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Fondamenti di psicologia della comunicazione

di Chiara Trattenero
Ottimi riassunti dei capitoli 1, 3, 4, 5, 6, 7, 8 del libro di Luigi Anolli "Fondamenti
di psicologia della comunicazione", si analizzano i processi interpretativi,
simbolici, relazionali ed espessivi della comunicazione, con particolare
attenzione alle dinamiche della comunicazione di gruppo.

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Titolo del libro:
Autore del libro:
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Anno pubblicazione:

Universit degli Studi di Padova


Scienze della Formazione
Servizio Sociale
Dinamiche Comunicative
Surian
Fondamenti di psicologia della comunicazione
Anolli Luigi Maria
Il Mulino
2006

Chiara Trattenero

Sezione Appunti

1. La comunicazione come attivit complessa


La comunicazione una dimensione psicologica costitutiva del soggetto, l'uomo non decide se essere
comunicante ma se e come comunicare. E un'attivit complessa, costitutiva delle identit dei soggetti e delle
culture di riferimento. E':
un'attivit eminentemente sociale, ha natura relazionale perch comunicare alla base delle interazioni
sociali e delle relazioni interpersonali; questo evidenzia la sua rilevanza nella costituzione e prosecuzione
dei giochi psicologici dei protagonisti realizzano congiuntamente;
partecipazione, si fonda su condivisione e negoziazione fra soggetti comunicanti, ha quindi una matrice
culturale e una natura convenzionale poich esito di convenzioni stabilite culturalmente e interviene
attivamente nell'elaborazione/modifica delle stesse convenzioni sociali e culturali;
un'attivit eminentemente cognitiva, connessa al pensiero e processi mentali superiori, manifesta le idee
(emozioni...) a qualcun altro. I soggetti per comunicare devono riuscire a esplicitare il loro pensiero e
l'intenzione (A non pu comunicare qualcosa a B se non ce l'ha);
connessa all'azione, si fa sempre qualcosa nei riguardi di qualcun altro. Ogni atto comunicativo ha effetti
sulla sequenza degli scambi in un processo di influenza reciproca, non mai indifferente (infatti si pu
anche discomunicare).
E' stata studiata da molte discipline ma in tempi recenti (fine '40).
La Comunicazione in relazione ai diversi approcci
trasmissione di informazioni: approccio matematico
significazione e segno: approccio semiotico
interazione testo contesto: approccio pragmatico
espressione e prodotto della societ: approccio sociologico
(gioco di) relazione (e costruzione sociale): approccio psicologico

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2. Approccio matematico alla comunicazione


APPROCCIO MATEMATICO: comunicare = trasmettere informazioni
L'informazione :
espansiva infatti genera ulteriore informazione(ci sono poi i limiti cognitivi dell'uomo), diffusiva per
natura, si riproduce nel suo impiego e non viene consumata, si pu solo condividere e non scambiare
nell'interazione;
comprimibile a livello sintattico e semantico;
facilmente trasportabile e trasmissibile.
Essa una differenza che genera differenza (Bateson), la relazione fra 2 o pi dati che pu generare altre
conoscenze. E' un elemento conoscitivo nuovo che pu ridurre una condizione di incertezza, attenuare
l'ambiguit e la possibilit di sbagliare nelle scelte.
Per l'approccio matematico (Shannon) la comunicazione un processo di trasmissione di informazioni. Egli
parte da:
a. la natura dell'informazione discreta;
b. ogni volta che elaboriamo i dati, diminuiamo la quantit di informazione.
Secondo questo modello c' un passaggio di un segnale (o messaggio) da una fonte A (emittente) attraverso
un trasmettitore (es. voce) lungo un canale (es. filo telefono) pi o meno disturbato da un rumore a un
destinatario B (ricevente) grazie a un recettore (es. apparato acustico).
Definiamo:
fonte (source) l'entit che crea il messaggio (persona, animale oggetto inanimato);
trasmettitore (encoder) dispositivo che consente la trasformazione del messaggio in segnali fisici (apparato
vocale x mente parlante, cornetta x voce di chi telefona);
canale, mezzo che trasferisce il messaggio (cavi telefonici, onde radio...);
rumore (noise), insieme degli elementi ambientali (e non) che interferiscono sulla trasmissione del segnale
(es. attenuazione, dispersione nell'ambiente, presenza di altri segnali). Il rapporto segnale/rumore deve
essere >0 perch sia probabile il segnale giunga al destinatario, qualit e intensit del messaggio devono per
questo essere controllati dall'emittente;
recettore (decoder), dispositivo che consente la conversione del segnale in forma comprensibile dal
destinatario es. apparato acustico, altoparlante cornetta telefono;
destinatario (receiver), entit a cui rivolto il msg (persona, animale, pc, oggetto inanimato). Ordine
Entropia:
rindondanza, ripetizione nella codifica del msg per favorire la decodifica; eliminarla vuol dire economizzare
su tempo e spazio della trasmissione ma rende fragile il msg;
filtro, processo di selezione di alcuni aspetti del segnale rispetto ad altri nella decodifica;
feedback (retroazione), quantit d'informazione che dal ricevente torna all'emittente permettendogli di
modificare i msg successivi. Pu essere positivo (aumenta l'informazione di ingresso es. pettegolezzo,
sempre pi maligno) o negativo (< info in ingresso mantiene il sistema in omeostasi cio stabile es. md che
fa commento bonario per ridurre rimprovero del pd sul figlio).
Quindi l'informazione una grandezza finita, osservabile, misurabile, non quello che stato detto dalla
fonte ma quello che probabile passi da emittente a ricevente, cio valore di probabilit. Quando la
probabilit di emissione di segnale alla fonte sono uguali si ha il massimo di entropia cio di mancanza di

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informazione.
Tale teoria implica un codice come condizione necessaria e sufficiente per comunicare.
CRITICHE: eliminando l'attenzione ai contenuti si ignorano i significati e la loro rilevanza psicologica nella
comunicazione, intenzionalit, inferenza, multidimensionalit dei sistemi di comunicazione.

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3. Approccio semiotico alla comunicazione


APPROCCIO SEMIOTICO: comunicazione come significazione e come segno
Il processo della significazione
Per la semiotica ( scienza che studia la vita dei segni nel quadro della vita sociale) ci si chiede come avviene
il processo di significazione. Esso inteso come capacit di generare significati, propriet fondamentale di
ogni messaggio di avere un senso e un significato per i comunicanti. Fa riferimento a un referente
(oggetti/eventi su cui comunicare) e a un codice (sistemi impiegati dagli attori per comunicare fra loro).
Sono in relazione:
espressione- simbolo (segno che d l'immagine acustica/iconica di un oggetto es. stringa suoni c-a-n-e);
referenza (rappresentazione mentale es. idea del cane);
referente (oggetto nella realt fisica es. il cane si chiama Righio).
Rappresentati dal triangolo/diagramma di significazione di Ogden e Richards (1923). Con la parola gatto
posso riferirmi ad un certo animale in particolare (Referente) o pi in generale considerare i felini
(Significato/Referenza concettuale della parola).
I rapporti espressione e referenti sono indiretti, mediati dalla referenza. La fallacia referenziale la
convinzione contraria (rapporto diretto). c' un rapporto intrinseco tra comunicazione e cultura perch i
sistemi comunicativi sono l'esito di processi convenzionali e frutto di elaborazione condivisa dei membri di
una certa cultura.
Segno come equivalenza e come inferenza
Segno come equivalenza. Il segno l'unione dell'immagine acustica (significante o espressione) e di un
immagine mentale (significato o contenuto es. significato di cane), essi sono interdipendenti.
rimanda alla nozione di codice.
Il segno ha quindi funzione semiotica perch non realt fisica ma relazione fra 2 funtivi. Per la concezione
strutturale c' equivalenza tra espressione e contenuto (piena e stabile) e il segno :
arbitrario, convenzionale perch legato a una data cultura , non dipende dalla realt di riferimento (nelle
stringhe sonore di luna non c' nulla della luna);
oppostitivo, un segno se stesso e nessun altro (pera diverso da vera).
La lingua come un sistema di segni un sistema di differenze di suoni combinati a un insieme di differenze
di significati (Saussure). Ci sono linguistica interna/primaria (norme che permettono attivit linguistica) ed
esterna/secondaria (parole, atto concreto di applicare un certo codice).
Segno come inferenza. Per Peirce il segno qualcosa che per qualcuno sta al posto di qualcos'altro, sotto
qualche rispetto o capacit. Rimanda a qualcosa di diverso da s (funzione di rimando). Tipi:
icone, hanno una relazione di somiglianza con le propriet del referente;
indici, contiguit fisica con l'oggetto/evento a cui si riferiscono;
simboli, connessione con il referente per contiguit, appresa quindi arbitraria.
Il segno inferenza perch indizio da cui trarre una conseguenza (ci sono le nuvole, segno di pioggia).
Questo implica la presenza di modeli mentali che permettono di individuare gli aspetti carenti e cogliere il
senso del msg. rimanda alla nozione di contesto.
Spiega la variabilit dei segni (chiamo sedia un mucchio di libri quando ho l'appartamento vuoto per il
trasloco) e lo scarto tra quello che detto e quello che implicato dal detto. tizio comunica di pi di quello
che dice!

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4. Approccio pragmatico alla comunicazione


Per Morris:
semantica si occupa dei significati dei segni;
sintassi, studia le relazioni formali fra i segni;
pragmatica, esplora la relazione dei segni con i comunicanti.
La pragmatica guarda all'uso di significati cio il modo in cui sono impiegati dai comunicanti nelle diverse
circostanze, guarda al rapporto testo/contesto in cui si manifestato, si guarda all'atto situato di
comunicazione. Essa considera i processi impliciti della comunicazione che comportano inferenze. Vi
rientrano molti fenomeni comunicativi come deissi (riferimenti espliciti del testo al contesto comprensibili
solo grazie a quest'ultimo es. qui, ora, domani, tu); implicatura conversazionale (es inferenza tra detto e fatto
intendre); presupposizione (condizioni implicate da un enunciato).
Guarda la SSP Sintonia semantica e pragmatica (sotto)
Teoria degli atti linguistici
La pragmatica guarda alla comunicazione come azione e fare, un processo, azione fra 2 o pi partecipanti.
Austin in tale teoria evidenzia che dire qualcosa anche fare sempre qualcosa, individua 3 azioni che
facciamo simultaneamente quando parliamo:
1. atti di dire qualcosa locutori, si compiono per il fatto di parlare sono i fonetici (emettere suoni), fatici
(espressione di certe parole), retici (impiego di questi con un senso); quello che si dice es. non ho strappato
io il foglio
2. atti nel dire qualcosa illocutori, si compiono attraverso il parlare e corrispondono alle intenzioni
comunicative del parlante (es i direttivi, gli espressivi...); quello che si fa nel dire qualcosa es. dichiara
l'estraneit al danno sul foglio
3. atti con il dire qualcosa perlocutori, produzione di determinati effetti da parte del parlante sul sistema
delle credenze, sentimenti ed emozioni, condotta dell'interlocutore. quello che si vuole ottenere dicendo
qualcosa. es. convincere l'interlocutore della propria innocenza
Quindi quando si comunica si vuole realizzare un effetto intenzionale sull'interlocutore entro un definito
contesto relazionale per cui gli enunciati esprimono di pi di quanto significhino sul piano letterale. Austin e
Searle distinguono fra atto e forza dell'atto, il modo in cui interpretato un enunciato e il risultato di un atto
linguistico dipendono dalla forza contunuta nell'atto (illocutoria) e dai suoi effetti sull'interlocutore
(perlocutori) diverso (qll su cui si pone l'accento) dire P. disordinato ma intelligente e P. intelligente
ma disordinato! Sono diversi anche atti linguistici diretti (forza illocutoria che il parlante intende attribuire
all'enunciato trasmessa in modo conforme al corrispondente significato letterale) e indiretti (la forza
illocutoria deriva dai modi non verbali in cui manifestato non dal significato letterale es. il tono della
voce).
Occorre distinguere tra frase ed enunciato, la prima l'espressione linguistica astratta e il secondo l'uso della
frase in un contesto reale per scopi specifici; c' quindi uno scarto perch l'enunciato comunica di pi di
quanto sia contenuto in una frase intesa letteralmente.
Il principio di cooperazione e le implicature conversazionali
Grice distingue tra:
significato naturale, es. fumo indizio natura della presenza del fuoco;
significato convenzionale, qualsiasi parola della lingua italiana o di altre lingue, il voler dire qualcosa da
parte del parlante a qualcun'altro.

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La comunicazione un processo costituito da un soggetto che ha intenzione di far s che il ricevente pensi o
faccia qualcosa, operando in modo che il ricevente riconosca che l'emittente sta cercando di causare in lui
quel pensiero o quell'azione. c' trasparenza intenzionale!
Ci sono sia intenzionalit comunicativa che informativa. La differenza tra comunicazione e informazione sta
che la prima uno scambio in cui A vuole rendere consapevole B di qls di cui prima non era consapevole,
facendo ricorso a un sistema di significazione e segnalazione condiviso da entrambi. L'informazione
consiste nella trasmissione involontaria da A di un segnale che percepito in modo autonomo da parte di B,
indipendentemente dall'intenzione di A.
Vige quindi il principio di cooperazione cio dai il tuo contributo al momento opportuno, cos come
richiesto dagli scopi e dall'orientamento della conversazione in cui sei impegnato secondo:
quantit, soddisfi le richieste di informazione e non sia pi informativo del necessario;
qualit, fornisci un contributo vero, non dire qll che credi falso e per cui non hai prove;
relazione, sii pertinente;
modo, sii perspicuo, evita espressioni oscure, ambiguit, sii breve e ordinato nell'esporre.
Impariamo queste massime attraverso l'esperienza quotidiana, sono convenzionali.
Grice riprende la distinzione tra logica del linguaggio e della conversazione, la prima si applica al significato
letterale e la seconda ai processi per inferire ci che il parlante intende comunicare.
Quindi diverso il dire e il significare, quello che detto e il significato, lo scarto dato dal fatto che quello
che inteso pi di quello che detto, per colmarlo si ricorre alla implicatura conversazionale, impiego
semantico aggiuntivo che richiede un processo infenziale. es. sai che ore sono? gi passato il bus per
Rovereto. (delle 7) risponde in modo inappropriato, non rispetta il principio di cooperazione ma d indizi
corretti e condivisi dicendo p in modo che l'altro sia in grado di infierire q. Il parlante implica
conversazionalmente q solo se segue le massime, l'inferenza rispetti le massime e il parlante pensa che il
destinatario realizzer l'inferenza.
Le implicature sono:
cancellabili, si possono dissolvere se si aggiungono delle premesse a quelle originali es. si dice che M ha
mangiato alcuni pasticcini, il destinatario capisce che ce ne sono ancora e l'altro gli dice che di fatto li a
mangiati tutti;
non distaccabili, sono attaccate al valore semantico dell'enunciato, non alla forma linguistica es. claudio non
riuscito a... implica che ci ha provato
sono calcolabili, dati il principio di cooperazione e le massime da esso derivanti prevedibile che in una
situazione standard l'interlocutore sappia fare l'inferenza appropriata;
sono non convenzionali, non fanno parte del significato convenzionale delle espressioni linguistiche, sono
negoziate di volta in volta in funzione del contesto, lo stesso enunciato pu assumere significati diversi in
relazione a diverse occasioni comunicative es. sergio una macchina.
Principio di pertinenza e modello ostensivo-inferenziale
Modello proposto da Sperber e Wilson, prende le mosse da produzione e condivisione del significato. Per
voler dire qualcosa con un enunciato X il soggetto S deve avere una delle seguenti intenzioni:
enunciazione di X da S produca una certa risposta r nell'ascoltatore A;
che A riconosca l'intenzione a) di S;
che il riconoscimento da A dell'intenzione a) di S sia almeno in parte la ragione per cui A produce la risposta
r.
Distinguono tra intenzione informativa (informare) e comunicativa (informare sull'intenzione informativa),
l'intenzione comunicativa la condizione necessaria e sufficiente per la comunicazione. Nel mutuo ambiente

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cognitivo (dove ogni ipotesi reciprocamente manifesta e assicura un certo grado di cooperazione per
capirsi e comunicare) quale ipotesi riceva l'attenzione di un individuo dipende dalla pertinenza di
quell'ipotesi a quello specifico contesto. La pertinenza consiste nella creazione di nuove informazioni
attraverso la combinazione delle informazioni vecchie e nuove. Bisogna integrare questo con la disposizione
del soggetto di manifestare le proprie intenzioni l'ostensione.. Un comportamento ostensivo implica una
garanzia di pertinenza poich rende manifesta l'intenzione comunicativa del comportamento. Per farlo serve
un lavoro di inferenza degli interlocutori, essa un processo logico al termine del quale un'ipotesi
ammessa come vera sulla base di altre ipotesi di cui la verit certa ammessa in partenza.
Le implicazioni contestuali sono le informazioni aggiunte attraverso la combinazione fra le vecchie
conoscenze a disposizione del soggetto e gli elementi nuovi forniti dal contesto, i loro effetti sono effetti
contestuali, migliorano la comprensione, eliminano le ipotesi sbagliate, rafforzano quelle gi note e ne
elaborano di nuove ampliando la comprensione. quindi il maggior grado di pertinenza di un'informazione
dato da:
quanto maggiori sono gli effetti contestuali da essa generati;
quanto minore lo sforzo cognitivo per elaborarla.
La pertinenza riguarda sempre il contesto, inteso come insieme delle condizioni, opportunit, vincoli
spaziali, temporali, relazionali, istituzionali e culturali presenti in uno scambio comunicativo. Per S. e W.
Non fisso e dato a priori ma risultato di una scelta dell'interlocutore quindi la pertinenza ottimale data
dalla capacit degli interlocutori di seguire l'ipotesi comunicativa che ottimizza gli effetti contestuali e
minimizza l'impegno cognitivo.
CRITICHE: rifiuto del codice, eccesso contestualizzazione come si produce la stabilit dei significati e il
grado semantico necessario per intendersi?
I significati presuntivi
Levinson intende i significati presuntivi come interpretazioni preferite (per default) prodotte dalla struttura
degli enunciati data la struttura di un certo linguaggio. Per lui ci sono:
1. il significato-tipo della frase (astratto-ideale)
2. il significato-occorrenza dell'enunciato (uso del significato in uno specifico contesto)
3. il significato-tipo dell'enunciato (usuale, ricorrente in una classe di contesti permette di generare
inferenze, attese generali)
Il livello 3 corrisponde alle interpretazioni preferite e alla interpretazione per defaut e al contesto standard.
Per L. l'implicatura conversazionale generalizzata consiste in un'inferenza standard governata da euristiche
generali e vincolante per ogni contesto a meno che non vi siano elementi contestuali non usuali che la fanno
venire meno. Tali euristiche sono:
quello che non detto, non c' es. piramide blu su cubo rosso, inferenza possibile: non c' un cono sul
cubo
quello che descritto in modo semplice esemplificato in modo stereotipato es. inferenza la piramide a
base quadrata piuttosto che ottagonale
quello che detto in modo non usuale, non usuale es. blocco blu a forma cuboide sostenuto da cubo
rosso, inferenza possibile: blocco blu non un cubo regolare
A tali euristiche corrispondono 3 principi:
Principio Q. chi parla non deve fare un'affermazione a livello informativo pi debole di quanto la sua
conoscenza lo consenta, a meno che non vada contro il principio I. Il destinatario deve assumere che il
parlante faccia questo. P. di massima minimizzazione
Principio I. chi parla dice il minimo indispensabile, necessario per raggiungere gli scopi comunicativi

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avendo a mente il principio Q. Il destinatario amplia il contenuto informativo dell'enunciato del parlante, fa
un'interpretazione specifica per individuare l'intenzione comunicativa del primo (regola di arricchimento).
Principio M. il parlante segnala una situazione non usuale utilizzando espressioni marcate, il destinatario sa
che un messaggio marcato indica una situazione non usuale.
Il modello di Levinson:
FATTORI POSITIVI: permette di spiegare numerosi fenomeni linguistici (ES come quelli scalari degli
aggettivi qualificativi (sufficiente, buono, ottimo) e coglie la complessit dello scambio comunicativo,
focalizza l'attenzione sull'intenzione da esprimere e riconoscere in un contesto che regola ed regolato da
processi di attribuzione e inferenza del significato.
CRITICHE: non considera gli aspetti relazionali e interattivi della comunicazione.

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5. Approccio sociologico alla comunicazione


APPROCCIO SOCIOLOGICO: comunicazione come prodotto della societ
La metodologia dell'approccio sociologico si basa su:
1. Analisi della conversazione
2. Studio dell'interazione non verbale
3. Osservazione partecipante e non
Tale approccio sottolinea la prospettiva sociale e istituzionale nell'analisi dell'azione sociale, del soggetto e
dell'interazione. Con la svolta comunicativa si passati dalla teoria dell'azione alla teoria della
comunicazione con il passaggio al concetto di costruzione sociale della realt e a una razionalit a posteriori
(contingente e locale) mentre prima era a priori (universale-astratta).
Nella microsociologia si studiano i processi della vita quotidiana analizzando il flusso degli accadimenti
nella sequenza non sempre ordinata, attraverso osservazione e metodi etnografici; nella macrosociologia
invece si guarda ai processi generali inerenti le istituzioni e le organizzazioni complesse come sostitutive
della societ.
Nel primo caso ad es Goffman afferma che nella conversazione si combinano comunicazioni verbali e
mosse non verbali. Essa una situazione sociale per cui gli interessa verificare come la dimensione sociale
influenzi l'organizzazione delle conversazione e gli scambi comunicativi che hanno luogo in essa. secondo
lui ci sono delle regole che permettono di definire la situazione, inquadrando le proprie sequenze
comunicative, la loro scelta dipende dal frame-contesto in cui si realizza lo scambio, esso consente ai
partecipanti di sapere cosa stia accadendo e la condotta da seguire. comunicazione regolata da rituali! Ci
sono quindi dei sistemi di comunicazione (es comunicazione simmetrica o no) stabiliti all'interno di un certo
gruppo di partecipanti regolate dalle strategie comunicative che sono selezionate in relazione alle costrizioni
comunicative (vincoli ecologici, cognitivi emotivi) e frame. I concetti base sono:
Frame: Cornice di quello che sta accadendo ci che da ai partecipanti il senso di quale situazione sono
coinvolti e che permette loro di individuare le strategie comunicative da mettere in atto. E' un prodotto
socio-culturale
Etichetta come codice formale che regola gli incontri
Salvare la faccia come insieme di modalit per proteggere limmagine di s
Il concetto di postmoderno sviluppato nella sociologia in tempi recenti si declina come riconoscimento
dell'importanza della comunicazione, dell'informazione come merce di scambio, aumento della riflessivit
sociale e individuale, globalizzazione da un lato e frammentazione dall'altro. La globalizzazione riguarda
spinte e controspinte (universalismo vs particolarismo, integrazione vs frammentazione, omogeneizzazione
vs differenziazione, centralizzazione vs decentralizzazione, giustapposizione vs sincretizzazione) quindi
una forma di ibridazione come processo di aggregazione e accostamento di forme culturali nuove (globali)
assieme a quelle vecchie (locali). Tali spinte contraddittorie creano le premesse per l'emergere di una
maggiore riflessivit cio la capacit di mettersi in questione e confrontare il proprio punto di vista con
quello degli altri la comunicazione fondamentale perch ogni informazione aggiuntiva costringe

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l'individuo a ripensarsi, luogo della riflessivit.

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6. Approccio psicologico alla comunicazione


La psicologia guarda come la comunicazione entri nell'esistenza del singolo soggetto, dei gruppi, delle
istituzioni fino a fondare ed esprimere l'identit personale e la rete di relazioni di ognuno.
In questo approccio sono importanti:
Attenzione a IDENTITA personale e POSIZONE sociale
Meta-comunicazione
Relazioni simmetriche-complementari
Per Bateson le persone sono in comunicazione (modificano la rete delle relazioni) e attraverso la
comunicazione giocano se stessi e la propria identit. Osserva che il comunicatore procede nell'atto
comunicativo su due livelli interdipendenti e allo stesso tempo:
livello di notizia, le cose che dice, i contenuti
livello di comando, indicazione all'interlocutore di come intendere le cose che dice e con quale valore
Il comunicatore ha sempre un certo grado di controllo su quanto manifesta. Vi infatti un livello di
comunicazione (contenuti che si scambiano) e metacomunicazione (comunicazione sulla comunicazione),
l'attenzione nell'ultimo caso si sposta dalle informazioni alla relazione interpersonale tra gli interlocutori.
La comunicazione la dimensione psicologica che produce e sostiene la definizione di s e dell'altro,
mantiene modifica e rinnova i legami, definisce la relazione. Tale definizione continua e reciproca, infatti
c' una spirale di messaggi dove stimolo, risposta e rinforzo si sovrappongono e si fondono. La condizione
di flusso ininterrotto della comunicazione spesso alla base dei conflitti interpersonali poich pensiero e
linguaggio umano sono lineari e gli individui tendono a segmentare in modo arbitrario il processo circolare e
continuo della comunicazione (es. io alzo la voce perch tu brontoli e io brontolo perch tu alzi la voce),
cos ognuno percepisce l'altro come causa del disagio relazionale e s come vittima.
Bateson individua 2 modelli:
relazione simmetrica, percezione di eguaglianza dei rapporti, l'atto comunicativo di un partecipante tende a
rispecchiare, ingrandendolo l'atto comunicativo dell'interlocutore competizione comunicativa (es. corsa agli
armamenti fra le nazioni alla guerra commerciale fra pi aziende rivali);
relazione complementare, percezione della differenza dei rapporti fra i partecipanti, di solito c' una
posizione di dominanza e una si sottomissione (es. attivo-passivo)
Non c' relazione senza comunicazione e viceversa, questo permette il crearsi di giochi psicologici (es.
seduzione, innamoramento, guerra).
La comunicazione permette di conservare-generare il benessere psicologico fra le persone ma anche la
sofferenza psicologica (es nelle forme di discomincazione e comunicazione patologica).

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7. Anolli - Definizione di comunicazione


Distinzione fra comunicazione , comportamento e interazione
Comportamento qualsiasi azione motoria di un individuo, osservabile in qualche maniera da un altro. Pu
essere fatto sia per ragioni coscienti e volontarie che in modo automatico e riflesso. Comportamento e
comunicazione sono categorie distinte, la prima include la seconda, ogni comunicazione un
comportamento ma esistono dei comportamenti che non sono comunicazione.
Per Fraser vanno distinti perch il Comportamento in certe situazioni pu essere letto come segnale mentre
la Comunicazione implica un codice /sistema di segnali condivisi socialmente
Informazione e comunicazione. La prima riguarda l'acquisizione di conoscenze inferite in modo autonomo
da parte di B nei confronti di A, anche se quest'ultimo non ne consapevole mentre la comunicazione esige
2 intenzione simultanee: di A di comunicare qualcosa a B e di A di fare in modo che il suo atto
comunicativo sia riconosciuto come tale da B.
Interazione: qualsiasi contatto (sia fisico che virtuale) fra due o pi individui anche in modo involontario
in grado di modificare lo stato preesistente delle cose fra di loro (es. anche se urto casualmente qualcuno).
La comunicazione invece richiede uno scambio consapevole e riconosciuto come tale dai partecipanti.
L'interazione una categoria che include la comunicazione ma non ogni interazione implica una
comunicazione.
COSA VUOL DIRE COMUNICAZIONE? scambio di doni all'interno delle mura comuni, cummoenia, ma anche cum-munus. communis = che appartiene a tutti, condividere, mettere qualcosa in
comune con gli altri
COMUNICAZIONE (come atto comunicativo) = scambio interattivo osservabile fra 2 o pi partecipanti,
dotato di intenzionalit reciproca e di un certo livello di consapevolezza, in grado di far condividere un
determinato significato sulla base di sistemi simbolici e convenzionali di significazione e di segnalazione
secondo la cultura di riferimento. (Anolli)
Se identifichiamo comportamento e comunicazione:
- Non si pu non comunicare
- Ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto e uno di relazione
- La comunicazione un flusso ininterrotto che i partecipanti sezionano in sequenze ovvero punteggiano
in sequenze lineari
-Comunichiamo secondo un modulo digitale un modulo analogico
-Le relazioni possono essere simmetriche o complementari
Funzioni base della comunicazione
Sono tre le metafunzioni che raccolgono sotto di s funzioni pi specifiche:
funzione proposizionale;
funzione relazionale;
funzione espressiva.
Funzione proposizionale. La comunicazione serve a elaborare, organizzare, trasmettere fra i partecipanti
conoscenze che sono raccolte, organizzate, veicolate sotto forma di proposizioni.

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Qui in gioco la conoscenza dichiarativa (totalit conoscenze nella memoria a lungo termine di un
soggetto), essa ha funzione:
referenziale, permette di fare una rappresentazione adeguata in base alla propria esperienza e riferirsi a
eventi o oggetti del mondo circostante;
predicativa, consente di attribuire propriet e qualit agli oggetti o eventi in esame.
La conoscenza dichiarativa si pu distinguere in:
episodica, conoscenze di episodi accaduti nel passato in cui sono esplicitate coordinate spazio-tempo (ieri
siamo andati al ristorante);
semantica, conoscenze generali in cui spazio-tempo non sono presi in considerazione (si va al ristorante solo
in occasioni importanti).
La f. proposizionale inoltre riconosce l'importanza del linguaggio perch consente di organizzare e di
comunicare il pensiero ad altri. Consente di tradurre in proposizioni percezioni, esperienze affettive,
immaginazione. Il linguaggio caratterizzato dalla composizionalit, costituito ricorsivamente grazie a
unit componibili, essa comporta:
sistematicit, gli enunciati di un dato linguaggio sono componibili solo seguendo le regole sintattiche
previste da tale linguaggio;
produttivit, il linguaggio permette di generare e comprendere un numero infinito di significati che a loro
volta possono generare e comprendere un numero infinito di enunciati;
possibilit di dislocazione, lo spazio-tempo di un enunciato pu essere diverso da quello in uso durante
l'enunciato (es. ci vediamo marted all'uni e siamo al bar di luned)
La proposizionalit della comunicazione specie-specifica perch esclusiva della specie umana.
Funzione relazionale. La rete delle relazioni in cui ognuno inserito costruita, alimentata, rinnovata,
modificata dalla comunicazione. La comunicazione partecipa nel:
generare e sviluppare una relazione (es. comunicazione seduttiva);
mantenere e rinnovare una relazione;
cambiare la relazione (es. per avvicinarsi ai vertici dell'azienda);
restaurare la relazione;
estinguere una relazione, di solito la separazione e la rottura sono pi difficili e impegnative della
costruzione della relazione.
L'efficacia relazionale della comunicazione dipende dalla stretta connessione fra interazione e relazione
anche se appartengono a livelli concettuali diversi. L'interazione tangibile, circoscritta nello spazio-tempo,
scambio comportamentale direttamente osservabile fra i partecipanti, mentre la sequenza regolare e continua
del medesimo tipo di interazioni genera prevedibilit e costruisce un modello interattivo che si chiama
relazione. Esse sono interdipendenti reciprocamente perch le singole interazioni possono confermare,
rafforzare, smentire... una certa relazione.
La relazionalit della comunicazione non specie-specifica.
Funzione espressiva. E' una modalit originale e inconsueta per manifestare pensieri, emozioni, stati d'animo
ecc. La comunicazione alla base della creativit umana (es. pittura) e si fonda su:
novit delle forme espressive e combinazione degli aspetti comunicativi (quello che non era stato

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comunicato prima diventa oggetto di comunicazione es. iconica (quadro)...)


sensibilit soggettiva, il comunicatore rende pubblico in modo non convenzionale ci che ha di pi
recondito dentro s;
comprensibilit delle modalit espressive, anche se innovative sono comprese da altri;
partecipazione come risonanza cognitiva e affettiva delle espressioni creative.
La funzione permette di declinare in modo personale e soggettivo le traiettorie di significato e di senso nelle
interazioni con gli altri (es. nella comunicazione ironica, comica, umoristica, seduttiva, artistica, patologica).
CONCLUSIONI
La comunicazione essendo attivit universale e globale che tocca tutti gli aspetti della vita umana oggetto
interdisciplinare di studio. Si ancora lontani da una teoria unitaria che illustri la comunicazione umana nel
suo complesso.

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8. Il significato di significato
Le relazioni producono significati e i significati qualificano le relazioni. Gi da piccolo l'uomo alla ricerca
di un significato che dia senso alle cose che dia una spiegazione accettabile alle condotte sue e altrui. Ci
sono diversi studi e punti di vista sul significato semantiche:
vero-condizionale
strutturale
cognitiva (e dinamica)
Il significato come referenza oggettiva
La semantica del vero condizionale e le condizioni di verit. Il significato di una parola dato dal rapporto
che esiste fra linguaggio (dotato di valori di verit) e realt. Quindi il significato di un enunciato consiste
nell'affermare che un certo stato di cose pu essere vero o falso, per cui ogni enunciato ha un certo valore di
verit. Comprendere una frase significa comprendere di quale stato di cose immagine (il linguaggio
costituisce un'immagine e una copia di un determinato mondo).
Le condizioni di verit sono diverse dalla reale verit o falsit di un enunciato, dire che le petunie bianche
del mio balcone sono finalmente fiorite non implica che sia davvero accaduto ma solo capire come
sarebbero le cose se fossero cos. Le condizioni di verit sono le propriet che un certo stato di cose in un
mondo possibile deve possedere perch un dato enunciato possa essere vero in quel mondo.
La concezione di Frege. La maggioranza degli studiosi opta per una relazione mediata fra segno e referente.
Frege propone la distinzione tra senso e riferimento, si pu far riferimento alla stessa realt con espressioni
linguistiche diverse che hanno un senso diverso (es. la stella del mattino e la stella della sera designano lo
stesso referente, Venere, ma hanno un senso diverso). Il senso di una frase quella parte di significato che
determina i suoi valori di verit, il modo in cui il referente dato e compreso dal parlante. Ma per Frege il
senso non una propriet della mente individuale ma un aspetto oggettivo del linguaggio condiviso dai
parlanti.
Intensione, estensione e mondi possibili. Carnap parla di intensione per spiegare i contesti opachi (non verocondizionali), essi sono generati da verbi di atteggiamento (credo che p, spero che p), il valore di verit di
che p non dipende dal riferimento di uno stato di cose ma di un atteggiamento del parlante. Per superare
tale difficolt Carnap parla di mondo possibile, c' un intensione a un modo possibile (es. l'attuale re d'Italia
calvo mondo possibile in cui l'Italia fosse monarchia..)
L'estensione di un enunciato ci a cui esso si riferisce e fornisce condizioni di verit in base alle quali
possa risultare vero. Intensione una funzione che ne determina l'estensione in tutti i mondi possibili,
intensione e significati coincidono.
Limiti alla semantica del vero-condizionale.
Non considera gli aspetti soggettivi (se ne presuppone l'indipendenza) per ancorarsi in modo esclusivo al
referente e ai valori di verit da esso garantiti.
L'esistenza oggettiva di generi naturali e specie animali stata messa in discussione perch la loro
classificazione dipende dalla tassonomia impiegata, ad es per un'impostazione tassonomica il celacanto un
pesce per un'altra un mammifero. La realt sempre filtrata e mediata da un processo di categorizzazione e

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di conoscenza dagli esseri umani!Le classificazioni dipendono dalle tassonomie impiegate, non ci sono
criteri oggettivi assoluti per cui la Semantica vero-condizionale referenzialista, antipsicologica
Difficolt comunicativa (es. non differenzia lo stesso tipo logico di verbo come es. 2 transitivi Eugenia ama
la mamma = Eugenia controlla la mamma)
Esclude il lessico dallo studio (non differenzia tra quantitatori tutti con lo stesso valore di verit tutti =
ciascuno =o gnuno; non considera le sostituzioni es gatto sotto la sedia = sedia sopra il gatto).
Il significato come valore linguistico semantica strutturale
La semantica strutturale di de Saussure propone una definizione linguistica del significato. Essa
autoreferenzialista, il significato sganciato da qualsiasi realt esterna e il segno linguistico la sintesi tra
significante e significato. I significati vanno svincolati dai rispettivi concetti e intesi in modo autonomo.
Il significato come valore. Possibilit per ogni parola di essere confrontata e opposta a qualsiasi altra parola
della stessa lingua. Il significato di pera non dato in senso positivo dall'identit reale o concettuale di pera
(quello che ) ma definito in maniera negativa grazie al confronto con tutti i termini opponibili in un
sistema linguistico. Il significato dato dall'insieme
delle relazioni sintagmatiche (elementi associali per continuit es. mettere sogg singolare e predicato
singolare)
e paradigmatiche (elementi dell'enunciato collegati per equivalenza es. nome proprio al posto di altro nome
proprio Fede al posto di Chia)
Limiti della semantica strutturale. C' un vizio di circolarit, se i termini linguistici sono definiti in funzione
dei loro rapporti linguistici e i rapporti in base ai termini si cade in un circolo vizioso. Sapere che zeffo
opposto di zoffo, contrario di zuffo e superlativo di ziffo non consente di conoscere il significato di zeffo!
Il significato come comprensione dell'esperienza
Vi rientrano semantica cognitiva e semantica dinamica.
Il significato il modo in cui gli individui comprendono ci che comunicano. I significati dipendono
dall'elaborazione e dall'uso che se ne fa non sono pi astratti, oggettivi e universali. si parla di semantica
della comprensione!
Il vincolo di semantica cognitiva e dinamica la plausibilit psicologica come parametro per accettare o
meno un modello esplicativo. qui c' una rete fitta di rapporti con la psicologia!
Il linguaggio una funzione non separata dalle altre attivit mentali (es. percezione) ma interdipendente
rispetto ad esse. Nell'uso dei significati sono implicate sia conoscenze dizionariali ma anche enciclopediche
per cui i significati delle frasi non sono separabili da quelli della nostra esperienza del mondo mediata dalla
cultura di riferimento.
Si evita ogni forma di soggettivismo e relativismo, c' una concezione realista del significato inteso come
risultato dell'elaborazione cognitiva e della rappresentazione mentale di un determinato oggetto o evento da
un individuo modo in cui le persone comprendono ci che comunicano!
C' l'ancoraggio e il riferimento alla realt ma ci si svincola dal punto di vista assoluto come nella semantica
del vero-condizionale.

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9. Teoria unificata del significato


Si tenta di individuare delle convergenze per una semantica unificata che colga la significazione nella
globalit, c' una sintesi delle 3 dimensioni fondamentali del significato:
referenziale
inferenziale
differenziale
Dimensione referenziale. Necessit di porre un rapporto fra il significato e la realt, un riferimento come
rinvio e ancoraggio al reale, altrimenti si cadrebbe in soggettivismo e relativismo. Il rapporto tra significato
e realt non n diretto n immediato ma sempre mediato dalla propria esperienza. Tuttavia l'esperienza
influenzate dalla cultura di appartenenza ingrandisce, rimpicciolisce, distorce i dati di realt in funzione dei
propri schemi mentali, pratiche conoscitive e valori. E' la manifestazione di un certo punto di vista applicato
a fatti reali in base al quale sono generati significati. I significati cono l'esito di un'attivit culturale messa in
atto da ciascun soggetto che esperisce una serie di accadimenti e di fenomeni del mondo e che condivide tali
significati con altri.
Dimensione inferenziale. Evidenzia l'organizzazione cognitiva dei significati. I significati hanno dei
corrispettivi nei concetti, intesi come costrutti mentali in grado di mappare, rappresentare, categorizzare,
definire gli oggetti e eventi della realt. Concetti e significati sono livelli distinti ma interdipendenti. Il fatto
che siano diversi posto in evidenza dallo scarto lessicale (una categoria concettuale non corrisponde un
certo termine lessicale per cui servono un giro di parole es. neve si sciolta e fa vedere il terreno non ha
un corrispettivo lessicale in italiano ma in cimbro s vegro). C' anche il caso opposto dell'ignoranza
concettuale in cui il parlante conosce un termine ma non il corrispondente concetto. Nella polisemia non c'
equazione biunivoca fra parola e concetto, a un termine unico corrispondono concetti diversi (es. consumare
sia per colazione che per patrimonio).
Sul piano cognitivo i significati richiedono l'inferenza per essere compresi (interpretati in relazione al
contesto e alle relazioni), le parole sono degli indizi linguistici per fare opportune ipotesi interpretative.
Dimensione differenziale. Il sistema comunicativo della lingua contribuisce a costruire il significato di una
parola quindi c' un'autonomia debole della semantica. La struttura semantica di una frase vincola la
rappresentazione mentale es. accentuare qualcosa o modificare la disposizione delle parole.
Quindi: il sistema dei significati a disposizione di un certo parlante non un sistema in s concluso ma in
continuo divenire in funzione delle esperienze generate nello scambio fra i comunucatori. E' un patrimonio
culturale che viene costantemente modificato dalle condotte dei partecipanti. Il significato cos un percorso
interpretativo per spiegare e dar senso agli accadimenti che rappresentano il contenuto delle proprie
esperienze.

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10. Significati fra universalit e relativit


L'universalit considera gli aspetti comuni dei significati, condivisi da tutti gli esseri umani perch capaci di
comunicare con gli altri, sottolineati dalla linguistica formale e dalla teoria della grammatica universale.
La relativit riguarda le differenze rilevanti che esistono fra i significati e nei sistemi linguistici fra persone
che appartengono a diverse culture, evidenziate dalla ipotesi della relativit linguistica (Sapir-Whorf).
Principio di relativit: unipotesi va rigettata quando non valida per due casi in relazione fra loro
Gli aspetti universali della comunicazione
Gli universali linguistici sono gli aspetti invariati e comuni dei processi comunicativi, condivisi dalle lingue
naturali oggi esistenti. Sono costanti e ricorrenti, riguardano sia la grammatica che la semantica. Universali
sintattici - Chomsky:
L'ipotesi della grammatica universale di Chomsky. Insieme ai suoi collaboratori voleva spiegare le
differenze fonologiche, morfologiche e sintattiche fra le lingue naturali oggi esistenti attraverso pochi
principi generali, universali, condivisi dai parlanti. La teoria GU comprende regole e condizioni in grado di
descrivere e spiegare la grammatica di qualsiasi lingua naturale. Per Chomsky c' un'uniformit della
competenza linguistica negli uomini indipendentemente dalla lingua che parlano, le variazioni sono di
superficie, eccezioni alla regola. Attraverso l'organo del linguaggio giustifica la concezione innatista del
linguaggio e della comunicazione, infatti i bimbi senza tale dispositivo innato non riuscirebbero a imparare
la lingua nell'arco di 2-3 anni perch non riceverebbero sufficienti stimolazioni linguistiche per produrre le
generalizzazioni necessarie per tale apprendimento. Chomsky intende la GU come un calcolo matematico
che partendo da pochi semplici elementi in grado di generare una lingua nelle sue infinite sequenze
grammaticali e di accertare la grammaticalit degli enunciati prodotti. I presupposti della GU sono:
la lingua (come pure un sistema matematico) un insieme infinito di frasi
la frase l'unit fondamentale della lingua ed costruita a partire da un insieme finito di elementi o alfabeto
tale alfabeto composto da elementi primitivi quali fonemi, morfemi, parole...
la grammatica un sistema astratto di regole che generano frasi unicamente equivalenti tra loro, segue
un'impostazione matematica della specificazione e della enumerazione delle strutture
la grammatica indipendente da ogni altro sistema cognitivo
la grammatica indipendente dalla semantica
esistono 2 livelli di rappresentazione della frase, uno superficiale e uno profondo e una serie di
trasformazioni consente di passare da uno all'altro
i processi mentali alla base della grammatica sono astrazione e ricorso ai modelli reali.
l'interpretazione semantica delle frasi basata unicamente sulla loro struttura superficiale
Chomsky distingue tra:
competenza che descrive una capacit generale di usare una certa lingua e il concetto di competenza fa
riferimento a una conoscenza perfetta della lingua posseduta da un parlante ideale lingua internalizzata
prestazione riguarda l'impiego concreto e contingente di tale lingua in una data situazione lingua
esternalizzata
struttura superficiale di una lingua, riguarda l'articolazione apparente e acusticamente percepibile di una

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frase
struttura profonda concerne la categorizzazione linguistica che non direttamente percepibile ma comunque
necessaria per spiegare una struttura superficiale. E' quella profonda che determina i giudizi di accettabilit
(grammaticalit) di una frase in una lingua. Mentre la struttura superficiale pu variare da lingua a lingua la
profonda sostanzialmente
identica in tutte le lingue naturali ( la GU)!
- Universali sostantivi, inventari universali di nozioni come nome, verbo, aggettivo...
Universali formali, sistema universale di regole profonde che regola tutte le grammatiche
I processi cognitivi sono universali e la variabilit delle prestazioni linguistiche fra le diverse culture sono da
intendersi come differenze superficiali di contenuto. Il pensiero da forma al linguaggio e le produzioni
linguistiche sono generate e governate dal pensiero stesso.
CRITICHE:
come confrontare categorie linguistiche senza una metalingua? Infatti c' il presupposto di categorie
grammaticali esistenti e osservabili ma non sono ancora stati trovati mezzi teorici soddisfacenti per definire
sul piano concettuale quello che nelle varie lingue corrisponde a soggetto-oggetto, nome, plurale.
quale universalit psico-sociologica dei fenomeni linguistici? Non affrontando a livello psicologico e
sociologico i fenomeni linguistici si rischia di giungere al paradosso la lingua non serve per comunicare
in che modo stanno insieme primitivi con statuto semantico diverso? Non si pu ipotizzare una struttura
profonda se non c' ancora raccordo fra le strutture superficiali delle diverse lingue.
I primitivi semantici secondo Wierzbicka. Il problema degli universali linguistici sul piano semantico si
chiama primitivi semantici. Essi sono unit minime e semplici di significato, non ulteriormente definibili, a
partire dalle quali sono derivabili tutti gli altri significati. Essi sono finiti, indipendenti, non definibili
reciprocamente (non-circolarit) dai quali si possono trarre tutti gli altri significati (derivabilit). Sono
concetti elementari:unit minime e semplici di significato (non ulteriormente definibili) a partire dalle quali
sono derivabili tutti gli altri significati. Sono 50 (nel 1996 prima erano meno) in tutte le lingue del mondo:
buono, cattivo; piccolo, grande; volere, rifiutare; dove, lato, dentro, lontano; prima, dopo; perch, come;
parola.
Ma Es. parola non n universale (non c' nelle culture orali) n innato quindi l'insieme dei primitivi
semantici individuato non esaurisce il significato di tutti gli altri termini che non sono derivabili dai primi.
Tale modello un percorso per affrontare universalit dei significati e la loro variabilit fra le diverse
culture ma non un lavoro concluso.
La teoria della relativit linguistica
Parte dalla constatazione che la cultura attraverso il linguaggio e gli altri sistemi di comunicazione influenza
il modo in cui noi pensiamo, specialmente al modo in cui categorizziamo la nostra esperienza. Qui le parole
chiave sono: lingua, pensiero e cultura.
Le strutture semantiche delle diverse lingue sono incommensurabili fra loro e quindi i parlanti elaborano dei
modi di pensare differenti tra loro imparare una lingua straniera significa anche acquisire un nuovo punto di
vista sulle cose.

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L'ipotesi di Sapir-Whorf.
- Premessa epistemologica. Le impressioni sul mondo vengono organizzate dalle nostre menti attraverso il
sistema linguistico
- Relativit linguistica. Gli esseri umani utilizzano la lingua materna in modo sostanzialmente
inconsapevole, secondo la relativit linguistica i parlanti di lingue diverse sono orientati dalla loro lingua
verso differenti tipi di osservazione e valutazioni di eventi esterni simili, quindi giungono a differenti
visioni del mondo.
Il sillogismo che ne deriva : dato che esistono differenze nelle categorie linguistiche nelle varie lingue, dato
inoltre che le categorie linguistiche determinano alcuni aspetti del pensiero degli individui questi aspetti del
pensiero differiscono nelle diverse comunit culturali in funzione della lingua che parlano. Esso stato
interpretato come apporto al determinismo linguistico (la lingua determinerebbe le forme del pensiero dei
parlanti medesimi nei riguardi della loro esperienza.
La revisione della teoria della relativit linguistica. Gli studiosi che l'hanno ripresa sostengono che le
esperienze sono codificate a livello cognitivo in modo da poter poi essere verbalizzate. Il lessico, la
grammatica di una lingua forniscono modalit convenzionalizzate fondamentali per concettualizzare azioni
ed eventi. La diversit delle lingue connessa con la presenza di distinzioni semantiche che si riflettono
nelle distinzioni culturali che a loro volta influenzano la categorizzazione dell'esperienza. Ci sono molte
prove a sostegno di tale teoria ad esempio si visto che la concezione dello spazio che sembra vincolata da
condizioni fisiologiche dell'uomo e fisiche dell'ambiente varia in funzione della lingua. Ad es.. inglesi hanno
sistema relativistico in relazione al punto di vista di solito del soggetto mentre i maya intrinseco, dove la
collocazione degli oggetti avviene rispetto altri oggetti. Altro es sono i movimenti spaziali, le stesse azioni
sono categorizzate in modo diverso in inglese e coreano. un bambino nell'apprendere una lingua impara
modi particolari di pensare e parlare!
Anche il repertorio lessicale come il lessico emotivo sono diverse da una lingua-cultura a un'altra, es il
lessico emotivo inglese contiene 2000 parole, quello cinese 750, non c' neanche la corrispondenza
semantica per la stessa categori. La diversit c' anche nella grammatica (es diversi plurali, gli occhiali
italiani in olandese sono al singolare).
La revisione comporta il superamento del determinismo linguistico perch non tutto il pensiero si manifesta
attraverso il linguaggio, essa poi pone in evidenza la diversit delle lingue che si riflette sui sistemi di
significato, ribadisce la relazione lingua-cultura.
Il processo di convenzionalizzazione. Una comunit un gruppo di persone che condividono
reciprocamente un sistema di credenze, valori, pratiche, tradizioni e si fonda su una rete di convenzioni che
definiscono i suoi modelli standard in un dato momento culturale. Le convenzioni si evolvono in
continuazione e diventano parte intrinseca della comunit perch strumento di coordinazione e di
organizzazione. Le convenzioni:
non sono uniformemente distribuite nella popolazione;

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vi sono degli esperti che le conoscono meglio di altri;


quando 2 persone si incontrano, si identificano come membri di una certa comunit e si servono di questa
appartenenza per inferire ci che si pu o no dare per acquisito e condivisibile.
Le convenzioni quindi sono prevedibili e forniscono le regolarit per gestire le relazioni personali in una
data comunit. E' possibile l'inversione di posizione cio ogni partner deve sapere impiegare un segno
comunicativo nello stesso modo in cui lo usa l'altro, mostra cos comprensione e riconoscimento della
condivisione del segno. In base alla salienza condivisa ci che pi saliente il miglior dispositivo per la
coordinazione, si elabora cos un sistema di categorie che attraversa la vita culturale di una comunit (es.
piano terra in europa pianterreno mentre negli USA primo piano).

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11. Componenzialit e prototipicit del significato


Il significato come realt complessa ed eterogenea, per spiegarla si seguono 2 indirizzi:
modello della semantica a tratti: significato come insieme di condizioni necessarie e sufficienti;
modello del prototipo, definisce il significato facendo riferimento a un esemplare paradigmatico di quel
determinato significato.
Semantica a tratti
Il significato di una parola scomponibile facendo ricorso a:
a. tratti semantici some condizioni necessarie e sufficienti (CNS) per la sua formazione;
b. il numero dei tratti semantici costituisce un inventario limitato.
Modello delle condizioni necessarie e sufficienti. Il significato di una parola inteso come insieme finito di
propriet che fissano la sua estensione (o applicazione a un modo reale possibile). es. tratti semantici uomo
(animato+umano+maschio+adulto) e bambina (animato+umano+non maschio+non adulto). Il significato di
una parola univoco, assoluto e determinato in modo preciso dalle sue componenti costitutive. E' un'unit
discreta che pu essere combinata con altre unit discrete per formare una frase. I principi della CNS sono:
a. i tratti sono necessari, nessuno si pu eliminare;
b. nessun tratto pu essere aggiunto perch sono condizioni sufficienti;
c. tutti i tratti hanno la stessa rilevanza e sono sullo stesso piano;
d. il significato di qualsiasi termine ha confini netti e precisi, c' logica binaria (o c' o no significato)
Limiti della semantica a tratti:
non ammette eccezioni, poich anche la modifica di un solo tratto semantico rende inapplicabile il modello;
tutti i membri di una data categoria semantica hanno lo stesso grado di appartenenza, senza
rappresentativit, i significati quindi hanno confini definiti, precisi, senza posizioni intermedie. Ad esempio
se condizione che il cane abbia 4 zampe allora uno con 3 non lo ?
la distinzione tra conoscenza dizionariale ed enciclopedica come accessorie e contingenti inconsistente,
infatti entrambe risultano dall'attivit conoscitiva umana cos come espressa da una data cultura. Sono
entrambe conoscenze del mondo mediate dalla propria esperienza. Quindi i dizionari sono enciclopedie
parziali e limitate.
i confini netti fra i significati non sono sostenibili se consideriamo la vaghezza semantica es. lo stesso
oggetto pu essere considerato tazza, ciotola o bicchiere a seconda dell'uso.
difficolt con la polisemia
La semantica del prototipo
Rimanda al concetto di categoria mentale e al processo di categorizzazione..
Processo di categorizzazione. La segmentazione del flusso continuo della realt e dell'esperienza in
categorie vincolo psicologico per il funzionamento mentale dell'uomo. Consente un risparmio di energie
cognitive e comporta l'organizzazione del mondo percepito secondo una serie di criteri (tassonomia). Per
Rosch si possono analizzare le categorie secondo le dimensioni:
verticale, collega le categorie secondo un processo di inclusione (livello sovraordinato di base subordinato
es. arredamento sedia sedia della cucina). Le categorie di base sono le pi importanti perch gli oggetti che

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vi appartengono presentano precise somiglianze sul piano morfologico e percettivo, condividono il pi alto
numero di attributi comuni, alcune sono percepite come pi salienti di altre, hanno la massima
differenziazione categoriale, massimizzano somiglianze intracategoriali e le differenze intercategoriali.
Orizzontale, modo in cui la categoria organizzata al suo interno e le relazioni tra i membri
Nella verticale il prototipo inteso inizialmente come rappresentante migliore della categoria e poi modificato
nella concezione estesa:
La teoria standard del prototipo. Il prototipo l'esemplare migliore di una data categoria, che la rappresenta
al meglio e ha maggior salienza. Es passero per gli uccelli e non pinguino. Qui:
a. la categorizzazione non procede in modo analitico ma globale;
b. i prototipi della categoria sono gli elementi centrali intorno al quale essa si organizza;
c. l'appartenenza a una categoria graduale, avviene in base alla somiglianza al prototipo;
d. i confini tra le categorie sono sfumati e continui;
e. non si sono delle propriet comuni a tutti in una categoria ma hanno una somiglianza di famiglia.
Il prototipo l'esemplare che possiede il pi alto numero di propriet distintive della categoria, ha un'elevata
validit d'indizio. I LIMITI a tale teoria sono:
1. si confondono rappresentativit (possesso del maggior numero delle caratteristiche tipiche di una
categoria) con appartenenza alla categoria (andrebbe fondata su criteri pi solidi comuni a tutti i soggetti
della categoria non su una somiglianza di famiglia).
2. Bisogna distinguere tra prototipo e struttura della categoria che non rappresenta la struttura della categoria
3. non spiega il perch certe propriet sono tipiche e distintive e altre no (es. arancia e lampone hanno la
stessa validit nell'indizio ma non lo stesso valore prototipico)
La teoria estesa del prototipo. Tenta di superare i limiti sopra, passa al concetto di prototipo come entit
astratta e come costrutto mentale (prima era reale e concreto), diventa un insieme di propriet astratte.
Diventa l'insieme delle propriet salienti che distinguono le categorie (effetti prototipici).. La tipicit di
distingue dalla prototipicit, la prima alla regolarit delle situazioni mentre la seconda al grado di possesso
degli effetti prototipici. Ci sono poi propriet essenziali per l'appartenenza a una categoria (avere il becco
per gli uccelli) che sono diverse da quelle tipiche (es. piume).Le tipiche sono aggiunte, soggette a eccezioni
e cancellabili. Entrambe sono definite dalla cultura di appartenenza.
La polisemia e la somiglianza di famiglia. E' una difficolt per il modello CNS es. fresco ha significati
diversi e parzialmente sovrapposti (nuovo, in buone condizioni, non caldo). Non pu avere un prototipo
perch non c' un caso centrale. La spiegazione pi adeguata sembra quella della somiglianza di famiglia di
Wittgestein (1958). In tal caso i membri di una categoria sono connessi gli uni agli altri senza propriet
comuni a tutti. Si pensi anche alle categorie degli aborigeni del centro australia, esse possono ramificarsi
lungo le categorie radiali, cio quelle nelle quali un caso centrale e variazioni convenzionalizzate che non
possono essere previste da regole generali. I diversi sensi non sono generati a caso ma giustificati dalla
presenza di collegamenti laterali in una espansione di categorie radiali.

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12. Stabilit e instabilit del significato


Da un lato il significato flessibile e mutevole per adattarsi alle varie situazioni comunicative e dall'altro
consente un impiego quasi automatico, presenta una costanza.
La variabilit e la flessibilit del significato
I significati non sono dati una volta per tutte ma la loro elaborazione dinamica fra le persone.
Cancellabilit dei tratti semantici. Si fonda sulla natura non convenzionale del significato (come realt
culturalmente definita) e implica il superamento della concezione ontologica e naturale. Essendo
convenzionale pu essere oggetto di modificazione e trasformazione culturale.
Presenza di confini sfumati e continui. Molti significati non hanno confini netti e precisi, un enunciato
sfumato se ha opacit referenziale es. lezione non male, essere piuttosto carina, molto amici.
Vaghezza semantica. Anche una parola pu avere confini sfumati e vaghi, variano in funzione della
rilevanza di diverse propriet percettive come la profondit, larghezza..Pi ci si allontana dai casi standard
pi c' vaghezza semantica dove lo stesso oggetto pu essere alternativamente es piatto, ciotola, bicchiere.
C' inoltre gradualit semantica sia per la presenza di propriet semantiche (es. essenziali e tipiche) sia per
la presenza di modi di dire (es stanco morto vs morto stecchito) e modificatori scalari, essa implica il
superamento della distinzione tra significato letterale e figurato.
Contesto d'uso. Variabilit e flessibilit dipendono fortemente dal contesto. Qualsiasi significato non
determinabile a priori ma dipende dal contesto che pu svolgere una selezione semantica (selezionare
significati). E' diverso dire Chiara ha un orologio preciso e Chiara lancia l'orologio contro il pc, nel primo
caso uno strumento per misurar il tempo, nel secondo caso un oggetto di offesa. Con la risemantizzazione
contestuale il parlante pu attribuire dei tratti semantici a qualcosa che di per s non li possiede (es. sedia
una cassa vuota).
Variabilit e instabilit semantica sono alla base della plasticit dei significati, essa consente ai parlanti di
impiegarli in modo flessibile in funzione delle loro intenzioni comunicative. Quindi sempre possibile
ridefinire i significati nello scambio comunicativo. Instabilit e flessibilit contribuiscono a spiegare la
gamma estesa delle forme comunicative, dalle standard alla discomuicazione...
La regolarit dei significati
Senza una qualche forma di stabilit comunicativa la comunicazione risulta impossibile. Per questo
instabilit e variabilit sono bilanciati dai processi di stabilit semantica. Essi sono alla base della
comprensione reciproca, il significato quello che si assume come condiviso all'interno dei una data
comunit di comunicatori (significato presuntivo di Levinson).
Format comunicativi. Il processo di convenzionalizzazione riguarda l'apprendimento-condivisione dei
processi di significazione e dei sistemi di comunicazione come risultato dell'elaborazione di convenzione fra
gli interlocutori. Esso si conclude con una serie di formati comunicativi, ognuno dato da una sequenza di
scambi interattivi (verbali e non) che consente di raggiungere uno scopo, seguire le stesse procedure-regole
e condividere il significato di quanto detto-fatto. I format standard sono quelli basati sul riconoscimento e
sull'accettazione di un sistema condiviso di regole (es. scambio saluti, richiesta scusa, esame all'uni), le
parole sono ancorate a un format che rende prevedibile e definibile il loro significato.

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Processi di riproduzione e processi di produzione. I format comunicativi oscillano tra questi 2 processi. Nel
primo caso si ripetono nel tempo in modo stereotipato, la ripetizione alla base della stabilit e regolarit
dei significati. Il contesto standard quello che presenta una elevata regolarit nella ripetizione delle
interazioni, c' la regolarit dei significati (= significato-tipo dell'enunciato di Levinson). Nei processi di
produzione i format comunicativi non sono totalmente vincolati n determinati dal passato ci sono variazioni
in funzione delle condizioni contingenti e degli aspetti di novit potenzialmente racchiusi in ogni
comunicazione. Serve negoziazione comunicativa.
Regolarit e variazione. Sono componenti essenziali del significato, si presuppongono a vicenda, senza
regolarit non si pu avere consapevolezza della variazione e viceversa.
Riassumendo: Stabilit e instabilit dei significati sono due poli che creano uno spazio comunicativo dei
significati che si giocano nelle interazioni tra le persone, quando si troppo vicini alla stabilit si rischia
rigidit, formalismi stereotipati, quando si troppo vicini all'instabilit si rischiano confusione e ambiguit.

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13. Significato, contesto e indessicalit


Testo e contesto sono due aspetti del significato che interagiscono tra loro in modo intrinseco. Il contesto
l'insieme delle condizioni, delle opportunit e dei vincoli spaziali, temporali, relazionali, istituzionali e
culturali che assieme a un dato testo genera il significato come unit comunicativa. Non uguale per tutti
ma risultato delle scelte dei comunicatori in relazione alle opportunit dell'ambiente (es. dopo un'azione
maldestra di un amico possiamo deridere, compatire, far la battuta). C' molteplicit contestuale perch si
possono moltiplicare i contesti in modo indefinito e gerarchia contestuale perch si possono considerare i
contesti in modo gerarchico, si ha slittamento di contesto quando si passa da un livello contestuale pi
particolare a un altro pi generale. Analizziamo il rapporto contesto-testo:
Prospettiva esternalista: il contesto la matrice di significato di una parola,frase perch di volta in volta
filtra, attiva certe sue propriet semantiche e ne inibisce altre (es contesto di fantasia la balena vola).
Prospettiva interazionista: per la psico della comunicazione testo e contesto si integrano in modo intrinseco
tra loro, praticamente impossibile distinguere tra aspetti semantici pertinenti al testo e quelli del contesto.
Es una parola pu assumere diversi significati a seconda del contesto e anche il contesto da solo non
pensabile, sarebbe un ambiente. Qui il significato (Wittigstein) dipende dall'uso, il modo in cui si impiega
una certa parola in una situazione in maniera contingente, generato nel momento in cui i comunicatori
partecipano attivamente a uno scambio comunicativo in relazione a un riferimento reale (oggetto-evento).
La gestione locale del significato. Il significato non prodotto di principi generali e astratti ma attivato in
modo contingente nel flusso delle interazioni fra gli interlocutori, essi gestiscono al meglio il fuoco
comunicativo. Questo ci evita le trappole sia dell'oggettivismo assoluto (semantica vero-condizionale) sia
del relativismo radicale.
La deissi e l'indessicalit. La deissi riguarda delle espressioni linguistiche che fanno riferimento diretto alla
situazione comunicativa nel tempo e nello spazio. Ad es. in fatti trovare qui fra dieci minuti occorre capire
chi, dove e quando. L'indessicalit il significato e l'interpretazione di una frase nel suo contesto d'uso, gli
elementi indessicali sono indicatori verbali e non per definire l'identit dei partecipanti, l'attivit in oggetto,
l'atteggiamento. La gestione locale dei significati permette di declinare le strutture linguistiche e
comunicative in funzione delle condizioni contingenti attraverso l'impiego degli indessicali, essi forniscono
una cornice di interpretazione per ci che detto.

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14. Significato letterale e significato figurato


Il significato complesso e numerosi studi hanno proposto una sua articolazione:
Significato denotativo e significato connotativo
Denotare significa attribuire un significato ovvio (o primario), convenzionale e neutro a una certa parola o
espressione, implica l'insieme delle propriet grazie alle quali gli individui sono riconosciuti come
appartenenti a quella categoria semantica. La connotazione invece il significato associato (o secondario) di
una parola o espressione in aggiunta al primario. Es. piccino, bambino, pupo, hanno la stessa denotazione
ma connotazione diversa perch pur indicando lo stesso referente evocano emozioni diverse. Abbiamo visto
che non sostenibile assumere la presenza di un significato oggettivo-neutro-condiviso da tutti (es. bianco:
vino bianco giallo, carne bianca rosa) quindi il significato una totalit che assume congiuntamente
componenti connotative e denotative.
Oltre il significato letterale
Il significato letterale il significato linguistico generato dalla combinazione dei significate delle singole
parole della frase, il significato primario della frase alla base delle interpretazioni successive. E' implicito
che il significato indipendente dall'uso delle parole messo in atto dai parlanti, dalla combinazione con i
segni non verbali e dal contesto. Mentre il significato figurato comporta il ricorso a modi espressivi che
facendo riferimento al significato letterale lo impiegano in modo simbolico e traslato, attribuendovi un
significato secondario. Tale distinzione ripresa da Grice con la logica del linguaggio e la logica della
conversazione, la prima utilizza i significati letterali, la seconda si applica alle regole che le persone usano
per inferire le regole che le persone usano per inferire quello che l'interlocutore vuole comunicare.
Determinare il significato letterale oggettivo indipendente dal contesto di una parola/frase impossibile
sul piano comunicativo infatti ogni enunciato offre delle opportunit che l'interlocutore deve scegliere,
individuare tale significato gi il risultato di un'operazione selettiva dell'interpretazione (es. gatto sul
tappeto non tappeto volante). La valutazione di entrambe le forme di significato immediata.
Il significato metaforico
I modelli per spiegare la metafora sono:
Modello semantico. La metafora un'anomalia semantica, c0 un errore denotativo perch non pu
affermare quello che afferma direttamente, occorre correggere con una parafrasi letterale e poi con la
sostituzione.
Modello della comparazione. Risale ad Aristotele, la metafora un confronto indiretto e implicito dove si
asserisce che il primo termine (topic) ha una certa somiglianza con il secondo (vehicle) sulla base della
condivisione di determinate propriet (ground), compare indirettamente sue termini dissimili (es. il rame
come lo stagno un paragone non una metafora). Tale modello non spiega l'irreversibilit della metafora
(non si pu dire la prigione un lavoro ma solo il lavoro una prigione).
Modello dell'attribuzione di propriet. Le metafore sono comprese direttamente perch al primo termine
(topic) sono attribuite propriet della categoria del secondo (vehicle). Si include il topic in una categoria
attributiva (gamma di propriet) attraverso il processo X un Y es. il mio avvocato uno squalo. Spiega
l'irreversibilit grazie al processo di inclusione.
CONCLUSIONI
Allo stesso tempo il significato dotato di prevedibilit (stabilit) e imprevedibilit (innovazione), questo
implica un costante lavoro di verifica della comprensione perch anche se vi sono aspetti automatici si
lasciano margini di implicito. Occorre pensare a dei modelli intermedi senza imbrigliare in griglie universali

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e oggettive il significato e non frammentarsi sul contingente, lo studio di flessibilit e stabilit di significato
tenta di far questo.
Se si intende la conoscenza come trasmissione di informazione, il formatore deve far arrivare
linformazione a chi apprende il pi possibile intatta, senza distorsioni, come vuole il modello
ingegneristico della comunicazione, adatto per i ponti radio. Nella comunicazione umana questo criterio di
validit della comunicazione per impossibile ed indesiderabile. E impossibile perch attori sociali
differenti non possono avere sistemi cognitivi identici, dal momento che operano in corpi, famiglie, contesti
sociali e culturali differenti.
Nel modello della costruzione del significato, il significato:
intrinsecamente sociale, cio include gli altri come co-autori.
una persona che conversa si presenta agli altri in un certo modo,
invita gli altri a prendere parte attiva nella sua costruzione
Gli altri = non sono semplici riceventi di uninformazione, destinatari di un messaggio, ascoltatori pi
o meno passivi ma sono corresponsabili del significato che viene di volta in volta assegnato alle situazioni.
Un parlante ri-orienta una frase:
a seconda di chi tra i partecipanti gli presta attenzione in quel momenti.
gli ascoltatori, ufficialmente inclusi nella conversazione (parlanti ratificati) o non ratificati (le persone
che in autobus non possono fare a meno di ascoltare una lite tra due innamorati). Gli ascoltatori giocano un
ruolo attivo nella conversazione, sia attraverso i loro interventi sia attraverso le loro risposte
paralinguistiche, mimiche e gestuali alle affermazioni del parlante
Intenzione e comunicazione

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15. Anolli - Concetto di intenzionalit


Il significato non esiste se non c' un'intenzione comunicativa. Il significato fa sintesi fra certi contenuti
mentali oggetto della comunicazione e l'intenzione di renderli manifesti ad altri. Emerge il concetto di
comunicatore come protagonista attivo. Per Dennett l'essere umano ha una predisposizione naturale a
interpretare l'azione come se fosse pianificata in modo consapevole, dotata di intenzioni, scopi. Questo crea
le premesse per anticipare le azioni degli altri, se c' concordanza tra le nostre aspettative e le condotte
intenzioni degli altri non sorgono problemi e c' una comunicazione per dafault (naturale, automatica) se no
ci sono attenzione, sorpresa, allarme.
Significati dell'intenzionalit:
- Per Brentano la propriet essenziale della coscienza umana come coscienza di qualcosa, pu essere una
credenza (credo che piover), una paura, un desiderio...
- E' la propriet di un'azione compiuta in modo deliberato, volontario e di proposito per raggiungere un certo
scopo. Ricade all'interno della propria responsabilit.
In entrambi i casi l'intenzionalit una propriet di certi stati mentali per cui non tutti gli stati mentali sono
intenzionalit. L'intenzione pu essere:
antecedente (progettazione per uno scopo, volont, proposito di fare qualcosa)
in azione (intervenire intenzionalmente in un imprevisto es. evitar buca nella strada).
Intenzionalit e coscienza. L'elaborazione delle intenzioni richiede una condizione di coscienza come:
consapevolezza percettiva, cio delle proprie percezioni qui ed ora e onsapevolezza cognitiva, cio dei
propri pensieri;
consapevolezza metacognitiva e introspettiva, cio riflessione sui processi mentali con l'introspezione;
funzione di monitoraggio e controllo.
Intenzionalit e desiderio. Sia intenzioni che desideri sono disposizioni anticipatorie in grado di attivare la
condotta del soggetto e possono essere o meno soddisfatti. Differiscono perch il desiderio soddisfatto in
qualunque modo sia conseguito il risultato, mentre l'intenzione autoreferenziale, non soddisfatta dalle
condizioni esterne della realt a meno che essa stessa non metta in modo una sequenza di azioni per la sua
realizzazione (faccio x per soddisfare la mia intenzione).
Intenzionalit e credenza. Sono diverse perch la credenza una conoscenza idonea a rappresentare la realt
a livello cognitivo invece l'intenzione ha l'esigenza di modificare un certo stato di cose.
Nella psicologia della comunicazione l'intenzionalit riguarda sia il parlante (la manifesta) che il destinatario
(attribuisce al significato del msg un'intenzione comunicativa). Ne deriva che:
ci sono 2 posizioni comunicative.
c' scambio comunicativo solo se il msg prodotto intenzionalmente dal parlante e interpretato
intenzionalmente dal destinatario, altrimenti il msg solo informativo.

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16. L'intenzione comunicativa del parlante


I livelli dell'intenzione
Il soggetto ha un'intenzione globale di comunicare qualcosa a un destinatario.
Essa confine e incrocio/sintesi fra:
mondo interno (ci che si intende dire/mostrare allaltro)
mondo esterno (la realt di cui si parla)
messaggio prodotto
Grice parla di intenzione informativa (what is said - trasmettere contenuto) e intenzione comunicativa (what
is meant - voler rendere consapevole l'altro per condividere i contenuti dell'intenzione informativa).
L'intenzione comunicativa ha come oggetto e contiene l'informativa.
La gradualit della intenzione comunicativa
L'intenzione globale non una dicotomia on-off ma caratterizzata da una graduazione articolata al proprio
interno. La gradualit intenzionale consente di calibrare gli atti comunicativi quotidiani, si passa da quelli
semplici e ordinari (saluti) dove l'intenzione quasi automatica a quelli in cui il parlante deve essere pi
attento all'intenzione comunicativa (es. comunicazione seduttiva).
La forza dell'intenzione. L'intenzione forte tanto pi l'atto comunicativo definito e a fuoco, il parlante la
pu sottolineare e renderla il pi possibile esplicita (es enfasi) oppure attenuarla (es. contenimento dei gesti,
sguardo basso).
La gerarchia delle intenzioni. Lo stesso atto comunicativo pu avere pi intenzioni disposte in modo
gerarchico es la menzogna ha un'intenzione nascosta e una manifesta.
Il principio della pars pro toto. Cio nell'atto comunicativo il parlante pu esprimere solo una parte dei
contenuti mentali, questo per limiti fisici e biologici. Il soggetto pu emettere max 7 sillabe al secondo, la
media 5,4 sillabe (o 13,4 segmenti) cio 100 bit di informazione al secondo (bps) vs. (computer: 2.400115.200 bps).
L'opacit intenzionale. Come esito della gradualit intenzionale il soggetto aumenta la sua libert perch ha
la possibilit di scegliere un determinato percorso di senso anzich un altro, implica come conseguenza
l'opacit intenzionale perch di norma l'intenzione comunicativa che si contretizza in una frase-gesto
limitata, parziale e sfumata.

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17. La sintonia semantica e pragmatica


L'attenzione consente di selezionare le informazioni pi salienti per elaborare un atto comunicativo e
sostiene la messa a fuoco e la realizzazione di un'intenzione comunicativa. Essa presiede l'elaborazione delle
informazioni attraverso 2 tipi di processamento:
- processamento automatico. E' rapido, coinvolge solo la memoria a breve termine e non richiede risorse
attentive, quindi possono svolgersi nello stesso tempo diversi percorsi automatici senza interferenze
reciproche e controllo diretto dal soggetto;
- processamento controllato. E' lento, richiede una notevole mole di risorse attentive e si svolge in modo
seriale sotto il costante controllo del soggetto (attenzioe assidua). Il passaggio dal controllato all'automatico
reso possibile dall'esercizio attraverso l'acquisizione di abitudini.
Esempi collegati all'intenzione comunicativa: di p. automatico i saluti, di p. controllato tenere un discorso in
pubblico. Si possono individuare 3 grandi categorie dell'intenzione comunicativa:
livello 0. Il soggetto non ha un'intenzione comunicativa e reagisce in modo automatico a uno stimolo esterno
(processamento pre-attentivo). Es. manifestazioni involontarie puramente informative come il rossore, la
piloerezione, verbalizzazioni in stati febbrili.
Livello 1. Ci sono intenzioni di primo livello, comprendono sia atti comunicativi stereotipati (saluti), sia
scambi comunicativi comuni e abitudinari (di natura richiestiva o proposizionale cio di affermazione). E' la
comunicazione per default. La manifestazione delle intenzioni sostenuta dall'attenzione orientata (azione
automatica dell'attenzione in cui il controllo pu essere facilmente ripristinato dalla comparsa di una
condizione insolita). Tra 0 e 1 (gi comunicativo) si pu ipotizzare una condizione intermedia es. lapsus,
azioni sbadate, amnesie momentanee.
Livello 2. c' una metaintenzione perch il soggetto ha la consapevolezza di comunicare comunicando. E' la
comunicazione focalizzata. Es battuta di spirito, frase ironica, commento seduttivo. Vi rientrano anche gli
atti comunicativi regolati da una pluralit di intenzioni (es comunicazione menzioniera, c indiretta). Si
implica una riflessione sull'atto comunicativo stesso, richiede un'attenzione focalizzata assidua (continua
delle risorse attentive sul compito da eseguire). Fra 1 e 2 ci sono intenzioni comunicative che variano per
articolazione e complessit (es. riportare un discorso di altri).
La sintonia semantica e pragmatica e il significato modale
L'unitariet del significato costituisce la manifestazione di un'intenzione comunicativa globale, anche se il
soggetto ricorre a diversi sistemi di significazione e segnalazione. L'unitariet resa possibile dal processo
di sintonia semantica e pragmatica (Ssp) che coordina in modo convergente e coerente i diversi sistemi di
significazione e segnalazione. La fusione momentanea delle diverse parti del msg avviene a livello:
orizzontale, fra gli elementi del medesimo sistema di significazione e segnalazione;
verticale, fra gli aspetti di diversi sistemi di significazione e segnalazione.
Si elabora cos un significato modale di un dato atto comunicativo, :
il significato prevalente e predominante che esso assume in condizioni di default, quando applicato il
principio di assumere per garantito.
ricorrente in situazioni convenzionalmente stabilite all'interno di una certa comunit. Non n automatico,

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n necessario, ma in certe situazioni comunicative pu diventare oggetto di negoziazione fra i partecipanti


(infatti il significato complesso e sono possibili sfumature semantiche).

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18. La generazione del messaggio


L'intenzione comunicativa connessa con la generazione del msg cio con l'organizzazione e la
collocazione di un atto comunicativo nel corso dell'interazione fra due o pi partecipanti. I modelli a
riguardo sono: olistico funzionale (Levet) e della gestione locale del messaggio (Herrmann, Mannheim).
Il modello olistico-funzionale di Levet
Per Levet la comunicazione un'attivit complessa che prevede l'intervento sinergico e convergente di
diversi processi fondamentali:
la concettualizzazione del messaggio,
la sua formulazione grammaticale e fonologica,
la sua articolazione effettiva
il procedimento di automonitoraggio.
Il modello olistico-funzionale segue una pianificazione top-down (o prescrittiva) del messaggio. Si
sottolinea l'importanza del piano e del programma cognitivo sottesi alla generazione del msg come processo
globale e attivit decontestualizzata. Limiti: sappiamo che:
ogni forma comunicativa decontestualizzata priva di significato, perch il significato dipende dal contesto
per cui questo modello non riesce a spiegare perch le persone dicono quello che dicono in una certa
situazione e non in un'altra simile.
difficile spiegare anche la variabilit e la presenza delle incoerenze nella produzione dei msg perch son
considerati conformi a un piano generale. Tuttavia esperienza quotidiana verificare l'esistenza di
divagazioni!
Il parlante qui visto come:
concettualizzatore: produce dei msg ed effettua un monitoraggio.
concettualizzazione. Attivit intenzionale che comporta una serie di processi mentali, per elaborare
concettualmente un msg il soggetto deve avere accesso alle conoscenze dichiarative (stabiliscono la
relazione tra pi idee o eventi) e procedurali (se voglio X allora devo fare Y), queste ultime sono una forma
di conoscenza in azione, stabilisce un rapporto strumentale, mezzi-fine.
Formulatore, traduce la struttura concettuale in una struttura linguistica, attraverso la codifica grammaticale
(realizza la costruzione sintattica) e la codifica fonologica (fornisce la forma lessicale).
Articolatore, attraverso la muscolatura dell'apparato respiratorio e degli altri organi di fonazione procede
all'esecuzione del msg.
Il modello della gestione locale del messaggio [Herrmann, Mannheim]
La generazione di ogni messaggio dipende dalla capacit di gestione locale dei pensieri e delle condizioni
contestuali da parte del parlante in rispondenza a una data intenzione comunicativa e in riferimento a uno
specifico destinatario.
Il fuoco comunicativo. il processo attivo di concentrazione dell'attenzione su certi aspetti della realt
condivisi dal destinatario. Grazie ad esso alcuni elementi diventano pi importanti di altri.
Il percorso comunicativo. Il fuoco comunicativo guidato da una specifica 'intenzione e si svolge lungo un
percorso comunicativo che il soggetto percorre attraverso il campo dei propri pensieri msg come insieme di

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pesieri ciascuno con effetti distinti.


Quindi qui la generazione di un messaggio considerata un'attivit cognitiva molteplice. Si hanno in
sequenza:
1. programmi di/costruzione interpretazione situazione
2. rappresentazione mentale situazione (contiene info rilevanti sulla situazione stessa)
3. selezione sottoinsieme archivio proposizionale (ap) (qll che il soggetto intende comunicare)
4. input semantici (is) (porzione della base proposizionale di partenza perch interveniene un processo di
selezione in quanto essa pi ampia di quanto il parlante possa dire)
5. programmi di codifica (sintattica, lessicale, prosodica degli is, li elaborano)
6. enunciato osservabile

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19. Intenzione e strategie comunicative


La strategia la scelta dell'azione comunicativa pi pertinente in una certa situazione. Ogni strategia
comunicativa:
ha carattere di contingenza, la strategia mette a confronto diverse rappresentazioni di situazioni precedenti
simili ed equivalenti e adatta alla situazione presente il percorso pi produttivo e consono. Ogni strategia
locale e va calata hic et nunc, per questo la comunicazione oggetto di continui apprendimenti dagli
individui. Ha carattere di novit perch anche se riprende soluzioni precedenti genera un percorso
comunicativo ad hoc.
Implica un processo di calibrazione cognitiva ed affettiva del messaggio. Tale processo di calibrazione di
difficile gestione perch possiamo conoscere il livello di forza ed efficacia di un'azione comunicativa solo a
posteriori.
Le strategie comunicative sono dinamiche, il rapporto tra intenzione e strategia uno a molti, una data
intenzione pu trovare diversi percorsi strategici e una data strategia non esprime in modo univoco una
corrispondente intenzione.

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20. Intenzione comunicativa da parte dell'interlocutore


Fin dai primi studi sulla comunicazione come trasmissione di segnali il destinatario stato visto come
fornitore di feedback ma si modificata la concezione di ricevente passivo.
Intenzionalismo e trasparenza intenzionale
Secondi il senso comune vi intenzionalismo cio il significato di un atto comunicativo dipende
dallintenzione del parlante: compito del ricevente riconoscere lintenzione di partenza.
Grice (1975) introduce il principio di Cooperazione che presuppone una condivisione consapevole
dell'intenzione comunicativa del parlante (P sa che A sa che P sa che A sa che P ha una data intenzione
comunicativa). Il destinatario in grado di riconoscere con successo l'intenzione del parlante grazie un
processo di inferenza. E' l'inferenza autorizzata. La consapevolezza riguarda la consapevolezza dello stato
mentale altrui.
Dalla reciprocit intenzionale all'attribuzione dell'intenzione
Per Grice l'obiettivo comunicativo del parlante di modificare l'ambiente cognitivo del destinatario, quindi
per il successo dello scambio comunicativo servono sia la manifestazione di un'intenzione comunicativa del
parlante ma anche il suo riconoscimento da parte del destinatario. Il destinatario importante allo stesso
modo del parlante. Reciprocit intenzionale! Tuttavia il riconoscimento insufficiente per spiegare l'attivit
d'interpretazione del destinatario in relazione all'intenzione del parlante, serve l'attribuzione di una
intenzione all'atto comunicativo dal ricevente. L'attribuzione include, regola, governa il riconoscimento di
una intenzione. Ad es il destinatario pu riconoscere l'intenzione del parlante in modo preciso e attendibile
ma pu anche attribuirgli un'intenzione totalmente differente per raggiungere i suoi scopi relaziona (es. in un
litigio si pu cercare di attribuire un'intenzione sarcastica a un msg per colpevolizzare l'altro).
La pluralit delle interpretazioni dell'intenzione comunicativa
Il processo di attribuzione intenzionale garantisce una certa libert a disposizione del destinatario, si
manifesta in una pluralit delle interpretazioni dell'intenzione comunicativa del parlante.
Nell'assumere per garantito nelle condizioni di default e negli scambi quotidiani, il destinatario accoglie il
primo senso dell'atto comunicativo che gli viene in mente e non immediatamente contraddetto da un altro
significato.
Nei giochi comunicativi invece l'attribuzione di intenzione rappresenta un compito psicologico importante,
impegnativo per il destinatario (es. perch non mi guardava mentre diceva quelle cose?). Si cerca di capire le
intenzioni comunicative del partner in situazioni comunicative difficili.
Il significato allora appartiene all'atto comunicativo per la sua posizione intermedia fra i partecipanti, dalla
loro attivit congiunta.

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21. L'inferenza e attribuzione delle intenzioni


Ogni messaggio non mai totalmente esplicito ma esige un lavoro di inferenza per la sua interpretazione. Il
destinatario vi fa ricorso e impiega una serie di modelli mentali di situazioni reali, ipotetiche o immaginarie.
Essi servono per prevedere eventi e le future mosse dell'interlocutore, fare ragionamenti e trovare
spiegazioni di quanto viene comunicato.
Nell'attribuzione delle intenzioni vi sono inferenza:
dimostrativa: la logica formale applica regole deduttive allinsieme delle premesse (di partenza), es.
sillogismo
non dimostrativa: nella comprensione dei messaggi (attribuzione intenzione) entrano in gioco ipotesi
fattuali connesse alla plausibilit di fatti e di episodi contingenti
L'inferenza non dimostrativa nell'attribuzione delle intenzioni
Nella comunicazione l'inferenza di un ipotesi non logicamente valida o meno ma riuscita o meno.
Quindi la forza di un ipotesi dipende dal grado di plausibilit della stessa, oltre alle ipotesi logiche quindi vi
sono le ipotesi fattuali.
Regole di eliminazione. Si applicano soltanto a premesse in cui compare un certo concetto e che consentono
di giungere alla conclusione in cui questo concetto non compare pi es. input (a)p, b)se p allora q output q)
Implicazioni. Infierire di pi di quanto venga detto.
inferenza abduttiva ed euristiche nell'attribuzione delle intenzioni
Peirce individua 3 forme di inferenza:
deduzione: da regola generale a caso particolare, non c' un guadagno semantico nella comunicazione
induzione: da molti casi particolari a generalizzazione
abduzione: congettura che risale dagli effetti alle cause nel tentativo di spiegare qualcosa che accaduto,
non sempre corretta, ma lo di pi di quando ci si affida al caso.
Deduzione
Regola : Tutti i fagioli contenuti in questo sacco sono bianchi
Caso: Questi fagioli provengono da questo sacco
Risultato: Questi fagioli sono bianchi
Induzione
Caso: Questi fagioli provengono da questo sacco
Risultato: Questi fagioli sono bianchi
Regola: Tutti i fagioli contenuti in questo sacco sono bianchi
Abduzione
Regola: Tutti i fagioli contenuti in questo sacco sono bianchi
Risultato: Questi fagioli sono bianchi
Caso: Questi fagioli provengono da questo sacco
La fissazione comunicativa. Influenza labduzione : lattenzione si concentra su aspetti parziali assumendoli
come fossero la totalit del messaggio (totum ex parte; dare per scontato; assumere per garantito). Impedisce

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di esplorare alternative di significato e indice a cercare indizi per confermare l'ipotesi di partenza.
Le euristiche. Forme semplificate ed economiche di ragionamento: si riduce la complessit tramite:
-rappresentativit, si ritiene accettabile un'affermazione in base alle proprie conoscenze stereotipate;
-conferma, identificare solo gli indizi che confermano la propria ipotesi
- disponibilit, pi un evento frequente pi credibile che l'affermazione sia vera
Ragionamento controfattuale. Simulazione mentale in cui si modifica un antecedente per ottenere un esito
diverso (seallora se avessi iniziato prima allora avrei gi finito)
l'inferenza abdutiva e il ricorso alle euristiche e al ragionamento cotrofattuale evidenziano che il
desinatario nell'interpretare l'intenzione comunicativa procede in base a una razionalit limitata!!!

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22. La sincronia comunicativa


La comunicazione una forma di partecipazione perch prodotto congiunto della collaborazione fra gli
interlocutori, le persone devono adattare il loro stili d'interazione le une con le altre.
La sincronia comunicativa permette l'adattamento degli stili di interazione, nell'organizzazione di questo
sistema diventa importante la dimensione temporale nell'organizzare la sequenza degli scambi comunicativi.
Secondo la teoria dellaccomodazione [Giles e Smith, 1979] le strategie di accomodazione consistono in una
serie di segnali linguistici e non che consentono di adattare i nostri atti comunicativi a quelli del partner
cambiando verso una direzione convergente o divergente nel corso degli scambi comunicativi:
convergenza: le modalit ocmunicative degli interlocutori diventano pi simili-omogenei
divergenza: le differenze diventa sempre pi grandi si crea una scismogenesi.

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23. Le intenzioni collettive


La comunicazione non soltanto diadica ma spesso coinvolge diverse persone, da qui le intenzioni
collettive. Per Searle (1990) esse vanno intese come fenomeni elementari e primitivi, non riducibili alla
somma delle intenzioni individuali, vanno spiegate senza ricorrere a forme riduttive. Sono rappresentate
come noi intendiamo fare l'azione A, a livello individuale anche come io intendo fare l'azione B come
parte del nostro fare l'azione A. Ci sono interdipendenza e influenza reciproca. Es. marito e moglie che
preparano la maionese, lui mescola, lei gli passa gli ingredienti. Vi un'unica rappresentazione mentale che
congiunge in modo unitario l'intenzione individuale e locale (versare gli ingredienti) con l'intenzione
collettiva e globale (fare la maionese). Favoriscono e alimentano il senso della squadra.
CONCLUSIONI
Lintenzione comunicativa:
di natura transitiva perch oggetto di contrattazione e verifica dagli interlocutori, non implica una
trasparenza intenzionale (opacit intenzionale)
rinvia al raggiungimento di uno scopo, strettamente connessa all'azione futura.
Si traduce in atti comunicativi che sono alla base delle interazioni interpersonali.
Comunicazione non verbale
Per Ekman e Friesen, (1967) la CNV :
Informativa: gesti aventi un significato condiviso che provocano interpretazioni tra loro simili in classi
di osservatori
Comunicativa: gesti con cui lemittente intende trasmettere un segnale
Interattiva: gesti volti a modificare il comportamento interattivo delle altre persone coinvolte in una
relazione

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24. La comunicazione non verbale fra natura e cultura


La CNV oggi chiamata comunicazione extralinguistica comprende un insieme eterogeneo di fenomeni e
processi comunicativi (dalla mimica facciale al trucco). Secondo la psicologia ingenua ritenuta pi
spontanea e naturale della CV, meno soggetta al controllo volontario per questo pi rivelatrice.
Concezione innatista e teoria neuroculturale. Riferimento a Darwin, le espressioni facciali sono risultato
dell'evoluzione della specie umana per cui sono universali. All'inizio servivano a qualche scopo, ora restano
come abitudini e sono segnali delle emozioni e hanno lo scopo di comunicarle ai simili. E' una prospettiva
biologica. Ekman ha elaborato poi la teoria neuroculturale secondo cui esiste un programma nervoso
specifico per ogni emozione che attiva determinati muscoli facciali. Egli introduce anche le regole di
esibizione che possono modificare la manifestazione non verbale delle emozioni attraverso: attenuazione,
inibizione, mascheramento (o simulazione).
Prospettiva culturalista. Ci che mostrato dal volto scritto nella cultura. La CNV appresa durante
l'infanzia al pari della lingua e presenta variazioni sistematiche da cultura a cultura. Il problema che finisce
per cadere in una forma radicale di relativismo culturale.
Prospettiva dell'interdipendenza fra natura e cultura. E' la preferita dagli studiosi di oggi. La CNV si fonda
su circuiti nervosi specifici che attivano, regolano e controllano i movimenti sottesi alle diverse forme di
CNV. Intervengono sia il sistema piramidale (area motoria e premotoria) che extrapiramidale. In tale attivit
nervosa si integrano i processi elementari automatici di ordine inferiore con quelli volontari e consapevoli di
ordine superiore. Quindi anche se la CNV vincolata da meccanismi automatici di base soggetta al
controllo dell'attenzione e della coscienza e a forme di regolazione volontaria delle sue espressioni. C' un
continuum neurofisiologico che va dalle manifestazioni involontarie (dilatazione della pupilla in caso di
forte attrazione sessuale) a manifestazioni totalmente consapevoli (autostop).
Ci sono processi di condivisione convenzionale all'interno delle comunit dei partecipanti, ad esempio sono
molto diverse la CNV dei giapponesi e dei latini (silenzio e distanza vs parola e lontananza).

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25. Rapporto fra comunicazione verbale e comunicazione non


verbale
Ci sono molti sistemi non verbali di significazione e di segnalazione (es. vocale, cinesico, prossemico,
cronemico). Essi concorrono all'elaborazione del significato producendone una specifica porzione parte del
significato finale. Ci sono due ipotesi in merito:
- secondo la psicologia tradizionale ritiene esista una distinzione dicotomica fra linguistico e non linguistico
(si contrappongono)
- integrazione e interdipendenza semantica fra i diversi sistemi di segnalazione che per conservano la loro
autonomia.
Ipotesi della contrapposizione verbale vs non verbale
La comunicazione considerata la somma fra componenti verbale e non verbale come se non fossero
connesse tra loro. Secondo alcuni studioso il non verbale predominante nel determinare il significato di un
atto linguistico mentre per altri l'opposto e il non verbale incide poco sul significato (aggiunge sfumature)
e di pi sulle emozioni. Le differenze fra verbale e non sono analizzate secondo tre assi:
funzione denotativa e funzione evocativa, il verbale riguarda il connotare (che cosa viene detto) e il non
verbale la funzione espressiva (come viene detto). In realt il significato una realt eterogenea, convergono
molti componenti.
Arbitrario vs motivato. Il segno linguistico arbitrario, della realt luna non c' nulla nella stringa l-u-n-a.
La CNV ha elementi con valore motivato, c' una similitudine fra l'unit non verbale e quanto viene espresso
(es pi l'urlo di dolore forte pi esprime uno strazio lacerante). Questo messo in dubbio dal fatto che i
suoni hanno anche funzione evocativa es. onomatopee.
Digitale vs analogico. Il segno linguistico digitale perch i fonemi sono ritenuti tratti distintivi e oppositivi
(es luna vs lana); gli elementi non verbali hanno valore analogico, variano in modo analogo a ci che
intendono esprimere (es. pi uno contento e aumeta la gioia pi i sorrisi sono grandi). Ma qui non si tiene
conto dei processi e delle variazioni culturali e convenzionali che producono e regolano la CNV. Anche i
sistemi di segnalazione e significazione NV presentano aspetti di arbitrariet e sono influenzati dalla cultura
di appartenenza.
Autonomia e interdipendenza semantica fra i sistemi non verbali
Oggi prevale una concezione integrata fra aspetti verbali e non verbali per definire il significato di un atto
comunicativo. Il processo di sintonia semantica e pragmatica permette di creare un significato unitario e
mostra la parziale indeterminatezza del significato di qualsiasi atto comunicativo. Anche se ognuno ha un
significato modale prevalente infatti, ci sono sfumature di significato che possono essere oggetto di
negoziazione dei partecipanti. I processi di significazione e segnalazione hanno una relativa autonomia
perch concorrono in modo specifico a generare il profilo finale del significato. L'interdipendenza semantica
permette al soggetto di procedere attribuendo pesi diversi alle singole componenti. Sintonia e
interdipendenza semantica consentono al parlante di giungere a un'attenta calibrazione situazionale dell'atto
comunicativo in linea con il contesto. Tutti questi processi sono alla base dell'efficacia comunicativa.
non c' un significato completamente stabile n completamente instabile, ma uno stabile che presenta aree

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di instabilit.
Nella CNV ci sono 3 aree di indagine:
il corpo e i suoi messaggi: la comunicazione interpersonale e sociale nelle dinamiche dellinterazione
prossemica, della gestualit, della mimica e dei segnali del corpo (Darwin, Lorenz, Morris, Hall, Hinde)
linguaggio psicomotorio nella dimensione integrata mentecorpo: la dimensione corporea come interazione
fra aspetti motori, emotivi, relazionali e cognitivi e la corporeit come fattore determinante nella conoscenza
e nel rapporto s-mondo campo antropologico, filosofico, sociologico, neurofisiologico (Wallon, Piaget,
Spitz, Ajuguerra, Merleau-Ponty, Lacan)
la corporeit come espressione del corpo: le capacit espressivo-comunicative proprie della dimensione
corporea come la danza, il teatro gestuale, la musicoterapia, larte terapia, il training autogeno, le tecniche di
analisi corporea (Fraisse, Orff, Munari, Schultz)
Il non verbale ha:
molteplicit di interpretazioni
aspetti riguardanti la comunicazione umana che vanno oltre la parola detta o scritta (differenziazione rispetto
al verbale)
Nello sviluppo il linguaggio non verbale precede quello verbale, e al tempo stesso, in ogni gesto si
manifesta un linguaggio che anticipa e allo stesso tempo trascende lespressione verbale [A. Lowen]. Il
verbale fa la sua comparsa successivamente, ci che sembra sfuggirgli soprattutto la misura profonda del
linguaggio corporeo. Le fasi nello sviluppo:
nel neonato la relazione e la conoscenza si organizzano soprattutto attraverso i sensi di prossimit: il gusto,
lolfatto e il tatto
nella fase evolutiva essi vengono in buona misura sostituti dai sensi di distanza: la vista e ludito, che
consentono di mantenere un controllo dei fenomeni da lontano
La comunicazione analogica. E' linguaggio di relazione, il non verbale entra nel campo delle relazioni
come mezzo principale di comunicazione emotiva non facilmente trasferibile, n sostituibile a livello di
parole.
Verbale e non verbale sono 2 forme comunicative distinte, ma fra loro complementari e interconnesse. Ci
sono 9 fattori chiave relazione verbale-nonverbale [De Landsheere e Delchambre, 1981]:
- La ridondanza, in cui verbale e nonverbale hanno uguale significazione. Ad esempio, un urlo accompagna
uno stato di paura.
- Lanticipazione, spesso amplificatrice. Ad esempio, uno sguardo dolce preannuncia una frase gentile .
- La contraddizione o differenziazione, in cui ogni forma comunicativa invia messaggi propri, il cui
significato diverso.
- Lampliamento del quadro dellinterazione. Ad esempio un genitore richiama con durezza il figlio, ma il
suo linguaggio nonverbale indica che la relazione non verr interrotta.
- Laccentuazione, come nel caso in cui un emblema si aggiunge ad una affermazione.
- Il riempitivo o la giustificazione del silenzio. Ad esempio facendo schioccare le dita mentre si sta
ricercando un termine che fatica ad arrivare.
- Lorganizzazione o regolamentazione degli scambi verbali durante linterazione: cenni del capo di chi

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ascolta rinforzano il discorso.


- La sostituzione, con la quale un gesto si pone al posto di una frase
- La reazione, intesa come risposta motoria a sentimenti o emozioni veicolate dal linguaggio verbale.
Infine ci sono 4 sistemi di CNV:
-vocale
-cinesico
-prossemico e aptico
-cronemico

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26. Anolli - Il sistema vocale


La voce manifesta e trasmette numerosi componenti del significato oltre le parole. Quando si pronuncia una
parola assieme agli elementi linguistici vi sono gli aspetti prosodici dell'intonazione e quelli paralinguistici
del tono, ritmo e intensit dell'eloquio. La sintesi degli aspetti vocali verbali e non verbali forma l'atto
fonopoietico.
Le componenti della comunicazione vocale
La voce una sostanza fonica composta da una serie di fenomeni e processi vocali. Ad es:
i riflessi (starnuto), caratterizzatori vocali (riso, pianto), vocalizzazioni (mhn ah eh)
le caratteristiche extralinguistiche cio l'insieme delle caratteristiche anatomiche permanenti ed esclusive
dell'individuo. Esse sono organiche e fonetiche.
Le caratteristiche paralinguistiche cio l'insieme delle propriet acustiche transitorie che accompagnano la
pronuncia di qualsiasi enunciato e possono variare a seconda della situazione, esse sono determinate da:
tono, la frequenza fondamentale della voce. Il profilo d'intonazione l'insieme delle variazioni nel tono
nella pronuncia dell'enunciato.
intensit, volume della voce
tempo che determina la successione dell'eloquio e le pause, comprende durata, velocit, velocit di
articolazione, pause piene e vuote dell'enunciato.
Le componenti della voce verbali:
fonologia (pronuncia della parola)
lessico e semantica (vocabolario)
grammatica (morfologia e sintassi)
profilo prosodico (tono)
prominenza (accentuazione elemento)
Le componenti della voce non verbali determinano la qualit della voce di un individuo e sono:
linguistiche
paralinguistiche
Le qualit non verbali della voce interessano 4 fattori:
biologici (sesso ed et)
sociali (cultura, classe sociali, professione, regione di provenienza)
di personalit (es tratti di personalit stabile come umore depresso ha voce piatta)
psicologici e transitori collegati con esperienze emotive, stati cognitivi di dubbio o certezza e fenomeni di
discomunicazione.
La voce delle emozioni
Fase di encoding. Sono esamiati i correlati acustici dell'espressione vocale delle emozioni con diverse
metodologie, nonostante ci c' una convergenza fra i risultati: ogni emozione caratterizzata di un preciso
e distintivo profilo vocale. Ad es. collera, paura, tristezza, gioia, disprezzo e tenerezza. Gli studi
sull'encoding confermano la capacit del canale vocale non verbale di trasmettere in modo autonomo precise
e distinte informazioni sugli stati affettivi del soggetto in modo indipendente dagli aspetti linguistici

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dell'enunciato.
Fase di decoding. Si guarda alla capacit del destinatario di riconoscere lo stato affettivo ed emotivo del
parlante prestando attenzione alle sole caratteristiche vocali. Un'accuratezza media di riconoscimento del
60%. La collera l'emozione pi facilmente riconoscibile seguita dalla paura. Sono pi facili da individuare
le espressioni vocali delle emozioni negative rispetto a quelle delle emozioni positive perch le prime sono
pi connesse con la sopravvivenza dei soggetti.
Il silenzio
Esso un modo strategico di comunicare, il suo significato varia con le situazioni, con le relazioni e con la
cultura di riferimento. In generale esso attribuisce ambiguit, pu essere segnale sia di ottimo che di pessimo
rapporto, sia di comunicazione intesa o deteriorata. Esso ha diverse funzioni:
legami affettivi (avvicinare o allontanare)
di valutazione (consenso o dissenso)
di rivelazione (rendere o meno manifesto qualcosa)
di attivazione (pu indicare una forte concentrazione mentale o una dispersione mentale)
Vista l'ambiguit regolato da standard sociali, le regole del silenzio che riguardano come, quando, perch
usarlo e sono apprese dai bimbi al pari del linguaggio.
Il silenzio presenta variazioni culturali (occidentali come minaccia vs orientali come riflessione-intesa).

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27. Anolli - Il sistema cinesico: i gesti e lo sguardo


Il sistema cinesico comprende i movimenti degli occhi, del corpo e del volto.
La mimica facciale
I movimenti del volto costituiscono un sistema semiotico privilegiato, in quanto il volto una regione
elettiva del corpo per l'attenzione e l'interesse degli interlocutori. Tali movimenti servono per manifestare
determinati stati mentali del soggetto, le esperienze emotive, nonch gli atteggiamenti interpersonali.
Vi sono due ipotesi opposte per spiegare i meccanismi sottesi alla produzione delle espressioni facciali:
- Ipotesi globale (Ekman), dove le configurazioni espressive del volto per manifestare i diversi stati emotivi
sono strutture unitarie e chiuse, universalmente condivise, sostanzialmente fisse, specifiche per ogni
emozione e controllate da distinti e definiti programmi neuromotori innati. Vengono distinti due livelli di
analisi: livello molecolare, concerne i movimenti minimi e distinti dei muscoli; livello molare, riguarda la
configurazione finale risultante che si manifesta nell'assunzione di una espressione facciale come
corrispondente ad una data esperienza emotiva. Ekman e Friesen hanno individuato il Facial Action Coding
System (FACS) come sistema di osservazione e di classificazione dei movimenti facciali visibili. La teoria
neuroculturale di Ekman ha attribuito al livello molecolare l'azione del programma nervoso motorio e
affidando a quello molare le regole di esibizione e di modificazione dell'espressione emotiva, collegandoli.
- Ipotesi dinamica, prevede un processo sequenziale e cumulativo in ogni espressione facciale, in quanto
risultato della progressiva accumulazione e della integrazione dinamica degli esiti delle singole fasi della
valutazione della situazione interattiva ed emotiva, tutto ci comporta la sincronizzazione dei cambiamenti
nei vari sottosistemi dell'organismo (es. sistema motorio, di azione...); le espressioni facciali costituiscono
delle configurazioni motorie momentanee in gradi di adattarsi alle condizioni contingenti della situazione.
Queste configurazioni motorie acquisiscono valore modale in quanto ricorsive e uniformi in riferimento alle
interazioni comunicative. Nella produzione delle espressioni facciali l'individuo procede al controllo della
manifestazione facciale interdipendenza dei processi neurofisiologici e di quelli interpersonali nella genesi
della CNV del volto.
Vi sono inoltre altre due distinzioni sul valore delle espressioni facciali:
- valore emotivo (Ekman e Izard), le espressioni facciali hanno valore emotivo perch sono l'emergenza
spontanea delle emozioni provate; vi pertanto corrispondenza tra espressione facciale ed emozione ad
ogni emozione corrisponde una determinata espressione facciale; basta guardare l'espressione facciale di una
persona per leggere l'emozione. Le espressioni facciali manifestano un significato invariante,
indipendentemente dal contesto e universalmente intelligibile, di natura iconica soggetti di culture diverse
presentano valori simili nella capacit di riconoscere le emozioni attraverso le corrispondenti espressioni
facciali.
- valore comunicativo, le espressioni facciali manifestano agli altri le intenzioni del soggetto in base al
contesto, quindi in funzione del contesto si hanno manifestazioni facciali differenti. Le espressioni facciali
hanno carattere sociale, perch consentono di comunicare e per questo sono pi frequenti e accentuate
durante le situazioni sociali. Secondo questa prospettiva c' una certa separazione tra le espressioni facciali e
gli stati psicologici interni scompare la distinzione tra espressione autentica (genuina) ed espressione falsa

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(generata dall'intervento di regole di esibizione per motivi culturali) poich tutte le espressioni hanno valore
sociale. In questa prospettiva assume importanza il contesto per la lettura delle e emozioni.
Sorriso copre una gamma estesa di fenomeni diversi, esso strettamente legato all'interazione sociale e non
allo stato emotivo; un promotore dell'affinit relazionale. un regolatore dei rapporti sociali poich la sua
frequenza e intensit sono governate dal potere sociale e dal genere.

Lo sguardo
Il contatto oculare (sguardo reciproco) aumenta l'attivazione nervosa in molte specie, il passo
fondamentale per l'avvio di qualsiasi rapporto interpersonale; serve anche a trasmettere informazioni sulla
situazione relazionale in atto.
Il guardare collegato al proprio comportamento e allo scambio comunicativo in essere. Durante una
conversazione lo sguardo serve per inviare e raccogliere informazioni, nonch per acquisire il feedback del
partner. Lo sguardo un segnale efficace per gestire la regolazione dei turni svolge la funzione di
sincronizzazione (avvicendamento dei turni ed evitare sovrapposizioni), di monitoraggio (per controllare
l'interazione) e di segnalazione (per manifestare le proprie intenzioni).
Lo sguardo un segnale comunicativo efficace per generare e gestire un determinato profilo della propria
immagine personale. Chi guarda l'altro percepito come pi attento e coinvolto, dimostra maggiore
competenza generale in termini di intelligenza e d'impatto sociale, nonch di fiducia; lo sguardo serve anche
a regolare il rapporto di distanza/vicinanza con le altre persone nella gestione dell'intimit. Esso favorisce il
clima di cooperazione ed un segnale potente per ottenere consenso.
La fissazione oculare uno sguardo prolungato e duraturo fra due persone che non pu essere ignorato. Essa
ha un rilevante impatto sul piano della comunicazione e riguarda condizioni allontanamento o
avvicinamento relazionale tre due persone (es minaccia o innamoramento). L'evitamento dello sguardo un
segno di sottomissione, nella conversazione chi ha potere guarda di pi l'altro.
Esistono comunque forti differenze culturali nello sguardo.

I gesti
I gesti sono azioni motorie coordinate e circoscritte, volte a generare un significato ed indirizzate ad un
interlocutore, al fine di raggiungere uno scopo il loro insieme stato chiamato linguaggio del corpo.
I gesti si possono suddividere in:
Gesticolazione, accompagnano l'azione del parlare e sono in stretta relazione con quanto si dice con le
parole. Qui troviamo anche i gesti regolatori che servono a sincronizzare gli scambi comunicativi nella
conversazione; essi sono scarsamente convenzionalizzati poich ognuno ne ha di diversi. A livello semiotico
sono caratterizzati da globalit (il valore delle parti determinato dal significato del tutto) e da sinteticit (un
gesto concentra in un'unica forma simbolica i significati che accompagnano l'intero enunciato
concomitante).
Pantomima, costituiscono la rappresentazione motoria e l'imitazione di azioni o situazioni; di norma non

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accompagnano il discorso, non sono convenzionalizzati; a livello semiotico sono caratterizzati da globalit
e analiticit (scomponibile in una sequenza di azioni motorie distinte).
Emblemi, sono movimenti convenzionalizzati e codificati (es. segnale OK); sono solitamente compiuti a
distanza in assenza di linguaggio, in grado di esprimere concetti che si possono dire anche a parole. Sul
piano semiotico sono unit segmentate (implicano azioni motorie discrete e complete per poter trasmettere il
significato).
Gesti deittici, movimenti, di norma compiuti con l'indice, per indicare un oggetto o una direzione a distanza;
a livello semiotico sono convenzionalizzati, segmentati, sintetici.
Gesti motori, movimenti semplici, ripetuti in successione e ritmici (es. tamburellare con le dita) che possono
accompagnare il discorso o anche da soli. Fanno parte di questa categoria i gesti di autocontatto, i quali
hanno in genere una funzione automanipolatoria in condizioni di ansia e che comportano la ripetizione del
medesimo movimento. I gesto motori sono scarsamente convenzionalizzati anche se abbastanza comuni,
sono caratterizzati da globalit e analiticit.
Linguaggio dei segni, sistema dei segno impiegato dai sordomuti e ha la propriet di un linguaggio vero e
proprio in termini di arbitrariet nella relazione fra segno e referente. Sono gesti convenzionalizzati, sono
caratterizzati da segmentazione e analiticit sul piano semiotico.
In qualsiasi conversazione i gesti partecipano attivamente a precisare il significato degli enunciati;
costituiscono un modo spaziale di rappresentazione simbolica e integrano il percorso proposizionale del
significato attivato dal linguaggio. I gesti sono prodotti in concomitanza con un ritmo fluente del discorso e
non con uno interrotto (es. balbuzienti riducono i gesti quando si riduce la fluenza). Gesto e discorso sono
generati dalla medesima rappresentazione di ci che si comunica, manifestano la medesima intenzione
comunicativa, sono pianificati nel medesimo processo e sono realizzati in modo sincronico in riferimento a
un dato contesto di uso.
I gesti per presentano rilevanti variazioni culturali soprattutto per gli emblemi ed il linguaggio dei segni.

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28. Il sistema prossemico e aptico


Il sistema prossemico e quello aptico sono dei sistemi di contatto; il primo concerne la percezione e l'uso
dello spazio e della distanza nei confronti degli altri, il secondo fa riferimento all'insieme di azioni di
contatto corporeo con l'altro.
Prossemica e territorialit
L'uso dello spazio e della distanza implica un equilibrio instabile fra processi affiliativi (di avvicinamento)
ed esigenze di riservatezza (di distanziamento). La distanza una premessa psicologica e fisica per il nostro
bisogno di mantenere contatti con gli altri per abbiamo anche bisogno di proteggere la nostra privatezza la
gestione della propria territorialit. Si distingue tra: territorio domestico, dove l'individuo ha libert di
accesso, regolato da norme e vincoli ufficiali e convenzionali, la cui trasgressione sanzionata, l'individuo
qui a proprio agio e ha il controllo; il territorio pubblico ha una certa porzione di spazio marcata a livello
di CNV come propria attraverso segnali. La gestione del territorio concerne anche la regolazione della
distanza spaziale, indicatore della distanza comunicativa fra le persone. Si distinguono diversi tipi di
distanza:
Zona intima, (0-0,5m) distanza delle relazioni intime, ci si pu toccare, sentire l'odore...
Zona personale, (0,5-1m) area che circonda costantemente il nostro corpo come una bolla, la sua distanza
varia da una comunicazione ad un'altra; si pu toccare l'altro, vederlo bene ma non sentirne l'odore.
Zona sociale, (1-4m) la distanza per le interazioni meno personali; il territorio in cui l'individuo sente di
avere libert di movimento, in esso prova senso di agio e ne possiede il controllo (es. casa, amici, ufficio).
Zona pubblica, (>4m) distanza tenuta in situazioni pubbliche ufficiali che comporta enfatizzazione dei
movimenti e intensit di voce elevata.
In generale vi il principio secondo cui tanto pi spazio ha a disposizione una persona, tanto pi gode di una
posizione sociale elevata (es. ufficio).
La violazione del proprio spazio suscita consistenti reazioni di difesa, in quanto percepito come una forma di
intrusione, invasione e minaccia.
Si notano rilevanti differenze culturali per quanto concerne la prossemica.
L'aptica e il contatto corporeo
L'aptica concerne le azioni di contatto corporeo nei confronti degli altri bisogno fondamentale della specie
umana (es. bimbi per l'attaccamento, esperimento scimmia/fantoccio). In questo ambito si distinguono: le
sequenze di contatto reciproco, cio pi azioni di contatto compiute in modo reciproco nel corso della
medesima interazione, condivisione del suo significato e funzione di supporto affettivo all'interno di una
relazione simmetrica di parit; il contatto individuale unidirezionale e rivolto da un soggetto ad un altro.
Il toccare l'altro un atto comunicativo che influenza la natura e la qualit della relazione e che esprime
diversi atteggiamenti interpersonali nei rapporti amorosi il contatto invia messaggi di affetto,
coinvolgimento e attrazione sessuale.
Il contatto corporeo serve per anche a comunicare una relazione di dominanza e di potere poich di solito
le persone le occupano una posizione sociale dominante hanno la libert di toccare coloro che sono in

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posizione con minor potere. In altre circostanze invece il contatto regolato attraverso rituali che vi
attribuiscono uno specifico significato legato al contesto in uso (es. baci per salutare).
Il contatto corporeo ha molteplici effetti: una persona che tocca ritenuta cordiale, disponibile ed estroversa
favorisce empatia e accondiscendenza; al contrario il contatto corporeo pu suscitare reazioni negative di
fastidio e di irritazione.
Ci sono molte differenze culturali anche per l'aptica.

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29. Anolli - Il sistema cronemico


La cronemica concerne il modo in cui gli individui usano il tempo per organizzare le loro attivit. Essa
influenzata dai ritmi circadiani che riguardano i cicli fisiologici e psicologici del soggetto nel periodo delle
24h, come l'alternanza sonno/veglia. I ritmi circadiani mantengono la loro periodicit grazie alla presenza di
fattori ambientali come il ciclo luce e buio. Essi per presentano particolari differenze connesse a fattori
socioculturali. Si possono distinguere:
- le culture veloci, caratterizzate da industrializzazione, benessere economico, condizioni climatiche fredde,
orientamento all'individualismo; hanno una prospettiva orientata al futuro, con pianificazioni di traguardi;
qui i vincoli temporali sono forti e favoriscono un'organizzazione delle attivit secondo una scansione
temporale che prevede di realizzare un'attivit per volta;
- le culture lente, caratterizzate da povert, condizioni climatiche calde, modesto grado di
industrializzazione, orientamento alla collettivit e all'armonia, nonch da una limitata densit di
popolazione; hanno una prospettiva temporale orientata al passato e al presente.
Comunque ogni soggetto portatore di uno specifico ritmo personale.

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30. Le funzioni della comunicazione non verbale


La funzione relazionale della comunicazione non verbale
La CNV partecipa in modo attivo, assieme al linguaggio, a produrre il significato di qualsiasi atto
comunicativo. La CNV risulta poco idonea per a definire e a trasmettere conoscenze 8ad eccezione del
linguaggio dei segni) grado limitato di astrazione. Infatti si fa ricorso alla CNV non per questo motivo ma
per la sua funzione relazionale la componente relazione della comunicazione affidata prevalentemente alla
CNV.
I segnali non verbali servono a generare e sviluppare un'interazione con gli altri; i segnali non verbali sono
anche fondamentali nel mantenere e rinnovare le relazioni nel corso del tempo una relaziona va
costantemente sostenuta con segnali che confermino e rafforzino il tipo di relazione. I segnali non verbali
sono efficaci nel cambiare una relazione in corso e anche nell'estinzione di una relazione (presa di distanza
fisica, interruzione dei contatti...).
Particolari funzioni della comunicazione non verbale
La CNV risulta di fondamentale importanza sul piano relazionale, interviene in diversi ambiti psicologici tra
cui:
- La manifestazione delle emozioni e dell'intimit, la CNV nel suo complesso serve ad esprimere le
emozioni congiuntamente con gli aspetti linguistici in funzione di un determinato contesto di interazione.
Questo quadro di segno non verbali consente di operare le opportune inferenze per procedere all'attribuzione
di una certa emozione all'interlocutore.
I sistemi non verbali hanno un certo grado di universalit, in quanto i movimenti sottesi sono governati da
strutture e meccanismi neurobiologici geneticamente definiti, ma presentano anche un notevole grado di
variabilit, dovuto alle differenze culturali, personali e di contesto. Il soggetto pu operare un certo controllo
dei processi comunicativi passando da una esternalizzazione automatica di quanto il soggetto prova (niente
controllo) ad un controllo volontario tutto questo in funzione della propria intenzione e del proprio
traguardo per assicurare una certa immagine di s.
La CNV svolge anche una funzione fondamentale nelle relazioni di intimit, quando la distanza
interpersonale diventa ridotta (spazio prossemico ridotto, maggiori sorrisi e contatti oculari, la voce calda e
flessibile).
- Relazione di potere e persuasione, la CNV assume rilevanza nella definizione, nel mantenimento e nella
difesa della relazione di dominanza. L'apparenza fisica (come l'abbigliamento), di altezza e dimensione
corporea oltre che la postura espansiva e rilassata suscita la percezione di potere e induce alla conformit. In
modo analogo il processo di persuasione influenzato dall'impiego di una serie di segnali non verbali
(guardare di pi, toccare lievemente, veste in modo convenzionale o elegante).

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31. Anolli - La comunicazione come discorso: l'etnometodologia e la


psicologia discorsiva
La comunicazione non solo uno scambio contingente limitato nel qui ed ora ma un processo che
prosegue e si ripete nel tempo secondo format culturalmente definiti. La comunicazione discorso
(etimologicamente correre qua e l) perch non c' n ordine logico n necessit ma si passa da un
argomento ad un altro in modo apparentemente casuale. Il discorso una pratica sociale di produzione di
senso in riferimento a persone, eventi, idee e cose parlare di discorso invece che di linguaggio serve a
sottolineare che la produzione di significati un processo relazionale ed l'esito di pratiche sociali connesse
in modo dialettico con altri elementi della realt. Ogni discorso non mai neutro ma sempre la creazione
di un certo percorso di senso in funzione del momento contingente e delle appartenenze sociali, istituzionali
e culturali.
Ogni discorso ha un contesto (che comprende i partecipanti nella loro interazione concreta, animati da scopi
e intenzioni comunicative definite), ha una coesione linguistica (generata da elementi linguistici come la
punteggiatura), ha una coerenza concettuale (prodotta dalla successione dei temi affrontati, dai rapporti di
causalit...) nonch possiede una struttura retorica (definita dall'organizzazione globale del discorso).
Nel 1991, a seguito dell'impulso alla ricerca sul discorso, fu fondata la Society for Text and Discourse,
presieduta da Goldman. L'attenzione si focalizza sul discorso in quanto processo, ossia come attivit umana
che consiste nel comprendere, produrre, riprodurre, comporre, ricordare, sintetizzare, scomporre e
riaggiustare le diverse componenti di un discorso.
Attorno al 1967 l'attenzione di numerosi studi si orientata allo studio della interazione interpersonale, dalla
comunicazione non verbale alla conversazione. Un gruppo di sociologi, tra cui Garfinkel, diedero nome di
etnometodologia la loro importazione di analisi che aveva come oggetto di studio l'insieme delle pratiche
che i membri di una societ usano per agire al suo interno, e delle tecniche a cui essi fanno riferimento per
interpretare il loro mondo sociale. Il prefisso etno- rimanda alla conoscenza etnica, propria del senso
comune, relativa alla societ a cui si appartiene e che ciascun individuo possiede. La componente
metodologia si riferisce al ragionamento pratico a cui fanno riferimento i membri di una societ nel costruire
e valutare azioni ed eventi. L'etnometodologia intende esaminare la capacit degli individui di interpretare
l'interazione sociale in base a comuni schemi socioculturali.
L'assunto di partenza che le attivit attraverso cui le persone producono e gestiscono le relazioni
quotidiane all'interno di una comunit siano identici ai procedimenti usati dai membri della stessa comunit
per renderli comprensibili. Quindi le pratiche quotidiane hanno due caratteristiche: l'indessicalit, cio il
collegamento delle attivit pratiche con il contesto di uso e quindi il loro significato strettamente
dipendente dalle condizioni contestuali spiegazioni non universali delle cose ma contingenti e locali; la
riflessivit, connessione tra il fare societ (le pratiche concrete quotidiane) e lo spiegare la societ (le
categorie per comprendere tali pratiche) non c' una societ che fa e una metasociet che riflette su s
stessa, ma essa una sola. L'etnomedologia si propone di analizzare le propriet formali del ragionamento

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pratico, andando anche alla ricerca del senso delle pratiche concrete quotidiane.
Si comprende quindi l'importanza dell'etnometodologia nello studio delle pratiche discorsive e della
conversazione. Garfinkel ha analizzato le regole che governano la conversazione definendo: le procedure ad
hoc, messe in atto dai soggetti coinvolti nella comunicazione per collegare ad un contesto specifico gli
aspetti relazionali del proprio agire sociale; le pratiche di glossa, rendere espliciti gli assunti a cui il parlante
si riferisce, facendoli divenire oggetto della comunicazione stessa, serve a disambiguare la comunicazione.
La psicologia discorsiva lo studio sistematico dei processi psicologici sottesi all'attivit discorsiva degli
esseri umani. La psicologia discorsiva opera il passaggio dallo studio del linguaggio come sistema astratto di
simboli a quello del discorso inteso come dispositivo sociale universale il discorso concepito come azione
sociale, situata in contesti contingenti, espressione della propria esperienza e costruita congiuntamente dai
partecipanti. Lo scopo di analizzare come sono costruiti i discorsi, come si svolgono e che esiti pragmatici
producono. L'attivit umana considerata come il motore dell'esistenza, poich le persone producono sia
certi stati delle cose sia la conseguenza di tali stati. Essi scelgono una data sequenza di azione mostrando un
proprio potere casuale, essi poi formulano le proprie credenze e provano emozioni che rendono
comprensibili e spiegabili le loro azioni tutto questo si manifesta nei discorsi.
Il discorso non solo trasmette informazioni e descrive oggetti ed eventi ma costituisce un dispositivo
fondamentale per manifestare il proprio punto di vista su ci di cui si sta parlando. Le parole scelte e
l'articolazione delle frasi in una data situazione implicano una certa visione della realt. Questi aspetti sono
stati approfonditi dal costruzionismo sociale (o socio-costruzionismo) che pone in evidenza il primato delle
pratiche relazionali, sociali e conversazionali come fonte di conoscenza. La costruzione di conoscenza un
processo collettivo, condiviso dai partecipanti. I soggetti pi che ricevere prendono parte attiva alla
costruzione della conoscenza la realt costruita momento per momento attraverso e nel discorso all'interno
delle situazioni situate.
Arbitro:
- costruzionista: non ci sono falli finch non li fischio;
- cognitivista: fischio i falli quando li vedo;
- oggettivista: fischio i falli perch ci sono.
Il costruzionismo da quindi molta importanza al linguaggio e al discorso, in questa prospettiva non esistono
dati oggettivi che non siano costruiti attraverso lo scambio sociale.

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32. Anolli - Analisi critica del discorso: la teoria sociale, l'approccio


sociocognitivo e la prospettiva dialettica
La CDA un indirizzo di studio che si propone di scoprire le reti delle pratiche discorsive implicate nei
processi di decisione a livello sociale e istituzionale.
Principali premesse teoriche all'analisi critica del discorso
La CDA affonda le radici del proprio pensiero soprattutto in confronto a due studiosi:
- Il dialogismo di Bachtin. Bachtin parte dall'assunto che il linguaggio sia, per sua natura, un fenomeno
dialogico ogni frase vive solo grazie alla relazione dialogica con le frasi precedenti. Il significato di un testo
non solo generato dall'autore bens dalla relazione con il destinatario il significato prodotto dal dialogo
tra autore e destinatario. Il dialogo richiede la consapevolezza dell'altro e conduce all'intertestualit, cio
l'insieme dei riferimenti espliciti e impliciti, di citazioni e rimandi, codici e usi linguistici che collegano
qualsiasi testo all'universo che lo circonda. Vi una distinzione tra: generi primari, cio varie forme di
comunicazione quotidiana che comprendono la conversazione, la replica diretta,il monologo, il discorso
riportato; i generi secondari prevedono formati culturalmente definiti a livello istituzionale (es. dibattici
politici, seminari...), letterario e mediatico.
Il discorso in quanto dialogo si concretizza nella nozione di eteroglossia, cio una molteplicit di voci che
implica un costante cambiamento di posizione e di accesso alle connessioni fra evento, discorso e parlanti.
Nella sua analisi Foucault procede ad una inversione fra soggetto e discorso: il soggetto deve conformarsi
alle condizioni dettate dal discorso prima di potersene servire le strutture del discorso vengono prima e
prevalgono sull'agentivit dei soggetti, il significato non trae origine dal parlante ma generato dalle regole
di formazione del discorso. Secondo Foucault acquisire identit sociale implica appropriarsi delle pratiche
discorsive di quella categoria sociale. In questa logica molto importante il potere, inteso come forma
capillare che invade ogni tipo di interazione sociale gli individui sono sempre nella condizione di subire o
esercitare varie forme di potere; le pratiche discorsive implicano una tendenza all'ordine, in quanto ogni
categorizzazione si traduce in una prescrizione. Qui assumono particolare rilevanza due tecniche discorsive:
la confessione (es. counseling, colloquio); l'esame, la rilevanza attribuita alla raccolta discorsiva di
informazioni come pratica quotidiana impiegata nei diversi ambiti sociali ed istituzionali.
Negli anni Ottanta van Dijk ha dato avvio alla prospettiva della CDA come particolare indirizzo per
affrontare e comprendere i problemi sociali. Essa si propone di focalizzare il ruolo del discorso nella
produzione dell'abuso del potere e delle varie forme di diseguaglianza sociale. Parte dall'assunto che esista
un intreccio tra struttura del discorso e struttura della societ: da un lato le pratiche discorsive riflettono
l'assetto sociale, dall'altro contribuiscono in modo costitutivo a generare e modificare l'assetto sociale stesso.
La CDA esamina le strutture e le strategie linguistiche del testo e dell'interazione verbale. La sua importanza
deriva dal fatto che ogni discorso presenta una interfaccia sociocognitiva, in quanto manifesta un certo modo
di rappresentarsi gli eventi umani. Van Dijk distingue fra: conoscenza personale, eventi personali specifici;
la conoscenza di gruppo, caratteristica di un organizzazione; conoscenza culturale, condivisa da tutti i

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componenti una societ. La conoscenza culturale data per scontata in ogni discorso i discorsi sono simili
ad iceberg in cui solo specifiche forme esplicite di conoscenza sono espresse ma in cui le conoscenze
presupposte sono implicite e date per scontate.
In ogni discorso rintracciabile una certa ideologia, ossia un sistema di credenze, condivise dai membri di
un gruppo, in grado di spiegare gli accadimenti. Le ideologie forniscono principi di base per orientare e
organizzare i loro atteggiamenti nei confronti di fenomeni sociali.
Per realizzare la CDA bisogna fare attenzione alle macrostrutture semantiche che indicano gli argomenti
affrontati nel corso di un dato discorso. Queste macrostrutture rappresentano ci di cui parla il discorso
(aboutness) e forniscono il suo significato globale. Esse non sono direttamente evidenti ma rimandano ai
modelli mentali sottesi. Quest'ultimi vengono suddivisi in: modelli del contesto, le rappresentazioni che
fanno riferimento all'insieme delle propriet della situazione discorsiva in atto; modelli degli eventi, le
rappresentazioni mentali concernenti i fatti con cui e modi in cui tali fatti sono definiti e interpretati.
Fairclough ha considerato l'analisi critica del discorso un elemento chiave per comprendere i cambiamenti
sociali contemporanei. Egli mantiene una posizione improntata sul realismo critico, ossia il riconoscimento
che la conoscenza, pur essendo parzialmente costruita dal soggetto in quanto adotta un certo punto di vista,
rimanda ad eventi, situazioni e pratiche sociali che mantengono la loro consistenza e la loro solidit. Il
mondo sociale non pu essere ridotto a semplice discorso, poich le persone sono confrontate con un mondo
prestrutturato che ha propriet reali, che mantiene una propria permanenza e una resistenza alle idee e ai
progetti di cambiamento.
Secondo Fairclough i discorsi sono una pratica sociale poich: sono rappresentazioni della vita sociale
caratterizzate da un certo posizionamento, poich gli attori sociali diversi vedono e rappresentano gli
accadimenti in mdi differenti; costituiscono generi, ossia modi di interagire e di vivere la vita sociale;
caratterizzano stili, ossia modi di essere nella definizione della propria identit.
La relazione fra strutture sociali astratte ed eventi concreti mediata dalle pratiche sociali che definiscono
l'ordine sociale e costituiscono forme relativamente stabili di azione sociale. Tale ordine si riflette
nell'ordine del discorso, prodotto dal modo in cui le rappresentazioni, i generi e gli stili s'intrecciano.
L'ordine del discorso costituisce il versante linguistico e semantico dell'ordine sociale.

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33. Anolli - Enunciazione e argomentazione


Enunciazione e assunzione di prospettiva
Ogni discorso il prodotto dell'enunciazione, ossia l'esposizione manifesta della propria intenzione
comunicativa adottando un definito punto di vista. L'enunciazione prevede diversi aspetti, quali: il
destinatario, l'attivit di enunciare, l'enunciato, il contesto di enunciazione. Essa per non un'attivit
lineare e unidimensionale.
Nel manifestare la propria intenzione e nel pronunciare un enunciato, il parlante deve scegliere dei percorsi
comunicativi e dei mezzi espressivi che siano appropriati alla specifica situazione e che tengano in
considerazione le conoscenze, le aspettative e le prospettive del destinatario. A livello degli enunciati, le
scelte comunicative a disposizione del parlante si possono moltiplicare in modo indefinito.
Argomentazione e retorica
La flessibilit dell'enunciazione consente al parlante di confezionare al meglio il proprio discorso per
raggiungere un soddisfacente grado di efficacia comunicativa e per ottenere un buon livello di persuasione.
Egli ha l'obbiettivo di elaborare un discorso caratterizzato da una valida argomentazione, cio
un'articolazione mirata convincente e logica degli argomenti.
La scienza dell'argomentazione comprende discipline come la filosofia, la retorica e la logica. Di solito si
distingue tra logica in senso lato (quando le verit dipendono dai significati) e logica in senso stretto
(quando concerne lo studio della necessit logica e della possibilit, cio quando le verit logiche dipendono
dalla presenza delle cosiddette costanti logiche). Nell'ambito della logica un argomento inteso come una
prova per dimostrare la verit di asserzione (la conclusione) basata sulla verit di altre asserzioni (le
premesse). Un argomento considerato valido se rispetta il principio del mantenimento della verit: se le
premesse sono vere allora anche la conclusione vera.
Andando avanti possiamo distinguere tra: retorica tradizionale, finalizzata ad insegnare alle persone come
parlare in pubblico; nuova retorica, interesse non verso il parlante ma verso il destinatario obbiettivo di
trovare il percorso argomentativo pi convincente per l'uditorio e non formare il parlante perfetto. Si passa
da una teoria della dimostrazione ( logica formale) a una teoria dell'argomentazione ( nuova retorica e
persuasione). Il campo della logica quello delle verit astratte che non dipendono dalle opinioni; il campo
della retorica il campo dell'adesione. Si tratta di individuare quelle ragioni che risultano pi vicini con il
bagaglio di credenze e valori del destinatario. Nel discorso e nella conversazione si argomenta per e con il
ricevente. L'efficacia nel raggiungimento dell'obbiettivo del parlante non conosce regole ma solo gli eventi.
La capacit di persuasione passa attraverso anche la gestione della CNV.

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34. Anolli - Analisi della conversazione


La conversazione comprende forme pi o meno familiari di interazione discorsiva in cui due o pi
partecipanti si alternano spontaneamente a parlare. Si pu intendere la conversazione come il risultato di una
interazione fra due o pi individui, spesso caratterizzati interessi divergenti orientati al raggiungimento di
uno scopo. La sua coerenza e il suo ordine si possono trovare non sul piano linguistico ma a livello delle
mosse interattive che i partecipanti compiono in modo apparentemente casuale. L'analisi della
conversazione ha l'obbiettivo di studiare il flusso della conversazione negli stessi termini in cui si svolge.

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35. Organizzazione complessiva della conversazione


La conversazione costituisce un'attivit comunicativa che si adatta a molte situazioni e contesti.
Nonostante la sua apparenza casuale e spontanea, la conversazione presenta un'organizzazione complessiva
che risponde ad una definita struttura socialmente condivisa che segue precisi standard culturali. La
conversazione caratterizzata da diverse fasi:la fase di inizio (apertura) in cui avvengono la reciproca
identificazione e riconoscimento, lo sviluppo di uno o pi argomenti; il commiato (chiusura). La fase
iniziale prende avvio attraverso l'iniziativa di uno dei partecipanti attraverso i saluti, i quali hanno una
precisa funzione di introduzione alla conversazione e rispondono a regole convenzionali. Poi lo sviluppo
degli argomenti implica l'impegno comunicativo diretto e personale dei partecipanti. L'articolazione degli
argomenti non appare sistematica ma casuale procede per associazione libera. Al termine degli scambi la
conversazione prevede una sezione di chiusura, la conclusione solitamente dolce con coppie adiacenti
simmetriche serve a gestire il momento della chiusura che comporta una separazione (es. Ok, ci vediamo
domani, Ok, a domani, Ciao, Ciao.)

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36. L'avvicendamento dei turni nella conversazione


Si ha conversazione quando si un avvicendamento dei turni, con una sequenza tipo A-B-A-B. Solitamente
c' meno del 5% di sovrapposizione fra i due parlanti interazione ordinata e cronometrica. stato osservato
un sistema a gestione locale che consente un'alternanza regolare e fluida dei turni. Ogni parlante
responsabile della costruzione del turno, considerato come l'unit minima di parole compresa fra due
possibili segnali di intesa fra i partecipanti. Solo al termine di tale unit comunicativa (Punto di rilevanza
transizionale) l'ascoltatore pu intervenire richiede una coordinata azione da parte di entrambi. Il punto di
rilevanza transizionale segna il momento temporale in cui pu avvenire uno scambio di turno fra parlante e
ascoltatore; questo passaggio regolato dalla norma della minimizzazione della pausa fra i turni,
assicurando fluidit alla conversazione, evitando appesantimento e noia. Essi seguono delle regole, che
sono:
- Conservazione del turno. Quando un partecipante intende comunicare che non vuole essere interrotto e che
vuole conservare il proprio turno egli, di norma, aumenta l'intensit della voce, la propria velocit di
articolazione, ostacolando una possibile interruzione da parte dell'interlocutore.
- Cessazione del turno. Quando il parlante intende cedere il turno di norma fa ricorso alle pause vuote,
rallenta l'eloquio e varia la propria tonalit.
- Richiesta di turno. normale che l'ascoltatore voglia interrompere il parlante per prendere a sua volta la
parola, ma possibile che il parlante non faccia mai pause sufficienti a consentire un'interruzione. La
richiesta del turno pu avvenire quindi tramite segnali vocali caratteristici, chiamati inizi balbettanti (es.
ma...ma...ma...) che sono inseriti nella conversazione mentre il parlante mantiene il suo turno sono un
invito a terminare di parlare. Qualora il parlante continui a mantenere il turno anche dopo le richieste,
l'interlocutore pu decidere di impadronirsi del turno alzando il volume della voce in modo da superare
quella del parlante.
- Rifiuto del turno. Quando l'ascoltatore vuole rifiutare l'avvicendamento del turno, anche se il parlante ha
dato segno di volerlo cedere, pu manifestare questa sua intenzione con cenni del capo, con espressioni
facciali di approvazione, con lo sguardo e con vocalizzazioni che confermino il parlante e che lo incoraggino
a continuare.

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37. Le sequenze complementari e le sequenze preferenziali nella


conversazione
Le sequenze complementari sono un altro processo conversazionale, esse sono per esempio le coppie
comunicative domanda/risposta, saluti/saluti, invito/accettazione. Esse inoltre: sono normalmente adiacenti
fra loro; sono prodotte da parlanti diversi; prevedono una distinzione di ordine fra la prima parte e la parte
complementare; costituiscono routine comunicative.
Fra le alternative delle varie risposte si possono individuare le parti complementari preferenziali rispetto a
quelle non preferenziali. Il concetto di preferenza si intende come marcatezza, in quanto i complementi
preferenziali sono non marcati (cio sono semplici e fluenti, es. Potresti spoistare ehn il libro? Si)
mentre i complementi non preferenziali sono marcati (cio pi elaborati e complessi, es Mi chiedevo se non
potremmo vederci (pausa) per andare a pranzo insieme Non credo che ce la far Uhm uhm Scusa ho
gi promesso a Roberta di uscire).
Analizzando molte conversazioni emerso che per le domande i complementi preferenziali sono i consensi
che non hanno bisogno di negoziazione, mentre quelli non preferenziali sono i rifiuti che, di solito, sono
negoziati (Usciamo stasera? silenzio Potremmo uscire sul tardi e ancdare in quel posto che ti piace).
Di solito i secondi turni non preferenziali sono marcati da una serie di indizi come: indugio tramite pause o
inserti; prefazione come l'annuncio di turni non preferenziali (come beh); spiegazione come la
giustificazione per il proprio rifiuto. In queste situazioni la marcatezza comunicativa consente
all'interlocutore di gestire in modo meno dirompente sul piano relazionale l'esplicitazione del rifiuto.
Il concetto di preferenzialit si estende alche ad altri fenomeni comunicativi della conversazione anche per
la correzione degli errori e dei fraintendimenti. In questo caso le sequenze preferenziali seguono questo
ordine: autocorrezione spontanea;correzione sollecitata attraverso l'iniziatore di correzione nel turno
successivo; correzione richiesta dall'interlocuture.
Le presequenze
La conversazione quotidiana non consiste in un flusso continuo di turni con il medesimo valore
comunicativo, ma si articola e si organizza in modo gerarchico con turni pi rilevanti. Le presequenze sono
scambi conversazionali che prevedono dei turni preliminari (Che fai questa sera? Niente Vieni via con
me? l'appello iniziale precede il turno successivo in cui spiega la ragione dell'appello). Tutto questo si per
accettare se soddisfatta una certa precondizione e cos scegliere se fare o no la domanda successiva.
Simili sono anche i preannunci che hanno lo scopo di attivare l'interesse dell'interlocutore (es. Hai sentito
l'ultima? No un mio amico si sposa e non sono insieme neanche da un anno). Le prerichieste invece
sono funzionali per la gestione delle richieste che costituiscono uno scambio fra i partecipanti, in quanto,
accanto al loro accogliemento, possono dare luogo a rifiuto (es. Hai dei biglietti x l'acap? Si/No Me ne
dia uno/Grazie lo stesso).

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38. Variazioni culturali nella conversazione


La conversazione rappresenta un sistema comunicativo universale, in quanto si ritrova presso tutte le
culture. Vi sono per delle rilevanti variazioni culturali: nella loquacit e frequenza nell'attivit del
conversare; nella gerarchia sociale; la gestione delle coppie adiacenti (es. saluti); le pause fra un turno ed un
altro; la sovrapposizione dei turni.
In generale la conversazione costituisce un sistema comunicativo universale che presenta propriet di base
comuni come l'alternanza dei turni, l'evitamento delle sovrapposizione, la presenza di coppie adiacenti, la
sincronizzazione dei ritmi, l'organizzazione complessiva.

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39. Anolli - Definizione di discomunicazione


Si parla di discomunicazione nei casi in cui gli aspetti impliciti e indiretti della comunicazione prevalgono
su quelli espliciti e diretti. Essa non solo la violazione delle regole della comunicazione, una cattiva
interpretazione dell'informazione, ma comprende anche le forme della comunicazione ironica, menzognera o
seduttiva, del linguaggio figurato e della parodia forme di comunicazione focalizzata. Nella
discomunicazione abbiamo opacit intenzionale, in quanto l'intenzione comunicativa dell'attore risulta
essere diversa dall'intenzione espressiva. Vi una sorta di velatura intenzionale/copertura, poich il gioco
fra i diversi livelli intenzionali conduce ad un messaggio segnatamente plurivoco, lasciando al partner la
responsabilit di disambiguare e di scegliere un certo percorso di senso fra quelli possibili suggeriti
dall'autore medesimo.

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40. Anolli - La comunicazione ironica


Tradizionalmente l'ironia stata considerata una figura retorica. Il termine deriva dall'accadico erewum
cio coprire. Essa si basa sull'antifrasi, cio sull'esprimere un enunciato per far intendere l'opposto del suo
significato letterale. Si osserva infatti una inversione semantica fra il significato letterale e il significato
implicito. Essa una strategia del fare come se sfuggendo all'alternativa vero-falso e sospendendo i
parametri di giudizio che ne conseguono. L'ironia volta a raggiungere un'efficace salvaguardia dei rapporti
interpersonali, lasciando notevoli spazi di libert per la gestione dei significati e delle relazioni.
L'ironia comprende:
Ironia sarcastica, consiste nel disprezzare il partner attraverso parole di elogio, in questo modo non si vuole
attenuare la durezza dell'espressione critica, bens si vuole condannare l'altro senza scomporsi umiliandolo
con sarcasmo e freddezza.
Ironia bonaria, consiste nell'elogiare il partner facendo ricorso a frasi di critica, in questo modo si stempera
l'euforia dell'elogio diretto che pu essere fonte di imbarazzo.
Ironia socratica, modo di comunicare elegante e ingegnoso per mettere in discussione mode e dogmi senza
sbilanciarsi n compromettersi.
Ironia scherzosa, si avvicina alla battuta di spirito e serve a sdrammatizzare una situazione tesa o
conflittuale.
L'ironia l'arte di essere chiaro senza essere evidente la chiarezza dell'enunciato ironico non implica
trasparenza comunicativa, per questo rimane una forma di discomunicazione. La comunicazione implicita
dell'ironia pone una maschera su ci che si pensa e si prova, ma una maschera che rivela ci che copre ma
anche copre ci che rivela.

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41. Principali teorie sulla comunicazione ironica


La prospettiva razionalista (Grice). L'enunciato ironico consiste nel dire p facendo intendere non p
(antifrasi di prima). L'ironia intesa in termini di opposizione fra l'atteggiamento soggettivo (intenzione)
dell'attore e l'atteggiamento generato dalle attese dell'espressione letterale della frase. Non esiste ironia
equivoca o univoca: il dilemma si risolve nel livello di competenza del partner, poich l'ironia una
strategia comunicativa indiretta ma chiara. Questa prospettiva rimane ancorata all'articolazione linguistica.
- La prospettiva macchiavellica. L'ironia viene considerata come una forma comunicativa volta a creare una
serie di effetti sul partner, senza tener conto delle regole formali del linguaggio n la veridicit del
messaggio. L'attenzione si sposta ai processo relazionali implicati, in quanto l'ironia pu diventare un mezzo
efficace per disorientare il partner. in gioco un tipico cambiamento di passo (footing di Goffman). Essa
implica una violazione delle attese contestuali del partner e comporta una lettura accorta che sappia valutare
in modo attento la contraddizione lecita insita nel commenti ironico. Secondo l'ipotesi della simulazione
allusiva gli effetti ironici sono generati dall'allusione ad un'attesa mancata, prevista sul piano convenzionale.
Alla base comunque vi una condizione di incongruenza suscitata dall'incoerenza e dalla mancanza di
aderenza ad uno script atteso.
- La teoria ecoica (Sperber e Wilson). L'ironia viene intesa come un modo per riprendere il pensiero, l'azione
e l'atteggiamento del partner. Con il commento ironico il parlante produce un enunciato che fa da eco a
quanto detto o fatto in precedenza dal partner, ponendo in evidenza nel medesimo tempo il proprio
atteggiamento critico o umoristico. L'ironia un tipo di citazione indiretta, impiegata con lo scopo di fare
eco in modo distorcente. La comunicazione ironica , da un lato, menzione implicita di quanto detto o fatto
dal partner, dall'altro un modo per manifestare il proprio atteggiamento nei confronti dell'oggetto del
commento.
- La prospettiva teatrale (Morgan). L'ironia qui viene interpretata come finzione finzione trasparente perch
il parlante afferma qualcosa facendo finta di credervi e, nel medesimo tempo, segnala attraverso gli
indicatori paralinguistici che si tratta di una finzione; ma anche simulazione perch l'ironista crea una sorta
di complicit con il destinatario che al corrente della simulazione. La comunicazione ironica si avvicina
quindi alla parodia, in quanto si fonda sulla contrapposizione antitetica di due termini da cui sorge l'effetto
ironico. Tutte queste implicano una sorta di complicit fra autore e destinatario, poich richiedono la
condivisione dei livelli di comunicazione primario-secondario.
In questa prospettiva la comunicazione ironica una strategia di esclusione, cio di selezione fra chi deve
capire (essendo a conoscenza degli antefatti) e chi destinato a restare escluso da una comprensione pi
profonda di quella letterale.

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42. Funzioni psicologiche della comunicazione ironica


Facendo ricorso al commento ironico la persona pu rimanere opaco sul piano relazionale, pur non essendo
silente. Essa un'espressione della dialogicit espressiva, secondo cui la parola non semanticamente
unidimensionale ma a pi voci e la sua interpretazione assumo forme diverse.
Sul piano psicologico la comunicazione ironica assolve a distinte funzioni psicologiche:
- Rispetto delle convenzioni come aggirare la censura in modo culturalmente corretto. La comunicazione
ironica una strategia indiretta ed efficace per cogliere nel segno in modo implicito, senza trasgredire le
norme e gli standard previsti dal sistema culturale di appartenenza. Il commento ironico consente di evitare
la censura degli altri, pur affrontando quei temi che altrimenti andrebbero taciuti. Quando non si pu
vestire la pelle del leone, si vesta quella della volpe Baltasar Gracian y Morales (aggirare la censura).
- Confine di riservatezza come proteggere lo spazio personale. L'ironia uno strumento per conservare
dignit, compostezza e contegno. Essa serve a tutelare lo spazio personale e a proteggere la propria
riservatezza.
- Ambiguit relazionale come rinegoziare i significati fra i partecipanti. In questo profilo si parla di
polisemia pragmatica della comunicazione ironica, poich il messaggio ironico offre diversi percorsi di
senso all'interpretazione da parte del destinatario. Questa polisemia permette di negoziare i significati del
commento ironico, offrendo all'ironista la libert di non assumersi pienamente la responsabilit di ci a cui
allude e di non compromettersi la responsabilit del valore ironico passa dall'autore al partner e
all'interpretazione che ne da quest'ultimo. Assume rilievo la regolazione del peso dell'implicito poich entro
certi contesti relazionali l'ironia assume la funzione di attenuazione (mitigazione dell'implicito una critica
espressa in modo ironico pi leggera, uguale per un elogio che meno imbarazzante) mentre in altri quella
di esaltazione dell'implicito (accentuazione dell'implicito un commento sarcastico pi mirato e calcolato
di una critica aperta).
La voce dell'ironia
La comunicazione ironica un fenomeno eminentemente vocale, originato dal gioco contrastivo fra gli
aspetti linguistici e gli aspetti paralinguistici nella produzione di un dato enunciato. Il commento ironico
nasce dalla sintesi fra il significato linguistico (letterale) e il profilo soprasegmentale dal significato opposto.
Il profilo vocale che si assume un tono acuto e modulato, di intensit elevata e ritmo rallentato; si presenta
come una sorta di sottolineatura caricaturale e una marcatura enfatica del tratti soprasegmentali.
Lo script ironico
Affinch possa avere luogo un commento ironico, sono indispensabili quattro fasi distinte:
- premessa, un bagaglio di conoscenze reciproche interpersonali condivise dagli interlocutori;
- evento focale, l'oggetto del commento ironico;
- effetto ironico, prodotto dal modo in cui il commento ironico interpretato dal destinatario; si possono
individuare tre possibili contromosse: il fraintendimento (il destinatario non capisce altro che il significato
letterale), il disconoscimento (il destinatario ha capito il commento ironico ma decide di fermarsi

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all'interpretazione letterale), il touche (la comunicazione ironica arrivata al bersaglio che mostra di aver
capito).

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43. Anolli - La comunicazione seduttiva


La seduzione costituisce un importante processo di avvicinamento fra le persone e l'esito sperato quello di
una drastica riduzione della distanza psicologica fra due individui. La seduzione pu infatti essere definita
come una sequenza strategica e intenzionale di mosse il cui traguardo quello di attrarre un'altra persona.
Lo scopo di costruire un legame forte con il partner e di raggiungere una relazione intima con lui. La
seduzione pu essere alimentata da sentimenti forti e importanti o da giochi relazionali connessi
all'autostima e all'immagine di s.
Dilemma del porcospino di Shopenauer: "Una compagnia di porcospini, in una fredda giornata dinverno, si
strinsero vicini, per proteggersi, col calore reciproco, dal rimanere assiderati. Ben presto, per, sentirono le
spine reciproche; il dolore li costrinse ad allontanarsi di nuovo luno dallaltro. Quando poi il bisogno di
scaldarsi li port di nuovo a stare insieme, si ripet quellaltro malanno; di modo che venivano sballottati
avanti e indietro tra due mali, finch non ebbero trovato una moderata distanza reciproca, che rappresentava
per loro la migliore posizione. "
Dall'essere qualunque all'essere qualcuno
Il corteggiamento assume particolare rilevanza poich la scelta del partner influenzata da caratteristiche
connesse con la possibilit di avere una discendenza. cos che si spiegano le differenze di genere: le
femmine privilegiano la forza e la posizione dominante del compagno; i maschi scelgono la strategia della
quantit degli accoppiamenti nella specie umana tutto questo si traduce in atteggiamenti comunicativi
precisi in fase di corteggiamento. Gli uomini sono portati ad enfatizzare la loro posizione sociale e la loro
disponibilit di risorse, mentre le donne privilegiano gli indicatori morfologici della bellezza, della
giovinezza e della salute ( come segnali di fertilit).
Il punto di partenza del corteggiamento l'individuazione e selezione di un partner attraente e interessante.
Poi si cerca di stabilire il contatto con lui attraverso opportune strategie di esibizione al fine di farsi notare.
Poi si procede per stabilire un reciproco avvicinamento con lo scopo di stabilire una relazione di intimit
attraverso la riduzione progressiva del grado di incertezza. Il processo seduttivo si conclude con la decisione
di mantenere il legame in una cornice di relativa stabilit.
La paradossalit della comunicazione seduttiva
il primo obbiettivo del seduttore quello di emergere dall'anonimato e di cambiare status dall'essere
qualunque all'essere qualcuno. In questa fase di esibizione sono aumentati i segni estetici della
comunicazione e sono ridotti i contenuti referenziali. Nel corso di questo processo ciascuno dei due partner
sollecitato a esaltare le qualit e i punti di forza e a nascondere i limiti ed i difetti per rendersi attraente
modificare la propria immagine temporaneamente; non con lo scopo di ingannare ma per esaltare la propria
immagine di s.
Dato che l'individuo mette in gioco s stesso, non pu correre il rischio di un rifiuto netto da parte
dell'eventuale partner sia per la propria immagine che per l'autostima.

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L'obliquit della comunicazione seduttiva


Data la natura complessa dell'interazione seduttiva, occorre fare ricorso ad una comunicazione obliqua e
indiretta. Il principio a cui il seduttore deve attenersi dire abbastanza ma non troppo.
La comunicazione intrigante si fonda su forme sottili e allusive di comunicare e lascia intendere pi di
quanto si dica.
Modalit non verbali nella comunicazione seduttiva
La comunicazione seduttiva fa affidamento soprattutto su modalit non verbali per catturare l'attenzione e
per sedurre l'eventuale partner. Ci sono diversi sistemi non verbali di segnalazione:
- Il contatto oculare e la dilatazione della pupilla. Il contatto oculare esprime fiducia, disponibilit e
interesse. La dilatazione della pupilla un segnale di attrazione verso il potenziale partner.
- Il sorriso timido.
- La sincronizzazione dei gesti. In un incontro iniziale la sincronizzazione dei gesti e l'adozione del
medesimo ritmo favoriscono il reciproco interesse aumenta la percezione di soddisfazione e suscita la
percezione di intesa.
- La voce.

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44. Anolli - La comunicazione menzognera


La famiglia degli inganni
Le propriet essenziali della comunicazione menzognera sono: falsit del contenuto; consapevolezza di tale
falsit; l'intenzione di ingannare il destinatario. La menzogna un atto comunicativo consapevole e
deliberato di ingannare un altro che non consapevole e che non desidera essere ingannato. L'inganno ha
all'interno diverse sottocategorie: l'autoinganno (impiego sistematico della menzogna); le menzogne
preparate; le menzogne impreparate; le bugie pedagogiche (per rassicurare un bambino); le bugie innocenti
o convenzionali (dette per buona educazione).
Esistono poi altri sottogruppi di inganni:
Omissione. Il parlante omette di fornire alcune informazioni essenziali per gli scopi del partner.
Occultamento. Il parlante nasconde alcune informazioni rilevanti, fornendo al partner informazioni
divergenti o secondarie anche se vere per fargli assumere false credenze.
Falsificazione. Il parlante deliberatamente invia al partner informazioni che sa essere false.
Mascheramento. Il parlante cela informazioni importanti e pertinenti, fornendo al partner altre informazioni
false.
Non necessario affermare il falso per dire una menzogna; spesso vero e falso sono mescolati si pu dire
una menzogna anche dicendo la verit, facendo s che il partner assuma false credenze sulla base di false
presupposizioni.
L'intenzione di mentire
Esistono differenti livelli intenzionali:
- intenzione nascosta, il parlante intende ingannare il partner manipolando e falsificando l'informazione, ma
tale intenzione non deve trapelare;
- intenzione manifesta, il parlante intende trasmettere al partner l'informazione manipolata e falsificata;
questa si divide in: intenzione informativa, quando il parlante desidera che il partner accolga l'informazione
come vera; intenzione di sincerit, quando il parlante desidera che il partner creda che ci che ha detto sia
vero.
Perch mentire? L'azione ingannevole il risultato di una valutazione della situazione contingente per
ottimizzare le possibilit e per ottenere uno stato di cose desiderabile, in termini di rapporto fra costi e
benefici soluzione che massimizza le opportunit e minimizza i rischi. Le motivazioni per cui si ricorre alla
comunicazione menzognera sono: acquisire o proteggere le proprie risorse, per gestire la relazione col
partner, per mantenere il livello di autostima queste sono state definite da Goffman menzogne benevole. Le
menzogne di sfruttamento sono per esempio il guadagnare a scapito di altri, per danneggiarli o sfruttarli.
Modi di dire e di scoprire la menzogna
Non esiste un repertorio di segnali fissi e universali della comunicazione menzognera ma esistono degli stili
comunicativi che compaiono pi frequentemente in questo ambito.
Uno stile linguistico va inteso come un'organizzazione dinamica e articolata di micro e macro componenti

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del linguaggio, intenzionalmente attuata dal parlante per produrre specifici effetti sul destinatario all'interno
di un determinato contesto. I principali stili linguistici sono:
- Ambiguit e prolissit. il ricorso ad un elevato numero di modificatori con valenza dubitativa (circa,
quasi, forse), di livellatori (tutti, nessuno) e di predicati epistemici (penso, credo), a frasi lunghe e complesse
nonch un grande impiego di dettagli secondari irrilevanti. In questo modo il mentitore cerca di diluire la
falsit e renderla meno identificabile.
- Assertivit ed evitamento ellittico. Quando il mentitore si trova di fronte ad un destinatario sospettoso il
mentitore impiega forme elusive e reticenti per esprimersi, con lo scopo di dire il minimo necessario, usa
pause frequenti.
- Impersonalizzazione. Si attua attraverso un limitato numero di autoriferimenti, un ricorso frequente a terze
persone e ad un elevato uso di forme impersonali. Il mentitore intende evitare di assumersi la responsabilit
di quanto dice.
Non esiste neanche un repertorio di indizi non verbali ma possiamo trovare per esempio: maggiori battiti
ciliari, gesti di automanipolazione, aumento di movimenti di gambe e piedi oppure, viceversa, ipercontrollo.
L'abilit di scoprire la menzogna strettamente connessa con l'abilit di dire la menzogna.
Quale migliore mentitore del mentitore sincero?
Nella competenza della comunicazione menzognera sono state avanzate due ipotesi:
- Personalit macchiavellica e comunicazione menzognera. La personalit macchiavellica descrive la
disposizione a manipolare e sfruttare gli altri, giustificando tali azioni per scopi di adattamento. La condotta
macchiavellica caratterizzata da tre aspetti: impiego di strategie di manipolazione; percezione cinica degli
altri come deboli e inaffidabili; indifferenza di fondo verso le regole della moralit.
- L'autoinganno. un mezzo efficace per mentire agli altri in modo credibile il soggetto ha l'intenzione
d'inventare una falsa credenza per s stesso che conosce il vero. In qualche modo preferisce accettare il non
vero perch condizione spiacevole, piuttosto che l verit. C' una correlazione fra autoinganno e autostima
un meccanismo di difesa.

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45. Principali teorie sulla comunicazione menzognera


Vi sono tre teorie principali sulla comunicazione menzognera:
- La manipolazione dell'informazione. Essa considera la comunicazione menzognera come una classe
specifica di fenomeni e processi comunicativi; suggerisce che i comunicatori manipolano e trasformano
contemporaneamente l'informazione lungo differenti dimensioni mentre ingannano l'altro. Nelle interazioni
quotidiane gli individui sono in grado di controllare il grado e la qualit delle informazioni che essi rivelano
lungo quattro dimensioni: quantit, veracit, pertinenza, chiarezza. I messaggi ingannevoli sono tali perch
mettono in atto scostamenti in maniera velata e obliqua.
- L'inganno interpersonale. Secondo questa teoria i mentitori controllano le informazioni dei loro messaggi
ingannevoli, con lo scopo di presentarsi in modo affidabile e degno di fiducia. L'interazione menzognera
caratterizzata da una serie di mosse e contromosse. La comunicazione strategica attuata consapevolmente
dal mentitore con lo scopo di presentarsi in maniera credibile e di fornire un'impressione onesta di s; le
principali strategie comunicative impiegate sono: incertezza (o vaghezza, inviare messaggi volutamente
ambigui), reticenza (ritirarsi dall'interazione diretta con risposte brevi), dissociazione (allontanare da s la
responsabilit della menzogna), protezione dell'immagine e della relazione. La comunicazione non
strategica della menzogna formata da indizi di smascheramento involontari e non intenzionali. Questi
indizi si possono raggruppare in tre categorie: rivelatori di attivazione emotiva e nervosa (tono alto della
voce, errori linguistici, maggiore frequenza dei cambiamenti di postura, ammiccamento pi frequente);
rivelatori di effetti negativi (espressioni facciali di spiacevolezza, ridotto contatto oculare); rivelatori di
incompetenza comunicativa (esitazioni, ripetizione di parole, maggiore frequenza di pause).
- La discomunicazione menzognera. La comunicazione menzognera un processo eterogeneo con diverse
forme espressive; prevista la distinzione in menzogne ad alto contenuto ( conseguenze serie per il
mentitore e per il partner) e menzogne a basso contenuto. La comunicazione menzognera governata da un
atteggiamento intenzionale complesso e graduabile in funzione della produzione dell'atto ingannevole entro
un determinato cointesto relazionale.

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46. L'impegno cognitivo della comunicazione menzognera


- Ipotesi del carico cognitivo. Secondo questa ipotesi la comunicazione menzognera pi impegnativa sul
piano cognitivo, in quanto si tratta di fabbricare un messaggio dal nulla in modo coerente e di confezionarlo
in modo compatibile con le conoscenze del partner, rispettando i vincoli della situazione contingente teorie
molto criticata perch stato dimostrato che ci sono situazioni dove dire la verit pi impegnativo.
- La variabilit dell'impegno cognitivo nella comunicazione menzognera. Qui si distingue (le ho gi spiegate
prima) tra menzogne preparate/impreparate e tra menzogne ad alto contenuto/a basso contenuto. Qui
solitamente compare il dilemma tra il dire la verit o no questo impegno si manifesta sia a livello linguistico
che non verbale.
- La pianificazione e l'elaborazione cognitiva del messaggio menzognero. Lo spazio comunicativo fra due
interlocutori governato da un sistema comunicativo regolato congiuntamente da entrambi, in cui ciascuno
aperto ad essere influenzato dall'altro. In quanto pianificata, la struttura del messaggio menzognero deve
riflettere il continuo flusso di pensieri e di azioni esistente fra gli interlocutori esso il risultato di una
gestione locale della sequenza degli scambi comunicativi che esige una forte aderenza alla situazione.

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47. Anolli - La comunicazione patologica: schizofrenica e


paradossale
La comunicazione un'attivit relazionale profonda che va a toccare le radici della identit personale e della
posizione sociale di ogni individuo condizione essenziale del benessere e del disagio psicologico. Si
vista una stretta interdipendenza fra i disturbi comunicativi e i disturbi psicopatologici.
La schizofrenia un dissesto generale della personalit dell'individuo che va dalla percezione e dal pensiero
ai sentimenti e alle emozioni, ai rapporti sociali produttivi. Spesso la persona schizofrenica ha un
atteggiamento sospettoso, governato da un'attenzione vigile ma tesa e rigida. Il soggetto tende a rifiutare ci
che evidente ed alla continua ricerca di indizi che convalidano la sua vera interpretazione della realt.
A livello comunicativo, il soggetto procede all'elaborazione di uno stile comunicativo contraddittorio,
frammentato e disperso con neologismi incomprensibile e inafferrabile.
Per lo stile della persona si riflette anche sullo stile comunicativo della famiglia attraverso un sistema di
squalifiche, ambiguit, espressioni criptiche e bizzarrie. Alla radice vi l'impossibilit di definire le
relazioni fra i partecipanti serie di giochi psicologici es. tra genitori che mettono in mezzo i figli.
Il paradosso una contraddizione che deriva dalla deduzione corretta da premessecoerenti. La
comunicazione paradossale richiede che vi sia una relazione asimmetrica fra chi avanza questa ingiunzione e
chi deve eseguirla, richiede che il destinatario dell'ingiunzione non sia nella condizione di uscire fuori dallo
schema relazionale (es. andandosene).
Esempi: dovresti amarmi - dovresti farlo di tua iniziativa... dire due cose che si escludono a vicenda.
Nella conversazione ricorrente il cambiamento di argomento attraverso inserti o associazioni libere.
Solitamente il passaggio di argomento segnalato attraverso segnali linguistici o non linguistici. Si parla di
squalifica conversazionale del messaggio se sono assenti segnali di marcatezza di passaggio di argomento e
se i contenuti espressi dal messaggio sono incongruenti con quanto detto prima ignorare completamente
l'interlocutore e quanto ha detto. Sul piano relazionale la squalifica conversazionale assume il valore della
disconferma l'interlocutore non prende atto dell'esistenza del parlante.
La squalifica conversazionale diffusa negli scambi quotidiani ma assume valore sfavorevole quando
diventa sistematica.

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48. Anolli - La comunicazione nei e fra i gruppi e nelle


organizzazioni
La comunicazione svolge una funzione centrale nel funzionamento del gruppo sociale, inteso come un
insieme di pi soggetti che: interagiscono fra loro in modo interdipendente, si percepiscono come membri di
un dato gruppo e sono percepiti come tali da individui di altri gruppi. I gruppi sociali sono qualificati dalla
consapevolezza dell'appartenenza al gruppo, la quale favorisce la distinzione del gruppo rispetto ad altri
gruppi distinzione ingroup e outgroup.
La genesi dei gruppi si fonda sulla condizione ultrasociale della specie umana nella prospettiva del reciproco
guadagno il gruppo prevede la presenza e l'azione di un sistema di interazioni e di scambi fra i componenti,
il cui esito consiste nell'interazione sociale. Tale azione integrata implica la definizione e la condivisione di
un progetto comune attraverso cui vengono a realizzarsi gli scopi del gruppo stesso.
All'interno del gruppo vi una differenziazione fra le persone in termini di posizione, status e competenze,
ponendo le premesse per la complessit gestionale del gruppo e per la costituzione della leadership nella
condivisione di norme e standard di riferimento ogni gruppo definisce la propria cultura.

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49. Anolli - Comunicazione e influenza sociale


Nei gruppi la comunicazione concerne l'influenza sociale, intesa come modalit di base per orientare e
dirigere in modo reciproco il sistema delle credenze positive e negative, degli atteggiamenti e degli scopi dei
membri del gruppo. L'influenza sociale un dispositivo universale poich la semplice presenza di altri
esercita una serie di effetti facilitanti o inibitori dell'azione del soggetto. Solitamente si distingue fra:
influenza sociale informativa, cio la disposizione ad accettare un'informazione proveniente da un altro
come vera (tramite questa accettazione privata un partecipante del gruppo tende a definire la realt cos
come la definiscono gli altri membri); l'influenza sociale normativa induce l'individuo a conformarsi alle
norme, alle aspettative e agli standard del gruppo.
La vastit dell'influenza sociale stata spiegata da Ash (1956) nel suo esperimento venivano presentate tre
linee differenti, insieme ad una linea campione, si verificato che il 76% dei soggetti si adegua alla
pressione informativa e normativa del gruppo e che circa 1/3 segue la maggioranza in tutte le risposte errate,
dimostrando un alto grado di acquiescenza sociale. L'esperimento mostra come gli aspetti proposizionali
della comunicazione siano influenzati dagli aspetti relazionali. Vi inoltre una asimmetria comunicativa fra
il singolo e il gruppo nella sua totalit questo colloca il soggetto in una posizione di relativa debolezza e di
dipendenza a fronte di un gruppo che individua un certo punto di vista.
Il conseguimento dell'influenza sociale richiede una base di potere, inteso come distribuzione diseguale delle
risorse e come capacit di controllo nei confronti delle decisioni degli altri. Sul piano della comunicazione il
potere va definito come relazione fra due soggetti A e B, regolata da alcuni parametri: le risorse possedute
da A, l'asimmetria, la sfera del potere di A (il potere di A su B riguarda solo alcuni ambiti), la creazione
delle aspettative (A ha potere su B se B si aspetta che adeguandosi ad A possa ottenere dei vantaggi; o
rifiutandosi delle sanzioni). In questo ambito il potere va definito come una relazione asimmetrica,
riguardante ambiti specifici, nel quale A, in virt delle risorse di cui si presume disponga, appare in grado di
indirizzare e di influenzare in modo intenzionale la condotta di B verso la realizzazione dei propri obbiettivi.
Pertanto la relazione di potere, pur essendo asimmetrica, caratterizzata dalla bidirezionalit degli scambi
comunicativi.

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50. Gli effetti dell'influenza sociale sulla comunicazione


L'influenza sociale implica forme pi o meno forti di pressione sociale da parte del gruppo nei confronti del
soggetto per rafforzare atteggiamenti, valori e comportamenti che sono in linea con gli standard previsti dal
gruppo attraverso un'azione di solidariet epistemica ed emotiva. L'influenza sociale ha la funzione di
normalizzazione per mantenere condizioni di prevedibilit e di ragionevolezza nel flusso delle interazioni
sociali e istituzionali, per far fronte alla minaccia rappresentata dalla devianza, nonch per evitare il
conflitto.
L'influenza sociale da origine a numerosi effetti sul soggetto:
- La reattanza psicologica. Compare nel momento in cui l'influenza sociale sotto forma di pressione
percepita e valutata dal soggetto come costrizione e restrizione della propria libert egli prover una
reazione emotiva per recuperare il proprio spazio di comunicazione e di scelta, per ribadire la propria
distintivit e unicit in termini di comunicazione e di azione.
- La differenziazione individuale. Essa intesa come definizione di uno spazio personale distintivo che eviti
l'omogeneizzazione e l'uniformit del gruppo. Ogni soggetto avverte l'esigenza di rivendicare la propria
unicit. Fenomeno della conformit superiore al s adesione perfetta alle norme del gruppo, in modo da
essere percepito come un prototipo e una sorta di ideale per gli altri membri del gruppo, un modo per
differenziarsi.
L'influenza sociale produce quindi due categorie di effetti: coesione e differenziazione.
Influenza maggioritaria e influenza minoritaria
Si possono distinguere, tra le altre, due forme di influenza sociale:
- L'influenza maggioritaria. L'influenza prodotta dalla maggioranza genera livellamento ed
omogeneizzazione del gruppo. La coesione obbliga a rispettare gli atandard stabiliti e l'unanimit assume
una funzione rassicurante nel confermare le scelte fatte e nell'escludere la possiblit di aderire ad altre
norme. Essa l'effetto di vari fattori come la numerosit della maggioranza, l'immediatezza della pressione
esercitata e la consistenza della maggioranza (coesione). L'esito pi evidente dell'influenza sociale la
conformit da parte dei vari membri del gruppo.
L'influenza minoritaria. Secondo la prospettiva di Moscovici l'influenza sociale bidirezionale e reciproca,
in quanto riguarda la minoranza allo stesso titolo della maggioranza. Quando la minoranza estende il proprio
punto di vista in modo coerente sulle questioni esaminate, lo mantiene nel tempo in modo stabile e fa
riferimento ad argomentazioni dotate di forza e qualit, non pu non influenzare il pensiero del gruppo.
Siamo di fronte ad una minoranza nomica e attiva qualificata da un punto di vista alternativo e da forti
convinzioni in grado di mettere in discussione quelle dominanti del gruppo.

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51. Anolli - La comunicazione persuasiva e i principali modelli


teorici
La comunicazione persuasiva una modalit centrale per generare e sostenere l'influenza sociale, in quanto
ha lo scopo di modificare uno stato mentale degli altri. Essa serve a mantenere l'identit di gruppo, a
impedire movimenti di devianza, a influenzare i processi di decisione. L'efficacia della comunicazione
persuasiva consiste nella capacit di ottenere successo in condizioni di libert mira a cambiare gli
atteggiamenti, intesi come disposizioni interne e valutazioni generali di un ambito, in grado di orientare
l'azione conseguente. Si tratta di disposizioni apprese dall'esperienza che restano relativamente stabili nel
tempo.
I principali modelli teorici
- La teoria del giudizio sociale. Il cambiamento mediato da processi di giudizio e il risultato della
comunicazione persuasiva dipende dal modo in cui il ricevente valuta la posizione sostenuta nel messaggio.
Questo processo regolato da due fattori: il grado di accettazione, di rifiuto o d'indifferenza verso le idee
proposte; il livello di coinvolgimento personale nell'argomento in questione. Tanto pi aumenta il
coinvolgimento, tanto pi si estende l'area del rifiuto e si riducono le affermazioni accettabili. L'esito di
questi processi si traduce negli effetti di contrasto ( quando il soggetto percepisce il messaggio pi distante
dalla sua posizione pi di quanto lo sia realmente) e assimilazione ( quando il soggetto valuta il messaggio
come vicino alla sua posizione pi di quanto lo sia realmente).
- Il modello del valore dell'aspettativa. Esso considera l'atteggiamento come il prodotto di due fattori: il
valore di un dato attributo (la sua desiderabilit) l'aspettativa che un certo oggetto possieda quell'attributo (la
forza della credenza). Il cambiamento dell'atteggiamento conseguenza del cambiamento di alcune credenze
salienti nei confronti dell'oggetto in esame.
- La teoria dell'azione ragionata. Per modificare il comportamento di una persona occorre modificare la sua
intenzione, la quale a sua volta influenzata da due fattori: l'atteggiamento dell'individuo verso il
comportamento in oggetto; la norma soggettiva dell'individuo.
Il modello della probabilit di elaborazione delle informazioni. Il destinatario varia nel modo in cui affronta
le informazioni contenute nel messaggio persuasivo: si va lungo un continuum di ambiti dove si sente molto
impegnato a livello di pensiero e di riflessione mentale ad altri in cui si sente poco impegnato.
L'elaborazione delle considerazioni sostenute nel messaggio persuasivo influenzata sia dalla motivazione
sia dall'abilit del destinatario. La motivazione alimentata dal livello di coinvolgimento nell'ambito in
questione, dalla molteplicit degli argomenti e delle fonti, dal bisogno di conoscenza.

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52. Principali fattori della comunicazione persuasiva


I principali fattori che caratterizzano la comunicazione persuasiva sono:
- Caratteristiche della fonte. La fonte pu far leva su tre fattori: la sua credibilit, il grado di fiducia e
competenza che le sono riconosciute da parte del destinatario. Le modalit comunicative, l'attrazione fisica e
la simpatia possono essere altri fattori che favoriscono la comunicazione persuasiva nei gruppi.
- Caratteristiche del messaggio. I fattori che concorrono a creare un messaggio persuasivo efficace sono: la
struttura del messaggio, cio l'ordine degli argomenti e la natura delle conclusioni; lo stile del messaggio,
tipo il prendere solo argomenti a favore del messaggio o prendere anche argomenti contro per confutarli; la
strategia della sequenza delle richieste.
- Caratteristiche del destinatario. Le caratteristiche possono essere stabili come il suo grado di influenzabilit
o la sua autostima o momentanee come la capacit di resistenza alla comunicazione persuasiva. In aggiunta
ci possono essere dei fattori contestuali.

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53. Anolli - Il pettegolezzo e le dicerie


Il pettegolezzo una evidente manifestazione di un bisogno vitale di comunicare. Se non vi nulla di
importante di cui parlare, alcuni membri di un gruppo spesso parlano di altri membri di un gruppo in termini
positivi o negativi, raccontando avvenimenti o giudizi, esprimendo opinioni benevole o malevole sul loro
conto. Sotto questo profilo il pettegolezzo una pratica universale, essa serve ad alimentare e a mantenere
vivi i rapporti interpersonali nei gruppi sociali, a definire e a far circolare una certa immagine dei singoli
membri, a modificare la percezione delle posizioni sociali dei vari membri nella distribuzione dei rapporti di
potere, a creare alleanze e coalizioni nei vari sottogruppi, a sostenere in generale l'identit del gruppo.

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54. Funzioni psicologiche del pettegolezzo


Il pettegolezzo implica una serie di dicerie trasmesse di bocca in bocca con l'aggiunta facoltativa di
commenti personali trasmissione orale. In generale il pettegolezzo concerne aspetti personali e privati dei
soggetti di cui si parla. Si osserva una asimmetria sociale nel pettegolezzo, poich sono soprattutto messaggi
riguardanti i personaggi pubblici e delle persone che occupano una posizione sociale superiore. Sotto questo
profilo il pettegolezzo assume valore normativo, poich la chiacchiera costituisce una sorta di denuncia di
atti reprensibili da additare al biasimo svolge un'azione di conferma dell'assetto dei valori di una certa
comunit.

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55. Elaborazione semantica del pettegolezzo


I processi di elaborazione attraverso i quali si forma il pettegolezzo sono:
- Riduzione delle informazioni. Vi una prima trasformazione semantica del messaggio iniziale che
comporta una rilevante riduzione delle informazioni.
- Accentuazione. Altri particolari invece tendono a diventare particolarmente salienti e rilevanti.
- Assimilazione. una modalit di conservazione, deformazione, omissione o aggiunta degli elementi
informativi.
- Rappresentazione stereotipata. L'assimilazione conduce a una rappresentazione stereotipata della
situazione oggetto del pettegolezzo, in quanto essa trasforma e assimila le informazioni secondo le categorie
cognitive, affettive e normative del gruppo.
Il pettegolezzo soggetto a particolari processi di soggettivazione e sfocia in una forma di memorizzazione
collettiva.

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56. La diffusione del pettegolezzo


Il pettegolezzo sorge spesso in concomitanza con una novit o di una situazione insolita che non si riescono
a spiegare con i consueti sistemi di rappresentazione della realt e che risultano importanti per i soggetti
un tentativo di spiegare eventi nuovi e insoliti per ridurre l'ambiguit e l'incertezza. Il pettegolezzo, pur
essendo senza fondamento razionale e senza possibilit di essere direttamente verificato, dato come
un'informazione altamente credibile, tale credibilit attribuita alla fonte. La credibilit non diminuisce
neanche con le smentite dei personaggi oggetto del pettegolezzo esse anzi costituiscono conferme indirette
della validit e verit del pettegolezzo. Per combattere le dicerie, soprattutto in organizzazioni complesse
(ospedali, aziende...),si osservato che il sistema pi efficace far circolare altre dicerie che smentiscano le
prime.

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57. Anolli - Comunicazione e decisione di gruppo


La comunicazione entra di diritto nei processi di presa di decisione che spesso il gruppo di lavoro invitato
ad affrontare per raggiungere i propri obbiettivi.
Il processo della decisione di gruppo costituisce uno degli aspetti pi importanti dell'attivit svolta dal
gruppo medesimo. La comunicazione pu essere considerata sia come mezzo per l'interazione sia come
dispositivo costitutivo delle decisioni di gruppo. In quest'ultimo caso la comunicazione fondamentale
perch: le decisioni emergono come esito dello sviluppo d'idee e gli scambi comunicativi generano
l'incremento, l'elaborazione, la modificazione o la cancellazione delle idee; le decisioni sono prodotti sociali
inseriti nella realt sociale del gruppo e la comunicazione partecipa in modo essenziale a creare e sostenere
tale realt.
La decisione pu essere considerata come la determinazione deliberata e consapevole per effettuare una data
azione scegliendo all'interno di una certa gamma di alternative possibili.
Si pu procede al confronto fra decisione individuale e decisione di gruppo. Quelle di gruppo sono
solitamente pi arrischiate di quelle prese individualmente, e le scelte individuali fatte dopo la discussione di
gruppo sono pi rischiose di quelle fatte prima. Il fenomeno della polarizzazione verso il rischio nelle
decisioni di gruppo comporta lo spostamento della decisione collettiva verso una posizione estrema di una
determinata dimensione psicologica a seguito dei processi di comunicazione e discussione che sono avvenuti
dentro il gruppo. La polarizzazione si pu spiegare attraverso tre fattori:
La discussione di gruppo. Lo scambio di informazione crea le condizioni per individuare nuovi argomenti
che orientano i membri del gruppo verso un certo estremo e pone in moto una sequenza d'interazioni
comunicative che in talune circostanze innescano il fenomeno del groupthink (pensiero di gruppo).
Quest'ultimo conduce i membri del gruppo all'illusione di invincibilit, ad una rappresentazione stereotipata
degli altri gruppi, a forme di autocensura.
La divergenze fra le posizioni. La divergenza iniziale delle opinioni del gruppo crea le condizioni perch si
formi una maggioranza ed una minoranza, innescando le conseguenti pressioni.
Impegno e coinvolgimento. La polarizzazione possibile sono con un notevole impegno dei partecipanti.
In altre circostanze invece la comunicazione favorisce il consenso e la coesione. La presa collettiva di
decisione, congiuntamente ai processi di decisione, contribuisce in modo rilevante alla formazione della
coesione di gruppo nella condivisione della responsabilit. La decisione collettiva, in particolare, favorisce
la convergenza simbolica fra i membri del gruppo, poich rafforza una determinata visione del mondo e
rinsalda un sentire emotivo comune.

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58. Anolli - Comunicazione, relazioni fra gruppi e identit sociale


Si pu ritenere che la comunicazione fra membri di gruppi differenti implichi l'insieme delle differenze
individuali e delle variabili contestuali che influenzano la condotta sociale, ma comporta anche la somma
delle variabili intergruppo.
Differenziazione categoriale e identit sociale
La teoria dell'identit sociale, proposta da Tjfel ritiene che gli individui di gruppi diversi, quando si
incontrano giudicano le differenze esistenti facendo riferimento a categorie cognitive. La teoria dell'identit
sociale integra questa prospettiva con gli aspetti affettivi ed emotivi l'identit sociale la consapevolezza di
appartenere a un certo gruppo sociale con le credenze, i significati, le norme ed i valori corrispondenti.
Secondo Tajfel sufficiente un grado limitato di consapevolezza di far parte di un gruppo per mettere in
moto i processi psicologici dell'identit sociale. Quest'ultima attivata dal confronto sociale, poich un
gruppo quello che soltanto se si differenzia dagli altri gruppi sociali. La categorizzazione sociale serve a
classificare e a dare ordine alla realt sociale in base a un sistema di categorie sociali, cio collettivit di
individui che condividono alcune caratteristiche comuni ma che non sono in interazione sociale e che quindi
non necessariamente condividono gli stessi valori e le stesse norme. L'appartenenza a un certo gruppo deve
garantire la generazione di aspetti positivi per l'individuo, tali da essere per lui fonte di soddisfazione e
garanzia di un buon livello di autostima.
La definizione di identit sociale comporta un processo di differenziazione categoriale, ossia un processo di
definizione delle differenze fra i gruppi e le categorie. In particolare gli individui tendono ad accentuare le
somiglianza fra i membri del gruppo e a minimizzare le differenze, ma essi tendono anche ad accentuare le
differenze rispetto a membri di altri gruppi e a minimizzare le somiglianze (accentuazione delle somiglianze
intracategoriale e accentuazione delle differenze intercategoriali)

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59. Sociocentrismo e stereotipi


Vi sono modelli comunicativi distinti per la condizione ingroup rispetto alla condizione outgroup gli
individui che hanno una buona identificazione con il loro gruppo, la comunicazione outgroup
caratterizzata da scambi comunicativi orientati al compito con relativa distanza sociale, mentre la
comunicazione ingroup qualificata da modalit affettive e di relazione (oltre a quelle del compito).
Il sociocentrismo inteso come una tendenza generale dell'individuo a ritenere s stesso come punto di
riferimento centrale in termini sociali e culturali e, di conseguenza, ad accettare soltanto coloro che gli sono
simili. La persona sociocentrica pensa di essere l'unit di misura sociale rispetto alla quale gli altri devono
misurarsi dando per scontato che gli altri siano uguali a lei (anche se normale un po' di sociocentrismo in
ognuno).
Gli stereotipi sociali costituiscono un processo a livello cognitivo e affettivo che favorisce la distinzione e,
in alcuni casi la discriminazione, fra i gruppi, alimentando il sociocentrismo. Essi sono intesi come un
insieme di credenze circa le propriet tipiche e distintive di un gruppo di persone, consistono in giudizi
superficiali e imprecisi, poich tendono alla generalizzazione e all'esagerazione. Gli stereotipi sono
caratterizzata da un'elevata resistenza cognitiva e sono difficili da modificare.
I controstereotipi sono le conoscenze che si oppongono agli stereotipi, sono conoscenze non condivise e
discrepanti.
Le persone tendono a comportarsi con i membri di altri gruppi in base al loro corrispettivo stereotipo
circolo vizioso e profezia che si auto-realizza. Il linguaggio risulta particolarmente efficace per mantenere e
generare gli stereotipi.

Fondamenti di psicologia della comunicazione

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Indice
1. La comunicazione come attivit complessa

2. Approccio matematico alla comunicazione

3. Approccio semiotico alla comunicazione

4. Approccio pragmatico alla comunicazione

5. Approccio sociologico alla comunicazione

6. Approccio psicologico alla comunicazione

11

7. Anolli - Definizione di comunicazione

12

8. Il significato di significato

15

9. Teoria unificata del significato

17

10. Significati fra universalit e relativit

18

11. Componenzialit e prototipicit del significato

22

12. Stabilit e instabilit del significato

24

13. Significato, contesto e indessicalit

26

14. Significato letterale e significato figurato

27

15. Anolli - Concetto di intenzionalit

29

16. L'intenzione comunicativa del parlante

30

17. La sintonia semantica e pragmatica

31

18. La generazione del messaggio

33

19. Intenzione e strategie comunicative

35

20. Intenzione comunicativa da parte dell'interlocutore

36

21. L'inferenza e attribuzione delle intenzioni

37

22. La sincronia comunicativa

39

23. Le intenzioni collettive

40

24. La comunicazione non verbale fra natura e cultura

41

25. Rapporto fra comunicazione verbale e comunicazione non verbale

42

26. Anolli - Il sistema vocale

45

27. Anolli - Il sistema cinesico: i gesti e lo sguardo

47

28. Il sistema prossemico e aptico

50

29. Anolli - Il sistema cronemico

52

30. Le funzioni della comunicazione non verbale

53

31. Anolli - La comunicazione come discorso: l'etnometodologia e la psicologia

54

32. Anolli - Analisi critica del discorso: la teoria sociale, l'approccio sociocognitivo e la

56

33. Anolli - Enunciazione e argomentazione

58

34. Anolli - Analisi della conversazione

59

35. Organizzazione complessiva della conversazione

60

36. L'avvicendamento dei turni nella conversazione

61

37. Le sequenze complementari e le sequenze preferenziali nella conversazione

62

38. Variazioni culturali nella conversazione

63

39. Anolli - Definizione di discomunicazione

64

40. Anolli - La comunicazione ironica

65

41. Principali teorie sulla comunicazione ironica

66

42. Funzioni psicologiche della comunicazione ironica

67

43. Anolli - La comunicazione seduttiva

69

44. Anolli - La comunicazione menzognera

71

45. Principali teorie sulla comunicazione menzognera

73

46. L'impegno cognitivo della comunicazione menzognera

74

47. Anolli - La comunicazione patologica: schizofrenica e paradossale

75

48. Anolli - La comunicazione nei e fra i gruppi e nelle organizzazioni

76

49. Anolli - Comunicazione e influenza sociale

77

50. Gli effetti dell'influenza sociale sulla comunicazione

78

51. Anolli - La comunicazione persuasiva e i principali modelli teorici

79

52. Principali fattori della comunicazione persuasiva

80

53. Anolli - Il pettegolezzo e le dicerie

81

54. Funzioni psicologiche del pettegolezzo

82

55. Elaborazione semantica del pettegolezzo

83

56. La diffusione del pettegolezzo

84

57. Anolli - Comunicazione e decisione di gruppo

85

58. Anolli - Comunicazione, relazioni fra gruppi e identit sociale

86

59. Sociocentrismo e stereotipi

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