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UNIVERSIT DEGLI STUDI DI CAGLIARI

FACOLT DI BIOLOGIA E FARMACIA


CORSO DI LAUREA IN SCIENZE NATURALI

Dipartimento di scienze della vita e dellambiente

Dal Combattimento alla Lesione:


Ricerca di Indicatori in Reperti Scheletrici
Umani di Et Nuragica

Relatore

Tesi di Laurea di

Prof. Giovanni Umberto Floris

Alessandro Atzeni

2 Relatore

Correlatore

Prof. Rosalba Floris

Prof. Anna Depalmas

Anno accademico 2013-2014

Ringraziamenti
Riassunto ......................................................................................................................... 1
Introduzione .................................................................................................................... 2
Capitolo 1. Homo Homini Lupus .................................................................................... 4
Capitolo 2. Tracce di atti di violenza su resti osteologici umani nella preistoria .......... 7
Capitolo 3. Analisi dei traumi rinvenuti sul milite di Orgugliosu: Un metro di paragone
per i resti antropologici pi antichi............................................................................... 15
3.1. Inquadramento storico ................................................................................... 16
3.2. Il corpo del milite di Silius ............................................................................ 17
3.3. Le ferite del milite di Silius ........................................................................... 20
3.4. Tafonomia del milite di Silius ....................................................................... 26
Capitolo 4. Analisi dei reperti osteologici nuragici ...................................................... 29
4.1. Introduzione alla civilt nuragica ................................................................... 29
4.2. Analisi dei resti scheletrici nuragici ............................................................... 32
Capitolo 5. I cut-marks e le comparazioni mediante prove di archeologia
sperimentale................................................................................................................... 50
5.1. Tecnica marziale nellesecuzione dei colpi e nella pratica di taglio ................ 50
5.2. Scelta dei bersagli ......................................................................................... 51
5.3. Procedura ..................................................................................................... 51
5.4. Traumi e relative armi indiziate ..................................................................... 53
5.5. Distinzione basilare dei colpi ......................................................................... 55
5.6. Test effettuati ................................................................................................ 56
5.6.1. Test 1: Colpo di ascia su cranio ovino ............................................. 56
5.6.2. Test 4: Colpo di ascia su cranio ovino ............................................. 58
5.6.3. Test 2: Colpo di spada su cranio ovino ............................................ 60
5.6.4. Test 3: Colpo di spada su scapola ovina .......................................... 62
5.6.5. Test 5: Colpo di spada su scapola ovina .......................................... 63
5.6.6. Test 6: Colpo di spada su omero ovino ............................................ 64
5.6.7. Test 7: Colpo di spada su omero ovino ............................................ 66
5.6.8. Test 8: Colpo di spada su cranio ovino ............................................ 68
5.6.9. Test 12: Colpo di spada su omero ovino .......................................... 70
5.6.10. Test 9: Colpo di martello darme (punta) su cranio ovino .............. 72
5.6.11. Test 10: Colpo di martello darme (punta) su scapola ovina ........... 73
5.6.12. Test 11: Colpo di spada ad una mano e mezza su costole ovine ..... 74

5.6.13. Test 13: Colpo di mazza su scapola ovina...................................... 75


Capitolo 6. Ricostruzione delle armi e delle armature e simulazioni degli scontri in
palestra .......................................................................................................................... 79
6.1. Testimonianze archeologiche sulle armi e sulle armature ............................... 80
6.2. Testimonianze archeologiche delle armi ........................................................ 80
6.3. Ipotesi ricostruttive delle armature................................................................. 81
6.4. Simulazioni di combattimento: ricostruzione della scherma nuragica ............ 82
6.5. Analisi delle sperimentazioni svolte .............................................................. 83
6.6. Sulluso dello scudo ...................................................................................... 83
6.7. Modalit di utilizzo delle spade in bronzo full-tang ....................................... 87
6.8. Bastone e scudo............................................................................................. 90
6.9. Ascia e scudo ................................................................................................ 92
6.10. Spada e scudo .............................................................................................. 92
Capitolo 7. Trapanazioni craniche: chirurgia rituale o curettage? ............................. 95
Conclusioni .................................................................................................................... 98
Bibliografia .................................................................................................................. 100

Ringraziamenti
Vorrei anzitutto ringraziare il professor Giovanni U. Floris, le professoresse. Rosalba
Floris e Anna Depalmas per aver creduto in questa idea di ricerca. Ringrazio il professor
Vittorio Brizzi per lincredibile aiuto datomi relativamente alle sperimentazioni sui cut-marks;
il dottor Luca Lai per il materiale che riuscito a procurarmi e il tempo che mi ha dedicato; le
dott.sse Patrizia Martella e Valeria Pusceddu del Dipartimento di Antropologia per laiuto e la
disponibilit datami. Sono riconoscente al dott. C. Bulla per la sua tesi sullarte della guerra
nel periodo nuragico. Ringrazio il dottor Mario Galasso per la bibliografia sul sito di Lu
Maccioni; le dott.sse Sandra e Flavia Busatta per la ricca bibliografia che sono riuscite a
procurarmi e per il costante aiuto che mi hanno dato. Voglio inoltre ringraziare la mia
compagna, Valentina Cutaia per avermi sostenuto lungo tutto il cammino; lamico veterinario
dott. Salvatore Oppo per la fondamentale supervisione nei test e lamico Mario Deiana per il
consistente aiuto pratico e il sostegno datomi sul campo nella parte sperimentale. Ringrazio il
famoso spadaio del bronzo Neil Burridge per avermi agevolato nel reperire le sue eccezionali
repliche di spade; e il dott. Gabriele Zweylawyer per larticolo di G. Gerhards sui trami di
Daugava. Non posso non citare tutta lassociazione Memoriae Milites, per questi sette anni
passati insieme, facendo rievocazione e scherma storica. Ringrazio in particolare i soci: lo
storico presidente Antonino Fadda per tutto laiuto che mi ha dato con tutta la sua
disponibilit, le pubblicazioni reperite ed i materiali vari; il dottor Pierluigi Piludu per le
repliche di armi medioevali prestatemi; il dottor Daniele Fadda per lenorme ricerca sulle
iconografie di armati nella Sardegna medioevale; i compagni di scherma Luca Bernardini,
Emanuele Fadda ed il dottor Andrea Garau per la sua tesi specialistica su Mariano IV;
Claudio Meloni per laiuto sui traumi sportivi; il dottor Sebastiano Fenu per i preziosi
consigli; Stefano Ortu per laiuto e linteresse mostrato e tutti i compagni dellassociazione
Memoriae Milites che mi hanno aiutato o che semplicemente sono stati con me in questi anni.
Ringrazio gli amici fonditori del bronzo: Sandro Garau, Antonio Garau e lo scultore della
pietra Tonino Mura. Mi gradito ricordare lamico dott. Matteo Meloni per i lunghi anni di
universit passati insieme; lamico speleologo Riccardo Migliorini per avermi accompagnato
durante le visite ad alcuni siti menzionati nel testo; la dott.ssa Felicita Farci per le
pubblicazioni archeologiche prestatemi; larmaiolo Angelo Mocco per i preziosi consigli sulle
sperimentazioni e sulla Virga Sardisca; il capitano del Team Italiano BotN Antonio De Zio
per la foto gentilmente concessami; il fotografo professionista Nicola Castangia, per la foto
dello scheletro di Sisaia; il dottor Danilo Pia per i libri di medicina medioevale. Ringrazio

inoltre listruttore della Federazione Italiana Kendo, Tullio Lichino, per laiuto relativo alle
tecniche di taglio giapponesi. Sono grato allistruttore di NovaScrimia, Krav Maga KMG e
Kali Filippino dottor Massimo Fenu per il fondamentale supporto nella sperimentazione
diretta del combattimento; i marzialisti Carlo Porcu ed Alessio Scalas per laiuto durante la
sperimentazione in combattimento, nonch un doveroso grazie a questultimo per avermi
prestato il testo di Tykott. Ringrazio inoltre lamico M. Bryant per i proficui scambi pratici
avuti riguardo il combattimento nuragico.
Devo sinceramente ringraziare mia madre e mio padre per avermi permesso di andare
alluniversit; mia sorella per il sostegno datomi; mia zia Agnese Lussu per avermi trasmesso
la passione per la storia e la ricerca. Sono grato a mia zia Maria Lucia Atzeni per avermi
contagiato, gi da quando ero bambino, la passione per larcheologia; a mia zia Anna Atzeni
per avermi trasmesso la passione per le piante e la natura, motivo propulsivo per cui mi sono
iscritto nella facolt di Scienze Naturali.
Ringraziamenti indiretti per i preziosi lavori, altamente ispiratori, vanno agli archeologi:
professor J. Coles, professor Barry Molloy e al dottor Andrea Dolfini; nonch agli
schermidori: Roland Warzecha e Matt Easton ed ai ricostruttori Matthew Amt, Lindy Beige e
Bjorn Krnonisch.

Riassunto
Largomento di questa tesi nasce dallesperienza congiunta di rievocazione storica ed
archeologia sperimentale che ho maturato con gli anni. Appassionato di rievocazione dal 2007,
ho praticato (e continuo tuttora a praticare) la scherma ed il reenactment relativi a svariati
periodi della storia della Sardegna: il periodo medioevale (giudicale), quello romano-imperiale
e da ultimo quello nuragico. La necessit di avere maggiori informazioni, non disponibili
tramite le fonti scritte, iconografiche e archeologiche legate sopratutto a questultimo periodo,
mi ha portato con gli anni a pormi ulteriori quesiti sullargomento.
Quella dei nuragici era una societ pacifica? In caso contrario come combattevano i suoi
guerrieri? Che tipo di struttura gerarchico-militare avevano? Le risposte a queste domande
diventavano sempre pi impellenti man mano che mi confrontavo con il pubblico (e spesso con i
pregiudizi legati a questo lontano periodo). Desideroso di avere delle risposte, coadiuvato
dallesperienza di artigiano-archeotecnico del bronzo che porto avanti nei ritagli di tempo,
ispirato da studi sulla cosiddetta archeologia del combattimento e dalle tecniche forensi
applicate nellarcheologia, sono giunto a conclusione che solo studiando i resti umani di quegli
uomini vissuti 3000 e pi anni fa, avrei potuto ricavare maggiori risposte alle mie domande.
Nel presente lavoro ho esaminato i casi pi noti in letteratura di reperti scheletrici con
visibili segni traumatici, ponendo particolare attenzione ai periodi preistorici. Come paragone
per lo studio dei reperti nuragici stato utilizzato lo scheletro di un presunto soldato
medioevale, il quale presentava diversi traumi da combattimento. I resti ossei nuragici
consistono in tre crani appartenenti a tre diverse sepolture collettive localizzate in aree della
Sardegna tra loro molto distanti. Per questi tre casi si provveduto a determinare il tipo di
trauma osservato, che tipo di arma ha provocato la ferita e lo scenario ipotetico
dellaggressione che ha interessato ciascun individuo. Lo studio di questi casi ha permesso una
ricostruzione delle modalit di combattimento pi verosimili per tale periodo; queste hanno
permesso di dedurre quali ferite e in quali aree del corpo si potrebbero riscontrare pi
frequentemente i traumi. La riproduzione dei traumi mediante prove darcheologia sperimentale
(test di taglio) hanno permesso di capire quali lesioni potrebbero essere prodotte da alcune
specifiche armi dellet del Bronzo. Come ultima analisi sono stati elencati i principali casi di
trapanazioni craniche per poter determinare se tali pratiche siano da mettere in relazione a
traumi conseguenti ad episodi violenti o a pratiche etnoiatriche.

Introduzione
In un celebre passo del suo testo pi famoso, Giovanni Lilliu scrive: <<Dire architettura
militare e dire nuraghi la stessa cosa. E dire nuraghi e dire Sardegna anche, entro certi
limiti, la stessa cosa.>>1 Per decenni le teorie riguardanti lorganizzazione sociale e le forme di
coesistenza tra le varie popolazioni nuragiche sono state sviluppate sulla base di questo assioma.
Un altro tema fondamentale riguardante la bellicosit delle genti nuragiche quello legato
allinterpretazione della bronzistica figurata, attribuita o meno allo stesso periodo di costruzione
delle torri a seconda dei diversi autori. Un altro aspetto della questione veniva rappresentato dai
ritrovamenti di armi in bronzo allinterno dei nuraghi. Tutti questi elementi sono stati utilizzati in
passato per avvalorare o confutare una o laltra delle due principali correnti di pensiero
riguardanti il carattere della civilt nuragica, una militarista e laltra pacifista 2. Mentre il
dibattito si avvitava sullinterpretazione della funzione dei nuraghi, scarsa attenzione stata
dedicata allo studio ed alla ricerca dei campi di battaglia dellet del bronzo, delle fosse comuni,
dei villaggi incendiati dagli assedi o delle fortezze espugnate durante le campagne militari. Gli
studi antropologici su traumi e segni di ferite da combattimento risultano ancora pochi, per lo pi
riferibili al periodo prenuragico, oppure al periodo storico; nel presente lavoro stato compilato
un breve elenco dei pi noti esempi di tali periodi, e una disamina sulle prime attestazioni di
episodi violenti nella preistoria delluomo. Oggetto di questa tesi la ricerca di esempi che
evidenziassero luso di armi sui reperti osteologici di periodo nuragico valutando se questi
potessero essere ascritti a fenomeni violenti isolati (omicidi, agguati, eccetera) oppure a vere e
proprie azioni di guerra identificate come tali per luso di armi appositamente progettate allo
scopo. Come metro di paragone per limpostazione da adottare relativamente allo studio dei
reperti nuragici stato preso il caso di un uomo di epoca medioevale rinvenuto sotto le macerie
di un fortilizio dello stesso periodo. Il soggetto in esame si rivelato fondamentale per
comprendere le dinamiche con cui le ferite potevano esser state inferte e per comprendere le
potenzialit offerte da unaccurata ricostruzione dei fatti sulla base degli indizi trovati. Tali
ricostruzioni non sono sempre state possibili sui reperti nuragici, vista la natura dei parziali
rinvenimenti ossei. Sempre riguardo al periodo nuragico, per comprendere che tipo di segni si
sarebbero dovute rinvenire sui reperti osteologici, sono stati eseguiti dei test di taglio (Test
Cutting) con armi in bronzo e in ferro, riproduzioni museali accurate e verosimili di armi
dellepoca studiata. Su queste armi sono stati osservati eventuali segni lasciati dallimpatto, per
poter effettuare un confronto con i reperti originali ascrivibili allo stesso periodo. A questo
1
2

G. Lilliu (1967) p. 288.


A. Depalmas (2006).

approccio sperimentale ne seguito un altro, legato alla sperimentazione pratica riguardante


lipotetico stile di combattimento desumibile dalle armi studiate e dalle informazioni presenti nel
ricco apparato iconografico. Linterpretazione delle presunte modalit di combattimento si
inoltre basata su una mia personale formazione marziale e schermistica acquisita negli anni, oltre
che sulla ricostruzione sperimentale di diversi manufatti osservabili nelliconografia. Tale studio
stato compiuto per poter capire che tipo di ferite si potrebbero osservare in resti osteologici
completi, e dove tali ferite potrebbero essere localizzate pi frequentemente sui corpi dei
soggetti, di volta in volta presi in esame.
Una rassegna dei pi noti esempi di trapanazioni craniche effettuate in vita, presente in
questa tesi, ha lo scopo di comprendere se, statisticamente, tali segni sono stati prodotti come
conseguenza di traumi da combattimento curati in seguito chirurgicamente.

Capitolo 1. Homo Homini Lupus


Chi fu il primo che invent le spaventose armi? Da quel momento furono stragi, guerre.
Si apr la via pi breve alla crudele morte. Tuttavia il misero non ne ha colpa.
Siamo noi che usiamo malamente quel che egli ci diede per difenderci dalle feroci belve.
Tibullo, Condanna della guerra ed elogio della pace I, 10, vv. 1-243.
Gli immortali versi scritti da Tibullo nel I secolo a.C. ben esprimono il rapporto che
intercorre tra lanimale Homo sapiens e la capacit che forse pi ci contraddistingue da tutti gli
altri primati: luso delle armi per ledere altri nostri simili. Un passo del lavoro di Desmond
Morris, La scimmia nuda ripropone in chiave scientifica il concetto che gi espresse lautore
latino, basato sullosservazione di come alcuni primati utilizzino rami o zolle di terra per
respingere lattacco di assalitori interspecifici: [] le armi artificiali si sono sviluppate
originariamente come mezzo di difesa contro le altre specie e per uccidere la preda. Il loro uso
nella lotta interna specifica quasi certamente fu una tendenza secondaria, quando le armi erano
gi pronte e disponibili in caso di emergenza, a prescindere dallambito in cui questo si
presentava.4
Forse stato nel momento in cui i nostri progenitori hanno intuito che prendere in mano un
attrezzo lungo e pesante determinava un vantaggio nella difesa dellindividuo o nellattacco, si
formata la divisione tra il momento in cui la scimmia non era pi tale, ed iniziava il suo percorso
come uomo5. Questo concetto stato magistralmente impresso sulla pellicola cinematografica
da Stanley Kubric nel suo capolavoro: 2001: Odissea nello spazio.

Figura 1: un frame del famoso film di S. Kubric, "2001: Odissea nello spazio". Il momento topico quello in
cui il progenitore scimmiesco prende in mano un lungo osso, usandolo come se fosse una clava.

A.Tibullo (2006) Elegie, I 10, vv. 1-24, in A. Nmeti ( a cura di), Elegie. Testo latino a fronte, Mondadori.
D. Morris (1967) pp. 186-187.
5
Il ruolo giocato dagli strumenti come motore propulsivo dellevoluzione della specie umana da anni al centro di
un acceso dibattito. Lantropologo L.S.B. Leakey scrisse che fu nel momento in cui una scimmia antropomorfa
impar a realizzare ed utilizzare uno strumento con regolarit e precisione che, per definizione, divenne umana.
L. S. B. Leakey (1961).
4

Se la violenza nei primati fosse stata indirizzata unicamente verso le altre specie,
potremmo ancora idealisticamente pensare che sia solo con luomo, o come suggeriscono alcuni
con la scoperta da parte delluomo dei metalli (quindi in tempi relativamente recenti), che si
sviluppata la violenza intraspecifica, deliberata e avente come scopo primo luccisione
dellavversario. Gli studi sul comportamento degli scimpanz (Pan troglodytes) effettuati nelle
riserve naturali ancora esistenti in Africa, smentiscono questa visione 6. Sono stati documentati
attacchi di bande di scimpanz di pattuglia, ai limiti dei territori confinanti con le altre
comunit di scimmie, aventi come finalit lespansione territoriale per laccesso a maggiori
risorse7. Queste osservazioni assumono maggiore importanza alla luce del fatto che questi raid
producono un elevato numero di uccisioni nelle stesse regioni confinanti, interessando individui
appartenenti al medesimo gruppo limitrofo, siano essi maschi, femmine o infanti. Quello che
emerge da questi studi che le uccisioni tra diverse comunit di scimmie sono un tratto assai
diffuso tra gli scimpanz, invece che il risultato di peculiari circostanze in uno o pochi siti
studiati (traduzione dello scrivente)8 e presentano tassi di uccisione intraspecifica simili a quelli
mostrati dalle societ umane a livello di sussistenza [] molto pi alti di quelli tipici delle
democrazie industrializzate (traduzione dello scrivente)9. Lidea che sia esistita unutopistica
et delloro, una sorta di eden, in un determinato periodo della preistoria umana, un mito
ricorrente che trova storicamente, ad ondate alterne, seguaci e sostenitori. Il dibattito
fondamentalmente segue le teorie proposte da Hobbes (1651)10 e da Rousseau (1754)11. Hobbes
riteneva che la guerra sia il naturale stato della natura umana, Rousseau invece sosteneva che gli
uomini fossero pacifici per natura. Aldil dei discorsi puramente filosofici, il tema decisamente
attuale, infatti sono ancora recenti le teorie su un periodo neolitico totalmente pacifico, idilliaco,
interrotto dalla violenza delle culture guerriere che si spostavano a cavallo dalle steppe
orientali12. Anche gli studi sulla preistoria sarda non sono stati esenti da questa visione
dicotomica. Alcuni studiosi infatti ipotizzano un periodo prenuragico totalmente pacifico,
interrotto dallarrivo di popolazioni portatrici di culture eneolitiche e di armi in rame, portatrici
di nuovi e perfezionati strumenti di offesa, altri invece negano questa lettura dei resti
archeologici. Il dibattito assai acceso soprattutto per il successivo periodo nuragico. Gli studi,
nei decenni passati, hanno visto il contrapporsi di due correnti di pensiero assolutamente
6

M. Wilson (2012) pp. 361-388.


J. Mitani, D. P. Watts, S. J. Amsler (22 June 2010).
8
M. Wilson (2012) p. 370.
9
M. Wilson (2012) p. 370.
10
T. Hobbes (1962).
11
J. Rousseau (2006).
12
M. Gijmbutas (1990).
7

antitetiche, chi da un lato (come il Prof. Giovanni Lilliu) immaginava unisola divisa in tante
unit cantonali, popolate da bellicosi re-pastori arroccati dentro le fortezze di pietra13, e chi
dallaltro lato (come il Prof. Massimo Pittau14 e il Prof. Carlo Maxia 15) vedeva la Sardegna
nuragica abitata da pacifici costruttori di torri. Come vedremo dai reperti osteologici elencati,
linsorgere di episodi violenti, in tutta la preistoria umana, sia a livello globale che regionale, si
basa su evidenze inequivocabili.

13

G. Lilliu (1967).
M. Pittau (1977).
15
C. Maxia (1970).
14

Capitolo 2. Una storia di violenza


Bench il comportamento osservato nei primati possa far pensare che la violenza di gruppo
sia una naturale tendenza delle scimmie superiori, e che secondo questa evidenza si possa
arrivare persino a giustificarne lesistenza, in realt non sappiamo quando e come essa si sia
sviluppata.

Figura 2: combattimento tra arcieri, limmagine dipinta mostra quella che forse considerabile come
la prima raffigurazione di aggiramento tattico nella storia della guerra (la freccia identifica larciere che
colpisce alle spalle il nemico). Pittura in color rosso, da Morella la Vella (provincia di Castelln). Rilevato da
F. Benitez. Rielaborazione da: H. G. Bandi et al. (1960) p. 92, fig. 25.

Le prime prove che testimoniano episodi violenti tra gli esponenti di Homo affondano le
loro radici nel paleolitico 16 e nel mesolitico17, per poi arrivare, intorno ai 12.000-10.000 anni a.C.
ad inconfutabili evidenze di conflitti organizzati. Riporto di seguito una tabella riassuntiva con
alcuni dei casi pi noti al riguardo:
12.000-10.000 a.C.
8.000 a.C.

Corpi con proiettili conficcati da Jebel Sahaba.


Mazze e punte di proiettili allargate a Quemez Dere, nellIraq
settentrionale.

6000 a.C.

Primi esemplari di arte rupestre raffiguranti conflitti di gruppo, in


Australia.

5500-5000 a.C.

Massacri a Ofnet, Talheim e Schlets, in Germania.

16

M. G. Belcastro, V. Mariotti, B. Bonfiglioli, F. Facchini, G. Giacobini, G. Villa, A. Todero, S. Condemi (31


August-3 September 2006).
17
M. Roksandic (2006).

5400 a.C.

Scheletri con segni di violenza in Florida.

5000 a.C.

Fossati di difesa attorno ai villaggi Yangshao, nella valle del Fiume


Giallo, in Cina.

4300 a.C.

Primo autentico fortino a Iel, sulla costa meridionale turca.

2600 a.C.

Mura dei villaggi in terra battuta in tutto il Longshang, Cina.

2500. a.C.

Scheletri con segni di violenze sulla costa nord-occidentale del Pacifico,


negli Stati Uniti; inizia uno schema di comportamento continuo.

2000 a.C.

Teste mozzate sulla costa peruviana, nellAmerica del Sud.

1500 a.C.

Palizzate e distruzione di insediamenti a San Jos Mogote, Messico.

Tabella tratta da: R. Brian Ferguson (2008) p. 15.

Per quanto riguarda la Sardegna, le prime evidenze legate alla presenza umana sullisola
risalgono al paleolitico inferiore, sotto forma di reperti litici di industria Clactoniana, intorno a
500.000-120.000 a.C. presso il Rio Altana, Perfugas. Non risulta invece alcuna evidenza, ad
oggi, per quanto riguarda il paleolitico medio (120.000-35.000 a.C.). I rinvenimenti archeologici
della Grotta Corbeddu a Oliena (NU), nel successivo paleolitico superiore (40.000-10.000 a.C.)
confermano nuovamente la presenza umana sullisola, che prosegue, apparentemente
ininterrotta, sino in epoca storica. Proprio da Oliena (Grotta del Rifugio), proviene un reperto che
potrebbe essere forse il primo esempio (se fosse confermata la natura umana del reperto) di
manifestazione violenta intraspecifica in Sardegna. Si tratta di un osso pisiforme con infisso un
corpo estraneo di natura ossea (forse una punta di freccia o zagaglia?) 18.
Figura 3: nelle foto sono mostrare varie norme (a:
superiore, b: inferiore, c,d: laterali, e: anteriore, f:
posteriore) di un osso pisiforme di destra, con infisso
un corpo estraneo di natura ossea. Da F. German
(1995) p. 43, fig.15.

18

German (1995) p. 43.

Per quanto riguarda la presenza di elementi che fanno pensare ad episodi di violenza
intraspecifica non occasionale, prendiamo in considerazione gli studi effettuati riguardo al
ritrovamento di punte di freccia in ossidiana nel Monte S. Vittoria di Neoneli19. Secondo Loi e
Brizzi, risulterebbe inusuale la presenza di un cos elevato numero di punte di freccia su un
altopiano assai distante dalle aree di caccia lungo i fondovalle, privilegiate per luccisione degli
ungulati, secondo una modalit di tiro con larco a distanza ravvicinata che si pu dedurre dalle
peculiari rotture dei codoli delle punte di freccia, oltre che da modalit di comportamento tipiche
adottate dalla selvaggina. Gli autori propongono che il sito si tratti di un luogo per il
depezzamento e la macellazione delle prede, dallalto del quale si poteva osservare il sottostante
territorio permettendo di eseguire in sicurezza questa delicata operazione. La mancanza di
predatori naturali in Sardegna (lupi, orsi, linci) non giustifica un simile comportamento, se non
alla luce del fatto che lunico predatore possibile fosse luomo. La causa di questo modo di agire
quindi sarebbe da individuare in altri gruppi umani che presumibilmente potevano approfittare in
maniera violenta delle fasi di smembramento della preda.
Per quanto concerne il neolitico, in un momento attardato della cultura di Ozieri, nella
necropoli di Is Aruttas (Cabras) documentato un individuo (cranio n1) con esito cicatriziale di
ferita da punta nella regione frontale destra del cranio 20, lesame radiologico ha messo in
evidenza la penetrazione delloggetto nel seno frontale destro21.

Figura 4: ferita da punta (forse una freccia) nel cranio n 1 di Is Aruttas. Da German (1995) p. 63, fig. 30, e
da German (1984) p. 363, fig. 179.

19

C. Loi, V. Brizzi (2010).


F. German (1995) pp. 63-64.
21
F. German (1984).
20

Un simile caso di ferita da punta, ma con maggiori evidenze circa larma che ha causato la
ferita, stato rinvenuto nella necropoli di Scab Arriu a Siddi, ed riferibile al periodo
compreso tra il Neolitico Finale (3100-2700 a.C.) e leneolitico iniziale (2700-2500 a.C.) sulla
base dei rinvenimenti di cultura materiale rinvenuti allinterno della tomba 22. Il trauma consiste
in una scheggia di ossidiana scoperta allinterno della mandibola di un uomo adulto23. Questo
rinvenimento molto importante, e potrebbe essere considerato come una prova, decisamente
pi tangibile, di un episodio violento intraspecifico. Appare decisamente improbabile che
lindividuo in questione abbia subito tale ferita durante le operazioni di lavorazione mediante
scheggiatura dellossidiana, questo perch le schegge prodotte vengono

indirizzate

principalmente verso il basso 24. Una seconda ipotesi presume che lindividuo possa essersi auto
procurato questa lesione addentando un pezzo di carne con allinterno una scheggia di ossidiana.
Tale ipotesi non trova conforto per via del punto in cui localizzata la scheggia. Affinch
lipotesi possa essere plausibile, la scheggia si sarebbe dovuta trovare pi vicino alla zona
boccale. In ultima analisi probabile che la ferita sia stata procurata da un altro individuo. Non si
pu sapere se questa sia stata inferta durante un episodio di violenza tra due individui oppure in
un conflitto tra due gruppi umani, o se sia stata la conseguenza di un semplice incidente di
caccia. Unanalisi ai raggi X potrebbe aiutare a determinare la forma dellincluso di ossidiana ed
il modo in cui esso penetrato. Si potrebbe ad esempio comprendere meglio se appartiene ad una
freccia spezzata, o piuttosto ad un pugnale o a una punta di lancia. In tal caso sarebbe evidente la
natura violenta della ferita.
Figura 5: mandibola da Scab' Arriu a Siddi, la
freccia evidenzia il trauma. Da L. Lai, O. Fonzo, R.
H. Tykot, E. Goddard, D. Hollander (2011) p. 402.

22

G. Ragucci, E. Usai (2002) pp. 255-261.


L. Lai, O. Fonzo, R. H. Tykot, E. Goddard, D. Hollander (2011) pp. 402-408.
24
M. J. Potts, G. E. Rose C. Milroy, J. E. Wright (1992) p. 51.
V. Brizzi, comunicazione personale.
23

10

Appartiene invece allorizzonte culturale di Monte Claro, lindividuo traumatizzato della


tomba n2 di Serra Crabiles (Sennor).25
Secondo German lindividuo sub uno scalottamento parziale che tuttavia non ne
determin la morte, anzi, lindividuo sopravvisse anche a un intervento chirurgico sulla
regione frontale. Sempre secondo German, questo si tratta del primo esempio di etnochirurgia
cranica paleosarda. Dalla stessa tomba provengono almeno altri cinque individui (tre donne e tre
uomini), insieme al cranio traumatizzato, German riporta anche un resto omerale maschile (
ignoto se appartenesse allo stesso individuo con il trauma cranico) che mostra una frattura
epifisaria che ha interessato anche larticolazione del gomito. pi difficile asserire se questi
traumi siano direttamente imputabili ad un evento di violenza tra esseri umani, tanto che anche lo
stesso German ritiene che si possa trattare di fatti bellici o di semplici episodi traumatici. Un
fatto importante, che lo stesso autore sottolinea, linsorgere con il periodo eneolitico di armi
sempre pi avanzate tecnologicamente (in rame appunto), mentre a livello architettonico si
osserva linsorgere di muraglie ed altre strutture dallevidente carattere difensivo 26.

Figura 6: il cranio traumatizzato da Serra Crabiles (Sennori), con affianco la porzione distale dellomero
segnata da una neoformazione ossea post-traumatica, fotografata in norma anteriore, laterale e posteriore.
Da German (1995) p. 87, fig. 34, 35.

Sono pi evidenti le tracce di violenza, per quanto riguarda lindividuo femminile del
Bronzo Antico-inizio Bronzo medio (periodo un tempo definito Bonnannaro B27), rinvenuto a
Dorgali e conosciuto con il familiare nome di Sisaia. La donna sub in vita una serie di traumi,
25

F. German (1995) pp. 86-90.


F. German (1995) p. 85.
27
F. Cerutti et al. (1978).

26

11

forse inflitti in un arco di tempo ristretto: presenta una lesione acromiale della spalla sinistra e
sempre allarto sinistro (allaltezza della parte mediana dellulna) osservabile una frattura
risanata. Non da escludere che i traumi siano stati procurati in un'unica circostanza. Com
stato evidenziato28, le fratture che riguardano la parte distale dellulna sono considerabili fratture
da parata (parry fractures)29, cio fratture procurate proteggendosi la testa da un aggressore.
dunque ipotizzabile che la donna, in seguito ad un colpo con un oggetto contundente (forse un
bastone), ricevuto sulla spalla sinistra, abbia sollevato istintivamente il braccio per ripararsi,
subendo il secondo trauma allulna. Oppure la sequenza temporale inversa, ovvero prima la
frattura allulna (il braccio alzato istintivamente per ripararsi), e poi una volta accusato il dolore
del colpo, la protezione del braccio venuta meno, lasciando la traiettoria libera per altri colpi,
uno dei quali ha fratturato lacromion della spalla. La travagliata vita di Sisaia non fu
caratterizzata solo da questo traumi, Sisaia infatti nota in letteratura per essere un raro caso di
autotrapianto della rotella sul lato posteriore destro del cranio. Recenti studi mediante tomografia
computerizzata30 hanno dimostrato come la trapanazione sia stata eseguita per curare una trauma
subito al cranio (forse per alleggerire la pressione cerebrale, o per far fluire il sangue), forse
ricevuto dallindividuo nellarco dello stesso episodio violento di cui abbiamo fatto accenno
prima. Unipotesi che il colpo sia stato ricevuto mentre la donna era di spalle, sferrato da un
assalitore destrorso (Cfr. Infra Cap. 4.2. trauma di Lu Maccioni).
Figura 7: foto nel dettaglio dell'autotrapianto
cranico della donna nota come "Sisaia",
conservata al Museo Archeologico Nazionale G.
Asproni, Nuoro, sala III, vetrina 5. Foto per gentile
concessione di Nicola Castangia.

Per quanto riguarda let del bronzo, nel dipartimento di Antropologia della cittadella di
Monserrato sono conservati tre preziosi reperti osteologici di periodo nuragico, analizzati pi
approfonditamente in seguito.
28

Knowles (1983).
G. Gerhards (2007) p. 363.
30
O. Becheroni (2013).

29

12

Come utile paragone per lo studio delle ferite da trauma rinvenute su i tre resti nuragici,
sono stati osservati anche reperti di periodi successivi (di et storica). Nel Museo Sardo di
Antropologia ed Etnografia dellUniversit di Cagliari (Monserrato) conservato il reperto 170,
proveniente dallossario di Su Sercone, Orgosolo, (n. catalogo interno MSAE 7771) ed attribuito
alla generica et romana. Si tratta di una costa sinistra dindividuo adulto, con un evidente segno
di trauma, forse inflitto usando di punta unarma tagliente. Il trauma presenta tracce di
ossificazione irregolare dopo la frattura, con esostosi in corrispondenza della linea di frattura sul
margine inferiore (catalogazione a cura di Rosalba Floris 31).

Figura 8: costa dallossario di Su Sercone, evidenziato il trauma, forse dovuto ad unarma utilizzata
di punta. Foto tratta da www.sardoa.com.

Sempre nel Museo Sardo di Antropologia ed Etnografia dellUniversit di Cagliari


(Monserrato) sono conservate due clavicole altomedioevali da Dolianova32, che presentano
evidenti segni di traumatismi risanati, di cui uno indubbiamente un colpo dato con unarma
tagliente (forse una spada) con un colpo frontale inferto diagonalmente dallalto in basso.

Figura 9: clavicola maschile da Dolianova, risalente al VII Sec. d.C. evidente il segno traumatico,
forse lasciato da unarma larga, affilata e pesante, usata di taglio (Cfr. Infra Cap. 3.3. p. 22). Reperto
conservato nel Dipartimento di Antropologia di Monserrato.

31

R. Floris (Access 11, Mar, 2014).


I. Kiszely, C. Maxia (1971).
G. Fois (1962-1963).

32

13

Di periodo leggermente posteriore invece il cranio di epoca Bizantina rinvenuto a S.


Pietro di Sorres (Borutta) conservato nel piccolo museo della cattedrale 33. Il cranio presenta gli
esiti di un colpo dato con unarma da taglio sferrato da una persona pi alta dellindividuo
oppure da un punto pi elevato (forse da cavallo). Larma ha colpito lindividuo in maniera
frontale con un movimento semicircolare leggermente obliquo, in pieno viso, allaltezza degli
occhi, provocandone la morte.
Figura 10: il resto cranico dell'individuo dalla tomba
bizantina presso Borutta. L'inumato venne sepolto
assieme allo scheletro di un bambino, forse un
familiare. S. Pietro di Sorres, Museo della Cattedrale.

Come ulteriore confronto, ho utilizzato il cranio di un soldato della met del 14 secolo
d.C. rinvenuto durante gli scavi del castello di Orgugliosu, a Silius34. Il rinvenimento nello scavo
dello scheletro quasi completo, le preziosi informazioni scritte riportate dai cronisti dellepoca, e
la maggiore attendibilit con cui si potuta ricostruire la dinamica della morte, hanno permesso
di analizzare e comprendere con maggior sicurezza anche i resti di periodo nuragico, nel caso di
studio limitati alla sola porzione cranica, e spesso privi di ulteriori riferimenti dati sulla modalit
di sepoltura o di rinvenimento.

33
34

G. Maetzke (1966).
D. Salvi (2010).

14

Capitolo 3. Analisi dei traumi rinvenuti sul milite di Orgugliosu: Un metro di


paragone per i resti antropologici pi antichi

Figura 11: il cranio del milite di Orgugliosu, in norma frontale (foto sx), in norma laterale (foto al centro), in
norma posteriore (foto dx) ed in norma superiore (ultima foto al centro in basso).

Nel 2010 venne rinvenuto, durante lo scavo archeologico del castello di Sassai a Silius
(detto anche di Orgugliosu), lo scheletro di un uomo. Da come pot appurare lantropologa che
effettu lo scavo, la prof.ssa Rosalba Floris, il corpo era mancante della parte inferiore, ma il
ritrovamento di frammenti distali di femore e di alcuni frammenti delle ossa dellanca lasciava
supporre una posizione con gli arti inferiori flessi35. Dallesame delle ossa emerse che luomo
era stato ferito pi volte (perimortem), e in seguito gli era stato inferto un colpo, probabilmente
letale, alla testa. Ritenendo di avere abbastanza elementi per poter ipotizzare una ricostruzione
adeguata delle modalit con cui presumibilmente fu ucciso lindividuo, ho approfondito il caso.
La situazione delineata fornisce un utile strumento per lo studio di reperti pi antichi, spesso pi
difficili da inquadrare perch magari fuori contesto o incompleti, quali sono quelli nuragici
oggetto di studio di questa tesi.

35

R. Floris (2010) p. 145.

15

3.1. Inquadramento storico


Siamo nel 1353 d.C. Circa trenta anni prima gli Aragonesi, grazie alla licentia invadendi
di papa Bonifacio VIII36, hanno ricevuto il permesso di conquistare il Regnum Sardiniae et
Corsicae, obbiettivo che riescono ad attuare con laiuto dei regnanti sardi (come Ugone II
dArborea, che aveva avuto un ruolo trainante di appoggio) e genovesi, contro i pisani insediati
da tempo nel Sud dellIsola. Il castello di Orgugliosu passa cos dal controllo pisano a quello
aragonese, mutando funzione (da abitativa a fortezza)37. In quegli anni i nuovi padroni iberici ne
potenziarono le difese e attuarono delle riparazioni, in considerazione del suo ruolo,
assolutamente centrale tra i due territori di confine (in mani rispettivamente iberiche e giudicali).
Intorno agli anni 50 del 1300, Mariano IV di Arborea, vassallo del re dAragona, dopo un
iniziale sostegno dato agli iberici38 (che trova il suo massimo impegno nella battaglia di Aidu de
Turdu contro i Doria39), rammaricato dal ruolo di subalternit con cui viene trattato e in seguito
alle accuse mosse contro di lui dopo lassedio di Alghero (1353) ed allapertura del successivo
Proceso nei suoi confronti, inizia una guerra senza quartiere contro i dominatori aragonesi. Tra
il giugno e il dicembre del 1353 si susseguono, una dopo laltra, rivolte e conquiste in tutto il
territorio sardo contro i dominatori aragonesi. Mariano conquista numerosi territori limitrofi ed
avamposti, per avere la strada spianata per la conquista di Cagliari, centro nevralgico aragonese.
La distruzione del castello di Orgugliosu si pone in relazione a questi eventi. Il 18 settembre agli
aragonesi perviene una lettera in cui, si riporta che stato ucciso il castellano e due servents e
che, quindi nel castello restano solo 5 servents40. A questo punto gli studiosi non sanno se
queste informazioni siano incomplete o se testimonino che il castello venne effettivamente
conquistato gi in tale data. Da altri documenti, soprattutto grazie alle carte dei processi contro
gli Arborea, sappiamo che il luogotenente dellesercito giudicale, Pietro de Atzeni (o Pietro de
Sena), viene ritenuto autore, per conto di Mariano, di aver preso e distrutto il castello 41, in
seguito a questo fatto lo stesso de Atzeni si recher a Decimo (Decimomannu), dove prender in
ostaggio il conte Gherardo di Donoratico. Non si capisce per se lAtzeni fosse direttamente
presente quando il castello venne distrutto, o se questo ordine venne eseguito da Azzone de
Buquis di Modena, altro comandante agli ordini di Mariano. Questo infatti era uno dei capi di
accusa nel processo per la pace del 1354 che lo vide testimone, e al quale il teste rispose in modo
36

Concessa nel 1297 al sovrano aragonese Giacomo II in cambio di un censo annuo e del giuramento di fedelt, al
fine di risolvere diplomaticamente il conflitto angioino-aragonese, scoppiato nel 1282 per il possesso della Sicilia.
37
D. Salvi (2010) p. 36.
38
A. Cioppi (2008) p. 83.
39
A. Garau (2013-2014) p. 13.
40
D. Salvi (2010) p. 24.
41
D. Salvi (2010) p. 25.

16

affermativo42. La distruzione del castello comunque stata anche documentata dagli scavi
archeologici, in accordo e indipendentemente dalle fonti (bench non siano state rinvenute
evidenti tracce di incendio) 43. Dopo tale data infatti il fortilizio non verr pi ricostruito n
utilizzato, trasformandolo di fatto in un contesto chiuso. Abbiamo quindi un terminus ante
quem per collocare la morte del nostro individuo. In base alle fonti storiche possiamo affermare
pur con una certa approssimazione, che il milite di Orgugliosu probabilmente combatt nella
battaglia culminata con la distruzione del castello, avvenuta tra il giugno e il dicembre 1353. Un
paragone con la ben pi famosa battaglia di Wisby44 dobbligo; anche in questa situazione
(sebbene le cause siano diverse) infatti si sono create le condizioni ideali per la conservazione
dei resti antropologici del soldato. Questo avvenuto in maniera del tutto fortuita, poich il
corpo del milite venne rinvenuto nella zona di passaggio obbligata, antistante allunico ingresso
del castello, ricoperto da un crollo di parte delle murature, che furono determinanti nel
conservarne i resti.
3.2. Il corpo del milite di Silius
Secondo quanto indicato dallo studio effettuato sulle ossa a cura della prof.ssa Floris45, i
resti si riferiscono ad un individuo di sesso maschile, di grandi dimensioni [] morto in et
stimata tra i 30 e i 40 anni, in buona salute. I dati antropometrici stimano unaltezza in vita di
circa 170 cm. Lo studio delle ossa ha fornito una serie di dati che concorrono a delineare il ruolo
svolto in vita dalluomo. La sua dentatura, completa e sana mostra unusura minima, e la
muscolatura masticatoria [] molto sviluppata ha lasciato entesi molto marcate. Elementi
che fanno ritenere come la sua dieta fosse sostanziosa, con un maggiore accesso alla carne, che
ne ha determinato la forte muscolatura mandibolare (tale dato sarebbe tuttavia da confermare con
un esame isotopico). Lusura minima della dentatura inoltre depone per un consumo minoritario
del frumento, che spesso per via dei residui della mola utilizzata nella macinazione, consumava
precocemente i denti (oltre allinsorgere di carie dovuto al consumo di carboidrati complessi).

42

D. Salvi (2010) p. 25.


D. Salvi (2010) p. 57.
44
B. Thordeman, P. Nrlund, BO E. Ingelmark, (1939).
45
D. Salvi (2010) pp. 145-152.
43

17

Figura 12: foto della dentatura dellindividuo di Silius.

Lipotesi che lindividuo fosse ben alimentato messo in relazione allossatura robusta,
segno che luomo era ben alimentato, probabilmente come conseguenza del tipo di lavoro e in
base al ruolo che rivestiva. Lasimmetria degli arti superiori, con prevalenza dei valori metrici
per le ossa del lato destro del corpo [] conferma lutilizzo prevalente dellarto superiore
destro caratterizzati da segni di entesopatie. La clavicola destra, sulla faccetta per
larticolazione con lo sterno mostra infatti una marcata differenza rispetto a quella sinistra, con
alterazioni ben evidenti. Larto sinistro invece, pur non presentando un uso cos marcato, si
caratterizza comunque per la notevole espressione dellinserzione del capo lungo del muscolo
bicipite su omero e radio, della muscolatura che si inserisce nella porzione prossimale dellulna,
e tutta la muscolatura della mano. Inoltre Sullomero presente la perforazione della fossa
olecranica e lo slabbramento delle linee di inserzione del capo lungo dei muscoli brachiale,
brachio-radiale, dei flessori e degli estensori del carpo. Tutti questi elementi ci testimoniano
come il nostro uomo svolgeva in vita attivit che lo costringevano a sollevare, abbassare,
ruotare, portare in avanti il braccio destro appesantito da oggetti che venivano saldamente
tenuti in mano. Il quadro antropologico cos delineato depone a favore di un individuo ben
nutrito, robusto, che eseguiva con costanza movimenti pesanti e ripetitivi, specialmente con
larto destro, lasciando ipotizzare una certa pratica di allenamento schermistico, forse con una
spada o unaltra arma pesante, comunque impugnabile con una sola mano 46. La notevole

46

Il quadro antropologico descritto simile a quanto esposto per i pi antichi resti degli individui sepolti nella
necropoli nuragica di Monti e Prama (Bronzo Recente-Et del Ferro): Sui resti delladulto maturo della T.16 si
apprezza anzitutto unasimmetria dimensionale delle diafisi dellomero, radio e ulna a favore dellarto destro,
dovuta verosimilmente alluso predominante di questo, con conseguente ipertrofia per aumento di massa ossea.
Inoltre si osserva una serie di inserzioni muscolari o legamentose particolarmente sviluppate o talvolta
entesopatiche, anchesse prevalentemente a destra: il muscolo deltoide [] che indica unazione forzata di
abduzione-adduzione del braccio; il legamento costo-clavicolare, stabilizzatore dellarticolazione sternoclavicolare e quindi indicativo di uno stress sul cingolo scapolare; il bicipite, attivo nei movimenti di flesso
estensione e prono-supinazione dellavambraccio sotto carico; i muscoli interossei palmari e dorsali e il muscolo
opponente del pollice, che attestano prese della mano sotto sforzo. [] Luso dellarto superiore destro in azioni
che comportano limpegno della spalla, del braccio e dellavambraccio, con movimenti di flesso-estensione e

18

muscolatura del braccio sinistro invece troverebbe giustificazione nelluso accoppiato di uno
scudo da imbracciare con larma usata nella mano destra. Alla met del 300 era praticamente
diffuso in tutta Europa luso di scudi genericamente ovoidali o triangolari (con limpugnatura
nella concavit interna) di una certa dimensione, composti da legno, cuoio e ferro. Uno di questi
scudi arrivava a pesare (secondo le ricostruzioni proposte47) anche 4-5 kg, se non di pi. Lo
scudo per poter essere retto veniva imbragato al braccio, con un numero variabile di cinghie e
con una maniglia che ne regolava il controllo. Si constatato, infatti, che praticamente
impossibile gestire uno scudo con impugnatura verticale che vada oltre i 5 kg solo con la forza
del polso, senza imbrago. Negli scudi con imbragatura la maniglia, ugualmente importante
(seppure non come nellaltro caso senza imbrago) risultava ancora determinante per imprimere il
controllo alla struttura, che tuttavia veniva sorretta sopratutto dalle cinghie fissate
allavambraccio. Questo spiega la muscolatura assai sviluppata della mano, lo slabbramento
dovuto ai muscoli brachiale, brachio-radiale e flessori ed estensori del carpo e la perforazione
della fossa olecranica. Questo perch, pur risultando lo scudo un mezzo per lo pi passivo,
veniva costantemente mosso dal basso verso lalto e viceversa per parare i colpi alla testa e alle
gambe, oppure veniva proiettato in avanti con violenza per spostare le armi avversarie,
deviandole, o per colpire direttamente lavversario, con la superficie esterna o con il bordo.
Luso dello scudo, sinergicamente agli altri elementi gi evidenziati, ci testimonia che luomo
non era certo un villain, un villico rastrellato per combattere al seguito del suo signore, o un
membro di una muta Giudicale, che probabilmente disponevano di armi pi popolari, come
lance ed altre armi inastate, quali la diffusissima virga sardisca (una sorta di giavellotto)48.Luso
di questa particolare arma, e le modifiche muscolo-scheletriche che derivano dal suo utilizzo
frequente (sia per la caccia che laddestramento alle armi) tuttavia non trovano riscontro nei
peculiari caratteri anatomici del nostro uomo 49. Altre caratteristiche riscontrabili a livello osseo
sono le deformazioni osservabili sulle faccette articolari delle vertebre lombari (n 12-13), con
tracce di ernie intraspongiose o ernie da sovraccarico, riscontrabili di norma in individui che
portano abitualmente carichi pesanti. Questo depone a favore del fatto che lindividuo portasse,
con ogni probabilit, una pesante armatura. Questa al tempo consisteva in una cotta di maglia
non eccessivamente lunga ma ancora molto coprente, di una giacca darme imbottita sottostante,
prono-supinazione di questultimo ed atteggiamento di presa di forza della mano, compatibile ad esempio con
luso abituale della spada. E. Pacciani, O. Fonzo (2009) p. 1028.
47
J. Kohlmorgen (2002).
48
G. Fois (2007) pp. 23-122.
49
Essendo larma un giavellotto abbastanza corto, il suo uso dovrebbe condizionare la muscolatura di chi lo
brandisce, procurando una visibile asimmetria della muscolatura del torso, e modificazioni come quelle osservabili
in praticanti della disciplina olimpionica che prevede luso di uno strumento praticamente identico.

19

e di una coat of plates, o armatura a piastre, gi in uso da almeno 40-50 anni (dal 1250 in
avanti), diffusissima e attestata presso i gi citati ritrovamenti di Wisby, quindi quantomeno alla
portata di un maggior numero di combattenti. Per meglio comprendere il peso che un armato
poteva portare, basti pensare ad esempio, che una cotta di maglia (con le maniche al gomito)
ricostruita modernamente pesa circa 13 kg, che gravavano per lo pi sulle spalle e sui fianchi
(grazie al risvolto della cotta fatto sulla cintura). La cotta darme invece poteva essere
composta da un numero variabile di piastre, lo scopo comunque era lo stesso, coprire i maggiori
punti vitali del corpo, specialmente la parte frontale. Una moderna ricostruzione in lastre da 2
mm di acciaio pu pesare mediamente circa 14 kg, si ottiene quindi un peso totale
approssimativo di circa 25 kg, che andavano a gravare principalmente sulla colonna vertebrale
del soldato, concentrandosi prevalentemente sulle vertebre lombari. A questo va sommato anche
il peso dellimmancabile imbottitura interna (giubba darme o aketon) pi altri elementi
protettivi, in relazione al benessere dellindividuo che li portava: elmo, guanti darme, spallacci,
gomitiere, cannoni per le braccia, gorgiera, cinturone con fodero per spada e pugnale, oltre al
peso delle stesse armi portate assieme alleventuale scudo. Una simile mole di equipaggiamento
ben giustifica le deformazioni osservabili sullo scheletro in esame, considerando che larmato
doveva portarle non solo in occasione di schermaglie o assedi (relativamente rari) ma soprattutto
durante la pratica quotidiana dellesercizio con le armi, con lallenamento al palo (come
testimoniano le raffigurazioni dellepoca) per abituare il corpo e la mente a sopportare il peso e
la fatica, pena il soccombere dalla stanchezza nei momenti cruciali dello scontro.
3.3. Le ferite del milite di Silius
Gli elementi che ci permettono di formulare maggiori ipotesi sulle modalit con cui
avvenuto il decesso dellindividuo sono principalmente dovuti alle evidenze delle ferite ricevute
osservabili sullo scheletro. I traumi localizzati sono attualmente tre:
Osso occipitale.
Articolazione della scapola destra e parte della testa dellomero (anteriormente).
Primi tre metacarpali della mano sinistra.
Di questi tre, la ferita alla scapola stata osservata durante lo studio dei resti osteologici,
effettuato con la prof.ssa Floris. Si tratta di unosservazione inedita rispetto allo studio del 2010.
La posizione dei segni traumatici, la loro differente natura e il modo con cui sono stati
presumibilmente prodotti, anche in base alle armature e alle armi presenti al periodo, ci consente
di effettuare una ricostruzione ipotetica pi precisa degli eventi che hanno preceduto la morte del
soldato. Le ipotesi formulate si dividono in due sequenze fondamentali, esposte di seguito:
20

Fig. 13: ingrandimenti al microscopio dei traumi osservati sui resti del milite di Orgugliosu: Nella foto
in alto a sinistra la ferita al cranio, nella foto affianco il foto di entrata dellarma. In basso a sinistra la
frattura del cranio, a destra il foro dentrata ingrandito a microscopio ottico.

Mano, spalla, testa. Il milite, presumibilmente armato di scudo, mentre fronteggiava un


altro soldato, ha ricevuto un primo colpo alla mano che reggeva la protezione (scudo). Oppure ha
ricevuto un colpo diretto alla mano priva di guanto in piastre dacciaio (forse solo protetto da
unimbottitura con sovrapposta della cotta di maglia) con unarma dal lungo tagliente, o nel caso
fosse stato totalmente privo di guanti, a percussione (altrimenti la lama avrebbe lasciato il segno
del taglio). Nel caso in cui il milite avesse avuto lo scudo al braccio, il colpo inferto stato dato
con tale potenza (forse pi con unarma inastata che immanicata) da attraversare lo scudo,
tagliandolo di netto e andando a frantumare i primi tre metacarpali della mano. Risulta difficile
immaginare che il colpo sia stato sferrato con unarma tagliente ricevuta sulla mano nuda, perch
i metacarpali non presentano segni evidenti di taglio, o una continuit del taglio tra gli stessi, ma
si presentano spezzati in pi parti a diverse altezze. probabile che se la mano fosse stata
scoperta, senza protezione alcuna, un colpo di arma tagliente avrebbe inciso molto a fondo nella
21

mano producendo segni pi marcati e facilmente riconoscibili. Difficile immaginare che il milite
fosse armato di unarma in asta, come una lancia o unalabarda, in quanto probabilmente il colpo
dato alle mani (ipoteticamente nude) avrebbe inciso molto pi a fondo nelle ossa. Daltro canto
se il nostro milite avesse avuto un guanto in piastre dacciaio a protezione della mano, la ferita
non si sarebbe prodotta in nessun modo. Un'altra ipotesi che stesse usando dei guanti in cotta di
maglia (muffole). Da qui lipotesi che se proprio ricevette un colpo, questo doveva essere o con
unarma affilata e la mano protetta da un guanto cos detto, oppure con unarma ottusa (da
percussione) ma con la mano nuda. Appare comunque improbabile luso di un guanto in cotta di
maglia per un soldato di rango, visto che la sua presenza nelle iconografie del tempo si riduce
drasticamente rispetto a 30-40 anni prima.

Fig. 14: fotografia (sx), ingrandita mediante microscopio ottico, del trauma osservato nella faccetta
articolare della scapola del milite di Silius. Al lato (dx) il paragone con la clavicola da Dolianova (Cfr. Infra
Cap 2. p. 13), quasi sicuramente procurata con un oggetto usato di taglio. Probabilmente anche per quanto
riguarda il trauma dellindividuo di Silius si tratta di una ferita procurata con unarma appuntita ma
tagliente.

Al colpo alla mano seguito quello alla spalla destra, dato intenzionalmente dal lato del
corpo scoperto dallo scudo (altro elemento a sfavore per lipotesi dellutilizzo di unarma in asta,
il cui uso sarebbe giustificato dalla presenza dellipotetica frattura della mano). Il secondo colpo
stato dato presumibilmente da un secondo assalitore posto al lato destro del nostro uomo,
sferrato frontalmente in maniera circolare, rispetto al piano mediano del corpo, con una spada o
un'altra arma tagliente (unascia o unarma inastata dotata di lama e di un becco o un uncino,
come una ronca). Oppure il colpo stato inferto con la punta di una spada, o di una generica
arma in asta, impugnata a due mani, per una pi precisa penetrazione nella zona non interessata
dallarmatura a piastre, ovvero nella parte frontale dellascella. Il colpo cos guidato possiede una

22

grande precisione, e risultava tipico per colpire un combattente in armatura (secondo quanto
prescrive il maestro darme Fiore de Liberi nel suo manuale di combattimento datato al 140950).
Inoltre il colpo dato a questa maniera doveva essere molto potente, tale da bucare con facilit la
cotta di maglia e attraversare la sottostante imbottitura. Appare quasi impossibile, infatti, che il
colpo abbia inciso di taglio (anche perch altrimenti se sferrato in diagonale avrebbe interessato
la clavicola), soprattutto vista la presenza di una possibile cotta di maglia addosso al nostro
uomo; questo era possibile, a meno che il milite non indossasse affatto le protezioni per le spalle,
daltronde non sempre presenti nelle armature del periodo. difficile per affermare che fosse
anche privo di cotta di maglia, una delle protezioni pi diffuse al tempo, efficacissima contro i
tagli, diffusa anche presso le fasce non proprio altolocate di combattenti. La diffusione della
cotta da ricercare pi che nel suo costo, nel fatto che essa era in produzione da quasi 1500 anni
o pi, visto che venne inventata dai celti intorno al III-II secolo a.C., se non prima, per poi essere
massicciamente adottata dallesercito romano e prodotta nelle fabricae di tutto limpero per
diversi secoli. Infatti essa fu usata senza soluzione di continuit praticamente dai combattenti di
tutte le epoche successive al medioevo e al rinascimento, sopravvivendo in maniera ormai assai
ridotta e solo in determinati contesti, almeno sino alla prima guerra mondiale 51.

Fig. 15: immagine di cavalieri che combattono in

Figura 16: cotta di maglia in ferro, appartenuta ad

armatura, da: M. Rubboli, L. Cesari (2002).

un guerriero Madhi (Sudan Orientale) nella guerra

Immagine dal trattato PD 25B-4

del 1893-94 contro il governo egiziano. Collezione


Gaetano Ricciardi, 1921. Inv. 86743-a, Museo
Etnografico Luigi Pigorini (Roma).

Al colpo dato anteriormente, alla spalla, sicuramente molto doloroso e tale da invalidare
luso del braccio armato, probabilmente deve essere seguito, una volta che il nostro uomo
crollato in ginocchio o ha iniziato a barcollare per la ferita subita, il colpo di grazia tramite un
50

M. Rubboli, L. Cesari (2002).


documentato il suo uso presso le popolazioni nordafricane sino agli inizi del 1900.
A. C. Antinori, M. Hohenegger (1999) p. 10.
Una protezione simile alla cotta di maglia viene ancora utilizzata dai macellai (per evitare di tagliarsi) e da chi
lavora a contatto con gli squali.

51

23

letale colpo alla testa da parte di uno dei due precedenti avversari, o da parte di un terzo
assalitore giunto alle spalle.
Spalla, mano, testa. Nella seconda ipotesi elaborata, il colpo alla parte anteriore della
scapola giunto prima di quello dato alla mano. Forse a seguito del colpo, luomo ha portato
istintivamente le mani alla ferita o alla testa, per proteggersi da successivi colpi, procurandosi la
conseguente ferita. Non sappiamo se fosse o meno dotato di scudo, nel caso in cui lo fosse stato,
vale il discorso precedentemente fatto, a meno che non lo abbia abbandonato a seguito del dolore
che la ferita alla spalla gli aveva procurato (abbastanza improbabile visto che assai difficile
sfilare immediatamente uno scudo imbragato al braccio). Come nellipotesi precedentemente
formulata, il colpo letale alla testa deve essere stato portato per ultimo, perch difficilmente
altrimenti si sarebbero osservati gli altri, se non per accanimento o scherno sullavversario gi
morto, ma la loro posizione sarebbe stata certamente diversa, diretta ai punti vitali (come
avvenuto per il corpo di Riccardo III nella battaglia di Bosworth del 1485). La natura dellarma
che ha determinato la ben visibile ferita alla testa, ritengo sia da ricercare in unarma capace di
bucare e sfondare. Non sappiamo se il combattente indossasse qualche protezione sulla testa.
Non si pu escludere che avesse uninfula imbottita con camaglio, o addirittura un elmo, un
seclet o un pentolare, o un bacinetto, gi diffuso in quegli anni. Il tipo di segno riscontrabile sul
cranio, infatti, presenta una sezione ad A, con il lato inferiore parzialmente rientrante ed
alterato in tempi recenti (distinguibile dalla differenza di colore dellosso sul margine del
trauma), mentre la parte superiore si presenta leggermente svasata, come se fosse penetrato un
oggetto in grado di scavare nellosso come un piccone. Le armi indiziate per questo ruolo sono
principalmente i martelli da guerra, le azze e le armi inastate dotate di un becco (o penna)
parzialmente curvo e appuntito. documentato da prove empiriche che la forza sprigionata da
una di queste armi risulta in grado di penetrare attraverso unarmatura, come un elmo da 2 mm di
acciaio moderno, pure se indebolito dalluso. Si pu ipotizzare che, vista le qualit di acciai
(forse non eccellenti) utilizzati ancora nel 1300, una simile possibilit non fosse cos
improbabile 52.

52

Non si vuole includere nel discorso le frequentissime iconografie che mostrano elmi ed armature tagliate di netto
da spade e altre armi da taglio, questo poich assolutamente impossibile tagliare con una di queste armi una piastra
dacciaio. La motivazione dietro queste rappresentazioni deve essere vista pi in unottica propagandistica e
comunicativa invece che come una rappresentazione veritiera della realt.

24

Figura 12: fotografia di bacinetto in acciaio da 2 mm con evidente segno di rottura, quasi sicuramente a causa
dellindebolimento seguito ad un uso prolungato. Al lato lascia priva di filo (dallo spessore di 2 mm) che ha
sfondato lelmo durante una manifestazione di combattimento storico in armatura. Foto per gentile
concessione di Antonio De Zio.

Forse stato questo elemento difensivo che ha parzialmente smorzato il colpo ricevuto dal
milite di Silius, senza tuttavia salvarlo. La lunghezza della parte penetrante di tali armi studiata
apposta per sfondare larmatura (come ha fatto il becco inferiore seppure arrotondato dellascia
nella foto) e attraversare limbottitura sino ad arrivare alla carne. In mancanza di una protezione
di qualche tipo per la testa sembra pi probabile pensare che unarma del genere, abbastanza
pesante e incisiva, sarebbe penetrata ben pi a fondo attraverso losso, sfondando il cranio in
misura maggiore rispetto ai segni osservati nel caso in esame. Ritengo che ci che osservabile
sul cranio del milite di Silius, identificato precedentemente come un fendente di spada, sia in
realt la conseguente frattura prodotta dalluso di questarma, visto come questa si dirama dal
punto in cui avvenuta la penetrazione. Sembra molto difficile che il soldato abbia ricevuto un
fendente con unarma da taglio (di cui non si riscontrano i tipici segni53) per poi ricevere un altro
colpo di punta, assai preciso, sempre lungo la stessa linea. Questo potrebbe essere stato possibile
nel caso in cui fossero state riscontrare altre ferite simili sul cranio, date ad esempio da un
costante tiro di arcieri o balestrieri, come successe a Wisby, con crani che ancora conservavano le
punte delle quadrelle tirate con le balestre, o a Towton, in Inghilterra (Guerra delle due Rose).
Un punto che tuttavia gioca a sfavore dellipotesi che vede luso di unarma simile dovuta alla
particolare sezione, che non sono riuscito finora a riscontrare nei reperti da me visionati di altre
azze o armi inastate conservate in vari musei e collezioni private. Solitamente queste armi infatti
hanno sezioni romboidali o quadrate. La sezione davvero singolare, osservata sul cranio
delluomo di Silius, fa pensare che forse la ferita mortale sia stata procurata da unarma a punta,
53

Si veda: G. Gerhards (2007), p. 363.

25

per nel caso in cui si ipotizzi unarma in asta, da lancio, come una virga, difficilmente luomo
doveva essere protetto dallelmo, perch questo non sarebbe stato sfondato da un giavellotto di
simili dimensioni, leggero e quindi dotato di relativamente poca energia cinetica 54.

Fig. 18: a sinistra la foto del rinvenimento dello scheletro di Orgugliosu (Silius), in fase di scavo (2009-2010).
Fotografia della prof.ssa Floris. A destra una ricostruzione fisica del punto in cui era adagiato il corpo.
Fig. 19: al lato, piantina dove viene mostrato il punto
esatto del rinvenimento del corpo, lungo il passaggio
verso la stalla, sopra la discarica in basso. Il punto
dista 18 metri in linea retta dallingresso.
Rielaborazione, da D. Salvi (2010) p. 44, sulla base
delle evidenze fotografiche della prof.ssa Floris.

3.4. Tafonomia del milite di Silius


Cosa avvenne in seguito alla morte del soldato di Silius? La posizione del corpo, per come
stata rinvenuta, ci testimonia come luomo fosse adagiato sul fianco destro, nel senso del
pendio, nel punto di passaggio obbligato (porta scema) che porta allingresso del castello, ma
non in mezzo al sentiero, bens al lato sinistro, in una diramazione che porta alla vecchia stalla in
disuso. Il braccio sinistro delluomo al momento del rinvenimento dello scheletro era piegato a
90, discosto dal corpo e la testa era appoggiata alla spalla 55. Il luogo di rinvenimento indica che
il combattimento dovette svolgersi in funzione dellingresso obbligato al castello; questo
54

Le fonti letterarie ci raccontano che tali giavellotti venivano utilizzati sia singolarmente che in gruppi consistenti.
quindi lecito pensare che la sezione del loro manico non fosse eccessivamente grande, per poterne portare pi di
uno in una sola mano.
55
AA. VV. (2010), p. 46.

26

elemento non determinante per poter capire a quale fazione egli appartenesse, per conferma
lipotesi che sia morto combattendo, quindi presumibilmente armato di tutto punto. Non
sappiamo se il milite sia morto durante il primo attacco al castello, o se forse i difensori
tentarono una sortita (?) per spezzare lassedio, oppure il combattimento si svolse nei momenti
finali della battaglia, in un caso di estrema difesa. Non sappiamo esattamente come si svolse
questa dinamica, ma evidente come laccesso al maniero fosse determinante in questa
situazione. Ugualmente determinante la postura in cui venne rinvenuto, il capo reclinato sulla
spalla, la mano piegata a 90, la direzione assunta rispetto al pendio. Questi elementi evidenziano
come non dovette passare molto tempo rispetto alla spoliazione del corpo (prima che il rigor
mortis rendesse difficile loperazione), la posizione parallela rispetto alla direzione del pendio
potrebbe essere determinata dalla necessit di aver ben fermo il corpo per poter operare la
svestizione. I resoconti medioevali56 testimoniano come, dopo una battaglia, si procedesse con il
recupero dei propri morti, se le condizioni lo consentivano. Prima ancora tuttavia i soldati
superstiti (specie chi ha vinto la battaglia) iniziano a spogliare i morti e a recuperare il maggior
numero di oggetti di valore. Si raccolgono borse e sacche con oggetti personali, armi di valore e
non, armature, perfino indumenti, calzari, cinture e fibbie. Se le condizioni climatiche lo
consentivano (non nei periodi estivi ad esempio, con la decomposizione accelerata dalle alte
temperature) dopo il passaggio dei soldati subentravano gli sciacalli o in genere gli abitanti
prossimi al luogo dello scontro, che spogliano i cadaveri degli oggetti rimasti, spesso di valore
pi irrisorio, si va dai bottoni metallici alle cinture; ogni elemento che non sia proprio da
buttare viene recuperato per essere riutilizzato. In seguito subentravano solitamente parenti o
altre persone che provvedevano a seppellire, secondo i loro credo religioso, i morti. Nel caso in
cui non fosse presente nessun parente o altra persona interessata al seppellimento dei morti (ad
esempio per questioni igieniche), i miseri resti venivano aggrediti dagli animali selvatici:
dapprima corvi e avvoltoi, seguiti da animali di piccola e media taglia, quali cinghiali,volpi e
cani. In Sardegna non sono presenti lupi, orsi e altri carnivori di grossa taglia, ma sono ben noti i
casi in cui i morti di alcuni disastri aerei accaduti nella seconda met del 900 sono stati
parzialmente intaccati da cinghiali o genericamente da altri suini al pascolo brado 57.Questa non
sembr essere la sorte toccata al milite di Silius, il cui corpo altrimenti avrebbe subito la stessa
sorte probabilmente ricevuta dai suoi compagni che avevano partecipato allassedio (
improbabile pensare che sia stato lunico morto della battaglia poich le fonti ne documentano
almeno altri due). Il corpo venne ritrovato privo di elementi di corredo, a testimonianza che non
56
57

A. A. Settia (2002) pp. 56-75.


Si ricorda il disastro aereo avvenuto pochi decenni fa, sulle vette del parco dei Sette Fratelli, nel Cagliaritano.

27

si trattava di una sepoltura58. Privo addirittura di elementi che facevano parte dellabbigliamento,
come bottoni o fibbie. Appare evidente che il milite venne depredato dai suoi averi prima di
venir sepolto dalla frana muraria (forse un muretto realizzato a ridosso del passaggio
soprastante). Secondo quando abbiamo esposto pi sopra, impossibile che fosse assolutamente
privo di armatura, di armi, o addirittura degli essenziali elementi di corredo al vestiario
sottostante. Lanalisi delle ossa ci conferma che doveva essere una persona di un certo valore,
abituata allesercizio delle armi, fisicamente in forma e ben alimentata. improbabile che avesse
partecipato alla battaglia in qualit di soldato semplice armato alla leggera. Legittimo ritenere
che una volta morto, i nemici lo abbiano spogliato dellarmatura e delle armi, privandolo
probabilmente anche dei beni pi importanti, come la cintura con la scarsella (una sacchetta)
nella quale riponeva i suoi averi e altri elementi di pregio, come bottoni o altri elementi metallici
che altrimenti sarebbero stati rinvenuti insieme al corpo. Fu probabilmente lasciato spoglio,
adagiato su un fianco, forse con addosso un camicione o poco pi, mentre il castello bruciava.
Prima che gli animali selvatici iniziassero a disperderne i resti, un muro, forse pericolante a
seguito dellincendio prodotto dai vincitori, gli croll addosso, sigillandone il corpo sino ai
giorni nostri. Per quanto concerne lidentit del milite, invece, non possiamo aggiungere molto di
pi rispetto a quanto gi affermato, sennonch, mia ipotesi che dovesse trattarsi di un soldato
della parte sconfitta, che quindi non meritasse di essere seppellito. Molto probabilmente egli era
dunque un soldato aragonese, o comunque un mercenario al soldo degli aragonesi, forse uno dei
sette servents citati nelle fonti. Questa ipotesi deriva dal fatto che venne spogliato dei propri
averi prima di essere seppellito, cosa che dovette avvenire dopo la conquista del castello e il suo
relativo incendio, forse origine del crollo. Se si fosse trattato di un soldato della parte dei
vincitori (arborense), probabilmente non sarebbe stato abbandonato e lasciato nudo a
decomporsi. Qualche parente o qualcuno che lo conosceva, magari della muta di cui faceva
parte, o qualche compagno darme, lo avrebbe riconosciuto, magari privandolo comunque di
quanto indossava, ma seppellendolo in maniera cristiana. Se oltretutto dai dati in nostro possesso
consideriamo che non doveva essere un semplice villico, ma un personaggio di un certo valore, il
suo abbandono risulterebbe ancor pi immotivato nel caso in cui si trattasse di un personaggio
di origine arborense di rango elevato. Sepolto da un crollo fortuito, il suo corpo scamp alla fine
che fecero quelli dei suoi compagni, graziati, o presi prigionieri, quindi forse uccisi e lasciati a
decomporsi nei pressi. Solo grazie a questo evento casuale abbiamo potuto studiare i resti di
questo soldato vissuto 760 anni fa, e ricostruirne per sommi capi chi era e come era morto.

58

AA. VV. (2010), p. 46.

28

Capitolo 4. Analisi dei reperti osteologici


4.1. Introduzione alla civilt nuragica
Tra la fine dellet del bronzo antico (2300-1700 a.C.) e gli inizi del Bronzo Medio 1 BM1
(1700-1600 a.C.), compare in Sardegna la cos detta facies di Sa Turricola, considerata la prima
manifestazione della civilt nuragica. Questa cultura avr in Sardegna un forte sviluppo lungo
tutta let del bronzo, per poi gradualmente evolvere modificandosi nellet del ferro a seguito
dei contatti con le popolazioni fenicie 59 e concludersi definitivamente nel IV secolo a.C. a
seguito della conquista cartaginese dellisola 60.
La principale manifestazione architettonica di questa civilt stata sicuramente il nuraghe,
una torre ciclopica dalla forma troncoconica (o allungata nel caso dei nuraghi a bastione61),
costruita a secco mediante il solo utilizzo di massi di notevoli dimensioni. Tali strutture potevano
disporre anche di tre camere con falsa volta ad ogiva, luna sovrapposta allaltra in verticale,
collegate da una scala elicoidale che poteva partire dal corridoio dingresso o dalla camera. La
scala infine sfociava in una sorta di terrazzo realizzato al culmine della struttura, ed il suo
perimetro era ulteriormente arricchito di particolari mensole a sbalzo, che ne aumentavano la
superficie. Lintera isola costellata da queste costruzioni, che sono ben valse a dare il nome a
questa cultura62.

Fig. 20: nuraghe a bastione con mensole in cima (Albucciu di Arzachena), nuraghe monotorre (S. Barbara di
Sindia), nuraghe complesso con successive adduzioni (Orolo di Bortigali).

Anche verso la fine dellet del bronzo, quando i nuraghi non vennero pi costruiti, tale
cultura continuer a riflettersi in questo monumento-simbolo, con la creazione di
uninnumerevole quantit di manufatti facenti un chiaro riferimento alle strutture nuragiche:

59

AA. VV. (2012).


P. Bernardini (2010).
61
Detti anche protonuraghi, pseudonuraghi, o nuraghi a corridoio a seconda dellinterpretazione che si vuol dare al
monumento.
62
G. Lilliu (1962).

60

29

navicelle in bronzo con alberi maestri raffiguranti nuraghi, bottoni, lisciatoi, modellini in pasta
vitrea, altari, betili-torre, modellini in bronzo, incisioni su forme vascolari e molti altri esempi 63.
Sebbene let doro della costruzione dei nuraghi fosse finita, il monumento rimaneva ancora
un forte simbolo di riferimento per le popolazioni indigene. Altre manifestazioni architettoniche
non meno importanti sono le tombe dei giganti, sepolcri collettivi di forma allungata, sviluppo
delle pi antiche allees, che vengono modificate con laggiunta ai lati dellingresso di due bracci
murari ricordanti la forma di una mezzaluna, cooperanti a creare con il corpo tombale, forse una
raffigurazione della divinit taurina da loro adorata64.

Fig. 21: tomba dei giganti in stile ciclopico detta Sa Omu e sOrcu (Siddi). Al lato esempio di tomba dei
giganti dolmenica, con stele centinata, detta Coddu Ecchiu (Arzachena).

Tra gli edifici cultuali del periodo nuragico sono di estrema importanza anche i pozzi
sacri, strutture cultuali presso cui stata ritrovata la quasi totalit delle statuette bronzee
raffiguranti guerrieri armati, sacerdoti, sacerdotesse, capitrib, oranti, offerenti ed ex-voto,
donati alla divinit per ingraziarsi la sua benevolenza. Da queste strutture inoltre provengono
numerosi manufatti che testimoniano i contatti commerciali con luoghi anche molto distanti
dallisola (dal Baltico alla Grecia Micenea e a Cipro). Meno note ma non meno importanti, le
strutture precedentemente note come megaron, sulla base della loro somiglianza con i
contemporanei edifici abitativi greci, rinominati templi in antis65, edifici forse adibiti al culto
di divinit uraniche o legate (come per i pozzi sacri e le fonti sacre) alle divinit dellacqua o al
suo utilizzo rituale; anche da questi edifici proviene un certo numero di manufatti di estrema
importanza a livello iconografico (bronzi figurati) 66.

63

F. Campus, V. Leonelli (2012).


G. Lilliu (1967) p. 309.
65
Per una recente analisi sullargomento: N. Sanna (2012).
66
M. A. Fadda (2013).
64

30

Fig. 22: foto del pozzo sacro di Is Pirois di Villaputzu, al centro la fonte sacra di Su Tempiesu di Orune, a
destra il megaron di Malchittu (Arzachena).

Presso questi monumenti risulta abbastanza frequente la presenza di strutture utilizzate per
i processi di riduzione o fusione dei metalli (SArcu e is Forros di Villagrande Strisaili67), dove
sono stati rinvenuti manufatti in bronzo e persino in ferro68, che testimoniano lelevato grado di
conoscenza raggiunto dai calcheuti nuragici nella produzione metallurgica di bronzi figurati, di
strumenti per il lavoro e la vita quotidiana, di beni di lusso, ed armi. Di grande interesse la
produzione di spade dette votive, lame in bronzo assai sottili e lunghe anche quasi due metri,
inutilizzabili per il combattimento e riferibili ad un utilizzo cultuale presso pozzi, fonti sacre e
tempietti in antis. Unultima tipologia di edificio sono le cos dette rotonde, come si capisce
dal nome, edifici circolari con probabile finalit cultuale 69.

Fig. 23: nella foto a sinistra: capanna lustrale o rotonda dal villaggio nuragico di Barumini. Al centro
due statue di pugilatori da Monti e Prama (Museo Archeologico Nazionale di Cagliari, 2014). A destra il
bronzetto di pugilatore da Dorgali (Museo Archeologico Nazionale di Cagliari, 2012).

67

M. A. Fadda (2012).
M. A. Fadda (2012) p. 67, 79.
69
P. M. Derudas (2008).
68

31

Unultima manifestazione artistica legata alluso della pietra, rappresentata dalla


realizzazione di statue (colossoi) di altezza pari, se non superiore a quella umana. Queste statue,
datate tra il X secolo e il VI sec. a.C., e scolpite a tutto tondo, raffiguranti pugilatori, arcieri e
guerrieri armati di scudo circolare identici ai bronzetti figurati, sono stati rinvenuti frammentati
presso la necropoli di Monti e Prama (Cabras) in cui si suppone la presenza di un Heroon, un
tempio degli eroi divinizzati70. Anche queste rappresentazioni scultoree (associate a tombe
monosome a pozzetto ed a cista litica), di estrema importanza per la preistoria del Mediterraneo
occidentale, risultano particolarmente utili ai fini della ricostruzione ipotetica degli usi e dei
costumi funerari delle ultime propaggini culturali della civilt nuragica. Relativamente alle
iconografie da cui attingere per poter eseguire una ricostruzione di quale fosse laspetto degli
uomini e delle donne della fine dellet del bronzo nuragico, massima importanza assumono i
bronzetti, con oltre 500 esemplari noti, tra figure umane, animali e di oggetti. Degni di nota, fra
gli innumerevoli esempi di bronzetti realizzati, le due statue provenienti da Uta, una
raffigurante un capotrib e laltra un guerriero. Il capotrib esposto al museo Archeologico
Nazionale di Cagliari71, mentre il guerriero esposto al Museo Pigorini di Roma 72: questi sono
tra i pi grandi bronzetti nuragici realizzati in cera persa ed in bronzo pieno (non mediante
fusione cava). La ricchezza di dettagli presenti sui loro abiti e sulle loro armature permettono dei
validi tentativi ricostruttivi. Ugualmente interessanti sono le innumerevoli navicelle in bronzo,
foggiate ad imitazione dei navigli nuragici e sintomo di un importanza notevole assunta dalla
marineria e dal commercio marino in periodo nuragico. Insieme ad altri materiali nuragici 73,
molte di queste navicelle, infatti, sono state rinvenute in sepolture dellEtruria villanoviana, ed in
altri siti dellItalia peninsulare. Questi elementi, assieme ai manufatti extrainsulari rinvenuti in
Sardegna, permettono di ipotizzare una certa frequenza nei contatti con le altre popolazioni
limitrofe, specie nellet del ferro.

4.2. Analisi dei resti scheletrici nuragici


Per quanto riguarda largomento principale di questa tesi, ovvero lo studio dei resti
scheletrici nuragici con evidenti segni traumatici, allo stato attuale nel dipartimento di
Antropologia di Monserrato sono stati osservati i resti di almeno 3 individui che possono
rientrare in questo quadro dinsieme. Li elenchiamo brevemente:
70

A. Bedini, C. Tronchetti, G. Ugas, R. Zucca (2012).


G. Lilliu (1966) p. 117.
72
G. Lilliu (1966) p. 129.
73
M. Milletti (2012).
71

32

-Cranio da Alghero (Grotta detta Dana di lu Maccioni)


-Cranio da Perdasdefogu (Grotta Tueri)
-Cranio da Sardara (Loc. Perdalba)

Fig. 24: localizzazione dei siti di provenienza dei materiali nuragici citati. Elaborazione con Google
Earth .

Fig. 25: calva da Lu Maccioni. A destra il trauma fotografato nel dettaglio.

Alghero (Cala Bona) Dana (Grotta) di lu Maccioni


[Sigla MSA E 7638 JCT (Maschile)]

33

Il reperto stato rinvenuto nella grotta funeraria detta appunto Dana di lu Maccioni
(Tana della Volpe) a Cala Bona74, Alghero, assieme ad un'altra quarantina di individui qui
sepolti. Purtroppo attualmente la grotta (o forse una tomba dei giganti sepolta) non pi visibile
a causa dei lavori di costruzione della strada che ne ha consentito la scoperta. Il luogo in cui
questa tomba doveva essere originariamente ubicata, sotto lattuale piazza Balaguer a
Calabona75.
Fig. 26: fotografia satellitare di piazza Balaguer, a
Calabona. Elaborazione con Google Earth .

Maxia assegn la cronologia dei reperti osteologici al neolitico 76, le datazioni con il C-14,
eseguite dal dipartimento di Antropologia di Monserrato, datano invece il cranio in esame al
2800 60 BP (quindi intorno all800 a.C.) ovvero tra Bronzo Finale e primo Ferro. Il reperto
costituito solo della calotta cranica, dal parietale alloccipitale (per un peso totale di 174 1 g).
Si osservano sia la sutura sagittale (quasi completamente chiusa) sia la lambdoidea. Lindividuo
di Lu Maccioni doveva essere presumibilmente un uomo adulto, che aveva superato sicuramente
i 35-40 anni, in base alla sinostosi di oltre il 50% dellobelion77. Inoltre la presenza delle foveole
di Pachioni ci dimostra come lindividuo fosse abbastanza avanti con let: probabilmente aveva
raggiunto la cinquantina danni. Lesame osteologico ha determinato la presenza di una ferita al
cranio, localizzata nellosso occipitale in prossimit della sutura lambdoidea. Il colpo sferrato fu
dato con tale violenza da tagliare di netto losso, riuscendo quasi a staccare un frammento
dellosso di circa 4,5x2 cm. Con il cranio in norma superiore la pregressa ferita ha lasciato un
solco obliquo dallalto verso il basso, da sinistra a destra; lincisione maggiore sul lato interno
74

Dalla pubblicazione di C. Maxia il luogo di rinvenimento veniva descritto come Cala Bona, ma secondo un
testimone oculare presentatosi alla conferenza tenuta dal Dott. L. Lai ad Alghero, il luogo stato identificato pi
vicino ad Alghero, sotto lattuale piazza Balaguer nellabitato di Cala Bona, e non nei pressi dellomonima
insenatura.
75
Devo la preziosa informazione al Dottor. Luca Lai ed al Signor Mario Galasso, con i quali ho avuto
comunicazione relativamente ai resti di Lu Maccioni.
76
C. Maxia (1963), pp. 67, 83.
77
A. Canci, S. Minozzi (2005).

34

(verso destra). La ferita si presenta nella zona centrale, con i lati pi ravvicinati alle estremit; il
taglio lungo circa 4 cm, 4,5/5 se si considera la parte di osso non rilevata; sono evidenti segni
di parziale ossificazione. Purtroppo risulta mancante il lato sinistro dellosso parietale, per cui
non si pu essere certi delleffettiva lunghezza della lesione che (probabilmente) era intorno ai 5,
massimo 6 centimetri.

Fig. 27: fotografia del trauma dal lato interno della calotta cranica. A destra ingrandimento al
microscopio del trauma (in sezione).

La vicinanza dei bordi nella parte inferiore delloccipitale sx tale che questi vanno quasi
a congiungersi; tale caratteristica fa pensare che non debba mancare molto materiale osseo
(interessato dal trauma) rispetto a quanto si misurato. Le misure e la forma della lesione fanno
pensare ad unarma tagliente, quasi sicuramente in metallo. Le tipologie darmi presumibilmente
utilizzate sono la spada o pi probabilmente (vista la ristrettezza dellincisione e la forma
lenticolare allungata) lascia, con un tagliente stimato intorno ai 5 cm. In questa parte del cranio
losso spesso circa mezzo centimetro, dunque necessario un oggetto di un certo peso, ed
abbastanza acuminato per attraversarlo in maniera cos netta. Ritengo che larma sia in metallo
(bronzo o ferro) e non come sostiene Maxia78, in pietra, in quanto la ferita risulta molto stretta e
profonda, con un evidente segno di incisione. Utilizzando come paragone unascia litica in pietra
verde conservata nel museo Antropologico di Monserrato e proveniente da Belv (NU) 79, si
notato come langolo dei cos detti biselli del tagliente sia molto pi aperto (57-58) rispetto a
quanto permetterebbe la capacit meccanica del bronzo o del ferro (intorno anche alla decina di
gradi come apertura dei biselli). Per impedire che il tagliente dellascia in pietra si rompa con
troppa facilit, esso viene conformato con uno spessore molto maggiore. Unarma simile avrebbe
s procurato un taglio, ma il suo peso notevole e la larghezza del tagliente avrebbero pi
78

C. Maxia (1963) p. 83.


Tale ascia trova un confronto stringente, ad esempio con le accettine levigate in pietra dura della cultura di
Ozieri, conservate al museo Arborense di Oristano ed appartenenti alla Coll. Pischedda.
R. Zucca (1998).
79

35

probabilmente procurato una frattura di natura diversa rispetto a quella osservata. In base alla
ferita riportata si cercato di ricostruire la dinamica con cui lindividuo stato colpito,
coerentemente anche con il presunto tipo di arma utilizzata.
Fig. 28: foto della testa appartenente
alla mummia del Re Sekenenre Taa II,
probabilmente morto in battaglia
contro gli Ittiti. Tra i molti colpi
ricevuti, la freccia evidenzia un colpo
dascia ricevuto sullosso frontale. Si
paragoni il segno rimasto al trauma da
lu Maccioni ed alle sperimentazioni
svolte con i Cut Test (Cfr. Infr Cap.
5.6.1.-5.6.2.). Da A. Sacco (Jul. 2014) p.
17.

La prima ipotesi che lindividuo sia stato colpito frontalmente con un colpo discendente
da destra (1-7), mentre lindividuo stava chinando il capo (con una leggera torsione del
collo) o mentre stava incespicando, non si sa se a causa di una precedente ferita subita.

Figura 29: analisi forense della posizione in cui si sarebbe potuto presumibilmente trovare l'individuo di Lu
Maccioni. Ricostruzione con software 3D, cortesia di Flavia Busatta.

36

Figura 30: dinamica della postura ipotetica in cui


doveva trovarsi presumibilmente l'individuo nel caso
in cui il colpo fosse stato inferto frontalmente da
destra. La visuale presunta quella dellassalitore
(software 3D utilizzato: DAZ Studio, ricostruzione
dellautore).

La seconda ipotesi che lindividuo abbia subito il colpo mentre dava le spalle
allavversario, il quale lha colpito sempre con un colpo discendente, stavolta dal lato
sinistro del corpo, sia nel caso in cui lassalitore fosse destrimano (sferrando un
manrovescio 11-5) o mancino. Questa ipotesi spiegherebbe la maggiore profondit della
ferita nella parte bassa (verso il collo), essendo la parte inferiore dellarma quella che
colpisce prima in unazione circolare dallalto verso il basso.
La ricostruzione dello scenario in cui avvenuto il fatto quanto mai speculativa. Dalle
ipotesi dedotte dal trauma si possono immaginare diverse situazioni:- Il fatto avvenuto in un
agguato arrecato ai danni del soggetto, presumibilmente mentre era di spalle. Limpiego di
unarma non usata esclusivamente nella guerra, quale appunto unascia, permette di ipotizzare
che il soggetto possa essere stato colpito anche non durante un evento bellico. Tuttavia a sfavore
di tale ipotesi vi il fatto che lindividuo non stato ucciso durante lepisodio (lo
dimostrerebbero i segni di riparazione ossea). Se di opera delittuosa si doveva trattare,
lassalitore non si cur di controllare se il soggetto fosse morto o meno, il che appare
improbabile, ma certo non impossibile.
- Il fatto avvenuto in una situazione di mischia concitata; il soggetto deve essersi trovato
con un avversario alle spalle, il quale lo ha colpito approfittando della situazione. Il fatto che il
soggetto sia sopravvissuto potrebbe dipendere dal fatto che in una situazione caotica si cerca di
eliminare lavversario il pi in fretta possibile o di invalidarlo (con colpi alle mani, alle gambe,
allinguine), senza curarsi del fatto che sia effettivamente deceduto (pena distrarsi ed essere
colpiti a propria volta). Luso di unascia come arma da guerra plausibile, visto che tale
strumento doveva essere uno dei pi utilizzati nella vita di ogni giorno, specialmente da individui
37

di basso rango che non potevano disporre di grandi armi di bronzo, e che pertanto utilizzavano
un attrezzo per il lavoro quotidiano anche per la difesa o lattacco (dunque insieme ad altre armi
povere lascia dovrebbe essere stata statisticamente abbastanza diffusa).

Fig. 31: esempi di asce nuragiche, rinvenute nel ripostiglio di Monte Arrubiu (Sarrk) A sinistra asce a tallone
con occhielli, di tipologia iberica. AA.VV. (1981) p. 322, fig. 359. Al lato, ricostruzione dascia nuragica
immanicata, dal Museo Archeologico Nazionale G. Asproni di Nuoro.

Per quanto riguarda liconografia, per la bronzistica nuragica non sono noti esempi di
figure armate di asce, come potrebbe essere per la statuina bronzea rinvenuta nella tomba detta
Circolo del Tritone a Vetulonia, appartenente alla coeva civilt villanoviana, la quale aveva
contatti assai frequenti con quella nuragica del ferro80. Tale statuina bronzea, infatti, pur non
avendo conservato la miniatura dellarma in questione (la quale forse era sfilabile dalla statuina)
ha le braccia posizionate come se stesse brandendo unasta a due mani; questa posizione
caratteristica per luso di armi come asce inastate e varianti del genere.

Br onzet t

Fig. 32: statuetta appartenente ad un reggivasi in bronzo, in posizione di attacco, con scudo umbonato
portato sulla schiena e, presumibilmente, con un ascia a due mani (andata perduta). Datazione alla met del
VII sec. a.C. Firenze, Museo Archeologico, inv. 6678, da Vetulonia, Poggio in Grugno, seconda tomba ad
inumazione di Cerrecchio (Circolo del Tritone) Da AA.VV. (1992) p. 253, fig. 272. Nella sequenza di foto dello
stesso bronzetto (a dx), da: I. Fossati (1987) p. 11.

80

Tra la statuaria nuragica nota solo una figura di artigiano con delle asce nella borsa portata sulle spalle. Si
veda
G. Ugas (2005) p. 246.

38

Il guerriero completa la sua panoplia con uno scudo portato sulle spalle (probabilmente
sospeso ad una cinghia a tracolla) e con un elmo crestato. Lo scudo invece concavo, non piatto
come nei bronzetti nuragici, pur essendo dotato di umbone conico (e quindi di maniglia
centrale).
Forse la mancanza di figure armate a questo modo tra i bronzetti nuragici, proprio
motivata dalla natura povera dellarma e dalla finalit (auto celebrativa) per cui vennero
prodotti i bronzi nuragici81. Per quanto concerne la posizione del trauma, bisogna considerare
che lindividuo colpito era privo di elmo, oppure il colpo fu cos forte da attraversare una
eventuale protezione presente (presumibilmente in cuoio bollito 82) che poteva attenuare solo
parzialmente la forza cinetica del colpo.

Fig. 33: foto della parte posteriore di un elmetto nuragico. Testina in bronzo da Funtana Coberta (Ballao)con
elmo a bustina, presumibilmente in cuoio, da: M. R. Manunza (2008) p. 250, fig. 239. Al lato, ricostruzione
di elmetto nuragico sulla base delle fonti. La nuca rimane pressoch scoperta. Ricostruzione a cura di A.
Fadda, associazione Memoriae Milites.

81

C. Bulla (2012) pp. 985-989.


In et medioevale in cuoio bollito, o cuirboille, era ancora utilizzato sino al 300. Non consisteva in semplice
cuoio duro ovvero di una parte di pelle animale conciata assai spessa, ma veniva proprio bollito, nellacqua, nella
cera o nellolio, irrigidendolo e conferendogli cos maggiore robustezza ed (nel caso degli olii) impermeabilit. Sono
famosi gli esperimenti di J. Coles per quanto riguarda gli scudi in cuoio bollito.
J. Coles (1973) pp. 140-145.

82

39

Tuttavia, dai reperti iconografici in nostro possesso pare che la zona occipitale del cranio
dei guerrieri rappresentati nei bronzetti fosse scoperta83; La posizione della ferita quindi
risulterebbe proprio al limite della linea in cui lelmo proteggeva il cranio. Non disponendo del
materiale scheletrico del resto del corpo, non possiamo sapere se lindividuo avesse subito altre
ferite durante il fatto (nelle prove pratiche si sono mostrare pi ricorrenti quelle alle gambe e al
fianco, Cfr Infra Cap. 6.10.). Losservazione di tali dettagli ci avrebbe aiutato maggiormente a
determinare la dinamica dellaccaduto; tuttavia, considerato che la ferita risulta parzialmente
ossificata, lindividuo sopravvisse al trauma per un certo periodo di tempo. Non sappiamo per
quanto tempo continu a vivere, ma la presenza di segni degenerativi, internamente al cranio,
fanno pensare che a un certo punto si sia sovrapposto un processo infettivo che ne determin la
morte.
Fig. 34: bronzetto nuragico raffigurante unascia
(presumibilmente a margini rialzati) con un
particolare tipo di immanicatura, e con i legacci per
assicurarla al supporto ligneo. Una ricostruzione
delloggetto prevede che il disco cilindrico possa
essere un segmento del tronco di un albero, con uno
o due rami (il manico e lasta per linserimento
dellascia), un espediente forse utilizzato per
appesantire lo strumento. Pendaglio a forma dascia
rinvenuto nella grotta di Su Benatzu (Santadi).
Conservato al Museo Archeologico Nazionale di
Cagliari.

83

In A. Demontis (2006) la scriminatura, frequentemente osservabile nella zona occipitale dei bronzetti viene
interpretata come un paranuca. Tale ipotesi non mi pare trovi riscontro per la maggior parte dei bronzetti nuragici, i
quali presentano costantemente lelmetto che finisce in maniera netta, mentre tale decorazione viene spesso
utilizzata per indicare il segno dei capelli, in bronzetti di militari come di civili. Si faccia un paragone con la
testina di guerriero in bronzo (inv. 186020 )rinvenuta nella US 98 al pozzo sacro di Funtana Coberta di Ballao. Da
(a cura di) M. R. Manunza (2008) pp. 221-223.

40

Fig. 35: cranio da Perdalba in norma frontale, laterale, posteriore e superiore.

Sardara Localit Perdalba o Pedralba


[Sigla MSAE 7681? LFBlennco]
Il reperto proviene dal sito di Perdalba, da Sardara, nel medio Campidano (CA). Il cranio
venne rinvenuto dal Maxia84 assieme ad altri resti scheletrici appartenuti ad almeno una trentina
di individui. Le successive indagini operate dallarcheologa Ferrarese Ceruti (1981)
inquadrarono i reperti al Bonnannaro A85, ma le datazioni eseguite al C-14 dal dipartimento di
Antropologia di Monserrato hanno ridefinito la cronologia del reperto al generico periodo
Nuragico. Il cranio presenta diverse parti mancanti (zigomo sinistro), pur essendo nel
complesso ben conservato. Si denota la mancanza dellobelion. Il peso di circa 510 1 g.
Lindividuo presenta nella parte sinistra del cranio, sullosso parietale, il segno di una ferita
molto ampia, con evidenti segni di intervento chirurgico in vita e riossificazione, con la parziale
chiusura della ferita al centro. Pi in basso sono evidenti segni di degenerazione dellosso, forse
in seguito ad un processo suppurativo. Sul cranio inoltre osservabile frontalmente, sullosso
frontale destro, un segno diagonale (dal basso a sinistra allalto a destra), che tuttavia per la
differente colorazione appare essere un segno postmortem.

84
85

C. Maxia (1951-1952) pp. 3-16.


F. German (1995) pp. 128, 130.

41

Fig. 36: cranio da Perdalba (Sardara). A sinistra il segno traumatico, evidenziato con la freccia. A
destra il segno traumatico sullosso frontale destro, presumibilmente postmortem, conservato nel Museo
Sardo di Antropologia ed Etnografia del dipartimento di Antropologia di Monserrato.

Il colpo ricevuto sul parietale sinistro potrebbe essere accidentale, magari a seguito di una
caduta dello stesso individuo, oppure potrebbe essere stato inferto con unarma ottusa (bastone,
mazza litica o altro) lesito del trauma comunque fu non mortale, visto che lindividuo
sopravvisse abbastanza a lungo da permettere alla ferita di richiudersi parzialmente. Tralasciando
momentaneamente lipotesi che si sia trattato di un colpo accidentale, nel caso in cui sia stato
colpito da un aggressore, dobbiamo necessariamente escludere che larma che si suppone avesse
sferrato il colpo, venisse utilizzata di punta (lancia, pugnale, spada) poich per creare una ferita
di tale ampiezza, loggetto avrebbe dovuto penetrare molto in profondit nel cranio, uccidendo
quasi certamente lindividuo.

Fig. 37: trauma dellindividuo da Perdalba. Viene evidenziato il dettaglio di alcuni segni, simili a quelli
riscontrati in altre trapanazioni craniche. Forse lindividuo venne curato a seguito del trauma subito. In
basso, paragone con il trauma lasciato da unarma da getto nuragica (lancia o giavellotto) su una scapola
suina rinvenuta al nuraghe Is Paras di Isili. Il processo riossificativo aveva iniziato ad avvolgere lasta
dellarma. Da B. Wilkens (nov. 2012) p. 19, fig. 2.2.

42

Tra le armi che pi si adattano a questo tipo di ferita, possiamo riferirci in maniera molto
generica allampio armamentario utilizzato dai nuragici nei diversi secoli. Le mazze litiche sono
tra le armi pi imputabili per un simile tipo di trauma. La variante utilizzata potrebbe essere del
tipo scanalato con una parte pi tondeggiante e una pi allungata e appuntita. Questo tipo di
armi ebbero un ampissimo utilizzo nel passato della storia umana, e sono state utilizzate sia da
popolazioni del Nord Africa che dai Nativi americani86. Ritengo invece che si possano escludere
i famosi manufatti litici definiti comunemente teste di mazza, ampiamente diffuse nei
rinvenimenti nuragici.

Fig. 38: testa di mazza nuragica, foto dellautore, dalla collezione etnoantropologica del museo del
dipartimento di Antropologia di Monserrato.

Dai campioni osservati nel museo Antropologico di Monserrato (specialmente osservando


il reperto evidenziato in fotografia) si nota come queste teste di mazza siano state utilizzate per
lo pi per eseguire percussioni continue e ripetute, spesso prediligendo una superficie (superiore)
rispetto allaltra, per cui si rilevano in questi punti, netti segni di consumo dato da percussione
e sfregamento, con un movimento simile a quello di una picchetta che percuotendo una
superficie perpendicolare rispetto al manico (o leggermente inclinata) sfrega principalmente la
superficie superiore (invece che usare loggetto per battere con ampi gesti come invece si
userebbe un piccone o un grosso martello posto su un lungo manico). Forse anche per via di
questo uso che tali teste di mazza si rinvengono sovente spezzate. Un utile paragone viene
86

C. F. Taylor (2001) p. 12.

43

dagli scavi eseguiti nel nuraghe S. Barbara di Bauladu. Come afferma Tykot87 gi Taramelli
associ la presenza di questi reperti litici allattivit mineraria. Tali teste di mazza servirebbero
dunque per rompere le rocce che includevano i minerali, cos da permetterne unestrazione pi
semplice. Daltro canto come afferma lo stesso Tykot non vi sono prove che tali strumenti
fossero realizzati con questa forma per assolvere esclusivamente a questa funzione88.
Ugualmente possiamo pensare che in una situazione di necessit, uno strumento utilizzato per le
attivit quotidiane, in mancanza daltro, potesse ben assolvere anche al ruolo di arma.
Fig. 39: vari tipi di teste di
mazze, tutte rinvenibili in
Sardegna, in basso al centro, una
mazza-ascia litica scanalata, con
un lato pi tondeggiante e laltro
pi affusolato, pi adatto per
tagliare e bucare. da: L.
Zeppegno e L. Vacchi (1972) p.
21.

In relazione alla forma questi oggetti si possono paragonare alle mazze da guerra in pietra
da Menyamya in Nuova Guinea; esse appaiono molto simili alle teste di mazza nuragiche, anche
se queste mazze da guerra non risultano perfettamente circolari ma leggermente ovali, con due
punti maggiormente privilegiati per la percussione (il che perfettamente sensato visto il loro
scopo).
Fig. 40: testa di mazza (war club) da Menyamya,
Nuova Guinea, trib Kukukuku. Foto da:
www.maxdiemer.com89

87

L. J. Gallin, R. H. Tykot (1993) pp. 341-342.


Lampio spettro di tipologie litologiche utilizzate fa pensare ad usi diversi, specialmente per teste di mazza
realizzate in rocce tenere e friabili, come larenaria.
89
M. Diemer (Access 10, Nov, 2014).
88

44

Altri oggetti indiziabili per questa particolare ferita potrebbero essere un semplice bastone,
una pietra o addirittura un dardo di frombola. La pietra appare improbabile in quanto la ferita
prodotta dovrebbe essere pi estesa (vista la superficie ipoteticamente non uniforme), il proiettile
da frombola viene escluso per i danni da compressione ben pi rilevanti che avrebbe provocato
(arrivando perfino a sfondare il cranio e a rimanervi incluso)90. Aldil dello strumento utilizzato
possiamo ipotizzare che il colpo sia stato sferrato con un oggetto immanicato, dal lato sinistro
del nostro uomo, o posteriormente ad esso, ma sempre da sinistra nel caso in cui fosse stato in
piedi. Risulta, tuttavia, molto difficile capire da che direzione sia arrivato il colpo; ritengo per
che si possano escludere tutti i colpi ascendenti, privilegiando come ipotesi un fendente, dei
colpi circolari molto alti (mirati alla testa o al volto) o dei mandritti/rovesci. Il colpo che ha
provocato una ferita di questo tipo, probabilmente arrivato con un angolo non perfettamente
ortogonale, senza concentrare lenergia del colpo in maniera perpendicolare alla superficie
(evenienza che probabilmente avrebbe procurato danni ben pi seri, come estese fratture,
specialmente con unarma litica da botta). In seguito allevento traumatico, la ferita sembra
essere stata interessata da un operazione cranica di primitiva neurochirurgia, similarmente a
quanto avvenne per il cranio della defunta definita Sisaia; la forma assunta dal trauma sul
cranio, unita al lato su cui insiste (sinistro) pu far ipotizzare ad unazione di curettage eseguita a
seguito di un ipotetico trauma. La ferita comunque non si chiuse definitivamente, proprio come
per il cranio di Lu Maccioni; il che fa ritenere che la morte dellindividuo sia avvenuta prima che
il trauma si rimarginasse del tutto.

Fig. 41: cranio da Perdasdefogu mostrato dal lato del trauma. Affianco, il cranio in norma posteriore.

90

S. Berry (2010) p. 42.

45

Perdasdefogu
Grotta Tueri
[1280 60 a.C. (Maschile)]
Il materiale osteologico proviene dalla grotta Tueri di Perdasdefogu, la sepoltura comprende
circa una cinquantina di individui. Ne fa una prima menzione Maxia 91 nel 1963. In seguito il
materiale stato recuperato in parte dai volontari del Gruppo Grotte Ogliastra verso la fine degli
anni '90 e in parte durante un recupero del 2014 effettuato dalla Soprintendenza per i beni
archeologici per le provincie di Sassari e Nuoro, sotto la guida del funzionario responsabile
dott.ssa Nadia Canu.
Figura 42: foto dell'interno (visuale verso l'uscita)
della Grotta Tueri (Perdasdefogu), una diaclasi
utilizzata come luogo di sepoltura in periodo
nuragico. La grotta non distante dal nuraghe
omonimo, ed ha uno sviluppo uniforme per 31 m,
come un lungo corridoio leggermente inclinato verso
il basso92.

I materiali sono stati consegnati al dott. Luca Lai e alla dott.ssa Patrizia Martella, la quale
si sta attualmente occupando del loro studio. La cronologia venne gi ascritta da Maxia al
periodo nuragico senza tuttavia alcuna certezza, vista la mancanza di un corredo funebre 93 e lo
stato di rimescolamento dei materiali, in seguito alla manomissione o al saccheggio da parte di
ignoti clandestini in epoca moderna. In seguito il materiale stato datato dal dipartimento di
antropologia di Monserrato con il C-14, che ha permesso di collocarlo intorno al 2880 BP 60,
quindi calibrato 1250-900 ca, Br. Rec./Primo Ferro. Il cranio in esame incompleto, manca tutta
la porzione della base cranica compreso l'intero occipitale e lo splancnocranio. Tuttavia
possibile osservare come la sutura coronale sia quasi del tutto saldata, e come la sutura sagittale
presenti un inizio di saldatura. Internamente al cranio possibile osservare marcati solchi dei
vasi sanguigni e delle foveole. Si tratta quindi di un individuo adulto e la prominenza della
glabella suggerisce che si tratta di un maschio. Pur risultando mancante di gran parte del cranio,
il reperto considerevolmente pesante, segno che deve aver subito una parziale calcificazione
allinterno della grotta carsica. La ferita presente sul lato sinistro del cranio, stata
presumibilmente inferta con unarma tagliente. La pregressa lesione, ormai richiusa e visibile
91

C. Maxia (1963) pp. 157-163.


AA.VV. (1986) p. 239.
93
C. Maxia (1963) pp. 163.
92

46

solo con attenzione, attraversa tutto il parietale sinistro e si addentra nel frontale per almeno 3 cm
di lunghezza; si nota che la superficie del frontale, sino alla bozza sinistra, leggermente rugosa
quindi plausibile che la ferita si spingesse sino a l ma che quella porzione si sia totalmente
rimarginata. E' possibile che la ferita si estendesse anche all'occipitale, visto che parte dalla
sutura lambdoidea. La ferita, nella porzione posteriore del parietale talmente profonda che
possibile osservarne i margini anche all'interno del cranio.
Fig. 43: foto dallinterno del
cranio. Il trauma sopra rispetto
alla linea tratteggiata.

La ferita misurata con un calibro, in linea retta, lunga 13,3 cm (mentre con un metro a
rotella misura 14,5 cm seguendo la curvatura del cranio). Ipotizzando che la lama sia entrata in
maniera netta, senza invece strisciare sul cranio, sulla base di una semplice considerazione
geometrica possiamo ipotizzare che la lama sia penetrata in maniera lineare per una profondit
massima di almeno 2,3 cm nel punto pi lontano della superficie cranica. Questa infatti la
misura che si ottiene unendo in maniera ideale i due punti, iniziale e finale, della ferita (ovvero
dalloccipitale al frontale). Langolo di incisione della ferita individuabile approssimativamente
(con il cranio in norma frontale) tra i 70-75 (massimo 80). Si tratta quindi di un colpo
diagonale, inferto frontalmente al soggetto usando la mano destra, dallalto in basso (mandritto);
chi ha sferrato il colpo doveva essere una persona di altezza media o pi alta rispetto al nostro
uomo, oppure il colpo stato sferrato mentre la vittima aveva il capo leggermente inclinato in
avanti. Unaltra ipotesi che il colpo sia stato inferto da una persona posta alle spalle, con un
manrovescio dallalto in basso (sia che lassalitore fosse destro o mancino). La maggiore
incisione sullosso occipitale potrebbe far propendere pi per un colpo sferrato da dietro, dato
con forza e con una spada abbastanza pesante (forse una spada Pistilliforme, tipo Oro?). Come
possibile notare dai segni di guarigione e dai margini arrotondati dei lembi della ferita,
l'individuo incredibilmente sopravvisse al trauma. Questo fatto, per quanto straordinario, non
impossibile. Da resoconti e testimonianze inglesi del 700-800 sappiamo come una ferita al
47

cranio non sempre fosse letale, o come il colpo non uccidesse in maniera istantanea chi lo
riceveva94. ...A private of H.M. 86th Regt. was wounded in the head by a tulwar95, and had his
head as nearly cloven in two vertically as possible. His skull was divided to the left of the great
sinus, from the forehead to halfway down the occiput; and in this division of the skull, the
cerebrum was deeply included. The wound gaped, at this time, fully two and a half inches; and
driven into the substance of the brain were several long spiculae of bone-pieces of the inner plate
of the parietal. [After being treated,] this man lived several days after he had been thus
wounded (Dr. Thomans Lowe, A Historico-Medical Narrative, Madras Quaterly Journal of
Medical Science, 1861).

Fig. 44: segno traumatico osservabile nel cranio dellindividuo da Perdasdefogu. Nella prima foto il
segno cicatriziale dellosso posto inferiormente alla linea tratteggiata. Nella foto a destra evidenziato il
punto dinizio e di fine del trauma nei limiti della foto.

Le caratteristiche della lesione, come il particolare segno osservabile, la sua ampiezza e


lipotetica misura entro cui stimare il potere penetrativo dellarma fanno propendere per luso di
una spada. Ci troviamo quindi di fronte a quello che in tutta probabilit stato un episodio
bellico. Difficile pensare che si tratti di un agguato, simile a quello che avevamo ipotizzato per
lindividuo di Lu Maccioni, colpito da unarma povera, popolare, come unascia in metallo. Ci
troviamo di fronte ad una ferita procurata da unarma esclusivamente destinata per il
combattimento e la guerra; non un attrezzo agricolo riadattato, ma proprio ad unarma studiata
per uccidere. Considerata la cronologia assoluta del reperto osteologico possiamo ritenere che il
fatto sia accaduto intorno al Bronzo Recente/Primo Ferro; il valore delle spade, per il costo del
materiale e per le caratteristiche intrinseche che possiedono questi oggetti in tale periodo,
deporrebbe per un episodio bellico la cui entit rimane ignota. Potremmo trovarci di fronte ad
una scaramuccia tra piccoli gruppi di guerrieri (poche decine di persone), come ad una battaglia
94
95

D.A. Kinsley (2009) p. 161.


Nome dato ad una particolare scimitarra.

48

con alcune centinaia di individui coinvolti. Quello che certo che difficilmente si tratt di un
duello tra singoli (altrimenti improbabile che il vincitore lasciasse in vita lo sconfitto 96) o di un
agguato avente la finalit di uccidere il nostro uomo.

Fig. 45: a sinistra: spade pistilliformi da Oro (Siniscola). La loro particolare forma sinuosa le rende
particolarmente adatte per i colpi di taglio. La massa prevalentemente concentrata sul medio/debole
dellarma. Foto dellautore, dal Museo Archeologico Nazionale di Cagliari. A destra: asce in ferro ad
occhiello rinvenute a SArcu e is Forros (Villagrande Strisaili) del IX-VIII Sec. a.C.97. lecito presumere
che possano esistere anche delle prime copie in ferro di altre spade nuragiche gi conosciute in bronzo.
Foto dellautore, dalla mostra lIsola delle Torri (2014 Cagliari) conservate al Museo Archeologico
Nazionale G. Asproni (Nuoro).

Lipotesi del conflitto, per tutta una serie di dettagli gi evidenziati per il cranio di Lu
Maccioni, prende corpo, proprio in relazione alluso di un arma realizzata e utilizzata quasi
esclusivamente a scopo bellico. A seguito di questi casi, seppure numericamente scarsi (ma con
una cronologia variabile), si potrebbe prendere in considerazione lipotesi che la guerra, e la
possibilit di morire in un combattimento, dovesse essere uneventualit probabile nella vita
quotidiana delle genti nuragiche. Dai reperti evidenziati possiamo intuire come gli episodi
violenti, in diversi periodi della preistoria sarda, siano il riflesso tangibile di tempi tuttaltro che
pacifici.

96

Dallanalisi dei testi (soprattutto medioevali) che prevedono il duello con giudizio divino (duelli giudiziari), lo
sconfitto destinato sempre a morire, proprio per testimoniare che si trovasse dalla parte del torto. Storicamente
invece sono noti diversi duelli tra singoli di fronte agli eserciti schierati (specialmente in periodo classico), facciamo
il caso del famoso fatto Biblico tra Davide e Golia, in cui Davide al termine dello scontro decapita il filisteo. Per
ulteriori approfondimenti: R. Cowan (2010) pp. 20-24.
97
M. A. Fadda (2012) p. 67, fig. 87.

49

Capitolo 5: I cut-marks e le comparazioni mediante prove di archeologia


sperimentale
Al fine di dare consistenza sperimentale alle ipotesi che ho illustrato, ho condotto una serie
di esperimenti pratici su un bersaglio di una consistenza tale che potesse rappresentare
qualitativamente laspetto dei traumi sulle ossa umane in esame.
5.1. Tecnica marziale nellesecuzione dei colpi e nella pratica di taglio
Uno dei problemi basilari della sperimentazione stato quello di creare dei protocolli
sperimentali che permettessero misure riproducibili (nel nostro caso sopratutto dei tagli) il pi
possibile simili a quelli analizzati. Un altro problema stato affinare sempre maggiormente la
capacit dello scrivente di poter eseguire dei tagli che fossero tecnicamente pi corretti possibile.
Praticando scherma storica (medioevale) da circa 7 anni ritengo di avere una basilare conoscenza
tecnica relativa alla modalit con cui portare dei colpi sul bersaglio con unarma da percussione,
impugnata sia a una sia a due mani; diversa invece la capacit di eseguire dei tagli puliti e
tecnicamente riproducibili e verificabili. Allo scopo ho dovuto affinare la mia abilit nel taglio,
cio nel tameshigiri98 (test cutting) per evitare di falsare il risultato degli esperimenti con dei
tagli portati in maniera non efficace o addirittura errata. Durante questo periodo di
preparazione sono stati utilizzati, come strumenti per la pratica del taglio, dei tatami omote
(tappetini arrotolati di strami intessute e venduti appositamente allo scopo) per avere un
protocollo relativo alla tecnica di taglio (in giapponese Shizan) per poi valutare durante la
sperimentazione, la capacit di taglio delle armi (Shito). Nella parte puramente tecnica,
concentrata sullabilit di chi effettua il taglio, stato necessario migliorare la capacit di
allineare correttamente il filo in maniera ortogonale alla superficie del bersaglio da colpire
(altrimenti il taglio semplicemente non sarebbe avvenuto). Per avere un ulteriore riscontro sulla
meccanica stessa con cui eseguire il taglio, stata mia cura recarmi presso la palestra (Dojo)
Takemusu Zen Ken di Cagliari, grazie alla cortesia del Maestro Tullio Lichino, per osservare la
modalit con cui nello Iaido (tecniche di estrazione della spada giapponese con conseguente
taglio) eseguissero questi movimenti; secondo il concetto che indubbiamente nello Iaido la
tecnica di taglio pura e semplice si conservata in maniera sicuramente maggiore rispetto ad
altre arti marziali eseguite con simulacri non taglienti, o addirittura trasformate in pratica
98

Termine che nel medioevo giapponese significava le necessarie prove di taglio per collaudare le lame. Esse
venivano sovente eseguite utilizzando come test i cadaveri oppure, per chi poteva permetterselo economicamente, su
prigionieri oppure sui condannati a morte: chiamati tameshimono (letteralmente oggetti da taglio). Oggi il
tameshigiri si effettua su una stuoia in paglia arrotolata ed imbevuta d'acqua, oppure su un bamb (oppure un fascio
di bamb) legati tra loro.

50

sportiva99. Ad oggi in Italia le uniche persone che si dedicano con frequenza alla pratica del
tameshigiri sono i praticanti di Iaido e quelli di poche altre discipline similari (HEMA100).
5.2. Scelta dei bersagli
Come bersagli sono state utilizzate delle carcasse di ovino 101 (Ovis aries) preferibilmente
morte non da troppo tempo per evitare che il rigor mortis, o la degenerazione dei tessuti, potesse
in qualche modo alterare la densit dei muscoli e del corpo da testare. I bersagli sono stati
sospesi a delle corde rigide mediante dei ganci attaccati ad un bastone rigido, posto in maniera da
non intralciare le traiettorie delle armi, lasciando cos al bersaglio una certa possibilit di
movimento (specialmente rotatorio), per simulare la mobilit del bersaglio umano e soprattutto
per replicare il contraccolpo ricevuto sulla spada una volta che fosse stato colpito il bersaglio.
Gli ovini oggetto del test non sono stati scuoiati per poter utilizzare la resistenza stessa della
pelle. Le prove di taglio (test cutting) hanno in sostanza cercato di replicare i traumi osservati sui
reperti in laboratorio, piuttosto che voler osservare leffetto prodotto sulle armi (sbeccature,
piegature, dentellature, arcuature, ecc) o la generica capacit di taglio, dati che comunque sono
stati riscontrati e analizzati, bench non fosse questo il fine dellesperimento.
5.3. Procedura
Per quanto riguarda i test si proceduto nel seguente modo: le armi utilizzate venivano
impiegate colpendo sempre con una diversa parte dellarma una zona specifica in cui si potesse
riscontrare il trauma su un determinato osso, in seguito da asportare ed osservare. Per quanto

99

necessario specificare che la tecnica dello Iaido stata unicamente utilizzata come esempio per riuscire a
comprendere come venissero eseguite delle azioni di taglio con una spada impugnata ad una mano (a differenza del
Kendo nello Iaido la spada viene spesso utilizzata con una sola mano, eseguendo un azione di taglio di poco
successiva allestrazione dal fodero). I concetti della pratica del taglio con unarma lunga sono semplici
(allineamento del tagliente che deve essere mantenuto ortogonale alla superficie di taglio) ma la loro applicazione e
padronanza risulta ovviamente molto pi difficile da acquisire. Non nelle mie intenzioni sostenere che le tecniche
di taglio dello Iaido siano paragonabili a quelle utilizzate per le spade in bronzo, visto la notevole differenza come
forma e materiali che caratterizzano le diverse spade. La metodologia applicata prevedeva di vagliare se le armi in
bronzo dotate di codolo pieno (full-tang) potessero esser utilizzate indiscriminatamente sia di punta sia di taglio. Le
considerazioni riguardo questo aspetto sono affrontate nelle conclusioni.
100
Acronimo di Heuropean Martial Arts, cio Arti Marziali Europee, nella pratica tutte quelle espressioni marziali
documentate storicamente da un trattato o da evidenze iconografiche, sia che si tratti di lotta, pugilato, scherma e via
elencando.
101
Si preferito utilizzare delle carcasse ovine per la loro pi facile reperibilit, sia per la poca quantit di grasso
sottocutaneo, sia per il minore spessore delle ossa rispetto ad un maiale, oltre al fatto che carcasse di ovini sono state
frequentemente utilizzate in altri esperimenti simili, vedi:
G. G. Sez, A. L. del Estal, A. S. Martn, P.M. Moro, C. B. Acero, J. C. Fernndez, I. M. Lerma, E. S. Salas, A. I. P.
Naranjo, J. A. M de Espinosa (2010).
R. O. Flaherty, M. D. Gilchrist, T. Cowie (2011).
R. O Flaherty (2007) pp. 77-89.

51

riguarda le spade ad esempio stato usato prima un tagliente (filo vero o filo falso 102) e poi
laltro, ruotando la spada. Poi stata valutata la capacit di penetrazione dellarma di punta, e
cos via, sempre facendo attenzione a preservare il segno lasciato dal del corpo da testare
sullarma (quando accadeva). Si prestata la stessa attenzione per non inquinarela stessa area
di impatto di un colpo con pi colpi successivi, quindi scegliendo sempre diverse zone del corpo
come punto dimpatto.
Fig. 46: indicazione del filo vero e del filo
falso in una spada. Sotto, i tre colpi principali
portati dallalto: mandritto (colpo da destra),
roverso o manrovescio (colpo da sinistra) e
fendente (colpo centrale. Generalmente in
ambienti non schermistici si fa un uso generico
del termine fendente, ma esso andrebbe
utilizzato solo per descrivere colpi in verticale.
Da: M. Rubboli, A. Battistini (2008) p. 28.

Generalmente stato privilegiato il cranio per ovvi motivi legati al fatto che loggetto dello
studio sono principalmente crani umani. Sono state utilizzate anche le scapole degli ovini come
target privilegiato, per il fatto che larea di impatto era sufficientemente alta da poter essere
realmente colpita e per il fatto che le ossa delle scapole erano tra le poche ossa piatte del corpo
dellovino assimilabili a quelle del cranio. Solo nel caso della sperimentazione per osservare la
rottura delle ossa metacarpali dellindividuo di Silius, si optato di usare come paragone le
costole dellanimale. A seguito di ogni colpo, filmato e fotografato con una fotocamera reflex, si
osservava lentit del danno subito dallarma, che veniva anchesso descritto e fotografato, per
poi valutare il danno procurato nellimmediato sulla carcassa. Nella parte dellosservazione
diretta dei traumi sullanimale sono stato coadiuvano dallamico veterinario dott. Salvatore Oppo
di Paulilatino. In seguito la parte animale veniva esclusa per ulteriori test, determinando quindi
102

Il filo vero il filo che sta dalla parte dellindice di chi impugna larma, il filo falso disposto dallaltro lato della
spada, verso il pollice.

52

un massimo di 4-5 test per animale. Al termine le parti colpite sono state separate dal resto della
carcassa, per poi essere scarnificate naturalmente sotto terra. In seguito si provveduto a
recuperare le ossa e ad osservare i risultati dei test di taglio mediante microscopio ottico, e
fotografando le varie parti interessate (laddove il trauma era facilmente visibile a livello
macroscopico).
5.4. Traumi e relative armi indiziate
Per i traumi la sperimentazione si concentrata su i 3 reperti nuragici (consistenti tutti in
crani umani): due da arma tagliente e uno da presumibile arma da botta. Per le armi da taglio
sono state indiziate lascia in bronzo (indifferente il tipo di immanicatura) e la spada. Come armi
bianche sono state valutate delle spade a lingua da presa: per prima stata selezionata una
spada corta senza costolatura centrale, di sezione lenticolare ed a taglienti paralleli, convergenti
gradualmente in punta. stata scelta quindi una spada Naue IIC (con innesto per pomolo) vista
la sua ampia diffusione nel Mediterraneo. Si poi scelta una seconda spada, che non fosse di
sezione lenticolare, ma che fosse pi lunga e fosse dotata di nervatura centrale (costolatura).
stato cos scelto il tipo Carps Tongue (Lingua da Carpa), spada dotata di taglienti paralleli e con
un brusco restringimento nel debole dellarma, simile alle spade nuragiche tipo Monte sa Idda.
Come terza spada stata scelta una spada pi pesante e ipoteticamente adatta per tagliare,
costolata, di forma simile alle spade pistilliformi nuragiche (tipo Oro)103, quindi tra le repliche
disponibili stata scelta una spada tipo Limehouse (Gran Bretagna).

Fig. 47: parti della spada, da A. Morini, R. Rudilosso, F. G. Giordani (2012) p. 163. Per le spade in
bronzo dobbiamo introdurre un ulteriore elemento, la costolatura (midrib), una linea in rilievo che corre al
centro di tutta la lunghezza del piatto della lama, e che serve a garantire alla spada maggiore resistenza
alla flessione.

103

F. Lo Schiavo (2011) pp. 417-418.

53

Sono state scelte delle armi di pi generico modello Europeo, per via della somiglianza
molto stretta con quelle nuragiche, per la loro pi facile reperibilit allatto dellacquisto, nonch
per il loro minor costo in termini di tempo rispetto ad una realizzazione sperimentale personale,
ed infine per lottima fama e leccellente qualit delle riproduzioni di Neil Burridge, identiche in
ogni dettaglio per quanto riguarda gli spessori della lama, la loro sezione, la forma e le misure
dellarma (con conseguente bilanciamento e centro di massa) rispetto ad altre repliche che ho
potuto osservare prodotte in Sardegna. Allo stato attuale non esistono, sullisola, artigiani in
grado di eguagliare la vasta conoscenza empirica e teorica acquisita dallo spadaio britannico.
Anche il tipo di bronzo utilizzato conforme a quanto stato misurato nei reperti di spade
europee104.

Fig. 48: paragone tra le spade nuragiche e le repliche acquistate. Lo scopo sperimentare i segni
lasciati da queste armi sulle ossa, e solo secondariamente la loro capacit di taglio, penetrazione e resistenza
meccanica agli stress. Esistono delle differenze stilistiche minime fra le spade qui presenti, ma le loro
differenze strutturali e funzionali sono praticamente nulle. A sinistra spada tipo Huelva (Siniscola),
conservata al Museo Archeologico Nazionale G. Asproni di Nuoro. A destra Carps Tongue (riproduzione), al
lato, spada nuragica Pistilliforme da Oro (Siniscola) conservata al Museo Archeologico Nazionale di Cagliari.
Al lato riproduzione moderna di spada Limehouse. Gli originali sono tratti da: AA.VV (1981) Pag. 320-321,
Fig. 351-352.

104

Bronzo al 10% di stagno.

54

Sono stati inoltre eseguiti dei test con delle armi in ferro per avere un metro di paragone
con cui confrontare i traumi rinvenuti nello scheletro di Orgugliosu, particolarmente utile come
confronto per i pi antichi traumi con armi in bronzo. Sono stati quindi utilizzati un martello
darme in acciaio, una mazza in ghisa a pi punte ed una spada in acciaio ad una mano priva di
filo (Cfr Infra Cap. 3.3.), per simulare i traumi subiti rispettivamente alla mano, alla spalla e alla
testa. Questi test sono risultati importanti anche per la comprensione dei traumi osservabili sugli
altri scheletri.
5.5. Distinzione basilare dei colpi
Per la distinzione dei colpi portati si deciso di adottare uno dei metodi pi semplici e
neutrali utilizzati nelle arti marziali che impiegano luso di armi. Anzich rifarmi ai termini
specifici utilizzati in questo o quel trattato di scherma medioevale, rinascimentale o posteriore
(Cfr. infra Cap 5.3.), o preferito adottare un metodo pi diretto legato alluso dei numeri nei
quadranti di un orologio (clock system).

Fig. 49: clock system (sx), al lato la raffigurazione dei colpi da portare ed i loro rispettivi nomi, tratto
dal manuale Opera Nova dellAchille Marozzo, Modena 1536. Da: M. Rubboli, A. Battistini (2008) p. 197.

I colpi verticali, come il tipico fendente (dalla testa ai piedi), chiamato come colpo 12-6,
tracciando idealmente una linea verticale dalle ore 12 verso le ore 6 in un comune orologio. Un
colpo diagonale, tipicamente sferrato da un destrorso (mandritto) chiamato invece colpo 1-7,
mentre lo speculare (roverso o manrovescio), sferrato prevalentemente da un mancino, detto
colpo 11-5. I colpi di taglio circolari (chiamati tondi), vengono invece distinti allo stesso
modo, riportando 3-9 se il colpo viene sferrato allaltezza della vita (da destra a sinistra), e
riportando invece 9-3 per lopposto. I colpi circolari possono anche essere pi corti e in diverse
55

parti del corpo, ad esempio 1-11 un colpo di taglio orizzontale da destra a sinistra nella parte
alta del corpo (testa o gola) e cos via elencando. Per i colpi di punta non sono state fatte
particolari distinzioni, mentre per la tipologia dei colpi stata distinta tra colpi in mezzo tempo e
colpi in tempo pieno105. I colpi in tempo pieno sono pi lenti (impiegano il doppio un mezzo
tempo) e sono generalmente pi potenti, i mezzi tempi sono pi veloci (met del tempo
necessario) ma con meno energia cinetica data dalla maggiore distanza percorsa. Non viene fatto
accenno al tipo di passeggio utilizzato (spostamento con i piedi), in quanto i colpi sono stati
eseguiti da fermo.
5.6. Test effettuati
5.6.1. Test 1: Colpo di ascia su cranio ovino
(animale #1), ascia a tallone con occhielli.
Colpo: mandritto (1-7).

Fig. 50.

stata utilizzata una replica in bronzo di un ascia ad occhielli nuragica ricostruita dallo
scrivente. Loggetto ha una sezione di 4 mm. Le misure complessive dellascia sono riportate
nellapposita tabella. Larma stata precedentemente martellata per irrobustire il filo e il corpo
105

Un tempo il tempo necessario per sferrare un colpo intero, partendo da una guardia ed arrivando ad un'altra.
Un mezzo tempo di conseguenza il tempo corrispondente ad un mezzo colpo.
M. Rubboli, L. Cesari (2002) pp. 21-22.

56

centrale dellarma, in seguito si provveduto ad un ripareggiamento per eliminare i segni esterni


della battitura (non visibili ad un esame macroscopico dei reperti museali, ed individuato solo in
un caso).
Figura 51: martellatura per incrudire il metallo di
unascia nuragica rinvenuta a SArcu e is Forros,
dalla mostra LIsola delle Torri (Cagliari 2014),
reperto

conservato

nel

Museo

Archeologico

Nazionale G. Asproni di Nuoro.

Doveroso annotare che il sistema di bloccaggio utilizzato per legare la lama al manico
non risultato dei migliori, poich in seguito alla violenza del colpo lascia si parzialmente
spostata rispetto alla linea originale dimmanicamento, avvalorando che questo tipo di oggetto
venisse infisso in senso longitudinale in un ramo ortogonale al manico (e ben continuo ad esso).
Il colpo stato sferrato in senso discendente, da destra a sinistra (2-8), con un mezzo tempo.
Nonostante il colpo non fosse stato dato con il massimo della forza (corrispondente ad un tempo
pieno) lascia ha penetrato praticamente tutto losso, arrestandosi solo grazie agli occhielli per il
bloccaggio al manico e penetrando quindi per ben 6,6 cm. In seguito al colpo rimasto, ben
evidente sul filo dellascia, solo unondulazione (nick, bowing106) abbastanza pronunciata107 e
alcuni segni minori.

Fig. 52.

106
107

R.O Flaherty, M. Gilchrist, T. Cowie (2011) p. 42.


T. L. Kienlin, B. S. Ottaway (1998) p. 276.

57

Lincontro con un ostacolo, quasi con certezza linterno della scatola cranica, ha deviato
lateralmente una minima parte del filo dellarma(producendo quasi una tacca, in gergo detta
bowing), che nonostante questo risultata ancora funzionante e utilizzabile per un altro colpo,
sferrato successivamente. La ferita riscontrata sullanimale si concentrata sullosso frontale,
dello spessore di 2 mm. Lascia era talmente ben infissa che risultato difficile perfino estrarla.
evidente che la sua capacit di penetrazione dipende dalla ridotta ampiezza della lama e della
sezione. La ferita prodotta ha il taglio dingresso perfettamente coincidente con la larghezza
dellarma (3,2 cm), con un evidente collasso di una parte di osso allinterno della scatola cranica,
interessante notare che nel lato destro del tagliente dellarma (con il colpo sferrato da destra)
losso sia stato inciso in maniera netta e precisa, mentre sul lato opposto (sinistra) avvenuto un
parziale collasso di alcune schegge dosso di questa parte della ferita. A parte questo dettaglio,
alle estremit il trauma molto ben definito, con il margine netto.
Fig. 53: trauma da ascia in bronzo su
cranio ovino. Dettaglio.

5.6.2. Test 4: Colpo di ascia su cranio ovino


(animale #1), ascia a tallone con occhielli.
Colpo: mandritto (1-7).

58

Fig. 54.

Come ascia stata sempre utilizzata la stessa replica in bronzo di un ascia ad occhielli
nuragica ricostruita dallo scrivente. Per i dettagli si veda lapposita tabella, valgono comunque
tutte le considerazioni gi fatte precedentemente sulloggetto. Il colpo stato sferrato in senso
discendente, da destra a sinistra (1-7), con un mezzo tempo. Il colpo stavolta non affondato
facilmente nellosso come nel precedente test n1, ma ha involontariamente sezionato di netto
una porzione di osso in cui affondata lascia, generando un effetto molto affine alla ferita
riscontrabile sul cranio di Lu Maccioni, poich allinizio dellincisione lascia ha tagliato di netto
losso, per poi arrivare a sollevarlo ed a spezzarlo in maniera abbastanza evidente. La ferita nel
cranio di Lu Maccioni estremamente somigliante, non fosse che in questa lo spicchio di cranio
(pur essendo sollevato) non si staccato. In seguito al colpo sono rimasti, ben evidenti sul filo
dellascia, una serie di ondulazioni, oltre alla tacca precedentemente formata.

Fig. 55: larma con il trauma provocato. Sono visibili sullascia numerosi segni di bowing.
Ingrandimento a microscopio ottico (foto dx)

Il trauma riscontrato sullanimale si concentrato sullosso frontale, dello spessore di 2-3


mm (ad aumentare). Bisogna considerare che questa parte anatomica abbastanza dura, visto che
molto vicina al punto di inserzione dei muscoli del collo e viene spesso usata per colpire i
propri simili. Sotto questo aspetto quindi pu essere paragonata allo spessore dellosso occipitale
umano, oggetto della ricerca. Come nel precedente caso, lascia ha subito una serie di piccole
59

ondulazioni. Questi segni sono ormai conosciuti come dovuti allimpatto delle ossa sulle lame 108
e potrebbero essere un utile indicatore per riscontrare luso delle armi in bronzo nuragiche su
ossa di animali (sacrificali o da caccia) o addirittura nel caso di armi da guerra, su persone.
5.6.3. Test 2: Colpo di spada su cranio ovino
(animale #1), Carps Tongue.
Colpo: manrovescio (11-5).

Fig. 56.

Come spada stata utilizzata una replica in bronzo di una spada del tipo Carps Tongue
(Lingua da Carpa) costruita dallo spadaio Neil Burridge (secondo le specifiche di peso e
spessore delle spade rinvenute negli scavi) ed immanicata dallo scrivente. Larma, diffusissima
in tutta larea occidentale, presente anche in Sardegna (tipo Monte Sa Idda), sotto forma di
alcune varianti che presentano delle differenze principalmente nel ricasso (con una maggiore
lavorazione o con laggiunta di alcuni dettagli funzionali, come gli occhielli) 109 e nel codolo, tali
da farmi presupporre la presenza di un pomolo (in materiale deperibile), sulla scia di molte altre
spade in ambiente atlantico ed egeo che ne sono dotate. Loggetto utilizzato ha uno spessore di
0,7 cm. Le misure generali dellarma sono riportate nellapposita tabella. Loggetto non stato
108
109

B. P. C. Molloy (2007).
F. Lo Schiavo (2011) pp. 417-418.

60

precedentemente martellato e per irrobustire il filo e il corpo centrale dellarma in quanto si


voluto testare se larma fosse capace di ledere anche senza lincrudimento dato dalla battitura.
Effettivamente la mancanza di questa lavorazione potrebbe aver compromesso la resistenza
stessa della spada, che in seguito alla violenza del colpo si impercettibilmente piegata di lato. Il
colpo stato sferrato in senso discendente, da sinistra a destra, con un mezzo tempo. Larma ha
colpito con il forte della lama e ha lasciato un segno visibile sullosso, senza tuttavia subire
alcun danno o perdere laffilatura. La maggiore superficie del tagliente della spada (a differenza
dellascia) ha sicuramente contribuito a dissipare lenergia del colpo, disperdendolo lungo il
taglio. Nonostante il colpo fosse stato dato dal lato sinistro del corpo (notoriamente meno
privilegiato per un destrorso) esso ha manifestato una discreta forza, tale da provocare un visibile
spostamento alla carcassa. La ferita riscontrata sullanimale si concentrata sullosso frontale,
dello spessore di 2 mm, con un taglio lungo ma superficiale di 7 cm (quasi la larghezza totale
della superficie cranica in questo punto). interessante notare che anche in questo caso il lato da
cui si eseguito il colpo (sinistra) ha prodotto nel lato sinistro della ferita un margine di taglio
netto, mentre nel lato opposto losso si frammentato, quasi collassando sotto forma di alcune
schegge allungate nel senso del taglio. Internamente alla scatola cranica si osserva un
abbassamento di alcune lamine dosso. Per quanto riguarda la lama, questa non ha subito segni
evidenti, resistendo quindi anche senza lincrudimento dato dalla battitura.

Fig. 57.

61

5.6.4. Test 3: Colpo di spada su scapola ovina


(animale #1), Naue IIC.
Colpo: tondo (3-9).

Fig. 58.

Come spada stata utilizzata una replica in bronzo tipo Naue (variante con innesto per
pomolo nel codolo) costruita dallo spadaio Neil Burridge e immanicata dallo scrivente.
Loggetto ha uno spessore di 0,6 cm. Le misure dellarma sono riportate nellapposita tabella.
Loggetto non stato precedentemente martellato e per irrobustire il filo e il corpo centrale
dellarma, infatti si voluta testare leffettiva capacit lesiva dellarma lasciata come appena
forgiata (salvo una rapida politura e affilatura). In seguito alla violenza del colpo la spada si
piegata di lato, ma questo fatto stato documentato anche nelle spade in bronzo incrudite in
modo particolarmente spinto, per raddrizzarla nuovamente bastato piegarla leggermente nel
senso opposto. Il colpo stato sferrato in senso circolare, da destra a sinistra (allaltezza del
busto), con un mezzo tempo (un cosiddetto tondo 3-9). Larma ha colpito nel forte della lama e
ha lasciato un segno marcato sullosso, ben visibile anche dalla foto. Larma tuttavia ha riportato
una netta tacca di piccole dimensioni (bowing), tale comunque da non pregiudicarne luso o la
possibile capacit di taglio.

62

Fig. 59: test 3, spada tipo Naue IIC, bowing a seguito


di colpo di taglio su ossa del torso. Ingrandimento al
microscopio ottico.

5.6.5. Test 5: Colpo di spada (punta) su scapola ovina


(animale #1), Carps Tongue.
Colpo: punta laterale da destra.

Fig. 60.

Come spada stata utilizzata una replica in bronzo tipo Carps Tongue costruita dallo
spadaio Neil Burridge ed immanicata dallo scrivente. La spada ha uno spessore in punta di 0,2
cm. Le misure dellarma sono riportate nellapposita tabella. Loggetto non stato
precedentemente martellato per irrobustire il filo e il corpo centrale dellarma, infatti si voluta
testare leffettiva capacit lesiva dellarma lasciata come appena forgiata (salvo una rapida
politura e affilatura). In seguito alla violenza del colpo, la spada si leggermente piegata di lato,
soprattutto verso la parte finale dellarma. Il colpo sferrato stato dato di punta, senza alcuno
spostamento dei piedi, allungando il braccio ed esclusivamente ruotando il busto. La forza
impiegata stata tale da attraversare la spina scapolare, fratturandone un lembo, ed incidere parte
63

dellala, fratturando anche qui parte dellosso. Nellosso rimasto un solco a V


particolarmente netto nel lato del taglio che coincide con il lato del corpo con cui stata sferrata
la punta (leggermente da destra). Il lato opposto del taglio sullosso invece appare sfrangiato, con
notevoli microfratture. La punta dellarma non ha subito evidenti alterazioni. Difficilmente si pi
pensare che un trauma simile a quello rinvenuto sul cranio di Sardara possa essere stato
procurato da un colpo di spada o di lancia, vista leccezionale capacit penetrativa di queste
armi, specialmente se usate di punta.

Fig. 61: paragone tra la punta della spada (Carps Tongue) ed il danno procurato alla scapola ovina. La
punta ha sfondato due diverse parti dellosso prima di fermarsi. Nella foto a fianco mostrato come la spada
si sia vistosamente flessa dopo il colpo di punta. La linea nera serve da riferimento. Il danno allarma stato
riparato con estrema facilit, al momento stesso.

5.6.6. Test 6: Colpo di spada su omero ovino


(animale #1), Carps Tongue.
Colpo: fendente (12-5).

64

Fig. 62.

Come spada stata utilizzata una replica in bronzo di tipo Carps Tongue costruita dallo
spadaio Neil Burridge ed immanicata dallo scrivente. Loggetto ha uno spessore massimo di 0,2
cm nel tagliente dove ha impattato la spada. Le misure dellarma sono riportate nellapposita
tabella. Loggetto non stato precedentemente martellato per irrobustire il filo e il corpo centrale
dellarma, infatti si voluta testare leffettiva capacit lesiva dellarma lasciata come appena
forgiata (salvo una rapida politura e affilatura). Il colpo stato sferrato dallalto in basso, da
destra (11-5) come un mulinello, con un mezzo tempo (11-5). Larma ha colpito nel debole della
lama, nel punto in cui questa tipologia di spade si assottigliano per poi mantenere una distanza
tra i taglienti pressoch parallela quasi sino alla fine. Larma ha lasciato un segno quasi
impercettibile sullosso, avendo colpito lomero ovino nella parte prossimale, pi spessa e
voluminosa (quasi in prossimit dellarticolazione), nella foto visibile grazie allingrandimento
al microscopio. Larma ha riportato un danno decisamente singolare, arcuandosi in senso
opposto alla direzione di taglio (trasversalmente alla sua lunghezza).
Fig. 63: spada Carps Tongue, danno
creato dal colpo di taglio su omero,
impattando sul debole della lama. La
spada si visibilmente arcuata rispetto
alla linea segnata dalla costolatura
centrale. Il danno non facilmente
riparabile.

Bisogna considerare che un simile danno, durante un combattimento, avrebbe quasi


certamente inficiato luso dei colpi di punta, limitando di parecchio lo schermidore. Ritengo che,
vista la particolare forma di questa spada, la parte finale fosse foggiata a questo modo per
agevolare la penetrazione nei colpi di punta, e che non venisse (a dispetto di quanto si cerca di
65

fare con le spade medioevali) usata quasi mai per colpire di taglio con il debole, ma unicamente
con il forte.

Fig. 64: Fotografia dellomero ovino, scarnificato e ripulito. Il segno di taglio evidenziato (cut-mark)
stato prodotto con il debole della spada Carps Tongue. Lo spessore nella diafisi dellosso molto elevato,
circa 3,3 cm.
Fig. 65: cut-mark prodotto con spada Carps Tongue,
osservato su omero ovino scarnificato naturalmente
e sbiancato con ammoniaca diluita. Al microscopio
sono osservabili diverse microfratture nel punto in
cui larma ha presumibilmente impattato per prima.
Fotografia

al

microscopio

ottico (per

gentile

concessione del laboratorio di Scienze Naturali della


facolt di Cagliari, Monserrato).

5.6.7. Test 7: Colpo di spada su omero ovino


(animale #1), Naue IIC.
Colpo: manrovescio (11-5).

66

Fig. 66.

Come spada stata utilizzata una replica in bronzo di una spada tipo Naue IIC (variante
con inserzione per il pomolo) costruita dallo spadaio Neil Burridge ed immanicata dallo
scrivente. Loggetto ha uno spessore massimo in sezione di 0,4 cm (forma lenticolare, priva ci
carenatura) nellarea del tagliente dove ha impattato losso. Le misure dellarma sono riportate
nellapposita tabella. Loggetto non stato precedentemente martellato per irrobustire il filo e il
corpo centrale dellarma, infatti si voluta testare leffettiva capacit lesiva dellarma lasciata
come appena forgiata (salvo una rapida politura e affilatura). Il colpo stato sferrato dallalto in
basso, da sinistra verso destra (11-5) come un mulinello, con un mezzo tempo.

Fig. 67: cut-mark provocato sullepifisi prossimale dellomero ovino. Lo spessore dellosso di 3 cm. Al
lato, bowing molto ampio su spada Naue IIC.

Larma ha colpito tra il forte e il debole della lama. Larma ha lasciato un segno visibile
sullosso, ma non ha n fratturato n tagliato lomero. Il punto colpito era pi distante rispetto al
punto del test 6, ma comunque in questarea losso ha ancora uno spessore assai elevato (circa 3
cm). stata colpita la cresta di inserzione dei muscoli, con unintaccatura ben visibile e un segno
minore pi sotto. Larma ha riportato un danno visibile, con una netta arcuatura del filo (bowing)
nel punto in cui ha incontrato la cresta dellosso. Questo fatto tuttavia non avrebbe compromesso
67

luso dellarma, sia di punta sia di taglio. Come per lesempio precedente, chiaro che questa
parte della spada sia quella meno adatta per sferrare potenti colpi di taglio, pena evidenti danni
sul filo della lama.

Fig. 68: cut-mark prodotto con spada Naue IIC, osservato su omero ovino scarnificato naturalmente e
sbiancato con ammoniaca diluita. Nellimmagine a sinistra osservabile il solco creato sullinserzione dei
muscoli sullosso, dove larma ha impattato per prima, deformandosi. A destra invece mostrato il solco,
meno rilevato, prodotto tramite pressione (non scorrendo) dal resto della lama. Fotografia al microscopio
ottico (per gentile concessione del laboratorio di Scienze Naturali della facolt di Cagliari, Monserrato).

5.6.8. Test 8: Colpo di spada su cranio ovino


(animale #2), Limehouse.
Colpo: mandritto (1-7).

68

Fig. 69.

Come spada stata utilizzata una replica in bronzo tipo Limehouse costruita dallo
spadaio Neil Burridge ed immanicata dallo scrivente. La spada ha una forma allungata, con i
taglienti che vanno progressivamente a divergere per poi formare una sorta di goccia alla fine
dellarma. Questo tipo di spada praticamente identica nella forma alle spade pistilliformi
nuragiche, osservabili (portate sulla spalla) in alcuni bronzetti110 e rinvenute in varie localit
della Sardegna (principalmente da Oro da Siniscola, da cui prendono il nome)e dellEuropa
atlantica. Anche per queste spade presumibile luso del pomolo alla fine del codolo, pure se
questo non mostra adattamenti metallici per il suo attacco, i bronzetti mostrano questo
accorgimento alla base dellarma. Poich il pomolo non stato rinvenuto, si pu ipotizzare che
fosse in materiale deperibile (organico), come legno, corno e osso. Similmente ad altre spade
utilizzate in antichit, come quasi tutte le spade in bronzo rinvenute, ed analogamente a gladii
romani e spade celtiche, il pomolo in queste spade non aveva n la funzione di bilanciare larma
(che era per lo pi sbilanciata in avanti), n di mantenere la guardia nella sua sede (impedendole
di muoversi) poich il manico era lavorato con due guancette di materiale organico (e la
guardia era continua al manico. La sua funzione immediata probabilmente era solo di
agevolare la presa sullarma ed impedirne lo scivolamento. La spada utilizzata presenta la lama
costolata lungo tutta la sua interezza, ad eccezione del manico. Loggetto ha uno spessore
massimo di 0,2 cm nellarea del tagliente, dove ha impattato sullosso. Le misure dellarma sono
riportate nellapposita tabella. Loggetto stato precedentemente martellato e per irrobustire il
filo e piegato (flessione) pi volte in un senso e nellaltro per irrigidire il corpo centrale
dellarma. Il colpo stato sferrato dallalto in basso, da destra verso sinistra (1-7), con un mezzo
tempo.

110

Lilliu (1966) pp. 117-119, 125-128.

69

Fig. 70: trauma procurato da spada tipo pistilliforme, Limehouse. Nella foto a destra segnato il punto
in cui termina la frattura.

Larma ha colpito nel forte (punto pi spesso della spada), dove situato il centro di
massa. La spada ha lasciato un segno notevole sullosso del cranio dellanimale, incidendo
profondamente nel punto in cui presenta la sutura ed il cranio pi spesso, larea del danno si
estende per 7,5 cm, senza considerare una linea di frattura che si dirama dalla fine del taglio.
Questo misura circa 4,5 cm, e il resto consiste in osso inciso dal tagliente, ma collassato dentro la
scatola cranica in minute schegge per via della violenza del colpo. Internamente si osservano
delle lamine dosso separatesi a causa della forza del colpo e dalla spinta data dal tagliente
dellarma. Larma non ha riportato alcun danno senza oltretutto arcuarsi (lateralmente) in
maniera visibile. chiaro come un tipo di arma simile, molto spessa nel punto dimpatto e dotata
di una grande massa, con il profilo dei taglienti foggiati quasi a doppia falce, sia decisamente
privilegiata per i colpi di taglio.
5.6.9. Test 12: Colpo di spada su omero ovino
(animale #2), Limehouse.
Colpo: mandritto (1-7).

70

Fig. 71.

Come spada stata utilizzata una replica in bronzo di una spada tipo Limehouse costruita
dallo spadaio Neil Burridge ed immanicata dallo scrivente. Per le caratteristiche e lorigine di
questa spada valgono tutte le considerazioni fatte poco pi sopra. Le misure dellarma sono
riportate nellapposita tabella. Loggetto ha uno spessore massimo di 0,2 cm nellarea del
tagliente dove ha impattato sullosso. Il colpo stato sferrato dallalto in basso, da destra verso
sinistra (1-7), con un mezzo tempo. Larma ha colpito nel forte (punto pi spesso della spada),
dove situato il centro di massa. Come bersaglio stato scelto un omero ovino. La spada ha
tagliato di netto e poi fratturato, senza attraversare larto, losso dellanimale. Il taglio inciso
nellosso per 4 mm, da cui poi si sviluppa la frattura. Lomero in questo punto 1,6 cm di
diametro, con uno spessore medio dellosso di 3-4 mm. Come danno, larma ha riportato
unintaccatura simile a quelle gi viste nei test 3-7 (bowing) ma pi grande. Il danno comunque
sarebbe stato abbastanza semplice da riparare, senza compromettere lutilizzo dellarma in
battaglia. Notare come questo sia lunico caso in cui si riuscito a spezzare di netto larto
dellanimale. chiaro che questa tipologia di spada, pur essendo comunque valida se usata di
punta, sia stata studiata per essere usata principalmente di taglio.

Fig. 72: omero di ovino, tagliato e in seguito fratturato dalla forza del colpo. Nella diafisi lo spessore osseo di
circa 3 mm (osso cavo).

71

5.6.10. Test 9: Colpo di martello darme su cranio ovino


(animale #2), Martello darme.
Colpo: tondo roverso (9-2).

Fig. 73.

Questo esperimento ed i successivi sono stati eseguiti per avere dei riscontri sperimentali
da paragonare con i traumi rilevati per lindividuo di Silius. Nel primo di questi Test (n9), come
arma stato usato un martello darme, una riproduzione in acciaio del 400 circa, detto Bec de
Crobin (Becco di Corvo), la forma generale dellarma comunque ininfluente a fini pratici, in
quanto si considerato solo la lunghezza delloggetto (arma ad una mano) e la forma della punta
(becco o penna) per poter osservare che tipo di trauma avrebbe procurato sul cranio
animale. Per le caratteristiche dellarma (pesi e misure) si faccia riferimento allapposita tabella.
Il colpo sferrato stato dato in senso ascensionale da sinistra a destra (9-2). La punta dellarma
(bench non particolarmente affilata) entrata nellosso con estrema facilit, bench si trattasse
di un colpo che lavorava contro la gravit (colpo ascensionale) e quindi sfavorito in partenza.
Nellosso stata osservata una ferita di sezione ovale/circolare alla base dellosso occipitale. La
ferita ha la stessa sezione della punta dellarma che penetrata, sfondando losso quasi come un
trapano, per 1,2 cm. Poich larma ha colpito il punto di inserzione tra occipitale e collo,
penetrata per lo pi parallelamente alle ossa del cranio, per poi sfondare nella zona dei condili
occipitali. La ferita pu essere paragonata a quella riscontrata nel cranio di Silius, dove sembra di
72

intravedere una piccola perforazione dingresso di unarma, che comunque aveva abbastanza
massa da procurare una frattura che proseguiva sulle ossa delloccipitale.

Fig. 74: Trauma provocato da penna di martello darme (Becco di corvo). Il foro molto profondo
ed entrato nettamente, scavando losso, in questo punto molto spesso.

5.6.11. Test 10: Colpo di martello darme su scapola ovina


(animale #2), Martello darme.
Colpo: tondo mandritto (3-9).

Il colpo sferrato stato dato con la punta di un martello darme, diretto verso la scapola di
una carcassa di ovino. Il test stato fatto per valutare la capacit penetrativa dellarma nei
confronti di una protezione imbottita che avrebbe potuto indossare sul capo il milite di Silius
(infula con camaglio?). La protezione, legata sopra la spalla dellanimale, consisteva in uno
strato di 1 cm di feltro naturale di pecora lavorato tradizionalmente (non eccessivamente
compatto). Il feltro stato chiuso tra due strati di tessuto (lana), sovrapponendo il tutto con uno
strato di cotta di maglia (metodo dei quattro anelli in uno), gli anelli erano in acciaio, circolari
non rivettati (spessore di un singolo anello: 1,5 mm, diametro dellanello: 1,2 cm).

73

Fig. 75: Foto della cotta di maglia ad anelli non rivettati. Il foto di entrata in basso, al centro.

Il colpo aveva un senso ascensionale, sferrato da destra (3-9), usando la mano destra come
mano forte e la sinistra per dare maggior aiuto nel guidare la destra per centrare il bersaglio. Il
colpo, forse perch dato in senso opposto alla forza di gravit, non riuscito a procurare segni
visibili sulla scapola. A seguito del colpo sono stati aperti diversi anelli localizzati nellarea del
bersaglio, entrambi gli strati di tessuto sono stati bucati, ed stato attraversato anche lo strato di
feltro, ma non la pelle dellanimale. In seguito non sono stati riscontrati danni n alla carcassa,
n alle ossa. Il test stato interessante per valutare la capacit difensiva della protezione, e il
possibile risultato che avrebbe potuto offrire al bersaglio. Tuttavia possiamo immaginare che su
una superficie rigida come il cranio umano, la forza del colpo (pur venendo smorzata) avrebbe
sicuramente perforato (limitatamente) la protezione imbottita e losso sottostante.
5.6.12. Test 11: Colpo di spada ad una mano e mezza su costole ovine
(animale #2), Long sword.
Colpo: mandritto (1-7).

74

Fig. 76.

Come arma stata usata una replica di spada bastarda ad una mano e mezza (Long
sword) del 300; per le misure dellarma si faccia riferimento allapposita tabella. Larma era
priva di punta e di affilatura (tagliente ottuso spesso 2 mm). Come bersaglio sono state usate
delle costole ovine, per replicare il risultato osservato sulle ossa metacarpali della mano del
milite di Silius. Sono state scelte delle costole ovine in quanto sono ossa lunghe e sottili,
affiancate le une alle altre. Larma stata scelta non affilata per replicare il colpo ricevuto su una
protezione (come una cotta di maglia) che annulla il risultato del taglio, ma non limpatto del
colpo. stato sferrato un mandritto, un colpo in senso discendente, da destra a sinistra, dallalto
in basso (colpo 1-7). Le costole dellanimale sono state colpite disponendo la carcassa in modo
che queste fossero perpendicolari alla linea di taglio. Sono state interessate dal trauma 5 costole,
che si sono spezzate circa alla stessa altezza, ma in maniera disomogenea, e senza poter
apprezzare un unico senso di frattura, come invece si sarebbe potuto valutare con un colpo di
taglio con un oggetto affilato. Gli esiti dellesperimento sono simili a quanto osservato sul
trauma alla mano del milite di Silius; il che avvalora un colpo ricevuto con unarma dotata di un
tagliente, ricevuta sopra una protezione (guanto di maglia?).
5.6.13. Test 13: Colpo di mazza su scapola ovina
(animale #2), mazza (13 sec.).
Colpo: manrovescio (11-5).

75

Fig. 77.

Come arma stata usata una replica in ghisa di una mazza a pi punte, della fine del 200inizi del 300, ad una mano. Per le misure e i pesi dellarma si veda la tabella. Come bersaglio
stata usata una scapola ovina. Il colpo sferrato stato dato da sinistra usando la mano sinistra
come mano forte, il colpo aveva una direzione orizzontale (9-3), usando la mano sinistra per
reggere larma e la destra come aiuto per dare pi precisione. Lidea era di osservare che esito
avrebbe dato una delle punte triangolari su un osso piatto come quello della scapola, per
paragonarlo alla frattura osservata nel cranio del milite di Silius. Il risultato ottenuto stato che il
colpo ha preso la spina della scapola, creando due fratture, una sulla spina (staccandone un pezzo
di netto) e una che si diparte da questa, per poi proseguire verso il margine. Considerando la
potenza generata da unarma di questo tipo, che mira pi a spaccare e sfondare piuttosto che
bucare, ritengo che unarma simile avrebbe procurato sul cranio del milite di Silius danni ben pi
consistenti di quelli osservati.
Tabelle delle armi
Spade in bronzo
Tipologia

Nervat

Larg

Larg

Larg

Larg al

Spess al

Spess

Spess

Spess

Lung

Peso

Punto di

di spada

central

al

al

al

debole.

centr del

al fort.

al med.

al deb

tot.

tot.*

equilibr

(nome)

centro

forte

medio.

3.9

3.7 cm

2.9 cm

0.6 cm

0.7 cm

0.5 cm

0.3 cm

4.0 cm

2.4 cm

1.6 cm

0.8 cm

0.7 cm

0.5 cm

4.8 cm

2.6 cm

1.2 cm

0.9 cm

0.7 cm

0.7 cm

codol

Incrudim

**

del
codolo
Naue II

No

2.5 cm

Carps

Si

1.8 cm

Si

2.8 cm

cm
Tongue

4.1
cm

Limehouse

3.5
cm

63

705

cm

74

750

cm

72.7

765

cm

*Senza finimenti (manico e pomolo in legno) / **Distanza dallapice del codolo (senza manico in legno).

76

26 cm

No

30 cm

No

36 cm

Si

Fig. 78: Le spade utilizzate per i cut test. A sinistra la Naue IIC, al centro la Carps Tongue, a destra la spada
pistilliforme di tipo Limehouse. Le impugnature in legno sono state rimosse per valutare le relative misure
delle armi.
Spada in acciaio
Tipologia di

Sezione

Lung.

Larg.

Larg.

Larg.

Spess. al

Spess. al

Spess.

Lungh.

Peso

Punto

Dimen.

spada

lama

sguscio*

al forte

al

al

forte

medio

al

totale

tot.

di

manico

medio

debole

equilib.

***

0.4 cm

0.3 cm

debole

**
Long sword

Con

49 cm

0.5 cm

4.2 cm

sguscio

3.4 cm

1.9 cm

100 cm

1468
g

centrale
*Dallelsa / **Dalla parte prossimale dellarma / ***Pomolo incluso

Fig. 79: Long sword.

77

28 cm

20 cm

Ascia in bronzo
Tipo

Sezi

Incrudi

Larg.

Larg

Larg.

Spess.

Spess.

Spess.

Lung

Lung.

Peso

Lung

Punto

Peso

Peso

one

mento

al

alliniz

al

al

alliniz

al

tot.

testa

ascia

manic

equil*

manico

tot.

tallon

della

taglient

tallone

della

taglient

Ad

113

45 cm

15 cm

178 g

291

Piatt

Si

2 cm

2 cm

dascia

lama

lama
3.2 cm

0.4 cm

0.4 cm

0.3 cm

13.8

6.5 cm

cm

occhi

elli
*Dalla parte distale del manico

Fig. 80: ascia in bronzo, a tallone con occhielli.

Altre armi
Tipo

Materiale

Foggia

Sezione

Spess.

Spess.

Spess.

Lung.

Spess.

Lung.

Lung.

Punto di

Peso

punta/e

punta

punta/e

punta nella

punta alla

punta

manico

manico

tot.

equilib*

tot.

parte

base
12 cm

2.8 cm

68 cm

68.1

18 cm

1000

mediana
Martello

Acciaio

Circolare

Circolare

0.3 cm

1.5 cm

1.9 cm

darme
Mazza

cm
Ghisa

Piramidal

Romboid

ale

1.3 cm

4.6 cm

3.3 cm

3.2 cm

58.6 cm

64.5
cm

*Dalla parte distale del manico


(Tutti i pesi rilevati hanno un errore variabile di misurazione di 3 g in media).

Fig. 81: Martello darme (sx) e Mazza (dx).

78

g
12.7 cm

1231
g

Capitolo 6: Ricostruzione delle armi, delle armature e simulazioni degli


scontri in palestra.
Parallelamente al lavoro svolto per il Test Cutting, stato affrontato anche laspetto
ricostruttivo di come venissero utilizzate alcune delle armi imputate per i traumi rilevati, ed
osservabili nei rinvenimenti archeologici ed iconografici. Per quanto concerne il lavoro
riguardante la costruzione delle protezioni e delle armi, ho attinto a piene mani al lavoro
ricostruttivo ormai decennale svolto da me stesso e dai membri dellassociazione culturale
Memoriae Milites di Cagliari.

Fig. 82: ricostruzione di armatura nuragica sulla base delle evidenze iconografiche. Ass. Memoriae
Milites, ricostruzione di A. Fadda. Al lato, bronzetto nuragico da localit ignota, esposto al Museo
Archeologico Nazionale di Firenze, collezione degli Uffizi, mostra LIsola delle Torri (Nov. 2014 Cagliari).

Questo lavoro di ricostruzione storica, che talvolta travalica i limiti dellarcheologia


sperimentale, pu essere diviso in due principali filoni: Il filone ricostruttivo materiale, che
include armi, armature, vestiario, eccetera, ed il filone ricostruttivo immateriale (marziale) che
include tecniche e capacit di combattimento, ottenute empiricamente dalla pratica e dallutilizzo
dei materiali ottenuti attraverso il filone ricostruttivo sperimentale materiale 111. Naturalmente i
risultati (quelli materiali ed immateriali) della prima e della seconda analisi dei reperti sono
estremamente ipotetici, pur avvicinandosi molto alloriginario aspetto ed al possibile uso che se
ne poteva fare. Ipotizzer ora quali potrebbero essere i traumi pi frequentemente rilevabili in

111

Si veda ad esempio, per la ricostruzione di uno scudo Anglo-Sassone con lo scopo di comprendere le dinamiche
del suo utilizzo: R. Underwood (2007) pp. 134-143.

79

scheletri completi del periodo studiato sulla base delle movenze e delle possibilit concesse dalle
armi e dalle armature ricostruite112.
6.1. Testimonianze archeologiche sulle armi e sulle armature
Per quanto concerne il filone ricostruttivo materiale, le fonti da cui attingere sono
sopratutto iconografiche (per le armature e in maniera minore per le armi in bronzo) consistenti
quindi nella bronzistica figurata e nella statuaria, ed archeologiche (principalmente per le armi ed
in maniera nettamente minore per le armature-vestiario). Un fatto evidente per lapparato
iconografico che purtroppo abbiamo delle fonti relative solo ad un determinato periodo del
lungo arco di sviluppo della civilt nuragica (della durata approssimativa di circa 1000 anni).
Questo periodo si restringe allet del Bronzo Finale ed al I Ferro, lasciandoci sostanzialmente
alloscuro di come fossero vestiti e protetti i guerrieri nuragici dei periodi precedenti. Diverso il
discorso riguardo le armi ritrovate, che pur rimanendo abbastanza rare nei periodi pi antichi (e
comunque raramente poste ad accompagnare il defunto nella tomba) ci danno una certa quantit
di informazioni su quali armi brandissero i guerrieri dellet del Bronzo Antico, Medio e
Recente. Il nostro studio ricostruttivo quindi dovr necessariamente ridursi al solo periodo delle
cosiddette aristocrazie, cio quando i guerrieri nuragici si facevano rappresentare in minute
statuette bronzee o nelle pi grandi rappresentazioni scultoree, a scopi autocelebrativi o
religiosi113.
6.2. Testimonianze archeologiche delle armi
Per quanto concerne le armi, abbiamo un vasto campionario di attrezzi bellici che va
dallet del Bronzo Antico, con le spade dei guerrieri di S. Iroxi114, sino al contatto con fenici e
cartaginesi, quando iniziano a comparire i primi segnali di armi ed armature di aspetto meno
locale pi facilmente inquadrabili in un contesto panmediterraneo 115. Per le armi dei guerrieri
nuragici, oggetto di sperimentazione nella presente tesi, un aiuto fondamentale viene dalle
cronologie dei reperti e dalliconografia, dove talvolta compaiono in mano ai bronzetti di
guerrieri e capotrib, le stesse armi rinvenute nei contesti archeologici. Per la comprensione delle
dinamiche e dellutilizzo di simili manufatti, stato necessario ricostruire dei simulacri aderenti
112

Non essendo ancora stata riconosciuta o studiata una sepoltura relativa al periodo nuragico con uningente
numero di inumati morti contemporaneamente in un contesto bellico, molto difficile poter ricostruire il tipo di
combattimento che possibilmente dovevano mettere in atto. Si veda come paragone il lavoro svolto sui resti degli
uomini della gi citata battaglia di Wisby.
113
C. Bulla (2005-2006).
114
G. Ugas (2005).
115
L. Napoli (2008) pp. 1653-1663.

80

agli oggetti conservati nei musei, sia come aspetto che come materiali. Per lesercizio in palestra
invece sono stati utilizzati dei bastoni da allenamento o dei simulatori in materie plastiche.
6.3. Ipotesi ricostruttive delle armature
Per le armature dei guerrieri, il campo di indagine si restringe sostanzialmente alle poche
statue di Monte Prama con corazza e schinieri (guerrieri), ed alle figurine bronzee di soldati
con o senza scudo, raramente armati di spada assieme allarco (bronzetto da Uta116), forse pi per
scopo rappresentativo che effettivo uso bellico. Poco o nulla proviene dai rinvenimenti
archeologici, nessun elmo o armatura, nessun umbone o placca di scudo, schiniere o parte di
guanto (se non piccoli oggetti decorativi, come bottoni ed altre minuterie). Solo in un caso da
Sardara venne rinvenuta una tomba monosoma con bronzetti e alcune lamine metalliche
allinterno. Tali lamine (bench in numero esiguo) sono state interpretate come possibili elementi
dellarmatura117. Per questo motivo per la maggior parte dei materiali facenti parte
dellarmamento, stato ipotizzato luso di materiali organici (deperibili) come cuoio, legno,
vimini, osso, corno, ed altre materie che essendo facilmente degradabili non lasciano traccia (se
non in rare condizioni) nei contesti archeologici. Solo tramite liconografia stato possibile
ricostruire il generico aspetto di uno di questi armati118 (probabilmente guerrieri nobili). Questo
consisteva in:
Elmo a bustina, senza paragnatidi e senza paranuca, dotato o meno di corna (corte
oppure da parata) o di altri elementi decorativi (anelli, pennacchi, ecc).
Gorgiera per il collo (in cuoio o in altri materiali organici).
Corazzetta (con spallacci integrati) frontale 119 o completa (davanti e dietro)120 che
comunque lasciava praticamente sempre libera la zona dei glutei e della parte bassa
della schiena. Alcuni guerrieri disponevano anche di una giacca darme, dotata di
maniche (ma senza spallacci) 121.
Protezione leggera o vestiario a strati, rappresentato come delle tuniche (forse) di
diverso materiale (o addirittura imbottite) sovrapposte.
Guantone darme a protezione della mano armata, coprente sino a met
dellavambraccio.

116

G. Lilliu (1966) pp. 125-126.


F. Lo Schiavo (1981).
118
F. Lo Schiavo (2000).
119
G. Lilliu (1981) pp. 127-130, 242-245,
120
G. Lilliu (1981) pp. 241-242, 245-260.
121
G. Lilliu (1981) pp. 257-260.
117

81

Schinieri decorati o meno, coprenti sino al ginocchio e in alcuni casi anche pi in alto
dello stesso.
Scudo semplice o complesso, con pi elementi protettivi di dubbio materiale (lamine
di bronzo, dischi di cuoio spesso, umbone forse in legno, ecc)122.
Arma (rappresentativa o da guerra)
evidente da questa analisi che le parti pi scoperte erano le zone del volto, della nuca e
delle braccia (esclusa la spalla e considerando sino a met dellavambraccio). In pochissimi casi
si vedono protezioni per i gomiti123. Altra zona particolarmente scoperta era quella delle cosce. I
piedi appaiono spesso nudi, ma non si capisce se per scopo rappresentativo o per scelta
dellartista. Esistono alcuni bronzetti (per quanto numericamente pochi) che indossano dei
calzari simili a dei sandali124. Questi guerrieri quindi non si proteggevano in maniera estrema,
per quanto mostrino chiaramente un buon grado di sviluppo nella loro armatura, compensato
tuttavia dalla presenza dello scudo, che doveva sopperire come protezione alla zona del volto,
del braccio sinistro (che teneva lo scudo), e delle parti basse del corpo (inguine e cosce).
Indicativa la mancanza di protezioni nella parte posteriore del corpo, simile a quanto accadeva
intorno alla met del 300, quando alcune armature a piastre lasciavano scoperto il posteriore,
perch il guerriero non aveva necessit di essere protetto anche dietro in quanto doveva sempre
fronteggiare il nemico. Sullo stile di combattimento si potrebbe scrivere molto, ma da subito
evidente che il guerriero tendeva ad essere molto veloce e dinamico, con agguati e altri attacchi
repentini, mordi e fuggi, forse dettati proprio dalla conformazione del paesaggio isolano.
6.4. Simulazioni di combattimento: ricostruzione della scherma nuragica.
Per la ricostruzione dello stile di combattimento125, molto si basato sulla precedente
esperienza fatta dai praticanti in altri contesti marziali. La maggior parte di quelli che si sono
prestati alla simulazione avevano gi un ampio background di scherma storica in diversi
sistemi di combattimento (scherma militare romana, scherma medioevale con le sue varianti:
spada e scudo, bastone/spada e boccoliere, spada bastarda, spada a due mani, ecc),
interessante stato anche valutare la capacit adattativa di chi non aveva alcuna esperienza in
combattimento storico, ma riusciva comunque ad applicare il corretto stile di combattimento
122

F. Lo Schiavo (2000) pp. 76-77.


G. Lilliu (1981) p. 257, Fig 97.
124
G. Lilliu (1981) pp. 265-267, 284-287.
125
doveroso citare il lavoro svolto dallistruttore darti marziali M. Fenu, autore del primo lavoro interpretativo
pratico delle modalit di combattimento nuragiche con spada e piccolo scudo tondo. Il suo lavoro stato
altamente ispiratore per questo studio. Da: M. Fenu (Access 15, Nov, 2012.).
123

82

sulla base delle sensazioni date dalle armi impugnate e dalle imposizioni date dalla
biomeccanica del combattimento.
6.5. Analisi delle sperimentazioni svolte
Durante i test sono stati svolti pi esperimenti con diverse armi (scudo e lancia, lancia a
due mani, ecc) questi tuttavia non verranno inclusi nel presente studio, privilegiando solo le
ipotetiche situazioni che si sarebbero potute svolgere tra i resti umani traumatizzati esposti
precedentemente nella tesi (Cfr. infra Cap. 4.2.). Il campo di sperimentazione quindi si restringe
alluso di: mazze, spade (bastoni), asce, scudi. Di queste armi solo le spade, e le teste dascia
sono state rinvenute nei contesti archeologici. Per gli scudi necessario fare affidamento
alliconografia. Le mazze pur essendo state rinvenute negli scavi, rimangono come armi
ipotetiche (come le asce) per dei fanti pi umili. I bastoni invece (oggi come nel passato)
sostituiscono nella simulazione le spade; Questi tuttavia secondo alcuni dovrebbero essere
presenti anche nelliconografia126. Similmente al compromesso adottato per le spade, anche per
le mazze si dovuto fare ricorso ai bastoni da allenamento ed alle asce. Le modalit di utilizzo
delle mazze sono le stesse in base alla forma della mazza, ma per ovvi motivi legati alla
pericolosit del loro utilizzo, si preferito provare il brandeggio di questarma senza il confronto
con lo sparring partner.
6.6. Sulluso dello scudo
Alcuni dei dettagli pi importanti emersi dalla sperimentazione sono legati alluso dello
scudo. Come scherma infatti assume pi importanza il modo in cui si posiziona questa
protezione mobile, piuttosto che come si colpisce con larma, secondo il concetto abbastanza
immediato che non possono esistere continue situazioni di colpi doppi (double hits) in cui
entrambi i contendenti si colpiscono a vicenda. Lo scudo in questo contesto assume quindi
fondamentale importanza, nella difesa quanto nellattacco (utilizzandolo per provocare
lavversario, se non per colpirlo con il bordo). Occorre subito fare una distinzione sul tipo di
scudo utilizzato e sul modo di impugnarlo.

126

A. Demontis (2006).pp. 60, 64, 66, 78. Tuttavia larcheologa F. Lo Schiavo (2000) p. 66. sostiene che questi
presunti stocchi osservati nei bronzetti altro non siano in realt le raffigurazioni approssimative delle ben note
spade votive rinvenute nei luoghi di culto nuragici in cui i bronzetti venivano offerti come ex-voto; dei presunti
bastoni (o stocchi) da combattimento invece non esiste alcuna evidenza archeologica.

83

Fig. 83: un notevole aiuto per la comprensione del


combattimento con lo scudo viene dalliconografia
dei periodi successivi. In questa raffigurazione
scultorea, un gladiatore secutore usa il bordo
inferiore del suo scudo per colpire lavversario
(rielaborazione). Da: J. C. N. Coulston (2007) p. 48,
fig. 13.

Per gli scudi nuragici si osservano solo ed unicamente scudi piatti, tondi, con umbone e
maniglia centrale. Nei guerrieri armati non si osservano scudi tondi con imbrago per il braccio,
solo in un caso sembra di poter ipotizzare questevenienza, ma il bronzetto di riferimento non
mostra con la necessaria chiarezza il tipo di maniglia, poich porta lo scudo appeso sulla
schiena127. Escludendo gli scudi ovali o rettangolari portati dai pugilatori di Monti e Prama, e da
un piccolo scudo miniaturistico da Sa Sedda e Sos Carros (con maniglia centrale o forse
imbrago), non si osservano scudi con questo tipo di impugnatura in nessun reperto iconografico
nuragico.

Fig. 84: bottone bronzeo raffigurante uno scudo miniaturistico a forma di pelle. La parte posteriore
raffigura il telaio rigido in elementi lignei sui quali si fissava la pelle. Da M. A. Fadda, G. Salis (2010) p. 49,
fig. 23.

127

Il bronzetto in questione non presenta umbone rilevato nello scudo, ma una sorta di disco leggermente rilevato.
Non essendoci il vuoto in cui inserire la mano (dato dallumbone conico in rilievo), accettabile ipotizzare che
questo scudo potesse essere tenuto mediante un imbrago. Un modello di questo scudo stato realizzato dallamico
Luca Bernardini, su questipotesi condivisa, per Monumenti Aperti al Museo Archeologico Nazionale di Cagliari,
nel lontano maggio del 2009.
Lilliu (1981) pp. 320-321, fig. 137.

84

Questo un dettaglio importante, in quanto in molte ricostruzioni (anche museali) viene


sempre mostrato questo sistema di bloccaggio, che condiziona tutto il combattimento, questo
avviene perch lavambraccio rimane vincolato alla protezione 128, che pu essere protesa (al
massimo) secondo la lunghezza dellomero di chi lo regge. Lo scudo con maniglia centrale,
invece, pu essere allontanato dal corpo per tutta la lunghezza del braccio. Questo permette a chi
lo utilizza di rimanere nascosto nel cono dombra creato dalla protezione. Relativamente
alluso di questo scudo, sono emerse da subito due distinte modalit di utilizzo, entrambe
possibili, legate alle dimensioni delloggetto. Con scudi molto piccoli (quasi dei brocchieri129)
viene immediato portare lo scudo il pi lontano possibile dal corpo, per aumentare le dimensioni
del cono dombra creato dalla protezione (secondo quanto insegna il trattato I.33,di scherma con
spada e boccoliere degli inizi del 300)130, per scudi circolari molto pi grandi, lo scudo viene
tenuto pi vicino al corpo, scorciato, a protezione della parte alta del corpo e pronto a scattare
verso larma o lavversario. Quando lo scudo diventa abbastanza grande (un metro e pi), tale da
coprire il portatore dalla testa al ginocchio, il guerriero risulta totalmente coperto (nel caso
utilizzi uno schiniere), in questo caso per il peso notevole lo obbliga a tenerlo decisamente pi
vicino al corpo. Gli scudi nuragici invece mostrano dimensioni intermedie, stimabili tra i 60 e i
70 cm (la dimensione necessaria per coprire lavambraccio di chi lo usa).
Fig. 85: disegno schematico rappresentante i pi
frequenti traumi da botta e da lama rinvenuti negli
scheletri degli uomini medioevali della battaglia di
Wisby (Gotland). Come si pu notare le ferite alle
cosce e alle gambe sono statisticamente molto
frequenti. Da: B. Thordeman, P. Nrlund, BO E.
Ingelmark (1939) p. 174, fig. 177.

128

Lo scopo di questo tipo di modo di portare lo scudo dovuto al peso delloggetto. Sostenere verticalmente uno
scudo con maniglia centrale usando la sola forza del polso molto gravoso. V. D. Hanson ha espresso il concetto
molto chiaramente riferendosi agli scudi (con imbrago) sorretti dagli opliti greci: Lo spessore, come avviene per
tutte le protezioni da venticinque secoli a questa parte, era sacrificato alla superficie; poich lo scudo aveva un
diametro di un metro, doveva essere sottile per mantenere entro certi limiti tollerabili il peso globale. chiaro che
se questo discorso vale per uno scudo sorretto mediante imbragatura, deve avere ancora pi valore se riferito ad uno
scudo con maniglia centrale.
V. D. Hanson (1989) p. 103.
129
Brocchiero o boccoliere: piccolo scudo circolare, solitamente nel medioevo avente un diametro di 30 cm [] il
suo peso variava tra 1 kg e 1,5 kg. A. Morini, R. Rudilosso, F. G. Giordan (2012) p. 164.
130
A. Morini, R. Rudilosso, F. G. Giordan (2012).

85

Figura 86: la presenza di uno spuntone sullo scudo permette di bloccare i colpi "di striscio" che scivolano
verso le gambe, e verso la testa. Da: D. A. Kingsley (2009) p. 611. Al lato, sperimentazione di combattimento,
con scudo nuragico e lancia corta. Usando lo scudo di taglio, lumbone pu prevenire lo scivolamento
dellarma (o della mano armata avversaria) verso il fianco e le gambe (schermidori: A. Atzeni, A. Garau).

Lo scudo cos protegge il braccio che lo sostiene e la parte alta del corpo di chi lo impugna.
Le gambe rimangono potenzialmente scoperte, specialmente le cosce. Tuttavia, per una semplice
questione biomeccanica, la possibilit di essere colpiti decresce gradualmente man mano che
lavversario cerca di colpire sempre pi in basso. Ad ulteriore protezione del combattente, ma
soltanto se si utilizza lo scudo in maniera scorciata, vi lumbone, che riesce a bloccare la
maggior parte dei colpi diretti dallalto in basso, che potrebbero scivolare verso le gambe. Un
paragone interessante possibile con gli umboni micenei e con quelli del periodo delle invasioni
barbariche, dotati tutti di spuntoni che sembrano adatti a catturare la lama avversaria durante il
suo percorso verso il basso. Questa dinamica inoltre osservabile anche in altri scudi con
umbone, come nel caso dello scudo Scozzese riportato nella figura 86.

Fig. 87: resti di scudi dotati di umbone. Lo scudo di sinistra di presunta origine micenea, avente forse
una forma a mezzaluna rovesciata. La freccia indica lumbone dotato di spuntone e bottoncino,
presumibilmente per bloccare i colpi di striscio. Al lato, panoplia del periodo delle invasioni barbariche (IV-V
sec. d.C.), tomba di un guerriero Germanico. La freccia indica il bottoncino in cima allumbone. Questo
espediente potrebbe esser stato applicato in entrambi gli scudi di questo tipo, in epoche cos diverse, per una
semplice questione fisica, cio impedire che la spada avversaria scivoli verso le gambe del guerriero che
impugna lo scudo. Scudo di sinistra, rinvenuto a Kalorisiki (Cipro) da: P. G. Cassola (1973) tav XXXI, fig. 2.
Al lato, panoplia Germanica, conservata al British Museum (Londra). Da: S. MacDowall (1994) p. 30.

86

6.7. Modalit di utilizzo delle spade in bronzo con lingua da presa (spade full-tang)
Un punto di fondamentale importanza rilevato durante lo studio delle tecniche di
combattimento, poi constatato durante sperimentazioni pratiche, costituito dal corretto modo di
impugnare la spada. La mano linterfaccia con cui lessere umano interagisce con lo
strumento, questo un dettaglio che contraddistingue gli ominidi dalla maggior parte delle
specie animali (che per utilizzare degli strumenti utilizzano principalmente la bocca). La forma
dellimpugnatura delloggetto durante il processo di realizzazione dello stesso, subir costanti
modifiche per perfezionare luso che si dovr fare dello strumento. La forma delloggetto dunque
(soprattutto le caratteristiche dellinterfaccia tra lo strumento e la mano) determina il corretto
modo di utilizzo, anche se per molti oggetti del passato non sappiamo come questo venisse
praticato. Si pu capire molto dallo studio dellimpugnatura dellarma ed anche da questo
dipende il suo corretto modo dimpiego. Durante le sperimentazioni, ad esempio si notato che
impiegando un semplice bastone in vece di una spada, lutilizzatore era comunque sempre
portato ad utilizzare lo strumento come se fosse unarma da botta invece che uno strumento
affilato, come nel caso delle spade in bronzo, incapaci di reggere colpi dati di taglio su superfici
molto dure. Questo veniva determinato oltre che dalla morfologia dellarma (peso, lunghezza,
generica conformazione) soprattutto dallaspetto del manico che lutilizzatore andava ad
impugnare. Non era necessario osservare che tipo di impugnatura si stesse afferrando, lo
schermidore andava ugualmente ad utilizzare lo strumento in maniera inconscia, secondo le
informazioni trasmesse dal tatto.
Per comprendere il corretto modo dimpiego di alcune tipologie di spade utilizzate, sono
stati fatti dei paragoni con armi pi recenti, di cui abbiamo maggiori testimonianze
(iconografiche o letterarie) del loro utilizzo. Pur con le dovute differenze, si constatato che
nelle fonti medioevali esistono numerosi esempi che testimoniano come le spade non venissero
utilizzate con la generica (ed intuitiva) presa a martello (hammerfist grip), ma come venisse
utilizzato lindice per avere un migliore controllo della spada, di taglio, ma soprattutto di punta.
Nellarco cronologico che va delle armi medioevali sino a quelle pi recenti (sciabola e fioretto)
si osserva unevoluzione verso un generico maggior uso di punta per alcune categorie darmi
(solitamente studiate per il duello). Nel passaggio dalla spada medioevale ad una mano del 14
secolo, alla spada da lato quattrocentesca (le cos dette spade ad anello), si osserva ad esempio
laggiunta tra la lama e la guardia, nella zona del ricasso, di un archetto utile a proteggere il dito
indice dai colpi di taglio (sia che fossero successivi o meno allo scivolamento della lama verso la
guardia). Durante lo studio delle spade nuragiche (tipo Monte sa Idda) stato riscontrata questa
volont nel ricavare uno spazio aggiuntivo pi sicuro per il dito indice, una tendenza dettata
87

principalmente dal poco

spazio

disponibile

per

impugnare

larma 131,

che obbliga

necessariamente lutilizzatore ad allungare le dita verso la parte inferiore del forte della lama
(il forte comunque per definizione sempre non affilato). In alcune spade (Carps Tongue,
Huelva, Spade tipo Monte Sa Idda, ecc) in questa zona della spada si crea un restringimento
(come il ricasso delle spade da lato del 400) che non trova giustificazioni in senso strutturale per
unarma in bronzo ed anzi, potenzialmente la indebolisce nelle azioni di taglio. Addirittura in
alcuni esempi di spade nuragiche (soprattutto da Monte sa Idda), le escrescenze della parte tra il
manico e la lama, considerate una sorta di primitiva guardia per parare i colpi che potevano
scivolare in senso discendente verso la mano, si allungano, andando a congiungersi alla lama,
creando cos un incavo sicuro in cui infilare il dito indice.

Fig. 88: nelle immagini riportate: impugnatura e punta di spade nuragiche dal ripostiglio di Monti sa Idda,
Decimoputzu (CA). Da: G. Lilliu (1982), pp. 121, 127. Al lato, spada tipo XIX con anello per dito (finger ring)
a.D. 1432. Da: R. E. Oakeshott (1969) tav. 20.

Anche diverse tipologie di spade in bronzo micenee, come quelle cornute (Horned
Swords) o come la ricostruzione proposta (fig. 90), del tipo 2b (Sandars G) rinvenuto ad Itaca,
presentano queste finte guardie. Un notevole aiuto sul modo con cui queste spade venissero
utilizzate ci viene dalliconografia micenea, purtroppo non sempre chiara e spesso di piccole
dimensioni, dove viene mostrato lutilizzo di questa tipologia di spade, praticamente quasi
sempre di punta.

131

Non giustificabile neanche per persone dalle mani molto piccole, considerando che laltezza media dei nuragici
nel periodo era intorno ai 160 cm per i maschi e 150 cm per le femmine, stato chiesto a giovani donne di
impugnare le repliche esatte delle armi, ma sebbene la dimensione delle loro mani fosse assai minuta, le stesse
avevano difficolt a trovare lesatto spazio nei limiti del solo manico.

88

Fig. 89: nella foto a sinistra limpronta di un sigillo da Micene, XVI secolo a.C. spadaccino leggero che
colpisce un fante pesante. Da: N. Grguric,(2010) p. 66. Al lato, manico di specchio davorio con scena di lotta
tra un uomo armato di NaueII e un grifone, da Enkomi, n 120. Da: P. C. Guida, (1973) tav. XXII. fig. 2. A
Destra, sigillo da Micene con scena di duello. Tav. I, fig. 3.

Considerato, inoltre, che le spade in bronzo sono meccanicamente inadatte nelle azioni che
prevedono il cosidetto incrosar (incrociare le lame) tipico della scherma medioevale secondo
quanto insegnato dai principali autori di questi antichi trattati; per armi precedenti alle
innovazioni metallurgiche del medioevo e quindi per spade in bronzo e per diversi secoli per
quelle forgiate con la metallurgia del ferro (come i gladii romani), le spade verranno utilizzate
principalmente per azioni offensive, limitando quelle difensive (parate) alluso combinato dello
scudo o di un altro oggetto sostitutivo (mantello, cappello, eccetera). Le parate e le azioni di
incrocio di spada contro spada, sono una conseguenza diretta delle maggiori capacit
meccaniche acquisite dalle armi grazie ai processi metallurgici raggiunti in tempi storici. Nelle
spade preistoriche e del periodo classico, probabilmente le azioni di parata venivano eseguite
solo in caso di estrema necessit, pena la perdita dellarma (o della mano che la reggeva);
ne consegue che una scorretta impostazione nel modo in cui si impugna larma, pu
determinare delle conclusioni errate, ed inficiare potenzialmente tutta la successiva
sperimentazione.

89

Fig. 90: nella foto in alto: spada tipo Sandars G2b, utilizzata con la hammerfist grip (sx) e con una presa
pi agevole per luso di punta (dx). Sotto il paragone con una spada medioevale, nella transizione verso spade
utilizzate principalmente di punta, come la striscia mostrata in basso.

6.8. Bastone e scudo


Uno dei principali aspetti osservati durante lutilizzo del bastone come sostitutivo della
spada, stato che l'arma determina la funzione. Se si utilizza un bastone, pur ritenendo di voler
simulare una spada, la tendenza comunque di usare loggetto come un randello. Vengono
utilizzate tutte quelle azioni che con una spada sarebbero impossibili (poich la spada
semplicemente si piegherebbe o si romperebbe); quindi viene privilegiata molto di meno la punta
per colpire lavversario ed i colpi pi utilizzati sono naturalmente molto pi forti di quanto
realmente richiederebbe lazione. Utilizzando un bastone vi la tendenza ad eliminare tutti i
colpi di taglio strisciando larma sullavversario (slicing), o si utilizza addirittura il bastone per
parare, eventualit che con unarma in bronzo doveva essere quanto mai rara (se non per estrema
difesa) Un dettaglio interessante stato notare come anche il bastone (no solo la spada), se si
utilizza lo scudo di rispetto allavversario, pu essere bloccato dalla forma appuntita
dellumbone. Addirittura in molti reperti dellet del Bronzo micenea, gli umboni presentano una
sorta di bottoncino in punta, utile per impedire alla lama avversaria di scivolare verso le gambe
(fig. 87, fig. 91).

90

Fig. 91: umboni per scudi greci (et del Bronzo), Dallalto in basso: a-b da Kerameikos, c da Skyros.
Da: A. M. Snodgrass (1964) p. 43, fig. 3. A destra, raffigurazione di due guerrieri dell820-830 d.C. (alto
medioevo), dal Salterio di Stuttgard, con scudi circolari dotati di umboni con bottoncino. Lutilizzo di
questo espediente potrebbe essere dettato dalle stesse caratteristiche dello scudo utilizzato (piccolo e
circolare). Da: P. Senac (2011) p. 14.

Un fatto decisamente negativo del bastone la sua scarsa capacit lesiva. Se il bastone non
riesce a colpire direttamente la testa, o una delle principali articolazioni dellavversario (gomito
armato o ginocchio) lo scontro difficilmente sar risolutivo. I colpi nelle zone muscolose o
coperte da adipe, se colpite, difficilmente subiranno ingenti danni o comunque traumi tali da far
terminare il combattimento (e da essere riscontrate nei resti antropologici). Nelle aree del corpo
protette da muscoli e grasso, sicuramente il bastone risulta pi performante se utilizzato di punta.
Ovviamente, se paragonato alla spada, ma anche alla ben pi povera ascia, il bastone risulta
decisamente molto meno lesivo e adatto ad uno scontro.

Fig. 92: traumi da bastone alle cosce e alle ginocchia, gambe protette da ricostruzioni di schinieri
nuragici in cuoio bollito, secondo le rappresentazioni iconografiche (bronzistica figurata, statue da Monti e
Prama). Tutti i colpi mostrati, sferrati utilizzando un bastone, non risultano invalidanti. Ben poche tracce
potranno essere rinvenute nei resti antropologici.

91

6.9. Ascia e scudo


Per quanto riguarda luso dellascia sono emersi diversi elementi pi vantaggiosi rispetto
alluso del semplice bastone. Grazie a dei simulatori di teste dascia in materiale morbido (cuoio
cucito in strati), stato possibile provare il combattimento tra due individui armati entrambi di
ascia, o con uno armato dascia e laltro di bastone. emerso subito che il combattente armato
dascia aveva qualche elemento in pi con cui fronteggiare lavversario. Questo per via della
forma ad L delloggetto che permetteva di agganciare lo scudo, agganciare larma avversaria,
il braccio, il collo o la gamba avanzata, e perfino colpire, grazie alla lunghezza della testa
dellascia, anche dietro lo scudo (da sotto e da sopra).
Fig. 93: simulazione di combattimento in
full-conctact. Con ascia e scudo. Notare la testa
dellascia, mentre scavalca la protezione dello
scudo e colpisce al volto lavversario
(schermidori: A. Atzeni, A. Fadda).

In base a questa evidenza sembra di osservare che lascia, pur essendo unarma semplice
e apparentemente povera doveva quasi sicuramente essere preferita al semplice bastone,
questo anche in accordo con chi manifesta forti dubbi sulla reale identit di quelli che
apparentemente sembrerebbero dei semplici bastoni impugnati dai bronzetti, essendo in realt
molto probabilmente delle ben pi usuali spade votive, decisamente pi adatte al contesto
sacro della rappresentazione, tuttavia realizzate in maniera affrettata e poco precisa.
6.10. Spada e scudo
Per quanto riguarda luso della spada, sono emerse le evidenti relazioni tra la lunghezza
dellarma, il suo peso, la modalit con cui si impugna e le caratteristiche meccaniche
delloggetto. Rispetto al semplice bastone i simulatori in plastica utilizzati avevano sicuramente
dei dettagli in pi che permettevano di utilizzare loggetto in maniera pi somigliante ad una
spada, privilegiando i colpi di punta (rapide stoccate) ma consentendo talvolta anche i tagli.

92

Fig. 94: a sinistra raffigurazione pittorica di guerriero miceneo, mentre subisce un colpo di taglio al
polso con una daga in bronzo. Da: P. Connoly (1986) p. 28, fig. 2. Al lato, pugnale miceneo in bronzo (periodo
tardo, datato al 1400-1100 a.C.) con evidente segno di bowing. Da: N. Gruguric (2005) p. 31.

Fig. 95: segno di molteplici bowing nel forte (vicino al ricasso) di una spada nuragica tipo Monte sa
Idda, rinvenuta nel complesso nuragico di S. Imbenia (Alghero) foto scattata alla mostra LIsola delle Torri
(Ago. 2014 Cagliari). Poich i segni sono troppo vicini allimpugnatura, difficile ritenere che siano la
conseguenza di unazione di taglio. Forse questi segni sono conseguenti al contrasto con uno scudo,
ipoteticamente con una bordatura metallica, forse strutturata in maniera simile a quella visibile in uno degli
scudi da Monti e Prama (Cabras), foto dal Museo Archeologico Nazionale di Cagliari.

La mancanza di guardia in tutte le spade dellet del Bronzo e del I Ferro, risultata
determinante per capire il modo con cui esporre larma. Non potendo utilizzare la spada n per
parare i colpi, n per bloccare la lama avversaria quando scivola verso la mano, luso della spada
si limitato a poche azioni in cui veniva praticamente sempre tenuta dietro la protezione dello
scudo, oppure tenendo la mano nascosta, o lontana dal pericolo di essere colpita.

93

Fig. 96: iconografie di epoca romana che mostrano fanti e gladiatori mentre si riparano con lo scudo,
tenendo la mano indietro, al sicuro, e larma rivolta in avanti pronta a scattare. In alto a sinistra, soldato
romano raffigurato in una metopa da Adamclisi (Romania). Al centro, gladiatore secutore, rilievo da Ephesus
(Turchia). A destra, due legionari romani, da Mainz, Landesmuseum Mainz (Germania). Da: J. C. N.
Coulston (2007) p. 36, fig. 10-11, p. 51, fig.14.

I colpi osservati pi frequentemente erano quelli preceduti da una punta, in genere tutti al
fianco sinistro. Si riscontrato anche che se la tecnica di chi utilizza lo scudo non perfetta, si
ricevono molto frequentemente colpi al ginocchio e alla coscia. Considerando il tipo di armatura
visibile nelliconografia nuragica, lecito presumere che la maggior parte dei traumi da
combattimento rinvenibili nei reperti umani dovranno essere localizzati (oltre che alla testa) nella
mano che regge larma (statisticamente a destra), sulle ossa delle gambe e sul fianco sinistro.
Uno dei principali problemi riguardo a questi traumi, tuttavia, pu essere la difficolt nel
rinvenire delle ferite che nella realt dei fatti potrebbero esser state molto pi diffuse e letali.
Pensiamo ad un colpo ricevuto alla coscia che recide larteria femorale, uccidendo per
dissanguamento, o ad una ferita che pu portare lindividuo alla morte per setticemia. evidente
che i traumi osservabili sulle ossa sono solo una minima parte di quelli realmente accaduti.

Fig. 97: azioni di parata con lo scudo. Lumbone conico ed appuntito permette di bloccare il bastone
dal scivolare verso le gambe, oppure di applicare pressione sotto lascella dellavversario, bloccando il
braccio armato (schermidori: M. Fenu, A. Scalas, A. Garau, A. Atzeni).

94

Capitolo 7. Trapanazioni craniche: chirurgia rituale o curettage?


Nel capitolo 2 e nel capitolo 4 abbiamo trattato di alcuni reperti ossei che presentavano
indubbiamente dei chiari esempi di trapanazioni craniche eseguite in vivo (cranio di Sisaia e
Cranio da Perdalba); oltre a questi due casi, per i quali vi sono altri elementi che fanno pensare a
dei fatti traumatici che hanno interessato lindividuo (forse rendendo necessaria la trapanazione)
elenchiamo alcuni dei pi noti casi di trapanazioni craniche finora rinvenute in Sardegna:

Cranio, individuo adulto, maschile () da Nuraxi Figus, Gonnesa (CA) 3700-3500


b.p. Con 4 fori, e 5 interventi di trapanazione. Conservato nel Museo delle
Collezioni Litiche Preistoriche, Dipartimento di Scienze Archeologiche e Storicoartistiche (C.I.M.A.S)132.

Calva. Seulo (Seulo M) (), 3500-1400 b.p. da una Domus de Janas. 3 fori
ellissoidali, lato sinistro. Conservata nel Museo Sardo di Antropologia ed
Etnografia del dipartimento di Antropologia di Monserrato (C.I.M.A.S.).133

Fig. 98: foto a sinistra: cranio da Nuraxi Figus, in norma frontale. Foto a destra: calva da Seulo in
norma superiore, con tre trapanazioni craniche.

Tombe 1-16 necropoli di Su Crucifissu Mannu, Alghero (SS). Tomba 16: 2


trapanazioni, 1800-1600 a.C134. (Museo G. A. Sanna, SS).

Taulera Alghero (SS), 1800-1600 a.C.135 (Museo G. A. Sanna, SS).

132

F. German (1995) pp. 151-156.


F. German (1995) pp. 140-150.
134
F. German (1995) pp. 121-126,129.
135
F. German (1995) pp. 127-130.
133

95

Scheletro Sisaia , Dorgali (NU), 1800-1600 a.C.136 (Museo G. Asproni, NU).

Cranio, Perdalba (), Sardara (CA), 1800-1600 a.C. Conservato nel Museo Sardo
di Antropologia ed Etnografia del dipartimento di Antropologia di Monserrato
(C.I.M.A.S.).137

Esemplari in D.d.J. La Crucca, (SS) datazione incerta.138

Crani (cr. 8, cr. 374), in D.d.J di Scaba e Arriu, Siddi (CA), XXIX-XXVII sec.
a.C. crani con segni traumatici ed interventi di trapanazione139.

Cranio femminile () +/- 20 y.o. (GTG 2011, Q C0 L2, 2), grotta Sa Omu de Tziu
Giuovanni Murgia, Nurallao, datazione non eseguita140.

Fig. 99: i tre crani rinvenuti nella grotta detta Sa Omu de Tziu Giuovanni Murgia. Al centro
lindividuo femminile con trapanazione cranica. Da: A. Figueiredo et al. (August 14 2012) p. 21, fig. 7. Al lato,
crani da Scaba e Arriu con lesioni sulle quali si intervenuti con trapanazioni craniche. Da: L. Lai, O.
Fonzo, R. Tykot, E. Goddard, D. Hollander (2011) p. 402, fig. 1.

Generalmente gli studiosi ipotizzano che le trapanazioni craniche venissero eseguite per
pi scopi: magici-religiosi (rituali), medici (esclusivamente curativi) e come conseguenza di
ferite violente alla testa141. Per il cranio di Sisaia stata dimostrata142 la pratica chirurgica come
conseguenza di un trauma, con molta probabilit conseguito in maniera violenta. Una delle
principali correnti di pensiero al riguardo ipotizza che la localizzazione dei traumi sia
conseguente allarea di impatto eseguita da individui (in generale) destrorsi, e che quindi sia una
chiara prova della loro natura. Tuttavia doveroso considerare che la maggior parte delle
trapanazioni sono state effettuate evitando le zone interessate dalle suture143, il che dimostra
136

F. German (1995) pp. 139-140, 144-148.


F. German (1995) pp. 128-130.
138
F. German (1995) p. 95.
139
L. Lai, O. Fonzo, R. H. Tykot, E. Goddard, D. Hollander (2011) p. 402, fig. 1.
140
A. Figueiredo et al. (August 14 2012) pp. 17-22.
141
P. Brenot, R. Riquet (1977) p. 9.
142
O. Baccheroni (2013).
143
O Baccheroni (2013).
137

96

(oltre ad una certa conoscenza dellanatomia del cranio) che potrebbe anche non trattarsi di
traumi da combattimento. Si veda il caso della grotta di Lu Maccioni, gi trattato nel testo, che
stato a lungo considerato come un esito di trapanazione cranica, mentre si tratta di una ferita
inferta in maniera violenta da un assalitore che ha (involontariamente) colpito proprio una sutura
cranica. Questo potrebbe essere un indizio importante relativamente alla volontariet delle
perforazioni (non come pratica medica conseguente a traumi), perch abbastanza evidente che
un colpo, quando viene inferto, mira genericamente alla testa, per cui le possibilit che potrebbe
colpire una sutura, o una zona libera da questa, sono paritarie. Un secondo punto, assai
importante nella questione, che le trapanazioni sembrano avere una certa diffusione
specialmente nel periodo prenuragico e agli inizi dellet del bronzo, per andare sempre pi
rarefacendosi come casistica durante il periodo nuragico, per il quale si ritrova un numero
sicuramente maggiore di individui palesemente feriti da armi. Un terzo punto riguarda il sesso,
maschile o femminile, degli individui trapanati; come hanno scritto J. Guilaine e J. Zammit 144
se si presume che le trapanazioni abbiano coinvolto soprattutto gli individui impegnati in
combattimento, allora anche le donne devono aver fatto parte del contingente disponibile
(traduzione mia). Un altro punto su cui si soffermano i due autori, il fatto che [] la
trapanazione era praticata su individui adulti, morti diversi anni dopo [] , con una
proporzione del 55% per gli individui trapanati di et giovanile, e del 45% per gli adulti; fatto
molto strano, considerando che questi erano pi portati a procurarsi ferite alla testa durante raid
presso gli insediamenti limitrofi o in situazioni di estrema difesa della comunit. Similmente alle
ricerche svolte in territorio francese per quanto riguarda gli studi statistici sulle trapanazioni, uno
studio simile andrebbe effettuato anche in Sardegna, regione tra le pi ricche di trapanazioni
craniche riferibili alla preistoria. I dati riguardanti il numero di individui di sesso maschile o
femminile trapanati, come la loro et, potranno fornire nuovi utili dati per linterpretazione del
problema.

144

J. Guilaine e J. Zammit (2001) p. 145

97

Conclusioni
Tra gli scopi della presente tesi, il primo era illustrare la numerosit di esempi riguardanti
episodi di violenza intraspecifica tra gli esseri umani. Come stato esposto, alcuni casi hanno
datazione antichissima, mentre gli esempi dati dalletologia delle scimmie antropomorfe hanno
confermato la natura violenta degli altri primati. Appare che la violenza in natura sia un fatto
naturale, ma non per questo accettabile. Probabilmente la guerra, o il generico pericolo di poter
essere uccisi da altri conspecifici, ha caratterizzato gran parte della preistoria delluomo. Non
sembra esserci stata eccezione per la Sardegna, con possibili evidenze gi nel neolitico, se non
prima. Il periodo nuragico non sembra fare eccezione, anche a causa dei mutamenti avvenuti a
seguito della scoperta dei primi metalli da cui ricavare armi pi resistenti. La ricerca di esempi
che evidenziassero luso di armi sui reperti osteologici di periodo nuragico ha evidenziato il
possibile utilizzo, da parte degli aggressori degli individui studiati, di presumibili armi povere
utilizzate quotidianamente, come asce o mazze. Ancora pi interessante levidenza circa
lutilizzo di armi pi specializzate per la guerra, come le spade; tuttavia non possibile dare una
risposta definitiva sul fatto che si trattassero di fenomeni violenti isolati (omicidi, agguati,
eccetera) oppure di duelli o azioni di guerra. Per poter affermare che la guerra fosse un
eventualit frequente nel periodo nuragico, sarebbero necessari dati numericamente validi per
effettuare unanalisi statistica, derivanti ad esempio da ritrovamenti in un contesto chiuso, come
potrebbe essere una sepoltura collettiva con molti individui, morti contemporaneamente in uno
stesso periodo temporale (il cosiddetto war layer). Dai reperti evidenziati possiamo intuire come
gli episodi violenti, in diversi periodi della preistoria sarda, siano il riflesso tangibile di tempi
tuttaltro che pacifici.
Le ricostruzioni delle modalit con cui sono stati subiti i traumi sui reperti nuragici non
sono sempre state possibili, vista la natura dei parziali rinvenimenti ossei, e per il fatto che
spesso si trattava di traumi sanati prima della morte dellindividuo. I test cutting eseguiti per
capire lentit dei danni provocati dalle armi, hanno delineato alcuni dei possibili segni
traumatici che si potranno rinvenire sui reperti osteologici, mentre i segni riscontrati sulle armi
hanno trovato dei paragoni calzanti con altri esempi di armi in bronzo, sia a livello locale (S.
Imbenia-Alghero) che continentale (Nord Italia, Gran Bretagna, Grecia). La sperimentazione
pratica riguardante lipotetico stile di combattimento deducibile dalle ricostruzioni sperimentali
dei manufatti, congiuntamente al tipo di traumi derivati dai cut-test, ha inoltre evidenziato in
quali aree corporee si dovrebbe focalizzare lattenzione dei ricercatori durante lo studio degli
individui traumatizzati. Per quanto riguarda le trapanazioni craniche, seppure queste siano spesso

98

strettamente associate a traumi alla testa, esse richiederanno maggiori indagini statistiche per
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