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“NESSUNO TOCCHI IL NOSTRO FUTURO”

Comitato a difesa del territorio nazionale italiano


Tel.338 7815007 - 3939991485

Pescara , 14 aprile 2010

COMUNICATO STAMPA

Cari amici, da tempo alcuni componenti del comitato hanno ipotizzato la stretta relazione tra la prevista
realizzazione delle autostrade energetiche nazionali ed internazionali con l’ubicazione delle centrali
atomiche che si vogliono costruire in Italia entro i prossimi 20 anni.

E’ il caso del cavidotto Pescara – Tivat, quello Ancona – Spalato, quello di Gela – Tripoli , ecc.

In sostanza ciò che alcuni colleghi temono, è che i cavidotti rappresentino le infrastrutture attraverso le
quali veicolare energia prodotta dalle nuove centrali.

Basta perciò seguire le tratte di queste rotte per individuare, come Pollicino con le sue molliche di pane, i
possibili siti deputati ad ospitare le centrali nucleari.

Inoltre il tentativo di scomporre in tratte ogni direttrice, per i necessari accordi con gli enti locali ed i
privati, si presta ad essere interpretato come un “escamotage” per confondere le idee e minimizzare
l’impatto sull’opinione pubblica mascherando le presunte reali intenzioni.

Ad aggravare il quadro della situazione, lamentiamo la mancanza di una corretta informazione nei
confronti dei cittadini e l’assenza di “Terna spa” (società appaltatrice dei cavidotti) agli incontri istituzionali
(vedasi Conferenza dei Servizi tenutasi presso la Provincia di Chieti, con la partecipazione della sola
“Abruzzenergia spa”, ditta subappaltatrice).

Desideriamo che gli attori istituzionali ed imprenditoriali interessati sgomberino il campo da


preoccupazioni e ipotesi di ogni tipo, compreso le nostre, anche per dare sostanza e credito alle promesse
circa la volontà di lasciare il territorio sgombero da installazioni inquinanti e pericolose.

Il silenzio istituzionale che si protrae ingiustificatamente da troppo tempo e che da spazio a ipotesi di ogni
genere circa la localizzazione delle centrali nucleari, che il governo vuole realizzare, i siti per lo stoccaggio
delle scorie radioattive, i programmi per la petrolizzazione del Mare Adriatico e delle regioni costiere,
l’ubicazione dei famosi rigassificatori, turba l’opinione pubblica creando un clima d’insicurezza che
insospettisce ed avvelena il clima politico e sociale.

Nell’ultima campagna elettorale, maggioranza ed opposizione, si sono scontrate intorno a questioni che
nulla hanno a che fare con i reali problemi dei cittadini, compreso il problema del lavoro, dello sviluppo e
quindi del nuovo Piano Energetico Nazionale (PEN) che prevede la produzione di energia da nucleare per
il 25% del fabbisogno nazionale entro il 2020.

Il dato confortante emerso dai risultati elettorali è stata la spinta innovatrice dei movimenti della società
civile, che hanno riportato l’attenzione dei media sulle problematiche concrete della gente, ivi compresa la
preoccupazione sul ritorno ad un nucleare, di per se insicuro e per giunta riproposto con l’uso di vecchie
tecnologie.

La nostra iniziativa si inserisce in questo solco cercando di raccogliere e coordinare i contributi e le


istanze dei comitati territoriali nati spontaneamente contro questa politica energetica e sull’onda della
psicosi innescata dall’effetto “N.I.M.B.Y.” (not in my back yard, ovvero non nel mio giardino) con
riferimento alla localizzazione dei nuovi impianti di produzione, veicolazione e trattamento dell’energia
prodotta da atomo, petrolio, ecc.

In questa fase, Le istituzioni locali che meglio rappresentano il cittadino, si trovano ad essere ingessate
nei loro programmi di sviluppo territoriale e urbanistico per gli effetti della legge 239 del 2004.

Tale norma infatti permette al Governo di agire in deroga ai pareri e programmi degli enti periferici
secondo una logica liberticida, anticostituzionale e antifederalista, posto quest’ultimo requisito di
particolare moda ed interesse nell’attuale clima politico nazionale.

Per quanto riguarda noi cittadini, riteniamo che il disposto di questa legge minacci il nostro futuro, da qui
il nome del comitato: “Nessuno tocchi il nostro futuro”, nato grazie alla fusione di idee passioni ed
interessi del comitato “Nessuno tocchi l’Abruzzo” e del Comitato “No alla centrale nucleare di San
Benedetto del Tronto”.

I due preesistenti comitati sono stati creati tra il finire del 2009 e l’inizio del corrente anno, dalle piazze
reali e virtuali quali i social networks come facebook.

La pagina del gruppo “No alla centrale nucleare di San Benedetto del Tronto” consta di quasi 12.000
iscritti alla data odierna e quella del gruppo “No alla centrale Nucleare in Abruzzo” conta più di 5.000
iscritti.

Il conteggio delle persone che appoggiano queste comitati non tiene conto dei numerosi blog, gruppi e
forum che si sono organizzati per combattere contro la petrolizzazione in Adriatico, ne dei comitati
spontanei dei cittadini non presenti sulle piazze virtuali.

Siamo convinti di poter rappresentare il disagio di centinaia di migliaia di cittadini abruzzesi e marchigiani
desiderosi di porre rimedio in maniera concreta e definitiva contro l’espropriazione del loro territorio e del
loro futuro.

E’ nostro desiderio intercettare movimenti spontanei nati a “macchia di leopardo” sul territorio nazionale
per tradurre questa protesta democratica in un iniziativa che non esclude l’ipotesi referendaria qualora i
ricorsi ed i pareri costituzionali, già promossi da alcune Regioni, non ottengano gli effetti sperati.
Ci piacerebbe ottenere risposte chiare e definitive rispetto ai nostri dubbi e nello specifico relativamente
alle seguenti domande:

1. Perché l’Italia pur avendo un'ottima esposizione al vento ed al sole ha scelto nuovamente il
nuclere?

2. Perché il Governo si ostina a voler realizzare centrali di III generazione quando vi è la possibilità di
poterle realizzare di IV, quindi notevolmente meno inquinanti e pericolose?

3. Perché nella gestione del nucleare si è deciso di acquisire tecnologia e protocolli di sicurezza
francesi?

4. Perché il Governo, nonostante il decreto n°31 del 15 febbraio 2010, sta ulteriormente ritardando
la pubblicazione dei siti dove saranno realizzate le centrali nucleari?

5. Perché nel caso specifico abruzzese si è deciso di traslare l’interconnessione Tivat – Foggia a
quello odierno Tivat – Pescara?

6. Perché nel caso marchigiano si sta considerando la possibilità di realizzare una centrale nucleare
in un area densamente popolata come quella di Sentina, alluvionale ed a ridosso di faglie
sismiche in movimento?

7. Perché il Comune di Pescara continua a ritardare il “Consiglio Comunale Straordinario Aperto” su


questa importante questione?

8. Perché Terna non ha ancora ottemperato alla richiesta di chiarimenti con la consegna della
documentazione riguardante la variazione di tracciato, di modalità di posa e di giusto “ristoro”?