Sei sulla pagina 1di 24

POSITIVISMO e NATURALISMO FRANCESE

Il positivismo nasce in Francia nel 1839/1840 ad opera di Auguste Comte (fond la sociologia
conosciuta come scienza umana). Oltre a Comte, che dar un contributo considerevole alla nascita
di queste scienze umane, ci sar anche Charles Darwin da cui i positivisti prenderanno soprattutto il
concetto di evoluzionismo. Il positivismo si diffonde e influenzer ogni settore dello scibile a
partire dal 1850 in Francia e successivamente anche in atre nazioni. Gli elementi fondamentali del
positivismo sono principalmente 3:
-vigoroso materialismo, che esclude ogni soluzione di tipo spiritualistico;
-determinismo, tutto viene analizzato in un rigoroso rapporto di causa-effetto. Anche l'uomo nei
suoi modi di comportarsi determinato dagli istinti, dai bisogni materiali, dalla situazione storica in
cui vive...
-evoluzionismo, sviluppato da Charles Darwin. Questo poi influenzer la sociologia e un altro
grande autore di questo periodo, Herbert Spencer, che fu il teorico del darwinismo sociale; ebbe
grandissima diffusione soprattutto nella seconda met dell'ottocento. Un'intellettuale del
darwinismo sociale fu Giovanni Verga.
Il darwinismo sociale analizza la nascita e lo sviluppo della societ umana in generale affermando
che come negli animali, all'interno di una societ esiste la lotta per la vita r la legge del pi forte, gli
uomini pi forti tendono a stritolare i pi deboli, essendo una legge di natura non pu in alcun modo
essere ostacolata. Anzi, ostacolando questa legge significa proprio regredire a livello sociale, non
permettere una progressione.
Il positivismo influenzer anche l'arte e a questo proposito dobbiamo ricordarci del filosofo Ipolite
Taine, che ebbe un ruolo fondamentale nella creazione del romanzo sperimentale ad opera di Emil
Zola , il caposcuola del naturalismo francese. Taine sosteneva che come tutte le attivit umane,
anche quelleartistiche sono determinate da tre fattori fondamentali: razza, ambiente, periodo storico.
Per razza intendeva i caratteri di un popolo, la cultura, la lingua, le tradizioni.. che influenzano
l'elaborazione di un'opera (divina commedia espressione dei caratteri del popolo italiano); per
ambiente intende il clima,ma anche la situazione sociale, il luogo in cui un popolo si insedia..ed
elabora delle opere artistiche; il periodo storico fondamentale per la definizione di un'opera d'arte
(ogni autore figlio del suo tempo) l'impostazione storicistica che nasce nel 1800 con il
romanticismo, continua ad avere un ruolo fondamentale anche nel positivismo. Addirittura Ipolite
Taine applica l'evoluzionismo alle opere d'arte, si chiede quali opere riescano a sopravvivere
rispetto alle altre; le opere che sono sopravvissute rappresentano meglio i caratteri del tempo e lo
spirito di quella cultura, e sono andate incontro al gusto del pubblico ( riferito a un pubblico
consapevole, che ha argomentato, dimostrato, la validit di quell'opera d'arte).le teorizzazioni di
questo filosofo, determineranno la nascita del naturalismo francese. I primi autori che si posero il
problema di applicare i primi criteri fondamentali del positivismo in un'opera d'arte furono i fratelli
Goncourt, ma il maggior esponente del naturalismo considerato Emil Zola. Come tutti i positivisti,
Zola era caratterizzato da un forte determinismo, era convinto che i comportamenti umani e i
sentimenti siano determinati da fattori ben precisi. Fin'ora la scienza, sostiene Zola, ha scoperto che
i comportamenti e i sentimenti umani sono determinati da : l'ereditariet e l'ambiente sociale;
secondo lui quando la scienza riuscir a individuare altre cause, allora gli scrittori potranno
ampliare il loro raggio d'azione nella rappresentazione dell'uomo all'interno dei propri romanzi.
Infatti l'obbiettivo di Zola non era solo rappresentare comportamenti e sentimenti dell'uomo, ma il
suo obbiettivo era individuarne le cause. Pi che altro, siccome riteneva i suoi romanzi come dei
documenti storici che servivano ad alcuni stati per eliminare alcune strutture fondamentali della
societ , si limitava a prendere in esame nelle sue opere, fenomeni diffusi in alcune grandi metropoli
(come ad esempio Parigi, dove tra il proletariato era diffuso l'alcolismo, la prostituzione, la
delinquenza minorile, la pazzia.. che creavano forti tensioni sociali tanto da richiedere intervento
militare da parte dello Stato per ristabilire l'ordine). L'obbiettivo era dare un contributo al progresso
sociale e civile dell'uomo. Per fare questo elabora dei romanzi definiti sperimentali perch il
letterato deve ricreare in uno pseudo laboratorio (il romanzo), un fenomeno (follia,prostituzione
ecc.) per riuscire a individuare le leggi universali da cui composto. Era convinto che analizzando

un gruppo ristretto di persone che agivano all'interno di un gruppo sociale, poteva permettere
all'artista di trovare le leggi universali alla base del fenomeno (le cause non erano legate a una
singola persona, ma al fenomeno in senso universale). Siccome questi fenomeni si verificavano
soprattutto nel proletariavo, nelle opere di Zola ritroviamo personaggi appartenenti a questa classe
sociale. Il narratore all'interno del romanzo deve limitarsi a fotografare la realt che lo circonda, non
deve assolutamente intervenire negli eventi. Questa impersonalit della narrazione verr meno negli
ultimi romanzi quando Zola verr condizionato dal decadentismo.
VERISMO
Il naturalismo francese fece molto presa su due intellettuali italiani, Giuseppe Capuana e Giovanni
Verga, che insieme a De Roberto vengono considerati i maggiori esponenti del verismo italiano.
Furono i primi ad analizzare le opere di Zola, si incaricarono di tradurle e di diffonderle in italia.
Dopo aver conosciuto il naturalismo francese elaborarono la poetica del verismo, che presenta
elementi di contatto manache molte differenze rispetto al naturalismo francese, perch Verga e
Capuana lo adattano alla situazione italiana e alla loro personale ideologia. Mentre Capuana fu un
semplice teorico del verismo, fu Verga ad elaborared i maggiori capolavori rappresentativi del
verismo italiano. Aveva aderito al romanticismo, palermitano di nascita che si trasfer a Milano per
svolgere l'attivit di giornalista e di scrittore di romanzi romantici. Dopodich si dedico alla
composizione di romanzi e novelle veriste.
Anche Verga e Capuana partono da una concezione fortemente deterministica dell'agire umano,
per a differenza di Zola, partivano dal presupposto che l'individuazione delle cause dell'agire
umano fosse compito dello scienziato, non del letterato. Quindi il compito della letteratura quello
di riuscire a rappresentare in maniera pi obbiettiva possibile la realt storica, sociale ecc. Agli
occhi del lettore questo doveva apparire come una denuncia non solo ad esempio di miseria, ma di
un meccanismo quale il darwinismo sociale (Herbert Spencer applica la teoria dell'evoluzionismo di
Darwin alla societ; ha un esito negativo perch lui partiva dal fatto che la legge del pi forte non
potesse essere ostacolata, pena il regresso). Sia Verga che Capuana condividono il darwinismo
sociale e ritengono che la societ umana (tutte le classi sociali) sia caratterizzata da questo, ossia
l'uomo egoista,pensa solo a se stesso, accantona valori morali per essere il pi forte. Verga scrisse
una serie di romanzi, Il ciclo dei venti, in cui si pose l'obbiettivo di fotografare le varie classi
sociali in modo da denunciarne il darwinismo. Questa denuncia serviva a rendere consapevoli i
lettori e la societ italiana di questa situazione, non voleva risolvere il problema. Non spera nel
progresso; questo pessimismo viene dalla cultura italiana, dal fatto che l'Italia non fosse mai stata
libera. Verga non voleva trasformare i suoi romanzi in documenti che potevano essere usati per
migliorare la situazione italiana, ma vero che lui ritiene che le tecniche narrative di Zola non
portino a una rappresentazione veridica e obbiettiva della realt, perch secondo lui l'impersonalit
della narrazione non era sufficiente perch esprimeva il punto di vista del narratore, rappresenta una
determinata situazione da un unico punto di vista, secondo la sua mentalit. Quindi secondo Verga,
affinch un'opera sia veridica, si deve utilizzare l'eclissi del narratore (eclissare nascondere), il
narratore si nasconde nella narrazione, c' ma non si vede. un personaggio interno alla narrazione
non identificato, diventa vox populi, la voce di quel popolo, di quella mentalit. Per riuscire ad
attuare l'eclissi del narratore fondamentale il fenomeno della regressione: l'autore prima ancora di
diventare narratore, si deve completamente spogliare della sua cultura, del suo modo di pensare, del
suo linguaggio..per adottare il punto di vista del gruppo sociale rappresentato (ad esempio in Rosso
Malpelo, l'autore si fa portavoce della cultura dei minatori delle miniere di zolfo siciliani).
All'interno dei romanzi per troviamo anche il suo punto di vista, perch crea contraddittorio
tramite lo straniamento, ossia rappresenta dei fenomeni normali strani e viceversa (ad esempio
quando Malpelo perde il padre e inizia a rifiutare il cibo, questo viene visto come fenomeno di
cattiveria poich considerato oltraggioso da parte della societ dell'epoca indotto dal demonio).
Non usa il dialetto per evitare di non essere compreso, non voleva che la sua letteratura fosse solo
per una parte ristretta della popolazione. Utilizza l'italiano che da un punto di vista lessicale e
sintattico riproduce il dialetto siciliano.Verga ha una visione negativa del progresso perch viene

utilizzato come arma da parte dei potenti per stritolare i pi deboli. Il letterato deve
rappresentarenella maniera pi veridica possibile della realt. Infatti egli non condivide il metodo
narrativo di Zol perch ritiene che nella sua tecnica ci sia il suo punto di vista, mentre Verga vuole
far sembrare che l'opera si sia creata da s e per giungere a questo utilizza l'eclissi del
narratore,nascondersi all'interno della narrazione diventando un personaggio dell'opera non
identificato, diventando la vox populi di quel gruppo sociale. Ma per giungere a questo c' bisogno
della regressioe, ossia l'autore deve spogliarsi della sua mentalit e adottare interamente il punto di
vista del gruppo sociale che intende rappresentare. L'uso del discorso indiretto libero
importantissimo all'interno dell'opera: si tratta di una forma di dialogo differente da quelle che
conosciamo, scritto in terza persona ma non deve dipendere dai verbi del dire, dell'affermare ecc.
per ridurre al minimo gli interventi del narratore e per fare in modo che dal narratore alla
focalizzazione interna del personaggio non ci sia alcuno stacco.
Riassunto Rosso Malpelo
Malpelo un ragazzo molto giovane, poco pi di un bambino, ed caratterizzato da un particolare
molto evidente: una folta capigliatura rossa. Verga ci dice che i capelli del ragazzo sono di quel
colore perch Malpelo era "cattivo e malizioso" e "prometteva di diventare un fior di birbone",
facendo leva sulla diceria popolare secondo la quale le persone coi capelli rossi sono malvagie;
proprio da queste caratteristiche, la nomea di ragazzaccio e di "poco di buono" unita agli spiccanti
capelli rossi, che si origina il soprannome di "Rosso Malpelo", che nel tempo diventato talmente
usato da prevaricare sul vero nome di battesimo del ragazzo, che persino sua madre pare aver
dimenticato.Malpelo contento di questo soprannome? Assolutamente no, infatti a causa del nome
il nostro ragazzo soggetto a continue burle, prese in giro e maltrattamenti da parte dei colleghi di
lavoro. S, lavoro, perch Malpelo alla sua et lavora in una cava di rena rossa in Sicilia, costretto
ad aiutare il padre per arrotondare la misera paga ricevuta per mantenere la propria famiglia. Come
se non bastasse, il nostro Malpelo anche costretto, a causa della sua nomea, a sopportare le
angherie della sorella, la quale credendo che faccia la cresta sui gi miseri guadagni, nel dubbio,
quando il ragazzo tornava a casa con lo stipendio della settimana, era solita prenderlo a schiaffi.
L'unico a prendere le sue parti in quel mondo avverso proprio suo padre, mastro Misciu detto
Bestia, il quale per ben presto rimane vittima di un terribile incidente sul lavoro: un'esplosione di
gas provocata da un colpo di piccone genera una frana che seppellisce il malcapitato Bestia, il quale
perde la vita. In questo modo, Malpelo si ritrova solo in un mondo che gli totalmente antagonista,
e oltre a questo deve anche continuare a lavorare per mantenere la madre e la sorella. Malpelo
quindi cambia totalmente atteggiamento: diventa sempre pi schivo, violento nei confronti dei pi
deboli (per esempio inizia a maltrattare la sua asina) fino a quando, un giorno, arriva alla cava un
altro ragazzo pi o meno della sua et: il Ranocchio, chiamato cos perch a causa di una lussazione
femorale si ritrovava con una gamba storta, come un ranocchio appunto. I due diventano amici, ma
il rapporto che intercorre tra loro ambiguo: a volte Malpelo prende in giro Ranocchio e si rivolge a
lui in maniera Malpelo un ragazzo molto giovane, poco pi di un bambino, ed caratterizzato da
un particolare molto evidente: una folta capigliatura rossa. Verga ci dice che i capelli del ragazzo
sono di quel colore perch Malpelo era "cattivo e malizioso" e "prometteva di diventare un fior di
birbone", facendo leva sulla diceria popolare secondo la quale le persone coi capelli rossi sono
malvagie; proprio da queste caratteristiche, la nomea di ragazzaccio e di "poco di buono" unita
agli spiccanti capelli rossi, che si origina il soprannome di "Rosso Malpelo", che nel tempo
diventato talmente usato da prevaricare sul vero nome di battesimo del ragazzo, che persino sua
madre pare aver dimenticato.Malpelo contento di questo soprannome? Assolutamente no, infatti a
causa del nome il nostro ragazzo soggetto a continue burle, prese in giro e maltrattamenti da parte
dei colleghi di lavoro. S, lavoro, perch Malpelo alla sua et lavora in una cava di rena rossa in
Sicilia, costretto ad aiutare il padre per arrotondare la misera paga ricevuta per mantenere la propria
famiglia. Come se non bastasse, il nostro Malpelo anche costretto, a causa della sua nomea, a

sopportare le angherie della sorella, la quale credendo che faccia la cresta sui gi miseri guadagni,
nel dubbio, quando il ragazzo tornava a casa con lo stipendio della settimana, era solita prenderlo a
schiaffi. L'unico a prendere le sue parti in quel mondo avverso proprio suo padre, mastro Misciu
detto Bestia, il quale per ben presto rimane vittima di un terribile incidente sul lavoro:
un'esplosione di gas provocata da un colpo di piccone genera una frana che seppellisce il
malcapitato Bestia, il quale perde la vita. In questo modo, Malpelo si ritrova solo in un mondo che
gli totalmente antagonista, e oltre a questo deve anche continuare a lavorare per mantenere la
madre e la sorella.Malpelo quindi cambia totalmente atteggiamento: diventa sempre pi schivo,
violento nei confronti dei pi deboli (per esempio inizia a maltrattare la sua asina) fino a quando, un
giorno, arriva alla cava un altro ragazzo pi o meno della sua et: il Ranocchio, chiamato cos
perch a causa di una lussazione femorale si ritrovava con una gamba storta, come un ranocchio
appunto. I due diventano amici, ma il rapporto che intercorre tra loro ambiguo: a volte Malpelo
prende in giro Ranocchio e si rivolge a lui in maniera aggressiva e a volte violenta, a volte invece si
mostra amichevole e disponibile ad aiutarlo nei compiti pi duri o nelle altre difficolt.I fatti per
continuano a peggiorare, perch viene trovato il corpo del padre e ci indurisce ancora di pi
l'animo di Malpelo e, come se non bastasse, Ranocchio si ammala di tisi e nonostante le cure e le
attenzioni che Malpelo gli offre (anche perch si sente in qualche modo coinvolto dal momento che
l'ultima crisi della malattia era scaturita proprio da un suo spintone) il ragazzo muore dopo poco. In
questo modo, avendo perso anche l'ultimo e forse unico amico che aveva nella miniera, l'animo di
Malpelo, gi abbastanza duro, diventa durissimo e il ragazzo vive come in isolamento. Totalmente
abbandonato e solo al mondo, anche perch pure la madre (quella che non si ricordava il suo nome)
e la sorella (quella che lo picchiava), che nonostante tutto erano pur sempre l'unica famiglia che
aveva, si trasferiscono in un'altra citt lasciandolo solo a se stesso, Malpelo, che non ha pi nulla da
perdere, accetta di svolgere anche le mansioni pi dure e pericolose e, infine, da una di queste non
far pi ritorno. Il corpo di Malpelo non verr pi ritrovato e la storia del ragazzo diventer una
sorta di leggenda all'interno della miniera.
Rosso Malpelo analisi
A incipit componimento troviamo la tecnica dell'eclissi del narratore che assume il punto di vista
del gruppo sociale di Malpelo. La novella si divide in due parti: nella prima parte c' la
focalizzazione esterna, nella seconda la focalizzazione interna di Malpelo vediamo la realt con
gli occhi di Malpelo. Malpelo si fa portavoce dell'ideologia dell'autore quando impartisce a modo
suo, lezioni di vita a Ranocchio (episodio dove lo porta a vedere la carcassa dell'asino grigio dove
c' una vera e propria filosofia di vita). Rosso Malpelo ha la stessa mentalit del gruppo sociale a
cui appartiene, se ci fosse stato un altro ragazzo con i capelli rossi si sarebbe comportato comegli
altri si comportavano con lui (si comporta cos con Ranocchio per istruirlo). C' una differenza tra
Malpelo e la vox populi: gli ultimi vivono la condizione del darwinismo sociale, mentre Malpelo
mostra una consapevolezza che gli altri non hanno. Prende a ben volere il personaggio di Ranocchio
perch si rispecchia in lui (nonostante Ranocchio sia un debole e lui no) e sono entrambi soli al
mondo: Malpelo si affeziona davvero a lui, ma lo prende a ben volere anche per una questione di
solitudine. Questo rientra nel darwinismo sociale che non esclude l'esistenza dell'affettivit o della
morale, Verga ci vuole far capire che questi sentimenti esistono, ma quando si tratta di scegliere,
scegliamo l'utile amore interessato.
Il personaggio dell'ergastolano ha una funzione quasi romantica, ammirato da Malpelo perch
anche lui vorrebbe scappare. La contrapposizione tra romanticismo e verismo presente all'interno
dei Malavoglia guardare al passato con occhi nostalgici, come se il romanticismo coltivasse
un'illusione a cui l'uomo non pu pi aggrapparsi. Infatti Rosso Malpelo guarda con invidia
l'ergastolano ma una sorta di sogno di libert, un'illusione.
Esempio di discorso indiretto libero : che la sua sorella s'era fatta sposare aveva altro a cui pensare
che pulirlo la domenica riporta il pensiero della sorella senza farlo dipendere dai verbi del dire;
e siccome era Malpelo c'era anche da temere che ne sottraesse un po' di quei soldi

Lo straniamento (serve per creare contraddittorio) presente in entrambe le parti: episodio del pane,
per noi normale che lui rifiuti il cibo dopo la morte del padre, per la gente del suo gruppo sociale
oltraggioso; quando la madre di Ranocchio si dispera per la sua morte,Malpelo non capisce il suo
dolore dato che il piccolo non portava denaro in famiglia.
La Lupa riassunto
Era alta, magra e aveva soltanto un seno vigoroso , questa era la gn Pina, chiamata dalla gente del
posto la lupa perch non era sazia di niente. Le donne come la vedevano passare si facevano la
croce perch avevano paura che portasse i propri figli e mariti a peccare con lei . la lupa aveva una
figlia di nome Maricchia, che era una bella ragazza ma soffriva molto, perch avendo una madre
cos snaturata nessuno lavrebbe presa in moglie anche se aveva una buona dote. Un giorno la lupa si
innamor di un giovane che era tornato dal servizio militare e lavorava nei campi vicino alla sua
casa, questo ragazzo si chiamava Nanni. Successivamente la lupa disse a Nanni quello che provava
per lui ma egli le rispose che non voleva lei ma sua figlia Maricchia. La lupa sentendosi dare quella
risposta scapp con le mani nei capelli e non si fece vedere per alcuni mesi. Quando arriv la
stagione degli ulivi la lupa si convinse a dare in sposa sua figlia, la prese di forza e la port da
Nanni; lui accett, anche se Maricchia non era molto daccordo. Dopo il matrimonio Nanni e
Maricchia andarono a vivere nella casa della lupa. Ella nonostante tutto continuava ad amarlo e a
corteggiarlo e alla fine lui cedette. Maricchia in un primo momento sub la situazione, ma un giorno
stanca disse alla madre che se non la smetteva di importunare il marito sarebbe andata dal
brigadiere; la madre non lascolt e cos Maricchia and dal brigadiere a cui chiese di allontanare la
madre dalla casa. Il brigadiere chiam Nanni e lo minacci dicendogli che lo avrebbe mandato in
galera, lui si difese dicendo che la lupa era una tentazione continua e che voleva essere aiutato a
uscire da quellinferno. Il brigadiere parl anche con la lupa ma lei disse che da quella casa che era
sua non se ne sarebbe andata. Un giorno Nanni, mentre lavorava fu colpito dal calcio di un mulo e
rischi la vita. Il prete disse che se la lupa non se ne sarebbe andata non lo avrebbe confessato, cos
la lupa se ne and.Quando guar per un po di tempo le cose andarono bene , poi la lupa prese a
perseguitarlo, lui la preg di lasciarlo in pace , anche per il bene di Maricchia, arriv anche a
minacciarla di morte, ma lei non se ne cur anzi gli disse: "ammazzami pure non me ne importa".
Nanni mentre zappava nella vigna la vide venirgli incontro, stacc lascia dallalbero e la minacci
ma lei incurante continu ad avvicinarsi.
La Lupa analisi
In questa novella possiamo notare alcune influenze decadenti, come in Zola, anche in
alcune novelle verghiane presente una simbologia che rimanda all'atmosfera decadente.
Il decadentismo nasce intorno al 1883 in Francia e si diffonde in tutta Europa, negli anni
ottanta dell'ottocento decadentismo e verismo coesistono e inevitabilmente il verismo
viene influenzato dal decadentismo. Un esempio lampante di questa contaminazione
D'Annunzio che nelle sue prime opere si rifa molto al verismo, ma che utilizza una
simbologia proveniente dal decadentismo. Nelle opere decadenti utilizza ancora tecniche
narrative tipiche del verismo.
Lupa in latino era un modo dispregiativo per definire una prostituta, da cui viene anche il
termine lupanare che significa bordello. In realt questa donna veniva considerata una
prostituta per la semplice colpa di essere bella e sensuale. Secondo un pregiudizio molto
diffuso tutte le donne belle e sensuali erano prostitute. Allo stesso modo di Rosso Malpelo
questa donna deve affrontare i pregiudizi della gente, ella non ha mai fatto nulla, ma tutti
la evitano. Il punto di vista del popolo evidente a incipit della novella, dove troviamo la
descrizione della lupa, che viene addirittura definita satanasso che significa letteralmente
libidinoso. In questo passaggio possiamo trovare sia l'eclissi del narratore che la
regressione.
La storia prosegue parlando dell'esistenza da emarginata della lupa, che non andava mai

in chiesa proprio perch, essendo gi sola, come reazione si allontanava dalle altre donne
del villaggio.
La donna si innamora di un uomo molto pi giovane di lei, che per sposa la figlia,
nonostante sia innamorato di lei. Nanni infatti vorrebbe essere innamorato della figlia,
perch ha la stessa mentalit del paese e si sente quasi prigioniero di questa donna.
Inevitabilmente per, come se fosse presa di un incantesimo, non ci riesce.
Anche il linguaggio subisce una regressione, l'autore utilizza delle similitudini e delle
espressioni che fanno parte del linguaggio popolare, quando dice sentirsene ardere le
carni sotto al fustagno del corpetto sta usando una similitudine che non pu essere
utilizzata in letteratura alta, ma soltanto nel serbo quotidianus.
provare, fissandolo negli occhi, la sete che si ha nelle ore calde di giugno queste
similitudini vengono dall'esperienza a contatto con la natura e con il lavoro dei campi di
questo villaggio.
La lupa trasgredisce alle regole morali: lei non reprime la sua passione per questo giovane.
Lei vittima di un pregiudizio, che alla fine conferma diventando l'amante della vita della
figlia. come se lei facesse questo ragionamento io sono sempre stata sola e non ho mai
provato amore, per quale motivo mi devo reprimere se comunque il villaggio mi considera
una puttana?. quasi un volersi conformare all'idea che gli altri hanno di lei, nel seguire
la sua passione non aveva nulla da perdere perch sarebbe stata emarginata comunque.
La simbologia decadente si trova quando il paesaggio diventa rappresentativo del carattere
della Lupa. Abbiamo una descrizione fortemente soggettiva della natura, per cui la natura
arida e in parte selvaggia che circonda il villaggio diventa rappresentativa del carattere
della lupa, come se ci fosse una fusione tra questi due elementi.
L'opera si conclude con Nanni che uccide la Lupa con un'ascia per liberarsi dal suo
incantesimo.
manipolo di papaveri rossi simbolo di amore e sensualit. I papaveri sono anche un
oppiaceo che in questo caso zittisce la parte razionale di questa donna che va incontro alla
morte.
Novella libert riassunto
E lanno 1860: dopo lo sbarco dei Milla a Marsala, ha inizio una folgorante compagna militare che
sbalordisce il mondo. I garibaldini avanzano vittoriosi in Sicilia, travolgendo la debole resistenza
borbonica. Tutti lisola pervasa da un brivido di libert, si vive uno dei momenti cruciali e pi
esaltanti del Risorgimento. Nella piazza di Bronte, paesetto sulle pendici dellEtna, prende lavvio
una vera e propria insurrezione contadina contro i proprietari terrieri e gli amministratori favorevoli
ai Borboni. Ma la sommossa presto sfugge di mano ai capi politici c cos la secolare miseria dei
contadini, sfruttati come bestie dai padroni, fa esplodere in tutta la sua violenza la rabbia popolare.
Le lame di scuri e falci brillano al sole, le strade e le case vengono invase da una marea urlante,
travolgente; la plebe si scatena, uccide: ha cos inizio un bagno di sangue al quale nessuno sfugge,
nemmeno gli innocenti. Si cerca, forse prima dellinterminabile serie di torti subiti e di dare sfogo al
cumulo di risentimenti personali. Alla fine del brutale massacro, calmatosi la tempesta, ognuno
incomincia a sognare di spartire col vicino i boschi e i campi del vecchio padrone, ciascuno calcola
quello che gli potrebbe toccare. Ma presto si sparge la voce che a normalizzare la situazione e a fare
giustizia stanno arrivando, per ordine di Garibaldi, le camicie rosse, guidate da Ninio Bixio.
A questo punto iniziano le amare delusioni dei rivoltosi, che hanno lottato non per unastratta libert
ma per la liberazione dal bisogno e dalle prepotenze dei galantuomini, per avere un pezzo di terra da
lavorare in pace e trarne da vivere, cos come loro promesso. Infatti, a ogni combattente e ai
contadini non possidenti era stata assicurata la suddivisione in piccole quote delle propriet
ecclesiastiche e dei terreni comunali, anche di quelli abusivamente privatizzati da nobili e borghesi.
Perci i contadini, scrive nel 1910 uno studioso di Bronte, Benedetto Radice, non vedevano in
Garibaldi solo il liberatore dalla tirannide borbonica, ma soprattutto il liberatore dalla miseria.
Tuttavia Bixio, il secondo dei Mille, non pu approvare il comportamento feroce e illegale dei
brontesi. Trascinato dal suo carattere impietoso, istituisce un tribunale di guerra che,

sbrigativamente, fa fucilare le teste pi calde, e impone cos lordine con il terrore. Molti verranno
condotti in catene nel carcere di Catania, in attesa di un vero processo, la cui conclusione, dopo tre
anni, sar piuttosto deludente per i rivoltosi: non otterranno niente di tutto quello per cui si erano
battuti, non avranno n terra n libert. Mentre tutti gli altri rimasti in paese ritorneranno tristemente
a fare quello che facevano prima. E un grande affresco drammatico quello che Verga compone nel
presentarci lepisodio storico della sanguinosa rivolta di Bronte, che nel 1972 il regista Florestano
Vancini fece rivivere nel film Cronache di un massacro.
Libert pu essere considerata una novella a sfondo sociale, se non proprio politico, dalla quale
affiorano un profondo sdegno per tutte le angherie e le ingiustizie subite dalla povera gente, e
quindi linevitabilit di una lotta per un mondo pi giusto, almeno da un punto di vista economico.
Traspare lorrore per lo scempio di tante vittime innocenti, ma anche la piet per gli sventurati
contadini di Bronte che, una volta tanto nella loro vita, trascinata tra la fame e i soprusi, si illudono
di aver conquistato finalmente la libert e un pezzo di terra.
Analisi del testo
Il racconto si pu suddividere in tre sequenze:
-La prima raffigura la rivolta dei popolani: un esplosione di cieca violenza contro i nobili, i ricchi
e tutti coloro che, come il prete, sono associati a un idea di autorit;
-La seconda mostra gli insorti sbandati, privi di unidea chiara di come vada gestita la roba
disponibile e gi sospettosi luno dellaltro; e larrivo dei garibaldini di Bixio che eseguono le prime
fucilazioni senza un criterio preciso;
-La terza sequenza narra la reclusione degli imputati in citt, il processo e la condanna; intanto in
paese si ristabilisce il tacito accordo tra la povera gente e i galantuomini, come se nulla fosse
accaduto.
Molta simbologia fazzoletto tricolore che rimanda ai garibaldini
Pieno di metafore, ad esempio l'assalto al municipio, alla casa dei latifondisti ci viene rappresentato
come un mare in tempesta con un forte climax ascendente figure retoriche del suono per
evidenziare i danni dei contadini a questi uomini.
Questa novella ricorda simbolicamente la rivoluzione francese.
Spiegazione
Il narratore mette a fuoco tutti i particolari cruenti della vicenda di Bronte: il suo intento quello di
mostrare come la rabbia dei contadini rivoltosi sia priva di ogni umanit, perch nasce dalla miseria
a cui sono stati costretti sin da tempi remoti, dalle prepotenze e dall ingiustizie subite; ora quella
povert li ha spogliati del senso della propria dignit e di quella altrui. Perci le scene accumulano
con un linguaggio aspro, spietato, realistico, tanti particolari raccapriccianti, che ritraggono lorrore
e lo scempio compiuti nel nome della libert. Verga sa che assurdo cercare di capovolgere lordine
esistente, ma allinizio quel cieco tentativo della folla di distruggere un ordine implacabile,
disumano, aveva attratto la sua istintiva partecipazione; sappiamo che il giovane Verga aveva
nutrito simpatie garibaldine. Nel finale per la situazione bloccata e immutabile vuole ribadire le
leggi di sopraffazione e di egoismo che muovono la storia; adesso lo scrittore compiange chi non ha
ancora raggiunto tale coscienza.
Un episodio si realmente verificato in Sicilia, dove i garibaldini per avere sostegno militare e
politico della popolazione, aveva promesso arbitrariamente una riforma agraria, confisca dei beni ai
danni dei galantuomini e una ridistribuzione dei terreni ai contadini (si stavano diffondendo idee
socialiste). Verga falsifica questo episodio sostituendo il fazzoletto tricolore a incipit componimento
con il fazzoletto rosso comunista che rappresenta la condanna nei confronti di questa corrente
politica. Nella prima parte c' una descrizione dettagliata della rivolta ma soprattutto l'autore
sottolinea il non-senso della rivolta, non ha finalit politica. Per poi Verga spinge il lettore ad un
ulteriore condanna omettendo fatti storici: la rivolta fu organizzata in parte da un intellettuale di
nome Pardo di orientamento di sinistra; non viene inserito nella storia poich costui aveva avuto

fondamentale importanza nei moti rivoluzionari carbonari precedenti, era un intellettuale che si
presupponeva che avesse cognizione sul significato della rivolta (Verga vuole far credere che la
rivolta non abbia senso); falsifica una notizia dicendo che Nino Bixio aveva ucciso un nano ma in
realt aveva ucciso lo scemo del villaggio la falsifica perch il nano nella mentalit popolare era
il simbolo della malvagit mentre il pazzo del villaggio oltre che suscitare simpatia nei cittadini, per
fare in modo che il lettore non provi antipatia nei confronti dell'esercito formato da Nino
Bixio,modifica questi particolari viene fatto per questioni politiche: dopo l'unit d'Italia, al
meridione iniziarono grosse polemiche nei confronti del risorgimento, ma Verga lo vuole sostenere;
dopo questo episodio tende a dimostrare maggiormente quello che ha sempre sostenuto, ossia il
darwinismo sociale.
Questa novella fu oggetto di critica da parte dei numerosi intellettuali tra cui lo stesso Leonardo
Sciascia dimostra la falsit a le ragioni per cui Verga aveva stravolto questo episodio, anche se
ammira molto Verga.
Il bove Carducci e Pascoli
Questi due sonetti hanno lo stesso titolo perch Pascoli fu un grande ammiratore di
Carducci e decise di riprendere diverse poesie da lui composte e di "riscriverle" secondo il
suo stile e la sua poetica. Nell'opera carducciana si nota l'influenza dell'ideologia positivista
nella descrizione del bue, mentre l'opera pascoliana proprio frutto di una concezione
della vita e della realt decadentista. Non solo, anche le tecniche a cui entrambi ricorrono
sono differenti. particolare che Pascoli decida, nella composizione di quest'opera, di
ricorrere a un genere letterario codificato dalla tradizione, il sonetto. Infatti abbiamo detto
che, in seguito alla rivoluzione poetica attuata da Leopardi, la stragrande maggioranza dei
poeti decide di non rifarsi pi pedissequamente alla tradizione, ma Pascoli e D'Annunzio
qualche volta decidono di ricorrere a dei generi letterari codificati dalla tradizione, anche
se poi vengono modificati al loro interno, si verifica quindi un implosione del genere stesso
che viene modificato e manipolato cos da essere rivoluzionato. Come tutti i poeti del
decadentismo, anche Pascoli e D'Annunzio elaborano anche poesie in cui non ricorrono ai
generi letterari codificati dalla tradizione, per loro indifferente il rifarsi o meno ai generi.
Il bove carducciano
Carducci fu influenzato considerevolmente dal positivismo, addirittura inizialmente scrisse
poesie e canzoni in celebrazione del progresso scientifico, fu cantore della diffusa
industrializzazione della nuova era. A un certo punto egli decide di ricorrere a schemi
classici, mitigando il linguaggio poetico moderno e positivista con una lingua pi
classicheggiante (c' un ritorno alle origini dovuto al fatto che egli divenne cantore della
nuova monarchia italiana). Qui si nota l'influenza ideologica del positivismo.
L'autore celebra il bue che diventa il simbolo di valori positivi (pio bove, inteso in senso di
pietas latina), fa anche riferimento alla sua estrema obbedienza nei confronti dell'uomo,
una pietas che non rivolta alle divinit ma all'uomo. Il bove celebrato perch un
animale che in qualche modo alleggerisce il lavoro dell'uomo, ha una sua precisa funzione.
E mite m'infondi il bue viene celebrato perch con la sua tranquillit, con la sua lentezza
e con il suo sguardo trasmette nell'uomo un sentimento di forza (per la sua stazza) e di
pace. Guardando il bove l'uomo prova queste sensazioni positive, sia che stia solo
pascolando, sia che sia impegnato nel trasportare l'aratro (O checontento).
O che solenne monumento il bue viene paragonato a un monumento per la sua enorme
stazza.
E turispondi il bue non reagisce mai in maniera negativa nonostante l'uomo lo utilizzi nei
lavori pesanti, anzi reagisce sempre docilmente.
Glauco verde-celeste, colore che non appartiene agli occhi del bove, ma Carducci ce lo
descrive cos per dirci che sembra quasi che il bove si stia fondendo con l'ambiente. Gli
occhi del bove fungono da specchio della realt circostante (E del gravesilenzio verde),
diventano rappresentativi di una realt mite e serena.

L'ambiente intorno viene descritto come un luogo classicheggiante, solare e ci indice


del dominio razionale dell'uomo sulla realt circostante, e infatti siamo in piena epoca
positivista. L'uomo non riesce solo a vedere perfettamente la realt, ma a dominarla
interamente tramite il metodo scientifico. Questa la classica rappresentazione della
concezione che il positivismo ha del mondo circostante. L'autore rappresenta l'ambiente e
il bove secondo l'ideologia che tipica di questo periodo.
Dalla largaspirto spirto significa respiro. In questo componimento si crea una trama
lessicale che fa riferimento al livello religioso, infatti utilizza il termine "inno" (in
riferimento agli inni religiosi, un genere letterario che serviva per comporre delle poesie
religiose, sia nella tradizione classica latina, sia in quella letteraria italiana. Basti pensare
agli Inni Sacri di Alessandro Manzoni) che viene paragonato al muggito del bove che allieta
il mondo circostante.
Austera dolcezza una sorta di ossimoro. Il bove viene definito dolce, ma allo stesso tempo
severo nei suoi movimenti e nella sua stazza monumentale. La sua dolcezza e la sua
austerit rispecchiano e diventano simbolo della quiete che caratterizza il mondo
circostante.
Il divinverde il termine divino si ricollega a "spirto" e "inno", tutti termini religiosi.
Il bove, in questo componimento, viene descritto dall'esterno.
Il bove pascoliano
Brume banchi di nebbia, l'atmosfera cambia totalmente. Ad un'ambientazione
estremamente luminosa e tipicamente positivista, subentra una descrizione di un ambiente
caratterizzato dalla presenza della nebbia che impedisce di vedere con chiarezza le cose,
ostacola la visione.
L'autore si incentra soprattutto sull'occhio. Qui c' una differenza enorme con l'opera di
Carducci: mentre gli occhi del bove carducciano rappresentano la realt cos com', gli
occhi del bove pascoliano la deformano completamente perch il punto di vista quello
dell'animale. Inoltre il bove di Pascoli viene rappresentato da un punto di vista interno, il
bove che guarda, abbiamo la focalizzazione interna. Questa focalizzazione particolare
perch come se il poeta si identificasse con un animale privo di ragione, l'animale
secondo la visione comune il simbolo dell'irrazionalit e del puro istinto (qui il poeta ci
da delle precise indicazioni su questa ideologia che completamente diversa rispetto a
quella positivista). La rappresentazione della realt circostante fortemente soggettiva.
Il bove vede il piano che fugge di cui non riesce a vedere la fine, una sensazione negativa
di estrema incertezza e insicurezza.
A un marefiume alla sua incertezza si aggiunge questo mare che sembra spostarsi sempre
pi lontano e verso cui confluiscono le acque del fiume che abbiamo ritrovato a incipit
quartina. La realt deformata.
Lume pulverulento se c' parecchia polvere illuminata dalla luce, abbiamo l'effetto nebbia
che ci impedisce di vedere attraverso. La realt, circondata da questa nebbia, viene
paragonata alla sensazione che noi proviamo in mezzo a una luce pulverulenta.
Non riuscendo a vedere bene, il salice e l'ontano diventano giganteschi ai suoi occhi,
subiscono una deformazione. Il termine "ingigantisce" ha un'accezione estremamente
negativa, come se questi incombessero minacciosi nei suoi confronti.
Svarianume lui vede allontanarsi sull'erba un gregge in maniera lenta e sembra la
mandria di un'antica divinit. Nella mitologia antica, sia greca che latina, spesso le divinit
comparivano sulla Terra per si travestivano da pastori comparendo e scomparendo
improvvisamente insieme alla loro mandria. L'autore sta parlando di una mandria che c' e
non c', che potrebbe essere un qualcosa di reale ma potrebbe essere anche una proiezione
soggettiva del suo io e della sua interpretazione della realt. C' quindi un vero e proprio
paragone (e non una similitudine) tra il gregge visto dal bove e le mandrie delle antiche
divinit, esso serve per evidenziare l'incertezza del bove nell'interpretare la realt che lo
circonda.

Si forma una sorta di gradatio, un crescendo nel senso soggettivo del termine nella
descrizione della realt circostante.
Ampieprofondo la parola chiave "nubi". Innanzitutto l'autore capovolge il termine di
paragone: le nuvole sono simili a uccelli rapaci, ma qui invece dice che sono le ali degli
uccelli a essere simili a nubi la fantasia che prende piede sulla realt e la soppianta
completamente. L'immagine soggettiva del bove prevale sulla concretezza della realt. Lui
sta parlando delle nuvole che per lui sono ali ampie, enormi (sineddoche) di uccelli grifagni
o rapaci, quindi estremamente aggressivi. Non solo, ma vede anche delle nuvole che sono
simili a "tacite chimere" una sinestesia: le chimere sono dei mostri mitologici , sono una
sorta di assemblaggio di elementi appartenenti a diversi tipi di animali. Anche qui
l'astratto e la visione soggettiva prevalgono sulla visione oggettiva. Perch l'autore
capovolge il termine di paragone? Egli lo fa per dirci che la soggettivit prevale
sull'oggettivit, arriva addirittura a dirci che la realt oggettiva non esiste, esiste solo la
realt soggettiva che riguarda come noi vediamo e percepiamo il mondo circostante (ce lo
dice tramite la focalizzazione interna).
Il sole immenso siamo al tramonto, momento in cui sembra che il sole sia pi grande a
mano a mano che sembra avvicinarsi alla Terra.
Altissime un aggettivo riferito a montagne che rimane isolato, diviso e separato quasi a
voler dare pi importanza all'aggettivo rispetto al sostantivo.
Il bove colpito dall'immensit del sole, che non riesce pi a contenere e razionalizzare,
ecco perch usa il termine "immenso"; stessa cosa accade per quanto riguarda le
montagne che gli appaiono altissime e insormontabili. Col tramonto del sole le ombre si
allungano e questo viene presentato come un far prevalere la notte sul giorno; per qui non
parla di notte, ma parla di ombre pi grandi di un mondo pi grande di cui il bove intuisce
la presenza che non riesce a spiegare. Infatti, il decadentismo non credeva in una realt
oggettiva, ma in una che si nasconde dietro le parvenze fenomeniche che possiamo solo
intuire e non conoscere.
Notare anche la rivoluzione a livello dell'uso della punteggiatura, tipica della
particolarissima poetica decadentista: pur rifacendosi al sonetto, l'autore ricorre a una
serie di espedienti, come l'uso della punteggiatura che frantuma continuamente il verso
togliendogli musicalit e contribuendo a creare una cacofonia che rispecchia la realt
negativa e minacciosa che circonda il bove che per questo prova paura.
Mentre nell'altra poesia il bove era simbolo di pace e dominio della realt solare e
perfettamente identificabile, qui esso simbolo di irrazionalit.
IL DECADENTISMO
Il decadentismo nasce in Francia nel 1883, anno in cui ne "Le Chat noir", una rivista, fu
pubblicato un articolo in cui per la prima volta compare il termine "decadentismo" per
definire un gruppo di poeti e intellettuali di questo periodo, tra cui Baudelaire che viene
considerato una sorta di romantico che anticipa nel suo capolavoro ("Les fleurs du mal",
una raccolta di poesie) quello che verr definito il simbolismo proprio del decadentismo.
Per quanto riguarda il decadentismo francese sono stati individuati due momenti
particolari: prima nasce il decadentismo e poi nasce la corrente del simbolismo in cui
confluisce il decadentismo; per cui in Francia si sviluppano due momenti di un fenomeno
che invece appare in maniera omogenea nel resto d'Europa. Ad esempio in Italia quando
parliamo del decadentismo non ci riferiamo al primo o al secondo momento francese, ma a
una loro sintesi; tant' vero che, a seconda dei paesi, questa corrente viene definita
decadentismo o simbolismo senza alcuna differenza, i caratteri sono sostanzialmente gli
stessi e riassumono quelli dei due momenti francesi.
Perch viene definita "decadente" l'arte di questo periodo? Perch gli intellettuali, a partire
dal 1883, cominciano a provare una sorta di attrazione quasi morbosa nei confronti di
tutto ci che in decadenza o disfacimento, tutto ci che appartiene a un'epoca tarda,
quando ormai la produzione artistica raggiunge il suo culmine per procedere a un lento
decadimento. Tant' vero che i poeti in questo periodo amavano citt come Venezia che

era il simbolo della decadenza in assoluto, dell'antica mollezza di una grande civilt e
repubblica antica. Amavano tutto ci che riguardava il tardo impero latino, periodo in cui
l'arte e la cultura avevano raggiunto il loro massimo splendore e cominciavano a procedere
verso la decadenza. Si amava tutto ci che rappresentava putrefazione e negativit, e in
questo atteggiamento c' una ragione storica: l'intellettuale (anche quello italiano per la
prima voltanegli ultimi decenni dell'Ottocento, quando si afferma un regime politico
prevalentemente borghese, l'intellettuale subisce un forte declassamento, la sua inutilit
economica non accettata dalla borghesia), negli ultimi decenni dell'Ottocento, subisce un
ulteriore declassamento (gli intellettuali perdono il proprio ruolo sociale e politico che
detenevano nell'illuminismo, ruolo preso dai borghesi) e quindi costretto a vivere ai
margini della societ. Questo declassamento porta l'intellettuale ad avere un atteggiamento
di rivalit e ribellione nei confronti della societ borghese, acuendo il divario. Da qui la
figura dell'intellettuale bohmien/zingaro, che non segue le consuetudini e le norme
sociali, che non lavora, che vive di espedienti, che vive in povert, che beve e fa uso di
droghe (manifestazione di ribellione che confluisce all'alterazione della coscienza e che
consente di entrare a contatto con un'altra realt e di far prevalere l'irrazionalit), che
ostenta la propria omosessualit (considerata come putrida e negativa dalla societ).
Questi atteggiamenti spingevano la classe borghese a emarginarli perch essi non
guardano all'utile e all'interesse economico. Esso si acuisce ulteriormente negli ultimi
decenni dell'800, l'intellettuale considerato inutile a livello politico e sociale e questo
adesso riguarda anche l'Italia in cui l'intellettuale perde la sua funzione importante e
centrale di ideologo (Mazzini, Cattaneo, Gioberti). Questa emarginazione spinge gli
intellettuali ad accentuare considerevolmente gli atteggiamenti anti-convenzionali (in
Italia si sviluppa con scapigliatura milanese un fenomeno che anticipa nella produzione
letteraria atteggiamenti anti-borghesi. Gli scapigliati milanesi per scandalizzare i borghesi
celebravano la bruttezza, la volgarit e le malattie - nel romanzo Fosca di Tarchetti, egli
parla di un legame morboso e insano tra un giovane militare e una donna butta e tisica; la
gente provava forte repulsione verso la tisi, questo argomento provocava ribrezzoergendosi al di sopra della morale comune ostentando atteggiamenti che spingevano i
borghesi a guardarli con ribrezzo e diffidenza. La scapigliatura milanese rappresenta una
rivoluzione a livello tematico, ma non a livello stilistico in Italia dobbiamo aspettare
l'affermazione del decadentismo).
Secondo alcuni critici il decadentismo si conclude agli inizi del Novecento soprattutto con
la nascita delle prime avanguardie storiche (Con il termine Avanguardie si indicano
movimenti artistico-culturali sviluppatisi in Europa dagli inizi del 900 fino a circa gli anni
Venti, in genere si parla di Avanguardie storiche per distinguerle dalle Neoavanguardie
sorte dopo la II Guerra Mondiale. Le Avanguardie avevano delle tendenze radicali a
rompere con i codici artistici tradizionali e con le convenzioni borghesi. Rifiutando
tutti i valori, gli avanguardisti mettevano in discussione il valore e il concetto di arte;
infatti, secondo loro larte deve scuotere e sconvolgere, deve contribuire a migliorare la
vita. La funzione dellartista quindi di costruire una vita estetica, dominata dallarte.
Per realizzare tutto ci le Avanguardie fecero dello sperimentalismo il loro orientamento
metodologico: operando in gruppi per abbattere ogni barriera tra le varie arti) che
rappresentano una sorta di superamento della fase decadente. Invece, secondo molti altri
critici il Decadentismo non si mai spento, tutta la letteratura del XX secolo, non soltanto
la letteratura italiana ma un po' tutta quella occidentale, continua ad essere influenzata da
questa corrente. Infatti questo lo vediamo nel neorealismo che si afferma tra gli anni '40 e
'50, nel surrealismo ( fase successiva al neorealismo), nelle neoavanguardie degli anni
'70. In effetti la suggestione decadente continua anche perch i decadenti riescono ad
attuare una rivoluzione poetica che non ha precedenti e che d l'avvio alla nascita della
letteratura del '900.
Tra Pascoli e D'Annunzio il pi rivoluzionario in assoluto a livello di linguaggio poetico,
Pascoli che condizioner considerevolmente la produzione artistica dei pi grandi poeti del

'900.
Il decadentismo dunque antitetico al positivismo: mentre nel secondo c' una forte
celebrazione della scienza, che ci permette di conoscere e ordinare la realt oggettiva, ora i
decadenti sostengono che non esista assolutamente una realt oggettiva valida
universalmente. Essi credono solo in una realt soggettiva, che non altro che la
proiezione del punto di vista del singolo: il soggettivismo romantico si accentua
ulteriormente, tanto che i decadenti elaborano una concezione della realt originale e
senza precedenti.
La realt concepita in maniera fondamentalmente laica, essa non ha nulla a che vedere
con il misticismo o con le religioni in generale. La realt fenomenica una realt
semplicemente apparente, la vera essenza della realt si nasconde dietro le parvenze
fenomeniche e noi possiamo solo intuirla ( tramite l'inconscio) e non conoscerla. Mentre
noi percepiamo gli elementi della realt fenomenica come slegati tra di loro, la vera
essenza della realt costituisce sostanzialmente i un tutt'uno a cui l'individuo partecipa.
Questo fu intuito per la prima volta dalla teoria delle corrispondenze di Baudelaire: egli
riteneva che ogni elemento della realt fosse collegato a un altro, anche elementi distanti
come un filo d'erba e una montagna tutti fanno parte dell'essenza del tutto e quindi della
vera realt universale. Da qui l'uso di metafore che collegano realt apparentemente
incollegabili tra di loro.
Per la prima volta nella storia dell'uomo i decadenti teorizzano l'esistenza dell'inconscio
(che ci permette di intuire l'essenza della realt), la cui esistenza reale fu dimostrata da
Freud con la nascita della psicanalisi sulla scia del positivismo, anche se poi Freud si
allontan dal positivismo per tracciare alcune posizioni esistenzialiste che furono
influenzate in parte dall'ideologia decadente. I decadenti intuirono l'esistenza
dell'inconscio partendo dal presupposto che esso sia una parte del nostro cervello dove
vengono "depositati" i ricordi delle nostre esperienze passate che noi non riusciamo a far
emergere a livello cosciente, la nostra parte pi irrazionale che entra spesso in contatto
con la nostra parte razionale e cosciente. Ad esempio Freud sosteneva che l'inconscio
comunicasse con la nostra parte cosciente attraverso i sogni senza alcun ostacolo,
inviandogli messaggi elaborati in codice, per cui assolutamente necessario riuscire a
codificarli individuando la simbologia tipica dell'inconscio.
Da qui la cultura della droga: molti intellettuali decadenti, come lo stesso Baudelaire che
anticipa il decadentismo, si rifanno alle droghe per queste alterano la nostra coscienza e
permettono che prevalga l'inconscio grazie a cui gli intellettuali erano convinti di poter
intuire la realt alta ed evocarla all'interno della produzione poetica. Ma cosa significa
evocare? Evocare significa richiamare senza descrivere.
Lideologia decadente
Il Decadentismo una corrente culturale nata in Francia e poi diffusasi nel resto dEuropa
e nella cultura occidentale. caratterizzato da atteggiamenti odiosi al limite della moralit,
tant che gli intellettuali assumono atteggiamenti bohmien e antiborghesi.
Questi atteggiamenti trovano causa nel declassamento dellintellettuale: egli, che fino alla
fine del 1700 aveva un ruolo centrale in societ, specialmente nellelaborazione di filosofie
ed ideologie, a partire dall800 (con lascesa al potere della borghesia), lintellettuale viene
emarginato e tale emarginazione si acuisce ulteriormente con la seconda
industrializzazione. Lintellettuale non utile alla societ perch non rispecchia la
mentalit dellutile e dellinteresse economico della borghesia.
Per questo lintellettuale viene emarginato e attua quindi una sorta di ribellione,
assumendo atteggiamenti antiborghesi che vanno contro la moralit borghese (ex. se la
borghesia va contro la promiscuit, lintellettuale automaticamente promiscuo, se la
borghesia condanna lalcolismo lintellettuale dedito allalcol, la borghesia condanna il
vagabondaggio lintellettuale un vagabondo bohemien etc.).
Pertanto lintellettuale viene rifiutato dalla societ borghese che a sua volta egli rifiuta.

Lideologia decadente estremamente particolare: innanzitutto i decadenti rifiutano il


positivismo, infatti hanno atteggiamenti antitetici rispetto ad esso; se il positivismo
celebrava la ragione in conformit a unideologia dio tipo illuminista, il decadentismo
celebra lirrazionalit, ritenendo che tutta la realt fenomenica sia apparente.
evidente pertanto come il soggettivismo tipico del romanticismo venga portato alle
estreme conseguenze: i romantici ritenevano che non esistesse una realt oggettiva valida
universalmente per tutti gli uomini, ma che ne esistesse una soggettiva, pertanto ogni
realt veniva interpretata dal soggetto in maniera diversa, da qui la celebrazione della
soggettivit e dellindividualit.
Con lavvento del Decadentismo, questo atteggiamento soggettivistico, la celebrazione e il
potenziamento dellio vengono ulteriormente esasperati, a tal punto che i decadenti non
sostengano lesistenza di una realt fenomenica vista soggettivamente e diversamente da
ognuno, ma sostengono che la realt fenomenica sia apparente, tutto ci che ci circonda,
tutto ci che tocchiamo e percepiamo con i sensi solo apparente. La vera realt si trova
dietro le parvenze fenomeniche.
Inoltre i decadenti ipotizzano anche lesistenza di unessenza del tutto: ossia mentre nella
realt fenomenica distinguiamo la distanza tra un oggetto e llatro, nellessenza della realt
che si nasconde dietro le parvenze fenomeniche tutto questo non esiste, ma esiste un
tuttuno o meglio tutti gli elementi delluniverso partecipano dellessenza di un tutto. Ad
esempio lerba del prato partecipa dellessenza del Sole, del cielo, dellacqua, della terra e di
tutto, come luomo stesso. Anche luomo che si considera un individuo distinto, in realt
partecipa dellessenza del tutto e quindi tra gli oggetti e tutti gli elementi della realt e della
natura non c distanza, quanto comunione.
Da qui il concetto di panismo: (pan = tutto) il fenomeno tipicamente decadente, in cui il
soggetto come se si distaccasse completamente da se stesso e dalla sua corporeit (che
viene considerata limitante) e partecipasse dellessenza del tutto. Il soggetto si identifica in
tutti gli elementi della natura, quindi diventa erba, prato, nuvola, spiaggia, mare o cielo,
diventa TUTTO CIO CHE LO CIRCONDA, non esiste pi la distanza tra lio e tutto il resto
del mondo.
Un altro criterio base del Decadentismo la teoria delle corrispondenze, che fu teorizzata
per la prima volta da Baudelaire; questultimo non viene classificato come autore
decadente, ma come autore romantico che anticipa alcune tendenze decadenti (proprio
perch c una sorta di linea di continuit tra Romanticismo e Decadentismo). Baudelaire
sosteneva che non ci fosse separazione tra gli oggetti, ma vi fosse una fitta rete di
corrispondenze che permettevano a tutti gli elementi della realt di vivere questa essenza
del tutto. In base alla teoria delle corrispondenze tra io e mondo, a questo si associa il
panismo, secondo cui lindividuo si identifica in ogni elemento deluniverso.
Importante anche lepifania, un termine greco che significa apparizione(epifania della
Vergine Maria --> apparizione della Vergine Maria). Lepifania nel Decadentismo viene
utilizzata per indicare le rivelazione che questa essenza del tutto fa al singolo soggetto.
Molte epifanie sono presenti nellopera Gente di Dublino di James Joyce, in cui lautore,
percorrendo le strade di Londra viene colpito dallimmagine di un orologio e
improvvisamente ha una rivelazione, come se nellorologio si aprisse un varco (o
squarcio come lo chiamava Montale) e permette allautore di entrare in contatto con
questa essenza del tutto, la quale si nasconde dietro le parvenze fenomeniche.
una rivelazione improvvisa, come del resto lapparizione della Vergine Maria, che non si
spiega razionalmente, ma solo irrazionalmente.
Tuttavia lideologia decadente non legata alla religione: si tratta di unideologia
puramente laica, che non ha rivolti religiosi o trascendenti. Quindi i decadenti quando
parlano di essenza del tutto, non di una dimensione trascendente, bens di una
dimensione immanente.
Il solo modo per entrare in contatto con lessenza del tutto il ricorso allinconscio: i
decadenti teorizzarono lesistenza dell inconscio prima ancora di Freud; esso la nostra

parte pi inconsapevole ed irrazionale. Solo eliminando la parte razionale che ci


condiziona e mistifica la concezione della realt possiamo cogliere lessenza del tutto,
eliminando completamente la nostra parte razionale e facendo funzionare solo la nostra
parte irrazionale che ci permette di entrare in contatto con lessenza della realt.
Con questo si spiega la cultura della droga: molti intellettuali francesi si drogavano,
bevevano e in generale facevano uso di sostanze stupefacenti, in quanto esse cancellavano
o riducevano considerevolmente le capacit razionali, facendo emergere lirrazionalit e
quindi linconscio.
Tuttavia non bisogna pensare che tutti gli intellettuali decadenti consumassero droghe: ad
esempio Pascoli e DAnnunzio non fecero uso di droghe (probabilmente DAnnunzio ne
fece uso qualche volta), ma cercavano di attivare la loro parte irrazionale con metodi
naturali. Essi infatti celebravano il sogno e tutti gli stati di incoscienza e tutto ci che ci
permetteva di dimenticare la percezione della realt tangibile.
Quindi solo lalterazione della conoscenza poteva aiutarli a percepire la realt altra.
Siccome lunico mezzo per percepire la realt altra era entrare in contatto con essa, luomo
non potr mai giungere alla conoscenza di questa realt altra, perch il processo
conoscitivo presuppone un ragionamento razionale e deterministico: la realt fenomenica
possibile conoscerla e capirla solo tramite le discipline scientifiche che si basano su
rapporti di causa ed effetto. Se si attiva linconscio non si pu giungere alla conoscenza di
questa realt, ma solo percepirla e avere la sensazione e la certezza che questa realt altra
esista, ma come sia non si sa.
Infatti i poeti decadenti non descrivono questa realt altra, ma la evocano soltanto, cio
richiamano la sua idea senza descriverla.
Ma le sole discipline dello scibile che permettono lattivazione dellinconscio sono quelle
artistiche: solo larte in tutte le sue forme consente lattivazione dellinconscio e di
esprimere le nostre sensazioni, emozioni e senza necessariamente individuare le cause
come facevano i naturalisti francesi.
Molto spesso larte espressione di un SENTIRE, da qui nasce un culto dellarte, che viene
considerata la disciplina per eccellenza perch solo questa consente alluomo di entrare in
contatto con la realt altra e rendersi conto dellessenza del tutto.
Da qui possibile notare il rifiuto e il rigetto del positivismo.
Infatti se nel Positivismo la figura centrale era quella dello scienziato, a tal punto che il
letterato (come Zola) si considera lui stesso uno scienziato, nel Decadentismo la figura per
eccellenza quella dellartista, che viene presentato come una persona dotata di una tale
sensibilit e capacit di estraniarsi dalla realt fenomenologica tale da poter entrare in
contatto con questa realt altra ed evocarla nelle sue opere. Lartista viene considerato
come una sorta di veggente, un essere privilegiato che si distingue da tutti gli altri uomini:
gli uomini normali sono privi di questa sensibilit, non hanno il potere di entrare in
contatto con la realt altra e anche lo scienziato non pu perch ha una visione mistificata
della realt, quindi solo lartista pu essere considerato privilegiato.
Quindi evidente come lemarginazione dellintellettuale da parte della borghesia, porta
lintellettuale stesso ad una sua autocelebrazione, affermando addirittura limportanza
massima dellarte stessa.
Lestetismo
Il culto dellarte dar vita ad un fenomeno che riguarder solo pochissimi intellettuali
decadenti, fra i quali ricordiamo Gabriele DAnnunzio in Italia, Oscar Wilde in Inghilterra
e Huysmans in Francia, i pi grandi esteti tra il 1800 e il 1900.
Questo perch il soggettivismo dellarte, tipico del Romanticismo, diventa ancora pi
radicale nel Decadentismo influenzando anche il livello ideologico.
Lo stesso termine estetismo esprime una sorta di culto nei confronti dellarte: in generale
per questo talmente preponderante da spingere lesteta a invertire il rapporto naturaarte tradizionale. Nellarte tradizionale lartista imitava la natura: cio per rendere bello un

quadro era sufficiente che esso fosse la rappresentazione di un fenomeno naturale


bellissimo; adesso invece il rapporto si inverte e quindi non bella la natura, ma bella
larte. Non larte che imita la natura, ma la natura che imita larte, ci significa che per i
decadenti un elemento della natura bello solo quando esso ci ricorda unopera darte.
Ma gli esteti radicalizzarono le loro convinzioni al punto che vollero essi stessi trasformare
la propria vita in opera darte, specialmente Wilde e DAnnunzio: essi infatti cercavano di
condurre una vita eccezionale, straordinaria che apparisse come unopera darte. Ad
esempio Dannunzio prese parte alla prima guerra mondiale non come semplice fante, ma
come pilota daereo, in quanto gli aeroplani al tempo erano qualcosa di eccezionale e lui
nella sua vita si comport in ogni occasione in maniera del tutto eccezionale, ergendosi
anche al di sopra della moralit comune. Infatti un altro aspetto fondamentale
caratterizzante lestetismo che il bello lunico metro di valutazione usato dallartista: di
solito noi esseri comuni valutiamo la realt in base a valori morali, al giusto, al cattivo o al
buono, mentre gli esteti valutano la realt solo in base a quel criterio, cosicch tutto ci che
brutto viene rifiutato e solo ci che bello viene accolto. Ma il bello non coincide sempre
con i valori morali, quindi per DAnnunzio bello un rapporto sadomaso, la guerra,
lomicidio, la strage e una qualsiasi forma di perversione che porti alla sottomissione
dellindividuo. Invece brutto pu essere la volgarit del popolo ignorante che segue come
pecore le persone che dispongono di un certo spessore culturale, e in quanto tale va
eliminato.
Quindi non necessariamente lesteta considera bello ci che viene comunemente
considerato tale, anzi leccezionalit dellevento e il fuoriuscire dai criteri tradizionali nel
valutare la realt circostante vengono considerati criteri per considerare quellevento o
comportamento belli.
Basti pensare a Oscar Wilde, che condusse una vita fuori dallordinario, a tal punto da
essere condannato al carcere per omosessualit, un fatto che veniva considerato un reato
perseguito per legge.
Espressione dellestetismo di Oscar Wilde il personaggio del suo romanzo Il ritratto di
Dorian Gray: Dorian Gray un uomo che conduce una vita dissipata, che non segue alcun
valore morale e la bruttezza e negativit della sua vita allinsegna dellimmoralit si
riflettono in un suo ritratto: lui rimane giovane e bello e la sua immagine ritratta diventa
vecchia e brutta.
Lestetismo riguarda solo alcuni autori e per lesattezza i tre sopracitati, mentre riguarda in
maniera solo marginale altri autori.
La poetica decadente
Il Decadentismo attua una rivoluzione linguistica e poetica che non ha alcun precedente
nella storia della letteratura, tanto da dare il via ad una rivoluzione letteraria e stilistica
fondamentale per la letteratura del 1900.
Questo perch i decadenti partivano dal ragionamento secondo il quale la lingua che
utilizziamo un lingua in funzione della realt fenomenica che serve a rappresentare
questultima. Il termine lingua comprende tutto: termini legati alla realt contingente, la
sintassi e lordine che si da alle parole e ai concetti. Importante in questo senso la
gerarchizzazione del linguaggio sui cui strutturata la lingua. In realt rispecchia la
gerarchizzazione che si della realt fenomenica, per cui nella nostra visione della realt
fenomenica il monte pi importante di un granello di sabbia, cosicch ogni elemento
della realt ha una propria importanza, minore o maggiore.
Per i decadenti questo non succede, poich anche il granello di sabbia partecipa
dellessenza del tutto, pertanto non pu essere meno importante del monte, n di
nientaltro perch ogni elemento partecipa dellessenza del tutto.
Inoltre le parole che usiamo non servono per rappresentare la realt altra perch non ci
sono erbe o monti, ma c lessenza del tutto e questa realt altra possibile solo evocarla e
non rappresentarla. Quindi il linguaggio allora esistente non andava bene, era necessario

piegarlo alle esigenze dellartista e crearne uno nuovo evocativo. Innanzitutto i decadenti
partono dal presupposto che le parole nella poesia vadano scelte in relazione non ad un
loro significato reale, ma alla loro musicalit. Quindi la parola non viene scelta perch
rappresentativa di questa realt oggettiva, ma perch la sua musicalit permette di evocare
la realt altra. La musica assume quindi una funzione fondamentale per gli artisti
decadenti, perch essa larte per eccellenza, lunica completamente sganciata dalla realt
fenomenica. Nella pittura ad esempio c uno stretto legame con la realt fenomenica
perch nel quadro vengono riprodotti gli oggetti e gli elementi appartenenti alla realt
fenomenica; stessa cosa succede con la scultura, larchitettura e la poesia, ma non con la
musica. Con la musica non rappresento un banco o le mura di un edificio: essa pura
suggestione. Non si parla di canzoni con un testo poetico (e quindi un testo che faccia
riferimento ad oggetti) ma di musica pura, che non rappresenta la realt fenomenica ed
fortemente suggestiva ed evocativa.
Lautore usa un termine non per il suo significato ma perch, insieme ad altri termini, crea
il cosiddetto fonosimbolismo. Il fonosimbolismo un suono che diventa simbolo di
qualcosa; mentre il fonosimbolismo dellarte precedente si presentava come un chiaro
riferimento a un concetto e unidea precisa che faceva parte della realt fenomenica, questo
non succede nel Decadentismo.
Ex. In alcuni versi della Divina Commedia (canto I dellInferno) Dante fa riferimento alla
morte spirituale, ripetendo suoni forti che riproducono quel concetto (ripetizione delle
lettere m,o,r,t,e riproduzione del suono morte). Tuttavia il concetto di morte legato alla
realt fenomenica: i decadenti si servono di fonosimbolismi anche molto forti, ma questi
non hanno corrispondenza, cio si riferiscono ad una realt altra senza rappresentarla
quindi quel suono rimanda ad una realt che non possiamo conoscere ma di cui possiamo
percepire solo lesistenza.
Ad esempio i Decadenti usano un linguaggio fortemente metaforico ed analogico:
lanalogia unaffinit, una caratteristica comune: consiste nellassociare due elementi
differenti che per hanno qualcosa in comune ( la metafora e la similitudine sono analogie,
mentre lallegoria viene usata in riferimento ad un concetto pi astratto). I simbolisti
utilizzano un linguaggio fortemente analogico, ricco di metafore, similitudini ed allegorie.
In base alla teoria delle corrispondenze, attraverso luso di metafore e similitudini, i
decadenti mettono in contatto tra loro elementi che (secondo la visione fenomenica) non
hanno nulla in comune tra loro. TEORIA DELLE CORRISPONDENZE = dice che tutti gli
elementi partecipano dellessenza del tutto, quindi io ritengo che vi sia una distanza
siderale ed incolmabile tra me e il sole che in realt non c, perch il Sole ed io
partecipiamo dellessenza del tutto e siamo un tuttuno, una cosa sola.
Ma usando le analogie, questo linguaggio diventa (dal punto di vista razionale) illogico ed
alogico, cio privo di logicit ma fortemente suggestivo ed evocativo.
La metafora e lallegoria della tradizione avevano la funzione di spiegare qualcosa, mentre
lanalogia dei decadenti non spiega nulla, bens evoca e crea suggestione e sensazioni
positive e negative che noi non riusciamo a razionalizzare.
Quindi la parola usata per la sua musicalit che permette al linguaggio di sganciarsi dalla
realt concreta, il linguaggio diventa fortemente analogico (privo di logicit) in base alla
fitta rete di corrispondenze.
Anche la sinestesia diventa una delle figure retoriche pi gettonate perch per percepire
lessenza del tutto (che come dice lespressione stessa un tuttuno) si sovrappongono tutte
le nostre percezioni sensoriali che combaciano e si abbinano perfettamente. Per cui
lautore evoca la realt altra esprimendo tutte le sue percezioni sensoriali che non sono
distinte e non avvengono in maniera consequenziale; mentre solitamente possibile usare
i sensi uno per volta, ora tutto questo avviene in contemporanea e lartista percepisce
addirittura una confusione sensoriale perch non c la possibilit di razionalizzare la
realt fenomenica, quindi la sinestesia diventa esplicativa dellevocazione di quella realt
altra, Inoltre la sinestesia, mettendo pi elementi in contatto tra loro, crea un linguaggio

che si sgancia sempre pi dal linguaggio tradizionale.


Inoltre all'interno di questa poetica scompare la gerarchizzazione del linguaggio, anche se
non tutti aderirono a questa istanza, ad esempio, mentre D'Annunzio mantiene la
gerarchizzazione, Pascoli la abbandona. Il nostro linguaggio fatto da gerarchie, tanto che
la struttura della frase ha una forma piramidale. In cima mettiamo il concetto che
riteniamo pi importante (reggente) e in seguito una serie di subordinate di vario grado,
ognuna delle quali contiene concetti di valore decrescente. Questa gerarchizzazione del
linguaggio rispecchia la percezione gerarchica della realt fenomenica. Sin dall'antichit
l'uomo ha attribuito ad alcuni elementi della realt fenomenica pi importanza rispetto ad
altre realt. Siccome queste gerarchie non esistono per quanto riguarda l'essenza del reale
perch ogni elemento partecipa dell'essenza del tutto (un granello di sabbia importante
quanto una montagna perch entrambi partecipano all'essenza del tutto), decade anche la
gerarchizzazione del linguaggio tipica della tradizione in relazione alla teoria delle
corrispondenze.
Quando noi parliamo di simbolismo nel decadentismo ci riferiamo a un elemento molto
importante. Esso ha sempre fatto parte del linguaggio poetico in tutti i periodi, ma, rispetto
alla tradizione, nel simbolismo decadente c' una grossa novit. Nella tradizione l'elemento
simbolico si riferisce sempre a qualcosa di preciso, ad esempio nell'allegoria dantesca le tre
fiere corrispondono ai tre peccati che ostacolano maggiormente l'umanit nel proprio
cammino verso la salvezza, e questo succede in tutta la letteratura. In quella decadente
invece, il simbolismo non chiarito perch fa riferimento a una realt inconoscibile e ha la
funzione di permettere al lettore di sapere che esiste questa realt, ma non di esplicitarla.
Questa mancanza di significato rende ancora pi suggestiva (e a volte semanticamente
indecifrabile) la poesia decadente.
GABRIELE D'ANNUNZIO
Egli non fu un semplice esteta inteso come cultore dell'estetismo, ma cerc di trasformare
la sua vita in un'opera d'arte. Sin da giovanissimo crea questa maschera dell'esteta che, nel
decadentismo in generale e per lo stesso D'Annunzio, non altro che la reazione al rifiuto
da parte della societ borghese. L'esteta ha il culto dell'arte e si considera superiore
rispetto alla gente comune, incapace di coltivare il bello, e si pone anche al di sopra della
morale comune. In alcune opere questo scrittore celebra la violenza, la guerra, i rapporti
sadomaso, l'omicidio e cose che vengono condannate dalla morale comune perch il bello
si sgancia completamente dai valori morali e la realt deve essere valutata in quanto bella o
brutta. L'esteta stesso vive sopra le righe, in questa corrente si inverte completamente il
rapporto arte-natura, se prima era l'arte a imitare la natura, adesso succede l'esatto
contrario. Gli scrittori esteti come Gabriele apprezzavano i vari elementi della natura
soltanto perch ricordava al poeta una grande opera d'arte. La casa Barberini
completamente innevata nel romanzo Il Piacere viene celebrata perch ricorda al
protagonista Andrea Sperelli i castelli fatati dell'Orlando Furioso. La stessa cosa succede
per quanto riguarda la vita degli esteti, perch loro erano esteti sia in letteratura che nella
vita, ergendosi al di sopra della vita e della morale comune: ad esempio D'Annunzio
conduceva una vita eccezionale, faceva parlare continuamente di s facendosi coinvolgere
in duelli, riuscendo a sedurre le donne pi belle o facendo propaganda nazionalistica o
quando partecip alla Prima Guerra Mondiale non come soldato, ma come pilota di aerei.
Questa vita non era solo dovuta all'estetismo, ma, contrariamente a quanto dichiarava, egli
il primo artista italiano a elaborare le proprie opere in funzione del mercato del libro. Lui
disdegnava i valori borghesi dell'utile e dell'interesse economico, secondo lui l'artista
doveva comporre perch ispirato, per per potersi circondare di raffinatezze e di cose belle
(di cui aveva il culto) doveva necessariamente guadagnare. Per piegare il mercato del libro
e riuscire a vendere i suoi libri egli si faceva propaganda con la sua vita da esteta, ossia
facendo parlare di s i giornali. Le classi borghesi della capitale leggevano continuamente
notizie relative a questo scrittore e, attratti da questa sua vita al di sopra della normalit,

compravano i suoi libri. D'Annunzio divenne dunque una delle prime celebrit della storia,
costante oggetto di gossip, era pieno di contraddizioni, da un lato disprezzava il denaro in
quanto esteta, mentre dall'altro lo sfruttava per finanziare la sua vita splendida.
Per il suo nazionalismo D'Annunzio fu celebrato dal fascismo, ma era visto con sospetto
dallo stesso Mussolini perch la sua retorica di regime e la sua oratoria nazionalista lo
spinsero a considerarlo un pericolosissimo rivale. Il duce aveva paura che questo poeta
potesse rubargli la scena.
La produzione artistica di D'Annunzio si divide in due periodi, uno in cui accoglie istanze
veriste, e l'altro in cui accoglie quelle decadenti. Egli si dedica alla composizione di vari
generi letterari, lavor molto anche nel teatro e anche grazie alla rappresentazione di
queste commedie, riusc a creare moda e a spingere molti suoi fans a comprare i suoi libri.
Con la nascita della cinematografia D'Annunzio dar il suo contributo alla nascita del
cinema in Italia, diventando anche l'amante di Eleonora Duse, una delle prime attrici
italiane.
Nel secondo periodo accanto ai tratti tipici del decadentismo troviamo anche un passaggio
graduale verso il superomismo di Nietzsche. Per riuscire a comprendere questo passaggio
necessario analizzare soprattutto tre romanzi: Il Piacere, Il trionfo della morte, e Le
vergini delle rocce, che furono composti uno dietro l'altro, tanto che si potrebbero definire
l'uno il completamento dell'altro.
Il primo romanzo Il Piacere, che ha per protagonista un esteta di nome Andrea Sperelli
che una sorta di alter ego dell'autore stesso (tutti i protagonisti dei romanzi di
D'Annunzio presentano delle caratteristiche del poeta stesso). In questo romanzo abbiamo
sia la focalizzazione interna che il narratore esterno; l'autore ancora legato alle tecniche
veriste, tant' vero che ricorre al discorso indiretto libero (segnato con un trattino) e che
consente di assimilare il personaggio di Sperelli con il narratore. Fra la visione del mondo
del personaggio del narratore c' un'unica differenza costituita dall'ironia usata dal
narratore per criticare il personaggio. Egli viene criticato perch l'estetismo comincia a
essere visto come qualcosa di fortemente negativo poich costringe l'intellettuale a vivere
ai margini della societ, cosa che non si sposava bene col carattere egocentrico di
D'Annunzio, che voleva avere un ruolo centrale nella societ del tempo. All'interno di
questo libro, resosi conto dei limiti dell'estetismo, lui critica le scelte dell'esteta,
rendendolo oggetto di ironia. Assistiamo alla crisi dell'estetismo. Andrea Sperelli ci viene
presentato come un uomo bello, caratterizzato da un forte velleitarismo, una forma di
impotenza che consiste nel voler fare qualcosa che non si riesce a fare, proporsi di
diventare qualcosa senza mai riuscirci. Si tratta del risvolto della medaglia, da una parte
abbiamo l'esteta sempre sicuro di s che si erge al di sopra della societ, dall'altra esprime
la sua debolezza dovuta alla sua frustrazione, alla sua incapacit di conformarsi alla societ
del periodo. Questa debolezza di Andrea si esprime in particolare nel rapporto con due
donne, Elena Mutti e Maria Ferras (la figura femminile sempre presente nei romanzi di
D'Annunzio, in alcuni casi troviamo anche la donna vampiro che succhia tutte le energie
dell'uomo e lo rende impotente). Queste due donne sono una l'opposto dell'altra: Elena
ricorda l'Elena di Troia ed una donna spregiudicata, essa stessa un'esteta, molto libera
(ha molte avventure con altri uomini), molto colta e raffinata che ad un certo punto
rifiuta Sperelli, mentre Maria una donna pura, pudica, antitetica rispetto a Elena, che lui
vorrebbe amare come una sorta di riscatto. La sua speranza che l'amore per questa donna
pura possa riuscire a dare un significato alla sua vita vuota, ma in realt Andrea
innamorato di Elena. Il protagonista sar rifiutato da entrambe, cosa che provocher in lui
una profonda solitudine. Si tratta di un personaggio che, al di l dei suoi atteggiamenti di
superiorit nei confronti della societ, sconfitto.
All'interno di quest'opera il decadentismo entra in crisi perch l'autore non vuole vivere la
vita da emarginato dell'intellettuale decadente, ma una al centro della societ.
Il secondo romanzo Il Trionfo della Morte ha per protagonista un altro alter ego
dell'autore, un certo Giorgio Aurispa. Egli un uomo che corroso da una malattia

interiore che lo rende debole e fragile e gli impedisce di dare senso e significato alla propria
vita. Per questo decide insieme alla sua donna, Ippolita Sanzio, di intraprendere un
viaggio per i vari luoghi italiani nella speranza di liberarsi di questa malattia e per dare
nuovo senso e significato alla propria vita. Mentre compie questo viaggio comincia a
leggere per caso Cos parl Zarathustra, uno dei testi base di Nietzsche. Leggendolo
comincia ad aderire al superomismo, da esteta vorrebbe diventare una sorta di superuomo.
D'Annunzio interpreta la figura del superuomo creata da questo filosofo in maniera
soggettiva e per certi versi errata. Il superuomo d'annunziano un essere che ingloba la
figura dell'esteta (un uomo colto e raffinato che si circonda di bello in tutte le sue forme),
ma, al posto di vivere ai margini della societ, ha una funzione di guida della societ stessa.
Gli viene attribuita la funzione politica di riscattare l'Italia cercando di realizzare il suo
sogno di ritornare alla gloria del passato tramite la conquista di nuove colonie. La
nazione, guidata dal superuomo, avrebbe dovuto intraprendere delle guerre di conquista
territoriale per riacquistare prestigio e tornare ad essere caput mundi. Il superuomo
caratterizzato da uno spirito dionisiaco, termine che deriva da Dioniso, il dio greco
dell'ebbrezza, della gioia e della spensieratezza, chiamato Bacco dai latini. Secondo
Nietzsche e D'Annunzio si pu essere superuomini soltanto se si riacquista lo spirito
dionisiaco, mortificando l'educazione cristiana ricevuta. Il filosofo, all'interno dell'opera
L'Anticristo, dice che la cultura cristiana che ha regnato per secoli in occidente, ha
mortificato la capacit dell'uomo di vivere con spensieratezza. Questa cultura ha generato
dei sensi di colpa nelle persone che gli hanno impedito di godere appieno la vita. Secondo
lui bisognava liberarsi completamente di questa moralit, riacquistando lo spirito
dionisiaco di un tempo, ad esempio i latini erano diventati grandi grazie ad esso. Il
superuomo di D'Annunzio rifiuta il conformismo borghese e soprattutto alcuni principi
come l'uguaglianza, il populismo, la democrazia perch Gabriele non aveva una visione
egualitaria della societ, ma una visione elitaria. Secondo lui la stragrande maggioranza del
popolo ignorante, stupida e incapace di autogestirsi, soltanto pochissimi eletti possono
porsi a guida dell'umanit. In questa sua istanza il poeta si allontana dalla visione di
Nietzsche che d la possibilit a chiunque riesca a liberarsi della cultura cattolica di
raggiungere questo spirito dionisiaco, mentre secondo D'Annunzio il superuomo che dovr
mettersi a capo della nuova nazione italiana deve avere origini latine, deve avere ereditato
il gene latino perch soltanto grazie ad esso si pu acquisire spirito dionisiaco.
Anche il personaggio di Giorgio Aurispa vorrebbe diventare un superuomo, ma
caratterizzato da un forte velleitarismo. Egli comincia a ritenere responsabile della sua
malattia interiore la sua donna, Ippolita Sanzio, e, nella speranza di guarire, tenta di
ucciderla, ma nel tentativo di soffocarla muore lui stesso. La morte di Giorgio Aurispa ha
un forte significato simbolico perch determina nella produzione letteraria di D'Annunzio
la morte dell'esteta. Aurispa era un esteta di cui bisognava assolutamente liberarsi per
creare la figura del superuomo. Questo il primo romanzo psicologico in Italia, questo tipo
di romanzo nacque negli anni ottanta in Francia. Esso consiste in un'interpretazione
soggettiva della realt circostante. Noi vediamo la realt che circonda il personaggio di
Giorgio in maniera soggettiva, tutte le sue paure e incertezze lo portano a vedere la realt
in modo deformato. sufficiente pensare a quello che lui prova nei confronti di Ippolita: se
da una parte ama profondamente questa donna, dall'altra la vede come una nemica. Nel
romanzo psicologico ancora presente il narratore esterno, ma questo narratore assume il
punto di vista soggettivo del protagonista.
Nel Trionfo della morte l'esteta muore perch il suo estetismo non soddisfa D'Annunzio, e
infatti c' il passaggio ideologico da estetismo a superomismo. Tuttavia il superomismo
non qualcosa di antitetico rispetto all'estetismo, semplicemente qualcosa in pi rispetto
ad esso, tant' vero che il superomismo ingloba in s l'estetismo: mentre prima l'esteta che
vive di arte e sviluppa un culto nei suoi confronti si trova ai margini della societ,
incapace di affermazione e di prevalere sulla borghesia, il superuomo (a differenza
dell'esteta) riesce ad avere un ruolo sociale e politico determinante, ponendosi al di sopra

di quella classe sociale che lo aveva emarginato. Per allo stesso tempo il superuomo
presenta caratteri che lo accomunano all'esteta perch il superuomo oltre ad essere una
persona estremamente raffinata e colta, caratterizzata dall'estetismo, cerca di
trasformare la sua vita in un'opera d'arte e allo stesso tempo si erge al di sopra della morale
comune. Prima si ergeva al di sopra della morale in nome del bello, ora lo fa attribuendosi
lo spirito dionisiaco che permette al personaggio stesso di acquistare potenza e fiducia
rispetto all'umanit indebolita da una cultura cristiana estremamente negativa.
(precisazioni della lezione del 23 novembre)
Ne "Le vergini delle rocce" (struttura dell'orazione in essa l'autore, pi che badare a
raccontare una storia, elabora una serie di orazioni in cui non solo illustra il programma
del superuomo, ma esprime tutto il suo disprezzo nei confronti dell'Italia di quegli anni,
della monarchia costituzionale e della politica perpetrata sia dalla sinistra che dalla destra
storica che erano presentate in parlamento), il protagonista Claudio Cantelmo (fortemente
caratterizzato dal velleitarismo), non pi un esteta bens un superuomo, o almeno ha le
pretese di esserlo. Lui presenta caratteristiche che possono generare il cosiddetto
superuomo che dovrebbe mettersi a capo dell'Italia e trasformarla in un vero e proprio
impero restituendole la fama e la gloria di un tempo. Per poter far questo Claudio decide di
unirsi a una donna dell'aristocrazia che abbia in s il gene latino solo coloro che hanno il
gene latino, che corrisponde allo spirito dionisiaco, possono diventare dei veri e propri
superuomini. Il concetto di spirito dionisiaco deriva da Dioniso, dio dell'ebbrezza e quindi
della spensieratezza. L'ebbrezza il vivere con spensieratezza, noi non proviamo sensi di
colpa, ci sentiamo liberati da ogni catena morale. Il dio Dioniso diventa esemplificativo di
tutta la cultura latina-classica. Per D'Annunzio il superuomo, per diventare tale, deve
liberarsi completamente della catena della morale tradizionale, per questo necessario lo
spirito dionisiaco che l'umanit occidentale ha perso a causa dell'educazione cattolica che
ci tormenta con grossi sensi di colpa, impedendoci di vivere in maniera gioiosa e
spensierata. Questo concetto presente anche ne "L'anticristo", in cui Nietzsche attua una
vera e propria requisitoria nei confronti della cultura cristiana. Per, mentre Nietzsche
aveva una visione molto democratica e sosteneva che tutti potessero essere capaci di
acquisire lo spirito dionisiaco, per D'Annunzio non era cos il futuro superuomo era un
uomo che si ergeva al di sopra della morale comune e aveva il compito di guidare l'Italia
per diventare una potenza imperialistica (oltre ad essere un esteta, giacch il superuomo
ingloba in s la fuga dell'esteta il superuomo dunque colto e raffinato, si circonda di belle
cose e vuole trasformare la sua vita in un'opera d'arte.)
La donna scelta apparteneva all'antica famiglia dei Mantegna in decadenza: Mantegna ha
tre figlie femmine, il protagonista sceglie colei che per ha atteggiamenti quasi suicidi,
infatti alla fine questa donna si uccider avvelenandosi giorno per giorno. Con
l'aristocratica Claudio vuole mettere al mondo il nuovo superuomo che contiene in s il
gene latino, quindi l'operazione-superomismo non riguarda tutti gli uomini. Anche in
questo caso il protagonista non raggiunge il suo obbiettivo, infatti Violante, la donna che
lui ha scelto per mettere al mondo il nuovo superuomo, muore. Anche Violante un
personaggio fortemente decadente per il disprezzo che essa prova nei confronti della realt
circostante, vive in una casa in totale disfacimento e ama circondarsi di elementi
decadenti, lei stessa si sente una decadente tant' vero che si avvelena lentamente.
Dal punto di vista strutturale le parti oratorie sono quelle prevalenti perch l'obbiettivo
primario di D'Annunzio quello di far conoscere la nuova figura del superuomo.
LE LAUDI DEL CIELO, DEL MARE, DELLA TERRA E DEGLI EROI
D'Annunzio fu un autore fortemente prolifico, scrisse moltissime opere. La raccolta pi
imponente di D'Annunzio espressione del suo decadentismo, del suo estetismo e della sua
personalit poetica sono le Laudi. Questa raccolta doveva contenere originariamente sette
libri secondo il suo progetto, ma poi alla fine riusc a comporne soltanto cinque.
I primi tre libri furono composti tra la fine dell'800 e i primissimi anni del '900, mentre gli

altri due furono elaborati nei primi vent'anni del '900. I libri sono cos intitolati: Maia,
Elettra, Alcyone, Merope e Asterope.
Alcyone viene considerato il capolavoro d'annunziano a livello poetico in quanto in esso
sono contenute delle poesie che molto pi genuinamente si rifanno al simbolismo
decadente e all'estetismo in maniera fortemente lirica e sincera, non sono inficiate dalla
propaganda politica o dall'ostentazione superomistica che invece presente nelle altre
sezioni delle Laudi.
Maia un lungo poemetto in cui l'autore racconta del suo viaggio in Grecia, luogo che per
un esteta l'espressione massima della bellezza in relazione all'arte e al mito classico.
Questo poemetto intriso di superomismo e di forte nazionalismo (in D'Annunzio sono
due concetti assolutamente inscindibili perch lui era intriso di culto della nazionalit e
della superiorit di alcune nazioni rispetto alle altre che devono essere sottomesse alle
prime, nonch di forme di razzismo abbastanza evidenti). Oltre a celebrare la bellezza
classica, vengono celebrati anche i nuovi miti cos come faranno i futuristi, come la
macchina o l'industria capitalistica, elementi che servono al superuomo per permettere
all'Italia di diventare una potenza imperialista, di conquistare il mondo e di riuscire a
riavere la fama di un tempo (Impero Romano).
Elettra una raccolta influenzata dalla propaganda politica, fortemente oratoria ed
enfatica e l'autore passa in rassegna le citt italiane per celebrarne la bellezza, espressione
della loro grandezza di un tempo.
Merope e Asterope sono due raccolte pi tarde, intrise di propaganda politica. Merope fu
dedicata all'impresa coloniale in Libia da parte dell'Italia, sostenuta da un nazionalista
come D'Annunzio, e invece Asterope una raccolta di poesie ispirate alla Prima Guerra
Mondiale che viene celebrata dall'autore e che la considerava come l'unico mezzo
attraverso cui il bello poteva avere un ruolo dominante.
GIOVANNI PASCOLI
Nonostante Pascoli e D'Annunzio siano entrambi decadenti, a livello ideologico, ma anche
caratteriale, sono decisamente antitetici. Se D'Annunzio ricercava notoriet e fama anche per poter
assumere un ruolo importante a livello politico, e molto spesso elaborava arte in funzione del
mercato del libro, Pascoli condusse una vita riservata e schiva, frugale, che viene celebrata
all'interno delle sue poesie. La sua vita fu segnata da alcuni eventi decisamente traumatici che in
parte determineranno le sue scelte. Egli apparteneva a una famiglia della piccola borghesia rurale,
il padre era un fattore e amministratore di un ampio podere in Emilia-Romagna. Nonostante fosse
una famiglia numerosa, il padre poteva permettersi di far impartire ai figli un'adeguata istruzione.
L'uomo venne ucciso a fucilate e gli assassini non furono mai trovati, cosa che determiner un
grosso trauma per Giovanni, ancora adolescente al momento del delitto, e un declassamento per
l'intera famiglia. Con la perdita del padre furono costretti a trasferirsi in citt, i fratelli maggiori
abbandonarono gli studi per intraprendere un'attivit redditizia per riuscire a mantenere la
famiglia. Giovanni fu l'unico fortunato, poich ebbe la possibilit di frequentare il liceo classico e
poi laurearsi in lettere classiche. Trascorse gran parte della sua vita insegnando italiano e latino in
un liceo, per poi diventare docente nell'universit di Bologna. Alla morte del padre si aggiunsero
altri traumi nel giro di pochissimi anni, dovuti alla morte della madre, di una sorella e di due
fratelli; questi lutti segneranno la vita del poeta che, nelle sue poesie, far costanti riferimenti
all'affettivit familiare. Il crearsi una famiglia era una delle sue pi grandi ambizioni, ma non ci
riusc mai per questioni caratteriali, visto che era un uomo estremamente timido e riservato che
non riusc mai a trovarsi una donna. Ad un certo punto cerc di ricreare il nucleo familiare vivendo
con due sorelle superstiti, ma una di loro, Marilu decise di sposarsi, e questo matrimonio
rappresent per Pascoli una sorta di tradimento perch il distacco della sorella ricreava nella sua
mente turbata dalle precedenti esperienze la frantumazione familiare che l'aveva fatto soffrire. Egli
frequent il liceo in periodo positivista , con una cultura all'insegna della scienza, tanto che lui
stesso diventa un esperto ornitologo e botanico. Il declassamento della famiglia spinge Pascoli,
durante il periodo universitario, ad aderire a movimenti anarco-socialisti. Il socialismo nell'Italia
del nord-est era molto diffuso, anche se originariamente non si ispirava a Marx, ma a Bakunin.
Abbiamo un rifarsi al marxismo solo in seguito alla Seconda Internazionale e alla creazione del

Partito Socialista Italiano. Giovanni aderisce a questo movimento in cerca di un riscatto sociale per
le classi pi deboli e proletarie, egli, ora che non appartiene pi alla piccola borghesia contadina, si
sente un contadino anche se era uno studente universitario con una cultura decisamente superiore
alla media. Egli partecip a diverse manifestazioni e scioperi, che ai tempi venivano ancora repressi
nel sangue, durante i quali venne arrestato e incarcerato per circa 3-4 mesi. Forse per il trauma
dell'esperienza del carcere, ma pi probabilmente perch il socialismo comincia ad accogliere
istanze marxiste, Pascoli si allontana, ponendo fine alla sua esperienza politica. Lui non concepiva
il concetto di lotta di classe presentato nel marxismo, cosa che ribadisce diverse volte nei suoi
componimenti e nei suoi saggi. Secondo lui le classi non si devono combattere, ma si devono
sostenere e aiutare nell'accettazione reciproca del proprio ruolo. Oltre all'esperienza del carcere
Pascoli si allontan dal movimento socialista proprio perch non condivideva Marx e il concetto di
rivoluzione violenta. Che esista una gerarchia sociale accettabile, la sua adesione al socialismo
originario fu dovuta principalmente a una sorta di simpatia o comunione verso alcuni valori

come la fratellanza e la solidariet, tant' vero che il socialismo di Pascoli era assimilabile
per certi versi al Cristianesimo originario. Il
Partito Socialista Italiano (PSI) era di orientamento decisamente marxista e aderiva alla Seconda
Internazionale, e il poeta non condivideva affatto il pensiero marxista. Proprio per questo nella sua
letteratura celebra valori come l'umilt e la solidariet che vanno associati ai principi evangelici
originari e di cui si facevano portatori inizialmente coloro che avevano dato vita al movimento
socialista anarchico. La simbologia cristiana presente in molti suoi componimenti, anche se (lui
non lo dice esplicitamente) si ha il sospetto che in realt fosse ateo e non credesse in una vita dopo
la morte. Questa simbologia viene dunque utilizzata come metafora per affrontare determinate
tematiche. Questa comunione fra le classi sociali lo spinge a farsi celebratore della piccola
borghesia rurale e dei suoi valori. Per il poeta l'uomo deve acquisire una sua dignit e per far si che
la possa avere necessario che sia in grado di sostenere la propria famiglia. indispensabile che
ogni uomo possieda un piccolo podere che lo renda autosufficiente e che gli consenta di sostenere
la propria famiglia. Da qui si nota anche l'influenza della cultura classica, perch i latini
celebravano l'agri-cultura, ossia la coltivazione dell'ager, il campo, poich permetteva ai giovani di
raggiungere l'indipendenza sia a livello politico che dal Pater Familias. I giovani che intendevano
sottrarsi al potere del padre andavano in guerra per conquistare nuovi territori, che venivano divisi
equamente in modo che ognuno di loro si potesse sposare e metter su famiglia. La coltivazione
dell'ager forgiava il carattere dell'uomo, perch lo costringeva a vivere di laboriosit a contatto con
la natura e, forgiando il carattere dell'uomo, gli permetteva di essere abbastanza forte da diventare
un guerriero e, attraverso l'acquisizione dei valori morali, di partecipare alla vita politica. Vivere in
modo spartano, con l'essenziale, significava aderire ad alti valori morali che consentivano di
diventare buoni uomini politici, uomo onesto esperto nell'arte dell'oratoria. Anche per Pascoli
l'unico modo perch l'uomo possa vivere libero e conservare la propria dignit coltivare la terra. A
causa della diffusione del nazionalismo, nonostante fosse antimilitarista, ad un certo punto scrisse
delle opere in cui giustificava il colonialismo. Lui scrisse un discorso con la struttura di quello
classico, un'orazione deliberativa. Gli antichi latini distinguevano le orazioni in tre categorie
differenti: l'orazione giudiziaria pronunciata dagli avvocati per difendere o accusare l'imputato,
l'orazione deliberativa che il politico pronunciava in senato o davanti al popolo per ottenere
approvazione e far passare una legge e l'orazione epidittica o celebrativa che veniva pronunciata in
occasione di qualche evento particolare (mostre, concorsi letterari, monumenti). Di solito il
presidente della Repubblica fa molti discorsi epidittici che hanno una loro particolare struttura.
Pascoli scrisse La grande proletaria si mossa, un'orazione deliberativa all'interno della quale lui
distingue le Nazioni tra proletarie e ricche, l'Italia proletaria perch piagata dal problema della
disoccupazione, tanto che milioni di italiani emigrarono nelle varie parti del mondo agli inizi del
1900. questo flusso migratorio fu dovuto alla crisi agricola e alla conversione in senso industriale, i
contadini che non riuscirono a trovare lavoro furono costretti a cercare lavoro altrove. Il problema
della disoccupazione viene vissuto in maniera drammatica da Pascoli, una persona molto sensibile
per la quale i drammi della nazione Italia diventavano anche i suoi. Gli italiani per lui costituiscono
una grande famiglia e la madre patria per lui proprio una madre che dovrebbe accudire i suoi
figli, consentendogli di vivere dignitosamente. La crisi ha per determinato l'impotenza della
madre patria di sostenere i propri figli, proprio per questo motivo giusto che l'Italia intraprenda
guerre di conquista (come la guerra di Libia) per consentire ai suoi figli di ritornare in patria e
riacquistare la dignit. Nella cultura nazionalista diffusasi in quel periodo Pascoli non considera
che anche i libici costituivano una nazione proletaria e avevano diritto a sopravvivere nella propria

terra. Nonostante la sua forte moralit, anche lui era stato corrotto dalla cultura del periodo.
LA POETICA
Pascoli pubblica un saggio intitolato Il fanciullino, nel quale espone in maniera sistematica la sua
poetica. Egli sostiene che in ogni uomo adulto, ma in modo particolare nell'artista, c' un
fanciullino che sopravvive. L'uomo adulto conserva in s un'anima fanciullesca e, nel momento in
cui l'artista decide di comporre le poesie, deve far parlare il fanciullino che in lui. Per fare questa
scelta si rif alla definizione classica, e in parte anche leopardiana, dei fanciulli. Il bambino secondo
tanta letteratura tende a far prevalere la sua parte irrazionale, mentre nell'uomo adulto prevale la
parte pi razionale. Questa razionalit costringe l'uomo adulto a interagire ed essere strettamente
legato e connesso con la realt circostanza. D'altra parte l'irrazionalit spinge il bambino a sognare
e ad estraniarsi dalla realt circostante materiale; secondo Pascoli proprio perch non
condizionato dalle sovrastrutture culturali e per cogliere la realt si rifa soprattutto alla sua
percezione sensoriale, riesce a cogliere l'essenza del tutto. L'uomo adulto, sia che frequenti una
scuola, sia che non la frequenti, condizionato dalla visione della realt che la cultura tradizionale
ha assunto e trasmette alle generazioni successive. Questa cultura spinge l'uomo a interpretare in
maniera univoca la realt circostante, invece il bambino, che non ancora uscito dal suo stato di
natura e non ha ricevuto condizionamenti, portato ad osservare la realt come se la vedesse la
prima volta, e quindi a interpretarla in base alla sua unica percezione sensoriale. Il fanciullo viene
definito dal poeta come una sorta di Adamo, il primo uomo sulla terra, che soltanto attraverso la
percezione sensoriale pu descrivere la realt, questa sua innocenza porta il fanciullo a cogliere
l'essenza del tutto, la realt che si nasconde dietro le parvenze fenomeniche che la cultura
tradizionale ci obbliga a considerare vere, e soprattutto a cogliere le analogie, quella rete di
corrispondenze di cui parlava Baudelaire. Nonostante questa facolt esista sia nel bambino che nel
fanciullino presente in ogni poeta, l'artista al centro del discorso poetico di Pascoli, perch i
bambini veri non sono in grado di produrre poesia. Solo gli artisti hanno la sensibilit per andare
oltre le parvenze fenomeniche e questo in relazione al culto dell'arte che si ha in periodo
decadente, considerato l'unico strumento attraverso cui l'uomo arriva all'essenza del tutto e che
porta all'elaborazione dell'estetismo. D'Annunzio diceva il verbo e il verso tutto, non parlava del
verbo nel senso di sacre scritture, ma in senso poetico del termine e con verso intende la ricerca
della musicalit dell'artista, espressione poetica sganciata dalla realt fenomenica.
Secondo Pascoli soltanto il fanciullino capace di elaborare la POESIA PURA, che una poesia non
programmata, non inficiata dalle sovrastrutture culturali, senza fini didascalici o educativi, pura
effusione lirica, nella quale il poeta esprime quello che sente e percepisce senza uno scopo. Non
tutta la poesia pascoliana segue questa tipologia, ad esempio il X agosto ha fini didascalici e non
rientra nella poesia pura, anche se moltissime poesie raggiungono l'espressione massima della
poesia pura, ossia l'effusione. Nonostante non ci sia un fine didascalico la poesia pascoliana ha lo
scopo di mettere a nudo la propria interiorit, il valore l'arte in s.
STILE PASCOLIANO
Sintassi: scompaiono le gerarchizzazioni del linguaggio tradizionale, che erano ancora presenti
nelle poesie d'annunziane. Nel linguaggio tradizionale vi una gerarchia fra le varie componenti
della frase, che espressione dell'interpretazione gerarchica che noi abbiamo della realt. Noi
attribuiamo maggiore importanza ad alcune cose rispetto ad altre e questo si esplica nel linguaggio.
Il concetto ritenuto fondamentale sempre nella proposizione principale, mentre tutto ci che ne
consegue o che in relazione ad esso viene sistemato nelle altre proposizioni subordinate. Questa
gerarchizzazione non condivisa da Pascoli che ritiene che, nella vera essenza della realt, non
esista un elemento pi importante di un altro. Gli elementi pi piccoli hanno la stessa valenza di
quelli pi grandi, tanto che spesso il poeta si fa cantore delle piccole cose del quotidiano a cui non
diamo alcuna importanza. Nell'ideologia decadente un granello di sabbia ha la stessa importanza di
un mare o di un monte. Pascoli frantuma completamente il linguaggio, cosa che non riguarda
esclusivamente la sintassi del periodo, ma anche quella della frase: egli spesso ricorre alle frasi
ellittiche o nominali (mancano i verbi), vengono omessi dei passaggi logici (le analogie permettono
di rapportare elementi distanti). La lingua del poeta rispecchia quella del bambino che non usa
regole o logica per esprimersi, esemplificativo il rapporto tra sostantivo e aggettivo: secondo la
sintassi tradizionale pi importante il sostantivo perch legato all'essenza, mentre per Pascoli
l'aggettivo (che esprime una connotazione sensoriale) diventa fondamentale. (Es > nero di nubi :
nero l'aggettivo, ma diventa importantissimo, mentre nubi che l'essenza diventa un

complemento di specificazione). L'ordine delle parole non viene rispettato minimamente. Lessico:
in Pascoli spesso assistiamo a una sorta di plurilinguismo, di cui un esempio la poesia Italy. In
questa poesia usa parole inglesi italianizzate, riproduce quella mescolanza linguistica usata dagli
italiani emigrati in America e poi ritornati in Italia, che facevano un miscuglio pazzesco fra le varie
lingue. Egli attinge ai vari registri linguistici, utilizza anche termini aulici, ma li abbina ai termini
del serbo quotidianus, espressioni dialettali; tutte queste parole si mescolano abolendo la gerarchia
dei linguaggi. Nell'uso del linguaggio esiste per Pascoli una perfetta democrazia, non ci sono parole
alte da usare in un certo contesto e parole basse da usare in un altro. Fonetica:Le parole vengono
scelte non solo in relazione al loro significato, ma soprattutto per la loro musicalit. In Pascoli
onnipresente il fonosimbolismo, c' sempre un gruppo di suoni che percorre il componimento che
ha un preciso significato simbolico. Il poeta ricorre a tutte le figure retoriche del suono possibili,
ma in modo particolare alle onomatopee, perch il fanciullino ad esempio non direbbe campana,
ma din don. Le onomatopee (chiamate anche espressioni cislinguistiche esprimono dati
sensoriali) vengono utilizzate per ribattezzare gli oggetti in base alle percezioni sensoriali.
Metrica: Pascoli si avvale di due possibilit: il carco aperto di Leopardi e la tradizione. Leopardi
aveva rifiutato tutti i generi letterari, i sistemi strofici e il sistema metrico tradizionale,
rivendicando la libert espressiva in senso assoluto. Pascoli era anche un cultore della letteratura
classica riprende anche la versificazione tradizionale. Non si tratta di un ritorno indietro, perch
anche se il poeta riprende i generi tradizionali, li fa implodere (scoppiare dall'interno), li stravolge
completamente, conferendogli una musicalit particolare. Ad esempio nel Bove abbiamo notato
l'uso della punteggiatura che frammenta il verso variando i toni, creando degli ictus assolutamente
originari e una dissonanza che non sempre rientra nella cacofonia classica, ma che diventa
espressione del sentimento di disorientamento di paura e di disagio provato dall'animale. Viene
scelto il bove perch nell'animale c' solo l'anima sensitiva, che quella che bisogna far parlare. Le
figure retoriche sono tantissime, in modo particolare usa l'analogia (che, a differenza della
metafora tradizionale, associa due elementi distanti fra loro) e la sinestesia.
MYRICAE
La raccolta di Myricae la prima raccolta decadente del poeta, considerata una delle raccolte che
contengono il maggior numero di componimenti poetici ascrivibili alla poesia pura, ossia una
poesia priva di finalit didascaliche, seppure questa finalit sia comunque riscontrabile in alcune
sue poesie. Ci sono diverse pubblicazioni di questa raccolta perch di volta in volta, a seconda della
struttura della poesia, l'autore inseriva nuovi componimenti all'interno della stessa. Il titolo viene
ripreso dalle Bucoliche di Virgilio che utilizza i tamerici (cespugli molto bassi, tipici della macchia
mediterranea. ) simbolo di una poesia che rappresenta la bellezza della quotidianit e la semplicit
della vita di campagna. Dal momento che non sono degli alberi alti, vengono adottati da Virgilio
nella quarta egloga (le bucoliche erano divise in 10 canti, chiamati eglogle) nella quale i tamerici
vengono usati come simbolo di una poesia dimessa, che ha il compito di celebrare le piccole cose
della vita quotidiana. Lautore utilizza la definizione virgiliana per indicare una raccolta di delle
poesie in cui i temi sono quotidiani, legati alle stagioni, al lavoro nei campi, una quotidianit
semplice che lui intende celebrare.
Le poesie pascoliane di questa raccolta vengono definite in un linguaggio pittorico come bozzetti
impressionistici, in quanto un bozzetto una raffigurazione fatta di impressioni e sensazioni
riguardo la realt circostante; utilizza il termine bozzetti perch si tratta di brevissimi
componimenti poetici in cui lautore cerca di rappresentare, in maniera estremamente soggettiva,
ci che lo circonda, basandosi unicamente sulle sue percezioni sensoriali (ludito, lolfatto, il tatto e
il gusto). Ma aldil di questi bozzetti impressionistici, si cela una realt altra, estremamente
inquietante che suscita nel poeta paura, angoscia e alle volte malinconia. La realt fenomenica
sempre apparente: una realt che lautore descrive come fortemente evocativa dellessenza stessa
del reale.
Inoltre in questi componimenti lautore inserisce un continuo riferimento alla morte, perch non
solo essa costituisce un elemento proprio del decadentismo, ma perch una componente
fondamentale della vita di Pascoli: spesso egli fa riferimento al dolore e al lutto che lo hanno
caratterizzato nel corso della sua adolescenza e della sua prima giovinezza.