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LAUDATO SI

COMMENTI

PRESENTAZIONE
SILVIA PETTUI

La lettera enciclica di papa Francesco, Laudato Si, Enciclica sulla cura della casa comune,
era attesissima ed giunta dirompente allattenzione mediatica. Francesco ci sta abituando
alla molteplicit delle novit, espresse nei singoli eventi che quotidianamente compie, tanto
pi con questa Enciclica: la prima che tratta il tema ecologico, la prima che si rivolge a ogni
persona che abita questo pianeta, la prima che cita il teologo gesuita Teilhard de Chardin, la
prima che elude ogni riferimento al peccato originale per giustificare il male del mondo...
Lenciclica dimportanza cruciale non solo per il suo contenuto, ma anche per latto
comunicativo che il papa compie attraverso di essa, scrive il filosofo Roberto Mancini,
alludendo al sentimento della gioia che Francesco evoca come motore di una ecologia
solidale - antidoto e nemico dei sentimenti dominanti di rassegnazione e pessimismo.
Questi sono solo pochissimi cenni, per introdurvi alla lettura dei commenti a caldo che
hanno scritto per noi il giornalista e scrittore Raniero La Valle, il filosofo Roberto Mancini, il
teologo Carlo Molari, la giornalista Lucia Capuzzi, ognuno dei quali porta alla luce ricchezze
e valori diversi presenti nellEnciclica di papa Francesco. Buona lettura e buona estate!

ALLA FAMIGLIA DEI POPOLI


RANIERO LA VALLE

Alla famiglia dei popoli la cura della terra


Questo pontificato inizio di molte cose: la prima volta che un papa assume il nome di
Francesco, la prima volta di un papa gesuita, la prima volta di un papa venuto da un
mondo che ai tempi di Ges nemmeno esisteva, la prima volta dei poveri chiamati in
Vaticano per un raduno mondiale e incitati alla lotta, la prima volta di un Dio
irrevocabilmente associato non al divino arbitrio e a una governance violenta ma alla
misericordia e alla nonviolenza (senza trattino come la sognano i pacifisti). E cos, tra le
altre cose mai viste si aggiunge ora unenciclica rivolta a tutti gli abitanti della terra.
Il suo precedente pi noto la Pacem in terris di Giovanni XXIII che si rivolgeva non solo
ai cattolici ma a tutti gli uomini di buona volont, in cui tuttavia si poteva sospettare
ancora un residuo di esclusione, nei confronti di qualcuno che eventualmente fosse di
volont non buona. Invece qui il messaggio di papa Francesco si rivolge a ogni persona
che abita questo pianeta; e se fosse stato per lui lavrebbe rivolto a tutti gli esseri viventi,
come san Francesco che entrava in comunicazione con tutto il creato e predicava persino
ai fiori e li invitava a lodare e ad amare Iddio, come esseri dotati di ragione. Se papa
Francesco non ha mandato questa sua enciclica anche agli uccelli del cielo e agli animali
pi piccoli, contentandosi di citare per questa comunione con tutte le creature la Vita prima
di San Francesco di Tommaso da Celano, perch i pi papisti del papa non avrebbero
perdonato a lui ci che lodano in san Francesco, e con la fronda che tira, papa Francesco
deve stare attento a quello che fa.
Ma quanto agli esseri umani non ci sono esclusioni, e il papa abbraccia veramente tutti
(come ne sono figura essenzialissima per il cristiano le braccia di Cristo aperte sulla croce)
ponendosi non come capo di una Chiesa, e nemmeno come profeta dei credenti, ma come
padre dellumanit tutta intera, non presa per allingrosso, ma uno per uno, profugo per
profugo, povero per povero, bambino per bambino, famiglia per famiglia, buttati che siano
sugli scogli di Ventimiglia, o nei campi desertificati per il degrado ecologico, o al di l dei
muri che il mondo anche da poco approdato al privilegio si affretta ad alzare, come sta
facendo lUngheria.
Dunque questa enciclica riprende e supera la Pacem in terris cos come tutto il pontificato
di Francesco riprende, conclude e supera il pontificato di Giovanni XXIII e il Concilio
Vaticano II. Certo, Francesco cita anche gli altri papi della Chiesa postconciliare, tutti gi
attenti al tema ambientale; per esempio di Paolo VI ricorda la sentenza secondo la quale
tutto il disastro ecologico sarebbe una conseguenza drammatica dellattivit incontrollata
dellessere umano, asserzione che lasciava poco spazio alla possibilit di un risanamento,
ma, da buon gesuita non intimidito dal pessimismo giansenista e antigesuita di Pascal, dice
di voler unire tutta la famiglia umana nella ricerca di uno sviluppo sostenibile e integrale,
poich sappiamo che le cose possono cambiare

Il debito verso i poveri e i peccati contro la creazione


Per poter cambiare, per, bisogna prima vedere bene le cose come stanno, e per quali errori
e violenze e peccati sono giunte a questo punto, col clima impazzito, le acque che si alzano,
le citt costiere che rischiano di essere sommerse, la spazzatura che invade lo spazio, le
specie viventi che si estinguono e la terra sempre pi limitata e grigia. E se il citatissimo
patriarca Bartolomeo parla di peccati contro la creazione, papa Bergoglio non esita a
mettere il dito nella piaga delle responsabilit passate e delle inequit in atto.
C un debito estero dei Paesi poveri - dice ad esempio il papa - che non viene condonato, e
anzi si trasformato in uno strumento di controllo mediante cui i Paesi ricchi continuano a
depredare e a tenere sotto scacco i Paesi impoveriti (e la Grecia l a testimoniare per lui).
Ma al contrario il debito ecologico che il Nord ricco e dissipatore ha contratto nel tempo e
soprattutto negli ultimi due secoli nei confronti del Sud che stato spogliato, nei confronti
dei poveri cui negata perfino lacqua per bere, e nei confronti dellintero pianeta avviato
sempre pi rapidamente al disastro ecologico, non viene pagato (e non c Troika o
Eurozona o Banca Mondiale che muova un dito per esigerlo).
La denuncia del papa - il mio appello, dice Francesco - non generica e rituale, come
quella di una certa ecologia superficiale ed apparente che si limita a drammatizzare alcuni
segni visibili di inquinamento e di degrado e magari si lancia nei nuovi affari delleconomia
verde, ma estremamente circostanziata e precisa: essa arriva a lamentare che la
desertificazione delle terre del Sud, causata dal vecchio colonialismo e dalle nuove
multinazionali, provocando migrazioni di animali e vegetali necessari al nutrimento,
costringe allesodo anche le popolazioni ivi residenti; e sostiene che questi migranti, in
quanto vittime non di persecuzioni e guerre ma di una miseria aggravata dal degrado
ambientale, dovrebbero essere riconosciuti come rifugiati nelle convenzioni internazionali,
ma non lo sono e portano il peso della propria vita abbandonata e respinta da tutti,
lappello del papa giunge fino ad accusare che lo sfruttamento delle risorse dei Paesi
colonizzati o abusati stato tale che dalle loro miniere doro e di rame sono state prelevate
le ricchezze e in cambio si lasciato loro linquinamento da mercurio e da diossido di zolfo
serviti per lestrazione.
Una seconda fase dellecologia
Questa enciclica rappresenta un salto di qualit nella riflessione sullambiente; si potrebbe
dire che apre una seconda fase nella elaborazione del discorso ecologico, cos come accadde
nel costituzionalismo quando dalla prima generazione dei diritti, quelli relativi alle libert
civili e politiche, si pass alla considerazione dei diritti di seconda e terza generazione,
sociali, economici, ambientali, e cambi il concetto stesso di democrazia. Ora il discorso
della giustizia sociale e della condizione dei poveri, ai quali nei Paesi del Sud laccesso
alla propriet dei beni e delle risorse per soddisfare le proprie necessit vitali vietato da un
sistema di rapporti commerciali e di propriet strutturalmente perversi, viene introdotto
organicamente da papa Francesco nella questione ecologica, sicch essa non riguarda pi

semplicemente lambiente fisico, il suolo, laria, lacqua, le foreste, le altre specie viventi,
ma assume la vita e il destino di tutti gli esseri umani sulla terra, diventa un ecologia
integrale, a cui dedicato lintero capitolo quarto dellenciclica. Non ci sono due crisi
separate, una ambientale e unaltra sociale, bens una sola e complessa crisi
socio-ambientale, dice il papa; e la prima cosa da sapere, come dicono i vescovi boliviani
ma anche molte altre Chiese, che i primi a essere colpiti da quello che sta succedendo alla
nostra casa comune sono i poveri.
Il salto di qualit anche nel rigore dellanalisi, nella cura con cui vengono ricercate tutte le
connessioni tra i diversi fenomeni ed ecosistemi, e anche nellonest con cui si dice che non
tutto possiamo sapere, che la scienza deve fare ancora un grande cammino, e che non si pu
presumere di prevedere gli sviluppi futuri, sicch il principio di precauzione diventa un
obbligo di saggezza e di rispetto per lumanit di domani, contro lideologia della ricerca
immediata del profitto e dellegoismo realizzato.
La fine dellidillio con il mondo ricco
Si pu capire allora come con questa enciclica che comincia con un cantico di san
Francesco e finisce con una preghiera in forma di poesia, lidillio del mondo ricco con papa
Francesco sia finito. Tocca i cuori di quanti cercano solo vantaggi a spese dei poveri e
della terra, dice il papa nella sua preghiera. Non occuparti di politica, perch lambiente
politica, gli dicono i ricchi. E mentre da un lato, colui che negli Stati Uniti non si fa
chiamare Bush per riprendersi in famiglia il governo dellAmerica dice che non si far
dettare la sua agenda dal papa, dallaltro colui che da noi pubblica sulle sue felpe messaggi
di razzismo e di guerra dice che non c proprio di che essere perdonati per le porte chiuse in
faccia ai profughi e che tutti i clandestini vorrebbe metterli a Santa Marta. Questo papa
piace troppo diceva la destra pi zelante, allarmata al vedere masse intere di persone in
tutto il mondo affascinate da un pensiero diverso dal pensiero unico. Per si faceva finta di
niente, sperando che la gente non capisse. Il papa diceva che lattuale sistema non ha volto e
fini veramente umani, e stavano zitti. Diceva che questa economia uccide, e stavano zitti.
Diceva che lattuale societ, in cui il denaro governa (Marx diceva il capitale) fondata
sullesclusione e lo scarto di milioni di persone, e stavano zitti. Diceva ai politici che erano
corrotti, e stavano zitti. Diceva ai disoccupati di lottare per il lavoro e ai poveri di lottare
contro lingiustizia, e facevano il Jobs Act.
Non una predica ma lappello a una scelta
Ma con questa enciclica il gioco di far finta di non capire non sar pi possibile. Bisogner
stare o dalla parte di Francesco o contro di lui, perch non sta facendo una predica, sta
chiedendo una scelta. E questo vale non solo per i politici, per gli opinionisti, per i giornali,
vale anche per i vescovi, per i cardinali. E vale anche per i semplici fedeli perch, scrive
Francesco dobbiamo riconoscere che alcuni cristiani impegnati e dediti alla preghiera, con
il pretesto del realismo e della pragmaticit, spesso si fanno beffe delle preoccupazioni per
lambiente.

Quello che Francesco pone davanti al mondo il problema vero: il grido della terra
anche il grido dei poveri, ma nel monito che si leva dai poveri perch la loro vita non vada
perduta, c un monito che riguarda tutti, perch senza un rimedio, senza un cambiamento,
senza unassunzione di responsabilit universale la vita di tutti sar perduta.
Di fronte a questa urgenza, a questa sfida non del possibile ma del necessario, la politica di
oggi, sia la nostra che laltrui, si mostra di una futilit e di un narcisismo senza pari.
Nemmeno lavvertimento che gi siamo nella terza guerra mondiale, e che potrebbe andare
peggio che con la seconda (perch ci sono pi armi, pi tecnologie, pi poteri, pi soldi e
meno valori capaci di perforare la guaina della banalit del male) basta a incrinare gli
egoismi e larroganza dei poteri tecno-economici e delle classi politiche dominanti. Perci
lenciclica di papa Francesco salta le mediazioni e chiama in causa lumanit stessa, perci
rivolta a ogni persona che abita questo pianeta. Perch il messaggio il seguente: non
questa o quella Potenza o Istituzione, non questo o quello Stato, non quel partito o
movimento, ma solo lunit umana intenerita dallamore e dalla misericordia di Dio, solo la
famiglia internazionale dei popoli giuridicamente costituita e agente come soggetto
politico, pu prendere in mano la terra e assicurarne la vita per lattuale e le prossime
generazioni.

LA VERA ECONOMIA CURA


ROBERTO MANCINI

La vera economia cura del creato


Anche se pu sembrare surreale, un dato di fatto che da tempo umanit e natura sono
guardate con gli occhi del potere e del denaro. Molti si sono assuefatti a questa ottica
perversa. La mente sociale dominante tende a plasmare le menti individuali, per cui
tantissimi soggetti (persone, collettivit, istituzioni) cadono in questo accecamento che si
spaccia per visione moderna e realistica.
Lo ricordo perch, mentre come uno squarcio di luce liberatrice appare lenciclica di papa
Francesco Laudato si, colpiscono le rabbiose reazioni di quanti si identificano con questo
sistema distruttivo: politici privi del senso della vergogna, economisti ortodossi, giornalisti
e intellettuali stipendiati dai potenti peggiori. E si capisce perch: un testo di questo genere
rovescia il disordine del mondo attuale, prefigurando un ordine completamente diverso,
fondato non pi sul predominio di un potere mortifero, ma sullaccoglienza della vita
universale. Se il sistema capitalista globale costituisce una vera e propria necronomia, nel
senso di uneconomia che fa del principio di morte lispiratore della sua logica, il papa
disegna davanti agli occhi di tutti il profilo, tuttaltro che utopistico, di una bioeconomia, di
uneconomia al servizio della vita dellumanit e della natura. Egli mostra con
autorevolezza e in modo facilmente comprensibile chela vera economia la cura del creato.
Gi il sottotitolo dellenciclica, Sulla cura della casa comune, riassume tale benefico
sconvolgimento della prospettiva dominante perch anzitutto, a ben vedere, chiarisce
letteralmente il senso del termine economia. Infatti il sottotitolo indica che lautentico
oikos-nomos - cio la legge di buona amministrazione della casa comune - non leconomia
della competizione, del capitale, dello sfruttamento della natura e della crescita distruttiva,
ma appunto leconomia come cura della casa comune e dei suoi abitanti.
La seconda cosa che colpisce la consequenzialit con lesortazione apostolica Evangelii
Gaudium, la quale denunciava leconomia che uccide (nn. 53-60) e si limitava a prefigurare
il paradigma della cura come orizzonte e metodo per uscire dal sistema globale di iniquit
che imprigiona la terra e la societ. Lenciclica ora chiarisce questa alternativa e lo fa
delineando unautentica conversione collettiva. Qui il papa spezza il perimetro asfittico
della mentalit contemporanea, che sa concepire un cambiamento positivo solo in termini di
riforme (aggiustamenti sacrificali che colpiscono le persone e rafforzano il sistema
dominante) o di innovazione (i miglioramenti tecnologici e laffinamento delle strategie
di conquista dei mercati). Papa Francesco invece mostra che cosa sia la conversione del
cuore, dello sguardo e della forma di vita per una societ intera. Cos facendo Te offre un
impulso per ritrovare la vista e rimettersi in cammino.
Colpisce poi la parrhesia profetica del papa, cio la libert di parlare apertamente, con
chiarezza disarmante, senza attutire il suono del pensiero lucido nelle forme flebili

dellauspicio, della raccomandazione morale o delleloquio diplomatico. Si tratta di una


parrhesia profetica precisamente per il fatto che guarda alla natura, ma anche allumanit,
con lo sguardo dellamore di Dio. Mentre oggi tutto viene visto con gli occhi del denaro, il
papa ci mostra come appare la realt nello sguardo amorevole del Padre. E per andare a
porsi, direi naturalmente, in questa prospettiva profetica, papa Francesco risale allo sguardo
di Francesco dAssisi e comincia a dare parola a tutto ci che diventa evidente da questa
apertura del cuore e della visione. Francesco ancora tra noi; indicato dal papa come
guida per unecologia integrale vissuta con gioia e autenticit (n. 10). Non siamo soli. E se
ancora tra noi, vuol dire che il Padre non ci abbandona nonostante la follia e la prepotenza
omicida del sistema che stringe il cuore del mondo.
Lo scandalo della gioia
Lenciclica di importanza cruciale non solo per il suo contenuto, ma anche per latto
comunicativo che il papa compie attraverso di essa. Egli chiama i contemporanei a un
sentimento del tutto differente. Infatti di Francesco dAssisi il papa evoca soprattutto la
gioia. Forse si annida proprio qui lodio di quanti reagiscono con arroganza, con
affermazioni che anche linguisticamente sembrano il calco della dichiarazione di Caino:
non sono io il custode di mio fratello. A chi si identifica con una societ cupa, disperata,
avida e sconvolta da sentimenti di morte, il darsi di una gioia vera suscita risentimento e
furore. Il papa si espone non solo per quello che dice, ma per il tipo di sentimento che
manifesta e comunica a tutti.
La compassione solidale con le vittime e la preoccupazione per la sorte della natura sono
sempre fondate sulla gioia profonda della comunione filiale e creaturale con il Padre di
Ges. Per giunta, egli comunica rivolgendosi a tutti (n. 3) e si pone in comunicazione con
tutto il creato (n. 11), nel contesto di una societ piena di muri, divisioni, armi,
discriminazioni, respingimenti, misconoscimenti. Anche questo appare imperdonabile a
quanti si identificano con i poteri dominanti, insieme allattestazione della possibilit reale
di una trasformazione globale. Infatti la prospettiva di uno sviluppo sostenibile e
integrale (n. 13) che coinvolga tutta la famiglia umana e protegga la natura come casa
comune viene affermata ricordando a tutti che le cose possono cambiare (n. 13).
In questo senso Laudato si non solo unenciclica sul creato, lenciclica che testimonia la
vicinanza di Dio e la possibilit di una storia liberata: nel cuore di questo mondo rimane
sempre presente il Signore della vita che ci ama tanto (n. 245).
Lenciclica pu anche essere letta come levento che segna lassunzione della svolta
ecologica nella teologia, ma sempre ricordando che ancor pi radicalmente il testo
rispecchia la comunione indistruttibile tra Dio e ogni vita del creato, come viene mostrato
soprattutto nel capitolo secondo. E la realt di tale comunione nega alle mille forme del
male, per quanto siano sempre pi subdole e aggressive, qualsiasi potere definitivo. Il papa
lo dice con il respiro tipicamente evangelico delle parole che sollevano quanti sono
prigionieri della rassegnazione e della disperazione.

Qui vale la pena di ascoltare per intero il n. 205, uno dei passaggi pi forti e commoventi
dellenciclica: Eppure non tutto perduto, perch gli esseri umani, capaci di degradarsi
fino allestremo, possono anche superarsi, ritornare a scegliere il bene e rigenerarsi, al di l
di qualsiasi condizionamento psicologico e sociale che venga loro imposto. Son capaci di
guardare a se stessi con onest, di far emergere il proprio disgusto e di intraprendere nuove
strade verso la vera libert. Non esistono sistemi che annullino completamente lapertura al
bene, alla verit e alla bellezza, n la capacit di reagire, che Dio continua a incoraggiare dal
profondo dei nostri cuori. A ogni persona di questo mondo chiedo di non dimenticare questa
sua dignit che nessuno ha diritto di toglierle. E il passaggio della restituzione: queste
parole ci restituiscono alla nostra dignit e alla nostra libert, annunciano che Cristo, non il
mercato, il Signore della storia. E con Cristo lo siamo tutti noi, figlie e figli, coeredi della
terra e del dono di una comunione che niente pu spezzare.
Il pianeta al collasso in un sistema di iniquit
Il testo ha un inaggirabile effetto per il risveglio delle coscienze. E dove una coscienza
desta, l si sprigiona lazione, intesa soprattutto come azione corale, intrapresa da molti, per
riparare le ferite alla natura e alla societ. La vita dellenciclica non sar ripiegata e
dimenticata mettendone il testo in qualche scaffale, essa vivr tra le mani dei movimenti
sociali che, anche grazie a essa, inizieranno a osare di pi, a prendere la parola, a riunirsi, a
operare per la salvaguardia del creato e per la trasformazione della societ, a pretendere
dalle autorit costituite nelle nazioni della terra che si cambi decisamente rotta.
In questa prospettiva in primo luogo preziosa la sintesi che Laudato si offre per riuscire
ad avere una lettura del presente. Molti sono confusi, disinformati, sviati, non si orientano.
Invece il testo riassume lucidamente, nel capitolo primo e nel terzo, la situazione in cui
siamo: un pianeta al collasso oppresso da un sistema di inequit. Qui non c alcuna
reticenza nellindicare le responsabilit di una simile disfatta: la folle brama di guadagno
dei poteri finanziari, lavidit di quanti si pongono come creditori nei confronti dei poveri, i
fautori della credulit per una concezione magica del mercato, la cattiva politica e la sua
acquiescenza verso la finanza, lo strapotere della tecnologia fine a se stessa. In particolare il
papa ricorda la radice umana della crisi ecologica, mostrando che unumanit ignara o
dimentica della propria dignit sbaglia atteggiamento di vita e diventa distruttiva.
In secondo luogo lenciclica evidenzia saggiamente e concretamente le direzioni verso le
quali necessario convergere nellazione collettiva per uscire da questa trappola globale.
Qui si sente quanto, dinanzi al realismo evangelico, impallidisca qualsiasi altra forma di
realismo rivendicato da chi difende il perverso disordine attuale come se fosse lunico
possibile ordine del mondo. La visione di fondo da svolgere quella di unecologia
integrale (il cui profilo esposto nel capitolo quarto), per cui la sapienza della cura
amorevole deve investire sia la natura che la cultura, sia la societ data che la possibilit di
vita buona delle generazioni future.
In proposito la finezza del discorso di Francesco si coglie nel fatto che, mentre nella classica

modalit ideologica di concepire il cambiamento prima si disegna un progetto di societ e


poi si fa qualsiasi cosa per realizzarlo, considerando chiunque dissenta come un ostacolo da
eliminare, il papa fa valere il principio del dialogo rispetto a ogni direzione di azione
trasformativa. E cos egli richiama al dialogo globale tra gli Stati per una nuova politica
ambientale, al dialogo che deve rigenerare le politiche nazionali e locali, al dialogo per la
democratizzazione in ogni ambito della vita pubblica, al dialogo tra la competenza della
politica e quella delleconomia, sottolineando che questultimo deve finalmente guarire
dallarroganza dellautosufficienza che spezza il suo rapporto con letica, con lecologia e
con la politica stessa.
Che diranno i cattolici?
A questa ecumene per la rinascita sociale e ambientale del mondo hanno il dovere di
contribuire le religioni, che devono riaprirsi insieme alla grazia di Dio (n. 200). Il principio
dialogico non solo invocato, assunto dal papa nel cammino della sua riflessione, che
riprende sia le posizioni di molti episcopati nel mondo, sia quelle di altre fedi. Ulteriore
segno di realismo evangelico lattenzione, espressa nellultimo capitolo, alleducazione
nella spiritualit ecologica. Qui emerge limportanza essenziale dellapertura alla realt
intesa come comunione, fraternit universale (n. 228), dunque al mistero damore che
regge il mondo: leducazione ambientale dovrebbe disporci a fare quel salto verso il
Mistero, da cui unetica ecologica trae il suo senso pi profondo (n. 210). Lapertura
universale di Laudato si forte, sincera e costante. Eppure a me viene di pensare in
particolare ai cattolici che leggeranno questo invito di papa Francesco a cambiare vita,
decidendosi a praticare lamore interpersonale, lamore per il creato e lamore politico.
Neutralizzeranno linvito senza scomporsi, continuando per lo pi a voler conservare un
ordine del mondo iniquo e necrofilo? Oppure saranno gioiosamente disposti a riprendere la
via del Vangelo? Credo che molti faranno la scelta di riprendere il cammino, comprendendo
che non si pu lasciare solo papa Francesco. Bisogna scegliere chiaramente di mettersi
subito sulla strada che egli ha indicato con il dono di questa enciclica.

LORIZZONTE CRISTIANO
CARLO MOLARI

La terra casa comune nellorizzonte della fede cristiana


I messaggi della lettera enciclica Laudato si di Papa Francesco sono molto complessi e
articolati. difficile proporre riflessioni competenti su tutti i temi affrontati. La mia
riflessione riguarda un ambito marginale rispetto alla proposta centrale delle virt
ecologiche (n. 88). Esamino solo alcuni temi del secondo capitolo che introduce lo sguardo
di fede nella interpretazione della creazione e della storia. (Il Vangelo della creazione nn.
62-100 ss).
un aspetto essenziale per il credente perch indica lorizzonte del cammino e i criteri delle
scelte ma non riguarda direttamente tutti i destinatari del documento dato che Papa
Francesco si rivolge a ogni persona che abita questo pianeta, per entrare in dialogo con
tutti riguardo alla nostra casa comune (n. 3), per cercare insieme cammini di liberazione
(n. 64) ed uscire dalla spirale di autodistruzione in cui stiamo affondando (n. 163).
Papa Francesco sente il dovere di esporre anche il punto di vista della fede perch un
bene per lumanit e per il mondo che noi credenti riconosciamo meglio gli impegni
ecologici che scaturiscono dalle nostre convinzioni (n. 64).
La finalit specifica della riflessione di fede emerge chiaramente in due temi intrecciati in
tutte le parti dellEnciclica: la profonda interconnessione tra tutti gli esseri del cosmo e la
responsabilit degli umani come vertice dellevoluzione della vita sulla terra1.
Credere infatti in un Dio creatore induce alla convinzione che, essendo stati creati dallo
stesso Padre, noi tutti esseri delluniverso siamo uniti da legami invisibili e formiamo una
sorta di famiglia universale, una comunione sublime che ci spinge a un rispetto sacro,
amorevole e umile (n. 89). Idea questa gi espressa nella esortazione Evangelii Gaudium:
Dio ci ha unito tanto strettamente al mondo che ci circonda, che la desertificazione del
suolo come una malattia per ciascuno, e possiamo lamentare lestinzione di una specie
come fosse una mutilazione (E.G. n. 215 citata al n. 89). Da queste convinzioni derivano il
significato e il messaggio di ogni creatura nellarmonia delluniverso (nn. 84-88), la
destinazione comune dei beni (nn. 93-95). Il tutto rafforzato dallo sguardo di Ges (nn.
96-100).
Le conseguenze pratiche di queste riflessioni sono sviluppate nel capitolo sesto
(Educazione e spiritualit ecologica nn. 202-246) che inizia con la denuncia della diffusa
mancanza di coscienza di unorigine comune, di una mutua appartenenza e di un futuro
condiviso da tutti. Questa consapevolezza di base permetterebbe lo sviluppo di nuove
convinzioni, nuovi atteggiamenti e stili di vita. Emerge cos una grande sfida culturale,
spirituale e educativa che implicher lunghi processi di rigenerazione (n. 202).
Per chiarire la portata di questo messaggio esamino due aspetti della riflessione di fede in
Dio proposta nellenciclica: la peculiarit dellazione creatrice e la causalit attraente del

fine e indico due possibili punti di sviluppo: linsufficienza del modello evolutivo e il
problema del male.
La condizione creata
Il primo dato interessante riguarda il concetto stesso di azione creatrice, che Papa Francesco
illustra con una analogia desunta da Tommaso dAquino in un testo poco valorizzato ma
fondamentale. Nel Commento alla Fisica di Aristotile Tommaso scrive: La natura non
altro che la ragione di una certa arte, in specie dellarte divina, inscritta nelle cose, per cui le
cose stesse si muovono verso un determinato fine. Come se il maestro costruttore di navi
potesse concedere al legno di muoversi da s per prendere la forma della nave 2.
Peculiarit dellazione creatrice significa che Dio non opera come lartigiano che crea un
manufatto o come un architetto che progetta e costruisce un palazzo combinando in diverso
modo dallesterno realt gi esistenti, il Creatore opera dal di dentro in modo che siano le
cose stesse a costruirsi, a diventare cio quello che ancora non sono. Dio creando offre alle
creature di farsi e diventare se stesse. Scrive Papa Francesco: Egli [Dio] presente nel pi
intimo di ogni cosa senza condizionare lautonomia della creatura... Questa presenza
divina, che assicura la permanenza e lo sviluppo di ogni essere la continuazione
dellazione creatrice3 (n. 80). Lazione creatrice non riguarda semplicemente lorigine
delle cose ma lesistenza stessa della realt ed continua nel tempo. Utilizzando la
terminologia trinitaria questa presenza attribuita allo Spirito divino: lo Spirito di Dio ha
riempito lUniverso con le potenzialit che permettono che dal grembo stesso delle cose
possa sempre germogliare qualcosa di nuovo (n. 80 conclusione) 4. In questo senso
scriveva il gesuita paleontologo, Teilhard de Chardin: La causa prima non si mescola agli
effetti: egli opera sulle nature individuali e sul movimento dinsieme. Dio propriamente
parlando non fa le cose, ma fa s che le cose si facciano5.
Da questo modo di concepire lazione creatrice deriva la responsabilit delle creature nelle
scelte operative e lampiezza o profondit della loro connessione.
Quanto alla causa finale Tommaso come Aristotile si richiama allattrattiva che Dio
esercita, per cui le cose stesse si muovono verso un determinato fine6. Spesso si pensa
alla causa finale come ad un progetto secondo il quale lagente opera e tutto viene
ricondotto alla sua causalit efficiente. In realt Dio non opera creando secondo un progetto
gi determinato (come fa luomo) ma attira come Bene, affascina come il Bello, orienta
come luce di Verit. E in tale modo suscita molte dinamiche nelle creature e offre numerose
possibilit di azione.
Gi Aristotile affermava: Il Primo Motore immobile muove il cielo come colui che
amato7 Senza entrare nellesame delle diverse interpretazioni di questa affermazione,
lidea di fondo che per Aristotile la causalit propria del motore immobile quella
attrattiva: Egli muove come amato, come oggetto della tensione di tutte le cose perch,
essendo perfetto, non passa dalla potenza allatto ma resta sempre appetibile da tutti come
fine ultimo8.

Nelle creature la tensione verso il compimento alimentata continuamente da una presenza


che non opera alle spalle in modo efficiente, bens attirando come meta del processo, come
bene che soddisfa e che conduce alla felicit. Anche per S. Tommaso, che pur ammette in
Dio una causalit efficiente, Egli dirige gli altri verso s come fine, attirandoli come Bene
supremo. Scrive aa esempio nella Questione disputato sulla verit: Al fine ultimo non
compete tendere al fine ma godere di s come fine; [cos] orienta verso di s le altre cose9.
Dio come creatore si esprime con una modalit tutta propria ed esclusiva che nelle creature
si rifrange sia come causa efficiente che come causa finale attirando le creature al
compimento. Ma in ogni caso Egli opera sempre e solo attraverso creature, che sono riflesso
limitato e imperfetto del Bene, del Vero, del Bello, della Vita. Per questo il fascino delle
creature sempre limitato, non appaga mai compiutamente e i processi non sono
determinati, ma si svolgono anche con eventi casuali, sufficienti per far proseguire il
cammino che conduce al traguardo finale.
Papa Francesco richiama questa dottrina per superare la tentazione dellantropocentrismo:
Lo scopo finale delle altre creature non siamo noi. Invece tutte avanzano, insieme a noi e
attraverso di noi, verso la meta comune che Dio, in una pienezza trascendente, dove Cristo
risorto abbraccia e illumina tutto. Lessere umano, infatti, dotato di intelligenza e di amore,
e attratto dalla pienezza di Cristo chiamato a ricondurre tutte le creature al loro creatore
(n. 83). In questa prospettiva si comprende anche linsistenza con cui Papa Francesco
presenta la missione del credente come il fascino del Bene, lattrattiva del Bello, lo
splendore del Vero. Nella esortazione Evangelii Gaudium a proposito del Vangelo ha
scritto: I cristiani hanno il dovere di annunciarlo senza escludere nessuno, non come chi
impone un nuovo obbligo, bens come chi condivide una gioia, segnala un orizzonte bello,
offre un banchetto desiderabile. La Chiesa non cresce per proselitismo, ma per attrazione
(n. 14).
Insufficienza del modello evolutivo
Riguardo al modello evolutivo chiaramente assunto nellEnciclica esiste una certa
ambiguit. Ho il sospetto che sia il risultato di alcuni interventi estranei alla mano di Papa
Francesco. Sarebbe interessante sapere quali modifiche abbia introdotto la revisione della
Congregazione per la dottrina della Fede al testo originario dellEnciclica Laudato si.
prassi della Curia che i documenti dottrinali vengano rivisti dalla Congregazione per la
dottrina della fede. Daltra parte recentemente il Cardinale Gerard Ludwig Muller ha
rivendicato come compito istituzionale della Congregazione di cui Prefetto una funzione
orientativa della teologia del Pontificato.
Nella redazione definitiva dellEnciclica a proposito dellevoluzione biologica si legge:
Lessere umano bench supponga anche processi evolutivi, comporta una novit non
pienamente spiegabile dallevoluzione di altri sistemi aperti. Per cui sostiene che la
novit qualitativa implicata dal sorgere di un essere personale allInterno delluniverso
materiale presuppone unazione diretta di Dio, una peculiare chiamata alla vita e alla

relazione di un Tu a un altro tu (n. 81). Poco prima scritto che lo Spirito di Dio ha
riempito lUniverso con le potenzialit che permettono che dal grembo stesso delle cose
possa sempre germogliare qualcosa di nuovo (n. 80). Perch ora si afferma che alcune
caratteristiche trascendenti delluomo mostrano una singolarit che trascende lambito
fisico e biologico e che questa singolarit presuppone unazione diretta di Dio? Dio non
gi presente con tutte le potenzialit del suo Spirito? Cosa pu significare azione diretta
quando la sua presenza operativa gi in noi pi immediata delle nostre stesse azioni?
Lattivit creatrice e gi in corso e contiene tutto, non ha bisogno di aggiungere nulla. E solo
la creatura che evolvendosi diventa capace di accogliere qualit nuove da Dio da sempre
operante.
Non c nessun ragione di ricorrere ad un intervento diretto di Dio per lorigine
delluomo quando la sua Parola creatrice sempre in azione e il suo Spirito riempie
luniverso. La forza divina personificante fin dallinizio, solo con luomo ha raggiunto
questo traguardo. Questo sarebbe stato un luogo per citare Teilhard de Chardin che gi negli
anni Venti del secolo scorso scriveva: Non c un momento in cui Dio crea e un momento
nel quale le cause seconde si sviluppano. C sempre ununica azione creatrice che solleva
continuamente le creature verso un pi essere... La creazione cos intesa non una
intrusione periodica della Causa prima: un atto coestensivo a tutta la durata delluniverso.
Dio crea dallorigine dei tempi, e visto dal di dentro la sua creazione ha la figura di una
trasformazione. Lessere partecipato non posto per blocchi che si differenziano
ulteriormente grazie a una modificazione non creatrice: Dio immette continuamente in noi
dellessere nuovo10. La teoria tomista della creazione, che Francesco richiama in modo
esplicito, afferma una dipendenza continua delle creature da parte di Dio, il quale per non
aggiunge nulla alla loro azione con nuovi interventi, ma rende possibile dal di dentro
lemergere di perfezioni inedite, man mano che le strutture create, sempre pi complesse,
sono in grado di interiorizzare in modo nuovo la sua presenza attiva. Lo stesso big-bang non
rappresenta un intervento divino: tutto si svolge secondo dinamiche e legai che la scienza
potrebbe un giorno codificare in formule matematiche. La presenza creatrice divina non
richiede spazi propri n ha ritmi temporali, offre alle strutture create possibilit continue che
si attuano nel momento in cui sono accolte.
Il problema del male
Da questa impostazione deriva la spiegazione insufficiente che lEnciclica offre del male. E
assente qui il richiamo al peccato originale come ragione del disordine e del male fisico ed
un importante passo in avanti. Ma la soluzione indicata non coerente perch attribuisce a
Dio la scelta di inserire le creature in un processo evolutivo: in qualche modo Egli [Dio] ha
voluto limitare se stesso creando un mondo bisognoso di sviluppo, dove molte cose che noi
consideriamo mali, pericoli o fonti di sofferenza, fanno parte in realt dei dolori del parto,
che ci stimolano a collaborare con il creatore (n. 80). Nella nota (n. 14) si precisa: il
catechismo [n. 310] insegna che Dio ha voluto creare un mondo in cammino sino alla sua

perfezione ultima e che ci implica la presenza della imperfezione e del male fisico,
lasciando supporre che Dio avrebbe potuto evitare levoluzione e creare tutto perfetto fin
dallinizio.
Il riferimento a Teilhard de Chardin (che viene citato poco dopo al n. 83) avrebbe potuto
suggerire una via pi soddisfacente per linterpretazione del male.
Limperfezione e il limite non sono una scelta divina ma una necessit strutturale delle
creature. La condizione evolutiva conseguente alla impossibilit delle creature di
accogliere lofferta divina tutta in un solo istante e quindi connessa intrinsecamente alla
loro natura temporale.
Il male nella creazione si presenta come disarmonia e disordine, dovuti dalla fase di
transizione in cui le cose e luomo si trovano. Si potrebbe dire con una metafora estrema che
il nulla e il vuoto oppongono resistenze alla forza creatrice perch hanno la capacit di
accogliere il dono della vita solo a piccoli frammenti nella successione di eventi imperfetti.
Si pu esprimere questa condizione come la fatica delle cose per giungere al proprio
compimento o langosciante sforzo verso la luce e la coscienza11.
Daltra parte occorre anche affermare i limiti dellazione di Dio, non perch si conosca la
sua azione creatrice, ma perch si intravede la resistenza delle cose al loro divenire: Non
affatto per impotenza ma per la stessa struttura del Nulla, sul quale si dispiega, che Dio per
creare non pu procedere che in una sola maniera: arrangiare, unificare poco a poco, sotto la
sua influente attrazione, utilizzando il gioco probabile dei grandi numeri, una immensa
moltitudine di fattori. La contropartita di questa difficolt o resistenza del nulla di fronte a
Dio sono appunto le disarmonie o le decomposizioni fisiche nel mondo previvente, la
sofferenza presso i viventi, e il peccato nellordine della libert2. Limperfezione, perci,
appare non come una scelta divina ma come una necessit intrinseca alle creature che sono
strutturalmente temporali.
In tale modo la responsabilit delle scelte umane sarebbe intensamente potenziata, perch
costituirebbe lo spazio attraverso il quale la presenza attiva dello Spirito potrebbe far fiorire
le virt ecologiche oggi necessarie per il cammino dellumanit sulla terra.
Il mancato anche minimo accenno al peccato originale per spiegare lorigine del male, la
citazione allopera di Teilhard de Chardin in rapporto a Cristo fulcro della maturazione
universale (n. 83) lasciano intravedere una impostazione che sarebbe pervenuta ad una
coerente affermazione della necessit dellevoluzione delle creature. Credo perci sia
legittimo il dubbio che qualche autorevole intervento esterno, in nome di una fedelt alla
tradizione raccolta nel Catechismo della Chiesa cattolica, abbia impedito lo sviluppo
coerente del pensiero di Papa Francesco su questo punto.

NOTE
1. Anche se a volte viene utilizzata la terminologia cosmica, in realt la riflessione riguarda il
nostro pianeta. Mentre gli strumenti tecnici allargano in modo esponenziale lo sguardo nelle
profondit delluniverso lambito dellazione e della responsabilit umane ristretto al nostro
piccolo frammento della terra.
2. Tommaso dAquino, In octo libros phisicorum Aristotelis expositio, lib. II lectio 14 citato da
Francesco in Laudato si n. 80.
3. Papa Francesco cita qui Tommaso dAquino Somma di Teologia Parte I, questione 104 articolo
1 risposta 4.
4. Invece di ha riempito lUniverso sarebbe pi esatto dire che continuamente riempie
lUniverso in coerenza con la continuit dellazione creatrice che si esprime nel tempo nella
misura dellaccoglienza da parte delle creature. Questo forse sarebbe stato il luogo pi adatto per
citare Teilhard de Chardin che per la prima volta in un documento solenne viene citato proprio in
questa enciclica al n. 83 nota 18 dove vengono richiamate le citazioni di Papi precedenti in
documenti secondari.
5. Teilhard de Chardin, Note sur les modes de laction divine dans lunivers (or. del 1920), in
Comment je crois, (Oeuvres 10, 1969) Paris p. 38. Analoga affermazione in un articolo di Etudes
(5-12 juin 1921): Quando la causa prima opera, essa non si inserisce nel mezzo degli elementi di
questo mondo, ma agisce direttamente sulle nature in modo che si potrebbe dire: Dio fa meno le
cose di quanto egli offra a loro di farsi, Id., Comment se pose aujourdhui la question au
transformisme, in La Vision du pass, Seuil, Paris 1957 p. 39.
6. Tommaso dAquino, In octo libros phisicorum Aristotelis expositio, lib. II lectio 14 citato da
Francesco in Laudato si n. 80.
7. Aristotile, Metafisica, 12, 7, 1072 b 3.
8. La formula di Aristotile stata compresa in modi molti vari perch non affatto chiaro da chi
sia amato il Motore immobile, anche se la maggior parte degli interpreti crede che sia amato dal
cielo (o dalla sua anima), Berti E., Da chi amato il Motore immobile? Saggio integrativo a
Aristotele, Bompiani, Milano 2002, p. l.
9. Tommaso dAquino, De veritate 22, 1, ad 11 um
10. Teilhard de Chardin P., Sur la notion de transformation cratrice (1920), in Comment je crois
(Oeuvres 10, 1969), pp. 30 s.
11. Teilhard de Chardin P., Lettera del 6 agosto 1915 a Margarita Teilhard Chambon, in Gense
dune pense. Lettres 1914-1919, Grasset, Paris 1961 p. 76.
12. Teilhard de Chardin P, Comment je vois, 30 in Les directions de lavenir, (Oeuvres 1 1),
Seuil, Paris 1973 p. 212.

LA RETE PAN AMAZZONICA


LUCIA CAPUZZI

Salviamo la foresta Amazzonica


La stampa latinoamericana lha ribattezzato il guardiano dellAmazzonia. Pedro Barreto,
arcivescovo della peruviana Huancayo, per, non ama i titoli ad effetto. E taglia corto:
Tutti dobbiamo essere guardiani della creazione, nessuno escluso. Il gesuita verde,
altro soprannome mediatico, in prima linea da anni nella difesa dellAmazzonia. Le sue
denunce contro la devastazione prodotta dalle multinazionali minerarie hanno portato alla
luce le connessioni tra grande impresa, criminalit e autorit corrotte. Al contempo, Barreto
allerta sulle minacce rappresentate dalle monocolture intensive, in particolare di soia, e dai
piani infrastrutturali. Dato il suo impegno, la Conferenza episcopale latinoamericana
(Celam) lha nominato, di recente, referente presso la Rete ecclesiale pan amazzonica
(Repam), istituzione creata su ispirazione dello stesso papa Francesco. Si tratta di uno
spazio di formazione, riflessione e azione pastorale alla luce dellEnciclica Laudato Si,
spiega monsignor Barreto. Il Santo Padre ci ha dato unindicazione precisa, come ha
affermato il 19 marzo 2013: la nostra vocazione custodire la creazione, la sua bellezza,
come si dice nella Genesi e come ci ha mostrato San Francesco dAssisi; significa avere
rispetto per tutte le creature di Dio e per lambiente in cui viviamo. Su tale mandato
pastorale si fonda la Repam. La sua missione sensibilizzare e creare una coscienza, in
America e nel resto del mondo, sullimportanza dellAmazzonia per lumanit. E
organizzare, fra le chiese locali dei diversi Paesi abbracciati dallAmazzonia, come dice il
Documento di Aparecida, una pastorale di insieme con priorit differenziate per creare un
modello di sviluppo che privilegi i poveri e il bene comune. Non un caso che Barreto citi
Aparecida. Il gesuita stato referente dellalloro cardinale Jorge Mario Bergoglio nella
stesura del testo sulla cura dellambiente.
Salviamo la vita dei poveri
Lattuale papa Francesco e il confratello hanno alle spalle un lavoro condiviso sullecologia
e la difesa della casa comune. Un tema quanto mai urgente, come dimostra il clima di
aspettativa che ha accompagnato la Laudato Si. La terra viene violentata dallirresponsabile e irrazionale sfruttamento delle risorse naturali e dalleffetto serra, principale
responsabile del cambiamento climatico. Gli effetti li vediamo ovunque. Purtroppo, i pi
vulnerabili di fronte a tale fenomeno sono i poveri, afferma larcivescovo, in linea con
lEnciclica. In effetti, le riflessioni ecologiche di Francesco sono intimamente unite alla
questione sociale. Lintima relazione tra i poveri e la fragilit del pianeta; la convinzione
che tutto nel mondo intimamente connesso; la critica al nuovo paradigma e alle forme di
potere che derivano dalla tecnologia; linvito a cercare altri modi di intendere leconomia e
i! progresso; il valore proprio di ogni creatura; il senso umano dellecologia; la necessit di
dibattiti sinceri e onesti; la grave responsabilit della politica internazionale e locale; la
cultura dello scarto e la proposta ai un nuovo stile di vita, sono i punti cardine

dellEnciclica. Lecologia integrale - scrive ancora il Papa - inseparabile dalla nozione di


bene comune, da intendersi in maniera concreta, da concretizzare nella vita quotidiana in
scelte solidali guidate da una opzione preferenziale per i pi poveri e dal desiderio di
lasciare un mondo sostenibile alle prossime generazioni. In tale ottica, lAmazzonia
fonte di vita nel cuore della Chiesa, come ha pi volte affermato Barreto. La sua
ricchezza naturale incommensurabile, la foresta - che si estende per 6.500 chilometri
quadrati - uno scrigno di biodiversit e produce il 20 per cento dellossigeno per il pianeta.
Eppure, negli ultimi anni, gi il 20 per cento della superficie verde stata deforestata,
afferma il gesuita. A soffrirne le prime conseguenze sono i 35 milioni di donne e uomini che
vivono in Amazzonia da epoche ancestrali e la cui sopravvivenza intimamente connessa
alla disponibilit di risorse naturali. La foresta, dunque, non uno spazio vuoto, come
spesso di pensa. Bens un pullulare di vita, naturale e umana. Eppure gli indigeni sono
spesso considerati cittadini di serie b, scarti, reduci di unaltra era che ostacolano il
presunto progresso. La Chiesa, per, come ha detto Francesco nel viaggio in Brasile, non
sta in Amazzonia con le valigie pronte, per andar via dopo averla sfruttata. Il cristiano
riconosce nei nativi la presenza di Cristo, abbandonato e sofferente. Da qui la scelta di
costituire la Rete pan amazzonica: La Repam si propone di ascoltare le loro grida,
condividerne le angosce e accompagnarne le speranze, mettendo in pratica le idee espresse
nellEnciclica, afferma Barreto. Al cuore della Rete - come del pensiero di papa Francesco
e dello stesso Ges - ci sono i poveri, gli ultimi, i superflui del nostro sviluppo a senso
unico. Sono loro a evangelizzarci. Per questo, sono fonte di vita per la Chiesa. Una
posizione che, certo, ha gi suscitato critiche da alcuni settori ultraconservatori, soprattutto
negli Usa. Barreto, per, non se ne meraviglia: Ogni processo di rinnovamento della
Chiesa ha provocato e provocher resistenze in alcuni gruppi. Ges stesso lo ha
sperimentato: perfino i discepoli non comprendevano le sue parole, e gli scribi e i farisei
hanno cercato in tutti i modi di metterlo in difficolt. Lo Spirito, per, non cede. E
continua a suscitare nella Chiesa e nel mondo vita e speranza.

GLI AUTORI DI QUESTO NUMERO


Raniero LA VALLE (Roma 1931) giornalista e scrittore. Lavor al quotidiano Il popolo,
sotto la direzione di Aldo Moro; diresse LAvvenire dItalia durante gli anni del Concilio,
collabor con la Rai producendo documentari sui temi della pace e della giustizia
internazionale, fu cofondatore della rivista Bozze. stato parlamentare della Sinistra
Indipendente dal 1976 al 1992. Attualmente direttore di Vasti. Scuola di critica delle
antropologie, e presidente del Comitato per la democrazia internazionale. Tra i suoi libri
pi recenti, editi da Ponte alle grazie: Se questo un Dio, 2008; Paradiso e libert. Luomo,
quel Dio peccatore, 2010; Chi sono io, Francesco?, 2015.
Roberto MANCINI (Macerata 1958) professore ordinario di Filosofia teoretica presso
lUniversit di Macerata, dove anche Presidente del corso di laurea in filosofia e vice
Preside della facolt di Lettere e Filosofia. Collabora con le riviste Servitium, Ermeneutica
Letteraria e Altreconomia. Dirige la collana Orizzonte Filosofico delleditrice Cittadella di
Assisi. Tra i suoi libri: S come solidariet, Cittadella, 2013; Dal capitalismo alla giustizia,
Altraeconomia, 2012; Dalla disperazione alla misericordia, EDB, 2012; Esistere
nascendo, Cittadella, 2012; Le logiche del male, Rosenberg&Seller 2012, Trasformare
leconomia, Franco Angeli, 2014.
Carlo MOLARI (Cesena 1928), diventato sacerdote nel 1952. Laureato in teologia
dogmatica e in utroque iure nella Pontificia Universit Lateranense, ha insegnato teologia
nella medesima universit, nella facolt teologica dellUniversit Urbaniana di Propaganda
Fide e nellIstituto di Scienze Religiose dellUniversit Gregoriana. Dal 1961 al 1968
stato Aiutante di Studio della Sezione dottrinale della S. Congregazione della Dottrina della
Fede. Dal 1972 al 1981 ha svolto la funzione di segretario dellAssociazione Teologica
Italiana (ATI), di cui rimasto Consigliere per alcuni anni. stato membro del Comitato di
consultazione della sezione dogma della rivista internazionale Concilium.
Tra i suoi libri: Teologia e Diritto Canonico in San Tommaso dAquino, Laterano, 1962;
La fede e il suo linguaggio, Cittadella, 1972; Darwinismo e teologia cattolica, Borla,
1984; Per un progetto di vita, Borla, 1985; Credenti laicamente nel mondo, Cittadella,
2006; Per una spiritualit adulta, Cittadella, 2008; Teologia del pluralismo religioso,
Pazzini, 2014; Vocazione cristiana oggi, Cittadella, 2014.
Lucia CAPUZZI (Cagliari 1978), laureata in Scienze politiche, svolge attivit giornalistica
dal 2004. Ha lavorato per il Tg Leonardo della Rai, attualmente lavora alla redazione esteri
del quotidiano Avvenire, occupandosi soprattutto di America Latina. Tra i suoi libri: Coca
Rosso Sangue, San Paolo, 2013; Rosa dei due mondi, San Paolo, 2015.