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CAPITOLO I

ANALISI STORICO-TOPOGRAFICA DELLAREA


1.1 CONTESTO GEO-MORFOLOGICO DEL TERRITORIO LICATESE
Lodierno centro di Licata situato sulla costa meridionale della Sicilia, tra le
citt di Gela, posta ad Est, e di Agrigento, sita ad Ovest. (Tavola I, Fig. 1)
Larea licatese caratterizzata dalla presenza di un sistema collinare che corre,
parallelamente alla costa, da Est ad Ovest, per una lunghezza di circa 8 km: esso
costituisce la cd. Montagna di Licata. La vetta pi orientale il Monte S.Angelo (m
134 slm), seguita da Poggio Cofino (m 148 slm), Monte Sole (m 171 slm), che la
vetta pi alta del sistema, e Monte Giannotta (m 110 slm). Procedendo ad Ovest
seguono, infine, il Monte Poliscia (m 83 slm) e la piccola Rocca di S.Nicola (m 53
slm).1
A Nord della Montagna si estende unampia pianura alluvionale, attraversata
dal corso del Salso o Himera meridionale, alle spalle della quale sono presenti unaltra
serie di rilievi, posti a semicerchio. (Tavola I, Fig. 2)
Partendo da Est si trovano il monte Gallidoro (m 299), il monte Canticaglione
(m 280) e il Monte Agrabona, alto circa m 386, oggetto di questo studio. Le tre vette
costituiscono il limite orientale della piana, che, con il torrente dellAgrabona e il
torrente Canticaglione, la separano dal retroterra geloo.
Procedendo verso Ovest vi sono i piccoli rilievi di Poggio Marcato dAgnone
(m 187) e, poco pi a Sud, di C.da Casalicchio (m 81). Proseguono le alture di Monte
Aratato del Muro (m 319), delimitate a Nord da Poggio delle Scopettate (m 235) e da
C.da Rovittelle, e di Monte Petrulla (m 235), le cui pendici occidentali, particolarmente

LA TORRE 2005 A, P. 94
1

scoscese, si interrompono bruscamente permettendo al fiume Salso di immettersi nella


piana. Seguono, al di l di questo, le C.de Stretto e Apaforte Pernice e i rilievi di Pizzo
Porretta (m 328) e Portella di Corso (m 262), alle cui spalle vi laltura di Pizzo
Palazzo (m 352). Delimitano la piana, invece, ad Ovest, Rocche Sciacca (m 359) e le
C.de Gaffe, Galluzzo e Ciotta, allinterno delle quali scorre il Vallone Secco, che le
separa dai rilievi dirimpettai di Castellazzo di Palma.
Lidrografia del territorio licatese caratterizzata dalla presenza del fiume
Salso, alla cui foce, posta ad Est del Monte S. Angelo, si sviluppa il moderno centro
di Licata. Il fiume, che con i suoi 80 km circa di estensione il pi lungo di tutta la
Sicilia, era conosciuto in antico con il nome di Himera meridionale e solo in et
moderna ha acquisito lidronimo di Salso, che si riferisce probabilmente alleccessiva
salinit delle sue acque nel tratto terminale2. (Tavola II, Fig. 3)
La sorgente del corso dacqua posta a Pizzo Caterineci, sulle Madonie, stata
anticamente ritenuta, erroneamente, la stessa dellHimera Settentrionale, che sfocia nel
mar Tirreno, generando cos lomonimia tra i due fiumi3. Per i geografi antichi i due
fiumi, comunque, era letti come ununit territoriale e costituivano il confine di
demarcazione tra Siculi e Sicani, prima, tra greci e cartaginesi, poi.
La coincidenza dellasse dei due fiumi permetteva inoltre il collegamento tra
la costa e lentroterra, andando a costituire unintensa via di comunicazione, che
permetteva ricchi e fitti scambi commerciali e culturali tra larea agrigentina e quella
imerese, e pi generalmente, tra Canale di Sicilia e Mar Tirreno. Proprio grazie a
queste caratteristiche, lHimera ha svolto un ruolo di fondamentale importanza nel
popolamento del territorio siciliano e di quello licatese in particolare; esso difatti, per

NAVARRA 2004,
SCHBRING 1997, PP.41-42.

le sue peculiarit geomorfologiche, stato caratterizzato sin dalla preistoria da intense


frequentazioni umane.
Dalla lettura della cartografia antica, e dei numerosi scorci paesaggistici del
Seicento e del Settecento, e anche nelle moderne riprese aree conosciuto un secondo
ramo del Salso, il cd. Fiumicello, che dista circa 5 km dalla foce principale; esso, che,
contrariamente alla sua condizione odierna, doveva avere in antico una portata molto
consistente, aggirava il sistema della Montagna e si inseriva tra il Monte Giannotta
e il Monte Poliscia, contribuendo cos a creare la piccola pianura di Chiavarello, per
poi sfociare in mare tra la Serra della Mollarella e il Pizzo Caduta.
La ricchezza dacqua del territorio antico, ma anche una forte esigenza di
raccolta e conservazione, testimoniata dalla presenza di numerose sorgenti, quali
Donna Vannino e San Michele, e grandi pozzi, tra i quali la Grangela e la Gradiglia4.
Il paesaggio costiero costituito da spiagge basse e sabbiose alternate a
scogliere e piccole insenature. A tratti sono presenti dune sabbiose e calanchi di argilla,
come quelli nellarea di Marianello. Si distinguono dal contesto generale la Baia della
Mollarella, protetta da un golfo, e lisolotto di San Nicola, che dista poche decine di
metri dalla terraferma.
Il paesaggio fin qui descritto stato ed tuttoggi condizionato dallevoluzione
della linea di costa e dalla dinamica fluviale del Salso.
Sulla base di testimonianze storiche5 stato infatti possibile riconoscere un
avanzamento della linea di costa a partire dal secondo decennio circa dellOttocento
fino agli anni sessanta del Novecento, mentre uninversione di tendenza con un
arretramento della linea di costa di circa 10 m/anno si verificata nellultimo

4
5

VITALI 1909 P.64


AMORE, C., GEREMIA, F. AND RANDAZZO, G. 2002, P.258.
3

cinquantennio6. La causa di questi spostamenti pu essere vista tanto nelle differenze


di apporto di sedimenti e detriti del fiume quanto negli interventi antropici.
Pi complesso appare linquadramento geologico del comprensorio licatese.
Esso, appartenente a gruppi di unit tettoniche argillose ed arenacee note come Falda
di Gela, ha come base le successioni argillose e quelle di tipo Flysch identificabili su
tutto il territorio regionale. Si tratta di strati detritici alternati costituiti da argille,
calcari di origine marina, arenarie e brecce, con notevoli spessori, formatisi
rispettivamente nel Cretaceo-Paleocene (circa 65 milioni di anni fa) e nellOligocene
superiore-Miocene (circa 26 milioni di anni fa) con le prime emersioni7. (Tavola II,
Fig. 4)
Si sovrappongono a queste in modo disomogeneo successioni arenaceoargillose del Tortoniano, penultimo stadio del Miocene (circa 9 milioni di anni fa),
successioni evaporitiche del Messiniano, ultimo stadio del Miocene (circa 6 milioni di
anni fa) e successioni marnose pelagiche di et Pliocene (circa 2 milioni di anni fa).
Le prime sono costituite da marne calcaree diatomitiche e diatomiti. Si tratta di calcari
brecciati vacuolari, con residui bituminosi e calcari bianco-grigiastri a laminazione
parallela. Alle seconde appartengono sedimenti minerali formatisi in bacini pi o meno
isolati a seguito dellevaporazione dellacqua marina e della precipitazione di sali
durante i climi caldi. Si tratta in questo caso di gessi laminati e gessi selenitici in grossi
cristalli geminati con livelli decimetrici di argille grigio-nerastre e marne verdastre.
Talvolta alla base di questa formazione si trovano livelli di arenarie gessose, come
visibile nellarea della Muculufa, Punta Bianca e Cozzo Giordano. Le terze, infine,
sono costituite da sabbie argillose, argille sabbioso-marnose, biocalcareniti, marne

6
7

RAPTI CAPUTO 2005, P.437


OGNIBEN 1960, P. 65.
4

argillose grigio azzurre, argille marnose e calcari marnosi a globigerine, meglio noti
come trubi.
Su questi strati si impiantano diversi terrazzamenti costituiti dai depositi
alluvionali di antica o recente formazione, alimentati in gran parte dai detriti stessi del
Salso. I depositi alluvionali di antica formazione sono costituiti principalmente da
ciottoli ben arrotondati distribuiti in una matrice di sabbie fini e sono maggiormente
visibili in Contrada Calandino e nel settore settentrionale della contrada Comune8. I
depositi alluvionali recenti invece, costituiti da lenti limose, sabbiose e ghiaiose sono
visibili nei terreni agricoli e seminativi. Nellarea ad est del porto, lungo la spiaggia e
nellarea costiera della Mollarella sono presenti sabbie eoliche e dune recenti.
Un importante contributo dellistituto di geologia e geofisica di Catania ha
prodotto la redazione di una carta9 che evidenzia chiaramente le distribuzioni delle
facies delle successioni plio-pleistoceniche, in particolar modo della sinclinale di
Licata. (Tavola III, Fig. 5)
Il territorio circostante il corso del fiume si presenta inoltre molto argilloso, a
causa della conformazione gessoso-solfifera10 del terreno, cos da configurare il bacino
idrografico dello stesso in modo travagliato e da condizionare la quantit/qualit delle
risorse idriche.
La bassa permeabilit delle rocce, infatti, causa di una esigua infiltrazione a
cui fa seguito la scarsa ricarica degli acquiferi. Questa si effettua prevalentemente dal
mese di Ottobre fino a Marzo, mentre per i restanti periodi prevale il fenomeno
dellevapotraspirazione e del ruscellamento superficiale. Oltre che dalle precipitazioni,

RAPTI CAPUTO 2005 p.437


Carta geologica della struttura a pieghe di Licata, in scala 1:10.000 dai tipi IGM,
LICKORISH, DILIBERTO, GEREMIA, MAUGGERI, PAPPALARDO, RAPISARDA, SCAMARDA (a
cura di). Istituto di geologia e geofisica dellUniversit di Catania.
10
RODA 1967, p 297.
8
9

lalimentazione dellacquifero licatese, a falda libera, data dallacqua di irrigazione


proveniente dai pozzi o dai prelievi diretti del fiume Salso.
Proprio a causa della litologia e dei problemi di ricarica della falda acquifera
appena descritti il territorio licatese oggi presenta problemi di siccit, avviandosi verso
un processo di desertificazione a cui contribuiscono anche altri fattori di natura
antropica11. (Tavola III, Fig. 6)
Nonostante la natura gessosa del terreno limiti fortemente le possibilit
agricole, le colture agrarie sono principalmente di tipo seminativo protette, con
piantagioni di uliveti e frutteti; non mancano ovviamente vegetazioni spontanee a
macchia mediterranea e cespuglieti.

1.2. CONTESTO STORICO-ARCHEOLOGICO DEL TERRITORIO


Il comprensorio licatese ha assunto, nelle dinamiche insediative e storiche di
tutta la Sicilia, unimportanza che non trova il giusto riscontro nelle fonti letterarie
disponibili12, spesso esigue e generiche nelle informazioni che ci forniscono.
La maggior parte della conoscenza che possediamo del territorio legata alla
documentazione archeologica frutto di ricerche sistematiche che solo dagli anni 80
del secolo scorso hanno interessato larea, nonostante siano noti rinvenimenti fortuiti
gi dal XVI secolo. Un apporto di notevole spessore per la ricerca archeologica stato
dato dallattivit portata avanti dallAssociazione Archeologica Licatese che dal 1972
opera sul territorio in collaborazione con la Soprintendenza di Agrigento. Nellultimo
decennio la ricerca diventa sistematica con le attivit del Dipartimento di Scienze
dellAntichit dellUniversit degli Studi di Messina.

Gli studi sono stati effettuati dal Servizio di Osservazione delle acque dellAssessorato
della Regione Siciliana.
12
Per un quadro riassuntivo delle fonti letterarie si veda CECCARELLI GHIZOLFI 1991, p. 24.
11

Nei secoli precedenti il centro di Licata stato al centro di annose questioni di


natura topografica legate allidentificazione di essa con il sito della colonia rodiocretese Gela. La lunga diatriba ha visto contrapposte diverse opinioni di studiosi locali
e non, divisi fra coloro che identificano il territorio licatese con Finziade, la citt
fondata da Finzia nel 282 a.C. dopo la deportazione geloa, e quanti invece lo
identificano con lantica Gela. 13
I primi protagonisti del dibattito furono il Fazello14, fermo sostenitore
dellidentificazione di Gela nel sito di Licata, e il Cluverio15, che intorno al 1600, con
la stesura di unopera che contribu a rivoluzionare la topografia siceliota, confut la
tesi fazelliana ponendo Gela presso la federiciana Terranova e lantica Finziade a
Licata. La questione ha interessato per secoli numerosi studiosi, facendo s che le varie
ipotesi venissero rafforzate o smentite.
Un passo importante fu fatto nel 1660 con il rinvenimento di unepigrafe16,
sotto la Torretta di S. Barbara, oggi non pi esistente, posta nei pressi del Monte S.
Angelo; liscrizione, datata tra la fine del III e il I secolo a.C., venne ritrovata insieme
a due teste di marmo con benda sulla fronte. Essa commemorava il ginnasiarca
Eraclide, figlio di Zopiro, coronandolo di ulivo, per volont del senato e del
.
Per primo il Pizolanti, erudito locale del XVIII secolo, la ritenne prova
incontrovertibile dellubicazione di Gela a Licata e a lui fecero seguito altri studiosi.
Alcuni interpretarono letnico geloo come ancora utilizzato dagli abitanti deportati a
Finziade17, altri invece preferirono riferire la realizzazione dellepigrafe al periodo

13

Per un quadro riassuntivo del dibattito si veda CECCARELLI GHIZOLFI 1991, pp. 26-30.
T. FAZELLUS, De rebus Siculis, Panormus 1558 I,5,3.
15
PH. CLUVERIO, Sicilia Antiqua Lugduni Batavorum ,1619, pp.213-215.
16
IG XIV, 256, cfr. CARITA 2007, pp 56-59.; CARITA 1972, pp.127- 131; ADAMESTEANU
1959, pp. 435-434.
17
E di questo parere lo Schubring.
7
14

antecedente la deportazione dei geloi18. Solo pochi sostennero la falsit


delliscrizione19. Lepigrafe, dopo essere stata inserita nel corpo di guardia del castello
di S.Giacomo, venne murata per ordine del Cannarozzo nella Chiesa di S.Angelo. Altri
ritrovamenti epigrafici20 contribuirono a far luce sulla questione, che oggi, grazie alle
scoperte di Gela21 e ai recenti scavi dellabitato ellenistico di Monte S.Angelo22, si
conclusa a favore dellubicazione di Finziade in Licata23.
A indirizzare gli studiosi su una corretta interpretazione delle fonti e
sulladeguata metodologia da applicare, legata alla conoscenza topografica e
archeologica dei luoghi, fu lo storico Julius Schbring24, che per primo interpret le
battaglie succedutesi nel territorio licatese alla luce del secondo ramo del Salso e ubic
Gela a Terranova.

1.2.1.LET PREISTORICA E PROTOSTORICA


Le evidenze relative allet preistorica si collocano in alcune aree della
Montagna di Licata e nei rilievi retrostanti che delimitano a semicerchio la piana. La
presenza del Salso stata fondamentale per lo sviluppo dei centri preistorici, il quale,
favorendo le attivit agricole e i commerci in diverse aree, ha determinato la
formazione di nuclei abitativi a partire dallet neolitica25.
Linsediamento preistorico pi antico noto nel territorio licatese posto in
localit Pizzo Caduta. Il sito, situato sulla costa a circa 5 km ad ovest della citt, stato
oggetto di indagine da parte dellAssociazione Archeologica Licatese durante gli anni

18

MANGANARO 1993, p. 39
ADAMESTEANU 1959, pp.425-434.
20
Kaibel 257, Kaibel 258, Kaibel 259; cfr. CARITA 2007, pp. 60-63.
21
ORLANDINI 1956, pp.171-176.
22
LA TORRE 2005 B; LA TORRE 2008 B.
23
Solo NAVARRA e UGGERI continuano a sostenere il contrario. Cfr. Rizzo 2001.
24
SCHBRING 1997
25
CARIT 2007, pp. 35-38.
19

70. Dalle numerose ricognizioni effettuate sul territorio emerso un ricco repertorio,
oggi conservato al Museo di Licata, databile dalla fine del Paleolitico sino allet
greco-arcaica.
Tra i materiali pi antichi: utensili in selce e ossidiana ascrivibili al Paleolitico
inferiore, microliti del Mesolitico quali punte, raschiatoi, coltellini e a testimonianza
della diffusa litolatria, un betilo litico che richiama alcuni idoletti cicladici26.
Pertinenti al Neolitico sono invece materiali litici e fittili della cultura di
Stentinello, quale la ceramica impressa comune a tutti i centri della Sicilia orientale27,
la ceramica dipinta dello stile di Capri-Lipari, con motivi a fiamme rosse marginate in
nero su fondo crema, e quella dello stile di Serra dAlto, lucida con decorazioni a
meandro e a spirali.
Coevi sono i resti di una capanna caratterizzata da fori circolari e vari incavi,
la cui stratigrafia stata irrimediabilmente intaccata dallazione delle ruspe che hanno
sconvolto il terreno28.
Testimonianza di una continuit abitativa del sito data dai rinvenimenti fittili
della cultura di San Cono-Piano Notaro per lEneolitico antico, dalla ceramica dipinta
in nero su fondo rosso della cultura di Serraferlicchio dellEneolitico medio e dalla
ceramica dipinta della cultura di Castelluccio del Bronzo Antico29.
Tracce della presenza greca si colgono, infine, nella ceramica proto-corinzia di
importazione del VII secolo a.C. e da frammenti coevi di probabile produzione locale
e indigena.

26

CELLURA 1974.
BERNAB BREA 1958, pp. 36-37.
28
DE MIRO -FIORENTINI 1976-1977, pp.428.
29
Laggettivo castellucciano venne coniato da Bernab Brea, in riferimento al villaggio di
Castelluccio, nel sito di Noto, scoperto per la prima volta da Paolo Orsi e databile tra il XIX
e il XV secolo a.C.
9
27

Unaltra testimonianza delloccupazione del territorio licatese in et preistorica


fornita dai ritrovamenti nellarea di Contrada Colonne, dove sono stati rinvenuti vasi
e fiaschetti dipinti tipici della cultura di Serraferlicchio, che si diffonde a partire dal
2000 a.C. circa.
Oltre ai due siti sopra descritti altre aree della Montagna di Licata furono
occupate in et preistorica. Si tratta dellarea di Monte Giannotta, dove visibile una
necropoli frequentata per tutta let del Bronzo (1800-1400 a.C), dalla quale
provengono diversi frammenti della ceramica dello stile di castelluccio e dellarea di
Monte Sole.
A partire dal II millennio a.C. tutta le zone collinari arretrate a protezione della
piana di Licata risultano interessate da una facies culturale pi evoluta costituita dalla
cultura di Castelluccio.
Insediamenti di tipo castellucciano si riscontrano in contrada Stretto, situata nel
punto in cui il Salso si immette nella piana di Licata, da dove provengono materiali
attestati fin dalla prima et del Rame, cos come monte Aratato del Muro, che presenta
testimonianze del Bronzo Antico, e Poggio delle Scopettate.
Necropoli castellucciane inoltre sono state individuate nel sito di Rocche
Sciacca, in contrada Palma, sul Monte Agrabona, oggetto di questo studio, in Contrada
Oliva e sul Monte Petrulla, caratterizzato da numerose di tombe a grotticella artificiali
(Tavola IV, Fig.7) alcune delle quali presentano un prospetto monumentale, in
contrada Cal e a Monte Pizzuto.
In tutti i casi suddetti i reperti rinvenuti sono costituiti da utensili litici, da
schegge di selce e ossidiana, e da ceramica a bande nere su fondo rosso, caratteristica
della cultura castellucciana.
Tra i rinvenimenti sparsi del territorio licatese ed ancora inediti, possono essere
annoverati anche il sito di Poggio Safarello, da dove proviene un bifacciale del
10

Paleolitico inferiore, Castellazzo di Palma, che ha restituito frammenti ossei del


Paleolitico medio e numerosi utensili in selce dello stesso periodo, contrada Mintina,
dove si conservano tracce di un villaggio e tombe a grotticella, di cui una con dromos,
pertinente al Bronzo Antico.
I resti pi importanti della cultura castellucciana provengono dallarea della
Muculufa, situata a Nord Est della citt di Licata, a circa 14 km in linea daria dalla
foce del Salso, nella provincia di Caltanissetta, i cui materiali sono conservati presso
il Museo di Licata. Larea, che domina la riva destra del fiume, costituita, per la parte
orientale, da un sistema di terrazze che hanno permesso lo sviluppo dellinsediamento,
uno tra i pi importanti per lo studio della preistoria in Sicilia. Il complesso, dopo le
prime ricognizioni effettuate dalla soprintendenza di Agrigento, in collaborazione con
lAssociazione Archeologica Licatese, stato scavato in maniera sistematica, a partire
dal 1982, da parte del Center for Old World Archaeology and Art della Brown
University (Providence, Rhode Island, U.S.A.) con lo scopo di arricchire la conoscenza
della cultura castellucciana e di chiarire alcuni problemi in merito alla stessa. Il sito ha
restituito un villaggio, che per la conformazione del territorio si articolava su pi
terrazze, una necropoli con circa 150 tombe a grotticella ed un santuario posto
nellestremit orientale. (Tavola IV, Fig. 8)
Importante testimonianza delloccupazione preistorica nella piana di Licata
linsediamento di Contrada Casalicchio, posto nel declivio sottostante Poggio Marcato
dAgnone, a circa 3 km dalla costa.
Le scoperte effettuate nel 1973 dallAssociazione Archeologica Licatese
portarono alla luce resti fittili ed elementi dellindustria litica della cultura di
Stentinello, risalente al V- IV millennio a.C., ceramica monocroma della cultura
neolitica di Diana, ceramica della cultura di S. Cono-Piano Notaro (3500-2500 a.C.) e
ceramica monocroma rossa dello stile di Malpasso e S. Ippolito, riferibili alla tarda et
11

del Rame. A queste quattro facies se ne aggiunge una quinta, di et castellucciana30.


(Tavola IV, Fig. 9)
Nel 1973 venne scoperto in localit Canticaglione, ad ovest dellomonimo
torrente, un villaggio di tipo castellucciano, di cui sono state in parte scavate le
piattaforme di due capanne31, di cui una costituita da una massicciata di ciottoli. Dalla
suddetta area, che oltre a restituire impianti abitativi, presenta anche una necropoli
dello stesso periodo, provengono ceramica castellucciana, un idoletto dosso del tipo
a globuli e un utensile ricavato da un corno di cervo32.
Un'altra realt indagata stratigraficamente quella di C.da Madre Chiesa33, ad
Ovest della piana, oggetto di indagini sistematiche tra il 1986 e il 1993, dove sono stati
documentati tre livelli di frequentazione: uno di et eneolitica con ceramica dello stile
di Serraferlicchio, uno tardo-castellucciano e uno, meglio documentato, relativo al
Bronzo Medio e alla cultura di Thapsos, che si sovrappone allinsediamento
castellucciano senza soluzione di continuit.
Poco si sa per le epoche successive allet castellucciana, ovvero per il Bronzo
Medio, il Bronzo Recente e lEt del Ferro, quando le dinamiche insediative nel
territorio di Licata sembrano subire una netta cesura. Questo vuoto cronologico
potrebbe testimoniare la tendenza, ravvisata nella parte centro-meridionale dellisola,
che vede un mutamento nelle dinamiche insediative territoriali; si attesta difatti la
predilezione di siti interni rispetto a siti costieri34.
Escludendo, infatti, il sito di Madre Chiesa per il Bronzo Medio, in cui sono
stati ritrovati resti di capanne con una notevole quantit di materiale caratteristico della

30

DE MIRO 1985 B, pp. 97-124; DE MIRO 1988-1989 B. pp. 541-543.


CARIT 2007, p.37.
32
CARIT 2007, p.37
33 TOSCANO RAFFA 2013, p. 339; per un quadro completo del sito s.v. CASTELLANA 1993, p.
53-62
34 TOSCANO RAFFA 2013 pp. 342-345
12
31

facies di Thapsos35, e materiali che rimandano a contatti con il mondo miceneo, non
sembra potersi registrare una occupazione stabile del comprensorio. Anche i pochi
materiali di importazione egea e cretese, provenienti dallo scavo del sito di
Casalicchio-Agnone, possono solo attestare unapertura verso il mondo orientale.
Le ultime indagini condotte nel comprensorio della Montagna, e lanalisi dei
materiali ceramici recuperati dallAssociazione Archeologica Licatese, hanno portato
ad individuare tracce della cultura di Thapsos a Pizzo Caduta dove sono stati
identificati alcuni frammenti di ceramica piumata dipinta e alcuni di ceramica indigena
a decorazione geometrica incisa36.
Secondo recenti ipotesi sarebbero da mettere in relazione con questi contatti
anche i numerosi ambienti ipogei rinvenuti durante le attivit di ricognizione 2011201237, di derivazione egea, diffusosi nellarchitettura funeraria siciliana con la facies
di Thapsos.
Delle monumentali opere che gli storici locali ricollegano a questet lo
Stagnone Pontillo costituisce, senza dubbio, ledificio pi rappresentativo e che
presenta tuttavia non pochi problemi interpretativi (Tavola V, Fig. 10) Si tratta di
unimponente struttura ipogeica, situata ad ovest del Monte S.Angelo, composta da
una grande sala con tre colonne rastremate verso lalto che sorreggono la volta e un
vestibolo trasversale38. Nel soffitto sono presenti, in aggetto rispetto alle pareti, una
fascia di nicchiette il cui uso non ancora chiaro39. La pi antica attestazione della
frequentazione delledificio sembrerebbe essere la presenza di epigrafi graffite sulle
pareti in lingua fenicia, libica e iberica; proprio la presenza di questi graffiti in lingua

35 CASTELLANA 1993
36 TOSCANO RAFFA 2013 p. 346
37 TOSCANO RAFFA 2013, UU.TT. 73, 87, 67, 345 187, 189
38
CARITA1977, pp.31-32
39
VITALI 1909, p.68.
13

punica ha avvalorato la tesi di una frequentazione cartaginese in epoca protostorica.


Tuttavia, recenti riletture delledificio hanno dimostrato la recenziorit di tali
iscrizioni, probabilmente frutto di falsari. Alledificio, molto simile per caratteristiche
architettoniche ai grandi ipogei funerari di et tardo antica, verrebbe attribuita una
funzione sepolcrale pertinente ad una civilt rupestre603, peraltro documentata in tutta
larea delle contrade Stagnone/San Cataldo, con la presenza di numerose tombe a
grotticella artificiale, una delle quali poste di fianco al moderno ingresso delledificio.
Unaltra testimonianza attribuita dagli storici locali a questo arco cronologico
il grande monumento posto ai piedi di Monte S. Angelo, noto come Tholos di Via
Marconi. Si tratta di una grande camera circolare ricavata per intero nel banco
roccioso, rinvenuto durante i lavori di costruzione della omonima via, parallela alla via
Santa Maria, variamente interpretato come monumento di derivazione micenea.
facilmente ravvisabile come, landamento della struttura, ricalca, la caratteristica
forma di grandi cisterne; il soffitto delledificio anche caratterizzato da un ampio
foro circolare, obliterato in epoca moderna, che costituirebbe limboccatura del grande
bacino, che forse, per le dimensioni, era destinato ad un servizio pubblico per
lapprovvigionamento idrico di Finziade. Unulteriore ipotesi avanzata riconosce nella
struttura un grande silos destinato a contenere derrate alimentari; essa pare
condivisibile data la vicinanza della localit Cannoni, area in cui sono stati rinvenuti
numerosi siloi. 40
Un altro monumento che viene fatto risalire a questepoca dagli storici locali
il pozzo della Grangela, posto sotto la salita di via Santa Maria. Dagli studi effettuati,
affiancati spesso da ipotesi molto fantasiose, stato possibile comprendere meglio
questa imponente opera idraulica41. (Tavola V, Fig. 11) Si potuto infatti verificare

40

TOSCANO RAFFA 2013

41

VITALI 1909, p.68; NAVARRA 1957, p.2

14

che in una prima fase si trattava di un pozzo filtrante di et ellenistica, forse una
cisterna pubblica, riutilizzata in seguito probabilmente come ipogeo funerario. 42
Oltre che dalle suddette strutture, il periodo precedente larrivo dei Greci in
Sicilia caratterizzato dalle abitazioni rupestri della zona di S. Calogero, del Cotturo
e di Piano Mandrie, che testimoniano uno spostamento del centro abitato verso larea
orientale del Salso. Si tratta di grotte naturali utilizzate come abitazioni, probabilmente
dagli indigeni che potevano cos facilmente controllare il basso corso del fiume, per
impedirne la penetrazione sia a popoli esterni che ai Siculi, stanziati proprio nellarea
orientale43. Tuttavia, anche in questi casi, non esiste una documentazione certa che
possa testimoniare la loro arcaicit. Potrebbe infatti trattarsi di riutilizzi moderni,
considerati anche gli scarsi materiali presenti nelle suddette aree.
Una frequentazione per questo periodo potrebbe essere documentata, da
presunte fosse di combustione rinvenute sul pianoro sommitale del promontorio della
Mollarella44 e dal molo sommerso riconosciuto a est dello stesso, anche se di tali
cronologie non vi alcuna testimonianza certa45.
Lassenza di dati per il Bronzo Recente e la prima et del Ferro dunque,
porterebbe a sostenere che larea della Montagna non sia stata interessata da
unoccupazione indigena stabile; le dinamiche insediative indigene di questo periodo
infatti, sembrano preferire loccupazione di centri daltura fortificati posti
nellentroterra, lungo la valle dellHimera Meridionale.

42

43

TOSCANO RAFFA 2013


CARITA 2007, p. 41.

44 CARITA 2007, p. 39; POTTINO 1976, p. 59; AMATO 2012, p. 316. NAVARRA 1964, p. 96; AMATO
2012, P. 316.; TOSCANO RAFFA 2013, p. 349
45 TOSCANO RAFFA 2013, UT 220.

15

Lo stesso criterio insediativo verr utilizzato durante lEt del Ferro, quando
parallelamente si documenta la nascita di nuovi insediamenti sulle alture interne e una
rada frequentazione dei centri costieri46.
Nel corso dellVIII sec a.C. si documenta nella bassa valle dellHimera lo
sviluppo dellampio insediamento di Monte Saraceno di Ravanusa, in unarea che
appariva poco frequentata durante il Bronzo Recente47 e il sito di Monte Desusino48,
ad Est del Salso tra la fine dellVIII e gli inizi del VII sec a.C. Si tratta in questi casi
di centri destinati al controllo della viabilit interna e delle risorse di cui era ricco il
territorio.

1.2.2 LET GRECA ARCAICA E CLASSICA


Nellarco cronologico compreso tra la seconda met del VII e gli inizi del VI
sec a.C il territorio di Licata non sembra essere stato occupato in maniera sistematica
da popolazioni indigene o locali49 a differenza invece dei centri delle colline
retrostanti, aree ricadenti sotto uninfluenza rodio-cretese iniziata dalla fine del VIII e
protrattasi per tutto il VII secolo a.C. Dopo la fondazione della colonia di Gela, infatti,
si ebbe un processo che interess loccupazione dei territori circostanti, disabitati, cui
fece seguito una rapida penetrazione lungo le valli dei fiumi Gela e Salso 50. Tale
processo confermato sia dalle fonti letterarie51 che ci parlano degli scontri per il
controllo dei centri indigeni di Omphake e Maktorion52, da alcuni ricercata a
Mazzarino53, o a Butera54, sia dalle numerose evidenze archeologiche. Sono un
46 TRAMONTANA 2012, pp. 157-159.
47 SIRACUSANO 2003, pp. 9-14; CACCAMO-CALTABIANO ET ALII 2003, TRAMONTANA 2012, p. 155.
48 PANVINI 1994, pp. 105-106; PANVINI 2003, pp. 203-220.
49

LA TORRE 2005A, pp.. 95; AMATO 2012, p. 310 ,


ORLANDINI 1962 , pp..69-76.
51
DIODORO SICULO
52
NAVARRA 2004, pp. 281-296
53
SCHBRING 1997, pp.36-37
54
PH. CLUVERIO , Sicilia Antiqua Lugduni Batavorum ,1619, pp. 363.
50

16

esempio di queste ultime i centri di Butera, che a met del VI a.C. cadde in mano geloa,
Sabucina55, i cui materiali testimoniano un processo di ellenizzazione gi cominciato
nel periodo miceneo, Monte Saraceno di Ravanusa56, centro indigeno fortemente
ellenizzato, Montelusa57, Vassallaggi e Castellazzo di Palma (Palma di Montechiaro).
La mancanza di una facies a Licata per questo periodo, pi che alle esigue
ricerche, potrebbe addursi ad un diverso processo di espansione attuato dai Geloi. E
probabile che il territorio, paludoso, a causa della presenza di una doppia foce del
Salso58, fosse poco appetibile ai geloi, gi in possesso inoltre di ampi territori da
dedicare alle coltivazioni, e che preferirono quindi spostarsi verso occidente, fondando
piccoli centri, a macchia di leopardo, che culmineranno con la fondazione di Agrigento
nel 580 a.C. Bisogna inoltre aggiungere che, lelemento indigeno, per quanto presente,
era in un rapporto di collaborazione con gli stessi geloi; dunque, non costituendo
pericolo per il controllo del comprensorio, non avrebbe reso indispensabile il controllo
dello stesso con la fondazione di postazioni militari, fatto che avvenne invece nei centri
circostanti.
I Sicani, infatti, occupavano solo le alture interne, naturalmente fortificate,
avendo sviluppato prevalentemente uneconomia di sussistenza, basata non su scambi
commerciali, ma su agricoltura e pastorizia. Il quadro fin qui descritto sar destinato a
cambiare invece dopo la fondazione di Agrigento, che con il suo governo tirannico,
inizia un processo di espansione verso Ovest, nei confronti di Selinunte e verso Est,
nei confronti di Gela59 60.

55

DE MIRO 1975 pp.123-128 ; cfr GRIFFO 1945

56

DENTI 1993, P.97


57 DE MIRO 1962, PP. 122-155
58 LA TORRE 2005A, PP. 96-97.
59 DE MIRO 1956 PP. 263-273
60 TOSCANO RAFFA 2013

17

Nella sua marcia verso Est, Falaride, primo fra i tiranni agrigentini61 insediatosi
intorno al 572 a.C., consolida i centri gi conquistati durante la penetrazione geloa e
ne fonda altri a carattere prettamente militare. Si tratta di castelli fortificati, i cosiddetti
phrouria62, utilizzati per segnare il confine con la madrepatria Gela, con la quale ben
presto il tiranno entr in competizione. Risalgono a questo periodo le testimonianze
greche arcaiche presenti nel comprensorio licatese.
Si tratta di piccoli nuclei insediativi di genti greche, segnati dalla presenza di
necropoli e di santuari demetriaci, come quelli della Mollarella e di C.da Casalicchio.
I materiali provenienti da queste aree, essendo cronologicamente e tipologicamente pi
vicini alla prima fase agrigentina, che non a quella dei centri limitrofi,
testimonierebbero, infatti, come essi siano da attribuire, pi che ad una penetrazione
geloa, ad un processo di controllo da parte di Agrigento63.
Oltre a questi centri gi noti, i nuovi dati provenienti dalle ricognizioni
sistematiche64, in associazione con le evidenze gi note, hanno individuato lesistenza
di un polo, unico sulla Montagna, occupato dal VII e il IV sec a.C. Tale polo, a cui
apparterrebbero, oltre al complesso Mollarella-Poliscia, anche le aree di Pizzo Caduta
e Monte Giannotta, sarebbe pertinente ad una cultura indigena fortemente ellenizzata,
anche se non abbiamo sufficienti dati per stabilirne la vera natura. In particolare dal
sito di Pizzo Caduta provengono ceramiche di produzione locale datate tra la fine del
VII e linizio del VI sec a.C, sia indigene che di imitazione e di importazione65.
Unoccupazione pi chiara appare presso Monte Giannotta, posto in posizione arretrata
rispetto alla costa, prospiciente il Fiumicello e in posizione di controllo rispetto ad

61

BRACCESI 1998, PP.5-12

62

DIODORO SICULO -Biblioteca storica XIX,108


LA TORRE 2004 A, p. 273
64
TOSCANO RAFFA 2013
65
TOSCANO RAFFA 2013, pp. 352-353.
63

18

esso, dove stata indagata una piccola area con pozzi che hanno restituito materiale di
fine VII e della prima met del VI sec a.C. 66 Tali dati connoterebbero larea come un
piccolo centro costiero, frequentato probabilmente dalla fine del VII sec. a.C. e
certamente nel primo ventennio del VI sec. a.C.
Nello stesso periodo, o di poco posteriori, si collocano il santuario della
Poliscia e la necropoli della Mollarella, posti alla foce del Fiumicello.
Il santuario della Poliscia, un thesmophorion dedicato a Demetra, noto gi da
rinvenimenti fortuiti del 1813, fu indagato solo nel corso degli anni 70, con il recupero
di una notevole quantit di materiale pertinente ai depositi votivi (Tavola VI, Fig. 1213). Questi materiali richiamano ad una tipologia frequente nei santuari ctoni
extramoenia, il pi celebre e importante dei quali quello di Bitalemi a Gela67.
Allo stesso orizzonte cronologico possono essere ricondotti i resti di una
necropoli indagata, in maniera non sistematica, posta ai piedi della Serra Mollarella
con delle sepolture del tipo a enchytrismos, i cui corredi sono conservati presso il
museo di Licata68. Il santuario della Mollarella-Poliscia potrebbe rispondere alle
esigenze rituali del piccolo centro arcaico dellEknomos, localizzato su una delle
colline della Montagna"69.
Laltro grande sito, databile per i materiali rinvenuti in et arcaica, costituito
dal santuario scoperto in C.da Casalicchio, ad est del fiume Salso, tra due modesti
rilievi collinari. Il santuario fu oggetto di una prima attivit ricognitiva nel 1972, a cui
seguirono lo scavo demergenza del 1979 e i saggi del 1981. Dallanalisi dei materiali
rinvenuti, in maggioranza ceramica tardo corinzia e attica, coroplastica, bronzi e

66

Ibidem, p. 353
ORLANDINI 1967; ORLANDINI 2003; ORLANDINI 2008
68
DE MIRO-FIORENTINI 1976-77, pp. 427-430; CARIT 1980; DE MIRO 2008, pp. 59-66; TOSCANO
RAFFA 2013, UT 221.
69
LA TORRE 2005 A, p. 98
67

19

oggetti in ferro, il santuario, datato tra la seconda met del VI secolo e la seconda met
del IV secolo a.C., doveva osservare il culto ctonio di Demetra e Kore70. (Tavola VI,
Fig. 14) Un forte cambiamento sarebbe avvenuto verso la fine del VI a.C., fase per la
quale le produzioni ceramiche attestate si avvicinano maggiormente a produzioni
agrigentine, elemento questo che potrebbe essere il riflesso della sostituzione di
Agrigento alla potenza geloa.
Il santuario potrebbe essere pertinente ad un abitato rurale non ancora
individuato che alcuni hanno visto nel centro fortificato di Poggio Marcato
dAgnone71, posto a meno di km 1 dallarea, tuttavia frequentato solo a partire dalla
met del IV sec. a.C.72, ma che potrebbe essere identificato sulla base di alcune
ricognizioni condotte tra gli anni 70 e 80 del secolo scorso, in unarea vicine al
santuario, dove sono state individuate tracce di un abitato greco e una tomba di infante
alla cappuccina, con un corredo di V sec. a.C.73
Anche i siti posti alle spalle della piana, risultano interessati da una
frequentazione capillare a partire dal VI secolo a.C.
Il pi orientale di questi, il Monte Agrabona, oggetto di questo studio,
immediatamente ad Ovest del Monte Desusino, sulla base dei materiali rinvenuti,
collocabili in un arco cronologico compreso tra VI-IV sec. a.C., sembrerebbe
rimandare ad un contesto cultuale e insediativo, come pi avanti verr argomentato.
Ancora a Sud di C.da Casalicchio, in C.da Palma attestata la presenza di
numerosi frammenti ceramici anche questi pertinenti, come orizzonte cronologico, al

70

Per un quadro generale s.v. DE MIRO 1985; DE MIRO 1988-89; TOSCANO RAFFA 2013
DE MIRO 1985. Per un quadro generale del centro di Poggio Marcato dAgnone s.v. BARRA
BAGNASCO 1989
72
BARRA BAGNASCO 1989, p. 97.
73
TOSCANO RAFFA 2013, p. 356
71

20

VI secolo a.C, mentre a Nord della stessa, a ridosso della sponda sinistra dellHimera
meridionale, si trovano C.da Rovitelle74 e Poggio delle Scopettate75, dove sono
segnalati rinvenimenti fittili sporadici rispettivamente di et romana e greca.
Lo stesso si pu dire per C.da Manca76, dove stato segnalato il rinvenimento
di altri frammenti ceramici, genericamente definiti di epoca greca.
Altri insediamenti sarebbero da collocare lungo il corso del Salso, sulle alture
di Poggio Mucciacqui, Monte Petrulla, C.da Landro, C.da Apaforte Pernice e Conca
Pozzillo, come sembrerebbero attestare i materiali presenti al Museo di Licata. I siti
sembrano frequentati durante il VI IV secolo a.C., con una continuit abitativa fino
allet romana, e in alcuni casi, anche oltre77.
Anche le colline che delimitano a Ovest la piana di Licata hanno restituito
tracce di insediamenti di et arcaica e classica, noti esclusivamente dal rinvenimento
di frammenti fittili. Si tratta in particolare dei siti di C.da Burdi, C.da Gaffe e di Monte
Galluzzo/Poggio Lungo78, dove si attesta materiali di et arcaica e classica e di Punta
Ciotta79, posta poco pi a Sud, dove segnalato il rinvenimento di frammenti fittili
sporadici relativi allet greca di VI-IV sec. a.C.
Altre segnalazioni di materiali di et arcaica e classica riguardano un nucleo di
siti del tratto centro-occidentale della catena collinare che chiude la piana, ma posti
pi allinterno, presso C.da Cipolla/Sottafari, Monte Durr, C.da Favarotta/Bannino e

74

Tesi di laurea di V. CALLEA, Il castellucciano nel territorio di Licata, testimonianze e problemi.


Universit degli studi di Palermo (Relatore Prof. G. Castellana), A.A. 2007-2008.
75
www.regione.sicilia.it/beniculturali/dirbenicult/bca/ptpr/09elenco10-12.pdf
76
NAVARRA 1957, p. 7; CARIT 1972, p. 78
77
Tesi di laurea Magistrale di C. PAPALE, Archeologia dei paesaggi lungo la bassa valle dellHimera
meridionale. Universit degli studi di Messina, Relatore Prof. G.F. La Torre, A. A. 2012-2013
78
TOSCANO RAFFA 2013, p. 359
79
CELLURA 1985, p. 43; CELLURA 1988, p. 12.

21

soprattutto presso il sito di Portella di Corso dove stato individuato un ampio settore
di una necropoli databile tra il VI-IV sec a.C80.
Tutti i siti sopracitati, noti solo attraverso una revisione dei materiali conservati
presso il Museo di Licata avviata nellambito del lavoro di dottorato del dott. Toscano
Raffa81, costituiscono loggetto di studio del progetto di ricerca condotto dal
Dipartimento di Civilt antiche e Moderne dellUniversit di Messina, sotto la
direzione scientifica del Prof. G. F. La Torre, che ha interessato le suddette aree con
ricognizioni e indagini sistematiche.
Sempre per il periodo compreso tra il VII e il VI secolo a.C. nella zona della
Montagna di Licata, precisamente sul Monte SantAngelo, era stata ipotizzata una
frequentazione, da mettere in relazione con la marcia dei geloi verso Agrigento o
piuttosto, un centro fortificato, forse uno dei phrouria di Falaride82.
Tali ipotesi sono state suffragate dal rinvenimento di unarula fittile della prima
met del VI a.C. esposta al museo di Agrigento, rivelatasi poi proveniente da Monte
Desusino83; una statua di peplophoros in marmo recuperata in Via S. Maria, alle
pendici S-E di Monte S. Angelo, originariamente considerata un originale di V sec.
a.C., e scopertasi invece una copia di et tardo ellenistica. Lipotesi di un insediamento
arcaico e classico sul Monte S. Angelo, allo stato attuale delle conoscenze, tuttavia,
non sembra accettabile.
Let posteriore alla fondazione di Agrigento si esplica, nel comprensorio
licatese, con una forte impronta militare data al territorio, documentata in primo luogo

80

TOSCANO RAFFA 2013, pp. 359-360


TOSCANO RAFFA 2013
82
TOSCANO RAFFA 2013, p. 361
83
Ibidem p. 30
81

22

dalle numerose testimonianze letterarie legate agli eventi militari succedutisi nei pressi
dellEknomos, da identificare con il comprensorio della Mollarella-Poliscia84.
Testimonianze archeologiche importanti sono le fortificazioni ellenistiche di
Monte Sole, sorto probabilmente, su un precedente phrourion, e di Poggio Marcato
dAgnone, posto sulle colline retrostanti la piana e, pi in generale, i numerosi
phrouria realizzati lungo il comprensorio, a demarcazione del territorio sottoposto al
dominio agrigentino.
Non si tratta di vere e proprie poleis ma di centri fortificati, a scopo militare, ai
quali, negli anni si affianc unattivit di sfruttamento delle risorse territoriali, con la
realizzazione di fattorie e insediamenti rurali. Di due di questi phrouria falaridei ci
tramanda i nomi Diodoro Siculo85, in riferimento alla battaglia tra cartaginesi e
siracusani del 310 a.C. Lo storico racconta, infatti, che lesercito siracusano di
Agatocle era accampato al Phalarion86 mentre quello cartaginese di Amilcare
sullEknomos87 e che i due accampamenti erano separati dal corso del fiume. Partendo
proprio da questo ultimo dato, gli studiosi, numerosi nel corso degli anni, hanno
affrontato la problematica questione dellubicazione dei due phrouria, identificando il
fiume con il Salso e ponendo dunque gli accampamenti uno ad est ed uno ad Ovest del
corso dacqua. In particolar modo si cercato di individuare lEknomos, sede, secondo
la letteratura, del mitico toro falarideo88, sulla "Montagna" di Licata, sul Monte
S.Angelo89 o su Monte Sole, dove i resti di una fortificazione erano sembrati tali da
avvalorare lipotesi e il Phalarion a est dellHimera, a circa km 7 di distanza90. Proprio

84

LA TORRE 2005 C e TOSCANO RAFFA 2013


DIODORO SICULO, Biblioteca storica XIX,108
86
BEJOR 1989 A, p. 407-408; AMICO 1760, II, pp.426-428.
87
BEJOR 1989 B, p.101-102. Cfr. MANNI 1981, p.56; AMICO 1760, II, p.376
88
DIODORO SICULO,Biblioteca storica XIX,108, 2; Cfr. BIANCHETTI 1987, .pp. 55-68.
89
LA TORRE 2005 A, p. 101
90
DIODORO SICULO,Biblioteca storica XIX,109,4.
85

23

questultimo stato ubicato dagli studiosi sul Poggio di Guardia91, sul Monte
Gallidoro92, sul Poggio Mucciacchi93, o sul Monte Desusino94, grazie al rinvenimento
di una moneta agatoclea presso la porta orientale di una delle torri del complesso
fortificato. Proprio questultima sembra essere lipotesi meno accettabile, per
leccessiva distanza dal fiume e per la natura stessa del sito tra VI e V secolo: non un
phrourion ma una vera e propria citt fortificata.
Ultimamente, grazie ad una corretta rilettura del testo diodoreo, stato
possibile far luce, anche se ancora in modo parziale, sulla problematica95. Seguendo
linterpretazione gi evidenziata dal Navarra96 infatti si proposto di identificare il
fiume di cui parla Diodoro, definito dallo storico come potamos, non con il SalsoHimera ma con il ramo secondario del fiume, il c.d. Fiumicello, visibile nella
cartografia pi antica. In questo modo lEknomos verrebbe a collocarsi sul monte
Poliscia97 mentre il Phalarion potrebbe essere identificato con Monte Sole, creduto da
alcuni invece la sede dellEknomos98.
I phrouria presenti nel territorio furono continuamente ristrutturati e utilizzati
fino in et ellenistica, alcuni di essi ricoprirono probabilmente un ruolo preminente
rispetto agli altri insediamenti.
Per i secoli IV e III a.C., oltre alla forte caratterizzazione militare del territorio,
ne appare evidente unaltra, di carattere rurale, documentata archeologicamente da

91

PH. CLUVERIO, Sicilia Antiqua Lugduni Batavorum ,1619.


SCHBRING 1997.
93
FAZELLO1558, I, 5, 3 e AMICO 1760, II, p. 376. Cfr. Cap. III.
94
ADAMESTEANU 1955, pp. 199-203; ADAMESTEANU 1958, pp. 335-346; ORLANDINI 1957,
pp.171176; CONSOLO LANGHER 2000, p.111; CONSOLO LANGHER 1993.
95
LA TORRE 2005 A, p. 102-114.
96
NAVARRA 2004 pp. 213-232; Cfr. NAVARRA 1957, p. 17-34
97
LA TORRE 2004 A, p. 83.
98
CONSOLO LANGHER 1993 pp. 13-31; PARETI 1959
92

24

piccoli nuclei insediativi sparsi, incentrati sullattivit di produzione dellolio e


soprattutto del vino, a dimostrazione di una non trascurabile vitalit economica.
Questo processo di intenso sfruttamento delle risorse offerte dal territorio,
destinato a durare, con la stessa intensit, anche dopo la fondazione di Finziade,
potrebbe avere trovato un riscontro anche nella successiva opera di risistemazione dei
centri di Gela e Agrigento attuata da Timoleonte, al quale, peraltro, si potrebbero
attribuire le stesse opere di carattere militare sopra citate e funzionali al controllo della
foce del Salso99.
Particolarmente interessati a questo tipo di occupazione, risultano lareale di
Monte SantAngelo-Poggio Cofino, quello di Monte Sole, Monte Poliscia e larea di
San Michele-Monte Giannotta, legati alla produzione del vino e dellolio con piccoli
luoghi di culto e sepolture annesse100.
Anche il pianoro sommitale di Monte S. Angelo ha restituito elementi che
riconducono ad una fase precedente la fondazione di Finziade e pertinente al IV secolo
a.C.
In questo caso disponiamo non solo di dati provenienti dalle indagini di
superficie ma anche delle stratigrafie dei saggi sistematici condotti sul fianco
meridionale della Montagna con gli scavi POR 2003-2005101. Lo scavo del settore di
abitato, la cui costruzione datata tra la fine III e linizio del II sec. a.C., ha infatti
restituito dei livelli pi antichi, pertinenti ad un periodo precedente la fondazione di

99

LA TORRE 2008 A pp. 191-204


TOSCANO RAFFA 2013, pp. 367-368

100

LA TORRE 2005B, pp. 167-186; LA TORRE 2006; LA TORRE 2008 B; TOSCANO RAFFA
LIMONCELLI
2011, pp. 227-240; TOSCANO RAFFA- TERRANOVA 2011, pp. 34-40; TOSCANO RAFFA 2012B, p. 117;
LA TORRE MOLLO C.d.S.; TOSCANO RAFFA 2013 UT 1.
101

25

Finziade, in cui si documenta una frequentazione del Monte S. Angelo a partire dalla
met del IV sec. a.C.
Tutti i siti sopra citati sembrano subire, nel periodo immediatamente
successivo, una forte contrazione legata alla risistemazione urbanistica e sociale del
centro di Finziade, avvenuta tra gli ultimi anni del III e gli inizi del II a.C., meno di un
secolo dopo la fondazione.
1.2.3 LET ELLENISTICA
Con lavvento dellet ellenistica il carattere insediativo che aveva
caratterizzato i secoli precedenti diviene meno intenso per lasciare il posto ad un nuovo
tipo di abitato, fortemente accentrato, che si attesta a partire dal 282 a.C. con la
fondazione di Finziade. Nel quadro vario e articolato di personaggi, che alla morte di
Agatocle si successero in Sicilia, cercando di ottenere il controllo dellisola,
sprofondata nel caos generale dopo la morte del tiranno siracusano, emerge Finzia,
tiranno agrigentino che nel 282 a.C. servendosi dei mercenari Mamertini, saccheggia
e distrugge Gela, deportando i suoi abitanti in una nuova citt che prese il nome di
Finziade102. Il nuovo centro pu dunque essere considerato lultima colonia fondata in
Sicilia, di cui Finzia si configura come ecista. Il processo di metoikismos103 tra i geloi
della caduta citt di Gela e quanti abitavano gi larea dellEknomos, venne attuato dal
tiranno in particolar modo per ragioni politiche, per assicurarsi un appoggio contro gli
stessi agrigentini. La citt, sviluppatasi lungo le pendici meridionali e settentrionali del
monte SantAngelo, e oggi nota grazie alle indagini condotte dallUniversit di
Messina nel corso dellultimo decennio, secondo la testimonianza diodorea doveva

102
103

DIODORO SICULO Biblioteca storica XXII,2


MANGANARO 1993, p.33-34

26

essere dotata di una cerchia muraria, una notevole agor e templi dedicati agli dei104.
Una prima fase abitativa, cui sono pertinenti pochi materiali, peraltro, non associabili
a strutture, si data alla fine del IV -inizio III a.C., probabilmente un insediamento, come
precedentemente detto, posto sulla sommit del monte. Una fase di ristrutturazione
dellabitato si colloca invece negli anni posteriori la seconda guerra punica, tra il III e
la prima met del II secolo a.C. Gli scavi hanno messo in luce un impianto urbano
regolare, realizzato su un sistema di terrazzamenti, tipico dellet ellenistica, che trova
riscontro nei grandi modelli orientali di Priene, Pergamo, Sagalassos 105, e numerosi
altri casi sicelioti come Solunto106, Tindari107 Alesa108 e Taormina209. Si conoscono
ben 12 unit abitative, di cui sette scavate tra il 2003-2005109, (Tavola VII, Fig. 15)
due nel 2010110 (Tavola VII, Fig. 16) e due le cui operazioni si sono concluse nel
2012111 (Tavola VII, Fig. 17). Tutte le abitazioni hanno pianta quadrata, con cortile
scoperto e cisterna per la raccolta delle acque. E forse a questa fase che si riferisce la
testimonianza diodorea, peraltro contrastante con quella di polibiana, che assegna a
Finziade una connotazione meno grandiosa112. Ancora oggi non si conoscono gli
edifici pubblici della citt, la cui agor doveva insistere nellarea oggi occupata dal
Cimitero dei Cappuccini, lunica che topograficamente si presta ad accogliere il centro
politico della citt113, n quelli sacri, che probabilmente dovevano occupare il
Promontorio della Grazia, non pi esistente, e il pianoro sommitale di Monte S.

104

DIODORO,XXII,2
In proposito si veda SICILIA ELLENISTICA 2006, con nutrita bibliografia.
106
FERRI 1941; SOLUNTO 1994, pp. 23-32; WOLF 2003; PORTALE 2006.
107
BERNAB BREA-CAVALIER 1965; LA TORRE 2004; BELVEDERE-TERMINI 2004; SPIGO 2005, pp.
4344; LA TORRE 2006, PP. 90-94.
108
SCIBONA-TIGANO 2009
109
CAMPAGNA 2008.
110
TOSCANO RAFFA 2013, saggi nel settore F 2010-2011 UT 7; SFACTERIA-RIZZO 2012, pp. 149-150.
111
Ibidem, saggio nel settore H 2012 , UT 8
112
POL., I, 53. Dal racconto di Diodoro (Diod., XXIV, 1) sui medesimi fatti apprendiamo che il
polismation di Polibio Finziade
113
LA TORRE 2008, p. 11.
105

27

Angelo, oggi occupato dal castello. Gli unici elementi cultuali superstiti si identificano
nel complesso roccioso con nicchie utilizzato per lalloggiamento dei pinakes posto
nellarea settentrionale di Monte SantAngelo114, nella c.d. Farmacia lungo le
pendici SE del Monte S.Angelo115 (Tavola VIII, Fig. 18) e nellarea Monte
Sole/S.Cataldo116. A queste si possono aggiungere le aree recentemente individuate di
Monserrato117 e Pompei118. Il versante occidentale fu occupato invece dalle necropoli
di et ellenistica, dove alcune tombe ad epitymbia, di et ellenistica, erano state
individuate, nel 1962, precisamente in C.da S. Antonino. Lungo il versante
settentrionale sono note altre necropoli, meno monumentali, come quelle di Via
Cotturo e di Piazza Sicilia119, cui si aggiungono le sepolture individuate alle falde
orientali del Monte S. Angelo, a ridosso del centro abitato, alle falde sudorientali del
Poggio Cofino120, e quelle rinvenute in Via Oreto-Grata121. Questo ci fa capire come
la citt dovesse estendersi verso Sud, nellarea dellattuale centro storico e del porto,
da cui peraltro provengono notizie di rinvenimenti di strutture murarie. Questa seconda
fase dellimpianto urbano legata ai rapporti che Finziade stringe ora con Roma,
offrendole il suo appoggio come postazione strategica nei conflitti militari, seppur
priva di un porto, come testimoniato da Polibio122 e Diodoro123, la cui costruzione si
colloca soltanto in et tardo repubblicana, quando Finziade diventa centro di
smistamento per i prodotti cerealicoli dellisola, come riportato da Cicerone124. Segno

114

TOSCANO RAFFA 2013, UT 4


Ibidem UT 22
116
Ibidem UT 145
117
Ibidem UT 66
118
Ibidem UT 15
119
CARITA 2007, p.49; DE MIRO 2004, p.134.
120
TOSCANO-RAFFA 2013, UT 52
121
TOSCANO-RAFFA 2013, UT 63
122
PLINIO I,53
123
DIODORO SICULO, BIBLIOTECA STORICA XXIV,1
124
CICERONE, ACTIO SECUNDA IN VERREM, III, 192
115

28

di questa nuova vocazione della citt sono anche i siloi125 rinvenuti negli anni 80
dallAssociazione Archeologica Licatese, in localit Cannoni, e forse della Tholos di
Via Marconi, funzionali allimmagazzinamento delle derrate granarie. Tuttavia la
crescita e lo splendore della citt saranno di brevissima durata forse a causa del
progressivo calo delle attivit commerciali, che, in seguito al blocco dei rifornimenti
cerealicoli a Roma attuato da Sesto Pompeo, e poi con la conquista dellEgitto che
diverr la principale fonte di approvvigionamento del grano, subiranno un calo
repentino. Con la costruzione del porto il centro della citt si sposta verso le zone di
Via S.Maria, dove le case mostrano segni di una maggiore ricchezza, mentre i quartieri
posti a monte, diventando periferici, tendono a spopolarsi.

1.2.4 LET IMPERIALE E TARDO-ANTICA


Durante let imperiale continua il lento processo di decadenza della citt,
cominciato gi in et repubblicana con labbandono delle abitazioni, mai pi
ricostruite, e la trasformazione del centro in un piccolo borgo nei pressi del porto.
Emerge piuttosto un processo di ruralizzazione, ancora inedito presso la
comunit scientifica, individuato nellambito di un progetto di ricerca dottorale126. Si
tratta delle zone settentrionali della Montagna, in particolare delle aree poste a Nord di
Monte Sole127, in C.da S.Michele/Giannotta128, dove il rinvenimento di numerosi
frammenti fittili di sigillate italica e africana ha fatto, a buon diritto, ritenere larea
frequentata nei primi secoli del nuovo millennio. inoltre testimoniata

125

TOSCANO-RAFFA 2013, UT 31
TOSCANO RAFFA 2013
127
TOSCANO-RAFFA 2013 UU.TT 79-85
128
ibidem UU. TT 162, 169, 171
126

29

unoccupazione delle aree pi interne della piana, in particolar modo di Poggio


Mucciacqui e di C.da Apaforte. 129
Loccupazione di tutte queste aree, frequentate gi tra la met del I sec. a.C. e
il I sec. d.C., destinata ad intensificarsi nella media e tarda et imperiale, arrivando
in qualche caso, fino al VI sec. d.C. 130
Sempre per le fasi medio e tardo imperiali del comprensorio licatese, solo di
recente individuate, risultano frequentati i siti della Mollarella e di Pizzo Caduta, e le
pendici Sud-orientali del Monte SantAngelo, che hanno restituito diversi frammenti
di sigillata africana, scoperti con la revisione dei materiali conservati presso il
Museo131.
Le indagini condotte dallUniversit di Messina nellAprile 2012, che hanno
previsto lo scavo stratigrafico di una piccola necropoli tardo antica, con 18 sepolture e
lindividuazione di una parte di un ipogeo funerario scavato clandestinamente132,
hanno permesso lacquisizione di nuovi e importanti dati. (Tavola VIII, Fig. 19)
. Le uniche fonti dove continua a ricorrere il nome della citt per questo periodo
sono Plinio133 che ricorda come la comunit dei Phintientes fosse soggetta al
pagamento dello stipendium. Nel testo si fa inoltre riferimento ad una comunit di
Gelani, che ha creato qualche perplessit sulla loro identificazione, risolta con
lattribuzione al centro di Philosophiana. Altre menzioni di Finziade si devono a
Tolomeo134, e allItinerarium Antonini, dove compare un refugium Plintis, probabile
variazione delloriginario Phintias.

129

Tesi di laurea Magistrale di C. PAPALE, Archeologia dei paesaggi lungo la bassa valle dellHimera
meridionale. Universit degli studi di Messina, Relatore Prof. G.F. La Torre, A. A. 2012-2013
130
Ibidem, pp. 396-397
131
Ibidem, pp.403-404; FRESCHI1993, pp. 115-118.
132
TOSCANO RAFFA 2013, UT 25
133
PLINIO Naturalis Historia III, 91
134
TOLOMEO III,4,7

30

CAPITOLO II
ARCHEOLOGIA DEI PAESAGGI: METODI DI INDAGINE
2.1. PREMESSA
noto come lindagine storica di specifici territori, di microaree, di
comprensori geografici, di regioni, costituisca una delle pi grandi innovazioni
metodologiche nellambito di indagine dellarcheologia moderna. Si tratta di
unanalisi particolare, nel dettaglio, che tenta di ricostruire la storia totale di un
territorio.135 Prima di passare alla trattazione dellelaborazione dei dati raccolti durante
le campagne di ricognizione nellarea di Monte Agrabona, condotte dallo scrivente,
occorre porre lattenzione sullimportanza che le attivit sistematiche di survey
rivestono per la compilazione di una Carta Archeologica di un territorio, nel nostro
caso, quello licatese. I dati ricavati dalle indagini andranno ad accrescere quelle che
gi sono le conoscenze archeologiche e topografiche, acquisite soprattutto grazie
allintensificarsi dellattenzione di cui, il comprensorio di Licata, per le sue peculiarit,
stato beneficiario negli ultimi anni.

2.2. BREVE STORIA DEGLI STUDI


LItalia, ricca come ben sappiamo di numerosissime testimonianze
archeologiche, non fornita di una carta archeologica che copra lintero territorio
nazionale in maniera dettagliata. Tra gli anni venti e cinquanta del XIX secolo alcuni
studiosi, fra gli altri O. Gerhard e E. Westphal136, gettarono le basi per le prime vere e
proprie carte archeologiche. Al centro degli interessi di questi primi "topografi" vi era
la ricostruzione di uno schematico paesaggio antico, basato sulla raffigurazione dei
monumenti antichi, delle strutture idrauliche, delle strade e dei confini territoriali. Gli

135
136

VOLPE 2007
CAMBI-TERRENATO 2004, p.22
31

studi degli archeologi del tempo costituirono inoltre la base per studi topografici di
sintesi mirati soprattutto ai dintorni di Roma, all'Etruria e al Lazio. Carte archeologiche
analitiche erano state fino ad allora redatte soltanto per centri urbani o per unitari
complessi monumentali.
Nella seconda met del XIX secolo furono realizzate delle fondamentali carte
topografiche che traducevano i risultati di studi storici ed epigrafici ed offrivano ottime
sintesi circa le identificazioni di centri, strade e fiumi noti dalle fonti. Nel 1881,
accanto alla pubblicazione a cura del Kiepert della Carta archeologica dell'Italia
centrale in scala 1:250.000, Gamurrini, Cozza e Pasqui, cui si aggiunse in seguito
Mengarelli, iniziarono la redazione della Carta archeologica d'Italia che prevedeva la
messa in carta in scala 1:50.000137 di tutte le testimonianze archeologiche rinvenute in
Italia, partendo dall'Etruria e dalla Sabina. Di questa iniziativa, purtroppo di breve
durata, sono stati pubblicati soltanto due volumi, uno relativo all'Etruria e alla Sabina
e l'altro all'Agro Falisco. L'integralit della ricerca, cio la copertura sistematica del
territorio e l'utilizzo di qualsiasi tipo di documentazione, sono due caratteristiche
fondamentali di questo lavoro. Scopo dichiarato della Carta archeologica dItalia era
di servire come fondamento per le scoperte future, oltre che ovviamente acquisire
unampia base conoscitiva sulla quale impostare la programmazione necessaria alla
tutela, alla gestione e allo sviluppo del patrimonio archeologico nazionale138. Gli stessi
criteri che erano alla base della Carta archeologica furono ripresi nel 1926 da G. Lugli
con la pubblicazione del primo volume della "Forma Italiae", una sorta di catasto
archeologico del territorio nazionale sulla base delle tavolette dell'IGM.
Nel 1927 in occasione del I Convegno Nazionale di Studi Etruschi e Italici, R.
Bianchi Bandinelli e O. Marinelli presentarono la proposta di una Carta d'Italia -

137

138

CAMBI 2000, PP. 250-257 TERRENATO 2000 B PP.49-53.


QUILICI 2004, p.64
32

Edizione archeologica su fogli IGM 1:100.000, un'opera innovativa per l'epoca


e attuale per i numerosi aspetti metodologici. Tra i motivi di attualit c' innanzitutto
la visione storica, cui deve essere finalizzata la carta, e l'importanza di essa come
strumento conoscitivo ed operativo per le Soprintendenze. Era questo il momento pi
adatto per intraprendere delle ricognizioni ad ampio raggio, che non ebbero per un
grosso seguito in Italia, ancora troppo legata allimpronta della scuola di pensiero
artistico-filologica.
L'ambito culturale in cui fu pi vitale lo studio topografico dell'Italia e del
Mediterraneo fu quello britannico. Nel dopoguerra si form una vera e propria
comunit scientifica, basata su un continuo scambio tra Universit e istituzioni inglesi,
le quali a loro volta si rapportavano anche a scuole e accademie dislocate in varie parti
del mondo. Tutto questo fermento, unito ad unaggiornata legislazione e a nuove
scoperte tecnologiche sviluppatesi in quegli anni, ha permesso la diffusione di quella
che oggi definiamo Landscape Archaeology o Archeologia dei paesaggi.
Secondo Barker la Landscape Archaeology pu essere definita come lo studio
archeologico del rapporto tra le persone e lambiente nellantichit, e dei rapporti tra
la gente e la gente nel contesto dellambiente in cui abitava.139
Lo sviluppo teorico di questa disciplina, articolatosi in tre fasi che dalla fine
dellOttocento arrivano fino ai giorni nostri, vede lapporto fondamentale di numerose
correnti, nate nel Novecento in seno allarcheologia, che propongono nuovi metodi e
modi di indagine, quali ad esempio, per citare le pi importanti, la New Archaeology
e lArcheologia post-processuale.
In questo tipo di ricostruzione diacronica del territorio, lo stesso paesaggio
diventa oggetto di ricerca. Il paesaggio attuale infatti un complesso palinsesto di

139

BARKER 1986, p.7


33

paesaggi stratificati. In essi si conservano le tracce del passato, delle trasformazione


antropiche e naturali, delle strutture insediative, delle culture. Loggetto della ricerca
non pi pertanto limitato alla cultura materiale e allo studio dei rapporti tra individuo
e societ, ma si estende anche agli ecofatti e ai rapporti tra queste e lambiente. In tal
senso il paesaggio costituisce il campo privilegiato di studio dellarcheologia
globale.140

2.3. LE METODOLOGIE
2.3.1 LE FONTI
Anche se la ricognizione di superficie resta la tecnica migliore per
lacquisizione di nuovi dati, larcheologia dei paesaggi utilizza anche altre fonti che
concorrono alla formazione di un archivio di base per il progetto. I dati acquisiti infatti
saranno collocati su una carta, che verr utilizzata come punto di partenza per le
ricerche.
Importanza fondamentale hanno le fonti letterarie, antiche e medievali. La
conoscenza delle opere degli scrittori antichi pu fornirci, direttamente o
indirettamente, dati interessanti sul territorio, che ci consentono di cogliere la
rappresentazione che gli antichi avevano dello spazio geo-topografico.
Stesso discorso vale per le fonti epigrafiche, che sono un documento diretto
dellantichit, e che, specialmente se rinvenute in situ o comunque, contestualizzate,
possono offrire informazione nuove e preziose di ordine topografico.
Non secondario lapporto delle fonti letterarie moderne, che possono fornire
indicazioni utili per la ricostruzione dei paesaggi antichi successivamente scomparsi o
trasformati. Sono dunque utili la letteratura di carattere antiquario o scientifico in
particolar modo, o pi in generale, i racconti e le cronache di viaggi.

140

VOLPE 2007
34

A questi si possono aggiungere le fonti iconografiche, cio le immagini del


paesaggio rappresentato dagli artisti, non dimenticando che esse risentono delle idee e
della formazione culturale dellesecutore.
In maniera rilevante da considerare inoltre la toponomastica, per
lidentificazione di elementi antichi nel territorio141. Lo studio dei toponimi, svolto
dagli studiosi di linguistica, ha portato in molti casi alla scoperta di nuovi siti
archeologici. La migliore e pi accessibile fonte di informazioni di carattere
toponomastico per lItalia intera rappresentata dalle tavolette IGM in scala 1:25.000.
Non dobbiamo dimenticare per che molti toponimi, compresi nelle forme dialettali o
locali, essendo stati tradotti in italiano, hanno visto alterati la loro forma e il loro
significato originario. Essi devono pertanto essere vagliati attentamente prima di
usufruirne, per evitare rimandi ad attestazioni documentarie differenti da quelle che ci
interessano.
Alle fonti suddette vanno inoltre aggiunte quelle di archivio, fondamentali per
il recupero di notizie inedite di rinvenimenti e scavi, documentazione e materiali142.
Infine non bisogna dimenticare lanalisi della bibliografia relativa ad indagini
pregresse, compiute precedentemente nel territorio.
Necessaria anche una conoscenza della situazione dei suoli e la loro
destinazione duso attuale. La condizione dei terreni coltivati o incolti, pubblici o
privati, destinati a certi tipi di agricoltura o a pascolo, infatti, influenza notevolmente
la ricognizione sul territorio, che rappresenta il passo successivo della ricerca.
Quanto detto finora sufficiente per porre larcheologia dei paesaggi
allinterno del nuovo corso che lArcheologia odierna sta prendendo. Lutilizzo di tutte
le fonti sopra citate infatti, rimanda direttamente ai cardini dellarcheologia globale,

141
142

CAMBI 2000, P. 253


QUILICI 2004 p.70

35

che oltre alla comprensione delle tracce archeologiche, mira alla globalit
dellapproccio, alla raccolta delle diverse informazioni che le fonti, ciascuna nelle
proprie possibilit, mettono a disposizione143.
2.3.2 LA CARTOGRAFIA
La cartografia ricopre un ruolo fondamentale allinterno della ricerca, sia per
limpostazione del progetto, sia per le attivit sul campo che per lelaborazione dei dati
e la loro edizione.
Lutilit diretta della carta rappresentata dalla sua funzione di strumento
conoscitivo, grande contenitore di dati fisici, geografici e politici, fondamentale
pertanto per la conoscenza del territorio e base di riferimento per i rinvenimenti di
natura archeologica. Vi sono diversi tipi di carte, tutte ugualmente importanti ai fini
scientifici.
Le principali sono le carte topografiche dellIGM, utilizzate come cartografia
ufficiale dello stato. Si tratta di 277 fogli in scala 1:100000, che seguono la
denominazione della localit di maggior rilievo presente nella carta. Ogni foglio
diviso in 4 quadranti denominati con numeri romani in scala 1.50000. A sua volta ogni
quadrante suddiviso in 4 tavolette in scala 1:25000, individuate con i rispettivi punti
cardinali, dove sono evidenziati la viabilit del territorio, i toponimi, il livello di
urbanizzazione del comprensorio analizzato e la alterazioni da esso subite. Le tavolette
di edizione recente recano la planimetria stampata in nero, lidrografia in azzurro e
lorografia color seppia, rappresentata talvolta con le sole curve di livello; i limiti
amministrativi sono invece stampati in viola. Proprio la tavoletta IGM risulta lo
strumento principale dellarcheologo: essa ha il vantaggio di essere precisa e ricca di
dettagli, nonostante abbia una scala troppo elevata per la collocazione puntuale e

143

MANACORDA 2004, pp.136-138.


36

corretta delle evidenze archeologiche rinvenute durante la ricognizione. Il limite pi


vistoso delle suddette tavolette costituito per dal loro avanzato invecchiamento. Non
di rado esse sono ancora quelle edite sulla base dei rilievi aerofotogrammetrici condotti
tra la fine del 1930 e il 1940 e riproducono pertanto paesaggi oggi non pi esistenti. In
compenso, le edizioni pi vecchie divengono cartografia storica e documentano dati
di paesaggi scomparsi. Laggiornamento della cartografia IGM procede grazie ai nuovi
Sistemi informativi geografici o territoriali (SIT), meglio noti come GIS
(Geographical Information System).
Nellambito della creazione della carta dItalia in corso di realizzazione una
nuova cartografia in scala 1:10000 divisa in tavolette, a loro volta suddivise in quattro
sezioni.
A questa cartografia si devono aggiungere le carte ad altissimo denominatore:
la Carta Regionale, basata sui confini delle Regioni, i 12 fogli della carta in scala
1:250.000 e la carta in scala 1:1000000.
Nellambito della progettazione della ricerca sul campo risultano estremamente
utili, oltre alla cartografia ufficiale, altri tipi di carte che riproducano ad esempio le
variabili ambientali. Rientra in questo gruppo ad esempio la Carta geologica dItalia,
redatta sulla base dei fogli IGM in scala 1:100.000, alla quale allegata una nota
illustrativa in cui sono descritte le formazioni geologiche dellarea. Questo tipo di carta
si presta a numerose osservazioni preliminari. La stessa variabilit delle formazioni
geologiche fonte di riflessione circa lambiente, la geomorfologia e le direttrici di
antropizzazione dello stesso. Gli svantaggi di questa carta consistono principalmente
nellelevato denominatore della scala e nella classificazione delle formazioni
geologiche per grandi gruppi, resa inevitabile, daltra parte, dalla stessa scala adottata.
Altre tipologie di carte tematiche appaiono pratiche sia in fase di progettazione
che di analisi dei dati: le carte altimetriche, estratte dalle normali carte topografiche;
37

le carte clivo metriche, utili per valutare lincidenza dei fenomeni erosivi; le carte
idrografiche e del drenaggio, importanti per lo studio della pedogenesi; le carte dei tipi
di suoli, utili per comprendere le potenzialit agricole di un comprensorio. A queste
possono essere aggiunte le carte dellesposizione dei versanti, le carte
geomorfologiche e le carte geolitologiche dellutilizzazione dei suoli che, come detto
prima, consentono di valutare durante la fase di progettazione, le aree con maggiore o
minore visibilit.
Ai fini della programmazione di un progetto inoltre importante tenere
presente la cartografia storica che ci fornisce importanti dati sul paesaggio in epoche
diverse, permettendoci di capire la trasformazione in esso avvenuta. Rientrano in
questo particolare gruppo tutte le carte redatte prima dellUnit dItalia, anno di nascita
della cartografia IGM e tutte le stampe poste a corredo dei volumi scritti dagli eruditi
dei secolo XVII e XVIII.
Un altro genere di cartografia, ampiamente usata anche nel nostro progetto,
rappresentata dalla Carta Tecnica Regionale (CTR), in scala compresa fra 1:10000 e
uno 1:2000, disegnate a tratto su base aerofotogrammetrica. Grazie alla scala con cui
queste carte sono redatte possibile inquadrare comodamente e con ricchezza di
dettagli i particolari del paesaggio. Le distanze possono essere pi facilmente
calcolate, le forme degli elementi sono meglio illustrate e le variazioni altimetriche pi
specifiche. Altro grande vantaggio di questo tipo di carta la sua giovane et, che
consente una rappresentazione della realt piuttosto fedele.
Insieme alle carte tecniche vanno considerate le ortofotocarte, in scala 1:5.000
o 1:10.000. Si tratta di stampe di fotogrammi tratti da coppie di fotografie aeree
raddrizzate, basate in genere su coperture aeree recenti, e pertanto utili perch
contenenti contemporaneamente la localizzazione delle aree boschive, le divisioni

38

agrarie, lestensione delle aree urbanizzate, gli alvei dei corsi dacqua, la
toponomastica, le quote e le curve di livello.
Le carte realizzate con la scala pi bassa in assoluto sono le Carte Catastali,
prodotte dal ministero delle Finanze con lo scopo di formare un catasto geometrico
particellare uniforme. Esse possono essere redatte in scale diverse: il catasto urbano e
delle aree di espansione realizzato in scala 1:1000, con particolari in scala 1.500,
mentre il catasto rurale e delle propriet agricole, in scala variabile da 1:2000 a
1:4000. Durante loperazione di ricognizione queste carte risultano poco utili, mentre
sono sempre state indispensabili ai fini della tutela e per indicare lesatta posizione di
unarea particolare. Il limite pi grave delle carte catastali rappresentato dallassoluta
mancanza di indicazioni altimetriche.
Esistono infine numerose carte, come quelle prodotte dallistituto geografico
della marina, a piccola e media scala, con indicazioni batimetriche, utilizzate
soprattutto per larcheologia subacquea, o le carte prodotte per la navigazione aerea,
realizzate dalla sezione foto cartografica dello stato maggiore dellaeronautica. In fase
analitica vengono a volte utilizzati i fotopiani, simili alle aerofotocarte, ma ristretti a
territori di minore estensione.
2.3.3 LA RICOGNIZIONE
Il termine ricognizione archeologica, in inglese field survey, comprende una
serie di tecniche e di applicazioni necessarie all'individuazione di testimonianze
archeologiche che hanno lasciato sul terreno delle tracce pi o meno consistenti. E'
uno strumento fondamentale, anche se non esclusivo, per la ricostruzione dei paesaggi
antichi.
La ricognizione archeologica stata variamente considerata in passato. Da un
lato vi erano studiosi che partendo dai presupposti della casualit e dell'estemporaneit
dei materiali archeologici di superficie considerava del tutto inattendibile qualsiasi
39

analisi di superficie. Dall'altro vi erano studiosi che riponevano estrema fiducia nei
dati ricavati dalle ricognizioni finendo per promuovere fideistiche teorie storicoarcheologiche.
Oggi, nonostante i numerosi dibattiti in merito allattendibilit o meno dei
rinvenimenti di superficie, essa si affinata, abbandonando lidea di una generica
raccolta di documenti a favore di una definizione di metodologie di indagine adeguate.
Allinterno della definizione di ricognizione si devono distinguere diversi
metodi di indagine del territorio.
Per ricognizione sistematica, o field-walking, si intende un'ispezione diretta di
porzioni ben definite di territori generalmente sottoposti a coltivazione, fatta in modo
da garantire una copertura uniforme e controllata di tutte le zone che fanno parte del
contesto indagato. L'obiettivo della copertura uniforme, che uno dei tratti
caratteristici della ricognizione sistematica, viene perseguito suddividendo il territorio
in unit individuabili sulle carte, in genere i singoli campi coltivati, e percorrendole a
piedi alla ricerca di manufatti e altre tracce di siti archeologici. I ricognitori,
organizzati di solito in squadre, attraversano il campo per linee parallele e a intervalli
regolari. La distanza fra i ricognitori un fattore di grande importanza: infatti
possibile che siti di dimensioni inferiori alla misura adottata passino inosservati, e
d'altronde ravvicinare troppo i ricognitori porta ad allungare i tempi necessari alla
ricerca. Normalmente, in una ricognizione ad ampio raggio, la distanza ideale fra un
ricognitore e l'altro varia fra i 10 e i 20 metri. Un intervallo inferiore ai 5 metri pu
essere adottato per contesti particolari e ci garantir una maggiore aspettativa di
ritrovamento di siti pi piccoli e dei manufatti isolati.
La ricognizione sistematica non tuttavia applicabile a tutte le situazioni
geografiche. Nel caso delle aree boscose ad esempio, essa, per motivi di visibilit non
assicura una copertura uniforme del territorio. Vi sono pertanto delle situazioni in cui
40

il metodo di ricerca pi produttivo rappresentato da una ricognizione non sistematica,


ma limitata a zone che, per vari motivi, possono avere un potenziale archeologico
maggiore. Con questo metodo vengono di solito esplorate le sommit e i costoni
rocciosi, i letti dei fiumi, i boschi, le paludi, i ruderi e i siti ancora abitati, che possono
contenere a volte materiali antichi riutilizzati.
In entrambi i casi le perlustrazioni sono condotte in tempi ottimali durante la
stagione invernale, quando la vegetazione ridotta al minimo e durante il periodo di
aratura, quando il terreno smosso permette un pi facile riscontro di affioramenti di
materiale. La stagione peggiore invece rappresentata dalla primavera inoltrata,
quando la vegetazione rigogliosa non consente una visibilit appropriata del terreno.
La decisione pi importante nel progettare una ricognizione riguarda la
determinazione dellintensit della copertura144. Lintensit pu essere definita come
la quantit di energia impiegata e il dettaglio raggiunto nella raccolta dei dati. Questa
caratteristica, apparsa per la prima volta in seno all archeologia processuale145,
indispensabile per valutare correttamente i risultati di qualunque indagine
archeologica. E necessario dunque definire dei criteri di valutazione allinizio del
progetto, variabili poi in corso dopera. In molti progetti si applica un solo livello di
intensit a tutto il territorio preso in esame e lintero contesto viene ricognito con la
stessa procedura. E il caso, come gi accennato in precedenza, delle ricognizioni che
mirano ad un censimento omogeneo destinato alla tutela, dove non importante
lapplicazione di intensit differenti. Altri tipi di progetti prevedono invece
unintensit di copertura diversa. In alcuni casi infatti una parte del contesto da
indagare viene sottoposto ad una ricognizione meno intensa, che si limita al

144

La prima regola di una ricognizione archeologica che il metodo di copertura determina il genere
di archeologia che si trover G.Barker, L archeologia del paesaggio italiano: nuovi orientamenti e
recenti esperienze in Archeologia Medievale, XIII, 1986, p.18.
145
PLOG-PLOG-WAIT 1978, PP.383-421.

41

censimento dei siti gi noti o allidentificazione delle maggiori evidenze, mentre, la


restante parte del territorio viene ricognita sistematicamente e intensivamente.
Questo metodo consente non solo di avere livelli differenti di intensit
allinterno dello stesso progetto ma di concentrare lindagine su alcune zone prescelte.
Al fine dellinterpretazione e del confronto delle distribuzioni dei siti necessario
conoscere lintensit applicata al momento del loro rinvenimento. Proprio per questo
motivo si cercato di misurare, anche se approssimativamente, lintensit applicata
alle ricognizioni, attraverso due differenti metodi. Il primo, applicabile a tutti i tipi di
ricognizione, anche quelle non sistematiche, assume che lintensit sia proporzionale
al tempo che un ricognitore impiega a coprire un unit di superficie. Il secondo invece,
misura lintensit sulla base della distanza che i ricognitori tengono nel campo. Questo
secondo metodo, nonostante sia pi preciso, non pu essere utilizzato in tutti i casi.
Laumento dellintensit della ricerca pu essere determinato dalle ricognizioni
ripetute nella stessa area. Non si tratta ovviamente di ricoprire pi volte la stessa area
ma di concentrarsi su alcuni punti da ricognire a distanza di anni. I vantaggi di questo
procedimento sono molteplici: cos facendo si riuscir ad ottenere infatti una maggiore
quantit di materiali della zona indagata ma soprattutto lapporto offerto dalle ripetute
ricognizioni permetter di capire meglio i fattori che determinano il rinvenimento dei
siti.
Poich molto spesso non si dispone del tempo e dei fondi necessari per
sottoporre un territorio a ricognizione, gli archeologi preferiscono attuare una
copertura parziale del territorio da indagare, concentrandosi su zone selezionate, che
possano rappresentare lintero contesto e coprendo la restante parte solo in modo
approssimativo. Fondamentale per la campionatura sono i criteri di scelta delle zone
da coprire e la definizione della forma e delle dimensione. In base ai criteri di scelta si
pu parlare di campionatura arbitraria, dove le i campioni da ricognire sono scelti
42

arbitrariamente, campionatura ragionata, quando i criteri di scelta dei campioni sono


omogenei ed espliciti; campionatura casuale quando la scelta dei campioni viene
affidata al caso146. In merito alla forma i campioni possono essere piccoli, per il
rinvenimento di un maggior numero di siti, o grandi, comportando spostamenti minori
dei ricognitori. La forma dei campioni pu essere invece rettangolare, nel caso dei
transetti, disposti ad intervalli irregolari o regolari, o quadrati, anche questi disposti ad
intervalli regolari e non. Dai diversi tipi di campionatura dipende anche una diversa
documentazione.
Non sempre attraverso la ricognizione di superficie possibile individuare tutti
i siti esistenti. La distribuzione dei siti riconoscibili sul campo, infatti, non sempre
rispecchia ci che visibile in superficie. Frequentemente si incontrano aree in cui la
vegetazione cos fitta da impedire la visibilit delle evidenze e ci potrebbe diventare
causa di una scorretta interpretazione dei dati. Per questo motivo molti progetti di
ricerca hanno misurato, anche se solo empiricamente, la visibilit, per cercare poi di
correggere le distorsioni dovute ad essa. I fattori ambientali che possono influenzare
la visibilit dei siti sul territorio sono molteplici e variano in primo luogo in base agli
ambiti geografici. Sicuramente i principali sono le condizioni della superficie
determinate dalla vegetazione e dai lavori agricoli e le dinamiche di erosione e
accumulo. Nonostante vi sia una consapevolezza acquisita in merito alla lettura dei
dati strettamente legata alle condizioni di visibilit delle aree indagate, oggi si ancora
ben lontani dal trovare una metodologia adeguata a risolvere il problema della
visibilit. In genere vengono redatte delle carte, estremamente utili al momento
dellelaborazione dei dati, per valutare leffetto della visibilit sulla distribuzione dei

146

Per un cfr. delle strategie di campionatura si veda RENFREW-BAHN 2009, p.48.

43

siti rinvenuti. Per redigerle ci si affida o allattribuzione di un valore in una scala


prestabilita (ad esempio da 1 a 5) o alla descrizione delle condizioni incontrate.
Come abbiamo visto lo scopo della ricognizione archeologica il rinvenimento
sul terreno di siti, vale a dire di unit topografiche (UT) caratterizzate dalla presenza
di resti antropici che emergono rispetto al resto del paesaggio 147. Fino agli anni
Cinquanta i siti riportati sulle carte erano solo di carattere monumentale: si trattava
delle strutture rimaste in vista, come strade, ponti, acquedotti, specialmente di et
romana. In seguito si pass a considerare come siti anche i manufatti visibili sulla
superficie dei campi coltivati, portati alla luce dai lavori agricoli.
Oggi vengono definiti siti particolari148 tutti i siti e le tracce che non sono
rappresentate dai manufatti. Si tratta di siti di numero piuttosto modesto, costituiti
principalmente da insediamenti di tipo rurale: edifici residenziali o produttivi, reti
stradali, impianti idraulici, sepolture. Tra questi possono essere annoverati anche
elementi architettonici ed epigrafi, parti di edifici antichi reimpiegati. Molto spesso la
localizzazione di questi siti avviene tramite le informazioni di abitanti del luogo o
eruditi locali. Allinterno di questa stessa categoria vengono inoltre inserite le tracce
lineari presenti sul paesaggio: strade, canalizzazioni e divisioni confinarie. Grazie al
loro aspetto rettilineo esse possono essere facilmente individuabili nel paesaggio
naturale, anche se la tecnica migliore per la loro determinazione rappresentata
dallanalisi della fotografia aerea.
Le concentrazioni di manufatti sulla superficie dei suoli coltivati sono invece
definite semplicemente come siti. Ladozione dellagricoltura meccanizzata ha influito
notevolmente su questo tipo di evidenze, stravolgendo i suoli e a volte intaccando le
stratificazioni archeologiche. I materiali rinvenuti, che risultano decontestualizzati,

147
148

Per un cfr. del termine sito si veda TERRENATO 2000, pp.279-280.


Per la classificazione proposta si veda CAMBI TERRENATO 2004, p.163.

44

possono fornire informazioni sulla cronologia, la tipologia e le dimensioni del sito


intaccato.
Il concetto di sito, pi volte messo in discussione stato rivalutato
dallarcheologia processuale, che ha cercato di adottare dei criteri quantitativi per
delimitarne lestensione. Il metodo pi frequente per la distinzione tra sito e materiali
sporadici si basa sullosservazione della densit dei manufatti per metro quadrato. La
soglia di densit che ne consegue varia a seconda delle situazioni. In seno ai dubbi
sulloggettivit e sulla scientificit di questo metodo ne stato proposto un altro in cui
il termine sito va ad indicare unarea che presenta una quantit di manufatti superiore
alla media. In base a questa distinzione i siti rappresenterebbero le aree di continuit
di presenze umane, mentre le aree extra sito, con materiali un tempo definiti sporadici,
sarebbero indice di unattivit umana occasionale, frequentazioni che avvenivano al di
fuori del sito. Un approccio diverso al problema della distinzione fra sito e non sito
consiste nel prendere in considerazione la distribuzione dei singoli manufatti. Se per
le culture non stanziali questo tipo di ricognizione probabilmente lunica via
praticabile, essa pone dei complessi problemi metodologici dal momento che
lincidenza dei fattori di disturbo rimangono difficili da valutare e quantificare.
Come abbiamo visto, i siti e le evidenze rinvenute durante il corso delle
ricognizioni devono essere adeguatamente documentati con schede, disegni e
fotografie. E importante infatti precisare la posizione geografica di ciascun reperto,
facendo riferimento alla cartografia, e descrivere il ritrovamento in s. La
documentazione archeologica pu essere raccolta in differenti modi, tenendo conto del
tipo di sito che ci si trova di fronte. Il posizionamento del sito sulla carta pu avvenire
in diversi modi. Le aree vengono cartografate misurando la densit e la distribuzione
dei manufatti in unit geometriche piuttosto che con rilievi topografici. In altri casi si
riportano i contorni dellarea su una carta topografica o si misurano le dimensioni e la
45

distanza da un preciso punto. Altre volte ancora il sito viene semplicemente


posizionato ad occhio o contando i passi. Questi metodi, con limpiego di una
cartografia a denominatore molto alto (da 2.000 a 10.000), risulteranno molto accurati.
Per il materiale extra-sito, anchesso documentato e classificato come sporadico, si
proceder a fissare una soglia di intensit dellarea occupata. Larea indagata verr
allora suddivisa in unit di superficie uguali, generalmente di forma quadrata o
rettangolare, secondo il metodo della quadrettatura. In ciascuna unit verranno infine
contati e poi confrontati il numero dei manufatti rinvenuti in ognuna di esse.
Oltre alle carte e alla relativa documentazione fotografia, per ogni sito verr
effettuata una schedatura corredata di esauriente testo descrittivo, di fotografie e
disegni.
Completa la documentazione, come per lo scavo, un diario con tutte le
informazioni relative alla ricognizione.
Insieme alla documentazione si proceder alla raccolta dei materiali presenti
nellarea, operando una selezione secondo criteri prestabiliti. Nel caso in cui non venga
effettuata una raccolta totale dei manufatti, sar opportuno prelevare solo quelli che
possano essere facilmente inquadrati dal punto di vista tipologico e quelli che possono
fornire indicazioni sulla cronologia assoluta dellinsediamento149.
In seno alle attivit di documentazione di un sito e soprattutto durante il
posizionamento di questo sulla carta fondamentale luso del Global Position System,
meglio noto come GPS, che attraverso il rilevamento satellitare riesce a determinare
con precisione le coordinate geografiche del sito in questione. Configurandosi come
un ricevitore a terra, lo strumento, infatti, capta le onde elettromagnetiche dei satelliti
che orbitano intorno alla terra e, attraverso un software interno, calcola il tempo in cui

149

CAMBI 2000, p.252.

46

le onde coprono la distanze dal satellite al ricevitore. Sulla base della misurazione del
tempo e della velocit delle onde esso riesce a definire lesatta posizione del sito.
Tuttavia un sistema di posizionamento globale normale, restituisce dei dati che
possono presentare un errore compreso fra 3 e 6 m. Molto spesso, per ovviare a questo
problema si preferisce utilizzare un altro tipo di GPS, il DGPS, Differential Global
Position System, che avendo un errore centimetrico, garantisce una maggiore
precisione nel posizionamento delle evidenze. Il DGPS utilizza due stazioni: una posta
a terra, in un punto di cui si conoscono gi le coordinate e la seconda esattamente nel
punto da rilevare. La prima stazione in grado di rilevare la posizione della seconda e
sulla base delle onde trasmesse al satellite in grado di fornire le coordinate. Anche in
questo caso le informazioni ottenute verranno trattate da software che attraverso vari
calcoli permetteranno di risalire alle coordinate del sito.
E importante ricordare per che entrambi i sistemi operano sulla base di un
sistema di riferimento geodetico non usato nella cartografia, il VGS 84. Per questo
occorre sempre conoscere le coordinate del sistema utilizzato dalla carta.
2.3.4 LA FOTOGRAFIA AEREA
Un breve cenno, infine, necessario sullimportanza dellanalisi delle
fotografie aeree per lo studio dei paesaggi antichi e per lindividuazione di tracce
archeologiche. I primi utilizzi della fotografia aerea risalgono alla met del XIX secolo
quando lo studioso Tournachon, meglio noto come Nadar, riusc a fotografare da un
pallone frenato la citt di Parigi. In Italia il primo a servirsi della fotografia aerea fu
Giacomo Boni, durante gli scavi del Foro Romano nel 1898, anche se ancora lutilizzo
era legato alla ripresa di scavi gi condotti, per vedute panoramiche dei siti.
La fotografia aerea, oggi, rappresenta un fondamentale momento di indagine
anche preliminare allattivit sul campo, poich permette di rilevare le tracce lasciate
47

in superficie da elementi archeologici sepolti, non visibili ad occhio nudo, e che


condizionano la conformazione stessa della superficie del terreno. Infatti il terreno,
fotografato dallalto, assume nella colorazione una diversa intensit di toni, nei singoli
tratti o punti, a seconda della propria natura, della forma, del dislivello del coltivato o
dellumidit presente. In base alla disposizione dellasse ottico della camera da prese
rispetto al terreno si possono distinguere fotografie aeree verticali o planimetriche e
fotografie aeree oblique o prospettiche. Nel primo caso si tratter di fotografie con
rappresentazione planimetrica del territorio, utilizzate per la visione stereoscopica e
soprattutto come base per la realizzazione della cartografia, dopo un processo di
restituzione in cui limmagine viene raddrizzata. Nel secondo caso invece si tratta di
rappresentazioni deformate, che offrono unimmagine vicina alla nostra visione
naturale, utili per una leggibilit immediata. La distinzione tra una fotografia aerea
verticale e una obliqua, oltre che percepibile ad occhio nudo, data dal diverso valore
dellangolo che si viene a formare tra lasse ottico della camera e la perpendicolare al
terreno, che sar compresa fino a 5 per le prime e tra 5 e 85 per le seconde.
Ai fini di una pi facile comprensione le tracce rilevate sono state divise in due
gruppi: stagionali e perenni. Sono tracce stagionali quelle determinate dalla diversit
di crescita e di colorazione della vegetazione, note come crop-marks, le tracce dovute
allalterazione del terreno, dette soil-marks, e quelle dovute al differente grado di
umidit del terreno, dette damp-marks.
Sono tracce perenni invece quelle costituite da elementi in negativo, definite
come shadow-marks, le tracce da anomalia e quella da sopravvivenza.
Nello studio delle foto aeree, ma soprattutto nelle successive fasi di foto lettura
e foto interpretazione importante il contributo dato dalla visione stereoscopica, che
propone una lettura tridimensionale del terreno e quindi le sue caratteristiche
geomorfologiche.
48

Un ruolo importante infine rappresentato dalle fotografie satellitari, che con


gradi di risoluzione diversi, contribuiscono ad una corretta e pi chiara lettura del
territorio in chiave archeologica.
2.3.5 ELABORAZIONE DEI DATI
Lultima fase del progetto di ricerca prevede lelaborazione dei dati raccolti
che serviranno per una lettura complessiva dellarea.
Per lelaborazione dei dati importante anche una buona preparazione
cartografica. Le carte di fase, ad esempio, riporteranno esclusivamente i siti attribuibili
a determinati periodi cronologici.
La datazione di siti costituiti da aree di manufatti si basa sul materiale
rinvenuto. Per realizzare questo tipo di carta si considerano i materiali pi antichi
rinvenuti nel sito, che daranno la datazione pi alta di frequentazione e quelli pi tardi,
che daranno invece la datazione pi bassa. Si assume infatti che la presenza di
manufatti attribuibili ad un determinata epoca indichi loccupazione del sito nel corso
di essa. Tuttavia i manufatti che presentano una cronologia ampia vanno usati con
molta cautela nella datazione.
Rispetto ai manufatti, la cui presenza attesta la frequentazione di un sito in una
determinata epoca, una datazione dei monumenti conservati in elevato risulter
piuttosto difficile, poich basata unicamente sulla tecnica edilizia, o sullo stile o sulle
fonti storiche. Essi potranno dunque datare solo la costruzione o un altro momento del
sito, legato al rifacimento dellopera ma non la sua intera storia. La carta di fase dunque
lo strumento principale per confrontare il popolamento delle varie epoche, dando
unimpressione immediata dello sviluppo dei siti. E necessario tuttavia che alla base
ci sia un processo di periodizzazione delle singole fasi. Questo risulta pi impegnativo
per larcheologia di et storica, poich per la preistoria e protostoria vi sono
49

periodizzazioni gi esistenti che agevolano il compito. Tuttavia questo tipo di analisi


pu essere alterata da diversi fattori. Sono fattori di distorsione alcune caratteristiche
della cultura materiale, come la deperibilit o meno dei materiali impiegati,
latteggiamento dei ricognitori, che molto spesso, per una non corretta conoscenza
escludono dalla raccolta alcuni classi di materiali, in genere strumenti preistorici, o
infine da una differente visibilit.
Alla lettura complessiva dellarea, studiata, come detto pocanzi, per fasi
cronologiche, far seguito la conoscenza storica completa del territorio, con
levoluzione avvenute nei vari periodi. Grazie alla totalit dei siti rinvenuti sar inoltre
possibile comprendere la densit abitativa del territorio e dunque la situazione
demografica di esso. Nella ricostruzione operata si dovr tenere conto delle variabili
ambientali che hanno potuto influenzare le scelte dellinsediamento.

50

CAPITOLO III
LAREA DI MONTE AGRABONA
3.1 CARATTERISTICHE GEO-MORFOLOGICHE DELLAREA
Il Monte Agrabona costituisce una delle vette pi alte del sistema collinare che
cinge a semicerchio la piana di Licata. Posto lungo il limite orientale del territorio
licatese separa, con il vicino Monte Canticaglione, la pianura dallentroterra geloo ed
posto immediatamente allinterno della linea di demarcazione territoriale che corre
tra il comprensorio del comune di Licata e quello di Butera, la quale costituisce anche
il discrimine giurisdizionale tra la provincia di Agrigento e quella di Caltanissetta.
(Tav. IX, Fig. 20)
Esso costituito da un crinale roccioso stretto e allungato che si estende per
circa 1 km con andamento E-O. Questo, partendo da unaltezza di m 369 s.l.m., nel
limite orientale, raggiunge la sua massima altitudine di m 380 s.l.m., per poi riscendere
fino ad un piccolo pianoro, posto a m 366 s.l.m., situato a circa 500 metri in linea daria
da San Marco della Palma. Da questo pianoro, il crinale roccioso si biforca verso due
diverse direzioni: luna, che presenta nel tratto iniziale un andamento NE-SO, scende
fino ad unaltitudine di m 335 s.l.m., e, con uninversione di direzione che diviene ora
NO-SE, va a creare il piccolo altopiano di San Marco della Palma; laltra, con un
andamento che, dopo un leggero cambio di direzione in senso SE-NO nel primo tratto,
mantiene la direzione E-O del crinale roccioso principale, scende in maniera graduale
verso larea retrostante C.da Palma e la S.P. 7, la quale separa la zona fin qui descritta
da C.da Cal. (Tav. IX, Fig. 21)
Le pendici meridionali del monte sono costeggiate dalla S.P. 62, la quale
costituisce un moderno discrimine tra la zona di Monte Agrabona e quella di Monte
51

Canticaglione. Per quanto riguarda la conformazione del versante meridionale, esso


caratterizzato da una serie di curve di livello che, in maniera abbastanza regolare,
scendono dalla cresta del Monte fino alla S.P. 62; esse, in gran parte caratterizzate
dalla presenza di terreni adibiti ad uso agricolo, sono in alcuni punti terrazzate per
permettere la coltivazione di vigneti o limpianto di colture in serra. Sono inoltre
presenti tre piccoli torrenti che, in maniera maggiore durante i periodi invernali,
permettono il deflusso delle acque.
Per quanto riguarda il tratto del versante settentrionale del Monte, esso
costeggiato da una stradina sterrata che, dipartendo dalla S.P. 62, ne delimita le
pendici. Questa parte dellarea caratterizzata dalla presenza di salti di quota maggiori,
se messi in relazione alle pendici meridionali, che si traducono quindi nella presenza
di curve di livello, ovviamente, pi strette e pi numerose. Il fenomeno si attesta per
essenzialmente nel tratto che costeggia il crinale roccioso, mentre il resto del fianco
settentrionale, caratterizzato anchesso da una coltivazione intensiva di vigneti, uliveti
e alberi da frutto, scende via via pi dolcemente. Anche qui, in particolar modo nella
parte pi occidentale del versante, si attesta la presenza di torrentelli stagionali, alcuni
segnati in carta, altri invece costituiti da lievi pendenze del terreno che solo durante le
giornate di pioggia molto intensa vanno a riempirsi naturalmente per permettere il
deflusso delle acque.
A conclusione del quadro geomorfologico dellarea di Monte Agrabona,
oggetto del presente lavoro, va analizzata anche la zona presente al di l della strada
sterrata che costeggia le propaggini settentrionali del Monte, la quale conduce al bivio
tra la S.P. 7 e la S.P. 72, che prende il nome di C.da Agrabona.
Essa caratterizzata da una serie di pendii digradanti verso lentroterra che
portano ad un piccolo poggetto, il Poggio dellAgrabona, oltre il quale scorre il

52

Torrente dellAgrabona, il cui corso, in questo punto, coincide con il confine


territoriale tra i comuni di Licata e Butera, e le province di Agrigento e Caltanissetta.
Larea non ha subito intensi processi di urbanizzazione in et recente, come
attestato invece in altre zone del comprensorio licatese, sia per la sua morfologia e sia
per la sua posizione periferica rispetto alla zona orbitante attorno al moderno nucleo
urbano e sub-urbano di Licata.
Ma, ovviamente, questi due fattori possono essere presi in considerazione solo
per i processi insediativi e urbanizzanti del nostro tempo. Anticamente, difatti, questa
zona non doveva costituire unarea marginale, bens inserirsi in una fitta rete di scambi
e traffici che hanno interessato tutta questa parte della Sicilia tra la fondazione di Gela,
da parte di un contigente rodio-cretese, avvenuta nel 688 a.C., la successiva espansione
geloa che ha portato alla fondazione di Agrigento nel 580 a.C. e la fondazione della
colonia ellenistica di Finziade, avvenuta come sappiamo nel 282 a.C, data dopo la
quale le dinamiche insediative del territorio subiscono un logico mutamento, che non
annull per completamente le realt rurali e sub-urbane.
Inoltre, la particolare morfologia del Monte Agrabona, con i suoi affioramenti
rocciosi scoscesi in molti punti, permetteva una facile difesa naturale, oltre che un
controllo sullentroterra geloo, sulla costa e sulla piana di Licata. Questi aspetti,
possono costituire un punto di partenza per le argomentazioni che pi avanti nel testo
verranno prese in considerazione per trattare un contesto cos peculiare come quello
dellareale di Monte Agrabona.

53

3.2

INTERVENTI

DELLASSOCIAZIONE

ARCHEOLOGICA

LICATESE
Larea di Monte Agrabona stata oggetto di una ricognizione effettuata
dallAssociazione Archeologica Licatese nel Settembre del 1979, nellambito di un
pionieristico progetto per la creazione di una Carta archeologica del territorio.
Lunica documentazione in possesso relativa a tale attivit costituita dai
materiali conservati presso il Museo Archeologico di Licata.
Da un primo esame emerge la presenza di una significativa quantit di
manufatti pertinenti ad un orizzonte cronologico databile tra VI-IV secolo a.C. Si tratta
in particolare di ceramica a vernice nera (skyphoi, kylikes, lucerne, scodelle) e figurata
(Tav. X, Fig, 22) di numerosi frammenti di metalli, quali bronzo, piombo e ferro (Tav.
X, Fig. 23). Va inoltre segnalata la presenza di un frammento di pomello a bande nere,
forse di imitazione corinzia, e frammenti di pareti di grandi contenitori con grappe in
piombo applicate sul corpo ceramico. Particolarmente ricca la documentazione
coroplastica, tra cui emerge la presenza di numerose teste di divinit con alto polos, di
frammenti di piedi e di panneggi (Tavola XI, fig. 24). Tra le statuette fittili sembrano
riconoscibili alcuni tipi di offerenti con porcellino e un frammento di un busto
femminile. Si segnala inoltre la presenza di unansa di unanfora con bollo con
cartiglio rettangolare stretto e allungato, con iscrizione a rilievo a caratteri greci non
leggibile, di et ellenistica (Tav X, Fig. 22).
Le caratteristiche morfologico-funzionali dei manufatti rinvenuti, uniti
allassenza di ceramica comune, hanno fatto ipotizzare la presenza di un contesto di
tipo cultuale, come attestato in c.da Casalicchio e c.da Mollarella.150

150

TOSCANO RAFFA 2013,

p.316
54

Si segnalano in particolare un frammento di coppetta ionica del tipo B2


(Scheda Materiale N. 8), cos come classificata dai francesi Vallet-Villard, un
frammento di una coppa/skyphos di VI secolo (Scheda Materiale N.1), con
decorazione a bande, e frammenti di piedi pertinenti a skyphoi che sembrano
inquadrabili tra il IV secolo a.C. e linizio del III (Scheda Materiale NN. 3, 5 e 9).

3.3 CATALOGO DELLE UNIT TOPOGRAFICHE


3.3.1 PREMESSA AL CATOLOGO
Le attivit di ricognizione, che hanno interessato larea del pianoro sommitale
di Monte Agrabona, le sue pendici e parte di C.da Agrabona, hanno coperto per intero,
limitandosi ovviamente ai campi accessibili, unarea di circa 4 kmq. 151
La ricognizione si svolta nellarco di due campagne differenti, una nel mese
di Luglio 2013 e laltra nel mese di Ottobre dello stesso anno. La raccolta del grano e
laratura dei campi hanno consentito la presenza, in molti casi, di unottima visibilit.
Inoltre la possibilit di indagare la zona in due stagioni diverse e, quindi, in due
situazioni differenti, ha contribuito a fornire una pi completa comprensione delle
particolarit e delle problematiche dellarea.

151

Si ringraziano per la preziosissima e proficua collaborazione il Dott. A. Toscano Raffa, i Dott. M.


Venuti, M. Miano e M. Papale, e i colleghi S. Bonanno, V. Ballotta, F. Giuliano, I. Giorgianni, G.
Lombardo, V. Vasi, A. Sottile

55

Il metodo utilizzato nella nostra ricerca, come si accennato, ha carattere


sistematico. Lattivit di survey, pertanto, ha avuto come obiettivo la copertura totale
dellarea, grazie ad unintesta attivit svolta sul campo.
Il supporto cartografico che si deciso di utilizzare per le ricognizioni e il
posizionamento delle Unit Topografiche la Carta Tecnica Regionale, o CTR, in
scala 1:10000, redatta dallAssessorato del Territorio e dellAmbiente Dipartimento
Urbanistica della Regione Sicilia e fornita dal Dipartimento di Urbanistica, Territorio
e Ambiente del comune di Licata, la quale, in virt della sua recente redazione,
consente una rappresentazione della realt piuttosto fedele, oltre che unattenta
caratterizzazione e unaccurata ricchezza di dettagli nel rendere i particolari del
paesaggio. I fogli allinterno dei quali ricade larea indagata sono il 643010 Contrada
Agrabona e il 643050 Castello di Falconara. (Tavola XII, Fig. 25) Le suddette carte,
oltre che essere poste a corredo del presente lavoro sono state utilizzate anche durante
la fase di elaborazione dati. Un ulteriore sostegno cartografico stato dato dai fogli
642 e 643 della Cartografia IGM in scala 1:50000.
Tutte le evidenze individuate nel corso della campagna di ricognizione sono
state posizionate sulla cartografia sia manualmente che con GPS palmare, tenendo
conto del margine di errore, che per il tipo di apparecchiatura utilizzata pu essere
compreso tra i 3 e i 6 m.
Oltre alla Carta archeologica, contenente le singole Unit Topografiche (Tav.
A), stata redatta anche una Carta di Visibilit dei Suoli (Tav. B). Cinque sono stati i
gradi scelti, dal pi visibile al meno visibile, ai quali sono stati assegnati gradi di
colorazione in successione cromatica, con laggiunta di un sesto colore che indica
invece le aree inaccessibili.

56

Cos, la visibilit ottima, indica un terreno arato di recente in profondit; la


visibilit buona, un terreno con aratura leggera; la visibilit media caratterizza un
terreno non lavorato ma privo di vegetazione o un terreno lavorato e coperto da rada
vegetazione; la visibilit scarsa per i terreni con manto erboso; e infine la visibilit
nulla, presente in terreni con vegetazione alta e fitta, cementificazioni, sbancamenti,
paludi.
Sono state individuate 25 Unit Topografiche, le quali erano state numerate
progressivamente nel tentativo di seguire un criterio topografico, da Est verso Ovest;
ci non purtroppo stato possibile per via di piccole incongruenze sorte durante
lelaborazione dei dati, che hanno obbligato una rinumerazione delle Unit
Topografiche e la conseguente perdita del criterio topografico secondo il quale erano
state effettuate le procedure di ricognizione sistematica.
Ogni singola Unit Topografica stata oggetto di documentazione grafica e
fotografica, nel caso di evidenze strutturali, e di una campionatura quantitativa e
qualitativa dei materiali presenti nelle aree, limitandosi alla sola raccolta degli elementi
diagnostici pi significativi.
Per la registrazione delle Unit Topografiche sono state utilizzate, accanto al
diario, schede prestampate denominate UT, allinterno delle quali sono presenti pi
sezioni, che mirano a raccogliere informazioni specifiche e descrittive.
I dati raccolti per ogni sito sono stati esposti allinterno di schede che
presentano campi fissi con riferimento alla datazione del sito, al riferimento
cartografico utilizzato, al livello di edizione, al grado di visibilit e alla bibliografia,
se non si tratta di materiale inedito, oltre che la presenza di una parte discorsiva dove
poter argomentare il dato raccolto.

57

E stata altres utilizzata una tabella materiali per ogni Unit Topografica,
molto sintetica, contenente esclusivamente la datazione e la classe ceramica, per
semplificare e permettere una lettura, il pi possibile diacronica, dei frammenti
recuperati durante le campagne di survey.
Sono state inoltre inserite, in questo lavoro, delle apposite schede per
unanalisi approfondita degli elementi ceramici diagnostici recuperati, che hanno
consentito, sulla base dei confronti, una datazione precisa dellarea.
Al lavoro di ricognizione stato affiancato un riesame dei materiali, pertinenti
allarea, conservati presso il Museo Archeologico di Licata, recuperati negli anni
Settanta dallAssociazione Archeologica Licatese, ancora inediti. Le schede relative a
questi materiali, essendo questi sprovvisti di un numero di inventario, presentano una
voce diversa che permette di distinguerli dai materiali raccolti durante le attivit di
ricognizione. Per questo motivo la voce comprende la dicitura S.N.I. (senza numero di
inventario) e la siglatura di questi pezzi stata data dallo scrivente nellambito del loro
studio.
Va infine considerata la presenza di fenomeni di natura antropica e/o naturale
che interessano la zona di Monte Agrabona e non possono essere messi da parte nella
comprensione globale dellarea. Innanzitutto la presenza di terreni adibiti ad uso
agricolo i quali, quando accessibili, trasformati irrimediabilmente, presentano molto
spesso un apporto di terreno considerevole che provoca la scomparsa delle
testimonianze antiche. Va anche considerato lo sbancamento effettuato in alcuni punti
del versante settentrionale del Monte, atto ad incrementare le dimensioni dei terreni
destinati a colture, il quale, unito a piccoli fenomeni di erosione, contribuisce
anchesso allassenza di eventuali tracce di frequentazione antica.

58

3.3.2 CATALOGO DELLE UNIT TOPOGRAFICHE


UT 1. FRAMMENTI FITTILI SPORADICI
Datazione: Et Tardo-Arcaica Et Ellenistica
Riferimento cartografico: CTR 1:10000, Foglio 643050
Livello di edizione: inedito
Bibliografia:
Visibilit: buona
Estensione: 500 mq circa
Interpretazione: insediamento rurale
Descrizione del sito:
Nel punto pi orientale del pianoro sommitale di Monte Agrabona, a circa 350 metri
dal luogo in cui dalla S.P. 62 si diparte la strada sterrata che costeggia il versante
orientale e settentrionale del monte, e nel terrazzo immediatamente sottostante, a circa
m 360 s.l.m., si rinviene unarea di frammenti fittili sporadici. (Tav. XIII, Fig. 26)
Larea, non adatta alla coltivazione, caratterizzata da una buona visibilit dovuta ad
un incendio che ha avuto probabilmente luogo, viste le evidenti tracce di bruciature,
poco tempo prima la ricognizione. Allinterno di essa sono presenti frammenti di
ceramica a vernice nera, un frammento di piede a vernice rossa, e numerosi frammenti

59

di ceramica comune da mensa, per i quali non stato possibile trovare dei confronti
puntuali.
Per quanto riguarda la vernice nera, sembra plausibile che qualche frammento possa
inserirsi in un arco di tempo che comprende let greca tardo-arcaica e quella classica.
Gli unici materiali in grado di fornire un orizzonte cronologico definito, ovvero let
ellenistica, sono in realt un frammento di piede a vernice nera, attribuibile alla
produzione delle c.d. ceramiche campane, e un frammento di tegola, che per via
della forma del listello, sembra inserirsi nella suddetta datazione; essi permettono
quindi di ipotizzare una frequentazione dellarea anche in et ellenistica.
La vicinanza di UT 3, per la quale come si vedr pi avanti stata avanzata lipotesi
che, sulla base delle evidenze conservatesi e del contesto in cui si trovano, possa
trattarsi di una piccola torretta di avvistamento o comunque di una struttura a carattere
difensivo, deve sicuramente essere presa in considerazione. I materiali di UT 1
potrebbero quindi essere dilavati da UT 3, oppure questultima costituisce una traccia
di una piccola forma insediativa collegata essenzialmente alla struttura difensiva.
Materiali:

DATAZIONE

IV-III

CLASSI
VERNICE NERA

LATERIZI

Tot. 1

Tot. 1

secolo 1 fr. piede

1 fr. tegola

a.C.
GRANDI CONTENITORI

VERNICE NERA

60

Datazione

Tot. 2

Tot. 9

incerta

2 fr. orlo

9 fr. parete

CCM

VERNICE ROSSA
Tot. 23

Tot. 1

7 fr. orlo

1 fr. piede

9 fr. ansa
3 fr. parete
1 fr. fondo
3 fr. piede

UT 2. FRAMMENTI FITTILI SPORADICI


Datazione: et Castellucciana
Riferimento cartografico: CTR 1:10000, Foglio 643050
Livello di edizione: inedito
Bibliografia:
Visibilit: buona
Estensione: 700 mq circa
Interpretazione: insediamento rurale
Descrizione del sito:
Poche decine di metri a SE di UT 1, ad una quota lievemente pi bassa, si rinviene
unarea di frammenti fittili sporadici, caratterizzata, come la precedente, da una buona
visibilit dovuta ai medesimi motivi (Tav. XIII, Fig. 27). Lunico orizzonte
cronologico definibile quello pertinente allet del Bronzo Antico, con numerosi
frammenti pertinenti alla cultura Castellucciana (Tav. XIII, Fig. 28). La maggior parte
di essi costituita da ceramica acroma, tra i quali vi qualche frammento che presenta
le tipiche sovradipinture su fondo rosso, giallo ocra o bruno, con impasto grossolano
61

e ricco di inclusi. Si attesta anche la presenza di ceramica comune da mensa, per la


quale non stato possibile fornire una datazione certa. Sembra per veritiero, vista la
vicinanza di UT 1, allinterno della quale, come ricordiamo, sono presenti due
frammenti che sono stati inseriti in un orizzonte cronologico definito, ipotizzare una
frequentazione dellarea in et ellenistica.
Materiali:

DATAZIONE

CLASSI
CERAMICA CASTELLUCCIANA
Tot. 26

Bronzo

Antico 4 fr. orlo

2220-1800 a.C.

7 fr. ansa
14 fr. parete
1 fr. piede

Datazione incerta

CCM
Tot. 22
3 fr. orlo
7 fr. ansa
9 fr. parete
3 fr. piede

UT 3. SETTI MURARI
Datazione: incerta
Riferimento cartografico: CTR 1:10000, Foglio 643050
Livello di edizione: inedito
Bibliografia:
62

Visibilit: buona
Interpretazione: torretta di avvistamento
Descrizione del sito:
Pochi metri pi ad ovest di UT 1, si individuano tre setti murari, costituiti da pietre di
medie e grandi dimensioni, due dei quali paralleli tra loro e il terzo perpendicolare ad
essi. Larea caratterizzata da una buona visibilit che permette di cogliere al meglio
le evidenze. Il limite settentrionale caratterizzato da un allineamento che si conserva
per circa 8 metri e presenta uno spessore di circa 90 centimetri, con andamento E-O,
che si decide di denominare USM1 (Tav. XIV, Fig. 29) ; a circa 5,50 metri dello stesso
diparte un altro allineamento con andamento N-S, perpendicolare quindi ad esso, il
quale si conserva per circa 3,90 metri, spesso 70 centimetri, denominato USM2 (Tav.
XIV, Fig. 30). Ad Est, parallelo a questultimo, ad una distanza di circa 3,40 metri, si
riscontra un taglio nella roccia che si conserva per m 1,10 circa. Questo taglio, vista la
sua posizione rispetto ad USM2, potrebbe essere interpretato come limite orientale di
un vano; si decide perci di definire Ambiente 1 lo spazio delimitato a N da USM1, a
O da USM2 e ad Est dal taglio presente nel banco roccioso, pertinente forse ad un setto
murario non pi conservato. Immediatamente ad O invece, sempre parallelo ad USM2
e con andamento N-S, presente un ulteriore allineamento di pietre, mal conservato
rispetto agli altri, evidente per la lunghezza di m 2,90, denominato USM 3 (Tav. XIV,
Fig. 31), e che sembra costituire il limite occidentale dellambiente 2 che si viene a
creare dalla presenza a N di USM1 e ad E di USM2. Si segnala inoltre la presenza, a
pochi metri, in direzione Nord della stessa, di un taglio nella roccia che si conserva per
circa un metro e sembra costituire una canaletta per lo scolo delle acque.
Linterpretazione delle evidenze problematica, in quanto esse non possono inserirsi
con certezza in un orizzonte cronologico definito. Non bisogna tralasciare il fatto, che
possa trattarsi di una struttura di epoca post-medievale o moderna, conservatasi in
63

maniera cos labile per via degli agenti atmosferici ai quali stata esposta, visto il suo
posizionamento sul pianoro sommitale. Seguendo per un naturale processo di
associazione, il quale deve ovviamente prendere in considerazione la vicinissima
presenza di UT 1, allinterno della quale, come ricordiamo, attestato qualche
frammento di et ellenistica, non irragionevole pensare che la struttura fin qui
descritta possa inserirsi nel medesimo arco di tempo. Potrebbe quindi trattarsi di una
piccola abitazione rurale, ipotesi fragile considerando lapparente assenza di ceramica
da cucina, o, teoria forse pi plausibile, di una piccola struttura difensiva, una torretta
di avvistamento, soprattutto vista la sua posizione preminente, situata sul punto pi
orientale del monte, dalla quale possibile osservare tutto lentroterra e la costa.

UT 4. AMBIENTE IPOGEO
Datazione: incerta
Riferimento cartografico: CTR 1:10000, Foglio 643050
Livello di edizione: inedito
Bibliografia:
Visibilit: scarsa
Interpretazione: ambiente ipogeo
Descrizione del sito:
Proseguendo verso O, a circa 200 metri di distanza da UT 3, lungo laffioramento
roccioso sul quale insiste il pianoro sommitale di Monte Agrabona, a m 370 circa
s.l.m., viene individuato un ambiente ipogeo (Tav. XV, Fig. 32). Lingresso, che
sembra essere del tipo monumentale ad arco, risulta occluso da terra e pietrame; esso
leggibile per una larghezza di 1,30 metri e unaltezza di 1 metro. stata inserita una
fettuccia metrica per un tentativo di misurazione interna, la quale ha restituito una
misura di 4 metri di profondit dellambiente. Va segnalata, inoltre, la presenza nella
terrazza superiore, a circa tre metri dallingresso, di una fessura nel terreno; ci fa
64

ipotizzare il crollo di parte del soffitto. Antistante alla struttura stato rinvenuto
qualche frammento di ceramica comune post-medievale e ceramica ingobbiata. I pochi
dati in possesso non permettono di fornire una proposta interpretativa e una datazione
precisa.

UT 5. TOMBA A GROTTICELLA ARTIFICIALE


Datazione: et Castellucciana
Riferimento cartografico: CTR 1:10000, Foglio 643050
Livello di edizione: inedito
Bibliografia:
Visibilit: scarsa
Interpretazione: area di necropoli
Descrizione del sito:
A circa 350 ad O di UT 4 viene individuata una tomba a grotticella ricavata nel banco
roccioso. (Tav. XV, Fig. 33) La visibilit scarsa, per via della macchia mediterranea
che in maniera molto intensa insiste in questa parte del pianoro sommitale di Monte
Agrabona. La struttura presenta unapertura ovoidale rivolta verso N-E, gravemente
danneggiata. Essa si conserva per 70 centimetri in altezza, 1,30 m in larghezza e 1,10
metri in profondit. Poco pi ad est, presente una seconda tomba a grotticella,
anchessa crollata per met, aperta verso Nord.

UT 6. AREA DI FRAMMENTI FITTILI SPORADICI


Datazione: et Castellucciana
Riferimento cartografico: CTR 1:10000, Foglio 643050
Livello di edizione: inedito
Bibliografia:
Visibilit: scarsa
65

Estensione: 900 mq circa


Interpretazione: insediamento
Descrizione del sito:
Poco pi a sud di UT 5, a circa 50 metri, si rinviene unarea di frammenti fittili
sporadici, posta sul pendio che dal pianoro sommitale scende verso valle.
Caratterizzata da una scarsa visibilit, essa principalmente costituita da frammenti
ceramici preistorici, riferibili alla cultura Castellucciana, con il tipico impasto
grossolano, ricco di inclusi e poco depurato. Si attesta inoltre la presenza di qualche
frammento di ceramica comune da mensa, per il quale non stato possibile fornire un
arco cronologico definito. Ci sembra per far supporre che larea, oltre ad essere stata
oggetto di occupazione in epoca preistorica, possa essere stata frequentata anche in
epoca pi tarda, forse ellenistica.
Materiali:

DATAZIONE

CLASSI
CERAMICA CASTELLUCCIANA
Tot. 22

Bronzo

Antico 2 fr. ansa

2220-1800 a.C.

20 fr. parete

Datazione incerta

CCM
Tot. 4
4 fr. parete

UT 7. AREA DI FRAMMENTI FITTILI SPORADICI


Datazione: et Preistorica et Ellenistica
Riferimento cartografico: CTR 1:10000, Foglio 643050
66

Livello di edizione: inedito


Bibliografia:
Visibilit: ottima
Estensione: 900 mq circa
Interpretazione: incerta
Descrizione del sito:

Larea di frammenti fittili sporadici situata nella parte pi alta, costeggiante il pianoro
sommitale, di un uliveto situato lungo le pendici settentrionale. Essa si trova, a circa
300 metri in linea daria, a N-O di UT 6. Il terreno, arato da poco, era caratterizzato da
unottima visibilit. (Tav. XVI, Fig. 34) I materiali rinvenuti sono costituiti
principalmente da un frammento di coltellino in selce, ascrivibile allet preistorica, e
da un frammento di orlo di anfora, qualche frammento di ceramica comune da mensa
e due frammenti di ceramica a vernice rossa che non forniscono un orizzonte
cronologico definito. Lunico elemento in grado di fornirlo costituito da un
frammento di orlo a vernice nera, inquadrabile tra le produzioni a vernice nera di IV
secolo a.C.. Va detto, per fornire un quadro completo e una comprensione pi accurata
possibile delle evidenze e delle dinamiche insediative dellarea, che questa UT si trova
al di sotto di UT 8, area che ha restituito molte evidenze e della quale si tratter a breve.
Sembra verosimile ipotizzare un dilavamento dei materiali, che, per via di processi
naturali e, a volte, anche di interventi antropici, hanno provocato uno movimento dei
materiali nel terrazzo sottostante. (Schede Materiali NN. 9)
Materiali:

67

DATAZIONE

CLASSI CERAMICHE

Bronzo Antico

REPERTI LITICI

2220-1800 a.C.

1 fr. coltellino litico

IV-III secolo a. C.

VERNICE NERA
1 fr. orlo

Datazione incerta

ANFORE

CCCM

VERNICE
ROSSA

1 fr. orlo

3 fr. ansa

1 fr. ansa

1 fr. piede

1 fr. parete

UT 8. AREA DI FRAMMENTI FITTILI


Datazione: et Greca Arcaica et Ellenistica
Riferimento cartografico: CTR 1:10000, Foglio 643050
Livello di edizione: inedito
Bibliografia:
Visibilit: buona
Estensione: 2000 mq circa
Interpretazione: incerta
Descrizione del sito:
Sul pianoro sommitale di Monte Agrabona, circa 50 metri a S-E di UT 7, presente
unarea di frammenti fittili dallalta densit materiale (Tav. XVI, Fig. 35). Essa
costituita da due piccoli poggetti, che si elevano per circa sei metri dal suolo, posti sul
pianoro sommitale di Monte Agrabona, a m 370 circa s.l.m. (Tav. XVII, Fig. 36).
Larea, per via della sua particolarit, stata oggetto di ricognizione sistematica nella
prima campagna, avvenuta nel mese di Luglio, e di un successivo sopralluogo nel mese
di Ottobre. La visibilit, nel primo caso scarsa, ha subito un cambiamento nellarco di
pochi mesi, permettendo cos di cogliere ulteriormente le peculiarit della zona oggetto
di indagine.
68

Il poggio pi orientale, cos come larea antistante, sono caratterizzati da una fitta
presenza di materiali e di blocchi squadrati in situ e altri sparsi, i quali sono andati a
costituire ununit topografica, UT 9, a s stante per via del numero elevato. Si
riscontrano per tutta lestensione dellUT numerose strisce di terra rialzate o piccoli
avvallamenti, i quali sembrano dare conferma di numerose strutture presenti al di sotto
del suolo, posti ad una quota non troppo profonda rispetto allodierno livello del
terreno. Va segnalata inoltre la presenza di piccoli quadrati profondi tra i 50 centimetri
e il metro, ai cui lati sono ammassati terra e pietre, i quali fanno ipotizzare un
intervento di scavatori clandestini. I materiali rinvenuti occupano un orizzonte
cronologico molto omogeneo, che dallet Arcaica arriva sino allEt Ellenistica, con
qualche frammento forse riconducibile alla produzione campana della cd. pasta
grigia. Per quanto riguarda i materiali pertinenti allet Arcaica e allet Ellenistica,
essi sono due frammenti di orlo di anfora Corinzia, di cui uno del tipo A, per la prima,
e cinque frammenti del tipo MGS III per la seconda (Schede Materiali NN. 94-123).
Per tutti gli altri materiali non stato possibile fornire una datazione certa e ci non
permette quindi di fornire unipotesi interpretativa ben definita sullarea.
Considerando per le percentuali delle classi ceramiche attestate allinterno di essa,
con la prevalenza di ceramica fine, sembra plausibile poter ipotizzare la presenza di
una struttura monumentale, probabilmente un luogo di culto, coevo a quello attestato
in UT 13, area che ha restituito una grossa percentuale di coroplastica.
Numerosi sono i frammenti di anfore da trasporto, ceramica comune da cucina, e
vernice rossa, in numero maggiore i frammenti a vernice nera (Tav XVII, Fig. 37) e di
ceramica comune da mensa.
Altre testimonianze provenienti dallarea sono costituite da due lamine e un oggetto in
bronzo non identificato (Tav. XVII, Fig. 38), un frammento di coroplastica, forse un
69

busto femminile di statuetta del tipo di Offerente con porcellino. Infine, una
menzione meritano anche i tantissimi frammenti di grandi contenitori e di laterizi
rinvenuti nellarea, tra i quali si segnala anche la presenza di due frammenti di opaion.
(Tav. XVII, Fig. 39)
Materiali:
DATAZIONE

CLASSI CERAMICHE

VI secolo a.C.

ANFORE
Tot. 2
1 fr. orlo anfora Corinzia

V-IV secolo a.C.

ANFORE

VERNICE

CCC

NERA
Tot. 2

Tot. 6

Tot. 1

2 fr. orlo MGS II 2 fr. orlo

1 fr. orlo

4 fr. piede
IV-III secolo a.C.

Datazione incerta

ANFORE

VERNICE NERA

Tot. 4

Tot. 4

4 fr. orlo MGS III

4 fr. orlo

ANFORE

VERNICE NERA

VERNICE ROSSA

Tot. 28

Tot. 95

Tot. 6

2 fr. orlo

20 fr. orlo

3 fr. orlo

15 fr. ansa

55 fr. parete

3 fr. piede

10 fr. parete 3 fr. ansa


1 fr. puntale 15 fr. piede
LUCERNE

CCC

CCM

Tot. 6

Tot. 36

Tot. 80

5 fr. vasca a 14 fr. orlo

21 fr .orlo

vernice

1 fr. ansa

10 fr. ansa

nera

18 fr. parete

20 fr. parete

1 fr. orlo 1 fr. fondo

6 fr. fondo

acroma

22 fr. piede

2 fr. coperchio

70

1 fr. coperchio
LATERIZI

GRANDI

MALACOLOGICI

CONTENITORI
Tot. 11

Tot. 18

Tot. 5

8 fr. tegola

12 fr. orlo

3 conchiglie

1 fr. coppo

1 fr. ansa

2 fr. conchiglie

2. fr opaion

4 fr. parete
1 fr. fondo

METALLI

COROPLASTICA SCARTI VARIA

Tot. 3

Tot. 1

Tot. 2

Tot. 9

2 fr. bronzo 1 fr. busto


1 fr. ferro

2 fr. orlo 1
anfora

fr.

louterion?
8 fr. non
id.

UT 9. BLOCCHI SQUADRATI
Datazione: et Greca Arcaica e Classica et Ellenistica
Riferimento cartografico: CTR 1:10000, Foglio 643050
Livello di edizione: inedito
Bibliografia:
Visibilit: buona
Interpretazione: incerta
Descrizione del sito:
LUT 9 ricade, come gi accennato, allinterno di UT 8 ed costituita da blocchi in
situ e in crollo, caratterizzanti tutto il poggetto orientale dellarea. La documentazione
effettuata in merito non stata solo fotografica; si pensato infatti di effettuare uno
schizzo misurato in modo tale da tentare di comprendere eventuali associazioni e
correlazioni tra di essi, non leggibili sul posto per via della scarsa visibilit che
caratterizzava larea. Sono stati documentati circa venticinque blocchi, la maggior
71

parte realizzati in pietra calcarea di colore grigio; cinque di essi sono invece in pietra
tufacea di colore bruno. Tra tutti, alcuni di essi acquistano una posizione preminente
per via del loro stato di conservazione e della loro accuratezza nella lavorazione. B11,
ad esempio, un blocco pseudo-circolare che misura circa 50 centimetri per lato,
realizzato in roccia tufacea e presenta un incasso di forma tendenzialmente sferica
profondo 25 centimetri e ampio circa 30. B12, che misura 40x45 centimetri, posto
sopra B11, anchesso realizzato in pietra tufacea; B16, in pietra calcarea, frammentario
del quale si conservano per tre lati perfettamente squadrati che misurano circa 50x55
centimetri. B17, quello meglio conservato, misura circa 40 centimetri per lato, e ha su
uno di essi una risega che misura 10 centimetri in pietra tufacea. B20 e B21, due grandi
blocchi in pietra calcarea, misuranti circa 70x80 centimetri. B22 e B24, realizzati in
pietra tufacea e misuranti rispettivamente 40x60 centimetri e 50x90 centimetri. (Tav.
XVIII, Fig. 40)
E difficile fornire uninterpretazione accurata sulla base dei dati in possesso;
comunque vero che blocchi di questa entit e in cos grande numero non possono che
essere pertinenti ad una grossa struttura, la cui destinazione non chiara.
Sarebbe interessante capire quale sia la caratterizzazione litologica dellarea, per
comprendere meglio il luogo di reperimento dei blocchi tufacei. Una loro eventuale
provenienza esterna al territorio, darebbe indicazioni importanti, essendo i blocchi
appositamente portati, e non reperiti in loco, con la volont di destinarli ad una struttura
che sicuramente doveva ricoprire un ruolo particolarmente preminente allinterno
dellarea.
UT 10. TAGLI NEL BANCO ROCCIOSO
Datazione: incerta
Riferimento cartografico: CTR 1:10000, Foglio 643050
72

Livello di edizione: inedito


Bibliografia:
Visibilit: scarsa
Interpretazione: incerta
Descrizione del sito:
Su uno dei due poggetti posti allinterno di UT 8, quello pi ad Ovest, lungo il lato
costeggiato dalla stradina che percorre tutto il pianoro sommitale di Monte Agrabona,
si rinvengono due tagli paralleli nel banco roccioso con andamento N-S. Si conservano
per circa 2 metri in lunghezza, sono distanti tra loro 60 centimetri e leggibili per 1,35
metri in altezza. La presenza di un interro consistente e la scarsa visibilit non
permettono di effettuare una documentazione pi dettagliata e pertanto di esprimere
considerazioni approfondite. (Tav. XIX, Fig. 41)

UT 11. ALLINEAMENTO DI PIETRE


Datazione: incerta
Riferimento cartografico: CTR 1:10000, Foglio 643050
Livello di edizione: inedito
Bibliografia:
Visibilit: buona
Interpretazione: incerta
Descrizione del sito:
Allineamento di pietre di grosse dimensioni con andamento SE-NO, allinterno di UT
8, posto lungo il pendio meridionale del poggetto orientale. La presenza di un notevole
interro non permette di leggerlo nella sua interezza; le pietre visibili sul terreno si
conservano per 2,50 metri circa, ma sembra plausibile ipotizzare una continuazione di
esso al di sotto del suolo. (Tav. XIX, Fig. 42)

UT 12. AREA DI FRAMMENTI FITTILI


73

Datazione: et Greca Arcaica et Ellenistica


Riferimento cartografico: CTR 1:10000, Foglio 643050
Livello di edizione: inedito
Bibliografia:
Visibilit: buona
Estensione: 3500 mq circa
Interpretazione: incerta
Descrizione del sito:
Procedendo in direzione Ovest, lungo la stradina che corre sul pianoro sommitale di
Monte Agrabona, viene individuata a Sud unarea di frammenti fittili. I materiali che
consentono di fornire una datazione sono due frammenti di orlo e un frammento di un
puntale di anfora Corinzia per let Arcaica e due frammenti a vernice nera di probabile
produzione campana, nel particolare Campana C. (Schede Materiali NN. 13-18) Il
resto dei materiali appartiene a classi quali anfore, ceramica comune da mensa, vernice
nera e grandi contenitori, per i quali non stato possibile fornire una datazione.
Materiali:
DATAZIONE

CLASSI CERAMICHE

VI secolo a. C.

ANFORE
Tot. 4
2 fr. orlo anfora Corinzia
1 fr. parete anfora Corinzia
1 fr. puntale anfora Corinzia

IV III secolo a.C.

VERNICE NERA
Tot. 1
1 fr. orlo

II-I secolo a.C.

CAMPANA C
Tot. 2
1 fr. orlo
1 fr. parete
74

Datazione incerta

ANFORE

CCM

Tot. 6

Tot. 16

2 fr. orlo

3 fr. orlo

3 fr. ansa

5 fr. ansa

1 fr. parete

8 fr. piede

VERNICE NERA

GRANDI
CONTENITORI

Tot. 4

Tot. 2

3 fr. parete

1 fr. orlo pithos

1 fr. ansa

1 fr. orlo mortaio

UT 13. AREA DI FRAMMENTI FITTILI


Datazione: et Greca Arcaica e Classica et Ellenistica
Riferimento cartografico: CTR 1:10000, Foglio 643050
Livello di edizione: inedito
Bibliografia:
Visibilit: buona
Estensione: 1600 mq circa
Interpretazione: area cultuale
Descrizione del sito:
Circa 100 metri a Nord di UT 12 presente unarea di frammenti fittili particolarmente
intensa, situata sul pianoro sommitale a circa 250 metri da UT 8 (Tav. XX, Fig. 43).
Essa stata differenziata rispetto alla precedente, per via della presenza intensa di
coroplastica; questa larea dalla quale sembra provenire la coroplastica conservata
presso il Museo Archeologico di Licata e raccolta durante una ricognizione
dallAssociazione Archeologica Licatese nel Settembre del 1972. Anche qui
lorizzonte cronologico che si profila per la frequentazione va dallet Arcaica, con
lattestazione di numerosi frammenti ceramici pertinenti allepoca, che sembra
75

arrivare fino allet Ellenistica. (Schede Materiali NN. 39-59) Per quanto riguarda il
resto dei materiali raccolti, si riscontra una fitta presenza di ceramica a vernice nera
(Tav. XX, Fig. 44), ceramica comune da mensa (Tav. XX, Fig. 45) e anfore, cos come
ceramica comune da cucina (Tav. XXI, Fig. 46), grandi contenitori, laterizi, tra i quali
sono ricorrenti, come in UT 8, due frammenti di opaion (Tav. XXI, Fig. 47). Ricca
anche la testimonianza di coroplastica, con un totale di circa trenta frammenti, tra i
quali acquistano evidenza tre testine con alto polos, numerosi frammenti di panneggio,
un frammento con parte del busto e del collo e numerosi basi con piede (Tav. XXI,
Fig. 48). Linterpretazione che questarea fosse gi dallet Arcaica pertinente ad un
contesto cultuale, il quale sembra essersi protratto fino alla fine del IV inizio del III
secolo a.C. Sicuramente non era presente un edificio monumentale; pare infatti pi
plausibile la presenza di un edificio pi piccolo rispetto alla struttura presente
allinterno di UT 8, oppure di una stipe votiva.
Materiali:

DATAZIONE

CLASSI CERAMICHE

VI secolo a. C.

VERNICE NERA
Tot. 17
5 fr. orlo
10 fr. parete
1 fr. piede

V-IV
a.C.

secolo ANFORE
Tot. 3
76

2 fr. orlo anfora Corinzia A


1 fr. orlo MGS II
IV-III

secolo ANFORE

VERNICE NERA

a.C.
Tot. 1

Tot. 2

1 fr. orlo MGS II

1 fr. orlo
1 fr. piede

II secolo a.C.

CAMPANA C

Tot. 16
3 fr. orlo
13 fr. parete
Datazione

ANFORE

CCM

CCC

incerta

VERNICE

VERNIC

NERA

E
ROSSA

Tot. 14

Tot. 151

Tot. 11

Tot. 126

Tot. 13

3 fr. orlo

42 fr. orlo

6 fr. orlo

16 fr. orlo

4 fr. orlo

7 fr. ansa

35 fr. parete 3 fr. parete

92 fr. parete

11 fr. ansa

parete

7 fr. piede

4 fr. parete 34 fr. ansa

2 fr. ansa

27 fr. piede
7 fr. fondo

fr.

fr.

piede

6 piedi
LATERIZ

GRANDI

COROPLASTICA

NON ID.

CONTENI

Tot. 34

Tot. 2

1 fr. coppo 5 fr. orlo

3 fr. testina con alto polos

2 fr. non

fr. 2 fr. parete

3 fr. base

id.

1 fr. fondo

1 fr. petto

TORI
Tot. 3

opaion

Tot. 8

1 fr. spalla con panneggio


1 fr. spalla e collo
7 fr. panneggio
17 fr. non id.
77

UT 14. ALLINEAMENTO DI PIETRE


Datazione: incerta
Riferimento cartografico: CTR 1:10000, Foglio 643050
Livello di edizione: inedito
Bibliografia:
Visibilit: scarsa
Interpretazione: incerta
Descrizione del sito:
Allinterno di UT 8, sulla sommit del piccolo poggetto pi orientale, stato rinvenuto
un allineamento di pietre di medie e grandi dimensioni, con andamento E-O. Esso
leggibile per 6,65 metri circa, ma non sembra essere costituito totalmente da blocchi
in situ. Per questo motivo non possibile fornire uninterpretazione accurata in merito,
pur essendo plausibile lipotesi che si tratti di un setto murario affiorante dal terreno.
(Tav. XXII, Fig. 49)

UT 15. AREA DI FRAMMENTI FITTILI


Datazione: et Greca Arcaica e Classica et Ellenistica
Riferimento cartografico: CTR 1:10000, Foglio 643050
Livello di edizione: inedito
Bibliografia:
Visibilit: buona
Estensione: 9000 mq circa
Interpretazione: incerta
Descrizione del sito:
78

Lungo il pendio posto immediatamente sotto UT 8 si rinviene unarea di frammenti


fittili, caratterizzata da una buona visibilit, il cui limite meridionale costituito da
una mulattiera. Dallanalisi dei dati raccolti attestata una frequentazione dellarea in
et Ellenistica, testimoniata dalla presenza di alcuni orli di anfore greco-italiche. Gli
altri materiali presenti, per i quali non stato possibile fornire un orizzonte cronologico
certo, sono anfore, ceramica comune da mensa, ceramica a vernice nera, numerosi
laterizi e grandi contenitori. (Tav. XXII, Fig. 50) Non sembrerebbe pretenzioso
pensare che larea, vista la sua vicinanza ad UT 8, possa essere stata frequentata anche
in epoca precedente allet Ellenistica o che i materiali possano essere dilavati dal
poggetto di UT 8. (Schede Materiali NN.19-31)

Materiali:
DATAZIONE

CLASSI CERAMICHE

V-IV secolo a.C.

ANFORE

VERNICE NERA

Tot. 2

Tot. 1

1 fr. MGS II

1 fr. piede

1 fr. Corinzia A
IV-III secolo a.C

ANFORE

VERNICE NERA

Tot. 3

Tot. 3

3 fr. orlo MGS III

1 fr. orlo
2 fr. piede

Datazione incerta

ANFORE

CCM

VERNICE

LATERIZI

NERA
Tot. 17

Tot. 34

Tot. 24

Tot. 3

10 fr. orlo

12 fr. orlo

3 fr. orlo

3 fr. tegola

5 fr. ansa

9 fr. ansa

11 fr. parete

1 fr. parete

5 fr. parete

1 fr. ansa

1 puntale

8 fr. piede

9 fr. piede
79

GRANDI

VARIA

NON ID.

CONTENITORI
Tot. 5

1 fr. pietra 1

2 fr. orlo pithos

lavica

2 fr. parete

1 fr. arula

1 fr. fondo

thymaterion

fr.

(presa?)

UT 16. AREA DI FRAMMENTI FITTILI SPORADICI


Datazione: et Preistorica et Greca
Riferimento cartografico: CTR 1:10000, Foglio 643050
Livello di edizione: inedito
Bibliografia:
Visibilit: buona
Estensione: 1000 mq circa
Interpretazione: incerta
Descrizione del sito:
Area di frammenti fittili sporadici posta in un terreno situato lungo le pendici
settentrionali di Monte Agrabona, circa 600 metri in direzione S-E di UT 7. La
visibilit buona per via della recente aratura del terreno. Lunico orizzonte
cronologico certo in relazione ad un frequentazione dellarea quello preistorico, con
quattro frammenti rinvenuti. Per gli altri frammenti, ceramica comune da mensa,
laterizi, grandi contenitori e vernice nera, pare plausibile un dilavamento dei materiali
dal pianoro sommitale.
80

Materiali:
DATAZIONE

CLASSI CERAMICHE

Datazione incerta

CCM

VERNICE

LATERIZI

NERA

GRANDI
CONTENITORI

Tot. 4

Tot. 2

Tot. 1

Tot. 1

1 fr. ansa

1 fr. parete

1 fr. coppo

1 fr. parete

3 fr. parete

1 fr. piede

UT 17. AREA DI FRAMMENTI FITTILI


Datazione: et Preistorica et Greca Arcaica e Classica et Ellenistica
Riferimento cartografico: CTR 1:10000, Foglio 643050
Livello di edizione: inedito
Bibliografia:
Visibilit: buona
Estensione: 9000 mq circa
Interpretazione: insediamento rurale/fattoria
Descrizione del sito:
A circa 200 metri dal bivio dove si incrociano la S.P. 7 e la S.P. 72, lungo la stradina
sterrata costeggiante le pendici settentrionali del monte, presente un terreno che si
pone tra questa e la prosecuzione della S.P. 7 che si addentra nellentroterra (Tav.
XXIII, Fig. 51). La visibilit buona, grazie alla recente aratura dei terreni, e larea
presenta una lieve pendenza. E presente una discreta quantit di frammenti fittili
allinterno della quale si attestano frammenti del Bronzo Antico, pertinenti alla cultura
Castellucciana con il tipico impasto grossolano e ricco di inclusi, acromo o con uno
strato di pittura di colore rossastro, giallo-ocra o brunastro, e quattro frammenti di
anfora Corinzia che richiamano al VI secolo a. C. Gli altri materiali, per i quali non
stato possibile fornire una datazione certa, sono costituiti per la maggior parte da
81

anfore, ceramica comune da mensa, ceramica a vernice nera, vernice rossa e un


frammento di orlo riferibile ad un grande contenitore (Tav. XXIII, Fig. 52). Essi sono
principalmente concentrati lungo la fascia sud-occidentale e in prossimit della
stradina sterrata; questi due elementi, uniti alla quasi omogeneit riscontrata con i
materiali rinvenuti in UT 24 e alla loro vicinanza (i due terreni sono difatti separati
solo dalla strada) fanno ipotizzare un loro possibile dilavamento, avvalorato dalla
presenza di piccoli avvallamenti nel terreno formatisi naturalmente durante le stagioni
autunnali e invernali per permettere il deflusso delle acque. Si presume che larea
potesse essere interessata da una forma insediativa di carattere rurale, pertinente forse
a piccole fattorie presenti nella zona. (Schede Materiali NN.11-12)
Materiali:
DATAZIONE CLASSI CERAMICHE
Bronzo Antico CERAMICA CASTELLUCCIANA
2220-1800

Tot. 13

a.C.

4 fr. orlo
9 fr. parete

REPERTI LITICI
Tot. 4
4 fr. coltellini selce
VI secolo a.C.

ANFORE
Tot. 4
1 fr. orlo anfora Corinzia
2 fr. parete anfora Corinzia
1 puntale anfora Corinzia

IV secolo a.C.

VERNICE NERA
1 fr. orlo

Datazione
incerta

ANFORE CCM

VERNICE VERNICE

GRANDI

NERA

CONTENITORI

ROSSA

82

Tot. 2
2

Tot. 4
fr. 2

puntale

1 fr. ansa
fr. 22

ansa
1

Tot. 6

fr. 6 fr. orlo

orlo
1

Tot. 29

Tot. 1

5 fr. parete 1 fr. orlo


1 fr. fondo

fr.

parete
fr.

piede

UT 18. CONTRADA PALMA/S. MARCO DELLA PALMA


Datazione:
Riferimento cartografico: CTR 1:10000, Foglio 643050
Livello di edizione:
Bibliografia:
Visibilit:
Interpretazione:
Descrizione del sito:
Larea, immediatamente a S-O del crinale roccioso di Monte Agrabona, stata oggetto
di un sopralluogo, dovuto al passaggio su alcuni terreni ricadenti allinterno della
contrada, durante le procedure di ricognizione. Per linterpretazione e la
documentazione in merito si rimanda al lavoro della collega V. Vasi. (se ci sono tombe
castelluccianeo frammenti di qualsiasi genere accenna alla loro presenza)

UT 19. TOMBE A GROTTICELLA ARTIFICIALE


Datazione: et Castellucciana
Riferimento cartografico: CTR 1:10000, Foglio 643050
Livello di edizione: inedito
Bibliografia:
83

Visibilit: buona
Interpretazione: area di necropoli
Descrizione del sito:
Circa 500 metri a SE di UT 17, si rinvengono due tombe a grotticella artificiale in
crollo. I due massi, difatti, si sono probabilmente distaccati dal costone roccioso posto
poco sopra. Il pessimo stato di conservazione delle stesse, unita alla scarsa visibilit,
non consente unanalisi dettagliata delle evidenze, dovendosi limitare alla sola
documentazione fotografica. (Tav. XXIV, Fig. 53)

UT 20. AREA DI FRAMMENTI FITTILI


Datazione: et Greca Arcaica e Classica et Ellenistica
Riferimento cartografico: CTR 1:10000, Foglio 643050
Livello di edizione: inedito
Bibliografia:
Visibilit: buona
Estensione: 40000 mq circa
Interpretazione: insediamento
Descrizione del sito:
Immediatamente a Sud di UT 19 presente un vasto terreno, che si estende per circa
sei ettari. La visibilit buona grazie alla recente aratura che lo ha interessato. A circa
150 metri di distanza in linea daria da UT 19, presente un costone roccioso posto a
circa m 350 s.l.m., che costituisce il limite del suddetto terreno. (Tav. XXV, Fig. 56)
Esso, caratterizzato da una forte pendenza e dalla presenza di canali di scolo naturale,
ha restituito materiali solo lungo la fascia pi vicina al costone roccioso
precedentemente descritto. Dopo un sopralluogo della cresta rocciosa si subito intuito
come i materiali rinvenuti nel terreno sottostante siano in realt di probabile
dilavamento, cosicch si costituita UT 20, che comprende quindi, il versante
84

settentrionale della cresta rocciosa (Tav. XXV, Fig. 57), questultima e le sue
propaggini meridionali (Tav. XXV, Fig. 58) fino al limite detta dal un piccolo vallone
che separa questi pendii da quelli di S. Marco della Palma.
Larea presenta una concentrazione particolarmente intensa di materiali, ascrivibili ad
un orizzonte cronologico ampio che dallet Arcaica, testimoniata dalla presenza di un
frammento di orlo di anfora Corinzia e qualche frammento di ceramica a vernice nera,
giunge sino allet Ellenistica, confermata dalla presenza di quattro frammenti di orlo
di anfore del tipo MGS III, un frammento orlo di ceramica di Gnathia e un frammento
di orlo di uno skyphos a figure rosse. Gli altri materiali invece, anfore, ceramica
comune da mensa, ceramica comune da cucina, vernice nera, tra cui numer1osi
frammenti figurati, vernice rossa, laterizi, grandi contenitori e altro non hanno fornito
una datazione pi precisa. Si segnala la presenza di unansa con bollo circolare
illeggibile, di un pesetto da telaio troncoconico anchesso bollato e illeggibile e di una
lucerna priva solo del fondo. (Schede Materiali NN. 60-93) Raccolti ed elaborati i dati,
lipotesi interpretativa che si propone quella di un insediamento, di modeste
dimensioni considerati i quattro ettari occupati. (Tav. XXVI, Fig. 59; Tav. XXVII,
Figg. 60-61)
Materiali:
DATAZIONE

CLASSI CERAMICHE

VI secolo a.C.

VERNICE NERA
Tot. 8
7 fr. orlo
1 fr. piede

V-IV secolo a.C. ANFORE

CCC

VERNICE NERA

2 fr. orlo

4 fr. piede

.
Tot. 3

85

2 fr. orlo MGS


II
1

fr.

orlo

Corinzia A
IV-III secolo a.C ANFORE

Tot. 4

GNATHIA

VERNICE NERA

Tot. 1

Tot. 7

3 fr. orlo MGS 1 fr. orlo

7 fr. orlo

III
Datazione

ANFORE

CCM

CCC

incerta

Tot. 51

Tot. 144

Tot. 57

13 fr. orlo

44 fr. orlo

19 fr. orlo

20 fr. ansa

26 fr. ansa

15 fr. ansa

14 fr. parete

33 fr. parete

20 fr. parete

4 fr. puntale

35 fr. piede

1 fr. fondo

1 piede

1 fr. coperchio

4 fr. fondo

1 fr. pomello

1 pomello
VERNICE

VERNICE NERA

LUCERNE

Tot. 11

12 fr. orlo

Tot. 1

2 fr. orlo

83 fr. parete (di cui 10 1 fr. lucerna acroma

7 fr. parete

con decorazioni)

1 fr. fondo

4 fr. ansa

1 fr. piede

11 fr. piede (1 forse

ROSSA

pasta grigia)
3 fr. fondo

MALACOLO

GRANDI

GICI

CONTENITORI

METALLI

86

Tot. 1

Tot. 19

Tot. 3

1 fr. conchiglia

8 fr. orlo

2 fr. piombo

8 fr. parete

1 fr. ferro

1 fr. fondo
1 fr. piede
1 fr. beccuccio mortaio
SCARTI

VARIA

NON

LATERIZI

ID.
Tot. 1

Tot. 1

1 fr. orlo anfora 1 fr. pietra lavica

Tot. 1
1

fr. 5 fr. tegola

1 fr. peso da telaio con arula


bollo illegibile

Tot. 6

1 fr. coppo

(?)

UT 21. TOMBE A GROTTICELLA ARTIFICIALE


Datazione: et Castellucciana
Riferimento cartografico: CTR 1:10000, Foglio 643050
Livello di edizione: inedito
Bibliografia:
Visibilit: buona
Interpretazione: area di necropoli
Descrizione del sito:
Si tratta di una tomba a grotticella posta lungo il costone roccioso orientale di UT 20.
Presenta un ingresso di 50x70 centimetri e una profondit di circa 30 centimetri, con
una pianta semicircolare. (Tav. XXIV, Fig. 54)

UT 22. TOMBE A GROTTICELLA ARTIFICIALE


Datazione: et Castellucciana
87

Riferimento cartografico: CTR 1:10000, Foglio 643050


Livello di edizione: inedito
Bibliografia:
Visibilit: buona
Interpretazione: area di necropoli
Descrizione del sito:
Coppia di tombe a grotticella, poste sul medesimo costone roccioso di UT 21 a una
cinquantina di metri di distanza. La prima, T1, presenta un ingresso di 3x0,55 metri,
mentre linterno, di forma pseudo circolare, misura 60x80 centimetri. La seconda, di
carattere monumentale, T2, presenta gli incassi per lalloggiamento della pietra di
chiusura che misura 70x70 centimetri, con una profondit di 30 centimetri; lapertura
ha unampiezza di 50 centimetri e unaltezza di 55, cos come linterno, che profondo
80 centimetri. Entrambe presentano una pianta interna pseudo-circolare. (Tav. XXIV,
Fig. 55)

UT 23. SETTO MURARIO


Datazione: incerta
Riferimento cartografico: CTR 1:10000, Foglio 643050
Livello di edizione: inedito
Bibliografia:
Visibilit: buona
Interpretazione: incerta
Descrizione del sito:
Allinterno di UT 20, sul pianoro sommitale, si rinviene un setto murario di pietre di
medie e grandi dimensioni, il quale percorre il crinale roccioso per circa 60 metri, con
uno spessore di 0,75 metri. Esso sembra essere costituito, in alcuni tratti, da pietre di
dimensioni maggiori lungo lesterno e di dimensioni minori allinterno. I dati in
88

possesso non permettono di fornire unipotesi interpretativa accurata e certa, non


potendo quindi escludere la possibilit che si tratti di un moderno muro di confine tra
terreni. altres vero che, la sua presenza allinterno di UT 20, per la quale sembra
profilarsi una realt insediativa attiva in et greca ed ellenistica particolarmente
consistente, potrebbe non essere casuale. Detto ci, risulta plausibile lipotesi che
possa trattarsi di un setto murario pertinente al sistema difensivo dellinsediamento,
non riscontrabile in altri punti dellarea per via delle dinamiche di interramento e degli
interventi antropici. (Tav. XXVIII, Fig. 62)

UT 24. AREA DI FRAMMENTI FITTILI


Datazione: et Greca Arcaica e Classica et Ellenistica
Riferimento cartografico: CTR 1:10000, Foglio 643050
Livello di edizione: inedito
Bibliografia:
Visibilit: scarsa
Estensione: 20000 mq circa
Interpretazione: insediamento rurale/fattoria
Descrizione del sito:
Al di sotto di UT 20 presente un vigneto posto sulla strada sterrata costeggiante le
pendici settentrionali di Monte Agrabona e posto sulla stessa fascia di UT 17. Larea
caratterizzata da una presenza di frammenti fittili ma allo stesso tempo da una scarsa
visibilit; nonostante il terreno sia stato arato da poco, esso risulta molto fangoso e
compatto, con la presenza di canali di scolo creatisi naturalmente per via delle recenti
e abbondanti piogge, ragion per cui sembrato pi opportuno dare questo grado di
visibilit sulla Carta di Visibilit dei Suoli. Allinterno del vigneto, oltre a materiali
pertinenti al Bronzo Antico e Medio, e quindi alla cultura Castellucciana, si
evidenziano un frammento di orlo di anfora corinzia, che rimanda allet Arcaica, e un
89

frammento orlo di anfora del tipo MGS III che conferma una frequentazione dellarea
in et Ellenistica (Schede Materiali NN. 32-38). Le altre classi di materiali presenti
sono anfore, ceramica comune da mensa, un frammento di ceramica comune da cucina,
vernice rossa, un frammento orlo di grande contenitore e numerosi frammenti di
ceramica a vernice nera. Si presume che larea, cos come UT 17, potesse essere
interessata da una forma insediativa di carattere rurale, pertinente forse a piccole
fattorie presenti nella zona. (Tav. XXIX, Fig. 63)

Materiali:
DATAZIONE

CLASSI CERAMICHE

Bronzo Antico

CERAMICA CASTELLUCCIANA

2220-1800 a.C.

Tot. 14
1 fr. orlo
6 fr. ansa
7 fr. parete

VI secolo a.C.

ANFORE
Tot. 7
1 fr. orlo anfora Corinzia
6 fr. parete

V-IV secolo a.C.

VERNICE NERA
1 fr. piede

IV-III a.C.

ANFORE

VERNICE NERA

1 fr. orlo MGS III

Tot. 2
2 fr. piede

Datazione incerta

ANFORE

CCM

CCC

VERNICE
NERA

Tot. 13

Tot. 24

3 fr. orlo

12 fr. orlo

Tot. 1

tot. 32
4 fr. orlo
90

4 fr. ansa

6 fr. ansa

4 fr. parete 6 fr. piede


2

fr. 21

fr.

orlo/coperchio parete

fr.

2 fr. ansa

puntale

5 fr. piede

VERNICE GRANDI

VARIA

ROSSA

CONTENITORI

Tot. 2

Tot. 1

Tot. 1

2 fr. orlo

1 fr. orlo

fr.

louterion?

UT 25. AREA DI FRAMMENTI FITTILI SPORADICI


Datazione: et Ellenistica
Riferimento cartografico: CTR 1:10000, Foglio 643050
Livello di edizione: inedito
Bibliografia:
Visibilit: buona
Estensione: 20000 mq
Interpretazione: incerta
Descrizione del sito:
Lungo le pendici settentrionali, nel terreno posto tra UT 20 e Casa Agrabona, si segnala
la presenza di unarea di frammenti fittili sporadici, pertinenti ad un orizzonte
cronologico che richiama let Ellenistica, vista la presenza di un frammento orlo di
anfora Greco-Italica.
Materiali:

91

DATAZIONE

CLASSI CERAMICHE

IV-III secolo a.C.

ANFORE

VERNICE NERA

Tot. 4

Tot. 1

1 fr. orlo greco-italica

1 fr. parete

3 fr. parete

92

CAPITOLO IV
4.CONCLUSIONI: IPOTESI DI RICOSTRUZIONE DEL PAESAGGIO
ANTICO
Lanalisi delle evidenze archeologiche raccolte durante le campagne sistematiche
di ricognizione e lesito dei dati desunti da uno studio accurato sui materiali rinvenuti
allinterno delle aree di frammenti fittili documentate, forniscono elementi, sebbene
parziali, volti a ricostruire in maniera diacronica le dinamiche insediative e i diversi
periodi di frequentazione che hanno interessato larea del Monte Agrabona.
Il consistente numero di dati emersi, affiancato ad una rilettura delle fonti storicoletterarie, ha consentito di associare il contesto, caratterizzante larea oggetto di
indagine, ad altri presenti entro il territorio della Sicilia centro-meridionale.
Si analizzeranno quindi, in questo capitolo, le tracce e i processi che hanno
interessato questa zona del comprensorio licatese, partendo dalle attestazioni relative
allet del Bronzo Antico, passando per il vuoto documentario accertato dal Bronzo
Medio allEt del Ferro, giungendo, infine, ad un orizzonte cronologico compreso tra
il VI e il IV-III secolo a.C., periodo sul quale ci si concentrer maggiormente, in virt
del fatto che caratterizza larea in maniera peculiare.
Per quanto riguarda let Preistorica, la presenza di tombe a grotticella artificiale,
tipiche della cultura Castellucciana, unita ai numerosi frammenti pertinenti alla
medesima facies, documentano una prima frequentazione dellarea di Monte
Agrabona ascrivibile allet del Bronzo Antico, agli inizi del II millennio a.C.
La cultura Castellucciana ben documentata in gran parte dei contesti territoriali
della Sicilia centro-meridionale e diffusa risulta anche la presenza di insediamenti nel

93

comprensorio licatese. Essa prende il nome dallomonimo sito nei pressi di Noto,
indagato per la prima volta da Paolo Orsi nel 1890.
Numerosi sono i materiali conservati presso il Museo Archeologico di Licata,
provenienti da scavi e ricognizioni, oltre che le evidenze strutturali, costituite in
massima parte da tombe a grotticella, presenti lungo tutto lareale dei siti collinari che
cingono la piana di Licata, tra i quali spiccano Monte Canticaglione, Monte Petrulla e
C.da Casalicchio, cos come su Monte Sole, Monte Giannotta, Pizzo Caduta e C.da
Colonne152 per il sistema costiero della "Montagna" di Licata.
Ad essi si aggiunge il grande centro castellucciano scavato presso il sito de La
Muculufa, ad Est del moderno centro licatese, anche se ricadente nel territorio della
provincia di Caltanissetta.
Anche la zona oggetto dindagine si inserisce nel quadro appena tracciato, le cui
realt insediative prediligono siti daltura posti su rilievi interni e nelle vicinanze di
corsi dacqua primari e secondari, dediti principalmente allagricoltura e
allallevamento.
Il rinvenimento di frammenti ceramici riconducibili a questo orizzonte cronologico
attestato allinterno delle UU.TT. 2, 6, 16, 17 e 24, oltre alla presenza, costituita dalle
UU.TT. 5, 19, 21 e 22, di tombe a grotticella.
Tali elementi permetterebbero di formulare lipotesi dellesistenza di un
insediamento, sicuramente di piccole dimensioni, costituito da piccoli nuclei
capannicoli sparsi a macchia di leopardo.

152

TOSCANO RAFFA 2013


94

Va infine presa in considerazione, per una maggiore comprensione delle dinamiche


insediative, la vicinanza di Monte Cantigaglione, oggetto di saggi di scavo attraverso
i quali sono stati rinvenuti i resti di due capanne, di C.da Cal e C.da Palma, dove sono
presenti numerose tombe a grotticella. 153
Per quanto riguarda la tarda et del Bronzo e let del Ferro, si assiste ad un netto
mutamento nelle dinamiche insediative, cos come in quelle politico-sociali ed
economiche che interessano gran parte della Sicilia centro-meridionale; attestato un
processo di arroccamento delle popolazioni indigene verso linterno, con il
conseguente abbandono dei siti costieri o posti in luoghi poco strategici. Accanto
quindi ai grandi centri protourbani sorti nel Bronzo Tardo, si rilevano una serie di
nuovi insediamenti che si pongono sistematicamente sulle alture interne meglio difese
e di maggiore rilievo strategico. 154 Le nuove realt insediative escludono quindi, a
quanto pare, il Monte Agrabona dai nuovi processi sviluppatisi.
Gli unici centri conosciuti, sullo scorcio dellVIII secolo a.C., nel circondario sono
Castellazzo di Palma ad Ovest del Salso, Monte Saraceno di Ravanusa nella bassa
valle dellHimera155 e, tra fine VIII e inizio VII a.C., ad est del Salso, il sito di Monte
Desusino156.
Per una ripresa delle attivit nellarea di Monte Agrabona bisogna attendere il VIIVI secolo a.C., quando esso sembra essere caratterizzato da una frequentazione che
assume caratteri di un certo rilievo.

153

TOSCANO RAFFA 2013, pp. 308-311; Un ampio quadro in merito, presente nel territorio
licatese, trattato e analizzato allinterno dei lavori dei colleghi S. Bonanno, I. Giorgianni,
G. Lombardo, A. Sottile, V.Vasi, sulla base dei dati raccolti durante le campagne di
ricognizione sistematiche effettuate nellambito del medesimo progetto di ricerca.
154
TRAMONTANA 2012, P. 150
155
SIRACUSANO 2003, pp. 9-14; TRAMONTANA 2012, p. 155; CALDERONE ET ALII 1996;
156
TRAMONTANA 2012 p.156; PANVINI 1994 p. 105-106; PANVINI 2003 p. 93-120

95

Prima di discutere nel dettaglio gli elementi che hanno consentito di fornire tale
datazione per la frequentazione dellarea di Monte Agrabona, ci sembra opportuno
delineare un quadro generale sui processi che hanno interessato il comprensorio della
Sicilia meridionale, e non solo, durante questi secoli.
Intorno al 689/688 a.C., come ampiamente documentato, un gruppo di coloni rodiocretesi fond lapoika di Gela, alla foce dellomonimo fiume157; questo evento
rappresenta una profonda svolta nella storia della Sicilia centro-meridionale158.
Nei centri indigeni che nellVIII secolo acquisirono un ruolo preminente allinterno
del contesto territoriale, come Monte Saraceno di Ravanusa e Monte Desusino,
orbitanti attorno alla valle dellHmera, si assiste ad un cambiamento nella cultura
materiale, nelle strutture e nelle sepolture, influenzate sicuramente dal modello greco
importato nellisola, testimonianza dei rapporti che subito intercorsero tra la nuova
fondazione e le popolazioni indigene gi presenti.159 A Butera ad esempio, posta
nellentroterra geloo, si attesta tra VIII e VII secolo a.C. un mutamento nei corredi
sepolcrali del centro indigeno160, sintomo anchesso dellinfluenza che la nuova
colonia ha esercitato sin da subito sui territori circostanti.
Per due di questi centri indigeni, conquistati dal contingente geloo, stanziatosi in
queste terre, le fonti ci tramandano i nomi: uno, Omphake, stato riconosciuto proprio
nel centro di Butera, mentre laltro, Maktorion, stato individuato nei pressi di Monte
Bubbonia161.

157

TUCIDIDE, VI, 4, 3
TRAMONTANA 2012, p. 157
159
TRAMONTANA 2012, p. 159
160
ADAMESTEANU 1955
161
NAVARRA 2004, pp. 281-296
158

96

Linteresse di Gela ovviamente dettato dalla presenza del fiume Himera, il quale
costituiva unintensa via di penetrazione nellentroterra siciliano. per opportuno
precisare come il forte espansionismo geloo fosse caratterizzato da una precisa volont
di rapportarsi con lelemento indigeno preesistente, soprattutto in termini culturali ed
economici, e non esclusivamente espansionistici. 162
Come sappiamo, questo processo culminer con la fondazione di Agrigento nel 580
a.C., che sin da subito decide di garantirsi una sfera di influenza culturale e soprattutto
territoriale a discapito della madrepatria, la quale vedr ridimensionato, nel giro di
pochi decenni, il suo peso e il suo potere sulla valle dellHimera e non solo.
La politica di Falaride, in particolar modo, divenuto tiranno di Agrigento nel 572
a.C. vedr, accanto alla conquista di centri gi esistenti e precedentemente sotto
linfluenza geloa, il sorgere di centri fortificati, i phrouria tramandatici dalle fonti, che
costituivano vere e proprie fortezze con funzioni di controllo territoriale e
stanziamento militare.
sicuramente in questa fitta rete di traffici, movimenti, scambi commerciali e
culturali che larea di Monte Agrabona assume un carattere insediativo ascrivibile in
questo orizzonte cronologico.
Bisogna anzitutto premettere quanto sia difficile attribuire un carattere greco o
indigeno ad un centro durante let arcaica o tardo arcaica.
I materiali o le strutture da sole non possono parlare, in quanto molti centri indigeni,
pur mantenendo caratteri peculiari propri, vengono fortemente influenzati dal modello
greco importato nellisola; ci viene spesso erroneamente tradotto in una presenza di
gente greca, ma va piuttosto inteso come processo naturale che inizialmente si limita

162

LA TORRE 2012, p. 19-25; LA TORRE 2011, pp. 67-72


97

ad influenzare gli usi, le tradizioni, e gli aspetti quotidiani della cultura indigena, la
quale gradualmente fa proprio lelemento greco e viene inglobata da esso. 163
Indispensabile, per una comprensione pi accurata dei dati raccolti, risultato il
Gela Survey, un progetto di ricerca portato a termine da Johannes Bergemmann e
Philipp Baas per conto delle Universit di Bochum e Goettingen tra il 2002 e il 2006,
nel retroterra gelese, in particolare nellarea posta ad ovest della colonia rodio-cretese.
Esso ha interessato tutto il comprensorio del Comune di Butera, e, oggetto delle
campagne di ricognizione sistematica, sono state anche le contrade prospicenti lareale
di Monte Agrabona, ovvero la zona di Monte Desusino con le sue pendici settentrionali
e meridionali, ad Ovest di Monte Agrabona, e le contrade Suor Marchesa e San Pietro,
poste rispettivamente a Nord e a Nord-Ovest, tutte ricadenti allinterno del territorio
comunale di Butera. foto
I dati elaborati e pubblicati164 nellambito del Gela Survey hanno fornito un quadro
di evidenze e materiali molto ricco e sostanzialmente sconosciuto al mondo scientifico
per questo territorio, aggiungendo nuovi dati e nuove considerazioni a quelle gi in
possesso sul sito di Monte Desusino165 e fornendo, per le contrade S. Pietro e Suor
Marchesa, contesti sostanzialmente inediti. foto
Da una prima lettura dei materiali raccolti dalla missione tedesca, si potuta
evidenziare subito una similarit e, in alcuni casi, uguaglianza, tra i frammenti
ceramici del Gela Survey e quelli raccolti durante le ricognizioni sistematiche portate
avanti dallo scrivente. Per questo motivo e per una naturale considerazione dellunit

163
164
165

LA TORRE 2012, pp. 19-25


BERGEMANN 2010
CECCARELLI - GHIZOLFI 1991, pp.

331-334
98

geografica e territoriale, si ritenuto opportuno fornire uninterpretazione che tenesse


conto del contesto generale dellarea.
La suddetta zona difatti, sembra caratterizzarsi da insediamenti che, eccezione fatta
per il centro di Monte Desusino la cui nascita, come gi detto, da far risalire allVIII
secolo a.C. e che assume pian piano il carattere di vero e proprio centro, vanno
costituendosi sul sorgere del VI secolo e sono caratterizzati per la maggior parte da
una continuit insediativa che giunge almeno fino alla fine del IV e inizi del III secolo
a.C, in alcuni casi spingendosi, senza soluzione di continuit, fino alla tarda antichit.
Si tratta principalmente di insediamenti rurali o piccole fattorie le quali sfruttavano
la fertilit dei terreni e labbondanza di sorgenti e torrenti, i cui abitanti erano dediti
sostanzialmente allagricoltura e allallevamento166. Fondamentali da ricordare sono
gli studi pioneristici in merito, condotti da P. Orlandini167 e D. Adamesteanu168, i quali
avevano tracciato un quadro generale sul popolamento rurale del territorio circostante
Gela.
Presenza costante sono inoltre piccoli luoghi di culto, che si distribuiscono in
relazione ai contesti abitativi e che vanno quindi a costituire santuari rurali per le
comunit che abitavano queste contrade, cos come attestato in molti contesti delle
chorai coloniali e della madrepatria169.
Essi, secondo Bergmann, sorgevano in punti strategici, tra la pianura costiera e le
zone interne, oppure nelle vallate o nelle pianure delle zone interne, molto vicini a
quelle che erano le principali vie di comunicazione del tempo170.

166

BERGMMANN 2010, pp. 199-200


ORLANDINI 1962, pp. 69-121
168
ADAMESTEANU 1962, pp. 199-209; ADAMESTEANU 1963,
169
GENOVESE 1999; VERONESE 2006; DE POLIGNIAC 1995
170
BERGMMANN 2010, pp. 200-202
167

pp. 19-48

99

Larea del Monte Agrabona si inserisce, a mio avviso, in questo ampio contesto che
vede questa parte di territorio fiorente e ricca di piccoli insediamenti e fattorie, con
una coesistenza tra lelemento greco e quello indigeno da non intendere in termini
conflittuali.
La particolare ricchezza e produttivit agricola dellarea potrebbe essere giunta fino
ai giorni nostri attraverso la testimonianza del toponimo Agrabona, ipotesi forse
suggestiva ma comunque da prendere in considerazione vista la peculiarit dellarea.
Per quanto riguarda la trattazione delle Unit Topografiche, e la loro relativa
interpretazione, bisogna premettere che nella fase di acquisizione dei dati si
documentata ogni singola evidenza come ununit a s, in sede di analisi si preferito
trattare di esse non singolarmente, ma come un unico contesto territoriale, in quanto
esso appare totalmente omogeneo sia da un punto di vista geomorfologico e
topografico sia dal punto di vista delle attestazioni cronologiche comprese in una
forbice che, come gi si detto, si sviluppa dal VI al IV-III secolo a.C. Tale approccio
consente di fornire uninterpretazione globale, non scevra, tuttavia, da problematiche
di seguito trattate.
Partendo dal limite pi orientale del pianoro sommitale di Monte Agrabona, sembra
ragionevole ipotizzare la presenza, in questo punto, corrispondente a UT 3, di una
piccola torretta di avvistamento o comunque, di una struttura a carattere difensivo e di
controllo del territorio, considerate le evidenze strutturali conservatesi.
Tale interpretazione sembra plausibile vista la posizione della stessa, situata nel
punto in cui il crinale roccioso si interrompe per scendere fino ad una piccola vallata
che lo separa dai primi rilievi di Monte Desusino. Da questo punto si ottiene una
percezione visiva molto chiara e priva di ostacoli sia del retroterra che della costa,
permettendo di tenere sotto controllo larea per un raggio di qualche chilometro.
100

La presenza di numerosi frammenti ceramici a vernice nera, di qualche frammento


di ceramica comune da mensa e di un frammento laterizio, per i quali non stato
possibile trovare confronti e quindi datarli con precisione, presenti allinterno di UT 1,
posta in prossimit di UT 3, avvallano questipotesi, e ben si sposano con larco
cronologico fin qui delineato.
Inoltre, non sembra casuale la presenza di un presidio proprio qui, se si considera
che la piccola pianura posta tra Monte Agrabona e Monte Desusino costituisce lunico
punto che permetteva il passaggio dalla costa allentroterra. Ci fa risultare plausibile
anche la presenza di un asse viario penetrante nellentroterra e passante in questa
piccola vallata, unico punto valicabile di tutto lareale del Monte fino al limite
occidentale, e legittima ancor di pi la presenza di una piccola struttura difensiva in un
luogo strategico come questo.
Per quanto riguarda il resto delle Unit Topografiche, tralasciando le piccole aree
di frammenti fittili sporadici, tracce troppo labili per poter essere trattate con criterio,
credo sia doveroso concentrare lattenzione su quelle che hanno restituito il maggior
numero di materiali.
Proseguendo verso Ovest, lungo la strada che corre sul pianoro sommitale, stata
individuata unarea caratterizzata da una fittissima presenza di materiali, UT 8,
allinterno della quale sono inoltre presenti numerosi blocchi squadrati.
A circa 200 metri di distanza dalla stessa, in direzione Ovest, sempre sul pianoro
sommitale, presente invece larea allinterno della quale sono stati rinvenuti i
numerosi frammenti di coroplastica che hanno fatto pensare subito ad una destinazione
cultuale della medesima, UT 13. foto

101

Sicuramente dovevano esistere, allinterno delle due aree, strutture contemporanee


fra loro, considerati i materiali ivi rinvenuti, pur sembrando di poco anteriori quelli
rinvenuti in UT 13.
Assodato, con estrema verosimiglianza, che allinterno di UT 13 vi fosse un luogo
di culto, pi complessa appare lidentificazione della struttura che doveva insistere
allinterno di UT 8. foto Doveva trattarsi di un edificio dal carattere monumentale e
dallarchitettura piuttosto consistente come si evince dalla corposa presenza dei
blocchi squadrati, che costituiscono lUT 9, nessuno dei quali stato rinvenuto in situ.
Potrebbe trattarsi di una struttura con funzioni difensive, analogamente a quanto
riscontrato per UT 3.
Tale interpretazione, tuttavia, si scontrerebbe con la diversa tecnica edilizia
impiegata in UT 8, con lutilizzo di grossi blocchi squadrati, non documentata, invece,
per la torretta di avvistamento di UT 3.
La difformit potrebbe essere spiegata con la presenza di un piccolo contingente
militare stanziato in maniera permanente che, probabilmente, poteva abitare il piccolo
pendio immediatamente al di sotto di essa, costituito da UT 15, vista la ricca
testimonianza materiale.
pur vero che laccuratezza nella lavorazione dei blocchi squadrati, il loro carattere
monumentale, e, in alcuni casi, la loro differenza litologica, fa pensare ad una volont
di caratterizzazione dellarea.
Alcuni di essi, infatti, sono realizzati con una pietra arenaria di colore giallastro
diversa rispetto alla consueta pietra calcarea presente in zona, impiegata nella maggior
parte dei casi.

102

Proprio la volont di reperire materiale costruttivo differente, unita alla vicinanza


tra le due aree , al rinvenimento anche in questarea di un frammento di coroplastica e
soprattutto allintensissima attestazione di ceramica fine, fa ipotizzare la presenza di
un contesto cultuale unico, strutturato e pensato in due edifici differenti, luno
maggiore, presente allinterno di UT 8 e con caratteri di monumentalit vista la
particolare accuratezza e lavorazione dei blocchi, e laltro di carattere minore, presente
allinterno di UT 13. Questultima area inoltre caratterizzata dalla presenza di
affioramenti rocciosi di calcare gessoso, lo stesso presente ad esempio sul Monte
Poliscia, rilievo che fa parte del sistema della Montagna di Licata, che mal si presta
allalloggiamento e alla sistemazione di strutture di un certo rilievo. Sul poggetto di
UT 8 invece la roccia affiorante sembra costituita dai consueti banchi di calcare. Se
qui pu quindi ipotizzarsi la presenza di un santuario di carattere monumentale, nato
forse poco dopo quello presente allinterno di UT 13, questultima, avendo restituito
il maggior numero di coroplastica, potrebbe essere sede di un edificio secondario, che
sembra comunque attestato dal frammento di opaion, collegato a riti ed esigenze
cultuali peculiari, o, in alternativa, ad una stipe votiva ivi presente.
Le classi ceramiche presenti in maggior numero allinterno di esse inoltre,
sembrano essere le medesime.
In UT 8 la classe attestata con la percentuale maggiore la vernice nera, che
rappresenta circa il 35 % del totale; segue la ceramica comune da mensa con il 27 %,
le anfore con il 14 % e infine la ceramica comune da cucina con un 12 %. Ricchissima
anche la testimonianza di grandi contenitori e laterizi, dei quali stata raccolta solo
una minima parte rispetto alla loro presenza intensissima nellarea; tra essi si segnalano
due frammenti di opaion. Sono presenti inoltre sei frammenti di lucerne, metalli,

103

reperti malacologici e, come accennato, un frammento di coroplastica, probabilmente


pertinente al busto di una statuetta votiva.
Per quanto riguarda UT 13 invece, anche qui le classi presenti in percentuali
maggiori sono la ceramica comune da mensa, con il 41 % del totale, e la vernice nera,
con il 39 %; seguono le anfore, con il 4 % e la ceramica comune da cucina, con il 3 %.
Sono inoltre attestati grandi contenitori e laterizi, in numero sicuramente minore
rispetto a UT 8; anche qui attestata la presenza di un frammento di opaion. Infine, il
9 % dei materiali recuperati durante le ricognizioni costituito da coroplastica, la quale
purtroppo troppo frammentaria e mal conservata per essere inquadrata
cronologicamente, pur essendovi riconosciuti tre frammenti che sembrano ascrivibili
ad un orizzonte cronologico collocabile tra la fine del VI e la seconda met del V
secolo a.C. Essi, presenti su una pubblicazione in merito alla coroplastica proveniente
dal santuario di C.da Casalicchio, sembrano riconoscibili nel Tipo III delle offerenti
con porcellino attestate nel santuario ctonio ivi scavato171. Per cinque frammenti di
coppe/skyphoi attestati allinterno di questa UT, contestualizzati anche con i frammenti
di anfora corinzia rinvenuti, stato possibile fornire un confronto che pare abbastanza
puntuale e che permette di datarli alla seconda met del VI secolo a.C.
La presenza di un luogo sacro su una vetta cos strategica, ben si sposa con quelle
che sono le testimonianze documentate durante le campagne di ricognizione condotte
nellambito del progetto di ricerca Gela Survey nel territorio del comune di Butera,
attraverso le quali si sono potuti attestare luoghi con destinazione cultuale che si
sviluppavano in punti nevralgici del territorio, santuari destinati ad essere frequentati
da piccole comunit rurali.

171
172

172

Il Monte Agrabona si inserisce bene in questa

DE MIRO 1986, p. 106-107 Tav. XLVII Fig.


BERGEMMANN 2010, pp. 200-202

4
104

dislocazione cultuale, in quanto un rilievo posto in un punto chiave del territorio, tra
la costa e lentroterra.
Il santuario presente sul pianoro sommitale di Monte Agrabona sembra quindi
inquadrabile in questo ampio contesto ricostruttivo, destinato ad essere utilizzato non
da un centro vero e proprio ma dalle comunit stanziate in questa serie di insediamenti
rurali presenti nelle campagne.
Per quanto riguarda invece la presenza di una forma insediativa destinata
allabitato, allinterno dellarea oggetto di ricognizione, essa sembra poter essere
individuata lungo il limite pi occidentale delle pendici settentrionali del Monte, nelle
aree costituite da UU.TT. 17 e 24, poste luna accanto allaltra. Pi che un vero e
proprio insediamento, sulla base dei dati in possesso, sembra possibile ipotizzare la
presenza di fattorie, per via del limitato numero di frammenti ceramici presenti, non
ascrivibili quindi ad un vero e proprio centro ma inquadrabili in un contesto
prettamente rurale.
Le classi presenti allinterno di esse sono essenzialmente anfore, vernice nera,
ceramica comune da mensa e nel caso di UT 24 anche ceramica comune da cucina.
Larea inoltre, per via della sua conformazione, sembra prestarsi bene ad una forma
insediativa di carattere rurale.
Nulla toglie per che esse fossero presenti in numero maggiore o che vi fosse un
abitato dalle dimensioni maggiori, del quale ci sono pervenuti pochi materiali, non
attestati nelle aree antistanti per via dei profondi sconvolgimenti antropici, dovuti
principalmente allintensivo uso di mezzi agricoli, cui i terreni sono soggetti, oltre che
per cause di origine naturale.

105

Poco pi a Sud-Est di esse si sviluppa invece unarea, UT 20, che si estende lungo
un costone roccioso e sui pendii meridionali e orientali posti immediatamente al di
sotto di esso, la quale ha restituito una ricchissima documentazione materiale e per la
quale sono sorte alcune problematiche in sede interpretativa.
Tra i frammenti ceramici rinvenuti, anche qui, come attestato nelle altre UT, le
classi preponderanti sono la ceramica comune da mensa, presente in una percentuale
del 35 % e la vernice nera, attestata per il 30 % del totale. Seguono le anfore e la
ceramica comune da cucina, entrambe presenti con il 14 %. Per quanto riguarda i
laterizi e i grandi contenitori essi non possono essere oggetto di un calcolo percentuale,
in quanto la loro raccolta stata limitata per via del numeroso numero, dato da tenere
fortemente in considerazione.
La prima ipotesi avanzata ha considerato il possibile collegamento con le UU.TT.
che stanno al di sotto di UT 20, ovvero la 17 e la 24. Una piccola incongruenza sorta
in merito a questa ipotesi costituita dallassenza di frammenti ceramici allinterno di
un vastissimo terreno che separa UT 20 e UT 24; allinterno di esso infatti i materiali
sono riscontrabili solo lungo le fasce che confinano con UU.TT. 20 e 24. Se parrebbe
poco plausibile ipotizzare unassenza di materiale dovuta alla particolare
conformazione del terreno, caratterizzato da una pendenza particolare e quindi
maggiormente esposto a fenomeni di dilavamento, sembrerebbe comunque poco
veritiero associare le UT differenziando la loro destinazione duso, in quanto sembra
poco probabile che UT 20 andasse a costituire una sorta di appendice difensiva e/o di
destinazione comunitaria dellinsediamento, piccolo e di carattere rurale, attestato
invece nelle UU.TT. 17 e 24.
Per via della sua variet di materiale si per pensato ad un insediamento vero e
proprio, che poteva svilupparsi sul crinale roccioso e nelle zone circostanti ad esso. La
106

mancanza del dato materiale in alcune zone dellarea, potrebbe essere frutto, anche in
questo caso, di interventi antropici che hanno modificato o cancellato le testimonianze.
Va inoltre segnalata la particolare pendenza dei terreni che circondano il costone e la
presenza, allinterno degli stessi, di piccoli canali nel terreno che testimoniano la
profonda trasformazione, in questo caso naturale, a cui larea oggetto soprattutto
durante il periodo invernale, per via delle abbondanti piogge.
Sembra comunque abbastanza certo il carattere insediativo che doveva
caratterizzare larea, sicuramente sede di un contesto pi organizzato e particolare
rispetto alle fattorie sottostanti, ma comunque da non intendere come vero e proprio
centro, sulla base dei dati raccolti.
Per delineare un quadro pi ampio e fornire unipotesi interpretativa che sia
accurata, opportuno segnalare la presenza di una lacuna nel costone roccioso, il
quale, si interrompe per circa 15 metri, per poi riprendere immediatamente ad Ovest.
Pare plausibile ipotizzare la presenza in questo punto di un passaggio, naturale o
antropico che sia, il quale ben si presta alla possibile esistenza di una piccola strada, la
quale metteva in comunicazione questarea con i terreni posti pi a valle,
probabilmente destinati alla coltivazione e al pascolo degli animali.
Inoltre, lipotesi della presenza di un asse viario che, passante per UT 20,
permetteva di collegare i pendii e le vallate sottostanti con il pianoro sommitale, e
quindi con il santuario, pare plausibile e ben si sposa con la presenza di odierne
mulattiere che percorrono la sommit del Monte e che paiono poco funzionali ai terreni
presenti al di sotto del costone roccioso, non accessibili da questo punto in quanto il
rilievo risulta particolarmente scosceso. Questo potrebbe essere segno di asse viario
antico in parte ricalcato dalle odierne mulattiere.

107

Da un esame delle fotografie aree e delle riprese satellitari dellarea stato inoltre
possibile riscontrare delle tracce molto regolari nel terreno, in prossimit delle
mulattiere presenti lungo il pianoro sommitale segnate in carta, che potrebbero far
ipotizzare la presenza di un tracciato che ricalca in parte quello moderno, ma che nulla
toglie potesse avere un diverso svolgimento in base anche alla differente
conformazione del territorio di allora.
In questa zona, cos come lungo il limite orientale, presente lunico punto
valicabile che permetteva di collegare la costa allentroterra. Va sicuramente
sottolineato che, sulla base di recenti indagini portate avanti nellambito del medesimo
progetto di ricerca e aventi come oggetto larea di C.da Casalicchio, stata ipotizzata
la presenza di una via di comunicazione tra la piana di Licata, e quindi il santuario di
C.da Casalicchio, e lentroterra; difatti, lampia vallata presente, dal limite occidentale
del crinale roccioso di Monte Agrabona discende verso la piana e si apre su di essa
proprio in prossimit di C.da Casalicchio.
Infine, opportuno segnalare lassenza di frammenti ceramici o evidenze
archeologiche lungo i terreni settentrionali del monte, situati oltre la stradina sterrata
che costeggia i pendii posti immediatamente al di sotto del pianoro sommitale, dalla
quale diparte lentroterra della zona, che costituiscono la moderna C.da Agrabona.
Sicuramente ci pu essere spiegato interpretando questa zone come destinate allo
sfruttamento agricolo dei terreni, con la presenza di piantagioni di uliveti e vigneti che
costituivano la principale fonte di sostentamento degli abitanti della zona, oltre che di
zone adibite al pascolo delle greggi, e che meritano di essere menzionati in una
ricostruzione del paesaggio antico, in modo da renderla il pi completa possibile.
Inoltre, questi terreni, si pongono tra i pendii del Monte Agrabona, e le C.de Suor

108

Marchesa e S. Pietro, che, come gi detto, sono state indagate nellambito del Gela
Survey e hanno restituito tracce di insediamenti rurali sparsi ampiamente sul territorio.
Come ampiamente trattato in precedenza, la frequentazione dellarea di Monte
Agrabona sembra interrompersi intorno alla fine del IV - inizio del III secolo a.C., cos
come attestato in gran parte del circondario, soprattutto in quegli insediamenti rurali
sorti nel VI secolo a.C. e attestati nelle aree immediatamente prospicenti larea oggetto
di questo studio.
I fenomeni con i quali possibile spiegare questa cessazione di attivit nellarea
sono da ricercare innanzitutto nei profondi processi e eventi cui larea in questione fu
oggetto.
Tra la fine del IV secolo a.C. e linizio del III infatti il territorio fu teatro di un
passaggio continuo di truppe che si inseriscono nei profondi sconvolgimenti subiti dai
conflitti tra greci e cartaginesi. Diodoro Siculo fa risalire al 310 a.C. la celebre battaglia
dellEconomo, svoltasi tra Agatocle e le truppe cartaginesi, stanziate una presso
lEcnomo e laltra presso il Phalarion, separati lun laltro dal fiume. In anni recenti
stato possibile far luce, anche se ancora in modo parziale, sulla problematica173. Si
infatti proposto di identificare il fiume di cui parla Diodoro, definito dallo storico come
potamos, non con il Salso-Himera ma con il ramo secondario del fiume, visibile nella
cartografia pi antica. In questo modo lEknomos verrebbe a collocarsi sul monte
Poliscia174 mentre il Phalarion potrebbe essere identificato con Monte Sole, entrambi
nel comprensorio della "Montagna".
Laltro evento di poco successivo, ma che sicuramente ha contribuito a modificare
gli assetti territoriali la presa di Gela da parte dei Mamertini. Nel quadro assai vario

173
174

LA TORRE 2005 A, p.
LA TORRE 2004 A, p.

102-114
83
109

e articolato di personaggi, che alla morte di Agatocle si successero in Sicilia, cercando


di ottenere il controllo dellisola, emerge Finzia, tiranno agrigentino che nel 282 a.C.
servendosi dei mercenari Mamertini, saccheggia e distrugge Gela, deportando i suoi
abitanti in una nuova citt che prese il nome di Finziade175.
La presenza di una nuova realt urbana allinterno del territorio pu sicuramente
aver provocato un processo di progressivo spopolamento delle campagne e un
conseguente spostamento delle persone che le abitavano verso la nuova forma
insediativa costituita, in questo caso, dalla citt di Finziade, la quale offriva vantaggi
economici, commerciali e soprattutto difensivi, in quanto di l a poco la Sicilia sar
teatro delle guerre puniche, con una battaglia, quella del 256 a.C., che si svolse proprio
presso il Capo Economo. Questipotesi avanzata176, sembra dunque riscontrabile anche
nei dati emersi nellambito del presente progetto di ricerca e parrebbe confermare il
quadro generale emerso fino ad ora nel contesto licatese.
La ricostruzione del paesaggio antico fin qui proposta, lungi dal porsi come
definitiva, si limita a fornire ipotesi interpretative riguardo il contesto che dovette
caratterizzare lareale di Monte Agrabona, proposte ovviamente sulla base delle
ricognizioni effettuate e delle evidenze documentate nellarea. Alcuni terreni, infatti,
non sono stati oggetto di indagine per la loro inaccessibilit, sui quali sono presenti
forme di coltivazione intensiva che pian piano fanno scomparire le testimonianze
antiche. In generale, sia i pendii meridionali e settentrionali che il limite occidentale
sono stati oggetto di interventi antropici invasivi, che spesso, oltre alle coltivazioni,
con luso intenso di mezzi agricoli e con i notevoli apporti di terra che vengono

175
176

DIODORO SICULO Biblioteca storica XXII,


LA TORRE 2005 A, pp. 91-114

2
110

effettuati per migliorare la qualit del terreno, non permettono di poter cogliere in
pieno le evidenze e fornire quindi delle interpretazioni certe per larea.
Il presente lavoro non vuole porsi come progetto di ricerca conclusivo e definitivo,
anzi, vuole porre lattenzione sulla peculiarit e sulla ricchezza di evidenze e materiali
presenti nellarea di Monte Agrabona, che costituiscono sicuramente un contesto
omogeneo da non sottovalutare.
Si auspica infatti che in futuro, larea possa essere oggetto di ulteriori ricerche,
magari sotto forma di scavi sistematici, vista la sicura presenza di un repertorio molto
vasto di record archeologici che permetterebbero di aggiungere nuove informazioni
sulle dinamiche insediative dellarea, oltre che comprendere in maniera pi completa
le diverse fasi occupazionali cui stata soggetta e a poter interpretare meglio il
significato delle lacune cronologiche riscontrate.

111