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Storia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Storia del violino e Violi


no barocco.
Le fonti pi antiche riguardanti il violino ci permettono di far risalire la sua n
ascita all'inizio del XVI secolo.
I primi esemplari (i cosiddetti protoviolini) erano probabilmente soltanto un'ev
oluzione di strumenti ad arco preesistenti. Erano costruiti in "famiglie" compre
ndenti 3 taglie diverse di strumenti, approssimativamente corrispondenti alle te
ssiture di soprano, contralto o tenore e basso.
Nella prima parte del XVI secolo, il soprano ed il contralto di viola da braccio
avevano solamente tre corde, mentre per il basso si trovavano strumenti sia a t
re che a quattro corde, secondo i trattati dell'epoca, arrivandosi talvolta fino
a cinque, secondo alcune fonti iconografiche.
La gran parte delle ipotesi tradizionali pone l'apparizione dei primi violini ve
ri e propri, dotati della stessa forma e medesima accordatura usata ancora ai no
stri giorni, nel nord Italia, a Cremona, con Andrea Amati, a Brescia con Gasparo
da Sal, Zanetto e Pellegrino Micheli, a Venezia[18] con la famiglia Linarol; tut
tavia ricerche pi recenti evidenziano fondati dubbi su quasi tutte le attribuzion
i degli strumenti ad arco italiani del XVI secolo.[19] Perci, non rimane agli stu
diosi che basarsi sui soli documenti, la cui interpretazione resa pi difficile da
problemi terminologici. Tuttavia, da questi dati si vede chiaramente che la nuo
va famiglia di strumenti ad arco apparve quasi allo stesso tempo in varie parti
d'Europa: oltre che nell'Italia del Nord, in Francia (Parigi e Lione), in German
ia (dove Martin Agricola segnala nel 1545 la presenza di gruppi di violinisti po
lacchi[20]), nei Paesi Bassi (specialmente Bruxelles ed Anversa)[21], a Praga. S
i pu quindi supporre che il violino sia nato come strumento di musicisti ambulant
i, durante i primi decenni del XVI secolo, da una fusione di strumenti diversi,
quali le vielle e le ribeche a tre corde[22]. Tra questi musicisti possiamo coll
ocare sia i violinisti polacchi citati da Agricola, sia i gruppi di polistrument
isti e danzatori di origine ebraica, che dalla Lombardia si diffusero fino ai Pa
esi Bassi ed all'Inghilterra[23], il cui influsso fu probabilmente ancor pi deter
minante per lo sviluppo della famiglia delle viole da braccio.
Il violino nel XVI secolo era utilizzato principalmente nella musica di danza, t
uttavia in Italia molto presto assunse ruoli pi nobili, nelle corti o nelle chies
e: nel 1530 a Brescia abbiamo la citazione di un violino usato durante una messa
e, circa dieci anni dopo, anche a Venezia troviamo violini in varie "Scuole" e
durante le messe e le processioni[24].
Molti strumenti della famiglia del violino, conservati in musei o
vate, sono attribuiti a liutai della seconda met del XVI secolo,
i Zanetto Micheli da Montichiari, il figlio Peregrino, Gasparo da
no Ventura Linarol, il cremonese Andrea Amati, il padovano Dorigo
sparo Tieffenbrucker, che lavor a Bologna e Lione. Gran parte di
oni sono oggi considerate non attendibili, o riferite a strumenti
rasformati da modifiche che li hanno alterati profondamente[25].

collezioni pri
quali i brescian
Sal, il venezia
Spilmann, o Ga
queste attribuzi
pesantemente t

A partire dall'inizio del XVII secolo, sotto la spinta dello sviluppo di una nas
cente letteratura idiomatica per il violino, la costruzione dello strumento vede
un notevole sviluppo. Due citt, in particolare, assumono la preminenza: Brescia
e Cremona. La prima era nota per la costruzione di strumenti ad arco gi dall'iniz
io del XVI secolo; la fama per i violini si deve in particolare a due costruttor
i: Gasparo da Sal (1540 1609) e Giovanni Paolo Maggini (battezzato nel 1580 e morto
probabilmente nel 1630 31). A Cremona, lavora Andrea Amati (prima del 1511-1577),
capostipite di una famiglia di liutai che marc profondamente la costruzione degl

i strumenti ad arco, in particolare attraverso i suoi figli Antonio e Girolamo,


che firmavano insieme i loro strumenti, ed il figlio di quest'ultimo, Nicola, co
nsiderato il culmine della liuteria seicentesca italiana.
A partire dalla met del XVII secolo, l'arte della liuteria si irradia in tutta Eu
ropa. Si formano importanti "scuole", con caratteristiche omogenee al loro inter
no, quali alcune particolarit nella forma o nella tecnologia costruttiva, oppure
un particolare colore della vernice.
Cremona rimane il centro pi importante dell'arte liutaria: vi lavorano il figlio
di Girolamo Amati, Nicola, vero capostipite della liuteria classica cremonese,
ed i suoi discepoli Antonio Stradivari, Andrea Guarneri, Giovanni Battista Rugge
ri e Francesco Rogeri. Ancora, tra i maggiori liutai cremonesi, si deve ricordar
e Giuseppe Guarneri, detto anche del Ges , e gli allievi di Stradivari, i figli Omob
ono e Francesco e Carlo Bergonzi.
Sempre in Italia, vera culla della liuteria, abbiamo: a Venezia, Santo Serafino,
Domenico Montagnana, Matteo Gofriller, Francesco Gobetti e Pietro Guarneri; a M
ilano, Giovanni Grancino, altro discepolo di Amati, i Testore, Pietro Landolfi,
i Mantegazza; a Bologna, i Tononi e i Guidanti; a Firenze, i Gabrielli; a Napoli
, Alessandro Gagliano (uscito dalla scuola di Stradivari) ed i suoi discendenti;
a Roma, David Tecchler e Michele Plattner; a Torino, Giovanni Battista Guadagni
ni ed i suoi discendenti.
Si svilupp anche una scuola tirolese, piuttosto indipendente dall'influenza cremo
nese, con Jacob Stainer e la famiglia Klotz, il cui capostipite, Mathias I, avev
a appreso la professione dallo Stainer e dal solito Nicola Amati.
Nel XIX secolo vennero ancora costruiti eccellenti violini: p. es. da Giovanni F
rancesco Pressenda e Joseph Rocca a Torino e Genova, Jean-Baptiste Vuillaume, di
Mirecourt, a Parigi; ma raramente paragonabili ai capolavori dei secoli precede
nti. Anche oggi, i solisti cercano preferibilmente di esibirsi con strumenti del
XVII e XVIII secolo.
Il XX secolo ha pure visto una ricca fioritura di liuterie in tutto il mondo, co
n nomi ormai affermati quali: Bisiach (Milano), Garimberti (Milano), Fiorini (Mo
naco), Poggi (Bologna), Gaggini (Nizza), Sacconi (New York), Carl Becker (Chicag
o), Peresson (Philadelphia), Bauer (Angers); ed altri, ancora attivi e in via di
affermazione: Zygmuntowicz (Brooklyn), Curtin & Alf (Ann Arbor), Regazzi (Bolog
na), Luiz Bellini (Jackson Heights, New York), Robin (Angers), Roger Graham Harg
rave (Meyenburg).
La forma esterna del violino non cambiata dal XVII secolo ad oggi, ma, almeno fi
no alla fine del XIX, si sono modificate alcune caratteristiche costruttive seco
ndarie, in funzione della musica che vi veniva eseguita. Gli strumenti costruiti
prima del 1800 sono stati quasi tutti modificati secondo le nuove esigenze, qui
ndi oggi tutti i migliori strumenti antichi sono molto lontani dallo stato origi
nale. Vi tuttavia un movimento di interpretazione della musica del passato secon
do la prassi esecutiva dell'epoca, che utilizza strumenti costruiti tra il XVI e
d il XVIII secolo rimessi nella ipotetica condizione d'origine, o eventualmente
copie di strumenti dell'epoca; il violino che presenta tali caratteristiche comu
nemente detto violino barocco.