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PELLEGRINAGGIO AI CAMPI DI STERMINIO

ANNO 2015

Testimonianze dei ragazzi


delle Scuole Secondarie
di Primo Grado
del Comune di San Miniato

Italo Geloni a uno dei tanti pellegrinaggi ai campi di stermino.

Care ragazze e cari ragazzi,


avete appena compiuto un viaggio nella storia, diventando a tutti gli effetti testimoni
di una memoria che non deve essere cancellata. Lorrore che hanno vissuto settanta
anni fa persone normali, proprio come me e voi, qualcosa che non dobbiamo scordare,
neanche a distanza di anni. Il dolore, la sofferenza e lo strazio di chi ha vissuto sulla
propria pelle quegli interminabili momenti, non devono finire nel dimenticatoio.
Lesperienza di poter visitare quei luoghi tocca nel profondo lanimo di ognuno di
noi, e rende voi che siete il nostro futuro, i veicoli attraverso i quali mantenere viva
quella memoria, perch simili atrocit non accadano mai pi.
Ogni volta che ci addentriamo in un campo di sterminio, come avete fatto anche voi,
respiriamo lorrore di quegli anni; questi settanta anni sembrano lasciare invariate
sensazioni che non appartengono soltanto a quelle donne e a quegli uomini che vissero
fisicamente l: appartengono a tutti noi, allumanit. Spesso ci annichiliamo dietro a
falsi miti o distrazioni, perch quel dolore non lo vogliamo vedere, quella sofferenza
talmente viva, che preferiamo tacere. Ma nascondersi dietro alla paura non fa che contribuire ad accrescere e avallare simili atrocit. Cari ragazzi, siate le nostre sentinelle,

perch coprirsi gli occhi e nascondersi non fa che contribuire ad accrescere e avallare
simili atrocit.
Il tempo che scorre ci regala nuove generazioni che, di anno in anno rischiano di essere
sempre pi distanti da quegli accadimenti. Ma il vostro viaggio sia una tangibile testimonianza di questo ricordo affinch resti vivo e indelebile nelle coscienze di coloro
che quel martirio non lo hanno vissuto. Lorrore di quegli istanti il pi infimo livello
di bestialit al quale si abbassato il genere umano. E adesso tocca a voi farvi testimoni
della verit nelle vostre esperienze di vita quotidiana, voi adesso potete cogliere questa
opportunit e diventare i custodi di un passato che, soltanto se non dimenticato, pu
farci diventare veramente liberi: solo cos riusciremo a vivere il futuro con la coscienza
di chi sa distinguere con chiarezza il bene dal male.
Fate sentire a tutti la vostra voce perch si affermino quella libert e quella democrazia,
alla base della nostra societ, valori in grado di restituire dignit e rispetto al mondo
in cui viviamo. Un sincero e sentito ringraziamento va allAned, ai familiari di chi
stato costretto a vivere questo inferno, alle scuole e tutte le delegazioni che hanno partecipato al Viaggio della Memoria.

Sindaco di San Miniato

Carissimi ragazzi, come da oltre 20 anni a questa parte il nostro Comune ha aderito
al Pellegrinaggio della Memoria con l'Aned, con Massimo Fornaciari e con Laura e
Paolo Geloni che hanno raccolto il testimone di Italo Geloni. Anche voi porterete
dentro di voi tutte le emozioni, tutte le sensazioni e anche tutta la rabbia che un
viaggio come questo pu suscitare.
questo un anniversario particolare, sono 70 anni. I testimoni sopravvissuti se ne
stanno pian piano andando, ma fortunatamente hanno seminato i semi della memoria. Il vostro pellegrinaggio rende testimoni anche voi di quella memoria.
70 anni possono sembrare un periodo sufficientemente lungo per pensare di essersi
lasciati tutto alle spalle. Non cos. Popoli interi in fuga da guerre e persecuzioni
sono all'ordine del giorno anche oggi. Si pensi, ad esempio, al popolo siriano, che
con ogni mezzo cerca di fuggire da una situazione tragica come quella della lunga
guerra civile. E l'Europa come risponde? Alcuni Stati rispondono con la paura e
con il filo spinato, erigendo muri. Una risposta simile a quella di molti popoli europei negli anni '30 e causa dell'avvento del nazi-fascismo.
Non abbandoniamoci alla paura! Non abbandoniamoci al filo spinato, troppo filo
spinato era a Dachau, troppo filo spinato era a Mauthausen, troppo filo spinato era
a Ebensee. Troppo filo spinato ancora in Europa, proprio in quella Europa nata
dalla Liberazione dal nazi-fascismo.

Presidente del Consiglio Comunale

PARTIRE, VIAGGIARE,
AFFRONTARE...
E TORNARE...
Ancora una volta l'ANED parte con voi
ancora una volta parto con voi
prosegue quella viva testimonianza di vita che tu Italo, con un profondo senso
civico ed umanitario, tenacemente, hai intessuto per noi:
Far crescere la riflessione sulla storia e la memoria del nostro passato, per non
perderla.
Ricostruire, con la conoscenza della storia, il mondo, l'universo degli uomini
liberi, su basi di giustizia sociale, con la memoria che conoscenza.
E la conoscenza ci che rende liberi.
E cos, ancora sulla scala della morte di Mauthausen, quel granitico monumento alla Resistenza degli Uomini, io ti vedo parlare, raccontare, esprimere
quei momenti cos indicibili ed osservarci attentamente mentre ti ascoltiamo.
Oggi, in un mondo cos scostante dall'impegno sociale, che si ritrae dalla consapevolezza della propria individuale responsabilit quotidiana, che rischia di
divenire indifferente alla discriminazione ed incapace di indignarsi alla violenza, all'odio, alla sopraffazione della solidariet, vorremmo essere una voce
che tu continuerai ad ascoltare.
Un impegno sulla memoria del futuro, che continua a maturare e crescere ogni
anno per il permanere di un seme di consapevolezza nel domani, opposto a
tante tragedie, con voi che partite
Grazie Italo, grazie a tutti Voi.
Ancora
Massimo Fornaciari
(Amico dellANED Associazione Nazionale Ex Deportati nei campi nazisti)

PRESENTAZIONE
Il nuovo ordinamento mondiale voluto dai nazifascisti, basato sulla sopraffazione,
sulla violenza, sullintimidazione, sulla persecuzione si insidi nelle Societ e si instaur con la sua meticolosa organizzazione.
Per Milioni di Esseri tutto ebbe inizio con un viaggio su di un treno merci per raggiungere luoghi dove questo ordine nuovo era materializzato e realizzato e condotto
con meticolosa osservanza da volenterosi carnefici.
Il viaggio conduceva allabisso dellUmanit, alla distruzione dellUomo!
La lotta per continuare ad Essere Uomini fu durissima e impari.
Cos quei luoghi di annientamento sono divenuti luoghi di Rinascita di unUmanit
restituita. E di Monito.
Troppo frequentemente viene sostenuto che le Speranze, gli Ideali e il Sacrificio di milioni di Esseri che Resero Dignit al significato di UOMO e la cui vita fu bruciata,
dovrebbero essere confinati nella memorialistica.
Ancora oggi la conoscenza spaventa, perch Libert. E la Libert non fa sconti e impone scelte che non possono essere demandate ad altri.
MILONI di Persone hanno terminato questo viaggio con un camino lavandoci dalla
Vergogna; rendendoci consapevoli della nostra fragilit, della nostra debolezza.
..Questo viaggio continua. un cammino che vogliamo ripercorrere
Noi familiari, noi Amici vogliamo tornare un queiluoghiqueitempi, per riflettere, per
capire, per osservare la sfacciata acromia, per ascoltare le urla del silenzio, per esplorare i ricordi di quei GrandiPiccoliEsseri che abbiamo conosciuto.
Perch la loro Lotta la nostra Forza, lattualit di un Testamento, la Speranza...
E la fatica di seminare conoscenza e la paura di accoglierla.
Questo il Viaggio che con determinazione vogliamo ancora compiere, non con la retorica della memorialistica, ma con la consapevolezza che DIMENTICARE SAREBBE UNA COLPA!!

Laura Geloni
Aned Sez. Pisa

VIAGGIO DELLA MEMORIA...


Personalmente ho sempre sentito parlare di questi luoghi e delle atrocit che vi
venivano commesse (i miei genitori ci sono stati nel 1970) e quindi credevo di essere pronta ad affrontare questa esperienza invece non stato sicuramente cos.
Qualsiasi racconto, documentario, foto niente paragonato ai racconti di Paolo
e Laura ascoltati proprio in quei luoghi e alle emozioni che sono riusciti a trasmetterci. Le belle giornate di sole, i bei prati verdi le villette con i fiori ai davanzali costruite sui resti di tanti deportati hanno ancora di pi evidenziato
l'agghiacciante orrore di questi luoghi di morte.
Mi sono commossa molto ed a stento ho trattenuto le lacrime ascoltando Paolo e
Laura, ma guardandomi intorno ho trovato la forza negli sguardi di voi ragazzi,
nella vostra silenziosa attenzione, nella vostra commozione, nella vostra volont
di sapere che non scontata.
Ho chiesto come fosse possibile che chi viveva vicino a questi luoghi atroci non
si accorgesse di niente e si parlato di popolazione grigia, quei cittadini che
non decidono da che parte stare, ma il non decidere gi una decisione.
Bene, io ho la certezza che il nostro non sar stato solo un viaggio della memoria,
un ricordare perch certe cose non accadano pi. Il nostro stato un viaggio che
ha dato e dar a tutti la capacit di scegliere da che parte stare. Sicuramente torniamo pi forti da questo viaggio. La forza e la consapevolezza che in ognuno di
noi ed in particolare in voi ragazzi nel nostro cuore si sia accesa una luce che guider le nostre scelte. Tutte le nostre scelte, a partire dal
compagno, dall'amico che viene preso in giro fino alle scelte che guideranno la
nostra vita.
Sabato stato l'anniversario della strage di Capaci e Falcone ha detto: Chi tace
e chi piega la testa muore ogni volta che lo fa, chi parla e chi cammina a testa alta
muore una volta sola.
Questo quello che ci deve rimanere da questo viaggio: certo la memoria, perch
solo quando tutti gli uomini non avranno pari condizioni di dignit potremo
dimenticare ma la memoria non fine a se stessa, ma la memoria che ci guida e
ci fa decidere sempre da che parte stare senza abbassare mai la testa.
Marzia Fattori
Consigliere comunale - San Miniato

...MI PRENDONO I BRIVIDI...


Ho ancora impresso nella mente le parole e le emozioni di tutti i ragazzi che
hanno partecipato al viaggio insieme a me, ma ci che mi ha colpito di pi sono
le loro facce e le emozioni che tutti hanno provato mentre eravamo la.
Tuttora mentre n parlo e ci penso mi prendono i brividi, perch veramente non
ho mai pianto cos tanto come in quei cinque giorni e, vi posso assicurare che,
non sono uno di lacrima facile, anzi, tuttaltro.
Io credo che un ringraziamento speciale e grandissimo vada anche alle famiglie
che hanno permesso ai ragazzi di partecipare al viaggio e soprattutto a quelle
che hanno pagato il viaggio di tasca propria, perch non facile al giorno doggi
permettersi di far vivere ai propri figli unesperienza formativa come questa, ma
vi posso assicurare che sono soldi spesi, molto ma molto bene.
Questi ragazzi si sono comportati in una maniera incredibile, non c mai stato
bisogno di un richiamo, tutti i ragazzi hanno prestato la massima attenzione sempre anche quando la fatica si faceva sentire, perch, badate bene, il viaggio dal
punto di vista fisico abbastanza impegnativo, basti pensare che per essere alle
sette a Mauthausen, la sveglia stata alle cinque di mattina, e questo dopo gi 4
giorni di viaggio.
In questa esperienza tutto ha uno scopo ben preciso, anche quello di fare la scala
della morte di Mauthausen alle sette, perch quello stato secondo me, il momento pi significativo, e non che gli altri non lo siano stati, ma perch abbiamo
potuto provare sulla nostra pelle alcune delle sensazioni che i deportati provavano ovvero, il silenzio pi assoluto li intorno, lindifferenza e noi che percorrevamo quella scala, prima in gi e poi in su tutti insieme.
Quindi, rinnovo il ringraziamento a tutti i genitori per aver permesso di venire
e vi posso assicurare che in tutti quei ragazzi stato piantato un seme importante,

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perch questi ragazzi sicuramente non saranno pi gli stessi dopo questo viaggio
anche se non ve lo danno a notare in quello che scrivono si sente che l hanno valutata, analizzata e realizzata qualcuno magari sta cercando anche di rimuoverla
perch veramente le emozioni sono forti e importanti, per quando avranno da
prendere delle decisioni quando vedranno davanti a loro lorrore, lo sapranno
riconoscere e sapranno sicuramente prendere la decisione giusta.
Ringrazio anche lAmministrazione Comunale di San Miniato per limpegno che
mette in questo viaggio e ringrazio Laura Geloni e suo fratello Paolo, anche per
quello che Laura ha detto lultimo giorno del viaggio, ovvero che "Non ci lascer
dimenticare a noi Amministrazioni e posso assicurare a Laura che noi non lo
dimenticheremo perch il viaggio una cosa che dovr essere ripetuto sempre e
soprattutto, se sar possibile, dovr esser permesso anche a persone che economicamente non se lo possono permettere. Grazie a tutti.
Alessio Spadoni
Consigliere comunale - San Miniato

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...UN CONTRIBUTO CONVINTO


Da diversi anni il logo dellAzienda Speciale Farmacie compare su questo libretto dal titolo Campi di Sterminio piccolo di formato ma grande di contenuto che ogni anno il comune di San Miniato pubblica raccogliendo le
testimonianze dei ragazzi delle scuole secondarie di ritorno dalle visite dei
campi di concentramento in Austria e Germania.
Sono fermamente convinto che questo nostro modesto contributo sia quantomeno appropriato, i ragazzi che hanno la fortuna di compiere questa esperienza saranno vaccinati per sempre contro lintolleranza, una malattia
dellumanit che non si riesce a curare con nessun farmaco.
Come diceva Primo Levi Se comprendere impossibile, conoscere necessario non c libro di storia che aiuti a conoscere ci che non deve essere dimenticato come le commoventi testimonianze dei nostri ragazzi.

Rossi Leonardo
Presidente dellAzienda Speciale Farmacie San Minaito

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"DA QUELL'INFERNO
APERTO DA UNA SCRITTA BIANCA:
'IL LAVORO VI RENDER LIBERI'
USC CONTINUO IL FUMO".
Credo sia necessario rendere la memoria un elemento vivo: evitando la retorica commemorativa della celebrazione indispensabile far diventare le lezioni del passato occasione di riflessione sulle contraddizioni e sulle speranze
del nostro tempo, evitando la retorica della semplificazione e della banalizzazione.
L'Italia stata pienamente responsabile di quanto accaduto: con Le leggi
razziali del 1938 promulgate dal fascismo, la persecuzione conseguente messa
in atto dal regime, il meccanismo burocratico e organizzativo di distruzione
e di spoliazione dei diritti, dei beni e delle vite dei cittadini ebrei culminato
nella loro deportazione nei lager nazisti - assieme ad oppositori politici, disabili, rom, omosessuali, asociali.
Il complesso sistema dei campi rappresentava un universo dove lo sterminio
era diventato industria, azione pianificata in tutti i suoi atroci elementi: la soluzione finale della " questione ebraica" e di tutti gli altri che il nazismo considerava "inferiori" in nome dell'arianesimo.
Scrisse Salvatore Quasimodo:
"Da quell'inferno aperto da una scritta bianca: 'Il lavoro vi render liberi' usc continuo il fumo".
In quel fumo era stata trasformata l'esistenza di una moltitudine di donne,
uomini, bambini.
Mai pi.
Tutto questo mai pi.
Per far s che questa barbaria non si ripeta occorre conoscere, capire e sentire;
studiare e vedere i luoghi della memoria.
Storia e memoria sono risorse fondamentali per l'umanit, permettono di utilizzare il passato per capire il presente.
La memoria l'esperienza del vissuto, porta il passato nel presente, impedisce
l'oblio.
Sono questi i motivi che guidano le istituzioni, i comuni, le regioni e le associazioni come l'ANED ad organizzare con i giovani, gli studenti, i pellegrinaggi ai luoghi dove si consumato l'olocausto con l'obiettivo che questa
esperienza serva a garantire la memoria e la riflessione su di essa non solo

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per un giorno ma per tutti i giorni dell'anno e della vita di ciascuno di noi facendo leva sulle nuove generazioni con il contributo decisivo del sistema scolastico e delle istituzioni.
L'azione formativa deve evidenziare i meccanismi di creazione degli stereotipi e dei pregiudizi, mettendo al centro il principio di responsabilit individuale, che anche oggi l'antidoto pi efficace per impedire il ripetersi delle
tragedie del Novecento e per contrastare l'antisemitismo ed il razzismo ancora presenti nella societ.
Daniela Di Vita
Dirigente Scolastico
Istituto Comprensivo M.Buonarroti
Ponte a Egola

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SE COMPRENDERE IMPOSSIBILE,
CONOSCERE NECESSARIO
M.Stammlager XI A, Dessau
Troppe volte la Storia non riuscita ad insegnare all'umanit come evitare il
ripetersi di guerre, violenze e distruzioni. Il semplice ricordo non mai stato
adeguato ed anzi servito ad alimentare sentimenti di vendetta.
In Europa per, dopo la Seconda Guerra Mondiale, qualcosa cambiato: abbiamo deciso di camminare insieme, vincitori e vinti, nella stessa direzione,
nel reciproco rispetto, con una prospettiva di pace duratura.
Tutto bene, quindi, tutto risolto? No. Considerare "i diversi pi deboli ed i
pi deboli sbagliati o inutili", come ha scritto un allievo, un sentimento negativo ancora diffuso, e che nel contesto sociale di oggi sembra rafforzarsi.
Il Pellegrinaggio ci permette di conoscere e riflettere su quanto accaduto nei
Campi di Concentramento Nazisti durante l'ultima guerra, sulle terribili e
brutali azioni l compiute da uomini contro altri uomini perch, come ha
scritto Primo Levi, "Se comprendere impossibile, conoscere necessario".
In questa occasione i nostri ragazzi ascoltano e discutono con i sopravvissuti
di quelle atrocit; vedono i luoghi di sterminio, entrano nelle strutture, percorrono gli stessi cammini nei quali anche tanti altri giovani come loro, meno
fortunati, si sono mossi 70 anni fa.
Questa un'occasione per diffondere la cultura della tolleranza, dell'accoglienza, dell'ascolto e per far capire ai nostri giovani che studiare e conoscere
il passato aiuta a vivere e comprendere il presente, evitando di commettere
di nuovo gli stessi errori. Questa un'occasione, anche dopo 70 anni, per riaffermare gli ideali che stanno alla base dell'Europa Unita.
Questa un'occasione per riprendere a costruire un futuro di solidariet e di
comprensione.
Ho fiducia quindi che Il Pellegrinaggio ai Campi di Sterminio riparta nei prossimi 70 anni ed oltre, perch un dovere degli adulti di oggi e di quelli del
futuro continuare a far riflettere le nuove generazioni su un pezzo di Storia,
le atrocit dei Campi di Sterminio Nazisti, che non deve ripetersi mai pi.
A proposito, "M.Stammlager XI A" il campo di concentramento per soldati italiani
dove stato prigioniero mio padre, sopravvissuto.
Alessandro Bonsignori
Il Dirigente Scolastico dellIstituto Comprensivo F. Sacchetti

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ORAZIONE
DACHAU 08 MAGGIO 2015
Buon giorno a tutti voi,
a nome dellAned e della Fondazione Memoria della Deportazione, vi ringrazio per essere qui.
A termine di questa mattina condividiamo forti emozioni e un senso di
smarrimento; noi vorremmo che questi sentimenti divenissero riflessione.
Primo Levi ci ha insegnato che: se comprendere impossibile, conoscere
necessario
Se torniamo alle origini di questo male, sappiamo che era stato programmato, e la disattenzione e lindifferenza lo hanno fatto crescere, poi giunta
la propaganda accompagnata dal terrore, dallintimidazione e le bocche
hanno taciuto e le generazioni sono state indottrinate.
Le voci dei dissidenti affievolite dalla ferocia trovano nei Lager annientamento ma anche nuova forza e nuove forme di Resistenza: la volont di sopravvivere per testimoniare di un Umanit offesa che ci dona nuova
Dignit e nuova Identit.
Uomini che ci hanno chiesto ununica cosa: non dimenticare!
- Non dimenticare n i buoni , n i cattivi;
- Non dimenticare quellepoca, il loro oggi, che il nostro passato;
- Non dimenticare quegli eroi anonimi , senza volto e senza nome che
hanno creato la storia, che ci hanno regalato loggi.
Essi avevano Desideri e Speranze. Il dolore dellultimo senza nome non
meno grande di quello del primo il cui nome riportato.
Noi vorremmo che tutti costoro ci fossero sempre vicini, come persone che
abbiamo conosciuto, come membri della nostra famiglia, come noi stessi.
Noi vogliamo rinnovare dopo 70 anni dalla Liberazione, quellimpegno che
abbiamo accolto percorrendo una strada che ci si pone sempre pi difficile
e tortuosa, ma che proprio per questo continueremo a percorrere con tenacia e con consapevolezza.
Grazie
Laura Geloni
Consigliere nazionale Aned
e vicepresidente Sez. Pisa

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UNA VITA COERENTEMENTE SPESA AL SERVIZIO


DEGLI IDEALI DELLA GIOVINEZZA
Gianfranco Maris aveva compiuto 94 anni nel gennaio scorso. Per oltre mezzo
secolo stato ininterrottamente al vertice dell'ANED, l'Associazione Nazionale Ex Deportati nei Campi nazisti, che egli stesso aveva contribuito a far
nascere, nella sua forma attuale, alla fine degli anni Cinquanta.
Presidente della sezione di Milano (lo fu per mezzo secolo), fu eletto vicepresidente nazionale al fianco di Piero Caleffi, il primo presidente dell'ANED
moderna, quella che riun sotto un'unica bandiera tutte le associazioni che localmente erano nate per iniziativa degli ex deportati e dei familiari degli uccisi
nei Lager. Poi, nel 1978, alla morte di Piero Caleffi, la nomina a presidente nazionale, incarico che ha conservato fino all'ultimo.
L'adesione all'antifascismo e alla militanza politica attiva nel Partito Comunista avvenirono negli anni Trenta, al Liceo Carducci di Milano: era ancora
un ragazzo, ma sapeva esattamente cosa voleva e anche che cosa non voleva.
L'incontro con un gruppo del Partito comunista che agiva nella clandestinit
segn l'inizio di un lunghissimo percorso umano e politicico, al quale Gianfranco Maris fu fedele per quasi 80 anni. Erano gli anni del consenso di massa
al regime, gli anni dell'Impero, ma lui seppe distinguersi e combattere contro
la dittatura fascista. Il suo nome fu presto registrato negli schedari delle Questure.
Richiamato alle armi al momento dell'entrata dell'Italia nel conflitto mondiale,
fu rapidamente istruito e poi, giovane sottufficiale, spedito per tre anni in Jugoslavia e nei Balcani. Fu quella, come ebbe a dire, la sua vera Universit: conobbe in quella campagna militare un'Italia povera, analfabeta, carne da
cannone per la guerra fascista. Conobbe le durezze di una guerra di aggressione, cos lontana dalle immagini della propaganda del regime.
All'indomani dell'8 settembre, mentre si squagliava l'esercito italiano abbandonato dagli ufficiali superiori e dal re, Maris prese la sua compagnia e la
condusse, in assetto di guerra, a tappe forzate verso l'Italia, dove diede l'ordine "Sciogliete le righe", lasciando andare ciascuno per la propria strada.
Ripresi i contatti con il Partito comunista, fu incaricato, vista la sua lunga
esperienza di guerra, di organizzare iprimi gruppi partigiani raccogliendo i
soldati sbandati che si rifugiavano sulle montagne sopra Como e Bergamo:
fece pi volte la spola con quelle zone, braccato sempre pi da presso dalle
milizie fasciste.
Arrestato nel gennaio 1944 nei pressi della stazione di Lecco con una borsa

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piena di armi insieme ad Abele Saba (in futuro segretario nazionale dell'ANED), per un mese fu selvaggiamente percosso nei sotterranei della Casa
del fascio di Bergamo, e quindi trasferito a San Vittore. Di l, alla fine di aprile
del 1944, fu costretto ad intraprendere un lungo persorso nell'universo concentrazionario nazista.
Partito con circa altri 300 compagni- tra cui alcune decine di ebrei - dai sotterranei della stazione centrale di Milano - dove oggi c' il Memoriale della
Shoah - fu portato a Fossoli, e di qui a Bolzano, dove rimase solo pochi giorni,
tra la fine di luglio e i primi di agosto. Il 5 agosto, caricato con altri 500 sui
vagoni piombati, fu deportato a Mauthausen, e quindi trasferito nel sottocampo di Gusen. Divenuto il numero 82394, per molti mesi lavor incessamentemente alla cava di Gusen II, dove a decine, a centinaia morirono i
deportati di mezza Europa sotto la sferza dei kapo, per le inumane condizioni
di sfruttamento e di sottoalimentazione.
Tornato a casa nel 1945, per quasi un anno dovette essere ricoverato per riprendersi dal terribile deperimento provocato dal Lager.
Ma presto Gianfranco torn alla vita con l'energia che tutti hanno conosciuto.
Ripresi gli studi si laure in Giurisprudenza, impegnandosi nella difesa di
partigiani, antifascisti e lavoratori licenziati negli anni della reazione: processi
politici, nei quali ex fascisti costringevano alla sbarra chi aveva combattuto
per la libert, contro la dittatura.
Fu un percorso nel quale Maris assunse responsabilit crescenti: nel giro di
qualche anno fu senatore della Repubblica per pi legislature, e successivamente componente del Consiglio Superiore della Magistratura, sempre mantenendo vivo il proprio impegno alla guida dell'ANED.
Ancora in tarda et fu a lungo contemporaneamente presidente dell'ANED e
della Fondazione Memoria della Deportazione, vicepresidente nazionale dell'ANPI, direttore dell'INSLI, Vicepresidente del Teatro Alla Scala di Milano,
profondendo in ciascun incarico tutta la propria energia, la propria esperienza
e la propria enorme autorevolezza.
L'ultimo suo impegno, l'ultimo obiettivo raggiunto della sua lunghissima,
inimitabile attivit, stata la trattativa con il Comune di Milano che ha portato
alla creazione della Casa della Memoria di Milano, da lui fortemente voluta
per costruire un centro propulsivo di studi e memorie della Resistenza e della
deportazione, contro il revisionismo e il negazionismo.

Le Testimonianze dei ragazzi

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Son morto chero bambino, son morto con altri cento, passato per il camino, ed ora
sono nel vento
Sembra impossibile, inimmaginabile o forse ancora meglio inconcepibile concretizzare i fatti accaduti nei campi di concentramento, non solo austriaci o
tedeschi, ma di tutto il mondo. Non definisco n crudelt ne cattiveria latteggiamento posseduto dalle SS, ma semplicemente follia. follia pensare di
far soffrire migliaia di persone solo per il gusto di vedere con un sorriso stampato in faccia, la sofferenza del prossimo, follia sentirsi in tutto e per tutto
superiori ad altre persone e pensare di poter dominarle, follia distinguere
in razze lumanit. Grazie allassociazione ANED e a i vari componenti del
gruppo, molti ragazzi hanno avuto la possibilit di vedere a occhio nudo i
vari luoghi dove la follia tedesca ha preso vita, dove la crudelt non era scandalo, ma soddisfazione. Sentirsi fieri nel praticare crudelt penso vada oltre
i limiti della cognizione umana, e lANED riuscita a fondo a far comprendere tutto ci. Sono esperienze che muovono qualcosa dentro di noi, non solo
in tema SS, campi di concentramento, fascismo o nazismo, ma muovono qualcosa a livello emotivo e psicologico nella vita di ogni giorno. Sono stata per
vari giorni a contatto con molti ragazzi dai 13 ai 14 o 15 anni, e come elemento
pi grande ho potuto ben osservare come anche i pi duri, quelli che inizialmente trainavano il gruppo, che si erano promessi di non piangere, si siano
abbandonati giustamente alle loro emozioni liberandole in pianti, in tristezza
o magari in sorrisi..
insomma ognuno scatenando, in varie forme, ci che aveva dentro.
Vedere gli ex deportati stato uno dei momenti pi belli del viaggio, vedere
il loro sorriso nel raccontare la propria esperienza, vedere come non hanno
eliminato i loro ricordi, ma hanno semplicemente imparato a conviverci e a
condividerli oltre che con se stessi anche con gli altri, mostrando un grande
coraggio. Sono uomini che per mesi hanno vissuto con un costante istinto di
sopravvivenza, con il senso del dovere, del lavoro e del sacrificio sia a livello
fisico, sia mentale che sentimentale. I deportati soffrivano la fame, venivano
picchiati e sfruttati, venivano impiccati, sacrificati, annegati, fucilati o usati
come cavie.. venivano umiliati, gli veniva tolto ogni diritto e ogni forma di
dignit ma nonostante tutto, non era mai abbastanza. Per questo occorre ricordare, per alimentare la scintilla lasciata dal tempo, perch se i deportati
non fossero riusciti a convivere con questo episodio della loro vita e non
avrebbero dato luce alla loro memoria, noi non avremmo aperto gli occhi e
concretizzato quanto successo, e non saremmo qua a ricordare e a rendere

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giustizia a quanto accaduto. Come nei giochi olimpici, le nuove generazioni


potranno cos ricevere dai nostri antenati la fiaccola dei valori morali, per trasmetterla poi a chi verr dopo di noi, pi luminosa e splendente di prima
Angelo Card. Sodano. La diversit, che nei campi di concentramento viene
anche eccessivamente enfatizzata, viene definita come differenza in termini
di forma colore e gusto ed il primo stato da superare in modo da avere una
pacifica convivenza e una giusta relazione con gli altri.. siamo tutti uguali,
ma fortunatamente tutti diversi, e se qualcuno rider di noi perch siamo tutti
diversi giusto controbattere ridendo per la loro voglia di non avere diversit.
Non un reato essere diversi, anche se questo pu suscitare disagi o complicazioni, tutto sta nella volont, che pu superare ogni timore o paura.
Ho paura della diversit
Della diversit di chi odia
Della diversit di chi giudica
Della diversit di chi mette allindice
Della diversit di chi condanna a morte
Della diversit di chi comanda
Della diversit di chi obbedisce
Della diversit di chi giura il falso
Della diversit di chi nasconde la verit Della diversit di chi usa violenza Della diversit di chi non si accontenta Della diversit di chi ostenta Della diversit di chi
offende la vita.
Luca Bassanese

Manuela Volpi
4A Turismo It Cattaneo

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IL PELLEGRINAGGIO AI CAMPI DI STERMINIO


Ero gi stata a un campo di sterminio: era il campo di Mauthausen ed, anche
se molto piccola ricordo benissimo la famosa scala della morte, anche se allepoca non sapevo che si chiamasse cos Ritornare in un campo mi ha fatto
comprendere ci che a quellet non potevo capire: luomo ha paura della diversit; ha paura di chi pensa in modo diverso da se stesso; ha paura delle
persone con origini, culture e orientamento sessuale diverse dalle proprie.
Luomo ha paura e pensa che la violenza possa reprimere la ricchezza della
diversit. I campi di sterminio rappresentano questo: lannientamento dellessere umano come persona. I deportati erano solo stuck, pezzi, un numero non diverso da quello precedente o successivo, un essere indegno di
vivere. Proprio perch scarti della societ o sovversivi al regime nazista,
le persone venivano rinchiuse nei lager, luoghi dove la morte era labitudine,
dove la crudelt regnava incontrastata, dove il vivere era sostituito dal sopravvivere. Eppure cerano persone che portavano la speranza, aiutavano i
compagni a continuare la loro vita, che si dimostravano persone e non numeri, che si opponevano allo sterminio della diversit e ai soprusi verso gli
innocenti e per questo sacrificano la loro vita per la libert: la libert di essere
se stessi e di poter vivere la propria identit. Per questo noi visitiamo i campi,
per non dimenticare e per ricordare che non molti anni fa alcuni uomini tentavano di sopprimere la libert, la diversit, macchiandosi del sangue di vittime innocenti. Una frase incisa su una lapide allinterno del castello di
Harteim mi ha colpito particolarmente: i deportati italiani qui torturati e uccisi ammoniscono che la vita bene supremo sempre e solo libert e uguaglianza. Ecco auguro a tutti di onorare sempre queste parole, per non
dimenticare e per ricordare che ci che successo non debba accadere mai
pi. Per concludere ringrazio lANED, Massimo Fornaciari, Paolo e Laura
Geloni, gli insegnanti, in particolare la professoressa Bendinelli e tutte le persone che mi hanno accompagnato in questo viaggio perch grazie a loro ho
potuto vivere appieno questa indimenticabile esperienza.
Alessandra Dani
3G Istituto F. Sacchetti

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DOPO LA VISITA
Dopo la visita a quei luoghi storici, ho riflettuto su un elemento della vita
molto importante ed essenziale, ma per molta gente calpestato: la dignit
delle persone. Fino ad oggi non avrei mai pensato che luomo fosse stato capace di queste torture, che diventavano per alcune persone, un modo di divertimento con cui stroncare la vita di altri esseri umani (che per loro non
erano tali), e cosa ancora pi crudele e straziante , questo avveniva sotto gli
occhi dei propri genitori, figli, e fratelli. Nonostante mi fossi documentata con
libri, foto, ed immagini, fino a quando non ho toccato con mano, sono stata
scettica che queste cose fossero accadute veramente. Adesso che conosco tutta
la storia, posso trasmetterla a tutte le persone che conosco, in modo da non
far dimenticare tutte quelle persone innocenti, che hanno perso la vita solamente perch avevano religione, cultura, etnia o politica diversa dai loro carnefici. Grazie a Paolo e a Laura che ci hanno raccontato la storia di molti ex
deportati, adesso posso dire che mi sento davvero male ad essere un essere
umano, in quanto ancora oggi, dopo un sondaggio fatto per sapere cosa i tedeschi pensano degli ebrei, risultato che il 75% non li vede di buon occhio.
Queste notizie che ho avuto la fortuna di ricevere, voglio trasmetterle a tutti,
non per far rabbrividire le persone a proposito delle torture, ma per far riflettere ed evitare che riaccadano ancora una volta. Tra le molte cose che mi
hanno fatto stare male, c stata soprattutto la gabbia, una specie di parco
di divertimento delle SS, nella quale annullavano definitivamente la dignit
delle persone, facendole anche abbaiare come cani, fino allo sfinimento. Sono
stata contenta di aver fatto questa esperienza, anche se un po dura, ma sento
che mi ha toccato dentro e sotto un certo punto di vista, nel mio piccolo
mondo, mi sembra che le persone che mi circondano, meritino un maggior
rispetto da parte mia.
Alessia Scarselli
3D Istituto Comprensivo Buonarroti

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IL MIO PEZZETTO DI MEMORIA


Il pellegrinaggio ai campi di sterminio a cui ho partecipato dal 7 al 11 maggio
2015, stato un viaggio importante, che mi ha colpito molto e fatto riflettere.
Le cose che ho potuto vedere e le testimonianze che ho ascoltato mi hanno
trasmesso emozioni che non possibile provare leggendo la storia sui libri
di scuola. Ci sono tante parole per descrivere cosa i Nazisti sono riusciti a fare
in quei luoghi: sterminio, shoah, olocausto, morte, violenza, crudelt, sofferenza e dolore; ma la parola che pi di tutte d un titolo ai miei ricordi
UMILIAZIONE. Lumiliazione di uomini da parte di altri uomini. Un umiliazione feroce, prepotente e vigliacca. Non so esattamente perch, forse perch di camere a gas e forni crematori avevo gi sentito parlare, ma le
immagini che si sono impresse pi forte dentro di me sono quelle dei racconti
delle Cucce dei Cani e La casa delle bambole. Nelle Cucce dei cani i detenuti
dovevano fare il verso del cane ogni volta che passava qualcuno; erano costretti ad atteggiarsi come animali e abbaiare fino allo sfinimento. Se smettevano i Tedeschi colpivano il tetto della cuccia che emetteva un rumore
assordante. La Casa delle bambole, invece era un luogo dove le donne detenute erano costrette a subire, umiliazioni, violenze e abusi da parte dei Tedeschi. Visitando quei luoghi si ha la sensazione di respirare quellumiliazione
e sofferenza come se ancora aleggiassero nellaria; di sentire i lamenti come
se urlassero nel silenzio.
Devo ringraziare l A.N.E.D, la mia scuola e la mia famiglia che mi hanno
permesso di fare questo viaggio nella memoria di uno dei periodi pi brutti
della nostra storia e portare per sempre con me un pezzetto di quella MEMORIA.
Amedeo Marianelli
3A Istituto Buonarroti

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PELLEGRINAGGIO AI CAMPI DI STERMINIO


Era da molto tempo che aspettavo questo pellegrinaggio ai campi di sterminio
in Austria e in Germania.
Mi ero domandato pi volte come il mio cuore avrebbe reagito a questa visita.
Qualche volta avevo paura di non emozionarmi e di restare indifferente alla
visita dei campi, perch pensavo che ormai erano passati pi di 70 anni e
ormai era solo un ricordo molto lontano. Invece, fortunatamente, dentro il
mio cuore ho sentito molte emozioni e ho riflettuto molto sui fatti accaduti ai
campi. Tutto questo grazie anche ai racconti di Laura e Paolo Geloni (figli dell'ex deportato sopravvissuto Italo Geloni) che, con molta semplicit e tranquillit, hanno raccontato cosa ha dovuto subire loro padre ed altri deportati
in questi campi. I deportati subivano molte atrocit, venivano derisi e soprattutto veniva negata loro la dignit di uomini che alla fine la cosa pi importante della vita. Ancora oggi non posso immaginare come persone come
noi abbiano potuto fare una simile cosa. La cosa che mi ha colpito di pi la
scala della morte al campo di sterminio di Mauthausen. I deportati dovevano salire questa scala di 186 scalini, tutti sconnessi, per almeno 4 volte al
giorno con un masso sulle spalle di almeno 20 chilogrammi. Io penso di non
aver mai potuto fare tutto ci, ma loro ce l'hanno fatta e questo testimonia
ancora una volta la loro forza di volont e il loro coraggio.
Voglio concludere con una frase che mi venuta subito in mente appena varcato il cancello del campo di sterminio di Dachau (primo campo visitato) e
che mi accompagnato per tutto il viaggio Grazie di tutto.
Queste tre semplici parole, perch proprio grazie ai deportati e alla loro
forza di volont che ora possiamo vivere felici e soprattutto liberi. Questa
una cosa molto importante perch senza libert non c' vita. Questa esperienza rimarr sempre nel mio cuore.
Andrea Cambi
3 C Istituto F. Sacchetti

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AI CAMPI DI STERMINIO
passata una settimana dal ritorno alla vita normale dopo la visita ad una
delle realt pi brutte e crudeli della storia dell'uomo, e ancora ho in mente
l'orrore delle cose che ho visto che credo ricorder per il resto della vita. Alcuni campi che abbiamo visitato, Gusen, Ebensee e il castello di Hartheim,
non erano come me li aspettavo, non ci si poteva nemmeno immaginare
quello che ci era stato fatto era come se si volesse cancellare tutto quello che
ci era successo durante la II Guerra mondiale. Gli altri due campi, Dachau e
Mauthausen, erano quasi integri e passare sotto i portoni di ingresso e ripercorrere le strade ai cui lati, nelle baracche, solo 70 anni fa erano rinchiusi migliaia e migliaia di deportati messi l solo perch ebrei, zingari, oppositori
politici, omosessuali, malati o handicappati e tenuti in una situazione in cui
era impossibile vivere. Il momento pi toccante di questo pellegrinaggio per
me stato percorrere la scala della morte, che i deportati dovevano percorrere
5/6 volte al giorno con dei massi sulla schiena pesi anche 60 kg con le SS che
li controllavano e li frustavano e gli facevano il gambetto.... Ringrazio per
questo pellegrinaggio l'ANED, Massimo Fornaciari, Laura e Paolo Geloni che
hanno arricchito le nostre visite con le testimonianze degli ex deportati fra
cui Italo Geloni. Questa una esperienza che una volta nella vita deve essere
fatta perch per conoscere le realt dei campi di sterminio non bastano i libri,
i documentari o i film. L'invito che faccio ai prossimi che faranno il pellegrinaggio che al loro ritorno non ricordino e basta ma cerchino di mantenere
viva la memoria raccontando ai loro parenti, raccontando ai loro amici e raccontando a le persone che vorranno ascoltare perch una cosa del genere non
accada mai pi.
Andrea Ceccatelli
3A Istituto Sacchetti

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IN QUESTO VIAGGIO HO PROVATO MOLTE EMOZIONI


Un giorno sono partita per andare in Germania e in Austria in visita ai campi
di sterminio, erano le 5 del mattino e sbuffavo per il sonno e la noia: avevo
paura di non trovarmi bene con le persone che erano con me, pensavo mi sarebbe mancata la mia famiglia e le persone che rimanevano a casa, ma non
stato cos. In questo viaggio ho provato molte emozioni, anche se non so bene
quali fossero una era certa: rimpianto. Rimpiangevo di non essere ancora nata
in quegli anni, e di non aver potuto fare giustizia ai milioni di innocenti che
sono morti nei 1800 campi di sterminio nazisti; magari non immagino nemmeno quanto fosse difficile combattere, quanto fosse dura la vita e forse se
l'avessi saputo veramente non l'avrei fatto ma rimpiango di non aver avuto
la possibilit di farlo. In questo viaggio ho conosciuto persone splendide, che
mi hanno aiutato a stare bene anche se i luoghi non lo consentivano. Ho imparato molto in questi cinque giorni
Ho camminato dove un tempo camminavano quei deportati (uomini, donne
e bambini) che hanno dato la loro vita per noi. Ho incontrato ex deportati che
ogni anno tornano in quei posti dove hanno vissuto pene immaginabili,
hanno sofferto, hanno pianto, hanno lavorato per persone che li ritenevano
insignificanti, animali, bestie, NUMERI.
Ho capito che la libert non una cosa scontata, come per noi pu sembrare.
Il giorno che visitavamo Mauthausen, c'erano delegazioni da tutto il mondo.
Di fronte a quelle persone, anche se erano straniere, mi sono davvero sentita
una cittadina del mondo, non un'italiana. C'erano persone che venivano da
ogni citt o paese: arabi, greci, americani, tedeschi, austriaci, polacchi, italiani,
ecc. Trovarsi insieme a tutte quelle persone che non capivano quello che dicevo, ma che mi sorridevano ugualmente, mi sentivo uguale a tutti gli altri e
improvvisamente riuscii a capire cosa voleva dire libert, dignit, uguaglianza. Non ci sono cose che mi hanno colpito di pi di altre di questo pellegrinaggio: tutte sono state orrende e stupende nello stesso momento. Sono
dell'idea che le persone che si sentono superiori alle altre o le razze che si sentono superiori alle altre debbano essere informate di quello che un tempo successe in quei luoghi, in modo che non recapiti uno sterminio del genere.
Paolo e Laura Geloni, insieme a tutti i parenti degli ex deportati e agli ex deportati stessi ancora in vita o presenti al momento della liberazione, sono secondo il mio parere le persone pi forti e coraggiose che abbia mai conosciuto.
Ho conosciuto Laura per caso, nel bagno dell'albergo dove mangiammo, ero
con una mia compagna di classe, e ci disse che era venuta per la prima volta

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ai campi con suo figlio, un vero tesoro, non le chiedemmo quanti anni avesse
ma molto piccolo, e fece ogni tappa stabilita dal viaggio. Ringrazio tutti per
quello che hanno fatto per me e per tutte le persone che erano con me, per i
ricordi che avr di quel posto, di quelle persone e di quelle parole forti ma
reali.
Beatrice Olmi
3G Istituto F. Sacchetti

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LA MIA RIFLESSIONE
Innanzi tutto, voglio ringraziare Paolo e Laura, per il loro coraggio e la loro
forza di raccontare la testimonianza di loro padre, Italo Geloni, scomparso
nel 2000 ringrazio Massimo e gli altri membri dellANED che hanno reso
possibile fare questo pellegrinaggio. Ad oggi posso dire di sapere cose che
fino a cinque giorni fa non sapevo potessero capitare. In questi giorni ho capito che lumanit pu fare del male illimitato. Sempre mi chiedo come un
uomo uguale a noi, sempre se si pu ritenere tale, abbia ucciso milioni ed
oltre di persone con i suoi stessi diritti, ma diverse etnie o modi di pensare.
Ci che in questi cinque giorni mi rimasto pi impresso e mi ha fatto veramente ragionare sono La Casa delle Bambole a Gusen, perch mi immedesimavo in quelle donne, usate per gli sporchi e luridi divertimenti dei kap
tedeschi. La dignit di una donna, cancellata cos, senza motivo. E ancora, la
Scala della Morte e la Via del Sangue a Mauthaeusen mi hanno colpito nel
profondo del cuore. I milioni di nomi scritti sulle lastre di vetro, mi hanno
dato un effetto molto impressionante e soprattutto toccante. Senza dimenticarci delle brutalit e cattiverie che le persone pi deboli, dai disabili ai malati
di mente, subivano al Castello di Harteim. Non dimenticher mai, quando a
Ebensee, ho dato la mano a un ex deportato, ancora in vita, ancora con il sorriso di speranza sulla faccia. In quel momento ho incontrato il suo sguardo. I
suoi occhi dicevano tutto. Non provavano nessun odio, e lo capivo perch
dentro cera il mondo. Dentro quegli occhi chiari cera la testimonianza di un
vero passato. difficile esprimere con parole come mi sono sentita, ma so,
nel profondo di me, che rester impresso per sempre. E stata unesperienza
che mi ha cambiato profondamente la vita, e quando torner a casa, non sar
la stessa Chiara, sar una Chiara nuova, con la consapevolezza del passato. E far il mio dovere: quello di tenere viva la Memoria. S, proprio cos.
Quando torner da questo viaggio rifletter e penser, e soprattutto ringrazier nel profondo del mio cuore, tutte le persone che hanno lottato per la dignit umana.
Ringrazio gli ex deportati ancora in vita e quelli ormai morti dopo aver combattuto una vera guerra. E infine mi chiedo: saranno state, quelle piogge, quegli schizzi dacqua, la sofferenza dellumanit intera dopo aver lottato contro
unatrocit cos enorme?
Chiara Corrieri
Classe 3B Istituto F. Sacchetti

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TROVO DIFFICILE CREDERE A TUTTO QUESTO


Che cos' lo stare male se si pensa alle vittime che sono state nei campi?
niente, ecco che cos'. Ci lamentiamo per i pi piccoli difetti, senza pensare che
gente come noi, stava nei peggiori dei modi dentro quei campi. I campi di concentramento e di sterminio sono stati la culla della tortura mondiale. Sono stati il
trauma della storia. Davvero, ancora trovo difficile credere a tutto questo... qualcosa di pazzesco. Non riesco a capire come si fa solamente a pensare a quelle brutalit. In pulman abbiamo visto dei filmati e interviste di alcuni deportati
sopravvissuti che raccontavano la loro storia e com'era vivere in quello schifo.
Una cosa che ho notato che i deportati mentre raccontavano, mentre parlavano,
nelle loro parole non c'era rabbia, esisteva solo un infinit di tristezza. Mi continuo
a chiedere perch non fossero arrabbiati ma semplicemente tristi e devastati. Se
fossi stata in loro, non ce l'avrei fatta, e sarei probabilmente piena di ira contro i
nazisti e chi altro. Per l'appunto mentre eravamo a visitare i campi, vedevo gente
intorno a me piangere e ogni tanto una lacrima scappava anche a me, ma hai presente quando vuoi piangere ma non ti scende neanche una lacrima? perch dovresti urlare..ed era proprio cos, avevo voglia di urlare, ritornare indietro nel
tempo dai tedeschi e urlargli in faccia che stavano combinando disastri disumani.
Credo che i tedeschi quando uccidevano i deportati, non gli uccidevano solo il
corpo, ma anche l'anima...e nel momento in cui gli uccidevano l'anima, gli portavano via tutto. stata per me un esperienza particolare, triste, ma soprattutto profonda. Devo ringraziare Paolo e Laura che con la loro forza hanno saputo
raccontare al meglio l'esperienza di loro padre, deportato sopravvissuto a Dachau..con parole da far venire i brividi, cercavano di farci capire al meglio. Voglio
solo ringraziare tutti i professori e professoresse, che, anche se non tutti ci conoscevano hanno saputo tenerci sotto controllo e ci hanno sempre cercato di aiutare.
E voglio ringraziare anche l'ANED per questa opportunit che mi ha dato. Per ultima cosa vorrei esprimere un momento che mi ha colpito pi di tutto. E sicuramente stato vedere dal vivo i deportati sopravvissuti, sorridevano tutti, o almeno
si sforzavano ad andare avanti. Ma comunque potevi sentire anche da lontano un
miglio che i loro respiri erano ancora profondi e pieni di tristezza, e avevano spesso
lo sguardo vuoto, perso, gli occhi colmi. D'altra parte come dovevano stare? In
quei campi erano diventati semplici cifre, e dietro a quelle cifre c'erano nomi, identit, sorrisi, vite, e famiglie, che nessuno aveva il diritto di togliere.
Chiara Maltinti
3D Istituto Sacchetti

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IL MIO COMPITO NON QUELLO


DI RIMANERE IN SILENZIO
Ci che ho visto ai campi di concentramento, in particolare al campo di Dachau e al campo di Mauthausen, mi ha lasciato senza parole e senza fiato, ma
non per la bellezza del paesaggio ma per ci che vi successo, in particolare
perch questi due campi erano quelli pi integri mentre gli altri erano stati
divisi in lotti e venduti ai cittadini che vi hanno costruito abitazioni, un esempio il campo di Ebensee dato che vi rimasto, a parte la cava e qualche rovina qua e la, solo un memoriale.
Ci che puoi studiare sui libri da una idea virtuale o immaginaria dei
campi, ma la vera e propria realt l'hai solo se li vedi con i tuoi occhi e non
ce l'hai nemmeno se vedi un film o un filmato girato in un campo. Io mi ero
preparato mentalmente a vedere i campi ma non sei mai abbastanza preparato per vivere queste esperienze e nemmeno per ascoltare le pagine di diario
dei deportati che ci sono state lette da Paolo e Laura Geloni.
Le cose che mi hanno colpito di pi e dove ho riflettuto pi profondamente
sono al castello di Hartheim, dove sentivo sempre nella mia testa l'urla strazianti dei deportati e al campo di Mauthausen dove abbiamo percorso la scala
della morte e la via del sangue; ma ho riflettuto molto anche fuori dai campi
ripensando ai metodi terribili che sono stati inflitti alle sfortunate persone e
tutte le volte che varcavo un cancello era come se vedessi ancora i deportati
che venivano sfruttati fino allo sfinimento.
Ora il mio compito non quello di rimanere in silenzio ma quello di raccontare ai miei familiari e ai miei amici la mia esperienza che non si pu certo
definire una gita come quelle fatte fini a ora.
Vorrei poi dire questa semplice frase SE RESTIAMO IN SILENZIO TUTTO
PASSERA' COME UNA SEMPLICE PARTE DI STORIA, COSA CHE NON
E'... NON DIMENTICHIAMO.
Diego Talini
3A I.C. - San Miniato

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L'ESPERIENZA
CHE MI HA CAMBIATO LA VITA
E' difficile pesare al dolore provato da persone innocenti, persone che non si
meritavano tutto questo, persone a cui l'identit gli fu tolta e poi dimenticata,
uomini, donne e bambini hanno dovuto subire quell' orrore, non ci sono parole per descrivere la brutalit con cui sono state sottoposte a tale
tragedia...potevi morire per un si o per un no, ti potevano prendere a bastonate perch ti eri fermato a riprendere fiato perch il tuo cuore non poteva
reggere tanto sforzo. Pensate ai bambini, loro non capivano a quale tragedia
andassero in contro, mi ricordo che stavamo visitando il castello di hartheim
e un membro del comitato della memoria di S.Croce si rivolto a noi raccontandoci un fatto realmente accaduto: un medico chiese a dei bambini sui quali
avevano condotto esperimenti sulla malaria di chi di loro volesse incontrare
la propria madre, ovviamente la maggior parte di questi rispose e fece un
passo avanti, i bambini per non sapevano che sarebbero andati in contro
alla morte, quando poi altri dottori chiesero al medico dove fossero e come
stessero i bambini, esso rispose Appesi come quadri alle pareti. Mi rammento anche un' altra storia realmente accaduta che devo dire mi rimasta
particolarmente dentro il cuore: eravamo all' ex campo di sterminio di ebensee dentro a quella grande cava, un ragazzo di et inferiore alla nostra sostituito momentaneamente a causa di un malore, venne trasportato dai
compagni sul posto di lavoro e nascosto diligentemente in un modo tale da
non essere individuato, ma uno delle SS lo vide, lo prese per i piedi e lo lanci
contro un carrello trasportatore e mor. Il soldato delle SS costrinse i compagni
a trascinare il cadavere del ragazzo fino al crematorio prendendolo per i piedi.
Ringrazio molto Paolo per avermi messo a conoscenza di questa storia che
mi ha fatto pensare molto. Io, durante questa esperienza mi sono immedesimata in una ragazza deportata in un convoglio insieme alla mia famiglia e
pensare che queste cose sono successe per davvero o che potevano essere successe veramente anche alla mia famiglia mi ha lasciato in mare di lacrime.
Con questo vorrei ringraziare: Paolo, Laura, Massimo Fornaciari e l'associazione ANED.
Grazie per tutto questo.
Elena Boschi
3G Istituto Sacchetti

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IL VIAGGIO DELLA MEMORIA


Questa esperienza sui campi di sterminio mi piaciuta tantissimo perch
coinvolgeva tutti noi ragazzi ad essere protagonisti delle terribili azioni che i
nazisti, gli SS e tutte le altre persone che seguivano Hitler compivano su coloro che ritenevano inferiori per razza o per religioni diverse alla loro. Il primo
campo di sterminio visitato, ovvero quello di Dachau, stato particolarmente
emozionante perch mi ha dato una strana sensazione di crudelt e ingiustizia
nei confronti dei deportati. Qui, proprio in questo campo, i figli di Italo Geloni, Paolo e Laura, hanno raccontato la lunga storia del padre che arrivato
vicino alla morte, ha saputo resistere senza mai arrendersi, finendo cos per
essere stato liberato dagli americani proprio allultima baracca dalla quale sarebbe poi stato portato nelle camere a gas. Tutto ci ha commosso molti di
noi ragazzi che erano presenti perch mai nessuno avrebbe pensato quanta
crudelt e maleficenza ci fosse in quei luoghi. Successivamente sono stati altrettanto commuoventi anche gli altri campi di sterminio di Ebensee, Gusen
e Mauthausen. Bellissima stata anche la storia raccontata da Paolo Geloni
su quel ragazzo ucciso da un SS nella galleria dove lavoravano i deportati a
Ebensee. A Gusen, invece, stato toccante lincontro con alcuni ex deportati
che sono sopravvissuti e che non vedevano lora di raccontarci tutte le brutalit accadutegli dalle quali per sono riusciti a sollevarsi e a proseguire una
vita che sembrava stroncata da queste disgrazie. Abbiamo visitato anche il
castello di Hartheim, luogo in cui i nazisti compivano gli esperimenti sulle
persone malate. Infine, a Mauthausen, la cosa che mi rimasta pi impressa
stata la scala della morte con la successiva via di sangue nelle quali moltissimi deportati hanno perso la vita. Io prima di tornare a casa, ho riflettuto su
ci che ho visto e su ci che i deportati hanno passato sulla loro pelle e per
questo mi sono posto molte domande su come i nazisti potessero fare cose
simili, ma soprattutto il perch le facevano. Adesso il compito passato a noi
ragazzi nel far sapere agli altri tutto ci che abbiamo provato nel vedere quelle
brutalit in modo tale che queste cose non si ripetano mai pi. Tutto questo
serve A NON DIMENTICARE.
Filippo Giannangeli
3B Istituto Comprensivo Michelangelo Buonarroti

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UNA GRANDE LEZIONE DI VITA


Innanzi tutto vorrei ringraziare l'ANED per questa esperienza che se avessi
l'opportunit rifarei, perch fa capire cosa sia successo veramente a differenza
dei libri di storia che in confronto, ne danno solamente l'idea. Prima di partire,
credevo di sapere cosa fosse accaduto, cosa sarei andata a vedere, ma mi sbagliavo. Non ce ne rendiamo conto fino al momento in cui ci troviamo nei luoghi, ascoltiamo le parole di coloro che hanno vissuto quelle terribili
esperienze, o tocchiamo con le nostre mani residui di edifici allora in uso nei
campi. Sono emozioni indescrivibili, forti, particolari, che generano in noi
rabbia, malinconia e non solo. Aver camminato sul terreno dove milioni di
deportati lavoravano o perdevano la vita, aver percorso le Scale della Morte
dove ogni gradino era diverso per far cadere coloro che salivano con un peso
sulle spalle, trovarsi di fronte a camere a gas e forni crematori, dove milioni
di persone sono morte, non assolutamente semplice; come non semplice
riuscire a rimanere insensibili alle parole dei deportati, che con un sorriso inaspettato riescono ad andare avanti e a trasmetterci le loro emozioni. Quando
ci troviamo davanti ai resti di queste atrocit, ci chiediamo il perch, il perch
di tutto ci, come un uomo qualsiasi abbia potuto generare questo grande
sterminio, ma soprattutto, come una marea di uomini se cos si possono
chiamare, potessero trarre soddisfazione da ci. Cosa c' di tanto soddisfacente nel vedere milioni di persone senza colpa morire inutilmente? Credo
che non esista una risposta a questa domanda, o meglio, lo spero. Questo
viaggio secondo me, anche una grande lezione di vita, insegna infatti, ad
apprezzare quel che abbiamo, senza desiderare altro, perch se pensiamo a
coloro che erano rinchiusi nei campi, ci viene subito in mente il fatto che non
avevano niente, nemmeno un nome, eppure, vivevano ugualmente, finch
ce la facevano. Quindi, noi che siamo fortunati, non lamentiamoci per ogni
minimo problema, ma in quei casi, pensiamo a loro, che vivevano in condizioni disumane, che sono morti e diventati liberi solo dopo essere passati per
un camino.
Gaia Cresci
3D Istituto F. Sacchetti

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VEDERE PER CAPIRE


Il titolo che ho messo ha un significato particolare,perch se non vedi non ci
credi. Sui libri apparte le camere a gas e i forni crematori non c'era scritto
nulla di quello che ho visto. Quando entri in quei campi dove passava la
gente oppure moriva stata un'esperienza indimenticabile. Sentire le storie
raccontate dai figli di un ex deportato stato scioccante perch sembrava che
fossero successe pochi giorni fa invece di 70 anni fa. La cosa invece che non
avrei mai voluto vedere stato il cancello di Gusev che non si poteva nemmeno fotografare perch usato come cancello di una villa.
Queste cose non ci sono scritte sui libri.
Non c' scritto nemmeno che esistevano delle baracche chiamate case delle
bambole dove le donne venivano obbligate ad avere dei rapporti con le SS
per non morire.
stato un viaggio indimenticabile che ti cambia e che non scorder mai.
Pu darsi che tra qualche anno i tedeschi avranno eliminato per sempre i
campi di concentramento ma io ricorder e lo faranno molte altre persone.
Gianni Profeti
3B Istituto Comprensivo Michelangelo Buonarroti

Museo della Memoria a Dacau. Laura Geloni parla con i ragazzi.

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LA MEMORIA NON UN GIORNO


Questo pellegrinaggio ai campi di concentramento e sterminio stato un
viaggio all'interno di me stessa. Prima di partire pensavo di essermi preparata, pensavo di sapere cosa fosse successo in quei luoghi dell'orrore...
Ma una volta andata laggi, nei campi senza ritorno, stato completamente
diverso. Poter toccare e vedere di persona gli stessi posti dove quelle enormi
atrocit venivano messe in atto ha fatto crescere dentro di me un sentimento
di angoscia e sgomento. Camminando per Dachau ho provato ad immedesimarmi nei deportati, ma sono sicura che ci che hanno provato loro non sia
descrivibile a parole. Ammiro molto Laura e Paolo Geloni che nonostante
tutto il dolore che provano a tornare nei lager, continuano ogni anno a raccontare la loro testimonianza.
Non so come l'uomo abbia saputo arrivare a tanto. Mi sembra talmente inconcepibile che degli uomini abbiano inventato modi cos crudeli per annientare altri uomini, insieme alla loro dignit, alla loro libert e a tutti i loro diritti
umani. Questa esperienza mi ha fatto crescere interiormente e maturare.
Quella che tornata in Italia non pi la stessa Giulia.
una Giulia pi consapevole. Adesso ho capito veramente il valore della dignit umana che nei campi era stata calpestata, derisa e umiliata.
Ho imparato che opporsi, dire la propria opinione sono le prime armi contro
l'indifferenza. Al termine del pellegrinaggio porter con me per tutta la vita
il ricordo dei deportai che a Ebensee lavoravano nelle cave fra la polvere e i
detriti, il ricordo delle persone, che come dicevano non erano degne di vivere, al Castello di Hartheim, il ricordo delle donne che vivevano per un si
o per un no e che dovevano soddisfare le SS facendo pure finta di essere
felici.
Io che credo sia necessario che tutti quanti sappiano quanto successo ai
campi di sterminio, perch MAI pi, ripeto MAI pi succedano cose cos abominevoli.
Giulia Poli
3C Istituto Comprensivo Michelangelo Buonarroti

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MAI PIU
Ai giorni d'oggi non riusciamo a immaginare minimamente le atroci violenze
commesse in quei luoghi. Non crediamo possibile che un solo uomo possa
aver fatto una cosa simile, uno sterminio organizzato nei minimi dettagli per
cercare di abbattere la dignit umana di quelle persone nel modo pi atroce.
Pur studiando sui libri o vedendo film non potremmo mai comprendere cosa
sia realmente accaduto. Camminare sulle stesse pietre sulle quali i deportati
lavoravano 70 anni fa mi ha fatto uno strano effetto.
Ho scoperto molte cose che sui libri vengono tralasciate o dimenticate ma che
grazie a questo viaggio ho avuto la fortuna di conoscere. Ad esempio il castello di Hartheim, dove si compivano esperimenti sulle persone pi deboli,
la baracca rosa, dove le donne dovevano soddisfare il pi possibile i tedeschi,
e la cuccia dei cani, dove le persone dovevano riprodurre il verso del cane
fino allo sfinimento, dei quali non sapevo l'esistenza. La cosa che mi ha toccato di pi stato vedere in ogni museo i nomi di tutte quelle persone che
dopo molte sofferenze non sono riuscite a salvarsi, ma pensare a tutti i sopravvissuti mi d un senso di speranza.
Quando li sentivi parlare non usavano parole di odio ma erano felici del messaggio che ci stavano trasmettendo, anche se nei loro occhi ormai anziani si
scorgeva quel buio e quell'orrore che gli hanno segnato la vita.
Per questo loro vogliono che noi tutti continuiamo a ricordare, a cercare di
non far succedere pi tutto questo, di non rimanere indifferenti di fronte a
quello che accade e di proteggere la dignit umana che i nazisti distrussero.
Oggi dovremmo ringraziare tutti quegli uomini, donne e bambini che si sacrificarono per la nostra libert e morirono senza aver alcuna colpa. E' per
loro che dobbiamo continuare a ricordare per non permettere che la memoria
scompaia insieme agli ex deportati.
Finch la dignit umana non sar rispettata nel mondo bisogner ricordare
sempre per poter dire "Mai pi".
Ivana Leone
3C Istituto Comprensivo Michelangelo Buonarroti

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MI SI APERTO UN MONDO
Un esperienza significante dir poco. Ringrazio chi mi ha fatto partecipare a
questo pellegrinaggio e anche Paolo e Laura Geloni per i racconti e le testimonianze che sono stati in grado di suggerirci. Allinizio non riuscivo a parlare di ci che avevo visto, sembrava che tutto quel male mi fosse entrato
dentro e che non se ne volesse pi andare via. Quando poi sono riuscito a illustrare agli altri ci che avevo visto mi sono sentito meglio ed ho capito perch bisogna trovare le forze di raccontare tutto,il perch della frase
raccontare per non dimenticare. Infatti allinizio pensavo che studiando
avrei saputo a cosa andavo incontro. Invece era molto peggio. Quando sono
arrivato l ho capito, e mi si aperto un mondo, certo, un mondo orribile, che
per mi ha fatto capire molte cose. Per esempio pensavo che i tedeschi non
fossero daccordo con le teorie di Hitler, oggi invece ho capito che non era
cos quando mi stato detto che il 75% della popolazione tedesca di oggi afferma che non sia successo mai niente, e anche successivamente, dopo che ho
visto che delle persone hanno usato il portone di un campo di sterminio come
porta principale di un domicilio, o perfino quando stato detto che ogni anno
a Mauthausen vengono tolte molte cose dal museoLa cosa che mi ha stupito
di pi questa. Poi i racconti, le visite, certo, per prima di tutto questo.
Unaltra importante esperienza che ho fatto stata La scala della morte ed
ho fatto una leggera fatica quando l ho salita con: scarpe adeguate, zaino leggero, scalini pavimentati, clima mitementre loro la facevano 20 volte o
anche di pi al giorno con zoccoli di legno, scalini che si muovevano, neve,
ghiaccio e soprattutto con massi di 50 Kg sulle spalle. Ho provato parecchie
volte ad immedesimarmi in quei poveri uomini, ma invano. Il momento
pi gratificante di questa esperienza stato quando ho visto un ex deportato,
probabilmente polacco. Faceva discorsi coi suoi coetanei che ovviamente non
capivo ma ogni volta che finiva di parlare sorrideva. Quel sorriso secondo
me valeva pi di centinaia di migliaia di euro. Solamente grazie.
Manuel Gialli
3E Istituto Comprensivo Michelangelo Buonarroti

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PELLEGRINAGGIO AI CAMPI DI STERMINIO


Questo un viaggio faticoso pi che a livello fisico a livello mentale poich
non sempre facile ascoltare e vedere le atrocit commesse dai nazisti. impossibile spiegarsi come una nazione intera andando dietro alle idee di un
pazzo sia andata vicino a sterminare un intera razza a costruire vere e proprie
fabbriche di morte e a uccidere persone su persone simili anche a loro ma per
qualche sciagurato motivo fatte apparire cosi diverse e portatrici di male. Costretti a lavorare a ritmi estenuanti e senza cibo i deportati non avevano diritto neanche pi ad un nome erano diventati numeri, pezzi senza alcun
valore che potevano morire in qualsiasi momento anche per un semplice capriccio di una SS. Anche lItalia fu complice di questo sterminio e molte persone italiane furono coinvolte e deportate. Questo viaggio mi ha insegnato
molte cose e mi ha fatto toccare con mano il destino dei deportati. questa cosa
la porter sempre nella mia memoria consapevole del fatto che questo sterminio non dovr pi avvenire.
Marco Mattei
3D Istituto Sacchetti

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RICORDARE
Mi fa paura la morte,
mi fanno paura i campi di sterminio.
Come si faceva ad uccidere cos tante persone???
Solo menti contorte come quelle tedesche potevano arrivare a tanto.
Ancora oggi i sopravvissuti sentono vive le cicatrici nel cuore,
il risultato delle violenze subite.
Se fossi stato al loro posto,
non ce lavrei fatta,
mi sarei lasciato andare alla morte,
come una vera e propria liberazione
per quella prigionia assurda.
Vivo.. e sono orgoglioso di vivere,
per due motivi:
conoscere la storia fino in fondo
e tramandare tutte le testimonianze alle generazioni successive.
Lo devo anche a loro.ricordare e non dimenticare il passato
Matteo Cioni
3F Istituto Sacchetti

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A ITALO GELONI
Un soffio di vento,
un fiocco di neve,
uno spicchio di sole..
e poi nient altro, solo oscurit.
Ho bisogno di acqua e di cibo,
non posso andare avanti cos,
mi arrendo!!!!
Alzati o ti uccideranno!!!!.non rispondo
Mi hanno portato in una stanza calda,
buia, ma con una candela.
Noooooooo
La corda mi stringe la gola,
piango,
finitanon riabbraccer pi i miei cari.
Un soffio di vento,
un fiocco di neve,
uno spicchio di sole.
moririn un modo o in un altro,
ma VOI cercate di non dimenticare.
NOI siamo morti per Voi.
Matteo Cioni
3F Istituto Sacchetti

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COME UN REGISTRATORE DI RICORDI


In tutti quei giorni ai campi di sterminio mi sono sentito come un registratore
di ricordi.
Ogni volta che entravo in un campo o arrivavo in una parte specifica di esso
e sentivo i racconti di Laura o Paolo, di loro avvertivo solo la voce, intorno a
me il tempo si fermava per un istante e ripartiva dal punto in cui si svolgeva
il racconto.
Rivedevo i cap e i deportati, rivedevo gente che provava a fuggire, altri che
venivano fucilati o massacrati ed era una tortura persino per me... come se
fossi un fantasma nel mezzo al campo: nessuno poteva vedermi ma io vedevo
tutti dovevo rimanere l, ad osservare una ad una le torture pi brutali della
storia.
Anche se era brutto dover sopportare di guardare quellinferno, sono rimasto
senza lamentele: primo perch resistita gente che lo ha dovuto subire, ma
sopratutto, aspetto ancora pi importante, perch avendo avuto loccasione
di poter commemorare sono stato come costretto e allo stesso tempo felice di
doverlo e poterlo fare perch ricordare fondamentale per non ripetere e per
rispetto di tutti gli ex deportati che ancora hanno il coraggio di testimoniare.
Una delle cose che mi hanno colpito di pi stata la scala della morte o ancora
la canna fumaria di Mauthausen dove mi sembrato di percepire lagonia
del trasporto delle pietre fino allo sfinimento... anime che passavano da l e
che piano piano sfumavano nel cielo.
Mattia Ventre
3F Istituto Sacchetti

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LA COSA PI ABOMINEVOLE
E ORRIDA DELLA STORIA UMANA
Studiare sui libri per tutti questi anni e vedere con i propri occhi le cose accadute sono cos completamente diverse; ne ho avuto testimonianza durante
questo mio viaggio ai campi di concentramento e di sterminio in Austria e
Germania. Vedere poi strade e pensare che 70 anni fa migliaia di deportati vi
sfilavano coi loro poveri corpi sfiniti dalla furia nazista, ti riempie il cuore di
mille emozioni e di un sentimento di tristezza amara.
Le pagine che si trovano nella mia memoria e sui libri sono la cosa pi abominevole e orrida della storia umana.
E' quasi impossibile pensare che la mente umana possa avere pensato e organizzato punto per punto modi cos crudeli per sfruttare e uccidere dei simili.
Questa assurdit realmente accaduta e accade tutt'oggi ovunque ci siano
guerre o dittature.
La furia nazista ha creato tutto per la distruzione della dignit e della vita
umana, senza alcuna piet.
Gli esseri umani dentro al campo diventavano STUCKE, ovvero non degni
di vivere e inutili alla societ. I deportati perdevano il loro nome e acquistavano un numero da ricordare e dire in tedesco, pena la sopportazione di castighi ed angherie; venivano classificati con triangoli di colore e dimensione
diversi, a seconda del motivo di deportazione. Tutto ci era l'inizio delle atrocit, che i deportati avrebbero poi affrontato trasformandosi in animali o
anche peggio. Tutto questo era stato creato da uomini, quindi appartenenti
alla stessa razza delle vittime; per questo la furia nazista era un male anche
contro s stessa e si stava distruggendo da sola.
I deportati si comportavano sempre meglio dei nazisti e il loro coraggio si
diffondeva in tutto il campo, rivelandosi spesso un problema per i cap.
Entrare nei campi mi ha fatto pensare e sentire il silenzio e il vento faceva risuonare dentro le mie orecchie la parola AIUTAMI.
Penso di essere maturato in questo viaggio e soprattutto di avere appreso un
importante insegnamento morale oltre a quello storico. Adesso sar mio dovere diffondere le cose apprese....PER NON DIMENTICARE.
Mirko Mancini
3G Istituto Sacchetti

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PELLEGRINAGGIO
Sapevo del esistenza dei campi di concentramento ma solo grazie ai libri e
quando mi sono ritrovata in quei luoghi in cui fino settanta anni fa la vita di
alcune persone veniva considerata solo come un numero e niente altro.
Vorrei ringraziare in modo particolare l'associazone ANED per aver potuto
partecipare a questa esperienza e i modo particolare ringrazio Paolo e Laura
che con le testimonianze di loro padre Italo sono venuta a sapere fatti di cui
non ne sapevo nemmeno l'esistenza ed ora capisco in pieno la frase ricordare
per non dimenticare.
Anche dopo questa esperienza non riesco a capire il motivo di tanta brutalit
nei confronti dei prigionieri solo perch non seguivano l'ideologia del nazismo che secondo me inconcepibile, solo per un SI o per un NO si poteva
morire e questo mi fa rabbrividire. Di questa esperienza in modo particolare
mi ha colpito la SCALA DELLA MORTE nel campo di concentramento di
Mauthausen, quei 186 gradini che portavano alle cave nelle queli di estraeva
il marmo, 186 gradini di dolore, di disperazione e di paura e nella quale i deportati dovavano portare sulla schiena questi blocchi di pietra, per poi essere
venduti dalle SS.
Quando risalivo quei gradini ho notato che erano tutti differentiti un pi piccolo,uno pi grande in poche parole erano tutti diversi luno dallaltro, e da
li mi sono chiesta come potessero fare i deportati avendo ai piedi degli zoccoli
che in alcuni casi potevano essere pi grande o pi piccolo rispetto ai loro
piedi e poi ho pensato al freddo che dovevano provare nel periodo invernale
essendo vestiti solo con abiti di cotone.
Questa esperienza pur essendo stata faticosa stata fondamentale per me
perch ho potuto percepire quell' area di terrore che c'era e che non deve esserci ma pi.
Sara La Mendola
3F Istituto Sacchetti

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Manifestazione internazionale a Mauthausen

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UN NUMERO NON PI UN UOMO


E quasi impossibile realizzare tutto ci che ho visto durante questi cinque
giorni di pellegrinaggio in alcuni dei campi di sterminio della Germania e
dellAustria. Ci vuole un po per rielaborare e accettare le storie che mi sono
state raccontate, i luoghi che ho visitato e langoscia che ho provato.
Camminare negli stessi punti dove milioni di persone sono state uccise e
hanno passato proprio li i mesi e gli attimi pi brutti della loro vita, ti strazia
il cuore e lo distrugge in mille pezzi.
Nei campi non esistevano pi persone, ma numeri o ancor peggio pezzi da
poter vendere alle industrie come schiavi da sfruttare fino alla fine, senza alcuna parvenza di diritto umano. Non ci sono parole per descrivere le mie
emozioni riguardo a questa esperienza perch sono state talmente forti da
poterle definire sconosciute a me stessa, poich non mi ero mai sentita cos:
persa, triste, angosciata, arrabbiata, impotente e scioccata.
Mi sono trovata ad affrontare queste emozioni tutte insieme e a scoppiare in
un mare di lacrime.
Dopo aver visto tutto questo ho solo una domanda, che quasi tutti si saranno
fatti: come possibile che tutto questo sia accaduto davvero? A questo interrogativo una risposta precisa non c e non so se la troveremo mai.
Ci che pi mi spaventa di tutto ci vedere che molte persone hanno gi
dimenticato tutto questo; basti pensare ai campi di Ebensee e Gusen dove al
loro posto ora sorgono villette giardini e tranquillit come se niente fosse mai
accaduto. Un evento del genere non pu e non deve essere dimenticato per
far si che non si ripeta MAI pi!!
Per questo distruggere e nascondere questa triste realt non ci aiuter per il
futuro. Per concludere ringrazio infinitamente Massimo, Paolo, Laura e tutti
i membri dellANED che mi hanno dato lopportunit di fare questa indimenticabile esperienza di vita.
GRAZIE DAVVERO, A TUTTI VOI!!
Sofia Meini
3A Istituto Buonarroti

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QUEL CHE SUCCEDEVA L ERA TREMENDO


Prima di tutto vorrei ringraziare lassociazione ANED, che ha permesso questo pellegrinaggio ai campi di sterminio, e in particolar modo Laura e Paolo
Geloni. In questi cinque giorni abbiamo visitato alcuni campi sia in Austria
che in Germania, tutti quanti molto emozionanti sia dal punto di vista del
luogo in cui ci trovavamo, che dalle testimonianze dei figli di Italo Geloni. A
mio parere i campi pi emozionanti sono stati Mauthausen, Dachau e la miniera di Ebensee. Il primo campo visitato stato Dachau, lentrata stata
molto toccante perch ci siamo trovati davanti un enorme spazio vuoto che
negli anni passati era stato percorso dai deportati. Mi hanno colpito anche le
camere a gas e i forni crematori perch allinterno si sentiva odore di morte e
di bruciato. Sono rimasta sconvolta della cuccia dei cani in cui venivano
messi i deportati e fatti abbaiare fino allo sfinimento. La miniera di Ebensee
mi ha fatto emozionare grazie alle parole e alle testimonianze di Paolo.
Quel che succedeva l era tremendo, come possibile che una persona uguale
a noi abbia potuto fare tutto questo male? Ma soprattutto il perch avrebbe
dovuto punire milioni e milioni di persone innocenti con quel che si chiamavano giochi dellorrore, che i deportati dovevano subire ogni giorno. Non
avevano nessun diritto, erano solamente numeri, merce da trasporto, quindi
non avevano nessun valore, allora valeva la pena torturarliche ragionamenti orribili!!Nella miniera lavoravano tantissime ore e non avevano riposo,
si dovevano infortunare per restare un giorno in baracca. E anche le baracche
non erano da sottovalutare. Nella miniera si vivevano episodi terribili. E pensare che per arrivarci ci volevano circa 10 km a piedi sia allandata che al ritorno, e credo che dopo 14 ore di lavoro nella cava, non fosse stato cos
piacevole fare tutti quei chilometri per arrivare a destinazione!
Laltro campo atroce era appunto Mauthausen. Anche li cera una miniera ,
ma prima di entrarci, dovevano attraversare le scale della morte, 186 gradini,
affiancati dalle SS che a guinzaglio avevano i pastori tedeschi che nel viaggio
infastidivano i deportati per farli distrarre e farli cadere. L morivano migliaia
di deportati. Dovevano percorrere gli scalini con alcuni massi pesanti legati
sulla schiena che potevano essere dai 30 chili in su. Cera libera scelta sui
massi, un deportato a occhio ne doveva scegliere uno, e se pesava meno di
30 chili ed egli non se ne era accorto allora le SS facevano presto, senza stare
a dare calci e pugni, gli lanciavano il masso in testa e cos un altro uomo era
andato. Le scale non erano come le abbiamo viste e percorse noi gli scorsi
giorni, erano fragili e molto pericolose. Su uno scalino ci si posizionavano 5

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uomini tutti attaccati luno allaltro, e se per sbaglio i 5 deportati che si trovavano al gradino sopra cascavano, il gioco era fatto! Come nel bowling, facevano strike, tutti i deportati cadevano a terra e morivano sul colpo. Tra laltro
gli scalini erano anche stretti tra loro!
Peccato per che ci fosse accaduto tutto questo perch il paesaggio era bellissimo, un immenso prato contornato da alberi con al centro un piccolo laghetto, ma naturalmente al quel tempo non era affatto cosi anzi...
Dopo avere attraversato la scala della morte siamo passati dalla strada del
sangue per entrare nel campo. E anche l come sempre lentrata stata una
freccia al cuore! Dopo alcune spiegazioni siamo entrati nel museo e abbiamo
visitato le camere a gas e i forni crematori.
Poi abbiamo assistito alla manifestazione dentro il campo di Mauthausen assieme ad altre nazioni. Alla fine di essa, sono arrivati alcuni ex deportati, che
hanno raccontato la loro storia al campo con il sorriso sulle labbra come se
fosse stata unavventura da cui per ne sono usciti!
Questa cosa stata davvero toccante! Naturalmente non voglio sottovalutare
gli altri campi e nemmeno la testimonianza della casa delle bambole in cui
venivano usate le donne per soddisfare il piacere che in quel momento affiancava le SS.
Nonostante questo dolore, stata unesperienza fantastica, anche perch abbiamo visitato due citt meravigliose: Innsbruck e Salisburgo. Consiglio di
vivere almeno una volta nella vita quel che ho provato io visitando i campi
in cui i deportati hanno sofferto e molti di essi sono morti.
Ringrazio ancora lANED e gli accompagnatori di questo viaggio. stata
unesperienza indimenticabile.
Fioravanti Viola
3D Istituto Sacchetti

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IL SONNO DELLA RAGIONE CREA I MOSTRI....


Frase molto saggia che in questi casi non dovrebbe essere dimenticata... dimenticare... perch dimenticare? Si dimenticano le cose quando sono inutili
o non interessanti ma in questo caso e l ultima cosa da fare... come ha detto
un importante partigiano (non so di preciso chi) "Solo quando nel mondo a tutti
gli uomini sar riconosciuta la dignit umana, solo allora potrete dimenticarci" la
quale impossibile da ottenere perch esistono ancora grandi fenomeni di
razzismo e xenofobia, derivanti anche da questi fatti avvenuti 70 anni fa e per
questo che queste grandi persone che stimo moltissimo cercano di diffondere
la verit dei fatti e la tristezza delle persone che hanno partecipato a questi
atti crudeli ma anche da una parte La resistenza di questi deportati di fronte
alla morte. Grazie alle testimonianze raccontate da i due figli di Italo Geloni
(ex deportato) Laura e Paolo sono riuscita a capire veramente cosa si provasse,
ma nonostante ci penso che tutto quello che possiamo immaginare non potr
mai arrivare alla crudelt di tutto quello che successo.
Molte cose mi sono rimaste impresse da questo viaggio: la testimonianza in
video di un ex deportato che racconta il suo rientro dai campi e la sua
reazione alla visione dell erba, una cosa che noi diamo per scontata ma in
quelle condizioni alle persone mancava anche quella e per lui quella semplice
erba era simbolo di libert ... e un altra cosa e la storia letta da Laura Geloni
presa dal libro "LA CASA DELLE BAMBOLE" dove si parlava di queste
donne che venivano maltrattate, violentate e trattate come un gioco e alla fine
uccise perch se le SS che erano i clienti giornalieri di queste ragazze nn erano
soddisfatte, potevano grazie ad una crocetta su un foglio far cessare la vita di
queste donne... insomma, le storie da raccontare sono infinite, e dipendevano
dalla fantasia delle SS di quel campo...
In conclusione per nn dimenticarci bisogna anche tramandare questo messaggio a qualcuno per non far morire dentro di se quello che ci stato tramandanto a sua volta.. Io non dimenticher mai quello che ho visto e sentito
e le storie che hanno raccontato Laura e Paolo resteranno sempre nel mio
cuore e nella mia mente...
Yosra MHanbar
3E Istituto Buonarroti

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LA MEMORIA IL NOSTRO FUTURO


Un viaggio da non dimenticare...
Ringrazio Aned, Laura, Paolo, la professoressa Bendinelli e le mie quattro
amiche con cui ho voluto condividere questa esperienza.
Prima d partire ero molto contenta e mi aspettavo qualcosa di diverso da
come stato realmente; infatti il clima dei diversi campi stato toccante e
straziante, un dolore, una malinconia che ti attraversa il cuore e non ti lascia
pi.
Sono sicura che anche io nel mio piccolo posso testimoniare tutto ci, senza
lasciare che il tempo possa dimenticare, trascurare, coprire queste vicende;
questo possibile anche grazie ai superstiti ed ai loro parenti che ogni anno
danno voce alle diverse vicende di dolore e fanno in modo che non accada
pi. I deportati sopravvissuti a questa strage sono per me persone da cui
prendere esempio, in quanto nonostante il dolore che hanno vissuto sono andati avanti, ricostruendosi una vita; ma penso che nel loro cuore rester sempre un'incisione dolorosa perch si ricorderanno tutto quello che hanno
passato. Vorrei ricordare anche le piccole vite che sono state spezzate senza
nessuna colpa.
Ho promesso a me stessa che sar memoria storica di queste sofferenze.
Quindi ricordiamo, ma non ripetiamo, grazie a tutti.
Lucrezia Priori
3C Istituto Sacchetti

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"CHI CONTROLLA
IL PASSATO CONTROLLA IL FUTURO.
CHI CONTROLLA IL PRESENTE
CONTROLLA IL PASSATO"
Prima di partire per il pellegrinaggio avevo messo dentro il mio zaino il libro
"1984" di George Orwell. Non credevo che proprio in quel libro avrei trovato
cos tanti punti in comune con il viaggio che stavo per intraprendere. Il libro
parla infatti di una societ futuristica dove il cosiddetto "Partito" decide di
cancellare o addirittura modificare il passato, illudendo i cittadini e facendo
credere loro che proprio il Partito abbia sempre deciso per tutti, e che avere
un'opinione diversa sia errato. Ecco, quella societ per me rappresenta quella
che non dovr mai esistere, e se prima del viaggio questo pensiero era solo
una piccola scintilla in mezzo a tante altre, adesso diventato un vero e proprio fuoco che non cesser di ardere.
Ho imparato che non importa quanto dura sia la punizione o difficile la verit,
dobbiamo conservare la nostra dignit e consentire agli altri di fare lo stesso,
e dobbiamo mettercela tutta. Una frase che ho letto proprio nel classico 1984
questa: "Se riesci a sentire fino in fondo che vale la pena conservare la propria condizione di essere umani anche quando non ne sortisce alcun effetto
pratico, sei riuscito a sconfiggerli" e per me si adatta perfettamente al tema
in questione. Dobbiamo diventare gli eroi di noi stessi ed essere pronti ad esserlo anche per gli altri, senza fare clamore, in silenzio.
Non ci sono parole per descrivere l'orrore presente in quei luoghi. Quando
siamo stati al castello di Hartheim ed iniziata la cerimonia tutte le persone
che stavano visitando l'edificiio si sono sporte dalle terrazze che si affacciavano nel cortile per assistervi, immobili. Guardandole dal basso mi sembravano quasi le 40.000 persone che erano morte l, ognuna delle quali
corrispondeva a uno di quei sassi raccolti sulle sponde del Danubio in loro
ricordo, dove le loro ceneri erano state gettate. E tutte rivivevano nel luogo
dove avevano subito tante atrocit, ascoltando silenziosamente coloro che
erano l a ricordarle, in quel castello che ormai non incuteva pi terrore.
Un altro momento emozionante stato quando a Dachau, davanti alla baracca 29, Laura, figlia dell'ex deportato Italo Geloni e ormai madre di un bambino di nome Marco, ha affermato che s, lei che non sarebbe dovuta
nemmeno nascere a causa del nazismo era l insieme perfino alla generazione
successiva. Suo padre ce l'aveva fatta, liberato quando era a un passo dalla

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camera a gas. Ma sono comunque tanti i figli che non sono mai nati, coloro
che non ce l'hanno fatta. Troppi.
Quelle pareti e quelle tavolate riempite dai nomi delle vittime, che non riuscivo a non accarezzare debolmente, non saranno mai dovute esistere.
Uno di quei tanti nomi apparteneva al fratello di un uomo anziano che era a
Mauthausen in occasione della cerimonia. Solo quando l'ho visto l, accanto
alla foto che ricordava suo fratello, con le lacrime agli occhi, mi sono resa
conto veramente di quanto il nazismo abbia influito nella storia, anche nel
presente.
Quindi per far s che tutto ci non accada mia pi dobbiamo ricordarci di
quello che successo. Non sar facile impedire che si ripetano cose del genere
perch magari non si presenteranno sotto forma di campi di sterminio, forse
sar qualcosa di ancora pi raffinato, nascosto e difficile da estirpare. Ma, per
conservare la nostra dignit e quella altrui, noi ci saremo ed estirperemo il
male fino alle radici, anche se magari avr gi dato i suoi frutti e diffuso i suoi
semi, ma noi non smetteremo di insegnare agli altri ci che stato insegnato
a noi. Per concludere, ringrazio naturalmente l'Aned, Paolo e Laura, che con
i loro racconti ci hanno fatto rivivere ci che accaduto, e tutti coloro che ci
hanno accompagnato e aiutato.
Alessia Nebbiai
3A Istituto Sacchetti

Il campo di concentramento Ebeense nellalta Austria.

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IL VIAGGIO DELLA MEMORIA


Questo viaggio non a caso chiamato "Il viaggio della memoria"... non un
viaggio o un pellegrinaggio qualunque ma rappresenta, secondo me, il dovere
morale di preservare e tramandare la consapevolezza di una delle pi vergognose e disumane pagine della nostra storia.
Quando mi sono trovata in quei luoghi che hanno visto tante atrocit ci che
mi ha pi colpita sono state le storie raccontate da Paolo e Laura e le immagini
di quelle persone che mostravano tutto il loro dolore, la sofferenza e l'umiliazione subita.
E' stato un viaggio emozionante, nessuno di noi riuscito a trattenere le lacrime...
Eppure, io mi chiedo come pu essere accaduto che uomini, donne e bambini
siano stati "puniti" per le loro idee, per le loro origini, per la loro religione o
per il loro modo di vivere...
Oggi ci sembra cos ovvio che ognuno di noi possa essere libero di esprimere
ci che vuole... eppure... in un tempo, non troppo lontano, non stato cos...
Camminare su quel terreno, dove sono state uccise cos tante persone innocenti, mi ha fatto rabbrividire e piangere...
Eppure, nonostante tutte le sofferenze passate, vedevamo passare gli ex deportati con il loro sorriso e gli occhi pieni di lacrime... che ci guardavano come
per dire: "ragazzi non permettete che quello che successo a noi si possa un giorno
ripetere..." e questo quello che mi impegner a fare...
"Voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case, voi che trovate tornando a sera il cibo
caldo e visi amici
Considerate se questo un uomo..."
Rebecca Fanteria
3F Istituto Sacchetti

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PERCH NESSUNO HA FATTO NIENTE?


Ho sentito parlare di cose umilianti che i tedeschi facevano fare ai loro prigionieri, solo per metterli in ridicolo, per cercare di non farli sentire uomini,
ma persone diverse, inferiori... Io mi chiedo solo una cosa: erano tante le persone che all'epoca sapevano che cosa stava accadendo all'interno dei campi
di concentramento, ma perch nessuno ha fatto niente?
Non posso credere che tutti fossero d'accordo. E' stato versato troppo sangue,
sono morte troppe persone innocenti, che non si possono neanche contare.
Ma come hanno potuto degli esseri umani arrivare a tanto? Non posso scordare l'odore di carne bruciata che si sente ancora oggi a Dachau, spero che
certe cose non succedano mai pi, che la morte di tante persone non sia stata
inutile, che il loro sacrificio serva per costruire un mondo migliore.
Daniele Giglioli
3G Istituto Sacchetti

Il campo di concentramento Ebeense nellalta Austria.

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DOPO IL PELLEGRINAGGIO DELLA MEMORIA


In questo pellegrinaggio della Memoria mi sono commossa molto perch
forse per la prima volta ho capito cosa successe realmente. Per questo ringrazio l'associazione Aned e un grazie va anche a Laura e Paolo Geloni che con
il racconto e la testimonianza di loro padre Italo, ex deportato in seguito liberato nel 1945, ci hanno accompagnato e ci hanno illustrato con le lacrime agli
occhi e con molto coraggio ogni pezzo del grande e orribile puzzle della morte
che stato. Li ringrazio davvero perch mi hanno permesso di conoscere e di
riflettere su tutto questo. Il campo di sterminio nel quale mi sono maggiormente emozionata stato Dachau, anche per il figlio di Laura che l'ha accompagnata durante il piccolo ha posato la corona con la fascia italiana sulle
fondamenta della baracca 29, quella in cui stava Italo quando venne liberato,
quella che precedeva la morte.
Sempre a Dachau c' stato un momento molto brutto per me nel quale mi si
strinto il cuore. Quando siamo entrati nella stanza che precedeva la camera
a gas e questa profumava era come un invito all'inferno travestito da Paradiso.
Anche le emozioni nei campi di Ebensee, Gusen e Mauthausen non sono state
inferiori. I racconti mi hanno fatto raggelare. Il castello di Hartheim ha racchiuso le pi orribili e tremende storie e le cose che secondo te nessuno
avrebbe potuto mai fare.
Quelle di cui non capisci le cause e i perch. La speranza per mi arrivata
attraverso tutti quei deportati, tutti quegli uomini e tutte quelle donne. Tutti
quei semplici esseri umani innocenti. Quando li guardavamo negli occhi, sorridevano tutti. Qualcuno camminava velocemente, qualcuno andava piano
piano e qualcuno si fermava e ti parlava anche. Per tutti, tutti, sorridevano.
Negli occhi c'era tristezza, amarezza, ma sorridevano tutti. Erano felici che
quell'inferno fosse passato e il messaggio che ho colto nei loro volti era: non
fatelo pi, non deve succedere ancora. "Sei milioni di persone sono morte.
Tutto questo finito e non deve pi riniziare"
Francesca Battini
3E Istituto Sacchetti

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PERCH?
Perch tutto questo accaduto?
Io mi sono sempre chiesta il perch di questo sterminio, non ci voglio credere,
ancora non mi sembra possibile che sia successo davvero.
Come possibile che questa idea di togliere dalla faccia della Terra ogni singola persona nei modi pi atroci si sia diffusa in gran parte dell'Europa come
una cosa normale, come una cosa comune; ma soprattutto come potuto accadere tutto questo davanti alle facce degli abitanti della citt vicino ai cambi
che sono stati a guardare per anni le canne fumarie dei forni fumare?
Io ancora non trovo una risposta. Mi chiedo anche come abbiano fatto gli ex
deportati a rientrare nel luogo dove sono stati umiliati, trattati come pezzi,
come non dovrebbe essere trattato nemmeno un animale. Ogni ex deportato
che ho visto aveva un grande sorriso che faceva commuovere pensando a
quello che avevano passato, per guardandoli negli occhi si notava che erano
tristi, occhi di chi avevano visto morire centinaia di compagni accanto a loro,
di chi entrando in quei posti rivedeva la loro storia e soffriva ancora.
Ripensando a tutte le violenze e alle umiliazioni non solo fisiche ma anche
morali non posso far altro che chiedermi cosa avrei fatto io nei loro panni, di
come avrei reagito. Penso che non ce l'avrei fatta.
Vorrei ringraziare tanto Laura, Paolo e Massimo che mi hanno permesso di
vivere un'esperienza cos forte che non dimenticher mai.
Marina Capponi
3D Istituto Sacchetti

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PELLEGRINAGGIO CAMPI DI CONCENTRAMENTO


Se pensiamo al male che stato fatto a tutti i deportati dei campi di concentramento, non riusciamo a capire come possa essere accaduto tutto ci.
Non riusciamo a capirlo, e non potremo farlo n adesso n mai, perch una
ragione non c'. Non bastano parole per descrivere quello che abbiamo visto,
non bastano emozioni per descrivere quello che abbiamo provato e non basta
il nostro dolore per capire veramente quello che i deportati hanno subito.
Camminare sul suolo dei campi di concentramento, lo stesso terreno dove
sono morte milioni di persone, mi ha fatto rabbrividire, ma la cosa che mi ha
colpito di pi stata la scala della morte a Mauthausen, che i deportati erano
costretti a percorrere trasportando sulla schiena un masso con un peso molto
superiore al loro.
Mi ha colpito molto anche il fatto che venissero fatti su di loro esperimenti
inutili, che servivano solo per far soffrire e morire i deportati. E' stata impressionante la totale assenza di umanit e piet da parte dei carnefici, che consideravano i deportati pezzi.
Durante questo pellegrinaggio ho capito cos' il rispetto per l'uomo, che sicuramente alle persone costrette a subire queste atrocit non stato dato.
Ho imparato che la diversit degli uomini non deve essere giustificazione di
violenze e sterminio, ma un valore per l'umanit intera.
E' importante che questo pellegrinaggio non smetta di esistere, per non dimenticare e fare in modo che tutto ci non accada mai pi.
Sara Del Guasta
3D Istituto Sacchetti

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PER NON DIMENTICARE...


Perch?
Questa l'unica domanda che ognuno di noi deve farsi.
"Come pu fare certe cose l'uomo?" Non lo so, non voglio neanche pensarci.
Nessuno potr mai rispondere con sicurezza a questa domanda, sorta dopo
aver visto e ascoltato le atrocit prodotte dalla crudelt di quegli uomini. Arrivando a Mauthausen, mi sono impressionata vedendo la Scala della Morte,
un'atroce forma di uccisione.
Una scala con 186 scalini, mentre camminavo pensavo a tutte quelle persone
che da l erano passate e che avevano subito atroci violenze.
Infatti, loro dovevano portare sulle spalle delle pietre pesanti, senza tregua e
senza piet, fino a che avevano forza, dopo di che venivano picchiati, maltrattati ed eliminati.
Ho provato odio nei confronti di quelli orribili nazisti, e disperazione per le
persone che hanno subito quelle morti innocenti.
Calpestando quei luoghi ho capito che la crudelt dell'uomo non ha limiti.
Non riuscir a dimenticare facilmente questa esperienza, ed ho imparato che
bisogna ascoltare e rispettare il prossimo. Ringrazio tutte le persone che mi
hanno accompagnato a questo pellegrinaggio, e mi auguro che questi viaggi
continuino nel futuro per non DIMENTICARE MAI.
Elena Regini
3C Istituto Sacchetti

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Il pellegrinaggio ai campi di sterminio:


un impegno continuo
del Comune di San Miniato
che si ripete da tanti anni
e che trova la sua sintesi nellannuale
Giornata della Memoria
...per non dimenticare

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PELLEGRINAGGIO AI CAMPI DI STERMINIO


ANNO 2015

Testimonianze dei ragazzi


delle Scuole Secondarie
di Primo Grado
del Comune di San Miniato
A cura dei Servizi Interni
Andrea De Blasio
info: 0571 406356
E-mail: protocollo@comune.san-miniato.pi.it

stampato con il contributo di:

AZIENDA SPECIALE FARMACIE


San Miniato

Finito di stampare nel mese di Dicembre 2015


presso Grafiche Leonardo sas
Via Volta, 50 - 56028 San Miniato Basso (Pi)
Tel. 0571/401241 - info@graficheleonardo.it