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il Ducato

Servizio realizzato da Veronica Ulivieri, giornalista praticante all’Istituto per la formazione al giornalismo di Urbino, tra settembre 2009 e marzo 2010.

Ritorno
alla natura di Veronica Ulivieri
veronica.ulivieri@gmail.com

Viaggio nelle campagne di Urbino


dove l’agricoltura biologica
è nata quasi quaranta anni fa
il Ducato
Oggi le aziende del settore nella provincia sono 245, più di 80 solo a Urbino

La capitale del biologico


Negli anni ‘70, i pionieri hanno dimostrato che si poteva vivere facendo un’agricoltura sana e senza chimica

N
egli anni Settan- decina di animali. Ma nella zo-
ta nelle campa- na esistono anche cooperative
gne intorno a Ur- come Campo e Terrabio e azien-
b i n o s i s t a va de di trasformazione come Pro-
muovendo qual- meteo, nate tra la fine degli anni
cosa che poi si sa- Settanta e l’inizio degli anni No-
rebbe rivelato all’avanguardia. vanta.
Vent’anni dopo il grande esodo Quando sono state create le pri-
dalle campagne, in tanti, da tut- me aziende, in Italia non esiste-
ta Italia e dall’estero, stavano ar- vano ancora leggi sull’agricol-
rivando nelle Marche con l’in- tura biologica: ognuno faceva
tenzione di ritornare alla terra secondo i propri principi e, ol-
facendo agricoltura biologica. tretutto, quel tipo di coltivazio-
La zona di Urbino sembrava il ne non aveva nessun riconosci-
luogo perfetto: i terreni e le case mento. Le prime norme sono
coloniche costavano poco e arrivate nel 1991, anno in cui è
nella zona non c’erano grandi entrato in vigore il regolamento
industrie e fonti di inquina- 2092 della Comunità europea,
mento. che ha stabilito i dettami da se-
L’idea era quella di ricomincia- guire nella produzione e ha
re la storia da dove i vecchi agri- creato un regime di controlli dei
coltori fuggiti nelle aree urbane prodotti per tutelare i consu-
l’avevano lasciata. O di racco- matori. Oggi ogni agricoltore
gliere il testimone da quei pochi deve pagare da solo un organi-
che erano rimasti. Come fece smo di controllo che certifichi i
Gino Girolomoni, che nel 1977 a suoi prodotti come biologici. La stalla della fattoria di Cal Bianchino di Luigia e Carlo Comandini
Isola del Piano, venti chilometri Ma in Italia c’è confusione: que-
da Urbino, fondò insieme ad al- sti organismi sono una ventina che il contributo prezioso che
cuni amici la cooperativa agri- e lavorano secondo standard gli agricoltori biologici danno
I NUMERI DEL BIO NELLE MARCHE
cola Alce Nero, una delle prime diversi. Nel 1992 poi, la Comu- alla tutela dell’ambiente. L’agricoltura biologica è un metodo di coltivazione che
aziende agricole biologiche in nità europea ha inserito tra le Nelle Marche la cultura del bio-
Italia e la prima al mondo a pro- misure di sostegno all’agricol- logico è forte e consolidata: fa- esclude l’utilizzo di sostanze chimiche di sintesi.
durre pasta integrale biologica. tura anche gli aiuti ai contadini cendo un semplice calcolo a Secondo il Sinab (Sistema d’informazione nazionale sul-
L’esperienza di Girolomoni ha biologici (Regolamento 2078), partire dai dati Ismea del 2007, l’agricoltura biologica), alla fine del 2008 in Italia erano
spinto tante persone a cambia- per risarcirli di quel mancato si ottiene che il 5,74% delle
re vita o, in certi casi, a rimane- reddito che deriva da una pro- aziende agricole marchigiane coltivati a biologico più di un milione di ettari, circa l’8%
re in campagna dove avevano duzione minore e allo stesso sono biologiche. Dato che col- dell’intera superficie agricola. Nelle Marche, gli ettari a
vissuto fino a quel momento. tempo più costosa. In Italia, gli loca le Marche al pari della Ca- biologico erano più di 67.200, circa il 13,5% della super-
Ha dimostrato che si poteva an- aiuti vengono erogati dalle Re- labria (5,84%) e seconde alla Ba-
cora vivere di agricoltura e, so- gioni. Nelle campagne di Urbi- silicata, dove il rapporto è addi- ficie agricola utilizzata a livello regionale, contro la media
prattutto, che si poteva farlo no, per esempio, un contadino rittura dell’8,17%. Questa diffu- nazionale pari a circa il 7,8%. Percentuale inferiore a
senza la necessità di usare pe- che coltiva grano duro riceve un sione delle aziende biologiche è Basilicata, Calabria e Sicilia, ma superiore a tutte le
sticidi e concimi chimici. Sul contributo di 140 euro a ettaro, stata indubbiamente favorita
territorio ha costituito un mo- 220 se coltiva mais o sorgo e 470 dalla presenza di Alce Nero e, in regioni dell’Italia centrale.
dello e un esempio per molti se coltiva ortaggi e piccoli frutti. seguito, di molte altre esperien- A livello regionale, nella provincia di Pesaro e Urbino gli
agricoltori. E ha contribuito a Ci sono contributi anche per ze simili. Sono tanti quelli che
l’allevamento biologico: chi ha hanno lasciato l’università e il
agricoltori biologici sono 245, il 17% in più di quelli di
diffondere una cultura del con-
sumo sano anche tra i cittadini. un bovino da latte può ricevere lavoro per tornare alla terra. Macerata e Ascoli Piceno e addirittura il 45% in più di
Solo a Urbino, le aziende che fino a 180 euro annui, 80 euro Queste cooperative, questi con- quelli di Ancona. Sono poche, invece, nel territorio di
fanno produzioni biologiche per un ovino e 30 per un suino. tadini, hanno dimostrato che
sono, secondo la Regione, più di Ma questi aiuti, che non au- tornare indietro a un’agricoltu-
Pesaro e Urbino le aziende in conversione e quelle
80; 245 in tutta la provincia. mentano ormai da anni e ven- ra più naturale è ancora possibi- miste, segno che nella provincia si è raggiunto ormai un
Molte sono piccole fattorie con gono spesso pagati in ritardo, le. Molti li hanno seguiti e oggi equilibrio.
pochi ettari di terra e qualche non servono a riconoscere an- Urbino è quasi un’isola felice.

Elena Viganò, docente di Economia agraria, spiega l’evoluzione del fenomeno

“Qui una rete di imprenditori innovatori”


“Sì, insieme agli alti costi che le aziende “Se l’obiettivo è allargare il mercato, la po di agricoltura. Qui hanno avuto un ef-

E
lena Viganò insegna Economia
agraria all’università di Urbino e si devono pagare all’ente che certifica la lo- gdo è quella che può fare di più. Anche i fetto di contaminazione, come accade
occupa delle tematiche legate al ro produzione come biologica e agli gas potrebbero contribuire alla diffusio- per tutti gli imprenditori innovatori”.
biologico. adempimenti burocratici troppo pesan- ne dei prodotti biologici, a patto che mi- I consumatori di biologico sono sempre
Come è avvenuto lo sviluppo del biologi- ti. E poi c’è il fatto che il guadagno prove- gliorino la loro organizzazione, altrimen- informati e consapevoli?
co in Italia? niente dalla vendita dei prodotti non è ti rimangono fenomeni di nicchia”. “Non del tutto. Devono ancora imparare
“Si possono distinguere due fasi. Prima sempre remunerativo”. La differenza di prezzo dei prodotti bio- tante cose, per esempio a mangiare frut-
degli anni Novanta l’agricoltura biologi- Perché? logici è tutta giustificata dai maggiori co- ta e verdura di stagione o a privilegiare i
ca era praticata da imprenditori innova- “C’è il problema dell’incontro tra la do- sti di produzione? prodotti locali. Serve un’educazione al
tori, anche per scelte non economiche. manda e l’offerta. Se i produttori vendo- “I costi di produzione sono effettivamen- consumo, che dovrebbe essere compito
Poi, nel 1991, la Comunità europea ha sta- no alla grande distribuzione organizzata te più alti, ma i prezzi onerosi sono dovu- delle Regioni”.
bilito regole precise per le produzioni (gdo), questa paga loro prezzi non remu- ti anche a un numero eccessivo di inter- In Italia c’è la consapevolezza dell’im-
biologiche e, a partire dal 1992, ha inizia- nerativi perché per essere competitiva mediari o al fatto che alcuni di loro lucra- portanza dell’agricoltura biologica e dei
to a erogare aiuti diretti, un elemento di deve tagliare i costi di produzione. Più re- no margini troppo elevati. Le aziende di suoi meriti ambientali?
forte attrattività anche per quegli agricol- munerative per il produttore sono le ven- solito hanno poco potere di contrattazio- “A livello di Ministero teoricamente c’è
tori che non avevano forti motivazioni dite tramite i piccoli negozi al dettaglio, i ne sul prezzo”. molta attenzione, ma in pratica c’è anco-
etiche o ideologiche. Questo spiega per- gruppi di acquisto solidale (gas) o diretta- Perché nelle Marche e in particolare nel- ra da fare parecchio, per esempio in ter-
ché, dopo un periodo di boom, negli ulti- mente in azienda. Un aspetto molto im- la zona di Urbino c’è stato uno sviluppo mini di semplificazione delle regole e di
mi anni, di fronte a incentivi rimasti sta- portante sono gli acquisti pubblici per le maggiore rispetto ad altre regioni? stanziamento di somme adeguate. Nes-
bili, anche il numero delle aziende bio in mense: creano un mercato interessante “Perché qui si è creata alla fine degli anni suno dà un premio agli agricoltori biolo-
generale cresce poco”. per gli agricoltori ed educano i cittadini”. Settanta una rete di agricoltori, a volte gici per i loro meriti di tutela ambientale.
Gli incentivi troppo bassi hanno scorag- Andrebbero potenziati i canali più vicini stranieri, che migravano da zone inqui- Questo fenomeno si chiama fallimento
giato gli agricoltori meno motivati? all’azienda? nate e che credevano molto in questo ti- del mercato”.

2
DOSSIER

Gino Girolomoni e l’esperienza di Alce Nero

Il sogno di una terra


pulita e ripopolata
nato più di 30 anni fa
no. (Tante volte nei suoi libri Gi- territoriale: noi siamo figli del dimensioni. La nostra azienda è
rolomoni ha paragonato i con- luogo dove siamo nati, come un cresciuta molto, ma in quasi
tadini ai nativi americani, “con- albero o come una faina, e lì è più quaranta anni, il 5% all’anno”.
finati nelle campagne come gli facile attecchire, a patto che di Perché non vendete i vostri pro-
indiani nelle riserve”, ndr) Solo quel posto si conosca tutto”. dotti nella grande distribuzio-
quindici anni dopo abbiamo In Terre, monti e colline (1992), ne, come fanno altri marchi
scoperto che si era convertito al scriveva che Alce nero avrebbe biologici?
cristianesimo e aveva fatto il dovuto essere “una cura omeo- “Abbiamo venduto la pasta alla
missionario tra gli indiani”. patica per le ferite della mente”. Coop quando dovevamo far la-
La cooperativa è riuscita a evi- Ci è riuscita? vorare il pastificio, ma oggi non
tare lo spopolamento di Isola “Credo di sì. Venti tesi di laurea lavoriamo più con la grande dis-
del Piano? su di noi e le tante persone che ci tribuzione, perché secondo noi
“Il calo degli abitanti di Isola del vengono a cercare da tutto il non ha la cultura per vendere
Piano, che adesso sono 600, si è mondo sono il segno che, semi- prodotti di qualità. Vendiamo ai
fermato quando siamo nati noi. na semina, qualcosa nasce”. gas e ai negozi di biologico”.
Percorrendo per otto chilometri Qual è il segreto del vostro suc- Quali prospettive per il settore
Gino Girolomoni guida la cooperativa Alce Nero dal 1977 la strada che da qui va a Urbino, cesso? biologico?
si incontrano 20 aziende agrico- “La qualità e la credibilità delle “Io ho dei grossi dubbi su una ul-
Com’è nata l’idea di creare Alce le, di cui 18 sono biologiche e no- persone che hanno partecipato teriore crescita del settore, dati

“M
i
con- Nero? stre socie. È la via europea del- a questo progetto”. sia dalle politiche dell’Unione
side- “Io all’inizio sono venuto qui per l’agricoltura biologica”. Pensa che la filiera corta possa europea, che è un moloch che si
r o ricostruire il monastero di Mon- Lei ha fatto molti sacrifici per essere una soluzione ai proble- mangia tutto e che non fa gli in-
uno tebello, non per fare il biologico. recuperare il monastero di mi di distribuzione delle azien- teressi dei piccoli produttori, sia
d e i Quello è venuto dopo. Tutta Montebello, fondato nel Tre- de biologiche? E perché voi fate dal Codex alimentarius (insie-
pochissimi contadini che sono questa zona era stata abbando- cento dal beato Pietro Gamba- poca filiera corta? me di regole sugli alimenti ela-
tornati alla terra dopo che l’ave- nata dalle quattordici famiglie corta. Qual è per lei il rapporto “E’ una soluzione importante e borate da Fao e Oms, ndr), un
vano abbandonata. Ma l’esodo, che ci vivevano, e io e i miei ami- tra la fede e il lavoro? che va sostenuta. Io sento il pe- cavallo di Troia che nasconde
che non avevo scelto e che era ci, nel 1977, abbiamo lanciato “La mia storia personale è se- so di vendere la pasta in Giap- disposizioni pericolose”.
naturale, mi ha insegnato a sa- questa sfida: vogliamo recupe- gnata dal cattolicesimo e io ten- pone e Stati Uniti. Con il nostro Quali sono invece i maggiori
pere del mondo tutto il resto che rare quel territorio e riportarci lo go la religione come linea da se- pastificio potremmo produrre problemi?
la natura non può dire”. Così Gi- stesso numero di gente che ci guire. L’agricoltura è il pane la pasta per tutti gli abitanti del- “I rapporti con la pubblica am-
no Girolomoni si presentava nel abitava. L’agricoltura era l’unico quotidiano, la fede sono le idee la provincia di Pesaro e Urbino, ministrazione che continua a
1981, all’inizio del suo primo li- modo per realizzare questo e per fondanti che mi ispirano. Sulla ma è impossibile per noi vince- produrre regole e obblighi bu-
bro Ritorna la vita sulle colline. noi si poteva fare solo biologica, scelta di fare biologico ha influi- re la pubblicità dei grandi mar- rocratici che sono di ostacolo
Emigrato in cerca di lavoro, Gi- senza continuare ad avvelenare to anche la volontà di essere ‘cu- chi. Pensi che su sette milioni di anziché di aiuto. Poi non ci aiu-
rolomoni è tornato a Isola del il suolo, l'acqua e i cibi”. stode del giardino’”. euro annui di fatturato, solo tano le ristrettezze economiche
Piano poco più che ventenne e, Perché una cooperativa e non Fin dagli anni Settanta lei ha 600.000 euro vengono dalle delle famiglie, anche se le perso-
dal 1970 al 1980, è stato sindaco una società? sempre organizzato convegni e vendite in Italia, tutto il resto de- ne, magari di meno, il biologico
del suo paese. Figlio di contadi- “Perché ho capito che per ripor- incontri, invitando a Montebel- riva dalle esportazioni all’este- lo comprano lo stesso”.
ni, nel 1974 ha deciso che quella tare qui quattordici famiglie do- lo numerosi intellettuali. Per- ro”. Secondo i dati del sociologo
sarebbe stata anche la sua stra- vevo coinvolgerle in un progetto ché ha sentito questo bisogno? La vostra esperienza ha ispira- Gianpaolo Fabris, i consumi
da e ha messo su con la moglie comune, non come dipendenti, “Per crescere, perché il mondo è to molti contadini. In tanti sono biologici hanno tenuto alla cri-
un piccolo allevamento di vac- ma come soci”. complesso e per comprenderlo venuti a Urbino per fare il bio- si e sono aumentati negli ultimi
che da latte. Tutto è partito da un Perché avete scelto per la vostra servono punti di riferimento. logico. anni. Pensa che ci possa essere
edificio abbandonato in cima a cooperativa il nome di un sa- Ho sempre invitato persone che “Per diffondere il biologico ho una crescita ulteriore?
una collina, il trecentesco mo- cerdote degli indiani d’Ameri- hanno idee anche diverse dalle tenuto più di 400 incontri dalla “Sì, per quanto riguarda i con-
nastero di Montebello, che ha ca? nostre, l’importante è la loro co- Svizzera italiana alla Sicilia. A sumi dei privati, ma non mi
trasformato nella sua casa. Nel “Nel libro Alce nero parla di John erenza”. Urbino è venuta gente straordi- aspetto che questo aumento
1977, quando in Italia si parlava Neihardt, questo sacerdote rac- Il suo modello di azienda agri- naria, ma secondo me non ha venga dalle pubbliche ammini-
pochissimo di agricoltura senza conta la storia degli indiani co- cola è riproducibile? saputo unire le forze per fare si- strazioni. Nella zona di Urbino
chimica, è nata la cooperativa me la vedevano loro, e non dal “Sì, ma occorre una dote che stema, per creare un modello da c’è una sensibilità importante
biologica Alce Nero. Alla base punto di vista dei vincitori. Per non è molto diffusa, la cultura. Il esportare. Non siamo riusciti, per i consumi, dovuta anche al-
del progetto, una sfida cultura- questo abbiamo deciso di dedi- segreto è fare delle cose innova- me compreso, a fare qualcosa di la nostra presenza quaranten-
le: “Se i nostri padri sono vissuti care il nome della nostra espe- tive prima degli altri e una cosa determinante per il nostro terri- nale“.
su queste campagne per secoli, rienza a questo saggio america- che aiuta molto è il radicamento torio, abbiamo lavorato ognuno Lei ha scritto spesso che il bio-
senza strade maestre, senza per noi stessi”. logico non può crescere da solo,
elettricità, senza telefono, sen- Quali sono le prospettive futu- ma dovrebbe essere accompa-
za acqua in casa, senza soldi, ri- LA COOPERATIVA ALCE NERO re per Alce Nero? gnato dallo sviluppo di altri set-
uscendo a far sposare i figli e a “Stiamo raddoppiando la capa- tori come la bioedilizia, il ri-
La cooperativa conta oggi 30 soci e 50 dipendenti, per un cità produttiva del pastificio e sparmio etico, le medicine al-
diventare vecchi, noi, che dis-
poniamo di tutte queste cose, fatturato annuo di sette milioni di euro. Il negozio Alce Nero stiamo puntando all’autosuffi- ternative, le energie rinnovabi-
possibile che non ne siamo ca- ha aperto a Urbino nel 1979, tempi in cui i prodotti biologici cienza energetica investendo in li. Secondo lei si sta andando in
paci?” (Alce Nero grida, 2002). energia eolica, fotovoltaica e a questa direzione?
si potevano trovare solo a Milano o a Roma. Il mulino è stato biomasse”. “Secondo me no. Il problema è
Fin dall’inizio Girolomoni, 64
anni e una sguardo caparbio e costruito nel 1980, nel 1989 è stato realizzato il pastificio. Negli ultimi tempi si parla di che non abbiamo il tempo per
imperturbabile, è a capo della una crisi di valori nell’agricol- aspettare i cambiamenti. Gli er-
Poi i magazzini, la locanda e l’agriturismo. Molto importante tura biologica e del venir meno rori che abbiamo fatto si evolvo-
cooperativa. Sono passati più di è l’aspetto culturale del progetto: fin dall’inizio, a Montebello,
trent’anni e di cose ne sono suc- di una base ideologica nelle no molto più velocemente delle
cesse. Le soddisfazioni, ma an- sono stati organizzati corsi di agricoltura biologica e convegni aziende. E’ d’accordo? idee per risolverli”.
che i sacrifici, le bocche da sfa- “Tutte le aziende agricole che si Alce Nero può guidare nella zo-
con intellettuali come Paolo Volponi, Massimo Cacciari, Fabio sono fatte promotrici del biolo- na di Urbino l’evoluzione verso
mare e i sequestri di pasta per
diciassette anni (perché la pa-
Tombari. Il marchio storico è stato per decenni il cavallino, gico qui sono rimaste pure. Ma a uno stile di vita più sostenibile?
sta, se integrale, non poteva dir- attualmente di proprietà della Alce Nero Mielizia. La coope- livello nazionale, c’è un 30% che “Sì, ma a una condizione quasi
si tale e perché se la si chiamava mi convince poco: sono i mar- irrealizzabile: che le nostre idee
rativa, creata nel 1999 da Alce Nero e Conapi, ha acquisito chi della grande distribuzione entrino a gestire l’amministra-
biologica si era accusati di pub-
blicità ingannevole). Girolomo- il marchio quando Gino Girolomoni ha deciso di uscire dal che non riescono a dire dove zione comunale e l’università. E
ni è oggi una delle guide spiri- progetto. Adesso,il marchio della cooperativa di Isola del prendono le materie prime. C’è servirebbe anche una banca an-
tuali dell’agricoltura biologica, un biologico vero e uno che si corata al territorio e attenta alle
Piano - che si chiama tutt’ora Alce nero - è la piantina stiliz- accontenta dei requisiti mini- aziende della zona. Solo così le
l’Alce Nero (il capo indiano che
dà il nome alla cooperativa) dei zata del monastero di Montebello. mi, ma è un problema di idee e nostre idee potrebbero attec-
contadini. di finalità delle aziende, non di chire”.

3
il Ducato
Gli agricoltori di Urbino raccontano le loro storie, segnate da amore per la natura,

“Siamo venuti qui per viv


Il sogno della campagna H
enri David Thoreau, scrittore americano amante
della natura che per due anni visse nella foresta,
scriveva nel 1854: “Andai nei boschi perché deside-
ravo vivere con saggezza, per affrontare solo i fatti
essenziali della vita (…), per non scoprire in punto
di morte che non ero vissuto. (...) Volevo vivere pro-
uando si sono incontrati, alla produzione dei salumi nel base di tutto c’è il rapporto fondamente e succhiare tutto il midollo della vita”. I contadini bio-

Q Luigia Minnetti e Carlo


Comandini erano all’u-
niversità. Lei faceva Giurispru-
nostro laboratorio”.
Luigia e Carlo vendono i loro
prodotti direttamente in azien-
umano”.
A Cal Bianchino, oltre ai maiali
e alle mucche, ci sono anche
logici di Urbino, quando si domanda loro perché hanno scelto
questo mestiere, rispondono allo stesso modo. Roberto Podgor-
nik, Richard e Verena Menghin, Urs e Maya Abderhalden, Carlo e
Luigia Comandini sono venuti a Urbino proprio per questo; Luca
denza, lui Farmacia, ma en- da e riforniscono il gruppo di conigli, piccioni, polli, oche e
trambi sognavano la campa- acquisto solidale di Pesaro. “E’ quaglie: “La biodiversità per Albergati, che qui ci è nato, ha continuato la strada dei genitori.
gna: “avevamo tutti e due que- importante che le persone ven- noi è molto importante e ci sia- Con parole meno poetiche rispetto a Thoreau, spiegano che han-
sta grande passione e abbiamo gano qui e controllino come mo accorti che limita anche i no scelto l’agricoltura “per vedere se si poteva vivere diversamen-
lasciato gli studi per fare i con- produciamo: quella è la vera danni dovuti ai parassiti che te”. Se era possibile cioè passare le giornate in modo meno frene-
tadini”, racconta Luigia. All’ini- certificazione. Il marchio bio- proliferano nel letame delle tico, senza darsi al consumismo sfrenato, senza rimanere imbot-
zio non è stato facile: “Siamo logico alla fine sminuisce il va- mucche”, spiega Luigia. Tutti
partiti solo con la produzione lore del contadino, perché c’è questi animali poi, contribui-
vegetale e facevamo anche altri bisogno di qualcuno che dica scono a garantire l’autosuffi-
lavori per tirare avanti. Poi ab- che tu sei valido”. Avere la certi- cienza della fattoria: “Siamo
biamo deciso di dedicarci all’al- ficazione biologica su tutta la completamente autonomi, la
levamento”. filiera, spiega Luigia, ha un co- nostra azienda è a ciclo chiuso.
In questo momento, all’azien- sto molto elevato e comporta Il prossimo passo sarà l’auto-
da agricola di Cal Bianchino, troppi oneri burocratici: “Da sufficienza energetica, investi-
dove abitano da una quindicina qualche anno abbiamo limita- remo nel fotovoltaico o nell’eo-
d’anni, ci sono 50 maiali e una to la certificazione solo alle lico”. Il lavoro in campagna è fa-
ventina di mucche. “Facciamo produzioni vegetali. Per noi ticoso e qui non si fanno i soldi,
tutta la filiera dalla carne, dall’i- conta molto di più la fiducia dei “anche se - riflette Luigia - ab-
nizio alla fine: produciamo da consumatori rispetto alle carte biamo un tenore di vita altissi-
soli i cereali per i mangimi e ar- degli enti di certificazione. I mo, pochi mangiano sano co-
riviamo fino alla macellazione e clienti ormai sono amici, alla me noi”.

La fattoria biodinamica
dre invece aveva un albergo. Io però ho sempre

F
anno attenzione alle forze cosmiche e alla
loro influenza sulle piante, spargono nei voluto fare questo lavoro fin da piccola”. Un so-
campi composti particolari, fatti con leta- gno, è vero, ma, ammette Verena, la vita in cam-
me, piante officinali, quarzo. Verena e Richard pagna è dura. Preparare i composti, spruzzarli
Menghin, originari dell’Alto Adige ma residenti a nei campi, allevare gli animali è faticoso. “Per fa-
Urbino da quasi trenta anni, non si limitano al re il biodinamico ci vuole molta motivazione,
biologico, fanno il biodinamico. Seguono cioè perché al lavoro di ogni giorno si aggiungono gli
una serie di regole e di pratiche ideate nel 1924 impegni dei preparati e un calendario da rispet-
dall’intellettuale tedesco Rudolf Steiner, inven- tare. Io la motivazione la ricevo ogni anno dal
tore dell’antroposofia (una filosofia che sostiene convegno delle donne biodinamiche, dove trovo
l’esistenza di un mondo spirituale comprensibi- la forza anche per lavorare nei campi quando tut-
le per l’uomo). “Facciamo biodinamico da circa ti vanno al mare”.
venti anni, ma non saprei dire di preciso come Oltre a un piccolo orto e un pollaio per i consumi
abbiamo iniziato. Ci interessavamo già a Steiner familiari, Verena e Richard producono formaggio
e probabilmente è per questo che ci siamo avvi- e vino, che vendono direttamente in azienda o ai
cinati anche al biodinamico”, spiega Verena. gruppi di acquisto solidale di Urbino e Fossom-
La scelta di venire nelle Marche non è stata ca- brone. L’agricoltura biodinamica prevede il ciclo
suale, qui era più facile partire dal nulla con una chiuso, “perché è importante che il letame venga
piccola azienda. “In Alto Adige i terreni costava- dall’azienda”, spiega Verena. Ma “l’autosufficien-
no troppo, qui invece in quel periodo la chiesa za - continua - è un’altra cosa, è una chiusura ri-
svendeva le parrocchie con un po’ di terra intor- spetto al mondo esterno, che invece è bello”. L’a-
no. Anche questo era uno stabile della curia, qui zienda di Verena e Richard non è un organismo
vicino c’è la chiesa di san Marino”. All’inizio, Ve- chiuso: qui vengono organizzate diverse iniziati-
rena e Richard hanno dovuto imparare tutto dai ve, come i corsi per imparare a fare il pane e i dol-
vicini: “Mio marito era figlio di contadini, mio pa- ci o a decorare le uova di Pasqua.

Solo frutta e ortaggi rari


C
onsiderare Luca Albergati azienda per fare spesa di verdu- Sono riuscito a rintracciare il lo-
un semplice agricoltore re”. ro nome e ho preparato una
biologico sarebbe ridutti- Un aspetto che preme molto a piantina per segnalare gli alberi,
vo. Oltre a produrre ortaggi di Luca è la tutela della biodiversi- così chi va a fare una passeggia-
varietà antiche infatti, Luca ha tà: “Nei miei orti coltivo solo va- ta li può vedere”.
una fattoria didattica e, punto rietà antiche: dal punto di vista Negli ultimi anni, le vendite di- lidale di Urbania, Pesaro e Fano. biamo dovuto vendere una par-
d’orgoglio della sua azienda, organolettico, sono quelle mi- rette in azienda sono aumenta- Fare l’agricoltore biologico è un te dei terreni”.
dal 2003 gestisce per conto del- gliori, ma non si trovano in com- te: “Vengono soprattutto fami- mestiere duro: “Gli aiuti comu- L’azienda di Luca è nata ventu-
la Regione cento ettari di bosco. mercio. Semino zucche e pomo- glie con bambini piccoli. Le per- nitari arrivano in ritardo e sto no anni fa. La scelta di fare l’a-
“Il mio progetto di recupero dori rari e d’estate, per abbellire sone hanno capito che com- ancora aspettando un rimborso gricoltore, spiega, è venuta qua-
ambientale ha vinto su più di l’orto, coltivo i girasoli giganti, prando direttamente dal conta- dalla Regione per calamità na- si da sé: “Ho sempre fatto questo
170. Gratuitamente, ho ripulito che arrivano fino a quattro me- dino si risparmia”. Luca, socio turale. Nel 2005 una nevicata ha lavoro, è una passione che ho
otto chilometri di sentieri. La tri”, racconta. Anche lungo i suoi della cooperativa Terrabio, ogni distrutto una serra, facendo un dentro. Ho imparato da mia
speranza è che le persone, sentieri Luca ha scoperto tipi di settimana vende i suoi prodotti danno di 55.000 euro. In quattro nonna, che è sempre vissuta in
quando vanno a fare una pas- piante quasi scomparse: “Sono ai mercati rionali di Urbino e ri- anni nessuno ci ha dato una ri- campagna ed è morta a 104 an-
seggiata, si fermino alla mia meli e peschi molto particolari. fornisce i gruppi di acquisto so- sposta e per andare avanti ab- ni”.

4
DOSSIER

ricerca dell’autosufficienza, attenzione alla biodiversità e alle energie rinnovabili

vere in modo diverso”


tigliati nel traffico, respirando aria pulita e potendo ogni sera te-
nere tra le mani il prodotto del proprio lavoro. Un pezzo di for-
maggio, una fetta di pane, un barattolo di miele, una manciata di
cereali o di farina, un bicchiere di latte, un mazzo di spighe.
Lavorare la terra diventa un modo per riappropriarsi del frutto del-
la propria fatica e prendersi una rivincita, tornando a vivere in
Una casa e 20 caprette
quei luoghi da dove la gente è fuggita cinquanta anni fa in cerca

“L
delle comodità cittadine. La vita nei campi mette sempre a dura o fai tu? Con i tuoi ani- biologico lo conoscevo da con tre mucche e una ventina
prova: non ci sono vacanze, non c’è riposo se fuori gli animali mali?”. Sono queste le quando ero bambino, già a di capre. Sul tetto, i pannelli fo-
aspettano il cibo o il fieno deve essere tagliato. Quello che spinge prime domande che scuola facevamo l’orto bio”, tovoltaici. Intorno, sette ettari
queste persone a vivere in modo diverso, talvolta anche radicale, le persone fanno a Urs Abder- racconta. “All’inizio, venire in di terreno, usati per il pascolo.
è la passione. E il desiderio di riconquistare un rapporto autenti- halden quando vanno a com- Italia con i miei amici mi sem- Come vogliono le regole comu-
co con l’ambiente e il territorio. Per questo le vite dei contadini prare il suo yogurt e i suoi for- brava semplicemente l’occa- nitarie dell’allevamento biolo-
biologici urbinati non si possono raccontare senza narrare anche maggi. “Qui vengono in tanti. sione per fare un’esperienza, gico, gli animali devono passa-
la storia delle loro aziende. Ecco le loro storie di terra e, insieme, Le persone si fidano di me per- poi io e mia moglie abbiamo re il maggiore tempo possibile
di vita. ché ho una piccola azienda, or- deciso di rimanere e abbiamo all’aperto e avere abbastanza
mai sanno come lavoro”. cercato casa”. spazio per muoversi. In un et-
Urs vive in una vecchia casa co- Per fare l’agricoltore, ha lascia- taro ad esempio, possono stare
lonica e lavora soprattutto con to un lavoro da tecnico e si è tra- 2 vacche da latte o 13 capre. An-
i gruppi di acquisto solidale sferito in una casa dove all’ini- che il cibo poi, deve essere bio
della provincia. Originario di zio, oltre all’elettricità e l’acqua e per curare le malattie è obbli-
Zurigo, in Svizzera, a Urbino ci calda, mancava anche una mu- gatorio usare medicine omeo-
è arrivato nel 1978 insieme a un lattiera che la collegasse con la patiche. “Alle mie capre dò solo
gruppo di musicisti che nella strada asfaltata. “Quando sia- fieno e cereali, non uso mangi-
città ducale tenevano un corso mo arrivati qui non sapevamo mi, perché non si sa che cosa
di musica antica. A venti anni, niente. Dovevamo imparare c’è dentro”. Pensando ai primi
Urs sapeva solo che voleva vi- tutto. All’inizio lavoravamo per anni, Urs ricorda l’atmosfera
vere in campagna e fare il con- mangiare, poi, quando sono vivace che si respirava nel
tadino. “I miei genitori non era- arrivati i figli, ci siamo specia- Montefeltro: “Quando siamo
no agricoltori, ma i miei zii, do- lizzati nella lavorazione del lat- arrivati qui, Alce Nero era nata
ve andavo a trascorrere le va- te”. da un anno e nelle campagne
canze, lavoravano la terra. Il Vicino alla casa, c’è la stalla, c’era fermento”.

La via di Gandhi
tà che si fanno in campagna: il

“A
vevo vent’anni e lavo-
ravo in fabbrica, ma pane, l’apicoltura, l’alleva-
non mi interessava fa- mento degli animali. Durante
re carriera. Sono stato folgora- una delle ultime iniziative, i ra-
to dalla dottrina di Gandhi: ho gazzi della scuola media di Ur-
finito di leggere la sua autobio- bania sono venuti alla fattoria
grafia, mi sono licenziato e so- per piantare più di cinquecen-
no andato via”. Così Roberto to alberi. “Erano così entusia-
Podgornik, che vive a Urbino sti del loro lavoro che si sono
con la famiglia da circa trenta anche dimenticati di fare me-
anni, racconta come, all’im- renda a metà mattina”.
provviso, ha deciso di cambia- Una delle cose più importanti
re vita. Amante della letteratu- da insegnare ai ragazzi, spiega,
ra e della musica, la sua azien- è la rivalutazione del lavoro
da agricola l’ha voluta chiama- manuale e della cultura conta-
re Fattoria dei cantori, in dina, caratterizzata dal valore
omaggio alle sue passioni. dell’autosufficienza e della
Qui Roberto, con la moglie e le multifunzionalità. “È impor-
figlie, produce miele di acacia e tante che la gente ritorni a fare
Al centro, Roberto millefiori, farina, pane, crac- le cose in modo autonomo. Noi
kers e ortaggi. “Per il contadino fabbrichiamo da soli anche
Podgornik con le - spiega - è importante trasfor- mobili, canestri, coperte con il
spighe del grano mare da solo i prodotti e crear- telaio. Il contadino è un'attivi-
antico si lui un mercato, senza sven- tà totale, in cui l’uomo può ma-
derli alla grande distribuzione. nifestare tutte le sue capacità,
Gentilrosso. La Coldiretti dice che per ogni anche quelle artistiche. Quan-
Da sinistra, in euro pagato dal consumatore do un agricoltore fa l'orto o po-
senso orario: al supermercato, solo 16 cente- ta una pianta fa un'opera d'ar-
simi vanno intasca all’agricol- te”, spiega appassionato Ro-
i maiali della fat- tore. Così sarebbe impossibile berto.
toria Cal bianchi- andare avanti”. Roberto vende Nei campi e nel frutteto della
direttamente in azienda o al Fattoria dei cantori crescono
no di Carlo e piante dai nomi antichi: il gra-
mercato della Coldiretti di Pe-
Luigia Comandini, saro, rifornisce i gruppi di ac- no Gentilrosso, tipico delle
i pomodori quisto solidale e un negozio di Marche, e meli che danno frut-
Urbino. ti di varietà quasi scomparse
dell’orto di Luca (la Parmea dorata, la Ruggine,
Per i primi anni della sua vita da
Albergati,che tute- contadino, ha lavorato anche la mela dell’abbondanza).
la la biodiversità, come autotrasportatore per Al- Proprio attraverso i suoi cam-
ce Nero: “Quando siamo arri- pi, più che con le parole, Ro-
un vitello durante berto è riuscito a convincere a
vati qui Gino Girolomoni aveva
la poppata nella creato da poco la cooperativa. passare al biologico anche il
stalla di Urs Ricordo che mi alzavo alle due suo vicino, Orazio Tancini. “Per
di notte per portare i prodotti il futuro - racconta Roberto -
Abderhalden, da Isola del Piano in tutta Ita- sto pensando di comprare un
i formaggi lia”. mulino e magari di creare una
prodotti da Nell’azienda c’è anche una fat- cooperativa con gli agricoltori
toria didattica. I bambini delle vicini. Un marchio piccolo, ma
Verena e Richard scuole elementari e medie ven- affidabile, che punti sulla qua-
Menghin gono a imparare le varie attivi- lità”.

5
il Ducato

Campo, Prometeo e Terrabio sono le maggiori realtà imprenditoriali di Urbino

Il business naturale funziona


Pur con diverse strategie di mercato, tutte queste aziende esportano all’estero: Europa, ma anche Usa e Dubai

C
ampo, Prometeo, na di pelati da 400 grammi 64 l’80% dalle esportazioni all’e- scelta per “favorire la sopravvi- to delle materie prime (soprat-
Te r r a b i o. S o n o centesimi, e lo stesso prezzo co- stero: oltre all’Europa, i prodot- venza degli agricoltori seri e di tutto cereali e legumi) per le
queste le principa- sta più o meno una lattina di le- ti della Campo arrivano anche qualità, che non possono esse- aziende di trasformazione. “La
li realtà imprendi- gumi”, spiega Lorenzo Masso- in Australia, Giappone e Dubai. re tenuti subalterni alle aziende nostra cooperativa - spiega
toriali del settore ne, presidente della cooperati- Prometeo srl, fondata nel 1991 di trasformazione”. Gambini - oggi lavora 20.000
biologico nella zo- va da quindici anni. “Penso che da Massimo Fiorani, deve la sua Il fatturato annuo di Prometeo, tonnellate all’anno di prodotto
na di Urbino. Le prime due so- il biologico non possa esistere e fortuna alla riscoperta del far- circa due milioni di euro, viene biologico e rifornisce aziende
no state fondate da persone andare avanti se tutti continua- ro, “l’antenato del grano”, in Ita- soprattutto dalle vendite in Ita- italiane, tedesche, austriache e
fuoriuscite da Alce Nero per no a fare prodotti di nicchia. lia e in Europa. Anzi, è stata l’a- lia, ai gruppi di acquisto solida- francesi”.
mettersi in proprio, la terza è Noi commercializziamo ali- zienda di Urbino, spiega Fiora- le e ai negozi specializzati. Dodici mila ettari coltivati, die-
l’ultima nata, ma è anche quel- menti di massa, che tutti posso- ni, “a produrre per prima in Ita- “Esportiamo i nostri prodotti ci milioni di fatturato, 70 soci:
la più grande. no permettersi”, continua. lia la pasta di farro, dopo aver anche negli Stati Uniti, in Cana- Terrabio è una cooperativa in
La cooperativa Campo, 30 soci Il lavoro principale della Cam- selezionato le diverse varietà di da, in Belgio e in Giappone, ma rapida crescita. Al contrario di
e un milione e 400.000 euro di po consiste nel comprare pro- questo cereale”. Tutela della l’Italia rimane il nostro merca- altri agricoltori-imprenditori
fatturato annuo, è nata a Isola dotti da altre aziende italiane e biodiversità e del lavoro agrico- to di riferimento”, spiega Fiora- biologici, Gambini non è per
del Piano nel 1978, un anno do- straniere e metterli sul mercato lo sono le parole chiave dell’at- ni. niente spaventato dalle sfide
po Alce Nero. A differenziarla con il proprio marchio. Una tività dell’azienda: “Stipuliamo Ultima nata è la cooperativa poste dal mercato: “Non pos-
da gran parte delle aziende bio- sorta di garanzia per il consu- un contratto di semina con i Terrabio, creata nel 1997 da siamo ignorare il 90% dei con-
logiche è la scelta di commer- matore: “Usiamo le nostre contadini e garantiamo un Maurizio Gambini insieme ad sumatori che fanno la spesa nei
cializzare prodotti di base, cioè competenze agricole nella prezzo costante ed equo per il altri agricoltori. Da due anni centri commerciali. Per questo
di largo consumo ed economi- scelta attenta dei prodotti e dei loro raccolto. Nel 2009 abbia- commercializza anche prodot- stiamo pensando di usare il
camente accessibili a tutti. “Al fornitori”. In Italia, la coopera- mo pagato il farro agli agricol- ti finiti con il proprio marchio, marchio Sorgente, di proprietà
punto vendita di Fossombrone, tiva lavora molto con i gruppi tori dai 36 ai 38 euro al quintale, ma le attività principali riman- della cooperativa, per avviare
un pacco di pasta da mezzo chi- d’acquisto solidale e con alcuni circa il 50% in più rispetto al gono lo stoccaggio, la prima la- una linea di prodotti da distri-
lo costa 68 centesimi, una latti- negozi, ma il fatturato viene per prezzo fatto dai grossisti”. Una vorazione e il confezionamen- buire nei supermercati”.

Crescono gruppi di acquisto e vendita diretta

La spesa della fiducia


V
enti o 30 anni fa, il punto sivi, le persone possono trovare Secondo la Coldiretti, i mercati
di riferimento dei consu- servizi, come il risparmio etico della fondazione Campagna
matori biologici erano i ed il turismo sostenibile. Orga- amica (che però contano anco-
negozi specializzati, di solito nizziamo anche attività per i ra pochi produttori biologici)
piccoli e piuttosto rari. Adesso, bambini delle scuole e incontri sono oggi più di 500, cresciuti
secondo una ricerca del 2005 per gli adulti”, spiega Andrea del 360% nell’ultimo anno. Ma i
sul consumo biologico e solida- Ceccarelli, presidente della co- farmers’ market in Italia sono
le, coordinata dall’università operativa. I prezzi di frutta e ver- molti di più: spesso, come il
Cattolica di Milano, i piccoli dura sono decisi insieme dai di- mercatino di Urbino, sono orga-
punti vendita sono rimasti il versi fornitori, “in modo che nizzati direttamente dai Comu-
luogo preferito per il 31, 4% dei non ci sia rivalità, ma collabora- ni, senza alcun legame con le as-
consumatori bio, mentre il zione” e, una volta alla settima- sociazioni di categoria, e in quel
51,1% fa la spesa nei supermer- na, i produttori vengono all’Em- caso possono essere aperti solo
cati e la parte restante delle per- porio per incontrare i consuma- agli agricoltori biologici. Secon-
sone si divide tra mercati (11%), tori e rispondere alle loro do- do l’ultima indagine Biobank,
acquisto diretto dai produttori mande. oggi i biomercatini sono 225, il
(15,7%) e acquisto on line Una tendenza all’incontro, alla 10% in più rispetto al 2007. Leg- Il produttore di formaggio biologico Pier Luigi Nieddu
(0,3%). “socializzazione” dell’espe- gendo il rapporto 2009 di Fabris,
Nelle Marche ci sono una qua- rienza della spesa e del consu- si vede che il 37% degli italiani la parola stessa, si tratta di grup- po Cherchi, una delle colonne
rantina di negozi specializzati, mo che emerge anche dalla for- conoscono i mercati del conta- pi di famiglie che fanno la spesa portanti del gruppo – rifornisce
quindici nella provincia di Pesa- te crescita, negli ultimi anni, di dino, mentre il 56% delle perso- in aziende (di solito biologiche) regolarmente una quarantina
ro e Urbino. I primi a nascere, al- vendita diretta, gruppi di acqui- ne intervistate fa acquisti diret- del territorio, sostenendo l’eco- di famiglie, e altrettante in mo-
la fine degli anni Settanta, sono sto solidale e mercatini. “Cer- tamente in azienda, il 25% con nomia locale, limitando l’in- do saltuario. Lavoriamo con
stati i punti vendita Alce Nero a cando il prezzo più convenien- una certa frequenza. In partico- quinamento per il trasporto produttori che conosciamo di-
Urbino e Fossombrone, che og- te, il consumatore ha finito per lare, le aziende biologiche con delle merci e riuscendo anche a rettamente, perché per noi la fi-
gi hanno un fatturato annuo su- trovare altro, e molto di più. Nel vendita diretta sono 2.176, il risparmiare. Secondo il sito re- ducia è meglio di qualunque al-
periore ai 200.000 euro. L’ultimo campo alimentare, per esem- 32% in più rispetto a due anni fa. tegas.org, questi gruppi sono in tra certificazione”. Nelle Mar-
nato è l’Emporio Altra econo- pio, ha incontrato i farmers’ Accanto alla vendita diretta e ai tutto un migliaio: il primo è na- che, i gas sono in tutto una cin-
mia di Fano, aperto pochi mesi market, che restituiscono un mercatini, troviamo i gas, i to nel 1994, ma il maggiore svi- quantina. Molti, spiega Ales-
fa dalla cooperativa sociale Ge- rapporto diretto con i produtto- gruppi d’acquisto solidale, co- luppo c’è stato dal 2003 in poi. sandro Panaroni, coordinatore
rico. “Il nostro progetto mette in ri e riducono l’impatto ambien- nosciuti, secondo Fabris, dal Proprio l’anno in cui è nato an- della rete gas a livello regionale,
rete una trentina di agricoltori tale dei trasporti”, spiega il so- 25% degli italiani, ma in costan- che il gas di Urbino, creato dal- è nata grazie all’impulso della
biologici marchigiani, ma non è ciologo Gianpaolo Fabris nel- te crescita (stando ai dati Bio- le persone che lavorano alla cooperativa marchigiana Mon-
un semplice punto vendita. Qui, l’ultimo rapporto dell’Osserva- bank, negli ultimi due anni sono bottega dei prodotti equo soli- do solidale, che si occupa di
oltre ad alimenti, vestiti e deter- torio permanente sui consumi. aumentati del 68%). Come dice dali. “Il nostro gas – spiega Jaco- commercio equo.

6
DOSSIER
Nonostante la crisi, sono aumentati dell’8% solo nel 2009 L’esperta

Crescono i consumi bio


Acquisti dettati dalla cura di sé stessi e dalla responsabilità verso gli altri e l’ambiente
“Alimenti
che ci fanno
sentire
meno a rischio”

N R
ella provincia di oberta Bartoletti è
Pesaro e Urbino, professore associa-
i prodotti biolo- to di Sociologia dei
gici hanno suc- consumi all’univer-
cesso, soprat- sità di Urbino.
tutto grazie alla
sensibilità dei consumatori e Che cosa spinge le persone a
alla presenza nella zona di tan- comprare prodotti biologici,
ti agricoltori e trasformatori oltre al desiderio di mangiare
biologici. Anche in questo pe- cibi sani?
riodo di crisi, dicono i nego- “Il consumo di prodotti biologi-
zianti e confermano gli studio- ci risponde al bisogno di sicu-
si, i consumi di prodotti biolo- rezza nella società del rischio.
gici e naturali non sono dimi- L’incertezza e la percezione del
nuiti, anzi. rischio aumentano con la cre-
La tendenza al consolidamen- scente distanza tra produzione
to dei consumi del settore non e consumo, che rende difficile
è solo urbinate, ma nazionale, per i consumatori individuare i
e dura ormai da qualche tem- responsabili a cui affidare la
po. Il consumo di alimenti bio- propria sicurezza alimentare e,
logici era considerato in Italia, di conseguenza, la propria salu-
negli anni Settanta e Ottanta, te”.
una scelta ideologica, fatta con I consumi biologici sono sem-
la volontà di contrapporsi al si- pre di nicchia o ormai riguar-
stema produttivo capitalistico dano la massa?
e all’agricoltura industriale. “Nell’ambito delle varie opzioni
Poi questi prodotti hanno ini- di consumo alimentare respon-
ziato ad arrivare sugli scaffali sabile, il biologico è tra le forme
dei supermercati e anche i con- più di massa, perché richiede
sumatori con un grado di istru- relativamente basse competen-
zione medio e un reddito non ze. Basti pensare che è ricono-
necessariamente altissimo La frutta e la scibile facilmente da marchi or-
hanno iniziato a considerarli verdura che si mai ampiamente codificati e
più sani e di maggiore qualità. acquistano tra- che i prodotti bio si trovano
Negli ultimi dieci anni, il con- ovunque, anche nella grande
sumo bio è uscito dalla nicchia mite i gas sono distribuzione, e quindi sono fa-
di pochi consumatori consa- sempre di sta- cilmente accessibili. Rimane
pevoli ed è entrato nelle borse gione. A fianco, sempre il problema del costo
della spesa di molti italiani. Se- elevato, che può essere proibiti-
condo un processo più ampio il pane prodot- vo per le fasce di consumatori
di diffusione della sensibilità to dalla Fattoria più deboli economicamente. Il
sociale e ambientale che conti- dei cantori di consumo biologico è comun-
nua ad andare avanti, anche di que una tendenza trasversale,
fronte alle difficoltà economi- Roberto che attraversa diverse fasce di
che delle famiglie. “Pur oscura- Podgornik consumatori”.
ta dalla crisi economica in atto, Spesso chi consuma biologico
procede l’evoluzione dell’at- cerca anche una certa autosuf-
teggiamento dei consumatori ficienza alimentare. Per esem-
in termini di maggiore atten- pio fa da solo il pane. Perché se-
zione per la natura e la respon- condo lei?
sabilità sociale delle imprese, verso noi stessi si accompagna garanzie sulla loro naturalità. “Perché si vuole riconquistare il
per i diritti dei lavoratori, per la la responsabilità verso l’am- L’etichetta, infatti, non ispira I PRIMI GAS controllo sul consumo attraver-
provenienza e l’uso delle risor- biente e verso gli altri, soprat- fiducia ai consumatori: secon- so un rinnovato impegno nella
se impiegate, la riscoperta del tutto nel caso di prodotti soli- do la ricerca del 2005 coordi- L’idea di sostegno produzione. E’ un fenomeno in
“genius loci” (cioè dei tratti ti- dali (che spesso convivono con nata dalla Cattolica, il 47,6% all’agricoltura locale, controtendenza rispetto alle di-
pici del luogo, ndr), la ricerca di i consumi bio). degli intervistati si fida poco o namiche classiche della società
un rallentamento dei tempi di Non bisogna dimenticare però per niente della scritta “pro- alla base dei gas, è
industriale, che ha separato
vita”, scrive il sociologo Gian- che i consumi che seguono par- dotto biologico” sulla confe- nata negli anni produzione e consumo e li ha al-
paolo Fabris nel rapporto 2009 ticolari tendenze, come appun- zione degli alimenti. Sessanta in lontanati progressivamente”.
dell’Osservatorio permanente to il biologico, sono anche un Nel loro libro, Laura Bovone ed La crisi ha fatto aumentare gli
sui consumi. pezzo della nostra identità: Emanuela Mora hanno anche Germania e in incontri tra consumatori e pro-
Mentre calano i consumi per- consumiamo bio per sentirci e tratteggiato un profilo abba- Giappone. Negli duttori bio (+11% di vendite di-
ché le famiglie hanno meno apparire più buoni, più consa- stanza preciso del consumato- Usa, dagli anni rette in azienda nel 2009 secon-
soldi in tasca, il biologico tiene. pevoli, più informati. Il 54,5% re biologico tipo. Di solito, ha do la Coldiretti). Quale può es-
Secondo i dati diffusi dall’Os- dei consumatori di alimenti tra i 35 e i 54 anni e ha un alto Ottanta ad oggi sere il risultato di questo incon-
servatorio di Fabris nel 2009, bio, spiegano Laura Bovone ed potere d’acquisto (liberi pro- sono nate più di tro tra due mondi diversi anche
nell’ultimo anno il settore “ha Emanuela Mora, li scelgono fessionisti o dirigenti) o, pur 13.000 piccole culturalmente?
registrato un più 8% al consu- perché sono genuini, il 13,1% avendo un reddito più limita- “Può essere il segnale di un cam-
mo e un più 7% alla produzio- perché rispettano l’ambiente, il to, ha un’elevata istruzione associazioni (dette biamento negli stili di acquisto,
ne”. Il numero di chi consuma 12,8% perché non contengono (insegnanti, ricercatori). Spes- community-suppor- con investimenti crescenti di
spesso prodotti biologici è pas- organismi geneticamente mo- so, il consumatore biologico è ted agriculture) che tempo e conoscenza nella ricer-
sato, dal 2008 al 2009, dal 19% al dificati. Tra le altre motivazioni, impegnato nella società civile, ca e nella scelta e valutazione
27%. c’è anche la paura in seguito a abita al nord o al centro Italia permettono a consu- dei prodotti. È un fenomeno che
Secondo la ricerca del 2005 sul episodi di frode e allarme ali- ed è donna (le donne, spiegano matori e agricoltori può avere effetti anche sui cana-
consumo biologico e solidale, mentare, come la mucca pazza. le autrici, hanno più fiducia ri- di condividere rischi li tradizionali della distribuzio-
coordinata dall’università Cat- Secondo i dati forniti da Fabris, spetto agli uomini nella possi- ne. Occorrerà però valutare se si
tolica di Milano e illustrata nel il 43% del campione è convinto bilità di manifestare forme di e benefici di coltiva- tratta sempre di una tendenza
libro La spesa responsabile di che “se la gente mangiasse solo critica e di libertà attraverso il re la terra. Prima diffusa o di nicchia, che riguar-
Laura Bovone ed Emanuela alimenti biologici avrebbe una consumo). dell’inizio della sta- da gruppi di consumatori parti-
Mora, cinque anni fa coloro salute migliore” e il 27% si di- All’acquisto di prodotti biolo- colarmente attenti e competen-
che consumavano qualche chiara disposto a pagare di più gici, sottolineano le studiose, gione, i membri ti”.
volta o spesso i prodotti bio per gli alimenti biologici. Ma il si affianca nel 57% dei casi della csa pagano ai È possibile che uno stile di vita
erano il 62,5% degli intervista- prezzo, per i consumatori, ri- quello di prodotti equi, a ripro- più rispettoso dell’ambiente si
ti, il 9,2% coloro che consuma- mane il problema principale, va che c’è “una tipologia nuova produttori una quota
affermi grazie ai produttori
vano biologico regolarmente e seguito da quello dell’informa- di consumatore, che unisce al- fissa e in cambio biologici?
prevalentemente. zione e dei controlli sulla pro- la ricerca del benessere e alla ricevono, ogni setti- “Sì, ma la loro presenza deve as-
Le motivazioni che spingono le duzione. Il 72% del campione tutela della salute anche una sociarsi a iniziative di sensibi-
persone a spendere di più per consumerebbe più alimenti certa attenzione nei confronti mana, frutta e ver- lizzazione e di coinvolgimento
fare la spesa sono varie. Spesso, biologici se fossero un po’ meno dell’eticità e della responsabi- dura fresche. dei consumatori. Non basta cer-
alla responsabilità salutista costosi, il 61% se ci fossero più lità”. to l’apposizione di un marchio”.

7
il Ducato DOSSIER

I progetti delle macrofiliere e dei distretti rurali, all’insegna del localismo

I cibi naturali dietro casa


Cresceranno ancora le vendite dirette in azienda, i mercati del contadino e i gruppi d’acquisto solidale

U
n giorno, se il A sinistra, del reddito locale”.
progetto regio- un banco Sono tante le prospettive di svi-
nale che parte in luppo del biologico, ma il setto-
questo periodo del mer- re in Italia potrà svilupparsi ul-
si realizzerà cato del teriormente? “Sì, ma è opportu-
completamen- contadino no che l’Unione europea au-
te, le Marche ospiteranno cin- menti gli incentivi agli agricol-
que grandi filiere di prodotti di di Urbino. tori. Oltre all’effetto mercato,
qualità, cioè biologici o co- L’aspetto che sta andando bene, bisogna
munque ottenuti con regole del locali- considerare anche l’effetto isti-
precise. Cereali, produzioni tuzionale”, chiarisce Elena Vi-
biologiche, carni bovine e sui- smo ganò. Da questo punto di vista,
ne, latte bovino. Un progetto su diventa “servono maggiori incentivi e
cui la Regione punta molto, vi- sempre costi di certificazione più bassi
sto che, per finanziarlo, è pron- per gli agricoltori. La differenza
ta a spendere in totale 17milio- più impor- di costo tra prodotti convenzio-
ni e 500.000 euro. Soldi a cui si tante nali e biologici non dovrebbe
aggiungeranno tutti gli altri per con- pagarla tutta il consumatore,
aiuti regionali all’agricoltura che di fatto ha diritto a mangia-
previsti dal Piano di sviluppo sumatori re sano, ma dovrebbe essere co-
rurale. e produt- perta in parte dagli aiuti pubbli-
Due importanti realtà azienda- ci”.
tori A Urbino nei prossimi anni au-
li del territorio urbinate, Terra-
bio e Alce Nero, presenteranno menteranno sicuramente le
due progetti distinti di macrofi- vendite dirette e probabilmen-
liera dei cereali biologici. “Il no- ritorio marchigiano, in cui ci so- zazione con prezzi giusti per i to. E’ il biologico di produttori e te nasceranno nella zona altri
stro obiettivo - spiega Maurizio no zone, come Urbino, con una consumatori e per i produttori, consumatori più consapevoli, gruppi d’acquisto solidale e
Gambini, presidente della co- forte presenza di produttori in modo che tutti abbiano la che vogliono ortaggi e frutta mercati del contadino. Aprirà
operativa Terrabio - è far cono- biologici. In base al decreto le- possibilità di mangiare sano”. biologici e sostenibili dalla se- anche un negozio sul modello
scere il prodotto biologico mar- gislativo 228 del 2001, che ha Una zona franca da pesticidi e mina all’acquisto. Se questa dell’Emporia Altra economia di
chigiano, che è fatto con più se- definito i distretti rurali e quelli concimi chimici, che sarebbe tendenza, come prevedono Fano, che mette insieme chilo-
rietà rispetto a quello di altre agroalimentari di qualità, i di- molto utile anche nel caso della molti esperti, crescerà, allora metro zero e cultura della soste-
zone d’Italia e d’Europa”. “Dopo stretti biologici dovrebbero presenza, in futuro, di coltiva- c’è da aspettarsi che continue- nibilità. In alcuni casi, il contat-
anni in cui abbiamo lavorato avere, secondo studiosi come zioni geneticamente modifica- ranno ad aumentare le vendite to diretto tra produttori e con-
ognuno per noi stessi, questa è Roberta Farina, caratteristiche te: “In questo modo, i campi sa- direttamente in azienda, i mer- sumatori porterà anche alla dif-
l’occasione per fare qualcosa di intermedie: produzioni di qua- rebbero protetti da contamina- cati dei contadini e i gruppi fusione di stili di vita più rispet-
determinante per il nostro ter- lità certificate e, allo stesso tem- zioni transgeniche”. Gli agricol- d’acquisto solidale. tosi dell’ambiente. La Regione
ritorio. È l’opportunità per riac- po, legate strettamente al terri- tori di Urbino sono d’accordo: Il concetto del chilometro zero potrà contare su qualche filiera
quistare una leadership nazio- torio. “Il distretto sarebbe utile, ma a e della filiera corta non è nuovo di qualità e forse su alcuni di-
nale e internazionale nel mer- A Urbino, spiega Elena Viganò, gestirlo dovremmo essere noi, e ma, negli ultimi tempi, l’ele- stretti biologici. Ma ci saranno
cato dei cereali, ma anche di pa- docente di Economia agraria, ci non i politici, che conoscono mento del localismo (“questo lo anche tante aziende medio-
sta e farina”, puntualizza Gino sono già tutte le condizioni per ancora troppo poco la nostra fanno vicino a casa mia, quindi piccole che rimarranno fuori da
Girolomoni, presidente di Alce costituire un distretto biologi- realtà”. è più fresco e più buono”) è sta- questi grandi progetti. Per loro
Nero, che ha realizzato il pro- co, “ma il lavoro da fare per rea- L’idea dei distretti rimanda alla to rivalutato. “La maggiore at- in futuro non sarà semplice cre-
getto insiema alle cooperative lizzarlo concretamente è anco- tendenza che gli americani tenzione al chilometro zero - scere ancora di dimensioni e ar-
Montebello di Isola del Piano ra molto. Per esempio, sarebbe chiamano post-biologico: un spiega Elena Viganò - è legata rivare a competere con le azien-
(Pesaro e Urbino) e Italcer di importante che esistessero rap- biologico basato non solo sul- anche alla crisi economica in de più grandi. “L’unica soluzio-
Osimo (Ancona). porti di collaborazione tra le l’assenza di sostanze chimiche, atto. Quando in un territorio c’è ne per le piccole fattorie - spie-
Diversa, ma con finalità simili, è aziende, perché se non c’è co- ma anche sulla vicinanza tra un problema economico e oc- ga Elena Viganò - è quella di ri-
l’idea, ancora molto vaga, dei operazione si può andare lon- luogo di produzione e luogo di cupazionale, le persone inizia- unirsi in cooperative. Purtrop-
distretti biologici, cioè aree in tano lo stesso, ma si va più len- consumo. Così si diminuiscono no a riflettere sul fatto che forse po però non accade spesso,
cui si promuove lo sviluppo del- tamente”. Gli effetti sarebbero i chilometri percorsi dalle mer- è meglio comprare prodotti del perché lo spirito cooperativo
le coltivazioni biologiche. Solu- molto positivi: “Potrebbe na- ci, e quindi anche l’inquina- posto. In questo modo, alimen- non si acquisisce da un giorno
zione che sarebbe adatta al ter- scere una rete di commercializ- mento causato dal loro traspor- tano il circuito della creazione all’altro”.