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“E’ prima massima nei provvedimenti reclamati dal bene generale il fare scelta dei migliori: sia pel

minore dispendio che


importino, come pel maggiore profitto che recano”.

Esortazione dell’Imperial Regia Delegazione della Provincia di Treviso al Commissario Distrettuale di Motta, 17 ottobre 1835.
(Archivio storico comunale di Motta di Livenza, vol. II, b.11, fasc.6)
Bruno Stefanat

L’OSPEDALE DI MOTTA DI LIVENZA


DALL’ANTICO HOSPEDAL DI BORGO DEGLI ANGELI
ALL’OSPEDALE RIABILITATIVO DI ALTA SPECIALIZZAZIONE

Con una comunicazione di Luigi Zanin

Ospedale Riabilitativo di Alta Specializzazione - Motta di Livenza 2008


SOMMARIO

Prefazioni pag. 5
Introduzione pag. 9
Le origini. Epidemie e lazzaretti pag. 13
Antichi ospedali e metodi di cura nel Veneto Orientale pag. 18
L’hospedal di Borgo degli Angeli. Primo esempio di sperimentazione pubblico-privata? pag. 22
Dal secondo periodo napoleonico al Regno sabaudo pag. 27
L’invasione austroungarica pag. 31
La morte di Italo Svevo pag. 38
L’alluvione del 1966 pag. 43
Nasce l’Ospedale Riabilitativo di Alta Specializzazione pag. 45
Appendice pag. 53
Bibliografia pag. 71
PREFAZIONI

La tradizione di eccellenza ospedaliera del Veneto ha integrante dell’attuale progetto di governo. Ben vengano,
origini antiche, infatti, ospedali come quello di Motta di quindi, le iniziative culturali che mirano a valorizzare la
Livenza, risalente al XV secolo, hanno attraversato epoche storia della nostra sanità, rafforzando e rivitalizzando
anche oscure senza mai venir meno ai doveri di assistenza l’identità di un popolo forte, laborioso, buono e solidale.
e di solidarietà nei confronti della popolazione. Nel caso di Intendo, infine, ricordare come l’odierno Ospedale Riabilitativo
Motta, ma non solo, la religiosità popolare e la vicinanza di di Alta Specializzazione di Motta di Livenza sia un fiore
un celebre e amato santuario mariano, edificato nel primo all’occhiello della sanità veneta, esempio paradigmatico
‘500 con la supervisione del minorita veneziano Francesco della funzionalità e delle potenzialità dello strumento della
Zorzi - una delle massime personalità culturali dell’epoca sperimentazione gestionale pubblico-privata, e come, quindi,
- hanno certamente contribuito a sollevare dalla malattia e abbia degnamente raccolto l’eredità degli antichi hospitali
dalla povertà generazioni di nostri concittadini. veneti.
La Regione del Veneto si onora oggi di continuare quest’opera
meritoria, coniugando le moderne tecnologie medico-scientifiche Giancarlo Galan
con quel progetto di umanizzazione in medicina che è parte Presidente della Regione del Veneto

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La storia degli ospedali nel nostro territorio, trova le sue ori- no. Un modello in cui l’Ospedale di Motta di Livenza, nella
gini nella umanità che scaturì in secoli lontani quando la condivisione di origini culturali comuni, si contraddistingue
cultura della carità propria della religione, influì sul mondo oggi per una propria tipicità in cui si fondono la connotazio-
laico facendo della solidarietà un imperativo sociale. Nel ter- ne del forte legame con il territorio e la realizzazione di un
ritorio dell’Azienda Ulss 9 l’Ospedale di Motta, insieme a modello di sperimentazione gestionale della Regione Veneto,
quello di Treviso, ci ricordano l’origine medievale della nostra grazie al quale si è affermato come polo riabilitativo ad alta
rete assistenziale e ci tramandano un’eredità ininterrotta nei specializzazione.
secoli di impegno sanitario, in cui i traguardi clinici, i nomi Tra i Mottensi, da sempre non è raro sentir indicare il no-
di personaggi e le applicazioni scientifiche appaiono aspetti socomio come “il nostro ospedale”. Si usa quel pronome che
univoci di un grande quadro che è la storia dell’attenzione non vuole essere possessivo ma indicativo di una storia, di una
per la Persona. appartenenza territoriale, di una condivisione sociale, di una
Una storia che non ci consente di ripercorrere solo l’evoluzio- partecipazione alle prospettive. Un’anticipazione ed un’effi-
ne dell’agire del medico nella quotidianità della cura, ma – in cace sintesi dello slogan scelto dall’Azienda Ulss 9 per le sue
una infinità di rapporti intercorrenti – attraversa tutta la no- campagne comunicative: “La salute costruiamola insieme”.
stra società, il suo modo di organizzarsi, la sua aspirazione
alla salvaguardia di un bene universale che è stata il motore dr. Claudio Dario
di quello che oggi viene chiamato il modello sanitario trevigia- Direttore Generale Azienda Ulss 9

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Mi sembra innanzitutto doveroso ringraziare la Direzione sanità nazionale. Siamo perciò fieri che questa struttura,
dell’Ospedale Riabilitativo di Alta Specializzazione per proiettata a buon diritto in una dimensione tecnico-sanitaria
una iniziativa che ha prodotto non soltanto una valida avanzata e globale, continui degnamente l’antica tradizione
testimonianza sulle antiche istituzioni ospedaliere venete e di solidarietà e di assistenza ai poveri e agli infermi dei
sulla medicina del passato, ma un contributo importante per la mottensi: un’assistenza che non è mai mancata, anche nei
stessa storia della Città di Motta, che si intreccia strettamente momenti tragici della nostra storia passata e recente, grazie a
-e da molti secoli- con quella del suo ospedale. E’ davvero una nobile gara di generosità tra le più importanti famiglie di
significativo che l’antico hospedal di Borgo degli Angeli nasca Motta. Voglio inoltre ricordare, ringraziandoli idealmente,
nel 1567 per una iniziativa della Comunità, che affida alla i molti medici e chirurghi originari della nostra Città che
Confraternita di Santa Maria e San Nicolò l’incarico di hanno raggiunto vertici mondiali di professionalità e di fama
costruirlo e poi gestirlo: una tradizione che continua oggi scientifica, secondo una tradizione secolare davvero unica; così
nell’attiva partecipazione del Comune alla formula societaria come sono certo che tutti i nostri concittadini sono grati e
dell’Ospedale Riabilitativo di Alta Specializzazione, erede riconoscenti a quanti operano oggi nell’Ospedale Riabilitativo,
del vecchio Ospedale Civile Comunale. L’attuale nosocomio garantendo servizi medici e clinici di eccellenza.
riabilitativo, oltre a essere uno tra i pochi esempi in Italia
di ideale sperimentazione pubblico-privata, è un vanto e un Paolo Speranzon
punto di riferimento per la Città, per la Regione e per l’intera Sindaco di Motta di Livenza

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Eccellenza delle cure e delle tecnologie, della professionalità te” che ci affiancano con serietà e dedizione: l’Associazione
medica e delle risorse umane; umanizzazione; presa in carico Amici del Cuore di Egidio Bianco, insostituibile nell’attività
totale del malato, tanto nella fase di ricovero che in quelle pre di informazione e prevenzione sul territorio e collettore della
e post-dimissione: sono gli obiettivi che mi prefissai nel 2003, “beneficenza” dei mottensi, mai venuta meno, ieri a sostegno
quando accettai la difficile sfida di dar vita all’Ospedale Ria- di poveri e infermi, oggi per l’acquisto di tecnologie clinico-
bilitativo di Alta Specializzazione. Leggendo questo libro, ospedaliere avanzate; e la onlus CentroPrua di Rodolfo Dal-
ho trovato sorprendenti analogie tra questi principi e l’antica la Mora, che attraverso l’iniziativa “Sportello senza barrie-
tradizione ospedaliera di Motta di Livenza: lascio al let- re” ci permette di offrire assistenza per l’eliminazione delle
tore il piacere e la sorpresa di rilevarle, ma non posso non barriere architettoniche non solo a pazienti ed ex-pazienti del
sottolineare che qui, nel 1567, nasceva un hospedal per ini- nostro ospedale, ma a tutti i cittadini.
ziativa del “pubblico” (la Comunità), che ne affidava la ge- Dedico questo libro ai dipendenti e collaboratori dell’Ospeda-
stione economica e pratica a un “privato”, nella fattispecie la le, passati e presenti: è soprattutto grazie a loro che quello che
locale confraternita dei Battuti. In altri termini, è quello che sembrava poco più di un sogno è diventato realtà.
succede oggi grazie all’agile strumento della sperimentazione
pubblico-privata, che ci ha consentito, insieme alla fiducia ac- Alberto Prandin
cordataci dalla Regione Veneto, di raggiungere in pochi anni Direttore generale Ospedale Riabilitativo
traguardi impensabili nel campo della riabilitazione. Voglio di Alta Specializzazione
ricordare con gratitudine alcune delle moderne “confraterni-

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INTRODUZIONE anziani, abbastanza sani all’apparenza, che vengono a prestare
opera caritatevole agli ammalati. Le loro mani tremano, ma fanno
Immaginiamo uno stanzone affollato di letti e giacigli, con ammalati quel che possono, per lo più suggeriscono giaculatorie e parole
distesi e inerti, avvolti in fasciature approssimative, oppure seduti, di conforto, a volte riescono a far sorridere con qualche facezia
la testa e le spalle appoggiate a cuscini di fortuna, o, ancora, in dialettale. Sono vecchi indigenti, raccolti “allo stremo della miseria”
piedi lungo le pareti imbiancate a calce, sostenuti da rudimentali e ospitati nel luogo di dolore insieme ai bambini che giocano tra
stampelle. Predominano i lamenti, le invocazioni e le preghiere gli ammalati, gli “innocenti Esposti” provenienti dalle ruote dei
ad alta voce, ma anche le grida di bambini che fanno irruzioni conventi o dalla pubblica strada. E’ il quadro complessivo di
improvvise, inseguendosi e giocando tra i cumuli di stracci. Gli una umanità misera, ma “umana”, priva o quasi di speranze, ma
ammalati più fortunati sono assistiti dai familiari, povera gente solidale, che condivide i frutti della carità e la fede religiosa, magari
dall’aspetto non molto più sano dei ricoverati; essi somministrano la superstizione e, sempre, la rassegnazione.
loro un poco di latte portato da casa o appoggiano pezzuole Si è cercato, con qualche licenza storico-letteraria, di descrivere
imbevute d’acqua sulla fronte dei febbricitanti. Gli altri devono un ospedale come doveva presentarsi dal medioevo sino al XIX
aspettare che qualche fratello della congregazione religiosa, avvolto secolo, quando le scoperte scientifiche, soprattutto quelle in materia
in una tunica bianca che ha sul petto le insegne rosse e blu con il di igiene, rivoluzionarono l’assetto dei nosocomi, che iniziarono
flagello dei Battuti, si prenda finalmente cura di loro. I lamenti si così ad assumere l’aspetto odierno. La differenza fondamentale
moltiplicano e le braccia si alzano nell’invocazione quando appare degli antichi “pii ospedali” con gli ospedali pubblici quali furono
un medico, anch’egli avvolto in una lunga tunica, ma nera, il volto concepiti dalla fine dell’800 è nella tipologia dell’assistenza, affidata
celato dietro una maschera con un lunghissimo becco. Ciascuno sin dagli inizi ai “volontari” delle Confraternite, e quindi connotata
invoca attenzione per sé, ma il medico, seguito dal cirologo o chirurgo profondamente dalla pietà e dalla devozione religiosa, ed anzi, quasi
e dagli assistenti che portano i libri e gli strumenti del mestiere, si confusa con esse. Un comune sentimento di solidarietà umana
dirige risoluto verso il priore dell’Ospedale, seduto a un tavolino imponeva agli abitanti di un villaggio o di una città, ai membri di
all’estremità dello stanzone. Questi si inchina rispettosamente una corporazione o di una confraternita, di soccorrere il vicino nato
e indica un malato. Chirurgo e allievi predispongono intorno o divenuto infirmus et debilis. Nella Summa theologica dell’arcivescovo
al letto di costui un paravento di stoffa bianca, dietro il quale Antonino da Firenze (1389-1459), trattato di teologia morale di
prendono posto al seguito del magister. All’improvviso è silenzio, notevole successo che dedica ampio spazio ai “bisogni” della
o quasi. I bambini che arrivano di corsa dagli ingressi della stanza popolazione più debole, si sancisce l’obbligo di soccorrere i poveri
vengono prontamente afferrati sulla soglia e respinti. Passa un destinando loro l’eccedenza dei beni posseduti. Inoltre, si propone
tempo lunghissimo, finché dal paravento si leva un grido lacerante. una specializzazione degli ospedali e si delineano le caratteristiche
Stavolta non si sente davvero volare una mosca, e anche i malati peculiari di chi deve dedicarsi agli ammalati: anzitutto la pazienza
che rantolano vengono tacitati con una mano sulla bocca da chi e la bontà, quindi l’accoglienza amorosa, caratterizzata, sì, dalla
li assiste. Finalmente il medico esce con sussiego, in un fruscio somministrazione del cibo e dei medicinali necessari, ma anche
dell’ampia veste il cui colore scuro mimetizza le macchie di sangue. dall’attenzione ai bisogni spirituali. Con un principio laico ante
Rivolto al priore scuote il lungo becco orizzontalmente, oppure litteram, Antonino afferma che la gestione di tali ospedali può
in senso verticale. Il priore si inchina di nuovo e, a seconda dei essere affidata indifferentemente a religiosi o secolari, e che questi
casi, ordina a qualcuno dei suoi di portare via il cadavere, oppure ultimi possono farlo senza che vi sia bisogno del permesso del
di soccorrere il sopravvissuto portandogli dell’acqua fresca e delle vescovo.
bende pulite. L’ala della morte è ora passata e lo stanzone riassume Si può essere tentati di dire che proprio il vacillare dei dogmi
il consueto aspetto di dolorosa normalità. Vi sono anche degli della fede, unitamente al progredire della scienza, ha trasformato

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dall’illuminismo in avanti l’assistenza sanitaria in una professione locali del convento, soppresso e confiscato nel secondo periodo
sociale diffusa, con indubbi vantaggi per gli ammalati. Ciò napoleonico e riacquistato nel 1832 da padre Vincenzo Volpi –un
nonostante, molti ricordano con gratitudine le suore ospedaliere, frate che negli anni del Regno d’Italia napoleonico aveva vissuto
oggi pressoché scomparse dall’assistenza pubblica, che hanno insieme ad alcuni confratelli “in un luogo di fortuna”2 vestito da
rappresentato sino a pochi anni fa questa tradizionale sintesi prete secolare-, furono sede dell’“Ospitale per i poveri di Motta”,
tra professionalità sanitaria e fede religiosa. L’aspetto fideistico- divenuto Ospedale civile cittadino a partire dal 1866.
religioso e la speranza nella guarigione affidata al soprannaturale In questa ricerca non siamo stati supportati da una esauriente
non si possono sottovalutare neppure oggi, e costituiscono un documentazione del passato: eventi naturali e bellici, primi fra
aspetto psicologico di cui occorre tener conto. tutti l’alluvione che nel 1966 colpì duramente Motta e dintorni
L’ospedale di Motta di Livenza, la cui attuale struttura edilizia e l’invasione austriaca del 1918, non hanno risparmiato archivi e
prende avvio nel 1911, rappresenta un paradigma di questo biblioteche, pubblici e privati. Pertanto è impossibile ricostruire
binomio salute-religione, sorgendo accanto alla Basilica della una storia cronologicamente organica dell’ospedale. Ci auguriamo
Madonna dei Miracoli, costruita subito dopo l’apparizione della che nel futuro gli archivi ospedalieri siano opportunamente
Vergine al contadino mottense Giovanni Cigana nel 1509 (FOTO conservati quali testimonianza della sofferenza degli uomini e delle
N.1 e N.2). Il nosocomio territoriale è sempre stato, in qualche comunità, della solidarietà e del controllo sociale, dell’evolversi di
modo, strettamente connesso alla Basilica dei Frati Minori, e cure e terapie, ed anche quale ausilio insostituibile per la storia
generazioni di cittadini di Motta e dei dintorni hanno affidato della medicina e per la stessa medicina del futuro3.
alla Madonna le proprie speranze e le proprie paure di fronte agli
eventi estremi della vita. All’interno del convento esisteva, come
in tutti i monasteri, un’infermeria, destinata alla cura dei religiosi,
ma anche dei poveri e dei viandanti1. Inoltre, per molti anni i

Note
1
Se ne parla in un resoconto della “teribile Montana” (alluvione) che colpì Motta nel novembre 1785, conservato tra le carte delle “Scuole
(confraternite) di Motta” presso l’Archivio di Stato di Treviso.
2
Damiano Meda, La Madonna dei Miracoli nella sua origine, nella storia e nella pietà, Motta di Livenza 1985, p. 257.
3
Cfr. “Archivi ospedalieri tra passato e presente”, 7 dicembre 1993, Ca’ Foncello, Treviso. Con interventi di Claudio Dario, Pietro Ferracin, Bianca
Lanfranchi Strina, Giovanni Pesiri e altri, nell’ambito della IX Settimana per i Beni culturali e ambientali.
Afferma Nelli-Elena Vanzan Marchini: “Molti ospedali delle nostre città storiche possiedono documentazione molto antica il più delle volte relativa
a lasciti ottenuti dagli antichi ospedali nei quali l’esercizio dell’assistenza e della carità cristiana era permesso da lasciti ed elargizioni. Questi fondi
antichi individuati come “preziosi” vengono talvolta passati agli Archivi di stato affinché li restaurino, li conservino e ne permettano la consultazione
agli studiosi. L’operazione è senz’altro meritoria, però l’ottica complessiva che costringe ad operare tali frantumazioni nella memoria degli ospedali
deve cambiare. A livello regionale si dovrebbe cominciare a rapportarsi con gli archivi ospedalieri come a patrimoni che vanno organizzati e
salvaguardati nella loro totalità, perché le cartelle cliniche richiedono consultazione e conservazione come le mappe antiche…negli archivi ospedalieri
è scritta la storia della sofferenza degli uomini e delle comunità, la storia della solidarietà e del controllo sociale, la storia delle cure. …Vi sarà poi
tanta differenza tra un lascito testamentario del XVI secolo e il macchinario terapeutico donato nel XX secolo da una banca? Non testimoniano
entrambi l’esercizio della solidarietà?...E’ emblematico il fatto che le amministrazioni ottocentesche degli ospedali si premurassero nei loro statuti di
conservate la strumentazione medica, affidandola al chirurgo primario in quanto la memoria era considerata una componente fondamentale anche
per una scienza medica proiettata verso il futuro, ma non per questo disposta a dimenticare il passato…uno dei più preziosi strumentari italiani ci è
giunto solo grazie all’amore antiquario dell’economo dell’ospedale.”

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1) La basilica della Madonna dei Miracoli in una cartolina del 1907.

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2) La basilica oggi.

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LE ORIGINI. EPIDEMIE E LAZZARETTI secolo e gli inizi del XIV sorse una fitta rete di piccoli ospizi gestiti,
in particolare, dalle confraternite dei Battuti o Disciplinati. Ancor
Le istituzioni ospedaliere trovano lontana origine nell’opera delle oggi l’Ospedale di Ca’ Foncello a Treviso è intitolato a Santa Maria
prime comunità cristiane a favore dei fratelli, come luogo di dei Battuti (FOTO N.3).
assistenza (xenodochia) per coloro che si trovavano in viaggio o in A Motta di Livenza, terra di confine con il Patriarcato di Aquileia,
stato di necessità. Nel Veneto i primi luoghi di ricovero documentati che rimase nell’orbita delle turbolente signorie della Marca
risalgono all’Alto Medioevo, nell’ambito dei conventi benedettini trevigiana -le quali, a seconda dell’opportunità, si schieravano
-nei quali si trovava quasi sempre un infirmitorium-, coadiuvati con la Repubblica di Venezia o con i suoi nemici friulani-, fino
poi da quelli degli Ordini cavallereschi, primi fra tutti Templari e a quando entrò a far parte definitivamente della Serenissima nel
Giovanniti. Lo scopo principale era quello di assistere i poveri: la 1388, fu fondata l’8 settembre 1448 la Scuola (confraternita)
piaga della povertà si può definire senz’altro la più grave e diffusa di Santa Maria Annunziata e San Nicolò o dei Battuti. Mentre
malattia dei secoli passati, e occorre precisare che il concetto sull’antico Ospedale di Santa Maria dei Battuti di Treviso,
attuale di povertà è piuttosto differente da quello originario. fondato nel 1261, esiste una ricca documentazione in buona parte
Lo stesso detto latino homo sine pecunia imago mortis si riferisce pubblicata1 e conservata presso l’Archivio di Stato di Treviso,
probabilmente a chi, non avendo di che sostentarsi, è facile preda oltre che presso il Centro studi per la storia delle campagne
di ogni sorta di malattie e destinato inevitabilmente alla morte. Se venete (CESCAVE) di Ca’ Tron, non sappiamo con certezza se
oggi, infatti, definiamo povertà soprattutto la mancanza di beni a Motta sia stato subito creato un ricovero ospedaliero diverso
di proprietà, nel passato i pauperes erano l’innumerevole schiera di dal lazzaretto, destinato ad accogliere le vittime delle epidemie,
quanti vagavano per le città e per le campagne alla perenne ricerca ma si può presumere che la congregazione nacque con gli scopi
di cibo e di un rifugio. Secondo il cronista fiorentino Giovanni tradizionali delle analoghe istituzioni, le quali nelle vicine San Vito
Villani, verso il 1330 a Firenze vi erano 17000 uomini, donne al Tagliamento, Portogruaro, Pordenone, Sacile, amministravano
e bambini che vivevano di elemosina, corrispondenti a oltre il da tempo degli ospedali. Nel 1474 il vescovo di Ceneda Nicolò
20% della popolazione, e non dissimile era la situazione nel resto Trevisan visitò a Motta la chiesa di Santa Maria “in qua fundata est
d’Italia, compresa Venezia, che alla fine del Medioevo contava schola batutorum”, ma nella relazione che accompagnava sempre
150000 abitanti. Forse peggiore la situazione nelle campagne, queste visite pastorali2 non si accenna alla presenza di un ospedale.
dove la sopravvivenza della popolazione era costantemente Quel che è certo è che nel 1567, quando inizia la costruzione di
minacciata dalle guerre e dalle carestie. Le congregazioni religiose, un ospedale nel Borgo degli Angeli, ed anche oltre, continua ad
capillarmente diffuse, erano le istituzioni di beneficenza deputate esistere un hospedal vechio -del quale nelle carte non si specifica mai
alla gestione degli hospitalia: nel Veneto orientale tra la fine del XIII la localizzazione- che abbisogna di restauri3 (FOTO N.4).

Note
1
Cfr. per tutti: Giovanni Netto, Vicende dell’Ospedale di Treviso nel ‘300, Treviso, 1965, e: Nel Trecento a Treviso. Vita cittadina vista nell’attività della “scuola”
Santa Maria dei Battuti e del suo ospedale, Treviso, 1976, e il recente Le terre dell’Ospedale di Santa Maria dei Battuti di Francesca Pastro, Treviso 2003. Anche
questo ospedale fungeva da orfanotrofio e ospizio per vecchi e “donzelle da maritar”.
2
Presso l’Archivio storico della Diocesi di Vittorio Veneto (“Archivio Vecchio”) si conservano le relazioni delle visite pastorali pre e post-tridentine
effettuate a Motta, ma in esse non viene mai citato l’ospedale.
3
Nel libro spese della Scuola conservato presso l’Archivio storico parrocchiale di Motta si legge che il 22 marzo 1579 furono date Lire 10 “al muraro,
che si fe bianchezzar l’hospedal vechio”. Di questo ospedale si sa soltanto che nel 1510 era amministrato dal priore Bortolamio Catelan di Giovanni
(Damiano Meda, op. cit. p. 257).

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3) L’ospedale di Santa Maria dei Battuti di Treviso, oggi sede dell’Uni-
versità. Incisione ottocentesca. 4) L’hospedal di Borgo degli Angeli nel disegno del 1600

5) Lo stemma dei Battuti sul frontespizio del catastico del 1600.

6) Le case di proprietà della confraternita.


Sulle facciate campeggia lo stemma con il flagello.

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La spiritualità dei Battuti consisteva nell’immedesimazione con il Diversa era la funzione e tipologia del lazzaretto, destinato ad
sacrificio di Cristo, ed era simboleggiata dal flagello che compare accogliere lebbrosi e malati infettivi durante le frequenti epidemie
nelle loro insegne4(FOTO n.5). Le congregazioni si sostentavano o a far trascorrere la quarantena a coloro che giungevano da luoghi
con i fondi destinati alla beneficenza, in particolare dai mercanti -diremmo oggi- “a rischio”. Nel 1182, la Repubblica di Venezia
e da quanti sentivano la necessità di redimersi dai peccati. Nei decideva di destinare al ricovero dei lebbrosi l’Ospedale di San
“libri segreti” delle compagnie commerciali esisteva quasi sempre Leone, costruito su un’isola della laguna. In ossequio al culto che
un “conto di Messer Domineddio” che consentiva di conciliare i prescriveva come protettore dei lebbrosi il Lazzaro dei Vangeli
profitti con i principi religiosi; anche nei libri mastri della Scuola risuscitato dal sepolcro, isola e ospedale cambiarono nome e
di Motta, ricchi di dettagli su entrate e uscite, sono registrate sino assunsero quello di San Lazzaro (da cui, appunto, il termine
alla fine del XVIII le prove che i fondi, frutto della carità privata, lazzaretto). Nella primavera del 1528, aggiungendosi a una terribile
non mancavano. Alcuni disegni del 1600 presenti nel Catastico de carestia che aveva spinto migliaia di contadini famelici a rifugiarsi a
tutti li beni della veneranda Scuola di Santa Maria e San Nicolò della Motta Venezia dalla terraferma, sopraggiunsero la peste e il tifo (“mal di
conservato presso l’Archivio di Treviso testimoniano il cospicuo petecchie”), e per parecchi mesi si registrarono migliaia di decessi6.
patrimonio immobiliare della confraternita5 (FOTO n.6) -che La Repubblica cercò di correre ai ripari, ma obbligò i mendicanti
donò persino il terreno su cui sorse il santuario della Madonna dei a ricoverarsi negli ospedali, che in questo modo divennero vere e
Miracoli-, e si nota chiaramente che gli edifici di proprietà erano proprie fabbriche della morte. Anche a Motta c’era un lazzaretto,
contrassegnati dallo stemma dei Battuti. Ma com’era progettato gestito sempre dalla congregazione di Santa Maria e San Nicolò:
un antico ospedale? Sicuramente l’infirmarium, cioè lo spazio nel 1580 si stanziano fondi per la “Fabrica di un capitello nel
dedicato ai malati, comprendeva, oltre a un’ampia sala di degenza, lazzaretto posto nelle Campagnole”7; le località Campagnole,
una stanza per clisteri e salassi –rimedi universali che spesso Moletto e Le Cerche, decentrate lungo la Postumia, sono di
riducevano il paziente in condizioni più gravi di quelle iniziali- origine medioevale, com’è probabile fosse il lazzaretto. Nella città
e un locale con armarium che fungeva da archivio e farmacia. liventina si presero molti provvedimenti contro la peste: nel 1478
Non mancava all’esterno un orto per la coltivazione di piante la Comunità pose delle sentinelle che sorvegliassero di giorno i
medicinali, base di ogni terapia. Il numero dei ricoverati era di ponti su Livenza e Monticano, impedendo l’accesso ad eventuali
solito fisso ed il paziente, una volta accolto, rimaneva nell’ospedale “untori”, e chiudessero di notte le porte cittadine; l’anno seguente
fino alla morte: il ricovero temporaneo non esisteva. Sugli ospedali si impose ai contagiati di bruciare tutte le loro masserizie e di
medioevali in generale e su quelli del Veneto Orientale rinviamo andare a risiedere in casolari fuori città, a spese del Comune, ma a
alla comunicazione di Luigi Zanin riportata in appendice (doc.1). patto che, qualora fossero sopravvissuti, le avrebbero rimborsate;
4
Lo stemma dei Battuti di Motta è simile a quello di Ca’ Foncello di Treviso, riconosciuto nel R.D. 12/3/1936 in base alla vigente normativa
araldica: “stemma d’argento al flagello posto in palo manicato di rosso, avente nella parte inferiore due catenelle di nero, affiancate dalle lettere S e
M sormontate da accento circonflesso, il tutto di nero”, dove le lettere stanno per “Sancta Maria”.
5
Catastico fatto per me, Costantin Cortelotto pertegador pubblico di Oderzo ad instanzia del Sig. Zuanne Lonà e del Sig. Zanmaria Padoan suo successor Gastaldi della
Veneranda Confraternita della Scola del Protettor Ms. San Nicolò della Motta de tutte le sue case in la Motta, et terre pradi ecc.
6
Nel Veneto le più grandi epidemie di peste si registrarono negli anni 1348, 1477, 1485/87, 1528, 1576 e 1629/31 (di manzoniana memoria).
Quest’ultima a Motta non fu particolarmente violenta, come ricorda una tavoletta votiva di ringraziamento alla Beata Vergine del Carmine presente
nel Duomo di San Nicolò (FOTO n.7-8-9).
7
Dal Libro dei conti della congregazione, in Archivio storico parrocchiale di Motta. Si tratta probabilmente dello stesso capitello per il quale nel
1578 la Comunità aveva stanziato 10 ducati, e che doveva ricordare “i molti cadaveri sepolti al tempo della peste”. Lepido Rocco, Motta di Livenza e
i suoi dintorni, Treviso, 1897, p.103.

15
7)

8 e 9) Due lasciapassare rilasciati in tempo di peste


da giurisdizioni feudali.

16
nel 1525 si inviò una supplica al Doge per ottenere un’esenzione Archivio comunale le “Relazioni, comparse e decreti in materia
fiscale, dal momento che si erano sostenute molte spese a causa di Sanità” e racconta che erano ricchi di descrizioni di sintomi
del “flagello della peste, che avea colpite e condotte a morte molte di malattie, diagnosi, cure e referti di esami necroscopici. In
persone”; nello stesso anno si deliberò di ricostruire in pietra la appendice riportiamo quello che riguarda un illustre personaggio
chiesa di San Rocco, protettore degli appestati, che era fatta “di che trovò casualmente la morte a Motta nel 1765: l’arcivescovo
tavole”. Fu durante le epidemie che la Comunità iniziò a nominare di Udine Bartolomeo Gradenigo, mentre era in viaggio da
due provveditori che eseguissero scrupolosamente le direttive del Venezia al capoluogo friulano (appendice doc. 2). A un certo punto
Magistrato veneziano alla Sanità. A partire dal 1600 la carica venne il lazzaretto fu dismesso e in altre occasioni pare fosse la basilica
istituzionalizzata: i provveditori cittadini alla sanità dovevano in della Madonna dei Miracoli a fungere da temporaneo ricovero per
particolare stilare precisi referti nei casi di morte improvvisa, ma i malati epidemici8, così come in altri periodi fu trasformata in
anche segnalare le malattie del bestiame e prendere gli opportuni ospedale militare (FOTO n. 10). Secondo Rocco si usava anche, in
provvedimenti. Rocco ebbe modo di consultare nel poi disperso caso di necessità, requisire due case private contigue alla basilica.

10) la basilica trasformata in ospedale militare austrungarico fino al presbiterio.


8
“E’da ritenersi che la chiesa [della Madonna dei Miracoli] fosse internamente dipinta da buona mano, perciocché dalla paziente opera d’alcuni di que’
padri col cancellare della sovrapposta imbianchitura forse distesa quando il convento servì di lazzaretto, in occasione d’una pestilenza)…”. Alvise
Semenzi, Treviso e la sua Provincia, Treviso, 1864, p.244.

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Un episodio emblematico. Dopo il 1832, quando padre Vincenzo si arena e da una lettera dell’Imperial-Regia Delegazione alla
Volpi acquistò dal demanio austriaco i locali del soppresso Deputazione Comunale di Motta del 26 giugno 1836 si desume
convento francescano, che più tardi divenne sede dell’ospedale che, nonostante il Gini abbia abbassato il prezzo a 2800 lire, ancora
civile comunale di Motta -e tale rimase fino al 1911-, a fronte nulla è stato deciso. Mancano riscontri successivi, ma è certo che
dell’epidemia di colera che nel 1835-36 dilagò nel Lombardo- la vicenda non ebbe alcun seguito, anche perché nel frattempo
Veneto l’Arciduca-Vicerè Ranieri d’Asburgo ordinò di istituire l’epidemia era cessata9. Così Motta per avere un proprio ospedale
“Spedali appositi pei cholerosi” da “stabilirsi nelle diverse Città e civile dovette aspettare molti anni. Fortunatamente per i cittadini,
luoghi più popolosi”. Quando l’ordine arrivò a Motta il Consiglio il padre Volpi e i suoi confratelli continuavano a prestare opera
comunale, riunitosi il 15 ottobre 1835, deliberò di acquistare da caritatevole, oltre che spirituale, nel convento, con l’appoggio
Antonio Gini -anch’egli consigliere, ma, come precisa il verbale finanziario di molti benefattori.
conservato in quel che resta dell’Archivio storico comunale,
assente alla seduta- “la casa detta Miotto di di lui ragione posta in
vicinanza di questo Convento dei Minori Osservanti per disporla ANTICHI OSPEDALI E METODI DI CURA
urgentemente ad uso d’ospizio dei cholerosi”. Il prezzo pattuito
era di 3200 lire austriache; inoltre, si chiarisce che “questo locale NEL VENETO ORIENTALE
una volta che sia cessato ogni sospetto di cholera sarà convertito ad
uso di Ospitale Civile…qual Ospitale servirà anco per accogliere Per quanto riguarda le condizioni degli antichi ospedali in Italia,
li malati miseri di tutto il Distretto”. Ma il giorno dopo viene possediamo una testimonianza d’eccezione, quella di Martin
protocollata un’altra offerta, quella di G. Matteo Botti, di 800 lire Lutero, che nel 1510 visita a Roma l’ospedale di Santo Spirito e
inferiore, per un edificio “giacente in limite al paese dal lato di a Firenze quello di Santa Maria Nuova, rimanendo impressionato
mezzodì, in plaga la più salubre perché ovunque ventilatissima, dalla loro efficienza. “Gli ospedali sono ben provveduti, hanno
in suolo elevato al di sopra del livello delle piene del Livenza, ed splendide sedi, forniscono bevande e cibi ottimi, il personale è
in contatto a questo fiume”. L’edificio “che non soffre confronto assai diligente e i medici dottissimi. Appena entra un infermo,
per ordine architettonico né per capacità, dispone di un fondo questi depone il vestiario e quanto altro gli appartiene; di tutto
coltivo che dà un’annuale rendita certa”, a differenza del terreno viene preso nota per un’ordinata custodia . Poi l’infermo indossa
circostante la casa del Gini, che “consiste in 300 tavole circa di un bianco camice e gli viene apprestato un buon letto con
terreno abbandonato in seno della natura, e quasi del tutto sterile” biancheria di bucato. Subito dopo sopraggiungono due medici ed
ed è per giunta situato “lungo la strada Callalta notoriamente inservienti che portano cibi e bevande, contenuti in vetri tersi che
frequentatissima”. L’Imperial-Regia Delegazione della Provincia non vengono toccati nemmeno con un dito, ma presentati sopra
di Treviso invita il Commissariato Distrettuale di Motta a vassoi”. Martin Lutero trovò soltanto da ridire sul principio di
procedere senza indugio all’acquisto della casa del Botti, in base al carità che induceva gli Italiani a sostenere le istituzioni.
principio che “è prima massima nei provvedimenti reclamati dal Cesare de Nores, vescovo di Parenzo e visitatore apostolico
bene generale il fare scelta dei migliori: sia pel minore dispendio incaricato nel 1584 di verificare nelle chiese del Veneto orientale
che importino, come pel maggiore profitto che recano”. Ma a l’applicazione dei principi liturgici sanciti dal Concilio di Trento,
Motta si formano due partiti, uno pro-Gini avallato dal parroco censì tutti gli edifici di culto della Diocesi di Concordia. A
e dal medico condotto, uno pro-Botti, ciascuno dei quali produce Portogruaro, visitando la locale chiesa dei Battuti con annesso
pedantemente le proprie ragioni. Il risultato è che la faccenda ospedale, constatò che gli otto letti presenti nell’ospedale erano

9
Nel 1836 morirono di colera a Motta 22 persone, tra cui il parroco don Cabrusà, sepolto “senza il debito onore” (D. Meda, op. cit., p.257n.).

18
«satis instructa», ovvero abbastanza forniti, ma ordinò che gli uomini lui moglie aveva il compito di accudire alle degenti. Anche a Motta
fossero separati dalle donne. Questa situazione di promiscuità, l’ospedale veniva retto da un priore, che dipendeva direttamente
tipica delle prime forme di ospedale, continuò anche negli anni dal gastaldo della Scuola di Santa Maria e San Nicolò.
successivi, dato che il Vescovo di Concordia Sanudo I, nel 1599, Alla fine del Medioevo la professione medica era regolata a
ribadì l’invito a evitare che le donne fossero ricoverate assieme Treviso con molta cura. Già nel 1231 si emette un bando per
agli uomini e a tal fine ordinò che per loro si utilizzasse il «solaro di l’assunzione di un medico che sia anche in grado di istituire una
sopra», dove normalmente si riuniva la confraternita. scuola di medicina. Nel 1314 il Comune assoldò maestro Pizolo,
In un altro comune circonvicino, San Vito al Tagliamento, si figlio di maestro Francesco di Capo di Monte da Montebelluna,
verificava la contiguità di un’ala riservata all’ospedale e di un affiancandolo agli altri medici già operanti, in qualità di giustaossi
luogo di culto -sempre istituito dai Battuti-, e cioè la stretta (“cum civitas indigeat medicis qui mederi sciant de fracturis ossium”).
connessione di esigenze profane e religiose entro un solo edificio Egli doveva medicare anche altre infermità e lavorare sempre
estremamente compatto, secondo la caratteristica tipica degli gratis per i poveri, ed eventualmente dare lezioni di medicina a
ospedali tardomedievali europei. A Motta l’hospedal costruito alla chi le richiedesse. Il suo contratto prevede l’obbligo specifico di
fine del ‘500 sorse nel Borgo degli Angeli, che si trovava al confine risiedere a Treviso o nei borghi, nonché di non allontanarsi e di
tra gli attuali Borgo Aleandro e Viale della Madonna, allora non pernottare mai fuori città senza il permesso del podestà. Il
lambito dal fiume Monticano, poi deviato e interrato. Anche qui medico era affiancato dal chirurgo, o cirologo, che spesso svolgeva
l’edificio ospedaliero fu edificato accanto alla chiesa di Santa Maria anche la professione di barbiere: questi eseguiva piccoli interventi
degli Angeli, detta dei Morti perché collegata al cimitero, officiata e salassi, medicava “bruschi e sgrafadure” ed era sostanzialmente
dal cappellano salariato dalla confraternita di Santa Maria e San considerato una sorta di manovale della professione medica.
Nicolò. Questa chiesa, eretta nel 1467 e affrescata da Dario da In ogni caso nella Treviso del ‘300 sia i medici che i cirologi
Pordenone, fu demolita nel 1873. guadagnavano molto bene, al punto da prestare denaro allo stesso
A San Vito pare che nella seconda metà del ‘300 la stessa piccola Comune10. Grande autorità medica del tempo era Pietro d’Abano,
chiesa svolgesse le funzioni di ospedale secondo lo schema che nell’opera Conciliator differentium stabiliva, ad esempio, “non
caratteristico delle cosiddette “sale ospedaliere medievali”, che esser il salasso mai tanto salutare, quanto nel secondo quarto della
garantivano la funzione assistenziale abbinata nello stesso ambiente luna; e per guarire dai dolori nefritici, doversi nel momento, in cui
a quella religiosa, ma è certo che nel corso del secolo successivo gli il sole passa nel meridiano, col cuor del leone delineare la figura
ampliamenti dell’edificio e il suo innalzamento per poter utilizzare d’un leone sopra una piastra d’oro, e appendere poi questa al
piani più alti finirono per dividere stabilmente la destinazione dei collo dell’ammalato; inoltre gli strumenti di ferro essere preferibili
due vani, quello della chiesa e quello dell’ospedale vero e proprio. a quelli d’oro, perché Marte esercita una grande influenza sulla
Sempre a San Vito i documenti relativi alla visita apostolica chirurgia”. Un codice cartaceo risalente agli ultimi anni del 1300
del vescovo Cesare de Nores testimoniano che nell’ospedale e conservato presso la Biblioteca Capitolare di Treviso descrive i
esistevano nove “cubilia” destinati a poveri e miserabili del posto rimedi in uso, a cavallo tra botanica, superstizione e magia.
e a pellegrini in transito e che i letti dei malati erano tutti raccolti Eccone alcuni:
in un’unica stanza senza separazione dei sessi. L’amministrazione Rimedio per l’epilessia
dell’ospedale era affidata a un “cameraro” eletto tra i membri della “Recipe le foglie dell’erba bissara, overo la semenza o la radice, overo
confraternita ma la gestione quotidiana vera e propria dell’istituto de la soa uva, e dala a bevere a quello che a questo male, e in diece
era demandata ad un “priore” che vi abitava con la famiglia e la di dì serà guarito. Ma in questi diece dì avrà el morbo fortemente;
Angelo Marchesan, Treviso medievale, Treviso 1923, vol. II, pp. 262 segg.
10

19
questa erba nasce per le frate o per li boschi et apicasse ali albori de triacha [sorta di rimedio universale] fina, et artanto de senavro
come fano le vite, et fa li grani a modo de graspi de uva e sono polverizzato et mescola ogni cossa insieme et dalo a bere al
rossi et si se adomanda erba bissara, perché se involta intorno a li paziente, et metillo subito in lecto, et coprilo ben de pani tanto
albori como la bissa. Ancora piglia una herba che a nome pionia, ch’el sudi ben et substegna el sudore, e questo se convien far subito
e tritala e fane polvere; poi habi del osso de uno homo morto, zoè , da poi che è data la doglia infra spacio de ore octo, et immediate
dela testa, se elo è homo che abia male, et s’ela è femina, piglia de che l’averà padito la medecina descaza ogni veneno immediate che
quello de la femina”. l’averà padito quella medecina per el sudore; ma guarda non la
scaldar molto”. O ancora: “recipe semenza de citrol, semenza de
Per la sciatica ruda, semenza de verze, semenza de coloquintida, an.3, gientiana
“Piglia un mastello de legno de doe some, et conza dentro per 3, trementilla 3, osso de corno de cervo 3, bolo arminio lavado cum
modo se possa sedere col c…cioè nudo et copri de sora cum uno aqua de scabiosa 3, jacintini; ambra de balena 3, mira electa, aloe
lenzuolo che copra tuto el mastello, et toli cinque pedre (pietre) cicotrino lavado cum aqua de scabiosa, zaffaran; pesta ogni cosa et
cote che non sia state in opera, et infuogale molto bene et metile incorpora cum l’aqua dela scabiosa et fa pìrole grande come cesare
in lo mastello una per volta, et per ogni volta uno terzo de uno (ciliegie) et pigliane ogni matina, et queste sono optime contra
bichiero de aqua de vita che sia bona e botala sula preda, e fa cossì peste, et probate”.
cinque volte tanto che dici 3 pater e 3 ave; et fornito de meter tute
le dite pietre vatene in lecto nudo, che sia caldo e fate ben fregar li Probabile vittima di simili metodi di cura fu un mottense illustre,
fianchi in zoso fina su lo pè cum uno pano caldo; et fa cossì diexe l’umanista e cardinale Girolamo Aleandro, morto a Roma nel
sere e serai guarito”. 1542. Nel suo Diario descrive spesso i disturbi di stomaco che
lo affliggono e il gran numero di medicine assunte. Uno storico
Per il gozzo dell’epoca11 osserva che sarebbe vissuto certamente più a lungo se
“Toli una sponza e metilla in un testo (padella) caldo e fane non avesse dato troppo credito ai medici, facendo un “intempestivo
polvere, e poi toli una onza de pevere polverizzato, e una de ac immodico” uso di farmaci.
zenzero polverizzato et mescola cum optimo vino caldo e bevilo Ingredienti e rimedi rimangono più o meno gli stessi sino a fine
la matina per tempo, e la sera quando tu vaj a leto, tre dì e tre nela ‘700, come si desume dal “Catalogo dei medicinali de’ quali
note, soto la lengua e desecarase”. devono essere sortite le Spezierie Medicinali di Villa” promulgato
dal Podestà di Treviso Zuanne Moro nel 1778 (FOTO n.11) -
Per il morso di un cane rabbioso corredato da una Ricetta dell’Unguento per la Rogna del Pio Ospitale
“Tuoli le foglie dela ortiga et de lo sale et pestala et fane empiastro di Treviso-, e come si ricava da un interessante “consulto”,
et metila suso la mordadura; et anche fa gran prova ali ochi probabilmente di fine ‘600, rinvenuto tra carte mottensi in un
carnosi”. O anche: “Recipe una crosta de pan de orzo et scrivi in archivio privato, che si trascrive in appendice (vedi appendice doc.3).
su la crosta queste parole: + gusagota + pissagota + in sancta hic ipsa Nel frattempo però si era ulteriormente sviluppata una medicina
incipit panem; deo gratias. Et dà da manzar a coluj ch’è stato mordudo teorica, erudita e sempre sprezzante verso la pratica chirurgica,
dal chan rabioso e serà liberato”. mentre i medici detti “fisici” arrogavano a sé in esclusiva la
prescrizione delle medicine e la dieta da far osservare al malato.
Contro la peste Anche dal consulto mottense risulta un preciso rispetto dei ruoli, e
“Recipe aceto forte, aqua vita, in tuto mezo bichiero, quanto uno le visite domiciliari a partire dal XVI secolo si svolgevano secondo
11
Alfonso Ciacconio, Historia Pontificum, tomo III, 1534.

20
11) Prontuario far-
maceutico emanato dal
Podestà di Treviso.

21
rituali ben descritti nel Malato immaginario di Molière. Si tenevano Brojlii esistenti in Burgo Sanctae Mariae Mortuorum”. Notaro
porte e finestre ben aperte, mentre su un fornello si bruciavano Antonio de Mediis “de honorando Collegio Notariorum Mothae”.
sostanze aromatiche. In prossimità del malato, il medico teneva un L’acquisto viene fatto “pro facendo unum Ospitalem ut constat
mazzetto di erbe profumate vicino alle narici e in mano un ramo parte in ea capta sub die quarta mensis instantis”. Dunque vi era
di ginepro acceso per scongiurare eventuali miasmi pestilenziali. stata una regolare delibera in data 4 marzo, ed erano stati stanziati
Il paziente veniva interrogato da una certa distanza sui sintomi e 50 ducati d’oro per l’acquisto di quella che era la terza parte di un
sulle manifestazioni dolorose e poi, se necessario, auscultato dal terreno che Marino Rizzato deteneva in comproprietà con altri
medico che gli si avvicinava di spalle. Poteva esserci un esame familiari. L’edificio è certamente quello ancor oggi esistente tra la
organolettico di feci e urine, con una prolusione di dotte citazioni fine del Borgo Aleandro e l’inizio di Viale Madonna, di proprietà
latine che raramente il paziente poteva comprendere, ma che Stradiotto, anche se con tutta probabilità fu più tardi ampliato in
doveva rassicurarlo sulla competenza del medico. I Provveditori altezza e larghezza, come si può presumere da una traccia verticale
veneti alla Sanità autorizzavano la pubblicazione e la propaganda visibile anche in vecchie foto sul muro laterale destro, mentre sul
di ricette e medicinali (FOTO n.12 e 13), ma non mancavano i fogli lato sinistro fu accorpato in epoca successiva un altro edificio
pubblicitari diffusi dalle singole Spezierie (FOTO n.14). (FOTO n. 15 e 16). Dodici anni dopo l’acquisto del terreno la
costruzione non era ancora terminata: il 6 marzo 1579 si pagano
lire 55 a “Bortolo Gusella per uno centenaro de tavolle e letti e
L’HOSPEDAL DI BORGO DEGLI
per gli marangoni [carpentieri] per far gli sollari, scale et porte nel
ANGELI (1567-1806): PRIMO ESEMPIO hospedal novo”. Ecco alcuni esempi di spese tratti dal libro dei
DI SPERIMENTAZIONE PUBBLICO- conti della Scuola:
PRIVATA? 27 settembre 1579: salario a Bastian Targa (il priore) “per lavar gli
drappi del hospedal”. L.20
La fabbrica dell’hospedal novo di Borgo degli Angeli fu lunga e 18 marzo 1579: “per amor de Dio exsborsati in comprar olio,
laboriosa. Nel gennaio del 1567 la Comunità di Motta nominò un et altri onguenti, per medicar quella povera zotta [zoppa] nel
“Provveditor sopra l’Ospedal”12. Lo scopo è che “unitamente alla hospedal”. L.11
Scuola di San Nicolò siano posti li fondamenti per far l’Ospitale 7 settembre 1580: per tagliare “l’herba del cortivo et prado del
in Borgo, vicino alla Chiesa di S. Maria dei Morti”. Curiosamente, hospedal novo”. L.4
pare trattarsi di quella che oggi definiremmo “sperimentazione 8 gennaio 1581: “al prior14 per suo salario per tenir neto l’hospedal”.
pubblico-privata”, dove il pubblico (la comunità) affida al “privato” L.20.
(la confraternita) la costruzione e la gestione dell’ospedale, Tra le spese scrupolosamente annotate, quelle per porte e finestre,
mantenendone sempre il controllo, tant’è vero che la confraternita, che vengono ultimate solo nel 1584, e ancora per molte elemosine
più che dipendere dal vescovo diocesano, com’era consuetudine, a persone “bisognose et vergognose”, per il trasporto dei trovatelli
sembra rispondere direttamente alla comunità13. Il 20 marzo 1567 (detti “creature”) all’ospedale di Oderzo, forse più capiente, e
Francesco Locatello, gastaldo della Scuola di Santa Maria e San anche alcune spese stravaganti, come quella del 25 marzo 1585
Nicolò, compra da Marino Rizzato “tertiam partem sediminis seu “per redimer dal carcere quel pover frate [confratello] retento con
12
Lepido Rocco, Motta di Livenza e i suoi dintorni, Treviso, 1897, pp. 531-532. Rocco trae le notizie dal poi disperso Archivio comunale.
13
Altra curiosa coincidenza è che l’attuale Direttore Sanitario dell’Ospedale Riabilitativo di Motta è Marco Cadamuro Morgante, discendente diretto
del “distinto chirurgo” Bartolomeo Cadamuro, la cui famiglia fu aggregata al Nobile Consiglio di Motta nel 1700.
14
Nel 1585 il priore era ancora Bastian Targa.

22
12) 13)

23
14)

24
15 e 16) L’hospedal di Borgo degli
Angeli oggi. Sul lato destro è visibile il
segno di partenza del probabile
ampliamento in larghezza e altezza
dell’edificio.

25
tanto gran strepito et scandalo”. Sr. Gio. Domenico Ortica Chirurgo
Sr. Valerio Ortica
Più in là nel tempo, continuano le spese per i sussidi ai poveri o Sr. Valerio Nani
per dar loro ricovero nell’ospedale15 e per maritare o “monacar (Esercenti)
donzelle”, che vengono provviste di “vestine, cotole, intimele Motta, 20 luglio 1791. Andrea Landi Podestà.
[federe], lenzuoli, gabane, busti…”.
Le finanze e le attività dell’ospedale andarono sempre più In quell’occasione, aggiunge che:
scemando: nel 1804 la Comunità di Motta descriveva “un piccolo
ospizio senza rendita, di ragione della Veneranda Luminaria “Relativamente alle ossequiate lettere con le quali mi vengono
di S. Maria e S. Nicolò, che caritativamente viene concesso per accompagnate alcune stampiglie della Terminazione e Proclama
alloggiare qualche povero infermo di questa terra”16. Prima della 4 Maggio dell’Ecc.mo Magistrato alla Sanità di Venezia
caduta della Repubblica Veneta avvenuta nel 1797, si era stabilito nell’importante argomento della China-China per assicurare
che ogni “Podesteria” trevigiana disponesse di “…un Fiscale, un possibilmente la preservazione della medesima e per togliere
Protomedico, un Medico suffraganeo, Cancelliere, Vice Cancelliere, l’inferior qualità della stessa, ed in quanto al Proclama perché li
un Chirurgo, quattro Fanti e due Deputati in ciascheduna Villa, Medici e Chirurghi non possano esercitare nello Stato né usare di
che vegliano costantemente su qualunque emergenza per renderne altri privilegi se non di quelli che venissero rilasciati dall’Università
immediatamente l’Offizio”. “In tutti i casi di morti repentine di Padova, e da Colegi di Venezia, esclusi per sempre tutti gl’esteri
d’Uomini, e di animali valsi l’Offizio del proprio Medico, e …ho fatto pubblicare sotto questa Pubblica Loggia con le solite
Chirurgo o di Periti persone tutte esperimentate”17. formalità gl’esemplari medesimi ecc.” (FOTO n. 17-18-19).
Il podestà mottense Andrea Landi nel 1791 trasmette su richiesta
del Podestà e Capitano di Treviso l’organigramma sanitario della Con l’avvento del primo dominio napoleonico è il chirurgo
città: Giuseppe Ortica ad assumere la carica di presidente della
Municipalità di Motta. Il 26 maggio 1797 con il motto “Libertà
“In esecuzione alle riveribili Lettere ecc. mi do l’onore di avanzarle Virtù Eguaglianza” la Municipalità elegge a delegati alla Sanità “i
l’inserita nota riguardante Medici Fisici e Chirurghi esercenti in Cittadini Gio. Batta Fabris e Girolamo Tagliapietra” e Segretario
questo luoco e territorio ecc.” . alla Sanità “il Cittadino Domenico Lippi”. Di fronte alla rapacità
subito dimostrata dai francesi i governanti locali si dimostrano
Nota de’ Medici Fisici e Chirurghi esercenti nella Terra della Motta saggi e intenzionati soprattutto a difendere la popolazione: di
e Territorio fronte alle pressanti richieste del “Comitato Militar Centrale” di
Ecc.te Dr. Luigi Soler medico condotto Treviso che richiede un pesante contributo di attrezzature per
Sr. Luigi Cimarosti Chirurgo condotto il secondo ospedale militare (destinato ai francesi), “di fresco
Sr. Giuseppe Ortica Chirurgo eretto”, il 14 ottobre Ortica risponde che “sono tre giorni che qui

15
28 giugno 1766 “il povero Antonio Basso da quattr’anni ridotto all’ultimo della miseria non ha nemmeno letto da dormire, perciò umile e clino
ricorre a quest’adunanza acciò voglia fargli la carità di riceverlo in questo Ospitale”. Lo stesso giorno si annota: “ridotto l’Ospitale all’ultimo
del bisogno della rinnovazione de lenzuoli e stramazzi [materassi], perciò manda parte il Sig. Gastaldo che siagli data facoltà poter spendere per
l’occorrente…” (ASTv, Scuole di Motta, busta 3).
16
L. Rocco, op. cit., p.532.
17
Da Allegazione della Magnifica Città di Treviso e suo Offizio di Sanità, 1791.

26
17) 18) 19)
dimorano 3000 soldati e 700 cavalli”, da ospitare e mantenere18, di Campoformido poneva fine al primo dominio napoleonico, e i
e che “se fosse a vs. cognizione le nostre miserie” tali richieste territori veneti venivano ceduti all’Austria.
non verrebbero certo fatte. Fa presente che una esondazione
di Livenza e Monticano “apportò a questi miseri abitanti il
deplorabile sacrificio delle loro sostanze”, e che mancano del
DAL SECONDO PERIODO
tutto sorgoturco, legumi, uva e fieno. Il delegato Fabris, dal canto
suo, dovendo dopo altre insistenze assecondare la richiesta, scrive: NAPOLEONICO AL REGNO SABAUDO
“Tutta la biancheria ed altri effetti ch’erano destinati per costì si
dovettero impiegarli per questi ammalati e non ci troviamo più Con l’instaurarsi del secondo dominio napoleonico nel 1806
al caso di spedirvi cosa alcuna…”. Il 29 ottobre il Comitato di il settore dell’assistenza e dalla pubblica beneficenza venne
Treviso attesta ricevuta da Motta di “8 lenzuoli 8 camicie 6 paglioni fortemente rimaneggiato: furono soppresse tutte le congregazioni
6 capezzali e 2 coperte”, ma contestualmente lamenta in tono un religiose e fondate le Congregazioni di carità, mantenute poi
po’ minaccioso come “in tutto il vs circondario non si ritrovi della dall’Impero austroungarico e anche, successivamente, dal regno
gioventù che ami di arruolarsi nella milizia. Indagate, cittadini, per d’Italia. Erano amministrazioni unitarie di tutti gli ospedali,
quanto potete, di ritrovar dei volontari, e la forza sia l’ultimo vs. orfanotrofi luoghi pii, monti di pietà, lasciti e fondi di pubblica
tentativo. Salute e fratellanza”. Negli stessi giorni, però, il Trattato beneficenza di qualunque natura o denominazione, delle quali
18
Lepido Rocco e Damiano Meda narrano nei dettagli le violenze e le ruberie dei napoleonici.

27
facevano parte quasi esclusivamente autorità laiche. A Motta mese di tempo perché “lo stato amministrativo della Congregazione
cominciò un lungo braccio di ferro tra la locale Municipalità e di Motta pareggi quello di tutte le altre Congregazioni”. Si allega
la Vice-Prefettura del Dipartimento del Tagliamento, l’autorità un modulo stampato da compilare:
francese con sede a Treviso cui era direttamente subordinata. “Conto preventivo delle rendite e spese degli stabilimenti di
Sono continue le lamentele, i richiami e le minacce per le incurie pubblica beneficenza riuniti sotto l’amministrazione della
e le omissioni degli amministratori locali, che l’8 ottobre 1808 Congregazione di carità nel comune di …
avevano comunicato di non avere “nella sua Comune alcun Per gli ospedali:
istituto di pubblica beneficenza”. L’hospedal descritto quattro anni riparazioni ai locali per uso degl’istituti
come “piccolo ospizio senza rendita” aveva cessato di funzionare salari ai medici, chirurghi, infermieri ed altri inservienti nell’interno
in forza della soppressione delle congregazioni religiose, e non dell’Ospedale
era stato rimpiazzato da un analogo istituto. In verità i mottensi trattamento di n. malati
non volevano farsi carico dei malati militari francesi, privilegiati pazzi
più di ogni altro dal governo, e per questo tardavano ad attivare la incurabili
congregazione di carità. E i malati civili? Mancano notizie, ma è carcerati infermi
presumibile che continuassero ad essere assistiti a domicilio o nel medicinali
convento della Madonna dei Miracoli -sopravvissuto a una prima biancheria, manutenzione di n. …letti, rinnovazione di mobili ed
soppressione degli istituti religiosi veneti decretata da Napoleone utensili
nel 1805-, almeno fino a quando, nel 1810, fu secolarizzato introduzione delle derrate in città, e spese minute
e confiscato a seguito del Decreto di Compiègne. L’ex-frate lumi, combustibili, carta, libri, penne ecc. per l’interno
Vincenzo Volpi, ridotto a vivere in un “luogo di fortuna” con dell’ospedale
sette confratelli, si mise subito a disposizione della popolazione, oggetti di culto
assistendo poveri e ammalati, fino a che, nel 1832, realizzò il tumulazione di n. …cadaveri, cioè n. maschi e n. femmine”.
sogno di riacquistare l’edificio monastico grazie alla generosità dei
fedeli. E’ significativo che il modulo, giacente dopo due secoli esatti tra
Piovono senza tregua su Motta le disposizioni degli occupatori le carte delle “Scuole di Motta” dell’Archivio di Treviso19, da cui
francesi, eloquenti anche per la situazione di estrema e generale abbiamo tratto queste notizie, sia rimasto in bianco.
indigenza che descrivono: il 4 novembre si prescrive che le Il 6 gennaio 1809 il Vice-Prefetto vieta di trasferire “da un
amministrazioni degli ospedali civili diano ai militari “che sortono Ospitale all’altro i malati militari, atteso il rigore della stagione,
dagli Ospedali” e hanno assoluto bisogno di “scarpe ed effetti non permettendo l’umanità ed il riguardo da doversi a tali persone
di piccolo equipaggi” le migliori “fra quelle lasciate dagli uomini benemerite che venga esposta ad un così prossimo pericolo la loro
morti”. L’8 dicembre il Vice-Prefetto richiede “immediatamente e vita consagrata alla difesa del Sovrano e della Patria”. Sei giorni
senza perdita d’un minuto” una “dettagliata e specifica della qualità dopo il Vice-Prefetto comunica che “l’Amministrazione della
e quantità de’ cibi e bevande componenti il vitto giornaliero di Guerra dell’Impero Francese ha ridotto la corresponsione pel
ciascun ricoverato ne’ pii stabilimenti, precisando le misure e i pesi”. trattamento e cura degl’ammalati militari francesi ad 1 franco per
Il 13 dicembre un solenne richiamo del Prefetto del Dipartimento gli Ospitali della riva destra dell’Adige, e ad 1 franco e 10 centesimi
del Tagliamento lamenta “l’inattività assoluta della Congregazione per quelli della sinistra”: un motivo in più per evitare di farsi carico
di carità di Motta” a proposito dei “doveri dell’umanità”, e dà un dei soldati francesi.
19
Busta 31.

28
Soltanto il 6 febbraio 1812 si comunicano a Treviso i nomi dei teatro anatomico, oggi “Aula Scarpa”. Gli venne poi affidata la
membri della Congregazione di carità: direzione della Clinica Chirurgica, fu riconfermato professore di
“Elenco complessivo di tutti li Membri che compongono l’intiera Anatomia Umana e Clinica Chirurgica, fu Direttore degli Studi
Congregazione di Carità di Motta, esistente nel Cantone di Motta, Medici e dei Gabinetti e ripetutamente Rettore. Il nome di Antonio
Distretto di Conegliano-Dipartimento del Tagliamento: Scarpa rimane soprattutto legato alle fondamentali scoperte che
Antonio Burlina, presidente egli, con finissima tecnica dissettoria, fece in campo anatomico
Gio. Domenico Brustoloni, vice-presidente ed in particolare neurologico: diede una magistrale descrizione
Angelo Pasini (tesoriere), Gio. Battista Sutto, Luigi Peratoner, dell’organo dell’udito, di cui scoprì il ganglio vestibolare ed il
Melchior Zannoner (membri)”. timpano secondario; studiò l’organo dell’olfatto e scoprì il nervo
olfattivo ed il nervo nasopalatino; scoprì ed accuratamente
Un mottense che invece fu in buoni rapporti, anche personali, descrisse il numero, l’origine ed il decorso dei nervi cardiaci. Scarpa
con Napoleone fu Antonio Scarpa (FOTO n. 20), uno dei primi fu anche un grande chirurgo: nelle sue descrizioni di operazioni
anatomo-patologhi dell’era moderna. Nacque a Lorenzaga chirurgiche si trova sempre, accanto alla tecnica, una dettagliata
di Motta nel 1752, si laureò in medicina a Padova nel 1770 ed descrizione anatomica, come nella sua grande opera sulle ernie,
ottenne nel 1772 la cattedra anatomo-chirurgica dell’Università dove egli magistralmente descrive le regioni inguino-addominale
di Modena, che tenne sino al 1783, anno in cui venne chiamato ed inguino-femorale ed i particolari di quello che ancor oggi viene
all’Università di Pavia. Qui gli fu assegnata la cattedra di Anatomia chiamato “triangolo di Scarpa”. Morì nel 183220.
umana, accoppiandovi l’insegnamento di operazioni chirurgiche. Dopo il Congresso di Vienna iniziano i lunghi anni del Regno
Il suo primo impegno fu la costruzione dell’ampio e superbo Lombardo-Veneto. Anni di declino e depressione, soprattutto per

20) Antonio Scarpa


in un’incisione di 21) La testa di Antonio Scarpa conservata
epoca napoleonica. all’Università di Pavia.

20
Presso il Museo per la Storia dell’Università di Pavia si conserva in alcool la testa di Antonio Scarpa (FOTO n. 21). Due le versioni sulla esposizione
della singolare “reliquia”: la prima riconduce a una soverchia venerazione da parte degli allievi, la seconda all’esatto contrario, e quindi a una
vendicativa decapitazione della salma operata dagli stessi. In ogni caso, il reperto è accompagnato da una iscrizione elogiativa: “Honori et memoriae
Antonii Scarpae / ingenio et doctrina singulari anatomicorum principis / qui musaeum inventis suis operibus / auctum studiis anatomicis fovendis / atq ornamento
nobilissima sui parte honestavit”.

29
Venezia21, ormai città periferica dell’Impero austroungarico, che Nel 1880 nacque ufficialmente l’Ospedale civile comunale di Motta,
sembra destinata a spopolarsi e a trasformarsi in una romantica con un proprio statuto organico. Era retto da un’Amministrazione
città-museo, senza peraltro godere ancora dei benefici economici del composta da un presidente e quattro membri eletti dal consiglio
turismo di massa, e poi per tutto l’entroterra veneto. Si diffondono comunale, i quali prestavano servizio gratuito. Grazie anche a
le malattie connesse alla povertà e alla sottoalimentazione: pellagra, numerosi benefattori, nel 1890 lo stato patrimoniale era costituito
scorbuto, rachitismo, con frequenti epidemie di tifo e di colera. da “beni rustici, fabbricati, rendita pubblica, mutui e mobili del
L’Imperial Regia Delegazione Provinciale di TV in un “avviso” valore complessivo di circa sessantamila lire”, una cifra non
del 3 giugno 1862 elenca Medici, Chirurghi, Levatrici e veterinari indifferente. Dal 1880 al 1890 la retta giornaliera per gli ammalati
“accreditati”. A Motta il medico è Egidio Giacomini22, il chirurgo a carico del Comune di Motta ammontava a L.1.30, per quelli a
Francesco Fantini, i farmacisti Pietro Burlina e Giovanni Sartori, carico di altri comuni a L.1.45; in questi anni la durata media di
le levatrici Orsola Scarpa, Romana Barea e Malvina Longo Bigotti, un ricovero era di ben 44 giorni. “Dal 1890” scrive Rocco qualche
il veterinario Giovanni Lippi. anno dopo “la gestione dell’Ospedale progredisce con efficacia
Si è già detto come negli anni 1835-36 si dovesse edificare un sempre maggiore, imperciocché le accresciute comodità del locale,
lazzaretto per colerosi destinato, a fine epidemia, a diventare l’inappuntabilità del servizio che vi prestano gli infermieri, la
ospedale civile comunale e di come non se ne fece nulla: soltanto buona raccolta di apparecchi di medicina e di istrumenti chirurgici
dopo il 1866, quando Lombardia e Venezie entrarono a far parte e la premura ed abilità del medico-chirurgo curante [il dott.
del Regno d’Italia, nacque il tanto auspicato nosocomio pubblico. Giulio Dozzi], fanno sì che vi accorra di anno in anno un numero
Ancora una volta, fu il convento della Madonna dei Miracoli ad sempre maggiore di infermi e che vi trovino conforti e rimedi
accogliere gli ammalati e i poveri di Motta e dintorni. Facendo soddisfacenti”. Le operazioni più praticate erano in quel periodo
rilevare che padre Vincenzo Volpi, nell’acquisto del 1832, aveva “laparotomie, ovariotomie, operazioni radicali alla Bassini per la
posto la condizione che “cessando il convento di appartenere ai riduzione delle ernie (oltre 50 all’anno)”. Il martedì e il sabato
Minori Osservanti non abbia ad appartenere a beneficio dello mattina era in funzione l’ambulatorio, molto frequentato anche da
Stato, ma sia invece costruito Ospitale per i poveri di Motta” pazienti dei mandamenti vicini (FOTO n.22). Due validi chirurghi
il Comune ottenne nel 1869, dopo la nuova soppressione degli mottensi, Giuseppe Trevisanello e Basilio della Frattina, erano in
istituti religiosi decretata dal Regno sabaudo, che l’antico edificio quegli anni rispettivamente primario dell’Ospedale Pammatone
non venisse incamerato dal demanio dello Stato, bensì dal Comune di Genova e primario dell’Ospedale civile di Pordenone. Le celle
stesso, il quale ne affidò la gestione alla congregazione di carità. del convento ospitavano ancora, secondo l’antica tradizione e
Gran parte del convento fu adibita “ad uso di infermeria e servizi con gravi problemi di promiscuità e sovraffollamento, singoli o
relativi”; rimasero, pagando un affitto, alcuni frati incaricati di famiglie di indigenti, che si riuscì a ridurre, nel 1891, a una ventina
officiare la basilica e anche di assistere spiritualmente gli ammalati23. di unità.
L’assistenza, garantita poi da un cappellano appositamente Nel 1911 i Francescani ricomprarono dal Comune di Motta
nominato, durerà fino al 1942, quando, piuttosto a malincuore, il convento, spendendo 60.000 lire per l’acquisto e 12.000 per
i frati dovettero rinunciarvi per decisione del vescovo di Vittorio l’ennesima riconversione dell’edificio. 110.000 lire fu invece
Veneto, che preferì affidarla a un sacerdote del clero diocesano24. l’ammontare del preventivo per il primo padiglione (oggi
21
Cfr.: Alvise Zorzi, Venezia austriaca, Editrice Goriziana, 2000.
22
Singolare figura di medico-poeta, autore dei “Versi” pubblicati postumi nel 1908. Fu medico condotto per cinquant’anni.
23
“I sacerdoti, per gratitudine all’ospedale, che assegna loro un’abitazione, si esibiscono di prestare gratuitamente la loro opera spirituale agli infermi
nel fu convento” (D. Meda, op. cit., p.260).
24
D. Meda, op. cit., p.261-262.

30
“Cardazzo”), che l’amministrazione comunale fece finalmente miseranda per mano di questi predoni è toccata all’archivio antico
costruire sul terreno dell’ex-orto dei frati, e che costituì il primo del municipio, ricco di documenti di primaria importanza”.
nucleo dell’odierno complesso ospedaliero (FOTO n.23). Nel Il 13 novembre gli invasori requisiscono metà del convento ad uso
1922 il Comune acquistò dai religiosi un altro appezzamento ospedale. Il 14 tocca alla basilica, fino al presbiterio (FOTO n.26).
per edificarvi il padiglione delle malattie infettive (FOTO n.24), 17 novembre: “A cimitero militare è stato adibito il terreno
progettato dall’architetto Attilio Saccomani, autore di molte altre all’angolo sud-est dell’ospedale civile. A scavare le fosse vi pensano
opere pubbliche a Motta e dintorni. Si trattava di una costruzione già i prigionieri russi!”.
all’avanguardia, tant’è che l’anno dopo il sindaco di Castelfranco 3 dicembre: “Compiuta la rapina ufficiale delle macchine, del
Veneto chiedeva a quello di Motta la pianta del padiglione e altre bestiame, dei viveri ecc.: provvedere al mantenimento della
informazioni tecniche (appendice, doc. 4), dovendo costruirne uno popolazione incombe all’autorità civile del luogo! …il colmo è
analogo (FOTO n. 25). che i malati civili possono usufruire della visita gratuita dei medici
militari (che del resto in omaggio alla verità e alla giustizia, si sono
L’INVASIONE AUSTROUNGARICA prestati e si prestano con premura… Quando i “civili”, come ora
appellansi, cioè la popolazione soggiacerà alla malattia della…fame
Antonio Ludovico Ciganotto (1869-1934), francescano, fu (che già bussa alla porta di molti), i medici militari faranno bensì la
docente di teologia, storia ecclesiastica e diritto canonico a Malta visita, ma daranno poi la medicina?”.
e a Gerusalemme, dove venne ordinato sacerdote. Alcuni suoi 29 dicembre: “Sono arrivati due carri ferroviari di carbon fossile
saggi sul filosofo medioevale Duns Scoto sono ancor oggi ritenuti per l’ospedale. Questa notizia per l’ufficiale che la dava era un
fondamentali. Durante l’invasione austro-ungarica del 1917-1918, avvenimento…gli ospedali sono privi delle cose di prima necessità.
conseguente alla disfatta di Caporetto, si trovava nel convento di Non parlo di stufe (ora improvvisate in qualche modo), o di
Motta, e ci ha lasciato una drammatica cronaca di quei giorni25. bottiglie di riscaldamento per i degenti, che potrebbero parere un
In data 7-8 novembre 1917, quando gli austriaci sono alle porte lusso, ma di letti, di biancheria, di coperte. Per un bel po’ i malati
di Motta, annota: “L’Ospedale civile è stato sgombrato per tempo e i feriti in questa nostra chiesa giacquero sulle pietre sopra un
dai malati. La clinica e quanto vi aveva di meglio, è stato messo in braccio di fieno, pressoché ignudi”.
salvo. Alcune vecchie ricoverate e impotenti a muoversi, sono state Dopo aver descritto i continui saccheggi, ruberie e violenze
abbandonate. Ma fortuna per loro che un religioso, il Cappellano, delle truppe di occupazione, Ciganotto scrive il 21 gennaio
sia andato a farvi un sopraluogo! Se il convento non provvedesse, 1918: “Devo rendere ancora una volta omaggio all’umanità degli
quelle povere disgraziate e ignorate sarebbero morte di fame”. ufficiali di quest’ospedale, che prestano la loro opera caritatevole
Il 10-11 novembre: “Il saccheggio nel vero senso della parola, si e gratuita, anche a domicilio, in favore di questa popolazione.
esercita liberamente. Tutti questi invasori, chi più può più porta Lo stesso Maggiore oggi pregato da alcune povere donne, non
via. Le botteghe e i depositi dei grandi negozianti e i migliori avendo chi mandare, per istrade pressoché impraticabili, andò in
palazzi sono piantonati da guardie armate, affinché il popolo non persona sino a Malintrada a visitare alcuni degenti, sacrificando
abbia da approfittare di qualche cosa. La rapacità e l’ingordigia, l’ora del pranzo. Alle visite gratuite aggiungono anche le medicine
dirò così, insensata, è qualcosa d’indescrivibile, di frenetico. I parimenti gratuite. Tutti di famiglie signorili questi ufficiali, sono
soldati abbrancano qualunque cosa che cada loro fra le mani: libri, un fiore di compitezza civile, ma non disdegnano il casolare del
carte, specchi, oggettini di lusso, ninnoli, ecc., tutta roba a loro povero. Sono in maggioranza boemi. Tutto questo va notato ad
inutile che poi gettano nei cortili, nelle strade e nei fossi. Sorte onore della verità e per titolo di giustizia”.
25
V. www.frontedelpiave.info. Novembre 1917.

31
22) La basilica prima della costruzione
del primo padiglione dell’ospedale. In
primo piano l’orto dei frati poi acquistato
dall’amministrazione ospedaliera.

23) Un’immagine successiva al 1911, con il primo


padiglione (oggi Cardazzo) appena costruito.

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24) Pianta del “lazza-


retto” progettato dall’ing.
Saccomani (1922).

32
25) Lettera di risposta al sindaco di Castelfranco in cui si sottolinea
“il generale compiacimento per l’ottima riuscita” del padiglione degli
infettivi.

26)

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33
9 febbraio: “Nei giorni scorsi c’è stata un’ispezione nell’ospedale senso un feldkurat protestante pare proprio il colmo del ridicolo,
da campo 808 qui stanziato. Le conseguenze sono disposizioni non avendo, la forza dei principii religiosi religiosi professati da lui
per molti cambiamenti di personale. Ci sono a Motta due ospedali, e dai suoi correligionari , proprio altro da curare che la riscossione
l’808 che funziona sin dai primi giorni dell’invasione, e l’807 di della paga mensile di corone cinquecento. Pareva dovesse venire a
riserva, in attesa di andare avanti. In tale attesa il personale di mensa anche un…feldkurat ebreo (il quale ha già piantato sinagoga
questo occupa il suo tempo in quello: ma la sua presenza qui nella casa di Cranio). Difatti una sera si presentò, ma poi non si
ormai tornava superflua. Gli dispiaceva molto però lasciare Motta vide più”.
per trasferirsi ad Annone. Si approfittò quindi della temporanea Il 24 maggio inizia la grande offensiva del Piave, che porterà
assenza del Maggiore medico il sig. E. Wagner, di nazione boemo, l’Italia alla vittoria. Ciganotto è attento ai segnali che filtrano dalle
l’unico e vero responsabile, per compiere un sopraluogo, e per conversazioni degli ufficiali, e continua nella sua opera di carità. Il
prendere quelle determinazioni che erano nei desideri del personale 17 giugno annota come continui “un grande affluire di feriti, come
dell’807, un misto di tedesco e di ungherese. A questi intrighi non al solito in maggioranza leggeri, che medicati si fanno proseguire.
sono probabilmente estranei motivi di religione, ma certo hanno In quest’ospedale vi sono anche diciotto feriti nostri, uno dei quali
una larga parte questioni di nazionalità (in Austria le nazionalità morto questa sera”.
si odiano cordialmente), e specialmente le donne. Anzi è proprio Il 19 giugno: “affluire stragrande di feriti. Sono stati allogati alla
una signorina della Croce Rossa appartenente all’807, figlia d’un meglio su trucioli e su frasche verdi nell’atrio della Chiesa e nei
deputato ungherese, cui tanto dispiaceva partire da Motta. Una chiostri del Convento. Vi sono anche degli italiani, alcuni dei quali
vittima di questi intrighi è il capitano medico Sig. Giuseppe Prader feriti e fatti prigionieri a San Biagio di Callalta”.
da Merano (Bolzano), persona degna di ogni rispetto, la quale Il 22 giugno precisa che ben 70 ricoverati sono morti negli ultimi
pel bene che ha fatto si è acquistata la stima e la benevolenza di due giorni: “Iddio li abbia in pace, purché non vi siano andati
tutti”. [all’altro mondo] coll’animo di saccheggiare e rapinare anche
13 febbraio: “…giungeva la voce che un drappello armato per là…le vesti dei morti devono servire ai vivi, perciò i cadaveri si
ordine del Comando aveva intrapreso un nuovo spoglio della avvolgono nudi in un lenzuolo, e senza attender altro si accatastano
biancheria nelle famiglie. L’annunzio dell’imminente arrivo di una come sacchi di farina s’un carro, e via”.
banda di briganti non avrebbe incusso tanto spasimo…vi fu chi 24 giugno: “Oggi l’atrio della chiesa e i chiostri del convento
giunse ad augurarsi perfino la morte: “piuttosto di rinnovarci ogni sono stati sgombrati dai feriti. Disgraziati! Molti di loro giacquero
altro giorno di martirio, ci uccidano, che tutto finirà in una sola tre giorni sul campo prima di poter essere raccolti, e due giorni
volta”. Fortunatamente questa, per eccezione, non è stata una qui sulle pietre prima che venisse il loro turno di medicazione.
rapina, ma una questua di beneficenza per gli ospedali”. E non erano tutti leggeri. Questo fatto miserando è dovuto al
12-17 marzo: “Trentacinque giorni di letto con una bronchite loro numero oltremodo grande, non alla trascuratezza dei medici
cronica. Rendo omaggio di gratitudine agli ufficiali di questo che lavorano anche la notte. Neanche questo fu –come altre cose-
ospedale per le premure loro e per le cure prestatemi”. 1° maggio: contemplato nei calcoli preventivi. “Al massimo sarà di duemila il
“In quest’ospedale, da prima prettamente boemo, da tempo giro di feriti in quest’ospedale” disse il Generale sanitario, il quale
hanno cominciato ad infiltrarsi degli elementi estranei, tedeschi, negli ultimi giorni precedenti l’offensiva aveva tenuto varii consigli
protestanti, ebrei: elementi che ora sono la maggioranza. La prima nel nostro refettorio. Solo nei due giorni 18-20 i feriti arrivati in
delle premure che questo elemento nuovo s’è data, è stata quella quest’ospedale sono stati 5000 (cinquemila). La città, già tutta una
di fornire l’ospedale d’un mobile di lusso, d’un feldkurat (così ama caserma, si va trasformando in un ospedale, e presso la stazione
chiamarsi) protestante, al quale è stato assegnato a mensa il posto della strada ferrata si stanno costruendo dei baraccamenti capaci di
d’onore. Trattandosi d’un lusso, lo merita: ma stando al buon diecimila ammalati. Conseguenze sgradevoli di calcoli…sbagliati!

34
Subito che abbiano passato visita e medicazione, i feriti che non Il 19 agosto, quando ormai serpeggia la notizia dell’avanzata
sono estremamente gravi, vengono trasportati al treno, e inviati italiana padre Ciganotto scrive: “La popolazione è un terzo di
nell’interno, triste trofeo della Piave, ecatombe dell’esercito e, meno del normale: ma il numero dei morti in questi ultimi mesi è
come speriamo, tomba dell’Austria”. cresciuto in proporzione straordinaria: morti di malattie, morti di
Tra alti e bassi, continuano devastazioni, requisizioni e ruberie, in privazioni, di stenti, di miseria”.
città e nelle campagne. 7 luglio: “Oggi sono sette giorni che siamo 29 agosto: “Le truppe sono tormentate, decimate dalle malattie,
all’acqua. Del vino ce ne sarebbe stato a sufficienza per tutti e per specialmente dalla malaria che contraggono al basso Piave, e
tutto l’anno se gli ufficiali dell’ospedale si fossero limitati a bere dall’influenza, che elegantemente ora chiamano spagnuola, la
con moderazione, ma per quanto siano eglino di modi signorili quale ha delle manifestazioni gravissime e spessissimo letali. Si
e compiti, sono purtroppo molto lontani dall’essere modelli di sono avuti casi di decesso in due giorni. “Queste malattie” disse il
sobrietà…”. comandante dell’ospedale “sono per noi peggio d’un’offensiva”…
22 luglio: “Serpeggia largamente un’epidemia, che in altri ha Gli ospedali di Motta si tengono laboriosamente sgombri: pieni
caratteri di colerica, in altri di dissenteria. Non è mortale, ma la sera, vuoti la mattina. Da questi e da altri indizi non del tutto
molto molesta, e in taluni ribelle. Non è del tutto nuova in questa trascurabili, si va consolidando l’opinione divenuta comune, che
stagione, se non per l’intensità e per la molta sua diffusione, gli invasori si tengano pronti ad una ritirata non remota, in vista
cosa che a mio credere devesi al sudiciume che quest’invasori ci dell’offensiva dei nostri…”Partirò per tempo” dissemi una dama
hanno regalato, e alle immondezze sparse dovunque: in paese, della Croce Rossa [austriaca] “non mi farò prendere prigione,
ch’è diventato stalla e latrina, nei dintorni, che sono un vasto ancorché si dovessero lasciare qui dei malati”. “Perché?”. “Perché
letamaio: nelle campagne, dove in luogo dei soavi profumi che si temo gli italiani”. “Ma gli italiani sono buoni: non usano sevizie,
respiravano una volta, emanano esalazioni fetide da doversi bene né maltrattamenti ai prigionieri”. “E’ che troppe ne abbiamo fatte
spesso portarsi la pezzuola al naso”. qui, e temo giustamente un’aspra vendetta”. Una confessione
14 agosto: “In mezzo alle truppe infieriscono varie malattie: la tanto sincera avrebbe, al caso, meritato un’attenuante”.
malaria che contraggono alle Basse: malattie intestinali epidemiche Il 6 settembre si parla apertamente di ritirata austriaca: “Notevole
(delle quali già dissi e sulle quali ritengo debba influire l’abuso è per noi che l’abbiamo sotto gli occhi quanto accade in questo
dell’alcool), che, purtroppo, si diffondono anche nelle popolazioni ospedale 808. Una dozzina di giorni fa pareva dovesse comporre i
civili; malattie le quali, per i caratteri che hanno di persistenza e di bagagli: poi non se ne parlò più: è però un fatto molto significante
gravità, debbono ritenersi importate dall’Austria dove sono molto che non riceve più malati, e che i medici che non sono della
diffuse, e qui mantenute dalle truppe, che col loro sudiciume Sanità sono stati licenziati. Vuol dire o che le malattie sono
hanno infettato i luoghi e inquinato le acque. Aggiungasi quella miracolosamente scomparse o che non vi sono più soldati che
che oggi chiamiamo “influenza spagnuola”, la quale pel momento abbiano da ammalarsi. Nell’uno e nell’altro caso stiamo meglio
non infesta che le truppe. Dai medici è qualificata come scettica, si tutti”.
sviluppa a preferenza in broncopolmonite, e spessissimo è letale. 7 ottobre: “La notte scorsa è stato pubblicato in mezzo alle
“E’ cosa che dà molto pensiero questo fronte del Piave” dissemi truppe un telegramma del Comando supremo annunziante la pace
un capitano medico “abbiamo più decessi per malattie qui che prossima a conchiudersi. E’ stato un delirio di allegria: è un gran
morti per ferite sul Carso!26”. parlare che si fa da tutti, ma il popolo, che pur desidera la pace

26
Le riflessioni in materia sanitaria di Ciganotto trovano conferma nelle Relazioni sulla Reale Commissione d’inchiesta sulle violazioni del diritto delle genti
commesse dal nemico. Documenti raccolti nelle Provincie invase. Vol. IV, Milano-Roma, s.i.d., p.81 segg. A pag. 427 dello stesso volume si legge come a Motta
risultino in buona parte distrutti sia l’Archivio comunale che quello della Congregazione di carità.

35
come liberazione dal martirio che soffre da undici mesi, prende Il 17 ottobre Ciganotto registra una certa agitazione tra gli invasori
le cose colla solita sua calma veneta, consolidata da una forte e alcune loro curiose abitudini di tipo alimentare: “Ieri la mensa
dose di scetticismo…Oggi è partito per recarsi alla sua nuova degli ufficiali di quest’ospedale ha abbandonato il nostro refettorio
destinazione a Sedan!!! il comandante di quest’ospedale da campo, per trasferirsi nella prima sala presso la porteria. Così si sono
il dott. Edoardo Wagner, di nazione boemo, di religione cattolico. messi d’accanto alla mensa delle Dame della Croce Rossa -ch’essi
Uomo buono, ha fatto del bene a molti, non ha fatto del male a chiamano Dame dell’Armata- stabilitasi contemporaneamente
nessuno: lascia grata ricordanza in tutti. Il Signore lo benedica e nella sala attigua. E’ da una settimana che alcuni volevano
l’accompagni. Giorni fa è stato trasmesso al convento un avviso ammetterle senz’altro in refettorio, per cui nacque tra gli ufficiali
da pubblicarsi in Chiesa. E’ in buon italiano. Il Corpo d’Armata tale un dissidio, che una metà minacciò una scissione. Giacché
fa noto alle popolazioni dei paesi occupati che non potrà curare siamo in refettorio, non è fuor di proposito far menzione di certi
dalla malaria i loro ammalati, quantunque n’abbia tutta la buona gusti tutti particolari di certi ufficiali. E’ noto che gli anglosassoni
volontà: e che di ciò la colpa ricade tutta sopra il Governo italiano fanno largo uso dello zucchero come d’un eccitante del sangue,
(“vostri fratelli” fa notare) che richiesto di chinino, non l’ha voluto forse quale surrogato del nostro bello e saluberrimo clima che
dare. E’ tendenzioso questo linguaggio, e non so capire come tanto c’invidiano. Sulle nostre tavole, per quanto modeste, non
questa gente si perda in manovre sì meschine. Del resto piuttosto manca mai la saliera. Di questa eglino non se n’occupano, e fanno
di darsi tanta premura di curarci dalla malaria, che non esiste, senza: ma in sua vece vi figura immancabilmente un barattolo di
farebbe meglio curarci dalla fame, ciò che potrebbe fare –senza zucchero. A che scopo? I dolci non devono mai mancare dalla loro
bisogno di ricorrere a nessuno- coll’astenersi dal rubarci il frutto mensa: e se manca la farina di frumento, non importa, i dolci si
del sudore della nostra fronte”. fanno con quella di granoturco. Anzi, è tanto l’uso che fanno dello
9 ottobre: “Le condizioni nostre sono ormai miserrime, e più zucchero che ve lo mettono largamente perfino sopra i fagioli lessi
misere si riscontrano più che ci si allontana da questo centro. (dei quali per motivi di civiltà non abusano) e sull’insalata…”.
Quelli che stanno peggio sono i luoghi dove stanzia il IV Corpo 24 ottobre: “Le discordie tra gli ufficiali di quest’ospedale vanno
d’Armata: Gorgo, Oderzo, Piavon ecc. Tra i cattivi, gli ungheresi, sempre ingrossando. Da quando hanno lasciato il nostro refettorio
fatte rare eccezioni, sono pessimi: qui passano come l’espressione non passa giorno senza litigi. Contro il Maggiore medico sig. Salzer
più autentica dei barbari. La fame bussa alla porta di tutti: le (viennese, protestante, del partito radicale tedesco), causa di molti
privazioni d’ogni genere sono grandi: la miseria ha preso stanza malumori, è stato sporto presso il Comando un grave rapporto. E’
in tutte le case. A questo stato di cose fanno seguito necessario un po’ ameno assistere a queste beghe dei nemici”.
le malattie. Non vi ha famiglia, specialmente rurale, che non 25 ottobre: “Colla data del 24 corr. il nostro mellifluo Comandante
abbia, quasi in permanenza, due, tre e più malati a letto, privi Catinelli27 emana una “Dieustzlettal”, che non so se voglia dire
naturalmente di tutto, fuorché dell’amorosa assistenza dei loro Avviso, e che spero sia l’ultimo. E’ una serie di nove prescrizioni
congiunti. La mortalità qui a Motta (dove i profughi dal fronte (ma senza la immancabile solita minaccia di “severe punizioni”)
hanno rifatto all’incirca il numero dei fuggiti), al primo di questo (FOTO n.27) d’indole umanitaria per prevenire e curare la febbre
mese raggiungeva già il doppio d’un anno intero normale. Non spagnuola, che comincia ad infierire anche nel popolo. Di tali
ostanti tante miserie, ci reputeremo compensati quel giorno in cui prescrizioni merita notarne due, che sono le più caratteristiche
potremo dire che questi crudeli invasori se ne sono andati, senza anche in fatto di lingua: 1) Sventolare le stanze, in giorni freddi e
tema che abbiano a tornarci più”. piogiosi bisogna scaldare le stufe e i letti; 4) Vestirsi bene e d’inverno.

27
Sulla crudeltà del goriziano Catinelli , che odiava particolarmente gli italiani, e sulle violenze commesse v. Relazioni cit. Vol. VI, p.95 segg. e pp.
487-488.

36
27) Un proclama austroungarico del luglio 1918.

37
Non pare un’ironia?”. e derubare, ma padre Ciganotto li affronta con coraggio. Il 4
28 ottobre: “Circa le tre e venti pom. un’incursione offensiva di novembre arriva la notizia dell’armistizio; dopo un solenne Te
nostri velivoli. Hanno lanciato una quantità di bombe, tutte ad alto Deum nel Santuario, finalmente ritornato luogo di culto, il frate
esplosivo, anche in località da non spiegarsi il perché, come nel chiude così il suo racconto: “Sono e moralmente e fisicamente
sobborgo delle Spinade. Ero al tavolino recitando l’ufficio, e come stanco molto, e pongo fine a questa cronaca tutta di dolori, che è
al solito non ci badavo. Però certi scoppii molto vicini solleticarono il nostro martirio d’un anno”.
la mia curiosità…Due bombe rasentarono l’angolo sud-est Scrive Damiano Meda nel volume La Madonna dei Miracoli in
dell’ospedale, scavando due enormi imbuti: forse avevano di mira Motta di Livenza (1985): “La guerra poteva trasformare Motta in
i numerosi carri (dello stesso ospedale) radunati là vicino”. un inferno: la ferrovia e i ponti sul fiume Livenza erano obiettivi
29 ottobre: “Le vittime dell’incursione aerea di ieri sono appetibili. Invece, essendo trasformata in un grande ospedale,
aumentate: i morti sono già saliti a 25, ed altri feriti gravissimi rendeva più sicuro il paese. Al di là del Piave lo sapevano; le spie
li seguiranno presto. Lode incondizionata va tributata ai sanitari lo avevano notificato. Fu dunque una grazia della Madonna che
di quest’ospedale, i quali corsero immediatamente sul luogo del la basilica fosse adibita ad ospedale…Fu una grazia per tutta la
disastro a raccogliere i feriti, prestando loro premurose cure”. popolazione, perché il santuario segnalato come zona di Croce
30 ottobre: “Tutta la notte e tutto il giorno è stato un continuo Rossa, era indicato come luogo non soggetto a bombardamenti”.
movimento di truppe che ripassano la Livenza, bersagliate dalle Più laicamente, possiamo concludere che la presenza del luogo di
mitragliatrici dei nostri velivoli che le incalzano senza pietà. Alle culto, oltre a rappresentare un motivo di speranza e di conforto
sei di stamane è partito l’ospedale con tutto quello che poté per i credenti, preservò certamente tutti da guai maggiori.
portare seco. Ha lasciato parecchi malati gravissimi dei suoi e dei
nostri (quest’ultimi, feriti dalla bomba del 28). Per questi e per
LA MORTE DI ITALO SVEVO
i malati borghesi ha lasciato tredici capi di bovini (presso varie
stalle) e medicine. La consegna l’ha fatta al convento (eccettuati
Qualcuno ha scritto che Italo Svevo (FOTO n.28) è stato la vittima
i bovini, ben’inteso), per la cura ha lasciato un giovane medico
più illustre della “famigerata” Postumia, l’antica arteria consolare
ucraino, ossesso dalla paura a segno che non distingue più fra i vivi
romana fatta costruire nel 148 a.C. dal console Postumio Albino
e i morti. I locali li ha lasciati in buono stato. Ha lasciato parimenti
per congiungere strategicamente i porti di Genova e Aquileia, oggi
tutta la fornitura ed il mobilio che ha trovato appartenente
solcata nel trevigiano da un intenso e pericoloso traffico pesante.
all’ospedale civile, più molta della sua roba, specialmente letti,
brande, materassi, stufe di ferro tutt’ora imballate ecc. Alle tre Racconta la figlia di Svevo, Letizia Fonda Savio:
del pomeriggio quel buon medico ucraino, dopo essersi rivolto “Adorava i luoghi di cura. Era stato a Salsomaggiore, poi varie volte
a questo e a quello per consiglio, ma inutilmente perché ormai a Montecatini, a San Pellegrino, infine a Bormio. Tornava, appunto,
ognuno attendeva a se stesso, si risolse di partire a piedi”. da Bormio quando accadde l’incidente mortale a Motta di Livenza.
Il 31 ottobre gli invasori lasciano Motta e poche ore dopo, da Mi trovavo nella nostra casa a Opicina. Arrivò un telegramma che
ponente, arrivano i primi liberatori, che fanno parte dell’avanguardia mi avvertiva dell’incidente: l’auto con mio padre, mia madre e mio
ciclistica del Reggimento di Cavalleria “Aquila”. La popolazione figlio Paolo, slittando sulla strada bagnata, era finita contro un
esultante si riversa in piazza per festeggiarli, ma il pericolo è albero. Dapprima il meno grave era sembrato proprio papà; partii
ancora grande a causa di un bombardamento e molti si rifugiano con mio cugino, il medico Aurelio Finzi, con un’autoambulanza
in convento e nei locali dell’ospedale. Purtroppo, anche tra gli per Treviso; trovai mio padre con gravi difficoltà di respirazione,
arditi e i componenti della Brigata “Ionio” dell’esercito italiano immerso nei cuscini: aveva riportato la frattura del femore, lesione
che sopraggiungono vi sono alcuni che tentano di requisire non mortale in sé, ma il suo cuore indebolito non resisteva al

38
tremendo choc. Per tutta la vita aveva avuto il presentimento settembre 1928 si era fermato con moglie e nipotino (FOTO n.29)
che il fumo (60 sigarette al giorno) lo avrebbe portato alla morte. a Treviso per pranzare. Ripartirono verso le 14, per percorrere i 150
Avrebbe resistito solo 24 ore: la morte sopraggiunse per asma chilometri di strada (allora in terra battuta) che separano Treviso
cardiaco da enfisema polmonare. Mi disse: “Non piangere, Letizia, da Trieste. A un paio di chilometri da Motta era stato da poco
non è niente morire”. Chiese invano una sigaretta a mio cugino ultimato il ponte in cemento sul canale Malgher e la sede stradale
e, rivolto a noi, con voce già indistinta: “Questa sarebbe davvero era ancora in disordine, senza indicazioni che lo segnalassero. La
l’ultima sigaretta”. Mia madre, che era cattolica, gli chiese a bassa pesante vettura slittò proprio sul fondo viscido del ponte, ma
voce: “Vuoi pregare?”. Egli gemette: “Quando non si è pregato l’autista riuscì per qualche decina di metri a governarla, finendo
tutta la vita, non serve all’ultimo momento”. Non era credente, né poi contro un platano sulla sinistra della carreggiata. La signora
in una religione, né nell’altra. Non parlammo più: due ore dopo Schmitz batté la testa e svenne; rinvenendo, vide che l’autista,
era spirato. Erano le due e mezzo di giovedì 13 settembre 1928. praticamente incolume, aveva già estratto dall’auto il nipotino e
Aveva 67 anni. Fumatore vizioso, sempre al traguardo di ogni cercava di fare lo stesso con suo marito, che gemeva accusando un
“ultima sigaretta”, preoccupato sempre della propria salute, il suo forte dolore alla gamba. Alla fine fu messo a sedere sulla strada,
declino fisico si accompagnava all’ascesa letteraria. Era convinto sotto la pioggia, e, mentre si aspettavano i soccorsi, con la tipica
come malato. Almeno mi sembrava, ma secondo me esagerava. reazione adrenalinica conseguente ai fatti traumatici, considerò
Il nipote medico lo aveva avvertito del pericolo, ma non aveva con la moglie che, tutto sommato, avrebbe potuto andare peggio,
mai potuto smettere; eppure aveva paura del fumo: tossiva, aveva visto che la corsa dell’auto era stata arrestata dall’albero sul ciglio
disturbi per questo. Ogni anno andava a Bormio per i polmoni di un profondo fossato. La signora e il bambino furono portati
ma, l’anno in cui morì, la mamma mi scrisse che il papà non all’ospedale di Motta da una macchina di passaggio, mentre Svevo,
traeva più alcun beneficio dalla cura. Quando il medico gli disse che sembrava il meno grave, attese un’auto pubblica. Il medico di
di limitare la carne, adottò una dieta vegetariana, piselli all’olio e guardia, il dottor Gasparini, si accorse subito che in realtà era lo
basta… Era un malato immaginario, ossessionato dalla malattia, scrittore ad aver riportato le ferite più gravi, e ricoverò in una stessa
che era certamente un mascheramento della morte, e la sua opera stanza del reparto dozzinanti i tre infortunati. La prima diagnosi,
gira attorno a questa protagonista. Eppure, al momento di morire, firmata dal dottor Giovanni Cardazzo, fu, per la signora Schmitz, di
conservò una stoicità da filosofo antico”. commozione cerebrale traumatica, con “escoriazioni ed ecchimosi
Lo scrittore triestino godeva solo da un paio d’anni di una certa alle ossa del capo e contusioni all’addome”, e prognosi di 15 giorni.
notorietà letteraria, conseguente alla pubblicazione del romanzo Per il piccolo Paolo di “ferite lacero-contuse al parietale sinistro
La coscienza di Zeno, edito nel 1923 e recensito favorevolmente da e alla regione sottomascellare guaribili in 20 giorni”. Al 67enne
James Joyce –che a Trieste aveva trascorso alcuni anni frequentando Ettore Schmitz fu constatata la “frattura del femore sinistro ed
Svevo- e da un giovane critico ligure, Eugenio Montale. Gli altri escoriazioni alla faccia”; prognosi 40 giorni. Trascorse la notte
romanzi, Una vita (1892) e Senilità (1898) erano passati sotto senza febbre, ma con un’agitazione che andava aumentando, di
silenzio ed ebbero fortuna postuma. Una esatta ricostruzione pari passo con il battito del polso e l’affanno del respiro. Grande
dell’incidente di Motta si deve a Piero Sanchetti, medico-scrittore fumatore come il proprio alter ego Zeno del romanzo, Svevo
che operò per molti anni nel nosocomio mottense28. Di ritorno da chiedeva con insistenza una sigaretta, che, ovviamente, gli veniva
Bormio Valtellina su una berlina OM guidata dall’autista Giovanni negata. Nella notte erano arrivati da Trieste la figlia e il genero,
Colleoni sotto una pioggia battente, Ettore “Aron” Schmitz (vero ed anche il medico curante e parente Aurelio Finzi. Fu sotto i
nome dello scrittore di origine ebraica) a mezzogiorno del 12 loro occhi che, nel primo pomeriggio, morì. Sulla cartella clinica n.

28
P. Sanchetti, La morte di un industriale triestino a Motta di Livenza, in: La Castella, Motta di Livenza, maggio 1994, pp. 125 segg.

39
28) Italo Svevo.

29) Italo Svevo poco prima della morte con


moglie, figlia e genero.

40
876-1928 il medico di guardia annotò: “Morto alle ore 14.30 per commemorare lo scrittore con un elzeviro di Francesco Fattorello,
uremia e insufficienza cardiaca”. In un foglio a parte il primario ma ripercorriamo brevemente la sua carriera letteraria attraverso le
Cardazzo scrisse: “Alla fronte due escoriazioni ed una contusione più significative parole della figlia:
alla regione parietale sinistra, una escoriazione alla faccia esterna “Zeno Cosini, il protagonista della Coscienza di Zeno, era un
della gamba destra al terzo superiore, frattura del femore sinistro antieroe che esulava dalla retorica dell’epoca. Siamo lontani
al terzo medio. Premesso che il paziente fu ricoverato in questo dal D’Annunzio “immaginifico” che mio padre detestava, e
ospedale alle ore 15 del 12 settembre e presentava dispnea intensa, dal “superuomo” desunto da Nietzsche. I personaggi di mio
sudore profuso, polso piccolo e frequente con raffreddamento padre erano degli antieroi, abulici, nevrotici, malati; si pensi ai
alle estremità, apiretico, piena coscienza e lucidità mentale. La personaggi di Una vita (1892) e di Senilità (1899), contemporanei
sofferenza cranica che tormentava il paziente era da forte ambascia ai temi di una “vita inimitabile”: Il trionfo della morte (1894), La città
di respiro, dalla quale diceva di essere stato colpito subito dopo morta (1899). La Coscienza di Zeno è la concezione della vita come
il trauma. Stette senza orinare fino alle ore 22.30, nella quale malattia, il contrario del mito dell’eroe. Il romanzo termina con un
ora spontaneamente emise circa 200 cm3 di orina con intensa cataclisma. In Zeno, mio padre esprimeva l’impotenza e l’ambiguità
albuminuria. Si lagnava anche di pesantezza allo stomaco, e verso borghese, egli stesso borghese in contraddizione costante. Mi
le cinque antimeridiane del giorno 13 ebbe vomito con emissione diceva: “Questa borghesia dovrà finire un giorno”. Ostile a una
di resti alimentari. Malgrado le cure, le condizioni generali del società triestina dedita al danaro e al mercantilismo, per gusto di
paziente andarono aggravandosi. La dispnea si fece sempre più un socialismo utopico e, forse, controverso. Non dico le critiche,
accentuata, il polso man mano si faceva meno percettibile e verso lui vivente, di certi fascisti: nel ’42 il busto di papà fu gettato in
le ore 14.30 del giorno 13 spirò. Faccio rilevare che orinò una sola terra con la motivazione “bronzo alla patria” lasciata sul marmo.
volta come sopra detto” (FOTO n.30). Nel 1927, venne la scoperta di Kafka, che seguiva la stagione dei
Il Gazzettino del 14 settembre titolò: “DOPO IL GRAVE mitteleuropei: Musil, Rilke, Roth, Walser. Quella letteratura era
INCIDENTE D’AUTO LA MORTE DEL SIGNOR essenzialmente critica dell’io, così uno dei temi di papà era la crisi
SCHMITZ”. “Motta di Livenza, 14. Penosissima impressione dell’individualità. Diceva: “Ricordo tutto, ma non intendo niente”,
ha suscitato in città la notizia subito divulgatasi l’altro ieri del era lo sfaldamento della memoria che perdeva ogni significato,
violento cozzo di un’automobile contro un albero per cui erano l’impotenza della parola e dei segni. Gli restava l’ironia e l’autoironia
rimasti feriti tre triestini. Maggiormente il fatto gravissimo fu quotidiana, una consapevolezza attraverso cui filtrava ogni cosa.
deplorato ieri, quando nel pomeriggio si diffuse il triste annuncio Kafka era più esagerato di papà, portava all’estremo la propria
che verso le ore 14.30 il signor Ettore Schmitz era spirato dopo disperazione, ebreo in un paese cattolico, tedesco in un mondo
atroci sofferenze dovute a fatti di uremia e di affezione cardiaca, slavo. Mio padre, che era di origine israelitica, si ritrovava in
anziché a dolori derivanti dalla frattura del femore. Il trasporto quella psicologia anche se spinta fino al parossismo. Mi regalò
della salma sarà effettuato a mezzo di apposito autocarro funebre La metamorfosi, Il castello, Il processo, opere postume edite in quegli
espressamente inviato da Trieste e che proseguirà direttamente anni (1924-1926). Altri ancora erano gli autori congeniali: Ibsen,
verso quel cimitero degli ebrei. Nell’autoambulanza dell’ospedale la cui opera mi regalò per il mio matrimonio; tutto Strindberg, che
poi (FOTO n.31) vi saranno accompagnati la signora Veneziani annotava ai margini, e che andò perduto nel ’45 nella distruzione
e il nipotino Fonda, lo stato di salute dei quali non desta ormai di villa Veneziani; Gogol, che mi regalò in lingua tedesca; l’amato
più alcuna preoccupazione”. In ogni caso il dottor Finzi dovette Jean-Paul. Mio padre è morto in tempo per non assistere alla
scrivere sulle loro cartelle: “Dichiaro che faccio il trasporto del distruzione della nostra casa, alla morte dei miei tre figli, poi di
malato sotto la mia responsabilità”. L’altro quotidiano locale del quello adottivo. Il movimento psicoanalitico aveva in Trieste il
tempo, la Gazzetta di Venezia, oltre alla cronaca non mancò di primo centro di diffusione: Edoardo Weiss, allievo di Freud, è il

41
30) Il referto di
morte con l’aggiunta
del primario
Cardazzo.

31) Ambulanza dell’ospedale di Motta degli anni ’20.

42
primo psicanalista italiano. Trieste faceva da “ponte” tra diverse solitudine senza medico, in contrasto con la stessa teoria di Freud;
culture: città di tensioni, contraddizioni, propizia allo sviluppo una sorta di suggestione e autosuggestione”.
di caratteri introversi, nevrastenici, a tendenze autopunitive (vedi Questo fu il grande artista che trovò casualmente la morte
Slataper, Umberto Saba). Quel che lo interessava nella psicoanalisi all’ospedale di Motta nel 1928, mentre stava scrivendo il suo
era l’indagine del sogno e degli atti mancati. Nella commedia La quarto romanzo, Il vecchione, rimasto incompiuto. A ottant’anni
rigenerazione evidenzia l’importanza dei sogni. Ma Freud era dall’avvenimento i primari dell’Ospedale Riabilitativo di Alta
più prezioso per il romanziere che per il malato. Scriveva: “… Specializzazione e il responsabile dell’unità operativa di Ortopedia
amavo tanto la mia malattia (se c’è) da preservarla con spirito di e Traumatologia dell’Ospedale di Oderzo hanno cercato di
autodifesa…” e, ancora: “grande uomo quel Freud ma più per i ricostruire, alla luce delle odierne conoscenze scientifiche, le cause
romanzieri che per gli ammalati”. Frequenti i suggerimenti desunti di quella morte, giungendo alla conclusione che lo scrittore, oggi,
da Freud; ad esempio, la figura del padre in Zeno, e la scena dello sarebbe stato quasi sicuramente salvato, e, forse, avrebbe potuto
schiaffo che è il ricordo bruciante in mio padre di uno schiaffo esserlo anche allora. In appendice i loro referti (doc. 5).
dato all’amico Veruda dalla madre. Ma già in Corto viaggio
sentimentale (uscito postumo), il freudismo è un ricordo; semmai, L’ALLUVIONE DEL 1966
l’ultimo Svevo pensava a Proust, a Joyce, alla memoria involontaria
del primo, al monologo interiore e flusso di coscienza del secondo. Nei primi giorni di novembre del 1966 l’Italia centro-settentrionale
La “scoperta” di Freud oscilla tra il 1910 e il 1912 circa, ma non ne fu flagellata da piogge torrenziali. Un “vortice depressionario” (così
sono certa. Nel 1918, un mio cugino medico pregava mio padre di i climatologi29) sul Mediterraneo centrale, originato da un flusso di
aiutarlo a tradurre Die Traumdeutung di Freud. Suo cognato Bruno aria fredda di origine atlantica, aveva richiamato un intenso flusso
Veneziani, afflitto da paranoia, introverso, psicopatico, genialoide, di masse d’aria caldo-umide sulla penisola italiana. Ne derivò una
era stato in cura da Freud senza trarre giovamento dalla terapia. serie di precipitazioni di straordinaria intensità che non potevano
Un suo amico nevrotico era tornato dalla cura a Vienna distrutto essere mitigate, causa la presenza di un anticiclone, dalla naturale
e abulico più di prima. Mio padre diceva: “… Dopo anni di cure “via d’uscita” dei Balcani. Come si ricorderà, Firenze, Venezia e
e di spese, il dottore dichiarava che il soggetto era incurabile,… molte altre località finirono sott’acqua, con incalcolabili perdite
ad ogni modo una diagnosi che costava troppo…”. A Jahier, che di vite umane e di opere d’arte. Motta e il suo territorio furono
gli confidava di aver già fatto sessanta sedute di psicoanalisi, mio duramente colpiti: 680 abitazioni civili furono allagate, 1500 i
padre chiedeva ironico: “E sei ancora vivo?”. Aveva conosciuto senzatetto su una popolazione di 8000 anime. Il medico-scrittore
Weiss che era amico di suo cognato e che frequentava villa Piero Sanchetti, allora responsabile del laboratorio di analisi
Veneziani; l’impatto forse era stato sgradevole per entrambi: Weiss dell’ospedale, rende una efficace testimonianza30:
si chiedeva se il medico psicoanalista di Trieste di cui si burlava “…tutto cominciò la notte del 4 novembre. L’anno prima ne
nella Coscienza di Zeno fosse proprio lui. Mio padre, invece, da avevamo avuta un’altra di alluvione, ma l’argine rotto fu del
quegli incontri derivava una seconda malattia (la prima, sempre Monticano, a neppure un chilometro dal suo sbocco nel Livenza,
ricorrente, come lui stesso affermava, quella di non sapere la lingua e rimase interessato soltanto l’apice dell’ampio triangolo di
italiana), a cui si aggiungeva l’accusa di Weiss di scarsa conoscenza confluenza. Ora minacciava l’altro fiume…stava piovendo da
del metodo della psicoanalisi. Mio padre preferiva la cura nella quattro giorni. …La mattina del 4 la pioggia diventò fortissima,

29
Cfr. in ibimet.cnr.it, portale dell’Istituto di Biometeorologia del Consiglio Nazionale delle Ricerche: G. Maracchi, I cambiamenti del clima ed il bacino
dell’Arno, www.ibimet.cnr.it/Staff/maracchi/arnocamcompubblicazione.doc.
30
P. Sanchetti, Cronache dell’alluvione, in: 1966-1996. Motta e la Livenza, 1996, p. 53 e segg.

43
sembrò invadere il luogo dell’aria. Ora dilagava sui vetri e correva laboratorio, ove l’acqua adesso riprendeva a crescere, ma noi ormai
a onde sui lastricati, poi era la terra a ributtarla fuori, che non la vedevamo solo sulle scale e non potevamo calcolare quale fosse
la riceveva più; getti fissi e potenti rombavano dalle grondaie il livello in esso, erano intasati di malati la più parte vecchi, cui
facendo somigliar le case a navi sotto pressione, questo fragore erano aggiunti tutti i vecchi del basso cronicario, quelli salvati da
soverchiava quello del diluvio”. Sanchetti fa qualche telefonata e Gino Someda…Nella stessa giornata uno dei vecchi morì. La cosa
viene rassicurato, perciò saluta le sue collaboratrici del laboratorio fu seria, il suo piccolo fagotto riempì di sé una stanza intera. Gli
di analisi e va a casa. In piena notte viene svegliato e corre in altri, per fortuna intontiti cessarono a poco a poco di lamentarsi”.
ospedale preoccupandosi di innalzare una barriera di sacchi di L’acqua saliva inesorabilmente, e raggiunse gli ultimi scalini del
sabbia e sassi sulla soglia delle porte del laboratorio, l’esterna e primo piano: “Lasciammo una candela accesa sull’ultimo gradino,
l’interna. “Alle sei del mattino” racconta “capitò uno a ordinare a segnare il livello; il primario Ronzoni distribuì i turni di guardia
di sospendere il lavori e a me diede questo consiglio: ma è inutile, e ordinò di dormire”. Il giorno dopo, 6 novembre, arrivarono
dottore, che faccia tutto questo lavoro, non c’è più pericolo…Alle i primi mezzi di soccorso, ma, insieme ad essi, altra gente in
sei e quarantacinque spuntò un sole incredibile tra i rami nitidi del cerca di rifugio e ammalati per il ricovero, fino a raddoppiare
giardino, il cielo era come lavato dall’acqua del giorno prima… la popolazione accampata in ospedale. “Il vero sgombero degli
Ebbi un’idea, che in seguito ci fece sorridere a lungo: perché non ammalati fu possibile finalmente il giorno 7. Artifici di equilibrio
alzare piuttosto tutto, mettendo qualcosa sotto le zampe delle richiese la calata dei barellati da sopra la ringhiera delle terrazze
scrivanie, tavoli e armadi? Prima la scrivania del microscopio ai barconi che attendevano quasi due metri più sotto, osservai
grande, attenzione, e poi la libreria, se ci riuscite”. Sanchetti torna il rispetto impacciato arcaico dei militari siciliani, l’antico “voi”
a casa per poco tempo ma poi rientra in ospedale in bicicletta “con rivolto ai vecchi, il terrore che gli prese al ragazzo quando seppe
l’acqua ai mozzi delle ruote”. “Il laboratorio non era ancora invaso, che tra quegli involtati fino al viso ce n’era uno morto da due
ci chiudemmo subito le due porte al di qua delle nostre dighe giorni. I barconi si allontanavano con tutta lentezza, con i militari
notturne di sacchi, trovai tutto alzato di tredici centimetri, spostati ficcati nel fondo a mantener l’equilibrio e le orizzontali barelle
gli apparecchi il più alto possibile…Feci in tempo a vedere dalla precariamente stese da un bordo all’altro, quasi a parere che fossero
finestra la potente figura di Gino Someda arrancante nell’acqua esse sole a passare sull’acqua”. La sera anche medici e infermieri
con l’ultimo vecchio sulle spalle, se li era portati quasi tutti lui, riescono a lasciare il reparto: “Il piano inferiore, il laboratorio non
masticando silenzio e maledizioni, di lì a poco si sarebbe buttato esistevano più; il bel padiglione rimase un troncone impotente
in acqua per raggiungere le infermiere che gridavano appollaiate e peggio che distrutto…ultimo a calarsi sulla barca a staccare
sui davanzali del cronicario…”. L’illusione di isolare il laboratorio, le mani dalla ringhiera, dando l’ordine di partire, volle essere il
dura poco: l’acqua irrompe con violenza e il medico, nonostante primario Ronzoni, il capitano della nave ferita…Ci trasferimmo
cerchi istintivamente di mettere in salvo il microscopio grande, in un altro padiglione, ove s’erano concentrati i rimasti, i soccorsi,
viene spinto in salvo su per le scale dal primario Carlo Ronzoni i collegamenti, i militari e il ponte radio, ove una pensilina del
“ultimo suo anno d’ospedale, io mai sospettai tanta forza in quelle secondo piano cominciò a servire da imbarcadero”. I rimasti si
mani, che erano lunghe ed esili”. Riesce a salvare un colorimetro e rifugiano nella stanza del cappellano, don Nazareno, che mette a
“…La giornata che seguì fu la più lunga e gelida di quel periodo. disposizione sigarette e alcol “…ci teneva bordone dall’alto della
Entrò dovunque il silenzio e con esso un freddo intenso e umido, sua pipa, imperturbabile, l’unico a non bere, Piero Zanolli, quasi lo
dovuti, come capimmo poi, all’ovattamento acqueo di ogni rumore, avessero a chiamare da un momento all’altro in sala operatoria”.
all’evaporazione di tutta quell’acqua…Eravamo isolati, e isolati Mentre arrivano notizie sul disastro e sulla strage di animali di
rimanemmo dagli altri padiglioni, se non con qualche passaggio ogni genere in città e nei dintorni “a qualcuno gli venne in testa
di voce spiegata, fino al giorno dopo. I due piano sovrastanti il che nella cella mortuaria ci stava un morto, vecchio anche lui,

44
Masutti Giovanni di anni 79 da Cessalto, andatosene nella notte sedi accademiche e nelle strutture ospedaliere del resto d’Italia e
prima dell’acqua. Nel trambusto nessuno ci aveva pensato. Ora, all’estero.
visto che non c’era nulla da fare, il meglio era che non se ne Motta di Livenza si risolleverà dal disastro in breve tempo,
spargesse la voce. La casa dei morti era sepolta nell’acqua con divenendo, grazie alla solidarietà di istituzioni e privati, ma anche
porta e finestre, visibile da tutti i padiglioni, e il morto dentro e soprattutto per all’innata operosità dei suoi abitanti - l’allora
poteva galleggiare urtando il soffitto, o giacere rovesciato sul direttore del Gazzettino Giorgio Lago sottolineava nel 1996 un
pavimento, o anche ondulare a mezza via nel suo acquario, record di Motta: 921 imprese per 8913 abitanti31-, un importante
questo non lo sapevamo risolvere, ma certamente adagiato sul polo economico-produttivo del Veneto. Ricordiamo tuttavia, a
suo tavolo di pietra non ci stava più”. Con l’aiuto di Roberto dimostrazione di come l’assetto idrogeologico del territorio lasci
Zampieri, titolare di un’impresa di pompe funebri, si riesce infine ancora a desiderare, che ancora nel novembre 2002 la crescita
a recuperare la salma e, conclude Sanchetti, “il vecchio morto del Livenza conseguente a forti piogge provocò l’evacuazione
ebbe la sua asciutta pace”. Quando finalmente l’acqua si ritira, il precauzionale dell’ospedale.
medico corre al “suo” laboratorio: “Mi è impossibile descrivere lo
stato del laboratorio, forse una fotografia a colori, ma cercai di un
fotografo ed erano occupati in giro: era un incubo nero e pieno, N A S C E L ’ O S P E D A L E
lo squarcio di un interno bombardato ma senza il cielo sopra e RIABILITATIVO DI ALTA
l’aria attorno…”. L’8 novembre il Gazzettino di Treviso informa SPECIALIZZAZIONE
che l’ospedale è stato completamente circondato da oltre 4 metri
d’acqua e che, grazie ai barconi militari, settanta ammalati sono già La seconda guerra mondiale risparmiò, fortunatamente, gravi
stati trasferiti negli ospedali di Oderzo e Treviso. Ma nulla è più distruzioni urbanistiche ed edilizie alla città di Motta, anche se il
eloquente delle immagini dell’epoca (FOTO n. 32-33-34-35). Tra i territorio fu purtroppo teatro di sanguinosi “regolamenti di conti”
soccorritori, si distinse anche il professor Angelo Burlina (foto n.36 da guerra civile tra fascisti e partigiani, con rappresaglie ed episodi
). Nato a Motta nel 1929, era stato per molti anni responsabile di violenza gratuita commessi da ambo le parti. L’amministrazione
del Laboratorio di analisi chimico-cliniche e di microbiologia ospedaliera proseguì nei rapporti di “buon vicinato” con il convento
dell’Ospedale di Oderzo, divenendo poi specialista e quindi libero dei frati Minori: nel 1948 questi concessero che una cabina elettrica
docente in anatomia patologica, istochimica normale e patologica di trasformazione per le necessità dell’ospedale sorgesse su un loro
ed in chimica e microscopia clinica nelle Facoltà mediche di fondo, e in tempi più recenti l’ultimo padiglione fu edificato grazie
Trieste, Pavia, Milano, Verona e Padova. Autore di importanti a una permuta di terreni tra nosocomio e convento. L’ospedale
trattati, fondò la Società italiana di Medicina di laboratorio, e rimase in gestione autonoma, con Consiglio di Amministrazione
conseguì vari riconoscimenti nazionali e internazionali, tra cui eletto dal Comune di Motta di Livenza, fino all’avvento delle
il Premio Cultura della Presidenza del Consiglio dei ministri. ULSS.
Burlina, mancato prematuramente nel 1993, si inserisce –insieme
al professor Ugo Lippi, anch’egli presidente della Società italiana Gli anni ’80 portarono al trasferimento di Pediatria e Maternità
di Medicina di laboratorio e a molti altri, che in questa sede non a Motta di Livenza e all’istituzione di una divisione geriatrica,
è possibile ricordare singolarmente- nel filone della serie di clinici nella prospettiva di concentrare il polo chirurgico e l’urgenza ad
illustri originari di Motta che, a partire da Antonio Scarpa, hanno Oderzo. Il 01.01.1995 gli Ospedali di Oderzo e di Motta di Livenza
illustrato e illustrano la Città liventina, tanto in patria che nelle diventarono parte dell’Unità Locale Socio-Sanitaria n. 9.

31
G. Lago, Riflessioni, in 1966-1996. Motta e la Livenza cit., p.193.

45
32) 33)

34)

46
35)

36) Il dottor Burlina tra


i soccorritori a bordo di una
barca di salvataggio.

47
28 Settembre 2008,
si inaugura il nuovo Desk polifunzionale.
Da sinistra: Paolo Speranzon, sindaco di Motta,
Domenico Stellini, primo Presidente del C.d.a. Franco Manzato, vicepresidente Giunta Regionale,
dell’Ospedale Riabilitativo Carlo Valfrè, attuale Presidente C.d.a.

Testimone diretto della ripresa post-alluvione e più avanti della (Legge 833 del 1978), ci si dovette confrontare necessariamente
riconversione del presidio ospedaliero è Arnaldo Brunetto, ex- con altri. Ancora una volta, come più volte nel corso della sua
parlamentare e sindaco di Motta negli anni 1975-80 e 1987-90. storia, Motta si interrogò sulla propria realtà di terra di confine.
“L’alluvione” afferma “fu certamente un episodio drammatico, Due furono i principi portanti di un’intuizione e di un’azione che
ma, fortunatamente, non tragico, innanzitutto perché non ci poi si rivelarono la scelta giusta: la libera opzione da parte dei
furono vittime e poi perché proprio da lì scaturì un nuovo impulso cittadini di accedere ai luoghi di cura e la diversificazione dei due
tanto per lo sviluppo economico del territorio che per il rilancio ospedali di Oderzo e Motta. Fu il Consiglio comunale a delineare
del nostro ospedale. In poche settimane esso riprese a funzionare, nel concreto la nuova strategia, approvando nel gennaio 1993 lo
grazie all’efficienza di quello che all’epoca era ancora un “Ente Studio SOGES, fortemente voluto dal sindaco Alberto Vidi e
di assistenza e beneficenza”, presieduto dal cav. Vincenzo dall’assessore Mario Po”. “Appariva chiaro fin da allora” conclude
Abate e diretto dal segretario (oggi diremmo direttore generale) Brunetto “che è necessaria una ottimizzazione e concentrazione
Rodolfo Bortolotto, e consentiva una gestione autonoma senza degli ospedali per acuti, affidando agli ospedali territoriali un ruolo
troppi vincoli burocratici”. “Insomma” continua Brunetto “ex di specializzazione. L’attuale Ospedale Riabilitativo è il prodotto
malo bonum, e si procedette in una strategia che, grazie alla di questo percorso e dell’azione condivisa della comunità e di
validità delle risorse umane e alla costante ricerca della qualità, ci uomini che hanno creduto e lavorato per il nostro progetto –cito
poneva su un piano decisamente superiore rispetto ad altre realtà per tutti Domenico Stellini-, e dimostra nei fatti, nonché con gli
ospedaliere circonvicine. Qualche problema nacque allorché, in ottimi risultati della sua sperimentazione gestionale, che avevamo
seguito alla riforma e alla creazione delle unità sanitarie locali visto giusto”.

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A partire dal 2001 si è proceduto, con capitale misto pubblico operante nel settore sanitario e del Comune di Motta di Livenza.
e privato, alla costituzione dell’Ospedale di Alta Specializzazione E’ del 2003 il varo formale dell’Ospedale riabilitativo di alta
di Motta di Livenza, destinato prevalentemente a funzioni di specializzazione Spa. A tutt’oggi, l’assetto societario attribuisce
recupero e di rieducazione funzionale. “… I costi per le strutture il 75% della partecipazione al socio pubblico, il 23,19 al socio
preaccreditate sono influenzati dalla determinazione da parte della privato e l’1,81% al socio, diremmo così, semi-privato, il Comune
Regione di un tetto del volume di attività a loro disposizione e dal di Motta di Livenza. Quanto ai conferimenti, la UlSS9 trasferiva
meccanismo della regressione tariffaria che consente di superare alla nuova società gli immobili del vecchio ospedale e il know-how
tale limite riducendo però progressivamente il corrispettivo loro professionale costituito dal personale ospedaliero, richiedendo agli
dovuto fino all’azzeramento oltre una certa soglia.Va precisato che altri soci conferimenti di natura finanziaria adeguati alla propria
dall’esercizio 2004 ha preso avvio la sperimentazione gestionale quota di partecipazione.
dell’Ospedale Riabilitativo di Alta Specializzazione di Motta
Due i principi base che sin dall’inizio caratterizzarono la nuova
di Livenza (Spa controllata dall’Azienda Ulss 9) che, nascendo
sperimentazione. “L’efficiente gestione privata” intesa come
come struttura preaccreditata, sconta il meccanismo suddetto
ricerca di uno strumento organizzativo e gestionale flessibile,
per l’attività di ricovero e specialistica. Per converso si è ottenuta
in grado di rispondere velocemente ai fabbisogni assistenziali
la riduzione dei costi legati alla gestione dell’Ospedale di Motta,
secondo regole che istituzionalmente appartengono al settore
non più a carico di questa Azienda, ed un progressivo aumento
privato. Il “controllo pubblico strategico del sistema” inteso
della mobilità attiva, intra ed extraregionale, data la collocazione
come strumento finalizzato a garantire fondamentalmente
geografica della struttura stessa.”32 Bisogna dire che sin dal 1980 il
cardiologo Antonio Neri, con notevole lungimiranza, proponeva due obiettivi: da un lato il fatto che l’azione della struttura
al presidente del Consiglio di amministrazione dell’ospedale dovesse essere fortemente integrata nelle strategie assistenziali
l’istituzione di una struttura cardiologica specializzata in complessive della ULSS di riferimento; dall’altro lato il fatto che
riabilitazione e prevenzione (FOTO n.37). tale operatività si traducesse nell’erogazione di livelli di assistenza
appropriata secondo la destinazione funzionale e strategica del
Approfondiamo, in conclusione, la genesi dell’Ospedale Presidio ospedaliero. Lo sviluppo di relazioni funzionali stabili
Riabilitativo di Alta Specializzazione, iniziata alla fine degli tra il Dipartimento di riabilitazione dell’ULSS9 e le attività della
anni novanta, allorché emerse, nel quadro regionale dell’offerta sperimentazione di Motta di Livenza, nonché la stretta sinergia
riabilitativa, che il Veneto orientale necessitava di una struttura tra la cardiochirurgia trevigiana e il nuovo soggetto ospedaliero
riabilitativa di II livello. Con il DGR 740/99 si decideva la per l’assistenza ai cardio-operati, fecero sì che si configurasse
trasformazione del presidio ospedaliero di Motta di Livenza in ben presto una connotazione interaziendale del Dipartimento
ospedale riabilitativo, con trasferimento di tutte le funzioni per trevigiano, con l’acquisizione di professionalità di alto profilo
acuti all’Ospedale di Oderzo. Il Progetto della ULSS9 Treviso ad esso pertinenti, le quali contribuirono in modo considerevole
intitolato “Riconversione del presidio ospedaliero di Motta all’elevato livello quali-quantitativo dei servizi offerti dal nuovo
di Livenza in Ospedale Riabilitativo di Alta Specializzazione Presidio. Per questo ed altri motivi, legati alla positiva gestione
mediante partnership pubblico-privato” fu approvato dalla Giunta finanziaria, la Giunta regionale del Veneto in data 29 maggio 2007
regionale il 17 maggio 2001. Nacque così una Società mista che ha prorogato per un ulteriore triennio la sperimentazione gestionale
prevedeva la partecipazione maggioritaria dell’Unità locale socio- dell’Ospedale di Motta. Ma proprio i risultati economico-
sanitaria e, in quote minoritarie, quella di una società privata finanziari e le loro ricadute favorevoli sul territorio consentono

32
2003-2007, Cinque anni di sanità trevigiana , ULSS9 Treviso, Bilancio di Mandato 2003-2007.

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37)

50
Il direttore generale dell’ORAS
Alberto Prandin.
Il direttore generale dell’ULSS9 Treviso Clau-
dio Dario con Alberto Prandin.

Il padiglione oggi intitolato a


Giovanni Cardazzo.

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Nuove stanze di degenza. Tecnologie avanzate per la riabilitazione.

oggi all’Ospedale Riabilitativo di Motta di presentarsi come un outsourcing, paventava alcuni anni orsono una possibile generale
esempio paradigmatico della funzionalità e delle potenzialità dello riduzione della qualità dei servizi, ed anche di una diminuzione
strumento della sperimentazione gestionale pubblico-privata. dei posti letto e dei posti di lavoro, a vantaggio dei profitti dei
privati. Per quanto attiene alla qualità, i dati clinici, le analisi di
customer satisfaction e recenti riconoscimenti come quello del GICR
Nella fattispecie, la sperimentazione di Motta si è rivelata positiva
(Gruppo italiano di cardiologia riabilitativa e preventiva), che
tanto per il socio pubblico che per i soci privati. Il socio “semi-
assegna alla struttura mottense il primo posto in Italia per numero
privato”, il Comune di Motta di Livenza, è rientrato in un
di pazienti che hanno concluso il periodo riabilitativo in un periodo
triennio del proprio conferimento finanziario in virtù del solo
significativo, testimoniano un costante incremento, di pari passo
gettito ICI prodotto dal nosocomio –cui va sommato il gettito
con l’aumento progressivo delle prestazioni erogate (oltre 14.000
TARSU (Tariffa ambiente rifiuti solidi urbani)-, e ne ha acquisito nel 2007). Anche per questo motivo, la Regione ha deliberato la
un utile attraverso il quale può essere in grado di ampliare la creazione di 25 ulteriori posti-letto, destinati in particolare al day-
propria partecipazione. Quanto al soggetto pubblico, esso può hospital, che vanno ad aggiungersi ai 120 già esistenti e occupati
vantare oggi una rivalutazione del 26% circa degli immobili e dei a pieno regime. Sul piano socio-sanitario, se si considera che l’età
terreni conferiti all’atto della costituzione sociale (2003). Altro media delle vittime di incidenti stradali nel territorio trevigiano
beneficio per il pubblico in senso lato, cioè per l’Ente regionale, è è di 20-40 anni, si comprende quanto sia importante l’impegno
rappresentato dal gettito IRAP, versato dall’Ospedale Riabilitativo non soltanto nel campo della riabilitazione intensiva in ambiente
nella misura del 4,25% in quanto Società per azioni e dell’8,50% ospedaliero, ma anche nel campo del recupero fisico-mentale atto a
in quanto ente pubblico. Tutti i soci, pubblici o privati, non reinserire i pazienti nella scuola e nel lavoro. Per questo l’Ospedale
possono che essere soddisfatti del risultato d’esercizio, che al 31 Riabilitativo di Motta, con l’ausilio di associazioni onlus di volontari,
dicembre 2007 presentava un utile netto di oltre 831.000 Euro. sensibilizza sin dal primo momento post-trauma familiari, amici,
La cosiddetta Commissione 4P (Public-Private Partnership Programs) insegnanti e datori di lavoro. Provengono attualmente da fuori
inglese, istituita per monitorare i risultati delle sperimentazioni ULSS circa il 50% dei ricoverati, con punte del 70-75% nella

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riabilitazione cardiologica. Nel 2007 si è praticamente azzerata di lavoro in team multiprofessionale, con l’adozione di modelli
la “mobilità passiva”, vale a dire si è assorbito tutto il bacino di di riferimento e modalità operative conformi alle concezioni
utenza della riabilitazione della ULSS 9. La cifra globale è di circa più accreditate ed avanzate in materia di riabilitazione, ma si è
3500 ricoveri annui. anche predisposto un modello organizzativo del personale atto
Le liste d’attesa, che pure rappresentano un notevole problema ad integrare il trattamento economico e normativo del personale
in molte strutture sanitarie del Nord Italia, sono molto brevi, comandato della ULSS9 con quello dell’ospedale.
grazie alle caratteristiche del CUP (Centro unico di prenotazione), L’Ospedale Riabilitativo di Alta Specializzazione si pone così
che conta 6 addetti ed è in grado di provvedere a prenotazioni come realtà fortemente propositiva, che, mediante la filosofia
e ricoveri per qualsiasi tipo di esigenza sanitaria (anche per del miglioramento delle prestazioni cliniche e, nel contempo,
richieste di visite in libera professione) in tutte le strutture della delle infrastrutture ad esse afferenti, ed in un’ottica di “work in
ULSS 9. Ogni richiesta è registrata da un sistema centrale, che progress”, si appresta a diventare un organismo di tutto rilievo nel
alimenta un database costantemente monitorato dalla ULSS 9 e quadro della Sanità regionale e nazionale.
dalla Regione Veneto. Attraverso il Centro unico di prenotazione
si ottempera altresì ad un altro punto qualificante del progetto
di sperimentazione, quello che prevede, comunque, di fornire APPENDICE
risposte immediate alla domanda sanitaria del territorio. Ulteriori
investimenti sono destinati nell’anno in corso alla ristrutturazione Doc. 1
edilizia dei padiglioni ospedalieri, per la quale sono stati investiti Divagazioni e trattenimenti sopra hospitali, malati e
4 mln. di Euro nel 2007. Altri 700.000 Euro sono stati spesi testamenti.
nell’ultimo esercizio per le tecnologie cliniche. Primo ospedale di Luigi Zanin
in Italia, l’ospedale di Motta diverrà un “Free Paper Hospital”,
attraverso un software che, grazie a schermi tattili disposti in 1. Sul pons liquentae, ma non necessariamente all’altezza della
tutti i percorsi ospedalieri, eliminerà i supporti cartacei rendendo Motta, si combattè nel 776 una battaglia dagli echi letterari illustri
disponibili in tempo reale tutte le informazioni sul paziente, a tra Rotcauso - appoggiato dal suo illustre parentado veneto - e
cominciare dalle cartelle cliniche (naturalmente nel rispetto della l’armata franca. Il fatto divise aedi e cronisti, ma alla fine dei giochi
privacy e dei diritti del malato). Un ulteriore salto di qualità è non portò nulla di bene per i longobardi, oramai italici d’elezione.
rappresentato dall’adozione di un collegamento in fibra ottica con Un vero peccato perché Carlo Magno era entrato in questa parte
l’Ulss 9, che permette l’interconnessione dei sistemi informativi e d’Italia in punta di piedi, certo che qui più che altrove fosse
lo scambio delle immagini radiologiche, agevolando così il paziente necessario mirare ad un accordo con i duchi locali. Andata male
negli spostamenti, ma, contemporaneamente, garantendo gli la sortita sul Livenza, non restò ai veneto-longobardi molto su cui
standard qualitativi di Treviso con l’ausilio di radiologi che sono sperare. Rotcauso diventa nelle carte inimico nostro (per Carlo), e
in grado di refertare direttamente dalla Radiologia del Presidio parte così la stagione delle confische per lui e per i suoi sostenitori.
ospedaliero di Treviso. Ma siccome nel medioevo si passa dalle reprimende peggiori, alle
Anche per quanto concerne il dato occupazionale, la percentuale vendette più crudeli ed inumane, ad improponibili perdonanze
di incremento dagli inizi della sperimentazione è del 50% circa: e connessi baci della pace, così anche i longobardi traditori
il personale dipendente e comandato ammonta oggi a 224 unità, torneranno nel giro di pochi decenni a sedere nelle mense dei
senza tener conto dei non pochi soggetti medici che hanno in essere nuovi dominatori. Anzi, profittando dell’insondabile mutare delle
con la Società un rapporto libero professionale, in buona parte cose, ne scalzarono pure - su base locale - le terga da molteplici
“strutturato”. Non soltanto si sono così sviluppate competenze scranni. C’est la vie, anzi… c’est la guerre.

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Nonostante ciò gli storici continuano ad interrogarsi sull’esito di sempre più costellata da una serie di punti d’attraversamento,
quello scontro tra cavallerie pesanti: si domandano in convegni ed il che - sempre con la scusa dei collegamenti - permette pure
interventi dove si trovava quel pons, ma in pochi hanno pensato l’incontro tra mondi diversi, scambi di vedute, di esperienze e,
che questa possa esser stata la medesima struttura nominata soprattutto, di racconti e suggestioni. Sui margini dei fiumi, o
nella «novella» del Codice Teodosiano (XI, 10, 2), dove si parla delle loro diramazioni principali, nascevano dunque gli hospitali -
appunto del restauro del ponte sulla Livenza sotto gli imperatori hospitalia, in origine strutture di assistenza per quei viaggiatori che
Valentiniano e Valente. Certo, fare un ponte in epoca altomedievale non potevano più contare da secoli sull’efficienza delle mansiones
doveva essere un po’ come costruire un’autostrada ai tempi romane, sorte su impulso dello stato tra I e III secolo nell’ambito
d’oggi. L’uso della pietra, nei quali eccellevano i romani, era stato dell’organizzazione di un grande sistema viabilistico. Il termine
sostituito vieppiù dal legno, anche se non bisogna esagerare con il mansiones, da cui deriva quello di magione, si diffonde poi in
fascino della regressione, nemmeno quando si parla di medioevo particolare grazie ai Templari e agli Ospitalieri di San Giovanni, che
barbarico! Pare che il nostro ponte fosse gettato molto più a nord proprio delle “politiche” di assistenza al viandante - specie verso
della Motta, tra Cavolano e Sacile: e c’è da crederci visto che quello diretto in Terrasanta - fanno la loro principale missione.
proprio la via pedemontana era il principale asse di collegamento Magione (maison) è proprio l’organizzazione di base, la cellula,
est/ovest dell’altomedioevo veneto e friulano, e che per la sua l’azienda più minuta, del grande patrimonio templare. Localmente
importanza venne punto abbattuto dai patriarchi di Aquileia questo ruolo di servizio viene interpretato invece dagli xenodochia,
nel Trecento, periodo in cui erano sempre più difficilmente vere e proprie strutture di servizio in cui possono alloggiare e
contenibili le intemperanze dei Trevigiani. Ma cosa centrano questi rifocillarsi gratuitamente i viaggiatori.
ragionamenti con la storia dell’ospedale di Motta? Poco, per non
dir nulla, almeno dopo la piacevole lettura dei medaglioni istoriati 2. Ammalarsi nel medioevo poteva voler dire morire due volte.
dall’amico Bruno Stefanat. Eppure il nostro corso d’acqua, tanto Non bastava la partenza da questo mondo, magari fra stenti e
gentile da essere declinato al femminile a partire dal D’Annunzio patimenti. La produzione letteraria che scaturiva senza sosta dagli
(e così continua ad esserlo nella voce del popolo, contrapposto ambienti monastici dei primi secoli del medioevo ci metteva il suo,
alla virilità del Piave, reso ancor più maschio dalla Leggenda e così era nata l’idea – anche questa lunga a morire – che l’ammalato
musicale del 1918), ha avuto molto a che fare con le opere di scontasse in questa terra i peccati già commessi da se stesso, o dai
assistenza durante i secoli passati. Il Livenza era elemento naturale suoi padri. Si sa che l’”invenzione” - o meglio la definizione in
di confine tra domìni differenti, prima tra ducati, poi tra comitati, chiave teologica - del purgatorio data gli inizi del Duecento, e
ma era destino che non potesse mai risultare una barriera naturale dunque l’affinamento delle anime nel fuoco transitorio si scontava
convincente: lo capirà oltre un millennio d’anni più tardi anche il sulla Terra: le condizioni di vita si adattavano abbastanza al
general Cadorna, che - umiliato da tanta storiografia - aveva invece presupposto teorico.
avuto chiara contezza che le sinuose curve del suo scorrere non Da questi presupposti nasce l’idea dell’impurità dell’infermo,
avrebbero potuto resistere alla spedizione punitiva di Konrad e accentuate da alcune malattie più d’altre, e comunque concetto
degli altri generali di Sua maestà imperial cattolica, l’imperatore che veniva esteso in generale alla donna. Il nesso tra peccato e
d’Asburgo. malattia è manifesto nel caso della lebbra, la malattia più temuta
del medioevo, che il legislatore franco e longobardo avevano già
Ma a noi qui interessano le questioni ben più vecchie e ci interessa deciso di estirpare dalla comune convivenza restringendo la sfera
tornare indietro al primo medioevo, un periodo che la retorica di dell’agire degli ammalati. I quali non si potevano sposare, muoversi
fine Ottocento ha reso troppo fascinose. E proprio partendo da liberamente o frequentare luoghi di culto. Il discorso potrebbe
esse, la Livenza accresce l’immagine di una frontiera «colabrodo», continuare a lungo, ma ci porterebbe ad una variante antica degli

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ospedali: i lebbrosari che nascono proprio nell’VIII secolo grazie trasferimento, in alcuni periodo dell’anno, di ingenti quantità di
alla pensata di Nicolas di Corbis e del tedesco Othmar, entrambi preziosissimo olio destinato alle spese di illuminazione delle chiese
santi e credo pure taumaturghi. Fu una delle trovate più durature e dei xenodochio: si parla in questo caso di luminaria, un apporto
dell’occidente: fin dai tempi della prima guerra mondiale ne preziosissimo che col tempo diventa un censo vero e proprio
esistevano praticamente in ogni paese: anche in questo è solo con che si applica ai confratelli quale quota-parte al funzionamento
la grande guerra - come teorizza Jacques Le Goff - che finisce il di queste istituzioni. Nelle antiche scuole veneziane, i confratelli
medioevo! pagano ancora la loro iscrizione annuale sottoforma di luminaria!
La fondazione degli ospedali in epoca antica ha dunque a che vedere Anche l’impero carolingio incoraggia i grandi monasteri a creare
con la diversa concezione del male e della malattia. Nella cultura ospizi e ospedali; l’imperatrice Angilberga fonda un hospitale
classica il male non occupa quel ruolo centrale che invece finirà (presente nell’853) presso il monastero di S.Sisto “per servizio dei
col ricoprire con l’avvento degli ordini mendicanti (francescani poveri infermi et pellegrini”. Tra X e XI secolo si registrano nuove
in particolare) dal XII secolo in poi. Nella fase di transizione fondazioni di strutture ricettive lungo le vie di pellegrinaggio e
dell’alto medioevo l’iniziativa rientra quasi sempre tra le facoltà nel XIII secolo si diffondono altre fondazioni ospedaliere e di
dei più ricchi, dopo di che - grossomodo dal Millecento in poi ricovero tenute da ordini religiosi nati durante le crociate.
- prendono il sopravvento sulla fondazione dei nuovi ospedali gli
ordini monastici (anche templari, giovanniti e ospitalieri) e quindi 3. Tra i fondatori di ospedali e xenodochia in ambito trevigiano,
quelli minori (francescani in primis, quindi i domenicani). La fase meritano una menzione di assoluto rilievo i conti di Treviso, oggi
di fondazione laica di xenodochia e hospitales interessa soprattutto principi di Collalto e San Salvatore. La fondazione del monastero-
i longobardi e le famiglie dell’antico ordine vassallatico italico, xenodochium di Sant’Eustachio, sul colle sopra Nervesa (dove dal
grandi convertiti al cristianesimo, spesso con propositi realmente 994 la famiglia disponeva di un cospicuo patrimonio) risponde
sinceri. Le attestazioni si ricavano dalle donazioni pro anima e a quelle che sappiamo essere le consolidate linee di azione delle
dai testamenti, una trentina in tutto nell’Italia settentrionale per famiglie dei grandi proprietari nei secoli dell’alto medioevo: necessità
quel periodo. Nel 745, ad esempio Rotperto di Agrate, un grande di porre sotto la protezione di un ente ecclesiastico strettamente
possessore di area lombarda, dona tutti i suoi beni per fondarne controllato dalla famiglia una parte del patrimonio per sottrarlo
uno ed aiutare in questo senso i poveri e i pellegrini, con unica alla fiscalità ordinaria, volontà di creare isole immunitarie, presidio
eccezione la propria cintura da guerriero che doveva andare al figlio. ancora maggiore del territorio, creazione di una istituzione in cui
In molti casi queste donazioni nascondono operazioni mirate a possano confluire i figli non avviati alla gestione dei patrimonio,
sottrarre beni privati dalla sfera della conquista dei nuovi invasori, e naturalmente - posti ad ultimo, ma certamente non ultimi - gli
considerata imminente nel caso dei Franchi: ma la legislazione aneliti spirituali dei fondatori che riguardano sia la volontà di
longobarda, in particolare le leggi di Liutprando erano abbastanza acquisire i meriti della vita eterna come la garanzia di un servizio
severe su commistioni di questo genere. In altri casi sono dettati religioso più efficiente nel territorio.
dal reale spirito di una conversione sincera, come appunto questa Fondare una chiesa significava certamente tutto questo, ma anche,
dell’importante aristocratico lombardo che riguarda esplicitamente come hanno messo in luce Aldo Settia e Cinzio Violante partendo
poveri e pellegrini. In altri casi l’affrancamento della servitù, sempre da punti di vista diversi tra loro, calare sul territorio uno strumento
presente nelle fonti del periodo, va ad interessare proprio i servi di inquadramento, un «centro di orientamento e controllo» per
operanti all’interno di queste strutture di assistenza, ma gli oneri ampie fasce della società locale. L’abbazia di Sant’Eustachio viene
per il loro riscatto sono talmente importanti che è difficile che si fondata prima del 1062 da Rambaldo III, terzo esponente noto
concretizzino nella realtà. I testamenti sono i documenti privilegiati della famiglia, e dalla madre Gisla, nei pressi di un castello già
per questo genere di donazioni, che molto spesso si fermano al esistente su quel colle. Il documento di fondazione della chiesa e

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la donazione del patrimonio non ci è pervenuto, mentre nel 1791 familiare. Attorno al patrimonio originario, la corte di Lovadina ed
Filippo Avanzini ha trascritto la bolla - la cui versione originale il Montello, si struttura la parte più organica della futura signoria
si perse negli incendi dell’archivio familiare e nei saccheggi territoriale: probabilmente agli inizi del XII viene costruito anche
dell’abbazia del 1918 - con la quale papa Alessandro II accoglie il castello di Collalto, il primo dei due importanti manufatti da
sotto la tutela della Sede Apostolica il monastero. La prima parte cui nel corso del Trecento la famiglia, oramai decaduto il titolo
del documento riguarda la donazione e la pensionem: comitale, prenderà nome trasformandosi in conti di Collalto e San
[…] Unde quia tu, Gidulphe abbas, postulasti a Nobis, ut Monasterium Salvatore. Ai margini di questo nucleo particolarmente compatto
sancti Eustachii, cui preesse dignosceris, quod vide licet Rambaldus comes prende progressivamente forma anche quello dell’abbazia di
et ejus mater Gisla, zelo religionis fervente, spe future remunerationis, in Sant’Eustachio. Nel 1091 è Rambaldo IV, a dimostrare di essere
possessione sua, prope castellum, quod nominatur Narvisia, in Comitatu il titolare dell’ufficio di conte di Treviso (singolare il processo di
tarvisino, construxerunt atque Apostolice Sedi donaverunt, ac pro eo trasmissione agnatizia del titolo ai maschi che portano lo stesso
pensionem sex soldorum denariorum venetorum annuatim eidem Sedi esse nome: probabilmente si tratta dei primogeniti), e che dona in
redenta constituerunt, inclinati precibus tuis ipsum monasterium sub tutela et questa veste assieme alla moglie Magtilda/Matilda ulteriori beni,
defensione sancte Sedis apostolice suscipimus, et quid quid nunc juste providet massaritias, cappella sed ecclesias posti oltre che nelle vicinanze di
vel deinceps providebitur, apostolica auctoritate confirmamus. Nervesa anche nei più distanti villaggi di Arcade, Spresiano,
Maserada, Spercenigo, Mestre e Vedelago.
La bolla continua con il riconoscimento ai monaci del diritto Questa dislocazione a maglie tanto ampie consente alla chiesa
di eleggere l’abate senza alcuna interferenza esterna, e le stesse di Sant’Eustachio di allargare l’ambito della sua organizzazione
indipendenze ed autonomie sono rimarcate verso il vescovo di ecclesiastica in modo organico oltre ai luoghi tradizionali del potere
Treviso, cui viene prescritto l’obbligo di astenersi dall’esercizio di dei conti di Treviso, e di estendersi in particolare, anche nell’area
qualsiasi potestà sui monaci e sulle chiese battesimali che da essi meridionale del comitato trevigiano, fin quasi a sovrapporsi
dipendono (interdicentes omnino Episcopo tarvisiensi, in cuio parochia all’organizzazione diocesana del vescovo. Viene a porsi in pratica,
videlicet esse sopradictum monasterium constructum etc.). La pensione di sei in questo modo, la strategia in base a cui il monastero di famiglia
soldi di denari veneti che viene stabilita tra il monastero e la Sede diviene un vero e proprio centro di coordinamento territoriale.
Apostolica non è molto rilevante, equivale circa al livello di un Grazie a questo ruolo il monastero controlla le parrocchie, ed
manso di medie dimensioni (rapportato agli stessi anni). Nel 1055, estende l’influenza dei suoi protettori anche in ambiti territoriali
quindi pochi anni prima del documento, a Padova, un censo dovuto molto distanti dal centro del potere personale dei conti di Treviso
al vescovo dagli arimanni della pieve di Sacco viene stabilito in 7 utilizzando strumenti del tutto nuovi e certamente efficaci. Si
lire di denari veneziani, cioè 1640 denari veneti: è fuor di dubbio rafforza mediante questo percorso il ruolo istituzionale della
che le dimensioni della grossa corte di Sacco, oggetto di contesa famiglia all’interno del comitato, anche se questo significa entrare
tra il vescovo di Padova e lo stesso patriarca di Aquileia, siano ben in una prospettiva di scontro con la sfera delle potestà vescovili.
più ragguardevoli rispetto alle pertinenze dell’abbazia di Nervesa. In altri termini, preso atto che l’uso delle dignità pubbliche
Maggiore, in rapporto, il censo annuale che viene registrato nel non sembra restituire nell’ambito della circoscrizione comitale
Liber censuum della Santa Sede in relazione al monastero a partire particolari riscontri, l’estensione della chiesa privata su territori
dall’anno 1192, che equivale in quella data a 3 soldi veronesi. così distanti dal centro del potere privato e d’ufficio (un’ambiguità
La speciale protezione romana all’abbazia consente, assieme alla anche in questo caso molto difficile da risolversi), può essere
munificenza dei conti di Treviso, una immediata espansione delle stato di una qualche utilità nel riassetto di un potere familiare,
pertinenze della chiesa. Tra la fine del XI secolo e gli inizi del XII certamente percepito pesantemente, ma comunque sempre alla
prede infatti sempre più ordine la riorganizzazione del patrimonio ricerca di nuove di più efficaci forme gestione.

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L’istromento del 1091 ha però una rilevanza anche dal punto di vista profonda suggestione influenzava cronisti e storici già da alcuni
prosopografico, in quanto dalle professioni di legge apprendiamo secoli.
che l’italico Rambaldo (ex professum lege longobarda) aveva sposato
Matilda ex natione mea lege vivere videor salica, figlia di un marchese 4. Come detto dal Duecento queste fondazioni diventano sempre
di nome Burgundo, evidentemente di provenienza oltralpina. E’ più appannaggio dei grandi ordini. I casi sono molti: nel territorio
una notizia indicativa, certamente non isolata come testimonia il liventino esiste l’ospedale di Camolli, presso Sacile, che si sviluppa
caso cenedese sottoriportato, di rapporti matrimoniali tra nobiltà durante il XIII secolo per assicurare la manutenzione dei ponti,
e in generale ceto di possessori italici ed immigrati nordici più controllare le piene dei due fiumi e i guadi soprattutto per fornire
generalmente definibili teutisci. Purtroppo non è possibile risalire assistenza ai viandanti. In questo periodo gli xenodochia (il termine
con precisione all’identificazione del marchese Burgundo, non dal XII secolo è sostituito dai vocaboli hospitale e hospitium) sono
contemplato dal repertorio dello storico Edouard Hlawitscka, quindi principalmente luoghi di assistenza e di sosta per i pellegrini.
tanto più che i beni donati sembrano appartenere esclusivamente In questo senso è documentato nel Trecento l’ospedale di San
alla sfera patrimoniale trevigiana. Giovanni dei Cavalieri a Prata, promosso assieme al monastero
E’ proprio attraverso i numerosi documenti di dotazione camaldolese di Rivarotta come una fondazione di familiare dei
patrimoniale di monasteri ed enti ecclesiastici che riusciamo ad conti di Prata. E anche in questo caso un ruolo importante ce
intravvedere i stretti legami di affinità tra i membri più importanti l’aveva evidentemente la vicinanza al fiume Livenza, che oggi
del territorio trevigiano e friulano di questi anni. L’ospitale- lambisce l’antico monastero trasformatosi in villa col mutare delle
certosa di Santa Maria presso il Piave in loco Talponus, fondato epoche. Presso Sacile tra il Due ed il Trecento prende consistenza
in precedente epoca imprecisata, è beneficato nel 1120 da una inoltre la fondazione di San Giovanni del Tempio: insomma un
donazione congiunta di tre aristocratici, i conti Rambaldo di fermento in grande stile con protettori ad hoc come testimoniano i
Treviso, Valfredo di Colfosco ed Ermano di Ceneda, e da una grandi affreschi dei santi protettori del guado e della buona morte,
figura di crescente – ma ancora non completamente palesata – san Cristoforo in testa. Secondo la tradizione era un martire in
influenza: Gabriele di Guecello da Montanara, che di li a poco Licia nel 250, durante la persecuzione dell’imperatore Decio. Fu
troveremo come Gabriele da Camino. I donatari sono tutti uno dei «quattordici santi ausiliatori», colui che avrebbe portato
italici (professimus ex natione nostra lege vivere Longobarda), e questo sulle spalle un bambino, che poi si rivelò Gesù. Il testo più antico
assieme alla comunanza nel possesso dei beni in Talpone ha spinto dei suoi Atti risale all’VIII secolo. In un’iscrizione del 452 si cita
soprattutto gli autori antichi ad ipotizzare che i da Camino, i conti una basilica dedicata a Cristoforo in Bitinia. Cristoforo fu tra i
di Treviso e quelli di Ceneda appartenessero ad una unica famiglia. santi più venerati nel Medioevo; il suo culto fu diffuso soprattutto
Questo può valere probabilmente per il rapporto tra Rambaldo di in Austria, in Dalmazia e in Spagna. Chiese e monasteri si
Treviso e Valfredo di Colfosco. Essi compaiono in coppia (ideoque costruirono in suo onore sia in Oriente che in Occidente, ma nelle
nos Rambaldus et Valfredus […] donamus et offerimus a presenti die in nostre terre lo si trovava raffigurato sulle facciate delle chiese e nei
eadem ecclesiaet hospitali per animarum nostrarum mercede nominatim omnes pressi dei ponti, invocato per l’assistenza nei momenti di pericolo,
res et proprietastes, seu et pertinentias illas juris nostri etc.), e documenti ed invocati la mattina dai viandanti e dai contadini che andavano ai
posteriori di un decennio hanno indotto alcuni storici a confermare campi per chiedere il dono della Buona Morte, ovvero della morte
la loro stretta parentela in virtù di una clausola ereditaria che in grazia di Dio.
garantisce la trasmissione di proprietà tra le due famiglie. La prima
ipotesi sorta da metodo scientifico sul rapporto tra queste famiglie Doc. 2
risale agli inizi del secolo scorso: ne fu propugnatore Luigi Bailo, La morte dell’arcivescovo di Udine Bartolomeo
fondatore del museo civico comunale. Ma già prima di lui questa Gradenigo

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3 novembre 1765 fante dell’Ufficio ill.mo di sanità di codesto Luoco, non restandomi
“Comparve avanti l’ill.mo ed eccell.mo signor Francesco Corner intanto che l’onore di baciare all’Eccellenza V. divotamente le
Podestà ed Ufficiale di Sanità il nobile signor Dott. Gio. Maria mani.
Bottoglia Armellini, medico fisico condotto di questo Castello, Noi Francesco Corner, per la Serenissima Repubblica di Venezia ,
per parte e nome della N.D. Maddaluzza Contarini vedova del Podestà della Motta”.
fu N.H. sig. Carlo Gradenigo, commissaria testamentaria del fu Doc. 3
N.H. S.E. Ill.ma Rev.ma Bartolomeo Gradenigo, Arcivescovo di Consulto (ambiente mottense, sec. XVII-XVIII)
Udine, ed espose come che, desiderando di far il trasporto di quel
cadavere alla cattedrale di Udine, per esser colà fatto seppellire, e Il manoscritto non riporta indicazioni di data, ma si accenna a un forte
rendendosi necessario farlo imbalsamare, perché non infracidisca terremoto che avrebbe spaventato la paziente. Forse si riferisce al terremoto
nel viaggio, perciò instà per nome, come sopra, che da quest’Ufficio che colpì il Friuli il 28 luglio del 1700, o, più probabilmente, a quello che
sia rilasciato decreto per la permissione di aprirlo con tutte quelle ebbe come epicentro Asolo il 25 febbraio 1695, segnalato con la massima
formalità che dall’Ufficio medesimo saranno credute salutari”. Il intensità epicentrale nella tabella della “storia sismica di Motta di Livenza”
Podestà e i provveditori alla sanità Gio. Batta Ortica e Domenico consultabile nel Database Macrosismico Italiano (www.emidius.mi.ingv.
Lippi accolsero l’istanza, decretando e ordinando “l’apertura it/DBMI04/) (v. anche Quaderni di Geofisica dell’Istituto Nazionale
del detto cadavere per essere curato, ed imbalsamato per mano di Geofisica e Vulcanologia, n.49/2007) . Altri terremoti che ebbero
dell’ordinario Chirurgo, e con l’assistenza di detto sig. Bottiglia probabilmente ripercussioni sul territorio mottense furono quelli della Slovenia
Medico, dovendo subito curato far seppellire gli interiori tutti, nel 1622, nel 1689 e nel 1691, e forse quello di Treviso del 1756, oltre ad
che saranno levati, e ciò con l’assistenza del cancelliere dell’ufficio un altro sisma che però produsse danni solo nell’alto Friuli nel 1786. Nel
medesimo”. Contemporaneamente fu inviata una lettera a Udine consulto la paziente viene qualificata “Nobil Donna Vergine Vestale”, il
al Luogotenente della Patria del Friuli: “Capitato il dì 28 prossimo che fa pensare ad una adolescente, e “Nobile Patrona”, ciò che la fa ritenere di
scaduto alle ore 18 qui in questo Castello alla casa del Rev.mo sig. alto lignaggio: era forse la figlia di un Podestà veneziano della Motta? Nobil
D. Pasquale Cestelli Arciprete il q.m. Ecc.mo Rev.mo Bartolomeo Homo e Nobil Donna erano titoli peculiari della nobiltà patrizia veneziana.
Gradenigo, Arcivescovo di codesta Città, fu colto da Cardiaglia Da rimarcarsi, poi, l’uso terapeutico del “radichio”.
Biliosa fatale, così da medici rilevata, da quali assistito fino al giorno
di ieri, finalmente, munito dei Santissimi Sacramenti, alle ore 22 Gl’incomodi, che da lungo tempo tengono vessata la Nob.
circa, rese l’anima a Dio. Faccia perciò l’istanza a questo ufficio Donna Vergine Vestale N.N. sono tutti fenomeni, che ben chiara
di sanità dalla N.D. Maddaluzza Contarini, vedova del fu N.H. sig. dimostrano un’affezione ipocondriaca; da questo unico fonte
Carlo Gradenigo, Cognata del suddetto, per la permissione di farlo diramano tutti gl’accidenti, che assieme aggropati formano la
aprire, e curare, indi imbalsamare, a fine di farlo tradurre costà piena della di lei pertinace, e molesta indisposizione. Un succo
senza pericolo d’infracidimento, e dall’ufficio medesimo accordata acido concentrato nel viscido da vizio della prima digestione,
l’operazione, che fu fatta da due Chirurghi con l’assistenza del concretatosi in sostanza di sale tartareo nelle viscere naturali,
sig. Dott. Bottoglia medico fisico condotto, e del cancelliere e specialmente nell’hipocondrio sinistro, ove s’inalza qualche
dell’ufficio, fatti seppellire gl’interiori tutti dal cadavere levati, ed tumefazione, ne fu la causa prossima, e tuttavia n’è il fomite del
imbalsamato il cadavere medesimo, fu fatto riporre in cassa bene male; questi, pervertendo la chiosi, depravando l’hematosi, e
otturata con pegola per il suo trasporto. In iscorta pertanto di viziando la linfa ha potuto render li fluidi più fissi, e mancanti
questo cadavere fu destinata la persona di Zuanne Mattiuzzi, fante della necessaria volatilazione, da che nacquero sul bel principio
dell’Ufficio, perché di vista abbia ad accompagnarlo fino alle porte le diminute, e poscia dolorose separazioni delle mensuali
di codesta Città, dove arrivato, sia dal medesimo consegnato al espurgationi, che in progresso passarono in total sopressione; indi

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La prima e l’ultima pagina del “consulto”

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arenandosi le parti più grosse, e viscide risultarono l’ostruzioni maggior estensione, ed in conseguenza necessitata ad un’irritativa
nelle glandole dell’abdome con la degenerazione di quel latice contrazione la diastole del cuore: resti ancora il detto sintoma con
alcalino urinoso destinato alla volatilizazione del sangue, non meno respiro della Nob. Pat. sedato. Ogn’altro accidente, che circonvalla
che quelle ne vasi sanguiferi più angusti dell’hipocondrio sinistro, il male, si di melanconia, dolore di capo, inappetenza, difficoltà
e specialmente qualche concrescenza tartarea nel ramo dell’arteria di respiro e debolezza nell’ore prossime all’accesso febbrile può
celiaca, ove risente la molesta pulsatione, si per l’angustiato bastantemente emanare dalle stesse cagioni; dalla fissazione de
passaggio nel diametro di quel canale, come per l’impressione fasi spiriti, la melancholia; da pungimenti dell’acido stesso impegnato
dal sangue nell’incontrata concrescenza, dalla cui resistenza ne nelle porosità delle meningi, il dolore di capo, od ancora, quando
risulta la pulsatoria sensazione; o sia pure molto probabilmente nell’insulto febbrile accadesse, dalla turgescenza del fluido ne
dalla pressione dell’ostruzioni de corpi glandulosi, o nervi contigui vasi sanguiferi e maggiore distensione delle medesime; che se in
a quel vase; porzione poi risoluta nel succo alimentitio nella parte altre ore, o dall’infarcimento d’acida mucilagine nello stomaco,
sinistra puotte cagionar li gravi dolori, e lancinazioni della coscia, cui riferirsi deve l’inappetenza; o dall’utero ancora nell’uno, e
ed avvanzandosi a contaminare la purità del succo nerveo con nell’altro caso solo per spasmodica sensazione delle membrane,
le sue spicole velicando li nervi propagati alla coscia, e piede, che tutte comunicano con quelle del cerebro, col mezo della
cagionarne le spasmodiche contrazioni, li semistupori, le debolezze, corrispondenza de nervi, nel succo incrassato da quali è riposta la
e depravazione del moto per la crispazione delle fibre nervee, e debolezza ne destinati al moto, come ne pneumonici la difficoltà
difettuoso passaggio de spiriti animali con quella turgescenza, di respiro, ambi forieri dell’insulto febbrile.
che vaglia col suo elatere a renderli tumidi, ed in conseguenza Potevo veramente dispensarmi da tale tediosa patologia, quando
robusti al moto, che restò con imperfezione in quella parte. Alli la singolar virtù dell’Ecc.mo suo Fisico nella sua pontuale
pungimenti pure di tali spicole nel plesso mesenterico, o prima nel informazione ne ha con dotta ipotesi versato sopra la produzione,
ramo splenico insorti, si può ascrivere la palpitazione del cuore, da e concatenazione de sintomi tutti, e con esata etiologia ancora
quali partecipata la spasmodica sensazione al surculo del Parvago, rintracciatene le cause antecedenti dagl’errori nel vitto, come anco
et indi al tronco del medesimo movente il cuore, risultarne può il le prossime stabilite nell’acido silvestre: ho dovuto nulla di meno
moto palpitante di quel muscolo, che, da qualunque irritamento formalizarne una tale theoria, da cui, convenendo nell’essenza del
facilmente eccitate le nervee fibrile a quella violenta mozione male, e nella causa prossima dell’acido ostile, ne risultasse ancora
costrittoria, impressagli da panico timore la prima volta per la la causa congionta d’una fissazione ne fluidi tutti, e deficiente
sorpresa d’orrendo terremoto, rendersi può palpitante; se pure volatilizatione delle parti spiritose de medesimi per derivarne le più
non fosse più accertato crederla proveniente, o almeno coadiuvata fondate indicationi manuduttrici alla cura, quali saranno l’infringer
nel nostro caso dalla viziosa e preternaturale fermentazione del l’acido morboso, scioglier il viscido, ed il coagulo, e volatilizar il fisso,
sangue, tanto più, che si fa sentire più valida nell’invasione, e tanto quello de fluidi crassi, quanto il stagnante dell’ostruzioni. A
durazione febbrile, e con la remissione e consumazione rimette, tali indicanti dovranno tendere gl’attentati dell’arte, e li sforzi tutti
e cessa lasciando in quiete, e riposo la Nob. Pat., come ridotto della cura, a quali adeguatamente adempito, non mi resta dubbio
il moto intestino delle particole del latice sanguineo allo stato d’una perfetta recupera della Nob. Pat.
naturale, e tranquillo, assotigliato quanto di succo crasso, dopo Mi accresce motivo di così stabilire a maggiore fondamento
tre ore dal cibo preso se n’era introdotto nel suo seno col chilo dell’indicationi dedotte, e mi somministra lume di così credere
saturato nell’impure miniere dell’abdome d’acido estraneo, o pure l’uso infrutuoso del febrifugo di China, scortando il mio riflesso
precipitatosi ne vasi escretorij, così che, cessando la preternaturale due Canoni del divino Maestro di Coo, fondamentali dell’arte: a
effervescenza, e con essa la maggior rarefazione del sangue in iuvantibus et ledentibus indicationes summuntur, l’uno, contraria contrariis
un fluido quanto più compatto, tanto più disposto, e capace di curantur l’altro. Se esso cortice peruviano dunque tanto efficace,

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specialmente nelle febri croniche, restò schernito e disarmato, giova naturale, come habbiamo l’insegnamento d’Hippocrate De Natura
credere che la causa della febre, nella remotione di cui è fondata humida: Tunc enim humores acres crudos dictos ex permixtione et temperatura
sempre la cura, o nell’alterazione almeno, ed in conseguenza mutua, non calidi, aut frigidi, simpliciter additione, et subtractione blandiores
quella del male tutto, non esigesse un rimedio di natura fisso, e redditos, coctos et denuo naturale fieri; debbono perciò esser scielti quelli
fissante, qual è la China, per suo contrario; ma, se non giovò, che avranno maggior proporzione con le loro particole, e con le
dunque non era di sua natura contrario, anzi simile, che secondo porosità de suoi corpuscoli alle figure cospicue de succhi crudi,
il Filosofo non agit in sibi simile; se dunque simile, perché non oprò, rigidi et acri, come bene l’abbiamo dall’enchirisi dell’acque stigie
dunque di natura fisso; dunque la causa oppugnabile è fissazione, sopra metalli: mentre quella solve l’argento, non tocca l’oro per la
e l’illazione vuole ch’il rimedio, dovendo esser contrario, operi sproporzione della figura de sali acidi alli meati angusti e compatti
per volatilizatione, e per conseguenza finale il febrifugo nel caso di questo, che richiede quella reggia per la proporzione de spiriti
nostro deve essere del genere d’alcalini volatili, non de fissi. Tanto acidi dell’armoniaco. Così nel caso nostro ogni alcalino de fissi
pare insinui il gran Filosofo Hermete nella sua Tavola Smaradina specialmente non haverà egual forza per invaginar le punte d’un
in materia filosofochimica: fac volatile fixum, et fixum volatile: da che acido di particolare e distinto sapore, come l’osserviamo dalli
evidentemente resta dedotto dover tender la cura alla volatilizatione occhi di contro, perdere bensì del suo acre l’aceto, ma dal saturno
fra l’altre cose indicate. farsi dolce; dovranno pertanto esser scielti in genere d’assorbenti e
Posti tali fondamenti, sarà ora facile la decisione del punto essenziale precipitanti quelli ch’avranno maggior facoltà, come sarebbero certe
a cui si restringe particolarmente l’informazione osservata. Se terre dannate de sali naturali, che per esser state dalla Pirothecnia
dovendo nuovamente intraprendersi la cura debba darsi di mano spogliate dell’acido, cui dalla natura furono una volta maritate, usate
alli medicamenti altre volte praticati, o pure variarne la cura. nella medicina con esurina appetenza l’abbracciano, per riunirsi
Chiamato dall’ingenuità, ch’io professo, posso bene commendarne a nuovo connubio; dovendosi, con quanto studio si procurerà
l’uso di molti praticati, ed amirarne la virtuosa e saggia condotta l’uso di quelli materiali si troveranno più adattati, con altrettanto
d’un celebre Professore in una cura tanto più spinosa, et ardua, evitarne quelli che, o non havessero per loro costituzione l’intiera
quanto complicata di tanti accidenti, in cui, se non gli è sortito di facoltà, o fossero sospetti di partecipazione d’acido, cosicché li
ripportarne un’intiera vittoria, ha almeno per molto tempo tenuto sciroppi preparanti altre volte praticati per l’acido del zuccaro, ed
a freno il nemico, ed impeditogli ulteriori progressi. Presentemente alcuni usati per quello dell’aceto, sarà bene proscriverli dalla cura;
però, meditandosi d’attentarne la totale eradicatione del male, io ammonendolo Ippocrate de victiis aceti: Aciditates ex aceto amara bile
crederei insufficienti ed inefficaci li già usati a tal fine, poiché, abundantibus magis conferunt quam atrabilariis: nigre vero fermentantur
se altre volte praticati con lunga insistenza, e replicata, non et atolluntur ac multiplicantur: acetum enim nigra sursum ducit, come
arrivarono a svellerne le radici, da quali, se bene indebolito, nascerebbe nel caso nostro; dirigendo questa con li suaccennati
ripullulò, e prese nuovo vigore il male, così meno presentemente riguardi e con le massime sempre tute et iucunde, giacché celeriter
haver possono quella facoltà ch’allora non ebbero, e che si richiede non è tanto facile in un male antiquato; il tute è già sicuro dalla
per l’estirpazione del male, suffragandomi l’assioma filosofico consumata esperienza dell’Ecc.mo suo Fisico; il iucunde lo spero da
idem manens idem, semper natum est facere idem; ma perché la ragione medicamenti soavi e facili all’uso che sono per proporre, e di niuna
è astratta, quelle d’una filosofia più sensata haveranno maggiore soggetione alla Nob. Pat.; quali, se bene saranno diversi dagl’usati,
persuasiva per l’elettione de medicamenti più accomodati alla non s’intenderà però variata la cura, restando sempre le medesime
natura de fermenti morbosi, che devono essere alterati e ridotti a l’intentioni curative cui diretti.
nuova temperatura, non con le prime qualità, ma con la mistione Sentirei pertanto che si dasse principio alla cura con un blando
d’altri corpuscoli, che vagliano a mutarne la figura, e tessitura; e emetico, cui voglio credere per la consuetudine de vomiti causati
con l’equilibrio delle particole tutte ridotti alla maturità dello stato dal vino non repugnarà la Nob. Pat., quale absentendo io potrò

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somministrarlo per smuovere dal ventricolo il viscido tenacemente vipera femina preparata secondo l’arte, fatto di giorno in giorno
infisso alla tunica interna, essendo questo viscere lerne kakòn, la lerna la sera antecedente nel bagnomaria in acqua di peonia oncie tre
de mali; rimosso questo primo obice all’incontaminato passaggio in quattro, ed un pugillo di fiori di lillà, in un matraccio con vaso
de medicamenti, per quattro giorni susseguenti si conciliarà alli di vetro d’incontro alla bocca, e ben sigillato perché non esalino
succhi la fluidità per adempirne il precetto d’Ippocrate, corporatum li fumi e vadino circolando, bollindo per quattr’ore almeno; e la
con una scutella di brodo alterato la mattina con acrimonia, mattina estraendone l’umido sarà aromatizzato con poca acqua
radichio, boragine e melissa, e si prenderà con lo stesso una di tutto cedro o melissa, e si beverà di buon mattino nel letto,
cartolina di polvere assorbente e dolcificante, che da me potrà esser riposandovi dietro qualche ora; la continuazione d’esso dovrebbe
somministrata. Passati questi si prenderà la sera del quarto giorno essere per quaranta giorni, se sarà possibile, o almeno per trenta;
ante coenam mezza dramma di pilole tartaree schroderi ridotte in tre ogni dieci giorni nell’uso dello stesso pigliarà la sera ante coenam una
o quattro pilolete; dopo un giorno di riposo si pigliarà la mattina presa di pilole tartaree schroderi come sopra; si accompagnerà pure
una carafina da tavola delle ordinarie di sciroppo composto, che si allo stesso decotto un’ora prima uno o due bocconcini formati
farà per uso d’otto giorni con succo depurato di fumaria, radice di di succino bianco preparato, lumbrici terrestri preparati, cinabro
polipodio quercino contuse, mirobolani citrini, et indi uva passa e d’antimonio e castoreo impastati con poco diascordio Fracastori,
mezza dramma di sal di tartaro, potendo esser dosato dalla virtù o rob di sambuco; il che riguardarà pure il carattere maligno qui
dell’Ecc.mo suo Fisico, in cui nell’atto di beverlo s’instillaranno suspicatur geniturae impressus; ciò eseguito, si potrà senza soggezione
XX gocce d’una tintura anthipocondriaca volatile ed aperiente veruna continuare la matina in brodo tepideto alterato con melissa,
da me manipolata; e quattr’ore dopo circa si pransarà; l’uso sarà o in acqua della stessa fatta di recente, XX gocce di liquor di corno
per sette mattine, o otto ancora, quando qualche evacuazione di di cervo succinato, soluzione di terra foliata di tartaro, e spirito di
ventre più copiosa non dasse qualche fiachezza che obbligasse coclearia, mescolati alla proporzione che giudicherà la virtù dell’Ecc.
sospenderlo qualche giorno, o alternarne l’uso; che non nascendo mo suo Fisico. Potrà pure ogni quindici giorni per qualche tempo
sarà meglio quotidianamente continuarlo per render più breve valersi d’una presa delle dette pillole tartaree schroderi. Con tali
la purga e più presto il giovamento; la sera poi all’ultimo giorno medicamenti s’adempirà intieramente alle suaccennate indicazioni
di dette prese antecedente si aggiungerà ad una carafina di detto non solo, ma alle urgenze ancora maggiori della febre contumace
sciroppo tre dramme di semina monda Riobarbaro, et agarico e palpitazione; e voglio sperare resterà intieramente espugnata
bianco scrups, uno per sorte; sal di tartaro scrups mezo; canella la lunga e molesta indisposizione. Ma perché ho pure annotato
contusa dramma meza, ed un pugillo di passule, e lasciato senza nella relazione speditami l’avversione nelli mesi estivi al vino, che
bollire in digestione sopra le ceneri calde la notte, la mattina costringe la Nob. Pat. all’uso dell’acqua di fonte solamente, stimo
colato e spremuto; bevendolo servirà di blando catartico, con un bene molto vantaggioso alla stessa convertir una tale necessità in
giorno poi d’intermittenza e riposo, si riassumerà l’uso del detto profitto, riducendo l’acqua stessa in una birra piacevole e delicata,
sciroppo primo per altri otto giorni col medesimo tenore, e colle che si farà quando v’inclini a suo tempo col metodo che verrà da
solite goccie come sopra; nel nono o decimo giorno, quando me comunicato. Nel fonte chirurgico non vi pongo mano, non
si ritrovasse lassa la Nob. Pat., ripigliarà il sudetto coll’aggionta conoscendo, se non pregiudiciale, la flebotomia; quando non
delli materiali infusi; in tempo dell’uso de sette primi, come pure conoscesse l’attenzione dell’Ecc.mo suo Fisico pletora, che dentro
degli otto secondi giorni la sera un’ora, o poco più ante coenam si la purga la richiedesse, sperando peraltro resti dall’uso de rimedii
pigliaranno tre pilolette composte d’una panacea martiale di mia la naturale emorragia facilmente promossa, e nuovamente per li
particolar manipolatione, e saranno deostruenti ed assorbenti suoi vasi destinati restituita; per quello che poi riguardasse il moto
valide dell’acido. Si avvanzarà dopo di ciò la purga passando ad un depravato rimanesse del piede, e coscia, cui poco vi pensa per ora
decotto viperato, fatto di salsa, visco pomerino, sassafras, ed una la Nob. Pat., si meditarà a suo tempo qualche congruo locale che

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ne risarcisca l’offesa. La regola infine delle cose non naturali la “Sulla natura dei fluidi”: “Ora si sostiene infatti che gli umori
riporto alla disposizione dell’Ecc.mo suo Fisico, da cui saranno acri crudi trovino un equilibrio dalla mescolanza e dal reciproco
ridotte alla più giusta moderazione. scambio della temperatura, non dall’intervento del caldo e del
Tanto può suggerire una fiacca Minerva, che rassegna li propri freddo, ma resi più blandi dalla semplice addizione e sottrazione,
sentimenti alla consumata esperienza, e sommo talento d’un mentre i cotti ritornano all’equilibrio naturale”;
provetto Professore, da cui n’avranno un benigno compatimento 3) “a iuvantibus et ledentibus indicationes summuntur” di
le mie debolezze; unindo alli stessi li voti d’un cuore divoto, per il Ippocrate ovvero “si fa esperienza da ciò che va bene e da ciò che
felice evvento alla Nob. Donna Vergine Vestale. fa male”;
Pietro Gregolini Medico Fisico Levantino 4) “contraria contrariis curantur”, “non agit in sibi simile” di
Ippocrate e “fac volatile fixum, et fixum volatile” del filosofo
LE INTERPRETAZIONI DEGLI SPECIALISTI DI Ermete , queste tre assiomi indicano che la cura deve essere
OGGI… perseguita con sostanze opposte (di natura contraria) per essere
Consulto medico (ambiente mottense, SEC. XVII-XVIII) ad opera di efficace e che pertanto la cura (la terapia) deve operare per
Pietro Gregolini “Medico Fisico Levantino”. volatilizzazione.
Interpretazione ed analisi del testo In conclusione è da sottolineare la diversa condotta medica attuale,
basata sulla evidenza scientifica e sulle conoscenze farmacologiche,
Da quanto scritto la storia clinica della Nobildonna Vergine può dati essenziali assieme all’umanizzazione delle cure, elemento
essere così interpretata. La sintomatologia polimorfa, caratterizzata fondamentale nella concezione olistica del paziente.
da cardiopalmo, dispepsia, vomito, febbre, stipsi ed amenorrea Quirino Messina e Lucia Sosi.
potrebbe essere compatibile in prima ipotesi con una patologia U.O. Medicina Generale O.R.A.S.
neoplastica dell’apparato gastro-intestinale. Una seconda ipotesi
deporrebbe per una forma di anoressia con infezione sovrapposta La descrizione della sintomatologia accusata della giovinetta è
a partenza imprecisata, che spiegherebbe la febbre. Una terza molto confusa ed imprecisa per cui non è semplice esprimere un
ipotesi potrebbe essere quella di una forma di ipertiroidismo, giudizio circostanziato sulla vera causa della malattia, se di malattia
anche se la stipsi non rientra nel quadro clinico. si tratta veramente. All’epoca del consulto gran parte della malattie
Una considerazione che merita attenzione è che “il consulto” venivano diagnosticate ricorrendo alla teoria dei fluidi malsani,
del tempo è incentrato sull’autorità del medico/filosofo/fisico/ che circolando nel corpo ne producevano l’alterazione della sua
empirico, non essendo ancora presente lo spirito razionale/ funzionalità. Quindi è più che scontato che il medico diagnosta del
scientifico della medicina che caratterizza l’epoca moderna. tempo sia ricorso ad una complicatissima teoria dei fluidi corporei
A dimostrazione di quanto scritto numerosi sono i riferimenti per spiegare tutti i mali che affliggevano la giovinetta. Per quanto
della medicina ippocratica, fisica, empirica e filosofica nel consulto, riguarda la terapia viene descritta la classica terapia del tempo
come per esempio: che non poteva essere che di due tipi. Da un lato la depurazione
1) “idem manens idem, semper natum est facere idem” (“se una del corpo dai fluidi mediante l’uso di emetici e di tisane dalla
cosa resta tale e quale significa che è programmata per dare sempre composizione e posologia complicatissime e dall’altra mediante
lo stesso risultato”); la exanguino trasfusione, per la quale tuttavia, non essendo il
2) nell’opera “De natura humida” di Ippocrate: “Tunc enim diagnosta dell’epoca un esperto, non sa dare una prescrizione
humores acres crudos dictos ex permixtione et temperatura certa.
mutua, non calidi aut frigidi, sempliciter additione, et subtractione Marco Cadamuro Morgante
blandiores redditos, coctos et denuo naturale fieri” che significa Direttore sanitario ORAS

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Doc. 4 cardiogeno con arresto cardiaco da asistolia.
Lettera di richiesta del sindaco di Castelfranco della L’altra ipotesi è che la morte sia avvenuta in seguito ad un’embolia
pianta del nuovo padiglione degli infettivi. polmonare.
“20 agosto 1923 In questo caso è possibile ipotizzare sia una forma embolica
grassosa (o adiposa) cioè grumi di cellule di grasso che dal femore
Egr. Sindaco si sono portate nei rami arteriosi polmonari sia una più classica
Motta di Livenza tromboembolia polmonare a partenza da una trombosi formatasi
Quest’Amministrazione sta studiando il modo di costruire un a livello delle vene profonde della coscia in seguito alla frattura del
padiglione di isolamento per malati contagiosi in consorzio coi femore e all’allettamento. In entrambi i casi l’embolia polmonare
Comuni del Mandamento. Avendo saputo che in codesta Città vi sarebbe stata la causa di un arresto cardiaco terminale che avrebbe
è un padiglione che risponde a tutti i bisogni, prego la S.V.I. di causato la morte del paziente.
favorirmi una copia della pianta edilizia e sezione per prenderne Non vi sono elementi nella cartella clinica che facciano propendere
cognizione, ovvero l’originale che sarà tosto restituito. Prego per una o l’altra ipotesi ma molto probabilmente una di queste 2 è
inviarmi anche lo statuto per la gestione e i carichi annui. Ringrazio stata la causa della morte di Italo Svevo.
del favore e la ossequio.” Ai giorni nostri quasi certamente la possibilità di una diagnosi
precisa e rapida delle complicanze post traumatiche avrebbe
Doc. 5 permesso un intervento terapeutico in grado di evitare un così
LA MORTE DI ITALO SVEVO: SPECIALISTI DI MOTTA rapido e tragico epilogo.
E ODERZO RISCRIVONO IL REFERTO.
Dr. Giuseppe Favretto
POSSIBILI CAUSE DI MORTE DI ITALO SVEVO Responsabile UO di Cardiologia Riabilitativa e Preventiva
Non è facile stabilire con certezza quali siano state le possibili Ospedale Riabilitativo di Alta Specializzazione
cause della morte di Italo Svevo anche per la scarsezza di dati Motta di Livenza (TV)
contenuti nella cartella clinica redatta dai medici che lo hanno
accolto e seguito nell’Ospedale di Motta di Livenza dove giunse CONSIDERAZIONI SULLE CAUSE DELLA MORTE DI
poco dopo l’incidente stradale in cui rimase coinvolto insieme con ITALO SVEVO
la moglie e un nipote.
In particolare non risultano chiare le condizioni cliniche presentate Dalla disamina degli atti riportati nella documentazione inviatami
dal paziente al momento del suo arrivo all’ospedale di Motta di in visione si può, con ragionevole attendibilità, rispondere alla
Livenza in quel primo pomeriggio del 12 settembre 1928. domanda se Italo Svevo “ avrebbe potuto essere salvato , oggi,
Aveva certamente una frattura a carico del femore sinistro ed dopo un incidente stradale simile a quello occorsogli nei pressi del
è possibile che vi sia stata nelle ore successive all’incidente una ponte sul Malgher lungo la Postumia “.
emorragia interna, lieve ma continua, nella coscia sinistra. In Nella “ rilettura “ del referto sulla morte dello scrittore , alla
questo caso una progressiva anemizzazione potrebbe aver causato luce delle conoscenze odierne , si può ipotizzare con elevate
un peggioramento delle condizioni di un cuore che probabilmente probabilità,che la morte si avvenuta a seguito di un episodio di
era già compromesso. Si parla infatti di una non meglio precisata embolia polmonare conseguente alla frattura del femore
cardiopatia clinicamente probabile in un uomo di 67 anni che sinistro. Dai dati anamnestici si rileva che Italo Svevo di 67 anni era
fumava da sempre 60 sigarette al giorno. affetto da cardiopatia di grado medio , da probabile iniziale BPCO
Nel giro di 24 ore potrebbe essersi così avuta la morte per shock in fumatore ( 60 sigarette al giorno ). Tali patologie in presenza

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di frattura di femore sinistro possono aver influito negativamente Incidente stradale del 12 settembre 1928 alle ore 15.00.
nella insorgenza di un episodio tromboembolico. In località Tre Ponti di Motta di Livenza (Treviso) lungo la strada
Del resto nella cronaca dell’epoca e nel referto del medico dott. Adriatica Superiore.
Cardazzo, si rileva che al momento del ricovero alle ore 15 del 12
settembre il paziente “ presentava dispnea intensa , sudore profuso, I FATTI IN SINTESI
polso piccolo e frequente con raffreddamento alle estremità , Il signor Schmitz viaggiava da trasportato nell’auto in compagnia
apiretico, piena coscienza e lucidità mentale. La sofferenza cranica della moglie e del nipotino sulla strada da Treviso a Trieste. L’autista,
che tormentava il paziente era da forte ambascia di respiro, dalla attraversando ad andatura normale il ponte in cemento armato
quale diceva essere stato colpito subito dopo il trauma “. aperto al traffico appena ultimato, sebbene il manto stradale non
Anche “ la richiesta di fumare obnubilata ma continua” fanno fosse ancora in ordine, reso inoltre sdrucciolevole a causa della
deporre per un quadro neurologico tipico in corso di embolia pioggia, perdeva il controllo dell’autovettura che andava a sbattere
polmonare non massiva ma certamente importante in quanto contro un albero. A seguito dell’incidente l’interessato riportava
mortale in 24 ore. un trauma contusivo all’arto inferiore sinistro.
Tutte queste notizie anamnestiche e documentali portano alla Per tale motivo veniva trasportato all’Ospedale di Motta di
conclusione che sia sopravvenuta una embolia polmonare quale Livenza, dove il medico constatava quanto segue “alla fronte due
complicanza della frattura di femore sin in paziente affetto da escoriazioni ed una escoriazione alla faccia esterna della gamba
broncopneumopatia e cardiopatia cronica. destra al terzo superiore, frattura del femore sinistro al terzo
Alla domanda se potesse oggi essere salvato alla luce delle medio” Per tale motivo fu disposto il ricovero e giudicato guaribile
conoscenze attuali ,si può rispondere che probabilmente una in 40 giorni.
diagnosi precoce di embolia polmonare ( ECG, Equilibrio acido Il giorno successivo, 12 settembre 1928 alle ore 14.30, il paziente
base, scintigrafia polmonare, RX torace … ) , una adeguata profilassi decedeva. Nella cartella clinica N°876-1928 il medico curante,
anti-tromboembolica , una adeguata assistenza rianimatoria , il chirurgo Cardazzo scrisse: “Morto alle ore 14,30 per uremia
avrebbero con buona probabilità evitare la morte di ItaloSvevo. e insufficienza cardiaca”. Poi, su un foglio a parte, scrisse in
lapis così:”Alla fronte due escoriazioni ed una contusione alla
Dott. Fernando Giusto regione parietale sinistra, una escoriazione alla faccia esterna della
Specialista in Ortopedia e Traumatologia gamba destra al terzo superiore, frattura del femore sinistro al
Specialista in Medicina Legale e delle Assicurazioni terzo mediale. Premesso che il paziente fu ricoverato in questo
Direttore Unità Operativa Complessa di ospedale alle ore 15 del 12 settembre e presentava dispnea intensa,
Ortopedia e Traumatologia sudore profuso, polso piccolo e frequente con raffreddamento
Presidio Ospedaliero di Oderzo alle estremità, apiretico, piena conoscenza e lucidità mentale.
Azienda U.L.S.S.n°9 -Regione Veneto La sofferenza cranica che tormentava il paziente era da forte
ambascia di respiro, dalla quale diceva di essere stato colpito
LA MORTE DI ARON HECTOR SCHMITZ - ASPETTI subito dopo il trauma. Stette senza orinare sino alle 22.30, nella
CLINICI - quale ora spontaneamente emise 200 cm.3 di orina con intensa
albuminuria. Si lagnava anche di pesantezza allo stomaco e verso
I dati documentali: le cinque antimeridiane del giorno 13 ebbe vomito con emissione
Sig. Aron Hector Schmitz (noto con lo pseudonimo di Italo Svevo) di resti alimentari. Malgrado le cure le condizioni generali del
nato a Trieste nel 1861 ed ivi residente. paziente andarono aggravandosi. La dispnea si fece sempre più
Professione: industriale. accentuata, il polso man mano si faceva meno percettibile e verso

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le 14.30 del giorno 13 spirò. Faccio rilevare che orinò una sola alcune frasi significative: “Egli aveva riportato la frattura del
volta come sopra detto.” Si ricorda inoltre la temperatura del femore sinistro e alcune contusioni. Ma da parecchi anni egli
mattino del giorno 13 settembre: 36,2°. era già sofferente di una malattia cardiaca che quantunque
combattuta con tutte le cure, doveva considerarsi in uno stadio
PARERE CLINICO molto avanzato. Fu evidente fin dal primo momento che difficile
Dalla documentazione risulta che, sebbene all’atto del ricovero gli sarebbe stato resistere alle conseguenze del grave urto e della
il paziente “era un po’agitato per via del colpo, ma non aveva violenta commozione”.
febbre né destava preoccupazioni” nelle ore successive, a causa La malattia cardiaca suddetta potrebbe configurarsi nel “cuore
dell’aggravarsi delle condizioni cliniche, (respiro, polso, vista) i polmonare cronico”, che è causato da un ingrandimento del
medici riservavano la prognosi. ventricolo destro secondario ad una patologia polmonare che
Inoltre non risulta dalla cartella clinica quali esami strumentali produce ipertensione arteriosa polmonare; da quanto scritto il
siano stai eseguiti per arrivare alla diagnosi, quali provvedimenti signor Schmitz era affetto da una patologia polmonare (bronchite
terapeutici erano stati adottati a seguito della frattura, né emerge cronica ed enfisema) ed era inoltre un accanito fumatore, elementi
alcun dato clinico in ordine al tipo della frattura di femore probativi per cuore polmonare cronico.
(composta o scomposta) né tantomeno sul trattamento ortopedico Esiste poi la sintomatologia clinica che depone per tale ipotesi
intrapreso. (polso piccolo, tachicardico, sudorazione profusa), e la dinamica
In considerazione del fatto che non esistono agli atti dei dati clinici con cui si è verificato l’evento (frattura del femore sinistro con
circostanziati per formulare una diagnosi certa di morte, é possibile escoriazioni multiple) che è presumibile abbia agito sulla malattia
comunque avanzare alcune ipotesi che analizzeremo. cardiaca di base favorendone un’evoluzione peggiorativa, dapprima
Una considerazione iniziale che merita di essere fatta riguarda in scompenso acuto e successivamente in shock cardiogeno
l’età dello scrittore, ovvero i 67 anni di Italo Svevo nel 1928, irreversibile. Da prendere in considerazione anche tra le ipotesi di
allorché l’età media era sotto i 60 anni, equiparano lo scrittore origine cardiaca l’infarto miocardico acuto, anche se lo scrittore,
come un “grande anziano” di oggi, in termini concreti come un da quanto scritto nella cartella clinica e nel referto di morte del
ultraottantacinqenne. Dott. Cardazzo, non avesse accusato alcun dolore toracico in sede
Ciò premesso consideriamo anche che lo scrittore, dai dati precordiale o retro-sternale, tipico della suddetta patologia.
anamnestici risultava essere un forte fumatore (60 sigarette al dì),
affetto da bronchite cronica, enfisema polmonare, ipertensione La seconda ipotesi é che la morte possa esser stata causata da
arteriosa e da cardiopatia imprecisata. embolia polmonare per distacco di uno o più trombi a partenza
La prima ipotesi è che la morte possa riconoscere come primum dal distretto venoso profondo del femore sinistro sede di frattura
movens una genesi cardiaca, come per esempio uno scompenso con secondaria insufficienza renale acuta da ipovolemia e shock
acuto cardiaco evoluto in shock cardiogeno, ciò spiegherebbe cardiogeno terminale. Infatti il paziente presentava i sintomi tipici
l’uremia (oggi si userebbe il termine di insufficienza renale acuta di questa patologia; dispnea intensa, agitazione, sudore profuso,
pre-renale) ed il vomito alimentare(gastrite uremica). polso piccolo e frequente con raffreddamento alle estremità. A
Il dott. Piero Sanchetti, nella rivista letteraria LA CASTELLA sostegno di tali ipotesi viene inoltre riferito che la “sofferenza
(MAGGIO 1994) a pag.131, nel capitolo da lui scritto, intitolato cranica” (cefalea e stato confusionale verosimilmente secondari a
“La morte di un industriale triestino a Motta di Livenza (breve embolia cerebrale) che tormentava il paziente era causata da forte
antefatto)” riporta un articolo scritto subito dopo la morte di Italo difficoltà di respiro, della quale il paziente diceva di soffrire da
Svevo da un giornalista della Gazzetta di Trieste, ne evidenzio subito dopo il trauma, sintomo indicativo per una insufficienza
respiratoria da verosimile embolia polmonare.

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Un altro elemento aggiuntivo, comunque non noto, potrebbe polmonare) che ci consentono di arrivare tempestivamente ad
essere che la malattia cardiaca, qualunque essa fosse, potesse una diagnosi di sicurezza e terapie efficaci (eparine, trombolisi,
essere stata complicata da un aritmia cardiaca, come ad esempio la dopamina, trasfusioni di sangue, etc.) valide in ogni ipotesi
fibrillazione atriale, che rafforzerebbe l’ipotesi trombo-embolica. diagnostica che hanno ridotto sensibilmente la mortalità e che
La terza ipotesi è che la morte possa stata causata da un shock all’epoca della morte di Aron Hector Schmitz (Italo Svevo) non
ipovolemico dovuto ad un’emorragia. Questa ipotesi avrebbe esistevano.
giustificato anche l’insufficienza renale acuta, ma sebbene possibile, In conclusione se da una parte l’avanzata tecnologia odierna avesse
la ritengo meno probabile delle altre due per i seguenti motivi: consentito una soluzione medica del problema, dall’altra parte
1) la sede della frattura del femore al terzo medio avrebbe potuto però l’uomo ormai ”vecchio e malato” avrebbe avuto la forza di
certamente favorire una emorragia anche importante da lesione di sopravvivere?
un vaso, ma sicuramente l’insorgenza sarebbe stata più drammatica Questo non possiamo affermarlo con certezza, pertanto chiuderei
e più acuta; con la vecchia, ma sempre attuale massima popolare, che così
2) manca all’esame obiettivo la segnalazione di una tumefazione, recita :”medicus curat, natura sanat” (“il medico cura, la natura gu
spesso accompagnata dal dolore, a livello della coscia sinistra sede arisce”.
della frattura e dell’ipotetico ematoma (raccolta di sangue) causato Dott. Quirino Messina
dall’emorragia; Responsabile U.O. di Medicina Generale
3) non sono menzionati altri traumi importanti (toracico o Ospedale Riabilitativo di Alta Specializzazione di Motta di Livenza (TV)
addominale), che potrebbero essere stata la causa di altri eventuali
sanguinamenti. LA MORTE DI HECTOR SCHMITZ - ASPETTI MEDICO
LEGALI -
CONCLUSIONI I dati documentali:
Da quanto sopraesposto si desume che tutte le tre ipotesi
confluiscono nello shock terminale (insufficienza cardiaca) Sig. Hector Schmitz nato a Trieste nel 1861 ed ivi residente
associato ad una insufficienza renale acuta (uremia), scarterei però Professione: industriale
la terza ipotesi (shock emorragico) per le ragioni suddette. Incidente stradale del 12 settembre 1928 alle ore 15.00
E’ verosimile pertanto, secondo le prime due ipotesi combinate, In località Tre Ponti di Motta di Livenza (Treviso) lungo la strada
che lo shock possa esser stato causato dall’embolia polmonare adriatica superiore
secondaria alla frattura del femore sinistro in un soggetto ad alto
rischio in quanto affetto da cardiopatia severa (cuore polmonare Breve descrizione dei fatti.
cronico? Miocardiopatia dilatativa? Entrambe potenzialmente
complicate da una aritmia cardica, quale la fibrillazione striale Mentre viaggiava da trasportato nell’auto in compagnia della
cronica), che in conseguenza alla frattura si è scompensata, evoluta moglie e del nipotino in direzione Treviso Trieste, a causa delle
pertanto rapidamente verso lo shock cardiogeno irreversibile. condizioni del manto stradale reso sdrucciolevole dalla pioggia,
Oggi nelle stesse condizioni lo scrittore avrebbe potuto essere il conducente perdeva il controllo dell’autovettura che andava a
salvato? La risposta è verosimilmente positiva, perché esistono cozzare contro un albero.
indagini diagnostiche di laboratorio (emocromo, parametri A seguito dell’incidente l’interessato riportava un trauma contusivo
renali, emogasanalisi arteriosa, enzimi cardiaci, etc.), di radiologia all’arto inferiore sinistro.
(radiografia del torace, TAC spirale multistrato con m.d.c., Per tale motivo veniva trasportato all’Ospedale di Motta di
angiografia polmonare) e di medicina nucleare (scintigrafia Livenza, dove il medico constatava quanto segue “alla fronte due

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escoriazioni ed una escoriazione alla faccia esterna della gamba circostanziati per formulare un giudizio medico legale certo, non
destra al terzo superiore, frattura del femore sinistro al terzo è semplice esprimere una valutazione sicura in ordine alla causa
medio” Per tale motivo fu disposto il ricovero e giudicato guaribile di morte del Sig. Schmitz. Comunque è possibile avanzare alcune
in 40 giorni. ipotesi che di seguito si andranno ad analizzare.
Il giorno successivo, 12 settembre 1928 alle ore 14.30, il paziente La prima ipotesi è che la morte sia riconducibile ad arresto cardiaco,
decedeva. In cartella clinica è stato registrato quanto segue. come descritto in cartella clinica.
“Morte per uremia ed insufficienza cardiaca. Premesso che A sostegno di tale ipotesi vi sono la storia di una malattia cardiaca,
il paziente fu ricoverato in questo ospedale alle ore 15 del 12 ancorché non ben precisata, la condizione di fumatore quale
settembre e presentava dispnea intensa, sudore profuso, polso fattore predisponente e l’età 67 anni.
piccolo e frequente con raffreddamento alle estremità, apiretico, Esiste poi la sintomatologia clinica che depone per tale ipotesi
piena conoscenza e lucidità mentale. La sofferenza cranica che (polso piccolo, tachicardico, sudorazione profusa), e la dinamica
tormentava il paziente era da forte ambascia di respiro, dalla quale con cui si è verificato l’evento (trauma fratturativo del femore
diceva di essere stato colpito subito dopo il trauma. Stette senza sinistro con escoriazioni multiple) che è presumibile abbia
orinare sino alle 22.30, nella quale ora spontaneamente emise 200 agito sulla malattia cardiaca di base favorendone un’evoluzione
cc di orina con intensa albuminuria. Si lagnava anche di pesantezza peggiorativa in shock cardiogeno ed infarto miocardio.
allo stomaco e verso le cinque antimeridiane del giorno 13 ebbe
vomito con emissione di resti alimentari. Malgrado le cure le La seconda ipotesi è che la morte sia stata causata da embolia
condizioni generali del paziente andarono aggravandosi. La polmonare per distacco di uno o più trombi a partenza dal
dispnea si fece sempre più accentuata, il polso man mano si faceva distretto venoso profondo del femore destro sede di frattura.
meno percettibile e verso le 14.30 del giorno 13 spirò. Faccio Infatti il paziente presentava i sintomi tipici di questa patologia;
rilevare che orinò una sola volta come sopra detto. Temperatura dispnea intensa, agitazione, sudore profuso, polso piccolo e
del mattino del giorno 13 settembre: 36,2° ”. frequente con raffreddamento alle estremità, in piena conoscenza
e lucidità mentale. A sostegno di tali ipotesi viene inoltre riferito
PARERE MEDICO LEGALE che la sofferenza cranica che tormentava il paziente era causata da
Dalla disamina della documentazione risulta che, sebbene all’atto forte difficoltà di respiro, della quale il paziente diceva di soffrire
del ricovero il paziente “era un po’agitato per via del colpo, ma da subito dopo il trauma, sintomo indicativo per una sofferenza
non aveva febbre né destava preoccupazioni” nelle ore successive, respiratoria da verosimile embolia polmonare.
a causa dell’aggravarsi delle condizioni cliniche, (respiro, polso,
vista) i medici riservavano la prognosi. Ricordiamo che l’embolia polmonare, cioè la presenza di un
Inoltre non si evincono dati certi relativi all’anamnesi patologica trombo a livello dei vasi sanguigni del polmone è una condizione
prossima o remota del paziente, ma semplicemente che il potenzialmente letale che, se non trattata precocemente, rappresenta
paziente era tabagista (60 sigarette al dì) e da parecchi anni era già la più frequente causa di morte nei pazienti ospedalizzati. La
sofferente di una malattia cardiaca. Inoltre non risulta dalla cartella mortalità globale dei pazienti con embolia polmonare è infatti
clinica quali esami strumentali siano stai eseguiti per addivenire del 30%. Un appropriato trattamento, iniziato tempestivamente,
alla diagnosi, quali provvedimenti terapeutici erano stati adottati riduce la mortalità del 2-8%. L’embolo polmonare è costituito da
a seguito del trauma fratturativo, né emerge alcun dato clinico in un coagulo ematico che in oltre il 95% dei casi si stacca da un
ordine alla tipologia della frattura di femore (composta, esposta) trombo rosso a superficie liscia di una trombosi venosa profonda
né tantomeno sul trattamento ortopedico intrapreso. delle vene al di sopra del ginocchio (poplitee, femorali, iliache). Si
Tutto ciò premesso, poiché non esistono agli atti dei dati clinici elencano qui di seguito alcuni fattori di rischio per l’insorgenza della

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embolia polmonare ed i principali provvedimenti terapeutici. a causa dell’aggravarsi delle condizioni cliniche, (respiro, polso,
vista) i medici riservavano la prognosi.
FATTORI DI RISCHIO ACQUISITI PER LA TROMBOSI Inoltre non si evincono dati certi relativi all’anamnesi patologica
VENOSA PROFONDA E LA TROMBOEMBOLIA prossima o remota del paziente, ma semplicemente che il
POLMONARE paziente era tabagista (60 sigarette al dì) e da parecchi anni era già
Età superiore a 40 anni sofferente di una malattia cardiaca. Inoltre non risulta dalla cartella
Obesità clinica quali esami strumentali siano stai eseguiti per addivenire
Fumo alla diagnosi, quali provvedimenti terapeutici erano stati adottati
Fratture o traumi degli arti inferiori a seguito del trauma fratturativo, né emerge alcun dato clinico in
Diabete mellito ordine alla tipologia della frattura di femore (composta, esposta)
Immobilizzazioni prolungate né tantomeno sul trattamento ortopedico intrapreso.
Chirurgia ortopedica e generale dell’addome Tutto ciò premesso, poiché non esistono agli atti dei dati clinici
Collagenopatie circostanziati per formulare un giudizio medico legale certo, non
Pregressa trombosi venosa profonda è semplice esprimere una valutazione sicura in ordine alla causa
Malattie mieloproliferative di morte del Sig. Schmitz. Comunque è possibile avanzare alcune
ipotesi che di seguito si andranno ad analizzare.
PREVALENZA DI FATTORI PREDISPONENTI A TVP
ED EMBOLIA POLMONARE IN PAZIENTI DI ETÀ La prima ipotesi è che la morte sia riconducibile ad arresto cardiaco,
SUPERIORE A 65 ANNI. come descritto in cartella clinica.
TVP (n 8.923) A sostegno di tale ipotesi vi sono la storia di una malattia cardiaca,
EMBOLIA POLMONARE ancorché non ben precisata, la condizione di fumatore quale
fattore predisponente e l’età 67 anni.
Neoplasie 19% Esiste poi la sintomatologia clinica che depone per tale ipotesi
17% (polso piccolo, tachicardico, sudorazione profusa), e la dinamica
Scompenso cardiaco 14% con cui si è verificato l’evento (trauma fratturativo del femore
26% sinistro con escoriazioni multiple) che è presumibile abbia
Stroke 6% agito sulla malattia cardiaca di base favorendone un’evoluzione
8% peggiorativa in shock cardiogeno ed infarto miocardio.
Fratture 4%
6% La seconda ipotesi è che la morte sia stata causata da embolia
Infarto miocardio 2% polmonare per distacco di uno o più trombi a partenza dal
8% distretto venoso profondo del femore destro sede di frattura.
Chirurgia 12%
22% TRATTAMENTO DELLA TROMBOEMBOLIA POLMONARE
POLMONARE
PARERE MEDICO LEGALE -Maschera facciale per erogare alte frazioni di ossigeno
Dalla disamina della documentazione risulta che, sebbene all’atto -Morfina per alleviare dispnea, la grave apprensione del paziente
del ricovero il paziente “era un po’agitato per via del colpo, ma i dolori toracici
non aveva febbre né destava preoccupazioni” nelle ore successive, -Bicarbonati nell’acidosi metabolica grave (Ph inferiore di 7,10)

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-Antibiotici come profilassi di una possibile infezione dell’infarto In conclusione da quanto sovraesposto emerge che l’embolia
polmonare polmonare è gravata da un’alta mortalità. La gravità del quadro
-Eparina nel sospetto di embolia polmonare somministrata clinico è inoltre determinante nella scelta dell’approccio
precocemente 5.000 U.I. (forma sub massiva) o 10.000 U.I. terapeutico. Nel caso specifico dall’anamnesi patologica remota
(forma massiva) in attesa della conferma diagnostica per (cardiopatia sofferta da parecchi anni), dai fattori di rischio
prevenire l’estensione dei trombi e proteggere il paziente seguite (fumo, sedentarietà, età) dalla sintomatologia obiettiva presentata
dall’infusione di 1.000-1500 U.I./ora dal paziente (dispnea ingravescente, tachicardia, sudorazione,
-A conferma diagnostica trattamento con anticoagulanti orali estremità degli arti fredde) si ritiene verosimile che la morte del
dicumarolici (warfarin 10 mg per os per 2-4 giorni) per 3-6 mesi sig. Ettore Schmitz sopravvenuta il 13 settembre 1928 a distanza
per ridurre il rischio di recidiva tromboembolica. di circa 24 ore dall’incidente stradale avvenuto lungo la strada
adriatica superiore, poiché risultano soddisfatti il criterio del nesso
di causalità lesiva, il criterio cronologico, di efficienza lesiva e di
TROMBOLISI (EMBOLECTOMIA MEDICA) esclusione di altre cause, sia riconducibile ad embolia polmonare
-A conferma diagnostica certa conseguita alla frattura del femore sinistro.
-Nei pazienti con embolia polmonare massiva e compromissione
emodinamica (ipotensione arteriosa sistemica persistente, shock Dott. Marco Cadamuro Morgante
circolatorio) Direttore sanitario Ospedale Riabilitativo di Alta Specializzazione di Motta
-Pazienti con TVP estesa dell’asse venoso femoro-iliaco di Livenza

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BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

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Relazione amministrativa sull’ospedale civile comunale di Motta di Livenza, MCMXXIV, Motta di Livenza, 1925.
L’Ospedale Comunale di Motta di Livenza nel primo decennio della sua fondazione, Oderzo, 1891.
2003-2007, Cinque anni di sanità trevigiana , ULSS9 Treviso, Bilancio di Mandato 2003-2007.
Statuto Comunale di Motta di Livenza (1991).

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RINGRAZIAMENTI

Si ringraziano innanzitutto i medici e il personale, sanitario ed amministrativo, che hanno operato ed operano con grande professionalità
e abnegazione nelle strutture ospedaliere di Motta di Livenza, e che non è stato possibile citare personalmente.

Un particolare ringraziamento a:

Mons. Lino Bruseghin, arciprete di Motta


Giampiero Rorato, giornalista e storico
Angelo Momesso, storico
Sergio Momesso, storico dell’arte
Dott. Franco Rossi, direttore Archivio di Stato di Treviso
Dott.ssa Francesca Girardi, archivista Curia diocesana di Vittorio Veneto
Padre Alfonso Cracco, rettore Santuario Madonna dei Miracoli
Paolo Speranzon, sindaco di Motta di Livenza
Sabrina Matteazzi, assessore alla Cultura Comune di Motta di Livenza
Ing. Paolo Longhetto, responsabile Uffivio tecnico Comune di Motta
Dott. Giacinto Cecchetto, direttore Biblioteca Comunale di Castelfranco Veneto
Dott. Lazzaro Marini, presidente Biblioteca civica Motta di Livenza
Enrico Flora
Gioiella e Graziana Ovio - Rambaldo

Finito di stampare nel mese di Novembre 2008


presso la Tipografia Grafiche 2 Effe di Portogruaro

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Rina Ravenna, La Madonna di Motta,
olio su tela (coll. privata).

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