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Rasoio di Occam

Parte di una pagina di Ordinatio di Duns Scoto: Pluralitas non est ponenda sine necessitate, Non considerare la pluralit se non necessario.

Rasoio di Occam (Novacula Occami in latino) il nome con cui viene contraddistinto un principio metodologico espresso nel XIV
secolo dal filosofo e frate francescano inglese William of Ockham, noto in italiano come Guglielmo di Occam.
Tale principio, ritenuto alla base del pensiero scientifico moderno[1], nella sua forma pi immediata suggerisce l'inutilit di formulare pi
ipotesi di quelle che siano strettamente necessarie per spiegare un dato fenomeno quando quelle iniziali siano sufficienti.

Descrizione
La metafora del rasoio concretizza l'idea che sia opportuno, dal punto di vista metodologico, eliminare con tagli di lama e mediante
approssimazioni successive le ipotesi pi complicate.
In questo senso il principio pu essere formulato come segue:
Aparitdifattorilaspiegazionepisemplicedapreferire
(GuglielmodiOccam)
In altri termini, non vi motivo alcuno per complicare ci che semplice. All'interno di un ragionamento o di una dimostrazione vanno
invece ricercate la semplicit e la sinteticit.
Ci significa che tra le varie spiegazioni possibili di un evento bisogna accettare quella pi "semplice", intesa non nel senso di quella
pi "ingenua" o di quella che spontaneamente affiora alla mente, ma quella cio che appare ragionevolmente vera senza ricercare
un'inutile complicazione aggiungendovi degli elementi causali ulteriori. Questo anche in base a un altro principio, elementare, di
economia di pensiero: se si pu spiegare un dato fenomeno senza supporre l'esistenza di un qualche ente, corretto farlo, in quanto
ragionevole scegliere, tra varie soluzioni, la pi semplice e plausibile.

Esempi
Un esempio classico di applicazione del principio pu essere la questione riguardante la generazione dell'universo:
1.

da un lato si pu ipotizzare un universo eterno, o generato da s o per motivi sconosciuti;

2.

dall'altro, un universo generato da una divinit, la quale a sua volta eterna, o generata da s o per motivi sconosciuti.

In questo senso, la prima versione non postula enti inutili (la divinit), ed quindi preferibile. Si tende a definire la teoria del Rasoio di
Occam come la scelta pi semplice.
Occam non imponeva di scegliere il complesso di ipotesi di numero minore n suggeriva che esso sarebbe stato quello pi vicino alla
verit ma che se le ipotesi formulate bastavano a spiegare il fatto non si doveva inutilmente complicare ma accettare la semplicit della
spiegazione.
stato infatti osservato come da un punto di vista storico generalmente le teorie "pi semplici" hanno superato un numero maggiore di
verifiche rispetto a quelle "pi complicate", con un insieme maggiore di ipotesi. [2]

L'utilizzo del principio al tema dell'esistenza di Dio


C' chi sostiene che, in base a un utilizzo particolare dei principi di ragionamento indotti dal rasoio di Occam, sia inutile introdurre
un Dio per spiegare l'esistenza del mondo.[5][6]Infatti, alla domanda "Chi ha creato il mondo?", i credenti dei principali
monoteismi[7] rispondono che "Il mondo stato creato da Dio", ma non essendoci per sua stessa definizione nulla di pi potente di
questo dio e quindi nulla che possa averlo creato, ne consegue che Dio, a differenza del mondo, sempre esistito. Ma a questo punto,
se possibile che questo qualcosa sia sempre esistito, perch non anche il mondo? La risposta alla domanda iniziale "Il mondo stato
creato da Dio, il quale sempre esistito" si semplifica quindi in "Il mondo sempre esistito". In altri termini superfluo (e quindi,
secondo il rasoio di Occam, sbagliato in senso metodologico) introdurre Dio per spiegare l'esistenza del mondo. Altri (come Kant) hanno

per obiettato la riduttivit della tesi, nel senso che la spiegazione corretta della realt non necessariamente la pi semplice, quella
cio che non ha bisogno di ipotizzare l'esistenza di Dio.[6] [8]
Esemplificativo della posizione di Kant qui esposta l'aneddoto che ha come protagonisti Laplace e Napoleone. Quando Laplace
present la prima edizione della sua opera "Exposition du systme du monde" (1796) a Napoleone, questi osserv: "Cittadino, ho letto il
vostro libro e non capisco come non abbiate dato spazio all'azione del Creatore". A queste parole Laplace replic seccamente: [9]
CittadinoPrimoConsole,nonhoavutobisognodiquestaipotesi.
D'altra parte, un credente, oppure uno scettico, potrebbe aggiungere che una spiegazione per definizione un'affermazione di un
principio o di una causa, ritenuta necessaria per rendersi conto della esistenza di una determinatezza, che da sola non soddisfa i
requisiti di una evidenza (di una risposta a un "perch c'"). Se si assume il mondo come spiegazione dello stesso, nel senso che il
mondo deve avere una sua causa (ad esempio Dio), nulla vieta di poter spiegare l'esistenza del mondo senza ricercare la sua causa:
mettendo in opera cio il "rasoio di Occam" e tagliando la causa (Dio). E non manca chi sostiene, come Emanuele Severino, che tutte le
cose non hanno causa, ma sono eterne ed quindi insensato andare alla ricerca di una causa prima che riguardi l'esistenza del mondo.
Tuttavia luso della metodologia di Occam, ovvero del cos detto rasoio, sovente viene utilizzata in maniera impropria e, nella
fattispecie, viene ritenuta inapplicabile alla causa della determinazione dellesistenza di Dio. Infatti semplificare laffermazione "Il mondo
stato creato da Dio, il quale sempre esistito" in "Il mondo sempre esistito" appare chiaramente strumentale in quanto noto come
lassunto Il mondo sempre esistito non corrisponda a reale verit.
Occam affronta diversamente e risolve brillantemente la questione dellesistenza di Dio e non lo fa attraverso lutilizzo delle categorie di
ragionamenti che la critica, semplificando eccessivamente il pensiero del filosofo, identifica nel "rasoio".
Secondo quanto esposto nelle sue due opere "Summa totiuslogicae" ed in "Expositio aurea super artem veterem", egli illustra come la
realt sia eminentemente individuale e nessun universale esista fuori dell'anima; n le "idee" di Platone, n l'aristotelico e tomistico quod
quid est (essenza identificata come fondamento oggettivo dei processi astrattivi), n le scotistiche formalitates; l'universale solo nel
soggetto conoscente, operazione di classificazione degli individuali. Nella realt individuale non v' distinzione di essenza ed esistenza,
distinzione reale tra gli accidenti e la sostanza, essendo i primi modi di concepire la sostanza, e cos per le relazioni che sono quindi
oggetto della logica, non della metafisica. Questa concezione della realt e questo modo d'intendere il processo conoscitivo hanno le
loro corrispondenze nella teologia: quindi non viene meno il concetto di Dio ma decade il valore delle tradizionali prove della sua
esistenza; neppure il principio di casualit pu essere utilizzato nella prova dell'esistenza di Dio, non essendo possibile escludere un
regresso all'infinito. Secondo Occam, Dio solo oggetto di fede.