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Rudolf Steiner LETERNO FEMMINILE

Iside, Maria e Beatrice: volti immortali dellanima


Traduzione e prefazione di Pietro Archiati
Archiati Verlag e.K., Monaco di Baviera Stampa: Memminger MedienCentrum, Memming
en (Germania) Foto: Rietmann, Verlag am Goetheanum, Dornach (Svizzera)
ISBN 3-937078-36-3
Archiati Verlag e. K.
Sonnentaustrae 6a 80995 Mnchen Germania
info@archiati.com www.archiati.com
Indice
Rudolf Steiner, chi costui?
Prefazione di Pietro Archiati 7
Rudolf Steiner
Tre conferenze tenute a Berlino e Dornach
I. LIside egizia e la Madonna cristiana
(Berlino, 29 aprile 1909) 33
II. Dante, Beatrice e la Filosofia
(Berlino, 3 febbraio 1913) 58
III. La Sofia dellApocalisse vestita di Sole
(Dornach/Svizzera, 16 settembre 1924) 77
Note esplicative di Pietro Archiati 96
Sette fiaschi di lacrime ho versato per cercare te Cinque quadri di Paolo Agnell
o 106
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RUDOLF STEINER, CHI COSTUI? Prefazione di Pietro Archiati
Era lanima quella!... Il femminile in ciascuno di noi... leterno femminile che d vit
a al mondo, agli uomini, e come un immenso cerchio non si esaurisce mai, non ha
mai fine!. Cos scrive Paolo Agnello, nel suo commento artistico alle tre conferenz
e di Steiner contenute in questo libro.
Non stata facile per me la scelta di testi di Rudolf Steiner da presentare a un
pubblico diverso dal solito ristretto, o che gi lo conosce. Mi premeva farlo con
dei contenuti accessibili a tutti, importanti soprattutto per noi che viviamo in
questo nostro tempo straordinariamente bello e insieme balordo. Ma il disagio d
ella scelta non veniva dal fatto che fossero pochi i testi di Steiner adatti a q
uesto scopo, no... era proprio lopposto: mi trovavo a dover frugare fra troppe co
se belle. Avrei potuto affrontare la questione sociale, la storia, o la cristolo
gia; ma cos facendo sarebbero restate in disparte lagricoltura, la drammaturgia, l
a pedagogia, la filosofia... Un vero problema.
Alla fine mi sono chiesto: qual lelemento pi scontato, e quindi pi intimo e profond
o, della lingua e della cultura italiane? La risposta non s fatta attendere: larte!
lanima! quella sensibilit interiore fatta dinfinite sfumature che noi associamo al
femminile, che non lelemento pi debole di ognuno di noi, bens quello pi forte e pi
ello!... A questo punto la scelta era fatta: tre conferenze sui misteri dellanima
umana, una trilogia
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sullevoluzione delleterno femminile, quale evoluzione dellumanit tutta e della Terra
intera.
Mi sono scervellato a lungo sul modo migliore di presentare a lettori che non li
conoscono sia Steiner, sia la sua scienza della realt spirituale. Ma la cosa buf
fa che entrambi non hanno bisogno di presentazione, perch si presentano meglio da
soli. Io, personalmente, vedo nelle cose che Steiner ha da offrire ci che di pi u
niversale e attuale abbia mai trovato nella mia vita. Ma non posso mica vendere
ad altri questa mia convinzione...
Mi resta una sola cosa da fare se non voglio subito ammutolire: presentare al le
ttore il mio modo di vederlo e di leggerlo, questo Rudolf Steiner che poi quello
che fa anche Paolo Agnello, con unarte tutta sua, da fiorentino, di maneggiar la
lingua di Dante che io, non solo perch lombardo ma per giunta relegato oltrAlpe,
non posso che invidiargli. Con santa invidia, sintende. vero che a suo tempo feci i

miei studi classici a Firenze, ma da allora ne scorsa dacqua sotto il Ponte Vecc
hio! I panni di quei tempi, sciacquati in Arno, paiono ridiventati sporchi, trop
po lisi ormai per resistere a una seconda risciacquata; fermo restando che lacqua
dellArno non abbia perso il suo potere magico di render candidi i panni di tutta
Italia!
Per me, laspetto pi fenomenale di ci che Steiner porta allumanit di oggi non tanto i
far conciliare o coincidere gli opposti, alla maniera del vecchio Cusano, quant
o larte di mediare fra tutti quegli opposti, di cui la vita piena. E questarte mi
pare sia larte stessa della vita:
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laltalena su cui gioca il bambino in noi, che fattosi adulto, gongola nel dondola
rsi fra il maschile e il femminile, tra il vecchio e il nuovo, tra lascesi e il g
odimento, tra il serio e il buffo, in modi sempre nuovi. Gi Aristotele diceva che
la virt sta nel mezzo, ma la virt delle virt sta nel diventare artisti delle media
zioni: mediazioni che vogliono essere sempre nuove in ogni nuova situazione, sem
pre diverse per ogni persona diversa. larte degli equilibri, se vogliamo, non dim
enticando che un equilibrio giusto per sua natura labile. Un equilibrio stabile
sarebbe il cimitero dellanima.
Penso per esempio al modo in cui Steiner tratta la Madonna cristiana, anzi catto
lica. Non gli passa neanche per lanticamera del cervello di snobbarla, come fanno
certi cultori della moderna spiritualit meno magnanimi di lui. Baster leggere le
pagine qui tradotte per sincerarsi di quante cose lui vede in questa Madonna dai
mille volti; ci vede pi di quanto io sapessi scorgervi nella mia fase iniziale d
i stampo cattolico. Scopre in lei tutto il passato, presente e futuro della nost
ra anima. perch lui sa guardarla con gli occhi di un Raffaello, che con mano di s
ommo pittore e con cuore dinnamorato lha esaltata in mille modi. Perch solo lanima d
i un artista sa svelare la Madonna, solo larte sa esprimere i misteri pi profondi
dellanima.
Ma Steiner non un pio cattolico, n il cattolicesimo per lui la parola definitiva.
Nel suo intento di mediare tra passato e futuro, vede bello il passato, s, ma og
ni volta che ci rende capaci di nuove conquiste, di nuovi innamoramenti quelli c
ui ci chiama leterno femminile in noi.
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lanima stessa laltalena interiore che ci mantiene in moto perpetuo tra corpo e spi
rito. S, corpo e spirito: ci vogliono anche qui due realt contrapposte, perch solo
cos lanima pu muoversi e commuoversi nel suo intento gioioso di riconciliare gli op
posti. Anche qui Steiner a riscoprire il ternario andato perso, quellimpasto tutt
o umano fatto di corpo, anima e spirito: in ognuno di noi lanima il movimento, il
dinamismo interiore che tende a spiritualizzare la materia incarnando il puro s
pirito.
Insomma, qualsiasi cosa io legga di Steiner, limpressione che ne traggo di contag
ioso ottimismo circa lessere umano. Grazie a lui la mente delluomo si riscopre com
e fatta apposta per sceverare tutti i misteri della creazione un po alla volta, c
erto, ma neanche cos lentamente come vorrebbe una certa chiesa! e il cuore umano
si sente come creato per infiammarsi damore verso tutte le creature, vibrando di
una gioia che pu a stento contenere. Non forse il pi bel complimento espresso al c
reatore, questa visione tutta positiva della sua creatura?
Quando leggo Rudolf Steiner mi par di capire meglio perch la bibbia affermi che i
l creatore del mondo pot finalmente riposarsi dopo aver creato luomo: da artista s
ommo qual , pot darsi pace solo dopo aver creato un altro artista degno di lui, ca
pace di dargli una mano! Con luomo, infatti, non si sentiva pi solo nel gestire le
sorti della terra: ora poteva riposare un po per lasciar continuare lui...
I greci hanno riassunto il loro eros conoscitivo nella massima Conosci te stesso.
Steiner chiama la sua scienza
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dello spirito antroposofia, cio saggezza umana, conoscenza umana delluomo quale micr
ocosmo, in cui si riassume e si rispecchia il macrocosmo. Quando luomo vuol conos
cere direttamente il grande mondo, non fa che fantasticare a vanvera. Se si dedi
ca invece alla conoscenza del microcosmo uomo, se si attiene allesperienza concreta
che fa di se stesso, pu capire sempre meglio anche il mondo.

La scienza dello spirito di Steiner vuol essere una conoscenza delluomo da parte
delluomo, soprattutto nel senso che va conquistata a partire dal pensiero umano.
E ci perch lumanit oggi in grado di fare un bel passo in avanti rispetto allantica
sofia, o saggezza divina, che si fondava su una rivelazione impartita dallalto. st
ato in fondo un atto di modestia il fatto che Antonio Rosmini un vero gigante de
l pensiero, non meno dei tre grandi dellidealismo tedesco! abbia chiamato Teosofi
a il suo poderoso Opus Magnum. La sua ben pi che una mera saggezza divina: la pi v
asta e profonda introduzione in lingua italiana a una vera e propria antroposofia,
a una saggezza conquistata con le pure forze del pensiero umano.
S, guarda un po, dir qualcuno, io Steiner lo trovo invece di un ostico che mi fa pa
ssar la voglia... non solo complicato, non solo difficile, ma anche secco, arido
, insomma non vola; sar che tedesco, o sar la traduzione italiana... A costoro devo
dire che non certo compito mio far piacere Steiner per forza a chi non gli vuol
piacere: gli farei il torto pi atroce che si possa addossare
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a un povero cristiano! Vorrei per fare un paio di riflessioni pi o meno estemporan
ee a questo proposito.
La prima che tutti noi, da bravi uomini moderni, diamo per scontato che ogni sci
enza, se vuol esser vera scienza, deve avere una certa complessit, deve presentar
e a chi la vuol far sua determinate difficolt di natura tecnica, altrimenti che g
usto c, che scienza sarebbe mai? Solo chi si addentrato nei meandri complessi, sup
poniamo, della scienza medica ed ha superato certe difficolt specifiche, ha dirit
to alla soddisfazione di sentirsi speciale in quanto medico. Per lo stesso indivi
duo, quando si tratta della scienza dellinvisibile che affronta un mondo ben pi co
mplesso di quello fisico , vuole magari che tutto scorra semplice e facile! Ma al
lora che gusto ci sarebbe, dico io, e che conoscenza scientifica sarebbe mai que
sta?
E poi siamo sinceri, quand che ci sentiamo pi appagati: quando le cose ci piovono a
ddosso, o dopo aver sudato le proverbiali sette camicie, se non addirittura vers
ato i non meno proverbiali sette fiaschi di lacrime? In compagnia di Steiner c da
sudare, c da imparare, c da cimentarsi con la ben complessa totalit dellevoluzione de
la terra e delluomo; perch solo nellinsieme ogni pur minimo particolare acquista il
suo vero significato.
come quella tessera bianca bianca che dentro il suo mosaico rappresenta cos bene,
nella mano destra alzata a benedire, lunghia del pollice del santo tal dei tali,
che se gli mancasse starei male io per lui. Ma se la trovo da sola per terra, o
addirittura per strada, non mi dice nulla, n mi succede di star male per il sant
o che lha persa.
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La soddisfazione che le nostre conquiste ci danno, lo sappiamo fin troppo bene,
cresce con laumentare dello sforzo che ci costano. Nel regno della libert ognuno p
u dichiarare suo solo ci che si conquistato col sudore della sua fronte. Il sudore
altrui vale non pi dellacqua che piove sui tetti, anzich sui campi: per il contadi
no tutta in pi, quella. Ogni goccia del sudore proprio, invece, vale tanto quanto
i mondi che ci d di creare, attingendo dai tesori nascosti della nostra mente e
del nostro cuore.
Quando mimbattei per la prima volta negli scritti di Steiner avevo 33 anni e vive
vo in solitudine sul lago di Como. Cera qualcosa che non mi quadrava in ci che leg
gevo e che mi dette del filo da torcere per un bel po di tempo. Se da un lato mand
ava benissimo il fatto di rimboccarmi le maniche, posto di fronte a orizzonti ch
e si allargavano quasi allinfinito, daltro canto non mi garbava lidea che per il si
gnor Steiner le cose stessero esattamente allopposto.
Sciorinando tutto quel ben di Dio che non finisce mai, lui fa affidamento su una
sua presunta capacit di percepire direttamente linvisibile e di descriverlo almen
o cos mi pareva allora dintendere tale e quale come lo osserva. E questo vale sia
quando descrive ci che sta pensando o facendo il tal defunto, il tal angelo o dia
volo, sia quando racconta quel che ha combinato Garibaldi in tempi remoti, sia q
uando ci fa sapere come lavorano gnomi, ondine, silfidi e salamandre per far cre
scere una certa pianta...
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Eh no, mi dicevo, qui non ci siamo. Qui ritorniamo ai comodi tempi della rivelaz
ione divina, quando altro che sudate sulla propria pelle! tutto pioveva dallalto
e allessere umano bastava infilar sotto comodamente la sua bacinella e in men che
non si dica questa si riempiva. Ma non era mica farina del suo sacco, quella!
La mia formazione universitaria era stata non dico la pi razionale, ma di certo l
a pi razionalistica che si potesse immaginare. Ero letteralmente innamorato della
filosofia di Aristotele, pi che mai della sua metafisica, e in teologia avevo pa
ssato i guai miei perch non mandava a genio il fatto che ci fossero dei dogmi dati
per scontati, e per giunta da difendere. Mi sentivo felice vivendo in tutto ci c
he si dischiude al pensare umano. Ed ora questo benedetto Steiner mi parlava di
Esseri spirituali veri e propri, con tanto di nome e cognome, come fossero dei p
ersonaggi in carne e ossa, l pronti perch tu gli faccia una foto da appendere nell
a tua stanza per ricordo, senza bisogno di particolari sforzi della ragione...
E allora, si chieder a questo punto il lettore, perch non lhai mandato al diavolo a
nche lui, il Rudolf Steiner?
Magari la cosa fosse stata cos semplice! Quel che rendeva ingarbugliata tutta la
faccenda era il fatto che ad ogni nuova pagina che leggevo il mio raziocinio, cu
i restavo tenacemente aggrappato, veniva posto in grado di spiegare una dopo lalt
ra secondo logica e in un modo davvero convincente! tante cose della vita e del
mondo che finallora non avevo saputo spiegarmi.
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Per tornare allimmagine del mosaico, era come se avessi avuto davanti a me un eno
rme scatolone di tessere, e la lettura di Steiner mi servisse per collocarle un
po alla volta al posto giusto. Quelle che non sapevo dove mettere, le lasciavo in
tanto nella scatola; non si pu mica far tutto in una volta, mi dicevo. Limportante
era che quelle che trovavano il loro posto calzavano, eccome!
Gi da Aristotele avevo imparato che nessuno pu ritrovarsi con tutte le tessere che
servono per ricostruire un quadro senza che qualcuno labbia prima concepito, que
l quadro. Il tutto deve precedere le parti, ma non il tutto quantitativo, ch quel
lo c anche nella scatola piena di pezzi, bens quello qualitativo. Linsieme vero e pr
oprio cio, quello che alla fine ti fa concludere: ecco, ogni pezzo adesso al post
o giusto.
Aristotele non aveva aggiunto esplicitamente che il significato razionale del fran
tumare era stato quello di far divertire (e da morire!), come tanti bambini, gli
uomini nel gioco di risistemare tutto di nuovo un divertimento, questo, fatto di
nfinite scoperte e sorprese, di sconfitte e di vittorie. Per Aristotele la cosa
doveva essere ben ovvia, visto che laveva lasciata implicita; io, a dire il vero,
me lero esplicitata gi da anni, godendo non poco i miei tentativi, sia riusciti c
he falliti, di rimettere al posto giusto le fronde sparte, per dirla con Dante, de
l nostro inesauribile universo.
Finch un giorno mi parve di capire allimprovviso quale fosse il limite della mia r
azionalit: era quello di essersi proibita per partito preso in una versione di
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anticlericalismo pi che comprensibile in Italia di cogliere oltre ai contenuti as
tratti della ragione la realt stessa di ci che spirituale. Un dogma feroce di cui
non mero mai accorto prima.
Una cosa non da poco, per uno come me che sera per giunta fatto prete, il dover a
mmettere che il suo dogma fondamentale e per di pi inconfessato decretava che una
realt spirituale vera e propria tale da non esaurirsi nei contenuti del pensiero
astratto per luomo era come se non esistesse, dal momento che la riteneva per na
tura non percepibile, non accessibile al pensiero ma solo alla cosiddetta fede!
Per le cose stavano proprio cos, non ceran santi, bastava un minimo di onest intelle
ttuale per ammetterlo.
Una bella buggeratura, in fondo: visto che la chiesa proibisce allindividuo lacces
so allo spirituale vero e proprio, perch lo vuol gestire solo lei, io avevo reagi
to, come fanno tanti, dicendole: allora tienitelo tu il tuo Cristo, non so che f
armene dei tuoi santi e delle tue madonne, se proprio ne vuoi fare una propriet p
rivata, del tutto esclusiva. Non mi interessano affatto, io mi godo quello che m
i conquisto con la mia testa, senza dover dipendere da te.
Eppure, a ogni nuova pagina di Steiner che leggevo, mi toccava dire: tutte quest

e realt spirituali di cui parla non possibile che le abbia puramente escogitate o
dedotte per sola forza di raziocinio. Devono essere reali anche indipendentemen
te da lui, devono essere qualcosa di oggettivo, se mi spiegano il mondo reale in
cui vivo.
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Egli deve averle in qualche modo percepite, direttamente osservate insomma. Solo
cos mi spiego che, stando al giudizio della mia mente, esse trovano un collocame
nto convincente in quella ricostruzione del quadro oggettivo delluniverso da me f
inora solo abbozzata.
Con tutto questo voglio dire che la mia faticosa riconquista della realt di ci che
spirituale avvenuta in base a una sorta di sillogismo aristotelico di cui la mag
giore dice: gli Esseri spirituali di cui parlano le scritture di tutte le religio
ni e le mitologie di tutti i popoli (e che non certo uno Steiner il primo a inve
ntare), devono essere oggettivamente reali se mi spiegano il mondo in cui tutti
viviamo.
La minore aggiunge: tali Esseri devono inoltre venir colti per percezione diretta,
non possono esser frutto di sola speculazione, se ci che puramente escogitato no
n pu dare spiegazione o fondamento a un mondo che del tutto reale.
E la conseguenza inesorabile di tutto ci il terzo passo del sillogismo aristoteli
co che lo spirituale, in quanto realt oggettiva, devesser percepibile, e quindi pe
nsabile, non meno di ci che materiale.
Ma allora che c di nuovo in questo Steiner, si chieder qualche lettore, se torniamo
al punto di partenza, cio allaffermazione di fondo di tutte le religioni, quando
dicono che noi viviamo in un mondo pieno di Esseri spirituali ben reali e operan
ti?
Ebbene, la cosa del tutto nuova che Steiner si serve in tutto e per tutto del su
o pensare umano per identificare gli Esseri e per interpretare gli eventi che pe
rcepisce nel mon17
do spirituale, non meno di come noi siamo soliti fare con le percezioni del mond
o sensibile. E questo tipo di conoscenza pensante del mondo spirituale ti spiega
anche il mondo materiale a livelli molto pi convincenti, perch andando a ritroso
nella ricerca delle cause di tutto ci che esiste nel mondo visibile, troviamo in
ultimo i pensieri e le volizioni di Esseri puramente spirituali.
Ed proprio questo che rende Steiner davvero convincente alla mia mente, diversam
ente dalla rivelazione di prima che, l dove mi proibiva di pensare, mimponeva di c
redere senza far tante storie me lo imponeva la chiesa, pi che la rivelazione. Er
a dunque il fatto di dover solo credere che non mi aveva mai convinto: e mi ero se
mpre ribellato a questo. Io volevo capire le cose, non ci trovavo gusto ad accet
tarle cos come si presentano, o per lo meno questo non mi bastava.
Finch un bel giorno un fulmine a ciel sereno mi fece vedere Aristotele in una luc
e del tutto nuova. Mi parve di capire per la prima volta quelladagio fondamentale
della filosofia scolastica che si rif a lui e che dice: Nulla nellintelletto che n
on sia prima nei sensi. Il fatto che il mondo si scinda da un lato in percezione
(sensibile o so-vrasensibile che sia), e dallaltro in concetto cos mi balen per la
mente , non ha nulla a che fare con la realt del mondo, pura faccenda nostra. lesse
re delluomo a scindere in due una realt che per natura unitaria, lui che farnetica
di percezione e concetto come fossero due realt diverse, mentre invece sono due
modi tutti suoi, entrambi parziali, di cogliere il reale.
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E che senso ha, allora, questo nostro spaccare il mondo in due? La risposta che
trovai fu per me non meno fragorosa del tuono che segue al lampo pi abbagliante d
i tutti: per dare alluomo la soddisfazione di essere lui quel creatore che ricost
ituisce lunit del mondo, riconciliando fra loro le due sponde dellessere divise da
quella fiumana evolutiva che la sua stessa anima, sempre alla ricerca di una com
unione primigenia perduta.
Le parole del Parsifal di Wagner mi tornarono alla mente: La ferita pu richiuderla
solo la lancia che lha aperta. Oh, esclamai allora in un empito di commozione, la
grande ferita di un mondo lacerato, fatto di materia e di spirito che sembrano
opporsi fra loro, sorta proprio per permettere alla nostra conoscenza di ricostr

uire, riconciliando ogni percezione col suo concetto, quellunit del reale che siam
o noi stessi a infrangere
Cos mi parve dintuire unaltra cosa ancora: quando il pensare umano diventa cos forte
ed essenziale da saper intuire creativamente lo spirituale, pronto a riceverne
anche la percezione. Non prima, per, altrimenti si ritorna al vecchio e comodo ac
cettare per fede, oppure allatavico visionarismo spontaneo che per sua natura inc
osciente, esclude cio proprio il pensare.
E come diventa cos forte, cos volitivo il pensare? Lo diventa proprio esercitandos
i a scoprire i nessi fra le cose, a ricostruire lunit di questo mondo materiale, f
atto apposta per rendere sempre pi sostanziale, sempre pi essenziale il pensiero u
mano. In base a questo bel lavoro, luomo non vuol pi ricevere lo spirituale in un
quadro
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unitario gi belle fatto e incorniciato dallantica rivelazione, e gli vien la voglia
di percepirlo esso pure a pezzi!
Vuole la sfida a una ricostruzione ancora pi poderosa di quella che gli consente
la percezione sensibile, cerca cio una vera e propria conoscenza scientifica di c
i che spirituale! Il sensibile infatti per sua natura un mondo frammentato, mentr
e lo spirituale pu venir percepito a pezzi solo dalla libert delluomo, in base alla
gran voglia di ricostruirlo scientificamente, non meno di quello sensibile, con
la sua creativit pensante.
Se ben capisco il senso dellevoluzione intellettuale o spirituale, che poi lo ste
sso dellumanit, direi che Aristotele il primo grande che ha abbandonato il vecchio
tipo di percezione dello spirituale, quello passivo che chiedeva solo di creder
e (e ci vale anche, in fondo, per la contemplazione delle Idee di cui gli parlava
il suo maestro Platone), con lintento di rendere attivo il pensare affrontando l
a percezione sensibile; e Steiner mi pare il primo grande che ha riconquistato l
a percezione dello spirituale in modo degno della libert cui aspira luomo moderno:
non accontentandosi di accoglierla passivamente con la sola fede, ma facendone
la sfida suprema al pensare umano.
Solo quando la libert pensante diventa nelluomo sufficientemente forte e creatrice
le concesso di percepire lo spirituale, di vederlo cio a pezzi, in un tipo di pe
rcezione in tutto analoga a quella sensibile. Steiner il primo della storia uman
a, che io conosca, capace di co20
gliere il mondo spirituale come fosse smembrato, non meno di quello fisico. Si d
istingue da tanti altri veggenti moderni non per il suo vedere ci che spirituale, m
a per la sua convinzione che il puro vedere non serve a niente se non sopravvien
e il pensare a decidere che cos e che cosa non ci che si vede.
Ma per dire che cos una tessera di mosaico che raccolgo per terra, devo trovare il s
uo posto nel quadro completo. Tanti veggenti dei nostri giorni credono che la vision
e sia un punto di arrivo anzich di partenza, e che perci essa mostri di per s, in m
odo chiaro e diretto, anche il suo significato. Non si rendono conto di interpre
tare le loro visioni tramite analogie del tutto arbitrarie prese in prestito dal
mondo materiale.
Fanno come un bambino piccolo dellAmazzonia pi profonda che veda per la prima volt
a un elicottero atterrare a pochi metri di distanza: ho visto un calabrone grand
e grande e cattivo!, grider ai quattro venti, prendendo la spiegazione dal suo pi
ccolo mondo di bambino. E noi grandi siamo in grado di correggere il suo errore
non perch i nostri occhi vedono meglio dei suoi, ma perch, a differenza di lui, siam
o capaci di percepire e conoscere, oltre al mondo della natura, anche quello del
la scienza e della tecnica.
Sia nel mondo materiale che in quello spirituale la modalit conoscitiva delluomo r
imane la stessa (prima percepisce e poi interpreta), ma le realt da indagare (le
cose percepite) e le leggi che le reggono sono profondamente diverse!
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La visione presenta allora il mondo spirituale in frammenti senza nesso, e Stein
er la chiama percezione immaginativa. Il quadro unitario che, sperimentando e sper
imentando, ne fa poi il pensare, distinguendo fra loro gli Esseri, comprendendo
in quali rapporti essi sono gli uni con gli altri come facciamo nel mondo fisico

, lo chiama intuizione spirituale vera e propria. Laltalena dellandirivieni infinito


tra il frammento e il tutto, tra lanalisi del percepire e la sintesi del pensare
che cerca il posto giusto da assegnare ai vari pezzi, che si chiede se per esem
pio lispirazione di far la tal cosa provenga da questangelo qui o da quel diavolo
l..., in tutto questo lavorio Steiner ravvisa la qualit ispirativa della conoscenza
spirituale.
E il suo pensare cos intuitivo, cos creativo nel rimettere i vari pezzi del mondo
ognuno al suo posto, che non pochi dei suoi seguaci credono che lui veda la compos
izione unitaria, che la colga gi belle fatta, anzich crearla lui di sana pianta. Co
s nata intorno a Rudolf Steiner una nuova sorta di fede: si cominciato ad accetta
re a scatola chiusa le cose che dice, a credere in lui con unadesione cieca, poco
diversa da quella cattolica di vecchio stampo. Gi, perch lui, chiaroveggente priv
ilegiato, anzi unico, lo spirituale lo vede proprio cos com oggettivamente, a differe
nza di altri che vedono meno bene di lui.
Perch se saltasse fuori che vede invece frantumi, cio realt spirituali tutte da inter
pretare, non meno di quanto accade nella percezione fisica, e che la composi22
zione opera del suo pensiero, allora, pensano costoro, bisognerebbe essere ben pi
guardinghi nel credergli, trattandosi di una farina del suo sacco. Si sarebbe co
stretti ad ammettere che, Steiner, uomo e uomo rimane anche quando indaga i mond
i spirituali, che non sopravviene nessuna occulta magia a stravolgere il suo ess
ere facendone unindividualit sovrumana, e che dunque la sua fiaccola per illuminar
e di significato linvisibile resta sempre il suo pensare umano! che si aggiunge a
lle percezioni.
un fenomeno singolare questa fede antroposofica! Mi son dato da fare non poco per
mostrare che la stessa di quella cattolica, in quanto ha in comune con essa lassu
nto fondamentale che vedere lo spirituale (o se non si sa vedere da s, per lo meno c
redere al veggente accreditato, che si chiami Mos, o Matteo, o Steiner non importa
) sia meglio che pensare.
Noi uomini doggi ci accontentiamo del semplice credere se ancora ci resta! perch p
i comodo che pensare. Vorremmo che la conoscenza dello spirituale fosse un altro
sonnifero che ci esonerasse dal pensare. E perch desideriamo questo sonnifero? Pe
rch forse siamo stanchi di pensare? Ma neanche per sogno: perch non abbiamo neppur
e cominciato a farlo! Il nostro comune ragionare poco pi che un raddoppiamento, o
una falsariga, della percezione: tiene questa in tale auge, e se stesso in tale
ignavia, da limitarsi a registrare le percezioni, catalogandole, sistemandole,
un po come fanno, e talvolta meglio di noi, le nostre macchine fotografiche sempr
e pi perfette o i nostri bravi computer.
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Il desiderio tutto moderno dello spirituale viene allora dalla noia di un pensie
ro divenuto schiavo della percezione e per questo cos monotono da non dar pi gioia
e soddisfazione a nessuno. Il grande anelito delluomo doggi non dunque quello di
smettere di pensare; ma di smettere di non pensare per, finalmente!, cominciare a
farlo.
E se la percezione sensibile ci ha concesso la pigrizia dellintelletto, la realt s
pirituale non pu che fare il contrario: perch lo spirito per natura creativit, intu
izione volitiva e amante. La percezione dello spirituale pu venir concessa solo a
chi muore dalla voglia di cominciare a pensare! Solo un pensare che si fa sempr
e pi reale e sostanziale nella sua forza dintuizione e di volont pu introdurre luomo
nel mondo spirituale. proprio la creazione operata dal pensare che lo pone in gr
ado di percepire il suo Io come primo Essere spirituale reale.
E che altro mi insegnava in ogni sua pagina Tommaso dAquino se non che la prima r
ealt spirituale che ci dato di cogliere, creandola noi stessi, il nostro stesso p
ensare? Ognuno deve passare per questa cruna dellago dellevoluzione umana, altriment
i continua a cercare il reale in ci che vede, anzich vederlo in ci che creativament
e pensa.
Cos venne il giorno in cui mi dissi: tutti gli Esseri spirituali che accompagnano
il nostro cammino evolutivo, i nostri Angeli custodi per esempio, dovranno pur
morire dalla voglia di farsi sentire se ci sono davvero, saranno ben tristi e st
anchi di venire ignorati da noi! Non lascerebbero di certo passare un solo secon

do per mostrarsi, se
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solo li sapessimo affrontare con lelemento della libert spirituale che il pensiero
.
Cosa ci dice allora il cammino che abbiamo percorso fin qui? Il quadro spiritual
e delluniverso si a mano a mano smembrato negli infiniti frantumi che ci vengono
dati dalla percezione il Verbo si fatto carne, traduce il vangelo. Questo ci fa
capire anche lancor giovane Steiner quando scrive, commentando le opere scientifi
che di Goethe, parole di fuoco come queste, che esprimono in modo stupefacente le
ssenza del vero cristianesimo: Intuire lidea dentro la realt la comunione vera dellu
omo. Il Logos spirituale si frantumato in infinite particelle, in innumerevoli pe
rcezioni sensibili, che vengono offerte alla transustanziazione che pu compiere sol
o il pensare umano quando riorganizza il tutto. Un pensare che non consiste nel
rimirare o ricopiare senza alcuno sforzo un quadro compiuto che si ha davanti, m
a nel fatto che il quadro sparito e luomo vede davanti a s soltanto i pezzi.
Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus: ricordo che mi venne la pelle doc
a quando giunsi a queste ultime parole de Il nome della rosa di Umberto Eco. Il
mondo come la rosa del paradiso di Dante, un mondo spirituale che si reso visibi
le ai nostri sensi. Di quella pristina rosa, di quella rosa vera e originaria, a
bbiamo in mano solo i nomi ormai, le parole vuote con le quali indichiamo le cos
e che vediamo. Questi nomi sono diventati nudi perch, riferiti solo a ci che visib
ile, non ci rimandano pi allessere spirituale delle cose.
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E non un destino crudele il nostro, quello di dover tenere stretti in mano solo
questi nudi nomi, queste parole spogliate del loro splendore eterno che i nostri
occhi fisici non possono vedere? No, proprio il mondo divenuto spoglio di spiri
tualit, nudo nella sua materialit, un invito irresistibile a quella creazione che
solo luomo singolo pu compiere con il suo pensare, e che gli fa riconquistare a br
ano a brano la realt spirituale di tutte le cose. Rudolf Steiner ci ha preceduto
su questo cammino del pensare che si fa puro amore e che suscita in noi la gioia
pi grande e duratura che ci sia dato di vivere sulla terra.
Chiedo scusa ai non aristotelici fra i miei lettori per questa divagazione, sebb
ene autobiograficamente comprensibile, perch d la misura di quanto i testi di Stei
ner siano importanti per me. Le tre conferenze di questo libro hanno anche un ri
svolto biografico, voglio dire nella vita stessa di Steiner, e le ho messe per q
uesto in ordine cronologico. Testimoniano fra laltro delle belle sudate che s fatto
nel corso della sua vita; beato lui! La prima, del 1909, lo vede ancora nellambi
ente protetto rispetto a ci che lo aspettava pi tardi, sintende di quei teosofi che
si occupavano pi del loro personale progresso interiore che non dellumanit che si
preparava ad andare in malora con la prima guerra mondiale. Il sudore di Steiner
aumenta notevolmente al tempo della seconda conferenza, che del 1913. Ha appena
rotto col mondo dei teosofi e pu ora andare allo sbaraglio dedicandosi in tutta li
bert alla sua antroposofia. Trovo originalissimo il suo modo di trattare Dante, a
nzi benvenuto in Italia dove tanti
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ritengono che Beatrice fosse per il sommo poeta un essere in carne e ossa, non d
i certo paragonabile alla fantomatica Filosofia...
E poi la terza, quella sullApocalisse, del 1924, poco prima della sua morte. Qui
s che ci vogliono i fiaschi, non tanto per le lacrime, quanto per il sudore della
fronte: quello che ci fa guadagnare il buon pane. una conferenza testamentaria,
poderosa. A coloro che si sentono imbarazzati di fronte al cristianesimo di Ste
iner, o che credono di dover chiedere scusa per il suo modo spregiudicato di far
e dellevento del Cristo il fulcro e la mta di tutta levoluzione, a costoro mi vien
da dire: ma lasciatelo stare questo Steiner, se il vostro stomaco delicato non d
igerisce il cristianesimo! Ognuno ha diritto a una digestione corrispondente al
suo stomaco, senzaltro; ma quello di Steiner uno stomaco metafisicamente cristian
o e nessuno glielo pu cambiare.
per un cristianesimo diverso il suo, uno nuovo, tutto ancora da scoprire o meglio
da creare, col sudore della nostra fronte appunto. Ci risiamo: il problema non
il cristianesimo di Steiner, ma la sfida con cui ci provoca ad affrancare il nos

tro da ogni dogmatismo. LEssere da noi chiamato Cristo per lui la somma, passata pr
esente e futura, di tutto ci che la creatura uomo divenuta e pu divenire. Un crist
ianesimo genuino non ha il diritto di essere una religione accanto ad altre, e p
er di pi rivolta a condannare le altre. O le abbraccia tutte, le religioni, facen
done la sintesi reale in quel capolavoro che lessere umano, o non cristianesimo.
Una delle cose pi strabi27
lianti che mi par daver capito leggendo Steiner, che prima non avevo ben capito c
osa fosse davvero il cristianesimo.
Chi era, chi quella Donna di cui parla lApocalista, coronata di dodici stelle, am
mantata di sole, troneggiante sulla luna, pronta a difendere il suo Bambino cont
ro le forze del Drago? leterno femminile dentro di noi, la nostra anima che col c
alore del sole e dellamore porta gi le stelle del firmamento spirituale a congiung
ersi con gli elementi della natura. lanima umana che unisce il cielo alla terra e
la terra al cielo, e partorisce cos il figlio delluomo: luomo nuovo chiamato a div
entare a sua volta creatore in seno alluniverso. E il Drago come creato apposta p
er metterci i bastoni fa le ruote, per farci squilibrare in mille modi, cos che n
oi ci divertiamo a ristabilire ogni volta il giusto equilibrio. Il suo compito p
roprio quello di farci sudare per bene, senn il nostro cammino non ci costerebbe
nulla, non ci darebbe soddisfazione alcuna! E se il bene pi magnanimo del male, a
nche lui, il Mefistofele, ricever un giorno la giusta ricompensa per le fatiche d
i cui si sobbarcato per farci sudare come si deve.
Rudolf Steiner
Tre conferenze a Berlino e Dornach
I.
LISIDE EGIZIA E LA MADONNA CRISTIANA
Berlino, 29 aprile 1909
II. DANTE, BEATRICE E LA FILOSOFIA
Berlino, 3 febbraio 1913
III.
LA SOFIA DELLAPOCALISSE VESTITA DI SOLE
Dornach (Svizzera), 16 settembre 1924
I.
LISIDE EGIZIA E LA MADONNA CRISTIANA
Berlino, 29 aprile 1909
Goethe ha affermato a pi riprese che colui che si accosta ai misteri della natura
viene attratto dalla pi degna interprete di questi misteri: larte. Per primo, e p
er una vita intera, ha testimoniato in tutte le sue creazioni di considerarla co
me uninterprete della verit. lecito per affermare che Goethe ha un modo di vedere l
e cose che ritroviamo come una convinzione comune a tutte le epoche dellevoluzion
e umana.
Le arti sono come una variet di linguaggi che servono ad esprimere, in modo pi o m
eno conscio, certe verit che vivono nellanima. Si tratta spesso delle verit o delle
conoscenze pi misteriose: quelle che non si possono esprimere in concetti rigidi
o in formule astratte e che proprio per questo cercano la loro espressione nell
a rappresentazione artistica.
Oggi vogliamo occuparci di una di queste verit misteriose: una verit, appunto, che
nel corso dei secoli ha cercato di manifestarsi tramite larte. Essa ha trovato a
nche una formulazione scientifica in alcune cerchie ristrette, ma in futuro potr
riscuotere simpatia in ambiti pi vasti, grazie a una nuova scienza dello spirito.
Goethe seppe accostarsi con la sua anima a questa verit da lati sempre nuovi. In
una conferenza da me tenuta tempo fa su Goethe, ho potuto mettere in rilievo un
momento per lui importante in cui fece lesperienza di questo mistero. Commentando
il Faust, mi sono riferito a quel punto della vita di Goethe dove questi, immer
so nella lettura di Plutarco, simbatte nellepisodio singolare di Nikias: costui vo

leva indurre una citt cartaginese della Sicilia a


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venire a patti con i Romani, e venne perci perseguitato. Durante la fuga si finse
pazzo. Ma le parole che diceva Sono perseguitato dalle Madri, dalle Madri! indica
no che non si trattava di una normale pazzia. In quel luogo esisteva infatti un
cosiddetto tempio delle Madri, eretto in passato in circostanze misteriose, e si p
oteva perci intuire a chi si riferisse lespressione le Madri.
Poich Goethe, nella sua sensibilit, seppe cogliere la piena portata dellespressione
le Madri, intu di slancio la forma artistica da dare alla nota scena nella seconda
parte del Faust. Volendo esprimere qualcosa di sublime, non trova di meglio che
far scendere Faust nel regno delle Madri.
E che cosa rappresenta la discesa di Faust nel regno delle Madri? Mefisto pu dare
a Faust solo la chiave di quel regno, ma non in grado di entrare lui stesso nel
luogo dove regnano le Madri. Mefisto infatti lo spirito del materialismo: egli
si avvicina alluomo con le forze e i poteri dellesistenza materiale. Il regno dell
e Madri per lui il puro nulla. Faust invece, luomo spirituale, colui che tende ve
rso lo spirito e che sa rispondergli: Nel tuo nulla io spero di trovare il mio tu
tto.
Goethe procede poi a descrivere in modo singolarmente significativo il regno del
le Madri. Di come esse vivano e operino in un mondo in seno al quale vengono for
mati i corpi del mondo visibile. Chi voglia penetrare fin dove vivono queste Mad
ri, deve lasciar dietro di s tutto ci che accade nello spazio e nel tempo. Formazio
ne, trasformazione: cos vien definito loperare in questo regno. Le
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Madri sono Esseri divini misteriosi, regnano in un mondo spirituale che sta diet
ro la realt sensibile. Solo se riuscir a rivelare allocchio della sua anima il regn
o delle Madri, Faust potr unificare la realt eterna di Elena con la sua apparenza
temporanea.
Era chiaro per Goethe che questo regno delle Madri quello in cui deve entrare les
sere umano quando riesce a risvegliare le forze spirituali sopite nella sua anim
a. Lingresso in questo regno avviene nel grande momento in cui gli si manifestano
Esseri e realt spirituali. Esseri e realt che ci circondano sempre, ma che gli oc
chi fisici non possono cogliere, come il cieco non pu vedere i colori o la luce.
Lingresso in quel regno il momento in cui il suo occhio e il suo orecchio spiritu
ali si aprono e percepiscono un mondo che sta dietro quello fisico. Tale ingress
o raffigurato nella discesa verso il regno delle Madri.
Nelle mie conferenze ho sottolineato a pi riprese che, qualora luomo compia con la
sua anima degli esercizi ben precisi di meditazione riguardo a pensieri, sentim
enti e volizioni, gli si spalancano occhi e orecchi spirituali cosicch comincia a
vivere in nuovi mondi. Ho anche detto che colui che entra in questo regno si se
nte a tutta prima confuso dalle impressioni che riceve. Nel mondo fisico gli ogg
etti hanno contorni ben marcati che ci consentono di orientarci. Nel mondo spiri
tuale, invece, ci coglie inizialmente un senso di disorientamento dovuto a forme
che sono in continua fluttuazione, che si trasformano luna nellaltra. Sono propri
o come le descrive Goethe nella seconda parte del Faust.
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Tutto ci che dato ai nostri sensi viene generato nel regno delle Madri, come il m
etallo dentro la montagna proviene dalla sua matrice. Goethe ebbe presentimento
di questo regno misterioso che genera maternamente tutte le cose fisiche e terre
ne. Egli ravvis in esso il regno che contiene lessenza divina di tutte le cose, e
perci lo affascina lespressione le Madri, la trova bella e terrificante ad un tempo.
Egli cap ci che leggeva in Plutarco e comprese che colui che grida le Madri, le Ma
dri! non un pazzo che non sa quel che dice, ma un essere umano divenuto veggente
in un regno di realt spirituali. Leggendo Plutarco si present a Goethe il grande e
nigma della Madre, e questo mistero della Madre, insieme a tanti altri, volle in
serire nella seconda parte del Faust.
Chi avesse voluto entrare nel regno delle Madri, nel mondo spirituale, nei tempi
antichi doveva passare un periodo di purificazione preparatoria, di catarsi dellan
ima. Doveva fare degli esercizi analoghi a quelli che trovate descritti nel mio
libro dal titolo Come si conseguono conoscenze dei mondi superiori?. Doveva prep

ararsi in modo tale che la sua anima non subisse pi alcuna costrizione o passiona
lit da parte del mondo sensibile. Per far sprigionare da essa le forze spirituali
superiori doveva purificarsi da tutto ci che lattrae verso la parvenza sensibile,
verso ci che diletta i sensi e tiene lintelletto incatenato al corpo fisico.
Lanima deve affrancarsi da tutto questo e solo allora potr risvegliare in s locchio
spirituale capace di introdurla nel regno dello spirito. Lanima purificata, lanima
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che ha gi percorso il cammino della catarsi, non pi rivolta al mondo fisico dei sens
i, stata sempre definita, da coloro che avevano conoscenza di questo mistero, lIo
superiore delluomo. Di fronte a questa superiore interiorit ci si diceva: essa non
proviene dal mondo indagato dagli occhi esterni; essa ha origine nei mondi dellan
ima e dello spirito e la sua patria celeste, non terrestre.
A quei tempi si era convinti che lanima purificata portasse in s limpronta delle or
igini vere delluomo. La scienza dello spirito di tutte le epoche non ha mai parla
to di unevoluzione puramente materiale, della perfezione o imperfezione di ci che
sensibile. Ci che oggi si chiama evoluzione, che procede da un essere sensibile i
nferiore e sale fino allessere fisico pi perfetto che cammini sulla terra, luomo fi
sico cio, non viene considerato erroneo dalla nostra scienza dello spirito. Ho sp
esso sottolineato che questa evoluzione materiale viene pienamente riconosciuta
nella sua realt. La scienza dello spirito infatti riconosce la dottrina scientifi
ca dellevoluzione e della discendenza. Essa fa notare per che ci che noi chiamiamo u
omo non si esaurisce in questa evoluzione che ne considera solo laspetto esteriore
.
Pi retrocediamo nel tempo per seguire levoluzione delluomo, pi le forme fisiche cio s
i fanno imperfette, e pi ci avviciniamo allorigine spirituale e animica delluomo. C
i siamo spesso trasferiti ai tempi dellevoluzione umana in cui luomo, non avendo a
ncora nessun tipo di esistenza fisica, era del tutto immerso in un modo dessere
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animico-spirituale. A pi riprese abbiamo sottolineato che la nostra scienza dello
spirito vede nella corporeit fisica un condensamento dellessere umano che in prec
edenza era puramente anima e spirito. Come lacqua si solidifica in ghiaccio, cos lu
omo un tempo fatto danima e di spirito si condensa, per cos dire, nelluomo fisico a
ttuale.
Abbiamo spesso usato limmagine dellacqua e del ghiaccio: immaginiamo ora una massa
dacqua che si solidifica in ghiaccio. A un certo punto del processo abbiamo una
parte residua dacqua e una parte trasformata in ghiaccio. Questa trasformazione c
i offre unimmagine dellorigine delluomo fisico. Nelluomo spirituale e animico dei pr
imordi non cera ancora nulla della corporeit fisica sensibile, di ci che oggi gli o
cchi vedono e le mani toccano. solo a poco a poco che luomo diviene sempre pi fisi
co fino a raggiungere la forma corporea doggi.
La scienza naturale pu retrocedere unicamente fino al periodo in cui luomo era gi i
n possesso di una corporeit fisica simile a quella di oggi. Ma la scienza spiritu
ale in grado di retrocedere oltre, fino ai tempi remoti in cui luomo ebbe origine
dal mondo spirituale quale essere di pura anima e spirito. Se consideriamo la s
ua anima doggi, possiamo dirci che essa lultimo residuo della sua anima e del suo
spirito originali.
Se noi indaghiamo linteriorit umana, veniamo a conoscere lo spirito e lanima delluom
o e ci diciamo: egli interiormente cos comera allora, quando nacque dal grembo del
mondo spirituale. Lanima umana stata in seguito avvolta da una realt esterna, da
un elemento inferiore
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sensibile. in grado per di ripurificarsi, risollevandosi a una visione delle cose
libera dai sensi. In questo modo essa ritorna al mondo spirituale da cui ebbe o
rigine, ed questo il cammino della conoscenza spirituale che passa attraverso la
purificazione e laffinamento.
Cos scorgiamo lanima umana in seno allo spirito e possiamo affermare, non solo in
senso metafisico bens in senso reale e oggettivo: se noi conoscessimo questanima n
ella sua verit, potremmo affermare che essa non di questo mondo. Dietro di lei ve
dremmo un mondo divino, spirituale, da cui stata generata.
Cerchiamo ora di tradurre in immagine ci che abbiamo appena detto. Chiediamoci: q

uanto abbiamo asserito or ora, non lo possediamo forse di gi, quasi si fosse tras
formato in unimmagine sensibile? In un quadro cio, che renda visibile il mondo spi
rituale in forma di nubi del cielo, nubi dalle quali fuoriescono Esseri spiritua
li in forma di teste dangelo che vogliono rappresentare visibilmente lanima umana?
Non abbiamo forse nel quadro della Madonna Sistina di Raffaello unimmagine di ci
che scaturisce dal mondo spirituale?
Non fermiamoci qui, ma chiediamoci ancora: come diviene luomo che ha purificato l
a propria anima, che asceso a conoscenze superiori e nella propria anima ha dato
vita alle immagini spirituali che vivificano in lui lelemento divino che tesse e
opera nel mondo? Che cosa diviene luomo che genera nellanima purificata luomo supe
riore vero, il piccolo mondo in cui si rispecchia quello grande? Egli diviene ci
che possiamo definire un
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veggente, la cui qualit fondamentale la chiaroveggenza. Se vogliamo raffigurare lani
ma che dal proprio grembo, dalluniverso spirituale cio, genera luomo superiore, non
abbiamo che da rappresentarci il quadro della Madonna Sistina e il meraviglioso
Bambino tra le sue braccia.
Nella Madonna Sistina abbiamo dunque davanti a noi unimmagine dellanima umana che
viene generata dalluniverso spirituale. Questanima partorisce a sua volta ci che di
pi sublime luomo in grado di generare: la propria nascita spirituale. Una rigener
azione dellattivit creatrice del mondo in seno al proprio essere. Proviamo ora a t
rasformare in esperienza vissuta ci che la coscienza chiaroveggente compie nelluom
o.
Una volta, il fondamento del nostro mondo era lo spirito divino. Sarebbe infatti
sciocco andare in cerca dello spirito nel mondo, se questo stesso spirito non a
vesse costruito il mondo fin dallinizio. Ci che ci circonda nel mondo esterno scat
urito da quello spirito che noi cerchiamo nella nostra anima. In questo modo lani
ma trae le sue origini dallo spirito del Padre divino che vivifica e compenetra
lintero universo. Egli genera il Figlio della Sapienza, che a immagine dello spir
ito paterno, essendone il rinnovamento.
Ora possiamo capire in che modo Goethe si sia accostato a questo mistero con den
tro tutta la sua portata mistica, quando volle riassumere lintero contenuto del F
aust nel Coro mistico. In esso si rivolge allanima umana definendola il femminile et
erno che ci trae in
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alto verso lo spirito universale del mondo. Alla fine del suo Faust, Goethe si p
one ancora in questo modo di fronte allenigma della Madonna.
Le rappresentazioni della Madonna hanno assunto ai nostri giorni una forma che a
mala pena permette di comprendere ci che io ho appena espresso in unimmagine che
racchiude una profonda verit. Se per andiamo a rintracciare lenigma della Madonna f
in nella sua origine, ci dato di capire che nellimmagine di essa ancora oggi, seb
bene sia spesso nascosto, si disvela il pi profondo dei misteri umani. Queste Mad
onne hanno assunto una veste davvero diversa da quella semplice dei primi secoli
cristiani. Nelle catacombe, ad esempio, troviamo Madonne ben pi semplici, col Ba
mbino che si protende verso il seno della madre.
Da questa rappresentazione povera, scevra quasi di elementi artistici, fino a gi
ungere al cinquecento, il tragitto ben lungo. Attraverso molteplici trasformazio
ni, il Bambino e la Madonna acquistano tratti sempre pi artistici e pittoreschi,
fino a Michelangelo e Raffaello. come se questi stupendi artisti, pur non avendo
ne piena coscienza, fossero compenetrati da un inelusibile sentimento della prof
onda verit contenuta nel mistero della Madonna.
Sorgono in noi i sentimenti pi belli che vi siano quando ci poniamo di fronte all
a cosiddetta Piet di Michelangelo che si trova nella chiesa di S. Pietro a Roma.
La Madonna appare seduta con il cadavere sulle ginocchia: ella giunta al punto d
ella sua vita in cui il Cristo morto, eppure Michelangelo ce la rappresenta rive
stita di
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una bellezza tutta giovanile. Si discusse molto a quei tempi per quale motivo Mi
chelangelo avesse raffigurato la Madonna cos giovane e bella quando invece era gi
una donna adulta. Michelangelo stesso fu interrogato a questo riguardo e rispose

: lesperienza stessa a dirci che le donne che si preservano illibate, mantengono


la loro freschezza fino a tarda et. A maggior ragione egli trovava giustificato r
appresentare la Madre di Dio ancora fresca e giovanile anche in et avanzata. Aggiun
go espressamente che questa convinzione, condivisa anche da Michelangelo, non ra
ppresenta una semplice credenza, ma corrisponde a percezioni soprasensibili ogge
ttive.
singolare la convinzione che qui Michelangelo ci palesa! La ritroviamo anche nei
dipinti di Raffaello, se pur non direttamente espressa. Ma a noi dato di compre
ndere davvero questo modo di vedere solo se retrocediamo di parecchio, fino ai t
empi in cui viveva ancora nella cultura generale ci che ci si presenta nelle Mado
nne come elemento inconscio dellarte. Tornando indietro di molto, troviamo lenigma
della Madonna in tutte le culture. Potremmo rivolgerci alla cultura indiana ini
ziale, per scorgere la divinit materna che nutre il suo bambino Krishna; se assis
tessimo a una liturgia cinese, troveremmo anche l immagini analoghe.
Noi non vogliamo ora per rivisitare tempi e luoghi cos lontani; vogliamo piuttosto
dedicarci a quellantica rappresentazione del mistero della Madonna, che ce ne es
prime il senso e la bellezza nel modo pi significativo che vi sia. la rappresenta
zione che ce ne d la Iside
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egizia col suo figlio Horus. La figura di Iside esprime lessenza della saggezza e
gizia ed nondimeno la chiave dinterpretazione che ci consente di comprendere rett
amente la figura della Madonna.
A questo punto, per, importante farci unidea del tipo di saggezza che ha condotto
a questa rappresentazione della divinit nellEgitto antico. Dobbiamo cogliere il si
gnificato che ha per noi la saggezza espressa nella saga, nel mito di Iside e Os
iride; una saga che ci consente di penetrare a fondo nellenigma dellumanit, se solo
fossimo in grado di comprenderla veramente. Bench tanti siano gli aspetti della
religione egiziana che ci dato di studiare, la saga di Osiride resta quella pi si
gnificativa e pregna di contenuti.
Osiride il re che in tempi antichissimi, nellet delloro, regnava sugli uomini; in c
onnubio con sua sorella Iside, egli elargiva prosperit e felicit. Allo sguardo del
lantico egizio si presenta come un re umano dotato di virt e poteri divini. Egli r
egna sulla terra fino al tempo in cui viene ucciso da suo fratello: il maligno S
et.
singolare il modo in cui avviene questo fratricidio. In occasione di un banchett
o, il perfido fratello Set che pi tardi fu chiamato Tifone fece costruire una cas
sa. Ricorrendo a uno stratagemma, indusse Osiride a coricar-visi dentro per prov
arla. In un baleno richiuse il coperchio e la sigill. La cassa fu poi affidata al
le acque, che la trasportarono verso lignoto. Iside, la sposa in lutto, si mette
in cerca del suo sposo e trovatolo in terra dAsia, lo riporta con s in Egitto, ma
il cattivo fratello Set questa volta
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lo fa a pezzi. I resti del corpo di Osiride ridotto a brandelli vengono allora s
epolti in altrettante tombe. Ecco perch in Egitto ci sono tante tombe di Osiride!
In questo modo, diventa il re dei morti, mentre prima lo era degli uomini viven
ti sulla terra. Dal mondo delloltretomba manda un raggio a colpire il capo di Isi
de, che cos d alla luce Ho-rus. Costui diviene dora in poi il sovrano del regno del
lEgitto.
Stando dunque al mito egizio, Horus il figlio postumo di Osiride. Dalloltretomba
Osiride, signore ormai del regno dei morti, feconda Iside facendo nascere Horus
che diviene signore del mondo terreno. Lanima umana sottost al potere di Horus per
tutto il tempo in cui vive in terra racchiusa nella cassa del corpo. Quando poi
, grazie alla morte, abbandona questo involucro per entrare nel regno di Osiride
basti leggere il Libro dei Morti egizio lanima umana diventa lei stessa un Osiri
de. Nel giudizio descritto nel libro egiziano dei morti, lanima al suo arrivo vie
ne apostrofata in modo quanto mai significativo: Tu, Osiride, che cosa hai fatto.
.. e cos via. Questo significa che dopo la morte, lanima impara a diventare lei ste
ssa Osiride.
Lantico Egitto ci fa cos volgere lo sguardo verso due regni diversi: il regno che
vediamo con i nostri sensi, quello di Horus; e il regno in cui lanima fa ingresso

dopo la morte, il regno cio dove governa Osiride. Al contempo sappiamo che il se
nso delliniziazione egiziana consisteva nel fare entrare liniziato, gi da vivo, in
regioni accessibili agli altri solo dopo la morte. Conseguendo facolt di chia46
roveggenza, liniziato poteva sentirsi da vivo in comunione con Osiride e diventar
e lui stesso un Osiride. Grazie a una simile trasformazione egli si affranca dal m
ondo fisico, e rinunciando alle abitudini proprie della vita fisica, liberandosi
da brame e passioni, purifica il suo rapporto col mondo materiale. Facendo di s
unanima monda, egli ora in grado di unirsi con Osiride.
Che cosa ci mostra questa saga? una trovata ben puerile quella di affermare che
il mito egizio rappresenti il corso annuale del sole attorno alla terra! Al tavo
lino della moderna erudizione viene partorita uninterpretazione che dice: Osiride
il sole e il suo tramonto simboleggia la vittoria su di lui delle forze della n
atura invernali personificate da Set, il fratello maligno Tifone; mentre Iside s
imboleggia la luna in cerca del sole, desiderosa di venir illuminata dal suo rag
gio.
Tali affermazioni le pu fare solo colui che inventi di testa sua una teoria dei m
iti della natura. In realt, la saga di Iside lespressione artistica di una profond
a verit. Quali sono i tempi in cui era ancora Osiride a regnare sugli uomini? Son
o i tempi in cui gli esseri umani erano ancora fatti di anima e spirito. Essi vi
vevano ancora nel mondo spirituale, in comunione con altri esseri non meno spiri
tuali. Quello di Osiride non dunque un regno fisico, ma un regno esistente fin d
ai primordi, e nel quale luomo viveva come pura entit di anima e di spirito.
Il fratello cainico di Osiride, il suo nemico, quellessere che ha rivestito gli u
omini di una struttura materiale. Egli ha fatto condensare una parte dellessere a
nimico47
spirituale fino a raggiungere la densit del corpo fisico. Ecco in che modo lOsirid
e primigenio, puramente spirituale, stato messo dentro una cassa: questa cassa n
on altro che il corpo umano! Essendo Osiride un essere che per natura non pu disc
endere nel mondo fisico ma deve restare nel mondo divino spirituale, il venir ri
nchiuso nello scrigno del corpo umano equivale per lui a morire.
Questo mito presenta dunque i vari aspetti del passaggio da unesistenza puramente
danima e spirito, a quella di un cammino evolutivo che lumanit percorre sul piano
fisico. In questo mondo, Osiride non pot accompagnare luomo. Dovette morire per dive
nire re di quel regno nel quale lanima entra lasciando dietro di s quello fisico,
oppure quando, nelliniziazione, sviluppa facolt di chiaroveggenza. In questo modo
lanima delliniziato si unisce a Osiride.
Chiediamoci ora: nelluomo che ha lasciato il mondo dello spirito e dellanima cosa
sopravvissuto? Cosa ha portato con s colui che, a differenza di Osiride, non rima
sto estraneo al mondo fisico sensibile, ma vi si immerso? Ha portato con s lanima,
il suo essere spirituale, che non potr far altro che attrarlo incessantemente ve
rso Osiride, verso il mondo delle sue origini: quello animico-spirituale. Iside
lanima umana che abita dentro di noi: in un certo senso leterno femminile che albe
rga in noi e che ci attira verso il regno dal quale siamo nati.
Quando lIside in noi si purifica, liberandosi da tutto ci che ha ricevuto dal mond
o fisico, viene fecondata dal mondo spirituale dando vita alluomo superiore, a Ho
rus,
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che celebra la vittoria su tutto ci che inferiore nelluomo. Ravvisiamo cos in Iside
la rappresentante dellanima umana: essa dentro di noi quel frammento divino-spir
i-tuale che germinato dal cosmo paterno. ci che ci rimane del mondo delle origini
, che perci in perenne ricerca di quellOsiride che ormai pu ritrovare solo grazie a
lliniziazione o alla morte.
Quando dipingiamo davanti agli occhi della nostra anima lodissea di Iside e Osiri
de, penetriamo col nostro sguardo nel regno che si muove dietro quello fisico. R
itorniamo al tempo in cui luomo viveva ancora con le Madri: le matrici prime delle
sistenza. Il tempo in cui Iside non era ancora costretta in un corpo fisico, lepo
ca doro quandera unita al suo sposo Osiride. In questo mito, lumano viene rappresen
tato nella sua pi sublime bellezza. In esso si narra in qual modo lideale umano pi

alto nasca dalla vita nel corpo, quando essa fecondata dallo spirito universale.
Nel regno delle Madri non si poteva far entrare nientaltro che lideale pi elevato,
lumano pi sublime il Cristo, appunto. Egli lideale che viene espresso in esse. Nel
ust di Goethe troviamo tre Madri sedute su un tripode doro: tre Madri! Lanima uman
a si evoluta in tempi in cui non era ancora incarnata nel corpo umano. Ci che ogg
i vediamo come fecondazione e nascita umane a livello fisico, unultima immagine v
isibile, lultimo simbolo di ci che in passato era unesperienza spirituale. Nella ma
dre corporea vediamo lultima forma fisica di una Madre spirituale che le sta diet
ro.
49
La Madre spirituale non viene fecondata nel modo che conosciamo, ma direttamente
dalluniverso intero. Lo stesso succede alla nostra anima: la sua conoscenza supe
riore viene fecondata dallinsieme del cosmo. Andando indietro nel tempo troviamo
forme di fecondazione e di generazione sempre pi spirituali. Volendo partire da u
na vera scienza spirituale si deve perci parlare non di una sola Madre, ma delle M
adri, al plurale. La madre fisica a noi visibile lultima metamorfosi di un essere
di pura anima e spirito che viene a noi dal mondo spirituale.
Esistono in realt raffigurazioni di Iside nelle quali troviamo non una, ma ben tr
e Madri. In primo piano c la figura di Iside che nutre il bambino Horus, simile al
le pi antiche rappresentazioni della Madonna cristiana. Dietro questa Iside, in m
olte raffigurazioni egizie, ce n unaltra con in testa le ben note corna di mucca e
ali di avvoltoio, intenta a porgere al bambino la croce ansata. In questa second
a Iside, ci che nellIside in primo piano umano in senso fisico, assume una forma p
i spirituale. Dietro la seconda Iside ce n poi una terza, con una testa di leone, a
rappresentare un terzo stadio evolutivo dellanima umana. Queste tre immagini di
Iside si presentano una dietro laltra. Ed proprio vero che la nostra anima umana
alberga in s tre nature: una natura volitiva che risiede nei suoi recessi pi profo
ndi, una natura di sentimento ed una intrisa di saggezza. Sono queste le tre Madr
i dellanima, proprio come vengono rappresentate nelle tre forme dellIside egizia.
50
Un simbolo profondo questo, che riesce per a rendere luminosa limmagine velata: pe
rch dietro la madre sensibile si trova quella sovrasensibile, la madre spirituale
, lIside dei primordi spirituali! significativo il fatto che siano raffigurate al
i davvoltoio, corna di mucca e la sfera del mondo sul capo di Iside, al centro. C
oloro che ancora potevano comprendere qualcosa dellantica teoria dei numeri, hann
o sempre affermato che il sacro Ternario, il numero tre, rappresenta laspetto div
ino maschile nelluniverso. Ci corrisponde a una profonda verit. Questa santa trinit
viene raffigurata col globo del mondo, con le due corna della mucca quale immagi
ne della Madonna con la falce di luna, se si vuole, ma pi propriamente quale espr
essione delloperare fecondante delle forze di natura.
La sfera armillare lespressione dellattivit creatrice in seno al mondo. Ci occorrer
ebbero molte ore per descrivere meglio questimmagine del maschile nel mondo. Diet
ro lIside sensibile si trova la sua rappresentazione sovrasensibile, lIside che no
n viene fecondata da un suo pari, bens dallelemento maschile divino che compenetra
e vivifica il mondo intero. Il processo di fecondazione viene rappresentato com
e unesperienza simile al processo di conoscenza.
Nellantichit vigeva dappertutto una viva consapevolezza del fatto che il processo
conoscitivo una specie di fecondazione. Nella bibbia c dato di leggere: Adamo conob
be la sua donna e diede vita a.... Lo spirituale che noi oggi riceviamo conosciti
vamente, d vita a ci che di
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spirituale vive nellanima. Si tratta di un ultimo vestigio della fecondazione del
le origini. Il nostro conoscere ci mostra come noi veniamo tuttora fecondati dal
lo spirito universale: lo accogliamo dentro lanima per poter conseguire lumano con
oscere, sentire e volere.
Questo quanto ci viene presentato da Iside. La sua testa pensante viene fecondat
a dallelemento maschile divino. Ella non nutre il suo Bambino con sostanze fisich
e, come fa la Iside sensibile, ma gli porge la croce ansata, simbolo della vita.
Dietro la madre della vita fisica, abbiamo quella della vita spirituale, e diet
ro ad essa la scaturigine primigenia di ogni vita, rappresentata dalla forza vit

ale pura che in tempi ancora remoti reggeva il mondo con la sua energia di pura
volont.
Sono queste le tre Madri. Ci mostrano il loro modo di donare al figlio solare la
forza della vita attingendola dallintero universo. Abbiamo davanti a noi unespres
sione simbolica, se non proprio artistica, di una profonda verit riguardante levol
uzione. Il simbolo isideo che ha accompagnato tutta levoluzione egiziana stato po
i accolto in tempi pi recenti. stato trasformato in corrispondenza del progresso
compiuto dallumanit col comparire sulla terra del Cristo Ges. Lideale compiuto di tu
tto ci che lanima umana chiamata a generare dalla propria interiorit stato dato in
Ges Cristo. La Madonna raffigura lanima umana nel suo venir fecondata dallo spirit
o universale. Nella Madonna cristiana ci viene incontro lIside egizia quasi rinat
a: innalzata e trasfigurata nel corso dellevoluzione.
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Limmagine che abbiamo contemplato allinizio di questa conferenza ci si ripresenta
ora nel suo intreccio con lintera evoluzione umana. La vediamo emergere da unoscur
a antichit, artisticamente trasfigurata e perfezionata nelle raffigurazioni moder
ne che hanno nutrito in tutto il mondo lanima umana affamata darte. Qui vediamo in
qual modo larte divenga davvero linterprete della verit, come ci dice Goethe. Guar
dando alla Madonna con uno sguardo intriso dei sentimenti del cuore, vediamo che
la nostra anima pu sentire ancor oggi un presagio del grande enigma del mondo.
Essa leterno femminile che anela verso lo spirito paterno. Questo stesso spirito
che noi generiamo quale sole nasce dallintero universo dentro la nostra anima. Le
raffigurazioni della Madonna ci presentano ci che noi siamo in quanto esseri uma
ni, ci mostrano in che modo siamo contessuti col mondo. Queste immagini sono per
ci qualcosa di altamente sacro per noi, indipendentemente da ogni corrente o dogm
a religioso.
Quando le forme indistinte di nubi si trasformano in teste dangioli, quando nasce
dallinsieme del mondo colei che ci raffigura lanima umana, ci dato di vivere qual
cosa che sgorga direttamente dalluniverso. Vediamo la Madonna gravida di ci che in
grado di nascere dal grembo dellanima umana: luomo nobile e vero, assopito in ogn
i uomo, il meglio di noi e, al contempo, lo spirito che inonda il mondo e in ess
o lavora.
Queste stesse convinzioni erano vive in Goethe quando fa tendere alla perfezione
il suo Faust facendogli risali53
re i vari gradini che conducono a conoscenza e vita superiori. per questo che lo
introduce nel regno delle Madri, e che la parola Madri lo fa rabbrividire nella s
ua bellezza, evocando in lui il presentimento di una saggezza proveniente da tem
pi antichi. Per questo era importante condurre Faust alle Madri: solo nel loro r
egno egli pu cercare e trovare ci che eterno, quelleterno che dar alla luce il suo f
iglio Euforione. La Madonna rappresenta per Goethe lanima umana. Perci nel Coro mis
tico egli d espressione al mistero dellanima con le parole: Leterno femminile ci trae
sempre pi in alto.
Anche Raffaello con la sua meravigliosa raffigurazione della Madonna checch ne di
cano i nostri contemporanei riuscito cos bene a ricondurci alle alte sfere in cui
si entrava grazie alle antiche immagini di Iside. DallIside del tutto spirituale
che nessuna figura umana pu ricondurre sul piano fisico, e la cui forza di vita
viene raffigurata dalla testa di leone, discendiamo fino allIside umana, che conf
erisce al figlio Horus lenergia propria della materia sensibile. Inconsciamente,
Raffaello ha espresso nella sua Madonna Sistina questo stesso mistero. Una nuova
scienza dello spirituale ci consente dunque di risalire in modo cosciente in qu
el regno dello spirito da cui essa proviene.
Luomo sceso da altezze spirituali ed chiamato ad unesistenza pi alta. Le raffiguraz
ioni di Iside e della Madonna sono palesi interpreti dei misteri pi profondi dell
o spirito e della natura. Rappresentano in fondo una parafrasi artistica delle m
onumentali parole di Platone
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quando dice: luomo era un tempo un essere spirituale; sceso sulla terra allorch ve
nne privato delle sue ali spirituali e fu avvolto in un corpo sensibile. destina
to a liberarsi di questo corpo fisico, per risalire di nuovo nei mondi dellanima

e dello spirito.
Platone ha espresso questa profezia nel suo linguaggio filosofico. Lo stesso ann
uncio profetico esprimono le raffigurazioni della Madonna. Nulla infatti riesce
a rendere in modo pi bello di queste immagini ci che Goethe intendeva dire con le
parole: larte linterprete pi degna di quei misteri del mondo che la mente pu compren
dere. Non c da temere che larte diventi astratta o allegorica quando si vedr costret
ta dico proprio costretta! a riconoscere realt spirituali superiori. Non c ragione
di temere che essa divenga artisticamente esangue o rigida, quando non pi in grad
o di attenersi strettamente a grossolani modelli esteriori.
Gli uomini si sono allontanati dalla conoscenza spirituale; per questo anche lart
e stata incatenata al mondo dei sensi. Ma se lumanit sapr ripercorrere il cammino c
he conduce alle altezze dello spirito e alla conoscenza spirituale, ritrover la c
ertezza di ci che spirituale. Sapr che colui che percepisce questa realt in grado d
i creare attingendo dentro di s in modo intuitivo e vivente, senza dover ricorrer
e alla falsariga asservente di modelli sensibili. Solo quando nel variegato pano
rama culturale arte e saggezza si riconcilieranno fra loro, si potr comprendere G
oethe: quando larte torner ad essere lespressione di ci che spirituale.
Scienza e arte torneranno ad essere una cosa sola, e la loro unione sar vera reli
gione. Allora lo spirito vivr di nuovo nei cuori umani nella forma spirituale a l
ui consona, risvegliando in essi quella che, attingendo dentro di s, Goethe consi
dera vera e genuina religiosit quando scrive: Colui che possiede scienza e arte, h
a anche la religione; chi non possiede n luna n laltra, si contenti pure della relig
ione.
proprio cos. Colui che ha in mano la scienza dei misteri spirituali delluniverso,
colui che sa che cosa si rivela artisticamente nel mistero di Iside e della Mado
nna, vede in esse le sorgenti della vita, lespressione di realt ben pi viventi di o
gni servile imitazione di modelli umani fisici. Colui che sappia scorgere la rea
lt vivente che le Madonne raffigurano, vivendole come un sipario che si apre sull
o spirituale, pu sperimentare una religiosit che non ha bisogno di dogmi o preconc
etti. La sua sar una devozione religiosa che nasce da una piena libert di spirito.
Egli sapr riconciliare fra loro la scienza, cio la saggezza, e larte: le terr unite
dentro la sua anima e dar vita cos a una religiosit vera, interiormente libera.
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