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Tommaso Landolfi

La passeggiata

da:
Racconti impossibili

Vallecchi Editore
Firenze, 1966
La passeggiata

La mia moglie era agli scappini, il garzone sca-


prugginava, la fante preparava la bozzima... Sono un
murcido, veh, son perfino un po' gordo, ma una tal
calma, mal rotta da quello zombare o dai radi cuiussi
del giardiniere col terzomo, mi faceva quel giorno
l'effetto di un malagma o di un dropace! Meglio usci-
re, pensai invertudiandomi, farò magari due passi
fino alla fodina.
In verità siamo ormai disavvezzi agli spettacoli
naturali, ed è perciò da ultimo che siam tutti così
magoghi e ci va via il mitidio. Val proprio la pena
d'esser uomini di mobole, se poi, non che andarsi
a guardare i suoi magolati, non si va neppure a
spasso!. ..
Basta. Uscii dunque, e m'imbattei in uno dei miei
contadini, che volle accompagnarmi per un tratto.
Ma un vero pigo! In oggi di quegli arfasatti e di
quelle ciammengole o manimorce, ve lo so dir io, non
se ne trova più a giro; né servon drusce per farli
parlare, ma purtroppo hanno perso anche la loro bella
e pura lingua di una volta. Recava due lagene.
— Dove le porti?
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— Agli aratori laggiù: vede, dov'è quell'essedo.
C'è il crovello per loro.
— E il mivolo, o il gobbello?
— Bah, noialtri si fa senza.
E meno male che non avete al tutto dimenticato
la vostra semplicità, pensai. Ma volevo scatricchiar-
mi; finalmente lui andò pei fatti suoi e potetti rima-
ner solo, e presi per una solicandola.
Che dirvi? quando mi trovai tra quei miei piccoli
amici senza parola, lo gnafalio, il telefio, il meze-
reo, e tutta quella gualda, mi si aprì il cuore. Pro-
cedetti, e principiarono i camepizi, le bugole, gli
ilatri, i matalli, gli zizzifi anche, benché, a vero dire,
guasti alquanto dall'exoasco o dall'oidio; e zighene
e arginnidi (pafie o latonie) e le piccole depressarie
passavano di luogo in luogo; e, accanto o sopra me,
trochili e peppole, parizzole e castorchie, e l'aria era
tutta uno zezzio, un zinzilulio... E c'era poi il popolo
minore: le smicre, i lissi, l'empidi medesime, e chi
potrebbe noverarlo tutto!...
Alla fodina l'acqua ormai da tant'anni stagnava:
rabeschi di gigartina, fumoso trasparire di cara, e
zannichellia e scirpo; giungendo io, tre farciglioni
fuggirono, e balenò un cimandorlo. Ma era destino
che neppur qui fossi lasciato tranquillo. Sentii fru-
sciar la frasca alle mie spalle; mi volsi: il gignore del
ferrazzuolo che sbiluciava.
— O tu? ... Beh, che si fa di bello al distendino?
— Uhm, poco di bello: il padrone s'è dato piut-
tosto alla moatra.
Anche questo! Io non sono un lerniuccio, ma via...
— Già, — riprese, — da noi ora è troppo se si fa
fernette; mancano perfin le ingordine.
— Bravo davvero il tuo padrone!
— Mah, si sa bene, quando la s'infaona ...
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E qui ora che ci fai?
— Per via dei leucischi. Ci si buttaron noi anni
addietro.
— Ah, ecco; e come...
— Coi prostomi e colle molleche, — rispose
pronto.
Non era un caramogio, come non era uno sbiob-
bo, s'ha a dire. Ma io lo lasciai li e mi spinsi in-
nanzi per la lonchite. Sapevo che da un certo punto si
scopriva una bella vista.
Ed eccolo laggiù, il gran padre; e perfino si scor-
gevano brillare i froncoli quando prendevano il sole.
E v'era una checchia venuta di lontano, con tanto di
bonette all'ipartia... Quanti pensieri, quante fan-
tasie m'invasero allora!... Usava più il chenisco? Oh
tempi d'una volta: «Inguala! », e via per iciche,
per mocaiardi, per cheripi, per lanfe. E qualcuno
moriva in terra straniera, ma la chernite ne ripor-
tava intatte le spoglie al paese natale: o aveva an-
ch'essa ormai perso la sua virtù? ...
Ah, s'era fatto tardi: sull'afaca e sulla ghingola
compariva la trochilia, sull'atropa l'atropo, sull'agro-
stide l'agrotide; dove pur mò sfolgorio di sole, non
era ormai che un ghimè; si diffondeva odor di nec-
tria; s'udiva un ghiattire lontano. E così passo passo
me ne tornai.
Or mentre io fendo i sisimbri e finché sia giunto a
casa, dimmi o amico lettore: son io poco un ghiar-
gione? Tu non rispondi, e con ciò assenti; e non hai
torto. Pure, non ne darei un ghieu di chi non sapesse
empirsi gli occhi e l'anima come io feci quel giorno,
o, sapendo, volesse tenere ogni cosa per sé solo.
Ma ecco giunsi: la mia moglie era agli scappini, il
garzone scaprugginava, la fante preparava, se non
quella stessa, una bozzima.
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