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Titolo:

INGEGNERIA CIVILE E AMBIENTALE


Meccanica delle strutture
26
Strutture reticolari isostatiche piane

FACOLT DI INGEGNERIA

LEZIONE 26 Strutture reticolari isostatiche piane: osservazioni


ed esempi
Nucleo
tematico

Lez.

Contenuto

26

Strutture reticolari isostatiche piane: osservazioni ed esempi.

Si propongono nel seguito alcune osservazioni relative alle strutture


reticolari.
Osservazione 1
Le strutture reticolari sono frequentemente utilizzate nelle
costruzioni specie nei casi in cui necessario coprire notevoli luci con
strutture leggere. Frequenti sono i ponti ferroviari e le coperture di
grande luce (palazzi dello sport, palestre, capannoni industriali,
pensiline) realizzati con strutture reticolari metalliche piane (figura
26.1) o spaziali.

figura 26.1.
In figura 26.2 sono mostrate alcune tipologie di strutture reticolari
frequentemente utilizzate per la realizzazione di coperture. Queste
strutture, dette anche travature reticolari o capriate sono costituite da
aste longitudinali disposte allintradosso ed allestradosso, dette
rispettivamente corrente inferiore e corrente superiore e da aste che
connettono i due correnti, dette aste di parete; di queste aste quelle
verticali sono dette montanti e quelle inclinate sono dette diagonali.

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Capriata Polonceau

Capriata Warren

Capriata Mohnie

Capriata Howe

Capriata inglese

figura 26.2.
Strutture geometricamente simili a quelle di figura 26.2 erano
frequentemente e sono tuttora talvolta realizzate in legno (figura 26.3);
tuttavia in questo caso il comportamento strutturale si discosta per
alcuni aspetti da quanto visto in quanto i carichi non sono applicati
solo in corrispondenza dei nodi ma anche lungo gli assi dei correnti
superiori. Pertanto questi elementi sono soggetti, oltre che a sforzo
normale (compressi), anche a sollecitazioni di momento flettente (si
dice che sono inflessi) e taglio. Non sono infine infrequenti casi in cui
queste strutture sono realizzate con gli elementi compressi (ed
inflessi) in legno e con gli elementi tesi costituiti da cavi di acciaio
(figura 26.4).

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figura 26.3.

figura 26.4.
Osservazione 2
La peculiarit delle strutture reticolari, e cio la presenza di solo
sforzo normale nelle aste, deriva dal fatto che le aste che le
costituiscono sono connesse da cerniere e che i carichi sono applicati
nei nodi. Nelle strutture reali questi requisiti geometrici non sono, in
generale, soddisfatti. Infatti, con riferimento in particolare alle strutture
metalliche:
-

i correnti superiori ed inferiori sono nella maggior parte dei casi


continui: due aste adiacenti che costituiscono uno dei due correnti
non sono connesse da una cerniera e quindi possono essere
soggette a momento flettente e taglio;

le aste di parete sono frequentemente connesse ai correnti


mediante bullonature (figura 26.5); questo tipo di collegamento pu
assimilarsi ad una cerniera (cio ad una collegamento che
consente le rotazioni relative tra le aste) solo relativamente alle
rotazioni consentite dai giochi tra i gambi dei bulloni ed i fori e
trascurando gli attriti tra le lamiere a contatto;

non tutti i carichi possono essere applicati in corrispondenza dei


nodi; infatti, con riferimento ad una capriata, i carichi derivanti dalle
strutture sovrastanti (copertura, neve) possono essere
effettivamente applicati ai nodi per mezzo di travi disposte
allestradosso sul piano ortogonale a quello della struttura
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reticolare, dette arcarecci, mentre il peso proprio delle aste


necessariamente applicato lungo gli assi delle aste.
F
Arcareccio

F: carichi trasmessi dalla copertura

Q/2

Q/2

figura 26.5.
Quindi i vincoli interni tra le aste di una capriata ed i carichi ad essa
applicati sono pi verosimilmente schematizzabili come in figura 26.6a
(correnti continui ed aste di parete considerate incernierate ai correnti)
o in figura 26.6b (correnti continui ed aste di parete considerate
incastrate ai correnti).
F/2

F/2

F/2

Q/2

qc1
(a) qm

qd

qc2
F/2
qc1
(b) qm

qd

qc2

Q/2

F: carichi trasmessi dalla copertura


qc1: peso proprio del corrente superiore
qc2: peso proprio del corrente inferiore

qm: peso proprio dei montanti


qd: peso proprio dei diagonali

figura 26.6.
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In questi casi la struttura iperstatica e le aste non sono


effettivamente soggette solo a sforzo normale. Tuttavia:
-

le sollecitazioni di momento flettente e taglio dovute al peso proprio


delle aste sono, in generale, modeste in quanto questi elementi
metallici sono leggeri e le luci tra gli appoggi costituiti dalle aste di
parete sono modeste, tanto che, nella pratica, il peso proprio degli
delle aste viene spesso considerato anchesso concentrato nei
nodi;

anche considerando tutte le forze applicate nei nodi la soluzione di


una delle strutture iperstatiche di figura 26.6 (figura 26.6a e figura
26.6b) prevede la presenza nelle aste di sollecitazioni di sforzo
normale, momento flettente e taglio; tuttavia ci si pu rendere
conto che gli effetti delle sollecitazioni di taglio e momento flettente
sono, in genere, trascurabili rispetto a quelli delle sollecitazioni di
sforzo normale e che gli sforzi normali nelle aste sono
sostanzialmente gli stessi nel caso delle strutture iperstatiche di
figura 26.6a e di figura 26.6b e nella struttura isostatica di figura
26.6c, con le cerniere in tutti i nodi; queste affermazioni
risulteranno pi chiare nel prosieguo del corso, allorch si
affronter lo studio delle strutture iperstatiche.

Conseguentemente la soluzione della reticolare pensata con le


cerniere in tutti i nodi e con i carichi applicati solo in corrispondenza di
questi quasi coincidente con la soluzione della struttura effettiva e
quindi tecnicamente accettabile.
Questa osservazione non vale in molti casi di capriate lignee in
quanto i carichi trasmessi dalla copertura sono applicati lungo gli assi
delle aste (figura 26.3) e possono produrre elevate sollecitazioni di
flessione e taglio nei correnti superiori.

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LEZIONE 26 Sessione di studio 1


Strutture reticolari isostatiche piane: osservazioni ed esempi
Si descrive nel seguito una importate osservazione nella quale viene
confrontata la condizione di equilibrio di una travatura reticolare con la
condizione di equilibrio di una analoga trave a sezione costante.
Questa osservazione chiarisce il comportamento strutturale di una
travatura reticolare.
Osservazione 3
Si consideri una travatura reticolare come ad esempio la terza
di figura 26.2 e si consideri una trave avente la stessa luce (cio la
stessa distanza tra i vincoli A e B) e soggetta agli stessi carichi (figura
26.7). Si consideri unascissa z come riferimento; ad ogni valore di z
restano associate una sezione della trave ed una sezione (tipo
sezione di Ritter) della travatura reticolare, come mostrato in figura
26.7. Sia nz il numero di forze applicate che precedono la generica
ascissa z ed mz il numero di forze applicate che seguono la generica
ascissa z. Naturalmente comunque si scelga unascissa z risulta
n z + m z = nT

(26.1)

essendo nT il numero totale delle forze applicate (ad esempio, per le


travi di figura 26.7 nT =11 e per il valore di z rappresentato nz = 4
ed mz = 7 ).
Relativamente alla trave il momento flettente ed il taglio nella
sezione identificata dalla generica ascissa z sono
T(z ) = R A nz F

M(z )= R A z F (z z1 ) F (z z 2 ) ... F z zn z =

(26.2)

nz

= R A z F (z zi )
i=1

avendo indicato con e zi lascissa alla quale applicata li-esima forza.


Nella (26.2) il taglio ed il momento flettente nella sezione z sono
calcolati in funzione delle forze applicate tra la sezione A e la sezione
z. Analogamente queste caratteristiche di sollecitazione posono
calcolarsi considerando le forze applicate tra la sezione z e la sezione
B:
T(z )= mz F RB

) (

M(z )= RB (L z )F zn z +1 z F zn z +2 z 2 ..F zn T z =
= RB (L z )F

(26.3)

nT

(z z)

i=n z +1

essendo L la luce, cio la distanza tra i vincoli A e B.


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RA

RB
F

RA

RB
F

z=0
RA

z1

z
z2

z3

RB

z4
L

L-z

figura 26.7.
Queste caratteristiche di sollecitazione sono, per definizione, la
componente verticale (ortogonale alla trave) della risultante delle forze
che precedono la sezione z ed il momento risultante di tali forze
rispetto al baricentro della sezione z e rappresentano il sistema di
forze che le due parti in cui la trave resta suddivisa dalla sezione z si
scambiano attraverso la sezione z stessa (figura 26.8b).
Relativamente alla travatura reticolare le stesse caratteristiche
di sollecitazione rappresentano evidentemente il sistema di forze che
le due parti in cui la struttura resta suddivisa dalla sezione z si
scambiano attraverso le aste tagliate dalla sezione z stessa (figura
26.8a). Con riferimento allo schema di figura 26.8c si indichino con Ns,
Ni ed Nd gli sforzi normali nelle aste tagliate dalla sezione z
considerata. Lo sforzo normale nel corrente superiore pu
determinarsi con lequazione di equilibrio alla rotazione rispetto al polo
D della parte sinistra della travatura:
nD

Ns h R A zD + F (zD zi ) = 0

(26.4)

nD

1
Ns = R A z D F (z D z i )
h
i=1

(26.5)

i=1

ed

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essendo nD il numero di forze esterne che precedono il nodo D (in


figura 26.8 nD = 4), zD lascissa del nodo D ed h laltezza della
travatura reticolare (figura 26.8).
F

(a)
M

M
N

B
T

RA

RB
F

F
M

M
N

B
T

(b)

RA
F

RB
F

F
N

F
B

N
T

z=0

A
z

RB

RA
(c)
F

F
Nd
Ns

h
Ni

D
z=0

z1

z2

z3

z4 zD

RA

F
E

Ns

Ni

B
Nd

z=0

z1

z2

z3

z4

zE

z6

RB

z7

RA

L - zE

figura 26.8.
Lo sforzo normale nel corrente inferiore pu determinarsi con
lequilibrio alla rotazione rispetto al polo E della parte destra della
travatura:

Ni h +RB (L zE )F

nT

(z z )= 0

i=n E +1

(26.6)

ed
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nT

1
Ni = RB (L zE )F (zi zE )
h
i=n E +1

(26.7)

essendo nE il numero di forze esterne che precedono il nodo E (in


figura 26.8 nE = 4) e zE lascissa del nodo E.
Lo sforzo normale nellasta diagonale pu infine determinarsi con
lequazione di equilibrio alla traslazione verticale della parte sinistra
della travatura reticolare:
Nd sin + R A nD F = 0

(26.8)

R A nD F
sin

(26.9)

ed
Nd =

Si consideri ora, relativamente alla trave della figura 26.8b la sezione


identificata da z = zD, cio la sezione la cui traccia passa per il nodo
D. Le caratteristiche di sollecitazione in questa sezione si determinano
con la (26.2) nella quale deve porsi z = zD e sono

T(zD ) = R A nD F
(26.10)

nD

M(zD ) = R A zD F (zD zi )
i=1

Sempre relativamente alla trave ella figura 26.8b il momento flettente


nella sezione identificata da z = zE, cio nalla sezione la cui traccia
passa per il nodo E pu valutarsi con la (26.3) ed
M(zE )= RB (L zE )F

nT

(z z )

i=n E +1

(26.11)

A questo punto confrontando le (26.10) con la (26.5) e con la (26.9)


pu scriversi:

Ns =

M(zD )
h

Nd =

T(zD )
sin

(26.12)

mentre confrontando la (26.11) con la (26.7) si ha

Ni =

M(zE )
h

(26.13)

Quindi gli sforzi normali nei correnti dipendono dal momento flettente
della travatura reticolare considerata come una trave omogenea
mentre gli sforzi normali nelle aste di parete dipendono dal taglio della
travatura reticolare considerata come una trave omogenea. Questa
circostanza viene talvolta informalmente espressa affermando che i
correnti portano il momento flettente, nel senso che il momento della
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coppia costituita dagli sforzi normali nei correnti il momento flettente


mentre le aste di parete portano il taglio, nel senso che la
componente trasversale degli sforzi normali nelle aste diagonali pari
al taglio.
Attraverso lequilibrio dei nodi poi facile verificare che la
variazione di momento flettente che si ha nei correnti in
corrispondenza dei nodi dipende dallo sforzo normale nelle aste
diagonali; questa circostanza ha un certo legame con la terza
equazione indefinita di equilibrio (17.37): in una trave omogenea il
taglio in una sezione produce una variazione del momento flettente tra
la sezione ed una a questa vicina; in una travatura reticolare il taglio
produce sforzo normale nelle aste di parete al quale corrisponde una
variazione di sforzo normale nei correnti a sua volta legata alla
variazione del momento flettente.
Si osserva infine che gli sforzi normali nei correnti hanno
effettivamente il verso rappresentato in figura 26.9 (il corrente
superiore compresso mentre il corrente inferiore teso). Se poi si
considera una sezione z0 nella quale il taglio nullo lo sforzo normale
nellasta diagonale nullo per la (26.12) e gli sforzi normali nei due
correnti sono uguali in modulo, hanno rette di azione parallele distanti
h ed hanno verso opposto, come si pu verificare con unequazione di
equilibrio alla traslazione orizzontale. Costituiscono quindi una coppia
di momento
M = Ns h = Ni h = M(z 0 )

(26.14)

Ns
M(z0)
D

Ni

RA

figura 26.9.
Osservazione 4
Nella lezione 25 si visto come il procedimento delle sezioni di
Ritter non sia applicabile ad ogni struttura reticolare ma solo a quelle
relativamente alle quali possono identificarsi piani che suddividono la
struttura in due parti tagliando tre aste non convergenti allo stesso
nodo. Si osserva che questo procedimento applicabile a molte delle
tipologie di strutture reticolari utilizzate nelle costruzioni. In particolare
applicabile a quasi tutte le capriate della figura 26.2. Per alcune di
queste la figura 26.10 mostra che con successive sezioni di Ritter che
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tagliano le aste delle diverse maglie possibile determinare gli sforzi


normali in tutte le aste.

figura 26.10.

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LEZIONE 26 Sessione di studio 2


Strutture reticolari isostatiche piane: osservazioni ed esempi
Sono descritte nel seguito le soluzioni di alcuni esempi riassuntivi
relativi alle strutture reticolari piane.
Esempio 26.1
Si determini con il procedimento dellequilibrio dei nodi lo sforzo
normale nelle aste della struttura di figura 26.11.
F
a

a
B
3a/2

3a/2

figura 26.11.
La struttura la stessa dellesempio 25.3. Le reazioni dei
vincoli esterni (figura 26.12) sono

R A = F

RB =

F
3

RC =

F
3

(e.1.1)

F
a

RA

C
2

RC
B

RB
3a/2

3a/2

figura 26.12.
Le funzioni trigonometriche dellangolo indicato in figura 26.11 sono
a

2
sin =
=
2
13
3
a2 + a
2

3
a
3
2
cos =
=
2
13
2 3
a + a
2

(e.1.2)

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La soluzione con il metodo dellequilibrio dei nodi pu iniziarsi dal


nodo B o dal nodo C ai quali convergono due sole aste. Considerando
il nodo B si ha (figura 26.13a):
F

N7 + N2 sin =

3
N2 cos = 0

N7 =

3
N2 = 0

quindi

(e.1.3)

Considerando il nodo C si ha (figura 26.13b):


N6 + N5 cos = 0

N5 sin = 3

N6 = 2

N5 = 13 F

quindi

N2

F/3

F/3

D
N7

(b)

(a)

(e.1.4)

N5

N6

F/3

C
F/3

(b)

figura 26.13.
Determinati gli sforzi normali N2, N5, N6 ed N7 ad ognuno dei nodi A D
ed E convergono non pi di due aste delle quali ancora incognito lo
sforzo normale. Tenendo conto dei risultati gi trovati le equazioni di
equilibrio del nodo A sono (figura 26.14)
N1 + N3 cos = F

N3 sin = 3

N1 = 2

N3 = 13 F

quindi

E
5

3
N3
F

F/3

N1

D
7

(e.1.5)

C
F/3

B
F/3

figura 26.14.

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Infine, tenendo conto dei risultati trovati e considerando il nodo D


(figura 26.15a) si deduce che lasta 4 scarica.

F/2

(b)
F
E
13F/6
13F/6
N4
F
F/2

3
4

(a)

F/3

B
F/3

figura 26.15.
A questo punto sono stati determinati gli sforzi normali di tutte le aste.
Come verifica della correttezza dei risultati trovati pu controllarsi
lequilibrio del nodo E. La figura 26.15b mostra che detto nodo in
equilibrio.
Esempio 26.2
Si determinino gli sforzi normali nelle aste della struttura di
figura 26.16a.
(a)

(b)

F
a

a
7

YA

B
1

F
a

F
5

XB

YB

figura 26.16.
La struttura esternamente isostatica (ha vincoli esterni di
molteplicit totale pari a 3), costituita da 9 aste ed ha 6 nodi.
Soddisfa quindi la condizione necessaria (24.3) per lisostacitit.
Siccome i vincoli sono disposti in modo da impedire qualunque moto
rigido, la struttura isostatica.
Ogni maglia della struttura un triangolo equilatero pertanto
langolo di figura 26.16

(e.2.1)

e le sue funzioni trigonometriche sono


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sin =

3
2

cos =

1
2

(e.2.2)

Con riferimento alla figura 26.16b la reazione verticale del carrello A si


ottiene con unequazione di equilibrio alla rotazione assumendo B
come polo:

YA a F a F

a
a
3 F2 3 = 0
2
2

(e.2.3)

ed

YA = F 1+
3 = 3.598F 3.6F
2

(e.2.4)

Con le equazioni di equilibrio alla traslazione si trovano poi le altre


componenti delle reazioni vincolari esterne che sono
3

YB = F + YA = F 2 +
3 = 4.598F 4.6F
2

XB = 2F

(e.2.5)

Relativamente alle reazioni dei vincoli esterni si ha quindi il


diagramma di corpo libero di figura 26.17.
F

G
7

8
9

D
4

3
A

3
F 1+
3

F
5

B
1

2F

F 2 +
3
2

figura 26.17.
Come gi osservato (osservazione 3 della lezione 25) non possibile
separare la struttura in due parti tagliando tre aste non concorrenti ad
un nodo. Non quindi applicabile il metodo delle sezioni di Ritter. Gli
sforzi normali vengono quindi determinati con il metodo dellequilibrio
dei nodi; il procedimento pu iniziare dai nodi G A e C, ai quali
convergono due sole aste. Le equazioni di equilibrio del nodo G
(figura 26.18a) sono

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Meccanica delle strutture
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Strutture reticolari isostatiche piane

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N7 cos + N8 cos = F
N sin + N sin = 0
8
7

N7 = 2cos =F

N8 = F = F
2cos

quindi

(e.2.6)

Le equazioni di equilibrio del nodo C (figura 26.18b) sono


N2 + N6 cos = 0
N sin = F
6

cos
F

N2 = F sin = 3 0.57F

F
2F
N6 =
=
1.16F

sin
3

quindi

(e.2.7)

Le equazioni di equilibrio del nodo A (figura 26.18c) sono


N1 + N3 cos = 0

N sin = F 1+ 3 3

3
2

(e.2.8)

quindi

F 3

cos
3
1+
3 2.08 F
N1 = F 1+ 2 3 sin =
3 2

F
3
2
F
3

N3 =
1+
3=
3 4.16 F
1+

sin 2
3 2

(a)

G
N7

8
9

N3

3
F 1+
3

N1

F
5

3
(c)

N8

(b)
N6

B
1

(e.2.9)

2F

C
N2

3
3

F 1+
3 F 2 +
3
2

figura 26.18.
A questo punto le equazioni di equilibrio dei nodi B, D ed E
consentono la determinazione degli sforzi normali in tutte le aste.
Relativamente al nodo D si ha (figura 26.19a)

2F 3

1+
3 cos = 0
N4 cos + N9 + F cos
3 2

2
F
3

N4 sin + F sin
1+
3 sin = 0
3 2

(e.2.10)

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quindi

3.16F
N9 = 2F 1+

N = 2F 1+ 1 3.16F
4
3

(e.2.11)

Avendo gi determinato N9 sufficiente una equazione di equilibrio


del nodo E per determinare N5; considerando lequazione di equilibrio
alla traslazione orizzontale si ha:
N9 N5 cos + F + F cos +

2F
cos = 0
3

(e.2.12)

quindi, tenendo conto della (e.2.11)

2
2.16F
N5 = F 1+
3

(e.2.13)

G
7

(a)
D

2F 3

1+
3
2

F
N9

N4
A

3
F 1+
3

N5 E

(b)
F

2F
3

B
1

N9

2F

F 2 +
3
2

figura 26.19.
Lequazione di equilibrio alla traslazione verticale del nodo E
soddisfatta, essendo

2F
sin =
3
3
2 3 2F 3

=0
= F
+ F 1+

2
3 2
3 2

F sin N5 sin

(e.2.14)

Come controllo dei risultati ottenuti pu verificarsi il soddisfacimento


delle equazioni di equilibrio del nodo B (figura 26.20). Si ha

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F 3
F
1+
2F + 2F 1+
3
3 2
3

2
F 1+
cos =
3

1 3 1
1 1
=F
+
2 + 1+

3
3 2
3 2

1
cos +
3

1
=0
3

(e.2.15)

3
1
2

F 2 +
3 2F 1+
sin F 1+
sin =
2
3
3

3
3
3
= F 2 +
1
1 = 0
3 2
2
2
2

G
7

8
9

3
F 1+
3

F
E

1
2F 1+

B
1

F 3

1+
3
2

2F

2
F 1+

F
2F

F 2 +
3
2

F 2 +
3
2

figura 26.20.
La figura 26.21 riassume gli sforzi normali determinati.
F
-F

+3.16F

-2.16F
+4.16F

+1.16F

-3.16F
-0.57F

3.6F

-2.08F

4.6F

2F

figura 26.21.

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LEZIONE 26 Sessione di studio 3


Strutture reticolari isostatiche piane: osservazioni ed esempi
Sono proposti nel seguito alcuni esercizi di riepilogo la cui soluzione
lasciata al lettore.
Esercizio 26.1
Si determinino le reazioni dei vincoli esterni e gli sforzi normali
delle aste della struttura di figura 26.22.

L/2
F
L/2

figura 26.22.
Esercizio 26.2
Si determinino le reazioni dei vincoli esterni e gli sforzi normali
delle aste della struttura di figura 26.23.
F

L/2

/2
L

figura 26.23.
Esercizio 26.3
Si determinino le reazioni dei vincoli esterni e gli sforzi normali
delle aste della struttura di figura 26.24.
L

L/2

figura 26.24.
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Esercizio 26.4
Si determinino le reazioni dei vincoli esterni e gli sforzi normali
delle aste della struttura di figura 26.25.
F

L/2

F/2

F/2

L/2

L/2

L/2

L/2

figura 26.25.

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