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A cura di

Massimiliano Martucci

Serveco
Uno pi uno fa tre.

In copertina una foto del Volkswagen Transporter utilizzato per le prime


consegne dei rifiuti art director: Angelo Saracino

Libro realizzato grazie al progetto: Giovani innovatori in azienda


un'attivit inserita nell'Azione "Innovazione per l'occupabilit" del Piano
Straordinario per il Lavoro della Regione Puglia e cofinanziata a valere sul
PO Puglia FSE, Asse VII "Capacit istituzionale".

ISBN 978-88-98869-00-8
libro@serveco.eu

SOMMARIO
AVVERTENZE PER IL LETTORE
(ovvero perch 1+1=3)

PREFAZIONE | VITO MANZARI


(l'impresa deve esprimere grande curiosit)

11

INTRODUZIONE | 5 EURO
(perch conta essere precisi)

17

CAP. 1 | PIERINO CHIRULLI


(tutto nasce da "Avere o Essere" di Erich Fromm)

22

CAP. 2 | CARMELO MARANGI


(la vera intuizione)

31

CAP. 3 | MARTINO PIZZIGALLO


(all'inizio era convinto di non essere nemmeno pagato)

40

CAP. 4 | PIERINO CHIRULLI


(ovvero di quando all'inizio si vendevano solo forni)

46

CAP.5 | CARMELO MARANGI


(la prima raccolta differenziata fu ad Alberobello)

53

CAP. 6 | DORELLA TAGLIENTE


(al principio di tutto)

64

CAP. 7 | PIERINO CHIRULLI


(in cui si racconta di quando la differenziata non interessava a nessuno) 69
CAP. 8 |CARMELO MARANGI
(un padre onesto fa il figlio onesto)

72

CAP. 9 | FRANCESCO SPERTI


(cosa ha insegnato l'esperienza in Serveco)

77

CAP. 10 | PIERINO CHIRULLI


(il salto di qualit)

81

CAP. 11 | CARMELO MARANGI


(ogni nuovo progetto fatto per migliorare l'ultimo realizzato)

85

CAP. 12 | LUCA CASTAGNA


(perch ci sono gare a cui non partecipiamo)

89

CAP. 13 | MARIA PIA BRUNO


(l'azienda si comporta come una famiglia)

94

CAP. 14 | ANTONIO LUCARELLA


(tutto cambia e bisogna sapersi adattare)

98

CAP. 15 | ROSALBA GRECO E ANTONELLA SCATIGNA


(il senso del lavoro migliorare il futuro)

104

CAP. 16 | CARMELO MARANGI


(il trasferimento a Montemesola)

112

CAP. 17 | ANTONIO LOPARCO


(l'attitudine alla correttezza)

114

CAP. 18 | SABINO ROSATO


(le bonifiche)

119

CAP. 19 | PIERINO CHIRULLI


(il porta a porta)

128

CAP. 20 | PINO CARAMIA


(la prima gara vinta fu quella di Maruggio)

131

CAP. 21 | PIERINO CHIRULLI


(la nostra forza sono le persone)

139

CAP. 22 | LELLA MICCOLIS


(la prima start up)

142

CAP. 23 | CONCLUSIONI
(la sfida del futuro)

150

POSTFAZIONE | ELIO GRECO


(Serveco e la cultura)

154

L'IMMONDIZIA NON LIQUIRIZIA


(il fumetto)

157

INDICE DELLE FIGURE


FIGURA 1 - LA BIBLIOTECA DI SERVECO

25

FIGURA 2 - IL VOLKSWAGEN TRANSFERT

49

FIGURA 3 - PROPOSTA DI COMMISSIONE PER LA VENDITA DI UN FORNO


PIROMIX
55
FIGURA 4 - IL 684 FIAT

58

FIGURA 5 - DEMOLIZIONE DELLA NAVE TELLARO

122

FIGURA 6 - LA BONIFICA DI BUFALORIA - MARTINA FRANCA

123

Avvertenze per il lettore.

Lopportunit del bando per i Giovani Innovatori in


Azienda, promosso da Arti Puglia, mi ha dato loccasione
per entrare in profondit in unazienda con un progetto
innovativo, ma contemporaneamente in controtendenza.
Linnovazione una prospettiva, un nuovo punto di vista,
non un chip o un algoritmo. Non solo, almeno. Anche un
libro, come questo, uno strumento di comunicazione che ha
cinque secoli di vita (quello stampato, almeno), pu avere
nuovi utilizzi, pu diventare strumento di innovazione. Pu
riportare alla luce vecchie storie, creare partecipazione,
rafforzare la comunit. Pu, come abbiamo cercato di fare
in questo caso, essere un modo per spolverare e rafforzare
i valori sui quali stata fondata unazienda, riproporli con
forza in un periodo di crisi, aiutarne la diffusione tra le
nuove generazioni di dipendenti, fornitori e collaboratori.
Pu rafforzare la comunit aziendale.
6

Scrivere questo libro stato come affondare le mani dentro


un sacco di legumi, con la sensazione di piacevolezza ma
anche di timore per quello che il tatto avrebbe fatto
percepire. A partire dallidea che ho di Pierino Chirulli, che
corrisponde grosso modo alla sensazione di piacevolezza, e
il timore di quello che le mie mani avrebbero toccato
quando, appunto, le avessi affondate nel sacco,
intervistando i collaboratori e i dipendenti di Serveco. Dopo
tutti questi mesi di lavorazione, di interviste, di sbobinature,
di appuntamenti e di incontri, posso dire che le mani sono
affondate e la sensazione di piacevolezza rimasta intatta.
Lidea che ci si fa di unazienda conoscendone la testa
sembra corrispondere a verit. Come ho scoperto dopo, la
Serveco fatta a immagine e somiglianza, innanzitutto, di
Pietro Vito Chirulli e di Carmelo Marangi, ma anche dei
collaboratori che, man mano, hanno occupato posti chiave.
Una azienda speculare alle persone di cui composta, nel
bene e nel male. Se i fondatori sono vitali e precisi, capaci
di guardare di traverso e attraverso, cio capaci di cogliere
collegamenti inaspettati ma anche di andare in profondit
nelle cose, cos lazienda, dalle parole di chi ho intervistato,
unorganizzazione che lavora perch trova in quello che
fa un senso ultimo che va oltre la strumentalit dellazione.
Chi ho intervistato racconta di unazienda resiliente,
resistente, attrice sociale consapevole, composta da tante
individualit che, guarda caso, si sono trovate al posto
7

giusto al momento giusto. Anzi, lazienda stessa che si


trovata al posto giusto al momento giusto. Cos come i
fondatori, la Serveco lungimirante e accorta.
Dalle pagine di questo libro trasparir una specie di
gratitudine dei dipendenti nei confronti dellazienda e di
Pierino e Carmelo. Chi si occupa di indagini sociologiche,
per esempio, o i giornalisti pi accorti, sanno che il
microfono, il taccuino, influiscono sulle risposte e spesso
lintervistato risponde in base a quello che pensa sia giusto
per lintervistatore. In questo caso, in maniera implicita,
silenziosamente, ho sempre tenuto ben in evidenza questo
post-it nella mia mente, sia mentre ascoltavo, sia mentre
scrivevo, consapevole che i miei interlocutori sapevano che
il libro sarebbe comunque prima passato dallok
dellamministrazione e della direzione aziendale.
Ma.
Dalla media delle interviste, dalla media delle esperienze,
il minimo comune denominatore dei racconti una specie
di gratitudine umana nei confronti dei fondatori, che
occupano un posto speciale nellimmaginario degli
intervistati e che non sono considerati come meri datori di
lavoro, ma come fossero fratelli maggiori che conducono
lazienda verso nuove avventure. E cos come i fratelli
maggiori non sono infallibili, anzi, nella loro fallibilit il
rapporto acquista un valore speciale, perch i pi piccoli
8

sono chiamati a riempire le lacune, a far notare gli errori, a


contribuire a quella dimensione di infallibilit attraverso un
senso di protezione inverso.
Ecco lavvertenza, il senso profondo di quello che ho
raccolto e cercato di rendere a parole, proprio questo:
scremate lentusiasmo delle parole e il romanticismo dei
ricordi, e vi accorgerete che davvero c la sensazione di
aver fatto parte di qualcosa, e di farne ancora parte e di
lottare perch questo qualcosa duri per il pi lungo tempo
possibile.
Questo libro ha anche lambizione di offrire a chi non ha
fatto parte della vecchia guardia di conoscere i momenti
iniziali, le ambizioni, i valori con cui nata Serveco, quasi
trentanni fa, nel retrobottega di un emporio edile, esempio
di azienda virtuosa dalla presenza lieve sul territorio.
I capitoli sono le testimonianze in prima persona dei
protagonisti dellazienda: Pierino Chirulli e Carmelo
Marangi, che tesseranno il filo conduttore della storia
aziendale. La parola quindi passer ai collaboratori storici,
gli operativi, come vengono chiamati in azienda, cio
coloro che ricoprono un ruolo di responsabilit nei diversi
settori, e pi in generale a chi fa parte della vecchia
guardia, coloro che hanno iniziato la loro carriera
lavorativa a Martina Franca, in via Villa Castelli e che
9

quindi, con il proprio contributo, il proprio lavoro, hanno


contribuito a portare la Serveco dove ora.
Ho cercato di seguire quanto pi possibile una successione
cronologica, dettata dai racconti di Pierino e Carmelo, a
volte invece per coerenza dei temi trattati.
Perch 1 + 1 = 3
Sar Vito Manzari, presidente di Costellazione Apulia,
consorzio di imprese di cui fa parte Serveco, a suggerire il
nome, inconsapevolmente, di questo libro. Due persone,
racconta Vito Manzari, possono incontrarsi in vari modi. Il
modo migliore, anche dal punto di vista lavorativo, lo
scambio di idee: da due idee condivise ne pu nascere una
terza. La somma di due idee, quindi, (almeno) tre idee.
Cos le persone che decidono che condividere un percorso,
un lavoro, delegando, affidando responsabilit, dando
fiducia, aprono varchi nei processi decisionali e
moltiplicano le possibilit, esattamente al contrario di chi,
preferisce affidarsi alla forza centripeta dellautorit che
riduce tutto a uno.

Massimiliano Martucci

10

Prefazione
Vito Manzari1

Ho conosciuto la Serveco durante un evento organizzato da


Sud Sistemi sulle learning organization. Da informatico mi
sono sempre appassionato ai processi di organizzazione,
perch il miglior software, perch funzioni al meglio, deve
accompagnarsi ad una buona organizzazione aziendale.
Abbiamo introdotto quindi un lavoro sullinnovazione di
processo, riscontrando per una serie di difficolt, perch
avevamo trascurato una terza dimensione, che quella delle
persone, delle persone che lavorano insieme. Il nostro
1

Vito Manzari il presidente di Sud Sistemi, unimpresa di Bari che si occupa


di sistemi informatici, ma anche del Consorzio Costellazione Apulia, di cui fa
parte Serveco. E tra i fornitori storici dellazienda ma anche, possiamo
definirlo, un compagno di strada che condivide la visione fondante di
Serveco.

11

interesse era quindi su come le organizzazioni apprendono,


come le persone che stanno insieme mettono a fattor
comune la capacit di apprendimento. Il problema che
quando due persone si mettono insieme, uno pi uno non fa
due ma uno e mezzo. Il nostro obiettivo era capire come
fare in modo che uno pi uno facesse tre. Abbiamo iniziato
a frequentare ambienti in cui questi temi erano discussi, tra
cui uno che faceva riferimento ad un grande pensatore che
si chiama Ugo Sgrosso. Costituimmo ASCOA,
lAssociazione per lo Sviluppo delle Competenze delle
Organizzazioni che Apprendono, e grazie a lui mettemmo
su questo progetto sulle learning organization. Un progetto
ambizioso che metteva insieme pi nazioni, pi
professionisti, e la Sud Sistemi era lazienda che aveva le
caratteristiche per fare il project leader. Il progetto fu
approvato, inaspettatamente, dallUnione Europea,
nonostante non avessimo esperienza su progetti di questo
tipo. Tra quattrocento progetti, fu quello premiato come
migliore. LItalia port il nostro progetto come esempio
allUE, tanto che lo raccontammo nel Parlamento Europeo
e poi fummo invitati anche dal Parlamento Tedesco.
Il progetto prevedeva il coinvolgimento di una decina di
imprese che avrebbero dovuto sperimentare una serie di
sintesi esperienziali che dovevamo teorizzare in una fase di
ricerca, in un percorso che innescava nei gruppi la capacit
di cooperare per fare in modo che uno pi uno non fosse
12

tre. Il problema era come attirare le aziende. Siamo nel


1997, pi o meno. Decidemmo di fare una serie di eventi in
Puglia.
La cosa che ci colp che quasi tutte le aziende che
parteciparono agli eventi, poi aderirono al progetto. Erano
ventiquattro e a noi bastavano dieci. Rimodulammo il
progetto per un numero maggiore di aziende. Pierino ebbe
la sensibilit di staccarsi e di venire allevento che fu fatto
su Taranto, se non ricordo male. Come sempre Pierino ebbe
unintuizione delle sue, perch capace di guardare oltre:
decise di aderire e far partecipare molte persone della sua
azienda. Unesperienza che credo abbia inciso sulla storia
di Pierino e della sua azienda.
Dopo lesperienza delle learning organization, con Pierino
c stato un confronto continuo, dal quale scaturita prima
LearNet, la rete delle imprese che apprendono e poi il
Consorzio Costellazione Apulia, che organizza i Colloqui
di Martina Franca.
Ho avuto modo di conoscere Serveco in maniera pi
intima grazie al fatto che sono diventato fornitore
dellazienda. Sono entrato nei meandri dei processi,
nellintimit del pensiero dei singoli con cui ho collaborato
e con cui oggi i miei collaboratori collaborano. Ho dato un
contributo a formalizzare i processi. Lintimit della
Serveco la posso raccontare attraverso il binomio Pierino e
13

Carmelo e anche qui non sai onestamente quanta fortuna o


quanto intuito, quanta capacit sta nel fatto che loro si sono
dotati di persone a loro modo speciali. Io penso che il
binomio tra i due, lintuito, la creativit, la sfrontatezza, la
voglia di approfondire di Pierino, il metodo, la
determinazione,
lapproccio
ingegneristico,
la
testardaggine di Carmelo. Apparentemente hanno poco in
comune, ma hanno creato insieme una chimica, una magia,
attraendo attorno a loro persone che reputo intimamente
oneste che hanno votato la loro vita a quello che facevano.
Questo binomio pu tradursi cos: Pierino lavora al fronte
e Carmelo nelle retrovie. Pierino quello che, secondo me,
apre strategie, cura le relazioni, attrae a s idee, persone e
iniziative, fomenta lo sviluppo di pensieri divergenti.
Carmelo fa il diavoletto, cio prova a metterli in
discussione, ma con la capacit di ammettere che alcune
cose possono funzionare. Pierino era quello con cui
costruivo gli scenari, ma la formalizzazione avveniva con
Carmelo, che tentava di mettere in discussione in maniera
critica.
Per lavoro entro in tantissime aziende, ogni anno. Nella
maggioranza delle imprese c una sola persona che decide,
nel bene e nel male. Nessuno, per, si rif al modello
bocconiano dellimprenditore, cio qualcuno che sa
rischiare, che ha le idee chiare, che analizza i dati. Sono di
14

solito lesatto opposto. Imprenditori che tendenzialmente


non rischiano, che prendono decisioni senza tener conto dei
dati, ma basandosi sullistinto, su una cultura spesso
scarsissima.
A differenza di questi, Pierino legge tanto, legge tutto,
nonostante non si ponga come una persona colta
nellimmaginario collettivo. Parla un italiano spesso
inventato, a met tra il dialetto e litaliano. Ma efficace,
perch lui pensa fuori dagli schemi dominanti, fuori dallo
scontato. Pierino non mai scontato, e riesce a cogliere da
tutto ci che gli passa davanti i collegamenti con lo scenario
a lui noto. Pierino apre i fronti, li immagina, li sogna. Ma
ha alle spalle la sicurezza di Carmelo, capace di
regolarizzare, dettare i tempi, che si occupa degli indicatori
di controllo.
Ci sono aziende in cui imprenditori sono riusciti a costruire
un gruppo a cui stato dato fiducia, e che ha ricambiato.
Queste persone per sono anche il limite, perch non puoi
cambiarle pi. Serveco in qualche modo rompe questo
schema, perch si creano altri spazi in cui altri soggetti
diventano protagonisti: non c bisogno di insidiare spazi,
perch ce ne sono altri che nascono.
Alla domanda se replicabile lesperienza Serveco, credo
che la migliore risposta sia cambiare la domanda: cosa
posso portare a casa dellesperienza di Serveco? Io mi sono
15

portato a casa lidea che c lopportunit e la necessit di


cogliere i segnali deboli della societ e su questi
immaginare modelli di business. Pierino fa proprio questo,
grazie alla sua sensibilit. Lui gioca la sua partita proprio
su questo. Una volta ho posto una domanda a Pierino: Ti
sei mai chiesto perch le cose che fai mediamente
funzionano?. Lui mi rispose: Mi sono dato delle regole
che sono le mie regole con cui gioco la partita. E quando
gli altri capiranno le regole del mio gioco, io avr gi
vinto. Ovviamente la lettura pu essere duplice, perch
anche qualcun altro potrebbe pensarla uguale e fare del
male. Un po come un cuscino, che puoi usarlo per dormire
o per soffocare. Pierino non insegue quindi il modello
ricorrente, la massa, la anticipa.
Limpresa deve esprimere una grande curiosit, seguendo
il modello Pierino Carmelo. Bisogna dedicare una parte
del proprio tempo a fare cose che apparentemente non sono
legate al tuo lavoro. Cose che ad un imprenditore
stereotipato sembrano una perdita di tempo. Pierino riesce
per esempio a navigare in situazioni e in ambienti in cui lui
gi ha intravisto collegamenti e investe del tempo. Un
imprenditore che si tuffa al 100% nel suo modello di
business, dovrebbe capire che necessario praticare luoghi
e pensieri diversi. Questa una grande lezione.

16

Introduzione
5 euro

La sede della Serveco nella zona industriale di


Montemesola, uno dei pi piccoli comuni della provincia di
Taranto. Che sia inverno o estate, sembra comunque di
essere sempre ai limiti di un deserto, in un territorio conteso
tra la Valle dItria e lacciaieria pi famigerata dItalia.
Montemesola a met strada, un po spostata verso oriente,
rispetto alla statale che collega la provincia da nord a sud.
La sede della Serveco un grande capannone situato tra
tanti che sono vuoti o in vendita. Quello dellazienda
fondata nel 1987 si divide tra una parte dedicata agli uffici
e una grande officina che ospita i mezzi della raccolta
differenziata, ma anche pezzi di pale eoliche o qualche
prototipo da testare.
17

Uno degli ultimi nati tra questi il volano della Encosys.


Unidea che nasce da un geniale ingegnere martinese e
brevettata in tutto il mondo. Ogni volta che un ascensore
scende produce energia che di solito va sprecata, grazie al
Sem di Encosys questa viene accumulata e utilizzata nella
risalita, abbattendo cos i costi. Uno dei primi prototipi
montato allascensore dellazienda, anche se sono solo tre
piani. Nel caso in cui doveste trovarvi a passare da queste
parti state pur certi che Pierino Chirulli ci terr a farvi
provare lebbrezza di una salita a basso consumo. Con uno
di questi volani un ascensore normale potrebbe essere
alimentato anche da un impianto elettrico domestico, ci
dice il giorno in cui lo andiamo a trovare per parlare di
questo libro.
Lasciata lascensore, passiamo al nocciolo della questione:
come si fa a raccontare la storia di unazienda senza essere
troppo melensi, accondiscendenti, riuscendo a mettere
insieme la personalit dei protagonisti e un contesto, quello
jonico, non troppo facile? Serve una chiave di lettura, una
specie di minimo comune denominatore che possa fornire
a chi legge la possibilit di capire con chi si ha a che fare,
quali sono i modi di pensare, e quindi di agire, dei
protagonisti.
Lopportunit ce la offre proprio Pierino Chirulli lo stesso
giorno dellepisodio dellascensore. Lamministratore di
18

Serveco stato selezionato per far parte della giuria di un


importante concorso pugliese sulle start-up. Uno dei criteri
di giudizio, secondo lui, il business plan, quel documento
aziendale che segna i passi da compiere per raggiungere un
obiettivo, due colonne di excel di cui alla fine si fa la
somma o la differenza: dare o avere. I partecipanti al
concorso dovevano presentare quello relativo alla loro idea
imprenditoriale, ma alcuni forse lhanno sottovalutato:
Non altro che un ragionamento che si deve seguire: darsi
delle domande e trovare risposte. Allultimo si mettono i
numeri, per alla fine bisogna pure metterli. Facciamo il
caso che si decida di produrre penne a sfera. Si inizia con
unanalisi di mercato: ci sono altri fornitori che producono
questa penna? Quanti ce ne sono? Dove sono collocati? La
mia penna come si differenzia da questi fornitori? Quali
sono i miei punti di forza? E quali quelli deboli? Ok, ho
fatto lanalisi, e c la possibilit di produrre. Ora servono i
macchinari, un capannone magari, organizzare la
produzione, se interna o esterna. E quindi porsi delle
domande: quanto costa il macchinario? Quanto spazio mi
serve? Ogni domanda corrisponde a numeri. Se il
macchinario che mi serve costa centomila euro, forse non
posso permettermelo, e quindi ne devo trovare un altro che
costa di meno. Se non lo trovo, vuol dire che devo
inventarmelo. Quindi devo trovare un fornitore a cui devo
chiedere di adattare il macchinario. E questo significa altri
costi. Il capannone, poi, devo comprarlo o affittarlo. E
19

quante persone? E con quali caratteristiche? E dopo aver


prodotto la penna come la commercializzo? Sono tutte
domande che diventano numeri che alla fine danno un
risultato.
Se dovessimo immaginare, quindi, un investimento di un
milione di euro, si portati a pensare che gli spiccioli,
anche cinque euro, non contino molto. E invece proprio
qui che si fa la differenza: Non sono i cinque euro in s,
ma il principio di bilancio secondo il quale le entrate e le
uscite devono equipararsi. Per fare un palazzo non si pu
pensare alla metratura dei balconi, se prima non si
calcolano le fondamenta Questa attenzione incide sulla
salute dellazienda: se hai unidea e non ci metti bene i
numeri, se non ti impegni a prevedere, se non verifichi con
la rendicontazione non si pu capire se lobiettivo vicino
o meno. Non si pu partire senza sapere quanto ti serve. Se
non si sa nemmeno quanto ti serve, che fai? Rischi di partire
e di fermarti dopo dieci minuti.
Non tutto si impara a scuola
A fare le addizioni tinsegna la scuola elementare, ma a
mettere in colonna i numeri per tenere in piedi e far
funzionare unazienda, alla fine, quanto conta davvero
lesperienza e quanto contano i libri? Se cinque euro, meno
di una pizza, un paio di settimanali, una ricarica al cellulare,
sono importanti a fine anno nel bilancio dellazienda, in
20

quale capitolo di quale libro di quale esame


scritto? Lesperienza, cio la traduzione in pratica della
teoria, conta tantissimo, serve come dimostrazione o
confutazione: Se tu ci pensi continua Pierino Chirulli i
nostri nonni non sono andati a scuola, per il buon senso
permetteva di fare molto. Adesso pi complicato. Tutto
sta nel farsi delle domande e darsi delle risposte. Bisogna
sapere quanti soldi servono per fare unimpresa e da dove
bisogna prendere i fondi. E soprattutto devi sapere in
quanto tempo puoi recuperare linvestimento e avere un
ritorno.

21

Cap. 1
Pierino Chirulli

La societ stata costituita a gennaio 1987, io avevo 27


anni. Ma ne discutevamo gi da un anno. Allinizio
eravamo in tre, cera un geologo, che aveva qualche anno
pi di noi, ma dopo sette o otto mesi gli chiedemmo di
uscire, perch lavorava gi e non mostrava lo stesso
entusiasmo mio e di Carmelo.
Negli anni 80 la raccolta dei rifiuti non comprendeva la
raccolta differenziata, era un servizio a parte, erano canali
paralleli. La prima raccolta differenziata stata fatta per il
vetro, perch ne intuimmo il valore simbolico, basti pensare
al vuoto a rendere. Gi nella mentalit del cittadino cera
quello di recuperare il vetro per fare la salsa destate, per
esempio. Non siamo stati i primi in assoluto. Cera qualche
22

campana in giro, probabilmente qualcuno avr avuto dei


finanziamenti per acquistarle. In provincia di Taranto si
potevano vedere, soprattutto nei piccoli comuni, queste
campane verdi. Il problema era cosa fare dopo aver
raccolto, sapere come affrontare il ciclo. Queste campane
del vetro sono state letteralmente abbandonate. Bisogna
creare un ciclo, nel vero senso della parola, dalla raccolta al
recupero, che non da poco. Questo ciclo mancava: le
campane sono rimaste l piene di vetro. Per noi questo non
ha rappresentato un vantaggio, perch era una specie di
cattivo biglietto da visita: quando andavamo in qualche
comune dove cerano le campane per la raccolta del vetro,
le amministrazioni pubbliche erano diffidenti, perch
succedeva che alcune aziende si erano improvvisate in
questo servizio per poi abbandonare la campane piene. Un
primo impatto negativo che spesso ci creava degli
handicap.
Tutto iniziato per caso. Non cera unidea precisa, ma una
particolare sensibilit. Lidea generale era quella
ambientale: sono le letture, la cultura, a fare determinate
scelte nella vita. Era il 1978 o il 1979, avevo diciotto o
diciannove anni, non ricordo bene, e quello da cui tutto ha
avuto inizio un libro: Avere o essere di Erich Fromm2.
Lho iniziato a leggere e mi ha appassionato. Secondo il
2

Il libro fu scritto nel 1976 e tradotto e pubblicato in italiano nel 1977.

23

pensiero dellautore, il rispetto della natura legato al fatto


che luomo ne fa parte. Mi sono appassionato e ho
approfondito molte tematiche legate alluomo e alla natura.
Non ricordo se il libro fosse di moda, ma mi appassionava
il confronto tra avere o essere, tra laspetto materialistico
dellavere e laspetto interiore dellessere. Lo comprai da
Clio Libri, ce laveva in vetrina, in via Vittorio Emanuele,
mi ricordo che passavo spesso, mi fermavo a leggere i titoli,
e mi colp proprio quello. Non conoscevo Fromm. Non ero
nemmeno diplomato ancora. Mi colp il libro: sono quelle
letture che capitano nei momenti di maturazione di un
ragazzo, quando premono le domande esistenziali.
Le letture ti aprono la mente: uno pu anticipare un evento
con la lettura. Quando qualcosa diventata di dominio
pubblico, la si recepisce passivamente. Mentre spesso chi
ha scritto, anche se nell800, ti d unanticipazione di un
comportamento, o di un pensiero. E quindi puoi anticipare
levento, puoi aprire la mente, come se fosse un serbatoio
di acqua. Pi acqua c, pi pesci possono nuotarci. In
questo caso a nuotare sono i pensieri. Fromm, per esempio
metteva al centro luomo e lessere, quindi. Negli anni 80,
gli anni doro del consumismo, si iniziavano a gettare i semi
per una maggiore attenzione al consumo, alla predilezione
dellessere rispetto allavere.

24

Ho approfondito, continuando a leggere Fromm ma anche


altri autori, soffermandomi sul rapporto tra uomo e natura,
ma anche sulla condizione delluomo nella societ
industriale. Un altro libro che mi ha segnato Luomo a
una dimensione di Marcuse3.

Figura 1 La biblioteca di Serveco

Leggere per imparare mi sempre piaciuto, studiare per


fare gli esami no, non lho mai ritenuto utile e non mi sono
pentito di questa scelta. Nella vita non conta il titolo, non
3

Scritto nel 1964 e pubblicato in Italia nel 1977. Lautore sostiene che le
societ industriali avanzate non sono lantitesi dei regimi totalitari ma la loro
prosecuzione

25

mi sento diverso da chi ha una laurea. Rimpiango solo di


non aver studiato le lingue. A scuola facevamo sia inglese
che francese, ma non sono mai riuscito ad appassionarmi,
allora.
Dalle elementari agli anni 80: Pierino e Carmelo
Carmelo stava al Politecnico di Torino, ci vedevamo solo
destate o a Natale. Andavamo a scuola insieme, alle
elementari. Non eravamo amici, tipo quelli che
condividono tutto. Carmelo sempre stato molto pi
riservato, uno studente modello, di quelli che il pomeriggio
non si esce perch bisogna studiare. Dopo aver lavorato al
nord decise di scendere per andare a lavorare allILVA, che
allepoca si chiamava Italsider. Nel 1985 lacciaieria era
ambita, non come ora che rappresenta un mostro. Molto
ambita anche professionalmente, perch ti dava possibilit
enormi. Poter lavorare appena laureato nella pi grande
acciaieria dEuropa era unoccasione e i problemi
ambientali allepoca non ce li ponevamo come ora. Proprio
l, per, nacque in Carmelo quellidea di fare qualcosa da
solo, vivendo le condizioni di lavoro dellItalsider. In lui
scatt qualcosa, secondo me.
Scegliere di provare a fare qualcosa insieme non avvenuto
in un momento preciso, ma fu il frutto di una serie di
incontri, di conversazioni. Mentre Carmelo era fuori da
Martina, io sono rimasto con lEmporio di mio padre, ma
26

ho sempre fatto associazionismo, mi sono sempre occupato


di ambiente, chiedendomi se ci fosse qualcosa che potevo
fare. Cera Legambiente, il Wwf, Italia Nostra, la Lipu. Mi
sono chiesto chi fosse pi vicino al mio pensiero.
Legambiente era estrema, troppo a sinistra. Conoscevo il
WWF, ma a Martina non cera ancora una sezione.
Telefonai alla sede di Bari e chiesi informazioni, se ci
fossero iscritti su Martina, per capire se si poteva fare
qualcosa insieme. Il caso ha voluto che proprio in quel
momento in sede cera un ragazzo di Martina che chiedeva
proprio la stessa cosa, era Nino Martino, con cui eravamo
andati a scuola insieme. Insieme a lui fondammo la sezione
del WWF a Martina Franca. Grazie a questa scelta iniziai
ad avere informazioni pi specifiche, anche prime degli
altri. Nella rivista Il Panda, per esempio, cera sempre la
pagina sul recupero e il riciclaggio, che raccontavano che
al Nord si faceva la raccolta, la carta, il vetro, lalluminio.
In quel periodo non cerano urgenze, si pensava a fare il
Bosco delle Pianelle come oasi. Grazie a Nino Martino ma
anche a noi tutti. Cera la possibilit di fare la pi grande
oasi protetta in Puglia dopo il Gargano. Questo contatto con
la natura ti porta ad essere pi sensibile, a fare altre
battaglie. Si stavano per costruire tre dorsali che avrebbero
portato lelettricit da Brindisi alla zona industriale di
Taranto. Un pezzo di questo elettrodotto sarebbe dovuto
passare dal bosco della Pianelle. Come WWF lottammo
27

affinch il percorso venisse spostato pi a valle. Vincemmo


la battaglia, dimostrando che non solo passando da sotto i
monti facevano meno danni, ma sarebbe pure costato di
meno. Non era facile coinvolgere le persone, allepoca.
Adesso pi facile. Allepoca mancava proprio la cultura
di base in tema ambientale. Non ci chiedevamo a che
servivano le dorsali, se potevano essere inquinanti a
prescindere dalla posizione. Allepoca ci interessava che
non passassero dal bosco. Adesso si mettono in discussione
le dorsali, perch si conosce lelettrosmog, per esempio.
Era lindustrializzazione e serviva.
Nel frattempo torn Carmelo, e inizi a partecipare a
qualche iniziativa del WWF, in quelle occasioni abbiamo
iniziato a scambiare impressioni, idee. Da l nasce tutto.
Sono state due le motivazioni per le quali abbiamo iniziato
a pensare di fare qualcosa insieme: Carmelo si sentiva
stretto allItalsider e io non volevo pi fare il negoziante,
perch ero allEmporio Edile da quando avevo sei anni e
allora ne avevo ventisei. Era tempo di mettersi in
discussione.
Iniziammo a chiederci se potevamo fare qualcosa insieme,
perch eravamo entrambi insoddisfatti del nostro lavoro e
iniziavamo ad avere accesso ad informazioni diverse
rispetto agli altri. Fu come arrivare al matrimonio, un
percorso fatto di piccole tappe, ma non ricordo
28

precisamente quando abbiamo iniziato. Labbiamo fatto


senza accorgercene, naturalmente, assegnandoci gi i ruoli
che avremmo mantenuto.
Mi ricordo andammo a vedere qualche fiera di settore:
allepoca non cera internet e per approfondire cerano le
fiere specialistiche. In quel periodo stava sbocciando
lattenzione allambiente e ci accorgemmo che cerano altri
come noi, che si iniziavano ad interessare agli stessi temi,
come se qualcuno stesse seminando in pi punti. Mi ricordo
che andammo ad una fiera a Padova, Sep Pollution, per
curiosare. Volevamo capire di pi. Giravamo per gli stand
e ci accorgevamo che cera tantissimo: depurazione acque,
rifiuti. Andavamo l a chiedere informazioni, ci
spacciavamo per studenti universitari che dovevano fare la
tesi. Per fare in modo che parlassero liberamente, senza
timore di dire qualcosa a possibili concorrenti. Ci
incontrammo con una coppia di calabresi, che stavano
facendo la stessa nostra esperienza. Siamo diventati amici
e tuttora capita di essere partner in qualche lavoro. La loro
azienda si chiama Eco System, sta a Lamezia Terme.
Alla fiera iniziammo a vedere, aria, acqua, rifiuti, suolo. Ci
chiedevamo: cosa potevamo fare con tutto questo? Le
informazioni che arrivavano dallassociazionismo erano
pi rivolte verso i rifiuti. Gi occuparsi di aria, significa
occuparsi di industria. A quel punto iniziammo a tagliare
29

con laccetta. No la depurazione perch era roba di


Acquedotto pugliese. Laria uguale, che era appannaggio
delle grandi aziende. Rimanevano i rifiuti e il solare.
Scartammo il solare perch era troppo avveniristico. Un
pannello fotovoltaico costava un sacco di soldi. Fare il
solare termico costava, non poteva avere uno sviluppo
veloce. Rimanevano i rifiuti: ma sui Rifiuti Solidi Urbani
(RSU) il mercato sembrava saturo. Oltretutto noi venivamo
dal mondo dellambientalismo, pensavamo che servisse la
raccolta differenziata, che gi facevano al nord. Si poteva
iniziare anche con meno soldi, perch era un servizio, non
era produzione. Il vantaggio che avemmo, perch nella vita
bisogna avere un po di fortuna, era la legge 915/19824, che
iniziava a regolamentare il mondo della gestione dei rifiuti.
Poi, un anno dopo la costituzione della societ, fu fatta la
475/1988.

Decreto del Presidente della Repubblica per lattuazione delle direttive


(CEE) n. 75/442 relativa ai rifiuti, n. 76/403 relativa allo smaltimento dei
policlorodifenili e dei policlorotrifenili e n. 78/319 relativa ai rifiuti tossici e
nocivi.

30

Cap. 2
Carmelo Marangi

Io e Pierino siamo andati a scuola insieme, terza quarta e


quinta elementare. Finito il liceo, mi sono iscritto al
Politecnico di Torino, dove ho vissuto sei anni. Torino non
era la citt che oggi, dove studiano i miei figli, e che la
citt che forse prediligo in Italia. Quelli erano gli anni delle
Brigate Rosse, di Prima Linea, e in citt cera un clima che
faceva paura ad uno studente di diciannove anni come me.
Mi ci trovai, comunque, bene, ma solo come studente. Mi
laureai brillantemente nel 1984, ma non avevo intenzione
di rimanere l, nonostante le opportunit non mancassero.
Infatti appena laureato ricevetti una lettera dalla FIAT per
un corso di perfezionamento di sei mesi. Ci pensai, perch
sarei dovuto andare in quella fabbrica che fino a qualche
tempo prima era stata teatro di agguati e gambizzazioni.
31

Accettai e dopo il corso mi assunsero alla OM, Iveco. Ben


presto, per, mi accorsi che non era quello che volevo.
Mancava la dimensione dellautonomia, non volevo essere
inquadrato in una realt dove altri decidessero per me.
Avevo tanta voglia di tornare a casa, nella mia terra.
Caratterialmente, sono molto legato al mio nido, alla mia
casa. Credo che le radici di una persona rappresentino
qualcosa di molto importante e in senso molto pi ampio la
societ non dovrebbe mai perdere la consapevolezza delle
proprie. Non credo che le mie radici siano migliori di quelle
di coloro che vivono dallaltra parte del pianeta, ma sono il
mio background, qualcosa che ti porti dentro e quindi
inevitabilmente ti conduce a fare certe scelte. E quando
parlo di radici penso che lambiente sia una cosa
fondamentale.
Lesperienza in FIAT e allIveco le considerai come
formazione, e infatti mi misi subito a cercare altro e quasi
subito fui informato che lItalsider cercava ingegneri per i
propri stabilimenti. Mandai una lettera, alla quale mi
risposero, informandomi che ci sarebbero state delle
selezioni a Genova. Io ci andai, da Torino, e dichiarai subito
che il mio interesse era per Taranto, che era il loro
principale stabilimento. Non erano gli ingegneri laureati a
Torino volessero andare a Taranto. AllItalsider la
formazione fu pi breve e meno curata, rispetto a quella in
32

Fiat. Feci parte di un gruppo di sei o sette neolaureati che


furono inseriti allinterno dello stabilimento, per
ringiovanire i ranghi. Io fui destinato in area Acciaieria, e
cominciai con un altro collega di Faggiano, che aveva
studiato a Bari, a girare sugli impianti. Era una formazione
guidata ma molto distante, cerano delle figure di
tutoraggio, ma ci lasciarono fare. in questi anni che
comincio a mettere in atto la mia strategia, perch avevo
accettato la carriera in Italsider solo per tornare a casa.
Lasciai Torino, quindi, per tornare a casa, ma anche perch
il mio obiettivo era fare impresa.
Avevo fatto una tesi in termotecnica, una specializzazione
di meccanica. Una tesi su generatori di calore ad alto
rendimento. Appena tornai al sud, nonostante avessi un
posto in Italsider, cercai unazienda che installasse caldaie.
Erano i tempi della metanizzazione. La qualit
dellimprenditoria, purtroppo, era cos lontana da quella a
cui io miravo, che abbandonai.
Non provengo da una famiglia di imprenditori, mia madre
era casalinga, veniva da una famiglia che aveva lavorato in
una masseria. Imprenditori agricoli, diremmo oggi. Mio
padre era un carabiniere. Avevo sempre visto la mia
formazione come qualcosa che dovesse permettermi di
affermarmi, unambizione positiva che mi doveva
permettere di raggiungere una posizione importante. Non
33

avevo un modello. Avevo solo tanta voglia di sacrificarmi.


Sono convinto di essere una persona molto responsabile.
Quando individuo strategie le porto avanti con
responsabilit. Sicuramente vedevo che la mia occupazione
in unazienda come dipendente non mi avrebbe lasciato
libero. Gli imprenditori locali erano qualcosa che non mi
soddisfacevano, senza progettualit, senza futuro. Almeno,
quelli che cercai nel settore della termotecnica e
dellimpiantistica.
In quegli anni ero fermamente deciso di dovermi affermare
nel mondo del lavoro ma in piena autonomia. Maturai, nel
frattempo, una grande sensibilit verso il tema ambientale
e mi ricordo che in quel periodo (era il 1987) iniziai a
frequentare un gruppo di amici, in particolare Pierino,
iscritti al WWF, con cui iniziai a fare attivit di
volontariato.
LItalsider per un anno mi fece girare sugli impianti senza
nessuna destinazione specifica. Unacciaieria come quella
una realt incredibile: si dovrebbe vederla dallinterno per
conoscerla davvero. In quellanno ebbi modo di girare tutta
lacciaieria, ma ci sentivamo, io e gli altri ingegneri
neoassunti, un po sottoutilizzati. Sentivo che perdevo
del tempo. Mi ricordo che andammo dal nostro direttore di
area, una persona che in quegli anni aveva sotto di s circa
4000 persone (ce nerano quattro in tutto lo stabilimento).
34

Gli facemmo notare che non facevamo nulla. Dal giorno


dopo ci mise su due impianti diversi. Io occupai la
posizione di caporeparto di manutenzione della colata
continua, la Colata Continua 1, la pi vecchia. In quel
momento inizi una vera e propria odissea che mi port da
l a tre anni ad andare via. Da una parte cera un impegno
incredibile, ma dallaltra la mia volont di fare bene si
scontrava con un andazzo generale, una realt fatta di
sprechi, di persone che lavoravano in maniera inefficiente.
Tutto questo mi fece maturare lidea che quel posto non era
assolutamente qualcosa che potesse fare per me. Tuttavia
devo dire che sono stati anni di grande formazione, che mi
hanno messo davvero di fronte ad una realt produttiva con
tutti i suoi problemi, con le delicatezze della gestione del
personale, della turnazione. Si lavorava ovviamente h24,
sette giorni su sette, in condizioni di estrema difficolt
ambientale, economica. Una situazione difficile, ma come
tutte le situazioni difficili, stata una scuola fondamentale,
che mi ha poi messo nelle condizioni, nella mia vita
lavorativa, di affrontare problemi tecnici in maniera
oggettiva e razionale, individuando problemi e cause.
Andai via dallItalsider. Non ce la facevo pi a lottare,
fisicamente, ogni giorno, contro una realt completamente
opposta a quelle che erano le mie linee guida. Una realt di
sprechi enormi, di gente che non lavorava, di scelte
sbagliate, in cui i miei sforzi erano inutili. Sono gli anni
35

dellinefficienza, del deficit dellItalsider, che avrebbe


portato di l a poco alla vendita ad un privato, passando di
fatto da un male estremo allaltro, invece di individuare una
strada intermedia pi equilibrata.
Andai a lavorare con unazienda dellindotto dellItalsider,
nel settore della carpenteria. Anche questa scelta non che
mi soddisfacesse molto. Erano gli anni in cui la Serveco
cominciava a muoversi, e avevo bisogno di fare qualcosa
per finanziare le attivit. Prendevo i soldi del mio stipendio
e li investivo nella Serveco con Pierino. La fortuna fu che
mi si present unaltra occasione. Fui contattato da un mio
vecchio professore di matematica, Angelo Colucci, che ora
non c pi, uno dei miei maestri di vita, delle scuole medie.
Aveva sentito da un suo ex allievo che cera questa
possibilit. Feci i colloqui e fui assunto alla Prisma, che era
una societ di ingegneria del gruppo TPL e aveva sede a
Martina Franca e fui incaricato di organizzare il settore
della progettazione meccanica, quindi apparecchiature
meccaniche di apparecchiature, come scambiatori di calore
e colonne di distillazione, per impianti chimici e
petrolchimici. In quelloccasione ricevetti una formazione
eccezionale, andai a lavorare a Roma per otto mesi. In
quegli anni avevano circa 1200 tra ingegneri e tecnici
esperti che facevano progettazione industriale. Dopo la
formazione a Roma, tornai a Martina e mi occupai con
responsabilit del settore. Lesperienza in Italsider mi fu
36

assolutamente preziosa, perch avevo gi avuto modo di


vedere un impianto, complesso, ma anche gli anni trascorsi
in Prisma sono stati molto formativi.
Linizio di Serveco
In quegli anni lesigenza primaria era trovare qualcosa che
ci mettesse nella condizione di produrre, fare impresa,
affermarsi nel mondo del lavoro.
Io e Pierino avevamo deciso di provarci, ma non sapevamo
precisamente cosa. Una cosa era essere impegnati con il
WWF e unaltra era quella che sarebbe dovuto diventare il
nostro lavoro. La scelta di mettere insieme questo fu voler
cogliere unopportunit. Per esempio avevo, in quegli anni,
unaltra idea di cui avevo parlato con un amico: mettere su
unazienda agricola per la produzione di cacioricotta. In
quegli anni, nel 1985, 1986, non si sentiva molto parlare di
imprese che operavano nel settore dellambiente, dei rifiuti,
del recupero. Forse, se fossi riuscito con qualche
facilitazione nella realizzazione dei formaggi, ora mi
occuperei di altro.
Il perch con Pierino mi chiaro. In quegli anni viveva lo
stesso tipo di sogno. Questa la cosa importante. Serveco
fu un tentativo, io avevo il mio lavoro e Pierino il suo
negozio, non avevamo bisogno di trovare lavoro, tanto che
la Serveco allinizio non ci dava nulla, anzi, stato un
37

investimento anche delle nostre famiglie, come per il


terreno di Venturizzo.
Eravamo in tre, allinizio. La compagine era composta da
Pierino che un ragioniere e che ha una formazione
contabile commerciale, da me che sono un ingegnere
meccanico con esperienza nel settore industriale e un
geologo. Il terzo socio era anche un insegnante, che per
manifest ben presto disinteresse. Io e Pierino, che eravamo
mossi dalla fortissima volont di realizzare un progetto, ben
presto ci trovammo daccordo che questa persona non
poteva contribuire alla realizzazione.
In quegli anni, non cerano, forse, imprese che si
occupassero di ambiente quotidianamente. Forse questa
stata lintuizione. Il WWF, non dimentichiamolo, era una
attivit fatta di volontari, che avevano un altro lavoro.
Lidea con Pierino fu questa: lambiente ha s bisogno di
volontari, perch non c niente di pi bello che dare tutti,
volontariamente, il proprio contributo, ma noi dicevamo
che lambiente aveva bisogno di qualcuno che vi si
dedicasse tutti i giorni, perch si facessero passi verso un
mondo migliore, pi pulito. Questa stata lintuizione. Il
dubbio era se ci potesse essere qualcuno disposto a pagare
per un lavoro fatto per lambiente, un dubbio che ho
mantenuto per qualche tempo, anche allinizio, quando
chiedevo a Pierino se fosse possibile che per questo
38

progetto ci fosse stato bisogno di investire cos tanto denaro


(cio tutto il mio stipendio mensile!).
Allinizio sono stati fondamentali i nostri genitori.
Avevamo bisogno di soldi, ma anche di garanzie. Pierino
consigli, allinizio, di fondare un sas (societ in
accomandita semplice) e non una srl (societ a
responsabilit limitata), che non offriva nessun tipo di
garanzia se i soci non avevano beni propri. Con lui abbiamo
sempre diviso tutto perfettamente a met, da sempre.

39

Cap. 3
Martino Pizzigallo

Lavoro in Serveco dal 21 aprile 1991, sono passati 24 anni,


fui il secondo operaio, dopo Oronzo Magistri. Allinizio
non credevo molto in quello che facevo e in quello che
facevano Pierino e Carmelo. Nemmeno lavoravano
nellazienda. Io venivo da un mobilificio. Ero convinto che
tempo qualche mese non mi avrebbero nemmeno pagato,
perch ero convinto che quello che volevano fare non stesse
in piedi: la raccolta differenziata, le pile esauste, i farmaci
scaduti. Ne parlavo con mia moglie: Fra due o tre mesi
zomperanno. Si iniziava a sentir parlare di raccolta
differenziata, ma sembrava una cosa troppo lontana, tanto
che quando rispondevo a chi mi chiedeva che mestiere
facessi mi guardavano strano. Quando Pierino riusc ad
avere lappalto della differenziata a Martina Franca, ricordo
40

che i negozianti dove avrei dovuto piazzare i contenitori mi


dicevano: No grazie, non vogliamo nulla. E invece i mesi
passavano e il lavoro aumentava. Facevamo la differenziata
in comuni come Bisceglie, Andria, il nord barese. Pierino e
Carmelo ci credevano tantissimo, era un loro sogno che si
realizzava.
Comprammo un camion per fare la raccolta, prima
utilizzavamo un furgone. Mi occupavo di piazzare i
contenitori. Fino a poco tempo prima ci rivolgevamo ad una
ditta esterna, ma proposi a Pierino di acquistare
lattrezzatura e fare il lavoro da soli. Comprammo un
gruppo elettrogeno, un trapano e una cassetta dei ferri. Non
c stato un giorno in cui siamo stati con le mani in mano,
cera sempre qualcosa da fare. Dopo qualche tempo
Carmelo inizi a lavorare solo per Serveco, diede
limpostazione al lavoro, come direttore tecnico. un
cervellone, difficile che sbagli qualche volta. La sua
impostazione lha trasferita a tutti, e i suoi consigli valgono
ancora di pi oggi che il nostro lavoro diventato pi
pericoloso.
Ora mi occupo di cantierizzazione, bonifiche, demolizioni,
ripristino di discariche abbandonate. Sono cresciuto con
lazienda, ma ad un certo punto servivano altre competenze.
Ho fatto fatica, inizialmente, come quando al militare
arrivava un ragazzino di ventanni appena uscito
41

dallAccademia che iniziava a dare ordini. Servivano


persone che sapessero leggere le carte, per capirci.
Lazienda cresciuta pi di me, ma adesso ho capito quanto
posso essere importante per il lavoro che facciamo.
Questa azienda mi ha permesso di fare il lavoro che mi
piaceva e non cos scontato. Mi sono sempre sentito
rispettato e questo rispetto lho sempre ricambiato. In
questa azienda si pu sempre entrare nellufficio di Pierino
o di Carmelo per chiedere consigli, o confrontarsi. Le porte
non sono chiuse, anche lultimo arrivato pu parlare col
capo. Non ho mai sentito forte la gerarchia, anzi. Io ho
avuto le chiavi dellazienda fin da subito e quelle chiavi me
le difendo.
Ad un certo punto ho percepito che le cose erano cambiate,
che lazienda era diventata pi grande. successo quando
ci siamo trasferiti a Montemesola da Martina Franca. Prima
lufficio era piccolo, era come una famiglia,
inevitabilmente avevi rapporti quotidiani. Allepoca ero
allimpianto di Specchia Tarantina, e ogni sera tornavo in
ufficio e scambiavamo due parole, con gli impiegati e le
segretarie. Ora abbiamo i reparti, gli uffici con le porte
chiuse, il primo piano, il secondo piano, lamministrazione.
C stata una crescita, unesplosione. Io ero abituato a
lavorare fianco a fianco con gli amministratori, poi qui i
magazzini erano chiusi, siamo passati dalla bottega
42

allindustria. Nel 2000 avevo gi dieci anni di esperienza e


quando ho visto che Pierino, Carmelo, Antonio Loparco,
Sabino, avevano la loro stanza e mi sono sentito un po
perso. Ho pensato che non ci saremmo visti pi. Uno come
me faceva fatica ad andare negli uffici personali. Ho
pensato, allinizio, che non servissi pi. Ma le cose poi si
sono stabilizzate, quando si sono ripartite le responsabilit
tutto tornato normale. Io vengo dal basso, dal lavoro
fisico. Fai fatica ad adattarti allevoluzione veloce. Molti
hanno fatto fatica a starci dietro: si passa dal cellulare con i
tasti fino al touch screen. Non facile stare al passo: ho
cercato sempre di arrampicarmi, di non perdermi. Dovevo,
per forza di cosa, stare nella loro scia. Ora sono soddisfatto
di quello che ho imparato: non avevo mai scritto e letto
nulla prima di venire qui e invece lavorando con Serveco
ho imparato a leggere, a scrivere, a usare il computer. Sono
stato tra i primi a comprare un computer: la sera invece di
vedere la televisione ho imparato a usare le mail, chiedendo
magari a Sabino. Cos come lui chiedeva a me come fare
per demolire una trave, io chiedevo a lui come entrare in un
programma. Ho ricevuto tantissimo, anche per quanto
riguarda il modo di fare. Prima ero un semplice muratore,
non conoscevo molti vocaboli, non leggevo, non scrivevo.
Non ho mai messo sulla bilancia quanto ho dato e quanto
ho ricevuto, ma sicuramente ho avuto tanto, anche per
quanto riguarda leducazione, il modo di stare con gli altri,
il dare il giusto valore al saluto quotidiano.
43

Il lavoro
Non ci sono mai stati lavori che mi hanno spaventato, anche
se abbiamo fatto cantieri in altezza o sulle navi. Abbiamo
avuto delle rogne terribili, abbiamo lavorato per bonificare
zone dellIlva, della Cementir, non ci siamo mai tiranti
indietro. Pi la sfida complicata, pi ci impegniamo nella
soluzione. Da dieci anni a questa parte il nostro lavoro
una scommessa quotidiana. Ricordo il cantiere del 2011, a
Teramo. Era un capannone di Marcegaglia, in cui si
costruivano profili in acciaio, dovevamo bonificare il tetto
e ricoprirlo in breve tempo, destate, prima che tornassero
al lavoro gli operai. Durante una riunione di
coordinamento, il responsabile dellazienda chiese a Sabino
Rosato se fosse davvero convinto di portare a termine il
lavoro nei tempi prestabiliti. Non sapeva che la nostra
azienda capatosta, appassionata di sfide. Lavorammo
come pazzi, sotto al sole, dal primo al venticinque agosto.
Eravamo trentadue persone, destate, a 600 km da casa.
Non potevamo permetterci di sbagliare, perch il tempo era
poco ed eravamo troppo lontani dalla nostra sede. Ecco
quanto importante la pianificazione.
Altre esperienze che mi hanno segnato molto, a parte quella
di Teramo, sono state le bonifiche delle grotte. Scendere
aggrappato ad una corda, e poi risalire. Grotte profonde
sessanta, cento metri. Trovavamo di tutto: copertoni, rifiuti,
44

carcasse di animali. A differenza degli altri cantieri, solo in


quelloccasione ho avuto dei dubbi su come fare per
fuggire, in caso di guai. Non ci mai successo nulla, per,
e questo lo si deve sia alla pianificazione del lavoro sia al
fatto che in azienda non si lesina sui materiali relativi alla
sicurezza, mentre in altre aziende spesso loperaio a
doverseli acquistare.
Non unazienda come le altre, secondo me. In Pierino e
Carmelo ho trovato qualcosa di diverso. Non li considero
semplici imprenditori. Il tipico imprenditore meridionale,
dopo aver guadagnato duecentomila euro si compra la
macchina da centomila, magari mette al primo posto s e la
famiglia, loro no. Ho avuto il rispetto di tutti e tutti hanno
avuto rispetto di me. Questa la differenza con le altre
aziende. Chi ci vede da fuori e non si sbaglia, vede
unazienda collaboratrice, famigliare, che ha rispetto del
dipendente. Non mai saltato uno stipendio. Se qualcuno
ha portato un problema in ditta, magari che serviva una
particolare attrezzatura, non mi mai stata negata. In altre
realt invece il trapano te lo devi recuperare tu. Si lascia
alloperaio il problema, la rogna. Invece il problema va
vissuto, affrontato. Per questo tengo tantissimo al nome
della Serveco, sono orgoglioso di indossare ogni mattina la
mia divisa. E cerco di trasmettere questo modo di pensare
anche agli altri che lavorano con me, condividendo quello
che so.
45

Cap. 4
Pierino Chirulli

Il primo indirizzo della Serveco stato via Lelio Fanelli 16,


il retro del negozio, un buco in mezzo ai tubi, grande un
metro e venti per un metro e mezzo.
Ci costituimmo nel 1987, eravamo una sas, noi eravamo gli
accomandatari, il terzo socio era laccomandante.
Cominciammo ad occuparci di rifiuti, ma dovevamo
trovare un modo per finanziarci e in quel momento cera la
domanda di incenerimento di rifiuti ospedalieri, anche
grazie al DPR 915 del 1982. Decidemmo di
commercializzare dei forni inceneritori. Contattammo una
societ che si chiama Ciroldi, per poter commercializzare i
loro forni. Contattammo tutti gli ospedali, pubblici e
privati, di Puglia e Basilicata. Ci risposero la Casa di Cura
46

Santa Rita di Taranto e Le Case di Cura Riunite di Bari, la


Mater Dei, che stavano costruendo e la Salus di Brindisi.
Fornimmo due piccoli inceneritori ospedalieri, alla Salus e
alla Santa Rita di Taranto, grandi quanto un caminetto di
casa e alla Mater Dei, invece, forni pi grandi.
Ricordo listallazione alla Mater Dei di Bari, il forno fatto
salire con una gru, per farlo poi passare in uno spazio largo
non pi di un metro e mezzo: le persone per strada che si
fermavano a guardare. Quel contratto labbiamo avuto
grazie ad un ingegnere della Mater Dei che faceva il
responsabile acquisti delle case di cura. Ci prese in
simpatia, eravamo giovani, non avevamo nemmeno
trentanni. Ci dette una possibilit, anche se poteva
comprare direttamente da Ciroldi. Noi ci vendevamo la
vicinanza, la possibilit di fare assistenza, di essere
disponibili ad intervenire per qualsiasi problema. Noi
dicevamo che facevamo assistenza, che eravamo vicini, per
qualsiasi problema. Per linstallazione ci rivolgemmo ad un
termoidraulico, Giovanni Santoro, che veniva a rifornirsi
allEmporio Edile.
Dai forni alle pile
In quel periodo fu votata la legge 475 che obbligava i
comuni a fare la raccolta differenziata dei rifiuti urbani

47

pericolosi: pile, farmaci e quelli con letichetta T e/o F5. In


quel periodo cera un compagno di classe di Carmelo che
era assessore allambiente al comune di Alberobello e gli
proponemmo di fare la differenziata di pile e farmaci.
Riuscimmo ad ottenere lincarico per un anno, per fare la
raccolta differenziata di pile, farmaci scaduti e vetro. Allora
era pi semplice, ma stavamo parlando di servizi piccoli,
piccole cifre. Comprammo i contenitori e li andammo a
posizionare, grazie allaiuto di qualcuno dei clienti del mio
negozio. I primi contenitori li svuotavamo con la Uno di
Carmelo. Li mettevamo nella rimessa dove cavevo i
prodotti, dellEmporio Edile, Dopo quindici giorni, tempo
di fare due o tre raccolte e li portavamo a Milano. La prima
cosa che comprammo fu un furgone Volkswagen, il
Transporter, il furgone degli hippy.

Rifiuti che hanno letichetta tossico o infiammabile

48

Figura 2 Il Volkswagen Transporter

Lo comprammo con le cambiali, firmai per


cinquecentomila lire al mese. Andammo a Milano, a
Cernusco sul Naviglio, alla Omar. Passavo la mattina e il
pomeriggio al negozio, che nel frattempo era diventato mio.
La sera e la notte ci vedevamo con Carmelo per pianificare
le attivit. Se cera bisogno di andare a parlare con qualche
Comune, chiedevo a mio padre di sostituirmi. E quindi
assumemmo il primo dipendente. Comprammo un fax in
questo metro quadro avevamo un Commodore 64, un M20
usato della Olivetti, due tastiere e una stampante. Sembrava
una centrale nucleare. Mi ricordo che presi un programma
di contabilit. Gestivamo tutte le attivit.

49

La mia testa stava alla Serveco. Prendevo lo stipendio


dallEmporio, un milione circa, met mi servivano per
pagare i primi debiti della Serveco. A Carmelo chiedevo
500/600 mila lire per pagare i buchi. Dal comune di
Alberobello prendevamo 18 milioni allanno, mi pare.
Uscivano solo le spese per il servizio. Bisognava per
anticipare il costo dei contenitori e poi si pagava per
conferire i farmaci e le pile. Il rottamatore di Bari, a cui
davamo il vetro, veniva, con un giovane ragioniere, e
insieme andavamo ad Alberobello. Mi facevo trovare
davanti al cimitero, arrivava il camion con la gru. Lasciavo
la macchina, e con il camion andavamo a svuotare i
contenitori, perch io sapevo dove stavano, e il vetro lo
regalavamo. Ogni tanto ci dava qualcosa ma gi che ci
svuotava le campane
Il nostro cavallo di battaglia stata la sensibilizzazione. Il
nostro servizio era raccolta, trasporto e sensibilizzazione.
Non a caso il primo manifesto, di Piero Angelini, era
lalbero con la farfalla e larcobaleno. stato il primo
manifesto della differenziata. Allinizio erano manifesti e
un pieghevole A3. Giravamo molto nelle scuole, facevamo
classe per classe.
Allinizio lho fatto io, ma nel giro del WWF cera
qualcuno che poteva farlo, anzi lidea di andare nelle scuole
a parlare di differenziata labbiamo presa proprio dal fatto
50

che col WWF giravamo le classi parlando di ambiente.


stata la scelta vincente, perch non solo riuscivamo a
sensibilizzare, ma lAmministrazione Comunale si faceva
vedere, riceveva una promozione indiretta importantissima.
Alberobello allepoca era il paese pi turistico della zona, e
allettavamo lamministrazione con la possibilit di mettersi
allocchiello il fiore della differenziata. Lamministrazione
si dimostrata sensibile e questo ci ha aiutato moltissimo,
anche perch poi abbiamo utilizzato questo esempio per
andare negli altri comuni.
Il numero dei contenitori si calcolava in base al numero
degli abitanti. Una campana del vetro ogni 300 abitanti, per
esempio. Contenitori dei farmaci davanti alle farmacie.
Quelli delle pile davanti alle scuole e a chi vendeva le pile
e poi nei punti nevralgici. Avevamo visto gli altri come
facevano. Ad Alberobello la gente rispose bene.
Allora la raccolta e il trasporto delle pile e dei farmaci
doveva essere autorizzata. Presentammo la domanda a Bari,
perch era di competenza regionale. Ma appena
presentammo la domanda, la Regione deleg la province.
Fummo i primi ad essere autorizzati a Taranto.
Siamo stati tre o quattro anni ad Alberobello,
sperimentammo la tecnica per approcciare le
amministrazioni. Poi arrivammo a Bisceglie e Canosa.
Avevamo tutti i dati statistici. Sapevamo quanto
51

raccoglievamo contenitore per contenitore. Mettevamo in


una busta, mettevamo il numero e misuravamo. Usavamo
la bilancia del mio negozio.
Nel 1990 ci facemmo un ufficio un po pi grande. In due
stavamo stretti, facemmo un investimento per allargare:
due metri per due metri e mezzo. Mettemmo la scrivania,
perch finora avevamo un vecchio tavolo che aveva almeno
quarantanni. Poi stavamo stretti. Avevamo il primo
dipendente, part time.
Comprammo un camion con la gru, del 1968, un 684. Non
avevamo un autista assunto, ma ci rivolgevamo ad un
vicino di casa in pensione di Carmelo, che chiamavamo
quando ci serviva. Allinizio eravamo costretti ogni volta
ad andare a Milano a conferire, ma quando abbiamo avuto
lautorizzazione allo stoccaggio, allimpianto di Specchia
Tarantina, iniziammo a prendere un po di respiro. La
nostra autorizzazione per le pile e i farmaci fu la prima in
assoluto: andammo noi a prendere le carte da Bari per il
funzionario della Provincia che non sapeva proprio da dove
iniziare.
Vendetti il negozio, cera bisogno di un impegno costante
e continuativo.

52

Cap.5
Carmelo Marangi

Noi cominciammo come installatori di forni6. Dur un po


di tempo e ci dette dei buoni ritorni economici. E devo dire
che trovammo da parte delle Case di Cure Riunite una certa
sensibilit. Cera un ingegnere che proveniva dalla
raffineria di Taranto che ci prese in simpatia, perch ci
vedeva come due ragazzi pieni di voglia di fare. Aveva
colto in noi, da vecchio manager esperto, la seriet. Ci dette
questi ordini per una quarantina, una cinquantina di milioni
di lire. Per noi cerano grossi margini, per cui ci
impegnammo. La cosa and bene.
Facevo lequilibrista, ma non potevo assentarmi molto da
lavoro. Era soprattutto Pierino a stare dietro la societ. Ma
6

Vedi figura 3

53

quando si dovevano montare i forni, non potevo non


esserci, perch Pierino non ha mai avuto doti tecniche.
Le prime raccolte differenziate
Avevamo avuto lidea di attivare un servizio di raccolta di
pile e farmaci scaduti. Ne parlammo con un mio amico del
liceo, mio compagno di banco, che era diventato assessore
al Comune di Alberobello.
Nessuno aveva mai svolto un servizio simile, iniziammo a
crearci una nicchia di mercato. Contattavamo i comuni con
le lettere, le scrivevamo con due vecchi computer che
avevamo nel retrobottega del negozio di Pierino. Era un
sottoscala. Un ambiente di un metro e mezzo per due metri
dove cera un tavolo su cui ci appoggiavamo. Mi ricordo
nottate incredibili in cui cominciavamo alle sette, otto, e si
finiva a tarda notte, in cui si discuteva, si parlava. Pierino
impostava la lettera da spedire ai comuni e poi la
rivedevamo insieme.

54

Figura 3 Proposta di commissione per la vendita di un forno Piromix

55

Il primo incarico per la raccolta differenziata arriv da


Alberobello: andai a parlare con questo mio amico che era
assessore alle Attivit Produttive al Comune. Lui si attiv,
ne parl col sindaco e alla fine ci affid questo lavoretto, un
servizio che poi abbiamo svolto per qualche anno. Parliamo
di una cifra intorno a una quindicina di milioni di lire
allanno. Qualcosa che il Comune era in grado di affidare
direttamente, senza gara. La prima raccolta di farmaci
labbiamo fatta con la mia Fiat Uno, io e Pierino. Un
ricordo, come se fosse un sogno, utilizzavamo la Uno per il
posizionamento dei contenitori; per la raccolta serviva
avere un mezzo autorizzato: acquistammo un Transporter
Volkswagen.
Le pile e i farmaci li conferivamo a Cernusco Sul Naviglio.
Il Transporter fu uno dei primi mezzi autorizzati al
trasporto di rifiuti dalla Provincia di Taranto, una delle
prime autorizzazioni in materia. Tanto che la
documentazione ce la procurammo io e Pierino mentre
frequentavamo un corso di formazione a Milano.
Andammo alla Regione Lombardia a chiedere cosa servisse
per essere autorizzati e adattammo quei documenti per Bari.
Ricordo il primo viaggio per conferire la raccolta.
Partimmo nel tardo pomeriggio del gioved, prendemmo il
venerd di ferie dai nostri rispettivi lavori. Caricammo sette
o otto fustini dal deposito di Pierino, portammo con noi un
56

migliaio di chili di pile e farmaci. Cercavamo di


concentrare la raccolta nei giorni in cui avremmo fatto il
conferimento, perch non potevamo stoccare. Ci
fermammo a Termoli e mi ricordo un ottimo brodetto di
pesce. Un bel viaggio, una bella esperienza, la memoria del
sacrificio che allinizio dovemmo profondere per la
Serveco.
Successivamente comprammo un Fiat 6847 che aveva gi
ventanni. Ci inventammo un sistema che ci permetteva di
avere sul pianale due cassoni distinti, ribaltabili
separatamente. In uno mettevamo la carta, nellaltro la
plastica. Non esistevano allepoca i compattatori
multistadio. Cera la gru che serviva per prendere la
campana e posizionarla sul corrispondente cassone. Una
volta pieno, la gru sollevava il cassone per svuotarlo. Era
una cassa ancorata sul pianale, incernierata su un lato, si
liberava il chiavistello e questa cassa poteva essere ribaltata
lateralmente. Cera anche una sponda che quando si doveva
ribaltare, faceva da scivolo per evitare che il vetro e la
plastica finisse sotto le ruote.

Vedi figura 4

57

Figura 4 Il FIAT 684

Le quantit crescevano e non potevamo andare ogni volta a


Cernusco sul Naviglio per conferire la raccolta. Iniziammo
a pensare ad un capannone. Individuammo questo terreno
in localit Venturizzo, nei pressi della cava sulla via che va
da Martina Franca verso Villa Castelli, in una zona
abbastanza deserta. Sapevamo che il titolare voleva disfarsi
di questo terreno, pattuimmo il prezzo, se non ricordo male
erano una ventina di milioni. Ma non avevamo questi soldi
e dovemmo firmare delle cambiali. La doccia fredda fu che
commettemmo un errore di inesperienza: comprammo
questo terreno senza aver fatto le dovute verifiche se fosse
58

o meno idoneo. Dopo averlo acquistato e fatto il


compromesso, andammo a chiedere e ci dissero che non
potevamo costruire il capannone, perch era zona agricola.
Ci croll il mondo addosso. Ancora oggi questo terreno fa
parte dei nostri cespiti. Produce grano, o foraggio,
labbiamo affidato ad un contadino. Non comprammo pi
nulla, non avendo grandi capitali: quellerrore ci insegn
che, quando si hanno scarse risorse, preferibile investire
in uomini e mezzi, piuttosto che in immobili.
La promozione nelle scuole fu unintuizione di Pierino, lo
ricordo bene. Lobiettivo era fare bene e dovevamo trovare
un modo per sensibilizzare la gente. Fare bene e non fare
soldi. Questo sicuramente. I soldi non hanno mai
significato molto per me e per Pierino. Il mio obiettivo era
essere primo, essere il leader. Avevamo sempre questa idea:
correre, essere avanti agli altri, anticipare gli altri. Se
avessimo fatto qualcosa quando anche gli altri avevano
deciso di farla, saremmo stati perdenti, perch non avevamo
la potenza finanziaria come gli altri da utilizzare. La nostra
scelta sempre stata fare le cose che gli altri ancora non
hanno visto. Molte nostre imprese sono nate da questo
spirito. Anche le attuali start up. Tra dieci anni, magari, nel
settore dei led ci sar saturazione di offerta e non avr pi
alcun senso investirci. Come ora, per esempio, non pi
remunerativo investire nel settore dei rifiuti: lofferta
supera la domanda. Bisogna trovare dei settori in cui non
59

c nessuno, in cui nessuno ha ancora colto il bisogno. In


quegli anni cera il bisogno di imprese che lavorassero per
lambiente. La base del successo questa: fare le cose bene,
ma soprattutto riuscire a individuare quale necessit prima
che lo facciano gli altri. Arrivare primi degli altri.
Dopo Alberobello, ci fu Putignano. Poi altri comuni.
Avevano tutti lesigenza di adeguarsi ad una norma che era
stata fino ad allora disattesa. Il DPR 915 del 1982 fu il
primo a porre in embrione il concetto di rifiuti pericolosi e
di raccolta differenziata. Non lo faceva nessuno, perch le
imprese di nettezza urbana che viaggiavano a livelli di
miliardi di lire allanno non erano interessati alla
differenziata; buttavano tutto nelle discariche, come
avveniva a Martina, dove la societ Sap buttava tutto a
Buffaloria. Quel terreno noi labbiamo bonificato, anni
dopo8. Ci finivano dentro i rifiuti speciali, i rifiuti di
officina. Le aziende industriali che facevano? Una cosa non
serviva, scavavano un buco e gettavano. I rifiuti si
buttavano sotto terra o nel cassonetto pi vicino. Non cera
lidea che il rifiuto andava smaltito correttamente. Non
cera lidea che il rifiuto fosse una risorsa. Noi sono
ventanni che lo diciamo. Cera quindi una nicchia di
mercato in cui inserirsi. Proponemmo ai Comuni di farlo.

Vedi figura 6

60

La mia famiglia non comprese benissimo allinizio quale


fosse il nostro progetto. Mi ricordo che mi chiedevano
come mai io da ingegnere meccanico volessi fare lo
spazzino. Nellimmaginario collettivo non era gratificante
occuparsi di ambiente. Noi ci tenevamo a farlo per bene
perch dovevamo sviluppare delle competenze che le altre
imprese non avevano, e non avrebbero avuto per alcuni anni
successivi. Fare la promozione nelle scuole era una scelta
strategica, che andava proprio in questa direzione:
attingevamo al patrimonio di competenze che ci aveva dato
il WWF.
Il trasporto a norma, il registro di carico e scarico, la
promozione nelle scuole, tutto doveva essere fatto bene.
Grazie alla collaborazione con Piero Angelini, scrivemmo
una favola e ne facemmo un fumetto: Limmondizia non
liquirizia e va buttata con furbizia9.
Eravamo noi a dire ai Comuni che esisteva una legge che li
obbligava a fare la raccolta. I primi anni firmammo contratti
con Comuni come Bisceglie e Canosa: dopo un po
riuscimmo a servire fino a quarantina di comuni, arrivando
anche in Basilicata. Per anni ci siamo occupati solo di
raccolta differenziata, non di igiene urbana. Ben presto il

Vedi a pagina 157

61

nostro interesse nei forni cess, perch per i rifiuti


ospedalieri servivano autorizzazioni particolari.
Tra me e Pierino c sempre stata identit di vedute. Per
esempio per come trattare dipendenti e collaboratori. Io ho
sempre creduto che la fortuna di unazienda partisse
dallorganizzazione e dalla responsabilizzazione di
ciascuno. Abbiamo sempre delegato, responsabilizzando il
personale. E questa scelta ha pagato, tanto che sia il mio
telefono che quello di Pierino squillano pochissimo.
Arriva una mail, mentre facciamo lintervista. E da parte di
Recsel, dove stato montato la settimana prima, un
impianto per la selezione ottica della plastica.
Il responsabile dellimpianto, Giuseppe Palmisano, scrive ad
una serie di persone che se ne sono occupate, avvisando
che le attivit sono tornate alla normalit: Dopo tanti anni
di progetti, finalmente Recsel ha la forza di raggiungere altri
obiettivi. Abbiamo un gioiello: il nostro impianto di
selezione. Carmelo a questo punto si commuove e
lintervista si blocca.

Ci trasferimmo in un ufficio tutto nostro, in via Paolotti 48.


Ancora io e Pierino avevamo i nostri rispettivi lavori, ma i
contatti e le commesse aumentavano e scegliemmo di
assumere una segretaria, Dorella Tagliente. stata un punto
di riferimento per tutta la Serveco. Lei aveva una ventina
62

danni quando inizi a lavorare con noi. Per la segreteria


tecnica deve essere funzionale al proprio responsabile,
perch ne costituisce un punto di forza: prepara le gare, si
occupa della corrispondenza, di fatto limmagine
dellazienda verso il pubblico.
La Serveco dopo qualche tempo poteva permettersi un
minimo di stipendio anche per me e quindi decisi di lasciare
il lavoro alla Prisma. Non mi sono mai pentito di questa
scelta, mi ha consentito insieme a Pierino di realizzare tutti
i nostri sogni, di condividere il modo di fare impresa, di
vivere le difficolt, trovare le soluzioni, in maniera tenace,
in maniera corretta, concreta, facendo passi in maniera ben
ragionata, mettendo i piedi su qualcosa di ben stabile e mai
di traballante, senza mai scegliere scorciatoie, usare
stratagemmi. In quei sette o otto anni di lavoro da
dipendente (dal 1984 al 1992) la mia formazione
industriale, nel senso di gestione di impianti e
progettazione, si era completata, avevo raggiunto la piena
maturit, per dare il meglio a quello che era gi iniziato, che
poi sarebbe diventata la realt di Serveco e di tutte le sue
imprese sorelle.

63

Cap. 6
Dorella Tagliente

Facevo linsegnante privata e studiavo alluniversit,


quando unamica che lavorava con Carmelo in Prisma mi
disse che cercavano una segretaria. Dovevano aprire il
nuovo ufficio in via Paolotti, dove siamo stati fino al 1994,
prima di trasferirci in via Villa Castelli. Feci il colloquio e
il fatto che conoscessi il programma Word e il Lotus (un
foglio di calcolo) fece la differenza. Avevo 24 anni e nel
tempo avrei ricoperto diversi ruoli allinterno dellazienda:
dalla programmazione alla contabilit. Ho deciso di andare
via quando mia figlia ha compiuto un anno, avevo voglia di
fare qualcosa di mio, ma in azienda mi trovavo molto bene,
perch si era sviluppato un rapporto che andava al di l di

64

quello lavorativo, forse anche questo servito a far crescere


Serveco. Lasciai il testimone a Maria Pia Bruno10
Allinizio lavoravo solo 4 ore al giorno, il pomeriggio
insegnavo il Basic. Dovevo rispondere al telefono,
compilare i pochissimi formulari della raccolta. Cera
davvero poco lavoro, solo Alberobello come comune
servito. Pierino andava a fare la raccolta con la sua auto e
io in ufficio spesso mi annoiavo, tanto che la settimana
enigmistica mi ha fatto molta compagnia. Lozio durato
pochi mesi per. Da gennaio il lavoro crebbe
vorticosamente e io passai full time.
Sulla storia di Serveco ci sarebbero cos tante cose da dire,
partendo dallinizio, da quando sia Pierino che Carmelo
non lavoravano nemmeno alla Serveco. Da me, in ufficio,
passavano la mattina, Carmelo prima di pranzo. Io nel
frattempo attendevo telefonate dei clienti o dei Comuni. In
breve tempo non solo il mio lavoro aument ma
assumemmo altro personale, altri impiegati, altri operai.
Nel 1994, quando passammo in un ufficio pi grande,
avevamo gi limpianto di Specchia Tarantina, ma in quei
primi mesi cera ben poco da fare. Nel tempo poi tutto
cresciuto, Pierino e Carmelo si dimostravano gi
lungimiranti, anche a partire dal settore in cui avevano
scelto di intraprendere. Dallassunzione di Enzo Magistri,
10

Vedi intervista a Maria Pia Bruno a pagina 94

65

Pierino racconta sempre che il suo unico cruccio era quello


di riuscire a pagargli lo stipendio. Lo raccontava spesso
durante le riunioni.
Per motivi caratteriali con Pierino cera pi empatia, era pi
estroverso, mentre Carmelo lo percepivo pi rigido. Sono
completamente diversi e spesso li sentivo litigare, e
pensavo che con un rapporto del genere lazienda non
sarebbe andata da nessuna parte. Ma mi sbagliavo: proprio
perch sono molto diversi, i loro punti di vista si
scontravano, ma da questa diversit hanno tratto la loro
forza. Di Carmelo ricordo la precisione e la meticolosit
che spesso lo portavano a sgridarci. Iniziava con Io voglio
sapere chi. Chi aveva fatto qualcosa che non era riuscita
nel migliore dei modi. Ogni volta che mi capitava mi
chiedevo come avessi fatto a non accorgermi dellerrore. Se
sono diventata autonoma lo devo a loro. Devo a loro anche
lattenzione alla precisione, lattenzione alla prospettiva,
quel guardare oltre che ha permesso alla Serveco di arrivare
dove ora.
Allinizio non pensavo che lazienda sarebbe cresciuta cos
tanto, anche se Pierino e Carmelo non smettevano un attimo
di guardarsi intorno, di informarsi, di andare alle fiere, di
promuovere i servizi verso i Comuni.
Avevano costituito il servizio promozione, che lavorava
principalmente nelle scuole. Allinizio ci lavorava Grazia,
66

la moglie di Pierino, e unaltra ragazza. La strategia era


semplice: promuovere la differenziata nelle scuole,
coinvolgere i pi piccoli, in modo che si facessero
portavoce a casa. Quando i Comuni iniziarono ad
aumentare, assumemmo altro personale. In via Villa
Castelli avevamo una grande lavagna dove scrivevo i turni
o le cose da fare, tipo Enzo raccolta Bisceglie o Martino
raccolta Putignano. Prima usavamo un quadernone, ma
poi non bast pi. Organizzavamo i ritiri con molta
attenzione: accorpavamo i comuni vicini, e eravamo attenti
agli eventi, come il mercato settimanale. Cercavamo di
ottimizzare la raccolta per evitare che il camion girasse a
vuoto.
Pierino e Carmelo sono stati bravi a relazionarsi con gli
assessori e i sindaci, ma la svolta, secondo me, c stata
quando arrivato Antonio Lucarella11, quando abbiamo
iniziato la microraccolta. Veniva dalle vendite, era un
commerciale estremo. Iniziammo a prendere clienti pi
piccoli: commercianti, artigiani. Mentre Carmelo si
occupava dei contratti pi grossi, Antonio lavorava con i
piccoli clienti. Se fino ad allora il mio telefono squillava
poco per la raccolta dei Comuni, con la microraccolta il
servizio di segreteria aument il traffico in entrata. Mi
ricordo un parrucchiere che ci tormentava, chiamava per
11

Vedi intervista a Antonio Lucarella a pagina 98

67

essere certo che sul formulario avessimo messo il peso


esatto, roba di grammi. Il codice dei capelli lo ricordo
ancora, era lH022. Avevamo nel frattempo sviluppato un
servizio di consulenza per i privati, facevamo i MUD, la
dichiarazione dei rifiuti trattati durante lanno. Fu assunto
Antonio Loparco per questo12.
I miglioramenti erano costanti, non cera giorno senza che
ci fosse qualcosa di nuovo da fare. Nel frattempo si
allacciavano i rapporti anche tra i collaboratori di Serveco,
anche oltre il lavoro. Verso la fine della mia avventura in
azienda avevamo iniziato a fare gite, fare cene. Momenti
importanti per rafforzare il lavoro di squadra.
La Serveco arrivata dov grazie alle persone che ne
hanno fatto parte. Ognuno ha portato qualcosa. Io portavo
la conoscenza di alcuni software, che allepoca non erano
cos diffusi come oggi, un foglio di calcolo, che poi fu
sostituito con Excel e poi da un programma di gestione tutto
nostro. Fondamentale stata la presenza di Pierino e
Carmelo, perch hanno tracciato la rotta dellazienda,
hanno dettato le regole e i comportamenti.

12

Vedi intervista a Antonio Loparco a pagina 114

68

Cap. 7
Pierino Chirulli

Sapevamo cosa stava per succedere, da l a poco tempo. Per


questo prendemmo Dorella, che valutammo come la
persona migliore al momento giusto. Gi da allora siamo
stati attenti alle persone, ai collaboratori. Sovraccaricare di
lavoro una persona, stremarla e poi buttarla via, non serve
a nulla: danneggia il lavoratore e lazienda. Ci si deve
muove a passi felpati, fare abituare la persona alle
dinamiche lavorative. Altrimenti le persone si perdono,
perch pensano di non essere adatte. Le persone si scelgono
e si prendono non quando si ha lacqua alla gola, bisogna
giocare danticipo anche in questo caso. Per Dorella,
probabilmente, allinizio, sarebbe bastata unora al giorno
di lavoro.
69

Il cambiamento avvenuto grazie ad azioni precise che


abbiamo messo in campo, abbiamo lasciato poco al caso.
Dalla nostra avevamo il fatto che cera la nuova legge che
obbligava i Comuni ad attrezzarsi per fare la differenziata.
Abbiamo sfruttato questa occasione per proporre il nostro
servizio, che era semplice da gestire ma,
contemporaneamente, innovativo. Non posizionavamo
semplicemente le campane per strada, ma andavamo nelle
scuole a fare sensibilizzazione tra i ragazzi. Nei depliant
che lasciavamo cera scritto che lazione di
sensibilizzazione, la raccolta differenziata, era fatta dal
Comune e dallAssessorato. Il servizio costava
relativamente poco al Comune ma aveva in cambio non
solo il rispetto di una norma ma un lavoro sul consenso in
tutta la citt. La leva del consenso ci ha aperto molte porte,
ma la divulgazione nelle scuole, una tecnica appresa
durante gli anni al WWF, ci ha permesso di diffondere in
maniera capillare il messaggio della differenziata. Erano gli
anni novanta e non era un argomento semplice da
comprendere e da condividere. Noi spiegavamo, ad
esempio, la pericolosit di gettare le pile per strada,
linquinamento che ne sarebbe derivato. Informazioni
importanti anche per i bambini.

70

In quel periodo venne istituito il ministero allAmbiente13 e


quindi nacquero i primi assessorati nei comuni. Di solito
venivano considerati assessorati di serie B, se non di serie
C, a differenza di ora. Venivano scelte le persone pi
sensibili, o i pi giovani, gli idealisti e i progetti che
presentavamo, costando poco, venivano spesso approvati.
Un comune come Canosa ci pagava quaranta milioni
allanno: la raccolta la facevamo due volte a settimana. A
Castellaneta abbiamo avuto il sostegno di Rocco Loreto,
che fu lungimirante e addirittura fece una intera campagna
elettorale sulla differenziata. In citt facemmo il servizio di
raccolta della plastica, il primo in provincia di Taranto e
divent un punto di riferimento.
Il nostro settore, nei primi anni novanta, era abbastanza
libero da concorrenti. Le aziende pi importanti si
occupavano dei servizi di igiene urbana, molto pi
remunerativi. La differenziata non interessava molto e noi
potevamo lavorare facilmente. Ad un certo punto, per, ci
siamo resi conto che stavano scadendo i vecchi appalti per
ligiene urbana e le nuove gare prevedevano linserimento
della differenziata, per raggiungere alcuni obiettivi previsti
dalla legge.

13

Il Ministero dellAmbiente fu istituito il 1 agosto 1986 dal Governo Craxi

71

Cap. 8
Carmelo Marangi

Il contesto in cui nasce unazienda sicuramente


importante, influisce sullo sviluppo dellimpresa e sul
futuro. Spesso mi chiedo cosa sarebbe potuta diventare
Serveco se avesse avuto intorno un contesto pi dinamico
di quello in cui siamo costretti a vivere e a operare. La
burocrazia macchinosa e lenta un esempio. Ho scelto di
tornare a Martina Franca perch qui cera terreno vergine,
potevamo fare qualcosa di nuovo. Il rovescio della
medaglia che abbiamo dovuto penare di pi per avere le
autorizzazioni, per esempio, perch non cera esperienza.
In paesi pi evoluti sul tema della differenziata, come la
Francia o la Germania, le burocrazie sono pi snelle, le
risposte immediate. Molto tempo del nostro lavoro fatto
da tempi di attesa, di ricorsi, anche al TAR, di strategia
72

amministrativa. vero anche che siamo riusciti a


conquistarci uno spazio che altrove non cera e non ci
sarebbe stato.
Il nostro interesse sempre stato rivolto a far rimanere in
azienda le persone valide. Il caso di Dorella originale,
perch di solito noi abbiamo sempre cercato di instaurare
un rapporto tale che chi vale si senta gratificato, sia dal
punto di vista professionale che dal punto di vista
economico. In pochi sono andati via. Ricordo un nostro
collaboratore che entr a diciottanni, come semplice
operaio, Francesco Sperti14. Col tempo divenne
responsabile di un nostro impianto di selezione. Era una
persona brillante, impegnato socialmente e in una radio. Un
giorno ci comunic che la sua ragazza si sarebbe trasferita
a Bologna e che lavrebbe seguita. Gli procurai un
colloquio con un dirigente di HERA, mio amico, e ora
diventato il responsabile di tutto il settore degli impianti di
quellazienda.
Credo di essere molto pignolo e lo sanno anche i miei
collaboratori. Sono fatto cos: se c qualcosa che non va,
non perdo loccasione di farlo notare. Sono un po
irascibile, lo ammetto, ma non mi piacciono le cose fatte
male. Una cosa che mi fa infuriare sono gli errori ripetuti,
perch ripetere un errore vuol dire inefficienza, vuol dire
14

Leggi lintervista a Francesco Sperti a pagina 77

73

che lazienda sta sprecando risorse. Chi lavora con me sa


che passato il momento del rimprovero, tutto torna come
prima. Ricordo gli inizi di Mimmo Speciale, che era spesso
oggetto dei miei rimproveri. Per Serveco doveva spesso
occuparsi di preparare documentazioni. Capitava spesso
che i documenti preparati non erano come io avrei voluto
che fossero. Ora quegli stessi documenti non li leggo quasi
pi: diventato pi bravo di me, pi preciso, pi
competente. La differenza tra un lavoro fatto bene e un
lavoro abbozzato fa tanto.
Quando ci trasferimmo in via Paolotti, ricordo che in ufficio
passavo solo di sera, alluscita dal lavoro. La crescita delle
nostre attivit stata costante, avevamo azzeccato il
business con i Comuni, perch i nostri servizi costavano
cos poco che non cera bisogno di fare gare complicate e
le altre aziende non consideravano nemmeno lipotesi di
fare la differenziata, per loro, che gestivano appalti
importanti, la differenziata era solo una rogna in pi, e per
questo allinizio non avevamo nemmeno concorrenza. Ora
gestiamo comuni in cui la differenziata supera l80%, e
penso che di acqua ne passata davvero tanta sotto i ponti.
Quasi ogni offerta fatta ai comuni era accettata: Pierino in
quegli anni fu essenziale come commerciale, perch si
presentava come un giovane pulito, brillante. Le
Amministrazioni secondo me ci davano fiducia, perch ci
vedevano come ragazzi volenterosi e poi cera la legge che
74

imponeva i servizi da noi offerti. Pierino riusciva a


percepire la psicologia dei personaggi con cui aveva a che
fare. Abbiamo imparato subito che presentarsi nelle scuole
a nome dellAmministrazione ci faceva guadagnare
punti.
Col tempo per, a conti fatti, abbiamo imparato che
nessuno ci ha mai regalato nulla. Da parte nostra c sempre
stata la forza di riuscire a offrire servizi fatti in maniera
irreprensibile, non ci siamo mai fatti trovare spiazzati,
inadempienti ai contratti. Non siamo mai ricorsi a trucchetti
o imbrogliucci per tirare avanti. Una scelta che, se non
premia nellimmediato, sicuramente premia a lungo
termine. Pu esserci capitata loccasione di aggirare alcuni
ostacoli, non lo nego, ma non ci siamo mai cascati, anche
un po per indole. Non lo sappiamo fare, non sapremmo
come fare. La strada in alcuni casi sembra pi semplice, se
non si rispettano le regole, ti permette di avere un lavoro
subito, ma a lungo termine danneggia, non paga. A noi
capitato rarissime volte, e per questo credo che certe
situazioni accadano solo a chi se le va a cercare. Io e Pierino
da questo punto di vista abbiamo sempre cercato di evitare
di farci trovare disponibili: ci allontanavamo appena
avevamo la minima percezione che potesse accadere. Certe
cose bisogna saperle fare e noi sappiamo fare solo il nostro
lavoro.Non ci saremmo mai giocati limmagine della nostra
azienda. Per noi fondamentale, e questo atteggiamento si
75

diffuso anche tra i nostri lavoratori: il padre onesto fa il


figlio onesto. Una dinamica di emulazione virtuosa.

76

Cap. 9
Francesco Sperti

Mi presentavo in azienda quasi ogni sera per sapere se ci


fossero novit in merito allassunzione, dopo il primo
colloquio e il classico le faremo sapere. Ad un certo
punto Carmelo mi disse: Ti faccio provare, basta che la
smetti di passare a chiedere. Ero diplomato, avevo finito
da pochissimo la mia esperienza in Marina e cercavo
lavoro, mi proponevo quasi ovunque, dovevo scegliere se
rimanere a Taranto o trasferirmi a Milano, dove avevo dei
parenti.
In Serveco ho iniziato come selezionatore: lazienda era
nata da poco e mi piaceva il clima dinamico, mi piaceva la
loro convinzione nel fare quello che facevano. Si percepiva
che non erano interessati al business ma allecologia, mi
77

affascinava lidea di poter lavorare con tanti giovani. Provai


per un mese, poi fui confermato. Il gruppo con cui lavoravo
non si tirava mai indietro, lavoravamo tantissimo, ci
sentivamo utili allazienda.
Dopo il 2000, quando nacque Recsel15fui trasferito
dallimpianto di Specchia Tarantina a Taranto. Mi fu
chiesto di fare il capo impianto operativo, affiancato da
Giuseppe Palmisano, che ora ne responsabile. Nel 2004,
per, mia moglie decise di rimanere a Bologna e io di
trasferirmi. Avrei dovuto lasciare la mia famiglia a
Crispiano e un lavoro sicuro, senza sapere cosa avrei
trovato. Fu una scelta non facile. Mandai diversi
curriculum, con unazienda avevamo quasi concordato il
contratto quando mi chiam Carmelo e mi disse: C di
fronte a me il responsabile commerciale di Akron16,
cercano un responsabile per un impianto. Ti va di farci una
chiacchierata?. Una chiacchierata fortunata, direi. Dopo
tre mesi di prova, iniziai gi ad avere delle responsabilit.

15

Recsel unazienda impegnata nella cernita, selezione e recupero di


materiali riciclabili: cartone, plastica, carta, polietilene, lattine e vetro.
16
Akron una societ controllata dal gruppo Hera. Specializzata nel settore
dei servizi ambientali, Akron possiede e gestisce sei impianti di cernita e
selezione dei rifiuti secchi, provenienti dalla raccolta differenziata. Le
piattaforme sono dislocate a Mordano, Granarolo dellEmilia, Modena,
Voltana di Lugo, Coriano (Rimini) e Cassana (Ferrara). Inoltre, la societ
imolese gestisce presso la discarica Tre Monti un impianto di trattamento
dei rifiuti solidi urbani.

78

Ora coordino sei impianti di selezione e gestisco cinquanta


persone.
Credo sia stata lesperienza in Serveco ad insegnarmi non
solo a lavorare, ma a essere uomo. Entrai da ragazzo e sono
andato via a trentanni. Ho imparato il rispetto nei confronti
dei colleghi, con cui si instaurato un rapporto che va oltre
quello lavorativo. Ricordo che allinizio eravamo tutti
ragazzi, molti come me, senza nessuna esperienza
lavorativa. Ogni giorno il lavoro aumentava, Pierino o
Carmelo ci avvisavano che cerano nuovi servizi, nuovi
appalti vinti. Con un sola parola, per me Serveco stata una
palestra, una palestra in famiglia. Il bagaglio che ho
raccolto in quel periodo me lo porto tuttora. Quando mi
capita di stare con i miei collaboratori ricordo di come
Carmelo si poneva nei nostri confronti. Sembrava uno di
noi, mi ricordo come se fosse ieri: veniva in impianto e si
metteva il giubbotto da lavoro e si sedeva con noi. Riusciva
ad essere autorevole quando cerano direttive da impartire,
ma capace di instaurare un rapporto di profondo rispetto e
correttezza con gli operai. A volte poteva capitare che
alzasse la voce, e l per l ci rimanevi male, ma oggi ricordo
di quanto sono stati utili quei rimproveri.
In unazienda come Serveco tornerei a lavorare di corsa, se
ci fosse possibilit di continuare quello che ho lasciato.

79

Tornerei a casa, nella mia terra, in unazienda come


Serveco, che stata per me palestra e famiglia.

80

Cap. 10
Pierino Chirulli

Mentre i contratti per i servizi di igiene urbana nei comuni


stavano scadendo, era tempo per noi di fare un salto di
qualit, perch le aziende che fino ad allora si occupavano
solo di raccolta di RSU, avevano capito che dovevano
pensare alla differenziata. Loccasione per noi si present
con la Fimco (ex Fiusis), che avevamo gi conosciuto
perch gestivano una discarica a Mottola. Abbiamo
lavorato insieme perch per farsi apprezzare dai comuni di
Avetrana e Sava, dove gestivano i servizi di igiene urbana,
regalarono il servizio di raccolta differenziata, affidandolo
a noi. Col tempo, per, si accorsero che questo tipo di
servizi si allontanava troppo dal core business aziendale:
lingegnere Pino Rositani della Fimco ci disse che erano
intenzionati a cedere quel ramo dazienda. Ci incontrammo
81

con lamministratore, Vito Fusillo, a Noci, che si dimostr


molto lungimirante e comprensivo, perch noi non
avevamo fondi che immediatamente ci avrebbero permesso
lacquisto. Ci permisero di comprare a rate, ci fecero da
banca, praticamente. In situazioni del genere lazienda che
vende pu speculare, alzare il prezzo, pretendere di vendere
tutto subito. Invece grazie al rapporto che si era stabilito
precedentemente, ci fu data la possibilit di pagare poco
alla volta.
Stabilire rapporti di collaborazione con le altre aziende
molto importante, per noi stato naturale, ma sapevamo
che era la scelta che ci avrebbe permesso di guardare pi
lontano. Per Monteco, per esempio, facevamo la raccolta
differenziata a Cisternino, smaltivamo per loro pile e
farmaci scaduti. Un servizio che facevamo per altre aziende
in altri comuni. A differenza delle pubbliche
amministrazioni, i tempi di risposta delle aziende pi
veloce.
Prima di acquistare il ramo dazienda di Fimco,
discutemmo molto con Carmelo: coprivamo pi o meno il
10% che quel tipo di mercato offriva, ora toccava passare
al restante novanta. Inoltre sapevamo che cos comera fatta
fino ad allora la raccolta differenziata non ci avrebbe
permesso di raggiungere lobiettivo di legge, che era il
30%. Bisognava incidere nella gestione di tutto il ciclo e a
82

differenza delle aziende che fino ad allora si erano occupate


solo di raccolta di RSU e che sapevano poco o nulla di
differenziata, noi avevamo un bagaglio di esperienza che
avremmo potuto sfruttare. Potevamo provare a partecipare
a gare dappalto, con il rischio di non vincere e di dover
aspettare altro tempo. Acquisire il ramo dazienda di Fimco
ci ha fornito una possibilit che non potevamo rifiutare, che
in quel momento era strategica.
Una differenza con le altre imprese, in quel periodo, era che
noi avevamo sviluppato una mentalit particolare, educati
dalla differenziata e attraverso quella specifica lente
leggevamo i comuni o i servizi che dovevamo fare. I nostri
operatori non dovevano solo svuotare i contenitori, ma
sapere cosa stavano facendo. Un approccio al lavoro
diverso, meno meccanico. Non si tratta di scaricare i
cassonetti, ma di sapere dove posizionare le campane,
monitorare il tempo di riempimento. Ogni contenitore
aveva una scheda in cui si riportavano alcuni dati. Ricordo
che rispetto al livello di riempimento utilizzavamo come
misura: Pieno, Tre quarti, Met e Un quarto.
Gestivamo quaranta comuni gi e dovevamo essere precisi,
per avere dei margini di manovra fondamentali: in estate
potevamo accelerare la raccolta e soprattutto non
dovevamo mai svuotare le campane quando erano
stracolme, con i rifiuti per terra. Questo avrebbe significato
fare una cattiva figura con il Comune e il Comune con i
83

cittadini. Noi abbiamo sempre puntato allefficienza, cio


essere veloci e precisi.
In via Villa Castelli avevamo una lavagna molto grande
dove Dorella segnava le destinazioni dei mezzi per la
settimana. Con il sistema del monitoraggio avevamo il
polso della situazione, in qualsiasi momento, e quando
siamo passati ai servizi di igiene urbana non abbiamo fatto
che tradurre lorganizzazione per il nuovo lavoro. In molte
aziende il capo operaio che la mattina decide dove si va e
cosa si fa. I nostri sono operatori ecologici, sanno quello
che stanno facendo in qualsiasi momento e grazie a questa
cultura del lavoro abbiamo potuto fare programmazione,
progettare il futuro anche dei servizi stessi. Adesso questo
tipo di visione del lavoro ha ancora pi senso, perch siamo
passati al porta a porta. A noi interessa avere il
monitoraggio continuo per avere memoria di quello che
accade e quindi avere una base solida di dati per poter
progettare nuovi servizi. Il nostro feeling con le
amministrazioni comunali si basa su questo presupposto,
non su questioni economiche: noi vogliamo migliorare e
innovare, e lavoriamo meglio negli ambienti in cui questa
sensibilit viene apprezzata.

84

Cap. 11
Carmelo Marangi

Non so se siamo bravi in quello che facciamo. Almeno, io


non penso di essere diventato bravo. So che lo siamo, forse,
ma non ci penso. Ogni nostro progetto fatto per migliorare
lultimo, cos la proposta che prepariamo per una gara non
sar mai uguale a quella che abbiamo presentato
precedentemente. Un percorso che inizia nel 1987 che porta
con s un bagaglio di esperienze. A me fin da piccolo
piaciuto primeggiare, essere il primo della classe per
esempio. Non so se Pierino condivide questo spirito. Credo
fortemente che quando si fa qualcosa bisogna farla con
impegno, perch i risultati dipendono da quanta testa ci
metti nel fare le cose. Nessuno ti regala niente e noi con
Serveco lo sappiamo benissimo. Ogni giorno siamo
chiamati a risolvere problemi, a trovare soluzioni
85

innovative. Non siamo unimpresa di produzione, noi


gestiamo servizi, e un giorno non mai uguale allaltro,
nulla strutturato definitivamente. Gestire servizi significa
avere a che fare con gli errori, con la capacit di prevenirli,
di ottimizzare il processo, di cercare lefficienza, evitando
di sbagliare per due volte sulla stessa cosa.
Lottimizzazione un processo continuo. Se domani
dovessimo cominciare in un nuovo comune, al di l di come
abbiamo impostato il progetto, faremmo tesoro di tutte le
esperienze fatte nella nostra storia. Un processo fatto di
tante cose diverse: rapporti con gli operai, con i sindacati,
la scelta delle macchine migliori, lattenzione alle spese
non produttive, il non lesinare sugli investimenti.
La qualit di quello che facciamo dipende
dallorganizzazione, dalla capacit di prevedere gli scenari
in cui ci troveremo ad operare e, in questottica, iniziare a
svolgere, per la prima volta, un servizio di igiene urbana,
per noi, ha significato semplicemente risolvere un
problema organizzativo.
Lazienda da cui abbiamo acquistato il ramo dazienda che
ci ha permesso di entrare nei servizi di igiene urbana, aveva
realizzato in Puglia il primo ipermercato, lAuchan di
Casamassima. Avevano in gestione una discarica a Mottola
e noi per loro facevamo un servizio di recupero dei rifiuti e
col tempo si resero conto che i rifiuti non erano il loro core
86

business, che rimaneva ledilizia. Quando acquisimmo i


servizi da loro avevamo gi lesperienza derivata dalla
raccolta differenziata che facevamo in tanti comuni, per noi
era semplicemente risolvere un problema organizzativo:
ogni volta che sbagliavamo era nostra cura fare in modo di
non commettere lo stesso errore per la seconda volta.
Fino ad allora le altre aziende non ci avevano visto come
concorrenti, ma passando ai servizi di igiene urbana, alcune
si sono sentite togliere spazio. Dal canto nostro, abbiamo
cercato sempre di mantenere rapporti cordiali con tutti,
anche e nonostante avessimo ricorsi in atto, per esempio.
Per noi limportante fare bene il nostro lavoro. Molte
aziende del nostro settore sono in difficolt perch hanno
sottovalutato la programmazione e il controllo di gestione,
a cui noi abbiamo sempre dato la massima importanza.
Essere in grado di capire, dal punto di vista economico e
finanziario, come va lazienda in ogni istante, ci permette
di conoscere lo stato di salute dellazienda e valutare se fare
o meno investimenti, se possiamo o meno assumere
personale. Noi le chiamiamo trimestrali, un momento
di condivisione, di discussione con i vari responsabili di
gestione dei vari settori. Abbiamo questo modo di operare
anche con gli altri soci, con incontri mensili in cui tiriamo
la somma di come sta andando lattivit: se ci sono
correzioni da fare, problemi, si discute delle gare, delle
strategie, delle contromisure da prendere per determinate
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situazioni, gli aspetti finanziari, che ultimamente vengono


prima di tutto il resto.

88

Cap. 12
Luca Castagna

Avevo 21 anni quando feci il primo colloquio a Serveco,


era il 1993, e facevo il militare a Martina. Un mio
professore di ragioneria fece il mio nome a Pierino e
Carmelo, perch sapeva che cercavano qualcuno che si
occupasse della contabilit interna. Allepoca trovare
lavoro era pi semplice. Rispetto ai miei primi lavoretti
estivi, come commerciante ambulante, lambiente in
azienda era di un livello culturale sicuramente diverso, pi
alto, a cominciare dal rapporto con i capi, che mi aspettavo
di dover chiamare signor o dottore e invece si facevano
solo chiamare Pierino e Carmelo. Mi misero a mio agio fin
da subito e questo farmi sentire accolto non comune.
Anzi, posso dire che fino al 2001, quando ci siamo trasferiti
a Montemesola, avevamo un rapporto quotidiano, ora non
89

pi, ma non cambiato il modo di confrontarci, di


condividere le scelte. Un rapporto fraterno, fondato sulla
fiducia reciproca. Se vero che questo pu valere per me,
o per chi stava dallinizio, non credo che sia lo stesso per i
nuovi arrivati. Non condividendo la quotidianit, per
quanto Pierino e Carmelo valga per tutti, pi difficile
creare quella confidenza che si sviluppata tra noi in quegli
anni negli uffici di via Villa Castelli.
Allepoca lazienda era in tre stanze. Quella grande, dove
cerano cinque scrivanie e poi i due uffici privati di Pierino
e Carmelo. In una stanza vuota iniziammo a sistemare per
trasferire lamministrazione. Allinizio lavoravamo su
scrivanie di fortuna, fatte di tavole e cavalletti, quelli dei
falegnami. Allinizio ero solo ad occuparmi di tutto quello
che riguardava lamministrazione, perch in azienda, a
parte me, cerano Dorella e Antonio Lucarella e chi si
occupava della commercializzazione. Tutta la parte relativa
allamministrazione era il mio lavoro, dalla prima nota alla
fatturazione. Le dimensioni lo consentivano. Ora in
amministrazione siamo in nove, e della fatturazione, solo
della fatturazione, per esempio, se ne occupano due
persone, ma nel gruppo ci sono aziende che hanno la
contabilit interna. Occuparsi dellamministrazione di
unazienda ora non come farlo negli anni novanta.
Quando arrivai in Serveco, durante i primi anni, passavo la
mattinata in fila in banca per fare pagamenti, o versamenti,
90

o qualsiasi cosa serviva. Ora in banca si va rarissime volte,


si fa tutto online.
Crescere, come azienda, non significa solo aumentare gli
spazi, allontanare i collaboratori dai vertici aziendali, ma
anche doversi organizzare per mantenere alto il livello di
efficienza. Quando entrai in Serveco non facevamo
bonifiche, non ci occupavamo di igiene urbana. Nel 1998
acquistammo il ramo dazienda della Fimco, ma il primo
grosso lavoro fu a Maruggio, tra il 2000 e il 2001. Fu
Pierino che mi chiam per avvisarmi che da l a pochissimo
avremmo dovuto iniziare la contabilit industriale.
Allinizio ce ne occupammo io e Carlo Zizzi, che ora
lamministratore di Rienergia, ma allepoca, con Pino
Caramia, si occupava di igiene urbana. La contabilit
industriale ci permette di isolare i costi diretti per sapere in
qualsiasi momento se eravamo in utile o in perdita. Un
processo di consuntivazione dei costi che oggi si
dimostrato determinante: siamo in grado di sapere in
anticipo se la gestione di un servizio sar o meno in perdita
o in attivo. Ci sono gare a cui non partecipiamo perch
secondo i nostri calcoli i costi saranno pi alti dellintero
importo. un processo condiviso con gli altri settori: noi
dellamministrazione siamo in grado di trasferire questa
conoscenza agli altri, magari con chi sta preparando una
gara, perch conoscono meglio il servizio che offrono. Ci
sono gare in perdita, a cui unazienda partecipa perch le
91

ritiene strategiche, magari per occupare un territorio, per


togliere mercato alla concorrenza, o perch delle
dimensioni tali da sopportare le perdite di un servizio. Se
unazienda medio-piccola, rischia di andare in default. I
calcoli che ci permette di fare la contabilit industriale ci
mette nelle condizioni di conoscere con certezza dati che
altri possono solo supporre. Una cosa scontata, per il nostro
modo di lavorare, compiere passi che possiamo permetterci
di fare, ma non un atteggiamento troppo condiviso dalle
altre aziende.
Il nostro commercialista dice che Serveco ha l80% delle
problematiche fiscali italiane. Per me sempre stato
stimolante lavorare in questa azienda, perch ho vissuto un
percorso di crescita continua, dal punto di vista
professionale per ovvi motivi, perch al crescere
dellazienda sono cresciute le mie mansioni e le mie
responsabilit, ma anche la complessit dei problemi da
risolvere. Ritengo per di essere cresciuto umanamente,
perch per me non stato facile mettersi in gioco. Allinizio
ero cos timido che in banca provavo vergogna anche solo
a parlare con limpiegato, mentre poi capisci che o si
sceglie di provare a superare i propri limiti o qualcun altro
lo fa la posto tuo. Fino ad oggi non mi sono mancate le
occasioni per mettersi in gioco e per migliorare. Oggi, per
esempio, la sfida che unazienda deve affrontare la
92

gestione delle risorse umane, determinare le abilit delle


persone e collocarle nel posto giusto.

93

Cap. 13
Maria Pia Bruno

C una saletta, a Montemesola, che uso per comunicare ai


dipendenti e ai collaboratori le cessazioni e i rinnovi dei
contratti. La chiamo la saletta delle buone e delle cattive
notizie. Prima di fare un passo, anche per rinnovare un
contratto, o passarlo a tempo indeterminato, o cessare il
rapporto, si fanno una serie infinita di valutazioni. Pierino
dice spesso che mantenere o meno una collaborazione non
sempre dipende dallazienda, ma anche da altri fattori. Ci
sono persone molto valide che sono stata costretta a salutare
perch i tempi, in quel preciso momento, non lo
permettevano.
Anche sul personale, Serveco agisce come negli altri
campi: attente valutazioni, previsioni, analisi. Difficilmente
94

agiamo senza valutare i pro e i contro di ogni nostra scelta.


La contabilit industriale, per esempio, solo uno dei modi
nei quali questo modo di fare viene declinato. Di solito
questo tipo di valutazione contabile si fa in aziende pi
grandi. Mi ricordo che quando lavoravo nel gruppo IRI era
prassi. Grazie a questo metodo lazienda arriva a fine anno
senza avere sorprese, perch una analisi metodica di tre
fattori: personale, mezzi e attrezzature. Io mi occupo della
parte relativa al personale. Allinizio, quando fu introdotta
in azienda, coinvolgemmo Pippo Murgolo, laureato in
filosofia, ma che aveva un ottimo rapporto con la
matematica. Come al solito, avevamo scelto un approccio
trasversale che ci avrebbe permesso di avere una visione
pi ampia dei dati che avremmo raccolto. Pippo riusc a
dare un senso a tutti quei numeri, estrapolando unanalisi
metodica. A distanza di tempo posso dire che la contabilit
industriale la messa in pratica della filosofia di Pierino e
Carmelo, quellapproccio da padre di famiglia che compie
dei passi solo se sa dove andare, che fa delle scelte solo se
pu permettersele. Alcune aziende consumano tutto subito,
mentre Serveco si comporta come una famiglia.
Io arrivai in Serveco grazie al consiglio di un amico che mi
sugger che lazienda era in cerca di qualcuno che si
occupasse dellufficio personale, come si chiamava
allepoca. Penso di essere stata una delle tante scommesse,
proprio perch dovevo inserirmi in un contesto aziendale
95

gi strutturato ma che si stava evolvendo verso nuovi


scenari. Lavoravo in unazienda del gruppo IRI, da quando
avevo ventanni e avevo una certa dimestichezza di costi
industriali. Dorella aveva scelto di andare via, ma per tre
mesi lavorammo fianco a fianco, con una disponibilit mai
vista da altri, perch chi lascia di solito non ha voglia di
condividere la propria esperienza. In ufficio noi ci
occupavamo di tutto, anche della distribuzione del vestiario
e dovevamo gestire i problemi di unazienda che aveva
cento dipendenti, oltre a quelli di Recsel e Consea. Oggi
lufficio Risorse Umane composto da me e da altri tre
collaboratori e gestiamo quattrocento dipendenti, distribuiti
su sedici societ, una struttura il cui livello di complessit
divenuto chiaro quando passammo a rendicontare dai
classici fogli di calcolo elettronici a OpenWork, che
prendemmo nel 2003. La contabilit industriale la
facevamo gi da tre anni.
La mia esperienza in altre aziende, anche pi grandi, mi
convince sempre di pi che Serveco sia davvero virtuosa.
Lo vedo dalla mia postazione privilegiata, perch lufficio
Risorse Umane un po il cancello dellazienda, come dice
spesso Carmelo. Noi controlliamo orari e comportamenti, i
diritti e i doveri dei e verso i lavoratori. Siamo un cuscinetto
tra la direzione e il resto dellazienda: il nostro compito
quello di garantire sempre lequilibrio tra direzione e
lavoratori, attraverso regole semplici ma efficaci, come il
96

rispetto reciproco, il rispetto delletica aziendale, degli


standard, delle procedure, delle normative sul lavoro e sulla
sicurezza. Cerchiamo di affrontare i problemi attraverso il
dialogo, per tutelare lazienda che il nostro bene comune.
Carmelo pretende, da tutti e sempre, il massimo, e penso
che chi esce da questa azienda possa trovarsi bene ovunque,
perch si apprende in continuazione, sia che si occupi un
posto in produzione, nei servizi, o semplicemente alla
reception. La differenza lattenzione verso la qualit del
lavoro.
Col tempo, con la differenziazione dei servizi, con
laumento anche del personale, la distanza tra direzione e il
resto dellazienda aumentata. Per ovvi motivi si persa la
dimensione famigliare, che allinizio si viveva e forse
qualcuno ne ha sofferto. Esiste una vecchia guardia che
ha vissuto a stretto contatto con Pierino e Carmelo, e che
ora, per forza di cose, non lo pi. E questo ha i suoi pro e
i suoi contro. Si cresce in responsabilit, ma a volte si vive
quel distacco come i figli maggiori nei confronti dei figli
minori. In questi ultimi anni Pierino e Carmelo si stanno
dedicando molto alle start up: Niteko, Encosys e Dronyx,
come giusto che sia, ma la loro presenza in azienda
rimasta costante, dal punto di vista lavorativo e morale: la
loro porta sempre aperta a tutti, ieri come oggi.

97

Cap. 14
Antonio Lucarella

Quando ti inserisci in un settore con pochi concorrenti, la


crescita veloce e esponenziale, ma da qualche anno, anche
a causa della crisi, c una contrazione, anche sulla
produzione di rifiuti. Cinicamente penso che ci saranno
tante aziende che subiranno gli effetti della crisi, ma non
Serveco, o meglio, non come le altre. Ci sono due motivi
che mi portano a pensare questo. Il primo la
diversificazione: la nostra azienda ha a disposizione tante
energie che si travasano da un settore ad un altro e i
momenti di difficolt di uno sono compensati da un altro. E
poi dal 1999 abbiamo istituito la contabilit industriale, che
ci permette di pettinare per portarne alla luce i nodi. Mi
ricordo il momento preciso in cui abbiamo iniziato:
eravamo in via Villa Castelli, a Martina, nellufficio di
98

Antonio Loparco. Da allora dividiamo la Serveco in


spicchi, che vengono analizzati in maniera feroce. Lo
facciamo ogni tre mesi. Quello era un periodo di vacche
grasse, e proprio in quel momento era opportuno
pianificare, per non farci trovare impreparati. Abbiamo
imparato a fare i conti giorno per giorno, grazie alla
contabilit industriale.
Conoscevo Pierino e Carmelo dal 1983, eravamo amici. Io
facevo lagente per altre imprese, allepoca. Prima per la
Sirtel, vendevamo i telefoni veicolari, quelli che si usavano
in auto, poi per una ditta che vendeva gadget promozionali
per aziende. Ogni tanto, di sera, passavo a trovarli nel
retrobottega dellEmporio Edile, dove erano sempre
impegnati in qualche progetto. La Serveco nata in mezzo
ai tubi, dove erano riusciti a mettere un telefono e un fax.
Ci sono aziende che assumono persone per strizzarle fino
allultima goccia e poi abbandonarle. Quando fui licenziato
dalla Sirtel risposi ad un annuncio sul giornale, proprio di
quella ditta che vendeva oggettistica, una di quelle aziende
che dopo quindici giorni di formazione ti mandano allo
sbaraglio, cercando scuse per non pagare, o pagare di meno.
Riuscii a rimanere quattro anni, dal 1989 al 1992, fino a
dicembre. Nel frattempo Carmelo mi propose, ad aprile, di
iniziare a collaborare con loro, perch le attivit
dellazienda si stavano allargando, da poco avevano avuto
99

lautorizzazione allimpianto di stoccaggio di Specchia


Tarantina. Non mi sembrava avesse le idee molto chiare,
sinceramente, e preferii non buttarmi, salvo poi tornare da
loro verso fine anno, chiedendo se quellofferta fosse
ancora valida, ma le zone dove avevano deciso di lavorare
erano gi coperte da altri agenti. Proposi di iniziare a
lavorare nella provincia di Bari. Nel 1992 c stata una
parvenza di regolamentazione sui rifiuti, anche se la legge
di riferimento risale al 1988. Noi siamo stati al posto giusto
al momento giusto, perch in quel periodo iniziarono tanti
controlli da parte delle forze dellordine e tante aziende
erano costrette a stipulare convenzioni con chi era
autorizzato a gestire i rifiuti. La cosa migliore da fare era
contattare le associazioni di categoria per organizzare
incontri con le imprese. Lavoravamo moltissimo, senza
orari: una sera tornammo da Noci verso le 23.30 e fummo
bloccati da una nevicata fortissima.
Il lavoro aumentava: decidemmo di ridisegnare le aree e
trovare le persone giuste per ricoprire i ruoli di agente. Una
persona avrebbe coperto Bari sud, unaltra Taranto e
Brindisi. Dopo appena un mese che facevo lagente mi
chiesero di coordinare gli altri. Da allora fino ad oggi passo
tutta la giornata con loro, vado insieme dai clienti. In cinque
anni abbiamo avuto oltre duemila clienti.

100

Non mi sento un dipendente al cento percento, non lo sono


mai stato, non ne ho le caratteristiche. Per questo non vendo
solo i servizi di microraccolta di Serveco, cio quello che
mi dovrebbe competere, o se so che un cliente pu essere
interessato ad una lampada di Niteko piuttosto che ad un
pannello fotovoltaico, li propongo, perch non penso che il
mio lavoro si limiti a quello della microraccolta, cio la
gestione dei rifiuti dei clienti non pubblici. Lazienda, il
gruppo di cui fa parte, le sento cose mie. Questa la forza
di Serveco, secondo me: aver fatto crescere le persone che
vi lavorano. Pierino e Carmelo hanno avuto la capacit di
mettere le persone giuste al posto giusto e di non
centralizzare su di loro tutte le mansioni. Con questo
ovviamente non voglio dire di essere la persona giusta al
posto giusto, ma loro sono stati davvero bravi a scegliere le
persone e metterle nei posti chiave, in modo che poi
camminassero da sole. Siamo dei piccoli imprenditori
allinterno dellazienda e ci sforziamo di ragionare in
questo modo. I responsabili di settore sono autonomi cos
come nelle vendite, anche negli acquisti. Per esempio, al
Miulli abbiamo iniziato a lavorare dal 2013. Preleviamo
rifiuti voluminosi, potenzialmente infetti, tutto quello che
arriva dalle sale operatorie, dalle medicazioni. Per
risparmiare sui costi, bisogna ridurre i prelievi, cio fare in
modo che nel mezzo che mandiamo entri pi roba, che
contenesse pi volume ma che fosse uguale alle altre. Ho
fatto modificare uno dei furgoni che utilizziamo prendendo
101

spunto da quelli che trasportano gommapiuma: hanno un


tetto che si alza e poi si abbassa. Abbiamo un transformer,
praticamente: quando il tetto si alza la capienza del furgone
arriva a trenta metri cubi, altrimenti di venti. Lho fatto
fare perch in questa maniera ho ridotto di un terzo i
prelievi, consapevole che ognuno di noi deve proporre
soluzioni ai problemi e non aspettarsi che se ne occupino
Pierino e Carmelo. La Serveco questo: prende le persone
e le fa crescere e a loro volta, i responsabili di settore hanno
contribuito molto a far crescere lazienda, comportandosi
come piccoli imprenditori allinterno della stessa impresa,
assumendo responsabilit in prima persona. E non credo sia
un caso che si sono trovati nella stessa azienda persone che
si comportano alla stessa maniera, ma sia stata fatta una
scelta. Pierino e Carmelo avevano bisogno di persone cos,
che avrebbero vissuto lazienda come se fosse la loro. Era
una scommessa. Ma loro due sono sempre stati cos, molto
diversi tra loro, ma entrambi dotati della lungimiranza per
guardare lontano, puntando sulla delega e sulla
responsabilizzazione. Gi nel 2000 i nostri autisti avevano
un palmare con il quale registravano i rifiuti presi e con i
quali poi stampavano le bolle di accompagnamento. Delega
e responsabilizzazione.
Tutto cambia, per. Bisogna sapersi adattare, bisogna
prevedere i tempi. Nel 1992 quando sono entrato io, era un
anno fortunato, ma ora la produzione di rifiuti sta calando,
102

di pari passo con i consumi. Cambiano tante cose. Le


fotografie non si stampano pi per esempio e ci sono
tecnologie che permettono di produrre meno scarti che poi
avremmo dovuto trattare noi, altri settori invece
invecchiano e si saturano.

103

Cap. 15
Rosalba Greco e Antonella Scatigna

ROSALBA: Pierino mi rinfaccia sempre che quando sono


arrivata in Serveco ho iniziato con una cena. Eravamo
pochi, una trentina allora, tra impiegati, autisti e
rappresentanti. Era il 23 dicembre 1993 e avevamo ancora
i numeri perch la direzione ci offrisse la cena di Natale. In
azienda serviva qualcuno che si occupasse dei Modelli
Unici di Dichiarazione rifiuti annuale, i MUD, della
microraccolta, che scadevano a febbraio. Dovevo
affiancare Dorella. Antonella fece il colloquio ad aprile
dellanno successivo.
Feci il classico colloquio doppio, con Pierino e Carmelo.
Non ho particolari ricordi dei colloqui, se non le tre famose
104

domande di Pierino: I tre pregi e i tre difetti (in coro con


Antonella, nda)
ANTONELLA: Sono rimaste nella storia
ROSALBA: Io risposi seriet, non ricordo che difetti
dissi. Pierino prendeva nota di tutto ma non dava
valutazione.
ANTONELLA: Non cercavo lavoro quando Rosalba mi
segnal per un colloquio in Serveco. Era un momento
particolare della mia vita. Rosalba mi avvis la sera prima
che il giorno dopo avrei avuto un colloquio con Pierino.
Avevo 22 anni e non avevo nemmeno mai compilato un
curriculum. Limpressione che ebbi fu di una persona che
faceva di tutto per metterti a tuo agio, quasi un padre. Mi
chiese se avessi esperienza in segreteria, se sapessi usare il
computer, se conoscessi le lingue. Penso che abbia
intravisto in me la possibilit di formarmi.
Ricordo che lambiente era bellissimo, eravamo giovani e
disponibili a lavorare tanto, non solo in termini di ore
lavorative, ma di intensit. Unintensit gioiosa, per.
Eravamo tutti nella stessa stanza, e sapevamo tutto di tutti,
perch non si poteva non ascoltare le telefonate degli altri,
per esempio. Anzi, la direzione ci suggeriva di stare attenti
alle altre telefonate, perch avremmo potuto cogliere dei
particolari importanti.
105

ROSALBA: Cerano le chiamate in prima, seconda e terza


battuta. In prima battuta rispondeva Dorella, in seconda io,
in terza Antonella.
ANTONELLA: La famigliarit che si respirava era con
tutti, anche con gli operai, che tornavano dalla raccolta e ci
raccontavano le loro storie. Eravamo un gruppo di ventenni
che scopriva un mondo nuovo. Carmelo allinizio provava
a evitare di instaurare un rapporto confidenziale. Sempre
molto preciso, ingegnere. Per noi giovanissime era difficile
stargli dietro, ma col tempo siamo cresciuti. Ora mi occupo
della parte normativa delle gare dappalto, delle
rendicontazioni dei progetti di finanziamento e delle
pratiche di iscrizioni agli albi. In quegli anni ogni giorno
cera una cosa nuova, non avevamo il tempo di pensare al
domani. Pierino per le gare dappalto scriveva lelenco dei
documenti che servivano. Per me era arabo e lui mi dava
solo linput. Ho dovuto imparare da sola ma il fatto che da
subito ho avuto delle responsabilit, ti fa crescere.
ROSALBA: Il mio lavoro consiste nel gestire le scadenze e
studiare i nuovi bandi, ho due persone che lavorano con me,
ma in quegli anni cera una frenesia che ricordo benissimo.
Pierino e Carmelo ti dicevano cosa fare, ma era lasciato
tutto alla nostra capacit di gestire le situazioni. Se
sbagliavamo, erano strigliate! Ma questo serviva a non
sbagliare pi. Non abbiamo mai avuto il tempo di capire
106

verso dove stavamo andando, perch il settore era in


continua evoluzione.
ANTONELLA: La direzione ha avuto sempre la capacit
di mettere le persone giuste al posto giusto. Non tutti sono
rimasti, ma la forza di Serveco sta nella testa, nella
direzione e nelle persone che sono state capaci di assumersi
delle responsabilit.
La prima svolta sono stati i servizi di igiene urbana a Sava
e Avetrana, acquisiti con lacquisto del ramo dazienda
della Fimco. Poi i piani di impresa approvati a San Vito dei
Normanni, a Monteparano, a Palagiano. Mi ricordo che
allinizio i progetti li studiavamo con Pierino e con Pino
Caramia. Poi Pierino deleg anche questo. Venne ad un
paio di gare con me, poi non pi. Non credo sia solo una
questione di fiducia, ma ritengo dipenda dalla sua curiosit:
dopo aver sondato il terreno e sembra essere sicuro di aver
trovato la persona giusta, delega. Probabilmente si annoia
pure.
ROSALBA: Sono daccordo. Una volta disse: Per avere
una possibilit in pi dobbiamo fare prima le cose che gli
altri non stanno vedendo. Delegare significa potersi
spostare su altro.
ANTONELLA: Forse il cambiamento labbiamo percepito
quando ci siamo trasferiti a Montemesola
107

ROSALBA: Ricordo quel periodo come un delirio, perch


dovevamo mantenere aperto lufficio di Martina e quello di
Montemesola doveva iniziare a lavorare. Fino allultimo
giorno eravamo con un computer e una tastiera sulle
ginocchia per stampare i formulari, perch il giorno
successivo gli operai dovevano lavorare. Ci siamo trasferiti
il primo luglio.
ANTONELLA:
trasferimento

Emotivamente

eravamo

contrari

al

ROSALBA: Non volevo fare orario continuato, perch la


produttivit secondo me non sarebbe stata la stessa.
ANTONELLA: Sapevamo si sarebbe interrotto il rapporto
continuo e diretto con gli operai, e che non ci sarebbe stata
pi la possibilit di scambiarsi informazioni, ma lazienda
era cresciuta e si doveva cambiare. Il trasferimento a
Montemesola coinciso con linizio del settore Bonifiche,
con la partecipazione a pi gare dappalto. un po come
quando si parte per andare alluniversit: se la vecchia vita
non ci sar pi, ce ne sar una nuova che sicuramente
porter delle cose positive.
ROSALBA: In via Villa Castelli il fatto di lavorare tutti
insieme costringeva ad essere trasparenti, perch tutti
sapevano cosa facevano gli altri. Ora invece ci pu essere
chi lavora male senza che la direzione se ne possa
108

accorgere. La vicinanza con Pierino e Carmelo ci ha


plasmato. Lazienda stata fatta, allinizio, a immagine e
somiglianza di Pierino e Carmelo e noi che siamo entrati a
lavorarci da giovanissimi, siamo stati plasmati come
volevano loro.
ANTONELLA: Non sono daccordo, credo di aver
mantenuto intatte le mie peculiarit. La capacit di Pierino
e Carmelo non sta nel cambiare le persone, ma di utilizzare
le loro caratteristiche per una precisa mansione. Sanno
come poter utilizzare al meglio le tue capacit. il compito
di ogni buon imprenditore, anche se loro sono anomali,
rispetto agli altri, almeno, in questo territorio. Soprattutto
Carmelo, che crede nelle cose fino in fondo. Ci che spinge
a fare le cose non sono i soldi, ma da una spinta etica e
sociale. Io questo percepisco da quando sono qui e questo
mi spinge a dare il mio contributo anche in termini di
proposte.
ROSALBA: Penso che il senso del mio lavoro sia
migliorare il futuro. Non mi sento una cellula singola che
fa le carte e poi va a casa, ma sento la responsabilit di fare
le cose per bene e di trasmetterne il senso anche ai nuovi.
ANTONELLA: Non tutto perfetto. Abbiamo una
dimensione tale che lufficio Risorse Umane dovrebbe
attrezzarsi diversamente, in unaccezione pi grande del
termine. Un ufficio allinterno del quale ci siano figure
109

professionali che si occupino un po dei comportamenti del


personale, affinch venga stimolato e incentivato. Perch
un conto lavorare a contatto con la direzione, un conto
fare limpiegato. C un continuo bisogno di stimoli,
soprattutto per chi fa le stesse cose da tanto tempo. Io penso
di essere fortunata, perch appartengo alla vecchia
guardia e ho vissuto momenti importanti che hanno
influito sulla mia percezione del lavoro, e per questo penso
che ai nuovi manca lesperienza fatta quando eravamo una
grande famiglia17. Forse a volte arriva un po di
stanchezza, e quindi bisogna cambiare, altrimenti si diventa
tipo amministrazione pubblica, dove si fa il minimo
indispensabile e si va a casa.
ROSALBA: Basterebbe un cambio di ufficio, un cambio di
responsabilit.
ANTONELLA: Forse i responsabili di settore sentono il
distacco dalla direzione, vorrebbero che Pierino passasse
pi spesso a chiedere se va tutto bene. Forse si sentono
come i figli maggiori che hanno meno attenzione dai

17

Lintervista stata fatta nella biblioteca di Serveco, una stanza che viene
utilizzata anche per fare riunioni. Mentre Antonella rispondeva alle
domande, Rosalba ha approfittato di quei minuti per dare una spolverata ai
telecomandi che stavano sul tavolo, anche se non sarebbe stato un compito
che gli spettava. Questa sarebbe limmagine migliore per capire il senso
dello stare in azienda per alcuni.

110

genitori. Ma Pierino getta le basi e va avanti, per questo ora


sembra sia pi concentrato sulle start up.

111

Cap. 16
Carmelo Marangi

A Montemesola, avremmo dovuto realizzare limpianto di


Recsel. Il progetto inizia nel 1996, e allora noi stavamo a
Specchia Tarantina e avevamo bisogno di spazio. La zona
industriale di Martina Franca non la considerammo proprio,
perch era mal servita e molto costosa. Tramite un
ingegnere di Martina Franca presentammo al sindaco di
Montemesola il nostro progetto. Avremmo portato lavoro,
tra le altre cose. A me e a Pierino Montemesola piaceva,
perch era a due passi dalle vie di comunicazioni pi
importanti: da casa mia a Martina a Montemesola ci metto
meno tempo che per raggiungere la zona industriale
martinese.
Ad un certo punto a Montemesola, per, cambi
lamministrazione, arriv un sindaco di Rifondazione
Comunista. Il nostro impianto divenne argomento di
112

scontro politico tanto che nel giro di qualche mese ci arriv


il diniego della concessione. Eravamo alla fine degli anni
novanta e mi ricordo precisamente una scena: eravamo in
piazza, in una specie di processo pubblico, una gogna, al
quale fummo convocati io, Pierino e Martino Aquaro, che
curava il progetto. Noi spiegammo che avremmo solo
trattato raccolta differenziata, ma ci mancava poco che ci
linciassero, che ci lanciassero i pomodori. Decidemmo di
andarcene.
Ma una delle nostre caratteristiche non darci mai per vinti.
Dopo il terreno di Venturizzo18, sarebbe stato il secondo
terreno acquistato e inutilizzato.
Attendemmo il nuovo cambio di amministrazione e
presentammo un progetto per la realizzazione di uffici e per
il rimessaggio dei camion. A Martina, inoltre, i nostri mezzi
pesanti non sarebbero mai potuti passare. Limpianto di
Recsel lo realizzammo nel 1999 a Taranto. Montemesola
stata una scelta felice, anche se allinizio, da martinese,
avevo un po di pregiudizi. Ma posso dire di non essermi
mai pentito, anzi: ladsl arrivata prima qui che a Martina
Franca, dove, qualche tempo dopo acquistammo la sede di
Consea.

18

Vedi a pagina 58

113

Cap. 17
Antonio Loparco

Allinizio avevamo pochi mezzi nostri. Ora sono un


centinaio, tra camion, furgoni, mezzi leggeri. Carmelo
allinizio si occupava direttamente di questa attivit, io
controllavo documenti e formulari di tutti i clienti.
Sono entrato in Serveco nel 1995, da un laboratorio di
analisi di Brindisi. Anche se avevo un lavoro stabile, provai
a mandare il curriculum perch per me da Cisternino
sarebbe stato pi semplice raggiungere il lavoro, invece di
andare ogni giorno a Brindisi. Nel 1995 Pierino si occupava
dei clienti pubblici e Carmelo dei clienti privati. Proprio lui
cercava un collaboratore che lo affiancasse, anche per la
gestione dellimpianto di Specchia Tarantina. Dopo il
colloquio mi dissero che avrebbero voluto provare la mia
114

esperienza di perito chimico e da settembre a dicembre,


ogni sera, finivo di lavorare a Brindisi e andavo a Martina
Franca. Mi spaventava passare da un contratto a tempo
indeterminato ad una nuova esperienza, ma tutto si
concretizz con il passaggio ufficiale, proprio a dicembre
del 1995.
Da allora, da dieci anni a questa parte, il mio lavoro non
cambiato di molto, ma alle mie prime mansioni se ne sono
aggiunte altre, in un crescendo di responsabilit.
Controllavo i documenti in arrivo degli autisti, la
programmazione dellimpianto, al quale arrivavano sia
rifiuti speciali che la raccolta differenziata. La carta andava
ad una cartiera in provincia di Salerno, la plastica in un
impianto a Brindisi e i farmaci a termodistruzione.
Verificavo che quanto dichiarato dai documenti
corrispondesse al contenuto dei camion. I rifiuti sono
classificati secondo i codici CER, che hanno valenza
europea, ma nel 1995 il codice era italiano, il CIR, che
erano strutturalmente diversi: una lettera e quattro numeri.
Se vogliamo, erano pi precisi. Una delle mie prime attivit
fu proprio quella di tradurre i codici, perch i CER sono
entrati in vigore nel 1996. Quando arrivai in Serveco
sentivo tutti parlare come in codice: Domani smaltiamo
K9999. Poi, ironia della sorte, mi sono occupato di fare
il passaggio.
115

Alla fine degli anni novanta non ci ponevamo problemi di


costi: i problemi a cui quotidianamente dovevamo trovare
una soluzione erano tanti e diversi e la sfida era, appunto,
risolverli. E basta. La voce costi non aveva una
importanza rilevante, forse anche perch la concorrenza era
minore rispetto ad oggi, che basta un camion e
unautorizzazione al trasporto dopo un corso di cinquanta
ore. Cera anche meno pressione da parte delle leggi, sia
per noi, che per i siti di produzione, per i clienti. Ogni
giorno si presentava una sfida diversa e serviva tutta la
nostra intelligenza per risolverla, e non avevamo il tempo
di pensare a cosa stavamo diventando. Forse solo nel 2001,
quando abbiamo iniziato a fare il servizio di igiene urbana.
Quando part uno dei primi servizi, a Palagiano, eravamo
tutti al matrimonio di Giuseppe Palmisano: seguimmo tutto
al telefono con i nostri collaboratori che erano sul campo.
Il punto di forza di questa azienda sono le persone, che
hanno avuto voglia di crescere oltre quello che veniva
chiesto loro. Se si vive in un clima positivo, questo si
trasmette. Ci sono divergenze, ma solo dal punto di vista
lavorativo, perch si cerca sempre di fare linteresse
dellazienda per cui si lavora e per i collaboratori di cui si
ha la responsabilit. Ancora oggi, quando mi rivolgo ai
clienti il mio primo pensiero continuare a dare stabilit ai
tredici collaboratori del settore macro raccolta.
116

Se si analizza il comportamento di Serveco nei confronti


delle altre aziende, si comprende come mai esiste e resiste
da oltre venticinque anni. Allinizio limpianto serviva solo
noi, questo avveniva fino a dieci anni fa. Ora invece serve
aziende simile alla nostra che vengono trattate almeno
come vengono trattati i nostri autisti. La correttezza e
lapertura sono stati gli strumenti con i quali ci siamo
costruiti una buona reputazione. I trasportatori vengono da
noi perch si fidano, perch non abbiamo mai rubato un
cliente a nessuno, perch se qualcuno cerca di bypassare
unazienda di raccolta per rivolgersi direttamente a noi, la
prima cosa che facciamo contattare il nostro concorrente.
Grazie a questa attitudine alla correttezza abbiamo
conservato clienti per anni. La disponibilit verso i clienti
il nostro valore aggiunto, che giustifica il fatto che, spesso,
i nostri preventivi per la gestione dei rifiuti industriali siano
pi alti della media. Cerchiamo di risolvere i problemi dei
nostri clienti, facendo crescere chi sta intorno a noi, con
lobiettivo di migliorare gli standard, differenziandoci
rispetto a chi arriva, carica il camioncino e se ne va.
Cercare sinergie con chi dovrebbe essere nostro
concorrente non un atteggiamento molto diffuso, anzi. Ma
siamo convinti che non si debba per forza fare tutto.
Ognuno deve specializzarsi e possibilmente collaborare,
perch se si ruba un cliente a qualcuno, primo o poi
qualcuno lo toglier a noi.
117

Ma, forse la crisi, forse i tempi che sono cambiati, non


sempre si riscontra lealt e rispetto. Per questo siamo
sempre alla ricerca di soluzioni e fornitori migliori, per
cercare di spendere meno noi e far spendere meno i nostri
clienti.

118

Cap. 18
Sabino Rosato

Il primo colloquio con Carmelo lo feci in auto. Non ricordo


dove dovesse andare, ma ci incontrammo davanti alla sede
di via Villa Castelli e mi propose di continuare la
chiacchierata in auto. Era un maestro nelle domande
creative e, solo col senno di poi, mi sono reso conto di cosa
cercasse. Mi chiese se mi sentivo un leader, o se sapessi
organizzare un gruppo, se avessi capacit di sintesi, o di
elaborazione, se sapessi scrivere. Mi resi conto di aver dato
limpressione di essere proprio crudo, di aver avuto solo
esperienze con i libri, fino ad allora. Pierino fu pi sintetico:
Ti vedo come un pesce lesso.
Avevo studiato prima a Torino e poi a Roma, un percorso
di studi che allepoca era considerata laurea breve,
indirizzo ambientale. A 25 anni tornai a casa con la voglia
di mettermi alla prova nel mondo del lavoro e iniziai a
119

mandare curriculum, subito dopo essermi tolto limpiccio


del militare. Serveco non la conoscevo per nulla, ma avevo
voglia di lavorare. Il colloquio and bene, evidentemente,
perch da l a poco iniziai a collaborare con Antonio
Loparco, che si occupava dellaccettazione dei rifiuti
allimpianto di Specchia Tarantina. Avendo pi
dimestichezza con il computer, mi chiedevano di fare
alcuni lavoretti. Ho realizzato il primo file in Excel per la
preventivazione. Un file che con alcune modifiche ancora
in uso. A pensare ai colleghi che sono davvero in grado di
usare programmi come il CAD, mi rendo conto di quanto
poco sapessi fare ma quanto, per lepoca, valeva.
Allinizio il lavoro poteva sembrare abitudinario, ma
significava verificare che ogni mezzo e che ogni autista
avessero le autorizzazioni e che il documento che
accompagnava i rifiuti fosse debitamente compilato.
Controlli che avevano rilevanza penale.
Nel frattempo stava nascendo lattivit di bonifica
dallamianto. Nel 1992 si smise di produrre amianto19, nel
1994 fu promulgata una legge che regolava le bonifiche20.
19

Legge 257 del 27 marzo 1992. In Italia divenne fuorilegge lavorare e


produrre amianto.
20
Decreto Ministeriale del 6 settembre 1994: Normative e metodologie
tecniche di applicazione dell'art. 6, comma 3, e dell'art. 12, comma 2, della
legge 27 marzo 1992, n. 257, relativa alla cessazione dell'impiego
dell'amianto.

120

Nel 1995 e nel 1996 la Serveco fece alcune bonifiche, ma


nel 1997 gi sapevamo che il settore sarebbe esploso.
Carmelo iniziava a fare i primi piani di bonifica ma presto
ebbe bisogno di aiuto. Ero il secondo laureato in azienda,
dopo di lui, il primo dei tanti ingegneri ambientali che poi
abbiamo avuto come collaboratori.
I primi piani di bonifica li scrivevo con Carmelo. Per me
sono stati anni terribili, perch significava sopportare uno
stress notevole, perch di una precisione e di una
pignoleria maniacale: dovevo imparare a conoscere il
mezzo, sapere se lattrezzatura funzionasse. Mi correggeva
su qualsiasi virgola, su qualsiasi frase. Ho imparato, sulla
mia pelle, ad apprezzare e condividere la forma mentis di
Carmelo. La filosofia di Carmelo semplice, una volta
compresa: le carte che produciamo vanno in giro e sono
firmate da loro. In due anni per sono riuscito a
guadagnarmi la sua fiducia. Mi sento fortunato ad aver
lavorato a stretto contatto con Carmelo, mi ha dato qualcosa
che non ho ricevuto da nessun altro e che in quella fase della
mia vita stata fondamentale. Cerco di trasmettere le stesse
cose ai miei collaboratori, ora.
Il mio lavoro cambi e inizi a piacermi di pi quando
iniziai le bonifiche. Ora facciamo pi di duecento bonifiche
allanno: dal piccolo serbatoio al grande impianto

121

industriale21. Un giorno Carmelo mi chiam e mi disse: Io


penso che il settore bonifiche lo devi gestire tu, in
autonomia. Da quel momento tutto cambiato. Era linizio
del 1999.
Le bonifiche

Figura 5 Demolizione della nave Tellaro

Il primo cantiere di bonifica ambientale stata Bufaloria, a


Martina Franca, unarea che era utilizzata come discarica.
Lappalto fu vinto da una ditta bolognese, che ce lo affid
in subappalto. Un cantiere modello: una discarica che
21

Vedi intervista a Martino Pizzigallo a pagina 38

122

diventa prato verde, peccato che ora sia abbandonato. I rifiuti


sono messi in sicurezza, isolando la matrice inquinante e
impedendo che vi penetri lacqua piovana, perch il
percolato non penetri in falda. Avevamo sviluppato un
sistema per la raccolta dellacqua piovana e per la
captazione del biogas. Attraverso questo sistema, lacqua
piovana veniva raccolta e distribuita durante i periodi di
scarsit. Sotto i teli che isolavano la matrice inquinante
abbiamo inserito un sistema che raccoglie e convoglia il gas
prodotto verso una torcia che lavrebbe bruciato. Per
entrambi i progetti serviva energia elettrica: non potendo
contare su un approvvigionamento normale, abbiamo
montato una pala eolica, la prima della storia di Serveco.

Figura 6 La bonifica di Bufaloria - Martina Franca

123

Tra le bonifiche pi impegnative ci sono quelle delle navi


militari. La prima fu la nave Stromboli: inizi proprio
durante il mio matrimonio. Lamianto sulle navi era
presente in tutte le condotte che trasportano aria e acqua.
Tutti i fluidi sono isolati con lamianto. Quando entravo nei
locali di vita, negli alloggi, nelle stanze dove si passa il
tempo libero, vedevo le condotte, coibentate con limpasto
di amianto, su cui erano incisi i classici cuoricini, le scritte
che ogni marinaio era solito lasciare. In quegli ambienti,
piccolissimi, ogni incisione corrispondeva alla liberazione
di polveri che rimanevano l. Quando prendi coscienza di
quello che significa, e ti metti nei panni di chi ci passato,
difficile sopportarlo. Iniziammo con le parti in amianto
pi evidenti, ma ogni passo avanti ci metteva di fronte alla
scoperta di altra presenza di amianto: nelle guarnizioni, nei
motori. Dappertutto. Anche nei pannelli divisori dei locali.
Man mano che le mappature sono diventate precise,
abbiamo scoperto amianto nascosto. Lultima nave
bonificata stata la San Marco, che insieme alla San
Giorgio, aveva tutta la pannellatura in amianto. Fino ad
oggi, sono poche le navi che possono dirsi definitivamente
libere dallamianto.
I cantieri possono durare da una settimana fino a tre mesi.
Mi sono rimasti impressi quelli della nave Stromboli,
quello della Garibaldi e della Vittorio Veneto, che era la
124

nave ammiraglia della Marina Militare italiana, prima che


lo fosse la Cavour.
Abbiamo fatto bonifiche anche a Casale Monferrato, dove
cera lEternit. Dovevamo realizzare la bonifica di un tetto
delledificio della palazzina uffici, lultima struttura ancora
in piedi dellazienda. Dovevamo semplicemente togliere la
copertura in amianto e metterne unaltra. Solo che ci
rendemmo conto che in quel luogo tutto era fatto di
amianto, dai pavimenti, alle pareti. I radiatori, le scrivanie,
le sedie. Qualsiasi oggetto era in amianto. Era il 2005.
Nel 2010 abbiamo smantellato tutto lamianto della Belleli
di Taranto, un lavoro che ci fu affidato da Marcegaglia.
Centomila metri quadrati di copertura di tetti sostituiti con
pannelli solari, un cantiere di otto mesi, con oltre cinquanta
persone a lavorare. Non abbiamo mai subappaltato le
bonifiche, soprattutto quelle che riguardano lamianto,
perch ci sono troppi rischi e responsabilit. Non ci va di
mettere in gioco il nome Serveco per la possibile leggerezza
di un subappaltatore. Preferiamo guadagnare un euro in
meno ma avere un lavoro fatto bene.
Il trasferimento a Montemesola
Non era ancora obbligatorio per i comuni fare la raccolta
differenziata. Lo divenne con il decreto Ronchi, dieci anni
dopo la nascita di Serveco, nel 1997. In quegli anni
125

conquistammo una fetta importante di mercato, gestendo la


raccolta differenziata in oltre quaranta comuni tra Puglia e
Basilicata,
stimolando
contemporaneamente
alla
sensibilizzazione. Dal 1997 al 2001 ci fu unaccelerazione
improvvisa, di tutto il sistema. Avevamo un vantaggio
competitivo
rispetto
alla
concorrenza,
dovuto
allesperienza con la differenziata.
Eravamo diventati oltre cento. A Martina Franca stavamo
stretti e non potevamo affittare pi altri locali. Ci
trasferimmo nella palazzina di Montemesola, che avrebbe
ospitato uffici, il parco mezzi e lofficina22. Il principio di
delega, uno dei cardini aziendali, sarebbe stato ancora pi
rafforzato, perch il rapporto diretto con la direzione
sarebbe stato impossibile.
Pierino e Carmelo sono molto diversi tra loro, quasi agli
antipodi. Il primo un imprenditore, ha la capacit di
vedere lontano, ha le idee. Carmelo invece depositario di
conoscenze tecniche. La loro diversit stata la loro forza.
Nel tempo sono cambiati, Pierino diventato meno
spensierato, mentre Carmelo si ammorbidito. Lavorare in
Serveco duro. Coordino e gestisco un gruppo composto
da otto ingegneri, un geologo e trenta operai, sparsi in Italia.
Sul mercato penso che aziende come la nostra ce ne sono
davvero poche, almeno, dalle nostre parti. Ho avuto diverse
22

Vedi intervista a Carmelo Marangi a pagina 112

126

proposte di lavoro, che ho rifiutato sempre perch sono


convinto che non si possa costruire un rapporto fiduciario
con la direzione cos come ho fatto in Serveco. Qui sento di
essere apprezzato e stimato e io ricambio la loro stima. Io
lavoro qui come se limpresa fosse mia, mi muovo in
autonomia, perch so quello che faccio e quello che faccio
per il bene dellazienda. Ho raccolto la sfida che mi lanci
Carmelo anni fa, ho trovato un senso al mio lavoro,
consapevole di fare qualcosa di buono, per me, per
lazienda e per il mondo.

127

Cap. 19
Pierino Chirulli

Le norme sulla differenziata cambiavano e costringevamo


ad aumentare la percentuale raccolta. Con le campane si era
raggiunto il limite, non era pi possibile andare oltre.
Potevamo mettere pi campane, ma avrebbe significato
riempire la citt di contenitori. Si doveva trovare una
soluzione.
Mentre ero in Trentino, in vacanza, osservai come facevano
il porta a porta a Merano. Utilizzavano il codice a barre
sullindifferenziata. Era unidea ma non applicabile
specularmente al sud. Quando tornai in Puglia contattammo
la software house e verificammo che fosse possibile
inserirlo sulle buste della differenziata: il sistema delle
campane per il momento non sarebbe stato sostituito ma
potenziato.
128

Siamo stati i primi in Puglia a sperimentare la raccolta porta


a porta di plastica e carta, iniziammo a Ginosa e a
Castellaneta. Avevamo scelto le buste bianche per la carta
e le buste gialle per la plastica. Studiammo con attenzione
che tipo di buste usare, la grandezza, il peso. Decidemmo
di utilizzare una busta sottile ma pi grande per la plastica
e una busta pi piccola e pi spessa per la carta, in modo
tale da offrire un ulteriore servizio al cittadino.
Ci inventammo un sistema di incentivi: pi differenziata si
conferiva pi si acquisivano punti che potevano essere spesi
nei supermercati della zona. una triangolazione perfetta:
tutti traevano vantaggio. Si differenziava di pi, i cittadini
risparmiavano sulla spesa e le attivit commerciali avevano
pubblicit. Utilizzammo il sistema dei codici a barre per
premiare invece che punire, come facevano al nord.
La sensibilit alla differenziata da parte dei cittadini
aumentata e con essa anche le percentuali di raccolta.
Grazie al sistema del porta a porta, a Faggiano, un comune
che attualmente serviamo, abbiamo superato l80% di
differenziata. Con le campane era impossibile pensarlo,
perch ha una saturazione molto bassa in termini di volumi.
Tutto quello che non si pu differenziare, pu essere
conferito allisola ecologica. A Grottaglie abbiamo
realizzato la prima isola ecologica di tutta la Puglia,
raccogliamo oltre venti tipi di rifiuti. Agli inizi degli anni
129

novanta, quando iniziammo, aprivamo solo tre volte a


settimana, ora invece siamo aperti sempre.
Serveco ha cercato sempre di anticipare i tempi,
sperimentando sistemi innovativi per la raccolta dei rifiuti.
Siamo stati i primi in molte attivit, ma siccome i servizi
non possono essere brevettati, qualcuno pu ripeterli
uguali. Pu essere un vantaggio, perch significa che tutti
camminiamo sulla stessa strada e questo ci spinge ad andare
ancora oltre. Abbiamo introdotto uninnovazione anche per
le campane, che prima erano tutte in plastica o in
vetroresina, nessuna in metallo, che sarebbe stata pi
resistente. Solo unazienda tedesca realizzava prodotti del
genere, ma costavano troppo ed erano pesanti. Trovammo
un fornitore locale che accett di produrle su un nostro
progetto. Il porta a porta labbiamo innovato, introducendo
i codici individuali che fanno riferimento al contenitore e
non alle buste, perch stampare le etichette adesive sulle
buste era un costo.
La regola sempre la stessa: anticipare gli eventi. Se si
capaci di anticipare gli eventi, si entra in territorio senza
regole e quindi si possono inventare. Quando gli altri
arrivano, noi siamo gi andati avanti.

130

Cap. 20
Pino Caramia

Il 1997 fu un anno di svolta per il settore dei rifiuti, perch


a febbraio vide la luce il famoso decreto Ronchi. Uno dei
meriti di quel decreto fu istituire il principio di chi inquina
paga e la differenziata pass da un motivo di vanto per
qualche amministratore lungimirante a un vero e proprio
obbligo. Proprio in quellanno Pierino mi propose di
iniziare a collaborare con Serveco, cosa a cui ambivo da
qualche anno. Ero il presidente della sezione locale del
WWF di Martina Franca e anche se non avevo una
formazione precisamente ambientale, dato che ero laureato
in scienze economico-bancarie, ma avevo una certa
predisposizione verso i temi del rispetto della natura e
dellambiente in generale. Il mio compito sarebbe stato
quello di istruire i Comuni che la Regione aveva stanziato
dei fondi per linizio della raccolta differenziata, come
131

previsto da decreto Ronchi. Era un lavoro che di solito


svolgeva Pierino ma lazienda cresceva ed era arrivato il
momento di delegare anche in quel settore. Sono uscito per
appuntamenti solo un paio di volte con lui, diventai quasi
subito autonomo. Il primo appuntamento fu al comune di
Sava, dove la riunione inizi con una specie di scontro, ma
poi i toni si ammorbidirono. Secondo la mia esperienza
quasi tutti gli incontri con la pubblica amministrazione
iniziano a quella maniera.
Ogni giorno avevo un elenco di comuni da contattare e i
relativi referenti. Fissavo gli appuntamenti e proponevo le
progettazioni che, sostanzialmente, preparavo io stesso. Si
trattava di proporre di installare le campane della
differenziata in citt, oppure, qualora gi ci fossero, di
aumentarne il numero. Ogni comune acquistava campane
proprie e conseguentemente si adeguavano i contratti di
servizio. Andando a memoria, grazie al decreto Ronchi e
alle azioni messe in campo in questo verso, il fatturato
dellazienda raddoppi.
Dopo questa esperienza, il settore della differenziata di
Serveco doveva strutturarsi meglio, e Pierino e Carmelo mi
chiesero di seguirlo per coordinare tutti i servizi di
differenziata. In quel periodo ci furono altri importanti
inserimenti che sono rimasti nella storia di Serveco: Sabino

132

Rosato arriv una settimana prima (o dopo) di me;


Giuseppe Palmisano un mese prima.
Nel 1998 introducemmo il porta a porta.
Ero affamato, volevo compensare le mie lacune e leggevo
e studiavo tutto quello che potevo in merito allambiente e
alla raccolta dei rifiuti. Era una formazione on the job,
come si direbbe ora. In un articolo di una rivista alla quale
eravamo abbonati si raccontava che cerano dei timidi
tentavi al nord, un porta a porta intelligente con lutilizzo di
un codice a barre. Pierino mi chiese di contattare la
software house per avere maggiori informazioni. Il codice
a barre era fatto in Tyvec23 e veniva fino ad allora applicato
sui
sacchetti
dellindifferenziata,
sulla
scia
dellimplementazione di un sistema tariffario di cui gi
parlava il decreto Ronchi, col principio di far pagare di pi
in funzione dei rifiuti indifferenziati prodotti. Al sud questo
sistema non poteva funzionare. Quando contattammo la
software house proponemmo di farlo sulla differenziata.
Comprammo le macchine per stampare e il software.
Iniziammo la sperimentazione nei comuni di Ginosa e di
Castellaneta, dove potevamo, facevamo finanziare il
23

Il Tyvek un tessuto non tessuto creato e brevettato dalla DuPont che ne


ha registrato anche il marchio. un materiale sintetico simile alla carta,
difficile da strappare ma facilmente tagliabile con forbici o coltello.
composto anche da fibre di polietilene ad alta densit (fonte:
it.wikipedia.org)

133

servizio dalla Regione Puglia. Raccoglievamo carta,


plastica e lattine, tenendo fuori deliberatamente il vetro, pi
pericoloso da gestire per le famiglie. In quegli anni non si
parlava ancora della frazione organica che poi abbiamo
imparato sarebbe stata la parte pi importante della raccolta
differenziata.
Serveco fu individuata da Comieco24 per iniziare la
sperimentazione della raccolta differenziata del tetrapak, un
materiale poliaccoppiato: c carta, plastica e alluminio.
Lazienda che produce il tetrapak aveva dato mandato a
Comieco di sperimentare la differenziata o con la plastica o
con la carta. Furono scelti tre comuni, uno al nord, uno al
centro e uno al sud. Cera Abbiate Grasso, un comune
vicino a Pistoia e Ginosa e Castellaneta. Comieco scelse pi
che altro la nostra azienda. Dopo qualche tempo il
responsabile di Comieco venne al sud a fare le riprese e
comment con una frase che mi rimasta impressa:
Quando far vedere le riprese fatte ad Abbiate Grasso e a
Pistoia e a Ginosa e a Castellaneta, sfider i miei colleghi

24

Comieco il Consorzio Nazionale Recupero e Riciclo degli Imballaggi a


base Cellulosica. La sua finalit il riciclo e il recupero degli imballaggi di
origine cellulosica. I Consorziati di Comieco sono produttori, importatori e
trasformatori di materiale e di imballaggi cellulosici (fonte:
www.comieco.org)

134

milanesi a dire che sono state fatte al sud. Risult la


sperimentazione pi performante25.
Con il porta a porta la differenziata raddoppi: si pass
dal 7% al 15%.
I nostri servizi andavano anche oltre i nostri compiti.
Spesso ci facevamo carico delle progettazioni, solo per
velocizzare i servizi. Non cerano ancora esperti del settore
e soprattutto per noi era una continua sperimentazione,
perch non facendo nessuno il porta a porta, non potevamo
copiare da nessuno. Siamo stati capaci di convincere gli
amministratori perch eravamo prima di tutto noi a
crederci.
Come al solito siamo stati avvantaggiati dalla capacit di
Serveco di vedere un po pi in l. La sperimentazione del
porta a porta dur diciotto mesi. Poi iniziammo a introdurla
25 Le prime sperimentazioni sono partite nel 2000 con una Ricerca
dell'Universit di Bologna che ha studiato la possibilit di raccogliere il
cartone per bevande con la carta da macero, evidenziando che la soglia di
tolleranza per la presenza dei contenitori Tetra Pak insieme alla carta si
attesta al 3%. Comieco ha verificato, analizzando i risultati del progetto
pilota di raccolta dei contenitori Tetra Pak con la Carta a Castellaneta Ginosa,
che la presenza media dei cartoni per bevande insieme alla carta si attesta
all'1,8%. La Ricerca dell'Universit di Bologna, confrontando le due
percentuali, ha attestato che la modalit di raccolta carta insieme a cartone
per bevande una soluzione ottimale.(fonte: rifiutilab.it).
Si pu sostenere, quindi, che la raccolta differenziata del tetrapak in Italia si
fa grazie al lavoro fatto da Serveco.

135

come proposta migliorativa nelle gare per ligiene urbana a


cui avevamo iniziato a partecipare. Nel 1998 la Serveco
rilev un ramo dazienda dalla Fimco, che gestiva i servizi
a Sava e Avetrana. Fu un investimento fondamentale,
perch ci permise di acquisire un requisito fondamentale
per partecipare alle gare dappalto per i servizi di igiene
urbana.
La prima gara fu per il comune di Pulsano. Non la
vincemmo, ma per noi rappresent una svolta importante.
Ci presentammo in ATI con lEcologica di Taranto.
Passammo una notte intera a controllare i documenti:
eravamo io, Pierino, un ingegnere di Ecologica e le
immancabili Rosalba e Antonella. La mattina successiva,
con la macchina di Pierino portammo la nostra offerta,
arrivammo allultimo minuto.
Da quel momento in poi le gare le preparammo da soli, io
con Antonella Scatigna a cui poi si affianc Carlo Zizzi.
La prima gara vinta fu quella di Maruggio. Iniziammo il
servizio il primo settembre 1999. Quando iniziammo a
pianificare i costi per gli investimenti mi resi conto che si
trattava di cifre enormi, che allepoca mi spaventavano.
Pierino e Carmelo mi diedero molta fiducia in quel
momento. Iniziai ad approcciarmi alla selezione del
personale, alla scelta dei fornitori, alla contrattazione dei
prezzi. Pi ci avvicinavamo al giorno di inizio del servizio,
136

meno dormivo di notte. Ricordo che ci fu un operaio che


condivise con me quellesperienza, uno di quelli che
considero tuttora tra i migliori: Donato Bruno.
La fiducia da parte della direzione ha permesso a molti di
noi di muoverci in autonomia, facendoci sentire lazienda
come se fosse nostra. Anche se il tempo e gli impegni
lavorativi ci hanno allontanato da Pierino e Carmelo, siamo
consapevoli che manteniamo la stessa visione, che le nostre
scelte sono le stesse che avrebbero fatto Pierino e Carmelo.
Serveco ha scelto un proprio stile e lo porta avanti con
convinzione da sempre, a cominciare del modo di
presentarsi degli operai, che sono sempre vestiti di tutto
punto. Se prima eravamo noi a guardare gli altri, ora sono
gli altri a guardare noi. Ce lo dicono i nostri fornitori che
spesso si presentano ad altre aziende dicendo proprio di
lavorare con noi.
Due sono stati i momenti topici, per il nostro settore,
secondo me. Il primo stato dal 1999 al 2001, quando fu
emanata una legge di stabilizzazione dei lavoratori
socialmente utili tramite affidamenti diretti, su progetti
precisi. Con Pierino mettemmo a punto una strategia per
stabilizzare gli LSU nei servizi di igiene urbana, preferendo
in comuni in cui gi lavoravamo. Il secondo momento
stato l8 settembre 2003, durante lalluvione a Palagiano,
137

quando la nostra azienda ha svolto un lavoro fondamentale,


pulendo il territorio da tutti i rifiuti.

138

Cap. 21
Pierino Chirulli

La scelta dei collaboratori di Serveco non mai stata


casuale, abbiamo sempre prediletto persone che erano
idealmente vicine a noi, perch non sarebbe stato possibile
sensibilizzare una classe, o unamministrazione locale,
sulla differenziata se non si profondamente convinti.
Abbiamo coinvolto persone sensibili, dando loro la
possibilit di trasformare una loro attitudine in lavoro. Se
vero che molti nostri responsabili fanno attivit
associazionistica non un caso: da un punto di vista
imprenditoriale, sono le persone che hanno gi attitudine
alla leadership. Pino Caramia lho conosciuto nel WWF,
per esempio.
La nostra azienda ha sempre avuto una attenzione
particolare per i valori e per laspetto etico. Se avessimo
introdotto figure manageriali di vecchio stampo, il cui
139

unico scopo sarebbe stato fare business, abituati a calcolare


cifre e far rispettare gerarchie, il nostro lavoro sarebbe stato
pi difficile. Abbiamo avuto qualcuno di questi tra i nostri,
ma abbiamo avuto difficolt a mantenerli allinterno
dellazienda. C stato un momento durante il quale ci
serviva un responsabile del personale: trovammo una
persona che aveva avuto questa esperienza, in unaltra
azienda. Ma era abituato alle gerarchie. Troppo abituato.
Tanto che il suo atteggiamento nei confronti miei o di
Carmelo era quasi di sottomissione invece che di
collaborazione. Dur due mesi. La gerarchia per noi non
fondamentale, tutti possono parlare con tutti.
Chi mi chiama padrone, o commendatore, o Chirulli,
mi mette in difficolt, mi sento pi a mio agio quando le
persone mi danno del tu, perch essere un capo non ha
senso se c bisogno di ribadirlo, di sottolinearlo con
appellativi o titoli. Devono essere gli altri a riconoscere il
ruolo e noi ci sforziamo di non imporre nulla, ma di
indirizzare. Se si impone qualcosa linterlocutore si
intimidisce e non d il meglio di s. Per questo abbiamo
sempre preferito i giovani, che sono pi flessibili
mentalmente, che possono essere formati anche
inconsapevolmente, in modo che il nostro modo di fare per
loro diventa naturale.

140

Inoltre abbiamo sempre coinvolto i nostri collaboratori, sia


nei momenti pi felici che in quelli pi difficile. C stato
un momento durante il quale la nostra azienda rischiava di
subire un colpo da cui difficilmente si sarebbe ripresa: in
quindici giorni ci bloccarono tre impianti. Un colpo dal
quale non facile riprendersi perch metteva a rischio non
solo tutto il nostro lavoro fino ad allora, ma anche il futuro
dei nostri collaboratori.
Decidemmo di fare unassemblea plenaria, con tutti i
dipendenti di tutte le aziende, durante la quale spiegammo
cosa stava accadendo e qual era il nostro punto di vista.
Grazie alla fiducia che si era generata negli anni e sulla
quale avevamo investito molto, riuscimmo a fare quadrato
e superare quel brutto momento.
La nostra forza sono le persone, sono la nostra carta
vincente. Forse con questo atteggiamento siamo diventati
meno ricchi ma di sicuro la nostra vita pi leggera.

141

Cap. 22
Lella Miccolis

Io e Marino26 avevamo presentato una richiesta di


finanziamento, molto agevolato. Avevamo voglia di
costruire qualcosa e soprattutto di costruirla nel nostro
territorio. Eravamo pi o meno negli anni 2000.
Superammo la prima fase e stavamo per approdare alla
seconda fase. Noi chiedemmo 5 miliardi di lire. Non
eravamo figli di imprenditori, e le nostre famiglie non
potevano aiutarci economicamente in questa avventura. A
Roma, quando ci convocarono, ci fu una doccia fredda: ci
dissero che serviva il 9% del finanziamento, che era poco,
ma era il 9% di 5 miliardi, a cui dovevamo aggiungere
lanticipo dellIVA, di alcuni costi non riconoscibili, e di
altri non prevedibili. Cerano altre cifre con cui non
eravamo nemmeno abituati a ragionare, figuriamoci a
26

Marino Mongelli, socio fondatore di Progeva

142

gestire. Rientrando in macchina, da Roma, con Marino,


discutemmo su chi poteva aiutarci. Ero certa che le banche
non sarebbero state interessate, perch chiedono garanzie
di almeno due volte e mezza la cifra di cui avevamo
bisogno. Ma anche se le nostre famiglie avessero avuto
delle propriet, non volevamo far scommettere qualcun
altro su un progetto nosto. Un conto avere parenti
imprenditori, che sanno cos il rischio.
Dovevamo trovare un socio finanziatore, ma Marino
temeva che qualcuno ci avrebbe potuto rubare lidea,
perch il timore non era la possibilit di perdere profitto,
ma il rischio che qualcuno si appropriasse della nostra idea.
Eravamo orgogliosi e contemporaneamente presuntuosi
che potevamo gestirla.
Ricordo ancora come se fosse oggi, stavamo mangiando un
pezzo di focaccia seduti su una panchina, a Noci, il mio
paese dorigine, e mi venne in mente che qualche anno
prima avevo fatto il tutor in un corso di formazione.
Durante il corso avevamo organizzato una visita guidata
alla Serveco, che allepoca era in via Villa Castelli, a
Martina Franca, che si risolse con un colloquio con Pierino,
nella sala riunioni. Lui mi colp, perch raccont i suoi inizi
con Carmelo, le difficolt, il fatto che avevano individuato
una nicchia di settore e ci avevano lavorato tanto.

143

A Marino gli raccontai di questo episodio e proposi di


provare a contattarlo, anche se non si occupavano di
compostaggio. Mi presentai, quindi, in Serveco, per
prendere un appuntamento. Mi ricordo che ci fu una
barriera che era Antonio Loparco, il classico filtro. Non
riuscii a parlare con Pierino, ma non mi fu mai passato.
Allepoca non si usavano le mail, quindi o si andava di
persona o si telefonava. Raccontavo che avevo una
proposta da fare, ma ero generica, perch non volevo dire
troppo. Forse questa genericit mi faceva rimbalzare.
Siccome non mi do mai per vinta, provai attraverso una
persona di Martina Franca che conoscevo, a cui chiesi un
contatto con qualcuno di Serveco.
Lui conosceva Vito Pasculli, un loro socio. Siccome il
tempo stava scadendo, non potevamo perdere tempo e
iniziai a condividere pi informazioni sul nostro progetto.
Il mio amico mi diede il numero di Vito Pasculli. Lo
chiamai una mattina, mentre ero in macchina. Mi ricordo
benissimo: lui fu gentilissimo. Disse che forse potevano
essere interessati, perch anni prima Carmelo aveva
progettato un piccolissimo impianto di trattamento per un
allevamento di conigli e per questo forse poteva costituire
un precedente.
Chiam Carmelo che gli diede lok per avere il suo numero
di cellulare. Non avevamo molto tempo: lo chiamai di
144

sabato pomeriggio, appena ricevetti il numero da Vito.


Spiegai che non avevamo pi tempo, perch avevamo
bisogno di una risposta immediata, anche se fosse negativa.
Questo modo di fare, forse, lo intrig. Mi disse: Chiamo il
mio socio e se lui disponibile luned sera, ci vediamo. Mi
richiam il luned mattina. Ero al lavoro, in una riunione.
Appena vidi il numero mi allontanai per rispondere.
Carmelo ci diede appuntamento per la sera stessa,
nellufficio di Vito Pasculli. Mi ricordo benissimo anche in
quale stanza entrammo. Ci vedemmo in una stazione di
servizio nei pressi dellufficio e ci incontrammo con Pierino
e Carmelo. Mi ricordo che intorno al tavolo riunioni ci
disponemmo io e Marino da un lato e loro due dallaltro.
Io spiegai quello di cui avevamo bisogno e dissi loro che
avevamo bisogno di una risposta subito. Mostrarono
interesse, ma la risposta ce la diedero il giorno dopo. Noi,
comunque, avevamo fretta. Da quando eravamo tornati da
Roma avevo dovuto convincere Marino per trovare un altro
socio, avevamo fatto il giro delle banche, avevamo perso
tempo per incontrare loro, e quindi il tempo era davvero
quasi finito.
Avevamo incontrato altri imprenditori. Era difficile trovare
persone che avessero le caratteristiche adatte. Un
imprenditore di Putignano con noi commise un errore: a
parte il primo incontro, durante i successivi mandava il
145

proprio commercialista. Avevamo commesso la leggerezza


di dare a lui il nostro business plan, che non ci fu mai
restituito. Non ci disse no di persona, anzi, si negava.
Solo quando ci piazzammo sotto il suo ufficio, ci fece dare
la risposta negativa dalla sua segretaria. Ancora oggi, ha
una copia del nostro business plan.
Per questo episodio, quando incontrammo Pierino e
Carmelo, scaricai su di loro tutta la tensione accumulata, e
per questo forse usai un tono molto forte. Loro comunque
ci sembrarono completamente diversi. Innanzitutto vennero
entrambi e ci ascoltarono. Poi non ci rinviarono al
commercialista. Nella fase iniziale non poteva esserci. Poi
mi piacque il fatto che i punti critici, come la relazione
sentimentale tra me e Marino, ce li dissero subito,
schiettamente. Mi ricordo che Carmelo raccont
lesperienza di una donna che stimava molto,
professionalmente, che ad un certo punto li deluse.
Apprezzai che mi fu detto direttamente, ma risposi che
lidea era mia quanto di Marino, e spiegai loro che non
avevo intenzione di rinunciare. Se la cosa si doveva fare, si
doveva fare anche con me.
Dopo due giorni ci chiamarono per fissare un altro incontro,
che facemmo nella stessa stanza del primo. Progeva per noi
era come un figlio, e quando ci richiamarono non sapevo se
essere felice o meno, perch ci saremmo messi nelle mani
146

di qualcuno senza sapere come sarebbe andata la cosa.


Avremmo condiviso nostro figlio con un estraneo. Al
telefono ci dissero s, ma avremmo dovuto discutere
personalmente dei dettagli. I nostri sentimenti erano misti,
tra felicit e preoccupazione.
Devo dire la verit, ci piacemmo fin da subito e fin da subito
notammo le differenze reciproche. A me il diverso mi attrae
perch mi completa e mi arricchisce. Io tendenzialmente
rifuggo da persone identiche. Ci rendemmo conto che le
cose sarebbero andati avanti, soprattutto il progetto di
finanziamento, ma contemporaneamente sapevamo che lo
stesso progetto non sarebbe pi stato solo nostro. Da qui
partita lavventura della seconda fase, della presentazione
del progetto esecutivo.
Durante il secondo incontro ci viene rappresentata la
ripartizione societaria, durante il quale Pierino ci spieg
come dovevano andare le cose e noi, sinceramente, non
avevamo un grosso potere contrattuale. Noi portavamo due
cose: lidea e lapprovazione della prima parte del progetto.
La partecipazione di Serveco non era solo del 9%, perch
loro poi non hanno messo solo quello.
Spiegammo che iniziava la seconda fase del progetto
esecutivo e Pierino chiese a Marino di licenziarsi perch
doveva dedicarsi esclusivamente al progetto. Allepoca
Marino era dipendente di un impianto di compostaggio di
147

Molfetta. Non avrebbe avuto la stessa somma che prendeva


da dipendente. Sarebbe stato ospitato in Serveco, a
Montemesola. Io continuavo a lavorare come formatrice,
ma dando una mano gratuitamente. Marino si licenzi:
mandammo allaria quello che facevamo allora per
dedicarci al progetto. Fu un atto di fiducia reciproca: un
patto tra estranei, che potrebbe valere pi di tanti patti tra
persone che si conoscono. Questo patto lo manteniamo
ancora e la societ la stessa di quella fondata allora.
Mi ricordo che il primo giorno in cui Marino si doveva
insediare, mi invitarono e ci fecero fare il giro della loro
sede e ci fecero conoscere tutte le persone che al momento
lavoravano con loro. Senza dircelo, in maniera naturale,
definimmo quali sarebbero stati i ruoli. Dopo la
progettazione esecutiva bisognava iniziare ad avere i
rapporti con i fornitori, affrontare questioni commerciali e
amministrative. Pierino si aspettava che fossi io a prendere
di petto questi problemi. Io in buona fede, magari distratta
dal mio lavoro, non mi impegnai immediatamente. Un
giorno ci convoc, era solo lui, nellufficio di Marino, con
un tono fermo e deciso, mi fece capire che quelle cose
spettavamo a me e che lavrei dovuto fare io ed era rimasto
un po deluso. Fu per me un grosso insegnamento, anche
perch fu una sfida che colsi immediatamente. I problemi
dovevano essere risolti subito e positivamente. La cosa che
mi meravigli, fu che riuscii a risolverlo facilmente. Non
148

c mai stato pi un rimprovero di Pierino, ma soprattutto


laver risolto positivamente e in breve tempo un problema
di cui non mi ero mai occupata, mi ha dato molta sicurezza.
Da allora andavo da Pierino solo per raccontare quello che
avevo fatto, non a chiedere cosa dovevo fare. La storia
fatta di fatti, e non pi di parole.
Secondo la mia esperienza il punto di forza di Serveco
lunione tra Pierino e Carmelo: nessuno pu fare a meno
dellaltro. Loro ne sono consapevoli, lhanno misurata negli
anni. una forza inscindibile, non una semplice somma:
Pierino + Carmelo sono N, un valore esponenziale. Sono
forti e inseparabili. Sono entrambi curiosi, innamorati del
nuovo e del diverso. Gli piace il contagio, per cui spesso si
attorniano di nuove persone a cui danno fiducia e da cui
hanno fiducia. Ma questo pluralismo, portato
allesasperazione pu essere un punto di debolezza. Questa
estrema curiosit potrebbe distrarli da quello che nato
prima e che continua a funzionare. Imprenditori cos sono
una rarit, soprattutto al Sud, perch sono innanzitutto
brave persone e quindi sono bravi imprenditori. Questa
equazione pi difficile da incontrare di quanto si pensi.

149

Cap. 23
Conclusioni

C qualcosa di grandioso nella capacit di prevedere il


futuro. Riuscire a immaginare quello che sar tra dieci o
ventanni permette di anticipare le mosse e trovarsi
preparati rispetto ai cambiamenti di scenari. Eppure il
futuro qualcosa che viene costruito giorno per giorno,
azione dopo azione, parola dopo parola, da tutti,
indistintamente. Un po come leffetto farfalla, le decisioni
prese oggi influiscono sui giorni a venire in maniera
determinante ma non serve illudersi che tutti noi abbiamo
lo stesso peso nelle storie e nella Storia. Le decisioni prese
alla fine degli anni ottanta a Martina Franca da due ex
compagni di scuola hanno influito sul futuro di decine di
migliaia di persone, tante quante sono i cittadini ora serviti
da Serveco per i servizi di igiene urbana, per esempio.
Ancora pi direttamente, quelle decisioni hanno influito
150

sulla vita dei dipendenti, dei collaboratori, di quattrocento


persone impiegate nelle aziende del gruppo, dagli ingegneri
ambientali agli operai che montano i volani che permettono
agli ascensori di risparmiare energia. Chi sa se Faggiano
avrebbe mai potuto raggiungere l80% di raccolta
differenziata, per esempio, o se il porta a porta sarebbe stato
introdotto in Puglia gi ai primi del 2000.
Lidea di partecipare a qualcosa di importante aleggia nelle
domande degli intervistati. Sembra, a rileggere con
attenzione tra le righe delle loro parole, di essersi sentiti
quasi dei precursori, degli esploratori, e che Serveco per
loro non rappresentava lufficio dove andare a sbattersi
ogni mattina, ma un gruppo di persone che facevano (e
fanno) cose buone. Col tempo le cose sono cambiate,
perch la capacit di immaginare il futuro, accompagnata
da quella di ponderare con attenzione ogni passo da mettere
ha portato Serveco ad essere al centro di un gruppo di
aziende che si occupano di ambiente e innovazione. Le
scelte prese ora hanno un peso specifico ben diverso e non
solo devono anticipare il futuro, ma possono partecipare a
determinarlo. Un conto sono le idee di un giovane
ingegnere di poco meno di venticinque anni, un conto sono
quelle del direttore tecnico dellazienda che gestisce la
raccolta dei pneumatici fuori uso in tutta la Sicilia, un conto
sono le parole del banconista di un emporio edile, un conto
sono quelle dellamministratore della societ che fa le
151

bonifiche ambientali nel porto di Mestre. Ora Serveco


determina il futuro (nella misura in cui agisce sul territorio)
e il lavoro di immaginazione ha un enorme peso di
responsabilit.
Detto questo, la sfida futura che lazienda dovr trovarsi ad
affrontare ha due facce. La prima proprio quella di non
perdere quellinnocenza con la quale guardavano il mondo
due ragazzi di Martina Franca alla fine degli anni 80, e
contemporaneamente continuare a trasmettere quel senso di
avventura con cui hanno coinvolto i primi dipendenti.
Non una sfida semplice, anche perch il contesto sociale
e economico in cui ci si muove fortemente cambiato. I
territori inesplorati dal punto di vista imprenditoriale sono
diversi, per certi versi ristretti, per altri ampissimi e la crisi
economica ha di molto condizionato lapproccio al lavoro,
diffondendo il timore che tutto da un momento allaltro
possa finire, un senso di precariet anche esistenziale.
Limmaginazione del futuro passa quindi dalla ricerca di
una standardizzazione dellapproccio innovativo al lavoro,
creativo nella risoluzione dei problemi e dalla necessit di
sostenere il costo di tutto questo, senza perdere lobiettivo
iniziale per il quale lazienda nasce, cio fare della tutela
dellambiente un lavoro costante e quotidiano. Ma anche, e
questo sembra il passaggio pi difficile, imparare a fare a
meno dello sguardo di Pierino e Carmelo, non perch
152

divenuto inutile, ma proprio perch non deve considerarsi


determinante, considerando anche il valore che sempre
stato dato alla delega.
Unire freschezza e esperienza, guardare al futuro con
strumenti pi precisi e immaginare scenari trasversali:
ecco, probabilmente, da dove nasce linteresse per le start
up e quale ruolo determinante potr giocare nei
cambiamenti che lazienda vivr. Chi si trover a prendere
decisioni, a portare avanti il lavoro iniziato nel 1987 dovr
fare i conti anche con la posizione che Serveco ha assunto
nellimmaginario territoriale, come buona azienda, attenta
agli standard qualitativi e al rapporto con i propri
collaboratori. Cos come la Serveco esempio per chi al
di fuori, cos la storia di Serveco pu divenire esempio per
le nuove generazioni che occuperanno gli uffici, saliranno
sui camion, accenderanno i computer dellazienda nata a
Martina Franca da un sogno di due ragazzi del 1960, per i
quali uno pi uno ha fatto sempre, almeno, tre.

153

Postfazione

Nella mia intensa attivit di operatore culturale ho trovato


tra gli imprenditori molta sensibilit. Spesso troppo
facilmente si rappresenta il mondo delle imprese agli
antipodi rispetto al mondo della cultura, ma anche vero
che senza questi moderni mecenati, tanto di quello che
facciamo sarebbe impossibile pure pensarlo. Col passare
degli anni, con i fondi di sostegno pubblico che si
assottigliano sempre di pi, solo i privati hanno la
possibilit di intervenire per tutelare i beni culturali e
valorizzarli. Basti pensare al restauro dellArco di Santo
Stefano a Martina Franca, i cui lavori sono stati interamente
sostenuti da privati mecenati, oppure al ben pi famoso
restauro del Colosseo di Roma.

154

Se tanti sono e sono stati gli imprenditori che hanno


sostenuto gli impegni della Fondazione Nuove Proposte, il
rapporto che si stabilito con Serveco e in particolare con
Pierino Chirulli posso definirlo unico, senza timore di
essere smentito. Al di l della generosit, appunto, dal
primo momento con Serveco si stabilito un legame
particolare, tanto da divenire la stessa azienda operatrice
culturale. Penso alle attivit svolte con le biblioteche
scolastiche nellambito del Premio Ciaia, nel 2003, quando
insieme a Serveco abbiamo donato decine di volumi alle
scuole dei paesi serviti dallazienda, contribuendo ad aprire
alla citt lofferta di libri degli istituti scolastici. Tra tutti,
per, ricordo con forte emozione loccasione di Palazzo
San Gervasio, quando insieme a Serveco abbiamo donato
diversi volumi alla biblioteca locale. Una occasione che
colp molto anche lallora Presidente della Repubblica
Carlo Azeglio Ciampi, tanto che ci fu loccasione perch
Pierino Chirulli fosse ricevuto al Quirinale.
Il rapporto tra la cultura e limpresa fortemente sostenuto
e valorizzato da Serveco. una delle poche aziende che ha
allinterno della propria sede una biblioteca aperta ai propri
dipendenti e alle loro famiglie. Basta leggere le prime
pagine di questo libro, quando si racconta che stato
proprio un libro a suggerire lidea dellattenzione
allambiente. Possiamo dire che la cultura fondante
dellazienda Serveco.
155

Unazienda che nasce da unidea e unidea che nasce da un


libro. Per questo i libri sono sempre tenuti in gran
considerazione, a partire dai fondatori Chirulli e Marangi.
Non per nulla, per esempio, la biblioteca , anche
fisicamente, il cuore dellazienda. Questo libro, la storia di
Serveco, i racconti di Pierino Chirulli e Carmelo Marangi e
dei loro collaboratori sono una lettura consigliata pi di
tanti manuali dimpresa, perch forniscono spunti di
riflessione innovativi, inusuali, inaspettati, per chi non
abituato a considerare le imprese come portatrici di
cambiamento.

Elio Greco

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Uno dei primi strumenti di comunicazione di Serveco


Limmondizia non liquirizia.

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