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TOSCANA

A. MANZONI & C. SpA

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Domenica 28 Marzo 2004

Cos don Karim Magidi, parroco del Sacro cuore a Livorno, conquista i giovani

l sorriso. Per sdrammatizzare, per parlare di cose


grandi con lumilt di chi
si sente piccolo, per inseguire
con entusiasmo obbiettivi
sempre nuovi. Avvolge il sorriso di Karim Magidi, come
quelle due braccia lunghe da
giocatore di basket. Il basket,
la passione di giovent, prima
della scelta di farsi sacerdote,
unico prete cattolico iraniano.
Un sacerdozio nel nome di
Don Bosco, incontrato nella
terra dellIslam e ritrovato a
Livorno nella fuga dopo la Rivoluzione di Khomeini.
Quel sorriso ha conquistato
i fedeli della chiesa del Sacro
Cuore di Colline, nella rossa
Livorno, e loratorio di Don
Magidi uno dei luoghi pi
frequentati dai giovani.
In questo oratorio ha messo piede a 16 anni. Che ricordi ha?
Era il 1980, io ero un allievo salesiano, cos mi avvicinai
allistituto. Giocavo a pallacanestro, entrai nella squadra
della Don Bosco. Feci anche
lallenatore del mini basket
femminile delle suore. Due anni e mezzo passati qui ad ore,
con una palla in mano.
Gli oratori sono morti, si
dice spesso. Come le case
del popolo, le sezioni dei
partiti. Poi, guardando sotto la crosta, non ovunque
cos. Qui i giovani ci sono
ancora. Ma come cambiato questo spazio?
I ragazzi hanno i rientri a
scuola, la piscina, il calcio, le
famiglie li seguono ovunque.
Dunque loratorio non pu
pi essere il punto di riferimento quotidiano. Anzi, quando un ragazzo sta qui dalle 3
alle 7, spesso ha disagi familiari. Pochi casi per fortuna ma
la logica, appunto, ribaltata.
Ma loratorio non morto.
Come ha ricostruito la
sua identit?
Intanto, facendo da doposcuola dalle 15 fino alle 16,30.
Poi, fino alle 19, diventa il cortile dei giochi con basket, calcetto, calciobalilla, tennis tavolo. I ragazzi iscritti sono almeno 150. Ma la cosa pi importante sono i gruppi formativi che si riuniscono una volta
a settimana. Sono momenti di
socializzazione che poi portano a feste, gite, campeggi, coinvolgendo pure i genitori. Cos,
abbiamo 400 ragazzi tra gli 8 e
gli 11 anni e altri 350 ragazzi
dai 12 ai 18 anni.
Ma cos la formazione,
cosa fanno questi gruppi?
Per i pi piccoli, ovviamente, la fede. I pi grandi, invece, scelgono loro i temi che
preferiscono. C chi si ritrova
per confrontarsi sulla politica, chi sullamicizia e il rapporto ragazzo-ragazza, chi sulla solidariet partecipando
magari ad iniziative di servizio in citt. Lo stile comune
di creare unoccasione di conoscenza e confronto. Spesso si
dice che i giovani non sanno
con chi parlare: ecco, in questi gruppetti di 20 o poco meno
possono discutere tra loro me-

I canestri e le messe rock


del salesiano fuggito dallIslam
di Roberto Bernab
In alto la messa in musica
al Sacro cuore, don Madigi
durante una messa e festeggiato
dai ragazzi dopo una partita

Don Magidi gioca


a pallacanestro con i ragazzi
nel cortile dellOratorio
(Pentafoto)

diati da due- tre animatori


adulti. Il risultato che
1200-1300 ragazzi ruotano intorno allistituto.
In pi ci sono le societ
sportive.
Certo. Non sono pi direttamente coinvolte nellOpera
salesiana ma collegate. Nel
centro sportivo - un palazzetto
con 300 posti, tre campi di calcetto in erba sintetica - abbiamo squadre di pallacanestro,
di pallavolo e presto una scuola calcio forse in collaborazione con una societ cittadina.
Poi il cinema, gestito con i volontari, con una programmazione per ragazzi e famiglie.
Ma quanti di questi giovani si avvicinano davvero anche alla fede? E questo, per
voi, quanto importante?
Dentro il cuore (sorride)
sicuramente importante. Ma
non una condizione. Se la fede viene, bene, altrimenti noi,
comunque, stiamo dando dei
valori al ragazzo. Insomma,
misurata con il linguaggio ecclesiastico la risposta piccola, in termini di partecipazione invece alta come in poche
altre citt in Italia: ogni domenica a messa ci sono dai 600
agli 800 ragazzi. Una cosa bellissima.
La messa rock, con un
gruppo musicale fatto di
giovani, un altro modo di
trovare linguaggi che parlino alle nuove generazioni?
Gi prima di me la comunit aveva fatto questa scelta
ed stata arricchita. Alle
10,30, i giovani trovano una
messa che si misura con alcune loro espressioni. Magari, ci
sono adulti che non ci vengono pi perch, dicono, c troppa confusione. Ma anche alle
altre messe del mattino la partecipazione buona, vuoi per
la presenza degli scout, vuoi
per qualche altro gruppo. Insomma, tutti questi canali di

del sacerdozio.
Cosa rimane oggi del Cristianesimo in Iran?
Ventanni fa cerano pi di
200mila cristiani in una nazione di 42 milioni di abitanti; oggi la popolazione di 65 milioni e i cristiani sono scesi a
120mila. Non sono perseguitati o martirizzati, ma la loro vita resa difficile, specie alle
donne visti i diversi costumi.
Cos, molti, in particolare gli
armeni che erano il gruppo
pi numeroso, sono fuoriusciti verso gli Stati Uniti o il Canada.
Lei ha fatto diverse volte
da interprete tra il Papa e
le massime autorit iraniane. Incontri ufficiali durante i quali lo stesso presidente Khatami ha invocato il
colloquio tra le religioni
per far crescere le civilt.
Ma oggi tra questi due mondi sembra parlare solo il terrore.
Ai livelli istituzionali c
una sincera ricerca di dialogo
tra le due religioni ma anche
tra le due culture, che significa accoglienza e reciprocit.
Poi - chiaro - le risposte di
ogni cultura sono diverse, cos come le stesse democrazie
occidentali, in fondo, rispondono ciascuna a modo suo al terrorismo. LIslam, per, ha un
forte interesse ad avere unapertura di dialogo con Giovanni Paolo II, dopo che nei secoli
passati un filo di collegamento non c stato.
Alcuni intellettuali sostengono che lOccidente e
il Cristianesimo sono culture vecchie, stanche e per
questo intrise di desiderio
di pace. LIslam, dove non
esiste distinzione tra politica e religione, invece una
cultura giovane, animata
da spirito di conquista, da
una forte volont di imporre la propria fede. LOcci-

incontro alla fine coinvolgono


i giovani, fanno arrivare dei
messaggi. Anche se in estate sorride ancora - vanno tutti al
mare e la chiesa si svuota!
Nella terra dei guardiani
della Rivoluzione islamica
lei diventato cattolico. Come accaduto?
Mia madre era italiana e
cattolica, cos in Iran frequentava la parrocchia dei Salesiani. Io ho fatto le elementari da
loro e fui affascinato dalla fi-

gura di Don Bosco. La rivoluzione del 1979 fu un momento


forte nella mia formazione.
Dopo aver occupato lambasciata americana, i pasdaran
presero in mano la scuola di
Don Bosco; tutti i confratelli
furono tenuti prigionieri e poi
cacciati del paese. Pi tardi ne
sono stati riammessi solo tre.
unesperienza che mi ha
molto colpito. Una volta in Italia proseguito il mio avvicinamento alla fede e la scelta

UNICO PRETE CATTOLICO CHE ARRIVA DALLEX PAESE DELLO SCI


Don Karim Magidi ha
vissuto in Iran fino allet di 16
anni. Poi nel 1980 la famiglia
fugge dal paese trovando
accoglienza a Livorno dai
nonni materni. Un anno dopo li
raggiunge il padre, lingegner
Shoan Magidi, che era stato
vice capo di Stato maggiore
delle Forze armate sotto lo sci.
Shoan Magidi si era formato
in Italia: laureandosi a Genova
e frequentando lAccademia
militare di Livorno. Qui
lincontro e il matrimonio con
una figlia di emigranti arrivati
da Fiume.
Nel 1958 Magidi torna in Iran
ed inviato in missione ad
Abadan. La moglie si avvicina
ai Salesiani che erano lunica
presenza cattolica nel paese.

Interprete del Papa


durante gli incontri
con i leader della Rivoluzione
Quando la famiglia si
trasferisce a Teheran, la
signora Magidi frequenta la
parrocchia dei Salesiani che
hanno anche una scuola per i
ragazzi iraniani alla quale
Karim viene iscritto.
Poi, un anno dopo la
Rivoluzione e la fuga a
Livorno. La casa di mia nonna
era piccola, noi eravamo 4
fratelli ma ci accolse con tanto
calore, ricorda il sacerdote.
Il padre apre in citt un

negozio di tappeti, ma larte


della tessitura per lui una
cultura, forse la sublimazione
del rapporto con la madre
patria.
LIran nel cuore anche di
don Magidi. Vorrei tornarci
ma proprio pochi giorni fa ho
incontrato uno dei tre salesiani
che laggi e mi ha detto: Non
devi venire, sei pi utile in
Italia, l oggi possiamo solo
resistere alla scomparsa.
Cos per Don Magidi lIran

tutto negli incontri tra il Papa e


le massime autorit iraniane
dove viene chiamato come
interprete, forse perch sono
lunico prete cattolico iraniano
e si preferisce avere un
rappresentante della Chiesa
che un interprete che pure
parlerebbe meglio il persiano.
La prima volta fu nel 1999 per
il faccia a faccia tra Giovanni
Paolo II e il presidente iraniano
Khatami, lultima neanche un
mese fa per lincontro con il
ministro degli esteri Kamal
Kharrazi nellambito delle
celebrazioni del 50
anniversario delle relazioni tra
Santa Sede e Iran.
Sono emozioni
indimenticabili, dice don
Magidi con uno dei suoi sorrisi.

dente cattolico destinato a


soccombere?
LIran prima della rivoluzione di Khomeini era uno Stato che aveva lIslam come religione ufficiale ma praticava
tolleranza e libert per gli altri culti. Lo stesso avviene oggi in alcuni paesi a maggioranza musulmana come la Turchia, lEgitto, la stessa Siria.
C poi un Islam fondamentalista, a partire dallArabia Saudita che pure politicamente
vicina allOccidente. Insomma, il quadro complesso. Anche perch mentre lOccidente secolarizzato, nellIslam
la vita intrisa della fede. Faccio solo un esempio. Se saliamo su un aereo per il Cairo
sentiamo la hostess allatterraggio dire: Signori e signori,
ci auguriamo che il viaggio
sia stato di vostro gradimento, vi ringraziamo di aver scelto la nostra compagnia e speriamo di potervi riavere presto a bordo. Pi o meno le
stesse parole ripeter in inglese. In arabo la frase diventa cos: Nel nome del Signore siamo arrivati a destinazione.
Siamo contenti, per grazia di
Dio, di essere arrivati al Cairo
e di avervi accolto bene. Ci auguriamo, nel nome di Dio, di
riavervi a bordo. E una quotidiana riprova di quanto il riferimento religioso sia determinante nella cultura islamica, come lo era in Occidente
pi di un secolo fa quando
Don Bosco aveva i suoi ragazzi e tutti, attraverso le preghiere, avevano una loro visione
di Dio. NellIslam poi molto
forte il desiderio di diffondere
la propria religione. Questo fa
paura e porta ad irrigidimenti
esagerati. Ma il dialogo la
strada maestra per la pace.
Basta il dialogo per favorire lIslam pi moderato,
quello non fondamentalista, che in questo scontro di
culture rischia a sua volta
di soccombere?
Io sono fiducioso: penso
che la globalizzazione del pianeta aiuter la distensione.
Nei popoli islamici c una rigidit di fede ma anche una
grande cordialit nei rapporti
umani, una spiccata capacit
di accoglienza. Conoscerci, incontrarci, aiuter a superare i
fondamentalismi. LOccidente
non deve aver paura di questo
confronto, anche perch da
quei paesi, che sono il nucleo
giovane del mondo, inevitabile unimmigrazione verso le
nostre civilt che sono vecchie. Allora, aiutiamole a crescere, a svilupparsi economicamente e socialmente, risolviamo alcuni storici conflitti
come quello palestinese. Il fondamentalismo avr meno terreno per conquistare i giovani. Senza illusioni per: sar
un processo lungo e potrebbe
costare altro sangue. Per capirlo basta guardare alla storia dellItalia: ancora ci sono
le Brigate rosse, nonostante
siano state sconfitte, politicamente, almeno da un ventennio.