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Corso di Laurea:

Insegnamento:
n Lezione:
Titolo:

INGEGNERIA CIVILE E AMBIENTALE


Meccanica delle strutture
24
Strutture reticolari isostatiche piane: equilibrio dei nodi

FACOLT DI INGEGNERIA

LEZIONE 24 Strutture reticolari isostatiche piane


Nucleo
tematico

Lez.

24

Contenuto
Strutture
reticolari
isostatiche
piane:
impostazione del problema, equilibrio dei nodi.

definizioni,

In questa lezione vengono introdotti particolari tipi di sistemi di travi


detti strutture reticolari. Si premette che queste strutture non
presentano differenze concettuali rispetto ai sistemi di travi oggetto
delle lezioni precedenti e di quelli che saranno oggetto delle lezioni
successive. Infatti per la determinazione delle reazioni vincolari e delle
caratteristiche di sollecitazione delle travi che costituiscono una
struttura reticolare possono essere utilizzati i criteri ed i metodi
generali gi descritti per le strutture isostatiche e quelli che saranno
descritti per le strutture iperstatiche. Queste strutture godono tuttavia
di alcune propriet importanti sotto il profilo tecnico ed applicativo.
Queste propriet consentono una agevole determinazione dello stato
di sollecitazione delle aste che le costituiscono.
Definizione
Si chiama struttura reticolare un sistema di travi costituito da
travi non necessariamente rettilinee mutuamente collegate da cerniere
interne disposte alle estremit e soggetto a forze esterne (comprese le
reazioni vincolari) esclusivamente applicate nei nodi, ossia in
corrispondenza delle cerniere (figura 24.1).

F1

F1

F2

F2

Figura 24.1.

Osservazione 1
Ogni trave di una struttura reticolare soggetta alle estremit
esclusivamente ad una forza avente la direzione della congiungente i
suoi nodi estremi; nel caso in cui la trave sia ad asse rettilineo questa
soggetta solo a sforzo normale.
Si consideri infatti la trave di figura 24.2 facente parte di una
struttura reticolare e quindi vincolata con cerniere al resto della
struttura e non soggetta a forze o carichi distribuiti applicati lungo i suo
asse. Siano A e B le sezioni estreme della trave. La trave dunque
soggetta esclusivamente alle reazioni R A passante per il nodo A ed
RB , passante per il nodo B.
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d RB

F1

r
A

A
RA

F2

Figura 24.2.

Non essendo applicate altre forze alla trave, lequilibrio di questa


impone che il sistema di forze costituito dalle sole R A ed RB abbia
risultante nulla e momento risultante nullo rispetto a qualunque polo e
quindi che queste due forze abbiano la stessa retta di azione, lo
stesso modulo e verso opposto. Ci si convince facilmente di questo
ragionano per assurdo: si supponga che la forza R A applicata al nodo
A abbia la retta di azione r non passante per B (figura 24.2). Scelto il
punto B come polo per la valutazione dei momenti, lequilibrio alla
rotazione della trave impone

R A d = 0

(24.1)

escludendo il caso banale RA = 0, questa equazione soddisfatta se e


solo se d nullo e quindi se e solo se la retta di azione r di R A passa
per B. Un analogo ragionamento relativamente alla forza RB fa
concludere che la retta di azione di RB passa per A. Limposizione
della condizione di equilibrio alla traslazione nella direzione della
congiungente AB (figura 24.3):

R A = RB

(24.2)

fa poi concludere che le due forze R A ed RB devono avere lo stesso


modulo e verso opposto.
RB
B
A
RA

Figura 24.3.

Per una trave facente parte di una struttura reticolare sono quindi
possibili solo le configurazioni di equilibrio riassunte nella figura 24.4a;
immediato riconoscere che una generica sezione di questa trave
soggetta a sforzo normale, taglio e momento flettente non nulli (figura
24.4b). Inoltre queste caratteristiche di sollecitazione sono variabili
lungo lasse della trave in ragione della variazione dellinclinazione e
della posizione della sezione rispetto alla congiungente gli estremi.
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RB = RA

RB = RA

3L/

(a)

(b)

RA = RB

RA = RB
T
T

RB = RA

RB = RA

M
M
N

B
A
RA = RB

RA = RB

N
T
N

M
T

Figura 24.4.

Osservazione 2
La retta che passa per le cerniere disposte agli estremi di una
trave di una struttura reticolare, che la retta di azione delle reazioni
vincolari esercitate dalle cerniere agli estremi della trave, la linea
delle pressioni della trave.
Osservazione 3
Unasta rettilinea facente parte di una struttura reticolare
soggetta in ogni sezione esclusivamente a sforzo normale. Inoltre lo
sforzo normale costante lungo lasta, non essendo per ipotesi
applicati carichi lungo il suo lasse. Infatti (figura 24.5) la retta di
azione della risultante delle forze che precedono una qualunque
sezione dellasta la retta congiungente gli estremi e quindi la retta
contenente lasse dellasta stessa. Nel caso in cui lo sforzo normale
positivo si dice che lasta soggetta a trazione o brevemente che
tesa e lasta si dice tirante (figura 24.5a); nel caso in cui lo sforzo
normale negativo si dice che lasta soggetta a compressione o
brevemente che lasta compressa e lasta si dice puntone (figura
24.5b).
RB = RA

(a)

RB = RA

(b)

RA = RB

RA = RB
RB = RA
M

RB = RA
M

N
T

RA = RB

M
N

N
T

RA = RB

Figura 24.5.

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Nel seguito si far riferimento principalmente a strutture reticolari


costituite da aste rettilinee per limportanza che queste hanno sotto il
profilo applicativo; si rimarca tuttavia che le considerazioni basate
sullequilibrio si applicano indifferentemente al caso di travi non
rettilinee.
Strutture reticolari isostatiche, iperstatiche, labili
I criteri descritti nella lezione 6 per lidentificazione di una
struttura come isostatica, iperstatica o labile sono validi in generale, e
quindi anche per le strutture reticolari. In questo caso sono tuttavia
possibili le ulteriori considerazioni brevemente riassunte nel seguito.
Approccio cinematico
Si considerino le due aste tra loro incernierate di figura 24.6;
questo sistema ha evidentemente 4 gradi di libert nel piano, nel
senso che per identificarne la posizione necessario assegnare 4
parametri: ad esempio le due coordinate xA ed yA del punto A,
linclinazione dellasta 1 rispetto ad un asse di riferimento e langolo
12 formato dalle due aste. Di questi 4 parametri tre definiscono la
posizione assoluta del sistema rispetto ad un riferimento nel piano (xA,
yA e ) ed uno definisce la posizione relativa tra le due aste.
y

B
2

1
12

A
yA

x
xA

Figura 24.6.

Analogamente il sistema costituito dalle 3 aste incernierate di figura


24.7 ha 5 gradi di libert di cui 3 identificano la posizione assoluta del
sistema (xA, yA e ) e due (12 e 23) la posizione relativa tra le aste.
y

B
1
A

yA

3
2

12
23
x

xA

Figura 24.7.

Si consideri ora il sistema di figura 24.8 in cui le tre aste costituiscono


un maglia triangolare chiusa. Questo sistema ha 3 gradi di libert (3
gradi di libert per ogni asta pensata svincolata dalle altre e 2 gradi di
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vincolo interno per ogni cerniera). La sua posizione identificata da


tre parametri (ad esempio xA, yA e ) che ne definiscono la posizione
assoluta rispetto ad un riferimento esterno; la posizione relativa tra le
aste resta definita senza la necessit di assegnare ulteriori parametri.
y

B
2
1

yA

x
xA

Figura 24.8.

In questo senso si dice che la struttura esternamente tre volte labile


ed internamente isostatica. Questa struttura, che una struttura
reticolare nel senso geometrico della definizione sopra riportata,
diviene isostatica qualora vincolata con vincoli esterni in grado di
impedirne ogni spostamento nel piano, cio con vincoli esterni aventi
globalmente molteplicit pari a 3 come ad esempio in figura 24.9.
B
2
1

Figura 24.9.

Se alla struttura si aggiunge una ulteriore maglia triangolare, cio si


aggiungono due aste (aste 4 e 5) ed un nodo (nodo D) la struttura
ancora isostatica. A partire dalla struttura di figura 24.9 questa
operazione pu essere fatta in due modi, come mostrato in figura
24.10.
(a)

2
1
A

C
3

(b)

B
2

1
A
3

5
D

Figura 24.10.

Nel caso di figura 24.10a il nuovo nodo D stato aggiunto alla


struttura di figura 24.9 senza interrompere le aste esistenti e le due
nuove aste (aste 4 e 5) connettono il nuovo nodo a due nodi gi
esistenti: in questo modo alla struttura sono stati aggiunti 3 gradi di
libert per ogni nuova asta e sono stati introdotti 2 gradi di vincolo per
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ogni cerniera cui convergono le nuove aste (si osservi che le cerniere
B e C assumono in questo caso molteplicit di vincolo pari a 4
ciascuna, in quanto collegano due aste ciascuna). Sono quindi stati
aggiunti 6 gradi di libert ed introdotti 6 gradi di vincolo e la struttura
che si ottiene ancora isostatica.
Nel caso di figura 24.10b il nuovo nodo D stato invece aggiunto alla
struttura di figura 24.9 interrompendo la continuit di una delle aste
esistenti (in questo modo stata aggiunta anche una nuova asta, cio
lasta 4) e lulteriore asta (asta 5) stata aggiunta tra il nuovo nodo ed
un nodo gi esistente: anche in questo caso sono state aggiunte due
aste (aste 4 e 5) ed un nodo (nodo D); alla struttura sono stati aggiunti
3 gradi di libert per ogni nuova asta e sono stati introdotti 2 gradi di
vincolo relativi alla cerniera B (che ora collega 3 aste mentre nella
struttura di partenza ne collegava 2) e 4 gradi di vincolo relativi alla
nuova cerniera D (che collega 3 aste). Anche in questo caso sono
quindi stati aggiunti 6 gradi di libert ed introdotti 6 gradi di vincolo e la
struttura che si ottiene ancora isostatica.
Il
ragionamento
pu
evidentemente
generalizzarsi:
aggiungendo a queste strutture ancora due aste ed una cerniera ad
ogni passo (figura 24.11).
D

(a)

2
1

6
7

(b)

B
4

B
F

1
A

7
4

1
3

9
2

C
A

D
6

B
2

C
4

Figura 24.11.

Quindi una struttura reticolare internamente isostatica con 3


nodi formata da 3 aste; una con 4 nodi formata da 5 aste; una con
5 nodi formata da 7 aste; una con 6 nodi formata da 9 aste, e cos
via. In generale pu affermarsi che una struttura reticolare
internamente isostatica avente n nodi costituita da
as = 2n 3

(24.3)

aste. Una struttura reticolare isostatica (sia internamente che


esternamente) con n nodi formata da as aste, essendo as dato dalla
(24.3) ed dotata di vincoli esterni la cui somma delle molteplicit
pari a 3.
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Aggiungendo ad una struttura reticolare isostatica unasta


collegante cerniere gi presenti si produce un aumento del grado di
vincolo del sistema (si aggiungono 3 gradi di libert relativi alla nuova
asta e 2 gradi di vincolo per ognuna delle cerniere cui la nuova asta
collegata) e quindi si ottiene una struttura iperstatica (figura 24.12). In
particolare, in figura 24.12a stata aggiunta lasta 6 alla struttura
isostatica di figura 24.10a mentre in figura 24.12b stata aggiunta
lasta 8 alla struttura isostatica di figura 24.11b.
(a)
2

1
A

B
6

(b)

7
6

Figura 24.12.

Rimuovendo da una struttura reticolare isostatica unasta si


produce globalmente una diminuzione dei grado di vincolo (si
rimuovono 3 gradi di libert relativi alla nuova asta e 2 gradi di vincolo
per ognuna delle cerniere cui lasta era collegata) e quindi si ottiene
una struttura labile (figura 24.13). In particolare in figura 24.13a stata
rimossa lasta 2 dalla struttura di figura 24.10a mentre in figura 24.13b
stata rimossa lasta 2 dalla struttura di figura 24.11b.
(a)

1
A

(b)

E
6

7
B

C
3

5
4

3
B

C
5

A
4
3

Figura 24.13.

In altre parole, una struttura reticolare iperstatica dotata di


vincoli esterni la cui somma delle molteplicit pari a 3 ha un numero
di aste superiore a quello dato dalla (24.3), mentre una struttura
reticolare labile dotata di vincoli esterni la cui somma delle molteplicit
pari a 3 ha un numero di aste inferiore a quello dato dalla (24.3).
Considerazioni analoghe valgono quando a partire da una struttura
reticolare isostatica si aggiungono o rimuovono vincoli esterni.
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E evidente come la (24.3) costituisca una condizione


necessaria ma non sufficiente per affermare che la struttura non
suscettibile di moti rigidi. Ad esempio la struttura di figura 24.13b ha
unasta in meno rispetto al numero previsto dalla (24.3) ed labile e
quindi suscettibile di moti rigidi; aggiungendo a questa unasta tra i
nodi B e C la (24.3) soddisfatta e la struttura non pi suscettibile di
moti rigidi (si ottiene nuovamente la struttura di figura 24.11b); se per
la nuova asta venisse inserita tra i nodi D ed E la (24.3) sarebbe
comunque soddisfatta pur rimanendo la struttura suscettibile di
assumere la configurazione spostata di figura 24.13b. Un esempio
analogo costituito dalla struttura rappresentata in figura 24.14 per la
quale la (24.3) soddisfatta pur essendo possibili per essa moti rigidi
come ad esempio quello di figura 24.14b.
(a)

(b)

E
C

Figura 24.14.

Daltra parte (figura 24.15) si rileva come la maglia ABCD sia formata
da un numero di aste superiore a quello necessario dato dalla (24.3);
detto asABCD il numero di aste che formano la maglia ABCE risulta
infatti
asABCD = 6 > 2nABCE 3 = 5

(24.4)

essendo nABCE = 4 il numero dei nodi della maglia.


C

Figura 24.15.

La maglia CDEF invece formata da un numero di aste inferiore a


quello necessario dato dalla (24.3); detto aCDEF
il numero di aste che
s
formano la maglia CDEF risulta infatti
= 4 < 2nCDEF 3 = 5
aCDEF
s

(24.5)

essendo nCDEF = 4 il numero dei nodi della maglia.


Il bilancio globale delle aste e dei nodi soddisfa quindi la (24.3) ma la
maglia ABCD ha unasta in pi di quanto necessario allisostaticit
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mentre la maglia CDEF ne ha una in meno ed suscettibile di


configurazioni spostate. Si rileva in effetti che nel passaggio dalla
configurazione iniziale a quella spostata di figura 24.14b la maglia
ABCD si sposta come un corpo rigido, mentre la maglia CDEF
modifica la sua forma.
Approccio statico
In un struttura reticolare formata da travi ad asse rettilineo le
aste sono soggette esclusivamente a sforzo normale costante, di
conseguenza la determinazione delle caratteristiche di sollecitazione
consiste esclusivamente nella determinazione dei valori dello sforzo
normale nelle aste. Pertanto la soluzione di una struttura reticolare
con un numero as di aste e soggetta a vincoli esterni a cui somma
delle molteplicit v costituisce un problema con un numero di
incognite pari ad as + v, essendo v il numero di componenti delle
reazioni vincolari esterne incognite. Si immagini di isolare un
qualunque nodo A di una struttura reticolare con una piccola porzione
delle aste ad esso collegate (figura 24.16).

NA3

F1
A2
A1

A3
A4

NA4

A2

NA2

A4

F2

NA3

A2

NA2
NA2

A1
NA1

A3

A3

A1 =

NA1

NA3

A4
NA4
NA4

NA1

y
x

F2

Figura 24.16.

Al nodo sono applicate le eventuali forze esterne e le forze interne


trasmesse dalle aste prima della separazione, che sono gli sforzi
normali nelle aste convergenti al nodo; queste forze hanno la
direzione delle aste e la loro retta di azione passa per il nodo. Per ogni
nodo dunque possibile scrivere due equazioni scalari di equilibrio
alla traslazione nella forma
j
NAk cos Ak + FAx = 0
k =1
j
NAk sin Ak + FAy = 0
k=1

(24.6)

essendo j il numero delle aste concorrenti al nodo considerato, NAk lo


sforzo normale nella k-esima asta concorrente al nodo, Ak langolo tra
lasse della k-esima asta concorrente al nodo e lasse x del sistema di
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riferimento assunto ed FAx ed FAy le componenti secondo gli assi x ed


y della forza applicata al nodo (la componente Fx2 nulla nel caso di
figura 24.16). Le (24.6) sono equazioni lineari nelle incognite NAk e
sono dette equazioni di equilibrio del nodo. Si rileva come lequazione
di equilibrio alla rotazione del nodo sia identicamente soddisfatta per
qualunque sforzo normale nelle aste concorrenti in quanto tutte le
forze Nak agenti sul nodo passano per il nodo stesso (scegliendo il
nodo come polo il momento di ogni forza agente sul nodo nullo).
Scrivendo per ognuno degli n nodi due equazioni di equilibrio del tipo
(24.6) si ottiene un sistema di 2n equazioni lineari nelle as incognite
(uno sforzo normale per ogni asta). Si hanno quindi

m = 2n

(24.7)

equazioni lineari nelle as + v incognite menzionate. Il sistema pu


avere una soluzione unica se il numero delle incognite uguale al
numero delle equazioni, cio se
m = 2n = a s + v

(24.8)

e quindi se
as = 2n v

(24.9)

Se poi la struttura ha vincoli esterni la cui somma delle molteplicit


pari a v = 3, cio esternamente isostatica la (24.9) diventa
as = 2n 3

(24.10)

Si conclude che la (24.10) costituisce una condizione necessaria


affinch sia possibile determinare le reazioni dei vincoli esterni ed
interni di una struttura reticolare esternamente isostatica e quindi
costituisce una condizione necessaria affinch questa struttura sia
staticamente determinata. Ovviamente questa condizione non , in
generale, sufficiente, come ci si pu rendere conto ricordando il
teorema Rouch-Capelli, relativo allesistenza ed unicit della
soluzione di un sistema lineare.
Se invece la struttura ha un numero di aste superiore a quello
dato dalla (24.10) si ha un numero di incognite superiore a quello delle
equazioni che si ottengono scrivendo le (24.6) per ogni nodo ed il
sistema lineare che si ottiene dotato, in generale, di infinite soluzioni.
Viceversa se la struttura ha un numero di aste inferiore a quello
dato dalla (24.10) si ha un numero di incognite inferiore a quello delle
equazioni che si ottengono scrivendo le (24.6) per ogni nodo ed il
sistema lineare che si ottiene non ha, in generale, soluzione e quindi
non esiste un insieme di sforzi normali nelle aste in grado di
soddisfare tutte le equazioni di equilibrio dei nodi e lequilibrio
impossibile.

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Osservazione 4
La condizione necessaria (24.3) per lisostaticit di una struttura
reticolare piana stata ottenuta mediante un bilancio tra i gradi di
libert ed i gradi di vincolo di una struttura reticolare. In questo bilancio
il sistema, cio la struttura, stato considerato costituito dalle aste,
ciascuna dotata di tre gradi di libert e vincolato dalle cerniere poste
nei nodi, ciascuna dotata di molteplicit di vincolo pari a 2(j-1)
essendo j il numero delle aste collegate dalla cerniera.
In alternativa lo stesso risultato avrebbe potuto ottenersi pensando il
sistema costituito dagli n nodi, cio da n punti, soggetto a vincoli
esterni ed a vincoli interni costituiti dalle aste. Ogni punto del piano ha
due gradi di libert (la sua posizione identificata dalle sue due
coordinate rispetto ad un sistema di riferimento). Ogni asta costituisce
un vincolo interno di molteplicit pari a 1 in quanto impedisce lo
spostamento relativo di due nodi nella direzione dellasta stessa ( un
pendolo semplice). Secondo questo approccio il sistema ha quindi 2n
gradi di libert, cio 2 gradi di libert per ogni nodo. Pensando di
vincolare il sistema con vincoli esterni la cui somma delle molteplicit
pari a v il sistema rimane dotato di 2n - v gradi di libert e quindi per
renderlo isostatico sono necessari vincoli interni di molteplicit totale
2n - v e quindi necessario un numero di aste pari a
a s = 2n v

(24.11)

Se poi si pensa che il sistema sia esternamente isostatico, cio v = 3


restano necessarie
a s = 2n 3

(24.12)

aste per rendere il sistema isostatico anche internamente.

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LEZIONE 24 Sessione di studio 1


Strutture reticolari isostatiche piane: metodo dellequilibrio dei
nodi
La soluzione di una struttura reticolare consiste nella determinazione
degli sforzi normali nelle aste che la costituiscono e delle reazioni
vincolari esterne. Se la struttura isostatica il problema ha quindi as+3
incognite (as sforzi normali nelle aste e 3 componenti di reazione
vincolare esterna).
Metodo dellequilibrio dei nodi
Il metodo dellequilibrio dei nodi consiste nella determinazione
delle as+3 incognite che caratterizzano la soluzione di una struttura
reticolare isostatica attraverso le 2n equazioni lineari di equilibrio alla
traslazione dei nodi (24.6).
Si osserva che data una struttura reticolare isostatica sempre
possibile determinare preliminarmente le 3 componenti di reazione
vincolare dei vincoli esterni mediante le equazioni di equilibrio globali
del sistema pensato come corpo rigido. Determinate queste, il numero
delle incognite del problema si riduce di 3 e quindi diventa pari ad as.
Si conclude che, note le reazioni esterne, 3 delle 2n equazioni di
equilibrio ai nodi sono linearmente dipendenti dalle altre. Queste
possono essere utilizzate per un controllo dei risultati ottenuti. In
alternativa possono utilizzarsi le 2n equazioni di equilibrio ai nodi per
determinare anche le reazioni vincolari dei vincoli esterni ed utilizzare
le 3 equazioni di equilibrio globale del sistema per un controllo dei
risultati ottenuti.
Il procedimento delineato del tutto generale e pu rivelarsi
laborioso quando la struttura costituita da molti nodi e molte aste e
quindi il problema caratterizzato da molte incognite. In molti casi di
interesse pratico tuttavia le equazioni del sistema possono essere
disaccoppiate adottando una opportuna strategia di soluzione che
consiste nella preventiva determinazione delle reazioni vincolari
esterne e nella successiva individuazione di nodi ai quali afferiscono
non pi di due aste delle quali incognito lo sforzo normale. In questo
modo le due equazioni di equilibrio di ogni nodo consentono
immediatamente la determinazione dei due sforzi normali incogniti
relativi alle aste ad esso collegate. Quindi per ogni coppia di equazioni
di equilibrio si determinano due sforzi normali e non necessario
risolvere il sistema lineare costituito da tutte le equazioni di equilibrio
dei nodi. evidente come questa strategia di soluzione non sia
applicabile a qualunque struttura reticolare isostatica. Innanzitutto,
determinate le reazioni vincolari, necessario che nella struttura sia
presente almeno un nodo al quale afferiscono non pi di due aste; in
caso contrario non esiste un nodo le cui due equazioni di equilibrio
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consentono la determinazione degli sforzi normali nelle aste ad esso


collegate. Si ammetta che tale nodo esista e lo si designi con A.
Determinati gli sforzi normali nelle due aste collegate al nodo A, per la
prosecuzione del procedimento necessario che tra i nodi collegati ad
A mediante aste esista almeno un nodo B al quale afferiscono non pi
di due aste oltre a quella che lo collega al nodo A, della quale stato
gi determinato lo sforzo normale. Se un tale nodo esiste possibile,
attraverso le due equazioni di equilibrio del nodo B, determinare gli
sforzi normali nelle aste ad esso collegate. Nei casi in cui possibile
determinare tutte le incognite procedendo nodo per nodo con la
soluzione delle relative equazioni di equilibrio la struttura reticolare si
dice a nodi canonici.
Gli esempi seguenti chiariscono quanto brevemente descritto.
Esempio 24.1
Si determinino gli sforzi normali nelle aste della struttura di
figura 24.17.
Si identificano le aste e i nodi come mostrato in figura 24.17. La
struttura dotata di vincoli esterni di molteplicit totale pari a 3;
quindi esternamente isostatica. La struttura poi costituita da 7 aste e
5 nodi e quindi soddisfa la (24.3). La disposizione delle aste tale che
non sono consentiti moti rigidi.
F
C

1
A

6
D

3
2

E
2L

x
2L

Figura 24.17.

Le reazioni vincolari esterne evidenziate in figura 24.18 devono


soddisfare le equazioni di equilibrio del sistema pensato come un
unico corpo rigido, cio
x E = 0

y D + y E F = 0
y D 2L F 2L = 0

(e.1.1)

avendo scelto E come polo per la valutazione dei momenti.


Le reazioni esterne sono quindi

xE = 0

y D = F

y E = 2F

(e.1.2)

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F
C

1
A

xE

yE

yD
2L

2L

Figura 24.18.

Il diagramma di corpo libero di figura 24.19 mostra che nella struttura


sono presenti due nodi (A e D) ai quali afferiscono due sole aste.
F
C
L

N6
N7

F
N1

N2

3
2

F
2F

2L

2L

Figura 24.19.

Le due equazioni di equilibrio alla traslazione del nodo A consentono


quindi la determinazione degli sforzi normali nelle aste 1 e 2 mentre le
due equazioni di equilibrio del nodo D consentono la determinazione
degli sforzi normali nelle aste 6 e 7. Questi nodi vengono quindi
considerati soggetti alle relative forze esterne ed agli sforzi normali
incogniti delle aste ad essi collegate, come rappresentato in figura
24.20.
N6

F
y

N1

N1

F
N2

A
N2

N7

F N6

Figura 24.20.

In questa figura gli sforzi normali incogniti sono stati numerati come le
aste e sono stati indicati supponendoli positivi, cio di trazione per le
aste e quindi uscenti dai nodi; di conseguenza un valore positivo
trovato come soluzione delle equazioni di equilibrio del nodo indica
che lo sforzo normale effettivamente positivo e quindi di trazione per
lasta che risulta essere un tirante; viceversa un valore negativo
trovato come soluzione delle equazioni di equilibrio del nodo indica
che lo sforzo normale negativo e quindi di compressione per lasta
che risulta essere un puntone. Naturalmente questa scelta del tutto
arbitraria; in alternativa qualche sforzo normale avrebbe potuto essere
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indicato supponendolo negativo ed in questo caso un risultato positivo


dellincognita avrebbe indicato che la relativa asta un puntone.
Relativamente al nodo A si ha (figura 24.20)
N1 N2 cos = 0
F N sin = 0
2

N
=
= 2F
1

tan

N2 = F = F 5

sin

e quindi

(e.1.3)

essendo evidentemente
sin =

5
5

cos =

2 5
5

tan =

1
2

(e.1.4)

Lasta 1 quindi un tirante mentre lasta 2 un puntone.


Relativamente al nodo D si ha (figura 24.20)
N7 = 0
N = F
6

(e.1.5)

Lasta 5 quindi un tirante mentre lasta 7 ha sforzo normale nullo; in


questo caso si dice che lasta scarica.
A questo punto le equazioni di equilibrio di uno qualunque degli altri
nodi consentono la determinazione degli sforzi normali nelle aste
collegate, infatti ad uno qualunque dei nodi B C ed E afferiscono non
pi di due aste delle quali ancora incognito lo sforzo normale.
Relativamente al nodo C si ha (figura 24.21)
N4 + N5 cos = 0
F N sin = 0
5

N4 = tan = 2F

F
N5 =
= F 5

sin

e quindi

N4

N4

(e.1.6)

N1 = 2F

N5

N3

N6 = F

F
1

3
E

2F
2L

2L

Figura 24.21.

Si rimarca che la determinazione di N4 ed N5 stata possibile


attraverso le sole equazioni di equilibrio del nodo C in quanto lo sforzo
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normale N6 gi stato determinato; in caso contrario si avrebbero due


equazioni di equilibrio nelle tre incognite N4, N5 ed N6.
Relativamente al nodo B si ha (figura 24.21)
N4 + 2F = 0
N4 = 2F
e quindi
(e.1.7)
N = 0
N = 0
3
3
A questo punto tutti gli sforzi normali delle aste sono stati determinati;
per controllo della correttezza dei risultati trovati si possono
rappresentare le forze agenti sul nodo E e verificare che questo in
equilibrio (figura 24.22).
B

F5

N3 = 0

F
C

N7 = 0

F5

2F

2F
2L

2L

Figura 24.22.

Relativamente a questo nodo si ha:

F 5 cos F 5 cos = 0
(e.1.8)

F 5 sin F 5 sin + 2F = 0
ed il nodo in equilibrio. Si osserva che nello schema di figura 24.22
che rappresenta le forze agenti sul nodo E, le forze di modulo F 5
sono state applicate con verso entrante nel nodo in coerenza con il
fatto che gli sforzi normali nelle aste 2 e 5 sono di compressione,
come precedentemente determinato.
La condizione di equilibrio del sistema pu essere efficacemente
visualizzata attraverso il diagramma di corpo libero di figura 24.23 nel
quale sono evidenziate sia le reazioni dei vincoli esterni che quelle dei
vincoli interni, essendo questi ultimi uguali in modulo agli sforzi
normali delle aste.
4

2F

A
F5

F5

2F

2F

F5

F5

6
F5
F

2F

2F

2F
F

2F

F5

F5

F5

E
F
2F

Figura 24.23.
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In figura 24.24a infine rappresentato il diagramma dello sforzo


normale della struttura (i diagrammi del taglio e del momento flettente
sono evidentemente superflui, essendo ogni asta soggetta a solo
sforzo normale).
Scala per lo
sforzo normale

(a)

2F

(b)

2F
C

B
F
+

F5

-F5

+F

F5

+2F

2L

-F5
F5

D
2L

+2F

2L

2L

Figura 24.24.

In alternativa al diagramma dello sforzo normale, lo stato di


sollecitazione della struttura pu essere pi semplicemente
rappresentato anche con lo schema di figura 24.24b, nel quale sono
riportati, con il segno, solo i valori degli sforzi normali nelle aste,
essendo sottinteso che lo sforzo normale in ogni asta costante e che
il taglio ed il momento flettente sono nulli.
Esempio 24.2
Si determinino gli sforzi normali nelle aste della struttura di
figura 24.25.
yA

a
a
a
a

1
10

F
5

B
4

11

xH

6
yH
a

Figura 24.25.

Si numerano le aste e si identificano i nodi come in figura


24.25. La struttura dotata di vincoli esterni di molteplicit totale pari a
3; quindi esternamente isostatica. La struttura poi costituita da 11

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aste e 7 nodi e quindi soddisfa la (24.3). La disposizione delle aste


tale che non sono consentiti moti rigidi.
Si evidenziano le reazioni vincolari esterne incognite.
Lequazione di equilibrio alla traslazione in direzione orizzontale
dellintera struttura fornisce immediatamente

xH = 2F

(e.2.1)

Assumendo il nodo H come polo, lequazione di equilibrio alla


rotazione dellintera struttura

F 2a F 4 a + y A 8 a = 0

3
yA = F
4

quindi

(e.2.2)

Lequazione di equilibrio alla traslazione in direzione verticale


dellintera struttura fornisce immediatamente

3
yH = F
4

(e.2.3)

Relativamente alle reazioni dei vincoli esterni si ha quindi il


diagramma di corpo libero di figura 24.26.
3F/4
a
a
a
a

10
10

F
B

7
7

8
8

11

2F

6
3F/4
a

Figura 24.26.

Come evidente dalla figura 24.26 questa struttura reticolare non ha


nodi in cui convergono meno di tre aste. Quindi, relativamente ad ogni
nodo della struttura le due equazioni di equilibrio del nodo non
consentono la determinazione degli almeno 3 sforzi normali delle aste
ad esso concorrenti. Per determinare gli sforzi normali nelle 11
necessario scrivere 11 equazioni indipendenti di equilibrio dei nodi. Si
scrivono le equazioni di equilibrio dei nodi A, B, C, D, E e lequazione
di equilibrio alla traslazione verticale del nodo G. Lequazione di
equilibrio alla traslazione orizzontale del nodo G e le equazioni di
equilibrio del nodo H potranno in seguito essere utilizzate per un
controllo dei risultati ottenuti. Con riferimento allo schema di figura
24.27 le equazioni di equilibrio dei nodi menzionati sono
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3F/4

N3

N3

N2

N1

10

N1
F

N5

N4
N4
C

N2

2
5
5
7
N7

8
N8

N5
N7

N8

N10

G F
N10

N11

10

8
9
N9

N6

Figura 24.27.

N3 + N2 cos 2 = 0
N1 N2 sin 2 = 3F 4

N5 cos 5 = F
N1 N4 N5 sin 5 = 0

N6 + N7 cos 7 = 0
N4 + N7 sin 7 = 0

N5 cos 5 N7 cos 7 + N8 cos 8 + N9 cos 9 = 0


N5 sin 5 N7 sin 7 + N8 sin 8 N9 sin 9 = 0

N2 cos 2 N8 cos 8 + N10 cos 10 = 0


N2 sin 2 N8 sin 8 + N10 sin10 = 0

N sin N = 0
10
11
10

nodo A

nodo B

nodo C
(e.2.4)
nodo D

nodo E
nodo G

essendo 2, 5, 7, 8, 9 ed 10 gli angoli indicati in figura 24.26 ed in


figura 24.27, le cui funzioni trigonometriche si trovano con evidenti
considerazioni geometriche sulla figura 24.26 e sono
2
29
5
cos 2 =
29
1
sin 5 =
10
3
cos 5 =
10
sin 2 =

1
10
3
cos 7 =
10
1
sin 9 =
26
5
cos 9 =
26
sin 7 =

2
13
3
cos 10 =
13
1
sin 8 =
5
2
cos 8 =
5
sin 10 =

(e.2.5)

Tenendo conto delle (e.2.5) il sistema (e.2.4) si riscrive in forma


matriciale come
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5
29
2
29

10

0 0

10
1

5
1

26
1

10

5
2

0 0

0 1

0 0

0 1

0 0

0 0

5
29
2
29
0

10
1
10

3
10
1
10

0
0

3
10
1
10
3

0 0

0 0

0 0

5
1
5
0

0
0

26

13
2

0
0

13
2
13

N
0 N1 0
N2 3 F
3
0 N 4
4
F
N5 0
0 N6 = 0

0
N7 0
0 N8 0
N9 0


0
0 N10 0

N11
0

(e.2.6)

La soluzione del sistema


11
F = 0.69 F
16
5
N3 = F = 0.16 F
32

N1 =

10
F = 1.05 F
3
17 10
N7 =
F = 1.12F
48
3 26
N9 =
F = 0.96 F
16
9
N11 = F = 0.56 F
16
N5 =

29
F = 0.17 F
32
17
N4 = F = 0.35 F
48
17
N6 = F = 1.06 F
16
5
N8 =
F = 1.12 F
2
9 13
N10 =
F = 1.01F
32

N2 =

(e.2.7)

Questa soluzione corrisponde ai diagrammi di corpo libero di figura


24.28; si osserva che gli sforzi normali (e.2.7) insieme alle reazioni
vincolari (e.2.2) - (e.2.3) soddisfano anche lequazione di equilibrio alla
traslazione orizzontale del nodo G e le equazioni di equilibrio alla
traslazione del nodo H, non considerate nel sistema (e.2.4).

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3F/4
A

5F/32 G

5F/32
29F/32

913F/32
9F/16

11F/16
29F/32

11F/16

913F/32

5F/2

10F/3

5F/2

10F/3

17F/48

D
326F/16

17F/48

1710F/48

1710F/48
17F/16

9F/16

326F/16

2F

17F/16

3F/4
3

5F/32

5F/32

29F/32
913F/32

11F/16

9F/16

2
5F/2

10

29F/32

17F/48
10F/3

5F/2

11F/16

11

8
913F/32

1710F/48

17F/48

1710F/48

326F/16

10F/3

9F/16
326F/16
17F/16

17F/16

Figura 24.28.

Infine, in figura 24.29 tracciato il diagramma dello sforzo normale


della struttura.
F

913F/32

a
a

11F/16

5F/32

29F/32

a 1710F/48

17F/48

5F/2

10F/3

9F/16

Scala per lo
sforzo normale

326F/16

17F/16

Figura 24.29.
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Osservazione 5
I due esempi presentati mostrano lapplicazione del metodo
dellequilibrio dei nodi per la soluzione di una struttura reticolare piana.
evidente come la soluzione sia di gran lunga pi agevole nel caso di
strutture a nodi canonici in quanto in questo caso le equazioni di
equilibrio possono scriversi in forma disaccoppiata e quindi non
necessaria la soluzione di sistemi lineari con un grande numero di
equazioni. Fortunatamente la maggioranza delle strutture reticolari
delle costruzioni civili sono costituite da maglie triangolari e quindi
sono a nodi canonici.

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LEZIONE 24 Sessione di studio 2


Strutture reticolari isostatiche piane: osservazioni
Sono proposte nel seguito alcune osservazioni in merito alle strutture
reticolari.
Osservazione 6
Se in una struttura reticolare presente un nodo non soggetto
a forze al quale convergono due sole aste non allineate, queste aste
sono soggette a sforzo normale nullo, cio sono scariche. Infatti, con
riferimento alla figura 24.30a, detti N1 ed N2 gli sforzi normali delle
aste concorrenti al nodo A, le equazioni di equilibrio del nodo sono:
N1 cos 1 + N2 cos 2 = 0
N sin + N sin = 0
1
2
2
1

(24.13)

la cui soluzione nel caso 2 1 + N1 = N2 = 0.


Se invece 2 = 1 + (figura 24.30b) le aste sono allineate ed
essendo
cos 2 = cos (1 + ) = cos 1
sin = sin( + ) = sin
2
1
1

(24.14)

il sistema diventa
N1 cos 1 N2 cos 1 = 0
N sin N sin = 0
1
2
1
1

N1 N2 = 0
N N = 0
1 2

cio

(24.15)

e quindi per soddisfare lequilibrio del nodo deve aversi N1 = N2 e non


possibile determinare univocamente gli sforzi normali delle aste,
essendo le due equazioni (24.15) dipendenti.
2
(a)

(b)

2
N2

N1

N1

y
A

N2

Figura 24.30.

Pi semplicemente, ci si rende immediatamente conto che il nodo A


soggetto alle sole forze N1 ed N2 e quindi il suo equilibrio pu aversi
solo se queste forze hanno la stessa retta di azione, lo stesso modulo
e verso opposto.
Si rileva inoltre che nel caso di un nodo cui convergono solo
due aste allineate la struttura di cui le due aste fanno parte labile.
Infatti anche se i nodi delle aste alle estremit opposte rispetto al nodo
A fossero fissi, le due aste sarebbero comunque suscettibili di
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Meccanica delle strutture
24
Strutture reticolari isostatiche piane: equilibrio dei nodi

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n Lezione:
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FACOLT DI INGEGNERIA

configurazioni spostate (si riveda lesempio 6.11). A conferma di


questo, si osservi che il nodo A che collega le due aste allineate pu
essere in equilibrio solo se la forza applicata ad A nulla o parallela
alle aste (figura 23.31).
2

N2

N1

Figura 24.31.

Osservazione 7
stato gi osservato che se in un nodo di una reticolare
convergono pi di due aste le due equazioni di equilibrio alla
traslazione del nodo non consentono la determinazione univoca degli
sforzi normali nelle aste. Tuttavia se in un nodo convergono tre aste,
due delle quali sono allineate le equazioni di equilibrio del nodo
consentono la determinazione dello sforzo normale nella terza asta,
restando indeterminati gli sforzi normali nelle altre due. Infatti, con
riferimento allo schema di figura 24.32, le equazioni di equilibrio del
nodo sono in questo caso
N1 + N2 + N3 cos + F cos = 0
N sin + F sin = 0
3

(24.16)

dalle quali si ricava


N1 N2 = F (cos sin cot )

N = F sin
3
sin

(24.17)

3
A

N1

N3

N2
F

Figura 24.32.

Resta quindi determinato N3, mentre non possibile ricavare N1 ed


N3. Come caso particolare si osserva che se ad un siffatto nodo non
sono applicate forze esterne (o reazioni vincolari) la terza asta
scarica e le aste allineate sono soggette allo stesso sforzo normale,
come si rileva immediatamente ponendo F = 0 nella (24.17).

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Strutture reticolari isostatiche piane: equilibrio dei nodi

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LEZIONE 24 Sessione di studio 3


Strutture reticolari isostatiche piane: esercizi.
Sono proposti nel seguito alcuni esercizi la cui soluzione lasciata al
lettore.
Esercizio 24.1
Si determinino le reazioni dei vincoli esterni e gli sforzi normali
delle aste della struttura di figura 24.33.
F

3L/

3L/

3L/2

3L/2

Figura 24.33.

Esercizio 24.2
Si determinino le reazioni dei vincoli esterni e gli sforzi normali
delle aste della struttura di figura 24.34.
F
F

L/2

L/2
2L

Figura 24.34.

Esercizio 24.3
Si determinino le reazioni dei vincoli esterni e gli sforzi normali
delle aste della struttura di figura 24.35.
F
F
2L/3

L/3
L

Figura 24.35.
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