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Entero-Rappresentazione: confronto tra un campione di pazienti ricoverati e un gruppo di controllo.

Nista Erika e Lucci Giuliana*


*Fondazione Santa Lucia IRCCS, Roma, Italia

ABSTRACT
I concetti di schema corporeo (relativo alla localizzazione del corpo nello spazio) e di immagine
corporea (che include le componenti soggettive cognitivo-affettive delle rappresentazioni
corporee) non sono nuovi, da anni hanno fatto la loro comparsa sulla scena delle Neuroscienze. In
breve, le ricerche neuroscientifiche hanno evidenziato la possibilit di rappresentare il nostro corpo
sia in relazione al mondo nel quale ci muoviamo e agiamo, sia in riferimento al nostro mondo
interiore, fatto di nozioni, credenze ed emozioni. Normalmente loggetto di questi studi di
rappresentazione corporea il corpo esterno. Ad oggi, per, nessuno si occupato di indagare il
versante interiore della rappresentazione corporea, di come, cio, le persone si rappresentano il
proprio corpo interiore, specie nel contesto di malattie organiche il cui bersaglio , appunto, il corpo
interno. In questo lavoro stata indagata la rappresentazione del corpo interiore in pazienti affetti da
varie patologie organiche e in un gruppo di soggetti di controllo. I dati raccolti lasciano ipotizzare
che la rappresentazione corporea interna debba essere indagata come fenomeno di processi impliciti
altrimenti difficili da valutare.
The concepts of body schema (concernig the location of the body in space) and body image
(which include the subjective and cognitive-affective components of the corporeal representations)
are not new, these concepts for years have made their appearance in neuroscience. In a short time,
the neuroscentific research have shown the ability to represent our body in relation to the world in
which we move and act and referring to our inner world made of notions, beliefs and emotions.
Usually the object of these corporeal representation studies is the "external" body. To date,
however, no one has worked on investigating the inner side of the corporeal representation , that is
how people represent their inner body especially in the context of organic disease whose target is, in
fact, the inner body. In this work it was investigated the representation of the inner body in patients
suffering from various organic diseases and in a control group. The collected data allow to assume

that the internal representation of the body should be investigated as a phenomenon of implicit
processes that are difficult to evaluate.

Parole chiave: Enterocezione; Rappresentazione corporea; Immagine corporea; Insula;


Consapevolezza enterocettiva.

Introduzione
Lenterocezione la percezione dei segnali provenienti dal corpo interno. Essa si contrappone alla
pi generale esterocezione, che , invece, la percezione dei segnali che provengono dal mondo
esterno e che stimolano i cosiddetti cinque sensi. In generale, solo i segnali che superano una
certa soglia di intensit (che cambia dinamicamente da momento a momento) raggiungono la
consapevolezza. Normalmente, se un segnale interno diventa consapevole, lo fa per segnalare che
qualcosa ha alterato lo stato di omeostasi (i.e., lequilibrio dellambiente somatico interno) e che
bisogna intervenire per ristabilirla. La consapevolezza enterocettiva , quindi, un bastione al processo
omeostatico. Da un punto di vista neurofunzionale, la corteccia enterocettiva rappresentata da una
struttura filogeneticamente antica, lInsula, che, grazie alle sue ricche connessioni con la corteccia
cingolata anteriore, con lamigdala, con lipotalamo e con la corteccia orbito-frontale, viene considerata
sensu latu la sede della consapevolezza del S (Craig, 2002). Nello specifico, la porzione anteriore

dellInsula rappresenta il substrato della consapevolezza enterocettiva. LInsula anche


massivamente coinvolta nellelaborazione delle emozioni (in particolar modo nellemozione del
disgusto; Olausson e coll.,2002). Il coinvolgimento della corteccia insulare nellelaborazione
dellemozioni non sorprendente, se si pensa che la perdita dellequilibrio omeostatico pu essere
una vera minaccia alla sopravvivenza dellindividuo e deve essere, quindi, trattata con lurgenza che
solo le emozioni sanno conferire al nostro agire.
Nellambito degli studi che le Neuroscienze hanno dedicato alla rappresentazione corporea, due
sono i concetti chiave, cio quelli di schema corporeo e di immagine corporea, che condividono la
possibilit di rappresentare la totalit e la complessit del corpo umano. Mentre il primo un
articolato schema percettivo legato alla localizzazione spaziale dello corpo rispetto al mondo
esterno e al rapporto spaziale tra le parti che lo compongono, la seconda ha una natura pi
soggettiva e include le componenti cognitivo-affettive delle rappresentazioni corporee.

Il corpo, cos come lo abbiamo sintetizzato fin qui, un prodotto multi-sensoriale, immerso in
almeno due ambienti, quello esterno e quello interno, e il rapporto tra il corpo come vissuto nel
mondo interno quello esterno bidirezionale: da un lato, gli stati interni sono esternalizzati, in
genere sotto forma di espressioni emotive, e possono, cos, essere sperimentati tramite
lesterocezione; dallaltro, gli stimoli ambientali, specie quelli emotivi, sono interiorizzati ed
esperiti tramite lenterocezione. importante rilevare lintreccio che esiste tra entero- ed esterocezione, specie in vista dello studio della psicopatologia. Ricerche recenti hanno dimostrato che
soggetti con alterazione della capacit enterocettiva presentano disturbi della percezione della
propria immagine corporea (de Vignemont, 2010), dimostrando la mutua influenza tra mondo
esterno e mondo interno nellaccezione del corpo.
proprio dalla psicopatologia che proviene lo spunto per questo lavoro, e nello specifico
dallosservazione che in disturbi come lipocondria, unalterazione dello stato emotivo, (i.e.,
unelevata ansia di malattia) possa alterare la percezione dei segnali interni.
Questo studio si propone di esplorare come la condizione reale di malattia, quindi non il solo
timore, possa influenzare la consapevolezza enterocettiva e il modo in cui il malato si rappresenta
il proprio corpo interno.
Lipotesi da cui questo lavoro si muove che la malattia incida sulla rappresentazione interna del
corpo, creando nello specifico un bias rappresentazionale in senso di iper-rappresentazione del
corpo interno. In breve, ci si aspetta che le persone con una patologia cronica rappresentino i propri
organi di dimensioni maggiori rispetto a persone che non hanno alcuna patologia.

METODO
Partecipanti
Il campione composto da 44 soggetti sani (36 donne, et 19-45 aa ) non affetti da alcuna patologia
organica, n psichiatrica, e da 42 pazienti ricoverati presso lAzienda Ospedaliera Universitaria
OO. RR. Ospedali Riuniti di Foggia, (27 uomini, et 25-59 aa; di cui 20 reclutati nel reparto di
Nefrologia, 20 nel reparto di Gastroenterologia e 2 in quello di Cardiologia), anche loro non affetti
da alcuna patologia psichiatrica.

Strumenti
Il compito sperimentale, chiamato compito di auto-attribuzione enterocettiva, prevedeva la
somministrazione di 11 immagini di organi interni del corpo umano (i.e. cervello, cuore, fegato,

intestino, milza, pancreas, polmoni, reni, stomaco, trachea, vescica) presentate insieme alla sagoma
di una testa, che aveva funzione di riferimento (per il cervello stata usata la sagoma di un piede).
Lintervallo intertrial (il tempo intercorso tra lemissione della risposta da parte del soggetto e la
presentazione dello stimolo successivo) era di 1500 ms e consisteva in una schermata bianca con al
centro un punto di fissazione. La presentazione dei singoli stimoli durava fino allemissione di una
risposta da parte dei partecipanti. Gli organi sono tutti rappresentati in 3 diverse dimensioni, nello
specifico nella dimensione normale (100%); ridotta (80%) e ingrandita (120%) (Vedi allegato
Figura.1). Ai soggetti, cui era chiesto di immaginarsi come se fossero di fronte ad uno specchio,
stati chiesto di premere il tasto P della tastiera qualora avessero reputato che lorgano mostrato
rappresentasse il proprio in termini di dimensioni, e il tasto Q, in caso contrario.
Per ogni soggetto sono stati automaticamente raccolti i tempi di reazione (TR) e il numero di autoattribuzioni per ogni organo e per tutte le dimensioni, trasformate in percentuale (%-scelta).
Successivamente, nella prospettiva di misurare la consapevolezza enterocettiva di ogni partecipante,
tutti i soggetti sono stati sottoposti allHeartbeat Count Task (HB), un compito di rilevazione del
battito cardiaco, ampiamente utilizzato per valutare la consapevolezza enterocettiva (Schandry,
1981). In questo compito al soggetto viene richiesto di contare i propri battiti cardiaci in quattro
diversi intervalli temporali (i.e., 100 s, 45 s, 35 s e 25 s) randomizzati per ogni partecipante. In
contemporanea i battiti reali del soggetto vengono monitorati attraverso un cardiofrequenzimetro.
(PowerLab 26T, AD Instruments, UK) Laccuratezza enterocettiva viene calcolata secondo la
formula
(1 ([Frequenza oggettiva frequenza soggettiva]/frequenza oggettiva)

Al termine della sessione sperimentale, si proceduto con la somministrazione di due questionari,


lAnxiety Sensibility Index (ASI; Reiss, Peterson, Gursky, e McNally 1986) e lHealth Anxiety
Inventory (HAI; Salkovskis P.M., Rimes K.A., Warwick K.C.M. e Clark D.M. 2002), tesi
rispettivamente ad indagare la sensibilit dei soggetti ai sintomi ed alle sensazioni dansia, e la
sensibilit per la salute e la propensione allipocondria. Ai soli pazienti ricoverati, stata
somministrata anche la versione italiana del McGill Pain Questionnaire (MPQ, Melzack, 1975,
versione italiana di Maiani e Sanavio 1985), per verificare quanto leventuale presenza di un vissuto
di dolore, correlato alla condizione di malattia, possa incidere sulle consapevolezza e
rappresentazione enterocettiva.

Considerando che questo lavoro sperimentale tratta della rappresentazione del corpo interno e
apparendo plausibile linfluenza delle dimensioni reali del corpo su tale rappresentazione, per ogni
soggetto, una volta raccolti il peso e laltezza, stato calcolato lindice di massa corporea (Body
Mass Index- BMI, secondo la formula BMI = Peso (kg) / (Altezza (m)2).

Analisi dei dati


Riguardo al compito sperimentale, la prestazione dei due Gruppi (Sani vs. Pazienti), sia in termini
di TR che di %-scelta, stata confrontata mediante ANOVA a misure ripetute, in cui la dimensione
dorgano (80% vs. 100% vs. 120%) stata trattata come misura ripetuta.
Per verificare quanto i TR e le %-scelta raccolti medianti il compito sperimentale potessero essere
correlati alla consapevolezza enterocettiva, queste due misure sono state correlate al punteggio
ottenuto dai singoli soggetti nellHB mediante correlazione di Pearson. Infine, per verificare se i TR
e le %-scelta potessero essere correlate a fattori come la grandezza del proprio soma (misurato
attraverso il BMI); la presenza di tratti ipocondriaci (misurata mediante lASI) e la presenza di ansia
per la propria salute (misurata mediante lHAI), si proceduto con la correlazione tra queste
variabili e i TR e la %-scelta dei soggetti dei singoli gruppi mediante correlazione di Pearson.

Risultati
Dallanalisi

della

varianza

della

variabile

%-choice

risulta

significativa

linterazione

Dimensione*Gruppo (F2,162=3.35; p=04). Nello specifico risulta che i soggetti Sani si attribuiscano
pi frequentemente organi di dimensioni normali, pi raramente organi di dimensioni ridotte, e
molto raramente organi di dimensioni ingrandite. I Pazienti si comportano in maniera analoga,
eccetto che per gli organi Piccoli. Pi precisamente la percentuale di autoattribuzione degli organi
di dimensione ridotta significativamente inferiore nei Pazienti (media=21%; p<0.000) rispetto ai
Sani (media=53%). In altre parole, la maggior frequenza di scelta sia dei soggetti sani che dei
pazienti riguarda gli organi di dimensioni normali (Vedi allegato Grafico.1).
Dallanalisi della varianza della variabile TR non risulta nulla di significativo.
Dalle diverse analisi di correlazione di Pearson, lunica che risulta significativa e positiva quella
nel gruppo dei Sani tra i punteggi dellHAI e %-scelta degli organi ridotti (r = .4; Vedi allegato
Figura.2), che non si riscontra, invece nei Pazienti. In altre parole, nei soggetti Sani, maggiore
lansia di malattia, pi frequente lautoattribuzione di organi di piccole dimensioni.

DISCUSSIONE
I dati riportati in questo lavoro possono essere sintetizzati in due punti principali: a. nei soggetti non
affetti da alcuna malattia organica esiste una relazione tra il timore di ammalarsi e lautoattribuirsi
organi piccoli. In altre parole, in termini di rappresentazione di organi interni la vulnerabilit
soggettivamente percepita alle malattie si traduce in una rappresentazione degli organi interni come
ridotti in grandezza; b. il bias ritrovato nei soggetti sani sembra essere in qualche modo corretto
dalla malattia reale, come dimostrano i dati sui pazienti ospedalizzati. Infatti, al di l del fatto che la
scelta pi frequente sia per i sani che per i pazienti rivolta agli organi di dimensione normale, resta
comunque una grossa percentuale di scelta di organi grandi e piccoli. Se si trattasse di un effetto
casuale, la %-scelta di organi grandi e piccoli dovrebbe distribuirsi equamente tra organi grandi e
piccoli, oltre che con lo stesso andamento nei due gruppi sperimentali. Questo non accade,
lasciando aperta lipotesi che le frequenze di scelta di organi di dimensioni alterate possano
nascondere un bias rappresentazionale del corpo interno. Nello specifico sembra che esista un bias
di rappresentazione del corpo interno dei soggetti sani che va nella direzione di una iporappresentazione. Questa ipo-rappresentazione risulta essere correlata al timore di ammalarsi, cos
come stato misurato dallHAI, per cui maggiore il timore di ammalarsi dei soggetti, maggiore la
frequenza con cui questi si attribuiscono organi di dimensioni ridotte. Noi abbiamo ipotizzato che,
essendo lansia di malattia una misura della vulnerabilit percepita dal soggetto, la iporappresentazione degli organi interni sia proprio la rappresentazione di questa vulnerabilit. Se
questa ipotesi fosse vera, il compito qui presentato di autoattribuzione di organi interni, potrebbe
diventare una misura implicita dellansia di malattia, da utilizzare in ambito clinico.
Dato interessante quello per cui sembra che la malattia sia in grado di intervenire su questo bias,
cancellandolo. Questultimo dato contrario alle aspettative degli autori. Infatti, in linea con il dato
di letteratura per il quale lattenzione soggettiva verso una parte del corpo fa percepire quella parte
pi grande di quanto sia nella realt (Longo e Sadibolova, 2013), ci aspettavamo che, essendo i
pazienti ospedalizzati obbligati dal proprio stato di malati a prestare attenzione al proprio corpo
interno, i soggetti ospedalizzati presentassero un bias di iper-rappresentazione. Lipotesi che noi
facciamo che questo effetto ci sia, ma che nello specifico porti come risultato la correzione del
bias che si riscontra nei soggetti sani.
Il nostro corpo si manifesta a noi stessi contrassegnato da una fondamentale duplicit: da una parte
troviamo il corpo assimilato ad ogni altro oggetto intenzionale, che come questi si offre alla nostra

percezione solo. Dallaltra parte, il corpo come soggetto, il corpo che noi stessi siamo e viviamo
dallinterno e che, pur fungendo da sfondo unitario e continuo della nostra esperienza, si sottrae
per lo pi alla nostra consapevolezza diretta.
Il corpo soggettivo un sistema unitario e integrato di percezioni sensoriali, propriocettive,
cinestesiche e affettive, oltre che di credenze personali. In quanto tale, esso costituisce il
palcoscenico sul quale vengono messe in scena, tra laltro, paure e credenze, che non
necessariamente superano la soglia della coscienza soggettiva, ma che, nonostante questo, sono in
grado di guidare implicitamente il nostro agire.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

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