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III D'Annunzio.

Il superuomo, l'Africa e
l'eredit della stirpe latina
1.

Il superuomo e l'Africa

Il primo approccio di D'Annunzio all'Africa si ritrova in Pi che l'amore, opera che


l'autore defin tragedia moderna, e che pone in scena personaggi e
ambientazioni che, in qualche modo, sembrano recuperare quelli della tragedia
classica. Il protagonista, Corrado Brando che viola le regole sociali; infatti,
restando all'accostamento dell'opera alla tragedia classica, l'autore equipara la
prevaricazione di Corrado Brando a quella di Oreste nel ciclo eschileo, nel
senso che ambedue i personaggi incarnano una volont di rottura dell'ordine
costituito, come presupposto per la creazione di un nuovo ordine. Cos, in Pi che
l'amore, le norme burocratiche, le regole economico-sociali, le procedure
poliziesche dell'et giolittiana, sono introdotte dal potere vigente proprio per
impedire l'avvento di una nuova stagione politico-culturale. Corrado Brando non
esprime

un

comportamento

esemplare,

ma

solo

un

comportamento

auspicabile: l'agire di Corrado ha dunque un valore potenziale che l'azione


scenica propone come gesto artistico eversore.
Per un verso, la vita appare a Corrado Brando come un esperimento o
conoscenza, che lo porta a cercare la lontananza, Corrado Brando visto infatti
ripercorrere non solo le orme degli esploratori italiani in Africa ma, in generale,
quelle di tutti gli esploratori europei. In questa prospettiva l'Africa acquista una
dimensione di alterit, in cui il nuovo ordine dell'eroe pu realizzarsi. Pi che
l'amore esprime il tema della bellezza in quanto attitudine a riproporre forme
attinte da un passato tradizionale, quindi, il viaggio verso gli ultimi spazi , in
realt, un viaggio nel tempo, verso le origini della propria civilt. In questo senso,
D'Annunzio introduce il personaggio di Virginio Vesta come deuteragonista
della vicenda, in quanto, egli il difensore di ogni limite fissato dalla cultura
giolittiana. La presenza di Virginio diviene, in questo senso, funzionale a quella di
Brando: proprio la sua misura ad evidenziare, per contrasto, la dismisura di
Corrado; egli soffre della sua misura ma, al tempo stesso, la custodisce
applicando la sua tecnologia a un mondo di cui, invece, Corrado persegue
l'espansione. Virginio Vesta custodisce allo stesso titolo la purezza della sorella
Maria che Corrado invece viola, generando un figlio e realizzando cos, attraverso
lei, la gioia del disparire nella gioia del divenire.

Il personaggio di Maria Vesta costituisce un'eccezione tra le figure femminili


superomista dell'opera dannunziana, poich l'idea di una missione di dominio,
di guerra e di conquista, s'intreccia, nell'estetica del poeta, con l'esigenza di un
immoralismo sensuale; ci che determina due processi psicologici: da una parte
la riduzione della donna a pura animalit, a Superfemmina, accentuando in tal
modo la sua capacit di presa sui sensi dell'uomo e di seduzione, dall'altra, a
contrasto, la necessit di sopprimere la donna per liberarsi dal suo dominio e
quindi una nuova fonte di lussuria ancora pi torbida. Ma in Pi che l'amore,
Maria Vesta non solo non contrasta la morale eroica di Corrado Brando e la sua
particolare missione, ma la asseconda: la sua violazione la rende virtuosa:
un simile capovolgimento di valori possibile grazie all'introduzione della
componente esotica, cos ch, quasi l'Africa a prendere il posto della donna
nello scontro tra eroismo e sensualit; e se Maria appare come terra da
fecondare, cos l'Africa appare come donna da conquistare.
L'assoluta donazione di s, operata da Maria, se da una parte serve a mediare le
posizioni estreme di Corrado e di Virginio, dall'altra funge supporto della stirpe,
dal momento che ella genera il figlio che dovrebbe continuare le gesta dell'eroe
dannunziano cos come, a livello collettivo, la dedizione del servo Rudu a Corrado
esprime il risveglio della stirpe sarda da cui discende. In tal senso, la stessa
Sardegna appare nella tragedia, come il tramite fra coscienza nazionale e
coscienza coloniale. Gli abitanti delle terre esplorate non sono dunque visti come
razzialmente

inferiori,

bens

come

partecipi

di

una

comune

identit

mediterranea, al punto che solo l hanno valore le gesta dell'eroe che, in patria,
resterebbero soffocate dall'industrializzazione. Inoltre, in Pi che l'amore, il poeta
tende ad identificarsi nel suo personaggio tragico, anche per questo rende il
suo eroe un esploratore e non un conquistatore. Se il rapporto fra Corrado e
Virginio pu essere oppositivo, ma non conflittuale - perch non esiste nel mondo
di Virginio, uno spazio entro cui il progetto di Corrado possa inserirsi diviene
estremo invece il contrasto tra Corrado e Sutri, mercante di campagna, usuraio
e biscazziere che preclude a Corrado la possibilit di finanziare una nuova
spedizione. Nel dramma la figura del biscazziere diviene quasi la metafora del
nuovo capitalista, che sfrutta il proletariato nazionale, per realizzare un suo
meschino, parassitario profitto, corrispondente; in questo senso, il delitto di
Corrado, che uccide Sutri, appare come l'espropriazione di una ricchezza
abusivamente accumulata e distolta dal suo obiettivo supremo, che egli
intravede nel risveglio di una coscienza razzial-nazionale.