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Gregi Christi ministrantes

Studi di letteratura cristiana antica


in onore di Pietro Meloni
a cura di

Antonio Piras e Gian Franco Saba

university press

2013
PFTS University Press
Pontificia Facolt Teologica della Sardegna
Via Sanjust, 13
09129 Cagliari
isbn 978-88-98146-11-6

In copertina:
Pastor bonus, IV sec., Arles, Muse de lArles et de la Provence antiques
(rielaborazione)

Indice generale
9 Presentazione

Gian Franco Saba
12 Autori dei contributi
14 Bibliografia di Pietro Meloni

23 Il pastore, ministro della Parola e della carit.



Lesempio del vescovo Ambrogio

Enrico dal Covolo
39 A proposito dei temonarii nella costituzione 6,4,21

del Codice Teodosiano

Fanny Del Chicca
81 Le Enarrationes in psalmos 110-118 di Agostino:

questioni di critica testuale

Franco Gori
101 Nota sulla dimensione agostiniana di un vescovo del tardoantico

Vittorino Grossi
113 La controversia tra Cipriano e Stefano sul battesimo degli eretici.

Qualche riflessione

Daniele Madau
137 Aeterne rerum conditor.

Musica e poesia in 150 anni di edizioni e studi
(con excursus storiografico sugli inni santambrosiani)

Giampaolo Mele
163 Gregorio di Nazianzo e la rondine che non fa primavera

Cecilia Melis

187 Augustinus non breviatus.



Riflessioni su alcuni aspetti di originalit in Fulgenzio di Ruspe

Claudio Micaelli
207 Circolazione della cultura e scritti episcopali nel De viris illustribus

di Eusebio Girolamo: Antonii monachi vita

Giovanna Maria Pintus
221 Noi e lo Spirito Santo in At 5,29-32

Antonio Piras
233 San Giorgio vescovo di Suelli nella pi antica tradizione agiografica

Anna Maria Piredda

Noi e lo Spirito Santo in At 5,29-32


Antonio Piras

Pontificia Facolt Teologica della Sardegna

1. Il capitolo quinto degli Atti degli Apostoli, a partire dal v. 17, narra
dellarresto e dellincarceramento degli apostoli su intervento delle autorit
giudaiche in seguito alla loro attivit evangelizzatrice e taumaturgica. Liberati insperatamente durante la notte da un , che avrebbe
ordinato loro di recarsi al tempio a predicare, furono nuovamente arrestati
e tradotti dinanzi al sinedrio. Qui in risposta alle accuse del sommo sacerdote, che rinfacciava loro di aver trasgredito il divieto di insegnare e di far
ricadere sulle stesse autorit la responsabilit della morte di Ges, inserito
un breve discorso (5,29-32) pronunciato da Pietro anche a nome degli altri
apostoli ( ):
29Bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini. 30Il Dio dei nostri padri
ha risuscitato Ges, che voi avete ucciso appendendolo a una croce. 31Dio
lo ha innalzato alla sua destra come capo e salvatore, per dare a Israele conversione e perdono dei peccati. 32E di questi fatti siamo testimoni noi e lo
Spirito Santo, che Dio ha dato a quelli che gli obbediscono.

Se ci si attiene a questa traduzione, tratta dallultima versione ufficiale della


cei1 e sostanzialmente conforme a tutte le traduzioni moderne, a partire

1 Conferenza Episcopale Italiana, La sacra Bibbia, Citt del Vaticano 2008.

Gregi Christi ministrantes. Studi in onore di Pietro Meloni, Cagliari 2013, pp. 221-231.

da quella di Lutero2, lecito domandarsi che cosa intendesse esattamente Luca con lespressione di questi fatti siamo testimoni noi e lo Spirito
Santo. Una frase del genere, se fosse stata davvero pronunciata da Pietro,
sarebbe apparsa incomprensibile o perlomeno bizzarra ai membri del sinedrio, alla luce del genere delle e anche ammettendo che lautore
del testo, ponendo quel breve intervento in bocca a Pietro, avesse in mente
dei destinatari cristiani piuttosto che ebrei.
A tal riguardo non pare convincente la spiegazione di Robert W. Wall
che, dando per scontato labbinamento apostoli-Spirito nel senso della testimonianza, arriva a immaginare una provocazione di Pietro verso il sinedrio
che non possiede il dono dello Spirito e pertanto non pu capire il senso
delle sue parole3. Il senso doveva invece apparire chiarissimo alle generazioni cristiane successive, a quella di Ireneo prima e poi a quelle postcostantiniane (non a caso, come vedremo, la Vulgata concorda con le moderne
traduzioni), che, anche per ci che concerne questo passo, vedevano nel
binomio noi e lo Spirito Santo una sorta di legittimazione dallalto della
testimonianza degli apostoli. In At 5, fra laltro, lidea della testimonianza
cos abbinata non solo sarebbe precoce, ma forsanche fuori luogo, laddove
per esempio in Eb 2,3-4 appare storicamente pi comprensibile.
Una pi attenta analisi del testo greco ci consente peraltro di intravedere unaltra possibilit interpretativa:
. 30

31
[] . 32 (+ nonnulli codd.)
.
29

2 Cfr. Das Neue Testament unseres Herrn und Heilandes Iesu Christi nach der deutschen bersetzung
D. Martin Luthers, vierzehnte Auflage, Stuttgart 1901, p. 142: Man mu Gott mehr gehorchen denn den Menschen. Der Gott unserer Vter hat Jesus auferweckt, welchen ihr erwrgt habt
und an das Holz gehngt. Den hat Gott durch seine rechte Hand erhht zu einem Frsten und
Heiland, zu geben Israel Bue und Vergebung der Snden. Und wir sind seine Zeugen ber
diese Worte und der Heilige Geist, welchen Gott gegeben hat denen, die ihm gehorchen.
3 R.W. Wall, Acts, in The New Interpreters Bible, X, Nashville 2002, p. 107: More provocatively,
however, Peter may well be suggesting that without the gift of the Holy Spirit, the Sanhedrin
lacks the spiritual resources to understand the claims he has just made.

222

Antonio Piras

Cos la xxvii edizione del Nestle-Aland4. Va ricordato che la tradizione del


testo non presenta varianti significative, se si eccettua forse un che otto
codici documentano al v. 32 dopo 5. Non si pu invece non
osservare che e sono troppo distanti tra loro per
essere dei soggetti coordinati; se poi accogliamo il dopo , lo
stacco tra i due termini ancor pi netto.
2. Tutto ci fa pensare che lespressione
sia in realt un inciso allinterno del periodo e che pertanto non debba essere considerato un soggetto correlato al lontano , bens un terzo complemento oggetto, parallelo a
e , anchesso dipendente da :
. 30

31

32 ()
.
29

29Bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini. 30Il Dio dei nostri padri
ha risuscitato Ges, che voi avete ucciso appendendolo a una croce. 31Dio
lo ha innalzato alla sua destra come capo e salvatore, per dare a Israele conversione e perdono dei peccati 32e di questi fatti noi siamo testimoni e
lo Spirito Santo, che Dio ha dato a quelli che gli obbediscono.

Mentre la Vulgata geronimiana non si discosta dalle interpretazioni moderne, intendendo nos e spiritus sanctus come soggetti coordinati (et nos
sumus testes horum uerborum et spiritus sanctus etqs.)6, diversi rami della
Vetus Latina, compresa la testimonianza autorevole del codex Laudianus

4 Novum Testamentum Graece, post Eberhard et Erwin Nestle editione xxvii revisa communiter
ediderunt B. et K. Aland, J. Karavidopoulos, C.M. Martini, B.M. Metzger, Stuttgart 2007.
5 Cfr. R. Swanson, New Testament Greek Manuscripts. Variant Readings Arranged in Horizontal
Lines Against Codex Vaticanus. Acts, Sheffield-Pasadena (CA) 1998, pp. 81-83.
6 Per quanto sappia, tutti i commentari di Atti sono su questa linea: cfr. per es. F.F. Bruce, The
Book of the Acts, revised edition, Grand Rapids (Michigan) 1988, pp. 112-113.

Noi e lo Spirito Santo in At 5,29-32

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(e)7 e del codex Bezae Cantabrigiensis (d)8, sono sulla linea di quanto stiamo intravedendo, segno evidente che gi in et antica linterpretazione del
testo doveva apparire tuttaltro che univoca:
e: Hunc deus principem et saluatorem exaltauit dextra sua, dare poenitentiam
Israel et remissionem peccatorum, et nos sumus eius testes uerborum horum, et
spiritum autem sanctum, quem dedit deus oboedientibus sibi.
d: Hunc deus ducem et saluatorem exaltauit c<l>aritate sua, dare paenitentiam Israel et remissionem peccatorum in ipso, et nos ipsi testes sumus omnium
uerborum horum, et spiritum sanctum, quem dedit deus hiis qui obtemperant ei.

Un altro testimone latino pregeronimiano, il palinsesto di Fleury (h) 9,


documenta addirittura: et nos sumus eius testes uerborum horum et spiritus
sancti etc.; il genitivo spiritus sancti chiaramente ingiustificato, mancando

7 Oxford, Bodleian Library, Laudianus Gr. 35, sec. VI, codice bilingue vergato con tutta probabilit in Sardegna; sulla questione dibattuta dello scriptorium del manoscritto si veda ora M.
Orr, rec. a: A. Lai, Il codice Laudiano greco 35. Lidentit missionaria di un libro nellEuropa
altomedievale, Cargeghe/SS 2011, in Byzantinische Zeitschrift 105 (2012), pp. 860-862. Il
testo del Laudianus stato citato secondo ledizione di O.K. Walther, Codex Laudianus G 35. A
Re-Examination of the Manuscript: A Reproduction of the Text and an Accompanying Commentary,
Diss. University of St. Andrews, 1980, II, ff. 40r-v. Cfr. P. Sabatier, Bibliorum sacrorum Latinae
versiones antiquae seu Vetus Italica, III, Parisiis 1751, pp. 517-518. La variante nos sumus eius testes
uerborum horum corrisponde al testo greco parallelo: .
8 Cambridge, University Library, Nn. II 41, sec. V; cfr. F.H. Scrivener, Bezae Codex Cantabrigiensis, Cambridge 1864, p. 345. Le varianti del testo latino sono presenti anche nel testo
greco di questo codice bilingue: claritate corrisponde a ; in ipso a ; omnium
a . Di tali varianti la prima e lultima sembrano proprie di questo codice, mantre la
seconda comune anche ad altri manoscritti: cfr. Swanson, New Testament Greek Manuscripts
cit. p. 82; un testo affine si riscontra anche in Iren. lat. adv. haer. 3,12,5 hunc deus principem
et saluatorem exaltauit gloria sua, dare poenitentiam Israel et remissionem peccatorum, et nos in eo
testes sumus sermonum horum, et spiritus sanctus, quem dedit deus credentibus ei.
9 Paris, Bibliothque Nationale de France, Parisinus lat. 6400G, sec. V, edito da E.S. Buchanan,
The Four Gospels from the Codex Corbeiensis (ff or ff2 )... together with Fragments of the Catholic
Epistles, of the Acts and of the Apocalypse from the Fleury Palimpsest (h), Oxford 1907, pp. 111112: Hunc principem deus et saluatorem exaltauit gloria sua dare poenitentiam Israel et remissionem peccati in se, et nos quidem testes sumus omnium uerborum istorum et spiritus sancti quem
dedit deus eis quicumque crediderint in eum. Il codex Floriacensis datato al V secolo da B.M.
Metzger, The Early Versions of the New Testament, Oxford 1977, pp. 314-315; mentre preferiva
pensare al VII secolo C.R. Gregory, Textkritik des Neuen Testamentes, II, Leipzig 1902, p. 609.

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Antonio Piras

di una effettiva corrispondenza col greco10, ma comunque una riprova


del fatto che il sintagma noi e lo Spirito Santo inteso come soggetto della
frase era gi allora ritenuta improbabile.
A tale interpretazione non credo costituisca una difficolt la reduplicazione del verbo (... ), potendo facilmente spiegarsi
o come una ripresa del verbo dopo linciso o nel senso della promessa dello
Spirito come dono del Risorto che gli apostoli hanno gi ricevuto.
3. Le testimonianze patristiche non ci sono di grande aiuto, essendo rappresentate da un numero esiguo di testi, per di pi orientati secondo
unesegesi che sembra ormai tradizionale. Il testo pi antico forse costituito dallIreneo latino (adv. haer. 3,12,5), la cui datazione peraltro oggetto
di controversia e oscilla entro unampia forbice che va dal III al V secolo11;
in ogni caso, alla riflessione di Ireneo, mirante a costruire in funzione antignostica una teologia della tradizione apostolica, non poteva non far gioco unesegesi del passo lucano che mettesse in rilievo labbinamento degli
apostoli con lo Spirito e quindi una testimonianza da esso corroborata e
autorizzata.
Pi interessante, ancorch poco definito, invece un passo di Cirillo di
Gerusalemme, vissuto nella seconda met del IV secolo. Nella diciassettesima delle Catecheses ad inluminandos Cirillo, facendo riferimento ad At
5,32, parla pi appropriatamente dello Spirito non tanto come testimone
a latere degli apostoli, quanto piuttosto come dono dato da Dio a coloro
che gli obbediscono:
,

,
,
, ,
,
10 Cfr. Metzger, Early Versions cit., p. 314-315: The script [of the Fleury palimpsest] contains
many errors, and the rendering into Latin is often very free, although the Greek text followed
can usually be discerned.
11 Cfr. J. Quasten, Patrologia, trad. it. di N. Beghin, I, Casale Monferrato 1980, pp. 258-259.

Noi e lo Spirito Santo in At 5,29-32

225

.
,
.
I dodici apostoli, gettati di nuovo in prigione dai sommi sacerdoti per
aver predicato il Cristo, furono inaspettatamente liberati nottetempo da
un angelo; condotti dal tempio in tribunale, coraggiosamente biasimarono quanto era stato da loro detto riguardo al Cristo, aggiungendo anche
che Dio aveva dato lo Spirito Santo a coloro che gli obbediscono. Dopo
essere stati fustigati, se ne andarono con gioia senza smettere di insegnare
e di annunciare Cristo Ges. La grazia dello Spirito Santo ag non solo
nei dodici apostoli, ma anche nei figli primogeniti di questa chiesa allora
sterile etc.12.

In questo brano lo Spirito, pi che come testimone che garantisce la legittimit e lautenticit dellannuncio degli apostoli, presentato come dono
che infonde loro la parresia e il coraggio della predicazione a dispetto dei
divieti e delle minacce non solo verbali del sinedrio. E che il testo non
alluda a una testimonianza legittimata, ma piuttosto alla forza evangelizzatrice donata dallo Spirito trova conferma nel fatto che la sua azione stata
efficace non solo nei dodici apostoli, ma anche nei figli promogeniti di
quella Chiesa allora sterile.
Qualche anno pi tardi, Fausto di Riez, che pure cita At 5,31-32 secondo una versione affine alla Vulgata, vi aggiunge a commento una significativa osservazione:
Item cum dixissent apostoli de Iesu: Hunc deus principem et saluatorem
exaltauit dextera sua ad dandam paenitentiam in Israel in remissionem
peccatorum. Nos inquit sumus testes horum et spiritus sanctus, quem
dedit deus omnibus oboedientibus sibi. Intellege hic sub ordine trinitatis
non solum ad praedicandam, sed ad dandam paenitentiam a patre filium destinari et obtemperantibus spiritum sanctum, qui oboedientiam remuneretur,
infundi13.

12 Cyr. Hier. catech. 17,23-24 (pg 33,994-996).


13 Cfr. Faust. Reiens. spir. 1,10 p. 121 Engelbrecht (csel 21).

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Antonio Piras

Fausto invita ad interpretare il testo in chiave trinitaria e sottolinea che il


Padre ha inviato il Figlio per annunciare la conversione (ad praedicandam)
e donare il perdono (ad dandam paenitentiam), mentre invia lo Spirito
come premio della fedelt a Dio (qui oboedientiam remuneretur). Come
si vede, sono qui rappresentati tutti e tre i doni elargiti dal Padre, i primi
due attraverso il Figlio, il terzo attraverso lo Spirito che esso stesso dono.
Gli altri testi patristici che fanno riferimento esplicito al passo lucano,
per esempio Fulgenzio di Ruspe14, testimoniano ormai linterpretazione
comune che, circa due secoli dopo, appare come suggellata dalla Retractatio in Actus Apostolorum di Beda15. Ecco infatti come questi commenta il
passo biblico:
Et nos testes sumus horum uerborum et spiritus sanctus quem dedit deus
omnibus oboedientibus sibi. Nos sumus testes quia gloriam resurrectionis eius
uidimus [...]; testis est et spiritus sanctus quem deus omnibus in se credentibus
dedit quia, ut magnalia dei uobis licet resultantibus inuincibiliter praedicemus, ipse nos sua praesentia roborauit etqs.

Beda pone evidentemente in parallelo lazione degli apostoli e la forza dello


Spirito sul piano della sola testimonianza con una ripartizione della citazione biblica che cancella del tutto la presenza e quindi il senso dellinciso.
4. Il sintagma noi e lo Spirito Santo presente anche in At 15,28. Nella
lettera sinodale consegnata a Paolo, Barnaba, Giuda Barsabba e Sila le
raccomandazioni rivolte alla comunit cristiana di Antiochia di limitare
le prescrizioni tradizionali allastensione dalla carne delle vittime offerte
agli idoli o dalla carne e dal sangue di animali morti per soffocamento o
dai disordini sessuali vengono presentate come decisione degli apostoli e
dello Spirito Santo ( .). Qui il
sintagma, la cui solennit e autorit garantiranno una particolare fortuna
nella formularit dei documenti sinodali e conciliari dal IV secolo in poi16,
14 Cfr. Fulg. c. Fabian. frg. 29,168 p. 820 Fraipont (ccl 91a).
15 Beda retract. in Act. 5,24 p. 128 Laistner (ccl 121).
16 Cfr. per es. J.T. Bretzke, Consecrated Phrases. A Latin Theological Dictionary, Collegeville
(Minnesota) 20133, p. 181; si veda inoltre K.R. Hagenbach, A History of Christian Doctrines,
II, Edinburgh 1884, p. 21.

Noi e lo Spirito Santo in At 5,29-32

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ricorre in un contesto assolutamente diverso ed , si direbbe, al suo posto.


Qui tanto i destinatari quanto il genere letterario differente: ci si rivolge
espressamente a una comunit di cristiani e si tratta di una decisione collegiale, trasmessa per lettera, che ha i caratteri dellautorit apostolica, non
di una dichiarazione pronunciata dinanzi a un tribunale. Anzi, si potrebbe pensare che proprio At 15,28 abbia orientato lesegesi vulgata di 5,32,
analogamente a quanto avvenuto in alcuni manoscritti latini pregeronimiani17, e quindi nella versione gotica18, che attestano indebitamente la
menzione dello Spirito nel prologo del vangelo di Luca (1,3), utilizzando
quella che era ormai divenuta una familiar connection19 per rimarcare il
carattere ispirato, e quindi canonico, del vangelo lucano:
[ ]
.
b e q: placuit et mihi et spiritui sancto adsecuto a principio omnibus diligenter ex ordine tibi scribere.
got: galeikaida jah mis jah ahmin weihamma fram anastodeinai allaim
glaggwuba afarlaistjandin gahahjo us meljan.

Tornando ad At 5,32, ci sono altri elementi che sembrano confermare la


nostra lettura. I tre accusativi (, ,
) dipendenti dal verbo non a caso corrispondono ai tre doni
presenti, direttamente o indirettamente, nei discorsi di Ges risorto, ossia
conversione, perdono dei peccati, promessa dello Spirito. Ma c di pi. Se
mettiamo a confronto il nostro brano con Lc 24,45-49, troveremo impres-

17 Si tratta dei codici b (Verona, Biblioteca Capitolare, VI [6], sec. V) e q (Mnchen, Bayerische
Staatsbibliothek, Clm 6224, gi Frisingensis 24): cfr. A. Jlicher, Itala. Das Neue Testament in
altlateinischer berlieferung nach den Handschriften, III. Lucas-Evangelium, zweite verbesserte
Auflage, Berlin-New York 1976, p. 1. assai probabile che questi testimoni latini abbiano
seguito una Vorlage greca che documentava un testo conflato.
18 W. Streitberg, Die gotische Bibel, 7. Auflage mit einem Nachtrag von P. Scardigli, Heidelberg
2000, p. 85. Si ricorder che la versione di Vulfila anteriore alla Vulgata geronimiana e si basa
su un modello greco identificabile col testo bizantino nella sua forma pi antica, ci che la rende un testimone di rilievo per la filologia biblica: cfr. A. Piras, Manuale di gotico. Avviamento
alla lettura della versione gotica del Nuovo Testamento, Roma 2007, pp. 47-67.
19 Lespressione di Wall, Acts cit. p. 107.

228

Antonio Piras

sionante la vicinanza dei due testi: il breve intervento di Pietro di fronte al


sinedrio sembra seguire la falsariga del discorso di commiato di Ges che
Luca inserisce nella conclusione del suo vangelo, come se volesse instaurare
un collegamento esplicito fra i due testi. La raccomandazione di Ges agli
apostoli di restare a Gerusalemme finch non fossero rivestiti di potenza
dallalto (Lc 24,49) si concretizzer di l a poco nellarresto e nella testimonianza dinanzi al sinedrio. Ecco il testo di Lc 24,45-49:
46
, 47 .
48
. 49 []
.
45

Allora apr loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: Cos
sta scritto: il Cristo patir e risorger dai morti il terzo giorno, e nel suo
nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di queste cose voi siete testimoni. Ed
ecco, io mando sui di voi colui che il Padre mio ha promesso: ma voi restate
in citt, finch non siate rivestiti di potenza dallalto.

Le forti affinit tra i due passi sono evidenti, al punto che la loro disposizione sinottica rivela chiaramente la medesima struttura:
1. Annuncio della promessa dei doni
2. Primo dono: la conversione
3. Secondo dono: la remissione dei peccati
4. Destinatario: Israele / tutte le genti a partire da Gerusalemme
5. Inciso: il compito della testimonianza degli apostoli
6. Terzo dono: lo Spirito

Noi e lo Spirito Santo in At 5,29-32

229

At 5,31-32

Lc 24,47-49

1.

1.

2.

2.

3.

3.

4.

4.

5.

5.

6.

6.

Al di At corrisponde in Lc il ,
nel senso che lannuncio ha pur sempre per oggetto i doni del Risorto; la
e l , che in At sono coordinati tramite una
congiunzione copulativa, in Lc risultano collegati secondo un nesso finale,
ad esplicitare che la conversione ha come prospettiva il perdono dei peccati; la stessa conversione che in At appare destinata al solo Israele (ma
il contesto che lo richiede), nella visione universalistica di Lc destinata
a tutti le genti, a cominciare per da Gerusalemme, cio da Israele che ne
, almeno cronologicamente, il primo destinatario. Come terzo dono in
entrambi i brani indicato lo Spirito Santo, menzionato espressamente (
) o additato come promessa del padre (
). Ma ci che per il nostro assunto acquista maggiore importanza che il riferimento al compito della testimonianza degli apostoli
in entrambi i passi racchiuso entro un inciso che separa i due primi
doni, conversione e perdono, dal terzo, ossia il dono dello Spirito. Questo
compito espresso in At in prima persona ( infatti Pietro che parla:
), in Lc in seconda persona ( Ges
che parla agli apostoli: )20.
20 Sorprende laffermazione di H. Conzelmann, Die Apostelgeschichte, Tbingen 1963, p. 42:
Das Nebeneinander des Zeugnisses der Apostel und des Geistes wird durch 2,32ff. und Lc
24,48f. erklrt. Infatti, vero che i due passi devono essere messi in relazione, ma non nel senso
che dice lo studioso tedesco.

230

Antonio Piras

In conclusione, la locuzione noi e lo Spirito Santo, che nel contesto


di At 15,28 trova piena giustificazione21, divenuta ben presto, in virt
della sua efficacia espressiva e della sua pregnanza semantica, una sorta di
precomprensione e di stereotipo che ha finito per essere applicato non solo
come formula autoritativa ai documenti conciliari, ma anche come chiave
ermeneutica a quei passi come At 5,32 in cui a stento troverebbe una sua
ragion dessere22.

21 A conforto di questo passo si cita solitamente anche Gv 15,26-27: cfr. W.L. Lofthouse, The
Holy Spirit in the Acts and the Fourth Gospel, The Expository Times 52 (1941), pp. 334-336.
22 Ringrazio i colleghi Antonio Pinna e Rita Lai della Pontificia Facolt Teologica della Sardegna
per aver discusso con me alcuni aspetti di questa breve nota.

Noi e lo Spirito Santo in At 5,29-32

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