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Sono sempre stata una ragazza come tante..

Una ragazza che ama i viaggi; la musica;


lo shopping , uscire con gli amici. Alluniversit tutto bene, conoscevo gente nuova.
A settembre ero entrata in un collettivo avellinese contro le varie forme di
discriminazioni molto vicino anche alla causa Lgbt. Con il Believe Yourself avevamo
avviati molti progetti interessanti. Continuavo a conoscere gente nuova e a divertirmi.
Insomma la normale prassi per una diciannovenne. Eppure a casa non ne parlavo
anche se volevo parlarne da un po.
Non so c stato un giorno preciso nel quale ho capito di essere gay, almeno nel mio
caso penso sia servito solo il tempo e le esperienze per giungere a tale
consapevolezza. Lunica cosa che mi ha sempre spaventata della cosa era i pregiudizi
e le reazioni altrui pi che la cosa stessa.
I miei amici sanno gi tutto dai primi tempi del liceo anzi quando lo dissi, mi resero
molto orgogliosa di conoscerli e mi aiutarono a non vivere bene con la cosa senza mai
Per nonostante io avessi un rapporto molto affettuoso con i miei genitori, e mi
fossero sempre stati vicini, sapevo quanto la cosa li avrebbe feriti o messi in difficolt.
Insomma mi sono sempre limitata a non parlare delle questioni amorose o almeno
evitare di dire la verit.I miei genitori sono entrambi di ampie vedute e di un buona
apertura mentale ma..
Da adolescente avevo sempre immaginato questo Coming Out, una chiamata da
Berlino a venticinque anni con la mia ragazza ? Una lettera ? O mi sarei spacciata per
zitella ?
Per affrontare la cosa cos non sarebbe stato altro che una forma di codardaggine
anche molto spersonalizzante soprattutto emotivamente .

Era stata una bella mattinata, era primavera, ero uscita con le amiche .
26 Aprile 2015, primo pomeriggio.
Sono sola in salotto, entra pap nella stanza. Scherziamo, parliamo del pi e del
meno; insomma nulla di nuovo. Pap fa la classica domanda sulle questioni amorose
ma nulla di nuovo, scherza sempre, forse aspettano che porti qualcuno a casa. Allora
decido, glielo dico.
Pap si blocca, mi guarda perplesso.
-ahhaha Cosa? Non scherzare
Lo ripeto pi volte, pap capisce che faccio sul serio , lui si blocca e inizia a piangere.
Io lo seguo.
Arriva mia madre ignara nella stanza poco dopo, pap trova subito una scusa per
uscire e mi porta via con lui. Usciamo con lauto senza meta. Guida, piange e inizia ad
urlare ed io cerco di spiegare:
-Non normale, ma sei impazzita ? Ma che diamine stai dicendo ? Sei sicura ?

-Non normale, proprio tu poi, non possibile ..


-Sei una bella ragazza non meriti questo. Io non merito questo.
-Tu devi stare con gli uomini, tu devi provare a stargli con gli uomini, stringiamo un
patto !?! Dobbiamo andare dallo psicologo.Io non ci sto a vedere ste scelte. Perch
queste devono essere per forza scelte.
-Poi una persona lavora sodo, fa tanto e deve beccarsi ste vergogne in famiglia. Tu non
puoi essere cos.Mia figlia non pu esserlo e basta.
-E una fase. Qualcuno ti ha fatto qualcosa ci deve essere un motivo.. non
possibile
Pap urla , Io piango.
Lui urla, io cerco di spiegare. Gli spiego da quanto tempo lo sappia. Cerco di farlo
ragionare. Ma lui come in loop continua a dire frasi insensate su quanta delusione ed
odio provasse, come se lidea che si fosse fatto finora ora non valesse niente.
-Adesso, lo dici a tua madre.
Torniamo a casa, mamma ci corre incontro. Io singhiozzo, pap non parla.
-Ma che successo ? Dove siete stati ? Perch state cos?
Pap si siede, io rimango davanti la porta. Adesso con tono pi pacato.
-Se non ci riesci lo dico io. Egay
Silenzio.. mia madre in silenzio.
Lui ricomincia
-

Toglitelo dalla testa, siamo la tua famiglia ma proprio perch noi siamo la tua
famiglia toglitelo dalla testa. Sappi che non affatto ok.

Si alza ed esce .
Rimango sola con mamma. Io piango , mamma mi abbraccia, mi sposta i capelli e
mi dice che andr tutto bene. Cerca di tranquillizzarmi e di farmi parlare. Era uno di
quei pianti che ti lascia il vuoto, quel pianto che ti viene da dentro. Uno di quei
pianti che ti libera perch viene da dentro. Liberatorio eppur tuttaltro che lieto .
Lunica cosa che vuoi in quel momento poter piangere, piangere forte e liberarti
perch infine riassume quel che hai provato e nascosto per molto tempo. Tutto quel
che hai provato nel doverti nasconderti inclusa lamarezza del sapere che non sar
affatto facile farti accettare. Iniziamo a parlare e cerca di calmarmi. Dice che
parler con pap. Andr tutto bene.
Dopo un po, lei dice che deve andare, esce.

Salgo in camera, avverto i miei amici dellaccaduto, volevano venire ma ad un


possibile ritorno di pap avrebbero peggiorato le cose. Da qui le emozioni si fecero
strane, continuai per lintero pomeriggio a passare da angoscia a gioia . Provavo
una sorta di libert nuova per averlo finalmente detto ma allo stesso tempo cera
una tale amarezza di fondo. Adesso almeno avevano saputo la verit.
Gli amici continuavano a insistere pur di venire a prendermi.
Pass il pomeriggio, mamma torna.
Era stata a casa di suo fratello. Viene da me, vuole parlare.
-Tu non puoi fare ste scelte, non a casa mia, non una cosa normale e non lo sar
mai
Ecco
-Ma come?
Alza la voce e ed urlare.
-Hai capito, non normale, la tua non sar mai una famiglia. E per me sar come
se non esistessi. Che donna sarai ? E una cosa indecente , non dovreste esistere
ne nascere. Siete dei maniaci e la feccia della feccia. Io certe cose non le tollero.
Facevano bene prima a darvi fuoco..
Cominciamo a litigare cos come con pap cerco di spiegare, e far capire. Pi
spiego pi urla forte quasi come se non mi ascoltasse. La cosa va avanti per un po.
Io stufa di sentire solo sentirmi aggredire e piangere. Scappo in camera, chiudo la
porta. La imploro di andarsene e lasciarmi sola. Piango forte
Lei, inizia ad intimarmi di aprire la porta. Io sono sul pavimento, accucciata a
piangere. Mamma continua a urlare e sbattere vicino la porta. Qualche secondo di
pausa, e lei inizia a battere forte vicino la porta. Spallate porta nella porta fino a
romperne il lato della serratura ed entrare.
-Tu a casa mia non ci stai. Queste schifezze le fanno gli altri non la gente che abita
qua. Tu sotto il mio tetto devi rispettare delle regole.Ed io non ti permetter per
nessun motivo al mondo di fare quel che ti pare..
Dopo essersi sfogata inviendomi contro mi lancia una valigia, va via , spegne la luce
della stanza.
Avvertii i miei amici, loro volevano venire ed aiutarmi ma avrebbero peggiorato le
cose. Roberta, la mia migliore amica, voleva farmi passare la notte da lei e venire a
parlare con mia madre. I ragazzi volevano venire. Finja dalla germania cercava di
aiutarmi. I ragazzi del collettivo.
Decisi di aspettare il ritorno di pap per scegliere dove andare e chi chiamare. Ma
quella sera anche dopo il ritorno di mio padre non cera che silenzio se non gli squilli
sul mio cellulare e qualche mio singhiozzo.

La notte la passai insonne pensando cosa fare lindomani e nei giorni successivi. Il
giorno seguente incrociai mio padre nel corridoio, sguardo basso sia suoi che suo che
mio, un misto tra desolato e arrabbiato. Decisi di passare lintero giorno fuori, avevo
bisogno di stare fuori casa e parlare con i miei amici. Passai cos anche i giorni
seguenti. Insomma evitavo di stare a casa per molto tempo. I miei non parlavano.
Ritornai alla solita routine, universit , collettivo, amici. Ma i miei non mi parlavano un
granch . Il primo ad aprirsi poi fu pap che disse che nonostante tutto erano la mia
famiglia. Mamma lo seguyi qualche settimana dopo.
Nonostante quanto affermato nutrono ancora molto disappunto inizialmente Hanno
fatto molte scenate,al punto che mio padre ,nonostante dove abitiamo nessuno sa, per
una qualsiasi cosa andasse in escandenza e mi cacciasse dal locale ovviamente senza
che gli altri se ne accorgessero o potessero intuirne il motivo.
Adesso sono passati circa sette mesi, la nostra routine anche a livello emotivo familiare sembra essere tornata alla normalit. Parliamo , scherziamo ma largomento
non esce fuori e probabilmente i miei fingono di non sapere o si illudono di una
possibile fase. Capisco quanto la cosa li abbia sorpresi, capisco che possano anche
essere spaventati dallopinione altrui. Capisco anche aver scoperto tua figlia
nasconderti una cosa per molto tempo possa farti sentire tradito e straniato.
Preferisco dargli tempo, sperando che col tempo possano capire non un problema e
non bisogna ragionare per stereotipi.
La cosa fondamentale che loro adesso sappiano la verit. Nonostante le loro opinioni
al riguardo sono fiera di essere stata sincera nei loro riguardi. Rivelare una cosa del
genere ad un genitore non solo un bisogno di potersi mostrare a pieno ma una forma
di rispetto e fiducia. Nonostante non mi sia andata un granch bene oggi vivo
felicemente nella piena consapevolezza di non aver pi nulla da nascondere o negare.
Ho voluto lasciare questa testimonianza nella speranza che entrambi che qualcuno
possa leggere e farsene unidea, magari questa pagina ora scorre nelle mani di un
ragazzo che vorr chiamare da berlino.. o magari scorre nelle mani di qualcuno che
vuole aiutare un amico o magari nel migliore dei casi..un genitore che ha negato una
parte di suo figlio possa farsi unidea.