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Mobile e creativo, il professionista 3.

0 si chiama
'worksumer'
Mariano, docente universitario, insegna leadership dellinnovazione, lavora per lOsservatorio
innovazione digitale del Politecnico, ed socio del gruppo Digital360. Maurizio 28 anni,
imprenditore startupper e freelancer docente allo Ied di Milano e autore di un libro sul Lean
Presentation Design. Raffaella, 36 anni, Country Manager di Esv Digital, agenzia di consulenza di
Digital Marketing. Marco, 55 anni fondatore di Alphacon Srl, piccola societ che lavora nelloil&gas.
Martina, 29 anni, digital communication iPressLive.
Cosa hanno in comune questi 5 professionisti cosi diversi tra loro? Rappresentano la nuova
generazione di workers, quella che losservatorio di Copernico Where Things Happen - piattaforma
ecosistemica dedicata allo smartworking - ha denominato 'worksumer': lavoratore (worker) che ha
esigenze di consumo (consumer) in relazione al suo lavoro e che sono spazio, tempo, contenuti,
training, tecnologia, strumenti, network, benessere e cibo.
"Sicuramente la fine del 'colletto bianco' ma non necessariamente il sopravvento della 'camicia a
quadretti' del giovane startupper. Un cambiamento dettato dallevoluzione del contesto socioeconomico e dai mutamenti in atto nei mercati e nei modelli lavorativi che hanno spinto alla
creazione di nuovi bisogni e desideri", spiega l'osservatorio.
"Negli ultimi 50 anni, infatti, il ciclo di vita delle imprese - sottolinea - si ridotto da 60 a

circa 18 anni. La linea che separa la sfera privata da quella lavorativa sempre pi sfocata e la
ricerca di un equilibrio tra le due dimensioni porta il lavoratore a prediligere spazi funzionali al
lavoro con unattenzione al benessere: ambienti activity-based e flessibili, corredati da servizi che
gli permettano di prendersi cura di s e divertirsi allo stesso tempo".
"Nel contesto socio-economico attuale, molti sono i segnali - spiega ancora - di una sorta di 'nuovo
rinascimento del lavoro': la soggettivit, lindividualit e la flessibilit prendono il sopravvento
sulla schematizzazione e uniformit dei comportamenti e degli ambienti. Secondo lOsservatorio Smart
Working del Politecnico di Milano, questa nuova 'mobilit della postazione di lavoro' potrebbe valere
27 miliardi in pi di produttivit e 10 miliardi in meno di costi fissi".
"I cambiamenti di scenario - osserva - mostrano gi una serie di importanti indicatori: il 30% delle
aziende italiane favorisce il lavoro da remoto (fonte Rapporto dell'Osservatorio Smart Working della
School of Management del Politecnico di Milano), gli investimenti dei Venture Capitalist italiani in
aziende di nuova generazione sono cresciuti a ritmi intorno al 200% nellultimo anno (fonte Cbs
Insight) e, nello stesso periodo, gli spazi dedicati allo smart working si sono sviluppati in tutto
il mondo con percentuali di crescita intorno al 250% (fonte Harvard Business Review)".
"Un fenomeno globale come dimostra il caso di WeWork, startup newyorkese, che con le sue 30.000
membership stata recentemente valutata 10 miliardi di dollari. O Regus che alla fine del 2014
contava su una rete di 2.200 locations, e 2 milioni di clienti in un centinaio di Paesi", ricorda.
Si evidenziano quindi, in questi ultimi anni, un nuovo modello di fruizione degli spazi e del tempo
del lavoro che incrocia modalit e nuovi schemi del lavoro ormai 'liquido' e flessibile in termini di
spazio e tempo ed esigenze di consumo funzionali al lavoro. Ecco, quindi, la nascita del 'worksumer'.
Questa nuova figura non corrisponde solo al giovane startupper, al creativo digitale, o al libero
professionista ma anche professionisti e societ pi mature e tradizionali che trasferiscono in
questi nuovi spazi gruppi di lavoro o interi rami di azienda con lobiettivo di avviare e stimolare
scambio e innovazione.
Il settore in cui lavoriamo, per quanto non privo di stimoli, tende a essere statico e
autoreferenziato. E per questo che ho voluto portare i miei collaboratori in un luogo in cui
potessero essere contaminati. Questo ha portato del positivo nel nostro lavoro. La prossimit e il
contatto con professionisti accumunati dal desiderio di innovare e innescare sinergie inevitabilmente
contagia anche laddove la sostanza della propria attivit sia fortemente tradizionale, dichiara
Marco Rottigni, fondatore di Alphacon Srl che ha trasferito la sua azienda in Copernico Centrale
(Milano).

La concezione, disposizione e organizzazione di questi nuovi spazi di smartworking genera, infatti,


una spontanea fluidit e contaminazione che ogni giorno produce visibilit e occasioni di business
matching oltre che una generica prolificazione di creativit. Lo dimostrano una serie di esempi di
oltreoceano: le idee pi creative non provengono stando seduti soli davanti a un monitor sentendosi
osservati.
Google ha calcolato che molti suoi servizi di maggior successo - come Gmail, AdSense, Transparency
Report - sono stati ideati nel tempo lasciato in totale autonomia ai propri collaboratori. A Menlo
Park, sede californiana di Facebook, stato predisposto un corridoio aperto, lungo un chilometro e
mezzo in cui i dipendenti camminano, si incontrano e staccano il computer. Guai, per, a credere si
tratti di open space: quel concetto superato. Lalternativa non neppure il telelavoro, che
annulla le relazioni.
Lo smartworking innesca effettivamente processi di condivisione e soddisfa appieno le esigenze del
'worksumer' soprattutto in spazi in grado di offrire unesperienza di lavoro che favorisca
innovazione e creativit e faciliti le conoscenze grazie ad eventi di formazione e networking.
In Copernico Milano Centrale - inaugurato a inizio 2015 e facente parte di Copernico Where Things
Happen, che ha dichiarato unambiziosa pipeline di nuove aperture per il prossimo anno - la
promozione di scambio e il cosiddetto 'business matching' favorito non solo da grandi spazi aperti
e 'sociali', ma promossa anche da figure e strumenti professionali dedicate: un facilitatore di
networking - quasi un 'ciambellano di corte' - per aiutare a sviluppare visibilit e rete relazionale
allinterno della comunit e Nico, una social media platform interna.
Il focus si sposta, quindi, dal consumatore alla persona, con sempre maggiore attenzione a
comportamenti, abitudini, obiettivi e contesto che la caratterizzano rispetto allacquisto di
prodotti per la soddisfazione di bisogni e desideri.
La relazione tra tempo, spazio, contenuti e valori centrale per capire il 'worksumer'. Si tratta
di un lavoratore evoluto, allo stesso tempo protagonista e attore di una dimensione lavorativa
dinamica e innovativa che va oltre il contesto tradizionale, creando unesperienza diversa, spiega
Pietro Martani, Ceo di Windows on Europe e ideatore di Copernico.