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Oceano

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Oceano
Col termine oceano si intendono le pi vaste
distese d'acqua salata presenti sulla superficie
terrestre. Si distinguono dai mari per le
dimensioni molto maggiori, i mari sono infatti
insenature marginali degli oceani, e per
caratteristiche geologiche dei fondali
generalmente diverse[1].
Secondo la definizione del 1953 dell'Ufficio
idrografico internazionale, vi un oceano
diviso in tre bacini:
Oceano Pacifico, 180 000 000 km
Oceano Atlantico, 106 000 000 km
Oceano Indiano, 75 000 000 km
In questi si possono individuare mari
Rappresentazione animata degli oceani secondo le
mediterranei e mari marginali. Secondo
diverse possibili convenzioni
l'Organizzazione idrografica internazionale va
considerato come oceano anche il Mare
Glaciale Artico[2] (con il nome di "Oceano Artico"), alcuni autori (specialmente anglosassoni) vi
includono anche l'insieme dei mari che costeggiano l'Antartide (con il nome di Oceano Antartico).
L'oceano ricopre il 71% della superficie terrestre, ovvero 360 700 000 km. Di queste,
154 800 000 km sono nell'emisfero nord e 205 900 000 km nell'emisfero sud. Il volume degli
oceani e dei mari eccede la capacit dei bacini suddetti, cosicch l'acqua in eccesso copre le parti
basse dei continenti creando le piattaforme continentali.
Il volume d'acqua totale degli oceani e dei mari stimato in 1,34 miliardi di km.[3]
Le due dimensioni longitudinale e latitudinale vanno dai 1 500 km di larghezza minima valutata
nell'Atlantico ai 13 000 del bacino pacifico, mentre la profondit media si aggira intorno ai 34 km.
Questo sviluppo in senso orizzontale comporta che le velocit delle correnti verticali siano ininfluenti
nello studio dei flussi oceanici. Inoltre, determina distorsioni nelle rappresentazioni in scala del
profilo dei bacini oceanici.

Descrizione
Pianeta blu
La Terra vista dallo spazio appare come un "pianeta blu": questo colore dovuto alla presenza degli
oceani che coprono la maggior parte della sua superficie (circa il 71%) ed in parte allo scattering di

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Rayleigh della componente blu della luce solare da parte dell'atmosfera terrestre. Gli oceani
rappresentano quindi il tipo di ambiente pi diffuso sul pianeta. Nonostante ci, si conosce ancora
poco su di essi e molto c' ancora da scoprire sulle profondit oceaniche poich si tratta di ambienti
che l'uomo non ha mai colonizzato, n totalmente esplorato. Eppure l'importanza degli ambienti
oceanici molto grande, sia per l'equilibrio ecologico del pianeta, sia per la vita dell'uomo. Gli
oceani sono grandi serbatoi d'acqua e costituiscono il nodo pi importante nel ciclo dell'acqua sulla
terra: da essi l'acqua evapora e sale nell'atmosfera per poi cadere a terra sotto forma di precipitazioni,
infine torna agli oceani attraverso i fiumi.
Gli oceani sono anche enormi serbatoi di calore che assorbono l'energia irradiata dal Sole e la
rilasciano lentamente. Per questo motivo sono il pi importante fattore di controllo del clima sulla
Terra: la loro presenza attenua gli sbalzi di temperatura diurni e stagionali, mantenendo le
temperature dell'aria entro valori tollerabili per gli organismi viventi. Possiamo considerarli il nostro
termostato planetario.
Gli oceani rivestono una grande importanza per la vita dell'uomo. Dalle acque oceaniche si ricavano
infatti grandi quantit di alimenti (pesci, molluschi, crostacei, alghe). Quantit enormi di petrolio e
metano sono contenute nei giacimenti sottomarini.

Caratteristiche delle acque oceaniche


Nelle acque oceaniche sono disciolti vari sali e gas, la cui presenza fondamentale per la vita in
questi ambienti. Da un litro di acqua di mare si possono estrarre 35 grammi di sali, dei quali il pi
abbondante il cloruro di sodio (il sale da cucina). I principali gas disciolti nelle acque sono il
biossido di carbonio, l'ossigeno, l'azoto, il metano ed il solfuro di idrogeno; essi provengono
dall'atmosfera e dall'attivit degli organismi marini. Tra questi gas il pi importante l'ossigeno,
poich dalla sua concentrazione dipende la sopravvivenza della vita acquatica. La quantit di
ossigeno presente nell'acqua dipende dalla temperatura: pi l'acqua fredda, maggiore la
concentrazione di ossigeno.
Le acque oceaniche sono in continuo movimento a causa del moto ondoso, delle maree e delle
correnti. Tra questi movimenti il pi importante determinato dalle correnti: spostamenti per lunghe
distanze di grandi masse d'acqua. Esse sono causate principalmente dai venti dominanti che spirano
sulle acque oceaniche: (alisei e monsoni), ma anche dalle differenze di densit dell'acqua, dovute alla
loro maggiore o minore salinit e temperatura.
Temperature medie
Temperature medie degli oceani (C)
Profondit

60 lat. N

Equatore

60 lat. S

Atlantico Pacifico Atlantico Pacifico Indiano Atlantico Pacifico Indiano


Superficie 7

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27

27

0,3

0,8

100 m

10

21

25

23

0,1

1,9

0,6

500 m

3,5

12

2,5

1,7

1,2

1 000 m 6

4,5

0,9

1,5

3 000 m 2

2,8

1,7

0,3

0,1

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Sedimenti oceanici
La crosta dei bacini oceanici quasi ovunque ricoperta di sedimenti che possono avere origine
diversa.
I sedimenti terrigeni, di origine minerale, sono costituiti da materiali provenienti dall'erosione di
rocce continentali, portati dai fiumi al mare e qui depositati. La velocit con la quale essi si
accumulano sulle piane abbissali molto bassa: per formare uno strato di appena 1 cm di spessore
possono essere necessari migliaia e migliaia di anni.
I sedimenti biogeni, di origine organica, sono formati da accumuli di conchiglie, gusci, scheletri, resti
di alghe calcaree ecc. I pi comuni sono i cosiddetti fanghi calcarei, costituiti essenzialmente da
bicarbonato di calcio, formati principalmente da esoscheletri calcarei di organismi unicellulari che
vivono in prossimit della superficie (plancton). Oltre i 4 500 m di profondit si trovano i cosiddetti
fanghi silicei, formati da resti di organismi unicellulari con esoscheletro siliceo.
I sedimenti pelagici, di origine chimica, sono costituiti da minerali autigeni, ossia che si formano
direttamente nell'acqua marina. Appartengono a questo tipo di sedimenti i noduli polimetallici, ricchi
di manganese e ferro, ma che contengono anche sodio, stronzio, rame, cadmio, cobalto, nichel ecc.
Questi noduli costituiscono una riserva mineraria dalla quale, in futuro, si potrebbero estrarre metalli
pregiati, in quantit estremamente superiore a quella presente in superficie.

Gli ecosistemi oceanici


Nell'oceano sono apparse le prime forme di vita pi di 3,6 miliardi di anni fa. L'acqua molto pi
ospitale dell'aria e in essa vivono e si riproducono organismi che fanno parte di un gran numero di
ecosistemi diversi. Gli organismi pi importanti degli ecosistemi oceanici sono minuscole alghe e
batteri che nel loro insieme costituiscono il fitoplancton. Questi organismi vegetali vivono sospesi
nell'acqua e perci si muovono portati dalle corrente e dal moto ondoso (plancton, dal greco andare
errando). Il fitoplancton il principale produttore di ossigeno degli ambienti marini ed alla base di
tutte le catene alimentari del mare. Il suo ruolo analogo a quello delle piante negli ambienti
terrestri: attraverso la fotosintesi fornisce la materia organica di cui si alimentano gli animali e
produce ossigeno, necessario alla respirazione.
Molte comunit di animali si cibano di fitoplancton: sono organismi di dimensioni maggiori che
costituiscono nel loro insieme lo zooplancton; anch'essi non hanno la capacit di muoversi e vengono
trasportati dai movimenti delle acque.
Si calcola che questi due tipi di plancton siano cos abbondanti da produrre in un anno
rispettivamente 16 miliardi e 1,5 miliardi di tonnellate di carbonio, che l'elemento chimico
fondamentale dei tessuti viventi. Lo zooplancton, a sua volta, rappresenta una fonte di cibo per
animali marini di dimensioni superiori, come piccoli pesci, calamari, seppie. Questi, infine, sono
predati dai grossi pesci marini che costituiscono l'anello finale delle catene alimentari del mare.

Un bioma oceanico: le scogliere coralline


Uno degli ambienti pi interessanti delle aree oceaniche quello delle scogliere coralline (chiamate
in inglese reef). Le pi estese si trovano nel settore nord - orientale dell'Australia, in Indonesia,

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intorno alle isole dei Caraibi, nel Mar Rosso e nell'arcipelago delle isole Maldive nell'Oceano
Indiano. Si tratta di formazioni calcaree, simili a grandi muraglie che si estendono per centinaia (a
volte migliaia) di chilometri nei mari tropicali. Esse sono costituite dagli scheletri esterni
(esoscheletri) dei polipi dei coralli, organismi invertebrati che vivono in colonie di milioni di
individui. Ogni colonia ha una base formata dall'accumulo di esoscheletri dei coralli morti e una
parte superficiale ancora abitata. Questi organismi possono emergere dal loro scheletro rigido e
allungare i tentacoli per filtrare le sostanze nutritive contenute nell'acqua.
Non tutti i coralli formano le scogliere coralline, ma solo le specie che vivono in simbiosi con
un'alga unicellulare dalla quale ottengono la sostanza organica di cui si nutrono. Le alghe, a loro
volta, trovano un habitat sicuro e ottengono alcune sostanze minerali dai polipi. Le esigenze dei
polipi corallini e quelle delle alghe con cui vivono limitano la distribuzione geografica delle scogliere
coralline: esse si sviluppano solo in mari caldi e poco profondi, poich dev'esserci luce a sufficienza
per le alghe, in acque trasparenti e pulite. Inoltre i fondali devono essere rocciosi per permettere
l'adesione degli scheletri corallini. La presenza delle scogliere isola dalla costa tratti di mare poco
profondi, dalle acque tranquille e pulite dove vive una grandissima variet di organismi.
Dato che i coralli sono organismi molto esigenti, l'ambiente delle scogliere coralline corre seri
pericoli: minime variazioni, per esempio nella trasparenza o nella temperatura dell'acqua, possono
bloccare la crescita delle colonie distruggendo cos l'habitat di migliaia di altre specie.

Dal mare risorse per l'uomo


Gli oceani costituiscono una grande risorsa naturale che pu essere sfruttata dall'uomo per ricavare
elevate quantit di alimenti, energia e materie prime.

Pesca
La pi antica e tuttora la pi diffusa modalit di utilizzazione delle risorse marine la pesca. Fin
dalla preistoria l'uomo ha catturato i pesci e gli altri animali del mare per cibarsene. Nel corso del
tempo i metodi di cattura sono stati perfezionati ed aumentata sempre pi la quantit di pesce
prelevata dalle acque dei mari e degli oceani.
Oggi la pesca praticata con attrezzature moderne molto sofisticate. L'attivit peschereccia si rivolge
a quattro diversi tipi di specie marine: i pesci di profondit, come merluzzi e sogliole, che dimorano
sui fondali e formano il men tipico dei popoli nordici. C' poi il pesce di superficie, costituito da
aringhe, sgombri, tonni e salmoni, che fornisce circa 30 milioni di tonnellate all'anno. Meno
importante la pesca dei crostacei, come aragoste e gamberi, che tuttavia alcuni considerano una
delle risorse alimentari del futuro. Infatti nell'area antartica vivono vasti banchi di minuscoli
gamberetti, chiamati krill, utilizzati oggi soprattutto per produrre mangimi e fertilizzanti. All'ultimo
posto ci sono le famiglie dei molluschi, come i polpi e i calamari, che forniscono oggi un milione di
tonnellate all'anno.
La caccia alle specie ittiche negli ultimi decenni aumentata considerevolmente e oggi la fauna di
molte zone degli oceani si drasticamente ridotta: nell'emisfero nord le zone di pesca sono ormai
sfruttate oltre il limite del sostenibile e anche nell'emisfero australe ci si sta avviando verso la stessa
situazione. Il futuro dell'ecosistema oceanico gravemente compromesso non solo dall'eccessivo
sfruttamento delle risorse ittiche ma anche da altri interventi dell'uomo sull'ambiente, come
l'inquinamento delle acque, la distruzione di molti ambienti umidi costieri e lo sviluppo del turismo.

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Risorse minerarie
Gli oceani contengono, disciolti nelle acque e in depositi su fondali, grandi quantit di minerali e
sostanze combustibili preziose per l'uomo. Tra i minerali contenuti nell'oceano il primo a essere
estratto e utilizzato dall'uomo stato il sale. Ancora oggi esistono le saline, vaste zone costiere nelle
quali un sottile strato di acqua marina viene lasciato evaporare finch non rimane altro che il sale.
Un'altra risorsa importante costituita dai depositi di sabbia, ghiaia e materiali calcarei presenti sui
fondali meno bassi, utilizzati come materiali da costruzione dopo essere stati estratti con apposite
navi-draghe.
A profondit maggiori scendono invece le trivelle delle piattaforme per l'estrazione del petrolio e del
gas naturale. Le prime industrie per lo sfruttamento dei depositi costieri di petrolio e gas sono sorte al
largo della California, nel 1891. Oggi, le piattaforme galleggianti possono operare fino a 5 000 m di
profondit e sono in grado di immagazzinare il petrolio in serbatoi sottomarini di cemento, collocati
nelle fondamenta della piattaforma stessa. Dalle profondit oceaniche nascono riserve di metalli
sempre pi ricercati dall'industria, come nichel, rame. Attorno a 5000 metri di profondit si trovano
depositati sui fondali i noduli polimetallici, ossia piccoli globi composti da vari metalli: manganese
in maggiore quantit, poi ferro, rame e altri elementi; il loro sfruttamento solo agli inizi poich si
sono incontrate difficolt sia nella loro raffinazione, cio nell'ottenere metalli puri e sia nel trovare
tecniche economiche di estrazione di tali noduli dal fondale. Croste di cobalto si rinvengono sui
pendii di monti sottomarino a profondit comprese fra 1000 e 2500 metri.
Di grande interesse anche la presenza di depositi di fosfati sui fondali e di depositi di solfuri
presenti nelle aree con attivit vulcanica lungo lungo le dorsali oceaniche a profondit comprese fra
500 e 5000 metri: tuttavia, anche in questo caso, il loro sfruttamento non ancora diventato
un'attivit economicamente conveniente perch la tecnologia di estrazione non stata perfezionata.
Lo sviluppo di queste risorse risulta anche complesso per il fatto che si trovano in acque
internazionali per il cui sfruttamento economico non esistono norme internazionali ben definite ed
universalmente accettate[4]

Tra terra e mare: la vita sulle isole


Sparse in mezzo agli oceani esistono miriadi di piccole isole dove la linea di confine fra terra e acqua
il passaggio dominante e la vita condizionata dalla presenza del mare. Nell'Oceano Pacifico si
trovano gli arcipelaghi pi lontani dalla terraferma: sono le isole della Polinesia, della Micronesia e
della Melanesia. Nell'Oceano Atlantico le isole dei Caraibi e nell'Oceano Indiano le Seychelles, le
Maldive e le Comore.
Questi territori hanno vissuto per secoli in condizioni molto difficili: le uniche attivit praticabili
erano l'agricoltura, spesso stentata, e la pesca, che fornivano i prodotti per il consumo delle
popolazioni locali. Le enormi distanze scoraggiavano i traffici commerciali: molto spesso
occorrevano giorni o settimane di navigazione in acque tempestose per raggiungere questi luoghi.
Negli ultimi decenni lo sviluppo delle comunicazioni (soprattutto del trasporto aereo) ha avvicinato
moltissimo le isole ai continenti e ne ha cambiato le prospettive economiche e di vita. Innanzi tutto si
avuto un vivace sviluppo turistico: sono stati costruiti aeroporti, strade e grandi strutture
alberghiere, spesso gestite da potenti organizzazioni turistiche internazionali.

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Un'altra strada seguita dai governi di alcune isole (come le isole Cayman, oppure Repubblica
Dominicana) per il rilancio del proprio territorio stata quella di proporsi come paradisi fiscali: una
legislazione tollerante ha portato moltissime societ europee e americane a trasferire qui le loro sedi
e i loro patrimoni. Lo sviluppo economico di questi territori si pertanto indirizzato verso la
costituzione di un forte terziario. Infine va considerata anche l'importanza strategica che hanno
assunto queste terre circondate dagli oceani: molti di questi isolotti sono ancora domini di altre
nazioni (soprattutto Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna) che conservano qui basi militari.

I problemi dell'uso dell'ambiente


Lontano dalla fasce costiere, l'oceano di tutti e tutti possono sfruttarlo a proprio piacimento. Questa
situazione favorisce la sua distruzione e porta all'esaurimento delle sue risorse. Inoltre, l'oceano
stato considerato per lungo tempo come un'enorme discarica nella quale poteva essere riversato
qualunque genere di rifiuti. Era opinione diffusa che ogni sostanza scaricata in mare si diluisse fino al
punto di scomparire e che l'acqua salata avesse un elevato potere disinfettante.
Occorrono quindi leggi che impediscano lo sfruttamento senza controllo delle acque o il loro
inquinamento e favoriscano la gestione razionale delle risorse. Ecco i primi segnali di cambiamento:
si stanno prendendo provvedimenti per ridurre l'inquinamento con l'introduzione dei depuratori delle
acque di scarico delle citt. Si inizia a pianificare la pesca, consentendo la produzione delle specie
ittiche. Sono sorte numerose commissioni internazionali per il controllo della pesca: la pi
importante l'UNEP (United Nations Environment Programme), che si occupa dei piani di notifica
di aree marine e ha il sostegno di 120 nazioni.
Nel 1973 stato sottoscritta la convenzione internazionale MARPOL (MARine POLlution International Convention for the Prevention of Pollution From Ships) contro l'inquinamento a opera
delle navi. Essa stabilisce le distanze da terra per gli scarichi, impone attrezzature adeguate ai porti
per lo smaltimento delle scorie del petrolio e impedisce il lavaggio delle cisterne in alto mare.
Purtroppo le norme Marpol non sono state recepite da tutti i paesi. Un altro mezzo efficace per la
difesa degli ecosistemi oceanici consiste nella creazione di riserve marine. Il parco marino pi vasto
e conosciuto nel mondo era quello della Grande barriera corallina che fino a qualche mese fa orlava
per circa duemila chilometri la costa nord-orientale dell'Australia.

Gli esperimenti nucleari nell'oceano


Dopo anni, e nonostante la protesta di molte nazioni, nel 1995 sono ripresi gli esperimenti nucleari
francesi nell'atollo corallino di Mururoa, in Polinesia, nel cuore dell'Oceano Pacifico, con i quali il
governo francese ha messo in serio pericolo l'integrit dell'oceano.
Ecco che cosa scriveva nel 1990 Steve Sawyer, membro del comitato di Greenpeace International:
"La principale delle nostre imbarcazioni, utilizzata in tanti scontri contro cacciatori di balene e
scaricatori di scorie, si chiama Guerriero dell'Arcobaleno (Rainbow Warrior), nome preso a prestito
da un'antica leggenda degli indiani dell'America Settentrionale. Questa leggenda prediceva che,
quando la Terra sar malata e gli animali staranno per estinguersi, compariranno i "Guerrieri
dell'Arcobaleno" (Rainbow Warriors), per proteggere le specie selvatiche e guarire la Terra... Tutto il
mondo conosce la tragedia avvenuta nel porto di Auckland, in Nuova Zelanda, nel luglio del 1985. Il
Guerriero dell'Arcobaleno, diretto a Mururoa nella Polinesia francese per guidare la protesta contro i

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continui esperimenti nucleari e l'inquinamento dell'ambiente marino a opera della Francia, venne
bombardato e colato a picco da agenti dei servizi segreti francesi. Un membro dell'equipaggio
anneg. Quattro anni dopo la tragedia stato varato un secondo battello. La prima campagna di
Greenpeace era diretta contro la sperimentazione di ordigni nucleari e tale obiettivo resta uno dei pi
importanti per l'organizzazione..."

Note
1.
2.
3.
4.

Oceano e mare su Treccani.it Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011.
Limits of Oceans and Seas. URL consultato il 12/05/2011.
hypertextbook.com/facts/2001
Has the Race for Ores from the Deep Sea Begun?

Voci correlate
General Bathymetric Chart of the Oceans
Oceanografia

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Collegamenti esterni
Oceano in Tesauro del Nuovo soggettario, BNCF, marzo 2013.

I cinque oceani della Terra

Pacifico

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Indiano

Artico

Antartico

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