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India e Georgia, tappe dell'opera evangelizzatrice di Giovanni Paolo II

Prima di affrontare il tema di oggi vorrei cercare di rispondere alla


domanda che mi stata rivolta l'ultima volta, in merito a qaule difefrenza
esiste tra l'opera umanitaria di associazioni come la Massoneria e
l'attivit caritattiva della Chiesa.
Dal 13 al 15 novembre si svolta a S. Paolo del Brasile presso la sede del
Parlamento latino-americano, la quarta Conferenza mondiale delle Grandi
Logge alla quale intervengono rappresentanti delle piu' importanti
Massonerie di tutto il mondo.
Interessante conoscere di che cosa hanno discusso: ''Nel corso dei lavori
di San Paolo del Brasile -ha detto il Gran Maestro delle Logge italiane
l'avvocato Gustavo Raffl- abbiamo sottolineeto con forza la necessita' di
individuare il percorso attraverso il quale attualizzare la modernita' e la
validita' del pensiero e dei principi massonici perche' mai come oggi si
avverte, in tutto il mondo, la caduta di quei grandi valori che, ad est
come ad ovest, pur nella loro diversita', rappresentavano una guida per gli
uomini''.
''La caduta delle ideologie ha reso orfano un mondo. L'Occidente, da
allora, ha smesso di essere rivoluzionario -ha proseguito l'avvocato Raffiperche' non ha piu' avuto l'antagonista storico e non e' stato piu' in
grado di esprimere valori alternativi. Si e' adagiato sulle leggi del
mercato. Ma il mercato non ha un'anima, ed e' destinato solo a fare
vittime. Nel senso che i popoli ricchi saranno sempre piu' ricchi e quelli
poveri sempre piu' poveri''. ''Il ruolo della massoneria per il prossimo
Millennio punta proprio a gettare le basi per la costruzione di una
Societa' che abbia l'Uomo come riferimento, l'Uomo misura di tutte le cose.
Perche' si arrivi a quel grande Villaggio Globale dove si eliminino le
frontiere e le bandiere e dove l'Umanita' trovi se stessa in una visione
grande e utopistica di amore. Se non saremo in grado di raggiungere questi
obiettivi, inevitabilmente rispunteranno, e in misura ancora maggiore di
oggi, nazionalismi, razzismi e guerre di religione''.
Valori e Amore propone la Massoneria.
Qual la differenza da ci che propone la Chiesa?
Invece di farvi una lunga speigazione cercher di rispondere ricordando le
parole e le azioni di Madre Teresa di Calcutta.
Madre Teresa era magra, minuta, malata al cuore ed ai polmoni, con le mani
nodose ed i piedi deformati dalla fatica, il volto solcato dalle rughee gli
occhi chiari e sereni come quelli di una bambina. Vestivaun semplice sari e
calzava sandali di cuoio grezzo, Il suo sorriso era schietto. Non ha
compiuto niente di clamoroso dal punto di vista mondano, ma il suo amore
per i poveri, la sua vita di testimonianza a fianco dei lebbrosi, dei
malati di Aids, dei bambini abbandonati, dei moribondi, degli ignudi hanno
impressionato il mondo. Sempre presente in tutti i campi di battaglia, i
pi dolorosi, i pi difficili, ha portato l'amore sia nelle bidonville de
lterzo mondo che nei quartieri poveri e diseredati delle grandi citt
dell'occidente, dove ha trovato pi miseria che a Calcutta. Nessuno di
quelli che l'hanno vista all'opera rimasto immune dal suo fascino: atei,
agnostici, comunisti, musulmani, ind, buddisti. La sua testimonianza di
fede ha sciolto anche i cuori pi duri. Madre Teresa magra, minuta,
malata al cuore ed ai polmoni, ha lemani nodose ed i piedi deformati dalla
fatica, il volto solcato dalle rughee gli occhi chiari e sereni come quelli
di un bambino. Veste un semplicesari e calza sandali di cuoio grezzo, Il
suo sorriso schietto. Non hacompiuto niente di clamoroso dal punto di
vista mondano, ma il suo amoreper i poveri, la sua vita di testimonianza a
fianco dei lebbrosi, deimalati di Aids, dei bambini abbandonati, dei
moribondi, degli ignudi hannoimpressionato il mondo. Sempre presente in
tutti i campi di battaglia, ipi dolorosi, i pi difficili, ha portato
l'amore sia nelle bidonville delterzo mondo che nei quartieri poveri e
diseredati delle grandi cittdell'occidente, dove ha trovato pi miseria
che a Calcutta.Nessuno di quelli che l'hanno vista all'opera rimasto

immune dal suofascino: atei, agnostici, comunisti, musulmani, ind,


buddisti. La suatestimonianza di fede ha sciolto anche i cuori pi duri.
Di fronte a lei -disse un giorno Indira Gandhi- ci sentiamo tutti piccoli
e vergognosi dinoi stessi. l'unica religiosa che Fidel Castro ha
aiutato. Nel 1979 havinto il Premio Nobel per la Pace.Se tu hai fede, puoi
spostare le montagne, dice Ges nel Vangelo. E MadreTeresa l'espressione
pi diretta di questa verit. Se tu hai fede, puoi spostare le montagne,
dice Ges nel Vangelo. E MadreTeresa l'espressione pi diretta di questa
verit.
Un giorno un giornalista americano osservandola mentre medicava un infermo
colpito da cancrena comment "Io non lo farei nemmeno per un milione di
dollari", e Madre Teresa rispose nemmeno io lo farei, per lo faccio per
amore di Cristo.Infatti solo per amore di Cristo si possono affrontare
tanti sacrifici. Per MadreTeresa La sofferenza, i dolori, le croci sono il
dono pi caro che Dio ci manda. La piccola suora albanese ha visto Ges in
ognuno dei poveri, dei moribondi Essi sono Ges. Ognuno Ges in un
penoso travestimento. per questo che ella decise di vivere tra gli
"ultimi" quelli che tutti rifiutano perch sporchi e malati, quelli che non
mangiano pi perch non hanno la forza per cercare il cibo, quelli che non
hanno pi nemmeno le lacrime per piangere. Servive i poveri pi poveri.
Vivere tra loro e come loro. Questa la regola autentica di Madre Teresa
e delle Missionarie della Carit.
Passiamo ora al tema di oggi
Il Papa indica le sfide del terzo millennio
tornato da un lungo viaggio che lo ha portato in India e poi in Georgia,
sfinito, stanco e visibilmente provato. Tra Jet lag, differenza di fusi
orari, cambi di clima ed escursioni termiche il fisico del Papa sembra aver
risentito soprattutto della difficolt politiche e religiose incontrate in
questi viaggi.
Con il viaggio in India ed in Georgia , Giovanni Paolo II ha cercato di
scalare muri alti come montagne. Il santo Padre il cui ruolo stato per
la caduta del muro di Berlino ed il crollo della dittatura comunista nei
paesi dell'Est Europa, sta ora cercando di vincere la battaglia contro
l'intolleranza religiosa, in difesa della libert di predicare il Vangelo
anche in quei paesi dove i cristiani sono minoranza, dove vengono
discriminati e perseguitati.
Il profondo significato di questi viaggi stato ben compreso dagli
interlocutori del Pontefice. Il Governo cinese, il partito induista al
potere in India, cos come Alessio II patriarca della Chiesa Ortodossa
Russa, hanno ben percepito il ruolo scatenante che questo Papa svolge. Le
vicende che dalla Polonia hanno portato alla caduta del muro di Berlino li
ha messi sulla difensiva, essi sanno che Giovanni Paolo II persegue
progetti ambiziosi e inimmaginabili e forte della fede in Cristo non si
ferma di fronte a nulla. Per questo motivo il Governo comunista cinese ha
impedito al Papa di andare a Hong Kong, in India associazioni radicali di
induisti vicine al partito di governo hanno inscenato manifestazioni ostili
e lavorato alacremente per rendere inefficace la sua presenza. Da Mosca
Alessio II ha fatto sapere che il desiderio del Papa di visitare la Russia
irrealizzabile.
In effetti il Pontefice sta guidando la Chiesa con progetti titanici,
sfide che il suo fisico sembra non poter sopportare, ma il suo spirito
indomito non cede, anzi pi dura la contesa pi si esalta. arrivato in
Georgia che sembrava stremato, stato impressionante vedere nella diretta
televisiva il suo corpo scosso dai tremiti di freddo, ma bastata una
notte di riposo per rivederlo energico, sereno e determinato nel
raggiungimento dei suoi scopi. La figura del Papa si erge cos come quella
di un condottiero anziano che si spende fino in fondo e che porta la Croce
come vessillo. Siamo davanti a un santo, un testimone sofferente nella

fede, un Papa eroico che gira il mondo per affermare Cristo ed il Vangelo.
L'India e l'Asia
L'Asia il pi vasto continente della terra ed abitato da circa due
terzi della popolazione mondiale, mentre la Cina e l'India insieme
costituiscono quasi la met della popolazione totale del globo. Questa
ovvia considerazione scritta nella esortazione post-sinodale Ecclesia in
Asia spiega il perch del viaggio in Asia. Il Santo Padre si recato in
India per completare il Sinodo asiatico e per lanciare l'attuazione delle
direttive. Questo viaggio infatti come il coronamento del Sinodo speciale
per l'Asia, che si svolto a Roma l'anno scorso dal 19 aprile al 12
maggio.
L'importanza dell'Asia per la Chiesa e la sua missione evidente. I
cattolici sono relativamente pochi: raggiungono a malapena i 125 milioni,
di cui per 50 milioni solo nelle Filippine.
In questo continente vivono l'85% di tutti i non cristiani del mondo. Non
fa meraviglia che nella sua enciclica Redemptoris Missio il Santo Padre
torna per sei volte a parlare dell'Asia ed arriva ad espressioni molto
impegnative, dicendo che la missione ad gentes dovrebbe orientarsi
soprattutto verso il continente asiatico.
Per consegnare l'esortazione post-sinodale Giovanni Paolo II aveva scelto
Hong Kong, ma il Governo cinese ha risposto negativamente. Cos il
Pontefice ha ripiegato sull'India, ma anche questa scelta ha trovato tante
opposizioni.
Gi alla vigilia dell'arrivo del papa a Nuova Delhi, il gruppo integralista
induista ''Vishwa Hindu Parishad'' (Vhp, Consiglio mondiale hindu) aveva
sfidato Giovanni Paolo II a scusarsi pubblicamente per i massacri e gli
''atti di crudelt''' perpetrati 400 anni fa a Goa e Vasai dalle autorita'
coloniali portoghesi. Questo grande Paese soffre oggi pi che mai di
incredibili contraddizioni. Cinquantuno anni fa Gandhi il Mahatma l'eroe
della non violenza cadeva sotto i colpi esplosi da un hindu appartenente a
quei movimenti nazionalisti cui oggi il governo guarda con simpatia e che
premono con la violenza per l'espulsione di 25 milioni di cattolici
considerati pretestuosamente estranei alla civilt indiana. E i cattolici,
ribadiscono con forza la propria "indianit" opponendosi agli aspetti pi
deteriori della societ: la discriminazione di casta, gli abusi contro le
minoranze religiose e tribali, la povert senza speranza.
L'estremismo ind piccolo ma influente. Agli occhi di molti indiani
Giovanni Paolo II stato presentato come un pericoloso agitatore, il capo
di una setta sovversiva che vuole far saltare il sistema delle caste.
In effetti il lavoro sociale di missionari e delle associazioni cristiane
rompe gerarchie, colpisce interessi, minaccia il sistema dell'oppressione
e della disuguaglianza. Nell'India pi arretrata e feudale altamente
eversivo aiutare una manodopera semi-gratuita a far valere i propri
diritti o cercare di salvare i contadini dall'usura.
La particolarit della situazione Indiana riflette quella di tutta l'Asia
dove i cristiani sono un piccolo gregge discriminato e perseguitato.
Si tratta di un continente dove i cattolici sono solo il 3% della
popolazione. un'Asia che troppe volte coinvolge la religione nei suoi
conflitti e nelle sue difficolt di crescita economica e democratica. Una
situazione aggravata in alcuni Paesi da un presunta "laicit" dello Stato
moderno, che vorrebbe considerare irrilevante l'aspetto religioso ma che in
sostanza si rivela discriminatorio verso le fedi minoritarie.
Quello con gli Induisti non il solo rapporto tempestoso. C' il confronto
da sempre difficile con l'islam che crea non pochi problemi alle comunit
cattoliche di Indonesia, Brunei, Bangladesh, Filippine meridionali. Per non
parlare del Pakistan, dove l'introduzione della "legge contro la bestemmia"
nel 1992 e la graduale applicazione della legge islamica (sharia) ha dato
un fondamento giuridico certo al contenimento delle minoranze religiose in
limiti di pura sussistenza.
C' poi l''ideologia politica marxista a fornire il pretesto di uno stretto

controllo sulla comunit cattolica in Cina, Vietnam, Cambogia, Corea del


nord, Laos. Nella Repubblica popolare cinese, i fedeli che non riconoscono
l'egemonia del potere politico vivono costantemente sotto la minaccia di
abusi, processi sommari e incarcerazione. Sotto il controllo governativo
pure la Chiesa vietnamita, ma il Vietnam anche al terzo posto come numero
di cattolici in Asia dopo Filippine e India: una realt difficile da
ignorare o reprimere.
"Isole" di libert all'espressione religiosa cristiana restano le Filippine
e la Corea del sud e, con alcuni limiti, il "distratto" Giappone, la
musulmana Malaysia, Singapore e la Thailandia buddista.
Contro le apparenze il papa indica nell'Asia il continente del terzo
millennio cristiano
Seppure le autorit indiane siano riuscite a contenere le manifestazioni di
avversione delle organizzazioni induiste pi radicali, il clima di
intolleranza e soprattutto la contemporanea celebrazione del Diwali, festa
delle luci, che segna il capodanno ind, proprio durante la visita del
Papa, hanno fatto si che questa volta non ci sia stato il tradizionale
bagno di folla a cui Giovanni Paolo II ci ha abituato nei suoi viaggi nel
mondo.
Allo stadio durante la celebrazione della messa conclusiva del suo viaggio
erano solo 35.000 i presenti. Per la prima volta in vent'anni il Papa
arrivato in un paese che ha cercato di emarginarlo. I servizi trasmessi
dalla televisione sono durati pochi secondi. Scarni gli articoli sui
giornali. Il governo lo ha accolto con il protocollo necessario e nulla
pi.
All'aeroporto stato accolto senza fanfare dal viceministro degli Esteri
indiano Ajit Panja e dall'arcivescovo Alan de Lastic. Un mazzo di fiori,
offertogli dal rappresentante del governo, stato l'omaggio. Nessuna fila
di bandiere, nessun manifesto.
Durante la sua permanenza in India dal 5 all'8 novembre il papa non ha mai
avuto l'occasione di rivolgersi al popolo indiano. N al palazzo
presidenziale n al monumento di Gandhi stata offerto a Wojtyla un
microfono per entrare in comunicazione con i cittadini del subcontinente.
Eppure non fu cos nel 1986, quando a New Delhi fu dato un ricevimento
fiabesco per il Papa di Roma in visita nella pi grande democrazia del
mondo. La differenza sta nel fatto che ora al governo ci sono i
nazionalisti ind e in questo contesto diventano marginali anche le
assicurazioni che la libert di religione sar tutelata, fatte dal
presidente Narayanan, o le promesse secondo cui "l'India continuer ad
essere il paradiso delle religioni" fatte dal vicepresidente Krishan Kant.
Ma il Papa non si lasciato influenzare dal clima ostile e ha continuato
indomito ad esortare: Come il primo millennio ha visto la croce saldamente
piantata sul suolo europeo, e il secondo su quello americano e africano,
cos possa il terzo millennio cristiano assistere a una grande messe di
fede in questo continente vasto e vitale.
Domenica 7 novembre allo stadio di New Delhi, di fronte ad una gran Croce
piantata sullo sfondo del palco, Giovanni Paolo II ha espresso la sua
grande fiducia e speranza nei confronti della Chiesa asiatica, una piccola
barca che si muove nel mare del pi grande e meno cristiano del mondo.
Il papa ha indicato nell'Evangelizzazione, nel dialogo interreligioso,
nella pace (shanti in sanscrito),nella libert religiosa e nel diritto di
cambiare fede, gli elementi distintivi della rotta da seguire.
Argomenti che non sono piaciuti ai nuovi poteri che guidano l'India, tanto
che gi il giorno dopo la fine della visita pastorale di papa Giovanni
Paolo II in India, la stampa locale attaccava duramente il pontefice per
l'appello fatto ai vescovi a continuare nell'opera di evangelizzazione.
In realt Giovanni Paolo II ha chiesto il rispetto della libert religiosa
non solo per proteggere i cristiani ma soprattutto nel rispetto dei diritti
umani.

Gi sul libro d'onore accanto al monumento di Gandhi, il Papa ha scritto


il 6 novembre : "Nessuna cultura pu sopravvivere se esclusiva". una
frase dello stesso Gandhi, che il pontefice conosce bene perch gi nel
1963 da semplice vescovo gli aveva dedicato un articolo di elogi
sull'Osservatore Romano.
Durante l'incontro interreligioso che si svolto il 7 novembre con pi di
800 rappresentanti di 9 religioni, il papa ha chiaramente spiegato che cosa
intende per dialogo: Non mai il tentativo di imporre le nostre opinioni
agli altri. Ma non significa neanche abbandonare le nostre convinzioni.
Vuol dire piuttosto che, saldi in ci che crediamo, ascoltiamo con rispetto
gli altri, cercando di discernere quello che buono e santo e che
favorisce la pace e la cooperazione.
La libert religiosa - ha ribadito il Pontefice - costituisce il cuore dei
diritti umani. Essa talmente inviolabile da esigere che alla persona sia
riconosciuta la libert persino di cambiare religione, se la sua coscienza
lo domanda. In maniera ancora pi esplicita il santo padre ha detto:
Nessuno Stato, nessun gruppo ha il diritto di controllare sia
direttamente, sia indirettamente le convinzioni religiose di una persona,
n pu a ragione rivendicare il diritto di imporre o di impedire la
professione pubblica o la pratica della religione o il rispettoso appello
di una particolare religione alla libera coscienza delle persone.
Parole forti declamate da uno dei personaggi pi autorevoli del nostro
secolo, parole che forse non sono arrivate a tutti i i popoli dell'Asia ma
che sicuramente hanno risuonato nelle orecchie degli uomini che governano
la Cina, la Cambogia, Macao, Timor, solo per citare quei paesi che hanno
impedito ai propri vescovi di unirsi agli altri per l'incontro con il Papa.
Il Papa ha terminato il suo discorso con un appello ai laici, Trasformate
la societ infondendo il pensiero di Cristo nella mentalit, nei costumi,
nelle leggi e nelle strutture del mondo in cui vivete. Fate in modo che la
luce del Vangelo influisca sulla famiglia e sulla difesa della vita e della
dignit umana.
In Georgia "l'inverno passato",
quando arriver la primavera a Mosca?
Seppure la temperatura in Georgia fosse di 15 gradi centigradi mentre in
India si aggirava sui 32 gradi centigradi, l'accoglienza delle autorit
politiche e religiose georgiane stata molto pi calda di quella gelida e
distaccata degli indiani.
Dopo un viaggio di 3.400 chilometri Giovanni Paolo II sceso il 9 ottobre
all'aeroporto di Tbilisi dove ha trovato ad accoglierlo onori militari del
picchetto d'onore e le autorit civili e religiose. Insieme al presidente
delle Georgia Edward Shevardnadze, Giovanni Paolo II ha trovato il
patriarca ortodosso Ilia II che gli andato incontro con i il nunzio,
monsignor Stephan Zurbriggen, l'amministratore apostolico Giuseppe Pasotto
e un drappello di fedeli con gli striscioni di benvenuto.
Dieci anni fa nessuno avrebbe mai potuto immaginare una visita del Papa
nella terra natale di Josef Stalin, ricevuto dall'ultimo ministro degli
esteri dell'Urss, nel frattempo diventato presidente della indipendente
Georgia (una delle 15 repubbliche ex sovietiche), e proprio nel giorno che
precede il decimo anniversario della caduta del muro di Berlino.
Si tratta della prima visita di un papa in Georgia, una tappa di
avvicinamento a Mosca.
La Georgia una delle pi antiche nazioni del mondo, terra leggendaria che
i Greci chiamavano Colchide. Per secoli stata considerata una specie di
paradiso terrestre: vallate incantevoli, giardini e vigneti rigogliosi,
nevi eterne che si stagliano all'orizzonte delle spiagge sul mar Nero.
Insomma, non le mancava nulla, neppure il tabacco, per diventare la
Svizzera dell'ex impero sovietico. Invece con la fine dell'Urss nel 1991 la
patria di Stalin, quasi fosse una maledizione del dittatore, precipitata
in un girone infernale di guerre, lutti e miserie da cui sta cercando a

fatica di risollevarsi.
Il piccolo Paese incastonato tra le montagne del Caucaso sta provando in
tutti i modi ad uscire dall'isolamento politico e ad avvicinarsi
all'Europa. La visita del Papa, la prima in un territorio storico dell'ex
Unione sovietica, rappresenta agli occhi dei 5 milioni e mezzo di georgiani
una decisiva spinta verso Occidente.
Cristiana fin dal quarto secolo questa nazione ha conservato la sua fede,
ed il Patriarca ortodosso Ilia II, pur rimanendo legato a Mosca, ha
sviluppato una strategia autonoma nei confronti del Vaticano. La Chiesa in
Georgia sempre stata un fattore d'identit nazionale, ha dichiarato una
volta il presidente Shevardnadze, che nel 1991 si convertito al
cristianesimo e si fatto battezzare prendendo il nome di Georgij.
Rientrato in Georgia nel 1992 dove venne accolto come un salvatore della
patria Shevardnadze si trov ad affrontare la ribellione dei secessionisti
dell'Abkhazia e dell'Ossezia del sud che, sostenuti da Mosca, scesero in
guerra contro Tbilisi. Lo stesso presidente ha rischiato la vita, scampando
miracolosamente a numerosi attentati, l'ultimo dei quali avvenuto nel
febbraio '98. E malgrado le smentite sdegnate delle autorit russe molti
hanno visto in quegli attentati la firma dell'ex Kgb. Sempre pi lontana
da Mosca, Tbilisi s'avvicina a Washington, ha gi chiesto che militari
degli Stati Uniti sorveglino i confini della Georgia con la Russia e spera
di entrare presto nella Nato.
I cattolici in Georgia sono un piccolo gruppo, centomila fedeli, 10
sacerdoti, 27 parrocchie e 22 religiose, ma la visita del Papa ha un
significato che va molto al di l del rafforzamento della comunit
cattolica.
Nei discorsi inaugurali Shevardnadze ha sottolineato "il ruolo sostanziale"
svolto dal Santo Padre nella caduta del muro di Berlino, per questo, ha
detto il Presidente georgiano oggi, dobbiamo ammirarla e ringraziarla per
la testimonianza della sua perseveranza.
Il Papa ha risposto spiegando che: La riconquista dell'indipendenza della
Georgia nel 1991 stata un grande passo avanti. Ora il compito consiste
nello stabilizzare la pace in questa regione, nel promuovere l'armonia e la
cooperazione e nel garantire che la libert conduca a una nuova fioritura
culturale, traendo forza dal vostro passato cristiano ed edificando una
societ degna di questa nobile nazione.
Pur di fronte ai precari equilibri di un Caucaso in fiamme con la Cecenia
in guerra e le dispute tra Armenia e Azerbaigian, il Pontefice ha affermato
che:l'inverno passato incoraggiando la popolazione a nutrire speranza e
fiducia nel futuro.
L'obiettivo a cui il Papa teneva di pi era per quello di sviluppare una
intensa collaborazione ecumenica con la Chiesa ortodossa Georgiana.
Il patriarca Ilia II, pur mostrandosi molto affettuoso con il Papa, lo ha
seguito in tutti gli incontri, ha parlato a lungo con lui, anche se nei
discorsi pubblici non ha fatto nessuna concessione.
Secondo molti esperti che da decenni lavorano nel dialogo ecumenico, la
visita stata un successo con evidenti segni di un epoca nuova dove
ortodossi e cattolici lavoreranno insieme.
Anche se da da Mosca il Patriarca Alessio II ha duramente criticato la
visita del Papa in Georgia. La pesante presa di posizione di Alessio II e'
giunta nel giorno in cui uno dei piu' autorevoli giornali russi "Kommersant" - commentando con rilievo la visita di Giovanni Paolo II in
Georgia aveva sottolineato che una visita analoga a Mosca sarebbe gradita
anche dalle autorita' politiche russe, e ''disturba solo il
patriarcato''. Lo stesso giornale notava che il presidente Boris Ieltsin
potrebbe in teoria invitare comunque il papa, come capo di Stato, ma non
lo fara' perche' non puo' inimicarsi il leader religioso di decine di
milioni di russi, di gran lunga la maggiore comunita' ortodossa al mondo.
Che la visita in Georgia fosse pi calda di quella in India si visto
anche al Palasport, dove il papa ha celebrato la messa di fronte a 10.000
presenti. Presenti anche molti ortodossi, gruppi di cattolici venuti

dall'Armenia, dalla Russia, dall'Azerbaigian. Il papa ha concelebrato la


messa con vescovi e sacerdoti georgiani, russi, armeni e turchi. Alla fine
Shevardnadze che aveva presenziato il rito salito sul palco, ha
abbracciato il Papa ed ha esclamato: Lunga vita e buona salute al Papa,
araldo della pace nel mondo.