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Beneficio, costo e surplus

(Principio generalissimo di microeconomia: MB = MC)


La maggior parte delle decisioni che studiamo in microeconomia caratterizzata dal fatto che ogni scelta ha
due tipi di conseguenze, una col segno + e una col segno . Chiamiamo beneficio la prima conseguenza e costo la seconda.
Per esempio, la mia scelta di contribuire o meno alla cura del giardino condominiale, dato quanto gli altri
condomini stanno contribuendo, provoca per me un beneficio dato dal fatto che il giardino diventa pi bello,
e un costo dato dal fatto che contribuire mi costa fatica. Nel caso di un panettiere che voglia produrre e vendere pane, il beneficio il ricavo monetario ottenuto dalle vendite, e il costo lusuale costo monetario per i
mezzi di produzione.
Beneficio e costo non sono da interpretarsi necessariamente in termini monetari; tuttavia, spesso nel seguito
supporremo che essi siano misurati in qualche unit di misura, la stessa per entrambi. In tale ipotesi naturale assumere che la misura del risultato della mia decisione sia il risultato netto della stessa, vale a dire la differenza fra beneficio e costo, che in microeconomia chiamiamo surplus.
Dunque, conviene fare una cosa x solo se il surplus che se ne ottiene positivo (nel linguaggio del libro, se
B( x ) > C ( x ) , dove B il beneficio di x e C il costo di x).
In molti problemi non ci interessa solo decidere se conviene fare una cosa, ma ci interessa decidere quanto
farne. Chiamiamo quantit (Q) il livello dellattivit di cui ci interessa decidere quanto fare; ad ogni diversa quantit corrisponde un diverso beneficio totale B(Q ) ed un diverso costo totale C (Q ) , dunque un diverso
surplus totale S (Q ) = B(Q ) C (Q ) .
Ragioniamo come segue. Pensiamo di aver gi deciso di portare la nostra quantit sino ad un certo livello Q0,
ottenendo un certo surplus; chiediamoci poi se conviene incrementare ulteriormente quel livello, cio se ci
conviene aggiungere una unit a quel livello. Coerentemente con quanto detto sopra, sar conveniente fare
questa cosa solo se in tal modo il surplus aumenta rispetto a prima. Detto in altri termini, occorre che il beneficio aggiuntivo derivante da quella unit addizionale sia maggiore del costo aggiuntivo che ne deriva. Immaginiamo, per esempio, che il surplus gi ottenuto fino a ora sia 100: se aggiungendo una unit il beneficio
aumenta di 10 e il costo aumenta di 8, conviene aggiungere quella unit, perch cos il surplus aumenta di 2
(= 10 8) e diventa 102, pi di prima.
Sino a quando conviene aumentare la quantit? Se, dopo aver aumentato di una unit la quantit, troviamo
che ancora il beneficio aggiuntivo maggiore del costo aggiuntivo, conviene ulteriormente aumentare la
quantit , per la stessa ragione di prima. Se invece beneficio aggiuntivo uguale al costo aggiuntivo conviene fermarsi: abbiamo cio ottenuto il massimo surplus.
Fra poco torneremo su questo problema. Ora occupiamoci di dare alcune definizioni. Il beneficio aggiuntivo
ottenuto incrementando la quantit di una unit di chiama beneficio marginale (che occorre distinguere dal
beneficio totale o semplicemente beneficio ottenuto in corrispondenza di una certa quantit); analogamente, il costo aggiuntivo ottenuto incrementando la quantit di una (piccola) unit di chiama costo marginale (che occorre distinguere dal costo totale o semplicemente costo sopportato in corrispondenza una
certa quantit). Si veda la seguente figura, dove disegniamo due esempi di beneficio, B, e di costo, C, entrambi totali, in funzione di Q.
B

C
Costo
marginale

Beneficio
marginale

+1
Q0

Q0

+1

In entrambe le parti della figura il segmento verticale evidenziato in rosso misura ovviamente la variazione
della variabile dipendente, rispettivamente beneficio e costo, in seguito allaumento di una unit della quantit a partire da Q0. La lunghezza di quei segmenti misura dunque, rispettivamente, il beneficio marginale ed il
costo marginale.
Il beneficio (o costo) marginale stato prima presentato come la variazione di una variabile dipendente in
seguito ad una variazione unitaria della indipendente. Pi in generale, possiamo sperimentare variazioni della
variabile indipendente, diciamo Q, di qualsiasi ammontare. Per calcolare, allora, di quanto varia (mediamente) la variabile dipendente se quella indipendente aumenta di uno, dobbiamo ricorrere al rapporto dei due
incrementi. Chiamando B la variazione del beneficio in seguito ad una variazione Q della quantit, il rapporto degli incrementi, o rapporto incrementale, B Q : se per esempio la quantit aumenta di 2 e, in seguito a ci, il beneficio aumenta di 6, il beneficio marginale vale 6/2 = 3.
Il beneficio (o costo) marginale, per, si deve valutare per piccole variazioni della variabile indipendente.
Avete dunque capito dove vogliamo arrivare: prendere aumenti piccoli della variabile indipendente signifiB dB
ca far tendere a zero quegli incrementi. Facciamolo, e otteniamo lim
, la derivata del beneficio
=
Q 0 Q
dQ
rispetto al costo. Dunque, il beneficio (o costo) marginale altro non che la derivata del beneficio (o costo)
rispetto alla quantit. In quanto tale, come forse ricorderete, esso rappresenta anche linclinazione della retta
tangente al grafico del beneficio (o costo) nel punto da quale sperimentiamo gli incrementi.
Torniamo ora al nostro problema di scegliere la quantit in modo da ottenere il massimo surplus. Riportiamo
sullo stesso grafico sia il beneficio totale sia il costo totale (si veda la figura seguente). Se per esempio si
sceglie il livello A di quantit, il beneficio sar misurato dal segmento AT, e il costo dal segmento AS: dunque il surplus misurato dal segmento AT AS = ST, cio la distanza verticale fra le due curve in corrispondenza della quantit A.
Costo e
beneficio

Costo
Beneficio
Z
V

T
U
S

Il problema di massimizzare il surplus, allora, si riduce a cercare il livello della quantit tale per cui la distanza verticale fra la curva del beneficio e quella del costo sia massima. Ci accade in corrispondenza della
quantit B: il surplus ottenuto pari al segmento UV, e non pu essere maggiore di cos.
Consideriamo ora un aspetto geometrico rilevante: in corrispondenza di una quantit qualsiasi, per esempio
A, segniamo i due punti sui due grafici del beneficio e del costo, cio i punti T e S, e poi tracciamo le tangenti
alle due curve in quei punti, che nella figura sono tracciate in rosso. Come vedete, le tangenti sono tra loro
divaricate, cio non parallele. Ci indica che, facendo aumentare un po la quantit, la distanza verticale
fra loro aumenta. Ma ricorderete che la retta tangente in un punto ad una curva la miglior approssimazione
lineare a quella curva, cio per piccole variazioni retta e curva si comportano allo stesso modo. In altri termini, aumentando un poco la quantit, anche le distanza verticale tra beneficio e costo aumenta, cio il surplus
aumenta. Ci significa che A non ancora la quantit che massimizza il surplus.

Analogamente, considerate la quantit C, e ripetete le operazioni di prima: le due tangenti, ora tracciate in
blu, di nuovo non sono parallele, e si allontanano tra loro se ci spostiamo a sinistra. Dunque, se la quantit si
riduce il surplus aumenta, e allora neppure C la quantit che massimizza il surplus.
Per poter massimizzare il surplus occorre allora che le due tangenti siano tra loro parallele, come accade nel
caso della quantit B (tangenti tracciate in verde). Ma cosa significa che due rette sono parallele? Significa
che la loro inclinazione la medesima. La loro inclinazione, per, altro non che la derivata delle curve a
cui ciascuna tangente. Occorre allora che la derivata del beneficio sia uguale a quella del costo; detto in altri termini, il beneficio marginale (chiamiamolo MB, allinglese, coma fa il vostro libro) deve essere uguale
al costo marginale (MC). Abbiamo ottenuto, per via geometrica, il principio gi individuato prima: per aversi
il massimo surplus occorre che MB = MC.
C un terzo modo, che sfrutta lanalisi, per ottenere la stessa idea. Ricordiamo la precedente definizione del surplus in funzione della quantit: S (Q ) = B(Q ) C (Q ) . Noi puntiamo a massimizzare questa
funzione: probabilmente ricorderete che condizione necessaria per un massimo di funzione che la sua
dS d [B(Q ) C (Q )] dB(Q ) dC (Q )
=
=

= 0 , e cio siderivata prima sia pari a zero. Deve cio valere


dQ
dQ
dQ
dQ
dB (Q ) dC (Q )
gnifica semplicemente
=
, vale a dire MB = MC, il solito risultato.
dQ
dQ
Non c verso: se una cosa espressa rigorosamente, deve tornare in qualsiasi linguaggio la esprimiamo. Infatti, possiamo raccontare la cosa anche a parole, sempre con il medesimo risultato. Supponete di aver scelto
una quantit tale per cui MB > MC: detto a parole, significa che, se ora aumentate di una (piccola) unit la
quantit, il beneficio aumenta pi del costo, cio il surplus aumenta rispetto a prima. Se invece avete scelto
una quantit tale per cui MC > MB, significa che ora, se riducete la quantit di una (piccola) unit, il costo si
riduce pi del beneficio, e dunque di nuovo il surplus aumenta rispetto a prima (esempio, il beneficio si potrebbe ridurre di 2 ma il costo si riduce di 3: una mossa conveniente!). Ergo, per poter dire che il surplus
massimo (non pu pi essere aumentato), occorre che MB = MC.
Ultimo sforzo: siete capaci a disegnare direttamente le curve di beneficio marginale e costo marginale a partire dalla figura precedente? Suggerimenti: il beneficio una funzione crescente, quindi il beneficio marginale positivo; ma il beneficio anche concavo, cio man mano che fate aumentare la quantit la derivata
diminuisce sempre pi. Dunque il beneficio marginale positivo e decrescente. In modo analogo, il costo
crescente e convesso, dunque il costo marginale positivo e crescente. Nella figura che segue rappresentiamo dunque il beneficio marginale e il costo marginale, per semplicit lineari.
F

MC

G
L

H
MB

E
A

La quantit B, come prima, quella che massimizza il surplus, in quanto in corrispondenza di essa abbiamo
MB = MC. In corrispondenza di A, invece, abbiamo MB > MC, e quindi, se aumentiamo di poco la quantit
otteniamo un aumento di surplus misurato dal segmento HG tracciato in blu. Se mettiamo in atto tutte le unit da zero sino a B, otterremo tantissimi surplus marginali (ognuno dovuto al surplus apportato da una singola unit, e misurato da un segmento verticale come HG). La somma di questi surplus, dunque il surplus
totale, la somma di infiniti segmenti verticali come quello blu, uno vicinissimo allaltro: dunque tutta
larea del triangolo EFL. Se ci fermassimo alla quantit A il surplus sarebbe la sola area EFGH, meno del
massimo. Se andassimo oltre a B, otterremmo delle aggiunte negative di surplus, perch quantit alla destra
di B provocherebbero costi aggiuntivi maggiori dei benefici aggiuntivi. Dunque, B la quantit di massimo
surplus. (Vi dice niente area = integrale?).