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Georg Wilhelm Hegel

Dialettica
La dialettica hegeliana spiega in che modo l'Assoluto si oggettivizza, si manifesta nel reale, in che
modo le cose mutano da uno stato all'altro, trovano un loro sviluppo. Le determinazioni finite del
mondo appaiono pur sempre in divenire, mutano e avanzano, e occorre spiegare a quale legge esse
obbediscono.
I momenti della dialettica (dottrina dello sviluppo) hegeliana sono tre:
1. La tesi. La tesi lo stato di partenza della dialettica, la semplice cosa in s, per ci che . In
questo stato le cose sono quelle che sono, si trovano in s, il loro significato quello palese ed
evidente (tale stato associato da Hegel all'astratto, l'intellettuale, ovvero la percezione di un
problema in s);
2. L'antitesi. L'antitesi la necessaria negazione della cosa di partenza, per cui un'altra
determinazione si oppone alla prima come parte diversa e contrapposta. La seconda fase quella
che costituisce la transizione: perch qualcosa muti necessaria una negazione della cosa stessa, un
cambiamento di essenza, un proiettarsi fuori di s (questo stato ricondotto da Hegel al dialettico,
al negativo-razionale, ovvero la controtesi che nega la tesi);
3. La sintesi. La sintesi l'ultima parte del processo dialettico a tre stadi, il momento in cui la tesi
e l'antitesi si fondono in una nuova entit, la quale racchiude aspetti della prima e della seconda. La
sintesi il momento in cui l'oggetto del mutamento supera la negazione e riacquista un nuovo
significato in cui si trovano sintetizzati sia elementi della cosa originaria sia elementi della cosa
negata (questa fase e ricondotta da Hegel allo speculativo, positivo-razionale, ovvero alla visione
d'insieme che scaturisce dalla fusioni delle tesi contrapposte per arricchimento).

La fenomenologia dello spirito


Hegel ha considerato la fenomenologia come unopera propedeutica a tutta la filosofia. Ma c un
equivoco, un duplice andamento della fenomenologia:
1) movimento della coscienza che ripercorre le tappe raggiunte dallo spirito;
2) divenire dello spirito allinterno della storia.
La fenomenologia la storia romanzata della coscienza che esce dalla sua individualit e raggiunge
luniversalit. Quindi lintero ciclo della fenomenologia si pu vedere riassunto in una delle sue
figure particolari: la coscienza felice, la quale non sa di essere tutta la realt, e si ritrova divisa in
differenze, opposizioni dai quali esce solo arrivando alla coscienza di essere tutto.
La prima parte della Fenomenologia dello spirito si divide in tre momenti:
1) coscienza (tesi): attenzione verso loggetto;
2) autocoscienza (antitesi): attenzione verso il soggetto;
3) ragione (sintesi): unit profonda tra soggetto e oggetto.
Coscienza
Il punto di partenza la certezza sensibile. Questa a prima vista sembra la certezza pi sicura, in
realt la pi povera. Infatti essa solo apparentemente certa, in realt da solo informazione su
una singola cosa, questa cosa. Il questo non dipende dalla cosa, ma dallio che la considera.
Poi abbiamo la percezione delloggetto fuori di noi (percezione sensibile), e poi la percezione di

essere autocoscienti. Si passa infine dalla percezione allintelletto, che riconosce nelloggetto una
forza che agisce secondo una legge determinata. Vede nelloggetto un fenomeno, a cui si
contrappone lessenza vera delloggetto. La coscienza a questo punto ha risolto lintero oggetto in
se stessa ed diventata autocoscienza.
Autocoscienza
Lautocoscienza raggiunge il suo appagamento solo in unaltra autocoscienza. Inizialmente si
potrebbe pensare che ci debba avvenire tramite lamore. Ma nella Fenomenologia il filosofo
sceglie unaltra strada, ovvero attraverso un momento di lotta e sfida (conflitto tra le autocoscienze).
Si ha quindi un rapporto servo-signore.
Il signore colui che, pur di affermare la propria indipendenza, ha messo in pericolo la propria vita.
Il servo colui che ha preferito perdere lindipendenza, pur di avere la propria vita.
Tuttavia abbiamo una paradossale inversione di ruoli, quindi il signore diviene servo del servo e il
servo signore del signore. Questo processo avviene attraverso tre momenti:
- la paura della morte: lo schiavo tale perch ha tremato dinanzi alla morte e, attraverso la paura
di perdere la propria essenza, lo schiavo ha potuto sperimentare il proprio essere come qualcosa di
distinto o di indipendente dal mondo della realt;
- il servizio: in esso la coscienza si autodisciplina e impara a vincere, in tutti i singoli momenti, i
suoi impulsi naturali;
- il lavoro: in esso il servo imprime una forma alle cose, forma se stesso e imprime nellessere
quella forma che lautocoscienza.
Questo si conclude con la coscienza dellindipendenza del servo nei confronti delle cose e della
dipendenza del signore nei confronti del lavoro servile.
Stoicismo e scetticismo
Lautocoscienza trova la sua manifestazione filosofica nello stoicismo, per raggiunge soltanto
un'astratta libert interiore, perch la realt esterna non negata. Lo stoicismo mette quindi tra
parentesi la dipendenza delluomo dalla realt. Abbiamo per unindipendenza apparente
delluomo dalla realt. Lo scetticismo esclude il mondo esterno ma cade nel suo classico
atteggiamento contradditorio e insostenibile. Lo scetticismo non si pone domande sulla realt.
Abbiamo una contraddizione perch da un lato dice che tutto vano, mentre dallaltro lato pretende
di dire qualcosa di vero. Inoltre la coscienza di cui parla lo scettico una coscienza singola, che
non pu fare a meno di essere in conflitto con altre coscienze singole.
La coscienza infelice
Il contrasto tra servo e signore visto in chiave storica con signoria/servit, in chiave filosofica con
stoicismo/scetticismo, e in chiave religiosa con la coscienza infelice. La scissione, presente nello
scetticismo tra coscienza immutabile e coscienza mutevole, diventa esplicita nella figura della
coscienza infelice ed assume una forma di separazione tra Uomo e Dio (antitesi tra intrasmutabile
e trasmutabile).
Questa la situazione dellebraismo. Dio considerato come un giudice severo e luomo sotto le
sue dipendenze.
Nel secondo momento, lintrasmutabile assume la figura di un Dio incarnato. Questa la situazione
del cristianesimo medievale. Dio considerato come un Dio che perdona, quindi in maniera
positiva. Egli, come Dio trascendente, esprime il momento dellaldil, e come Dio incarnato risulta
pur sempre lontano. Quindi con il cristianesimo la coscienza continua ad essere infelice, e Dio un
essere irraggiungibile al di l che sfugge. Manifestazioni di questa infelicit sono:
1) la devozione: pensiero a sfondo sentimentale e religioso che non si elevato a concetto (un
aspetto esteriore della religiosit, che per la coscienza percepisce come non risolvibile per la

scissione);
2) il fare: il momento in cui la coscienza cerca di esprimersi nel lavoro (che per viene considerato
come dono di Dio);
3) la mortificazione di s: si ha una negazione dellio a favore di Dio. Luomo si rende conto di
essere parte del mondo. Ma il punto pi basso toccato dal singolo destinato a passare
dialetticamente nel punto pi alto, quando la coscienza (tentando lunione con Dio) si rende conto
di essere Dio (lUniversale, il soggetto assoluto). Ci non avviene nel Medioevo, ma nel
Rinascimento.

Filosofia dello spirito


Il sistema complessivo di Hegel espresso nella scienza della logica che fu scritta a parte, mentre
enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio esprime perfettamente il suo corso.
-logicaDottrina dell'essere: lo spirito che pone se stesso. L'essere corrisponde alla tesi, il non essere
all'antitesi, il divenire alla sintesi.
Dottrina dell'essenza: questa interviene sulla verit dell'essere e si pone il problema dell'identit.
una dottrina a favore della guerra.
Dottrina del concetto: Analizza l'idea fuori da se stessa.
Questa la parte considerata meno convincente della filosofia di Hegel perch sottovaluta le
scienze naturali.
La filosofia dello spirito distingue spirito soggettivo, oggettivo ed assoluto:
-spirito soggettivo: corrisponde all'individuo nella sua finitudine (antropologia, psicologia,
fenomenologia)
-spirito oggettivo: corrisponde al luogo ed al modo in cui gli uomini agiscono, e comprende il
diritto (cio norme e pene), la moralit (il diritto interno al soggetto che agisce per il bene), e
leticit (forme storiche dei comportamenti umani, quali la famiglia, la societ civile, lo stato)
La sua filosofia vista in chiave conservatrice perch crede che la ragione torni in s stessa solo con
lo spirito oggettivo, attraverso la quale si pu fondare una morale umana
Hegel e lo Spirito oggettivo
Nella sfera dello Spirito oggettivo, lo Spirito si manifesta e si realizza in istituzioni sociali
concrete, facendosi mondo a livello sociale. A questa parte della sua filosofia Hegel dedica, oltre a
una parte dellEnciclopedia delle scienze filosofiche in compendio, i Lineamenti di filosofia del
diritto(1821), unica opera di rilievo risalente al periodo berlinese. I momenti dello Spirito oggettivo
sono: diritto astratto, moralit ed eticit.
Il diritto astratto
Il diritto astratto, o formale, riguarda la manifestazione del volere libero del singolo individuo,
considerato come persona giuridica, ossia nella sua capacit esteriore di compiere atti
giuridicamente corretti, indipendentemente dai caratteri specifici che lo caratterizzano e dalla sua
interiorit.

Il diritto astratto si articola in tre momenti:

Propriet: lindividuo trova il suo compimento in un oggetto a lui esterno, che rimane
per espressione della sua volont libera, giacch ciascuno pu decidere cosa fare con gli oggetti in
suo possesso;
Contratto: consiste nel reciproco riconoscimento delle propriet private;
Illecito e pena: diviso a sua volta in tre momenti, diritto, delitto e pena. Lesistenza di un
determinato diritto, infatti, ammette la possibilit del delitto, in cui la libert altrui viene lesa, e la
conseguente pena, intesa a sua volta come un diritto. Infatti, nel momento in cui un individuo
compie un delitto, si auto-esclude dalluniversalit di cui faceva parte e lunico mezzo per
tornare nella societ consiste nel ricevere la punizione e riconoscerla interiormente.
Moralit

La moralit il momento della libert soggettiva, in cui lindividuo non pi considerato nella
sua esteriore capacit di possedere una propriet o contrattare, bens nella sua dimensione
interiore. Detto altrimenti: la volont non si realizza pi solamente in rapporto allesserci delle
cose, ma si riflette in se stessa come soggettivit e autodeterminazione 1. Questo momento, a sua
volta, si articola in:

Proponimento e responsabilit: la volont, in rapporto con le cose, trovandosi coinvolta in


differenti relazioni, riconosce come proprie le azioni che rispondono ad un suo deliberato proposito,
ad un suo proponimento.
Intenzione: il proponimento prende la forma dellintenzione; infatti la volont non pu
fermarsi ad un amera rappresentazione, ma deve innalzarsi al pensiero.
Bene in s e per s e coscienza morale: il fine della volont diventa il bene e consiste
nellintegrazione universale di soggettivit e benessere.

questo un capitolo denso di riferimenti alletica kantiana, nei confronti della quale Hegel
stabilisce analogie e differenze. Anzitutto, essendo la moralit fondata sullinteriorit, viene posta di
fronte al contrasto tra il bene universale cui aspira e il benessere parziale cui ognuno tende. Inoltre
la moralit conduce al conflitto tra essere e dover essere, tra la razionalit oggettiva e quella
ideale dellimperativo categorico tipicamente kantiano. Tuttavia, sulle orme di Friedrich Schiller,
Hegel si contrappone a quel rigorismo morale secondo il quale si dovrebbe fare con avversione
quello che il dovere impone, affermando che essere morali significhi avere una propensione
interiore al bene. La moralit, nonostante ci, non costituisce lultimo momento dello Spirito
oggettivo, poich si esaurisce nellinteriorit e si configura come sterile inseguimento di un bene
astratto.
Eticit
Leticit, terzo momento dello Spirito oggettivo, definita da Hegel come il concetto della libert
divenuto mondo sussistente e natura dellautocoscienza 2ed la moralit sociale, ovvero la
realizzazione concreta del diritto e del bene nelle forme istituzionali della famiglia, della societ
civile e dello Stato 3:

Famiglia: il primo momento delleticit, cio della condivisione oggettiva di valori


morali. Leticit nel suo momento immediato e naturale 4; Si articola, a sua volta in: matrimonio,
che la prima forma della negazione dellindividuo in quanto tale: ci che era due diventa
oggettivamente uno ( la sintesi che trasforma - senza perderli - luomo e la donna in un
legame indiviso e indivisibile, in ununica persona); patrimonio, in cui vi la comunione dei
beni dei differenti individui che costituiscono la famiglia; educazione dei figli, momento di
compimento ma anche di disgregazione della famiglia, poich i figli escono dalla vita concreta
della famiglia, cui originariamente appartengono: diventano esseri per s, destinati per altro a
fondare una nuova famiglia reale. Il matrimonio si scioglie essenzialmente in forza del momento
naturale che la morte dei coniugi.
Societ civile: un sistema di rapporti egoistici, sistema dellatomistica, campo di battaglia
dellinteresse privato e individuale di tutti contro tutti 5, che si identifica sia con la sfera
economico-sociale, sia con quella giuridico-amministrativa del vivere insieme. Si articola in tre
momenti: il sistema dei bisogni ( un sistema in cui gli individui vengono inseriti, da una parte
come soggetti con particolari bisogni che devono essere soddisfatti, dallaltra come soggetti dotati
di capacit volte a soddisfare i bisogni altrui. Di qui, ne consegue la suddivisione in classi della
societ: si hanno la classe sostanziale - costituita da chi ha il suo patrimonio nei prodotti naturali
di un terreno che lavora 6, ossia dagli agricoltori - quella formale - costituita da chi ha per sua
occupazione il dar forma al prodotto naturale, ossia dagli artigiani - e quella universale, costituita
da chi ha per sua occupazione gli interessi universali della situazione sociale, ossia dai pubblici
funzionari); l'amministrazione della giustizia (che considera lindividuo nella legge e con la
legge e riguarda la sfera delle leggi e della loro tutela); la polizia e le corporazioni (la polizia
provvede alla sicurezza sociale, garantendo la protezione dello sviluppo degli interessi; le
corporazioni, invece, promuovono la realizzazionedella soddisfazione dei bisogni e la volont del
singolo con quella del gruppo, prefigurando luniversalit statale).

Lo Stato
lultimo momento delleticit e rappresenta la riaffermazione dellunit della famiglia (tesi)
aldil della dispersione della societ civile (antitesi) 7. Questa concezione di uno Stato divinizzato
in quanto incarnazione della Ragione Infinita 8, si differenzia profondamente dal modello
elaborato da John Locke, dal giusnaturalismo pi in generale e anche da Immanuel Kant, in quanto
non pi una costruzione artificiale volta a garantire i diritti degli individui. Secondo Hegel, inoltre,
accettare le teorie liberali significherebbe confondere la societ civile con lo Stato e scrive a tal
proposito:
Se lo Stato viene confuso con la societ civile e la destinazione di esso viene posta nella sicurezza e
nella protezione della propriet e della libert personale, allora linteresse degli individui come tali e
il fine estremo per il quale essi sono uniti, e ne segue parimenti che essere membro dello Stato
qualcosa che dipende dal proprio piacimento. Ma lo Stato ha un rapporto diverso con lindividuo;
giacch lo Stato Spirito oggettivo, lindividuo stesso nella sua oggettivit verit ed eticit in
quanto membro del medesimo 9.
Occorre, altres, rammentare, come ha fatto notare Norberto Bobbio, che Hegel si richiama al
giusnaturalismo, considera lo Stato il punto apicale del processo storico, e la legge la pi alta
manifestazione della volont dello Stato. Questa concezione, tuttavia, si differenzia anche da quella
elaborata da Jean-Jacques Rousseau, il quale aveva ritenuto che la sovranit risiedesse nel popolo;
infatti, secondo Hegel i molti come singoli sono certamente un insieme, ma soltanto come una
moltitudine - una massa informe. 10. La polemica anti-liberale e anti-democratica ha come

presupposto la concezione organicistica dello Stato, secondo la quale lo Stato fonderebbe gli
individui, precedendo quindi questi ultimi sia cronologicamente che idealmente.
Anche lo Stato presenta tre momenti: diritto statuale interno, diritto statuale esterno e storia del
mondo.
Nel primo momento sono affrontati problemi pi importanti del pensiero politico. Anzitutto si
discute sulla costituzione, che non opera di un mero agglomerato atomistico di individui, bens
qualcosa che emerge dalla vita storica di un popolo e che determina i tre poteri che regolano la
vita politica: potere legislativo, esecutivo o governativo, principesco o monarchico (in cui
convergono laspetto dellindividualit - il sovrano come persona singola - e quello delluniversalit
- il sovrano come rappresentante dello Stato). Hegel si esprime a favore della monarchia
costituzionale, in quanto essa rappresenta la costituzione della ragione sviluppata, rispetto alla
quale tutte le altre appartengono a gradi pi bassi 11. La monarchia costituzionale risolve in se
stessa sia la monarchia, sia laristocrazia, sia la democrazia; in essa il sovrano non comanda
arbitrariamente, ma fonda la propria volont su quella popolare. Il secondo momento, invece,
riguarda il diritto che regola i rapporti internazionali dello Stato. In esso, Hegel sostiene la non
esistenza di un organismo superiore in grado di accordare gli Stati, secondo lipotesi kantiana di una
pace perpetua: lunico modo per dirimere le controversie la guerra, momento strutturale della
storia, tribunale del mondo.
La filosofia della storia
La nozione di storia universale o storia del mondo conclude la filosofia dello Spirito
oggettivo (essendo l'ultimo momento dello "Stato") e ad essa vengono dedicate, oltre che gli ultimi
paragrafi dei Lineamenti di filosofia del diritto, le Lezioni sulla filosofia della storia universale,
tenute a Berlino in diversi corsi universitari. Questo momento, inoltre, si colloca tra lo Spirito
oggettivo e lo Spirito assoluto, poich in esso gli Stati, massima espressione dello Spirito oggettivo,
si rivelano come manifestazioni storiche della Ragione Infinita.
Prendendo le mosse da Lessing e da Herder, Hegel, pur non negando il fatto che la storia possa
apparire allintelletto come un tessuto contingente e caotico di fatti, afferma che il grande
contenuto della storia del mondo razionale, e razionale deve essere 12 e prosegue sostenendo che
una volont divina domina poderosa nel mondo, e non cos impotente da non saperne
determinare il gran contenuto. Il fine della storia, infatti, che lo Spirito giunga alla piena
coscienza della propria assolutezza, mediante uno sviluppo conflittuale, che avviene per
rovesciamenti e opposizioni, e per mezzo degli individui e delle loro passioni. Gli individui sono
cos distinti:

Individui conservatori: questo genere di individuo deve consolidare lo spirito del popolo
nel quale vive, tramandando i costumi e agendo in conformit ai doveri della classe. Lattivit di
questi, dunque, come scrive Hegel consiste nel prendere parte allopera collettiva e nel contribuire
a farla essere nelle sue forme particolari 13.
Individui cosmico-storici: questi sono uomini eccezionali, eroi che sanno andare aldil
del proprio tempo, arguendo un contenuto spirituale che ancora non stato realizzato e facendo di
esso il proprio scopo. Essi sono i veggentied esprimono ci di cui giunta lora: trasformano
il mondo e fanno progredire la storia, determinando cos lepilogo e il superamento del contesto
storico dal quale provengono. Su di essi, tuttavia, incombe un tragico destino: come spiega Valerio
Verra, infatti, la loro funzione non quella di realizzare la loro personale felicit, ma fini e destini
universali. Si tratta, in particolare, di unastuziadella ragione, che si serve degli individui e delle

loro passioni come strumenti per realizzare i propri fini, lasciando cadere gli eroi come
guscivuotiquando hanno adempiuto al loro compito.

Hegel individua quindi quattro fasi fondamentali del processo storico, detti mondi storici, nelle
quali si viene manifestando progressivamente la libert, ossia il carattere essenziale dello spirito:

Regno orientale: let infantile della storia ed contraddistinta da unautorit


patriarcale, tanto che il rapporto tra il sovrano e i sudditi richiama quello tra padre e figli. Questo
regno, inoltre, si configura come una teocrazia, poich il sovrano divinizzato e manca una netta
distinzione tra il potere temporale e quello spirituale. Vi un solo individuo libero ed
limperatore, il quale, tuttavia, esercitando una libert dispotica, non libero come uomo. Scrive
Hegel al riguardo: Gli orientali non sanno ancora che lo spirito, o luomo come tale, libero in s.
Non sapendolo, non lo sono. Essi sanno solo che uno libero; ma appunto perci questa libert
arbitrio []. Questuno perci solo un despota, non un uomo libero, un uomo 14.
Regno della bella libert (Grecia): let della giovinezza della storia che si manifesta
in una pluralit di Stati e dove sono uniti i due estremi del mondo: libert soggettiva e sostanzialit
15
. Qui sono liberi solo alcuni individui, altri sono schiavi o, come afferma Hegel, non solo i Greci
ebbero schiavi, e la loro vita e il sussistere della loro bella libert fu vincolata a tale condizione, ma
anche la loro libert non fu in parte che una fioritura accidentale, elementare, transitoria e ristretta e,
in parte, insieme, una dura schiavit dellumano;
Regno romano: let matura della storia, dove luomo, senza sottomettersi allarbitrio di
un signore o al proprio, lavora faticosamente per un fine universale. Per questo motivo, lindividuo
si sacrifica e si sottomette allo Stato, diventando una persona giuridica come privato. Anche qui,
solo alcuni individui sono liberi;
Regno germanico: il regno che si costituito con il cristianesimo e solo le nazioni
germaniche sono giunte alla coscienza che luomo come uomo libero, che la libert dello spirito
costituisce la sua pi propria natura.

Infine, come si pu notare, lo sviluppo storico segue un percorso eliodromico, tanto che Hegel
paragona il decorso di tale processo a quello della luce che va da Oriente ad Occidente.