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Dottrina e Dottrine

22/12/11 18:29

Dottrina e Dottrine
Giurisprudenza Italiana, 10 / 2005
COLLEGAMENTO NEGOZIALE E CONSIDERAZIONE UNITARIA DELLA FATTISPECIE
Laura Sempi
Riferimenti
Cassazione Civile Sentenza 28-07-2004 (12-05-2004) n. 14244
Sommario: I. Caso concreto. - II. Il collegamento negoziale: problemi di inquadramento ed
individuazione. - III. Il collegamento negoziale: le conseguenze giuridiche. - IV. Conclusioni.
I. Caso concreto.
Con la sentenza in epigrafe, la Corte di cassazione tornata a pronunciarsi sullannoso tema del
collegamento negoziale[1]. In questione erano un contratto di affitto di azienda agraria ed un contratto
preliminare di cessione di quote sociali.
Col primo, la societ Alfa aveva concesso in affitto a Beta, per la durata di tre anni, terreni e fabbricati
dietro corresponsione di un canone annuo pari a 200 milioni di lire. Col secondo, invece, Alfa si era
impegnata a cedere una quota del patrimonio sociale rappresentata dai medesimi terreni oggetto del
contratto di affitto, provvedendo per immediatamente alla relativa consegna.
Risulta evidente, allora, la finalit perseguita seppur implicitamente dalle parti: effettuare il
trasferimento dei suddetti fondi da Alfa in capo a Beta, imputando la somma da versare a titolo di
canone sul prezzo della compravendita.
Di questo avviso era stato anche il Tribunale che Beta aveva adito allo scopo di veder dichiarata la
nullit di alcune clausole del primo contratto, assumendo che fossero in contrasto con la normativa in
materia di affitto di azienda agraria (L. 3 maggio 1982, n. 203).
Il Tribunale di Grosseto in prima istanza aveva, infatti, affermato che con i due contratti tra loro
collegati le parti avevano inteso perseguire quegli effetti che nella prassi discendono dal preliminare
di vendita con consegna anticipata del bene, dissimulando in realt un contratto di compravendita.
A medesime conclusioni era giunta la Corte dappello di Firenze, pur seguendo un percorso logico e
giuridico parzialmente differente. Pur non ravvisando gli estremi di una simulazione tra le parti, la Corte
aveva escluso la nullit delle clausole del contratto di affitto, muovendo dalla constatazione che dal
contratto di affitto derivava un rapporto di natura non finale, ma strumentale rispetto ad un negozio di
compravendita, risultante dalla combinazione dei due negozi (affitto di azienda e cessione di quote) fra
loro collegati per concorde volere delle parti.
Nel pronunciarsi sul ricorso presentato da Beta, soccombente in primo e in secondo grado, la
Cassazione, inevitabilmente, ha dovuto esprimersi tra laltro circa natura e conseguenze giuridiche
del collegamento negoziale ravvisato tra i due contratti citati dal giudice di merito.
La sentenza in esame ci offre, dunque, lo spunto per una riflessione intorno a questa figura[2] che deve
la sua genesi a dottrina e giurisprudenza: fino a non molti anni fa, infatti, del collegamento tra contratti
non si rinveniva traccia nel quadro codicistico e legislativo.
II. Il collegamento negoziale: problemi di inquadramento ed individuazione.
Solo a partire dagli anni Novanta, con lingresso della disciplina comunitaria in materia di contratti con i
consumatori, si provveduto ad inserire una previsione esplicita dei contratti collegati[3], dapprima in
materia di clausole vessatorie (art. 1469 bis e segg. c. c.)[4] e, in un secondo momento, nellambito
della disciplina della multipropriet (D. Lgs. 9 novembre 1998, n. 427)[5]. Cos, per un verso, si
considerata lesigenza di valutare la vessatoriet di una singola clausola alla luce anche dei contratti
collegati al contratto in questione (art. 1469 ter c. c.)[6]; per altro verso, il legislatore ha
espressamente riconosciuto lesistenza del collegamento negoziale tra il contratto di multipropriet e il
contratto di mutuo o di finanziamento, qualora questo sia diretto proprio allacquisto di ununit
immobiliare a tempo parziale, con la conseguenza che ove lacquirente eserciti il diritto di recesso dal
contratto di multipropriet, il contratto di finanziamento si risolve ipso jure (art. 8 D. Lgs. 427/1998)[7].
Nonostante i citati interventi normativi, manca ancora nel panorama legislativo italiano una compiuta
definizione di questa figura: soccorrono dunque gli interventi della dottrina e le numerose pronunce
giurisprudenziali in materia.
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Se la dottrina ha parlato genericamente di nesso di interdipendenza tra pi negozi rilevante per il


diritto, descrivendo il fenomeno in tutta la sua ampiezza[8], la Suprema Corte si pi spesso riferita al
concetto di meccanismo mediante il quale le parti perseguono un risultato economico unitario e
complesso ... attraverso una pluralit coordinata di contratti[9], con ci definendo il fenomeno giuridico
nella sua manifestazione volontaria e tralasciando lipotesi del collegamento necessario[10], ove il nesso
discende direttamente dalla previsione della legge ovvero dalla natura e dalla efficacia dei negozi,
indipendentemente da una volont implicita o esplicita delle parti[11].
Come sottolinea la sentenza in esame, il collegamento volontario altro non che unespressione
dellautonomia negoziale delle parti[12], le quali, per dare un assetto pi compiuto ai propri interessi,
adottano lo strumento del collegamento negoziale, caratterizzato dal fatto che le vicende di un contratto
si ripercuotono sullaltro, condizionandone validit ed efficacia[13].
Circoscrivendo la nostra indagine allipotesi che qui viene in considerazione, ossia il collegamento
volontario, il primo problema che si pone da un punto di vista strettamente logico risulta essere
lindividuazione del collegamento stesso.
Accertata preliminarmente lesistenza di una pluralit di negozi (presupposto evidentemente
indefettibile per poter riscontrare il nesso de quo)[14], si rende necessario determinare quali siano gli
elementi in presenza dei quali si possa ragionevolmente parlare di collegamento negoziale.
Correttamente[15], questi sono stati identificati nellintenzione dei contraenti di coordinare i negozi,
orientandoli verso uno scopo comune (elemento soggettivo), da un lato, e nel nesso economico e
teleologico sussistente tra i negozi (elemento obiettivo), dallaltro. Non sufficiente, infatti, la presenza
di uno solo di essi, dal momento che solo congiuntamente i due elementi possono determinare il
collegamento[16]: non potr darsi, per definizione, un collegamento in presenza di due contratti fra loro
indipendenti, cos come, per contro, non possibile un nesso che prescinda dalla volont, sia pure
implicita, dei contraenti. Nella sentenza in esame, la Cassazione torna ad affermare quanto gi statuito
in numerose altre pronunce[17], sottolineando che lelemento soggettivo consiste nel comune intento
pratico delle parti (che pu essere manifestato sia in forma espressa che in forma tacita) di volere non
solo leffetto tipico dei singoli negozi in concreto posti in essere, ma anche il coordinamento tra di essi
per la realizzazione di un fine ulteriore. La Suprema Corte dimostra, cos, di aver definitivamente
abbandonato vecchi orientamenti, secondo i quali in passato aveva attribuito preminenza ora alluno ora
allaltro elemento[18]. Risulta pacifica, invece, la irrilevanza di alcuni dati di natura meramente formale,
quali la contestualit delle dichiarazioni negoziali, la unicit del documento contrattuale o anche la
identit delle parti formali. Il fatto che i contratti siano stati stipulati da soggetti formalmente diversi,
come ricorda in questa occasione il Giudice di legittimit[19], circostanza irrilevante, che non vale ad
escludere la ricorrenza di un nesso di interdipendenza[20]. La Corte ha in questo modo superato, in
quanto manifestamente infondato, uno dei rilievi avanzati dal ricorrente, in relazione alla non
coincidenza dei soggetti che avevano firmato i contratti di affitto di azienda e del preliminare di
compravendita.
Resta da domandarsi in cosa possa consistere il fine ulteriore cui talora ed ancora una volta in
questa occasione fa generico cenno la giurisprudenza come elemento sintomatico del nesso tra
distinti negozi: alla luce di alcune pronunce della Cassazione, questo pu essere identificato nel
risultato che trascende la funzione dei singoli negozi ... produttivi di effetti giuridici ulteriori che non
coincidono con quelli dei negozi singolarmente considerati[21] o, meglio, nellunico regolamento dei
reciproci interessi[22] o, infine, nella finalit complessiva che ... rende inscindibile lassetto economico
costituito dai diversi contratti[23]. Si tratta di verificare, in altri termini e pi precisamente, se, oltre
alle finalit proprie di ciascuno dei contratti conclusi, sussista una finalit complessiva, consistente in
un assetto economico globale e inscindibile che le parti hanno voluto e che va rispettato in ossequio al
loro potere di autonomia[24].
Questo tipo di indagine e, in generale, lindividuazione del collegamento di natura volontaria compito
delicato che spetta al giudice di merito e non sindacabile in sede di legittimit, se non nellipotesi in
cui la motivazione sia affetta da vizi logici o giuridici[25].
In particolare, dovr essere prestata speciale attenzione nel valutare se il collegamento tra i distinti
negozi non celi in realt un intento fraudolento: infatti risaputo che due contratti, di per s
perfettamente leciti, possono dalle parti essere collegati e coordinati al fine di eludere lapplicazione di
norme imperative di legge[26].
Nel caso di specie, il Giudice non ha ritenuto che i contratti fossero stati funzionalmente collegati dalle
parti allo scopo di aggirare la normativa relativa ai contratti agrari, ma che fossero semplicemente
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diretti a realizzare unipotesi di compravendita, valutata come pienamente lecita.


III. Il collegamento negoziale: le conseguenze giuridiche.
Una volta accertata la sussistenza del nesso tra pi negozi, diviene essenziale individuare quali siano le
conseguenze che ne discendano sul piano giuridico.
comune laffermazione per cui le patologie di uno dei negozi si ripercuotono sugli altri ad esso
collegati. Si parla in proposito di effetto a catena, effetto domino oppure effetto di rimbalzo[27]:
espressioni che pi o meno efficacemente tentano di rappresentare in modo icastico la stessa idea,
ossia linfluenza che le vicende di un negozio possono esercitare sulla validit ed efficacia di quelli
connessi[28]. La giurisprudenza ha spesso richiamato la regola espressa col brocardo simul stabunt,
simul cadent, per cui il vizio di un negozio si trasmette meccanicamente agli altri. Lautomatismo della
regola menzionata[29] non , tuttavia, esente da critiche[30], poich non sempre e necessariamente le
patologie si trasmettono ai contratti collegati: si aderisce dunque alla tesi di chi ritiene che il principio
simul stabunt, simul cadent non debba trovare applicazione generalizzata ed acritica, dovendosi aver
riguardo allinteresse delle parti e al ruolo che la clausola viziata o il contratto viziato aveva allinterno
del complessivo assetto di reciproci interessi, come determinato e disciplinato dai contratti collegati fra
loro[31].
Nel caso che ci occupa, lo schema del collegamento negoziale non produce la caducazione del contratto
connesso a quello di affitto di azienda che si assumeva nullo, bens vale ad escludere la nullit di
questultimo, poich, proprio in virt dellintima relazione che lega i due contratti, laffitto di azienda
sottratto alla disciplina dei contratti agrari, di cui alla L. 3 maggio 1982, n. 203, ed assoggettato ad una
diversa disciplina.
Nellaffermare ci, la Cassazione non ha fatto altro che confermare quanto accertato in linea di fatto dal
giudice di merito, il quale, attenendosi ad una lettura dei contratti che fosse la pi vicina possibile alla
comune intenzione delle parti in gioco, aveva attribuito al contratto di affitto una funzione meramente
strumentale alla formazione di una diversa fattispecie negoziale di natura evidentemente atipica[32],
non riconducibile allaffitto a conduttore coltivatore diretto.
Questo ci induce a soffermarci su un altro aspetto relativo alle conseguenze giuridiche che il
collegamento negoziale produce. Sul piano operativo, infatti, gli effetti del collegamento tra contratti
non si esauriscono qui. Si ritiene, infatti, che anche linterpretazione abbia a risentire del collegamento
negoziale: altro interpretare un singolo contratto, altro leggerlo, sapendo che esso collegato
giuridicamente ad un diverso contratto[33].
Il nostro codice, nel fornire i canoni ermeneutici agli artt. 1362 e segg. c. c., ha mancato di prevedere
espressamente lipotesi dei contratti collegati, limitandosi a dettare il criterio dellinterpretazione
complessiva di cui allart. 1363 c. c., applicabile, tuttavia, solo allinterno del singolo contratto:
pertanto, attenendosi al principio cos fissato, la clausola pu essere interpretata solo per mezzo delle
altre clausole che si trovino nel medesimo contratto. Il dato normativo non consente, a meno di
forzature, di estendere il citato criterio oltre i confini del regolamento contrattuale cui la clausola
appartiene.
Nondimeno, si tratta di soluzione del tutto insoddisfacente: una interpretazione che consideri il contratto
come un dato isolato, scisso dallaltro o dagli altri contratti ad esso connessi[34], ignora il reale
intento delle parti, finendo col ricostruire un significato logico-giuridico che non aderente alla realt.
Come anticipato, con la novella in materia di clausole vessatorie[35], il legislatore ha per la prima volta
stabilito che, al fine di accertarne la vessatoriet, la clausola debba essere letta anche alla luce delle
clausole presenti nei contratti collegati, gettando le basi solide, poich appunto normative per una
interpretazione unitaria della complessiva fattispecie negoziale[36].
da ritenere, insieme ad altri Autori[37], che il principio cos introdotto sia dotato di una valenza
generale[38], poich solo a condizione di ricorrere a questo criterio ermeneutico, sar possibile valutare
i contratti in unottica che miri al dato sostanziale, superando inutili formalismi ed andando ad
avvicinare la realt giuridica a quella socio-economica[39]. Pare, pertanto, condivisibile lopinione
secondo la quale la nuova norma interpretativa va ad integrare la regola di diritto fissata dallart. 1363
c. c.
Appare dunque estremamente appropriato il passaggio nella sentenza in epigrafe, ove la Cassazione,
riprendendo precedenti pronunce, statuisce che lesistenza di un collegamento funzionale tra pi negozi
ne impone una considerazione complessiva, avendo riguardo allinteresse unitario perseguito dalle parti
attraverso linsieme dei contratti stipulati[40]. Alla luce di ci, diviene opportuno o, meglio, necessario
per linterprete guardare allinsieme dei rapporti nascenti dai vari negozi collegati come parti di ununica
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fattispecie.
IV. Conclusioni.
Nel caso in esame, la Corte di cassazione ha ritenuto che dallaccertamento dellintima combinazione
negoziale discende la non applicabilit della normativa sui contratti agrari (L. 3 maggio 1982, n. 203),
con conseguente rigetto di tutti i motivi proposti dal ricorrente.
Con questa sentenza, la Cassazione conferma lindirizzo predominante in materia di contratti collegati,
in particolare, nellindividuare gli elementi che costituiscono il collegamento negoziale: non si tratta,
dunque, di una sentenza innovativa, ma ha il pregio di segnare il punto di arrivo cui addivenuta la
giurisprudenza a riguardo. Quel che semmai pu essere criticato il riferimento tralatizio e generico al
fine ulteriore perseguito dalle parti, quale nota caratteristica del collegamento volontario, laddove
sarebbe stata preferibile, come sopra accennato, una definizione pi compiuta, sullesempio di altre
pronunce della stessa Corte.
Interessa qui sottolineare, ancora una volta, come opportunamente la Suprema Corte abbia inteso i
contratti connessi ed i rapporti nascenti dagli stessi, come parti di una fattispecie unitaria, mediante una
lettura complessiva dellassetto scelto dai contraenti.
Note:
[1] Il dibattito aperto in dottrina da diversi decenni, i primi contributi risalgono, infatti, a pi di

sessantanni fa: cfr. Giorgianni, Negozi giuridici collegati, in Riv. It. Sc. Giur., 1937, 334; Grassetti,
Negozio collegato, negozio illegale e ripetibilit del pagamento, in Temi, 1951, 154; Vellani, In tema di
negozi collegati, in Giur. compl. Cass. Civ., 1951, III, 923; Venditti, Appunti in tema di negozi collegati,
in Giust. Civ., 1954, I, 259; Gasperoni, Collegamento e connessione tra negozi, in Riv. Dir. Comm.,
1955, I, 357; Di Sabato, Unit e pluralit di negozi (contributo alla dottrina del collegamento negoziale),
in Riv. Dir. Civ., 1959, I, 412; Senofonte, In tema di negozi collegati, in Dir. Giur., 1960, 273; Di Nanni,
Collegamento negoziale e funzione complessa, in Riv. Dir. Comm., 1977, 279. Nella letteratura straniera
si segnala Enneccerus-Lehmann, Recht der Schuldverhltnisse, Tbingen, 1958, 394. Tra i contributi pi
recenti, invece: Schizzerotto, Il collegamento negoziale, Napoli, 1983; Ferrando, Recenti orientamenti in
tema di collegamento negoziale, in Nuova Giur. Civ., 1997, II, 233; Rappazzo, I contratti collegati,
Milano, 1998; Colombo, Operazioni economiche e collegamento negoziale, Padova, 1999; G. Lener,
Profili del collegamento negoziale, Milano, 1999.
[2] Tralasceremo, pertanto, in questa sede, gli altri aspetti che nella pronuncia della Suprema Corte

vengono in evidenza.

[3] Gi nel 1993, allinterno del Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia (D. Lgs. 1

settembre 1993, n. 385), come misura a tutela dei consumatori nei contratti di credito al consumo, si
era previsto che, in caso di inadempimento da parte del fornitore di beni e servizi, il consumatore che
abbia effettuato inutilmente la costituzione in mora ha diritto di agire contro il finanziatore nei limiti del
credito concesso, a condizione che vi sia un accordo che attribuisce al finanziatore lesclusiva per la
concessione di credito ai clienti del fornitore (art. 125, 4 comma).
[4] Per un commento della novella: vedi, tra gli altri, Alpa, Lincidenza della nuova disciplina delle

clausole vessatorie nei contratti dei consumatori sul diritto comune, in Riv. Trim. Dir. e Proc. Civ., 1997,
237; Roppo, La nuova disciplina delle clausole vessatorie: spunti critici, in Europa e dir. priv., 1998, 65;
Cesaro (a cura di), Clausole vessatorie e contratto del consumatore, Padova, 2001; Castronovo, Profili
della disciplina nuova delle clausole c.d. vessatorie cio abusive, in Europa e dir. priv., 1998, 5; Sgroi,
Clausole duso, clausole vessatorie e clausole abusive, in Giust. Civ., 2001, II, 115; Alpa-Patti, Le
clausole vessatorie nei contratti con i consumatori, Milano, 1997; Faillace, La novella sulle clausole
vessatorie a un anno dallentrata in vigore, in Gazz. Giur., 1997, fasc. 6, 2; Lapertosa, La
giurisprudenza tra passato e futuro dopo lavvento della nuova disciplina sulle clausole vessatorie, in
Foro It., 1997, V, 357; G. Lener, Clausole vessatorie e tutela inibitoria cautelare: brevi riflessioni (nota
a sent. Trib. Palermo, 5 settembre 1997, Assoc. consumatori e ambiente c. Soc. Siremar; Trib. Roma, 2
agosto 1997, Assoc. consumatori e ambiente c. Coni), in Foro It., 1997, I, 3009; Maneschi, La difesa
del consumatore delle clausole vessatorie, Milano, 1997; Romagnoli, Clausole vessatorie e contratti
dimpresa, Padova, 1997; Ruffolo, Clausole vessatorie e abusive, Milano, 1997; Alcaro, Linefficacia
delle clausole vessatorie nei contratti dei consumatori, in Vita Notar., 1996, 1119; Capobianco, La
nuova disciplina delle clausole vessatorie nei contratti con i consumatori (art. 1469 bis-1469 sexies
c.c.), ibidem, 1142; Di Marzio, Clausole vessatorie nel contratto tra professionista e consumatore, in
Giust. Civ., 1996, II, 513; Morello, Clausole vessatorie, clausole abusive: le linee di fondo di una nuova
disciplina, in Notariato, 1996, 287; Orestano, Linefficacia delle clausole vessatorie: contratti dei
consumatori e condizioni generali, in Riv. critica dir. privato, 1996, 501.
[5] Il

D. Lgs. 427/1998 ha recepito la direttiva comunitaria 94/47/CE concernente la tutela


dellacquirente per taluni aspetti dei contratti relativi allacquisizione di un diritto di godimento a tempo
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parziale di beni immobili. Sullargomento, cfr. commenti della dottrina in materia: Florit, La
multipropriet. Direttiva comunitaria n. 94/47/CE e D. Lg. 9 novembre 1998, n. 427, Torino, 2002; Di
Rosa, Propriet e contratto. Saggio sulla multipropriet, Milano, 2002; Munari, Problemi giuridici della
nuova disciplina della multipropriet, Padova, 1999; De Marzo, Lambito applicativo della nuova
disciplina, in Corriere Giur., 1999, 17; De Nova-Gruggioli-Leo, La multipropriet, Milano, 1999, 7;
Smorto, La multipropriet e la tutela dei consumatori, in Eur. e dir. priv., 1999, 279; Morello, Diritti di
godimento a tempo parziale su immobili, in Contratti, 1999, 1, 58.
[6]

La norma citata riveste fondamentale importanza in quanto costituisce il primo esplicito


riconoscimento positivo del fenomeno giuridico del collegamento negoziale. Inoltre, secondo alcuni
Autori, lingresso di questo nuovo principio potrebbe avere ulteriori ricadute, andando ad influire sul
settore del contratto in generale: cfr. Ferrando, Recenti orientamenti in tema di collegamento negoziale,
cit., 248; Rappazzo, op. cit., 55 e G. Lener, La nuova disciplina delle clausole vessatorie nei contratti dei
consumatori,
in
2
Cardozo
Electronic
Law
Bulletin,
14,
1996,
in
www.jus.unitn.it/cardozo/Review/Contract/Lener-1996/93-13aS.htm. Sul punto, ci soffermeremo pi
avanti (vedi infra, sub nota 37).
[7] Prevedendo che Il contratto di concessione di credito erogato dal venditore o da un terzo in base ad

un accordo tra questi ed il venditore, sottoscritto dallacquirente per il pagamento del prezzo o di una
parte di esso, si risolve di diritto, senza il pagamento di alcuna penale, qualora lacquirente abbia
esercitato il diritto di recesso ai sensi dellarticolo 5, lart. 8 ha il chiaro scopo di tutelare lacquirente,
sollevandolo dagli oneri derivanti dal contratto di mutuo, divenuto ormai inutile a seguito del recesso dal
contratto di multipropriet. La disposizione stata definita appropriata da parte della dottrina proprio
perch, in linea di principio, garantisce allacquirente una tutela pi completa (Ceccacci, Il contratto di
multipropriet e la tutela dellacquirente, in Diritto e pratica delle societ, 3, 1999). Qualcuno, tuttavia,
ha correttamente sollevato il problema della prova dellaccordo tra il venditore ed il terzo che abbia
concesso credito, dal momento che il decreto nulla specifica a riguardo e, pertanto, lacquirente potr
incontrare grosse difficolt a dimostrare laccordo intercorso solo verbalmente: Parrotta, Fideiussione
solo sugli immobili in costruzione: cos il cliente convive ancora con il rischio, in Guida al Dir., 1, 1999,
19.
[8] Cfr. R. Scognamiglio, voce Collegamento negoziale, in Enc. Dir., VII, Milano, 1960, 375; Bianca,

Diritto civile, 3. Il contratto, Milano, 2000, 481.

[9] Cfr. Cass., 18 luglio 2003, n. 11240, in Mass., 2003; Id., 28 giugno 2001, n. 8844, in Giur. It.,

2002, 1618; 27 aprile 1995, n. 4645, in Giust. Civ., 1996, I, 1093.

[10] Sono chiari esempi di negozi collegati necessariamente i subcontratti (subappalto, subaffitto,

submandato, ecc.), il contratto normativo, il contratto tipo, la revoca, il contratto preliminare, i negozi
di accertamento, di garanzia, di ratifica, di convalida.
[11] La giurisprudenza pi di frequente chiamata a pronunciarsi circa lesistenza del collegamento

volontario, che pi facilmente pu essere revocata in dubbio, fondandosi su di una volont spesso
implicita delle parti, laddove, in tema di collegamento necessario, residuano eventuali margini di dubbio
riguardo agli effetti che ne conseguano. Del resto, in dottrina diversi sono gli autori che, in ragione delle
peculiarit che contraddistinguono il collegamento necessario, lo escludono dalla categoria del
collegamento negoziale: Giorgianni, op. cit., 329, Niccol, op. cit., 1477. Rappazzo, op. cit., 27,
sottolinea come collegamento necessario e collegamento volontario abbiano in comune soltanto gli
effetti, appartenendo a momenti ontologicamente distinti. Anche per chi ritiene il collegamento
necessario rientrante nel genus collegamento negoziale, quella tra collegamento volontario e
necessario rappresenta comunque la summa divisio: G. Lener, Profili del collegamento negoziale, cit.,
Milano, 1999, 5; Bigliazzi Geri, Breccia, Busnelli, Natoli, Diritto civile, 1, Torino, 754.
[12] Cfr. Ferrando, I contratti collegati, in Giur. sistematica di dir. civile e comm., fondata da W. Bigiavi,

Torino, 587; G. Lener, Profili del collegamento negoziale, cit., Milano, 1999, 9; Perrotti, op. cit., 1131;
Bigliazzi Geri, Breccia, Busnelli, Natoli, Diritto civile, 1, Torino, 754; Rappazzo, op. cit., 10. In
particolare, questultimo ricorda come anche in questo frangente lautonomia contrattuale dei privati
incontra i limiti della non contrariet a norme imperative, dellordine pubblico, del buon costume,
nonch della meritevolezza di tutela da parte dellordinamento giuridico ex art. 1322 c. c. Tra le
pronunce del Giudice di legittimit, v. Cass., 21 dicembre 1999, n. 14372, in Foro Pad., 2000, I, 334;
Id., 27 aprile 1995, n. 4645, cit.; Id., 6 settembre 1991, n. 9388, in Mass. Giust. Civ., 1991, 9, 1298;
Id., 4 maggio 1989, n. 2065, ivi, 1989, fasc. 5; Id., 11 marzo 1987, n. 2524, in Foro It., 1987, I, 2415.
[13] Il condizionamento pu non essere reciproco, ben potendo accadere che soltanto uno dei contratti

sia subordinato allaltro, sotto i profili della validit ed efficacia: cfr., per tutte, Cass., 11 giugno 2001,
n. 7852, in Mass. Giust. Civ., 2001, 1165.
[14] Ove sorgano dubbi in merito alla pluralit dei contratti, soccorre il criterio distintivo tra contratto
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[14] Ove sorgano dubbi in merito alla pluralit dei contratti, soccorre il criterio distintivo tra contratto

unico e contratto collegato che la giurisprudenza ha identificato nella pluralit degli interessi perseguiti.
Inoltre, i contratti collegati sono caratterizzati dallavere ciascuno la propria causa autonoma, a
differenza del contratto misto (in cui si realizza una fusione delle cause) e del contratto complesso
(avente causa unica). Cfr. Cass., 18 luglio 2003, n. 11240, cit.; Id., 28 giugno 2001, n. 8844, cit.; Id.,
1999, n. 14372, cit. Nardi, Collegamento negoziale: funzionale od occasionale?, in Giur. It., 2002,
1619, sub nota 8, riporta il dibattito dottrinale sviluppatosi sul punto.
[15] Colombo, op. cit., 249; Nardi, op. cit., 1618.
[16] Tuttavia, vi chi attribuisce rilevanza decisiva ad uno solo dei due elementi sopra indicati. Cos,

parte della dottrina fa leva sullelemento oggettivo della funzione economico-sociale dei negozi
eventualmente collegati: Scognamiglio, op. cit., 376; Giorgianni, op. cit., 281. Opinione meno recente
quella per cui centrale la volont dei contraenti di collegare (teoria soggettiva) sostenuta da Ascarelli,
Il negozio indiretto e le societ commerciali, in Studi per Vivante, I, 37.
[17] Cass., 23 giugno 2003, n. 9970, in Gius, 2003, 24, 2776; Id., 16 maggio 2003, n. 7640, ibidem,

20, 2262; Id., 23 aprile 2001, n. 5966, in Contratti, 2001, 1126; Id., 27 gennaio 1997, n. 827, in Foro
It., 1997, I, 1142; Id., 4 settembre 1996, n. 8070, Mass. Giust. Civ., 1996, 1255; Id., 20 novembre
1992, n. 12401, in Foro It., 1993, I, 1506; nonch la sentenza successiva a quella in esame, Cass., 17
dicembre 2004, n. 23470, in Guida al Dir., 4, 2005, 73.
[18] In alcune pronunce, invero abbastanza risalenti, ha alternativamente affermato lesclusiva rilevanza

dellelemento soggettivo (Cass., 5 agosto 1982, n. 4401, in Mass. Giust. Civ., 1982, 1601) e
dellelemento oggettivo (Cass., 11 marzo 1981, n. 1389, in Mass. Giust. Civ., 1981, 543).
[19] V. anche: Cass., 14 maggio 2003, n. 7457, Gius, 2003, 20, 2309; Id., 20 luglio 1999, n. 7740, in

Mass. Giust. Civ., 1999, 1674; Id., 2 giugno 1994, n. 5337, ivi, 1994, fasc. 6.

[20] questo il caso del cosiddetto mutuo di scopo, una forma di finanziamento finalizzato assai diffuso

nella prassi e oggetto di diverse pronunce del Giudice di legittimit, in base alla quale un soggetto
consegna una somma di denaro al mutuatario in funzione dellacquisto da parte di questultimo di un
determinato bene (ipotesi frequente soprattutto nel settore del commercio di autoveicoli). Qui le parti
dei due contratti, indubbiamente e intimamente connessi, sono tre e non coincidono, essendo solo
lacquirente-mutuatario parte in entrambe le fattispecie negoziali: cfr. la gi citata Cass., 23 aprile
2001, n. 5966, in Contratti, 2001, 1126, nonch Id., 1994, n. 474, in Giur. It., 1994, I, 1.
[21] Cass., 9 aprile 1983, n. 2520, in Foro It., 1983, I, 1900; Id., 23 giugno 2003, n. 9970, cit.; Id., 23

aprile 2001, n. 5966, cit.; Id., 4 settembre 1996, n. 8070, cit.; Id., 20 novembre 1992, n. 12401, cit.;
Id., 10 giugno 1991, n. 6567, in Mass. Giust. Civ., 1991, fasc. 6; Id., 18 gennaio 1988, n. 321, in Giust.
Civ., 1988, I, 1214. critico nei confronti di questa impostazione Lener, Profili del collegamento
negoziale, cit., 67 e segg., secondo il quale il fine ulteriore non requisito dotato di valenza generale,
poich caratterizzerebbe soltanto il collegamento di tipo bilaterale. Per Clarizia, Collegamento negoziale
e vicende della propriet. Due profili di locazione finanziaria, Rimini, 1982, 25 e segg., il risultato
complessivo in cui si identifica il suddetto fine ulteriore privo di rilevanza giuridica, poich attiene al
profilo squisitamente economico. Tale teoria stata da ultimo respinta dalla Corte di legittimit, la quale
ha esplicitamente affermato che lo scopo ulteriore perseguito dalle parti assume una propria
autonomia anche dal punto di vista causale: Cass., 17 dicembre 2004, n. 23470, cit.
[22] Cass., 18 luglio 2003, n. 11240, cit.; Id., 12 dicembre 1995, n. 12733, in Mass. Giust. Civ., 1995,

2014 e segg.; Id., 27 aprile 1995, n. 4645, cit.


[23] Cass., 28 giugno 2001, n. 8844, cit.

[24] Cass., 27 gennaio 1997, n. 827, cit., che precisa come sia indispensabile lintento diretto in tal

senso di tutte le parti contraenti, non essendo sufficiente che quel fine sia perseguito da una sola delle
parti allinsaputa e senza la partecipazione dellaltra. La sentenza citata appare, tra le varie, una di
quelle che pi compiutamente definisce la finalit ulteriore atta a contraddistinguere il fenomeno del
collegamento negoziale.

[25] Si tratta di principio ripetutamente ribadito dalla Corte di cassazione: ex pluribus, Id., 18 luglio

2003, n. 11240, cit.; Id., 4 agosto 2000, n. 10264, in Fall., 2001, 973; Id., 4 maggio 1989, n. 2065, in
Mass. Giust. Civ., 1989, fasc. 5; Id., 18 gennaio 1988, n. 321, cit.; Id., 25 luglio 1984, n. 4350, in Riv.
Notar., 1985, 162; Id., 9 aprile 1983, n. 2520, cit.; Id., 15 febbraio 1980, n. 1126, in Mass. Giust. Civ.,
1980, fasc. 2.
[26] Messineo, voce Contratto collegato, in Enc. Dir., X, Milano, 1962, 53; Rappazzo, op. cit., 156.

Esempio tipico rappresentato dalla vendita a scopo di garanzia che ben pu nascondere un patto
commissorio, vietato ex art. 2744 c. c.
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22/12/11 18:29

[27] Cass., 28 giugno 2001, n. 8844, in Giur. It., 2002, 1618, con nota di Nardi.
[28] Le vicende che possono influire sulla vita del contratto collegato spaziano dai vizi di nullit e

annullabilit alle ipotesi di risoluzione e rescissione. Va da s che ove si tratti di collegamento cd.
unilaterale, gli effetti si comunicano in modo univoco, ovvero soltanto da un negozio nei confronti di
quello collegato.

[29] Innumerevoli le sentenze che, direttamente o indirettamente, si rifanno a detto principio: cfr. Cass.,

11 giugno 2001, n. 7852, in Mass. Giust. Civ., 2001, 1165; Id., 6 settembre 1991, n. 9388, ivi, 1991,
fasc. 9; Id., 5 luglio 1991, n. 7415, ibidem, 1991, fasc. 7; Id., 18 gennaio 1988, n. 321; Id., 30 maggio
1987, n. 4822, in Giust. Civ., 1987, I, 2883; Id., 17 novembre 1983, n. 6864; Id., 21 ottobre 1981, n.
5503, in Mass. Giust. Civ., 1981, fasc. 10; Id., 2 luglio 1981, n. 4291, ibidem, fasc. 7; Id., 15 febbraio
1980, n. 1126, ibidem, 1980, fasc. 2; Id., 12 febbraio 1980, n. 1007; Id., 25 giugno 1979, n. 3551, in
Rep. Foro It., 1979, v. 263; Id., 7 aprile 1979, n. 1993, in Mass. Giust. Civ., 1979, fasc. 4. Bisogna
per dare atto di come, talvolta e pi di recente, la giurisprudenza abbia preferito descrivere le
conseguenze giuridiche del collegamento negoziale, riferendosi a vicende di un contratto che possono
ripercuotersi sugli altri, non gi debbono: Cass., 28 giugno 2001, n. 8844, cit.; Id., 25 agosto 1998,
n. 8410, in Mass. Giust. Civ., 1998, 1763.
[30] Cfr., Rappazzo, op. cit.,

129, che definisce lorientamento della giurisprudenza sul punto


oggettivamente riduttiva. Perrotti, Compravendita e mutuo di scopo: unipotesi di collegamento
negoziale, in Contratti, 2001, 1131, stigmatizza la mera applicazione del principio simul stabunt, simul
cadent, ove sia svincolata da una nozione allargata di corrispettivit delle prestazioni risultanti dai vari
contratti collegati.
[31] Invero, a queste conclusioni si giunti seguendo percorsi differenti, se non antitetici: vi chi ha

invocato lapplicazione analogica/estensiva dellart. 1419 c. c. in tema di nullit parziale, alla luce della
quale il contratto collegato verrebbe caducato solo ove risultasse che i contraenti non avrebbero
concluso i vari contratti collegati senza il contratto affetto da vizi. Vi chi, per contro, richiama il
principio utile per inutile vitiatur, per cui alla invalidit di un negozio farebbe seguito linutilit non gi la
invalidit del contratto collegato: Schizzerotto, op. cit., 196; Di Nanni, op. cit., 331; nonch, da ultimo,
Nardi, op. cit., 1620.
[32] Una vendita particolare si legge nella sentenza di appello nel passo citato allinterno della

sentenza in esame. In realt negli stralci riportati emerge anche che con la stipulazione dellaffitto di
azienda e della cessione di quote, le parti avevano inteso dar vita, oltre che a due contratti intimamente
collegati tra loro, ad un contratto unico a causa mista. Trattasi di un riferimento fuorviante che,
mescolando le carte in tavola, finisce per ingenerare confusione tra le distinte ipotesi di contratto
collegato e contratto misto. Avrebbe qui giovato una puntualizzazione da parte della Cassazione onde
fugare ogni dubbio, invece che una mera ripetizione delle parole del giudice di merito.
[33] Gi Castiglia, Negozi collegati in funzione di scambio, in Riv. Dir. Civ., 1979, II, 398, aveva

prospettato lopportunit di adottare un canone di interpretazione complessiva con riferimento ai


contratti collegati.

[34] Perrotti, op.cit., 1133, ha utilizzato lefficace espressione di lettura atomistica, come esempio di

prospettiva limitata e limitante, da superare in favore di una considerazione complessiva delloperazione


commerciale e giuridica posta in essere dai contraenti.
[35] Vedi supra, sub nota n. 6.
[36] In tal modo, il legislatore ha anche recepito un indirizzo giurisprudenziale e dottrinale consolidato,

che estende la rilevanza del collegamento negoziale agli aspetti fisiologici oltre che a quelli patologici,
gi tradizionalmente interessati dal fenomeno in esame: Colombo, op. cit., 265.
[37] Cfr. Rappazzo, op. cit., 56 e G. Lener, La nuova disciplina delle clausole vessatorie, cit., par. 12.

Secondo Lener, il criterio sancito dallart. 1469 ter c. c. rappresenta un principio interpretativo
globale, idoneo ad operare anche al di fuori della circoscritta provincia dei contratti col consumatore.
Invero, Lener giunge a questa conclusione, muovendo dallidea che sia errato considerare il
consumatore quale contraente debole e che, quindi, la disciplina dei contratti col consumatore non
stabilisca uno statuto speciale insuscettibile di applicazione analogica. Anche Ferrando, op. cit., 248,
si era interrogata circa la possibile portata espansiva della normativa di cui alla legge n. 52/1996,
avvertendone in particolare lesigenza ai fini di una pi compiuta valutazione dellequilibrio contrattuale.
[38] Tuttavia, Colombo, op. cit., 268, evidenzia come una interpretazione sistematica dei contratti

collegati debba essere ancorata non gi allart. 1469 ter c. c., quanto al pi generale principio
dellautonomia privata.
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[39] Lener, La nuova disciplina delle clausole vessatorie, cit., par. 12; Rappazzo, op. cit., 54.
[40] Cass., 12 dicembre 1995, n. 12733, in Mass. Giust. Civ., 1995, fasc. 12. Ma cfr. anche Cass., 28

luglio 2000, n. 9944, in Mass. Giust. Civ., 2000, 1651, ove si richiama espressamente il collegamento
negoziale tra gli elementi su cui fondare laccertamento della comune intenzione delle parti ex artt.
1362 e segg. c. c. per una corretta qualificazione giuridica della fattispecie in questione.
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