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Il sogno dell'impero, la realt di monarchie e repubbliche

All'inizio del XVI secolo il sovrano Carlo d'Asburgo riunisce un insieme di possedimenti molto vasto. Dal padre Filippo I
d'Asburgo (detto il Bello) eredit i domini della casata d'Asburgo, ovvero l'Austria (ereditata da suo padre Massimiliano
I) insieme alle Fiandre (ereditate da sua madre Maria di Borgogna) e dalla madre Giovanna (detta la Pazza perch molto
gelosa dei presunti tradimenti del marito), figlia di Isabella di Castiglia e Ferdinando d'Aragona che unirono le due corone
nel XV secolo, i regni di Castiglia e Aragona (quest'ultimo includeva anche la Sardegna, la Sicilia, il regno di Napoli e le
nuove colonie americane). Inoltre Carlo V divenne imperatore nel 1519, acquisendo un controllo indiretto sui principati
tedeschi (che nonostante la loro autonomia riconoscevano l'autorit imperiale come potere di indirizzo e coordinamento
dell'impero) e concentrando nelle sue mani il governo di un grande ed eterogeneo conglomerato di territori. Dopo la
caduta dell'impero romano d'occidente il ricordo di un'entit politica capace di imporre universalmente la fede cristiana e
la propria autorit non svan: essa fu ripresa dai carolingi e poi dagli svevi. Il titolo di imperatore conferiva ancora una
teorica superiorit rispetto agli altri sovrani. Tuttavia il Sacro Romano Impero, sin dalla sua nascita, era stato un impero
debole e le sue sorti legate alle capacit dell'imperatore. L'ascesa di Carlo V ridiede nuovo vigore all'idea di una possibile
rinascita dell'impero e del suo ritorno agli antichi fasti. Tuttavia anche lui fall nel progetto di ridare vigore all'idea
imperiale, riconoscendo l'incapacit di superare le difficolt legate alla complessit della politica europea e di tenere uniti
possedimenti acquisiti trasmettendoli ad un unico erede. Alla sua morte, infatti, lascia l'Aragona, la Castiglia, le Fiandre e
i possedimenti italiani al figlio Filippo II, mentre garantisce la successione al trono imperiale e al fratello Ferdinando (che
eredit l'Austria e acquis la Boemia e l'Ungheria). Nacquero, quindi, due rami dinastici distinti, nonostante l'alleanza e la
parentela, e guidati da diversi interessi dinastico-territoriali. In questo modo tramont la prospettiva di un unico impero
cristiano europeo, sconfitta dai nuovi processi che investirono l'Europa tra il XV e il XVI secolo (la fine dell'unit
religiosa cristiana, i nuovi equilibri territoriali dati dall'espansione ottomana, lo sfruttamento del nuovo continente e il
consolidamento di forti monarchie in grado di estendersi su vasti territori).
L'elemento pi importante delle societ europee all'inizio dell'et moderna la formazione di forti poteri monarchici
grazie alla creazione di strutture burocratiche per il controllo della vita civile e religiosa, della giustizia, della fiscalit e
dell'esercito. Questo sviluppo comporta una trasformazione del ruolo della monarchia e dei sovrani: tradizionalmente essi
venivano considerati come i detentori della giustizia (ci si rivolgeva a loro in caso di controversie tra sudditi) e allo stesso
tempo anche come i dispensatori di benefici e privilegi. Il sovrano era colui che puniva e premiava per conservare
l'armonia sociale, per questo le sue qualit principali erano considerate l'equanimit e la magnanimit. Tra il XV e il XVI
secolo, i sovrani si attribuirono anche altre prerogative conseguenti all'aumento del controllo sui territori (in particolare
l'aumento della capacit di prelievo fiscale, vincolato, per, all'assenso delle rappresentanze politiche dei territori
all'interno dei parlamenti; proprio attraverso le tasse che i sovrani potevano finanziare apparati burocratici stabili e gli
eserciti, che iniziarono ad essere pagati anche in tempi di pace). L'aumento del loro potere port i sovrani a liberarsi delle
altre strutture, come i domini dei grandi feudatari e le citt autonome, che minacciassero le prerogative regie. L'esigenza
di tenere a freno i processi spontanei di frammentazione del potere rendeva necessario estendere il raggio d'azione della
giustizia del re, tuttavia per fare ci serviva un apparato burocratico piuttosto costoso e i fondi venivano dalle tasse, la cui
efficienza era legata al controllo che il sovrano aveva sul territorio: questo processo circolare condizion la politica delle
monarchie anche nei secoli successivi. Un altro effetto della crescita del potere regio fu la loro tendenza a porre la loro
sovranit come indipendente da altri poteri esterni (cio che non riconosce alcun potere terreno superiore al proprio) e
voluta direttamente da Dio. A farne le spese fu l'impero, che perse la sua teorica supremazia per il mancato
riconoscimento da parte degli altri monarchi, e il papato, che perse la sua capacit di influenzare i sovrani con i vincoli
che derivavano dalla sua supremazia spirituale. I sovrani, quindi, cercarono di subordinare le strutture ecclesiastiche al
loro controllo e in alcuni casi, dopo la riforma protestante, si separarono dalla Chiesa di Roma. Il rafforzamento dei poteri
monarchici comportarono la diffusione dell'idea di appartenenza ad un unico organismo politico vincolato alla continuit
di proprie tradizioni e costumi comuni nonostante le differenze regionali (gli storici le definiscono identit
protonazionali). I sovrani europei della prima et moderna erano portatori di diversi diritti di successione sui diversi
territori che facevano parte dei loro domini e non si fondevano in superiori unit politiche, giuridiche e amministrative
(rimanevano regni diversi ma con lo stesso sovrano): questo agglomerato politico-territoriale si definisce monarchia
composita. La razionalizzazione amministrativa e politica, quindi, non venne subito effettuata. La guerra dei cent'anni
consent alla Francia di creare un ambiente di unit in tutto il regno contro la minaccia inglese. I sovrani della casa Valois
si preoccuparono di eliminare i domini feudali autonomi come il Ducato di Borgogna (che comprendeva la Borgogna e le
Fiandre, la cui corte era famosa per splendore e mecenatismo). Il re Luigi XI riusc ad annettere alla Francia altri territori
francesi che per sfuggivano al suo controllo. Il suo successore Carlo VIII riusc a portare sotto il suo controllo anche la
Bretagna grazie al suo matrimonio con Anna di Bretagna. Questa aggregazione territoriale fu resa possibile grazie al
rafforzamento dell'esercito, sostenuto con le tasse, al crescente controllo sugli ecclesiastici e dalla creazione di
un'amministrazione stabile che riform anche gli apparati giudiziari. I successori di Carlo VIII (Luigi XII, Francesco I ed
Enrico II) tentarono di seguire la stessa strada ma in un contesto internazionale mutato a causa dell'ascesa degli Asburgo e
della riforma protestante. In Inghilterra, dopo la sconfitta contro la Francia nella guerra dei cent'anni, si estinse la dinastia
dei Plantageneti e scoppi una lotta per la successione al trono tra la casata degli York e quella dei Lancaster, nota come la

guerra delle due rose, che dur trent'anni. In questo periodo la monarchia inglese fu fortemente influenzata
dall'aristocrazia, dal clero, dalle citt e del Parlamento. Nel 1485 sal al trono la dinastia Tudor con Enrico VII, erede dei
Lancaster e marito di Anna di York. La monarchia inglese ritrov una propria capacit di azione politica: venne
riorganizzato il sistema fiscale e venne istituito un tribunale (la Camera stellata) direttamente dipendente dal re e che gli
permetteva di giudicare i reati di natura politica. Il suo successore, il figlio Enrico VIII riprese questa strategia, puntando
anche all'espansione commerciale e marittima mediante il rafforzamento della flotta. Enrico VIII fece dell'Inghilterra una
delle grandi protagoniste dello scenario europeo e si stacc dalla Chiesa di Roma dando vita alla Chiesa anglicana, posta
sotto il suo stretto controllo. Il processo di ricomposizione politico-territoriale si verific anche nella penisola iberica. Il
Portogallo, sotto la dinastia degli Aviz, intraprese delle esplorazioni per scopi commerciali nella costa atlantica e in
Africa, dando vita a una rete marittima di scambi tra Africa e Europa occidentale. I regni di Aragona e Castiglia si unirono
con il matrimonio tra Ferdinando II d'Aragona e Isabella di Castiglia (conosciuti come i re cattolici): nonostante il
mantenimento di leggi e istituzioni distinte, l'unione dinastica garant la coesione tra i due regni. Questa unione permise di
organizzare un potente esercito comune per portare a termina la reconquista. Nel 1492, dopo la caduta del regno di
Granada e la definitiva cacciata dei musulmani dalla penisola, i re cattolici si ritrovarono a governare su una popolazione
molto eterogenea dal punto di vista culturale, etnico e religioso (oltre ai cattolici c'erano ebrei e islamici). I due sovrani,
sfruttando l'Inquisizione spagnola (un tribunale ecclesiastico al servizio della corona spagnola, la cui creazione fu
concessa dal papa), imposero l'uniformit religiosa cristiana combattendo le minoranze etnico-religiose anche con l'uso
della forza. A questo scopo vennero espulsi gli ebrei dai domini dei re cattolici e di convertire forzatamente i musulmani
alla fede cristiana. L'alta presenza dei marranos (ebrei convertiti) e dei moriscos (musulmani convertiti) alimentarono
l'odio religioso e la discriminazione. Da quando Ferdinando II ottenne gran parte del regno di Navarra, spartito con la
Francia, la penisola iberica (ad eccezione del Portogallo) fu dominata da un'unica entit dinastico-territoriale chiamata
Spagna.
Mentre si affermavano le grandi monarchie di Francia, Inghilterra e Spagna, il continente era dominato da realt politiche
con un minor tasso di innovazione istituzionale e territorialmente meno vaste. Si tratta di un insieme di regni, principati
indipendenti, citt autonome e repubbliche ma anche dai territori soggetti all'autorit del Sacro Romano Impero o dello
Stato della Chiesa. A differenza delle grandi monarchie, che tentarono di imporre il loro controllo sul territorio e di
omogeneizzarlo, il restante universo delle organizzazioni statuali appare frammentato e multiforme. Il territorio
germanico, ancora sottoposto all'autorit formale dell'impero (che non costituiva un'entit statuale vera e propria), era
formato da citt-stato e grandi principati. Le differenze tra l'impero e le grandi monarchie erano due: il carattere elettivo e
non ereditario del titolo imperiale (secondo la bolla d'oro di Carlo IV l'imperatore veniva scelto da sette grandi elettori) e
l'esistenza nel regno dell'impero di poteri autonomi formalmente soggetti all'autorit imperiale ma in sostanza svincolati
dal suo potere, che consisteva per lo pi in una serie di funzioni simboliche di prestigio e in una funzione di
coordinamento tra le varie entit politiche presenti sul territorio imperiale. Tuttavia la carica imperiale da elettiva divent
pian piano ereditaria: dal 1438 l'imperatore venne eletto sempre fra i membri della dinastia degli Asburgo, signori
d'Austria. Massimiliano I, grazie al matrimonio con Maria di Borgogna, riesce ad acquisire il controllo delle Fiandre. Nel
corso del XV secolo la politica degli Asburgo si concentr sul mantenimento del titolo imperiale all'interno della propria
dinastia (nonostante il meccanismo fosse di tipo elettivo), sul rafforzamento dei poteri di coordinamento legati ala carica
di imperatore e sull'accrescimento del proprio potere all'interno dei loro domini diretti, cercando talvolta anche di
espandere i territori. Con un'accorta politica di alleanze matrimoniali gli Asburgo riescono ad acquisire le corone di
Boemia e Ungheria, creando un forte blocco territoriale nell'Europa centro-orientale in grado di mettere un freno
all'espansione ottomana verso occidente e a contrastare il peso politico-economico di Venezia sull'Italia meridionale. Nel
XV secolo nacque anche l'impero russo, sotto la guida di Ivan III che si defin czar (da Cesare, l'appellativo con cui ci si
rivolgeva agli imperatori romani) dato che la sovranit dell'impero romano d'occidente era sopravvissuta nell'impero
bizantino, alla cui caduta, da parte del sultano ottomano Maometto II, i sovrani russi ne rivendicarono l'eredit indicando
nella capitale Mosca l'erede sia di Roma che di Costantinopoli (ribattezzata Istanbul dagli ottomani). Dopo la caduta
dell'impero bizantino, gli ottomani edificarono un vasto aggregato statuale che si estendeva dai Balcani al Mediterraneo
orientale e comprendeva al suo interno dei regni in parte autonomi ma dipendenti dal sultano per quanto riguarda la
fiscalit e la fornitura dell'esercito. L'impero ottomano era di fede musulmana ma venivano tollerati religioni e culti
differenti. La presenza, all'interno del territorio, di popoli di diversa radice etnica, culturale e religiosa (comprese le
varianti di una stessa confessione) fu un grande elemento di debolezza strutturale comune al Sacro Romano Impero e
all'impero ottomano. Oltre agli imperi, la maggioranza dei poteri pubblici europei sono organizzati in regni o principati.
In molti regni non si verific il processo di rafforzamento dell'autorit regia che si verific nelle grandi monarchie: in
alcuni casi, come in Polonia, il titolo di re non divenne ereditario e rimase elettivo (quindi la monarchia era molto pi
debole e condizionata dai suoi elettori, i grandi nobili), mentre in altri casi, come in Svezia e Norvegia (le cui corone
vennero riunite in un solo regno sotto il dominio danese ma successivamente si separarono per dar vita a regni autonomi),
il processo di aggregazione dinastica non fu accompagnato da un radicamento di sentimenti e interessi comuni. Molti
signori europei alla guida di stati di medie e piccole dimensioni non potevano neanche fregiarsi del titolo di re, ma solo
quelli di principe, duca o marchese. Nella pratica, per, questi principi esercitavano nei propri domini gli stessi poteri che
un re esercitava in una grande monarchia. In alcuni casi i principati e le signorie (i potentati italiani autonomi privi della
figura del re, che solo il papa o l'imperatore potevano istituire) raggiunsero dimensioni territoriali di scala regionale.

Queste entit politiche potevano consistere in citt indipendenti che si reggevano in forma di repubblica (forma di
governo ereditata della stagione dei comuni e rinata nel medioevo ispirandosi alla Roma prima dell'impero). I governanti
delle repubbliche cittadine erano eletti da liste di cittadini pi o meno ampie che non comprendevano tutta la popolazione
ma solo gli strati superiori, la parte pi ricca e prestigiosa. In Italia le repubbliche pi importanti furono la repubblica di
Venezia (che costru un vasto impero commerciale e allarg i propri confini verso la Lombardia), la repubblica di Firenze
(che realizz in Toscana uno stato regionale) e Genova (che cre una serie di basi commerciali sparse nel Mediterraneo
ma, a differenza di Venezia, non le trasform in veri e propri domini, ad eccezione della Corsica). Al di fuori della
penisola italiana, si form la confederazione svizzera in forma repubblicana, che si rese indipendente dal Sacro Romano
Impero. La forma repubblicana favor la partecipazione collettiva (almeno quella degli strati pi abbienti della societ)
alla vita pubblica e ha prodotto politiche pi attente alla difesa degli interessi economici, alla crescita della ricchezza
collettiva e alla competizione dinastico-militare per l'accrescimento territoriale.
La potenza e l'efficacia del modello delle nuove monarchie rispetto alle vecchie realt statuali si vide durante le guerre
d'Italia, un cinquantennio in cui la penisola italiana fu un vero e proprio campo di battaglia, sia per i potentati italiani che
per gli stati europei. Furono i primi conflitti in cui si venne a creare un sistema diplomatico europeo basato su alleanze e
schieramenti. A quel tempo l'Italia non era solo la nazione pi ricca e colta d'Europa ma anche il luogo di residenza del
papa, massima autorit spirituale del mondo cristiano: dominare la penisola avrebbe significato, quindi, conquistare
l'egemonia sull'intero continente. Dopo una lunga fase di guerre, i maggiori stati della penisola nel 1454 firmarono la pace
di Lodi, che prevedeva il rispetto del principio dell'equilibrio, cio del mantenimento dello status quo. Alla fine del XV
secolo l'Italia era divisa in numerosi stati di medie e piccole dimensioni, incapaci di assoggettare gli altri ma abbastanza
robusti da resistere ai tentativi di espansione degli stati vicini: il Ducato di Savoia (comprendente la Savoia e il Piemonte),
la repubblica di Genova (comprendente la Liguria), il Ducato di Milano (comprendente la Lombardia e guidato prima dai
Visconti e poi dagli Sforza), la repubblica di Venezia (comprendente il Veneto), la signoria di Firenze (comprendente la
Toscana e guidata dai Medici, che instaurarono un governo formalmente repubblicano ma in sostanza principesco), lo
Stato della Chiesa (comprendente il Lazio, l'Umbria, le Marche e l'Emilia-Romagna), il regno di Napoli (comprendente
l'Italia meridionale e guidato da un ramo autonomo della dinastia aragonese) e i regni di Sicilia e Sardegna (dipendenti
direttamente dal re d'Aragona). La pace si interruppe nel 1494: Ludovico Sforza (detto il Moro) signore di Milano chiese
l'intervento militare di Carlo VIII re di Francia per risolvere alcuni contrasti interni. Il sovrano francese scese in Italia non
incontrando alcuna resistenza e occup il regno di Napoli rivendicandone il possesso in quanto erede dell'estinta dinastia
angioina. La schiacciante forza dell'esercito di Carlo VIII e la mancata opposizione alla discesa dei francesi dimostr la
debolezza degli stati della penisola. Tuttavia il papa Alessandro VI (appartenente alla famiglia spagnola dei Borgia)
promuove un'alleanza antifrancese tra Venezia, Milano, l'impero e la Spagna che costringe i francesi a ritirarsi dalla
penisola. La spedizione di Carlo VIII fu solo la prima di una lunga serie, favorita dall'instabilit dei potentati italiani
causata dall'azione di Ludovico il Moro, che chiese aiuto al re di Francia per contrastare il nipote Gian Galeazzo Sforza, e
dalla spregiudicatezza del papa Alessandro VI, che tent di creare una propria dinastia aiutando suo figlio Cesare Borgia
(detto il Valentino) a costruirsi un principato tra Romagna e Marche (tentativo fallito a causa della morte di Alessandro
VI, a cui succedette Giulio II della famiglia dei Della Rovere, rivale dei Borgia). A Firenze, dopo la morte di Lorenzo de'
Medici, il potere della dinastia regnante divenne sempre pi fragile fino al rovesciamento del potere da parte del frate
domenicano Girolamo Savonarola, che riform la societ e le istituzioni civili ed ecclesiastiche in senso repubblicano
proponendo un sistema pi egualitario che si rifacesse agli ideali evangelici. La scomunica da parte di Alessandro VI gli
fecero perdere l'appoggio delle autorit cittadine, che lo fecero condannare al rogo come eretico, e venne restaurata la
signoria dei Medici. Gli elementi di conflittualit e di debolezza interna degli stati della penisola si fusero con le vicende
delle guerre d'Italia. Luigi XII, nuovo re di Francia, occup il Ducato di Milano rivendicandone il possesso a causa della
sua discendenza dai Visconti e strinse un accordo con Ferdinando II d'Aragona per la spartizione del regno di Napoli. Ben
presto, tuttavia, scoppi la guerra fra i due sovrani che termin con la vittoria degli spagnoli nella battaglia di Garigliano:
il regno di Napoli pass nelle mani di Ferdinando d'Aragona e i francesi dovettero rinunciare alle pretese sul regno. Nel
XVI secolo, dopo il fallimento del progetto dei Borgia, il papa Giulio II tent di riaffermare il potere territoriale del
papato, minacciato dall'espansionismo di Venezia verso la Romagna e dalla formazione di piccole signorie che tentarono
di acquisire l'indipendenza. Egli, quindi, diede vita alla lega di Cambrai con l'imperatore Massimiliano I d'Asburgo e
Ferdinando d'Aragona riuscendo a sconfiggere le forze veneziane nella battaglia di Agnadello. Sventata la minaccia
veneziana, il papa cambi strategia e costitu la lega santa, una nuova alleanza tra potenze italiane ed europee per
scacciare i francesi dalla penisola. Luigi XII, sconfitto, dovette abbandonare Milano. Il suo successore, Francesco I, tent
di riconquistare Milano, considerata un obiettivo primario per la sua posizione strategica in Italia. Dopo la battaglia di
Marignano, in cui il re di Francia sconfisse gli Sforza, nel 1516 venne siglato il trattato di Noyon tra Francesco I, Carlo
d'Asburgo (nuovo sovrano di Castiglia e Aragona) e il papa: Milano sarebbe andata alla Francia e Napoli alla Spagna. Nel
1521, per, Carlo venne eletto imperatore (prendendo il nome di Carlo V) e mosse di nuovo guerra alla Francia: con la
vittoria a Pavia gli spagnoli catturarono Francesco I e lo costrinsero a firmare il trattato di Madrid con cui rinunci ad
ogni pretesa sull'Italia e cedette le Fiandre (che erano state annesse alla Francia nel secolo precedente) a Carlo V, che le
rivendic come propria eredit familiare. Il papa Clemente VII, resosi conto che il pericolo maggiore per la libert
d'azione dei potentati italiani non era pi costituito dai francesi ma dal potere di Carlo V, oper un rovesciamento delle
alleanze che per non diede i risultati sperati. La coalizione antiasburgica con Francia, Venezia, Milano, Genova e Firenze

(lega di Cognac) non fu in grado di contrastare l'esercito imperiale, che irruppe in Italia e arriv ad occupare Roma,
costringendo il papa a rifugiarsi a Castel Sant'Angelo. In questo contesto si resero protagonisti i lanzichenecchi, ovvero i
mercenari tedeschi di fede protestante al servizio dell'impero: essi si resero artefici di un sacco di Roma che suscit orrore
e sconcerto in tutta l'Europa. Questo episodio provoc un nuovo rovesciamento del governo dei Medici a Firenze, dove
venne ripristinata la repubblica, e l'abbandono di Genova dell'alleanza con la Francia per allearsi con Carlo V. Con la pace
di Cambrai nel 1529 Francesco I dovette accettare il ritorno degli Sforza a Milano (come beneficio concesso
dall'imperatore) e riconoscere la cessione del regno di Napoli e delle Fiandre a Carlo V. Questo accordo sanc
l'affermazione dell'egemonia spagnola in Italia. Carlo V e il papa si accordarono perch l'impero ripristinasse la signoria
dei Medici a Firenze in cambio del riconoscimento papale dei titoli di re di Boemia e di Ungheria a Ferdinando
d'Asburgo, fratello di Carlo V. Nonostante la pace, i conflitti continuarono: Francesco I acquis nuovi territori in Savoia
ma perse definitivamente il Ducato di Milano, che torn sotto il diretto controllo dell'impero con l'estinzione della
dinastia Sforza. Il nuovo re francese Enrico II intraprese un'altra campagna contro Carlo V alleandosi con i principi
protestanti tedeschi ma venne sconfitto (anche a causa dei problemi economici del regno di Francia) e fu costretto a
firmare la pace di Chateau-Cambrsis nel 1559, che chiuse la stagione delle guerre d'Italia. I francesi furono
definitivamente espulsi dalla penisola italiana. Filippo II, figlio di Carlo V e erede dei troni spagnoli, govern
direttamente Milano (in quanto venne nominato duca dall'imperatore), il regno di Napoli, la Sicilia e la Sardegna ed
esercit una grande influenza su tutta la penisola, con l'alleanza del Ducato di Savoia e del Ducato di Toscana. Le guerre
d'Italia, oltre a rappresentare la fine delle libert italiane, rappresentarono anche un momento fondante del sistema
diplomatico-militare delle potenze. Emerse la sproporzione tra le forze che le grandi monarchie erano in grado di
mobilitare e quelle delle vecchie realt statuali. L'egemonia politico-militare spagnola in Italia dur circa due secoli.
Carlo V venne eletto imperatore con il voto dei sette grandi elettori. Egli dovette affrontare l'agguerrita competizione di
Francesco I re di Francia, che sostenne la necessit di non concentrare troppo potere nelle mani di un solo sovrano. La
disputa si risolse con l'acquisto dei voti dei grandi elettori: Carlo V, mobilitando i pi ricchi banchieri d'Europa (tra cui i
Fugger) riusc a offrire una somma maggiore rispetto al rivale. Con l'elezione a imperatore, per, egli si ritrov a
governare un insieme assai vasto ed eterogeneo di territori. In Spagna l'ascesa al trono suscit timori e resistenze da parte
di coloro che temevano l'emarginazione degli interessi spagnoli da parte di un sovrano nato e residente nelle Fiandre. In
Spagna scoppi una guerra civile tra gli oppositori al nuovo sovrano (le citt, organizzatesi nella confederazione dei
comuneros) e i suoi sostenitori di Carlo V (l'aristocrazia, che temeva che le citt ne avrebbero messo in pericolo la
rappresentativit) che fu vinta da questi ultimi e l'ordine fu ristabilito. Una volta stabilizzata la situazione in Spagna, dopo
aver sconfitto i francesi in Italia ed essere stato incoronato imperatore dal papa, Carlo V sembr in grado di instaurare un
ordine imperiale europeo ispirato all'impero romano e a quello carolingio ma anche segnato dall'impronta degli Asburgo,
che si consideravano i fautori di una missione universale voluta da Dio. Questo progetto venne contrastato
dall'espansionismo ottomano (sotto la guida del sultano Solimano I detto il Magnifico, gli ottomani realizzarono
un'offensiva nei Balcani, conquistando i territori asburgici fino a gran parte dell'Ungheria, e sostennero la pirateria
barbaresca del Nord Africa che minacci i territori di Carlo V nel Mediterraneo; nonostante l'impegno diretto
dell'imperatore, visto come il caposaldo del cattolicesimo nella lotta ai musulmani, non vi furono vittorie importanti; nel
1536 Solimano si alle con Francesco I contro Carlo V, che viene sconfitto in battaglia nonostante l'alleanza con il papato,
Genova e Venezia; la presenza di un avversario potente come l'impero ottomano assorb risorse finanziarie e militari
dell'impero e imped a Carlo V di concentrarsi nella guerra contro la Francia, il principale ostacolo al progetto di
egemonia continentale dell'impero) e dalla nascita e dalla diffusione della riforma protestante in Germania, che provoc
una dura conflittualit politica e religiosa (l'alleanza politico-militare dei principi protestanti tedeschi rappresent una
minaccia per la politica di Carlo V, soprattutto in seguito alla loro alleanza con i sovrani francesi; l'imperatore non riusc a
sconfiggere la coalizione nemica). Di fronte a quella situazione Carlo V si rese conto dell'impossibilit di realizzare
l'egemonia continentale dell'impero. L'ipotesi di lasciare tutti i suoi domini a un unico erede, suo figlio Filippo II, trov
l'opposizione del fratello Ferdinando d'Asburgo (a cui i principi tedeschi avevano promesso la successione al soglio
imperiale) e dei principi stessi, preoccupati di consegnare l'impero nelle mani di un sovrano troppo potente dopo
l'alleanza con i francesi. Nel 1555 venne siglata la pace di Augusta, che sanc la convivenza di cattolicesimo e
luteranesimo nell'impero. Poco prima di morire, Carlo V cedette al figlio Filippo II le Fiandre (territorio particolarmente
caro a Carlo V perch c'era nato e perch era una regione molto ricca ed economicamente fiorente), la Castiglia, l'Aragona
e i domini italiani (Milano, regno di Napoli e Sicilia), mentre al fratello Ferdinando, gi re di Boemia e Ungheria, attribu
la carica di re d'Austria favorendone l'elezione a imperatore.

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