Sei sulla pagina 1di 6

Tre contributi sulla utilit e lessenza dello Stato.

Father and son


by Tommy Angelo
Immaginate un padre di famiglia, per a capo di una famiglia molto ampia, di quelle di
una volta diciamo non di quelle di oggi.
Questo padre di famiglia ha in mano la gestione economica di questo gran numero di
persone, perch lui ha deciso cos. In cambio, questa famiglia si aspetta che egli prenda
le decisioni importanti e offra pace e tranquillit. Il padre, in questa posizione di
superiorit, comincia a governare secondo quello che ritiene il meglio per tutti. Siccome
non tonto, capisce che per mantenere la pace in famiglia deve mantenere innanzitutto
la propria autorit su tutti e, per fare questo, deve accontentare tutti.
Allora comincia a gestire la famiglia in questo modo: i guadagni di ogni membro della
famiglia vengono incamerati dal padre per met. Con questi soldi, il padre s'impegna a
fornire a tutti i membri della famiglia quello che viene ritenuto essenziale per vivere,
anche in caso di difficolt economiche.
Col tempo, un po' per tenere buoni i membri pi poveri, un po' per aumentare il proprio
prestigio, il padre di famiglia comincia a spendere pi soldi di quelli che incamera con i
guadagni dei membri. Per non sfigurare di fronte alla famiglia, comincia a fare debiti di
nascosto. E all'inizio sembra funzionare: i parenti hanno tutti la macchina, i vestiti
firmati e vanno a mangiare al ristorante il sabato sera. Ogni anno per deve spendere un
po' di pi e deve fare un po' di debito in pi. Nel giro di qualche anno, questo padre di
famiglia si trova a doversi confrontare con un debito che pari a pi del doppio di tutti i
soldi che in un anno la sua famiglia in teoria riesce a movimentare. Pi gli interessi, per
pagare i quali costretto ad utilizzare larga parte dei soldi che invece dovrebbero
essere utilizzati, come pattuito, per fornire cose utili ai familiari.
La faccenda si fa sempre pi seria e alla fine il padre non riesce pi a nasconderla. I
membri della famiglia sono disperati: i pi poveri chiedono al padre di famiglia di
prendere pi soldi ai pi ricchi per continuare ad avere le stesse cose che avevano in
precedenza. I pi ricchi gli chiedono di prenderne meno, in modo che tutti abbiano pi
soldi in tasca e possano far fronte come possono ai problemi.
Il padre cerca di barcamenarsi come pu, ma non c' niente da fare. L'unico modo per
uscirne, in teoria, sarebbe di continuare a prendere met dei ricavi della famiglia,
smettere di spenderli per qualsiasi cosa e ripianare i debiti e magari gli interessi.
Per questo non sarebbe possibile, a meno di gettare in miseria i suoi familiari, per i
quali egli era la principale fonte di benessere.
Voi cosa fareste al posto suo?

Ecco, la stessa cosa sta accadendo con lo Stato italiano. Per anni ha preso i nostri soldi
dalle nostre tasche, ha fatto debiti, ha speso in lungo ed in largo allo scopo di farci
credere che eravamo tutti ricchi, salvo poi trovarsi di fronte ad un debito talmente
enorme da non poter essere mai ripianato in alcun modo. Come in quella famiglia la
maggior della popolazione sta lentamente scivolando nella povert, pur avendo lavorato
una vita e pur avendo pagato in anticipo per una sanit, una scuola e delle pensioni di
cui non usufruiranno mai perch quei soldi devono essere usati per pagare dei debiti che
loro non hanno contratto mai.
Ora, qualsiasi cosa sentiate dire dal vostro politico del cuore una sciocchezza. A meno
che non vi dica Signori, we are in a world of shit, ogni parola che esca dalla sua bocca
non ha pi valore del mozzicone di sigaretta schiaccato dal rimorchio spargiletame di un
trattore Fiat 415 in una mattina di nebbia a met dicembre.
E quindi, poich alla domanda cosa fareste voi? l'unica risposta sar il boccheggiare
tipico del pesce rosso mentre vi guarda con aria confusa nel rendersi conto che l'avete
spostato dalla sua confortevole boccia ad una pi ostile pentola che bolle sul fornello,
l'unico suggerimento che mi permetto di dare di cambiare domanda.
Cosa fareste se foste i figli di quel padre?
Se fossi io, gli direi: Padre, per una vita ci hai cullato nell'illusione che tu agissi per il
nostro bene. I buchi che ornano il retro dei miei pantaloni dimostrano il contrario. Ora,
siccome sono diventato grande, ho deciso che non ho bisogno di te per vivere, n per
scegliere cosa sia giusto o sbagliato. Quindi da oggi io non ti do pi un soldo. I tuoi debiti
te li paghi tu, perch non riesco a trovare nessuna ragione (e bada che ho cercato in
ogni cassetto di casa) per cui io li debba pagare di tasca mia. Come dici? Senza i miei
soldi non riusciresti a fare niente, nemmeno a mangiare? Peccato, vorr dire che morirai
di fame. Ciao babbino, stammi bene.
22/10/2009

Spendere, risparmiare o boicottare? - Parte 1


Comprensibilmente il mio post precedente, in cui si muoveva una critica all'utilit dello
Stato, ha fatto sorgere la domanda pi naturale: ma non basterebbe cominciare a
tagliare le spese inutili, gli sprechi, i soldi buttati al vento?
La domanda per mal posta. Di fronte al quesito se sia meglio uno Stato che spreca o
uno Stato che non spreca, chiunque dotato di cerebro in quantit sufficiente risponder
meglio lo Stato che non spreca. Lapalissiano.
La domanda che invece mi pongo io se sia possibile che uno Stato non sprechi. La mia
risposta un convinto no. No, perch quando diciamo che uno Stato spende i soldi,
vogliamo dire che una serie di esseri umani, alcuni eletti altri assunti, spendono soldi

altrui (e questa la teoria) allo scopo di mantenersi in carica (e questa l'esperienza


pratica). Poich spendere quei soldi non comporta nessuna conseguenza personale, non
esiste alcun limite alle modalit di spesa e alle coseguenti possibilit di errore.
Esempio (sottolineo esempio, cio artificio dialettico per esplicare un pensiero: non n
una spiegazione n una dimostrazione): quest'estate in casa Angelo abbiamo deciso di
comprare la nostra prima auto. Poich un'auto costa molto e noi di soldi ne abbiamo
pochi, abbiamo prima valutato se era utile comprarla. Una volta deciso che s, lo era,
abbiamo stabilito che tipo di auto prendere in base all'uso che ne avremmo fatto e
abbiamo stabilito un tetto di spesa. Infine abbiamo deciso di non indebitarci per tutta
una serie di ragioni e abbiamo cercato finch abbiamo trovato quello che ci andava
bene. Come sar successo anche a voi, ogni singolo passaggio costato tanta fatica e
sudore, e tanta paura di sbagliare.
Se i soldi li avete racimolati ad uno ad uno, ci pensate sopra dodici volte prima di
spenderli. Perch? Perch se sbaglierete, sarete gli unici a pagarne le conseguenze, in
solido e senza sconti.
Ora immaginate di essere un politico o un amministratore e di dover comprare delle
auto per i cittadini. Avete molti soldi a disposizione, che non avete guadagnato voi, e
dovete scegliere che macchine comprare. Qual' la differenza rispetto a quello che
accaduto in casa Angelo? Che all'aministratore mancano due limiti fondamentali a
guidare la scelta: la soddisfazione di un bisogno e la responsabilit materiale delle
conseguenze. Cosa significa? Che l'amministratore deve scegliere un'auto che vada bene
a tutti, ma senza sapere quali sono i bisogni di tutti. E che non ha un freno al modo in
cui spende i soldi, perch tanto anche se spende tutto quello che ha per una macchina
che dopo un anno da buttare, per lui non cambia niente.
Ma non solo, perch fin qui era solo teoria. La pratica ci dice che il politico, non avendo
n il bisogno n la responsabilit della scelta, dovr comunque adottare dei criteri per
operarla. Quali? Di solito, gli vengono forniti da fattori esterni: innanzitutto prometter
di comprare un'auto lussuosa per tutti, cos da ricevere voti. Una volta ricevuti i voti,
non manterr la promessa, perch tanto non dovr pagare per non averla rispettata, e
allora considerer quali rivenditori di auto gli lasceranno la busta di Natale pi grossa.
Inoltre, quando scoprir di non avere limiti di spesa a causa della possibilit di contrarre
debiti all'infinito che non dovr mai saldare, perder definitivamente il controllo.
E non fraintendetemi, quello che avrei fatto anche io, se avessi avuto una montagna di
soldi non mia quest'estate: sarei andato da tutti i concessionari e avrei chiesto quanti
soldi mi avrebbero dato perch gli comprassi la macchina pi costosa che avevano.
Perch no? Cosa mi avrebbe fermato? Quale limite vero ci sarebbe stato fra me e una
bella macchinozza da 100 mila euro, se alla fine mi sarei trovato a possedere un'auto di
lusso e 2000 euro in tasca?
Sicuramente qualcuno obietter che possibile che anche io abbia sbagliato a compare
l'auto, che potevo farne a meno, o che magari quella che ho comprato un bidone e fra

sei mesi la devo buttare. Tutto vero: ma io non danneggio nessuno con i miei errori. Se
sbaglio, pago e imparo per la volta successiva.
Altri obietteranno che non tutti hanno la capacit di scegliere un'auto e che ci vuole il
politico che la sceglie al posto suo. Anche questo vero, non tutti hanno le stesse
capacit. Ma chi decide chi le ha e chi no? Purtroppo ci sar sempre qualcuno non in
grado di fare qualcosa. E' la vita, a volte fa schifo, ma non per questo possiamo ridurre
tutti i cittadini a minorenni incapaci di intendere e volere. Chi sbaglia paga e i cocci
restano suoi.
Insomma, facciamocene una ragione, e impariamo una nozione fondamentale che non
insegnano a scuola: fare politica significa soddisfare un bisogno che non si ha, con mezzi
economici altrui, senza mai dover scontare gli effetti delle proprie scelte. La politica
una delle cose pi folli e prive di senso che si possano immaginare.
Se a qualcuno piace, prego, si accomodi. Ma che non pretenda di chiedere a me i soldi
per questo gioco.
26/10/2009

Spendere, risparmiare o boicottare? - Parte 2


Per chi d'accordo sul piano teorico che si stia vivendo un periodo che non proprio il
massimo e che ci sia bisogno di cambiare le cose anche radicalmente, la domanda pi
naturale : s, tu hai ragione in teoria, ma in pratica cosa si fa?
Domanda che mi sono posto a lungo e che continuo a pormi, perch non ho una risposta.
Cerco per di analizzare la situazione in maniera razionale.
Considerando la realt secondo il principio di causa ed effetto, la soluzione sarebbe la
rivolta armata. Grazie alla rete, sarebbe possibile organizzarsi, coordinarsi e radunare
forze a sufficienza, in modo da poter contrastare il monopolio della forza, che uno dei
cardini dello Stato moderno. Sul campo, il risultato sarebbe il seguente:

Quindi, a meno che l'asso nella manica non sia far morire dal ridere l'avversario, non
vedo la rivolta armata come una soluzione utile allo scopo. A nessuno scopo, se per
questo.
Che in realt bisogna pensarci bene prima di mettersi a cambiare le cose. Bisogna
sapere cosa si vuole e soprattutto cosa andr a sostituire il presente. Tradizionalmente
siamo stati abituati ad avere le idee chiare. Una volta anche il pi improbabile dei
rivoluzionari aveva in mente come far funzionare il mondo a venire, a prescindere dalla
giustezza o meno delle sue idee. Era l'epoca in cui esistevano le ideologie, un termine
che oggi si ripudia con vergogna, ma che ha fatto compagnia alla vita di molti. Non
certo il caso di rimpiangere quei tempi, per in effetti pare che nella gran furia di
buttare via le ideologie, ci si sia dimenticati sia di buttare via anche chi quelle ideologie
propagandava, sia di sostituirle con qualcosa di meglio.
Il non aver buttato via le persone ci dovrebbe mettere in guardia da molti cosiddetti
militanti e dalla classe dirigente che essi scelgono. Se c' gente che per anni stata
iscritta al PCI, o alla DC, o ai Radicali e che oggi milita per idee del tutto contrapposte,
significa che hanno mentito nel passato o stanno mentendo ora. O hanno sempre
mentito e continuano a farlo. E questo non esclude che abbiano mentito o stiano
mentendo anche a se stessi.
La mancanza di un sostituto alle ideologie meno grave del fatto di avere dei cazzari
patentati come classe dirigente, fuori discussione. Il fatto che c' gente che continua
a sperare nella rivoluzione, intesa come capovolgimento dello stato di cose, ma quello
che hanno in mente non esattamente da considerarsi un mondo migliore.
Se escludiamo frange minoritarie tipo gente che crede ancora nel comunismo-leninismo
o nel fascismo, quello che si pu notare anche senza fare studi approfonditi che
nessuno vuole un vero cambio di sistema. In media, il genere di cambiamento richiesto
consiste nel pretendere che lo Stato fornisca una lunga serie di... tutto, in modo che noi
non si debba pi pensare a niente. Lo Stato e i governi dovrebbero far funzionare
l'economia, offrire istruzione eccellente e gratuita, salvare l'ambiente dal riscaldamento
globale, promuovere la cultura, fare informazione oggettiva ed indipendente, pi tutto
quello che di buono vi viene in mente.
Una cosa poco nota, nel senso che tutti fanno finta di non saperla, che questa
concezione di Stato non l'unica presente nell'universo, ma nata in un contesto ben
preciso, quello dei gloriosi anni 20 e 30. Incominci col Fascismo, continu col Nazismo
e l'Unione Sovietica e trov forma pi moderata nelle dottrine di Keynes in America. Uno
Stato che si intromette, regola e sanziona la vita dei cittadini al fine di regalare pace,
ordine e felicit. Come andata a finire con i primi tre regimi non c' bisogno di dirlo.
Con Keynes, beh pensate che propugnava l'inflazione come tassa occulta per le classi pi
povere. E che le politiche keynesiane, partite da un innocente il Governo commissiona
lavori anche inutili per avviare l'economia sono arrivate a creare il tristemente noto
complesso militar-industriale. E la Federal Reserve Bank, la quale ultimamente non si

certo fatta notare per acume e intelligenza.


Da quello che osservo io (ma non ho certo la pretesa di vedere meglio degli altri), mi
pare di capire che le uniche idee per un cambiamento siano o l'utopismo chiamiamolo
cos di chi vota sperando per un non meglio precisato motivo che prima o poi arriver
qualcuno a mettere le cose a posto, e la rabbia di chi vuole uno Stato-padre-padrone
che stana i commercianti ad uno ad uno, tassa i ricchi al 75%, stampa cartamoneta senza
ritegno, e fa tutte le cose che i socialisti italiani hanno fatto negli anni 80. Oltre a
nazionalizzare tutte le industrie. E le banche. E la produzione di vibratori.
Nell'aria sento voglia di Stato totalitario. E l'odore non mi piace per niente. Soprattutto
non mi piace che non ci sia nessuno a contrastare l'andazzo. A destra vogliono rendere lo
Stato violento con chi non gli garba; a sinistra vogliono una socialdemocrazia dove tutto
in mano ai privati, ma in regime di monopolio garantito dallo Stato. Chi escluso,
vuole semplicemente che lo Stato gli dia pane e companatico, non importa a che prezzo,
fosse anche quello di trovarci in un delirio nazisoviet, basta che siano gli altri a pagarlo.
Se questa davvero l'aria che tira, allora sinceramente preferisco che le cose restino
come sono. Almeno in questa situazione so barcamenarmi. Un branco di politici dediti
all'uso di droga e a far soldi mi fanno meno paura di un gruppo di rivoluzionari fanatici e
moralisti che hanno deciso di migliorare il mondo costi quello che costi. Io non ho mai
avuto problemi con chi esercita potere su di me. Mediamente chi esercita l'autorit pi
stupido di me. Se non lo posso combattere, di solito lo frego con l'intelligenza. Se vengo
condannato a morte, scelgo a che albero venire impiccato.
Se invece arriveranno i rivoluzionari a portare il bene in Terra, quelli come me sono
fottuti: di fronte al rivoluzionario, devi fare dichiarazione di fede. Non basta farsi i fatti
propri, necessario dimostrare che si crede alla causa. Ed io, che una causa non ce l'ho
mai avuta e non voglio averla, siccome non sono capace di far finta di averne una, sarei
braccato come nemico del popolo.
Perch ai rivoluzionari di tutti i tempi una sola cosa non mai interessata: la libert. E a
me, la seconda cosa che mi interessa nella vita la libert. Io e la rivoluzione siamo
incompatibili.
Per questo io vi dico: mi va bene questo mondo che se ne frega di me, di quello che
penso e di come mi vesto, se questo significa evitare di avere moralisti rivoluzionari
statalisti che possono disporre della mia vita.
Grazie.
29/10/2009

http://ottagonoirregolare.blogspot.com/2009/10/father-and-son.html
http://ottagonoirregolare.blogspot.com/2009/10/spendere-risparmiare-o-boicottare-1.html
http://ottagonoirregolare.blogspot.com/2009/10/spendere-risparmiare-o-boicottare-2.html