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MANDRAGOLA

di Niccol Machiavelli
ATTO PRIMO

SCENA PRIMA
Callimaco, Siro
CALLIMACO: Siro, non andartene che ti voglio parlare.
SIRO: Eccomi.
CALLIMACO: Credo che tu ti sia meravigliato non poco della mia improvvisa partenza da Parigi;
ed ora ti meraviglierai ancor di pi del fatto che sono qui gi da un mese senza fare nulla.
SIRO: E' vero.
CALLIMACO: Se io non ti ho detto fino a qui quello che ti dir ora, non perch non mi fido di te,
ma per il fatto che ritengo che le cose che un uomo non vuole che si sappiano molto meglio non
dirle in giro, se non quando si costretti. Pertanto, siccome penso di aver bisogno del tuo aiuto,
adesso ti voglio raccontare tutto.
SIRO: Io vi sono servitore: e i servi non devono mai domandare al padrone nessuna cosa n
indagare sui fatti suoi, ma quando il padrone stesso che si confida, allora bisogna servirlo con
fedelt; cos ho fatto e sto per fare io.
CALLIMACO: Gi, lo so. Io credo che tu mi abbia sentito dire mille volte, ma non importa che tu
lo senta di nuovo, che io avevo dieci anni quando dai miei tutori, essendo mio padre e mia madre
morti, fui mandato a Parigi, dove sono rimasto vent'anni. E poich dopo un po' cominciarono, per
l'invasione di re Carlo, le guerre in Italia, decisi di restare l e di non rimpatriare mai pi, pensando
che in quella citt sarei stato pi sicuro che qui.
SIRO: E' cos.
CALLIMACO: E avendo dato disposizioni di vendere tutti i miei beni a Firenze, tranne la casa, ho
continuato a vivere l molto felicemente per altri dieci anni.
SIRO: Lo so.
CALLIMACO: Ho dedicato il mio tempo un po' agli studi, un po' ai piaceri ed un po' agli affari, e
l'ho fatto in modo che una cosa non mi impedisse di praticare l'altra. Per questo motivo, come tu sai,
ho vissuto serenamente, compiacendo tutti e cercando di non offendere nessuno: tanto che ho avuto
la sensazione di essere gradito sia ai borghesi che ai gentiluomini, ai forestieri come ai conterranei,
ai ricchi ed ai poveri.
SIRO: E' la verit.

CALLIMACO: Ma, parendo evidentemente al Fato che io me la passassi fin troppo bene, fece in
modo che capitasse a Parigi un certo Camillo Calfucci...
SIRO: Comincio ad indovinare il vostro problema...
CALLIMACO: Costui, come gli altri fiorentini, era spesso mio ospite: e, nel ragionare insieme,
accadde un giorno che si arrivasse a discutere se le pi belle donne si trovassero in Italia o in
Francia. Dato che io non potevo pronunciarmi sulle italiane, essendo cos piccolo quando me ne
venni via, qualche presente prese la parte delle francesi e Camillo delle italiane e, dopo molte
argomentazioni a favore di queste o di quelle, Camillo, quasi adirato, disse che, se anche tutte le
donne italiane fossero state dei mostri, una sua parente era comunque in grado di riscattare il loro
onore.
SIRO: Adesso mi chiaro ci che volete dire.
CALLIMACO: E nomin madonna Lucrezia, moglie di messer Nicia Calfucci: e ne lod la bellezza
e le maniere tanto da destare meraviglia in tutti i presenti e da destare in me un grandissimo
desiderio di vederla, al punto che, non pensando pi alla guerra o alla pace in Italia, mi decisi a
venire qui! Ed una volta qui, mi resi conto che la fama di madonna Lucrezia era alquanto inferiore
alla verit, fatto rarissimo, e mi si accese un tal desiderio di starle vicino che adesso non trovo pace.
SIRO: Se me ne aveste parlato a Parigi, avrei saputo cosa consigliarvi; ora per proprio non so che
dire...
CALLIMACO: Non ti ho raccontato queste cose per avere dei consigli, ma in parte per sfogarmi ed
in parte perch tu ti prepari ad aiutarmi qualora te lo chieda.
SIRO: A questo son prontissimo. Ma che speranze avete?
CALLIMACO: Ahim, nessuna!
SIRO: Perch?
CALLIMACO: Te lo dir. Per prima cosa mi contraria la natura di lei, che onestissima e del
tutto inesperta delle faccende d'amore; poi ha un marito ricchissimo che si lascia governare da lei in
tutto e, se anche non giovane, non neanche troppo vecchio; in terzo luogo non ha parenti o vicini
presso i quali ella possa partecipare a convegni, feste o quant'altro, come di solito usano fare le
giovani. Di persone che vadano a fare lavori a casa sua non ce ne sono; non ha fante n famiglio che
non le siano completamente devoti: e per questo non c' spazio per corrompere nessuno.
SIRO: Cosa pensate dunque di poter fare?
CALLIMACO: Niente mai cos terribile da escludere almeno una speranza; e bench questa
speranza possa essere debole e vana, la voglia e il desiderio che l'uomo ha di raggiungere il suo
scopo, non la fanno sembrare tale.
SIRO: Insomma, che cosa vi fa sperare?
CALLIMACO: Due cose: l'una la dabbenaggine di messer Nicia, che, bench sia dottore, il pi
semplice e stupido uomo di Firenze; l'altra la voglia che lui e lei hanno di avere figliuoli, nel senso
che, essendo sposati da sei anni e non avendone ancora fatti, ne hanno, ricchi come sono, una voglia

da morire. C' anche una terza cosa: la madre di lei stata una donna di vita, per ricca di suo ed
io non so proprio come potrei servirmene...
SIRO: Avete gi tentato di fare qualche cosa?
CALLIMACO: S, ma una piccola cosa.
SIRO: E cio?
CALLIMACO: Tu conosci Ligurio, che viene di continuo a pranzo da me. Costui prima faceva il
sensale ai matrimoni, poi si messo a mendicare cene e pranzi; siccome gli sta simpatico, messer
Nicia ha con lui una certa confidenza, e Ligurio si beffa di lui; e bench non lo porti a mangiare
insieme a lui, a volte gli presta del denaro. Io me lo sono fatto amico e gli ho raccontato del mio
amore: lui ha promesso di aiutarmi in tutte le maniere.
SIRO: State attento che non vi imbrogli: questi parassiti generalmente non sono molto affidabili.
CALLIMACO: Vero. Nondimeno, quando ad una persona prometti una ricompensa, lecito
pensare che ti servir con zelo. Io gli ho promesso, qualora riesca nell'intento, una bella somma di
denaro e, nel caso di fallimento, un pranzo ed una cena; nella peggiore delle ipotesi almeno neanche
io mangerei da solo...
SIRO: Ma cosa ha promesso di fare?
CALLIMACO: Ha promesso di persuadere messer Nicia ad andare con sua moglie ai bagni termali
questo mese di maggio.
SIRO: E a voi che vantaggio ne deriverebbe?
CALLIMACO: Quel luogo potrebbe farla diventare d'un'altra natura, perch in quei posti non si
pensa ad altro che a divertirsi; ed io me ne andrei l e farei di tutto per farmi notare, per frequentare
gli stessi luoghi, cercherei di entrare nella sua cerchia di conoscenze e in quella del marito.... Che ne
so? Da cosa nasce cosa e il tempo far il resto...
SIRO: Non male l'idea.
CALLIMACO: Ligurio stato stamattina a casa mia e mi ha detto che avrebbe sondato la cosa con
messer Nicia e poi mi avrebbe riferito.
SIRO: Eccoli che arrivano insieme.
CALLIMACO: Voglio mettermi in disparte per avere il tempo di parlare con Ligurio, quando si
allontaner dal dottore. Tu intanto va a casa a sbrigare le tue faccende; se vorr che tu faccia
qualche cosa te lo comunicher.
SIRO: Vado.

SCENA SECONDA
Messer Nicia, Ligurio.

NICIA: Credo che i tuoi consigli siano buoni e ne ho parlato ieri sera a mia moglie: mi ha detto che
oggi mi avrebbe dato una risposta; ma, a dirti il vero, io non sarei cos contento di andarci.
LIGURIO: Perch?
NICIA: Perch mi allontano mal volentieri da casa; e poi il dover trasferire moglie, servit e
masserizie varie non mi entusiasma. Oltre a ci, ieri sera ho parlato con diversi medici: uno mi
consiglia di andare a San Filippo, l'altro a Porretta e l'altro a Villa; insomma, mi sono sembrati tutti
un po' dei balordi; a dirti il vero, questi dottori in medicina ne capiscono ben poco.
LIGURIO: Vi deve dar fastidio, come dicevate prima, proprio perch non siete abituato a lasciare
Firenze.
NICIA: Ti sbagli. Quando ero pi giovane, ero un randagio: non c' stata una volta che non sia
andato alla fiera di Prato e non c' castello qui nei paraggi che io non abbia visitato; e ti voglio dire
di pi: io sono stato persino a Pisa e a Livorno, pensa un po'!!
LIGURIO: Dovete aver visto la carrucola di Pisa.
NICIA: Vuoi dire la Verucola.
LIGURIO: Ah! S, la Verucola. E a Livorno avete visto il mare?
NICIA: Certo che s!
LIGURIO: Quanto pi grande dell'Arno?
NICIA: Ma quale Arno? Il mare quattro, sei, oserei dire anche sette volte pi grande dell'Arno!
Non si vede che acqua, acqua e acqua.
LIGURIO: Io allora mi meraviglio che voi, avendo pisciato in cos tanta neve, facciate delle
difficolt ad andare alle terme.
NICIA: Tu hai la bocca ancora piena di latte! Ti pare una cosa da poco star l a sbaraccare tutta la
casa? In ogni modo ho tanta voglia di avere dei figli, e quindi son disposto a fare ogni cosa. Parlane
un po' tu con questi maestri e vedi dove mi consigliano di andare. Io intanto torno da mia moglie. Ci
rivedremo.
LIGURIO: Va bene.

SCENA TERZA
Ligurio, Callimaco.

LIGURIO (solo): Non credo che ci sia al mondo un uomo pi stupido di questo; e quanto la fortuna
lo ha favorito! Lui ricco, lei bella donna, saggia, onesta e degna di governare un regno. Mi sembra
che raramente si verifichi quel proverbio che riguarda i matrimoni che dice Dio li fa e poi li
accoppia; spesso si vede un uomo con molte buone qualit che si porta a casa una bestia e,
viceversa, una donna equilibrata che sposa uno scimunito. Anche se, dalla dabbenaggine di questo
qui, se ne ricava questo vantaggio, che Callimaco pu almeno sperare. Ma eccolo. (Rivolto a
Callimaco): Che stai spiando, Callimaco?
CALLIMACO: Ti avevo visto con il dottore ed aspettavo che ti allontanassi da lui per sapere
com'era andata.
LIGURIO: Egli fatto come tu sai e partirebbe mal volentieri da Firenze, per io l'ho spronato: alla
fine mi ha detto che far qualsiasi cosa e, qualora tu sia sempre dello stesso parere, credo che
riusciremo a condurlo alle terme. Ma non so se ci fa al caso nostro.
CALLIMACO: Perch?
LIGURIO: Mah.... Sai che a questi bagni va gente di ogni tipo, e potrebbe arrivarci un uomo a cui
madonna Lucrezia piacesse come piace a te, magari un uomo pi ricco di te, che avesse pi fascino
di te: ci sarebbe insomma il pericolo di dover sopportare tutta questa fatica per altri, che il numero
dei concorrenti renda le cose pi difficili e che lei, diventando pi socievole, si rivolga ad un altro e
non a te.
CALLIMACO: Riconosco che hai ragione. Ma allora che devo fare? Che decisione devo prendere?
A chi mi devo rivolgere? Devo tentare qualche cosa, sia anche difficile, pericolosa, dannosa o
infame! Meglio morire che vivere cos! Se riuscissi a dormire la notte, se potessi mangiare,
conversare, prendere piacere da qualsiasi cosa, sarei pi paziente e aspetterei ancora un po', ma qui
non c' rimedio; se non vi nulla che mi dia una qualche speranza, io morir in ogni caso e,
sapendo di essere destinato a morire, non temo pi nulla, tanto da intraprendere le azioni pi
bestiali, crudeli e nefande.
LIGURIO: Non dire cos. Frena il tuo impeto.
CALLIMACO: Tu vedi bene che, per frenarlo, mi nutro di pensieri simili. E' per necessario che
noi continuiamo a cercare di mandar costui alle terme o perlomeno che escogitiamo qualche altra
soluzione che mi possa dare una speranza, se non vera, falsa almeno, con la quale io possa mitigare
in parte i miei affanni.
LIGURIO: Hai ragione, ed io mi sto adoperando a proposito.
CALLIMACO: Ci credo, anche se so che i tuoi pari vivono ingannando gli altri. Peraltro non credo
di essere in quel numero, perch quand'anche tu mi ingannassi ed io me ne accorgessi, mi
vendicherei e perderesti l'uso della mia casa e la speranza di avere quel che ti ho promesso.
LIGURIO: Non dubitare della mia fedelt, perch c' affinit di carattere tra me e te e desidero che

tu esaudisca questo tuo desiderio quasi quanto te. Ma lasciamo stare. Il dottore mi ha incaricato di
trovare un medico che mi dica a quale bagno termale andare. Adesso voglio che tu faccia a modo
mio e che tu dica di aver studiato medicina e di aver fatto esperienza a Parigi: lui ci creder
facilmente, tanto allocco, anche perch, essendo tu un letterato, gli dirai un po' di frasi in latino.
CALLIMACO: Ma tutto questo a cosa ci serve?
LIGURIO: Servir a mandarlo alle terme che decidiamo noi ed a mettere in atto un altro espediente
che mi venuto in mente, che sar pi breve, pi sicuro e pi efficace che le terme.
CALLIMACO: Che stai dicendo?
LIGURIO: Dico che, se tu avrai coraggio e ti fiderai di me, ti do questa cosa per fatta entro domani
a quest'ora.
CALLIMACO: Tu mi fai rivivere! Questa una grandissima promessa e mi d una grandissima
speranza. Come farai?
LIGURIO: Lo saprai a suo tempo; per ora non occorre che te lo dica. Tu va' a casa e aspettami l. Io
andr a trovare il dottore e, quando lo porter da te, tu dovrai assecondare le cose che dico e che
faccio.
CALLIMACO: Far cos, anche se tu mi riempi di una speranza che temo possa andarsene in fumo.

ATTO SECONDO

SCENA PRIMA
Ligurio, Messer Nicia, Siro.
LIGURIO: Come vi ho detto, credo che Iddio ci abbia mandato costui affinch voi possiate
realizzare il vostro desiderio. Egli ha fatto esperienze grandissime a Parigi e non vi meravigliate se
a Firenze non ha esercitato la sua professione, dato che prima di tutto ricco e poi sul punto di
ripartire dall'oggi al domani e tornarsene a Parigi.
NICIA: Questa una cosa che ha la sua importanza, perch non vorrei mai ficcarmi in qualche
intrigo e poi rimaner gabbato.
LIGURIO: Non dubitate di lui. Temete solamente che non voglia occuparsi del vostro caso. Se per
dovesse acconsentire, allora non vi abbandoner finch la cosa non risolta
NICIA: Per questo lato della faccenda mi voglio fidare di te, ma per quanto riguarda la scienza ti
dir bene io, quando gli avr parlato, se uomo di dottrina oppure no, perch a me mica mi fa
fesso.
LIGURIO: Proprio perch so come la pensate vi sto portando da lui, cos potrete parlargli. E se non
vi sembrer per presenza, per preparazione e linguaggio un uomo di cui ci si pu fidare, allora dite
pure che non son degno di fede.
NICIA: Ors, in nome dell'Agnello Santo, andiamoci! Ma dove sta?
LIGURIO: In questa piazza. In quell'uscio che vedete davanti a noi.
NICIA: Va bene. Bussa.
LIGURIO: Ecco fatto.
SIRO: Chi ?
LIGURIO: C' Callimaco?
SIRO: S, c'.
NICIA: Perch non hai detto maestro Callimaco?
LIGURIO: Lui non si cura di queste panzane.

SCENA SECONDA
Callimaco, Messer Nicia, Ligurio.

CALLIMACO: Chi mi vuole?


NICIA: Bona dies, domine magister.
CALLIMACO: Et vobis bona, domine doctor.
LIGURIO (piano, rivolto a Nicia): Che vi pare?
NICIA (piano, rivolto a Ligurio): Bene!
LIGURIO: Se volete che io rimanga qui con voi, dovreste parlare in modo che io capisca, altrimenti
inutile...
CALLIMACO: Come posso esservi utile?
NICIA: Non saprei... Vado cercando un paio di cose che un altro fuggirebbe: una specie di fastidio
per me e per altri. Io non ho figliuoli ma ne vorrei, e per avere questo fastidio vengo a dare
impaccio a voi.
CALLIMACO: Non sar mai un peso fare un piacere a voi e a tutti gli uomini virtuosi e per bene
come voi. Non ho studiato per tanti anni a Parigi se non per servire un giorno i pari vostri.
NICIA: Grazie mille; e, se doveste aver bisogno voi della mia professione, io vi servirei volentieri.
Ma torniamo ad rem nostram. Avete pensato a quali bagni termali siano pi adatti a predisporre mia
moglie a rimanere incinta? So che il qui presente Ligurio vi ha gi illustrato la questione.
CALLIMACO: Certo; ma, per esaudire il vostro desiderio, necessario sapere la causa della
sterilit di vostra moglie, dato che di cause ce ne possono essere diverse: nam cause sterilitatis sunt:
aut in semine, aut in matrice, aut in instrumentis seminariis, aut in virga, aut in causa extrinseca.
NICIA (a parte): Costui il pi degno uomo che si possa trovare!
CALLIMACO: Potrebbe essere, oltre a tutto ci, che voi stesso siate la causa di codesta sterilit,
per impotenza. In questo caso non ci sarebbe rimedio alcuno.
NICIA: Impotente io? Oh, voi volete farmi ridere! Non credo che in tutta Firenze ci sia un uomo pi
forte e vigoroso di me.
CALLIMACO: Se cos, state su con il morale che sicuramente troveremo il rimedio.
NICIA: Ci sarebbe qualche altro rimedio al posto delle terme? Perch io non vorrei quella
scocciatura e neanche mia moglie uscirebbe da Firenze molto volentieri.
LIGURIO: Certo che c'! Voglio rispondervi io. Callimaco tanto rispettoso e cauto che a volte
troppo. Non mi avete forse detto che siete in grado di preparare certe pozioni che fanno

ingravidare?
CALLIMACO: S, l'ho detto; ma procedo con prudenza con gli uomini che non conosco perch non
vorrei che mi prendessero per un ciarlatano.
NICIA: Non dubitate di me, perch voi mi avete sorpreso in quanto a professionalit. Non vi cosa
a cui non crederei o che non farei se arriva dalle vostre mani.
LIGURIO: Adesso credo che voi abbiate bisogno di vedere l'urina, no?
CALLIMACO: Senza dubbio! Non si pu farne a meno!
LIGURIO (piano, a Callimaco): Chiama Siro, che vada con il dottore a casa sua e poi torni qui. Noi
aspetteremo.
CALLIMACO (ad alta voce): Siro! Va' con lui! (A Nicia): se lo ritenete opportuno, messere, tornate
qui subito e penseremo a qualche soluzione soddisfacente.
NICIA: Come sarebbe a dire: se lo ritengo opportuno? Io torner qui in un lampo, perch ho pi
fiducia in voi che gli Ungheresi nelle loro spade!

SCENA TERZA
Messer Nicia, Siro.
NICIA: Questo tuo padrone un uomo di grande valore.
SIRO: Pi di quanto pensiate.
NICIA: Il re di Francia deve averne molta stima.
SIRO: Moltissima.
NICIA: Sar per questo motivo che sta volentieri in Francia.
SIRO: Credo di s.
NICIA: Fa molto bene! In questo paese non ci sono che nullit, non si trova alcuna virt. Se egli
abitasse qua non ci sarebbe uomo che lo potrebbe guardare negli occhi. Io ne so qualcosa, visto che
ho cacato le budella per imparare due formulette latine, e, se ci dovessi campare, starei fresco, puoi
scommetterci! Eccoci arrivati. Siamo a casa. Aspettami qui, torno subito.
SIRO: Andate.

SCENA QUARTA
Siro solo
SIRO: Se tutti gli altri dottori fossero fatti come costui, noi faremmo cose da pazzi. Questo tristo
individuo di Ligurio e quel folle del mio padrone lo stanno portando a qualcosa di cui dovr
probabilmente vergognarsi. In verit la cosa mi indifferente, a patto che non si venga a sapere in
giro perch, se si dovesse sapere, io rischio la vita e il mio padrone rischia la vita e i beni. Egli gi
diventato medico: non so quale sia il loro piano e dove miri il loro inganno... Ma ecco il dottore con
un orinale in mano: chi non riderebbe di questo grande imbecille?

SCENA QUINTA
Messer Nicia, Siro.
NICIA (rivolgendosi a Lucrezia): Ho fatto ogni cosa a modo tuo: adesso voglio che tu faccia a
modo mio! Se avessi saputo che non mi sarebbero nati dei figliuoli, avrei piuttosto sposato una
contadina e non te! Ah, eccoti Siro. Vienimi dietro. Quanta fatica mi costata fare in modo che
quella stupida della mia donna mi riempisse questo orinale! E non che a lei non interessi avere dei
figliuoli anzi, ci tiene forse anche pi di me, ma, appena le chiedo di fare qualsiasi cosa, si mette a
fare un sacco di storie.
SIRO: Abbiate pazienza: le donne bisogna convincerle con le parole gentili.
NICIA: Macch parole gentili! Mi ha proprio scocciato! Adesso va' e di' al maestro e a Ligurio che
io sono qui.
SIRO: Eccoli che vengono fuori.

SCENA SESTA
Ligurio, Callimaco, Messer Nicia.

LIGURIO (piano, a Callimaco): Il dottore stato facile da convincere: la difficolt sar la donna...
Ma per questo troveremo il modo.
CALLIMACO (rivolto a Messer Nicia): Avete l'urina?
NICIA: Ce l'ha Siro, sotto la veste.

CALLIMACO (a Siro): Dammi qua. Oh, questa urina mostra debolezza di reni!
NICIA: In effetti mi pare torbiduccia... Eppure l'ha fatta al momento!
CALLIMACO: Non ve ne meravigliate. Nam mulieris urine sunt semper maioris grossitiei et
albedinis, et minoris pulchritudinis quam virorum. Huius autem, inter cetera,causa est amplitudo
canalium, mixtio eorum que ex matrice exeunt cum urinis. [infatti l'urina della donna ha sempre
una maggiore densit e una maggiore bianchezza, e minor bellezza, di quella degli uomini. Tuttavia
sono causa di questi caratteri, tra l'altro, l'ampiezza dei canali e la mescolanza delle sostanze che
insieme all'urina escono dalla vagina]
NICIA (a parte): Oh! Uh! Per la potta di San Puccio! Costui mi diventa sempre pi raffinato man
mano che lo frequento! Guarda come ragiona bene di queste cose!
CALLIMACO: Io ho paura che costei di notte sia coperta male, e per questo fa l'urina cruda...
NICIA: Eppure ha addosso una bella coperta pesante! E' anche vero che, prima di venire a letto, se
ne sta l quattro ore in ginocchio a dire paternostri ed una vera bestia in fatto di patir freddo!
CALLIMACO: Infine, dottore, o voi avete fiducia in me oppure no. O io vi do un rimedio sicuro,
oppure niente! Per quel che mi riguarda, il rimedio io ce l'ho, e, se vi fidate, lo adotterete. E, se da
qui ad un anno, la vostra donna non avr un suo figliuolo in braccio, ebbene io vi doner duemila
ducati.
NICIA: Dite pure. Vi credo pi che al mio confessore!
CALLIMACO: Voi dovete sapere che non vi metodo pi sicuro per ingravidare una donna che
darle da bere una pozione fatta di mandragola. E' una cosa che io ho sperimentato parecchie volte
ed ho sempre avuto conferme. Del resto, se la cosa non fosse vera, la regina di Francia sarebbe
sterile e cos pure tantissime altre principesse di quella nazione.
NICIA: Possibile???
CALLIMACO: Vi dico che cos! E la Fortuna vi vuole tanto bene che ha fatto s che io abbia
portato con me tutti gli ingredienti che si devono mettere in quella pozione, quindi potete averla a
disposizione.
NICIA: Quando la dovrebbe prendere?
CALLIMACO: Questa sera dopo cena, perch la luna ben disposta e il momento non potrebbe
essere pi favorevole.
NICIA: Non sar una cosa difficile. Preparatela ed io gliela far prendere.
CALLIMACO: Ora per bisogna pensare a questo: che l'uomo che per primo avr dei rapporti
carnali con lei, una volta che lei abbia assunto la pozione, morir entro otto giorni, senza via di
scampo!
NICIA: Cacasangue!!!!! Non la voglio 'sta porcheria! Non mi fregate! Mi avete ridotto proprio
bene!!

CALLIMACO: State calmo. Il rimedio c'.


NICIA: Quale?
CALLIMACO: Far dormire subito con lei un altro che attiri su di s, standole insieme tutta la notte,
tutta l'infezione della mandragola: successivamente potrete giacervi voi senza pi alcun pericolo.
NICIA: Io non voglio fare questa cosa!
CALLIMACO: Perch?
NICIA: Perch non voglio fare della mia donna una puttana e di me stesso un cornuto!
CALLIMACO: Cosa state dicendo, dottore? Allora non siete saggio come mi ero immaginato. Cos
voi dubitate di fare quello che ha gi fatto il re di Francia e tanti altri signori che sono l?
NICIA: Ma chi volete che io possa trovare disposto a fare questa pazzia? Se gli dico la verit, non
vorr farlo, mentre, se non glielo dico, lo tradisco, e allora qui si rischia la forca!
CALLIMACO: Se non vi preoccupa che questo, lasciate che me ne occupi io.
NICIA: Come si far?
CALLIMACO: Ve lo spiego: vi dar la pozione questa sera dopo cena; voi gliela farete bere e poi la
metterete subito nel letto. Successivamente ci travestiremo tutti, voi, Ligurio, Siro ed io, e ce ne
andremo in giro per il Mercato Nuovo, il Mercato Vecchio e tutti questi rioni. Il primo giovinastro
che troveremo scioperato, lo imbavaglieremo e, a suon di mazzate, lo condurremo in casa ed in
camera vostra, al buio. Poi lo metteremo nel letto e gli diremo cosa deve fare. Alla mattina vi
libererete di quel tizio, farete lavare la vostra donna e starete con lei a vostro piacere e senza
pericolo.
NICIA: Sono contento giusto per il fatto che mi dici che re e principi e signori hanno adottato
questo sistema. Ma, per amor del cielo, che non si sappia in giro, altrimenti sono guai!!!
CALLIMACO: E chi volete che lo vada a raccontare?
NICIA: Un problema rimane, e grosso...
CALLIMACO: Quale?
NICIA: Fare in modo che mia moglie sia d'accordo. E io non penso che lo far mai.
CALLIMACO: Giusta affermazione. Ma io non vorrei mai essere un marito se non fossi in grado di
far fare a mia moglie ci che voglio io.
LIGURIO: Io ho pensato ad un rimedio.
NICIA: Quale?
LIGURIO: Il confessore.
CALLIMACO: E chi convincer il confessore? Tu?

LIGURIO: Io, i danari e la nostra furbizia.


NICIA: Dubito che, se glielo dir io, vorr andare a parlare al confessore.
LIGURIO: Ed anche a questo c' rimedio.
CALLIMACO: Dimmi.
LIGURIO: Farvela condurre dalla madre.
NICIA: Si fida di lei.
LIGURIO: Ed io so che la madre la pensa come noi. Ors, non perdiamo tempo, che si sta facendo
sera. Adesso Callimaco vattene pure a spasso, se vuoi, ma fa che pi tardi ti ritroviamo in casa con
la pozione pronta. Noi, il dottore ed io, andremo dalla madre per prepararla, visto che una mia
conoscente. Dopo andremo dal frate.
CALLIMACO: Per favore, non mi lasciar solo.
LIGURIO: Mi sembri cotto...
CALLIMACO: Dove vuoi che vada ora?
LIGURIO: Di qua, di l, per questa via, per quell'altra: tanto grande Firenze!
CALLIMACO: Sono sconvolto!

ATTO TERZO

SCENA PRIMA
Sostrata, Messer Nicia, Ligurio.

SOSTRATA: Io ho sempre sentito dire che il dovere di una persona prudente quello di scegliere
tra i cattivi partiti il migliore: se, per avere dei figliuoli, voi non avete altro rimedio che questo,
allora bisogna adottarlo, quando non si appesantisca la coscienza.
NICIA: Le cose stanno cos.
LIGURIO: Voi ve ne andrete a trovare la vostra figliuola e messere e io andremo a trovare fra'
Timoteo, suo confessore, e gli parleremo del caso in modo che non dobbiate spiegarglielo voi
stessa. Vedrete poi quello che vi dir...
SOSTRATA: Cos sar fatto. Adesso vado a trovare Lucrezia, e poi la porter a parlare con il frate.

SCENA SECONDA
Messer Nicia, Ligurio.
NICIA: Tu forse ti meravigli, Ligurio, che si debbano fare tante storie per predisporre mia moglie a
recarsi dal confessore, ma se tu sapessi ogni cosa, non te ne meraviglieresti pi.
LIGURIO: Credo che sia perch tutte le donne sono sospettose.
NICIA: Non per questo. Ella era la pi dolce persona del mondo e la pi semplice; ma, essendole
stato detto da una vicina che, se avesse fatto voto di udire quaranta mattine la prima messa nella
chiesa dei Servi, sarebbe rimasta incinta, lei fece codesto voto. E ci and forse per una ventina di
mattine. Converr che tu sappia che uno di quei fratacchioni le cominci a ronzare intorno, e lei
cos non vi volle pi tornare. E' brutto per che quelli che ci dovrebbero dare il buon esempio siano
fatti cos, non vero?
LIGURIO: Per tutti i diavoli, se vero!!!
NICIA: Da quella volta se ne sta sempre guardinga, come una lepre con le orecchie tese, e, non
appena le si dice una cosa, si mette a fare mille difficolt.
LIGURIO: Adesso non mi sorprende pi, la cosa. Ma come fece ad adempiere a quel voto?

NICIA: Si fece dispensare.


LIGURIO: Ho capito. Adesso, se li avete, datemi venticinque ducati, che in questi casi bisogna
spendere e farsi amico il frate alla svelta, e dargli speranza di riceverne ancora.
NICIA: Prendili pure; questo non mi preoccupa. Li recuperer in altro modo.
LIGURIO: Questi frati sono molto smaliziati, astuti; ed logico, perch conoscono i nostri peccati e
i loro, e chi non pratico potrebbe ingannarsi e non riuscire a portarli dove desidera. Pertanto non
vorrei che voi, nel parlare, guastaste ogni cosa; un vostro pari, che sta tutto il giorno nello studio, se
ne intende di quei libri, ma non conosce le cose pratiche del mondo. (A parte): Costui cos idiota
che ho paura che possa guastare tutto.
NICIA: Dimmi quel che vuoi che faccia.
LIGURIO: Voglio che lasciate parlare me e che voi non parliate mai, a meno che non vi faccia
cenno io.
NICIA: Va benissimo. Che cenno mi farai?
LIGURIO: Chiuder un occhio.... No, mi morder un labbro.... No, no, facciamo in un'altra
maniera: da quanto tempo non parlate con il frate?
NICIA: Pi di dieci anni.
LIGURIO: Perfetto! Gli dir che siete diventato sordo, e voi non risponderete n direte niente a
meno che noi non parliamo molto forte.
NICIA: Far cos.
LIGURIO: Oltre a questo, non preoccupatevi se io dir qualche cosa che vi sembrer estranea al
nostro obiettivo, perch tutto torner a proposito.
NICIA: D'accordo.
LIGURIO: Vedo il frate che parla con una donna. Aspettiamo che l'abbia congedata.

SCENA TERZA
Fra' Timoteo, una donna

FRATE: Se vi volete confessare, lo far.


DONNA: Per oggi no. Ho fretta e mi basta star qui in piedi a sfogarmi un po'. Le avete dette quelle
messe alla Madonna?

FRATE: S.
DONNA: Prendete questo fiorino e per due mesi direte ogni luned la messa dei defunti per l'anima
di mio marito. Anche se era un bruto. Non posso fare a meno di trasalire, quando mi ricordo di lui.
Voi credete che sia in purgatorio?
FRATE: Senza dubbio.
DONNA: Io non ne sono tanto sicura. Voi sapete quel che mi faceva, qualche volta... Quante volte
me ne sono lagnata con voi! Mi allontanavo da lui, quando potevo, ma lui era sempre cos
insistente!
FRATE: Non dubitate, la clemenza di Dio grande: se anche all'uomo non manca la voglia, non gli
manca nemmeno il tempo di pentirsi.
DONNA: Voi pensate che i Turchi quest'anno sbarcheranno in Italia?
FRATE: Se voi non pregate, s.
DONNA: Dio ci aiuti, con queste diavolerie! Io ho una gran paura di essere impalata. Ma vedo qua
in chiesa una donna che conosco: vado a salutarla. Buongiorno a voi.
FRATE: Andate in salute.

SCENA QUARTA
Fra' Timoteo, Ligurio, Messer Nicia.

FRATE (solo): Le persone pi caritatevoli che esistono sono le donne. E anche le pi fastidiose. Chi
le allontana, evita sia i fastidi che i vantaggi; chi le intrattiene, ha vantaggi e fastidi insieme. E'
proprio vero che non esiste miele che non attiri le mosche. (Rivolto a Ligurio e a Nicia): Dove state
andando di bello, uomini da bene? Mi pare di riconoscere messer Nicia.
LIGURIO: Parlate forte, che diventato sordo e non sente quasi nulla.
FRATE: Siete il benvenuto, messere!
LIGURIO: Pi forte!
FRATE: Il benvenuto!
NICIA: Ben trovato, padre!
FRATE: Che ci fate qui?

NICIA: Tutto bene!


LIGURIO: Parlate con me, padre, perch altrimenti, per farvi sentire da lui, rischiate di fare un gran
baccano per tutta la piazza.
FRATE: Avete bisogno di me?
LIGURIO: Messer Nicia, qui, ed un altro uomo rispettabile, che conoscerete poi, hanno intenzione
di distribuire in elemosina parecchie centinaia di ducati.
NICIA: Cacasangue!!
LIGURIO: Tacete, per la miseria! Padre, non vi meravigliate delle cose che dice. Anche se non ci
sente, gli sembra qualche volta di aver capito, e allora risponde a sproposito.
FRATE: Vai avanti e lasciagli dire quello che vuole.
LIGURIO: Ho con me una parte dei denari di cui vi parlavo; hanno deciso che siate voi a
distribuirli.
FRATE: Molto volentieri.
LIGURIO: Ma necessario, prima di procedere con questa elemosina, che voi ci aiutiate in merito
ad un caso strano che capitato a messer Nicia. Solo voi ci potete aiutare. Ne va dell'onore della sua
casa.
FRATE: Di cosa si tratta?
LIGURIO: Non so se voi conoscete Camillo Calfucci, nipote del messere qui presente.
FRATE: Lo conosco.
LIGURIO: Costui se ne and un anno fa, per certe sue faccende, in Francia; e, non avendo moglie
perch era morta, lasci una sua figliuola in et da marito sotto tutela in un monastero, del quale ora
non il caso che vi dica il nome.
FRATE: Cosa successe poi?
LIGURIO: E' successo che, o per trascuratezza delle monache o per sventatezza della fanciulla,
adesso lei incinta di quattro mesi; il fatto che, se non si ripara la cosa con una certa prudenza, il
dottore, le monache, la fanciulla, Camillo e la casata dei Calfucci saranno disonorati tutti quanti! E
il dottore, qui, talmente preoccupato da questa vergogna che ha fatto voto, qualora si riesca a
nasconderla, di donare trecento ducati per amor di Dio.
NICIA (a parte): Che faccenda!
LIGURIO (piano, a Nicia): State quieto! (Rivolto al frate): E consegner questo denaro nelle vostre
mani. Solo voi e la badessa potete rimediare a questo guaio.
FRATE: Come?

LIGURIO: Persuadere la badessa a dare una pozione alla fanciulla per farla abortire.
FRATE: Questa una cosa su cui riflettere.
LIGURIO: Come una cosa su cui riflettere?? Guardate quanti vantaggi ne deriverebbero: voi
preservate l'onore del monastero, della fanciulla e dei parenti; restituite al padre una figliuola; fate
una cortesia a messer Nicia, qui presente, ed a tanti suoi parenti; fate tante elemosine, quante se ne
possono fare con ben trecento ducati; e, d'altro canto, voi non offendete altro che un pezzo di carne
non nata, senza vita, che pu scomparire in mille modi. Ed io credo che questa sia la cosa giusta da
fare, in modo che tutti siano contenti.
FRATE: E sia. Si faccia ci che volete, e per carit di Dio sia fatta ogni cosa. Ditemi qual il
monastero, datemi la pozione e, se vi pare, questi denari, in modo da poter cominciare a fare
qualche opera buona.
LIGURIO: Adesso riconosco quel religioso che ricordavo voi foste! Prendete questa parte di
denaro. Il monastero ... Ma aspettate, c' qui in chiesa una donna che mi sta facendo dei cenni;
torno subito. Voi state con messer Nicia mentre le vado a dire due parole.

SCENA QUINTA
Fra' Timoteo, Messer Nicia.

FRATE: Questa fanciulla, quanti anni ha?


NICIA: Io strabilio!
FRATE: Dico, quanto tempo ha questa fanciulla?
NICIA: Che Dio lo maledica!!
FRATE: Perch?
NICIA: Perch se la tenga!!
FRATE: Mi sembra proprio conciato! Ho a che fare con un pazzo e con un sordo: uno fugge, l'altro
non capisce niente. (Soppesando i denari) Ma se queste monete non sono false, ne far un uso tutto
a mio vantaggio! Ecco Ligurio che ritorna.

SCENA SESTA
Ligurio, Fra' Timoteo, Messer Nicia.

LIGURIO (piano, rivolto a Nicia): Mantenete la calma. (Al frate): Ho una gran bella notizia, padre.
FRATE: Quale?
LIGURIO: Quella donna con cui ho parlato, mi ha appena detto che la fanciulla ha abortito
spontaneamente.
FRATE (a parte): Bene, quest'elemosina finir nelle casse del fisco.....!
LIGURIO: Cosa dite?
FRATE: Dico che adesso non dovrete pi fare questa elemosina.
LIGURIO: L'elemosina si far lo stesso, ma necessario che voi facciate un'altra cosa a beneficio
del dottore, qui.
FRATE: Che cosa?
LIGURIO: Cosa di minor importanza, di minor scandalo, pi sopportabile per noi e pi vantaggiosa
per voi.
FRATE: Che sar mai? Io sono in parola con voi, e mi sembra che ormai ci sia una tale confidenza
che non vi cosa che non farei.
LIGURIO: Ve lo voglio dire in chiesa, faccia a faccia. Il dottore ci aspetter qui. Aspettate qui! Noi
torniamo subito!
NICIA (a parte): Speriamo di no!
FRATE: Andiamo.

SCENA SETTIMA
Messer Nicia solo.

NICIA: E' giorno o notte? Sono sveglio o sto sognando? Oggi non ho ancora bevuto, ma sono
forse ubriaco per dar retta a tutte 'ste scempiaggini? Siamo d'accordo di dire al frate una cosa e
quello gliene dice un'altra! Poi vuole che faccia il sordo per non sentire le scemenze che dice e ne
ha dette, di scemenze! - con Dio solo sa quale proposito! Adesso mi ritrovo con venticinque ducati
in meno e ancora del mio caso non si parlato! In pi, mi hanno piantato qui come un idiota ad
aspettare! Ma eccoli che ritornano: peggio per loro se non hanno discusso la mia questione!

SCENA OTTAVA
Fra' Timoteo, Ligurio, Messer Nicia.

FRATE (rivolto a Ligurio): Bisogna che le donne vengano qua. So come devo fare e, se la mia
autorit avr un qualche peso, concluderemo la faccenda questa sera.
LIGURIO: Messer Nicia, fra' Timoteo d'accordo. E' necessario che le donne vengano qua.
NICIA: Tu mi fai rinascere!! Sar maschio?
LIGURIO: Maschio!
NICIA: Sono commosso dalla felicit!
FRATE: Andatevene in chiesa, io aspetter qui le donne. State in disparte, in modo che non vi
vedano. Una volta che saranno andate, vi riferir ci che mi hanno detto.

SCENA NONA
Fra' Timoteo solo.
FRATE: Io non lo so chi dei due abbia gabbato l'altro. Questo tristo personaggio di Ligurio venuto
da me con quella prima storiella per mettermi alla prova in modo che, se avessi dato la mia
collaborazione a quella, mi sarei pi facilmente prestato a quest'altra. Se io avessi detto di no, non
mi avrebbero nemmeno raccontato quest'ultima faccenda... E' vero che mi hanno fregato, ma
dopotutto questa fregatura mi porta dei vantaggi. Messer Nicia e Callimaco sono ricchi, e da
ciascuno dei due posso ricavare molto denaro. Conviene che la cosa rimanga segreta, nell'interesse
sia mio che loro. Comunque sia, io non me ne pento. Spero di non incontrare difficolt, dato che
madonna Lucrezia saggia e onesta, ma io la far cadere puntando sulla sua bont. Alla fine, tutte
le donne hanno poco cervello. Come ce n' una che sa spiccicare due parole in croce, subito si
tessono pubbliche lodi su di lei, come a dire che in una terra di ciechi chi possiede anche un solo
occhio considerato un dio. Eccola che sta arrivando con la madre, la quale decisamente una
bestia e mi sar di grande aiuto nel convincerla.

SCENA DECIMA
Sostrata, Lucrezia.

SOSTRATA: Io credo che tu creda, figliuola mia, che io abbia a cuore il tuo bene ed il tuo onore e
che non ti consiglierei mai una cosa che non va bene. Ti ho detto e ti ripeto che, se fra' Timoteo ti
assicura che non ti peser sulla coscienza, lo devi fare senza pensarci su troppo.
LUCREZIA: Ho sempre temuto che la la voglia che messer Nicia ha di avere figliuoli ci facesse
commettere qualche errore. E per questa cosa sono in sospetto e piena d'apprensione, soprattutto
dopo che mi capitata quella vicenda che voi sapete quando andavo alla chiesa dei Servi.
Comunque, tra tutte le cose che mi sono capitate, questa mi sembra la pi strana, cio il dover
sottomettere il mio corpo a questo vituperio e in pi l'essere causa della morte dell'uomo che mi
possieder. Se anche io mi trovassi, unica donna, a dover ripopolare il mondo, non credo che mi
sarebbe lecito avere per amante uno sconosciuto.
SOSTRATA: Certe risposte io non te le so dare, figliuola mia. Parlerai al frate, sentirai quello che ti
dir e poi farai quello che ti consiglia lui, che ti consigliamo noi e tutti quelli che ti vogliono bene.
LUCREZIA: Sto sudando per l'angoscia!

SCENA UNDICESIMA
Fra' Timoteo, Lucrezia, Sostrata.

FRATE: Siate le benvenute. So cosa volete da me poich messer Nicia mi ha parlato. Sono stato sui
libri pi di due ore per studiare questo caso e, dopo molte ricerche, ho trovato molte cose, sia in
generale che in particolare, che fanno per noi.
LUCREZIA: Parlate sul serio o state scherzando?
FRATE: Ah, madonna Lucrezia, sono forse queste cose su cui scherzare? Non mi conoscete voi
abbastanza?
LUCREZIA: No, padre. Per questa la cosa pi strana che abbia mai udito.
FRATE: Madonna, io vi credo, ma non voglio che parliate pi cos. Sono molte le cose che da
lontano sembrano terribili, insopportabili, strane, ma che, quando le vedi pi da vicino, risultano pi
umane, sopportabili, familiari. Si dice che siano pi grandi gli spaventi che non i mali stessi.
Questo il caso nostro.

LUCREZIA: Lo voglia Dio!


FRATE: Ma torniamo a ci che si diceva prima. Dovete considerare, per quanto riguarda la
coscienza, questa norma generale: dove c' un bene certo ed un male incerto, non si deve mai
lasciare quel bene per paura di quel male. Il bene certo che voi rimarrete incinta e acquisterete
un'anima al nostro Creatore; il male incerto che colui che, dopo la pozione, giacer con voi,
morir. E comunque ce n' anche di quelli che non muoiono! In ogni caso, dato che la cosa
dubbia, meglio che messer Nicia non corra quel rischio. Quanto all'atto fisico, una frottola che
sia peccato, perch la volont quella che pecca, mica il corpo! Sarebbe peccato dispiacere al
marito, mentre voi lo compiacete; sarebbe peccato trarne piacere, mentre voi ne avete dispiacere.
Oltre a tutto ci, in tutte le cose va considerato il fine: il vostro fine di riempire una sedia in
paradiso e accontentare vostro marito. La bibbia dice che le figliuole di Lot, credendo di essere
rimaste sole al mondo, ebbero rapporti carnali con il padre ma, dato che le loro intenzioni erano
buone, non peccarono.
LUCREZIA: Di che cosa volete convincermi?
SOSTRATA: Lasciati persuadere figliuola mia, non vedi che una donna senza figli non ha casa?
Una volta morto il marito, resta sola come una bestia, abbandonata da tutti.
FRATE: Io vi giuro, madonna, in nome dell'abito che porto, che obbedire all'ordine del marito e
concedersi all'amante un peccato veniale quanto il mangiare carne di mercoled, che un
peccatuccio che se ne va via con l'acqua benedetta.
LUCREZIA: Cosa mi fate fare voi, padre?
FRATE: Vi faccio fare delle cose per le quali voi avrete sempre ragione di pregare per me. E l'anno
prossimo sarete ancora pi felice e soddisfatta.
SOSTRATA: Far ci che volete. Stasera la metter a letto io. (A Lucrezia): Di che cosa hai paura,
bambinona capricciosa? Ci saranno cinquanta donne che vorrebbero essere nei tuoi panni.
LUCREZIA: Sono contenta: ma penso che domattina non sar neanche pi viva.
FRATE: Non dubitare, figliuola mia: pregher Dio per te. Dir l'orazione dell'angelo Raffaele, che
ti accompagni. Adesso andate e preparatevi, che si fa sera.
SOSTRATA: La pace sia con voi, padre.
LUCREZIA: Mi aiutino Dio e la Madonna.

SCENA DODICESIMA
Fra' Timoteo, Ligurio, Messer Nicia.

FRATE: Ligurio, venite fuori!


LIGURIO: Come andata?
FRATE: Bene. Se ne sono andate a casa disposte a fare ogni cosa e non ci saranno problemi perch
la madre andr a stare con lei e la vuole mettere a letto di persona.
NICIA: Davvero?
FRATE: Oh bella! Non siete pi sordo?
LIGURIO: San Clemente gli ha fatto la grazia!!
FRATE: Bisogna mettere un'immagine votiva per rendere nota la cosa in modo da trarre un qualche
guadagno supplementare.
NICIA: Non cambiamo discorso. Mia moglie far qualche difficolt?
FRATE: Assolutamente no.
NICIA: Io sono l'uomo pi contento del mondo!
FRATE: Lo credo bene! Voi vi beccherete un bel maschietto.
LIGURIO: Andate pure alle vostre orazioni, padre, e, se avremo bisogno di voi, vi verremo a
cercare. Voi, messere, andate da lei per fare in modo che non cambi opinione, ed io andr a trovare
maestro Callimaco per farvi avere la pozione; all'una fatevi trovare per pianificare quello che
dovremo fare pi tardi.
NICIA: Hai detto bene. Addio.
FRATE: Andate in salute.

ATTO QUARTO

SCENA PRIMA
Callimaco solo
CALLIMACO: Vorrei sapere quello che hanno concluso. Potrebbe anche essere che Ligurio non si
faccia pi vedere? Quanto sono agitato! La Fortuna tiene il conto del bilancio: non ti fa mai un bene
che non sia accompagnato da un male. Quanto pi mi cresciuta la speranza, tanto mi cresciuto il
timore. Me misero! E' mai possibile che io viva in tanti affanni e disturbato da questi timori e da
queste speranze? Sono una nave vessata da due diversi venti, che tanto pi teme quanto pi vicina
al porto. La semplicit di messer Nicia mi fa sperare, la saggezza e l'inflessibilit di Lucrezia mi fan
temere. Ahim, non trovo requie da nessuna parte. Talvolta cerco di dominarmi, mi rimprovero
questa follia d'amore e mi dico: - Cosa fai? Sei impazzito? Quando avrai ottenuto quel che vuoi,
cosa succeder? Riconoscerai il tuo errore, ti pentirai delle cose che hai fatto e dei pensieri che hai
avuto. Non sai quanto poco di buono si trova nelle cose che l'uomo desidera rispetto a ci che ha
presupposto di trovarvi? D'altro canto, il peggio che ti pu succedere di andare all'inferno: ne son
gi morti tanti altri e stanno all'inferno tanti uomini per bene! Devi forse vergognarti di andarci
anche tu? Volgi il viso alla sorte, fuggi il male o, se non lo puoi fuggire, sopportalo da uomo; non ti
prosternare, non ti svilire come una donna. E cos mi faccio coraggio; ma dura poco, perch mi
assale tanto desiderio di stare una volta con costei che mi sento alterare da capo a piedi.: le gambe
tremano, le viscere si rivoltano, il cuore mi balza nel petto, le braccia si afflosciano, la lingua
diventa muta, gli occhi si annebbiano, la testa mi gira. Se trovassi Ligurio, almeno avrei con chi
sfogarmi. - Ma eccolo che corre verso di me: quello che mi dir mi far viver felice per un po'
oppure morire sul colpo.

SCENA SECONDA
Ligurio, Callimaco.

LIGURIO (solo): Non ho mai desiderato tanto di trovare Callimaco, e non ho mai fatto pi fatica a
trovarlo. Se gli avessi portato brutte notizie, l'avrei incontrato immediatamente. Sono stato a casa
sua, in piazza, al mercato, al Pancone degli Spini, alla Loggia dei Tornaquinci, e non l'ho trovato.
Questi innamorati hanno l'argento vivo nei piedi e non si fermano mai.
CALLIMACO (a parte): Che mi succede che non lo chiamo? Mi sembra adddirittura allegro!
Ligurio! Ligurio!

LIGURIO: Oh Callimaco, dove sei stato?


CALLIMACO: Che notizie?
LIGURIO: Buone.
CALLIMACO: Buone davvero?
LIGURIO: Ottime.
CALLIMACO: Lucrezia d'accordo?
LIGURIO: S.
CALLIMACO: Il frate ha fatto ci che era necessario?
LIGURIO: L'ha fatto.
CALLIMACO: Oh, frate benedetto! Pregher sempre per lui.
LIGURIO: Calmati! Come se Dio facesse le grazie del male come quelle del bene! Il frate vorr ben
altro che preghiere!
CALLIMACO: Cosa vuole?
LIGURIO: Soldi.
CALLIMACO: Glieli daremo. Quanti ne hai promessi?
LIGURIO: Trecento ducati.
CALLIMACO: Hai fatto bene.
LIGURIO: Il dottore ne ha gi sborsati venticinque.
CALLIMACO: Come?
LIGURIO: Ti basti il fatto che li ha sborsati.
CALLIMACO: La madre di Lucrezia che ha fatto?
LIGURIO: Quasi tutto. Come ha saputo che sua figlia poteva avere questa notte senza peccato, non
ha mai smesso di pregare, comandare e confortare Lucrezia, tanto che l'ha accompagnata dal frate
ed ha operato in modo tale da farla acconsentire.
CALLIMACO: Oh Dio! Che meriti ho per avere tanta fortuna? Potrei morire dalla felicit!
LIGURIO (rivolto al pubblico): Ma che razza di gente questa? Una volta per la felicit, una volta
per il dolore, costui vuole morire a tutti i costi! Hai la pozione pronta?
CALLIMACO: S, ce l'ho.

LIGURIO: Cosa gli manderai?


CALLIMACO: Un bicchiere di ipocrasso, che l'ideale per mettere a posto lo stomaco e rallegrare
la mente.... Ahim, ahim, ahim, sono spacciato!
LIGURIO: Che c'? Cosa succede?
CALLIMACO: Non c' rimedio.
LIGURIO: Ma cosa dici?
CALLIMACO: Non se ne fa pi nulla, mi son murato da solo in un forno.
LIGURIO: Perch? Allora? Parla chiaro.
CALLIMACO: Non ti ricordi che ho detto a messer Nicia che tu, lui, Siro ed io avremmo preso un
tale per metterlo a giacere con la moglie?
LIGURIO: E cosa c'entra?
CALLIMACO: Come, cosa c'entra? Se io sono insieme a voi non potr mica essere quello che
viene catturato; se invece non sar con voi, si scoprir l'inganno.
LIGURIO: Hai proprio ragione. Ma non possiamo far niente?
CALLIMACO: Credo di no.
LIGURIO: Ma s che ci dev'essere un rimedio.
CALLIMACO: E quale?
LIGURIO: Ci voglio pensare un pochino...
CALLIMACO: Ah, ma io sto fresco che ci devi pensare proprio adesso!
LIGURIO: Trovato!
CALLIMACO: Che cosa?
LIGURIO: Far in modo che il frate, che ci ha aiutati fin qui, faccia anche il resto.
CALLIMACO: In che modo?
LIGURIO: Noi dovremo tutti travestirci. Far travestire il frate: mascherer la voce, il viso, l'abito;
e dir al dottore che sei tu. Ci creder.
CALLIMACO: Mi piace. Ma io che far?
LIGURIO: Ho in mente di farti indossare una mantellina e di farti arrivare da dietro l'angolo della
casa con un liuto in mano e cantando una canzonetta.
CALLIMACO: A viso scoperto?

LIGURIO: Certo, perch se tu portassi una maschera desteresti dei sospetti.


CALLIMACO: Ma mi riconoscer.
LIGURIO: No, perch io voglio che tu storca la faccia, che tu apra, aguzzi o digrigni la bocca e che
chiuda un occhio. Prova un po'.
CALLIMACO: Faccio cos?
LIGURIO: No.
CALLIMACO: Cos?
LIGURIO: Non basta.
CALLIMACO: A questo modo?
LIGURIO: S, s, tieni a mente quest'ultimo! Ioa casa ho un naso finto: voglio che te lo metta.
CALLIMACO: Che vuoi che sia?
LIGURIO: Come sarai comparso da dietro l'angolo, ti toglieremo il liuto, ti faremo girare qua e l
per confonderti, ti condurremo a casa e ti porteremo a letto. Al resto dovrai pensarci tu.
CALLIMACO: Il problema di arrivare sul posto travestito, passando per la citt.
LIGURIO: Trovati un sistema. Piuttosto, la possibilit che tu possa ritornare da lei dipende da te.
CALLIMACO: In che senso?
LIGURIO: Devi conquistarla, stanotte. Prima di andartene, fatti riconoscere, rivela l'inganno, dille
l'amore che hai per lei, il bene che le vuoi. E dille anche come, senza infamia, potr esserti amica
oppure nemica con infamia. E' impossibile che lei non stia dalla tua parte e che la passione di questa
notte sia un caso isolato.
CALLIMACO: Lo credi davvero?
LIGURIO: Ne sono certo. Ma non perdiamo pi tempo. Chiama Siro e manda la pozione a messer
Nicia. Poi aspettami a casa. Io andr dal frate e lo far travestire, lo condurr qui, ci uniremo al
dottore e faremo quel che manca da fare.
CALLIMACO: D'accordo. Vai.

SCENA TERZA
Callimaco, Siro.

CALLIMACO: Siro!
SIRO: Messere?
CALLIMACO: Vieni qui.
SIRO: Eccomi.
CALLIMACO: Prendi quel bicchiere d'argento che c' nell'armadio e, coperto con un po' di drappo,
portamelo. E fai attenzione a non rovesciare niente.
SIRO: Sar fatto. (Si avvia)
CALLIMACO: Costui da dieci anni presso la mia casa, e mi ha sempre servito fedelmente. Penso
che, anche in questo caso, potr fidarmi di lui. Infatti, bench non lo abbia informato di questo
intrigo, deve aver intuito, dato che malizioso, e vedo che si va adeguando a quanto sta per
succedere.
SIRO (rientrando): Eccolo.
CALLIMACO: Bene. Adesso muoviti e va' a casa di messer Nicia. Digli che questa la medicina
che deve prendere la moglie subito dopo cene; e prima cener, meglio sar. Digli anche che ci
troviamo tutti nel posto stabilito all'ora stabilita. Vai di corsa.
SIRO: Vado. (Parte)
CALLIMACO: Un'altra cosa, senti: se vuole che tu lo aspetti, aspettalo e poi vieni qui insieme a lui;
se non lo desidera, torna da me, dato che gli hai consegnato ci che gli dovevi consegnare e dato
che l'ambasciata gliel'hai fatta. Hai capito?
SIRO: S.

SCENA QUARTA
Callimaco solo.

CALLIMACO: Aspetto che Ligurio ritorni con il frate. Chi dice che aspettare una sofferenza, dice
il vero. Ogni ora che passa, perdo dieci chili, pensando dove sono, dove potrei essere tra due ore,

temendo che sopraggiunga qualche inconveniente che ostacoli il mio piano. Se dovesse sorgere
qualche problema, sarebbe l'ultima notte della mia vita, perch mi getter in Arno o m'impiccher o
mi butter dalla finestra o mi uccider a coltellate. Qualche cosa far, pur di non vivere pi. Ma
vedo Ligurio? E' proprio lui. Lo accompagna un tale che sembra storpio, zoppo: sar di sicuro il
frate travestito. Eh s, i frati..... Conoscine uno e li conosci tutti! Chi quell'altro che si accostato a
loro? Mi sembra Siro, che avr gi fatto l'ambasciata al dottore. S, lui. Li aspetter qui per parlare
con loro.

SCENA QUINTA
Siro, Ligurio, Callimaco, Fra' Timoteo.

SIRO: Chi che ti accompagna, Ligurio?


LIGURIO: Un uomo per bene.
SIRO: Ma zoppo o fa finta?
LIGURIO: Pensa ad altro.
SIRO: Ha la faccia da ribaldo!
LIGURIO: Ehi, stai buono che hai scocciato! Dov' Callimaco?
CALLIMACO: Sono qua. Benvenuti!
LIGURIO: Callimaco, avverti questo grullo di Siro: ha gi detto troppe stupidaggini.
CALLIMACO: Siro, senti: tu stasera dovrai fare tutto quello che ti dice Ligurio: fai conto che,
quando ti ordina qualcosa, come se te la ordinassi io; e tutto quello che vedi o senti va tenuto
segretissimo, se tu hai a cuore i miei beni, il mio onore e la mia vita nonch la tua.
SIRO: Sar fatto.
CALLIMACO: Hai dato il bicchiere al dottore?
SIRO: Sissignore.
CALLIMACO: Cosa ha detto?
SIRO: Che sar puntuale.
FRATE: Questo Callimaco?
CALLIMACO: Sono a vostra disposizione. Scambiamoci tra noi le promesse: voi potete disporre di

me e di tutte le mie fortune.


FRATE: Vi credo, e mi accingo a fare per voi quello che non avrei fatto per nessun uomo al mondo.
CALLIMACO: Non sar fatica sprecata.
FRATE: Basta che voi mi vogliate bene.
LIGURIO: Lasciamo stare le cerimonie. Noi andremo a travestirci, Siro ed io. Tu Callimaco vieni
con noi per preparare le tue cose. Il frate ci aspetter qui: torneremo presto e poi andremo prendere
messer Nicia.
CALLIMACO: Va bene. Andiamo.
FRATE: Io vi aspetto.

SCENA SESTA
Fra' Timoteo travestito.
E' vero quando dicono che le cattive compagnie conducono gli uomini alla forca. Molte volte uno
finisce male per il fatto che troppo arrendevole e buono, come anche per essere troppo tristo. Dio
sa che io non pensavo di offendere nessuno, me ne stavo nella mia cella, facevo il mio dovere,
intrattenevo i miei fedeli: mi capitato davanti questo diavolo di Ligurio, che mi ha fatto intingere
il dito in un errore, dopo di che io vi ho messo il braccio intero e tutta la persona, e ancora non so
cosa mi succeder. Comunque mi consolo pensando che, quando una cosa importa a molti, molti
devono averne cura. - Ma ecco Ligurio e quel servo che tornano.

SCENA SETTIMA
Fra' Timoteo, Ligurio, Siro travestiti.

FRATE: Ben tornati.


LIGURIO: Stiamo bene?
FRATE: Benissimo.
LIGURIO: Manca il dottore. Andiamo verso casa sua.

SIRO: Chi sta aprendo l'uscio di casa sua? E' il domestico?


LIGURIO: No, proprio lui! Ah, ah, ah ah!
SIRO: Perch ridi?
LIGURIO: Chi non riderebbe? Ha addosso un mantellino che non gli copre neanche il culo. Cos'ha
in testa? Mi sembra uno di quei gufi di canonici, e sotto uno spadaccino. Ah, ah, ah. E sta
borbottando non so che... Tiriamoci da parte.

SCENA OTTAVA
Messer Nicia travestito

NICIA: Quanti capricci ha fatto 'sta pazza! Ha mandato le fantesche a casa della madre e il
domestico in villa. Per questo la lodo, ma non la lodo per il fatto che, prima di andare a letto, abbia
fatto tante difficolt: - Io non voglio!... Come far?... Ma cosa mi fate fare?... Ohim.... Mamma
mia!... - E se non fosse stato che sua madre la riprendesse con asprezza, mica ci entrava in quel
letto. Che le venga un accidente! Mi sono travestito bene. Chi mi riconoscerebbe? Sembro
addirittura pi alto, pi giovane, pi snello. Non ci sarebbe donna che mi farebbe pagare per andare
con lei! Ma dove sono finiti gli altri?

SCENA NONA
Ligurio, Messer Nicia, Fra' Timoteo, Siro.

LIGURIO: Buonasera, messere.


NICIA: Oh! Uh! Eh!
LIGURIO: Non abbiate paura. Siamo noi.
NICIA: Oh, siete tutti qui? Se non vi avessi riconosciuto alla svelta, vi avrei preso a colpi di
spadino. Tu sei Ligurio? E tu, Siro? E quell'altro? E' il maestro, eh?
LIGURIO: S, signore.

NICIA: Per!! Oh, si contraffatto bene! Non lo riconoscerebbe nessuno!


LIGURIO: Gli ho fatto mettere due noci in bocca perch non sia riconosciuto dalla voce.
NICIA: Sei un ignorante!
LIGURIO: Perch?
NICIA: Come mai non me l'hai detto prima? Me ne sarei messe in bocca due pure io: importante
non essere riconosciuti dalla voce!
LIGURIO: Tenete, mettetevi in bocca questa.
NICIA: Cos'?
LIGURIO: Una palla di cera.
NICIA: Dlla qua!... (dopo essersela messa in bocca): Ca, pu, ca, co, che, cu, cu, spu.... Che ti
venga il malanno, pezzo di manigoldo!
LIGURIO: Perdonatemi, non mi ero accorto di avervene data un'altra per sbaglio.
NICIA: Ca, ca, pu, pu.... Di che, che che era?
LIGURIO: D'aloe.
NICIA: Per la miseria! Spu, pu.... Maestro, voi non dite nulla?
FRATE: Ligurio mi ha fatto arrabbiare.
NICIA: Oh, voi mascherate bene la voce!
LIGURIO: Non stiamo pi qui a perdere tempo. Io sar il capitano e schierer l'esercito per la
battaglia. Sul corno destro si schiera Callimaco, sul sinistro io, in mezzo alle corna il dottore: Siro
star di retroguardia, per dar manforte a quel lato che dovesse vacillare. Saremo l'esercito di San
Cucc.
NICIA: Chi San Cucc?
LIGURIO: E' il pi onorato santo di Francia. Ecco, appostiamoci qui. Sentite? Io sento un liuto.
NICIA: E' proprio cos. Che facciamo?
LIGURIO: Bisogna mandare un esploratore per scoprire chi sia. Agiremo a seconda di quello che ci
riferir.
NICIA: Chi ci va?
LIGURIO: Vai tu, Siro. Sai ci che devi fare. Considera, esamina, torna presto, riferisci.
SIRO: Vado.

NICIA: Non vorrei pigliare un granchio. Non vorrei che fosse un qualche vecchietto malaticcio e
che questa cosa la si dovesse ripetere domani sera.
LIGURIO: Non dubitate. Siro ci sa fare. Eccolo che torna. Che ci racconti, Siro?
SIRO: Egli il pi bel garzonaccio che abbiate mai visto! Non arriva a venticinque anni, viene
verso di noi da solo, con una mantellina e il liuto.
NICIA: Fa al caso nostro, se hai visto giusto. Bada per che altrimenti tutta la faccenda ricade su di
te!
SIRO: E' come vi ho detto.
LIGURIO: Aspettiamo che sbuchi dall'angolo e poi gli saltiamo addosso.
NICIA: Spostatevi di qua, maestro. Mi sembrate di legno. Eccolo!
CALLIMACO (cantando): Vi possa venire il diavolo nel letto, se nel letto non posso venir io
LIGURIO (agguantando Callimaco): Stai buono! Dammi qua questo liuto!
CALLIMACO: Ohim! Cosa ho fatto?
NICIA: Adesso vedrai! Copritegli la testa, imbavagliatelo!
LIGURIO: Circondatelo!
NICIA: Dagli un'altra volta! Dagliene un'altra! Portatelo in casa!
FRATE: Messer Nicia, io vado a riposare. Ho un mal di testa da morire! Se non c' bisogno di me,
io non ritornerei.
NICIA: S, maestro, non tornate: possiamo farcela da soli.

SCENA DECIMA
Fra' Timoteo travestito solo.

FRATE: Se ne sono entrati in casa, ed io me ne torno al convento. E voi, spettatori, non ci


biasimate, perch stanotte nessuno dormir, tanto che tra gli atti non c' intervallo. Io dir la messa,
Ligurio e Siro ceneranno, che oggi non hanno neanche mangiato, il dottore andr dalla camera alla
sala e Callimaco e madonna Lucrezia non dormiranno, perch io so che, se io fossi lui e voi foste
lei, non dormiremmo per niente.

ATTO QUINTO

SCENA PRIMA
Fra' Timoteo solo

FRATE: Non ho potuto chiuder occhio stanotte, tanto sono curioso di sapere come Callimaco e gli
altri abbiano risolto la faccenda. Per passare il tempo, mi sono messo a fare svariate cose: ho detto il
mattutino, mi sono letto una vita dei Santi Padri, sono andato in chiesa e ho acceso una lampada che
si era spenta, ho cambiato il velo ad una Madonna, che fa miracoli. Quante volte avr detto a questi
frati di tenerla pulita! Poi si meravigliano se la devozione manca! Mi ricordo che una volta c'erano
cinquecento quadri votivi, e adesso a malapena ce ne saranno una ventina: questa cosa colpa
nostra, che non abbiamo saputo tener viva la fede. Una volta, ogni sera, dopo la messa, si andava in
processione e si cantavano le lodi ogni sabato. Anche noi facevamo dei voti, perch si vedessero
sempre delle immagini votive nuove. Esortavamo uomini e donne durante la confessione a fare voti.
Adesso non si fa pi nulla di queste cose e poi ci si meraviglia che lo spirito si sia raffreddato! Oh,
quanto poco cervello hanno questi miei frati! Ma sento un gran rumore arrivare dalla casa di messer
Nicia. Eccoli! Portano fuori il prigioniero. Sono arrivato in tempo. Ci hanno messo fino all'ultima
goccia della candela, visto che quasi l'alba! Voglio sentire ci che dicono senza farmi vedere.

SCENA SECONDA
Messer Nicia, Callimaco, Ligurio, Siro travestiti.

NICIA: Tu prendilo da l, io invece lo agguanto qua e tu, Siro, lo tieni per il mantello da dietro.
CALLIMACO: Non mi fate male!
LIGURIO: Non aver paura, vattene pure.
NICIA: Non dilunghiamoci.
LIGURIO: Avete ragione. Lasciamolo andare adesso: diamogli due o tre girate per disorientarlo.
Giralo, Siro!
SIRO: Ecco.

NICIA: Giralo un'altra volta.


SIRO: Fatto.
CALLIMACO: Il mio liuto!
LIGURIO: Via, ribaldo, vattene! Se ti sento dire una parola, ti tiro il collo!
NICIA: E' scappato. Andiamo a spogliarci: sar il caso che usciamo tutti quanti fuori di buon'ora
stamattina, perch non si capisca che non abbiamo dormito questa notte.
LIGURIO: Giusto.
NICIA: Ligurio e Siro, andate da maestro Callimaco e ditegli che la cosa andata a buon fine.
LIGURIO: Cosa gli possiamo raccontare? Noi non sappiamo nulla. Sapete bene che, arrivati in
casa, ce ne siamo andati in cantina a bere: voi e vostra suocera siete rimasti a vegliare, e non vi
abbiamo pi rivisto se non ora, quando ci avete chiamati per buttarlo fuori.
NICIA: E' vero. Ah, ho da raccontarvene delle belle! Mia moglie era nel letto, al buio. Sostrata mi
aspettava vicino al caminetto. Io sono arrivato con codesto garzonaccio e, affinch non mi sfuggisse
nulla, lo portai vicino ad una dispensa che ho nel salone, dove tengo una lampada che manda una
luce molto pallida, in modo che non mi potesse vedere in viso.
LIGURIO: Molto saggio.
NICIA: L'ho fatto spogliare. Siccome nicchiava, l'ho ripreso con voce feroce e si tolto i panni in
men che non si dica, fino a rimanere nudo. Era brutto in faccia: aveva un nasaccio, una bocca
storta... Per contro, non si era mai vista una carnagione pi bella: bianca, morbida, pastosa! Degli
altri dettagli, non chiedetemi...
LIGURIO: Non va bene. Bisognava proprio vederlo tutto?
NICIA: Vuoi scherzare? Visto che ormai ero in ballo, ho voluto verificare con mano fino in fondo.
E poi volevo vedere se era sano, se per caso aveva bolle o cose del genere. Mettiti nei miei panni,
non parlare a vanvera!
LIGURIO: In effetti avete ragione.
NICIA: Come ho constatato che era sano, me lo sono tirato dietro, l'ho portato in camera, al buio, e
l'ho messo nel letto; e prima di andarmene, ho voluto toccar con mano come si mettessero le cose,
perch io non sono mica abituato a intendere lucciole per lanterne.
LIGURIO: Con quanta prudenza avete gestito questa cosa!
NICIA: Dopo che ho toccato e sentito ogni cosa, me ne sono uscito dalla camera e ho chiuso la
porta. Poi me ne sono andato da mia suocera che mi aspettava davanti al fuoco, e abbiamo passato
tutta la notte a chiacchierare.
LIGURIO: Di cosa avete parlato?
NICIA: Della stupidit di Lucrezia e di quanto sarebbe stato meglio, senza tante ciance, che ella

avesse ceduto fin dal principio. Poi abbiamo fantasticato sul bambino, che gi mi sembra di averlo
in braccio, il fantolino! Poi ho sentito che suonava la tredicesima ora e, temendo che
sopraggiungesse il giorno, sono andato nella camera da letto. Che dite? Non dovevo far alzare quel
gran ribaldo?
LIGURIO: Ci credo!
NICIA: Gli piaciuta la cavalcata! Dopo che si alzato, vi ho chiamati e l'abbiamo portato fuori.
LIGURIO: La cosa andata bene.
NICIA: Cosa pensi del fatto che mi dispiaccia?
LIGURIO: Di che cosa?
NICIA: Per quel povero giovane... Che debba morire cos presto, e che questa notte gli debba
costare cos cara.
LIGURIO: Oh, non fatevene troppi pensieri. Lasciate che se ne preoccupi lui.
NICIA: Hai ragione. Adesso non vedo l'ora di incontrare maestro Callimaco per rallegrarmi con lui.
LIGURIO: Fra un'ora uscir. Ma il giorno gi arrivato. Noi andiamo a cambiarci. Voi cosa farete?
NICIA: Me ne andr anch'io a casa a mettermi dei vestiti decenti. Far alzare e lavare mia moglie e
poi la porter in chiesa a prendere la benedizione delle puerpere. Gradirei che anche voi e
Callimaco foste l, cos da poter parlare tutti al frate per ringraziarlo e dargli un compenso per il
favore che ci ha fatto.
LIGURIO: Va bene, faremo cos. Arrivederci.

SCENA TERZA
Fra' Timoteo solo

FRATE: Ho udito questi discorsi e mi piaciuto tutto, considerando quanto stupido sia questo
dottore; ma l'ultima frase sul compenso quella che mi piaciuta maggiormente. Poich devono
venire a trovarmi, non voglio pi stare qui, ma aspettarli alla chiesa. Ma adesso chi esce dalla casa?
Mi sembra Ligurio, e con lui credo sia Callimaco. Non voglio che mi vedano. Se poi non dovessero
venire a trovarmi, sar sempre in tempo ad andare io a trovare loro.

SCENA QUARTA
Callimaco, Ligurio.

CALLIMACO: Come ti ho detto, Ligurio mio, sono stato l fino alla fine un po' di malavoglia:
bench provassi un gran piacere, non mi sembrava onesto. Ma, dopo che le ho confessato l'amore
che provo per lei e che le ho fatto capire che, per la dabbenaggine del marito, potremmo essere
felici senza nessuna infamia e, dopo che le ho promesso che, se il marito dovesse passare a miglior
vita, la sposerei subito e dopo che lei, avendo approvato queste argomentazioni, ha anche
apprezzato la differenza che c' tra lo stare a letto con me piuttosto che con Nicia e tra i baci di un
amante giovane e quelli di un marito vecchio, dopo qualche sospiro ha detto: - Poich la tua astuzia,
la stupidit di mio marito, l'ingenuit di mia madre e la disonest del mio confessore mi hanno
spinta a fare ci che mai di mia iniziativa avrei fatto, voglio pensare che tutto questo arrivi da una
disposizione celeste, ed io non sono capace di rifiutare quello che il Cielo vuole che io accetti.
Allora io ti prendo per signore, padrone, guida: tu sarai mio padre, il mio difensore, tutto per me. E
quello che mio marito ha voluto per una notte, voglio che lo abbia per sempre. Diventerai dunque
suo amico stretto, e verrai stamattina in chiesa e da l verrai a pranzo con noi. E andare e venire
dipender da te, e in ogni momento potremo incontrarci senza destare sospetti. - Io, udendo queste
parole, stavo quasi per morire dalla tenerezza. E' molto pi di quello che desiderassi, tanto che
adesso sono l'uomo pi felice del mondo. E, se questa felicit non fosse destinata prima o poi a
mancare per il trascorrere del tempo, sarei anche pi beato dei beati, pi santo dei santi.
LIGURIO: Mi fa proprio piacere che sia andata cos, ed successo come io ti dicevo. Ma adesso
che facciamo?
CALLIMACO: Andiamo verso la chiesa, dato che le ho promesso di essere l. Lei verr con la
madre e il marito.
LIGURIO: Vedo che escono dalla porta, lei e la madre. Dietro c' il marito.
CALLIMACO: Avviamoci e aspettiamoli alla chiesa.

SCENA QUINTA

Messer Nicia, Lucrezia, Sostrata.

NICIA: Lucrezia, io credo che adesso sia meglio fare le cose con timor di Dio, e non alla
pazzerellona!
LUCREZIA: Che si deve fare ora??
NICIA: Ma guarda come risponde! E' tutta ringalluzzita!

SOSTRATA: Non vi meravigliate. E' un tantino alterata.


LUCREZIA: Cosa volete dire?
NICIA: Dico che meglio che io vada avanti a parlare al frate per dirgli di venirti incontro
sull'uscio della chiesa e per condurti alla benedizione. Perch oggi come se tu rinascessi.
LUCREZIA: Be', allora cosa aspettate? Non andate?
NICIA: Sei molto ardita stamattina! Ieri sera pareva mezza morta!
LUCREZIA: E' per merito vostro.
SOSTRATA: Andate ad avvisare il frate. Ma non ce n' bisogno, gi fuori dalla chiesa.
NICIA: E' vero.

SCENA SESTA
Fra' Timoteo, Messer Nicia, Lucrezia, Callimaco, Ligurio, Sostrata.

FRATE (solo): Sono uscito perch Callimaco e Ligurio hanno detto che il dottore e le donne
stavano arrivando. Eccoli.
NICIA: Bona dies, padre.
FRATE: Siete i benvenuti. Madonna, che Dio vi faccia fare un bel figliuolo maschio!
LUCREZIA: Volesse il Cielo!
FRATE: E lo vorr.
NICIA: Vedo per caso Ligurio e maestro Callimaco?
FRATE: S, messere.
NICIA: Fate loro cenno di venire.
FRATE (a Callimaco e Ligurio): Venite!
CALLIMACO: Dio vi benedica.
NICIA: Maestro, toccate la mano alla mia donna.
CALLIMACO: Volentieri.

NICIA: Lucrezia, per merito di costui noi avremo un bastone per la nostra vecchiaia.
LUCREZIA: Io gli sono immensamente grata, e voglio che sia nostro amico.
NICIA: Oh, santa donna! Voglio che lui e Ligurio vengano a pranzo da noi.
LUCREZIA: Sicuramente!
NICIA: E voglio anche dar loro la chiave della stanza al pian terreno perch possano venirci a loro
piacimento. Questi signori non hanno donne in casa e vivono come bestie.
CALLIMACO: Io accetto, per usarla di tanto in tanto.
FRATE: Io dovrei avere i soldi per l'elemosina...
NICIA: State pur certo che oggi stesso vi saranno mandati.
LIGURIO: Ed a Siro nessuno ci pensa?
NICIA: Che chieda! Tutto ci che ho suo! Tu, Lucrezia, quante monete d'argento vuoi dare al frate
per la benedizione?
LUCREZIA: Non lo so.
NICIA: Insomma, di' un numero.
LUCREZIA: Dategliene dieci.
NICIA: Capperi!
FRATE: E voi, madonna Sostrata, mi sembra che siate ringiovanita.
SOSTRATA: Chi non lo sarebbe?
FRATE: Andiamo tutti in chiesa a dire la preghiera canonica. Poi, dopo la messa, ve ne andrete a
pranzare dove volete. Voi, spettatori, non aspettate che noi usciamo: la messa lunga, io rimarr in
chiesa e loro se ne andranno a casa passando per l'uscio laterale. State bene.

FINE