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Commissione per le politiche di integrazione degli immigrati

ROM E SINTI:
UN’INTEGRAZIONE POSSIBILE
ITALIA ED EUROPA A CONFRONTO

NAPOLI ,
23 - 24 GIUGNO 2000

Atti

Dipartimento per gli Affari Sociali - Presidenza del Consiglio dei Ministri
Via Veneto, 56 - 00186 Roma
(www.affarisociali.it)
Commissione per l’integrazione

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Rom e Sinti: un‘integrazione possibile Italia ed Europa a confronto

INDICE

APERTURA DEI LAVORI


Franco Mazzei
Preside della Facoltà di Scienze Politiche dell’Istituto Orientale di Napoli pag. 7
Adriana Buffardi
Assessore alle Politiche Sociali della Regione Campania « 7
Pietro Rostirolla
Direttore del Dipartimento di Scienze Sociali presso la Facoltà di Scienza Politiche
dell’Istituto Orientale di Napoli « 8

RELAZIONE INTRODUTTIVA
Spezzare il cerchio
Giovanna Zincone
Presidente della Commissione per le Politiche di Integrazione degli Immigrati « 9

PRIMA SESSIONE: UNO SGUARDO ALL’EUROPA


INTRODUZIONE
Giuseppe Cataldi
Professore Straordinario di Diritto Internazionale - Istituto Universitario Orientale di Napoli « 15

RELAZIONI
Il contesto giuridico e istituzionale internazionale
Françoise Kempf
Segretariato del Consiglio d’Europa - Divisione immigrazione e rom/zingari « 19
Il caso spagnolo
Carmen Santiago Reyes
Escuela de Empresas de Montoro « 21
Il caso ungherese
Marta Szilagyi
Responsabile relazioni internazionali - Fondazione per i diritti civili dei rom « 25
Il caso finlandese
Paivi Majaniemi
Segretario del Progetto Ufficio istruzione rom - Dipartimento nazionale dell’educazione « 31
Il caso francese
Dominique Steinberger
Association de Recherche Pédagogique Ouverte en Milieu Tsigane « 37

SECONDA SESSIONE: IL CASO ITALIANO


INTRODUZIONE
Le politiche per i rom e sinti in Italia
Claudio Marta
Istituto Universitario Orientale di Napoli « 43

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Commissione per l’integrazione

RELAZIONI

Abitazioni e insediamenti zingari: oltre i campi nomadi


Antonio Tosi
Politecnico di Milano « 51
Stranieri in carcere: una ricerca etnografica
Emilio Quadrelli
Università di Genova « 61
Gli zingari e la scuola
Marco Brazzodur o
Università La Sapienza di Roma « 87
La salute degli zingari
Salvatore Gerace
Area Sanitaria Caritas di Roma « 103
Immigrazione, profuganza e percorsi di integrazione: lavoro, disoccupazione e
sopravvivenza dei rom jugoslavi a Bologna
Dimitris Argiropulos
Consulente Provincia di Bologna e Centro Studi Zingari « 113

TERZA SESSIONE: MIGRANTI E PROFUGHI ROM


RELAZIONI
Profughi: una questione europea
Nicolaj Gheorghe
Advicer on Roma and Sinti issues, Ocsa Office for Democratic Institutions and
Human Rights « 129
I rom e il diritto d’asilo: il caso italiano negli anni ‘90
Gianfranco Schiavone
Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione (ASGI) « 135

TAVOLA ROTONDA: LA PAROLA AI POLITICI


Paolo Gambescia ( Direttore de «Il Mattino», moderatore), Amato Lamberti (Presidente della Provincia
di Napoli), Luigi Lusi (Delegato del Sindaco di Roma per i campi rom), Gianluca Borghi (Assessore alle
politiche sociali della Regione Emilia Romagna), Giovanni Russo Spena (Senatore della Repubblica),
Aniello Di Nardo (Sottosegretario al Ministero dell’Interno), Manfred Bergman (Casa dei diritti socia-
li), Serenella Chiappini (Comunità di S. Egidio), Giovanni Zoppoli (Comitato per l’assegnazione di
soluzioni abitative non ghetto per i rom), Sead Dobreva , Davide Rover e, Nicolaj Gheorghe , Giovanna
Zincone . « 145

DIBATTITO

INTERVENTI
Anna Maria Attanasio
Ministero della Pubblica Istruzione « 159
Manfred Bergman
Casa dei diritti sociali « 160

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Rom e Sinti: un‘integrazione possibile Italia ed Europa a confronto

Kate Carlisle
Errc (European Right Rom Center) « 162
Anna Maria Cirillo
Segretaria Opera Nomadi, sezione Napoli e Campania « 163
Amedeo Curatoli
Opera Nomadi, sezione di Napoli « 164
Daniela Di Capua
Cir (Consiglio Italiano per i Rifugiati) « 164
Mirko Ghirka
(Esperto) « 166
Sergio Giovagnoli
ARCI, Presidente sezione Lazio « 166
Laura Grazzini
Presidente Commissione Servizi Sociali, Consiglio di Quartiere 4, Firenze « 168
Nazzareno Guarnieri
Vice Presidente Nazionale Opera Nomadi « 169
Alfredo Ingino e Giulio Taurisano
Ufficio Stranieri e Nomadi del Comune di Torino « 171
Bianca Maria La Penna
A.D.M. (Associazione per i Diritti delle Minoranze) « 173
Carla Osella
Presidente Nazionale AIZO « 174
Elisabetta Rosi
Ministero della Giustizia e Commissione Integrazione « 178
Elena Sachsel
Presidente del Naga « 180
Mario Salomoni
Presidente Opera Nomadi « 180

ALLEGATI
FORUM Nazionale ONG, Roma, Farnesina, 22 e 23 settembre 2000,
Gruppo di lavoro «Politica e pratica della lotta contro il razzismo», relazione di sintesi a cura di
Massimo Converso, Opera Nomadi. « 185

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Commissione per l’integrazione

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Rom e Sinti: un‘integrazione possibile Italia ed Europa a confronto

APERTURA DEI LAVORI

Franco Mazzei * una nuova pietas, basata non più sulla tolleranza
che porta all’intolleranza, ma sul rispetto della

S ono molto lieto di rivolgere agli organiz-


zatori di questo convegno e a tutti i con-
venuti il saluto più caloroso del Rettore dell’Isti-
differenza. Per questo è necessaria una compren-
sione, che non è più solo esplicativa, tecnica, com-
portamentistica, ma è basata sul rispetto dell’al-
tuto Universitario Orientale, prof. Agrimi, a cui un tro, cioè su una conoscenza dall’interno.
impegno improrogabile impedisce di essere qui Auguro al vostro lavoro il più lusinghiero
presente come avrebbe voluto, di tutto l’Istituto e, successo.
in particolare, della Facoltà di Scienze Politiche.
Si tratta di un’iniziativa a cui la mia Facoltà Adriana Buffardi **
annette una rilevanza tutta particolare, sia per il
tema in sé, il tema della minoranza rom e sinta, sia
per il modo articolato con cui complessi problemi
che il tema presenta sono affrontati, con l’accen-
V i porto i saluti e gli auguri di buon lavo-
ro da parte della nuova Giunta campa-
na e del Presidente Bassolino.
tuazione sia su un’analisi concreta di tipo compa- Credo che sia molto importante e significati-
rativistico, sia sulle concrete politiche di integra- vo che per questo convegno sia stata scelta Napoli,
zione. che è una città che ha integrato e fatto convivere
L’Istituto Universitario Orientale è orgoglio- popolazioni di nazionalità, culture, tradizioni
so di ospitare questa iniziativa, anche perché da diverse e l’ha fatto cambiando, producendo quin-
sempre, dalla sua fondazione che risale ormai a di civiltà, che è l’oggetto dello scambio, sia pure
due secoli e mezzo fa, ha avuto come centro di ri- attraverso percorsi sofferti e come risultato di una
flessione, di studio, proprio la differenza culturale. pluralità di interventi.
È fuor di dubbio che oggi alla globalizzazio- Credo che sia anche di buon augurio a que-
ne delle tecnostrutture economiche e nonostante il sto convegno la presenza di tante esperienze euro-
potere pervasivo o cooptativo delle culture egemo- pee, sia perché non si comincia mai da capo e biso-
ni, si accompagni un’indigenizzazione delle cultu- gna far fruttare il patrimonio di esperienze conso-
re e un rafforzamento dell’identità culturale. lidate o vissute, sia perché credo che la risposta ai
Tra i primi posti nell’agenda politica sia dei problemi posti dall’integrazione debba essere
singoli Stati che della Comunità internazionale si necessariamente europea come scelta politica e
pone il problema della gestione della differenza culturale, al di là della specificità dei singoli Paesi.
culturale. A questo proposito credo non sia demagogi-
Se consentite una piccola riflessione, a con- co o enfatico ricordare che la tragedia dei 58 cine-
clusione di questo mio breve saluto, sono convinto si morti soffocati in terra europea, quella terra
che per un’efficace integrazione non sia più suffi- sperata e agognata, al di là delle strumentazioni
ciente la vecchia virtù illuministica della tolleran- giornalistiche, ci interroga tutti, come cittadini,
za, basata sul paradigma politico dell’eguaglianza, come amministratori e come governo, nella nostra
che è solo formale, oggettiva, e che peraltro non è capacità di mediazione tra il modello europeo e le
stata protagonista in questo caso specifico di conseguenze e le ricadute dei processi di globaliz-
drammatico fallimento dell’integrazione. zazione. Ci interroga anche come capacità di inter-
A mio parere è necessaria una nuova virtù, vento, di proposta, di soluzione.

* Preside della Facoltà di Scienze Politiche dell’Istituto Orientale di Napoli.


** Assessore alle Politiche Sociali della Regione Campania.

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Commissione per l’integrazione

Per tornare al convegno, e concludo, credo Pietro Rostirolla ***


che sia molto importante che la Commissione di
integrazione del ministero degli Affari sociali
abbia scelto proprio i rom e i sinti, cioè la diversi- Q uando nel nostro Dipartimento il pro-
fessor Marta ha illustrato l’iniziativa di
questo convegno su un tema che vede da tempo
tà più diversa, se così possiamo dire, almeno nel-
l’immaginario collettivo. impegnati diversi nostri ricercatori, c’è stata subi-
Io credo che più in generale, per le questio- to un’immediata adesione all’idea di discutere
ni dell’integrazione, bisogna guardare all’Europa. questi temi in un convegno scientifico, che è il
Oggi è all’ordine del giorno la questione della cit- modo più corretto, con un occhio alla situazione
tadinanza europea, si parla di Carta dei diritti, di degli altri Paesi, di dare una lettura serena, paca-
nuova Costituzione. Quando parliamo di cittadi- ta e trasparente di un fenomeno complesso.
nanza europea non possiamo pensare soltanto alle Laddove, almeno a livello di larga parte della pub-
cittadinanze preesistenti, si tratta anche di pensa- blica opinione, prevalgono una serie di luoghi
comuni e di pregiudizi che sono di grande ostaco-
re a come includere in un sistema di regole condi-
lo al realizzarsi di questo processo di integrazione.
vise i dieci milioni di cittadini residenti in Europa,
Altro punto di forza di questo convegno è
che non sono già cittadini di singoli Paesi.
che non si limita soltanto ai ricercatori, ma c’è una
Così come mi sembra importante che in
forte presenza qualificata di istituzioni e di altri
questo convegno si alternino relazioni sulle condi-
soggetti, e si può passare dalle analisi a una serie
zioni materiali dei rom e dei sinti, con relazioni di proposte che verranno illustrate nei contributi
sulle questioni di cultura, di comportamento, di dei diversi relatori.
atteggiamento. L’integrazione non può essere un Speriamo quindi che vengano dei segnali
processo unidirezionale dentro una società statica, forti da parte della pubblica amministrazione e dei
richiede reciprocità nello scambio, nell’interlocu- soggetti istituzionali che, associando la loro inizia-
zione, nella modifica di noi stessi, se vogliamo che tiva a quella spontanea del mondo del volontariato,
gli altri e le altre si modifichino. possano trasmettere segnali efficaci anche per la
So bene, sono processi sofferti, non indolori, pubblica opinione, perché possa evolversi verso una
di lungo periodo, ma proprio per questo mi augu- più corretta interpretazione di questi fenomeni.
ro e vi auguro che questo convegno non solo dimo- Il mio plauso, quindi, agli organizzatori del
stri di aver imboccato la strada giusta, ma anche convegno, un ringraziamento a tutti i presenti e
che vengano rafforzati proposte e iniziative. auguri a tutti di un proficuo lavoro.

*** Direttore del Dipartimento di Scienze Sociali della Facoltà di Scienze Politiche dell’Istituto Orientale di Napoli.

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Rom e Sinti: un‘integrazione possibile Italia ed Europa a confronto

RELAZIONE INTRODUTTIVA

SPEZZARE IL CERCHIO
Giovanna Zincone*

stima delle persone dalla completa condivisione


A ffrontando il tema della condizione dei
rom e in generale delle minoranze che
impropriamente vengono definite nomadi ma che
delle loro idee. E vorrei che questo civile principio
ispirasse tutti coloro che hanno a cuore la questio-
tali non sono (circa il 70% sono stanziali), la ne degli zingari.
Commissione ha invaso un territorio che non le Torniamo a noi. Perché abbiamo deciso di
compete. Noi dovremmo occuparci soltanto degli organizzare questo convegno e di dedicare al tema
stranieri immigrati, quindi né delle minoranze ita- un capitolo del nostro prossimo rapporto, pur
liane, né dei profughi, mentre sappiamo che la sapendo di andare fuori tema?
maggioranza degli zingari è composta di cittadini Perché secondo i nostri parametri le mino-
italiani (circa il 60%) e che una quota di nuovi ranze zingare rappresentano un caso estremo di
arrivi proviene da Stati e territori in cui i Rom mancata integrazione o, meglio, di integrazione
sono stati sottoposti ad aggressioni e minacce, pos- mai perseguita fino in fondo.
sono quindi trovarsi nella condizione di rifugiati. La Commissione pensa, infatti, che un buon
Uso il termine zingari deliberatamente perché progetto di integrazione debba mirare a due obiet-
questo termine non mi pare affatto dispregiativo e tivi: il rispetto dell’integrità della persona e un’in-
perché è più inclusivo di altri. terazione non conflittuale tra maggioranza e
Il primo impulso ad occuparci del tema ci è minoranze. Se accettiamo questi due obiettivi, il
venuto dalla ministra Livia Turco, che ci ha chie- caso rom e sinti emerge – come ho già detto – come
sto di visionare un progetto di legge e di dare un un caso drammatico di integrazione fallita o, per
parere, perciò ci siamo dovuti informare. Da quel meglio dire, mai ricercata in modo sistematico.
momento è nato un interesse crescente, un interes- Questo non vuol dire che non si sia fatto nulla.
se che è stato alimentato anche dai documenti e A partire da metà degli anni Sessanta l’elu-
dalle sollecitazioni che ci venivano dalle organiz- sione scolastica, il fatto che i bambini abbandoni-
zazioni che si occupano delle minoranze zingare e no la scuola, comincia ad essere percepito anche in
che abbiamo invitato al convegno. Colgo l’occasio- Italia come un problema grave, di qui l’attenzione
ne per ringraziarle tutte, ma in particolare vorrei alla scolarizzazione dei bambini Rom e la conven-
ringraziare due persone, Massimo Converso e zione del 1965 del ministero della Pubblica istru-
Bianca La Penna, che con estrema pazienza e sol- zione con l’Opera Nomadi. Seguono due impor-
lecitudine hanno cercato di farmi conoscere la tanti circolari del ministero degli Interni (11 otto-
realtà della condizione rom in Italia. Questo non bre 1973 e 5 luglio 1985) che richiamano i sinda-
significa che loro condividano in pieno le idee che ci ad abolire i divieti di sosta ai nomadi, ad isti-
mi sono fatta sul tema, né che io condivida in tuire aree attrezzate, a favorire l’iscrizione anagra-
pieno le loro, ma ho sempre pensato e messo in fica, la concessione di licenze per il commercio
pratica il principio di tenere distinti il rispetto e la ambulante, la scolarizzazione dei bambini. A par-

* Presidente della Commissione per le Politiche di Integrazione degli Immigrati.

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Commissione per l’integrazione

tire dalla metà degli anni Ottanta anche le regioni semplicemente come un sindacato degli zingari.
italiane iniziano a legiferare sul tema (in primis il Abbiamo già detto che per noi integrazione vuol
Veneto nel 1984, poi il Lazio, la provincia di dire anche creare relazioni meno tese tra i gruppi
Trento, la Sardegna, il Friuli Venezia Giulia, coinvolti, in questo caso tra le minoranze zingare e
l’Emilia Romagna, la Toscana e le altre a seguire). la maggioranza gagé. Se queste relazioni pacifiche
Ma né queste leggi né le risoluzioni e le raccoman- non si instaurano tutti hanno qualcosa da perdere,
dazioni degli organismi internazionali, neppure la ma quando c’è conflitto i più deboli di solito per-
Convenzione quadro del Consiglio d’Europa del dono di più. E la lunga storia di persecuzione e di
10 novembre 1994, recepita dall’Italia il 1° marzo sterminio dei rom dovrebbe insegnarci qualcosa.
1998, hanno raggiunto importanti risultati. Si Purtroppo la minoranza zingara è di gran
rilevano sia forti resistenze a livello locale che a lunga la meno popolare in Italia (secondo un son-
livello centrale. Così, ad esempio, il suggerimento daggio effettuato dall’Ispo per conto della
formale, espresso dalla nostra Commissione, di Commissione solo l’11,6% degli italiani li giudica
reinserire il romanès tra le lingue minoritarie tute- simpatici). Sono seguiti a ruota dagli albanesi
late dalla legge recente è caduto nel vuoto. (23,1%) e questa classifica farebbe supporre che
Le condizioni di molti campi nomadi sono la comune ragione di rifiuto stia nel timore di
spesso ancora incompatibili con il rispetto della comportamenti nocivi per la gente comune (tac-
salute, della dignità, della integrità della persona. cheggio, furto in casa, atti vandalici), e nel sospet-
Sono condizioni all’origine anche di incidenti mor- to di più gravi atti di criminalità (traffico di armi,
tali (50 in 10 anni), specie di neonati e bambini, avviamento alla prostituzione, acquisto e sfrutta-
colpevoli soltanto di essere nati o arrivati nel posto mento di minori). Per gli zingari si aggiunge un
sbagliato. Basti ricordare il caso recente di Alex e giudizio su comportamenti ritenuti riprovevoli
Anita. Per questi ed altri motivi il governo italiano (“acquisto di mogli”, accattonaggio, lavoro mino-
è stato oggetto di una mozione di censura da parte rile, sporcizia).
dell’Onu. Il convegno si propone di porre le basi È assai probabile che un analogo sondaggio,
per uscire da questa penosa grave situazione. svolto tra gli zingari per sapere cosa ne pensano
È inutile nascondersi che le ragioni di molte loro dei gagé darebbe risultati altrettanto poco
inadempienze, di molti rifiuti a livello locale e cen- lusinghieri per noi. Ma questo non deve confortar-
trale, sono legate a opinioni negative diffuse tra gli ci. Se vogliamo che le relazioni migliorino dobbia-
italiani rispetto agli zingari. Lacune e persino mo chiarire alcuni punti.
comportamenti illegali da parte dei decisori pub- È innanzitutto importante informare gli ita-
blici si spiegano con il timore di dover affrontare liani che la larga maggioranza degli zingari vive
proteste e ostilità da parte della cittadinanza, rea- legalmente. Sfugge infatti alla conoscenza e alla
zioni che alcuni amministratori non sanno come comprensione degli italiani l’esistenza di un vasto
aggirare. Ho letto gli atti del Convegno di Parigi mondo di zingari che vive di attività legali. Inoltre
(7-8 ottobre 1999) sulla smitizzazione dello ste- molti gagé vogliono ignorare che il piccolo furto
reotipo dello zingaro criminale e sono quindi con- costituisce in alcuni casi l’unica strada di soprav-
sapevole che molti esponenti della comunità rifiu- vivenza. Così come molti rom fingono di non saper
tano l’esistenza del problema, sia perché non si che si tratta in alcuni casi non di attività sporadi-
fidano delle statistiche ufficiali, sia perché ritengo- che dettate dal bisogno, ma di imprese criminali
no che dati di questo genere sulle minoranze non ben organizzate in cui i ladruncoli sono manova-
debbano essere rilevati, né tanto meno rivelati per- lanza sfruttata.
ché sono soltanto controproducenti. Ma se questo Sfugge ai gagé la grande difficoltà che una
è il principale pesante masso che divide i naziona- popolazione con qualifiche e competenze linguisti-
li italiani dalla minoranza zingara è bene che tro- che poco appetibili sul mercato del lavoro può tro-
viamo in questa sede, in questo primo importante vare nella ricerca di un’occupazione strutturata e
incontro il coraggio di affrontarlo. La legale. Si finge di non sapere che occupazioni tra-
Commissione infatti non ha mai pensato di dover dizionali degli zingari come la vendita a domicilio,
agire semplicemente come un sindacato, una la riparazione di oggetti metallici, l’allestimento di
lobby degli immigrati e neppure può agire oggi giostre, l’allevamento di cavalli diventano oggi

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Rom e Sinti: un‘integrazione possibile Italia ed Europa a confronto

attività esili. La grande distribuzione è accessibile tivi e ovviamente anche interventi negativi. Ed è a
a tutti, sono destinati a espandersi gli acquisti a questo livello che si sono realizzate le esperienze
distanza. I nostri stili di consumo sono orientati a che vogliamo valutare in questo convegno. Ad
buttare e ricomprare piuttosto che a riparare. esempio, si è puntato, almeno in prospettiva, alla
Pratichiamo crescentemente un self-serviced leisu - chiusura dei grandi insediamenti, alla scomposi-
re, un divertimento a domicilio con i video o, in zione in campi più piccoli, più gestibili. A livello
alternativa, cerchiamo divertimenti lontani in locale si è pensato di chiudere i campi che sareb-
grandi e costosi parchi giochi. Diventa più diffici- bero comunque causa di isolamento. Qui per l’al-
le allevare cavalli quando questa attività si tra- loggio si sono sperimentati i piccoli villaggi e
sforma (se vuole essere redditizia) in un lavoro anche l’inserimento in case popolari. Infatti,
altamente specializzato. quando immaginiamo prospettive di abitazione e
Tuttavia, ma questo verrà fuori penso nei di lavoro per gli zingari dobbiamo tenere conto del
prossimi interventi, per il lavoro ci sono anche fatto che la maggioranza dei nomadi tali non sono,
prospettive favorevoli. Si sta delineando una rin- sono invece stanziali (solo il 30% sono nomadi).
novata specializzazione nel recupero di materiali Quando pensiamo a loro come stranieri dimenti-
riciclabili, una rinnovata vocazione per il commer- chiamo – come abbiamo detto – che sono in lar-
cio di abiti usati, per la vendita di prodotti più o ghissima maggioranza cittadini italiani. E questo
meno artigianali nei mercati e anche un progressi- rende più grave il fatto che l’apprendimento della
vo inserimento nel mercato del lavoro dipendente, lingua italiana lasci ancora a desiderare tra gli
fabbrica inclusa. Il lavoro strutturato appare favo- adulti. Essendo la lingua veicolare del paese dove
rito paradossalmente dai nuovi strumenti norma- molti zingari vivono da lungo tempo e vivranno
tivi che hanno come obiettivo quello di introdurre presumibilmente ancora per generazioni, l’italiano
maggiore flessibilità, quindi tempi meno rigidi e potrebbe costituire uno strumento cruciale di
meno full time. Si tratta di aspetti “costrittivi” del comunicazione tra gruppi e quindi una premessa
lavoro, che possono a volte confliggere con alcune alla conoscenza reciproca e potrebbe auspicabil-
tradizioni culturali zingare. mente contribuire ad un’interazione a basso con-
Nello svolgere le attività rinnovate o soprav- flitto tra le varie nazionalità zingare e con i gagé.
vissute gli zingari si trovano in difficoltà: i costi di C’è qualche speranza che questo si realizzi
affitto aumentano e la stessa disponibilità di zone nelle prossime generazioni: si presentano infatti
attrezzate per le giostre diminuiscono; il recupero casi crescenti di campi che mandano anche tutti i
di materiali si scontra con normative fiscali di cui bambini a scuola e interessanti esperimenti di
gli zingari non sono necessariamente a conoscen- coinvolgimento delle giovani madri nell’attività di
za. Ugualmente se comprano un terreno per studio. Purtroppo però gli abbandoni sono ancora
costruivi una casa o un insediamento per un grup- molti e il livello di apprendimento è drammatica-
po familiare scoprono poi che si tratta di un terre- mente basso.
no agricolo non edificabile. Insomma un fitto tes- È importante che le esperienze positive a
suto di norme e divieti, di lacci e lacciuoli, come livello locale circolino e che contribuiscano a sfa-
direbbe Einaudi, soffoca le già scarse chance di tare il mito di una minoranza non integrabile. La
questa comunità di cavarsela, una comunità che nostra accezione di integrazione non prevede pro-
semmai avrebbe tutti i diritti di essere sostenuta grammi di assimilazione, perché tali programmi
economicamente. Gli italiani non sanno che gli hanno come sfondo la mancanza di rispetto per
zingari nel nostro paese sono circa 120.000 e che, culture diverse da quella maggioritaria, perché si
se si dovesse aiutare a uscire dal disagio una parte portano dietro lo spettro di quelle politiche di sot-
delle loro famiglie, non si tratterebbe di un’impre- trazione dei figli e di sterilizzazione che hanno
sa troppo onerosa, ma piuttosto di un investimen- coinvolto le minoranze rom non solo nei regimi
to per il futuro del nostro paese. autoritari, ma anche nelle moderne socialdemo-
Questo tipo di considerazioni e gli interven- crazie.
ti che ne conseguono si stanno sviluppando, a me L’assimilazionismo ha alla base un’accetta-
pare, più a livello locale che non a livello centrale: zione acritica della cultura di chi lo pratica.
è a questo livello che si producono interventi posi- Personalmente non ho mai pensato che portarsi un

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Commissione per l’integrazione

bambino per strada a chiedere l’elemosina fosse za che la nostra società propone ogni giorno non
un atto tanto più riprovevole che lasciarlo per ore possono certo considerarsi elementi che favorisca-
davanti alla tv o spingerlo a sport pericolosi o no un sereno inserimento delle giovani generazio-
obbligarlo in rigidi e intricati percorsi di appren- ni zingare.
dimento di lingue straniere, di strumenti musicali, La costruzione di condizioni per una pacifi-
di arti marziali, di qualunque cosa non sia l’im- ca convivenza deve vedere compiere alcuni atti di
portante arte di cavarsela. civile buona volontà prima di tutto da parte dei
Una società come quella italiana, che non si gagè, e a questi atti gli zingari devono essere chia-
riproduce è per definizione una società malata. mati a rispondere con dimostrazioni di buona
Tale giudicheremmo qualunque società animale. volontà, come la disponibilità a far istruire i bam-
Non ho mai pensato che il nostro uso chiuso e pro- bini, ad esempio. Se invece si imbocca la via della
prietario dello spazio, il nostro uso ossessivo del chiusura e della repressione nelle leggi e nelle
tempo, la nostra propensione ad accumulare beni misure amministrative, una tentazione diffusa non
e a lavorare senza sosta per la loro manutenzione solo tra i conservatori, bisogna essere consapevoli
debbano essere pratiche da insegnare a qualcuno.
dei rischi morali e politici che essa comporta. La
Credo quindi che conoscere la cultura zingara
discriminazione e il razzismo diventano tanto più
possa solo giovarci.
pericolosi quando più o meno palesemente si
Dobbiamo poi ricordare che il rispetto degli
fanno leggi dello Stato, perché questa istituziona-
altri giova a chi lo pratica ed è un nutrimento per
la crescita di chi ne è oggetto. Come Taylor ci inse- lizzazione della discriminazione viene percepita
gna, qualunque identità individuale per crescere come una pubblica autorizzazione alla brutalità.
armoniosamente ha bisogno del rispetto nei con- Essa può innescare una spirale di violenza diffici-
fronti della sua comunità di origine: è difficile pre- le da fermare. Al contrario, se mettiamo un nume-
tendere una crescita armoniosa da giovani che ro crescente di zingari in condizione di vivere in
sono vissuti nel disprezzo del loro essere zingari. modo decoroso, come molti già fanno, questo
Purtroppo è possibile (e credo stia già avvenendo) migliorerà anche il giudizio dei gagé, perché pur-
che alcuni di loro abbandonino le tradizioni pater- troppo non solo la devianza, ma anche il degrado
ne senza assumere nessuna forma di regola alter- e la miseria generano un ingeneroso disprezzo da
nativa. Walzer ci ha spiegato come l’anomia, il parte dei benpensanti. Questo cerchio, il cerchio
rifiuto di ogni regola, sia assai più temibile di qua- del malessere e del disprezzo, della paura recipro-
lunque appartenenza ad una cultura per quanto ca, va spezzato subito. Vorrei concludere con que-
oscuramente tradizionale. Il disprezzo per le tradi- sto invito, prima di passare a interventi più com-
zioni rom e la identificazione tra dignità e ricchez- petenti e utili.

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Rom e Sinti: un‘integrazione possibile Italia ed Europa a confronto

PRIMA SESSIONE

UNO SGUARDO
ALL’EUROPA

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Commissione per l’integrazione

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Rom e Sinti: un‘integrazione possibile Italia ed Europa a confronto

INTRODUZIONE

UNO SGUARDO ALL’EUROPA


Giuseppe Cataldi*

1. Per uno studioso di diritto internaziona-


le, e in particolare di quel complesso di
norme di natura consuetudinaria e pattizia che va
tratta di una risoluzione della Sottocommissione
per la lotta contro le misure discriminatorie e la
protezione delle minoranze. In questa risoluzione,
sotto il nome di “diritti dell’uomo”, l’analisi giuri- gli zingari vengono espressamente definiti la
dica del fenomeno del nomadismo presenta aspet- minoranza peggio trattata nei diversi paesi euro-
ti del tutto peculiari, quindi di grande interesse, pei. Gli Stati, inoltre, vengono esortati ad accorda-
ancorché sottovalutato, come si evince dalla scar- re loro la piena equiparazione ai diritti propri dei
na letteratura in materia. Gli zingari costituiscono cittadini. Più recentemente, il 4 marzo 1992, il
uno dei rari gruppi etnici che, proprio per le sue Comitato dei Diritti dell’uomo ha adottato una
caratteristiche culturali, non ha mai reclamato la risoluzione in cui rinnova l’invito dell’Assemblea
sovranità su di un territorio, quindi l’applicazione Generale agli Stati membri a prestare particolare
del principio di autodeterminazione dei popoli, né attenzione alle condizioni specifiche in cui vivono
ha mai fatto o minacciato di fare, collettivamente, gli zingari e a prendere tutte le misure per elimi-
ricorso alla forza per difendere la propria causa. nare le discriminazioni nei loro confronti.
Queste peculiarità del popolo zingaro, e la Come accennato, la persecuzione contro gli
scarsa sensibilità ed attenzione prestata, soprat- zingari ha avuto il suo apice durante il nazismo,
tutto in passato, a questo fenomeno culturale, con lo sterminio di oltre cinquecentomila indivi-
costituiscono la ragione per la quale gli strumenti dui. La reazione della Comunità internazionale ai
internazionali in vigore in ambito universale si massacri attuati durante la seconda guerra mon-
rivelano in larga parte poco adatti alla tutela spe- diale trova anche dal punto di vista giuridico una
cifica dei valori propri di tale gruppo. sua cristallizzazione: la prima Convenzione a
Va innanzitutto ricordato che lo Statuto carattere universale sicuramente riferibile anche ai
delle Nazioni Unite non contiene alcuna menzione nomadi è infatti quella relativa alla prevenzione e
dei diritti delle minoranze. Ciò fu dovuto, proba- alla repressione del crimine di genocidio del 9
bilmente, alla concezione che prevalse in sede di dicembre 1948, qualificato come crimine a carat-
stesura della Carta, e cioè alla scelta della “prote- tere internazionale e dichiarato successivamente
zione universale” della persona umana in quanto imprescrittibile. Non vi è dubbio che tutti gli atti
tale, che esclude, di conseguenza, qualunque altra nei quali, ai sensi dell’art. II della Convenzione, si
protezione di gruppi o categorie particolari e tende sostanzia il crimine di genocidio (uccisione dei
perciò stesso a sostituirsi alla protezione delle membri del gruppo, attentato grave all’integrità
minoranze, annullandone ogni specifica esigenza. fisica o mentale dei membri del gruppo, sottomis-
Nonostante l’altissimo prezzo pagato dagli sione intenzionale del gruppo a condizioni di esi-
zingari durante il nazismo, il primo documento stenza tali da comportare la loro distruzione fisica
delle Nazioni Unite in cui gli zingari vengono spe- o mentale, misure volte ad impedire le nascite in
cificamente menzionati, porta la data del 1977. Si seno al gruppo, trasferimento forzato dei bambini

* Professore Straodinario di Diritto Internazionale - Istituto Universitario Orientale di Napoli.

15
Commissione per l’integrazione

da un gruppo a un altro) siano stati perpetrati a siderare non conforme a quanto richiesto dalla
danno delle popolazioni zingare nel corso di tutta norma. Tuttavia, nel caso degli zingari, un ulterio-
la loro travagliata esistenza. Sorprende non poco, re ostacolo è costituito ancora una volta dalla dif-
pertanto, il pervicace, pretestuoso rifiuto del ficoltà di far rientrare la diaspora di questo popo-
governo tedesco di procedere a un risarcimento lo nel concetto tradizionale e rigorosamente defi-
per le persecuzioni naziste, rifiuto opposto sulla nito di minoranza etnica, religiosa o linguistica.
base della considerazione secondo la quale essi Anche rispetto agli altri strumenti conven-
sarebbero stati vittime di tali persecuzioni non per zionali a carattere multilaterale che contengono
motivi razziali ma per essere stati considerati norme sul divieto di discriminazione si rileva una
“asociali” (in proposito va segnalato che ancora difficoltà di applicazione al popolo zingaro Ciò
nel 1994 il Parlamento europeo invitava il gover- vale, ad esempio, per la Convenzione di New York
no tedesco a risarcire i rom e i loro familiari per le del 1965 sull’eliminazione di tutte le forme di dis-
persecuzioni subite dal nazismo). Questo atteggia- criminazione razziale, che vieta ogni distinzione,
mento è facilitato dalla mancanza di una previsio- esclusione, restrizione o preferenza fondata sulla
ne esplicita che equipari il genocidio culturale alle razza, il colore, l’ascendenza, l’origine nazionale o
altre forme di annientamento dei gruppi, su base etnica che abbiano per scopo o per effetto di
cioè nazionale, etnica, razziale o religiosa. In distruggere o compromettere il riconoscimento, il
assenza di una revisione della norma, in senso più godimento o l’esercizio dei diritti dell’uomo e delle
compiuto e moderno, forse un’interpretazione libertà fondamentali nel campo politico, sociale,
estensiva sarebbe legittima, anche perché, secondo economico e culturale. Oltre alle difficoltà di
una Risoluzione del 1996 dell’Assemblea Generale applicazione di cui abbiamo già parlato con riferi-
dell’Onu, il genocidio rappresenta “a denial of the mento alla Convenzione sul genocidio e ai Patti,
right of the existence of entire human group as l’art. 1, comma 2, di questa Convenzione afferma
homicide is the denial of the right to live of indivi -
che essa “non si applica alle distinzioni, esclusio -
dual human being”. Quindi anche le politiche for-
ni, restrizioni o trattamenti preferenziali stabiliti
zate di integrazione si porrebbero contro questa
da uno Stato parte della Convenzione a seconda
nuova accezione del divieto di genocidio.
che si tratti di propri cittadini o di non-cittadini”.
Analoghe difficoltà comporta l’applicabilità,
Pertanto le previsioni della Convenzione non sem-
nella specie, della disposizione contenuta nell’art.
brano offrire adeguata protezione agli zingari che,
27 del Patto delle Nazioni Unite sui diritti civili e
come spesso è la norma, non abbiano la cittadi-
politici, a tutt’oggi l’unica disposizione a carattere
universale specificamente dedicata alla protezione nanza dello Stato di soggiorno.
dei diritti delle minoranze: “In quegli Stati, nei Una disposizione internazionale sicuramen-
quali esistono minoranze etniche, religiose, o lin - te importante e soprattutto di grande attualità è
guistiche, gli individui appartenenti a tali mino - costituita dall’art. 33 della Convenzione di
ranze non possono essere privati del diritto di Ginevra del 28 luglio 1951 relativa allo status dei
avere una vita culturale propria, di professare e rifugiati. Questo articolo prevede infatti il divieto
praticare la propria religione, o di usare la pro - di “espellere o respingere in qualunque maniera
pria lingua, in comune con gli altri membri del un rifugiato alle frontiere dei territori in cui la sua
proprio gruppo”. Anche questa previsione, infatti, vita o la sua libertà sarebbe minacciata a causa
contempla la tutela delle minoranze prevalente- della sua razza, della sua religione, della sua
mente sotto l’aspetto dei diritti individuali. Anche nazionalità, della sua appartenenza ad un certo
di questa previsione occorre forzare il dato pura- gruppo sociale o delle sue opinioni politiche”.
mente letterale, con un’interpretazione evolutiva Molti tra i disperati che sono scappati dai territori
che consenta la tutela diretta del gruppo in quan- dell’ex Jugoslavia appartengono al popolo zingaro,
to tale, per tutela dovendo intendersi l’obbligo da e gran parte di essi, qualora fosse costretta a tor-
parte degli Stati di porre in essere misure positive nare, dovrebbe fare i conti con un “clima politico”
di promozione e conservazione dei valori delle a dir poco ostile nei loro confronti.
minoranze, altrimenti condannate, in quanto tali,
ad un rapido deperimento di questi valori. Un 2. Sicuramente più avanzato, rispetto a
atteggiamento di mera astensione è perciò da con- quello “universale” è il livello di tutela accordato

16
Rom e Sinti: un‘integrazione possibile Italia ed Europa a confronto

al popolo zingaro in ambito europeo. Può innanzi- persona alla libertà e sicurezza, deroga consentita
tutto osservarsi che quella zingara, di difficile agli Stati dall’art. 5, par. 1 lettera e) della
catalogazione in quanto “minoranza nazionale”, Convenzione europea dei diritti dell’uomo in caso
può invece agevolmente definirsi quale “minoran- di detenzione “di un vagabondo”, non riguardava
za etnica europea”, sicuramente precorrendo, con sic et simpliciter il fenomeno del nomadismo. La
il proprio stile di vita, i tempi di un’unione politi- necessità di tale precisazione, peraltro, la dice
ca tra i popoli europei. Il riconoscimento speciale lunga sul grado generalizzato, in Europa, di cono-
dell’esistenza, in questo caso, di una minoranza scenza di questo fenomeno da parte delle istituzio-
europea o transnazionale costituirebbe un passo ni dei Paesi membri.
importante ai fini di una tutela giuridica diretta Anche la giurisprudenza della Corte europea
dei diritti del popolo zingaro, poiché consentireb- dei diritti dell’uomo va assumendo un significato
be a quest’ultimo di svincolarsi dalla necessità di propulsivo notevole sul piano della tutela dei dirit-
supporre in ogni caso uno “Stato di riferimento” ti del popolo zingaro.
responsabile per l’attribuzione (o per la negazio- In una prima sentenza, per la verità, nel
ne) dei diritti riconosciuti. caso Buckley v. U.K. deciso il 25/9/1996, la Corte
Il problema dello “Stato di riferimento” si di Strasburgo, smentendo le conclusioni della
pone ad esempio nel caso della “Convenzione qua- Commissione, aveva ritenuto non sussistente la
dro per la protezione delle minoranze nazionali”. violazione, lamentata dalla ricorrente, dell’art. 14
Quest’ultima, conclusa nel novembre del 1994 della Convenzione, relativo al divieto di discrimi-
nell’ambito del Consiglio d’Europa, costituisce un nazione. Nel 1988 la sig.ra Buckley aveva deciso
documento sicuramente significativo, essendo il di abbandonare il nomadismo in quanto riteneva
primo trattato multilaterale concluso con riferi- che l’educazione dei figli sarebbe stata avvantag-
mento specifico alla questione delle minoranze. giata da una residenza stabile. Senonché, nel 1990
Risulta tuttavia limitato dalla sua natura di non le era stato più rinnovato il permesso di sta-
“Convenzione quadro”, e cioè di Convenzione che zionare con i suoi caravan e dopo una serie di
detta le linee guida che dovranno poi essere tra- ricorsi era stata condannata a una multa e alla
sposte dagli Stati nei loro ordinamenti interni rimozione forzata dei caravan. La ricorrente aveva
mediante disposizioni normative di dettaglio. Il addotto la violazione dell’art. 14, argomentando
margine di apprezzamento concesso agli Stati per che, poiché la proibizione fattale dalle autorità
l’identificazione di chi abbia diritto allo status di britanniche le impediva di continuare a vivere nel
minoranza è, ad esempio, davvero molto ampio. “traditional life style of a Gipsy”, aveva subito
Il problema della trasposizione in disposizio- una discriminazione in ragione della sua apparte-
ni interne della produzione normativa del nenza alla minoranza zingara. La Corte, respin-
Consiglio d’Europa è ancora più sensibile laddove gendo la doglianza, si limitò a considerare se la
si tratta non di norme convenzionali, quindi vin- legislazione inglese, pur responsabile di causare
colanti, ma di raccomandazioni agli Stati. È una ingerenza nella vita privata e familiare della
impossibile, in questa sede, dare conto di tutta ricorrente, fosse da ritenere “necessaria in una
l’attività, meritoria, del Consiglio d’Europa in società democratica” (v. art. 8 della Convenzione).
questa materia. Sinteticamente può ricordarsi l’o- Con sei voti contro tre, la Corte decise che nella
pera di assistenza ai Governi nello sviluppo di circostanza non vi era stata né la violazione del-
misure politiche e di prassi idonee, di incoraggia- l’art. 8 né dell’art. 14. Da sottolineare l’opinione
mento alla creazione di meccanismi nazionali di dissenziente del giudice Pettiti, secondo cui la
tutela dei diritti umani, di supporto, anche finan- Corte, in quest’occasione, ha mancato l’opportuni-
ziario, a progetti. Tra le raccomandazioni, è il caso tà di esprimere “in the spirit of the European
di ricordare, anche perché è la più recente in mate- Convention, a critique of national law and practi -
ria, la n. R (2000) 4 del Comitato dei ministri con- ce with regard to Gypsies and travellers in the
tenente i “principi-guida” sulle politiche relative United Kingdom, that could have been transposa -
all’istruzione dei bambini rom in Europa. ble to the rest of the Europe, and thereby partly
Fu l’Assemblea del Consiglio d’Europa a compensate for the injustice they suffered”.
chiarire, in passato, che la deroga al diritto di ogni Più di recente, tuttavia, nelle sentenze As -

17
Commissione per l’integrazione

senov and others v. Bulgaria, del 28 ottobre 1998, RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI


e Velikova v. Bulgaria, del 18 maggio 2000, la
Corte ha accertato, condannando lo Stato conve- BENOÎT-ROHMER, La Convention-cadre du Conseil
nuto, gravi violazioni commesse nei confronti di de l’Europe pour la protection des minorités
individui appartenenti al popolo zingaro, quali nationales, in “European Journal of
quelle proibite dall’art. 2 della Convenzione, sul International Law”, 1995, p. 573 ss.
diritto alla vita, dall’art. 3, relativo ai “trattamen- CAPOTORTI F., The protection of minorities under
ti inumani e degradanti”, dall’art. 13, sul diritto Multilateral Agreement on Human Rights, in
ad un ricorso effettivo, ecc. Nel momento in cui “The Italian Yearbook of International
scriviamo la Corte è stata investita anche della qu- Law”, 1976, p. 6 ss.
estione, annosa, della segregazione razziale che di CASTANGIA I., L’Europa delle persone e i diritti
fatto avviene nelle scuole della Repubblica Ceca,
delle minoranze zingare, in “JUS”, 1999, p.
dal momento che il 75% dei bambini Rom risulta
191 ss.
iscritto nelle scuole speciali per ritardati mentali
GIRASOLI N., Roma/Gypsies and immigration
(il ricorso è stato presentato il 18 aprile 2000).
Insomma, se talvolta, soprattutto a livello issues in the EU, in “Law and European
universale, fanno difetto gli strumenti giuridici, in Affairs”, 2000, n. 1 (Special Issue: The EU
molti casi questi ultimi ci sono e sono direttamen- and Immigration).
te applicabili, e ciò che importa è la loro interpre- SALERNO, F., Sulla tutela internazionale dell’iden -
tazione. In altre ipotesi, viceversa, è necessario che tità culturale delle minoranze straniere, in
gli ordinamenti interni recepiscano correttamente “Rivista di diritto internazionale”, 1992, p.
le sollecitazioni che vengono dall’ordinamento in- 257 ss.
ternazionale. Naturalmente, prima che di sensibi- SIMONI A., Il giurista e gli zingari: Lezioni dalla
lità giuridica, si tratta di un problema di volontà Common Law, in “Politica del Diritto”,
politica. 1999, p. 629 ss.

18
Rom e Sinti: un‘integrazione possibile Italia ed Europa a confronto

IL CONTESTO GIURIDICO E ISTITUZIONALE


INTERNAZIONALE
Francoise Kempf*

Recenti sviluppi nelle attività e politiche del Con - nella definizione di linee-guida sull’occupazione e
siglio d’Europa relative alla questione rom/zingari i problemi economici dei rom/zingari e su una
comunicazione riguardante il problema della casa
D a oltre cinque anni il Consiglio d’Euro-
pa sta affrontando in modo sistematico
e con prospettive di lungo periodo le questioni
e della progettazione urbana. L’MG-S-rom si è
inoltre attivato in casi che richiedevano una imme-
diata attenzione, come la situazione dei rom in
relative ai rom/zingari. Ha a sua disposizione tre Herzegovina (1996) e in Kosovo (1999) e la situa-
strumenti principali che di seguito sono: zione di famiglie rom della bidonville di
1. Il Coordinatore delle attività sui rom/zingari Valdemingomez, nei pressi di Madrid (1997).
con il compito di: L’Italia è membro del MG-S-rom ed è rappresen-
- assicurare il coordinamento all’interno del tata dal prof. Claudio Marta.
Consiglio d’Europa;
3. Il progetto per i rom/zingari in Europa. Avviato
- sviluppare il coordinamento con altri orga-
con i contributi volontari di alcuni Stati membri
nismi internazionali;
(finora, Finlandia, Olanda, Regno Unito e Nor-
- mantenere e sviluppare rapporti di lavoro
vegia) ha lo scopo di offrire sostegno e assistenza a
con ong dei rom o a loro collegate;
paesi che vogliano disegnare, migliorare o dare
- fornire pareri al Comitato dei ministri su
attuazione a politiche per i rom/zingari. Le inizia-
tutte le questioni che concernono i rom/zingari.
tive sono bilaterali o multilaterali. Nel secondo
2. Il Gruppo di esperti sui rom/zingari (MG-S- caso l’obiettivo è sviluppare il dialogo e lo scambio
rom). Emanazione del Comitato dei ministri, è di esperienze fra paesi impegnati nell’attuazione di
stato istituito nel 1996 ed è composto da rappre- politiche concernenti i rom.
sentanti di vari Stati membri. Ha il compito di svi- Un sostegno è anche offerto alle ong dei rom
luppare le linee guida e le politiche per gli stati in modo da garantire che siano rappresentate agli
membri e di incoraggiare il Consiglio d’Europa ed incontri internazionali che le riguardano, come ad
altri organismi a intervenire sulle questioni relati- esempio agli Implementation meetings dell’Osce.
ve ai rom/zingari. Agli incontri del Gruppo che si Un’attenzione particolare è stata data recen-
tengono con cadenza regolare partecipano di soli- temente alla situazione dei rom nei Balcani, a
to rappresentanti della Commissione dell’Unione seguito dei recenti conflitti. Il Consiglio d’Europa
europea, dell’Osce/Odihr, di altre agenzie interna- è ora in grado di avviare iniziative bilaterali e mul-
zionali, rappresentanti di ong, di rom ed esperti tilaterali in questa regione, nell’ambito del Patto
indipendenti. Ha finora tracciato le linee guida per di stabilità per il Sud-est europeo. Questi inter-
il Comitato dei ministri sulle seguenti materie: le venti dovrebbero essere sviluppati congiuntamen-
questioni dei diritti umani rispetto ai rom/zingari te con l’Osce-Odihr, l’Alto Commissariato delle
e le linee strategiche delle politiche educative per i Nazioni Unite per i rifugiati e altre organizzazioni
bambini rom/zingari 1. Attualmente è impegnato e agenzie interessate.

* Segretariato del Consiglio d’Europa - Divisione immigrazione e rom/zingari.


1
Questo testo è stato utilizzato come base per l’elaborazione della Raccomandazione (2000) 4 sull’educazione dei bam-
bini rom/zingari in Europa, adottata dal Comitato dei ministri a febbraio 2000.

19
Commissione per l’integrazione

Nonostante l’urgenza rappresentata dalle Ulteriori collaborazioni si stanno sviluppan-


nostre attività nella regione dei Balcani, prosegui- do con il Parlamento europeo, con la Banca mon-
remo il lavoro, a livello bilaterale e regionale, in diale e la Banca di sviluppo del Consiglio d’Eu-
altri Stati membri del Consiglio d’Europa e sare- ropa con le quali già esistono relazioni di lavoro.
mo impegnati a livello europeo in aree come i rap- Concludendo, vorrei menzionare alcuni
porti dei rom con le forze dell’ordine, la formazio- strumenti e funzioni del Consiglio d’Europa che
ne di giovani leader dei rom/zingari, l’organizza- hanno rilevanza per la questione dei rom/zingari:
zione di incontri di studio per persone impegnate – La Convenzione europea sui diritti umani
nell’assistenza legale dei rom/zingari. è naturalmente uno strumento strategico per la
L’obiettivo principale del Consiglio d’Euro- tutela dei diritti umani dei rom/zingari, anche se
pa è assistere e incoraggiare i governi a elaborare l’art.14 della Convenzione non comprende ancora
e realizzare strategie integrate di lungo termine
completamente tutti i casi di discriminazione.
per migliorare la situazione delle popolazioni rom
Alcuni casi di violazione della Convenzione che
in modo da attenuare, nel più lungo periodo, il ri-
schio di veder minacciata la coesione sociale degli riguardano i rom sono stati portati di fronte alla
Stati membri da tensioni e conflitti etnici. Tali Corte (soprattutto riguardanti la discriminazione,
strategie dovrebbero basarsi sulla consapevolezza la brutalità della polizia, l’arresto illegale, ecc..) 2.
da parte dei politici che il “problema rom” è un – La struttura della Convenzione per la
problema che investe l’intera società e il suo go- protezione delle minoranze nazionali, in particola-
verno; che la maggior parte dei problemi relativi ai re il suo meccanismo di monitoraggio potrebbe
rom/zingari nei diversi ambiti sociali sono inter- essere di grande rilevanza nel caso dei rom/zinga-
connessi e frutto di secoli di rifiuto e discrimina- ri. Alcuni rapporti presentati dagli Stati membri al
zione. Infine insistiamo moltissimo sulla necessità Comitato consultivo per la Convenzione offrono
di coinvolgere i rappresentanti rom e le loro orga- informazioni dettagliate sulla situazione dei rom.
nizzazioni, nella elaborazione, realizzazione e va- Le ong e altre strutture indipendenti possono for-
lutazione, su base paritaria, di politiche o strategie nire informazioni al Comitato consultivo. Alla fine
che mirano a migliorare la loro situazione. Come di quest’anno il Comitato dei ministri presenterà
ci hanno insegnato esperienze passate, senza la la sua prima serie di considerazioni sull’applica-
piena partecipazione dei rom, le politiche e i pro- zione della Convenzione da parte dei paesi con-
getti a loro rivolti sono destinati al fallimento o a traenti.
riportare risultati insoddisfacenti. – La Carta europea per la protezione degli
Vorrei inoltre sottolineare un aspetto che idiomi regionali o delle minoranze: una parte del
merita attualmente un’attenzione particolare, la documento può essere applicata alle lingue non
necessità, cioè, di sviluppare e rafforzare la coope- territoriali, come quella rom e alcuni firmatari
razione su questioni concernenti i rom, in modo
hanno riconosciuto il romanés come lingua protet-
tale da ottimizzare le scarse risorse disponibili,
ta dalla Carta. La Germania riconosce anche il
concentrare capacità e saperi delle diverse agenzie
rom come lingua territoriale.
ed evitare sovrapposizioni. Il Consiglio d’Europa è
particolarmente intenzionato a rafforzare la colla- – La Commissione europea contro il razzi-
borazione già esistente tra le organizzazioni inter- smo e l’intolleranza (CERI), istituita nel 1995 è
nazionali attive sulla questione rom, come il particolarmente attenta alla questione dei
Consiglio d’Europa, l’Osce-Odihr, la Commissione rom/zingari. In particolare, capitoli sostanziali dei
europea e l’Alto commissariato delle Nazioni Unite regolari rapporti paese per paese dell’ECRI riguar-
per i rifugiati. Nel 2000 si sono tenuti due incon- dano la discriminazione, il razzismo e l’intolleran-
tri informali sulla cooperazione internazionale per za nei confronti dei rom/zingari. Inoltre l’ECRI ha
la questione rom (il primo su iniziativa del Con- adottato nel 1998 una Raccomandazione di politi-
siglio d’Europa e il secondo sotto la Presidenza ca generale (n. 3) su “Combattere il razzismo e
portoghese dell’Unione europea). l’intolleranza nei confronti dei rom/zingari”.

2
Casi riguardanti i rom giudicati dalla Corte dal 1995: J. Buckley contro Regno Unito, Assenov e altri contro Bulgaria e
Velikova contro Bulgaria (maggio 2000).

20
Rom e Sinti: un‘integrazione possibile Italia ed Europa a confronto

IL CASO SPAGNOLO
Santiago Reyes *

effettive; e di rimuovere ogni ostacolo che ne


C i vorrebbe troppo tempo per spiegare
dettagliatamente la situazione attuale
degli zingari in Spagna, mi limiterò quindi a una
impedisca il pieno raggiungimento”.
Questo è quindi il contesto costituzionale
presentazione molto generale sottolineando alcuni con cui ci confrontiamo quando ci troviamo di
aspetti e lasciandone altri alle vostre domande fronte alla minoranza zingara in Spagna. Questa
nella sessione plenaria. uguaglianza è ulteriormente rafforzata da vari
La Costituzione spagnola, il codice supremo articoli del codice penale del 1995 – un’ugua-
della legislazione in Spagna, stabilisce fra i suoi glianza assoluta, sulla carta. L’attuale situazione
principi fondamentali quello del diritto all’ugua- degli zingari in Spagna non è, tuttavia, di ugua-
glianza, il diritto cioè a non subire discriminazio- glianza. Noi non siamo cittadini che in genere
ni. L’attuazione di questo principio ad opera del- godono degli stessi diritti dei non zingari ma ci
l’art.14 della Costituzione spagnola ha portato ad troviamo a vivere condizioni di ineguaglianza a
un cambiamento fondamentale nei confronti della tutti i livelli (l’educazione, la casa, la salute, il
minoranza etnica più diffusa di Spagna: la mino- lavoro, ecc...) e questo deve essere combattuto e
ranza zingara. richiede interventi da parte dello Stato.
Il principio di uguaglianza non è solo sanci- Lo Stato spagnolo, consapevole della sua
to dall’art.14, ma appare anche in altri passi della storia di ineguaglianza, aggravata e rafforzata dal-
Costituzione: l’emarginazione sociale a cui ha portato la trasfor-
1) L’art. 1 parla di uguaglianza ad un livello mazione urbana, rapida e irreversibile della nostra
assiologico come di un principio fondamentale società, ha riaffermato la sua intenzione di pro-
della legislazione: “La Spagna è uno Stato di muovere la possibilità per tutti i cittadini di acce-
diritto, sociale e democratico che promuove la dere a uguali opportunità. A seguito di quanto sta-
libertà, la giustizia, l’uguaglianza e il plurali- bilito da una mozione parlamentare del
smo politico come valori prioritari del suo ordi- 3/10/1985 alla Camera bassa dei rappresentanti è
namento giuridico”. stato creato il Programma di sviluppo per la mino-
2) Come uguaglianza formale: tutti hanno gli stes- ranza zingara, che ricade sotto la responsabilità
si diritti e gli stessi doveri come sancito nell’art. del ministro per il Lavoro e gli Affari sociali.
139 della Costituzione spagnola e specificata- Questo programma è operante da quella
mente al comma 14. data e nel 1998 è stato approvato il “Programma
3) L’art. 9 comma 2 aggiunge un ulteriore aspetto integrato per la comunità zingara di Andalusia”
e cioé che il vecchio triumvirato di uguaglian- (la regione spagnola con maggiore popolazione
za, libertà e fraternità sia esemplificato nelle zingara). Il progetto tuttavia non è ancora opera-
condizioni la cui realizzazione diventi vincolan- tivo per mancanza di risorse finanziarie.
te per lo Stato. Esso stabilisce: “È compito dei Vorrei aggiungere che noi valutiamo positi-
poteri pubblici promuovere le condizioni affin- vamente il Programma di sviluppo per la comuni-
ché la libertà e l’uguaglianza degli individui e tà zingara perchè è riuscito a mettere in moto
dei gruppi ai quali si associano siano reali ed interventi a tutti i livelli e a far progredire le cose

* Escuela de Empresas de Montoro.

21
Commissione per l’integrazione

in alcuni ambiti: ad esempio, nel campo dell’istru- Istruzione


zione ha realizzato un progresso importante: la Nonostante si sia riusciti a mandare a scuo-
maggioranza dei bambini zingari oggi va a scuola, la molti bambini zingari, il livello di istruzione è
una cosa impensabile dieci anni fa. ancora basso, e alti restano i tassi di assenteismo,
Questo programma non è tuttavia sufficien- ritiro e abbandono prematuro della scuola.
te per via del suo budget esiguo – approssimativa- Due aspetti meritano attenzione:
mente 500 milioni di pesetas (un pò più di 3 milio- – la discriminazione subìta da alcuni bambi-
ni di euro) per l’intera popolazione zingara di ni al momento dell’iscrizione a scuola (le difficol-
Spagna. Considerato che siamo una popolazione tà sorgono al momento dell’assegnazione ed è fre-
di 700.000 persone noi zingari spagnoli riceviamo quente il caso di bambini zingari concentrati tutti
meno di 1000 pesetas (6 euro) all’anno per in una scuola);
migliorare le nostre condizioni. Tantomeno suffi- – la mancanza di attenzione per la diversa
ciente è l’altra scelta di finanziare le politiche per provenienza culturale dei bambini che frequenta-
lo sviluppo della comunità zingara con i proventi no la scuola (a questo riguardo si stima che il 40
delle tasse del singolo contribuente. Quest’ultimo per cento degli insegnanti che hanno classi con
sceglie infatti se devolvere lo 0,5 per cento alla una maggioranza di bambini zingari non sentano
Chiesa o alle ong e fra queste alle ong della comu- la necessità di adattare ai propri alunni il curricu-
nità zingara che ricevono approssimativamente lum scolastico).
altri 500 milioni di pesetas.
Il fatto è che la condizione degli zingari, Media
nonostante l’uguaglianza formale alla quale noi ci Sebbene alcuni di loro abbiano adottato for-
riferiamo continuamente, non è migliorata per mule corrette per l’eliminazione delle situazioni
molti aspetti. In certi campi non si notano grossi discriminatorie nei confronti delle minoranze e
cambiamenti e continuiamo a restare indietro a degli emarginati, i media restano uno degli stru-
tutti i livelli. menti principali per la diffusione del pregiuizio
sociale nei confronti della comunità zingara.
Alloggio Questo si osserva:
È uno degli aspetti più critici. Avere una – con messaggi subliminali che propongono
casa è la condizione essenziale per promuovere foto e immagini avvilenti e di degrado;
l’individuo e la sua integrazione sociale, eppure si – con messaggi che contribuiscono a svilup-
registrano ancora le seguenti situazioni: pare nuove forme di pregiudizio (come il binomio
– zingari che vivono in baracche o che sono zingari e droghe).
stati spostati in bidonville, in condizioni di vita
estremamente disagiate; Giustizia
– esiste anche una percentuale di zingari che Altro settore che contribuisce alla discrimi-
abita case mal ridotte e vive in condizioni poveris- nazione è quello della giustizia e della garanzia dei
sime; loro diritti. L’applicazione concreta di questi dirit-
– problemi di sovraffollamento sono fre- ti genera molta discriminazione; ciò è dovuto a
quenti nelle grandi famiglie zingare, tanto più che varie ragioni:
le giovani coppie, a causa della scarsità degli – la difficoltà di provare le motivazioni raz-
alloggi, continuano a vivere con i genitori; ziste;
– le difficoltà per accedere alle facilitazioni – il timore degli zingari per l’apparato giu-
statali sono enormi sia perchè sono stati tagliati i diziario;
fondi, sia perchè i requisiti e i criteri per accedere – la mancanza di sensibilizzazione da parte
ai finanziamenti sono molto stretti e non tengono dell’apparato giudiziario.
conto delle particolarità della popolazione zingara;
– è anche frequente che quando una fami- Servizi sociali
glia zingara tenta di affittare un appartamento Le possibilità per gli zingari di accedere ai
venga rifiutata dal proprietario o dall’agente servizi di base e all’assistenza sociale sono note-
immobiliare per il semplice fatto di essere zingara. volmente aumentate. È vero tuttavia che questo

22
Rom e Sinti: un‘integrazione possibile Italia ed Europa a confronto

settore registra situazioni di ineguaglianza e dis- sarie che ci portino ad avere le stesse condizioni di
criminazione, in quanto l’attenzione mostrata nei uguaglianza godute dal resto del popolo spagnolo.
confronti della comunità zingara non tiene conto
della sua cultura, dei suoi bisogni e delle situazio- Cosa proponiamo e qual é la posizione attuale
ni in cui vive e per il semplice fatto di essere zin- degli zingari?
gari si viene discriminati. Le associazioni che costituiscono parte della
commissione consultiva di MTAS (una organizza-
Lavoro zione mista formata da rappresentanti dell’ammi-
Le serie difficoltà che gli zingari incontrano nistrazione e delle associazioni degli zingari, che
in questo settore non sono solo dovute a una loro ha fra i suoi obiettivi la discussione delle politiche
carenza di formazione, che costituisce ovviamente di sviluppo rivolte alla popolazione zingara e la
un fattore inibente rispetto al mercato del lavoro, creazione di un forum per lo scambio di opinioni e
ma anche a ostacoli e restrizioni che gli zingari in- esperienze) ha redatto un documento per il sub-
contrano per trovare qualsiasi tipo di lavoro o per comitato che illustra la situazione degli zingari e
sviluppare le loro occupazioni e mestieri tradizio- sottolinea:
nali. – che le questioni concernenti la minoranza
degli zingari spagnoli debbono essere affrontate
Salute dallo Stato in un’ottica di medio-periodo e separa-
Sebbene sia vero che oggi, a seguito dell’in- te da quelle riguardanti la questione zingara da un
troduzione del sistema sanitario nazionale, la salu- lato e i problemi degli zingari negletti dall’altro,
te sia garantita a tutta la popolazione, zingari in- questioni che sebbene strettamente collegate non
clusi, va anche detto che in questo settore esistono possono essere considerate e affrontate allo stesso
modo;
in generale carenze che colpiscono la popolazione
– che a questo proposito è necessario avvia-
zingara. Un esempio molto eloquente è che l’a-
re un Programma nazionale per gli zingari che si
spettativa di vita per la popolazione zingara è di
occupi della questione zingara (riconoscimento
dieci anni inferiore a quella del resto della popola-
culturale del popolo in un contesto europeo con il
zione.
sostegno della nostra cultura, delle nostre tradizio-
Rispetto a questa situazione di discrimina-
ni e dei nostri valori) a livello statale e promuova
zione, cosa è stato fatto o proposto? le misure politiche e sociali più impellenti (come il
Il Comitato parlamentare del Congresso dei trasferimento delle competenze dal governo cen-
rappresentanti decise lo scorso anno la creazione trale a quelli regionali).
di un sub-comitato con il compito di studiare le Questo programma dovrebbe avere le
questioni concernenti gli zingari, in seno alla seguenti caratteristiche:
Commissione per le politiche sociali e del lavoro. – contemplare le dimensioni sociali quanto
Obiettivi del sub-comitato erano: quelle culturali;
– studiare le questioni concernenti gli zinga- – definire linee-guida nella politica sociale
ri, le loro cause e conseguenze; con uomini e donne zingare;
– formulare raccomandazioni per i poteri – stabilire le risorse finanziarie e umane;
pubblici sugli strumenti necessari per sviluppare – coinvolgere i vari settori dell’amministra-
politiche specifiche destinate a contribuire alla zione centrale;
piena integrazione sociale, occupazionale, econo- – incoraggiare l’impegno delle municipalità
mica e culturale della popolazione zingara. e della società civile.
Il sub-comitato ha portato fondamental- Tutto questo deve essere realizzato, ovvia-
mente alla costituzione di vari comitati composti mente, con la partecipazione della popolazione
di zingari ed esperti di tutta la Spagna che hanno zingara in quanto direttamente implicata e fonda-
presentato una serie di proposte su questioni con- mentalmente interessata alla progettazione ed ese-
crete. cuzione dei diversi interventi, come anche alla
Le conclusioni del rapporto del sub-comita- creazione di un comitato permanente che si occu-
to sono che occorre approfondire le questioni pi delle minoranze in parlamento e che promuova
riguardanti gli zingari e adottare le misure neces- misure urgenti in tutti i settori.

23
Commissione per l’integrazione

Parlando a titolo personale vorrei aggiunge- tare strumenti diversi per far fronte a questa real-
re che noi accettiamo la definizione di discrimina- tà diversa.
zione come situazione storica e profondamente Per questo motivo, non tutte le ineguaglian-
radicata di emarginazione sistematica, che ze di trattamento risultano essere contrarie al
influenza negativamente le condizioni sociali di principio di uguaglianza, anzi rapportarsi diffe-
alcuni gruppi, dovuta a caratteristiche personali rentemente a situazioni distinte può essere neces-
innate rispetto alle quali non si ha possibilità di sario per dare efficacia a principi come la giustizia
scelta, siano esse legate alla razza o alle origini e l’uguaglianza (la stessa cosa avviene per le poli-
sociali. Una caratteristica della discriminazione è tiche sulle pari opportunità delle donne). È mia
la natura eminentemente collettiva del suo impat- opinione che siano necessarie:
to. Oggetto della discriminazione è il fatto che si – azioni positive per sradicare l’ineguaglian-
appartenga a un certo gruppo e che l’ingiustizia za delle opportunità iniziali e velocizzare l’ugua-
che si subisce si estenda a tutti i membri del grup- glianza effettiva;
po. – azioni di protezione.
Bene, se queste condizioni si verificano ri- Per sintetizzare vorrei insistere sull’idea che
spetto alla popolazione zingara e noi, come abbia- per raggiungere una condizione di uguaglianza
mo sottolineato, iniziamo da una condizione di che ci veda tutti cittadini a pieno titolo occorre la
svantaggio e se le leggi esistenti sull’uguaglianza collaborazione di tutti, zingari e non zingari per-
non sono sufficienti a eliminare tutte le forme di chè è una responsabilità collettiva costruire una
effettiva discriminazione, allora è necessario adot- società ugualitaria e solidale.

24
Rom e Sinti: un‘integrazione possibile Italia ed Europa a confronto

IL CASO UNGHERESE
Marta Szilagyi*

le ha portato anche esuberanza di manodopera,


P ermettetemi di iniziare il mio intervento
ringraziandovi per essere stata invitata
a questa conferenza internazionale come rappre-
disoccupazione e tagli alla spesa pubblica che
paralizzava i bilanci.
sentante dell’Ungheria. Se consideriamo le stime Per semplificare, sebbene nessuno contesti
sulla popolazione rom delle nazioni europee, la necessità della transizione sia politica che eco-
l’Ungheria si pone al quarto posto preceduta da nomica, possiamo tuttavia dire che essa ha giova-
Romania, Bulgaria e Spagna e per quanto to ad alcuni e nuociuto ad altri e che i rom appar-
l’Ungheria venga spesso citata dalla comunità tengono quasi esclusivamente a quest’ultimo
internazionale per la sua tolleranza e per le misu- gruppo.
re adottate in favore delle minoranze, vorrei sotto- Il fenomeno maggiormente paventato oggi
lineare che il quadro non è così idilliaco. in Ungheria è una società divisa in due: ciò a cui i
Prima di affrontare l’argomento, però, vor- politici e i leader della società civile fanno mag-
rei presentare brevemente l’organizzazione che giormente riferimento nei loro discorsi è come rea-
rappresento. La Fondazione per i diritti civili dei lizzare programmi di integrazione e solidarietà.
rom è stata costituita cinque anni fa da ventuno Quello che rende particolarmente ardua l’in-
intellettuali rom e non, per promuovere l’emanci- tegrazione nel caso dei rom è il pregiudizio della
pazione sociale e politica dei rom di Ungheria. maggioranza della popolazione. L’integrazione
Al momento oltre alla sede centrale di infatti richiede lo sviluppo di un ambiente sociale
Budapest, la Fondazione si avvale di quattro uffi- in grado di garantire che l’applicazione dei diritti
ci regionali di difesa legale nei quali i nostri con- civili fondamentali sia principio basilare e univer-
sulenti si offrono gratuitamente di assistere e rap- sale. Quindi è necessario porre un’attenzione par-
presentare coloro che ne hanno necessità. ticolare a quelle aree che manifestano palesemen-
Inoltre un’unità di crisi formata da esperti te un pregiudizio verso i rom.
gestisce e interviene in situazioni che coinvolgono Per quanto riguarda l’atteggiamento dei
intere comunità con attività di indagine, trattative partiti politici durante il loro periodo di governo si
fra le parti coinvolte e ricerca di proposte per risol- può affermare che il loro “consenso” nei confronti
vere le crisi. della questione rom si manifesta principalmente
Sebbene la mia organizzazione si occupi sotto forma di indifferenza poiché parlare o agire
soprattutto dei problemi, io vorrei porre l’accento a favore dei rom alienerebbe loro ovviamente la
sulle carenze piuttosto che affrontare un’analisi maggioranza dei consensi, cosa che li trattiene
esaustiva e obbiettiva che, peraltro, non mi sareb- dall’intervenire.
be possibile dati i limiti di tempo. Ho cercato di organizzare la mia presenta-
Nell’Europa centrale e orientale la cosiddet- zione in questo modo: senza avere la pretesa di
ta questione rom è una questione resa complessa essere esaustiva, prenderò in esame uno ad uno
da fattori sociali, legali ed economici. quegli aspetti della vita che si presentano critici
La trasformazione economica seguita al per la situazione dei rom e, allo stesso tempo, for-
crollo del regime oltre all’attesa riforma struttura- nirò alcuni esempi su come la discriminazione e il

* Responsabile relazioni internazionali - Fondazione per i diritti civili dei rom.

25
Commissione per l’integrazione

pregiudizio possano ulteriormente aggravare i lavorando la terra come braccianti. Essi rappre-
problemi, non aiutando l’integrazione ma semmai sentano il 20 per cento circa della comunità rom.
ritardandola. Il terzo gruppo che costituisce il 10 per cento
Prima di affrontare questi argomenti, tutta- sono i Beash rom. Vivono soprattutto nel sud-est
via, vorrei parlare brevemente della comunità rom del paese, parlano un dialetto arcaico del gitano e
di Ungheria. sono soprattutto fabbricanti e intagliatori.
Storicamente parlando, i rom non sono Questo mezzo milione di persone rappresen-
giunti nel paese in una sola ondata, ma vi si sono tano la più grande minoranza dell’Ungheria, tut-
stabiliti nell’arco di alcuni secoli. tavia non sono sempre stati trattati come una
L’afflusso maggiore si può datare intorno minoranza o almeno le loro caratteristiche di
all’inizio del XV secolo. minoranza non sono state per nulla rispettate.
È importante ricordare che essi hanno quin- Durante il regime comunista essi furono oggetto di
di sviluppato legami molto forti con il paese tanto una assimilazione forzata in quanto non era loro
che spesso essi stessi dichiarano di sentirsi addos- permesso di parlare la propria lingua, di preserva-
so una doppia identità: sono legati all’Ungheria e re la propria cultura o di avere istituzioni proprie.
al tempo stesso cercano in tutti i modi di preser- Ciò spiega perché durante gli anni Settanta le
vare la propria identità nazionale e la propria ere- prime rivendicazioni dei movimenti per i diritti
dità culturale. civili si appuntarono soprattutto sul riconoscimen-
Per quanto riguarda l’entità della popolazio- to della lingua e della cultura rom.
ne rom, mi rifarò ai dati forniti dal rapporto del La legge 77 del 1993 (Legge delle minoran-
governo al Consiglio d’Europa, relativamente ze), includeva i rom nella lista delle 13 minoranze
all’applicazione della Convenzione Quadro, e riconosciute, pur non abolendo automaticamente
anche a dati delle organizzazioni delle minoranze. la discriminazione.
Sulla base delle statistiche acquisite nel Come si manifesta questa discriminazione
corso del censimento del 1990, il governo stima in nel campo dell’istruzione? Consentitemi di citarvi
138.000 le persone che dichiarano di appartenere alcune cifre scioccanti che provengono da uno stu-
alla comunità rom; di questi 47.000 sarebbero di dio sociologico.
madre lingua gitana. Queste cifre, però, non sono Il 9,4 per cento della popolazione rom non è
totalmente affidabili in quanto è difficile determi- mai andata a scuola, il 32,8 per cento non ha fini-
nare con certezza l’origine rom. to il ciclo delle elementari, il 45,5 per cento ha a-
Secondo uno studio dell’Istituto di vuto o ha un’istruzione elementare, il 10,4 per
Sociologia dell’Accademia delle Scienze ungherese cento una formazione professionale, l’1,5 per cen-
e le stime autorevoli delle organizzazioni rom, la to ha frequentao gli studi superiori e solo lo 0,2
popolazione rom in Ungheria rappresenta il 4,9-5 per cento ha un diploma di studi superiori o uni-
per cento della popolazione, cioè più o meno versitari.
500.000 persone. La popolazione rom può essere La discriminazione scolastica assume forme
suddivisa in tre categorie, a seconda delle diffe- diverse: quella più diffusa è il “corso di recupero
renze linguistiche e culturali. per zingari”, una sorta di istruzione speciale per le
Il gruppo più importante e diffuso è quello minoranze. A quei bambini che mostrano difficol-
dei “romungro”, rom ungheresi che hanno come tà nell’apprendimento fin dall’inizio, dovute al
lingue nativa l’ungherese. Prima della seconda loro difficile passato scolastico si offre l’opportuni-
guerra mondiale questa gente si arrabattava lavo- tà di recuperare il livello degli altri. Sono necessa-
rando come musicanti, vasai, manovali ma soprat- ri ottimi insegnanti, metodologie ad hoc e corsi
tutto come braccianti agricoli. Essi rappresentano intensivi.
il 70 per cento dei rom d’Ungheria. Nei fatti, tuttavia, questi corsi di recupero si
Il secondo gruppo è costituito dai Vlach-rom tengono in scuole e classi fra le meno attrezzate,
di lingua gitana. Tra le due guerre vivevano come senza la necessaria approvazione dei genitori e il
ambulanti facendo gli artigiani e fabbricando loro obiettivo di recupero non viene mai raggiunto
campane e campanacci, oggetti di rame e di ferro, durante l’intero corso di studi.
commerciando ad esempio bestiame e in parte Il governo ha introdotto una cosiddetta nor-

26
Rom e Sinti: un‘integrazione possibile Italia ed Europa a confronto

mativa supplementare per le minoranze, una della segregazione, anche a spese di un’assimila-
quota di fondi destinata ai bambini rom, il che zione linguistica e culturale. Per concludere si può
significa che questo tipo di segregazione è persino dire che si dovrebbe costruire un retroterra legale
remunerata e ciò che rende questa misura «vergo- e professionale sia per l’istruzione integrata che
gnosa» è il fatto che i fondi stanziati rientrino nel per quella nazionale e offrire ai rom la possibilità
budget dell’amministrazione locale e nessuno con- di scelta.
trolli se sono effettivamente utilizzati per l’istru- Poiché molti rom non hanno qualifiche pro-
zione dei bambini zingari. fessionali che li rendano competitivi, problemi
La forma più abietta di discriminazione sco- ulteriori nascono al momento dell’ingresso sul
lastica è che in alcune realtà i bambini rom sono mercato del lavoro.
automaticamente identificati come bambini Tra i rom il livello di disoccupazione è oggi
“mentalmente handicappati in forma lieve” e ven- del 70 per cento a fronte di quello nazionale che è
gono mandati in scuole differenziali. La propor- del 7 per cento. Come si è arrivati a questo? Dopo
zione dei bambini rom in queste scuole è del 50 il 1945 le leggi vietavano di fatto ai rom la parte-
per cento, mentre essi costituiscono il 10 per cento cipazione alla riforma agraria. A causa di ciò e
della popolazione totale a ragione dell’alto tasso di della scarsa preparazione e istruzione, la popola-
natalità. zione adulta fu assorbita dai grandi centri dell’in-
Consentitemi ora di riportarvi il caso proba- dustria e dell’edilizia come lavoratori non qualifi-
bilmente più eclatante di discriminazione che ha cati, semi qualificati o qualificati. L’idea socialista
avuto nel 1997 un’eco nazionale. del pieno impiego assicurò il lavoro a molti rom.
La direzione di una scuola elementare di L’economia, però, arrivò negli anni Ottanta vicino
Tiszavasvari ha organizzato una cerimonia di fine alla bancarotta, gli investimenti statali più impor-
anno scolastico separata per i bambini zingari. tanti insieme ai grandi progetti edilizi cessarono e
Alcune organizzazioni per i diritti umani hanno le fabbriche iniziarono a licenziare. Per il fatto che
immediatamente protestato e il Difensore civico sta avviando investimenti destinati a creare lavo-
delle minoranze ha avviato un’inchiesta. ro, il governo non si sente apparentemente respon-
La scuola si è difesa adducendo lo stato di sabile della crisi. Ma perché i rom non possono
sporcizia dei bambini. Nel corso delle indagini trovarsi da soli un lavoro? Perché sono fatti ogget-
della Fondazione per i Diritti civili dei rom è stato to di una doppia discriminazione: la prima, dovu-
appurato che il fatto contestato era solo la punta ta alla scarsa istruzione ricevuta, e l’altra dovuta
di un iceberg, in quanto gli studenti zingari ave- alle varie discriminazioni che incontrano sul mer-
vano aule separate, in edifici separati e non pote- cato del lavoro; una di queste è che i datori di
vano utilizzare né la palestra, né la mensa. lavori dichiarano spesso esplicitamente ai Centri
La corte nella sentenza di primo grado ha di collocamento di non volere operai rom, oppure
assunto una decisione di principio dichiarando che quando questi si presentano rispondendo a un
erano stati violati i diritti inerenti la personalità annuncio viene loro detto che il posto è stato già
dei bambini e che il direttore della scuola doveva preso. Il Codice del lavoro proibisce e punisce la
loro un risarcimento. discriminazione, inoltre nell’intenzione di una dis-
Tolte alcune iniziative di successo – tutte posizione relativamente nuova i probabili impie-
civili – supportate dall’organizzazione dei Soros, gati sono anche protetti dalla legge e questo non
delle chiese, e delle organizzazioni occidentali non riguarda soltanto l’impiego attuale, ma anche
esiste in Ungheria una vera e propria istruzione quello precedente.
per le minoranze. Spesso i politici affermano che Il problema è come si possa realizzare que-
sono pronti ad avviarla, ma che non esiste una sta protezione nei fatti. Non si è a conoscenza di
domanda che lo giustifichi. nessuna sentenza che abbia condannato un datore
La ragione per cui i genitori rom non hanno di lavoro per discriminazione etnica.
seguito alcun tipo di istruzione destinata alle Tuttavia, i problemi più allarmanti attual-
minoranze è dovuta al fatto che non l’hanno tro- mente sono quelli connessi con la casa. Fino alla
vata né accogliente, né interessante. fine degli anni Ottanta il numero degli insedia-
Ciò che per loro conta di più è la cessazione menti in cui gli zingari vivevano segregati era

27
Commissione per l’integrazione

diminuito grazie ad un programma avviato allo Parlamento. Secondo la prima, l’occupazione abu-
scopo di promuovere la costruzione di abitazioni siva che è contemplata dalla legge come reato
“a basso costo”, in termini di mutui, dapprima ad minore può in futuro portare alla detenzione e a
opera delle amministrazioni locali e successiva- una multa di 150.000 fiorini ungheresi. Secondo
mente della Cassa nazionale di Risparmio. Nel l’altra, competente per uno sfratto non è la giuri-
1991 i tassi di interesse precedentemente fissati sdizione di una corte, non è più un’autorità impar-
allo 0,3 per cento sono stati unilateralmente por- ziale, ma un notaio dell’accordo, uno delle parti
tati dal Parlamento al 28-30 per cento. Quindi lese, il che da un punto di vista costituzionale è
migliaia di famiglie zingare colpite dalla disoccu- chiaramente inammissibile. Oltretutto il notaio
pazione corrono il rischio di essere sfrattate. Anche può decidere con una procedura d’urgenza entro
quelle che non sono in grado di pagare gli alti tassi tre giorni, e sebbene ci si possa appellare al giudi-
praticati corrono lo stesso pericolo. Le ammini- ce, l’appello non ha effetti dilatori.
strazioni locali non prendono con serietà i loro Una forma di discriminazione, sempre più
obblighi istituzionali di garantire i servizi sociali. diffusa, che riguarda la casa, fa sì che le autorità
Non sono state costruite altre abitazioni popolari si rifiutino semplicemente di registrare i rom che,
adducendo la scusa che il budget delle ammini- senza questo atto amministrativo, rimangono privi
strazioni non lo consente. di un domicilio o di una residenza e quindi senza
Un discorso a parte richiede la questione servizi, assistenza sociale, ecc...
degli abitanti abusivi che in questi ultimi tempi è Una delle battaglie più lunghe contro la di-
diventata scottante. Molte famiglie rom che nelle scriminazione della casa ha avuto luogo a Szeke-
zone rurali in cui vivevano hanno perso ogni sfehervar, tra il 1995 e il 1997. L’amministrazione
forma di sostentamento, si sono spostate nella locale guidata da una coalizione di destra cercò di
capitale con la speranza di avere maggiori proba- sfrattare gli abitanti di un grosso edificio di due
bilità di trovare un lavoro. È indubbiamente vero: piani spostandoli prima dai loro appartamenti ad
in molti casi questa gente sia per difficoltà econo- alloggi in baracche al di fuori dell’area residenzia-
miche, sia per mancanza di un sostegno familiare le della città e successivamente in containers
adeguato, si è istallata in appartamenti vuoti di (anche negli appartamenti da cui provenivano
proprietà delle amministrazioni locali. Queste erano stati concentrati ad opera dell’amministra-
naturalmente stanno facendo di tutto per sbaraz- zione locale). Nell’edificio vennero tagliati tutti i
zarsi di questi occupanti indesiderati. Ciò ha gene- servizi necessari. Alla fine grazie alla protesta della
rato il seguente scontro di diritti e di interessi: le Fondazione per i diritti civili dei rom, e di lunghi
amministrazioni locali hanno diritto alla loro pro- negoziati andati avanti per anni che culminarono
prietà; allo stesso tempo hanno, però, la responsa- in una dimostrazione che coinvolse l’intero paese,
bilità di garantire una casa a chi abita nel territo- furono loro concesse abitazioni popolari.
rio di loro competenza. La legge inoltre stabilisce Per concludere: se l’Ungheria vuol porre
che i bambini non possono essere messi per strada seriamente la propria candidatura ad entrare nel-
e che le famiglie per quanto possibile non possono l’unione europea, deve risolvere con successo la
essere divise. Un argomento molto concreto è che questione rom. La protezione dei diritti delle
esistono molti più appartamenti popolari delle minoranze figura come una delle prerogative
amministrazioni locali che occupanti abusivi e che necessarie all’ingresso dell’Ungheria nell’Unione e
l’assistenza a questi bambini costa al contribuente i rapporti della Commissione Europea del 1997,
molto di più che dare questi appartamenti alle loro 1998 e 1999 raccomandano all’Ungheria di intra-
famiglie. Questi ultimi aspetti della questione sono prendere politiche mirate al miglioramento della
spesso ignorati dalle amministrazioni locali. condizione dei rom.
Dalla primavera scorsa, da quando sono Cosa ha fatto il governo fino ad ora? È stato
entrate in vigore due nuove disposizioni di legge è fatto passare un pacchetto di misure a medio ter-
perfino più semplice sfrattare gli occupanti abusi- mine che ha interrotto i piani d’azione annuali dei
vi. Entrambe le norme sono frutto dell’iniziativa singoli ministeri e, oltre a lavorare su una strategia
di una coalizione, quella del partito al governo, ed socio-politica per le minoranze, il governo ha isti-
entrambe sono state fatte approvare dal tuito una Commissione interministeriale sulla que-

28
Rom e Sinti: un‘integrazione possibile Italia ed Europa a confronto

stione rom. A tutt’oggi queste sembrano comun- Il 24 maggio si è tenuta di fronte al


que essere delle iniziative fittizie. La realtà è che in Parlamento una manifestazione contro la povertà
tre anni si è ridotto il valore reale dell’assistenza e la segregazione. Questo evento testimonia anche
alle famiglie, sono stati aboliti i redditi integrativi il fatto che si va sviluppando una mobilitazione
di sostegno e si sono introdotte nuove e rigide leggi sociale che mette in guardia contro gli effetti nega-
per lo sfratto. Secondo gli economisti il bilancio tivi della globalizzazione e del libero mercato.
può contare quest’anno su maggiori entrate per L’integrazione sociale dei rom e il miglioramento
centinaia di miliardi di fiorini. Così coloro che delle loro condizioni di vita sono obiettivi di inte-
hanno sopportato i maggiori sacrifici a causa delle resse nazionale e impegni dell’intera società civile
restrizioni dei dieci anni passati rivendicano giu- che dovrebbero essere mantenuti nell’immediato
stamente in cambio qualche consolazione. futuro.

29
Commissione per l’integrazione

30
Rom e Sinti: un‘integrazione possibile Italia ed Europa a confronto

IL CASO FINLANDESE
Paivi Majaniemi*

si spostino spesso e soprattutto durante la stagio-


I rom hanno vissuto in Finlandia per quasi
cinquecento anni. La loro minoranza ha
mantenuto la cultura, la lingua e il modo di vive-
ne delle vacanze, oggi essi vivono stabilmente nelle
loro case. Come gli altri finlandesi, la maggior
re suoi propri e questo distingue i rom dalla mag- parte dei rom appartiene alla Chiesa evangelica
gioranza della popolazione. La nostra storia è luterana. Alcuni sono anche impegnati nel movi-
piuttosto simile a quella di molti gruppi rom che mento pentecostale e in altre chiese cristiane non
vivono in Europa. Sono stati emarginati dalla conformiste (il loro numero sta aumentando).
società e anche dalle Chiese. Hanno dovuto affron- Le condizioni economiche e sociali dei rom
tare pregiudizi, ostilità e violenza. In Finlandia, sono in media peggiori di quelle degli altri finlan-
fino agli anni sessanta i bambini rom venivano desi. Dalla seconda guerra mondiale la riforma
tolti ai genitori e piazzati in istituti per l’infanzia e radicale del sistema economico e sociale della
non era permesso parlare la lingua romanés. Le Finlandia ha influito negativamente sulle attività
cose da allora sono cambiate in meglio, ma c’è dei rom creando loro problemi economici. Questa
ancora molto da fare per migliorare le condizioni è una delle ragioni degli alti tassi di disoccupazio-
di vita dei rom. Questi progressi devono essere ne fra i rom e della loro esclusione dalla società. I
intrapresi in collaborazione con la gente rom. rom sono stati tradizionalmente sospettosi riguar-
I rom di Finlandia godono degli stessi dirit- do all’istruzione in quanto le scuole sono state
ti e sono soggetti agli stessi doveri civici di tutti gli spesso uno strumento usato per assimilarli alla
altri cittadini finnici. Essi sono rom e allo stesso maggioranza della popolazione. Durante gli anni
tempo finlandesi e hanno avuto un ruolo impor- Novanta però essi hanno iniziato a mutare atteg-
tante nella costruzione della società finlandese. I giamento nei confronti dell’istruzione probabil-
rom di Finlandia sono stimati in circa 10.000 mente perchè veniva data maggiore importanza
mentre circa 3.000 vivono in Svezia (e alcuni di alla loro lingua e alla loro cultura. Durante questi
loro si spostano continuamente fra i due paesi). anni in Finlandia si è molto diffuso il termine rom
Nel 1970 si ebbero i primi segni di un cambia- al posto del tradizionale mustalainen (zingaro).
mento nella politica sociale finnica con l’approva- Sebbene godano dello stesso status i rom
zione di una prima serie di norme anti-discrimina- non hanno ancora raggiunto una condizione di
zione. Venne abbandonata la politica di assimila- uguaglianza effettiva con la maggioranza della
zione della prima parte del secolo e furono intro- popolazione finlandese e nella loro vita di ogni
dotte misure speciali per avviare miglioramenti giorno continuano a scontrarsi con la discrimina-
per i rom e i sami sia in campo economico che edu- zione. I casi di discriminazione vengono giudicati
cativo e sociale. Negli anni Ottanta si iniziò a nei tribunali, ma essi sono solo una minima parte
finanziare con fondi speciali del governo l’inse- di quelli effettivi.
gnamento della lingua e della cultura rom. Nonostante il persistere dei problemi, negli
Esistono comunità rom in ogni parte della ultimi decenni la condizione dei rom è notevol-
Finlandia anche se la maggioranza di loro vive mente migliorata grazie alla collaborazione fra i
soprattutto nei paesi e nelle città del sud. Sebbene poteri pubblici e gli stessi rom. La maggioranza

* Segretario del Progetto Ufficio istruzione rom - Dipartimento nazionale dell’educazione.

31
Commissione per l’integrazione

della popolazione ha imparato a comprendere i della politica dei diritti umani finlandese è moni-
costumi dei rom e a rispettare la loro cultura. Le torare e sostenere lo sviluppo dell’uguaglianza dei
attività delle organizzazioni rom e i diversi incon- rom in tutta Europa. La posizione ufficiale del
tri di sensibilizzazione per la maggioranza della Comitato consultivo per le questioni rom in
popolazione hanno determinato un clima più favo- Finlandia consente di influenzare la posizione fin-
revole nei confronti dei rom. Allo stesso tempo i landese sui diritti umani. Il Comitato esprime
rom hanno sviluppato un atteggiamento di mag- anche pareri sul Rapporto-Paese redatto dalla
gior apertura nei confronti dell’istruzione grazie Finlandia e in questo modo promuove il dibattito
alla pubblicazione sulla loro stampa delle oppor- europeo su importanti questioni.
tunità che venivano loro offerte in campo educati-
vo. Anche un radiogiornale in lingua rom e la par- Il Comitato consultivo sulle questioni rom
tecipazione dei rom agli avvenimenti artistici
hanno creato nella maggioranza della popolazione Nel 1956 il governo finlandese istituì il
un’attitudine più positiva nei loro confronti. Comitato consultivo sulle questioni degli zingari
Questi cambiamenti diffusi nei confronti dei insieme al Ministero degli Affari sociali e a quello
rom si riflettono nella riforma dei diritti costitu- della Sanità. Nel 1989 il Comitato divenne un
zionali del 1995. Inequivocabilmente oggi la organo permanente e assunse il nome attuale. La
Costituzione condanna la discriminazione: nessu- sua funzione è quella di collegamento fra la popo-
no può senza una buona ragione soffrire di una lazione rom di Finlandia e i pubblici poteri. I suoi
situazione di ineguaglianza per sesso, età, origine membri sono eletti ogni tre anni dal governo fin-
etnica, lingua, religione, fede, opinioni, stato di landese. Metà dei suoi 18 membri rappresentano i
salute, disabilità o per altri aspetti individuali. rom e l’altra metà il governo centrale.
Altra riforma importante è stata quella che con- Compiti del Comitato sono:
sente ai sami e ai rom di curare e sviluppare la – monitorare e riferire alle autorità sullo svi-
propria cultura e la propria lingua. Benchè la legge luppo delle condizioni di vita dei rom e sulle
parli soltanto delle due minoranze tradizionali opportunità di partecipazione sociale;
della Finlandia, i sami e i rom, la sua applicazio- – prendere iniziative per migliorare le condi-
ne riguarda tutte le minoranze etniche presenti nel zioni economiche, formative, sociali e culturali del-
paese. La legge per la prima volta sancisce e la vita dei rom e promuovere la loro occupazione;
garantisce la presenza dei rom. Sebbene il testo – impegnarsi a porre fine ad ogni tipo di dis-
finale della legge stabilisca soltanto il diritto di criminazione;
una minoranza di preservare la sua lingua, il – favorire la lingua e la cultura rom;
preambolo della legge, che per la legge finnica ha – partecipare alla cooperazione internazio-
grande importanza, obbliga i poteri pubblici a nale per migliorare le condizioni dei rom.
dare il loro supporto all’applicazione della norma. Grazie al Comitato sono stati possibili svi-
E questo rappresenta un considerevole progresso luppi in aree di interesse per i rom, nella legisla-
per migliorare la condizione dei rom. zione e amministrazione finlandesi. Il Comitato ha
Pietre miliari sul cammino del rafforzamen- inoltre contribuito ad introdurre agevolazioni per i
to della posizione dei rom sono stati due trattati rom per quanto riguarda l’accesso ai prestiti per la
del Consiglio d’Europa dell’inizio 1998, successi- casa. In virtù di un’iniziativa del Comitato consul-
vamente ratificati e quindi diventati parte della tivo è stato anche possibile nel 1992 costituire un
legislazione finladese. Ratificando la Carta euro- ufficio per l’istruzione rom responsabile della for-
pea per gli idiomi regionali e delle minoranze, la mazione professionale, che successivamente è di-
Finlandia accetta il romanés come una lingua non ventato ufficio per l’istruzione rom. Altri positivi
territoriale del paese e, con la ratifica della Con- interventi di questa collaborazione sono stati, du-
venzione quadro per la protezione delle minoran- rante la riforma del 1995 sui diritti costituzionali,
ze nazionali, la Finlandia tratta i sami e i rom co- il protocollo aggiuntivo alla Costituzione finnica in
me minoranze tradizionali nazionali. cui è stata introdotta la responsabilità dei pubbli-
Altrettanto importante per i rom è stato ci poteri per quanto concerne la lingua e la cultu-
l’appoggio del ministero degli Esteri alla politica ra rom e infine la penalizzazione della discrimina-
dei diritti umani. Uno dei fattori determinanti zione razziale nel Codice penale.

32
Rom e Sinti: un‘integrazione possibile Italia ed Europa a confronto

Il lavoro del Comitato verte su: gnanti di rom e corsi speciali per mediatori cultu-
– lo sviluppo della partecipazione dei rom; rali e operatori di scuole estive per rom. L’Ufficio
– il rafforzamento della rilevante struttura si occupa anche della progettazione e realizzazio-
legislativa e in particolare dei diritti fondamentali; ne dei programmi didattici. Grazie al suo impegno
– la garanzia che la lingua e la cultura rom in questo settore, che ha migliorato il livello dell’i-
siano rispettate nelle strutture sanitarie e nelle struzione rom in tutto il paese, si sono avuti il pro-
scuole; gramma didattico nazionale per la scuola media
– l’innalzamento del livello di istruzione dei unificata rom (7-16 anni) del 1992 e il suo aggior-
rom; namento del 1995, e il programma per le scuole
– la divulgazione di informazioni su questio- secondarie del 1998 oltre alle linee guida per i
ni sanitarie e sociali e su aspetti particolari della programmi didattici delle scuole materne del
cultura rom; 2000. Nel 1997 il Ministero della Pubblica istru-
– la divulgazione, nel settore della casa, di in- zione ha dato seguito alle raccomandazioni del-
formazioni agli uffici e alle autorità provinciali del- l’Ufficio istruzione per la creazione di due nuove
lo Stato in modo da sviluppare la collaborazione fra formazioni professionali: un diploma per l’inse-
rom, responsabili del settore e autorità locali; gnamento della cultura rom e un diploma speciale
– la definizione delle priorità della politica nella stessa materia destinato a insegnanti di rom
sui rom e il rafforzamento della posizione della che già lavorino con specifiche competenze in que-
minoranza rom; sto campo e possano, grazie a questo diploma, es-
– sviluppo della cooperazione internazionale sere impiegati a pieno titolo nelle municipalità.
in questioni concernenti i rom.
Materiali didattici
L’Ufficio istruzione rom
I materiali didattici vengono prodotti sia per
Dal 1994 l’Ufficio istruzione rom ha lavora- la maggioranza della popolazione che per i rom.
to, come sezione esecutiva indipendente, in seno al Nel primo caso per diffondere la conoscenza della
Dipartimento nazionale dell’educazione collegato cultura rom e per abbattere il pregiudizio e
con il Ministero della Pubblica istruzione. L’ufficio aumentare la tolleranza, nel secondo caso per dare
ha un proprio consiglio direttivo formato da 18 ai rom l’opportunità di conoscere le loro radici cul-
membri, metà dei quali in rappresentanza delle turali, di rafforzare la propria identità etnica e
organizzazioni rom e l’altra metà del governo cen- favorire lo sviluppo della lingua rom.
trale, eletti per un periodo di tre anni. È finanzia- I fondi per produrre materiale didattico pro-
to con i fondi destinati alla formazione permanen- vengono oltre che da fonti statali dal programma
te, che è un capitolo previsto dalla spesa per l’i- Comenius dell’Unione europea.
struzione dei rom. Le sue attività seguono le poli- Il Dipartimento nazionale insieme all’Ufficio
tiche adottate dal Parlamento, dal Governo e dal istruzione stanno preparando un kit didattico
Ministero della Pubblica istruzione mentre l’insie- triennale (2000-2002) in lingua rom per la scuola
me di regolamenti che governano il Dipartimento media unificata (7-16 anni) e le secondarie. Il kit
nazionale dell’educazione prevede anche la sua contiene manuali e proposte didattiche, letture,
competenza per quanto riguarda l’istruzione delle guide per l’impegno civico, testi e libri di esercizi
minoranze linguistiche e culturali. per le scuole secondarie e altri materiali di corredo.
L’ufficio ha il compito di sviluppare e cura- L’Ufficio istruzione sta anche avviando un
re a livello nazionale l’istruzione e la formazione progetto scolastico di lunga durata per la scuola
professionale della popolazione rom, di promuove- media unificata (7-16 anni) il cui scopo è quello di
re la lingua e la cultura rom, e di dare seguito agli sviluppare una collaborazione fra insegnanti e
impegni internazionali che la Finlandia ha assun- genitori per incoraggiare i bambini rom a comple-
to in qualità di membro della Unione europea. tare il ciclo scolastico.

Attività didattiche Attività promozionali


L’Ufficio istruzione rom organizza regolar- L’Ufficio pubblica un notiziario trimestrale,
mente ogni anno corsi di aggiornamento per inse- Latso Diives, in cui vengono date ai rom informa-

33
Commissione per l’integrazione

zioni per migliorare la propria educazione, forma- motivazioni di ordine economico. I rom inoltre
zione e livello sociale, in generale, e al resto della sono dispersi su tutto il territorio nazionale e solo
popolazione informazioni sulla cultura rom. alcune famiglie sono concentrate in poche località,
Le attività promozionali riguardano anche il che rende logisticamente difficile organizzare la
seminari, presentazioni, mostre e altri eventi a loro istruzione.
carattere multiculturale per favorire la tolleranza. I rom in Finlandia parlano finlandese/sve-
Il loro scopo è divulgare informazioni utili che pro- dese o i loro dialetti nativi.
muovano la collaborazione fra i due gruppi. Fino a qualche decennio fa il romanés veni-
L’Ufficio istruzione rom organizza anche va appreso oralmente in seno alla famiglia. All’ini-
giornate su tematiche specifiche per le donne lega- zio degli anni Settanta si è cominciata a sviluppa-
te alla cura dei figli e alla scuola e fornisce alle re una forma scritta e la diffusione della lingua si
autorità finlandesi, al Consiglio d’Europa e ad è fatta più ampia anche grazie al suo ingresso nella
altri organismi internazionali documenti e mate- scuola dieci anni fa. I rom temono che il loro idio-
riale su materie attinenti l’istruzione rom. ma si estingua se non si provvede a insegnarlo nel-
le scuole a tutti i livelli e comprendono che occor-
Attività internazionale re padroneggiare la conoscenza della loro lingua e
della loro cultura se vogliono che queste siano ac-
Grazie alla sua ammissione nell’Unione
colte nella scuola.
europea, la Finlandia ha potuto partecipare al
La conoscenza approfondita della lingua na-
programma di formazione Erasmus e soprattutto
tiva è la chiave per la concettualizzazione e l’ap-
al Comenius. Quest’ultimo si occupa della forma-
prendimento e inoltre è il legame che unisce le ge-
zione di lavoratori immigrati, della popolazione
nerazioni di una famiglia e consente una parteci-
itinerante e dei bambini rom oltre che dell’istru-
pazione paritaria alla vita sociale.
zione interculturale. Comenius è un programma
Formazione degli adulti a parte, non esisto-
inter-scuola. L’Ufficio istruzione rom sta coordi-
no materiali sufficienti per impartire un’istruzione
nando un programma del Comenius, il progetto
in lingua romanés e mancano persone in grado sia
rom-sf, in collaborazione con Svezia e Portogallo.
di approntare questo materiale didattico, sia di
Il progetto prevede la pubblicazione di un libro
tradurlo.
sulla cultura rom che verrà utilizzato dagli inse-
Spesso chi possiede una buona padronanza
gnanti del primo ciclo della scuola media unifica-
del romanés non ha un buon livello di istruzione di
ta (7-16 anni) e un volume di biografie rom per gli
base: persone che possono parlare il romanés e che
altri cicli scolastici e accademici.
insegnano correntemente in questa lingua possono
L’Ufficio istruzione rom sta anche avviando
presentare delle lacune gravi nella loro prepara-
un programma integrato per migliorare l’appren-
zione culturale di livello superiore. Altro fattore
dimento dei bambini rom. Il programma, al quale
inibente è il basso livello di conoscenza della lin-
sono associati Svezia, Francia, Regno unito, Dani-
gua romanés, conosciuto come il “semilinguali-
marca, Estonia e Lituania ha ultimato la sua fase
smo”. I rom avevano una vita nomade e quindi
progettuale ed è in attesa di approvazione.
non andavano a scuola e per questo si registra fra
di loro ancora un certo livello di analfabetismo.
Lingua rom e formazione permanente
Questo aspetto insieme alla particolarità dei loro
In Finlandia vivono più di 10.000 rom, usi e costumi ha creato loro notevoli difficoltà per
1.700 dei quali bambini e ragazzi fra i 7 e i 16 an- il lavoro: le occupazioni tradizionali non consento-
ni. Di questi circa 250 ricevono in 10 istituti un’i- no redditi sufficienti mentre è impossibile trovare
struzione in lingua rom, il che significa che solo il lavoro senza istruzione. Quindi i rom hanno cerca-
15 per cento della popolazione scolastica di questa to di trovare un’occupazione nel campo dell’istru-
fascia ha la possibilità di studiare nella lingua di zione e della formazione ma anche in questo caso
origine. Ciò è dovuto principalmente alla mancan- si sono trovati di fronte agli ostacoli della scarsa
za di insegnanti rom con adeguate qualifiche. Ge- conoscenza della lingua e del basso livello di pre-
neralmente le amministrazioni locali giustificano il parazione di base.
loro scarso impegno nel campo dell’istruzione con Il livello di disoccupazione dei rom è quindi

34
Rom e Sinti: un‘integrazione possibile Italia ed Europa a confronto

molto elevato e si aggira intorno al 70-80 per preparazione dei rom è aumentato. Un fatto im-
cento. portante per la partecipazione dei rom ai corsi di
formazione è che vi siano altri rom nello stesso
Formazione professionale gruppo in modo che possano aiutarsi a vicenda.
L’istruzione degli adulti ha anche effetti po-
Per più di vent’anni le autorità responsabili
sitivi sull’emarginazione dei bambini.
dell’occupazione hanno organizzato la formazione
Questi corrono in Finlandia il forte rischio di
professionale per adulti rom insieme alle loro
venire emarginati dalla scuola. È stato osservato
organizzazioni. Questa collaborazione ha consen-
che la loro capacità di apprendimento è piuttosto
tito di rafforzare gli impegni comuni come ad
bassa sia in generale che per le materie umanisti-
esempio il rinnovamento delle tradizionali struttu-
che e di applicazione pratica. Nonostante sia au-
re formative in modo da adeguarle ai bisogni
mentato l’interesse dei genitori per la scolarizza-
attuali. Negli anni Ottanta i settori di formazione
zione dei figli, il loro basso livello di apprendi-
più popolari fra i rom erano quelli legati all’adde-
mento rappresenta un enorme difficoltà per soste-
stramento dei cavalli da trotto, alla manifattura
nerli e seguirli nelle materie scolastiche. Per quan-
dei finimenti e dei carri per cavalli e anche alla
to ora sia più frequente, in generale i bambini rom
lavorazione tessile e dell’abbigliamento.
non seguivano corsi di preparazione alla scuola.
Oggi i settori più gettonati sono quelli legati
all’assistenza sociale e sanitaria, meccanica, esteti-
Conclusioni
ca, giovani leader, tecnologia informatica e musica.
La più recente opportunità di ricevere for- I rom hanno gli stessi diritti degli altri fin-
mazione professionale è attraverso il progetto Fin- landesi. La protezione accordata dalla legge e dai
nish-romako. Questo è un progetto nazionale svi- trattati è nei fatti inadeguata in quanto la comu-
luppato dall’amministrazione finlandese del lavo- nità rom continua a confrontarsi quotidianamente
ro e dal fondo sociale europeo ed è rivolto ai rom con la discriminazione. La legislazione finlandese
che necessitano di istruzione, formazione o lavoro. dà a ogni rom il diritto di parlare la propria lingua
Il suo consiglio direttivo è per metà formato da e di sviluppare la propria cultura, ma i diritti
rappresentanti delle organizzazioni e delle associa- garantiti per legge non saranno pienamente tute-
zioni rom. Scopo del progetto è organizzare una lati fin quando non verranno offerte tutte le
serie di strumenti per garantire ai rom di non sub- opportunità necessarie a esercitarli e fin quando
ire discriminazioni sul lavoro. Con una valutazio- non si rispetteranno le specificità proprie della cul-
ne iniziale della situazione di ciascun candidato è tura rom.
possibile stabilire le sue abilità e le migliori oppor- Le opportunità di esercitare una partecipa-
tunità che può avere nella formazione e nel lavo- zione paritaria con le altre componenti della socie-
ro. Il progetto dovrebbe essere completato per la tà possono e devono essere create dalla collabora-
fine dell’anno 2000. Finora i risultati sono stati zione fra le pubbliche autorità e gli stessi rom.
così incoraggianti e positivi che si è richiesta una Dopo tutto i rom sono i migliori e unici esperti
proroga di tre anni. Grazie a questo progetto e al della propria vita e dei propri bisogni e della lin-
sistema di formazione professionale, il livello di gua e della cultura cui appartengono.

35
Commissione per l’integrazione

36
Rom e Sinti: un‘integrazione possibile Italia ed Europa a confronto

IL CASO FRANCESE
Dominique Steinberger*

so. Se si analizza un po’ la storia zigana ci si rende


C ercherò di darvi un quadro generale
della situazione francese, senza soffer-
marmi troppo sulla questione politica, su quale sia
conto del fatto che, probabilmente, gli zingari
hanno cominciato a viaggiare non proprio volon-
la situazione attuale della Francia in termini d’in- tariamente, come ancora oggi molti nomadi non
tegrazione. Vorrei approfondire, piuttosto, il tema sanno esattamente perché si ritrovano in viaggio.
delle difficoltà che incontrano oggi gli zingari che È altresì vero che oggi i nomadi posseggono una
vogliono integrarsi nel sistema francese. forte identità culturale per quanto riguarda il
Innanzitutto vorrei cominciare con un rapi- viaggio, molti si auto-proclamano veri a propri
do approccio giuridico. In materia di giurisdizione viaggiatori. A partire da queste premesse noi dob-
la tradizione francese si inscrive in un filone che biamo, dunque, e quando dico noi intendo non
ha delle radici molto antiche, risale al 1789, ed è solo le associazioni, ma anche le istituzioni politi-
una tradizione che infatti non riconosce diritti alle che, prendere atto della situazione ed attuare una
minoranze. Nel suo approccio giuridico alla que- serie di regolamentazioni che permettano ai viag-
stione della cittadinanza, dunque, la Francia non giatori di spostarsi più agevolmente.
riconosce affatto tali diritti alle minoranze. Ciò si Questa scheda antropometrica dunque, che
traduce in tutta una serie di misure e di leggi estre- esisteva nel periodo che va dal 1912 al 1969, era
mamente dure nei confronti degli zingari, e dun- già un sistema che permetteva di controllare in un
que si può ben parlare, in questo caso, di forti dis- modo assolutamente scandaloso i movimenti degli
criminazioni. zingari. Tra parentesi, precisazione importante,
A questo proposito si potrebbero citare tutta quando essi si presentavano nei diversi paesi con
una serie d’esempi, ne ricordo solo uno che mi le proprie schede, naturalmente tutta la popola-
pareva interessante, una situazione che si è pro- zione era al corrente del loro arrivo e molti appro-
tratta a Caen per molti anni e che ha lasciato, fittavano di questa presenza per commettere cri-
ancora oggi, delle tracce nella cultura zigana. Dal mini di cui venivano incolpati gli zingari. Esistono
1912 al 1969 gli zingari furono obbligati a porta- prove certe di questo fenomeno e credo che, sfor-
re una scheda antropometrica d’identità indivi- tunatamente, esso abbia generato tutta una serie
duale, un scheda che ogni capo famiglia doveva d’incomprensioni. Sin dall’inizio del vostro dibat-
possedere e che doveva essere presentata ogni qual tito sento dire che si tende facilmente ad assimila-
volta si giungeva in un nuovo Comune; la scheda re lo zingaro ad un ladro. Essendo io stesso uno
veniva esibita alle forze di polizia per certificare zingaro, ovviamente, quest’idea e questo cliché,
l’arrivo degli zingari, ma anche per fare in modo che si ha oggi degli zingari, mi ferisce; è certa-
che si potesse, semplicemente ma molto efficace- mente vero che fra la popolazione dei viaggiatori
mente, controllarne la partenza. In Francia, già da vi sono quelli che purtroppo hanno dovuto vivere
molto tempo, dominava l’idea di controllare al quest’esperienza per assicurarsi il necessario per
massimo gli zingari. Quando parliamo di zingari sopravvivere, per vivere, per mantenere le proprie
pensiamo sempre che siano viaggiatori, ma io e lo famiglie, ma credo che sia importante nella costru-
dico come zingaro non sono affatto di questo avvi- zione dell’Europa non partire da generalizzazioni,

* Association de Recherche Pédagogique Ouverte en Milieu Tsigane.

37
Commissione per l’integrazione

perché ciò rappresenterebbe un pericolo estremo la possibilità, come è accaduto oggi, di potersi e-
per l’avvenire dell’Europa stessa. sprimere, di parlare delle difficoltà che incontrano.
In questo mio intervento vorrei anche parla- Riguardo a questa sproporzione fra le aree
re più approfonditamente dei viaggiatori e delle di stazionamento disponibili e la domanda reale
leggi che vengono applicate in Francia riguardo al degli zingari, bisogna anche aggiungere che in
loro stazionamento. Innanzitutto esiste oggi una alcune delle aree proposte dai Comuni esiste l’ob-
legge, la Legge Besson, che obbliga i Comuni con bligo di creare delle infrastrutture, anche minime,
più di 5.000 abitanti a creare zone di sosta per i che permettano ai viaggiatori uno standard di vita
viaggiatori, perché possano installarvisi in modo decoroso. Quali sono, allora, queste condizioni
decoroso. necessarie? Si tratta dell’acqua, dell’elettricità,
Vi fornirò qualche cifra per mostrarvi che degli impianti igienico-sanitari e, se possibile,
fra la volontà legislativa, che esiste ma che può anche questo è previsto dalla Legge Besson, anche
sempre essere rimessa in questione, e la realtà dei delle condizioni per una scolarizzazione dei viag-
fatti esiste una differenza sostanziale. Intendo dar- giatori. Secondo ciò che ho personalmente speri-
vi delle cifre importanti per suffragare le mie paro- mentato a Strasburgo e in Francia, posso afferma-
le con un qualche esempio: nella regione de l’Île de re che queste condizioni non sono quasi mai
France, circa 15.000/20.000 zingari richiedono rispettate e, ancora una volta, ciò è causa di veri e
un luogo di stazionamento. Vengono offerte 700 propri drammi.
aree. È gia evidente la sproporzione fra l’offerta Vi fornirò ancora qualche cifra e qualche
del Comune o della regione e la richiesta dei viag- chiarimento: alcuni terreni, situati all’interno del
giatori. A quell’epoca, si trattava del 1990, il rap- Comune di Strasburgo, accolgono fino a 80 cara-
porto Delanon indicava una richiesta da parte van. Si tratta di una popolazione consistente: pos-
degli zingari di 25.000 unità in tutta la regione. siamo stimare che su un’area che ospita 80 cara-
Prendiamo in considerazione un’altra regio- van vivano in modo stabile all’incirca 200/250
ne: Strasburgo, quella in cui vivo e lavoro. Vi sono persone. Spesso queste aree non sono fornite di
pressappoco 6.000 caravan che domandano di po- bagni, né di servizi sanitari, spesso non vi sono im-
tersi stabilire. La capacità d’accoglienza e le pro- pianti elettrici, quindi i viaggiatori devono arran-
poste dei Comuni, per quanto riguarda la regione giarsi per riuscire a condur re una vita normale.
di Strasburgo, si aggirano intorno ai 120, 130 po- Credo anche che si ponga un problema rea-
sti. Anche in questo caso, possiamo osservare che le. Quando si parla d’integrazione sono sempre
esiste un grosso problema e una consistente diffe- molto cauto, bisogna chiedersi: cosa è in realtà
renza fra la realtà della domanda degli zingari e l’integrazione? Integrazione significa forse offrire
l’offerta dei Comuni. A cosa si deve tutto ciò? È solamente un piccolo pezzo di terra ai viaggiatori
importante, per capire la causa di questo fenome- e poi abbandonarli senza porsi altre domande? Si-
no, considerare che al giorno d’oggi, sfortunata- gnifica che devo integrarmi nella società dominan-
mente, i Comuni, i sindaci, le istituzioni politiche te perdendo tutti i miei valori, la mia cultura, la
non giocano il dovuto ruolo per quanto riguarda mia storia? Se questa è l’integrazione, credo che
l’accoglienza dei viaggiatori, e da qui nasce tutta vada rifiutata. Abbiamo bisogno di realizzare
una serie di gravi problemi che attualmente rendo- un’integrazione intelligente, ponderata e, se possi-
no conflittuali i rapporti tra zingari e non-zingari. bile, un’integrazione che sia frutto di una pianifi-
Ci troviamo di fronte ad una situazione di contrap- cazione concertata con gli interessati. Sfortunata-
posizione terribile, dalla quale mi auguro riuscire- mente, anche in questo caso, ci si rende conto del
mo ad uscire ben presto. Siamo un popolo pacifico fatto che gli zingari – e ne abbiamo ancora una
e credo sia un bene che gli zingari non si ribellino. volta la prova in questa sala – partecipano rara-
È comunque vero che, al giorno d’oggi, siamo o- mente e in numero esiguo a tutte le decisioni e le
vunque vittime di numerose discriminazioni, in riflessioni che li riguardano. Credo, dunque, che ci
Francia e altrove, discriminazioni che dobbiamo sia bisogno di partecipazione, partecipazione che
fare cessare. Dobbiamo evolverci e sono contento in questo momento passa necessariamente per il
che gli zingari, i viaggiatori, comincino a costituir- riconoscimento della cultura zingara.
si in associazioni, in organizzazioni e che abbiano Vi darò brevi cenni sulla popolazione zinga-

38
Rom e Sinti: un‘integrazione possibile Italia ed Europa a confronto

ra in Francia. Il rapporto Delamon parla di mento, vieta automaticamente la sosta su qualsia-


500.000 zingari presenti sul territorio francese ed si altra area del proprio territorio comunale. Ci
è stato stilato, se ricordo bene, nel 1990. Oggi ci troviamo quindi a dover affrontare delle situazio-
attestiamo, più probabilmente, sul milione di per- ni conflittuali, giacché spesso la possibilità d’acco-
sone, cifra proposta dalla Commissione consultiva glienza di Comuni con un numero di abitanti
dei viaggiatori e che a mio avviso si avvicina mag- superiore ai 5000 è uno spazio sufficiente alla
giormente alla realtà. sosta di 10/15 caravan. Cosa assolutamente insuf-
Anche in questo caso si può facilmente com- ficiente, dal momento che sappiamo che i viaggia-
prendere l’idea che sottende la divulgazione di tori, nel periodo estivo, circolano almeno in grup-
questa cifra. Questo milione di zingari rappresen- pi di 30/40 caravan.
ta infatti una popolazione assai consistente, forse Ma ecco che a questo proposito e in qualità
la più consistente in Europa, eppure la Francia di rappresentante di un’associazione, mi sorge
sembra non voglia riconoscere questo dato. Si può spontanea un’altra domanda: esiste, forse, l’idea e
già evidenziare in questo fenomeno tutta la palese la volontà di separare i gruppi di caravan? Non si
ambiguità di un sistema politico che vuole giocare vuole, forse, agire sulla società zingara alla manie-
la carta del riconoscimento e dell’integrazione, ma ra di quella francese, di stampo individualistico?
ecco che ancora una volta mi vien fatto di chie- Non si veicola, forse, un simile proposito attraver-
dermi: di quale integrazione stiamo parlando? Di so questa applicazione della legge Besson? Non si
quale riconoscimento? cerca, forse, di separare i gruppi Comunitari zin-
Per finire vorrei fare due rapidi bilanci. Vi gari, che sono consistenti e rappresentano un
parlerò della scolarizzazione degli zingari e della punto di forza per i viaggiatori? Credo che, anche
loro situazione economica nell’area di Strasburgo, in questo caso, si imponga un’attenta riflessione.
ma prima di tutto vorrei aggiungere un altro pic- Due punti ancora prima di concludere. La
colo commento sulla Legge Besson, che obbliga situazione scolastica e quella economica dei viag-
tutti i Comuni che contano più di 5000 abitanti a giatori. La situazione scolastica dei viaggiatori, in
creare delle aree di stazionamento. Si può innanzi- Francia, è catastrofica, si può dire che circa l’80%
tutto dire che gli zingari, io per primo, sono stati dei bambini non sono scolarizzati. Perché accade
contenti all’annuncio di questa nuova legge, poi- ciò? Semplicemente perché il sistema scolastico
ché pensavamo che si fosse trovato il modo di classico, quello attualmente in vigore, non permet-
risolvere tutta una serie di problemi. Ora quanto te ai figli dei viaggiatori di avere una scolarizza-
all’applicazione di questa legge, visto il potere zione normale, proprio perché essi sono viaggiato-
decisionale che può conferire ad alcuni Sindaci, in ri, hanno bisogno dei propri ritmi, della propria
alcuni Comuni, possiamo affermare che più che cultura, del proprio modo di essere e a causa di ciò
essere di aiuto rappresenta un ostacolo agli spo- è difficile per loro riuscire ad integrarsi in una
stamenti. Con ciò voglio dire che bisogna conside- sistema scolastico classico, dagli orari così rigidi. Il
rare il fatto che i Sindaci dei vari Comuni, non tasso di scolarizzazione è dunque molto basso.
appena vedono arrivare dei caravan all’interno dei Bisogna rispondere a questa domanda di scolariz-
confini dei propri Comuni, scatenano immediata- zazione, i bambini vogliono andare a scuola, ma
mente un vero e proprio putiferio per cercare di naturalmente, come i loro genitori, non desidera-
scacciarli. Sfortunatamente la storia degli zingari è no una scuola qualsiasi, vogliono sia una scuola in
fatta di situazioni come quella appena descritta, grado di riconoscere la cultura zingara, il bambi-
siamo stati scacciati ovunque, tanto che si può dire no, i suoi ritmi e che soprattutto permetta loro di
che gli zingari, spostandosi continuamente in tutti continuare a viaggiare.
i vari paesi del continente, siano stati i veri pionie- Per rispondere a questi bisogni, nel territo-
ri dell’Europa. In questi Comuni i Sindaci fanno rio di Strasburgo, abbiamo creato una scuola su
ricorso all’aiuto straordinario di polizia ed esercito caravan che segue i viaggiatori nel corso delle pro-
per scacciare i caravan, che si trovano così costret- prie peregrinazioni e altre due scuole, nelle aree di
ti allo stazionamento selvaggio. stazionamento, adattate in modo da rispettare il
Allorquando un Sindaco crea all’interno dei bambino e i suoi ritmi; da quando sono state rea-
confini del proprio Comune un’area di staziona- lizzate queste scuole (la prima è stata costruita nel

39
Commissione per l’integrazione

1990) siamo riusciti a scolarizzare, nel corso di Per quanto riguarda la situazione economi-
questi anni, qualcosa come 300 ragazzi, ottenendo ca, anche in questo caso esistono, in Francia, dei
risultati assolutamente sorprendenti. La vera gravi problemi. La situazione economica tende a
grande difficoltà che ci troviamo ad affrontare nel peggiorare sempre di più, a causa di due impor-
campo della scolarizzazione dei figli dei viaggiato- tanti dati di fatto. Il primo è che esiste una legis-
ri risiede nel fatto che essa si arresta all’età di lazione sempre più restrittiva che vieta la vendita
11/12 anni, poiché il ragazzo a partire da questa porta a porta; i viaggiatori sono venditori ambu-
fascia d’età dovrebbe integrarsi nella scuola secon- lanti e poiché la legislazione diviene di anno in
daria di tipo classico e andiamo incontro, quindi, anno più severa, non permettendo di esercitare
a un rifiuto totale e ostinato da parte dei genitori, questo mestiere, essi si trovano nelle fasce di red-
i quali non vogliono assolutamente che i figli si dito più basso o addirittura fra coloro che non
integrino nel sistema scolastico superiore. Per hanno alcun reddito. Il secondo dato di fatto, infi-
quanto riguarda i maschi, la scolarizzazione si ne, è l’estrema difficoltà ad accedere al mondo del
arresta agli 11 anni; per le femmine l’età è pur- lavoro. In questo campo essi sono vittime di innu-
troppo ancora più bassa, dai 9 ai 10 anni, a secon- merevoli discriminazioni: a causa del proprio sta-
da dei diversi gruppi etnici: ci sono ragazze che tus nomade, essendo quasi sempre considerati
continuano ancora un po’, ma generalmente verso come dei senza fissa dimora, non possono accede-
i 10 anni smettono di andare a scuola. re facilmente ai posti di lavoro.

40
Rom e Sinti: un‘integrazione possibile Italia ed Europa a confronto

SECONDA SESSIONE

IL CASO ITALIANO

41
Commissione per l’integrazione

42
Rom e Sinti: un‘integrazione possibile Italia ed Europa a confronto

INTRODUZIONE

LE POLITICHE PER I ROM E SINTI IN ITALIA


Claudio Marta*

nomadismo dei rom va interpretato come fenome-


S
120.000.
i calcola che i rom e i sinti che vivono
oggi in Italia siano circa 110.000- no particolare, quasi unico, rispetto ad altri noma-
dismi. Funzionale sì alla stessa sussistenza econo-
Circa 70.000 sono cittadini italiani, il resto mica (mestieri tradizionali, adattamento simbioti-
è costituito, in gran parte, da cittadini extracomu- co all’ambiente circostante) ma anche meccani-
nitari (soprattutto della ex-Jugoslavia e rumeni) e smo di autodifesa di fronte alle ostilità dei gadjè.
in misura minore da cittadini comunitari (es. fran- Del resto quando si parla di nomade non si
cesi, austriaci, tedeschi, ecc.). Solo un 30% circa può evitare di tornare con la mente a termini come
di questi gruppi si può considerare ancora noma- “vagabondo” e “girovago”, utilizzati spesso in pas-
de, tutti gli altri sono sedentari, in molti casi da sato per stigmatizzare gli zingari, con i quali ci si
decenni, o in via di sedentarizzazione. voleva riferire non tanto ad una loro cultura,
Nonostante una inveterata tendenza da par- quanto ad un tratto della loro indole, della loro na-
te della società maggioritaria a far uso di eterono- tura, moralmente condannabile. La memoria corre
mi connotati negativamente (zingari) o comunque al giudice napoletano Alfredo Capobianco che nel
fuorvianti (nomadi), esiste nel nostro paese una 1914, in un libro dal significativo titolo Il proble -
eterogeneità di gruppi. L’eterogeneità riguarda il ma di una gente vagabonda in lotta con le leggi,
gruppo di appartenenza, il periodo e il contesto chiedeva con forza l’intervento dello Stato per libe-
dell’insediamento, le caratteristiche socio-culturali. rare il territorio italiano dagli zingari che egli così
Quello della definizione è un problema rile- definiva: “sprezzanti come sono di ogni vincolo
vante anche per quanto riguarda le politiche nei sociale e morale errano di paese in paese per pro-
confronti di questa minoranza. L’eteronimo costi- curarsi quanto loro occorre con minor possibile
tuisce un elemento importante nelle strategie d’in- sacrificio”; tanto da argomentare: “questo speciale
tervento delle amministrazioni. Zingari e nomadi e strano vagabondaggio merita tutta la sol-
sono 2 eteronimi, il primo connotato negativa- lecitudine di quanti possono concorrere a limitar-
mente sembra aver ceduto il posto al termine più lo, dappoiché nulla è più inquietante di questa fa-
politicamente corretto “nomade”. Forse sarà pure lange di uomini e donne, simulanti famiglie, la più
più corretto politicamente, ma si basa su una ope- parte validi, quasi tutti giovani che fanno mostra
razione definitoria scorretta: in primo luogo solo delle loro cattive abitudini, della loro miseria” 1.
una piccola parte dei rom che vivono in Italia si Un analogo convincimento fu alla base delle
può ancora considerare nomade; in secondo luogo ricerche condotte a partire dal 1936 dallo psichia-
viene da chiedersi quale sia il senso del richiamo al tra tedesco Robert Ritter, chiamato a dirigere il
nomadismo. Il nomadismo come caratteristica Centro di ricerche sull’ereditarietà dell’Ufficio di
della vita tradizionale dei rom o tratto della loro Sanità del Reich di Berlino. In base ai suoi studi,
identità? Bene, storicamente lo è stato. Ma il Ritter ritenne di poter concludere che gli zingari

* Istituto Universitario Orientale di Napoli.


1
Cfr. A. Capobianco (1914), Il problema di una gente vagabonda in lotta con le leggi, Napoli, Raimondi, pag. 32.

43
Commissione per l’integrazione

costituivano una “piaga sociale” in quanto irrime- A vivere nelle condizioni peggiori sono,
diabilmente tarati da un gene molto pericoloso: il indubbiamente, i rom stranieri. Tra questi, centi-
Wandertrieb (istinto al nomadismo) 2. naia di famiglie arrivate alla fine degli anni Ses-
Per tornare all’uso contemporaneo del ter- santa soprattutto dalla Jugoslavia, i cui figli sono
mine nomade (tutto italiano, altrove si usa “viag- nati in Italia, in gran parte esclusi dai benefici
giante”) il nostro appare, come sostiene Soravia, della legge sull’immigrazione. Negli ultimi tempi,
piuttosto un fariseismo linguistico ammantato di poi, si è intensificato il numero dei rifugiati, sfug-
falso democraticismo 3. Talora il richiamo al pre- giti a guerre e persecuzioni (penso ai rom dai
sunto nomadismo funziona come alibi per non Balcani e a quelli dalla Romania) nei confronti dei
intervenire o per intervenire solo parzialmente quali si è registrata una scarsa sensibilità da parte
(campo sosta). Lo zingaro sedentarizzato impegna dell’Amministrazione centrale e di quelle locali. Di
di più, paradossalmente è quello meno tollerato. fatto l’Italia non riconosce loro l’asilo politico e
Si diceva della eterogeneità dei gruppi che restringe sempre più l’accesso al regime della pro-
vivono in Italia. I principali gruppi sono: tezione umanitaria. Così questi rom finiscono sem-
- i sinti, il gruppo di più antica immigrazio- pre più spesso per essere destinatari di provvedi-
ne che assumono denominazioni territoriali: pie- menti di espulsione. La città di Roma, ad esempio,
montesi, lombardi, veneti, emiliani ecc. Sono dedi- nelle ultime settimane è stata teatro di alcune
ti in gran parte allo spettacolo viaggiante; azioni di espulsioni che non esiterei a definire bru-
- i rom dell’Italia centro-meridionale, arri- tali. La situazione potrebbe farsi drammatica nei
vati nella seconda metà del XV secolo: abruzzesi, prossimi giorni, visto che il 30 giugno è prevista la
calabresi, napoletani; scadenza dei permessi di soggiorno per motivi
- i rom harvati, arrivati dalla Jugoslavia set- umanitari di cui molti rom sono in possesso.
tentrionale a seguito delle due guerre mondiali; Il problema dei diritti negati è una questio-
- i rom (da alcuni definiti vlakh) kalderasha, ne che riguarda, in generale, tutti i rom e sinti che
lovara e churara originari delle regioni moldave e vivono in Italia. Molti dei problemi che nel Gruppo
valacche e arrivati in Italia dopo lunghe peregri- di esperti del Consiglio d’Europa abbiamo eviden-
nazioni, in più ondate, a partire dalla fine del ziato come ricorrenti nelle violazioni dei diritti
secolo scorso; umani che i rom/zingari subiscono, si presentano
- i rom di più recente immigrazione (a par- anche in Italia. Riassumo brevemente le principa-
tire dalla seconda metà degli anni Sessanta) li problematiche cui si fa riferimento in un memo-
soprattutto dalla ex-Jugoslavia. rom khorakhané randum che ha elaborato il nostro gruppo di
(cergarija, shiftaria…) e rom dasikhané (kanjari- Strasburgo 4:
ja, rudari…). 1. discriminazioni nell’abitazione e nell’ac-
A dispetto della eterogeneità dei gruppi cui cesso al lavoro;
appartengono, i rom e i sinti che vivono in Italia 2. violenze e intimidazioni di gruppi o indi-
debbono confrontarsi con gli stereotipi fortemente vidui. Anche le scritte sui muri contribuiscono a
negativi della società maggioritaria che li accomu- mantenere un clima di generale terrore;
na tutti. 3. comportamento non propriamente “pro-
Lo zingaro, il nomade, a prescindere se sia o fessionale” da parte della polizia;
meno cittadino italiano, resta lo “straniero” per 4. l’apparato della giustizia appare spesso
eccellenza, soggetto a esclusione e discriminazio- poco pronto ad intervenire di fronte a violazioni
ne. dei diritti umani dei rom;

2
Cfr. G. Boursier-M. Converso-F. Iacomini (a cura di) (1996), Zigeuner. Lo sterminio dimenticato, Roma, Sinnos editri -
ce, pag. 27.
3
Cfr. G. Soravia (1999), Nomade, zingaro, profugo, immigrato (testo scaricato il 24/03/1999 via internet da:
http://www2.iperbole.bo.it/immigra/mate/sm/sm2nzpi.htm).
4
Cfr. Specialist Group on Roma/Gypsies (1997), Human rights problems faced by Roma/Gypsies, MG-S-ROM (97) 2,
Strasbourg, Council of Europe.

44
Rom e Sinti: un‘integrazione possibile Italia ed Europa a confronto

5. il ruolo dei mass-media nel veicolare ste- delle loro strategie di adattamento (come reazione
reotipi negativi; all’atteggiamento della maggioranza) che condi-
6. il problema della cittadinanza, particolar- zionano il processo di integrazione.
mente serio per quei rom che hanno passaporti di Analizzare qui queste cause ci porterebbe
Stati che non esistono più (es. Jugoslavia, troppo lontano. Un punto mi preme, comunque,
Cecoslovacchia ecc.). sottolineare: quando si ragiona sulle cause della
Negli ultimi tempi critiche sono state mosse mancata integrazione dei rom e dei sinti, è quasi
da alcuni organismi internazionali all’Italia per la inevitabile che il discorso scivoli sulla cultura, sul
condizione dei rom che vivono nel nostro Paese. È particolare stile di vita di queste comunità.
il caso, per esempio, delle osservazioni conclusive Nessuno, spero, osa insinuare che questo possa
del “Committee on the elimination of racial discri- giustificare le discriminazioni, in parte le può spie-
mination” dell’Onu che nella sua 54° sessione gare (storicamente sono stati perseguitati per vere
(marzo 1999) – in merito alla Convenzione o presunte loro caratteristiche culturali – questo
Internazionale sull’eliminazione di tutte le forme vale anche per le persecuzioni naziste in cui come
di discriminazione razziale ratificata dall’Italia – è noto non trovavano spazio le argomentazioni
denuncia la “segregazione nei campi sosta e l’iso- razziali: gli zingari erano da considerarsi ariani a
lamento politico, economico e culturale che i rom tutti gli effetti).
subiscono in Italia”. Per la mancata integrazione, il riferimento
Ma scopo di questa relazione non è solo allo stile di vita che male si adatta al nostro c’è e
denunciare la violazione dei diritti, è soprattutto come. È frequente anche che si individui nella pre-
fornire un contributo per ragionare su cosa si è senza di comportamenti “devianti”, o ritenuti
fatto perché la situazione di rom e sinti in Italia moralmente deprecabili dalla maggioranza, la
cambi e, forse, per capire cosa si potrebbe fare. causa della mancata accettazione da parte della
Per quanto detto fin qui (stereotipi negativi maggioranza stessa.
che li accomuna tutti) non possiamo ritenere Qui mi sento direttamente chiamato in
accettabili lapidarie prese di posizione, contenute causa in quanto antropologo.
anche in qualche rapporto ufficiale, del tipo: “gli È indubbio che rom e sinti debbano essere
zingari in Italia, se cittadini italiani hanno gli stes- considerati una minoranza, anche se è doveroso
si diritti degli altri cittadini, se cittadini segnalare che quello della definizione di che tipo
dell’Unione Europea godono di pieno diritto alla di minoranza essi costituiscano è problema tutt’al-
circolazione (se nomadi), se cittadini extracomu- tro che risolto a livello internazionale, nonostante
nitari sottostanno alle norme che regolano il sog- le numerose raccomandazioni, espresse negli ulti-
giorno degli stranieri”. Sappiamo che così sempli - mi anni da Unione Europea e Consiglio d’Europa,
ce non è. a favore di una maggiore tutela della loro cultura
A parte le discriminazioni, credo sia da tutti e della loro identità 5.
condivisibile che i rom e i sinti in Italia (come in Il riconoscimento dell’esistenza di una cultu-
altri paesi) vivono una condizione di marginaliz- ra, in senso antropologico, tra gli zingari (lingua,
zazione e isolamento o per dirla con la parola d’or- tradizioni ecc.) è un progresso importante rispetto
dine di questo convegno: di mancata integrazione. a secoli che hanno visto negare questo evidente
Ciò che si dovrebbe fare, più di quanto soli- fatto. Ciò, del resto, ha prodotto (purtroppo non
tamente si faccia, è analizzare le cause di questo ancora in Italia) misure di tutela in questo senso,
fenomeno, non dare per scontato che è inevitabile che sicuramente contribuiscono a migliorare i rap-
che sia così vista la contrapposizione tra due porti tra minoranze zingare e maggioranza.
mondi così diversi tra loro. I miei studi sulle società multiculturali e su
Le cause sono sicuramente complesse e mol- quelle che io definisco le ideologie della differenza
teplici e certamente non tutte individuabili nella mi hanno insegnato, tuttavia, che questione fon-
società maggioritaria. Le minoranze elaborano damentale è chiedersi quale significato concreto

5
Rimando qui al mio articolo: “Zingari, rom, nomadi. Una minoranza di difficile definizione”, in C. Vallini (a cura di)
Minoranze e lingue minoritarie, Napoli, Istituto Universitario Orientale, 1996, pp. 245-260.

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Commissione per l’integrazione

l’affermazione e il pur ancora timido riconosci- Nel 1965 il ministero della Pubblica
mento dell’esistenza di una etnicità zingara rive- Istruzione stipula una convenzione con l’Opera
stano nell’attuazione delle politiche in favore dei Nomadi (fondata nel 1963 a Bolzano da Bruno
rom e dei sinti 6. Nicolini) e con l’Università di Padova (dove era
L’etnicità è una categoria relazionale, su attiva Mirella Karpati) che porta alla istituzione di
questo c’è ormai un accordo generale. Non conta- 11 classi speciali per bambini zingari (2 a
no soltanto gli elementi oggettivi, le differenze spe- Bolzano, 2 a Milano, 1 a Trento, 1 a Reggio
cifiche che caratterizzano i gruppi, contano di più Emilia, 2 a Pescara, 1 a Giulianova, 2 a Roma).
le definizioni che di sé dà un gruppo nei confronti Gli anni Settanta vedono la comparsa di un
di un altro. Contano le condizioni strutturali, per acceso dibattito tra sostenitori e oppositori delle
usare un termine considerato demodé, i contesti in classi speciali. Palestra di questo dibattito la rivi-
cui le etnicità si esprimono e si affermano. sta Lacio Drom dove si registrano i primi inter-
Dovremmo evitare, anche nel caso di rom e venti sull’integrazione degli zingari, in cui la sco-
sinti, di assolutizzare le differenze culturali. Non larizzazione dei bambini assumeva priorità assolu-
ricorrere a quello che è stato definito il paradigma ta, molti dei quali connotati da un etnocentrismo
della etnicizzazione, che può portarci a individua- mascherato da scienza o da un certo missionari-
re nella cultura rom o sinti la spiegazione di tutti i smo cattolico.
problemi che le comunità che a quelle culture si All’inizio degli anni Ottanta si verifica un
richiamano hanno in Italia. Un ragionamento che mutamento degli orientamenti: la convenzione del
1982 sancisce la definitiva abolizione delle classi
spesso si fa, per esempio, per la scarsa scolarizza-
speciali.
zione: “nella cultura rom non c’è posto per la
Una data importante è il 1986. Il 16 luglio
scuola, tanto meno per quella dei gadjé, da qui la
il ministero della Pubblica Istruzione emana la cir-
scarsa motivazione e addirittura l’ostilità”. Ma se
colare n. 207 che segna la fine delle convenzioni e
la scolarizzazione non funziona, i motivi sono
l’assunzione in pieno, da parte delle istituzioni
soprattutto altri.
scolastiche, di tutte quelle competenze che in pas-
La presa di coscienza delle insidie che si
sato erano state attribuite all’Opera Nomadi. La
possono celare dietro il riconoscimento delle diffe- circolare stabiliva il principio fondamentale che la
renze culturali ha portato in Italia molte associa- scuola costituiva sì un obbligo per tutti i bambini
zioni che si battono per i diritti dei rom – e all’e- rom ma che lo Stato, dal canto suo, avrebbe dovu-
stero anche molte organizzazioni rom – al convin- to favorire in tutti i modi l’espletamento di questo
cimento che da un punto di vista strategico è più obbligo. Si tratta della bilateralità dell’obbligo
opportuno tenere da parte l’enfatizzazione della scolastico, principio fondamentale oggi decisa-
specificità etnica a favore della rivendicazione dei mente in ombra.
diritti umani, del diritto alla eguaglianza più che Con la fine degli anni Ottanta e la Circolare
alla differenza. del M.P.I. n. 301 dell’8/9/1989 irrompe la pro-
Questa è, ovviamente, una questione fonda- spettiva interculturale, consolidata poi dalle
mentale per chi si occupa di politiche di integra- Pronunce del Consiglio Nazionale della Pubblica
zione dei rom. Questione tenuta molto presente Istruzione. In una di queste (quella del
anche nel nostro gruppo di Strasburgo e che lascio 26/6/1993: “Pronuncia in merito alle minoranze
alla vostra riflessione. linguistiche”) tra le cosiddette “isole linguistiche”
Mi sono dilungato nella discussione di que- accanto ad albanesi, catalani, franco-provenzali
stioni preliminari anche perché di politiche speci- ecc., vengono menzionate anche “le due comunità
fiche in materia di rom e sinti c’è poco o nulla nel di stirpe zingara, i rom e i sinti”. Dato di un certo
nostro Paese. Proviamo a sintetizzare. rilievo se si pensa che a dieci anni di distanza
L’unica vera politica nazionale si è avuta in (dicembre 1999) il Parlamento italiano ha varato
campo scolastico. una legge (la n. 482), in applicazione del dettato

6
Si veda a titolo d’esempio C. Marta (1994) “Ideologie della differenza e politiche d’integrazione a favore dei rom”, in L.
Ledda – P. Pau (a cura di) Gente del mondo. Voci e silenzi delle culture zingare, Roma, Artemide, pp. 33-38.

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Rom e Sinti: un‘integrazione possibile Italia ed Europa a confronto

costituzionale, che non contempla i rom e i sinti rientare le politiche in materia di rom e sinti.
tra le minoranze linguistiche storiche da tutelare. L’equazione mi pare fin troppo semplice: zingari =
La Circolare n.73 del M.P.I. del 2/3/1994 (a questione di ordine pubblico. Peraltro, proprio a
firma dell’allora ministro Jervolino) fa proprie le questo ministero si deve l’istituzione alla fine degli
preoccupazioni del Consiglio Nazionale della P.I. anni Settanta della prima commissione intermini-
circa la necessità di instaurare un “dialogo inter- steriale per il problema degli zingari (cui anche chi
culturale” al fine di ottenere una “convivenza scrive fu chiamato a partecipare) che fallì dopo
democratica”. In essa si ribadisce che agli zingari poche settimane di lavoro. Stessa sorte è toccata
va riconosciuto lo status di gruppo etnico. ad analoghe commissioni, l’ultima delle quali se
Fin qui i principi. Nella pratica, l’educazio- non vado errato è stata istituita nel 1994 con
ne interculturale, soprattutto per quanto riguarda decreto della presidenza del Consiglio dei ministri.
la scolarizzazione dei bambini rom e sinti, non ha Facciamo qualche passo indietro nel tempo
provocato quei radicali cambiamenti che era leci- per segnalare alcune significative circolari emana-
to aspettarsi da tanti proclami. te da questo ministero.
Nel campo della scolarizzazione, nonostante Nel 1973 viene inviata a tutti i sindaci
alcuni indubbi successi, restano molti problemi. d’Italia una circolare in cui si chiede di abolire i
La constatazione degli insuccessi porta spesso a divieti di sosta ai nomadi e di favorirli in materia
preoccupanti segnali di sfiducia tra gli operatori di iscrizione anagrafica, licenze di lavoro, aree di
del settore. È facile che in queste situazioni di crisi sosta e scolarizzazione dei bambini.
si sia portati ad attribuire la principale responsa- Nel 1985 una seconda circolare, che si
bilità del fallimento agli stessi alunni zingari, richiama alla precedente, insiste perché sia garan-
magari alla loro cultura, quasi li rendesse refratta- tita “una reale uguaglianza degli appartenenti ai
ri all’istruzione. Così può crollare anche il mito gruppi – tra l’altro in grande maggioranza di cit-
dell’intercultura, in quanto, spesso, di vero e pro- tadinanza italiana – e gli altri cittadini” e si forni-
prio mito si tratta. Si dimentica, troppo frequente- sca “una adeguata risposta ai bisogni primari delle
mente, che gli ostacoli che impediscono la realiz- popolazioni nomadi, che al contempo sia rispetto-
zazione dei progetti interculturali non sono solo sa della cultura e delle tradizioni di vita, estrema-
educativi o culturali ma derivano da cause sociali, mente diversificate tra l’altro, delle varie etnie che
economiche e politiche. Non si debbono scambia- si ricomprendono nel nomadismo”.
re gli effetti della situazione attuale con le cause Colpisce positivamente di questa circolare il
del fallimento delle politiche scolastiche. riferimento esplicito alla specificità etnica, alla
Ciò che manca è una politica concertata e diversità culturale che rom e sinti esprimono, ele-
globale a favore delle comunità rom e sinti del mento questo assolutamente non trascurabile se si
nostro paese. La scolarizzazione deve essere consi- vuole affrontare in modo corretto il problema del-
derata solo una parte, anche se importante, di l’integrazione di questi gruppi nella società mag-
questa politica. gioritaria. Resta, semmai, tutta aperta, come si è
Mi sono soffermato sulle politiche scolasti- già detto, la questione di quale significato attri-
che un po’ perché molto vicine ai miei interessi di buire a questa differenza e di quale uso farne nella
antropologo, un po’ perché rispecchiano in modo programmazione degli interventi.
esemplare le contraddizioni di cui ho parlato nella Una circolare più recente (18/1/1991), dal
mia lunga introduzione e un po’ perché costitui- titolo “Insediamenti di nomadi, zingari ed extra-
scono l’unica forma di politica nazionale specifica comunitari. Attività di vigilanza e controllo”, ha
attuata in Italia nei confronti dei rom e sinti tutt’altro tono. Pur deprecando gli episodi di intol-
(anche per questo forse, come si diceva, destinate leranza e di rifiuto nei confronti degli zingari, che
al fallimento). si esprimono – viene detto – con “atti di aperta e
Altre iniziative, degne di nota, hanno visto talora cruenta ostilità”, la circolare sembra volerli
come protagonista il ministero dell’Interno che ha quasi giustificare – è stato fatto notare da Mirella
sempre svolto in Italia un ruolo importante nell’o- Karpati 7 – con comportamenti e pratiche attribui-

7
Cfr.: M. Karpati (1999), “Le politiche attuali nei confronti degli zingari”, in Lacio Drom, n. 6, pag. 28.

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Commissione per l’integrazione

bili agli stessi zingari quali: “l’accattonaggio mole- Essi vengono nominati (con il termine
sto, la chiromanzia e, nelle ipotesi peggiori, la Tsiganes nella versione francese) quando si parla
commissione di reati contro il patrimonio e in di leggi regionali in materia di tutela delle lingue
materia di stupefacenti”. Tutto ciò esige, si sotto- minoritarie: “diverse leggi regionali ad hoc per la
linea nella circolare, una ferma azione di controllo protezione degli zingari sono state varate”. E si
e di vigilanza. Il ministero dell’Interno torna così aggiunge: “inoltre alcuni progetti di legge per la
al ruolo che gli è più consono. protezione degli zingari sono attualmente all’esa-
Ancora due brevi riferimenti a questo mini- me del Parlamento” (a me questo non risulta!).
stero. Compaiono di nuovo gli Tsiganes a pag. 60-
Nel 1994 il ministero dell’Interno pubblica, 64 in un elenco delle principali minoranze lingui-
a cura dell’Ufficio centrale per i problemi delle stiche sulla base, si dice, di studi e pubblicazioni.
zone di confine e delle minoranze etniche, il Primo Al n. 18 ecco menzionati gli zingari di cui si dice,
rapporto sullo stato delle minoranze in Italia, con in modo lapidario, “minoranza senza legame con
un capitolo dedicato agli zingari in cui si legge, tra il territorio”. Può questa posizione aver influito
l’altro: “l’inserimento degli zingari nella comunità sulla decisione di escludere rom e sinti dalla già
nazionale in un processo di lento assorbimento, più volte citata legge sulla tutela delle minoranze
non ha finora funzionato, né ha grandi possibilità linguistiche e storiche? Sarebbe interessante avere
di riuscita perché ci si trova di fronte a un gruppo un confronto con i responsabili di questo ufficio
con caratteristiche di comportamento e di cultura del ministero dell’Interno.
diverse rispetto ad altre minoranze linguistiche. Un altro capitolo interessante nella storia
Un lungo processo di maturazione all’interno del delle politiche italiane in materia di rom e sinti è
gruppo si rende necessario perché affrontino con costituito dalle Leggi regionali. Il riconoscimento
serenità il problema della socializzazione e del
dello status di minoranza a rom e sinti e la tutela
rapporto di convivenza con l’elemento locale a più
della loro cultura, sembra il principio guida che
immediato contatto” (pag. 385). L’utilizzo decisa-
ispira le specifiche leggi regionali che vengono
mente improprio del termine socializzazione, in
emanate a partire dalla metà degli anni Ottanta. A
questo caso, come sa bene qualunque studente di
quella della Regione Veneto (1984) fanno seguito
antropologia, svela che l’adattamento cui qui ci si
quella del Lazio (1985), della Provincia autonoma
riferisce è sic et simpliciter quello ai nostri valori.
di Trento (1985), della Sardegna (1988), del
Quando si dice l’ideologia della differenza…
Lo stesso Ufficio centrale per i problemi Friuli Venezia Giulia (1988) dell’Emilia Romagna
delle zone di confine e delle minoranze etniche ha (1988), della Toscana (1989) e via via di altre
curato, nel 1999, la stesura del rapporto dell’Italia regioni.
in virtù dell’art. 25, paragrafo 1, della Elemento comune a tutte queste leggi è il
Convenzione quadro per la protezione delle mino- riconoscimento del nomadismo come tratto cultu-
ranze nazionali, che il nostro Paese ha ratificato il rale caratteristico, ne consegue la tutela del diritto
3/11/97 e che è in vigore dall’1/3/98 (legge 302 al nomadismo e alla sosta nel territorio regionale.
del 28/8/97). Qui si specifica che secondo il siste- Anche se non mancano riferimenti ad altri aspetti
ma giuridico italiano la nozione di minoranza è delle condizioni di vita (sanità, istruzione, lavoro)
esclusivamente collegata a quella di minoranza è centrale nella proposta di intervento (anche per
linguistica sulla base dell’art. 6 della Costituzione. i limiti oggettivi dell’intervento in altri campi) l’al-
Tutti gli altri elementi che possono caratterizzare lestimento di aree attrezzate per la sosta dei noma-
una minoranza (etnia, religione, razza ecc.) costi- di.
tuiscono oggetto di altri articoli a carattere gene- Nonostante alcuni effetti positivi che queste
rale della nostra Costituzione. leggi producono anche a livello nazionale, se non
I rom e sinti non sono citati tra le minoran- altro perché attivano la discussione sulla condizio-
ze linguistiche, a dispetto di quanto affermato, per ne generale di rom e sinti nel nostro Paese, riman-
esempio, dalla Pronuncia del Consiglio Nazionale gono alcuni limiti. Il primo ha a che fare con l’idea
P.I. (di cui si è detto) e dal 1° Rapporto sulle mino- stessa che il rom si identifichi con il nomade.
ranze redatto dallo stesso Ufficio del ministero Questo poteva, forse, essere ancora in gran parte
dell’Interno. vero all’inizio degli anni Ottanta ma certamente

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Rom e Sinti: un‘integrazione possibile Italia ed Europa a confronto

non lo è più oggi. Toscana ed Emilia Romagna degli Affari sociali, promotore di questo convegno,
hanno apportato nel tempo modifiche al testo attraverso la Commissione per l’Integrazione,
della legge per adattarla alle nuove situazioni (la potrebbe per così dire curare la regia di questo
stanzialità è decisamente in aumento rispetto al progetto. Resta inteso, che si deve prevedere di dar
nomadismo). il massimo della voce possibile, in questo tavolo, a
Il secondo limite sta nella frequente ritrosia rappresentanti delle comunità rom e sinti.
dei comuni ad applicare le leggi regionali (molti Questo per quanto riguarda le politiche di
non accedono nemmeno ai fondi stanziati) o ad medio e lungo termine. Nell’immediato è auspica-
allestire campi in base a quanto la regione, in bile che, per quanto è di competenza del Governo
ottemperanza alle disposizioni europee, ha previ- centrale o del Parlamento, si provveda ad inter-
sto. Il risultato è: pochi campi strutturati e a venti, in alcuni casi urgentissimi, per sanare alcu-
norma di legge, molti campi selvaggi male serviti ne delle situazioni più drammatiche di cui ho fatto
e che incoraggiano la ghettizzazione dei rom più cenno nella mia relazione:
che facilitarne l’integrazione.
- una convinta e incisiva battaglia contro le
Questi stessi campi, di recente, sono spesso
discriminazioni subite dai rom;
diventati l’unico rifugio per quei rom provenienti
- il rinnovo del permesso di soggiorno per
dai Balcani che si trovano così a vivere in condi-
motivi umanitari a quei rom che non possono far
zione di rinomadizzazione forzata.
rientro in zone in cui ancora è in atto un “pulizia
Condizione perché le leggi regionali funzio-
nino è che vengano aggiornate e rilanciate nel etnica”, in attesa della nuova legge sull’asilo che
quadro di una politica nazionale, coordinata dalla giace ancora in Parlamento;
Amministrazione centrale, che ancora manca in - rivedere le leggi in materia di cittadinanza;
Italia. - studiare forme di intervento perché anche
Sul piano delle proposte operative con cui i rom beneficino, a pieno titolo, della nuova legge
mi auguro si possa uscire da questo convegno, sull’immigrazione;
questa mi pare una delle più realistiche. Un tavo- - spingere perché il Parlamento italiano rati-
lo di coordinamento tra Amministrazione centrale fichi con legge la Carta Europea per le lingue
e amministrazioni locali che può garantire un regionali e minoritarie che potrebbe consentire
primo corretto punto di partenza per una politica quel riconoscimento di rom e sinti come minoran-
che coniughi iniziative a livello nazionale con il za linguistica che recentemente una legge della
rispetto delle specificità locali. Il Dipartimento Repubblica ha negato.

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Commissione per l’integrazione

50
Rom e Sinti: un‘integrazione possibile Italia ed Europa a confronto

ABITAZIONI E INSEDIAMENTI ZINGARI:


OLTRE I CAMPI NOMADI
Antonio Tosi*

che rendono possibile la produzione di soluzioni


1. Conviene partire da due dati: le dram-
matiche condizioni della maggior parte
dei “campi nomadi” e delle aree di insediamento
adeguate. Dando tuttavia per scontato un princi-
pio: che i problemi di integrazione e quelli relativi
spontanee che sono la sistemazione prevalente alla garanzia del diritto alla casa devono essere
della maggior parte delle popolazioni zingare; e il mantenuti in qualche modo indipendenti: si tratta
carattere irrazionale del trattamento del problema di offrire opportunità di inserimento (e l’accesso ad
da parte delle amministrazioni locali, a causa del- un’abitazione ne è un presupposto essenziale); e
l’investimento ideologico di cui esso è oggetto: nello stesso tempo di riconoscere che il diritto alla
nonostante la esiguità delle dimensioni (alcune casa non può essere fatto dipendere dai percorsi di
decine di migliaia di persone in tutta Italia, poche inserimento, in generale non può essere subordina-
migliaia nelle poche grandi città in cui c’è qualche to ai comportamenti degli aventi diritto 1.
concentrazione), nonostante soluzioni semplici e
razionali siano a portata di mano, il problema Oltre i campi nomadi
appare a molte amministrazioni intrattabile. 2. L’innovazione non può che partire da una
Il primo tema porta l’attenzione sulle for- presa di distanza dall’idea di campo nomadi. In
mule abitative e insediative, sulla ricerca di alter- due sensi: si tratta di non identificare l’intervento
native più coerenti con le condizioni e le pratiche pubblico con questa formula insediativa; e si trat-
degli zingari; il secondo sulle condizioni in cui le ta di rifiutare il punto di vista secondo cui una
politiche vengono prodotte, sull’elaborazione delle politica abitativa per gli zingari debba consistere
condizioni di contesto che oggi rendono difficile il nel produrre “posti” in questo o in altri tipi di
trattamento del problema. Il legame tra i due temi strutture.
si è fatto più stretto in questi ultimi anni, assu- La nozione di “campo” assimila, nell’opi-
mendo i caratteri di un circolo vizioso. Oggi l’al- nione e nel discorso pubblico, tutte le diverse
larme sicurezza amplifica il rifiuto nei confronti forme di insediamento zingaro: quelle pubbliche,
degli zingari, spinge le amministrazioni a inter- amministrate, e quelle abusive, le aree di sosta e
venti incentrati su obiettivi di controllo, nel quelle di transito. Forse perché questi insediamen-
migliore dei casi legittima i tradizionali interventi ti condividono elementi organizzativi che nella
in termini di emergenza. Per gli zingari questa percezione dei non zingari possono essere intesi
congiuntura significa degrado delle condizioni come la forma storica dell’insediamento zingaro,
abitative e crescita dell’insicurezza territoriale. quella fondata nella “loro cultura”. C’è però anche
In queste condizioni la ricerca di soluzioni ri- una ragione realistica per ricondurre le diverse
chiede un accurato lavoro di “smontaggio”, di de- forme a una nozione comune: nelle percezioni col-
costruzione del problema, per poi ricostruirlo in lettive l’insediamento zingaro viene associato al
modo da renderlo trattabile, operando nelle due di- degrado e alla “messa a parte”: ed effettivamente
rezioni, delle formule insediative e delle condizioni la maggior parte delle situazioni insediative condi-

* Politecnico di Milano.
1
“Per quanto mi sforzi non riesco a non pensare che la logica: ‘campo-sosta in cambio di fedina penale pulita’ fa a pugni
con il fatto che a nessuno viene tolta la casa se uno dei genitori è disonesto. Nemmeno le case Iacp o del Comune. E tantomeno

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Commissione per l’integrazione

vidono – sia pure in misura variabile – degrado e Fatte queste precisazioni tuttavia si deve
marginalità. “La parola ‘campo’ richiama due ammettere che il bilancio complessivo delle espe-
ambiti di significati: condizioni precarie e provvi- rienze con questa formula è un bilancio negativo,
sorietà; collocazione ai margini, allontanamento, sia per quanto riguarda le conseguenze per i loro
segregazione, pratiche di controllo” (Brunello abitanti sia per quanto riguarda le relazioni con la
1996, 14). società circostante e i problemi che essi pongono
alle amministrazioni locali. Situati in aree degra-
3. Il campo prodotto amministrativamente date e isolate dalla città, sovraffollati, abitati da
rappresenta però una realtà sui generis, che meri- gruppi di diversa provenienza, concepiti secondo
ta una particolare attenzione. La sua matrice ideo- criteri che sono estranei alle culture zingare, que-
logica è chiara: è nato da una visione assimilazio- sti campi – lungi dal funzionare come luoghi del-
nistica del rapporto tra zingari e società locali l’inserimento – si sono caratterizzati piuttosto
(ipotesi di sedentarizzazione e di “integrazione”), come “luoghi di esclusione organizzata” (Humeau
ed esprime un’intenzione di controllo della presen- 1995). L’adattamento negativo accelera la de-
za degli zingari sul territorio, circoscrivendola strutturazione delle culture zingare, e può favorire
nello spazio (Piasere 1991, Karpati 1998). l’accesso a subculture devianti (Calabrò 1992).
Questa seconda finalità soprattutto segna Vorrei insistere sul fatto che la formula
irreparabilmente l’esperienza dei campi nomadi. campo non è soltanto inadeguata – e spesso offen-
Ne determina l’urbanistica: una “urbanistica del siva – nei riguardi della popolazione che vi viene
disprezzo”, per citare la fortunata definizione di “ospitata”, ma è anche una formula sconveniente
Corrado Marcetti e Nicola Solimano (1993). dal punto di vista amministrativo. La gestione di
Abbassa quasi di necessità le condizioni di vivibi- questi campi è difficile e costosa; la sorveglianza
lità nei campi, fino a limiti estremi; sostiene circo- problematica. I costi di realizzazione e quelli di
li viziosi che alimentano la marginalizzazione di gestione sono molto elevati. La realizzazione pro-
queste popolazioni e allontanano ulteriormente le voca traumatiche reazioni di rifiuto da parte degli
opportunità di inserimento 2. abitanti dei quartieri designati.
In realtà è opportuno fare delle distinzioni. Di fatto se oggi governi e amministrazioni
La qualità abitativa dei campi varia notevolmen- sono alla ricerca di soluzioni diverse da quella del
te. Inoltre l’attuale degrado non è imputabile sol- campo nomadi convenzionale non è soltanto per
tanto alla formula: è anche la conseguenza di tra- ragioni umanitarie, ma anche, soprattutto, per
sformazioni storiche che hanno sconvolto le pre- considerazioni dettate da valutazioni sul piano
messe sulle quali i campi sono stati progettati: si della convenienza: ridurre i conflitti, prevenire
pensi ad esempio all’affollamento indotto dagli esiti patologici ecc. D’altra parte, in quasi tutti i
arrivi dalla ex-Jugoslavia. Infine la formula mani- paesi europei, una profonda modifica degli atteg-
festa gradi differenti di appropriatezza o di inap- giamenti si è manifestata nell’ultimo decennio, che
propriatezza a seconda dei gruppi, e i suoi limiti non scaturisce soltanto dal confronto tra opzioni
non escludono il realizzarsi di elementi positivi, culturali diverse, ma è in qualche modo imposta
derivanti ad esempio dal carattere collettivo/fami- da una valutazione oggettiva dell’esperienza dei
liare dell’insediamento. campi tradizionali.

2
“Si tratta di ghetti, quasi sempre sovraffollati, in cui non esiste privacy e in cui gruppi tra di loro estranei vengono sti-
pati forzatamente assieme. I bagni e i servizi diventano quasi subito inutilizzabili, le situazioni igieniche si fanno intollerabili, le
spese di manutenzione onerose. Scoppiano risse che nei piccoli insediamenti costituiti da famiglie allargate non avvenivano o veni-
vano risolte con accordi e allontanamenti temporanei, senza creare titoloni nei giornali. La necessità di creare ‘capi’ e rappre-
sentanti del campo aggiunge nuovi motivi di tensione e di conflitti. Quanto più i campi sono grandi, tanto più crescono l’allarme
sociale e l’ostilità in chi abita nei paraggi. C’è chi va a rubare negli appartamenti: tutto il campo è sotto accusa. Chi cerca di tro-
vare un lavoro fuori del campo, non ci riesce. Si rafforza in città l’idea che gente violenta vada ancor più strettamente controlla-
ta. Viene avvertita sempre più la necessità di mediatori culturali. La stampa cittadina oscilla tra il pietismo, ossia uno scambio
tra buoni sentimenti da parte ‘nostra’ e riconoscenza da parte ‘loro’, e un misto di rifiuto e di disprezzo nei confronti di gente
percepita come massa indistinta. Torna ricor rente la proposta di munire i rom di tessere magnetiche per facilitarne il controllo.
Quando si crea un ghetto, bisogna poi presidiarlo. Molti campi sono sorvegliati notte e giorno: l’incarico può essere dato a una
cooperativa, a vigili urbani, a vigilantes. Tutto ciò richiede costi molto alti” (Brunello 1996, 17-18).

52
Rom e Sinti: un‘integrazione possibile Italia ed Europa a confronto

Dalla critica e dal dibattito in corso appare zione del vicinato e la disposizione delle roulotte; il
che vi sono alternative a questa formula, che sono rapporto tra fuori e dentro casa ecc. Queste ricer-
possibili soluzioni più appropriate, meno costose, che indicano la frequente distanza tra questi prin-
meno conflittuali. Idealmente si tratta di ripercor- cipi e la logica organizzativa dei campi pubblici e
rere a ritroso il cammino che ha portato le ammi- gli effetti di degrado che soluzioni tipologiche ed
nistrazioni a “inventare” i campi: smontare quan- insediative non «adatte» comportano. D’altra
to è procedura di controllo/relegazione, per svilup- parte esiste il rischio che la riproduzione di model-
pare invece la produzione di opportunità insedia- li tradizionali in un diverso contesto sostenga pro-
tive. In Francia il Rapporto Delamon, che è il cessi di emarginazione.
documento ufficiale in cui si esprime la nuova L’esigenza di rispettare la condizione e la
riflessione politica, raccomanda strutture di acco- cultura zingara solleva questioni delicate.
glienza che permettano modi di vita, itineranti o L’insistenza sulla cultura e l’identità zingara a
sedentari, liberamente scelti; dunque strutture dif- volte non sembra tenere il dovuto conto dei pro-
ferenziate, e non più finalizzate alla sedentarizza- cessi di crisi in cui le culture zingare sono coinvol-
zione e all’assimilazione. Correlatamente: un te, dei costi connessi con il mantenimento e la
abbandono delle grandi aree di sosta a favore di rielaborazione delle identità collettive, della labili-
unità più piccole o a base familiare. Questo movi- tà dei rapporti che molti zingari hanno con la loro
mento ha interessato anche l’Italia, trovando alcu- cultura ecc. In larga misura le trasformazioni in
ne prime espressioni in alcune leggi regionali corso delle pratiche e dei modi di vita degli zinga-
(Toscana, Emilia-Romagna...) e nei più recenti ri appaiono processi di tipo adattivo, e costituisco-
programmi di qualche città. no per gli zingari una riduzione di opportunità.
Questo vale per i loro sistemi di risorse economi-
4. Si può trarre da queste critiche un princi- che e vale per le loro pratiche insediative. Se con-
pio metodologico, che nel caso degli insediamenti sideriamo da vicino le profonde trasformazioni
pubblici risulta negato in modo radicale: la rile- delle loro pratiche territoriali su larga scala e dei
vanza delle pratiche degli interessati – degli zinga- modi del loro insediamento nei luoghi in cui sosta-
ri – come riferimento per la costruzione – nelle no, tanto il loro attuale nomadismo che la loro
politiche e nelle singole realizzazioni – di insedia- sedentarizzazione appaiono forzate o indotte, e
menti zingari. Il principio può essere tradotto in costituiscono equilibri instabili, precari.
due modi: è necessario riconoscere il ruolo essen- Anche per questo la cosiddetta “tendenza”
ziale che capacità e risorse degli interessati posso- alla sedentarizzazione va assunta con molta caute-
no svolgere nella produzione delle soluzioni la, considerandone accuratamente ragioni e signi-
(“attori”, non “destinatari”); è necessario che le ficati, problematizzandola attraverso una lettura
soluzioni siano immaginate sulla base dell’osser- puntuale e sensibile delle pratiche territoriali, se si
vazione delle pratiche abitative e territoriali degli vogliono evitare errori nel trarne indicazioni ope-
interessati. Sul primo aspetto tornerò più avanti. rative. L’innegabile tendenza verso residenze di
Sulle caratteristiche dell’organizzazione lunga durata “non significa ineluttabile tendenza
sociale e familiare, dei modelli spaziali, delle pra- verso la sedentarizzazione”; e la “regolarizzazio-
tiche abitative delle popolazioni zingare le ricerche ne” dello stazionamento non implica sedentarizza-
sono ormai numerose anche in Italia. Esse rendo- zione: c’è una “coesistenza di strumenti della fissi-
no conto di una territorialità – spostamenti sul ter- tà e strumenti della mobilità” (Humeau 1995). Da
ritorio – che risponde alla fluidità delle attività questo punto di vista le classificazioni correnti del
economiche e all’esigenza di mantenimento dei tipo sedentari, semi-sedentari, nomadi appaiono
legami familiari estesi; e di modelli insediativi che discutibili
realizzano specifici principi di organizzazione
sociale e spaziale. I modelli spaziali persistono Uno statuto abitativo
nonostante i profondi cambiamenti in corso, e la 5. Prendere le distanze dal modello “campo”
ricerca – anche in Italia – fornisce abbondanti significa anzitutto perseguire una pluralizzazione
informazioni su come questi principi strutturano il delle formule. La pluralità delle formule serve a
tipo di habitat e le tipologie edilizie; l’organizza- realizzare, in modi diversi, criteri di appropriatez-

53
Commissione per l’integrazione

za, a misura della diversità delle situazioni, delle logia realizzata – sulle facilitazioni previste per la
esigenze, dei progetti. Nessuna indicazione univo- casa dalle generali politiche abitative.
ca può venire dalla “cultura zingara”: se si consi- Le implicazioni sono però di più ampia por-
dera l’eterogeneità del mondo zingaro e la plurali- tata. Oggi gli insediamenti zingari non hanno sta-
tà dei percorsi e dei progetti che si manifestano al tuto abitativo. Per i campi pubblici, lo stesso
suo interno, occorre ammettere che qualunque carattere amministrativo del campo esclude quel
formula è in linea di principio applicabile, nessu- controllo sul proprio spazio che è un carattere
na è generalizzabile. Le soluzioni devono rispon- necessario dell’abitare. In generale il controllo
dere sia alla domanda di sedentarizzazione sia alla intrusivo, sia dei campi pubblici che di quelli
domanda di nomadismo. Inoltre devono risponde- spontanei, lo sgombero che ammette la distruzio-
re alle diverse esigenze che vengono da popolazio- ne delle roulotte (non solo delle baracche abusive)
ni/gruppi etnici diversi. Infine devono rispondere sono pratiche che denotano la normale sottrazione
alle differenti opzioni abitative che possono deri- dell’abitare zingaro a uno statuto abitativo. Come
vare da modelli e progetti diversi (Opera Nomadi lo è, per quanto riguarda i campi pubblici, la con-
1999). dizionalità dell’accesso o della permanenza (la
In questo senso non c’è tipologia che possa fedina penale pulita, la frequenza scolastica dei
essere esclusa, in linea di principio, dalla gamma figli ecc.).
delle soluzioni: abitazioni ordinarie, di produzione
pubblica o privata; “alloggi sociali” (del tipo pre- 6. Il tema del carattere abitativo delle solu-
visto ad es. dalla L. 40/98); aree attrezzate in fun- zioni solleva diversi interrogativi. Il primo riguar-
zione residenziale; “villaggi”; aree di sosta, campi da il rapporto degli zingari con l’abitazione ordi-
di transito… Così non esiste processo di produzio- naria. Le due disgiunzioni casa/roulotte,
ne o misura di sostegno di cui non valga la pena di fisso/mobile non possono essere prese alla lettera.
indagare l’appropriatezza e l’efficacia: facilitazio- Ciò risulta evidente se consideriamo i significati
ne dell’accesso a case convenzionali, in particolare della casa e quelli della roulotte (Bizeul 1993).
all’edilizia pubblica; recupero di edifici pubblici e Come è stato osservato per altri paesi (Mercer
privati; autocostruzione; facilitazioni per la messa 1994 a proposito della Gran Bretagna), anche da
a norma e per la manutenzione; sostegno a solu- noi potrebbe non trattarsi di una “tendenza” ad
zioni private, per l’acquisizione di terreni o per abitare in case. Un dato significativo è piuttosto
l’acquisto di roulotte ecc.; miglioramento dei quello relativo alla frequente combinazione di
campi attuali; recupero di insediamenti abusivi entrambe le preferenze: abitare in case e disporre
ecc. di una roulotte; abitare in roulotte e stare in un
Per un altro verso è necessario considerare il determinato posto e poterci tornare (un dato inne-
problema e le soluzioni come – comunque – “abi- gabile è l’interesse diffuso per un «campo di rife-
tative”, in funzione di criteri specifici di appro- rimento»: v. Aizo 1995).
priatezza. Si tratta di ammettere la legittimità di Sul rapporto che gli zingari hanno con la
sistemazioni differenti da quelle convenzionali o casa non c’è regola generalizzabile. L’aspirazione
prevalenti nelle nostre società (la fissità della resi- ad una casa è relativamente diffusa, ma il signifi-
denza in case), e di riconoscere la loro natura abi- cato di questa aspirazione risulta abbastanza
tativa (non sono strutture sostitutive di abitazio- incerto. La domanda di insediamento stabile non
ni). D’altra parte la pluralizzazione delle formule significa necessariamente domanda di case con-
ha anche questo significato: significa rifiutare l’i- venzionali. E l’esperienza dell’abitare in case deve
dea (che non trova applicazione per altre popola- essere compresa in un sistema di significati più
zioni) che una popolazione possa essere “assegna- complesso di quanto non dicano le opposizioni del
ta” a una particolare formula abitativa. Quindi di tipo nomade/sedentario. Rimane il fatto che l’esi-
rendere possibile una libertà di scelta, quella li- stenza comunque di una domanda di case pone
bertà di scelta che è implicita nell’idea di abitare. due problemi alle politiche. Da un lato, si tratta di
Questo riconoscimento ha conseguenze pra- superare le difficoltà che gli zingari incontrano
tiche immediate: le politiche abitative per gli zin- nell’accedere alla casa, operando in particolare sui
gari devono poter contare – quale che sia la tipo- criteri per l’accesso all’edilizia pubblica. Dall’altro

54
Rom e Sinti: un‘integrazione possibile Italia ed Europa a confronto

occorre tenere conto delle difficoltà che abitare in famiglia allargata e le attività economiche dei resi-
case convenzionali può comportare per molti zin- denti. Semmai conviene insistere sulle specifiche
gari. Anche su questo non c’è generalizzazione connotazioni abitative cui le ridotte dimensioni
possibile: le (poche) ricerche svolte in Italia sotto- sarebbero funzionali: il carattere familiare dell’in-
lineano l’elevata soddisfazione espressa da zingari sediamento, la costituzione di uno spazio esplicita-
che abitano in case convenzionali, in qualche caso mente domestico, la possibilità di appropriazione e
gli sforzi compiuti per adattarli a specifici requisi- di autonomia, la flessibilità d’uso che questi luoghi
ti di abitabilità. Sembra comunque opportuno uno consentono ecc.
sforzo maggiore per produrre abitazioni appro- Da questo punto di vista l’idea del campo
priate. Poiché il punto critico è l’isolamento, la “piccolo” può essere collegata all’altra idea guida
difficoltà a gestire le relazioni familiari, la soluzio- nel rinnovamento della cultura dell’intervento: il
ne group housing è spesso considerata come carattere residenziale dell’insediamento e delle
apprezzabile alternativa all’abitazione convenzio- tipologie abitative, su cui tornerò. Nell’insieme il
nale. modello può essere interpretato come un vero e
Un secondo problema nasce proprio dal cre- proprio contromodello, che si definisce per contra-
scente consenso sulla necessità di superare i campi sto con il modello amministrativo e “collettivo”
nomadi: che impone di chiarire cosa nei campi (promiscuo) del campo convenzionale: indica un
costituisce problema; e a favore di quali alternati- sistema abitativo/insediativo, che coinvolge quin-
ve ci si deve allontanare dalla formula campo, e di l’organizzazione tipologica dell’insediamento, la
con quale progressione, con quali mediazioni. forma di habitat, ma anche le forme di assegna-
La principale indicazione che è emersa in zione e il titolo di godimento ecc.
questi anni è il modello del piccolo campo a base
familiare, un modello che ormai circola come un 7. L’offerta di strutture proprie non può
comune riferimento per ripensare gli insediamenti essere la preoccupazione centrale delle politiche
zingari, e che è anche osservabile nelle pratiche pubbliche. (Semmai, se c’è una linea prioritaria
spontanee, nell’autoinsediamento su terreni priva- per le politiche pubbliche in quest’area, essa
ti, di alcune popolazioni zingare (gruppi di sinti, dovrebbe consistere nel facilitare – per chi lo
di kalderash...). volesse – l’uscita dai campi. È questa una delle
Su questo modello bisognerebbe essere funzioni della pluralizzazione delle misure). La
cauti, soprattutto per quanto riguarda l’aspetto critica al concetto di campo tuttavia non significa
dimensionale (oltre tutto si rischia così di ignorare che l’idea di strutture offerte dall’amministrazione
altri modelli, altre pratiche, di popolazioni zinga- pubblica debba essere rifiutata in qualunque
re che non sono così fortemente orientate verso forma. Si tratta piuttosto di reimmaginare la
questa formula). Il consenso sulle piccole dimen- nozione, di rendere queste strutture convenienti
sioni oggi è molto diffuso, ma per una serie di dai diversi punti di vista, oltre che di riqualificar-
ragioni differenti che rendono tale consenso abba- ne l’immagine.
stanza ambiguo. Ma insistere sull’aspetto dimen- I criteri per l’innovazione sono quelli sopra
sionale può significare l’adesione alla diffusa ideo- richiamati. Due soprattutto: introdurre principi di
logia che identifica la soluzione del problema con autonomia e di responsabilità degli abitanti nella
l’occultamento della presenza degli zingari, con produzione e nella gestione delle strutture; e rea-
una oggettiva convergenza con il pregiudizio nega- lizzarvi elementi di residenzialità (come peraltro
tivo nei confronti degli zingari (una struttura di già previsto da alcune leggi regionali).
pregiudizio che ben conosciamo nel caso degli Non è necessario assumere, a sostegno del-
immigrati stranieri). l’opportunità di aree meglio connotate in senso
In realtà mi sembra che non sia tanto il abitativo, che sia in atto una irreversibile tenden-
numero di persone o di nuclei familiari o la dimen- za verso la sedentarizzazione. Il carattere abitativo
sione della rete familiare che si insedia a qualifica- è un valore organizzativo dell’insediamento che
re la novità o l’aspetto positivo del modello. Si può essere affermato anche indipendentemente
tratta piuttosto della capacità di queste strutture dall’interpretazione che si vuol dare a questa ten-
di consentire, invece di ostacolare, le relazioni di denza. A medio/lungo termine probabilmente la

55
Commissione per l’integrazione

realizzazione di strutture propriamente residenzia- cifica: ciò comporta comunque costi elevati, note-
li – destinate a situazioni di insediamento stabile – voli difficoltà per il reperimento delle aree, com-
sarà la linea dominante nel rinnovare l’intervento plessità delle procedure.
pubblico. Ma l’introduzione di elementi abitativi
dovrebbe riguardare l’intera gamma dell’offerta, Politiche abitative, politiche insediative
comprese le aree di transito. A breve termine – in 9. Una politica insediativa per gli zingari
attesa di più decise evoluzioni dell’offerta – sarà non è la creazione di strutture in cui alloggiarli. La
opportuno introdurre questi elementi nelle formu- costruzione di risposte accettabili deve lavorare –
le tradizionali, e riqualificare su questa base gli più che sulla definizione delle tipologie dell’offer-
insediamenti esistenti. ta – sulla realizzazione delle condizioni da cui
Fino ad oggi i vantaggi degli interventi di dipende l’appropriatezza delle soluzioni. Anzi
riqualificazione degli insediamenti esistenti, anche occorre evitare di andare troppo avanti nel defini-
abusivi, sono stati sottovalutati. Come suggerisce re i modelli insediativi – le dimensioni, la forma,
l’esperienza dei progetti di upgrading di insedia- l’organizzazione dell’insediamento: si rischierebbe
menti “informali” nei paesi del Terzo mondo, in questo modo di chiudere eccessivamente le pos-
interventi anche di modesta entità (allacciamenti, sibilità di soluzione, di irrigidire eccessivamente la
realizzazione di misure di sicurezza ecc.), poco o struttura delle risposte, quando la possibilità di
pochissimo costosi, potrebbero – soprattutto se una soluzione non può che fondarsi sulle capacità
concepiti secondo principi evolutivi e partecipativi realizzative delle popolazioni zingare interessate e
– produrre situazioni incomparabilmente migliori della società locale.
della maggior parte degli insediamenti attuali. L’orizzonte è quello di politiche pubbliche
orientate a logiche di sostegno nei confronti delle
8. Sulla base dei principi enunciati, si pos- iniziative degli interessati, di facilitazione nei con-
sono costruire politiche più appropriate, ma anche fronti delle capacità di soluzione che le popolazio-
meno costose e meno traumatiche. Le potenzialità ni e la società locale sono in grado di realizzare.
sono abbastanza chiare se confrontiamo l’espe- La critica dei campi tradizionali comprende
rienza del grande campo amministrativamente anche una critica della logica amministrativa dei
prodotto con le esperienze spontanee di questi campi, che coinvolge quindi i modi di produzione
anni (insediamenti familiari in aree di proprietà) e dell’insediamento e le relative responsabilità. Per
con le esperienze pubbliche più innovative: mag- questa via le nuove proposte convergono con le
giore congruenza con i modi di vivere degli zinga- ragioni di una filosofia che ha trovato grande cre-
ri, facilità di gestione (la questione dei regolamen- dito nel campo delle politiche abitative e delle
ti dei campi e quella della sorveglianza verrebbero politiche sociali: l’idea di una amministrazione
sdrammatizzate – in certi casi eliminate – dalla pubblica che svolga ruoli di sostegno, di facilita-
responsabilizzazione delle famiglie); costi minori; zione – che piuttosto che “dare” soluzioni, metta
minori problemi per le amministrazioni, meno in grado gli interessati di produrne, facendo affi-
tensioni con gli abitanti dei quartieri ecc. damento su, e valorizzando, le loro risorse e le loro
I campi convenzionali sono molto costosi. Le capacità. Nel nostro caso, l’amministrazione
soluzioni alternative inoltre possono contare sulla potrebbe – più che realizzare dei campi – creare le
mobilitazione di risorse degli interessati, il cui con- condizioni per l’insediamento, offrendo facilitazio-
tributo può essere consistente. (In ogni caso quasi ni di base che possano essere sviluppate a seconda
ogni soluzione costa molto meno dell’edilizia pub- delle esigenze, facendo affidamento sulle risorse
blica cui molti zingari avrebbero diritto). I costi di degli interessati, eliminando gli ostacoli ecc.
manutenzione possono essere drasticamente ridot- Questa filosofia costituirebbe un deciso allontana-
ti in presenza di una responsabilizzazione delle mento da logiche assistenzialistiche. Comunque
famiglie. Si consideri che i criteri (caratteristiche avrebbe conseguenze pratiche importanti: non sol-
delle aree, standard) imposti dalle normative spe- tanto modificherebbe il modo di concepire i campi
cifiche e da quelle generali per la realizzazione dei e la loro produzione, ma obbligherebbe a diversi-
campi sono molto esigenti, spesso per ragioni che ficare le politiche.
non hanno a che fare con la qualità abitativa spe- In questa luce, la produzione diretta è sol-

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Rom e Sinti: un‘integrazione possibile Italia ed Europa a confronto

tanto una delle soluzioni possibili. La riconversio- bene per gli zingari, ma che, limitandoci ad affian-
ne delle politiche comporta di introdurre, in carli con un’azione di sostegno, lasciamo a loro la
aggiunta o in alternativa alla realizzazione di parola, perché, soggetti primi ed accreditati pres-
campi, politiche a sostegno di soluzioni private: so i poteri locali, ottengano il pieno rispetto dei
misure a sostegno dell’acquisizione di terreni (in loro diritti fondamentali” (Karpati 1998, 14).
proprietà o in affitto); per l’acquisto di roulotte
ecc. – intese come particolari misure tra le molte 11. Infine occorre lavorare sulle condizioni
che costituiscono le politiche abitative. contestuali da cui dipende la praticabilità delle
buone soluzioni. Anzitutto i vincoli costituiti dalla
10. Per quanto riguarda la produzione pub- struttura consolidata delle politiche generali (abi-
blica, questi principi mettono in discussione il tative e urbanistiche in particolare) e dalle barrie-
punto di vista convenzionale sui campi che li vede re normative e istituzionali che si frappongono alle
come operazioni integralmente pubbliche, nel politiche di inserimento/insediamento degli zinga-
senso che le amministrazioni decidono, progettano ri. Si tratta di ostacoli che per certi aspetti richie-
e realizzano i campi, li realizzano con risorse pub- dono di innovare la normativa regionale o nazio-
bliche, mantengono la proprietà dei campi, stabi- nale, ma a livello locale molto può essere fatto cer-
liscono dei regolamenti, sorvegliano l’attuazione di
cando di “far evolvere” le regole amministrative,
questi regolamenti ecc. Una prassi inutilmente
in modo da adattarle a queste specifiche esigenze.
onerosa per l’amministrazione, e una prassi che
a. Se si rivendica il carattere abitativo delle
nega principi elementari dell’abitare e requisiti
sistemazioni non convenzionali, si deve trovare un
ovvi di efficacia delle politiche sociali, quindi con-
rapporto tra queste soluzioni e le politiche abitati-
testabile sul piano dei risultati: perché significa
ve (senza escludere l’ipotesi di politiche abitative
una rigidità progettuale che non lascia spazi di ini-
ziativa agli abitanti 3, nessun uso delle loro risorse specifiche, data la specificità anche culturale oltre
e delle loro capacità (quasi nessun progetto vede che la drammaticità dei problemi abitativi che toc-
gli zingari tra gli ideatori), nessuna considerazione cano questa popolazione). Ad esempio si tratta di
per la differente dotazione di risorse di cui i desti- promuovere un uso innovativo, a supporto delle
natari dispongono. soluzioni sopra indicate, degli strumenti disponi-
Nella nuova prospettiva è invece essenziale bili: sostegni finanziari per le roulotte e per i ter-
adottare modi di produrre e gestire i campi che reni, misure per facilitare l’accesso a terreni anche
coinvolgano i loro abitanti – le loro risorse, anche privati ecc. Questi interventi devono essere consi-
finanziarie, e le loro capacità. Il coinvolgimento derati come equivalenti alle misure dell’edilizia
degli interessati deve essere previsto in tutti i pubblica, in attesa che la legislazione riconosca le
diversi momenti del processo, a partire dalla pro- forme non convenzionali di habitat come forme
gettazione. “Il recente rapporto del Comitato euro- possibili dell’edilizia pubblica. Sul piano istituzio-
peo sulle migrazioni del Consiglio d’Europa (5 nale un obiettivo importante è la definizione di
maggio 1995) ribadisce come siano destinati a fal- uno statuto della roulotte, come un tipo di abita-
limento tutti i progetti che non coinvolgono gli zione possibile, cui si applichino le garanzie previ-
zingari in prima persona. Forse è ormai tempo che ste per gli altri tipi di abitazione e candidabile alle
noi gagé non pretendiamo più di sapere che cosa è provvidenze previste per altri tipi di abitazione 4;

3
Un lavoro della Fondazione Michelucci indica il “principio trasformativo” come principio generale per ripensare i pro-
blemi insediativi degli zingari: questo principio comporta il superamento del concetto di campo, e indica un criterio fondamen-
tale per progettare delle alternative: “la predisposizione di una serie attrezzata e flessibile di soluzioni diversificate d’insediamento
che non rappresentino un prodotto finito per assistere e controllare ma un ‘non finito’ che si svilupperà in ragione delle esigenze
e delle opportunità” (Marcetti e Solimano 1993).
4
Esperienze interessanti a questo proposito sono in corso in Francia. Per quanto riguarda gli aiuti finanziari – un tema
che in Francia è oggetto di grande dibattito – il tentativo è appunto di applicare le norme e i finanziamenti previsti per le politi-
che abitative anche a questa specifica area abitativa, per esempio applicare gli aiuti per l’accesso alla proprietà della casa anche
all’accesso alla roulotte, considerata come una forma particolare di abitazione. Anche da noi la possibilità per gli zingari di tra-

57
Commissione per l’integrazione

b. Una seconda area di innovazione, anche nel proporre misure ad hoc, persino qualche misu-
istituzionale, dovrebbe essere quella della norma- ra di discriminazione positiva a vantaggio degli
tiva urbanistica: affrontare gli ostacoli urbanistici zingari, in una congiuntura come questa – in cui la
(di regolazione urbanistica) che rendono difficili esasperazione degli atteggiamenti di rifiuto porta a
sia le soluzioni private sia le soluzioni pubbliche di negare l’idea stessa che per gli zingari ci possa
tipo innovativo. È difficile ad esempio, nell’attua- essere una politica diversa dallo sgombero, dall’al-
le quadro normativo e di pratiche urbanistiche, lontanamento dal territorio locale. Le politiche che
collocare aree per roulotte; altrettanto difficile può riguardano gli zingari rischiano di essere politiche
essere realizzare condizioni di vivibilità accettabili “indicibili”: a differenza di quelle che riguardano
per le roulotte sistemate in terreni privati. Si trat- l’immigrazione, è anche difficile riformularle, ri-
ta peraltro di problemi variamente affrontati dalle definirle in termini accettabili, che possano essere
diverse amministrazioni locali, e notevoli esperien- oggetto di una elaborazione discorsiva pubblica
ze sono già disponibili anche in Italia per tentare positiva.
interpretazioni innovative della normativa 5. E tuttavia – come mostrano le non poche
c. Infine, la sicurezza insediativa e territo- esperienze locali positive – il problema è trattabi-
riale – la possibilità di fermarsi senza più l’incubo le, una produzione di alternative è possibile. Si
degli sgomberi; la sicurezza del titolo di occupa- tratta di investire su un lavoro di mediazione, sulla
zione; la libertà dalle perquisizioni a tappeto e ricerca dei gradi di compatibilità offerti dai diver-
dalle intrusioni territoriali – deve essere considera- si quadri locali. Una scommessa difficile, che pre-
ta come un pre-requisito delle soluzioni, deve pre- suppone naturalmente un minimo di fiducia nella
cedere qualunque discussione sulle formule e le possibilità che l’interazione locale sia capace di
tipologie insediative da adottare. Senza sicurezza produrre razionalità, perfino di destrutturare il
territoriale non c’è possibilità di costruire progetti pregiudizio. D’altra parte l’esperienza locale mo-
e percorsi. stra che i conflitti legati all’insediarsi di popola-
(Sul come affrontare questi problemi la que- zioni zingare possono essere prevenuti, possono es-
stione rimane aperta: quanto può essere interpre- sere gestiti, e possono evolvere positivamente in
tazione innovativa delle norme e delle prassi esi- presenza di politiche appropriate (Solimano
stenti, di quelle specifiche e di quelle generali; 1999).
quanto affidare invece a modifiche della normati- Soprattutto sono necessarie strategie nuove,
va: e in questo caso quanto conviene far passare nuovi modelli di intervento. Per questo ho insisti-
attraverso una legge quadro nazionale, quanto to sulle condizioni da cui dipende la realizzazione
attraverso adeguamenti delle leggi regionali sulle di buone formule insediative, su di un diverso
popolazioni zingare; ancora: se puntare a modifi- ruolo del pubblico, e anche sull’opportunità di
che della normativa urbanistica, oppure delle poli- “de-amministrativizzare” l’azione, di deistituzio-
tiche abitative sociali, ecc.). nalizzare le soluzioni, anche dal punto di vista
delle procedure e degli attori. Non si tratta soltan-
12. Tutte queste strade sono praticabili. È to di ricorrere alle capacità della società civile
vero, c’è qualcosa di apparentemente paradossale come strumento per superare le resistenze, le diffi-

sferire su altre forme abitative le varie facilitazioni previste dalle politiche abitative e sociali dovrebbe sostituire l’invito ricorren-
te (ma di solito inappropriato oltre che strumentale) a candidarsi per un alloggio popolare. Quanto all’acquisizione di aree pri-
vate, in Francia alcuni comuni hanno costituito una archivio di aree, per rispondere a un problema che è ben noto anche da noi:
molti zingari si muovono male sul mercato immobiliare, per scarsa conoscenza del mercato, per scarsa conoscenza della norma-
tiva edilizia ecc. (spesso pagano di più di quello che è il valore commerciale del terreno).
5
Che le rigidità normative possano essere “trattate” – in attesa delle necessarie modifiche istituzionali – è indicato dal-
l’ammissibilità di costruzioni a titolo precario, possibilità previste anche nel quadro di legislazioni urbanistiche di Paesi che ci
rappresentiamo come molto rigide da questo punto di vista, in Francia ad esempio. In Francia in questo momento c’è anche il
tentativo, in qualche comune, di integrare dentro il piano urbanistico locale i terreni privati su cui sono state realizzate costru-
zioni, riconducendo la questione a quella dei “progetti di interesse generale di pubblica utilità”: la legge francese prevede infatti
che l’accoglienza dei nomadi è un compito delle amministrazioni locali.

58
Rom e Sinti: un‘integrazione possibile Italia ed Europa a confronto

coltà: si tratta anche di assicurare un certo grado Opera Nomadi, Sezione di Milano, Romano
di latenza affinché le soluzioni possano essere Drom, Milano, 9-14.
inventate, realizzate, e nuovi spazi di solidarietà MARCETTI C. e SOLIMANO N. (a cura di) (1993),
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convegno “Conosciamo io Rom e i Sinti”, Ambrosiana, Milano.

59
Commissione per l’integrazione

60
Rom e Sinti: un‘integrazione possibile Italia ed Europa a confronto

STRANIERI IN CARCERE: UNA RICERCA ETNOGRAFICA


Emilio Quadrelli *

Premessa un seminario di studi tenutosi presso il


Dipartimento di Teoria e Storia del diritto
I materiali che presentiamo sono una par-
ziale rielaborazione di un percorso di
dell’Università degli Studi di Firenze. La ricerca si
è svolta all’interno di alcune aree metropolitane
ricerca interuniversitaria, finanziato dal Murst, La del Nord Italia. Il nostro problema era descrivere,
cittadinanza tra inclusione ed esclusione. utilizzando gli strumenti metodologici dell’etno-
Contenuto teorico e suggestioni operative. Una grafia 1, le trasformazioni intervenute all’interno
prima esposizione è stata presentata e discussa, col delle logiche della “cittadinanza” 2 in relazione ai
titolo Immigrati tra illegalità e carcere: una ricer - nuovi flussi migratori e alla crisi del sistema del
ca etnografica, nel dicembre 1999, all’interno di Welfare 3. L’interrogativo non era privo di ragioni.

* Università di Genova.
1
L’etnografia è una metodologia di ricerca qualitativa interessata principalmente a descrivere gli stili di vita di un deter-
minato ambito sociale raccogliendo e selezionando materiali di senso comune. Per una buona ed esauriente rivisitazione della
metodologia di ricerca etnografica, in ambiti disciplinari diversi, si vedano: U. Hannerz, Esplorare la città. Antropologia della
vita urbana, Bologna, 1992 e dello stesso autore La complessità culturale. L’organizzazione sociale del significato, Bologna,
1998; C. Geertz, Interpretazioni di culture, Bologna, 1987 e, sempre dello stesso autore, la raccolta di saggi, Antropologia inter -
pretativa, Bologna, 1994; J. Clifford, Strade, Torino, 1999. Inoltre per una discussione sull’uso e il trattamento delle interviste
nell’ambito della ricerca sociologica si veda D. Demazier, C. Dubar, Analyser les entretiens biographiques, Parigi, 1997.
2
L’importanza che assume, in ambiti disciplinari diversi, il termine “cittadinanza” è molto ben sintetizzato, all’inizio della
sua monumentale opera, da Pietro Costa: “Cittadinanza” è una parola che da qualche tempo gode di una crescente fortuna non
solo nel lessico filosofico e sociologico, ma anche nel dibattito politico e nella stampa quotidiana. Il successo della parola coinci-
de con un processo di più o meno consapevole estensione del suo campo semantico: da espressione impiegata semplicemente per
descrivere la posizione di un soggetto di fronte ad un determinato Stato, cittadinanza tende a divenire un crocevia di suggestio-
ni variegate e complesse che coinvolgono l’identità politico-culturale del soggetto, le modalità della sua partecipazione politica,
l’intero corredo dei suoi diritti e dei suoi doveri. “Cittadinanza”… si propone come una delle parole-chiave del lessico filosofico-
politico (e della teoria politica e sociale) contemporaneo” (cfr. P. Costa, Storia della cittadinanza in Europa, vol. I e II, Roma-
Bari, 1999. Inoltre come osserva S. Mezzadra in Cittadini della frontiera e confini della cittadinanza. Per una lettura politica delle
migrazioni contemporanee, saggio in corso di pubblicazione, “Questo concetto di cittadinanza ha molto a che fare con la storia
specifica della cultura politica italiana nel secondo dopoguerra. Nelle stesse discipline giuridiche europee continentali esiste una
consolidata tradizione di studi attenta a sottolineare la ricchezza semantica e il carattere dinamico della cittadinanza, basti ricor-
dare Georg Jellinek sulla circostanza che la personalità (la matrice giuridica della cittadinanza) non può essere considerata una
grandezza invariabile, rappresentando “innanzi tutto qualcosa di potenziale”, uno status a cui possono essere connessi “diritti
soggettivi” differentemente qualificati. “Tutte le lotte sociali e politiche dei tempi moderni”, aggiungeva Jellinek, “hanno avuto
sostanzialmente l’effetto di allargare il concetto di personalità. In tal modo il giurista tedesco anticipava una modalità destinata
a essere ripresa e sviluppata dal sociologo inglese T.H. Marshall la cui prolusione del 1949 su Cittadinanza e classe sociale ha
esercitato una straordinaria influenza sul dibattito dei decenni successivi. L’intera vicenda politica moderna veniva riletta in quel
testo dal punto di vista della progressiva inclusione all’interno della cittadinanza di soggetti originariamente esclusi da essa e del
continuo arricchimento intensivo delle determinazioni dei diritti dei cittadini, culminato nel secolo XX con il riconoscimento di
alcuni fondamentali diritti sociali”. Infine, tra la molta pubblicistica legata alla discussione e alla riflessione che il concetto di
“cittadinanza” ha assunto nella teoria politica e sociale contemporanea, rimanendo in ambito italiano, va certamente ricordato
Danilo Zolo (a cura di), La cittadinanza. Appartenenza, identità, diritti, Roma-Bari, 1994.
3
Il dibattito intorno alla crisi del sistema del Welfare occupa, da qualche tempo, un ruolo centrale nel dibattito delle scien-
ze sociali. Per una sintetica, ma significativa, panoramica vanno tenuti presenti: Z. Bauman, Dentro la globalizzazione. Le con -
seguenze sulle persone, Bari-Roma, 1999; sempre dello stesso autore: La società dell’incertezza, Bologna, 1999; U. Beck, Che
cos’è la globalizzazione, Roma, 1998; R. Dahrendorf, Quadrare il cerchio. Benessere economico, coesione sociale e libertà poli -
tica, Bari-Roma, 1995; A. Giddens, La terza via, Milano, 1999; D. Harvey, La crisi della modernità, Milano, 1993. Per una buona
ricostruzione politica del Welfare si veda: G. A. Ritter, Storia dello stato sociale, Bari-Roma, 1995; sulle dinamiche economiche
e sociali che hanno caratterizzato il modello del Welfare può essere utile vedere J.P. Thomas, Le politiche economiche del
Novecento, Bologna, 1998.

61
Commissione per l’integrazione

Il carcere, nella sua estrema specificità, è pur sem- Introduzione


pre un buon punto di osservazione delle dinamiche
Ogni volta che si parla di razzismo e xenofo-
sociali 4. Inoltre non ci saremmo occupati di una
bia si è colti da una sorta di pudore. Solitamente si
problematica simile se, da più parti, non fossero
tende a trattare l’argomento nell’ambito rassicu-
giunti stimoli e sollecitazioni diverse. In particola-
re la presenza di numerosi detenuti stranieri lega- rante delle discipline storiche piuttosto che all’in-
va l’ambito carcerario a temi ricorrenti nel dibat- terno della teoria sociale contemporanea 5. Se il
tito delle scienze sociali come gli effetti culturali dibattito attraversa la società attuale viene confi-
prodotti dai flussi delle cosiddette “nuove immi- nato in ambiti sociali esterni ed estranei alla cosid-
grazioni” e in quale ambito dei diritti la nostra detta società civile 6. Teste rasate, gruppi di tifosi
società colloca la figura dello straniero. legati al calcio o al basket 7, moda temporale col-
Tratteremo principalmente tre aspetti: legata a particolari gusti e stili musicali o al mas-
1) le forme di razzismo e xenofobia presenti simo fenomeno politico endemico circoscritto a
tra gli attori istituzionali; particolari ambiti sociali 8. Tutto sommato l’idea
2) le conseguenze sulla vita degli attori che, dopo una breve eclisse, la ragione o, nell’am-
sociali; bito dei discorsi di senso comune, il progresso fos-
3) le forme e il significato che assume il sero tornati a governare l’agire umano era una
“disagio mentale” nel contesto carcerario attuale, convinzione condivisa da buona parte degli uomi-
specialmente nei confronti dei detenuti stranieri. ni e delle donne che hanno contribuito a edificare
Nella parte finale sono discussi alcuni aspet- le società europee nel secondo dopoguerra 8. Sono
ti del razzismo contemporaneo e ipotizzate alcune molti gli episodi che si potrebbero riportare per
linee di ricerca. mettere, per lo meno, in dubbio una fede così

4
Per una discussione su questi temi si veda, in particolare: E. Santoro, Carcere e società liberale, Torino, 1997.
5
Questo aspetto è stato molto ben evidenziato da V. Stolcke. In particolare si può vedere Le nuove frontiere e le nuove
retoriche culturali dell’esclusione in Europa, in S. Mezzadra, A. Petrillo (a cura di), I confini della globalizzazione, Roma, 2000.
Sul ruolo delle pratiche razziste, come elemento consustanziale e non anomalo del capitalismo liberale, si veda, dell’autrice mede-
sima, Is Sex to Gender as Race is to Ethnicity?, in T. Della Valle, Gendred Anthropology, London, 1993.
6
Sul ruolo giocato dal razzismo, dalla xenofobia e dal sessismo nella definizione e nel controllo delle situazioni sociali si
veda: P. Berger, Invito alla sociologia, Padova, 1967; sul ruolo giocato dalle logiche di senso comune, nella definizione delle situa-
zioni sociali e la loro ripresa in ambiti scientifici rimane importante: P.L. Berger, T. Luckmann, La realtà come costruzione socia -
le, Bologna, 1969. Per una esauriente discussione del rapporto tra società civile e razzismo si veda: F. Baroncelli, Il razzismo è
una gaffe. Eccessi e virtù del “politically correct”, Roma, 1996.
7
L’uso di simboli di destra all’interno degli stadi e dei palazzetti dello sport non autorizza, comunque, a identificare imme -
diatamente i vari gruppi di tifosi in militanti di estrema destra. Per una discussione su questi temi, dove vengono decostruite gran
parte delle logiche di senso comune, in merito alle logiche delle tifoserie informali si veda: A. Dal Lago, Descrizione di una bat -
taglia. I rituali del calcio, Bologna, 1990.
8
Non è casuale che a riguardo siano state dedicate molte ricerche, mentre poco o nulla si dice intorno agli ambiti così
detti rispettabili. In particolare si possono vedere i numerosi studi su alcuni quartieri periferici romani, tradizionalmente di sini-
stra che, negli anni Settanta vedono costituirsi gruppi di giovani politicamente schierati con la destra radicale. Si veda ad es. il
volume di F. Ferraresi, La destra radicale, Milano, 1984.
9
Tra le poche voci di intellettuali che non accettarono una così facile e rassicurante ricostruzione degli eventi precipitati
nel secondo conflitto mondiale, vanno sicuramente ricordati gli esponenti della cosiddetta Scuola di Francoforte. In particolare
vale ancora la pena di rileggere di T. W. Adorno e M. Horkheimer, Dialettica dell’illuminismo, Torino, 1966, specialmente per
quanto riguarda la critica dei presupposti filosofici della moderna cultura occidentale e, per un’incisiva messa a nudo delle logi-
che della “ragione strumentale”, M. Horkheimer, Eclissi della ragione,Torino, 1969. In epoca più recente molte delle intuizioni e
delle argomentazioni degli autori sono state sviluppate e ulteriormente argomentate nel saggio di Z. Bauman in Modernità e
Olocausto, Bologna, 1992. In maniera molto convincente l’autore dimostra come l’olocausto e lo sterminio furono possibili pro-
prio utilizzando e amplificando i processi di razionalizzazione delle società moderne; come paradossalmente la ragione fosse
costantemente presente nell’opera di spoliazione, deportazione e sterminio. Le argomentazioni teoriche di Bauman hanno trova-
to una corposa verifica nei lavori dello storico che maggiormente ha studiato l’olocausto: R. Hilberg, La distruzione degli ebrei
d’Europa, Torino, 1995. Infine sul ruolo svolto dalla scienza nei processi di purificazione e razionalizzazione della specie umana
va ricordata l’importante ricerca di H. Friedlander, Le origini del genocidio nazista, Roma, 1997.

62
Rom e Sinti: un‘integrazione possibile Italia ed Europa a confronto

certa. Significative linee di ricerca hanno eviden- Ora è difficile immaginare che un simile
ziato come il razzismo non sia per nulla estraneo scambio di opinioni sia avvenuto tra il sindaco e
ai postulati legittimi e nobili della nostra tradizio- una qualche “testa rasata”. Più facile immaginare
ne culturale: l’umanesimo e l’illuminismo 10. Senza la scena all’interno di un qualche salotto bene tra
dilungarci nella disamina infinita di una serie di toni pacati, ragionevoli e perbene. Il dott. Sansa
fatti e circostanze, per il nostro lavoro è più signi- non si è soffermato sui particolari, ha però preci-
ficativo riportare un evento legato al contesto della sato:
presente ricerca. Tra le varie testimonianze raccol- Va sottolineato che a essermi rimproverata è
te abbiamo ascoltato il Dott. A. Sansa, sia in qua- stata la mia partecipazione, insieme a quella di
lità di magistrato sia, soprattutto, come sindaco di tutta l’amministrazione comunale, a iniziative
Genova eletto a ridosso degli eventi genovesi del particolarmente significative del circolo culturale
“luglio ’93” 11. Il Dott. A. Sansa ci ha autorizzati a Primo Levi 12. Attività inserite in un contesto com -
rendere pubblici i materiali dell’intervista senza pletamente laico. Questo lo sottolineo per rimar -
vincolo di anonimato. Nel corso dell’intervista in care il sentimento spiccatamente antisemita del
relazione al razzismo presente nell’ambito cittadi- rimprovero.
no ha detto: Ha quindi aggiunto:
… inoltre tenga conto che il razzismo, anche … in un panorama culturale simile, non è
se ufficialmente non sembra, perché non appare difficile capire come e perché l’immigrato o lo zin -
mai in forma esplicita, è ben radicato in vari garo 13 diventi oggetto di una serie di pregiudizi e
ambiti sociali. A me per esempio è stato detto: di criminalizzazioni. Certo ci sono anche elementi
“Certo, durante la sua amministrazione, è del tutto nuovi nella “questione immigrazione”
stato fatto molto per rilanciare l’immagine cultu - attuale. Ma grattando leggermente la patina della
rale della città. I suoi sforzi sono sicuramente nuova intolleranza si finisce per scoprire, comun -
encomiabili, però lei ha dato troppo spazio agli que, ampi tratti del razzismo tradizionale.
ebrei, ha avuto troppe contaminazioni. Non li ha Queste poche note, in realtà, ci dicono mol-
tenuti al loro posto!!!” to. La lettura di parte dei materiali che seguono ci

10
La non estraneità del razzismo alle culture illuministe e liberali è stata molto ben evidenziata, di recente, da A. Brugo,
L’invenzione delle razze. Studi su razzismo e revisionismo storico, Roma, 1998. Non è comunque inutile ricordare come il dibat-
tito intorno a umano e non umano rappresenti uno degli aspetti decisivi della cultura umanista. Storicamente una prima “siste-
matizzazione” del pensiero razzista la possiamo rintracciare all’interno della polemica tra lo scolastico Francisco de Vitoria e l’u -
manista Juan Gines Sépulveda, intorno alla metà del ’500. Gli umanisti ponendo al centro delle loro riflessioni l’idea di uomo
posero, in maniera del tutto simmetrica, il suo contrario il non-uomo. Le popolazioni del nuovo continente vennero immediata-
mente relegate al rango del non-uomo, la civiltà e non la fede diventava l’elemento paradigmatico che definiva l’appartenenza o
meno al genere umano. Ma gli umanisti apportarono un ulteriore e decisiva vittoria contro la tradizione cristiana: rovesciarono il
giudizio di valore tradizionale: Caino e non Abele divenne il modello ideale di riferimento. Mentre, come ricorda Agostino, Caino
costruisce la città, come dimora, Abele è pellegrino nel mondo perché unica sua città e la Città di Dio. Gli umanisti, al contrario,
proprio all’interno delle mura fortificate della città elaborano e sperimentano il nuovo modello umano. L’Uomo abita la città, il
Non-Uomo, ne è escluso, è tenuto forzatamente lontano. La ricostruzione di questo dibattito, e la messa in rilievo delle logiche di
esclusione implicite nell’umanesimo, è stata felicemente resa da C. Schmitt, Il nomos della terra, Milano, 1991.
11
Il riferimento è agli scontri avvenuti tra popolazione locale e cittadini stranieri nel centro storico genovese. Per una rico-
struzione e una dettagliata analisi degli eventi si veda: A. Petrillo, Insicurezza, migrazioni,cittadinanza. Le relazioni immigrati-
autoctoni nella rappresentazione dei “Comitati di cittadini”: il caso genovese, tesi di dottorato di ricerca in Sociologia e politiche
sociali, Dipatimento di Sociologia, Università di Bologna, 1995.
12
Il “Primo Levi” è un circolo culturale senza specifici legami religiosi e politici con la “comunità ebraica”. La sua atti-
vità è unicamente di tipo culturale senza caratterizzazioni particolari.
13
A seguito di un atteggiamento considerato troppo morbido o addirittura consenziente nei confronti di alcune famiglie
rom, in sostanza per non averle cacciate dalla città, il sindaco Sansa è stato oggetto di minacce e di un attentato. La ricostruzio-
ne e il senso di questi avvenimenti, all’interno di quella che è possibile definire come la macchina della paura della società con-
temporanea, è stata descritta da A. Dal Lago, Non-Persone. L’esclusione dei migranti in una società globale, Milano, 1999.

63
Commissione per l’integrazione

porrà di fronte a un nodo politico e culturale di all’ordine del giorno. I più presi di mira sono i
non poca entità: l’esistenza e la legittimazione 14 marocchini e anche i neri. Sono episodi che di soli -
del razzismo e della xenofobia all’interno della no- to si svolgono di notte. Poi ci sono le provocazioni,
stra società. ma che non vanno oltre le parole.
Può elencare qualche altro esempio?
Mutismo e rassegnazione Sì. Uno dei loro divertimenti consiste nel
Su questi presupposti le pratiche razziste fare ubriacare qualche detenuto marocchino e poi
trovano una facile breccia in cui incunearsi e spintonarlo per la sezione quando non capisce più
diventare rispettabili. Le interviste che presentia- niente.
mo sembrano rafforzare le ipotesi appena formu- Questi gruppi fanno anche propaganda poli-
late. In particolare sono alcune interviste, rilascia- tica?
teci dagli agenti e dalle vigilatrici più giovani della Qualcuno sì. Ma più che altro loro si defini -
Polizia penitenziaria, ad evidenziare come il rap- scono “quelli che agiscono”. Tenga conto che molti
porto di dominio sia la forma relazionale decisiva di loro bevono molto e calano anche. Di solito
tra detenuto e istituzione penitenziaria. Ma c’è di quando agiscono sono belli impistonati.
più. Emerge un discorso di localismi, di autonomi - Può dirmi qualcosa sulla loro propaganda
smi, di riproposizione, anche se con un linguaggio ed eventuale reclutamento?
meno dotto, dell’idea di oikos 15. Qualcosa del tipo: Più che un reclutamento vero e proprio, loro
“Nel mio carcere, quindi nel mio territorio, decido hanno il loro punto di forza tra gli accasermati.
io. Come cittadini, che garantiscono un servizio Tra questi hanno più ascendenza. Sono più giova -
indispensabile per la sicurezza di tutti, siamo gli ni, appena usciti dal corso, un po’ montati e
unici a essere legittimati a decidere. Siamo noi, e soprattutto vivono praticamente in carcere. Se uno
solo noi, a poter legiferare su come mantenere l’or- vive qua dentro a un certo punto è facile che odi i
dine e la sicurezza in carcere. Il punto di vista che detenuti. È un meccanismo quasi automatico.
adottiamo è legittimo semplicemente perché La seconda intervista è decisamente più
nostro. È lo straniero che deve fornirci prove tan- esplicita. L’attore sociale è un testimone partico-
gibili della sua affidabilità, rispettando la nostra larmente privilegiato in quanto “politicamente
città, la nostra gente e la nostra civiltà. Non siamo impegnato”. Ci è sembrato opportuno delineare ed
noi che dobbiamo andare incontro a lui, quasi fos- evidenziare i tratti politici e culturali in cui tali
simo i suoi servi, è lui che deve uniformarsi e pie- modelli prendevano forma. In particolare capire:
garsi a noi”. 1) quanto l’elemento xenofobo e razzista
Esistono forme di razzismo, più o meno dif- giocasse un ruolo innovativo e determinante all’in-
fuse, tra i suoi colleghi? terno di pratiche, tutto sommato, tradizionali tra il
Sì. Anche abbastanza evidenti. personale militare penitenziario 16;
Come si attuano tali forme? 2) quanto tali pratiche suscitassero adesio-
Nel nostro istituto in maniera piuttosto ne, consenso e legittimazione.
blanda. C’è una parte dura, però non ha il I materiali raccolti sembrano confermare un
sopravvento. I pestaggi ci sono, ma non sono simile spostamento. Dato maggiormente rilevante

14
L’adesione non “forzata” alle ideologie razziste è stata ampiamente discussa e documentata da un autore non sospetto
come G.L Mosse. A riguardo, tra le sue molte opere ricordiamo: G.L. Mosse, Le origini culturali del Terzo Reich, Milano, 1968;
La nazionalizzazione delle masse, Bologna, 1975; Sessualità e nazionalismo , Roma-Bari, 1984; Le guerre mondiali. Dalla tra -
gedia al mito dei caduti, Roma-Bari 1990. Per quanto riguarda l’adesione alle ideologie razziste nel nostro paese, è sufficiente
ricordare i lavori di uno storico come A. Del Boca. In particolare si vedano: A. Del Boca, Gli italiani in Africa orientale, vol. I,
Milano, 1992; Gli italiani in Libia. Tripoli bel suol d’amore 1860-1922, Milano, 1993.
15
Un tipico esempio di sovrapposizione dello “spazio domestico” sullo “spazio pubblico” è rappresentato dalle argomen-
tazioni contenute in: A. Heller, Oltre la giustizia, Bologna, 1990; sempre della stessa autrice: Dieci tesi sul diritto d’asilo, in
“Luogo Comune”, n. 4, 1992. Per una critica di questa impostazione si veda, in particolare: A. Dal Lago, Non Persone, op. cit.
16
Per una descrizione, ancorché datata, della cultura della Polizia penitenziaria, è ancora utile: A. Ricci e G. Salierno, Il
carcere in Italia, Torino, 1971.

64
Rom e Sinti: un‘integrazione possibile Italia ed Europa a confronto

è il prodursi di un discorso che, con sfumature e o a prostituirsi. Il principale reato lo commettono


tonalità diverse, è riscontrabile in ampi settori del- minacciando il nostro popolo, le nostre madri,
l’opinione pubblica. La sensazione è di non essere sorelle, mogli e figli. Purtroppo abbiamo uno Stato
di fronte a un modello estremista ma a un discor- e dei politici che invece che difendere la propria
so “ragionevole” molto presente nelle retoriche di gente fanno di tutto per imbastardirla e indebolir -
senso comune 17. la.
Quali sono, secondo lei, i problemi all’inter- Lei, prima, ha usato il termine noi. È un
no del carcere? modo di dire generico o ha un significato più pre-
Sicuramente la sicurezza. La presenza di ciso, ad esempio politico?
razze ed etnie così diverse e lontane dalla nostra In un certo senso. Ma non come probabil -
danno molti problemi. mente lo intende lei. Non facciamo i politicanti. A
Come si può mantenere, secondo lei, l’ordi- noi non interessa la politica, i partiti, ste cose qua.
ne? A noi interessa essere padroni nella nostra città.
Noi abbiamo delle idee molto precise. I dete - Siamo contro gli stranieri, i delinquenti, i drogati
nuti non devono scambiare il carcere per un alber - per il bene del nostro popolo, non per un partito.
go dove fare quello che vogliono. Sono qua perché L’intervista riportata ha un merito: la chia-
si sono macchiati di colpe verso la nostra società e rezza. Non si può certo dire che provi a maschera-
il nostro popolo. Sono qua per espiare e devono re le sue convinzioni. Significativi i richiami
farlo in assoluto mutismo e rassegnazione. costanti alla dimensione locale e alla propria
Concretamente cosa vuol dire? gente: sono il “popolo” 18, la “nostra gente”, a
Vuol dire per prima cosa metterli a tacere essere assunti come i referenti concreti da difende-
sin da subito. Poi instaurare un clima dove loro, re e proteggere. In nessun passaggio dell’intervista
alla fine, spontaneamente si comportano come compare, come possibile referente, lo Stato. Anzi
subordinati. È un po’ come con le bestie. A un cane l’accentuazione è posta continuamente sul locale.
devi far capire chi comanda e a chi deve obbedire. Il nostro territorio, le nostra città, il nostro carcere
Per farlo devi anche ricorrere alle maniere forti. e così via. La propaganda s’incentra prevalente-
Mettere subito in chiaro, e ricordarlo spesso, quali mente sul tangibilmente nostro, sul riemergere di
sono i ruoli. Chi comanda e chi deve ubbidire. una “comunità» immediatamente percepibile al
Senta prima ha parlato di reati contro il “cittadino comune”.
nostro popolo, cosa intende? L’ultima intervista evidenzia il successo di
Bisogna essere ciechi per non vedere quello tale propaganda, sostanzialmente impolitica o
che ormai da diverso tempo sta avvenendo. Gente ancor meglio anti-politica 19, tra gli agenti.
di altre razze, con culture e civiltà incompatibili L’attore ha una storia del tutto priva di una qual-
con la nostra ha occupato le nostre città. Le nostre che connotazione ideologica. Entra nella Polizia
donne non possono più mettere il naso fuori di penitenziaria senza particolari entusiasmi, prima
casa, c’è sempre qualche marocchino pronto ad come ausiliario, in sostituzione del servizio milita-
aggredirle e a violentarle. Se non si è armati non re, poi come effettivo. Le sue motivazioni sono
si gira tranquilli. Questa è gente che è venuta qua esclusivamente economiche, il posto di lavoro. Con
per sfruttarci, per portarci via tutto. Quasi gli l’ambito carcerario ha un rapporto il più distacca-
dovessimo qualcosa. Non ha voglia di lavorare, di to possibile. Trasferito da una struttura peniten-
fare niente. Sono solo capaci a rubare, spacciare ziaria ad un’altra, “matura” la trasformazione.

17
Per la sociologia il senso comune è dato da “ciò che tutti pensano”. Per una discussione del senso comune come costru-
zione e giustificazione da parte degli attori sociali del loro modello sociale si vedano, in particolare: Garfinkel H., Studies in
Ethnomethodology, Prentice Hall, Englewood Cliffs (N.J.), 1967; Schutz A., Saggi sociologici (trad. it.), Torino, 1979.
18
Per una parziale discussione intorno al concetto di popolo si veda: E. Quadrelli, L’enigma del popolo, in A. Dal Lago
(a cura di), Lo straniero e il nemico. Materiali per l’etnografia contemporanea, Genova, 1997.
19
Sul carattere anti-politico dei movimenti di tipo razzista, xenofobo e nazionalista rimangono decisive le pagine di H.
Arendt, Le origini del totalitarismo, Milano, 1967.

65
Commissione per l’integrazione

Come vedremo il cambiamento non avviene attra- bilmente contaminati, che non avremmo più potu -
verso la ricezione delle tematiche razziste tout- to decidere in casa nostra. Non è che adesso io sia
court ma con il graduale assorbimento di luoghi razzista. Almeno come si può solitamente pensare.
comuni. È la “banalità del male” 20 a insinuarsi in Credo, però, che ognuno deve essere padrone a
quote non minimali della popolazione. Sono temi casa sua. Stare con la sua gente, governare la sua
ovvi, pieni di “buon senso” a trasformare persone casa, senza che altri vengano a reclamare diritti o
assolutamente innocue e prive di qualunque inte- a imporre leggi. Penso che le nostre città debbano
resse per la vita politica in potenziali aguzzini. essere governate dalla gente del posto. Gli stranie -
L’intervista mostra la semplicità e la facilità con ri sono una minaccia alle nostre tradizioni.
cui il razzismo e la xenofobia diventano discorso Lei attualmente si sente impegnato politica-
rispettabile anche e soprattutto in persone ideolo- mente?
gicamente neutre. Sì e no. Al pari di molti altri mi sento parte -
cipe di un movimento. Se per politica intende i
La “banalità” del male partiti, il modo come tutti, o quasi, pensano solo
Come è entrato nella Polizia penitenziaria? agli affari loro, no, non mi sento impegnato politi -
Sono entrato come ausiliare. Dopo il servizio camente. Se intende invece lottare e difendere i
militare mi sono fermato. nostri diritti, la nostra cultura e civiltà sì. Se per
La decisione di fermarsi è stata casuale o politica intende la libertà e la sicurezza per la
aveva delle motivazioni? nostra gente sì.
All’inizio nessuna. O meglio l’unico motivo La storia descritta rappresenta una delle
era un lavoro sicuro. Non ho finito le superiori, per tante vite anonime che il razzismo e la xenofobia a
cui non è facile trovare un lavoro, sicuro e discre - un certo punto risvegliano. Nessun mito eroico e
tamente retribuito, senza un titolo di studio. nessun destino o decisione 21 ha agito nella trasfor-
Prima di arruolarmi avevo lavorato un po’ in giro mazione. Banalmente è la metafora della casa, con
come manovale. Tanto lavoro, pochi soldi, nessu - le sue radici e tradizioni, ad agire come volano. Se
na garanzia. nell’intervista precedente l’ideologia razzista era
Cosa pensava degli immigrati? esplicita, in quest’ultima tutto è decisamente più
Non è che mi fossi mai posto seriamente il sfumato. Il razzismo e la xenofobia sembrano esse-
problema. A vederli così in carcere mi sembravano re quasi una costrizione. Sono gli stranieri, lo
un po’ degli sfigati. Gente povera che cercava in Stato dei burocrati, le leggi dei giuristi e non del
qualche modo di campare. Non notavo le differen - popolo a costringerci a difenderci. L’intervistato in
ze di razza e di cultura. fondo sembra dire: “Siete voi che ci obbligate a
A un certo punto qualcosa cambia? diventare razzisti. In fondo noi ci stiamo solo
Sì. Prima pensavo unicamente a me stesso, difendendo. Noi siamo in casa nostra. Vogliamo
ai miei divertimenti, non mi interessavo di niente. solo comandare su ciò che è nostro. Siete voi gli
Poi ho scoperto, forse sarebbe meglio dire ho risco - usurpatori”. Nel suo lavoro di reclutamento e di
perto di appartenere a un territorio, alla mia allargamento del consenso, l’ideologia razzista,
gente. Di avere delle radici. Ho capito il pericolo pone la discriminante razziale o etnica come l’ex-
che rappresentano per noi, per la nostra gente gli trema ratio che una comunità deve attuare in ter-
extracomunitari. mini puramente difensivi. Tra i simpatizzanti,
Poi invece? infatti, il discorso razziale sta sempre sullo sfondo.
Poi mi sono reso conto che non era così. Ho Dinanzi sono i diritti e la sicurezza del popolo,
capito che la loro presenza ci avrebbe immanca - della propria gente, delle madri, delle zie, della

20
Ci riferiamo all’utilizzo che ne fa la Arendt nell’analizzare il caso Eichmann in: H. Arendt, La banalità del male,
Milano, 1992.
21
Sono le retoriche che in qualche modo fecero da sfondo alla propaganda nazionalsocialista. Per una discussione e una
puntuale critica di tali argomentazioni rimangono fondamentali Lowith K, in Il decisionismo occasionale di Carl Schmitt, in
Critica dell’esistenza storica, Napoli, 1967 e dello stesso autore La mia vita in Germania, Milano, 1988.

66
Rom e Sinti: un‘integrazione possibile Italia ed Europa a confronto

gente comune. Significativamente è stato detto: non trasformare il carcere in una baraonda. Se
“…le leggi fatte dai giuristi e non dal popolo”, qualcuno si lamenta poteva fare a meno di finirci.
leggi considerate astratte ed estranee alla gente I diritti sono per le persone perbene.
comune. Concepite da qualcuno che non è dei In servizio noi facciamo solo il nostro dove -
nostri. Una continua frattura tra popolo e Stato re: manteniamo la sicurezza.
attraversa l’ordine discorsivo dei movimenti xeno- Questi sono animali, siamo noi a rischiare
fobi e razzisti.. Nelle interviste seguenti questo nelle sezioni.
scarto apparirà in maniera decisamente esplicita. I detenuti se sono qui è perché hanno sba -
gliato. Il carcere è una punizione mica un premio.
Fare il proprio dovere. Come mai, allora, si sente parlare di com-
Esistono secondo voi delle discriminazioni portamenti xenofobi e razzisti in carcere?
razziste nei confronti delle detenute straniere? Non lo so. In giro c’è gente sempre disposta
Ma quale razzismo. Semmai il razzismo c’è, a darci addosso. Basta che una di ste t… dica una
ma da parte loro. Sono tutte voci messe in giro da cosa e tutti le credono. Magari questa dice una
chi vorrebbe, dopo aver spalancato le frontiere, cosa, senza dire perché una ipotetica cosa è suc -
spalancare anche le porte del carcere. cessa. Certo mica sempre si possono usare i guan -
Se qualcuno parla di razzismo deve venire a ti di velluto.
lavorare con noi. Dopo forse la smetterà. A meno Perché, molti, si fanno infinocchiare dai
che non si definisca razzista chi fa seriamente il comunisti. Loro ai negri ci vogliono dare anche il
proprio dovere. voto. Così poi tutta l’Africa ci arriva qua.
Dovrebbero venire i politici qua a vedere con È questa mania delle società multietniche.
chi abbiamo a che fare. Altro che parlare di raz - Basta che uno straniero dica una cosa e sono tutti
zismo. Noi non siamo più sicuri in casa nostra, pronti a starlo a sentire. Noi invece che siamo di
questa è la verità. qua non veniamo tenuti in considerazione.
Vengono qua a rubare, spacciare, a portar - Sono i politici e gli intellettuali a fare sti dis -
ci la miseria, a occupare le nostre città, le nostre corsi. La gente la pensa come noi. È stufa. Non
strade, ci invadono e noi cosa dovremmo fare stare vuole avere tra i piedi tutte ste razze, che poi sono
a guardare? tutti delinquenti.
Io non sono razzista ma questi devono Chi fa sti discorsi forse non si rende conto
rispettarci, non possono venire qua e fare come se del pericolo che stiamo correndo. Le nostre città
fossero a casa loro. Questa è casa nostra. sono diventate un concentrato di criminalità. La
Questa gente deve imparare a stare al suo nostra gente non può più girare tranquilla per
posto. Per avere dei diritti bisogna rispettare, per strada. Ci sono extracomunitari dappertutto.
prima cosa, i doveri. Se io sono ospite di qualcuno Lo Stato invece di dare i soldi a sta genta -
mi comporto come tale, non come se fossi a casa glia (lo sa che danno i soldi anche agli zingari?)
mia. dovrebbe preoccuparsi di più della nostra gente
Forse qualcuno si riferisce al modo in cui che non vive più sicura.
fate il vostro dovere? La frattura tra Stato e popolo, e la sfiducia
Certo c’è anche chi pensa che questi, dopo nei confronti delle istituzioni centrali, trova il suo
essere arrivati da noi, magari illegalmente, aver corollario nel sentirsi parte di un movimento che ha
rubato, spacciato, ucciso e che altro ancora, nell’idea di “comunità”, culturalmente definita 22,
quando li prendono dovrebbero essere trattati la propria ragione di esistere. Di primo acchito può
come in un albergo. suonare strano trovare i termini cultura, differen-
Noi non andiamo in servizio per fare le za culturale, origini culturali ecc. nelle parole di
dame di carità. Siamo lì per fare rispettare delle attori sociali che ben poco hanno a che fare con la
disposizioni. Dobbiamo mantenere la sicurezza produzione culturale. Sarà meno strano se pensia-

22
Per una lettura attuale e originale della classica contrapposizione tra “comunità” e “società” si veda: M. Ricciardi,
Ferdinando Tonnies sociologo hobbesiano. Concetti politici e scienza sociale in Germania tra Otto e Novecento, Bologna, 1997.

67
Commissione per l’integrazione

mo a come, da circa un decennio, il termine cultu- non è mai esistita. Non siamo neppure di fronte al
ra è diventato l’oggetto privilegiato dei discorsi di famoso, anche se non meno discutibile, Perché
senso comune. Anche se nessuno in realtà sa o restiamo in provincia 25. Palesemente il bisogno di
riesce a dire qualcosa intorno alle culture origina- “immaginare una comunità”, in un’epoca in cui
rie della “comunità” di cui parla, tutti se ne sento- gli stessi confini statali diventano (almeno per
no partecipi. Ognuno ha scoperto che, da qualche alcuni e sicuramente per le merci e i capitali) vin-
parte, più o meno nascosta, esiste una cultura e coli arcaici 26, è tanto più forte per chi è collocato
un’epoca, autentica e felice, che è propria del in una situazione definibile glocale 27. Nel tramon-
luogo e della gente che “da sempre” lo abita, nes- to dello Stato-Nazione 28, per gli attori sociali inse-
suno l’ha mai vista e conosciuta, ma tutti ne par- riti nell’incertezza del glocale, decisivo è l’emerge-
lano e la ricordano. Il semplice ricordo, continua- re di un noi in grado di garantire e riprodurre una
mente alimentato dall’invenzione di “antiche tra- qualche forma di potere e privilegio.
dizioni” 23, è sufficiente. Intorno al mito di una È un noi che ha comunque e sempre una
cultura propria e originaria, quote di popolazione priorità sull’altro. Insomma chi non è come noi è
riscoprono un senso di appartenenza probabil- contro di noi. Si è noi semplicemente perché si ap-
mente impensabile solo qualche tempo prima. La partiene a un paesaggio, a una via, a un luogo. È
scoperta ha, tra le sue conseguenze immediate, il la nostra cultura, che possediamo fin dalla nasci-
rivendicare, senza alcuna mediazione esterna ed ta, dalle tradizioni culturali che ci tramandiamo, a
estranea, il governo del proprio territorio. Più legittimarci. È intorno a tale riscoperta che matu-
volte verrà infatti ribadita e sottolineata la pro - ra una precisa definizione dell’altro e dello stra-
prietà delle città, dei territori, delle ricchezze loca- niero come nemico. Per quanto grotteschi i motivi
li. È un noi che si concretizza immediatamente con culturali dei nuovi movimenti di popolo non sono
gli edifici, i panorami, le vie e le piazze, è un noi poi così estranei e alieni a tematiche, molto più
che è possibile constatare e toccare con mano. Vale nobili, presenti nell’attuale dibattito delle scienze
la pena di sottolineare come, a fronte dell’appa- sociali. Termini come multiculturalismo, intercul -
rente concretezza, la cornice di riferimento in cui turalismo e società multietnica godono, infatti, di
queste nuove forme di identità e appartenenza si ben altra stima. A ben vedere il differenzialismo
giocano sia totalmente immaginifica 24. La città culturale, che caratterizza i movimenti popolani,
che viene riscoperta non solo non esiste più ma non sembra essere altro che l’altra faccia di dis-

23
Per una ricostruzione dell’uso e dell’invenzione delle tradizioni come mito fondativo si vedano, in particolare: B.
Anderson, Comunità immaginate, Roma, 1996; G. Hermet, Nazioni e nazionalismi in Europa, Bologna, 1997; E. Hobsbawm,
Nazioni e nazionalismi dal 1780, Torino, 1991.
24
Sul ruolo che l’immaginario gioca in questi processi fondamentale è il lavoro di B. Anderson, Comunità immaginate,
op. cit.
25
Il riferimento è al noto testo di M. Heidegger, Perché restiamo in provincia, in Scritti politici (1933-1966), Casale
Monferrato, 1998, dove il filosofo tedesco ritrova nel silenzio del contadino e nel suo volgere lo sguardo al suolo le forme di resi-
stenza all’intellettualismo e all’inautenticità della metropoli.
26
Su questo aspetto si vedano: l’importante lavoro di Y. Moulier-Boutang, De l’esclavage au salariat. Èconomie histori -
que du salariat bridé, Paris, 1998; l’Introduzione di S. Mezzadra a I confini della globalizzazione, op. cit., e, all’interno dello
stesso volume il saggio di M. Ricciardi, Modelli capitali. Note su alcune ricostruzioni storico-concettuali del capitalismo.
27
È il termine coniato da Z. Bauman per definire la condizione degli attori sociali che, travolti dalle logiche e dalle con-
seguenze della cosiddetta globalizzazione, riscoprono l’appartenenza a un improbabile ambito locale. Su questo aspetto si veda
in particolare: Dentro la globalizzazione, op.cit.
28
La crisi dello Stato-Nazione non va confusa con una generale e irreversibile crisi dello Stato. Piuttosto a venir meno è
quella particolare forma di omogeneità sociale e territoriale molto ben descritta e analizzata da M. Foucault in Bisogna difende -
re la società, Milano, 1996. Sullo Stato e la sua ridefinizione nell’epoca attuale, contro le facili e ingenue tesi di un suo presunto
venir meno, si vedano le argomentazioni di P.P. Portinaro in Il futuro dello stato nell’età della globalizzazione.Un bilancio di fine
secolo, in “Teoria politica”, XIII, 1997 e la parte introduttiva e le conclusioni in Stato, Bologna, 2000.

68
Rom e Sinti: un‘integrazione possibile Italia ed Europa a confronto

corsi apparentemente più rispettabili 29. intervistati questo ha modificato principalmente


due cose: l’equilibrio (il rapporto di forza) tra de-
tenuti e istituzione penitenziaria e la messa in di-
Nel ventre del mostro scussione di quello status di cittadinanza che, mo-
vimenti sociali, società civile e interventi riforma-
La tipologia dei reati commessi dagli stra- tori istituzionali avevano costituito nell’arco di un
nieri si colloca, generalmente, all’interno di un trentennio. Le logiche descritte hanno delle rica-
profilo criminale tendenzialmente basso 30. dute immediate sulla vita dei detenuti. Attraverso
Solitamente anche nei casi di reati di una certa un certo numero di interviste a ex detenuti abbia-
entità, come i fatti di sangue, non ci troviamo di mo cercato di ricostruire la dimensione ordinaria
fronte a un progetto criminale volutamente piani- della vita carceraria.
ficato. Per lo più il grosso reato, ad es. il tentato
omicidio o le lesioni, è più il risultato, non voluto, Forza e Denaro
di una infrazione. Numerosi sono ad esempio i casi Le prime due interviste sono state rilasciate
di risse finite con l’assumere contorni delittuosi di da due donne italiane “privilegiate”. Imputate per
maggiore entità. Generalmente lo stesso discorso un reato associativo, in relazione all’organizzazio-
vale per i reati contro il patrimonio. Le numerose ne e alla gestione del business del gioco clandesti-
rapine, di cui gli stranieri sono imputati, in origi- no sottolineano immediatamente:
ne sono semplici furti o scippi che, per imprevisti Con noi sanno che non conviene comportar -
e più spesso per incapacità, si trasformano in un si in un certo modo. Sanno che ci devono portare
reato giuridicamente molto più grave 31. rispetto.
La presenza di detenute/i stranieri ha modi- Solo una volta una si è permessa una paro -
ficato radicalmente la composizione sociale carce- la di troppo. Ma sono state le sue stesse colleghe a
raria. Nelle grandi aree metropolitane del Nord riprenderla e a dirle che con noi non poteva fare
Italia superano sovente il 50% della popolazione come con le altre.
detenuta. Secondo gli attori istituzionali e sociali Chiarito il loro status particolare e quindi

29
I due argomenti diventano complementari non solo perché rimandano a un’idea dell’altro incompatibile con la nostra,
in quanto di grado inferiore, ma fissano l’altro all’interno di confini culturali che lo definiscono come etnia negandolo come indi -
viduo. Il dibattito intorno a queste tematiche ha prodotto una pubblicistica ormai infinita. Può essere utile segnalare a proposito
il testo di J. Clifford e G.E. Marcus (a cura di), Scrivere le culture. Poetiche e politiche in etnografia, Roma, 1997. In questa rac-
colta di saggi viene, sostanzialmente, evidenziato il rapporto di potere che le culture dominanti instaurano nei confronti dell’al-
tro, riconoscendolo e accettandolo solo all’interno degli stereotipi da queste stesse confezionati. A conferma vale la pena di ripor-
tare un esempio estremamente significativo ricordato da J. Clifford in Sull’allegoria etnografica, saggio raccolto all’interno di
Scrivere le culture, op. cit., pagg. 155-156. “Uno studente di etno-storia africana sta conducendo in Gabon una ricerca sul campo
sui Mpongwé, popolazione costiera che nell’Ottocento aveva frequenti contatti con i mercanti europei… Per prepararsi all’inter-
vista il ricercatore consulta un compendio dei costumi locali stilato all’inizio del secolo da un gabonese cristiano e pioniere del-
l’etnografia, l’abate Raponda-Walker. Per l’incontro con il capo Mpongwé l’etnografo prepara un elenco di termini religiosi, di
istituzioni e concetti raccolti e definiti da Raponda-Walker. L’elenco serve da scaletta per l’intervista, e dovrà consentire la veri-
fica delle tradizioni ancora vitali e delle eventuali innovazioni… Ma alla domanda su un termine particolare il capo appare incer-
to e perplesso. Solo un momento, si scusa conciliante, sparisce dentro la sua casa e ritorna con una copia del compendio di
Rapanda-Walker. E per il resto dell’intervista se lo tiene aperto sulle ginocchia”.
30
I tipi di attività illegali in cui sono inseriti gli immigrati, nell’ambito genovese, sarà oggetto di un successivo rapporto
di ricerca. Tra i pochi lavori che hanno studiato empiricamente la presenza degli immigrati nei circuiti illegali vanno tenuti pre-
sente: A. Colombo, Etnografia di un’economia clandestina, Bologna, 1999; A. Dal Lago, Migrant deviant behaviour in Italy, in
Migrant insertion in the informal economy, deviant behaviour and the impact on receiving societies, Bruxelles, CE – DGXII –
TSER, 1998; La tautologia della paura, in “Rassegna Italiana di Sociologia”, a. xxxx, n. 1, Bologna, 1999; S. Palidda, Irrego -
larità e delittuosità degli immigrati in Italia, in Fondazione Cariplo-ISMU, Secondo rapporto sulle migrazioni, Milano 1996, e,
dello stesso autore, Polizia postmoderna, Milano, 2000; F. Quassoli, Immigrazione uguale criminalità. Rappresentazioni di senso
comune e pratiche organizzative degli operatori del diritto, “Rassegna Italiana di Sociologia”, a. xxxx, n. 1., Bologna, 1999.
31
Può essere utile a riguardo N. Marvulli, Procuratore generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Genova,
Relazione sull’amministrazione della giustizia nel distretto della corte d’Appello di Genova, Genova, 2000.

69
Commissione per l’integrazione

anche una probabile maggiore obiettività nella ho capito bene, qualcosa che aveva a che fare con
narrazione abbiamo proseguito l’intervista facen- dei forni, comunque sì con le guardiane che non
doci raccontare gli standard di vita abituali all’in- vengono dalla vecchia galera i problemi sono più
terno della sezione femminile: grossi. Sono arroganti e strafottenti.
Normalmente le cose come vanno? Qualche ulteriore nota biografica va aggiun-
Per chi non sa farsi rispettare male, molto ta. Le due donne, secondo i capi di imputazione
male. Le guardiane e le guardie fanno quello che contestati, erano interne a una struttura criminale
vogliono. Specialmente con le straniere. Poi sono che gestiva un giro di affari miliardario. Gli introi-
coperte dalla direzione che è peggio di loro. C’è ti illegali venivano investiti in attività legali.
una donna, una vice direttrice, che gliela racco - Parzialmente decapitata la struttura illegale pote-
mando. vano contare su una solida e fiorente struttura eco-
Di solito, sia al femminile che al maschile, le nomica legale giuridicamente intoccabile. La
cose vanno da cani. Guardie e guardiane hanno struttura illegale poteva vantare ramificazioni,
carta bianca. Comandano loro e anche di brutta conoscenze e alleanze su tutto il territorio nazio-
maniera. nale. Oltre a potersi permettere un tenore di vita,
Potete essere più precise? anche all’interno del carcere, invidiabile potevano
Volentieri. Picchiano, a volte anche con vantare una copertura esterna sempre tangibile e
l’aiuto degli uomini. Specialmente se devono pic - presente.
chiare le nigeriane. Di solito le nigeriane non si È chiaro che se qualcuno si permette di farci
lasciano sottomettere. Così, per picchiarne due, gli uno sgarbo poi se ne assume anche le conseguen -
entrano in cella sei donne e due o tre uomini. Con ze. Possono anche toccarci o trattarci male, ma
le altre se la sbrigano da sole. poi devono anche uscire e noi non siamo come le
È come dice lei. Lì i detenuti non sono zingare, le tossiche o le straniere… abbiamo qual -
rispettati per niente. Per le straniere è ancora peg - cuno che ci pensa e ci vuole bene…
gio. In sostanza le due donne, a differenza delle
Secondo la vostra esperienza ci sono com- altre, possono contare su soldi e potere. A una
portamenti razzisti? forza contrappongono, senza troppi giri di parole,
Non lo so, ma è normale sentire dire: “fila in un’altra forza. Su questo equilibrio si gioca il quo-
cella t… negra”, oppure se una nigeriana prote - tidiano carcerario. Come vedremo meno gli attori
sta: “cosa hai da lamentarti, t…, ti mancano tutti sociali sono in grado di ostentare forza e denaro,
i c… che prendevi”, è tutto così. simboli universali dell’inclusione sociale, più le
Sono così arroganti che se ne fregano anche loro condizioni si fanno precarie e difficili.
degli avvocati. Insultano le donne anche in loro Sulla falsariga delle precedenti si delineano
presenza. le due interviste seguenti. Si tratta di due italiani
Prima avete detto che c’è una differenza, di che hanno scontato un residuo di pena per vecchie
solito, tra il modo di comportarsi delle vigilatrici pendenze. Attualmente lavorano nell’ambito del
con più anni di servizio e le più giovani. Potete gioco clandestino. In pratica la loro attuale occu-
spiegarmelo meglio? pazione somiglia molto a un lavoro impiegatizio:
Con le guardiane più anziane di solito c’è raccolgono le scommesse, pagano le vincite, con-
un rapporto diverso. Rispettano le persone. trollano alcuni locali dove sono inseriti i video
Almeno di solito è così. Non ti vengono a cercare. poker. Non sono legati organicamente alla “strut-
Le nuove invece sembrano non pensare ad altro. tura”, tuttavia rientrano nel clima di protezione
Poi vanno in giro anche a vantarsi. Un sacco di che questa fornisce e gli effetti si riversano imme-
volte le ho sentito dire frasi come: “le abbiamo s… diatamente nella vita carceraria.
per bene, oppure parlando con un collega Come sono le condizioni di detenzione nell’i-
maschio: “abbiamo più c… di voi”. stituto penitenziario nel quale eravate detenuti?
Una sera, me lo ricordo benissimo, sono In generale non buone. Ci sono molte limi -
entrate dalle zingare dicendole: “per ora vi mas - tazioni, pochissima socialità. Se non sei un lavo -
sacriamo solo, ma prima o poi vi facciamo arro - rante passi quasi tutta la giornata chiuso in cella.
sto”, poi hanno aggiunto delle altre frasi che non Soprattutto c’è un clima pesante con le guardie e

70
Rom e Sinti: un‘integrazione possibile Italia ed Europa a confronto

la direzione. La condizione delle detenute tossicodipen-


Per noi le cose comunque andavano un po’ denti è per certi versi significativa. Le due intervi-
meglio. Lavoravamo tutt’e due. Avevamo abba - ste raccolte forniscono, secondo noi, uno spaccato
stanza libertà di movimento. significativo. Protagoniste sono due donne italiane
Come sono trattati gli stranieri? tossicodipendenti da diversi anni. L’intervista è
Per quello che sono. Niente. Poi gli sbirri ci stata registrata presso lo studio di un avvocato.
mettono del loro. Li provocano apposta. Si diver - Una delle donne proviene da una famiglia bene-
tono a farli bere e a riempirli di pastiglie. Così stante. Con la morte dei genitori la ragazza si è
questi non capiscono più niente e gli fanno fare trovata completamente priva di protezione. Con-
tutto quello che vogliono. sumato il patrimonio di famiglia ha iniziato a con-
Molto spesso li vanno proprio a cercare. Li durre un’esistenza di strada. La sua storia è indi-
insultano, qualcuno fa cenno di reagire e loro gli cativa perché, come ci rammenta il suo avvocato:
fanno il santantonio 32. Anche se in passato aveva avuto alcuni pro -
Secondo voi c’è un atteggiamento razzista blemi con la giustizia, per spaccio, in realtà non
nei confronti degli stranieri? aveva mai dovuto sopportare detenzioni lunghe.
Razzismo… non lo so. Certo questi sono di Con la morte dei genitori e il rapido esaurirsi delle
razze e culture diverse. Vengono qua invece di risorse la sua condizione è radicalmente mutata.
La mancanza di una rete sociale di appoggio e di
starsene a casa loro. È normale che non li voglio -
risorse economiche spalanca immediatamente le
no. Anch’io non li voglio.
porte del carcere e le riapre con difficoltà. La stes -
In sostanza c’è che sono diversi e non posso -
sa persona, continuando a condurre la stessa vita,
no andare d’accordo con noi. E poi sono troppi.
ha delle conseguenze completamente diverse.
Forse esagerano a trattarli così, in fondo anche
Probabilmente se io non continuassi a occuparmi
loro sono uomini, però se continuano ad arrivare
di lei sarebbe in una condizione ancora peggiore.
in così tanti è normale che chi è di qua cerchi di Oggi, molto più di ieri, il carcere è fatto solo per i
mandarli via. poveri. Più sei povero e più stai dentro.
Voi avete mai avuto dei problemi con la L’altra donna ha conosciuto il carcere molto
custodia? più a lungo. Senza famiglia e protezione sociale da
No. Nessuno ci viene a cercare. Noi abbia - sempre è abituata a combattere una quotidiana
mo molti amici che hanno il 47 Bis 33… battaglia per la sopravvivenza. L’intervista inizia
Noi rispettiamo tutti, ma vogliamo essere cercando di mettere a fuoco il trattamento riserva-
rispettati. Le guardie lo sanno che qua dentro to alle tossicodipendenti.
comandano loro, ma fuori il mondo è grande… Le persone con problemi legati alla tossico-
Come si è visto le ultime due interviste con- dipendenza che tipo di trattamento hanno in car-
fermano, non solo, l’esistere e il diffondersi siste- cere?
matico delle pratiche razziste e xenofobe all’inter- Bisogna distinguere due momenti. C’è l’in -
no del carcere, ma anche la loro legittimazione in tervento sanitario esterno che funziona più o meno
ambiti sociali diversi. In ogni caso sembra eviden- bene. Poi c’è il trattamento interno. Il trattamen -
te che meno si è in grado di esercitare una forza to esterno tende a disintossicarti, quello interno a
individuale o di gruppo più si è soggetti a pratiche intossicarti ancora di più.
vessatorie. È così. Dentro tendono a riempirti di pasti -
Corpi impresentabili glie a più non posso. Così sei bella inebetita e non

32
Nel gergo carcerario il “santantonio” è una forma di pestaggio particolare. A detenuti, nel sonno, vengono gettate addos-
so delle coperte e quindi manganellati. Le coperte servono per rendere meno facile una qualche forma di difesa e irriconoscibili
gli autori del pestaggio.
33
Si tratta del particolare regime penitenziario a cui sono sottoposti i detenuti imputati di reati associativi legati alla cosid-
detta “criminalità organizzata”. Nell’intervista il fatto viene sottolineato per rafforzare il proprio ruolo di “prestigio” rispetto
all’amministrazione penitenziaria e agli altri detenuti.

71
Commissione per l’integrazione

esci mai di cella. Non sei più un problema. Persino con le nomadi che sono di solito molto
L’avvocato, presente all’intervista, confer- quiete. Alle nomadi le fanno anche i gavettoni
ma: d’acqua sporca dicendole che così almeno si lava -
Spesso, andando a trovare la mia assistita, no un po’.
ho avuto la sensazione che continuasse a usare Quindi secondo voi c’è una buona dose di
eroina anche in carcere. La vedevo sovente sfatta. razzismo nella gestione quotidiana del carcere?
Una volta le ho domandato se continuava a farsi C’è molto razzismo e molto sadismo. In più
e lei mi ha risposto che era piena di psicofarmaci c’è una specie di politicizzazione, se vogliamo
che le venivano continuamente somministrati, chiamarla così, di questi atteggiamenti.
senza controllo e senza limite, dagli addetti all’in - Sicuramente c’è proprio un odio per le stra -
fermeria. niere. Ma anche per tutto quello che non rientra
La ragazza interviene per spiegare il conte- nella loro visione di normalità. Se non sei nei loro
sto in cui sovente vengono a trovarsi le detenute schemi sei da eliminare. Per loro chi è dentro è un
tossicodipendenti: problema che va contenuto o eliminato.
Se finisci dentro e ci rimani, oggi finisci in Queste testimonianze permettono di deli-
un inferno. Le cose sono cambiate. È cambiato il neare una sostanziale differenza di trattamento
modo come sei visto, trattato, considerato. Le rispetto alle condizioni descritte precedentemente.
guardiane e non solo loro te lo dicono anche chia - In particolare va evidenziato il continuo riferimen-
ramente: “Quand’è che voi, drogate di m…, vi to al corpo delle donne. Un corpo antiestetico e
togliete dai c…?”, “Meno male che ci ha pensato malato, completamente estraneo ai criteri della
l’Aids a togliere un po’ di t… da mezzo”, “C… che rispettabilità. In particolare c’è un lapsus che con-
resistenza, come fate a essere ancora vive?”. tinuamente fuoriesce: il desiderio di vederle morte,
Queste frasi te le senti ripetere in continuazione. di rimuovere l’anomalia. Oltre ai riferimenti
Ti stravolgi e riesci a sopportare. all’Aids significativo è l’accostamento con l’etnia,
Abbiamo cercato di evidenziare maggior- che nelle logiche di senso comune, si situa all’ulti-
mente questo punto: mo gradino: i marocchini. Il corpo tossicodipen-
Volete dire che se uno non è in grado di pro- dente può al massimo essere appetibile per chi
teggersi da solo è costretto a vivere in un clima di rappresenta l’altro nel suo aspetto più infimo.
continua violenza fisica e psicologica? Nelle varie classificazioni culturali in cui i vari
Grosso modo è così. La violenza fisica c’è, altri sono iscritti, marocchini e tossicodipendenti
ma è quella psicologica che, almeno a me, fa più sono associati a malattia, degrado e morte. Il
male. Non è bello sentirsi dire continuamente: corpo malato della tossicodipendente è immedia-
“Chissà che p… devi fare con quella bocca sden - tamente associato a una specie (umana?) che non
tata”, oppure “Ma chi viene con voi? I marocchi - ha neppure l’istinto di sopravvivenza della bestia.
ni”.
Ma io a questo non ci faccio neanche più Malintesi “naturali”
caso. Mi fanno più paura le botte. A certe hanno Gli attori sociali, delle successive interviste,
lasciato dei bei ricordi. Poi tanto dicono che sei sono quattro ragazze nigeriane.
tossica e ti sei fatta male da sola. Cosa fai le Come siete state trattate durante il vostro
denunci, così magari ti ammazzano e dicono che ti periodo di detenzione?
sei suicidata? Credo di poter parlare a nome di tutte:
L’intervista si conclude con una domanda male, abbiamo avuto un sacco di problemi e guai.
sull’esistenza di una differenza di trattamento tra Potete essere più chiare?
detenute italiane e straniere: Vieni continuamente provocata e umiliata.
Voi detenute italiane avete un trattamento Sia le guardie che le guardiane si rivolgono a te
diverso rispetto alle straniere? con frasi del tipo: “stai zitta, t… negra!”, oppure
Ma un po’ sì. Forse su di noi c’è meno acca - ti fanno il verso ripetendo in continuazione: “boca,
nimento. Con le straniere alla violenza solita si figa, boca, figa”.
aggiunge il razzismo. Poi appena hanno il minimo pretesto ti
Con le straniere se la prendono di più. entrano in cella per picchiarti. Siccome di noi

72
Rom e Sinti: un‘integrazione possibile Italia ed Europa a confronto

hanno paura, entrano sempre insieme a due o tre era casa loro. Che se non ci andava bene doveva -
uomini. mo tornarcene a casa nostra. Che noi dovevamo
Io le ho prese due volte. Tutte e due le volte solo stare zitte. D’altra parte, ci dicevano, con il
di notte. Sono entrate quattro guardiane e due vostro mestiere siete abituate a lavorare in silenzio
guardie con i manganelli. Io e l’altra abbiamo e con la bocca piena.
appena fatto in tempo a saltare giù dal letto. Ma Che come t…andavamo anche bene, ma poi
non siamo riuscite a difenderci troppo. non dovevamo rompere i c…
Con noi poi si i… perché non vogliamo pren - Che sappiamo solo fare le p…perché siamo
dere le pastiglie. Le drogate e anche altre le pren - ninfomani per natura.
dono volentieri. Ma noi no. Loro vorrebbero farti Che serviamo solo per prendere dei gran
sempre prendere delle pastiglie. Così dormi. c…perché siamo naturalmente t….
Potete fare degli altri esempi? Di fronte al nero e alla donna di colore in
Posso ricordare un episodio forse importan - particolare il nostro senso comune sembra risco-
te. Una volta un gruppo di guardie e guardiane, prire la natura. Che le popolazioni di colore fuo-
mentre ci accompagnavano, si fa per dire, in real - riescano dalla foresta e approdino nelle nostre
tà ci trascinavano, in cella hanno detto: “ci man - società lanciandosi da una liana in fin dei conti è
cano solo le ebree per fare una bella infornata”. una cosa fin troppo ovvia.
Evidentemente si riferivano allo sterminio. Loro Nonostante una copiosa letteratura, all’in-
pensano che siamo tutte ignoranti, ma invece la terno di ambiti disciplinari diversi, abbia da
maggior parte di noi ha molta più cultura di loro. tempo evidenziato come con i processi di globaliz -
Ti trattano come se fossi una scimmia. In zazione sia poco sensato continuare a parlare di
fondo ne sono anche convinti. Secondo loro noi, “terzo mondo” 34, nelle logiche di senso comune
prima di venire qua, abitavamo sugli alberi della l’idea di “terzo mondo” è paradossalmente raffor-
foresta. A volte ti dicono: “negra, non rompere i zata 35. Continuamente viene ribadito lo scarto
c…, qua hai anche il letto, non devi più dormire culturale che separa noi da loro. Come abbiamo
sugli alberi”. visto persino il letto e la doccia vengono conside-
Anche quando facevamo la doccia si com - rati oggetti di possibile stupore per le popolazioni
portavano come i razzisti. Magari ti dicevano: provenienti dal continente africano. Cadremmo in
“dai negra, lavati che puzzi”, oppure “guarda che errore se considerassimo tali pregiudizi circoscritti
sono docce, non arrampicartici su”. a un ambito ristretto e specifico. Comunemente
Ancora una cosa. Ricordate discorsi partico- non è tanto inusuale sentire affermazioni del tipo:
lari sugli stranieri? “Hanno anche il telefonino”. Per non parlare della
Qualche volta. Ricordo che ci dicevano che sorpresa di fronte allo straniero e al nero in parti-
non ci volevano. Che dovevamo tornare nella jun - colare che usa con tranquillità il computer. Una
gla. Che questa era casa loro. nera è una nera, può esistere soltanto all’interno
Spesso se ci ribellavamo ci dicevano che qua dello stereotipo culturale che noi abbiamo costrui-

34
Tra i numerosi lavori che hanno descritto esaurientemente la fine del cosiddetto “terzo mondo” a seguito dei processi
comunemente definiti di globalizzazione è sufficiente ricordare E.J. Hobsbawm, Il secolo breve, Milano, 1995. Per una significa-
tiva lettura maggiormente incentrata sugli aspetti economici e sociali si possono vedere: E.N. Luttwak, La dittatura del capita -
lismo. Dove ci porteranno il liberalismo selvaggio e gli eccessi della globalizzazione, Milano, 1999; L. C. Thurow, Il futuro del
capitalismo, Milano, 1997; per una visione più critica e meno apologetica tra gli altri: Gray J., Alba Bugiarda, Firenze, 1998 e
Soros G., La crisi del capitalismo globale, Firenze, 1999.
35
Il terzo mondo nelle retoriche degli imprenditori politici, morali e mediatici se è possibile tende a essere continuamen-
te enfatizzato. In realtà con terzo mondo, più o meno velatamente, si indicano persone provenienti da paesi economicamente,
politicamente e militarmente meno potenti dei paesi occidentali. A incidere più che le differenze culturali sembrano essere le dif-
ferenze di potenza. È indicativo il lapsus a proposito delle popolazioni provenienti dall’ex blocco comunista. Indipendentemente
dai giudizi dati rispetto ai regimi comunisti, nessuno si sarebbe sognato di relegarli nel “terzo mondo”. Questo non tanto per una
sorta di rispetto verso la “cultura socialista” ma, molto più pragmaticamente per rispetto verso il “Patto di Varsavia”. Per una
discussione sul ruolo che la forza ha all’interno delle relazioni internazionali contemporanee si può vedere “aut aut”, n. 293-294,
1999.

73
Commissione per l’integrazione

to. Non saranno passati inosservati i neppure trop- “campo”. Inevitabilmente questo aveva prodotto
po velati rimandi alla incontenibile sessualità della una serie di contaminazioni culturali e com-
donna di colore. Anche in questo caso il discorso portamentali. Non ultimo una messa in di-
razzista non fa che utilizzare e volgarizzare un or - scussione delle gerarchie di potere tradizionali.
dine discorsivo assolutamente scontato nelle logi- L’arresto le ricolloca all’interno di rigidi schemi
che di senso comune. Come hanno osservato nu- culturali:
merose studiose femministe americane 36, la donna Dal momento dell’arresto e per tutto il
nera, all’interno della società bianca, può esistere periodo della detenzione tutti non hanno fatto
solo come serva. Donna addetta alle fatiche dome- altro che dirmi e spiegarmi che sono una zingara.
stiche o ai piaceri dell’erotismo. In entrambi i casi Sembra impossibile essere una cosa diversa
da lei ci si aspetta una prestazione consona alla da quello che gli altri decidono. Se ti dicono che
sua natura. Instancabile lavoratrice, più resistente sei una zingara devi fare tutto quello che secondo
di un mulo, o insaziabile animale erotico. Docile, loro fanno le zingare. Non esisti come persona ma
laboriosa, paziente e invisibile come la Mamy di come gruppo e con certe caratteristiche.
Via col vento o aggressiva, sessualmente esplicita e In che senso?
incontenibile come la regina del rock Tina Turner Per loro è inconcepibile che una zingara si
37
. La donna nera è tutta lì. Entrambe vivono in ribelli, che affermi di avere dei diritti.
funzione del soddisfacimento dei bisogni della Le zingare dovrebbero fare le zingare, è stu -
società bianca. Il carcere non fa che volgarizzare pido ma funziona così.
ulteriormente un radicato luogo comune. Com’erano i rapporti con le altre detenute?
Con le italiane e le albanesi pessimi. Non
Malintesi “culturali” volevano avere niente a che fare con noi per i soli -
Vediamo di seguito i riflessi delle logiche di ti motivi. Meglio con alcune ragazze nigeriane e
senso comune nei confronti delle donne nomadi. sud americane. Le altre donne nomadi invece ten -
Le due donne intervistate hanno trascorso alcuni devano a isolarci.
mesi di detenzione in seguito a un’accusa di furto Sì le altre donne nomadi ci consideravano
dalla quale sono state in seguito prosciolte. La sto- delle p… perché non ci comportavamo come loro.
ria delle due ragazze è emblematica. Evidenzia Cosa vuol dire comportarsi come una donna
come, nell’uso contemporaneo, il termine cultura nomade?
tenda a diventare una sorta di “gabbia d’acciaio” Accettare il tuo ruolo di completa sottomis -
contrapposta alle concrete pratiche culturali indi- sione.
viduali 38. Il caso descritto rientra nella tipica casi- Fare quello che tutti si aspettino dalle zin -
stica di quel processo di ibridazione 39 culturale gare…
così difficilmente accettato nella società attuale. Con la custodia avete avuto dei problemi
Come vedremo le due donne vivono un doppio particolari?
processo di esclusione sociale: da parte della no- Gli stessi che hanno avuto le ragazze nige -
stra società, in quanto appartenenti a una cultura riane e sudamericane che non si piegavano facil -
di infimo ordine; da una parte della “comunità” mente.
(in particolare dei maschi adulti) a causa dei loro Noi eravamo un gruppo che faceva sempre
comportamenti anomali rispetto alle loro tradizio - casino. Che non ci stava a subire. Eravamo consi -
ni culturali. Banalmente le due ragazze avevano derate le ribelli r… Abbiamo avuto qualche guaio,
iniziato ad avere frequentazioni amicali esterne al anche un pestaggio, ma se non altro non veniva -

36
All’interno di questa linea di ricerca va sicuramente ricordato l’importante lavoro di S. Bordo, Il peso del corpo, Milano,
1997.
37
Su questa ipotesi si vedano le convincenti argomentazioni di Bell Hooks in Elogio del margine, Milano, 1998.
38
A riguardo rimane fondamentale J. Clifford, I frutti puri impazziscono, Torino, 1993.
39
Molto convincenti a riguardo sono le argomentazioni proposte da S. Mezzadra in Cittadini della frontiera e confini della
cittadinanza. Per una lettura delle immigrazioni contemporanee, op. cit.

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Rom e Sinti: un‘integrazione possibile Italia ed Europa a confronto

mo umiliate come le altre nomadi. ti. Due dei ragazzi erano stati arrestati per spaccio
L’intervista meriterebbe di essere riportata gli altri due per furto. Due di loro, saltuariamente,
integralmente. All’interno di una sezione femmini- si prostituiscono. I migranti marocchini, all’interno
le vediamo concentrarsi molti degli aspetti deter- della cosiddetta opinione pubblica, godono di una
minati dalle attuali retoriche culturaliste 40. Le pessima reputazione. In carcere le cose non cam-
ragazze sono rifiutate dalle italiane e dalle albane- biano. Solitamente dediti a reati irrisori e poco
si perché zingare, al contempo vengono escluse professionali, privi di un qualunque legame orga-
dalle nomadi perché il loro stile di vita non è con- nizzativo e senza protezioni economiche, sono con-
sono all’ortodossia culturale dell’etnia di apparte- siderati la feccia della feccia. Per le logiche razzi-
nenza. Significativamente l’unico ambito di inclu- ste rappresentano il tipo sub-umano ideale. Nelle
sione lo trovano nel gruppo di donne nigeriane e retoriche comuni non è raro che il termine maroc-
sudamericane che non si caratterizza in chiave chino, unito sovente a zingaro, sia utilizzato, in
etnico-culturale ma, secondo le parole delle guar- senso dispregiativo, per definire l’insieme degli
diane come il gruppo delle ribelli r… stranieri indesiderabili. Nelle interviste abbiamo,
L’insubordinazione del piccolo gruppo di principalmente, cercato di evidenziare quanto que-
donne mette in crisi non solo le logiche di coman- ste logiche di senso comune giochino un ruolo deci-
do e dominio interne all’istituzione carceraria ma sivo nella gestione dei frame relazionali.
tutto un intero paradigma analitico. A essere Essere marocchino in carcere ha un signifi-
spiazzati sono le donne culturalmente definite, gli cato particolare?
operatori istituzionali che su tali definizioni opera- Sei visto male. Un po’ come fuori, solo che lì
no e, non da ultimi, gli estensori dell’ordine di - non puoi evitare le conseguenze.
scorsivo 41. Ma cosa hanno fatto di così radicale? Essere un marocchino è come essere niente.
Banalmente si sono comportati come individui non Sei sempre l’ultimo in ogni cosa.
disposti a sottostare, senza resistere, alla logica Sei considerato meno di niente.
della dominazione. Di fronte al gesto di resistenza Ti possono fare qualunque cosa tanto è
tutti entrano in crisi. Le etnie bollano le ribelli come se non esistessi.
come traditrici, l’istituzione non riesce a catalo- Potete raccontare dei casi specifici?
garle. L’ibridazione culturale, così possiamo de - Sei provocato di continuo. Se devono diver -
bolmente 42 definire l’agire multietnico delle don- tirsi con qualcuno i primi a essere presi di mira
ne, confonde sia il potere che il sapere dimostran- siamo noi.
do ancora una volta quanto strette siano le maglie Di notte ti svegliano prendendo a calci la
che li legano. porta e insultandoti, se reagisci entrano dentro e
ti pestano.
I sommersi Certi si divertono a farti ubriacare e poi a
Concludiamo occupandoci di alcuni giovani spintonarti come un manichino giù per le scale.
immigrati marocchini. Le interviste sono state Nei nostri confronti c’è molta più intolleran -
effettuate grazie alla mediazione di un operatore za. Qualunque scusa è buona per darci addosso.
del volontariato all’interno di un Centro sociale Ricordate qualche discorso particolare fatto
che si occupa prevalentemente di giovani immigra- nei vostri confronti?

40
Il testo che meglio rappresenta questa tendenza e che ipotizza il riemergere di culture primeve e originarie sullo sfondo
della crisi delle ideologie moderne, culture naturalmente ascritte ai popoli di appartenenza e irrimediabilmente in conflitto tra
loro è S.P. Huntington, Lo scontro delle civiltà, Milano, 1995.
41
Ordine discorsivo è una tipica espressione foucaultiana. Si intende la rete di saperi, poteri e strategie in cui il soggetto
è avvolto e costruito. Il tema è ricorrente in molti lavori di Foucault, forse i saggi che meglio lo esplicitano sono oltre allo speci-
fico M. Foucault, L’ordine del discorso, Torino, 1972, quelli raccolti nel volume di P. Dalla Vigna (a cura di), Michel Foucault,
Poteri e strategie. L’assoggetamento dei corpi e l’elemento sfuggente, Milano, 1994.
42
Uso il termine debolmente in riferimento ai processi di ibridazione culturale per sottolinearne il carattere fluido, per-
manente e quindi infinito e indefinito.

75
Commissione per l’integrazione

Che dovevamo imparare a ubbidire e che di detenuti stranieri. La stragrande maggioranza


loro erano i nostri padroni. di interventi sono richiesti e rivolti a loro.
Sì, che eravamo i loro schiavi e che gli servi - Detta molto semplicemente l’aumento di ser -
vamo per divertirsi. vizi psichiatrici in carcere è dovuta alla presenza
Non dovevamo rompere i c… con tante pre - di detenuti stranieri.
tese. Noi qua siamo estranei, non abbiamo diritti Molti dei detenuti stranieri mostrano segni
ma solo obblighi. evidenti di disagio mentale. Spesso il disagio è
Qualcuno diceva che avrebbero dovuto rin - provocato dal carcere e dalle sue condizioni. Noi
chiuderci tutti insieme e non farci muovere libera - siamo chiamati a tamponare e contenere gli effet -
mente per la città. Dovevamo imparare a stare al ti di una situazione. Questo, per noi, è un para -
nostro posto. dosso.
Se come è stato ben evidenziato la condizio- In carcere, ma anche sul territorio, negli
ne di straniero assomiglia molto all’arcaica figura ambiti sociali meno protetti, il “disagio mentale”
dell’homo sacer 43 il “marocchino” sembra mate- conosce una nuova fiorente stagione. Tra i dete -
rializzarla fino all’inverosimile. Nei suoi confronti nuti stranieri la cosa ha caratteristiche più mar -
ogni abuso sembra lecito. È assolutamente uccidi - cate perché la loro condizione di vita ha tutti i
bile perché assolutamente inesistente. presupposti per sfociare nel disagio psichico.
Il carcere è un luogo che ha sempre favorito
Disagio mentale ed esclusione sociale la produzione di forme marcate di disagio psichi -
Nonostante i dinieghi di facciata, un certo co. Per i detenuti stranieri queste condizioni sono
“positivismo” di ritorno, nell’ambito del “disagio ulteriormente amplificate. Con la loro presenza le
mentale”, sembra aleggiare tra gli addetti ai lavo- richieste di intervento sono aumentate continua -
ri 44. A riguardo abbiamo raccolto testimonianze di mente.
operatori impegnati contemporaneamente in car- Buona parte degli addetti ai lavori intervi-
cere e sul territorio. Infine abbiamo ascoltato alcu- stati è cresciuta o ha respirato il clima innovativo
ni ex detenuti. Palesemente, almeno questa è la e non ortodosso della “scuola basagliana” 45. Ba-
sensazione che abbiamo ricevuto, un notevole saglia, nell’ambito del suo lavoro, era riuscito a in-
imbarazzo è presente tra gli operatori predisposti crinare, fino a dissolvere, almeno in parte, la con-
al servizio: trapposizione secolare tra il medesimo e l’altro 46,
Negli ultimi anni, all’interno del carcere, è riportando il folle all’interno della società. La
notevolmente aumentata la richiesta di supporto malattia mentale veniva alla fine rivisitata come
psichiatrico. Può delinearmi da che cosa è causata specchio e non aporia del vivere sociale. Ricon-
questa richiesta? segnando il folle alla società, sottraendolo quindi
Innanzi tutto, bisogna precisare, la richiesta al sapere-potere 47, inappellabile, della medicina,
di intervento psichiatrico non è soltanto legata Basaglia riconsegnava l’attore sociale, tout court,
all’ambito carcerario. In molte aree urbane c’è un alla sfera del diritto e dei diritti. Figlio di un epoca
aumento costante del cosiddetto disagio mentale. che presupponeva i diritti come qualcosa di per-
In carcere è prevalentemente legato alla presenza manentemente inclusivo ed estensivo, il medico

43
Per una discussione su questi temi e in particolare sulla nuda vita, a partire dall’aristotelica zoé, ma con grande atten-
zione alla contemporaneità si veda: G. Agamben, Homo sacer, Torino, 1995.
44
Sul potere psichiatrico e sulla sua epistemologia positivista si veda in particolare M. Foucault, Le pouvoir psychiatri -
que, Annuaire du Collége de France année 1973-1974, e Gli anormali, Milano, 2000.
45
La “scuola basagliana” è stata determinante per la chiusura dei manicomi come luoghi chiusi e totalmente separati dal
resto della società. Per una buona discussione intorno a queste tematiche si veda “aut aut”, n. 285-286, 1998. Importanti riman-
gono le parti dedicate a Basaglia da M. Foucault in Le pouvoir psychiatrique, op. cit.
46
Nel contesto i due termini rimandano al tipo di argomentazioni utilizzate da M. Foucault in Le parole e le cose, Milano,
1967.
47
A riguardo si veda in particolare M. Foucault, Nascita della clinica, Torino, 1969.

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Rom e Sinti: un‘integrazione possibile Italia ed Europa a confronto

italiano, individuava nella lotta 48 per i diritti la le cause, quasi sempre esterne ai soggetti trattati,
miglior cura e medicina. Non a caso l’uovo di siamo chiamati a rinchiuderla e a differenziarla.
colombo della sua strategia curativa era l’approdo In altri termini il disagio mentale torna a essere
del folle al mondo del lavoro. Su questo aspetto trattato come fatto puramente individuale, orga -
vanno spese alcune parole. Indubbiamente. Il nico. In questa logica il malato per prima cosa
lavoro come cura ricorda molto da vicino, al con- deve essere separato dal mondo dei sani e, se la
tempo, la pedagogia socialista e calvinista. Par- malattia non è grave, risocializzato in un ambito
lando di accesso agli ambiti del lavoro, Basaglia, estremamente circoscritto.
ha in mente non l’inserimento della follia in un Inoltre l’essere o meno inseriti e classificati
circuito di lavoro differenziato, marginale, ap- come folli, poco ha a che fare con la patologia in
positamente costruito per, come si direbbe oggi, sé. Lo stesso tipo di disturbo, a seconda della con-
ipotetiche fasce deboli e/o svantaggiate; ma la pre- dizione sociale, veicola in un ambito piuttosto che
senza dei folli nell’ambito del salario. Il salario, in in un altro. In altre parole diventare folli o meno
quanto materializzazione monetaria del lavoro dipende dalla concreta condizione sociale, giuridi-
sociale astratto 49, ricompone, oggettivamente, la ca e, non ultimo dal colore della pelle. Classe,
frattura tra medesimo e altro, ne generalizza l’a - nazione, razza diventano i profili decisivi di ogni
lienazione 50. Nella sua nudità, il salario annulla o- cartella clinica. Vediamone un caso concreto
gni differenza. Parlando del lavoro, il medico di incontrato nel corso della ricerca.
Gorizia, in realtà parla dei diritti che il lavoro, in
quel contesto storico, esercita. Essere un lavorato- Razza, nazione e classe
re significava diventare cittadino. Non a caso tutti Come sembrano dimostrare varie inchieste
coloro che vivevano una condizione di esclusione e scientifiche e non, il “disagio psichico”, sotto
marginalizzazione sociale o erano totalmente e- forma di ansia, insicurezza, senso di inadeguatez-
stranei al ciclo produttivo o si collocavano alla sua za ecc. è diventato un luogo comune della nostra
estrema periferia. Per tutta un’epoca il lavoro società. La presenza di antidepressivi, ansiolitici,
include 51. L’eclisse dell’equazione lavoro/diritti ha sonniferi e tranquillanti vari sembra rientrare,
molto a che fare con il ripristino di pratiche forte- insieme all’aspirina e a pochi altri farmaci, nel kit
mente esclusive 52. farmacologico presente in ogni abitazione. Il
Che tipi di interventi vi vengono richiesti? numero di persone che ricorre all’analista o a
Un intervento che rovescia le logiche in cui qualche altra forma di terapia similare è pressoché
per anni eravamo abituati a operare: non trasfor - infinito. Non è questa la sede per discutere gli stili
mare il disagio in esclusione sociale. Anche se non di vita, più o meno alienati e alienanti, della nostra
è detto in modo esplicito, il servizio oggi, è chia - società; più concretamente volevamo capire come,
mato a svolgere un ruolo di esclusione sociale. dove e quando la malattia cessa di essere un fatto
In poche parole invece che liberare la privato per diventare una questione pubblica 53. In
malattia o, come sarebbe sensato fare, rimuoverne definitiva perché, di fronte a forme di malessere

48
Tra i tanti saggi e discorsi in cui Basaglia individua la lotta come strumento terapeutico si possono ricordare in parti-
colar modo: F. Basaglia, Conferenze brasiliane, Milano, 2000.
49
Il concetto è ripreso da K. Marx, Il capitale, vol. I, Roma 1964. Secondo Marx, infatti, il lavoro salariato, annullando
ogni forma di particolarismo, costituisce la premessa per la costituzione dei lavoratori in una classe omogenea e mossa da obiet-
tivi comuni.
50
Uso il termine alienazione seguendo le argomentazioni proposte da G. Lukàcs in La reificazione e la coscienza del pro -
letariato, saggio raccolto in Storia e coscienza di classe, Milano, 1978.
51
Tutta la storia del ’900 può essere letta in questo senso. Non è casuale, infatti, che l’esperienza della Repubblica di
Weimer sia stata comunemente considerata come il punto di svolta da un punto di vista dell’inclusione formale delle classi sub -
alterne. Su questo punto si possono vedere in particolare le parti centrali del saggio di S. Mezzadra, La Costituzione del Sociale.
Il pensiero politico e giuridico di Hugo Preuss, Bologna, 1999.
52
Sulla fine del lavoro come veicolo di certezze nella società contemporanea, e il conseguente venir meno di alcune cate-
gorie fondamentali della modernità, si veda R. Sennett, L’uomo flessibile, Milano, 1999.

77
Commissione per l’integrazione

simili, qualcuno può continuare tranquillamente donna bianca che si è consegnata al potere dell’a-
la propria vita e altri no. Significativo a proposito nalista descrivendo in prima persona la malattia,
è l’esempio che riportiamo. Due donne afflitte dal- nel caso della donna nera la malattia è stata rac-
la stessa fobia: la paura per gli insetti. La prima è contata. Il medico si è trovato di fronte non la
una donna bianca, laureata e benestante. Gestisce fobia per gli animaletti ma tutti i comportamenti
una galleria d’arte e si occupa di antiquariato. La folli della donna. A emergere alla fine era lo squi-
seconda è una donna nera, colta, non benestante librio: instabile caratterialmente, soggetta a fasi
che svolge la professione di prostituta. La prima depressive e/o aggressive imprevedibili. In altre
ha affrontato e affronta il problema attraverso l’a- parole pericolosa. È l’inizio della malattia.
nalisi. Non ha mai fatto uso di farmaci, il suo dis-
agio non è un fatto pubblico. Al massimo la malat- “Differenze culturali” ed esclusione sociale
tia è socializzata in una ristretta cerchia di amici e
Torniamo agli operatori. Secondo il loro giu-
colleghi. La scelta dell’analisi è frutto di una deci-
dizio i servizi di salute mentale vengono investiti
sione del tutto individuale. Né l’analista né la cer- di responsabilità al contempo nuove e arcaiche.
chia di colleghi e amici la sottopone periodica- Devono attestare il diffondersi della malattia, cer-
mente ad alcun tipo di verifica. La malattia non la tificarlo e catalogarlo, ri/funzionare come struttu-
obbliga a dare continue prove. La nostra donna ra di contenimento e di differenziazione. La follia
bianca, attualmente, continua ad aver paura dei ricompare nelle strade delle nostre città. Nuove
suoi insetti, ma solo di quelli. Oltre agli insetti non quote di popolazione vengono iscritte nei registri
deve temere altre figure: delle anomalie. Gli operatori cresciuti in una logi-
La mia fobia riguarda unicamente me. La ca che tendeva a “non riconoscerla”, se non per
socializzo se decido di farlo. Il mio ruolo pubblico vanificarla, sono chiamati a ricercarla, testarla e
non ne è intaccato. certificarla nei micro-comportamenti quotidiani.
Vediamo cosa succede alla donna nera dete- È un processo biunivoco a instaurarsi. Non solo si
nuta. La stessa fobia conduce a due destini diver- producono dei nuovi matti, ma quote di popola-
si. Intanto in carcere è difficile non convivere con zione si auto-producono come tali. Il numero cre-
un tot di insetti, ma è anche impossibile mantene- scente di persone che si rivolgono in cerca di aiuto
re la fobia nell’ambito del privato. La paura esiste e sostegno ai centri di salute mentale aumenta. Il
e si manifesta. Come ogni paura genera panico e compito degli operatori si fa difficile. Da una parte
comportamenti anomali. Per farla breve la donna sono chiamati a svolgere un lavoro di contenimen-
nera mostrava palesi segni di squilibrio, piangeva, to, impedire che la follia si manifesti, in seconda
gridava, diventava aggressiva e violenta. Banal- battuta devono scremare questo luogo. Certificare
mente aveva paura: insomma un circuito di follia “docile” da utilizza-
Di notte mi svegliavo urlando. Sognavo sca - re per un ciclo di produzione differenziato e auto-
rafaggi e ragni, me li sentivo camminare addosso. escludente. Per il folle “docile” si attivano tipolo-
Gridavo e iniziavo a picchiare contro la porta. Mi gie di lavoro particolari e “protette”, costruite ad
sentivo soffocare. Le prime volte le guardiane hoc. Contenimento e classificazione, questi i com-
entravano e mi portavano in isolamento, sono piti a cui sono chiamati gli operatori. Le testimo-
stata anche picchiata… nianze raccolte evidenziano continuamente, con
In seguito è stata messa sotto terapia. toni spesso critici, le funzioni che il servizio è chia-
Dopo hanno iniziato a farmi delle iniezioni mato a svolgere. In particolare vedremo come, nei
che mi facevano dormire per tutto un giorno. confronti dei detenuti stranieri, la richiesta di trat-
L’aspetto veramente curioso riguarda la tamenti psichiatrici eluda tranquillamente il fat-
ricostruzione del quadro clinico. A differenza della tuale. Nella migliore delle ipotesi, l’immigrato

53
In un epoca in cui persino il menisco di un calciatore non può essere reso pubblico, senza l’autorizzazione del medesi-
mo, diventare un malato pubblico significa essere, di fatto, privato di una quota di diritti e di individualità. Neppure troppo cela-
tamente, il diritto di privacy, sembra essere concepito in maniera non universalistica. Per alcuni (gli individui) la sfera privata
diventa sacra, per gli altri (i molti) non esistono barriere all’interferenza degli apparati pubblici.

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Rom e Sinti: un‘integrazione possibile Italia ed Europa a confronto

viene trattato attraverso lo specifico dell’etnopsi- raccontare da un ex detenuto, che ha scontato


chiatria. Non ci permettiamo, non essendo specia- lunghe pene detentive, la storia della follia all’in-
listi, di entrare nel merito di un ramo così specifi- terno dell’ambito carcerario. L’autolesionismo in
co e specialistico della scienza psichiatrica. Un carcere non rappresenta una novità. Per certi versi
dubbio profano sembra, però, lecito. Presupporre può considerarsi un tratto peculiare della “cultura
lo sradicamento come veicolo e causa del disagio carceraria”. Tuttavia, a un certo punto, e per un
mentale, dato considerato obiettivo, appare per lo periodo di tempo abbastanza lungo, si eclissa. La
meno dubbio. Un famoso giurista tedesco, Carl nostra impressione era che la scomparsa della fol -
Schmitt, in uno scritto polemico, contro il calvini- lia fosse fortemente collegata all’apparire di una
smo e Max Weber 54, o viceversa, fece dell’essere figura di detenuto fortemente socializzato e con
radicati una peculiarità propria del cattolicesimo. solidi legami col tessuto sociale urbano. L’intervi-
Nello stesso testo si sottolineava come lo sradica - stato appartiene a una delle gang metropolitane
mento, quindi la capacità di sentirsi a casa propria
formatesi negli anni Settanta. Nell’intervista ab-
ovunque, perché sostanzialmente privi di radici,
biamo cercato di mettere a fuoco sostanzialmente
fosse la peculiarità dei popoli non cattolici. Questa
tre cose:
stessa affermazione può essere sottoposta a più di
1) l’esistenza di una tradizione autolesioni-
un interrogativo se consideriamo come per Ago-
stino il cristiano sia in primo luogo un pellegrino 55. sta in carcere;
Difficile in ogni caso capire come, improvvisamen- 2) attraverso quali meccanismi questa sem-
te, per musulmani e protestanti o non credenti il bra sparire;
problema delle radici sia addirittura così stringen- 3) continuità e differenze nel suo riapparire
te da produrre disagio mentale. Un così forte inte- oggi.
resse per le radici è forse più facilmente spiegabi- Lei ha trascorso una parte considerevole
le con l’interesse e l’importanza assunti negli ulti- della sua vita in carcere. Attualmente tra i detenu-
mi tempi da termini come tradizioni e origini. Il ti si ricorre spesso a forme di violenza su se stessi,
polarizzarsi del dibattito interno alle scienze socia- o a forme di violenza “ingiustificata” su cose o al-
li intorno a tali categorie tende, sovente, a eludere tri detenuti, queste forme sono sempre state pre-
gli aspetti empirici e concreti in cui interagiscono senti all’interno della cultura carceraria?
gli attori sociali. Come abbiamo visto nel caso Sì e no. Agli inizi degli anni Settanta, quan -
della “questione insetti” forse i problemi sono me- do io ho iniziato a entrare in carcere, era una pra -
no filosofici, culturali, religiosi e più pragmatici. tica abbastanza diffusa. A dire il vero non era un
Allo stesso modo i numerosi casi di autolesioni- uso legato solamente all’ambito carcerario. Molti,
smo, tentati suicidi e suicidi o gli episodi di vio- specialmente i più anziani, ai tempi, avevano l’a -
lenza apparentemente gratuita verso cose e perso- bitudine di girare anche fuori con una lametta in
ne hanno origini più “banali” e contingenti 56. bocca. Se venivano arrestati e picchiati, prende -
vano la lametta si tagliavano per farsi portare
Gli attori sociali all’ospedale e far finire l’interrogatorio. In carcere
Con l’aiuto degli operatori siamo riusciti a comunque era molto più usato.
entrate in contatto con alcuni detenuti/e trattati Per quale motivo?
dal servizio. Prima di riportare alcuni brani delle Per tanti motivi. Solitamente o per protesta
loro interviste, abbiamo ritenuto interessante farci o per cercare di evitare certe conseguenze da parte

54
Il riferimento è a C. Schmitt, Cattolicesimo romano e forma politica, Milano, 1986. Sul dibattito sorto intorno a que-
sto testo si veda C. Galli, Presentazione, Milano 1986; Genealogia della politica. Carl Schmitt e la crisi del pensiero politico
moderno, Bologna, 1996; A. Dal Lago, Gloria e disperazione, in Il paradosso dell’agire, Napoli 1990; L’ordine infranto. Max
Weber e i limiti del razionalismo, Milano, 1983; G. Schwab, Carl Schmitt. La sfida dell’eccezione, Bari, 1986.
55
Il tema è felicemente ripreso da Z. Bauman nel saggio Da pellegrino a turista, in La società dell’incertezza, Bologna,
1999.
56
Significativamente in tutte le interviste fatte a ex detenuti stranieri il “disagio mentale” non è mai associato a questio-
ni “culturali” o simili. Ad essere evidenziate sono invece le condizioni concrete in cui gli attori si trovano ad agire.

79
Commissione per l’integrazione

delle guardie. Molti si tagliavano per evitare di gente che non sa nemmeno perché si trova dentro.
finire alle celle di isolamento o di essere legati al Con l’eroina è cambiato tutto. Gli stranieri non
letto di contenzione. C’erano anche i casi di chi si valgono molto di più dei tossici. Per cui è normale
tagliava per poter andare in infermeria. Infine che il carcere sia ritornato a essere così.
c’era chi aveva preso il vizio di tagliarsi. Lo face - I brani riportati mettono a confronto due
va per sentirsi importante o per interrompere la contesti culturali che hanno abitato lo stesso luogo
monotonia del carcere. senza mai incontrarsi. Se mettiamo tra parentesi
Cos’è, secondo lei, che a un certo punto fa l’aspetto illegale questi discorsi potrebbero benis-
sparire certe usanze tra i detenuti? simo essere fatti da un qualunque vecchio operaio
Sicuramente c’è stato, per un certo periodo, della grande industria. Essere interni a un tessuto
un cambiamento della mentalità. A un certo punto sociale, andare fieri del proprio lavoro, enfatizzare
c’erano più detenuti che la pensavano come noi. il legame di profonda solidarietà “militante” tra
Noi dicevamo: va bene tu mi tieni dentro, ma io gli appartenenti alla categoria. Il sentirsi in dove-
voglio delle cose. Io ho dei diritti se non me li dai re di rivendicare dei diritti. Organizzarsi per otte-
ti sfascio tutto. Se un carcere è unito è difficile che nerli. La presenza, simile al crumiro, di chi si tira
la direzione e le guardie non trattino. Poi c’era indietro. Oggi si sente completamente estraneo alle
anche un’altra questione, molto importante. A dif - logiche del carcere. Le interviste che seguono con-
ferenza dei vecchi detenuti che fuori erano isolati fermano, per molti versi, le impressioni riportate.
noi no. Qualcuno entrava, ma altri uscivano, e tra Tramite gli operatori del servizio psichiatrico è
noi c’era un legame fraterno. I vecchi detenuti stato possibile incontrare ex detenuti sottoposti a
invece erano abituati a piegare la testa, a fare i osservazione psichiatrica. Gli intervistati sono tutti
confidenti e a rubare quattro soldi. giovani stranieri, tossicodipendenti e non.
Vuol dire che anche se dentro il detenuto L’intervista è stata condotta alla presenza di uno
continuava a far parte di un ambito sociale? degli operatori che si era guadagnato una certa
Sì, sostanzialmente sì. Non si ci sentiva mai fiducia verso i detenuti. Tutti mostrano sulle brac-
abbandonati. Poi tenga presente che in quegli cia segni evidenti delle pratiche autolesioniste.
anni c’erano anche i politici. Loro sapevano par - Uno alzando il maglione mostra ulteriori segni di
lare, anche loro non erano isolati dall’esterno, in ferite all’addome.
carcere non potevano più fare come una volta. Le Vi era mai capitato, prima di entrare in car-
notizie filtravano. cere, di provocarvi, volontariamente delle ferite?
In questo periodo quindi la pratica dell’au- No.
tolesionismo o di comportamenti simili scompare? Mai.
In linea di massima sì. Per molti anni non Una volta. Ero in astinenza, disperata, a un
ho visto più gente che si apriva le budella. certo punto, mi sono graffiata tutta la faccia.
C’era un uso abituale di farmaci. Mi riferi- Mi sono tagliata solo in carcere.
sco a sedativi, calmanti e sonniferi? Non l’avevo mai fatto prima.
Poco, molto poco. Forse qualche sonnifero, No.
ma niente di più. Quando però sono cominciati ad Qualche volta l’avevo fatto anche fuori. Mi
arrivare i drogati le cose sono cambiate. sono tagliato per non essere portato in caserma e
In che senso? andare all’ospedale.
Loro vivevano solo per quello. Ne sapevano Perché ci si taglia?
più dei dottori. Cercavano sempre di impasticcarsi Io lo facevo quando mi sentivo disperato.
Lei ha terminato la sua detenzione nei primi Non riuscivo più a stare lì dentro. Mi tagliavo,
anni Novanta. Di nuovo si parla, con insistenza, di sentivo il dolore e mi calmavo.
pratiche autolesive, di uso massiccio di farmaci. A volte lo facevo per sentire che esistevo.
Cos’è cambiato in questi anni? Quando ti senti come se non esistessi, il dolore fisi -
Per certi versi è come se si fosse tornati co, ti fa sentire di nuovo una persona viva.
indietro di trent’anni. In carcere ci sono per lo più A volte mi sono tagliata per non essere pic -
dei fuori di testa. La maggior parte sono stranieri, chiata, altre perché ero depressa. È difficile da

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Rom e Sinti: un‘integrazione possibile Italia ed Europa a confronto

spiegare. Anche se potrà sembrare strano, tagliar - ne. Violenze che non hanno, apparentemente, nes -
si è un modo per continuare a esistere. suna giustificazione. Per lo più sono detenuti stra -
Qualche volta l’ho fatto per reazione. Un nieri. Per molti, i più giovani, c’è una totale in -
gesto di protesta, dopo essere stato umiliato o pic - compatibilità col carcere. Tenga conto che molti
chiato. sono finiti dentro se non per caso, sicuramente
Mah, entri in un meccanismo che si riprodu - senza averlo messo in conto. Per cui si ritrovano in
ce da solo. Sai che se ti tagli dai dei problemi e lo una situazione che sostanzialmente considerano
fai. ingiusta.
Sembrerà strano ma è un modo per sentirti Nei confronti delle donne poi esiste una
viva. Il dolore il sangue, le urla, l’infermeria, per forma di violenza psicologica e a volte fisica che
un po’ sei al centro dell’attenzione. genera facilmente disagio. Spesso, non bisogna
Per disperazione, perché non la reggi più. dimenticarlo, la follia è un mondo del tutto simile
Facevate uso di farmaci? Continuate a alla favola. Per le donne il ricorso alla follia, spes -
farlo? so, è l’unica via di uscita possibile. Sottoposte a un
Sì. All’inizio avevo un po’ paura. Poi gli altri regime di violenza psicologica e fisica trovano
mi dicevano che con quelli stavi bene. Non ti ac - nella follia un luogo sacro e inviolabile.
corgevi neanche più dove eri. Poi ce li davano con Le testimonianze degli operatori tendono a
molta facilità. Ho iniziato a prenderli, mi faceva - confermare le dichiarazioni degli attori sociali.
no stare bene. Fuori non ne ho più presi. Tornare a svolgere una funzione di esclusione
Li ho presi qualche volta. Poi anche quando sociale vuol dire intervenire sugli effetti e non sulle
me li davano facevo finta di prenderli, me li met - cause. In altre parole trattare, prevalentemente, il
tevo sotto la lingua e poi li sputavo. Una volta che paziente con i farmaci, renderlo tranquillo, isolar-
prendevi le pastiglie diventavi completamente stu - lo dal mondo. Dopo di che, se il trattamento far-
pido. Potevano farti qualunque cosa. Avevo paura macologico ha avuto un qualche effetto, guidarlo
a prenderle, mi dicevo: questi poi mi possono an - in un percorso di socializzazione, costruito apposi-
che ammazzare e io non me ne accorgo neanche. tamente per lui. Metterlo in relazione a soggetti
Sì, ne prendevo molti. Io ero abituata anche simili a lui, persone costantemente seguite da un
fuori. Quando non hai i soldi per la roba butti giù programma psichiatrico apposito e inserirlo in un
di tutto. Pastiglie e alcol. Dentro poi ti serve per contesto lavorativo specifico.
reggere. Più pastiglie prendi, se poi ci bevi sopra, Noi per anni abbiamo lavorato con la spe -
più sei fatto. Il tempo passa e non te ne accorgi. ranza di rimanere disoccupati. Sembra un para -
Inoltre dentro ti serve anche per estraniarti, per dosso ma è così. La nostra utopia era quella di
non vedere e sentire nulla. Adesso è già un po’ che lavorare affinché sempre meno persone fossero
non ne uso. obbligate a ricorrere a noi. Adesso lavoriamo al
È l’unica cosa che ti danno volentieri. Tu li pari di un industria: produciamo continuamente
prendi così almeno per un po’ stai bene. Fuori non malattia.
li uso. È ovvio che, se si parte dal disagio come
Ho iniziato a prenderli dentro. Ti servono questione individuale e organica, la sfera dell’u -
per tirare avanti. Ogni tanto li uso anche adesso, tenza può crescere in modo esponenziale. Tutti
quando sono giù le pastiglie mi fanno stare diventano possibili pazienti. Diventarlo o meno
meglio. dipende unicamente o da circostanze fortuite o
Fuori li prendevo qualche volta e poi ci dalla posizione che si occupa nella sfera sociale.
bevevo sopra. In carcere ho continuato. È facile Meno si è protetti e garantiti più aumentano le
procurarseli, ne girano parecchi. possibilità di finire nel circuito della follia.
Vediamo come percepiscono gli operatori le Bisogna tenere conto che la persona social -
forme in cui si manifesta il disagio psichico: mente esclusa vive situazioni che esasperano e
Come si viene presi in cura dal servizio? amplificano il disagio. È chiaro che se il servizio
Nell’ordine ci sono le pratiche autolesive, gli prende in esame gli effetti e non tiene conto della
scoppi improvvisi di violenza contro cose e perso - condizione in cui si produce, per molti il tratta -

81
Commissione per l’integrazione

mento psichiatrico è un destino. za sia al popolo comune sia a numerose schiere di


Una situazione di disagio si amplifica e si studiosi. La cultura, apparentemente, diventa l’u-
accelera a secondo del contesto. In carcere, tutto nico luogo dove possiamo dire qualcosa di certo
tende a precipitare. sulla nostra identità. Palesemente a farne le spese
Il malato, il deviante, l’anziano, lo straniero sono gli uomini e le donne in carne e ossa.
ecc. finiscono con l’essere socializzati solo tra loro. Paradossalmente questa operazione, costruita dal
In questo modo si crea un circuito speciale dove dibattito dominante dei paesi occidentali, nasce su
una quota di popolazione è destinata a vivere. A una rimozione della teoria sociale occidentale;
questo punto la malattia si auto-riproduce con come è facile vedere, a essere rimosso, in prima
estrema facilità. persona, è l’individuo. Attraverso una sorta di de-
Gli attori istituzionali intervistati, lavorando terminismo culturale i destini individuali si annul-
sia all’interno del carcere che sul territorio hanno lano. Una ben strana rimozione visto che la sco-
potuto fornire un quadro abbastanza completo perta e produzione dell’individuo 60 è sempre stata
delle attuali procedure di esclusione sociale. Come considerata e rivendicata come la decisiva opera-
ci è spiegato dagli attori istituzionali competenti, il zione culturale prodotta dal pensiero occidentale.
disagio mentale è sostanzialmente una costruzione In realtà la contraddizione, a ben vedere, non è poi
arbitraria legata alla dimensione della microfisica tale. A emergere è una riscoperta dell’individuo
del potere 57. È il modo in cui una società decide di liberale 61 che, nella teoria politica classica, è il solo
rapportarsi a certe sintomatologie che rinchiude o a meritare il titolo di individuo e cittadino. Alla
libera gli individui 58. cultura dell’individuo, così inteso, si contrappon-
gono le culture dei molti. Culture infime, di secon-
Servus non habet personam d’ordine che possono caratterizzare un’etnia ma
non il singolo. Unico, irripetibile, nella sua piena e
Il discorso che sembra unire parte degli attori isti- totale individualità rimane il cittadino incluso del
tuzionali e sociali si concretizza intorno al termine mondo occidentale. A fronte di questo assunto si
cultura. L’idea che tra noi e loro esista uno scarto forma in contrapposizione alla cultura dell’indivi-
culturale incolmabile è diventato un truismo. Che, duo e alle culture dei molti la riscoperta della cul-
empiricamente, alla fine si riesca a dire poco su tura, locale, del popolo. Anche in questo caso la
cosa siano le loro culture e, spesso ancora meno, cultura agisce come elemento decisivo dei mecca-
sulle nostre non sembra avere grande importanza. nismi di inclusione e esclusione sociale e politica.
Con la scomparsa dal lessico scientifico e comune Le culture locali diventano il collante per ridefini-
di termini come classe, imperialismo, patria, bor- re un criterio di cittadinanza a partire dalle tradi-
ghesia ecc., si è venuto a determinare un vuoto e zioni locali. Poco importa che di dette tradizioni
un diffuso senso di incertezza 59. Le retoriche che nessuno sia, in concreto, in grado di dire qualcosa.
enfatizzano oltre misura l’idea di “cultura” sem- Un dialetto, una leggenda o la semplice sorgente di
brano essere le sole a ridare un minimo di sicurez- un fiume 62 possono, a seconda dei casi, diventare

57
Il riferimento è al modello di potere analizzato da M. Foucault, in particolare nella raccolta di saggi Microfisica del pote -
re, Torino, 1977.
58
A riguardo rimangono fondamentali i lavori di M. Foucault, in particolare si vedano: Storia della follia nell’età classi -
ca, Milano, 1963; Le parole e le cose, Milano, 1967 e Sorvegliare e punire, Torino, 1976.
59
Sulla fine delle “certezze” categoriali e le loro conseguenze pragmatiche sulla vita individuale si veda Z. Baumann, La
società dell’incertezza, op. cit.; Dentro la globalizzazione, op. cit.
60
Sul significato della scoperta dell’individuo si veda oltre al suo “inventore” (T. Hobbes, Il Leviatano, Roma-Bari, 1989),
le importanti riflessioni di C. Schmitt raccolte in Scritti su Thomas Hobbes, Milano, 1986.
61
Va ricordato infatti come, classicamente, il diritto all’individualità era riferito al cittadino proprietario, mentre la gran
massa dei non-proprietari apparteneva genericamente all’indistinta moltitudo. Per una abbondante ed esauriente discussione di
queste tematiche si veda P. Costa, Storia della cittadinanza in Europa, vol. I, II, op. cit. Per una critica dell’individuo liberale, in
particolare E. Santoro, Autonomia individuale,libertà e diritti, Pisa, 1999.

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Rom e Sinti: un‘integrazione possibile Italia ed Europa a confronto

il veicolo di un ramo particolare del sapere: l’ar- sociali contemporanee. Se un’epoca, come una
cheologia delle culture. È sempre possibile, in qua- felice linea di ricerca aveva evidenziato, si era
lunque momento, scavare in una qualche direzio- distinta per l’interesse nutrito verso il “governo dei
ne e trovare l’humus fondativo di una cultura. viventi” 65, il contesto attuale sembra riproporre
come categoria fondativa dei rapporti sociali il
Razzismo e assoggettamento dominio 66. Gli esclusi non sono più unicamente i
Paura e solitudine finiscono per essere le non lavoratori, i marginali e i devianti. Di volta in
coordinate sulle quali si organizzano le vite degli volta devianti possono diventare quote di popola-
individui contemporanei 63. Rinchiuso nelle pro- zione e ambiti sociali diversi. Nel corso delle inter-
pria fortezza il cittadino moderno osserva con ter- viste presentate, si evidenzia in maniera abbastan-
rore il muoversi disordinato degli individui senza za precisa, come, almeno da parte di alcune quote
volto ai margini della sua cittadella. Quando per di popolazione, le relazioni sociali siano ridefinite
necessità li deve incontrare chiede per lo meno di su criteri di puro e semplice assoggettamento. Per
essere continuamente protetto. La nuova utopia chi è collocato fuori dalla comunità di apparte-
urbana, come è stata recentemente evidenziata 64, nenza, in sostanza, esiste solo un modo per
è la costruzione di percorsi sicuri e obbligati. Il sopravvivere ed essere tollerato: il rigido e osse-
nuovo cittadino a ben vedere non vuole disporre quioso rispetto delle gerarchie. Più volte infatti è
liberamente della città, vuole che la città sia rigi- stato ribadito, nel corso delle interviste, che gli
damente organizzata e ordinata. Non ama gli stranieri per prima cosa devono assoggettarsi a noi
imprevisti e il caso. Ogni cosa al suo posto e un e poi, semmai, potranno avanzare dei diritti. Chi
posto per ogni cosa. proviene da fuori può, al massimo, aspirare a una
La possibilità di diventare oggetto delle spazio sociale “neutro”, né dentro, né fuori, un
paure urbane è una condizione che non riguarda ospite insomma, tollerato ma non assimilato o reso
esclusivamente gli eroinomani o gli attori sociali uguale 67. Il prezzo da pagare per questa benevola
maggiormente esposti allo sguardo del passante. A neutralità non è basso. Lo straniero, in ogni caso,
ben vedere la gamma di possibili corpi indesidera - viene sempre dopo, non è mai cittadino. Più che
bili abbraccia quote di popolazione non riducibili eliminato lo straniero deve essere assoggettato.
alla tradizionale emarginazione sociale. A fronte di Reso servo. Questa è la sostanziale differenza che
una libertà, per pochi, sempre più ampia e priva di separa i razzismi di oggi da ieri. Lo straniero non
controlli statuali, si determina, per i molti, una più è innalzato al rango di hostis 68 ma a quello più
rigida forma disciplinare. Libertà e disciplina sono modesto di servus. Può vivere purché rimanga
gli et-et che sembrano caratterizzare le dinamiche moltitudine invisibile 69. Non a caso nelle retoriche

62
Significativo a riguardo è l’atto simbolico compiuto dal leader della Lega Nord U. Bossi. Simbolicamente recarsi alla
fonte del Po ha significato recuperare le “origini” primeve della cultura del popolo padano. Significativamente, proprio per dare
maggiore “forza storica” all’evento si è collegato il ritorno alla sorgente del fiume con la riscoperta delle origini celtiche. Sulla
rivalutazione del mito fondativo in epoca contemporanea si veda in particolare B. Anderson, Comunità immaginate, op. cit. Sulla
funzione politica del mito rimane importante G. Sorel, Riflessioni sulla violenza, Milano, 1997.
63
Mi riferisco alle argomentazioni sostenute nelle ultime produzioni di Z. Bauman.
64
Mi riferisco ai numerosi lavori di Mike Davis su Los Angeles, tra i quali va sicuramente ricordato il più recente Ecology
of Fear, Los Angeles, 1998.
65
Il riferimento è al concetto di biopolitica utilizzato da Focault per indicare l’interesse che il potere, in epoca moderna,
inizia a nutrire nei confronti della vita in quanto principale fonte di ricchezza. Foucault chiama questo passaggio dallo “stato ter-
ritoriale” allo “stato di popolazione”. Possiamo ritrovare questa nozione già in Sorvegliare e punire, l’approfondimento della
nozione di biopolitica accompagna gran parte delle lezioni tenute negli anni Settanta al Collège de France.
66
Sull’accettazione realistica della categoria della forza in epoca contemporanea, specialmente all’interno delle relazioni
internazionali, con la conseguente “riscoperta” del Tucidide di La guerra del Peloponneso si vedano gli articoli raccolti in “aut
aut” n. 293-294.
67
A proposito rimane una lettura fondamentale G. Simmel: Excursus sullo straniero, in Sociologia, Milano, 1989.

83
Commissione per l’integrazione

di senso comune allo straniero cattivo è sempre individuale e/o della comunità. In sostanza lo stra-
contrapposto il buono. Al clandestino il regolare. niero è “questione di polizia”. Questa riduzione
Il migrante accettabile e tollerato, in definitiva, è merita qualche riflessione.
colui che accetta fino in fondo l’assoggettamento Sfogliando un qualunque quotidiano, ascol-
o, per dirla con parole maggiormente legate al les- tando un notiziario o il discorso di un qualsiasi
sico comune, la sua utilità. Utile ma invisibile. politico, il tema maggiormente ricorrente sarà l’in-
Significativi a riguardo sono i dibattiti sicurezza urbana, l’eccessiva tolleranza e permissi-
attuali sulla prostituzione. La riapertura delle vità delle leggi e la poca attenzione delle forze del-
“case chiuse”, o il confinamento della prostituzio- l’ordine alla sicurezza privata dei cittadini. Tra il
ne in determinate aree urbane sono temi entrati da discorso pubblico e le pratiche private sembra
tempo nel dibattito politico e culturale. aprirsi una frattura incommensurabile. Eppure la
Curiosamente della condizione lavorativa richiesta di Law and Order non è la sovradetermi-
della/del prostituta/o nei vari dibattiti non si nazione di un maligno Leviathan ma la richiesta
parla. Il problema non è legittimare una professio- ossessiva di quote considerevoli di popolazione.
ne; sottrarla alle numerose insidie da parte di Gli imprenditori politici e morali elaborano strate-
sfruttatori, clienti ecc. in cui la condizione di lavo - gie politiche e campagne mediatiche su un back -
ratori/lavoratrici informali obiettivamente colloca ground culturale elaborato e sedimentato all’inter-
gli/le operatrici del sesso. Delle loro vite sembra no di parte degli ambiti sociali. Amplificano ed
non importare nulla a nessuno. Importante diven- enfatizzano, finendo per alimentarlo 71, un discor-
ta “liberare” le strade. La popolazione degli inclu- so di senso comune.
si, è noto, in gran parte di genere maschile, ma Le forze dell’ordine sono sicuramente l’am-
anche ampie quote di popolazione femminile, fre- bito istituzionale maggiormente coinvolto, almeno
quenta con una certa assiduità l’ambito della pro- in prima battuta, nel passaggio dalla gestione del-
stituzione. A infastidirli è semplicemente la loro l’ordine pubblico al mantenimento della sicurezza
presenza e visibilità. Anche se può sembrare grot- individuale. Un passaggio che sicuramente ha pro-
tesco animatori delle ronde antiprostituzione e dotto e continua a produrre non pochi malintesi
antiviados risultano esserne i più assidui e convin- tra le forze dell’ordine. È banale, ma vale la pena
ti frequentatori 70. Non si tratta di ipocrisia. di ricordarlo, come le forze dell’ordine, storica-
Rinchiudere e rendere invisibile la prostituzione, mente, nascano come forza armata statuale. Lo
al pari di tutte le altre recinzioni, è questione di Stato moderno si costituisce proprio avocando a sé
sicurezza e non di morale. la forza militare 72. Solo lo Stato è legittimato a
portare le armi, nessun altro ceto o classe può, se
non in casi del tutto eccezionali, legittimamente
Ordine pubblico e sicurezza individuale
portare le armi e ricorrere alla forza. Se questo
In molte delle interviste riportate la “que- avviene, lo Stato si sta disgregando e la guerra
stione immigrazione” non è mai posta in chiave civile imperversa. In prima istanza lo Stato deve
politica. Lo straniero non è colui che minaccia garantire l’ordine pubblico. La sicurezza privata,
l’ordine pubblico, piuttosto attenta alla sicurezza semmai, è una conseguenza dell’ordine collettivo,

68
In questo senso hostis è il nemico in senso esistenziale. Fondamentale per questo tipo di argomentazioni rimane C.
Schmitt, Le categorie del “politico”, Bologna, 1972.
69
Per una rivisitazione contemporanea di moltitudo si veda M. Hardt, A. Negri, Empire, Massachusetts, 2000.
70
Alcuni esempi significativi sono riportati in A. Dal Lago, Non Persone, op. cit.
71
Sul ruolo svolto dagli imprenditori politici e morali nel concretizzare, individuando specifici attori sociali come respon-
sabili fattuali, le paure urbane si veda in particolare A. Dal Lago, Non-Persone. L’esclusione dei migranti in una società globa -
le, op.cit.; importanti sono anche i lavori di D. Bigo, Sécurité et immigration: vers une gouvernemetalité par l’inquiétude?, in
“Cultures et conflits”, dicembre 1998, e S. Palidda, Polizia e immigrati: un’analisi etnografica, op. cit.
72
Il processo di monopolizzazione dell’uso della forza come tratto decisivo della costruzione dello Stato moderno è stato
ampiamente analizzato da Max Weber nella Sezione VIII, L’istituzione razionale dello stato e i partiti politici e i parlamenti
moderni (Sociologia dello stato), in Economia e società, Milano, 1986.

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Rom e Sinti: un‘integrazione possibile Italia ed Europa a confronto

si è individualmente sicuri all’interno di uno spa- rate dalla paura. In casa nostra non vogliamo
zio pubblico legittimamente controllato. Le forze vedere facce indesiderate.
di polizia intervengono contro il nemico pubblico, Poche righe sono sufficienti per dare il senso
colui che, con il suo operare incrina l’ordine sta- delle mutazioni attuali. La paura sembra essere il
tuale. Questo compito originario, risalente a un vero collante della vita sociale contemporanea.
epoca in cui i confini tra Stato e società erano con- Non è certo la prima volta che questa svolge un
siderati netti, non si modifica neppure quando la ruolo decisivo nella costituzione di modelli politici
società è portata dentro lo Stato 73. Nel contesto e sociali. Proprio sulla paura, Thomas Hobbes ha
l’ordine pubblico diventa l’equilibrio dei rapporti potuto edificare la più potente macchina umana-
di forza delle classi sociali legittimamente rappre- mente concepita: lo Stato. Certo come una critica
sentate. Certo lo Stato continua a mantenere un non banale ha sottolineato 75, uno dei possibili in-
suo ruolo autonomo, agisce seguendo anche logi- tenti del filosofo inglese era sottrarre la carne e il
che di potenza proprie, ma quello che interessa sangue nella determinazione dei destini umani e
sottolineare è come a essere unico oggetto di inte- nella costituzione della legittimità sovrana. Attra-
resse sia l’ordine pubblico. Lo spostamento di verso l’artificio dello Stato la guerra e la paura po-
attenzione verso la sicurezza privata finisce col tevano essere eliminate dal normale vivere civile.
mettere in crisi lo statuto stesso delle forze dell’or- Ciò non toglie che la paura di cui parla Hobbes
dine, come sostiene un funzionario di polizia: non è una condizione astratta, ma la concreta con-
Fare un servizio di ordine pubblico vuol dire dizione dell’epoca segnata dalle guerre di religio-
relazionarsi a gruppi, organizzazioni, soggetti ne. Sullo sfondo della paura non c’è la precaria, e
sociali concreti. Significa contrastare, mediare, in fondo metaforica, condizione umana all’interno
reprimere comportamenti accertabili. Fare un ser - dello Stato di natura, ma la guerra. È la guerra a
vizio di sicurezza urbana, vuol dire relazionarsi a generare la paura. Sembra lecito ipotizzare che
fantasmi. Le richieste di sicurezza urbana sono dietro la paura odierna si staglino altrettanti sce-
dettate unicamente dalla paura. Come si fa a nari bellici. Di questa guerra bisognerà provare a
intervenire concretamente sulla paura? descrivere la semantica.
Qualche cosa comincia a chiarirsi: le paure
individuali diventano il fulcro attorno al quale
dovrebbero focalizzarsi le azioni delle forze del- RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
l’ordine:
AGAMBEN, G., Homo sòacer, Torino, 1995.
Riceviamo un infinità di segnalazioni e di
richieste di intervento. Raramente ci chiamano per ANDERSON, B., Comunità immaginate, Roma,
informarci di un reato in corso. Il più delle volte il 1996.
tenore delle richieste è: “Ho un gruppo di negri ARENDT, H., Le origini del totalitarismo, Milano,
sotto casa”, “Ci sono dei ragazzi, poco rassicuran - 1967.
ti, nei giardini di…”, “C’è gente con delle brutte Id., La banalità del male, Milano, 1992.
facce” ecc., buona parte degli interventi richiesti BASAGLIA, F., Conferenze brasiliane, Milano, 2000.
hanno queste motivazioni. BAUMAN, Z., Modernità e Olocausto, Bologna,
In che cosa consista la sicurezza urbana è 1992.
espressa molto bene da un leader dei Comitati cit-
ID., Dentro la globalizzazione. Le conseguenze
tadini genovesi 74:
sulle persone, Bari-Roma, 1999.
Vogliamo che le forze dell’ordine non si limi -
tino ad intervenire solo in presenza di reati. Vo - ID., La società dell’incertezza, Bologna, 1999.
gliamo che le nostre vie, le nostre città siano libe - BECK, U., Che cos’è la globalizzazione, Roma,

73
A proposito può risultare ancora importante vedere C. Schmitt, Der Hutter der Verfassung, Berlino, 1969.
74
In A. Petrillo, Insicurezza, migrazioni, cittadinanza. Le relazioni immigrati-autoctoni nella rappresentazione dei
“Comitati di cittadini”: il caso genovese, op. cit.
75
Mi riferisco alle argomentazioni esposte da M. Foucault in Bisogna difendere la società, op. cit.

85
Commissione per l’integrazione

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86
Rom e Sinti: un‘integrazione possibile Italia ed Europa a confronto

GLI ZINGARI E LA SCUOLA


Marco Brazzoduro*

A ll’interno di una riflessione sulle strate-


gie di integrazione di rom e sinti nella
società maggioritaria, il discorso sulla scuola, sul
lo che implica – ma anche per molti rom e sinti ita-
liani e rom immigrati dall’Europa orientale ante-
cedentemente agli eventi ricordati, per una loro
suo ruolo e la sua funzione, acquista una rilevan- mancata inclusione nei circuiti economici e nel tes-
za indiscutibile. suto sociale, tramato di relazioni e interazioni quo-
Questa affermazione marca una netta presa tidiane.
di distanza da quelle posizioni che, a mio avviso, Il processo di integrazione economica e di
tendono a cristallizzare la cultura e il mondo di inclusione sociale presuppone la condivisione di
rom e sinti in un immobilismo che non può non spazi fisici – l’habitat – e di spazi immateriali co-
favorire l’accentuarsi della divaricazione e quindi me è l’intrecciarsi delle relazioni indotte dal vici-
ostacolare il processo integrativo. nato, dalla frequentazione, dal lavoro, dallo svago.
Alludo a quelle interpretazioni che, muoven- Inoltre, al di là delle differenze culturali – etniche,
do dalla ineccepibile considerazione della vittorio- linguistiche, religiose, di stile di vita ecc. – l’inte-
sa resistenza di rom e sinti a secoli di discrimina- grazione implica l’emergere di un sentimento, al-
zione, assimilazione coatta e violenta, persecuzio- meno implicito, di appartenenza alla stessa comu-
ne, ne inferiscono la forza straordinaria della loro nità politico-territoriale, di cui il riconoscimento
cultura per sostenere che, se quel mondo ha retto dei diritti di cittadinanza politica e/o sociale costi-
l’urto di chi lo voleva cancellare, evidentemente tuisce espressione tangibile.
possiede al suo interno risorse “culturali” – nel Gli immigrati, a qualsiasi nazionalità od et-
senso di flessibilità di organizzazione sociale, auto- nia appartengano, incontrano tanto maggiori dif-
stima di gruppo, capacità di duttile adattamento ficoltà nel processo di integrazione quanto più
all’ambiente circostante, senso di appartenenza – accentuata è la loro “diversità” in termini di lin-
che, da una parte, spiegano la sopravvivenza e, gua, religione, stile di vita ecc. In particolare la ca-
dall’altra, testimoniano di una forza interna che renza delle abilità professionali esatte dal corrente
non sarà certo l’analfabetismo a incrinare. modo di produzione moltiplica le difficoltà e allar-
Il mio punto di vista muove dalla considera- ga le distanze. È un fatto che il contenuto di istru-
zione che una larga parte del mondo dei rom e dei zione dei mestieri e professioni correnti tende a
sinti vive allo stato presente in Italia una condizio- crescere anche per quelli tradizionali. Pertanto si
ne di acuta emergenza sociale caratterizzata da innesca un circolo vizioso tra impreparazione a in-
marginalità, povertà estrema, esclusione sociale, serirsi nei circuiti produttivi e lavorativi, povertà,
che ne rendono estremamente precarie le condizio- stigmatizzazione, emarginazione, accentuazione
ni di vita. Questa condizione è il risultato dell’a- dell’impreparazione ecc.
zione convergente di un coacervo di fattori tra i Uno specialista dell’analisi dei sistemi, che
quali i più rilevanti sono: la condizione di profughi sia canadese o pakistano incontrerà probabilmen-
per i rom che sono affluiti in Italia dopo lo scoppio te pochi problemi sia sul versante lavorativo che
della guerra civile in Bosnia e dopo le recenti vi- su quello dell’integrazione sociale anche perché la
cende di cui è stato teatro il Kossovo – e che quin- sua competenza professionale ha presupposto una
di vivono la condizione di sradicati con tutto quel- prolungata scolarizzazione modellata su organiz-

* Università La Sapienza di Roma.

87
Commissione per l’integrazione

zazione, approcci, contenuti, discipline, valori se Ma anche assumere piena consapevolezza del ruolo
non proprio identici certo affini. strategico che la scuola, in quanto fondamentale
Uno straniero analfabeta troverà difficilissi- agenzia di socializzazione, può e deve svolgere.
mo non solo trovare lavoro ma anche sbrigare le Non basta più limitarsi a una pur lodevole
incombenze burocratico-amministrative che gli si apertura e attenzione alle altre culture. La scuola
richiedono, spesso incomprensibili nella loro far- deve ambire a farsi veicolo di un rafforzamento
raginosità, e persino orientarsi fisicamente all’in- del legame tra scolari e studenti stranieri e la loro
terno della metropoli. È quindi probabile che ven- propria cultura perché così lo straniero, nel nostro
ga o si senta respinto ai margini perché “inade- caso lo zingaro, avverte nei fatti che l’incontro
guato”. possibile non è mera assimilazione ma è integra-
Il mondo degli zingari oggi rischia la ghet- zione come convergenza a partire da origini pari-
tizzazione fisica – nei campi sosta, che siano at- tarie. Nell’accoglienza, ma anche nell’impostazio-
trezzati o non – sia socialmente ed economicamen- ne generale e nei contenuti didattici vanno calati i
te perché dotato di scarse risorse spendibili sul princìpi della pedagogia interculturale. In tal mo-
mercato mentre quelle poche che pur possiedono o do ci si pone sulla buona strada per conseguire due
sono in gran parte obsolete come l’abilità artigia- risultati: primo riduzione sensibile del rischio che
nale nella lavorazione dei metalli o ostacolate in i bambini zingari si sentano espressione di una
tutti i modi da regole – autorizzazioni, licenze, al- cultura inferiore, emarginata e disprezzata e quin-
bi, patenti – a loro spesso incomprensibili come la di assumano un atteggiamento o di reazione ag-
tradizionale expertise mercantile. gressiva o di intimidita insicurezza perché auto-
La scolarizzazione, da intendersi come in- percepentisi come inadeguati o non all’altezza.
nalzamento dei livelli di istruzione e formazione Secondo, la diffusione tra le nuove genera-
professionale, svolge pertanto un ruolo essenziale zioni di italiani della consapevolezza del pari valo-
nel rimuovere alcuni degli ostacoli all’avvio del re di ogni diversità, siano esse etniche, linguisti-
processo d’integrazione. Però, se non si vuole con- che, di stile di vita ecc. La scuola già si sta avvian-
fondere integrazione con assimilazione, come da do nella giusta direzione. La pedagogia intercultu-
alcuni o da molti, esplicitamente o inconsapevol- rale è entrata a pieno titolo nell’impostazione ge-
mente, si fa, i contenuti e le finalità della scolariz- nerale. Anche rispetto alla questione specifica del-
zazione vanno adeguatamente meditati. l’integrazione di rom e sinti si registrano posizioni
Due sono le esigenze da contemperare per- di grande apertura e corretto approccio da parte
ché potenzialmente confliggenti. Una è quella di del ministero preposto.
fornire ai bambini zingari le strumentalità di base Certo siamo ancora ben lontani da una si-
sulle quali fondare il perseguimento dell’acquisi- tuazione in cui quei princìpi e quegli orizzonti cul-
zione di una dotazione minima di conoscenze e turali e valoriali costituiscano la prassi quotidiana
abilità che consentano loro di non farsi sommerge- in quanto patrimonio assimilato e digerito dal cor-
re o emarginare dalla complessità del mondo con- po docente ad ogni livello. E sicuramente ci vorrà
temporaneo. del tempo perché la scuola non è un corpo separa-
L’altra esigenza è quella di rispettare la loro to dalla società e pertanto non può non essere in-
cultura, il loro stile di vita. Ma non come mero e- trisa degli umori e anche dei pregiudizi e delle
sercizio retorico né con astratti proclami, quanto chiusure che percorrono parte della società.
attraverso comportamenti concreti, con atti dai I primi spiragli di una concreta apertura al-
quali risulti inequivocabilmente che la cultura di l’approccio interculturale da parte del ministero
rom e sinti è sì diversa ma è meritevole dello stes- della Pubblica Istruzione (MPI) – anche se il ter-
so rispetto e considerazione della nostra. mine non viene impiegato ex professo si riscontra
Molte scuole hanno già avviato progetti ca- nella Circolare n. 301 del 1989, intitolata “Inseri-
ratterizzati da una forte apertura alla diversità cul- mento degli stranieri nella scuola dell’obbligo.
turale ma, io credo, bisogna puntare ancora più in Promozione e coordinamento delle iniziative per
alto. Innanzitutto estendere capillarmente sul terri- l’esercizio del diritto allo studio”. Di essa citiamo
torio nazionale questo nuovo spirito vincendo le due brani che appaiono riflettere questa nuova
sacche di resistenza e pregiudizio tuttora esistenti. sensibilità.

88
Rom e Sinti: un‘integrazione possibile Italia ed Europa a confronto

“(Si rendono necessarie) da parte della interculturale si delinea come promozione della
scuola una attenta considerazione ed una serie di capacità di convivenza costruttiva in un tessuto
interventi intesi a garantire alla generalità degli culturale e sociale multiforme. Essa comporta non
immigrati l’esercizio del diritto allo studio ed a solo l’accettazione e il rispetto del diverso, ma an-
valorizzare le risorse provenienti dall’apporto di che il riconoscimento della sua identità culturale,
culture diverse nella prospettiva della cooperazio- nella quotidiana ricerca di dialogo, di comprensio-
ne fra i popoli nel pieno rispetto delle etnie di pro- ne e di collaborazione, in una prospettiva di reci-
venienza” (pag. 1). proco arricchimento (...) Ogni intervento che si
“La scuola obbligatoria non può non avere colloca su questo piano tende (...) anche in assen -
come obiettivo educativo una sempre più acuta za di alunni stranieri e nella trattazione delle varie
sensibilità ai significati di una società multicultu- discipline, a prevenire il formarsi di stereotipi e
rale. Ciò suggerisce attività didattiche orientate pregiudizi nei confronti di persone e culture ed a
alla valorizzazione delle peculiarità delle diverse superare ogni forma di visione etnocentrica” (pag.
etnie” (pag. 9). 13).
Il tema trattato non riguarda specificamente Secondo C. Marta [1999, pag. 12] con que-
la scolarizzazione di rom e sinti, tuttavia quello sta Circolare si realizza la “definitiva archiviazio-
che appare più meritevole di segnalazione è l’im- ne del modello integrazionista”.
plicita presa di distanza dall’approccio seguito in È opportuno, a questo punto, aprire una
passato, quello imperniato sulle classi speciali concisa parentesi per un veloce richiamo ad alcu-
come si deduce dalla citazione seguente. ni aspetti di un dibattito che ha caratterizzato il
“Ove si presentino più alunni immigrati da mondo degli antropologi e non solo. L’atteggia-
uno stesso Paese e con analogo livello culturale, mento nei confronti delle altre culture, da quando
potrebbe essere didatticamente proficuo inserirli il rapporto con queste è stato assunto a oggetto di
in una medesima classe, tenendo conto che sarà riflessione, ha attraversato diverse fasi corrispon-
bene non superare le quattro-cinque unità. Peral- denti all’egemonia di approcci distinti. In una
tro gli Organi Collegiali competenti, previa valuta- prima fase ha prevalso un orientamento “assimila-
zione di specifiche esigenze e situazioni, indiche- zionista”, per il quale, anche perché espressione di
ranno le soluzioni comunque più opportune, aven- un atteggiamento etnocentrico, la politica nei con-
do cura di promuovere la partecipazione degli fronti degli immigrati si è ispirata al condiziona-
alunni in questione alle attività globali della clas- mento dell’accettazione e dell’inclusione, alla pre-
se, per evitare che essi rifluiscano in un piccolo tesa della rinuncia alla propria cultura per aderire
gruppo che certamente si segnalerà per forme pro- ai canoni (valori, norme, stili di vita) vigenti nella
gredienti di isolamento” (pag. 7). società di accoglienza.
Nell’anno successivo l’elaborazione dei con- La seconda fase si connota per la presa di
cetti espressi nella circolare appena citata viene coscienza della rozzezza dell’assimilazionismo in
sviluppata e approfondita. Ne consegue un am- quanto negatore della fondamentale uguaglianza
pliamento dell’apertura già manifestata di cui co- di tutti gli uomini e pertanto del loro diritto alla
stituisce una prova eloquente la circolare n. 205 propria diversità. Si fa gradualmente strada una
del 1990, intitolata “La scuola dell’obbligo e gli maggiore sensibilità e riconoscimento nei confron-
alunni stranieri. L’educazione interculturale”. ti dell’altro, cui non si chiede più l’abbandono del-
Difatti non solo si esplicita già nel titolo l’as- la propria cultura, anzi si riconosce il rango di di-
sunzione della locuzione “educazione intercultura- ritto alla naturale inclinazione a conservarla in
le” ma se ne precisano obiettivi, presupposti e fi- quanto fondamento identitario. È la fase dell’inte-
nalità. Particolarmente preziosa e significativa ci grazionismo.
sembra l’esortazione a che il nuovo orientamento A parere di qualche autore anche la prospet-
interculturale vada adottato “anche in assenza di tiva integrazionista presenta dei limiti in termini
alunni stranieri”. Si tratta quindi di una nuova di completa accettazione e rispetto del diverso. Ad
metodologia, di un nuovo modello pedagogico cui esempio il Sacchetti distingue l’integrazione sul
deve ispirarsi tutta la scuola. piano legale ed economico da quella culturale. Nel
“(...) L’obiettivo primario dell’educazione primo caso nulla quaestio mentre sul versante cul-

89
Commissione per l’integrazione

turale il concetto di integrazione potrebbe presen- colarità delle appartenenze identitarie collettive,
tarsi come non del tutto soddisfacente per cui si sia quelli che riguardano l’universalità della co-
propone si sostituirlo con il concetto di “conviven- mune appartenenza all’umanità (...)” (pag. 6).
za sociale” suscettibile di evocare più esplicita- Non ci possiamo comunque nascondere il
mente il “rispetto e la comprensione reciproca tra fatto che l’applicazione alle realtà concrete di quei
culture” [Sacchetti 1967, pag. 16]. princìpi talvolta subisce distorsioni e incompren-
Il modello integrazionista, applicato alla sco- sioni come quando l’intercultura viene banalizza-
larizzazione implicherebbe che “l’attenzione per la ta nella “didattica dell’esotico”. “L’intercultura
cultura dell’alunno straniero è puramente stru- diventa, allora, rigido culturalismo in cui si consi-
mentale, serve soltanto a incoraggiare il suo in- derano le culture più degli individui, in cui si valo-
serimento nella scuola. Tanto più facilmente questi rizzano i tratti folkloristici delle società tradizio-
viene integrato in classe, tanto minori saranno i nali e in cui, in definitiva, l’“altro” è rappresenta-
“problemi” che porrà. Una scuola certamente più to nella sua forma più stereotipata” [Marta 1994].
tollerante del passato ma ancora lontana dalla pro- Il Consiglio Nazionale della Pubblica Istru-
spettiva interculturale, intesa come modello educa- zione torna sull’argomento nella “Pronuncia in
tivo valido per tutti, non solo per gli alunni stra- merito alla tutela delle minoranze linguistiche” del
nieri, che si fonda sull’idea dello scambio continuo 1993. Si tratta di un documento che si inserisce in
tra culture diverse [Marta 1999, pag. 14]. un processo di attenzione ai diritti delle minoranze
Abbracciato il modello della pedagogia in- linguistiche e che sfocerà, nel 1999, nell’approva-
terculturale, gli anni Novanta registrano uno sfor- zione da parte del Parlamento di una legge che pe-
zo costante in direzione di una precisazione e arti- rò ometterà, causando grande sconcerto, di pren-
colazione dei contenuti. È del 1992 un documento dere in considerazione rom e sinti che pure costi-
elaborato dal Consiglio Nazionale della Pubblica tuiscono una minoranza quantitativamente co-
Istruzione nel quale si mettono a fuoco le implica- spicua, ammontando a oltre 120.000. La Pronun-
zioni di una corretta educazione interculturale. Ne cia del Consiglio Nazionale della Pubblica Istru-
citiamo alcuni brani tra quelli che ci appaiono più zione invece elenca tra le varie minoranze a cui
significativi. apprestare attenzione anche quella dei rom e sinti.
“(La valorizzazione delle culture) va intesa Nel frattempo presso la Direzione Generale
non come giustapposizione estrinseca di elementi per l’Istruzione Elementare del MPI viene creato
delle culture di origine a quelle dei paesi di acco- un gruppo interdirezionale di lavoro per l’educa-
glienza, ma come compresenza, reciprocità, come zione interculturale e l’integrazione degli alunni
dialogo e scambio, tale da consentire ad ogni per- stranieri. A questo organismo dobbiamo un docu-
sona di comprendere la propria cultura e di con- mento intitolato: “Il dialogo interculturale e la
frontarsi con le altre persone e le altre culture (...)” convivenza democratica” emanato come allegato
(pag. 3). alla Circolare ministeriale n. 73 del 1994.
“Secondo il punto di vista interculturale, le Due le caratteristiche salienti del documen-
culture non debbono essere intese come corazze to. Da una parte il ribadimento e la maggiore arti-
che impediscono la crescita, né venerate come san- colazione dell’impostazione interculturalistica
tuari intoccabili (...)” (pag. 5). propria alle Circolari già citate, dall’altra l’esplici-
“È importante riconoscere che i valori che to richiamo agli zingari come gruppo etnico distin-
danno senso alla vita e i diritti che la orientano to nella componente della minoranza interna e
non sono tutti nella nostra cultura, ma nemmeno nella componente straniera.
tutti nelle culture degli altri, non tutti nel passato, “(...) L’educazione interculturale non si
ma neppure tutti nel presente o nel futuro. Essi esaurisce nei problemi posti dalla presenza di
consentono di valorizzare le diverse culture ma alunni stranieri a scuola, ma si estende alla com-
insieme ne rivelano i limiti, e cioè le relativizzano, plessità del confronto tra culture, nella dimensio-
rendendo in tal modo possibile e utile il dialogo ne europea e mondiale dell’insegnamento, e costi-
(...)” (ibidem). tuisce la risposta più alta e globale al razzismo e
“Si tratta (...) di cogliere, nelle storie di per- all’antisemitismo. Essa comporta la disponibilità a
sone e gruppi, sia i caratteri dell’unicità identita- conoscere e a farsi conoscere, nel rispetto dell’i-
ria di ogni singolo individuo, sia quelli delle parti- dentità di ciascuno, in un clima di dialogo e soli-

90
Rom e Sinti: un‘integrazione possibile Italia ed Europa a confronto

darietà. È in questa prospettiva, e in rapporto al culture, l’esito positivo della scolarizzazione sarà
tema della convivenza democratica, che si inseri- più aleatorio.
sce la considerazione delle ‘minoranze linguisti- L’attiva presenza di mediatori rom adegua-
che’ e delle varietà regionali e locali della nostra tamente preparati può costituire la carta vincente
società nazionale” (pag. 2). per l’attenuazione se non l’abbattimento della ra-
“Gli zingari (...) si caratterizzano come dicata resistenza alla scolarizzazione, guardata
gruppo etnico, che si presenta nella nostra società talvolta con diffidenza se non con ostilità, perché
in parte come minoranza interna, per l’avvenuta considerata strumento di allontanamento dei figli
assunzione della cittadinanza italiana, e in parte dal solco della tradizione familiare che non preve-
come componente straniera, per un più recente deva contatti con i gagé che non fossero mera-
ingresso in Italia, soprattutto dai territori della ex mente strumentali.
Jugoslavia. Essi si qualificano ulteriormente per Del resto quando la questione dell’abbando-
frequenti spostamenti sul territorio, che li fanno no e della dispersione scolastica dei minori rom e
ascrivere alla categoria dei nomadi, comprendente sinti è stata presa in considerazione dal Consiglio
anche soggetti di cittadinanza e nazionalità italia- dei Ministri dell’Istruzione della Comunità Euro-
na. Dal punto di vista linguistico parlano una pea nella Risoluzione adottata nel 1989, il perno
varietà di dialetti, a volte commisti con elementi di dell’intervento di contrasto è stato individuato
dialetti italiani” (pag. 6). proprio nella formazione di mediatori culturali
Negli anni successivi l’iniziativa più interes-
rom. In essa si impegnano tutti gli Stati membri
sante e feconda nel campo della scolarizzazione
della Comunità a:
dei minori rom e sinti è stata quella della forma-
“Promuovere un insieme di misure per la
zione di mediatori culturali di etnia rom da adibi-
scolarizzazione dei figli degli zingari e dei viag-
re a compiti di mediazione nelle scuole. L’espe-
gianti, il cui scopo (...) è elaborare un’azione glo-
rimento pilota ha avuto luogo a Milano ed è consi-
bale e strutturale intesa a superare i grandi osta-
stito nella formazione di 11 mediatori che poi
hanno preso servizio in regime di convenzione in coli che frenano l’accesso alla scuola dei figli degli
alcune scuole. zingari e dei viaggianti. Tali misure sono intese:
Successivamente, nel 1996, l’esperimento è – a favorire le iniziative innovatrici,
stato esteso su impulso del MPI a quattro città – a proporre e sostenere azioni positive e
(Torino, Milano, Mantova e Roma) e attraverso di adeguate,
esso sono stati formati 75 mediatori culturali rom – a far sì che le realizzazioni siano coordina-
e sinti. Attualmente non si ha notizia del follow up te tra loro,
di quell’iniziativa. I mediatori culturali così for- – a far conoscere su larga scala i risultati e
mati sono stati impiegati? Se sì, come? A Roma la gli insegnamenti che ne derivano,
cui situazione conosco meglio, sono stati inseriti – a favorire gli scambi di esperienze” (cfr.
come accompagnatori o operatori scolastici nei Lacio Drom, 1989, n. 5, pp. 52-54).
progetti di scolarizzazione finanziati dal Comune, Ma su questo argomento tornerò oltre. Desi-
tre rom xoraxanè e una sinta. Purtroppo però que- dero adesso fornire un quadro statistico dell’anda-
sta linea di condotta, pur collocandosi nel giusto mento del processo di scolarizzazione di rom e
alveo, non ha avuto seguito, ma certamente sarà sinti a Roma dove da alcuni anni prima la Regione
necessario riprendere quelle iniziative perché sen- (1991 e 1992) poi il Comune (dal 1993) si sono
za mediazione, senza figure di cerniera tra le due impegnate in un progetto specifico.

Iscrizioni e frequenze minori rom, sinti e caminanti a Roma 1991-2000

ANNI 1991/92 1993/94 1996/97 1997/98 1998/99 1999/00

ISCRITTI 200 560 1.057 1.204 1.283 1.204


Frequentanti 130 403 638 846 911 826

N.B.: per gli anni scolastici 1991/92 e 1992/93 i dati sono frutto di stime.

91
Commissione per l’integrazione

Non si può fare a meno di riscontrare come un’attenuazione della diffidenza, una maggiore
l’andamento delle due variabili prese in considera- fiducia nella utilità della scuola e in definitiva una
zione – iscritti e frequentanti – sia caratterizzato tendenza ad accettare l’integrazione anche se
da tassi di crescita elevati. Solo nell’ultimo anno numerosi altri fattori – emarginazione, ghettizza-
scolastico – 1999-2000 – si registra un calo, sia zione, sgomberi, espulsioni – operano in direzione
per quanto riguarda le iscrizioni che le frequenze. opposta. Ovvero nel diffondere tra di loro una sen-
La causa del fenomeno è probabilmente imputabi- sazione di precarietà a causa in primo luogo – mi
le a una forte inquietudine diffusasi tra i rom della riferisco evidentemente agli zingari extra-comuni-
capitale a causa di una stretta di freni repressiva tari – della estrema difficoltà ad ottenere il ricono-
adottata dalle autorità comunali di concerto con la scimento della stabilità della residenza perché
questura e che ha condotto a controlli più severi anche a chi risiede di fatto in Italia da 20 o 30
con un corredo di espulsioni talvolta arbitrarie o anni oppure è addirittura nato in Italia è concesso
comunque inspiegabili (si sono dati casi di bambi- un permesso di soggiorno da rinnovare anno per
ni nati in Italia e scolarizzati, di una donna incin- anno e la faccenda non è automatica.
ta – per la quale sarebbero dovute valere conside- L’altro dato confortante riguarda l’aumento
razioni umanitarie – di un’altra donna sposata con di iscrizioni e frequenze nella scuola media dove
un uomo recluso). però gli abbandoni sono ancora elevatissimi. Pochi
Ma pur addebitando l’arresto della crescita sono infatti quelli che riescono a completare la
della scolarizzazione a cause temporanee resta il scuola dell’obbligo e pochissimi, due o tre in tutta
fatto che la situazione generale è ancora lontana Roma, sono gli iscritti a qualche scuola superiore.
dall’essere soddisfacente. Infatti, secondo una Tuttavia non è sufficiente seguire l’anda-
valutazione effettuata dall’Ufficio Speciale mento dei progetti di scolarizzazione limitandosi a
Immigrati e Nomadi del Comune di Roma nel controllare le cifre relative alle iscrizioni e alle fre-
1996, gli zingari di età compresa tra i 3 e i 18 anni quenze. È indubitabile che la vasta dispersione
ammonterebbero a 2.400. Pertanto solo la metà registrata tra i bambini zingari solleva un proble-
sono scolarizzati e poco più di un terzo frequenta. ma, fa accendere una spia di pericolo e quindi
Per una valutazione più corretta del feno- segnala la necessità di un intervento adeguato.
meno sarebbe opportuno scorporare la fascia di L’obiettivo primario è pertanto quello di puntare
età dell’obbligo – 3-15 anni – da quella pre-scola- nel più breve tempo possibile all’adempimento
re – 3-5 anni – e da quella post obbligo – 16-18 totale dell’obbligo scolastico (tenendo ben presen-
anni – e verificare l’andamento di iscrizioni e fre- te che il concetto di obbligo implica un impegno
quenze separatamente distinguendo anche la bilaterale: da parte delle famiglie e da parte dell’i-
scuola elementare dalla media. Allo stato attuale stituzione tenuta a predisporre le condizioni che lo
non si dispongono di dati precisi e aggiornati. Si favoriscono o ad abbattere gli ostacoli che lo impe-
possono però formulare valutazioni d’insieme discono).
sulla base dell’esperienza diretta (presenza sul C’è però un’altra faccia della medaglia:
campo) e indiretta (contatti con gli operatori). quella che riguarda i contenuti dell’apprendimen-
In generale si può quindi rilevare che la fre- to, le strategie di insegnamento e i metodi pedago-
quenza più elevata si riscontra nella scuola ele- gici che debbono adattarsi alle particolari esigenze
mentare (sia rispetto agli iscritti che rispetto ai dei bambini rom e sinti, pena l’insuccesso dell’in-
presenti). L’incremento più sensibile invece tero processo.
riguarda la scuola materna. Questo dato costitui- La percezione sempre più marcata che su
sce una spia importante dell’atteggiamento delle questo versante nascessero dei problemi relativa-
famiglie rom nei confronti della scuola. mente ai quali la scuola non appariva attrezzata a
Tradizionalmente, anche quando sono favorevoli rispondere ha cominciato a far nascere la consape-
alla scolarizzazione, accettano di mandare i figli a volezza che apprestare le condizioni della frequen-
scuola non prima dei sette anni di età, ritenendo za dei bambini a scuola fosse una condizione
che precedentemente non siano ancora psicologi- necessaria ma non sufficiente. Da parte di molti
camente attrezzati per rimanere per un periodo insegnanti con bambini rom e sinti in classe pro-
così lungo in territorio “nemico”. Significa infatti venivano osservazioni e considerazioni circa la dif-

92
Rom e Sinti: un‘integrazione possibile Italia ed Europa a confronto

ficoltà dei processi di apprendimento e la sensa- ruolo di interpreti tra essi e gli operatori.
zione della necessità di mettere a fuoco nuove Così come si configura correntemente la sco-
metodologie e nuovi approcci. larizzazione dei bambini più deprivati, la congerie
Sulla scorta di queste indicazioni ho svolto di svantaggi iniziali da cui sono zavorrati è diffi-
nel corso degli ultimi anni delle ricerche volte cilmente colmabile se non in casi estremamente
appunto a esplorare da vicino gli aspetti “qualita- rari di bambini che conseguono risultati più che
tivi” della scolarizzazione al fine di valutare l’an- soddisfacenti sia sul piano relazionale sia su quel-
damento del processo in termini della riuscita o lo del profitto scolastico. Naturalmente anche tra i
meno dell’apprendimento, quanto meno nei termi- bambini zingari è dato di rilevare la presenza di
ni delle strumentalità di base, che in seguito ad soggetti dotati di particolare intuito, intelligenza e
analisi ravvicinate è risultato essere, nella maggio- prontezza accanto ad altri poco brillanti e scarsa-
ranza dei casi assai carente. mente reattivi agli stimoli. A questo punto ritenia-
Elenco qui di seguito, in maniera inevitabil- mo di dover sottolineare il fatto che il successo
mente concisa, i fattori che mi sono apparsi costi- della scolarizzazione va misurato e perseguito in
tuire gli ostacoli più robusti sulla strada di un termini di capacità tecniche, cioè puntando innan-
apprendimento sufficiente. zitutto all’acquisizione da parte loro della stru-
mentalità di base (leggere, scrivere, calcolare).
1. Ir regolarità della frequenza Il successo sul piano dell’integrazione rela-
Costituisce un dato ormai consolidato, per zionale, ancorché utile e importante, soprattutto al
di più suffragato dall’opinione della maggior parte fine di farli sentire accettati, partecipi a pieno tito-
degli insegnanti interpellati, l’individuazione della lo, su base di assoluta parità, del gruppo-classe,
scarsa frequenza come uno dei fattori principali di non è sufficiente. Peraltro, a conclusione della
insuccesso scolastico. ricerca che si è avvalsa di una prolungata osserva-
Già le condizioni di partenza dei bambini zione dei bambini sia in classe che nel campo,
zingari non sono uguali a quelle dei coetanei. A ritengo che l’obiettivo di fornire loro almeno le
casa parlano il romanès. Pertanto, specialmente abilità strumentali di base può ragionevolmente
all’inizio, l’andare a scuola assume per loro il essere perseguito se la presenza a scuola non assu-
significato di avventurarsi in un altro mondo in me caratteristiche di sporadicità.
cui si parla una lingua diversa e quindi si deve Purtroppo l’incostanza della frequenza
scontare quella situazione di inferiorità identifica- dipende da una pluralità di fattori, i più impor-
bile nella pura e semplice difficoltà di comunicare. tanti dei quali sono la gracilità della motivazione,
Sfogliando un testo scolastico con un bambino che la scarsa puntualità, la salute cagionevole, la
frequenta la prima o la seconda elementare e sol- povertà.
lecitandolo ad assegnare un nome agli oggetti raf-
figurati, nella quasi totalità dei casi sa associare 1.1. La motivazione. La scuola è un’istituzione
alla figura una parola, ma in romanès e non in ita- della quale storicamente gli zingari hanno fatto
liano. Ma anche interrogando bambini di 10/11 più che spesso a meno. La trasmissione delle
anni inseriti a scuola da 3/4 anni, ci si rende conto nozioni indispensabili alla sopravvivenza è stata
della povertà del loro lessico italiano. Per esempio svolta oralmente all’interno della famiglia che,
non sanno dare un nome ad oggetti come: noce, come agenzia di socializzazione, adempie, insieme
mandorla, nocciola, cacciavite, pinza. Oppure non al gruppo dei pari, un ruolo molto più importante
sanno spiegare, dopo aver letto la parola, il signi- rispetto a quello che avviene nella società dei gagé
ficato di “estivo”. in cui altre agenzie riducono lo spazio della fami-
Questa condizione di innegabile svantaggio glia.
iniziale è rafforzata dalla deprivazione culturale Solo esigue minoranze tra gli zingari si ren-
(nel senso ristretto che investe solo l’aspetto relati- dono conto che le forme tradizionali di vita e di
vo all’istruzione) dell’ambiente familiare. I genito- socializzazione allargano il fossato che li separa
ri stessi spesso sono analfabeti e in ogni modo si dalla società più ampia, ne ostacolano l’accesso
esprimono in un italiano molto più approssimati- alla cittadinanza sociale e comunque concorrono
vo di quello dei figli i quali sovente svolgono il ad escluderli dalla partecipazione a gran parte dei

93
Commissione per l’integrazione

benefici del progresso tecnico-scientifico cui non si discreta ma costante pressione sia sui bambini che
accede se si è privi di quei livelli minimi di istru- sui loro genitori. Naturalmente non sfugge che in
zione che del resto si innalzano incessantemente. tal modo si concretizzerebbe un intervento di evi-
Se questa analisi è valida, va in ogni modo preso dente taglio assistenziale perché i genitori zingari,
atto del fatto che incidere su motivazioni così ben invece di responsabilizzarsi e assumere su di sé il
radicate richiede impegno e tempo anche quando compito, lo delegherebbero agli operatori.
le strategie messe in campo sono appropriate. Tuttavia sono convinto che in una prima fase la
Sotto questo profilo la sottovalutazione da parte gracile pianticella della motivazione potrebbe tro-
del mondo degli zingari della scuola come stru- vare qualche prezioso concime in questa presenza,
mento di inclusione e di mobilità sociale è, per da diradare e poi abolire una volta che fosse por-
certi versi, analoga a quella riscontrabile nel sotto- tata a maturazione l’opera di convincimento dei
proletariato italiano di cui gli zingari condividono genitori.
molte condizioni di esistenza.
1.3. La salute. Contrariamente a quanto ritiene
1.2. La puntualità. La frequenza scolastica è osta- l’opinione corrente, indotta a pensare che, data la
colata da una serie di fattori molto più banali e sui vita disagiata che conducono, i bambini zingari
quali l’azione di contrasto può essere molto effica- siano più temprati contro le intemperie e più resi-
ce perché richiede un semplice adeguamento orga- stenti alle malattie, la loro salute è cagionevole.
nizzativo. Per esempio dalla diversa scansione L’alimentazione è spesso insufficiente. Comunque
temporale che presso gli zingari è ancora affine a sempre irregolare e del tutto sottratta al rispetto
quella delle società più tradizionali per le quali la delle norme dietetiche anche più elementari (basta
puntualità è un concetto assai diverso da quello – assistere all’acquisto mattutino della colazione e/o
tendenzialmente nevrotico – delle società urbane merenda per rimanere esterrefatti e convincersi
avanzate. Del resto se non si deve andare tutti i dell’impellente necessità di una educazione ali-
giorni alla stessa ora in fabbrica o in ufficio o nel mentare da rivolgere in primo luogo agli adulti).
negozio è praticamente impossibile acquisire quel Da ciò e dalle condizioni igieniche – anzi antigie-
ritmo di esistenza che viceversa agli operai, impie- niche – del campo deriva la ricorrenza di malattie
gati, commercianti cioè agli strati sociali inclusi afferenti l’apparato respiratorio (le bronchiti sono
appare ovvio. croniche), quello intestinale, la pelle (verruche), i
Molto spesso i bambini non frequentano denti. Il tasso di morbilità dei bambini zingari è
semplicemente perché non si sono svegliati o nes- più elevato di quello dei coetanei che fruiscono di
suno li ha sollecitati ad alzarsi. Tra gli operatori un habitat appropriato. In tal caso il contrasto di
scolastici costituisce esperienza costante andare la questa causa di assenze può essere effettuato solo
mattina a bussare alla baracca e trovare tutta la a monte della scolarizzazione risolvendo adegua-
famiglia addormentata. Questa esperienza confer- tamente l’esigenza di un’abitazione sana e confor-
ma inequivocabilmente sia l’evanescenza degli tevole.
impegni temporali, tipica delle società rurali tradi-
zionali nelle quali ancora non è pervenuta la mas- 1.4. La povertà. Alcuni bambini non vengono a
sima del “tempo è denaro”, sia la fragilità della scuola perché non hanno vestiti o scarpe decenti.
motivazione: la perdita di un giorno di scuola per In un campo come quello di Casilino 700 ogni
i propri figli non vale la rinuncia a mezz’ora di pioggia trasforma l’area in una palude fangosa. In
sonno. Anche lo scarso impegno profuso per con- queste circostanze basta semplicemente attraver-
vincere i figli, talvolta riluttanti come tutti i bam- sarlo dall’inizio alla fine e, pur prestando attenzio-
bini del mondo, appare significativo dello scarso ne a seguire i percorsi meno accidentati, se ne esce
livello d’importanza attribuito alla scuola. inzaccherati fino al ginocchio. Figuriamoci i bam-
In casi come questi la frequenza potrebbe bini che non hanno timore di infangarsi e poi sono
essere considerevolmente accresciuta se gli opera- liberi – anzi costretti date le condizioni di ristret-
tori fossero in numero sufficiente da potersi pre- tezza fisica delle baracche – di scorrazzare per il
sentare quotidianamente a tutte le baracche in cui campo tutto il giorno. Questo semplice dato di
abitano bambini iscritti a scuola ed esercitare una fatto impone un’usura accelerata e una conse-

94
Rom e Sinti: un‘integrazione possibile Italia ed Europa a confronto

guente necessità di più frequente rinnovo del comprensione termini elementari. Due bambini di
vestiario stesso che, moltiplicata per l’alto numero quinta elementare sollecitati a risolvere un proble-
dei bambini per famiglia, descrive le dimensioni ma di aritmetica sono rimasti perplessi alla lettu-
del problema. ra di “ditta” e di “domanda d’assunzione”.
Naturalmente non sfugge che non di rado L’inevitabile rosario di piccoli insuccessi,
l’asserita indisponibilità di vestiario non è altro anche se non rimarcati né tanto meno stigmatizza-
che un espediente per nascondere il puro e sempli- ti dall’insegnante, la consapevolezza di non “esse-
ce desiderio di evitare la scuola. Comunque la re all’altezza” degli altri tende a deprimere il senso
conoscenza diretta delle condizioni oggettive di di autostima dei bambini e in ultima analisi a
vita delle famiglie non lascia dubbi sul fatto che la situare l’esperienza scolastica tra le fonti di possi-
motivazione spesso rispecchia la realtà. bili disagi. Laddove il sentimento negativo del dis-
agio non sia controbilanciato da gratificazioni,
2. Marginalità anche in termini di socializzazione o di mero
appagamento della curiosità di vivere un’esperien-
Con questa espressione si vuole alludere a za diversa, la pratica dell’abbandono è frequente.
tutte quelle situazioni caratterizzate dalla compre- Nel confronto sulla padronanza delle abilità
senza di povertà economica, deprivazione scolasti- scolastiche i bambini zingari risulteranno sempre
co-formativa e devianza sociale. L’associarsi di perdenti. La supremazia e la stima degli altri si
questi tre ingredienti dà luogo a una miscela il cui conseguono tra di loro ricorrendo ad altri parame-
più naturale sbocco è l’emarginazione sociale. La tri di giudizio: quelli dettati dalle “virtù di stra-
vita ai margini della società tra gli esclusi dai cir- da”, legate soprattutto alla fisicità (velocità, forza,
cuiti dei rapporti societari “normali” non può non resistenza, coraggio ecc.). Se in qualche modo
investire i figli e la scuola che è concepita non anche queste entrassero nei canoni di valutazione
come strumento di integrazione o forse come stru- a scuola i bambini zingari non si sentirebbero
mento di una integrazione impossibile per chi vede come se giocassero sempre in trasferta.
la propria vita svolgersi altrove in territori diversi
e con regole differenti. 4. Difficoltà specifiche
In questi casi la scolarizzazione è un’utopia.
Prima di proporla è preliminare un’operazione di Questo è uno degli aspetti più delicati del-
bonifica sociale imperniata sull’indicazione di un l’intera problematica e anche il più arduo da inda-
percorso di fuoriuscita dalla povertà e dalla gare. Ci vorrebbero degli approfonditi studi ad
devianza. È evidente che, posta in questi termini hoc. Comunque il gruppo di ricerca, avvalendosi
la questione, risultano quanto mai evidenziate le di esperimenti mirati, ha potuto riscontrare l’esi-
responsabilità della società maggioritaria e delle stenza di difficoltà peculiari ai bambini zingari
sue istituzioni deputate al contrasto delle varie che non possono essere assimilati tout court agli
stranieri.
forme di esclusione socio-economica.
È noto come negli ultimi anni l’aumento
delle iscrizioni dei bambini stranieri sia stato
3. Insuccesso
impressionante, decuplicandosi il loro numero in
È ben noto come in tutte le attività umane il pochi anni fino a oltrepassare quota 8.000. Questo
successo costituisca lo stimolo più potente per il incremento non si è distribuito equamente nel ter-
rafforzamento della motivazione all’azione e quin- ritorio comunale ma, comprensibilmente, si è
di il fattore più efficace per avviare quel circolo andato concentrando nelle scuole di periferia che,
virtuoso che non necessita di stimoli esterni per pertanto, più di altre hanno dovuto cominciare a
indurre l’individuo a perseguire con tenacia i suoi dotarsi di progetti d’istituto che prendessero in
obbiettivi. considerazione la nuova realtà.
Lo stesso vale per la scolarizzazione. Gli Nel complesso, secondo le testimonianze
svantaggi di partenza, ai quali si è dianzi accen- raccolte tra gli insegnanti, l’inserimento di questi
nato, costringono il bambino zingaro in una con- bambini (peruviani, indiani, brasiliani, cinesi ecc.)
dizione di difesa. Spesso non capisce anche con- avviene senza traumi e, dopo l’inevitabile rodaggio
cetti semplici solo per il fatto che sfuggono alla sua iniziale, in maniera soddisfacente. Ciò succede

95
Commissione per l’integrazione

specialmente laddove i bambini stranieri si collo- za/ostilità. Uno proprio dell’istituzione e uno pro-
cano all’interno di un orizzonte culturale nel quale prio dei genitori e bambini non zingari.
la scuola riveste un ruolo importante. Per la mag- Quello che mi sento di imputare all’istituzio-
gior parte degli zingari non è così. Questa consta- ne non si manifesta in comportamenti eclatanti
tazione comparativa conferma la convinzione per quanto in varie forme di “resistenza passiva” come
cui non siamo di fronte a una questione meramen- per esempio nel frapporre ostacoli alle iscrizioni
te linguistica perché anche bambini provenienti da che spesso, per una serie di ragioni, non possono
contesti culturali assai distanti come il cinese e essere effettuate entro i termini burocratici per cui,
l’indiano riescono a superarla. La questione lin- date le peculiari connotazioni del problema, una
guistica nel caso degli zingari si intreccia con altre certa flessibilità dovrebbe essere considerata
problematiche che derivano da due substrati loro ovvia. Oppure si esprime in varie forme di “neu-
propri. Uno è rappresentato dalla peculiarità etni- tralizzazione” della presenza degli zingari a scuo-
ca che rimanda ai valori, alle norme e agli stili di la per il tramite del loro “parcheggio” fuori della
vita che storicamente le diverse comunità zingare classe affinché la loro vivacità o indisciplina non
si sono date in funzione adattiva a un contesto ostacoli il regolare svolgimento dell’attività didat-
socio-economico frequentemente ostile. E l’altra è tica. Appare evidente, da questi comportamenti,
data dalla loro collocazione prevalente, nella pira- come l’istituzione spesso reagisca in termini difen-
mide sociale, nello strato del sottoproletariato con sivi perché è impreparata ad affrontare la proble-
tutte le conseguenze che questo comporta soprat- matica degli zingari. In questa situazione la tenta-
tutto in termini di atteggiamento e, come si è già zione di procedere a una sorta di neutralizzazione
accennato, di motivazione nei confronti dell’espe- della questione è la più ovvia.
rienza scolastica. Altro aspetto di inadeguatezza si manifesta
In breve: i bambini stranieri sono fortemen- nel limitarsi a considerare i bambini zingari “come
te motivati all’integrazione socio-economica, spes- gli altri”. Questo aspetto, che emerge ripetuta-
so fino all’assimilazione che in alcuni casi perse- mente in numerose interviste, costituisce inequivo-
guono strategicamente, e quindi assumono la cabilmente un segnale eloquente di accettazione e
scuola come fattore di accelerazione dell’inclusio- apertura, cui va attribuita la giusta rilevanza.
ne e di strumento privilegiato di mobilità sociale. Sono convinto però che questo risultato, per
Gli zingari, in maggioranza riluttano non solo quanto positivo, non basta perché i bambini zin-
all’assimilazione, come è sacrosanto, ma spesso gari, in considerazione della molteplicità di svan-
anche all’integrazione che, temono, possa condur- taggi socio-economici e formativi da cui sono
li a una perdita di identità foriera di una diaspora caratterizzati, richiedono un’attenzione e un impe-
e quindi alla scomparsa come gruppo etnico gno specifici nei termini delle “azioni positive”
distinto. Naturalmente questo atteggiamento non teorizzate negli Stati Uniti per compensare i disli-
scaturisce da una strategia esplicita e consapevole, velli di partenza.
L’ostilità di alcuni genitori dei bambini non
come del resto è ovvio. Lo si può riscontrare e
zingari si esprime in una pressione esercitata sui
descrivere solo osservandone i comportamenti
direttori didattici e insegnanti che varia dalla
concreti e sforzandosi di dare loro un senso.
richiesta che il loro figlio/a non sieda vicino
allo zingaro in classe o a mensa, al ritiro del bam-
5. Ostilità ambientale
bino da scuola, all’accusa di furto o di sporcizia, di
Non credo che sia necessario soffermarsi sul essere portatori di malattie. Nessuna scuola ne è
fatto che gli zingari siano oggetto di pregiudizio e esente. In questi casi sta alla fermezza coniugata
discriminazione etnica. Da ricerche svolte sul pre- con la capacità di persuasione di direttori e inse-
giudizio risulta che, nella percezione collettiva, si gnanti fronteggiare l’ostilità e riuscire a trasfor-
collocano all’ultimo posto tra i diversi in una scala marla in accettazione convinta.
che va dall’accettazione alla tolleranza fino a varie I bambini non zingari creano di solito meno
forme e gradi di discriminazione [Colasanti 1994]. problemi. Ma non mancano episodi, imputabili
Questo atteggiamento emerge anche nel contesto più alla dinamica dei rapporti infantili, alle volte
scolastico dove assistiamo a due ordini di diffiden- crudeli e spietati nella coalizione dei più forti con-

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Rom e Sinti: un‘integrazione possibile Italia ed Europa a confronto

tro il più debole o il diverso, che non a vera e pro- impegno e strumenti diversi. Anche se nella stra-
pria ostilità etnica o razziale. In questo caso è grande maggioranza dei casi si può fare affida-
ampiamente sufficiente la vigile presenza dell’in- mento sullo spirito d’iniziativa di singoli docenti,
segnante ad evitare l’isolamento e/o l’espulsione gli strumenti didattici, come pure le competenze
dal gruppo/classe la cui costruzione e affiatamen- necessarie, non si possono improvvisare. Numerosi
to rientra ormai nell’impegno pedagogico di routi- insegnanti interpellati hanno confessato la propria
ne in ogni scuola. incertezza dovuta alla scarsa conoscenza del
Certo l’allontanarsi dallo zingaro perché mondo degli zingari e la conseguente necessità di
“puzza” è tutt’altro che infrequente né del resto procedere a tentoni in condizioni generali spesso
biasimevole. L’inconveniente può essere neutraliz- complesse (presenza contemporanea di zingari,
zato con un’opportuna doccia e cambio di vestiti, stranieri, handicappati e soggetti a rischio).
espedienti per i quali le scuole dovrebbero attrez- Qui però, per completezza d’analisi, non si
zarsi senza difficoltà. Ma su questo versante della può omettere la considerazione che se da una
questione vanno formulati due rilievi. Uno è che parte l’esigenza di aggiornamento è fortemente
non tutte le scuole sono adeguatamente attrezzate sentita, dall’altra dopo che è stato soppresso il
per cui non è possibile rendere i bambini zingari “punteggio” che la partecipazione a detti corsi
“uguali” agli altri sotto il profilo della pulizia. Il comportava, i corsi andavano deserti.
secondo si colloca a monte nel senso che investe la Comunque anche senza la richiesta esplicita
questione della pulizia come fattore di possibile di un corso di aggiornamento, diversi insegnanti
diversità, e quindi di discriminazione, anche se ammettono di avere conoscenze vaghe della realtà
adeguatamente affrontato a scuola. Infatti la sosta degli zingari.
nello spogliatoio e nel locale docce comporta ine- Molti insegnanti, pur avendo partecipato a
vitabilmente l’accumulo di un ritardo, anche di corsi d’aggiornamento sulle problematiche con-
un’ora/un’ora e mezza sull’orario canonico di ini- nesse al multiculturalismo, lamentano il distacco
zio delle lezioni. Ne consegue un’evidente perce- tra l’impostazione eccessivamente teorica e quindi
zione da parte dei bambini zingari della loro generica dei corsi e la difficoltà di tradurre una
diversità sociale che poi tende a costituirsi come certa corriva retorica dei vantaggi pedagogici per
filtro ansiogeno nei rapporti con il gruppo dei pari. tutti di un’impostazione della didattica in termini
Per impostare su basi congrue una politica d’inte- interculturali in atti concreti del lavoro svolto quo-
grazione è necessario eliminare in radice tutte le tidianamente in classe.
possibili fonti di ansia e inadeguatezza. Nel caso Per quanto riguarda la scolarizzazione dei
specifico si richiama l’attenzione sull’importanza bambini zingari, l’aggiornamento di tipo conven-
del fatto che i bambini arrivino a scuola in ordine. zionale, svolto in situazioni di lezione frontale, è
Le docce pertanto dovrebbero funzionare in un destinato a produrre esiti scarsi se non a fallire del
apposito presidio da installare sul campo. tutto. Sembra più utile reimpostare l’aggiornamen-
to iniziando da forme di auto-formazione a partire
6. Impreparazione degli insegnanti dal coinvolgimento degli insegnanti più motivati ai
La complessità della problematica afferente quali si dovrebbero offrire forme specifiche e con-
la scolarizzazione dei bambini zingari è stata sot- tinuative di tutoraggio a carico di esperti.
tovalutata. Nonostante che le prime esperienze Un ulteriore elemento che nuoce all’efficacia
promosse dal ministero della Pubblica Istruzione del progetto è dato dal sentimento di “solitudine”
risalgano ai primi anni Sessanta con la creazione avvertito da molti insegnanti che non vedono ade-
delle classi “lacio drom” (buon cammino), gli guatamente apprezzati – laddove ci sono e non si
ammaestramenti di quella come di altre esperien- tratta solo di eccezioni – gli sforzi compiuti. La
ze, non solo in Italia ma anche in altri paesi euro- “solitudine” degli insegnanti va superata anche
pei, non sono state prese nella debita considera- per mettere a frutto esperienze maturate e innova-
zione, fidando probabilmente nella professionalità zioni introdotte meritevoli di essere diffuse e ulte-
degli insegnanti già alle prese con l’inserimento di riormente sperimentate. Ciò è possibile fornendo
sempre più numerosi bambini stranieri. agli insegnanti un sostegno costante, rafforzando-
Ma la scolarizzazione degli zingari richiede ne contemporaneamente le motivazioni.

97
Commissione per l’integrazione

7. Inadeguatezza istituzionale Anche gli insegnanti più avvertiti e sensibili non


hanno potuto fare a meno di rilevare le differenze
Con questa locuzione si vuole fare riferi-
di approccio alla questione tra zingari e non zinga-
mento allo scarso, al limite dell’inesistenza, sup-
ri proprio in dipendenza della diversità culturale.
porto fornito dalle istituzioni centrali e qui si allu-
Una delle questioni centrali che investono
de non tanto al Comune, che pure disponeva di
drammaticamente il mondo degli zingari è rappre-
circa 300 insegnanti in parte riassorbiti in altre
sentata dallo scontro tra la loro cultura tradizio-
funzioni impiegatizie, quanto al Provveditorato
nale e la cultura dominante. Come è stato già
agli Studi che, a sua volta, ha proceduto al taglio
messo in luce [Calabrò 1992], in questo confron-
sia degli psico-pedagogisti, sia degli insegnanti di
to/scontro la cultura più debole, non solo perché
sostegno, nonostante che dalle scuole provenissero
minoritaria ma soprattutto perché meno aderente
pressanti richieste che invece ne sottolineavano
alla realtà materiale, risulta perdente. La conse-
l’opportunità dell’incremento. Molti insegnanti,
guenza inevitabile è il profilarsi del rischio di una
anche quelli più impegnati ed entusiasti di racco-
disgregazione anomica [Durkheim 1897, pag. 260
gliere la sfida, si sentono soli, abbandonati a se
sgg.] della prima sotto i colpi di maglio della socie-
stessi e pertanto manifestano apertis verbis tutta la
tà di massa che tende a imporre a tutti i livelli i
loro amarezza per quello che si potrebbe fare e non
propri meccanismi e a diffondere le allettanti
si fa perché la disponibilità, l’entusiasmo e la pro-
seduzioni del consumismo che, per una sua inde-
gettualità personale non possono sopperire alle
rogabile legge interna, ha una presa più rapida tra
carenze strutturali. La battaglia della scolarizza-
i ceti e gruppi sociali culturalmente più indifesi.
zione dei bambini zingari non può essere combat-
In questo contesto la cultura zingara e la
tuta e vinta su un solo versante. È quanto mai
stessa identità collettiva del popolo zingaro, per
necessaria la collaborazione e il coordinamento dei
arginare il rischio della dissoluzione, deve intra-
diversi soggetti coinvolti: il Comune, il
prendere un tragitto di adattamento attraverso il
Provveditorato agli Studi, le cooperative sociali
mutamento. Il processo può avere un esito positi-
che gestiscono trasporti e rapporti col campo, assi-
vo se il popolo o, meglio, i popoli zingari riescono
stenti sociali circoscrizionali, vigili urbani ecc.
nell’impresa di coniugare la conservazione di un
Quando le risorse, non solo in termini di
nucleo di valori costituenti il nocciolo della loro
materiali ma anche di personale specializzato,
identità con l’acquisizione di nuove pratiche socia-
sono scarse, tutti i nobili discorsi sull’integrazione,
li correlate all’inclusione e relative “regole”. Nella
il multiculturalismo come risorsa, l’intercultura
fase di transizione, inevitabile è l’insorgenza di
come metodo ecc. rischiano di apparire meri flatus
conflitti interni ai singoli individui ma ancora di
vocis, esercizi retorici, irritanti soprattutto per chi
più tra le diverse generazioni soprattutto quando
poi non può limitarsi al discorso ore rotundo ma
la scolarizzazione innesca dinamiche identitarie.
deve poi scontrarsi con una realtà complessa
Specialmente il conflitto intergenerazionale
quando non ostile.
si presenta più diffuso di quanto possa sembrare
ad osservatori superficiali anche perché difficil-
8. Cultura zingara
mente travalica i confini familiari. La sua diffu-
Locuzione generica perché si dovrebbe più sione è imputabile a due ordini di fattori. Uno è
propriamente alludere alle “culture” più che alla dato dalla potente attrazione esercitata sui giova-
cultura. Non esiste una cultura (in senso antropo- ni da alcuni aspetti della società dei gagé, quello
logico) unitaria. I valori, le norme sociali, gli stili dei consumi (specialmente scarpe e abbigliamento
di vita, la vita materiale variano da gruppo a ma anche radio, stereo e gadgets vari) e quello dei
gruppo. divertimenti (discoteche e sale giochi). Il secondo
Fatta questa premessa, tra i gruppi di xora- è dato dalla collocazione del sistema sociale fami-
xané oggetto della ricerca, elementi comuni e ri- glia nel contesto valoriale degli zingari. Difatti la
correnti sono stati riscontrati anche relativamente famiglia costituisce un sistema sociale molto meno
all’atteggiamento nutrito nei confronti della scuola aperto all’esterno, più autoritario e quindi meno
e al quale si è succintamente accennato laddove ci flessibile di quello riscontrabile tra i gagé.
si è soffermati sulla “motivazione” a farsi piena- Ci occuperemo qui di seguito di alcuni pro-
mente coinvolgere dal progetto di scolarizzazione. blemi più direttamente connessi con le difficoltà di

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Rom e Sinti: un‘integrazione possibile Italia ed Europa a confronto

apprendimento. Con l’avvertenza che non si tratta xané, il patrimonio linguistico è ridottissimo. Non
di un’analisi esaustiva ma di una prima indicazio- sanno dare un nome a oggetti di uso comune, non
ne di temi ed aree problematiche che richiedono conoscono i colori, non sono abituati a distinguere
ricerche e approfondimenti specifici del resto già la destra dalla sinistra.
in corso seppure secondo un respiro e un impegno Questa carenza inevitabilmente influisce
inadeguato rispetto alla difficoltà della questione. sull’intero processo di apprendimento. Spesso la
1. Saltuarietà della frequenza. Qui si vuole mancata comprensione di concetti anche elemen-
alludere a un problema diverso da quello etichetta- tari dipende dalla impossibilità di seguire l’intera
to come “scarsità o irregolarità della frequenza”. sequenza verbale per il cui tramite il concetto vie-
È, comunque, all’origine di una serie di questioni. ne comunicato dal docente. Ne consegue la neces-
Una scaturisce dal fatto semplicissimo che assimi- sità di rafforzare gli interventi di alfabetizzazione
lare una nozione o un concetto o un’abilità richie- al di là del lavoro svolto in classe che, dato lo svan-
de tempo, esercizio, ripetizioni. Se non rassodata (a taggio di partenza, non riesce a colmarlo.
scuola oppure a casa), la nozione o il concetto o l’a- 4. Memoria. Molti insegnanti richiamano
bilità si labilizza fino a dissolversi. E allora biso- l’attenzione sulla labilità della memoria dei loro
gnerebbe ricominciare daccapo. Ma l’insegnante alunni zingari. In realtà la segnalazione, per quan-
deve seguire anche il resto della classe per cui può to ripetuta, non convince. Difatti è ben noto come
accadere, anche nei casi di maggiore attenzione e tutte le culture fondate sull’oralità, per una ovvia
dedizione, che non si può sempre ricominciare. In necessità intrinseca, sollecitano al contrario il po-
tal modo viene a mancare quella costruzione meto- tenziamento della capacità di ricordare. La me-
dica e sistematica intessuta di nozioni e concetti co- moria, quando manca ogni ausilio di documenta-
llegati in ordine crescente di complessità, mancan- zione scritta, è l’unico strumento cui affidare la
za che moltiplica le difficoltà di apprendimento. conservazione dei saperi esperienziali, il deposito
2. Motricità fine. Molti insegnanti sottoli- del vissuto individuale e comunitario sul quale co-
neano le carenze su questo piano attribuendolo, struire la propria identità sociale. Queste sono al-
sulla scorta dell’esperienza che conferma studi cune delle ragioni succintamente accennate che
sulla materia, all’abitudine delle madri zingare di spiegano come tra le etnie prive di cultura scritta
tenere il neonato al collo fin verso i tre anni. Ne la memoria appaia particolarmente sviluppata.
consegue, da una parte una forte rassicurazione A questo dato di osservazione consolidata
perché il bambino si sente protetto, ma dall’altra contraddice il rilievo formulato da numerosi inse-
la perdita di quelle esperienze di “carponamento” gnanti a proposito dei loro alunni zingari. La spie-
e “gattonamento” che costituiscono la premessa gazione più probabile va rintracciata nella seletti-
indispensabile all’acquisizione di una serie di abi- vità con cui la memoria opera. I bambini ricorda-
lità necessarie all’apprendimento della scrittura. no ciò che vogliono ricordare perché interessante o
Alcune maestre hanno osservato come in importante. Le nozioni scolastiche non rientrano
certi casi lo stesso orientamento del quaderno o del in nessuna delle due categorie.
foglio su cui disegnare abbia comportato difficoltà 5. Abilità logico-matematica. Un settore di
da parte del bambino. difficoltà, ripetutamente sottolineato, riguarda le
Per evitare questo ritardo iniziale molte in- abilità connesse con il ragionamento logico-mate-
segnanti e direttori caldeggiano la frequenza della matico.
scuola materna, evento in realtà piuttosto infre- Qui però l’analisi lambisce territori delicati
quente perché gli zingari, anche quando sono fa- per cui una corretta messa a fuoco del problema
vorevoli a mandare i propri figli a scuola, lo fanno esige una riflessione più approfondita. Innanzitut-
difficilmente prima dei sette anni, giudicando to la capacità logico-matematica è considerata
quella l’età minima per cominciare a staccarsi dal- spesso come sinonimo di intelligenza o comunque
l’ambiente familiare. In realtà sembra che negli an- come una delle sue facoltà più nobili se non la più
ni più recenti questo atteggiamento tradizionale sia nobile in assoluto. Pertanto mettere in luce una
in corso di mutamento. Le statistiche sulle iscrizio- presunta difficoltà in questo versante può facil-
ni a scuola registrano il tasso di incremento più ele- mente far slittare il discorso su quel piano inclina-
vato proprio nell’ambito della scuola materna. to al termine del quale c’è l’inaccettabile conside-
3. Lessico. Specialmente tra gli zingari xora- razione di una inferiorità intellettuale degli zingari.

99
Commissione per l’integrazione

In secondo luogo l’affermazione circa una Il primo aspetto comporta spesso problemi.
scadente abilità logico-matematica, pur largamen- Il bambino zingaro proviene da un ambiente dove
te prevalente tra gli insegnanti intervistati, non è vigono norme di comportamento diverse. In un
totalitaria. Ci sono infatti insegnanti che hanno gran numero di casi vive prevalentemente per
messo in luce come, valutando la capacità suddet- strada. Sviluppa quindi un precoce senso di indi-
ta mediante il ricorso a parametri di giudizio non pendenza, una spiccata capacità di autoregola-
tradizionali, prevalentemente imperniati sulla ri- mentazione. Lo stesso mondo degli adulti favori-
soluzione di problemi di matematica, alcuni bam- sce, quanto meno nel senso di manifestare delle
bini zingari abbiano manifestato rigore e prontez- aspettative, questa deriva – e non credo che sia
za. Se la loro attitudine al ragionamento logico necessario sottolineare la misura della loro inci-
viene valutata sulla scorta di comportamenti pra- denza socializzativa, anche se non palesata esplici-
tici che esigono una stringente consequenzialità del tamente, sulla formazione del bambino.
tipo mezzi/fini, i risultati sono sovente brillanti. Il bambino zingaro, in questo assai simile al
Questo tipo di riscontro sollecita due ordini bambino cresciuto in un ambiente di sottoprople-
di osservazioni. La prima è che, come del resto tariato, sviluppa in alto grado tutte quelle che, con
noto, l’apprezzamento dell’attitudine al ragiona- locuzione schematica ma eloquente, si definiscono
mento logico non può essere effettuato con stru- come virtù di strada e che contrastano in maniera
menti validi indipendentemente dai soggetti cui si più o meno spiccata con le virtù scolastiche. Da
applicano. I condizionamenti ambientali e cultu- qui la necessità di affrontare e risolvere un proble-
rali tendono a sviluppare la capacità logica lungo ma tutt’altro che facile e che se non padroneggia-
direzioni diverse. to con equilibrio, pazienza e molta professionalità,
La seconda investe la didattica che quella rischia di provocare l’abbandono per insofferenza
capacità mira a sviluppare. Da quanto appena ac- da parte del bambino che spesso non aspetta altro
cennato consegue la necessità di proporre esercizi che un pretesto per giustificare, di fronte a sé stes-
e attività che partano dalle diversità ambientali, so e agli altri, la fine di un’esperienza faticosa e
culturali ed esperienziali. poco gratificante. Ma si tratterebbe comunque di
6. Capacità di concentrazione. Circa la dif- una sconfitta della scuola, un venir meno ai suoi
ficoltà dei bambini zingari a mantenere l’attenzio- compiti istituzionali.
ne e la concentrazione per i tempi richiesti dalla Invece sull’altro versante, quello dei rappor-
normale attività scolastica i rilievi sono quasi una- ti con i compagni di classe, la socializzazione si
nimi, anche se qualche rara voce discordante è presenta in termini meno problematici. Nella mag-
stata registrata. È probabile che, oltre a uno scar- gior parte dei casi la presenza dei bambini zingari
so interesse per i temi proposti dalla scuola, agisca non suscita reazioni di sorta. Anche in virtù della
anche lo stile di vita modellato dallo stare per qua- sapiente regia degli insegnanti l’accoglienza prima
si tutta la giornata all’aperto. Pertanto sarebbe e l’integrazione alla pari nel gruppo-classe avviene
forse utile sperimentare una didattica che prenda con una certa naturalezza.
le mosse da queste esperienze, dalle relative abili- Tuttavia non mancano casi di qualche diffi-
tà e interessi. coltà. Un elemento che inevitabilmente complica
Oltre ai problemi relativi alle difficoltà di le cose è dato dall’igiene del bambino zingaro. Se
apprendimento la presenza a scuola implica pro- lui o più spesso i suoi vestiti “puzzano” ne deriva
blemi di carattere socializzativo. La questione del- una reazione spontanea di isolamento se non di
la socializzazione si pone sotto due aspetti distinti. vero e proprio rifiuto, che poi tende a confinare lo
Il primo è quello che riguarda l’introiezione delle zingaro nel ghetto dei diversi sia fisicamente che
norme di comportamento fissate dall’istituzione e mentalmente nel senso che nasce o si rafforza la
funzionali allo svolgimento dei compiti essenziali sindrome del paria [Hancock 1987].
della scuola: didattici ed educativi. Il secondo con- Comunque situazioni di rigetto, refrattario a
cerne l’interazione con i compagni di classe e di qualsiasi forma di accettazione, non sono rare.
scuola, ovvero l’accettazione delle norme di com- Ci sono anche casi dove la situazione non è
portamento che regolano i rapporti di gruppo ispi- così radicale ma che comunque rivelano come
rati ai princìpi della reciprocità, della solidarietà, l’impegno richiesto alla scuola come istituzione e
della socialità ecc. all’insegnante in particolare è elevato.

100
Rom e Sinti: un‘integrazione possibile Italia ed Europa a confronto

Alle volte il deciso intervento dell’insegnan- 2. La pedagogia . La valutazione dei livelli


te riesce a stroncare sul nascere comportamenti o d’istruzione conseguiti dai bambini zingari nel
atteggiamenti che, se tollerati, potrebbero dare loro percorso scolastico alle diverse età e durate di
origine a contrapposizioni o spaccature passibili di permanenza consente di registrare innanzitutto
incancrenimento. una grande difficoltà. Lo svantaggio iniziale – nel
Un aspetto, messo in evidenza con particola- primo anno di scuola per molti di loro l’italiano è
re acume da un insegnante, sollecita la riflessione una lingua straniera di cui conoscono poche paro-
sulle diverse sfaccettature della socializzazione. Ci le – viene faticosamente ridotto ma mai completa-
si può sentire a disagio, spaesati oppure esclusi, mente colmato anche dai più brillanti. D’altra
dalla non condivisione delle pratiche anche ludi- parte gli abbandoni sono frequenti. Le iscrizioni
che comuni all’infanzia. Il gioco costituisce noto- alle scuole superiori sono rarissime, alle medie
riamente il fattore più potente di socializzazione, inferiori i frequentanti sono pochi.
di innesco di dinamiche relazionali forti. Qui si impone una accurata analisi che non
può non investire il persistente etnocentrismo di
Conclusioni obbiettivi pedagogici e strategie didattiche preva-
lenti nelle nostre scuole. Nonostante che, ormai da
Il processo di scolarizzazione, nel suo com- diversi anni, si sia imposta all’attenzione generale
plesso, registra degli indubbi miglioramenti. Di l’opportunità di acquisire gli orientamenti propo-
anno in anno i bambini iscritti a scuola aumenta- sti dalla pedagogia interculturale, nella pratica
no e questo semplice fatto non può non essere corrente la sua diffusione procede a un ritmo infe-
fonte di compiacimento. Tuttavia non ci si può riore a quello registrato dall’aumento delle iscri-
sottrarre alla considerazione che, se si entra nel zioni e frequenze di bambini stranieri.
dettaglio delle statistiche, la frequenza regolare Nel caso degli zingari, poi, insorge un’ulte-
riguarda una percentuale ridotta dei minori per i riore difficoltà, data dall’asimmetria riscontrabile
quali non è stato ancora abolito il diritto/dovere di tra un’eventuale educazione interculturale a scuo-
andare a scuola. la e la condizione generale di emarginazione e
La ricerca delle cause di questa situazione, rifiuto vissuta dai diversi gruppi. Accanto alla
che rovescia in negativo il giudizio dianzi espresso, pedagogia interculturale occorre realizzare una
esige una approfondita riflessione lungo tre assi politica interculturale [Liegeois 1994, p. 188].
principali: Per una corretta impostazione di una peda-
1. Le condizioni di povertà estrema in gogia adeguata agli zingari in primo luogo occorre
cui si dibatte la maggior parte delle famiglie evitare il razzismo istituzionale [Keil T.J., Keil J.M.
zingar e. I campi attrezzati a Roma sono solo otto 1993] di una scuola rigida nei programmi e scle-
su 39 censiti. Pertanto la stragrande maggioranza rotizzata nei metodi, condizioni queste idonee a
degli zingari vive in baraccopoli degradate, asse- innescare la sensazione di “non essere all’altezza”,
diate dal fango, dai rifiuti, dai ratti, dagli scara- presupposto a sua volta di abbandoni indotti dalla
faggi, dalle rane. La preoccupazione che sta in caduta dell’autostima di cui è indice eloquente la
cima ai loro pensieri è quella della sopravvivenza convinzione che “la scuola non è fatta per noi”.
giornaliera. Le famiglie sono numerose, i lavori Gli obbiettivi da perseguire sono quelli di un
saltuari. Senz’acqua la possibilità di lavarsi è dif- apprendimento delle strumentalità di base per
ficoltosa, specie per bambini che trascorrono gran agevolare l’acquisizione di capacità idonee a un
parte del loro tempo all’aperto. Naturalmente que- adattamento all’ambiente. Ne segue che i contenu-
ste condizioni di vita – spesso al di sotto della ti dell’insegnamento non debbono essere rigida-
soglia minima di decenza – i bambini le portano mente prefissati ma variabili e flessibili in modo
addosso come un marchio. La loro diversità è evi- da adatttarsi alle diverse circostanze ed esigenze
dente. È comprensibile quindi che a molti di loro concrete via via che si manifestano.
o dei loro genitori risulti arduo subire l’emargina- 3. La cultura zingara . Questo è un punto
zione o la stigmatizzazione dei gagé e quindi pre- molto delicato relativamente al quale è assai faci-
feriscano non avventurarsi fuori del proprio terri- le adottare, in perfetta buona fede, atteggiamenti
torio per non incorrere nel rischio del rigetto o e comportamenti sbagliati. La cultura zingara – in
della tolleranza pelosa. realtà si dovrebbe parlare al plurale – ha una sua

101
Commissione per l’integrazione

complessità e articolazione, come del resto tutte le con la proposizione di valori e visioni del mondo a
altre culture. Se restringiamo il concetto di cultu- loro estranee. Per avviare un processo di scolariz-
ra ai valori, alle norme e agli stili di vita di una zazione con sufficienti probabilità di successo è
popolazione o un gruppo umano, tutte le culture ineludibile quindi coinvolgere la famiglia, sia per
hanno la stessa dignità. Ogni eventuale gerarchia dimostrare che la scuola non è territorio ostile,
con il conseguente concetto di superiore o inferio- ambiente dei gagé, ma realtà che appartiene a tutti
re è del tutto illegittimo. Graduatorie si possono e quindi anche a loro, sia per manifestare aper-
fare solo per quanto attiene ai beni materiali pro- tamente la disponibilità a una collaborazione reale
dotti. Pertanto in una società, come la nostra, che e non fittizia imperniata sulla complementarietà
proclama ai quattro venti di rispettare la diversità, dialogante delle due agenzie di socializzazione.
considerandola anzi come una risorsa e un valore,
ogni cultura altra da quella maggioritaria ha dirit-
to non solo alla tolleranza ma anche al rispetto e RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
quindi alla conservazione e valorizzazione.
Questo non significa però cristallizzare anti-
AA. VV., (Brazzoduro, De Angelis, Marta, San-
storicamente le culture zingare in una loro immo-
tiemma), 1999, Scuola, Zingari, Società.
bilità separata, foriera di isolamento ed emargina-
Rapporto di Ricerca, cicl.
zione. Deve essere sempre presente ed attiva la
consapevolezza del razzismo differenzialista CALABRÒ A.R., 1992, Il Vento non soffia più, Pa-
[Taguieff 1995]. D’altra parte le culture, ogni cul- dova, Marsilio.
tura, non sono delle realtà statiche, fissate una COLASANTI G., 1994, Il pregiudizio, Milano, An-
volta per tutte. Al contrario tutte le culture, nel geli.
corso della storia, si sono modificate, adattandosi DURKHEIM E., 1897, Le Suicide. Etude de Socio -
alle circostanze in una incessante interazione dia-
logie, Paris, Alcan. (trad. it.: 1993, Il Sui -
lettica con l’ambiente circostante e le altre culture.
cidio. Studio di Sociologia, Milano, Rizzoli).
Oggi ogni cultura deve fare i conti con la
modernità e in particolare con gli aspetti strumen- HANCOCK, 1987, The Pariah Syndrome. An Ac -
tali del sapere scientifico e del fare tecnico. Ogni count of Gypsy Slavery and Persecution,
gruppo sociale, ogni cultura deve essere in grado Ann Arbor, RAROMA Publications.
di impadronirsene a pena del suo decadimento. KEIL T.J., and KEIL J.M., 1993, The Roma in
La scuola costituisce fuor di dubbio lo stru- Europe: Some Preliminary Theoretical Con -
mento e l’ambiente privilegiato anzi obbligato di siderations, paper prepared for Internatio-
questa acquisizione. Ma essa reca in sé un’ambiva- nal Institute of Sociology Meeting, Paris,
lenza nei confronti delle culture diverse da quella June.
maggioritaria: infatti può essere o diventare uno
LIEGEOIS J. P., 1985, Tsiganes, Voyageurs, Stra-
strumento di assimilazione ovvero di deculturazio-
sbourg, Conseil d’Europe (trad. it.: Zingari
ne. Per ovviare a questo pericolo la scuola deve es-
sere impostata, quanto ad obbiettivi e metodologie e Viaggianti, 1994, II ed., Roma, Edizioni
didattiche, in modo da non porsi in rotta di colli- del Centro Studi Zingari).
sione con la famiglia dei bambini zingari. Il timo- MARTA C., 1994, “Paradigmi del multiculturali-
re che a scuola il bambino possa acquisire cono- smo. Potenzialità e limiti”, in Nuova
scenze e assimilare valori suscettibili di creare con- Secondaria, n. 4, pp. 40-42.
flitti è assai diffuso. Talvolta i genitori zingari ri- MARTA C., 1999, I Rom a scuola. Politiche scola -
luttano alla scolarizzazione dei loro figli perché te- stiche e ideologie della differenza, in AA.
mono che la scuola, istituzione dei gagé, glieli ra- VV., 1999.
pisca, se non letteralmente, certo metaforicamente
nel senso appunto di impartire una socializzazione SACCHETTI G.B., 1967, “Integrazione e convivenza
contrastante con quella di casa. I genitori intuisco- sociale”, in Lacio Drom, n. 1, pp. 15-16.
no sia il rischio che i figli possano intraprendere un TAGUIEFF P., 1987, La Force du Préjugé, Paris,
percorso che li allontana dalla famiglia e dalla Editions la Découverte (trad. it.: 1994, La
comunità o che comunque li sconcerti, li confonda Forza del pregiudizio, Bologna, Il Mulino).

102
Rom e Sinti: un‘integrazione possibile Italia ed Europa a confronto

LA SALUTE DEGLI ZINGARI


Salvatore Geraci*

Prologo della bimba che poco lontano aveva seguito tutta


la scena. Gli spiegammo il fatto e chiedemmo di
E ra una fredda giornata di tramontana
del mese di marzo 1987. Accompagnati
dagli amici dell’Opera Nomadi, per la prima volta
poter disinfettare la ferita di quella bimba cercan-
do di illustrare con semplicità e precisione le con-
seguenze della possibile infezione. Il padre ci
con un camper attrezzato a Centro medico mobile,
guardò mentre continuava indaffarato a sistemare
entrammo in un campo zingari di Roma. Avevamo
delle lamiere; ci chiese in un approssimativo ita-
fatto grandi fantasie su quel momento, avevamo
liano cosa avesse risposto la bambina, e al nostro
curato ogni particolare, i nostri particolari: equi-
racconto, riprendendo l’improbabile occupazione,
paggiamento sanitario per ogni evenienza, quasi
rispose gentilmente ma con decisione che se la
fossimo in zona di guerra, tante medicine, unità di
bambina non voleva, noi non potevamo fare nulla.
rianimazione manuale, un generatore di corrente
supplementare, riserva d’acqua, una équipe con
Lo stato di salute dei rom in Italia
un chirurgo, un medico di medicina generale, una
infermiera e altro personale di supporto. Davanti a Dalla revisione della letteratura scientifica
noi una macchina con quattro operatori dell’Ope- sull’argomento si evidenzia chiaramente che le
ra Nomadi che ben conoscevano quel campo o famiglie zingare vengono considerate, in tutto il
meglio quella specie di discarica sulla Casilina che mondo, come svantaggiate nel campo della salute
da lì a poco sarebbe dovuta “scomparire”. Il cam- e come le cause di ciò siano complesse e multistra-
po era desolato in quella fredda e ventosa matti- tificate. C’è accordo nell’identificare i fattori prin-
nata, sembrava enorme e deserto. Appena scesi ci cipali di questo svantaggio:
dividemmo per incontrare gli abitanti che per lo • sia le comunità nomadi che quelle seden-
più se ne stavano chiusi in baracchine appoggiate tarie vivono in situazioni abitative altamente
a roulottes sgangherate. Mentre giravamo, una degradate;
bimba attirò la nostra attenzione, era dentro ad un • sono comunità oggettivamente povere;
maglione molto più grande dei cinque anni che • vengono messi in atto pregiudizi e discri-
poteva avere, la copriva fino al ginocchio, giocava minazioni, anche per il loro atteggiamento di sepa-
tranquilla a piedi nudi. Un’immagine consueta ci razione dalla società ospite;
dissero; ma la nostra attenzione si concentrò su • viene impedita loro una reale possibilità di
una ferita appena sotto la caviglia, una brutta feri- scelta;
ta come da una scottatura, sporca e probabilmen- • i sistemi sanitari ufficiali sono incapaci di
te infetta. Cautamente e con quanta più gentilezza rispondere alle esigenze di salute poste da queste
potemmo andammo a dirle che dovevamo curare comunità e dal loro stile di vita, fino ad arrivare a
la sua “bua”: ci guardò certamente disturbata ma una non accoglienza, se non aperta ostilità. Inoltre
non impaurita e con decisione ci disse di no e con- la burocratizzazione, eccessiva e complessa anche
tinuò a giocare. Mentre gli altri dell’équipe comin- per i non-zingari, e una politica non sempre atten-
ciarono a misurare le pressioni sanguigne ad alcu- ta, aumentano le barriere all’accessibilità.
ni giovanotti che spavaldamente avevano rotto gli Questi fattori, più che l’etnicità, la tradizione,
indugi, noi andammo con discrezione dal genitore i tabù o la consanguineità devono essere oggetto

* Area Sanitaria Caritas di Roma.

103
Commissione per l’integrazione

dell’attenzione dei pianificatori sanitari: se anche si assistenza al parto relativi ai nati (vivi e morti) da
afferma che in molti casi l’ambiente generale e lo donna straniera nel periodo 1982-1996 (7.124
stile di vita specifico di una comunità possono esse- neonati) sono stati confrontati con la distribuzione
re fattori determinanti per la salute, più importanti delle stesse variabili tra i nati da donne residenti
dell’organizzazione sanitaria – e questa è una osser- nel Lazio, utilizzando per i tre periodi (82-86, 87-
vazione pertinente proprio per i gruppi realmente 91 e 92-96) i dati dell’anno intermedio (Sistema
“nomadi” – ciò non assolve le agenzie nazionali di sorveglianza della natalità e mortalità infantile
preposte alla tutela della salute dal dovere sia di nel Lazio, a cura dell’Osservatorio epidemiologico
conoscere per capire, sia di costruire ponti per in- regionale, dati non pubblicati) offrendoci un qua-
contrare a metà strada coloro che intendono la sa- dro comparativo anche fra diversi gruppi prove-
lute in modo diverso dai procedimenti ufficiale. nienti da aree geografiche differenti. In particola-
Si possono identificare alcune aree critiche, re la mortalità neonatale per gli zingari è del 15,3
relative in particolare a coloro che vivono nei cam- per mille tra il 1992 e 1995 contro il 4,4 per mille
pi sosta più o meno attrezzati, dove la condizione dei neonati laziali.
di salute è gravemente compromessa. Citeremo co- Anche per quanto riguarda il peso alla na-
me esempio il tasso di mortalità infantile e le na- scita uno studio molto ampio ci viene dall’Unghe-
scite sottopeso. ria dove i dati di 10.108 bambini zingari nati fra
I tassi di mortalità e morbilità infantile ven- il 1973 ed il 1983 sono stati comparati con i dati
gono utilizzati in Salute Pubblica come indicatori nazionali di riferimento del 1978. Il 26,2% dei
indiretti delle politiche sanitarie di una nazione e neonati zingari ha un peso alla nascita inferiore ai
le loro variazioni permettono di monitorare i 2,5 Kg contro circa l’11% degli autoctoni non zin-
cambi strategici e strutturali in sanità che si sono gari. In uno studio italiano a livello nazionale (an-
dati. È quasi impossibile ricavare tassi attendibili ni 1996-1999) sotto i 1.500 gr. i bimbi zingari
di morbilità dei bambini zingari, mentre per la sono il 2,2% e tra i 1.500 e 2.500 gr. sono il 13%
mortalità, anche se con un certo margine di erro- contro rispettivamente l’1,2% e il 5,6% dei bimbi
re, sono a disposizione alcuni dati interessanti. non zingari. Nel Lazio (tra il 1992 e 1996) i bimbi
La mortalità perinatale fra gli zingari non è sottopeso tra i nomadi sono il 2% (sotto i 1.500
molto cambiata negli ultimi 15 anni mentre quel- gr) contro lo 0,9% dei romani e il 13,6% sotto i
la dei non zingari è diminuita del 50%. C’è una 2.500 gr. contro il 4,3%.
differenza significativa nella distribuzione delle A questi si potrebbero aggiungere molte
cause di morte: fra i non zingari le anomalie con- altre segnalazioni provenienti dai reparti di oste-
genite sono la causa maggiore di morte nella pri- tricia degli ospedali più utilizzati dalle donne zin-
ma settimana, mentre le infezioni lo sono nel pri- gare, che evidenziano la frequenza sia dei parti
mo mese o primo anno di vita. Per gli zingari, in- pre-termine che del basso peso alla nascita dei
vece, già nella prima settimana un numero signifi- bambini zingari; è interessante comunque segna-
cativo di morti è per infezioni e questo aumenta lare che nessuno studio da noi revisionato invoca
ancora di più con il tempo; anche per i bambini come causa di ciò fattori genetico-antropometri-
zingari nati prematuri, che poi muoiono nel primo che, bensì le condizioni di vita, il cattivo stato di
mese, la causa principale sono le infezioni; inoltre nutrizione delle madri e il tabagismo.
l’ipossia nella prima settimana è più frequente fra Anche tra gli adulti insistono pesanti fattori
gli zingari. di rischio e condizioni di salute compromesse: ha
Un dato di estrema, drammatica attualità è fatto storia uno studio condotto a Boston nel 1985,
quello che in Italia negli ultimi 12 anni sono morti da James D. Thomas, che riporta fra la popolazio-
39 bambini rom (il più piccolo di 40 giorni, il più ne zingara adulta la frequenza di ipertensione
grande di 8 anni) bruciati vivi nelle roulottes, o arteriosa pari al 73%, diabete 46%, patologie car-
per il freddo o a causa di incidenti domestici dovu- diovascolari 39%, ipercolesterolemia o ipertrigli-
ti alle condizioni di estremo degrado in cui i sono ceridemia 92%. Queste percentuali sono state cri-
costretti a vivere nei vari campi delle città (circa la ticate, anche perché raccolte fra i membri di una
metà di tali morti è avvenuta a Roma!). stessa famiglia allargata, ma vari studiosi della
A Roma, i dati ricavati dai Certificati di salute fra gli zingari sono concordi rispetto alla

104
Rom e Sinti: un‘integrazione possibile Italia ed Europa a confronto

reale alta prevalenza di patologie croniche con gogna per tutto ciò che riguarda la sessualità e la
rilevanti fattori di rischio per eventi cardio e cere- maternità soprattutto se il medico è giovane e di
bro-vascolari. sesso maschile. La precarietà delle condizioni di
In Italia alcuni dati interessanti ci vengono salute delle donne è però messa in evidenza dall’a-
forniti da vari lavori di campo. nalisi per cluster che pone al secondo posto per
Ambulatorio mobile del Naga (Naga, 1996): frequenza l’anemia e al quinto l’ipertensione arte-
fra i maschi giovani-adulti (15-44 anni) le patolo- riosa. Fra gli adulti di età superiore ai 44 anni,
gie cardio-circolatorie rappresentano il 22,2% dei come previsto, aumenta ancora di più la rilevanza
problemi, seguite dalle patologie cutanee e da dei problemi cardiovascolari che l’analisi per clu-
quelle a carico dell’apparato digerente. Le patolo- ster mostra essere quasi esclusivamente costituiti
gie traumatiche costituiscono l’8,9% dei problemi. dall’ipertensione arteriosa (solo cinque visite sono
L’analisi dei cluster (raggruppamenti omo-
motivate da altre patologie cardiovascolari).
genei per criteri stabiliti) pone l’ipertensione arte-
Cospicuo il numero di malattie dell’apparato dige-
riosa come il problema più frequentemente segna-
rente, quasi tutte causate da dispepsia-ulcera pep-
lato (17,8%), seguito dai disturbi gastro-duodena-
li. Fra le donne in età fertile (14-44 anni) i pro- tica e le malattie osteo-artro-muscolari, per lo più
blemi più frequentemente segnalati sono a carico di tipo degenerativo. La cefalea è presente con una
dell’apparato digerente. I problemi ostetrici sono certa rilevanza rilevanza in questo come negli altri
al secondo posto a pari merito con i problemi car- gruppi di adulti. L’équipe del Naga conclude
dio-circolatori. Questo dato stupisce considerando osservando che questi dati dimostrano quanto da
l’alto numero di gravidanze fra le donne rom e tempo gli stessi operatori affermano e quanto
conferma il loro atteggiamento che considera la riportato anche in letteratura: i rom sono affetti da
gravidanza un evento fisiologico da non medica- comuni patologie che, soprattutto nel caso dei
lizzare. Va comunque considerato che potrebbe bambini, dipendono in gran parte dalle precarie
giocare un ruolo rilevante il vissuto di pudore-ver- condizioni abitative.

Ambulatorio Mobile Del Naga, tipologia dei problemi presentati per classi di età (Anni 1994-1995).

0-14 anni 15-44 anni da 45 anni totale m+f


39,5% delle diagnosi 40,0 % delle diagnosi 20,5% delle diagnosi

problema %<1 % 1-14 % tot. %M %F % M+F % M+F N %


generale 2,9 3,8 3,6 0,0 3,3 2,4 1,1 11 2,6
ematologico 0,0 1,5 1,2 0,0 8,9 6,5 1,1 14 3,3
app. digerente 11,8 9,1 9,6 13,3 15,4 14,9 17,7 56 13,3
oculistico 2,9 0,8 1,2 2,2 0,0 0,6 0,0 3 0,7
otoiatrico 11,8 8,3 9,0 2,2 0,8 1,2 0,0 17 4,0
cardio-circolat. 0,0 1,5 1,2 22,2 10,6 13,7 39,5 59 14,0
osteo-muscol. 0,0 0,8 0,6 2,2 5,7 4,8 12,8 20 4,8
neurologico 0,0 2,3 1,8 8,9 6,5 7,1 5,8 20 4,8
psicologico 0,0 3,8 3,0 6,7 2,4 3,6 1,1 12 2,9
respiratorio 38,2 28,0 30,1 6,7 9,8 8,9 2,3 67 16,0
cutaneo 17,6 20,5 19,9 17,8 5,7 8,9 4,7 52 12,4
endocrino-met. 0,0 3,8 3,0 6,7 2,4 3,6 0,0 11 2,6
urologico 0,0 1,5 1,2 0,0 2,4 1,8 3,5 8 1,9
ostetrico - 0,0 0,0 - 10,6 7,7 0,0 13 3,1
app. genitale - - 0,0 0,0 7,3 5,4 4,7 13 3,1
sociale 0,0 2,3 1,8 0,0 2,4 1,8 3,5 9 2,1
traumatico 0,0 3,8 3,0 8,9 1,6 3,6 1,2 12 2,9
neoplastico 0,0 0,0 0,0 0,0 0,8 0,6 0,0 1 0,2
controlli 14,8 12,8 9,8 2,2 3,4 2,9 1,0 22 5,3
Totale 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 420 100,0

Fonte: elaborazione Caritas Roma su dati Naga Milano, 1998

105
Commissione per l’integrazione

Interessanti anche i dati riferitisi al periodo Le politiche per la promozione della salute dei
settembre ’97 - giugno ’98, durante il quale sono rom.
stati visitati presso il Centro medico mobile
In mancanza di un quadro legislativo nazio-
(CMM) della Caritas di Roma 287 pazienti. Nella
nale che regoli in modo specifico il diritto alla
fascia d’età compresa tra i 15 e i 45 anni, gli uomi-
salute per rom e sinti, si fa riferimento alla nor-
ni sono stati 88 e le donne 135; mentre sopra i 45
mativa sull’immigrazione, includendo gli zingari
anni gli uomini sono stati 20 e le donne 44.
nella categoria più generale degli stranieri.
Tra i maschi giovani adulti i problemi più
frequentemente riscontrati risultano essere a cari- La scarsa considerazione delle necessità spe-
co degli apparati respiratorio, digerente e osteo- cifiche di questi particolari utenti, rende spesso
articolare. Tra le donne in età fertile il primo moti- difficile, per loro, l’accesso e la fruibilità dei servi-
vo di richiesta di visita riguarda l’ambito ostetri- zi sanitari.
co-ginecologico; a seguire, i problemi dell’appara- L’ultima legge sull’immigrazione e il Piano
to digerente e respiratorio. Sopra i 45 anni d’età, sanitario nazionale 1998-2000, alcune proposte di
sia per gli uomini che per le donne, i principali leggi regionali specifiche, alcune delibere di
motivi di consultazione medica sono costituiti da Aziende sanitarie locali, l’analisi delle singole
problemi osteo-articolari, problemi respiratori e esperienze del volontariato e del pubblico, e la
cardio-circolatori. L’alto numero di controlli sul stessa individuazione di aree critiche devono por-
numero totale di visite effettuate rivela come il tare a condividere e definire dei percorsi di tutela
CMM sia comunque considerato un punto di rife- che certamente sono normativi ma anche organiz-
rimento per la comunità nomade e depone per un zativi e culturali e possono fornire modelli, anche
tipo di rapporto stabile e continuativo con la sul piano formativo, che siano realmente riprodu-
popolazione utente. cibili, verificabili e percorribili.

Centro medico mobile della Caritas: tipologia dei problemi presentati per classi di età e genere (anni 1997-1998).

15 - 45 anni 45 anni* TOTALE


diagnosi maschi femmine totale maschi femmine totale
n % n % n % n % n % n % n %

pat. cardio-circolatoria 8 3,4 16 3,7 24 3,6 9 5,0 18 6,5 27 5,9 51 4,5


pat. cutanea 9 3,8 7 1,6 16 2,4 1 0,6 1 0,4 2 0,4 18 1,6
pat. digerente 24 10,3 41 9,5 65 9,7 7 3,9 17 6,1 24 5,2 89 7,9
pat. endocrina 3 1,3 6 1,4 9 1,3 4 2,2 2 0,7 6 1,3 15 1,3
pat. ginecologica 34 7,9 34 5,1 1 0,4 1 0,2 35 3,1
pat. infettiva 10 4,3 9 2,1 19 2,8 1 0,6 2 0,7 3 0,7 22 2,0
pat. congenita 0 0 1 0,2 1 0,1 0 0 0 0 0 0 1 0,1
pat. neurosensoriale** 18 7,7 39 9,0 57 8,5 4 2,2 16 5,7 20 4,4 77 6,8
pat. osteo-articolare 14 6,0 21 4,8 35 5,2 15 8,3 35 12,5 50 10,9 85 7,5
ostetricia 50 11,5 50 7,5 0 0 0 0 50 4,4
pat. psichica 7 3,0 7 1,6 14 2,1 5 2,8 4 1,4 9 2,0 23 2,0
pat. respiratoria 27 11,5 34 7,9 61 9,1 12 6,7 30 10,8 42 9,2 103 9,1
pat. ematologica 0 0 0 0 0 0 0 0,0 2 0,7 2 0,4 2 0,2
pat. traumatica 12 5,1 12 2,8 24 3,6 1 0,6 7 2,5 8 1,7 32 2,8
pat. urologica 4 1,7 11 2,5 15 2,2 1 0,6 4 1,4 5 1,1 20 1,8
tumori 1 0,4 6 1,4 7 1,0 0 0 0 0 0 0 7 0,6
rilascio certificati 11 4,7 3 0,7 14 2,1 2 1,1 0 0 2 0,4 16 1,4
ferite in guerra 2 0,9 0 0 2 0,3 0 0 0 0 0 0 2 0,2
attesa diagnosi 15 6,4 18 4,2 33 4,9 2 1,1 7 2,5 9 2,0 42 3,7
controllo 69 29,5 118 27,3 187 28,0 116 64,4 133 47,7 249 54,2 436 38,7
totale 234 100 433 100 667 100 180 100 279 100 459 100 1126 100

Fonte: Area sanitaria Caritas Roma, 1998


* l’età massima registrata è 88 anni; ** la categoria include patologie otoiatriche, neurologiche ed oculistiche.

106
Rom e Sinti: un‘integrazione possibile Italia ed Europa a confronto

Si registra una carenza legislativa in diverse te, emblematica è la legge della Toscana che,
regioni e anche quelle in cui una legge specifica è distinguendosi dalle altre, ha previsto nell’articolo
stata emanata, in ambito sanitario, salvo poche sulla salute una quota capitaria da ripartire ai
eccezioni, è previsto solamente l’articolo sulla vigi- Comuni per prestazioni di assistenza sanitaria pre-
lanza igienico-sanitaria dei campi sosta; per quan- state dal volontariato ai nomadi non iscritti al
to riguarda l’accesso alle strutture sanitarie pub- Servizio sanitario nazionale. Un’assistenza sanita-
bliche vigono in genere le stesse disposizioni appli- ria integrata tra il sistema pubblico e le strutture
cate alla popolazione immigrata presente sul terri- del privato sociale con anni di maturata esperien-
torio regionale. Lo stesso termine vigilanza, che za nel settore, è un notevole passo in avanti per
ricorre frequentemente nelle leggi, porta a riflette- garantire la reale fruibilità dei servizi sanitari
re e a domandarsi se più che tutelare la salute anche per gli zingari.
degli zingari non si miri esclusivamente a una Molto interessante si è rivelato anche il pro-
mera azione di controllo. Ben più ampio dovrebbe getto di legge (1997) della Regione Lazio decisa-
essere l’articolo della legge riguardante la salute e mente innovativo anche in ambito sanitario, tanto
al suo interno si dovrebbero evidenziare interventi da portarlo come esempio perché l’articolo riguar-
specifici per questa popolazione. dante la sanità ci sembra suggerisca strumenti
Su questo tema, spesso trattato scarnamen- efficaci per tutelare la salute degli zingari.

Leggi regionali a favore dei popoli rom e sinti

L.R. n. 47 del 23.11.1988 (Emilia Romagna)


Norme per le minoranze nomadi in Emilia Romagna

L.R. n. 11 del 14.03.1988 (Friuli Venezia Giulia)


Norme a tutela della cultura rom nell’ambito del territorio della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia

L.R. n. 82 del 24.05.1985 (Lazio)


Norme a favore dei rom

L.R. n. 21 del 27.08.1992 (Liguria)


Interventi e tutela delle popolazioni zingare e nomadi.

L.R. n. 77 del 22.12.1989 (Lombardia)


Azione regionale per la tutela delle popolazioni appartenenti alle etnie tradizionalmente nomadi e seminomadi

L.R. n. 26 del 10.06.1993 (Piemonte)


Interventi a favore della popolazione zingara

L.R. n. 9 del 14.03.1988 (Sardegna)


Tutela della Etnia e della cultura dei nomadi

n. 73, 18.04.1995 (Toscana)

Interventi per i popoli rom e sinti

L.R. n. 15 del 02.09.85 (Trento)


Norme a tutela degli zingari

L.R. n. 32 del 27.04.1990 (Umbria)


Misure per favorire l’inserimento dei nomadi nella società e per la tutela della loro identità e del loro patrimonio culturale

L.R. n. 54, 22.12.1989 (Veneto)


Interventi a tutela della cultura dei rom e dei sinti

107
Commissione per l’integrazione

Normativa regionale (lr, dgr, psr) in materia di diritto alla salute per popolazioni rom e sinti

Legge Progetto Vigilanza Educazione Sanitaria Collaborazioni con


Regionale di Legge igienico-sanitaria e Prevenzione Università, Enti, Associazioni

Abruzzo - 3 - - -
Basilicata - - - - -
Calabria - - - - -
Campania - - - - -
Emilia Romagna 7 - 7 - -
Friuli 7 - 7 7 7
Lazio 7 3 7 3 3
Liguria 7 - 7 - -
Lombardia 7 - 7 - 7
Marche (*) (7) - - - -
Molise - - - - -
Piemonte 7 - 7 - 7
Puglia - - - - -
Sardegna 7 - 7 - -
Sicilia - - - - -
Toscana 7 - 7 7 7
Trento 7 - 7 - -
Bolzano - - - - -
Umbria 7 - 7 - -
Valle D’Aosta - - - - -
Veneto 7 - 7 - -

Dicembre 1999
LR: Legge Regionale; DGR: Delibera Giunta Regionale; PSR: Piano Sanitario Regionale
7: normativa vigente
3: progetto di legge
(*): la LR 3/94 è stata abrogata dalla LR 2/98. La proposta di legge per le minoranze etniche è in fase di stesura

Art. 7 ”Interventi Sanitari”: grammi, nel loro coordinamento e nella verifica degli
stessi.
“Agli zingari sono assicurate nei presidi pubblici
La Regione sulla base di uno studio circa la si-
e accreditate nel territorio in cui hanno abituale dimo-
tuazione socio-sanitaria del popolo zingaro presente sul
ra le prestazioni sanitarie preventive, curative e riabili-
proprio territorio, aggiornato annualmente tenendo in
tative in rapporto a quanto stabilito dalla normativa
considerazione le situazioni ed i problemi segnalati de-
nazionale e regionale sul cittadino italiano o sullo stra-
gli organismi che operano con continuità negli insedia-
niero.
menti zingari, periodicamente potrà emanare un bando
Le Aziende USL competenti per territorio sono
pubblico per la collaborazione degli organismi di vo-
responsabili della sorveglianza igienico-sanitaria di
lontariato e del privato sociale con le Aziende USL do-
tutti i tipi di insediamenti zingari presenti o comunque
ve verranno elencate le priorità progettuali di volta in
realizzati ed attivano tutte le procedure necessarie per-
volta individuate”.
ché l’accesso e la fruizione dei servizi e delle strutture
sanitarie sia realmente garantita.
Programmi specifici di promozione della salute, Qualche spunto per la discussione
con particolare riferimento alla salute dell’età riprodut- Abbiamo individuato alcune aree di appro-
tiva, della prima infanzia, all’area delle malattie croni- fondimento per la promozione della salute tra gli
che e di quelle infettive, previo il coinvolgimento e la
partecipazione delle popolazioni interessate, possono
zingari in Italia:
essere attivamente proposte alla Regione dalle Aziende • Area antropologica culturale : è a nostro
USL, da altre strutture accreditate, da organismi di vo- avviso la più delicata e ha diversi ambiti da consi-
lontariato. In ogni caso l’Aziende USL territorialmente derare.
competente sarà coinvolta nella valutazione dei pro- – Capire il sistema biomedico di riferimento

108
Rom e Sinti: un‘integrazione possibile Italia ed Europa a confronto

ed il modo di definire le priorità di salute cioè sanitaria forse rigida e troppo burocratizzata che
capire quale e come il bisogno viene percepito ed di fatto crea esclusione?
espresso, individuare le strategie di mobilitazione Ed ancora dobbiamo rassegnarci a conside-
di risorse interne ed esterne per affrontare e rare gli zingari come irrecuperabili dal punto di
rimuovere il bisogno stesso. vista di tutela della salute perché non collaborati-
– Capire come il sistema di controllo interno vi o difficili?
al gruppo sociale si stia modificando, “sdoganan- Accesso alle strutture sanitarie: presupposto
do” alcuni comportamenti a rischio per la salute: indispensabile è considerare come agli zingari non
tossico dipendenza, prostituzione... debba essere concessa un intervento assistenziali-
• Area sociale : è la più evidente in rappor- stico ma che essi a pieno titolo debbano usufruire
to alle condizioni igienico-sanitarie in cui gli zin- del pieno diritto alla salute; le Aziende Sanitarie
gari, soprattutto nelle grandi città, sono costretti a devono così non semplicemente “tollerare” la pre-
vivere; l’analisi dell’habitat in senso lato, e delle senza dei campi più o meno abusivi, più o meno a
politiche d’integrazione sociale che, dove sono norma e/o fare una semplice azione di sorveglian-
adeguatamente approntate, sono la migliore pre- za igienico-sanitaria ma ci deve essere una reale
venzione sanitaria. C’è anche tutta l’area dell’ac- presa in carico degli zingari che dimorano nel loro
cessibilità e fruibilità dei servizi. territorio. Per fare questo devono uscire dalle pro-
• Area medica : le patologie più frequenti prie strutture e con mezzi e strategie adeguate
sono spesso legate alle condizioni di povertà e di devono raggiungere questa popolazione non con
disagio ma anche alla difficoltà di accesso ordina- un’ottica di “separazione” ma con l’obiettivo di
rio alle strutture sanitarie. In particolare emergo- una progressiva integrazione nel sistema sanitario
no alcune le aree critiche: con tutti i diritti ed i doveri che ne conseguono. Gli
– materno-infantile (parti prematuri, basso interventi sul campo, dove sono resi necessari o
peso alla nascita, patologie neonatali, calendario strategicamente utili, con l’utilizzo localmente di
vaccinale inadeguato, ...); medici e/o anche con la collaborazione di organiz-
– adolescenziale dove la forbice si allarga tra zazioni non profit o del mondo del volontariato,
l’esperienza d’appartenenza al proprio gruppo ed possono essere ponte tra due sistemi ed organizza-
il richiamo dei modelli della società autoctona (a zioni di cura e favorirne l’incontro. A monte, la
volte in termini voluttuari); stessa gestione delle strutture, le pratiche ammini-
– delle malattie cronico-degenerative e trau- strative e la burocrazia devono tenere conto di
matiche ... questa tipologia di utenti perché equità non signi-
Come abbiamo già sottolineato, proprio par- fica trattare tutti allo stesso modo ma dare di più
lando di zingari vogliamo enfatizzare l’indissolu- e con più attenzione a chi ha più bisogno. Sarebbe
bilità tra la salute ed il contesto sociale e culturale opportuno, in questa fase di riorganizzazione del
che si vive. Non a caso qualche anno fa l’Organiz- SSN ma anche di massima apertura normativa nei
zazione mondiale della sanità definì la salute non confronti a esempio degli stranieri, e quindi ad
come semplice assenza di malattie ma anche come una buona parte degli zingari che vivono nei
pieno benessere sociale e psicologico; definizione campi, pensare a dei flussi di dati che tengano
ambiziosa ed irrealizzabile e così qualche anno do- conto della specificità degli zingari rispetto agli al-
po si parlò di migliore equilibrio possibile in un tri stranieri e agli stessi italiani, e che ciò possa es-
particolare contesto economico e sociale (è eviden- sere letto routinariamente nelle statistiche sanita-
te la preoccupazione di includere nei processi di rie. Ciò fornirebbe un grande patrimonio di cono-
salute anche popolazioni di paesi poveri). Ma qua- scenza e permetterebbe l’individuazione di aree
le equilibrio possibile in un paese ricco, come l’I- critiche per poter definire delle priorità assisten-
talia, se fasce di popolazione, come gli zingari, so- ziali. Ma se tutto ciò è vero, potrebbe essere sforzo
no di fatto escluse dalla possibilità di accedere e di inutile se non ci si impegni sul versante dell’incon-
fruire della sanità pubblica? tro, della relazione, della trasparenza dei servizi;
Perché c’è questa esclusione? E la responsa- sull’accompagnamento, sul rendere gli zingari rea-
bilità dobbiamo per forza ricercarla in chi questa li attori di un processo di salute che li veda co-pro-
esclusione subisce o nella nostra organizzazione tagonisti insieme ad alte forze.

109
Commissione per l’integrazione

Più genericamente possiamo dire che questo aggiungiamo, anche da volontà e forse anche da
è il tema della fruibilità dei servizi. coraggio a percorrere strade diverse di approccio
Le persone si possono incontrare ma posso- alla finalità di tutela della salute della popolazio-
no non comunicare, non entrare in relazione: e se ne; nessuno può e deve sostituirsi ad esse ma è fon-
questo non inficia la somministrazione di una dose damentale una collaborazione con le Ong dove ciò
di vaccino o una risposta al tine-test, probabil- è possibile per tradizione ed esperienza, che è
mente incide sui percorsi di salute che possono essenzialmente una coabitazione progettuale. Con
portare a modificare dei comportamenti che in ruoli e funzioni diverse, ma con pari dignità, si
modo evidente o no influenzano pesantemente lo condividono esperienze, risorse, competenze: non
stato di salute di un singolo o di un gruppo, pro- una collaborazione strumentale (da una parte o
babilmente più di aver fatto o meno una dose di dall’altra) ma strategica.
vaccino. E gli zingari. Abbiamo sottolineato più volte
E se dobbiamo per forza vaccinare, per il loro ruolo non di semplici spettatori o fruitori di
forza dobbiamo saper e poter relazionarci. La prestazioni. La necessità di permettere il passaggio
capacità e le tecniche di relazione non possono a ruoli diversi è difficile e si scontra spesso con
essere lasciate alla disponibilità e alla capacità di nostri pregiudizi che le vedono vittime a tutti i
singoli operatori, ma è necessario passare attra- costi o come approfittatori da cui prendere sane
verso una seria e attenta formazione specifica e distanze. In ogni caso l’atteggiamento prevalente
informazione precisa. Garantire l’accesso e la frui- anche tra gli operatori di organizzazioni che tanto
bilità delle prestazioni agli zingari, ma ciò vale per si impegnano con gli zingari è quello di considera-
tutte quelle fasce della popolazione che escono re lo zingaro come soggetto debole, non libero
dagli standards abituali, significa attivarsi a com- nelle sue decisioni e quindi di proteggerlo o gui-
prendere o almeno a conoscere ambiti culturali darlo. È difficile liberarsi da questo atteggiamento
diversi, una organizzazione sociale che non è la diremmo in parte legittimo e legittimato dai fatti,
nostra, sistemi di cura che non riusciamo a legge- ma solo quando la rom o il rom, la sinta o il sinto
re. A ciò consegue la necessità che in modo pluri- potranno essere protagonisti di scelte che escano
disciplinare e con diverse istituzioni e organizza- fuori dai confini dei loro campi, avremo avviato,
zioni si collabori e si costruisca un progetto salute anche in sanità un reale processo di salute.
che vada oltre l’erogazione di prestazioni che spes- Ci sembra infine opportuno ricordare che i
so non vengono capite con la conseguenza che le dati in nostro possesso esprimono da una parte
relative prescrizioni non vengono seguite. Questi condizioni di salute evidentemente compromesse,
processi non possono prescindere dalla partecipa- dall’altra chiare possibilità di intervento per una
zione degli zingari nella gestione della loro salute e adeguata tutela della salute. Ciò è possibile purché
nella definizione di priorità. In questo senso ha si intervenga strutturalmente sulle condizioni
valore il lavoro di campo che, all’interno di una sociali di vita e progettualmente con processi “atti-
metodologia di medicina comunitaria, mira a vi” di promozione della salute che tengano conto
superare gli ostacoli di comunicazione attraverso,
delle priorità e dei tempi che gli stessi zingari pos-
ad esempio, l’approccio casa per casa, famiglia per
sono contribuire a definire.
famiglia; la valorizzazione della donna come sog-
getto di cambio e non come soggetto debole; un
Epilogo
attento lavoro in équipe.
Indicazioni queste già sperimentate in varie Dopo aver misurato pressioni, auscultato
parti d’Italia e che spesso sono risultate con-vin- toraci e cuori, palpato qualche addome di giova-
centi. Certo è una elaborazione continua, un’ag- notti in buona salute, dopo aver dato qualche
giustamento tra mille difficoltà, un agire con medicina senza particolare convinzione, dopo
tempi e spesso modi che non sono i nostri. avere risposto ad alcune domande su improbabili
Un ultimo accenno al ruolo delle strutture malattie, in quella giornata di marzo di tredici
pubbliche e delle organizzazioni non governative anni fa una bambina ci chiese di lavarle un piedi-
(Ong). Sulle le prime, si potrebbe affermare, che no che cominciava a farle male... e fu la cosa più
c’è poco da dire, il tutto è stabilito da norme ma, bella che potevamo fare.

110
Rom e Sinti: un‘integrazione possibile Italia ed Europa a confronto

Rimane un’esperienza di un valore inestimabile deriso in breve, di chi soffre.


aver imparato a vedere i grandi avvenimenti della sto -
ria del mondo dalla prospettiva di chi ne è messo al Dietrich Bonhoeffer, pastore protestante tedesco.
margine, di chi è sospettato, maltrattato, impotente e

Aree di crisi

Area di Acquisizione
e Fruizione dei Diritti

Area di Igiene Ambientale

Area Materno-Infantile
(basso peso alla nascita, natimortalità, mortalità infantile, copertura vaccinale, ...)

Area Patologie Croniche


(diabete, ipertensione,
cardiopatie, artropatie, ...)

Area Igiene Mentale

Errori di Metodo

considerare gli zingari come popolazione socialmente omogenea

considerare gli zingari come popolazione passiva


(sine sistemi biomedici propri di riferimento, ...)

individuare un’unica strategia d’approccio

individuare NOI gli ambiti privilegiati d’intervento

intervento sanitario tout-court

Qualche riflessione/sollecitazione

Impossibile distinguere/separare intervento Sanitario e approccio Socio-Culturale

Difficoltà “Traduzione” servizi Socio-Assistenziali in forme culturalmente trasparenti

Necessità assimilare Espressioni del Bisogno della Cultura zingara

lavoro sul campo

Effettuazione del servizio e acculturazione dell’operatore

Diritto “specifico” per gli zingari ?

Intervento Aziende USL?

Ruolo Associazionismo Sanitario?

Intervento nei Campi:


(postazione fissa, camper, visite domiciliari ...)?

Strutture Territoriali?

Recezione Domanda Salute


(ciò che appare, ciò che noi riteniamo prioritario, ...)?

Mobilitazione Risorse Zingare


(informatori, facilitatori, mediatori, ...)?

111
Commissione per l’integrazione

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI zione di politiche locali adeguate per la frui -


zione dei servizi sanitari da parte degli im -
GERACI S., MAISANO B., MOTTA F. (a cura di), Salu - migrati e dei rom e sinti. Ricerca commissio-
nata dalla Presidenza del Consiglio dei mi-
te Zingara, Edizioni Anterem, pp. 304, Ro-
nistri – Dipartimento Affari Sociali – Com-
ma, 1998. missione per le Politiche di Integrazione.
GERACI S. (coordinatore ricerca) et alii, Individua - Anni 1999 e 2000.

112
Rom e Sinti: un‘integrazione possibile Italia ed Europa a confronto

IMMIGRAZIONE, PROFUGANZA E PERCORSI DI


INTEGRAZIONE: LAVORO, DISOCCUPAZIONE E
SOPRAVVIVENZA DEI ROM JUGOSLAVI A BOLOGNA
Dimitris Argiropoulos*

Jugoslavia sono molteplici. Storicamente abbiamo


“S ono venuta per prima volta a Bologna
nel ’77, era sabato, io avevo famiglia
di otto persone, dopo la stazione abbiamo cammi -
visto una prima ondata di immigrati nomadi rom,
durante gli anni quaranta e primi anni cinquanta.
nato poco e abbiamo trovato bellissimo mercato, Si trattava di gruppi provenienti dalle zone occi-
abbiamo girato tutto il giorno e abbiamo mangia - dentali della Jugoslavia e per lo più dal confine
to aprendo un piccolo Kilim a Montagnola dentro italo-jugoslavo, soprattutto rom charvati e rom
parco. La gente guardava e ci salutava, parlava - calderashia 1, i quali non si sono “disciplinati” alla
no con noi, erano molto gentili, molti ragazzi gio - rigida separazione Est/Ovest riuscendo a muover-
vani sono stati con noi a guardarci e a parlare. si e praticare il nomadismo, senza fermarsi di
Abbiamo dormito a questo parco per tre giorni, e fronte ai confini.
abbiamo girato tutta Bologna. Non pensavo una Successivamente la crisi economica, ragione
città così bella, ho girato quest’anno, settantaset - della migrazione dei cittadini jugoslavi non zinga-
te, tutta Italia, fino Catania, Bologna più buona. ri durante gli anni sessanta e settanta, diventa
Per questo sono tornata anno ‘91, sono andata al anche la ragione della popolazione zingara, la
parco... poi a campo Santa Caterina... poi fiume, quale aveva avuto in Jugoslavia possibilità di inse-
Barca, bus 36, poi via Agucchi, fiume, sempre rimento sociale ugualitario, senza però che fossero
tenute in considerazione le diversità culturali e l’e-
fiume, sotto il ponte.”
spressione dei bisogni basati su di esse. I rom ven-
Sofjia.
gono allora in Italia per cercare lavoro, ma vengo-
no anche per evitare obblighi tipo servizio milita-
1. Il passato rispecchiato nel futur o
re, lavoro salariato, nomadismo, che in patria era
condizionato dai confini regionali e dalla burocra-
1.1. Primo e secondo periodo di immigrazione
zia, che obbligava al trasferimento programmato e
dei rom in Italia (1945-1989)
controllato delle famiglie da una città all’altra.
Le ragioni della presenza migratoria degli Nell’ex-Jugoslavia e nell’Europa dell’Est in
zingari rom dai paesi slavi e in particolare dalla generale, i rom sono stati incoraggiati a partecipa-

* Consulente Provincia di Bologna e Centro Studi Zingari.


1
La suddivisione e la denominazione dei diversi gruppi e comunità rom è spesso legata alla zona di provenienza, così i
rom charvati e shiftari prendono il loro nome rispettivamente dalla Croazia e dall’Albania (Shiftaria), come i sinti italiani si dif-
ferenziano in emiliani, lombardi, ecc. Un’altra denominazione delle comunità rom deriva dal mestiere esercitato, è il caso dei cal-
derashia che sono esperti battitori di rame. Un’altra ancora è legata alla religione professata: così i rom chorahane, letteralmen-
te “amanti del Corano” oppure i desichane “zingari non zingari” cristiani ortodossi della Serbia. Alcune comunità, si definisco-
no invece a partire dal grado di mescolanza che hanno avuto con altre popolazioni, come per esempio gli ascaljie, che sono rom
imparentati con albanesi del Kosovo. È significativo sottolineare che queste denominazioni dei gruppi rom provenienti dalla
Jugoslavia e attualmente in Italia, appartengono a una tradizione che, viste le difficoltà della legalizzazione, si sta accantonando
ed è sostituita da nuove suddivisioni legate al possesso o meno del permesso di soggiorno, all’autorizzazione o meno di risiedere
nei campi sosta o nei centri di prima accoglienza. La funzionalità delle denominazioni (vecchie e nuove), non è solo esterna al
gruppo rom, ma anche interna.

113
Commissione per l’integrazione

re alla vita amministrativa e democratica e ai vari che scomparissero nei confronti dei rom conside-
piani economici. Nella Jugoslavia questo percorso razioni distorte e stereotipate quali: i rom sono un
di pieno riconoscimento è stato ottenuto perché i gruppo non assimilabile, le proposte e gli aiuti
rom avevano partecipato massicciamente alla Re- economici li lasciano indifferenti, si interessano
sistenza contro l’occupazione nazi-fascista, spe- solo delle loro tradizioni, i loro usi e costumi crea-
cialmente nelle Kraine e nel sud del paese. Nono- no problemi all’ordine sociale e allo Stato.
stante le conquiste, rafforzate anche dall’ugualita- Vecchi, anzi, antichi pregiudizi che riemer-
rismo ideologico voluto nei paesi dell’Est e nella gono e si rafforzano progressivamente con l’avan-
Jugoslavia, i rom continuano a essere considerati zare della crisi economico-politica nei paesi
“un problema sociale” ed “un gruppo socio-etni- dell’Est, trovando un consenso ampio e incontrol-
co” problematico. lato con lo scoppio dei nazionalismi e delle guerre
Si registrano di fatto opportunità di inseri- dopo il 1989.
mento sociale che, da una parte, hanno permesso
un maggiore benessere alle comunità (ad es. tutti 1.2. Terzo periodo di immigrazione (1989-1992)
avevano una casa, il diritto all’istruzione e all’as- Inizia così la terza fase migratoria degli zin-
sistenza sanitaria) e ad alcuni di raggiungere posi- gari in Italia. Le periferie delle città, gli argini dei
zioni professionali talvolta anche elevate nel siste- fiumi, i terreni demaniali e i terreni incontrollati si
ma politico-amministrativo dei singoli paesi. riempiono di gente che trova rifugio costruendo
D’altra, hanno provocato la dissoluzione di alcuni baracche, accantonando vecchie macchine, chie-
gruppi tradizionalmente legati al nomadismo (non dendo l’elemosina ai semafori e agli angoli delle
tutte le comunità rom dei balcani sono nomadi) e città. Le zone di provenienza sono le regioni del-
della famiglia, principalmente per le seguenti que- l’ex-Jugoslavia, prevalentemente il Kossovo, la
stioni: inserimento al lavoro salariato con modali- Bosnia e la Serbia. Sicuramente si tratta di gruppi
tà non loro, dispersione in luoghi di lavoro diffe- appartenenti ai già presenti rom ascaljie, choraha-
renti, divieto di nomadismo, difficoltà di praticare ne e shiftari 2, in Italia però la ragione forte della
le tradizioni e costrizioni a vivere in abitazioni spinta ad Ovest è il conflitto dei paesi jugoslavi. I
assegnate dallo Stato, che hanno creato disagi e rom sono stati le vittime per eccellenza di questa
degrado talvolta anche mentale, sia personale che guerra nazionalista, e ancor di più sono le vittime
della comunità rom. per eccellenza del crollo dello Stato Jugoslavo e
Nel bene e nel male la possibilità di “parte- dell’ideologia nazional-sciovinista che si è affer-
cipazione” che ha ottenuto la comunità rom nei mata. Sono le vittime scontate dei nuovi Stati.
paesi dell’Est, le ha permesso di trovare una spe- I rom nell’attuale nuova formazione statale
cificità individuale e di gruppo, una comunanza sul territorio dell’ex-Jugoslavia non godono di
forte, non soltanto sotto l’aspetto socioculturale alcun diritto umano. Sono stati obbligati alla
ma soprattutto, dando loro espressioni e strumen- guerra e impiegati come carne da cannone e per
ti storicamente nuovi e singolari, definendo l’orga- liberare le strade dalle mine. In molti luoghi sono
nizzarsi politico, che considera globalmente i biso- stati cacciati dalle abitazioni e dalle aree di resi-
gni dell’etnia rom. Diversamente, nell’Europa oc- denza. In Bosnia, ad esempio, degli ottantamila
cidentale il popolo zingaro, a parte qualche ecce- rom censiti secondo il registro nazionale ex-jugos-
zione, non si è organizzato politicamente e non lavo residenti nei comuni di questa repubblica, ora
utilizza sufficientemente le possibilità istituzionali ufficialmente non si trova più nessuno. I membri
e politico-amministrative per rappresentarsi. della comunità sono stati uccisi, espulsi verso altri
Nei paesi dell’Est i tentativi di integrazione- Stati europei, internati nei campi di concentra-
omologazione descritti sopra, non hanno fatto sì mento prima croati, poi serbi e musulmani 3.

2
Vedi nota 1.
3
Le associazioni rom della provincia di Vojvodina (regione al nord dell’attuale Repubblica Jugoslava, alla quale è stato
tolto lo statuto di autonomia) dichiarano che, paraddossalmente, nel 1996 la popolazione rom della mini Jugoslavia (Serbia,
Montenegro e Kosovo) era composta di 800.000 persone, corrispondenti a quelle censite nel 1981 nella Jugoslavia di Tito, costi-

114
Rom e Sinti: un‘integrazione possibile Italia ed Europa a confronto

Culturalmente i rom affrontano il conflitto, campagne di certa stampa che, all’epoca, sostene-
e per di più il conflitto violento che può provocare va fosse necessario “ripulire” la città...
morte e sangue, come situazione da abbandonare, Il muoversi spontaneo della gente è stato in
dalla quale fuggire, e se in qualche modo hanno gran parte auto-organizzato e quasi sempre contro
prestato servizio militare allo Stato della ex le aspettative di ogni descrizione negativa attribui-
Jugoslavia, di certo non per questo hanno fatto la ta ai rom. Il fiume reno “passa” da Marzabotto:
guerra. Infatti l’unico popolo che non è stato coin- memorie personali e familiari della comunità bolo-
volto direttamente dal conflitto nazionalista nel- gnese, di un passato non lontano, subito e riaffio-
l’ex-Jugoslavia è il popolo zingaro, che pure lo ha rato con la guerra in Jugoslavia, che ritornano e si
subito in modo anche molto violento. sdoppiano, fra le immagini del telegiornale e gli
Il silenzio della società civile e istituzionale zingari in fondo al Reno... e che avvicina Bologna
dell’Europa comunitaria a proposito della comu- a Mostar o alle Krajine.
nità rom nell’ex-Jugoslavia è stato drammatica- La città di Bologna in quegli anni ha reagi-
to con molta empatia, generosità e tolleranza,
mente pesante, sia per il destino di questa mino-
anche se non sono mancati attentati di violenza
ranza nei nuovi Stati che si sono formati, sia per la
razzista, come quelli gravissimi e mortali della
sensibilità e flessibilità nel considerare e affronta-
banda della Uno Bianca, che hanno rafforzato la
re la presenza sempre più significativa in Europa e solidarietà dei cittadini, ma non quella delle istitu-
in Italia non solo dei rom, ma anche delle mino- zioni.
ranze etniche, vecchie o nuove, che vengono a for- Dal lungo Reno sono passati quasi tutti gli
marsi. zingari rom jugoslavi presenti sul territorio pro-
vinciale, anche quelli che dopo l’’89, con l’appro-
vazione della legge Martelli, hanno potuto regola-
2. Dalla presenza “abusiva” all’accoglienza rizzare la propria posizione ed hanno trovato una
strutturata sistemazione definitiva nelle aree sosta di S.
Caterina e di via Larga. I vari gruppi di etnia zin-
2.1. Prima accoglienza abusiva gara di cittadinanza jugoslava immigrati in Italia,
A Bologna, la “prima accoglienza” è stata non sono stati completamente in grado di ade-
guarsi ai requisiti richiesti dalla legge, come del
caratterizzata “dall’abusivismo”, dal sopravvivere
resto molti altri stranieri provenienti da paesi non
non riconosciuto ed estremamente precario dei
appartenenti all’Unione Europea. Così chi duran-
rom sul lungo Reno.
te questo periodo perdeva la possibilità di risiede-
Sopravvivenza di gente che viveva in condi-
re nelle aree sosta autorizzate del Comune è torna-
zioni limite. Richieste di aiuto accolte in modo to sempre sul lungo Reno, a un accampamento
sdoppiato e differenziato: da una parte la città, fisso, piccolo o grande.
dall’altra le istituzioni. E ancora, la città con le sue La situazione diventa ancora più tragica,
espressioni di solidarietà che rafforzava le apertu- velocemente, durante i primi anni Novanta, in
re e i legami, e le sue espressioni di devianza, di particolare nel 1992, quando la guerra spinge
espedienti, di lavoro nero. sempre più gente ad abbandonare la ex-Jugoslavia
La città solidale si è espressa attraverso le e i nuovi arrivati, dopo avere sperimentato una o-
organizzazioni di volontariato e di partito, ma si è spitalità fortemente istituzionale nelle zone del
espressa anche attraverso uomini e donne che confine italiano, e alcuni le povertà diffuse nelle a-
informalmente hanno sostenuto gli “abusivi” del ree urbane del Sud, “scelgono” di stabilirsi nel
lungo Reno, sia materialmente che come opinione Centro Italia, in Emilia Romagna e per di più a
pubblica diffusa, anche in contrapposizione alle Bologna.

tuita dalle cinque repubbliche federate (Slovenia, Croazia, Serbia, Montenegro e Macedonia). Ciò sta a significare che la migra-
zione forzata dal nazionalismo verso quello che è rimasto della Jugoslavia è stata forte e anche maggiore rispetto alla migrazio-
ne verso l’Europa occidentale. In questo periodo, nella mini Jugoslavia è venuto meno il riconoscimento politico dell’etnia rom,
questo non ha però intaccato il considerarne la differenza culturale e la sua specificità nell’esperimersi, come dimostra a esem-
pio il fatto che nelle scuole di Stato si insegna il romanes, la loro storia e cultura e per di più con insegnanti rom.

115
Commissione per l’integrazione

2.2. L’accoglienza per legge Ed è da questo nulla emerso, dall’accumulo di vite


ignorate, dal non emergere, che si è arrivati all’e-
Il 1992 è anche l’anno di approvazione della
mergenza, all’emergenza istituzionale e dunque
legge 390 che consente e obbliga le Istituzioni ad
all’applicazione della 390.
attivare “Interventi straordinari di carattere uma -
Vecchia constatazione comune, allora come
nitario a favore degli sfollati dalle Repubbliche
adesso, l’Italia tenta di controllare i confini per
sorte nei territori della ex-Jugoslavia”. Sulla base
arginare i flussi migratori, ma per lo più riesce a
di questa legge gli zingari profughi in Italia posso-
controllare l’entrata nel sistema di possibili nuovi
no ottenere un permesso di soggiorno per motivi
cittadini, già presenti sul territorio e spesso vissuti
umanitari e di lavoro, rinnovabile di anno in anno,
come una minaccia all’equilibrio sociale e istitu-
mentre vengono messi a disposizione degli enti
zionale.
locali fondi per “fronteggiare le esigenze degli sfol -
Una delle porte da tentare è l’emergenza.
lati connesse alla ricezione, al trasporto, all’allog -
L’emergenza può portare all’emergenza. Quella
gio, al vitto, al vestiario, all’assistenza igienico-
repressiva come quella dei percorsi di inserimento,
sanitaria, all’assistenza socio-economica e ad
dove si sceglie la possibilità del coinvolgimento
ogni altra esigenza relativa alle necessità della
istituzionale, dove si accetta di aprire le questioni
vita quotidiana”.
dell’incontro/scontro dando tutte le possibilità alle
Questa legge però non trova immediata
parti, dove la mediazione è l’unico metodo e scopo
applicazione, né a Bologna né a livello nazionale;
per nuovi legami sociali.
al contrario, a seconda della regione, si registra
Bologna, alla fine, ha scelto la seconda.
non solo disattenzione ma addirittura la messa in
pratica di atti istituzionali trasgressivi verso la
2.3 L’accoglienza riconosciuta e strutturata
390. Sono i momenti delle espulsioni e degli sgom-
(1994-1998)
beri, basati sempre sull’argomentazione: “sono
nomadi, non sono profughi, sono zingari che vivo- È così che, verso la fine del ’93, alle iniziati-
no di attività illegali e non sfollati di guerra”. ve già attivate da gruppi di cittadini e associazio-
Queste argomentazioni permeano le istituzioni e ni di volontariato, si affianca l’impegno positivo
diventano via via proprie dell’opinione pubblica. della pubblica amministrazione. Il ministero
A Bologna i “fogli di via” e i decreti di espulsione, dell’Interno affida al Consiglio Italiano per i
a Trento le espulsioni vere e proprie: dalla Rifugiati il compito di effettuare un censimento
Provincia Autonoma ai nuovi Stati nazionalisti dei cittadini provenienti dalla ex-Jugoslavia pre-
della ex-Jugoslavia in guerra fra di loro. senti nel comune di Bologna.
In Italia manca una legge nazionale di dife- Con il censimento si rileva la presenza dei
sa della etnia rom. La mancata legislazione e di profughi (allora pari a 628 individui), e soprattut-
conseguenza l’assenza di definizione giuridica, to le gravi condizioni di disagio in cui si trovavano
vista anche la disattenzione delle leggi regionali, queste persone: “molti nuclei abitano in baracche
provoca disagio e confusione all’interno delle pub- costruite con fogli di compensato, cartone, plasti-
bliche amministrazioni e disorientamento nei cit- che... denotano carenza di tutti i beni di prima
tadini, zingari e non, con rischi sociali e politici. necessità... sono affette da forme di infezioni tipi-
Il tempo sciupato lascia gli zingari profughi, che delle situazioni di sovraffollamento e di gene-
ex cittadini della Jugoslavia, abbandonati a se rale carenza di igiene... (mentre) le foto fatte al
stessi. Anche perdersi può significare cambiare. La paese d’origine ritraggono persone che avevano un
richiesta di aiuto si ferma, si perde, si distorce e livello di vita dignitoso e godevano di un buono
trova risposta soltanto nelle strade dove la devian- stato di salute”. Quello che non evidenzia il censi-
za insegna e permea. I tempi di cambiamento sono mento è la composizione familiare reale delle per-
rapidi e alludenti. Il legame sociale si rompe, sone, considerando soprattutto che una parte dei
sospetti e descrizione negativa aumentano la familiari di primo grado di chi trova rifugio lungo
voglia di appartarsi e di appartare. Niente che il Reno, non è presente. Questi parenti assenti sono
potesse emergere per diventare percorso consoli- anche i bambini, i figli lasciati in patria ad altri
dato di una presa in carico istituzionale, soltanto familiari o amici. Un altro aspetto che il censi-
un cumulo di non risposte, di fogli di via, di nulla. mento evidenzia con “opportuna” opacità è l’ap-

116
Rom e Sinti: un‘integrazione possibile Italia ed Europa a confronto

partenenza etnica dei profughi: rom cittadini Il piano di accoglienza si è strutturato


jugoslavi, che diventano genericamente “profughi amministrativamente attraverso una convenzione
di origine...” quadro tra Prefettura e Provincia e convenzioni
Nel febbraio ’94 la Prefettura istituisce la tra l’Amministrazione Provinciale e i singoli Co-
Commissione di Accoglienza che è composta da muni, mentre sul piano tecnico operativo si è raf-
Prefettura, Questura, Provincia e Comune di forzato con la attivazione da parte della Provincia
Bologna, Consiglio Italiano per i Rifugiati, Opera di Bologna di un Gruppo Tecnico di Coordinamen -
Nomadi e Caritas Diocesana di Bologna ed è inte- to composto dai referenti dei Comuni e dei Centri
grata, di volta in volta, dai Comuni che si rendono di Accoglienza. Obiettivo operativo di questo
disponibili per ospitare e aiutare i profughi. gruppo era conoscere, programmare, confrontare
Con l’emergenza, che è rimasta tale per altri le diverse realtà e le diverse strategie di intervento
due anni fino allo sgombero forzato di Via Agucchi socio-educative attivate, onde consentire l’omoge-
nel ’96, il funzionamento di questa Commissione è neizzazione o diversificazione degli interventi a
influenzato dalla necessità di trovare soluzioni partire dalle caratteristiche strutturali e istituzio-
immediate e spesso forzate, con dei limiti che nali dei centri, dai bisogni degli utenti accolti e
emergevano tanto più quanto più si cercava di tro- dalle loro specificità, dalle risorse del territorio,
vare per tutti una soddisfazione. Con questo avvio, dalle possibilità abitative, formative, lavorative.
che del resto non poteva contare su esperienze pre- Parallelamente, su richiesta degli operatori
gresse di protezione umanitaria, si è cercato di dei Centri, è stato attivato un Comitato Scientifico
coinvolgere i Comuni della Provincia di Bologna composto da docenti dell’Università di Bologna e
con modalità che, pur producendo risultati positi- Milano ed esperti del problema, con l’obiettivo di
vi nell’emergere della disponibilità all’accoglienza, supportare l’analisi, la progettazione dei percorsi
hanno anche provocato dei danni strutturali, lad- di integrazione in una logica di superamento del-
dove per rassicurare e coinvolgere la popolazione l’approccio assistenziale, attraverso il potenzia-
che viene chiamata ad esprimersi sull’accoglienza mento dell’autonomia personale e familiare.
possibile, si è ribadito in assemblee focose il con- Ogni Comune gestore dei centri di prima
cetto: “sono profughi, non sono zingari, non sono accoglienza ha ottemperato alla presa in carico dei
nomadi, non sono delinquenti...”, trasformado profughi con modalità diverse:
così una città che era accogliente nei primi anni – rafforzando i propri organici con persona-
del lungo Reno, in una realtà sospettosa, che si le esterno competente nella mediazione culturale e
chiude impaurita. L’ironia di questi assurdi para- nella gestione dei Centri;
dossi istituzionali l’ha espressa molto bene un vec- – programmando gli interventi e affidando-
chio partigiano di Trebbo di Reno che, nel corso di ne la realizzazione a Cooperative sociali conven-
un’assemblea alla scuola Italo Calvino, dopo le zionate;
proteste inferocite degli altri cittadini e il ribadire – convenzionandosi con Associazioni private
rassicurazioni distorte da parte dei rappresentanti cui delegare in toto la gestione dei Centri.
istituzionali, ha commentato a voce alta nel silen-
zio vuoto: “A ‘io bela cape’, i nen bra’ zingari, i I Centri di prima accoglienza, vista la loro
nen bra’ delinquent, i nen bra’ nomadi, i sran articolazione all’interno dell’emergenza e dei per-
comunisti cumpagn a nuetar, par quast la corsi integrativi, possono essere suddivisi, per
Prefettura las ocupa ed lour!” 4. quanto riguarda la struttura, in:
Nonostante queste difficoltà, 14 Comuni 1. centro per la prima emergenza, poco
della Provincia di Bologna danno la propria dispo- attrezzato, per una sistemazione del tutto provvi-
nibilità ad accogliere i profughi, consentendo così soria (Ippodromo);
la realizzazione di 22 Centri di accoglienza e, a 2. centro di prima accoglienza in pensionato
partire dall’agosto ’95, di altri 8 Centri in altret- (Villa Pallavicini);
tanti Comuni del territorio regionale. 3. centro di prima accoglienza in campeg-

4
Ho già capito: non sono zingari, non sono delinquenti, non sono nomadi, saranno comunisti come noi, per questo la
Prefettura si occupa di loro!

117
Commissione per l’integrazione

gio-roulotte (Bazzano, Crevalcore e in parte Forse, strutturandoci per le emergenze, po-


Pianazze); tremmo riuscire ad affrontare nuove emergenze
4. centro di prima accoglienza in container senza l’emergenzialismo.
(Trebbo e in parte Pianazze);
5. centro di prima accoglienza con strutture
collettive in muratura (fabbrica dismessa, ex-colo- 3. Gestione dell’accoglienza e dell’integrazio -
nia, a Casalecchio e in parte Pianazze); ne nei centri e sul territorio
6. centro di prima accoglienza in casa colo-
nica suddivisa in piccoli appartamenti (Budrio); 3.1. Caratteristiche degli interventi istituzionali
7. centro di prima accoglienza in casa colo-
È stato possibile verificare, sperimentando,
nica con i servizi in comune (Malalbergo);
una molteplicità di fattori che sono intervenuti a
8. centri di prima accoglienza in apparta-
differenziare i tempi e la qualità dei percorsi di
mento nel tessuto rurale (Molinella e Medicina);
9. centri di prima accoglienza in apparta- inserimento e integrazione, talora cronicizzando
mento nel tessuto urbano (Bologna); situazioni di emergenza e prima accoglienza, altre
10. centro di prima accoglienza con casette volte invece contribuendo alla crescita di autono-
prefabbricate (Villaggio Ruza). mia e dignità dei singoli.
La tipologia sopra descritta, si è creata uti- Il tipo di casa, o invece di “non-casa” nella
lizzando di volta in volta le possibilità delle risor- quale i profughi sono stati accolti, costituisce solo
se che il territorio in modo sinergico offriva: la col- uno di questi fattori. Fin da subito, la filosofia che
laborazione fra Enti locali e associazioni del priva- ha accompagnato gli interventi, coerente con le
to sociale (cooperative, ex-Ipab, chiesa cattolica) precise indicazioni delle istituzioni coinvolte, ha
ha fatto sì che il panorama tipologico dei centri puntato sull’autonomia delle persone e sulla ne-
d’ospitalità per gli sfollati prendesse questa fisio- cessità di evitare il cronicizzarsi dell’assistenza.
nomia. Il lavoro è stato uno dei nodi da districare
È significativo che la struttura di alcuni cen- con delicatezza e realismo, sia durante il periodo
tri sia stata trasformata e migliorata, altrettanto del lungo Reno sia con l’avvio dell’accoglienza.
significativo è il fatto che altri siano stati chiusi, in La non formalizzazione dell’accoglienza fino
modo da poter rispondere, nel tempo, alle esigen- al ’94 ha provocato un grosso impasse nel percor-
ze e alle condizioni generali di vita delle persone lì so di integrazione lavorativa: da una parte la ri-
ospitate. La premessa comunque, ribadita sia a chiesta esplicita di lavoro non trovava soddisfazio-
livello tecnico che politico, era e rimane che il ne vista la mancanza di permesso di soggiorno,
carattere dei Centri di prima accoglienza deve dall’altra si sono sviluppate diverse modalità di
rimanere tale. La loro funzionalità dovrà avere dei sopravvivenza che vanno dal lavoro nero, alla pra-
termini di scadenza temporali, legati ai percorsi tica dell’accattonaggio fino a espedienti e attività
integrativi e/o di rientro dei profughi, in quanto si illegali. Fenomeno, questo, che aumentava di di-
tratta di risorse reperite con difficoltà in questi mensione, seguendo i tempi dell’abbandono istitu-
anni e che sarà utile destinare in futuro ad altre zionale, rafforzando e amplificando nei profughi
accoglienze, oggi più che mai attuali e necessarie 5. vissuti e sentimenti di solitudine, di impotenza e
L’accoglienza, a partire dall’emergenza, è annichilimento. Così il lavoro nero è l’inganno de-
stata realizzata in modo strutturato e organico, gli italiani, la costrizione all’accattonaggio, che al-
considerando sia i bisogni dei profughi, sia le esi- l’epoca costituiva ancora reato, diventa un “lavo-
genze istituzionali e sociali, creando un sistema/ ro”, tutto questo, assieme al fango e alla precarie-
programma di accoglienza che ha funzionato e che tà del fiume, comporta perdita di valori e di iden-
può diventare dinamico facilitando i percorsi inte- tità, ed espone facilmente a richieste di altri “dato-
grativi. ri di lavoro”.

5
Basti pensare, in proposito, ai dati relativi all’attività della Polizia municipale di Bologna per il 1998, dai quali risulta
che sono stati effettuati 120 sgomberi per occupazioni abusive di stabili e 677 allontanamenti di caravan di nomadi dalla città.
Cfr., Il ’98 dei Vigili. Cento mila multe, 120 sgomberi, in “L’Unità Emilia romagna”, 13/1/1999, p. 5.

118
Rom e Sinti: un‘integrazione possibile Italia ed Europa a confronto

Con l’accoglienza istituzionale comincia per assistenziale, possono essere utile strumento per
i profughi il “calvario” rappresentato dall’approc - profughi anziani o con problemi di salute per i
cio burocratico per il lavoro, che effettivamente si quali sia difficilmente ipotizzabile un positivo
allontana sempre di più nella rincorsa di uffici e di inserimento lavorativo, oppure nei casi in cui sia
moduli: Questura, Prefettura, Comune, Ufficio necessario un momento di avvicinamento al lavo-
Provinciale del Lavoro, Ufficio di Collocamento, ro (per un tempo massimo di 6 mesi) che permet-
domande di lavoro, moduli e ancora moduli... e ta al profugo di accostarsi alle ‘regole’ del contesto
anche questo, paradossalmente, rinforza l’inerzia lavorativo: puntualità nell’esecuzione delle conse-
e la devianza. gne, attenzione alle caratteristiche dell’ambiente
La risposta della mediazione culturale e lavorativo, conoscenza e uso della lingua, ecc. In
delle istituzioni, utilmente a questo punto, è stata questi progetti va pertanto data più importanza
quella di calarsi nelle singole storie ed esperienze, agli aspetti formali (puntualità, impegno, costan-
esaminando il passato lavorativo e sperimentando za nella presenza, produzione di documentazione
anche a piccoli passi, lentamente, la riattivazione medica in caso di assenza per malattia, ecc.) che
lavorativa attraverso le “borse lavoro”. Il principio agli aspetti produttivi (capacità lavorativa). Le
di fondo, che nasce dal condividere la quotidiani- borse lavoro nel privato è auspicabile si trasformi-
tà dei profughi, è quello del “siamo di nuovo utili” no, dopo un periodo massimo di tre mesi, in as-
a noi e agli altri, il perseguirlo, è stato fondamen- sunzioni vere e proprie. Pertanto questo strumen-
tale non solo per il lavoro, ma anche per l’esisten- to è caratterizzato da un’attenzione più marcata a-
za, che andava ripresa e considerata con più gli aspetti produttivi e può a tale riguardo essere
potenzialità in modo da poter presentare ai profu- importante la valutazione, per quanto possibile,
ghi la complessità della realtà sociale e istituziona- della rispondenza/vicinanza tra l’attività di borsa
le italiana. lavoro individuata e il lavoro svolto nel passato o
Questa logica si rispecchia anche nel lavoro desiderato dal profugo”.
del coordinamento tecnico che “formalizza” il per- Queste indicazioni sono state ampiamente
corso di integrazione in linee di indirizzo articola- condivise e durante gli anni hanno prodotto risul-
te in cinque fasi: tati positivi, sia perché molta gente è riuscita a
1) dell’accoglienza; ottenere un lavoro, sia per l’incidenza che i ritmi
2) delle “borse lavoro”; del lavoro hanno avuto sulla vita dei singoli e della
3) del lavoro; famiglia.
4) della contribuzione; È importante evidenziare come l’accoglienza
5) dell’autonomia. così strutturata costituisca una modalità di inter-
Nel documento elaborato dal Gruppo Tec- vento istituzionale nei confronti delle comunità
nico di Coordinamento 6, in riferimento alle “bor- zingare (nomadi e non) del tutto particolare: soli-
se lavoro”, si legge che: “In questa fase è im- tamente infatti il sostegno tradizionalmente conce-
portante attivare strumenti diversi a seconda della pito dalle istituzioni ha come centralità il minore e
situazione del profugo, quali: corsi di formazione trascura gli interventi in favore degli adulti; in
professionale, borse lavoro in enti pubblici, borse questo caso, invece, si abbinano le tipologie del -
lavoro in aziende private”. È precisa l’indicazione l’intervento spostando il centro dell’attenzione
del documento sulla provvisorietà della borsa sulla comunità familiare. Allora, si propone la sco-
lavoro, che deve essere “finalizzata all’inserimento larizzazione ai bambini, si offre sostegno all’inte-
sociale e allo sviluppo di autonome capacità lavo- grazione tra scuola bambino e famiglia, ma anche
rative e non utilizzata in sostituzione del lavoro si cerca di soddisfare le richieste e i bisogni espres-
vero e proprio”. si dagli adulti attraverso il lavoro, la stabilità abi-
Si evidenzia poi che: “le borse lavoro nel tativa, l’alfabetizzazione al rapporto nell’affronta-
pubblico, avendo una caratteristica fortemente re relazioni e pratiche non abituali e nuove.

6
Gruppo Tecnico di Coordinamento provincia di Bologna, Articolazione in fasi dell’inserimento dei profughi provenienti
dalla ex-Jugoslavia, in La Società Multietnica, numero 2, agosto 1996, Supplemento alla rivista “Provincia” n. 6/95, bimestra-
le dell’Amministrazione provinciale di Bologna.

119
Commissione per l’integrazione

3.2. I percorsi lavorativi. numero di persone accolte ha permesso di calarsi


nelle singole storie ed esperienze, esaminando il
I primi dati relativi agli esiti concreti dei
passato lavorativo e sperimentando anche a picco-
percorsi di integrazione sociale e lavorativa dei
profughi in accoglienza nei comuni della provin- li passi e lentamente la “riattivazione” lavorativa.
cia, risalgono al maggio ’96, cioè a circa due anni È stato utile recuperare quella inerzia e/o devian-
di distanza dall’apertura dei primi CPA. za di abbandono che si era creata negli anni del
In questo periodo erano accolti in 15 Centri lungo Reno.
attivati da 15 Comuni del territorio provinciale, Per molti profughi è sorta anche la difficol-
445 persone, di cui 247 adulti e 198 minori, dis- tà di un mercato del lavoro, come quello bologne-
tribuiti in 120 nuclei familiari. Di questi, 36 risul- se, molto esigente nella qualificazione professiona-
tavano privi di reddito, 48 godevano di almeno un le.
reddito da lavoro regolare, 29 di almeno un reddi- È stato necessario lavorare sull’interesse
to da borsa lavoro, 7 di un reddito misto (da lavo- manifesto che, di fatto, si fondava sulle costrizioni
ro regolare e da borsa lavoro). che i profughi subivano e sulla voglia di soddisfa-
Tra gli adulti, gli uomini accolti erano 125 re bisogni a volte indotti dal contatto con il consu-
di cui il 48% (60 persone) inseriti al lavoro rego- mismo. Ritrovarsi senza lavoro e senza possibilità
lare; al contrario, su 122 donne adulte presenti, di gestire denaro, fa nascere dapprima l’interesse a
solo 9 risultavano occupate, 2 delle quali in nero. riempire il tempo libero e a gestire denaro accet-
Senza dubbio, le occupazioni ottenute mo- tando l’esperienza delle borse lavoro. Poi subentra
strano che i condizionamenti pregiudiziali nei con- anche l’interesse economico e quindi il desiderio di
fronti dei rom sono privi di fondamento: questi, reperire lavori più remunerativi rispetto alle borse
infatti, lavorano in fabbrica come metalmeccanici, lavoro. In molti casi, i profughi si sono attivati
in agricoltura come operai, nelle cooperative come autonomamente per reperire lavori in regola pres-
facchini ecc., coprendo così una ampia gamma di so privati.
tipologie occupazionali. Questi risultati, al contra- Analogo percorso per il manifestarsi di inte-
rio, mostrano che questi uomini e donne, queste resse verso la formazione professionale: dapprima
famiglie, hanno problematiche analoghe a quelle il rifiuto della “scuola” vissuta come emarginante
delle altre comunità locali; ciò senza peraltro na- e appartante, poi lo scontrarsi con il lavoro in fab-
scondere le difficoltà specifiche dei rom nell’af- brica e le sue difficoltà oggettive e quindi la presa
frontare il lavoro. di coscienza dell’utilità di affrontare percorsi di
L’apertura ai diritti, alla cittadinanza e qualificazione e miglioramento delle proprie abili-
contemporaneamente all’inclusione nel processo tà. Di conseguenza, sono stati attivati corsi di for-
produttivo, ha rafforzato i percorsi integrativi sen - mazione professionale e percorsi di formazione in
za immobilizzare il profugo alla condizione di as - situazione, che comprendevano attività non solo
sistito, alle difficoltà. attinenti al ristretto ambito lavorativo, ma anche
La risposta che hanno dato i profughi all’e- di formazione scolastica e generale.
sigenza di lavoro è spesso legata al tipo di offerta: Nel febbraio ’98 risultano accolte 384 per-
la fabbrica o il cantiere soddisfano da un punto di sone di cui 215 adulti e 169 minori, suddivisi in
vista economico, ma richiedono spesso un grande 107 nuclei familiari: di questi, 38 risultano privi
impegno di tempo per i trasporti, una energia che di reddito, 66 in possesso di almeno un reddito da
delle persone provate dalle varie vicende familiari lavoro regolare, solo 2 con reddito da borsa lavo-
e sociali non sono in grado di spendere. Ciò non- ro. A due anni di distanza è quindi calato il nume-
ostante, molti di loro hanno affrontato il lavoro in ro complessivo delle presenze del 14% circa; così
modo continuativo, anche quando si trattava di come sono calati i nuclei familiari anche se solo
attività particolarmente pesanti (facchino, fonde- per una quota pari al 10,8%. Sono diminuite dra-
ria, ecc.). sticamente le borse lavoro in concomitanza con la
Il relativo successo a ottenere il lavoro è sta- cessione dei finanziamenti ai sensi della L.
to di fatto maggiore nella provincia di Bologna ri- 390/92. È invece aumentata del 21% circa, la per-
spetto alla città, questo perché l’offerta era quan- centuale di famiglie che vivono di redditi da lavo-
titativamente superiore, ma anche perché il minor ro regolare. Dei 111 uomini adulti ancora presen-

120
Rom e Sinti: un‘integrazione possibile Italia ed Europa a confronto

ti, 63 (pari al 56,8%) del totale risultano essere re- come per le famiglie di fatto, le prospettive sono
golarmente occupati, con un incremento del- più incerte: il rischio, è quello di incorrere nell’e-
l’8,8%. Rispetto alle donne, su 104 ancora presen- spulsione dal territorio italiano.
ti, 15 risultano essere regolarmente occupate, 6 in La Provincia di Bologna – anche in base ai
più rispetto ai dati del maggio ’96. risultati della Ricerca sulle motivazioni al rimpa-
Permane allora , dopo quattro anni di acco- trio condotta nei primi mesi del ’97, che aveva
glienza strutturata, una quota di disoccupati pari registrato una disponibilità di circa il 10% di per-
a 146 persone, comprensiva di uomini (48), donne sone interessate a fruire di rientri monitorati – si è
(89) e minori in età lavorativa (9). adoperata per l’attivazione di progetti di rimpatrio
volontario e assistito, legati a interventi di coope-
razione internazionale con il coinvolgimento e
4. Le ragioni per avere ancora un progetto l’appoggio delle municipalità della Serbia, indivi-
duando tre possibili modalità di sostegno al rim-
patrio volontario:
Nel dicembre 1997 cessa definitivamente
1. rientri volontari e autonomi, con copertu-
l’erogazione dei finanziamenti statali per l’acco-
ra delle spese di viaggio e con erogazione di un
glienza dei profughi, accompagnandosi per un
contributo economico per far fronte alle spese di
certo periodo a un’incertezza anche giuridica sulle
prima necessità nel paese di provenienza;
prospettive di permanenza in Italia.
2. rientri volontari con copertura delle spese
Dal punto di vista dell’integrazione sociale,
di viaggio e con erogazione di contributi in
sono pochissime le famiglie che in questi anni sono
Jugoslavia a fronte dello svolgimento di un’attivi-
riuscite a raggiungere una situazione di vera auto- tà lavorativa per un numero concordato di mesi
nomia economico-abitativa: la maggior parte di (indicativamente 24) e/o per l’avvio di attività
loro, infatti, risiede ancora nei CPA dove però, autonome e redditizie (ad es. apertura di officine
conformemente alle indicazioni a suo tempo forni- meccaniche, di falegnamerie, acquisto di terreni,
te dal gruppo tecnico di coordinamento, si fanno di taxi, di mezzi per autotrasporti, ecc.);
carico direttamente delle spese per l’affitto e le 3. rientri volontari all’interno di un progetto
utenze, tranne che per i CPA afferenti al Comune di Cooperazione internazionale, che prevede l’as-
di Bologna e per quelle situazioni di particolare sunzione di profughi nei Servizi tecnici di manu-
disagio socio-familiare. tenzione della municipalità di Sabac, a fronte del-
Dal punto di vista giuridico, la situazione si l’invio delle seguenti attrezzature: autocisterna,
chiarisce con l’approvazione, nel marzo 1998, camion per rifiuti, piattaforma manuale rotante
della Legge n. 40 “Disciplina dell’immigrazione e mobile. L’autocisterna può consentire l’impiego di
norme sulla condizione dello straniero” che assie- tre operai, il camion per rifiuti quattro operai, la
me a successivi decreti, va a ridefinire anche i pre- piattaforma mobile tre operai.
supposti della permanenza dei profughi in Italia Per rendere concrete queste ipotesi era ne-
(L. 390). In particolare: le persone che hanno cessario conoscere le persone interessate ad usu-
ottenuto il permesso di soggiorno per motivi uma- fruire di questi percorsi di rimpatrio, così la Pro-
nitari e di lavoro in base alla legge 390/92, vincia di Bologna ha attivato uno Sportello Itine-
potranno rinnovare il loro permesso per un anno rante, che ha contattato i profughi ospiti dei campi
dalla data di scadenza, sempre per le stesse moti- per ricevere le loro adesioni ai progetti o anche
vazioni. Trascorso questo periodo, termina ogni altre analoghe proposte.
forma di protezione umanitaria e quindi diminui- L’attività dello Sportello, che ha visto la col-
scono le possibilità di rimanere regolarmente in laborazione delle altre Istituzioni bolognesi, non-
Italia in quanto tale permanenza è ora condiziona- ché delle realtà del privato sociale e del volonta-
ta dalla effettiva possibilità di dimostrare la dispo- riato, si è conclusa nel luglio ’98.
nibilità di un reddito da lavoro o da altra fonte Non sono state registrate, di fatto, concrete
legittima, sufficiente al sostentamento proprio e disponibilità al rimpatrio, in primo luogo a causa
dei familiari conviventi. delle complicazioni interne alla Serbia e interna-
Per chi è privo di regolare occupazione, così zionali relative al conflitto bellico allora in corso

121
Commissione per l’integrazione

nella regione Jugoslava del Kosovo, che hanno zato, offrire percorsi di orientamento e formazione
fatto evidentemente rientrare anche la disponibili- professionale, esperienze di borsa lavoro di breve
tà al rimpatrio precedentemente espressa dai pro- durata con progetti individualizzati della durata
fughi. Le motivazioni addotte dai diretti interessa- massima di sei mesi.
ti erano infatti riferite essenzialmente da un lato al I possibili fruitori del progetto appartengono
timore di un richiamo alle armi generalizzato di a tre diversi gruppi, intenzionalmente considerati
tutta la popolazione maschile al di sopra dei e voluti per sottolineare non solo la distinzione e
diciotto anni, dall’altro al fatto che, nel caso fosse l’unicità di ogni appartenenza, ma anche il riferi-
stato ripristinato l’embargo internazionale nei mento e l’appartenenza a categorie diverse e più
confronti della Serbia, la permanenza in Italia ampie, per sottolineare percorsi di diritto e di ugu-
consentiva di fornire sostegno economico ai fami- aglianza dove si includono più soggetti.
liari rimasti in patria attraverso le rimesse. Inoltre,
nella prospettiva di un esasperarsi del conflitto e
della situazione geo-politica nella zona, rimanere 5. Conclusioni
in Italia consentiva anche di offrire ospitalità e
sostegno ai parenti che si trovassero in difficoltà. Fa riflettere la complessità, l’intenzionalità e
C’è anche da considerare che molte delle famiglie la diversa tipologia dei percorsi di accoglienza e
accolte hanno avuto dei figli per la prima volta in integrazione sociale che si sono potuti sviluppare,
Italia, e stante la specificità dei codici culturali a partire da condizioni di emergenza quali quelle
rom, questo è elemento che non rafforza ulteriori affrontate dall’inizio degli anni Novanta e che si
percorsi migratori. sono protratte a lungo e in forme diverse.
Alle iniziative sul rimpatrio, si è affiancato Considerando che le persone prive di occu-
l’impegno istituzionale per proseguire il percorso pazione si trovano a gestire, rispetto al contesto
di accoglienza-integrazione-autonomia. ospitante, non tanto le peculiarità della loro diffe-
Il Comune e la Provincia di Bologna, nell’e- renza etnico-culturale, ma piuttosto le difficoltà
state del ’97, hanno presentato, ottenendo l’appro- legate alla povertà, che costituiscono la doppia
vazione dalla Comunità europea, due distinti Pro- differenza: rom e poveri.
grammi “Integra”: il primo finalizzato alla “for- Le condizioni umane di questa povertà si
mazione professionale”, il secondo al “sostegno al evidenziano e si rafforzano anzitutto dai tempi
lavoro” attraverso una formazione in situazione. prolungati dell’abitare nei campi, che ormai
Si fa fronte così alla necessità di portare a rischiano di configurarsi come un sistema stabiliz-
compimento il percorso dell’accoglienza, così zato e non più superabile, malgrado il fatto che
come era stato definito, reperendo finanziamenti crea le stesse condizioni di apartheid e non favori-
utili a riattivare gli interventi sociali e di media- sce né a chi li abita, né alla società civile, gli inter-
zione per rafforzare l’autonomia dei profughi, rogativi e i tentativi di superamento che sono stati
anche con l’obiettivo di evitare la formazione di attivati nelle fasi dell’emergenza.
nuove emergenze, caratterizzate dall’assenza di I contatti e le relazioni limitate, soprattutto
interventi sociali o dall’attivazione di interventi di a situazioni di aiuto, la lontananza dai centri
natura meramente assistenzialista. urbani abitati (centri cittadini), mantengono
Sulla linea dell’integrazione/autonomia, una basso l’interesse di chi abita nei CPA verso tutto
delle iniziative valutate come prioritarie è offrire quello che può essere e rappresentare la scuola e la
continuità del sostegno alla ricerca del lavoro, at- professionalità. Non preoccupa tanto il basso livel-
traverso azioni di orientamento e formazione pro- lo di scolarizzazione riscontrato, né le loro capaci-
fessionale. tà professionali, quanto la scarsità di stimoli,
Con l’approvazione del Progetto Itinerario costruiti su una quantità e qualità di rapporti e
nell’ambito dell’iniziativa Comunitaria Occupa- relazioni, tali da poter mostrare loro la complessi-
zione Integra, che si rivolge a un numero minimo tà del contesto e della loro situazione, provocando
di 40 profughi o immigrati disoccupati, è possibi- aperture e richieste per costruirsi condizioni
le infatti avviare azioni di aiuto alla ricerca di un migliori e nuovi equilibri.
lavoro, realizzare incontri con personale specializ- A questo proposito e in particolare rispetto

122
Rom e Sinti: un‘integrazione possibile Italia ed Europa a confronto

alla questione lavoro, i significativi interventi isti- liare e comunitario.


tuzionali con le borse lavoro e i tentativi di inseri- Tappe del percorso Previsto Realizzato
mento lavorativo vero e proprio, sono stati ripresi Interviste individuali 100 118
con la realizzazione del progetto Integra Itinerario Colloqui di orientamento 50 108
considerando attentamente sia gli accordi e i tempi Partecipanti al Modulo
delle borse lavoro, sia il bisogno dei profughi di preparatorio 40 59
avere adeguate informazioni e spiegazioni sul con- Percorsi di formazione
testo lavorativo, con esplicitazioni che siano stret- in azienda 40 45
tamente legate alle modalità di svolgimento del
lavoro e della sua istituzionalizzazione: contrat- Assunzioni 20 18
tualistica. + 10 in
Rimane aperto e si accentua il problema dei graduatorie
trasporti, soprattutto per le donne, completamen- aziendali
te dipendenti dai mariti e/o da altri uomini del
campo, e funge da esempio per sottolineare che su Questi risultati sono ancora più soddisfacen-
questa, come su altre difficoltà strettamente lega- ti, se si considera quanto si è sedimentato sul ter-
te alla vita quotidiana nei CPA, vanno cercate ritorio, a seguito di questa esperienza, in termini
soluzioni pratiche che favoriscano anche il supera- di: messa in rete dei servizi e delle risorse territo-
mento di condizioni dovute alla specificità cultu- riali, sia pubbliche che private; sensibilizzazione e
rale, oltre che il superamento di questi contesti attivo coinvolgimento di associazioni di categoria e
emarginanti. aziende; sperimentazione di nuove modalità ope-
L’esito positivo delle azioni di sostegno rative per l’integrazione lavorativa dei soggetti in
all’inserimento lavorativo che sono state attivate difficoltà; formazione/aggiornamento degli opera-
con il Progetto Itinerario, è di fatto strettamente tori dei servizi sociali e formativi, anche attraver-
legato agli interventi di mediazione e supporto so gli incontri di lavoro con il parternariato trans-
realizzati nel contesto campo, così come nel conte- nazionale.
sto lavoro. Si sono privilegiati percorsi brevi di for- Soprattutto, i risultati prodotti sono soddi-
mazione in situazione, superando il prima possibi- sfacenti per quanto riguarda i destinatari del pro-
le la fase di formazione in aula, in modo da usare getto, risultati che vanno oltre alla possibilità di
i luoghi di lavoro come “classe”, come contesti for- reperire un lavoro o un attestato di formazione
mativi privilegiati, sia rispetto allo sviluppo delle professionale e riguardano:
capacità professionali che di quelle sociali e rela- – i ritmi della formazione, che ha coinvolto
zionali. anche le donne, hanno condizionato la vita fami-
Da non trascurare poi, la problematicità liare, orientandola su attività esterne e togliendovi
legata ad una possibile instabilità della posizione così quella dimensione preponderante di una quo-
giuridica dei profughi: presentare loro le esigenze tidianità fatta di separazione e di esclusione;
legali e istituzionali in modo da favorire un esame – il progetto ha opportunamente considera-
di realtà, è stato utile a incrementare anche la loro to diversi fattori incisivi per la vita dei
motivazione rispetto al lavoro, e agli altri percorsi profughi/immigrati quali le questioni legate ai tra-
di integrazione come l’abitazione o la scuola; ottie- sporti, alla salute, all’igiene, alla regolarizzazione
ne invece effetti controproducenti, cristallizandoli giuridica e amministrativa, ecc., contribuendo così
nell’apatia e in atteggiamenti di chiusura/difesa, ad aumentare globalmente la loro consapevolezza
utilizzare queste informazioni ed esigenze in modo rispetto alle esigenze e alle necessità che occorre
ricattatorio. affrontare per ottenere lavoro e per proseguire nel
Il Progetto Integra Itinerario si è concluso percorso integrativo;
nel aprile 2000, i risultati ottenuti sono illustrati – il percorso formativo ha offerto una molte-
nella tabella seguente e vanno considerati non sol- plicità di servizi e, uno dei più significativi, è stato
tanto nei loro effetti quantitativi, ma anche da un quello dell’Orientamento al lavoro offerto a un
punto di vista qualitativo, nella loro valenza rela- centinaio di persone disoccupate e individuate
zionale, che va estesa dal singolo al contesto fami- come i possibili fruitori del progetto. Forse per la

123
Commissione per l’integrazione

prima volta a queste persone è stata offerta un’oc- “…lo sviluppo e i cambiamenti nella società
casione di confronto sulla realtà del mercato del diventano ipso facto anche cambiamenti nella
lavoro a partire da informazioni dettagliate ed struttura degli individui, nel modo in cui agiscono,
esplicitate adeguatamente per far fronte ai bisogni nel modo in cui si comportano. Dopo tutto non c’è
di cultura, di età, di abilità propri. niente che non sia sociale. Ma una società come
Per quanto riguarda la ricaduta operativa, questa non si sa più dove trovarla. Non esiste la
tre sono le parole chiave che riassumono gli aspet- possibilità di incontrarla. È in te, in me, nel lin-
ti del progetto Itinerario implementabili nella rete guaggio, nei libri, nelle invenzioni più strampalate
dei servizi per l’occupabilità che si va delineando e così via. Ma io direi anzitutto che c’è una cosa
secondo le nuove normative, le quali attribuiscono che sarebbe necessario sottolineare, ed è la scom-
alle Province le competenze in materia di orienta- parsa di conflitti e scontri sociali e politici reali.”
mento, formazione e lavoro: (Cornelius Castoriadis, La cultura del narcisismo).
– personalizzazione, vale a dire adattare gli Cercare futuri, progettare, organizzare, o-
strumenti formativi e di inserimento lavorativo al rientare e orientarci è la scommessa di adesso.
progetto che ogni persona ha individuato con il Considerare la complessità cercando futuro, per
supporto dei servizi; riflettere insieme sulle chiusure/aperture e sulla
– documentazione, cioè informazioni strut- soddisfazione/continuità della fuga-profuganza e
turate in modo condiviso dagli operatori dei diver- del progetto migratorio. A partire soprattutto dalla
si servizi coinvolti; condizione di non occupazione, dal tornare indie-
– linkage che evoca la rete, cioè un modo di tro come scelta, dalle opportunità di integrazione
lavorare insieme in maniera coordinata e per il e autonomia, dai percorsi che si possono costruire
raggiungimento di uno scopo comune, nel caso nell’apprendere/apprendersi reciproco.
specifico l’inserimento lavorativo e sociale della L’integrazione deve essere intesa come rico-
persona. noscimento della differenza individuale e della dif-
Questi risultati, che vanno coniugati con gli ferenza etnico-culturale, come ricerca di possibili
esiti degli interventi attivati dal ’94 al ’97, dimo- equilibri, basati sull’incontro/scontro, che possano
strano soprattutto che il lavoro è possibile, ma è permettere la convivenza fra popoli zingari e gagè.
lavoro debole, è lavoro salariato, operaio, ed è con- Invece il principio dell’omologazione si
dizionato dalle relazioni e dalle condizioni della impone ancora come determinante di un potere
vita del campo, e non da caratteristiche “cultura- che ha, per unico orizzonte reale, il mercato delle
li” o “strutturali” degli zingari. La debolezza di merci, delle informazioni e dello stesso immagina-
questo lavoro, se incontra in modi opportuni e rio. La mondializzazione dell’economia, diversifi-
adeguati la formazione professionale e politiche cando l’offerta delle merci, non tiene comunque
sociali integrate e non improntate all’assistenziali- conto della diversità dei consumatori, perché la
smo e/o alla repressione, porta ad una mobilità riduzione di ogni individuo ad astratto “consuma-
sociale che è ben amalgamata alle aspettative ed ai tore” è già di per sé omologante e instaura una rot-
progetti personali dei profughi/immigrati zingari tura fra chi produce e consuma e chi, viceversa,
della ex-Jugoslavia. non produce e non consuma.
La necessità di stabilizzare, ampliare e siste- Si delinea così “l’altro” dell’Occidente con-
matizzare questa modalità di intervento globale, temporaneo: chi non può consumare perché zinga-
pur centrata sulla formazione professionale, che ro, povero, immigrato o profugo, come chi non
parte dal soggetto ma considera il suo contesto di raggiunge determinati livelli di produttività, ed è
riferimento personale, familiare e sociale, è una escluso dalla società dei soggetti di diritto. La sua
“sfida” per impostare/reimpostare l’operatività diversità, la sua incapacità di omologarsi, lo rende
sociale in una dimensione di interdipendenza con ancora inaccettabile.
la politica, per indirizzarne meglio gli obiettivi. E così, “... deve adattare più volte il suo
Resta comunque l’esigenza di avviare una politica comportamento alle difficoltà che incontra e spes-
sociale per l’integrazione degli stranieri, immigra- so aggirare ostacoli altrimenti insuperabili...
ti e profughi, che consideri e sia in grado di inci- affronta ogni ostacolo nel momento in cui vi si
dere sul grave problema dell’abitare. imbatte, tenta diverse vie per attraversarlo o aggi-

124
Rom e Sinti: un‘integrazione possibile Italia ed Europa a confronto

rarlo, senza preoccuparsi troppo degli ostacoli troppo il mio lavoro!”


futuri. ... Se lo consideriamo una figura geometri- “Io sono di Jugoslavia, di Serbia, Valjevo
ca il percorso della formica è irregolare, comples- Sabac, 100 Km da Sabac. A Valjevo hanno bom -
so e difficilmente descrivibile. Ma la sua è in real- bardato. Hanno bombardato di là molto, ci sono
tà una complessità che si trova sulla superficie le fabbriche, le case no, ma hai visto anche quello
della spiaggia, non nella formica” (Herbert Simon, ponte a... non lo so come si chiama quello paese,
Le scienze dell’artificiale). Novi Sad, mi dispiace veramente, quello ponte lo
sai com’è grande? Lo hanno buttato giù e adesso
“Buon giorno! Come stai ? bene! Il lavoro va così, tutto rovinato”.
bene. Bene, lavoro.” “Sono a Bologna da 7 anni, da ’94, a gen -
“Mi hai aspettata tutto il giorno. Sì, perché naio, 14 gennaio del ’94, venuta qua, in questo
sono andata a lavorare tutte le domeniche. A me campo. Prima fatto elemosina, ma a me non piace,
piace la domenica lavorare, perché si paga dop - perché sono giovane! Sono venuta qua da sola,
pio. Io, domenica scorsa ho fatto 10 ore, perché io con la baba, mio figlio con mio padre. Questa
voglio sabato e domenica lavorare sempre che si baba (nonna) non è mio parente niente, solo che
paga doppio. Non mi piace stare così no la festa noi abbiamo un container 2 famiglie, ma non va
mai. Non festeggio. Le feste del campo non le fac - bene. E adesso che io lavoro, voglio trovare una
cio. Non voglio rimanere a questo campo. Voglio casa, un piccolo appartamento per me e per mio
uscire non mi piace stare al campo.” figlio perché vogliamo pagare affitto, meglio, sì
“Quando ho la domenica libera, sono libera. anche mio figlio che lavora da 2 anni in una fab -
Guarda, oggi a mezzogiorno vado a mangiare con brica di scatole, come io, con un contratto a tempo
gli amici dell’ospedale dove lavoro. Sono amici indeterminato.”
italiani. Italiani, c’è una ragazza che ha il com - “In Iugoslavia, lavoravo, era 5 anni che
pleanno e andiamo tutti a mezzogiorno a mangia - lavoravo a ospedale, facevo come qua, pulizie
re e dopo, qualcuno torna al lavoro, qualcuno va all’Ospedale di Valjevo. Avevo una casa mia in
a sua casa…” Iugoslavia una grande bellissima casa, ma adesso
“Adesso sono 8 mesi che lavoro, da 4 mesi lì non c’è niente, niente, niente! Io senza casa,
assunta per sempre... hai visto mio contratto? il senza niente! Mi ero sposata là.”
secondo? indeterminato, veramente! a tempo inde - “Sposata e quando aveva 9 mesi mio figlio,
terminato! Sono troppo contenta a mio lavoro!” io divisa da mio marito e tornata da mio padre,
“EnAIP mi trovato lavoro e sono contenti dopo andata a Vienna, cinque anni stata... ho
anche a loro. Faccio pulizie a ospedale, a Malpi - lavorato al ristorante a lavare i piatti, così. Dopo
ghi, la mia ditta… si chiama… hm, aspetta... P., tornata in Jugoslavia poi lavorato un po’, dopo
Servizio P”. venuta qua, ma l’Italia mi piace troppo! Meglio
“Prima andata a scuola a EnAIP, 14 giorni, Bologna di Vienna, Italia è madre per i poveri!
2 settimana, e dopo hanno trovato lavoro; lavora - Vienna, devi pagare tutto caro, non mi piace.”
to... già lavorato 3 mesi, devo solo sapere per il “Sono contenta che il Comune ci ha sposta -
lavoro, quando qualcuno è malato, deve andare ti via dal Lungo Reno là dove stavo, in via Barca,
dal dottore, prendere certificato, e così... e il tem - al fiume è normale che sono contenta. Solo che
po determinato o indeterminato del contratto. Ab - qua non mi piace perché è lontano. Guarda che io
biamo scritto un pochino, a scuola… Non lo so pago motorino 4 milioni adesso! Comprato nuovo,
dov’è il mio quaderno! Veramente, ho dimenticato sì e lo pago a rate, sì perché deve andare a lavo -
dove ho buttato ! perché adesso non mi interessa rare di qua fino a ospedale, da qui a Pianazze fino
che io lavoro.... e che cosa faccio. Dopo ho fatto lo all’ospedale Malpighi, c’è 35 km andare, 35 tor -
stage, no? Tre mesi, ma lo stesso mi ha pagato nare, 70 km. Eh! Tutti i giorni! Ho preso la paten -
tutto e dopo m’assunto a tempo determinato per te la settimana scorsa. La macchina non posso
quattro mesi; dopo 20 giorni, mi ha chiamato a prenderla, però sono contenta di lavorare, e certo
ufficio e dice:‘Liljiana, sei contenta, che noi t’as - che sono contenta, a me piace il mio lavoro!
sunto per sempre?’ Io sono normale che contenta e Problemi molti. Cosa fai? Niente, continui a lavo -
firmato quel contratto indeterminato. A me piace rare, poi cerco di trovare un marito, italiano que -

125
Commissione per l’integrazione

sta volta!” ecco! tutti giorni provocare mio fratello. Adesso


“E sì! Devo trovare! Sono meglio gli italiani non lavora più. Tu puoi trovare lavoro anche per
o gli slavi? Non voglio pensare più. Guarda che lori?”
primo marito m’ha lasciato, ora è sposato, cinque “Il corso è finito sì, lo so, il responsabile mi
figli, ma non voglio quello! Io voglio una normale ha detto che non c’è più scuola, ma deve lo stesso
vita. No voglio grande capitalista. No, non voglio aiutare a trovare per quelli che... hanno fatto il
anche un grande povero.... normale. Uno che la - corso, sì. Deve trovare lavoro, veramente, a quelle
vora, che ha uno stipendio, che ha i soldi per vive - persone che vuole lavorare, deve trovare lavoro!”
re. Si!” Liljana, corsista del progetto “Itinerario
“In questo campo non lavorano molte perso - Integra”
ne. Mia madre che vuole lavorare, io andata a Lilijana vive nel Centro di prima accoglien-
EnAIP, parlato con responsabile, lui dice: ‘ za di Pianazze con suo figlio e i suoi genitori, ha
Vediamo per tua madre’ e anche mia nuora vuole 32 anni e ha trovato lavoro nell’ambito del Pro-
lavorare, continuare ancora a lavorare, lei dice getto Itinerario. Ha vissuto diversi anni sul “lungo
che non lascia più lavoro, perché veramente ha Reno”, principalmente con la carità e l’assistenza
bisogno, non lavora mio fratello, che quando stata pubblica. È ritornata a “scuola” per cercare un
guerra, adesso quella ultima guerra, capo di mio lavoro, nel frattempo è riuscita a prendere anche
fratello, lui era a fabbrica, come noi, a tempo la patente di guida italiana. La sua ambizione
indeterminato, ma quando iniziato guerra, padre principale è quella di trovare una casa vera e di
di capo della fabbrica, questa è una privata fab - pagare l’affitto, visto che lavora anche suo figlio.
brica, dice sempre a mio fratello che... È razzista, Pianazze (Sasso Marconi) ottobre 1999.

126
Rom e Sinti: un‘integrazione possibile Italia ed Europa a confronto

TERZA SESSIONE

MIGRANTI E PROFUGHI
ROM

127
Commissione per l’integrazione

128
Rom e Sinti: un‘integrazione possibile Italia ed Europa a confronto

PROFUGHI: UNA QUESTIONE EUROPEA


Nicolae Gheorghe*

È proprio grazie al nuovo corso di pensiero,


P rima di cominciare il mio intervento
vorrei fornirvi qualche informazione
affinché possiate meglio identificarmi. Sono un
nato dagli incontri di Helsinki nel 1975, che si
affacciano alla ribalta internazionale figure come
cittadino rumeno e un sociologo qualificato. Lavo- quella di Sacharov. Grandi personalità che
ro, dal 1999, come punto di contatto per le Istitu- appaiono nella storia contemporanea come strenui
zioni Democratiche e i Diritti Umani dell’Organiz- difensori dei diritti umani.
zazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Eu- La cultura politica di Helsinki ha reso chia-
ropa (OSCE). Per maggiore chiarezza, vorrei dare ro che ogni individuo ha il diritto di vegliare affin-
dei cenni storici su questa organizzazione. ché vengano rispettati i diritti umani. Gli indivi-
L’Organizzazione per la Sicurezza e la dui, membri delle organizzazioni non governative,
Cooperazione in Europa è l’erede del processo di hanno un ruolo molto importante nell’Osce e sono
Helsinki, cominciato nel 1975. Era ancora in atto considerati come “cani da guardia”, poiché sono
la guerra fredda, ma in quel periodo si era verifi- quelli che controllano, attentamente, che vengano
cata una svolta significativa nella comunicazione rispettati i diritti umani.
fra i due principali blocchi politici e militari. Una Una lista dei diritti umani è stata stilata, nel
svolta segnata dalla Conferenza per la Sicurezza e tempo, in base ai vari documenti fondamentali
la Cooperazione in Europa, che è stata una specie adottati dalla Nazioni Unite e dalla Convenzione
di trattativa o di accordo tra il blocco comunista e europea dei diritti umani. Ma nell’Osce esiste una
quello capitalista per dimostrare come si potessero codificazione speciale per l’elaborazione di questi
connettere le questioni concernenti i diritti umani diritti.
con quelle riguardanti la sicurezza militare ed con Dal 1990, con gli importanti cambiamenti
la cooperazione economica. determinati dalla caduta del comunismo, la
Le persone della mia età, o persino quelli un Conferenza per la sicurezza e la Cooperazione in
po’ più giovani, possono ricordare meglio quei tem- Europa ha mutato il suo profilo. È diventata
pi. Il documento di Helsinki del 1975 ha segnato la un’organizzazione con istituzioni proprie e, dato
prima esplicita affermazione della relazione fra che era un prodotto della guerra fredda, si è tra-
rispetto dei diritti umani e sicurezza militare. sformata in un’associazione che si occupa preva-
La Conferenza per la Sicurezza e la Coope- lentemente di crisi: come prevenirle, come gestirle
razione in Europa ha avuto inizio, prevalentemen- e come riportare la normalità dopo una di esse.
te, sotto forma di processo diplomatico. Era una Negli ultimi venti anni abbiamo assistito, per lo
trattativa fra diplomatici e ministri degli Esteri dei più, a conflitti di natura etnica, specialmente in
vari paesi. Ma, col tempo, si è evoluta in una con- Asia centrale.
ferenza, assai più ampia. All’inizio si parlava, ad L’Osce annovera, oggi, fra i suoi membri
esempio, di una conferenza da tenersi a Vienna nel ben 53 Stati, dal Nord America, all’intera Europa,
1988, con durata triennale, che organizzasse un paesi dell’ex Unione Sovietica compresi. Una delle
sistema di controllo degli accordi militari e del sue istituzioni è l’Ufficio per le Istituzioni demo-
rispetto dei diritti umani. cratiche e per i diritti umani, con base a Varsavia,

* Advicer on Roma and Sinti issues, Ocsa Office for Democratic Institutions and Human Rights.

129
Commissione per l’integrazione

attraverso il quale esiste un punto di contatto con ultimi dieci anni, si parla di un numero pari agli
i rom e le questioni che li riguardano. 1,8 milioni di persone che durante il censimento si
Quest’ufficio ha cominciato la propria atti- sono definite rom. Se ci si basa, invece, sulle stime
vità nel 1994 ed è stato dotato di uno staff di fun- degli studi sociologici e sulla documentazione delle
zionari a tempo pieno nel 1999. Il punto di con- autorità, si parla, in quest’area, di una popolazio-
tatto con il popolo rom è stato l’esempio di una ne che si aggira intorno ai 4/8 milioni di persone.
fortunata pressione da parte delle Ong (Organiz- Per la Commissione Europea il numero dei rom
zazioni non governative). Ciò è stato reso possibi- presenti nei paesi candidati e circa di 6 milioni.
le grazie all’attivismo di alcune persone, rom e Il messaggio importante che vorrei trasmet-
non, che hanno dedicato la propria vita alla difesa tere è che la popolazione rom è vasta quanto quel-
dei diritti umani, persone che hanno il ruolo di la di diversi Stati messi insieme. Nei Balcani esi-
incrementare la consapevolezza all’interno dei stono, oggi, nuovi Stati quali la Slovenia o la Ma-
propri 53 Stati membri per quanto riguarda anche cedonia con una popolazione pari a due milioni di
i problemi dei rom nel contesto della lotta al raz- abitanti. Anche gli Stati del Baltico hanno una
zismo, all’odio di matrice etnica, all’intolleranza e popolazione limitata, la Slovacchia dopo essersi
ai conflitti di gruppo. separata dalla Federazione Ceca ha una popola-
Vorrei parlare in modo più approfondito di zione di 5,5 milioni di persone. Come ho già detto,
questa questione. Sono qui oggi, per parlarvi di dal punto di vista della sicurezza e in relazione al
questa risorsa e per consultarmi con voi. Dob- problema dei diritti umani, ci interessiamo del
biamo render conto del nostro operato ai cittadini destino di queste persone che non hanno un pro-
degli Stati membri dell’Osce e a volte dobbiamo prio Stato-Nazione di appartenenza, che hanno
sottoporre il nostro lavoro alla critica dell’opinio- dovuto affrontare una lunga storia di persecuzioni
ne pubblica e accogliere i suggerimenti e le indica- ed emarginazione, che sono state sottoposte all’O-
zioni. Stiamo lavorando a vari progetti e il mio locausto, un’esperienza che rimane una parte im-
compito principale consiste nel fornire e raccoglie- portante della nostra memoria e identità di grup-
re dati per una diffusione delle informazioni per i po. Essenzialmente, siamo una popolazione distri-
governi e le Ong riguardo ai problemi dei rom in buita in 3 o 4 continenti e concentrata in massima
Europa, dal punto di vista dell’interrelazione fra parte in Europa.
sicurezza, diritti umani e cooperazione fra Stati. Potrebbe, anche, colpirvi il fatto che nei Bal-
Da questo punto di vista, una delle cose che cani e nell’Europa orientale siamo, da secoli, una
io ed i miei colleghi di Bucarest abbiamo fatto, su popolazione sedentaria. Le prime testimonianze
richiesta della Commissione europea, è stato cer- della presenza del popolo rom nei Balcani risalgo-
care di tracciare una mappa del problema. Stiamo no al tredicesimo o quattordicesimo secolo. Siamo
parlando della popolazione rom europea e dei mi- antichi quanto i Balcani e abitiamo nell’Europa
lioni di persone che la compongono, un numero centrale da tanto tempo quanto le altre etnie pre-
soggetto a controversie, a seconda delle diverse senti nel diciannovesimo e ventesimo secolo. Po-
metodologie usate per calcolarlo. tremmo competere con esse su chi per primo abbia
Possiamo, forse, sviluppare la nostra discus- abitato quelle terre. Questa è la sostanziale diffe-
sione proprio a partire da quest’aspetto metodolo- renza fra i rom dell’Europa centrale e quelli che
gico: chi definiamo come rom o zingaro? Quali so- conoscete qui in Europa occidentale, gli zingari, i
no i criteri usati per determinare questa definizio- viaggiatori, i nomadi. Ci sono frammenti del no-
ne? E quanti sono i rom in Europa? Su richiesta stro popolo che hanno cominciato a spostarsi a
della Commissione, abbiamo cominciato col regi- causa di varie circostanze e, dopo l’esperienza de-
strare il numero dei rom presenti nei paesi del- gli ultimi anni, potrebbe apparirvi chiaro il perché
l’Europa centrale e orientale, paesi che stanno af- del loro spostamento. I rom hanno cominciato a
frontando il processo di adeguamento ai parame- muoversi, perché costretti dalle circostanze e non
tri europei e paesi già candidati a diventare mem- certo per una tendenza genetica al nomadismo.
bri dell’UE. Qui abbiamo la mappa dei paesi L’ondata di rifugiati generata dai conflitti dei Bal-
dell’Europa orientale centrale e meridionale. In cani è una testimonianza contemporanea del per-
base ai dati raccolti mediante censimento negli ché, decine o centinaia di anni fa, parte del nostro

130
Rom e Sinti: un‘integrazione possibile Italia ed Europa a confronto

popolo ha cominciato a spostarsi. Potete notare to, in questa regione erano presenti 45.000 rom, la
che, nella Slovacchia orientale, nelle zone più scu- concentrazione più alta nell’ex Yugoslavia. Oggi in
re della mappa, si trova la più alta concentrazione Kosovo sono rimaste all’incirca venti o trentamila
di abitanti della regione. Nella stessa Slovacchia persone. Dopo il giugno del ’99 siamo stati testi-
orientale dal dodici al quindici percento della moni di un violento odio e di una grande violenza
popolazione, secondo il censimento, si definisce che ha portato all’espulsione di alcune minoranze,
rom. Vi sono interi paesi che sono esclusivamente compresi i rom, ai quali sono state bruciate le case
abitati da rom e sono recentemente stati eletti sette e sono stati uccisi, perseguitati, intimiditi e co-
sindaci in questi paesi. La Bulgaria ospita la popo- stretti a lasciare il Kosovo. Svolgendo il mio lavo-
lazione più numerosa in termini relativi. In ro, ho visitato il Kosovo otto volte, sono rimasto
Romania vive una vasta popolazione, stimata colpito da Mitrovitza, il paese diviso, che ospitava
intorno agli uno/due milioni di persone, che ven- una comunità di circa dieci/quindicimila rom. A
gono identificate come rom. Dilan c’era una popolazione che si aggirava intor-
Le caratteristiche demografiche dei rom so- no alle cinque/seimila persone, ma oggi ne restano
no una componente essenziale delle relazioni con le solamente 350. Le loro case non sono state di-
altre popolazioni che vivono intorno a loro. La strutte, ma, adesso, sono occupate da albanesi che
nostra popolazione è la più giovane in Europa e provengono dal Sud del paese. La gente è stata in-
quella che cresce a ritmo maggiore. Fra i rom si timidita e molestata affinché abbandonasse le pro-
riscontrano il tasso di natalità più elevato e il mag- prie case.
giore potenziale demografico di riproduttività. Si Ciò spiega perché alcune decine di anni fa la
tratta di una popolazione giovane come quelle del popolazione è stata costretta a chiedere rifugio in
quarto e non già del terzo mondo. La piramide altri paesi. Anche oggi la gente è costretta a chie-
delle età indica chiaramente questo fenomeno: dere asilo ad altri paesi, senza la prospettiva di
quasi metà della popolazione è al disotto dei 18 poter tornare sana e salva alle proprie case. Noi
anni. Questa elevata velocità riproduttiva è da im- dobbiamo considerare questo problema, anche co-
putarsi alla precocità dei matrimoni. Negli Stati me un nostro problema, poiché siamo stati partner
che si sono formati recentemente e che hanno nel conflitto della ex-Yugoslavia. Abbiamo delle
quindi forti tendenze nazionalistiche, questo feno- responsabilità nella situazione che si è venuta a
meno crea dei problemi nei rapporti con gli altri creare in quella regione. Dobbiamo dunque condi-
abitanti della regione. Essi temono che i rom pos- viderne le responsabilità e i costi. Queste persone
sano sopravanzare numericamente la maggioranza non sono nomadi per scelta. Essi vivevano in vere
etnica al potere. Dal punto di vista della sicurezza, e proprie case e lavoravano come tutti, ma sono
siamo interessati a questo problema, non già per- stati semplicemente costretti ad abbandonare il
ché i rom diventeranno più numerosi di tutti gli proprio paese.
altri, ma perché questo elevato numero di giovani, Noi vogliamo un Kosovo multietnico, in cui
dopo la caduta del comunismo, è ancora meno queste persone possano tornare a vivere, ma in
integrato all’interno del tessuto sociale di prima. Vi quanto responsabile e in qualità di funzionario
sono sempre più giovani disoccupati, che disertano dell’Osce posso affermare che non c’è alcuna mi-
l’istruzione e senza reali prospettive di poter acce- sura di sicurezza che possa garantire il loro ritor-
dere ai livelli più elevati del mercato del lavoro. no. Nessuno può correre il rischio di costringerli a
Sono giovani più arrabbiati, frustrati ed esposti al tornare. Io ritengo che essi dovranno tornare solo
bombardamento dei media che mostrano loro a determinate condizioni. Sto lavorando con l’in-
costantemente la violenza, anche quella etnica. tera struttura dell’Osce per creare la garanzia che
Non sono sicuro che la reazione di queste persone in futuro queste persone possano fare ritorno in
sarà simile a quella della mia generazione. Nel patria alle loro condizioni. Fino a quel momento
Osce stiamo analizzando i loro problemi. essi si trovano nel vostro paese, beneficiando di
Questa è una mappa del Kosovo, un paese in una protezione umanitaria temporanea. Si può
cui, prima della guerra, i disoccupati si aggirava- discutere sulla maniera di affrontare la situazione
no intorno al 50%, su una popolazione totale di di queste persone, che per molti anni dovranno
circa due milioni di persone. Secondo il censimen- vivere fuori dal proprio paese. Si può forse cerca-

131
Commissione per l’integrazione

re di trovare il modo di fargli affrontare questa tendenza che vuole che il popolo rom venga riuni-
esperienza in modo tollerabile, intervenendo dal to in una sola nazione politica, basata sulle comu-
punto di vista giuridico e trasformando questa ni caratteristiche culturali, linguistiche, storiche e
protezione umanitaria temporanea in qualcosa che che vuole cercare il modo di trovare un luogo ove
si avvicini di più allo status di rifugiato, garantito i rom possano costituire la propria nazione, con un
nel 1951 dalla convenzione di Ginevra, permet- proprio territorio.
tendogli in questo modo di avere accesso a quei Quando riusciremo ad ottenere che la nostra
servizi sociali che per il momento gli sono negati. gente abbia un trattamento decoroso? L’Osce, da
Insisto su questo punto, poiché questo è uno questo punto di vista, ha rappresentato un impor-
dei paesi più vicini ai luoghi del conflitto e quindi tante passo avanti, unitamente all’intervento del
uno dei più esposti all’ondata di rifugiati, in fuga Consiglio d’Europa. Stiamo collaborando stretta-
dalla guerra in Bosnia Erzegovna prima ed ora in mente in questo campo.
Kosovo. In questo paese, e più in generale in tutta Una delle questioni che attraggono maggior-
Europa, è in corso un dibattito su questo proble- mente la nostra attenzione è che, mentre in Euro-
ma. Secondo i rapporti che abbiamo ricevuto, pa centrale è ben chiaro il concetto di persone ap-
temo che si abbia dei rom la percezione che siano partenenti a minoranze nazionali o a minoranze
soprattutto nomadi e, poiché vengono ritenuti linguistico-culturali, in Europa occidentale, dove
nomadi, si pensa che debbano far ritorno al pro- esiste una cultura politica differente, dobbiamo
prio paese e si spinge affinché se ne vadano. stare più attenti acciocché questi diritti vengano
Francamente parlando, sono qui perché vo- rispettati. Il Consiglio d’Europa ha adottato un
levo farvi sapere che l’Osce non si interessa soltan- documento molto efficace “La struttura per la
to alla situazione dei rom nell’Europa centrale, ma protezione delle minoranze nazionali” ed ora, in
che stiamo anche tenendo sotto controllo il rispet- base ad alcuni accordi, l’Osce coopera con il Con-
to dei diritti umani delle persone, come individui e siglio nel controllo dell’attuazione di tali diritti.
come gruppi. Siamo interessati ai diritti linguistici dei rom
Ho notato, durante lo scorso anno, che al- in tutti i paesi. Sappiamo che in Italia i rom non
l’interno della nostra organizzazione la questione sono riconosciuti come minoranza linguistica. Essi
dei rom nei paesi dell’Europa occidentale è stata non rientrano, come invece altre minoranze lin-
trascurata, a favore di una maggiore attenzione guistiche, nelle condizioni previste dalla legge.
alla situazione di quelli che si trovano nell’Europa L’articolo sei prevede l’attuazione della legge che
centrale. Ci siamo dimenticati dei rom e dei viag- garantisce il rispetto delle minoranze linguistiche e
giatori dell’Europa occidentale. nazionali. Sappiamo che è necessaria una quota
Durante il periodo del mio incarico, anche se circa del 15% della popolazione delle comunità
la cosa dovesse richiedere degli anni, cercherò di locali o regionali. Ma siamo comunque un po’ sor-
riequilibrare questa situazione. Dobbiamo rilan- presi dal fatto che l’Italia, a dispetto della sua tra-
ciare l’approccio europeo nei confronti dei rom e dizione umanistica, non sia ancora in grado di
dei nomadi e cercare di prestare attenzione alla di- garantire ai rom gli stessi diritti linguistici che
scriminazione, alle molestie, al pregiudizio, all’o- vengono assicurati in altri paesi del mondo.
dio etnico nei paesi dell’Europa occidentale, così Riguardo a questo problema è in atto una discus-
come facciamo in quelli dell’Europa centrale e sione all’interno del Comitato per l’eliminazione di
orientale. Sta a noi dibattere su come riusciremo a tutte le discriminazioni razziali. Il vostro governo
farlo e su come possiamo farlo, essendo il vostro ha ancora bisogno di forti linee guida e raccoman-
paese anche membro dell’Unione Europea. State dazioni per cercare di riequilibrare questa situa-
controllando in modo attento i progressi compiuti zione che penalizza i rom. Sono qui anche per
dai paesi dell’Europa centrale per essere preparati conoscere i progressi compiuti, per discutere le
all’ammissione. Non avete solo bisogno di racco- linee sulle quali si deve sviluppare la nostra coope-
mandazioni su come misurare i progressi compiu- razione e per sapere se c’è bisogno di assistenza
ti in Europa centrale, ma anche su come affronta- per attuare questo articolo della Convenzione della
re il problema voi stessi. Struttura del Consiglio d’Europa. Possiamo cerca-
All’interno del movimento rom condivido la re di darvi tutta l’assistenza necessaria possibile,

132
Rom e Sinti: un‘integrazione possibile Italia ed Europa a confronto

per rendere reali questi diritti per i rom, così come questioni che pongono tutta una serie di problemi
lo sono già in altri paesi che bussano alle porte critici e politici. Dobbiamo riconoscere e gestire il
dell’UE, che sono ancora barbari e che non hanno problema.
ancora le qualifiche necessarie a diventare membri Credo che il dibattito di oggi possa rappre-
del “club”. sentare un buon punto di partenza per avviarsi in
Ho letto, in un articolo apparso su Libera - questa direzione. Come possiamo condividere
zione, che in Italia esiste la preoccupazione dell’ar- nello spazio europeo e all’interno della costruzione
rivo di una nuova era barbarica, mi rendo conto dell’Unione Europea questa eredità storica e cul-
che bisogna trovare il modo di affrontare il pro- turale europea dei rom, degli zingari, e dei viag-
blema di questi “barbari” e rifugiati che cercano giatori? Posso darvi i miei suggerimenti e fornirvi
di entrare nel vostro spazio. Ci stiamo preoccu- informazioni su quanto è stato fatto dal Consiglio
pando di questo e in ottobre l’Osce discuterà la d’Europa e dall’Osce, ma vorrei sapere se esiste la
questione dei rom richiedenti asilo in Europa. volontà reale di affrontare il problema. Siamo
Negli ultimi anni siamo stati testimoni di un pronti a riconoscerlo anche nella sua dimensione
aumento di richieste d’asilo a paesi dell’Europa
di problema politico e non solo dal punto di vista
occidentale da parte dei rom risiedenti in Europa
umanitario e sociale? Non si sta parlando di
centrale. Stiamo parlando tutto sommato di circa
devianti, anche se potremmo ritrarli così, dal
diecimila persone, che negli ultimi tre anni hanno
momento che sono simili ai barbari. Esiste questa
chiesto asilo nel Regno Unito, nei paesi scandina-
volontà?
vi, in Olanda e anche in Belgio.
Come si può affrontare questa questione? A Ho notato che in questa stanza sono presen-
causa della crescita demografica, non si può fer- ti numerosi giovani e presumo che molti siano stu-
mare l’emigrazione. Esiste una forte pressione denti. Volete trovare una soluzione a questo pro-
nelle comunità in cui i rom, secondo il censimen- blema o no? Se la risposta è no, possiamo conti-
to, rappresentano il 20% della popolazione. Nelle nuare a mantenere il problema nell’ambito di con-
zone scarsamente sviluppate a livello economico ferenze, seminari, piccoli progetti e azioni umani-
non si riesce a far fronte al problema. Bisogna sud- tarie. Ma se non risolviamo il problema, queste
dividere, in qualche modo, il numero dei rom. popolazioni continueranno a premere sulle nostre
Si discute su come gestire i flussi migratori, frontiere. È una legge di natura. Si tratta, come ho
su come andare verso uno sviluppo coordinato, detto, della popolazione con il ritmo di crescita
facendo in modo cioè che i paesi d’accoglienza demografica più elevato in Europa. C’è bisogno di
siano interessati nello sviluppo dei paesi di prove- una teoria dello sviluppo per questa popolazione,
nienza, e su come possiamo affrontare le radici del così come si parla di teoria dello sviluppo per i
problema dell’emigrazione dei rom. Queste sono paesi del Sud del mondo.

133
Commissione per l’integrazione

134
Rom e Sinti: un‘integrazione possibile Italia ed Europa a confronto

I ROM E IL DIRITTO D’ASILO:


IL CASO ITALIANO NEGLI ANNI ’90
Gianfranco Schiavone*

1. La complessita della migrazione del rom in paesi dell’Est europea nel corso degli anni 90 con
Europa Occidentale negli anni ’90 un approccio complessivo. Se guardiamo la situa-
zione nel suo insieme possiamo ben vedere come

L a relazione che mi è stata chiesta riguar-


da il rapporto tra la condizione rom nel
nostro Paese e il diritto d’asilo. Come vedremo
ciò che si è verificato (e continua tuttora a verifi-
carsi) è un enorme migrazione delle popolazioni
rom verso i paesi dell’Europa occidentale causata
questo tema è divenuto negli ultimi anni il tema in primo luogo dalla caduta, in quei paesi, di quel-
centrale che ha investito la condizione dei Rom nei l’insieme di misure di carattere giuridico ed eco-
vari paesi europei, tra cui l’Italia. nomico-sociale che miravano ad ottenere una
Dall’inizio degli anni 90, con la dissoluzione sostanziale omologazione delle comunità rom ai
dei regimi comunisti nell’Est europeo, e con l’e- valori e agli stili di vita della popolazione dei
splodere dei tragici conflitti nella ex Jugoslavia, la “gagè”. Noi, in occidente assai spesso sottovalutia-
condizione di vita delle popolazioni Rom di pres- mo questo grande sforzo fatto in passato dai paesi
sochè tutti i paesi dell’Est Europa è peggiorata in socialisti dell’Est. Uno sforzo che, ci tengo a chia-
modo netto, e spesso drammatico. La situazione rire, non voglio affatto giudicare come di per se
che si è venuta a creare presenta tutta la varietà positivo, essendo stato assai spesso un miscuglio di
possibile di situazioni: dalla discriminazione de misure di aiuto e di protezione intrecciate alla
facto, attuata sotto l’occhio distratto o compiacen- negazione dell’identità culturale, e a forme di vera
te delle Autorità, sul piano dell’accesso al lavoro e e propria violenza. Ad ogni modo ciò che oggi ci
ai servizi sociali, con forme più o meno forti di dovrebbe fare riflettere è che quegli spazi di sicu-
esclusione dalla vita pubblica, fino a situazioni di rezza, buoni o cattivi che fossero, si sono spezzati
vera e propria persecuzione riconducibili senza senza essere stati sostituiti da altre, più democra-
dubbio alle previsioni della Convenzione di tiche forme di rapporto tra rom e “gagè”. Al con-
Ginevra del ’51 relativa allo status di rifugiato. trario per le comunità rom si sono aperte le porte
Una situazione di particolare violenza nei della violenza, dell’indifferenza, dell’esclusione, in
confronti delle minoranze rom è scaturita diretta- tutte le forme e le gradazioni. Credo che ci sia oggi
mente dai conflitti derivanti dalla dissoluzione un sentimento forte, un sentire comune alle comu-
della ex Jugoslavia, che hanno interessato presso- nità rom che vivono in paesi diversi dell’Est: un
chè tutte le ex Repubbliche della Federazione (ad sentire comune che dice che non c’è più spazio per
eccezione della piccola Slovenia) per toccare punte i rom. Resistere fin che si può, se si può, altrimen-
di vero e proprio tentato genocidio in regioni come ti migrare. Altra soluzione non sembra che resti.
il Kosovo. Si tratta di situazioni notissime, ampia- Una situazione dalla portata e dalla com-
mente documentate da tutte le fonti internaziona- plessità come quella sopra brevemente descritta ha
li e che non vorrei approfondire in questa relazio- superato e messo in crisi i tradizionali strumenti
ne; ciò che mi preme invece sottolineare è la giuridici di protezione internazionale. In particola-
seguente linea di ragionamento: dovremmo consi- re l’asilo, sia nella concezione e nella portata
derare la situazione che si è venuta a creare nei applicativa della Convenzione di Ginevra, sia nella

* Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione.

135
Commissione per l’integrazione

stessa formulazione (giuridicamente ambigua) dei ta politica univoca. Il problema è stato affrontato
concetti di“ protezione temporanea” o di “asilo in maniere diversissime e spesso contrapposte tra
umanitario” non è riuscito da solo a dare una loro, a seconda delle diverse aree geografiche e/o
risposta efficace alle esigenze di protezione dei dei diversi momenti. Così, splendide esperienze di
rom che si sono trovati a fuggire di fronte a situa- accoglienza e tutela dei diritti dei rom hanno con-
zioni che, come si è visto, presentano una grande, vissuto con politiche di segregazione ed abbando-
persino sconcertante, varietà. no, di negazione di ogni forma di protezione giuri-
dica, e di applicazione massiccia di misure di
espulsione amministrativa che hanno talvolta as-
2. La situazione italiana sunto, a mio giudizio, la forma di vere e proprie
espulsioni collettive, vietate, come è ben noto dal-
L’Italia è uno dei paesi europei che ha vissu- l’art. 4 del IV Protocollo aggiuntivo alla Con-
to in maniera maggiore il fenomeno dell’arrivo dei venzione Europea dei Diritti dell’Uomo.
rom dall’Est Europa durante gli anni ’90. Ciò è
stato dovuto in primo logo alla vicinanza geogra- Mi limiterò, di seguito, a sviluppare tre
fica dell’Italia a tali paesi; ma non solo. Le comu- punti. Il primo verterà su considerazioni di carat-
nità rom hanno spesso scelto l’Italia come paese di tere più strettamente giuridico, affrontando l’argo-
destinazione, potendo contare sulla presenza mento del cosiddetto asilo “umanitario; nel secon-
numericamente consistente di amici e parenti che do e terzo punto proverò ad esaminare quanto
già vivevano in Italia. Non si è trattato di un feno- avvenuto nelle due più importanti situazioni di
meno riconducibile ad una o poche situazioni ben arrivo di massa di rom in fuga dalla guerra (la
definite, ma si è manifestato in tutta la gamma guerra croato-serba-bosniaca degli anni 92-95) e
delle possibilità (se posso esprimermi in tal modo). la guerra in Kosovo (anni 98-99).
rom che fuggivano da situazioni di guerra aperta
nelle quali erano state vittime della violenza al
pari di altre nazionalità si sono mescolati a rom 3. L’asilo umanitario
che erano state colpiti da forme di persecuzione
dirette e personali; rom che sceglievano di abban- 3.1. Nella normativa italiana non esiste l’i-
donare una condizione di vita oramai percepita stituto dell’asilo “umanitario”, ovvero non risulta
come insostenibile nel paese di origine a seguito definito uno status giuridico chiaro per coloro che,
del progressivo accumularsi di situazioni di discri- pur non avendo i requisiti per vedersi riconosciuto
minazioni si sono mescolati ad altri rom che vive- lo status di rifugiato previsto dalla Convenzione di
vano già da molti anni in Italia, spesso non in Ginevra, hanno un bisogno oggettivo di protezione
regola con le norme sul soggiorno, divenuti rifu- non potendo fare rientro nel proprio paese di ori-
giati sur place. Uso il verbo “mescolare” non a gine o di provenienza a causa di effettivi ed attua-
caso, poiché il fenomeno più impressionate, quello li pericoli per la propria vita ed incolumità deri-
che ha reso visibile i nuovi afflussi di rom agli vanti da situazioni di guerra o di violenza genera-
occhi degli amministratori pubblici e della popola- lizzata o ad altre condizioni di pericolo. Tuttavia
zione italiana, è stato proprio la crescita esplosiva gli ultimi anni hanno visto un’evoluzione, sebbene
dei “campi sosta”, sia regolari che abusivi, campi assai parziale, su questo tema, sia sul versante
che, in particolare nelle aree metropolitane di normativo, sia quello della prassi amministrativa
Roma, Bologna, Firenze, Napoli, Palermo,Venezia, consolidata.
Torino, Milano sono divenuti vere e proprie bidon- Innanzitutto va esaminata la portata nel
villes che non avevano (e non hanno tuttora) pro- nostro ordinamento del divieto di “non refoule -
prio niente da invidiare a quelle dei paesi ment”(non respingimento). E’ noto che esso è
dell’America Latina per vastità e per condizioni di limitato, nella Convenzione di Ginevra, ai soli
degrado. rifugiati (e ai richiedenti asilo). Tale principio,
Qual è stata la risposta dell’Italia a questa anche sulla base di una consolidata interpretazio-
situazione? Diciamo subito che non vi è stata una ne giurisprudenziale, verrebbe invece esteso a tutti
risposta chiara ed univoca, derivante da una scel- gli stranieri, comunque presenti nel territorio di

136
Rom e Sinti: un‘integrazione possibile Italia ed Europa a confronto

uno degli stati membri, dalla Convenzione euro- caso in cui un richiedente asilo abbia visto rigetta-
pea sui Diritti dell’Uomo 1. Infine lo stesso D.Lo ta la sua istanza dinanzi alla Commissione centra-
286/98, recante norme sulla condizione giuridica le per il riconoscimento dello status di rifugiato,
dello straniero, pur non fornendo alcun inquadra- qualora la stessa Commissione, pur non ritenendo
mento giuridico agli status di protezione di tipo sussistere i requisiti per il riconoscimento di detto
“umanitario” 2 indica nel divieto di non refoule- status, evidenzi un concreto pericolo per l’interes-
ment un principio tassativo applicabile non solo al sato nel caso di rimpatrio 5. L’attuazione di quanto
richiedente asilo, ma più in generale, al cittadino previsto dall’art. 5 co. 6 non risulta tuttavia in
straniero, ove ricorrano le condizioni di pericolo alcun modo collegato, nella norma, al solo esito di
indicate dalla legge 3. una domanda di asilo presentata ai sensi delle
Lo stesso D.Lo 286/98 sancisce all’art. 5 co. vigenti normative (ovvero in sede di applicazione
6 4. che, proprio nel rispetto delle norme di diritto della Convenzione di Ginevra), né risulta quindi
interno e della convenzioni internazionali, ove solo subordinato ad una esplicita indicazione posi-
ricorrano seri motivi di carattere umanitario, il tiva della citata Commissione; essa, come già detto,
rilascio di un titolo di soggiorno che assicuri un può limitarsi ad indicare come, a suo autorevole
sufficiente grado di protezione non può venire parere, sussistano i seri motivi di carattere umani-
negato da parte dell’Amministrazione. tario che permettono di “azionare” il disposto nor-
mativo, prevedendo il rilascio di un opportuno per-
3.2. E’ possibile vedere che, pur nella gra- messo di soggiorno. In virtù di quanto indicato dal-
vissima situazione determinata nel nostro paese l’art. 5 co. 6 l’Autorità competente dovrebbe esse-
dall’assenza di una norma organica sull’asilo, già re tenuta a verificare comunque l’esistenza o meno
la normativa vigente vincola l’Amministrazione di seri motivi di carattere umanitario, in riferimen-
dello Stato ad assumere, qualora ne ricorrano i to al caso concreto in cui versa lo straniero che ha
presupposti, precisi provvedimenti di protezione chiesto protezione e a dare attuazione al dispositi-
umanitaria a favore di persone che rischiano di vo di legge, se ne ricorrano i presupposti, anche al
subire, in caso di respingimento o di rimpatrio, di fuori di quanto previsto dalle procedure di rico-
gravi violazione dei diritti fondamentali. noscimento dello status di rifugiato.
Un segnale concreto dei mutamenti in atto è
costituita dalla prassi, oramai consolidata, di rila- 3.3. Ci si interroga sul perché le disposizioni
scio di un permesso di soggiorno per motivi uma- sul soggiorno umanitario non siano state applicate
nitari da parte degli organi periferici della P.S. nel con maggiore equità e imparzialità nei confronti di

1
Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti” (Convenzione Europea sui Diritti
dell’Uomo, art. 3) Tale norma della Convenzione è stata interpretata da costante giurisprudenza della Corte europea dei Diritti
dell’Uomo come una proibizione assoluta all’espulsione di uno straniero verso territori ove l’interessato corra il rischio di venire
sottoposto a trattamenti proibiti dall’art. 3 della Convenzione stessa.
2
Tale mancanza di definizione si spiega con l’intenzione, manifestata chiaramente a livello politico, durante la discussio-
ne parlamentare della L. 40/98 di rinviare alla legge di riforma del diritto d’asilo (considerata allora imminente) l’inquadramento
giuridico dell’asilo umanitario. Il diverso corso degli eventi che ha visto uno slittamento di anni del ddl sull’asilo è stato alla base
del crearsi di una situazione di grave confusione.
3
In nessun caso può disporsi l’espulsione o il respingimento verso uno Stato in cui lo straniero possa essere oggetto di per-
secuzione per motivi di razza, di sesso, di lingua, di cittadinanza, di religione, o di opinioni politiche, ovvero possa rischiare di
essere rinviato verso uno altro stato nel quale non sia protetto da persecuzioni” (art. 19 co. 1 D.Lo. 40/98).
4
Il rifiuto o la revoca del permesso di soggiorno possono essere altresì adottati sulla base di convenzioni o accordi inter-
nazionali, resi esecutivi dall’Italia, quando lo straniero non soddisfi le condizioni di soggiorno applicabili in uno degli stati con-
traenti, salvo che ricorrano seri motivi, in particolare di carattere umanitario, o risultanti da obblighi costituzionali o internazio-
nali dello Stato italiano” (D.Lo art. 5. co. 6).
5
La notevole incidenza di tale prassi emerge chiaramente dalla lettura dei dati delle decisioni assunte dalla Commissione
centrale nel corso del 1999. Su un totale di 8311 domande di asilo esaminate, in 6029 casi si è trattato di assenti irreperibili; tra
le restanti domande effettivamente esaminate, 809 sono state positive, 633 negative e 860 sono state responte con “raccoman-
dazione” di rilascio di un pds per motivi umanitari (dati forniti dal Ministero dell’Interno).

137
Commissione per l’integrazione

molti rom ai quali, nella prassi quotidiana, è stato (prima albanesi, poi somali, poi jugoslavi) Tali
negato, quasi sempre per le vie brevi, l’accesso alla provvedimenti ad hoc si sono rivelati del tutto dis-
procedura di asilo convenzionale. Ci si interroga cutibili sul piano giuridico sia perchè farraginosi
inoltre sulle ragioni che hanno indotto i Governi ed incerti, sia perché consistenti di semplici prov-
italiani che si sono succeduti negli ultimi anni, a vedimenti di natura amministrativa, senza alcun
non disporre misure regolamentari ( in questo caso fondamento normativo certo. Il primo arrivo dei
del tutto legittime, in quanto applicative e non profughi dalla ex Jugoslavia venne affrontato ini-
surrettiziamente sostitutive della norma) che sta- zialmente proprio con sole misure di carattere
bilissero modalità certe per il rilascio dei pds per puramente amministrative(circolare del Ministero
motivi umanitari, in presenza di situazioni che dell’Interno del 28/9/91). Solo con la successiva
potessero oggettivamente essere ricondotte a uscita del D.L. 24/7/92 n. 350, convertito con
quanto previsto dalla norma. modificazioni in L. 24/9/92 n. 390, ci si pose
E’ indubbio, e ciò deve indurre ad una finalmente su un piano qualitativo differente
riflessione assai seria, che il clima culturale nega- rispetto alle esperienze precedenti, essendo l’acco-
tivo dominante in riferimento agli stranieri, e ai glienza di coloro che fuggivano dagli eventi bellici
rom in particolare, ha pesato moltissimo, ispiran- in corso nella ex Jugoslavia, prevista non più da
do atteggiamenti molto evidenti di chiusura, e, in semplici disposizioni amministrative, bensì da una
taluni casi, di vera e propria discriminazione atti- vera e propria norma legislativa.
va, come è avvenuto nel caso dei Rom in fuga dal L’importante passo in avanti attuato con l’e-
Kosovo. manazione della L. 390/92 non va tuttavia enfa-
tizzato; i limiti della norma sono risultati infatti
piuttosto evidenti; la L. 390/92, con l’unica ecce-
4. L’accoglienza dei rom durante il conflitto serbo- zione delle chiarissime disposizioni dettate dal-
croato-bosniaco: la legge 390/92 l’art. 2bis riguardante la tutela dei disertori e dei
renitenti alla leva, articolo che era del tutto assen-
4.1. Il terribile conflitto che ha posto fine te dal testo del DL 350/92, e che fu introdotto in
all’esistenza della Repubblica Federale Socialista sede parlamentare, rimase una legge dal testo
di Jugoslavia negli anni compresi tra il 1991 e il estremamente generico, che rimandò alla necessi-
1995 ha costretto molte popolazioni di origine rom tà di successive disposizioni applicative che deli-
che abitavano i territori della ex Federazione a mitassero le modalità dell’accoglienza degli sfolla-
fuggire altrove, sia per trovare riparo agli eventi ti indicate dalla legge stessa.
bellici, sia perché direttamente colpite dalle politi- Quanto disposto dalla L. 390/92 e successi-
che di “pulizia” etnica della popolazione che, in ve norme di attuazione, non potendo quindi ricol-
diversa misura e ferocia, hanno caratterizzato per legarsi ad un corpus normativo complessivo, ha
lungo tempo la politica dei vari stati nazionali nati ingenerato innumerevoli ambiguità e difficoltà di
dallo smembramento della ex Jugoslavia. Il con- inquadramento della condizione dello sfollato,
flitto ha causato il primo grande spostamento di quando non vere e proprie situazioni contradditto-
popolazioni rom degli anni ’90 verso i paesi rie e paradossali. In altri termini, lo sfollato della
dell’Europa occidentale. ex Jugoslavia accolto in Italia non ha potuto gode-
re di un vero e proprio status giuridico che ne defi-
4.2. L’Italia si è dotata, nel 1992, di una nisse in modo chiaro ed inequivocabile la peculia-
legge straordinaria che disponeva l’accoglienza re condizione giuridica, bensì è stato a volte avvi-
temporanea per ragioni umanitarie dei profughi cinato sic et simpliciter ad un cittadino straniero
provenienti dalla ex Jugoslavia. Quale è stata la temporaneamente tollerato ed ospitato in Italia,
portata applicativa tale Legge? In particolare cosa purché fosse in grado di ottemperare a certe con-
è avvenuto in merito all’accoglienza di quei profu- dizioni dettate prevalentemente da ragioni di ordi-
ghi appartenenti a popolazioni di origine rom? ne pubblico (es: fissare una residenza, disporre di
La Legge 390/92 si inserì nella scia dei una indipendenza economica, o disporre di una
provvedimenti ad hoc , assunti dal nostro Paese garanzia di ospitalità pubblica o privata), a volte
per fronteggiare i primi arrivi di massa di profughi è stato più correttamente avvicinato alla figura del

138
Rom e Sinti: un‘integrazione possibile Italia ed Europa a confronto

rifugiato sotto Convenzione, cioè a quella di un meglio inquadrare e definire la figura dello sfollato
soggetto cui va assicurata tutela e protezione. e la necessità di garantire a chi si trovasse in tale
Tutto ciò ha comportato una enorme difformità di condizione una protezione specifica. Tali provvedi-
situazioni a seconda dei diversi momenti e dei menti sono consistiti esclusivamente di disposizioni
diversi luoghi del territorio nazionale, con grave amministrative impartite dagli organi superiori
pregiudizio del principio della certezza e della uni- della Pubblica Amministrazione a quelli inferiori,
formità dell’applicazione del Diritto. non aventi quindi in alcun modo il rango di norme,
anche se nei fatti esse sono intervenute a colmare
4.3. La legge 390/92 non dette neppure una temporaneamente dei vuoti normativi, incidendo
definizione al termine sfollato 6, termine che venne in modo rilevante nella tutela degli sfollati 7.
usato in modo improprio; essa precisò solamente
che: “ Per far fronte alla grave situazione in cui si 4.4. I problemi di applicazione della L.
trovano gli sfollati delle Repubbliche sorte nei ter - 390/92 ai rom sono stati innumerevoli. Credo che
ritori della ex Jugoslavia, il Governo è autorizzato la maggior parte di essi sia da ricollegare a motivi
ad effettuare interventi straordinari. (art. 1 di carattere “culturale”.
comma 1 L. 390/92)” Tuttavia, allo stesso articolo A partire dal 1992 si era verificato un
1 co. 1, la Legge, con assoluta chiarezza, precisa aumento enorme di presenze nei cosiddetti “campi
che ogni intervento di accoglienza (e più in gene- sosta”, aumento che era avvenuto sia ingrossando
rale ogni intervento di assistenza agli sfollati, non- i campi preesistenti, sia formando accampamenti
ché ogni intervento relativo all’invio di aiuti uma- ex novo non autorizzati. La prima risposta data
nitari) deve essere attuato ...senza alcuna discri - dal Governo italiano a tale difficile situazione è
minazione, in particolare di carattere etnico e reli - consistita nel tentativo caparbio di ignorare il pro-
gioso” (art. 1, comma 1) blema, come se esso non esistesse. Non solo: si
Tale precisazione contenuta nel testo di negò, anche nelle sedi ufficiali, ed in più riprese,
legge risultò estremamente importante in relazione che l’aumento dei accampamenti rom fosse ricon-
alla sua attuazione a favore degli sfollati di origi- ducibile al conflitto nella ex Jugoslavia e si negò
ne rom. Nonostante ciò, nei confronti delle popo- quindi parimenti che tale problema fosse priorita-
lazioni rom non solo tale disposizione normativa riamente un problema di accoglienza di sfollati, da
non è stata sempre applicata, ma, al contrario è affrontarsi quindi nell’ambito della L. 390/92. Se
stata spesso tenacemente disapplicata ed ignorata era aumentata la presenza della popolazione rom
dalle stesse Autorità preposte all’applicazione dalla ex Jugoslavia ciò non aveva nulla a che fare
della norma. con gli sfollati. I rom erano semplicemente rom. I
Nel corso degli anni dal 1992 al 1996, al rom non potevano essere sfollati! Tale irrazionale
testo originario della L. 390/92 si sono venute atteggiamento resistette a lungo, in palese viola-
affiancando delle disposizioni applicative, alcune zione con il testo della L. 390/92, la quale al co.
di grosso rilievo, altre di rilievo minore, miranti a 1, art. 1, come si è visto, stabilì che gli interventi

6
La riprova più evidente della confusione giuridica che regnò sull’argomento è costituita dalla stessa dicitura di “sfolla-
to” usata dalla L. 390/92. Nell’ordinamento italiano il termine sfollato si era applicato finora al caso di cittadini italiani, abitanti
all’estero, che si erano trovati nella condizione di dovere riparare in Italia per ragioni legati a situazioni di guerra o di catastrofi
naturali. L’uso del termine sfollato per indicare i profughi stranieri vittime della guerra in corso fu un’idea assai bizzarra. La legge
inoltre non definì la condizione di sfollato, dando luogo ad una serie enorme di problemi di carattere applicativo, affrontati solo
con due anni di ritardo, quando, nell’aprile 94 un DPCM chiarì che cosa si dovesse intendersi con il termine “sfollato”. E’ da con -
siderarsi sfollato...il cittadino delle Repubbliche sorte nei territori della ex Jugoslavia che, a causa di eventi bellici o di disordi -
ne pubblico generalizzato, diffuse violazioni dei diritti umani, gravi forme di discriminazione in base all’appartenenza ad una
comunità etnica o religiosa, è stato costretto ad abbandonare il luogo di abituale residenza ed i propri beni” (art. 1 comma 1).
7
Il provvedimento di maggior rilievo è consistito nell’emanazione della circolare telegrafica n. 15/93, con la qualeil
Ministero dell’Interno comunicò alle Questure e alle Prefetture della Repubblica, nonché alle Direzioni della Polizia di frontiera
che: “ a cittadini ex Jugoslavia, sfollati da zone quella ex Federazione causa noti eventi bellici inter etnici ed entrati in Italia
dopo il 1 giugno 1991, data presuntiva inizio dette ostilità....sarà rilasciato, a richiesta, permesso di soggiorno motivi umani-
tari, della durata di un anno, valido anche per svolgere attività lavorativa, rinnovabile fine cessazione stato di guerra.

139
Commissione per l’integrazione

di accoglienza dovevano attuarsi senza alcuna dis- tire dalla seconda metà del 1994, quando vennero
criminazione. Nel frattempo migliaia di sfollati realizzati, su mandato del Ministero dell’Interno,
vivevano nella clandestinità e nella marginalità una serie di censimenti nei cosiddetti campi noma-
sociale, in accampamenti dalle condizioni igieni- di, aventi lo scopo di individuare la popolazione
co-sanitarie spaventose. proveniente dalla ex Jugoslava, ivi irregolarmente
Tale atteggiamento pregiudizialmente nega- presente, che potesse venire considerata sfollata ai
tivo venne rafforzato indirettamente dalla citata sensi delle normative vigenti; ciò al fine di provve-
circolare del Ministero dell’Interno n. 15/93 La dere sia al rilascio degli opportuni permessi di sog-
limitazione temporale del 1.06.91, apparentemen- giorno per motivi umanitari, sia all’attivazione di
te giustificabile di primo acchito, pose tuttavia interventi di natura assistenziale nei confronti di
serissimi problemi poiché comportò l’esclusione situazioni di evidente indigenza. Tali interventi
dai benefici della protezione umanitaria di tutti i sono stati tuttavia del tutto parziali ed hanno inte-
cittadini della ex SFRJ (Repubblica Socialista ressato solamente alcune situazioni. La stessa scel-
Federale di Jugoslavia) che erano giunti in Italia ta di attuare dei censimenti per “riconoscere” chi
prima del 1 giugno 1991, per motivi di varia natu- fosse profugo da chi non lo fosse appare metodo-
ra esterna al conflitto (studio, lavoro ecc.). Essi si logicamente discutibile, anche se animata dalle
sono trovati nella condizione di non poter più fare migliori intenzioni. Risultò molto spesso che inte-
rientro nei paesi di provenienza a causa dello scop- re famiglie si trovassero divise a metà, dal punto di
pio delle ostilità, e di non potere tuttavia neppure vista della loro posizione giuridica; una parte ave-
vano diritto a beneficiare della protezione umani-
regolarizzare la propria posizione in Italia come
taria, altri rimanevano totalmente irregolari, senza
sfollati. Inoltre tale situazione di impossibilità al
possibilità di regolarizzare in alcun modo la pro-
rientro veniva a confondesi, negli stessi campi
pria posizione 8.
sosta, in un intreccio quasi sempre non dipanabi-
Va ricordato che in alcune città l’intervento
le, con quella di coloro che erano giunti in Italia
assistenziale seguito al censimento ha dato risulta-
certamente dopo il giugno 91, ma non avevano
ti eccellenti che sono stati oggetto di numerosi
modo di dimostrarlo, essendo entrati in modo irre- studi. In particolare a Bologna e a Firenze si è pro-
golare, ed essendo spesso privi di ogni documento. ceduto a reperire normali alloggi ove trasferire la
Purtroppo tale problema, nonostante le ripetute popolazione dei rom profughi piuttosto che perse-
sollecitazioni avanzate dagli enti e dagli organismi guire la politica (purtroppo assai radicata in
italiani che si sono occupati dell’accoglienza degli Italia) di allestire campi sosta. Tali esperimenti
sfollati, non ha mai trovato un’adeguata soluzione. hanno dimostrato che è possibile superare i molti
La limitazione temporale data dal termine del luoghi comuni che avvolgono la tematica rom e
1.06.91 non è mai stata cancellata, né è stata attuare nei loro confronti delle politiche di acco-
messa in atto alcuna soluzione giuridicamente glienza “normali” 9.
accettabile al problema. Molte altre situazioni purtroppo sono state
affrontate in modo parziale, o non sono state
4.5. L’esplosione delle presenze nei campi affrontate affatto 10. L’avvio del processo di pace
sosta, che aveva oramai assunto le caratteristiche nei territori della ex Jugoslavia, tra la fine del 95 e
di una vera e propria emergenza in alcune aree l’inizio del 96 comportò una caduta di attenzione
urbane, venne affrontato parzialmente solo a par- sui temi dell’accoglienza.

8
Secondo i dati del Ministero dell’Interno, al dicembre 96 risulterebbero essere stati presenti nei cosiddetti campi noma-
di circa 10.500 persone di cui almeno 6200 sfollati in base ai censimenti effettuati. Di essi solo circa 1.500 risultavano assistiti
dalle Prefetture di Torino (150) Venezia (300), Bologna (420), Firenze (300), Pescara (45), Padova- località Vigonza) (300) che
attuavano interventi attraverso apposite convenzioni con gli enti locali.
9
Un’esperienza metodologicamente simile di accoglienza abitativa di profughi Rom è stata ripetuta, nel corso dell’emer-
genza data dall’arrivo in Italia di Rom del Kosovo. Il programma nazionale di accoglienza denominato “Azione Comune”, gesti-
to da una serie di organizzazioni non governative in rete tra loro, ha permesso di accogliere e di inserire, un elevata percentuale
di Rom sul numero complessivo dei beneficiari (circa il 39% sul complesso di 904 beneficiari)
10
Le situazioni più gravi non affrontate risultano essere state quelle di Roma (stimate almeno 8000 presenze) e di Napoli
(stimate almeno 2500 presenze).

140
Rom e Sinti: un‘integrazione possibile Italia ed Europa a confronto

I censimenti e il programma di intervento nienti dalla zone di guerra dell’area balcanica. Con
sui campi sosta si bloccarono definitivamente, il precipitare degli eventi, ormai nel bel mezzo del
almeno dal punto di vista dell’intervento governa- conflitto, anzi, verso la sua conclusione, si giunse
tivo. all’emanazione del DPCM del 12.05.99 recante le
norme di protezione temporanea a favore delle per-
sone provenienti dall’area balcanica. Il testo del
5. L’accoglienza dei rom dal Kosovo DPCM presentò alcuni aspetti innovativi rispetto
ad analoghi provvedimenti del passato. Innanzi-
5.1. Il dramma vissuto dai profughi del Ko- tutto si stabilì il rilascio di un permesso di soggior-
sovo e la risposta data dall’Italia in termini di tute- no esteso al lavoro e allo studio di durata limitata
la ed accoglienza si inseriscono in una situazione al 31.12.99 (art. 2 co. 4); gli stranieri titolari di un
normativa diversa da quella che pochi anni prima diverso permesso di soggiorno, e tra essi anche
aveva interessato l’arrivo dei profughi dal conflit- coloro che avevano in corso una richiesta di asilo,
to croato-serbo-bosniaco. Il D.Lo 286/98 previde potevano optare per la conversione del precedente
infatti, all’art. 20 co, 1 che, il Governo, con DPCM permesso in quello per motivi umanitari (art. 2 co.
possa stabilire “ le misure di protezione tempora - 3); l’accoglienza veniva estesa, seppure con una
nea da adottarsi, anche in deroga alle disposizio - formulazione ambigua, a tutte le situazioni di biso-
ni del presente testo unico, per rilevanti esigenze gno (art. 2 co, 1); le attività di assistenza inoltre
umanitarie, in occasione di conflitti, disastri natu - sarebbero state condotte in via preferenziale ed ove
rali, o altri eventi di particolare gravità in Paesi possibile attraverso il ricorso agli enti locali e alle
non appartenenti all’Unione Europea” Tale arti- organizzazioni di tutela degli stranieri. Nonostante
colo del D.Lo 286/98 appare decisamente critica- tale aspetti positivi il DPCM ricalcò l’impianto cul-
bile in quanto non definisce neppure un livello turale tradizionale, ispirato al permanere di una
minimo di garanzie di tutela e di misure di acco- discrezionalità amministrativa sostanzialmente
glienza che debbono venire garantite ai potenziali incontrollata, sia per ciò che riguarda la definizio-
beneficiari, ma accorda una delega pressochè in- ne dei diritti spettanti alle persone accolte, sia per
condizionata al Governo, di assumere i provvedi- ciò che riguarda limiti e forme dell’accoglienza. In
menti ritenuti più idonei. Se i provvedimenti ad particolare nulla si previde per facilitare l’ingresso
hoc assunti nel passato sono stati criticabili, come nel nostro Paese dei profughi. Nessun intervento
si è visto, per la loro inevitabile carattere generico diretto a sottrarre i medesimi profughi dalle grinfie
ed incerto, in taluni casi si è comunque trattato di del mercato clandestino venne attuato. Il ponte
disposizioni, come la L. 390/92, aventi rango di aereo attuato con la Macedonia e il trasporto di
legge. Nel caso dei provvedimenti di cui all’art. 20 oltre 6000 profughi a Comiso in Sicilia ebbe le
co. 1 del D.Lo 286/98 ci troviamo di fronte a dei caratteristiche di un’operazione straordinaria,
provvedimenti emanati dall’Esecutivo, senza richiesta a gran voce per alleggerire la pressione sui
alcun controllo da parte del Legislatore. campi profughi della Macedonia. Esso fu pertanto
un’operazione speciale che non si inserì all’interno
5.2. L’assunzione di provvedimenti specifici di una strategia organica e convinta.
di protezione temporanea fu assai tardiva da parte La circolare del Ministero dell’Interno del
del Governo, forse preoccupato di potere agire 27.05.99 dettante misure attuative del DPCM
favorendo, indirettamente, l’esodo dei rifugiati dal 12.05.99 limitò l’ambito dei beneficiari a coloro
Kosovo. In tutta la prima fase del conflitto, tra l’e- che, provenienti dalla Repubblica Federale di Ju-
state del 98 e la primavera 99 si dovette esclusiva- goslavia, erano entrati in Italia dopo il 26.03.99,
mente ricorrere, da parte di coloro che giungevano data di dichiarazione dello stato di emergenza. Si
in Italia in fuga da una situazione di violenza gene- ripropose in tale modo, quasi identico, l’atteggia-
ralizzata crescente, al normale iter di riconosci- mento che aveva ispirato la “limitazione tempora-
mento dello status di rifugiato. L’ordinanza del le” del 1991 esaminata precedentemente. Quasi
Presidente del Consiglio dei Ministri del 26.03.00 identici furono i problemi che tale limitazione sol-
dettò disposizioni urgenti per fronteggiare un’even- levò. Va amaramente notato che con la citata cir-
tuale eccezionale esodo delle popolazioni prove- colare del 27.05.99 l’Italia curiosamente poneva

141
Commissione per l’integrazione

l’inizio del conflitto non già alla sua presunta ori- stessa delegazione ACNUR in Italia, il Governo
gine (estate 98? fine 98? inizio 99) ma al momen- fece sapere di ritenere, nell’ambito della discrezio-
to stesso nel quale l’Italia riconosceva, con la cita- nalità concessagli dalla Legge, che non sussistesse-
ta ordinanza l’esistenza di una condizione di emer- ro più le ragioni che avevano indotto l’adozione di
genza (che si suppone quindi pre-esistesse al prov- provvedimenti atti a fronteggiare esodi di massa e
vedimento italico!) si affrettò a precisare che permaneva la validità
dell’attuale disciplina del diritto d’asilo, ovvero la
5.3. Con la cessazione del conflitto serbo- possibilità, per gli interessati, di inoltrare una spe-
albanese il Governo italiano si trovò del tutto inca- cifica e motivata istanza di riconoscimento dello
pace di affrontare il nuovo dramma che si consu- status di rifugiato. Tali tesi appare assai debole per
mò dopo la cessazione del conflitto: l’ondata di due ragioni: la prima perché essa si pose in con-
pulizia etnica che si abbatté, a partire dal giungo trasto con i fatti, ovvero con le dimensioni e le
99 (per perdurare fino ad oggi, autunno 2000) caratteristiche dell’arrivo dei rom in fuga dal
sulle minoranze non albanesi della regione, e tra Kosovo, situazione che configurava esattamente il
esse quella rom in particolare. Come documentato tipo di fenomeno di afflusso di massa di cui all’art.
dai periodici rapporti dell’UNHCR e da tutte le 20 del D.Lo 286/98. Sull’inconsistenza giuridica
più autorevoli fonti internazionali, i rom del della prima tesi v’è poco da aggiungere. La secon-
Kosovo furono vittime di una condizione di perse- da tesi (quella dell’uso del canale tradizionale del-
cuzione generalizzata che le forze multinazionali l’asilo) merita un’analisi più attenta. E’ noto che
di pace insediatesi nell’area solo parzialmente in Italia non esiste un sistema di tutela e di acco-
hanno potuto frenare. glienza capillarmente presente in tutto il territorio
Il 5.08.99 il Ministero dell’Interno provvide nazionale che permetta di orientare i richiedenti
ad emanare una circolare nella quale dichiara che asilo e di fornire loro protezione adeguata.
“essendo cessate le condizioni di guerra poste a Interventi e progetti messi in atto da associazioni
base della DPCM del 12.05.99, per quanto con - ed enti di tutela hanno avuto finora il carattere
cerne l’ingresso nel territorio dello stato tornano a sperimentale di progetti “pilota”. Quanto ai centri
trovare applicazione le ordinarie disposizioni…”; di prima accoglienza alle frontiere ideati “… al
“… ulteriori permessi di soggiorno per i motivi di fine di fornire informazioni ed assistenza agli stra -
cui all’art. 1 co.2 della DPCM in argomento non nieri che intendano presentare domanda di
potranno più essere rilasciati”. asilo…” (art. 11 co. 5 D.Lo 286/98) semplice-
Sotto il profilo giuridico appare del tutto mente non sono ancora stati istituiti.
illegittimo 11 che una semplice circolare possa com- Se aggiungiamo a tutto ciò la grande forza
portare la abrogazione di fatto delle parti più di impatto dei circuiti sociali e culturali di esclu-
importanti di un DPCM adottato il 12 maggio sione delle comunità rom (nonché quelli di auto-
dello stesso anno, a favore di tutti profughi prove- esclusione delle comunità stesse, tanto dannosi,
nienti dalle «zone di guerra dell’area balcanica», quanto comprensibili, perché frutto di sistemi
che non era mai stato revocato. antichi di difesa delle comunità stesse), allora
L’impianto culturale della circolare fu chia- dobbiamo concludere, per onestà intellettuale, che
rissimo: i rom sono rom e basta; non possono esse- il problema dell’afflusso dei profughi rom dal
re profughi. Lo stereotipo dello zingaro pericoloso, Kosovo non poteva essere realmente gestito attra-
ladro, sporco, riemerse, nell’estate 99, anche a verso le nomali procedure d’asilo vigenti in Italia.
livello istituzionale, in tutta la sua pervasività e Nei fatti ciò che avvenne è che l’area della
durezza. clandestinità dei profughi rom dal Kosovo si allar-
In risposta all’ondata di critiche che ne gò a macchia d’olio e a tutt’oggi il problema è
seguì, e la preoccupazione formale espressa dalla rimasto irrisolto.

11
Tale illegittimità fu chiaramente riconosciuta in quei pochi pronunciamenti giurisprudenziali che scaturirono dal rifiu-
to di rilascio di un pds per motivi umanitari, motivato dall’Amministrazione sulla base della citata circolare ministeriale. Tra tali
pronunciamenti vedasi tra i primi l’ordinanza del Pretore di Brindisi n. 1179/99 del 21.10.99.

142
Rom e Sinti: un‘integrazione possibile Italia ed Europa a confronto

5.4. Perdurando le condizioni di instabilità coloro che erano in grado di dimostrare un effetti-
politica e di diffusa insicurezza in Kosovo, dopo la vo e stabile inserimento nel tessuto socio-economi-
scadenza dei pds prevista per il 31.12.99, il sog- co italiano, e che pertanto potevano richiedere il
giorno in Italia di coloro che avevano beneficiato rilascio di un permesso di soggiorno ordinario “per
delle disposizioni di protezione temporanea venne lavoro” (DPCM art. 3 co. 4 e 5), sia coloro che
prorogato fino al 30.06.00 con DPCM del potevano dimostrare l’esistenza di gravi motivi che
31.12.99. Pari proroga ebbero le misure di assi- ne impediscano il rientro nelle zone di provenien-
stenza. za (DPCM art. 3 co, 2 e 3) La DPCM stabilì che
costoro potessero proporre, entro il 30.09.00 alla
5.5. Allo scadere del termine del 30.06.00 il Questura competente, istanza di rilascio di un per-
Governo italiano, in linea con l’approccio seguito messo di soggiorno per motivi umanitari, ai sensi
dagli altri stati dell’Unione Europea, non intese dell’art. 5 co. 6 del D.Lo 286/98. Il rilascio di
più rinnovare le misure straordinarie di protezione detto permesso venne però subordinato al parere
umanitaria. Tuttavia venne ricercata una soluzio- positivo da parte della Commissione centrale per il
ne che potesse da un lato permettere di stabilizza- riconoscimento dello status di rifugiato, interpella-
re il percorso di integrazione socio-economica ta su ogni caso specifico.
attuato da molti profughi (presenti oramai da più Le disposizioni del DPCM 18.09.00 appaio-
di un anno in Italia), dall’altra di riconoscere l’e- no nel complesso piuttosto equilibrate, ad ulterio-
sistenza assai numerosa di situazioni di impossibi- re conferma del fatto che l’Italia sia, in queste deli-
lità al rimpatrio nei territori di provenienza a cate materie, un paese dalle “molte luci e molte
causa del permanere di condizioni di grave insta- ombre”. Il Governo è apparso infatti conscio della
bilità e diffusa violenza nel Kosovo, soprattutto a necessità di procedere ad un programma di rim-
danno delle minoranze etniche. Si giunse così patri non forzato, e soprattutto di dovere conti-
all’emanazione del DPCM del 18.09.00. e alla cir- nuare a tutelare, dando applicazione all’art. 5 co 6
colare del Ministero dell’Interno dell’11.09.00 che del D.Lo 286/98 (non sempre applicato, come si è
ne anticipava in parte i contenuti. In essa si preci- avuto modo di vedere) le situazioni più delicate
sò che erano esclusi dai rimpatri (che venivano che potrebbero subire seri rischi in caso di rimpa-
comunque concepiti in termini di volontarietà) sia trio. Tra esse quella dei rom è la prevalente 12.

12
L’orientamento prudente del Governo italiano in materia di rimpatri ha trovato conferma nel documento emanato
dall’UMNIK (United Nations Interim Administration Missionin Kosovo) POLICY PAPER ON THE REPATRIATION OF KOSO-
VAR ALBANIANS, novembre 2000, che ha chiesto a tutti i Governi della UE di non procedere in alcun modo a rimpatri coatti
in Kosovo, almeno per tutto l’inverno 2000-2001, non potendo essere garantite le condizioni di sicurezza e di reinsedimento in
condizioni di dignità dei rientranti.

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Commissione per l’integrazione

144
Rom e Sinti: un‘integrazione possibile Italia ed Europa a confronto

TAVOLA ROTONDA
LA PAROLA AI POLITICI

Paolo Gambescia* risolvere alcuni problemi ed è un problema cultu-


rale, non dobbiamo nascondercelo, pena restare
ancora una volta o alla poesia o alle petizioni di
Q uesto è il primo convegno in Italia di
queste dimensioni ed era normale che si
facesse a Napoli, era normale perché – pur nelle
principio.
Per come l’ho vissuto, con l’esperienza di 35
difficoltà – questa è una città che è stato il luogo anni di cronista, è una questione così complessa
del distacco per moltissimi italiani che migravano, che trovare una sola ricetta o chiedere una sola
ed è stato anche il luogo dell’accoglienza per tanti cosa, a mio avviso sarebbe sbagliato.
che arrivavano. I tempi cambiano, ci sono proble- Prendiamo ad esempio la situazione di
mi nuovi, ma era giusto che si facesse a Napoli. Reggio Emilia, dove sono stati trovati i terreni,
La seconda cosa che voglio dire è che io sono sono state trovate le cascine e non si è risolto nulla;
di origine abruzzese e con gli zingari, con i rom ho ma era fatale, probabilmente, visto che forse è un
convissuto. Ci sono delle comunità rom fortissime, po’ difficile trasformare in agricoltori i rom.
per esempio sulla costa di Pescara, e non sono mai Eppure il progetto c’era, un progetto che sulla
stati un problema. Paradossalmente sono diventa- carta doveva funzionare. Sono stati convinti i vici-
ti un problema nel momento in cui quella città ha ni, ma non ha funzionato o ha funzionato molto
realizzato un progetto ed esiste ormai un intero parzialmente.
quartiere abitato da zingari che hanno lasciato le Non funziona a Pescara il quartiere Ran-
baracche, i prefabbricati, per case normali. Più citelli, non funziona a Reggio Emilia l’insediamen-
avanti dirò qualcosa a proposito della stanzialità, to rurale, non funziona a Roma il campo sosta,
della scuola, della salute, perché questi incontri allora ci deve essere qualcosa che dobbiamo inven-
vanno bene se poi ci diciamo tutto con franchezza. tarci tutti insieme, un progetto coordinato, qual-
Se invece facciamo della poesia – e qui di poesia che cosa di diverso. Dobbiamo inventare applican-
veramente ce ne è poca, viste le condizioni nelle do le norme internazionali, recependo tutto quello
quali spesso, anzi quasi sempre, vivono i nomadi – che viene prodotto – molti altri Paesi sono più
oppure solo delle questioni di principio, non ne avanti di noi – però inventandoci con fantasia ita-
usciamo. Dobbiamo avere i piedi per terra, e dis- lica qualcosa di diverso: continuo a pensare che sia
cutere in modo approfondito della questione anche impossibile che il problema sia costituito da 120-
rispetto alle differenti sensibilità della comunità 130 mila persone a fronte di 60 milioni di abitan-
nazionale, perché altrimenti veramente parliamo ti; non è possibile che 120 mila persone costitui-
soltanto di luoghi comuni. scano un problema.
Scusate la franchezza, ma sono abituato a Una società civile che non riesce a trovare
parlare così. Ho abitato a Roma per tanti anni: il una soluzione per 120 mila persone non è una
problema non è Rutelli. Rutelli riflette un modo di società civile, è una società arretrata. Ma dobbia-
vivere e pensare di interi quartieri, e non è vero mo tener conto degli umori, dei pregiudizi, delle
che è la gente che abita vicino ai campi che non si incapacità a capire e anche dei comportamenti dei
arrabbia, mentre è Rutelli che agita spauracchi. rom a volte.
Il problema esiste e ce lo dobbiamo dire, è Finisco facendo una piccola riflessione.
un problema di incapacità dell’Amministrazione a Laddove gli insediamenti ci sono stati, e anche

* Direttore del Mattino, moderatore.

145
Commissione per l’integrazione

dignitosi, non è vero che sono stati automatici: la Personalmente sono convinto che i problemi
marginalità è una cosa terribile, si chiami rom o che in Italia abbiamo relativamente alle fasce mar-
altro. Se sei marginale, finisci comunque in mano ginali non autoctone, quindi immigrati e nomadi,
ai poteri forti, nel caso specifico alla criminalità, a sono in Italia così difficili perché manca una poli-
chi può gestire gli stanziali, quelli che sono riusci- tica di sostegno reale alle fasce sociali emarginate.
ti a creare delle strutture in città, dove ci sono Quindi su questo terreno – e se andiamo a guar-
anche servizi, e non sono alieni ai meccanismi di dare le legislazioni europee siamo sicuramente più
degenerazione della società, anzi seguono esatta- arretrati – non è un caso che in Italia i maggiori
mente i flussi e i problemi delle organizzazioni problemi, le maggiori frizioni le incontriamo pro-
sociali e dei rapporti sociali: la droga, il furto. prio nei contesti di marginalità, e spesso siamo
Esaminiamolo complessivamente il proble- costretti a parlare di guerre tra poveri. Molti inter-
ma e cerchiamo di dare delle risposte giuridiche, venti su queste fasce deboli o debolissime sono
sociali, ma che contengano un minimo di fantasia, problematici per l’assenza di politiche significative
senza ripetere pedissequamente sempre gli stessi nei confronti di quell’area di emarginazione che
modelli ai quali ci siamo affezionati. Il mondo nel vive all’interno delle nostre città, nelle periferie.
frattempo è cambiato. Quaranta-cinquanta anni L’esperienza che ho fatto specificamente sulla que-
fa non ci dovevamo scontrare con il problema stione dei rom e dei sinti nella nostra provincia è
della droga, dei traffici illegali, della prostituzione. da questo punto di vista emblematica, siamo in
Il problema dei rom, dei nomadi, lo dobbiamo grande difficoltà proprio per questa ragione.
affrontare in un’ottica diversa: non c’erano i pro- La ricostruzione che qui è stata fatta dei
fughi che ci sono adesso, non ci sono i senza pas- fatti di Scampia è abbastanza fedele, ed è stata
saporto che ci sono adesso, non ci sono situazioni fatta da chi ha vissuto direttamente questi episodi,
di guerra che determinano flussi migratori, come anche se ci sono ancora molti punti oscuri. Subito
quelli che l’Italia ha dovuto registrare. Inven- dopo si è posto il problema di affrontare sia la si-
tiamoci qualcosa, lavoriamo a costruire un nuovo stemazione dei rom insediati nell’area di Scampia,
percorso; questo è il mio invito – e lo rivolgo anche sia degli altri insediamenti esistenti all’interno
a me stesso, che spesso nel mondo dell’informazio- della nostra provincia di cui i più significativi sono
ne sono vittima anch’io dei luoghi comuni. quelli di Ivano e Giuliano, sia in termini numerici,
sia in termini di impatto territoriale. Entrambi gli
insediamenti sono all’interno di aree di sviluppo
Amato Lamberti* industriale ed è difficile intervenire su queste aree
per favorirne lo sviluppo come programmato.

S ono state dette qui cose molto interes-


santi, la maggior parte delle quali mi
trovano consenziente. Ma vorrei parlare di que-
Sono aree in cui è difficile fare arrivare industrie
perché in gran parte occupate da insediamenti
rom, ed è difficile anche trattenere le industrie già
stioni napoletane, visto che sono l’unica istituzio- presenti, con un doppio effetto negativo.
ne amministrativa presente. Ora, anche se la provincia da un punto di
Sono, come posizione politica, in contrasto vista amministrativo non ha alcuna competenza su
con una parte della stessa forza politica a cui queste materie perché la legislazione italiana è
appartengo, i Verdi: sono quindi abbastanza isola- molto rigida, la latitanza delle Amministrazioni
to, anche se all’interno di molti partiti della sini- comunali, anzi – devo dire di più – un atteggia-
stra c’è una componente che sostiene una acco- mento di ostilità e il diffondersi di interventi o
glienza senza paletti sostenuta da una legge sem- richieste di interventi puramente repressivi mi
plice che assicuri a tutti piena agibilità sociale. hanno convinto che forse era il caso di assumere
Dico a tutti, compresi gli esclusi autoctoni, e almeno una funzione di coordinamento, anche nei
mi fa piacere che anche il direttore Gambescia confronti della Prefettura che poi è l’altro sogget-
abbia tenuto presente questo aspetto. to che interviene per ragioni di ordine pubblico.

* Presidente della Provincia di Napoli.

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Rom e Sinti: un‘integrazione possibile Italia ed Europa a confronto

Tra l’altro mi sembrava anche interessante Un’ultima cosa: abbiamo fatto anche un
la proposta di utilizzare i terreni e le abitazioni censimento di abitazioni disponibili, non solo ter-
confiscate alla criminalità organizzata: sul nostro reni, anche palazzi, appartamenti, e non c’è gran-
territorio ce ne sono molte, anche se non abbiamo de disponibilità al momento, tranne su alcune
un censimento puntuale. Molte di queste aree han- situazioni periferiche, marginali. È chiaro che sul
no già le infrastrutture, elettricità, acqua, fogne, e territorio ci sono anche i problemi dei senza tetto
in qualche caso sono insediamenti industriali. locali, ed allora proporre di dare la casa – perché
Il risultato è stato un disastro perché ci è possibile farlo – ai rom fa scattare richieste ana-
siamo trovati di fronte a una ostilità irrazionale, loghe da parte di soggetti che hanno esigenze dello
emotiva, violenta, anche laddove non ce lo sarem- stesso tipo, in qualche caso – secondo loro – raf-
mo mai aspettati. forzate dal fatto dell’appartenenza.
È stata una sorpresa anche per noi, pur
avendo scelto aree che appartenevano a territori
governati dal centrosinistra. Luigi Lusi*
Nonostante questo abbiamo visto sindaci in
prima fila a difendere queste aree, sto parlando di
aree confiscate alla camorra, in qualche caso di-
fendendole insieme con i camorristi proprietari
D alla fine di marzo del 1999 abbiamo
cambiato completamente a Roma la
linea di intervento per quanto riguarda i rom, i
che erano stati espropriati. sinti, e le popolazioni nomadi.
E così queste piccole carovane partivano per Abbiamo ragionato su due dati di fatto.
un luogo di speranza, tra l’altro attrezzato, fug- Primo: nei cosiddetti campi, abbiamo più di 6000
gendo da situazioni di grande complessità, ma persone, più 2000-3000 in giro per la città in con-
spesso vi arrivavano e tornavano indietro di fron- dizioni – grazie a Dio – decisamente migliori, e
te a minacce anche peggiori. grazie a loro soprattutto. Secondo: i campi sono
Devo dire che l’esperienza è servita almeno a una vergogna vivente inaccettabile per un paese
rimodulare gli interventi, abbiamo capito che c’e- che va verso il terzo millennio.
ra bisogno prima di acquisire il consenso di questi Quanto al primo, la politica dei campi è
amministratori e che non si poteva darlo per scon- assolutamente inadeguata e scorretta: mi fa piace-
tato perché magari erano vicini alla sinistra. re che qualcuno dica che bisogna rispettare chi
Esiste dunque questo tavolo, praticamente vuole stare nei campi, vorrei però che provasse a
permanente, in cui faticosamente stiamo raggiun- viverci per vedere se stanno veramente bene.
gendo il risultato di trovare delle disponibilità e di Il passaggio obbligato è stato che d’ora in
elaborare un progetto di insediamento tipo che poi non si fanno più campi, ma si fanno villaggi
tenga insieme rispetto dell’identità, miglioramento con urbanizzazioni primarie: acqua, luce, gas e
delle condizioni di vita, facilitazioni all’inserimen- prefabbricati, moduli abitativi che qualcuno ieri
to scolastico, sociale e lavorativo. Forse siamo vici- ha disdegnato, 33 metri quadrati, tre vani per 5-6
ni ad una proposta di soluzione: la Regione Cam- persone, più un bagno autonomo. Se questo per
pania ha messo a disposizione una quota di finan- alcuni di voi è disdicevole, bisogna ricordarsi cosa
ziamenti che renderebbero possibili immediata- erano prima Casilino 700, Savini, Salone o altre
mente questi interventi e sono convinto che se situazioni terribili.
riusciamo a realizzare almeno due esperimenti di Credo che l’amministrazione di un ente
questo tipo potremmo modificare in maniera radi- locale debba tener conto di un dato: che essa nasce
cale anche l’atteggiamento su alcuni di questi ter- da un voto politico che crea una coalizione. La
ritori. politica – l’ho imparato a mie spese – è innanzi-
Il dato di fondo è che c’è bisogno di grande tutto realismo, allora l’amministrazione deve esse-
lavoro, e che la cultura dei diritti umani e civili re in grado di tradurre i progetti all’interno di una
non ha ancora radici sul nostro territorio. realtà territoriale in cui siano accolti e non respin-

* Delegato del Sindaco di Roma per i Campi rom.

147
Commissione per l’integrazione

ti. Questo vuol dire che l’amministrazione ha sba- sento bruciare la terra sotto i piedi e ho il terrore
gliato nella seconda metà del ’99 a dire dove dove- che l’arrivo dell’estate porti la morte di qualche
vano sorgere questi campi, tale era l’ansia e l’an- altro bambino dentro i campi nomadi. Come
goscia di dover indicare come risolvere il problema amministrazione comunale siamo impegnati a rea-
drammatico, ad esempio, di Casilino 700. La lizzare questi villaggi il più presto possibile, perché
maggior parte della gente – sinistra, centro o de- più ne tolgo da questi campi e meglio è.
stra – e la maggior parte dei partiti – sinistra, cen- Sono d’accordo con molti che hanno soste-
tro o destra – sulla realtà territoriale non è assolu- nuto qui che la politica vera è quella della casa,
tamente in grado di difendere la posizione dell’in- non quella delle roulotte o dei prefabbricati, o che
serimento su un dato territorio di una nuova co- la politica vera è quella non dell’integrazione, ma
munità nomade, di un nuovo villaggio per quanto dell’interazione, di un processo di interazione non
attrezzato. conflittuale che salvaguardi l’integrità e la dignità
Nessuno è stato in grado di difenderlo, della persona. È proprio su questo che ci stiamo
anche nella mitica circoscrizione guidata da un muovendo.
presidente di Rifondazione comunista, una donna Come amministrazioni locali, con bilanci
splendida, la sinistra e non il centro, e non la estremamente ristretti, dobbiamo trovare la solu-
destra, si è spaccata in tre, non riuscendo a difen- zione migliore per toglierle queste persone dalle
dere una posizione assolutamente difendibile, un realtà tremende nelle quali vivono.
villaggio perfetto in un luogo naturisticamente ec- Credo che per la politica delle parole sia or-
cezionale che non dava fastidio a nessuno. Perché mai un po’ tardi, e che per di più siamo di fronte
il problema di Roma è che i villaggi non devono a un problema di cui non parliamo, l’imminente
stare troppo vicino alle persone o troppo vicino ai spostamento a destra dell’asse politico in varie
centri abitati, o all’interno del Raccordo anulare: realtà locali, regionali e nazionali, di cui forse non
tutta una serie di limiti assurdi, ma che esistono in ci si rende ben conto.
una macroscopica realtà come quella romana. Lì Non è una novità che la maggioranza di
non dava fastidio a nessuno, ma si è detto che questo paese sia a destra. Nel ’96 è nato un gover-
erano troppo isolati, pur di non far fare quel vil- no di centrosinistra, ma voi tutti sapete che la
laggio che era perfetto. maggioranza dei voti era per il centrodestra. Al-
Questo è un dato, sui dati la politica deve lora perché non rendersi conto che i partiti, le Am-
poi trarre delle conseguenze. ministrazioni che rappresentano coalizioni di par-
E allora abbiamo scelto di cominciare a titi, devono alla fine ragionare in termini politici e
svuotare la realtà più deprimente e disgregata, di consenso, senza mutuare completamente gli slo-
quella del campo del Casilino 700, dove erano gan della destra, ma rendendosi conto che il pro-
presenti 1456 persone alla fine del marzo ’99. blema della sicurezza è un problema che non può
Abbiamo cominciato col dare una casa, non in essere dimenticato.
muratura, in prefabbricato, a 256 persone: è il E il problema della sicurezza può essere
campo di Salviati 2; ne apriremo un altro alla fine visto in questo modo: a) è falso che i nomadi siano
di luglio per altrettante persone in quel di Tor dei tutti delinquenti; b) è vero che c’è una minoranza
Cenci, che sarà il campo migliore non d’Italia, ma estremamente organizzata che appartiene al 5-7%
d’Europa; ne apriremo un altro a novembre, un – dati statistici di Roma, non nazionali – che inve-
altro è stato finito di predisporre in questi giorni e ce opera in strutture di delinquenza organizzata;
il quinto verrà aperto sicuramente a Villa c) è vero che esiste una struttura che viaggia tra il
Gordiani, probabilmente entro la fine dell’anno. In 25 ed il 30% che lavora nella cosiddetta microcri-
sostanza apriremo 5 villaggi per 1300 persone a minalità che gli serve per vivere, sono d’accordo,
Roma entro il 2000. ma è microcriminalità.
Credo che questo sia un grande risultato, e In questa condizione di microcriminalità il
che togliere da certi posti i nomadi, dove vivono in sentimento collettivo è di rigetto, non di giustifica-
condizioni tremende, sia un dovere per la pubbli- zione o di disprezzo.
ca amministrazione. Quando diciamo che “anche il ladro ha di-
Viviamo un’emergenza giornaliera: io mi ritto a una casa”, io rispondo che a fronte di pochi

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Rom e Sinti: un‘integrazione possibile Italia ed Europa a confronto

ladri e tanta gente onesta tra i nomadi, tra i rom, far finta di niente ed è falso, è illusorio, è ridicolo,
chi prima ha diritto a una casa non è il ladro, ma è minimalista non porsi il problema di dare una
è chi non lo è, e questa è una distinzione che gli risposta.
amministratori locali devono fare, quando non Laddove abbiamo problemi di minori, di
hanno soldi per coprire integralmente tutte le maggiori, di identificazioni dei responsabili, non
domande che provengono dai soggetti all’interno sono io che devo decidere il tale responsabile va
dei campi oggi. via, gli altri rimangono, perché io non sono il
Dette queste cose, senza un grande appro- Tribunale dei minorenni che posso dividere i figli
fondimento culturale perché abbiamo pochissimo dai loro genitori, e abbiamo, invece, la responsabi-
tempo, io penso che non analizziamo a fondo la lità di dire: le attività che delinquono sui campi del
questione di come la realtà dei rom, degli zingari, Comune di Roma non si possono seguire.
dei nomadi in genere viene vissuta dalle Ammini- A questo dobbiamo dare una risposta.
strazioni dello Stato.
Più di uno ha detto ieri attaccando il
Comune di Roma – a mio parere in alcuni casi Gianluca Borghi*
impropriamente – che noi avremmo agito con bru-
talità e altre cose tremende. Laddove noi abbiamo
chiesto come Comune di Roma alla polizia giudi-
ziaria di andare a colpire fenomeni di malavita
H o avuto nei cinque anni passati la re-
sponsabilità delle politiche sociali in
Emilia Romagna e questa delega mi è stata ricon-
organizzata – parlo del traffico di armi all’Arco di fermata il mese scorso. Inevitabilmente, quindi, ho
Travertino, dello spaccio di stupefacenti, di pedo- incrociato dal ’95 ad oggi anche questo problema.
filia e di racket della prostituzione di Candoni, Il moderatore e l’ultimo intervento hanno
parlo delle operazioni stracontrollate che sono posto in termini reali quello che è il sentire diffuso
dentro Salone dove c’è una mafia di rumeni orga- assolutamente trasversale alle forze politiche e ai
nizzati che sta gestendo un traffico che viaggia nel ceti sociali rispetto alla presenza e alla convivenza
triangolo malavitoso di Torvaianica, Pomezia e con sinti e rom sul nostro territorio.
Roma Sud, e i magistrati conoscono bene cosa In Emilia Romagna non c’è più una omoge-
significa questo, una nuova organizzazione mafio- neità politica, come ben sapete, e tre dei nove
sa che si avvale di persone che vengono comuni capoluogo sono governati da coalizioni di
dall’Albania e dalla Romania per lavorare in loco centrodestra. Ma il punto è che non solo in quei
– era perché queste iniziative non le può prendere comuni abbiamo grandissime difficoltà nella rea-
il Comune di Roma. lizzazione di campi sosta. Devo dire poi che la
Non mi si può venire a dire: “voi colpite il legge regionale che dall’88 finanzia e sostiene la
responsabile e lasciate perdere gli altri”, perché realizzazione di campi o di aree di transito vede
viviamo in un paese in cui vige la pluralità degli molto spesso residui di bilancio, unico caso nel
ordinamenti giuridici; noi rispondiamo per la bilancio dell’Emilia Romagna, e io penso che sia
competenza del Comune di Roma, la magistratura sostanzialmente diffuso un grado di intolleranza
per l’ordinamento giudiziario, la polizia, i carabi- rispetto alla convivenza con sinti e con rom.
nieri e la guardia di finanza per le loro competen- Io non entro nel merito, molti meglio di me
ze, ognuno ha le sue responsabilità. lo hanno fatto prima, del perché questo stia acca-
Noi abbiamo la responsabilità di dare rispo- dendo, ma questa è la realtà. È la realtà di Reggio
sta su come utilizziamo i soldi pubblici, di come Emilia ad esempio, dove, con un’amministrazione
utilizziamo i beni patrimoniali dell’Amministra- che tenta di fare cose buone in questo campo e
zione. Tanto per essere estremamente chiari – sa- anche in altri e che è impegnata nel sociale, per la
pendo che apparirò provocatorio – se in un campo localizzazione di un’area c’è stata una richiesta di
di 40 persone i carabinieri trovano nel novembre referendum popolare respinta dal Comune, richie-
’99 armi e munizioni da guerra, noi non possiamo sta trasversale alle forze politiche (anche

* Assessore alle Politiche Sociali della Regione Emilia Romagna.

149
Commissione per l’integrazione

Rifondazione comunista ha osteggiato il campo magna, ne ricordo solo uno: la metà delle comuni-
nomadi) e quindi due soli partiti, i Ds e i Popolari, tà è formata da minori, e questo dà il segno dello
hanno sostenuto comunque quella scelta. straordinario lavoro che è necessario fare anche e
Il sindaco Antonella Spaggiari mi diceva: soprattutto in ambito scolastico.
“noi sui nomadi dobbiamo fare le cose, ma non Abbiamo tentato nel ’98 di censire non sol-
dobbiamo dirle”. tanto i campi sosta dell’Emilia Romagna, che sono
Io non so se sia giusto o sbagliato, però è 40, ma anche le loro richieste: migliori condizioni
indicativo: fare, lavorare, investire, impegnarsi in dell’area di sosta, possibilità di inserimento lavo-
integrazione, mediazioni, informazione, etc., etc., rativo, assistenza per la richiesta di documenti,
va bene, ma cerchiamo di non sollecitare il dibat- possibilità di avere alloggi veri sia nell’area che
tito e il confronto politico su questo tema perché è fuori. Queste sono le richieste che più frequente-
un tema sul quale comunque le Amministrazioni mente provengono dai 2.500-3.000 cittadini rom
che vogliono fare non riescono comunque ad otte- e sinti della nostra regione.
nere consenso. La nostra strategia è semplice, non so nem-
Poi ci sono gli eccessi, ci sono cose insosteni- meno se sia una strategia. Stiamo tentando empi-
bili e sciocche, come è avvenuto ultimamente con ricamente di spostare qualche volta da una parte e
un’Amministrazione del centrosinistra, Rimini, qualche volta dall’altra i limiti, gli ambiti del
dove hanno proposto un vero e proprio assegno di nostro intervento, sapendo che comunque in que-
buonuscita alle famiglie rom che lasciassero il sta materia non c’è nulla che ci aiuti nella legisla-
campo, andassero fuori del Comune di Rimini, zione nazionale; le Regioni e i Comuni si sono
quindi si trasferissero possibilmente in Veneto. dovuti – giustamente forse – responsabilizzare, ma
Pensate se il Veneto facesse altrettanto con i loro, il fatto che in molte Regioni di questo Paese non
con i cittadini veneti rom e sinti che vivono nei siano presenti leggi regionali a sostegno di queste
campi, raddoppiandogli magari la cifra e dicendo- politiche è un fatto molto importante ed evidente-
gli: “andate in Emilia Romagna”. mente negativo. Mi pare irrealistico che nei prossi-
Questo è il clima: è difficilissimo. Se non ci mi dieci mesi di legislatura vada avanti un’inizia-
fossero Opera nomadi e Caritas, noi i problemi tiva parlamentare, una legge nazionale. È eviden-
non li conosceremmo, noi i problemi non li risol- te che non ci si riuscirà, non si farà mai. Però que-
veremmo, ammesso che li stiamo risolvendo, ma sto è un dato importante: per l’istituzione statale il
mai come in questo caso la presenza di associazio- tema “comunità nomadi” è soltanto un tema di
ni come quelle che ho citato è necessaria e stimo- ordine pubblico. Quello che stiamo prospettando
lante ed è anche utile provocazione alla inazione noi è di andare al superamento delle aree di sosta;
dei governi locali o delle Amministrazioni regiona- anche in Emilia Romagna, non dico tutte, ma
li. Penso però, che anche nel difendere i diritti – molte aree sosta sono in condizioni assolutamente
quasi sempre calpestati anche dalle Istituzioni – inaccettabili.
dei cittadini rom e sinti sia utile non dimenticarci Investire allora sulle nuove generazioni,
mai che dobbiamo dirla tutta, che dobbiamo esse- favorire per quanto possibile l’integrazione scola-
re in grado di non nasconderci nulla. stica, la mediazione all’interno ed all’esterno dei
L’autorganizzazione o la responsabilizzazio- campi, ecco la strada. Ieri il documento illustrato
ne anche rispetto alle istituzioni delle comunità da Argiropoulos parlava di un successo ottenuto a
rom e sinti è un passaggio fondamentale. Mi ha Bologna in un particolarissimo settore, quello della
colpito l’affermazione di uno dei più riconosciuti formazione professionale, e questo dimostra che è
rappresentati della comunità rom di Reggio che possibile fare qualcosa. E per quanto riguarda il
qualche mese fa diceva: faremo osservazioni al superamento dei campi, abbiamo già a partire dal
piano regolatore generale della città di Reggio per- bando dello scorso anno, posto come limite massi-
ché vogliamo poter dire la nostra, vogliamo poter mo quello dei 60 posti e quello di 20 posti per le
dire cosa per noi dovrebbe fare la città per dare localizzazioni nei Comuni inferiori ai 20 mila abi-
anche a noi delle opportunità. Questo è un fatto tanti, prevedendo aree a destinazione particolare
nuovo, importante e straordinario. con la partecipazione per la prima volta anche in
Tralascio i dati della realtà dell’Emilia Ro- termini monetari dei rom e dei sinti in cambio

150
Rom e Sinti: un‘integrazione possibile Italia ed Europa a confronto

della cessione del diritto di superficie. re generale che pregherei anche i miei interlocuto-
Il bando scadrà tra un mese. Abbiamo mes- ri di non ridurre in qualche modo ad un problema
so a disposizione risorse abbastanza significative di real politik: i problemi sono più complessi, la
come Regione Emilia Romagna, spero che gli enti realtà si può trasformare, e non è vero che va sem-
locali vorranno e sapranno cogliere questa oppor- pre tutto bene alla gente e le persone sono tutte
tunità che potrebbe transitoriamente dare segnali così reazionarie.
importanti verso il superamento della logica dei A Roma, al campo del Casilino, sono avve-
campi. Spero che anche di qui potremmo passare nute cose che dal mio punto di vista di giurista
per consegnare condizioni di vita degne di questo democratico sono agghiaccianti, con espulsioni
nome ai cittadini rom e sinti. indiscriminate terribili. Mi sono permesso di inter-
Spesso a Modena ho sentito dire: “la mag- venire ad alcune assemblee e di essere firmatario
gioranza dei sinti presenti ha cittadinanza mode- di uno degli appelli di Magistratura democratica.
nese da molto più tempo di molti modenesi maga- Quando un bambino che era nato a Roma, che
ri migrati dal Sud Italia”. Dunque dobbiamo faceva la scuola media a Roma, che giocava nei
andare avanti su questa strada. “boys” della Roma è stato espulso e mandato in
Bosnia, tutto il quartiere, io ero presente, è sceso a
fianco del bambino. Quindi si possono a volte con
Giovanni Russo Spena* una volontà collettiva cambiare le cose.
Certo, è difficile e ci vuole progettualità. Al-

C redo sia bene restare sui temi accennati


da Gambescia, anche perché il governo
su alcuni punti deve dare delle risposte, perché è
lora pongo alcune domande da parlamentare al
governo, assumendomi la mia responsabilità di
parlamentare per una iniziativa anche quotidiana
la politica che deve dare delle risposte. sui temi che sono stati posti stamattina.
Noi abbiamo un Parlamento italiano in cui Cosa fa il governo italiano – questo dobbia-
siedono parlamentari come Borghezio, che va a mo saperlo, ma dobbiamo saperlo entro pochissi-
spruzzare le carrozze dei treni in cui viaggiano gli mi giorni, visto che c’è già un’interrogazione par-
immigrati e Gasparri, che potrebbe essere anche lamentare, del Partito popolare, dei Ds, dei Verdi,
un futuro ministro. È evidente che le sinistre, se di Rifondazione comunista, etc. – sul rimpatrio
non sanno recuperare questa grande capacità di forzato dei rom provenienti dal Kosovo e dai
utopia come realizzazione e trasformazione quoti- Balcani?
diana, e una grande progettualità finiscono auto- Dice Kusnel, dice il Responsabile Onu in
maticamente con l’essere risucchiate in una politi- Kosovo, che potrebbe essere una nuova catastrofe
ca di destra, in una logica di ordine pubblico. Non se la Svizzera, l’Italia e gli altri governi europei
c’è dubbio, perché la contraddizione è in seno al non risolvono questi problemi con la proroga o con
popolo, lo sappiamo benissimo. Lo sappiamo be- la conversione in permesso umanitario in Italia, ex
nissimo che Storace vince nelle borgate di Roma e articolo 5 della legge che tante volte abbiamo dis-
non vince nel centro democratico ed intellettuale, cusso.
sappiamo benissimo chi applica i falò a Roma e Cosa fa il governo entro il 30 giugno? Que-
quali sono le guerre tra i poveri. È una discussio- sto è un punto fondamentale considerando che
ne che abbiamo fatto a lungo, anche in termini non solo noi che siamo stati come partito contro
sindacali, parlando di mercato del lavoro. È chia- questa guerra, ma Kusnel stesso ritiene che in
ro che vi è guerra tra poveri quando mi metti in quella situazione vi sia ancora uno stato di guerra
concorrenza la fascia più bassa e debole del mer- e che la pulizia etnica sia oggi contro i serbi e con-
cato del lavoro, il semiproletario di Tor Bella tro i rom, anzi prima contro i rom e poi contro i
Monaca, con l’immigrato, che con la precarizza- serbi.
zione anche salariale prende lo stesso salario del Il governo si è impegnato a sottoscrivere la
giovane romano. Qui entrano problemi di caratte- Carta Europea delle lingue regionali o minoritarie,

* Senatore della Repubblica.

151
Commissione per l’integrazione

quella di Strasburgo del 5 novembre ’92, e, in sede gruppo che è importante anche per la crescita, l’e-
di ratifica, a includere la tutela della lingua e della ducazione collettiva e la protezione stessa dei gio-
cultura delle popolazioni rom, sinti e caminanti. vani. Essi non vengono sottratti così alle insidie
Qui parliamo, tra l’altro, di una lingua par- disgregatrici del territorio, dove sono a volte preda
lata da circa settantamila rom e sinti con cittadi- degli spacciatori di droga o della malavita orga-
nanza italiana e residenza in Italia, e vi è una sen- nizzata locale.
tenza del Tar dell’Emilia Romagna che li riconosce Questo è il punto fondamentale, bisogna
come minoranza etnico-linguistica ufficiale. ricostruire la famiglia in un senso moderno, e
Considerando che i figli di rom e sinti – dice l’or- credo che le responsabilità sono tutte nostre, della
dine del giorno approvato dal Parlamento – fre- politica italiana: si può fare molto, anche se il
quentano ormai in alcuni casi da 25 anni le scuo- cammino è difficile ed aspro.
le dello Stato italiano, e non c’è il riconoscimento
e l’insegnamento della loro lingua.
Io credo che il governo debba tener fede; io Aniello Di Nardo*
so cosa si pensa in giro di questo e non sono d’ac-
cordo da parlamentare e giurista, per me gli ordi-
ni del giorno non sono un pezzo di carta. V engo da Lisbona, dove si è parlato di
asilo politico e si è evidenziata una cosa:
è un problema che in questo momento non riguar-
Quando il governo, dopo una discussione di
tre mesi e mezzo, assemblee fatte in tutte le sedi da solo l’Italia, e va affrontato a livello europeo.
d’Italia, si impegna su un ordine del giorno così Risolverlo è una grossa responsabilità di tutta
preciso e articolato, non può poi cedere a una l’Europa.
spinta di destra – come successe per il voto ammi- Penso che uno Stato debba riconoscere a chi
nistrativo agli immigrati, anche se adesso sembra nel proprio paese ha acquisito dei diritti gli stessi
esserci una resipiscenza – e quindi si può anche diritti che riconosce ai suoi cittadini, per cui,
quando si parla di salute, di scuola o di lavoro,
tentare di forzare le situazioni politiche.
bisogna riconoscere a queste persone gli stessi
Il terzo punto era sulle abitazioni: anche io
diritti che si riconoscono ai cittadini italiani. Ma
penso che il nomadismo sia una grande favola
attenzione, bisogna capire anche che ci sono dei
metropolitana se guardiamo ai dati scientifici. La
doveri e delle regole che vanno rispettate.
ricerca di sedentarietà è molto forte, e vi sono
Questo governo nasce soprattutto con un
esperienze anche molto importanti, come quelle
problema all’ordine del giorno: la sicurezza dei
dell’Emilia Romagna. Ed è anche importante la nostri cittadini, e non solo degli italiani, ma dei
riflessione fatta subito dopo la morte di Alex ed rom, degli immigrati e anche di quelli che sono
Amanda Basic a Bologna da un gruppo di intellet- ancora clandestini. È una sicurezza che va ricono-
tuali tra cui Fo, Benigni, Guccini, Eco, Berio. sciuta a tutti e su questo il governo si sta impe-
Vorrei aggiungere che la trasformazione da campi gnando. Ma dobbiamo tener conto che le richieste
a villaggi deve essere un fatto accertato, ma questi di asilo stanno aumentando.
piccoli villaggi, forse di 35-40 persone, devono Si sta diffondendo un uso improprio dell’a-
riuscire a mantenere anche lo spirito e la cultura silo, a cui si ricorre quando si arriva in questo
delle differenze, del confronto, non integrazione paese e si cerca un alibi per restare, anche se noi
come assimilazione, salvando anche l’idea della siamo solo una frontiera d’Europa, e l’Italia è solo
famiglia, dello stare insieme, dell’aggregazione, un paese di transito prima di proseguire per gli
anche per evitare che i giovani si assimilino alla altri paesi del continente. Quello che è successo
vita dei territori suburbani o marginali verso i l’altro giorno in Belgio, con quei 58 cinesi trovati
quali li spingiamo. in un Tir, è indicativo. E anche le Commissioni,
Se non creiamo questi villaggi con una capa- attrezzate per esaminare 2.000 domande, si trova-
cità di aggregazione legata alla cultura propria di no ora a fronteggiare nei primi sei mesi del 2000
queste popolazioni, viene meno la protezione del circa 24.000 richieste di asilo, ed è difficile essere

* Sottosegretario al Ministero dell’Interno.

152
Rom e Sinti: un‘integrazione possibile Italia ed Europa a confronto

tempestivi nelle risposte. restano, che non sono 40.000, sono 4.800.
Per quanto riguarda la legge sull’asilo, credo
che nel giro di qualche mese riusciremo a farla
definitivamente approvare (al Senato è già stata
approvata e in Commissione sono stati approvati
degli emendamenti), ed è un impegno che oltre-
tutto abbiamo preso con gli altri paesi europei.
Quando dico che non è solo un problema
italiano, penso al ministro degli Interni inglese che
mi mostra dei numeri che raddoppiano quelli
nostri italiani e con i nostri stessi problemi riguar-
do alle risposte, penso alla Germania, che è la più
penalizzata perché la maggior parte delle persone
che vengono in Italia vogliono poi trasferirsi lì,
penso alla Svizzera dove pensano di aver risolto il
problema offrendo a queste persone dei soldi per
mandarli via, senza proprio portarne i casi nelle
Commissioni. Penso alle grosse difficoltà di tutti i
paesi europei che non hanno ancora una legge
comune: questo è l’impegno che ci siamo presi l’al-
tro giorno a Lisbona, un regolamento o una diret-
tiva europea che ci consentano di dare delle rispo-
ste immediate.
Questo perché dobbiamo garantire sicurezza
alla gente. Ho sentito parlare di tolleranza: pur-
troppo nel paese la tolleranza è diventata zero e,
quando sento parlare di guerre fra poveri, questo
è tristemente vero. È chiaro che noi dobbiamo por-
re un rimedio a questo, a tutela e a salvaguardia
non solo degli italiani, ma anche degli immigrati,
dei rom e di tutti coloro che stanno nel paese. La
sicurezza va garantita e, se nel Paese qualcuno ha
commesso dei reati, deve essere allontanato, que-
sto è quello che noi stiamo cercando di fare.
Non sono 30.000 i kosovari presenti che
devono essere allontanati. Russo Spena mi chiede-
va quale soluzione vuole dare questo governo alla
scadenza del 30 giugno. Le soluzioni sono tre: o si
rifà il decreto e si proroga, o si dice ai kosovari che
devono tornare al loro paese, oppure con termini
chiari e gradualità si riportano queste persone nelle
loro terre, dando loro anche delle risorse economi-
che per poter rientrare in patria, perché la maggior
parte di questi kosovari vogliono rientrare in patria
e questo mi risulta dalla Direzione generale dei
Servizi civili. Diamo a questa gente la possibilità,
con dei finanziamenti, di poter rientrare in patria e
poi gradualmente ci si interessa degli altri che

* Casa dei Diritti Sociali.

153
Commissione per l’integrazione

Manfred Bergman*
P remesso che la scelta dell’amministra-
zione comunale di Roma è quella a favo-

L e cito i dati del ministero dell’Interno:


34.300 sono le richieste di asilo presso le
questure; 8.000 sono i kosovari rintracciati dal
re dei più deboli e poveri, premesso che noi abbia-
mo 29 campi e alla fine di questo anno ne avremo
26, premesso che i campi sono un’indecenza che
ministero dell’Interno in Puglia; 7.000 sono i curdi va cancellata, tre proposte. La prima: spero di no,
sempre rintracciati dal ministero dell’Interno in ma ho tanto la sensazione che questo sia l’ultimo
Puglia; i permessi di soggiorno del ’99 per il rico- governo di centrosinistra per qualche anno,
noscimento di asilo politico, segnalati dal ministe- comunque siamo in fase di discussione del Dpf e
ro dell’Interno, sono 148; 17.918 permessi per pro- chiediamo ufficialmente, con una lettera al presi-
tezione temporanea del ’99, sempre dati del mini- dente Amato, di farsi promotore della richiesta di
stero dell’Interno, pubblicati anche su Internet. destinare direttamente agli enti locali e non alle
Io credo che ci sia bisogno di un maggiore regioni, perché non arriva una lira dalle regioni,
dialogo fra associazioni ed istituzioni per riflettere alla faccia del federalismo, all’interno del Dpf,
su questi dati. quindi nel prossimo bilancio preventivo 2001, uno
stanziamento su richiesta, non a tutti, per affrona-
tere questi problemi. Per quanto riguarda il
Aniello Di Nardo Comune di Roma la cifra richiesta è di 45 miliar-
di, che servono una tantum per alloggiare 4.700
persone che vivono nei campi.
È quello che noi ci stiamo impegnando a
fare, tant’è che io quotidianamente mi
sto incontrando con tutte le associazioni che si
Seconda richiesta: una direttiva del ministro
dell’Interno al capo del Dipartimento della Pub-
blica sicurezza e quindi ai questori, con indicazio-
interessano di questo per cercare di capire i pro-
ni per colpire le organizzazioni malavitose, non i
blemi e le esigenze di tutti e sto cercando di dare
ladruncoli del centro di Roma, con un’attenzione
anche delle risposte immediate a tutti.
privilegiata alle organizzazioni malavitose che o-
Per quanto riguarda il problema case, ave-
perano all’interno di alcuni campi, che sono po-
vamo ipotizzato di dare le case sequestrate alla
che, già quantificate intorno al 5-7% per quanto
criminalità organizzata sia ai rom che ad associa- riguarda il Comune di Roma, affinché questo at-
zioni, e sono veramente dispiaciuto quando sento tacco alla malavita organizzata tuteli la maggio-
dire dal presidente Lamberti che ci sarebbero stati ranza di persone oneste che vogliono vivere in
dei condizionamenti da parte delle amministrazio- santa pace.
ni comunali, addirittura con infiltrazioni della Ultima proposta: che il governo approvi con
malavita. Con le case tolte alle organizzazioni cri- la prossima Finanziaria una deroga alle leggi re-
minali noi possiamo già dare una piccola risposta, gionali esistenti, approvate prima del 1998 per
un segnale, cosa che stiamo cercando di fare con i quanto riguarda la realizzazione dei nuovi villaggi
centri di accoglienza temporanea: ne saranno con- o degli insediamenti per rom, sinti e nomadi in
segnati a settembre altri quattro, uno di questi a genere, perché sono tutte assolutamente inadegua-
Milano. te agli eventi che si sono prodotti negli ultimi cin-
Stiamo cercando di fare ciò che è possibile, que o sei anni.
con le difficoltà che quotidianamente stiamo tro-
vando, e purtroppo con i problemi che, ripeto, non
sono solo problemi dell’Italia, ma sono diventati Giovanni Russo Spena
problemi di tutta Europa.

Luigi Lusi
D evo dire che sono molto preoccupato, e
la mia impressione, dalle risposte del
governo che, rispetto anche ai governi precedenti,
rivelano in qualche modo un abbassamento del

* Comunità di Sant’Egidio.

154
Rom e Sinti: un‘integrazione possibile Italia ed Europa a confronto

livello, affermando la logica della sicurezza intesa


come ordine pubblico.
Faccio un esempio personale: ho bisticciato
M i dispiace di parlare in questo finale di
convegno, nella disattenzione generale,
perché vi avrei spiegato quante cose interessanti fa
a lungo, ma ho trattato a lungo con il sottosegre- la Comunità di S. Egidio, di cui faccio parte, spero
tario Maritati su una serie di questioni; ebbene però di accendervi qualche curiosità, e per il resto
oggi di quelle trattative, sulla Carta dei diritti abbiamo un sito Internet che potete consultare.
degli immigrati, ecc., non trovo più nulla. Vedo Ero partita per la mia riflessione da un’inte-
addirittura che non si sa più distinguere fra le grazione possibile. Mi ha colpito il fatto che il raz-
varie forme di asilo, le varie forme di immigrazio- zismo nei confronti degli zingari sia assolutamen-
ne, si mette tutto insieme. te un partito trasversale, e allora lavorare per l’in-
Credo, quindi, che il ruolo delle associazioni tegrazione – che è un diritto innanzitutto – signifi-
diventi enorme a questo punto. Bisogna che la ca lavorare a partire dagli italiani, dai residenti. E’
società civile organizzata abbia un ruolo da prota- quello che fa S. Egidio, che organizza in modo
gonista, tentando di portare soluzioni in qualche capillare nelle varie fasce della vita civile incontri
modo già strutturate. Il caso di Brescia è un esem- con gli italiani a tutti i livelli: adulti nei vari setto-
pio importante: strutture sindacali, immigrati che ri della vita civile, minori, adolescenti, alunni,
si autorganizzano, ecc. dove si spiega, dove si racconta e dove si cerca di
Il convegno di oggi è stato un esempio di trasmettere il valore e la ricchezza che i rom rap-
comunità e associazioni che si vedono, confronta- presentano.
no il loro punto di vista, si autorganizzano e, a Questa integrazione va sostenuta da scelte
questo punto, spingono il Parlamento con delle politiche, sulle quali non mi dilungo, che chiara-
proposte precise. mente sono un po’ impopolari, ma anche chiudere
una strada è impopolare! Sono delle piccole scelte
Gianluca Borghi di buon senso e politiche da fare, probabilmente
senza grande rumore. Non so chi diceva prima che
non se ne deve parlare: io sono del partito che non
L a presenza del ministro Livia Turco oggi
avrebbe probabilmente contemperato
l’intervento di ordine pubblico del sottosegretario,
se ne deve parlare. Però nello stesso tempo bisogna
costruire esattamente il contrario della tolleranza
nuovo, non è questa la politica del governo rispet- zero, bisogna costruire una coscienza di grande
to all’immigrazione: la 286 è legge dello Stato. tolleranza.
Al collaboratore del sindaco di Roma dico: S. Egidio lavora su questo. Bisogna assolu-
asteniamoci dal chiedere al Parlamento di approva- tamente lavorare per l’integrazione scolastica e a
re leggi che deroghino alle leggi regionali, perché, se livello abitativo, partendo dalla considerazione
cominciamo così, poi non si sa dove finiamo! che i rom non sono un tutt’uno, ma ognuno di loro
Speriamo, comunque, che ci sia o in questa vuole fare una cosa diversa nella vita, mentre noi
o nella prossima legislatura, qualunque sia l’esito ne parliamo come se fossimo a 20 o 30 anni fa. I
della tornata elettorale del 2001, un’attenzione del rom stanno cambiando sotto i nostri occhi, ma
Parlamento su questi temi, perché non dimenti- neppure noi, gli addetti ai lavori, ce ne accorgia-
chiamoci che non c’è mai stata, qualunque fosse la mo. La realtà è un’altra, molto più banale e con-
maggioranza dei governi in carica. Poniamoci creta, fatta di gente che ha crisi generazionali
questo obiettivo, poi le leggi regionali che ci sono (viva Dio!), crisi di qualsiasi tipo, i figli vogliono
teniamole, modifichiamole nelle regioni e non in fare cose diverse dai padri, come è sempre stato,
Parlamento. quindi mi sembra giusto innanzitutto metterci noi
in una situazione un po’ diversa. Speriamo che un
giorno non avranno più bisogno di intermediari, di
Serenella Chiappini* mediatori culturali, ma potranno accedere in
modo diretto, concreto e semplice come tutti i cit-

* Comitato per l’assegnazione di soluzioni abitative non ghetto per i rom.

155
Commissione per l’integrazione

tadini? Ci sono però rom che hanno un’espulsione, fermano i carabinieri, ti prendono la patente e
continuamente costretti a vagare da una parte fanno una discussione per niente.
all’altra ma presenti in Italia da 30 anni. Che fac- Noi non sappiamo più che cosa fare, voglia-
ciamo con questi? I bambini sono nati in Italia, mo solo i nostri diritti e non vogliamo che alcuni
che facciamo con questi bambini? La storia dell’e- pensino che non esistiamo, perché esistiamo e
breo errante? siamo sui territori di tutta Europa, anche in Italia.
Qui siamo pochi e nessuno ci pensa, mentre in
Europa ce ne sono ancora di più, per esempio in
Giovanni Zoppoli* Spagna ce ne sono più che in tutto il mondo.
Noi vogliamo che i nostri figli non crescano
I o chiedo di cedere la parola agli unici due
rom seadi di Napoli, presenti qui.
in un deserto, in un campo senza i bagni, senza
acqua e senza luce.
Io personalmente, in Kosovo, avevo una ca-
Sead Dobreva sa di tre piani, invece qui vivo in una roulotte in un
campo che non ha acqua, né luce, qualcuno forse
si lava ogni tre, quattro giorni, ogni settimana.
H o 18 anni, provengo dal Kosovo, sono
venuto qui nel ‘93 e sono un rom. Come
si sa, noi non abbiamo mai nessun diritto, stiamo
Gli italiani, ma anche gli europei, si devono
mettere in testa che noi non siamo animali!
vivendo da più di 15 anni a Scampia e viviamo Si è visto qui di che cosa si è parlato: la
senza acqua e senza luce, e gli italiani quando ci gente parla e non si rende conto di quello che dice,
guardano ci dicono: “andate a farvi una doccia, se ci conoscessero meglio, non ci giudicherebbero
perché puzzate!”. Gli italiani ci considerano come così, infatti noi che siamo del Kosovo non ce ne
se non esistessimo. possiamo andare, io morirei qui più che andare nel
Questa non è una cosa buona perché, 3, 4 Kosovo.
anni fa, sono morte 25 persone in un campo, tutti Perché quel signore è venuto a toccarci? Ha
di infezione, oppure perché avevano mangiato toccato tutti i miei parenti, noi siamo 50 nipoti,
dove mangiavano anche i topi. dove vogliono che andiamo? Noi non abbiamo
Noi viviamo in una situazione in cui non intenzione di andare da nessuna parte, stiamo qui
sappiamo più che cosa fare, vengono qualche volta e basta! Perché non ci danno un’area, senza spen-
anche gli italiani, ci picchiano, ma noi non faccia- dere una lira? Paghiamo tutto noi, compriamo noi
mo niente, non possiamo fare niente perché pen- le case e le mettiamo là, invece parlano di darci un
siamo ai nostri figli e ognuno ha 5 o 6 figli, e a po’ di soldi per mandarci via, non è giusto!
questo non pensa nessuno. Vorrei vedere se lui andasse a dormire, 5 o 6
Noi siamo una comunità rom zingara in giorni, anche una settimana, nel campo, senza
tutto il mondo a cui nessuno pensa e nessuno pen- acqua, senza luce, con i topi, lo vorrei vedere! Sai
serà, io credo questo. come scappa! Noi invece ci viviamo lì dentro e
Penso che noi rom siamo tutti scemi, in nessuno sa questa realtà.
quanto, dato che per tutto il mondo siamo più di Voglio dire un’ultima cosa: questi signori
200 milioni, se ci mettiamo tutti insieme avremo che scrivono libri sui rom come fanno a scriverli se
tutti i diritti che vogliamo. Invece qui vai in que- non sono rom, come fanno a parlare della nostra
stura a farti fare il permesso di soggiorno e ti realtà se non sono rom?
fanno aspettare 5 mesi, un anno.
Io sto facendo un corso di mediatore cultu-
rale da 6 mesi e poi dicono che gli zingari non Giovanni Zoppoli
vogliono andare a lavorare e vanno a rubare. È
logico che uno non va a lavorare per 500/600 mila
lire al mese se ha 5, 6 figli, come fa a mantenerli?
E poi il lavoro non esiste proprio e, se esiste, non
M i sembra che sia stato omesso un pic-
colo particolare rispetto alla situazione
di Napoli. A parte l’esperimento sociologico del
hai il permesso di soggiorno; se ti prendono da presidente Lamberti, che ha portato in giro per la
qualche parte, ti danno l’espulsione, oppure se ti provincia carovane di rom senza trovare una solu-

156
Rom e Sinti: un‘integrazione possibile Italia ed Europa a confronto

zione, ed è da allora, dagli incendi ad oggi che sta Davide Rovere


cercando queste piccole aree e ancora non c’è
riuscito, comunque è venuto qui a fare la sua bella
figura; a parte la solidarietà a distanza del mini-
stro Turco, del presidente Lamberti, del sottose-
P arlo per il gruppo dei sinti italiani, che è
affiliato al Comitato nazionale rom e
sinti, che è la prima realtà nazionale che si impo-
gretario, i quali sono stati 5 minuti e se ne sono ne di trattare con dei rom e sinti dal punto di vista
andati, e a parte una solidarietà a distanza delle dell’eliminazione della discriminazione.
circoscrizioni di Napoli che così hanno reagito alla Volevo accennare a una cosa di cui hanno
richiesta di accettare rom sul proprio territorio, parlato l’assessore Borghi e Lusi. Mi sembra di
mentre hanno fatto lettere con buoni sentimenti e capire: facciamo le cose, ma non diciamolo, perché
posizioni piene di buoni sentimenti, a parte questo altrimenti è peggio, perché la gente si ribella, per-
pensiamo che sia stato omesso un piccolo partico- ché la gente è cattiva e non ha cultura.
lare: a Napoli l’unica soluzione trovata, dopo 20 Io credo che la stampa sicuramente ha una
anni di permanenza dei rom sul territorio, quindi sua colpa, ma che anche gli amministratori hanno
di dimenticanza assoluta, i bambini rom hanno una qualche responsabilità riguardo al fatto che la
cominciato a 3 anni a vedere una scuola, ad esse- gente si comporta in questo modo. La cultura del-
re inseriti in un progetto per la scolarizzazione e ce l’amministratore, il fatto che sappia o no di cosa
ne vanno un centinaio su 400, con risultati vari.
parla, ed è assai raro, potrebbero essere di aiuto.
A parte questo, l’unica soluzione trovata dal
L’esempio del fatto che a volte parlare delle
punto di vista abitativo è un campo che mi sembra
cose può fare bene è questo comunicato brevissimo
sia completamente in contrasto con tutto quello
di Niugo De Barr che leggo: “A Modena è stata
che è stato detto in questi due giorni. Sta per esse-
approvata due giorni fa dal Consiglio comunale
re varato, si prevede l’apertura per il 15 luglio, ed
una delibera di tipo tecnico che costituisce un
ospiterà 800 rom: è situato dietro al carcere di
primo, necessario passo formale all’ottenimento
Secondigliano, lontano da qualsiasi via di comuni-
dei fondi regionali necessari per creare situazioni
cazione, perché non ci sono autobus, non c’è nes-
suna fermata, non si sa come donne e bambini abitative, dignitose e stabili, ad alcune famiglie
potranno integrarsi autonomamente con il resto allargate, ora confinate da 20 anni nel campo di
delle persone ed è tutto affidato ai progetti che Via Baccelliera a Modena. Lo consideriamo un
anche a noi hanno chiesto di mettere a punto, a grosso risultato politico, anche se ora si tratta di
noi associazioni napoletane. vigilare affinché non si verifichino inghippi nei
Sono stati spesi circa 4 miliardi e mezzo, ne successivi passaggi amministrativi, in particolare
sono stati stanziati 6 per la costruzione di questo affinché la promessa di ristrutturazione di Via
campo, da cui resteranno fuori circa 500 persone Baccelliera non ricrei in alcun modo la logica del
che non si sa che fine faranno, perché il presiden- campo.
te della circoscrizione è fermamente deciso a È stato possibile ottenere questo risultato,
sgombrarli e nessun’altra soluzione è stata varata anche se parziale, solo grazie all’attenzione degli
per questo, e noi siamo perfettamente d’accordo organi di informazione ed alla mobilitazione com-
con l’Opera Nomadi, in quanto è intollerabile movente di numerosi amici e compagni, a Modena
qualsiasi operazione di polizia. e fuori Modena. Vi ringraziamo anche a nome di
Per questa soluzione sono stati stanziati 4 tutti i sinti e vi invitiamo a continuare questa bat-
miliardi e mezzo, per una politica di ghettizzazio- taglia”.
ne bilanciata dall’ora d’aria concessa nelle varie Io mi occupo di queste cose dal ’96, e dal ‘96
progettualità integrate tra comune ed associazioni l’assessore Caldana promette le micro aree senza
per permettere a questi di uscire. dirlo a nessuno e non ce l’abbiamo mai fatta, ce
l’abbiamo fatta quest’anno perché siamo riusciti a
liberarci, e mi dispiace per l’Opera Nomadi, sezio-

* Advicer on Roma and Sinti issues, Ocsa Office for Democratic Institutions and Human Rights.

157
Commissione per l’integrazione

ne di Modena, e ad affrontare un dibattito durissi- intorno a Roma. La polizia è intervenuta nelle


mo sui giornali e in Consiglio comunale. Abbiamo prime ore della mattina dal momento che partiva
vinto in parte, ma abbiamo vinto perché abbiamo dal presupposto che fossero tutti criminali. Se lei
parlato! non ha ricevuto la lettera che è stata spedita al
Nicolaj Gheorghe* presidente, sono felice di dargliela. La lettera è
stata anche pubblicata su internet e saremmo
Ringrazio tutti voi perché ho imparato molto grati di una risposta pubblica e soprattutto
molto questa mattina. Ho due questioni da porre di una convalida delle nostre denunce in merito
al dott. Lusi. alle azioni criminali. Pur condividendo il suo
Una delle organizzazioni che sta difendendo punto di vista, credo sia necessario distinguere gli
i diritti dei rom in tutta Europa è l’European individui che commettono azioni criminali ed evi-
Rights Centre, con sede a Budapest. Tale organiz- tare la stigmatizzazione di interi gruppi. Questo è
zazione, il 30 maggio di quest’anno, ha inviato il principio che noi vogliamo difendere.
una lettera al Primo Ministro Amato a proposito La seconda questione riguarda il problema
delle incursioni della polizia nei campi nomadi dell’emergenza nell’ex-Iugoslavia. I rom kosovari

* Presidente della Commissione per le Politiche di Integrazione degli Immigrati.

158
Rom e Sinti: un‘integrazione possibile Italia ed Europa a confronto

hanno problemi particolari nel loro paese, e per petenti, per quel poco che noi contiamo.
alcuni di loro il Kosovo è un paese ostile.
Sappiamo che in alcuni luoghi i rom si sono già
ambientati nella nuova realtà, e stiamo incorag-
giando la costituzione di ONG e cercando un modo
per giungere ad una soluzione. La situazione però
è molto diversa da un luogo all’altro. Sarebbe irre-
sponsabile mandare indietro le persone nei luoghi
in cui non ci sono le condizioni per il loro ritorno.
Abbiamo fatto molta pressione sul governo mace-
done per estendere la proroga a poco meno di
5.000 rom, in un paese in cui vivono almeno
8.000 rom. Sapevamo che in Italia ci sono rifugia-
ti rom, ma non sapevamo che i problemi sono
diventati più gravi qui che in Macedonia. Io spero
che tra le soluzioni prospettate dai diversi rappre-
sentanti del Ministero dell’Interno, voi possiate
trovare un equilibrio. Il mio consiglio è di estende-
re il termine della tutela temporanea almeno per
altri sei mesi. Durante questo periodo noi cercere-
mo di valutare attentamente le condizioni di ritor-
no nei diversi luoghi; in carcere, per esempio, ci
sono migliori possibilità di ritorno.
Io metto spontaneamente a disposizione la
mia conoscenza e le informazioni raccolte dal-
l’OSCE, dall’alto Commissariato per i Rifugiati e
dal Consiglio d’Europa per trovare soluzioni indi-
viduali caso per caso piuttosto che soluzioni glo-
bali. Desidero informarvi che a Dicembre ci sarà
un incontro a Scopje sulle possibilità di accoglien-
za dei rifugiati rom del Kosovo, promosso dall’Alto
Commissariato per i Rifugiati, dal Consiglio d’Eu-
ropa e dall’OSCE. Sono felice di invitare tutti voi
a partecipare al dibattito per trovare una soluzio-
ne ai problemi dei rom e dei rifugiati del Kosovo
in questa prospettiva globale.
Giovanna Zincone*

V i ringrazio tutti, è veramente merito di


tutti quanti voi se questo convegno, per
lo meno per me, per quanto io ho potuto impara-
re, è riuscito.
Speriamo che abbia anche delle conseguen-
ze politiche, la Commissione si prepara a stendere
un documento che presenterà poi alle autorità
competenti, ma intanto, visto che c’è una grande
urgenza, io ho già scritto due righe a Livia Turco
sulla questione del rinnovo dei permessi di sog-
giorno, sulla loro conversione, e questo sarà fatto
immediatamente nei confronti delle autorità com-

159
Commissione per l’integrazione

DIBATTITO

Anna Maria Attanasio* anche indicando cosa può significare, sia nell’am-
bito dei principi che dal punto di vista organizza-
tivo, la presenza di diversità e di pluralismo cultu-
A vevo preparato degli appunti che non
seguirò adesso, perché sollecitata da
altre cose, innanzitutto dal fatto che io non posso
rale nelle scuole. La scuola attuale può essere fles-
sibile, se ha voglia di fare qualcosa per i rom ha un
dirvi che a livello nazionale ci sono tot alunni nelle progetto educativo di istituto nel quale inserire
scuole, quanti nella prima elementare e nelle clas- misure specifiche per questi bambini, e non mi si
si successive, non vi posso dire quanti passaggi ci venga a dire che non ci sono i soldi! Le zone a
sono tra una classe e l’altra, quante bocciature, rischio hanno tutte ricevuto i finanziamenti, come
quanti ritardi, ho solo qualche risultato che anche le zone che accolgono bambini stranieri.
l’Opera Nomadi, che è un grosso sostegno per tutti Non so che utilizzo ne abbiano fatto, ma lo sapre-
noi, ha potuto raccogliere, ma è troppo poco. mo fra un po’, quando avremo raccolto i risultati.
L’Ufficio statistico del ministero pubblicherà Altro discorso, invece, è quello della scola-
finalmente alla fine di quest’anno i dati statistici rizzazione e della frequenza. La scolarizzazione è
sulla popolazione rom, sinti, caminanti ecc. pre- estremamente importante, ma dobbiamo interro-
sente nelle scuole, con grosse difficoltà comunque, garci su quale scolarizzazione. Dovremmo usare il
perché sono le scuole stesse a non conoscere la pro- termine istruzione, perché le attese delle famiglie
venienza di questi bambini. Per esempio con la rom sono verso l’istruzione, non verso l’educazio-
vicenda della ex Jugoslavia, tutti quelli che vengo- ne. Mentre le nostre famiglie hanno delegato alla
no da lì per le scuole sono solo slavi, non c’è diffe- scuola l’educazione, i rom non lo hanno fatto an-
renza fra kosovari, bosniaci, ecc., e questo crea cora e non hanno intenzione di farlo: vogliono figli
problemi di analisi e di lettura della realtà per istruiti che sappiano fino ad un certo punto, per lo
poter adeguare gli interventi. meno conoscano gli strumenti della comunicazio-
Si parlava di una sottovalutazione del pro- ne stretta, della lettura e così via, perché serve,
cesso e in parte è vero perché è la società tutta perché è utile, perché i giostrai devono fare le pra-
intera che porta l’istituzione scolastica a sottova- tiche, devono farsi fare i conti dal commercialista,
lutarlo. Se domani una scuola rifiuta un bambino e se il figlio li sa fare è un risparmio. Ma dopo la
portatore di handicap, il giorno dopo la notizia scolarizzazione che facciamo? Questo è il nodo!
sarà su tutti i giornali, se una direzione didattica Le ragazze rom che si sono diplomate a Mi-
respinge 10 bambini rom, non ne sa niente nessu- lano oggi fanno le mediatrici culturali, il comune
no, questa è la differenza! Ci sarà sempre qualcu- ha provveduto a formarle e sono utilissime all’in-
no che commenterà: “hanno fatto bene a non terno della scuola; significa veramente avere una
prenderli a scuola, è la stessa scuola di mio nipote persona che è capace di creare quel tramite fra la
e non mi piacerebbe si ritrovasse in classe accanto scuola e l’esterno che è essenziale proprio nel caso
a dei bambini rom”. Questo è l’elemento che dei rom. Ed è un progetto da noi cofinanziato,
distingue i fenomeni e mette i rom nella zona di questo di Milano, un progetto europeo sulla for-
marginalità “più marginale”. mazione dei mediatori, così come altro progetto
Istituzione inadeguata, fino ad un certo europeo è quello dei caminanti di Noto dell’istru-
punto. Ci sono leggi, ci sono circolari che danno al zione a distanza, che è nato nella cittadina sicilia-
discorso sull’integrazione moltissimo spazio, na perché lì il sindaco si è impegnato in quel pro-

* Ministero della Pubblica Istruzione.

160
Rom e Sinti: un‘integrazione possibile Italia ed Europa a confronto

getto (aveva già lavorato con i caminanti), e per- prendo altri quattro alunni devo sdoppiare una
ché questi hanno capito che quel progetto era stato classe, non ce l’ho l’altra classe, non ho lo spazio,
fatto per loro, a loro vantaggio, e non era stato per cui non li posso prendere!”. A questo punto
fatto per dare un po’ di vernice a ciò che si fa abi- neanche il provveditore può intervenire, neanche il
tualmente a scuola. ministro.
Allora scolarizzazione va bene, ma bisogna Anche a Roma ci sono esempi di scuole pie-
creare la motivazione alla scolarizzazione. ne di bambini rom e di scuole che non ne hanno
La famiglia zingara deve sapere innanzitut- nessuno, perché quel direttore didattico ha detto:
to che la scuola non farà un processo di decultu- “no, non ho posto, non posso, devo smembrare le
rizzazione. È importante e deve essere chiaro nel classi, i libri di testo sono già stati comprati”. Lì
dialogo e nella comunicazione fra la scuola e i non c’è niente da fare, non c’è intervento della leg-
genitori, che devono sapere che la scuola serve a ge, non c’è niente, c’è solo tanto lavoro da fare sul
qualcosa, che c’è anche un’utilità nell’apprendere. territorio.
Il bambino rom è diverso, certo, ama gli Se però il Comune di Roma dà il cattivo
spazi perché ha sempre vissuto negli spazi, però il esempio, promuove la scolarizzazione e manda i
bambino rom è sporco. Voglio dirvi una cosa: pulmini con le docce e poi, di notte, va a Vicolo
quando mettiamo le lavatrici e le docce nelle scuo- Savini e porta via tutti, allora chi ci crede più alla
le, quando il bambino arriva e si lava, a lui noi scolarizzazione? Come si possono conciliare le due
insegniamo che l’igiene è importante e che a scuo- cose?
la bisogna venire puliti altrimenti si dà fastidio ai Dicevo prima che un punto di vista naziona-
compagni! Siamo molto crudi, perché questa è la le me lo sono costruito anche attraverso la colla-
realtà! Quel bambino ad un certo punto vi chiede- borazione con l’Opera Nomadi. Ho visto molte
cose interessanti, alcune un po’ meno perché sono,
rà: “ma quelli che sono rimasti al campo e che
senza saperlo, di tipo assimilatorio: esiste un’assi-
l’acqua non ce l’hanno questo dovere come lo
milazione dolce, un’assimilazione che passa attra-
assolvono?” Lavarsi diventa anche un diritto.
verso l’affetto, attraverso il rapporto gentile fra
Il giorno che noi saremo capaci di trovare
l’alunno e la scuola, come esistono anche altre spe-
una risposta a questa domanda, saremo molto
rimentazioni, magari di facciata, che lasciano le
avanti. Oggi la risposta non l’abbiamo. La scuola
cose come stanno.
agisce all’interno di un contenitore, cerca gli
Mi auguro che il lavoro fatto finora, e che è
agganci esterni, e là dove li trova aumenta la sco-
tanto, possa ancora crescere, e soprattutto che si
larizzazione, migliora la frequenza, come mai? crei coscienza sul territorio di questi problemi.
Evidentemente si creano le condizioni giuste.
Possiamo anche guardare con sospetto qualche
esperienza di questo tipo, ma rispetto all’utilità Manfred Bergman*
che rappresenta per il bambino rom possiamo solo
dire che è un’esperienza positiva. Numeri e problematiche della banca dati servizi
E questo è un dato di fatto: laddove c’è un rifugiati a giugno 2000.
intervento concordato fra i vari soggetti che inter-
vengono sulla vita delle comunità, di tipo econo-
mico, sociale, di comprensione culturale e così via,
N el verificare le condizioni di esclusione
urbana e di assistenza umanitaria dei
rifugiati e profughi considerati da Azione Comune
di rispetto della comunità nei confronti della nel 1999 (area balcanica) e nel 2000 (tutte le pro-
comunità degli altri, quando tutte queste condi- venienze), sono emersi dati approssimativi nazio-
zioni si verificano, allora anche il discorso della nali (Ministero dell’Interno, Acnur, tecnici locali
scolarizzazione funziona, se no è difficilissimo. dell’accoglienza), che vale la pena raccogliere in
Potremmo formare molti insegnanti, ma ci una tabella esplicativa sulle presenze, i flussi e i
sarà sempre il direttore didattico che dirà: “nella blocchi di accesso alla richiesta dell’asilo politico
mia scuola non c’è posto!”, dimostrandolo: “se io del 1999:

* Casa dei Diritti Sociali.

161
Commissione per l’integrazione

Rom kosovari rintracciati dal Ministero Dall’agosto 1999, in seguito ad un decreto


dell’Interno negli sbarchi pugliesi C.a 8.000 ministeriale oggetto di molte critiche, i Rom koso-
Curdi iracheni, Turchi, Iraniani,
vari vengono accolti in Puglia con l’intimazione di
Siriani sbarcati C.a 7.000
Richieste asilo 34.300 lasciare il territorio nazionale in 15 giorni. Tale
Richieste asilo esaminate in Commissione C.a 8.000 limite temporale viene recepito il più delle volte
Richieste asilo mai arrivate in Commissione con il termine improrogabile entro cui spostarsi
perché irreperibili al colloquio C.a 6.000 verso l’Europa settentrionale o entrare in condi-
Permessi di soggiorno per riconoscimento zioni di irregolarità nei campi nomadi italiani,
asilo politico 148
presso le famiglie di campi rom kosovari ivi pre-
P.S. protezione temporanea 17.918
P.S. Convenzione di Dublino 13.230 senti fin dalla fine degli anni ‘80 (n.b.: nel 1989
Rifugiati riconosciuti già presenti in Italia 22.900 scoppiano i primi conflitti etnici in Kosovo).Nei
Rom italiani e stranieri in Italia C.a 130.000 campi, dove sono presenti focolai di TBC, epatiti,
Curdi presenti in Italia C.a 500 dermatosi, queste famiglie ospitano i loro parenti
profughi, stringendosi dentro baracche senza ser-
Ne consegue che diverse migliaia di richie- vizi, nell’indifferenza di comuni, scuole, ASL, ope-
denti asilo non sono stati censiti ed accolti. I ratori di servizi di base e dell’asilo, ecc. Non aiu-
volontari locali si sono dovuti spesso dividere tra tano le difficoltà e i tempi del riconoscimento del-
la difesa degli insediamenti rom e degli irregolari, l’asilo da parte della Commissione centrale, in
regolari, regolarizzabili. L’inserimento alloggiativo contrasto con i comunicati di KFOR, OSCE e delle
(campi nomadi e CdA), lavorativo (al nero e in ONG più competenti in materia. Va considerato
regola), culturale (scuola, italiano), sanitario (vac- che in patria la maggior parte di queste famiglie di
cini, cure specifiche, prevenzione) etc. richiedono Rom, fino all’inasprirsi delle tensioni tra albanesi
in Italia gruppi di lavoro flessibili, in grado di spa- e serbi, viveva in case, mischiata ai contadini e ai
ziare dalla sensibilizzazione della popolazione cittadini kosovari. Queste persone non sono abi-
locale all’assistenza diretta, dalla gestione di lobby tuate alle durissime condizioni di vita dei campi
a collaborazioni e/o vertenze locali e nazionali. nomadi italiani, eppure desiderano rimanere a
All’interno dei quasi 1.000 posti letto che il causa dell’instabilità politica in Kosovo. Vanno
nostro progetto ha offerto in diversi piccoli centri regolarizzati inoltre quei rifugiati de facto entrati
di accoglienza sparsi in tutta Italia ai rifugiati del in Italia prima e dopo i bombardamenti.
Kosovo, abbiamo reso disponibili più della metà Gli enti locali, in assenza di direttive centra-
dei posti (618 al 10/11/99) per queste famiglie di lizzate, recepiscono il problema in termini di
rifugiati che avranno difficoltà a rimpatriare in aumento incontrollato di popolazione a rischio di
Kosovo in tempi brevi, medi o, come alcuni esper- devianza, anziché accoglienza dei profughi di un
ti e rifugiati dicono, mai. A questi vanno aggiunti esodo, accentuando il carattere repressivo delle
i Rom contattati attraverso i servizi trasversali di misure necessarie al mantenimento dell’ordine
azione comune che attualmente non sono stati pubblico. Il risultato è che molte persone che
presi in carico dal punto di vista alloggiativo, e si avrebbero diritto ad un permesso di soggiorno per
trovano soprattuttto in Sicilia (2.000) e in misura protezione umanitaria o per richiesta asilo, o cui
minore in Toscana, Lombardia, veneto, Puglia, andrebbe garantito l’accesso a cure mediche,
perlopiù in condizioni di irregolarità e di esclusio- all’ufficio di collocamento o alle scuole, o altri ser-
ne urbana. vizi diretti all’inclusione, ne rimangono escluse, o
La mancata presa in carico non riguarda vengono allontanate dal territorio.
solo i Rom kosovari ma comprende altre minoran- In fin dei conti, la mancata accoglienza e l’e-
ze «deboli». Le percentuali di stanzializzazione dei sclusione urbana dei rifugiati rom si è ripetuta con
profughi albanesi kosovari (3%) e di quelli curdi, i rom kosovari.
caucasici e iraniani sono ancora più basse per l’as- Mi occupo di rifugiati politici in Italia e ho
senza di parenti e comunità già residenti nel nostro notato una cosa: se andiamo a vedere bene l’An-
paese. Forse questo è il dato da assumere per l’ef- nuario dell’Alto Commissariato delle Nazioni Uni-
fettivo adempimento della Convenzione di te per i rifugiati del ’97, l’ultima edizione, trovia-
Dublino in termini di «accoglienza adeguata». mo le cifre di tutti i rom in Europa. Nell’edizione

162
Rom e Sinti: un‘integrazione possibile Italia ed Europa a confronto

italiana la cifra di tutti i rom in Europa manca mandati a tutti i responsabili, al primo ministro, ai
della quota dei rom esistenti in Italia. consiglieri delegati per gli Affari “nomadi”,
Questo è esattamente il grado di attenzione Rutelli, sindaci vari, ecc., per alcune interrogazio-
che i governi, perché l’Acnur è emanazione dei ni.
governi e non delle Ong, dedicano ai rom. Le lettere vengono mandate sempre con la
Attenzione, se parliamo dei problemi dei carta intestata per dire chi siamo o chi sono:
rom in Italia agli italiani, diventiamo impopolari. un’organizzazione che lotta per la difesa legale dei
Per questo anche tante organizzazioni inter- diritti dei rom, dice i fatti e quali convenzioni o
nazionali di cooperazione hanno questo problema leggi sono state violate e per quale motivo, quindi
e dicono: “noi in Italia dobbiamo raccogliere soldi chiede un’indagine e una risposta. È sempre e
e appoggi politici per operare nel Terzo mondo, comunque un mezzo per aiutare tutti, non solo i
quindi chiaramente è inutile che andiamo a litiga- rom, ma anche il governo.
re con il governo italiano su 120 mila persone, Purtroppo le due lettere che abbiamo man-
quando muore la gente in Sudan a milioni come dato recentemente e che riguardano lo sgombro di
mosche!”. Tor de Cenci e gli ultimi sgombri del 28 maggio
È quindi un impegno della società civile che ancora non hanno avuto risposta.
può cambiare le cose e chiudo l’intervento dicendo Tutte le grandi organizzazioni che lottano
che questa Conferenza è importante per un moti- per i diritti e che fanno monitoraggio seguono que-
vo: perché è la prima, l’unica che il governo abbia sta formula e richiedono sempre le stesse cose.
dedicato a questo tema, e ringrazio per averci Vedo spesso, cercando di far rispettare la
offerto questa occasione. legalità, che si chiede che i rom vivano legalmen-
te. Ma che esempio di legalità è se uno arriva alle
3 di mattina, violando le leggi internazionali, spa-
Kate Carlisle* ventando i bambini, distruggendo le case?
È giusto dire che tutti quanti meritano le

I o sono giornalista e lavoro come “moni-


tor” da alcuni anni con un’organizzazione
che si chiama European Rights Rom Center. È
risorse del governo, ed è bene che il governo stia
portando avanti un programma per cercare di
dare servizi degni a tutti, non c’è nessuno che nega
un’organizzazione che fa monitoraggio, che racco- questa iniziativa, che deve essere anche presa in
glie informazioni sugli abusi dei diritti umani: considerazione.
seguiamo soprattutto i rom, ma i diritti umani Si chiede ad una persona di rispettare la
vorremmo monitorarli per tutti. legge, ma quando la legge spaventa è molto diffi-
Faccio dei brevi esempi: sono stata ad alcu- cile: si chiede ad una persona di vivere una vita
ni sgomberi di campi intorno a Roma, di cui ho nella legalità, ma, quando non si può essere lega-
osservato quanti sono stati i poliziotti, che tipo di li, è molto difficile; soprattutto si chiede alle per-
poliziotti, come erano vestiti, se portavano fucili, a sone di avere fiducia in quello che stai facendo,
che ora sono arrivati, con quante macchine, se ma, quando quello che fai non è prevedibile, è
sono arrivati con le ruspe per portare via le case, molto difficile.
se c’erano ambulanze e come erano organizzati. Quando l’ultimo sgombero è stato effettua-
Che succede quando un campo viene sgombrato? to, ho letto il giorno dopo un comunicato stampa.
Se viene sgombrato alle 2 o alle 3 della mattina Diceva certe cose che mi hanno riportato a casa
non è la stessa cosa se questo viene fatto sotto la mia, io vengo dal Texas. Il Texas ha una grande
luce del giorno; se, poi, viene sgombrato da poli- fama per essere un po’ troppo razzista su certe
ziotti con il fucile in mano, non è la stessa cosa se cose e pieno di pregiudizi. Sono cresciuta molto
questo viene fatto durante il giorno, dopo che tutti vicina a questi problemi e ho sentito dire dagli
sono stati avvisati di fare la valigia con calma. adulti, dagli insegnanti, dai genitori: “Vedi quelli,
Questi fatti sono riportati in un documento e i neri, i poveri, che usano i soldi dello Stato? Vedi

* ERRC (European Right Rom Center).

163
Commissione per l’integrazione

questi che vivono qui, in mezzo alla sporcizia, questa popolazione in villaggi piccoli e sparsi sul
come mai hanno le macchine grandi, quando loro territorio, che fossero conformi alla normativa
sono poveri?”. europea e permettessero un’adeguata integrazione
Non ho mai veramente capito che volevano dei rom nel tessuto sociale della città. I problemi
dire quando mi dicevano questo: forse si riferiva- che ci siamo trovati di fronte sono stati: la man-
no a una cosa illegale o magari a furti, o magari al canza di una legge regionale sui rom e una scarsa
fatto che essi non meritavano, vivendo in questo volontà politica, dovuta soprattutto alla paura da
squallore, una macchina grande. parte dell’amministrazione comunale di perdere
Purtroppo ho letto sul comunicato stampa, consensi per l’opposizione delle Circoscrizioni e
dopo l’ultimo sgombero del 28 maggio, che sono della popolazione locale che non vuole i rom sul
state trovate macchine “di grande cilindrata”. E proprio territorio. Con anni di ritardo, il sindaco,
ancora mi domando: che vuol dire? con i poteri straordinari, unilateralmente e senza
consultarci, ha deciso di allestire due villaggi die-
tro al Carcere di Secondigliano, un’area lontana
Anna Maria Cirillo* dal centro abitato che certamente non favorisce
l’integrazione. Inoltre, si tratta di aggregazioni

È riduttivo vedere la questione rom unica-


mente come questione di habitat.
Un’adeguata sistemazione abitativa è soltanto un
troppo grandi (complessivamente circa 700 rom),
che certamente non risolvono i problemi esistenti
tra i rom stessi.
punto di partenza per poter affrontare il reale Il problema che si è posto all’Opera Nomadi
nodo del problema: la negazione, nella civile è stato il seguente: dati gli sfavorevoli rapporti di
Europa, dei diritti umani. È quindi il problema forza nella società sulla questione dei rom (estre-
dell’emarginazione, del pregiudizio, del raz- mo razzismo) e data la debolezza dell’oggetto poli-
zismo, dei figli strappati dai tribunali dei minori, tico interessato, i villaggi si sarebbero comunque
della mancanza di documenti per i rom extraco- fatti. Dovevamo noi accodarci alla canea razzista
munitari, dell’analfabetismo, del diritto al lavoro e contro la volontà degli stessi rom che desiderava-
alla salute e, certamente, di un’adeguata sistema- no fortemente questo villaggio, oppure contrattare
zione abitativa. per avere garanzie e miglioramenti? Abbiamo
scelto questa seconda strada. Infatti, su nostro
Situazione dei rom jugoslavi nella provincia di suggerimento, il Comune ne ha fatto villaggi di
Napoli assoluta vivibilità (prefabbricati con servizi igieni-
Nella città di Napoli e nella provincia esisto- ci individuali, acqua, luce, un grande centro socia-
no circa 4.000 rom di origine jugoslava che vivo- le per ogni villaggio dove svolgere attività sociali
no essenzialmente in campi non attrezzati, ma finanziate con fondi del Comune, zone verdi), e ci
alcuni gruppi di macedoni e kosovari stanno ha garantito, per iscritto che nel giro di pochi mesi
andando a vivere nei “bassi” dei quartieri centra- vi sarà una sistemazione per tutti quei rom che
li di Napoli. Attualmente soltanto il Comune di non hanno avuto accesso ai villaggi, verso i quali
Napoli ha allestito due villaggi attrezzati e sta si è impegnata a non chiedere alcuno sgombero
provvedendo ad effettuare un censimento preciso forzato. Ha deliberato un patto di cittadinanza
dei rom di Scampia. Secondo un censimento effet- sociale, che è ispirato a principi di democrazia e di
tuato dall’Opera Nomadi, questi ultimi, fino al accoglienza civile, in cui vi è anche l’impegno a
momento dell’incendio dei campi voluto dalla superare la concezione del campo attraverso siste-
camorra nel giugno del 1999, erano oltre 1.500 mazioni abitative di tipo diverso.
persone. Attualmente il loro numero è di circa I progetti del Comune di Napoli, finanziati
1.200 persone. con i fondi della legge 285 e con fondi comunali,
Da anni l’Opera Nomadi chiedeva al prevedono la scolarizzazione (l’anno scorso hanno
Comune di Napoli un’adeguata sistemazione di frequentato la scuola più di 100 bambini rom e

* Segretaria Opera Nomadi sez. Napoli e Campania.

164
Rom e Sinti: un‘integrazione possibile Italia ed Europa a confronto

quest’anno saranno circa 200), con laboratori Amedeo Curatoli*


interculturali nella scuola, attività di laboratorio,
supporto scolastico, alfabetizzazione degli adulti e
degli adolescenti, sportelli sociali per gli adulti,
avviamento al lavoro e alfabetizzazione per gli
H o ascoltato con grandissimo interesse
gli interventi e mi confermano nell’idea
che da tempo mi sono formato, cioè che a livello
adolescenti e persino un asilo nido di mamme in europeo e non soltanto a livello italiano, se faccia-
cui lavoreranno le mamme rom. mo eccezione per il quadro idilliaco della
Rimane invece grave la situazione dei rom Finlandia, esiste una questione zingara, cioè i rom
nella provincia, dove permangono ghetti invivibi- sono il popolo autenticamente europeo più perse-
li, la scolarizzazione è quasi totalmente assente e i guitato d’Europa.
Comuni, nonostante le promesse, non hanno fatto Una domanda che volevo fare alla rappre-
assolutamente nulla. Comunque, l’Amministrazio- sentante del Segretariato del Consiglio d’Europa,
ne provinciale, assieme alla Prefettura, sta tentan- ed è questa: come è possibile lavorare in un orga-
do di reperire aree per la sistemazione sia dei rom nismo e produrre delle risoluzioni, dei documenti
di Scampia che sono rimasti fuori dall’assegnazio- a favore della tutela dei diritti e della cultura rom,
ne dei prefabbricati nei nuovi villaggi, sia per i quando poi i governi possono fare quello che
rom della provincia. Sono state ividuate 3 aree, vogliono di queste risoluzioni?
che a nostro parere, però, difficilmente risolveran- Ad esempio, in Italia, il governo italiano non
no tutto il problema. fa assolutamente nulla di tutto ciò che si produce
Altri problemi in Europa per quanto riguarda la tutela, e mi dis-
Permessi di soggiorno. Come dicevamo all’i- piace non sia presente qui il ministro per gli Affari
nizio, uno dei problemi più gravi che ostacolano sociali, rappresentante del governo, perché volen-
una reale integrazione sociale dei rom è la man- tieri avrei avanzato questa protesta in sua presen-
canza di documenti e di permesso di giorno. La za.
legge 40 ha posto condizioni irrealizzabili per gli Un’ultima cosa: per quanto riguarda
zingari: lavoro, casa, passaporto valido, prova, l’Europa orientale. Parlando con gli amici zingari,
ecc. Chiedere questo ai rom equivale ad escluderli non solo italiani, ma neanche jugoslavi, ho avuto
automaticamente dalla legge. Vi sono famiglie che netta l’impressione che la situazione dei rom
sono da generazioni in Italia, con figli e nipoti nati nell’Europa orientale, dopo la catastrofe della fine
qui, ma che non hanno nessuna possibilità di rego- del socialismo, o come vogliamo chiamarlo, sia
larizzazione. Ciò equivale a tenerli continuamente peggiorata enormemente.
fuori dai diritti sociali, favorendo la devianza e Io qui non voglio fare discorsi di carattere
l’illegalità. È anche necessaria una legge che con- ideologico-politico, non mi interessano, però il da-
sideri italiani i bambini nati in Italia. to di fatto è che i rom jugoslavi per esempio rim-
piangono a calde lacrime il regime titista, come an-
Tribunale dei minori che alcuni rom di altre parti dell’Europa orientale.
Ancora troppo spesso bambini rom vengono
sottratti alle famiglie dai tribunali dei minori,
sulla base del puro pregiudizio, creando sofferen- Daniela Di Capua**
ze e lacerazioni nei bambini e negli adulti. Anche
il Tribunale dei minori dovrebbe adeguarsi a una
fase storica in cui masse di disperati fuggono dai
paesi dove c’è guerra o povertà e non trovano qui
I n primo luogo, ho il dovere di ringraziare
gli organizzatori di questo convegno per
aver dato la possibilità a organizzazioni e operato-
nessuna accoglienza. Non è più facile aiutare le ri provenienti da tutta Europa di testimoniare
famiglie, piuttosto che strappar loro i figli e met- sulla propria realtà locale in tema di popolazioni
terli in istituti con una spesa molto maggiore per rom e sinti: per l’Italia è senza dubbio un’iniziati-
la comunità? va unica e, mi auguro, pioniera di un nuovo corso.

* Opera Nomadi, Sezione di Napoli.


** Consiglio Italiano per i Rifugiati.

165
Commissione per l’integrazione

Per quanto concerne la situazione italiana, il Il dato significativo, quindi, è che – messi in
collega Schiavone ha esaurientemente esposto i condizione di usufruire di un’alternativa dignitosa
dati, le normative e le carenze che ci riguardano. ai campi nomadi, alla dispersione o alla clandesti-
Vorrei dunque integrare brevemente la sua rela- nità – i rom si sono avviati con relativa facilità
zione parlandovi di un progetto, ancora in fase di sulla strada dell’integrazione sociale e della pro-
attuazione, che può fornire ulteriori dati sul tema gressiva autonomia lavorativa, senza perdere in
in oggetto. specificità culturale e linguistica.
Premetto che, fatta eccezione per un parzia- Viceversa, i punti deboli sono individuabili
le censimento sulla popolazione rom in Italia nel nel numero di beneficiari limitato rispetto alla
1994 e per il progetto “Casilino 700”, il Consiglio realtà della situazione italiana e nella scarsa omo-
Italiano per i Rifugiati non si è mai rivolto specifi- geneità della qualità e professionalità di assistenza
camente ai rom in quanto gruppo etnico bensì a offerta sul territorio. In particolare, le attività del
tutti coloro che fossero identificabili come rifugia- progetto – ma il problema ha toccato diffusamen-
ti, richiedenti asilo e profughi. te tutte le iniziative delle organizzazioni che ope-
Per quanto riguarda, però, il progetto al rano in Italia a tutela degli immigrati, profughi,
quale intendo riferirmi, il coinvolgimento di pro- rifugiati – sono state pesantemente penalizzate da
fughi di etnìa rom è risultato sufficientemente una serie di provvedimenti legislativi a carattere
significativo da permettere oggi alcune considera- emergenziale/temporaneo che non si sono mai tra-
zioni in merito. dotti in un complesso di norme giuridiche struttu-
“Azione Comune”, dunque, nasce nel luglio rate e ben definite cui fare riferimento.
del 1999 per rispondere all’emergenza Kosovo e Una grave conseguenza è stato l’ampio mar-
viene esteso successivamente a richiedenti asilo, gine di discrezionalità nell’interpretazione dei
profughi e rifugiati di qualsivoglia nazionalità ed provvedimenti in vigore da parte di Questure,
etnìa. Prefetture, Comuni, Asl, in aggiunta alla man-
Si tratta di un progetto finanziato dalla canza di rapido aggiornamento sugli sviluppi in
Commissione Europea e dal Ministero dell’Interno corso, con conseguente disparità di trattamento e
nel quale operano congiuntamente enti istituzio- di possibilità offerte sul territorio nazionale, ma
nali, associazioni di ispirazione religiosa e laica, con l’aggravante per i rom di pregiudizi subìti ad
sindacati ed organizzazioni non governative che, a ogni livello.
vario titolo e sulla base delle loro peculiari compe- Nel caso specifico della popolazione rom,
tenze, intervengono nell’accoglienza e nell’offerta quindi, alle difficoltà provocate dalle pesanti dis-
di servizi trasversali (Acli, Caritas, Casa Dei Diritti criminazioni di cui sono oggetto da parte della
Sociali, Cies, Cisl, Ctm, Fcei, Ics, Uil, in qualità di società si aggiunge l’insufficiente, talvolta con-
capofila il Cir e come partner esterno l’Acnur). traddittoria, applicazione di quanto stabilito dalla
Caratteristiche innovative dell’accoglienza Convenzione di Ginevra e dalla stessa Costituzione
offerta sono l’alto livello qualitativo delle attività italiana in tema di tutela dei diritti umani e di
di supporto necessarie alla definizione di concreti minoranze etnico-linguistiche.
progetti di vita, e la formula dei “contributi allog- Fermo restando che il Consiglio Italiano per
gio” per favorire l’effettivo inserimento territoria- i Rifugiati proseguirà con l’impegno di sempre le
le dell’individuo. proprie attività a sostegno della sensibilizzazione e
Al 31 dicembre 1999 i beneficiari raggiunti la tutela di tali minoranze, chiediamo al governo
sono stati 1456, al 15 giugno 2000 sono stati circa italiano e agli organi preposti di assumersi con
670, e in entrambi i casi la percentuale di rom maggiore determinazione e concretezza il compito
kossovari coinvolti nel progetto è stata del 32%; la di diffondere una cultura della tolleranza e dell’in-
risposta di questi alle attività di orientamento tegrazione, nonché di intervenire con urgenza
sociale e legale, ai corsi di lingua e di formazione nella definizione e nell’applicazione di normative
professionale, all’inserimento scolastico dei mino- adeguate; in particolare, ci uniamo a molti altri
ri, alle soluzioni alloggiative indipendenti, non è colleghi nel ricordare la grave incertezza che anco-
stata mediamente differente da quella dei profughi ra riguarda la scadenza dei permessi di soggiorno
di altra etnìa e provenienza. per Protezione temporanea del 30 giugno prossi-

166
Rom e Sinti: un‘integrazione possibile Italia ed Europa a confronto

mo e l’urgente bisogno di regolarizzare la situazio- I bambini che sono nati in Italia – questo è
ne di tutti i Richiedenti asilo che – pur essendo in un razzismo moderno, Carla Osella parlava prima
attesa di convocazione dalla Commissione centra- di Torino – ancora non hanno i diritti di cittadi-
le da più di un anno – non hanno il diritto di lavo- nanza o il permesso di soggiorno. Spesso questo
rare con un regolare contratto; concludo ricordan- succede perché non si conosce la legge che garan-
do che di tali interventi beneficierebbe anche una tisce a chi è nato in Italia di avere il permesso di
buona parte dei kossovari rom giunti in Italia nella soggiorno. Spesso gli zingari sono sicuri: “sono
primavera del 1999, e che, continuando ad igno- nato in Italia, non mi serve il permesso di soggior-
rare i report delle varie organizzazioni presenti in no”.
Kossovo, non è stata ancora riconosciuta ufficial- Quando è stata fatta l’ultima sanatoria per
mente l’impossibilità per questa popolazione di avere il permesso di soggiorno, invece di dare loro
rientrare nel proprio paese a causa delle persecu- il permesso, hanno espulso zingari nati sul territo-
zioni di cui tuttora sono vittime. rio italiano, nati 20-30 anni fa, e che ora sono per-
seguitati dalla magistratura.
Io spero, insieme a voi, di portare avanti una
Mirko Ghirka* politica sincera sul nomadismo, perché il nomadi-
smo non c’è più, io non sono più nomade, sono

I o dovrei ringraziare tutti i presenti che si


occupano di noi rom e sinti in Italia.
Il problema è grossissimo. Poi devo ringra-
diventato cittadino italiano, e vorrei anche gli altri
diritti.
Nel mio Paese, la ex Yugoslavia, il mio
ziare l’Osce che ci rappresenta a livello internazio- popolo abita nelle case come tutti gli altri cittadi-
nale, e tutti i politici e tutte le associazioni che ni, invece qui è ghettizzazto. Noi dobbiamo inte-
lavorano a favore dei nomadi in Italia. Si parla grare gli zingari col popolo italiano, ma li caccia-
tanto di nomadismo, ma non esiste nomadismo in mo dalle città il più lontano possibile, dietro a
Italia, gli zingari non si spostano più come una baracche di lamiera per non farli vedere, perché
volta. non diano nell’occhio.
Se ci danno i campi sosta o noi siamo già Se questa è integrazione....
abusivamente sui campi sosta, significa che siamo
già sedentari, perché di roulotte ne esistono poche
e si costruiscono capanne fatiscenti. Adesso con la Sergio Giovagnoli**
nuova politica ci danno i prefabbricati.
Se uno è già su un posto, su un territorio, e
sta fisso con residenza o numero civico, non credo
si possa ritenere nomade, perché il nomade con la
M anca un anno alla fine della legislatura
di questo governo e se si vuole dare
seguito ai frutti di questo incontro bisogna fare
sua carovana si muove. Il giostraio, il sinto per subito bene e presto. Napoli è una città bellissima,
motivi di lavoro si muove, ma anche lui è sedenta- l’accoglienza è stata grandiosa, però noi vorremmo
rio e non va più con le giostre e con le carovane in capire se almeno qualche briciola, anzi direi
piazza. La carovana resta sul posto, lui si muove meglio qualche seme di quello che abbiamo lan-
con le macchine, e adesso c’è più comunicazione, ciato qui comincia a crescere da domani.
telefonini, macchine, una volta si girava con la Vediamo quali potrebbero essere le cose
carovana tirata dai cavalli, adesso siamo molto più minime. Io penso che intanto sarebbe bene che ci
modernizzati. fosse un impegno da parte della Commissione a
Si parla tanto di diritti umani, però i diritti favorire innanzitutto una forma di comunicazione
umani non sono rispettati verso noi zingari, e io orizzontale tra le esperienze associative, soprattut-
sono uno zingaro e mi considero sempre uno zin- to tra tutti i fermenti che stanno nascendo anche
garo. tra le comunità rom in una sede istituzionale che

* Esperto.
** ARCI, Presidente sezione Lazio.

167
Commissione per l’integrazione

potrebbe essere benissimo il sito Internet del mini- mente non hanno una tendenza e un grande affla-
stero, a cominciare dagli atti di questo Convegno, to per l’impegno politico, anche se però conoscia-
per esempio, in modo tale che poi i contributi più mo benissimo – e qui Gheorghe ne ha dato una
elaborati e più arricchiti possano essere diffusi e dimostrazione – che l’autorganizzazione in altri
socializzati tra chi quotidianamente opera in que- luoghi funziona e come. Hanno addirittura orga-
sto mondo. nizzato dei partiti, cosa che sinceramente non mi
Il punto politico, l’unico che voglio trattare entusiasma, ma devo dire che apprezzo molto e
qui e che credo sia in gran parte preliminare a stimo le persone che sono a capo dei partiti rom
qualunque intervento di merito specifico sull’habi- nella ex Yugoslavia.
tat, sulla scolarizzazione, su tutto il resto, è quello La situazione italiana è la più degradata e
che ormai, con un termine molto indicativo, è il lavoro ormai da 10 anni in questa situazione a
percorso dell’empowerment: troviamo il modo di Roma. Mi è venuto in mente proprio in questi gior-
permettere la nostra autorappresentanza. ni, leggendo le cronache di Bologna, di quella
Non è vero che è un problema loro, è un pro- donna che è stata prima oggetto dell’attentato dei
blema nostro. È un problema nostro la politica che fratelli Savi, poi la nipote ha perso i bambini den-
si fa verso le comunità rom e verso le minoranze in tro le roulotte bruciate, ed entrambe raccontava-
generale, è un problema degli italiani perché noi no, parlando della loro vita, che erano passate da
abbiamo la sovranità in un sistema democratico un lavoro all’altro a Bologna, avevano lavorato
che attraverso il voto e l’elaborazione di program- alla Coop, alla Multiservizi. Forse non è un caso
mi detta le linee di intervento anche sulle politiche che i rom di città come Bologna abbiano un livel-
sociali. È nostro il problema se c’è un’opinione lo di coscienza di sé, di partecipazione, di preseza
pubblica prevalentemente orientata verso atteg- sicuramente più avanzato rispetto a noi di Roma,
giamenti razzisti, è nostro se sulla pelle di queste perché le politiche di degrado e di abbandono
persone si fanno campagne strumentali da parte di tenute per anni in una città come Roma attirano
forze politiche con un escalation che ha – guarda anche un certo tipo di Comunità, che forse non
caso – una gradazione differenziata. sono quelle più disponibili ad un percorso di inte-
Mi veniva in mente di ragionare in questi grazione come lo pensiamo noi.
termini. Le vittime dell’Olocausto sono stati ebrei, Io rappresento un’Associazione che è politi-
zingari, omosessuali e avversari politici. La destra camente orientata, ha sostenuto il Centrosinistra
attuale ha verso gli ebrei un atteggiamento molto nelle città, nel governo, ma lavoriamo anche con
ipocrita, ma di rispetto; verso gli omosessuali ha chi queste cose non le sostiene apertamente, e
un atteggiamento di insofferenza molto pretestuo- credo sia un problema delle forze democratiche e
sa su singoli episodi, non possono fare i maestri, della Sinistra di farsi carico di una battaglia sui
non possono manifestare durante il Giubileo; verso principi umanitari, sui diritti politici e civili. È un
gli zingari non c’è alcuna remora e le forze dell’or- problema che riguarda anche un modo di comuni-
dine arrivano a permettere manifestazioni contro care la politica a partire dai valori, cosa che que-
le persone laddove vivono, contro le Comunità. sto schieramento democratico non sa fare. Il
Noi abbiamo assistito a fiaccolate davanti ai Comune di Roma, come tanti altri comuni, spende
campi rom che sono una cosa aberrante, se ci pen- miliardi anche per cose buone e le comunica in
sate bene, proprio perché contengono in sé una maniera pessima, le comunica con un paradigma
radice squisitamente razzista, e se non è razzismo culturale tutto dentro la cultura della destra. Alla
questo non c’è più definizione. fine ritorna questo giro vizioso per cui l’opinione
Io credo che ci sia un problema della politi- pubblica è contro i rom, e non si possono fare i
ca a rivisitare gli strumenti con cui ha affrontato campi.
questa questione e dall’altra parte c’è una respon- A fare i blocchi stradali non sono i cittadini
sabilità delle forze sociali, dei movimenti, delle che vivono vicini ai campi, sono quelli che non li
organizzazioni a capire con quale percorso i rom conoscono in altri quartieri. La paura è di chi non
arrivano a fare i conti con la politica che si occu- li conosce.
pa di loro. L’appello che volevo fare era sostanzialmen-
Noi sappiamo benissimo che tradizional- te questo: vediamo se da questa Conferenza si

168
Rom e Sinti: un‘integrazione possibile Italia ed Europa a confronto

riesce, nell’anno che rimane di legislatura di que- lasciano i rifiuti fuori dai cassonetti, ecc.; anche
sto governo, ad avviare un percorso puntato sulla per questi motivi riteniamo necessaria una ristrut-
promozione di una leadership dei rom, anche con turazione totale del Poderaccio ricostruendolo ex
progetti mirati. Le Associazioni su questo potreb- novo in una zona adiacente, secondo moduli abi-
bero dare un contributo anche gratuito e volonta- tativi prefabbricati dotati ognuno di allacciamenti
rio, ma ci deve essere qualcuno che se ne fa cari- e contatori autonomi in modo da responsabilizza-
co. re ogni nucleo familiare per i suoi consumi e per la
pulizia del proprio spazio esterno.
Questo progetto, finanziato con fondi regio-
Laura Grazzini* nali, ha messo in moto un vivace confronto fra il
quartiere, le associazioni e i rom stessi; il progetto,

I l Campo rom Poderaccio è situato nel


Quartiere 4 di Firenze, vicino alle rive
dell’Arno; esiste da circa dieci anni, è un Campo
infatti, non è stato completamente accettato dai
rom che denunciano un ulteriore spreco di denaro
pubblico per la realizzazione ancora una volta di
ufficiale e la sua gestione e manutenzione è com- un campo e non sono disponibili ad abbandonare
petenza del Consiglio di Quartiere, che vi provve- le baracche costruite in questi anni (in molti casi
de attraverso un budget apposito nel suo bilancio, più grandi e confortevoli dei prefabbricati propo-
un apposito Ufficio Rom e un Comitato di sti) dove di fatto hanno già allacciamenti elettrici
Gestione (con i rappresentanti rom e le associazio- e idrici senza nessun controllo e nessuna spesa.
ni del volontariato). Al Poderaccio, l’85% degli abitanti ha il
Vi abitano circa 300 rom (53 nuclei familia- permesso di soggiorno, la quasi totalità dei capifa-
ri) arrivati soprattutto dalla Macedonia e dal miglia lavora (imprese di facchinaggio, pulizie,
Kosovo, in diverse ondate migratorie causate sia mercato ortofrutticolo, edilizia); tutti i bambini
dalle crisi economiche che dalle guerre balcaniche. vanno a scuola con gli scuolabus del Comune e
Nelle immediate adiacenze, da anni, è nato frequentano varie scuole del quartiere (materne,
un insediamento abusivo di circa 150/200 perso- elementari e medie); l’Ufficio Rom del quartiere
ne che cerchiamo di regolarizzare e di inserire, (dove lavorano anche mediatori culturali rom)
quando è possibile, nel Campo ufficiale. controlla quotidianamente le presenze e fornisce il
Le abitazioni del Poderaccio sono costituite materiale scolastico necessario se la famiglia non
da container e roulotte messe a disposizione dal provvede. I bambini del Campo frequentano
Comune ai quali i rom stessi hanno aggiunto (e anche i Centri estivi del quartiere e le attività
continuano ad aggiungere) tettoie, verande, (piscina, gite giornaliere, ecc.) proposte dagli
baracche, piccoli muri, ecc., dando al Campo stes- Educatori di Strada della Cooperativa che duran-
so un aspetto caotico e tortuoso da vecchio villag- te tutto l’anno organizza il tempo dell’extrascuola
gio. Gli ultimi lavori per le fognature realizzati due per i bambini e gli adolescenti (palestre del terri-
anni fa hanno permesso di togliere quasi comple- torio, ludoteche, laboratori di attività, ecc.).
tamente i wc chimici sostituendoli con bagni veri e L’Ufficio Rom, in accordo con il distretto
propri con lavabo e acqua calda, ma non sono sociosanitario cerca di tenere costantemente sotto
riusciti a risolvere le disastrate condizioni igienico- controllo anche la situazione igienicosanitaria sia
sanitarie del Campo. A carico del Comune sono dei bambini (vaccinazioni, analisi, accompagna-
tutti i consumi di acqua potabile, energia elettrica, mento al consultorio pediatrico) sia delle donne
pulizie; questa situazione incentiva atteggiamenti per le quali è stato organizzato un servizio di
di spreco e di non attenzione alla salvaguardia del accompagnamento e screening ginecologico.
patrimonio comune: i rubinetti vengono lasciati Ancora per le donne: con la collaborazione
aperti, le fognature ostruite, vengono fatti conti- della Comunità di base dell’Isolotto è stato orga-
nuamente allacciamenti abusivi sovraccaricando nizzato, per 10 donne del Campo, un corso di
le centraline elettriche in maniera eccessiva, si cucito e un corso di alfabetizzazione; adesso, dopo

* Presidente Commissione Servizi Sociali, Consiglio di Quartiere 4, Firenze.

169
Commissione per l’integrazione

due anni, siamo nella fase di passaggio dalla for- significa affrontare quotidianamente tutte quelle
mazione alla attività lavorativa vera e propria con spese (affitto, luce, acqua, gas) che al Campo non
l’apertura di un negozio di piccola sartoria e sti- c’erano e tutto questo colpisce pesantemente la
reria; è un momento molto delicato perché fino ad fragile economia della famiglia rom che normal-
ora le dieci donne partecipanti avevano percepito mente si regge solo sullo stipendio del capofami-
una specie di borsa di studio mensile che aveva glia; di fatto la vita al Campo è sicuramente più
permesso loro di abbandonare l’accattonaggio, sostenibile, anche per il sostegno reciproco all’in-
adesso si tratta di inserirsi nel mercato vero e pro- terno della famiglia allargata.
prio… Quando, per l’emergenza del dopoguerra in
Nell’ultimo bando per l’assegnazione delle Kosovo, sono arrivati numerosi nuclei familiari in
case popolari, finalmente i nostri rom hanno potu- fuga e siamo riusciti a sistemarli in piccoli Centri
to presentare domanda e in questi due anni abbia- di accoglienza sul territorio regionale, abbiamo
mo avuto la soddisfazione di veder loro assegnati assistito, anche in questi casi, alla continua attra-
diversi appartamenti; anche negli anni precedenti zione che il Campo continua ad esercitare su tutti;
alcune famiglie erano già uscite dal Campo sia con a volte abbiamo visto rifiutare dignitose sistema-
alloggi per casi sociali sia con l’assegnazione delle zioni nei Centri (con possibilità di lavoro e di scuo-
case del Villaggio del Guarlone, un piccolo villag- la) perché la lontananza dal Campo, cioè dai
gio in muratura costruito secondo la legge regio- parenti, dalla comunità, diventava intollerabile.
nale “Interventi per i popoli Rom e Sinti”. Campi? Villaggi? Case? La storia conti-
Gli inserimenti nelle case, che all’inizio veni- nua…
vano vissuti, dai fiorentini, con preoccupazione
oppure con pregiudizio, in realtà sono riusciti tutti
e le famiglie che hanno avuto una casa non hanno Nazzareno Guarnieri *
creato problemi né trovato reazioni negative.
Come quartiere siamo intenzionati a conti-
nuare su questa strada (che ci sembra quella più
riuscita): a settembre uscirà il nuovo bando per gli
S ono un rom abruzzese molto fortunato
per aver avuto le giuste opportunità per
realizzare una vera integrazione, senza rinunciare
alloggi pubblici e cercheremo di aiutare tutte le alla mia identità di zingaro. Orgoglioso d’essere
famiglie nella presentazione della domanda. rom e di respirare i valori della mia comunità nel
Alcune considerazioni conclusive proprio rispetto dei diritti e dei doveri.
sulla questione “casa”: anche quando la famiglia Il tema di quest’incontro: rom e sinti: un’in-
rom va ad abitare in un appartamento continua a tegrazione possibile. L’integrazione dei rom e dei
mantenere un forte legame con il Campo che è vis- sinti è possibile, è sufficiente volerlo veramente:
suto, nonostante lo sporco, i topi e il sovraffolla- purtroppo sono molte le cause che ostacolano tale
mento, come il “Villaggio”; nel Campo si fanno le volontà e possibilità. Le principali difficoltà sono
feste per i matrimoni e le circoncisioni, nel Campo da ricercate in due specifiche aree: il pregiudizio
c’è la moschea e i bar per gli uomini, nel Campo istituzionale e la mancanza di conoscenza per l’as-
c’è la vera vita di relazione fra i rom. senza di partecipazione attiva e propositiva degli
Così può accadere che chi ha avuto in asse- zingari.
gnazione la casa popolare cerchi, attraverso diver-
si e ingegnosi sistemi, di non abbandonare com- 1) Il pregiudizio istituzionale nasce dalla
pletamente la baracca (che dovrebbe essere ricon- scarsa conoscenza dei bisogni e da uno stereotipo
segnata al Comitato di Gestione per una nuova istituzionale dello zingaro tale da permettere le
assegnazione): mantenere un proprio spazio al violazioni più elementari contro i rom e sinti.
Campo aiuta a partecipare in pieno alla vita della Questa condizione non facilita la realizzazione di
comunità. una politica sociale in grado di rimuovere gli osta-
Inoltre, andare a vivere in un appartamento coli che impediscono una vera integrazione.

* Vice Presidente Nazionale Opera Nomadi.

170
Rom e Sinti: un‘integrazione possibile Italia ed Europa a confronto

Oggi, per la prima volta, ho ascoltato da un zingaro è la certezza.


rappresentante delle istituzioni, la dott.ssa Nascono molte domande tecniche giudizia-
Attanasio del ministero della Pubblica istruzione rie in merito. Al cittadino quale immagine resta
sollecitare l’utilizzo di mediatori culturali rom dello zingaro? Per colpa di quale soggetto? Da
anche per gli alunni rom e sinti. Fino ad oggi l’i- questo contesto si produce l’etema recidività dei
stituzione scolastica utilizza mediatori culturali rom e le relative difficoltà di accedere ai diritti per
cinesi per gli alunni cinesi, mediatori culturali rendere l’integrazione possibile.
albanesi per gli alunni albanesi, ecc. Per gli alun- Alcuni giorni fa mi sono recato in un’aula di
ni rom e sinti la mediazione culturale è delegata a un tribunale italiano, su mandato del Consiglio
un docente oppure a persona non zingara e questo direttivo nazionale dell’Opera nomadi, per ascol-
accade in molti territori italiani. tare un’udienza che vede imputato un giovane rom
Questo è molto grave: forse la cultura zinga- per un grave reato. Ero accompagnato da un pre-
ra è una cultura inferiore? Forse la comunità zin- sidente di sezione locale dell’Opera nomadi. Siamo
gara non è in grado di esprimere professionalità arrivati verso le ore 9,30 e abbiamo atteso l’inizio
idonea a tale mansione? Il vero problema è un pre- dell’udienza (ore 10.00) nell’atrio del tribunale
giudizio istituzionale che alimenta il pregiudizio particolarmente popolato da agenti di polizia,
popolare contro gli zingari. Ho ascoltato con carabinieri e membri della comunità rom locale.
attenzione la dott.ssa Elisabetta Rosi, del ministe- Alle ore 10.00 circa inizia l’udienza. Dopo
ro della Giustizia, in passato magistrato presso il circa un’ora due gentilissimi agenti di polizia c’in-
tribunale di Chieti in Abruzzo, Regione dove sono vitano ad uscire dall’aula per conoscere verbal-
presenti da alcuni secoli circa 5.000 rom abruzze- mente le nostre generalità e la motivazione della
si, cittadini italiani. nostra presenza nell’aula. Comunico le nostre
Anche nella giustizia le difficoltà culturali generalità e la motivazione della nostra presenza,
sono profonde: da qualche anno intere famiglie chiedo le ragioni di tale richiesta. I due agenti di
zingare (otto/dieci persone), attraverso un’ipotesi polizia, con estrema cortesia, mi riferivano che la
investigativa, sono rinviate a giudizio e arrestati richiesta proveniva dal pubblico ministero del pro-
tutti i suoi componenti con la gravissima accusa di cesso in corso, che aveva notato la nostra presen-
associazione a delinquere. Tutto questo è riportato za in aula. Gli agenti annotavano su un foglietto di
dalle cronache nazionali con grande evidenza, carta i nostri dati per comunicarli al pm. Dopo
destando nel cittadino comune impressione e qualche minuto, gli stessi agenti di polizia c’invi-
preoccupazione verso gli zingari. Tale ipotesi inve- tavano ad uscire dal tribunale dove era in corso la
stigativa è duramente punita dal codice penale con pubblica udienza, per seguirli negli uffici di poli-
molti anni di carcere. Successivamente “tutti” i zia giudiziaria presso il tribunale per l’identifica-
membri dalla famiglia sono condannati per un zione formale.
reato minore dal Tribunale attraverso la richiesta Mi chiedo per quale motivo non ho potuto
collettiva di un “patteggiamento della pena”, assistere ad un pubblico dibattito nell’aula di un
accolta dal magistrato, mentre l’ipotesi investiga- tribunale italiano. Potrei riferire molte altre occa-
tiva d’associazione a delinquere è estinta. sioni di pregiudizio istituzionale vissute in prima
In particolare si pone una domanda: ma persona.
perché il rom chiede il patteggiamento della pena Un brevissimo cenno in merito alla legge
se è innocente? In questa domanda è rinchiusa sulle minoranze linguistiche. Il mancato riconosci-
tutta la problematica zingara: di fronte ad un’ipo- mento di rom e sinti è una vergogna, l’espressione
tesi di condanna per associazione a delinquere a netta e chiara del pregiudizio istituzionale.
sette-otto anni di carcere, anche se innocenti, il
rom accetta la condanna a una pena minore pur- 2) La partecipazione attiva e propositiva.
ché eviti il carcere e quindi la privazione della Da alcuni anni, sono personalmente impegnato a
libertà, nella certezza di essere discriminato per- tempo pieno per dare il mio contributo attivo e
ché zingaro. propositivo per facilitare l’integrazione delle
Nella cultura zingara non esiste l’“ipotesi comunità rom e sinte. Questo mio determinato
futura” ma la “certezza attuale”, l’ipotesi per lo impegno nasce da una forza interiore stanca di

171
Commissione per l’integrazione

subire discriminazioni e pregiudizi popolari e isti- attrezzate dal Comune. È da riconoscere in ogni
tuzionali anche quando hai assolto ai tuoi doveri modo una maggior tendenza al nomadismo tra i
di onesto cittadino ma di etnia rom. Sinti e tra i Rom che vivono d’attività commercia-
La mancanza di partecipazione attiva e pro- li o artigianali itineranti, soprattutto nel periodo
positiva dei rom e dei sinti e l’assenza di una poli- estivo.
tica istituzionale e del privato sociale a facilitare I primi gruppi di nomadi vennero segnalati
tale partecipazione, per varie ragioni molto sem- nella nostra città già nella seconda metà del XV
plici quanto complesse, non ha permesso una secolo. Nel corso dei secoli, con provenienza diver-
conoscenza reale della problematica. Troppe per- sa, si aggiunsero e sostituirono altri gruppi di Rom
sone si arrogano il diritto d’essere esperti e studio- e Sinti fino a raggiungere un totale di circa 1000
si della problematica zingara e avanzano proposte persone negli anni ’80 che si possono ormai defi-
e soluzioni senza la partecipazione attiva dei rom nire stanziali. Una sensibile crescita della popola-
e dei sinti. Da troppi anni queste proposte e solu- zione si ebbe a seguito del conflitto esploso nell’ex
zioni non producono i dovuti benefici, al contrario Jugoslavia, a causa del quale giunsero nei campi
rendono la problematica sempre più dura instau- nomadi della città altre 150-200 persone. Più
rando la sfíducia delle istituzioni, del cittadino e recenti fenomeni migratori hanno determinato
forti perplessità nella Comunità rom e sinta. Senza l’afflusso a Torino e dintorni d’alcune centinaia di
la partecipazione attiva e propositiva dei rom e dei Rom Romeni, Albanesi e Kosovari la cui presenza
sinti l’integrazione sarà impossibile realizzarla. è legata a situazioni di precarietà e provvisorietà
non ancora chiaramente definite.
Conclusione. L’integrazione sociale ed eco- A partire dal 1978 il Comune di Torino ha
nomica delle comunità rom e sinti attraverso l’at- realizzato la costruzione di quattro aree di sosta; le
tivazione d’idonee politiche sociali capaci di ricer- due più grandi (“Arrivore” e “Aeroporto”) sono
care la partecipazione attiva e propositiva dei rom abitate da Rom, le altre due (“Sangone” e “Le
e dei sinti. Tale partecipazione, da realizzarsi Rose”) da Sinti. Tali aree sono state nel corso degli
attraverso percorsi istituzionali di mediazione cul- anni dotate dei servizi essenziali e ciò ha consenti-
turale in tutte le aree sociali (sanità, giustizia, to di migliorare le condizioni di vita rispetto ai
sociale, scuola, formazione/lavoro e habitat), è primi insediamenti spontanei, per quanto talvolta
fondamentale per ridurre il pregiudizio istituzio- in maniera insoddisfacente. Nei campi nomadi
nale, valorizzare la positività esistente nelle comu- sopra descritti vivono attualmente circa 900 per-
nìtà in un’ottica d’integrazione e non d’assimila- sone, di cui una parte, i Rom domiciliati in strada
zione, favorire il recupero dei valori etnico-cultu- Arrivore, andranno a vivere in un nuovo campo
rali di riferimento. che si prevede pronto per la fine dell’anno in corso
o al più tardi per l’inizio del prossimo.
Nel 1992 la città di Torino deliberò l’istitu-
Giulio Taurisano e Alfredo Ingino* zione di una “Commissione Nomadi” per il coor-
dinamento delle attività gestionali (interventi

È difficile tradurre in immobili cifre la


situazione dei nomadi nella città di
Torino, perché numerosi elementi la rendono
strutturali all’interno dei campi nomadi, autoriz-
zazioni e dinieghi alla sosta, applicazione del
“Regolamento dei campi nomadi” deliberato nel
estremamente variabile. È difatti pressoché 1991 ecc.). Più direttamente i campi nomadi sono
impossibile quantificare con esattezza i gruppi gestiti da personale dell’Ufficio Stranieri e Nomadi
effettivamente nomadi che attraversano la città distaccato e non nei campi stessi, i cui compiti
periodicamente, con soste imprevedibili e di diver- vanno dalla gestione delle strutture interne alla
sa durata e localizzazione. Un sia pur ridotto feno- promozione di iniziative di carattere sociale (scuo-
meno di nomadismo è anche presente tra i gruppi la, lavoro, rapporti con i diversi servizi ecc.).
più stanziali ospiti delle quattro aree di sosta Per i nomadi presenti nelle aree di sosta

* Ufficio Stranieri e Nomadi del Comune di Torino.

172
Rom e Sinti: un‘integrazione possibile Italia ed Europa a confronto

della città, il Comune ha avviato da anni svariate nello svolgimento di tali attività (per leggi e rego-
iniziative di promozione sociale attraverso gli lamenti sempre più rigorosi, ma anche per un
interventi per la scolarizzazione dei bambini (que- “mercato” sempre più logoro), unite ad un diver-
st’anno sono stati iscritti 290 minori nelle scuole so atteggiamento sociale (forse frutto dell’oscuro
materne, elementarie e medie), le attività d’ani- lavorìo svolto in questi anni nel campo dell’istru-
mazione per i giovani, gli incentivi alla fruizione di zione dei bambini presenti nei campi nomadi),
corsi di formazione professionale, il sostegno stanno convincendo sempre più famiglie a com-
all’inserimento nel mondo del lavoro (tramite i piere la scelta del lavoro dipendente. Ai primi Rom
Cantieri di Lavoro, i Lavori Socialmente Utili e gli che qualche anno fa iniziarono a “sperimentarsi”
stages presso aziende con erogazione di Borse- nei cantieri di lavoro del Comune, se ne sono via
Lavoro). via aggiunti sempre più, sino a raggiungere il cen-
Relativamente ai Rom, sono particolarmen- tinaio di inserimenti nei Cantieri di Lavoro, nei
te interessanti alcuni recenti elementi di trasfor- Lavori Socialmente Utili, nelle borse lavoro, nei
mazione sui quali è opportuno riflettere. corsi di formazione e nella mediazione culturale.
A Torino già da alcuni anni una quarantina Altre 40 persone, di cui la maggior parte vive in
di famiglie Rom abitano in appartamenti sparsi appartamento, lavorano regolarmente da anni.
per la città, a queste se ne sono aggiunte altre 40 Questo dato, in sinergia con gli inserimenti abita-
entrate nelle case attraverso il bando case popola- tivi, è un ulteriore dato d’ancora più profonda tra-
ri del ‘95, la Commissione Emergenza Abitativa sformazione poiché il lavoro, ancor più dell’abita-
(C.E.A.) ed iniziative studiate appositamente per i zione, determina profondi cambiamenti sociocul-
profughi provenienti dalla ex Jugoslavia, mentre turali.
altre famiglie stanno visionando in questi giorni i L’inserimento scolastico, iniziato circa 20
loro futuri alloggi. Nelle liste dell’ultimo bando per anni fa, coinvolge oggi anche i figli degli alunni di
le case popolari del ‘98, risulterebbero ancora ieri. L’approccio di questa nuova generazione con
alcune decine di famiglie in area assegnazione. In la scuola, pur sussistendo qualche problema di
prospettiva, considerando anche l’effetto indotto accettazione, è comunque diverso da quello dei
dal nuovo modello, una gran parte delle famiglie loro genitori. La scuola non è più l’oggetto miste-
Rom presenti a Torino passerà dai campi nomadi rioso che si avvicinava pericolosamente per dis-
alle normali abitazioni in città. Questo, come si prezzare-cambiare-rubare i bambini Rom.
può immaginare, è un profondo elemento di tra- Altrettanto, i Rom non sono più considerati alla
sformazione, anche culturale, che occorrerà tenere stregua di barbari romantici o tremendi che stan-
in conto per gli interventi che si vorranno/dovran- no invadendo territori altrui. Pur senza idealismi
no realizzare. eccessivi, è cambiato l’ambiente scolastico, oggi
Le attività economiche di sussistenza stanno globalmente più accogliente di ieri. Questo conte-
mutando direzione, sempre meno persone, almeno sto inizia a dare evidenti segni di trasformazione
nei campi nomadi, svolgono attività tradizionali soprattutto se osserviamo i risultati degli inseri-
quali il commercio di cavalli, gli spettacoli viag- menti di questi “nuovi” Rom. I bambini che oggi
gianti, i lavori artigianali ecc. Possiamo osservare frequentano di più e meglio la scuola, per quanto
che tra le più diffuse attività autonome rimaste vi forse tremendamente a rischio d’assimilazione cul-
sono, sia pure in calo, quelle legate alla vendita iti- turale (magari anche nei suoi aspetti deteriori)
nerante di merceria o di fiori e il recupero dei rot- stanno costruendo il futuro dei Rom. Questa con-
tami ferrosi (sottoprodotto della ormai residuale siderazione ci dovrebbe spingere a migliorare
produzione di manufatti in rame). Un fenomeno alcuni aspetti della scolarizzazione di massa dei
più recente, che coinvolge a Torino una trentina di Rom, dando magari spazio, fra le altre cose, anche
famiglie, è costituito dal riciclaggio d’oggetti recu- ad iniziative educative che valorizzino la loro sto-
perati dai rifiuti e rivenduti al mercato dell’usato. ria e la loro cultura, in mancanza delle quali si
Fonti di sussistenza sono ancora ricavate, in alcu- rischia di far crescere un albero senza radici.Per
ne famiglie, con l’accattonaggio (associato in quanto possiamo osservare e giudicare, riteniamo
modo sempre più marginale alla chiromanzia) e che la comunità Rom stia andando incontro ad un
con attività illegali. Le difficoltà sempre crescenti “inesorabile” processo di compenetrazione e

173
Commissione per l’integrazione

scambio con la società maggioritaria; su questo b) i progetti che oltrepassano la visione


processo sarà forse necessario sviluppare una meramente amministrativa e localistica sono “alta
maggiore attenzione poiché dal suo esito dipende- filosofia», non realismo politico;
rà un piccolo pezzo, forse importante forse no, del e) gli zingari, prima ancora del loro inseri-
futuro di questo popolo che vive con noi sin dalla mento e stante le misure di segregazione, devono
metà del 1400. per primi dar segno di ravvedimento abbandonan-
do le loro abitudini di vita considerate volutamen-
te asociali.
Bianca Maria La Penna* Questi sono gli assiomi.
Ebbene siamo noi che consideriamo tali

L’ A.D.M. è una Associazione nata per


sostenere la difesa dei diritti dei Rom e
Sinti in Italia. Dal suo anno di nascita 1987 ad
assiomi “bassa filosofia”, strumentalmente utiliz-
zata per tappare le falle del nostro agire politico e
del nostro sistema, con costi che superano di gran
oggi, l’Associazione ha cercato di impostare la pro- lunga quellì che si avrebbero se si avviasse un’a-
blematica in modo tale da migliorarne le condizio- zione costruttiva e risolutiva del “problema zinga-
ni di vita, di favonire la convivenza tra loro e noi ro”, problema artificialmente costruito tanto da
e di riconoscere il loro diritto alla sopravvivenza destare il sospetto che la sua persistenza debba
fisica e culturale, ancora repressa da provvedi- protrarsi, per qualche coperta o scoperta vocazio-
menti istituzionali che non hanno niente da spar- ne, a fare di loro dei capri espiatori per ragioni di
tire con la civiltà, né con la convenienza economi- varia natura che possono essere di volta in volta
ca e sociale. “umanitarie”, economiche e anche politiche.
Il cammino dell’Associazione è sempre stato Al contrario degli assiorni sopra accennati,
non privo di ostacoli, ma ad oggi è necessario che, l’ADM fa rilevare due ordini di considerazioni.
finalmente, sia a livello istituzionale, sia a livello Generale: il popolo zingaro (in Italia poco
associazionistico si giunga ad un chiarimento che più di centotrentamila persone secondo dati uffi-
ponga le basi per un’azione comune, sempre che i ciali) è presente in tutto il mondo con caratteristi-
vari soggetti che ho citato convengano sui presup- che specifiche (uomini donne bambini famiglie
posti ideologici per una azione che conduca alla intere trasmigranti) che non possono essere glo-
reale integrazione della minoranza Rom e Sinti; il balmente assimilate a quelle degli immigrati per
tutto nella più ampia trasparenza. lavoro. La loro remota o recente permanenza in
È noto che l’ADM si è sempre dichiarata Italia non ha più niente a che vedere con il noma-
convinta che la segregazione nei tristemente noti dismo storico. Moltissimi sono nati e cresciuti in
campi nomadi sia un vivaio di emarginazione e Italia e, anche dopo la
che questo sia non solo il peggiore affronto alla diaspora dalla ex Jugoslavia, dove la mag-
natura del popolo Rom e Sinti ma che costituisca gior parte viveva da cittadini, in Italia non hanno
la premessa per il protrarsi all’infinito della situa- ancora ottenuto alcuno status di cittadinanza.
zione attuale quasi che i muri di cinta di questi In questi casi l’handicap della condizione
campi siano idealmente il prolungamento della zingara si assomma a quella della condizione di
separazione di questo popolo dalla società in cui, straniero considerando che di certo, in generale,
nel bene e nel male, vivono e nascono ormai da proprio per la diversità di presupposti tra le due
decenni. categorie, lo zingaro non possiede (vedi tutte le
I campi nomadi infatti sono la prova prova- situazioni di zingari nati in Italia che non possie-
ta che il problema viene affrontato sulla base del- dono documenti e tanto meno visti d’ingresso per
l’assioma preconcetto che: la loro regolarizzazione, o gli errori di trascrizione
a) gli zingari non sono “graditi” (accettabi- fonetica sui certificati che vengono loro addebitati
li) perché diversi: quindi sono accolti, ma separa- come alias) i requisiti voluti dalla legge sull’immi-
tamente dalla società; grazione per la legale permanenza sul territorio

* A.D.M. (Associazione per i Diritti delle Minoranze).

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Rom e Sinti: un‘integrazione possibile Italia ed Europa a confronto

italiano. migliore via per un confronto tra società maggio-


Particolare: ritaria e società minoritaria? (a questo proposito ci
a) i campi nomadi aumentano i rischi della domandiamo perché nel confronto di oggi non
mancata integrazione del popolo Rom (non si con- appaiono le associazioni zingare.)
tano gli abusi e le violenze subite come dimostra- Tale verifica non può prescindere dalla
no le accuse mosse all’Italia da parte del Consiglio richiesta e dalla pubblicizzazione da parte della
d’Europa e dell’Onu) ed i costi per il suo inseri- Commissione dei costi sostenuti sia a livello locale
mento; sia a livello nazionale per il mantenimento dei
b) le leggi regionali sono disomogenee e campi, affinché si sappia se i campi sono pensati e
spesso dettate da una visione antropologica ana- mantenuti come permanenti o come misura tem-
cronistica: occorre quindi una visione giuridica poranea.
unitaria, prendendo magari spunto da quella con In tale ultimo caso, è auspicabile che si
meno ombre, quale può essere la legge della conoscano i mezzi e le risorse sino ad oggi impie-
Regione Toscana del 1999; gate per l’inserimento delle persone confrontando-
e) occorre rimuovere gli ostacoli burocratici le con il livello iniziale della gestione dei campi:
che impediscono ai Rom l’acquisto e l’uso abitati- cioè, siamo andati avanti o indietro?
vo di terreni e, nei rari casi ove ciò accade, impe- E per far questo è imprescindibile, inoltre,
dire che i terreni stessi vengano adibiti (spesso considerare che la strasmigrazione è un fatto
grazie a varianti di destinazioni d’uso estempore- nuovo e straordinario nella storia dell’immigrazio-
nee) ad altre destinazioni. A questo proposito ne e non riguarda esclusivamente il popolo zinga-
acquistano un posto centrale i progetti abitativi ro, ma riguarda e riguarderà sempre più kurdi,
quali i villaggi artigianali, ormai considerati eritrei, palestinesi, tutte le popolazioni sconvolte
ovunque una soluzione praticabile e non costosa, da catastrofi umane (guerre, persecuzioni ecc.) e
perché consentono l’uso dell’autocostruzione e naturali (desertificazione, fame ecc.): strasmigra-
dell’organizzazione interna del lavoro e commercio zione che necessariamente si spostano con l’intero
(unico strumento che consente un vero percorso di nucleo familiare.
integrazione). In più, sempre in più, occorre considerare
I villaggi esistono, con ottimi risultati, in che gli uomini e le donne zingare, non riconosciu-
Europa, Francia, Spagna e Inghilterra. Purtroppo ti come minoranza linguistica, non hanno neanche
da noi tale soluzione è ancora osteggiata dai il diritto di riconoscersi in un unico popolo.
Comuni, sempre sulla base degli assiomi sopra sin-
tetizzati, perché ritenuta “alta filosofia”.
Inoltre i maggiori ostacoli alla realizzazione Carla Osella*
di tali progetti sono legati a preoccupazioni pale-
semente di tipo elettorale: anche se in realtà rite-
niamo che siano dettati da intima convinzione raz-
zista e sciovinista di alcuni amministratori, i quali,
R ingrazio la Commissione per l’Integra-
zione che ha organizzato il Convegno,
porto i saluti del vice-presidente nazionale del-
però, non amministrano il denaro pubblico con l’A.I.Z.O. e rappresentante per l’Italia della Roma-
razionalità, posto che il costo di questi villaggi sa- ni Union di Jonko Jovanovic assente per motivi
rebbe inferiore al mantenimento dei campi noma- familiari.
di (a meno che non si privilegi l’interesse econo- Dalle varie relazioni mi accorgo come i pro-
mico di quanti girano intorno ai campi stessi); blemi relativi a questa popolazione siano ovunque
d) l’assenza di un riconoscimento ufficiale gli stessi, anche se in qualche luogo esistono delle
del matrimonioRom impedisce loro di usufruire “isole felici”.
dei diritti-doveri inerenti alla famiglia, in partico- Guardando il recente passato molte situazio-
lare nei confronti della donna e dei minori. ni sono cambiate (sedentarizzazione, aumento
Tale contrasto può essere risolto? E quale della scolarizzazione, crisi di identità, arrivo dei

* Presidente Nazionale AIZO.

175
Commissione per l’integrazione

profughi) ed è evidente che ci troviamo di fronte a Il nomadismo per vari motivi è ormai ridot-
un quadro alquanto complesso e di difficile solu- to, la sedentarizzazione è talmente aumentata
zione. negli ultimi anni che circa il 60/70% delle perso-
Le indicazioni che seguono sono nate dalla ne è ormai stanziale.
presenza quotidiana nelle aree di sosta dei volon- Attività economiche. Nella memoria colletti-
tari e degli operatori, sono state verificate con gli va la gente continua a pensare che rom e sinti sap-
stessi rom e sinti, e vogliono essere una proposta e piano solo rubare o dedicarsi ad attività illecite,
un impegno nel ripensamento di una politica ma sono luoghi comuni da sfatare. Il lavoro è sem-
sociale più attenta alle varie problematiche. pre stato presente nella comunità nomade per sop-
perire ai bisogni vitali, ma nella scala dei valori
Habitat. Nel nostro paese ci sono circa 80- esso non ha la centralità di altre culture. La lotta
120.000 rom e sinti di cui la maggior parte vive in per la carriera e le promozioni sono estranee al
aree di sosta abusive. Sono circa 150 le aree loro pensiero, la particolare visione della vita, for-
attrezzate dai comuni ubicate al Nord e Centro temente ancorata al presente e al “viaggio”, quasi
Italia, mentre al Sud la situazione è ancora più una spiritualità del viaggio, ha sempre reso estra-
grave (oltre 60 bambini morti bruciati o per il nea la mentalità di lavorare per accumulare per il
freddo negli ultimi dieci anni). Purtroppo quasi futuro.
tutti vivono in baracche in zone degradate, lonta- In passato vi era spazio per le loro attività
ne dai servizi, i luoghi che li accolgono assomiglia- artigianali, oggi il mercato del lavoro della società
no più alle favelas del Terzo mondo, che ad inse- occidentale richiede mentalità e attitudini molto
diamenti civili. distanti dal loro modo di concepire la vita. L’arrivo
Anche quando le aree sono attrezzate pre- dei rom dai Balcani ha portato innovazioni nelle
sentano difficoltà: comunità zingare storiche dove si sono fermati. La
sovraffollamento sedentarizzazione vissuta nel loro paese di origine,
carenza di attrezzature interne (es. due dove svolgevano numerose attività, li ha aiutati,
servizi per trecento persone) una volta arrivati in Italia, a un approccio nuovo
rigidità dei regolamenti interni nella ricerca di nuove sistemazioni economiche e
eccesso di controllo sulle permanenze ha stimolato le famiglie storiche a cercare alterna-
obbligo alla scolarizzazione tive lavorative.
perdita del diritto della sosta dopo essersi Il settore terziario potrebbe assorbire molte
allontanati dal campo e conseguente limitazione persone garantendo possibilità di lavoro non
del nomadismo eccessivamente in contrasto con il loro modo di
impossibilità in certi casi per i cittadini ita- vita. Segnali positivi vanno in questa direzione:
liani di ottenere la residenza anagrafica. infatti alcuni comuni, attraverso piccole aziende e
Succede che su una stessa area vengano rag- il mondo dell’associazionismo, promuovono borse
gruppati, senza nessun criterio, sottogruppi diffe- lavoro e percorsi di formazione a tempo determi-
renti con difficoltà relazionali. nato.
La zona di sosta che in passato era strumen- Molti sinti e rom italiani sono inseriti in atti-
to di aggregazione sociale, scambi culturali tra vità che non li differenziano dal mondo sedentario
famiglie estese, sta diventando spesso luogo di dis- e mi riferisco al settore delle giostre e dei circensi.
gregazione sociale. Infatti, per questo motivo, Nonostante alcune cose stiano cambiando in
sempre più famiglie cercano soluzioni alternative positivo rimane molto alta la percentuale di disoc-
affittando o comperando piccoli terreni rurali dove cupazione che depotenzia l’uomo del suo ruolo
mettere le roulottes o costruirsi una casetta per principale e spinge all’accattonaggio le donne e i
difendere le giovani generazioni da relazioni con bambini, oltre ad introdurre ad attività illegali.
coetanei di famiglie ritenute devianti. Al posto
delle aree di sosta, molti di loro chiedono spesso di Scolarizzazione. La sedentarizzazione volu-
poter vivere in villaggi zingari di piccole dimensio- ta o forzata ha dato impulso in modo speciale alla
ni. Altri sono d’accordo ad avere accesso all’edili- scolarizzazíone là dove le amministrazioni hanno
zia popolare. realizzato le aree di sosta e impegnato risorse per

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Rom e Sinti: un‘integrazione possibile Italia ed Europa a confronto

1’inserimento scolastico. Il discorso della scuola età, le gravidanze durante tutto l’arco fertile, il
non può essere sentito dalla famiglia in modo numero di figli di cui rimangono figure educative
completo sino a quando non siano risolti i gravi dominanti, non lasciano