione delle leg nazionali, che prevedeva invece una procedura di cooperazione, nella quale solo in presenza di dissenso del P ,
il consiglio avrebbe potuto adottare latto solo votando allunanimit. La Corte afferma che lo scopo essenziale della procedura di
cooperazione (la ricerca di una convergenza tra le due istituzioni) risulterebbe pregiudicato dalla combinaz delle procedure, e pertanto
risolve il caso individuando la base giuridica pi appropriata nella competenza in tema di armonizz.

TIPI DELLE COMPETENZE

1)Competenza esclusiva (art. 2 1 TFUE) solo lUe pu adottare atti per disciplinare un determinato settore; quindi in tali materie gli
stati non possono adottare atti normativi neanche qualora lUe se ne astenga (possono per adottare atti di esecuzione in tali materie,
essendo i sogg chiamati primariamente ad es la funzione esecutiva, salve le ipotesi in cui questultima affidata per esigenze di
uniformit applicativa alla competenza della commissione);
le materie di comp escl sono elencate dallart. 3 e sono:

a)unione doganale
b)disciplina della concorrenza nel mercato comune
c)politica monetaria (per leurozona)
d)tutela del mare
e)politica commerciale comune la quale fu la prima compet ad essere ritenuta esclusiva, con il parere 1/75 sec uninterprtaz funzionale
del trattato cee

2)Competenza concorrente (art. 22) sia lue che gli stati possono legiferare; poi per si precisa che gli stati membri es la loro
competenza nella misura in cui lue non ha es la propria, e che es nuovamente la loro competenza nella misura in cui lue ha deciso di
cessare la propria. Si tratta dunque di un ambito a geometria variabile, perch si va da settori nei quali lue occupa tutto lo spazio, a
settori in cui invece ne lascia un po agli Stati. Ci che occorre sottolineare che la preclusione qui deriva non dalla mera esistenza della
competenza ue ma dal fatto che lue labbia esercitata, e si tratta di una preclusione che cmq altro non che il corollario del principio del
primato del diritto dellue sul diritto degli stati membri.
Le materie sono, tra le altre:
a)il mercato interno
b)la politca sociale
c)la pesca
d)lambiente
e)protez dei onsumatori
f)lenergia
g)i trasporti
3)competenza complementare lUe pu solo sostenere , coordinare o completare lazione degli stati membri, ma non si sostituisce
alla loro competenza in tali settori es nella tutela dell salute, cultura, turismo ,istruzione, sport, protezione civile, cooperaz
amminstrativa; la diff con la comp concorrente, dalla quale strutturalmente non distante, che lue ha un campo di azione
funzionalmente limitato , appunto, a sostenere, coordinare e completare.
4)competenza di coordinamento un sottotipo della competenza complementare, che riguarda specificamente le politiche
economiche e occupazioni degli stati membri, nonch le politiche sociali; in tali settori il C pu solo rivolgere agli Stati indirizzi di
massima, orientamenti generali; occorre peraltro precisare che, tra politica economica e politica monetaria dei paesi che hanno adottato
leuro, si sono negli ultimi anni intessute relaz sempre pi fitte sia in via di prassi e di accordi posti al di fuori del sistema dellue, fino
a rendere la compet in materia di politica economica un qualcosa di pi di una mera politica di coordinamento.

La competenza in materia di politica estera e di sicurezza comune, affermata dallart. 24 TFUE e poi definita e disciplinata dallart.
24 TUE presenta problemi peculiari, in qnt a diff delle altre competenze dellue, che hanno un ambito materiale pi o meno definito, in
essa rientrano, astrattamente tutte le possibili azioni ispirate a un fine di politca estera e di sicurezza comune. Quindi les della pesc si
presta facilmente a sovrapposizioni con le altre competenze; di fronte a tali sovrapposizioni dunque non possibile ricercare la corretta
base giuridica alla luce dei criteri interpretativi propri del principio di attribuzione. Operano allora due modelli ad hoc
Un modello di conflitto - art. 40 TUE
Lart. 40 co1 vieta alla pesc di interferire con les delle competenze materiali; 40 co2, simmetricamente, stabilisce che alle competenze
materiali che esprimono unazione esterna delue fatto obbligo di lasciare impregiudicate le attribuz pesc.
Quindi un regime di totale segregaz tra politica estera e politiche materiali, che fonda un vero e proprio divieto di cumulo di basi
giuridiche, rigidamente intepretato dalla corte, come si pu vedere nel paradigmatico caso Ecowas (2008), nel quale la Corte annulla
una decisione pesc che formulava una moratoria al commercio di armi leggere ritenendo che la competenza ricadesse invece nella
politica di cooperazione allo sviluppo; in questa sentenza si vede non solo una rigida applicazione delle separazione di competenze, ma
anche una soluzione gerarchica del conflitto fra basi giuridiche, che deve essere risolto sempre in favore delle politiche materiali; quindi
la corte, nel dubbio, privilegia il meccanismo sovranazionale.
Un modello di cooperazione art. 215 tfue
quando una decisione pesc prevede linterruzione o la riduz delle relaz economiche con uno o + paesi terzi, il C deliberando a magg
qualificata su proposta dellalto rappr, adotta le misure necessarie e ne informa il PE. Questa disposiz delinea un processo decisionale
imperniato su due distinti provvedimenti, uno di politica estera, e quindi volto a individuare finalit e sturmenti di azione, e uno di

politica materiale, volto ad adottare concretamente le misure; tale meccanismo ha certo una portata piuttosto limitata, perch pu essere
utilizzato a soli fini sanzionatori e solo nel settore delle relaz economiche; questo cmq non impedisce che, per altre vie, il modello della
cooperazione possa trovare altri spazi e che nella prassi i fini individuati da decisioni o cmq decisi in via intergovernativa dagli stati,
siano poi attuati in concreto da istituz sovranazionale nelles delle politiche materiali ; per es nella disciplina del sistema di
radionavigazione via satellite (<reg. 912/2010)

Regolazione e dinamica delle competenze


Il principio di sussidiariet
Art. 5 3 TUE nei settori che non sono di sua competenza esclusiva, lUe interviene soltanto se e in qnt gli obiettivi dellazione
prevista non possono essere conseguiti in misura sufficiente dagli stati membri, n a livello centrale n regionale/locale, ma
possono , a motivo della portata o degli effetti dellazione in questione, essere conseguiti meglio dallue
Quindi questo principio, pur senza incidere sullattribuz delle competenze, determina cmq lordine di priorit nel concorso di
competenze; si tratta di un principio bidimensionale; da 1 lato impone sempre di accertare lopportunit di unazione da parte dellUe e
inoltre impone allue di utilizzare gli strumenti meno invasivi possibili. Questo det due conseguenze : 1) lue deve sempre motivare i
propri atti, cio non si pu limitare a fondarli sulla norma attributiva di competenza ma anche sotto il profilo della necessit di
intervenire al posto degli Stati, cio al posto deglie enti pi vicini al cittadino 2) il risp del pr di sussidiariet parametro di legittimit
dellatto
Il controllo sul rispetto del principio di sussidariet sia giurisdizionale che politico;
quello giurisdizionale es dalla corte di giustizia in sede di sindacato di validit (rinvio pregiudiziale e ricorso per annullamento) ;
tuttaviaa si tratta di un controllo che la corte es in modo piuttosto debole (non manifesta irragionevolezza, Caso Vodafone)
quello politico invece disciplinato dal protocollo n.2 sullapplicaz dei pr di sussidiariet e proporzionalit,
nel quale si prevede che i P nazionali siano informati dei progetti di atti legilsativi dellue fin dallinizio della procedura che conduce
alla loro adozione, e ciascun parlamento anazionale pu inviare ai presidenti di P , C , e Comm UN PARERE motivato sul rispetto del
principio di sussidiariet;
a ciacun Parlamento naz spettano due voti, ripartiti in ragione di uno per ciasucna delle camere se si tratta di sistemi bicamerali;
qnd i pareri negativi ammontino ad almeno 1/3 dei voti complessivi il progetto deve essere riesaminato, e leventuale decisione di
riproporlo deve essere specificamente motivata in punto di sussidiariet;
se i pareri negativi sono + della met dei voti complessivi e si tratti di un progetto la cui approvaz richiede la procedura leg ordinaria, la
proposta andr specificamente riesaminata dalla comm e sottoposta per il riesame al consiglio e al P ma se il paarlamento si oppone al
riesame a magg semplice o il consgio a magg qualificata, non sar neanche riesaminata.
Gli strumenti per lespansione delle competenze dellUe
A)dottrina dei poteri impliciti (caso AETS lue possiede non solo i poteri espressamente trasferiti dagli stati , ma anche implciitamente
i poteri di azione necessari per les di quelli espressi)
B)art. 352 Tfue (competenze astratte che si desumono da uninpterrtaz sistematica delle politiche dellue e che sono prive solo dei
poteri per essere attuate) se un azione dellue appare necessaria per realizzarer uno degli obiettivi di cui ai trattati senza che questi
ultimi abbiano previsto i poteri di azione richiesti a tal fine, il C allunamit su proposta della Comm e previa approvaz del Parl, adotta
le disp appropriate; allorch adotta le disp sec una proc leg speciale, il C delibera allunanimit su proposta della COMM E previa
approvaz del PE

PARTE V

IL DIRITTO DELLUE NEGLI ORDINAMENTI NAZIONALI

Concezione federalista e concezione internazionalista

Il dibattito sulla natura dellue tradizionalmente riconducibile a due opzioni antitetiche tra loro: la prospettiva federalista da un lato e la
prospettiva internazionalista dallaltro;
sec la prima il diritto dellue e quello degli ord nazionali sono parti di un unico ord giuridico; lelemento che caratterizza la federaz
infatti la circostanza che le norme federali nn costituiscano norme esterne al sistema quindi hanno piena capacit di vincolare tutti i
sogg dei singoli stati - ; inoltre nella costituzioni degli ord federali si prevede solitamente una supremacy clause, che afferma il primato
delle norme federali su quelle statali; nella cost dunque, cio nell atto posto a vertice e fondamento di tutto lord federale, che si
determinano i reciproci ambiti di competenza, e lefficacia delle norme federali negli Stati.
sec la concezione internaz, invece, essendo lord dellue separato da quello degli Stati membri, sono questi ultimi, con propri atti di
volont, a determinare portata, limiti, e modi della limitazione di sovranit;
ma nessuna di queste due prospettive teoriche, se rigidamente intesa, riesce a dar conto compiutamente del modo di essere dellord ue, e
allora negli ultimi anni entrambe queste dottrine si sono stemperate ; la prima infatti ha superato il dogma dellunitariet, riconoscendo
nellintegraz europea un processo federativo in fieri, pi che unentit federale compiuta; la seconda tende oggi a riconoscere , almeno,
che attraverso un trattato sia possibile costituire un ente che , attraverso istituzioni e procedure sovranazionali, presenti una struttura che
non cos profondamente dissimile da una federazione;
la Corte di Giustizia, fin dalle sue prime pronunce, di fronte al problema pratico del conflitto tra norme interne/norme comunitarie, ha
adottato un approccio sostanzialmente federalista; dopo aver affermato in VGEL la natura cost dei trattati, in Costa c. Enel (1964) ,
giudicando sulla compatibilit della legge italiana di nazionalizzazione dellenergia elettrica con il trattato cee, ha affermato che
istituendo una Comunit senza limiti di durata, dotata di propri organi, di personalit e capacit giuridica, di capacit di rappr
sul piano internazionale, gli stati hanno limitato, sia pure in campi circoscritti, i loro poteri sovrani e quindi lo spirito e i termini
del trattato hanno x corollario limpossibilit per gli Stati di far prevalere, contro un ord giuridico da essi accettato a condiz di
reciprocit, un proprio provv unilaterale ; quindi un provv interno che dispone difformemente a qnt previsto dai trattati non pu
essere applicato, perch ci causerebbe una discriminazione e metterebbe in pericolo lattuaz degli scopi dei trattati;

successivamente nella sent Simmenthal (1978) la Corte muove dallidea di fondo che il diritto dellue, in blocco, appartenga a una sfera
normativa intangibile dal diritto interno, e che quindi vi sarebbe non solo una gerarchia ordinamentale ma anche una assoluta
indisponibilit del processo di integrazione da parte degli Stati, che avrebbero trasferito irrevocabilmente porzioni di sovranit
allUe
le disp del trattato e gli atti delle istituzioni, pertanto, qualora siano direttamente applicabili, non solo rendono inapplicabile il diritto
interno preesistente che sia in contrasto con il diritto comunitario, ma rendono anche invalidi nuovi atti normativi nazionali
incompatibili con norme comunitarie;
Coerentemente con questa impostaz,
ogni giudice nazionale chiamato a disapplicare le norme interne che interferiscano con atti dellue aventi effetti diretti,
e ci vale per sia quelle che si pongono in immediato conflitto, sia per quelle che limitino od ostacolino gli effetti diretti; e proprio nel
caso Simmenthal si vede un esempio del secondo tipo; un giudice italiano chiede con rinvio pregiudiziale alla corte se il principio del
primato dellord ue sia adeguatamente assicurato attraverso il meccanismo del sindacato di costituzionalit, utilizzando come parametro
lart. 11 e le norme comunitarie come norme interposte; la Corte di Giustizia risponde affermando che tale meccanismo frappone un
limite alla piena affermaz dellefficacia del diritto dellue, e quindi devono essere i singoli giudici ordinari a poter e dover
compiere un sindacato diffuso
I conflitti fra norme nella concezione internazionalista delle corti cost nazionali
La giur delle corti cost ha al contrario approcciato il problema del conflitto norme interne-diritto dellue in una prospettiva
internazionalista, rinvenendo nel diritto nazionale il fondamento dellefficacia delle norme sovranazionali.
La prima pronuncia in merito ai rapporti tra ord com e ord italiano la sent 14/1964 inerente il caso Costa c. Enel ed ha una forte
impronta internazionalista; la Corte Cost ritiene infatti che i trattati abbiano consentito al leg di trasferire competenze a favore
delle istituzioni comunitarie; essendo per la legge di esecuzione.. una legge, i trattati e gli atti derivati hanno il medesimo valore
degli atti legislativi; quindi i conflitti vanno risolti attraverso il criterio cronologico (lex posterior abrogat legem priorem);
il diverso regime delle norme dellue risp alle norme interne viene affermato solo a partire dalla sent Frontini
Nella sent Frontini, n. 183/1973 la corte cost italiana ha ricondotto la legittimit della legge di esecuzione del trattato cee allart. 11
cost, laddove si prevede che lItalia acconsente, in condizioni di parit con gli altri stati, alle limitazioni di sovranit necessarie a un
ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni e promuove e favorisce le organizz internazionali rivolte a tale scopo ;
quindi secondo questa impostazione se ne trae che il diritto prodotto sulla base dei Trattati istitutivi non pu per sua forza
autonoma imporsi agli ord nazionali; pu farlo solo a condizione che rispetti i meccanismi selettivi che quellord prevede per
lingresso di norme prodotte al di fuori di esso; nello specifico del nostro ord, occorre sottolineare che lart. 11 non conferisce
automaticamente efficacia al diritto dellUe; si limita ad autorizzare il leg italiano a trasferire competenze e poteri sovrani a
favore di enti che li esercitino per la realizzazione di questo modello cost di cooperazione;
N si pu dire che lart. 117 co1 introdotto con la l cost 3/2001 possa essere preso a nuovo ed esplicito fondamento del trasferimento di
competenze; questa disposiz, che oltretutto uno dei pi macroscopici esempi di come lEnfremdung (distacco della norma dallatto che
lha posta) possa condurre a uneterogenesi dei fini, disciplina infatti unicamente i rapporti fra la normativa interna e quella dellUnione;
inoltre i costituzionalisti italiani, nellinterpretare lart. 117 precisano anche che i vincoli derivanti dal diritto dellUe cui la potest
legislativa statale e regionale deve attenersi, sono quelli che discendono dalle fonti previste nei trattati in quanto lItalia ha aderito ad
essi e li ha recepiti con la legge di esecuzione; ma non si abilita con questa previsione lue a introdurre autonomamente altre ed eventuali
nuove fonti di produzione giuridica;
altri Stati hanno invece scelto di inserire nella propria Cost un fondamento specifico per il trasferimento di poteri a favore dellUe, es
lart. 231 Grundgesetz (Europa Artikel);
nella sent ICIC , 232/1975 la Corte Cost. muovendo sempre dalla concez internazionlista affermata in Frontini, da un lato riconosce
lesigenza di sottrarre le norme dellue alle dinamiche interne; dallaltro per ribadisce che lautonomia del diritto ue non illimitata ma
trova il suo fondamento nellart. 11, quindi leggi confliggenti con norme dellue non possono essere disapplicate in quanto tali, ma
devono passare al vaglio del sindacato di costituzionalit.

Occorre comunque aggiungere che nel tempo la Corte Cost ha attenuato le implicazioni pratiche di questa impostazione, fino a definire
un assetto che tende a realizzare le esigenze pratiche evidenziate dalla Corte di Giustizia, di immediata e uniforme applicazione, almeno
per le norme aventi effetti diretti);
nella sent Granital (170/1984) la corte infatti ha per la prima volta affermato che lord ue e quello dello Stato, pur distinti e autonomi,
sono necessariamente coordinati in quanto lart. 11 si pone come fondamento della coesistenza di due ord , ciascuno legittimato ad
operare nellambito di competenze ad esso assegnato; di conseguenza un conflitto tra leggi e atti dellue aventi effetti diretti non ha
ragione di essere, in quanto per ciascuna fattispecie vi solo una tipologia di atti competenti, e il giudice nazionale ha semplicmente il
dovere di applicare la norma competente; se nel caso di specie quella dellue, quindi, disapplicher la legge nazionale, senza dover
passare per il vaglio di costituzionalit.
Nella giur successiva la corte cost ha esteso il principio della disapplicazione, originariamente limitato alle norme dotate di diretta
applicabilit, e cio ai regolamenti, stato esteso dalla giur successiva a tutte le norme dellue aventi effetti diretti.
In particolare, nella sent 389/1989, a quelle norme dellue il cui effetto diretto sia stato accertato, o attraverso una sent interpretativa
della Corte diGiustizia, oppure anche attraverso una sent non interpretativa (es resa in un giudizio di infrazione) ; inoltre non solo gli
organi giurisdizionali ma anche quelli amministrativi sono tenuti alla disapplicazione; essa peraltro incontra dei limiti, nel senso che non
comporta n abrogazione o invalidit della norma interna, ma rivolge essenzialmente allorgano titolare della funz legislativa (il
Parlamento) il compito di intevenire a modificare lord al fine di depurarlo da eventuali incompatibilit con lord ue;
nella sent 168/1991 la Corte ha idnidcato che anche le norme di direttive inattuate, aventi le caratteristiche per produrre effetti diretti ,
comportano la disapplicazione delle norme interne confliggenti. Invece per il conflitto tra norme dellue non dotate di effetti diretti e
leggi nazionali non possono essere risolti da un giudice che non sia la corte cost, che potr, seguendo il modello Frontini/Icic, accertarne
lillegittimit cost risp allart. 11; la questione di cost pu inoltre essere sollevata nel caso di conflitto tra norma dellUe e un principio
fondamentale della cost, oppure nellipotesi simmetrica, di conflitto tra una legge e un principio fondamentale del diritto dellUE;
muoevendo infatti da una premessa concettuale internazionalista, necessario che sia la corte costituzionale a verificare se sia
costituzionalmente legittimo per la legge revocare il trasferimento di competenze disposto sulla base dellart .11 Cost.

I rapporti tra norme dellue e norme costituzionali


La Corte Cost ha delineato il suo approccio al problema a partire dalla sent 98/1965 (Acciaierie San Michele), nella quale la Corte
afferma che lord cost riconosce latuonomia dellord dellue nel discplinare le fattispecie di propria competenza, per questa autonomia
incontra dei contro-limiti nel senso che lord dellue pur non essendo tenuto a rispettare puntualmente tutta la normativa cost, deve
rispettare perlomeno i principi fondamentali dellord costituzionale. questa impostaz la si ritrova anche nel caso Frontini, dove si
ribadisce che il parametro di validit delle norme europee pi tenue risp a quello applicato alle leggi interne, ma che cmq i poteri
conferiti allue non posson oessere utilizzati al fine di violare i principi fondametnali del nostro ord cost o i diritti inalienabili della
persona umana; in Frontini si aggiunge anche un elemento procedurale,
non possono essere sottoposti a sindacato di cost gli atti di diritto secondario dellue;
il giudizio di cost , riferito alla comptabilit delle norme dellue con la cost, diventa dunque una sorta di riserva di ptoere di ultima
istanza, per gli sconfinamenti manifesti e gravi.

La giurisprudenza del Bundesverfassungsgericht sul fondamento dellord dellue nonch sul rapporto tra norme dellue e norme
costituzionali ha percorso strade sensibilmente differenti rispetto a quello della nostra Corte Costituzionale.
Nella sent 28/1967 la corte dichiara inammissibile la questione di cost di due regolamenti comunitari, che erano stati impugnati con
ricorso diretto (Verfassungberschwerde) che sosteneva la loro incompatibilit cn diritti tutelati del Grundgesetz. La Corte motiva
linammissibililit del ricorso sulla sua incompetenza a pronunciarsi sul diritto di un ordinamento totalmente esterno e distinto da quello
nazionale. Il fatto che gli stati membri si siano spogliati di porzioni di sovranit in favore di un ente sovranazionale, non comporta infatti
automaticamente che questo vada riconosciuto cm ord in grado di inglobare gli ord degli stati membri ; non uno stato neanche federale
(ist selbst kein staat, auch kein bundestaat, bens eine zwischenstaaten einrichtung istituzione internazionale/comunit di stati)
Nella sent Solange I del 1974, il BVSG, ribadisce anzitutto qnt aveva gi affermato nella set del 1967, e cio che ord dellue e ord
nazionale sono perfettamente separati, e quindi il giudice cost non pu interpretare la validit di norme dellue cos come la corte di
giustizia non pu interpretare norme degli ord nazionali; poi aggiunge per degli elementi importanti: i rapporti tra le norme vanno
affrontati dalle corti con una idea di Konkordanz beider Rechtsordnungen; qualora per questo sia impossibile e si ponga dunque
un problema di contrasto/antinomia tra i due ord, in via di principio lord dellue, anche quello secondario, risulta sovraordinato rispetto

alla normativa di rango legislativo, ma subordinato risp ai principi e le norme costituzionali; la prevealenza del GG sul diritto ue veniva
motivata essenzialmente da due argomenti a) lassenza di un meccanismo di formaz democratica delle decisioni politiche b) lassenza di
un sistema di tutela dei diritti fondamentali;
nella sent Solange II del 1986, IL BVSG rovescia la Solange I Klausel; constatando levoluz occorsa in seno allord dellue, riconosce
che oramai tale ord dispone di una tutela dei diritti fondamentali corrispondente nelle sue linee essenziali a quella assicurata dal GG, e di
conseguenza qualifica la Corte di Giustizia come il Gesetzlicher Richer giudice naturale dei diritti fodnmanetali; tuttavia la corte
federale si riservava la facolt di riassumere tale funzione in presenza di violazz gravi e reiterate.
Negli ultimi 20 anni lasse dei problemi si spostato sullindividuazione dei limiti esterni al processo di espansione delintegrazione
europea; a tale proposito occorre far riferimento a due pronunce del BVSG:
a)la sent sul Trattato di Maastricht in questa pronuncia la corte federale, nel riconoscere la compatibilit del trattato con il GG si
sofferma su tre aspetti, tra di loro connessi e concatenati;
1)la natura derivata del nuovo ente UE, che deve essere considerata una Staatenverbund (confederaz di stati) che si limita a coordinare
attivit fra stati sovrani, dalle quali ha ricevuto il trasferimento di nuove competenze;
2)di conseguenza lue non ha la kompetenz-kompetenz, ma essa spetta agli Stati membri;
3)di conseguenza, atti posti dallue in violaz grave e reiterata della sfera di competenze ad essa assegnata dai trattati istitutivi, sono
sindacabili dalla corte federale che pu precluderne lapplicaz nellord tedesco
b)la sent sul Trattato di Lisbona in questa pronuncia , sempre a paritre dallidea dellord dellue come ord derivato, il BvSG precisa
che vi sono competenze insuscettibili di un trasferimento , in qnt definiscono lidentit costituzionale di uno Stato, e si tratta di: diritto
e procedura penale, il monopolio delluso della forza, le regole fondametnali del regime fiscale, la politica sociale, lidentit culturale,
listruzione;
inoltre affronta il tema del fondamento democratico dellue, ricavandolo ancora nella volont del parlamento nazionale, con la
conseguenza , tra laltro, che il parl sia coinvolto preventivamente , per condizionare il voto dei rapprresentanti in seno agli organi
intergovernativi, in relaz agli atti dellUe volti ad ampliare il tasso di democrazia europea a danno dei processi democratici interni (es sui
procedimenti semplificati di revisione)

PROCEDURE DI ATTUAZIONE DEL DIRITTO DELLUE NELLORD ITALIANO

Per frenare lendemica tendenza allinadempimento degli obblighi derivanti dagli atti secondari dellue, il nostro ord si dotato di un
meccansimo imperniato sulladozione periodica di provv legislativi specificamente dedicati allattuazione di detti obblighi. la prima
sistemazione della materia avvenne con la legge La Pergola del 1989, con la quale si introdusse la legge comunitaria annuale, che
doveva contenere gli strumenti per attuare le direttive e gli altri obblighi che venivano a scadenza nel periodo di riferimento; questo
sistema, pur incidendo positivamente sulla tempistica di adempimento allord ue, aveva per il difetto di concentrare in un unico provv
una seire di norme piuttosto eterogenee quanto al loro contenuto; Lattuale disciplina, contenuta nella legge 234/2012 prevede in
particolare due distinti provv di attuazione: la legge di delegazione europea e la legge europea.
La prima prevede due strumenti di attuazione; la delega al governo, e la delegificazione; in particolare nella delega convivono criteri
generali che vanno applicati a qualsiasi decreto di attuazione, e criteri particolari dettati in riferimento agli specifici atti che si vanno ad
attuare;
la delegificazione invece consisste nellautorizz il gov ad attuare la normativa ue anche attraverso fonti sublegislative, individuando le
singole disposiz di legge alle quali i reg di attuazione potranno derogare.
Quindi si tende a conferire allesecutivo il ruolo prinicpiale nel processo di attuazione, e la concentrazione nella legge di delegaz, di una
amplissima serie di misure di carattere tecnico, rende assai difficile il controllo parlamentare sul versante principale del processo di
attuazione.
Per qunato riguarda la legge europea, ad essa spetta il compito residuale dell attuazione diretta, che possibile in concreto solo per
normative che non necessitano luso di una discrezionalit politica e tecnica.
Lattuazione nelle competenze delle regioni e province autonome

Lart. 40 1 prevede che le regioni e le province autonome dispongono del potere di attuare direttamente le direttive dellUe riguardanti
le materie di rispettiva competenza; peraltro tale competenza significativamente ridotta dallesistenza di un potere sostitutivo dello
Stato, che, secondo la C Cost non opera solo in caso di inadempimento regionale o provinciale, ma addirittura anche in via preventiva a
un eventuale inadempimento; in questo caso allora la potest reg e prov di attuare le direttive viene attuata successivamente, e pu
derogare a quella predisposta in via suppletiva dallo Stato; si tratta cio di un meccanismo di sostituzione anticipata e cedevole; inoltre
va precisato che nelle materie di competenza concorrente, le regioni dovranno attenersi alla nomrativa di principio desunta dai provv
statali di attuazione, quindi lautonomia del potere di attuazione, enfaticamente affermata, si riduce a ben poca cosa nel suo effettivo
funzionamento.

PARTE VI
LA DIMENSIONE ESTERNA DELLINTEGRAZIONE EUROPEA
Introduzione
Fino al Trattato di Lisbona si dubitava che lUnione potesse essere considerata un centro unitario di imputazione di rapporti giuridici
internazionali, come lo sono invece sicuramente gli Stati; se da un lato infatti lintegrazione economica era stata dotata di meccasnimi
sovranazionali, quella politica si fondava invece esclusivamente su meccansimi intergovernativi; nellattuale sistema invece l Azione
esterna dellUe tende ,almeno in parte, a integrare i meccansimi e le competenze, prevedendo:
da un lato) la PESC
dallaltro) tre politiche materiali aventi una vocazione esterna, e cio
1)La politica commerciale
2)La cooperazione con i paesi terzi
3)Gli aiuti umanitari
Inoltre vanno ricondotte a questo sistema integrato le competenze dellue a concludere accordi internazionali;
coerentemente con questa nuova impostazione, lart. 47 Tue afferma senza esitazioni che lUE ha personalit giuridica

Principi e obiettivi dellAzione esterna


Art. 21 1 Lazione esterna dellue deve fondarsi su principi dindole universale, quali i diritti delluomo e le libert fondamentali, la
democrazia, lo Stato di diritto, luguaglianza, la solidariet e il rispetto dei principi della Carte delle Nazioni Unite e del diritto
internazionale
Art. 21 2 invece elenca tassativamente i numerosi obiettivi cui tale azione deve essere rivolta; si tratta peraltro in gran parte di finalit
molto generali, orientate unicamente dallidea della cooperazione mondiale; es al punto c) preservare la pace, prevenire i conflitti e
rafforzare la sicurezza internazionale; e al punto d) favorire lo sviluppo sostenibile dei paesi disagiati sul piano economico, sociale e
ambientale;
art. 21 3 precisa che nellelaborazione e attuazione dellazione esterna nei vari settori compresi nel presente titolo e nella parte V del
TFUE e delle altre politiche nei loro aspetti esterni, Lue rispetta i principi e persegue gli obiettivi di cui ai 1 e 2; questa disposizione ha
un certo rilievo perch comporta, in particolare per quanto rig le politiche della parte V laggiunta di finalit ulteriori rispetto a quelle
previste nelle apposite norme che regolano quella competenza; es la politica commerciale, che ha tra le sue finalit quella di ridurre tutte le
barriere agli investimenti esteri, deve essere allo stesso tempo orientata da finalit umanitarie, come la lotta alla povert; il ch mostra

come questa integrazione delle politiche propriamente estere con le politiche materiali, nella concreta operativit, tuttaltro che agevole,
perch comporta delicati bilanciamenti tra esigenze e valori contrapposti.
CAP I
IL SISTEMA DELLAZIONE ESTERNA
SEZ I LA PESC
Profili generali
Art. 24 1 TUE la competenza dellUE in materia di politica estera e di sicurezza comune riguarda tutti i settori della politica estera
e tutte le questioni relative alla sicurezza dellue, compresa la definizione progressiva di una politica di difesa comune
Questa indeterminatezza di oggetto materiale si spiega considerando larchitettura complessiva del sistema di azione esterna dellue,
nella quale si scelto da un lato di lasciare alla pesc, come espressione della dimensione intergovernativa, il compito di individuare
obiettivi e prendere decisioni; dallaltro per, e questa la novit, si d spazio anche ai meccanismi sovranazionali delle politiche
materiali mediante le quali possibile realizzare det finalit di politica estera; ad esempio; se, nellesercizio della pesc, si stabilisce
lesigenza di sostenere un determinato paese terzo (la Libia), poi concretamente il sostegno potr realizzato, ora, anche attraverso una
misura commerciale o un aiuto umanitario.
I procedimenti decisionali
Art. 241 co2 TUE
la pesc definita e attuata dal CE e dal C che deliberano allunanimit, salvo diversa previsione dei trattati. esclusa
ladozione di atti legislativi
In particolare (art. 26
) il CE ha il compito di definire gli interessi strategici e le finalit generali;
invece ladozione delle decisioni spetta al Consiglio, che le adotta (art. 31), di regola, allunanimit.
Attenuano per questa regola
a) Il meccansimo dellastensione costruttiva: se uno stato membro si astiene dal voto, ci non impedisce ladozione della
decisione; semplicemente a quello Stato non si applicher; bisogna per precisare che quello Stato non potr cmq adottare
comportamenti volti a pregiudicare lapplicazione di quella politica.
b) Le ipotesi di voto a magg qualificata; ad es per il caso di decisioni da adottare sulla base di precedenti atti adottati allunanimit
dal CE o dal C (ma non nel settore militare o difesa);
Una volta presa la decisione, la sua attuazione spetta
a) allAlto rappresentante per la politica estera che si avvale di un Servizio europeo per lazione esterna,
b) agli Stati membri
In questambito la commissione ha solamente il ruolo di appoggiare proposte dellAlto rappresentante; e anche al P ai margini;
viene infatti unicamente consultato e informato dallAlto rappr sui principali aspetti e sulle scelte fodnamentali della pesc; dunque il
meccanismo decisionale si mostra ancora fortemente intergovernativo.
Il sistema delle fonti di politica estera
Art. 25 tue specifica gli atti che vengono adottati nel campo della pesc, stabilendo che essi consistono
a) nella definizione degli orientamenti generali
b) nelladozione di decisioni che definiscono
1) le azioni
2) le posizioni
3) le modalit di attuazione
Tutti questi atti, sul piano formale, sono decisioni; ci pu creare confusione con le decisioni che vengono adottate nelles delle
politiche materiali;

inoltre, anche se ci non esplicitato, sembra logico dedurre che questo elenco ponga le varie decisioni in un rapporto di gerarchia,
in particolare quelle che definiscono le azioni e posizioni , rispetto a quelle di attuazione;
definire le azioni significa , in base art. 28, stabilire un preciso obiettivo di politica estera individuandone la portata e i mezzi di
attuazione, nonche la durata (es la decisione PESC del C relativa alla missione di consulenza e assistenza dellue nei confronti del
Congo del 21.9.2010)
definire le posizioni invece, in base allart. 29, consiste nellesprimere latteggiamento che lue intende tenere su una questione
particolare di natura geo-politica (es la decisione Pesc del C del 26.7.2010 concernente misure restrittive nei confronti dellIran)
SEZ II
POLITICA ESTERA E POLITICHE ESTERNE
Lart. 40 Tue e la frammentazione nellazione estera
Art. 40 Tue prevede che lattuazione della pesc lascia impregiudicata lapplicazione delle procedure e la rispettiva portata delle
attribuzioni delle istituzioni previste dai trattati per les delle competenze dellue di cui agli art. da 3 a 6 TFUE
inoltre, simmetricamente, vieta al co2 le interferenze delle politiche materiali nei confronti della pesc;
Tale articolo ha quindi lo scopo di evitare invasioni di campo fra la politica estera e le politiche materiali che fanno parte dellAzione
esterna;
nella Sentenza Ecowas (2008) la Corte annulla una decisione pesc che formulava una moratoria al commercio di armi leggere ritenendo
che la competenza ricadesse invece nella politica di cooperazione allo sviluppo; in questa sentenza si vede non solo una rigida
applicazione delle separazione di competenze, ma anche una soluzione gerarchica del conflitto fra basi giuridiche, che deve essere
risolto sempre in favore delle politiche materiali; quindi la corte, nel dubbio, privilegia il meccanismo sovranazionale.
La competenza integrata dellue in materia di sanzioni economiche
Art. 215 TFUE disciplina ladozione di misure restrittive da parte dellue nei confronti di Stati terzi , nonch nei confronti di individui e
altre entit non statali; si tratta di un processo decisionale articolato in due fasi:
1) viene adottata una decisione PESC allunanimit dagli Stati membri per determinare gli obiettivi dellazione
2) viene adottato un atto di politica metariale che stabilisce le misure sanzionatorie
Questa disciplina mostra una vera e propria cooperazione tra pesc e politiche materiali, ed dunque espressione coerente della linea
evolutiva del sistema di azione Esterna.

CAPITOLO II
GLI ACCORDI DELLUE
Il sistema del treaty-making power dellUe

Art. 216 1 Tfue Lue pu concludere un accordo con uno o + paesi terzi o organizz internazionali
a) Qualora i trattati lo prevedano
b) Qualora la conclusione di un accordo sia necessaria x realizzare uno degli obiettivi fissati nei Trattati
c) Qualora sia prevista in un atto giuridico vincolante
d) Qualora possa incidere su norme cmuni o alterarne la portata

Quindi tale articolo attribuisce allue un treaty-making power, cio un potere di concludere accordi internazionali, che nella sua
configurazione pu dirsi ora equidistante dal modello tradizionale degli Stati Federali e da quello opposto delle organizzazioni
internazionali, distinguendo anzitutto tra
competenze espresse (a e c) e competenze implicite (b e d) e poi tra
competenze di natura esclusiva e concorrente.
Sezione I
La competenza esplicita dellue a concludere accordi
Norme dei trattati che attribuiscono competenza esplicita si hanno sia nel Tue che nel Tfue; nel Tue all artt. 24 (cio nella PESC),
nonch all art. 8 2 Tue (accordi di vicinato); nel Tfue si hanno, olre alle due previsioni tradizionali attributive di competenza esplicita
a concludere accordi (207 in materia commerciale e 217 in materia di associazioni con Stati terzi) nuove competenze riguardnati vari
settori tra cui la tutela ambientale, la ricerca scientifica, il settore monetario e dei tassi di cambio.
Gli accordi commerciali nella giurisprudenza della Corte
Lart. 207 Tfue attribuisce allUe competenza in materia di politica commerciale, comprendendo in essa anche la facolt di concludere
accordi con Stati terzi relativi alle tariffe, agli scambi di merci, agli investimenti diretti, alle misure di protezione dal dumping;
Nellinterpretare tale disposizione, la Corte, nel parere 1/75 sulle condizioni dei crediti allesportazione, nonostante la formulazione
testuale sembrerebbe indicare una competenza limitata alla definizione di principi uniformi, ha indicato che, per soddisfare lesigenza
di uniformit delle condizioni commerciali con gli Stati terzi, tale competenza vada intesa in senso esclusivo e non come competenza
concorrente. (quindi uninterpretazione di tipo funzionale)
Nel parere 1/78 la nozione di politica commerciale fu ulteriormente dilatata attraverso uninterpretazione evolutiva dellex art. 113 ce); il
parere riugardava la competenza della Comunit a concludere un accordo sul commercio della gomma naturale; sec la Corte, la politica
commerciale comune non potrebbe essere condotta efficacemente (c.d. effetto utile) se la Comunit non disponesse dei mezzi di azione
pi elaborati usati per lo sviluppo del commercio internazionale; pertanto, sec la Corte, anche la regolamentazione del commercio dei
servizi, degli aspetti commerciali della propriet intellettuale, e degli investimenti diretti dovevano rientrare nella competenza sulla
politica commerciale, anche se non previsti nella formulazione testuale. (oggi sono inclusi nel testo)
Gli accordi di associazione
Art. 217 Tfue attribuisce allue la competenza a concludere con uno o + paesi terzi o organizz internaizonali accordi per istituire un
associazione caratterizzata da diritti e obblighi reciproci, azioni in comune e da procedure particolari
Attraverso tali accordi lue tende, soprattutto negli ultimi decenni, a creare non solo stabili rapporti economici di partnership, ma anche
politici con i Paesi associati, perch pu essere utliizzata, per esempio, anche al fine di indurre indirettamente parti in conflitto tra di loro
ad accedere a fomre di conciliazione (es gli accordi di asssociazione che lUe ha concluso con Israele e con OLP nel 2010)
Si tratta di una competenza priva di una delimitazione di settori materiali, e che interpretata tendenzialmente come esclusiva
(altrimenti i singoli stati sarebbero parte dellassociazione in una duplice veste come stati e come membri dellue - e ci sarebbe
incoerente con le finalit dellassociazione)
Le altre competenze espresse a concludere accordi
Sono quelle che si sono via via aggiunte e che oggi si trovano sparse nel Tfue (in materia di tutela ambientale, ricerca scientifica, aiuti
umanitari, coopearazione internazionale); sono, a diff di quelle tradizionali viste sopra, quasi tutte di carattere concorrente, quindi
laccordo in via di principio pu essere concluso anche dagli Stati membri, a meno che non labbia gi stipulato lUe. Ha invece
carattere esclusvio la competenza dellue in tema di accordi di riammissione di cittadini di Stati terzi che non posseggono i requisiti per
lingresso e il soggiorno regolare nel territorio degli Stati membri; qui la competenza esclusiva si spiega per le chiare esigenze di
uniformit.
Sez II
La competenza implicita a concludere accordi

Si ricava dallart. 216 tfue, con riguardo a due ipotesi


a) Qualora la conclusione di un accordo sia necessaria per realizzare , nellambito delle politiche dellue, uno degli obiettivi
fissati dai trattati
b) Qualora la conclusione di un accordo possa incidere su norme comuni o alterarne la portata
Inoltre art. 3 2 Tfue Iindica che tale competenza ha natura esclusiva se necessaria per consentirle di esercitare comeptenze a livello
interno o nella misura in cui pu incidere su norme comuni o modificarne la portata
Il riconoscimento di una competenza implicita ha unorigine giurisprudenziale che nella sentenza AETS DEL 1971; la questione
concerneva lesistenza di una competenza dellue a concludere laccordo europeo dei trasporti su strada. Nella materia dei trasporti
lue possedeva una competenza concorrente sul piano interno, ma nessuna disposizione dei trattati attribuiva una competenza
sul piano esterno. In tal modo gli Stati avrebbero per avuto via libera ad assumere obblighi internazionali confliggenti con la
normativa dellue adottata sul piano interno; pertanto, per evitare tali conseguenze, la Commissione impugn la delibera del C che
riconosceva il potere degli Stati membri a negoziare e concludere laccordo; sec il C, la cui posizione era sostenuta dallavvocato
generale, dalla struttura del trattato di Roma si poteva ricavare che competenza esterna dovesse restar limitata ai casi espressamente
previsti. La corte accolse la tesi della commissione, la quale sosteneva la necessita di un parallelisimo tra competenze interne ed esterne,
per evitare interferenze. La dottrina sottostante a questa opzione quella dei c.d. poteri impliciti, poteri cio che pur non essendo
conferiti allue dai trattati, possono desumersi da uninterpretaz sistematica ed evolutiva dei trattati stessi; in virt di questa
dottrina la Corte afferma che tutte le volte che per realizzare una politica comune prevista nel trattato la Comunit ha adottato disp
contenenti norme comuni, gli stati membri non hanno + il potere di contrarre con gli stati terzi accordi che incidono su dette norme o ne
alterino la portata. Da questa premessa discendono tre conseguenze
1) Il potere implicito di concludere accordi deriva dallesistenza di una norma comune interna dellue, non dalla mera esistenza di
una competenza interna
2) La competenza a concludere accordi non si estende a tutta la materia ogg di competenza interna, ma solo in relaz a quella parte
per cui stata esercitata. Es nel Caso AETS era il regoamento sullorario di lavoro di autisti di mezzi di trasporto
internazionale, quindi la compet implicita a concludere accordi doveva riguardare solo obblighi che incidono su quel
regolamento in qnt gi adottato.
3) Per far s che sia protetta lautonomia e uniformit del diritto dellue , la competenza esclusiva
In conclusione la Sent Aets crea un meccanismo di Pre-emption, cio si preclude, limitatamente a quella normativa adottata,
agli stati, la competenza a stipulare accordi, e al fine di verificare se la conclusione di un accordo rientri nella compet dellue o
degli Stati membri occorre dunque esaminare ciascuno degli obblighi previsti nellaccordo e accertare se esso interferisca con
norme interne dellue;
nellevoluzione successiva, per , la giursprudenza della Corte si via via svincolata da questo criterio, pervenendo a un confronto tra
accordo e normativa di carattere sempre meno analitico, e sempre pi funzionale; nel parere 1/03 alla Corte veniva chiesto se lue
disponesse di una competenza esclusiva a concludere la nuova convenzione di Lugano sul riconoscimento e lesecuzione delle pronunce
giurisdizionali in materia civile e commerciale. Nonostante molti degli obblighi previsti nella convenzione in effetti non interferivano
con norme gi adottate dallue, la Corte ha ritenuto la sussistenza di una competenza esclusiva a concludere un accordo, ogni qualvolta
questo, considerato nella sua globalit, possa in qualche modo anche potenziale influenzare les delle competenze interne.
La competenza implicita concorrente: il parere 1/76
Nel Parere 1/76 la Corte viene Interrogata sulla competenza dellue a concludere un accordo per disciplinare la navigazione
commerciale sul Reno; poich Lue non avrebbe potutuo discplinare questo settore con proprie norme in quanto si trattava di
regolamentare anche la navigazione di battelli della Svizzera, stato non facente parte, allora la Corte rispose: sussite una competenza
generale dellUE a concludere accordi internazionali pur in assenza di qualsiasi previo esercizio di competenza interna, a condizione che
la conclusione dellaccordo sia necessario per la realizzazione dei fini dei trattati istitutivi. In particolare si trattava di competenza
implicita concorrente; ritenerla esclusiva qui sarebbe stato irragionevole, in quanto qualora non vi fossero state le condizioni politiche
per lazione dellue, gli Stati membri sarebbero stati costantemente penalizzati nella loro azione esterna.
Gli accordi misti
Sono quelli le cui parti sono :
a) Uno o pi Stati terzi
b) Unentit composita che raggruppa sia Lunione che gli Stati membri;

quindi il problema di tali accordi determianre quale sia lente titiolare dei diritti e obliighi; se si tratta di disposizioni che rientrano
nella competenza esclusiva dellue (espressa o implicita lo stesso) , ricadranno nella sfera giuridica dellUE; viceversa, se si tratta di
disp rientranti nella compet esclusiva degli Stati, spettano a questi ultimi;
ma nel caso di competenza concorrente? Nella sent Demirel del 1987 l corte ha indicato come le disp dellaccordo ricadenti in materia
di competenza concorrente possono essere oggetto di interprtazione da parte della Corte di giustizia; questa affermazione sembrerebbe
deporre nel senso che, esssendo norme che possono essere interpretate dalla Corte, ricadono nel dominio dellord Ue; altra soluzione
potrebbe invece essere quella di considerare la natura dellaccordo; nel caso di specie si trattava di un accordo di associazione; per tale
tipologia di accordi, sembra ragionevole ritenere che la competenza dellue si estenda a tutte le disp ricadenti nella competenza di
questultima; ma non negli altri tipi di accordi.
Sezione III
La procedura di conclusione di accordi
Fino al trattato di Lisbona cera una frammentazione procedurale; oggi la disciplina contenuta in ununica disp, lart. 218 TFUE; si
tratta di una discplina ispirata al principio del parallelismo fra la procedura di conclusione degli accordi internazinoali e le procedure di
formaz di atti interni; ci significa che ciascun accordo deve, di regola, essere concluso secondo il medesimo iter che necessario per
adottare un atto interno dal medesimo contenuto (ma ci sono eccezioni: es la procedura di conclusione degli accordi commerciali)
Prima fase il negoziato:
in questa fase il potere di iniziativa suddiviso tra la COMMISSIONE e lalto rappresentante; di regola la COMM che raccomanda al
C lautorizzazione allapertura del negoziato, a meno che non si tratti di pesc, allora il compito spetta allAlto rappresentante;
nella fase propriamente negoziale, a rappresentare le istanze dellue entra in gioco il C;
il negoziato si conclude con la firma dellaccordo tra le parti, a seguito dellautorizzazione da parte del C;
in particolare il C , su proposta del negoziatore, adotta una decisione relativa alla conclusione dellaccordo; la decisione di conclusione
adottata a maggioranza qualificata, ma se si tratta di un settore per il quale sul piano interno richiesta lunanimit, si pronuncer
allunanimit (es nel settore della sanit, o ne l settore degli scambi di servizi culturali e audiovisivi);
in questa procedura il parlamento ha, di regola, solo una funzione consultiva; tuttavia vi sono accordi sui quali ha eccezionalmente
potere di approvazione e sono, tra gli altri,
1) Accordi di associazione
2) Accordi sulladesione alla CEDU
3) Accordi che hanno ripercussioni finanziarie

I pareri della Corte di Giustizia


Art. 218 11 prevede che la Corte pu essere chiamata (da qualsiasi stato membro, dal P, dal C o dalla COMM, fino al momento della
decisione di conclusione dellaccordo) a esprimere il proprio parere sulla compatibilit di un accordo ,in via di stipulazione, con i
Trattati; in caso di parere negativo, laccordo non pu entrare in vigore, salvo che
a)venga modificato conformemente al parere
b)vengano revisionati i trattati
i pareri riguardano solamente il settore delle relazioni esterne; occorre comunque precisare che un parere positivo non limita comunque
la possibilit di impugnare laccordo successivamente alla sua conclusione, o di operare un rinvio pregiudiziale sulla sua validit;
sez IV
Gli effetti interni degli accordi internazionali: lispirazione internazionalista dellordinamento dellUE
Nei confronti delle norme internazionali, la giurisprudenza della Corte ha costruito un sistema monista; ha riconosciuto cio la loro
possibilit di operare direttamente nellordi interno dellUe senza bisogno di strumenti di attuazione; le norme internazionali prevalgono
sugli atti derivati dellUE, e incontrano come limiti solo le norme dei Trattati.
Nella sent Haegemann del 1974 la corte ha chiarito che gli accordi internazionali fanno parte, di per s, dellord dellUE, senza alcun
bisogno di una normativa interna di trasposizione.

Nella sent Kupferberg (1982), inoltre, ha precisato che la produzione di effetti diretti nellord dellUe da parte di accordi internazionali
non condizionata dallanalogo riconoscimento ad opera delle altre parti dellaccordo. Il fatto che i giudici di una delle parti ritengano
che talune disp dellaccordo abbiano efficacia diretta, mentre i giudici dellaltra parte non ammettono tale efficacia, non di per s, tale
da costituire una mancanza di reciprocit nellattuazione dellaccordo.
Il rango degli accordi
Per esplicita previsione del 218 11 TFUE un accordo incompatibile con i trattati pu essere concluso soltnato dopo una revisione dei
trattati. Va aggiunto che la superiorit dei trattati rispetto agli accordi deriva gi dal carattere costituzionale dei trattati; sarebbe
incoerente pensare che lunione potesse attraverso un accordo con stato terzo, modificare le norme dei trattati, che non sono modificabili
neanche con un atto colletivo di volont da parte degli stati membri che non sia la specifica procedura di revisione;
quindi la corte esercita un controllo di costituzionalit degli accordi; unipotesi particolare il controllo di validit su norme dellue
volte ad attuare risoluzioni del Consiglio di sicurezza Onu; nella sent Kadi, la corte ha annullato il regolamento che, in esecuzione
della risoluz 1267/99, aveva disposto sanzioni nei confronti di individui sospettati di avere legami con il terrorismo islamico; questo
perch gli obblighi imposti da un accordo internaz non possono compromettere il principio di tutela dei diritti fondamentali;
Lattenuazione del modello internazionalista
il sistema che emerge dalle disp dei Trattati tende ad assicuarare ampia apertura nei confronti del diritto interrnazionale; fino ad alcuni
decenni fa, la giurisprudenza della corte era altrettanto ispirata da questo spirito; pertanto solo in rarissime ipotesi escludeva per det
accordi la possibilit di produrre effetti nellord interno dellUE; un esempio si aveva nella sent International Fruit company, del
1972; il caso riguardava la validit di un regolmento che stabiliva limitazioni sulle importazioni di mele dai paesi terzi. Unimpresa
aveva infatti invocato la difformit del regolamento a una disposizione dellaccordo generale sulle tariffe e il commercio (gatt) il quale
proibiva alle partidi adottare divieti o restrizioni quantitative alle importazioni; la corte escluse per che il Gatt potesse essere parametro
di validit di un regolamento,, in quanto privo dei requisiti di precisione, chiarezza , incondizionatezza, e quindi inidoneo a fondare
posizioni giuridiche soggettive;
recentemente la Corte ha escluso lefficacia diretta di altre tipologie di accordi; es nella sentenza Intertanko (2008) , in particolare, la
Corte ha indicato che la Convenzione Onu sul diritto del mare del 1982 di Montego Bay, non produce effetti nellord dellue , in quanto
finalizzata a disciplinare solo comportamenti delle parti nella sfera del diritto internazionale; essa dunque non stabilsice norme desitnate
ad apllicarsi diretamente ed immediatamente ai singoli, n a conferire questi ultimi diritti e libert invocabili nei confronti delle parti
dellaccordo. Laddove questo criterio divenisse criterio generale di interpretazione degli accordi, si potrebbe rovesciare completamente
lidea tradizionale di massima apertura dellUe al diritto internazionale.

PARTE MATERIALE

LA LIBERA CIRCOLAZIONE DELLE MERCI


INTRODUZIONE
1. Mercato interno e libera circolazione delle merci
La libera circolazione delle merci tra gli stati membri dellUnione europea costituisce uno strumento essenziale per realizzare il mercato
interno previsto dallart 3 del TFUE. La definizione di MERCATO INTERNO comporta uno spazio senza frontiere interne nel
quale assicurata la libera circolazione delle merci, delle persone, dei servizi e dei capitali (art. 26 par.2). Tale nozione di mercato
interno si affiancata con il tempo a quella di mercato comune (gi presente nella versione originaria del trattato CEE) ;il concetto di
mercato comune potrebbe apparire una nozione pi ampia di quella relativa al mercato interno contenendo oltre che le libert che
costituiscono questultimo anche linstaurazione di politiche comuni nelle materie oggetto del Trattato; tuttavia, il fatto che di mercato
comune non si dia per una definizione precisa ha fatto s che i due concetti vengano considerati come sinonimi anche nelle
interpretazioni della Corte di Giustizia.
2. Le fonti della disciplina giuridica della libera circolazione delle merci
La disciplina della libera circolazione delle merci si articola nel TFUE in tre principali gruppi di norme;
a) Art. 28 - 29 attengono allambito applicativo della disciplina sulla libera circolazione delle merci

b) Art. 30 31 32 riguardano le regole in tema di unione doganale la cui disciplina rientra espressamente nella competenza
esclusiva dellUnione europea in virt delle modificazioni introdotte dal trattato di Lisbona;
c) Art. 34 35 infine riguardano i divieti di restrizioni quantitative tra Stati membri.
Le regole dell'unione doganale devono poi essere integrate con l'art.110 che pone obblighi complementari alle norme sullunione
doganale perch diretti a vietare imposizioni fiscali interne applicate ai prodotti provenienti da altri Stati membri.
La Corte di Giustizia Europea ha affermato pi volte come tra queste disp ve ne siano di idonee a produrre effetti diretti negli ordinamenti
nazionali. Anzi, i criteri fondamentali per riconoscere efficacia diretta ad una norma del trattato sono stati inizialmente enucleati dalla
giurisprudenza della Corte proprio dalle disposizioni sulla libera circolazione delle merci. Nella sentenza pronunciata sul caso Van Gend en
Loos la corte attribu tali effetti allart 12 CEE, ora divenuto art 30 TFUE.
3. Lambito di applicazione delle norme comunitarie sulla libera circolazione delle merci
Lart 28 TFUE stabilisce che la disciplina sulla libera circolazione delle merci si applica al complesso degli scambi di merci.
Per merci deve intendersi, secondo la corte, ogni prodotto pecuniariamente valutabile e perci idoneo ad essere oggetto di negozio
commerciale
( utili es. oggetti di interesse storico artistico, energia elettrica, addirittura stupefacenti, anche se per questi vengono tuttavia in rilievo le
regole poste dalle pertinenti convenzioni internazionali di cui siano parti gli stati membri, rifiuti, ecc). La libera circolazione dei prodotti
agricoli invece generalmente assicurata dalle norme speciali sulla politica agricola dellUE che istituiscono organizzazioni comuni di
mercato in determinati settori della produzione. Sono invece fuori della sfera di applicazione ad es le monete aventi corso legale, in qnt non
circolano come beni in s ma come mezzi di pagamento;
per qnt rig invece armi e materiale bellico, gli Stati Membri possono limitarne la libera circolazione, laddove lo ritengano necessario per la
tutela della sicurezza.
Per quanto riguarda lambito di applicazione circa lorigine delle merci (sempre art.28 29) si stabilisce che esso comprende sia i prodotti
originari degli stati membri che quelli provenienti da stati terzi e importati nella UE in osservanza delle pertinenti disposizioni, detti in
libera pratica nel senso che godono della stessa libert di circolazione delle merci originarie dei paesi membri.
Per quanto riguarda il profilo soggettivo la disciplina ha come destinatari gli stati membri (compresi altri territori come i dipartimenti
francesi doltremare, le Azzorre e le Canarie); dunque ad essi soltanto che vengono imposti di obblighi circa la liberalizzazione degli
scambi. Per quanto riguarda i singoli , essi non sono propriamente destinatari della disciplina, ma di fatto beneficiano delleffetto diretto che
delle varie norme che vietano agli Stati, con compiutezza di contenuto dispositivo agli Stato, di adottare atti contrari alla libera circolaz delle
merci.
Le norme del TFUE sulla libera circolazione delle merci stabiliscono che essa si realizza tramite:
A) linstaurazione di un'unione doganale
B) l'applicazione del divieto di restrizioni quantitative allesportazione e allimportazione.
Lunione doganale. Il Divieto di dazi doganali e di tasse di effetto equivalente
Le norme sullunione doganale stabiliscono anzitutto due divieti:
a) applicare dazi doganali allimportazione ed esportazione tra paesi membri;
b) adottare una qualsiasi tassa di effetto equivalente ai dazi (art 30 TFUE);
inoltre
c)pongono lobbligo di adottare una tariffa doganale comune negli scambi con i paesi terzi (questultimo divieto sancito dallart 31 TFUE)
L'unione doganale dovrebbe infine perseguire delle finalit che possono essere ricavate dall'art. 32 del TFUE, cio promuovere gli scambi
commerciali fra gli Stati membri e i paesi terzi, contribuire all'evoluzione delle condizioni di concorrenza all'interno dell'Unione e allo
sviluppo della produzione e dei consumi.
Il divieto di porre dazi (e quindi tributi riscossi da uno stato membro per il passaggio di merce attraverso una frontiera intercomunitaria)
generale e assoluto a prescindere da qualsiasi considerazione circa lo scopo protezionistico o tributario di questi pertanto riguarda anche i
dazi di carattere fiscale. Anzi,il divieto non riguarda solo i dazi imposto sul commercio tra gli stati membri, ma anche quelli eventualmente
vigenti allinterno degli stati stessi.
Il divieto di porre tasse di effetto equivalente ai dazi ha lo scopo di rendere effettivo il primo divieto evitando che esso possa essere
aggirato mediante limposizione di altri oneri sulle merci che varcano le frontiere tra gli stati membri. La giurisprudenza della corte ha

contribuito in modo significativo a definire la nozione ti tassa ad effetto equivalente. Essa va intesa come qualsiasi onere pecuniario imposto
unilateralmente a prescindere dalla sua finalit o dalla sua struttura, che cmq colpisca le merci in ragione del fatto che esse varcano la
frontiera. (es gli oneri imposti per effettuare controlli sanitari obbligatori sui prodotti importati)
Esulano invece dal concetto di tasse di effetto equivalente le seguenti tipologie
a) oneri che costituiscono il corrispettivo di un servizio effettivamente prestato purch questo non sia obbligatorio e gli oneri siano
proporzionati al servizio;
b) oneri riscossi per operazioni imposte da norme dellue;
c) oneri imposti da uno stato membro nel quadro di un regime di tributi interni applicabili sia alle merci nazionali che a quelle importate da
altri stati membri.
Per tali oneri, detti imposiz fiscali interne, valgono comunque i divieti stabiliti dallart. 110 del TFUE.
Imposizioni fiscali interne
Art. 110 detta una disciplina che pu dirsi complementare e strumentale alla realizz dellunione doganale.
Al primo comma si vieta agli stati membri di applicare ai prodotti di altri stati membri tributi quantitativamente superiori a quelli
applicati sui prodotti nazionali similari. Sono prodotti similari quelli che presentano propriet simili a quelli considerati a tal fine e
rispondono alle stesse esigenze dei consumatori (es. applicare diverse aliquote o diverse modalit di riscossione delle imposte sull energia
elettrica nazionale e su quella importata).
Al secondo comma si vieta agli stati membri di applicare ai prodotti di altri stati membri imposizioni interne al fine di proteggere
altre produzioni. A tal proposito la Corte ha stabilito alcuni criteri per accertare tale scopo protezionistico, come il fatto che limposta sia
applicata al prodotto importato e non ad ogni prodotto nazionale concorrente o il fatto che sia sproporzionata in quanto di ammontare pari a
quasi la met del prezzo del prodotto importato. Per altre produzioni si deve poi intendere quei prodotti che pur non essendo similari (ai
sensi del primo comma), sono in concorrenza anche solo parziale o indiretta o potenziale con i prodotti degli altri stati membri. Le altre
produzioni sarebbero quindi quei prodotti nazionali alternativi (succedanei) ai prodotti importati (es. banane e frutta tipica italiana).
Secondo la Corte di conseguenza un onere imposto ad un prodotto importato in assenza di prodotti nazionali similari o concorrenti non
una tassa di effetto equivalente ai sensi dellart. 110 in quanto non ha effetti discriminatori o protezionistici e quindi pur essendo un tributo
interno dovrebbe essere considerato legittimo.

La soppressione dei controlli fiscali alle frontiere tra stati membri


Il divieto di dazi doganali e di tasse di effetto equivalente ha comportato anche la soppressione dei controlli fiscali sulle merci in transito alle
frontiere fra Stati membri. Labolizione di tali controlli ha favorito sia la libera circolazione delle merci che delle persone le quali possono
ora introdurre senza limiti in uno stato membro i prodotti acquistati in un altro stato membro. Le imposte indirette su tali prodotti sono
pagate nello Stato dacquisto purch essi siano destinati esclusivamente ad uso personale e non al commercio. Le norme comunitarie
stabiliscono anche alcuni criteri per valutare luso personale dei prodotti come lo status commerciale del detentore, la natura e la quantit dei
prodotti. Questo regime spiega perch i viaggiatori che in aereo o nave si spostano da uno stato membro allaltro non possono pi avvalersi
dei vantaggi fiscali offerti dai duty free. Ci infine sottolineare che leffettivit della libera circolazione delle merci dipende anche
dallattuazione di talune norme dellUE in materia di politica fiscale.

7. Il diritto di rimborso dei tributi riscossi da uno stato membro in violazione del diritto comunitario
Lapposizione e la riscossione di oneri fiscali illegittimi da parte di uno stato membro implica il diritto dei contribuenti alla ripetizione
dellindebito nei confronti dello Stato. Lordinamento comunitario, vista lassenza di una disciplina in materia, lascia alla discrezione degli
stati membri la definizione delle modalit processuali e degli organi competenti per la tutela del diritto al rimborso, nei limiti per, del
principio di equivalenza (per cui tali modalit non devono essere meno favorevoli di quelle previste per i ricorsi simili di diritto interno) e
del principio di effettivit (per cui non devono rendere impossibile o eccessivamente difficile la procedura interna per lesercizio del
diritto). Ogni ordinamento statale pu poi fissare termini di prescrizione e decadenza allesercizio del diritto medesimo, ma sempre nei limiti
dei principi di equivalenza e effettivit. Secondo la corte quindi possibile porre termini meno favorevoli di quelli previsti per le azioni
ordinarie di ripetizione dellindebito tra privati purch essi siano applicati appunto sia ai ricorsi basati sul diritto interno che su quello
comunitario.
I termini di decadenza e prescrizione dovrebbero decorrere dal momento della modifica delle normative nazionali disposta per l'osservanza
delle regole UE.
La tariffa doganale comune e il regime delle franchigie

Le norme del TFUE sullunione doganale impongono anche ladozione di una tariffa doganale comune da applicarsi allo scambio di merci
con gli Stati terzi.
I dazi di questa tariffa doganale comune sono stabiliti con regolamento del Consiglio su proposta della Commissione, assieme anche a una
nomenclatura detta combinata (NC) un sistema di classificazione e codificazione delle merci oggetto di scambio internazionale
comprendente migliaia di voci, contraddistinte da un codice alfanumerico di 8 cifre (di cui le prime sei rappresentano il codice della merce e
le ultime due identificano le sottovoci).
Per ogni voce e sottovoce della nomenclatura sono poi determinati un dazio autonomo (la cui aliquota definita dai regolamenti
dellUnione) e un dazio convenzionale
(la aliquota quota determinata in base ad accordi internazionali che vincolano la lUnione stessa).
Nomenclatura e dazi possono anche essere adeguati sulla base di atti del Consiglio o della Commissione ai mutamenti della politica
commerciale messa in atto dallEuropa. Per avere quindi un quadro aggiornato di NC e aliquote ogni anno la Commissione compie una
sistemazione organica e adotta un regolamento.
Per integrare infine tutti gli atti in materia doganale ogni anno la Commissione pubblica una Tariffa Integrata della Comunit Europea
(TARIC), ora divenuta Tariffa integrata dellUnione europea.
Essa consiste in una comunicazione che si basa sulla NC, aliquote dovute ai provvedimenti di politica commerciale di cui sopra anche con
riferimento ai regimi preferenziali, la quale non ha rilevanza di strumento giuridico in quanto non produce effetti giuridici propri, ma rinvia
a quelli prodotti dagli atti in essa incorporati. Si pu dire pertanto che essa, incorporando tutti i provvedimenti relativi alla disciplina,
rappresenta integralmente la tariffa doganale comune.
Per quanto riguarda lapplicazione uniforme della tariffa doganale comune stato approvato il Codice Doganale dell'UE. Esso soprattutto:
- definisce il territorio doganale di ogni Stato membro (per lItalia esso corrisponde a quello
della Repubblica ad eccezione di Livigno,
Campione dItalia e le acque nazionali del Lago di Lugano);
- stabilisce poi i criteri per definire lorigine delle merci e per definire il loro valore in dogana.
Per quanto riguarda lorigine delle merci si distingue:
a) Merci provenienti da Stati cui non si applica un regime tariffario preferenziale.
Per queste merci la regola che sono originarie di un paese le merci interamente prodotte in tale paese. Se le merci sono prodotte con il
contributo di pi stati si considerano originarie dello stato in cui avvenuta lultima trasformazione o la lavorazione sostanziale.
b) Merci provenienti da paesi cui si applicano tariffe preferenziali.
Qui si rinvia agli accordi presi dallUnione con tali stati o se la tariffa stata applicata unilateralmente dallUE tramite una procedura che
prevede il parere del Comitato del Codice Doganale, alle particolari disposizioni stabilite in tal modo. Tale Comitato istituito e disciplinato
con norme contenute nel Codice Doganale dell'UE.
Laccertamento del valore delle merci in dogana costituisce il presupposto dellapplicazione della tariffa doganale. Per quanto riguarda tale
valore si tiene conto del prezzo effettivamente pagato per le merci aumentato delle spese di mediazione, trasporto, imballaggio e
assicurazione. Nel caso in cui il valore non possa essere determinato sul prezzo effettivo sono previsti criteri sussidiari come il valore di
merci similari o luso di criteri ragionevoli.
Il codice doganale prevede anche un regime di franchigie, per cui in alcune circostanze le merci normalmente considerate, sono esonerate dai
dazi. Tale regime si giustifica quando lUE non abbia interesse ad applicare misure protettive alla propria economia o quando ci stabilito
da convenzioni internazionali di cui siano parte alcuni o tutti gli stati membri. Tra le categorie di merci cui si applicano le franchigie citiamo
i beni ad uso personale di persone fisiche che trasferiscono la residenza da uno stato terzo ad un paese membro, i beni personali importati per
un matrimonio o oggetto di successione. Per quanto riguarda i beni di carattere scientifico o culturale posto anche un doppio regime di
esclusione: alcuni sono in franchigia indipendentemente dalla loro destinazione, altri solo se destinati a istituti di pubblica utilit.
LIBERA CIRCOLAZIONE DELLE MERCI E DIVIETO DELLE RESTRIZIONI QUANTITATIVE TRA STATI MEMBRI
9. Divieto di restrizioni quantitative e di misure di effetto equivalente
La libera circolazione delle merci tra Stati membri assicurata oltre che dalle norme che sono state considerate a proposito dellunione
doganale, dalle regole che impongono il divieto di restrizioni quantitative o di misure di effetto equivalente alle restrizioni
quantitative(artt.34 35 TFUE).
1 OBBLIGO: impone di non praticare restrizioni quantitative. Stabilito dalla prima parte degli art in questione con riferimento,
rispettivamente, alle importazioni e alle esportazioni esso vieta in modo espresso agli Stati membri qualunque misura volta a provocare una
preclusione totale o parziale agli scambi inter-comunitari di merci.
2 OBBLIGO: impone di non applicare misure di effetto equivalente alle restrizioni quantitative nei confronti rispettivamente sempre delle
importazioni e delle esportazioni.
I due obblighi hanno finalit identiche, ossia vietare ogni misura che abbia per effetto o per oggetto di restringere gli scambi tra gli Stati
membri o creare discriminazione tra commercio interno di uno Stato membro e commercio intra-comunitario.

La Corte ha, quindi,chiarito che costituisce misura di effetto equivalente alla restrizione quantitativa qualunque norma o provv che ostacoli
direttamente o indirettamente, in atto o in potenza, gli scambi di merci tra stati membri. In questo ambito va compresa ogni misura
imputabile allo Stato membro e quindi ogni misura, inclusa una prassi amministrativa, adottata da organi della sua organizzazione,centrali o
locali.
Se il comportamento invece adottato da privati, comunque soggetto alle regole dellUe sulla concorrenza, se esso viene tollerato dagli
organi dello Stato che avrebbero lobbligo di provvedere a proposito, si potrebbe configurare un loro comportamento omissivo che
costituirebbe quindi misura di effetto equivalente loro imputabile.
Per definire invece le specifiche tipologie di misure, la Corte di giustizia ha considerato separatamente quelle applicate in modo distinto ai
prodotti nazionali e a quelli importati/esportati dalle misure che si applicano in modo indistinto sia ai prodotti nazionali che quelli
esportati/importati. Per quanto riguarda le prime esse sono ritenute generalmente incompatibili con il divieto di cui trattiamo e rendono
impossibili od ostacolano gli scambi di merci. Sono pertanto vietati i provvedimenti che impongono autorizzazioni per le
importazioni/esportazioni o che richiedano certificati attestanti la qualit dei prodotti importati o ancora, che impongano prezzi diversi ai
prodotti nazionali e a quelli importati. Per quanto riguarda le seconde la Corte sembra considerare vietate quelle indistintamente applicabili
ai prodotti nazionali e a quelli importati, mentre sembra escludere quelle indistintamente applicabili ai prodotti nazionali e a quelli esportati
purch ininfluenti sulla libera circolazione delle merci, senza motivazioni molto valide.
La Corte ha considerato quindi vietate le misure che stabiliscono prezzi minimi ad un livello cos elevato da neutralizzare il vantaggio
concorrenziale posseduto dalle merci importate per il loro prezzo inferiore, o quelle che stabiliscono un prezzo massimo ad un livello
talmente basso da portare alla vendita in perdita dei prodotti importati in quanto non consente di coprire i costi di importazione.
La Corte ha infine chiarito che lapplicazione ai prodotti importati da altro Stato membro di regole nazionali che stabiliscano le modalit di
vendita di tali prodotti (es. divieto di apertura domenicale dei negozi) non costituisce in linea di principio una misura equivalente purch esse
incidano in ugual misura sul commercio dei prodotti nazionali e su quello dei prodotti importati.
10. Gli ostacoli alla libera circolazione delle merci derivanti da norme tecniche nazionali e principio di mutuo riconoscimento
Nellambito delle misure di effetto equivalente (indistintamente applicabili ai prodotti nazionali e a quelli importati) assumono particolare
rilievo le regole tecniche nazionali che stabiliscono la composizione, la fabbricazione o cmq le caratteristiche dei prodotti. La Commissione
Europea ha pertanto rappresentato lesigenza di eliminare tali barriere tecniche poste alla libera circolazione, dalle divergenti norme tecniche
dei vari stati nazionali e ha utilizzato allo scopo due strumenti: il principio del mutuo riconoscimento e il principio dellarmonizzazione
delle norme nazionali.
Il principio del mutuo riconoscimento fu elaborato dalla Corte di giustizia con riferimento alla sentenza relativa alla commercializzazione del
liquore francese Cassis de Dijon in Germania. Secondo tale principio (fondato sullallora art 30 CEE; ora art. 34 TFUE) lo Stato membro ha
lobbligo di ammettere nel proprio territorio le merci provenienti da altro Stato membro se esse sono state prodotte e commercializzate
secondo le norme tecniche vigenti nello stato di provenienza. Se in questo caso lo stato membro applicasse a tali merci la propria disciplina
tecnica ostacolerebbe gli scambi e ci costituirebbe una misura di effetto equivalente. Tale applicazione invece possibile qualora sia
necessaria per soddisfare esigenze imperative * che perseguono un interesse generale, quale ad esempio (elenco non tassativo, in quanto
lapplicazione di una norma tecnica nazionale potrebbe essere giustificata sulla base anche di esigenze diverse da quelle indicate dalla corte
finora soprattutto tenendo presente la rilevanza di alcuni principi generali) la salute pubblica, alla difesa dei consumatori, ecc. E inoltre
necessario che la normativa tecnica sia indistintamente applicabile, che essa sia proporzionata allobiettivo perseguito, il quale non pu
essere raggiunto con misure meno restrittive e che nella materia regolata non sia stata adottata una disciplina comunitaria di armonizzazione.
* = il regolamento 764/2008 ha precisato che inoltre quando lo Stato membro intende adottare una normativa tecnica ha l'obbligo di
notificare alla Commissione il progetto di tale normativa perch venga sottoposto a una speciale procedura stabilita in una direttiva che
prevede un meccanismo d'informazione nel settore delle norme e delle regolamentazioni tecniche.
11. Armonizzazione delle legislazioni nazionali
Il principio del mutuo riconoscimento pu purtroppo essere insufficiente a garantire la soppressione degli ostacoli tecnici a causa delle
accentuate di accentuate divergenze tra le norme nazionali tecniche dei vari paesi in materie di rilevante interesse quali la salute pubblica e la
sicurezza. A tale scopo l Unione europea provvede con larmonizzazione delle legislazioni nazionali che prevedono regole tecniche (art. 114
e 115 TFUE).
Questa, nella disciplina attuale, avviene tramite due passaggi:
a)Mediante direttiva vengono individuati i req essenziali per la fabbricazione dei prodotti
b)Lelaborazione delle regole tecniche particolareggiate poi affidata dalla Commissione a specifici organismi europei di normalizzazione.
Questi ultimi sono enti di diritto privato creati come associazioni degli enti nazionali, rappresentativi degli interessi del mondo produttivo.
Se il prodotto fabbricato secondo tali norme europee armonizzate ritenuto conforme ai requisiti essenziali stabiliti dalla normativa
comunitaria tramite direttiva. Il fabbricante pu per avvalersi della facolt di realizzare prodotti non conformi a tali norme, ma in tal
caso ha lonere di dimostrare che questi sono comunque conformi ai requisiti stabiliti dalla direttiva. La presunzione di conformit
derivante dallosservanza delle norme europee armonizzate o, in mancanza, la conformit provata dal fabbricante, deve generalmente
risultare da un attestato rilasciato da un organismo competente (designato da ogni stato e notificato alla commissione e agli altri stati
membri) con riferimento ad un esemplare della sua produzione. La conformit dei singoli prodotti allesemplare poi attestata dal
fabbricante mediante propria dichiarazione e lapposizione al prodotto di una marcatura contenente il simbolo CE e generalmente il
simbolo che identifica l'organismo di certificazione.

Naturalmente tutto ci (armonizzazione delle norma tecniche per sopprimere le barriere al commercio tra gli stati membri) potrebbe
costituire un ostacolo alle esportazioni verso stati terzi che potrebbero avere regole tecniche diverse, ma a ci si potrebbe ovviare applicando
la normativa solo al mercato interno della comunit europea.
L'armonizzazione nel settore alimentare pu implicare l'estinzione di produzioni tipiche nazionali o regionali. Per salvaguardare queste
produzioni sono state introdotte le sigle IGP, DOP e STG (specialit tradizionali garantite).
12.Le deroghe al divieto di restrizioni quantitative e delle misure equivalenti
Il divieto di restrizioni quantitative alle esportazioni e importazioni e di misure equivalenti trova una deroga nellart. 36 TFUE che giustifica
ladozione di provvedimenti restrittivi da parte di uno stato membro qualora ricorrano motivi di
- moralit pubblica;
- ordine pubblico;
- pubblica sicurezza;
- tutela della salute di persone e animali o di preservazione di vegetali;
- tutela del patrimonio artistico, storico o archeologico;
- tutela della propriet industriale e commerciale.
Tuttavia, tali divieti o restrizioni non devono costituire un mezzo di discriminazione arbitraria, n, una restrizione dissimulata al
commercio tra gli stati membri.
Lart. 36 ha sollevato parecchie questioni interpretative, prima di tutto in relazione a suoi aspetti generali. In primo luogo sembrerebbe
crearsi una sovrapposizione tra i motivi di deroga di cui allart. 36 e le esigenze imperative contemplate in deroga al mutuo riconoscimento.
A tale proposito c per da dire che essi hanno una diversa sfera di applicazione: le esigenze imperative infatti possono essere invocate solo
per misure applicate indistintamente ai prodotti nazionali e a quelli importati mentre i motivi di cui allart. 36 sono invece applicabili anche
ad una misura che riguardi solo le importazioni. Inoltre le esigenze imperative possono riferirsi anche a motivi non compresi nellart. 36.
La sovrapposizione pu, quindi, operare solo su una misura applicabile indistintamente ai prodotti nazionali e alle importazioni, giustificata
da un motivo (es. salute pubblica) contemplato sia dallart. 36 che dalle esigenze imperative. Se ci si verifica la Corte ha stabilito che la
deroga va valutata direttamente sulla base dellart. 36 senza stabilire se quel motivo possa costituire anche esigenza imperativa.
La Corte ha poi avallato una interpretazione restrittiva dellart. in questione, nel senso che esso pu consentire deroghe solo agli obblighi
stabiliti dagli artt. 34 e 35 e quindi non potrebbe giustificare eccezioni al divieto di dazi doganali e misure equivalenti ai dazi.
Lart. 36 non potrebbe essere interpretato neppure nel senso di ammettere deroghe per motivi diversi da quelli da esso tassativamente
contemplati, essendo quindi riferibile ai soli provvedimenti di natura non economica. La portata restrittiva della sua interpretazione risulta
anche dal fatto che non possibile effettuare restrizioni quantitative ed invocare lart. 36 qualora sulla materia sia intervenuta una azione
comunitaria di armonizzazione delle legislazioni nazionali perch in tal caso linteresse meritevole di tutela sarebbe protetto dalla normativa
comunitaria.
Unulteriore condizione ricostruita dalla Corte perch lesercizio del potere di deroga sia ammissibile costituita dal rispetto del principio di
proporzionalit, il cui fondamento va ritrovato nellultima parte dellarticolo medesimo e cio dal fatto che gli stati possono porre restrizioni
quantitative alla libera circolazione delle merci solo per ci che strettamente necessario per tutelare linteresse protetto e sempre che tale
scopo non sia perseguibile con misure meno restrittive per gli scambi inter-comunitari.
Altre questioni interpretative si pongono per ciascun motivo enunciato dallart. 36.
Ad esempio per la moralit pubblica la corte ha stabilito che uno stato pu porre il divieto di importare alcune merci ritenute oscene solo se
nello stato non esiste un commercio interno lecito delle stesse merci.
Nello stesso modo uno stato non pu invocare motivi di tutela della salute di persone o animali o di preservazione di vegetali per vietare
limportazione di un prodotto che abbia un valore nutritivo minore rispetto ad altri prodotti in commercio perch ci non comporta un reale
pericolo per la salute.
Altre questioni si pongono per la tutela della propriet industriale e commerciale. Ad es. i diritti di brevetto e di marchio conferiscono ai
titolari diritti esclusivi nellambito territoriale di pertinenza in virt dei quali essi potrebbero pretendere che venga vietata nel loro stato
limportazione di prodotti aventi marchio identico o confondibile. In tal modo si avrebbe una restrizione quantitativa agli scambi che
potrebbe essere giustificata ai sensi dellart. 36.
Per meglio conciliare la regola della libera circolazione delle merci con la tutela della propriet di beni immateriali la Corte ha stabilito che
la deroga al divieto di restrizioni quantitative pu essere ammessa qualora esistano due requisiti: la deroga deve avere lo scopo di proteggere
loggetto specifico del diritto di propriet e deve essere indispensabile a tale scopo.
13. La libera circolazione di beni culturali
Gli scambi di beni culturali tra stati membri non possono essere soggetti a dazi doganali o a tasse di effetto equivalente in virt dellart 30
ma possono subire restrizioni quantitative ai sensi dellart. 36 che tra i motivi di deroga contempla la protezione del patrimonio artistico,
storico e archeologico nazionale. Naturalmente la deroga pu essere applicata solo ai beni che costituiscono una espressione significativa
della cultura nazionale e non ai beni di scarso valore o ai beni che pur trovandosi nel territorio di uno Stato non appartengono alla sua
cultura, ma a quella di unaltra nazione.
Sotto questo profilo lobbligo di non praticare restrizioni quantitative agli scambi con gli Stati membri potrebbe essere incompatibile con gli
obblighi assunti sul piano internazionale da alcuni stati nei confronti di Stati terzi circa la restituzione di beni culturali illecitamente esportati.
In questo caso se gli obblighi sono stati assunti prima del 1 gennaio 1958 o, per gli stati aderenti, prima della loro adesione, questi

prevarrebbero sulle regole del TUE o del TFUE. In caso contrario dovranno invece essere applicate le regole pertinenti allincompatibilit tra
gli obblighi in questione.
Un divieto di esportare un bene artistico
potrebbe essere fondato sulla deroga specifica di cui allart.36 anche allo scopo di prevenire che la libera circolazione di quel bene in ambito
comunitario possa determinare lesportazione verso uno stato terzo.
Parziale risoluzione ai problemi interpretativi posti dal 36 con riferimento alle misure che uno stato membro pu adottare per la tutela del
patrimonio artistico sembrerebbe scaturire principalmente da due atti normativi.
Il primo, un regolamento, impone agli stati lobbligo di subordinare lesportazione verso Stati terzi di beni culturali (le cui categorie sono
elencate in un allegato) alla presentazione di una licenza di esportazione. La licenza viene rilasciata allo stato in cui il bene si trova
illecitamente e pu essere negata sulla base di una legge nazionale che tuteli il patrimonio culturale di tale Stato.
Il secondo, una direttiva, impone allo stato membro in cui si trova un bene culturale, uscito illecitamente da un altro stato membro lobbligo
di restituirlo allo Stato di appartenenza.
Naturalmente la direttiva chiarisce che per bene culturale deve intendersi un bene del patrimonio nazionale avente valore artistico, storico o
archeologico che deve essere compreso in una delle categorie elencate in un allegato alla normativa stessa e cosa debba intendersi per bene
uscito illecitamente da uno stato membro (ossia quando il bene esportato in violazione alla legge statale o al regolamento comunitario circa
lesportazione di beni culturali verso stati terzi). Entrambi gli atti normativi, che hanno alla base una forma di cooperazione tra gli Stati
membri, dovrebbero portare alleffetto di ridurre da parte degli stati membri luso di misure restrittive in base allart. 36. Pertanto tali atti
possono offrire un valido contributo per rendere effettiva la libera circolazione dei beni culturali.
14. Monopoli commerciali e libera circolazione delle merci
La libera circolazione delle merci pu essere ostacolata da monopoli nazionali in ambito commerciale in quanto essi, gestendo in maniera
esclusiva un settore commerciale, potrebbero discriminare i produttori di altri Stati membri. Pertanto lart. 37 TFUE impone agli Stati
membri lobbligo di riordinare i monopoli commerciali nazionali per escludere ogni discriminazione tra i cittadini di Stati membri.
Lart. 37 non ha dunque lo scopo di sopprimere i monopoli nazionali, ma solo di conciliarli con lesigenza della libera circolazione delle
merci, facendo s che negli stati dove esiste un monopolio commerciale sia garantita la circolazione di merci simili a quelle oggetto del
monopolio provenienti da altri Stati.
Un monopolio considerato produttore di discriminazioni ogni volta che le sue regole di funzionamento gli attribuiscono diritti esclusivi di
importazione ed esportazione che andrebbero a danno degli esportatori ed importatori di altri Stati membri che verrebbero cos esclusi dagli
scambi commerciali.
Una deroga allart. 37 ammessa in base allart. 106 che stabilisce che: Le imprese incaricate della gestione di servizi di interesse
economico generale o aventi carattere di monopolio fiscale sono sottoposte alle norme dei trattati, e in particolare alle regole di concorrenza,
nei limiti in cui l'applicazione di tali norme non osti all'adempimento, in linea di diritto e di fatto, della specifica missione loro affidata. Lo
sviluppo degli scambi non deve essere compromesso in misura contraria agli interessi dell'Unione. Secondo la Corte su questa base si pu
giustificare da parte di uno Stato membro la concessione ad una impresa incaricata di gestire un servizio di interesse economico generale di
diritti esclusivi contrari allart. 37 qualora ci sia fondamentale al raggiungimento dello scopo e lo sviluppo degli scambi non ne risulti
compromesso in modo contrario agli interessi della comunit.
E chiaro che trattandosi per di una deroga ad un divieto generale le relative norme devono essere interpretate in maniera restrittiva per
evitare che vengano utilizzate per eludere il divieto e per pregiudicare la libera circolazione delle merci.
Art TFUE citati: artt. 26,28,29,30,31,32,34,35,36,37,110,114,115.

LA LIBERA CIRCOLAZIONE DELLE PERSONE E LA POLITICA DELLIMMIGRAZIONE

Lart. 45 della Carta di Nizza, dotata dal medesimo valore giuridico dei Trattati, prevede che
Ogni cittadino dellue ha il diritto di circolare e soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri; questa piena ed ampia
affermazione, che ribadita anche allart. 21 1 Tfue va comunque letta congiuntamente allart. 52 2 della Carta, ove si precisa che i
diritti da essa riconosciuti si esercitano alle condizioni e nei limiti definiti dai Trattati; inoltre le concrete modalit di esercizio di tale
libert sono state definite da atti normativi secondari delle Istituzioni dellue, che sono poi confluiti in un'unica fonte, la direttiva 2004/38.
I cittadini dei paesi terzi non beneficiano di tale disciplina, e infatti il 452 Carta di Nizza afferma, molto pi prudentemente, che la lib di
circolaz e di soggiorno pu essere accordata, conformemente ai trattati, a cittadini dei paesi terzi che risiedono legalmente nel territorio
di uno Stato membro.
Questa regola , che lascia dunque ai singoli Stati piena discrezionalit nel decidere le proprie regole di ammissione dei cittadini di paesi
terzi, sembrerebbe lasciar fuori dalle politiche dellUe le dinamiche dei fenomeni migratori; tuttavia il Trattato di Lisbona, agli artt. 77 e ss
Tfue ha conferito allUe competenze per realizzare una politica comune dellimmigrazione, individuandone i principi di fondo e le finalit
(v. dopo)
Cittadinanza dellUe
Il req necessario per les della libera circolaz la cittadinanza dellUe, la quale si acquista automaticamente per il fatto di possedere la
cittadinanza di uno Stato membro; rispetto a questultima dunque si aggiunge solamente, e non la sostituisce. In linea di principio lord Ue
non limita la lib degli Stati nel disciplinare lattribuz e revoca della cittadinanza; pertanto la questione se una persona abbia la cittadinanza
di uno o di altro stato membro viene definita solo in riferimento al diritto nazionale dello Stato interessato, e, cm ha precisato la Corte nel
caso Chen, uno Stato non pu contestare i criteri seguiti da un altro Stato nellattribuire la cittadinanza. (es del caso era il ius soli North
Ireland)
La discrezionalit degli Stati incontra per dei limiti nel senso che essi non possono dettare regole che pregiudichino lapplicaz del diritto
dellue sulla libera circolaz; ad es nel caso Micheletti un sogg che possedeva una doppia cittadinanza (italiano e argentino) intendeva
trasferirsi in Spagna per svolgervi unattivit lavorativa, ma le autorit spagnole gli avevano negato tale diritto sulla base di una normativa
interna che prevedeva la prevalenza della cittadinanza corrispondente al luogo di residenza abituale; la corte ritenne che tale normativa
spagnola andasse disapplicata essendo di ostacolo alla libera circolaz dei cittadini ue.
Anche il potere che gli Stati membri hanno di revocare la cittadinanza, se ottenuta in maniera fraudolenta, incontra un limite, in particolare
nel principio di proporzionalit; nel disporre la revoca infatti si deve tenere conto anche delle conseguenze che comporta per linteressato e
, eventualmente , per i suoi familiari.

Il divieto di discriminazione in base alla cittadinanza e il divieto di discriminazioni indirette


Il cittadino che es la libert di circolaz non pu essere discriminato n in maniera diretta, cio in base alla sua diversa cittadinanza (es uno
stato membro non pu assoggettare a un diverso regime di aliquote e scaglioni per limposta sul reddito cittadini e non cittadini), e n in
maniera indiretta, attraverso una normativa che, pur rivolgendosi indistintamente a cittadini e non cittadini determini comunque leffetto di
ostacolare la libera circolazione di questi ultimi (es caso Bidar, una normativa inglese subordinava la possibilit per studenti iscritti alle
universit del regno, di ottenere un prestito agevolato per gli studi a condizione di dimostrare la previa residenza in Uk, oppure nel caso
Angonese, si imponeva ai fini dellaccesso a un concorso per un pubblico impiego di comprovare la conoscenza della lingua tedesca
unicamente tramite il diploma rilasciato dalla provincia di Bolzano)
Occorre comunque precisare che il divieto di discriminaz invocabile solo da chi eserciti o abbia esercitato effettivamente la libert di
circolaz; non pu, in altre parole, un sogg cittadino di uno stato membro, far valere discriminazioni senza essersi mai spostato dal proprio
Stato;
Viceversa, se ha effettivamente es tale libert, potr invocare il principio di non discriminaz, non solo nella circolazione verso altri Stati,
ma anche laddove faccia ritorno nello Stato di cui cittadino; lo Stato non pu adottare infatti norme volte a dissuadere i propri cittadini a
lasciare il paese, prevedendo ad es la perdita di agevolaz per chi si trasferito e poi intende rientrare.
Sec la corte il concreto esercizio della lib di circolaz, fondamento necessario per lapplicaz del divieto di discriminazione, pu consistere
anche soggiorni di breve durata e non necessariamente di carattere lavorativo, ma anche di formazione e studio, oppure essere fondato
sulla circostanza che il cittadino presti servizi anche in altri stati membri, e quindi anche a prescindere da un trasferimento della residenza
- caso Carpenter (donna filippina) che oltretutto anche paradigmatico di come la Corte utilizza le norme previste nella cedu ai fini di
tutelare i diritti fondamentali, ed anche un significativo esempio di applicazione del principio di proporzionalit)

Le condizioni per la circolazione e il soggiorno dei cittadini dellue


Art. 6 della Dir 2004/38 riconosce a tutti i cittadini Ue il diritto al soggiorno per un periodo non superiore a tre mesi senza alcuna
condizione e formalit, salvo il possesso di un doc di identit. Art. 14 aggiunge che i cittadini dellue beneficiano del diritto di soggiorno
finch finch non diventano un onere eccessivo per il sistema di assistenza sociale dello Stato membro ospitante. Il ricorso al sistema di
assistenza sociale cmq non d luogo automaticamente a un provv di allontanamento.
Per i soggiorni superiori a tre mesi il diritto al soggiorno riconosciuto al cittadino di uno Stato membro che:
a)sia lavoratore subordinato o autonomo o che segua un corso di studi o di formaz professionale che sia familiare di un cittadino dellue
ammesso al ricongiungimento
b)che disponga di unassicuraz di malattia e dichiari di avere risorse economiche sufficienti per il soggiorno;
se dispone di questi ultimi due req pu anche soggiornare senza svolgere una qualche attivit e anche senza essere familiare ricongiunto;
ci che rileva che non gravi sul sistema di assistenza sociale. Inoltre per i figli del cittadiino di uno stato membro che abbia lavorato in
un altro stato membro, il reg 1612/68 prevede che essi possono continuare a freq i corsi di studio anche dopo la partenza del/dei genitori, e,
come ha precisato la corte nel caso Ibrahim (uk) , in questa ipotesi si tratta di un diritto che spetta indipendentemente dal disporre di un
assicuraz sanitaria e di risorse sufficienti.
Le procedure per lingresso e il soggiorno
La direttiva 2004/38 prevede che gli Stati membri hanno lobbligo di ammettere nel loro territorio il cittadino dellue munito di una carta
di identit o passaporto in corso di validit (si noti che non richiesta la presentaz alla frontiera, ma solo il possesso del doc, in qnt sn stati
eliminati i controlli alle frontiere interne);
correlativamente , ogni stato membro ha lobbligo di riconoscere ai propri cittadini il diritto di uscita dal territorio (fermo restando che il
diritto dello stato pu prevedere un divieto di espatrio come misura restrittive della lib personale che deve essere convalidata dal giudice, e
fondata sulla pericolosit o pericolo di fuga di un sogg sottoposto a indagini, imputato, o penalmente condannato); in generale quindi, sec
la corte, le disp che impediscano a un cittadino di lasciare il paese di orgine per es la libera circolaz o che lo dissuadano dal farlo, sono
incompatibili con il diritto ue. In particolare nel caso Bosman la corte ha ritenuto incompatibile con il trattato una normativa belga che
subordinava la possibilit per un calciatore di es la sua attivit in una societ stabilita in altro stato membro, alla condaz che questultima
avesse versato alla societ di provenienza unindennit di trasferimento.
Successivamente, nella sent Olympique Lyonnais del 2010 la Corte ha cmq precisato che una normativa che garantisca alla societ che ha
curato la formaz di un giovane calciatore, un indennizzo nel caso in cui il giovane, una volta capace di agire, concluda un contratto come
professionista con una societ di altro stato membro, non osta di per s alla libera circolazione, finch risp cmq il principio generale di
proporzionalit, e non sia cio esorbitante rispetto alla finalit di incoraggiamento alla formazione e allimpiego dei giovani calciatori.
Per qnt rig il soggiorno , la direttiva consente agli stati membri di richiedere al cittadino che soggiorni oltre i tre mesi, liscrizione presso le
autorit competenti. Lattestato deve per essere rilasciato immediatamente, a condiz che il cittadino esibisca un valido doc di indenit, e
se soggiorna per les di lavoro subordinato, una conferma di assunzione da parte del datore; invece per chi ha risieduto legamente e in
via continuativa nello stato membro ospitante per almeno 5 anni, il soggiorno ammesso senza dover dimostrare il possesso dei req
previsti ai fini dellottenimento dellattestato di iscrizione.
La corte ha inoltre precisato che linadempimento dellobbligo di iscriz non giustifica automaticamente gli stati ad adottare provv di
espulsione, ma solo ad adottare sanzioni , proporzionate, atte a garantire losservanza delle disp stesse.
Il diritto al ricongiungimento familiare
I familiari del cittadino dellUe hanno il diritto di accompagnarlo o raggiungerlo nello Stato membro in cui si trasferisce; quindi ad essi
non propriamente esteso il diritto alla libera circolazione; si tratta piuttosto di una previsione funzionale al pieno es della libert di
circolaz e soggiorno del cittadino che ne ha titolo, per valorizzare in particolare il diritto fondamentale al risp della vita familiare che la
giur della Corte ha ricavato dalla Cedu come diritto fondamentale dellue; ne deriva che la durata del diritto al soggiorno del familiare
ricongiunto dipende dalla durata del soggiorno del familiare che es il diritto di circolazione;
per familiari si intendono il coniuge, i figli suoi o del coniuge se minori di anni 21 o a carico, nonch gli ascendenti del cittadino e del suo
coniuge. Inoltre la direttiva include nella nozione di familiare il partner che abbia contratto un unione registrata sulla base della
legislazione di uno Stato membro, purch lo stato ospitante equipari quellunione al matrimonio. Tale soluz, che gi era stata delineata
dalla Corte nel caso Reed, consente di evntare una discriminaz a danno dei cittadini di altri stati membri, senza peraltro incidere sulle
scelte nazionali riguardo alle relaz familiari.

La direttiva richiede inoltre agli stati membri di agevolare lingresso del partner con cui il cittadino abbia una relaz stabile debitamente
attestata; in tal caso non posto lobbligo allo stato membro di consentire lingresso, ma solo di agevolarlo.
La corte ha inoltre escluso che les del diritto al ricongiungimento implichi lobbligo di convivenza (sent Diatta); tale interpretaz
avvalorata dal fatto che il familiare ha diritto di accedere a qualsiasi attivit lavorativa, anche se questa viene es in un posto lontano da dal
luogo di soggiorno del lavoratore migrante. In ogni caso il familiare, se soddisfa lecondiz richieste in generale per la libera circolaz, potr
acquisire un diritto autonomo al soggiorno. La direttiva precisa infatti che il decesso del cittadino dellue o la sua partenza dallo stato
ospitante non incidono sul diritto di soggiorno dei usoi famliari aventi la cittadinanza di uno stato membro.
Per i figli di un lavoratore che intendano rimanere nel paese ospitante anche dopo la partenza del padre, v sopra caso IBRAHIM.
Il diritto al ricongiungimento pu essere es anche qnd il familiare non sia cittadino di uno stato membro; per soggetto allobbligo del
visto di ingresso, a meno che non sia in possesso della carta di soggiorno di familiare di cittadino ue , rilasciata da uno stato membro; in
tal caso infatti ha gi ottenuto il diritto al soggiorno in uno stato membro.
La direttiva richiede agli stati membri di concedere a dette persone ogni agevolaz affinch ottengano i visti necessari; quindi essi debbono
prevedere req + favorevoli di quelli previsti in via generale risp allingresso dei cittadini di uno stato terzo; a ci ha contribuito anche la
giurisprudenza della corte , precidanso che il cittadino di uno stato terzo , coniugato con cittadino di uno stato membro, non pu essere
respinto alla fornitera qualora , privo di un doc valido o del visto, possa cmq provare la sua identit e il legame coniugale, purch non vi
siano elementi per stabilire che il suo ingresso rappresenti un pericolo per lordine pubblico/sicurezza/sanit.
Inoltre nel caso Metock (2008) la corte ha affermato che la direttiva osta a una normativa nazionale che imponga al familiare di aver
previamente soggiornato legalmente in altro stato membro prima del suo arrivo nello stato ospitante. Cio nessuno stato membro pu
subordinare il ricongiungimento a condizioni pi gravose.
In caso di decesso o partenza del cittadino dellue, non si det automaticamente la perdita del diritto di soggiorno dei figli, se essi risiedono
nello stato ospitante e sono iscritti in un istituto scolastico per seguirvi gli studi, finch non terminano gli studi stessi.
Inoltre per qnt rig lipotesi di scioglimento del matrimonio , il coniuge ricongiunto non perde il diritto al soggiorno purch eserciti
unattivit lavorativa o disponga di risorse sufficienti.
Per il soggiorno < 3 mesi non richiesta alcuna formalit
Per il soggiorno > 3 mesi invece pu essere richiesto il rilascio della carta di soggiorno valida per 5 anni a condizi che linteressato
presenti il passaporto, un doc che attesti la qualit difamiliare e la prova del soggiorno nello stato ospitante.
La limitazione allingresso e al soggiorno dei cittadini dellue

La circolazione e il trattamento dei lavoratori subordinati cittadini di stati membri


Art. 45 Tfue riconosce ai cittadini degli Stati membri il diritto di spostarsi in un altro s.m. per svolgervi unattivit di lavoro subordinato,
ed enuncia il principio di parit di trattamento dei lavoratori migranti risp ai nazionali. Art. 46 Tfue attribuisce competenza normativa al C
; art. 47 prevede ladozione di programmi di scambio di giovani lavoratori art. 48 ladozione di misure di sicurezza sociale necessarie per
linstauraz della libera circolazione.
Nozione di lavoratore subordinato
Per evitare che ciascuno stato, sulla base della propria specifica nozione, potesse disporre a suo piacimento della categoria di persone a cui
destinare le garanzie offerte dal Trattato, la Corte ha fornito la definizione di lav sub ai fini dellapplicazione del Trattato; si ha lav sub
allorch una persona compie ,durante un certo tempo, a favore di unaltra e sotto la direzione di questa, prestazioni in
corrispettivo delle quali le spetta la retribuzione;
quindi la corte ha cercato di dare la nozione pi ampia possibile, e nelle singole situazioni concrete, dove dubbia l applicabilit dellart.
45, tendenzialmente propende per uninterpretazione estensiva, ricomprendendo ad es anche chi si sposta per dedicarsi ad attivit di studio,
purch ci sia una relazione tra il lavoro subordinato in precedenza svolto e gli studi intrapresi; unestensione invece della nozione di
spostamento si invece realizzata attraverso la disciplina positiva dettata dalla direttiva 96/71, che prevede lapplicabilit di questa
normativa anche a coloro che svolgono temporaneamente la propria attivit in un altro Stato membro come dipendente di unimpresa che
presta un servizio in uno Stato membro diverso da quello nel quale essa ha sede; inoltre la direttiva prevede anche lapplicabilit al lavoro
interinale, per evitare che limpresa avente sede in uno Stato membro nel quale le condizioni di retribuz e lavoro sono meno favorevoli di
quelle previste nello Stato in cui presta un servizio possa essere avvantaggiata, sul piano competitivo, risp alle imprese locali.
Con la Sent Bosman invece la Corte ha, tra laltro, che anche lattivit sportiva rientra nel campo di applicaz di tale normativa, quando sia
configurabile come attivit economica, e tale ipotesi ricorre nel caso dellattivit dei calciatori professionisti o semiprofessionisti che
svolgono un lavoro subordinato o effettuano prestaz di servizi retribuite.

Laccesso al lavoro
La libera circ comporta laboliz di quasiasi discriminazione fondata sulla nazionalit, per qnt rig limpiego, e il diritto di risp ad
offerte di lavoro effettive in altri stati membri; il reg 1612/68 CEE, dando applicaz a tali regole del trattato, ha precisato che il principio
di non discriminaz implica linapplicabilit di disp o prassi di uno Stato membro che limitino o subordinino laccesso al lavoro a condiz
non previste per i nazionali; ad es una normativa Francese richiedeva che una certa percentuale dellequipaggio di navi francesi fosse
composta da cittadini; in base allo stesso principio sn state dichiarate incompatibili le normative nazionali che riservino ai soli cittadini

delo stato membro il diritto di partecipare come prfoessionisti o semi-professionisti ad incotnri di calcio; lesclusione di giocatori
stranieri ammessa infatti sl se derivante dallesigenza di formare rappresentative nazionali.
La corte ha poi chiarito che non rilevano solo discriminaz palesi, ma anche qualsiasi discriminaz dissimulata che pervenga al medesimo
risultato; es nella sent Bobadilla del 1999, la Corte ha ritenuto incompatibile con il Trattato una normativa spagnola che x laccesso a un
impiego presso i Musei nazionali richiedeva il possesso di un diploma rilasciato da un istituto di formaz situato in Spagna, ad esclusione
di diplomi analoghi conseguiti in altri Stati membri;
al fine di favorire la circolaz dei lavoratori, lart. 46 lettd TFUE prevede che debbano essere stabiliti meccansimi ideonei a mettere inc
ontatto le offerte e le dom di lavoro e a facilitarne leq
inoltre la libera circolaz comporta anche il diritto di rimanere , sul territorio di uno Stato membro, dopo aver occupato un impiego; tale
diritto affermato a condiz che costituiranno logg di reg stabiliti dalla commissione, ma ricade ormai tra le ipotesi nelle quali il
cittadino dellue pu benificiare del diritto al soggiorno sulla base della direttiva 2004/38 CE.
Le persone in cerca di occupazione
Nellinterpretazione del diritto di rispondere a offerte di lavoro effettive, la Corte ha ritenuto che si possa spostare non solo chi sia gi
in possesso di unofferta di lavoro , ma, attraeverso il criterio interpretativo delleffetto utile, ha ritenuto legittimato a spostarsi anche
chi, pur non avendo ricevuto unofferta vera e propria, dimostri di essere un soggetto in cerca di occupazione ; tale principio stato
positivizzato dalla direttiva 2004/38 anzitutto laddove riconosce il diritto di soggiorno a favore del cittadino dellue che, dopo aver
esercitato unattivit lavorativa, si trovi in stato di dispoccupazione involontaria e sia isncritto presso lufficio di collocamento; per qnt
rig invece i soggetti in cerca di una prima occupazione, la direttiva non li contempla espressamente, tuttavia ha recepito un principio
giurisprudenziale che la Corte ha affermato a partire dalla sent Antonissen: in tale sent la Corte afferma che un termine di 6 mesi
previsto da una normativa nazionale ai fini della ricerca di un impiego non di per s insufficiente; tuttavia se trascorso tale termine
linteressato fornisce la prova di continuare a cercare un impiego e di aver effettive possibilit di essere assunto, il sogg non potr essere
costretto a lasciare il territorio dello stato;
viceversa, come stato chiarito nella sent Tsiotras, il diritto al soggiorno al fine di ricercare unoccupaz viene meno qnd si dimostri che
linteressato nelloggettiva impossibilit di ottenere un posto di lavoro (es perch malato) ;
la direttiva 2004/38 CE, in linea di continuit con tali indicazioni, prevede che un cittadino di altro stato membro non pu essere
allontanato fino a qnd pu dimostrare di essere alla ricerca di un lavoro e di avere buone possibilit di trovarlo; essa tuttavia non
risolve il problema dei criteri che rilevano per affermare che un soggetto abbia o meno tali buone possibilit , e questo pone il rischio
che alcuni stati membri limitino in modo significativo la possibilit del cittadino di rimanere sul territorio per ricercare un impiego;
I Limiti allaccesso al lavoro
Art. 45 4 Tfue esclude gli impieghi nella p.a. dallapplicaz delle norme dellue sulla circolaz dei lavoratori; la Corte si , per
evidenti esigenze di uniformit, preoccupata di precisare quale nozione di p.a. vada utilizzata a tale scopo, e ha evidenziato cm si debba
intendere per P.a. linsieme dei sogg che es poteri pubblici in qnt sn responsabili della tutela di interessi generali dello Stato; quindi solo
gli impieghi funzionali alles di poteri essenzialmente autoritativi e provvedimentali sono riservati ai cittadini, es gli impieghi alle dip
delle forze armate, la magistratura, lamm finanziaria e la diplomazia; gli altri invece sono aperti; es il lavoro di insegnante o di
ricercatore, il lavoro di infermiere, e vari impieghi di carattere esecutivo (es giardiniere, elettricista) ; nei casi di confine la corte
spesso adotta uninterpretaz restrittiva dellesclusione, per es sui posti di capitano e comandante in sec delle navi mercantili, ha
affermato che possano essere riservati ai cittadini solo a condiz che vengano effettivamente es in modo abituale e non rappresentino una
parte marginale della propria attivit;
Art. 3 Reg 1612/68 cee pone il limite delle conoscenze linguistiche richieste in relazione alla natura dellimpiego offerto; con la sent
Groener la corte, giudicando sulla compatibilit di una normativa inglese che richiedeva un certo grado di conoscenza della lingua
ufficiale ai fini dellinsegnamento negli istituti di formaz professionale, ha chiarito che non solo occorre valutare che limpiego in
questione abbia natura tale da giustificare il req delle conoscenze linguistiche, ma anche che la richiesta di tale req si inquadri in una
politica di incentivaz della lingua nazionale e che cmq sia una richiesta proporzionata, congrua cio risp alla sua finalit.

IL trattamento dei lavoratori

Sul piano del tratt, art. 452 sancisce il divieto di discriminaz fondate sulla nazionalit, per la retribuz e le altre condiz di lavoro
In partciolare il reg 1612 precisa che il lav cittadino di uno Stato membro non pu ricevere nel territorio degli altri Stati membri, a
motivo della propria cittadinanza, un trattamento diverso da quello dei lav nazionali x qnt concerne le condiz di impiego e di lavoro, in

particolare in materia di retribuz, licenziamento, reintegraz professionale o ricollocamento se disoccupato; la corte ha chiarito che ai fini
del calcolo della retr o della pensione di anzianit occorre tenere conto dei periodi di servizio che un pubblico dipendente abbia
compiuto nellamministraz di un altro stato membro; per lo stesso motivo, al lavoratore migrante che abbia dovuto interrompere la
propria attivit per prestare il servizio militare nello stato di cui cittadino, riconosciuto il diritto di far includere il periodo trascorso
sotto le armi nel calcolo dellanzianit aziendale;
per qnt rig la durata del rapporto di lavoro, la corte ha chiarito che il trattato osta alla normativa di uno stato membro che limiti nella
generalit dei casi ad un anno, con possiblilt di rinnovo, la durata dei contratti di lavoro dei lettor idi lingua straniera, se tale limitaz non
esiste in via di principio per gli altri insegnanti; qui la discriminaz era indiretta, xche cmq la limitaz era operativa anche nei confronti di
cittadini italiani, ma in concreto sfavoriva i lavoratori di altri stati membri, giacch lattivit di lettore svolta x lo pi da stranieri;
per qnt rig i diritti sindacali, il reg 1612 pone cm unica possibilit di esclusione per gli stranieri la partecipaz a organismi di diritto
pubblico (laran);
sempre in attuazione del pr di non discriminazione, il reg 1612 stablisce che il lav proveniente da altro stato membro gode degli stessi
vantaggi sociali e fiscali dei lavoratori nazionali la nozione dei vantaggi sociali ricomprende, sec la Sent Even, tutte le misure,
connesse o meno alla esistenza di un rapporto di lavoro, di cui i cittadini dello Stato ospitante risultino i destinatari in virt della loro
condizione generale di lavoratori o di residenti es lagevolaz concessa x la nascita di un figlio, la riduz sulle tariffe ferroviarie, il
contriuto alliscriz ad un conrso di fomraz;
nella Sent Collins, la corte ha per precisato che coloro che sn in cerca di prima occupaz in uno stato membro diverso dal proprio non
hanno diritto di beneficiare degli stessi vantaggi sociali previsti x coloro che hanno gi es unattivit lavorativa ; e di conseguenza, lo
stato membro pu subordinare il beneficio di un indennit di disoccupaz ad un periodo di residenza, purch per non vada oltre qnt
necessario affinch le autorit naz possano assicurarsi che linteressato cerchi realmente un impiego.
Anche per i vantaggi sociali la giur vieta nn solo discriminaz palesi ma anche dissimulate; es nella sent Biehl la corte ha affermato che
uno stato membro non pu subordinare il rimborso di imposte indebitamente versate alla residenza nel territorio nazionale.
Nella sent Schumaker la corte ha affermato che in via di principio le disp sulla libera circolaz dei lavoratori non ostano a normative naz
che assoggettino il non residente che svolga unattivit lavorativa subordinata sul loro territorio ad imposte sul reddito + gravose di
quelle previste per il residente che occupi un posto di lavoro dello stesso tipo, ma tali agevolaz devono essere accordate anche al lav non
residente allorch esso tragga la parte essenziale delle proprie risorse imponibili dallattivit che es nello stato in cui lavora
Il trattamento dei familiari del lavoratore
Ai membri della famiglia del lavoratore ammessi al ricongiungimento assicurata la parit di trattamento risp ai nazionali; rig
ai familiari che siano cittadini di uno stato membro, per, ci deriva direttamente dal principio generale di non discriminaz in base alla
nazionalit enunciato dallart. 18 TFUE; la direttiva 2004/38 stabilisce che il familiare, anche se non avente la citt di uno stato membro,
che sia titolare del diritto di soggiorno gode di pari trattamento rispetto ai cittadini; ci implica che il familiare, anche se non cittadino di
stato membro, abbia il diritto di es anche le attivit sottoposte a un regime di autorizzazione amministrativa e a specifiche norme di
diritto professionale, sempre che possieda le qualificaz e i diplomi richiesti dalla legislazione dello stato ospitante.
Art. 12 reg 1612/68 prevede che I figli dei lavoratori hanno il diritto di freq i corsi di insegnamento generale, di apprendistato e formaz
professionale e che gli stati membri devono incoraggiare le inziative itnese a permettere ai giovani di freq i corsi nelle migliori
condizioni possibili. Inoltre a ci si aggiungono le specifiche disp rivolte alla formaz scolastica dei figil dei lavoratori migranti, che
devono essere agevolati nel loro inseirmento scolastico in particolare per qnt rig linsegnamento della lingua del paese in cui
soggiornano. Nella sent Echternach la Corte ha dichiarato che la parit di trattamento si estende a qualsiasi forma di insegnamento,
anche di natura professionale, e ha ricordato che lart. 12 non contempla solo le norme sullammissione a tali corsi, ma tutte le misure
generali intese ad agevolare la freq, e quindi i figli del lav migrante devono essere equiparati ai cittadini per qnt rigi i sussidi
allistruzione, o la concessione di borse di studio.
La sicurezza sociale
Art. 48 TFUE prevede che devono essere adottate in materia di sicurezza sociale le misure necessarie per linstaurazione della libera
circolaz dei lavoratori ; questultima nn sarebbe infatti assicurata se i lavoratori migranti fossero privati dei vantaggi previdenziali
garantiti dalla legge dello Stato membro ospitante. In particolare deve essere assicurato il cumulo di tutti i periodi presi in consideraz
dalla verie legislaz nazionali, sia x il sorgere e la conservaz del diritto alle prestaz, sia x il calcolo di queste e che garantisca il pagamento
delle prestaz alle persone residenti nei territori degli stati membri; inoltre qnd uno stato membro ritenga che una misura proposta sulla
base di tale disp pregiudichi il suo sistema di sicurezza sociale pu chiedere che della questione sia investito il CE ; qst ultimo pu
eventualmente chiedere alla comm di presentare una nuova proposta impedendo cos ladoz dellatto che era stato inizialmente
proposto; questo meccanismo mostra latteggiamento di cautela degli Stati nei confronti di sviluppi normativi che potrebbero rivelarsi
molto onerosi dal punto di vista finanziario.
In attuaz dei principi di sicurezza sociale il reg 883/2004 enuncia anzitutto il principio della parit di trattamento, sec il quale il lav
migrante ha diritto alle stesse prestaz previste x i lav nazionali; sono altres det le modalit x cumulo dei periodi assicurativi e per

lerogazinoe delle prestazioni, x ottenere non una disciplina uniforme, ma il coordinamento dei diversi regimi nazinoali , per evitare il
cumulo di + forme assicurative della stessa natura per un medesimo periodo; infatti listituz previdenziale dello Stato nel quale stata
prestata lultima attivit lavorativa debba procedere alla totalizz dei periodi assicurativi maturati in base alle leggi degli Stati nei quali
lattivit stata svolta.

LA POLITICA DELLIMMIGRAZIONE

Ai fini della realizzazione dello spaizo di libert sicurezza ecc ecc il tfue ha dotato lue anche di una competenza per realizzare una politica
comune di immigrazione
Art. 79 tfue individua cm criteri generali cui deve ispirarsi la politica comune sullimmigrazione e asilo
a)Gestione efficace dei flussi migratori
b)Lequo trattamento dei cittadini di stati terzi regolarmente soggiornanti
c)prevenzione e contrasto dellimmigraz illegale e della tratta di esseri umani

art. 80 principio di solidariet e di quea ripartiz della resp tra gli stati membri, anche sul piano finanziario ;
art. 78 3 qualora uno o + stati membri debbono affrontare una situaz emergenza a motivo di un afflusso improvviso di cittadini di stati terzi
il C Pu adottare misure temporanee a beneficio dello stato membro o dagli stati membri interessati;

La realizz di una poltiica comune di immigraz funzionale, come si evince dallart. 77 tfue, allo sviluppo di una progressiva eliminaz di
qualsiasi controllo sulle persone, a prescindere dalla nazionalit, allatto dellattraversamento delle frontiere; leliminaz dei controlli alla
frontiera presuppone dunque qnt meno unarmonizzazione delle norme sullattrvaersamento dellef rontiere tra stato terzo e stato membro;
tale armoniazz ha per incontrato la riluttanza di alcuni stati membri, preuccputi di mantenere un efficace sistema di controllo sullingresso e
il soggiorno di cittadini di stati terzi.
Per superare questa situazione di paralisi, alcuni stati membri si sono accordati, al di fuori del sistema dellue, a partire dal 1990 con
laccordo di Schengen, al quale progressivamente hanno aderito via via tutti gli stati membri , compresa litalia;
la convenzione di S. ha previsto laboliz dei controlli sulle persone alle frontiere, e si sono stabiliti anche principi uniformi per il controllo
delle frontiere esterne e in particolare si sono enunciati i presupposti per lingresso dei cittadini di stati terzi per periodi di soggiorno non
superiori a tre mesi; a ci basta essere in possesso dei doc di identit e del visto, e non devono figurare nellelenco delle persone segnalate ai
fini della non ammissione ( banca dati sis);
queste regole sono state fatte proprie dal sistema dellue con il trattato di amsterdam, che quindi ha trasformato tutti gli atti adottati sulla base
della convenz di SC in atti dellue individuando per ciasucno di essi un fondamento giuridico allinterno dei trattati.
Quindi a seguito del tratt di AMSTERDAM lunione ha inziiato ad adottare atti nelles della politica comune di immigraz; anzitutto, circa
larmonizzazione dei controlli alle frontiere esterne si sono stabilite le regole sui controlli di frontiera che devono essere seguite dalle autorit
degli stati membri ed stata istituita una agenzia per le frontiere esterne (frontex) che ha la funz di coordinare lattivit di controllo degli
stati membri organizzando operaz comuni e fornanendo anche una cooperazi operativa attraverso proprio mezzi navali e aerei;
inoltre nel contrasto allimmigraz clandestina, assume rilevanza la cooperaz tra lue e gli stati terzi, attraverso specific accordi; es vi sono
accordi di riammissione (tra ue e sri lanka, ue e russia , ue e albania) sulla base dei quali questi paesi, laddove propri cittadini abbiano fatto
irregolarmente in stati membri si impegnano a riammetterli nel proprio territorio;
per qnt rig la normativa sullingresso, anzitutto si prevede nel cd. Codice dei visti (reg del 2010), che detta per regole essenzialmetne solo
di carattere procedurale riguardanti in particolare lesigenza di una motivaz del rifiuto del visto, e anche costi e tempi della procedura; il
problema che invecce non sono stati armonizzati i req sostanziali per lottenimento delv isto , in particolare per ilv isto per motivi di
lavoro, che quindi pu essere concesso sec criteri diversi da ogni stato membro.
Per qnt rig il ricongiungimento dei familiari dello straniero che risieda regolarmente in uno stato membro, la direttiva 86/2003 lo prfevede
qualora sia richiesto dal cittadino di stato terzo che sia in possesso di permesso di soggiorno di durata almeno annaule e abbia una fondata

prospettiva di ottnere il diritto di soggirono in modo stabile, e risp le specifiche condiz ulteirori richieste da ciascuno stato membro, per es la
disponibilit di un alloggio, un assicuraz di malattia, risorse stabili, regolari e sufficienti;
per qnt rig invece il permesso di soggiorno, lue ha competenza a stabilire le conidizioni del soggiorno nonch ad adottare le nrome sul
rilascio da parte degli stati mebri di titoli di soggiorno di lunga durata;
nelles di tale competenza stata adottata la direttiva 109/2003 che ha stabilito uno status di particolare favore per i cittadini di paresi terzi
che abbiano soggiornato legamente e ininterrottamente per lameno 5 anni nel terriotrio di uno stato membro; per ottnere lo status di residente
di lungo periodo, occorre dimostare di possedere di risorse stabili e regolari anche per il sostentamenteo dei familiari eventualmente
ricongiunti e disporre di unassicuraz di malattia; ai soggiornanti di lungo periodo rilasciato un permesso di soggiorno valido per almoeno
5 anni automaticamente rinnovabili; ai soggiornanti di lungo periodo deve essere assicurata la parti di trattamento risp a quelli nazionali e
possono essere espulsi solo se costituiscono una minaccia effettiva e grave per lordine pubblico e pubblica sicurezza.
Per qnt rig poi il trattamento dei lavoratori di stati terzi, lart. 153 tfue fornisce un fondamento giuricio per aizoni dirette a regolare le condiz
di lavoro dei cittadini di stati terzi, e in attuaz di questa competenza il reg 859/2003 ha esteso lapplicaz dei reg ue in materia di sicurezza
sociale con lobeiettivo di concedere loro un insieme di diritti uniformi e analoghi a quelli di cui godono i cittadini lavoratori dellue;
Il rimpatrio
art. 79 prevede che il C possa adottare normative sullimmigraz e soggiorno irregolari, comprensive di misure di allontamento e rimpatrio,
ripsettando per anzitutto il patto delle nazioni unite su idiritt icivili e poltiici che constente allo straniero di far valere le ragioni che si
oppongono alla sua espulsione; i diritti fondamentali, in particolare quelli enunciati dalla carta di nizza della cedu come fonte di ispirazione
di diritti fodnamentali; questultima in particolare stata interpretata, nel suo art. 7, nel senso che non consente lespulsione allorch questa
comporti uan violaz del diritto alla tutela della vita privata familiare;
inoltre la direttiva 115/2008 , pur lasciando spazi di discrezionalit agli stati membri nel disciplinare il rimpatrio, ha imposto ad essi di
consentire allo starniero di partire volontariamente entro un certo termine ; quindi solo qualora nn si allontani volontariamente, lo stato pu
provvedere coercitivamente al rimpatrio; inoltre, in attesa di rpovvedere al rimpatrio, lo stato membro pu disporre il trattenimento dello
straniero in un centro di permanenza temporanea;
Il diritto di asilo
Art. 78 del tfue attribusice al ue la competenza a sviluppare una politica comune in materia di asilo , di protezione sussidiaria di protezione
temporanea;
per qnt rig il diritto di asilo, la carta di nizza prevede che tale diritto garantito conformemente alle stesse fonti internazionali ed enuncia il
principio del non-refoulment nessuno pu essere allotnanato, espulso o estradato verso uno stato in cui esiste il rischio serio di essere
sottoposti alla pena di morte ,alla tortura o ad altre pene o trattamenti inumani o degradanti;
nellattuaz della competenza in materia di asilo , il consiglio ha adottato il reg 343/2003 che enuncia i criteri in base ai quali determinato lo
stato membro resp dellesame della domanda; chi compeente? Lo stato che abbia gi riconosciuto lo status di rifugiato a un familaiare del
rhicedente o abbia rilasciato al richiedente un visto o permesso, oppure lo stato nel quale sia accertato che lo straniero ha fatto
irregoalramente ingresso. Questo meccansimo va coordindato da qnt previsto nella convenzione di ginevra; perch uno stato parte della
convenzioen pu in questo modo liberarsi dei propri obblighi traferendo la richiesta allo stato competente in base al regolametno; il
coordinamento avviene nel senso che , una volta individuato lo stato resp a esaminare la domanda, lesam della domanda deve essere
conforme a quanto previsto dalla convenzione; cqm sia il reg va nella direz di restringere le possibilit per lo straniero di vedersi
riconosciuto il proprio diritto, in qnt la domanda pu essere esaminata solo da uno stato membro.
Inolltre il tfue prevede che sia sviluppata anche un a poltica comune in materia di prtez sussidiaria e temporanea, cio volta a tutelare
qualsiasi ciattadino di una pease terzo che necessit di una protez internaizonale al di l dello status di rifiugiato legittimato a richiedere
laslo , affinch gli sia garantito il non refoulment; a tele scopo sono state adottate tre direttive, che pur lsaciando agli stati ampia
discrezionalit, prevedono che in particolare per la protezione temporanea degli sfollati, il consiglio accerti, su proposta della commissione ,
leisstenza di un afflusso massiccio di sfollati e che gli stati membri accolgano tali soggetti consentendo loro di presentare la domanda di
asilo; si tratta di sogg che si trovano in situaz diverse dalle condiz per avere il diritto di asilo, cio diverse dallo status di rifugiato, ma
ritenute gravi e meritevoli di prtgezione (conflitti e calamit naturali);
la protez sussidiaria, infine si caratterizza per il suo connotato residuale (per i cittadini di stati terzi che non abbiano lo status di rifugiato o di
sogg idoneo a rihciede rla prtez ptemporanea degli sfollati, in qnt non si impone al richiedente di fornire la prova di elementi peculiari della
sua situaz di personale, ma che semplciemente correrebbe un rischio di subire un grave danno riotrnando nel paese di origine;

LA LIBERA PRESTAZIONE DI SERVIZI


Lambito di applicazione sostanziale e le materie escluse
Il TFUE accoglie una nozione di servizio non necessariamente corrispondente a quella utilizzata nelle transazioni economiche, ricavabile da
alcune indicazioni che rivestono un carattere meramente esemplificativo e da una norma di chiusura (a). Il TFUE richiede poi che lattivit
abbia una rilevanza economica (b)
a) Ai sensi dellart. 57 TFUE n.1 sono da ritenere servizi rilevante per il diritto dellUE le prestazioni fornite normalmente dietro
corrispettivo e che non siano regolate dalle disposizioni relative alla libera circolazione delle merci, dei capitali e delle persone
(carattere residuale). Lo stesso articolo cita una serie di attivit che rientrano nella nozione di servizi (a carattere industriale, commerciale,
artigiano o delle libere professioni) ma la corte ha chiarito che esso ha carattere solo esemplificativo facendovi rientrare nella nozione di
servizio anche ad. es. le attivit sportive e le attivit televisive.
Esclusa dal campo di applicazione degli artt 56 e ss invece la disciplina della circolazione dei servizi in materia di trasporti (rientrante nel
titolo VI del Trattato) e la prestazione di servizi bancari e assicurativi (collegata alla libera circolazione dei capitali). Per quanto riguarda
invece la materia fiscale se vero che la disciplina delle imposte dirette rientra nella competenza nazionale anche vero che gli stati non
possono adottare politiche fiscali contrarie alle norme comunitarie in quanto esse sarebbero disapplicate.
b) Dallart. 57 si evince anche che una attivit, per rientrare nellambito dei servizi, deve avere una rilevanza economica in quanto le
prestazioni devono essere normalmente fornite dietro retribuzione, il che implica lattrazione nel campo di applicazione della norma di
quelle attivit che posso essere sporadicamente essere offerte in assenza di uno specifico corrispettivo. Sono quindi escluse per definizione,
per rientrare nel campo di applicazione delle disposizioni del TFUE dedicate ai lavoratori subordinati, le attivit che, se pure di contenuto
economico, vengono svolte in maniera non indipendente ma salariata, riconoscibile dalla circostanza per cui queste vengono esercitate, nel
corso di un determinato periodo di tempo, a favore di un altro soggetto e sotto la sua direzione, in cambio di una remunerazione. Non pu
pertanto rientrare nellambito dei servizi ad esempio la composizione di rappresentative sportive nazionali, in quanto rispondenti a criteri
tecnico-sportivi e quindi considerata la gratuita del tipo di prestazione o lattivit di servizio (es. istruzione) svolta dallo stato membro non a
fini di lucro ma per assolvere i propri obblighi di natura sociale.
Alla luce della giurisprudenza della corte poi non richiesto un previo accordo tra prestatore e destinatario potendo lattivit di servizio
essere rivolta anche ad un numero indefinito di destinatari. Non neanche necessario che il corrispettivo provenga dal destinatario della
prestazione, essendo sufficiente che il servizio venga fornito dietro remunerazione (es. programmi televisivi diffusi da uno stato
membro in altri stati e remunerata dai cittadini dello stato di origine attraverso il canone o la pubblicit).
Abbiamo visto che la nozione di servizio ha carattere residuale e cio che una attivit viene presa in considerazione dalla disciplina della
libera prestazione di servizi se ad essa non sono applicabili le norme sulla libera circolazione delle merci, dei capitali o della libert di
stabilimento. E vero perche non sempre facile trovare la linea di demarcazione tra la libert garantita dallart. 56 e seguenti e le altre. Per
quanto riguarda la distinzione tra libera prestazione di servizi e libert di stabilimento la vedremo dopo. Per quanto riguarda la differenza con
la libera circolazione delle merci il riferimento alla prestazione ci fa escludere che le attivit che si concretano nella produzione di beni
possano rientrare nella nozione di servizi. Se poi nella prassi si verificano attivit che comportano sia la prestazione di servizi che la fornitura
di beni la giurisprudenza della corte ha stabilito che occorre dare rilevanza alla prestazione principale che dovr essere individuata in base al
valore economico delle due prestazioni.
In conclusione la nozione di servizio rilevante per il diritto comunitario comprende ogni attivit economicamente rilevante che consista in un
facere e non comporti scambio di beni.
Lambito di applicazione soggettivo: i soggetti tutelati
Il Trattato prevede che possano beneficiare della libert di cui allart. 56
i cittadini di stati membri residenti in un paese membro che non quello del destinatario della prestazione.
Le condizioni richieste sono quindi due :
a) il prestatore di servizi deve essere cittadino Ue. Da notare che tale requisito non richiesto per il beneficiario del servizio che pu essere
cittadino terzo purch sempre residente nella comunit.
b) i soggetti devono appunto risiedere nellambito della comunit. Non pu pertanto usufruire della liberalizzazione garantita dal trattato un
prestatore di servizi cittadino Ue ma stabilito al di fuori del territorio comunitario. Si tratta di una misura protezionista volta a non aprire i

mercati a coloro che non hanno un legame effettivo con il territorio comunitario. Ci confermato dal fatto che lart. 56 n.2 prevede che i
benefici della liberalizzazione possono essere estesi a prestatori di servizi di nazionalit terza grazie a misure adottate dal Parlamento
europeo e dal Consiglio secondo la procedura legislativa ordinaria purch residenti nel territorio comunitario. La competenza a disciplinare
lattivit di prestatori di servizi di nazionalit terza ma stabiliti nel territorio comunitario poi oggetto di una proposta di direttiva da parte
del Consiglio che prevede lintroduzione di una carta Ce di prestazione di servizi uniforme in tutti gli stati membri di durata al massimo di
12 mesi che consente al titolare di esercitare liberamente lattivit al pari del cittadino comunitario. Tale carta viene rilasciata dallo stato
dove il cittadino terzo stabilito ed valida per esercitare temporaneamente lattivit in uno stato diverso da quello di stabilimento. Per
quanto riguarda le persone giuridiche lart. 62 fa riferimento alla disposizione contenuta nella parte relativa al diritto di stabilimento e
pertanto la relativa normativa applicabile anche alla prestazione di servizi.
Le modalit di svolgimento della prestazione di servizi: il carattere transfrontaliero dellattivit
Lart. 56 chiarisce il carattere transfrontaliero della prestazione dei servizi, stabilendo, come abbiamo visto, che il prestatore di servizi
deve essere stabilito in un paese membro diverso da quello dove stabilito il destinatario della prestazione. Ci come abbiamo visto concede
di escludere dalla disciplina quelle attivit che, pur costituendo servizi secondo la definizione comunitaria, sono confinate solo allinterno di
uno stato membro.
Ci non comporta tuttavia che le attivit meramente interne rimangano del tutto estranee alla liberazione operata dalle norme del trattato,
e ci per un duplice motivo.
In primo luogo, leventuale trattamento pi favorevole riconosciuto, in base alle norme suddette, al prestatore stabilito in uno stato membro
diverso da quello in cui il sevizio trova esplicazione, provocher delle discriminazioni a rovescio a danno dei soggetti stabiliti nello stato
stesso, i quali non potrebbero invocare il diritto a svolgere le stesse attivit senza restrizioni ( vi opera soluzione la corte costituzionale)
In secondo luogo, qualora le restrizioni in una determinata attivit, in ragione della presenza di motivi di interesse generale, siano
legittimamente applicabili, le distorsioni al mercato comune causate dalla disparit delle legislazioni nazionali potranno essere rimosse con
un intervento legislativo di armonizzazione.
Essenziale pertanto perch una attivit possa essere oggetto di liberalizzazione che si svolga con il passaggio di frontiera. Il trattato non
richiede come requisito essenziale che il servizio sia prestato in maniera occasionale o temporanea. Tale requisito invece richiesto qualora
il prestatore di servizi si rechi a titolo temporaneo per eseguire la prestazione nello stato dove risiede il destinatario della prestazione o
quando sia il destinatario a recarsi nello stato dove risiede il prestatore di servizi. Se in questultimo caso infatti ci fosse il requisito della
stabilit ci troveremmo di fronte ad una fattispecie inquadrabile nelle norme che regolano la libera circolazione delle persone.
Qualora comunque la prestazione di servizi richieda lo spostamento fisico del prestatore si pone il problema di inquadrare lattivit nella
libert di stabilimento o nella prestazione di servizi. A tale proposito la giurisprudenza della corte non chiarissima e pertanto la questione
va valutata sulla base delle concrete circostanze . In generale si pu presumere che se lattivit svolta in maniera continuativa e stabile in
uno stato membro da risorse tecniche e umane che sono fisicamente presenti in quello stato dovr essere applicata la normativa sulla
libert di stabilimento; mentre se la stessa attivit svolta senza spostamento fisico dei soggetti in quanto la prestazione ad attraversare la
frontiera si applicher sicuramente la disciplina sulla prestazione dei servizi. Rimangono comunque difficolt di interpretazione e ci ha
indotto la Corte a suggerire ladozione di un regolamento comune per le quattro libert fondamentali.
Lart. 56 infatti contiene come regola generale lipotesi che non ci sia spostamento dei soggetti ma solo dellattivit per la quale non
richiesto il requisito delloccasionalit; ma copre anche le ipotesi che prevedono lo spostamento fisico del destinatario nello stato dove
stabilito il prestatore. Essendo prevista questa ipotesi prevista anche quella inversa del prestatore che si reca nello stato dove stabilito il
destinatario. La corte ha poi esteso la disciplina ad altri casi come quello dello spostamento di entrambi i soggetti in uno stato membro
diverso da quello di stabilimento dove verr effettuata la prestazione. La nozione quindi di prestazione di servizi rilevante per il diritto
comunitario copre qualunque attivit economicamente rilevante che non rientrando nel campo di applicazione delle altre libert economiche
garantite dal Trattato si realizza nel territorio comunitario con un passaggio di frontiera, sia che lo stesso sia dovuto allo spostamento fisico
di uno o entrambi i soggetti sia allo spostamento transfrontaliero del servizio stesso.
Il regime della libert di prestazione di servizi.
Nel programma originario del Trattato Ce, la liberalizzazione della prestazione dei servizi avrebbe dovuto essere raggiunta in maniera
graduale sulla base di un programma generale che tutti gli stati dovevano adottare alla fine della
prima tappa del periodo transitorio con lunico divieto immediatamente operante di non introdurre nuove misure restrittive (standstill).
Altro obbligo immediatamente applicabile era quello che gli stati applicassero le eventuali restrizioni gi esistenti in maniera non
discriminatoria rispetto agli altri prestatori sulla base di nazionalit o residenza. Il programma non si per realizzato nei tempi previsti e
comunque alla fine del periodo di transizione non tutte le direttive di liberalizzazione erano state adottate. A tale situazione capace di
compromettere la realizzazione della libert in discorso ha posto quindi rimedio la Corte, la quale, chiamata ad interpretare gli ex art 49 e 50
del TCE, ha riconosciuto la diretta efficacia, alla fine del periodo transitorio, del divieto di restrizione alla libera circolazione dei
servizi (artt. 56 e 57). Escludendo che le disposizioni prima richiamate si limitassero a porre degli obiettivi di carattere programmatico, per
la cui realizzazione risultava necessaria ladozione di misure normative di ravvicinamento delle legislazioni, la corte ne ha esaltato invece la
natura precettiva. La corte pertanto di fronte al ritardo del consiglio nelladottare le necessarie direttive ha interpretato lart. 56 ( sentenza 3
dicembre 1974 Van Binsbergen) come dotato di efficacia diretta e quindi come ponente a carico degli stati lobbligo di eliminare tutte le
discriminazioni che potessero colpire il prestatore di servizi per criteri legali alla nazionalit o residenza.

Le conseguenze degli effetti diretti degli artt. 56 e 57


Lart. 56 essendo appunto dotato di effetto diretto attribuisce ai cittadini posizioni giuridiche soggettive perfette, cosa che consente loro il
diritto di opporsi a qualsiasi disposizione nazionale che comporti la restrizione della libert garantita dal diritto comunitario. Nello stesso
tempo le autorit giudiziarie e amministrative nazionali sono tenute a non applicare le disposizioni nazionali che costituiscono ostacolo alla
loro prestazione di servizi. Un comportamento contrario da parte delle autorit nazionali comporterebbe infatti la responsabilit dello stato
per violazione del diritto comunitario (sentenza 16 novembre i991, Francovich). Analoga efficacia diretta hanno anche le disposizioni
contenute nelle direttive adottate ai sensi degli artt 53 e 62 TFUE, per dare contenuto concreto alle norme del trattato, in particolare quelle
tese a facilitare lesercizio effettivo della libera prestazione di sevizi. Ci non toglie per che a carico degli stati incombe comunque
lobbligo di depurare la normativa nazionale dalle disposizioni in contrasto con il divieto di restrizione alla libera prestazione di
servizi (garanzia minima ai soggetti tutelati) . Naturalmente il divieto di restrizione si estende anche alle norme adottate da associazioni
private (es. federazioni sportive) o dalle convenzioni tra i privati che qualora pongano in essere restrizioni incompatibili con il trattato
sarebbero inapplicabili in quanto nulle per violazione di norme imperative. Le misure restrittive sono vietate sia qualora siano imputabili
allo stato in cui stabilito il prestatore sia qualora siano imputabili allo stato in cui stabilito il destinatario (es. ostacoli allo
spostamento di pazienti in uno stato diverso per ricevere cure mediche). Logica conseguenza degli effetti diretti anzitutto il divieto per gli
stati di applicare misure che discriminano il prestatore di servizi transfrontaliero, cio stabilito in un altro stato membro.
Le misure discriminatorie consentite dal Trattato
Gli stati membri possono in via eccezionale limitare la circolazione dei servizi adottando misure discriminatorie, ma deve trattarsi di misure
che rientrano nelle deroghe espressamente previste dal trattato. Inoltre tali disposizioni devono essere interpretate ed applicate in maniera
restrittiva trattandosi di eccezioni ad una delle libert economiche fondamentali garantite dal trattato.
Ovviamente ricade sullo stato membro che le applica lonere di dimostrare che le misure restrittive sono consentite dalle deroghe in tal modo
previste.
Le deroghe sono consentite dall'art. 62 TFUE che opera a tal proposito un rinvio alle disposizioni relative alla libert di stabilimento e in
particolare agli artt. 51 e 52.
Lart. 51 prevede che siano escluse dalla liberalizzazione dei servizi quelle attivit che nello stato partecipano sia pure occasionalmente
dellesercizio dei pubblici poteri (per es la fornitura dei software informatici ai servizi segreti di uno stato membro (sisr sistema di
informazione per la sicurezza della repupplica)
Come gi detto per la libert di stabilimento la corte ha interpretato tale deroga in maniera restrittiva limitandone la portata a ci che
strettamente necessario per tutelare gli interessi protetti dalla norma e comunque solo quando lattivit costituisce una partecipazione diretta
e specifica allesercizio di pubblici poteri.
Lart. 52 consente invece agli stati lapplicazione di misure legislative, amministrative e regolamentali che prevedono un regime particolare
per i cittadini stranieri, purch siano giustificate da motivi di ordine pubblico, pubblica sicurezza e sanit pubblica.
Come gi osservato il trattato non d una definizione della nozione di ordine pubblico e quindi la portata di tale nozione va ricostruita in base
alla giurisprudenza della corte. La corte ha pertanto escluso che la nozione di ordine pubblico possa essere invocata per raggiungere obiettivi
di natura economica (sentenza Bond van Adverteeders) e ha richiesto che le misure adottate dagli stati sulla base di tali motivi siano
proporzionate allo scopo da raggiungere. Essa ha comunque precisato (nella sentenza 14 ottobre 2004, Omega die Menschenwurde ist
unantatsbar) che le circostanze specifiche che potrebbero in teoria giustificare il richiamo alla nozione di ordine pubblico possono variare
da un paese allaltro, ed riconducibile allassetto complessivo che in particoalre si evince dalle norme di rango costituzionale che delineano
i principi fondamentali in cui i cittadini di quello stato si riconoscono. Perci necessario lasciare, in questa materia, alle competenti
autorit nazionali un certo potere discrezionale entro i limiti imposti dai trattati.
Va inoltre precisato che la valutazione della legittimit delle deroghe al diritto di prestazione dei servizi, invocate da uno stato membro, deve
essere effettuata sulla base di parametri ermeneutici indicati sempre dalla Corte (per lart 52 diritti fondamentali di cui essa garantisce il
rispetto).
Il divieto di discriminazioni indirette: le misure indistintamente applicabili
Il divieto di cui allart. 56 riferendosi in via generale alle restrizioni alla libera prestazione di servizi coinvolge anche quelle misure non
discriminatorie in quanto indistintamente applicabili ai cittadini e ai comunitari e che comunque finiscono per porre il prestatore
comunitario in una situazione meno favorevole rispetto al prestatore nazionale. La corte quindi considera vietate in base allart 56 e seguenti
non solo le disposizioni nazionali discriminatorie palesi o occulte ma anche quelle misure non formalmente discriminatorie perch ricorrono
a criteri diversi dalla cittadinanza, ma che comunque hanno le stesse conseguenze es nel caso De Coster; un comune Belga aveva istituito
una tassa sulle antenne paraboliche, dissuadendo i destinatari dellofferta di programmi televisivi dal dotarsi di un mezzo di ricezione di
rpogrammi provenieneti da altri stati, ostacolava di fatto la prestazione di servizi degli operatori di altri stati membri
nellinterpretazione della corte quindi, si applica il superamento del principio del trattamento nazionale, in favore di quello del mutuo
riconoscimento. Secondo la corte infatti la libera prestazione di servizi sarebbe resa pi difficoltosa se il prestatore si vedesse imporre regole
diverse nei vari paesi della comunit in cui opera. Pertanto il controllo della sua attivit deve essere limitato al rispetto della normativa del
suo stato di origine, la quale deve essere comunque riconosciuta dagli altri stati membri. Il superamento del principio del trattamento
nazionale stato reso necessario anche dalla necessit di distinguere la libert di prestazione di servizi dalla libert di stabilimento. Nella
libert di stabilimento infatti lo stato membro pu chiedere che tutti i soggetti che operano sul suo territorio rispettino le norme nazionali che

regolano questo tipo di attivit. Nella libera prestazione di servizi invece ci non avviene in quanto il prestatore di servizi gi sottoposto
alle regole dello stato in cui stabilito che devono in linea di principio essere riconosciute dallo stato di destinazione del servizio. Infatti
richiedere al prestatore il rispetto della doppia normativa vuol dire sottoporlo ad un trattamento di fatto sfavorevole rispetto ai soggetti che
sono stabiliti nel paese di destinazione del servizio.
Deroghe al divieto di discriminazione indiretta: le misure indistintamente applicabili consentite secondo la corte
La libert di prestazione dei servizi non comunque assoluta. La corte infatti permette allo stato di destinazione del servizio di applicare al
prestatore misure nazionali che sia pur non discriminatorie comportano di fatto una restrizione. Ci pu avvenire per solo se tali misure
sono giustificate dai motivi indicati allart. 52 TFUE;
es sent Kohll nella quale la corte ha riconosciuto , con riguardo alla prestaz dei servizi ospedalieri per cure ortodontistiche, che costituisce
esigenza imperativa, quindi idonea a fondare misure di fatto restrittive alla libera prestaz, la finalit di mantenere un alto livello di
competenza medica nel territorio nazionale. in particolare il Lussemburgo non riconosceva il diritto dei propri cittadini a rivolersi, a spese
del servizio sanitario nazionale, a strutture ospedaliere di altri stati membri.
Nella sentenza Corsica Ferries II, invece la corte, applicando per la prima volta in maniera congiunta le deroghe alla libert di prestazione
dei servizi e leccezione di carattere generale di cui allart 106 n 2 TFUE, ha ricondotto a giustificazioni di pubblica sicurezza la restrizione
alla libera circolazione dei servizi di trasporto marittimo, consistente nellobbligo, imposto dalla normativa italiana a tutte le imprese di
trasporto marittimo, quando le loro navi fanno scalo nel porto di Genova, di ricorrere esclusivamente ai servizi di ormeggio locali, ed ha
considerato che le limitazioni al servizio di ormeggio in tal modo provocate fossero giustificate in quanto necessarie per ladempimento, da
parte di imprese incaricate della gestione di S.I.E.G., della missione loro affidata. In tal modo, prendendo atto della formulazione generale
dellart 106, ha introdotto una ulteriore eccezione, applicabile indipendentemente dalla natura discriminatoria o meno delle misure nazionali,
alla libert di prestazione dei servizi
o da esigenze imperative di interesse generale che non sarebbero salvaguardate dallapplicazione della sola normativa nazionale del
paese di stabilimento del prestatore.
Il concetto di esigenze imperative connesse allinteresse generale piuttosto relativo in quanto
dipende dalle politiche interne dei vari stati; la giurisprudenza della corte degli ultimi decenni mostra una casistica molto variegata che
appare spesso proprio orientata a valorizzare il campo di operativitit di tale deroga, tenendo conto di esigenze di vario genere, sottoponendo
per sempre le misure indistintamente applicabile al vaglio del rispetto del principio di proporzionalit (la misura non deve essere esorbitante
rispetto alla finalit); es nella sent Cura Anlagen riguardante la compatibilit della normativa austriaca del Krafthargesetz con la libera
prestaz di servizi; il caso originava da una vertenza civile tra una societ di leasing tedesca e una societ austriaca destinataria del servizio di
lesasing di unautovettura; il rispetto della normativa austriaca sul divieto di circolaz di auto non immatricolate in austria oltre un ristreetto
limite temporale, e su tutta una serie di altri obblighi funzionali allimmatricolaz (controllo tecnico), rendeva ineseguibile la prestaz del
contratto; la corte da un lato riconosce lesistenza di unesigenza imperativa di interesse genereale sottesa alla normativa indistintamente
applicabile restrittiva della lib di servizi, tuttavia ritiene la normativa sproporzionata rispetto a tali finalit e dunque inconmpatibili con gli
artt. 56 e ss TFUE Infatti, come precisa la Corte richiamando un suggerimento dalla Commissione, senza ostacolare la libera prestazione dei
servizi di leasing, sarebbe stato sufficiente prevedere che il veicolo concesso in leasing potesse essere immatricolato nello Stato membro nel
cui territorio circola, nella fattispecie l'Austria, a nome dell'impresa di leasing con indicazione delle coordinate dell'utilizzatore che, essendo
per definizione residente in Austria, sarebbe stato responsabile, eventualmente insieme all'impresa di leasing, dell'osservanza di tutti gli
obblighi che conseguono all'immatricolazione e all'uso del veicolo. nella sent Commissione c. Italia del 2003, la corte ha per chiarito che
per giustificare misure restrittive della libera prestaz di servizi, deve esister eun nesso diretto tra le esigenze da preservare e le misure in
concreto adottate; nella specie si trattava di regolamenti di accesso ai musei gestiti dagli enti territoriaili, nella parte in cui prevedeveano un
trattamento di favore per i residenti nel comne considerato, perch mancava appunto il nesso causale tra lesigenza di preservare la coerenza
del sisteama fiscale e lapplicaz di tariffe preferenziali ai residenti.
Occorre cmq precisare che la normativa nazionale restrittiva dovr essere verificata per valutare se pu essere giustificata in base a ragioni
imperative di interesse generale. Se ne deduce che vi una presunzione relativa di incompatibilit con il trattato di normative nazionali che
sia pur non discriminatorie restringano comunque la libera circolazione dei servizi. Tale presunzione pu essere superata se lo stato dimostra
la presenza dei requisiti di cui sopra. Se ci avviene il divieto di cui allart. 56 non si applica.
La regola generale quindi che lo stato di destinazione del servizio non pu sottoporre tale attivit al rispetto delle condizioni previste per la
libert di stabilimento ma non si pu escludere che in via eccezionale lo stato possa imporre al prestatore, stabilito in un altro stato, il rispetto
di alcuni requisiti richiesti dalle proprie normative se si verificano le condizione a proposito analizzate, anche se ci rende di fatto pi
onerosa lattivit in questione rispetto a quella esercitata dai prestatori stabiliti nel proprio territorio.
La giurisprudenza recente La ricostruzione secondo la quale le misure restrittive di tipo discriminatorio possono essere giustificate solo
sulla base dellart. 51 (esercizio di pubblici poteri) e 52( ordine pubblico) mentre quelle indistintamente applicabili, anche sulla base di
esigenze imperative viene messa in discussione da recenti sentenze della corte che sembrano attribuire maggiore rilevanza ad esigenze di
protezione di alcuni interessi statali come il controllo del gioco di azzardo. In una sentenza (Zenatti) infatti la Corte ha ritenuto che esigenze
imperative come il controllo del gioco dazzardo possono motivare misure discriminatorie che comportano lattribuzione del diritto a
svolgere lattivit solo a organismi nazionali. Tale sentenza sorprendente in quanto deroga al principio consolidato permettendo che anche
le misure discriminatorie possano essere giustificate da esigenze imperative. La corte avrebbe potuto raggiungere lo stesso risultato
inquadrando le misure adottate per il controllo del gioco di azzardo nellambito delle restrizioni giustificate dalla tutela dell'ordine pubblico
(art. 52).

La direttiva servizi
Allo scopo di superare gli ostacoli di natura amministrativa e normativa che gli Stati membri continuavano, nonostante lefficacia diretta
degli art. 49 e 56 tfue, a frapporre alla libera circolazione dei servizi (nonch alla lib di stabilimento), nel 2006 P e C hanno adottato la c.d.
direttiva servizi (o Bolkestein); tale direttiva ha come campo di applicazione i servizi in senso generale, intesi come attivit non salariate,
svolte nel territorio di uno Stato membro, sia a titolo di stabilimento, sia a titolo di prestaz di servizi. Premesso che vi sono diversi ambiti
esplicitamente esclusi dal campo di applicaz
(servizi finanziari, assicurativi, di telecomunicazione, di trasporto, servizi sanitari, nonch i servizi sociali, di sicurezza, notarili e degli
ufficiali giudiziari), la direttiva stabilisce che gli stati possono opporre al prestatore di servizi solo ostacoli che attengono a 4 categorie:
allordine pubblico,
alla ps,
alla sanit pubblica,
e alla tutela dellambiente
la direttiva dunque, pur senza affermarlo esplicitamente, va nella direzione del principio del paese dorigine (di regola al prestatore basta
conformarsi alle disposiz del proprio Stato membro di provenienza)
importanti sono poi le varie misure di semplificaz amministrativa che la direttiva prvede, tra cui lobbligo per gli Stati di istituire sportelli
unici cui il prestarore potr rivolgersi per espletare tutte le formalit per avviare lattivit; inoltre al fine di agevolare lo scambio di
informazioni e comunicaz tra stati membri in relazione ai movimenti dei prestatori di servizi, stato previsto un apposito sisteama
informatico (IMI internal market information system)

Riferimenti normativi: I SERVIZI


Articolo 56
(ex articolo 49 del TCE)
Nel quadro delle disposizioni seguenti, le restrizioni alla libera prestazione dei servizi all'interno dell'Unione sono vietate nei confronti
dei cittadini degli Stati membri stabiliti in uno Stato membro che non sia quello del destinatario della prestazione.
Il Parlamento europeo e il Consiglio, deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria, possono estendere il beneficio delle
disposizioni del presente capo ai prestatori di servizi, cittadini di un paese terzo e stabiliti all'interno dell'Unione.
Articolo 57
(ex articolo 50 del TCE)
Ai sensi dei trattati, sono considerate come servizi le prestazioni fornite normalmente dietro retribuzione, in quanto non siano regolate
dalle disposizioni relative alla libera circolazione delle merci, dei capitali e delle persone. I servizi comprendono in particolare: a)
attivit di carattere industriale; b) attivit di carattere commerciale; c) attivit artigiane; d) attivit delle libere professioni. Senza
pregiudizio delle disposizioni del capo relativo al diritto di stabilimento, il prestatore pu, per l'esecuzione della sua prestazione,
esercitare, a titolo temporaneo, la sua attivit nello Stato membro ove la prestazione fornita, alle stesse condizioni imposte da tale
Stato ai propri cittadini.

CAPITOLO VI LE POLITICHE DI CONCORRENZA


Il sistema normativo delle politiche di concorrenza dellue si compone di due parti distinte: da un lato la politica di concorrenza
rivolta alle imprese private, dallaltro la politica di concorrenza rivolta agli Stati membri.
Parte I La politica di concorrenza rivolta alle imprese private
I Generalit
I settori sottoposti alle regole di concorrenza
Gli artt. 101 e 102 del Trattato disciplinano il comportamenti di imprese private sul mercato che potrebbero alterare il libero gioco della
concorrenza. Si tratta di norme di applicazione generale che operano in tutti i settori economici con la parziale esclusione dellagricoltura
(settore dove tali regole non possono essere applicate agli accordi necessari per perseguire gli obiettivi di una politica agricola comune).
Il concetto di impresa
Nel diritto comunitario il concetto di impresa concepito in maniera diversa rispetto a ci che avviene nel diritto privato nazionale.
Limpresa secondo il diritto comunitario qualunque soggetto che svolge una attivit economica e che quindi possa in qualche maniera,
incidere sul funzionamento del mercato a prescindere dalla natura giuridica e dalle modalit di organizzazione o finanziamento (es.
ufficio di collocamento, ente non profit, libero professionista). Limpresa deve poi avere un carattere concreto di autonomia: sarebbe infatti
esclusa dallapplicazione degli artt. 101 e 102 una impresa formalmente autonoma e dotata di personalit giuridica qualora unaltra impresa
eserciti su di essa un grado di controllo tale da impedirle di operare come entit economica indipendente.

II Le intese vietate dallart.101(ex art. 81 TCE)


I comportamenti vietati dallart. 101
Lart. 101 proibisce alle imprese di operare intese o di operare con pratiche concordate aventi come oggetto o per effetto di
impedire, restringere o falsare il libero gioco della concorrenza sul mercato comune.
Il primo aspetto che viene in rilievo che per applicare la disciplina non necessario che si verifichi una alterazione della concorrenza,
essendo sufficiente la possibilit che un determinato comportamento dellimpresa possa provocare tale effetto.

In secondo luogo invece un accordo tra imprese avente per oggetto limpegno a tenere comportamenti lesivi della concorrenza non
costituisce violazione dellart. 101 se le condizioni del mercato rendono impossibile alle imprese tenere un comportamento diverso. In tal
caso infatti la limitazione della concorrenza viene ricondotta ad una situazione di fatto e non allaccordo tra le imprese.
In terzo luogo non necessaria ai fini dellapplicazione della disciplina che leffetto anticoncorrenziale sia effettivamente voluto dalle parti o
se esso fosse pi o meno prevedibile in quanto ci che rileva solo la produzione o la potenziale produzione di tale effetto,
Infine, va da s che sono neanche necessari requisiti di forma in quanto nellambito di applicazione rientrano sia gli accordi che le pratiche
concordate: non quindi necessario lo scambio del consenso, essendo sufficiente che un soggetto assuma un comportamento in
corrispondenza del comportamento di un altro soggetto e che tali comportamenti nel loro insieme producano una alterazione della
concorrenza. Ai fini dellapplicazione della disciplina quindi dellaccertamento della compatibilit di un comportamento con lart. 101
vanno considerati tutti gli elementi che possono influenzare il mercato e quindi sia i fattori anti che quelli pro concorrenziali, ma vanno
escluse altre considerazioni diverse da quelle sullimpatto sulla concorrenza come ad es. considerazioni di politica industriale e sociale. Tali
considerazioni possono essere valutate successivamente nellambito della concessione dellesenzione ai sensi del III paragrafo dellart. 101.
Accordi orizzontali e accordi verticali
Lart. 101 indica, anche se in via esemplificativa, i contenuti che rendono un determinato accordo contrario al diritto di concorrenza. I
contenuti sono i seguenti:
a) fissare anche indirettamente prezzi di acquisto, di vendita o altre condizioni di transazione;
b) limitare o controllare la produzione, gli sbocchi o gli investimenti;
c) ripartire i mercati o le fonti di approvvigionamento
d) applicare condizioni diverse a prestazioni equivalenti nei rapporti con gli altri contraenti;
e) subordinare la conclusione di contratti allaccettazione da parte degli altri contraenti di prestazioni che non hanno legame con loggetto del
contratto.
La Corte ha ritenuto che in linea di principio rientrano nel divieto di cui allart. 101 sia gli accordi orizzontali (accordi tra imprese che hanno
lo stesso ruolo nel ciclo economico: es. accordi che fissano i prezzi tra imprese concorrenti) che quelli verticali ( accordi tra imprese che
non hanno lo stesso ruolo nel ciclo economico: es. accordi tra impresa che produce e impresa che distribuisce il prodotto)
La nullit delle intese vietate
Il II paragrafo dellart. 101 prevede la sanzione della nullit per le intese vietate dal primo paragrafo. La nullit insanabile, opera
automaticamente e pu essere rilevata dufficio dal giudice o accertata dalle istituzioni che vigilano sul mercato. Tale paragrafo inteso
come producente effetti diretti.

Le esenzioni
Profili generali
Il terzo paragrafo dellart. 101 consente di non applicare la disciplina a intese o pratiche astrattamente distorsive della concorrenza che per
sono funzionali ad apportare miglioramenti al processo di produzione o al progresso tecnico-economico. Tali accordi devono per evitare di
:
a) imporre alle imprese interessate restrizioni non necessarie per raggiungere gli obiettivi
b) dare a tali imprese la possibilit di eliminare la concorrenza per la parte sostanziale dei prodotti interessati. E inoltre necessario che i
vantaggi prodotti siano in qualche modo distribuiti (ai consumatori) e che comunque venga mantenuto un mercato concorrenziale
Comunicazione della Commissione sullinterpretazione dellart 101.

Le esenzioni individuali
Occorre effettuare una distinzione tra esenzioni individuali ed esenzioni per categoria.
Le esenzioni individuali riguardano singole fattispecie che, pur essendo sussumibili nel divieto di cui allart. 101 ,soddisfano le esigenze
previste al paragrafo 3 dello stesso articolo. Secondo il sistema vigente prima del nuovo regolamento del 2003 (in base alla mancanza di
effetti diretti dellart. 101) il procedimento di esenzione richiedeva una previa notifica alla commissione degli accordi per i quali si
richiedeva lesenzione e il beneficio dellesenzione era subordinato ad un espresso provvedimento di autorizzazione da parte della
commissione.
Con il nuovo regolamento del 2003 lart. 101 ha ora efficacia diretta e quindi pu essere applicato dai giudici nazionali o dagli organismi di
vigilanza senza una previa decisione della commissione.

La Commissione mantiene comunque la propria competenza sulla materia ma il suo intervento ha ora carattere eccezionale e quindi riservato
ai casi di particolare rilevanza. Con il nuovo regolamento anche scomparso lobbligo di notifica e ne deriva quindi un sistema di controllo
a posteriori in quanto sono le imprese a valutare se esistono i presupposti per lesenzione e in caso positivo a concludere gli accordi e quindi
invocare il terzo paragrafo dellart. 101 nel corso di procedimenti antitrust avviati dufficio o su denuncia di terzi. E comunque onere delle
imprese dimostrare lesistenza delle condizioni di esenzione. Se il ruolo operativo della commissione quindi ridimensionato la stessa ha ora
un ruolo normativo pi attivo in quanto ha il compito di guidare lapplicazione dellart. 101 attraverso la collaborazione con le autorit
nazionali garanti della concorrenza. I vantaggi del nuovo regolamento sono di carattere pratico. Il sistema precedente infatti portava le
imprese a notificare alla commissione ogni genere di intesa talvolta anche allo scopo di sospendere eventuali procedimenti nazionali. Il
nuovo sistema decentrato previsto dal regolamento del 2003 se permette di superare tali problemi presenta comunque delle difficolt. In
primo luogo occorre considerare che il sistema delle esenzioni era stato concepito come un mezzo per bilanciare il sistema antitrust con
finalit di tipo ambientale, industriale e sociale e quindi la commissione per ottenere tali scopi doveva compiere anche valutazioni di
carattere politico al fine di bilanciare gli interessi in gioco. Tale compito appare ora pi difficile in quanto gli organi giurisdizionali nazionali
non hanno gli strumenti di valutazione necessari. In secondo luogo il nuovo sistema rischia di creare una situazione di incertezza per cui le
imprese potrebbero astenersi dal concludere accordi quando esiste anche una remota possibilit che essi non siano considerati meritevoli di
esenzione.
Le esenzioni per categoria
Il terzo paragrafo dellart. 101 prevede che la commissione possa emanare regolamenti che stabiliscono lesenzione per intere categorie di
accordi o pratiche concordate. In un primo tempo tali regolamenti contenevano per ogni categoria di accordi un elenco di clausole vietate
(clausole nere) che se presenti nellaccordo ne avrebbero determinato la nullit e un elenco di clausole ammesse (clausole bianche).
Lorientamento ora diverso in quanto i regolamenti, pur continuando e contenere un elenco di clausole vietate, prevedono di valutare la
possibile esenzione in base al potere di mercato detenuto dalle imprese interessate.
I regolamenti contengono infatti lindicazione di una quota di mercato limite: al di sotto di questa gli accordi sono esenti (salvo
linserimento di clausole nere). Il superamento della quota limite invece comporta la previsione di non esenzione e quindi in un eventuale
procedimento giudiziario sar onere dellimpresa dimostrare le condizioni per beneficiare dellesenzione individuale.
Se invece la quota non viene superata lonere di dimostrare la violazione spetta agli organi di controllo e quindi si verifica una inversione
dellonere della prova rispetto alle esenzioni individuali dove limpresa a dover dimostrare lesistenza di condizioni di esenzione. Possono
revocare lesenzione la commissione e le autorit garanti nazionali a differenza delle esenzioni individuali dove anche lautorit giudiziaria
ha potere di revoca. Altra differenza che la revoca di esenzione per categorie non ha effetto retroattivo mentre quella individuale si.
Ovviamente gli accordi che non rientrano nei regolamenti di esenzione per categoria sono vietati a meno che non godano delle condizioni
necessarie per lesenzione individuale.
Le condizioni di esentabilit degli accordi verticali
Gli accordi verticali sono stati oggetto di una profonda valutazione in quanto si tenuto conto che essi potrebbero avere effetti
proconcorrenziali. Si stabilito infatti che in un mercato caratterizzato da una forte concorrenza tra pi marche essi potrebbero migliorare la
distribuzione e lassistenza al consumatore. Pertanto essi sono stati oggetto di
un regolamento di esenzione per categoria che prevede lesenzione degli accordi verticali qualora il potere di mercato del fornitore (o
dellacquirente in caso di acquisto esclusivo) non superi il 30% del mercato.
Entro tale limite la commissione ritiene che gli effetti proconcorrenziali superino quelli anticoncorrenziali riservandosi comunque il potere
di revocare lesenzione ex nunc qualora tali condizioni cambino. Ovviamente lesenzione copre solo gli accordi verticali che non presentano
clausole nere. Vi sono poi clausole grigie che comportano la nullit della sola parte dellaccordo che le contiene (obblighi di non concorrenza
indeterminati o che pongono ai distributori di un sistema selettivo il divieto di vendita dei prodotti di altre marche.

Labuso di posizione dominante (art. 102 Tfue)


Lesistenza di una posizione dominante
Ai fini dellapplicaz del divieto di cui allart. 102, presupposto necessario ma non sufficiente che una o pi imprese si trovino nella
condizione di determinare le proprie strategie di mercato indipendentemente da quelle operate dalle imprese concorrenti. Per
valutare se una impresa in posizione dominante la quota di mercato detenuta un criterio importante ma non sempre decisivo in quanto

pu avere valore assoluto solo se superiore al 90% . Pu infatti essere in posizione dominante una impresa che ha una quota di mercato
minoritaria ma dotata di un forte potere nei confronti dei concorrenti che gli consente di essere indipendente dai loro comportamenti. Altri
criteri sono il possesso di vantaggi tecnologici o finanziari e la presenza di un mercato con barriere allentrata per i nuovi concorrenti.
La posizione dominante collettiva
Si ha generalmente in un mercato oligopolista quando pi imprese non domiinanti possono mettere in atto un comportamento abusivo. In tal
caso la posizione dominante detenuta collettivamente. E chiaro il collegamento di tale fattispecie con laccordo anticoncorrenziale di cui
allart. 101. Infatti un abuso di posizione dominante collettiva pu coesistere con una violazione allart. 101 allorch sia frutto di un accordo
o di una pratica concordata tra imprese. Rileva invece autonomamente quando gli accordi non sono in s anticoncorrenziali o sono esenti ai
sensi del paragrafo 3 dellart. 101 e gli effetti abusivi derivano dai comportamenti delle imprese sul mercato a seguito degli accordi stessi.
Il mercato rilevante
Per stabilire la posizione dominante occorre definire il mercato rilevante ossia il mercato in cui opera limpresa in quanto una posizione
pu essere dominante se valutata in un mercato ristretto e invece scomparire in un mercato pi ampio.
(es. una impresa pu avere una posizione dominante nel mercato delle banane e non averla se si prende in considerazione lintero mercato
della frutta).
Il metodo di determinazione del mercato rilevante stabilito dalla commissione che distingue tra
mercato geografico e
mercato del prodotto. Il mercato del prodotto comprende tutti i prodotti con un certo grado di sostituibilit dal punto di vista del
consumatore con i prodotti dellimpresa considerata. A determinare il grado di sostituibilit lelasticit della domanda a piccole variazioni
di prezzo. Se infatti a seguito di un aumento del prodotto dellimpresa considerata i consumatori hanno propensione a spostarsi su un altro
prodotto i due prodotti sono sostituibili e quindi appartenenti allo stesso mercato,.
Il mercato geografico invece quello dove le condizioni di concorrenza dei prodotti considerati sono omogenee tra di loro e in tal modo
distinguono tale zona da altre zone vicine che hanno condizioni di concorrenza diverse. Criterio determinante in tal caso la sostituibilit
dellofferta. Se a seguito di una variazione del prodotto la domanda si rivolge ai fornitori della zona vicina e questi sono in grado di
soddisfare la domanda allora tale zona deve essere compresa nel mercato geografico rilevante. Tale mercato quindi pi ristretto se esistono
fattori che limitano la capacit delle imprese di altre aree geografiche a soddisfare la domanda del prodotto considerato (es. preferenze del
consumatore, caratteristiche del prodotto).
Lo sfruttamento abusivo
Una volta definita la posizione dominante occorre stabilire quando essa viene sfruttata abusivamente.
Lart. 102 elenca in via esemplificativa i comportamenti che possono costituire abuso di posizione dominante.
Ad. es. in tema di prezzo costituisce abuso la fissazione di prezzi troppo bassi rispetto ai costi di produzione (che eliminerebbero dal
mercato le piccole imprese che non sono in grado di sopportare perdite oltre un certo periodo)
o troppo alti rispetto alla prestazione.
Sono inoltre abusive le vendite combinate di prodotti non collegati tra di loro. Importante anche lobbligo posto in capo alle imprese
dominanti di consentire ai concorrenti laccesso alle essential facilities, ossia le infrastrutture necessarie per esercitare lattivit (es.
reti di telecomunicazione possedute da un operatore il cui utilizzo necessario per le imprese che vogliono offrire un certo servizio).
IV I procedimenti di applicazione della normativa dellue posta a tutela della concorrenza
I procedimenti di applicazione del diritto comunitario di concorrenza hanno subito una notevole trasformazione con lintroduzione del
regolamento 1/2003, il quale ha operato un ampio decentramento stabilendo una pluralit procedimenti che coinvolgono sia la commissione,
sia autorit amministrative e giurisdizionali degli Stati membri..
Lapplicazione ad opera della Commissione Il procedimento per accertare la violaz delle norme ue volte a tutela della concorrenza pu
essere attivato dufficio dalla commissione o su denuncia di un soggetto che ne abbia interesse.
La commissione, su cui grava lonere di provare la violazione antitrust, per poter esercitare efficientmente il suo potere di accertamento pu
chiedere alle imprese informazioni ed esse hanno lobbligo di fornirle.
Tuttavia la corte di giustizia ha precisato che limpresa ha il diritto di non rispondere allorch la richiesta sia formulata in modo da richiedere
la confessione della violazione (applicazione del diritto penalistico di non testimoniare contro se stessi).
La commissione pu anche accedere ai locali dellimpresa ed esaminare libri contabili e documenti con la collaborazione delle autorit
nazionali antitrust.
Al termine della fase di accertamento la commissione pu decidere:
a) di archiviare emettendo la decisione che dichiara linapplicabilit degli articoli 101-102
b) respingere la denuncia

c) aprire un procedimento formale di infrazione. Se la commissione apre il procedimento sorgono in capo alle parti i diritti relativi alla difesa
e al giusto contraddittorio. La commissione ha lobbligo di comunicare per iscritto alle parti gli addebiti contestati che non potranno pi
essere modificati dalla commissione stessa a meno di non riaprire il procedimento.
Le parti indagate possono illustrare per iscritto il loro punto di vista o chiedere una audizione orale.
Tale audizione fatta nel rispetto del contraddittorio ed diretta da un funzionario della commissione al quale sono riconosciute garanzie di
indipendenza e terziet.
Al termine del procedimento la commissione pu_ a) constatare lesistenza di una infrazione e disporne la cessazione
c) riconoscere linapplicabilit dei divieti di cui agli art. 101/102. Nel primo caso la Commissione indica anche i rimedi applica
ammende allorch lazienda abbia contravvenuto intenzionalmente o per negligenza.
La Commissione ha ampia discrezionalit nella fissazione delle ammende che comunque non possono superare il 10% del fatturato
dellimpresa. Nellambito della procedura la Commissione pu anche decidere di revocare il beneficio dellesenzione di categoria
agli accordi qualora constati che essi producono nel caso specifico effetti incompatibili con il terzo comma dellart. 101. La
commissione pu anche disporre misure cautelari qualora ci sia presenza di un rischio grave e irreparabile per la concorrenza. Nel
secondo caso la Commmissione pronuncia, anche duifficio, una decisione di inapplicabilit degli art. 101 102. Linapplicabilit
pu derivare sia dalla mancanza degli elementi di cui al paragrafo I articolo 101 che dal soddisfacimento delle condizioni previste
dal terzo paragrafo di tale articolo. In questo ultimo caso visto che lesenzione opera di diritto la decisione della Commissione avr
solo valore dichiarativo e non costitutivo. Il controllo giurisdizionale sulle decisioni della Commissione affidato al Tribunale di I
grado per la giurisdizione di legittimit e alla Corte di Giustizia per la giurisdizione di merito.
Lapplicazione decentrata da parte delle autorit antitrust nazionali
La disciplina antitrust comunitaria pu essere applicata anche, in ciascuno stato, dalle autorit nazionali garanti della concorrenza, le quali, al
parti della Commissione e a differenza degli organi giudiziali nazionali, hanno il compito della tutela del pubblico interesse ad una
concorrenza non falsata e non della tutela dei diritti dei singoli lesi dalla violazione del diritto comunitario antitrust. Tali organi, al pari della
Commissione, possono adottare dufficio o su richiesta decisioni sulla cessazione dellinfrazione, prendere misure cautelari, disporre
ammende e sanzioni oppure, qualora non sussistano elementi per l'nfrazione, decidere di non intervenire. Tali autorit possono inoltre
disporre sull'ntero o su parte del proprio territorio la revoca del beneficio dellesenzione per categorie dallart. 101 qualora una intesa, pur
rientrando nel regolamento, determini nel concreto effetti contrari allart. 101.
Lapplicazione giudiziale
Poich gli artt. 101 e 102 hanno effetti diretti possono produrre effetti anche nei rapporti tra i privati e quindi attribuiscono loro diritti
soggettivi che devono essere tutelati dai giudici nazionali. Rispetto ai provvedimenti davanti alla Commissione e alle autorit garanti quindi
le procedure giudiziarie offrono il vantaggio della possibilit di tutela di posizioni di natura privatistica con lo svantaggio per che i giudici
nazionali non possono applicare sanzioni di carattere amministrativo. I giudici nazionali sono competenti per lapplicazione degli artt.
101 e 102 in tema di diritti soggettivi nellambito di un contenzioso che pu avvenire su istanza di parte ma anche dufficio visto che tali
articoli hanno natura di norme di ordine pubblico. Diversamente dalla Commissione e dalle autorit garanti i giudici non hanno per il potere
di revoca del beneficio di esenzione di categoria.
Nello svolgimento del procedimento i giudici nazionali sono poi vincolati dal rispetto dei precedenti della Corte di Giustizia e del Tribunale
di I grado e dei regolamenti di esenzione comunitari ma applicano la normativa processuale nazionale, nei limiti derivanti dal diritto
comunitario, nel senso che la normativa processuale non deve impedire o rendere particolarmente difficoltosa la tutela delle
posizioni soggettive attribuite ai singoli dal diritto comunitario.
Il coordinamento tra le autorit competenti allapplicazione del diritto europeo della concorrenza Abbiamo visto che il regolamento
1/2003 ha rafforzato il decentramento nellapplicazione della disciplina antitrust. E per necessario un coordinamento tra le autorit al fine
di dare uniformit allapplicazione della disciplina evitando una applicazione differenziata da parte dei vari organi. Tali obiettivi vengono
raggiunti tramite la Commissione che mantiene un ruolo guida con la possibilit di adottare comunicazioni che pur essendo non vincolanti,
pur essendo soft law, acquistano nella prassi valore di atti normativi , in particolare tramite il principio in base al quale le autorit nazionali
di rispettare i principi generali (regolamenti di esenzione per categoria e atti normativi adottati dalla Commissione).
Il coordinamento tra Commissione e autorit garanti nazionali
Il regolamento 1/2003 prevede per ci che riguarda il coordinamento tra la Commissione e le autorit garanti nazionali quanto segue:
a) la commissione deve essere avvisata per iscritto delavvio della procedura e in caso di gravi motivi di opportunit pu avocare a s un
procedimento avviato dalle autorit garanti nazionali;
b) se la procedura avviata dalla commissione ci priva di competenza le autorit nazionali ma al contrario lavvio della procedura da parte
delle autorit garanti non priva di competenza la Commissione la quale ha solo lonere di consultare lautorit nazionale prima di avviare il
proprio procedimento;
c) in pendenza di un procedimento amministrativo o giudiziario gi avviato la Commissione pu concedere o negare un esenzione.
Il regolamento prevede anche il coordinamento orizzontale tra le varie autorit garanti nazionali ma in tal caso si tratta solo di facolt e non
di obblighi: prevede ad. esempio la facolt di informazione alle altre autorit circa linizio di un procedimento o sulladozione di un
provvedimento e la facolt di respingere una denuncia se la fattispecie oggetto di esame da parte di unaltra autorit garante nazionale.

I coordinamenti tra la Commissione e le autorit giudiziarie


Il regolamento 1/2003 pone in capo ai giudici nazionali il divieto di adottare decisioni in contrasto con una precedente decisione della
Commissione circa la stessa violazione. Questo non impedisce al giudice di effettuare un rinvio pregiudiziale alla Corte per farne valere
linvalidit e questo lo strumento tipico a disposizione del giudice che voglia disporre in contrasto con quanto stabilito precedentemente
dalla Commissione.
Il regolamento 1/2003 prospetta anche strumenti di collaborazione in quanto stabilisce che la commissione e le autorit garanti possono
intervenire nel giudizio interno presentando osservazioni scritte o rali nel rispetto del diritto processuale degli stati membri. Nel regime di
decentramento operato dal regolamento 1/2003 il ricorso al giudice pu apparire pi conveniente rispetto al procedimento amminsitrativo
davanti alle autorit garanti in quanto le sentenze del giudice godono del regime di riconoscimento automatico mentre il riconoscimento
delle decisioni delle autorit antitrust appare pi problematico.
V LAMBITO DI APPLICAZIONE DEL DIRITTO EUROPEO DI CONCORRENZA
Il pregiudizio al commercio inter-statale e lalterazione sensibile della concorrenza Perch sia applicato il diritto comunitario della
concorrenza necessario che il comportamento di una impresa sia idoneo a pregiudicare in maniera sensibile il commercio tra gli stati. In
caso contrario infatti gli artt. 101 e 102 non possono essere applicati e pu essere applicata solo la normativa nazionale della concorrenza. La
Commissione ha precisato cosa si debba intendere per pregiudizio al commercio comunitario affermando che esiste allorch un accordo o
una pratica pu avere (anche potenzialmente) uninfluenza sul mercato comunitario interessando almeno due stati membri, In altre parole
non esiste pregiudizio al commercio comunitario quando laccordo, pur avendo impatto sulla concorrenza, produce effetti prevalentemente
nel territorio di un solo stato membro o di paesi extracomunitari. Diverso invece il caso degli accordi di importanza minore, i quali, posti in
essere da piccole o medie imprese, hanno un effetto anticoncorrenziale trascurabile. La Commissione ha fornito indici quantitativi (relativi al
fatturato e alle quote di mercato) per inquadrare un accordo negli accordi di importanza minore al fine di agevolare la cooperazione tra
piccole e medie imprese dove gli effetti proconcorrenziali superano in genere quelli anticoncorrenziali.
I rapporti tra diritto europeo e diritto nazionale antitrust
Prima del regolamento 1/2003 lordinamento comunitario consentiva che un comportamento rilevante ai fini del diritto antitrust sia
comunitario che nazionale fosse preso in considerazione da entrambi gli ordinamenti e quindi fosse colpito dalle sanzioni previste da
ciascuno di essi. Il regolamento 1/2003 consente tuttora una applicazione parallela del diritto antitrust comunitario e nazionale ma con i
seguenti limiti:
a) divieto posto agli stati membri d sancire una violazione antitrust per quelle intese che risultano lecite ai sensi del diritto comunitario;
b) obbligo per le autorit nazionali di applicare sempre (oltre alleventuale diritto nazionale) gli art. 101/102 quando il comportamento in
questione rientra nel campo di applicazione del diritto comunitario. Alcuni stati hanno per deciso di optare per una esclusione reciproca
delle due normative. Ad esempio lItalia ha disposto per lapplicazione della normativa nazionale solo quando non debba essere applicata
quella comunitaria e ci pone il problema di valutare di volta in volta il diritto applicabile.
La delimitazione territoriale
La Corte ha stabilito la competenza comunitaria a sanzionare comportamenti lesivi della concorrenza anche se conclusi fuori del territorio
della comunit se tali effetti concorrenziali si verificano allinterno del territorio comunitario. Pertanto rientra nella competenza comunitaria
la sanzione di un comportamento posto in essere da imprese con sede al di fuori del territorio comunitario che per, attraverso lattivit di
filialli o succursali posti allinterno della comunit, pregiudichi il libero gioco della concorrenza allinterno della comunit stessa.

VI IL DIRITTO DELLA CONCORRENZA IN MATERIA DI CONCENTRAMENTO TRA IMPRESE


Problemi generali
Nella disciplina della concorrenza originariamente inserita nel Trattato non era contemplato il fenomeno della concentrazione tra imprese e
pertanto tale fenomeno era disciplinato ricorrendo alle norme sulla concorrenza dirette alle imprese. Per tale sistema non era coerente in
quanto vietava fenomeni di collaborazione tra imprese ma non le fusioni e quindi il Consiglio ha adottato un apposito regolamento nel 1989,
regolamento ora abrogato e sostituito dal regolamento n. 139 del 2004.
La disciplina delle concentrazioni nel regolamento 139 del 2004
Il regolamento 139 del 2004 si applica alle sole concentrazioni di dimensioni comunitarie. Per concentrazione si intendono sia le
operazioni di fusione che di acquisto del controllo di unaltra impresa. Per stabilire se una operazione di dimensione comunitaria la
Commissione ha elaborato degli indici quantitativi basati sul fatturato delle imprese partecipanti. La disciplina pu poi essere
applicata a concentrazioni che pur non superando le soglie di fatturato rientrano nel campo di applicazione della normativa

nazionale di almeno 3 stati membri e nessuno di essi si opponga al rinvio delloperazione alla commissione. La competenza sulle
concentrazioni di dimensioni comunitarie esclusiva della commissione e quindi non spetta anche alle autorit nazionali, antitrust o
giudiziarie. Le concentrazioni vanno notificate alla Commissione e non possono essere realizzate finch la Commissione, dopo un
complesso procedimento, ne abbia dichiarato la compatibilit con il mercato comune. A tale proposito la valutazione della commissione
segue ora criteri diversi rispetto al precedente regolamento del 1989. Nel precedente regolamento infatti lunico criterio per valutare la
compatibilit di una concentrazione con il mercato comune era la creazione o il consolidamento (tramite la concentrazione) di una posizione
dominante. Rimanevano quindi esclusi dalla valutazione considerazioni di ordine sociale o relative alla tutela dei consumatori o relative agli
eventuali effetti pro-concorrenziali che la concentrazione avrebbe potuto raggiungere. Il regolamento 139 del 2004 pone invece criteri diversi
in quanto sono considerate non compatibili con il mercato comune quelle concentrazioni che pur non costituendo una posizione dominante
provocano ad esempio un eccessivo aumento dei prezzi o una riduzione delle possibilit di scelta del consumatore. Possono invece risultare
compatibili quelle concentrazioni che pur costituendo una posizione dominante possono produrre effetti positivi.

PARTE II
La Politica di concorrenza rivolta agli stati membri
Generalit
Il Trattato pone una serie di limiti agli stati membri circa il loro potere di regolamentare i fattori economici e sociali quando ci potrebbe
alterare il gioco della libera concorrenza. Tali limiti sono riconducibili a tre blocchi :
a) il primo riguarda i comportamenti di imprese pubbliche o di imprese cui lo stato riconosce diritti speciali per il perseguimento di interessi
pubblici (gestione di servizi pubblici o monopoli legali)
b) il secondo riguarda la possibilit che gli stati pregiudichino con proprie norme lefficacia dei divieti posti nel Trattato alle imprese private;
c) il terzo, che sar esaminato nel capitolo seguente, riguarda gli aiuti di stato.

La disciplina dei comportamenti sul mercato di imprese pubbliche o incaricate della gestione di servizi pubblici.
La struttura dellart. 106
La disciplina di tali imprese contenuta allart. 106, che si compone di tre norme. La prima vieta agli stati di emanare nei confronti di tali
imprese misure contrarie alle norme comunitarie sulla concorrenza. La seconda riguarda lapplicabilit a tali imprese delle regole sulla
concorrenza. La terza stabilisce il poteri della commissione che sono sia di vigilianza e sia normativi nel senso che pu emanare decisioni
individuali o direttive nei confronti degli stati membri.
Lambito di applicazione dellart. 106
Lart. 106 riguarda tutti i casi in cui lo stato assicuri un regime preferenziale ad imprese pubbliche o ad imprese cui affidato un servizio
pubblico o un monopolio legale. Sono quindi escluse dallambito di applicazione le attivit di soggetti o enti che non hanno carattere di
imprenditorialit e le misure statali di sostegno ad imprese private che non svolgono servizi pubblici (a queste ultime si applicheranno invece
le norme sugli aiuti di stato).
Criterio applicativo dei limiti posti agli stati membri
Le prime due norme dellart. 106 pongono dei limiti alla attivit normativa e imprenditoriale degli stati membri in quanto stabiliscono che :
essi non possono adottare per le imprese pubbliche o che svolgono servizi pubblici misure contrarie a ci che prevede il Trattato sulla
concorrenza.
Inoltre gli stati possono costituire imprese in monopolio legale le quali sono sottoposte alle norme comunitarie sulla concorrenza nel limite
in cui ci non renda loro impossibile il perseguimento del proprio fine.
Le due norme sono per autonome tra di loro in quanto la prima ha un contenuto pi ampio perch riguarda lattivit normativa dello stato
membro mentre la seconda riguarda il comportamento delle imprese sul mercato.
Pertanto lart 106 nel suo insieme non riguarda solo il comportamento delle imprese: pu infatti costituirne violazione ogni atto dello stato
teso a sottrarre alla concorrenza un settore senza sufficienti motivazioni di carattere generale.
E infatti consentita la deroga alle leggi comunitarie sulla concorrenza solo se giustificata da un interesse pubblico nel rispetto del principio
di proporzionalit tra la realizzazione dellinteresse generale e lalterazione della concorrenza nel mercato. Accertare tutto ci per frutto di
una valutazione abbastanza complicata che comporta comunque che venga lasciato agli stati membri un certo margine di discrezionalit.

Nellapplicazione dellart. 106 si possono individuare due fasi. In una prima fase la commissione ha tendenzialmente lasciato agli stati
una certa discrezionalit nel valutare sia lesistenza di un interesse pubblico che giustificasse una deroga alle leggi della concorrenza sia
nello stabilire la misura di tale deroga. In una seconda fase invece la Commissione ha cominciato ad utilizzare i poteri normativi che le
riconosce il terzo paragrafo dellart. 106 per effettuare una attivit di liberalizzazione di settori protetti quali ad esempio lenergia, il gas o le
telecomunicazioni, spingendo gli stati ad una politica detta di regolazione, tesa ad aprire tali settori alla concorrenza pur nel rispetto delle
esigenze di carattere sociale- politico. Ad esempio nel settore dellenergia elettrica stato imposto agli stati un processo di liberalizzazione
con il divieto per gli operatori di detenere quote di mercato superiori al 50%.
II MISURE STATALI E NORMATIVA COMUNITARIA SULLA CONCORRENZA
La norma dedotta dagli art. 3 lett g), 10 del Trattato CE, dagli artt. 101 e 102 del Tue
Come abbiamo detto nel Trattato non ci sono norme che pongano agli stati membri obblighi circa le norme sulla concorrenza imposte alle
imprese private. Tuttavia la corte ha stabilito che il Trattato obbliga gli stati membri ad astenersi dallemanare norme che possano
rendere inefficaci i divieti posti alle imprese private dall art. 102. Tale principio viene ricavato dalla Corte dalla combinazione dellart.
3-g) (che indica tra gli obiettivi della comunit un mercato comune con una concorrenza non falsata), dellart. 10 (che obbliga gli stati ad
assicurare lesecuzione degli obblighi posti dal Trattato) e infine dagli articoli 101 e 102. Tale combinazione di norme fa nascere infatti in
capo agli stati lobbligo di non utilizzare il proprio potere normativo in modo da ostacolare lefficacia del diritto comunitario antitrust.
Il criterio applicativo della norma
Occorre ora definire lambito di applicazione dellobbligo posto in capo agli stati dalla combinazione degli artt. 3-g,10,101,102.
Lorientamento attuale della corte ha ricondotto lincompatibilit con le norme comunitarie della normativa statale allorch tale normativa
comporti un comportamento attivo della impresa privata, nel senso che la partecipazione attiva degli operatori privati alla creazione della
norma priva questultima del suo carattere pubblico. Tale orientamento della corte quindi basato sulla valutazione se la norma statale abbia
caratteristiche tali da essere ritenuta di carattere pubblico o se sia invece la semplice copertura normativa di un accordo privato per il
soddisfacimento di interessi individuali. E chiaro che un tale orientamento non pu essere considerato del tutto convincente in quanto
difficile determinare quando la norma statale illegittima in considerazione del sempre maggiore ricorso alla consultazione con i soggetti
economici interessati nellambito della attivit normativa. Una volta che la misura statale riconosciuta incompatibile con il diritto
comunitario essa deve essere disapplicata sia dalle autorit giudiziarie che dalle autorit garanti. Per quanto riguarda le sanzioni
eventualmente a carico del soggetto privato che a tali norme si sia attenuto si ritiene inapplicabile la sanzione al privato allorch la norma
incompatibile non lasci discrezionalit al soggetto privato. Infatti se ci avvenisse il privato si troverebbe costretto a violare la norma
nazionale se prevede che essa possa essere in contrasto con la norma comunitaria e, qualora la sua previsione sia errata, sarebbe costretto a
sopportare la sanzione che lordinamento interno prevede per la violazione della norma nazionale. Il privato sarebbe invece soggetto alla
sanzione prevista dallordinamento comunitario qualora la norma nazionale incompatibile non ponga un obbligo ma lasci una certa
discrezionalit sul comportamento da tenere.

Articolo 106 (ex articolo 86 del TCE)


1. Gli Stati membri non emanano n mantengono, nei confronti delle imprese pubbliche e delle imprese cui riconoscono diritti speciali o
esclusivi, alcuna misura contraria alle norme dei trattati, specialmente a quelle contemplate dagli articoli 18 e da 101 a 109 inclusi.
2. Le imprese incaricate della gestione di servizi di interesse economico generale o aventi carattere di monopolio fiscale sono sottoposte alle
norme dei trattati, e in particolare alle regole di concorrenza, nei limiti in cui l'applicazione di tali norme non osti all'adempimento, in linea di
diritto e di fatto, della specifica missione loro affidata. Lo sviluppo degli scambi non deve essere compromesso in misura contraria agli
interessi dell'Unione.
3. La Commissione vigila sull'applicazione delle disposizioni del presente articolo rivolgendo, ove occorra, agli Stati membri, opportune
direttive o decisioni.

I modi con cui lo Stato pu intervenire in economia, da un punto di vista formale, possono consistere nella disciplina autoritativa di
determinati aspetti dellattivit economica, nella gestione in prima persona di imprese, nella concessione autoritativa di diritti di
esclusiva, nella erogazione di finanziamenti. Considerato che questultima situazione ricade sotto la disciplina degli aiuti di Stato e
che la regolamentazione autoritativa di un settore non soggetta al diritto comunitario della concorrenza, se non nella misura in cui
legalizzi, favorisca o addirittura imponga un comportamento contrario allart.81 Tr.CE (ad es. unintesa vietata tra imprese, come una
fissazione di tariffe) o allart.82 Tr.CE (abuso di posizione dominante, come pu accadere in un monopolio legale), ci occupiamo ora
delle altre due modalit di intervento, quella tramite imprese di propriet pubblica e quella tramite la concessione autoritativa di diritti
di esclusiva, entrambe disciplinate dallart.86 Tr.CE. Si tratta di due forme di intervento basate su strumenti giuridici opposti, che
peraltro possono essere cumulate tra loro in relazione ad una sola impresa. Per quanto riguarda le imprese pubbliche (cio di
propriet pubblica) previste dal n.1 dellart.86, lazione statale (o dellente minore) avviene tramite la gestione dei diritti civilistici
tipici del proprietario dellimpresa, o comunque del soggetto in grado di controllarla tramite una rilevante partecipazione al capitale
azionario. Per il diritto comunitario risulta indifferente quali siano le finalit perseguite dello Stato o da altro ente proprietario, quale
sia linteresse pubblico per giustificare lacquisizione e il mantenimento della propriet o del controllo di unimpresa. Per tutte le
imprese pubbliche lart.86 n.1 si limita a sancire il divieto, ovviamente in quanto non si ricada nelle ipotesi del n.2, per gli Stati (e gli
altri enti pubblici) di emanare misure a favore di tali imprese contrarie al diritto comunitario della concorrenza. Questa norma unisce
da un lato il concetto ideale del mercato alla base delle norme comunitarie e dallaltro il carattere parziario: non allora lontana dal
vero laffermazione paradossale secondo la quale un mercato che vedesse la sola presenza di imprese pubbliche, purch in
concorrenza ideale tra loro, non sarebbe contrario al diritto comunitario purch non intaccasse le quattro libert previste dal Trattato;
ipotesi certamente irrealistica, ma significativa per comprendere quanto spesso la disciplina comunitaria unisca una concezione
eccessivamente astratta del mercato libero, a principi che ne possono vanificare anche le pi elementari attuazioni concrete1. Quanto
al rapporto tra ente proprietario ed impresa partecipata o controllata, esso rientra per gli apporti di denaro effettuati dal primo a favore
della seconda, nella disciplina degli aiuti di Stato, come un caso particolare.
La seconda modalit di intervento da parte dello Stato o dellente pubblico minore consiste nellattribuzione ad unimpresa, a
prescindere dalla propriet, di diritti speciali o esclusivi in relazione a determinate attivit economiche, ad es. nellattribuzione di una
posizione di monopolio legale, oppure dellesclusiva nellutilizzo di beni pubblici (come accade per i concessionari di pubblici
servizi), o di particolari agevolazioni, sovvenzioni o garanzie rientranti tra gli aiuti di Stato, oppure ancora nel conferimento di poteri
pubblicistici, ad es. per la riscossione dei propri crediti. Per tutte queste situazioni, lart.86 n.2 Tr.CE prevede unaltra ipotesi di
applicazione parziaria delle norme comunitarie della concorrenza, stabilendo che per le imprese incaricate della gestione di servizi
di interesse economico generale e per quelle aventi carattere di monopolio fiscale le norme comunitarie si applicano nei limiti
in cui lapplicazione di tali norme non osti alladempimento, in linea di diritto e di fatto, della specifica missione loro affidata;
inoltre tali situazioni (nelle quali trova ancora una volta applicazione il principio della rilevanza comunitaria) non devono
compromettere lo sviluppo degli scambi intracomunitari in misura contraria agli interessi della Comunit. Si tratta di una norma
posta al confine con le competenze normative statali in tema di legislazione e di politica economica, che possono essere solo oggetto
di coordinamento a livello comunitario (rispettivamente artt.95 e 98 99 Tr.CE), ma che non rientrano nellambito dei poteri
normativi comunitari. In tal modo, il citato art.86 n.2 fissa il criterio discriminante: il diritto comunitario non disciplina la gestione dei
pubblici servizi che lasciata agli Stati (si vedano in proposito anche lart.16 e lart.31 Tr.CE riferito ai monopoli nazionali di
carattere commerciale); nella disciplina comunitaria rientrano per tutte quelle attivit non strettamente funzionali a tale gestione.
Unulteriore restrizione si ha nella definizione del livello di rilevanza comunitaria che comporta lapplicazione della disciplina
europea, basato non sul consueto concetto di pregiudizio agli scambi, ma su quello pi ristretto di cui sopra che richiede che il
pregiudizio sia tale da compromettere gli interessi della Comunit in relazione allo sviluppo degli scambi. Ne deriva che le misure
pubbliche che in un modo o nellaltro derogano al diritto civile a favore di determinate imprese sono ammissibili solo in quanto
giustificate dallo svolgimento da parte di queste ultime di servizi di interesse generale.