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E i castighi divini annunciati, le maledizioni lanciate dallalto del suo rogo

dal Gran Maestro dei Templari, continuano ad abbattersi sulla Francia e sulla
dinastia dei suoi sovrani.
In questo quinto volume della serie I RE MALEDETTI, Maurice Druon
narra con quella vena ampia, corale, che ha fatto di lui l Alessandro Dumas
dei nostri giorni, le vicende dellultimo dei figli di Filippo il Bello, e quelle
della sorella Isabella, linfelice ed umiliata regina dInghilterra, che sogna una
vendetta alla vergogna cui giornalmente sottoposta.
In questo libro vive una folla di personaggi, piccoli e grandi, che lAutore
descrive nella loro prepotente individualit e sempre nel pi rigoroso rispetto
della verit storica.

MAURICE DRUON
de lAcadmie franaise

I RE MALEDETTI
(LIBRO V)

LA LUPA
DI FRANCIA
(1323 - 1328)

P RO P R I E T L E T T E R A R I A R I S E RVA TA
PRIMA EDIZIONE MAGGIO 1961

Titolo originale dellopera


LA LOUVE DE FRANCE

Scan e Rielaborazione
di Purroso

STAMPATO IN ITALIA - PRINTED IN ITALY 1961


TIP. TECNOGRAFICA MILANESE VIA SPARTACO, 17 - MILANO

QUESTO ROMANZO DI
M A U R I C E D RU O N
stato realizzato con la collaborazione di
GEORGES KESSEL
PIERRE DE LACRETELLE
MADELEINE MARIGNAC

Traduzione di ETTORE CAPRIOLO

Lautore desidera esprimere alla direzione della Biblioteca Nazionale e ai


servizi degli Archivi Nazionali di Parigi, nonch al Governatore della Torre di
Londra e al signor J. A. F. Thomson del Balliol College di Oxford, i suoi
ringraziamenti per il prezioso aiuto dato al suo lavoro.

PRINCIPALI PERSONAGGI DI QUESTO VOLUME

Il re di Francia
CARLO IV, detto IL BELLO, quattordicesimo successore di Ugo Capeto,
pronipote di San Luigi, terzo e ultimo figlio di Filippo IV il Bello e di
Giovanna di Navarra, gi marito di Bianca di Borgogna e conte della
Marche, 29 anni.
Le regina di Francia
MARIA DI LUSSENBURGO, primogenita di Arrigo VII, imperatore di Germania,
e di Margherita di Brabante, 19 anni.
GIOVANNA DVREUX, figlia di Luigi di Francia, conte dvreux e fratello di
Filippo il Bello, e di Margherita dArtois, 18 anni circa.

Le regine madri di Francia


CLEMENZA DUNGHERIA , principessa dAnjou-Sicilia, nipote di re Roberto di
Napoli, seconda moglie e vedova di Luigi X il Testardo, 30 anni.
GIOVANNA DI BORGOGNA, vedova di re Filippo V il Lungo, figlia del conte
Ottone di Borgogna e della contessa Mahaut dArtois, 30 anni.

Il re dInghilterra
EDOARDO II PLANTAGENETO, nono successore di Guglielmo il Conquistatore,
figlio di Edoardo I e di Eleonora di Castiglia, 39 anni.

La regina dInghilterra

ISABELLA DI FRANCIA, moglie del suddetto, figlia di Filippo il Bello e sorella


del re di Francia, 31 anni.

Il principe ereditario dInghilterra


EDOARDO, figlio primogenito dei suddetti, e futuro re Edoardo III, 11 anni.

La casa di Valois
MONSIGNOR CARLO, nipote di San Luigi e fratello di Filippo il Bello, zio del
re di Francia, conte con appannaggio del VALOIS, del Maine, dellAnjou, di
Alengon, di Chartres e del Perche, pari del regno, ex-imperatore titolare di
Costantinopoli, conte di Romagna, 53 anni.
MONSIGNOR FILIPPO, conte di VALOIS, e di Maine, figlio di Carlo di Valois e
della sua prima moglie, Margherita dAnjou-Sicilia, futuro re Filippo VI, 30
anni.
GIOVANNA DI VALOIS, contessa di HAINAUT, figlia di Carlo di Valois e di
Margherita dAnjou, sorella del suddetto, moglie del conte Guglielmo di
Hainaut, 27 anni.
GIOVANNA DI VALOIS, contessa di BEAUMONT, figlia di Carlo di Valois e della
sua seconda moglie Caterina di Courtenay, sorellastra dei suddetti, moglie di
Roberto III dArtois, conte di Beaumont, 19 anni circa.
MAHAUT DI CHTILLON-SAINT-POL, contessa di Valois, terza moglie di
Monsignor Carlo.
GIOVANNA detta LA ZOPPA, contessa di VALOIS, figlia del duca di Borgogna, e
di Agnese di Francia, sorella di Margherita di Borgogna, nipote di San Luigi,
moglie di Monsignor Filippo, 28 anni.

La casa di Navarra
GIOVANNA DI NAVARRA, figlia di Luigi X il Testardo, e di Margherita di
Borgogna, erede del trono di Navarra, 12 anni.
FILIPPO DI FRANCIA, conte dvreux, marito della suddetta, figlio di Luigi di
Francia, conte dvreux, e cugino germano di Carlo il Bello, futuro re di
Navarra, 15 anni circa.

La casa dArtois
La contessa MAHAUT DARTOIS, pari del Regno, vedova del conte palatino
Ottone IV di Borgogna, madre di Giovanna e Bianca di Borgogna, 54 anni
circa.
ROBERTO III DARTOIS, nipote e nemico della suddetta, conte di Beaumont-leRoger, signore di Conches, genero di Carlo di Valois, 36 anni.
THIERRY LARCHIER DHIRSON, canonico, cancelliere della contessa Mahaut, 53
anni.
BEATRICE DHIRSON, nipote del suddetto, damigella di compagnia della
contessa Mahaut, 29 anni.

La casa di Hainaut
GIOVANNI DI HAINAUT, fratello di Guglielmo il Buono, conte di Hainaut,
dOlanda e di Zelanda.
FILIPPA DI HAINAUT, sua nipote, seconda figlia di Guglielmo il Buono e di
Giovanna di Valois, fidanzata al principe Edoardo dInghilterra, 9 anni.
I grandi ufficiali della corona di Francia
LUIGI DI CLERMONT, signore, poi primo duca di BORBONE, nipote di San
Luigi, grande intendente alla camera del Re di Francia.
GAUCHER DI CHTILLON, signore di Crvecoeur, conte di Porcien, connestabile
di Francia dal 1302.
GIOVANNI DI CHERCHEMONT, cancelliere.
UGO DI BOUVILLE, ex-gran ciambellano di Filippo il Bello, ambasciatore.

I parenti del re dInghilterra


TOMMASO DI BROTHERTON, conte di NORFOLK, maresciallo dInghilterra,
figlio di Edoardo I dInghilterra e della sua seconda moglie Margherita di
Francia, fratellastro di re Edoardo II e cugino del re di Francia, 23 anni.
EDMONDO, conte di KENT, fratello minoro del suddetto, governatore di Dover,
guardiano dei Cinque-Porti, 22 anni.
ENRICO, conte di LEICESTER e di LANCASTER, detto COLLOTORTO,
nipote di Enrico III dInghilterra, cugino germano di re Edoardo II, 42 anni.

I suoi consiglieri

UGO DESPENSER il vecchio, conte di Winchester, 61 anni.


UGO DESPENSER il giovane, figlio del suddetto, conte di Gloucester, favorito di
re Edoardo II, 33 anni.
BALDOCK, arcidiacono, cancelliere di Edoardo II.
WALTER STAPLEDON, vescovo di Exeter, lord tesoriere.
I conti di ARUNDEL e di WARENNE.

Le dame di compagnia della regina Isabella


LADY GIOVANNA MORTIMER, nata Joinville, pronipote del siniscalco di Joinville,
moglie di Ruggero Mortimer di Wigmore, 37 anni.
LADY ELEONORA DESPENSER, nata Clare, moglie di Ugo Despenser il giovane.
Lopposizione baronale
RUGGERO MORTIMER il vecchio, lord di CHIRK, ex-gran giudice del paese di
Galles, 67 anni.
RUGGERO MORTIMER il giovane, nipote del suddetto, ottavo barone di
WIGMORE, ex-luogotenente del re e gran giudice in Irlanda, 37 anni.
John Maltravers, TOMMASO DI BERKELEY, TOMMASO GOURNAY,
JOHN DI CROMWELL, etc., signori inglesi.
I lord-vescovi inglesi
ADAMO ORLETON, vescovo di Hereford.
WALTER REYNOLDS, arcivescovo di Canterbury.
JOHN DI STRATFORD, vescovo di Winchester.

I guardiani della torre di Londra


STEPHEN SEAGRAVE, connestabile.
GERARDO DALSPAYE, luogotenente.
OGLE, barbiere.
La corte dAvignone
PAPA GIOVANNI XXII, gi cardinale Giacomo Dueze, eletto al conclave del 1316,
79 anni.
BERTRANDO DEL POUGET, GAUCHELIN DUEZE, GAILLARD DE LA
MOTHE, ARNALDO DI VIA, RAIMONDO LE ROUX, parenti del papa,

cardinali.
GIACOMO FOURNIER, consigliere di Giovanni XXII, futuro papa Benedetto XII.

I lombardi
SPINELLO TOLOMEI, banchiere senese trapiantato a Parigi, 69 anni circa.
GUCCIO BAGLIONI, suo nipote, banchiere senese della compagnia Tolomei, 27
anni.
BOCCACCIO, viaggiatore della compagnia Bardi, padre del famoso scrittore.

La famiglia Cressay
PIETRO e GIOVANNI di Cressay, figli del defunto signore di Cressay,
rispettivamente 31 e 29 anni circa.
MARIA, loro sorella, segreta sposa di Guccio Baglioni, 25 anni.
GIOVANNI, detto GIANNINO, presunto figlio di Guccio Baglioni e di Maria di
Cressay, in realt GIOVANNI IL POSTUMO, figlio di Luigi X il Testardo e di
Clemenza dUngheria, 7 anni.

Lupa di Francia, che con zanne implacabili


strappi le viscere del compagno straziato .

(Thomas Gray)

PROLOGO

E i castighi vaticinati, le maledizioni che il Gran Maestro dei Templari aveva


lanciato dal suo rogo, avevano continuato a percorrere la Francia. Il destino
abbatteva i re come pezzi degli scacchi.
Dopo Filippo il Bello, ucciso dal fulmine, dopo il suo primogenito Luigi X,
assassinato nel giro di diciotto mesi, il suo secondo figlio, Filippo V, sembrava
destinato a un lungo regno. Ma sei anni soltanto erano trascorsi, e anche Filippo
V era morto, non ancora trentenne.
Soffermiamoci un momento su questo regno che pu apparire una tregua
concessa dal fato soltanto se si tien conto dei drammi e delle rovine che lo
seguiranno. Regno incolore, pu giudicarlo chi sfoglia con gesto distratto le
pagine della storia, probabilmente perch non ne ritrae una mano macchiata di
sangue. Eppure Vediamo un po di che cosa sono fatte le giornate di un grande
re quando la sorte gli avversa.
Filippo V il Lungo era stato infatti un grande re. Ancora giovane, con la forza
e con linganno, con la legge e col delitto, aveva saputo conquistare una corona
messa allincanto fra i pi ambiziosi. Limprigionamento di un conclave, la presa
dassalto di un palazzo reale, linvenzione di una legge successoria, una rivolta in
provincia domata con una campagna di dieci giorni, un gran signore scaraventato
in una segreta, un re infante ucciso nella culla o almeno cos si credeva :
queste le rapide tappe della sua corsa al trono.
Quella mattina di gennaio del 1317, uscendo dalla cattedrale di Reims, sotto un
cielo risuonante dei rintocchi di tutte le campane, il secondogenito del Re di ferro
aveva potuto credersi vincitore e libero di riprendere quella grande politica per cui
aveva tanto ammirato suo padre. Tutta la famiglia era stata costretta a inchinarsi. I
baroni erano stati domati, il Parlamento subiva la sua autorit, e la borghesia lo
acclamava, entusiasta di riavere finalmente un prncipe forte; la sua sposa era stata
purificata dalla macchia della torre di Nesle; la successione pareva garantita dal
figlio maschio che gli era test nato; la consacrazione infine gli aveva conferito
uninviolabile maest. Nulla dunque mancava a Filippo V perch potesse godere

della relativa felicit dei re, neppure la saggezza di voler la pace e di conoscerne il
prezzo.
Tre settimane pi tardi, moriva suo figlio. Era il suo unico maschio, e la regina
Giovanna, ormai colpita da sterilit, non poteva pi dargliene altri.
Allinizio dellestate, una carestia sconvolse il paese ricoprendo le citt di
cadaveri.
Poi, immediatamente dopo, un vento di follia soffi su tutta la Francia.
Quale impulso cieco e vagamente mistico, quali sogni ingenui di santit e di
avventura, quale carico di miseria, quale furia di annientamento spinsero
dimprovviso ragazzi e ragazze delle campagne, pastori, bovari e guardiani di
porci, piccoli artigiani e piccole filatrici, quasi tutti fra i quindici e i ventanni, ad
abbandonare dun tratto famiglia e villaggio, per riunirsi in bande girovaghe, a
piedi nudi, senza denaro e senza viveri? Un confuso progetto di crociata serv da
pretesto a questesodo.
In realt, la follia aveva avuto origine fra le rovine del Tempio. La prigione, i
processi, le torture, le apostasie strappate col ferro rovente, lo spettacolo dei
confratelli dati alle fiamme avevano spinto quasi alla follia molti ex-templari.
Lansia di vendetta, la nostalgia della potenza perduta, e la conoscenza di qualche
nozione di magia appresa in Oriente ne avevano fatto dei fanatici, tanto pi
temibili in quanto si nascondevano sotto lumile veste del chierico o sotto il
gabbano del contadino. Si erano nuovamente riuniti in associazioni clandestine, e
obbedivano agli ordini, trasmessi per vie misteriose, dal gran maestro segreto che
aveva sostituito quello salito sul rogo.
Erano questi gli uomini che, un inverno, si erano trasformati dimprovviso in
predicatori di villaggio e che ora, simili al pifferaio delle leggende renane,
trascinavano sulla loro scia la giovent d Francia. Verso la Terra Santa, dicevano.
Ma in realt il loro obiettivo era la dissoluzione del regno e la rovina del papato.
Papa e re si trovavano del pari impotenti davanti a queste orde di invasati che si
riversavano sulle strade, davanti a questa marea umana che sempre pi cresceva ad
ogni crocicchio, come se la terra di Fiandra, di Normandia, di Bretagna e di
Poitou fosse stata colpita da qualche stregoneria.
Diecimila, ventimila, centomila; i pastorelli continuavano ad avanzare verso la
meta misteriosa. Preti interdetti, monaci apostati, briganti, ladri, mendicanti e
puttane si univano a queste orde. Lunghi cortei, preceduti da una croce, dove
ragazze e ragazzi si abbandonavano alla pi sfrenata licenza, ai pi sfrenati eccessi.
Centomila viandanti cenciosi invadono una citt in cerca di elemosina e ben
presto la mettono a sacco. E il delitto, che sulle prime soltanto un complemento

del furto, diventa ben presto lappagamento del vizio.


Per un anno intero i pastorelli sconvolsero la Francia, in un metodico furore
che non risparmiava n le chiese n i monasteri. Terrorizzata, Parigi vide questo
esercito di predatori invadere le sue strade e Filippo V, da una finestra del suo
palazzo, cerc di ammansirli con discorsi. Essi chiedevano al re di mettersi alla
loro testa. Presero dassalto lo Chtelet, accopparono il bargello, saccheggiarono
labbazia di Saint-Germain-des-Prs. Finch un nuovo ordine, misterioso quanto
quello che li aveva adunati, li spinse sulle strade del sud. I parigini stavano ancora
tremando quando i pastorelli invasero Orlans. La Terra Santa era ancora lontana;
e tocc a Bourges, a Limoges, a Saintes, al Prigord e al Bordolese, alla
Guascogna e allAgenais di subire la loro furia.
Papa Giovanni XXII, preoccupato dallavvicinarsi ad Avignone di questa marea,
minacci di scomunica gli pseudocrociati. In cerca di vittime, essi si rivolsero
allora agli ebrei. E le popolazioni urbane applaudirono ai massacri,
fraternizzarono coi pastorelli. Nei ghetti di Lectoure, di Auvillar, di Castelsarrasin,
di Albi, di Auch, di Tolosa: centoquindici cadaveri qua, centocinquantadue l
In tutta la Linguadoca, non ci fu citt che non avesse diritto a una sua strage
espiatoria. Gli ebrei di Verdun-sur-Garonne si valsero dei propri figli come di
proiettili, e si scannarono a vicenda per non cadere vivi nelle mani di quei
fanatici.
Allora il papa ai vescovi e il re ai siniscalchi impartirono lordine di proteggere
gli ebrei, i cui commerci erano loro indispensabili. Tocc al conte di Foix,
accorso in aiuto al siniscalco di Carcassona, affrontare in battaglia campale i
pastorelli, i quali, respinti nelle paludi di Aigues-Mortes, morirono a migliaia,
accoppati o sbudellati, annegati o travolti dalle sabbie mobili. La terra di Francia
beveva il suo stesso sangue, inghiottiva la sua propria giovent. Clero e funzionari
regi unirono le forze per braccare i superstiti. Furono sbarrate le porte della citt,
gli furono negati viveri e alloggio, furono cacciati sui valichi delle Cevenne; tutti
quelli che si riusc a catturare vennero impiccati a grappoli di venti o trenta sui
rami degli alberi. Qualche banda continu a vagare per un altro paio danni, e
alcuni si spinsero addirittura fino in Italia.
La Francia, il corpo della Francia, era ammalato. Appena placata la febbre dei
pastorelli, esplose quella dei lebbrosi.
Erano davvero tutti responsabili quegli infelici dalle carni mangiate, dai volti
cerei, dalle mani trasformate in moncherini, quei disgraziati rinchiusi nei
lebbrosari, centri dinfezione e di pestilenza, dove procreavano fra loro e da cui
non potevano uscire se non con le nacchere in mano, erano davvero loro i

responsabili della contaminazione delle acque? Nellestate 1321, sorgenti, pozzi,


ruscelli e fontane furono in pi punti inquinati. Quellanno il popolo di Francia
arse di sete davanti ai suoi fiumi generosi, o si abbever ad essi nel terrore,
attendendo la morte a ogni sorsata. Era proprio scaturito dal Tempio quello
strano veleno fatto di sangue umano, di orina, di erbe magiche, di teste di
biscia, di zampe di rospo schiacciate, di ostie traforate e di peli di bagascia che
la voce pubblica voleva mescolato alle acque? Il Tempio aveva dunque spinto alla
rivolta quei reprobi ispirando loro, certi lebbrosi lo confessarono sotto la
tortura la volont di far perire tutti i cristiani o di trasmettere loro la lebbra?
Lepidemia ebbe inizio nel Poitou, dove soggiornava re Filippo V, e si diffuse
ben presto in tutto il paese. Il popolo delle citt e delle campagne si scagli sui
lebbrosari per sterminare quei malati trasformatisi dimprovviso in nemici
pubblici. Soltanto le donne incinte venivano risparmiate, ma anchesse solo fino
allo svezzamento degli infanti: dopo di che venivano gettate alle fiamme. I giudici
del re con le loro sentenze legittimavano tali ecatombi, e i nobili fornivano i loro
armigeri. Poi, ancora una volta, ci si rivolse contro gli ebrei: erano accusati di
complicit in unimmensa e oscura congiura, fomentata, secondo le voci, dai re
mori di Granata e di Tunisi. Sembrava che la Francia cercasse di affogare le
proprie angosce e i propri terrori in colossali sacrifici umani.
Il vento dAquitania era pregno dellorribile odore dei roghi. A Chinon, tutti
gli ebrei del ballato vennero scaraventati in una grande fossa di fuoco; a Parigi
vennero arsi su quellisola di fronte al castello reale che portava tristemente il loro
nome, quella stessa in cui Giacomo di Molay aveva pronunciato la sua fatale
profezia.
E il re mor. Ucciso dalla febbre e dallo straziante dolor di viscere contratti nel
Poitou, la terra del suo feudo; mor per aver bevuto lacqua del proprio regno,
inquinata dalla gente del suo popolo.
Cinque mesi ci mise a consumarsi, a ridursi a uno scheletro fra le sofferenze
pi indicibili.
Ogni mattina faceva aprire le porte della sua camera, nellabbazia di
Longchamp dove si era fatto trasportare, e lasciava che i passanti si accostassero al
suo letto per poter dir loro: Vedete qui il re di Francia, il vostro signore e
sovrano, luomo pi povero del regno; non c nessuno tra voi con cui non vorrei
scambiar la mia sorte. Mirate, figli miei, il vostro principe temporale, e levate il
cuore a Dio vedendo come Egli si compiace di ridurre le sue creature terrene .
Fu portato a Saint-Denis, dove raggiunse le ossa dei propri antenati il giorno
dopo lEpifania del 1322, senza che nessuno, ad eccezione della moglie, versasse

per lui una lacrima.


Eppure, era stato un re veramente saggio e preoccupato del bene pubblico.
Aveva proclamato inalienabile ogni parte del dominio della corona, vale a dire la
Francia propriamente detta, aveva unificato monete pesi e misure, riorganizzato la
giustizia perch fosse resa con maggiore equit, proibito il cumulo delle cariche
pubbliche, vietato ai prelati di sedere in Parlamento, dotato le finanze di una
amministrazione propria. Inoltre aveva avuto il merito di incrementare la
liberazione dei servi della gleba. Vagheggiava che dal suo regno scomparisse
completamente il servaggio; voleva regnare su un popolo di uomini che
godessero della vera libert, che fossero cio quali la natura li aveva fatti.
Non si era lasciato attrarre dalle lusinghe della guerra, aveva soppresso
numerose guarnigioni interne per potenziare quelle di frontiera, e preferito
sempre i negoziati alle folli spedizioni belliche. Ma era troppo presto perch il
popolo arrivasse a capire che pace e giustizia costano caro, o la ragione per cui il
re chiedeva con tanta insistenza il suo appoggio. Dove sono andati a finire, si
chiedeva la gente, le entrate, le decime, le annate, e i prestiti dei lombardi e degli
ebrei, dal momento che si distribuito meno denaro in elemosine, non si son
fatte spedizioni e non si sono costruiti nuovi edifici? Dove sono spariti tutti quei
soldi?.
I grandi baroni, che si erano sottomessi soltanto in via provvisoria e che a
volte, davanti allinquietudine delle campagne si erano stretti intorno al sovrano,
avevano atteso con pazienza lora della riscossa e assistito indifferenti alla
agonia di quel giovane re che mai avevano amato.
Filippo V il Lungo, uomo solitario e troppo avanzato per il tempo suo, aveva
dunque vissuto nella generale incomprensione.
Lasciava soltanto delle figlie, che la legge di successione, da lui stesso
promulgata a proprio vantaggio, escludeva dal trono. La corona era quindi
passata a suo fratello minore, Carlo della Marche, mediocre dintelletto quanto
bello di viso. Trionfavano ancora il potente conte di Valois, il conte Roberto
dArtois, tutto il parentado capetino e la reazione baronale. Finalmente si poteva
riparlare di crociate, immischiarsi negli intrighi dellimpero, trafficare sul corso
delloro, e assistere indifferenti alle difficolt del regno dInghilterra.
Laggi, un re frivolo, imbelle, incapace, schiavo della passione amorosa per il
suo favorito, si batte contro i suoi baroni e i suoi vescovi, e imbeve anchegli la
terra del suo regno del sangue dei propri sudditi.
Laggi una principessa di Francia, umiliata come donna e schernita come
regina, trema per la propria vita, cospira per la propria salvaguardia, e anela

vendetta.
Pare che Isabella, figlia del Re di Ferro e sorella di Carlo IV di Francia, abbia
portato su s, di l della Manica, la maledizione dei Templari

PARTE PRIMA
DAL TAMIGI ALLA GARONNA

I NON SI EVADE DALLA TORRE DI LONDRA

n enorme corvo, nero, lucente, mostruoso, grosso quasi quanto unoca,

saltellava davanti allo sfiatatoio. A volte, si fermava piegando lala e fingendo di


abbassare la palpebra sul piccolo occhio rotondo come se volesse dormire. Poi
dimprovviso protendendo il becco, cercava di colpire quegli occhi umani che
brillavano dietro le sbarre dello sfiatatoio: occhi grigi, color della pietra, che
parevano esercitare su di lui unindicibile attrazione. Ma il prigioniero stava allerta
e aveva gi allontanato il viso. E il corvo riprendeva la sua passeggiata, a brevi e
pesanti salti.
Ora luomo allungava la mano fuori dello sfiatatoio, una bella mano grande
lunga e nervosa, la spingeva appena appena in avanti, la lasciava inerte come un
ramo sul suolo polveroso, spiando il momento di afferrare per il collo luccello.
Ma anche il corvo era svelto, nonostante le dimensioni; si scost dun balzo con
un gracchio arrochito.
Bada, Edoardo, bada disse luomo dietro la grata.
Un giorno o laltro riuscir a strangolarti.
A quel corvo infido il prigioniero aveva infatti dato il nome del suo nemico, il
re dInghilterra.
Da diciotto mesi duravano queste manovre, da diciotto mesi il corvo minacciava
le pupille del prigioniero, e da diciotto mesi il detenuto voleva strangolare luccello
nero, da diciotto mesi Ruggero Mortimer, ottavo barone di Wigmore, gran
signore delle Marche gallesi1, ed ex-luogotenente del re in Irlanda, era rinchiuso
con lo zio Ruggero Mortimer di Chirk, ex-Gran Giudice del Galles in una segreta
della torre di Londra. La consuetudine avrebbe voluto che a prigionieri di tale
ceto, membri della pi antica nobilt del regno, venisse destinato un alloggio
decente. Ma re Edoardo II quando, dopo la battaglia di Shrewsbury in cui aveva
sbaragliato i baroni in rivolta, era riuscito a catturare i due Mortimer aveva loro
assegnato questa cella bassa e angusta, con una finestrella al livello del terreno, nei

nuovi edifici da poco costruiti a destra della Torre campanaria, Costretto dalle
pressioni della corte, dei vescovi e del popolo stesso a commutare in reclusione
perpetua la pena di morte in un primo tempo decretata contro i Mortimer, il re
sperava che quella celletta malsana, quella cantina in cui la testa urtava il soffitto,
avrebbe alfine compiuto lopera del carnefice.
Infatti, se i trentasei anni di Ruggero Mortimer di Wigmore avevano potuto
resistere a questa prigione, diciotto mesi di nebbia stillata attraverso lo sfiatatoio, di
pioggia gocciolante lungo i muri, di greve afa stagnante nel fondo di quella tana
nella stagione calda, sembravano invece aver distrutto il vecchio lord di Chirk.
Denti e capelli gli erano caduti; i reumatismi gli avevano gonfiato le gambe e
deformato le mani; cos il maggiore dei Mortimer non lasciava praticamente pi
lasse di quercia che gli serviva da letto, e solo il nipote restava incollato allo
sfiatatoio, gli occhi volti alla luce.
Era la seconda estate che passavano in quel bugigattolo.
Gi da due ore il sole era spuntato sulla pi celebre fortezza dInghilterra, cuore
del regno e simbolo della potenza dei suoi principi, sulla Torre Bianca, limmenso
edificio quadrato, snello nonostante le colossali proporzioni, che Guglielmo il
Conquistatore aveva fatto costruire sulle vestigia dellantico castrum romano, sui
torrioni di cinta e sui muri merlati di Riccardo Cuor di Leone, sullAlloggio del
Re, sulla Cappella di San Pietro e sulla porta dei Traditori. Si annunciava una
giornata calda, afosa, come la sera precedente: lo si capiva dal sole che arrossava le
pietre, e dallodore leggermente nauseabondo di melma delle vicine acque del
Tamigi, che lambivano la colmata dei fossati2.
Il corvo Edoardo aveva raggiunto gli altri corvi sul tristemente famoso prato del
Green, dove, i giorni delle esecuzioni capitali, veniva sistemato il ceppo; e gli
uccelli piluccavano unerba nutrita dal sangue di patrioti scozzesi, di criminali di
stato, di favoriti caduti in disgrazia.
Si sarchiava il Green e si scopavano i selciati che lo circondavano, ma i corvi
non se la prendevano; nessuno infatti avrebbe osato toccare questi animali, che
vivevano qui da tempo immemorabile, circondati da una sorta di superstizione.
I soldati della guardia usciti dai loro quartieri, terminavano frettolosamente di
agganciarsi il cinturone o le uose, si calcavano lelmo sulla testa, e si
radunavano per la quotidiana parata che quella mattina assumeva particolare
importanza; era il primo di agosto, giorno di San Pietro in Vincoli cui era
dedicata la Cappella e festa annuale della Torre.
Si udirono cigolare i chiavistelli della porta che conduceva alla cella dei
Mortimer. Il secondino porta-chiavi apr, gett unocchiata allinterno e fece

entrare il barbiere. Un uomo dagli occhi piccoli, il naso lungo e la bocca tonda,
che una volta la settimana veniva a radere Ruggero Mortimer, il giovane. Nei mesi
invernali, questa operazione costituiva per il prigioniero unautentica tortura: il
connestabile Stephen Seagrave, governatore della Torre3, aveva infatti dichiarato:
Se Lord Mortimer vuol continuare a farsi radere, gli mander il barbiere,
ma non ho affatto lobbligo di fornirgli anche acqua calda.
Lord Mortimer aveva resistito, anzitutto come gesto di sfida verso il
connestabile, poi perch il suo nemico giurato, re Edoardo, portava una bella
barba bionda, e infine, e soprattutto, per se stesso, sapendo bene che se avesse
ceduto su questo punto, avrebbe finito man mano per lasciarsi travolgere da quel
disfacimento fisico che minaccia un prigioniero. Aveva continuamente davanti agli
occhi lo spettacolo dello zio: non aveva pi nessuna cura della propria persona: il
mento cespuglioso, le chiome sparse disordinatamente intorno al cranio, lord
Chirk aveva ormai laspetto di un vecchio anacoreta e gemeva in continuazione
per i molti mali che laffliggevano.
Il dolore del mio povero corpo diceva a volte la sola cosa che mi
faccia ancora sentire di essere vivo.
Cos ogni settimana Ruggero Mortimer il giovane, ricevette la visita del
barbiere Ogle, anche quando bisognava spezzare il ghiaccio nel bacile e il rasoio
gli insanguinava le guance. Ma fu ricompensato, perch qualche mese dopo si
accorse che questo barbiere poteva servirgli da collegamento con lesterno. Era
uno strano uomo Ogle, avido e insieme capace di devozione; soffriva della sua
condizione subalterna, che riteneva inferiore ai propri meriti; e lintrigo gli offriva
loccasione di una oscura rivincita e inoltre, entrando a parte dei segreti dei grandi
personaggi, gli pareva di acquistare una certa importanza di fronte a se stesso. Il
barone di Wigmore, per nascita e meriti personali, era di gran lunga luomo pi
nobile che mai avesse conosciuto. E poi, un prigioniero che insiste per farsi radere
anche nei mesi di gelo, non pu non suscitare ammirazione.
Grazie al barbiere, Mortimer era dunque riuscito a tenersi in contatto, in modo
tenue ma costante, con i suoi fautori, e in particolare con Adamo Orleton,
vescovo di Hereford; grazie al barbiere aveva saputo che il luogotenente della
Torre, Gerardo di Alspaye, poteva essere tirato dalla sua; grazie al barbiere, infine,
aveva potuto lentamente architettare un complesso piano devasione. Il vescovo gli
aveva fatto sapere che sarebbe stato liberato in estate. E adesso era estate
Attraverso lo spioncino della porta, ogni tanto il secondino guardava dentro,
pi per abitudine professionale che per qualche particolare sospetto.
Ruggero Mortimer, con una scodella di legno sotto il mento avrebbe mai

pi visto il bacile di puro argento sbalzato di cui si serviva una volta? ascoltava
le frasi di circostanza che il barbiere gli rivolgeva ad alta voce per gettar fumo
negli occhi. Il sole, lestate, il caldo Fatto degno di nota, il giorno di san Pietro
il tempo era sempre bello
Chinandosi ancor pi sul rasoio. Ogle sussurr allorecchio del prigioniero:
Be ready for tonight, my lord1.
Ruggero Mortimer non batt ciglio. I suoi occhi color della pietra si volsero
appena verso gli occhietti neri del barbiere che conferm con un battito di
palpebre.
Alspaye mormor Mortimer.
Hell got with us2 rispose il barbiere iniziando a radere laltra guancia.
The bishop3? chiese ancora il prigioniero.
Hell wait for you outside, after dark 4 disse il barbiere, e subito
ricominci a parlare ad alta voce del tempo, della sfilata che si andava
preparando e dei giochi annunciati per il pomeriggio
Fatta la barba, Ruggero Mortimer si risciacqu e si asciug con un panno
quasi senza avvertirne il contatto.
E quando il barbiere Ogle se ne and insieme al secondino, il prigioniero si
premette le mani sul petto e inspir una grande boccata daria. Doveva sforzarsi
per non urlare: Tenetevi pronto per stasera. Queste parole gli ronzavano in
testa.. Possibile che il momento tanto atteso fosse cos vicino?
Si accost al battifianco dove sonnecchiava il suo compagno di cella.
Zio disse, deciso per stasera.
Il vecchio lord di Chirk si volse con un gemito e alz sul nipote le sue pupille
scolorite che brillavano di luce glauca nella semioscurit della segreta.
Non si esce dalla Torre di Londra, ragazzo mio rispose con voce stanca;
Non si esce N stasera n mai.
Mortimer il giovane ebbe un gesto dira. Perch questo uomo cui, nella
peggiore delle ipotesi, restava cos poca vita da perdere, si ostinava a dire di no, a
rifiutare qualsiasi rischio? Evit di rispondere per non andare in collera. Bench,
come tutta la corte e la nobilt di origine normanna, essi parlassero fra loro in
francese, mentre servi, soldati e popolo si esprimevano in inglese, tuttavia avevano
sempre paura che qualcuno potesse ascoltarli.
Torn al suo osservatorio e contempl dal basso la sfilata con la sensazione
entusiasmante di assistervi per lultima volta.
Allaltezza dei suoi occhi passavano e ripassavano le uose dei soldati, mentre

pesanti scarponi di cuoio battevano lacciottolato. Ruggero Mortimer non poteva


fare a meno di ammirare le precise evoluzioni degli arcieri, di quei formidabili
arcieri inglesi, i migliori dEuropa, capaci di tirare anche dodici frecce al minuto.
Al centro del Green, Alspaye, il luogotenente, rigido come un palo, urlava a
gran voce i suoi ordini e presentava la guardia al connestabile. Non si capiva bene
perch quel giovanottone biondo e roseo, cos ligio al suo dovere e cos
palesemente animato dal desiderio di comportarsi bene, avesse accettato di tradire.
Il denaro promessogli non costituiva una spiegazione sufficiente: dovevano esserci
anche altri motivi. Gerardo dAlspaye, luogotenente della Torre di Londra,
sperava, come molti ufficiali, sceriffi, vescovi e nobili, di sbarazzare lInghilterra
dei cattivi ministri che il re si era scelto; la sua giovinezza sognava di avere una
parte di primo piano; per di pi, egli odiava e disprezzava il suo capo, il
connestabile Seagrave.
Questultimo, un orbo dalle guance flaccide, ubriacone e infingardo, doveva la
sua alta carica alla protezione, appunto, dei cattivi ministri. Praticando apertamente
le abitudini di cui re Edoardo faceva sfoggio davanti alla corte, il connestabile
tendeva a considerare la propria guarnigione come un harem. I suoi gusti lo
portavano a scegliere i giovanottoni biondi, motivo per cui la vita del
luogotenente Alspaye, uomo pio e lontano dal vizio, era divenuta un inferno. Per
aver respinto le tenere profferte del connestabile, Alspaye doveva ora subirne
continuamente le persecuzioni. Per vendicarsi, Seagrave gli infliggeva ogni sorta di
seccature e di vessazioni. Nella sua infingardaggine, lorbo aveva il gusto della
crudelt. Passando in rivista gli uomini, riversava continuarne^ te grossolani insulti
sul suo aiutante per qualsiasi sciocchezza, un difetto dallineamento, una macchia
di ruggine sulla lama di un coltello, uno strappo quasi invisibile nel cuoio di una
faretra. Il suo unico occhio non vedeva che le imperfezioni.
Bench fosse festa, giorno in cui di solito le pene venivano condonate, il
connestabile ordin che tre soldati fossero immediatamente fustigati, per punirli
del disordine dei loro abiti. Erano per lappunto tre degli arcieri pi capaci. Un
sergente and a prendere le verghe, e i tre puniti dovettero abbassare le brache
davanti a tutti i loro compagni allineati. Il connestabile assisteva allo spettacolo con
evidente piacere.
La prossima volta, se la guardia non si presenter in perfetto ordine,
toccher a voi, Alspaye disse.
Poi tutta la guarnigione, eccezion fatta per le sentinelle alle porte e suoi
cammini di ronda, si rec alla cappella per sentir messa e cantare salmi.
Quelle voci rozze e stonate giungevano alle orecchie del prigioniero, allerta

dietro lo sfiatatoio. Tenetevi pronto per stasera, my lord. E lex-delegato del re


in Irlanda continuava a pensare che stasera, forse, sarebbe tornato libero. Ancora
una giornata per attendere, per sperare, per temere Temere che Ogle
commettesse una sciocchezza nellesecuzione del piano progettato, temere che
allultimo momento Alspaye si lasciasse riprendere dal senso del dovere una
giornata, insomma, per prevedere tutti gli ostacoli casuali, tutti gli elementi fortuiti
che possono far fallire unevasione.
Meglio non pensarci, si disse, e credere che tutto andr bene. Di solito
accade proprio quel che non si era previsto. Ma la volont pi forte trionfa
sempre. Ma per quanto facesse la sua mente riandava inevitabilmente alle stesse
preoccupazioni. Ci saranno pur sempre le sentinelle alle mura.
Dun tratto fece un balzo indietro. Il corvo era avanzato di soppiatto lungo il
muro, e stavolta cera davvero mancato poco a che colpisse locchio del
prigioniero.
Ah, Edoardo, questa volta troppo mormor fra i denti Mortimer. E
se devo strangolarti, lo far oggi.
La guarnigione aveva lasciato la cappella e stava entrando in refettorio per la
tradizionale scorpacciata.
Il secondino riapparve alla porta della cella, accompagnato dal collega incaricato
dei pasti dei prigionieri. Eccezionalmente alla solita brodaglia di fave si
accompagnava quel giorno un po di carne di montone.
Provate ad alzarvi, zio disse Mortimer.
Ci negano perfino la messa bofonchi il vecchio lord come a degli
scomunicati.
Non volle saperne di lasciare il battifianco e tocc appena la sua razione.
Prendi la mia parte disse al nipote. Ne hai pi bisogno di me.
Il secondino se nera andato, e i prigionieri sarebbero rimasti soli fino a sera.
Dunque, zio chiese Mortimer siete veramente deciso a non
accompagnarmi?
Accompagnarti dove, ragazzo mio? Non si esce dalla Torre. Non c mai
riuscito nessuno. E non ci si ribella al proprio re. Edoardo non certo il
miglior sovrano che lInghilterra abbia avuto, e i suoi due Despenser
meriterebbero largamente di trovarsi al nostro posto. Ma un re lo si serve, non
lo si sceglie. Non avrei mai dovuto darvi retta, a te e a Tommaso di Lancaster,
quando siete insorti in armi. Tommaso, infatti, stato decapitato, e noi guarda
in che condizioni siamo
Era lora in cui lo zio, mangiato qualche boccone, prendeva a parlare con tono

querulo e monotono, ripetendo per lennesima volta quelle stesse frasi che il
nipote ascoltava ormai da diciotto mesi. In Mortimer il vecchio, non sopravviveva
pi nulla, a sessantasette anni, del belluomo e del grande signore che era stato,
famoso per i favolosi tornei del castello di Kenilworth, che tre generazioni ancora
ricordavano. Invano il nipote si sforzava di riattizzare qualche favilla nel cuore di
quel vecchio stanco le cui candide ciocche pendevano nella penombra.
Prima di tutto aggiunse il lord di Chirk le gambe non mi
reggerebbero.
Perch non volete provare? Abbandonate per un po il letto. E poi, ve lho
gi detto, vi porter io.
S! Mi porterai al di l delle mura, e anche nellacqua visto che non so
nuotare Mi porterai la testa sul ceppo, ecco la verit, e la tua insieme alla
mia. Dio, forse, sta preparando la nostra liberazione e tu vuoi rovinare tutto
con queste pazzie nelle quali ti intestardisci. sempre stato cos: lo spirito di
rivolta pulsa nel sangue dei Mortimer. Ricordati del primo Ruggero, il figlio del
vescovo e della figlia di re Herfast di Danimarca. Aveva sbaragliato lintero
esercito del re di Francia sotto il suo castello di Mortemer-en-Bray 4, eppure
offese a tal punto il Conquistatore, nostro cugino, che gli vennero confiscate le
terre e tutti i beni
Seduto sullo sgabello, il giovane Ruggero incroci le braccia, chiuse gli occhi e
si lasci andare un po indietro per appoggiare le spalle al muro. Doveva sorbirsi
la quotidiana invocazione agli antenati, ascoltare per la centesima volta come
Ralph il Barbuto, figlio del primo Ruggero, era sbarcato in Inghilterra insieme al
duca Guglielmo, come aveva avuto il feudo di Wigmore, e perch da allora i
Mortimer signoreggiavano su quattro contee.
Dal refettorio giungevano i canti da taverna che i soldati, finito il pasto, avevano
preso a sbraitare.
Vi prego, zio esclam Mortimer lasciate perdere un momento i nostri
antenati. Io non ho nessuna fretta, come voi, di rivederli. So bene che
discendiamo dal sangue di un re, ma cosa conta il sangue regale in unangusta
prigione? Sar la spada di Herfast a liberarci? Dove sono le nostre terre? Ci
consegnano forse le rendite in questa segreta? E a che serve ripetermi i nomi
delle nostre ave, Hadewige, Melisenda, Matilde la Meschina, Walcheline di
Ferrers, Gladousa di Braouse, credete che siano le sole donne che potr
sognare sino al mio ultimo respiro?
Il vecchio rest un attimo attonito, guardandosi distrattamente la mano enfiata,
dalle unghie troppo lunghe e smozzicate. Poi disse:

In prigione, ognuno passa il suo tempo come meglio pu, i vecchi con il
passato perduto, i giovani con un futuro che non vedranno mai. Tu ti ripeti che
tutta lInghilterra ti ama e lavora per te, che il vescovo Orleton ti amico leale,
che la regina stessa si adopera per salvarti, e che fra poco partirai per la Francia,
per lAquitania, per la Provenza, o che so io! E che lungo il cammino le
campane ti suoneranno il benvenuto. Eppure, vedrai, stasera non verr nessuno.
Con un gesto stanco, si pass le dita sulle palpebre e si volt verso la parete.
Mortimer il giovane torn alla finestrella, fece passare una mano fra le sbarre e
la lasci scorrere, come morta, nella polvere.
Adesso, pensava, lo zio continuer a dormicchiare fino a sera. Poi, allultimo
momento, si decider. Certo, non sar tanto facile con lui; c rischio di far fallire
tutto Toh, ecco Edoardo.
Luccello si era fermato a poca distanza dalla mano inerte e si strofinava con
una zampa il grosso becco nero.
Se lo strozzo, la mia evasione riuscir. Se non ce la faccio, non potr mai
fuggire.
Non era pi un gioco ma una scommessa col destino. Per colmare lattesa, per
ingannare la sua ansia, il prigioniero aveva bisogno di crearsi dei presagi e spiava
con occhi da cacciatore lenorme corvo. Questi per, come se avesse intuito la
minaccia, si allontan immediatamente.
Gli uomini uscivano dal refettorio, i volti accesi. Nel cortile si divisero a piccoli
gruppi, per i giochi, le corse e le lotte che costituivano il tradizionale
complemento dei giorni di festa. Per due ore sudarono a torso nudo sotto il sole,
gareggiando di forza per gettarsi a terra, o dabilit per lanciare mazze contro un
piolo di legno.
Si sentiva il connestabile strillare:
Il premio del re! Uno scellino al vincitore5!
Poi, quando incominci a far buio, i soldati andarono alle cisterne a lavarsi e,
pi rumorosamente che la mattina, tornarono al refettorio, commentando trionfi e
sconfitte, per ricominciare a bere e a mangiare. Chi non arrivava ubriaco alla sera
di San Pietro in Vincoli meritava il disprezzo dei commilitoni! Dalla sua cella, il
prigioniero li sentiva avventarsi sul vino. Loscurit stava scendendo sul cortile,
lazzurra oscurit delle sere destate, ed era di nuovo percettibile lodor di melma
proveniente dai fossi stagnanti del fiume.
Dimprovviso un furioso gracchiare, lungo e rauco, uno di quei gridi animali
che fanno venire i brividi agli uomini, attravers laria davanti alla grata.
Che succede? chiese il vecchio lord di Chirk dal fondo della cella.

Lho mancato rispose il nipote. Ho abbrancato lala invece del collo.


Teneva fra le dita qualche penna nera e le guardava con tristezza nella luce
incerta del crepuscolo. Il corvo era scomparso, e questa volta in modo definitivo.
una bambinata dare importanza a queste cose, pensava Mortimer il
giovane. Sbrighiamoci ora, il momento si avvicina. Ma un triste presentimento
lo tormentava.
Valse a distrarlo lo strano silenzio che da qualche minuto era piombato sulla
Torre. Dal refettorio non si levava pi nessun rumore; le voci dei bevitori si erano
smorzate nelle loro gole; il suono dei piatti e dei boccali era cessato. Si sentiva
soltanto un cane abbaiare chiss dove nei giardini, e il grido lontano di un
barcaiolo sul Tamigi Il complotto di Alspaye era forse stato sventato? e questo
era forse il silenzio attonito che di solito accompagna la scoperta dei grandi
tradimenti?
La fronte incollata alla grata, il prigioniero, trattenendo il fiato, guatava
loscurit, attento al minimo rumore. Un arciere attravers il cortile barcollando,
and a vomitare contro un muro, e si abbatt al suolo senza pi muoversi.
Mortimer poteva distinguere sullerba i suoi immoti contorni. In cielo
incominciavano ad apparire le prime stelle. Si preparava una notte chiara.
Altri due soldati uscirono dal refettorio tenendosi il ventre e andarono a cadere
ai piedi di un albero. Non era una sbronza delle solite, questa che buttava a terra
la gente come una bastonata.
Ruggero Mortimer and verso il fondo della segreta, prese gli stivali nellangolo
dove sapeva di trovarli, e se li infil: non fu difficile, tanto le sue gambe erano
dimagrite.
Che fai, Ruggero? gli chiese Mortimer il vecchio.
Mi preparo, zio. Il momento si avvicina. Il nostro amico Alspaye deve aver
fatto bene le cose: pare che tutta la Torre sia morta.
Gi osserv il vecchio con una certa inquietudine, non ci hanno
ancora portato il secondo pasto.
Ruggero Mortimer infil la camicia nelle brache e agganci la cintura sul giaco
da guerra. I suoi abiti erano sciupati, gualciti: da diciotto mesi rifiutavano di
fornirgliene altri, ed egli era restato con indosso le vesti da battaglia che portava
quando, nel farlo prigioniero, gli avevano tolto larmatura ammaccata, ferendogli il
labbro inferiore con il sottogola.
Se riesci, io rimarr solo, e tutte le vendette ricadranno su di me
aggiunse lo zio.
Nella vana ostinazione con cui il vecchio aveva tentato di stornare il nipote dai

suoi progetti cera una buona parte di egoismo.


Sentite, zio? Arrivano disse Mortimer il giovane con voce pi chiara e
pi autoritaria. Alzatevi dunque.
Si udiva un rumore di passi, sempre pi vicini alla porta. Poi una voce chiam:
My lord!
Sei tu, Alspaye? chiese Mortimer il giovane.
S, my lord, ma non ho la chiave. Nellubriachezza il secondino ha smarrito
lintero mazzo e, nelle condizioni in cui si trova, non possibile ricavarne nulla.
Ho cercato dappertutto.
Un lieve sogghigno part dal battifianco dove era sdraiato lo zio.
Mortimer il giovane imprec indispettito. Che, allultimo momento Alspaye
abbia avuto paura? pens. Ma allora, perch venuto? Oppure era uno scherzo
assurdo del caso, di quel caso che il prigioniero aveva tentato di raffigurarsi per
lintera giornata e che assumeva ora questo aspetto?
tutto pronto my lord, ve lo garantisco continuava Alspaye. La
polverina del vescovo ha fatto miracoli. Ubriachi comerano, non si sono accorti
di niente; e ora sono tutti immobili come cadaveri. Le corde sono pronte e la
barca vi aspetta. Manca soltanto la chiave.
Quanto tempo abbiamo a disposizione?
Passer una buona mezzora prima che le sentinelle incomincino a
preoccuparsi. Anche loro hanno fatto baldoria prima di prender servizio.
Chi c con te?
Ogle.
Digli che vada a prendere una mazza, un cuneo, una leva, e fate saltare
questa porta.
Lo accompagno e torniamo subito.
I due uomini si allontanarono. Ruggero Mortimer misurava il tempo dai battiti
del suo cuore. Per una chiave smarrita! E ora bastava che una sentinella, per
una ragione qualsiasi, abbandonasse il suo posto, e tutto sarebbe fallito
Persino il vecchio lord taceva, e dal fondo della segreta si sentiva il suo respiro
ansante.
Ben presto, per, un raggio di luce filtr di sotto la porta. Alspaye era di
ritorno con il barbiere, armato di candela e di arnesi. Lavorarono sulla pietra del
muro nella quale la stanghetta penetrava per almeno due pollici. Facevano il
possibile per attutire il rumore dei colpi; eppure sembrava che leco dovesse
ripercuotersi per tutta la Torre. Frammenti di pietra cadevano al suolo. Infine, il
masso croll e la porta si apr.

Presto, my lord disse Alspaye.


Il suo volto roseo, illuminato dalla candela, era madido di sudore, e gli
tremavano le mani.
Ruggero Mortimer saccost alla parete, chinandosi sullo zio.
No, va da solo, ragazzo mio disse il vecchio. Devi scappare. Che Dio
ti protegga! E non rimproverarmi desser vecchio.
Il maggiore dei Mortimer afferr il nipote per una manica e con il pollice gli
disegn un segno di croce sulla fronte.
Vendicaci, Ruggero mormor ancora.
A capo chino, Ruggero Mortimer usc dalla cella.
Da che parte passiamo? domand.
Dalle cucine. rispose Alspaye.
Luogotenente, barbiere e prigioniero salirono qualche scalino, infilarono un
corridoio, attraversarono parecchie stanze buie.
Sei armato, Alspaye? sussurr dun tratto Mortimer.
Ho la mia misericordia.
C un uomo, l.
Effettivamente qualcuno stava addossato alla parete. Il barbiere copr con la
mano la debole fiamma della candela; il luogotenente sfoder la daga; e
proseguirono a passo pi lento.
Nelloscurit, luomo restava immobile: braccia e spalle addossate al muro,
gambe divaricate, sembrava facesse fatica a reggersi in piedi.
Seagrave disse il luogotenente.
Il connestabile orbo, compreso che era stato drogato con tutti i suoi uomini,
era riuscito ad arrivare sin qui, lottando contro un invincibile torpore. E ora
assisteva allevasione del suo prigioniero e al tradimento del suo luogotenente;
nessun suono gli usciva per dalla bocca, le membra rifiutavano qualsiasi
movimento, e nel suo unico occhio, sotto una palpebra sempre pi pesante, si
poteva leggere langoscia della morte. Il luogotenente gli sferr un pugno in pieno
viso; la testa del connestabile batt contro il muro e il suo corpo si accasci.
I tre uomini passarono davanti alla porta del grande refettorio illuminato da
torce fumose: l dentro stava dormendo lintera guarnigione. Abbattuti sulle
tavole, crollati sulle panche, o addirittura distesi al suolo, russavano a bocca
aperta in posizioni grottesche: come se un mago avesse fermato quegli arcieri
in un sonno di centanni. Lo stesso spettacolo si presentava anche nelle cucine,
appena rischiarate dalle braci rosseggianti sotto gli enormi paioli e impregnate
di un pesante sentore di grasso bruciato. Anche i vivandieri avevano assaggiato

quel vino dAquitania cui il barbiere Ogle aveva aggiunto della droga; e
giacevano chi sotto il banco, chi vicino alla madia, chi in mezzo agli orci, con
la pancia in aria e le braccia larghe. Il solo che ancora si muovesse era un gatto
impinzato di carne cruda che camminava con passo prudente da una tavola
allaltra.
Qui, my lord disse il luogotenente guidando il prigioniero verso uno
stanzino che serviva sia da latrina che da scarico dellacqua sporca.
Nello stanzino cera una piccola finestra, lunica apertura da questo lato
delledificio, per la quale potesse passare un uomo6.
Ogle port una scala di corda che aveva nascosto in una cassa e accost uno
sgabello. La scala venne fissata allorlo della finestrella: pass per primo il
luogotenente, seguito da Ruggero Mortimer poi dal barbiere. Ben presto tutti e
tre, aggrappati alla scala, scivolavano lungo il muro, trenta piedi al di sopra
dellacqua luccicante dei fossati.
Certo, pens Mortimer, mio zio non ce lavrebbe mai fatta.
Accanto a lui si mosse in un fruscio di penne una forma nera. Era un grosso
corvo, annidato in una feritoia e disturbato nel sonno. Istintivamente, Mortimer
allung la mano, frug nel calore delle penne e trov il collo delluccello, da cui
usc un lungo grido di dolore, quasi umano; il fuggitivo lo strinse con tutte le sue
forze torcendo il polso finch non non sent le ossa dellanimale scricchiolare sotto
le sue dita.
Il corpo dellanimale cadde nellacqua con un rumore schioccante.
Who goes there5? url immediatamente una sentinella.
E un elmo sporse da una feritoia, nel punto pi alto della Torre campanaria.
I tre fuggitivi, abbrancati alla scala di corda, si addossarono al muro.
Perch lho fatto? pensava Mortimer. Quale sciocca tentazione mi ha spinto?
Non cerano gi abbastanza rischi perch cercassi di inventarne altri? E poi, non
sono neppure certo che fosse Edoardo.
Ma la sentinella, rassicurata dal silenzio, riprese la ronda e si ud il suo passo
spegnersi nelloscurit.
Ricominciarono a scendere. In quella stagione lacqua nei fondi non era molto
fonda. I tre uomini vi si calarono immergendosi fino alle spalle e costeggiarono la
base della fortezza tenendosi con le mani alle pietre del muro romano. Girarono
attorno alla Torre campanaria e poi attraversarono il fossato, cercando di attutire al
massimo il rumore dei loro movimenti. La scarpata era limacciosa e
sdrucciolevole. I fuggitivi si arrampicavano strisciando e aiutandosi luno su laltro,
poi presero a correre curvi sino alla sponda del fiume, dove, nascosta fra le erbe,

li attendeva una barca. Due uomini erano ai remi, e dietro di loro sedeva un terzo
individuo, avvolto in una grande cappa scura e, col capo coperto da un cappuccio
a orecchiette, che fischi tre volte in modo quasi impercettibile. I fuggitivi
saltarono nella barca.
My lord Mortimer disse luomo della cappa allungando le mani.
My lord bishop rispose levaso facendo lo stesso gesto.
E le sue dita incontrarono la pietra di un anello sulla quale appoggi le labbra.
Go ahead, quickly6 ordin il prelato ai rematori.
E i remi tranciarono lacqua.
Adam Orleton, lord vescovo di Hereford, insediato nella sua carica dal papa
contro la volont del re e capo dellopposizione clericale, aveva dunque fatto
evadere il pi importante signore del regno. Era stato Orleton a organizzare e
preparare tutto, a convincere Alspaye promettendogli contemporaneamente la
fortuna in terra e il paradiso in cielo, a fornire il narcotico che aveva inebetito tutta
la Torre di Londra.
andato tutto bene, Alspaye? domand.
Non poteva andar meglio rispose il luogotenente.
Per quanto tempo dormiranno?
Almeno un paio di giorni Ho qui con me quel che vi avevo promesso
aggiunse il vescovo mostrando una pesante borsa che teneva sotto la cappa.
E ho anche, my lord, quanto occorre alle vostre spese, almeno per qualche
settimana.
Proprio in quel momento si ud una sentinella gridare:
Sound the alarm!
Ma la barca era ormai troppo lontana, e tutte le grida delle sentinelle non
sarebbero riuscite a destare la Torre dal sonno.
Vi devo tutto, compresa la vita disse Mortimer al vescovo.
Aspettate di arrivare in Francia rispose costui, soltanto allora potrete
ringraziarmi. A Bermondsey, sullaltra riva, ci aspettano dei cavalli. E nei pressi
di Dover abbiamo noleggiato una nave, pronta a metter le vele.
Venite anche voi?
No, my lord, non ho alcun motivo di fuggire. Torner alla mia diocesi
appena vi sarete imbarcato.
Ma dopo quello che avete fatto, non temete per la vostra sorte?
Sono un uomo di Chiesa ribatte il vescovo con una punta dironia. Il
re mi odia, ma non oser mai toccarmi.
Questo prelato dalla voce tranquilla che chiacchierava in pieno Tamigi con la

stessa serenit che avrebbe avuto nel suo palazzo vescovile, era indubbiamente
uomo di singolare coraggio e suscitava in Mortimer lammirazione pi sincera.
I rematori erano al centro della barca; Alspaye e il barbiere davanti.
E la regina? domand Mortimer. Lavete vista di recente? Continuano
a tormentarla?
Per il momento, la regina nello Yorkshire in viaggio col re, il che
daltronde ha facilitato il successo della nostra impresa. Vostra moglie e il
vescovo sottoline leggermente questultimo termine mi ha dato notizie di
lei proprio laltro giorno.
Mortimer arross e ringrazi loscurit che nascondeva il suo turbamento. Si era
preoccupato della regina prima ancora di chiedere di sua moglie e dei suoi
familiari. E perch aveva ancor pi abbassato la voce nel pronunciare quella
domanda? Dunque, nei diciotto mesi di carcere, non aveva fatto altro che pensare
alla regina Isabella?
La regina vi vuol molto bene riprese il vescovo. stata lei a trarre
dalla sua cassetta personale, dalla magra cassetta che i nostri amici Despenser si
degnano di metterle a disposizione, la somma che ora vi consegner e che vi
servir per vivere in Francia. Per tutto il resto, per Alspaye, il barbiere, i cavalli,
e per la nave che vi attende, ha provveduto la mia diocesi.
Cos dicendo aveva posato la mano sul braccio dellevaso.
Ma siete tutto bagnato! disse.
Bah! ribatte Mortimer. Con laria della libert non ci metter molto ad
asciugare.
Si alz, si tolse giaco e camicia, e rest in piedi, a torso nudo, al centro della
barca. Aveva un bel corpo solido, spalle possenti, schiena lunga e muscolosa; la
prigionia lo aveva snellito senza diminuire quella impressione di forza che
emanava dalla sua persona. La luna sorta da poco lo bagnava della sua luce dorata
e faceva risaltare la muscolatura del suo petto.
Propizia agli innamorati, funesta ai fuggitivi disse il vescovo indicando la
luna. Abbiamo fatto appena in tempo.
Ruggero Mortimer sentiva sulla pelle e sui capelli zuppi laria della notte,
odorosa di erbe e di acqua. Il Tamigi, nero e piatto, scorreva lungo la barca, e i
remi sollevavano lamelle doro. La riva opposta era ormai vicina. Il gran barone
delle Marche volse lo sguardo per contemplare unultima volta la Torre, alta,
immensa, solidamente appoggiata sulle sue fortificazioni, sui suoi bastioni, sulle
sue scarpate. Non si evade dalla Torre. Era il primo prigioniero che mai fosse
riuscito in questa impresa: e ora meditava limportanza del suo gesto e della sfida

lanciata contro la potenza dei re.


Alle sue spalle si profilava nel buio la citt immersa nel sonno. Sulle due rive, e
sino al grande ponte vigilato dalle alte torri, oscillavano lentamente le alberature
fittissime e numerose delle navi dellAnsa di Londra, dellAnsa teutonica, dellAnsa
parigina dei Mercanti dacqua, della intera Europa, che portavano i panni di
Bruges, il rame, il catrame, la pece, i coltelli, i vini della Saintonge e
dellAquitania, il pesce secco, e caricavano per la Fiandra e per Rouen, per
Bordeaux e per Lisbona, grano, cuoio, stagno, formaggi e soprattutto lana, la
miglior lana del mondo, quella dei montoni inglesi. Facilmente riconoscibili, per
la forma e per le dorature, erano i galeoni veneziani.
Ma Ruggero Mortimer di Wigmore pensava alla Francia. Sarebbe andato
nellArtois a chiedere asilo al cugino Giovanni di Fiennes, figlio del fratello di sua
madre Allarg le braccia in un gesto vigoroso di uomo libero.
E il vescovo di Orleton, che soffriva di non essere n bello n gran signore,
contemplava con una punta dinvidia quel gran corpo solido, pronto a balzare in
sella, quel torso scultoreo, quel mento fiero, quei capelli ricciuti, che si
preparavano a portare in esilio il destino dellInghilterra.

II LA REGINA UMILIATA

l cuscino di velluto rosso sul quale la regina Isabella appoggiava i suoi

piccoli piedi era talmente consunto da lasciar vedere la trama; i fiocchi doro, ai
quattro angoli, avevano perduto il loro colore; i gigli di Francia e i leoni
dInghilterra, ricamati sul tessuto, si stavano sfilacciando. Ma a che sarebbe servito
cambiare cuscino, ordinarne un altro, dal momento che il nuovo, appena arrivato,
sarebbe subito passato sotto le scarpine trapunte di perle di Ugo Despenser,
lamante del re? La regina guardava il vecchio cuscino che aveva conosciuto i
pavimenti di tutti i castelli del regno, una stagione nel Dorset, unaltra a Norfolk,
un inverno nel Warwick e questa estate nello Yorkshire, senza mai sostare pi di
tre giorni in una stessa localit. Il 1 agosto, meno di una settimana fa, la corte era
a Cowick; ieri, ci si era fermati a Eserick; oggi, ci si accampava, pi che
alloggiare, nel priorato di Kirkham; e dopodomani si sarebbe dovuto ripartire per
Lockton o per Pickering. I pochi arazzi polverosi, lincrinato vasellame, gli abiti
lisi che costituivano il bagaglio da viaggio della regina Isabella, sarebbero stati
nuovamente ammassati nei bauli-armadio; si sarebbe smontato il letto a cortine
per rimontarlo altrove, questo letto cos malmesso dai continui viaggi che
minacciava ogni momento di crollare, e nel quale la regina voleva che le
dormissero accanto a volte la sua dama di compagnia, lady Giovanna Mortimer, a
volte il suo primogenito, il principe Edoardo, per paura che, se fosse rimasta sola,
lavrebbero assassinata. Certo i Despenser non avrebbero osato pugnalarla davanti
al principe ereditario. Le peregrinazioni da un capo allaltro del regno, fra le verdi
campagne e i tristi castelli, parevano non dover mai finire.
Edoardo II voleva farsi conoscere da tutti; pensava di onorare i suoi vassalli
facendosi ospitare a casa loro e di garantirsi, con qualche parola amichevole, la
loro fedelt contro gli scozzesi o contro il partito gallese. In realt gli sarebbe
convenuto farsi vedere il meno possibile. Un molle disordine accompagnava il suo
cammino; la sua leggerezza nel parlare degli affari politici, lungi dallessere, come

lui credeva, lespressione di un regale distacco, infastidiva molto i nobili, gli abati
e i notabili che venivano a esporgli i problemi locali; lintimit ostentata col suo
onnipotente ciambellano, di cui arrivava ad accarezzare la mano in pieno consiglio
come durante la messa, le sue risate stridule, le liberalit di cui venivano dun
tratto a beneficiare un qualunque chierico o uno sbalordito giovane palafreniere,
confermavano le voci scandalose gi diffuse anche nelle pi sperdute province
dove i mariti ingannavano s le loro consorti, come dappertutto del resto, ma con
altre donne; e le cose che prima del suo arrivo erano soltanto sussurrate, venivano
ripetute a voce alta dopo la sua partenza. Era sufficiente la comparsa, corona in
testa, di quel belluomo dalla barba bionda e dallanimo imbelle, perch subito
crollasse tutto il prestigio della sovrana maest. E gli avidi cortigiani che lo
attorniavano contribuivano ad alimentare lodio diffuso verso di lui.
La regina assisteva inutile e impotente a questa ambulante decadenza. Si
combattevano in lei opposti sentimenti: da un lato la sua natura profondamente
regale, ereditata da un forte atavismo capetingio, sirritava, sindignava e soffriva di
questa continua degradazione dellautorit sovrana; dallaltro la donna offesa, ferita
e minacciata gioiva in segreto ad ogni nuovo nemico che il re si faceva. Non
capiva ora come avesse potuto un tempo amare, o sforzarsi damare, un essere
tanto abominevole, che la trattava in modo cos odioso. Perch la costringevano a
partecipare a tutti quei viaggi, perch volevano mostrarla, regina dileggiata, a tutto
il reame? Forse che con la sua presenza il re e il favorito pensavano di trarre in
inganno, di far credere innocenti i loro rapporti? O volevano tenerla sotto
sorveglianza? Quanto avrebbe preferito vivere a Londra o a Windsor, o anche
soltanto in uno dei castelli di cui le era stato fatto dono, e attendervi un
mutamento della sorte o semplicemente la vecchiaia! E quanto rimpiangeva che
Tommaso di Lancaster e Ruggero Mortimer, quei grandi baroni profondamente
virili, avessero fallito, un anno prima, la loro rivolta
Alz i begli occhi azzurri su messer di Bouville, inviato della corte di Francia, e
disse quasi sottovoce:
ormai un mese, messer Ugo, che siete testimone della mia vita. Non vi
chiedo di narrarne le miserie a mio fratello o a mio zio di Valois. Quattro re si
sono in pochi anni succeduti sul trono di Francia: Filippo, mio padre, che mi
marit nellinteresse della corona
Che Dio accolga la sua anima, signora, che Dio laccolga! disse convinto,
ma senza alzare il tono della voce il grosso Bouville. Non c uomo al
mondo che io abbia amato di pi o servito con pi entusiasmo.
mio fratello Luigi, che rimase sul trono soltanto pochi mesi, mio fratello

Filippo, con cui non andavo tanto daccordo ma che pure era cos saggio
Come sempre avveniva quando davanti a lui si pronunciava il nome di Filippo
il Lungo, Bouville aggrott le ciglia.
e infine prosegu la regina mio fratello Carlo, che regna tuttora.
Tutti sono stati avvertiti della mia situazione, ma nessuno ha potuto o voluto far
nulla. LInghilterra interessa ai re di Francia solo in quanto concerne lAquitania e
lomaggio che per quel feudo loro dovuto. Una principessa di Francia sul trono
inglese, per il fatto stesso che diventa contemporaneamente duchessa dAquitania,
per loro garanzia di pace. Cos, se la Guienna resta calma, poco gli cale che, al
di l del mare, la loro figlia o la loro sorella muoia di vergogna e di abbandono.
Che glielo diciate o no, non cambier nulla. Ma i giorni che avete trascorso
accanto a me mi sono stati cari, perch finalmente ho potuto parlare con un
amico. Avete visto quanto essi siano rari. Se non fosse per la carissima lady
Giovanna, che con tanta devozione condivide la mia disgrazia, non ne avrei anzi
nessuno.
Pronunciando queste ultime parole, la regina si era rivolta alla dama di
compagnia che le sedeva accanto. Giovanna Mortimer, pronipote del siniscalco di
Joinville, era una donna di trentasette anni, alta, dai lineamenti regolari, un volto
leale e le mani bianche.
Signora rispose lady Giovanna fate pi voi per dar coraggio a me di
quanto non faccia io per accrescere il vostro. E avete corso grandi rischi
tenendomi con voi anche ora che il mio sposo in carcere.
I tre interlocutori continuarono a conversare a mezza voce; i mormorii, i
colloqui appena sussurrati erano infatti diventati unabitudine indispensabile in
una corte dove non si era mai soli, e dove la regina era continuamente
attorniata da nemici in agguato.
Intanto, in un angolo della stanza, tre cameriere ricamavano una coltre destinata
a lady Eleonora Despenser, moglie del favorito, che stava giocando a scacchi,
accanto a una finestra aperta, con il principe ereditario. Un po pi in l, il
secondogenito della regina, che aveva compiuto i sette anni da tre settimane, si
stava costruendo un arco con un ramoscello di nocciolo; e le due bambine,
Isabella e Eleonora, che avevano rispettivamente cinque e due anni, sedute per
terra, si divertivano a giocare con le bambole.
Pur continuando a muovere i pezzi sulla scacchiera davorio, la Despenser non
cessava di spiare la regina, cercando di sentire quel che stava dicendo. Questa
donna, dalla fronte liscia ma sorprendentemente stretta, dagli occhi ardenti e vicini
e dalle grosse labbra sardoniche, senza essere del tutto sgraziata aveva la bruttezza

tipica delle persone malvagie. Discendente dalla famiglia Clare, aveva avuto una
strana carriera: cognata dellex-amante del re, il cavaliere di Gaveston, che undici
anni prima era stato ucciso dai baroni capitanati da Tommaso di Lancaster, era la
moglie dellamante attuale. Provava un morboso piacere nel favorire gli amori
omosessuali, per soddisfare e la sua sete di denaro e la sua ambizione di potenza.
Per di pi era sciocca: stava perdendo agli scacchi soltanto per la soddisfazione di
gridare con tono provocatorio:
Scacco alla regina scacco alla regina!
Il principe ereditario, lundicenne Edoardo dal viso sottile e allungato, un
ragazzo pi chiuso che timido, che se ne stava sempre con gli occhi bassi,
approfittava degli errori dellavversaria sforzandosi di vincere.
Dalla finestrella a sesto tondo, la brezza dagosto portava nella stanza soffi di
aria calda e polverosa; ma presto, una volta tramontato il sole, il freddo e
lumidit avrebbero avvolto di nuovo gli spessi e cupi muri del vecchio priorato di
Kirkham.
Dalla sala del capitolo, dove il re teneva il suo Consiglio ambulante, giungeva il
suono di voci diverse.
Signora riprese il conte di Bouville sarei pronto a consacrarvi tutti i
giorni che mi restano da vivere, se potessi esservi in qualche modo daiuto. Ne
sarei lieto, ve lo assicuro. Che mi resta da fare in questo mondo? Sono vedovo
e i miei figli hanno ormai trovato la loro strada, cosa mi resta, se non dedicare
le mie ultime forze al servizio dei discendenti di quel re che tanto mi benefic?
E siete voi, signora, che pi me lo ricordate. Avete preso da lui la forza del
carattere, il modo di parlare e una bellezza che sfida il tempo. Quando la morte
lo sorprese, a quarantasei anni, ne dimostrava poco pi di trenta. E anche voi
sarete cos. Chi direbbe mai che avete gi avuto quattro figli?
Un sorriso rischiar il volto della regina. Era bello, fra tanta gente che lodiava,
udire queste profferte di devozione; era piacevole, nellumiliazione che
continuamente subiva il suo orgoglio di donna, sentir lodare la propria bellezza,
anche se il complimento veniva da quellomone dai capelli bianchi e dagli occhi di
vecchio cane fedele.
Ho gi trentun anni disse quindici dei quali trascorsi nel modo che
voi ben conoscete. Sono cose che forse non lasciano traccia sul viso, perch
lanima che ne porta le rughe Anche io, Bouville, se fosse possibile, vi terrei
al mio fianco.
Purtroppo, signora, temo che la mia missione sia giunta alla fine, e senza
grande successo. Gi due volte re Edoardo me lo ha fatto capire, mostrandosi

sorpreso della mia presenza ora che ha gi consegnato il Lombardo al


Parlamento del re di Francia.
Il pretesto ufficiale dellambasceria di Bouville era stato infatti una richiesta di
estradizione per un tal Tommaso Henry, membro dellimportante compagnia
fiorentina degli Scali. Il banchiere aveva preso in appalto certe terre della corona
di Francia, ricavandone considerevoli rendite, senza per mai pagare quel che
doveva al Tesoro, e si era poi rifugiato in Inghilterra. Era indubbiamente una
faccenda seria, ma sarebbe stato facile risolverla per lettera, o con linvio di un
referendario; in altre parole non era affatto necessario mandare addirittura un exgran ciambellano e membro del Consiglio ristretto. La verit che Bouville aveva
avuto lincarico di condurre anche altre trattative, assai pi difficili.
Monsignor Carlo di Valois, zio del re di Francia e della regina Isabella, si era
ficcato in testa, gi dallanno precedente, di dare in moglie la sua quinta figlia
Maria al principe Edoardo, erede al trono dInghilterra. Monsignor di Valois
come in Europa nessuno ignorava aveva sette figlie, e la loro sistemazione era
sempre stata oggetto di gravi pensieri per questo principe prodigo, turbolento e
ambizioso che si era sempre valso della sua prole a vantaggio dei suoi complessi
intrighi. Queste figlie venivano da tre letti diversi: Monsignor Carlo, nel corso di
unagitata esistenza, aveva infatti avuto la disavventura di rimanere due volte
vedovo.
Bisognava avere le idee chiare per non smarrirsi nella confusione di questa
discendenza e per capire, ad esempio, quando si parlava della signora Giovanna di
Valois, se si alludeva alla contessa di Hainaut o alla contessa di Beaumont, cio
alla moglie di Roberto dArtois. Perch, a complicare maggiormente le cose, due
delle figlie portavano lo stesso nome. In quanto a Caterina, figlia di secondo letto
ed erede al trono fantasma di Costantinopoli, aveva finito per sposare, nella
persona di Filippo di Taranto, principe dAcaia, uno dei fratelli maggiori della
prima moglie di suo padre. Un vero rompicapo!
Attualmente, era la primogenita del suo terzo matrimonio che Monsignor
Carlo intendeva proporre al nipotino dInghilterra.
Allinizio dellanno, Monsignor di Valois aveva mandato una missione di cui
facevano parte il conte Enrico di Sully, Raoul Sevain di Jouy e Roberto Bertrand
detto il cavaliere del Verde Leone. Questi ambasciatori, per guadagnarsi il
favore di re Edoardo II, lo avevano seguito in una spedizione contro gli scozzesi;
solo che alla battaglia di Bannockburn gli inglesi erano stati costretti alla fuga,
abbandonando gli ambasciatori di Francia in mano nemica. Era stato cos
necessario trattare la loro liberazione e pagare il dovuto riscatto. Quando poi,

dopo tante spiacevoli avventure, erano stati rimessi in libert, Edoardo aveva dato
una risposta dilatoria ed evasiva, dicendo che non era possibile decidere troppo
prematuramente del matrimonio di suo figlio, che era un problema troppo
importante per poter essere risolto senza sentire il consiglio del Parlamento, e che
il Parlamento stesso si sarebbe riunito per discuterne in giugno. Egli voleva in
realt legare questa questione allomaggio che avrebbe dovuto rendere, in quanto
duca dAquitania, al re di Francia E il Parlamento, finalmente convocato, non
aveva neanche preso in esame il problema7.
Proprio per questo limpaziente monsignor di Valois aveva spedito in
Inghilterra il conte di Bouville approfittando del primo pretesto capitatogli. La
devozione del conte alla famiglia capetingia era al di sopra di ogni sospetto e, pur
mancando di genio, egli aveva una certa esperienza di queste missioni. Bouville
infatti aveva negoziato a suo tempo a Napoli, anche allora seguendo le istruzioni
di Valois, il matrimonio di Luigi X con Clemenza dUngheria; e, dopo la morte
del Testardo, era stato curatore al ventre della regina, anche se di questo incarico
preferiva parlare il meno possibile. Inoltre aveva svolto diverse missioni ad
Avignone presso la Santa Sede e aveva una conoscenza particolareggiata e
minuziosa di tutti i legami familiari, del complicatissimo intreccio costituito dalla
rete di parentele delle case regnanti. Ma questa volta il buon Bouville doveva, a
suo gran dispetto, tornarsene a mani vuote.
Monsignor di Valois si arrabbier molto disse. Aveva persino chiesto
dispensa al Santo Padre per questo matrimonio
Ho fatto quel che ho potuto, Bouville disse la regina e anche da
questo avete capito il peso che si d alle mie parole Ma me ne dispiace assai
meno che a voi: non auguro infatti a nessuna principessa della mia famiglia di
ripetere la mia stessa esperienza.
Signora rispose Bouville abbassando ancor pi la voce dubitereste
forse di vostro figlio? Grazie al cielo, sembra abbia preso pi da voi che da suo
padre! Mi sembra di rivedere voi, quando avevate la sua stessa et, nel
giardino del palazzo della Cit o a Fontainebleau
Fu interrotto dallaprirsi della porta e dallingresso del re dInghilterra. Edoardo
entr a passi lunghi e frettolosi, il capo rovesciato indietro e la mano che si
accarezzava nervosamente la bionda barba, un gesto che indicava in lui profonda
irritazione. Lo seguivano i soliti consiglieri, vale a dire i due Despenser, padre e
figlio, il cancelliere Baldock, il conte di Arundel e il vescovo di Exter. Facevano
parte del corteo anche i fratellastri del re, i conti di Kent e di Norfolk due
giovani che avevano sangue di Francia nelle vene perch figli della sorella di

Filippo il Bello ma palesemente controvoglia, come del resto Enrico di


Leicester, un robusto individuo dai grossi occhi chiari a fior di testa,
soprannominato Collotorto, per una deformit della nuca e delle spalle che lo
costringeva a piegare obliquamente la testa e che creava difficolt dogni genere
agli armaioli incaricati di fabbricare le sue corazze. Erano infine presenti, riuniti in
gruppo sulla soglia, ecclesiastici e dignitari locali.
Avete sentito la notizia, signora? esclam Edoardo rivolgendosi alla
regina. Vi far certo piacere. Il vostro Mortimer scappato dalla Torre.
Lady Despenser sussult davanti alla scacchiera e usc in una esclamazione
indignata, come se levasione del barone di Wigmore fosse stata unoffesa
personale a lei diretta.
La regina Isabella non aveva mutato n posizione n espressione: cera stato
soltanto un rapido battito di palpebre sui begli occhi azzurri, e la mano aveva
furtivamente cercato lungo le pieghe dellabito quella di lady Giovanna Mortimer,
come per invitarla a restare forte e calma. Il grosso Bouville si era alzato in piedi e
se ne stava in disparte, sentendosi intruso in una questione che riguardava soltanto
la corona inglese.
Non il mio Mortimer, sire disse la regina. Lord Ruggero, credo,
pi suddito vostro che mio, e io non sono responsabile degli atti dei vostri
baroni. Lo avevate messo in prigione e lui ha cercato di fuggire: pi che
normale.
Sono parole che palesano la vostra approvazione! Ma perch, signora, non
lasciate trasparire la vostra gioia? Gi quando questo Mortimer si degnava di
comparire alla mia corte, non avevate occhi che per lui, non cessavate di vantare
i suoi meriti, e ascrivevate alla sua nobilt danimo tutte le fellonie che
commetteva nei miei confronti.
Ma non foste voi, sire e mio sposo, a insegnarmi ad amarlo quando
conquistava in vostro nome e a rischio della sua vita il regno dIrlanda? Regno
che senza di lui, del resto, stentate molto a conservare? Si trattava anche allora
di fellonia8?
Colto di sorpresa da questo attacco, Edoardo gett alla moglie unocchiata
cattiva e non seppe rispondere altro che Ebbene, adesso corre il vostro amico,
e certamente verso il vostro paese!
Continuando a parlare, il re camminava su e gi per la stanza, nel tentativo di
dare sfogo alla sua inutile agitazione. Ad ogni passo si sentivano sussultare i
gioielli del suo abito. E gli astanti continuavano a volgere il capo da destra a
sinistra, come a una partita di pallacorda, per seguire i suoi spostamenti. Era certo

un belluomo il re Edoardo, muscoloso, agile, snello, e con un corpo che,


avvezzo ai giochi e agli esercizi fisici, resisteva validamente agli attacchi dei
quarantanni ormai vicini: un fisico da atleta, dunque. Ma chi lo avesse osservato
con maggior attenzione, sarebbe rimasto colpito da una fronte priva di rughe,
come se le preoccupazioni del potere non fossero riuscite a toccarla, dalle borse
che incominciavano a formarsi sotto i suoi occhi, dal disegno sottile delle narici,
dalla forma allungata del mento sotto la barba leggera e inanellata, non un mento
energico e autoritario, e nemmeno proprio sensuale, ma semplicemente troppo
grosso e cadente. Cera assai pi forza di volont nel piccolo mento della regina
che in questa mascella ovoidale: la serica barba non era sufficiente a nascondere la
debolezza. E molle era la mano che si lisciava il volto, si agitava in aria senza
ragione, e tornava a posarsi su una perla incastonata fra i ricami della cotta. La
voce, che desiderava e credeva dessere imperiosa, dava solo una impressione di
mancanza di controllo. La schiena, peraltro larga, presentava dalle spalle alle reni
sgradevoli ondulazioni, come se la spina dorsale mancasse di consistenza.
Edoardo non aveva mai perdonato alla moglie il suggerimento di non mostrare la
schiena alla gente, se voleva che i suoi baroni continuassero a mostrargli rispetto.
Le ginocchia erano ben fatte e belle le gambe: queste anzi erano le parti migliori
di un uomo cos poco adatto alla sua carica e su cui la corona era venuta a cadere
soltanto per una svista del destino.
Non ho abbastanza seccature diceva, non ho abbastanza guai? Gli
scozzesi premono minacciosi alle frontiere e mi invadono il regno; e quando li
affronto in battaglia, i miei eserciti si danno alla fuga. Ma come posso
sconfiggerli se i vescovi trattano con loro a mia insaputa, se i traditori
abbondano fra i miei vassalli, se i baroni delle Marche si levano in armi contro
di me, basandosi sempre sul principio che devono le loro terre soltanto alla
propria spada, quando invece da un pezzo, e precisamente da venticinque anni,
anche se loro sembrano dimenticarsene, il re Edoardo mio padre ha giudicato
e deciso in modo ben diverso? Ma lhanno visto a Shrewsbury, lhanno visto a
Boroughbridge, cosa gli costato ribellarsi contro di me! Vero, Leicester?
Enrico di Leicester scosse il grosso capo deforme: era davvero un modo poco
cortese di ricordargli la morte del fratello Tommaso di Lancaster, decapitato sedici
mesi prima, quando venti grandi signori erano stati impiccati e altrettanti gettati in
prigione.
Effettivamente, signore mio sposo disse Isabella abbiamo avuto modo
di constatare che le sole battaglie che potete vincere sono quelle contro i vostri
stessi baroni.

Di nuovo Edoardo la guard con odio. Quanto coraggio pensava Bouville,


quanto coraggio ha questa nobile regina!.
E non nemmeno giusto prosegu Isabella affermare che si siano
ribellati per il diritto della loro spada. Non fu piuttosto per i diritti sulla contea
di Gloucester che voi avete voluto assegnare a messer Ugo?
I due Despenser si avvicinarono luno allaltro quasi a far fronte comune. E la
giovane Lady Despenser, come figlia del defunto conte di Gloucester, alz gli
occhi dalla scacchiera. Edoardo II batt i piedi sul pavimento. Era troppo
irritante questa regina che non apriva bocca che per rinfacciargli i suoi errori
nella pratica del governo9!
Io assegno feudi a chi voglio, signora, li assegno a chi mi ama e mi serve
esclam Edoardo posando la mano sulla spalla di Ugo il giovane. Su chi
altro posso contare? Dove sono i miei alleati? Vostro fratello di Francia,
signora, che dovrebbe comportarsi come se fosse anche il mio, poich in fondo
con questa speranza che mi hanno indotto a prendervi in moglie, quale aiuto
mi reca? Esige soltanto che vada a rendergli lomaggio per lAquitania: tutto
qui il suo appoggio. E dove mi manda lingiunzione? in Guienna? Ma no: qui
me la manda, nel mio regno la fa portare, come se tenesse in disprezzo tutte le
costumanze feudali o intendesse deliberatamente offendermi. Si potrebbe quasi
pensare che egli si creda anche sovrano dInghilterra. E poi glielho reso
questomaggio, glielho reso anche troppe volte. Prima a vostro padre, quando
ho rischiato di bruciare vivo nellincendio di Maubuisson, e poi, tre anni fa, a
vostro fratello Filippo, quando sono stato ad Amiens. Tenendo conto, signora,
della frequenza con cui muoiono i re della vostra famiglia, fra poco mi toccher
stabilirmi sul Continente!
Feudatari, vescovi e notabili dello Yorkshire, fermi in fondo alla stanza, si
guardavano in faccia, desolati pi che spaventati da questo accesso di collera privo
di forza che andava a parare a tanta distanza dal suo oggetto e svelava loro
insieme alle difficolt del regno il carattere del re. Tutto qui, dunque, quel sovrano
che chiedeva loro sussidi per il suo Tesoro, cui dovevano la pi assoluta
obbedienza e lobbligo di mettere a repentaglio la propria vita quando li chiamava
per le sue battaglie? Evidentemente Lord Mortimer aveva avuto buone ragioni per
ribellarsi
Persino i consiglieri intimi sembravano a disagio, bench conoscessero questo
vezzo del re, che si manifestava anche nella corrispondenza, di rienumerare tutti i
fastidi del suo regno ogni volta che si annunciava una nuova noia.
Il cancelliere Baldock si sfregava macchinalmente il pomo dAdamo, nel punto

in cui terminava la sua veste darcidiacono. Il vescovo di Exeter, lord tesoriere, si


rosicchiava a piccoli morsi lunghia del pollice, osservando sornione i suoi vicini.
Il solo che si mostrasse soddisfatto era dunque Ugo Despenser il Giovane, troppo
arricciato, troppo azzimato, troppo profumato per un uomo di trentatr anni: la
mano del re posata sulla sua spalla aveva chiaramente mostrato ad ognuno la sua
importanza e la sua potenza.
Col naso corto e aquilino, la bocca molto marcata, il mento che salzava e
sabbassava di continuo come un cavallo scalpitante, egli approvava ogni frase di
Edoardo raschiandosi un poco la gola e atteggiando il viso a unespressione che
pareva voler significare: Questa volta la misura colma: prenderemo severi
provvedimenti!. Era magro, alto, scarno di petto, e aveva una brutta pelle, facile
alle infiammazioni.
Messer di Bouville disse ad un tratto re Edoardo allambasciatore
risponderete a monsignor di Valois che il matrimonio da lui propostoci, di cui
abbiamo apprezzato tutto lonore, non verr mai celebrato. Abbiamo altri progetti
per il nostro primogenito. E intendiamo por fine alla deplorevole usanza che
vuole indurre i re dInghilterra a prender moglie in Francia, senza trarre da questo
alcun beneficio.
Il grosso Bouville impallid per laffronto e sinchin. Prima di lasciare la
stanza, rivolse alla regina un ultimo sguardo desolato.
Prima conseguenza, del tutto imprevedibile, dellevasione di Ruggero Mortimer:
il re dInghilterra rompeva con le alleanze tradizionali. Naturalmente, aveva
compiuto questo gesto per offendere la moglie, ma aveva anche offeso i fratellastri
Norfolk e Kent, figli di una francese. I due giovani si volsero verso il cugino
Collotorto che alz un poco la grossa spalla in un gesto di rassegnata indifferenza.
Comunque, con questa decisione impulsiva, il re era riuscito ad alienarsi
definitivamente il potentissimo conte di Valois, che, come tutti sapevano,
governava la Francia in nome del nipote Carlo il Bello. Sono questi colpi di testa
a volte che fanno perdere a un sovrano il trono e la vita
Il giovane principe Edoardo se ne stava immobile alla finestra a osservare la
madre e a giudicare il padre. In fondo, si era discusso proprio del suo
matrimonio, ed era una questione sulla quale avrebbe avuto il diritto di esprimere
il suo parere. Ma se gli avessero chiesto di fare una scelta fra il suo sangue inglese
e quello francese, avrebbe certo preferito questultimo.
Gli altri tre bambini avevano smesso di giocare, e a un cenno della regina le
cameriere li portarono via.
Soltanto allora, a voce calma e fissando negli occhi il re, Isabella rispose:

Quando uno sposo odia la propria sposa, naturale che egli la ritenga
responsabile di ogni sventura.
Edoardo non era uomo da rispondere direttamente.
Tutte le guardie della Torre ubriacate a morte, url il luogotenente in
fuga con quel fellone, e il connestabile in fin di vita per la droga di cui lhanno
imbevuto! A meno che quel traditore non si finga malato per evitare il castigo
che si merita! Era compito suo, in fondo, far s che il mio prigioniero non
fuggisse; vero, Winchester?
Ugo Despenser padre, responsabile della nomina del connestabile Seagrave, si
inchin in attesa che questo scoppio di collera si spegnesse. Aveva una schiena
stretta e magra, molto curva, e per natura e per le conseguenze di una lunga
camera di cortigiano. I nemici lo avevano soprannominato la donnola.
Cupidigia, invidia, vilt, egoismo, furfanteria, nonch tutti i piaceri che questi vizi
procurano a chi li possiede, sembravano aver preso dimora fra le rughe del suo
volto e sotto quelle palpebre arrossate. Tuttavia non mancava di coraggio, ma i
suoi scarsi sentimenti umani erano riservati al figlio e a un ristretto cerchio di
amici, di cui appunto faceva parte Seagrave. Era pi facile capire il carattere del
figlio quando si osservava un momento il padre.
My Lord disse con voce calma sono certo che Seagrave non per
niente colpevole
colpevole di negligenza e di accidia; colpevole di essersi lasciato
dileggiare; colpevole di non aver saputo scoprire la congiura che si stava
tramando sotto i suoi occhi; colpevole, forse, di disdetta E io la disdetta
non la perdono. Per questo Seagrave, bench sia un vostro protetto,
Winchester, sar punito. Cos nessuno potr accusarmi di non essere
imparziale, e di favorire soltanto le vostre creature. Seagrave, dunque, sostituir
Mortimer in prigione; e i suoi successori faranno in modo di sorvegliarlo bene.
cos, figlio mio, che si governa concluse il re, fermandosi davanti allerede
al trono.
Il piccolo Edoardo alz gli occhi verso di lui per subito riabbassarli.
Ugo il Giovane che sapeva come stornare le collere del sovrano rovesci la testa
indietro e, contemplando le travi del soffitto, disse:
Chi pi vi schernisce, sire carissimo, laltro fellone, quel vescovo Orleton
che ha ordito lintero complotto e sembra temervi cos poco che non si
neppur preso la briga di fuggire o nascondersi.
Edoardo lo contemplava con riconoscenza e ammirazione. Come non lasciarsi
commuovere dalla vista di quel profilo, dalle belle pose che Ugo assumeva

parlando, da quella voce sonora e ben modulata, per non dire di quel tono tenero
e insieme rispettoso con cui pronunciava lespressione sire carissimo alla
francese, ricordando al re lamabile Gaveston che i vescovi e i baroni gli avevano
ucciso Ora per Edoardo era un uomo maturo, consapevole della malvagit del
prossimo, e sapeva che a transigere non ci si guadagna mai. Non avrebbe mai
permesso che lo separassero da Ugo: avrebbe punito senza piet chiunque avesse
tentato di dividerli.
Vi annuncio, signori, che il vescovo Orleton sar condotto davanti al mio
Parlamento per essere giudicato e condannato.
Edoardo incroci le braccia e si guard attorno per constatare leffetto prodotto
dalle sue parole. Larcidiacono-cancelliere e il vescovo-tesoriere, pur essendo
nemici acerrimi di Orleton avevano sussultato per solidariet di ecclesiastici.
Enrico Collotorto, uomo per natura saggio e riflessivo, che non tralasciava mai
di compiere ogni sforzo per riportare il re alla ragione, fece osservare con calma
che un vescovo poteva essere giudicato soltanto da un tribunale ecclesiastico
costituito da suoi pari.
ora di modificare questa usanza, Leicester. I Santi Vangeli, che io sappia,
non insegnano a cospirare contro i re.
E siccome Orleton dimentica ci che bisogna rendere a Cesare, Cesare se ne
ricorder in vece sua. ancora un favore che devo alla vostra famiglia, signora
continu il re rivolgendosi a Isabella poich fu vostro fratello Filippo V a far
nominare, a mezzo del suo papa francese e contro la mia volont, questo Adamo
Orleton al vescovato di Herefort. E va bene: sar il primo prelato condannato dalla
giustizia dei re, e la sua punizione servir da esempio agli altri.
Orleton non vi era ostile una volta, cugino insistette Collotorto e non
avrebbe avuto alcun motivo di diventarlo se non vi foste opposto, o non si
fosse opposto qualche membro del vostro consiglio, alla decisione del Santo
Padre di conferirgli la mitra. uomo di grande sapere e di animo forte. E oggi,
proprio perch colpevole, vi sarebbe pi facile guadagnarvelo con un atto di
clemenza che con una chiamata a giudizio che, oltre tutto, aggraverebbe la
vostra situazione aggiungendo al resto una decisa irritazione del clero.
Clemenza! Tutte le volte che qualcuno mi schernisce, tutte le volte che sono
offeso o tradito, voi, Leicester, non sapete dir altro! Mi hanno supplicato a suo
tempo, e ho avuto il torto di ascoltare questi consigli, perch facessi grazia al
barone di Wigmore! Decidetevi ad ammettere che se mi fossi comportato con
lui come con vostro fratello, oggi questo ribelle non se ne andrebbe libero per
il mondo.

Collotorto alz le grosse spalle, chiuse gli occhi e si arrese. Quanto lo irritava
in Edoardo questa abitudine che egli riteneva propria di un re, di chiamare i
membri della propria famiglia o i principali consiglieri col nome delle loro contee
e di rivolgersi al cugino germano chiamandolo Leicester, invece di dire
semplicemente cugino come facevano tutti, compresa la regina. E il cattivo
gusto di ricordare a ogni pi sospinto la morte di Tommaso con laria di
vantarsene! Strano uomo davvero, e pessimo re, colui che credeva di poter
decapitare i suoi propri congiunti senza provocare il risentimento degli altri, che
pensava di poter cancellare un lutto con un abbraccio, che esigeva devozione da
quegli stessi che aveva offeso, e voleva trovare in ognuno fedelt quando lui stesso
si dimostrava crudele e incostante.
Forse avete ragione, my Lord disse Collotorto e dal momento che
regnate ormai da sedici anni dovete evidentemente sapere quel che vi fate.
Conducete pure il vostro vescovo davanti al Parlamento. Non sar io ad
oppormi.
E aggiunse sottovoce, in modo che soltanto il giovane conte di Norfolk potesse
sentirlo:
Avr la testa fuori posto, ma preferisco rimanga dove adesso.
Ammetterete che un atto di scherno nei miei confronti continu
Edoardo agitando le mani evadere da una torre che io stesso ho fatto
costruire perch nessuno ne potesse fuggire.
Pu darsi, signore mio sposo disse la regina che quando la costruivate
le grazie dei muratori vi interessassero pi della solidit delle pietre.
A questa frase cal sulla stanza il pi assoluto silenzio. Loffesa era grave e del
tutto imprevista. Ognuno tratteneva il fiato, fissando, chi con deferenza e chi con
odio, quella donna in apparenza cos fragile, che, rigida sul suo scranno, osava
tener testa da sola al suo sovrano e marito. Teneva la bocca socchiusa, mostrando
una dentatura fine e compatta, piccoli denti da carnivoro, molto taglienti.
Indifferente alle possibili conseguenze, Isabella era palesemente soddisfatta del
colpo sferrato.
Ugo il Giovane era divenuto scarlatto; Ugo il vecchio fingeva di non aver udito.
Certo, Edoardo si sarebbe vendicato; ma in che modo? La risposta tardava. La
regina osservava le goccioline di sudore che imperlavano le tempie del marito.
Niente ripugna a una donna quanto il sudore delluomo che ha cessato di amare.
Kent strill il re vi ho nominato guardiano dei Cinque Porti 10 e
governatore di Dover. Cosa state sorvegliando in questo momento? Perch non
siete sulle coste che dovreste comandare e sulle quali il nostro fellone star

cercando dimbarcarsi?
Ma sire, fratello disse il conte di Kent sbalordito siete stato voi a
ordinarmi di accompagnarvi in questo viaggio
Ebbene, adesso vi ordino di raggiungere la vostra contea, di battere borghi
e campagne alla ricerca del fuggitivo, e di provvedere personalmente alla
perquisizione di tutti i battelli ancorati in porto.
Si mandino spie a bordo delle navi e se il detto Mortimer vi si imbarcasse,
lo si catturi vivo o morto incalz Ugo il Giovane.
Ottimo consiglio, Gloucester approv Edoardo. E quanto a voi,
Stapledon
Il vescovo di Exeter si tolse il pollice dai denti mormorando:
My lord
Tornate immediatamente a Londra, e recatevi alla Torre col pretesto di
controllarne il Tesoro, cosa che di vostra competenza, e, munito di un breve
provvisto del mio sigillo, assumete il comando e il controllo della Torre stessa
sino alla nomina di un nuovo connestabile. Baldock rediger subito i decreti
cui dovrete obbedire.
Enrico Collotorto, gli occhi rivolti verso la finestra e lorecchio appoggiato alla
spalla, sembrava stesse sognando. In realt calcolava Calcolava che erano gi
trascorsi sei giorni dallevasione di Mortimer11, che ce ne sarebbero voluti almeno
altri otto prima che gli ordini incominciassero ad essere eseguiti, e che, se non
era del tutto matto, e Mortimer naturalmente non lo era, levaso sarebbe
certamente riuscito a lasciare il regno. Si rallegrava anche di essersi affiancato a
quasi tutti i vescovi e i baroni per salvare la vita del barone di Wigmore dopo
Boroughbridge. Ora infatti, dopo la sua evasione, il partito anti-Despenser
avrebbe probabilmente trovato quel capo che gli mancava dalla morte di
Tommaso di Lancaster, un capo anzi pi efficiente, pi abile e pi forte dello
stesso Tommaso
La schiena del re si era mossa; Edoardo gir su se stesso e venne a trovarsi
faccia a faccia con la moglie.
S, signora, vi ritengo appunto responsabile. E prima di tutto, lasciate quella
mano che continuate a tenere da quando sono entrato. Lasciate la mano di lady
Giovanna! url Edoardo pestando i piedi. farsi garante di un traditore
tenersi ostentamente accanto la sua sposa. Chi ha complottato per levasione di
Mortimer ha potuto credere di avere lappoggio della regina E poi non si
evade senza denaro; i tradimenti esigono mercede, i muri si perforano soltanto
con loro. Dalla regina alla sua dama di compagnia, dalla dama al vescovo, dal

vescovo al ribelle, il tragitto elementare. Dovr controllare pi attentamente la


vostra cassetta.
Credo, signore mio sposo disse Isabella additando lady Despenser che
la mia cassetta sia gi ben controllata.
Ugo il Giovane pareva essersi dun tratto assentato dalla discussione. Finalmente
la collera del re si era decisamente indirizzata, come al solito, verso la regina.
Edoardo aveva evidentemente trovato il modo di vendicarsi, e Ugo si sentiva ancor
pi trionfante. Prese un libro che lady Mortimer stava leggendo alla regina prima
dellingresso del conte di Bouville. Era una raccolta dei lais di Maria di Francia;
il segnalibro di seta indicava questo brano:

En Lorraine ni en Bourgogne
Ni en Anjou ni en Gascogne
En ce temps ne pouvait trouver
Si bon ni grand chevalier.
Sous ciel ntait dame ou pucelle,
Qui tant ft noble et tant ft belle
Qui nen voult amour avoir12.
La Francia, sempre la Francia si diceva Ugo. Leggono soltanto opere che
riguardano quel paese. E chi nella loro immaginazione quel cavaliere di cui
sognano? Mortimer, certo.
Io non controllo le elemosine, my lord, disse Eleonora Despenser.
Il favorito alz gli occhi sorridendo: si sarebbe congratulato con la moglie per
questa battuta.
Vedo dunque disse Isabella che dovr rinunciare anche alle
elemosine. Fra poco non mi rimarr pi nulla di ci che hanno le regine,
neppure la carit.
E dovrete anche, signora, per lamore che mi portate e di cui tutti possono
testimoniare prosegu Edoardo separarvi da lady Mortimer, perch nessuno
nel regno potrebbe ormai accettare che restasse ancora accanto a voi.
Questa volta la regina impallid, irrigidendosi sul suo scranno. Le grandi mani
bianche di lady Giovanna tremavano.
Una sposa, Edoardo, non pu essere ritenuta responsabile di tutte le azioni
del marito. Io stessa ne sono lesempio. Credetemi, lady Mortimer cos poco
legata alle colpe di suo marito come lo sono io ai vostri peccati, ammesso che
vi capiti di commetterne!

Ma questa volta lattacco and a vuoto.


Lady Mortimer si recher al castello di Wigmore, posto dora innanzi sotto
la sorveglianza di mio fratello Kent, e questo fin quando non avr deciso quale
destinazione dare ai beni di un uomo, il cui nome non verr pi pronunciato
in mia presenza se non per la sua condanna a morte. Penso, lady Giovanna,
che preferiate raggiungere la vostra dimora volontariamente, senza cio che si
renda necessario ricorrere alla forza.
Evidentemente disse Isabella si vuole che io rimanga completamente
sola.
Perch sola, signora? disse Ugo il giovane con la sua bella voce
modulata. Non siamo tutti vostri amici devoti, come lo siamo del re? E la
signora Eleonora, la mia sposa devota, non vi forse compagna fedele? un
bel libro aggiunse indicando il volume e ha delle belle miniature; mi
concedereste la grazia di prestarmelo?
Ma certo, certo, la regina ve lo presta! disse il re.
Vero, signora, che ci concedete il piacere di prestare questo libro al nostro
amico Gloucester?
Molto volentieri, sire, molto volentieri. E so, quando si tratta del vostro
amico lord Despenser, cosa significhi prestare. Sono dieci anni che gli ho
prestato le mie perle, e come vedete le porta ancora al collo.
Non aveva dunque disarmato, ma il cuore le pulsava in petto violentemente.
Dora innanzi avrebbe dovuto sopportare da sola le umiliazioni quotidiane. Ma se
un giorno avesse potuto vendicarsi, non si sarebbe dimenticata di niente.
Ugo il Giovane pos il libro su una cassa, e fece un cenno dintesa alla moglie.
I lais di Maria di Francia avrebbero raggiunto il fermaglio doro dai leoni di pietre
preziose, le tre corone doro, le quattro corone arricchite di rubini e smeraldi, i
centoventi cucchiai dargento, i trenta grandi piatti, le dieci tazze doro, le
guarnizioni da camera in panno doro a losanghe, la biancheria, il bacile
dargento, la carrozza a sei cavalli, i finimenti, gli ornamenti della cappella, tutte
quelle cose meravigliose, donatele dal padre o dai parenti, che erano state i suoi
doni di nozze e di cui il buon Bouville aveva redatto linventario prima che lei
partisse per lInghilterra; e che erano poi finite in mano agli amanti di Edoardo, di
Gaveston prima, di Despenser poi. Le avevano perfino portato via il gran mantello
di panno di Turchia, interamente ricamato, che aveva indossato il giorno delle
nozze!
Andiamo, miei lord disse il re battendo le mani ci si affretti a eseguire
i miei ordini, e che ciascuno badi a compiere il proprio dovere.

Era la formula abituale, unennesima formula che egli riteneva degna di un


sovrano, con la quale concludeva le riunioni del suo Consiglio. Usc,
accompagnato dal suo seguito, e la stanza si vuot.
Loscurit incominciava a scendere nel chiostro del priorato di Kirkham e con
essa penetrava dalle finestre un po di frescura. La regina Isabella e lady Mortimer
non osavano aprir bocca, per paura di mettersi a piangere. Era lultima volta che si
vedevano prima di separarsi. Si sarebbero ancora incontrate? E quale destino era
loro riservato?
Il giovane principe Edoardo, a capo chino, era venuto silenziosamente a porsi
dietro la madre, quasi volesse sostituire lui lamica che alla regina era stata
sottratta.
Lady Despenser savvicin per prendere il libro che era piaciuto a suo marito,
un bel libro, la cui rilegatura di velluto era tempestata di pietre preziose. Da un
pezzo quelloggetto eccitava le sue brame, tanto pi che sapeva bene quanto era
costato. Ma, mentre stava per impadronirsene, il piccolo Edoardo vi pose sopra la
mano.
Ah, no, donna malvagia disse. Non riuscirete a prendervi tutto.
La regina scost la mano del principe, prese il libro e lo porse alla sua nemica.
Poi rivolse al figlio un sorriso furtivo che di nuovo mise a nudo i suoi denti di
piccolo carnivoro. Un bambino di undici anni non poteva certo esserle di grande
aiuto; ma era comunque importante, trattandosi del principe ereditario.

III UN NUOVO CLIENTE PER MESSER TOLOMEI

el suo studio al primo piano, il vecchio Spinello Tolomei spost la falda

di un arazzo e, spingendo una piccola imposta di legno scopr unapertura segreta


che gli permetteva di sorvegliare i commessi nella grande galleria del pian terreno.
Grazie a questa spia dinvenzione fiorentina dissimulata fra le travi, messer
Tolomei poteva dunque vedere tutto ci che avveniva di sotto e udire tutto quello
che vi si diceva.
In quel momento, il suo ufficio, banca e negozio insieme, presentava
unimmagine di grande confusione. Le fiamme delle lampade a tre becchi
vacillavano sui banchi, e gli impiegati avevano cessato di spostare gettoni di rame
sulla scacchiera come sempre facevano per calcolare. Unauna per misurare la
stoffa cadde rumorosamente sul pavimento; le bilance oscillarono sulle tavole dei
cambiavalute senza che nessuno le avesse toccate. I clienti si erano voltati verso la
porta, e i primi commessi avevano portato una mano al petto, pronti a piegarsi in
un riverente inchino.
Messer Tolomei sorrise: tutta quella confusione era segno evidente dellarrivo
del conte dArtois. Comparve infatti nel suo campo visuale un attimo dopo:
attraverso la spia egli vide un immenso cappuccio con cresta di velluto rosso,
guanti rossi, stivali rossi dai tintinnanti speroni e un mantello scarlatto spiegato
sulle spalle da gigante. Solo monsignor Roberto dArtois entrava con tanto
baccano, faceva tremare al suo apparire tutto il personale, pizzicava il seno alle
borghesi che ritrovava sulla strada senza che i mariti osassero batter ciglio, e dava
limpressione di abbattere i muri con la sola forza del suo respiro.
Ma tutto questo non impressionava il vecchio banchiere: conosceva troppo
bene il conte dArtois. Lo aveva incontrato molte volte, e ora, a vederlo cos,
dallalto, era facile rimarcare quanto cera di eccessivo, di esagerato, di ostentato
nei suoi gesti. Dotato dalla natura di proporzioni fisiche eccezionali, a monsignor
dArtois piaceva fare la parte dellorco. In realt era un furbo, un vero volpone. E

poi era Tolomei che gli teneva i conti


Maggiore interesse suscit in lui il personaggio che accompagnava dArtois, un
gentiluomo tutto vestito di nero, dal portamento sicuro, ma dallaria riservata,
assente e piuttosto altera. Tolomei lo giudic a prima vista un uomo veramente
forte.
I due visitatori si erano fermati davanti al banco delle armi e dei finimenti, e
monsignor dArtois faceva passare il suo enorme guanto rosso fra pugnali,
misericordie, e modelli di else; scompigliava le coperte da sella, le staffe, i morsi
incurvati, le redini dentellate, frastagliate, ricamate. Il commesso avrebbe dovuto
lavorare almeno unora per rimettere a posto il suo campionario. Roberto scelse
un paio di speroni di Toledo dalle punte lunghe e dal calcagno alto e curvo
verso lesterno s da proteggere il tendine dAchille quando il piede esercitava
una pressione troppo violenta sul fianco del cavallo; uninvenzione accorta e
indubbiamente utile in torneo. Le branche dello sperone erano decorate di fiori
e nastri, col motto Vincere inciso in caratteri tondi nellacciaio dorato.
Ve ne faccio dono, my lord disse il gigante al gentiluomo in nero. Vi
mancher soltanto la dama che ve li affibbi ai piedi. Ma non dovrete attendere
molto: le dame di Francia fan presto ad accendersi per tutto ci che viene da
lontano. Qui, potrete trovare tutto quello che volete continu mostrandogli
la galleria. Il mio amico Tolomei, usuraio formidabile e negoziante astuto,
pu tornirvi ogni cosa: qualunque cosa gli si chieda, non si lascia mai prendere
alla sprovvista. Volete regalare una pianeta al vostro cappellano? Ve la far
scegliere fra trenta Un anello alla vostra amata? Ha gli scrigni pieni di
pietre Vi piace profumare le ragazze prima di divertirvi con loro? Vi dar del
muschio che viene direttamente dallOriente Cercate una reliquia? Ne ha tre
armadi stracolmi E vende anche loro per comprare tutte queste cose.
Possiede monete coniate in ogni angolo dEuropa, e laggi, su quelle lavagne,
potete leggerne le quotazioni. E vende cifre, anzi questo il suo commercio
maggiore: contratti daffitto, interessi di prestiti, redditi di feudi Dietro
ognuna di quelle porticine, ci sono dei commessi che sommano e riportano.
Cosa faremmo noi senza questuomo che si arricchisce sulla nostra incapacit a
far di conto? Andiamo su a trovarlo.
Subito i gradini di legno incominciarono a gemere sotto il peso del conte
dArtois. Messer Tolomei richiuse limposta della spia. e lasci cadere larazzo.
La stanza in cui entrarono i due gentiluomini era buia, sontuosamente arredata
di mobili massicci, di vistose argenterie tappezzate di arazzi istoriati che
soffocavano ogni rumore; odorava di cannella, dincenso, di spezie, di erbe

medicinali. Fra le ricchezze che la riempivano si erano accumulati tutti i profumi


di una vita.
Il banchiere si avvicin. Roberto dArtois, che non lo vedeva da parecchie
settimane quasi tre mesi durante i quali aveva dovuto accompagnare il cugino
re di Francia prima in Normandia, alla fine dagosto, e poi in autunno nellAnjou,
lo trov invecchiato. I capelli bianchi erano pi radi e pi sottili sul colletto del
suo abito; il tempo gli aveva piantato in viso i suoi artigli; gli zigomi portavano
segni analoghi alle zampe di un uccello; il petto pi scarno; il ventre pi gonfio; e
le unghie tagliate cortissime si sfaldavano. Soltanto locchio sinistro, il famoso
occhio sinistro di messer Tolomei sempre per tre quarti chiuso, conservava una
espressione vivace e maliziosa; mentre laltro, quello aperto, aveva lo sguardo
distratto, stanco e assente, di un uomo spossato e preoccupato pi che dal mondo
esterno, dai turbamenti e dalle noie che ingombrano un vecchio corpo prossimo
alla fine.
Amico Tolomei tuon Roberto dArtois cavandosi i guanti e gettandoli
sulla tavola, dove fecero leffetto di una pozza di sangue amico Tolomei, vi
ho procurato un nuovo affare.
Il banchiere invit i suoi visitatori ad accomodarsi.
Quanto mi coster, monsignore? domand.
Su, su, banchiere disse Roberto dArtois vi ho mai fatto fare cattivi
investimenti?
Mai monsignore, mai, lo ammetto. Qualche volta, vero, le scadenze sono
state un po ritardate, ma alla fine, avendomi Iddio accordato una vita piuttosto
lunga, ho potuto raccogliere i frutti della fiducia di cui mi avete onorato. Ma
provate a immaginare, monsignore, cosa sarebbe successo se, come tanti altri,
fossi morto anchio a cinquantanni Ebbene: grazie a voi, sarei morto in
miseria.
La battuta divert Roberto dArtois il cui sorriso mise a nudo una dentatura
sporca ma solida.
Avete mai perduto con me? replic. Vi ricordate quella volta che vi
ho indotto a puntare su Carlo di Valois contro Enguerrand di Marigny? Avete
ben visto dov arrivato oggi Carlo di Valois e che brutta fine ha fatto Marigny!
E quel che mi avete prestato per la guerra dArtois, non ve lho forse
rimborsato integralmente? Vi sono grato, banchiere, s, vi sono grato davermi
sempre aiutato, anche quando per me le cose andavano davvero male; c stato
un momento, sapete continu rivolto al signore in nero in cui ero
letteralmente ricoperto di debiti; non avevo pi terre, eccezion fatta per la

contea di Beaumont-le-Roger, di cui per il Tesoro non mi versava i redditi, e


il mio amabile cugino Filippo il Lungo che Dio conservi lanima sua in
qualche inferno mi aveva fatto rinchiudere allo Chtelet. Ebbene, questo
banchiere che qui vedete, my lord, questusuraio, questo briccone fra i pi
bricconi che lintera Lombardia abbia mai prodotto, questuomo che
prenderebbe in pegno un bambino nel ventre di sua madre, ebbene, non mi
ha mai abbandonato! per questo che finch vivr, e vivr a lungo
Messer Tolomei fece le corna con le dita della mano destra e tocc il legno
della tavola.
S, s, grande usuraio, vivrete ancora a lungo, ve lo dico io per questo
dunque che luomo che qui vedete sar sempre mio amico, parola di Roberto
dArtois. E ha avuto ragione, perch oggi mi vede qui, genero di monsignor di
Valois, membro del Consiglio del re, beneficiario delle rendite della contea.
Messer Tolomei, questo nobil signore che sta davanti a voi lord Mortimer,
barone di Wigmore.
Evaso dalla torre di Londra il primo agosto disse il banchiere con un
leggero cenno del capo. Onoratissimo, my lord, onoratissimo.
Ma come? esclam dArtois. Lo sapevate?
Monsignore disse Tolomei il barone di Wigmore personaggio
troppo illustre perch ci si possa permettere di ignorarlo. So anche, my lord,
che quando re Edoardo ha dato ordine agli sceriffi delle citt costiere di
rintracciarvi e arrestarvi, vi eravate gi imbarcato ed eravate ormai sfuggito alla
giustizia inglese. So che quando ha fatto perquisire tutte le navi in partenza per
lIrlanda e sequestrare tutti i corrieri provenienti dalla Francia, i vostri amici di
Londra e di tutta lInghilterra erano gi stati informati del vostro arrivo nelle
terre del vostro cugino germano Giovanni di Fiennes, in Picardia. So infine che
quando re Edoardo ha ordinato a messer di Fiennes di consegnargli la vostra
persona, minacciando di confiscargli le terre che possiede oltre Manica, questo
gentiluomo, grande fautore e sostenitore di monsignor Roberto, vi ha subito
condotto da questultimo. Non potrei dire che vi aspettavo, my lord, certo per
speravo che sareste venuto: Monsignor dArtois, come egli stesso vi ha detto, mi
fedele, e non manca mai di rivolgersi a me quando ha un amico nei guai.
Ruggero Mortimer aveva ascoltato il banchiere con molta attenzione.
Vedo, messere disse che i Lombardi hanno buone spie alla corte
dInghilterra.
Per servirvi, my lord Sapete bene che re Edoardo ha un grosso debito
con le nostre compagnie. Ora, quando si ha un credito, si sta attenti. Da un

pezzo il vostro sovrano ha cessato di tener fede al suo sigillo, almeno nei nostri
riguardi. Ci ha fatto rispondere, a mezzo di monsignor vescovo di Exeter, il suo
tesoriere, che le modeste esazioni delle taglie, i pesanti impegni delle guerre e le
mene di baroni non gli permettevano di fare di pi. Anche se soltanto le
imposte che gravano sulle nostre merci nel solo porto di Londra dovrebbero
bastargli ad assolvere il suo debito.
Un servo aveva portato lhypocras13 e i confetti che venivano offerti ai visitatori
di riguardo. Tolomei vers nei bicchieri il vino aromatizzato, servendone a se
stesso soltanto un dito nel quale avrebbe appena inumidito le labbra.
Per il momento aggiunse sembra che il Tesoro di Francia sia in
condizioni migliori di quello dInghilterra. gi noto, monsignor Roberto,
quale sar pressa poco il bilancio dellannata?
Se nel prossimo mese non si verificher qualche improvvisa sciagura,
pestilenza, carestia, matrimonio o funerale di uno dei nostri regali parenti, le
entrate supereranno le spese di dodicimila lire, almeno secondo le cifre che
messer Mille di Noyers, presidente della Corte dei conti, ha presentato stamane
in Consiglio. Dodicimila lire di attivo! Non era certo cos ai tempi di Filippo,
Quarto o Quinto, e Dio voglia che la serie sia definitivamente conclusa. Il
Tesoro allora non era in condizioni tanto floride!
Ma come fate, Monsignore, a mantenere in attivo la bilancia del Tesoro?
domand Mortimer. Solo perch non ci sono state guerre?
S, da un lato appunto il fatto che non ci sono state guerre e dallaltro la
guerra stessa, quella che si prepara senza per farla. O per esser pi precisi, la
crociata. Devo dire che Carlo di Valois utilizza la crociata meglio di chiunque
altro. Non voglio dire con questo che sia un cattivo cristiano: fuor di dubbio,
infatti, che egli desideri con tutto il cuore di liberare lArmenia dai turchi, come
desidera di ricostituire quellimpero di Costantinopoli di cui un tempo port la
corona senza per riuscire a sedere sul trono. Ma ammetterete che una crociata
non si prepara in un giorno. Bisogna armare navi e far forgiare armi, bisogna
soprattutto trovare i crociati, negoziare in Spagna, in Germania E il primo
passo ottenere dal papa una decima sul clero. Il mio carissimo suocero ha
appunto ottenuto la decima, sicch al momento il papa che sovviene alle
difficolt del nostro Tesoro.
Mi interessa molto quello che dite, monsignore disse Tolomei. Perch
io sono anche banchiere del papa solo per un quarto, e insieme ai Bardi; ma
quel quarto gi una grossa somma! E se il papa simpoverisse troppo
DArtois che stava tracannando una generosa dose di hypocras scoppi a ridere

nella coppa dargento e fece un gesto come per dire che gli mancava il fiato.
Impoverirsi il Santo Padre? tuon quando ebbe finito di bere. Ma
ricco a centinaia di migliaia di fiorini! un uomo, Spinello, che potrebbe dare
lezioni perfino a voi: che grande banchiere sarebbe stato se non avesse preso gli
ordini religiosi: e pensare che sei anni fa ha trovato il Tesoro pontificio pi
asciutto delle mie tasche
Lo so, lo so mormor Tolomei.
Il fatto , vedete, che i preti sono i migliori esattori dimposte che Dio abbia
mai messo sulla terra, e monsignor di Valois ha avuto il merito di rendersene
conto. Invece di continuare a mandare in giro gli odiati esattori a riscuotere le
taglie, ha messo in moto i preti e ritira tranquillamente le decime. Certo, la
crociata finiremo per farla un giorno. Ma, per adesso, il papa che paga, con
la tosatura delle sue pecorelle.
Tolomei si strofinava lentamente la gamba destra; gi da qualche tempo provava
a quella gamba una sensazione di freddo, nonch degli strani dolori quando
camminava.
Dicevate, monsignore, che stamane si riunito il Consiglio. Si sono presi
provvedimenti di particolare interesse? domand.
Oh, al solito. Abbiamo discusso dei prezzi delle candele e proibito di
mescolare il sego alla cera, nonch di rimestare le vecchie marmellate con le
nuove. Per tutte le merci vendute in pacchi, il peso dei sacchi dovr essere
scontato e non compreso nel prezzo; il tutto per far piacere alla gente comune
e per mostrargli che ci occupiamo di loro.
Continuando ad ascoltare, Tolomei osservava i due visitatori: gli parevano
entrambi giovanissimi; Roberto dArtois doveva avere, pi o meno, trentacinque o
trentasei anni, e linglese non ne dimostrava molti di pi. Tutti gli uomini al
disotto della sessantina gli sembravano straordinariamente giovani! Quante cose
avevano ancora da fare, quante emozioni da provare, quante battaglie da
combattere, quante speranze da accarezzare, e quanti nuovi giorni da scoprire!
Quante volte quei due uomini si sarebbero svegliati a respirare laria di una nuova
mattina, quando lui gi sarebbe stato sotto terra!
E che tipo di personaggio era lord Mortimer? Quel volto regolare dalle folte
sopracciglia, quelle palpebre tagliate diritte su occhi color della pietra, e insieme
labito scuro, il modo di incrociare le braccia, laltera, taciturna sicurezza di un
uomo che stato al culmine della potenza e che intende conservare anche
nellesilio tutta la sua dignit, persino quel gesto meccanico con cui passava il dito
sulla piccola cicatrice bianca che gli spiccava sul labbro, tutto piaceva al vecchio

senese. Tolomei, insomma, avrebbe voluto che quel gentiluomo fosse di nuovo
felice. Da un po di tempo, infatti, gli piaceva preoccuparsi degli altri.
Il decreto sullesportazione delle monete, monsignore, verr promulgato
presto? chiese.
Roberto dArtois esit un poco a rispondere.
Pu darsi, naturalmente aggiunse Tolomei che non ne sappiate
nulla
No, no, anzi, ne sono perfettamente informato. Sapete bene che non si fa
niente senza che il re, e soprattutto Monsignor di Valois, chiedano il mio
consiglio. Il decreto sar promulgato fra due giorni: nessuno potr portare fuori
del regno monete doro o dargento coniate in Francia. Soltanto i pellegrini
saranno autorizzati a viaggiare con qualche trnese nella borsa.
Il banchiere finse di accogliere la notizia con la stessa indifferenza con cui
aveva ascoltato i nuovi prezzi delle candele o le leggi sulle marmellate. Ma gi
aveva pensato: Se soltanto le monete straniere potranno essere esportate, significa
che aumenteranno di valore Come ci aiutano nel nostro mestiere i
chiacchieroni, e a quale scarso prezzo essi ci offrono ci che potrebbero vendere
ben pi caro!.
Dunque, my lord riprese volgendosi verso Mortimer contate di
stabilirvi in Francia? E cosa vi aspettate da me?
Fu Roberto a rispondere:
Ci che occorre a un gran signore per essere allaltezza della sua
condizione. Dovreste saperlo, Tolomei.
Il banchiere agit un campanello. Entr un servitore, Tolomei gli ordin di
portargli il registro, e aggiunse:
Se messer Boccaccio non ancora partito, digli di aspettarmi.
Arriv il registro, un grosso volume dalla copertina di cuoio nero, i cui fogli di
velino erano tenuti insieme da fermagli mobili. Questo sistema permetteva a
messer Tolomei di tener riuniti i conti dei principali clienti in ordine alfabetico,
anzich dovere ogni volta cercare fogli sparpagliati per ogni dove. Il banchiere
pos il registro e lo apr con una certa solennit.
Vi troverete in buona compagnia, my lord disse. Vedete: ad ognuno
ci che gli spetta Il libro incomincia con il conte dArtois Avete molti
foglietti, monsignore aggiunse con una risatina a beneficio di Roberto.
Ed ecco il conte di Bouville per le sue ambasciate a Napoli e alla corte
papale la regina Clemenza
Tolomei scosse il capo con deferenza.

Ah, ce ne ha date costei di preoccupazioni dopo la morte di Luigi Decimo!


Sembrava quasi che il lutto le avesse messo in corpo la mania di spendere. Il
Santo Padre in persona ha dovuto esortarla, con una lettera personale, alla
moderazione, inducendola a impegnare presso di me i suoi gioielli, s da
assolvere ai suoi debiti. Ora, vive nel palazzo del Tempio che le stato dato in
cambio della torre di Vincennes: riceve il suo vedovile e sembra aver ritrovato la
pace.
Continuava a voltare le pagine che frusciavano sotto la sua mano.
Adesso sono io il chiacchierone, pensava. Ma bisogna mettere in rilievo i
servigi che si rendono, e far vedere che un nuovo cliente non ci fa perdere la
testa. Era bravissimo a lasciar vedere i diversi nomi, pur nascondendo col braccio
le cifre: era dunque indiscreto solo a met. E poi, doveva ben ammetterlo di
fronte a se stesso, in quel registro cera tutta la sua vita, e qualunque occasione
per sfogliarlo era buona. Ogni nome, ogni somma, rappresentavano ricordi,
intrighi, segreti confidati, preghiere a lui rivolte, occasioni per toccare con mano il
proprio potere. Ogni somma rievocava con precisione una visita, una lettera,
unabile trattativa, un impulso di simpatia, un irrigidimento davanti a un debitore
moroso Erano quasi cinquantanni che Spinello Tolomei, arrivato da Siena per
lavorare nelle fiere della Sciampagna, si era installato nel palazzo di via dei
Lombardi per aprirvi una banca14.
Ancora una pagina venne a insinuarsi fra le sue unghie smozzicate. Il nome era
coperto da una linea nera.
Toh, ecco qui messer Dante Alighieri, il poeta una piccola somma,
quando venne a Parigi in visita alla regina Clemenza, rimasta vedova da poco.
Era suo grande amico, come lo era stato di re Carlo dUngheria, padre della
signora Clemenza. Me lo ricordo ancora, sulla poltrona dove adesso siete
seduto voi, my lord. Era un uomo privo di bont. Figlio di un cambiavalute,
parlava con disprezzo del mestiere del denaro. Ma poteva ben permettersi di
esser cattivo e di andare a ubriacarsi con le ragazze in luoghi spregevoli,
quando poi sapeva parlare in quel modo del suo puro amore per madonna
Beatrice! Ha fatto cantare la nostra lingua come nessuno cera riuscito prima di
lui. E come ha dipinto lInferno, my lord! Non lavete letto? Ah, fatevelo
tradurre! Vengono i brividi a pensare che forse proprio cos. Sapete che a
Ravenna, dove messer Dante ha trascorso i suoi ultimi anni, la gente si scostava
terrorizzata da lui, pensando che fosse veramente sceso negli abissi? E ancor
oggi sono in molti a non voler credere che sia morto da due anni: dicono che
era un mago, che non poteva morire! Comunque, non aveva simpatia per le

banche, e nemmeno per monsignor di Valois che lo aveva esiliato da Firenze.


Tolomei, durante tutto questo discorso su Dante, aveva fatto di nuovo le corna
e premuto le dita sul legno della poltrona.
Ecco, my lord, starete qui riprese mettendo un contrassegno nel registro.
Subito dopo monsignor di Marigny, oh, non quello impiccato, di cui
parlava pocanzi Monsignor dArtois, no, state tranquillo, suo fratello, il vescovo
di Beauvais. Da oggi avete presso di me un conto aperto di diecimila lire.
Potete attingervi come meglio vi aggrada, e considerare la mia modesta casa
come la vostra. Stoffe, armi, gioielli, qualsiasi cosa vi occorra, potrete trovarla
nei miei scaffali e farla portare su questo credito.
Era per lui unoperazione abituale: prestava alla gente perch potesse comprare
le merci che egli stesso vendeva.
E il processo contro vostra zia, monsignore? domand a Roberto
dArtois.
Lo far, lo far rispose il gigante alzandosi ma al momento adatto.
Non c nessuna fretta; anzi, ho imparato che la fretta sempre cattiva
consigliera. meglio lasciare che la mia cara zia invecchi, lasciare che si
consumi in piccole beghe con i suoi vassalli, che sinventi ogni giorno nuovi
nemici con cui azzuffarsi, che rimetta in ordine quei castelli che ho un po
malridotto nella mia ultima visita sulle sue terre, che sono poi le mie.
Incomincia a rendersi conto quanto le costa tenersi i miei beni! Ha dovuto
prestare cinquantamila lire a Monsignor di Valois che certo non gliele render
mai, dato che gli sono servite per fare la dote alla mia sposa e per permettermi,
di conseguenza, di rimborsarvi. Come vedete, quella simpatica carogna, non
poi tanto dannosa come si crede! Personalmente, uso solo la precauzione di
vederla il meno possibile: potrebbe sempre farmi omaggio di una di quelle
prelibate vivande di cui gi sono morti parecchi dei suoi familiari Ma la
riavr la mia contea, banchiere, statene certo, e quel giorno, come vi ho
promesso, diventerete mio tesoriere!
Messer Tolomei, nel riaccompagnare i visitatori, scese con loro la scala a passo
cauto, e li scort fino alla porta che dava sulla via dei Lombardi. A Ruggero
Mortimer che gli aveva chiesto quali interessi avrebbe dovuto pagare su quel
prestito, il banchiere aveva evitato di rispondere.
Fatemi soltanto la grazia disse con un gesto della mano di venire a
trovarmi quando vi capiter di entrare nella mia banca, Avrete certo molte cose
da dirmi, my lord.
Queste parole erano state accompagnate da un sorriso, mentre la palpebra

sinistra si era un poco sollevata, per un rapido lampo dal significato


inequivocabile: Parleremo a quattrocchi, senza chiacchieroni fra i piedi.
La fredda aria di novembre che veniva dalla strada fece rabbrividire un poco il
vecchio banchiere. Subito dopo, chiusa la porta, Tolomei pass dietro i banchi ed
entr in una piccola sala daspetto dove lattendeva Boccaccio, rappresentante
viaggiatore della compagnia Bardi.
Amico Boccaccio gli disse fra oggi e domani compera tutte le monete
dInghilterra, dOlanda e di Spagna, i fiorini dItalia, i dobloni, i ducati,
insomma tutte le monete di paesi stranieri che ti riuscir di trovare, anche a
costo di pagarli un danaro o due pi di quello che valgono. Fra tre giorni
saranno salite di un quarto. E tutti i viaggiatori dovranno fornirsi da noi,
perch loro in Francia non potr pi essere esportato. Faremo a met degli
utili15.
Sapendo pressappoco quanto oro straniero sarebbe stato possibile realizzare in
loco, e aggiungendo ad esso quello che gi aveva in cassaforte, Tolomei aveva
calcolato di guadagnare da questa operazione fra le quindici e le ventimila lire.
Avendone prestate diecimila, ne realizzava dunque il doppio, il che gli avrebbe
permesso di effettuare altri prestiti. Il solito giro!
Boccaccio si congratul con lui per la sua abilit e, facendo ruotare il
complimento fra le sue sottili labbra di borghese fiorentino, aggiunse che non
invano le compagnie lombarde di Parigi avevano scelto Spinello Tolomei come
loro capitano generale. E Tolomei rispose:
Oh, dopo cinquanta e pi anni di questo mestiere, non pi questione di
merito: una cosa che viene da s. Senza contare che se fossi stato davvero abile,
ti avrei chiesto di vendermi la tua riserva di fiorini, e avrei tenuto per me tutti gli
utili. Ma cosa mi servirebbe? Vedrai, Boccaccio, tu sei ancora molto giovane
Eppure, il viaggiatore dei Bardi aveva gi le tempie inargentate.
ma viene unet in cui, se si lavora soltanto per se stessi, si ha la
sensazione di lavorare per niente. Sento molto la mancanza di mio nipote. E s
che ora la sua situazione non pi cos intricata: sono certo che non
rischierebbe nulla a tornare. Ma rifiuta, quel diavolo dun Guccio, e si ostina,
immagino, per orgoglio. Cos, la sera, quando i commessi tornano a casa e i
servitori vanno a letto, questo grande palazzo mi appare deserto. E certe volte
mi capita addirittura di pensare a Siena con nostalgia.
Tuo nipote Guccio disse Boccaccio avrebbe dovuto fare quello che ho
fatto io, trovandomi in una situazione analoga con una dama parigina. Ho
preso mio figlio e me lo sono portato in Italia.

Messer Tolomei scosse il capo, pensando come triste un focolare senza bambini.
Il figlio di Guccio compiva in quei giorni i sette anni, e Tolomei non lo aveva
mai visto. Era stata la madre a opporsi.
Il banchiere sfreg la gamba destra, fredda e pesante, che sentiva come abitata
da formiche. cos che la morte ci tira per i piedi, a piccoli strappi, per interi
anni Fra poco, prima di andare a letto, si sarebbe fatto portare una conca
dacqua per immergervi la gamba.

IV LA FINTA CROCIATA

onsignor di Mortimer dichiar Carlo di Valois avr grande

necessit di prodi e valenti cavalieri quale voi siete, perch partecipino alla mia
crociata. Mi giudicherete molto orgoglioso perch dico la mia crociata, quando
in verit quella di Nostro Signore, ma posso proclamare, e ognuno lo
riconosce, che se questa grande impresa, la pi vasta e la pi gloriosa cui mai
le nazioni cristiane siano state chiamate, si realizzer, sar perch io lho
preparata con le mie stesse mani. Per questo, monsignor di Mortimer, vi far
subito la mia proposta, con quella franchezza che mi abituale e che
imparerete presto a conoscere: volete essere dei miei?
Ruggero Mortimer sirrigid; il suo volto si abbui e le palpebre si abbassarono
sugli occhi color della pietra. Gli offrivano il comando di un drappello di venti
corazze, come a un piccolo castellano di provincia, o a un soldato di ventura
capitato l per un rovescio di fortuna. Non era una proposta, ma unelemosina.
Era la prima volta che Mortimer veniva ricevuto dal conte di Valois, il quale
finora era sempre stato occupato in riunioni del Consiglio, in ricevimenti agli
ambasciatori stranieri, o in viaggi attraverso il regno. Ora, finalmente, Mortimer
parlava con luomo che governava il paese e che quello stesso giorno aveva
nominato uno dei suoi protetti, Giovanni di Cherchemont, cancelliere di Francia 16.
Da lui dipendeva il suo destino: Mortimer era infatti nella situazione, certo
invidiabile per un ex-condannato allergastolo, ma penosa per un gran signore,
dellesule che viene a domandare, non ha nulla da offrire, e si aspetta tutto.
Lincontro avveniva nel palazzo del re di Sicilia, che Carlo di Valois aveva avuto
come dono di nozze dal primo suocero, Carlo lo Zoppo di Napoli. Nellimmenso
salone delle udienze, una dozzina di persone, scudieri, cortigiani e segretari,
conversavano a bassa voce divisi in piccoli gruppi e volgendo di frequente lo
sguardo verso il padrone che riceveva, come un vero sovrano, su una specie di
trono sormontato da un baldacchino. Monsignor di Valois indossava una grande

veste da casa di velluto azzurro, ricamata di V e di fiordalisi, che, aperta sul


davanti, lasciava intravedere la fodera di pelliccia. Le mani erano cariche di anelli;
alla cintura pendeva una catenella doro cui era sospeso il suo sigillo personale
inciso su pietra preziosa, e in testa teneva un berretto di velluto tenuto insieme da
un cerchio doro cesellato, una specie di corona da camera. Gli erano accanto il
primogenito Filippo di Valois, uno snello gigante dal naso lungo, che stava
appoggiato allo schienale del trono, e, seduto su uno sgabello, il genero Roberto
dArtois che stendeva davanti a s gli enormi stivali di cuoio rosso. Un grosso
ceppo scoppiettava nel vicino caminetto.
Monsignore disse lentamente Mortimer se pu esservi in qualche
modo utile laiuto di un uomo che il primo fra i baroni delle Marche gallesi,
che ha governato il regno dIrlanda e comandato parecchie battaglie, questo
aiuto ve lo dar volentieri per la difesa della cristianit, e il mio sangue sin
dora a vostra disposizione.
Valois comprese di aver di fronte un uomo fiero, capace di parlare dei feudi
delle Marche come se ancora fossero suoi, e che avrebbe dovuto trattarlo bene se
voleva trame partito.
Ho lonore, barone rispose di vedere schierati sotto la bandiera del re
di Francia, o meglio sotto la mia, poich siamo sin dora daccordo che mio
nipote continuer a governare il regno mentre io comander la crociata, di veder
schierati, dicevo, i maggiori principi sovrani dEuropa; il mio parente Giovanni di
Lussemburgo, re di Boemia, mio cognato Roberto di Napoli e Sicilia, mio cugino
Alfonso di Spagna, nonch le repubbliche di Genova e Venezia che, obbedendo
alla richiesta del Santo Padre, ci porteranno laiuto delle loro galee. Pertanto,
barone, non sarete in cattiva compagnia, e far in modo che ognuno onori e
rispetti in voi quel gran signore che siete. La Francia, da cui sono venuti i vostri
antenati e che ha dato i natali a vostra madre, imparer ad apprezzare i vostri
meriti meglio di quanto non sembri farlo lInghilterra.
Mortimer chin il capo in silenzio: questa promessa valeva quel che valeva:
sarebbe stato suo compito fare in modo che non restasse semplicemente una
promessa verbale.
Sono cinquanta e pi anni, infatti riprese monsignor di Valois che in
Europa non si fa pi nulla di grande al servizio di Dio; dai tempi, precisamente,
di mio nonno San Luigi che, se vi guadagn il Cielo, vi perdette anche la vita.
Incoraggiati dalla nostra assenza, gli infedeli hanno levato la testa e si credono
ovunque padroni; devastano le coste, saccheggiano le navi, frappongono ostacoli
al commercio, e, solo con la loro presenza, profanano i luoghi santi. E noi, che

abbiamo fatto? Di anno in anno, ci siamo ritirati da tutti i nostri possedimenti, da


tutte le colonie; abbiamo abbandonato le fortezze che avevamo costruito,
tralasciato di difendere i sacri diritti che ci eravamo conquistati. E a tutto questo si
accompagnata la decadenza dei Templari, di cui mio fratello maggiore pace
allanima sua fu lo strumento, ma io in questo non lho mai approvato. Ora
quei tempi sono finiti. Allinizio dellanno, i deputati della Piccola Armata 17 sono
venuti a chiederci protezione contro i turchi. Rendo grazie a mio nipote, il re
Carlo Quarto, di aver capito tutta la portata della loro iniziativa e di aver
appoggiato le conseguenze che io ne ho tratto; al punto che ora si vanta
addirittura di averne avuto per primo lidea! Poco male, in fondo. Perch fra poco,
una volta radunate le nostre forze, partiremo per attaccare questi barbareschi nelle
loro terre lontane.
Roberto dArtois, che udiva questi discorsi per la centesima volta, annuiva con
un cenno del capo con aria assorta, pur divertendosi in segreto per lardore
dimostrato dal suocero nel sostenere le pi nobili cause. Roberto infatti conosceva
tutti i retroscena della faccenda. Sapeva che cera s il progetto di muovere contro i
turchi, ma che nel frattempo si contava anche di metter nei guai qualche cristiano;
in fondo, limperatore Andronico Paleologo che regnava a Bisanzio non era, per
quanto se ne sapesse, un seguace di Maometto. S, la sua Chiesa non era quella
buona, e il segno della croce lo si faceva un po alla rovescia, ma era pur sempre
il segno della Croce! Ma, Monsignor di Valois accarezzava ancora il progetto di
ricostituire a suo vantaggio il famoso impero di Costantinopoli, comprendendo in
esso non soltanto i territori bizantini, ma Cipro, Rodi, lArmenia e gli antichi
regni dei Courtenay e dei Lusignan. Tanto pi che quando il conte Carlo fosse
arrivato laggi con tutte le sue truppe, lAndronico Paleologo avrebbe avuto ben
scarse possibilit di opporglisi. Monsignor di Valois rimuginava nel suo cervello
sogni degni di un Cesare
Bisogna anche notare che egli era un fautore della tattica che consiste nel
chieder molto per ottenere almeno un poco. Aveva infatti cercato di barattare il
comando della crociata e le pretese sul trono di Costantinopoli con il piccolo
regno di Arles, sulle rive del Rodano, ponendo come condizione che vi si
aggiungesse il Viennese. Cerano stati in tal senso, allinizio dellanno, dei
negoziati con Giovanni di Lussemburgo; ma le trattative erano andate a monte per
lopposizione del conte di Savoia e soprattutto del re di Napoli che, possedendo
terre in Provenza, non vedeva di buon occhio che il suo irrequieto parente
disponesse di un regno indipendente, proprio al confine dei suoi stati. Solo allora,
monsignor di Valois era tornato a occuparsi, con entusiasmo anche maggiore,

della santa spedizione. Era destino che quella corona regale che gli era sfuggita in
Spagna, in Germania, e perfino ad Arles, dovesse andarsela a cercare allaltro capo
della terra! Tutte queste cose Roberto le sapeva benissimo, ma non bisognava
dirle
Certo prosegu monsignor di Valois non tutti gli ostacoli sono stati
superati. Stiamo ancora discutendo con il Santo Padre sul numero dei cavalieri e
sul loro soldo. Noi vogliamo ottomila cavalieri e trentamila fanti, e che ogni
barone riceva venti soldi al giorno, ogni cavaliere dieci, ogni scudiero sette soldi
e sei danari, ogni fante due soldi. Papa Giovanni invece vuole che il mio
esercito si riduca a quattromila cavalieri e quindicimila fanti; promettendomi in
cambio dodici galee armate. Ci ha dato lautorizzazione alla decima, ma arriccia
il naso a quel milione e duecento mila lire lanno, per i cinque anni che durer
la crociata, che noi gli abbiamo chiesto, e soprattutto alle quattrocentomila lire
indispensabili al re di Francia per le spese accessorie
Trecentomila delle quali gi destinate al buon Carlo di Valois in persona,
pensava Roberto dArtois. A quel prezzo, chi non comanderebbe una crociata?
Ma avrei torto a protestare, dato che anchio avr la mia parte 18.
Ah, fossi stato io a Lione al posto del mio defunto nipote Filippo per
lultimo conclave! esclam Valois. Non intendo parlare male del Santo
Padre, ma avrei certo scelto un cardinale che comprendesse con maggior
chiarezza gli interessi della cristianit e che non avesse bisogno di tante
sollecitazioni.
Soprattutto osserv Roberto dArtois da quando, nel maggio scorso,
gli abbiamo impiccato un nipote a Montfaucon.
Mortimer si volse verso di lui, dicendo:
Un nipote del papa? E quale?
Ma come, cugino, non lo sapete? disse Roberto dArtois approfittando
delloccasione per alzarsi: restare troppo a lungo immobile gli dava fastidio.
And con un calcio a spostare i ciocchi che bruciavano nel focolare.
Gi da un pezzo Mortimer aveva cessato di essere per lui my lord ed era
diventato cugino per una lontana parentela, attraverso i Fiennes, che si erano
scoperti a vicenda; fra non molto lo avrebbe chiamato Ruggero senza tanti
complimenti.
Ma come? ripete. Non conoscete la meravigliosa avventura capitata al
nobile sire Giordano dellIsle, tanto nobile e cos potente che il Santo Padre gli
diede in sposa la nipote? Eh, gi, come avreste potuto conoscerla? Eravate in
prigione per grazia del vostro caro amico Edoardo! Oh, stata una faccenda

senza importanza, che non avrebbe fatto tanto rumore senza le parentele del
giovanotto! Questo Giordano, gentiluomo guascone, aveva compiuto qualche
piccolo misfatto, come a dire ruberie, omicidi, stupri di dame, spulzellamenti di
pulzelle, e per completare la lista anche qualche violenza ai danni di giovanetti.
Dietro richiesta di papa Giovanni, il re accetta di fargli grazia, e arriva addirittura
a restituirgli i suoi benefizi dietro promessa da parte del gaglioffo di emendarsi.
Emendarsi? Figuriamoci! Il nostro Giordano se ne torna al suo feudo, e dopo
qualche tempo veniamo a sapere che ha ricominciato in grande stile, che si
circonda continuamente di ladri, di assassini e di altra gente altrettanto merdosa, e
che costoro, dietro sue istruzioni, rapinano indifferentemente chierici e laici. Gli si
manda un ufficiale regio, il quale si presenta con in mano un bastone a fiordaliso,
che ha valore di intimazione. E sapete come lo riceve Giordano? Lo fa arrestare,
lo picchia col bastone regio e, per colmo di raffinatezza, lo impala col bastone
stesso col risultato che quello ci lascia la pelle.
Roberto non riusc a trattenere una grande risata che fece tremare i vetri delle
finestre entro gli alveoli di piombo. Come rideva bene monsignor dArtois, e
come, in fondo in fondo, approvava, anzi invidiava, quasi, eccezion fatta per la
sua triste fine, quel messer Giordano dellIsle! Lo avrebbe volentieri accolto fra i
suoi amici!
Non si capisce bene, a dire il vero, quale fosse stato il suo delitto pi grave,
se laver ucciso un ufficiale del re o laver lordato i fiordalisi del suo sterco.
Fatto sta che, esaminati i suoi meriti, messer Giordano venne ritenuto degno di
venire appeso alla forca di Montfaucon, dove venne condotto con grande
pompa, aggrappato alla coda di un cavallo, per venirvi impiccato negli abiti
donatigli da suo zio il papa. Potete ancora vederlo, se passate per caso da quelle
parti. Solo che gli abiti adesso gli stanno un po larghi!
E Roberto ricominci a ridere, con la faccia in su e i pollici nella cintura, e la
sua allegria era cos sincera che anche Ruggero Mortimer si un per contagio alla
sua risata. Rideva anche Valois, e rideva suo figlio In fondo alla sala, i cortigiani
li guardavano incuriositi.
Uno dei doni che la sorte ci elargisce quello di lasciarci ignorare la fine che
faremo. Facevano benissimo quei quattro grandi baroni ad approfittare
delloccasione per divertirsi un poco; uno di loro, infatti, sarebbe morto entro due
anni, e a un altro non ne rimanevano che sette, quasi giorno per giorno, prima di
finire anche lui aggrappato alla coda di un cavallo sul selciato di una citt.
Ridere insieme aveva cementato la loro amicizia. Mortimer si sent
improvvisamente accolto nel gruppo del potentissimo Valois e si rasseren un

poco. Osservava con simpatia il volto di monsignor Carlo, un volto largo, molto
colorito, da uomo che mangia troppo e cui il potere impedisce di fare abbastanza
moto. Mortimer non rivedeva Valois da moltissimo tempo: lo aveva incontrato una
Prima volta in Inghilterra, per le feste nuziali della regina Isabella, e una seconda,
nel 1313, a Parigi, quando aveva accompagnato i sovrani inglesi per la prima visita
domaggio. Tutti avvenimenti che, per quanto sembrassero vicinissimi, erano gi
assai lontani nel tempo. Monsignor di Valois, allora ancora giovane, era divenuto
un personaggio massiccio e imponente; e lo stesso Mortimer, nella migliore delle
ipotesi, aveva gi superato met della sua vita, ammesso beninteso che Dio non lo
facesse cadere in battaglia o affogare in mare o perire sotto la scure del carnefice
di Edoardo. Era gi una bella fortuna essere arrivato a trentasette anni, circondato
soprattutto da invidiosi e da nemici, dopo aver rischiato la vita nei tornei o nelle
battaglie e trascorso diciotto mesi nelle segrete della Torre. Meglio dunque non
perdere tempo e afferrare al volo questa possibilit di avventura. In fondo, a
Ruggero Mortimer, la crociata incominciava a piacere.
Quando leveranno le ancore le vostre navi, monsignore? domand.
Fra diciotto mesi, credo replic Valois. Mander ad Avignone una
terza ambasceria per stabilire in modo definitivo la fornitura dei sussidi, le bolle
dindulgenza e lordine di guerra.
Sar una bella sorpresa, monsignor di Mortimer disse Filippo di Valois,
che finora era rimasto in silenzio e che si era evidentemente entusiasmato,
nella quale quanti sinora saggirano per le corti con aria di valorosi e di
intrepidi guerrieri avranno finalmente modo di dimostrare ci che san fare in
battaglia.
Il primogenito di Carlo di Valois gi immaginava le vele spiegate delle galee, gli
sbarchi su spiagge lontane, le bandiere, le corazze, i pesanti cavalli di Francia
lanciati alla carica contro gli infedeli, la mezzaluna calpestata sotto i ferri delle
cavalcature, le ragazze moresche catturate nelle pi segrete stanze dei palazzi, le
belle schiave nude che vengono avanti in catene E niente avrebbe impedito a
Filippo di Valois di soddisfare su queste grasse sgualdrine i suoi desideri. Gi le
larghe narici di monsignore fremevano. Giovanna la Zoppa, infatti, sarebbe
rimasta in Francia; Giovanna, la sposa che egli certo amava, ma davanti alla quale
non poteva impedirsi di tremare, e che esplodeva in furibonde scenate di gelosia
appena lui guardava il petto di unaltra donna. Non era certo un carattere facile la
sorella di Margherita di Borgogna! Ma avviene a volte che si ami una donna, e
che ci si senta indotti da qualche impulso naturale a desiderarne delle altre.
Occorreva almeno una crociata perch Filippo osasse ingannare la moglie.

Mortimer riprese la parola. Voleva tornare al tema che pi gli importava, e che
non era certo la crociata.
Monsignore disse Carlo di Valos potete star certo che marcer fra le
vostre schiere. Ma ero anche venuto a chiedervi
Lo aveva detto: lex-Gran giudice dIrlanda aveva finalmente pronunciato la
parola fatale senza la quale il postulante non ottiene nulla, senza la quale nessun
potente concede il suo appoggio. Chiedere, domandare, pregare Non cera
bisogno che dicesse di pi.
Lo so, lo so rispose Carlo di Valois; Roberto, mio genero, me ne ha
parlato. Voi mi chiedete di fare un passo a vostro favore presso re Edoardo.
Ora, mio carissimo amico
Improvvisamente, il fatto stesso che aveva chiesto aveva mutato Mortimer in
un amico.
Ora, non intendo farlo, perch non servirebbe a nulla, salvo rendermi
oggetto di nuovo oltraggio! Sapete cosa ha detto re Edoardo al conte di
Bouville? S, lo sapete, naturalmente e io che gi avevo ottenuto dal Santo
Padre la dispensa per il matrimonio! Come posso ora chiedergli di restituirvi le
vostre terre, di riammettervi al godimento dei vostri titoli, e di scacciare,
condizione indispensabile al verificarsi delle altre, i suoi obbrobriosi Despenser?
E di restituire alla regina Isabella
La mia povera nipote! esclam Valois. Lo so, amico mio carissimo, so
tutto! Credete sia in mio potere, o in potere del re di Francia, indurre re
Edoardo a mutare contemporaneamente costumi e ministri? Non ignorate,
credo, che egli ci ha inviato il vescovo di Rochester perch gli consegnassimo la
vostra persona. E noi abbiamo rifiutato: abbiamo perfino rifiutato di ricevere il
suo vescovo!
Il primo affronto che infliggo a Edoardo in cambio del suo! Noi due, monsignor
di Mortimer, siamo legati luno allaltro dalle offese che ci sono state rivolte. E se a
uno di noi si presenter loccasione di vendicarsi, vi assicuro, messere carissimo,
che ci vendicheremo insieme.
Mortimer, senza darlo a vedere, si senti profondamente deluso. Questo incontro
dal quale, anche in base alle parole di Roberto dArtois, si aspettava miracoli
Carlo, mio suocero, pu tutto; se vi prende in simpatia, e non mancher di farlo,
siete sicuro di trionfare; persino capace, se sar necessario, di fare intervenire il
papa in vostra difesa questo incontro, dunque, era ormai alla fine. E con quale
risultato? Parole. La vaga promessa di un comando, fra diciotto mesi, nel paese
dei turchi. Gi Ruggero Mortimer pensava di lasciare Parigi, di presentarsi al

pontefice; e poi magari, se non avesse ottenuto nulla neanche l, allimperatore di


Germania Erano davvero amare le delusioni dellesilio. Aveva ragione lo zio di
Chirk!
Fu allora che Roberto dArtois venne a spezzare limbarazzante silenzio che si
era creato:
Ma, Carlo, questa occasione di vendetta di cui parlavate, perch non
potremmo provocarla?
Era il solo a corte che chiamasse per nome il conte di Valois, fedele
allabitudine contratta al tempo in cui erano soltanto cugini; e poi perch la
statura, il vigore e la truculenza gli conferivano diritti particolari.
Ha ragione Roberto disse Filippo di Valois. Si potrebbe, per esempio,
invitare re Edoardo alla crociata, e una volta laggi
Termin la frase con un gesto. Evidentemente al gigantesco Filippo non faceva
difetto la fantasia! Immaginava gi un guado, o meglio ancora una scoperta in
pieno deserto; lincontro con un gruppo di infedeli, Edoardo lanciato allattacco, e
infine, freddamente abbandonato fra le mani dei turchi sarebbe stata davvero
una bella vendetta!
Mai disse Carlo di Valois mai Edoardo unir le sue bandiere alle mie.
E poi, lo si pu davvero definire un principe cristiano? I suoi costumi sono
degni soltanto dei mori!
Nonostante questo scoppio dindignazione, Mortimer si sent inquieto. Sapeva
bene cosa valgono le parole di un principe, e come i nemici di oggi possono
riconciliarsi domani, magari in malafede, quando interessi comuni lo impongono.
Se a monsignor di Valois, per rafforzare la sua spedizione, fosse venuto in mente
di invitare anche Edoardo, e se Edoardo avesse fatto finta daccettare
E anche se lo invitaste, monsignore disse Mortimer, assai poco
probabile che re Edoardo accetterebbe. Ha una passione per gli esercizi fisici,
ma detesta le armi: non stato lui a sconfiggermi a Shrewsbury, ve lo assicuro,
ma solo gli errori di Tommaso di Lancaster. Edoardo prender a pretesto, e
con ragione, i guai che gli procurano gli scozzesi
Ma gli scozzesi li voglio nella mia crociata! disse Valois.
Roberto dArtois batteva luno sullaltro a piccoli colpi gli enormi pugni. La
crociata gli era del tutto indifferente; anzi, a esser precisi, non glie ne importava
niente. Prima di tutto soffriva il mal di mare. In terraferma era disposto a fare
qualsiasi cosa, ma sullacqua un poppante era pi in gamba di lui. E poi, cera la
questione della contea dArtois: non sarebbero stati certo quei cinque anni allaltro
capo della terra a facilitargliene la riconquista. Il trono di Costantinopoli non era

eredit sua, e non gli sarebbe piaciuto per nulla trovarsi un giorno a governare su
qualche brullo isolotto in acque lontane. Non aveva neppure interesse per il
commercio delle spezie, n tanto meno bisogno di portar via donne ai turchi;
Parigi rigurgitava di uri da cinquanta soldi e di mogli borghesi che costavano
ancor meno; e la signora di Beaumont, sua sposa, figlia di monsignor di Valois
qui presente, era pronta a chiudere un occhio sulle sue distrazioni. In altre parole,
era interesse di Roberto allontanare il pi possibile nel tempo la crociata, e,
sempre fingendo di favorirla, dedicava ogni sua energia a rinviarla continuamente.
Aveva un piano ben preciso, e non a caso aveva accompagnato Ruggero Mortimer
dal suocero.
Mi sto domandando, Carlo disse se sia prudente lasciare per tanto
tempo il regno di Francia privo di uomini e orbato dei suoi nobili e del vostro
comando, a totale merc del re dInghilterra, il quale chiaramente dimostra di
non averci in gran simpatia.
I castelli son ben muniti, Roberto ribatt Valois e poi vi lasceremo
sufficienti guarnigioni.
S, ma senza nobili, senza la gran maggioranza dei cavalieri, e senza di voi
che, ripeto, siete il nostro pi grande capitano. Chi difender il regno, noi
assenti? Il connestabile, che vicino ai settantacinque e che gi un miracolo
se riesce a reggersi in sella? Il nostro re Carlo? Se Edoardo, a quanto ci dice
lord Mortimer, ha poco gusto per le battaglie, il nostro gentile cugino se ne
intende ancor meno. E cosa sa fare, del resto, se non mostrarsi fresco e
sorridente al suo popolo? Sarebbe una pazzia lasciar campo libero alle iniquit
di Edoardo senza averlo prima indebolito con una disfatta.
Aiutiamo gli scozzesi, allora propose Filippo di Valois. Sbarchiamo
sulle loro coste e appoggiamoli nella lotta. Per parte mia sono pronto.
Roberto dArtois abbass il capo per non lasciar trasparire quel che pensava. Se
ne sarebbero viste delle belle, se il buon Filippo avesse assunto il comando di una
spedizione in Scozia! Lerede dei Valois aveva gi dato prova di s in Italia, dove
lavevano mandato per sostenere il legato del papa contro i Visconti di Milano.
Filippo era arrivato tutto fiero con le sue bandiere, e alla fine si era lasciato
raggirare e intrappolare da Galeazzo Visconti al punto da cedere tutto credendo
di avere partita vinta, e rientrando in patria senza essersi impegnato neppure in
una scaramuccia. Bisognava dunque diffidare delle sue iniziative; anche se Filippo
di Valois era il migliore e il pi intimo amico di Roberto, oltre che suo cognato.
Ma di un amico si pu pensare quel che si vuole, a patto, beninteso, di non
dirglielo!

Ruggero Mortimer era un po impallidito alla proposta di Filippo: per quanto


avversario e nemico di re Edoardo, lInghilterra era pur sempre la sua patria.
Per il momento gli scozzesi se ne stanno abbastanza tranquilli, e paion
disposti a rispettare il trattato che hanno imposto a Edoardo lanno scorso
E poi la Scozia incalz Roberto. Bisogna varcare il mare! Teniamo
da conto le nostre navi per la crociata. Tanto pi che forse abbiamo un terreno
migliore per sfidare quel malnato di Edoardo. Non ci ha ancora reso lomaggio
per lAquitania. Se lo costringessimo a venire in Francia, nel suo ducato, a
difendervi i propri diritti e se approfittassimo delloccasione per infliggergli una
sonora lezione, prima di tutto ci potremmo vendicare, e poi saremmo sicuri
che se ne starebbe calmo per tutto il tempo che saremo lontani.
Valois rifletteva giocherellando con i suoi anelli. Ancora una volta, Roberto si
dimostrava un sagace consigliere. La sua era ancora unidea vaga, ma gi
monsignor Carlo ne intravvedeva tutti gli sviluppi. Anche perch lAquitania non
era per lui terra ignota: vi aveva combattuto la sua prima campagna e conseguito
nel 1294 la sua prima vittoria.
Sarebbe certo un buon addestramento per la nostra cavalleria disse
che da un pezzo non pi impegnata in guerre vere e proprie; e anche un
buon pretesto per provare quellartiglieria a polvere di cui gli italiani
incominciano a servirsi e che il nostro vecchio amico Tolomei disposto a
fornirci. Certo, il re di Francia pu riprendersi il ducato dAquitania per difetto
di omaggio
Rest un momento pensieroso.
Ma non ne seguir necessariamente uno scontro di eserciti concluse.
Ci saranno, al solito, dei negoziati, e sar una faccenda di parlamenti e di
ambasciatori. Finch, pur recalcitrando, renderanno lomaggio. No, non una
buona soluzione.
Roberto dArtois torn a sedersi appoggiando i gomiti alle ginocchia e il mento
alle mani.
Si potrebbe trovare disse un pretesto pi efficace del difetto di
omaggio. Non a voi, cugino Mortimer, che devo raccontare tutte le difficolt,
le liti e le battaglie che lAquitania ha provocato dacch la duchessa Eleonora,
dopo aver decorato di robuste coma la fronte del suo primo marito, il nostro re
Luigi Settimo, sciolto questo matrimonio, offerse il corpo irrequieto e il ducato
dAquitania al vostro Enrico Secondo dInghilterra. N vi parler del trattato
con cui il buon re San Luigi, che si era messo in mente di risolvere con equit
ogni questione, volle por termine a centanni di guerra 19. Ma lequit non basta

a regolare le questioni fra due regni. Il trattato che nellanno di grazia 1259
monsignor San Luigi concluse con Enrico III Plantageneto era semplicemente
un intricato groviglio. Una gatta non avrebbe potuto ritrovarvi i suoi piccoli.
Perfino il siniscalco di Joinville, prozio della vostra sposa, cugino Mortimer, e
devotissimo al santo re, gli aveva sconsigliato di firmarlo. Insomma,
ammettiamolo francamente: quel trattato era una pura follia!
Roberto avrebbe voluto aggiungere: Come del resto tutto quello che San
Luigi ha fatto: stato senza dubbio il re pi funesto che mai abbiamo avuto. Le
sue rovinose crociate, i suoi trattati approssimativi, le sue leggi in cui nero in
una riga quel che era bianco la riga prima Sarebbe stata davvero una bella
fortuna che alla Francia fosse stato risparmiato un simile regno! Eppure, da
quando San Luigi morto, non c uno che non lo rimpianga; hanno
dimenticato tutto, tranne il fatto che rendeva giustizia sotto una quercia, perdendo
cio, per dar retta alle liti fra i villani, quel tempo che avrebbe dovuto dedicare
agli affari del regno!.
Ma si limit a dire:
Sulla morte di San Luigi si sono succedute dispute, discussioni, trattati,
violazioni dei trattati, omaggi resi con molte riserve, sedute dei parlamenti,
querele respinte, condanne di querelanti, rivolte nel territorio, e ancora vertenze
giudiziarie. Del resto, Carlo continu rivolgendosi a Valois quando
vostro fratello Filippo il Bello vi mand in Aquitania, dove ristabiliste lordine
con tanta abilit, quale fu il pretesto della spedizione?
I gravi tumulti scoppiati a Baiona, dove marinai francesi e inglesi erano
venuti alle mani e si era sparso del sangue.
Ebbene esclam Roberto bisogna inventare un pretesto per nuovi
tumulti a Baiona. Bisogna agire in qualche posto in modo che gli uomini dei due
re si picchino piuttosto sodo e si accoppino un poco. E il luogo adatto credo di
conoscerlo.
Punt lenorme indice sugli interlocutori e continu:
Nel trattato di Parigi, confermato dalla pace del 1303 e rivisto dai giuristi di
Prigeux nel 1311, non mai stata risolta la questione delle signorie cosiddette
privilegiate, che, pur trovandosi in terra dAquitania, devono obbedienza diretta
al re di Francia. Ora, queste signorie hanno dipendenze, terre vassalle, in
Aquitania. Ma non si mai stabilito se queste dipendenze sono soggette
direttamente al re di Francia o al duca dAquitania. Avete capito?
Ho capito disse monsignor di Valois.
Ma suo figlio Filippo non capiva. Spalanc i suoi occhioni azzurri con

unincomprensione cos evidente che suo padre dovette fornirgli una spiegazione
particolareggiata.
Ma s, figlio mio. Supponi che io ti conceda, come se fosse feudo, tutto
questo palazzo, riservandomi per libero uso e disponibilit della sala in cui
attualmente ci troviamo. Ora, da questa sala dipende lo stanzino su cui d
quella porta. Chi di noi due ha diritto al godimento dello stanzino, e deve
quindi provvedere ad ammobiliarlo e a tenerlo pulito? Limportante
continu Valois rivolgendosi a Roberto di scatenare unazione tanto grave
che Edoardo sia costretto a reagire.
Esiste rispose il gigante una terra particolare, esattamente quella di
Saint-Sardos, che spetta al priorato di Sarlat nella diocesi di Prigeux. una
situazione gi discussa quando Filippo il Bello concluse con il priore di Sarlat
un trattato di alleanza, in base al quale il re di Francia diventava co-signore di
questa signoria. Edoardo Primo si era allora appellato al Parlamento di Parigi,
ma non fu possibile risolvere la disputa 20. Mettiamo ora che sulla dipendenza di
Saint-Sardos, il re di Francia, come co-signore di Sarlat, faccia costruire una
fortezza e vi invii una robusta guarnigione che spaventi un poco i vicini: che
far in questo caso il re dInghilterra, duca di Aquitania? Dar ordine al suo
siniscalco di opporsi e vorr anche lui inviarvi una guarnigione. Al primo
incontro fra due soldati, al primo ufficiale regio maltrattato, o anche soltanto
insultato
Roberto allarg le braccia, come se la conclusione fosse evidente. E monsignor
di Valois, nel suo abito di velluto azzurro ricamato doro, si alz dal trono. Gi si
vedeva seguito dalle bandiere, ripartire per quella Guienna dove, trentanni prima,
aveva gi fatto trionfare il re di Francia.
Sono davvero ammirato, fratello disse Filippo di Valois constatando
che un gran cavaliere quale voi siete sintenda di procedura quanto un
chierico
Che volete, fratello, non vi ho gran merito, sapete. Non per divertimento
che ho cercato di informarmi a fondo su tutto il diritto consuetudinario di
Francia e sulle decisioni del Parlamento: per la faccenda dellArtois, E, dato
che sino ad oggi a me non servito a niente, che serva almeno ai miei amici
concluse Roberto inchinandosi a Ruggero Mortimer come se tutto questo
complicato piano fosse stato architettato esclusivamente a suo beneficio.
La vostra presenza ci di grande aiuto, barone rincar Carlo di Valois
perch le nostre cause sono legate. Non mancheremo, in tutta questa
operazione, di richiedere continuamente i vostri consigli che Dio ci protegga!

Mortimer era sconcertato e sbalordito. Non aveva fatto nulla, detto nulla,
suggerito nulla. La sua presenza da sola era servita agli altri a concretizzare le loro
pi segrete aspirazioni. E ora, gli si chiedeva di partecipare a una guerra contro il
proprio paese, senza offrirgli altra scelta.
Cos, con laiuto di Dio, i francesi avrebbero mosso guerra, in Francia, ai
sudditi francesi del re dInghilterra, con lappoggio di un grande barone inglese e
col denaro concesso dal papa per liberare lArmenia dai turchi.

V ATTESA

autunno pass, venne linverno, la primavera, e ricominci lestate. Lord

Mortimer vide le quattro stagioni passare su Parigi, il fango ingolfare le sue strette
vie, la neve ricoprire i grandi tetti delle abbazie e dei prati di Saint-Germain, le
gemme degli alberi schiudersi sulle ripe della Senna, il sole brillare sulla torre
quadrata del Louvre, sulla guglia acuta della Sainte-Chapelle.
Un esiliato aspetta. Sembra sia questo il suo compito, la sua funzione. Attende
che la malasorte si allontani; attende che, nel paese dove si rifugiato, la gente
abbia finito di sistemare le proprie faccende per occuparsi finalmente delle sue.
Passati i primi momenti, quando le sue sventure suscitavano curiosit, quando
ognuno cercava di accalappiarselo come un animale da mostrare in giro, la sua
presenza presto divenuta tediosa, molesta anzi. Sul suo viso traspare ima sorta di
muto rimprovero. Ma non si pu badare continuamente a lui: lui che chiede e,
in fondo, pu benissimo pazientare ancora!
Ruggero Mortimer, dunque, attendeva, come aveva atteso due mesi in Picardia,
ospite del cugino Giovanni di Fiennes, il ritorno a Parigi della corte di Francia,
come aveva atteso che monsignor di Valois, oberato dimpegni comera, trovasse
unora libera per riceverlo Ora attendeva quella guerra di Guienna attraverso la
quale sembrava dovesse necessariamente passare il suo destino.
Certo, monsignor di Valois non aveva perso tempo a impartire gli ordini! I
rappresentanti del re di Francia, giusta il consiglio di Roberto, avevano
incominciato da un pezzo a tracciare a Saint-Sardos, sulle discusse dipendenze
della signoria di Sarlat, le fondamenta di una fortezza; ma una fortezza non si
costruisce in un giorno, e nemmeno in tre mesi, e gli uomini del re dInghilterra,
almeno allinizio, non erano parsi preoccuparsene troppo. Insomma, bisognava
proprio attendere lincidente.
Ruggero Mortimer approfittava del tempo libero per visitare questa capitale che
aveva appena intravisto durante il breve viaggio di dieci anni prima, e per scoprire

il gran popolo di Francia che conosceva solo approssimativamente. Era davvero


una nazione potente e popolosa, e tanto diversa dallInghilterra! Si credeva dessere
simili, dalle due rive del mare, perch in entrambi i paesi la nobilt aveva una
stessa origine; ma quante differenze a guardar le cose pi da vicino! La
popolazione del regno dInghilterra, due milioni di anime, corrispondeva s e no a
un decimo del totale dei sudditi del re di Francia. Ventidue milioni infatti erano,
pi o meno, i francesi; e Parigi, da sola, contava trecentomila abitanti contro i
quarantamila di Londra21. E quale affollamento nelle strade, quale intensa attivit
artigianale e commerciale, quale traffico! Bastava per convincersene passeggiare un
poco sul Pont-du-Change o lungo il Quai des Orfvres, e ascoltare lo strepitio dei
martelletti che battevano loro nelle diverse botteghe; o attraversare, stringendosi
un po il naso, il quartiere della Grande Boucherie, dietro lo Chtelet, dove
lavoravano trippai e scuoiatori; o seguire la via Saint-Denis dove si trovavano le
mercerie; o andare a palpare le stoffe sotto il grande mercato coperto dei
Drapiers Nella via pi silenziosa, via dei Lombardi, che lord Mortimer
conosceva ormai bene, si trattavano invece i grandi affari.
Circa trecentocinquanta corporazioni regolavano e dominavano la vita di tutti
questi mestieri: ognuna aveva le sue leggi, le sue usanze, le sue feste, e in pratica
non cera giorno in cui, sentita la messa e conclusa la discussione in parlatorio, un
grande banchetto non radunasse maestri e compagni; di volta in volta i
cappellai o i fabbricanti di ceri o i conciatori Sulla montagna di SainteGenevive, una folla di chierici e di dottori in tocco affrontava complesse
discussioni in latino, e gli echi delle loro dispute sullapologetica o sui princpi
aristotelici avrebbero suscitato ulteriori dibattiti in tutta la Cristianit.
I grandi baroni, i grandi prelati e molti re stranieri avevano in citt una
residenza in cui radunavano una specie di corte. I nobili frequentavano le strade
della Cit, la Galleria dei merciai del Palais-Royal, i palazzi di Valois, di
Navarra, dArtois, di Borgogna e di Savoia. Ognuno di questi palazzi era in
certo senso una rappresentanza permanente dei grandi feudi, in cui si
accentravano gli interessi delle rispettive province. E la citt cresceva, cresceva
continuamente, allargando i suoi sobborghi nei giardini e nei campi, oltre le
mura di Filippo Augusto che incominciavano a scomparire, travolte dalle nuove
costruzioni.
Se si usciva appena da Parigi, ci si accorgeva che anche la campagna era
prospera. Semplici porcari o bovari possedevano spesso in proprio un campo o
una vigna. Le donne che lavoravano la terra o erano occupate in altri mestieri,
avevano libero il sabato pomeriggio, pur riscuotendo egualmente la paga; e del

resto, quasi ovunque, il sabato si cessava di lavorare dopo il terzo rintocco del
vespro. Si rispettavano le numerose feste religiose come quelle delle diverse
corporazioni. Ciononostante la gente si lamentava. Ma quali erano i motivi
principali del suo malcontento? Le taglie e le imposte, come in tutti i tempi e in
tutti i paesi, e anche il fatto di dover sempre dipendere da qualcuno. Aveva la
sensazione di lavorare soltanto nellinteresse altrui e di non poter mai veramente
disporre di se stessa o dei frutti della sua fatica. Nonostante le ordinanze di
Filippo V, solo in piccola parte applicate, rimanevano in Francia molti pi servi
della gleba che in Inghilterra, dove i contadini erano quasi tutti uomini liberi,
tenuti a provvedere al proprio armamento in caso di guerra e rappresentati in
qualche modo nelle regie assemblee. Dal che si capiva che il popolo dInghilterra
aveva ottenuto degli statuti dai suoi sovrani.
In compenso, la nobilt francese non era frazionata quanto quella doltre
Manica. Cerano naturalmente nemici giurati per interessi personali, come ad
esempio il conte dArtois e sua zia Mahaut, e si formavano clan e consorterie, ma
tutti i nobili ritrovavano coesione appena entravano in gioco gli interessi di casta o
si trattava di difendere il regno. Il concetto di nazione era insomma pi saldo e
meglio precisato.
La pi importante analogia che esisteva allora fra i due paesi era dunque nelle
persone dei rispettivi re: a Londra come a Parigi la corona si era posata sul capo
di un debole, alieno da quellautentico interesse per la cosa pubblica senza il quale
un principe tale soltanto di nome.
Mortimer era stato presentato al re di Francia, e lo Aveva rivisto in molte
occasioni; ma non aveva certo una grande opinione di questo giovane di
ventinove anni che i gentiluomini chiamavano solitamente Carlo il Bello, e il
popolo Carlo il Tonto, perch se nel volto e nella corporatura assomigliava
parecchio al padre, sotto questo nobile aspetto non cerano nemmeno tre once di
cervello.
Avete trovato un alloggio dignitoso? La vostra sposa con voi? Chiss
come ne sentirete la mancanza! Quanti figli vi ha dato?
Queste, pressa poco, le sole parole che il re aveva rivolto allesule, e in ogni
occasione gli aveva chiesto se sua moglie era con lui e quanti figli ne avesse avuto:
fra un incontro e laltro, aveva infatti il tempo di dimenticare completamente la
risposta. Sembrava che tutte le sue preoccupazioni si esaurissero nellambito
domestico-familiare. Linfelice matrimonio con Bianca di Borgogna, di cui ancora
soffriva, era stato annullato in un modo che non lo faceva certo apparire in luce
favorevole. E subito dopo monsignor di Valois gli aveva dato in sposa Maria di

Lussemburgo, sorella minore del re di Boemia, con il quale Valois voleva allora
accordarsi per la questione del regno di Arles. Ora, Maria era incinta e Carlo il
Bello la circondava di premure un tantino sciocche.
Linettitudine del re non impediva alla Francia di immischiarsi negli affari del
mondo intero. In nome del sovrano governava il Consiglio, e in nome del
Consiglio Valois; in apparenza non si poteva far nulla senza la preventiva
approvazione della Francia. Si elargivano continuamente consigli al papato, e il
gran messaggero Robin Cuisse-Maria, che prendeva otto lire e qualche danaro
un autentico patrimonio per i viaggi ad Avignone, non smetteva mai di portare
missive e di requisire cavalli ai conventi. Lo stesso accadeva anche sulle strade che
conducevano alle altre corti, a Napoli, allAragona e alla Germania. Perch ci si
preoccupava molto delle questioni tedesche: Carlo di Valois e il suo compare
Giovanni di Lussemburgo si erano dati molto da fare perch il papa scomunicasse
limperatore Luigi di Baviera e perch la corona del Sacro romano impero potesse
essere offerta E a chi se non allo stesso monsignor di Valois? Era un suo
vecchio sogno cui restava ostinatamente fedele. Ogni volta che il seggio del Sacro
romano impero era divenuto vacante, o era stato reso tale, monsignor di Valois
non aveva mancato di presentare la sua candidatura. Contemporaneamente per
continuava ad accelerare i preparativi per la crociata, ed era chiaro che se questa
crociata fosse stata guidata dallimperatore in persona, la cosa avrebbe
notevolmente impressionato gli infedeli, per non parlare degli stessi cristiani.
Cera poi la Fiandra, che causava continuamente grattacapi alla corona, sia che
le popolazioni si ribellassero al loro conte quando costui si mostrava fedele al re
di Francia, sia che il conte stesso si levasse contro il re per far contenti i suoi
sudditi. Infine, ci si occupava dellInghilterra, e ogni volta che veniva affrontato
questo argomento, Ruggero Mortimer era convocato a palazzo Valois.
Mortimer aveva preso in affitto una casa nei pressi del palazzo di Roberto
dArtois, in via Saint-Germain-des-Prs, proprio di fronte a palazzo Navarra.
Gerardo di Alspaye, che era rimasto con lui sin dal giorno dellevasione, fungeva
da maestro di casa, e il barbiere Ogle da cameriere: venivano ospitati anche altri
profughi, anchessi costretti allesilio dallodio dei Despenser. Fra gli altri, era
arrivato John Maltravers, signore inglese del partito di Mortimer e come lui
discendente da un compagno del Conquistatore e nemico dichiarato del re.
Questo Maltravers aveva un viso cupo e affilato, capelli spioventi, e denti enormi:
assomigliava al suo cavallo. Non era un compagno particolarmente piacevole e
spaventava la gente con risate improvvise e nitrenti di cui si cercava invano di
scoprire le ragioni. Ma in esilio non si possono scegliere gli amici: la comune

sventura che ce li impone. Da Maltravers, Mortimer venne a sapere che sua


moglie era stata trasferita nel castello di Skipton, contea di York, accompagnata
soltanto da una dama, uno scudiero, una lavandaia, un servo e un paggio, con un
reddito settimanale di tredici scellini e quattro danari, con i quali doveva
provvedere al mantenimento di se stessa e della sua gente; poco pi che la
prigione
In quanto alla regina Isabella, la sua situazione diventava di giorno in giorno
sempre pi penosa. I Despenser la saccheggiavano, la spogliavano, lumiliavano
con crudelt paziente e raffinatissima. Non mi rimane che la vita, faceva dire a
Mortimer, e ho fondati timori che ci si prepari a togliermi anche questa. Insistete
con mio fratello perch si affretti ad accorrere in mia difesa
Ma il re di Francia La vostra sposa con voi? Avete figli? accettava
integralmente le decisioni di monsignor di Valois, che puntava tutto sui risultati
della sua azione in Aquitania. E se prima di allora i Despenser avessero
assassinato la regina?
Non oseranno rispondeva Valois.
Altre notizie Mortimer andava a racimolarle dal banchiere Tolomei, che si
preoccupava di recapitare le sue lettere per lInghilterra. I Lombardi avevano infatti
una rete postale migliore di quella della corte, e i loro viaggiatori erano pi abili
nel celare i messaggi che trasportavano. Cos la corrispondenza fra Mortimer e il
vescovo Orleton era pressa poco regolare.
Il vescovo di Hereford aveva pagato a caro prezzo il complotto per levasione di
Mortimer; ma era uomo di coraggio e sapeva tener testa al re. Il primo prelato
dInghilterra che mai fosse stato citato in giudizio, aveva rifiutato di rispondere ai
suoi accusatori, approfittando anche dellappoggio di tutti gli arcivescovi del regno
che vedevano minacciati i loro privilegi. Ma Edoardo aveva insistito nel processo,
conclusosi con la condanna di Orleton e la confisca di tutti i suoi beni. Inoltre
aveva scritto al papa per chiedergli che il vescovo, in quanto ribelle, venisse
deposto; era importante che monsignor di Valois intervenisse presso Giovanni
XXII per impedire questa misura, che avrebbe inevitabilmente condotto Orleton al
patibolo.
Per Enrico Collotorto la situazione era confusa. In marzo, Edoardo lo aveva
nominato conte di Lancaster, restituendogli i titoli e i beni del fratello decapitato,
compreso il gran castello di Kenilworth. Ma subito dopo, essendo venuto a
conoscenza di una lettera di incoraggiamento e di solidariet che Collotorto aveva
inviato a Orleton, lo aveva accusato di alto tradimento.
E il vostro re diceva Tolomei insiste nel volerci rimborsare. Voi che

vedete spesso monsignor di Valois e monsignor dArtois e che siete loro amico,
cercate di ricordargli, m y lord, quelle bocche da polvere che sono state
recentemente sperimentate in Italia e che potranno essere utilissime in caso
dassedio. Mio nipote a Siena e i Bardi a Firenze possono garantirne la
fornitura; sono pezzi dartiglieria pi facili da piazzare delle grosse catapulte a
bilanciere e assai pi micidiali. Monsignor di Valois potrebbe servirsene per la
sua crociata ammesso che intenda davvero farla!
In un primo tempo le donne si erano interessate parecchio a Mortimer, a
questo gran personaggio dagli occhi strani, vestito di nero, austero e misterioso,
che mordicchiava continuamente la bianca cicatrice che aveva sul labbro. Venti
volte gli avevano fatto raccontare la sua evasione e le sue parole erano state
accompagnate da ritmico ansare di candidi petti sotto le trasparenti gorgiere di
lino bianco. La sua voce, grave, quasi rauca, con accenti inattesi su certe parole,
toccava loro il cuore. Roberto dArtois aveva cercato pi di una volta di spingere il
barone inglese fra braccia che non chiedevano che di aprirglisi; aveva anche
offerto a Mortimer, qualora i suoi gusti lo avessero portato ad avventure pi
complesse, di procurargli delle sgualdrine che, a coppie o a gruppi, venissero a
sollevarlo dalle preoccupazioni quotidiane. Ma Mortimer non aveva ceduto a
nessuna di queste tentazioni, tanto che, visto che non sembrava davvero un
bacchettone, ci si chiedeva da dove gli veniva tutta questa virt, e lo si sospettava
di condividere le abitudini del suo sovrano.
Nessuno poteva immaginare la verit, vale a dire che questuomo, lo stesso che
aveva puntato la sua evasione sulla morte di un corvo, aveva anche puntato la
restaurazione delle sue fortune sulla castit. In altre parole, aveva promesso a se
stesso di non toccare donna prima di rimetter piede in Inghilterra e di aver
recuperato i suoi titoli e la sua potenza. Era un voto da cavaliere, quale avrebbe
potuto farlo un Lancillotto, un Amadigi, un compagno di re Art. Anche se
Ruggero Mortimer, col passare del tempo, era costretto ad ammettere di avere
scelto il suo voto con una certa imprudenza, e se questo contribuiva non poco al
suo malumore
Finalmente giunsero buone notizie dallAquitania. Il siniscalco del re
dInghilterra in Guienna, messer Basset, tanto pi permaloso in quanto
concerneva la sua autorit quanto pi era ridicolo il suo nome, aveva incominciato
a preoccuparsi per quella fortezza che si stava costruendo a Saint-Sardos. La
consider unusurpazione dei diritti del suo signore, il re dInghilterra, e un
insulto alla propria persona. Raccolto un piccolo esercito, entr dimprovviso a
Saint-Sardos, saccheggi la borgata, cattur gli ufficiali incaricali di sorvegliare il

lavoro e li impicc ai pali che, con i loro stemmi a fiordalisi, proclamavano la


sovranit del re di Francia su questa localit. Messer Ralph Basset non aveva
compiuto da solo questa spedizione, ma gli avevano dato man forte parecchi
gentiluomini della regione.
Appena lo seppe, Roberto dArtois and a prendere Mortimer e lo condusse a
Carlo di Valois. Gongolava di gioia e di fierezza, monsignor dArtois; rideva pi
rumorosamente del solito e distribuiva ai familiari pacche amichevoli che li
mandavano a sbattere contro le pareti. Ecco finalmente loccasione che il suo
alacre cervello aveva preparato!
Laffare venne subito demandato al Consiglio Ristretto; si fecero le consuete
rimostranze e si stabil che i colpevoli del saccheggio di Saint-Sardos sarebbero
stati citati presso il Parlamento di Tolosa. Si sarebbero presentati, avrebbero
riconosciuto i loro torti, avrebbero fatto atto di sottomissione? Questo si temeva.
Per fortuna, uno di loro, uno soltanto, Raimondo Bernardo di Montpezat,
rifiut di obbedire alla citazione. Non occorreva di pi. Il ribelle venne
condannato in contumacia, i suoi beni confiscati e Giovanni di Roye, succeduto a
Pietro Ettore di Galard come gran maestro dei balestrieri, fu inviato in Guienna
con una piccola scorta per impadronirsi del sire di Montpezat e dei suoi beni e
per demolirne il castello. Ma fu Raimondo Bernardo che ebbe la meglio,
catturando linviato del re ed esigendo riscatto per rimetterlo in libert. Re
Edoardo non centrava per niente, ma la faccenda era resa grave dal peso delle
circostanze, e Roberto dArtois esultava. Un gran maestro dei balestrieri non
certo uomo che si possa far sparire senza che ne sorgano gravi conseguenze!
Vennero presentate nuove rimostranze, questa volta direttamente al re
dInghilterra, accompagnandole con la minaccia di confiscare il ducato. Allinizio
daprile arriv a Parigi il conte di Kent, fratellastro di re Edoardo, accompagnato
dallarcivescovo di Dublino, per proporre a Carlo IV, come soluzione di tutta la
controversia, di rinunciare semplicemente allomaggio di Edoardo. Mortimer, che
vide Kent in questa occasione (bench lo loro situazione fosse ufficialmente
difficile, i rapporti personali erano infatti improntati a notevole cordialit), gli
dimostr lassoluta inutilit di questo passo. Il giovane conte di Kent ne era del
resto profondamente convinto anche lui, ed eseguiva la missione affidatagli senza
alcun entusiasmo. Ripart portandosi appresso il rifiuto del re di Francia,
trasmesso in termini sprezzanti da Carlo di Valois, La guerra inventata da Roberto
dArtois stava dunque ormai per scoppiare.
Ma, proprio in quel periodo, la nuova regina, Maria di Lussemburgo, moriva
improvvisamente a Issoudun dando prematuramente alla luce un bambino nato

morto.
Non si fa la guerra in un momento di lutto; tanto pi che re Carlo era
profondamente abbattuto e quasi incapace di presiedere le riunioni del Consiglio.
Evidentemente una qualche maledizione gravava sul suo destino di marito,
ingannato la prima volta, vedovo la seconda Monsignor di Valois, rinunciando a
qualsiasi altro progetto, dovette dunque trovare al re una terza sposa, anche
perch Carlo era sempre inquieto e irritato, e se la prendeva con tutti per la
mancanza di eredi in cui il regno era venuto a trovarsi. Il suo primo matrimonio
glielo aveva combinato il padre, il secondo lo zio, e sembrava proprio che
nessuno dei due lavesse indovinata.
Non era tanto facile trovare delle principesse che accettassero di entrare a far
parte di questa famiglia di Francia, di cui si incominciava a dire che era
perseguitata dalla malasorte.
Carlo di Valois avrebbe dato volentieri al nipote una delle proprie figlie ancor
nubili, se la loro et lo avesse consentito; purtroppo per, anche la maggiore,
quella che poco tempo prima aveva offerto al principe ereditario dInghilterra,
non aveva pi di dodici anni. E Carlo il Bello non era affatto disposto a
pazientare, n per ritrovare la pace delle proprie notti, n per assicurarsi una
successione.
Cos Lord Mortimer dovette attendere che si trovasse una sposa per il re
Restava a Carlo IV unaltra cugina germana, figlia del defunto Monsignor
Luigi dEvreux, e sorella di quel Filippo dEvreux che aveva sposato Giovanna di
Navarra, la presunta bastarda di Margherita di Borgogna. Questa Giovanna
dEvreux non era molto bella, ma era fatta bene, e soprattutto aveva let
necessaria per essere madre. Monsignor di Valois, impaziente di liberarsi da
questo impiccio, incoraggi la corte a insistere perch Carlo consentisse a queste
nozze. Tre mesi dopo la morte di Maria di Lussemburgo, venne chiesta al papa
una nuova dispensa. E Roberto dArtois, genero di Carlo Valois, che era zio del
re, divenne a sua volta zio acquisito del sovrano suo cugino, poich Giovanna
dEvreux era figlia della defunta sorella Margherita dArtois.
Il matrimonio venne celebrato il 5 luglio. Quattro giorni prima, Carlo aveva
deciso di confiscare lAquitania e il Ponthieu per ribellione e difetto domaggio.
Papa Giovanni XXII, fedele a quella che riteneva la sua missione ogni volta che
scoppiava un conflitto fra due sovrani, scrisse a re Edoardo, invitandolo a rendere
lomaggio per appianare almeno in parte la controversia. Ma gi lesercito francese
era sul piede di guerra, e si stava radunando a Orlans, mentre nei porti si andava
allestendo una flotta per attaccare le coste inglesi.

Dal canto suo, il re dInghilterra aveva ordinato una leva di soldati in Aquitania,
e messer Ralph Basset riuniva le sue bandiere; anche il conte di Kent tornava in
Francia, ma passando stavolta per lOceano, e assumeva nel ducato la
luogotenenza affidatagli dal fratellastro.
Tutto era pronto, allora? No, perch monsignor di Valois dovette correre a Barsur-Aube a incontrarvi Leopoldo dAbsburgo e a discutervi dellelezione al Sacro
Romano Impero, concludendo poi un trattato in base al quale Absburgo
simpegnava a non prestare la propria candidatura, ricevendo in cambio denaro,
pensioni e rendite in misura sin dora fissata, qualora Valois fosse stato eletto
imperatore. E Ruggero Mortimer continuava ad attendere.
Infine il 1 agosto, in una giornata terribilmente calda, in cui i cavalieri
cuocevano nella loro corazza come in una marmitta, Carlo di Valois, altero,
imponente, con il cimiero sul casco e il giaco sopra larmatura, si fece porre in
sella. Gli stavano accanto il secondogenito, conte dAlengon, il nipote Filippo
dEvreux, nuovo cognato del re, il connestabile Gaucher di Chtillon, lord
Mortimer di Wigmore, e infine Roberto dArtois che, in sella a un cavallo degno
delle sue proporzioni, poteva sorvegliare lintero esercito.
Monsignor di Valois, partendo per questa campagna, la seconda per lui nella
Guienna, da lui voluta, decisa e quasi fabbricata, era dunque allegro, felice, o
anche soltanto soddisfatto? Nemmeno per idea. Era di pessimo umore, in quanto
Carlo IV si era rifiutato di firmare il decreto che lo nominava luogotenente del re
in Aquitania. Se qualcuno aveva diritto a questo titolo, non era forse Carlo di
Valois? E che figura ci faceva quando il conte di Kent, un giovanetto, un
poppante, e per di pi suo nipote, aveva invece ottenuto da re Edoardo il grado
di luogotenente!
Ci si chiedeva a volte cosa mai passasse per la testa di Carlo il Bello, e la
ragione dei suoi bruschi e ostinati rifiuti quando gli veniva richiesto qualcosa di
evidentemente necessario. Lui, che non era in grado di decidere di nulla! In
fondo, valeva proprio la pena di affannarsi tanto a governare un regno per quel
balordo coronato, per quel papero? Carlo non smetteva di ripeterlo ai suoi vicini.
Andando avanti di questo passo, un giorno o laltro, si sarebbe anche dovuto
fornirgli lerede
Il vecchio connestabile Gaucher di Chtillon, capo nominale dellesercito, dal
momento che Valois non aveva nessuna carica ufficiale, piegava le palpebre
incartapecorite sotto un elmo di disegno antiquato. Era un po sordo, ma, tenuto
conto dei suoi settantaquattranni, faceva ancora la sua figura in sella.
Lord Mortimer aveva acquistato le sue armi da Tolomei. Sotto la visiera alzata,

si vedevano brillare i suoi occhi dai duri riflessi e dallo stesso colore dellacciaio.
Dovendo combattere, per colpa del suo re, contro il suo stesso paese, indossava,
in segno di lutto, una cotta di velluto nero. La data di questa partenza non
lavrebbe mai dimenticata: era il 1 agosto 1324, festa di San Pietro in Vincoli; un
anno esatto dalla sua evasione dalla Torre di Londra.

VI LE BOCCHE DA FUOCO

allarme sorprese il giovane conte Edmondo di Kent disteso sul

pavimento di una camera del castello a cercarvi invano un po di frescura. Si era


liberato dagli abiti e giaceva l con brache di tela e a torso nudo, le braccia larghe,
immobile, prostrato dallestate del Bordolese. Accanto a lui ansimava il suo levriere
favorito.
Fu il cane il primo a udire i rintocchi della campana a martello. Si alz sulle
zampe anteriori, il naso puntato, le orecchie tese e frementi. Il giovane conte di
Kent si dest dal suo dormiveglia, si stir e si rese conto che il baccano veniva da
tutte le campane di La Role suonate a distesa. Si lev rapidamente in piedi, prese
la camicia di fine batista che aveva posato su una sedia, e se linfil in fretta.
Gi dei passi si avvicinavano alla sua porta. Messer Balph Basset, il siniscalco,
entr seguito da alcuni gentiluomini del luogo, messer di Bergerac, i baroni di
Budos e di Mauvezin, e il signore di Montpezat, a causa del quale o per lo
meno cos diceva lui per farsene vanto era scoppiata questa guerra.
Il siniscalco Basset era davvero molto piccolo; e il giovane conte di Kent se ne
meravigliava ogni volta che lo vedeva comparire. Era per tondo come un barile,
grazie anche al suo prodigioso appetito, e sembrava sempre sul punto di
esplodere in un accesso di collera che gli gonfiava il collo e gli spingeva gli occhi
a fior di testa.
Il levriere non aveva simpatia per il siniscalco e si metteva a ringhiare ogni
volta che lo vedeva.
un incendio o sono i francesi, signor siniscalco? domand il conte di
Kent.
I francesi, i francesi, monsignore! replic Basset un po colpito dalla
domanda. Guardate: sono gi in vista.
Il conte di Kent si chin su uno specchio di stagno per rimettersi in ordine i
boccoli biondi sulle orecchie e poi segu il siniscalco con la camicia bianca aperta

sul petto e arrotolata intorno alla cintura, gli stivali senza speroni e il capo nudo;
fra tutti quei baroni armati fino ai denti e vestiti di maglie di ferro, dava una
strana impressione di grazia e di coraggio, ma insieme anche di poca seriet.
Lintenso frastuono delle campane lo sorprese alluscita della torre, e il gran sole
dagosto gli fece battere le palpebre. Il levriere incominci a ululare.
Salirono sul tetto della Thomasse, la gran torre rotonda costruita da Riccardo
Cuor di Leone. Cosa non aveva costruito del resto, questo antenato? Le mura
esterne della torre di Londra, Chteau-Gaillard, la fortezza di La Role
La Garonna, larga e luccicante, scorreva ai piedi della collinetta, quasi a picco,
disegnando degli arabeschi nella grande fertile pianura, dove lo sguardo poteva
spingersi sino alla lontana linea azzurra dei monti dellAgenois.
Non vedo nulla disse il conte di Kent che si aspettava di vedere le
avanguardie francesi nei dintorni immediati della citt.
Ma s, monsignore gli risposero, urlando per dominare lo strepito delle
campane. Lungo il fiume, a monte, verso Sainte-Bazeille!
Stringendo gli occhi e portandosi una mano alla visiera, il conte di Kent fin
per scorgere uno scintillante nastro parallelo a quello del fiume. Gli dissero che
era il riflesso del sole sulle corazze e sulle gualdrappe dei cavalli.
E sempre quel frastuono di campane a spezzare laria! I campanari dovevano
aver le braccia a pezzi, a questora. Nelle strade della citt, e soprattutto intorno al
municipio, la gente si agitava. Come sembravano piccoli gli uomini, visti dai merli
di una cittadella! Degli insetti. E su tutte le strade che conducevano alla citt si
vedevano contadini impauriti: chi trascinava una vacca, chi spingeva avanti le
capre, chi spronava i buoi del suo attacco. Abbandonavano di corsa i campi; e fra
poco sarebbero arrivati anche quelli dei villaggi vicini, portandosi in spalla o
ammonticchiata su un carretto la loro roba. Tutta questa gente si sarebbe sistemata
alla meglio in una citt gi sovrappopolata dai soldati e dai cavalieri di Guienna
Ci vorranno ancora due ore prima che riusciamo a farci unidea
approssimativa del numero dei francesi disse il siniscalco, e sotto le mura
non arriveranno che a sera inoltrata.
Brutta stagione questa per far la guerra disse di malumore messer di
Bergerac che gi da qualche giorno aveva dovuto lasciare Sainte-Foy-la-Grande
per sfuggire allavanzata francese.
Perch cattiva stagione? chiese il conte di Kent mostrando il cielo terso e
la meravigliosa campagna che si stendeva sotto i loro occhi.
Certo faceva caldo, ma non era forse meglio che il fango e la pioggia? Se
questi uomini dellAquitania avessero combattuto qualche volta in Scozia, si

sarebbero ben guardati dal lamentarsi.


Perch tempo di vendemmia, monsignore spieg messer di Montpezat
e i contadini andranno su tutte le furie a veder calpestato il loro raccolto, e
non ci saranno molto amici. Il conte di Valois conosce il fatto suo: anche nel
1294 ha agito cos, devastando tutto per stancare il paese il pi presto
possibile
Il conte di Kent alz le spalle. Il Bordolese non mancava certo di barili, e,
guerra o non guerra, si sarebbe continuato a bere il chiaretto. Soffiava sulla
Thomasse un leggero e inatteso venticello che penetrava nella camicia aperta del
giovane principe accarezzandogli piacevolmente la pelle. Il solo fatto di vivere
poteva a volte provocare sensazioni meravigliose!
Il conte di Kent, appoggiato alle tiepide pietre del merlo si abbandonava alle
sue fantasie. A ventitr anni, era luogotenente del re su tutto un ducato; in altre
parole, erano in mano sua tutte le regali prerogative, giustizia, guerra e finanze.
Era insomma il diretto rappresentante del sovrano; luomo che poteva dire
Voglio senza che nessuno osasse disobbedirgli. Poteva anche ordinare:
Impiccate! Non prevedeva di farlo, daccordo, ma ne aveva lautorit. E
soprattutto, era lontano dallInghilterra, dalla corte, dalle ubbie, dalle collere e dai
sospetti del fratellastro; lontano dai Despenser con cui fingeva per convenienza di
andare daccordo, ma verso i quali non provava alcuna simpatia. Qui, finalmente,
aveva campo libero: padrone di se stesso e di tutto quello che gli stava attorno.
Stava per fronteggiare un esercito che, senza dubbio, avrebbe saputo attaccare e
sconfiggere. Un astrologo gli aveva predetto che fra i ventiquattro e i ventisei anni
avrebbe compiuto le pi nobili imprese e si sarebbe acquistato grande fama E
ora i suoi sogni di infanzia improvvisamente si realizzavano. Una grande pianura,
delle corazze, un potere sovrano No, davvero: mai, da quando era nato, si era
sentito pi felice di essere al mondo. Gli girava un po la testa, per unebbrezza
che gli veniva interamente da se stesso, per quel venticello che gli accarezzava il
petto, per quello sterminato orizzonte
I vostri ordini, monsignore? domand messer Basset che incominciava a
impazientirsi.
Il conte di Kent si volse a guardare il piccolo siniscalco con una sfumatura di
altero stupore.
I miei ordini? Fate suonare le buccine 22, messer siniscalco, e che tutti
montino in sella. Usciremo in campo aperto e muoveremo alla carica.
Ma con che cosa, Monsignore?
Ma perdio, Basset, con le nostre truppe!

Monsignore, abbiamo qui s e no duecento armature, e contro di noi ne


stanno arrivando pi di millecinquecento, stando alle informazioni che
abbiamo. Vero, Bergerac?
Messer Reginaldo di Pons di Bergerac approv con un cenno del capo. Il collo
del piccolo siniscalco era pi gonfio e pi rosso del solito: pareva sinceramente
preoccupato, e vicino ad esplodere davanti a tanta incosciente leggerezza.
E dei rinforzi non si sa nulla? domand il conte di Kent.
Nulla, monsignore. Il re vostro fratello, perdonate lardire, ci abbandona un
po troppo al nostro destino.
Erano quattro settimane che li aspettavano quei famosi soldati dInghilterra! E il
connestabile di Bordeaux, che di truppe ne aveva, approfittava di questo pretesto
per tenersele, dato che aveva ricevuto ordine da re Edoardo di non muoversi
finch non fossero arrivati i rinforzi. Allora il giovane conte di Kent non era tanto
sovrano quanto aveva creduto.
Questa attesa e questa penuria di uomini almeno erano gi stati imbarcati?
avevano costretto a lasciar via libera a monsignor di Valois in tutto il paese, da
Agen a Marmande, da Bergerac a Durac, dove egli aveva potuto passeggiare
come nel suo parco privato. E anche adesso che zio Valois era qui a portata di
mano col suo grosso nastro dacciaio, non si poteva far nulla!
Questo anche il vostro parere, Montpezat? domand il conte di Kent.
Purtroppo, monsignore, purtroppo davvero rispose il barone mordendosi
i baffi che aveva neri e folti.
Era infatti ansioso di prendersi una rivincita e soffriva di non poterlo fare: come
misura di rappresaglia alla sua disobbedienza Valois gli aveva fatto distruggere il
castello.
E voi, Bergerac? domand ancora Kent.
Ne piango dalla rabbia disse Pons di Bergerac con quel forte accento ben
cadenzato che era proprio di tutti i signorotti della regione.
Edmondo di Kent rinunci a interrogare i baroni di Boudes e di Fargues di
Mauvezin, che non parlavano n inglese n francese, ma solo il guascone, sicch
egli non avrebbe capito assolutamente nulla della loro concioni. E poi, bastava
guardarli in faccia per sapere cosa avrebbero risposto.
Allora, messer siniscalco, fate chiudere le porte e prepariamoci allassedio.
Quando poi arriveranno i rinforzi, attaccheranno i francesi alle spalle, e forse
sar ancora meglio disse il conte di Kent per consolarsi.
Gratt con le punte delle dita la fronte del suo levriere e di nuovo si appoggi
alle tiepide pietre per osservare la vallata. Chi tiene La Role, diceva un vecchio

proverbio, tiene la Guienna. Avrebbero cercato di tenerla per tutto il tempo


necessario.
***
Unavanzata troppo facile per un esercito spossante quasi quanto una ritirata.
Senza incontrare sul suo cammino unopposizione che gli permettesse di fermarsi,
anche soltanto una giornata, a riprender fiato, lesercito di Francia marciava senza
sosta da pi di tre settimane, pi precisamente da venticinque giorni. La grande
spedizione, bandiere, armature, scudieri, arcieri, carri, fucine e cucine, nonch i
mercanti e le prostitute al seguito, si stendeva quasi su una lega. I cavalli si
ferivano ai garretti, e ogni quarto dora se ne sferrava uno. Molti cavalieri avevano
dovuto rinunciare alla corazza che, anche per il caldo, procurava loro piaghe o
foruncoli alle giunture. I fanti, dal canto loro, trascinavano a fatica le pesanti
scarpe chiodate. A compir lopera, le belle prugne nere di Agen, che viste sugli
alberi parevano gi mature, avevano violentemente purgato gli assetati militari in
vena di saccheggio: se ne vedevano ancora ad ogni minuto allontanarsi dalla
colonna per calarsi le brache lungo la strada.
Il connestabile Gaucher di Chtillon dedicava al sonno pi tempo che poteva,
senza per smontare mai di sella. Aveva imparato a farlo in quasi cinquantanni di
vita militare durante i quali aveva partecipato a otto guerre e spedizioni.
Dormir un poco annunciava ai suoi scudieri.
E costoro, regolando il passo delle rispettive cavalcature, venivano a collocarsi ai
due lati del connestabile, in modo da restargli vicino qualora fosse scivolato di
sella; cos il vecchio comandante, piantato saldamente in arcione, poteva
tranquillamente russare sotto il suo elmo.
Roberto dArtois sudava senza perder peso e diffondeva a venti passi di distanza
un odore selvatico. Aveva fatto amicizia con uno degli inglesi di Mortimer, quel
lungo barone di Maltravers che assomigliava a un cavallo, e gli Aveva persino
offerto di entrare a far parte della sua bandiera, ammirando in lui il gusto per il
gioco e la prontezza, ad ogni sosta, nellagitare il bossolo dei dadi.
Carlo di Valois non accennava a calmarsi. Affiancato dal figlio dAlengon, dal
nipote dEvreux, dai due marescialli Mattia di Tyre e Giovanni di Barres, e dal
cugino Alfonso di Spagna, imprecava contro tutto, il clima insopportabile, le notti
troppo afose, le giornate soffocanti, le mosche e i cibo eccessivamente grasso. Il
vino che gli veniva servito era semplice vinello da contadini. Non era forse questo
un paese di vini famosi? Dove le nascondeva questa gente le botti migliori? Le

uova avevano un pessimo sapore e il latte era acido. A volte svegliandosi,


monsignor di Valois provava un senso di nausea, e da qualche giorno sentiva alla
spalla sinistra un dolore sottile che lo preoccupava. E poi, quei fanti che
procedevano cos piano! Ah, se fosse stato possibile fare la guerra soltanto con la
cavalleria! E chiss se aveva fatto bene ad ascoltare Tolomei, appoggiato da
Roberto dArtois e a trascinarsi da Castelsarrasin quelle grosse bocche da polvere
sulle loro rotelle di legno, invece di accontentarsi delle solite catapulte e dei soliti
pietrieri, che forse richiedevano pi tempo per essere piazzati, ma avevano il
vantaggio di poter essere montati per il trasporto.
Sembra proprio che io sia destinato a starmene al sole! diceva. La mia
prima campagna, a quindici anni, lho fatta anchessa in unafa soffocante, nella
vostra brulla Aragona, cugino Alfonso, di cui fui per qualche tempo re, e
contro vostro nonno.
Stava parlando con Alfonso di Spagna, principe ereditario dAragona,
ricordandogli senza riguardi le lotte che avevano opposto luna allaltra le loro
famiglie. Ma poteva permetterselo, perch Alfonso era proprio un buon diavolo,
pronto ad accettare qualsiasi cosa pur di far tutti contenti, a partire per la Crociata
dato che lavevano pregato di farlo, come a combattere gli inglesi per prepararsi al
viaggio in Terrasanta.
Ah, ricorder sempre la presa di Gerona! continuava Valois. Che
forno! Alla consacrazione, siccome il cardinale di Cholet non aveva una corona,
mi mise in testa il suo cappello. Mi sembrava di soffocare sotto quel grande
feltro rosso. S, avevo soltanto quindici anni E se il mio nobile padre, re
Filippo lArdito, non fosse morto durante il viaggio di ritorno, delle febbri che
aveva contratto laggi
Si era incupito parlando del padre. Stava pensando che lui era morto a
quarantanni, suo fratello maggiore, Filippo il Bello, a quarantasei, e suo
fratellastro Luigi dEvreux a quarantatr. Lui ne aveva ora cinquantaquattro,
compiuti a marzo; aveva quindi dato prova di essere il pi longevo della famiglia.
Ma quanto tempo gli avrebbe ancora concesso la Provvidenza?
E anche in Campania, nelle Romagne, in Toscana, fa molto caldo!
continu. Attraversare tutta lItalia, partendo da Napoli, in piena estate, fino a
Siena e a Firenze, per cacciar via i Ghibellini, come ho fatto io quanti anni
fa? lasciatemi fare i conti 1301 ventitr anni, dunque! E anche quando
son venuto qui in Guienna nel 94 era estate. Sempre questa maledetta stagione!
Solo quando si deve combattere in Fiandra ci si va dinverno, per sprofondare
nel fango sino alle cosce.

Non credete, Carlo intervenne Roberto dArtois che alla crociata far
ancora pi caldo? Ci vedete lanciarci a cavallo contro il sultano dEgitto? E poi,
laggi, sembra che di uva se ne coltivi ben poca. Ci toccher leccar la sabbia,
temo.
Oh, la crociata, la crociata replic Valois con tono insieme tediato e
irritato. Non si sa neanche se si far la crociata, con tutti gli ostacoli che mi
frappongono! bello dedicare la vita al servizio dei regni e della Chiesa, ma
viene il momento in cui ci si stanca di consumare continuamente le proprie
energie per degli ingrati.
Gli ingrati erano papa Giovanni XXII, che continuava a recalcitrare alla
proposta di concedere i sussidi, come se davvero intendesse scoraggiare la
spedizione, e soprattutto re Carlo V che non soltanto non gli aveva ancora
mandato il decreto di nomina a luogotenente, e questo era gi parecchio
offensivo, ma aveva approfittato dellassenza dello zio per presentarsi egli stesso
candidato allimpero. Naturalmente, il papa aveva concesso ufficialmente il suo
appoggio a questa candidatura, mandando a gambe allaria il magnifico piano
architettato da Valois con Leopoldo dAbsburgo. Passava per uno sciocco re Carlo,
ed effettivamente lo era, ma era anche uno specialista in colpi mancini. Valois ne
aveva avuto notizie quello stesso giorno, il 25 agosto. Non si poteva immaginare
un San Luigi peggiore!
Era talmente di malumore e talmente indaffarato a scacciarsi le mosche dal viso
che dimenticava perfino di guardare il paesaggio. Si accorse perci di La Role
solo quando vi arriv davanti, a quattro o cinque tiri di balestra.
La Role era stata edificata su uno sperone roccioso, a strapiombo sulla
Garonna ed era a sua volta dominata da un cerchio di verdi colline. Stagliata su
un cielo pallidissimo, stretta entro difese di solida pietra ocra dorata dal sole del
tramonto, con i campanili, le torri del suo castello, lalta struttura del municipio
dalla guglia traforata, e tutti i suoi tetti di tegole rosse accatastati gli uni accanto
agli altri, assomigliava a quelle miniature che nei libri dore raffiguravano
Gerusalemme23. Una bella citt, davvero. E poi la sua posizione elevata ne faceva
una fortezza quasi inespugnabile: non aveva agito da sciocco il conte di Kent
scegliendola come suo riparo. E non sarebbe stato facile prendere dassalto una
citt cos munita.
Lesercito si era fermato in attesa di ordini. Ma monsignor di Valois non ne
dava. Teneva il broncio. Che il connestabile o i marescialli prendessero le decisioni
che ritenevano pi sagge: lui, non essendo luogotenente del re e non avendo
alcun potere, non si sarebbe pi assunto responsabilit.

Venite, Alfonso disse al cugino di Spagna; andiamo a rinfrescarci un


poco.
Destatosi dal sonno, il connestabile volse la testa sotto lelmo, tirandone fuori
un orecchio per ascoltare quello che gli dicevano i vari capi-drappello. Mand in
ricognizione il conte di Boulogne, che torn unora pi tardi, dopo un lungo giro
della citt nella direzione delle colline. Le porte erano tutte chiuse e la guarnigione
non accennava a uscire. Decisero dunque di fermarsi l, accampandosi come
meglio potevano. I vigneti a pergolato, coi loro tralci stesi fra gli alberi e gli alti
pali, formavano piacevoli ripari. Lesercito, spossato, saddorment alla luce del
crepuscolo, mentre in cielo apparivano le prime stelle.
***
Il giovane conte di Kent non aveva resistito alla tentazione. Dopo una notte
insonne, trascorsa al gioco del tremerel24 per ingannare lattesa insieme agli
scudieri, mand a chiamare il siniscalco Basset, ordinandogli di armare la
cavalleria, e prima dellalba, senza far suonare le trombe, lasci la citt da una
bassa postierla.
I francesi, che russavano nelle vigne, si svegliarono soltanto quando vennero
investiti dai cavalieri guasconi lanciati al galoppo. Alzarono il capo sbalorditi e
lo riabbassarono subito, vedendo gli zoccoli lanciati alla carica passare
sfiorandogli la fronte. Edmondo di Kent e i suoi compagni trovarono fra questi
gruppi assonnati una splendida occasione per sfogarsi; spade che tagliavano,
mazze che colpivano, pesanti corregge munite di piombo che si abbattevano
sulle gambe nude e sulle costole non protette da giaco o corazza. Si sentivano
scricchiolare le ossa, e il campo francese era ridotto a un lungo sentiero di urla.
Crollavano perfino le tende di certi grandi signori. Ma presto una voce maschia
si lev al di sopra della mischia urlando: A me Chtillon!. E la bandiera del
connestabile, rossa a tre pali di vaio con testa doro, un drago come cimiero, e
due leoni doro a sostenerlo, sventol alla prima luce del sole. Era il vecchio
Gaucher che, per prudenza, aveva fatto accampare i suoi cavalieri un po in
disparte, e che correva alla riscossa. Grida di: Avanti, Artois! A me, Valois!
rispondevano a destra e a sinistra. Ancora semi-svestiti, i cavalieri, chi in sella e
chi a piedi, si precipitavano sugli avversari.
Il campo era troppo vasto, troppo disseminato, e troppo numerosi i cavalieri
francesi perch il conte di Kent potesse continuare a lungo nella strage. I guasconi
vedevano gi profilarsi contro di loro un movimento a tenaglia. Kent ebbe appena

il tempo di ordinare la ritirata e di raggiungere al galoppo le porte di La Role


sparendo allinterno della citt; infine, rivolte le sue congratulazioni ad ognuno e
slacciatasi larmatura, se ne and a dormire con la coscienza di aver salvato
lonore.
Nel campo francese regnava la costernazione, e si sentivano gemere i feriti. Fra i
morti, circa sessanta, erano Giovanni di Barres, uno dei marescialli, e il conte di
Boulogne, quello stesso che la vigilia aveva compiuto la ricognizione. Tutti
compiangevano la morte di questi due gentiluomini, guerrieri valorosi; una morte
cos repentina e assurda. Finire accoppati appena svegli!
Ma limpresa di Kent imponeva rispetto. Persino Carlo di Valois che, ancora il
giorno prima, dichiarava che avrebbe fatto un boccone di quel giovanotto se lo
avesse affrontato a singolar tenzone, aveva cambiato parere e arrivava quasi a
menar vanto della sua impresa.
Ricordatevi, signori, che mio nipote! diceva.
Subito dopo, dimenticate le ferite allamor proprio, i malesseri e le difficolt del
clima, e resi sontuosi onori funebri al maresciallo di Barres, incominci a
preparare lassedio della citt. E in questo diede prova sia di attivismo sia di
competenza: per quanto vanitoso, era infatti un notevole uomo di guerra.
Tutte le vie daccesso a La Role vennero interrotte, e in tutta la regione si
collocarono dei presidi a meglio sorvegliarle. A poca distanza dalle mura, si
prepararono fossati, rinterri e altre opere per sistemarvi al riparo gli arcieri. Nello
stesso tempo si inizi, nei punti pi adatti, la costruzione di piattaforme sulle quali
sarebbero state installate le bocche da polvere, e di impalcature destinate ai
balestrieri. monsignor di Valois era onnipresente in tutti i cantieri: vigilava, dava
ordini, incitava al lavoro. In seconda linea i cavalieri avevano montato le loro tende
rotonde, sul cui tetto garrivano le bandiere. La tenda di Carlo di Valois, collocata
in modo da dominare e il campo e la citt assediata, era un autentico castello di
tela ricamata. E il tutto era disposto ad anfiteatro sul fianco delle colline.
Il 30 agosto, Valois ricevette finalmente il decreto di nomina a luogotenente del
re. Questo valse a dissipare definitivamente il suo malumore e a conferirgli la
certezza di avere ormai vinto la guerra.
Due giorni dopo, il maresciallo superstite Mattia di Tyre, Pietro di Cugnires e
Alfonso di Spagna, preceduti dal suono delle buccine e dalla bandiera bianca dei
parlamentari, avanzavano sino ai piedi delle mura di La Role per ingiungere al
conte di Kent, in nome del nobile e potente monsignor Carlo, conte di Valois e
luogotenente del re di Francia in Guascogna e Aquitania, di arrendersi e
consegnare in loro mani lintero ducato per difetto di fedelt e per mancato

rendimento di omaggio.
Fu il siniscalco Basset, che alzandosi sulla punta dei piedi per risultare visibile
attraverso i merli, rispose, per ordine del conte Edmondo di Kent, luogotenente
del re dInghilterra in Aquitania e Guascogna, che lingiunzione era inaccettabile e
che il conte non avrebbe abbandonato la citt n consegnato il ducato, se non vi
fosse stato costretto con la forza.
Trasmessa dunque, secondo le regole, la dichiarazione di assedio, ognuno pot
tornarsene ai propri compiti.
Monsignor di Valois mise al lavoro i trenta minatori prestatigli dal vescovo di
Metz, affidando loro il compito di scavare delle gallerie sotterranee fin sotto le
mura, e di collocarvi dei barili di polvere, ai quali poi si sarebbe dato fuoco.
Lingeniator Hugues, un uomo del duca di Lorena, prometteva da questa
operazione miracolosi risultati: il bastione si sarebbe aperto come un fiore a
primavera.
Ma gli assediati, messi in allarme dal sordo rumore dei picconi, rovesciarono
sui cammini di ronda dei recipienti pieni dacqua; qualora, alla superficie di
questacqua, si formassero delle increspature, era segno che, sotto, i francesi
stavano scavando un camminamento. E ne scavarono uno anche loro, ma di notte,
quando i minatori lorenesi lavoravano di giorno. La mattina in cui le due gallerie
si congiunsero, ci fu nelle viscere della terra, al tenue riverbero dei lucignoli, un
atroce massacro, i superstiti del quale risalirono alla superficie coperti di sudore, di
nera polvere e di sangue, lo sguardo folle come se tornassero dallinferno.
Fu allora che, pronte ormai le piattaforme di tiro, monsignor di Valois decise di
mettere in azione le bocche da fuoco.
Erano grossi tubi di bronzo, cerchiati di ferro e poggianti su affusti di legno
senza ruote. Ci volevano dieci cavalli per trascinare uno solo di quei mostri, e
venti uomini per puntare, abbassare e caricare. Nelle vicinanze, erano state
costruite delle specie di baracche di solida quercia, destinate a proteggere i serventi
qualora uno di questi aggeggi fosse esploso.
I pezzi, venuti da Pisa, erano stati in un primo tempo consegnati al siniscalco
di Linguadoca, il quale li aveva poi fatti portare a Castelsarrasin e ad Agen. I
serventi italiani li chiamavano bombarde7 per lo spaventoso baccano che
facevano.
I grandi signori e i capi-drappello si erano radunati per vedere come
funzionassero quelle bombarde. Il connestabile Gaucher alzava le spalle,
brontolando di non credere alla loro capacit di distruzione. Perch dar sempre
credito alle novit, quando ci si poteva servire di buone macchine come i

mangani, i trabocchetti e le frombole che da secoli davano ottima prova? Forse


che lui, Chtillon, per espugnare delle citt aveva avuto bisogno dei fonditori
Lombardi? Le guerre si vincono con le virt dellanimo e la forza delle braccia,
non ricorrendo a polveri dalchimista che sanno un po troppo di satanico
zolfo.
I serventi, accanto ad ognuno di quegli aggeggi, avevano acceso un braciere sul
quale stavano arroventando degli spiedi di ferro. Poi, introdotta la polvere a
mezzo di grossi cucchiai di ferro battuto, caricarono le bombarde, prima con
una stoppa, poi con una grossa palla di pietra di circa cento libbre, infilando il
tutto attraverso la bocca. Un altro po di polvere venne posato in una
scanalatura sopra la culatta, che attraverso un piccolo orificio comunicava con la
carica interna.
Tutti i presenti furono invitati a ritirarsi di una cinquantina di passi, e i serventi
si sdraiarono portando le mani alle orecchie; uno soltanto rimase in piedi accanto
a ogni bombarda per dar fuoco alle polveri con i lunghi spiedi arroventati. Subito
dopo, si gettarono anchessi al suolo appiattendosi contro le casse degli affusti.
Scaturirono rosse fiammate e si sent tremare la terra. Lesplosione echeggi
nella valle della Garonna e venne intesa da Marmande a Langon.
Si era fatto buio intorno ai pezzi, la cui parte posteriore era sprofondata nel
terreno in seguito al rinculo. Il connestabile tossiva, sputava e bestemmiava.
Dissipatasi un poco la polvere ci si accorse che una delle palle era andata a cadere
nelle linee francesi: un vero miracolo se non aveva ucciso nessuno! In compenso,
sembrava che in citt un tetto fosse stato sventrato.
Tanto rumore e cos scarsi risultati disse il connestabile. Con delle
vecchie baliste a pesi e a fionde, tutte le palle sarebbero arrivate a segno senza per
questo soffocarci.
A La Role, nessuno in un primo momento aveva capito perch dal tetto del
notaio Delpuch fosse improvvisamente precipitata sulla strada una grande valanga
di tegole. Non si capiva nemmeno da dove fosse venuto quel colpo di tuono, con
un cielo senza nubi, che le orecchie percepirono un istante dopo. Poi il notaio
Delpuch venne fuori di casa urlando che una grossa palla di pietra era penetrata
nella sua cucina.
Allora la popolazione corse sui bastioni dove pot constatare che dal campo
francese erano del tutto assenti le grandi macchine che costituivano di solito i
principali strumenti d chi assediava. Alla seconda salva, meno precisa, in quanto
le palle si limitarono a screpolare le mura, si dovette ammettere che fragore e
proiettili scaturivano da quei lunghi tubi coricati sulla collina e sormontati da un

pennacchio di fumo. La cosa provoc scene di sbigottimento, e le donne si


precipitarono in chiesa per pregare contro questa diabolica invenzione.
Era stata cos tirata la prima cannonata delle guerre dOccidente25.
***
La mattina del 22 settembre, il conte di Kent fu pregato di ricevere i messeri
Ramon di Labison, Giovanni di Mirai, Imberto Esclot, i fratelli Doat e Barsan di
Pine e il notaio Elia di Malenat, tutti e sei consoli di La Role, accompagnati da
parecchi borghesi. I consoli presentarono varie lagnanze al luogotenente del re
dInghilterra, in un tono tuttaltro che rispettoso e sottomesso. La citt era senza
viveri, senzacqua e senza tetti. Si vedeva il fondo dei pozzi, si rastrellava il
pavimento dei granai, e la popolazione non ne poteva pi di questa pioggia di
palle, che si succedevano di quarto dora in quarto dora da pi di tre settimane.
Cerano state persone uccise nel loro letto, bimbi schiacciati nelle strade.
Lospedale rigurgitava di ammalati e di feriti. Nelle cripte si accatastavano i
cadaveri. Il campanile della chiesa di San Pietro era stato colpito e le campane
erano precipitate a terra in un inimmaginabile frastuono, cosa che fra laltro
dimostrava limpidamente che Dio aveva cessato di proteggere la causa inglese.
Inoltre, era venuto il tempo della vendemmia, almeno nei vigneti che non erano
stati devastati dai francesi, e non si poteva lasciare che il raccolto marcisse sui
tralci. La popolazione, incoraggiata da proprietari e negozianti, era pronta a
sollevarsi e, in caso di necessit, a battersi con i soldati del siniscalco per affrettare
la resa.
Mentre i consoli parlavano, si sent il sibilo di una palla e subito dopo il crollo
di un edificio. Il levriere del conte di Kent incominci a ululare, e il suo padrone
lo fece tacere con un gesto di esasperata rassegnazione.
Gi da parecchi giorni, Edmondo di Kent sapeva che bisognava arrendersi.
Non cerano giustificazioni ragionevoli alla sua ostinata resistenza. Le scarse forze
di cui disponeva, depresse dallassedio, non erano assolutamente in grado di
resistere a un attacco. Tentare una nuova sortita contro un avversario ormai
saldamente trincerato sarebbe stata follia. E ora, anche gli abitanti di La Role
minacciavano di ribellarsi.
Kent si rivolse al siniscalco Basset.
Ci credete ancora, messer Ralph, ai rinforzi di Bordeaux? gli chiese.
Non era stato il siniscalco, ma Kent in persona a credere, contro ogni evidenza,
allarrivo di quei famosi rinforzi che avrebbero dovuto aggredire alle spalle

lesercito di Carlo di Valois.


Ralph Basset, allo stremo delle sue forze, non esitava ad accusare re Edoardo e
i Despenser di aver lasciato la guarnigione di La Role in un abbandono che
assomigliava molto a un tradimento.
I signori di Bergerac, di Budos e di Montpezat non avevano certo unaria pi
allegra. Nessuno aveva voglia di morire per un re che mostrava di non
preoccuparsi affatto dei suoi servi migliori. La fedelt rendeva troppo poco.
Avete una bandiera bianca, messer siniscalco? disse il conte di Kent. E
allora, fatela issare sul punto pi alto del castello.
Pochi minuti dopo, le bombarde tacquero e sul campo francese cal quel
grande stupefatto silenzio che saluta gli avvenimenti a lungo tempo sperati. I
parlamentari di La Role vennero accompagnati alla tenda del maresciallo di Tyre
che comunic loro le condizioni generali di resa. Bisognava naturalmente
consegnare la citt; e inoltre il conte di Kent doveva firmare e proclamare la
cessione di tutto il ducato al luogotenente del re di Francia. Non ci sarebbero stati
n saccheggi n prigionieri, ma soltanto degli ostaggi e unindennit di guerra da
stabilire. Infine, il conte di Valois invitava il conte di Kent a cenare con lui.
Si prepar un gran banchetto nella tenda ricamata dei gigli di Francia dove
monsignore viveva da circa un mese.
Il conte di Kent arriv nella sua pi bella armatura, ma era pallidissimo e si
sforzava di nascondere, sotto una maschera di dignit, la sua disperata umiliazione.
Lo scortavano il siniscalco Basset e alcuni baroni della Guascogna.
I due luogotenenti reali, il vincitore e il vinto, si parlavano con molta freddezza,
pur apostrofandosi rispettivamente Monsignor nipote e Monsignor zio, da
gente i cui legami di parentela non possono essere indeboliti da una guerra.
A tavola, monsignor di Valois invit il conte di Kent a sederglisi di fronte. I
cavalieri guasconi incominciarono a rimpinzarsi come da parecchie settimane non
avevano pi modo di fare.
Si sforzavano di essere cortesi e di complimentarsi con lavversario per il suo
valore, come se fossero reduci da un qualunque torneo. Il conte di Kent ricevette
delle congratulazioni per la focosa sortita che era costata ai francesi un maresciallo;
ed egli rispose a sua volta manifestando allo zio la sua ammirazione per la
disposizione degli assedianti e per luso dellartiglieria da fuoco.
Avete sentito, messer connestabile, e tutti voi, miei signori url Valois,
cosa ha dichiarato il mio nobile nipote che senza le nostre bombarde la citt
avrebbe potuto resistere per quattro mesi? Cerchiamo di ricordarcene.
Bench separati da piatti, coppe e boccali, Kent e Mortimer continuavano a

fissarsi.
Terminato il banchetto, i capi principali si ritirarono per redigere i numerosi
articoli dellatto di resa. Kent, in verit, era pronto a cedere su tutto, eccezion fatta
per certe formule che potevano mettere in discussione la legittimit del potere del
re dInghilterra, e per linclusione del siniscalco Basset e di messer di Montpezat
nella lista degli ostaggi. Costoro infatti, per aver catturato e impiccato dei
rappresentanti del re di Francia, avrebbero dovuto sottostare a ovvie rappresaglie.
Valois invece esigeva la consegna immediata e del siniscalco e del responsabile
della rivolta di Saint-Sardos.
Ai negoziati partecipava anche lord Mortimer. Egli propose di avere un
abboccamento privato con il conte di Kent, suscitando lopposizione del
connestabile. Non si poteva lasciar discutere una tregua da un transfuga del campo
avverso! Ma Roberto dArtois e Carlo di Valois avevano fiducia in Mortimer, e i
due inglesi poterono cos conversare a quattrocchi.
Pensate veramente, my lord, di tornarvene subito in Inghilterra?
domand Mortimer.
Kent non rispose.
di affrontare re Edoardo vostro fratello, di cui ben conoscete le collere e
le ingiustizie continu Mortimer e che vi rinfaccer una disfatta di cui
solo i Despenser sono stati causa? Non potete infatti ignorare, my lord, di
essere stato tradito. Vi erano stati promessi dei rinforzi, lo sappiamo, vi avevano
anzi giurato che erano gi in viaggio, ma in realt non si era mai pensato di
imbarcarli. E lordine al siniscalco di Bordeaux di non accorrere in vostro
soccorso finch non fossero arrivati questi inesistenti aiuti, non stato forse un
tradimento? Non meravigliatevi nel vedermi cos bene informato: tutto merito
dei banchieri lombardi Ma vi siete chiesto quale sia la causa di cos
proditoria negligenza nei vostri confronti? Non avete capito a cosa essa mira?
Kent rimaneva silenzioso, inclinando un poco il capo a guardarsi le dita.
Vincitore qui riprese Mortimer sareste divenuto per i Despenser un
concorrente troppo pericoloso, e avreste assunto nel regno eccessiva
importanza. Hanno perci preferito farvi subire lumiliazione di una disfatta, a
costo di perdere lAquitania, cosa che del resto non ha grande importanza per
quegli uomini la cui sola preoccupazione di depredare una dopo laltra tutte
le baronie delle Marche. Capite adesso perch, tre anni fa, ho dovuto ribellarmi
per lInghilterra contro il suo re, o per il re contro se stesso? Chi vi garantisce
che, appena tornato in patria, non sarete a vostra volta accusato di tradimento e
gettato in carcere? Siete ancora giovane, my lord, e non sapete di che cosa sono

capaci quei malvagi.


Kent ricacci i biondi riccioli dietro lorecchio e si decise finalmente a parlare:
Incomincio a comprenderlo a mie spese, my lord.
Vi ripugnerebbe allora di offrirvi come primo ostaggio, dietro garanzia,
naturalmente, di ricevere trattamento da principe? Ora che lAquitania
perduta, e per sempre, temo, quello che dobbiamo salvare il regno, e in
nessun luogo potremo farlo meglio che qui.
Il giovane conte alz verso Mortimer uno sguardo sorpreso, ma gi
consenziente a met.
Due ore fa disse ero ancora luogotenente del re mio fratello, e ora mi
invitate a ribellarmi contro di lui?
Non apertamente, my lord, non apertamente! Le grandi decisioni si
prendono in pochi istanti.
Quanti me ne concedete?
Non ve ne occorrono, my lord, avete gi deciso.
Non fu un piccolo successo per Ruggero Mortimer, quando il giovane conte
Edmondo di Kent, tornando a sedersi alla tavola della tregua, comunic che si
offriva come primo ostaggio.
Chinandosi sulla sua spalla, Mortimer gli disse:
E ora, dovremo fare in modo di salvare la vostra cognata e cugina, la regina.
Merita il nostro amore, e pu esserci di grande aiuto.

PARTE SECONDA
ISABELLA

I LA TAVOLA DI PAPA GIOVANNI

a chiesa di Saint-Agricol era stata interamente ricostruita. La cattedrale

dei domenicani, la chiesa dei frati minori, quella dei frati predicatori e degli
agostiniani ingrandite e restaurate. Gli Ospitalieri di San Giovanni di
Gerusalemme si erano costruiti una splendida commenda. Oltre la piazza del
mercato, era sorta una nuova cappella dedicata a SantAntonio e si stavano
scavando le fondamenta della futura chiesa di San Desiderio.
Da una settimana, il conte di Bouville girava per Avignone senza riconoscerla,
senza ritrovarvi le memorie che vi aveva lasciato. Ogni passeggiata, ogni percorso
erano per lui fonte continua di meraviglia e di sorpresa. Possibile che in otto anni
una citt potesse aver cambiato cos radicalmente daspetto?
E non erano soltanto i santuari sorti dal nulla o arricchiti di facciate moderne, a
mostrare per ogni dove le loro guglie, le loro ogive, i loro rosoni, i loro merletti
di pietra bianca, leggermente indorati dal sole invernale e accarezzati dal vento del
Rodano.
Ovunque si innalzavano palazzi principeschi, dimore prelatizie, edifici comunali,
abitazioni di borghesi arricchiti, case di compagnie lombarde, depositi, magazzini.
Ovunque si udiva il rumore, paziente e incessante come la pioggia, degli
scalpellini, milioni di piccoli colpi sferrati dal metallo sulla roccia tenera, strumenti
indispensabili a edificare le capitali. Ovunque una folla numerosa, continuamente
interrotta anche in pieno giorno, dalle fiaccole che precedono i cardinali, ovunque
una moltitudine attiva, vispa, indaffarata, avanzava sui calcinacci, sulla segatura,
sulla polvere calcarea. tipico delle et pi prospere che le scarpe ricamate dei
potenti si sporchino dei cascami delledilizia.
No, Ugo di Bouville non riconosceva pi nulla. Il mistral gli gettava negli
occhi, con la polvere dei cantieri, continui barbagli. Le botteghe rigurgitavano
delle merci pi pregiate: velluti pesanti, sete, tele doro, passamanerie, e tutte si
onoravano di fornire il Santo Padre e le reverende eminenze del suo sacro

collegio. I gioielli sacerdotali, croci episcopali, pastorali, anelli, cibori, ostensori,


patene, insieme a piatti, cucchiai, boccali, tazze decorate di stemmi a tiara o
cardinalizi, si ammucchiavano sugli scaffali del senese Tauro, del mercante
Corboli e di messer Cachette, tutti argentieri.
Occorrevano pittori per decorare tutte quelle navate, quelle volte, quei chiostri,
quelle sale dudienza; i tre Pietri, Pietro di Puy, Pietro di Carmelre e Pietro
Gaudrac, aiutati dai loro numerosi scolari, stendevano loro, lazzurro e il
carminio e tracciavo i segni dello Zodiaco intorno agli episodi dei due
Testamenti. Occorrevano scultori, e messer Macciolo da Spoleto tagliava nel
rovere e nel noce le effigi dei santi che poi dipingeva o ricopriva doro. E nelle
strade profondi inchini erano rivolti a un uomo che non veniva mai preceduto da
una fiaccola, ma era sempre scortato da un seguito imponente, munito di tese e
di piante arrotolate in velino; era costui Guglielmo di Coucouron, capo di tutti gli
architetti pontifici che, dal 1317, ricostruivano Avignone con il favoloso bilancio di
cinquemila fiorini doro.
In questa metropoli religiosa, le donne vestivano meglio che in qualsiasi altro
luogo al mondo. Vederle uscire dalle funzioni, attraversare le strade, visitare le
botteghe, tener corte in piena via, freddolose e ridenti nei loro mantelli foderati di
pelliccia, e circondate da premurosi gentiluomini e chierici disinvolti, era una festa
per gli occhi. Alcune camminavano tranquillamente al braccio di un canonico o
di un vescovo, e le due vesti venivano avanti di conserva, spazzando la bianca
polvere delle strade.
Il Tesoro della Chiesa faceva prosperare tutte le attivit umane. Si era reso
necessario costruire nuovi bordelli e allargare il quartiere delle meretrici, perch
non tutti i monaci, monacelli, chierici, diaconi e subdiaconi che popolavano
Avignone erano necessariamente dei santi. I consoli avevano fatto affiggere in
pubblico severe ordinanze: fatto divieto alle donne pubbliche e alle mezzane di
soffermarsi nelle buone vie, di ornarsi delle stesse acconciature delle donne oneste,
di portar velo in pubblico e di toccare con mano il pane e le frutta nelle botteghe,
pena dover acquistare le merci toccate. Le cortigiane sposate verranno espulse
dalla citt e deferite ai giudici qualora tentassero di farvi ritorno. Ma, a dispetto
delle ordinanze, le cortigiane si ornavano dei tessuti pi pregiati, comperavano le
frutta pi saporite, passeggiavano nelle vie pi eleganti e trovavano marito senza
fatica, tanto erano prospere e corteggiate. Fissavano con baldanza le donne cos
dette oneste, che avevano su di loro il solo vantaggio di avere avuto in dono dalla
sorte amanti di condizione pi elevata.
N queste trasformazioni si limitavano ad Avignone, investendo anzi tutta la

zona. Oltre il ponte Saint-Bnzet, sulla sponda di Villeneuve, il cardinale Arnaldo


di Via, nipote del papa, faceva costruire unenorme collegiata; e la torre di Filippo
il Bello, costruita soli trentanni prima, gi veniva chiamata la vecchia torre. Ma
senza Filippo il Bello, che aveva un tempo imposto al papato di trasferirsi ad
Avignone, sarebbe esistito tutto questo26? A Bdarrides, a Chteauneuf, a Noyes, i
costruttori pontifici facevano scaturire dal suolo chiese e castelli.
Bouville non poteva fare a meno di provare una certa fierezza. Perch era in
parte a lui che si doveva la scelta del papa attuale. Era stato lui, Bouville, che otto
anni prima, nove anzi, dopo una spossante corsa per ritrovare tutti i cardinali
sparsi fra Carpentras e Orange, aveva scoperto il cardinale Duze, gli aveva
affidato dei fondi per la sua campagna e aveva segnalato il suo nome a Parigi
come quello del miglior candidato su cui la Francia potesse contare. In realt
Duze, che gi era il candidato del re di Napoli, aveva impiegato molte energie
nella difficile impresa di farsi scoprire. Ma abitudine degli ambasciatori, quella di
credersi i soli artefici delle proprie missioni riuscite. Cos Bouville, recandosi al
banchetto offerto da Giovanni XXII in suo onore, gonfiava il ventre credendo di
spingere fuori il petto, scuoteva i bianchi capelli sul colletto di pelliccia e si
rivolgeva ai suoi scudieri in tono piuttosto altero.
Una cosa, comunque, pareva fuori di dubbio: la Santa Sede non sarebbe
tornata in Italia. Erano ormai tramontate le illusioni che Clemente V aveva
lasciato, per prudenza, si nutrissero durante il suo pontificato. I patrizi romani
avevano un bellagitarsi contro Giovanni XXII, un bel minacciarlo, se non tornava
nella citt eterna, di dar vita a uno scisma ponendo sul vero trono di San Pietro
un altro papa27: lex-borghese di Cahors aveva saputo rispondere ai prncipi di
Roma accordando loro un solo cappello rosso, su sedici cardinali che aveva
nominato durante il suo pontificato. Gli altri quindici cappelli erano stati tutti dati
a dei francesi.
Vedete, messer conte aveva detto qualche giorno prima papa Giovanni a
Bouville durante la prima udienza che gli aveva accordato, parlando con quella
voce flebile che pure gli serviva per imporsi alla Cristianit vedete, messer
conte, bisogna governare con gli amici e contro i nemici. Quei prncipi che
dedicano il loro tempo e le loro forze a guadagnarsi i propri avversari
scontentano quanti gli sono veramente devoti e si guadagnano in cambio dei
falsi amici, sempre pronti a tradirli.
Per convincersi del fermo desiderio del papa di rimanere in Francia, bastava
osservare il castello che aveva fatto costruire sullantico vescovato, e che dominava
la citt con i suoi merli, le sue torri, le sue caditoie. Linterno consisteva di chiostri

spaziosi, di sale da ricevimento e di appartamenti splendidamente arredati con


soffitti azzurri e trapunti di stelle come il cielo 28. Cerano due uscieri alla prima
porta, due alla seconda, cinque alla terza, e altri quattordici per le rimanenti. Il
maresciallo di palazzo aveva ai suoi ordini quaranta messaggeri e sessantatr
armigeri. Un personale, insomma, non certo da sede provvisoria.
Per sapere poi con chi papa Giovanni aveva scelto di governare, bast a
Bouville osservare, nella sala dei banchetti addobbata di serici arazzi, i dignitari
che venivano a prender posto alla lunga tavola scintillante di vasellame doro e
dargento.
Il cardinale-arcivescovo dAvignone si chiamava Arnaldo di Via, ed era figlio di
una sorella del papa; il cardinale-cancelliere della Chiesa romana, vale a dire il
primo ministro della Cristianit, era Gaucelin Duze, un omone robusto figlio di
Pietro Duze, un fratello del papa divenuto nobile grazie a re Filippo V. Ed era un
nipote del papa il cardinale di La Motte-Fressange, e un suo cugino il cardinale
Raymondo Le Roux! Un altro nipote, Pietro di Vicy, amministrava la casa
pontificia, controllava le spese, dirigeva i due panettieri, i quattro dispensieri, gli
uomini della scuderia e della mascalcia, i sei tesorieri, i trenta cappellani, i sedici
confessori per i pellegrini in transito, i campanari, gli spazzini, gli acquaioli, le
lavandaie, gli archiatri, i farmacisti e i barbieri.
Il meno autorevole dei personaggi seduti alla tavola pontificia non era certo il
cardinale Bertrando di Pouget, legato per lItalia, e del quale si sussurrava e chi
non sussurrava in questa citt? che era figlio naturale di Giacomo Duze, nato
allepoca in cui questultimo, lungi dal pensare di diventare un giorno papa, non
era ancora n un prelato n il cancelliere del re di Napoli, e neppure un dottore o
un chierico, ma a quarantanni passati non aveva ancora lasciato la natia Cahors.
Tutti i parenti del papa, perfino i cugini in secondo grado, alloggiavano al suo
palazzo e prendevano parte ai suoi pasti; due di loro abitavano addirittura nel
soppalco segreto sotto la sala da pranzo. Ognuno poi aveva un qualche incarico:
chi faceva parte dei cento cavalieri nobili, chi distribuiva le elemosine, chi infine
era stato nominato maestro della camera apostolica e in questa qualit
amministrava tutti i benefici ecclesiastici, annate, decime, sussidi caricativi, diritti di
spoglia e tasse della Sacra Penitenzieria. Pi di quattrocento persone facevano
parte di questa corte, le cui spese annue superavano i quattromila fiorini.
Otto anni prima, quando il conclave di Lione aveva innalzato al trono di San
Pietro un vecchio cadente e diafano che tutti si aspettavano, anzi, speravano
morisse nel giro di una settimana, il Tesoro pontificio era assolutamente vuoto.
Ma in otto anni, quello stesso vecchietto, che a vederlo camminare sembrava una

piuma in balia del vento, aveva cos ben amministrato le finanze della Chiesa, cos
ben tassato adulteri, sodomiti, incestuosi, ladri, criminali, preti indegni e vescovi
rei di violenza, a cos caro prezzo venduto le abbazie, con tanta accortezza
controllato le risorse di tutti i beni ecclesiastici, da potersi costruire una citt e
garantire i pi alti redditi del mondo. E oggi poteva largamente mantenere i
familiari e servirsene come strumenti del suo potere. N era avaro di doni ai
poveri e di presenti ai ricchi: offriva infatti ai visitatori gioielli e medaglie doro
benedette che gli venivano forniti dallebreo Boncoeur.
Sprofondato pi che seduto in una poltrona dallimmenso schienale, con i piedi
adagiati su due spessi cuscini di seta doro, papa Giovanni presiedeva la lunga
tavolata che era insieme una riunione di famiglia e una specie di concistoro.
Bouville, che gli sedeva alla destra, lo contemplava affascinato. Comera cambiato
il Santo Padre dopo lelezione! Non tanto nellaspetto fisico: il tempo non aveva
pi presa su quel volto scarno, ossuto, mobile e rugoso, dal cranio racchiuso in
un berretto guarnito di pelliccia, dagli occhietti da topo senza ciglia n
sopracciglia, dalla bocca estremamente sottile dove il labbro superiore rientrava un
poco sotto una gengiva priva di denti. Giovanni XXII portava i suoi ottantanni
assai meglio di quanto altri non portassero i cinquanta: bastava guardagli le mani,
lisce, appena incartapecorite, dalle giunture estremamente sciolte. Era soprattutto
nellatteggiamento, nel tono della voce, nei discorsi che teneva, che si era verificata
una totale trasformazione. Questuomo che aveva ottenuto il cappello cardinalizio
falsificando la scrittura di un re, e la tiara con due anni di sordi intrighi e di
corruzioni elettorali, culminati in un mese di simulazione di una malattia
incurabile, sembrava aver ritrovato nel vicariato supremo una nuova anima. Partito
quasi dal nulla e arrivato allappagamento della pi alta fra le ambizioni umane;
non avendo ormai pi nulla da desiderare o da ottenere per se stesso, tutte le forze
e tutto il formidabile lavorio del cervello che lo avevano condotto a tale vetta
potevano essere impiegati in modo del tutto disinteressato al bene esclusivo della
chiesa quale egli lo concepiva. E che prodigi di attivit vi dispensava! Quanti di
quelli che lo avevano eletto, convinti che sarebbe presto scomparso o che avrebbe
lasciato governare la Curia in suo nome, quanti si erano ormai pentiti! Giovanni
XXII rendeva loro la vita dura. Lomettino era davvero un grande pontefice!
Si occupava di tutto e decideva su ogni questione. Nel marzo precedente non
aveva esitato a scomunicare limperatore di Germania, Luigi di Baviera,
destituendolo e aprendo quella successione al Sacro romano impero per la quale
tanto si agitavano il re di Francia e il conte di Valois. Interveniva in tutte le
controversie fra prncipi cristiani, richiamandoli, giusta la sua missione di pastore

universale, al loro dovere di conservare la pace. Attualmente si stava occupando


del conflitto dAquitania, e aveva gi deciso, nelle udienze concesse a Bouville, in
che maniera comportarsi.
I sovrani di Francia e dInghilterra sarebbero stati invitati a prolungare la tregua
firmata a La Role dal conte di Kent, e destinata a scadere in quello stesso
dicembre. monsignor di Valois non avrebbe utilizzato i quattrocento armigeri e
i mille balestrieri che re Carlo IV gli aveva mandato nei giorni precedenti a
Bergerac. Dal canto suo, re Edoardo II sarebbe assolutamente venuto al pi
presto a rendere omaggio al re di Francia, I due sovrani avrebbero restituito la
libert ai gentiluomini guasconi che tenevano rispettivamente prigionieri, senza
trattarli con rigore per il solo fatto di avere scelto il campo avversario. Infine il
papa avrebbe scritto alla regina Isabella per scongiurarla a impiegare tutte le sue
forze al fine di ristabilire la concordia fra il marito e il fratello. N papa
Giovanni n Bouville si facevano molte illusioni sulleffettiva influenza
dellinfelice regina. Ma il fatto che il Santo Padre si rivolgesse a lei non avrebbe
mancato di conferirle un certo credito e di far esitare i suoi nemici nel
maltrattarla oltre. Inoltre Giovanni XXII le avrebbe consigliato di venire a
Parigi, sempre in missione conciliatoria, per presiedere alla formulazione del
trattato, che di tutta lAquitania avrebbe lasciato allInghilterra soltanto una
sottile fascia costiera comprendente Saintes, Bordeaux, Dax e Baiona. In altre
parole, le ambizioni politiche del conte di Valois, gli intrighi di Roberto
dArtois e le segrete aspirazioni di Lord Mortimer avrebbero avuto dal Santo
Padre un incremento decisivo per la loro attuazione.
Bouville, adempiuto cos con successo alla prima parte della sua missione,
poteva mangiare con appetito il gradevole, profumato e untuoso intingolo
danguille di cui avevano riempito la sua scodella dargento.
Le anguille vengono dallo stagno di Martigues gli fece notare papa
Giovanni. Vi piacciono?
Il grosso Bouville, a bocca piena, non pot far altro che guardarlo con
ammirazione.
La cucina pontificia era davvero splendida, e perfino il pasto del venerd
costituiva una rassegna di autentiche leccornie. Tonni freschi, merluzzi norvegesi,
lamprede e storioni, cucinati in venti modi diversi e guarniti di venti diverse salse,
si susseguivano in processione su fulgidi piatti. Il vino dArbois sembrava oro
nelle coppe, mentre quelli di Borgogna, del Lot o del Rodano accompagnavano i
formaggi.
Il Santo Padre, si limitava a ciancicare con le gengive una cucchiaiata di pt di

luccio e a sorbire una tazza di latte. Si era messo in mente che un papa dovesse
nutrirsi esclusivamente di alimenti bianchi.
Bouville doveva anche trattare una seconda questione, assai pi delicata, e
anchessa per incarico di monsignor di Valois: si trattava precisamente della
crociata, un argomento scottante al quale Giovanni XXII non aveva fatto il
minimo accenno nei precedenti colloqui. Eppure, bisognava decidersi. Regola
fondamentale per un ambasciatore di non affrontare mai di petto i problemi pi
spinosi; perci Bouville credette di dar prova di astuzia dicendo:
Santissimo Padre, la corte di Francia ha seguito con molta attenzione il
concilio di Valladolid, presieduto due anni fa da un vostro legato, nel corso del
quale venne deciso che i chierici dovessero lasciare le loro concubine
pena, in caso contrario continu papa Giovanni con una vocina
rapida e soffocata di essere privati dopo due mesi di un terzo dei frutti dei
loro benefici, dopo altri due mesi di un altro terzo, e infine, passato ancora un
bimestre, di tutto. In verit, messer conte, luomo, e anche il prete, peccatore,
e noi ci rendiamo conto che non sar possibile sopprimere ogni peccato. Ma
servir se non altro, per quanti persisteranno nellerrore, a riempire le nostre
casseforti che servono a fare del bene. E molti eviteranno di rendere pubblici i
loro scandali.
E i vescovi cesseranno, come fanno adesso anche troppo spesso, di assistere
personalmente al battesimo o alle nozze dei loro figli illegittimi.
Dette queste parole, Bouville arross. Che idea parlare di figli illegittimi alla
presenza del cardinale del Pouget! Una gaffe, aveva commesso una gaffe. Ma
poich nessuno sembrava averla notata, Bouville si affrett a proseguire:
Ma perch, Santissimo Padre, si fissata una pena ancor pi severa contro
quei sacerdoti le cui concubine non sono cristiane?
Il motivo molto semplice, messer conte rispose papa Giovanni. Il
decreto riguarda soprattutto la Spagna, dove esistono moltissimi mori e dove
i nostri chierici trovano con estrema facilit delle compagne per nulla
imbarazzate dallipotesi di fornicare con un tonsurato.
Si spost leggermente sulla poltrona, e un rapido sorriso aleggi sulle sue
labbra serrate. Aveva gi capito dove Bouville voleva andare a parare portando il
discorso sui mori. E ora attendeva, con unaria fra il divertito e il diffidente che
egli inghiottisse ancora una sorsata e assumesse un atteggiamento falsamente
disinvolto per dire:
indubbio, Santissimo Padre, che quel concilio ha promulgato editti
davvero saggi, che ci saranno molto utili per la crociata. I nostri eserciti saranno

infatti accompagnati da un gran numero di preti e di cappellani e avanzeranno


in territorio moresco; sarebbe un peccato che proprio loro dessero lesempio
della cattiva condotta.
Dopo di che Bouville respir meglio: aveva finalmente pronunciato la fatidica
parola crociata.
Papa Giovanni strinse le palpebre e congiunse le dita.
Sarebbe anche un peccato disse con voce calma che la stessa licenza
incominciasse a proliferare nelle nazioni cristiane quando gli eserciti saranno
occupati oltremare. Lesperienza insegna, messer conte, che se le truppe sono
lontane a combattere, e se dai popoli si allontanano gli uomini pi validi,
fioriscono vizi dogni sorta, come se, insieme alla forza, si fosse allontanato
anche il rispetto dovuto alle leggi di Dio. Le guerre offrono sempre grandi
occasioni di peccato Monsignor di Valois sempre cos deciso a questa
crociata mediante la quale vuole onorare il nostro pontificato?
Ecco, Santissimo Padre, i deputati della Piccola Armenia
Lo so, lo so disse papa Giovanni allontanando e riaccostando fra loro le
dita. Sono stato io a mandarli da monsignor di Valois.
Ci si informa da ogni parte che sulle coste i mori
So anche questo. I rapporti mi arrivano contemporaneamente a quelli per
monsignor di Valois.
Intorno alla tavola, tutte le conversazioni si erano interrotte. Il vescovo Pietro di
Mortemart, che accompagnava Bouville nella sua missione, e che a detta di tutti
sarebbe stato nominato cardinale al prossimo concistoro, allungava le orecchie, e
altrettanto facevano i nipoti e i cugini, prelati o dignitari. I cucchiai scivolavano sul
fondo dei piatti come sul velluto. Il soffio di voce, preciso ma privo di timbro, che
usciva dalla bocca del Santo Padre era difficile da cogliere, e per captarlo da
lontano occorreva una lunga consuetudine con lui.
Monsignor di Valois, che amo damore paterno, ci ha indotto a consentirgli
la decima; ma sinora questa decima gli servita soltanto a confiscare lAquitania e
a sostenere la sua candidatura al Sacro Romano Impero. Sono tutte nobili
iniziative, ma non si possono definire delle crociate. Non sono affatto certo,
messer conte, di concedergli nuovamente la decima per il prossimo anno, e meno
ancora di consentire a quei sussidi supplementari che mi vengono chiesti per la
spedizione.
Bouville incass il colpo. Se era tutto qui quel che avrebbe portato a Parigi,
chiss come si sarebbe arrabbiato Carlo di Valois!
Santissimo Padre ribatt, cercando di mantenersi il pi possibile calmo,

era opinione del conte di Valois come di re Carlo che voi sareste stato
sensibile allonore che la cristianit potrebbe trarre
Lonore della cristianit, figliolo mio caro, di vivere in pace lo
interruppe il papa con un colpetto sulla ma no.
Anche in questo era cambiato il Santo Padre. Una volta lasciava sempre che il
suo interlocutore arrivasse alla fine del discorso, anche se aveva gi capito tutto
dalla prima parola. Adesso, invece, interrompeva: aveva troppo da fare per
aspettare che gli spiegassero cose che gi conosceva. Bouville, comunque, che gi
si era preparato il suo discorso, continuava imperterrito:
Non forse nostro dovere ricondurre gli infedeli alla vera fede e combattere
leresia nelle loro terre?
Leresia? Leresia, Bouville? rispose papa Giovanni in un sussurro
indignato. Occupiamoci prima di estirpare quella che fiorisce nelle nostre
nazioni, e non abbiamo tanta fretta nello spremere il bubbone sul volto del vicino
quando il nostro corroso dalla lebbra! Combattere leresia compito mio, e
credo di riuscirvi abbastanza bene. I miei tribunali funzionano, e ho assoluto
bisogno della collaborazione di tutti i miei chierici, come di quella di tutti i
principi cristiani, per metterla alle strette. Se la cavalleria europea se ne andr in
Oriente, il diavolo avr campo libero in Francia, in Spagna e in Italia! Da quanto
tempo Catari, Albigesi e Spirituali se ne stanno tranquilli? Perch ho suddiviso la
grande diocesi di Tolosa che serviva loro da rifugio, creando nella Linguadoca
sedici nuovi vescovati? E i vostri pastorelli, le cui bande pochi anni fa sono
arrivate perfino da noi, non erano forse ispirati dalleresia? Non basta una
generazione ad estirpare un male cos profondo. Bisogna attendere i figli dei
nipoti per esser certi di essere arrivati alla fine.
Tutti i prelati presenti potevano testimoniare del rigore con cui Giovanni XXII
perseguitava gli eretici. Se per i peccatucci della natura umana, la consegna era di
mostrarsi longanimi, accontentandosi di un risarcimento finanziario, in compenso
i roghi ardevano in continuazione a punire gli errori dello spirito. Correva
addirittura nel mondo cristiano una battuta del monaco Bernardo Dlicieux, un
francescano che aveva voluto lottare contro linquisizione domenicana, ed era stato
cos audace da venire a predicare, proprio ad Avignone, guadagnandosi in cambio
la reclusione perpetua. Nemmeno San Pietro e San Paolo, aveva detto,
potrebbero dimostrare di non essere eretici, se tornassero su questa terra e se
venissero interrogati dagli Accusatori.
Ma nello stesso tempo il Santo Padre non poteva fare a meno di diffondere
certe strane idee, partorite dalla sua vivace intelligenza, che, emesse dallalto della

cattedra pontificia, facevano molta impressione fra i dottori delle facolt di


teologia. Cos si era pronunciato contro limmacolata Concezione della Vergine
Maria, che certo non costituiva un dogma, ma un principio generalmente
accettato. Al massimo era disposto ad ammettere che Dio avesse purificato la
Vergine prima della sua nascita, ma in un momento, diceva, difficile da
determinare. Viceversa non aveva dubbi sulla sua Assunzione. E poi Giovanni
XXII non credeva alla Visione beatifica, almeno sino al Giudizio finale, e negava
per ci stesso la presenza di anime in Paradiso e, dunque, allinferno.
Per molti teologi, queste tesi avevano un che di diabolico. Perci a quella stessa
tavola era seduto anche un cistercense, Giacomo Fournier, figlio di un fornaio di
Foix, nellArige, ex-abate di Fontfroide e vescovo di Pamiers, che veniva
soprannominato il cardinale bianco per il colore del suo abito, e che, stimato
dal papa al punto da diventarne il confidente pi intimo, impiegava tutte le risorse
della sua scienza apologetica per sostenere e giustificare le ardite tesi del Santo
Padre29.
Costui intanto cos proseguiva il suo discorso:
Perci, messer conte, non preoccupatevi troppo per leresia dei mori.
Proteggiamo le nostre coste dalle loro navi, ma lasciamoli al giudizio del
Signore onnipotente che, in fondo, avendoli creati, aveva certamente delle
intenzioni a loro riguardo. Chi di noi pu dire cosa avviene a quelle anime che
ancora non sono state toccate dalla grazia della rivelazione?
Vanno allinferno, immagino disse ingenuamente Bouville.
Linferno! Linferno! mormor il fragile papa alzando le spalle. Non
parlate di cose che ignorate. E non cercate nemmeno di farmi credere siamo
amici da troppo tempo, Bouville! che monsignor di Valois abbia chiesto al
mio Tesoro un sussidio di un milione e duecentomila lire, trecentomila delle
quali a lui destinate, solo per condurre alla salvezza gli infedeli! Del resto, so
bene che il conte di Valois non ha pi un gran desiderio di partire per la
crociata.
A dirle il vero, Santissimo Padre disse Bouville esitando un poco
anche se non sono informato quanto lo siete voi, credo tuttavia
Che cattivo ambasciatore! pensava papa Giovanni. Al suo posto, farei credere
a me stesso che Valois ha gi riunito le sue bandiere, e non mi accontenterei di
meno di trecentomila lire.
Lasci dunque che Bouville annaspasse ancora un poco.
Direte dunque a monsignor di Valois dichiar infine che il Santo
Padre rinuncia alla crociata; e siccome so che monsignore un figlio

obbediente e un eccellente cristiano, sono certo che accetter per il bene stesso
della nostra santa Chiesa.
Bouville era molto infelice. Certo, tutti erano daccordo nel rinunciare alla
crociata, ma non cos, in due parole e senza contropartita.
Non dubito, Santissimo Padre disse che monsignor di Valois vi
obbedisca, ma gi ha impegnato, oltre allautorit della sua persona, notevoli
somme.
Quanto occorre a monsignor di Valois per non soffrire troppo al pensiero
di avere impegnato la sua autorit personale?
Non so, Santissimo Padre disse Bouville arrossendo. Monsignor di
Valois non mi ha incaricato di rispondere a questa domanda.
Ma s, ma s. Lo conosco bene: sono certo che laveva prevista. Quanto?
Ha gi anticipato parecchio ai cavalieri dei propri feudi per equipaggiare le
loro bandiere
Quanto?
Si preoccupato di rifornirsi della nuova artiglieria a polvere
Quanto, Bouville?
Ha ordinato grossi quantitativi di armi dogni genere
Non sono uomo di guerra, messere, e non vi chiedo il conto delle balestre.
Voglio solo che mi diciate la cifra che monsignor di Valois desidera a mo di
risarcimento.
Dicendo questo, sorrideva nel vedere il suo interlocutore sulle spine. E anche
Bouville non poteva esimersi dal sorridere nel vedere andare in fumo tutti i suoi
grossolani stratagemmi. Non cera niente da fare: doveva proprio pronunciarla
quella cifra. E in un sussurro, abbastanza simile a quello del papa, mormor:
Centomila lire
Giovanni XXII scosse il capo e disse:
la tariffa normale del conte Carlo. Mi sembra per che una volta i
fiorentini, per liberarsi dellaiuto che aveva loro portato, abbiano dovuto dargli
di pi; e un po meno i senesi per convincerlo a lasciare la loro citt. In altra
occasione, il re dAnjou ha dovuto dissanguarsi pi o meno della stessa somma
per ringraziarlo di un aiuto che non gli aveva chiesto. un sistema come un
altro per far quattrini Il vostro Valois, Bouville, un formidabile briccone!
Su, portategli la buona notizia Gli daremo centomila lire e la nostra
apostolica benedizione!
Tutto sommato, era ben felice di cavarsela a cos basso prezzo. Ed era felice
anche Bouville che si trovava improvvisamente ad aver compiuto la sua missione.

Discutere col sovrano pontefice come con un qualsiasi mercante lombardo


sarebbe stato per lui davvero penoso! Ma il Santo Padre Aveva di questi impulsi,
che non erano forse dettati dalla generosit, ma semplicemente dalla valutazione
del prezzo con cui doveva pagare il proprio potere.
Ricordate, messer conte, quel giorno che proprio in questa citt mi avete
portato cinquemila franchi del conte di Valois per garantire lelezione di un
cardinale francese al conclave? Non si pu proprio negare che quel denaro sia
stato bene investito!
Bouville si inteneriva sempre sui suoi ricordi. E ora rivedeva il prato nebbioso
nella campagna a nord di Avignone, quel prato di Pontet dove si era svolto il loro
curioso colloquio, seduti entrambi su un muretto.
Se me ne ricordo, Santissimo Padre! disse. Sapete che quando vi vidi
arrivare, non conoscendovi nemmeno di vista, credetti che mi avessero
ingannato e che voi non foste un cardinale, ma un giovanissimo chierico
inviatomi travestito da qualche prelato?
Il complimento fece sorridere papa Giovanni. Anche lui se ne ricordava.
E quel giovane italiano chiese quel piccolo senese che lavorava per
una banca? Era con voi quel giorno, e pi tardi me lo avete mandato a Lione
dove mi fu tanto utile durante il conclave. Guccio Baglioni, si chiamava. Che
fine ha fatto? Ero convinto che si sarebbe fatto vivo. Ma forse il solo uomo
che mi abbia reso un servigio in altri tempi e che non sia poi venuto a
impetrarmi una grazia o una carica.
Non so, Santissimo Padre, non so. ripartito per la sua Italia natia.
Nemmeno io ne ho pi saputo nulla.
Ma Bouville si era turbato nel rispondere, e la cosa non era passata inosservata
al papa.
Se non ricordo male, aveva avuto una brutta storia: un matrimonio vero o
falso, non so pi, con una ragazza della nobilt che aveva reso madre. E i
fratelli di lei volevano vendicarsi. Non era cos?
Eh s! Il Santo Padre non ricordava affatto male. Che memoria aveva!
Mi stupisce davvero continu papa Giovanni che un giovane, protetto
da voi, protetto da me e introdotto nel mondo della finanza, non ne abbia
meglio approfittato per fare fortuna. E il bambino che doveva avere nato?
ancora vivo?
S, s, nato replic frettolosamente Bouville. E vive con la madre in
campagna, non so bene dove.
Era sempre pi imbarazzato.

Mhanno detto, chi me lha detto? incalz il papa che quella stessa
damigella era stata nutrice del piccolo re postumo, il figlio della Signora
Clemenza dUngheria, durante la reggenza del conte di Poitiers. Non cos?
S, s, Santissimo Padre. Credo proprio fosse lei.
Un fremito attravers le mille piccole rughe che solcavano il volto del papa.
Come, credete? Non eravate il curatore al ventre della Signora Clemenza?
Non le foste vicino quando le capit la sciagura di perdere il figlio? Non
sapevate dunque chi era la nutrice?
Bouville era diventato rosso. Avrebbe dovuto essere pi guardingo, tanto da
capire che quando il Santo Padre aveva pronunciato il nome di Guccio Baglioni lo
aveva fatto con qualche precisa intenzione, e con maggiore abilit di lui che, per
introdurre il discorso sulla crociata, era andato a tirar fuori il concilio di Valladolid
e i mori di Spagna! E poi, il Santo Padre non poteva non avere notizie di Guccio:
i Tolomei di Siena non erano forse un po i suoi banchieri?
Gli occhietti grigi del papa non abbandonavano quelli di Bouville e le domande
si susseguivano insistenti.
E quel processo che ha avuto la signora Mahaut dArtois e cui avete
testimoniato anche voi? Cosa cera di vero, messer conte carissimo, in quelle
accuse?
Oh, Santissimo Padre, soltanto quello che la giustizia ha messo in luce!
Pettegolezzi, voci che correvano, e che la signora Mahaut volle porre a tacere.
Si era ormai alla fine del pasto e gli scudieri, passando le brocche e le bacinelle,
versavano lacqua sulle dita dei convitati. Due cavalieri nobili si avvicinarono per
tirare indietro la sedia del Santo Padre.
Messer conte disse costui sono stato molto lieto di rivedervi. Non so,
considerando la mia tarda et, se questa gioia mi verr ancora accordata
Bouville, che si era intanto alzato, respir meglio. sembrava venuto il momento
degli addii che avrebbero posto fine a quellinterrogatorio.
Perci continu il papa voglio concedervi la massima grazia che io
possa accordare a un cristiano. Vi confesser personalmente. Accompagnatemi
in camera mia.

II LA PENITENZA PER IL SANTO PADRE

eccati di carne? Certo, siete un uomo Peccati di gola? Basta

guardarvi, siete grasso Peccati dorgoglio? Siete un gran signore Ma la


vostra condizione vi obbliga ad accostarvi regolarmente ai Sacramenti; pertanto,
tutti questi peccati, che costituiscono il fondo della natura umana, li confessate,
per venirne assolto, ogni volta che vi preparate ad avvicinarvi alla santa tavola.
Strana confessione, dove il primo vicario della Chiesa romana formulava
insieme le domande e le risposte. La sua voce fioca veniva a volte soffocata dagli
strilli degli uccelli: nella camera del papa cerano infatti un pappagallo incatenato
che svolazzava nella sua grande gabbia, dei pappagallini, dei canarini e di quei
piccoli uccelli rossi delle isole che vengono chiamati cardinali.
Il pavimento della stanza era fatto di lastre dipinte coperte qua e l da tappeti di
Spagna. Le pareti e le seggiole erano tappezzate di verde, e di lino verde erano le
cortine del letto e le tendine delle finestre. Su questo colore di foglie, di bosco, gli
uccelli inserivano macchie colorate, come di fiori 30. In un angolo era installato un
bagno con una vasca di marmo. A questa stanza seguiva il guardaroba dove
mantelli bianchi, mantelline granata e ornamenti riempivano enormi armadi, e,
infine, lo studio.
Entrando, il grosso Bouville aveva accennato a volersi inginocchiare, ma il
Santo Padre lo aveva invitato a sederglisi accanto in una delle verdi poltrone. Non
si poteva davvero trattare un penitente con maggiori riguardi. Lex-ciambellano di
Filippo il Bello era letteralmente esterrefatto, ma nello stesso tempo si sentiva pi
tranquillo: aveva infatti temuto di dover confessare, lui gran dignitario, al sovrano
pontefice, tutto il fango di una vita, le piccole impurit, i desideri vergognosi, le
azioni malvagie, la feccia insomma, che si accumula in fondo allanima col
trascorrere dei giorni e degli anni. Ora, questi peccati il Santo Padre pareva
considerarli delle inezie, o quanto meno ritenerli competenza dei pi umili preti.
Gli che Bouville non aveva notato, lasciando la sala da pranzo, locchiata che si

erano scambiati il cardinale Gaucelin Duze, il cardinale del Pouget e Giacomo


Fournier, il cardinale bianco. Costoro infatti conoscevano bene questa astuzia di
papa Giovanni: la confessione post-prandiale, un pretesto per intrattenersi
veramente da solo a solo con un interlocutore importante, che gli permetteva di
essere messo al corrente di molti segreti di stato. Chi poteva resistere a questa
improvvisa offerta, lusinghiera e terrificante a un tempo? Tutto contribuiva a
indebolire le coscienze: la sorpresa, il rispetto religioso e linizio della digestione.
Lessenziale per un uomo continu il papa di aver bene adempiuto
ai doveri della particolare posizione che Dio gli ha affidato in questo mondo, ed
in questo campo che gli errori gli vengono maggiormente rimproverati. Voi, figlio
mio, siete stato ciambellano di un re, e incaricato, dai suoi tre successori, di
altissime missioni. Siete sempre stato assolutamente esatto nel compimento dei
vostri doveri?
Credo, padre, voglio dire Santissimo Padre, di aver assolto ai miei compiti
con zelo, e di essere stato, per quanto possibile, un leale servitore dei miei
sovrani
Si interruppe bruscamente, rendendosi conto che non si trovava l per
pronunciare il proprio elogio.
Devo accusarmi riprese mutando di tono di aver fallito in certe
missioni che avrei potuto condurre a buon fine Il fatto , Santissimo Padre, che
non sono sempre stato abbastanza accorto e che spesso mi sono reso conto solo
in ritardo degli sbagli che avevo commesso.
Non peccato capire le cose in ritardo; una cosa che pu succedere a noi
tutti, ed esattamente lopposto dello spirito di malizia. Ma, nelle vostre missioni
o a causa delle missioni stesse, avete commesso colpe gravi, per esempio false
testimonianze omicidi
Bouville tentenn il capo in segno di diniego.
Ma quegli occhietti grigi, senza ciglia n sopracciglia, brillanti e luminosi nel
volto rugoso del pontefice, restavano fissi nei suoi.
Ne siete sicuro? Eppure, questa loccasione ideale, figliolo mio carissimo,
di purificarvi perfettamente lanima. Mai una falsa testimonianza?
Di nuovo Bouville si sent a disagio. Che voleva dire questa insistenza? Il
pappagallo usc in un grido rauco sul suo trespolo, e Bouville sussult.
C una cosa, Santissimo Padre, che a dire il vero mi pesa sullanima, ma
non so se sia veramente un peccato, n quale nome dargli. Non ho commesso
personalmente omicidi, ve lo giuro, ma non ho saputo impedirne uno. E poi ho
dovuto presentare falsa testimonianza, ma non potevo agire altrimenti.

Raccontatemi dunque, Bouville disse il papa.


Tocc a lui questa volta correggersi:
Confessatemi, figliolo, questo segreto che tanto vi pesa.
Certo, mi pesa disse Bouville e pi ancora dopo la morte della mia
cara sposa Margherita che ne era a parte. E a volte mi ripeto che se mi
accadesse di morire senza averlo comunicato ad anima viva
Improvvisamente gli erano venute le lacrime agli occhi.
Perch non mi venuto in mente prima, Santissimo Padre, di confidarvelo?
Ma come vi dicevo, spesso mi rendo conto tardi delle cose Accadde dopo
la morte di re Luigi Decimo, il primogenito del mio padrone Filippo il Bello
Bouville guard il papa sentendosi gi un poco sollevato. Finalmente poteva
liberarsi di questo fardello che si portava appresso da otto anni. Era stato
indubbiamente il pi brutto momento della sua vita, e il rimorso lo tormentava
senza tregua. S, doveva proprio raccontare tutto al papa!
Adesso, Bouville parlava agevolmente. Raccontava come, nominato curatore al
ventre della regina Clemenza, dopo la scomparsa del marito di lei Luigi il
Testardo, aveva temuto che la contessa Mahaut dArtois compisse unazione
criminosa contro la regina e contro il bambino che ella portava in seno. Era
lepoca in cui monsignor Filippo di Poitiers aspirava alla reggenza, ostacolato dal
conte di Valois e dal duca di Borgogna.
A questo ricordo, Giovanni XXII alz per un attimo gli occhi sulle travi dipinte
del soffitto, e unespressione sognante pass sul suo volto scarno. Era stato lui
infatti ad annunciare a Filippo di Poitiers la morte del fratello, avendone avuto
notizia proprio dal giovane lombardo Baglioni. Ah, con quanta abilit il conte di
Poitiers aveva saputo organizzare le cose, e per il conclave, e per la reggenza!
Tutto era stato deciso a Lione, quella mattina del giugno 1316, in casa del console
Varay
Bouville, dunque, temeva un delitto della contessa dArtois, un nuovo delitto
anzi, perch era opinione diffusa che fosse stata lei a eliminare Luigi il Testardo
avvelenandolo. Aveva del resto tutte le ragioni per odiarlo, in quanto egli le aveva
fatto confiscare la contea. E anche questa volta Aveva infinite buone ragioni di
desiderare il trionfo del conte di Poitiers, suo genero. Lui re, nessuno avrebbe pi
osato contestarle i diritti sullArtois. Il solo ostacolo era il bimbo che stava nel
ventre della regina: che nascesse e che fosse maschio.
Infelice regina Clemenza disse il papa.
Mahaut dArtois aveva fatto in modo di essere nominata sua madrina, titolo che
le avrebbe permesso di mostrare il piccolo re ai baroni nella cerimonia di

presentazione. Bouville era certo, e la signora Bouville anche, che se la terribile


Mahaut avesse voluto commettere un delitto, non avrebbe esitato a compierlo
durante la cerimonia, costituendo essa la sua sola occasione di tenere in braccio il
bambino. Perci i due avevano deciso di nascondere il piccolo re e di porre fra le
braccia di Mahaut il figlio di una nutrice, nato qualche giorno prima. Sotto le
fasce da cerimonia nessuno avrebbe potuto accorgersi della sostituzione, anche
perch nessuno aveva visto linfante, nemmeno la regina Clemenza che, colpita da
violenta febbre, era allora quasi moribonda.
Infatti disse Bouville la contessa Mahaut imbratt di veleno la bocca o
il naso del bambino che gli avevo affidato, il quale mor di convulsioni davanti
a tutti i baroni. Fu dunque una piccola creatura innocente che io votai alla
morte. Ma il delitto era stato compiuto con tanta abilit e con tanta fretta che
non mi venne in mente di urlare subito: Non lui il piccolo re!. Dopo, era
troppo tardi. Come spiegare
Il papa, leggermente chino in avanti, le mani congiunte sulla veste, non perdeva
una parola del racconto.
E laltro bambino, il re, dov ora, Bouville? Che ne avete fatto?
Esiste, Santissimo Padre, vivo. Noi, la mia defunta sposa ed io, labbiamo
affidato alla nutrice. Non stato facile, ve lo assicuro. La poverina ci odiava,
naturalmente, e gemeva dal dolore. Ma a forza di suppliche e di minacce, le
abbiamo fatto giurare sui Vangeli che si sarebbe tenuta il piccolo re come fosse
suo figlio, e non avrebbe mai rivelato a nessuno la sua identit, nemmeno in
confessione.
Oh, oh mormor il Santo Padre.
In altre parole, il piccolo re Giovanni, il vero re di Francia, attualmente
allevato in un maniero dellle-de-France, senza sapere chi e senza che
nessuno lo sappia, eccetto colei che passa per sua madre e io
E questa donna?
Maria di Cressay, la sposa del giovane lombardo Guccio Baglioni.
Ora, per il Santo Padre, tutto era chiaro.
E Baglioni non sa nulla?
Assolutamente nulla, Santissimo Padre, ne sono certo. Infatti la signora di
Cressay, per tener fede al suo giuramento, ha sempre rifiutato di rivederlo,
come le avevamo imposto. Inoltre tutto questo avvenuto in brevissimo tempo
e il giovanotto subito ripartito per lItalia. Crede che suo figlio sia ancora
vivo. E qualche volta ne chiede notizie al banchiere Tolomei, suo zio
Ma perch, Bouville, potendo provare che cera stato delitto, e potendolo

provare con facilit, non avete denunciato la contessa Mahaut? Se penso


aggiunse papa Giovanni che proprio in quel periodo mi aveva mandato il
suo cancelliere per chiedermi di appoggiare la sua causa contro il nipote
Roberto
Improvvisamente gli venne in mente che questo Roberto dArtois, questo
chiassoso gigante, questo seminatore di discordie, forse anche assassino era
opinione diffusa, infatti, che avesse avuto parte nellomicidio di Margherita di
Borgogna a Chteau-Gaillard questo grande barone di Francia, per quanto
pessimo soggetto fosse, era forse da preferirsi, tutto sommato, alla sua crudele zia,
e che lottando contro di lei non aveva probabilmente tutti i torti. Un mondo di
lupi davvero quello delle corti sovrane! Ed era cos in ogni regno. Possibile che
proprio per governare, pacificare e guidare questo gregge Dio avesse ispirato a
lui, gracile borghesuccio di Cahors, questa grande ambizione della tiara, che
portava attualmente in capo e che, in certi momenti, gli sembrava cos pesante?
Ho taciuto, Santissimo Padre riprese Bouville soprattutto per consiglio
della mia defunta sposa. Avendo io lasciato passare il momento adatto a
smascherare lassassina, ella mi fece giustamente osservare che, se avessimo
svelato la verit, Mahaut si sarebbe accanita sul piccolo re, e anche su di noi. Se
dunque volevamo salvarlo, e salvare insieme noi stessi, dovevamo lasciarle
credere che il suo delitto era riuscito. Pertanto ho condotto allabbazia di SaintDenis il figlio della nutrice, perch vi venisse inumato accanto ai re.
Il papa rifletteva.
Sicch disse nel processo intentato contro la contessa Mahaut lanno
seguente, le accuse erano fondate?
Certo, Santissimo Padre, certo che lo erano! Con laiuto di suo cugino,
messer Giovanni di Fiennes, monsignor Roberto era riuscito a rintracciare
unavvelenatrice, una negromante, certa Isabella di Friennes, che aveva
consegnato a una damigella di compagnia della contessa Mahaut quel veleno con
la quale costei uccise prima re Luigi e poi il bambino presentato ai baroni.
Questa Isabella, con il figlio Giovanni, venne condotta a Parigi a sostenere
laccusa contro Mahaut. Monsignor Roberto, come potrete immaginare, era ai
sette cieli! Si raccolsero le loro deposizioni, e risult chiaramente che erano i
fornitori abituali della contessa, poich in precedenza le avevano gi procurato il
filtro grazie al quale ella si vantava di aver riconciliato la figlia Giovanna con il
genero conte di Poitiers
Magia, stregoneria! sussurr il papa. Non vi sarebbe stato difficile
mandare al rogo la contessa!

Non in quel momento, Santissimo Padre, non in quel momento. Il conte di


Poitiers, divenuto re, proteggeva molto la signora Mahaut, al punto che sono
profondamente convinto che egli fosse stato suo complice, almeno nel secondo
delitto.
Il volto scarno del papa si raggrinz ancora di pi sotto il berretto di pelliccia.
Le ultime parole gli avevano causato gran pena. Aveva voluto bene a re Filippo
V: doveva a lui la tiara e si erano sempre intesi benissimo su tutti i problemi di
governo.
Su tutti e due si abbattuta la mano di Dio continu Bouville poich
entrambi hanno perduto il loro unico erede maschio. La contessa ha visto
morire suo figlio a diciassette anni, e il giovane re Filippo stato privato del
suo, nato soltanto da pochi mesi, e non ne ha pi avuto altri Ma dallaccusa
presentata contro di lei, indubbiamente la contessa ha saputo difendersi.
Incominci col proclamare lindegnit dei suoi accusatori, col protestare che la
sua qualit di pari di Francia la rendeva processabile soltanto dalla Camera dei
baroni. Tuttavia, col pretesto di voler far trionfare la sua innocenza, supplic il
genero e fu una formidabile scena di pubblica menzogna! di disporre
perch linchiesta continuasse dandole modo di smascherare i suoi nemici. La
negromante di Friennes e suo figlio furono nuovamente interrogati, ma dopo
aver subito la tortura. Non erano belli da vedere: grondavano sangue da ogni
parte. Fecero completa ritrattazione, dichiararono false le loro prime
dichiarazioni e sostennero di essere stati costretti a farle con le lusinghe, le
preghiere, promesse e minacce di persone delle quali, secondo il testo
presentato dai cancellieri, conveniva per il momento tacere il nome; unelegante
perifrasi per indicare monsignor Roberto dArtois. Poi re Filippo il Lungo
tenne personalmente letto di giustizia31 e chiam a testimoniare tutti i suoi
familiari, i parenti, e tutti gli intimi del suo defunto fratello: il conte di Valois, il
conte dEvreux, monsignor di Borbone, monsignor Gaucher il connestabile,
monsignor di Beaumont il maestro di casa, e la regina Clemenza, chiedendo
loro, sotto giuramento se sapessero o credessero che re Luigi e suo figlio
Giovanni fossero morti di morte non naturale. Non essendo possibile produrre
alcuna prova, in quella seduta pubblica nel corso della quale la contessa
Mahaut aveva preso posto accanto al re, ognuno dichiar, anche se molti non
ne erano affatto convinti, che quei decessi erano dovuti a cause puramente
naturali.
Ma avete dovuto presentarvi anche voi?
Il grosso Bouville abbass il capo.

Ho reso falsa testimonianza, Santissimo Padre disse.


Ma cosa potevo fare quando tutta la corte, i pari, gli zii del re, i pi prossimi
servitori, e perfino la regina vedova, affermavano sotto giuramento linnocenza
della contessa Mahaut? Sarei stato a mia volta accusato di mendacio e mi
avrebbero spedito sulla forca a ciondolare a Montfaucon.
Sembrava talmente infelice, triste e abbattuto che dimprovviso si riconoscevano
sul suo grosso volto carnoso i lineamenti di quel ragazzino che era stato mezzo
secolo prima. Il papa ebbe un gesto di piet.
Calmatevi, Bouville disse chinandosi e ponendogli una mano sulla spalla.
E non rimproveratevi di aver agito male. Dio vi aveva messo di fronte a un
problema troppo difficile per voi. Ora, il vostro segreto me lo assumo io. Dir
lavvenire se avete agito bene! Avete voluto salvare una vita che era stata affidata
alle vostre cure e lavete salvata. Quante altre ne avreste messo in pericolo,
parlando!
S, Santissimo Padre, ora il mio animo rasserenato!
disse lex-ciambellano. Ma che avverr del piccolo re nascosto? Cosa
dovremo farne?
Attendere, per ora, senza agire in alcun modo. Ci penser e vi far sapere.
Andate in pace, Bouville E per quanto riguarda monsignor di Valois, gli
dar le centomila lire, ma non un fiorino di pi. Che mi lasci tranquillo con la
sua crociata e che si metta daccordo con lInghilterra.
Bouville mise un ginocchio a terra e si port con effusione alle labbra la mano
del Santo Padre. Poi si alz e si avvi rinculando verso la porta, credendo
terminata ludienza.
Il papa lo richiam con un gesto.
Bouville, e lassoluzione? Non la volete?
Un attimo dopo, papa Giovanni, rimasto solo, percorreva a piccoli passi
strascicati il suo studio. Il vento del Rodano passava sotto le porte e gemeva
attraverso il bel palazzo nuovo. I pappagallini pigolavano nelle loro gabbie. I
tizzoni del braciere collocato in un angolo della stanza si erano anneriti. Giovanni
XXII doveva affrontare uno dei problemi pi difficili che gli si fossero presentati
dopo la sua investitura. Il vero re di Francia era un bambino ignoto, nascosto nel
cortile di un qualunque maniero. E solo due persone al mondo, tre adesso, anzi,
lo sapevano. La paura impediva alle prime due di parlare. Ma anche lui, adesso
che ne era al corrente, cosa poteva fare quando due re gi si erano succeduti al
trono di Francia, due re debitamente consacrati e unti del sacro crisma, pur
essendo in realt degli usurpatori! Ah, s, era un fatto grave, quasi quanto la

scomunica dellimperatore di Germania. Come risolvere il problema? Rivelare


tutta la storia? Sarebbe equivalso a gettare la Francia, e di conseguenza gran parte
dEuropa, in uno spaventoso disordine dinastico. A creare una nuova occasione di
guerra.
Ma anche un altro sentimento lo induceva a tenere segreta la cosa, un
sentimento che si riferiva al ricordo di re Filippo il Lungo. S, Giovanni XXII
aveva davvero voluto bene a quel giovane principe, e per quanto possibile aveva
anche cercato di aiutarlo. Era anzi il solo sovrano che mai avesse ammirato e per il
quale sentisse della riconoscenza. Macchiare la sua memoria sarebbe equivalso per
lui a macchiare anche se stesso: senza Filippo il Lungo, infatti, sarebbe egli
diventato papa? Ora, Filippo risultava essere stato un criminale, o quanto meno il
complice di un criminale. Ma poteva papa Giovanni, poteva Giacomo Duze,
scagliare la prima pietra, lui che solo attraverso colossali imbrogli era arrivato alla
porpora e alla tiara? E se, per assicurarsi lelezione, avesse dovuto lasciar
commettere un omicidio
Signore, Dio mio, ti ringrazio davermi risparmiato questa tentazione Ma
ero degno che mi venisse affidata la cura delle tue creature? E se un giorno la
nutrice parlasse, che succederebbe? Ci si pu fidare della discrezione di una
donna? Sarebbe bene, mio Dio, che qualche volta tu potessi illuminarmi! Ho
assolto Bouville, ma sono io che ne sconto la penitenza.
Si lasci cadere sul verde cuscino dellinginocchiatoio e vi rest a lungo
nascondendo il viso fra le mani.

III LA STRADA DI PARIGI

ome risuonava bene, sotto il ferro dei cavalli, il suolo delle strade

francesi! Quale gradevole musica produceva lo stridio della ghiaia! E laria che si
respirava, laria leggera del mattino bagnato dal sole, che meraviglioso profumo,
che meraviglioso sapore aveva! Le gemme incominciavano a schiudersi, e delle
foglioline verdi, tenere e palpitanti, venivano ad accarezzare la fronte dei
viaggiatori sino in mezzo alla strada. Lerba dei pendii e dei prati dellle-de-France
era meno ricca, meno lussureggiante di quella dInghilterra, ma per la regina
Isabella era, finalmente, lerba della libert e della speranza!
La criniera della bianca giumenta ondeggiava al ritmo della marcia. A qualche
tesa di distanza, seguiva una lettiga portata da due mule. Ma la regina era troppo
felice, troppo impaziente per sopportare di rimaner chiusa in quel trabiccolo.
Aveva preferito montare la sua chinea che ora spronava perch affrettasse
landatura: aveva voglia di saltare le siepi e di galoppare in mezzo allerba.
Boulogne, dove si era sposata quindici anni prima nella chiesa di Notre-Dame,
Montreuil, Abbeville e Beauvais erano state le tappe del suo viaggio. Aveva
trascorso la notte precedente a Maubuisson, nei pressi di Pontoise, in quel
maniero reale dove aveva visto per lultima volta suo padre, Filippo il Bello. Un
percorso che era stato come un pellegrinaggio nel passato. Come se dovesse
rivivere le diverse fasi della sua vita prima di ricominciare da capo, abolendo del
tutto lultimo quindicennio.
Vostro fratello Carlo diceva Roberto dArtois che le cavalcava accanto
se la sarebbe certamente ripresa e ce lavrebbe imposta come regina, tanto
continuava a rimpiangerla e tanto poco pareva disposto a cercarsi una nuova
sposa.
Ma di chi parlava Roberto? Ah, s, di Bianca di Borgogna! Gli era tornata alla
mente a Maubuisson dove, poco prima, con Enrico di Sully, Giovanni di Roye, il
conte di Kent, Lord Mortimer, e tutto un corteo di gentiluomini, era venuto ad

accogliere la viaggiatrice. Isabella aveva provato immenso piacere al sentirsi


nuovamente trattata da regina.
Credo proprio che Carlo continuava Roberto provasse un segreto
piacere nellaccarezzarsi le corna che lei gli aveva messo. Purtroppo per, o
meglio per fortuna, lanno prima che egli diventasse re, Bianca si fece
ingravidare in prigione dal suo carceriere. Sapete bene che le figlie di Mahaut
hanno le cosce talmente infocate che ci si potrebbe accendere una candela a
cinque passi di distanza!
Il gigante cavalcava alla sua sinistra, dalla parte del sole, e il suo immenso
percese pomellato teneva allombra la regina, che spingeva in avanti la propria
giumenta, facendo il possibile per rimanere alla luce. Roberto parlava, parlava
senza sosta, tutto felice di averla ritrovata, e dava libero sfogo alla sua naturale
trivialit, cercando allo stesso tempo, sin da queste prime leghe, di riallacciare gli
antichi legami di cuginanza e di amicizia. Isabella non lo vedeva da undici anni, e
lo trovava meno cambiato di quanto non si aspettasse. La voce era sempre la
stessa, e lo stesso era anche quellodore da gran mangiatore di selvaggina che
sprigionava il suo corpo nellanimazione della cavalcata e che la brezza diffondeva
intorno a zaffate. Aveva mani fulve e villose sino alle unghie, uno sguardo cattivo
anche quando voleva renderlo amabile, e la pancia dilatata sopra la cintura come
se avesse inghiottito una campana. Ma la sicurezza dei gesti e delle parole
appariva ora meno forzata e si fondeva perfettamente con la sua natura: la ruga
che gli attorniava la bocca si era incisa ancor pi a fondo nel grasso.
Cos Mahaut, quella simpatica carogna di mia zia, ha dovuto rassegnarsi
allannullamento del matrimonio della figlia, Oh, non che non si sia battuta, che
non sia arrivata a presentare davanti ai vescovi false testimonianze! Ma non ce
lha fatta. Il cugino Carlo, una volta tanto, si era intestardito, soprattutto per la
faccenda del carceriere e della gravidanza. E quando si intestardisce su
qualcosa, per quanto debole egli sia, non c verso di fargli cambiare idea! Al
processo di annullamento si sono poste non meno di trentun domande. Si
andata a tirar fuori la dispensa accordata da Clemente V, in base alla quale
Carlo era autorizzato a sposare una parente, senza per che il nome di costei
venisse specificato. Ma nelle nostre famiglie chi mai non sposa una cugina o
una nipote? A questo punto, monsignor Giovanni di Marigny ha avuto labilit
di mettere sul tappeto la faccenda della parentela spirituale. Mahaut non era
stata forse la madrina di Carlo? Lei giurava di no, naturalmente, diceva di essere
stata presente al battesimo solo come assistente e comare 32. Ma allora hanno
incominciato a sfilare i testimoni, baroni, funzionari, valletti, chierici, cantori,

borghesi di Creil dove era avvenuto il battesimo, e tutti hanno risposto che era
stata proprio lei a tenere in mano il bambino per poi consegnarlo a Carlo di
Valois, e che non era possibile sbagliarsi visto che era la pi alta dei presenti
nella cappella, e che superava tutti di almeno una testa. Vedete dunque che
razza di bugiarda quella donna!
Isabella si sforzava di ascoltare, ma in realt pensava solo a se stessa, a un
insolito contatto che poco prima laveva turbata. Quale sensazione curiosa
possono dare i capelli di un uomo improvvisamente toccati!
La regina alz gli occhi verso Ruggero Mortimer che si era portato alla sua
destra con un movimento insieme autoritario e naturale, quasi fosse stato il suo
protettore e il suo guardiano. Ne contemplava le folte ciocche che uscivano dal
suo cappello nero. A guardarle, nessuno avrebbe mai immaginato che quei capelli
potessero essere cos soffici al tatto.
Era avvenuto per puro caso nel momento stesso del loro incontro. Isabella era
rimasta sorpresa vedendo apparire Mortimer vicino al conte di Kent. In Francia,
dunque, il ribelle, levaso, luomo al quale Edoardo aveva confiscato tutti i titoli e
tutte le propriet, camminava a fianco a fianco con il fratello del re dInghilterra, e
sembrava quasi aver la precedenza su di lui. Lo stesso stupore era evidente anche
negli sguardi che si scambiavano i membri della scorta inglese.
Mortimer allora, balzando a terra, si era precipitato verso la regina per baciarle
lorlo dellabito; ma la giumenta Aveva avuto uno scarto e le labbra di Ruggero
avevano sfiorato il ginocchio di Isabella, che a sua volta aveva meccanicamente
posato la mano sul capo scoperto di quellamico ritrovato. E ora, a cavallo, su
quella strada nella quale i rami gettavano delle strisce dombra, il morbido contatto
dei suoi capelli le sembrava ancora percettibile, sotto il velluto del guanto.
Ma il motivo pi serio per proclamare nullo il legame, oltre al fatto che i
contraenti non avevano let canonica per copulare, e neppure la possibilit
naturale di farlo, fu riconosciuto nel fatto che vostro fratello Carlo, al momento
del matrimonio, non aveva il discernimento indispensabile a cercarsi moglie
secondo le esigenze della sua posizione, n la volont per esprimere la propria
scelta, essendo egli incapace, semplice e sciocco; che pertanto il contratto non
aveva alcun valore. Inhabilis, simplex, et imbecillus! E tutti, da vostro zio
Valois allultima camerista, concordarono nel dichiarare che era veramente cos,
tanto vero che la defunta regina sua madre lo trovava talmente tonto da
soprannominarlo lei stessa il papero! Perdonatemi, cugina, se vi parlo cos di
vostro fratello, ma in fondo il re che ci toccato. Un caro ragazzo,
indubbiamente, e bello di viso, ma di poca stoffa. Logico, dunque, che si debba

governare al suo posto e che voi non possiate attendervi molto da lui.
A sinistra di Isabella scorreva il fiotto inesauribile delle parole di Roberto
dArtois e aleggiava il suo odore ferino. Ma sulla destra ella sentiva gli occhi di
Ruggero Mortimer posati su di lei con inquietante insistenza. Ogni tanto alzava lo
sguardo verso quelle pupille color della pietra, verso quel volto regolare dove un
solco profondo spartiva in due il mento, verso quel lungo torso arcuato, rigido sul
cavallo. Si stupiva di non ricordare la cicatrice bianca che spiccava sul suo labbro
inferiore.
Siete sempre cos casta, mia bella cugina? domand dun tratto Roberto
dArtois.
La regina Isabella arross e alz furtivamente gli occhi verso Ruggero
Mortimer, come se questa domanda la ponesse in colpa, per qualche inesplicabile
ragione, nei suoi confronti.
Per forza rispose.
Ricordate, cugina, il nostro incontro di Londra?
Ella arross ancor di pi. Cosa andava a tirar fuori Roberto, e cosa ne avrebbe
pensato Mortimer? Un attimo dabbandono nel momento di dirsi addio
neanche un bacio, soltanto la fronte appoggiata al petto di un uomo per cercarvi
rifugio Roberto, dunque, continuava a pensarci dopo undici anni? Isabella ne fu
lusingata, ma per nulla commossa. Aveva preso quel momento di sconforto per la
confessione di un desiderio? S, forse, quel giorno, ma soltanto quel giorno, se
non fosse stata regina, se non avesse avuto fretta di partire per denunciare le
principesse di Borgogna
Beh, se vi venisse in mente di cambiare abitudini insistette Roberto
con tono galante. Tutte le volte che penso a voi, ho sempre limpressione di
non aver riscosso un credito
Si interruppe improvvisamente, bloccato da uno sguardo di Mortimer, lo
sguardo di un uomo pronto ad estrarre La spada alla minima parola in pi. La
regina si rese conto di questa occhiata di sfida e, per darsi un contegno, accarezz
la bianca criniera della sua giumenta. Caro Mortimer! Quanta nobilt e quanta
cavalleria in lui! E come era piacevole respirare laria di Francia, e quanto era bella
quella strada con le sue luci e le sue ombre!
Un sorrisetto ironico incresp leggermente le guance paffute di Roberto
dArtois. Al suo credito, tanto per riprendere la metafora che aveva usato credendo
di parlare con delicatezza, non doveva pi pensarci. Non dubitava ormai che lord
Mortimer amasse la regina Isabella e che Isabella amasse Mortimer.
In genere sono gli altri che si accorgono dei nostri sentimenti, ancor prima che

noi ne prendiamo coscienza.


Ebbene, pens, avr da divertirsi la nostra cara cugina con quel templare!

IV IL RE CARLO

era voluto quasi un quarto dora per attraversare Parigi dalle porte al

palazzo della Cit. Alla regina Isabella vennero le lacrime agli occhi quando mise
piede a terra nel cortile di questo edificio che aveva visto costruire dal padre e che
gi aveva ricevuto la leggera patina dal tempo. Le tracce nere sulla pietra, nel
punto dove sboccavano i rigagnoli, non esistevano allepoca in cui Isabella aveva
abbandonato la casa per divenire regina.
Le porte si aprirono in cima al grande scalone, e Isabella non pot impedirsi di
attendere che comparisse il volto austero, gelido e sovrano di re Filippo il Bello.
Quante volte aveva visto cos suo padre, sullo scalino pi alto, mentre si preparava
a scendere in citt!
Il giovanotto che comparve in gonnella corta, con le gambe ben modellate, le
brache bianche e seguito dai suoi ciambellani, assomigliava abbastanza nella
statura e nei lineamenti al grande monarca scomparso, ma dalla sua persona non
emanava n forza n maest. Era soltanto una pallida copia, un calco di gesso
preso su un cadavere. Eppure, poich lombra del re di Ferro era ancora presente
dietro questo personaggio senzanima, poich in lui si impersonava e il tre o
quattro volte di inginocchiarsi; e ogni volta il fratello regno di Francia e il capo
della sua famiglia, Isabella cerc la trattenne con la mano dicendole:
Benvenuta, mia dolce sorella, benvenuta.
Dopo averla costretta a rialzarsi, sempre tenendola per mano, laccompagn
attraverso le gallerie sino allo studio abbastanza vasto dove sedeva abitualmente,
per informarsi del suo viaggio: a Boulogne il capitano della citt laveva accolta
bene?
Volle verificare personalmente che i ciambellani sorvegliassero i bagagli, e
facessero particolare attenzione a non lasciar cadere le casse.
Le stoffe si sciupano spieg. Ho ben visto lultima volta che sono
stato in Linguadoca come si erano rovinati i miei abiti!

Era per nascondere la sua emozione e il suo impaccio che dedicava tanta
attenzione a questioni di cos poca importanza?
Si misero a sedere, e Carlo il Bello disse:
Allora, come va, mia cara sorella?
Poco bene, fratello rispose lei.
E qual lo scopo del vostro viaggio?
Isabella io guard penosamente sorpresa. Ma come, suo fratello non era al
corrente? Roberto dArtois, che era entrato a palazzo con i comandanti della
scorta e batteva gli speroni sul pavimento come se fosse stato a casa sua, rivolse a
Isabella unocchiata, che significava chiaramente: Cosa vi avevo detto io?.
Sono venuta, fratello, per mettermi daccordo con voi su quel trattato che i
nostri due regni devono concludere se vogliono cessare di nuocersi a vicenda.
Carlo il Bello rimase per qualche istante in silenzio, con laria di uno che
chiede tempo per riflettere, ma in realt non pensava a nulla di preciso. Come con
Mortimer, nelle udienze che gli aveva concesso, come con chiunque, faceva delle
domande, senza poi prestare attenzione alle risposte.
Il trattato fin per dire. S, sono pronto a ricevere lomaggio di
Edoardo, vostro sposo. Ne discuterete con nostro zio Carlo, al quale ho dato
mandato di occuparsene. Ma il mare non vi ha dato fastidio? Sapete che non
ho mai navigato? Mi fa veramente impressione.
Fu necessario attendere che sciorinasse ancora qualche banalit del genere,
prima di potergli presentare il vescovo di Norwich, incaricato di condurre i
negoziati, e lord Cromwell, comandante della scorta inglese. Li salut tutti con
cortesia, ma era evidente che li avrebbe cancellati dalla memoria subito dopo.
Carlo IV non era probabilmente pi sciocco di quelle migliaia di suoi coetanei
che, nel suo stesso regno, erpicavano i campi di traverso, rompevano le spole dei
telai, o vendevano pece e sego sbagliandosi poi a fare i conti; il suo guaio era di
regnare avendo cos pochi numeri.
Sono anche venuta, fratello disse Isabella per chiedere il vostro aiuto e
affidare la mia persona alla vostra protezione: mi sono stati tolti tutti i miei
beni, ultimo fra questi la Cornovaglia che lInghilterra mi aveva assegnato con il
trattato di nozze.
Esporrete le vostre rimostranze a nostro zio Carlo: egli uomo saggio,
sorella, e io approver tutto quello che decider per il vostro bene. Ora, vi
accompagno alle vostre stanze.
Carlo IV lasci lassemblea per mostrare alla sorella lappartamento che le aveva
fatto riservare: cinque camere con una scala indipendente.

Per la gente al vostro servizio credette bene di spiegare.


Le fece anche notare che i mobili erano stati riverniciati e che aveva fatto
portare in queste stanze degli oggetti gi appartenenti ai loro genitori, come un
reliquiario che la madre, la regina Giovanna di Navarra, soleva tenere accanto al
letto e che racchiudeva un dente di San Luigi in una specie di piccola cattedrale
dargento dorato Gli arazzi che pendevano alle pareti erano nuovi, e il re la
invit ad apprezzarne il lavoro di ago. Aveva interessi da buona massaia:
accarezzava la stoffa della trapunta, pregava la sorella di chiedere senza esitare tutta
la brace che le occorreva per scaldarsi il letto. Impossibile essere pi premurosi o
pi affabili.
Per la sistemazione della vostra scorta, messer di Mortimer si metter
daccordo con i miei ciambellani. Voglio che tutti siano trattati bene.
Aveva fatto il nome di Mortimer senza particolari intenzioni; solo perch,
quando si toccavano argomenti che riguardavano lInghilterra, era un nome che
gli veniva subito alla mente. Normalissimo dunque, secondo lui, che fosse lord
Mortimer a occuparsi della casa della regina dInghilterra. Aveva evidentemente
dimenticato che re Edoardo intendeva tagliargli la testa.
Continuava a passeggiare nellappartamento, accomodando la piega di una
tendina, verificando la chiusura delle imposte interne. Poi improvvisamente si
ferm e, con le mani dietro la schiena e il capo leggermente chino, disse:
Non siamo stati molto fortunati nelle nostre nozze, sorella. Avevo creduto
che Dio mi avesse meglio servito nella persona della mia amatissima Maria di
Lussemburgo di quanto non lavesse fatto con Bianca
Gett una rapida occhiata a Isabella, che vi lesse un vago rimprovero per aver
ella reso pubblica linfedelt della sua prima sposa.
e poi la morte mi ha rapito Maria, insieme allerede al trono che si
preparava a darmi. Ora, mi hanno fatto sposare nostra cugina dEvreux: la
rivedrete fra poco. una cara compagna e credo mi voglia bene. Ma ci siamo
uniti in luglio, e a tuttoggi, bench siamo ormai in marzo, non d segno di
essere incinta. Vi sto parlando di cose che si possono confidare soltanto a una
sorella Voi, con un cattivo marito, che non ama il vostro sesso, avete avuto
quattro figli. E io, con tre mogli Eppure, vi garantisco che adempio assai
frequentemente ai miei doveri coniugali e vi prendo piacere. E allora, sorella?
Non credete anche voi a questa maledizione che pesa, a detta del popolo, sulla
nostra stirpe e sulla nostra casa?
Isabella lo guardava con tristezza. Erano certo commoventi quei dubbi che gli
sconvolgevano lanima e che dovevano essere per lui continua fonte di

preoccupazione. Ma il pi umile giardiniere non avrebbe usato termini diversi per


gemere sulle sue sventure o sulla sterilit della moglie. Che desiderava dunque,
questo povero re? Un erede al trono o un bambino da tenere in braccio?
E che cosa cera di regale anche in quella Giovanna dEvreux che venne a
salutare Isabella qualche minuto dopo? Con quel viso un po flaccido e quellaria
docile, teneva umilmente la sua posizione di terza moglie, scelta fra i parenti pi
stretti perch la Francia aveva bisogno di una regina e perch le corti dEuropa
sembravano essersi stancate di fornirgliene. Era molto triste. Spiava continuamente
sul viso del marito le tracce di quella ossessione che ben conosceva e che doveva
essere il solo tema dei loro colloqui notturni.
Il vero re, Isabella lo trov in Carlo di Valois, che, accorso a Palazzo appena
saputo dellarrivo della nipote, la strinse fra le braccia e la baci sulle guance.
Isabella comprese subito che soltanto in quelle braccia era veramente il potere.
La cena fu breve. Vi parteciparono, insieme ai sovrani, i conti di Valois e
dArtois con le rispettive consorti, il conte di Kent, il vescovo di Norwich e lord
Mortimer. Re Carlo il Bello amava andare a letto presto.
In seguito, gli inglesi si riunirono a discutere nellappartamento della regina.
Quando se ne andarono, Mortimer venne trattenuto sulla soglia da Isabella. Solo
un momento, gli disse; aveva un messaggio da comunicargli.

V LA CROCE DI SANGUE

on erano coscienti del tempo che passava. Il vino liquoroso, profumato

di rosmarino, di rose e di melagrana non riempiva ormai che per met la brocca
di cristallo; le braci franavano nel focolare.
Non avevano nemmeno sentito le grida della ronda che si ripetevano, lontane,
ogni ora per lintera notte. Non potevano smettere di parlare, soprattutto la regina
che, per la prima volta dopo tanti anni, non aveva motivo di temere che una spia
stesse nascosta dietro gli arazzi per poi riferire ogni sua frase. Non avrebbe potuto
affermare di essersi mai confidata cos liberamente: della libert aveva infatti
perduto anche il ricordo. E non rammentava di aver mai parlato a un uomo che
lascoltasse con tanto interesse, che le rispondesse con tanto senno, e che le
rivolgesse attenzioni cosi generose. Avevano davanti giornate intere in cui
avrebbero avuto ampio agio di conversare, eppure non sapevano decidersi a
smettere, a lasciarsi sino allindomani. Erano impegnati in unorgia di confidenze.
Avevano tutto da dirsi, sulle condizioni dei regni, sul trattato di pace, sulle lettere
del papa e sui loro nemici comuni, e Mortimer doveva raccontare la sua prigionia,
la sua evasione, il suo esilio, e la regina confessare le nuove vessazioni e i nuovi
oltraggi che i Despenser le avevano inflitto.
Isabella era fermamente decisa a rimanere in Francia fin quando non vi fosse
venuto anche Edoardo per lomaggio; era questo, del resto, che le aveva
consigliato Orleton in un colloquio segreto svoltosi fra Londra e Dover.
Non potete, signora disse Mortimer tornare in Inghilterra prima che
ne siano stati scacciati i Despenser. Non potete e non dovete.
Era chiaro a che cosa tendevano in questi ultimi mesi le loro crudeli
angherie. Cercavano di spingermi a qualche folle gesto di rivolta per potermi
poi accusare di alto tradimento e rinchiudermi in qualche convento o in
qualche castello lontano come hanno fatto con la vostra sposa.
Povera cara Giovanna disse Mortimer. Quanto ha sofferto per me.

E and a gettare un ceppo sul fuoco.


Mi stata davvero di grande aiuto riprese Isabella. stata lei a
insegnarmi che uomo siete. Di notte, spesso, avevo talmente paura di essere
assassinata che la facevo dormire accanto a me. E lei mi parlava di voi, sempre
di voi Vi conosco meglio di quanto non crediate, lord Mortimer.
Ci fu da entrambe le parti un momento come dattesa, dimbarazzo quasi.
Mortimer rimaneva chino sul caminetto, i cui bagliori gli illuminavano il mento
nettamente disegnato e le fitte sopracciglia.
Senza la guerra dAquitania continu la regina senza le lettere del
papa, e senza questa missione presso mio fratello, sono certa che mi sarebbe
capitata qualche grave sciagura.
Sapevo, signora, che questo era il solo mezzo. Non che fossi molto
entusiasta, credetemi, di muovere guerra contro il regno.. Ma se ho accettato di
prendervi parte, a costo di apparire un traditore Perch ribellarsi per
difendere il proprio diritto un conto, ma passare al nemico tutto un altro
discorso
Il ricordo della campagna dAquitania lo ossessionava, e voleva discolparsene ad
ogni costo.
lho fatto unicamente perch sapevo che indebolire re Edoardo era il solo
modo per liberarvi. E il vostro viaggio in Francia, signora, sono stato io ad
architettarlo, a lavorare senza posa finch non venne finalmente deciso e finch
voi non arrivaste qui.
La voce di Mortimer era animata da una profonda vibrazione. Isabella
socchiuse le palpebre e accomod con la mano una delle trecce bionde che le
inquadravano il viso come le anse di unanfora.
Cos questa ferita al labbro che non vi avevo mai vista?
Un regalo del vostro sposo, signora, un segno che mi ha lasciato, perch
mai lo dimentichi, quando gli uomini del suo partito mi sbalzarono di sella a
Shrewsbury dove ebbi sfortuna. E questa sfortuna, signora, non fu tanto laver
perduto una battaglia, lavere sfiorato la morte e laver poi dovuto sopportare la
prigione, quanto il non essere riuscito a realizzare il mio sogno: venire la sera
stessa da voi a portarvi la testa dei Despenser, farvi lomaggio della battaglia che
per voi avevo combattuto.
Non era del tutto vero: la difesa delle sue terre e delle sue prerogative aveva
contato nelle decisioni militari del barone delle Marche, almeno quanto la volont
di far cosa grata alla sovrana. Ma in quel momento, era sinceramente persuaso di
aver agito cos soltanto per lei. E anche Isabella lo credeva: aveva tanto sperato di

poterlo credere! Aveva tanto sperato di trovare un giorno un campione della sua
causa! Ed eccolo qui, questo campione, proprio di fronte a lei, con la grande
mano ossuta che aveva retto la spada e la traccia, leggera ma indelebile, sul viso di
una ferita subita al suo servizio. Cos, con quellabito nero, le sembrava balzato
fuori da un romanzo cavalleresco.
Ricordate, amico Mortimer
Aveva smesso di chiamarlo lord e Mortimer ne fu lieto pi che se avesse
vinto a Shrewsbury.
ricordate il lai del cavaliere di Gralent?
Mortimer aggrott le sopracciglia. Gralent? Il nome non gli giungeva
nuovo, ma aveva completamente dimenticato la sua storia.
in un libro di Maria di Francia che mi hanno rubato insieme al resto
riprese Isabella. Questo Gralent era un cavaliere cos forte e cos
splendidamente leale, e tale era la sua fama, che la regina di quellepoca
sinnamor di lui senza conoscerlo; poi, fattolo chiamare, appena egli le
apparve davanti, gli disse: Amico Gralent, non ho mai amato il mio sposo,
ma amo voi quanto possibile amare, e sono tutta vostra.
Era sbalordita della sua stessa audacia e del fatto che la memoria le avesse
fornito con tanta tempestivit le parole che traducevano esattamente i suoi
sentimenti. Per parecchi secondi, le parve che il suono della sua voce prolungasse
la sua eco fra i timpani. E intanto attendeva, ansiosa e turbata, confusa e ardente,
la risposta di questo nuovo Gralent.
Posso ora confessarle che lamo? si chiedeva Ruggero Mortimer come se
questa non fosse stata la sola cosa da dire. Ma esistono campi di battaglia in cui
gli uomini pi valorosi in guerra si dimostrano singolarmente privi di abilit.
Avete mai amato re Edoardo? le domand.
E si sentirono entrambi delusi, come se si fossero lasciati sfuggire unirripetibile
occasione. Era davvero necessario parlare di Edoardo proprio in quel momento?
La regina si irrigid un poco sulla sedia.
Ho creduto damarlo disse. Mi sono sforzata di farlo come una
fanciulla che arriva al matrimonio con i sentimenti che le hanno insegnato; ma ho
presto conosciuto luomo al quale mi avevano unita! Adesso lo odio, e di un odio
talmente forte che si spegner soltanto con me o con lui. Sapete che per lunghi
anni ho creduto che il mio corpo potesse ispirare soltanto repulsione e che il
disgusto di Edoardo nei miei confronti fosse solo dovuto alla mia natura? Sapete
che ancor oggi mi avviene di crederlo? Sapete, amico Mortimer, se devo
confessarvi ogni cosa e del resto sono particolari che la vostra sposa ben

conosce! che in quindici anni Edoardo entrato nel mio letto non pi di venti
volte, e nei giorni che si faceva indicare dal suo astrologo e dal mio medico? Le
ultime volte che ci furono rapporti fra noi, nel periodo in cui fu concepita la mia
ultima figlia, volle che Ugo il giovane lo accompagnasse sino al mio letto, e
rimasero a vezzeggiarsi e ad accarezzarsi finch egli non venne a compiere il suo
dovere di sposo, dicendomi che avrei dovuto amare Ugo come amavo lui, perch
erano talmente uniti da costituire di fatto una sola persona. Fu allora che lo
minacciai di scrivere al papali volto di Mortimer era divenuto rosso di collera. Si
sentiva gravemente offeso nellonore e nellamore. Edoardo era davvero indegno di
essere re. Ma quando si sarebbe potuto gridare a tutti i suoi vassalli: Sappiate chi
il vostro sovrano e guardate davanti a chi vi siete inginocchiati e avete prestato
lomaggio! Riprendete i vostri giuramenti!? E perch, quando il mondo era pieno
di donne infedeli, proprio lui aveva dovuto trovare una sposa talmente virtuosa da
rispettarlo nonostante tutto? Non si sarebbe meritato che per svergognarlo ella si
fosse offerta a chiunque lavesse desiderata? Ma gli era stata davvero cos
integralmente fedele? Nessun segreto amore aveva mai attraversato la sua disperata
solitudine?
E mai vi siete abbandonata ad altre braccia? domand con la voce cupa
del geloso, che tanto piace, che tanto commuove al sorgere di un sentimento, e
che diventa cos tediosa al termine di una relazione.
Mai rispose Isabella.
Nemmeno a quelle di vostro cugino, il conte dArtois, che stamattina
palesava con estrema franchezza lattrazione che pareva provare per voi?
Isabella alz le spalle.
Conoscete mio cugino Roberto: corre dietro a qualunque selvaggina: regina
o prostituta, non fa differenza per lui. Un giorno, molto tempo fa, a
Westmoustiers, quando gli confidai lisolamento in cui ero tenuta, si offr di
consolarmene nel vano di una finestra. Tutto qui. Del resto, avete sentito anche
voi cosa mi ha chiesto: Siete sempre cos casta, cugina? No, amabile
Mortimer, il mio cuore desolatamente vuoto ed davvero stanco di esserlo.
Ah esclam Mortimer. Perch non ho mai osato in tutto questo
tempo dirvi, signora, che eravate lunica donna dei miei pensieri?
vero quel che mi dite, mio dolce amico? davvero tanto tempo?
Credo, signora, che risalga al nostro primo incontro. Ma ne ho avuto la
rivelazione un giorno, a Windsor, che vi ho vista con le lacrime agli occhi per
qualche oltraggio che re Edoardo vi aveva fatto. Ma eravate troppo lontana da me:
non tanto perch regina ma per quella freddezza di portamento che sempre avete

dimostrato. E poi lady Giovanna vi era sempre accanto, e se pure mi parlava


incessantemente di voi, costituiva per un ostacolo a un nostro avvicinamento.
Devo dirvi che nella prigione dove venni rinchiuso non ci fu mattina o sera in cui
non pensassi a voi, e che la prima domanda che feci, appena evaso dalla Torre
Lo so, amico Ruggero, lo so; me lo ha detto il vescovo Orleton. E allora
sono stata felice di aver contribuito con la mia cassetta alla vostra libert: non
tanto per loro, che non era nulla, ma per il rischio, che era immenso. La vostra
evasione ha ancor pi accresciuto le angherie al mio riguardo
Mortimer accentu il suo inchino, sin quasi a inginocchiarsi, in segno di
gratitudine.
Sapete, signora disse in tono ancor pi grave che da quando ho
messo piede in terra di Francia ho fatto voto di vestirmi di nero finch non
avessi potuto tornare in Inghilterra e di non toccar donna prima di rivedervi
e liberarvi?
In realt, i termini del suo voto erano leggermente diversi, ed era solo il suo
amore che gli faceva ora confondere un poco la regina e il regno. Ma per Isabella
assomigliava sempre pi a Gralent, a Perceval, a Lancillotto
E avete rispettato questo voto? domand.
Ne dubitate?
Ella lo ringrazi con un sorriso, mentre i suoi grandi occhi azzurri si
inumidivano e la sua fragile mano andava a posarsi come un uccello sperduto in
quella possente del barone. Poi le dita si aprirono, si allacciarono, si
incrociarono
Stringete mormor Isabella. Stringete forte, amico mio. Anche per
me, tanto tempo
Tacque un istante, poi riprese:
Credete che ne abbiamo il diritto? Ho giurato fedelt a uno sposo, per
quanto malvagio sia. E voi avete una moglie che non merita rimprovero.
Abbiamo entrambi contratto dei legami davanti a Dio. E io sono stata cos dura
con gli altri peccati
Cercava di difendersi contro se stessa o voleva semplicemente che si assumesse
lui tutte le responsabilit?
Mortimer si alz.
N voi, n io, mia regina, ci siamo sposati di nostra volont. Abbiamo
pronunciato un giuramento, ma per scelte che non avevamo fatto. Abbiamo
obbedito a decisioni prese dalle nostre famiglie, alle quali i nostri cuori erano
estranei. Come erano estranee le nostre anime, fatte come sono luna per

laltra
Esit un momento. Lamore che teme di manifestarsi spinge alle azioni pi
strane: il desiderio ricorre ai pi complicati sotterfugi per reclamare i propri diritti.
Mortimer era in piedi davanti a Isabella e le loro mani erano tuttora allacciate.
Volete, mia regina, che ci affratelliamo? riprese.
Volete accettare di scambiarci il nostro sangue perch io sia per sempre il
vostro sostegno, e voi siate per sempre la mia dama?
Questa improvvisa, smisurata ispirazione gli fece tremare la voce, di un fremito
che subito si comunic alle spalle della regina. Cerano infatti nella sua proposta
stregoneria, passione e fede nello stesso tempo, e cose divine e diaboliche
mescolate, e implicazioni cavalleresche e carnali insieme. Era il legame di sangue
dei fratelli darme e quello degli amanti leggendari, il legame dei Templari
importato dallOriente attraverso le crociate, il legame damore che univa la sposa
infelice allamante da lei scelto, a volte persino davanti al marito, purch il loro
amore restasse casto o si credesse che lo sarebbe rimasto. Era il giuramento dei
corpi, pi potente di quello delle parole, che nessuno poteva spezzare, ritirare, o
annullare. Le due creature che lo pronunciavano diventavano pi unite di due
gemelli nati dallo stesso ventre: quel che ciascuno possedeva era anche possesso
dellaltro; si dovevano protezione in ogni circostanza, e non potevano accettare di
sopravvivere luno allaltro. Devono essere affratellati. Si sussurravano queste
cose a proposito di certe coppie con un fremito insieme di paura e di invidia 33.
Potr chiedervi qualunque cosa? sussurr Isabella.
Mortimer abbass le palpebre sugli occhi color della pietra.
Mi consacro a voi disse. Potrete esigere da me ci che vorrete. Potrete
darmi di voi stessa quel che deciderete. Il mio amore sar quale voi lo
desiderate. Sapr sdraiarmi nudo accanto a voi nuda, senza toccarvi, se me
lavrete proibito.
Non era questa la realt del loro desiderio, ma una specie di rito donore cui
dovevano rendere omaggio secondo certe tradizioni. Lamante simpegnava a
mostrare la sua forza danimo e il suo rispetto. Si dichiarava pronto alla prova
cortese, ma la sua durata era affidata alla decisione della dama: dipendeva da lei
che durasse allinfinito o che venisse immediatamente interrotta. Chi attendeva di
essere armato cavaliere trascorreva una notte in piedi a pregare, disarmato, e
giurava di difendere le vedove e gli orfani, ma subito dopo si allacciava gli speroni
e, partito per la guerra, saccheggiava, violentava e con la sua spada fabbricava
centinaia di nuove vedove e di nuovi orfani davanti alle case incendiate.
Siete voi consenziente, mia regina? domand Mortimer.

A sua volta, Isabella abbass le palpebre. N luno n laltra erano mai stati
affratellati, n avevano assistito a una cerimonia di affratellamento. Dovevano
dunque inventarne una a loro uso.
Al dito? Alla fronte? Al cuore? continu il barone.
Potevano pungersi il dito, lasciare che il loro sangue gocciolasse in un
bicchiere, mescolarlo, e berlo uno dopo laltra. Come potevano farsi unincisione
alla fronte, e precisamente alla radice dei capelli, poi, accostando le teste,
scambiarsi i pensieri
Al cuore rispose Isabella.
Era la risposta che lui sperava.
Nelle vicinanze il silenzio della notte venne spezzato dal canto di un gallo.
Isabella pens che il nuovo giorno avrebbe segnato linizio della primavera.
Ruggero Mortimer si slacci la cotta e la lasci cadere al suolo, poi si strapp
di dosso la camicia, e offr a Isabella il suo petto nudo e vigoroso.
La regina, a sua volta, si slacci il busto; e con un elegante movimento delle
spalle, liber dalle maniche le braccia bianche e delicate e scopr un seno abbellito
dei suoi frutti rosati e conservatosi intatto nonostante le quattro maternit; aveva
compiuto questo gesto con decisione e fierezza, quasi come una sfida.
Mortimer estrasse una daga dalla cintura. Isabella prese lo spillone che le teneva
ferme le trecce, e le anse dellanfora caddero morbidamente. Senza abbandonare
con lo sguardo la regina, Mortimer con mano ferma si fece un taglio sulla pelle, e
il sangue corse come un piccolo ruscello sulla leggera peluria castana. Isabella
comp lo stesso gesto con lo spillone, alla base del seno sinistro, e ne zampill
sangue come il succo da un frutto. La paura del dolore, pi che il dolore stesso, le
incresp per un attimo gli angoli della bocca. Poi fecero luno verso laltro quel
passo che ancora li separava. Isabella accost il seno al torso delluomo, alzandosi
sulla punta dei piedi perch le loro ferite potessero confondersi. E ognuno sent il
contatto di quella carne a cui si accostava per la prima volta, e di quel sangue
tiepido che apparteneva a entrambi.
Amico disse la donna do a voi il mio cuore e prendo il vostro che mi
fa vivere.
Amica rispose luomo lo accetto con la promessa di serbarlo in luogo
del mio.
Rimanevano uniti, prolungando allinfinito lo strano bacio di quelle labbra che
essi si erano volutamente aperte sul petto. I loro cuori pulsavano allo stesso ritmo,
rapido e violento, e il battito di uno si ripercuoteva nellaltro. I tre anni di castit
di Ruggero Mortimer e i quindici anni trascorsi da Isabella ad aspettare lamore,

facevano vacillare la camera tuttintorno


Stringimi forte, amor mio mormor lei.
E alz la bocca verso la bianca cicatrice che spiccava sul labbro di Mortimer,
socchiudendo i suoi piccoli denti di carnivoro per morderla.
Il ribelle dInghilterra, levaso dalla Torre di Londra, il grande signore delle
Marche gallesi, lex-gran giudice dIrlanda, lord Mortimer di Wigmore, da due
ore amante della regina Isabella, aveva appena disceso, trionfante, felice e con la
testa piena di sogni, la scala privata.
La regina non aveva sonno. Forse pi tardi si sarebbe lasciata vincere dalla
stanchezza; ma per ora era abbacinata, stupefatta, come se in lei continuasse a
volteggiare una cometa. Contemplava con trasognata gratitudine il gran letto
sconvolto. Assaporava la sorpresa di una felicit sinora ignorata. Non aveva mai
pensato che si potesse dover accostare la bocca a una spalla per soffocare un
grido. Se ne stava in piedi accanto alla finestra, dopo averne spalancato le imposte.
Nebbiosa e fantasmagorica, lalba si levava su Parigi. Ma davvero Isabella era
arrivata soltanto la sera prima? Davvero aveva vissuto prima di quella notte? Era
proprio questa la citt che aveva conosciuto durante linfanzia? Il mondo, dun
tratto, aveva cominciato ad esistere.
La Senna scorreva, grigia, ai piedi del Palais, e laggi, sulla riva opposta, si
alzava la vecchia torre di Nesle. Fu allora che Isabella si ricord della cognata,
Margherita di Borgogna. Rabbrivid. Che cosa ho fatto allora? pensava. Che
cosa ho fatto? Ah, se avessi saputo!.
Tutte le donne innamorate di tutto il mondo e di tutte le epoche le sembravano
delle sorelle, delle creature delezione. Margherita, la morta, colei che a
Maubuisson, dopo la sentenza, le aveva urlato: Ho avuto il piacere che vale tutte
le corone del mondo, e non rimpiango nulla! Quante volte Isabella si era
ripetuta quel grido senza capirlo. Ma quella mattina, per la primavera nascente,
per la forza di un uomo, per la gioia di prendere e di essere presa, era finalmente
in grado di comprendere. Oggi, certo, non la denuncerei!. E quellatto di regale
giustizia, che aveva creduto a suo tempo di compiere, le causava dimprovviso
vergogna e rimorsi, come il solo peccato che avesse mai commesso.

VI LO SPLENDIDO ANNO 1325

a primavera del 1325 fu per la regina Isabella un incanto. Le mattine

assolate che facevano scintillare i tetti della citt erano per lei fonte continua di
meraviglia; gli uccelli a migliaia stormivano nei giardini; le campane di tutte le
chiese, di tutti i conventi, di tutti i monasteri, perfino il campanone di NotreDame, parevano scandire le ore della felicit. Le notti, sotto il cielo stellato,
odoravano di lill.
Ogni nuovo giorno portava nuovi piaceri: giostre, feste, tornei, partite di caccia,
gite in campagna. Soffiava nella capitale il vento della prosperit, e una gran
voglia di divertirsi. Si spendeva a profusione per le pubbliche feste, bench
nellanno precedente il bilancio del Tesoro si fosse chiuso con un deficit di
tredicimilaseicento lire, dovute, e su questo erano tutti daccordo, alla guerra
dAquitania. Ma, per rimettere in sesto la situazione, si erano imposte ai vescovi di
Rouen, Langres e Lisieux, multe rispettivamente di dodici, quindici e
cinquantamila lire, per violenze esercitate contro i loro capitoli o contro i messi
del re; cos erano stati questi prelati troppo autoritari a risarcire le spese degli
eserciti. Senza contare che i Lombardi avevano dovuto riscattare per lennesima
volta i loro diritti di borghesia.
Cos veniva alimentato il lusso della corte; e ognuno Aveva fretta di divertirsi,
anzitutto per il piacere di dare spettacolo di s. Come la nobilt, cos anche la
borghesia e perfino il popolino spendevano un po pi di quello che i loro mezzi
avrebbero consentito, per soddisfare il piacere di vivere. Capitano a volte anni
come questo, anni in cui il destino sembra sorridere; una sosta, un tirare il fiato
nella sofferenza dei tempi La gente vende e compera quel che in genere vien
definito superfluo, come se fosse superfluo adornarsi, sedurre, conquistare,
attribuire dei diritti allamore, gustare le cose rare che sono frutto dellingegnosit
umana, approfittare di tutto ci che la Provvidenza o la natura hanno messo a
disposizione delluomo perch gioisca della sua condizione privilegiata

nelluniverso.
Naturalmente, cera anche chi si lamentava, ma non tanto della miseria quanto
della impossibilit di soddisfare tutti i suoi desideri. Cera chi soffriva di non
essere ricco quanto i pi ricchi, di non avere quanto quelli che hanno tutto. La
stagione era straordinariamente clemente, gli altari eccezionalmente prosperi. Si era
rinunciato alla crociata, e non si parlava n di costituire un esercito n di svalutare
lagnel34; al Consiglio ristretto discutevano di come impedire lo spopolamento dei
fiumi e i pescatori alla lenza, schierati in fila sulle due sponde della Senna, si
riscaldavano al dolce sole di maggio.
Lamore si respirava nellaria, quella primavera. Da tempo non si vedevano tanti
matrimoni, e neanche tanti piccoli bastardi. Le ragazze erano gaie e corteggiate, i
giovanotti intraprendenti e millantatori. I viaggiatori non avevano occhi abbastanza
grandi per vedere tutte le meraviglie della citt, n gole abbastanza capaci per
assaporare il vino che veniva loro servito nelle locande, n notti abbastanza lunghe
per esaurire tutti i piaceri che gli erano offerti.
Ah, come ci si sarebbe ricordati di quella primavera! Cerano, naturalmente,
malattie, lutti, madri che accompagnavano al cimitero il loro bimbo, paralitici,
mariti ingannati che tuonavano contro la leggerezza dei costumi, bottegai derubati
che se la prendevano con la ronda, gente troppo avida o troppo spensierata che
finiva in rovina, incendi che lasciavano intere famiglie sul lastrico, e anche qualche
delitto: ma erano gli inevitabili inconvenienti della vita, e non si poteva incolparne
n il re n il suo Consiglio.
Era insomma una specie di stato di grazia, il cui merito spettava esclusivamente
a una felice e provvisoria disposizione del tempo, vivere nel 1325, essere giovani,
nel pieno delle forze, o almeno perfettamente sani di corpo. Ed era grave stoltezza
non apprezzarlo a sufficienza, non ringraziare Dio per quello che si riceveva. Il
popolo di Parigi avrebbe meglio gustato la primavera del 1325 se avesse potuto
presagire come doveva invecchiare! Un autentico racconto di fate, al quale
avrebbero stentato a credere, sentendolo rievocare, i bambini concepiti in quei
mesi felici, fra lenzuola profumate di lavanda. Milletrecentoventicinque! Che bella
epoca! E non sarebbero trascorsi molti anni prima che se ne incominciasse a
parlare come dei bei tempi.
E Isabella? La regina dInghilterra pareva riassumere nella sua persona tutta la
magia e tutte le gioie dellepoca. La gente si voltava al suo passaggio, e non
soltanto perch era la sovrana dInghilterra, non soltanto perch era figlia di un
grande re, di cui avevano dimenticato tassazioni, roghi e i terribili processi per
ricordare soltanto quelle ordinanze che avevano dato pace e forza al regno, ma

soprattutto perch era bella e appariva felice.


Il popolo la giudicava pi degna di portar la corona del fratello Carlo il Tonto,
uomo buono ma sciocco, e si chiedeva se aveva agito bene Filippo il Lungo
promulgando quella legge che impediva alle donne di salire al trono. Erano
davvero stupidi gli inglesi a causare tante preoccupazioni a una regina cos
gentile!
A trentatr anni, Isabella aveva uno splendore con il quale nessuna giovinetta,
per quanto fresca, poteva competere. Le bellezze pi famose della giovent
francese sembravano offuscarsi quando lei compariva. E le ragazze, sognando di
assomigliarle, la prendevano a modello, copiavano i suoi abiti e i suoi gesti, le sue
trecce alzate e il suo modo di guardare e di sorridere.
Per sapere se una donna innamorata basta guardarla camminare, anche di
schiena: le spalle, le anche, il passo di Isabella tradivano la sua felicit. Era quasi
sempre accompagnata da lord Mortimer, il quale, da quando era arrivata la regina,
aveva improvvisamente conquistato lintera citt. Quelli che lanno prima lo
avevano giudicato tetro, orgoglioso, e un po troppo fiero per essere un esule,
quelli che vedevano nella sua virt un non so che di provocatorio, quelle stesse
persone, a un tratto, avevano scoperto in lui un uomo di grande dignit,
straordinariamente seducente, degno della pi grande ammirazione. Nessuno pi
considerava lugubre il suo eterno abito nero, appena ravvivato da qualche fibbia
dargento: era ormai giudicato latto di ostentata eleganza di un uomo che porta il
lutto della sua patria perduta.
Bench non avesse nessun incarico ufficiale presso la regina sarebbe stata del
resto una provocazione troppo sfacciata contro re Edoardo Mortimer dirigeva
in pratica i negoziati tra i due paesi. Il vescovo di Norwich subiva il suo
ascendente; John di Cromwell non trascurava occasione per dichiarare che si era
agito ingiustamente contro il barone di Wigmore e che il sovrano era stato sciocco
ad alienarsi un gentiluomo di cos gran merito; il conte di Kent era divenuto suo
intimo amico e non prendeva decisioni senza essersi prima consultato con lui.
Persino dallInghilterra gli arrivavano numerose testimonianze, a dimostrare che
era ormai generalmente considerato il vero capo della opposizione al partito dei
Despenser.
Si sapeva e si accettava che lord Mortimer restasse con la regina anche dopo
cena, col pretesto di consigliarla. Ogni notte, lasciando lappartamento di Isabella,
scuoteva per la spalla Ogle, lex-barbiere della Torre di Londra promosso a dignit
di cameriere personale, che lo attendeva sonnecchiando su una cassa. Insieme
scavalcavano i servitori addormentati lungo i corridoi, anzi sul pavimento, i quali

non alzavano nemmeno pi la faccia da sotto il mantello, tanto erano abituati a


quei passi familiari.
Mortimer rientrava alla sua dimora di Saint-Germain-des-Prs, accolto dal
biondo, roseo e premuroso Alspaye, che egli credeva ingenuit degli amanti!
il solo al corrente della sua augusta relazione. Con polmoni da conquistatore,
aspirava laria fresca dellalba.
La regina, ormai la cosa non poteva pi essere messa in dubbio, sarebbe
tornata in Inghilterra solo quando avrebbe potuto rimettervi piede anche lui. Il
legame che si erano giurati si faceva di giorno in giorno, di notte in notte pi
solido; e la piccola cicatrice bianca sul petto di Isabella sulla quale lui, come per
adempiere a un rito, posava le labbra prima di lasciarla, restava visibile
testimonianza dello scambio delle loro volont.
Una donna ha un bellessere regina: il suo amante sempre il suo padrone.
Isabella dInghilterra, capace da sola di fronteggiare i dissensi coniugali, i
tradimenti di un re e gli odi di una corte, non poteva trattenere un lungo fremito
quando Mortimer le posava una mano sulla spalla, si sentiva sciogliere il cuore
quando egli usciva dalla sua camera, e portava ceri alle chiese per ringraziare Dio
di averle dato un cos meraviglioso peccato. Quando lui si assentava, anche
soltanto per unora, la sua fantasia se lo figurava davanti a lei, sulla pi bella
poltrona, e gli parlava a bassissima voce. Ogni mattina, appena sveglia, prima di
chiamare le sue donne, scivolava sul letto nel punto dove lamante si era sdraiato.
Una levatrice le aveva insegnato certi segreti, utilissimi alle signore che cercano il
loro piacere fuori del matrimonio. E nei circoli di corte, senza intenzioni offensive
ma considerandolo un giusto risarcimento della sorte, si sussurravano commenti
sui suoi amori.
I preliminari del trattato, che erano stati tirati in lungo per tanto tempo, vennero
firmati il 31 maggio da Isabella e dal fratello, con la reticente approvazione di
Edoardo, che recuperava i suoi possedimenti dAquitania, amputati per
dellAgenais e del Bazadais, le regioni che lanno precedente erano state
occupate dallesercito francese, e che si impegnava inoltre a un versamento di
sessantamila lire Su questo punto, Valois non aveva voluto transigere, e cera
voluto addirittura la mediazione degli inviati del papa per arrivare a un accordo,
che poneva naturalmente come condizione essenziale che Edoardo venisse a
rendere lomaggio. Ora era chiaro che il re dInghilterra non aveva nessuna
intenzione di farlo, e non pi soltanto per motivi di prestigio ma per ragioni di
sicurezza. Ci si accord allora su un rimedio che parve far contenti tutti. Si
sarebbe fissata una data al famoso omaggio; poi, allultimo momento, Edoardo

avrebbe finto di ammalarsi, cosa che del resto non sarebbe stata soltanto una
finzione: gi ora, infatti, tutte le volte che si parlava di andare in Francia, egli
era preso da stati ansiosi, impallidiva, soffocava, aveva limpressione che il cuore
avesse cessato di battere, e doveva sdraiarsi, ansante, per unora. Avrebbe perci
trasmesso al primogenito, il giovane Edoardo, i titoli e le terre del duca
dAquitania, e lavrebbe mandato al suo posto a prestare giuramento.
Da questa sistemazione tutti erano convinti di guadagnarci. Edoardo evitava per
sempre un viaggio pericoloso. I Despenser non correvano pi il rischio di veder
svanire il loro ascendente sul re. La regina ritrovava il figlio preferito, la cui
lontananza, seppure distolta dai suoi nuovi amori, la faceva soffrire. E Mortimer
accoglieva con entusiasmo la presenza del principe ereditario al seguito della
regina, considerandolo un potente aiuto alla realizzazione dei suoi progetti.
Intanto il cosiddetto partito della regina continuava a rafforzarsi, e proprio in
Francia. Edoardo si stupiva del fatto che, verso la fine di quella primavera, tanti
dei suoi baroni avessero sentito improvvisamente il bisogno di andare a
ispezionare le loro terre sul continente, e si preoccupava constatando che nessuno
di loro era pi tornato in patria. I Despenser dal canto loro tenevano a Parigi delle
spie che informavano Edoardo dellatteggiamento del conte di Kent, della
presenza di Maltravers a fianco di Mortimer, e di tutti quegli oppositori che alla
corte di Francia, gravitavano intorno alla regina. Ufficialmente, la corrispondenza
fra i due coniugi restava cortese, e Isabella nei lunghi messaggi in cui gli spiegava
le difficolt dei negoziati, chiamava Edoardo dolce amore. Ma il re dInghilterra
aveva ordinato agli ammiragli e agli sceriffi dei porti di fermare ogni messaggero,
chiunque egli fosse, che portasse lettere della regina, del vescovo di Norwich o
degli altri membri di quel gruppo. questi messaggeri dovevano essere inviati
immediatamente al re sotto buona scorta. Ma come era possibile arrestare tutti i
Lombardi che circolavano con lettere di cambio?
Un giorno, mentre passeggiava nel quartiere del Tempio, a Parigi,
accompagnato soltanto da Alspaye e Ogle, Ruggero Mortimer venne sfiorato da
un blocco di pietra caduto da un edificio in costruzione. Solo il rumore che esso
fece battendo su una tavola dellimpalcatura gli evit di venirne schiacciato.
Mortimer lo consider un banale incidente della strada, ma tre giorni dopo,
lasciando la casa di Roberto dArtois, vide una scala abbattersi davanti al suo
cavallo. Il barone and allora a parlare col banchiere Tolomei il quale conosceva
meglio di chiunque altro i segreti di Parigi. Il senese mand a chiamare uno dei
capi mastri del Tempio, che avevano conservato i loro privilegi anche dopo lo
scioglimento dellOrdine, e gli attentati contro Mortimer cessarono dincanto. Ora,

quando i muratori vedevano passare il gentiluomo inglese dallabito nero, gli


rivolgevano dallalto delle impalcature dei grandi saluti e si cavavano il berretto.
Tuttavia Mortimer prese la precauzione di girare sempre sotto buona scorta e di
provare il suo vino con una zanna di narvalo, per esser certo che non fosse
avvelenato35. I malviventi assoldati da Roberto dArtois vennero invitati a tenere
occhi e orecchie aperti. Ma le minacce che pendevano su Mortimer rendevano
sempre pi intenso lamore di Isabella per lui.
Poi dimprovviso, allinizio dagosto, poco prima della data prevista per
lomaggio inglese, monsignor di Valois, cos saldamente installato al potere da
essere ormai comunemente chiamato il secondo re, fu colto da una gravissima
crisi a soli cinquantacinque anni.
Gi da parecchie settimane era perennemente in collera, e ogni cosa riusciva a
irritarlo. La pi grande esplosione di rabbia, tale da spaventare tutti gli astanti,
laveva avuta ricevendo da re Edoardo uninattesa proposta di matrimonio
concernente i loro pi giovani figli, Luigi di Valois e Giovanna dInghilterra,
entrambi di sette anni. Che Edoardo avesse compreso, sia pure troppo tardi,
lenorme sbaglio commesso due anni prima nel rifiutargli il matrimonio del suo
primogenito, e cercasse con questa offerta di guadagnarsi lamicizia di Valois e di
staccarlo dal partito della regina? Fatto che monsignor Carlo, con una reazione
incomprensibile, consider questo un nuovo insulto e si incoller al punto da
fracassare tutti gli oggetti che si trovavano sulla tavola, gesto in lui assolutamente
inabituale. Nello stesso tempo, dispiegava una febbrile attivit negli affari di
governo, simpazientiva della lentezza del Parlamento nel pronunciare le sentenze,
litigava con Mille di Noyers per i bilanci presentati dalla Corte dei Conti, e infine
si lamentava della stanchezza che tutte queste cose gli procuravano.
Una mattina, a una riunione del Consiglio, stava per firmare un decreto,
quando lasci cadere la penna doca che gli porgevano macchiando dinchiostro la
cotta azzurra che indossava. Si chin, per riprendere la penna finita per terra, ma
non riusc pi a rialzarsi; la mano gli pendeva inerte accanto alla gabbia e le dita
erano divenute di marmo. Rest sorpreso del silenzio che si era creato tuttintorno,
e non si rese conto che stava cadendo dalla sedia.
Quando lo rialzarono, i suoi occhi erano fissi e spostati verso sinistra nel punto
pi alto delle orbite, la bocca era contorta nella stessa direzione, ed era in uno
stato di incoscienza totale. Il suo volto era arrossato, quasi violetto, talch ci si
affrett a chiamare un medico perch gli facesse un salasso. Come suo fratello
Filippo il Bello undici anni prima, Carlo era stato colpito alla testa, nei misteriosi
ingranaggi della volont. Lo si credette vicino a morire, e nel suo palazzo, dove

era stato immediatamente trasportato, gli innumerevoli familiari furono presi


dallorgasmo e dalla desolazione del lutto.
Ma, dopo alcuni giorni nei quali il respiro pi che il pensiero sembr tenerlo
legato alla vita, riprese sia pure parzialmente ad esistere. Aveva ricominciato a
parlare, ma faticosamente, articolando male e inciampando su certi vocaboli, senza
pi quel timbro squillante ed energico che caratterizzava sino a pochi giorni
prima i suoi discorsi. La gamba destra aveva cessato dobbedirgli, e cos la mano
che aveva lasciato cadere la penna doca.
Immobilizzato nella sua poltrona, dove soffocava dal caldo sotto tutte le coperte
delle quali si riteneva opportuno imbottirlo, lex-re dAragona, lex-imperatore di
Costantinopoli, il conte di Romagna, il pari di Francia eterno candidato al Sacro
romano impero, il dominatore di Firenze, il vincitore dAquitania, ladunatore dei
crociati, si rendeva improvvisamente conto che tutti gli onori che un uomo pu
raccogliere non contano pi nulla quando incomincia la decadenza del corpo.
Quelluomo, che sin dallinfanzia aveva avuto soltanto lansia di conquistare i beni
della terra si scopriva dun tratto ben altre angosce. Volle essere portato al castello
del Perray, vicino a Rambouillet, dove andava solo di rado, ma che a un tratto gli
era divenuto caro per una di quelle bizzarre ubbie che capitano agli ammalati, e li
inducono a prediligere luoghi nei quali immaginano di ritrovare la salute.
Lidentit della sua malattia con quella che aveva abbattuto il fratello maggiore
era fonte ininterrotta di riflessioni in un cervello che aveva perduto lantica energia
ma non la lucidit. Cercava nel suo passato la ragione di questo castigo che
lOnnipotente gli aveva inflitto. La debolezza lo faceva diventare pio. Pensava al
Giudizio. Ma gli orgogliosi non stentano a trovarsi la coscienza pura; Valois non
trovava quasi niente da rimproverarsi. In tutte le sue campagne, in tutti i saccheggi
e i massacri che aveva ordinato, in tutte le estorsioni imposte alle province
conquistate o liberate, pensava di aver sempre bene usato della sua autorit di
condottiero e di principe. Un solo ricordo era per lui oggetto di rimorsi, una sola
azione gli sembrava giustificare lattuale castigo, un solo nome gli veniva alle
labbra in questo minuzioso riesame della sua carriera: Marigny. Marigny era infatti
lunico uomo che avesse veramente odiato. Gli altri poteva averli malmenati,
puniti, torturati, o mandati a morte, ma sempre era stato convinto di agire
nellinteresse della collettivit (identificandolo magari con le sue personali
ambizioni). A Marigny invece aveva consacrato un odio personale e implacabile.
Lo aveva accusato in cosciente malafede, Aveva testimoniato il falso contro di lui e
indotto altri a mentire, non aveva esitato a ricorrere ai mezzi pi sordidi pur di
mandare lex-primo ministro, coadiutore e rettore del regno, pi giovane allora di

quanto non lo fosse lui adesso, a penzolare da un capestro di Montfaucon. E a


questo era stato spinto soltanto da un desiderio di vendetta, dal rancore,
accumulatosi giorno per giorno, nel vedere che un altro in Francia esercitava
unautorit maggiore della sua.
Ora, seduto nel cortile del castello del Perray, a guardare il volo degli uccelli e il
passaggio degli scudieri con i bei cavalli che lui non avrebbe pi montato, Valois
aveva incominciato la parola lo sbalordiva, ma non poteva definire altrimenti
quello che provava aveva incominciato ad amare Marigny, ad amare la sua
memoria. Avrebbe voluto che il suo nemico fosse ancora vivo per potersi
riconciliare con lui e parlargli di tutte le cose che avevano conosciuto e vissuto
insieme, e sulle quali avevano avuto cos vivaci contrasti dopinione. I suoi fratelli,
Filippo il Bello e Luigi dEvreux, perfino le due prime mogli, tutti gli altri morti
gli mancavano meno del suo antico avversario; e quando pensava di non essere
osservato, lo si poteva sorprendere nellatto di scambiare qualche parola con quel
defunto.
Ogni giorno, mandava un ciambellano con una borsa di denaro a far
lelemosina ai poveri di un quartiere di Parigi, parrocchia per parrocchia. E i
ciambellani dovevano dire ponendo le monete in quelle mani unte: Pregate, brava
gente, pregate Iddio per monsignor Enguerrand di Marigny e per monsignor
Carlo di Valois. Aveva limpressione, facendo cos pronunciare il proprio nome
accanto a quello della sua vittima nelle stesse preghiere, di guadagnarsi la
clemenza del Cielo. E il popolo di Parigi era davvero sbalordito dal fatto che il
potente e magnifico signore di Valois si tacesse nominare dopo colui che a suo
tempo aveva proclamato responsabile di tutti i guai del regno, e fatto appendere
alle catene del patibolo.
Al Consiglio, il potere era passato nelle mani di Roberto dArtois che la
malattia del suocero aveva improvvisamente portato in primissimo piano. Spesso il
gigante percorreva a spron battuto assieme a Filippo di Valois la strada del Perray,
per chiedere consiglio allammalato. Perch tutti si rendevano conto, e Artois per
primo, del vuoto che si era verificato nella direzione della politica francese.
Indubbiamente, monsignor di Valois si era guadagnato una fama di
confusionario, di uomo che simpiccia di tutto magari senza averci riflettuto a
sufficienza, di statista che si lascia guidare pi dagli impulsi che dalla saggezza.
Ma lesser passato di corte in corte, da Parigi alla Spagna e dalla Spagna a Napoli,
laver sostenuto gli interessi del Santo Padre in Toscana, laver partecipato a tutte le
campagne di Fiandra, laver intrigato per limpero, e laver seduto per pi di trenta
anni nel Consiglio di quattro re di Francia, gli avevano dato la abitudine di

collocare ogni affare del regno nel quadro generale della situazione europea. Era
unoperazione che il suo spirito compiva quasi automaticamente.
Roberto dArtois, perfetto conoscitore delle consuetudini feudali e causidico
formidabile, non aveva una visione tanto vasta. Per questo si diceva del conte di
Valois che era lo ultimo senza ben specificare cosa sintendesse con questo
aggettivo: probabilmente era lultimo rappresentante di un modo grandioso di
amministrare la cosa pubblica che sarebbe verosimilmente scomparso con lui.
Indifferente a tutto questo, re Carlo il Bello, si spostava da Orlans a SaintMaxent e a Chteauneuf-sur-Loire, sempre in attesa che la terza moglie gli desse
finalmente la buona notizia di essere incinta.
La regina Isabella era divenuta, per cos dire, padrona del palazzo di Parigi,
dove teneva una specie di corte inglese numero due.
Lomaggio era stato fissato per il 30 agosto. Edoardo attese pertanto lultima
settimana del mese per mettersi in viaggio, e subito dopo, arrivato allabbazia di
Sandown, nei pressi di Dover, finse di ammalarsi. Il vescovo di Winchester venne
mandato a Parigi per attestare sotto giuramento, in caso di necessit (ma nessuno
gli chiese tanto), la validit del pretesto, e per proporre la sostituzione del figlio al
padre, fermo restando che il principe Edoardo, nominato duca dAquitania e
conte di Ponthieu, avrebbe portato le sessantamila lire promesse.
Il 16 settembre arriv il giovane principe, accompagnato dal vescovo di Oxford
e soprattutto da Walter Stapledon, vescovo di Exeter e lord tesoriere. Con la scelta
di costui, che era uno dei pi attivi e decisi fautori dei Despenser, e insieme
luomo pi abile, pi astuto e forse pi detestato del suo Consiglio, re Edoardo
sottolineava la sua volont di non mutare politica, nonch la sua diffidenza per
tutto ci che si tramava a Parigi. Il vescovo di Exeter non aveva infatti soltanto il
compito di scortare lerede al trono.
Il giorno stesso del loro arrivo, quasi nel momento in cui la regina Isabella
stringeva fra le braccia il figlio ritrovato, si venne a sapere che monsignor di
Valois, aveva avuto una ricaduta e che secondo ogni previsione Dio si sarebbe
ripreso la sua anima da unora allaltra. Subito lintera famiglia, i grandi dignitari, i
baroni che si trovavano a Parigi, i delegati inglesi, tutti insomma ad eccezione
dellindifferente Carlo il Bello, rimasto a Vincennes per sorvegliare certi lavori di
restauro affidati allarchitetto Painfetiz, si precipitarono al Perray.
E intanto il popolo di Francia continuava a vivere questo meraviglioso 1325.

VII OGNI PRINCIPE CHE MUORE

uanto era cambiato monsignor di Valois, per chi non io aveva rivisto

nelle ultime settimane! Prima di tutto, si era abituati a vederlo sempre col capo
coperto di una grande corona scintillante di pietre preziose nelle occasioni pi
solenni, di un cappello di velluto ricamato la cui immensa cresta smerlata gli
ricadeva sulle spalle, o infine di uno di quei berretti cerchiati doro che portava
nellintimit. Ora invece, per la prima volta, si vedevano i suoi capelli biondi striati
di bianco, sbiaditi dal passare degli anni e arruffati dalla malattia, che cadevano
ormai privi di vita lungo le guance sui cuscini. La consunzione di questuomo, un
tempo grasso e sanguigno, era impressionante, meno tuttavia della contratta
immobilit di una met del viso, della bocca leggermente contorta sulla quale si
chinava ogni tanto un servitore a detergerne la saliva, meno infine della spenta
fissit dello sguardo. Le lenzuola ricamate doro e le cortine azzurre trapunte di
fiordalisi che a mo di baldacchino sormontavano il capezzale, accentuavano ancor
pi il decadimento fisico del moribondo.
Egli stesso, prima di ricevere tutta quella gente che si affollava alla porta, si era
fatto portare uno specchio ed era rimasto per qualche minuto a fissare quel viso
che, solo due mesi prima, dettava legge ai popoli e ai re. Che importanza avevano
ora per lui lautorit e la potenza legate al suo nome? Doverano le ambizioni che
aveva per tanto tempo inseguito? Cosa significava la soddisfazione di camminare
sempre a fronte alta fra tante teste abbassate, se sotto quella fronte due giorni
prima era avvenuta una grande buia esplosione e tutto era parso svanire nel nulla?
E quella mano su cui servitori, scudieri e vassalli si precipitavano per baciarne il
dorso o la palma, cosera ormai quella mano inerte lungo il suo corpo? E laltra,
quella che ancora poteva controllare, quella di cui fra poco si sarebbe servito
unultima volta per firmare il testamento che stava per dettare ammesso che la
sinistra fosse in grado di tracciare i caratteri della scrittura, questa mano gli
apparteneva forse pi del sigillo col quale suggellava gli ordini e che appena

morto gli avrebbero sfilato dal dito? Qualcosa forse era mai stato suo?
La gamba destra, del tutto inerte, era come se gi lavesse perduta. E nel petto
gli si aprivano in certi momenti dei vuoti abissali.
Luomo un essere pensante che agisce sugli altri uomini, e trasforma il
mondo. Poi, dimprovviso, lessere si disgrega, si scompone, e allora che cos il
mondo, che cosa sono gli altri? In quel momento, per monsignor Valois,
limportante non erano pi i titoli, i possedimenti, le corone, i regni, il gusto del
potere, la superiorit sugli altri uomini. Gli emblemi del suo linguaggio, le
conquiste della sua fortuna, persino i discendenti del suo sangue che vedeva
raccolti intorno a s, non significavano pi nulla per i suoi occhi spenti. Ci che
importava era laria di settembre, e le foglie ancora verdi, seppur qua e l
ingiallite, che scorgeva dalle finestre aperte, ma soprattutto laria, quellaria che
aspirava con tanta difficolt e che sprofondava poi nellabisso creatosi in fondo al
suo petto. Fin quando avesse sentito laria penetrargli in gola il mondo avrebbe
continuato ad esistere, e lui ne sarebbe stato ancora il centro, un centro fragile,
simile allultimo guizzo di una candela. Poi, tutto sarebbe finito, o meglio tutto
sarebbe continuato, ma in una completa oscurit e in uno spaventoso silenzio,
come una cattedrale quando si spento anche lultimo cero.
Valois ricordava i grandi morti della sua famiglia. Risentiva le parole di Filippo
il Bello: Guardate quanto vale il mondo! Ecco il re di Francia!. Rammentava le
espressioni di Filippo il Lungo: Vedete il vostro sovrano signore; non c uomo
fra voi, fosse anche il pi povero, con cui non vorrei scambiare la mia
situazione!. Aveva udito queste frasi senza capirle, ma questo appunto avevano
provato i membri della sua famiglia prima di scendere nella tomba! Non cerano
altre parole per dirlo, eppure quanti avevano ancora del tempo davanti a s non
erano in grado di intenderlo. Ogni uomo che muore luomo pi povero
delluniverso.
E quando tutto si fosse spento, dissolto, disgregato, quando loscurit avesse
invaso lintera cattedrale, cosa avrebbe scoperto dallaltra parte questo miserabile
uomo? Avrebbe trovato quel che la religione gli aveva insegnato? Ma coserano,
del resto, quegli insegnamenti, se non immense, angosciose incertezze? Sarebbe
stato tradotto davanti a un tribunale; ma qual era il viso del giudice? E tutti i gesti
della vita su quale bilancia sarebbero stati pesati? Quale pena pu essere inflitta a
chi pi non esiste? Il castigo Quale castigo? Il castigo forse sarebbe consistito
nel mantenere chiara la coscienza anche nel momento di varcare la soglia
delloscurit.
Pure Enguerrand di Marigny, e Carlo di Valois non poteva cessare di pensarci,

aveva avuto chiara coscienza, ancor di pi forse, essendo in piena salute, al colmo
delle sue energie, e apprestandosi a lasciare la vita non per la rottura di qualche
segreto ingranaggio del suo essere, ma per laltrui volont. Non aveva conosciuto
lultimo guizzo dellultima candela, ma aveva visto spegnersi in un soffio tutte le
fiammelle.
Gli stessi marescialli, i dignitari, i grandi funzionari che avevano accompagnato
Marigny alla forca, erano qui in quel momento, intorno al letto, riempivano tutta
la camera e straripavano oltre la porta nella stanza vicina; e tutti avevano lo
sguardo degli uomini che accompagnano uno dei loro allultima pulsazione del
suo cuore, estranei alla fine cui assistono, e soltanto attenti a un avvenire da cui
gi il condannato escluso.
Ah, come avrebbe dato tutte le corone di Bisanzio, tutti i troni di Germania,
tutti gli scettri e tutto loro delle taglie, per uno sguardo, uno solo, in cui non si
fosse sentito escluso! Dispiacere, compassione, rimpianto, spavento e la nostalgia
del ricordo: questo si scorgeva negli occhi multicolori che circondavano il letto del
principe morente. Ma erano tutti sentimenti che avevano come denominatore
comune quella esclusione.
Valois osservava il figlio maggiore, Filippo, quel ragazzone dal naso enorme, in
piedi accanto a lui sotto il baldacchino, che sarebbe diventato, domani forse, o
comunque prestissimo, magari soltanto fra un minuto, il solo, il vero conte di
Valois, il Valois vivo; era triste, come era giusto lo fosse, il gigantesco Filippo, e
stringeva la mano della moglie, Giovanna la Zoppa di Borgogna; ma, attento
anche al proprio portamento, per quello stesso avvenire che gli si preparava,
sembrava dire ai presenti: Vedete, mio padre che muore!. E anche da quello
sguardo, di cui pure era la fonte, il genitore, Valois era escluso.
E gli altri figli Carlo dAlengon evitava di incontrare gli occhi del
moribondo, volgendo altrove i propri ogni volta che i loro sguardi si
incrociavano: e il piccolo Luigi aveva paura, fin quasi a star male, perch era la
prima agonia cui assisteva E le figlie Parecchie di loro erano presenti: la
contessa di Hainaut che, ogni tanto, faceva cenno al servitore incaricato di
asciugargli la bocca, e la minore, la contessa di Blois, e pi lontana la contessa di
Beaumont vicina a quel colosso di suo marito, Roberto dArtois, in un gruppo di
cui facevano parte anche la regina Isabella dInghilterra e il piccolo dAquitania,
un ragazzino dalle lunghe ciglia, composto come se fosse in chiesa, che del
prozio Valois avrebbe conservato soltanto questo ricordo.
Pareva al moribondo che anche l si stesse complottando, che si progettasse un
avvenire dal quale lui era escluso

Se spostava la testa sullaltro lato del letto, i suoi occhi si posavano sulla figura
eretta e compunta di una donna che ha gi visto molti morire, Mahaut di
Chtillon-Saint-Pol, la sua terza sposa. Gaucher di Chtillon, il vecchio
connestabile dal cranio di testuggine, aveva ottenuto a settantasette anni unaltra
vittoria: vedeva un uomo di ventanni pi giovane andarsene prima di lui.
Stefano di Mornay e Giovanni di Cherchemont, entrambi ex-cancellieri di Carlo
di Valois prima di esser divenuti uno dopo laltro cancellieri di Francia, Mille di
Noyers, legista e notaio della corte dei conti, Roberto Bertrand, cavaliere del Verde
Leone e neo-maresciallo, frate Tommaso di Bourges, confessore, e Giovanni di
Torpo, medico, erano tutti l per aiutarlo, ognuno secondo le proprie funzioni. Ma
chi aiuta un uomo a morire? Ugo di Bouville si asciugava una lacrima. Ma su che
cosa piangeva il grosso Bouville, se non sulla sua giovinezza fuggita, sulla
vecchiaia imminente, su una vita ormai trascorsa?
S, un principe che muore uomo pi miserabile del pi povero servo del suo
regno. Il povero servo infatti non deve morire in pubblico: la moglie e i figli
possono illuderlo sulla prossimit del trapasso; non lo si circonda di attenzioni che
sottolineano quel che lo attende; non si esige, in extremis, che rediga la
constatazione della sua stessa fine. Proprio per questo, invece, erano accorsi qui
tanti illustri personaggi. Cosaltro un testamento se non la confessione che si fa a
se stessi del proprio decesso? Un documento destinato allavvenire degli altri Il
segretario aspettava, il calamaio gi era stato fissato allorlo della scrivania, il velino
e la penna erano pronti. Su, ora di incominciare o meglio di concludere. Non
era tanto grave lo sforzo dellintelligenza quanto quello della rinuncia Un
testamento, poi iniziava come una preghiera
Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo
Tutti credettero che Carlo di Valois stesse pregando.
Scrivete dunque, amico disse al segretario. Non capite che sto
dettando? Io, Carlo
Sinterruppe: era una sensazione troppo dolorosa, troppo spaventosa sentire per
lultima volta la propria voce pronunciare il proprio nome Il nome non forse
il simbolo stesso dellesistenza e dellunit dellessere? Per un attimo, Valois sent il
desiderio di non aggiungere altro: nullaltro infatti realmente gli interessava. Ma
cerano tutti quegli occhi che lo guardavano, che unultima volta gli imponevano
di agire, per quegli altri dai quali pure si sentiva cos profondamente staccato.
Io, Carlo, figlio del re di Francia, conte di Valois, di Alengon, di Chartres e
dAnjou, rendo noto a tutti che, sano di spirito bench ammalato di corpose la
dizione era in parte stentata, se la lingua simpuntava su una parola, spesso la

pi semplice, il meccanismo cerebrale, avvezzo da sempre a formulare in parole


i propri voleri, continuava in apparenza a funzionare normalmente. Ma per il
moribondo era come se fosse lui solo ad ascoltarsi. Si trovava in mezzo a un
fiume: la sua voce si rivolgeva alla sponda da cui si stava allontanando, e gi
tremava pensando a quel che sarebbe avvenuto quando avesse toccato laltra
riva.
e chiedendo grazia a Dio, nel timore che Egli mi colmi di spavento per
quanto si riferisce al giudizio dellanima, dispongo qui di me e dei miei beni, e
faccio il mio testamento e la mia ultima volont nel modo qui appresso
descritto. In primo luogo rendo la mia anima a Nostro Signor Ges Cristo, alla
sua misericordiosa Madre e a tutti i Santi
A un cenno della contessa di Hainaut, il servitore asciug la saliva che gli
colava da un angolo della bocca. Tutte le conversazioni private si erano interrotte
e si evitava perfino il fruscio degli abiti. Sembravano tutti meravigliati che entro
quel corpo immobilizzato, smagrito e deformato dalla malattia, il pensiero avesse
conservato tanta precisione, e anche tanta ricercatezza nella formulazione.
Gaucher di Chtillon mormor rivolto ai suoi vicini:
Non finir oggi.
Giovanni di Torpo, uno dei medici, non era daccordo. Secondo lui, monsignor
Carlo non sarebbe arrivato allindomani mattina. Ma Gaucher insistette:
Ne ho visti io, ne ho visti E vi dico ohe c ancora della vita in quel
corpo.
La contessa di Hainaut accost un dito alle labbra per invitare il connestabile a
tacere; Gaucher era sordo e non si rendeva conto del volume del suo sussurrare.
Valois, intanto, continuava a dettare:
Voglio che il mio corpo sia seppellito nella chiesa dei Frati Minori di Parigi,
fra le tombe delle mie prime due spose e compagne
I suoi occhi cercarono il volto della terza moglie, quella viva, la futura vedova
Mahaut di Chtillon. Tre donne che avevano riassunto unintera vita Ed era
stata Caterina, la seconda, la pi amata, forte per la sua favolosa corona di
Costantinopoli. Davvero bella, Caterina, in tutto degna del suo titolo da
leggenda! Valois constatava meravigliato che nel suo corpo sofferente, per met
inerte e prossimo ad annullarsi, sopravviveva vago e diffuso un fremito degli
antichi desideri che trasmettono la vita. Avrebbe dunque riposato accanto a lei,
allimperatrice, e dallaltra parte avrebbe avuto la sua prima sposa, la figlia del re
di Napoli, entrambe da tanto tempo in polvere. Strano che il ricordo di un
desiderio sopravviva anche quando pi non esiste il corpo che ne fu loggetto!

E la resurrezione Ma cera anche la terza sposa, colei che i suoi occhi stavano
fissando, e anche lei era stata una buona compagna. Bisognava dunque lasciarle
qualcosa.
Item, voglio che il mio cuore sia nella stessa citt e nel luogo che la mia
compagna Hahaut di Saint-Pol sceglier come sua sepoltura; e le mie viscere
nellabbazia di Chalis, il diritto alla divisione delle mie spoglie essendomi stato
concesso da una bolla del nostro Santissimo Padre il papa
Si interruppe, cercando invano la data, e concluse:
in precedenza36.
Era stato cos fiero di questa autorizzazione, concessa generalmente soltanto ai
re, di spartire il proprio cadavere come si dividono i santi in reliquie! Aveva voluto
essere trattato da re sin nella tomba. Ma ora pensava alla grande resurrezione, sola
speranza rimasta a chi vicino allultimo passo. Se gli insegnamenti della religione
corrispondevano a verit, come sarebbe avvenuta per lui questa resurrezione? Le
viscere a Chalis, il cuore dove Mahaut di Saint-Pol avrebbe scelto, il corpo in una
chiesa di Parigi Come si sarebbe rialzato, davanti a Caterina e a Margherita?
Col petto vuoto e il ventre riempito di paglia? No, doveva essere una cosa diversa,
una cosa che lo spirito umano non in grado di concepire. Ci sarebbe stata una
folla di corpi e di sguardi come ora intorno al suo letto? E chiss che gran
confusione se si fossero alzati insieme tutti gli antenati e tutti i discendenti, e gli
assassini di fronte alle loro vittime, e tutte le amanti, e tutti i tradimenti Marigny
si sarebbe eretto davanti a lui?
Item, lascio allabbazia di Chalis sessanta lire tornesi per commemorare
il mio anniversario
Di nuovo un fazzoletto gli asciug il mento. Per circa un quarto dora enumer
tutte le chiese, le abbazie, le pie fondazioni situate nei suoi feudi, lasciando ad una
cinquanta lire, a unaltra cento, centoventi a una terza e un fiordaliso per abbellire
un tabernacolo a una quarta. Lenumerazione era per tutti monotona, eccetto che
per lui, cui ogni nome ricordava un campanile, una citt o un borgo, del quale
ancora per qualche ora o per qualche giorno era signore, o un ricordo che vi
aveva lasciato. Gli altri si distraevano, come a messa quando il servizio dura un po
troppo a lungo. Soltanto Giovanna la Zoppa, che dovendo stare per tanto tempo
in piedi non si sentiva certo a proprio agio, lo ascoltava con attenzione. Sommava
e calcolava. E ad ogni cifra alzava verso il marito, Filippo di Valois, un viso non
certo sgraziato, ma imbrattato dai sordidi pensieri dellavarizia. Era la loro eredit
che avrebbe pagato tutte queste cose! Perfino Filippo sincupiva.
Nel gruppo inglese, accanto alla finestra, avevano ricominciato a complottare.

La regina Isabella era inquieta, e la sua espressione, che poteva sembrare


suggerita dalla circostanza, era in realt dovuta a un profondo disagio. Prima di
tutto perch non era presente Mortimer, e lei ormai quando lui non cera non si
sentiva pi n veramente viva n al sicuro. E poi cera qualcuno che non cessava
di osservarla, di spiarla: Stapledon, vescovo di Exeter che aveva voluto a tutti i
costi venire al Perray, col pretesto di scortarvi il giovane duca dAquitania.
Questuomo, lanima dannata di Edoardo, non poteva che portarsi appresso la
sventura, o almeno dei gravi dispiaceri. Isabella tir Roberto dArtois per la
manica, mentre costui abbassava il capo sino a lei.
Diffidate di Exeter gli sussurr quel vescovo magro, l in fondo, che
si rosicchia le unghie Ho paura, cugino. Lultima lettera che mi ha mandato
Orleton era stata aperta e il sigillo rincollato.
Carlo di Valois continuava intanto a dettare:
Item, lascio alla mia compagna, la contessa, il rubino regalatomi da mia
figlia di Blois. Item, le lascio la tovaglia ricamata che appartenne un tempo alla
regina Maria, mia madre
Se durante lenumerazione dei lasciti di beneficenza ognuno pensava ai fatti
suoi, adesso che si veniva a parlare di gioielli tutti ascoltavano con gli occhi accesi.
La contessa di Blois aveva arcuato le sopracciglia in segno evidente di delusione.
Suo padre avrebbe anche potuto restituirlo a lei quel rubino che gli aveva regalato,
invece di lasciarlo alla moglie.
Item il mio reliquiario di SantEdoardo
Sentendo questo nome, il giovane principe dInghilterra alz le lunghe ciglia e
cerc lo sguardo della madre; ma nulla da fare, anche il reliquiario spettava a
Mahaut di Chtillon. E Isabella pens che lo zio Carlo avrebbe ben potuto avere
questo riguardo per il suo pronipote!
Item, lascio a mio figlio maggiore Filippo un rubino e tutte le mie armi e i
finimenti, eccezion fatta per un giaco darmatura lavorato ad Acri e per la spada
con la quale combatte il signore dHarcourt che lascio al mio secondogenito
Carlo. Item a mia figlia di Borgogna, moglie di mio figlio Filippo, il pi bello
di tutti i miei smeraldi.
Il viso della Zoppa acquist un certo colore e il suo capo si abbass in un
cenno dassenso che fu giudicato un po indecoroso. Si poteva star certi che
avrebbe fatto esaminare gli smeraldi da un esperto gioielliere per scoprire qual era
il pi bello!
Item, al mio secondogenito Carlo, tutti i miei cavalli e i palafreni, il calice
doro, un bacile dargento e un messale.

Carlo dAlenon incominci a piangere, stupidamente, come se si fosse reso


conto dellagonia del padre e del dolore che essa gli causava solo nel momento in
cui il moribondo aveva fatto il suo nome.
Item, lascio al mio terzogenito Luigi tutto il mio vasellame dargento
Il bambino restava aggrappato alla gonna di Mahaut di Chtillon, che gli
accarezz la fronte con tenerezza.
Item, voglio e ordino che tutto ci che rimarr della mia cappella sia
venduto per far pregare per la mia anima Item, che tutti i miei oggetti di
vestiario siano distribuiti fra i miei camerieri personali
Si ud un rumore discreto proveniente dalle finestre aperte, e molti si sporsero
in fuori a guardare. Tre lettighe erano entrate nel cortile del maniero, ricoperto di
paglia per soffocare i passi dei cavalli. Da una grande lettiga ornata di bassorilievi
dorati e di tendine ricamate coi castelli dArtois, era scesa la contessa Mahaut,
pesante e monumentale, i capelli grigi sotto il velo, accompagnata dalla figlia, lexregina Giovanna di Borgogna, vedova di Filippo il Lungo. Con la contessa erano
anche il suo cancelliere, il canonico Thierry dHirson, e la sua dama di
compagnia, Beatrice, nipote di costui. Mahaut veniva dal suo castello di Conflans,
nei pressi di Vincennes, che in questi tempi a lei sfavorevoli non abbandonava
quasi mai.
La seconda lettiga, tutta bianca, era quella dellex-regina Clemenza dUngheria,
vedova di Luigi il Testardo.
Dalla terza infine, una lettiga modesta dalle semplici tendine di cuoio nero, era
sceso con una certa fatica, e aiutato soltanto da due servitori, messer Spinello
Tolomei, capitano generale delle compagnie lombarde a Parigi.
Per i corridoi del maniero avanzavano dunque due ex-regine di Francia, due
giovani donne della stessa et trentadue anni che si erano succedute sul
trono, vestite entrambe completamente di bianco, comera duso per le regine
vedove, bionde e belle entrambe, soprattutto Clemenza, e tali da sembrare in un
certo senso due sorelle gemelle. Dietro di loro, di una buona testa pi alta, la
terribile contessa Mahaut di cui tutti sapevano, senza avere avuto il coraggio di
affermarlo davanti al giudice, che aveva ucciso il marito di una perch laltra
regnasse. Infine, trascinando le gambe, spingendo avanti la pancia, coi capelli
bianchi sparsi sul colletto e gli artigli del tempo affondati nelle guance, il vecchio
Tolomei che era stato coinvolto, pi o meno direttamente, in tutti gli intrighi.
Poich let nobilita tutto, poich il denaro la vera potenza del mondo, poich
senza di lui monsignor di Valois non avrebbe potuto a suo tempo sposare
limperatrice di Costantinopoli, poich senza di lui la corte di Francia non avrebbe

potuto mandare Bouville a Napoli a chiedere in sposa la regina Clemenza, n


Roberto dArtois sostenere il suo processo e sposare la figlia del conte di Valois,
poich senza di lui la regina dInghilterra non avrebbe potuto trovarsi qui con il
figlio, si concedevano al vecchio lombardo, che aveva visto tante cose, tanto
prestato e tanto taciuto, quelle attenzioni che sono solitamente riservate ai prncipi.
Nella camera, tutti si addossavano alle pareti, tutti si facevano in disparte per
lasciar libero il passaggio. Bouville trem quando la gonna di Mahaut gli sfior il
ventre.
Isabella e Roberto dArtois si scambiarono una muta domanda. Il fatto che
Tolomei fosse arrivato con Mahaut significava forse che la vecchia volpe toscana
lavorava anche per conto dellavversaria? Ma con un sorriso discreto il banchiere
rassicur i suoi clienti. La contemporaneit del loro arrivo era puramente casuale.
Larrivo di Mahaut aveva prodotto un certo imbarazzo. Valois sinterruppe alla
vista della vecchia e gigantesca nemica, che spingeva davanti a s le due vedove
bianche, come due agnelle condotte al pascolo. Poi il moribondo vide Tolomei e
agitando la sola mano valida, nella quale luccicava il rubino che sarebbe presto
passato al dito del suo primogenito, disse:
Marigny, Marigny
Si pens che stesse delirando. Ma era un supposizione sbagliata: Tolomei gli
faceva tornare in mente il loro comune nemico. Senza laiuto dei lombardi, Valois
non avrebbe mai sconfitto il coadiutore.
Si ud allora la voce di Mahaut dArtois:
Dio vi perdoner, Carlo, perch il vostro pentimento sincero.
Quella carogna disse Roberto dArtois, a voce sufficientemente alta
perch i vicini lo udissero osa parlare di rimorsi!
Carlo di Valois, trascurando la contessa dArtois, fece cenno al lombardo di
avvicinarsi. Il vecchio senese si accost al letto, sollev la mano paralizzata e la
baci; ma il moribondo non sent quel bacio.
Preghiamo tutti per la vostra guarigione, monsignore disse Tolomei.
Guarigione! Era la sola parola di conforto che Valois avesse udito fra tutta
quella gente per la quale la sua morte sembrava ormai soltanto una formalit.
Guarigione! Il banchiere aveva pronunciato questa parola per cortesia o la pensava
davvero? I due uomini si guardarono, e nel solo occhio aperto di Tolomei,
quellocchio fosco e astuto, il moribondo vide come unespressione di complicit.
Uno sguardo, finalmente, dal quale non era escluso!
Item, item riprese puntando lindice verso il segretario voglio e
comando che tutti i miei debiti siano pagati dai miei figli.

Era veramente un bel lascito che egli faceva a Tolomei con queste parole, certo
pi solido di tutti i rubini e i reliquari! Filippo di Valois, Carlo dAlengon,
Giovanna la Zoppa e la contessa di Blois si sentivano profondamente depressi.
Aveva avuto una bella idea a venire, quel lombardo!
Item, ad Alberto di Villepion, mio ciambellano, una somma di duecento lire
tornesi; a Giovanni di Cherche mont, che fu mio cancelliere prima di essere
cancelliere di Francia, altrettanti; a Pietro di Montguillon, mio scudiero
Monsignor di Valois, insomma, aveva un altro di quegli accessi di liberalit che
tanto gli erano costati nel corso della sua vita, e voleva ricompensare quanti lo
avevano servito comportandosi con loro da principe sino allultimo giorno.
Duecento, trecento lire: non erano lasciti enormi, ma quando se ne elencavano
quaranta o cinquanta in fila, e si aggiungevano a quelli di beneficenza Loro del
papa, gi parecchio intaccato del resto, non sarebbe stato sufficiente, e nemmeno
un anno di reddito di tutto lappannaggio Valois. Carlo voleva dunque essere
prodigo anche dopo la morte?
Mahaut si era avvicinata al gruppo inglese. Salut Isabella con unocchiata nella
quale brillava un antico odio, sorrise al piccolo principe Edoardo come se avesse
voluto morderlo, e si rivolse infine a Roberto.
Nipote carissimo, ti vedo angustiato mormor. Era un vero padre per
te
E per voi, carissima zia, deve essere un colpo ribatte lui con lo stesso
tono. Ha la vostra et, pi o meno. Siete rimasti in pochi ormai
In fondo alla sala cera un certo andirivieni. Dimprovviso, Isabella si accorse
che il vescovo di Exeter era scomparso; pi esattamente che stava scomparendo: lo
vide infatti varcare la soglia, con quel passo morbido, untuoso e sicuro che
proprio degli ecclesiastici quando devono farsi largo in mezzo a una folla, lo
accompagnava il canonico dHirson, cancelliere di Mahaut. Anche la gigantesca
contessa seguiva con lo sguardo i due prelati, e ognuna delle due donne si rese
conto che anche laltra volgeva gli occhi nella tessa direzione.
Isabella si interrog, inquieta. Cosa avevano da dirsi Stapledon, linviato dei
suoi nemici, e il cancelliere della contessa? E come potevano conoscersi se
Stapledon era arrivato a Parigi soltanto il giorno prima? Che le spie inglesi
avessero lavorato daccordo con Mahaut era indubbio. Come poteva essere
altrimenti, del resto? Ha tutte le ragioni di volersi vendicare a mio danno,
pensava Isabella. Ho denunciato le sue figlie, io Ah, come vorrei che fosse qui
Ruggero! Perch non ho insistito per convincerlo a venire?
I due ecclesiastici non ci avevano messo molto a riconoscersi. Il canonico

dHirson si era fatto indicare linviato di Edoardo:


Reverendissimus sanctissimusque Exeteris episcopus?
gli aveva chiesto. Ego canonicus et comitissae Artesiensis cancellarium sum8.
Avevano avuto entrambi lincarico di conferire alla prima occasione. E ora
loccasione si presentava. Seduti uno accanto allaltro nel vano di una finestra, che
dava su un corridoio deserto, e con il rosario in mano, conversavano in latino,
come se recitassero il responsorio delle preghiere degli agonizzanti.
I l canonico dHirson possedeva copia di uninteressantissima lettera vergata da
un vescovo inglese che si firmava O e indirizzata alla regina Isabella. La
lettera era stata sottratta a un mercante italiano, mentre dormiva in una locanda
dellArtois. Il vescovo O consigliava alla destinataria di non tornare, almeno
per il momento, ma di guadagnarsi invece il maggior numero possibile di
partigiani in Francia, di riunire mille cavalieri, e di sbarcare con loro s da
scacciare i Despenser e il malvagio vescovo Stapledon. Thierry dHirson aveva
questa copia su di s. Monsignor Stapledon la voleva? Un foglio pass dalla
mantellina del canonico alle mani del vescovo che, a una prima occhiata,
riconobbe subito lo stile sicuro e preciso di Adamo Orleton. Sempre secondo
la lettera, se lord Mortimer avesse assunto il comando di quella spedizione, in
pochi giorni avrebbe avuto la solidariet di tutta la nobilt inglese.
Il vescovo Stapledon si rosicchiava le unghie.
Ille baro de Mortuo Mari concubinus Isabellae reginae aperte est 9 precis
Thierry dHirson.
Se il vescovo aveva bisogno di prove, Hirson era pronto a fornirgliene quante
voleva. Bastava interrogare i servitori, far sorvegliare le entrate e le uscite del
palazzo della Cit, o anche soltanto chiedere il parere di chi frequentava la corte.
Stapledon nascose la copia della lettera nella sua veste, sotto la croce pettorale.
Il pubblico aveva incominciato ad abbandonare la camera. Monsignor di Valois
aveva ormai nominato i suoi esecutori testamentari. Il suo grande sigillo, fatto di
una pianticella di fiordaliso circondata dalliscrizione Caroli regis Franciae filii,
comitis Valesi et Andegaviae10 era stato impresso nella cera colata sui lacci che
pendevano ai piedi del documento.
Monsignore, posso presentare alla vostra alta e santa persona mia nipote
Beatrice, damigella di compagnia della contessa? disse Thierry dHirson a
Stapledon indicandogli una bella ragazza bruna dallo sguardo sveglio e dai
fianchi ondeggianti che si stava avvicinando.
Beatrice dHirson baci lanello del vescovo. Poi, dopo ohe lo zio le ebbe
sussurrato allorecchio qualche parola, torn dalla contessa Mahaut per

mormorarle:
cosa fatta, signora.
E Mahaut, che era ancora vicina a Isabella allung la enorme mano per
accarezzare la fronte del giovane principe Edoardo.
Poi tutti tornarono a Parigi: Roberto dArtois e il cancelliere per sbrigare gli
affari del governo; Tolomei per occuparsi dei propri traffici; Mahaut perch,
avviata la sua vendetta, non aveva ragione di rimanere l; Isabella perch era
impaziente di rivedere Mortimer; le regine vedove perch non si sarebbe saputo
dove alloggiarle; e perfino Filippo di Valois perch doveva amministrare quella
grossa contea che di fatto era gi sua.
Accanto al moribondo rimasero soltanto la sua terza sposa, la figlia maggiore
contessa di Hainaut, i bambini e qualche servitore. Intorno alluomo il cui nome
e le cui imprese avevano tanto agitato il mondo dalle spiagge dellOceano alle rive
di Costantinopoli non restava dunque pi gente che intorno a un qualsiasi
cavaliere di provincia.
Lindomani monsignor di Valois era ancor vivo, e due giorni dopo anche.
Aveva visto bene il connestabile Gaucher: la vita continuava a pulsare in quel
corpo abbattuto.
In quei giorni, tutta la corte era a Vincennes per lomaggio del giovane
principe Edoardo, duca dAquitania, allo zio Carlo il Bello.
Poi, a Parigi, un mattone caduto da unimpalcatura tocc terra nelle immediate
vicinanze del vescovo Stapledon, e una passerella si spezz sotto gli zoccoli della
mula del chierico che lo scortava. E una mattina che egli usciva di casa allora
della prima messa simbatt, in una stretta viuzza, in Gerardo dAlspaye, exluogotenente della Torre di Londra, e nel barbiere Ogle. I due uomini in
apparenza passeggiavano indifferenti. Ma chi va in giro a quellora soltanto per
sentir cantare gli uccelli? In un androne, a colmar la misura, cera poi un
gruppetto di uomini fra i quali Stapledon credette di riconoscere il lungo viso
cavallino del barone Maltravers. Un convoglio di ortolani che occupava tutta la
carreggiata permise al vescovo di tornare frettolosamente a casa. Quella sera
stessa, senza aver salutato nessuno, egli partiva per Boulogne, dove si sarebbe
segretamente imbarcato.
Portava comunque con s, insieme alla copia della lettera di Orleton, prove pi
che sufficienti contro la regina Isabella, contro Mortimer, contro il conte di Kent,
contro tutti i gentiluomini del loro seguito.
In un maniero dellle-de-France, a una lega circa da Rambouillet, Carlo di
Valois, abbandonato praticamente da tutti e chiuso nel suo corpo come in una

tomba, continuava a vivere. Colui che era stato soprannominato il secondo re di


Francia, badava ormai soltanto allaria che gli penetrava nei polmoni a un ritmo
irregolare, con attimi di pausa angosciosa. Questaria, di cui si nutre ogni creatura,
lavrebbe respirata per altre lunghe settimane, sino a dicembre.

PARTE TERZA
IL RE RAPITO

I GLI SPOSI NEMICI

a otto mesi la regina Isabella viveva in Francia: aveva imparato a

conoscervi la libert e vi aveva incontrato lamore. E aveva dimenticato il suo


sposo, re Edoardo. Costui sopravviveva nei suoi pensieri solo in modo astratto,
come una brutta eredit lasciatale da unaltra Isabella che avesse cessato di esistere;
era precipitato nelle zone morte della memoria. Anche quando si sforzava di
ravvivare i suoi risentimenti, non riusciva nemmeno pi a ricordare lodore del
corpo del marito o il colore dei suoi occhi. Rivedeva soltanto limmagine vaga e
confusa di un mento troppo lungo sotto una barba bionda, e londeggiante
sgradevole movimento della schiena. Ma se il ricordo si dileguava, lodio in
compenso persisteva tenace.
Il precipitoso ritorno a Londra del vescovo Stapledon giustific tutti i timori di
Edoardo e gli dimostr quanto fosse urgente il ritorno della moglie. Bisognava
per agire con abilit, o, per usare le parole di Ugo il Vecchio, addormentare la
lupa per convincerla a ritornare nella sua tana. Cos per qualche settimana le
lettere di Edoardo furono lettere di un marito affettuoso, afflitto per lassenza della
sua compagna. Perfino i Despenser contribuivano a questa subdola manovra
inviando alla regina proteste di devozione e affiancandosi alle suppliche del re
perch ella concedesse loro la gioia di un rapido ritorno. Edoardo inoltre aveva
pregato il vescovo di Winchester di usare sulla regina della sua influenza.
Ma il 1 dicembre, la situazione mut radicalmente. Quel giorno Edoardo
venne colto da unimprovvisa e violenta crisi di collera, da uno di quegli accessi
di furore che erano cos poco regali ma che, gli davano unillusione di autorit. Il
vescovo di Winchester gli aveva appena comunicato la risposta della regina, che
non intendeva tornare in Inghilterra per la paura che le ispirava Ugo il giovane, e
che aveva del resto comunicato questi suoi sentimenti al fratello re di Francia. Era
la goccia che faceva traboccare il vaso. Le lettere che Edoardo dett a Westminster
per cinque ore di fila avrebbero presto sbalordito tutte le corti dEuropa.

Per prima cosa scrisse alla regina, abolendo definitivamente lappellativo dolce
amore.
Signora diceva la lettera, spesse volte, sia prima dellomaggio sia dopo,
vi abbiamo chiesto, e per il grande desiderio che avevamo di avervi accanto a noi
e per il grande disagio che la vostra assenza ci causa, di venire da noi in tutta
fretta, senza a questo frapporre ulteriori ostacoli.
Prima dellomaggio, la conduzione delle trattative costituiva per voi sufficiente
giustificazione; ma in seguito ci avete fatto sapere a mezzo dellonorevole padre
vescovo di Winchester che non sareste tornata per paura e diffidenza di Ugo
Despenser, cosa che assai ci meraviglia; perch sia voi nei suoi confronti sia lui
nei vostri, vi siete sempre scambiati delle lodi in mia presenza, e soprattutto prima
che voi partiste, con promesse speciali e altri attestati di fiduciosa amicizia,
nonch con certe vostre lettere personali che egli ci ha mostrato.
Noi sappiamo invero, e voi pure lo sapete, signora, che il detto Ugo ci ha
procurato tutto lonore a lui possibile; e voi sapete anche che mai vi fu fatta
villania da quando siete mia sposa, se non, per caso, una sola volta, e per colpa
vostra, abbiate la compiacenza di ricordarlo.
Ora che stato reso omaggio al nostro carissimo fratello re di Francia e che
siamo con lui in rapporti di cos buona amicizia, troppo ci dispiacerebbe se
proprio voi, che noi inviammo per ristabilire la pace, foste causa di freddezza fra
noi, e per ragioni non rispondenti a verit.
Per questo vi chiediamo, vi imponiamo e vi ordiniamo che, senza frapporre
ostacoli e falsi pretesti, ritorniate a noi in tutta fretta.
In quanto alle vostre spese, quando sarete tornata come dovere di ogni
moglie verso il suo signore, disporremo in modo tale che non avrete in nulla
ragione di lagnanza n potrete sentirvi in alcun modo disonorata.
Insieme vogliamo e vi ingiungiamo di far venire a noi il nostro carissimo
figlio Edoardo il pi in fretta possibile, poich abbiamo grandissimo desiderio di
parlargli.
Lonorevole padre in Dio Wautier, vescovo di Exeter 37, ci ha fatto a suo tempo
sapere che certi nostri nemici da noi banditi, essendo allora vicino a voi, lo
spiarono, nellintento, se ne avessero avuto tempo, di far male al suo corpo, e che,
onde sfuggire a tali pericoli, si affrett a correre a noi, per la fede e la devozione
che ci doveva. Questo vi comunichiamo perch sappiate che il detto vescovo,
quando si allontan cos improvvisamente da voi, non lo fece per altre ragioni.
Dato a Westminster il primo giorno del dicembre 1325.

Edoardo.
Se la collera esplodeva nella prima parte della lettera, e la menzogna seguiva
immediatamente ad essa, il veleno era accortamente riservato alle frasi conclusive.
Unaltra lettera, pi breve, era indirizzata al giovane duca dAquitania:
Carissimo figlio, per quanto giovane e in tenera et voi siate, ricorderete certo
ci di cui vi incaricammo e ci che vi comandammo quando vi allontanaste da
noi a Dover, e quel che allora ci rispondeste, cosa di cui vi siamo stati
estremamente grati; non eccedete, pertanto, n contravvenite in alcun punto ci di
cui vi incaricammo allora.
Cos stando le cose, ora che avete presentato il vostro omaggio, presentatevi al
nostro carissimo fratello re di Francia vostro zio, prendete congedo da lui, e
tornate a noi in compagnia della nostra carissima compagna: la Regina vostra
madre, se ella viene subito.
E se non viene venite voi in tutta fretta senza esitare cost pi a lungo; perch
abbiamo grandissimo desiderio di vedervi e di parlarvi; e questo non rinunciate a
fare per alcuna ragione, sia essa vostra madre o chicchessia. La nostra
benedizione.
Le ripetizioni, insieme a un certo irritato disordine della scrittura indicavano
con evidenza che la redazione della lettera non era stata affidata al cancelliere o a
un segretario, ma era opera diretta del re. Sembrava quasi di sentire la voce di
Edoardo nellatto di dettare. N era stato trascurato Carlo IV il Bello. La lettera
inviatagli da Edoardo riprendeva, quasi con gli stessi termini, gli argomenti del
messaggio per la regina.
Voi avete udito da persone degne di fede che la nostra compagna la regina
dInghilterra, non osa venire da noi per paura della sua vita e per diffidenza nei
confronti di Ugo Dispenser. Certo, amatissimo fratello, non bene che essa
dubiti di lui o di qualunque altro uomo che viva nel nostro regno; perch, per
Dio, non c nel nostro territorio n lui n altro vivente che le voglia male, e, se
un fatto simile giungesse alle nostre orecchie, lo castigheremmo in maniera tale
che sarebbe per gli altri esempio, cosa che, grazie a Dio, entra nelle nostre
possibilit.
Per questo, carissimo e amatissimo fratello, ancora specialmente vi preghiamo,
per lonor vostro e nostro, e per quello della nostra detta sposa, di voler tutto fare

perch essa venga a noi il pi rapidamente possibile; siamo infatti molto afflitti
della mancanza della sua compagnia, cosa che non avremmo in alcun modo
permessa se non per la grande sicurezza e fiducia che voi e la vostra sincerit ci
davate di un suo ritorno secondo la nostra volont.
Edoardo esigeva anche il ritorno del figlio e denunciava i tentativi di omicidio
di nemici e banditi contro il vescovo di Exeter.
Indubbiamente, quello del primo dicembre doveva essere stato un notevole
accesso di collera, tale da far risuonare per lungo tempo dei suoi urli le volte di
Westminster. Tanto vero che, per lo stesso motivo e sullo stesso tono, Edoardo
aveva scritto anche agli arcivescovi di Reims e di Rouen, a Giovanni di Marigny,
vescovo di Beauvais, ai vescovi di Langres e di Laon tutti pari ecclesiastici ai
duchi di Borgogna e di Bretagna e ai conti di Valois e di Fiandra pari laici
allabate di Saint-Denis, a Luigi di Clermont-Borbone, gran cameriere, a Roberto
dArtois, a Mille di Noyers, presidente della Corte dei Conti, e al connestabile
Gaucher di Chtillon.
Il fatto che Mahaut fosse la sola pari di Francia esclusa da questa
corrispondenza era sufficiente testimonianza dei suoi particolari rapporti con
Edoardo e del fatto che le informazioni gi in suo possesso rendevano superflua
una comunicazione ufficiale38.
Roberto, dissuggellando il plico a lui destinato, incominci subito a
sghignazzare e si precipit, senza cessare di ridere e di battersi le cosce dalla
cugina dInghilterra. Oh, che bella storia, e quanto divertente per chi era in grado
di gustarla! Il povero Edoardo, dunque, mandava messaggi in tutto il regno per
informare ciascuno dei suoi dispiaceri coniugali, per difendere il suo amichetto e
per far sapere che non era in grado di far tornare la sua sposa al focolare. Infelici
signori dInghilterra, quale miserabile re era loro capitato, e in quali mani di
stoppa era andato a finire lo scettro di Guglielmo il Conquistatore! Era dallepoca
delle liti fra Luigi il Pio e Eleonora dAquitania che non si sentiva una storia tanto
spassosa!
Continuate a farlo cornuto, cugina gridava Roberto e senza cercare di
nasconderlo, s che il vostro Edoardo sia costretto a piegarsi in due per varcare
la soglia dei suoi castelli. Non forse questa, cugino Mortimer, la sorte che egli
si merita?
E, dicendo questo, lasciava cadere una gagliarda pacca sulla spalla del barone
inglese.
Nellimpeto del suo furore, Edoardo aveva anche deciso delle misure di

ritorsione, confiscando i beni del fratellastro conte di Kent e quelli di Lord


Cromwell, capo della scorta di Isabella. Ma aveva anche fatto di peggio,
suggellando un atto nel quale si proclamava governatore e amministratore dei
feudi di suo figlio, duca dAquitania, ed esigeva in nome suo i possedimenti
perduti. Il che equivaleva ad annullare il trattato negoziato dalla moglie e
lomaggio reso dal figlio.
Padronissimo disse Roberto dArtois. Ma noi glielo riprenderemo il
suo ducato, o, per meglio dire, quello che ne resta, perch gi sin dora si pu
affermare che una buona met di esso si trova scoperta solo quando c bassa
marea. E visto che due campagne non sono state sufficienti a far capire a quello
sciagurato quale sia il suo dovere, ne faremo una terza. Le balestre della
crociata incominciano ad arrugginire!
Per far questo non cera bisogno di raccogliere un esercito o di mandare il
connestabile, cui let aveva ormai indurito le giunture; i due marescialli, alla testa
delle truppe permanenti, sarebbero stati pi che sufficienti a maltrattare un poco,
nel Bordolese, quei gentiluomini guasconi che avevano la debolezza e la
dabbenaggine di rimanere fedeli al re dInghilterra. Stava ormai diventando una
tradizione. E ogni volta ci si trovava di fronte a un minor numero di avversari.
La lettera di Edoardo fu una delle ultime che Carlo di Valois ebbe modo di
leggere, uno degli ultimi echi dei grandi affari del mondo arrivati sino a lui.
Monsignor Carlo mor alla met di quello stesso dicembre: le sue esequie
furono sontuose come lo era stata la sua vita. Tutta la famiglia Valois, di cui ben
ci si accorgeva vedendola sfilare in corteo quanto era numerosa e importante, tutta
la famiglia di Francia, tutti i dignitari, la maggioranza dei pari, le regine vedove, il
Parlamento, la Corte dei Conti, il connestabile, i dottori delluniversit, le
corporazioni parigine, i vassalli dei feudi del suo appannaggio, i chierici delle
chiese e delle abbazie citate nel suo testamento, accompagnarono alla chiesa dei
francescani, perch vi venisse deposto fra le prime due spose, il corpo, alleggerito
dalla malattia e dallimbalsamazione, del pi turbolento uomo della sua epoca.
Per una differenza di tre anni il destino gli aveva impedito di diventare re di
Francia: tanti infatti ne restavano ancora a Carlo IV, quel nipote senza discendenza
che seguiva ora il suo feretro.
Le viscere del grande Carlo di Valois vennero trasportate nellabbazia di Chalis
e il cuore, chiuso in unurna, consegnato alla sua terza moglie in attesa del
momento in cui avrebbe avuto anche lei sepoltura.
Immediatamente dopo unondata di freddo glaciale si abbatt sulla Francia,
come se le ossa di questo principe, seppellite nella terra di Francia lavessero

improvvisamente gelata. Sarebbe stato facile per i contemporanei ricordare lanno


della sua morte; sarebbe bastato dire Fu allepoca del grande gelo.
La Senna era interamente coperta dai ghiacci; si attraversavano a piedi i suoi
piccoli affluenti, come il ruscello della Grange Batelire; i pozzi erano gelati e per
attingere alle cisterne non bastavano pi i secchi ma occorrevano delle scuri. Nei
giardini, le cortecce degli alberi si spaccavano, e certi olmi risultavano nudi fino al
cuore. Le porte di Parigi subirono gravi danni, poich il freddo aveva
letteralmente spaccato le pietre. Uccelli dogni tipo, di quelli che non si vedono
mai nelle citt, gazze, ghiandaie, cercavano il cibo sullacciottolato delle strade. La
torba era raddoppiata di prezzo e nelle botteghe non si trovava pi n una pelle di
marmotta, n un ventre di vaio, e neppure un semplice vello di montone. Nei
quartieri poveri, vecchi e bambini morivano come mosche. I piedi dei viaggiatori
gelavano negli stivali; i messaggeri consegnavano le lettere con dita divenute
azzurre. Tutto il traffico fluviale era interrotto. I soldati mandati in Guienna, se
commettevano limprudenza di togliersi i guanti, non riuscivano pi a staccare la
pelle delle mani dal ferro delle armi; i monelli si divertivano a indurre gli scemi
dei villaggi a posare la lingua sul ferro di una scure. Ma la cosa che soprattutto
sarebbe rimasta impressa nelle memorie era una grande impressione di silenzio,
come se la vita si fosse improvvisamente fermata.
A corte, lanno nuovo fu festeggiato con una certa discrezione, un po per il
lutto e un po per il gelo. Ciononostante, ci si offr il vischio e si scambiarono i
doni di rito. Il Tesoro avrebbe presentato, per i conti dellanno appena finito, un
attivo di settantatremila lire sessantamila delle quali provenienti dal trattato per
lAquitania sul quale Roberto dArtois si fece accreditare dal re ottomila lire 39.
Era pi che giusto del resto, perch da otto mesi Roberto governava il paese in
nome del cugino. Si acceler la spedizione di Guienna, dove le armi francesi
ottennero una vittoria tanto pi rapida in quanto non ebbero in pratica da
affrontare armi inglesi. I gentiluomini del luogo, che ancora una volta dovevano
fare le spese della collera del sovrano di Parigi contro il suo vassallo di Londra,
incominciarono a rimpiangere di essere nati guasconi. Dio sarebbe stato pi
benigno se avesse loro dato delle terre in un altro ducato.
Edoardo, rovinato, indebitato e incapace di trovare altri crediti, non aveva
potuto mandare truppe a difendere i suoi feudi; ma mand delle navi per
riprendersi la moglie. Costei intanto cos aveva scritto al vescovo di Winchester,
perch ne informasse tutto il clero francese:
N voi n altri provvisti di senno, dovete credere che noi abbiamo lasciato la

compagnia del nostro signore senza una causa assai grave e ragionevole e senza
che il nostro corpo fosse stato messo in pericolo dal detto Ugo che governa sul
nostro Signore stesso e su tutto il nostro regno e che vorrebbe disonorarci come
ne siamo ben certa per averlo provato. Fin quando Ugo sar qual adesso,
padrone assoluto del nostro sposo, noi non potremo rientrare in Inghilterra senza
esporre la nostra vita e quella del nostro carissimo figlio a rischio di morte.
Questa lettera si incroci con i nuovi ordini inviati allinizio di febbraio da
Edoardo agli sceriffi delle contee costiere. Egli li informava che la regina e suo
figlio, duca dAquitania, mandati in Francia al fine di concludere la pace, avevano
stretto alleanza, dietro istigazione del traditore e ribelle Mortimer, con i nemici del
re e del regno; e che pertanto, qualora la regina e il duca di Aquitania fossero
sbarcati dalle navi che lui, il re, aveva mandato in Francia, qualora fossero stati
animati da buone intenzioni, egli intendeva che venissero accolti cortesemente; se
invece fossero sbarcati da vascelli stranieri, e mostrando volont contrarie alla sua,
lordine era di risparmiare soltanto la regina e il principe Edoardo e di trattare
come ribelli tutti gli altri che fossero scesi da quelle navi.
Per guadagnare tempo, Isabella indusse il figlio a comunicare al re che lei era
ammalata e non poteva dunque imbarcarsi.
Ma in marzo, re Edoardo, saputo che la sua sposa passeggiava allegramente per
Parigi, ebbe un nuovo accesso di furore epistolare. Sembrava in lui una specie di
malattia che lo colpiva puntualmente ogni tre mesi.
Ecco cosa scriveva Edoardo II al giovane duca dAquitania:
Con falsi pretesti, la nostra compagna e vostra madre si tiene lontana da noi, a
causa del nostro caro e fido Ugo Despenser che ci ha sempre cos bene e
lealmente serviti; ma voi vedete, e ognuno pu vedere, che apertamente,
notoriamente e a spregio del suo dovere come della nostra corona, ha attratto a s
il Mortimer, nostro traditore e mortale nemico, accusato e giudicato in pieno
Parlamento, e si accompagna a lui a palazzo e fuori, a dispetto di noi, della nostra
corona e delle leggi del nostro regno. E agisce ancor peggio, se possibile,
costringendovi alla compagnia del suddetto nostro nemico davanti a tutti, con
grandissimo disonore e offesa, e a pregiudizio delle leggi e degli usi del regno
dInghilterra che voi siete sovranamente impegnato a preservare e difendere .
Ed ecco la lettera per re Carlo IV:

Se vostra sorella ci amasse e desiderasse essere in nostra compagnia come


mentendo vi ha dichiarato, salvo il vostro rispetto, non si sarebbe allontanata da
noi col pretesto di voler creare pace e amicizia fra voi e noi, pretesto che ritenni
in buona fede quando la mandai da voi. Ma in realt, carissimo fratello, ci
rendiamo conto che ella non ci ama affatto e che la ragione che accampa,
alludendo al nostro caro parente Ugo Despenser, falsa. Noi pensiamo ormai
che si tratti di cattiva volont in quanto, cos apertamente e notoriamente, si tiene
vicino il nostro traditore e nemico mortale Mortimer, e si accompagna a palazzo
e fuori a questo malvagio. Pertanto dovreste insistere, carissimo fratello, per
indurla a pentirsi e a comportarsi come dovrebbe fare per lonore di tutti coloro
cui tiene. Vogliate farci conoscere le vostre volont su ci che riterrete opportuno
fare, secondo Dio, la ragione e la buona fede, senza prestare orecchio a
capricciosi impulsi di donne o ad altro desiderio.
Messaggi dello stesso tenore erano stati inviati anche stavolta in ogni angolo di
Francia, ai pari, ai dignitari, ai prelati, e perfino al papa. I sovrani dInghilterra
denunciavano pubblicamente a vicenda lamante del rispettivo coniuge, e questa
storia di mnage a quattro, di due coppiette comprendenti tre uomini e una sola
donna, costituiva lo spasso delle corti dEuropa.
Gli amanti di Parigi non avevano pi bisogno di prendere precauzioni. Anzich
cercar di fingere, Isabella e Mortimer scoprirono il loro gioco e continuarono a
farsi vedere insieme in ogni occasione. Che il conte di Kent e la moglie che lo
aveva raggiunto restassero accanto alla coppia illegittima costituiva una specie di
garanzia. Perch preoccuparsi dellonore del re dInghilterra pi di quanto non
sembrasse farlo il suo stesso fratellastro? Il solo risultato delle lettere di Edoardo
era stato dunque di sottolineare lesistenza di una relazione ormai comunemente
accettata come fatto compiuto e immutabile. E tutte le mogli infedeli del regno
pensarono che le regine avevano particolari privilegi e che era una bella fortuna
per Isabella avere un simile marito!
Ma cera penuria di soldi. Gli emigrati, i cui beni erano stati interamente
sequestrati, erano giunti allestremo delle loro risorse. E la piccola corte inglese a
Parigi viveva interamente dei prestiti dei lombardi.
A fine marzo, ancora una volta, si dovette fare appello al vecchio Tolomei. Egli
si present alla regina Isabella insieme al signor Boccaccio, rappresentante dei
Bardi. Con molta affabilit, la regina e Mortimer gli comunicarono la loro
necessit di denaro contante; ma con altrettanta affabilit e con il pi dichiarato
rammarico, messer Spinello Tolomei rifiut. Aveva buone ragioni per farlo; apr il

grande libro nero e mostr i diversi conti. Messer dAlspaye, lord Cromwell, la
regina Isabella a quella pagina Tolomei fece un profondo inchino il conte di
Kent e la contessa nuovo inchino lord Maltravers, lord Mortimer E poi, su
quattro fogli, i debiti di re Edoardo in persona
Ruggero Mortimer protest; i conti di re Edoardo non lo riguardavano.
Ma, my lord disse Tolomei per noi essi tutti insieme costituiscono i
debiti dellInghilterra! Mi dispiace dirvi di no, mi dispiace moltissimo deludere
una bella dama come la regina; ma chiedermi troppo aspettare da me ci che io
non ho pi e che voi avete. Perch le nostre cosiddette ricchezze sono fatte
soltanto di crediti! Il mio patrimonio, my lord, son i vostri debiti. Vedete, signora
prosegui rivolto alla regina che cosa siamo noi poveri lombardi,
continuamente minacciati, costretti a offrire a ogni nuovo re un dono per
festeggiare la sua assunzione al trono e quanti ne abbiamo offerti, ahim, in
questi ultimi dodici anni! e spogliati da ogni monarca del diritto borghesia che
dobbiamo poi riscattare con una lauta ammenda, magari due volte se il regno
lungo. E vedete nello stesso tempo cosa facciamo per i regni! LInghilterra costa
alle nostre compagnie centossessantamila lire, il prezzo delle sue consacrazioni,
delle sue guerre e delle sue discordie, signora! Vedete quanto sono vecchio Da
un pezzo mi sarei messo a riposo se non dovessi correre continuamente per
recuperare quei crediti che ci servono a loro volta a sovvenire ad altre necessit. Ci
chiamano avari, avidi di quanto ci dovuto, e nessuno pensa ai rischi che
corriamo nel prestare a tutti e nel permettere ai prncipi di questo mondo di
continuare nei loro affari! I preti si occupano dei pi poveri, fanno elemosine ai
mendicanti e aprono ospedali per i minorati; noi invece sovveniamo alle miserie
dei potenti.
Let gli permetteva di esprimersi in questi termini, e la gentilezza del tono era
tale che nessuno poteva sentirsi offeso. Continuando a parlare sbirciava con
locchio socchiuso un gioiello che splendeva al collo della regina e che, nei suoi
registri era segnato a credito sul conto di Mortimer.
Come sono cominciati i nostri traffici? continu.
Perch esistiamo? Quasi nessuno ormai lo ricorda, ma le nostre banche sono
sorte durante le crociate, quando gentiluomini e pellegrini erano restii a giungere
carichi doro su strade poco sicure dove ad ogni momento si rischiava di venire
svaligiati, o nei campi di battaglia dove non cerano soltanto persone oneste. E poi
cerano da pagare i riscatti. Fu cos che per indurci a portar laggi loro per loro
conto e a nostro rischio, i gentiluomini, primi fra tutti quelli dInghilterra, ci
hanno dato in pegno le rendite dei loro feudi. Ma quando ci siamo presentati in

quei feudi con le nostre lettere di credito, convinti che il sigillo dei grandi baroni
costituisse impegno sufficiente, non siamo stati pagati. Allora, abbiamo fatto
appello ai re che, per garantire i crediti dei loro vassalli, hanno imposto in cambio
che prestassimo anche a loro; ed per questo che le nostre fortune sono in loro
mano. No, signora, con mio grande rammarico e dispiacere, questa volta non
posso.
Il conte di Kent, che presenziava al colloquio, volle dire la sua:
E va bene, messer Tolomei. Ci rivolgeremo a unaltra compagnia.
Tolomei sorrise. Cosa credeva quel giovane biondo che se ne stava seduto con
le gambe accavallate e la mano intenta ad accarezzare negligentemente la testa del
suo levriere? Di portare altrove la sua clientela? Erano discorsi che nella sua lunga
carriera Tolomei aveva sentito almeno mille volte. Una ben curiosa minaccia
davvero!
My lord, quando si tratta di grandi clienti come le vostre regali persone,
potete star certo che tutte le nostre compagnie si scambiano le proprie
informazioni, e che il credito che con mio gran rammarico devo rifiutarvi non vi
verr concesso da nessun altro; c qui messer Boccaccio con me, che rappresenta
i Bardi. Chiedete un po a lui Vedete, signora continu Tolomei
indirizzandosi nuovamente alla regina tutti questi crediti ci danno moltissime
preoccupazioni per il fatto che niente li garantisce. Dati i vostri attuali rapporti con
il re dInghilterra, sono convinto che egli non garantirebbe i vostri debiti! N voi i
suoi, immagino. A meno che non intendiate accollarveli, perch in questo caso
potremmo forse esservi ancora daiuto.
Chiuse completamente locchio sinistro, incroci le mani sul ventre e rest in
attesa.
Isabella non capiva molto di questioni finanziarie. Alz gli occhi verso Ruggero
Mortimer. Come interpretare le ultime parole del banchiere? Che significava, dopo
tutta quella concione, questo improvviso spiraglio?
Vorreste precisare meglio, messer Tolomei? disse.
Signora disse il banchiere la vostra causa bella e quella del vostro
sposo orribile. La cristianit non ignora il perfido trattamento a voi inflitto, i vizi
che infamano la sua vita, e il pessimo governo che impone ai suoi sudditi nelle
persone dei suoi detestabili consiglieri. Voi, viceversa, signora, siete amata
perch degna damore, e scommetto che non mancano prodi cavalieri, in
Francia e altrove, dispostissimi ad accorrere al vostro fianco con le loro bandiere
e a restituirvi il vostro posto nel vostro regno a costo di scacciare dal trono il
re dInghilterra, vostro sposo.

Messer Tolomei esclam il conte di Kent non conta nulla per voi il
fatto che mio fratello, per quanto detestabile, stato pur sempre incoronato?
My lord, my lord ribatt Tolomei un re veramente tale soltanto se
gode del consenso dei suoi sudditi. E voi avete pronto un altro re per il popolo
dInghilterra, il giovane duca dAquitania che par mostrare molta saggezza
tenuto conto della sua et. Ho troppa esperienza delle passioni umane per non
saper riconoscere quelle che sono destinate a finire e che conducono alla rovina
i prncipi pi potenti. Re Edoardo non si staccher mai da Despenser, ma
lInghilterra ben pronta ad acclamare un sovrano che sostituisca il suo
pessimo re attuale e i suoi malvagi consiglieri Mi direte, signora, che i
cavalieri che si offriranno di combattere per la vostra causa costeranno cari;
bisogner provvedere alle loro armature, al loro vitto e ai loro piaceri. Ma noi
lombardi, se non possiamo pi finanziare il vostro esilio, siamo ancora in
grado di finanziare il vostro esercito, purch lord Mortimer, di cui nessuno
disconosce il valore, si impegni ad assumerne il comando e purch
naturalmente ci garantiate di prendervi la responsabilit dei debiti di messer
Edoardo e di saldarli il giorno della vittoria.
Non era possibile presentare la proposta in termini pi. espliciti. Le compagnie
lombarde erano pronte a puntare sulla moglie contro il marito, sul figlio contro il
padre, sullamante contro il legittimo sposo. Mortimer non ne fu sorpreso quanto
ci si sarebbe potuto attendere, e non si diede neppure la pena di fingere stupore
quando diede la sua risposta:
Il difficile, messer Tolomei, riunire queste bandiere. Non si pu certo farlo
in una cantina. Dove potremmo radunare mille cavalieri al nostro soldo? In
quale paese? Non certo in Francia: non possiamo chiedere tanto a re Carlo, per
quanto ben disposto sia nei confronti della sorella, la nostra graziosa regina.
Sintendevano bene il vecchio senese e lex-prigioniero di Edoardo!
Il giovane duca dAquitania disse Tolomei non ha forse signoria
personale sulla contea di Ponthieu, gi appartenente alla sua Signora madre la
regina, e il Ponthieu non si trova forse di fronte allInghilterra e nelle vicinanze
immediate di quella contea dArtois dove monsignor Roberto, pur non
essendone il padrone, conta numerosissimi partigiani, come del resto sapete
bene, my lord, dato che vi rifugiaste l dopo la vostra evasione?
Il Ponthieu ripete la regina con aria riflessiva. Qual il vostro
parere, caro Mortimer?
Laffare, pure essendo stato concluso soltanto a voce, era ormai un solidissimo
trattato. Tolomei era pronto a versare un certo anticipo alla regina e al suo amante

per permettere loro di affrontare le necessit pi immediate e di partire al pi


presto per il Ponthieu a organizzarvi la spedizione. Poi, in maggio, avrebbe
fornito il grosso del capitale. Ma perch in maggio? Non poteva anticipare?
Tolomei faceva i suoi calcoli. Aveva, insieme ai Bardi, da recuperare un credito
sul papa, e avrebbe chiesto a Guccio, attualmente a Siena, di andare ad Avignone,
dato che Giovanni XXII gli aveva fatto incidentalmente sapere che avrebbe rivisto
con piacere il giovanotto. Bisognava approfittare delle buone disposizioni del
Santo Padre. E per Tolomei era anche unoccasione, lultima forse, di rivedere
quel nipote che tanto gli mancava.
E cera una punta di divertimento nelle riflessioni del banchiere. Come Valois
per la crociata, come Roberto dArtois per lAquitania, anche il lombardo
pensando allInghilterra si diceva Sar il papa a pagare. Riassumendo, ora che
Boccaccio, che stava per recarsi in Italia, fosse arrivato a Siena, e ora che da Siena
Guccio partisse per Avignone, sistemasse la faccenda e giungesse a Parigi
In maggio, signora, in maggio E che Dio benedica le vostre iniziative.
Cos si preparava la guerra degli amori incompatibili nella quale sarebbe entrato
in gioco il destino degli stati.

II RITORNO A NEAUPHLE

ra dunque cos piccolo ledificio della banca di Neauphle, cos bassa la

chiesa sul lato opposto della minuscola piazza del mercato, e cos stretta la salita
che portava a Cressay, Thoiry, Septeuil? O forse era soltanto Guccio che era
cresciuto, non di statura naturalmente, perch il corpo non cresce pi dopo i
ventanni, ma cresciuto di anima e dimportanza, come se i suoi occhi si fossero
abituati a spazi pi vasti e come se fosse aumentata la coscienza del posto che egli
occupava sulla terra.
Nove anni erano trascorsi. E di nove anni parevano improvvisamente averlo
ringiovanito quella facciata, quegli alberi, quel campanile. O meglio, no; lo
invecchiavano anzi di tutto il tempo che era trascorso.
Guccio aveva istintivamente ritrovato il gesto di un tempo chinandosi per
passare la bassa porta che divideva le due stanze del negozio, al pian terreno della
banca Tolomei. La mano aveva automaticamente cercato la corda cui appoggiarsi,
lungo il pancone di quercia che serviva da asse alla scala a chiocciola, e lo aveva
guidato alla sua camera, l dove aveva amato come mai prima e mai dopo.
La piccola stanza, proprio sotto le travi del tetto, odorava di campagna e di
passato. Come aveva potuto una cos esigua dimora accogliere un amore cos
grande? Dalla finestra, se finestra si poteva chiamarla, un abbaino pi esattamente,
egli scorgeva un paesaggio rimasto immutato. Nasceva maggio, e gli alberi erano
in fiore come nove anni Prima. Perch gli alberi in fiore ci provocano sempre
tanta emozione, e perch la brina che cade dai ciliegi o si distende, leggermente
ombrata, sui meli, sembra caderci dal cuore? Fra i rami, torniti come braccia,
sintravvedeva il tetto della scuderia, quella stessa da cui Guccio era fuggito
allarrivo dei fratelli Cressay. Che paura aveva avuto quella notte!
Si volse verso lo specchio di stagno, sempre allo stesso posto sulla cassa di
quercia. Ogni uomo, nel ricordo delle sue debolezze, si tranquillizza guardandosi
in volto, dimenticando che quei segni di energia che egli legge sul suo viso

impressionano soltanto lui e che davanti agli altri che si dimostrato debole. Il
levigato metallo dai riflessi grigiastri rimandava a Guccio limmagine di un
giovane di trentanni, bruno, con una ruga profondamente scavata fra le
sopracciglia, e due occhi scuri di cui poteva dirsi contento, perch gi essi
avevano visto innumerevoli paesaggi, e la neve delle montagne e le onde di due
mari, e acceso il desiderio nel cuore delle donne, e sostenuto lo sguardo dei
prncipi e dei re.
Guccio Baglioni, amico mio, perch non hai continuato una carriera cos
brillantemente iniziata? Eri andato da Siena a Parigi, da Parigi a Londra, da
Londra a Napoli, a Lione, ad Avignone; portavi messaggi per la regina Isabella,
tesori per i cardinali, richieste di matrimonio per la regina Clemenza! Per due
anni interi ti sei aggirato fra i maggiori personaggi della terra, carico dei loro
interessi e dei loro segreti. E avevi appena ventanni! E tutto ti riusciva bene!
Basterebbero le attenzioni di cui tutti ti circondano adesso, dopo nove anni di
assenza, per testimoniare dei ricordi che hai lasciato e dellamicizia che sapevi
ispirare a tutti. A cominciare dal Santo Padre in persona, che appena ti vede per
una questione di crediti, lui, sovrano pontefice, dallalto del trono di San Pietro e
gravato da tanti impegni, sinteressa alla tua sorte, alla tua fortuna, arriva perfino a
ricordarsi che una volta hai avuto un figlio, si preoccupa di saperti privato di quel
figlio, e dedica alcuni dei suoi preziosi minuti a darti consigli.
Un figlio deve essere allevato da suo padre, ti dice, e ti d un salvacondotto
di messaggero papale, il migliore che esista E Bouville! Bouville che vai a
trovare, per portargli la benedizione di papa Giovanni, e che ti tratta come un
amico da tempo atteso, si mette a piangere appena ti vede, e ti d una delle sue
guardie per accompagnarti, e ti affida una lettera chiusa dal suo sigillo e
indirizzata ai fratelli Cressay perch ti lascino vedere tuo figlio!
I pi alti personaggi, dunque, si occupavano di Guccio, e, cos pensava lui,
senza alcun interesse particolare, soltanto per la fiducia che la sua persona
ispirava, per il suo spirito, e probabilmente per un certo modo di comportarsi
con i grandi di questo mondo che era in lui un dono di natura.
Ma perch non aveva continuato? Avrebbe potuto diventare uno di quei grandi
lombardi, potenti negli stati quanto i prncipi, come Maccio dei Macci, attuale
custode del Tesoro regale di Francia, o come Frescobaldi dInghilterra che entrava,
senza farsi annunciare, dal cancelliere dello Scacchiere.
Ormai era troppo tardi. In fondo, Guccio si sentiva superiore allo zio, e capace
di successi assai pi clamorosi. Perch il buon Spinello, a giudicarlo freddamente,
svolgeva unattivit piuttosto terra terra. Capitano generale dei lombardi di Parigi,

lo era diventato soprattutto per anzianit, e poi perch i colleghi sapevano di


potersi fidare di lui. Era uomo di buon senso, senza dubbio, e astuto anche, ma
non aveva n grandi ambizioni n un ingegno che le giustificasse. Guccio vedeva
queste cose con assoluta lucidit, ora che aveva superato let delle illusioni, e si
sentiva uomo capace di ponderati giudizi. S, aveva avuto torto.
E la colpa era stata tutta di quella sciagurata storia del bambino di Maria di
Cressay. E che paura aveva avuto, doveva ben ammetterlo, di essere picchiato a
morte dai fratelli di Maria!
Poi, per lunghi mesi, non aveva potuto pensare che a quellinfelice episodio.
Risentimento dellamore deluso, scoramento, umiliazione nel rivedere amici e
protettori dopo una soluzione cos poco lusinghiera, propositi di rivincita Cos
aveva trascorso il tempo a Siena, dove cercava di crearsi una nuova vita e dove
dalla sua triste avventura in Francia si sapeva soltanto ci che egli stesso voleva
dirne. Ah! quellingrata di Maria non poteva immaginare di quale grande destino
avesse spezzato il corso rifiutando a suo tempo di fuggire con lui! Quante volte, in
Italia, ci aveva ripensato con amarezza Ma ora, finalmente avrebbe potuto
vendicarsi
E se invece Maria gli avesse improvvisamente detto che lo amava ancora, che lo
aveva atteso fedele, e che solo un orribile malinteso aveva provocato la loro
separazione? S, se proprio questo fosse avvenuto? Guccio gi sapeva che in tal
caso non avrebbe saputo resistere, che avrebbe dimenticato i suoi rimproveri
appena cessato di esprimerli, e che avrebbe portato Maria di Cressay a Siena, nel
palazzo di famiglia in piazza dei Tolomei, per mostrare ai concittadini la sua bella
sposa. E avrebbe mostrato a Maria questa nuova citt, certo meno grande di Parigi
e di Londra, ma perfettamente in grado di rivaleggiare con esse per il suo bel
Municipio, da poco completato il grande Simone Martini ne stava ancora
affrescando linterno per la sua cattedrale nera e bianca, che sarebbe stata la pi
bella della Toscana, una volta finita la facciata. Ah, la gioia di dividere ci che si
ama con la donna amata! Ma perch restare qui a sognare davanti a uno specchio
di stagno, invece di correre a Cressay e di approfittare dellemozione provocata
dalla sorpresa?
Poi riflett. Impossibile dimenticare dun tratto le umiliazioni rimasticate per
nove anni e la paura che lo aveva scacciato da questo stesso giardino. E poi, era
venuto a riprendersi suo figlio. Meglio, dunque, mandare la guardia con la lettera
del conte di Bouville; il suo passo ne avrebbe acquistato un peso ben maggiore. E
poi dopo nove anni, Maria era ancora cos bella? E lui sarebbe stato ancora
orgoglioso di farsi vedere al suo braccio?

Guccio credeva di aver raggiunto la maturit, let in cui ci si fa guidare dalla


ragione. Ma, anche se una ruga si era disegnata fra le sue sopracciglia, era sempre
lo stesso uomo, una mescolanza di astuzia e di ingenuit, di orgoglio e di fantasie.
Il che dimostra che gli anni mutano poco la nostra natura e che let
insufficiente a liberarci dagli errori. I capelli incanutiscono pi rapidamente dei
nostri difetti.
***
Si sogna qualcosa per nove anni, la si spera e la si teme, si prega ogni giorno
Dio perch essa avvenga e si prega la Vergine perch ci sia concesso di evitarla; ci
si prepara, tutte le sere e tutte le mattine, a quello che si dovr dire se la cosa si
verificher, ci si mormora tutte le risposte che si potranno dare a tutte le domande
che ci si inventa, si immaginano i cento, i mille modi in cui questa stessa cosa
potrebbe presentarsi Poi, la cosa avviene. E ci si sente del tutto disorientati.
Ecco cosa accadde quel mattino a Maria di Cressay: la sua domestica, la stessa
che un tempo fu a parte della sua gioia e del suo dramma, venuta a sussurrarle
allorecchio che Guccio Baglioni tornato. Che lhanno visto arrivare al villaggio
di Neauphle. Che ha laria e il portamento del gran signore. Che parecchie
guardie del re gli fanno scorta. Che deve essere messaggero del papa
Congetture del popolino che, come spesso avviene, rispondono alla verit, perch
un particolare ha messo in moto la fantasia dei curiosi, perch in piazza i monelli
hanno visto, a bocca spalancata, i finimenti di cuoio giallo ornati delle chiavi di
san Pietro che il papa ha regalato al nipote dei suoi banchieri, e questi finimenti
hanno immediatamente risvegliato lattenzione di tutto il villaggio.
Ed ecco qui la serva, trafelata, con gli occhi lucidi dallemozione sopra le
guance rosse, e Maria di Cressay che non sa pi che dire o che fare.
Il mio abito! dice.
Lo ha detto cos, senza riflettere, e la serva ha capito, prima di tutto perch
Maria di abiti ne ha pochi, e poi perch labito che adesso chiede non pu non
essere quello cucito un tempo con la bella pezza di seta che Guccio le aveva
regalato, quello che ogni settimana viene tirato fuori della cassa, spazzolato con
cura, stirato, messo allaria; quello davanti al quale capita a volte di piangere,
quello che non si indossa mai.
Guccio pu arrivare da un momento allaltro. Ma lo ha visto la serva? No, ha
soltanto riferito parole che correvano di bocca in bocca Forse gi per strada!

Oh, se Maria avesse davanti a s unintera giornata per prepararsi a questo


incontro! Ma ha avuto soltanto nove anni, quanto a dire un solo istante!
Che fastidio pu dare lacqua fredda di cui si asperge il petto, il ventre e le
braccia, davanti alla serva che volge altrove lo sguardo, sorpresa dallimprovvisa
sfrontatezza della padrona, e poi getta unocchiata su quel corpo privo da tanto
tempo delle carezze di un uomo ed davvero un peccato, si sente un po
invidiosa vedendo come ancora pieno e sodo, come una bella pianta sotto il
sole. Certo, il seno pi pesante di una volta, e sincurva leggermente sul petto;
le cosce non sono pi cos lisce, e il ventre porta ancora certe piccole tracce
lasciatevi dalla maternit. Ma s: anche il corpo delle ragazze nobili si sciupa,
meno di quello delle serve, daccordo, ma si sciupa anchesso, ed prova della
giustizia di Dio, che ha creato eguali tutte le sue creature.
Maria fatica a infilarsi labito. la stoffa che si ristretta dopo essere rimasta
per tanto tempo inutilizzata o Maria che ingrassata? Si dovrebbe dire pi
esattamente che mutata la forma del suo corpo, come se i contorni, le rotondit,
non fossero pi allo stesso posto. cambiata, ecco. La bionda peluria sul suo
labbro superiore pi fitta, le macchie rosse create sul suo volto dallaria dei
campi si sono ancor pi allargate, i capelli, questa massa di capelli dorati che
bisogna sbrigarsi a raccogliere nelle trecce, non hanno pi la luminosa
morbidezza di un tempo.
Ed eccola qui col suo vestito da festa che la impaccia un poco nei movimenti; e
le mani arrossate dai lavori domestici che escono dalle maniche di seta verde,
mani vuote, vuote di quei nove anni ora improvvisamente cancellati.
Ma che ha fatto in tutti quegli anni che sembrano ora soltanto un rapido
sospiro del tempo?
Ha vissuto del suo ricordo. Si quotidianamente nutrita di quei pochi mesi
damore e di gioia, come di un racconto riposto troppo prematuramente in
granaio. Ha frantumato ogni istante di quel passato nel mulino della memoria.
Mille volte ha rivisto il giovane lombardo arrivare per esigere il suo credito e
scacciare il malvagio bargello. Mille volte ha subito il suo primo sguardo, rifatto la
sua prima passeggiata con lui. Mille volte, nella silenziosa oscurit della cappella,
ha ripetuto la sua promessa davanti al monaco sconosciuto. Mille volte ha
scoperto la sua gravidanza. Mille volte stata strappata con la violenza dal
convento delle Clarisse di San Marcello e condotta in una lettiga chiusa, con il
suo piccolo stretto al seno, a Vincennes, nel castello dei re. Mille volte, davanti ai
suoi occhi, hanno fatto indossare al bambino le fasce del re, e glielo hanno
riconsegnato morto, e ancora il suo cuore ne soffre. E odia ancora la contessa di

Bouville, bench sia ormai defunta, condannata, spera Maria, alle pene
dellinferno. Mille volte ha dovuto giurare sui Vangeli di tenere con s il piccolo
re di Francia, di non rivelare a nessuno gli atroci segreti di corte, nemmeno in
confessione, e di non rivedere pi Guccio; e mille volte si chiesta: Perch
proprio a me dovevano succedere queste cose?
Lo ha chiesto al grande cielo azzurro e muto dei giorni dagosto, alle notti
dinverno che ha trascorso da sola a battere i denti dal freddo, fra le lenzuola
rigide, alle albe senza speranza, ai crepuscoli di giorni che non hanno portato
nulla di nuovo. Perch?
Lo ha anche chiesto ai panni preparati per la lavanderia, alle salse rimestate sul
fornello della cucina, alle carni messe nel salatoio, al ruscello che scorre ai piedi
del castello e sulla cui riva, le mattine di processione, si raccolgono i giunchi e i
giaggioli.
In certi momenti, ha perfino odiato Guccio, gli ha violentemente rimproverato
di esistere, di essere passato per la sua vita come un vento di tempesta attraverso
una casa dalle porte spalancate; ma subito ha ricacciato questi pensieri, come una
bestemmia.
Si creduta di volta in volta una grandissima peccatrice cui lOnnipotente ha
imposta una perpetua espiazione, una martire, una specie di santa cui la volont
divina abbia affidato il compito di salvare la corona di Francia, la discendenza di
San Luigi, il regno intero, nella persona di quel bambino che le stato affidato
cos che, a poco a poco, si pu impazzire, senza che quelli che ci stanno
intorno se ne accorgano.
Notizie del solo uomo che abbia mai amato, notizie di quel suo sposo che
nessuno riconosce per tale, ne ha avuto soltanto a lunghi intervalli, da qualche
confidenza fatta alla serva dal commesso della banca. Guccio era vivo. questo solo
ella sapeva. E quanto ha sofferto nellimmaginarlo, o meglio nel non poterlo
immaginare, in un paese lontano, in una citt straniera, e nel pensare che forse si
sar risposato I lombardi non sono tanto scrupolosi nel rispettare le loro
promesse. Ma ora Guccio a un quarto di lega! Ma sar tornato proprio per lei?
O soltanto per sistemare qualche affare della banca? Non sarebbe ancor pi
terribile se fosse tanto vicino e non per volerla rivedere? Ma anche di questo, che
diritto avrebbe lei di rimproverarlo, lei che nove anni prima si rifiutata di
vederlo, lei che con tanta durezza gli ha ingiunto di non cercare pi di avvicinarla,
senza peraltro potergli rivelare le ragioni di questa sua crudelt? Poi dimprovviso
esclama:
Il bambino!

Gi, Guccio vorr conoscerlo questo ragazzo che crede suo. E forse proprio
per questo che ritornato.
Giannino laggi, sul prato che si intravvede dalla finestra, lungo la Mauldre,
un ruscello fiancheggiato da gialli giaggioli e troppo poco profondo perch ci si
possa annegare: sta giocando col figliolo pi piccolo del palafreniere, con i due
ragazzi del carradore, con la figlia del mugnaio, tonda come una palla. tutto
infangato, sulle ginocchia, sul viso, e perfino sul ciuffo di capelli biondi che gli
pende sulla fronte. Strilla a perdere il fiato. Ha polpacci saldi e rosa. Tutti lo
credono un piccolo bastardo, un figlio del peccato, e come tale lo trattano.
Ma come fanno a non rendersene conto, i fratelli di Maria, i contadini delle
loro terre, la gente di Neauphle, che Giannino non ha niente della dorata
biondezza, quasi fulva, della madre, e meno ancora dei neri capelli e della pelle
color di spezie di Guccio? Come fanno a non vedere che un autentico piccolo
capetingio, che ha della sua schiatta il viso largo, gli occhi azzurri pallidi, un po
troppo grandi, il mento che diventer forte, la biondezza di paglia? Re Filippo il
Bello era suo nonno. Ed curioso che la gente sappia servirsi cos poco dei
propri occhi e riesca a vedere nelle cose e negli esseri soltanto lidea che se n
precostruita!
Quando Maria ha chiesto ai fratelli di mandare Giannino dagli agostiniani di
un convento vicino perch vi impari a scrivere, le hanno risposto con unalzata di
spalle.
Noi stessi sappiamo leggere un poco, e non ci serve un granch ha
risposto il maggiore; non sappiamo scrivere, e non ci servirebbe a nulla.
Perch Giannino dovrebbe aver bisogno di saperla pi lunga di noi? Studiare
va bene soltanto per i chierici, e di lui non puoi fare un chierico, dato che un
bastardo!
Nel prato dei giaggioli, il bambino segue recalcitrando la serva che venuta a
prenderlo. Giocava a fare il cavaliere, e, armato di un bastone, stava quasi per
travolgere lo sbarramento della tettoia dove i cattivi tenevano prigioniera la figlia
del mugnaio.
Ma proprio in quel momento i fratelli di Maria, gli zii di Giannino, ignari di
non essere affatto suoi zii, rientrano da un giro di ispezione nei loro campi. Sono
coperti di polvere, puzzano del sudore dei cavalli e hanno le unghie nere. Pietro,
il maggiore, gi perfettamente uguale al suo defunto padre; ha lo stomaco
gonfio sopra la cintura, la barba cespugliosa, e gli mancano due canini in una
dentatura guasta. Aspetta una guerra per far vedere di che cosa capace; e ogni
volta che in sua presenza si parla dInghilterra o dimpero, grida che il re

dovrebbe formare un esercito per far vedere a tutti cosa sa fare la cavalleria. Lui
non cavaliere, va bene, ma in guerra potrebbe benissimo diventarlo. La sua sola
esperienza militare stata la fangosa spedizione di Luigi il Testardo, perch per la
battaglia di Aquitania non hanno chiesto il suo aiuto. Per un momento, il
progetto di crociata attribuito a monsignor Carlo di Valois ha fatto rinascere le
sue speranze, ma poi, monsignor Carlo morto. Ah, Dio doveva darci quel
barone per re!
Giovanni di Cressay, il minore, pi sottile e pi pallido, ma nemmeno lui si
preoccupa troppo del suo aspetto. Vive nella indifferenza e nellabitudine.
Nessuno dei due si sposato. La sorella bada alla casa da quando morta la
madre, la signora Eliabel; insomma hanno qualcuno che prepara loro da
mangiare, che si occupa del bucato, e con cui se capita possono sfogarsi, ancor
pi facilmente di quanto non oserebbero fare con una moglie. Se le brache sono
rotte, non difficile rigettare su Maria la responsabilit del fatto che loro non
hanno trovato una sposa degna del loro nome, per il disonore da lei gettato sulla
famiglia.
A parte questo, vivono in relativa agiatezza grazie alla pensione che il conte di
Bouville passa regolarmente alla sorella, col pretesto che stata nutrice di re, e
grazie anche ai regali in natura che il banchiere Tolomei continua a mandare al
suo presunto pronipote. In fondo, il peccato di Maria qualche vantaggio ai due
fratelli lha procurato.
Giovanni conosce a Montfort-lAmaury una borghese vedova che ogni tanto va
a trovare: sono i giorni in cui si rassetta e assume unaria colpevole. Pietro invece
preferisce cacciare nelle proprie terre, e si sente signore con poca fatica perch gi
nei villaggi vicini cresce qualche marmocchio che gli assomiglia. Ma quello che fa
onore a un giovane aristocratico disonorevole per una ragazza nobile: sono cose
che si sanno ed inutile tornarci sopra.
Ed eccoli qui, Pietro e Giovanni, tutti e due sbalorditi al vedere la sorella
adorna del suo bellabito di seta, e Giannino che protesta perch vogliono lavargli
la faccia. Che sia giorno di festa, senza che loro se ne siano ricordati?
Guccio a Neauphle dice Maria.
E fa un passo indietro, perch Pietro sarebbe capacissimo di lasciarle andare
uno schiaffo.
Ma no, Pietro tace; e si limita a guardarla. E lo stesso fa Giovanni. Se ne stanno
l con le braccia penzoloni, come gente che non ha un cervello atto ad affrontare
limprevisto. Guccio tornato. una grossa novit, occorre qualche minuto per
rendersene pienamente conto. Quali nuovi problemi dovranno ora risolvere?

Volevano bene a Guccio, devono pure ammetterlo, quando li accompagnava a


caccia e gli portava falchi da Milano, e non sapevano che il furbacchione faceva
allamore con la loro sorella, quasi sotto il loro naso. Poi avevano voluto ucciderlo
quando la madre aveva scoperto il peccato nel ventre della figlia. Poi avrebbero
voluto non essere stati tanto violenti, quando, recatisi dal banchiere Tolomei nel
suo palazzo parigino, avevano capito, ma troppo tardi, che era meno disonorevole
lasciare sposare la sorella con un lombardo ricco che tenersela a casa madre di un
bambino senza padre.
Ma non hanno molto tempo per riflettere: entrata nel cortile del castello una
guardia con la livrea del conte di Bouville, in sella a un gran cavallo baio e con
una cotta di panno azzurro merlettato intorno alle natiche, e i curiosi si affollano
da ogni parte. I contadini tengono il berretto in mano, le teste dei bimbi fanno
capolino dalle porte socchiuse, le donne si asciugano le mani sul grembiale.
La guardia venuta per consegnare due messaggi a messer Pietro: uno di
Guccio e laltro del conte di Bouville in persona. Pietro di Cressay ha subito
assunto laria altera e importante delluomo che riceve una lettera: ha aggrottato le
sopracciglia, ha spinto in avanti le labbra sopra la barba e ha ordinato con voce
tonante di dar da mangiare e da bere al messaggero, come se costui fosse reduce
da un viaggio di quindici leghe. Poi si allontana col fratello per leggere. Ma non
bastano due persone; bisogna chiamare Maria che pi brava di loro a decifrare i
segni della scrittura.
E Maria incomincia a tremare, a tremare, a tremare.
***
Non ci capiamo nulla nemmeno noi, messere. Nostra sorella
improvvisamente ha incominciato a tremare come se si fosse vista di fronte
Satana in persona; e si rifiutata persino di rivedervi. E subito dopo ha
incominciato a singhiozzare.
Erano davvero imbarazzati i due fratelli Cressay. Si erano fatti spazzolare gli
stivali, e Giovanni aveva indossato la cotta che di solito teneva in serbo per le
visite alla vedova di Montfort. Nel retrobottega della banca di Neauphle, davanti a
un Guccio che li guardava col viso cupo e non li aveva neppure invitati a sedersi,
se ne stavano mogi mogi, combattuti fra opposti sentimenti.
Ricevute le lettere, due ore prima, avevano pensato di negoziare il pi
vantaggiosamente possibile la partenza della sorella e il riconoscimento del

matrimonio. Mille lire in contanti avrebbero chiesto; non una grande somma per
un lombardo. Ma Maria aveva distrutto le loro speranze con il suo strano
atteggiamento e ostinandosi a non voler rivedere Guccio.
Abbiamo cercato di farla ragionare, bench fosse contro il nostro interesse:
se ci lasciasse, infatti, ne sentiremmo molto la mancanza, perch lei che tiene
la casa. Ma in fondo ci rendiamo conto che se dopo tanto tempo ritornate a
prenderla, deve essere proprio la vostra vera sposa, anche se il matrimonio si
celebrato in segreto. E poi, sono passati tanti anni
Era il barbuto che parlava, e simpappinava parecchio.
Il minore si accontentava di abbassare il capo in segno di approvazione.
Lo ammettiamo francamente riprese Pietro di Cressay. Abbiamo
commesso uno sbaglio rifiutandovi nostra sorella. Ma non stata tanto colpa
nostra quanto di nostra madre, che Dio le perdoni, che si era molto ostinata. Ma
obbligo di un cavaliere riconoscere i propri torti, e se nostra sorella Maria ha
voluto fare a meno del nostro consenso, ne portiamo in parte la responsabilit.
Tutto questo, per, ormai dimenticato. Il tempo appiana tante cose. Ma adesso
lei che non vi vuole, anche se giuro davanti a Dio che non ha in mente nessun
altro uomo. per questo che non la capisco. Ha un cervello tutto a modo suo
nostra sorella, vero Giovanni?
Giovanni di Cressay approv col capo.
Per Guccio era una bella rivincita trovarsi cos davanti agli occhi, pentiti e
confusi, quegli stessi che a suo tempo erano venuti l in piena notte, con lo spiedo
in mano, per ammazzarlo, e che lavevano costretto a lasciare la Francia. Ora, il
loro massimo desiderio era di dargli la sorella: mancava poco che lo supplicassero
di precipitare le cose, di venire a Cressay, di imporre la propria volont e di far
valere i suoi diritti di marito.
Ma questo equivaleva a conoscere male Guccio e il suo ombroso carattere. I
due balordi non li teneva in gran conto; per lui soltanto Maria aveva importanza,
e Maria lo respingeva quando lui era qui, cos vicino a lei, e pronto a dimenticare
tutti i torti subiti. Possibile che in quella famiglia non potessero far altro che
infliggergli delle umiliazioni a ogni incontro?
Monsignor di Bouville doveva averlo previsto che avrebbe agito cos
disse il barbuto. Tanto vero che nella lettera dice fra laltro: Se la signora
Maria, come possibile, rifiutasse di vedere messer Guccio Sapete per caso
che ragione potesse avere per scrivere cos?
No, veramente non lo so rispose Guccio ma posso supporre che ella
abbia parlato a lungo e con molta chiarezza di me, perch messer di Bouville

abbia previsto tutto con tanta precisione!


Eppure, non ha in mente nessun altro uomo ripet il barbuto.
Guccio incominciava ad arrabbiarsi. Aggrott le nere sopracciglia in modo da
approfondire la ruga che gli attraversava verticalmente la fronte. Stavolta,
veramente, aveva pieno diritto di agire con Maria senza il minimo scrupolo, di
rispondere alla sua crudelt con una crudelt ancor peggiore.
di l. Lo abbiamo portato con noi.
Nella stanza accanto, il bambino che era compreso nel numero dei re e che la
Francia intera credeva deceduto da nove anni, osservava il commesso intento ai
suoi conti e si divertiva ad accarezzare una penna doca. Giovanni di Cressay apr
la porta.
Vieni qui, Giannino disse.
Guccio osservava con attenzione quanto stava accadendo e faceva il possibile
per sentirsi emozionato. Mio figlio! si ripeteva. Sto per vedere mio figlio! In
realt non provava nulla, anche se tante volte aveva immaginato quel momento.
Ma non aveva previsto quei pesanti passettini da campagnolo che si stavano
avvicinando.
Il bambino entr: indossava brache corte e una specie di grembiale di tela; un
ciuffo ribelle gli si attorcigliava sulla limpida fronte: un autentico contadinotto!
I tre uomini restarono un momento impacciati, cosa di cui il bambino si rese
perfettamente conto. Poi Pietro lo spense verso Guccio.
Questo, Giannino
Doveva pur dire qualcosa per fargli sapere chi era Guccio, e non aveva altra
scelta che dirgli la verit.
questo tuo padre.
Scioccamente, Guccio si aspettava uno slancio, due braccia aperte, qualche
lacrima magari. Ma Giannino si limit ad alzare su di lui due occhioni azzurri
sbalorditi.
Mi avevano sempre detto che era morto disse.
Fu un colpo per Guccio, che fece aumentare ancor pi la sua collera.
Ma no, ma no lo interruppe frettolosamente Giovanni di Cressay. Era
soltanto in viaggio e non poteva mandare sue notizie. Non cos, amico
Guccio?
Di quante menzogne lo hanno nutrito! pensava Guccio. Pazienza,
pazienza Arrivare a dirgli che suo padre era morto. Che crudelt. Poi, visto
che bisognava dire qualcosa, esclam:
Come biondo!

S, assomiglia tutto allo zio Pietro disse il barbuto il fratello di mio


padre di cui porto il nome.
Vieni qui, Giannino, vieni disse Guccio.
Il bambino obbed, ma la sua manina restava estranea nella grossa mano di
Guccio, che si asciug le guance dopo essere stato baciato.
Vorrei tenerlo con me qualche giorno riprese Guccio e portarlo da
mio zio Tolomei che ha tanta voglia di conoscerlo.
Dicendo questo, Guccio istintivamente aveva chiuso locchio sinistro, come lo
zio.
Giannino lo guardava a bocca aperta. Quanti zii! Non si parlava daltro intorno
a lui!
Anchio ho imo zio a Parigi disse. Mi manda sempre dei regali!
Ed proprio lui che andiamo a trovare Sempre che i tuoi zii non si
oppongano. Avete niente in contrario, voi?
domand Guccio.
No di certo rispose Pietro di Cressay. Monsignor di Bouville ce ne aveva
parlato nella sua lettera, invitandoci ad accogliere favorevolmente la richiesta.
Sembrava proprio che i Cressay non muovessero dito senza il consenso di
Bouville!
Gi il barbuto pensava ai regali che il banchiere non avrebbe certo mancato di
fare al pronipote. Magari una borsa doro, che sarebbe stata particolarmente bene
accetta, perch, proprio quellanno, unepidemia aveva fatto strage fra il bestiame.
E poi, chiss, il banchiere era vecchio: che intendesse includere il bambino nel
suo testamento?
Guccio stava invece assaporando la sua vendetta. Come se una vendetta potesse
consolare un amore perduto.
***

Era stato il cavallo di Guccio, insieme ai finimenti papali, ad attrarre in un


primo momento il bambino. Non aveva mai visto un cos bel cavallo. E osservava
anche, con un misto di curiosit e di ammirazione, labito di quel padre che gli
era appena piovuto dal cielo. Guardava le brache aderenti, che non facevano
nemmeno una piega sul ginocchio, i morbidi stivali di cuoio scuro, e quello
strano vestito da viaggio, corto, fatto di stoffa marmorizzata color foglie secche,
chiuso sul petto da una serie di minuscoli bottoni tenuti con dei nastri e sulla nuca

da un piccolo cappuccio rovesciato.


La guardia del conte di Bouville indossava una divisa assai pi appariscente,
assai pi piacevole, con quel colore turchino carico che luccicava al sole, quei
festoni sulle maniche e sulle reni, e quegli stemmi nobiliari ricamati sul petto. Ma
il bambino aveva subito capito che era Guccio a dargli ordini, e questo valse a
fargli stimare assai un padre che parlava da padrone a un personaggio cos
brillantemente vestito.
Avevano gi percorso quasi quattro leghe. Nella locanda di Saint-Nom-laBretche dove si fermarono, Guccio, con voce naturalmente autoritaria, ordin
una frittata di verdura, un cappone allo spiedo, del formaggio cagliato e vino.
E la sollecitudine delle cameriere aument ancora il rispetto di Giannino.
Perch, messere, parlate in modo diverso dal nostro? domand. Non
pronunciate le parole nello stesso modo.
A Guccio non fece piacere che proprio il figlio gli rimproverasse il suo accento
toscano.
Perch sono di Siena, una citt italiana che il mio paese rispose con
fierezza. E anche tu diventerai senese, libero cittadino di una citt dove noi
siamo potenti. E poi non chiamarmi pi messere, chiamami padre11.
Padre ripet docile il bimbo.
Si misero a tavola, Guccio, la guardia, il bambino. E mentre aspettavano la
frittata, Guccio incominci a insegnare a Giannino le parole che nella sua lingua
indicavano gli oggetti di tutti i giorni.
Tavola disse, bottiglia vino12
Si sentiva imbarazzato davanti a quel ragazzo, non riusciva a ritrovare la sua
naturalezza. Ci che lo paralizzava era da un lato il timore di non essere amato e
dallaltro quello di non volergli bene. Aveva un bel ripetersi: mio figlio. Non
sentiva altro che una profonda ostilit verso la gente che lo aveva allevato.
Giannino non aveva mai assaggiato vino. A Cressay ci si accontentava del sidro,
se non addirittura della frnette come i contadini. Ne bevve qualche sorsata. Alla
frittata e al latte cagliato cera gi avvezzo, ma il cappone arrosto aveva un aspetto
festoso; e poi mangiare cos allaperto, a met del pomeriggio, gli piaceva. Non
aveva paura, e il gusto dellavventura gli aveva perfino fatto dimenticare la madre.
Gli avevano detto che lavrebbe rivista fra qualche giorno Parigi, Siena, erano
tutti nomi che gli dicevano poco, che non suscitavano in lui unidea precisa di
distanza. Sabato prossimo sarebbe tornato sulle rive della Mauldre e avrebbe

potuto dichiarare alla figlia del mugnaio e ai marmocchi del carradore: Io sono
senese senza dover dare altre spiegazioni, dato che quelli ne sapevano ancor
meno di lui.
Inghiottito lultimo boccone, asciugate le daghe con un pezzo di mollica e
riposte nella cintura, risalirono a cavallo. Guccio prese in braccio il bambino e se
lo pose davanti, di traverso alla sella40.
Il pasto abbondante, e pi ancora il vino che assaggiava per la prima volta,
avevano appesantito il bambino, che, meno di mezza lega pi avanti, si era
addormentato indifferente alle scosse del trotto.
Niente di pi commovente del sonno di un bimbo, soprattutto di giorno,
nellora in cui gli adulti sono svegli e agiscono. Guccio teneva in equilibrio quella
piccola vita gi pesante, sobbalzante, cullata e abbandonata. Istintivamente
accarezz con il mento quei biondi capelli che cercavano rifugio nel suo petto e
strinse il braccio, come per costringere quella testolina rotonda e quel sonno
profondo ad accostarsi ancor pi a lui. Un profumo dinfanzia si sprigionava da
quel piccolo corpo addormentato. Fu allora che, dun tratto, Guccio si sent padre,
e ben fiero di esserlo, e le lacrime gli appannarono gli occhi.
Giannino, Giannino mio mormor posando le labbra sui suoi tiepidi e
soffici capelli.
Aveva messo il cavallo al passo e fatto segno alla guardia di rallentare per non
svegliare il piccolo e prolungare cos la sua gioia. Che importanza poteva avere
lora in cui sarebbero arrivati? Domani Giannino avrebbe aperto gli occhi nella
casa di via dei Lombardi e lavrebbe creduta un palazzo; le serve gli si sarebbero
affollate intorno per lavarlo e vestirlo come un piccolo principe, e per lui sarebbe
incominciata una vita da racconto di fate!
***
Maria di Cressay ripieg labito inutilizzato davanti alla serva che losservava
silenziosa e delusa. Anche lei aveva sognato unaltra vita al seguito della padrona,
e cera nel suo atteggiamento unombra di rimprovero.
Ma Maria ha smesso di tremare e di piangere: ha finalmente preso una
decisione. Dovr attendere ancora pochi giorni: al massimo una settimana. Perch
stamattina era stata colta alla sprovvista: sono stati quei nove anni trascorsi nel
rimestare continuamente gli stessi pensieri a provocare quel terrore nervoso, a
spingerla a una risposta assurda, a un pazzesco rifiuto.

E tutto perch ha pensato soltanto a quel giuramento che la signora di Bouville


quella perfida donna laveva a suo tempo costretta a pronunciare E anche
alle minacce: Se rivedrete quel giovane lombardo, potr costargli la vita
Ma passato tanto tempo! Due re si sono succeduti sul trono, e nessuno ha
mai parlato! E la signora di Bouville morta. E poi, davvero conforme alla
legge di Dio quellorribile giuramento? Non peccato proibire a una creatura
umana di svelare al confessore i segreti della sua anima? Perfino le monache
possono essere sciolte dai loro voti! E poi, nessuno ha il diritto di separare una
sposa dal suo sposo! Nemmeno questo cristiano. In quanto al conte di Bouville,
prima di tutto non un vescovo, e in secondo luogo non certo terribile come lo
era sua moglie.
A tutte queste cose Maria avrebbe dovuto pensarci quel mattino, e riconoscere
che senza Guccio non le era possibile vivere, che il suo posto era accanto a lui, e
che quando egli veniva a prenderla, nulla al mondo, non gli antichi giuramenti, n
i segreti della corona, n il timore degli uomini, n il castigo di Dio, ammesso
che Dio volesse davvero castigarla, le poteva impedire di seguirlo.
Ma non mentir a Guccio. Un uomo che dopo nove anni lama ancora, che
non si risposato e anzi venuto a riprenderla, uomo retto e leale, come un
cavaliere che abbia superato tutte le prove. Un uomo simile pu esser messo a
parte di un segreto e custodirlo gelosamente. E poi non si ha il diritto di
mentirgli, di lasciargli credere che suo figlio vivo, che lo stringe fra le braccia, se
questo non vero.
Maria sapr spiegare a Guccio che il loro bambino, il loro primogenito
perch nella sua mente il piccolo morto ormai soltanto il loro primogenito
stato, per una serie di fatali circostanze, sacrificato, scambiato, per salvare la vita
del vero re di Francia. Chieder a Guccio di associarsi al suo giuramento e
alleveranno insieme il piccolo Giovanni Postumo, che ha regnato nei suoi primi
giorni di vita, fino al momento in cui i baroni non verranno da lui per restituirgli
la corona! E gli altri bambini che avranno saranno come veri fratelli per il re di
Francia. Se tutte le cose, per i pi impensabili interventi del destino, possono
concludersi male, perch non potrebbero anche andar bene?
Queste cose spiegher Maria a Guccio fra qualche giorno, la settimana
prossima, quando, come daccordo coi fratelli, riporter Giannino a Cressay.
Allora la felicit per tanto tempo rimandata potr incominciare; e se sulla terra
ogni gioia deve essere pagata con una dose eguale di sofferenza, avranno
entrambi pagato in anticipo tutte le gioie future. Guccio vorr stabilirsi a Cressay?
No di certo. A Parigi? Troppo pericoloso per il piccolo Giovanni, e poi non

sarebbe prudente andare a stuzzicare troppo da vicino il conte di Bouville!


Andranno in Italia, ecco: Guccio condurr Maria in questo paese di cui ella
conosce soltanto i bei tessuti e gli abili lavori di oreficeria. Quanto lama, Maria
questa Italia da cui le venuto luomo che Dio le destinava! Gi le pare di essere
in viaggio a fianco dello sposo ritrovato. Fra una settimana! Non le rimane che
una settimana di attesa
Purtroppo in amore, non basta avere gli stessi desideri: bisogna anche
esprimerli nello stesso momento.

III LA REGINA DEL TEMPIO

er un bambino di nove anni, il cui intero orizzonte, fin dove arrivava la

sua memoria, era limitato da un ruscello, da una concimaia e da un gruppo di


casette di campagna, la scoperta di Parigi non poteva non essere un incanto. Tanto
pi se questa scoperta avveniva sotto la guida di un padre cos fiero, cos
entusiasta del figlio, che lo faceva vestire, arricciare, bagnare e ungere, che lo
portava nelle botteghe pi eleganti, lo rimpinzava di dolci, gli comprava una borsa
da portare alla cintura piena di veri soldi, e le scarpe ricamate! Giannino viveva
giornate abbaglianti.
E tutte le belle case in cui suo padre lo conduceva! Perch Guccio, con i pi
diversi pretesti, o magari senza alcun pretesto, faceva il giro delle sue conoscenze
di una volta, semplicemente per poter dire orgogliosamente Mio figlio!, e
mostrare quel miracolo, quella meraviglia unica al mondo: un bambinetto che gli
diceva Padre mio13 con un forte accento delle-de-France.
Se poi qualcuno si stupiva della biondezza di Giannino, Guccio accennava
vagamente alla madre, una ragazza della nobilt; assumeva allora quel tono
falsamente discreto che tradisce lindiscrezione e quellaria un po fanfaronesca nel
mistero che tipica degli italiani quando fingono di non voler parlare delle loro
conquiste. Cos tutti i lombardi di Parigi, i Peruzzi, i Boccanegra, i Macci, gli
Albizzi, i Frescobaldi, gli Scamozzi e lo stesso signor Boccaccio erano al corrente.
Lo zio Tolomei, con un occhio aperto e uno chiuso, il ventre gonfio e la
gamba pesante, aveva parte notevole in questa ostentazione, e sperava che Guccio
accettasse di ristabilirsi a Parigi sotto il suo tetto con il piccolo Giannino: come
sarebbero stati felici allora per il vecchio lombardo i giorni che gli restavano da
vivere!
Ma era un sogno irrealizzabile, perch in questo caso si sarebbe dovuta
mantenere la promessa, restituire il bambino allaltra sua famiglia e vederlo
soltanto a lunghi intervalli. Ma perch quella stupida, quella testarda di Maria di

Cressay non voleva regolarizzare il suo matrimonio, Perch non voleva accettare di
vivere tranquillamente con il suo sposo, adesso che nessuno pi vi frapponeva
ostacoli? Tolomei, nonostante la ripugnanza che alla sua et sentiva per qualsiasi
viaggio, era pronto a recarsi a Neauphle per un ultimo tentativo.
Ma sono io che non la voglio pi dichiarava Guccio. Non permetter
che ci si faccia beffa del mio onore. E poi, che piacere sarebbe vivere con una
donna che ha cessato di amarmi?
Ne sei proprio sicuro?
Cera un solo indizio che poteva permettere a Guccio di porsi questa domanda.
Aveva infatti trovato al collo di Giannino il piccolo reliquiario regalatogli parecchi
anni prima dalla regina Clemenza, quando Guccio si trovava allospedale di
Marsiglia, e che egli aveva a sua volta regalato a Maria una volta che laveva vista
seriamente ammalata.
Mia madre se lo tolto dal collo e me lo ha messo proprio laltra mattina,
quando gli zii mi hanno portato da voi aveva spiegato il bambino.
Ma era possibile dare molta importanza a un indizio simile, che poteva
benissimo essere stato dettato magari da un sentimento religioso?
E poi il conte di Bauville aveva parlato chiaro.
Se vuoi tenere con te il bambino, devi assolutamente portartelo a Siena, e
prima partirai meglio sar per tutti aveva detto a Guccio.
Il colloquio aveva avuto luogo nel palazzo dellex-ciambellano, dietro il Prato
dei Chierici. Bouville stava passeggiando nel parco, e alla vista di Giannino gli
erano venute le lacrime agli occhi. Gli aveva baciato la mano prima di posare le
labbra sulle sue guance, e, guardandolo, esaminandolo dalla testa ai piedi, aveva
mormorato:
Un vero principino, un vero principino!
Intanto si asciugava gli occhi. Guccio era sbalordito nel vedere tanta
commozione in un uomo che aveva ricoperto cariche cos importanti, e ne era a
sua volta commosso considerandola un omaggio di amicizia a lui stesso reso.
Avete ragione, messere rispose tutto felice un vero principino; ed
davvero sorprendente quando si pensa che finora ha sempre vissuto in campagna,
e che sua madre, in fondo, solo una contadina.
Bouville scosse il capo. S, s, era davvero sorprendente
Portalo con te, la soluzione migliore. Del resto, non hai gi laugusta
approvazione del Santo Padre? Questa volta ti affider due guardie che ti
scorteranno sino ai confini del regno, in modo che non capitino disgrazie n a te
n a questo bambino.

Non gli era tanto facile dire tuo figlio.


Addio principino disse abbracciando ancora Giannino. Ci rivedremo
ancora?
Poi si allontan rapidamente, perch le lacrime ricominciavano a sgorgare dai
suoi grossi occhi. Quel ragazzo assomigliava troppo, e troppo dolorosamente, al
suo grande nonno, a re Filippo il Bello!
Torniamo a Cressay? domand Giannino la mattina dell11 maggio,
davanti alle casse che si stavano preparando e a quella gran confusione che si
verifica in ogni casa quando ci si appresta a un viaggio.
Non sembrava per che avesse una gran voglia di tornare al castello.
No, figlio mio rispose Guccio andiamo prima a Siena.
Verr anche mia madre?
No, per adesso no: ci raggiunger pi tardi.
Il bambino parve tranquillizzarsi. Guccio pens che dopo aver sentito per nove
anni delle bugie su suo padre, Giannino avrebbe ora incominciato una nuova serie
di anni pieni di menzogne riguardanti la madre. Ma come era possibile fare
altrimenti? Un giorno, poi, si sarebbe forse dovuto raccontargli che sua madre era
morta.
Prima di partire, era necessario fare ancora una visita, la pi prestigiosa se non
la pi importante, per salutare la regina Clemenza dUngheria.
Dov lUngheria? domand il bambino.
Molto lontano, verso levante. Ci vogliono parecchie settimane di viaggio per
arrivarci, e pochissima gente ci ha messo piede.
Ma perch a Parigi questa signora Clemenza, se regina dUngheria.
Ma non mai stata regina dUngheria, Giannino; suo padre era il re, lei
invece stata regina di Francia.
Allora la moglie di Carlo il Tonto?
No, la moglie del re era la signora dEvreux che veniva incoronata proprio quel
giorno; fra poco, anzi, sarebbero andati a palazzo reale per dare unocchiata alla
cerimonia della Sainte-Chapelle in modo che Giannino partisse con un ultimo
ricordo, ancor pi bello degli altri. Guccio, limpaziente Guccio, non si seccava n
si stancava nello spiegare a quel piccolo cervello delle cose che sembrano evidenti
e non lo sono affatto, se non si conoscono da sempre. cos che al mondo ci si
fa unistruzione.
Ma questa regina Clemenza che sarebbero andati a trovare, chi era allora? E
come la conosceva Guccio?
Dalla via dei Lombardi al Tempio, passando per la via dei Vetrai, la distanza

non era molta. Strada facendo, Guccio raccont al bambino come era andato a
Napoli con il conte di Bouville Sai, quel grosso signore che siamo andati a
trovare laltro giorno e che ti ha baciato per chiedere in moglie questa
principessa per conto di re Luigi Decimo che adesso morto. E come lui,
Guccio, si fosse trovato con la signora Clemenza sulla nave che la conduceva in
Francia, e avesse rischiato di morire per una terribile tempesta prima di approdare
a Marsiglia.
E il reliquiario che porti al collo me lo ha regalato lei per ringraziarmi di
averla salvata dallannegamento.
Poi, quando la regina Clemenza aveva avuto un figlio, era toccato alla madre di
Giannino fargli da nutrice.
La mamma non mi ha mai raccontato niente esclam sorpreso il ragazzo.
Allora la conosceva anche lei la signora Clemenza?
Tutto questo era molto complicato. Giannino avrebbe voluto sapere se Napoli
era in Ungheria. Ma cerano dei passanti che li urtavano; frasi appena iniziate che
si dovevano interrompere; portatori dacqua che impedivano una risposta. Era
davvero difficile per un bambino mettere ordine in quel racconto. Poi, fra venti o
trentanni, avrebbe detto: Sono cose che mio padre mi ha raccontato un giorno a
Parigi, mentre risalivamo la via del Tempio, e io ero molto piccolo; mi assicur
che ero fratello di latte di Giovanni il Postumo.
Fratello di latte era unespressione che Giannino capiva benissimo. A Cressay la
sentiva ripetere continuamente: le campagne sono piene di fratelli di latte. Ma
fratello di latte di un re cosa da far sognare a occhi aperti. Perch un re un
uomo grande e potente con una corona sul capo Non aveva mai immaginato
che un re potesse avere un fratello di latte, n tanto meno che potesse essere un
bambinello capace di morire a cinque giorni.
La mamma non mi ha mai raccontato niente ripet.
E incominciava a rimproverare in cuor suo la madre per le tante cose
meravigliose che gli aveva nascosto.
E perch si chiama il Tempio il palazzo cui stiamo andando?
Per via dei Templari.
Ah, di quelli ho sentito parlare: sputavano sulla croce, adoravano una testa
di gatto e avvelenavano i pozzi per tenersi tutto il denaro del regno.
Erano cose che gli aveva raccontato il figlio del carradore, il quale le aveva
sentite dire da suo padre, che a sua volta doveva averle intese chiss da chi. Non
era facile a Guccio, in cos poco tempo e in mezzo a tanta gente, spiegare al
bambino che la verit era un po meno semplice. E Giannino, dal canto suo, non

riusciva a capire perch la regina che stavano andando a trovare dovesse abitare da
gente cos malvagia.
Non ci abitano pi, figlio mio14. Non esistono pi. Quella era una volta la
casa del loro gran maestro.
Messer Giacomo di Molay, vero?
Fa le coma, fa le coma con le dita, figliolo, quando pronunci quel nome!
I Templari, dunque, sono stati sciolti, lasciati vivi e esiliati, e il re ha preso il
Tempio che era il loro castello
Quale re?
Non capiva pi niente il povero Giannino in mezzo a tutti quei sovrani!
Filippo il Bello.
Lhai visto tu questo re, il Bello?
Il bambino ne aveva sentito parlare, di questo monarca terribile e ora cos
rispettato; ma faceva parte dei tempi bui che avevano preceduto la sua nascita.
Guccio si intener.
vero, pens, lui non era ancora nato; per lui come dire San Luigi.
E, approfittando del fatto che il traffico li costringeva a rallentare:
S, lho visto rispose. Anzi dodici anni fa, appena arrivato a Parigi, ho
corso il rischio di buttarlo a terra, in una di queste strade, per due levrieri che
tenevo al guinzaglio.
Il tempo gli rifluiva sulle spalle come una grossa onda che dimprovviso ci
sommerge prima di rifrangersi. Una schiuma di giorni gli si precipit intorno. Era
un uomo ormai, e aveva dei ricordi da raccontare!
Insomma continu il palazzo dei Templari divenuto propriet di re
Filippo il Bello, e dopo di re Luigi, e dopo di re Filippo il Lungo, che ha
preceduto il sovrano attuale. Ed stato Filippo il Lungo a regalare il Tempio
alla regina Clemenza, in cambio del castello di Vincennes che lei aveva ottenuto
per testamento dal suo sposo, re Luigi41.
Padre mio, vorrei una cialda.
Aveva sentito un buon odore di paste sprigionarsi da un banco, che in un
attimo gli aveva fatto scordare qualsiasi interesse per quei re che si susseguivano
troppo in fretta e che si scambiavano i castelli. Sapeva gi che cominciare una
frase con un padre mio era un sistema sicuro per ottenere tutto quello che
voleva. Ma stavolta il trucco non funzion.
No, al ritorno; perch adesso ti sporcheresti. E ricordati bene quello che ti
ho insegnato. Non parlare alla regina se non sar lei a rivolgerti la parola, e
inginocchiati per baciarle la mano.

Come in chiesa?
No, non come in chiesa. Vieni, ti faccio vedere io, o meglio no, te lo
spiego, perch io faccio fatica con questa gamba ferita.
Costituivano uno spettacolo davvero curioso per i passanti, questo straniero
piuttosto piccolo e dal viso scuro, e quel bambino biondo, che in un androne si
esercitavano a fare la riverenza.
E poi, alzati immediatamente, ma sta attento a non urtare la regina!
***
Il palazzo del Tempio era molto cambiato dallepoca di messer di Molay: prima
di tutto perch era stato suddiviso. Labitazione della regina Clemenza si riduceva
infatti alla grande torre quadrata, con le quattro garitte sul tetto, e intorno
allimmenso cortile lastricato, qualche alloggio di servizio, qualche edificio minore
e le scuderie, nonch, dietro, il parco. Il resto della commenda le abitazioni dei
cavalieri, e degli armaioli, i cantieri degli operai isolati da muri altissimi era
stato destinato ad altro uso. E questo gigantesco cortile, fatto perch vi si
radunassero centinaia di uomini, sembrava ora deserto, spettrale. La lettiga da
cerimonia dalle tende bianche, che aspettava la regina Clemenza per
accompagnarla allincoronazione, sembrava una nave approdata per errore o
disavventura in un porto abbandonato. E bench intorno alla lettiga ci fosse
qualche scudiero e qualche servo, lintero palazzo dava unimpressione di silenzio
e di abbandono.
Guccio e Giannino entrarono nella torre del Tempio per quella stessa porta da
cui, dodici anni prima, dopo un lungo soggiorno in cella, era uscito Giacomo di
Molay per essere accompagnato al luogo del supplizio 42. Le stanze erano state
rimesse a nuovo, ma nonostante gli arazzi, i begli oggetti davorio, dargento e
doro, queste pesanti volte, queste strette finestre, questi muri che soffocavano
qualsiasi rumore, nonch le proporzioni stesse di un edificio destinato soprattutto
a ospitare uomini darme, non costituivano labitazione ideale di una donna, e per
di pi di una donna di trentadue anni. Tutto sembrava fatto per quegli uomini
rudi, armati di spada sopra la tonaca, che per un certo periodo avevano assicurato
alla cristianit lassoluta supremazia entro i confini dellantico impero romano. Per
una giovane vedova, il Tempio aveva davvero laria di una prigione.
La signora Clemenza non fece attendere molto i visitatori. Apparve gi vestita
per la cerimonia cui stava per presenziare: abito bianco, gorgiera di velo sul petto,
mantello regale sulle spalle e corona doro in capo. Una di quelle regine,

insomma, che si vedono dipinte sulle vetrate delle chiese. Giannino era convinto
che le regine vestissero cos tutti i giorni. Bella, bionda, imponente e altera, con lo
sguardo un po assente, Clemenza dUngheria mostrava un sorriso puramente di
circostanza, quel sorriso che una regina priva di regno e di potere ha il dovere di
elargire a chi viene a farle visita.
Questa morta senza tomba ingannava le sue troppo lunghe giornate in
occupazioni inutili: faceva soprattutto collezione di oggetti doreficeria, ed era la
sola cosa al mondo per cui ancora provava interesse o fingeva di provarne.
Il colloquio deluse un poco Guccio che si aspettava maggior commozione, ma
non il bambino che si vedeva davanti una santa del cielo con un mantello di stelle.
Clemenza dUngheria rivolgeva loro quelle benevole domande che alimentano
la conversazione dei sovrani quando non hanno nulla da dire. Guccio aveva un
bel tentare di spostare il discorso sui loro ricordi comuni, su Napoli, sulla
tempesta; la regina eludeva continuamente. Ogni ricordo, in effetti, era per lei
penoso, e preferiva rifiutarlo a priori; e quando Guccio, cercando di valorizzare
Giannino precis che era il fratello di latte di vostro figlio, signora,
unespressione quasi dura pass su quel bel volto. Le regine non piangono in
pubblico, ma era prova di inconscia crudelt farle vedere vivo, biondo e vispo un
bambino della stessa et che avrebbe potuto avere il suo, e che per di pi aveva
succhiato lo stesso latte.
La voce del sangue taceva sopraffatta da quella della sventura. E poi forse non
avevano scelto bene il giorno, capitando l proprio mentre Clemenza si preparava
ad assistere allincoronazione della terza regina di Francia dopo di lei. Per pura
cortesia, volle soltanto chiedere:
E cosa far quando sar grande questo bel bambino?
Il banchiere, signora, almeno spero, come suo padre e come tutti i suoi
antenati.
Come tutti i suoi antenati! La regina Clemenza aveva davanti agli occhi suo
figlio, ma non lo sapeva e non lavrebbe mai saputo.
Era convinta che Guccio fosse venuto per esigere un credito, o il saldo di
qualche coppa doro, di qualche gioiello da lei acquistato presso lo zio. Era
talmente abituata ai reclami dei fornitori! Rimase perci sorpresa quando si
accorse che il giovanotto si era scomodato soltanto per vederla. Esisteva dunque
ancora qualcuno che veniva a trovarla senza chiederle nulla, n un pagamento, n
un favore?
Guccio disse al bambino di mostrare alla regina il reliquiario che portava al
collo. Ma Clemenza aveva dimenticato, e Guccio dovette ricordarle lospedale di

Marsiglia dove lei gli aveva fatto quel dono. Questo giovanotto mi ha amata,
pens la vedova di Luigi il Testardo.
Sono queste le illusorie consolazioni delle donne la cui vita amorosa si
prematuramente interrotta, e che ormai sono attente soltanto alle tracce dei
sentimenti che hanno potuto ispirare in passato, anche quando questi sentimenti
furono talmente tenui che nemmeno quelli che li provavano ne erano coscienti!
Clemenza si chin a baciare il bambino, ma Giannino fu svelto a inginocchiarsi
e a posare le labbra sulla sua mano.
Con un gesto quasi meccanico, ella si volse attorno a cercare un regalo da
fargli. I suoi occhi si posarono su una scatola dargento dorato che tese al ragazzo
dicendo:
Ti piacciono i confetti, vero? Bene, conserva questa confettiera e che Dio ti
protegga!
Era ormai ora di andare alla cerimonia. Clemenza dUngheria sal sulla lettiga,
fece chiudere le bianche tendine, e poi si abbandon a un curioso malessere che
le veniva da tutto il corpo, dal petto, dalle gambe, dal ventre, da tutta quella inutile
bellezza: ora poteva finalmente piangere!
Sulla via del Tempio una folla numerosa si dirigeva compatta in ununica
direzione, verso la Senna, verso* la Cit, per cogliere qualche briciola
dellincoronazione, anche se con ogni probabilit avrebbe visto soltanto altra folla
e basta.
Guccio, tenendo per mano Giannino, segu da presso la bianca lettiga, come se
facesse parte della scorta della regina. Poterono cos varcare il Pont-au-Change,
entrare nel cortile del palazzo, e fermarvisi a veder passare i grandi signori che, in
abito di gala, si apprestavano a entrare nella Sainte-Chapelle. Guccio li riconosceva
quasi tutti e poteva indicarli al bambino: la contessa Mahaut dArtois, ingigantita
dalla corona, il conte Roberto, suo nipote, ancor pi alto di lei, monsignor
Filippo di Valois, attualmente pari di Francia, e accanto a lui la zoppicante moglie,
e poi, la signora Giovanna di Borgogna, laltra regina vedova. Ma chi era quella
giovane coppia che stava venendo avanti? Guccio chiese informazioni ai vicini, e
gli risposero che erano la signora Giovanna di Navarra, di quindici anni, e suo
marito Filippo dEvreux, di diciotto. Eh, s, bisogna abituarsi a queste sorprese
che la vita ci prepara. Dopo tutti i drammi dinastici che erano scoppiati per la sua
presunta bastardaggine, oggi la figlia di Margherita di Borgogna aveva quindici
anni e si era sposata.
La folla era tale che Guccio dovette mettersi Giannino sulle spalle, e pesava
parecchio quel demonietto!

Intanto veniva avanti la regina Isabella dInghilterra, rientrata appositamente dal


Ponthieu. Guccio la trov poco cambiata da quel giorno in cui laveva intravista a
Westminster, il tempo necessario a consegnarle un messaggio del conte Roberto.
Eppure, se la ricordava pi grande Sulla stessa fila camminava suo figlio, il
giovane Edoardo dAquitania. E tutti allungavano la testa perch lo strascico del
mantello ducale del giovinetto era portato da lord Mortimer, come se costui fosse
stato il gran ciambellano o il tutore del principe. Era un gesto davvero audace:
solo la regina Isabella poteva lanciare una sfida simile davanti ai pari e ai vescovi,
a tutti coloro che avevano ricevuto le lettere del suo marito ingannato. Lord
Mortimer aveva un sorriso da trionfatore, non per quanto re Carlo il Bello, che
non si era mai visto cos splendente, perch, a quanto si sussurrava, la regina di
Francia era finalmente incinta di due mesi. E lincoronazione ufficiale, sinora
rimandata, era il miglior ringraziamento.
Giannino si chin dimprovviso allorecchio di Guccio.
Padre, padre mio disse quel grosso signore che mi ha baciato laltro
giorno, quello che siamo andati a trovare nel suo parco, eccolo l che mi
guarda!
Amico Bouville, confuso fra la folla dei dignitari, quali torbidi e oscuri pensieri
ti passano per la testa vedendo il vero re di Francia, che tutti credono sepolto in
un loculo di Saint-Denis, appollaiato sulle spalle di un mercante lombardo, mentre
ci si appresta a incoronare la sposa del suo secondo successore!
Quello stesso pomeriggio, sulla strada di Digione, la pi sicura e la pi comoda
per lItalia, due guardie dello stesso conte di Bouville scortavano un viaggiatore
senese, accompagnato da un bambino biondo. Guccio Baglioni era convinto di
aver rapito suo figlio, ma in realt stava portando via lautentico e legittimo
sovrano di Francia. E di quel segreto erano a parte soltanto un augusto vecchio,
in una camera dAvignone riempita dal pigolio degli uccelli, un ex-ciambellano,
nel suo parco del Prato dei Chierici, e una giovane donna, votata a una
disperazione senza fine, in un maniero dellle-de-France. La regina vedova che
abitava al Tempio avrebbe continuato a far dire messe per un bambino morto.

IV IL CONSIGLIO DI CHALIS

l temporale ha spazzato il cielo di fine giugno. Negli appartamenti reali

dellabbazia di Chalis, questo edificio cistercense fondato dai capetingi dove


qualche mese fa sono state deposte le viscere di Carlo di Valois 43, le candele si
consumano fumando e mescolano lodore di cera allaria carica di tutti i profumi
della terra dopo la pioggia, e agli aromi dincenso che aleggiano in tutti gli edifici
religiosi. Gli insetti sfuggiti al temporale sono entrati dalla finestra e danzano
intorno alle fiamme.
una serata triste. Le facce sono pensose, meste, annoiate fra le mura di questo
salone a volta, la cui pietra nuda rivestita dalla tappezzeria a fiordalisi, la stessa
che adorna tutte le residenze reali, gi un po stinta. Una decina di persone sono
riunite attorno a re Carlo IV: il conte Roberto dArtois, il conte Filippo di Valois,
il vescovo di Beauvais Giovanni di Marigny, pari del regno, il cancelliere Giovanni
di Cherchemont, il conte Luigi di Borbone, lo zoppo, gran cameriere, il
connestabile Gaucher di Chtillon. Questultimo ha perduto lanno scorso il suo
primogenito e questo, come si dice, lha invecchiato di colpo. Dimostra tutti i suoi
settantasei anni: sempre pi sordo, e ne incolpa le bocche da fuoco che gli
hanno fatto scoppiare vicino alle orecchie allassedio di La Role.
Sono presenti anche alcune donne, perch stasera si deve discutere un affare di
famiglia. Ci sono le tre Giovanne, le tre donne pi importanti del regno: la
signora Giovanna dEvreux, la regina, la signora Giovanna di Valois, moglie di
Roberto la chiamano contessa di Beaumont perch tale il titolo ufficiale del
marito, anche se costui, per abitudine, continua a essere chiamato monsignor
dArtois e infine Giovanna di Borgogna, la cattiva, lavara nipote di San Luigi,
zoppa come il cugino Borbone e moglie di Filippo di Valois.
E infine Mahaut, Mahaut coi suoi capelli tutti grigi e labito nero e viola, col
petto, la schiena, le spalle e le braccia enormi, colossali! Di solito let diminuisce
la statura della gente, ma per Mahaut diverso. In questi ultimi tempi diventata

una vecchia gigantessa, ancor pi impressionante di quando era ancora una


giovane gigantessa. la prima volta, da diversi anni, che la contessa dArtois
ricompare a corte senza la corona in testa per le cerimonie cui la sua dignit di
pari del regno le impone di partecipare ed la prima volta, dopo la morte del
genero Filippo il Lungo, che siede in consiglio.
arrivata a Chalis con i colori del lutto, simile a un catafalco in marcia, a una
chiesa la settimana della Passione. Qualche giorno fa infatti morta sua figlia
Bianca, nellabbazia di Maubuisson dove era stata finalmente accolta dopo il
trasferimento da Chteau-Gaillard a una residenza meno crudele, nelle vicinanze
di Coutances, che Mahaut aveva ottenuto da lei in cambio dellannullamento. Ma
Bianca non ha potuto godere molto di questo miglioramento. morta qualche
mese dopo il suo ingresso in convento, logorata dai lunghi anni di detenzione,
dalle terribili notti dinverno nella fortezza degli Andelys, morta di consunzione, di
tosse, di dolore, morta sullorlo della follia a soli trentanni, sotto un velo di
monaca. E tutto per un anno damore, se si pu chiamare amore la sua avventura
con Gualtiero dAunay, tutto per essersi lasciata trascinare dallesempio della
cognata Margherita di Borgogna, a diciottanni, let in cui non ci si rende conto
di quello che si fa.
Colei che in questo momento avrebbe potuto essere regina di Francia, la sola
donna che Carlo il Bello abbia veramente amato, si dunque spenta quando
aveva finalmente raggiunto una relativa serenit. E re Carlo il Bello, cui questa
morte solleva pesanti ondate di ricordo, triste davanti alla sua terza sposa, la
quale sa benissimo a cosa pensa anche se finge di non accorgersene.
Mahaut ha approfittato delloccasione che il luttuoso avvenimento le offriva.
venuta di sua iniziativa, senza farsi annunciare, come spinta soltanto da un
impulso sentimentale, a presentare, lei, la madre sconvolta, le sue condoglianze
allex-marito infelice; e sono caduti uno nelle braccia dellaltra. Mahaut, col labbro
peloso, ha baciato lex-genero sulle guance; Carlo, con un gesto infantile, ha
lasciato cadere la fronte su quella spalla colossale e sparso qualche lacrima fra i
panni da carro funebre che vestono la gigantessa. Cos mutano i rapporti fra gli
esseri umani quando la morte passa fra loro sopprimendo le ragioni del
risentimento.
Sa benissimo, la signora Mahaut, che cosa ha fatto precipitandosi a Chalis; e
Roberto, suo nipote, morde il freno. Le sorride, si sorridono, si chiamano mia
buona zia e mio bel nipote e si trattano con quel buon amore di parenti a cui
si sono impegnati con il trattato del 1318. Ma si odiano. Si scannerebbero a
vicenda se si trovassero soli in una stanza. In realt Mahaut venuta non che

labbia detto, ma Roberto lo ha capito benissimo! per una lettera che ha


ricevuto. Tutti i presenti del resto hanno ricevuto la stessa lettera con qualche
variante: Filippo di Valois, Giovanni di Marigny, il connestabile e il re
soprattutto il re.
La notte, che sintravvede limpida dalle finestre, disseminata di stelle. Ci sono
dieci, undici personaggi della pi alta dignit, seduti in cerchio sotto le volte, fra i
pilastri dai capitelli scolpiti; ma contano pochissimo. Non hanno neppure la
sensazione di rappresentare unautentica forza.
Il re, debole di carattere e limitato di cervello, manca per di pi di discendenti
diretti e di uomini a lui personalmente devoti. I principi e i dignitari raccolti
questa sera intorno a lui chi sono? Cugini o consiglieri ereditati dal padre o dallo
zio. Nessuno che sia veramente uomo suo, creatura sua. Nel Consiglio di suo
padre sedevano due fratelli e tre figli del re; e anche nei giorni pi tempestosi,
quando imperversava il defunto monsignor di Valois, era pur sempre un uragano
di famiglia. Luigi il Testardo aveva due fratelli e due zii; Filippo il Lungo quegli
stessi zii, che lo appoggiavano in modo diverso, e un fratello anche lui, cio Carlo.
Questo superstite, invece, non ha quasi nessuno. Il suo Consiglio fa
inevitabilmente pensare alla fine di una dinastia: la sola speranza di una
continuazione della schiatta, di una discendenza diretta, dorme nel ventre di quella
donna taciturna, n bella n brutta, che siede con le mani incrociate accanto a
Carlo, ben conscia di essere soltanto una regina di ricambio.
La lettera, la famosa lettera che costituisce il tema di questa riunione, stata
inviata da Westminster in data 19 giugno; il cancelliere la tiene in mano, e la cera
verde del sigillo si scioglie sulla pergamena.
Ci che ha provocato una cos gran collera nel cuore di re Edoardo
proprio il fatto che monsignor di Mortimer abbia retto lo strascico del mantello
del duca dAquitania durante la cerimonia dincoronazione della regina.
Naturalmente il nostro sire Edoardo reputa unoffesa alla sua persona che il suo
nemico personale sia investito di una carica cos importante al fianco di suo
figlio.
stato monsignor Giovanni di Marigny a parlare, con quella sua voce soave,
ben timbrata e melodiosa, spesso accompagnata da un gesto delle belle dita sulle
quali luccica lametista episcopale. Le tre tuniche sovrapposte sono di stoffa
leggera, come giusto data la stagione, e quella superiore, pi corta, ricade in
pieghe armoniose. Il tessuto impregnato del profumo di cui monsignor di
Marigny ama cospargersi uscendo dai bagni: raro che un vescovo abbia un cos
buon odore. Il volto non tradisce debolezze, segnato da due sopracciglia

orizzontali, ai lati di un naso perfettamente diritto. Monsignor di Marigny, se lo


scultore sapr riprodurre i suoi lineamenti, potr ispirare una stupenda statua da
mettere sopra la sua tomba fra tanto tempo, per, perch ancora giovane. Ha
saputo sfruttare abilmente la posizione dei fratello, quando costui era il coadiutore
del re di Ferro, e ha saputo tradire questo fratello al momento giusto, superando
sempre con astuzia le difficolt provocate dal succedersi dei re, passando da una
cattedrale allaltra e arrivando, a soli quarantanni, a sedere nel Consiglio reale in
qualit di pari ecclesiastico.
Cherchemont dice re Carlo al suo cancelliere rileggetemi quel punto
in cui nostro fratello Edoardo si lagna di messer di Mortimer.
Giovanni di Cherchemont spiega la pergamena, lavvicina a una candela e
borbotta un poco prima di poter trovare la frase in questione.
La solidariet di nostra moglie e di nostro figlio con i traditori e nostri
mortali nemici, notoriamente conosciuta in quanto il detto traditore, il
Mortimer, port a Parigi lo strascico di nostro figlio, pubblicamente, nella
solennit dellincoronazione della nostra carissima sorella e vostra compagna, la
regina di Francia, nella Pentecoste scorsa, con nostro sommo dispetto e
vergogna.
Il vescovo di Marigny si china verso il connestabile Gauchet per mormorargli:
Come mal scritta questa lettera, e il suo latino ancor pi scadente!
Il connestabile non ha capito bene, e si accontenta di bofonchiare:
Un uomo contro natura, un sodomita!
Cherchemont riprende il re quale diritto abbiamo di opporci alla
richiesta di nostro fratello dInghilterra, quando ci ingiunge di rifiutare ulteriore
ospitalit a nostra sorella?
Il fatto che Carlo il Bello si rivolga al suo cancelliere e non, come fa di solito, a
Roberto dArtois, suo primo consigliere e suo zio dacquisto, dimostra
chiaramente che, una volta tanto, sa bene quello che vuole.
Prima di rispondere, Giovanni di Cherchemont, un po perch non del tutto
sicuro delle intenzioni del re e un po perch ha paura di urtare un uomo potente
come monsignor Roberto dArtois, cerca rifugio nella parte finale della lettera
come se non potesse dare un parere prima di meditare ulteriormente sulle ultime
frasi.
per questo, carissimo fratello legge il cancelliere che ancora una
volta vi preghiamo, con tutto laffetto e lamore che ci possibile, perch
questa cosa noi soprattutto desideriamo, che vogliate le nostre suddette richieste
ascoltare e benignamente soddisfarle, al pi presto, per profitto e onore fra noi;

e perch noi non ne siamo disonorati.


Giovanni di Marigny scuote il capo e sospira. Soffre a sentire uno stile cos
stentato, cos goffo! Ma, per quanto la lettera sia scritta male, sul suo significato
non ci sono dubbi.
La contessa Mahaut dArtois tace; si guarda bene dal cantar vittoria troppo
presto, e i suoi occhi grigi brillano alla luce delle candele. La sua delazione
dellautunno scorso e i suoi complotti con il vescovo di Exeter danno finalmente
allinizio dellestate dei frutti maturi che fa davvero piacere raccogliere.
certo, sire si decide finalmente a dire il cancelliere, dal momento che
nessuno gli viene in aiuto portandogli via la parola certo, sire, che
secondo le leggi della Chiesa e dei regni necessario soddisfare in qualche
modo le richieste di re Edoardo. Egli esige la sua sposa
un ecclesiastico, Giovanni di Cherchemont, come tutte le persone insignite
della sua carica, e si rivolge al vescovo di Marigny cercando con lo sguardo la sua
solidariet.
Persino il nostro Santo Padre, il papa, ci ha fatto pervenire, a mezzo del
vescovo Tebaldo di Chtillon, un messaggio nello stesso senso disse Carlo il
Bello.
Edoardo infatti arrivato addirittura a rivolgersi a Giovanni XXII, mandandogli
copia di tutta la corrispondenza in cui venivano sciorinate le sue disgrazie
coniugali. E cosa poteva fare il papa, se non rispondere che una sposa deve vivere
accanto al proprio sposo?
Bisogna dunque che mia sorella ritorni al paese di suo marito aggiunge
Carlo il Bello.
Ha detto queste parole senza guardare in faccia nessuno, con gli occhi fissi
sulle sue scarpe ricamate. Un candelabro alto sulla sua poltrona gli illumina la
fronte, dove improvvisamente balena unespressione ostinata che lo fa somigliare a
suo fratello il Testardo.
Sire dichiara Roberto dArtois obbligare la signora Isabella a tornare
lass equivale a consegnarla ai Despenser senza alcuna possibilit di difendersi!
Non forse venuta a chiedervi rifugio per paura di essere uccisa? Che
succeder adesso?
Certo, sire, cugino, non potete dice Filippo di Valois sempre pronto a
propugnare le tesi di Roberto.
Ma sua moglie, Giovanna di Borgogna, lo ha tirato per la manica, e lui si
interrotto di colpo; se non fosse cos buio, tutti si accorgerebbero che arrossito.
Roberto dArtois si accorto del gesto e dellimprovviso mutismo di Filippo,

nonch dello sguardo che si sono scambiati Mahaut e la giovane contessa di


Valois. Se potesse, torcerebbe il collo volentieri a quella zoppa!
Mia sorella ha forse esagerato il pericolo ribatte il re. Non sembra che
questi Despenser siano cos malvagi come me li ha descritti lei. Ho ricevuto da
loro parecchie lettere assai cortesi che dimostrano quanto essi tengano alla mia
amicizia
E anche dei doni, dei begli oggetti doreficeria prorompe Roberto
alzandosi in piedi, e tutte le fiamme delle candele vacillano, gettando ombre sui
volti dei presenti. Sire, Carlo, mio amato cugino, avete cambiato parere su
questa gente che vi ha mosso guerra e che intrattiene con vostro cognato gli
stessi rapporti che esistono fra un becco e una capra, per tre salsiere dargento
dorato che mancavano nella vostra credenza? Noi tutti abbiamo avuto doni da
loro, vero, monsignor di Beauvais, e voi, Cherchemont, e tu, Filippo? Un
cambiavalute, posso anche dirvi come si chiama, mastro Arnold, ha ricevuto il
mese scorso cinque barili dargento, per un totale di cinquemila sterline,
destinati a guadagnare amici al conte di Gloucester nel Consiglio del re di
Francia. Questi regali non costano molto ai Despenser, che li pagano facilmente
coi redditi della contea di Cornovaglia sequestrata a vostra sorella. Questo, sire,
dovete sapere e tener sempre presente. E quale lealt potete aspettarvi da
uomini che si travestono da donne per soddisfare i vizi del loro padrone? Non
dimenticate chi sono e dove ha sede la loro potenza.
Roberto non si rifiuta mai una battuta salace; e anche questa volta insiste:
Dove ha sede, o meglio dove siede: questo il termine giusto!
Ma nessuno fa eco alla sua risata, eccezion fatta per il connestabile. Gaucher
una volta non aveva molta simpatia per Roberto dArtois, e lo aveva ampiamente
dimostrato aiutando Filippo il Lungo, quando costui era ancora reggente, a
sconfiggere il gigante e a metterlo in prigione. Ma da qualche tempo il vecchio
connestabile tiene in maggior conto le qualit di Roberto, perch la sua la sola
voce che riesca a capire senza alcuno sforzo
I fautori della regina Isabella, questa sera, si possono contare. Il cancelliere non
ha opinioni, o pi esattamente bada soltanto a conservare il suo posto che
dipende esclusivamente dal favore dei potenti; il suo voto andr alla corrente
pi forte. Indifferente anche la regina Giovanna, che non abituata a pensare:
si augura soltanto di non provare emozioni che possano nuocere al nascituro
che porta in seno. nipote di Roberto dArtois, e sensibile alla sua autorit, alla
sua statura e alla sua sfacciataggine, ma vuole nello stesso tempo dar prova di
essere una buona moglie, pronta quindi a condannare per principio quelle

spose che sono oggetto di scandalo.


Il connestabile sarebbe piuttosto favorevole a Isabella. Soprattutto perch detesta
Edoardo dInghilterra, per le sue abitudini sessuali, per il pessimo modo con
cui amministra il suo regno, e per il suo rifiuto di rendere lomaggio. In
genere, non ha simpatia per le cose dInghilterra, inoltre deve ammettere che
Ruggero Mortimer ha reso alla Francia parecchi servigi: sarebbe dunque vilt
abbandonarlo cos al suo destino. E non esita a dirlo, il vecchio Gauche, n ad
aggiungere che Isabella pienamente giustificata a comportarsi in quel modo.
donna, che diavolo, e suo marito non uomo: lui, dunque, il maggior
colpevole!
Monsignor di Marigny, alzando un poco la voce, ribatte che la regina Isabella
pienamente scusabile e che da parte sua lui sarebbe prontissimo a darle
lassoluzione, ma che lerrore, il grande errore, stato di aver reso pubblico il suo
peccato: una sovrana non deve dare esempio di adulterio.
vero dice Gaucher. giusto. Che bisogno avevano di partecipare a
tutte le cerimonie tenendosi per mano, e di dormire nello stesso letto, come si
dice che fanno?
Su questo punto, dunque, d ragione al vescovo: connestabile e prelato sono
insomma favorevoli alla regina Isabella, ma con molte riserve. Per di pi a
Gaucher la questione interessa pochissimo. Il suo pensiero esclusivamente
rivolto al collegio di lingua romanza, che ha fondato nelle vicinanze del suo
castello di Chtillon-sur-Seine, dove sarebbe anche adesso se non lo avessero
trattenuto per questa discussione. Si consoler fra poco andando ad ascoltare i
monaci che cantano lufficio notturno, un piacere che pu sembrare strano in un
uomo quasi completamente sordo, ma il fatto che Gaucher sente meglio quando
si fa molto baccano. E poi un militare che ha gusto per le arti: ne esistono.
La contessa di Beaumont, una bella giovane che sorride sempre con la bocca e
mai con gli occhi, si diverte infinitamente. Come se la caver quel gigante che le
hanno dato per marito e che le offre continuo spettacolo di s, in un simile
imbroglio? Vincer, naturalmente, lei ne convinta: Roberto vince sempre. E se
le sar possibile, far in modo di aiutarlo, ma non con dei discorsi in pubblico.
Filippo di Valois, suo fratellastro, assolutamente favorevole alla regina
dInghilterra, ma finir per tradirla perch sua moglie, che odia Isabella, gli ha
fatto un lungo discorso prima della seduta, e stanotte, se lui agir contrariamente
a quello che ella ha deciso, gli si rifiuter strillando e tempestando. Cos quel
giovanottone dal naso enorme esita, si impappina.
Luigi di Borbone manca di coraggio. Non lo mandano pi in guerra perch

ha labitudine di darsela a gambe. E non ha alcun legame affettivo con Isabella.


Il re debole, ma capace di ostinazione, come quella volta che tutti ricordano
in cui rifiut per un intero mese a Carlo di Valois la nomina a luogotenente reale
in Aquitania. Non ben disposto verso la sorella, un po perch le ridicole lettere
di Edoardo, a forza di insistere, hanno finito per agire su di lui; e soprattutto
perch la morte di Bianca gli ha richiamato alla mente limpietosa Isabella di
dodici anni fa. Senza di lei non avrebbe mai saputo; e anche sapendo, senza di
lei, avrebbe perdonato, per tenersi la moglie. Valevano la pena gli orrori, le
infamie svelate, i giorni di sofferenza, e infine il decesso della sua sposa? Un
uomo debole in genere sopporta facilmente i tradimenti amorosi fin quando gli
altri non ne vengono informati.
Il clan dei nemici di Isabella comprende soltanto due persone, Giovanna la
Zoppa e Mahaut dArtois, saldamente unite da un comune odio.
Al punto che Roberto dArtois, luomo pi potente dopo il re, sotto molti aspetti
anzi pi importante del sovrano stesso, colui il cui parere fa legge, che decide su
tutti i problemi attinenti allamministrazione, che detta ordini ai balivi, ai
siniscalchi e ai governatori, Roberto si trova improvvisamente solo a sostenere le
ragioni della cugina.
Questa la sorte delle influenze nelle corti: una strana e fluttuante somma di
stati danimo, in cui le situazioni si trasformano insensibilmente con il susseguirsi
degli avvenimenti e linsieme degli interessi in gioco. E nella fortuna gi il
germe della disgrazia. Non che Roberto sia minacciato di disgrazia, ma lo
Isabella. Colei che qualche mese fa tutti facevano a gara nel compiangere, nel
proteggere, nellammirare, cui tutti davano ragione, applaudendo al suo amore
come a una bella rivincita, dimprovviso trova nel consiglio del re un solo
sostenitore del suo diritto di rimanere a Parigi. Anche se costringerla a tornare in
Inghilterra equivale esattamente a porre il suo collo sul ceppo della Torre di
Londra, e tutti lo sanno. Fatto che hanno smesso di amarla: ha trionfato troppo,
e nessuno pi disposto a compromettersi per lei, tranne Roberto per il quale
questo un ennesimo modo di combattere contro Mahaut.
Adesso costei che si sfoga, sferrando finalmente un attacco lungamente
preparato.
Sire, figlio mio diletto, conosco lamore che portate a vostra sorella e che
grandemente vi onora dice; ma dovete ammettere che Isabella una
donna malvagia per le cui colpe noi tutti soffriamo o abbiamo sofferto.
Considerate lesempio che d alla vostra corte da quando vi ha preso dimora, e
pensate che fu lei a scatenare un tempo un diluvio di menzogne sulle mie figlie

e sulla sorella di Giovanna qui presente. Quando allora dicevo a vostro padre
(che Dio conservi la sua anima!) che si faceva ingannare dalla figlia, non avevo
forse ragione? Ella ci ha tutti insozzati a suo piacere; per quei cattivi pensieri
che leggeva nel cuore degli altri e che in realt sono soltanto in lei, come oggi
ampiamente dimostra! Bianca, che era pura e che come sapete vi ha amato fino
agli ultimi suoi giorni, Bianca morta questa stessa settimana! Ed era
innocente, le mie figliole erano innocenti!
Il grosso dito di Mahaut, un indice duro come un bastone, chiama il cielo a
testimone. E, per compiacere la sua attuale alleata, aggiunge rivolta a Giovanna la
Zoppa:
Anche tua sorella era sicuramente innocente, mia povera Giovanna, e tutti
abbiamo sofferto delle calunnie di Isabella che hanno fatto sanguinare il mio
cuore di madre.
Se continua cos, finir per far piangere tutta lassemblea. Ma Roberto
linterrompe:
Innocente la vostra Bianca? Ammettiamolo pure, zia, ma non sar stato lo
Spirito Santo a ingravidarla in prigione!
Re Carlo il Bello ha una smorfia nervosa. Il cugino Roberto non avrebbe
proprio dovuto ricordare questo episodio.
stata la disperazione a spingere a tali estremi la mia bambina strilla
Mahaut inalberandosi. Che aveva da perdere quella colomba, insozzata dalla
calunnia, rinchiusa in una fortezza e vicina alla follia? Vorrei proprio sapere chi
potrebbe resistere a un simile trattamento.
Sono stato in prigione anchio, zia, quando per far piacere a voi mi ci gett
vostro genero Filippo. Ma non per questo ho ingravidato le figlie del
secondino, n, spinto alla disperazione, mi sono valso del portachiavi come di
una sposa, dato che, a quanto pare, anche questo si usa nella nostra famiglia!
Il connestabile ricomincia a prestare attenzione a quanto si dice.
E chi vi assicura, nipote, che tanto vi compiacete nellinsozzare la memoria
di una morta, che la mia Bianca non sia stata presa di forza? Se in quella stessa
prigione hanno strangolato sua cugina aggiunse Mahaut fissando negli occhi
Roberto possono benissimo aver violentato lei! No, sire, figlio mio,
prosegue rivolgendosi nuovamente al re dato che mi avete chiamata al vostro
Consiglio
Nessuno vi ha chiamata dice Roberto ci siete venuta da sola.
Ma non tanto facile togliere la parola alla vecchia gigantessa.
allora vi espongo il mio parere, con quellaffetto di madre che non ho

mai cessato di nutrire nei vostri confronti, nonostante tutto ci che avrebbe
potuto allontanarmi da voi. Ascoltatemi, sire: cacciate vostra sorella dalla
Francia, Perch ogni volta che vi ha rimesso piede la corona ha conosciuto
qualche sventura! Lanno che foste investito cavaliere insieme ai vostri fratelli e a
mio nipote Roberto, che immagino se ne ricordi, scoppiato un incendio a
Maubuisson e abbiamo tutti corso il rischio di bruciare vivi! Lanno dopo,
venne a far scoppiare quello scandalo che ci ha tutti ricoperti dinfamia e che
una buona figlia di re, una buona sorella dei suoi fratelli, anche se nella cosa vi
fosse stata unombra di verit, avrebbe dovuto tacere invece di strombazzarlo
dappertutto con laiuto di chi so io! E ancora, durante il regno di vostro fratello
Filippo, quando venne ad Amiens Perch Edoardo rendesse lomaggio,
ricordate cosa accadde? I pastorelli devastarono il regno! Ora, da quando
tornata, non cesso di tremare! Perch voi attendete un figlio, che tutti speriamo
maschio, dato che indispensabile dare un re alla Francia; ed per questo che
vi supplico, mio sire, di tener lontana questa apportatrice di sventure dal ventre
della vostra sposa!
Indubbiamente lo ha tirato bene il quadrato della sua balestra! Ma Roberto
gi pronto a replicare.
E quando nostro cugino il Testardo trapassato, mia ottima zia, dovera
Isabella? Non certo in Francia, che io sappia. E quando suo figlio si
improvvisamente spento fra le vostre braccia, mia ottima zia, dovera Isabella?
Era nella camera di Luigi? Era schierata fra i baroni? Ahim, la memoria non
mi assiste, non riesco a rivederla A meno che, beninteso, quelle due morti di
re, a vostro parere, non siano da includere fra le sciagure del regno!
A briccone, briccone e mezzo. Se il dialogo dura ancora qualche secondo zia e
nipote arriveranno ad accusarsi apertamente domicidio!
Il connestabile conosce questa famiglia da quasi sessantanni. Socchiude gli
occhi da testuggine:
Non smarriamoci dice e torniamo, miei signori, al problema che
dobbiamo risolvere.
C nella sua voce qualcosa che ricorda, non si sa Perch, il tono dei Consigli
del Re di Ferro.
Carlo il Bello si accarezza la fronte e dice:
E se per dare soddisfazione a Edoardo, espellessimo dal regno soltanto
messer Mortimer?
Giovanna la Zoppa prende la parola. Ha una voce secca, non molto alta, ma
dopo i muggiti dei due tori di Artois la si ascolta volentieri.

Sarebbero fatica e tempo sprecati dice. Credete che nostra cugina


accetti di separarsi da questuomo che ora il suo padrone? Gli troppo devota
nellanima e nel corpo; respira soltanto attraverso di lui. Perci, o si opporr alla
sua partenza o partir con lui.
Anche Giovanna la Zoppa detesta la regina dInghilterra,, e non soltanto per il
ricordo della sorella Margherita, ma anche per lo stupendo amore che Isabella
ostenta. Eppure, Giovanna di Borgogna non avrebbe ragione di lamentarsi: il suo
Filippo le vuol davvero bene, e in tutti i sensi, bench ella abbia una gamba pi
corta dellaltra. Ma la nipote di San Luigi vorrebbe essere la sola donna al mondo
capace di suscitare amore. Odia gli amori altrui.
Dobbiamo risolvere il problema ripete il connestabile.
Ha parlato perch si sta facendo tardi e perch in questa assemblea le donne
chiacchierano davvero troppo.
Re Carlo lo approva con un cenno del capo, e poi dichiara:
Domattina mia sorella sar accompagnata al porto di Boulogne per venirvi
imbarcata, e riaccompagnata sotto scorta al suo legittimo sposo. Cos io voglio.
Ha detto io voglio e tutti si guardano, perch una formula che ben
raramente esce dalle labbra di Carlo il debole.
Cherchemont aggiunge preparate il decreto per la scorta che
suggeller col mio piccolo sigillo.
Non c pi nulla da aggiungere. Carlo il Bello si intestardito, ed lui il re:
qualche volta se ne ricorda, e proprio, caso strano, quando si ricorda anche della
sua prima moglie che lo ha trattato cos male e cui ha voluto tanto bene.
Avete deciso con saggezza, sire.
Dopo di che, tutti si separano, senza indugiare troppo nellaugurarsi la buona
notte, e con la sensazione di aver partecipato a una cattiva azione. Sono tutti in
piedi per salutare la partenza del re e della regina, che sono i primi a ritirarsi.
La contessa di Beaumont delusa. Era convinta che Roberto, suo marito,
avrebbe avuto la meglio. Lo guarda, e lui le fa cenno di andarsene in camera loro.
Vuole ancora parlare con monsignor di Marigny.
Il passo pesante del connestabile, il passo zoppicante di Giovanna di Borgogna,
laltro passo zoppicante di Luigi di Clermont come camminano male i
discendenti di San Luigi! hanno lasciato la sala. Il lungo Filippo segue la
moglie con laria di un cane da caccia che ha battuto male la selvaggina.
Roberto dArtois mormora qualche parola allorecchio del vescovo di Beauvais
che si frega lentamente le belle mani.
Un attimo dopo, Roberto torna al suo appartamento passando per il chiostro

della locanda. Unombra seduta fra due colonnette, una donna che contempla la
notte.
Sogni dolci, monsignor dArtois.
Questa voce strascicata e ironica appartiene alla damigella di compagnia della
contessa Mahaut, Beatrice dHirson, che se ne sta l con aria sognante, almeno
cos pare, in attesa di chiss cosa. In realt, aspetta il passaggio di Roberto, e lui
lo sa benissimo. Si alza, si stira, si staglia nellogiva, fa un passo, un altro, con un
movimento ondeggiante, e il suo abito scivola a terra.
Che fate l, bella bimba? domanda Roberto.
Beatrice non risponde direttamente: si limita a indicare con un cenno del capo
le stelle in cielo e dice:
una splendida notte, ed un peccato andare a letto sola. Si fatica a
prender sonno con un tempo cos bello
Roberto dArtois si avvicina sino a toccarla, interroga dallalto quei grandi occhi
che lo sfidano e brillano nella penombra, posa la sua mano da gigante sulla
schiena della damigella e poi, dimprovviso la ritira scuotendo le dita come se si
fosse bruciato.
Eh, bella Beatrice esclama ridendo andate subito a mettere al fresco le
chiappe nello stagno; se no, correte il rischio di prendere fuoco.
La brutalit di quel gesto e la grossolanit di quelle parole fanno fremere
Beatrice. da un pezzo che attende loccasione di sedurre il gigante: quel giorno
monsignor Roberto sar alla merc della contessa Mahaut, e lei, Beatrice, potr
finalmente appagare il suo desiderio. Ma questa sera ancora troppo presto.
Roberto ha cose pi importanti da fare. Raggiunge il suo appartamento, entra
nella camera della contessa sua moglie, che si leva a sedere sul letto. nuda:
dorme cos tutta lestate. Roberto, con quella stessa mano che ha posato poco fa
sulle reni di Beatrice, accarezza automaticamente un seno che gli appartiene per
diritto di matrimonio, come per dirgli buona sera. La contessa di Beaumont non
prova nulla a questa carezza, ma si diverte: si diverte sempre quando vede
apparire quel colosso di suo marito, e pensa a cosa pu avere in mente. Roberto
dArtois si lasciato cadere su una sedia; ha allungato le immense gambe, e ogni
tanto le solleva per poi lasciarle ricadere a talloni uniti.
Non venite a letto, Roberto?
No, mia cara, no. Anzi, appena quei monaci avranno finito di cantare nella
loro chiesa, dovr lasciarvi per correre a Parigi.
La contessa sorride:
Non credete, amico mio, che mia sorella di Hainaut potrebbe ospitare per

qualche tempo Isabella e permetterle di radunare le sue forze?


Ci stavo proprio pensando, mia bella contessa.
La signora di Beaumont si tranquillizzata: suo marito finir per vincere.
***
Non era tanto il desiderio di aiutare Isabella a spingere quella notte Roberto
dArtois a montare a cavallo, quanto il suo odio per Mahaut. Quella carogna
voleva opporsi a lui, nuocere ai suoi protetti, e riacquistare influenza sul re?
Vedremo chi avr lultima parola!
Corse a svegliare il suo servitore Lormet.
Fammi subito sellare tre cavalli. E chiamami il mio scudiero e un agente
E io? domand Lormet.
No, tu no, tu tornatene a letto.
Era un gesto di riguardo da parte di Roberto. Gli anni incominciavano a pesare
sul vecchio complice dei suoi misfatti, insieme guardia del corpo, strangolatore e
nutrice. Lormet aveva ormai il fiato corto e sopportava a fatica le brume dellalba.
Brontol. Se non cera bisogno di lui, perch svegliarlo? Ma avrebbe ancor pi
borbottato se avesse dovuto mettersi in viaggio.
I cavalli furono subito sellati: lo scudiero sbadigliava e la guardia finiva di
sistemarsi larmatura.
In sella ordin Roberto. Faremo una passeggiata.
Ben piantato in arcione, procedette al passo per uscire dalla abbazia attraverso la
fattoria e le botteghe. Poi, appena raggiunto il mare di sabbia che si stendeva
limpido, misterioso e candido nella notte, fra le bianche betulle un vero
paesaggio per un raduno di fate ordin il galoppo. Dammartin, Mitry, Aulnay,
Saint-Ouen: una passeggiata di quattro ore, con qualche fase ad andatura pi lenta
per riprender fiato, e una rapida sosta in una locanda, aperta anche la notte per
servir da bere ai carrettieri che portavano in citt le verdure.
Arrivarono al palazzo della Cit ancor prima dellalba. La guardia lasci passare
il primo consigliere del re. Roberto sal direttamente agli appartamenti della
regina, scavalcando i servitori addormentati nei corridoi e attravers la camera delle
donne che gettarono urli da galline spaurite e strillarono: Signora! Signora!; ma
ormai il gigante era gi passato oltre.
Ruggero Mortimer era a letto con la regina. Un lumino stava bruciando in un
angolo della stanza.
dunque per questo, pens Roberto, perch possano dormire uno nelle

braccia dellaltra che ho galoppato tutta la notte fino a consumarmi le natiche!.


Superato il primo momento di sorpresa e accese le candele, lurgenza fece
dimenticare qualsiasi impaccio.
Roberto mise rapidamente al corrente i due amanti di quanto si era deciso a
Chalis e di quel che si tramava contro di loro. Mentre ascoltava ponendo ogni
tanto delle domande, Mortimer si vestiva davanti a Roberto dArtois, con lassoluta
naturalezza della gente di guerra. Nemmeno la presenza dellamante sembrava
metterlo in imbarazzo: erano evidentemente una coppia ormai affiatata.
Vi consiglio, miei cari amici disse Roberto di partire immediatamente
e di puntare subito sulle terre dellimpero per cercarvi riparo. Portatevi appresso il
giovane Edoardo, e magari Cromwell, Alspaye e Maltravers, ma poca gente, per
non perdere tempo, e dirigetevi verso lo Haianaut, dove sarete preceduti da un
mio messaggero. Il buon conte Guglielmo e suo fratello Giovanni sono due
grandi signori, leali, temuti dai loro nemici, amati dai loro amici, provvisti di
grande buon senso e in tutto degni donore. Dal canto suo la contessa mia moglie
vi appogger presso la sorella. Per il momento questo il miglior rifugio cui
possiate indirizzarvi.
Il nostro amico di Kent, che provvedere personalmente ad avvertire, vi
raggiunger passando per il Ponthieu, al fine di raccogliere i cavalieri che avete
radunato in quella regione! Per il resto, che Dio ci aiuti! Far in modo che
Tolomei continui a inviarvi denaro, e del resto ormai non pu agire diversamente.
Ingrandite il vostro esercito, fate tutto il possibile, battetevi. Ah, se il regno di
Francia non fosse preda troppo grossa per lasciarla in bala delle perfidie di mia
zia, verrei volentieri con voi.
Voltatevi, cugino disse Isabella. Devo vestirmi.
Ma insomma, cugina, replic Roberto obbedendo nessuna
ricompensa per me? Quel briccone di Ruggero vuol tenervi tutta per s? Non
deve certo annoiarsi il furbacchione!
Una volta tanto, i suoi sottintesi salaci non davano fastidio: anzi, in questa
capacit di scherzare anche in pieno dramma cera qualcosa di rassicurante.
Questuomo che tutti ritenevano malvagio era capace di bei gesti, e talvolta la
grossolanit delle sue parole era soltanto una maschera per ricoprire un certo
pudore di sentimenti.
Vi devo la vita, Roberto disse Isabella.
A buon rendere, cugina, a buon rendere! Non si sa mai replic lui.
Vide sulla tavola una coppa di frutta preparata per la notte degli amanti; prese
ima pesca, vi affond i denti e il succo dorato gli col sul mento.

Scompiglio nei corridoi, scudieri che correvano alle scuderie, messaggeri inviati
ai nobili inglesi che abitavano in citt, donne che chiudevano frettolosamente delle
leggere casse in cui avevano stipato le cose pi indispensabili: questala del palazzo
era insomma teatro di febbrile attivit.
Non passate per Senlis disse Roberto finendo di mangiare la sua
dodicesima pesca. Il nostro buon re Carlo troppo vicino e potrebbe
lanciarvi qualcuno alle calcagna. Prendete la strada di Beauvais e di Amiens.
Gli addii furono brevi. Laurora incominciava appena a illuminare la guglia
della Sainte-Chapelle, che gi la scorta era pronta in cortile. Isabella savvicin alla
finestra, e si sent profondamente commossa davanti a quel giardino, a quel fiume,
a quel letto disfatto, dove aveva conosciuto le ore pi felici della sua vita. Erano
trascorsi quindici mesi dalla prima mattina in cui aveva respirato in questo stesso
luogo il profumo meraviglioso che la primavera diffonde quando si innamorati.
La mano di Ruggero Mortimer si pos sulla sua spalla e le labbra della regina
scivolarono su questa mano
Presto i ferri dei cavalli risuonarono nelle vie della Cit, poi sul Pont-auChange, verso il nord.
Monsignor Roberto dArtois raggiunse il suo palazzo. Quando il re avesse
saputo della fuga di sua sorella, costei sarebbe stata da un pezzo fuori della sua
portata; e Mahaut si sarebbe fatta salassare e purgare, a meno che il flusso del
sangue non fosse riuscito a soffocarla. Te lho fatta carogna!. Roberto pot
dormire, di un sonno pesante da bue, fino alle campane di mezzogiorno.

PARTE QUARTA
LA CAVALCATA CRUDELE

I HARWICH

gabbiani, aggirando col loro volo stridente le alberature delle navi,

aspettavano al varco i rifiuti che stavano per essere gettati in mare.


Nellinsenatura dove sfociavano sia lOrwell che la Stour, la flotta vedeva
avvicinarsi il porto di Harwich, il suo molo di legno e la sua striscia di case
basse.
Gi due imbarcazioni leggere erano approdate, sbarcando una compagnia di
arcieri incaricata di vigilare sulla tranquillit della zona: la spiaggia non sembrava
sorvegliata. Cera stata un po di confusione sulla banchina quando la
popolazione, attratta da quei velieri, era fuggita vedendo sbarcare dei soldati; ma
ora, tranquillizzata, tornava ad accalcarsi sulla riva del mare.
La nave della regina, che portava a prua la lunga fiamma ricamata dei gigli di
Francia e dei leoni dInghilterra, procedeva speditamente. La seguivano diciotto
vascelli olandesi. Gli equipaggi, comandati da esperti marinai, abbassavano le vele,
e i lunghi remi uscivano dai fianchi delle navi, come ali improvvisamente spiegate,
per facilitare la manovra.
In piedi sul castello di poppa, la regina dInghilterra, che aveva accanto il figlio
principe Edoardo, il conte di Kent, lord Mortimer, messer Giovanni di Hainaut e
parecchi altri gentiluomini inglesi e olandesi, assisteva alla manovra e vedeva le
coste del suo regno divenire sempre pi grandi.
Per la prima volta da quando era evaso, Ruggero Mortimer non vestiva di nero,
e indossava non gi la grande corazza dallelmo abbassato, ma semplicemente
larmatura leggera, un casco senza visiera cui era attaccato il camaglio dacciaio e il
giaco di maglia sopra il quale era la cotta darme di broccato blu e rosso ornata
del suo stemma.
La regina era vestita nello stesso modo, il viso biondo e sottile incastonato nel
tessuto dacciaio, e la gonna lunga sino a terra; ma sotto di essa, come gli uomini,
indossava anche lei i gambali di maglia.

Anche il principe Edoardo portava un abito da guerra. Era molto cresciuto


negli ultimi mesi e stava diventando un uomo. Fissava i gabbiani, gli stessi, gli
sembrava udendo le loro grida rauche e guardando i loro avidi becchi, che
avevano accompagnato la partenza della flotta alla foce della Mosa.
Quegli uccelli gli ricordavano lOlanda. Tutto del resto, il mare grigio, il cielo
grigio sfumato da vaghe nubi rosate, la cittadina dalle piccole case di mattoni cui
presto avrebbero approdato, il verde paesaggio ondulato e lagunare che iniziava
subito dopo Harwich, tutto gli riportava alla mente i paesaggi olandesi. Ma anche
se avesse approdato in un deserto di pietre e di sabbia sotto un sole accecante,
avrebbe egualmente pensato, per contrasto, alle terre di Brabante, di Ostrevant e di
Hainaut che aveva da poco lasciato. Questo perch monsignor Edoardo, duca
dAquitania e principe ereditario dInghilterra, in Olanda si era innamorato, allet
di quattordici anni e tre quarti.
Ed ecco come il fausto evento si era verificato, e quali altri episodi memorabili
si erano inscritti nel ricordo del giovane principe Edoardo.
Fuggiti da Parigi di soppiatto, quella mattina sullalbeggiare in cui monsignor
dArtois col suo vocione aveva costretto tutti a balzare dal letto, avevano iniziato
un lungo viaggio a tappe forzate per raggiungere il pi presto possibile il
territorio dellimpero; erano cos arrivati, una sera dopo il tramonto, al castello di
messer Eustachio dAubercicourt, il quale, aiutato dalla moglie, aveva accolto il
gruppetto degli inglesi con premura ed entusiasmo. Poi, sistemati alla belle
meglio questi ospiti inattesi, messer dAubercicourt era saltato in sella per andare
ad avvertire il buon conte Guglielmo, la cui moglie era cugina germana della
regina Isabella, nella sua capitale di Valenciennes. Lindomani poi si era assistito
allarrivo del fratello minore del conte, messer Giovanni di Hainaut.
Strano tipo, costui: non tanto per il suo aspetto era anzi piuttosto ben fatto,
viso tondo su un corpo solido, occhi tondi, naso corto e tondo su un paio di
baffetti biondi quanto per il suo curioso modo di fare. Infatti, arrivato davanti
alla regina, ancora con gli stivali ai piedi, aveva messo un ginocchio a terra e,
portata la mano al cuore, aveva esclamato:
Signora, voi vedete qui il vostro cavaliere che pronto a morire per voi,
anche se tutti gli altri vi abbandonassero. Mi varr di tutto il mio potere, per
ricondurre voi e monsignor vostro figlio, con laiuto dei vostri amici, nel vostro
stato dInghilterra al di l del mare. E tutti quelli su cui ho qualche influenza
saranno pronti a rischiare la vita, e se Dio ci assiste, avremo numero sufficiente di
uomini armati.
La regina, per ringraziarlo di un aiuto cos inatteso, aveva accennato a

inginocchiarsi davanti a lui; ma messer Giovanni di Hainaut glielo aveva impedito


prendendola tra le braccia, e, sempre tenendola stretta a s e respirandole in viso,
aveva continuato:
Dio non voglia che la regina dInghilterra abbia mai a inchinarsi davanti a
chicchessia. Rallegratevi, signora, e cos il vostro amabile figlio, perch
manterr la mia promessa.
Lord Mortimer incominciava a seccarsi, pensando che messer Giovanni di
Hainaut fosse un po troppo pronto a mettere la sua spada al servizio delle
signore. Era evidente che quellindividuo si credeva una specie di Lancillotto dei
Lago, perch dimprovviso aveva dichiarato che non avrebbe mai accettato di
dormire quella notte sotto lo stesso tetto della regina non volendo
comprometterla, come se non si fosse accorto che ella era attorniata da almeno sei
grandi signori. Cos si era stupidamente ritirato in unabbazia vicina ed era
ritornato la mattina dopo, sentita messa e fatta colazione, per presentarle i suoi
omaggi e accompagnare a Valenciennes lintera compagnia.
Simpatiche persone davvero quel conte Guglielmo il Buono, che viveva con la
moglie e le quattro figlie in un castello bianco! Il conte e la contessa formavano
una coppia felice, lo si vedeva dai loro volti e lo si sentiva in tutte le loro parole.
Il giovane principe Edoardo che, sin dallinfanzia, aveva sofferto per laperto
dissenso fra i suoi genitori, contemplava ammirato questa coppia unita e affabile
in ogni occasione. Comerano fortunate le quattro piccole principesse di Hainaut
ad essere nate in una simile famiglia!
Il buon conte Guglielmo si era posto al servizio della regina Isabella,
mostrando per minor entusiasmo del fratello e prendendo qualche precauzione
per non attirarsi i fulmini del re di Francia o del papa.
Messer Giovanni di Hainaut, intanto, continuava ad agitarsi. Scriveva a tutti i
cavalieri di sua conoscenza per pregarli, in nome dellonore e dellamicizia, di
associarsi alla sua impresa, adempiendo cos alla promessa che egli aveva fatto. E
mise talmente a soqquadro Hainaut, Brabante, Zelanda e Olanda che il buon
conte Guglielmo non pot fare a meno di preoccuparsi: messer Giovanni gli stava
portando via tutti gli uomini validi dei suoi stati e lintera cavalleria. Lo invit
pertanto a moderarsi un poco, ma laltro non ne volle sapere.
Messer fratello diceva trover morte una volta sola, quando a Nostro
Signore piacer darmela, e ho promesso a questa gentile dama di condurla
sino al suo regno. Manterr la promessa, anche se ne dovr morire, perch
ogni cavaliere ha il dovere di aiutare con la sua lealt e la sua forza qualsiasi
dama o pulzella scacciata e sconfortata, quando questo aiuto gli viene richiesto.

Guglielmo il Buono era anche preoccupato per il suo Tesoro, perch tutti quei
banderesi44 cui si ingiungeva di lucidare la corazza, qualcuno avrebbe ben dovuto
pagarli; ma su questo punto venne tranquillizzato da lord Mortimer che, a quanto
pare, aveva ottenuto dalle banche lombarde denaro sufficiente a mantenere mille
lance.
Si fermarono a Valenciennes quasi tre mesi, a condurre vita di corte, mentre
ogni giorno Giovanni di Hainaut annunciava nuove e importanti adesioni, da
quella di messer Michele di Ligne a quella di messer di Sarre, del cavaliere Oulfart
di Ghistelles, di Perceval di Semeris e di Sancio di Boussoy.
Andarono tutti insieme a compiere un pellegrinaggio alla chiesa di Sebourg
dove erano conservate le reliquie di san Druon, oggetto di gran venerazione da
quando il nonno del conte Guglielmo, Giovanni dAvesnes, che soffriva di calcoli,
era andato a impetrare guarigione. Presente lintera corte e il popolo della borgata,
il conte Giovanni dAvesnes e di Hainaut si era inginocchiato sulla tomba e aveva
pronunciato a voce alta una preghiera piena di umilt e di fede; poi, appena finito
la sua orazione, espulse dal corpo tre pietre grandi come noci, e subito tutti i suoi
dolori scomparvero per non pi ritornare
Delle quattro figlie del conte Guglielmo, la seconda, Filippa, era subito piaciuta
al giovane principe Edoardo. Era fulva, paffuta, lentigginosa, col volto largo e il
ventre gi un po prominente; una vera piccola Valois con una notevole
spolveratura di Brabante. Ci si rese conto che i due giovani erano perfettamente
appaiati per et, e si vide con sorpresa il principe Edoardo, che non parlava mai,
restare il pi possibile accanto alla grossa Filippa, e parlarle ininterrottamente per
lunghe ore Tutti si accorsero delle sue inclinazioni: i taciturni, quando smettono
di tacere, non sanno nemmeno pi fingere.
Cos la regina Isabella e il conte di Hainaut si erano presto messi daccordo per
fidanzare i rispettivi rampolli, dal momento che mostravano una cos decisa
inclinazione luno per laltra. Era per Isabella un modo di consolidare unalleanza,
la sola che le potesse permettere la riconquista del trono dInghilterra; e il conte di
Hainaut, ora che la figlia era destinata a diventare un giorno regina di quel paese,
non lesinava pi nel concedere i suoi cavalieri.
Nonostante gli ordini espliciti di re Edoardo II, che aveva proibito al figlio di
fidanzarsi o di lasciarsi fidanzare senza il suo consenso 45, si erano gi chieste le
dispense al Santo Padre. Il principe Edoardo era dunque proprio destinato a
sposare una Valois! Tre anni prima suo padre aveva rifiutato per lui una delle
ultime figlie di monsignor Carlo, rifiuto benedetto perch ora il giovanotto poteva
unirsi alla nipote dello stesso monsignor Carlo, che tanto gli piaceva.

Cos lintera spedizione assumeva per il principe Edoardo un nuovo significato.


Se lo sbarco fosse riuscito se lo zio di Kent e lord Mortimer, con laiuto del
cugino di Hainaut, avessero potuto scacciare i malvagi Despenser e comandare al
loro posto a fianco del re, questultimo avrebbe dovuto necessariamente
acconsentire alle sue nozze.
Del resto, non si aveva pi tanta soggezione nel parlare in presenza del ragazzo
delle abitudini di suo padre; ed Edoardo aveva mostrato orrore e disgusto. Ma
come poteva un uomo, un cavaliere, un re, comportarsi in quel modo con un
gentiluomo della sua stessa corte? Il principe era ben deciso, quando fosse toccato
a lui regnare, a non tollerare mai simili vergogne fra i suoi baroni, e a consacrare
alla sua Filippa un vero, bello e leale amore di uomo per una donna, di re per
una regina. Questa giovinetta tonda, fulva e grassoccia, gi decisamente
femminile, che sembrava a lui la pi seducente damigella della terra, esercitava sul
duca dAquitania uno straordinario ascendente.
Era dunque per il proprio diritto allamore che il giovane andava a battersi, e
questo bastava ad annullare quel tanto se non di odioso almeno di penoso che c
nel muovere guerra al proprio padre.
Tre mesi erano dunque passati in questa felicit, indubbiamente i pi belli che
mai Edoardo avesse conosciuto.
Il raduno degli Hennuyers si chiamavano cos i cavalieri di Hainaut era
avvenuto a Dordrecht, sulla Mosa, una bella cittadina tutta attraversata da canali e
darsene, dove ogni strada doveva scavalcare un rigagnolo, e dove le navi di tutti i
mari, nonch quelle piatte e senza vele che risalivano i fiumi, venivano a gettar
lancora davanti alle chiese. Una citt piena di traffici e di ricchezze, dove i signori
passeggiavano sulle banchine fra le balle di lana e le casse di spezie, dove lodore
di pesce, fresco e salato, aleggiava su tutti i mercati, dove marinai e facchini
mangiavano per strada belle sogliole dorate, uscite calde calde dalla padella e in
vendita sui banchi, dove la gente, dopo la messa nella grande cattedrale di
mattoni, veniva a curiosare intorno a quel colossale arnese da guerra, mai visto
prima, che appariva ai piedi delle case! Gli alberi delle navi erano addirittura pi
alti dei tetti.
Quante ore, quante fatiche e quante urla erano occorse per caricare sulle navi,
tonde come gli zoccoli che si portavano in Olanda, tutto il bagaglio di quei
cavalieri: casse darmi, bauli per le corazze, viveri, cucine, fornelli e unintera
bottega da maniscalco comprendente cento uomini, con incudini, mantici e
martelli! E poi, si erano dovuti imbarcare i grossi cavalli di Fiandra, pesanti sauri
dal mantello ancor pi arrossato dal sole, dalle criniere pallide, slavate e fluttuanti,

dai grossi zoccoli interamente ricoperti di peli, e dalle enormi groppe carnose e
morbide, animali in tutto degni dei cavalieri che li avrebbero montati, e pronti a
reggere, senza alcuna fatica, selle ad alto arcione, gualdrappe di ferro, e per
soprappi un uomo con tutta la sua armatura: quasi quattrocento libbre da
portare al galoppo.
Ce nerano pi di mille di questi cavalli, perch messer Giovanni di Hainaut
aveva mantenuto la parola e riunito mille cavalieri, accompagnati dai rispettivi
scudieri, valletti e uomini di fatica, per un totale di duemilasettecentocinquantasette
assoldati, secondo il registro di Gerardo dAlspaye.
Il castello di poppa di ogni nave era stato adattato ad appartamento per i pi
ragguardevoli gentiluomini della spedizione.
Si spiegarono le vele la mattina del 22 settembre, per approfittare delle correnti
dequinozio, e si navig per unintera giornata sulla Mosa prima di gettare lancora
davanti alle dighe olandesi. Schiamazzanti gabbiani volteggiavano intorno alle navi.
Lindomani poi si fece rotta in mare aperto. Il tempo sembrava bello, ma verso il
tramonto si alz un gran vento di traverso che mise a durissima prova la resistenza
delle imbarcazioni; il mare era agitatissimo, e paura e malessere turbavano gli
uomini della spedizione. I cavalieri vomitavano al di l dei parapetti quando
avevano la forza di arrivarci. Persino i membri dellequipaggio stavano male, e i
cavalli, continuamente sballottati nelle scuderie sul ponte, emanavano un
disgustoso odore. Le tempeste fanno assai pi paura di notte che di giorno. I
cappellani avevano incominciato a pregare.
Messer Giovanni di Hainaut aveva fatto il possibile per incoraggiare e
confortare la regina Isabella, esagerando anche, perch in certi momenti le
premure degli uomini possono risultare importune alle dame. Tant che la regina
si sent decisamente sollevata quando il mal di mare simpadron anche di messer
di Hainaut.
Soltanto lord Mortimer era parso resistere alluragano: si dice infatti che sugli
uomini gelosi il mal di mare non abbia la minima presa. John Maltravers faceva
invece veramente piet a vedersi, quando spunt lalba: il viso pi lungo e pi
giallo del solito, i capelli pendenti sulle orecchie, la cotta darme macchiata, se ne
stava seduto a gambe larghe accanto a un rotolo di cavo e sembrava attendere la
morte alla prima ondata.
Poi finalmente, ringraziando monsignor San Giorgio, il mare si era calmato, e
tutti avevano potuto rimettersi un po in ordine. I gabbieri avevano avvistato la
costa dInghilterra, poche miglia pi a sud del punto dove si voleva sbarcare, e i
marinai si erano diretti verso il porto di Harwich cui ora stavano accostandosi,

mentre la nave regale, a remi alzati, gi sfiorava il molo di legno.


Attraverso le lunghe ciglia bionde, il giovane principe Edoardo dAquitania
contemplava con aria sognante le cose che lo circondavano, perch tutto ci su
cui i suoi occhi si posavano e che fosse tondo, fulvo e roseo, le nubi spinte dalla
brezza settembrina, le vele basse e gonfie delle ultime navi, le groppe dei sauri di
Fiandra, le guance di messer Giovanni di Hainaut, tutto gli ricordava,
inevitabilmente, lOlanda dei suoi amori.
***
Mettendo piede sulla banchina di Harwich, Ruggero Mortimer si sent nel
medesimo stato danimo di quel suo antenato che, duecentosessanta anni prima,
era sbarcato sul suolo inglese al seguito del Conquistatore. Lo si capiva dal suo
aspetto, dal tono della sua voce e dal modo con cui aveva assunto il completo
controllo della situazione.
Egli divideva il comando della spedizione con Giovanni di Hainaut, cosa del
tutto normale perch Mortimer gettava sulla bilancia soltanto la bont della sua
causa, qualche gentiluomo inglese e il denaro dei lombardi, mentre laltro guidava
i duemilasettecentocinquantasette uomini che avrebbero dovuto battersi. Tuttavia,
Mortimer pensava che Giovanni di Hainaut dovesse limitarsi a sorvegliare le
proprie truppe, lasciando a lui la piena responsabilit delle operazioni. Il conte di
Kent, da parte sua, non sembrava molto desideroso di farsi notare, perch se,
contrariamente alle informazioni ricevute, una parte della nobilt fosse rimasta
fedele al re, le truppe di questultimo sarebbero state comandate dal conte di
Norfolk, maresciallo dInghilterra e fratello dello stesso Kent. Ora, ribellarsi a un
fratellastro che fa male il re e che ha ventanni di pi un conto: ma sguainare la
spada contro un fratello amatissimo rispetto al quale c soltanto un anno di
differenza tuttaltro discorso.
Mortimer, cercando per prima cosa di ottenere informazioni, aveva mandato a
chiamare il sindaco di Harwich. Sapeva costui dove si trovassero le truppe regie?
Qual era il castello pi vicino in cui la regina potesse trovare riparo mentre si
sarebbero sbarcati gli uomini e scaricate le navi?
Siamo venuti spieg lord Mortimer per aiutare re Edoardo a disfarsi
dei malvagi consiglieri che mandano in rovina il regno e per restituire alla
regina la dignit che le dovuta. Le nostre intenzioni sono dunque
semplicemente quelle che ci ha ispirato la volont dei baroni e dellintero

popolo dInghilterra.
Era un discorso breve e chiaro, che Mortimer avrebbe ripetuto ad ogni sosta
per spiegare a chi se ne fosse sorpreso larrivo di quellesercito straniero.
Il lord-mayor, un vecchio coi capelli bianchi svolazzanti attorno al cranio,
continuava a rabbrividire non per il freddo ma per paura delle responsabilit, e
non sembrava molto informato. Il re, il re? Dicevano che era a Londra, a meno
che non fosse a Portsmouth. Comunque a Portsmouth doveva essersi raccolta una
grande flotta, dato che il mese scorso era arrivato lordine di concentrarvi tutte le
navi per impedire uninvasione francese; il che spiegava anche la presenza in porto
di cos poche imbarcazioni.
Lord Mortimer a questa notizia non pot trattenere un gesto di soddisfazione,
rivolto soprattutto a messer di Hainaut. Era stato lui infatti a diffondere con molta
abilit, a mezzo di suoi emissari, la notizia che egli intendeva sbarcare sulla costa
meridionale, e il trucco era perfettamente riuscito. Giovanni di Hainaut poteva
invece essere orgoglioso dei suoi marinai olandesi che erano riusciti a mantenere
la rotta nonostante luragano.
La regione non era presidiata: il lord-mayor non aveva avuto sentore di
movimenti di truppa nei dintorni, n aveva ricevuto ordini che andassero oltre le
misure dordine ordinarie. Come luogo migliore per rifugiarsi, egli suggeriva
labbazia di Walton, tre leghe pi a sud sempre lungo la costa. In fondo,
desiderava soprattutto scaricare sui monaci il fastidio di ospitare la brigata.
Bisognava dunque formare una scorta per proteggere la regina.
La comander io! proclam Giovanni di Hainaut.
E chi sorveglier lo sbarco dei vostri Hennuyers, messere? disse
Mortimer. E quanto tempo ci vorr?
Almeno tre giorni prima che possano schierarsi in ordine di marcia.
Affider lincarico al mio primo scudiero, Filippo di Chasteaux.
La maggior preoccupazione di Mortimer era costituita dalla sorte toccata a quei
messaggeri che aveva inviato dallOlanda al vescovo Orleton e al conte di
Lancaster. Chiss se questi personaggi erano stati avvertiti in tempo e chiss dove
si trovavano attualmente. Probabilmente lo si sarebbe saputo attraverso i frati e si
sarebbero potuti spedire dei messaggeri che di convento in convento sarebbero
infine entrati in contatto con i due capi della resistenza interna.
Autoritario e apparentemente calmo, Mortimer andava su e gi per la strada
principale di Harwich, affiancata da bassa casette; tornava indietro, impaziente di
veder costituita la scorta, scendeva al porto per assistere allo sbarco dei cavalli,
rientrava alla locanda delle Tre Coppe dove la regina e il principe Edoardo

attendevano. Sulla strada che stava calpestando sarebbe passata per diversi secoli la
storia dInghilterra46.
Finalmente la scorta era pronta; i cavalieri si erano schierati, quattro per fila su
tutta la larghezza di High Street. I valletti darme correvano accanto ai cavalli per
fissare unultima borchia alla gualdrappa; le lance oscillavano davanti alle strette
finestre; le spade tintinnavano contro i ginocchielli.
La regina fu aiutata a salire sul suo destriero, e subito incominci la marcia
attraverso la campagna ondulata, dagli scarsi alberi, dalle lande invase dalla marea,
dalle rare case dal tetto di paglia. Dietro le basse siepi i montoni dal folto vello
brucavano lerba intorno a pozze dacqua salmastra. Un paesaggio piuttosto triste,
dunque, con lorizzonte lontano di bruma marina che si intravvedeva laggi sulla
riva opposta dellestuario. Ma Kent, Cromwell, Alspaye, tutti gli inglesi, compreso
Maltravers, per quanto malato fosse ancora, contemplavano quel panorama e si
guardavano negli occhi trattenendo a stento le lacrime. Perch quella era terra
dInghilterra!
Pi avanti, un cavallo da tiro sporse la testa al di sopra della porta di una
scuderia, nitrendo al passaggio del corteo; questo fece provare a Mortimer
lemozione della patria ritrovata. Una gioia cos a lungo vagheggiata e non ancora
raggiunta, tanto gravi erano le preoccupazioni che lo angustiavano e le decisioni
che doveva prendere, la trovava finalmente in piena campagna, e solo perch un
cavallo inglese aveva nitrito ai cavalli di Fiandra.
Tre anni di lontananza; tre anni desilio, dattesa, di speranza! Mortimer rivide se
stesso la notte dellevasione dalla Torre, scivolare in una barca in mezzo al Tamigi
per raggiungere il cavallo che lo aspettava sulla sponda opposta. Ed eccolo di
ritorno con il suo stemma ricamato sul petto e intorno mille lance a sostenere la
sua lotta. Eccolo di ritorno amante di quella stessa regina che tanto aveva sognato
in prigione. Talvolta la vita realizza i nostri sogni pi cari, ed soltanto allora che
possiamo dirci felici.
Volse gli occhi in un gesto di gratitudine e di affetto verso Isabella, verso quel
bel profilo incastonato nel tessuto dacciaio, dove gli occhi brillavano come zaffiri.
Ma Mortimer vide che messer di Hainaut, che affiancava la regina dalla parte
opposta, la stava anche lui guardando, e improvvisamente tutta la sua gioia svan.
Ebbe limpressione di aver gi conosciuto un momento analogo, di riviverlo, e ne
fu turbato, perch in realt poche sensazioni sono cos inquietanti come quella,
che talvolta ci assale, di riconoscere una strada per cui non si mai passati. Allora
si ricord del giorno in cui era andato ad accogliere Isabella al suo arrivo in
Francia, e di Roberto dArtois che le cavalcava accanto verso Parigi, proprio come

adesso Giovanni di Hainaut. Era stata una reazione identica del suo animo a far
credere erroneamente a Mortimer di rivivere un momento lontano.
Sent dire dalla regina:
Messer Giovanni, vi devo tutto, anche il trovarmi qui.
Pure Isabella era profondamente emozionata nel rimetter piede sulla terra del
suo regno. Mortimer si accigli, divenne tetro, arcigno, freddo per tutto il resto del
percorso, anche quando arrivarono al monastero di Walton e tutti si sistemarono,
chi nellabbazia, chi nellostello, e i soldati nei granai. Tanto che la regina Isabella,
quando la sera si ritrov sola con lamante, gli chiese:
Che vi successo in questo tardo pomeriggio, gentile Mortimer?
Mi successo, signora, che credevo di aver ben servito la mia regina ed
amica.
Chi vi ha detto, mio bel messere, che non lo avete fatto?
Mi lusingavo signora che fosse mio il merito del vostro ritorno nel regno.
E chi sostiene che non sia vostro?
Voi, signora, voi, che lo avete affermato in mia presenza a messer di
Hainaut, ringraziandolo di tutto.
Oh, Mortimer, mio dolce amico esclam la regina come vi
insospettite per ogni parola! Che male c in fondo a ringraziare chi ci ha
favorito?
Mi insospettisco di quello che vedo replic Mortimer. Mi
insospettisco delle parole come di certi sguardi che francamente speravo
dovessero venire rivolti soltanto a me. Siete civetta, signora, e io non me lo
aspettavo.
La regina era stanchissima. Tre giorni di mal di mare, le preoccupazioni di uno
sbarco tanto avventuroso e, per finire, questa galoppata di quattro leghe, lavevano
sin troppo provata. Quante donne avrebbero saputo sopportare tanti disagi senza
mai lamentarsi e senza dar fastidio a nessuno? Si aspettava perci pi dei
complimenti per il suo coraggio che una scenata di gelosia.
Ma perch civetta, amico mio? ribatt spazientita.
La casta amicizia che messer di Hainaut mi ha votato potr anche farvi ridere,
ma indizio di nobile cuore; e non dimenticate poi che per merito suo che
abbiamo qui queste truppe. Sopportate dunque che, pur senza incoraggiarla, le
corrisponda un poco; vi baster contare i nostri inglesi e i suoi Hennuyers.
anche per voi che sorrido a questuomo che tanto vi irrita!
Chi agisce male, sa sempre trovarsi una buona spiegazione. Ammetto che
messer di Hainaut vi serva per il grande amore che vi porta, ma non fino al

punto da rifiutare loro che gli versiamo in cambio. Perci non avete nessun
bisogno di elargirgli quei teneri sorrisi. Sono umiliato per voi nel vedervi
decadere da quel piedestallo di purezza cui vi avevo posta.
Da quel piedestallo di purezza, amico Mortimer, non vi ha offeso vedermi
scendere il giorno in cui mi gettai fra le vostre braccia.
Era la loro prima lite. Doveva proprio scoppiare quel giorno che tanto avevano
sperato, e al quale per tanti mesi avevano dedicato ogni loro sforzo?
Amico aggiunse la regina con voce pi dolce questa grande collera
che vi ha preso non deriver per caso dal fatto che ora sar meno lontana dal
mio sposo e che amarci sar pertanto pi difficile?
Mortimer abbass la fronte.
Credo appunto, signora, che ora che siete tornata nel vostro regno dovrete
dormire da sola.
Proprio di questo volevo pregarvi, mio dolce amico rispose Isabella.
Mortimer usc. Non avrebbe visto piangere lamante. Dove erano le felici notti
di Francia?
Nel corridoio dellabbazia, si trov a faccia a faccia con il giovane principe
Edoardo che teneva in mano una candela a illuminare il suo viso pallido e sottile.
Era venuto per spiare?
Non dormite, my lord? gli domand.
No, vi stavo giusto cercando, my lord, per pregarvi di mandarmi il vostro
segretario Vorrei, la sera del mio ritorno nel regno, scrivere una lettera alla
signora Filippa

II LORA DI LUCE

llottimo e potente signor Guglielmo, conte di Hainaut, dOlanda e di

Zelanda.
Mio carissimo e amatissimo fratello, con la protezione di Dio, salute!
Stavamo ancora sistemando le nostre bandiere intorno al porto marittimo di
Harwich, e la regina era ancora alloggiata nellabbazia di Walton, quando ci
pervenuta la buona notizia che monsignor Enrico di Lancaster, che cugino del
re Edoardo e che viene qui comunemente chiamato lord Collotorto perch ha la
testa messa di traverso, marciava per venirci incontro con tutto un esercito di
baroni, di cavalieri e di fanti arruolati nelle sue terre, e con i lord-vescovi di
Hereford, Norwich e Lincoln, pronti tutti al servizio della regina, la signora
Isabella. Nello stesso tempo ci stato anche annunciato monsignor di Norfolk,
maresciallo dInghilterra, con le sue valenti truppe e animato dalle stesse
intenzioni.
Le nostre bandiere e quelle dei lord di Lancaster e di Norfolk si sono riunite
in un luogo chiamato Bury Saint-Edmond dove era giorno di mercato che si
teneva proprio per le strade.
Lincontro avvenuto in un entusiasmo che non so descrivervi. I cavalieri
balzavano gi dai loro destrieri, si riconoscevano e si abbracciavano; monsignor di
Kent e monsignor di Norfolk, petto contro petto, piangevano da veri fratelli per
lungo tempo separati, e messer di Mortimer faceva altrettanto col signor vescovo
di Hereford, e monsignor Collotorto baciava sulle guance il principe Edoardo, e
tutti si affollavano intorno al cavallo della regina per festeggiarla e posare le labbra
sullorlo del suo abito. Fossi venuto*in Inghilterra soltanto per assistere a questo
spettacolo, tanto amore e tanta gioia raccolti intorno alla signora Isabella mi
avrebbero compensato a sufficienza delle mie pene. Tanto pi che il popolo di
Saint-Edmond, abbandonati polli e legumi sui banchi, si era unito allallegria
generale, e dalle campagne intorno continuava ad affluire gente.

La regina mi ha presentato con tanti complimenti e gentilezze a tutti i signori


inglesi; e poi, a presentarmi, avevo anche alle mie spalle le nostre mille lance
dOlanda, e sono stato fiero, mio amatissimo fratello, della nobile figura che
hanno fatto i nostri cavalieri davanti a quei signori doltremare.
La regina non ha trascurato di dichiarare a tutti i parenti e i fautori che doveva
ringraziare lord Mortimer se le era stato possibile ritornare e con cos forte
appoggio; ha proclamato a gran voce i servigi che messer di Mortimer le ha reso
e ordinato che ci si conformasse in tutto ai suoi consigli. Del resto, la stessa
signora Isabella non prende mai decisioni senza essersi prima consultata con lui.
Lo ama e non ne fa mistero; ma, checch vogliano sostenere le lingue sempre
pronte alla maldicenza, il loro non pu non essere un amore casto, perch se
fosse altrimenti cercherebbe maggiormente di dissimularlo, e poi so bene dal
modo come mi guarda che non potrebbe farlo se il suo cuore non fosse libero. A
Walton avevo temuto per un momento che la loro amicizia, per ragioni che
ignoro, si fosse un poco raffreddata; ma tutto lascia credere che cos non e che
rimangono tuttora uniti, della qual cosa mi rallegro, perch naturale che si ami
la signora Isabella per tutte le belle e buone qualit che possiede, e vorrei che
ciascuno le votasse lo stesso amore che io le porto.
I signori vescovi hanno portato con s fondi sufficienti e promesso che ne
avrebbero ricevuti altri dalle loro diocesi, la qual cosa mi ha molto rassicurato per
quanto si riferisce al soldo dei nostri Hennuyers, per i quali temevo che le
sovvenzioni lombarde di messer di Mortimer andassero troppo presto esaurite.
Ci che sto riferendo avvenuto il ventottesimo giorno di settembre.
A partire da allora, quando ci rimettemmo in marcia, fu unavanzata trionfale
attraverso la citt di Newmarket, ricchissima di locande e alloggiamenti, e il nobile
centro di Cambridge, dove tutti parlano latino che una meraviglia e dove ci
sono pi chierici in un solo collegio di quanti possiate raccoglierne voi in tutto lo
Hainaut. Ovunque laccoglienza del popolo come quella dei signori dimostra a
sufficienza che il re non amato, e che anzi i suoi malvagi consiglieri hanno
attirato su di lui Podio e il disprezzo; perci le nostre bandiere sono salutate al
grido di liberazione!
Gli Hennuyers non sannoiano15, a quanto ha detto messer Enrico Collotorto
che, come vedete, usa della lingua francese con molto spirito, e questo motto,
quando mi arrivato alle orecchie mi ha fatto ridere di gioia per un buon quarto
dora e ancora ne rido ogni volta che ci ripenso! Le ragazze dInghilterra
accolgono bene i nostri cavalieri, e questa buona cosa per conservare in loro
lardore guerriero. In quanto a me, se folleggiassi, darei cattivo esempio e perderei

quellautorit di cui un capo ha bisogno per richiamare, alloccorrenza, allordine


le sue truppe. E poi, il voto che ho fatto alla signora Isabella me lo proibisce, e se
avessi a mancarvi potrebbe soffrirne il successo della nostra spedizione. Cos di
notte sono un po inquieto, ma le tappe sono lunghe e il sonno non mi fa difetto.
Penso che tornato da questa avventura prender moglie.
A proposito di matrimonio, devo informare voi, mio caro fratello, come la mia
cara sorella, la contessa vostra sposa, che monsignore il giovane principe Edoardo
ha sempre le stesse intenzioni nei riguardi di vostra figlia Filippa, e che non passa
giorno senza che mi chieda sue notizie, che tutti i suoi pensieri daffetto sembrano
ancora rivolti verso di lei, e che quello che si concluso stato un ottimo e
vantaggioso accordo, di cui vostra figlia sar sempre, ne sono certo, assai felice.
Ho stretto amicizia con il giovane principe Edoardo che sembra avere molta
ammirazione per me bench parli poco; se ne sta in genere zitto come faceva,
secondo le vostre descrizioni, il potente re Filippo il Bello di cui daltronde
nipote. Pu darsi che egli un giorno divenga un grande re come lo fu il Bello, e
forse anche prima del tempo in cui dovrebbe attendere da Dio la sua corona, se
devo credere a quanto si dice nel Consiglio dei baroni inglesi.
Re Edoardo infatti in tutta questa faccenda continua a fare una meschina
figura. Era a Westmoustiers quando noi siamo sbarcati, e si subito rifugiato nella
Torre di Londra per mettere al riparo il suo corpo; facendo proclamare da tutti gli
sceriffi, che sono i governatori delle contee del suo regno, e in tutti i luoghi
pubblici, piazze, fiere e mercati, lordinanza che ora vi trascrivo:
Visto che Ruggero Mortimer e altri traditori e nemici del re e del regno sono
sbarcati con la violenza e alla testa d truppe straniere che vogliono rovesciare il
potere regale, il re ordina a tutti i suoi sudditi di opporsi ad essi con tutti i loro
mezzi e di distruggerli. Soli devono essere risparmiati la regina, suo figlio e il
conte di Kent. Tutti quelli che prenderanno le armi contro linvasore riceveranno
lauto soldo, e a chiunque porter al re il cadavere di Mortimer, o anche soltanto la
sua testa, si promette una ricompensa di mille lire sterline.
Gli ordini di re Edoardo, cui nessuno ha obbedito, sono per serviti ad
accrescere lautorit di messer di Mortimer mostrando a quale prezzo vien valutata
la sua vita, e lo hanno indicato come nostro capo ancor pi di quanto lo fosse in
precedenza. La regina ha reagito promettendo duemila lire sterline a chi le
portasse la testa di Ugo Despenser il giovane, valutando a questa somma i torti
che quel signore le ha inferto nellamore del suo sposo.

I londinesi non si sono preoccupati molto di proteggere il loro re, il quale si


intestardito sino allultimo nei suoi errori. La saggezza gli avrebbe consigliato di
liberarsi del suo Despenser, ma re Edoardo si incaponito a tenerlo presso di s,
dicendo che era gi stato sufficientemente ammaestrato dalle passate esperienze,
che le stesse cose erano avvenute un tempo a proposito del cavaliere di Galveston
dal quale aveva acconsentito a staccarsi, senza poter impedire che il suddetto
cavaliere venisse ucciso e che a lui, il re, venissero imposti una costituzione e un
consiglio di ordinatori di cui aveva tanto faticato a sbarazzarsi. Il Despenser lo
incoraggia in questo senso, e a quando si dice, hanno versato molte lacrime uno
sul seno dellaltro, e anzi sembra che il Despenser abbia proclamato che preferiva
morire sul petto del suo re che vivere salvo lontano da lui. E ha tutte le ragioni
nel dire cos, perch quel petto il suo solo baluardo.
Sicch sono rimasti l, abbandonati ai loro vergognosi amori, e circondati
soltanto dal vecchio Despenser, dal conte dArundel, che parente dei Despenser,
dal conte di Warenne che cognato di Arundel, e infine dal cancelliere Baldock
che non pu fare a meno di restar fedele al re perch talmente odiato che
ovunque andasse lo farebbero a pezzi.
Il re ha cessato di starsene rintanato entro le mura della Torre ed fuggito con
la sua piccola scorta per arruolare un esercito nel Galles, dopo aver reso
pubbliche, il trentesimo giorno di settembre, le bolle di scomunica che il nostro
Santo Padre il papa gli aveva mandato perch se ne servisse contro i suoi nemici.
Ma non preoccupatevi di questo, amatissimo fratello, se ve ne giunge notizia; re
Edoardo aveva richiesto le bolle contro gli scozzesi, e nessuno si lasciato
ingannare dal falso uso che egli ne ha fatto; tutti anzi ci danno la comunione
come prima, a cominciare dai vescovi.
Fuggendo vergognosamente da Londra, il re ha lasciato il governo
allarcivescovo Reynolds, al vescovo John di Stratford e al vescovo Stapledon,
diocesano di Exeter e tesoriere della corona. Ma davanti allimpeto della nostra
avanzata, il vescovo Stratford venuto a far atto di sottomissione alla regina
Isabella, mentre larcivescovo Reynolds si rifugiato nel Kent e ha mandato una
lettera per chiedere perdono. Insomma, soltanto il vescovo Stapledon rimasto a
Londra, credendo coi suoi furti di essersi acquistato un numero sufficiente di
difensori. Ma la collera della citt si scatenata contro di lui, e quando finalmente
si deciso a fuggire, la folla lanciatasi allinseguimento lo ha raggiunto e
massacrato nel sobborgo di Cheapside, dove il suo corpo stato calpestato al
punto da non esser pi riconoscibile.
Questo avvenuto il quindicesimo giorno di ottobre, quando la regina era a

Wallingford, una citt circondata da bastioni di terra, dove abbiamo liberato


messer Tommaso di Berkeley che il genero di messer di Mortimer. Quando la
regina ha avuto notizia della morte di Stapledon, ha detto che non bisognava
piangere la scomparsa di un uomo malvagio che tanto le aveva nuociuto; e
messer di Mortimer ha dichiarato che la stessa fine avrebbero fatto tutti quelli che
avevano voluto la loro rovina.
Due giorni prima, nella citt di Oxford, che ancor pi ricca di chierici che
quella di Cambridge, messer Orleton, vescovo di Hereford, era salito al pulpito
per pronunciare davanti alla signora Isabella, al duca dAquitania, al conte di
Kent e a tutti i nobili un grande sermone sul tema Caput meum doleo che
unespressione tratta dalle Scritture e precisamente dal Sacro Libro dei Re, per
sostenere che il corpo del regno dInghilterra soffriva alla testa e che qui dunque
bisognava applicare il rimedio.
Questo sermone ha profondamente impressionato lintera assemblea, che si
sent descrivere ed enumerare le piaghe e le penose sofferenze del regno. E
bench nemmeno una volta, in unora di discorso, messer Orleton avesse
pronunciato il nome del re, ognuno pensava a lui come alla causa di tutti quei
mali; e alla fine il vescovo proclam che la folgore dei Cieli e la spada degli
uomini dovevano abbattersi sugli orgogliosi perturbatori della pace e sui
corruttori del re. uomo di grande spirito il detto monsignor di Hereford, e io
ho lonore di conversare spesso con lui, anche se quando parla con me ha
sempre laria di uno che abbia molta fretta. Comunque riesco sempre a
raccogliere dalle sue labbra qualche bella frase. Laltro giorno, per esempio, mi ha
detto:
Ognuno di noi ha la sua ora di luce negli avvenimenti del suo tempo. Una volta
monsignor di Kent, una volta monsignor di Lancaster, e poi un altro, e dopo
un altro ancora, e ognuno lega il suo nome a un evento per la parte decisiva che
in esso sostiene. Cos si fa la storia del mondo. E il momento attuale, messer di
Hainaut, potrebbe benissimo essere la vostra ora di luce .
Due giorni dopo la predica, esprimendo la forte emozione che tutti avevamo
provato, la regina ha emanato da Wallington un proclama contro i Despenser,
accusandoli di aver depredato la Chiesa e la corona, di aver mandato
ingiustamente a morte un gran numero di fedeli sudditi, di aver diseredato,
imprigionato e bandito alcuni dei pi nobili signori del regno, di aver oppresso le
vedove e gli orfani, e di aver imposto al popolo taglie ed esazioni.
Intanto si saputo che il re, il quale in un primo tempo si era rifugiato nella
citt di Gloucester che appartiene al giovane Despenser, era passato a Westbury e

che qui la sua scorta si era divisa. Il vecchio Despenser si era trincerato nel suo
castello di Bristol per rallentare la nostra avanzata, mentre i conti dArundel e di
Warenne hanno raggiunto le loro terre nello Shropshire. Questo per proteggere a
nord e a sud le Marche gallesi, mentre il re, col giovane Despenser, cercava di
arruolare un esercito nello stesso paese di Galles. In realt, non si sa bene dove sia
andato a finire, e corre voce che si sia imbarcato per la Irlanda.
Mentre parecchie bandiere inglesi, al comando del conte di Charlton, si sono
spinte verso lo Shropshire per affrontarvi il conte dArundel, ieri, ventiquattresimo
giorno di ottobre, un mese esatto da quando abbiamo lasciato Dordrecht, siamo
facilmente entrati accolti da grandi acclamazioni nella citt di Gloucester. Oggi
avanzeremo verso Bristol, dove si rifugiato il vecchio Despenser. Ho avuto
lincarico di guidare lassalto a questa fortezza e finalmente avr loccasione, che
ancora non mi stata offerta, tanto pochi nemici incontriamo sul nostro
cammino, di dar battaglia per la signora Isabella e di mostrare ai suoi occhi il mio
valore. Prima di lanciarmi alla carica, bacer la fiamma di Hainaut che sventola
sulla mia lancia.
Ho affidato a voi, mio carissimo e amatissimo fratello, il mio testamento prima
di partire, e non vedo nulla che io voglia ritirare o aggiungere. Se dovr trovare
morte, sappiate che lavr trovata senza dolore e senza rimpianto, come dovere
di un cavaliere, per la nobile difesa delle dame e degli infelici oppressi, e per
lonor vostro, della vostra sposa e mia cara sorella, e delle mie nipoti, vostre amate
figlie, che Dio vi protegga tutti.
Dato a Gloucester il venticinquesimo giorno dottobre milletrecento e
venticinque.
Giovanni.
***
Lindomani, messer Giovanni di Hainaut non ebbe occasione di dar prova del
suo valore, e la sua bella preparazione spirituale rimase del tutto inutile.
Quando infatti la mattina si present con tutte le bandiere al vento e lelmo
abbassato davanti a Bristol, la citt aveva gi deciso di arrendersi, e sarebbe stato
sufficiente un bastone a espugnarla. I notabili si affrettarono a mandare dei
parlamentari, solo preoccupati di sapere dove i cavalieri intendessero prendere
alloggio, e pronti per il resto a proclamare la loro devozione alla regina e a
consegnare immediatamente il loro signore, Ugo Despenser il Vecchio, unico
colpevole del fatto che non avessero potuto attuare in precedenza le loro buone

intenzioni.
Aperte immediatamente le porte della citt, i cavalieri si acquartierarono nei bei
palazzi di Bristol. Despenser il Vecchio venne catturato nel suo castello e tenuto
sotto sorveglianza da quattro uomini, mentre la regina, il principe ereditario e i
pi ragguardevoli baroni si installavano negli appartamenti. Isabella ritrov qui gli
altri tre figli che Edoardo, fuggendo, aveva lasciato in custodia a Despenser. Era
sbalordita dal fatto che in venti mesi fossero tanto cresciuti e non si stancava di
contemplarli ed abbracciarli. Poi dimprovviso aveva volto gli occhi verso
Mortimer, mormorando, come se questo eccesso di gioia la mettesse in colpa nei
suoi confronti:
Vorrei, amico mio, che Dio mi avesse fatto la grazia di averli da voi.
Per iniziativa del conte di Lancaster, fu riunito immediatamente il Consiglio,
sotto la presidenza della regina. Ne facevano parte i vescovi di Hereford,
Norwich, Lincoln, Ely e Winchester, larcivescovo di Dublino, i conti di Norfolk e
di Kent, Ruggero Mortimer di Wigmore, sir Tommaso Wake, sir William La
Zouche dAshley, Roberto di Montalt, Roberto di Merle, Roberto di Watteville e
messer Enrico di Beaumont47.
Questo Consiglio, fondandosi giuridicamente sul fatto che re Edoardo si era
rifugiato oltre frontiera che fosse nel Galles o in Irlanda, non faceva differenza
decise di proclamare il giovane principe Edoardo custode e reggente del regno
in assenza del sovrano. Vennero poi distribuiti i principali incarichi amministrativi,
e Adamo Orleton, il cervello della rivolta, se ne attribu una buona parte, a
cominciare dalla carica di lord tesoriere.
Era davvero tempo di provvedere alla riorganizzazione dellautorit centrale. Ed
era un autentico miracolo che in tutto quel mese, con il re in fuga, i suoi ministri
dispersi e lInghilterra intera in bala della grande avanzata della regina e dei suoi
baroni, i dazi avessero continuato a funzionare normalmente, gli esattori avessero
regolarmente riscosso le tasse, la ronda mantenuto la sua sorveglianza sulle citt, e
che, insomma, la vita pubblica avesse seguito tranquillamente il suo corso per una
specie di abitudine del corpo sociale.
Il reggente del regno, il depositario provvisorio della sovranit, aveva quindici
anni meno un mese. Le ordinanze che egli avrebbe promulgato sarebbero state
suggellate dal suo sigillo privato, poich quelli dello stato se li erano portati via il
re e il cancelliere Baldock. Il primo atto di governo del giovane principe fu di
presiedere quello stesso giorno al processo di Ugo Despenser il Vecchio.
Laccusa venne sostenuta da sir Tommaso Wake, forte cavaliere gi molto avanti
in et e maresciallo delloste48, che present Despenser conte di Winchester, come

responsabile della decapitazione di Tommaso di Lancaster, del decesso alla torre


di Londra di Ruggero Mortimer il Vecchio (lanziano lord di Chirk, infatti, non
aveva potuto assistere al trionfale ritorno del nipote e si era spento nella sua cella
qualche settimana prima), nonch dellimprigionamento, dellesilio o della morte
di numerosi altri signori, della confisca dei beni della regina e del conte di Kent,
della cattiva gestione degli affari del regno, delle disfatte di Scozia e dAquitania,
tutti fatti verificatisi grazie ai suoi funesti consigli. Le stesse accuse sarebbero state
poi rivolte a tutti i consiglieri di re Edoardo.
Curvo, con voce flebile, Ugo il Vecchio, che per tanti anni aveva finto una
tremante passivit davanti ai desideri del re, mostr tutta lenergia di cui era
capace. Non avendo pi nulla da perdere, volle replicare ad ogni accusa.
Le guerre perdute? Lo erano state per la vilt dei baroni 49. Le esecuzioni
capitali, gli imprigionamenti? Erano stati decretati contro dei traditori, ribelli a
quella autorit del re che, se non viene rispettata, provoca lo sfacelo dei regni. Le
confische dei feudi e dei redditi avevano come solo scopo di impedire ai nemici
della corona di fornirsi di uomini e di fondi. In quanto allaccusa di aver
compiuto saccheggi e distruzioni, che dire dei ventitr manieri suoi o di suo figlio
che Mortimer, Lancaster, Maltravers e Berkeley, tutti qui presenti, avevano fatto
saccheggiare e incendiare nel 1321, prima di essere sbaragliati, chi a Shrewsbury e
chi a Boroughbridge? Lui si era limitato a risarcirsi dei danni subiti, valutandoli a
quarantamila lire, in quanto non aveva potuto fare una stima delle violenze e delle
sevizie dogni genere subite dalla sua gente.
Termin la sua perorazione con queste parole rivolte alla regina:
Ah, signora! Dio ci deve un equo giudizio, e se non possiamo averlo in
questo mondo, lo avremo certamente nellaltro!
Il giovane principe Edoardo lo ascoltava con attenzione. Ugo Despenser il
Vecchio venne condannato ad essere trascinato, decapitato e impiccato, sentenza
che gli fece dire con un certo disprezzo:
Capisco, miei lord, che per voi decapitare e impiccare sono due cose
diverse, ma per me fanno pur sempre una sola morte!
Il suo atteggiamento, assai sorprendente per tutti coloro che lavevano
conosciuto in circostanze diverse, valeva improvvisamente a spiegare lenorme
influenza da lui esercitata. Questo ossequente cortigiano non era un vile, questo
odioso ministro non era uno sciocco.
Il principe Edoardo diede la sua approvazione alla sentenza; ma ci riflett sopra
e incominci silenziosamente a formarsi unopinione sul comportamento degli
uomini promossi a cos alte cariche. Ascoltare prima di parlare, informarsi prima

di giudicare, capire prima di decidere, e tener sempre presente che in ogni uomo
esiste contemporaneamente la possibilit di compiere le azioni pi nobili e le pi
malvagie. Sono questi per un sovrano i fondamentali presupposti della saggezza.
raro che, a quindici anni non ancora compiuti, si debba condannare a morte
un proprio simile. Edoardo dAquitania, per quel suo primo giorno di regno,
riceveva una buona lezione.
Il vecchio Despenser venne legato per un piede alla bardatura di un cavallo e
trascinato per le vie di Bristol. Poi, con i tendini squarciati e le ossa rotte, fu
condotto sulla piazza davanti al castello e fatto inginocchiare con la testa sul
ceppo. I suoi capelli bianchi vennero fatti spiovere in avanti per liberare la nuca, e
uno spadone, alzato da un boia in cappuccio rosso, gli tagli la testa. Il suo
corpo, tutto grondante del sangue che zampillava dalle grosse arterie, venne
appeso per le ascelle a una forca. La testa rugosa e butterata fu piantata l accanto,
su una picca.
E tutti quei cavalieri che avevano giurato per Monsignor san Giorgio, di
difendere dame, pulzelle, orfani e oppressi, si divertirono con grandi risate e
spiritose osservazioni allo spettacolo che offrivano a se stessi a spese di un vecchio.

III H E R E F O R D

l giorno dOgnissanti, la nuova corte si install a Hereford.

Se, come sosteneva Adamo Orleton, vescovo di questa citt, ognuno ha nella
Storia la sua ora di luce, questora era ormai giunta anche per lui. Dopo tante
vicissitudini, dopo aver fatto evadere uno dei pi illustri signori del regno, dopo
essere stato citato in giudizio davanti al Parlamento e salvato dalla coalizione dei
suoi pari, dopo aver predicato e fomentato la rivolta, tornava infine da trionfatore
nel vescovato, al quale era stato nominato nel 1317 contro la volont di re
Edoardo, e dove si era comportato da grande prelato.
Con quale gioia, quel piccolo uomo, fisicamente cos sgraziato ma assai
coraggioso nel corpo e nellanimo, per correva, rivestito delle sue insegne
sacerdotali, mitra in testa e pastorale in mano, le strade di quella citt per cui tanto
aveva fatto!
Da quando la scorta regale aveva preso possesso del castello, situato al centro
della citt su unansa del fiume Wye, Orleton non aveva fatto altro che mostrare
alla regina le opere da lui avviate, prima fra tutte la grande torre quadrata a due
piani, traforati da immense ogive, di cui ogni angolo terminava con tre guglie,
due piccole a spigolo e una grande a dominarle entrambe: dodici in tutto, svettanti
verso il cielo; e questa torre egli laveva fatta costruire al centro della cattedrale,
partendo dal cuore stesso della croce. La luce di novembre si riverberava sui
mattoni rosati il cui colore era mantenuto vivido dallumidit; e intorno al
monumento si stendeva un prato ombroso e ben curato.
Non forse, signora, la pi bella torre del vostro regno? diceva Adamo
Orleton con lingenuo orgoglio del costruttore davanti a questo grande edificio
cesellato e non troppo carico, la cui purissima linea non cessava mai di stupirlo.
Non fosse che per aver edificato questo, sono contento di aver vissuto.
Orleton doveva, come si diceva, la sua nobilt a Oxford e non a un blasone.
Essendone conscio, aveva voluto giustificare le alte cariche cui lambizione,

lintelligenza e il sapere, ancor pi dellintrigo, lavevano condotto. Era ben


consapevole della sua superiorit su tutti coloro che lo circondavano.
Aveva riorganizzato la biblioteca della cattedrale, una libreria in cui i grossi
volumi allineati col taglio in avanti, erano fissati agli scaffali mediante delle catene
a lunghe maglie, per impedire che qualcuno potesse rubarli: quasi mille
manoscritti miniati, decorati, meravigliosi, che riassumevano cinque secoli di
pensiero, di fede e dinvenzione, dalla prima traduzione dei Vangeli in sassone,
con le pagine iniziali ancora in caratteri runici, sino ai pi recenti dizionari latini,
passando per la Gerarchia celeste50, per gli studi di san Gerolamo, per le opere di
san Giovanni Crisostomo, per i dodici profeti, eccetera.
La regina dovette anche ammirare i lavori per la sala del capitolo, ancora in
corso, e la famosa carta del mondo dipinta da Riccardo il Bello, che era
certamente di ispirazione divina poich gi cominciava a fare miracoli51.
Hereford fu cos per quasi un mese la capitale provvisoria dInghilterra.
Mortimer non era meno felice di Orleton perch aveva finalmente recuperato il
castello di Wigmore, lontano solo poche miglia, e si trovava, per cos dire, a casa
sua.
Intanto, si continuava a cercare il re.
Un giorno un certo Rhys ap Owell, cavaliere del Paese di Galles, venne ad
annunciare che Edoardo II si era nascosto in unabbazia, sulla spiaggia della
contea di Glamorgan, dove la nave con la quale sperava di rifugiarsi in Irlanda era
stata respinta dai venti contrari.
Subito Giovanni di Hainaut, inginocchiatosi a terra, si offr di andare a catturare
nel suo rifugio del Galles lo sposo sleale della signora Isabella. Si fatic parecchio
a fargli capire che era poco corretto affidare a uno straniero il compito di
prendere prigioniero il re, e che per compiere simile impresa era assai pi
indicato un membro della famiglia reale. Fu Enrico Collotorto che dovette saltare
in sella, senza nessun entusiasmo, per perlustrare, insieme al conte della Zouche e
a Rhys ap Owell, la costa occidentale.
Pressa poco negli stessi giorni, arriv dallo Shropshire il conte di Charlton che
aveva fatto prigioniero il conte dArundel e lo riportava in catene. Per Ruggero
Mortimer fu una clamorosa vendetta, perch Edmondo Fitzalan, conte dArundel,
aveva ottenuto dal re gran parte dei beni a lui confiscati e si era fatto assegnare il
titolo di Gran Giudice del Galles, gi appartenente al vecchio Mortimer di Chirk.
Ruggero si accontent di tenere il suo avversario in piedi davanti a s per un
intero quarto dora, senza mai rivolgergli la parola: si limitava a squadrarlo da
capo i piedi, godendo nel contemplare pacatamente un nemico vivo che fra poco

sarebbe stato un nemico morto.


Il processo di Arundel, cui vennero contestati gli stessi capi daccusa gi rivolti
al vecchio Despenser, venne rapidamente sbrigato, e si offr lo spettacolo della sua
decapitazione alla citt di Hereford e alle truppe che vi stazionavano.
Qualcuno osserv che durante il supplizio la regina e Ruggero Mortimer si
tenevano per mano.
Il giovane principe Edoardo aveva compiuto i quindici anni tre giorni prima.
Finalmente, il 20 novembre arriv la grande notizia: re Edoardo era stato
catturato dal conte di Lancaster nellabbazia cistercense di Neath nella bassa valle
del Towe.
Il re vi stava nascosto da parecchie settimane con il favorito e il cancelliere, tutti
in abito di frati. Edoardo ingannava lattesa di un destino migliore lavorando nella
fucina dellabbazia, passatempo che lo distraeva da pensieri troppo preoccupanti.
Se ne stava l, a torso nudo, con la tonaca abbassata, il petto e la barba
illuminati dai riflessi della fucina, le mani in mezzo alle scintille, mentre il
cancelliere tirava il mantice e Ugo il Giovane, con aria lamentosa, gli passava di
volta in volta gli utensili, quando Enrico Collotorto apparve sulla soglia, col casco
calato sin quasi sulla spalla e gli disse:
Sire, cugino, venuto il momento di scontare i vostri errori.
Il re lasci cadere il martello che teneva in mano, e il pezzo di metallo che
stava lavorando rimase a rosseggiare sullincudine. Fu allora che il sovrano
dInghilterra, col gran torso pallido che gli tremava, chiese:
Cugino, cugino, che si vuol fare di me?
Quel che decideranno i grandi del vostro regno replic Collotorto.
E ora, Edoardo aspettava, sempre in compagnia del favorito e del cancelliere,
nel piccolo maniero fortificato di Manmouth, a poche leghe da Nereford, dove
Lancaster lo aveva rinchiuso.
Adamo Orleton, accompagnato dal suo arcidiacono Tommaso Chandos e dal
suo gran ciambellano William Blounth vi si rec immediatamente per
impadronirsi dei sigilli del regno tuttora in mano di Baldock.
Edoardo, quando Orleton gli espresse la sua richiesta, strapp dalla cintura del
cancelliere il sacco di cuoio che conteneva i sigilli, si leg al polso i lacci dello
stesso sacco come a farsene unarma, ed esclam:
Messer traditore, cattivo vescovo, se volete il mio sigillo, dovrete
strapparmelo con la forza e mostrare che un uomo di Chiesa ha alzato la mano
sul re.
Il destino aveva evidentemente promesso monsignor Adamo Orleton a un

altissimo compito. Non infatti cosa di tutti i giorni strappare a un re il simbolo


del suo potere. Davanti a questo atleta infuriato, il vescovo, con le sue spalle
cadenti e le piccole mani, non avendo altra arma che un fragile bastone davorio,
rispose:
La consegna deve avvenire secondo la vostra volont e bisogna che i
testimoni vi presenzino. Sire Edoardo, volete costringere vostro figlio, che gi
reggente del regno, a ordinare il proprio sigillo regale prima di quanto egli non
pensasse? Posso comunque far catturare a forza il lord cancelliere e lord
Despenser che ho ordine di accompagnare dalla regina.
A quelle parole, Edoardo cess di preoccuparsi del sigillo per pensare soltanto
al suo amatissimo favorito. Stacc dal polso il sacchetto di cuoio, gettandolo al
ciambellano William Blount come se lo considerasse dimprovviso un oggetto di
nessuna importanza, e apr le braccia a Ugo, esclamando:
Ah, no! Non riuscirete a strapparmelo!
Ugo il Giovane si gett rabbrividendo sul petto del re. Batteva i denti, sembrava
prossimo a svenire e gemeva:
Lo vedi, stata tua moglie a volere questo! lei, quella lupa francese, la
causa di tutto! Ah, Edoardo, Edoardo, perch lhai sposata?
Enrico Collotorto, Orleton, larcidiacono Chandos e William Blount
osservavano i due uomini abbracciati e, per quanto fosse loro incomprensibile la
radice di questa passione, non poterono fare a meno di riconoscere in essa una
certa orribile grandezza.
Alla fine fu Collotorto che si fece avanti, prese per il braccio il Despenser e
disse:
Andiamo, tempo che vi separiate.
E lo condusse via.
Addio, Ugo, addio strillava Edoardo. Non ti vedr pi; mia vita, mio
caro amore! Tutto, dunque, hanno voluto strapparmi!
La sua barba bionda era umida di lacrime.
Ugo Despenser venne affidato ai cavalieri della scorta che per prima cosa gli
fecero indossare un cappuccione da contadino di ruvido bigello, sul quale
dipinsero, a mo di scherno, gli stemmi e gli emblemi delle contee che si era fatto
assegnare dal re. Poi lo issarono, con le mani legate dietro la schiena, sul cavallo
pi piccolo e pi malandato che riuscirono a trovare, un puledrino nano, magro e
balzano, come se ne trovano solo in campagna. Ugo aveva le gambe lunghissime,
ed era quindi costretto a piegarle o a lasciare che i piedi si trascinassero nel fango.
Lo si condusse cos di citt in borgo attraverso tutto il Monmouthshire e

lHeresfordshire, facendolo sostare sulle piazze perch il popolo avesse modo di


divertirsi a saziet. Le trombe suonavano davanti al prigioniero, e un araldo
proclamava:
Guardate, brava gente, guardate il conte di Gloucester, il lord ciambellano,
guardate luomo malvagio che tanto danno ha causato al regno.
Il cancelliere Roberto di Baldock venne scortato pi discretamente, per un
riguardo alla sua dignit di ecclesiastico, sino al vescovato di Londra, dove venne
rinchiuso, poich in quanto arcidiacono non era passibile di morte.
Tutto lodio si concentr quindi su Ugo Despenser, che si continuava a
chiamare il Giovane bench avesse ormai trentasei anni e bench suo padre non
vivesse pi. Il processo venne rapidamente istruito, e si pronunci una condanna,
come del resto tutti aspettavano. Ma, poich era considerato il primo responsabile
di tutti gli errori e di tutte le sciagure di cui lInghilterra aveva sofferto, il suo
supplizio offr un pretesto a raffinatezze particolari.
Il ventiquattresimo giorno di novembre, si alzarono delle tribune su uno
spiazzo davanti al castello, e si mont la piattaforma del patibolo ad altezza
sufficiente perch la numerosa folla prevista non dovesse perdere neppure un
particolare dellesecuzione. La regina Isabella stava nella tribuna pi grande in
prima fila, in mezzo a Ruggero Mortimer ed al principe Edoardo. Piovigginava.
Suonarono le trombe e le buccine. Ugo il Giovane arriv trascinato dagli
aiutanti del boia e fu spogliato dei suoi abiti. Quando apparve il suo lungo corpo,
dai fianchi sporgenti e dal torso un po cavo, bianco e totalmente nudo, fra i boia
vestiti di rosso e al di sopra delle picche degli arcieri che circondavano il patibolo,
unimmensa grassa risata si lev dalla folla.
La regina Isabella si chin su Mortimer per mormorargli:
Mi dispiace che non ci sia qui anche Edoardo a vedere!
Con gli occhi che le brillavano, i piccoli denti da carnivoro dischiusi, e la
unghie piantate nel palmo dellamante, Isabella badava a non perdere un attimo
della sua vendetta.
Il principe Edoardo pensava: dunque questo luomo che tanto piaciuto a
mio padre? Aveva gi assistito a due supplizi e sapeva che avrebbe resistito sino
alla fine senza vomitare.
Suonarono ancora le buccine. Ugo venne disteso legato mani e piedi a una
croce di santAndrea posta orizzontalmente. Il carnefice con estrema lentezza affil
su una pietra una lama acuta, simile a un coltello da macellaio, e ne prov il taglio
sul pollice. La folla tratteneva il fiato. Poi un aiutante si avvicin portando una
tenaglia con la quale afferr il sesso del condannato. Unondata di isterismo

travolse gli spettatori che battevano i piedi facendo tremare le tribune. In mezzo a
tutto questo baccano, si ud ben distinto un urlo straziante e subito interrotto,
lanciato da Ugo, mentre un fiotto di sangue zampillava da lui. La stessa
operazione venne ripetuta sui genitali, ma su un corpo ormai incosciente, e quei
miseri resti vennero gettati in un fornello pieno di braci ardenti e ravvivato da un
altro aiutante. Ne sprigion un disgustoso odore di carne bruciata. Un araldo, che
stava davanti ai suonatori di buccine, annunci che cos era stato fatto perch il
Despenser era stato sodomita, e aveva favorito il re in sodomia, e scacciato
pertanto la regina dal suo letto.
Poi il carnefice, scegliendo una lama pi spessa e pi larga, tagli il petto per il
largo e il ventre per il lungo, come avrebbe fatto con un maiale; le tenaglie
andarono cos a prendere il cuore che quasi ancora batteva e lo strapparono dalla
sua sede per gettarlo del pari sul braciere. E di nuovo suonarono le buccine per
dare la parola allaraldo, il quale proclam che: il Despenser era stato falso di
cuore e traditore e con i suoi proditori consigli aveva disonorato il regno.
Dopo di che anche gli intestini vennero strappati dal ventre, piegati e scossi,
tutti luccicanti come fossero di madreperla, e presentati al pubblico perch il
Despenser si era nutrito delle ricchezze dei grandi, come di quelle della povera
gente. E anche essi, a loro volta, si trasformarono in quel fumo acre e denso che
si mescolava allacquerugiola di novembre.
A questo punto, venne tagliata anche la testa, non con un colpo di spada, in
quanto pendeva rovesciata fra le braccia della croce, ma con un coltello, perch il
Despenser aveva fatto decapitare i pi grandi baroni dInghilterra e dal suo corpo
erano usciti tutti i malvagi consigli. Ma la testa di Ugo Despenser non venne
bruciata; il boia la mise da parte per mandarla a Londra dove sarebbe stata
piantata allingresso del ponte.
Infine si suddivise in quattro pezzi quel che rimaneva di quel lungo corpo
pallido, quattro quarti (un braccio con la spalla, laltro braccio con spalla e collo,
le due gambe, ognuna con met del ventre) che vennero poi spediti alle quattro
maggiori citt del regno, Londra eccettuata.
La folla scese dalle tribune stanca, svuotata, liberata.
Tutti pensavano che era stato raggiunto il colmo della crudelt.
Dopo ogni esecuzione in quella marcia intrisa di sangue, Mortimer aveva
sempre trovato Isabella pi ardente nel piacere. Ma la notte che segu la morte di
Ugo Despenser, le esigenze che ella manifest e la delirante gratitudine che gli
espresse finirono per inquietarlo. Per aver odiato cos implacabilmente luomo che
le aveva portato via Edoardo, doveva necessariamente aver molto amato

questultimo. nellanimo sospettoso di Mortimer venne cos a delinearsi un


progetto che egli avrebbe messo in atto, per quanto tempo esso avrebbe richiesto.
Lindomani, Enrico Collotorto, nominato guardiano del re, ebbe lincarico di
condurlo al castello di Kenilworth e di tenervelo rinchiuso senza che la regina lo
avesse rivisto.

IV VOX P O P U L I

hi volete per re?

Questa domanda, dalla quale dipender il destino di una nazione, monsignor


Adamo Orleton la rivolge il 12 gennaio 1327 nel gran salone di Westminster, e le
parole riecheggiano lass fra le nervature delle volte.
Chi volete per re?
Da sei giorni, il Parlamento dInghilterra tiene seduta, rinvia, e di nuovo si
riunisce, e Adamo Orleton, con le funzioni di cancelliere, dirige le discussioni.
Gi la settimana scorsa, nella sua prima seduta, il Parlamento ha invitato il re a
comparirgli davanti. Adamo Orleton e John di Stratford, vescovo di Winchester,
sono andati a Kenilworth per presentare a Edoardo II questo mandato. Ma re
Edoardo non ha voluto ottemperare allingiunzione.
Ha rifiutato insomma di render conto delle sue azioni ai lord, ai vescovi, ai
deputati della citt e delle contee. Orleton ha comunicato allassemblea questa
risposta che non si sa se sia stata dettata dalla paura o dal disprezzo. Ma egli
profondamente convinto, e lo dice esplicitamente al Parlamento, che se si
costringesse la regina a riconciliarsi col suo sposo, la si condannerebbe a morte
certa.
Ora dunque il grande interrogativo stato posto; monsignor Orleton conclude
il suo discorso consigliando al Parlamento di aggiornarsi alla mattina dopo, perch
ciascuno ponderi coscienziosamente la sua scelta nella quiete della notte. Domani,
poi, lassemblea dir se la corona dovr essere conservata da Edoardo II
Plantageneto o dovr passare al suo figlio maggiore, Edoardo, duca dAquitania.
Davvero propizio alla quiete e alla coscienziosa meditazione il baccano che si fa
a Londra quella notte! I palazzi signorili, le abbazie, le dimore dei grandi
mercanti, le locande, risuonano sino allalba dello strepito di appassionate
discussioni. Baroni, vescovi, cavalieri, squires e rappresentanti dei borghi scelti
dagli sceriffi diventano in teoria membri del Parlamento solo per designazione del

re, e in teoria hanno soltanto funzioni consultive. Ma si d il caso che il sovrano


sia debole e incapace; un fuggiasco catturato fuori del suo regno; e non stato
il re a convocare il Parlamento, ma il Parlamento che ha voluto convocare il suo
re senza che questultimo si sia degnato di comparire. Il potere supremo si trova
dunque momentaneamente, per una sola notte, suddiviso fra tutti questi uomini di
diverse regioni, di disparate origini, di fortuna ineguale.
Chi volete per re?
Tutti effettivamente si pongono questa domanda, persino coloro che si sono
augurati con maggior passione una rapida morte di Edoardo II, che a ogni
scandalo, a ogni nuova imposta, a ogni guerra perduta, hanno gridato: Che crepi
e che Dio ci liberi di lui!
Ora che Dio non ha pi bisogno di intervenire e che tutto dipende
esclusivamente da loro, dimprovviso prendono coscienza dellimportanza della
loro volont. I loro desideri e le loro maledizioni si sono avverati, perch si sono
addizionati. La regina, anche con lappoggio dei suoi Hennuyers, avrebbe infatti
potuto conquistare tutto il regno se baroni e popolo avessero risposto alla leva
ordinata da Edoardo?
Ma grave responsabilit deporre un re e sottrargli per sempre la sua autorit
nominale. Molti membri del Parlamento ne sono spaventati, per quel carattere
divino che si attribuisce alla consacrazione e alla regale maest. E poi il giovane
principe che viene proposto come successore davvero troppo giovane! Cosa si sa
di lui se non che interamente in balia della madre, la quale a sua volta
completamente in balia di lord Mortimer? E se tutti rispettano e ammirano il
barone di Wigmore, lex-Gran Giudice e vincitore dellIrlanda, se la sua evasione,
il suo esilio, il suo ritorno, e perfino i suoi amori, ne hanno fatto un eroe
leggendario, se egli per molti il liberatore, si teme il suo carattere, la sua
durezza, la sua inclemenza; gi si pronti a rimproverargli la severit nel castigo,
di cui ha dato prova in queste ultime settimane, anche se in realt non ha fatto
altro che soddisfare le aspirazioni del popolo. Quelli che lo conoscono bene,
temono soprattutto la sua ambizione. Che in segreto desideri diventare lui re?
Come amante della regina, gi molto vicino al trono. Si esita dunque ad
attribuirgli quellimmenso potere che. avrebbe se Edoardo II venisse deposto; e se
ne discute intorno alle lampade a olio e alle candele, fra i boccali di stagno
riempiti di birra; e si va a dormire, stanchi morti, senza aver deciso nulla.
Quella notte, il popolo inglese sovrano, ma un po imbarazzato da questo
improvviso potere, non sa a chi affidare lesercizio della sua sovranit.
La Storia ha fatto dun tratto un gran passo avanti. Si dibattono problemi che,

per il fatto stesso di essere discussi, indicano che nuovi princpi sono ormai
accettati. Un popolo non dimentica un simile precedente, n unassemblea di aver
avuto sia pure per un momento una tale autorit; n una nazione di essere stata
un giorno, attraverso il suo Parlamento, padrona del proprio destino.
Cos lindomani, quando monsignor Orleton prendendo per mano il giovane
principe Edoardo, lo present ai deputati, di nuovo riuniti a Westminster, si leva
unimmensa ovazione che riempie la sala, da una parete allaltra.
Lo vogliamo! Lo vogliamo!
Quattro vescovi, fra i quali quello di Londra e quello di York, protestano, e
argomentano sulle complicazioni legali dei giuramenti domaggio e sul carattere
irrevocabile della consacrazione. Ma larcivescovo Reynolds, luomo cui
Edoardo II fuggendo aveva affidato il governo del paese, nellintento di
dimostrare la sincerit della sua conversione, proclama:
Vox populi, vox dei!
E predica su questo tema, quasi fosse sul pulpito, per un buon quarto dora.
John di Stratford, arcivescovo di Westminster, redige allora e legge allassemblea
i sei articoli che consacrano la deposizione di Edoardo II Plantageneto.
Primo, il re incapace di governare e per tutta la durata del suo regno si
lasciato guidare da perfidi consiglieri.
Secundo, ha dedicato lintero suo tempo a lavori e occupazioni indegni di lui,
trascurando gli affari del regno.
Tertio, ha perduto la Scozia, lIrlanda e met della Guienna.
Quarto, ha fatto torto alla Chiesa imprigionandone i ministri.
Quinto, ha incarcerato, esiliato, depauperato e condannato a morte vergognosa
molti dei suoi grandi vassalli.
Sexto, ha rovinato il regno, incorreggibile e incapace di emendarsi.
In questo frattempo, i borghesi di Londra, inquieti e discordi il loro vescovo
non ha forse preso posizione perch Edoardo II rimanga sul trono? si sono
riuniti al Guild Hall. Si lasciano manovrare meno facilmente dei rappresentanti
delle contee. Terranno in scacco il Parlamento? Ruggero Mortimer, che di diritto
non nulla e di fatto tutto, corre al Guild Hall, ringrazia i londinesi del loro leale
atteggiamento e garantisce loro il mantenimento delle tradizionali libert cittadine.
In nome di chi, di che cosa, d questa garanzia? In nome di un adolescente che
non nemmeno ancora re, che stato da poco proposto per acclamazione. Ma il
prestigio di Mortimer, la sua autorit personale fanno presa sui borghesi di
Londra. Gi lo chiamano il lord protettore. Ma protettore di chi? Del principe,
della regina, del regno? Non ha importanza: il lord protettore e basta, luomo

che la Storia ha scelto, luomo nelle cui mani ognuno depone la sua parte di
potere e di giudizio.
E poi accade quanto nessuno saspetta. Il giovane principe, che da qualche
istante tutti credono re, il pallido giovanetto dalle lunghe ciglia che ha seguito in
silenzio tutti questi avvenimenti, pensando, come tutti credevano, a Madonna
Filippa di Hainaut, Edoardo dAquitania dichiara a sua madre, al lord protettore,
a monsignor Orleton, ai lord vescovi, a tutti quelli che gli stanno intorno, che
non prender mai la corona senza il consenso di suo padre, e senza che costui
abbia scritto e proclamato ufficialmente la sua decisione di abdicare.
Lo stupore immobilizza i volti, e tutti lasciano cadere le braccia. Ma come?
Tanti sforzi rimessi in discussione? qualche sospetto si posa sulla regina. Che sia
stata lei ad agire segretamente sul figlio per uno di quegli imprevedibili ritorni
damore che capitano a volte alle donne? Che ci sia stata una lite fra lei e il lord
protettore proprio quella notte in cui ognuno doveva ascoltare la propria
coscienza?
Ma no; la realt che quel ragazzo di quindici anni ha riflettuto per proprio
conto sullimportanza della legittimit del potere. Non vuole passare per
usurpatore, n dovere lo scettro alla volont di unassemblea che come glielha
dato cos un giorno potrebbe toglierglielo. Esige pertanto il consenso del
predecessore. Non, sintenda, che nutra sentimenti particolarmente teneri nei
confronti del padre. Lo giudica. Ma non giudica soltanto lui.
Da anni, troppe cose malvagie sono avvenute davanti ai suoi occhi e lo hanno
costretto, prematuramente, a giudicare. Egli sa che la colpa non tutta da una
parte n la innocenza dallaltra. Certo, suo padre ha fatto soffrire sua madre, lha
disonorata, lha depredata dei suoi beni; ma questa stessa madre quale esempio d
attualmente con lord Mortimer? Se un giorno, per qualche errore che anche lui
potrebbe commettere, la signora Filippa agisse nello stesso modo? E quei baroni,
quei vescovi, che oggi si accaniscono tanto contro re Edoardo, non hanno forse
governato con lui? Norfolk e Kent, i giovani zii, hanno ottenuto e accettato delle
cariche; i vescovi di Winchester e di Lincoln hanno condotto negoziati in nome
del re. I Despenser non avevano il dono dellubiquit, e anche ammesso che ogni
cosa venisse fatta in ottemperanza alle loro volont, non eseguivano certo
personalmente i propri ordini! Chi ha avuto il coraggio di rifiutar loro
obbedienza? S, il cugino Lancaster detto Collotorto questo coraggio lha avuto; e
anche lord Mortimer, che ha pagato la sua ribellione con un lungo soggiorno in
carcere. Ma accanto a questi due, quanti fedeli servitori rapidissimi a voltar
gabbana e impazienti di approfittare delloccasione buona a cancellare i loro

sbagli!
Qualsiasi altro principe sulla terra si sarebbe esaltato nel vedersi affidare in cos
giovane et una delle pi prestigiose corone del mondo, offertagli da tante mani.
Ma lui alza le lunghe ciglia, volge lo sguardo in avanti, arrossisce un poco della
propria audacia e si ostina nella sua decisione. Allora monsignor Arleton convoca
i vescovi di Winchester ed i Lincoln con il gran ciambellano William Blount,
ordina di ritirare dal Tesoro della Torre la corona e lo scettro che vi sono
depositati, li fa mettere in una cassa sul basto di un mulo, e indossati gli abiti da
cerimonia si reca personalmente a Kenilworth per ottenere labdicazione del re.

V KENILVORTH

e mura che correvano attorno alla base di una larga collina circondavano

giardini, prati, scuderie e stalle, una fucina, i granai e i forni, il mulino, le cisterne,
le abitazioni della servit e le caserme dei soldati, un intero villaggio poco pi
grande di quello esterno, di cui si vedevano accatastarsi le casette dai tetti di tegole.
Non sembrava che la stessa razza di uomini potesse abitare in quelle casupole al
di l dei muri e allinterno della formidabile fortezza che proiettava le sue mura
rosse sul cielo invernale.
Kenilworth infatti era stata costruita con pietre color sangue rappreso. Era uno
di quei favolosi castelli del secolo seguito alla Conquista, quando un pugno di
normanni, i compagni di Guglielmo, avevano dovuto tenere in rispetto un intero
popolo con queste immense rocche seminate sulle colline.
Il keep di Kenilworth i francesi lo chiamavano rocca in mancanza di un
termine pi esatto, perch questo tipo di costruzione in Francia non esisteva o
non esisteva pi il keep dunque aveva forma quadrata ed era vertiginosamente
alto: ricordava a chi era stato in Oriente i piloni dei templi egiziani.
Le proporzioni di questo titanico edificio erano tali che immense stanze
potevano essere contenute persino nello spessore dei muri. Ma per entrare nella
torre bisognava servirsi di una strettissima scala dove due persone avrebbero fatto
fatica a procedere affiancate, e i cui rossi gradini conducevano a una porta a
cateratta, a una saracinesca, al primo piano. Allinterno cera poi un giardino, pi
propriamente un cortile erboso, di sessanta piedi di lato, completamente scoperto
e interamente racchiuso nel keep52.
Non esistevano fortezze meglio attrezzate per sostenere un assedio. Se linvasore
riusciva a superare il primo muro di cinta, ci si rifugiava nel castello vero e
proprio protetto da un fossato; se poi anche il secondo muro veniva superato,
allora, abbandonando al nemico i normali appartamenti di soggiorno, il salone, le
cucine, le camere padronali, la cappella, ci si poteva ancora trincerare nella torre

dangolo, intorno ai pozzi del suo verde cortile e nei fianchi delle sue mura
profonde.
In questo edificio viveva ora il re prigioniero. Egli conosceva bene Kenilworth,
che gi aveva appartenuto a Tommaso di Lancaster e aveva servito come luogo di
raduno allepoca della rivolta dei baroni. Dopo la decapitazione di Tommaso,
Edoardo aveva confiscato il castello e vi aveva trascorso linverno 1323; poi, Panno
successivo, lo aveva assegnato a Enrico Collotorto restituendogli
contemporaneamente tutti i beni dei Lancaster.
Enrico III, il nonno di Edoardo, aveva dovuto a suo tempo assediare
Kenilworth per sei mesi onde riprenderlo al figlio di suo cognato, Simone di
Montfort; ma per averne ragione gli eserciti non sarebbero bastati, senza la
carestia, la peste e la scomunica.
Allinizio del regno di Edoardo I ne era stato castellano, in nome del primo
conte di Lancaster, Ruggero Mortimer di Chirk, quello morto recentemente in
prigione, che vi aveva organizzato i suoi famosi tornei. Tanto vero che, quasi
per aumentare lesasperazione di Edoardo, una delle torri sulle mura si chiamava
appunto torre di Mortimer. Essa era l, piantata tutto il giorno davanti ai suoi
occhi a irriderlo e sfidarlo.
La regione suscitava in re Edoardo II anche altre memorie. Quattro miglia pi
a sud, in quel castello di Warwick il cui keep bianco era ben visibile dalla
sommit del keep rosso di Kenilworth, Gaveston, il suo primo amante, era stato
messo a morte dai baroni. Come se questa vicinanza avesse mutato il corso dei
suoi pensieri, Edoardo sembrava aver dimenticato completamente Ugo
Despenser; era per in cambio ossessionato dal ricordo di Pietro di Gaveston e
ne parlava continuamente a Enrico di Lancaster suo custode.
Mai il re e il cugino Collotorto avevano vissuto tanto tempo uno accanto
allaltro, e men che meno in cos completo isolamento. Mai Edoardo si era tanto
confidato con il maggiore della sua famiglia. Aveva momenti di grande lucidit in
cui sapeva giudicare se stesso senza compiacimenti, il che finiva per confondere e
imbarazzare il cugino. Lancaster incominciava a capire cose che a tutto il popolo
inglese parevano incomprensibili.
Era stato Gaveston, ammetteva Edoardo, il responsabile, o almeno lorigine, dei
suoi primi errori e della brutta strada su cui si era indirizzata la sua vita.
Mi amava tanto diceva il re prigioniero e, giovane comero, ero
pronto a credere a tutte le sue parole e ad abbandonarmi interamente a un
amore cos bello.
Ancora adesso, non poteva fare a meno di intenerirsi quando gli tornava alla

mente il fascino di quel piccolo cavaliere guascone venuto dal nulla, un fungo
nato in una notte come dicevano i baroni, che lui aveva nominato conte di
Cornovaglia a dispetto di tutti i grandi signori del regno.
Lo desiderava tanto! diceva Edoardo.
E che formidabile insolente era, di uninsolenza che entusiasmava Edoardo! Un
re non poteva permettersi di trattare i pi importanti baroni come li trattava il suo
favorito.
Ricordi, Collotorto, come chiamava bastardo il conte di Gloucester? E
come urlava al conte di Warwick: Vattene a dormire cane nero!.
E come insultava mio fratello dandogli del cornuto. Tommaso non glielo
perdon mai soprattutto perch era la verit.
Non aveva paura di niente quel Pietrino, capace di portar via i gioielli alla
regina e di elargire offese come altri distribuiscono lelemosina, tanto era sicuro
dellamore del suo re! Proprio uno sfrontato come non se nerano mai visti. E poi
aveva delle trovate nei suoi divertimenti: faceva spogliare nudi i paggi, gli caricava
le braccia di perle, gli imbellettava la bocca e, coprendogli il ventre con un ramo
fronzuto, organizzava delle cacce galanti nei boschi. Per non parlare delle
scappatelle nei bassifondi del porto di Londra, dove si azzuffava con i facchini,
perch era anche robusto, fra le altre cose. Ah, grazie a lui, il re poteva proprio
dire di aver avuto una giovinezza allegra!
Avevo creduto di ritrovare tutto questo in Ugo, ma era pi la fantasia che la
realt a farmelo credere. Vedi, Collotorto, la principale differenza fra Ugo e
Pietrino era che Ugo apparteneva a ima famiglia di autentici grandi baroni e
non poteva dimenticarsene. Per, se non avessi conosciuto Pietrino, sono certo
che sarei stato un ben diverso sovrano.
In quelle interminabili serate dinverno, fra una partita a scacchi e laltra, Enrico
Collotorto, con i capelli che gli ricadono sulla spalla destra, ascolta dunque le
confessioni di quel re che i rovesci, il crollo della sua potenza e la prigionia
sembrano avere bruscamente invecchiato, fiaccando il suo corpo datleta e
gonfiandogli il viso, soprattutto intorno alle palpebre. Eppure, anche cos,
Edoardo conserva un certo lascino. un uomo che ha bisogno di essere amato:
questa stata la sventura della sua vita! Peccato che abbia avuto amori cos cattivi e
che abbia cercato conforto e solidariet in cuori tanto perfidi!
Collotorto aveva consigliato a Edoardo di presentarsi al suo Parlamento. Ma
aveva sprecato il fiato: questo re debole si dimostrava forte soltanto nel rifiuto.
So bene rispondeva di aver perduto il trono. Ma non intendo
abdicare.

***
Portati su un cuscino, corona e scettro dInghilterra salivano lentamente, un
gradino dopo laltro, la stretta scalinata del keep di Kenilworth. Seguivano nella
penombra le mitre e le pietre preziose delle pastorali. I vescovi, alzando sino alle
caviglie le tre vesti ricamate, salivano verso la torre.
Il re, con la testa fra le mani e il corpo sprofondato in uno scranno che, per
essere il solo, faceva figura di trono, li attendeva in fondo al salone, fra i pilastri
che sostenevano grandi archi a ogiva simili a quelli delle cattedrali. Ogni cosa qui
aveva proporzioni inumane. Il pallido sole di gennaio che penetrava per le alte e
strettissime finestre assomigliava piuttosto a un tramonto.
Il conte di Lancaster, col capo inclinato, se ne stava in piedi accanto al cugino e
a tre servitori che non erano neppure quelli del sovrano. Il rosso delle pareti, dei
pilastri e degli archi costituiva una tragica scenografia per il crollo di una potenza.
Quando vide apparire dalla porta a due battenti ora spalancata, e venire poi
avanti verso di lui nellimmenso salone, quella corona e quello scettro che
ventanni prima gli erano stati nello stesso modo portati sotto le volte di
Westminster, Edoardo si raddrizz sulla sedia e il suo mento incominci a
tremare. Volse gli occhi verso il cugino di Lancaster come a domandare il suo
appoggio, e Collotorto guard altrove tanto quella muta supplica gli riusciva
insopportabile.
Poi Orleton arriv davanti al sovrano, quellOrleton che da qualche settimana
ogni volta che appariva ad Edoardo veniva ad annunciargli la perdita di una parte
dei suoi poteri. Il re guard gli altri vescovi e il gran ciambellano, e, sforzandosi
di assumere un atteggiamento di grande dignit, chiese:
Cosa avete da dirmi, miei lord?
Ma da quelle labbra pallide, attraverso la bionda barba, non usciva una voce
sicura.
Il vescovo di Winchester lesse il messaggio con il quale il Parlamento
ingiungeva al sovrano di firmare la rinuncia al trono nonch allomaggio dei suoi
vassalli, di dare il suo consenso alla nomina del figlio e di affidare ai delegati del
Parlamento stesso le insegne rituali della regalit.
Quando il vescovo ebbe finito, Edoardo rimase a lungo in silenzio. Tutta la sua
attenzione sembrava concentrata sulla corona. Soffriva, e il suo dolore era cos
evidentemente fisico, cos profondamente impresso nei suoi lineamenti, che si
poteva anche dubitare del fatto che stesse pensando.

La corona nelle vostre mani, miei lord disse e sono in vostra bala.
Fate dunque ci che meglio vi aggrada, ma non col mio consenso.
Allora Adamo Orleton venne avanti di un passo e dichiar:
Sire Edoardo, il popolo dInghilterra non vi vuole pi per re e il suo
Parlamento ci ha inviati per comunicarvelo. Il Parlamento accetta come sovrano
il vostro primogenito, duca dAquitania, che io stesso gli ho presentato; ma
vostro figlio non intende accettare la corona senza il vostro consenso. Pertanto,
se vi ostinerete nel rifiuto, il popolo sar libero nella sua scelta, e potrebbe
anche eleggere come suo principe sovrano quello fra i grandi del regno che
maggiormente lo accontenter, e questo re potrebbe anche non appartenere alla
vostra schiatta. Avete creato troppa confusione nei vostri stati; e ora, dopo tante
azioni che hanno ad essi nuociuto, questa la sola che possiate compiere per
restituir loro la pace.
Di nuovo, gli occhi di Edoardo si volsero verso Lancaster. Nonostante il
malessere che lo aveva preso, il re aveva capito benissimo la minaccia implicita
nelle parole del vescovo. Se egli non avesse acconsentito di abdicare, il Parlamento,
nella necessit di trovarsi un re, non avrebbe mancato di scegliere il capo della
rivolta, Ruggero Mortimer, che gi era padrone del cuore della regina. Il volto di
Edoardo aveva assunto un colore cereo, inquietante; il mento continuava a
tremare; le narici fremevano.
Monsignor Orleton ha parlato con saggezza disse Collotorto e voi
cugino, dovete abdicare per restituire la pace allInghilterra e perch continuino a
regnarvi i Plantageneti.
Si vide allora Edoardo, incapace di parlare, far segno che gli si portasse la
corona e chinare la testa quasi volesse cingerla unultima volta.
I vescovi si consultavano con lo sguardo, non sapendo come agire n quale
gesto compiere in questa cerimonia imprevista, per la quale non esistevano
precedenti nella liturgia regale. La testa del re continu ad abbassarsi, fin quasi
a toccare le ginocchia.
Muore! esclam improvvisamente larcidiacono Chandos che portava il
cuscino degli emblemi.
Collotorto e Orleton riuscirono a fermare Edoardo un attimo prima che
andasse a battere con la fronte sul pavimento.
Lo rimisero a sedere, gli schiaffeggiarono le guance, corsero a prendere
dellaceto. Infine, egli respir a lungo, riapr gli occhi, si guard attorno poi, dun
tratto, incominci a singhiozzare. La misteriosa forza che lunzione e i riti magici
della consacrazione infondono ai re, spesso a esclusivo rafforzamento di gi

funeste tendenze, lo aveva abbandonato. come se la sua regalit fosse stata


esorcizzata.
Lo si sent parlare attraverso le lacrime:
Lo so, miei lord, lo so che per mia colpa che sono precipitato in cos
grande miseria, e che debbo rassegnarmi a sopportarla. Ma non posso
impedirmi di sentire profondo dolore davanti allodio di questo mio popolo
che io non odiavo. Vi ho offeso, non ho agito bene. Siete buoni voi, miei lord,
molto buoni a conservare una certa devozione per il mie primogenito, a non
aver cessato di amarlo e volerlo come re. Ed per questo che voglio darvi
soddisfazione. Rinuncio a tutti i miei diritti sul regno; sciolgo tutti i miei vassalli
dallomaggio che mi hanno reso e chiedo loro perdono. Avvicinatevi
Di nuovo fece un gesto come se volesse chiedere gli emblemi. Prese lo scettro e
il suo braccio vacill quasi avesse dimenticato quanto pesava; poi consegnandolo
al vescovo di Winchester disse:
Perdonate, perdonate le offese che vi ho fatto.
Allung le lunghe mani bianche verso il cuscino, sollev la corona e accost ad
essa le labbra baciandola come fosse una patena; poi la tese a Adamo Orleton
dicendo:
Prendetela, my lord, e cingete con essa mio figlio. E perdonate il male e le
ingiustizie che vi ho causato. Nella miseria in cui sono, che il mio popolo mi
perdoni. Pregate per me, miei lord, che non sono pi nulla.
Tutti furono colpiti dalla nobilt di quelle parole. Edoardo mostrava doti di re
proprio nel momento in cui cessava di esserlo.
Allora sir William Blount, il gran ciambellano, usc dalla oscurit dei pilastri,
avanz verso Edoardo II e i vescovi e spezz sulle ginocchia il bastone scolpito,
simbolo delle sue funzioni, come avrebbe fatto, per sottolineare la fine di un
regno, davanti al cadavere di un re sceso nella tomba.

VI LA GUERRA DELLE MARMITTE

Visto che sir Edoardo, gi re dInghilterra, ha di sua propria volont e


per unanime consiglio, e assenso dei prelati, conti, baroni e altri nobili, e
dellintera popolazione del regno, rinunciato al governo del regno stesso, e
accettato e voluto che detto governo passasse a sir Edoardo, suo
primogenito ed erede, e che costui governasse e fosse incoronato re, ragione
per la quale tutti i grandi gli hanno prestato omaggio, noi proclamiamo e
comunichiamo la pace del detto nostro signore sir Edoardo figlio e
ordiniamo in suo nome che nessuno infranga la pace del detto nostro
signore il re, perch egli e sar pronto a render giustizia a tutti gli
abitanti del detto regno, verso e contro tutti, sia agli uomini di bassa
condizione sia ai grandi. E se chiunque reclamasse qualsiasi cosa da un
altro, che lo faccia nella legalit senza ricorrere alla forza o ad altre
violenze.

Questo proclama venne letto il 24 gennaio 1327 davanti al Parlamento


dInghilterra, e subito si costitu un Consiglio di reggenza, del quale, sotto la
presidenza della regina, tacevano parte i conti di Kent, di Norfolk e di Lancaster, il
maresciallo sir Tommaso Wake e, pi importante di tutti, Ruggero Mortimer,
barone di Wigmore.
La domenica 1 febbraio ebbe luogo a Westminster lincoronazione di Edoardo
III. Il giorno prima, Enrico Collotorto aveva armato cavaliere il giovane sovrano
insieme ai tre figli maggiori di Ruggero Mortimer.
Lady Giovanna Mortimer, che aveva riavuto la libert e tutti i suoi beni, ma
perduto lamore dello sposo, presenziava alla cerimonia. Non osava guardare la
regina, e la regina non osava guardare lei. Lady Giovanna soffriva atrocemente del
tradimento dei due esseri al mondo che pi aveva amato e meglio servito.
Quindici anni di presenza accanto alla regina Isabella, di devozione, di intimit, di

pericoli corsi insieme, dovevano dunque ricevere una simile ricompensa? Ventitr
anni in unione con Mortimer, cui ella aveva dato undici figli dovevano finire cos?
In quel grande scompiglio che modificava radicalmente i destini del regno e
demandava al suo sposo i pi alti poteri, lady Giovanna, sempre cos leale, veniva
a trovarsi fra i vinti. Eppure, perdonava, si tirava dignitosamente in disparte,
perch si trattava dei due esseri che pi aveva ammirato e perch capiva che quei
due esseri si erano accesi di reciproco inevitabile amore nel momento stesso in cui
la sorte li aveva avvicinati.
Dopo la consacrazione, la folla fu autorizzata ad entrare nel vescovato di
Londra per massacrarvi lex-cancelliere Roberto di Baldock; e messer Giovanni di
Hainaut ricevette nel corso della settimana una rendita di mille sterline da
riscuotere sul gettito delle imposte sulle lane e sui cuoi nel porto di Londra.
Messer Giovanni di Hainaut sarebbe rimasto volentieri ancora per qualche
tempo alla corte dInghilterra. Ma si era impegnato a partecipare a un grande
torneo a Cond sulla Schelda, dove si era data convegno tutta una folla di
prncipi, compreso il re di Boemia. Avrebbero giostrato, caracollato e incontrato
belle dame che avevano attraversato lEuropa per assistere alle evoluzioni dei pi
bei cavalieri. Cera da corteggiare, da danzare, da divertirsi in feste e spettacoli.
Messer Giovanni di Hainaut non poteva perdere unoccasione simile, n
rinunciare a brillare, con il suo elmo piumato, nellaringo sabbioso. Accett di
condursi appresso una quindicina di cavalieri inglesi che intendevano partecipare
al torneo.
In marzo, venne finalmente firmato con la Francia un trattato che regolava il
problema dellAquitania a tutto danno dellInghilterra. Ma come poteva Mortimer
rifiutare in nome di Edoardo III quelle clausole che egli stesso aveva negoziato
quando dovevano essere imposte a Edoardo II? Era un debito ereditato dal
cattivo regno e bisognava saldarlo. E poi, Mortimer non aveva molto interesse per
la Guienna, dove personalmente non possedeva nulla, e la sua attenzione era
interamente rivolta, come prima del suo imprigionamento, al paese di Galles e
alle Marche gallesi.
Gli inviati che vennero a Parigi per ratificare il trattato trovarono re Carlo IV
triste e demoralizzato, perch il bambino che aveva avuto da Giovanna dEvreux
nel novembre precedente, una femmina quando aveva tanto sperato in un
maschio, era morto dopo due soli mesi.
Il regno dInghilterra incominciava a riacquistare una certa stabilit, quando il
vecchio re di Scozia Roberto Bruce, quello stesso che gi tante noie aveva causato
a Edoardo II, bench assai avanti negli anni e per di pi malato di lebbra, il 1

aprile, cio dodici giorni prima della Pasqua, fece consegnare al giovane Edoardo
un cartello di sfida per avvertirlo che avrebbe invaso il suo paese.
La prima reazione di Ruggero Mortimer fu di far cambiar residenza allex-re
Edoardo II. Una misura assai prudente. Infatti, lesercito aveva bisogno di Enrico
di Lancaster con le sue bandiere: e poi Lancaster, secondo le informazioni giunte
da Kenilworth, pareva trattare con eccessiva dolcezza il suo prigioniero,
allentandone la sorveglianza e lasciando che lex-re conservasse qualche contatto
con lesterno. Ora, non tutti i sostenitori dei Despenser erano stati giustiziati, anzi;
primo fra tutti il conte di Warenne che, pi fortunato del cognato dArundel, era
riuscito a fuggire. Alcuni restavano nascosti nei propri manieri o in casa damici,
in attesa che la tempesta fosse passata; altri si erano addirittura rifugiati in esilio. Si
poteva persino supporre che fossero stati loro a ispirare il gesto del vecchio re di
Scozia.
Daltro canto, londata di entusiasmo popolare che aveva accompagnato la
liberazione incominciava a diminuire in misura notevole. Dopo sei mesi di
governo, Ruggero Mortimer era assai meno amato e assai meno adulato: cerano
sempre tasse e gente che finiva in prigione per non averle pagate. In pi, nei
circoli vicini al potere, si incominciava a rimproverargli una tendenza autoritaria di
giorno in giorno pi accentuata, e le grandi ambizioni che andava man mano
rivelando. Si era ripreso tutti i beni che gli erano stati portati via dal conte
dArundel, e aveva ad essi aggiunto la contea di Glamorgan e quasi tutti i
possedimenti di Ugo il Giovane.
I suoi tre generi Mortimer aveva gi tre figlie sposate il lord di Berkeley e i
conti di Charlton e di Warwick, aumentavano ancor pi la sua potenza territoriale.
Assumendo poi la carica di Gran Giudice del Galles, che gi era stata di suo zio
di Chirk, e annettendosi le terre di costui, tendeva inoltre a diventare conte delle
Marche, cosa che gli avrebbe di fatto procurato, a ovest del regno, un favoloso
principato quasi indipendente.
E poi aveva gi trovato modo di litigare con Adamo Orleton, perch costui,
inviato ad Avignone per affrettare la concessione delle dispense necessarie al
matrimonio del giovane re, aveva approfittato della vacanza del vescovato di
Worchester per ottenere dal papa questa importantissima diocesi. Mortimer si era
offeso perch Orleton non aveva prima chiesto il suo consenso, e aveva fatto
opposizione. Non diversamente si era a suo tempo comportato nei confronti dello
stesso Orleton, Edoardo II a proposito della diocesi di Hereford.
Naturalmente anche la regina subiva le conseguenze di questo riflusso di
popolarit.

Ed ecco che ricominciava la guerra, lennesima guerra di Scozia. Dunque nulla


era cambiato. Erano state troppo grandi le speranze perch ora non ci si sentisse
delusi. Sarebbe bastata una disfatta militare, un complotto che facesse evadere
Edoardo II, e gli scozzesi, momentaneamente alleati allex-partito Despenser,
avrebbero trovato in lui un re prontissimo a ritornare sul trono e dispostissimo a
rinunciare in loro favore alle provincie settentrionali in cambio della sua libert e
del suo ritrovato potere53.
Nella notte fra il tre e il quattro aprile, lex-re venne bruscamente destato dal
sonno e invitato a vestirsi in tutta fretta. Si trov di fronte un gran cavaliere ossuto
e dinoccolato, dai lunghi denti gialli e dai capelli scuri e radi che gli cadevano
sulle orecchie, in tutto simile al suo cavallo.
Dove mi porti, Maltravers? domand Edoardo terrorizzato nel
riconoscere quel barone che aveva a suo tempo esiliato dopo aver confiscato
tutti i suoi beni, e che ora lo guardava con occhi omicidi.
Ti porto, Plantageneto, in un luogo dove sarai pi al sicuro; e perch questa
sicurezza sia pi completa, non saprai dove stai andando; cos la tua testa non
rischier di confidarlo alla tua bocca.
Maltravers aveva ordine di evitare le citt e di non perder tempo per strada. Il 5
aprile, dopo un viaggio fatto interamente al gran trotto o al galoppo, e interrotto
soltanto da una breve sosta in unabbazia nei pressi di Gloucester, lex-re entr nel
castello di Berkeley dove venne affidato alla sorveglianza di uno dei generi di
Mortimer.
***
Loste inglese, convocata in un primo momento a Newcastle per lAscensione,
si riun a Pentecoste nella citt di York. Il governo si era trasferito in questa
localit e il Parlamento vi tenne una seduta, proprio come quando gli scozzesi
attaccavano allepoca dellex-sovrano.
Ben presto arriv messer Giovanni di Hainaut con i suoi Tennuyer, convocati
anche per questa campagna. Si rividero cos, sui loro grandi cavalli rossi e tuttora
eccitati per il grande torneo di Cond sulla Schelda, i signori di Ligne, dEnghien,
di Mons e di Sarre, Guglielmo di Bailleul, Perceval di Smeries, Sancio di
Boussoy e Oulfart di Ghistelles, che avevano fatto trionfare nelle giostre i colori
dello Hainaut, nonch, sotto le bandiere del Brabante, i messeri Thierry di
Wallecourt, Rasses di Grez, Giovanni Fiandra, del Cambrsis, dellArtois,
accompagnati dal figlio del marchese di Juliers.

A Giovanni di Hainaut era bastato passar parola a Cond. Trascorrevano cos di


guerra in torneo e di torneo in guerra. E, Dio mio, quanto si divertivano!
Grandi feste vennero organizzate a York in onore del ritorno degli Hennuyers.
Vennero loro riservati gli alloggi migliori; gli si offrirono banchetti con
abbondanza di carni e di polli. I vini di Guascogna e del Reno scorrevano a barili.
Il modo con cui furono accolti questi stranieri irrit gli arcieri inglesi che erano
almeno seimila, parecchi dei quali gi soldati del conte dArundel, il decapitato.
Una sera, per una partita a dadi, scoppia fra degli arcieri inglesi e i valletti
darme di un cavaliere del Brabante, una di quelle banali risse che sono moneta
corrente nelle localit dove stazionano dei soldati. Gli inglesi, che aspettavano solo
un pretesto, chiamano in aiuto i loro compagni, e tutti gli arcieri si agitano per
metter nei guai la soldataglia del Continente, costringendo gli Hennuyers a
rifugiarsi nei loro accantonamenti e a trincerarvisi. I cavalieri che erano a far festa,
scendono nelle strade attratti da quel baccano e vengono subito aggrediti dagli
arcieri dInghilterra. Vorrebbero rifugiarsi nei loro alloggi, ma non possono
entrarvi perch vi si sono barricati proprio i loro uomini. Ecco dunque il fiore
della nobilt fiamminga senza armi e senza riparo! Per fortuna sono ragazzi solidi
e battaglieri. Messer Perceval di Smeries, Fastres di Rues e Sancio di Boussoy,
impadronitisi di pesanti leve di quercia trovate da un carradore, si mettono davanti
a un muro e in tre accoppano una sessantina buona di arcieri, appartenenti al
vescovo di Lincoln.
Questa piccola lite fra alleati caus oltre trecento morti.
I seimila arcieri, dimenticando completamente la guerra di Scozia, non
pensavano che a sterminare gli Hennuyers. Messer Giovanni di Hainaut, offeso
e furibondo, voleva tornarsene in patria, a patto naturalmente che togliessero
prima lassedio ai suoi accantonamenti. Infine, dopo qualche impiccagione, la
situazione si normalizz. Le signore inglesi che avevano accompagnato i mariti
alla guerra, rivolsero ai cavalieri di Hainaut mille sorrisi e mille preghiere
perch rimanessero, e i loro occhi si inumidirono. Gli Hennuyers vennero cos
acquartierati a mezza lega dal resto dellesercito, e inglesi e fiamminghi
trascorsero un mese buono a guardarsi come cani e gatti.
Infine venne deciso di dare inizio alle ostilit. Per la sua prima guerra, il
giovane re Edoardo III avanzava alla testa di ottomila armature e di trentamila
fanti.
Purtroppo, per, gli scozzesi non si vedevano. Quei rudi uomini facevano la
guerra senza furgoni e senza convoglio. Le loro truppe leggere avevano come
solo bagaglio una pietra piatta tenuta legata alla sella e un sacchetto di farina:

erano capaci di vivere cos per parecchi giorni, inumidendo la farina nellacqua dei
ruscelli e cuocendo delle gallette sulla pietra riscaldata al fuoco. Per gli scozzesi,
limmenso esercito dInghilterra era fonte di continuo divertimento: prendevano
contatto, si impegnavano in qualche scaramuccia e subito si ritiravano, superavano
i fiumi per poi tornare indietro, attiravano il nemico nelle paludi, nelle fitte foreste,
nelle gole scoscese. Si andava cos allavventura fra il Tyne e i monti Cheviot.
Un giorno, in un bosco dove gli inglesi stanno avanzando, si sente un gran
baccano. Suona lallarme. Ognuno si slancia, visiera abbassata, scudo in una
mano, lancia nellaltra, senza aspettare n padre n fratello n compagno, e tutto
questo per trovarsi di fronte che figura! un branco di cervi messi in fuga
dallo strepito delle armature.
I rifornimenti diventavano difficili: i soli viveri che si trovavano in loco erano
quelli portati con grande fatica dai mercanti, che si vendevano poi a un prezzo
decuplicato. I cavalli mancavano davena e di foraggio. A compir lopera si mise a
piovere, e continu cos senza la minima sosta per una settimana abbondante. I
cuscinetti delle selle imputridivano sotto le cosce, i cavalli perdevano i ferri nel
fango, lintero esercito arrugginiva. La sera, i cavalieri dovevano tagliare a fil di
spada dei rami per costruirsi delle capanne. E gli scozzesi erano sempre pi
inafferrabili.
Il maresciallo della spedizione, sir Tommaso Wake, era disperato. Il conte di
Kent arrivava quasi a rimpiangere La Role: l almeno faceva bel tempo. Enrico
Collotorto soffriva di reumatismi alla nuca. Mortimer era nervosissimo e stanco di
fare continuamente la spola fra lesercito e lo Yorkshire dove si trovavano la regina
e i servizi governativi. Incominciava a diffondersi fra le truppe quella disperazione
che suscita le risse; e cera gi chi parlava di tradimento.
Un giorno, mentre i capibandiera discutevano ad altissima voce di quello che
non si era fatto e che si sarebbe dovuto fare, il giovane re Edoardo III riun
qualche scudiero pi o meno della sua et e promise linvestitura da cavaliere e
una terra da cento lire di rendita a chi avesse scoperto dove si trovava lesercito
scozzese. Una ventina di ragazzi fra i quattordici e i diciottanni incominciarono a
battere la campagna. Il primo che torn indietro, si chiamava Tommaso di
Rokesby, ansante ed esausto comunic:
Sire Edoardo, gli scozzesi sono a quattro leghe da noi su una montagna
dove sono fermi da una settimana, senza sapere dove siete voi pi di quanto voi
non sappiate dove sono loro.
Subito, il giovane Edoardo fece suonare le trombe, radunando lesercito in una
localit che veniva chiamata la landa bianca e ordin di muovere allattacco. I

grandi torneatori non credevano alle proprie orecchie. Ma il baccano che faceva
lavanzata di tutto quel ferro sulle montagne avvert ben in anticipo gli uomini di
Roberto Bruce. I cavalieri dInghilterra e di Hainaut, giunti sulla cresta di una
collina e in attesa di scendere laltro versante, scorsero dimprovviso lintero
esercito scozzese appiedato e schierato in linea di combattimento con le frecce gi
incoccate nella corda degli archi. Le due armate rimasero a guardarsi da lontano
senza osare affrontarsi, perch il luogo non era adatto a un attacco della cavalleria:
e rimasero cos per ventidue giorni.
Da un lato gli scozzesi non volevano abbandonare una posizione a loro
evidentemente favorevole, e dallaltro i cavalieri non intendevano attaccar battaglia
su un terreno che non avrebbe loro permesso di schierarsi. Cos la situazione
rimase a lungo immutata: ognuno degli avversari attendeva che laltro si decidesse
a muoversi. Per intanto, ci si accontentava di scaramucce, generalmente notturne,
affidate alliniziativa della fanteria.
Limpresa pi importante di questa strana guerra, combattuta da un
ottuagenario lebbroso e da un re di quindici anni, fu merito dello scozzese
Giacomo di Douglas che, con duecento cavalieri del suo clan, piomb una notte
di luna sul campo inglese, rovesci tutto quello che incontr sul suo cammino al
grido di Douglas! Douglas!, and a tagliare tre corde dalla tenda del re, e se ne
torn alle sue basi. Da quella notte i cavalieri inglesi dormirono con larmatura.
Poi una mattina, prima dellalba, vennero catturati due ingannatori
dellesercito scozzese, vale a dire due esploratori che avevano proprio laria di chi
vuol farsi catturare, e che, condotti davanti al re dInghilterra, dissero:
Sire, che state a fare qui? I nostri sono tornati nelle montagne e sire
Roberto, nostro re, ci ha detto di farvelo sapere, e ha anche detto che per
questanno non vi combatter pi, a meno che voi non vi gettiate a inseguirlo.
Gli inglesi avanzarono con prudenza temendo un tranello, e si trovarono di
fronte quattrocento marmitte per far bollire la carne, appese in fila, che gli
scozzesi avevano abbandonato per non appesantirsi e per non far rumore durante
la ritirata. Si scoprirono anche, in un enorme mucchio, cinquemila scarpe vecchie
di cuoio foderato di pelo, segno che prima di partire i nemici si erano anche
cambiate le scarpe. I soli esseri viventi rimasti in quel campo erano cinque
prigionieri inglesi legati completamente nudi a dei pali, con le gambe fracassate a
forza di bastonate.
Inseguire gli scozzesi nelle loro montagne, in questo impervio paese dove tutta
la popolazione era ostile agli inglesi e dove lesercito, stanchissimo, avrebbe
dovuto combattere una guerra dimboscata per la quale non era addestrato,

sarebbe stata pura follia. Si dichiar conclusa la campagna, e si ritorn a York


sciogliendo lesercito.
Messer Giovanni di Hainaut dovette fare i conti dei suoi cavalli morti o
inutilizzabili e present una parcella di quattordicimila lire. Ma, poich il giovane
re Edoardo non aveva nel suo Tesoro una simile somma, tanto pi che doveva
ancora pagare il soldo delle proprie truppe, messer Giovanni, con la consueta
magnanima generosit, si port garante presso i suoi cavalieri di tutto quello che
era loro dovuto dal suo futuro nipote.
Nel corso dellestate, Ruggero Mortimer, che non aveva interessi diretti nelle
regioni settentrionali del regno, concluse frettolosamente un trattato di pace.
Edoardo III rinunciava a qualsiasi sovranit sulla Scozia e riconosceva in Roberto
Bruce il re di questo paese, cosa che suo padre non aveva mai accettato di fare;
inoltre, Davide Bruce, figlio di Roberto, sposava Giovanna dInghilterra,
secondogenita della regina Isabella.
Valeva davvero la pena per ottenere tali risultati, aver privato dei suoi poteri
lex-sovrano attualmente prigioniero a Berkeley?

VII LA CORONA DI FIENO

nalba purpurea incendiava lorizzonte dietro le colline del Costwold.

Fra poco, sir John disse Tommaso Goumay, uno dei due cavalieri che
procedevano alla testa della scorta fra poco spunter il sole.
S, amico mio replic John Maltravers che camminava accanto a lui
sta spuntando il sole e noi non siamo ancora arrivati alla nostra meta.
Quando sar giorno, la gente potrebbe anche riconoscere luomo che
stiamo scortando riprese il primo.
possibile, amico, possibile. Ed proprio questo che dobbiamo evitare.
Queste parole erano scambiate a voce volutamente alta, in modo da essere
intese anche dal prigioniero che li seguiva.
La vigilia, sir Tommaso Gournay era arrivato a Berkeley, dopo aver attraversato
mezza Inghilterra, per portare da York a John Maltravers i nuovi ordini di
Ruggero Mortimer riguardanti lex-re.
Goumay era uomo dallaspetto tuttaltro che gradevole: aveva un naso corto e
camuso, i canini inferiori pi lunghi degli altri denti, una pelle rosa chiazzata e
punteggiata di peli rossi come quella di una scrofa; i suoi capelli, troppo
abbondanti, si attorcigliavano simili a trucioli di rame sotto la tesa del casco.
Per aiutare Tommaso Goumay, e anche per sorvegliarlo un poco, Mortimer gli
aveva messo accanto Ogle, lex-barbiere della Torre di Londra.
Dopo il tramonto, allora in cui i contadini avevano gi divorato la loro zuppa e
erano andati a dormire, la piccola comitiva aveva lasciato Berkeley dirigendosi
verso sud attraverso una campagna silenziosa e villaggi oscuri. In testa veniva
Maltravers e Goumay. Il re era circondato da una decina di soldati comandati da
un ufficiale subalterno di nome Towurlee, un colosso dalla testa piccola, la cui
intelligenza era inversamente proporzionale alla forza fisica, che era immensa.
Sapeva per obbedire, Towurlee, ed era adattissimo a missioni che non esigessero
spirito di iniziativa. Ogle chiudeva la marcia insieme al monaco Guglielmo, che

non era certo fra i migliori del suo convento, ma poteva risultare utile per
unestrema unzione.
Tutta notte, il re aveva inutilmente cercato di indovinare dove lo stavano
portando. E adesso era quasi giorno.
Che cosa si pu fare perch un uomo risulti irriconoscibile? riprese
sentenziosamente Maltravers.
Cambiargli la faccia, sir John rispose Gournay. Non vedo altra
soluzione.
Si potrebbe impiastricciargli il viso di catrame, o di fuliggine.
In modo da far credere ai contadini che stiamo scortando un moro?
Gi. Ma sfortunatamente non abbiamo catrame.
Allora, si potrebbe rasarlo propose Tommaso Gournay con una gran
strizzata docchio.
Questa s che una bella idea, amico mio! Tanto pi che nella nostra brigata
c anche un barbiere. Il Cielo evidentemente ci protegge. Ogle. Vieni qui,
Ogle! Hai qui con te bacile e rasoi?
S, sir John, per servirvi rispose Ogle affiancandosi ai due cavalieri.
Allora, fermiamoci qui. Vedo un po dacqua in quel ruscello.
Tutta questa scena era stata minuziosamente preparata sin dal giorno prima. La
piccola colonna si ferm. Gournay e Ogle smontarono di sella. Gournay aveva
spalle larghe e gambe cortissime e arcuate. Ogle distese una tela sullerba del
pendio, vi depose i suoi utensili e incominci ad affilare con molta lentezza un
rasoio, sempre guardando in viso lex-re.
Che volete da me? Cosa state per farmi? domand Edoardo II con voce
angosciata.
Vogliamo, nobile sire, che tu scenda dal tuo destriero per permetterci di
mutare il tuo viso. Ecco appunto un trono che va bene per te disse
Tommaso Gournay indicando una tana di talpe e schiacciandola con il tacco
dello stivale. Su! Siediti!
Edoardo obbed. Ma siccome esitava un poco, Gournay gli diede un grande
spintone che suscit lilarit dei soldati di scorta.
In cerchio, voi altri! ordin loro lo stesso Gournay.
Si disposero in tondo e il colosso Towurlee and a collocarsi dietro il re per
immobilizzargli le spalle se ce ne fosse stato bisogno.
Lacqua del ruscello che Ogle and ad attingere era gelata.
Bagnagli bene la faccia disse Gournay.
Il barbiere scaravent lintero contenuto del bacile sul volto del re. Poi

incominci a passargli il rasoio sulle guance senza la minima precauzione. I ciuffi


biondi cadevano sullerba.
Maltravers era rimasto a cavallo. Seguiva loperazione con le mani appoggiate al
pomo della sella e i capelli che gli cadevano sulle orecchie. Era evidente che si
divertiva parecchio.
Fra un colpo di rasoio e laltro, Edoardo esclam:
Mi fate troppo soffrire! Non potreste almeno bagnarmi con dellacqua calda?
Acqua calda? sbrait Goumay. Ma guarda che tipo delicato!
E Ogle accostando il suo viso tondo e biancastro a quello del re gli mormor:
Forse che quando lord Mortimer era alla Torre di Londra si faceva scaldare
lacqua del suo bacile?
Poi ricominci la sua fatica a gran colpi di lama. La pelle si ricopriva di sangue.
E il dolore era talmente forte che Edoardo si mise a piangere.
Ma guardate quanto furbo! grid Maltravers. Ha trovato il sistema di
avere, nonostante tutto, dellacqua calda sulle guance.
Gli rado anche i capelli, sir Tommaso? domand Ogle.
Certo, certo, anche i capelli rispose Gournay.
Il rasoio gli fece cadere le ciocche dalla fronte alla nuca.
Dopo una decina di minuti, Ogle tese al suo paziente uno specchio di stagno, e
lex-sovrano dInghilterra vi scopr meravigliato il suo vero viso, infantile e
vecchiotto a un tempo, sotto un cranio nudo, stretto e allungato. Il lungo mento
non nascondeva pi la sua debolezza. Edoardo si sentiva nudo e ridicolo come un
cane tosato.
Non mi riconosco disse.
Gli uomini che gli stavano attorno ricominciarono a ridere.
Ah, cos va bene! disse Maltravers dallalto del suo cavallo. Se non ti
riconosci tu, ancor pi difficile che ci riescano quelli che potrebbero venire a
cercarti. Vedi cosa ci si guadagna a voler evadere?
Era questa infatti la ragione del trasferimento. Alcuni nobili gallesi, capeggiati
da un certo Rhys ap Gruffyd, avevano ordito una congiura per liberare lex-re, e
Mortimer ne aveva avuto sentore. Intanto Edoardo, approfittando di una
disattenzione di Tommaso di Berkeley, era fuggito dalla sua prigione. Maltravers
era subito partito allinseguimento, riacciuffandolo in piena foresta mentre correva
verso lacqua come un cervo braccato. Lex-re cercava di raggiungere la foce della
Severn, sperando di trovarvi unimbarcazione. Ora, Maltravers si stava vendicando
della paura che in quel momento aveva provato.
In piedi, sire re disse tempo che tu rimonti in sella.

Dove andiamo? domand Edoardo.


Dove saremo sicuri che non potrai incontrare degli amici. Dove il tuo
sonno non verr disturbato. Conta su di noi che sapremo proteggerti.
***
Il viaggio continu cos per quasi una settimana. Si camminava di notte e si
riposava di giorno, o in un maniero fidato o in qualche capanno nei campi o in
qualche granaio isolato. Il quinto giorno, Edoardo vide profilarsi unimmensa
fortezza grigia sulla vetta di una collina. Arrivavano folate daria marina, pi
fresca, pi umida, leggermente salata.
Ma Corfe! disse Edoardo. l che volete portarmi?
Certo che Corfe ribatte Tommaso di Gournay. Conosci bene a
quanto pare i castelli del tuo regno.
Un grande urlo di terrore usc dalle labbra dellex-sovrano. Un tempo, il suo
astrologo gli aveva consigliato di non sostare mai a Corfe, perch un soggiorno
in questa localit gli sarebbe stato fatale. Cos, quando viaggiava nel Dorset e nel
Devonshire, Edoardo II, pur passando spesso nei dintorni si era sempre
ostinatamente rifiutato di entrarvi.
Il castello era pi antico, pi grande e pi sinistro di quello di Kenilworth. La
sua immensa rocca dominava tutto il paesaggio circostante, tutta la penisola di
Purbeck. Certe sue fortificazioni erano perfino anteriori alla conquista normanna.
Era stato spesso utilizzato come prigione, soprattutto da Giovanni senza Terra, che
centoventanni prima vi aveva lasciato morir di fame ventidue cavalieri francesi.
Corfe sembrava un luogo fatto apposta per i delitti. La tragica superstizione che vi
aleggiava risaliva allassassinio di un ragazzo di quindici anni, re Edoardo detto il
Martire, Edoardo II anche lui, ma della dinastia sassone, prima dellanno Mille.
La leggenda di questo omicidio era ancor viva nel paese. Edoardo il sassone,
figlio e successore di re Edoardo, era odiato dalla matrigna, la regina Elfrida,
seconda moglie di suo padre. Un giorno che rientrando a cavallo dalla caccia, si
dissetava con una coppa di vino, la regina Elfrida gli aveva conficcato un pugnale
nella schiena. Urlando di dolore, il giovane re aveva spronato il cavallo ed era
fuggito nella foresta. Sfinito, col sangue che gli colava dalla schiena, fin per
scivolare di sella, ma un piede rest infilato nella stalla e il cavallo spaventato
continu a trascinarlo per molto facendogli battere la testa contro gli alberi. I
contadini avevano ritrovato il suo corpo seguendo le tracce di sangue sulla terra e
lo avevano seppellito di nascosto. Pi tardi la tomba si mise a fare miracoli e re

Edoardo fu canonizzato.
Stesso nome e stesso numero dordine nellaltra dinastia: questa coincidenza,
resa ancor pi inquietante dalla predizione dellastrologo era sufficiente a far
tremare il re prigioniero. Che Corfe dovesse assistere anche alla morte del secondo
Edoardo II?
Per fare il tuo ingresso in questa graziosa cittadella, mio nobile sire, ti
occorre una corona disse Maltravers.
Towurlee, va a raccogliere un po di fieno nei campi.
Con la bracciata derba secca che port il colosso, Maltravers confezion una
corona e la piant sul cranio rasato del re. Le reste del fieno gli penetravano nella
pelle.
Va avanti, ora, e perdonaci se non abbiamo trombe!
Un profondo fossato, una cinta, un ponte levatoio con due grosse torri rotonde,
una collina verde da scalare, un altro fossato, unaltra porta, unaltra saracinesca, e
subito dopo ancora degli erbosi pendii: voltando la testa, si potevano vedere le
casette del villaggio, dai tetti di pietre piatte e grigie disposte come tegole. Ma
come potevano case cos piccole reggere tetti cos pesanti?
Va avanti, ti dico! strill Maltravers dando a Edoardo un forte pugno
sulla schiena.
La corona di fieno vacill. I cavalli percorrevano ora stretti e tortuosi corridoi
lastricati da tondi ciottoli, fra enormi allucinanti muraglie, sulle cui sommit i
corvi, appollaiati uno accanto allaltro, come un fregio nero sopra la pietra grigia,
assistevano, cinquanta piedi pi in alto, al passaggio della colonna.
Re Edoardo II era sicuro che lo avrebbero ucciso. Ma ci son tanti modi per
uccidere un uomo.
Tommaso Gournay e John Maltravers non avevano ordine di assassinarlo, ma
di annientarlo. Scelsero dunque il modo pi lento. Due volte al giorno, lexsovrano si vedeva servire disgustose pappe di segala, mentre i suoi custodi si
rimpinzavano in sua presenza di ogni sorta di leccornie. Eppure il prigioniero
sapeva resistere a questo cibo immondo, come agli schemi e alle percosse che gli
venivano inflitti. Era straordinariamente solido, di corpo come di spirito. Altri al
suo posto avrebbero molto probabilmente perduto la ragione: lui invece si
accontentava di gemere. Ma anche quei gemiti dimostravano che era ancora in
pieno possesso delle sue facolt intellettuali.
I miei peccati sono dunque cos orribili da non meritare n piet n aiuto?
diceva ai suoi carcerieri. Non avete dunque un minimo di carit cristiana,
di bont? Se non sono pi un sovrano, resto pur sempre un padre e uno

sposo: come posso fare ancora paura a mia moglie e ai miei figli? Non si
accontentano di aver preso tutto quello che mi appartiene?
Ma perch, messer re, ti lamenti della tua sposa? La signora regina non ti
ha forse mandato dei bei vestiti, e delle affettuose lettere che noi stessi ti
abbiamo letto?
Furfanti, furfanti rispondeva Edoardo mi avete mostrato i vestiti ma
non me li avete dati, e mi lasciate marcire in questo orribile abito. E le lettere,
perch credete che me le abbia mandate quella perfida, se non per provare un
giorno che lei ha avuto compassione di me? lei, lei con il malvagio
Mortimer, che vi ordina di torturarmi! Senza di lei e senza quel traditore, sono
certo che i miei figli correrebbero ad abbracciarmi!
La regina tua sposa e i tuoi figli ribatteva Maltravers hanno troppa
paura della tua innata crudelt. Hanno troppo sofferto dei tuoi misfatti e del tuo
furore per desiderare di accostarti di nuovo.
Parlate, briccone, parlate diceva il re. Verr il giorno in cui i tormenti
che mi sono inflitti saranno vendicati.
E si metteva a piangere, affondando il mento nudo fra le braccia. Piangeva, s,
ma non si decideva a morire.
Gorney e Maltravers si annoiavano a Corfe, perch tutti i piaceri si esauriscono,
anche quello che consiste nel torturare un re. Inoltre, Maltravers aveva lasciato a
Berkeley, dal cognato, la moglie Eva; e poi nei dintorni incominciava a correre la
voce che il re detronizzato era rinchiuso nel castello. Fu cos che, dopo uno
scambio di messaggi con Mortimer, venne deciso di ricondurre Edoardo a
Berkeley.
Quando riattravers, sempre sotto la stessa scorta, e solo un po pi magro e
un po pi curvo, le grosse saracinesche, il ponte levatoio e le due cinte, re
Edoardo II, per quanto infelice, prov una consolazione immensa, e quasi un
senso di liberazione. Il suo astrologo aveva mentito.

VIII BONUM EST

a regina Isabella era gi a letto, con le due trecce dorate sciolte sul petto.

Ruggero Mortimer entr senza farsi annunciare, come era suo privilegio. Solo a
guardarlo in volto, la regina cap di quale argomento le avrebbe parlato, o pi
esattamente riparlato.
Ho avuto notizie da Berkeley disse lui con un tono volutamente calmo e
noncurante.
Isabella non rispose.
La finestra era socchiusa sulla notte settembrina. Mortimer and a spalancarla
del tutto e rimase un momento a contemplare la citt di Lincoln, vasta e fitta, che
si stendeva sotto il castello ed era ancora rischiarata da qualche lume isolato.
Lincoln era per importanza la quarta citt del regno, dopo Londra, Winchester e
York. Dieci mesi prima vi era stato portato uno dei pezzi del corpo di Ugo
Despenser il Giovane. La corte, arrivata dallo Yorkshire, vi si era installata da una
settimana.
Isabella guardava le larghe spalle di Mortimer e i suoi capelli pettinati a boccoli,
spiccare, ombra su un cielo notturno, nel riquadro della finestra. In quel preciso
momento, non lo amava.
Il vostro sposo sembra ostinarsi a vivere riprese Mortimer voltandosi e
la sua vita mette in pericolo la pace del regno. Nei manieri del Galles si
continua a cospirare per liberarlo. I Domenicani hanno la faccia tosta di
predicare in suo favore persino a Londra, dove i tumulti a voi noti del luglio
scorso potrebbero benissimo ripetersi. Edoardo di per se stesso non molto
pericoloso, daccordo, ma voi dovete ammettere che serve da pretesto alle mene
dei nostri nemici. Per questo vi prego ancora una volta di emettere quellordine
che vi ho consigliato, e senza il quale non ci sar sicurezza n per voi n per
vostro figlio.
Isabella sospir esasperata. Ma perch non lo dava lui quellordine? Perch non

se ne assumeva lui la responsabilit, lui, che gi faceva il buono e il cattivo tempo


in tutto il paese?
Caro Mortimer replic con molta calma vi ho gi ripetuto che non
mindurrete mai a prendere questa decisione.
Ruggero Mortimer chiuse la finestra: temeva di andare in collera.
Ma in fin dei conti disse perch aver subito tante traversie e corso cos
grandi rischi, se oggi siete diventata la nemica della vostra stessa sicurezza?
La regina scosse il capo e rispose:
Non posso. Preferisco affrontare qualsiasi imprevisto piuttosto che accettare
questa soluzione. Ti prego, Ruggero, non sporchiamoci le mani del suo
sangue.
Mortimer ridacchi.
Come mai disse questo improvviso rispetto per il sangue dei tuoi
nemici? Quando sulle piazze delle citt colava il sangue del conte Arundel, il
sangue dei Despenser, il sangue di Baldock, ti guardavi bene dal volgere altrove
lo sguardo. Certe notti, anzi, ho avuto limpressione che il sangue ti piacesse
parecchio. E poi lui, quel caro sovrano, non ha forse le mani pi rosse di
quanto potranno mai esserlo le nostre? Non avrebbe versato con entusiasmo il
mio sangue e il tuo, se solo gliene avessimo dato la possibilit? Non si pu
esser re, Isabella, e non si pu nemmeno esser regina, se si ha paura del
sangue: meglio in questo caso ritirarsi in convento sotto un velo di monaca e
rinunciare per sempre allamore e al potere.
Per un attimo i loro sguardi si affrontarono. Ma le pupille color della pietra
sotto le spesse sopracciglia brillavano troppo alla luce delle candele: la cicatrice
bianca spiccava su un labbro dal disegno troppo crudele. Isabella fu la prima ad
abbassare gli occhi.
Ricordati, Mortimer, che un tempo ti ha concesso la grazia disse. E
ora penser che se non avesse ceduto alle preghiere dei baroni, dei vescovi e
alle mie, e ti avesse fatto decapitare come fece con Tommaso di Lancaster
Me ne ricordo, ma non vorrei un giorno provare rimpianti simili ai suoi. Mi
pare davvero strana questa ostinata compassione che hai per lui.
Fece una pausa.
Lo ami ancora, dunque? disse. Non vedo altra spiegazione.
Isabella alz le spalle.
dunque per questo disse perch ti sia data ancora una prova! Ma
questa tua furiosa gelosia non sestinguer mai? Non ti ho ancora dimostrato a
sufficienza, davanti a tutto il regno di Francia e a quello dInghilterra, e perfino

davanti a mio figlio, che non avevo in cuore altro amore che il tuo? Che devo
fare ancora?
Niente di pi di quello che ti chiedo. Ma vedo che non vuoi deciderti. Vedo
che la croce che ti incidesti sul cuore e che doveva fare di noi degli alleati in
ogni cosa, fare delle nostre due volont una volont sola, era per te soltanto
una cerimonia senza significato. Vedo che il destino mi ha portato a giurare
fedelt a una creatura debole.
S, ecco che cosera, un geloso! Reggente potentissimo, padrone di affidare le
cariche pi importanti agli uomini a lui pi graditi, di guidare le decisioni del
giovane re, e di vivere coniugalmente con la regina sotto gli occhi di tutti i baroni,
Mortimer restava pur sempre un geloso! Ma ha del tutto torto ad esserlo?
pens improvvisamente Isabella. Perche il lato pi pericoloso di ogni gelosia di
costringere colui che ne loggetto a ricercare in se stesso ci che potrebbe
legittimare i rimproveri rivoltogli. Acquistano cos peso certi fugaci sentimenti cui
non si era prestata alcuna attenzione Strano. Isabella era certa di odiare
Edoardo, quanto una donna pu odiare un uomo: quando pensava a lui, non
provava che disprezzo, disgusto e rancore. Eppure Eppure il ricordo degli anelli
scambiati, dellincoronazione, delle maternit, i ricordi che serbava non di lui, ma
di se stessa, anche soltanto il ricordo di aver creduto di esserne amata, la
trattenevano ora dal compiere il passo richiestole. Non poteva decidersi a
condannare a morte il padre dei figli che lei aveva messo al mondo E mi
chiamano la Lupa di Francia!. Il santo non mai cos santo quanto si crede, n il
crudele cos crudele: e nessuno presente in ogni minuto nellaltrui coscienza.
E poi Edoardo, anche se decaduto, era pur sempre un re. Laverlo detronizzato,
spogliato, imprigionato, non era sufficiente a togliergli la qualifica di persona
regale. E anche Isabella era regina, educata per diventarlo. Per tutta linfanzia aveva
avuto davanti agli occhi lesempio della vera maest regale, incarnata in un uomo
che, per nascita e per la consacrazione, sapeva di essere superiore a tutti i suoi
simili, e si comportava come tale. Attentare alla vita di un suddito, fosse anche il
pi gran signore del regno, era semplicemente un delitto. Ma sopprimere un re
costituiva sacrilegio, e negava implicitamente quel carattere di intangibilit di cui i
sovrani erano investiti.
E questo, Mortimer, tu non puoi capirlo, perch non sei re, n figlio di re.
Si rese conto troppo tardi di aver pensato ad alta voce.
Il barone delle Marche, il discendente del compagno di Guglielmo il
Conquistatore, il Gran giudice del Paese di Galles, incass duramente il colpo.
Fece due passi indietro e sinchin.

Non credo, signora, che sia stato un re a restituirvi il trono: ma a quanto


pare si perde il proprio tempo se si vuole aspettare che voi ne conveniate. Non
essendo re n figlio di re, i miei sforzi mi hanno guadagnato ben scarso merito
presso di voi. Lasciate allora che i vostri nemici liberino il vostro regale sposo,
o addirittura restituitegli voi la libert con le vostre stesse mani! Il vostro
potente fratello di Francia non mancher certo di proteggervi come fece cos
bene quando doveste fuggire, sostenuta da me sulla vostra sella, verso lo
Hainaut. Mortimer intanto, non essendo re, e non essendo quindi la sua vita
protetta contro i capricci della sorte, se ne va, signora, a cercar rifugio altrove
prima che sia troppo tardi, abbandonando un regno la cui regina lo ama
talmente poco che egli non sente di averci pi nulla a che fare!
Detto questo, si avvi verso la porta. Sapeva per controllare la sua collera:
non fece sbattere il battente di quercia ma lo chiuse lentamente, e i suoi passi si
allontanarono.
Isabella conosceva abbastanza bene lorgoglioso Mortimer per sapere che non
sarebbe tornato indietro. Salt dal letto, corse in camicia lungo i corridoi del
castello, raggiunse lamante, lo afferr agli abiti, si aggrapp alle sue braccia.
Resta, resta, gentile Mortimer, te ne supplico! grid indifferente al fatto
che potessero udirla. Io sono soltanto una donna e ho bisogno dei tuoi
consigli e del tuo appoggio! Resta, resta, di grazia, e agisci come meglio credi.
Era tutta in lacrime e si appoggiava, si rannicchiava contro quel petto, quel
cuore, senza i quali non poteva vivere.
Voglio quello che vuoi tu aggiunse.
I servi, attratti dal baccano, erano apparsi ma si erano ritirati subito,
imbarazzati nellassistere a questa lite fra gli amanti.
Vuoi davvero quel che voglio io? domand Mortimer prendendo fra le
mani il volto della regina. E va bene. Guardie! grid. Andate subito
a chiamare monsignor Orleton.
***
Da qualche mese i rapporti fra Mortimer e Adamo Orleton erano peggiorati
per una ragione assurda, e precisamente per quel vescovato di Worcester che il
prelato si era fatto assegnare dal papa, quando Mortimer aveva promesso
lappoggio del re a un altro candidato. Se egli avesse saputo che il suo amico
ambiva a questa carica, non ci sarebbero state difficolt. Ma Orleton aveva agito
di nascosto, e Mortimer, avendo dato la sua parola, non voleva pi

rimangiarsela. Aveva portato la questione davanti al Parlamento, ancora riunito a


York, e ottenuto la confisca dei beni del vescovato. Orleton, che si trovava cos a
non essere pi vescovo di Hereford e nemmeno di Worcester, considerava
questo atto una prova di mera ingratitudine da parte di un uomo che egli aveva
fatto evadere dalla Torre. Il problema era ancora molto discusso, e Orleton
continuava a seguire la corte in ogni suo spostamento.
Un giorno o laltro, si diceva, Mortimer finir per aver bisogno di me, e
allora avr finalmente la diocesi che mi sono scelta.
Quel giorno, pi esattamente quella notte, era finalmente arrivato. Orleton se ne
accorse appena entr nella camera della regina Isabella, vedendo costei a letto e
Mortimer che camminava su e gi a grandi passi. Sul volto della regina si
scorgevano ancora tracce di lacrime. Perch fossero cos poco imbarazzati davanti
al prelato, bisognava proprio che avessero bisogno di lui!
Sua maest la Regina esord Mortimer ritiene giustamente che, a causa
degli intrighi che voi ben conoscete, la vita del suo sposo metta in pericolo la
pace del regno, ed assai preoccupata del fatto che Dio ritardi tanto nel
richiamarlo a s.
Adamo Orleton guard Isabella, Isabella guard Mortimer, e poi volse gli
occhi verso il vescovo con un cenno dassenso. Costui ebbe un breve sorriso, non
crudele e nemmeno ironico, piuttosto unespressione di pudica tristezza.
Sua Maest la regina deve ora risolvere il grave problema che sempre si
pone a quanti guidano il destino di uno stato rispose. Bisogna, per non
distruggere una sola vita, correre il rischio di fame perire molte altre?
Mortimer si volse verso lamante dicendole:
Avete sentito?
Era assai soddisfatto dellappoggio del vescovo e gli dispiaceva solo di non aver
saputo trovare lui questo argomento.
Si tratta in quei casi della salvaguardia dei popoli riprese Orleton. Ed
a noi vescovi che ci si rivolge per aver chiara la volont divina. I Vangeli,
naturalmente, ci proibiscono di abbreviare di nostra volont qualsiasi vita. Ma la
legge evangelica non si applica ai re quando condannano a morte i loro sudditi
Credevo per, my lord, che i guardiani cui avete affidato la custodia dellex-re vi
avrebbero evitato di porvi il problema.
Sembra che i guardiani siano arrivati al limite delle loro possibilit
rispose Mortimer. E non intendono andare oltre senza aver ricevuto
istruzioni per iscritto.
Orleton scosse il capo ma non rispose.

Ora prosegu Mortimer un ordine scritto pu finire in mani diverse


da quelle cui destinato; pu anche essere utilizzato da chi lo ha eseguito
contro coloro che lo hanno dato. Mi capite?
Di nuovo, Orleton sorrise. Lo credevano uno sciocco?
In altre parole, my lord disse voi vorreste mandare lordine e insieme
non mandarlo.
Pi esattamente vorrei mandare un ordine che fosse chiaro a quanti devono
intenderlo, e rimanesse oscuro a quanti devono ignorarlo. per questo che
voglio consultarmi con voi, che siete uomo accorto, sempre beninteso che
consentiate ad offrirmi il vostro aiuto.
E chiedete questo, my lord, a un povero vescovo che non ha neppure una
sede, una diocesi in cui portare la sua pastorale?
Questa volta tocc a Mortimer sorridere:
Su, su, my lord Orleton, non parliamo pi di queste cose. Mi avete molto
irritato sapete. Sarebbe bastato che mi aveste comunicato i vostri desideri! Ma
insomma, poich ci tenete tanto, ritiro la mia opposizione. Worcester vostra, ve
ne do la mia parola E voi siete sempre mio amico, lo sapete benissimo.
Il vescovo annu. S, lo sapeva: anche lui aveva conservato per Mortimer una
sincera amicizia. I loro recenti dissensi non erano valsi a mutarla: era bastato per
accorgersene questo incontro a faccia a faccia. Erano uniti da troppi ricordi, da
troppe complicit e da una specie di reciproca ammirazione. Anche quella sera,
Mortimer, trovandosi in una situazione difficile, chi aveva chiamato del resto? Il
vescovo dalle spalle cadenti, dal passo danatra, dagli occhi stanchi per aver troppo
lavorato sui manoscritti di Oxford. Erano talmente amici da avere addirittura
dimenticato la regina, che li guardava con quei suoi grandi occhi azzurri e si
sentiva male.
stato il vostro bel sermone Doleo caput meum, ce lo ricordiamo tutti,
che ha permesso di deporre il re malvagio disse Mortimer. E siete stato
ancora voi a ottenere labdicazione.
Finalmente tornava a mostrarglisi grato! Orleton sinchin davanti ai
complimenti.
Volete dunque che vada fino in fondo disse.
Cerano in quella camera uno scrittoio, delle penne e della carta. Orleton si fece
portare un coltello perch per scrivere aveva bisogno di una penna temperata dalle
sue stesse mani. Questo lo aiutava a riflettere, e Mortimer rispettava le sue
meditazioni.
Non c bisogno che lordine sia lungo disse Orleton un attimo dopo.

Aveva unaria divertita. Si era evidentemente dimenticato che era in gioco la vita
di un uomo; provava soltanto un senso di orgoglio, la soddisfazione del letterato
che ha risolto un difficile problema stilistico. Abbassando la fronte sin quasi a
toccare la tavola, verg una sola frase con una scrittura elegante, vi sparse sopra
della polvere per asciugarla, e tese il foglio a Mortimer dicendo:
Sono anche disposto a imprimere su questa lettera il mio sigillo, sempre
naturalmente che voi o la regina pensiate di non dovervi apporre i vostri.
Sembrava davvero contento di se stesso.
Mortimer savvicin a una candela. La lettera era in latino. La lesse con una
certa lentezza: Eduardum occidere nolite timere bonum est. Poi, guardando il
vescovo, disse:
Eduardum occidere, capisco bene cosa vuol dire; nolite: non fate; timere:
anche questo chiaro; bonum est: bene
Orleton sorrideva.
Bisogna intendere il messaggio domand Mortimer come Non
uccidete Edoardo, bene temere, o come Non temete di uccidere Edoardo,
bene? Insomma, dov la virgola?
Non c virgola rispose Orleton. La volont di Dio si manifester
attraverso il modo con cui queste parole verranno intese da chi ricever la lettera.
Ma per quanto riguarda la lettera in se stessa, chi potrebbe farcene un
rimprovero?
Mortimer era ancora perplesso.
che non so disse se Maltravers e Gournay leggono bene il latino.
Fra Guglielmo, che per vostro consiglio ho mandato insieme a loro, lo
capisce benissimo. Inoltre il messaggero dovr aggiungere a voce, ma solo a
voce, che qualsiasi azione possa decorrere da questo ordine non dovr lasciare
tracce.
Siete davvero disposto domand Mortimer a imprimervi il vostro
sigillo?
Certamente disse Orleton.
Era davvero un amico. Mortimer lo riaccompagn fino in fondo allo scalone, e
risal poi nella camera della regina.
Dolce Mortimer gli disse Isabella non lasciatemi dormire sola stanotte.
La notte di settembre non era tanto fredda che ella dovesse tremare in quel
modo.

IX IL FERRO ROVENTE

erkeley un piccolo castello, se confrontato alle colossali fortezze di

Kenilworth o di Corfe. Le sue pietre sono color di rosa e le sue dimensioni lo


rendono abitabile. Comunica direttamente col cimitero intorno alla chiesa, dove in
pochi anni le pietre tombali si ricoprono di un muschio verde, sottile come una
stoffa di seta54.
Tommaso di Berkeley era un giovanotto abbastanza simpatico, non animato da
cattive intenzioni nei confronti dei propri simili. Non aveva per alcuna ragione di
mostrarsi eccessivamente benevolo verso lex-re Edoardo II, che lo aveva tenuto
per quattro anni in prigione a Wallingford, insieme al padre Maurizio di Berkeley,
morto durante la detenzione. Daltro canto non poteva che essere devoto al
potentissimo Ruggero Mortimer, di cui aveva sposato la figlia primogenita nel
1320: aveva infatti partecipato alla rivolta dei baroni ed era stato liberato dal
suocero lanno precedente. Ogni giorno Tommaso riceveva la considerevole
somma di cento scellini per la custodia e il mantenimento del re decaduto. Del
resto, nemmeno sua moglie Margherita Mortimer, o sua sorella Eva, sposa di
Maltravers, potevano essere definite persone malvagie.
Edoardo II avrebbe trovato sopportabile la sua situazione se avesse avuto a che
fare soltanto con la famiglia Berkeley. Ma purtroppo cerano anche i tre
torturatori, Maltravers, Goumay e il barbiere Ogle. Costoro non lasciavano allexsovrano un momento di respiro: davano prova di grande inventiva nellesercizio
della crudelt e avevano iniziato una sorta di gara che avrebbe premiato linventore
dei pi raffinati supplizi.
Maltravers aveva escogitato di porre Edoardo allinterno del keep, in un
bugigattolo circolare di pochi piedi di diametro, in mezzo al quale si trovava un
pozzo ormai asciutto, un autentico trabocchetto. Sarebbe bastato un movimento
sbagliato per far precipitare il prigioniero in quella profonda buca. Edoardo
doveva dunque tenere continuamente gli occhi aperti; a quarantaquattro anni

ma ne dimostrava pi di sessanta se ne stava continuamente sdraiato su un


mucchietto di paglia, il pi possibile a ridosso della parete, e ogni volta che si
assopiva, il timore di essersi avvicinato troppo alla buca lo risvegliava di botto.
Al supplizio della paura, Goumay aggiunse quello dellodore. Faceva
raccogliere in campagna carogne puzzolenti di bestie, tassi catturati nella loro tana,
volpi, puzzole, o anche uccelli ben imputriditi, e li gettava poi nel trabocchetto, in
modo che il tanfo sprigionato da quelle carni ammorbasse la poca aria che il
prigioniero aveva a disposizione.
Ecco un po di buona cacciagione per il balordo! dicevano ogni mattina i
tre aguzzini quando veniva portato il solito carico di bestie putrefatte.
Anche il loro olfatto del resto era spesso sottoposto a dura prova, dovendo essi
soggiornare, tutti insieme o a turno, in una stanzetta in cima alla scala del keep,
dalla quale era possibile sorvegliare il bugigattolo dove lentamente lex-re si stava
consumando. Nauseanti zaffate arrivavano talvolta alle loro narici, ma erano
soltanto pretesto di grossolane facezie.
Ma quanto puzza quel rammollito! gridavano agitando i bossoli dei dadi
e tracannando boccali di birra.
Il giorno in cui giunse la lettera di Adamo Orleton, si consultarono a lungo.
Fra Guglielmo avevo loro tradotto il messaggio, togliendogli qualsiasi dubbio sul
suo autentico significato, ma sottolineando anche labile ambiguit con cui era
stato redatto. Per un quarto dora buono, i tre furfanti si erano dati delle gran
pacche sulle cosce, ripetendo bonum est bonum est! e torcendosi dal ridere.
Il messaggero un po ottuso che era stato loro inviato aveva fedelmente
trasmesso anche la parte orale del messaggio: Senza lasciar tracce.
Era proprio questo il punto che stavano discutendo.
Hanno davvero delle strane esigenze questi uomini di corte, vescovi o lord
che siano! disse Maltravers. Vogliono che si uccida e nello stesso tempo
vogliono che non si veda.
Come agire allora? Il veleno annerisce il corpo, e poi per procurarsene bisogna
rivolgersi a gente che domani potrebbe anche parlare. Lo strangolamento? Il
segno del laccio resta intorno al collo e la faccia diventa completamente blu.
Fu Ogle, lex-barbiere della Torre di Londra, che ebbe un colpo di genio.
Tommaso Goumay perfezion il piano proposto con qualche ritocco, e il lungo
Maltravers ci rise su a crepapelle mettendo a nudo tutte le gengive insieme agli
enormi denti.
Sar punito l dove ha peccato! grid.
Lidea gli sembrava davvero astuta.

Ma dovremo essere in quattro per questo disse Goumay. Tuo cognato


Tommaso potrebbe anche darci una mano.
Beh, sai che tipo Tommaso, rispose Maltravers.
Pronto a incassare le sue cinque lire al giorno, ma un cuore sensibile. Capace
di piantarci l a met del lavoro perch si sente male.
Credo che Towurlee, se gli promettiamo un buon compenso, ci aiuter
volentieri intervenne Ogle. E poi talmente stupido che anche se parlasse
nessuno gli crederebbe.
Decisero di attendere la sera. Gournay ordin alle cucine di preparare un buon
pasto per il prigioniero: un soffice pt, degli uccellini arrostiti allo spiedo, una
coda di bue con salsa. Edoardo non gustava niente di simile da quando era a
Kenilworth con il cugino Collotorto. E questo insolito trattamento suscit in lui
una reazione di stupore non privo di inquietudine, ma presto sostituito da un
senso di profondo sollievo. Anzich portargli una scodella sul pagliericcio, lo
avevano condotto nella stanza accanto, mettendolo a sedere su uno sgabello, cosa
che gli sembrava una raffinatezza inaudita come il gustare piatti di cui aveva
persino dimenticato il sapore. Nemmeno il vino gli venne lesinato, un buon
chiaretto che Tommaso di Berkeley si faceva mandare dallAquitania.
I tre carcerieri assistevano a quel banchetto scambiandosi strizzatine docchio.
Non avr nemmeno il tempo di digerirlo sussurr Maltravers a Goumay.
Il colossale Towurlee se ne stava sulla porta ostruendola completamente.
Adesso ti senti meglio, vero, my lord? disse Gournay quando lexsovrano ebbe terminato il suo pasto. E ora ti accompagneremo in una bella
camera dove troverai un comodo letto di piume.
Il prigioniero dal cranio rasato e dal lungo mento tremante gett ai suoi custodi
unocchiata sorpresa.
Avete ricevuto nuovi ordini? chiese.
Parlava con umilt e con paura.
S, s! Certo che abbiamo ricevuto degli ordini, e vedrai, my lord come ti
tratteremo bene! rispose Maltravers.
Abbiamo persino fatto accendere il fuoco dove tu dormirai, perch la sera
incomincia a far fresco, vero, Gournay? la stagione del resto: siamo alla fine di
settembre.
Il re dovette scendere quella stretta scala, attraversare il cortile erboso del keep, e
risalire dalla parte opposta. I suoi aguzzini non avevano mentito: cera una
camera, non una camera di lusso, naturalmente, ma una buona stanza pulita, e
imbiancata di fresco, con un letto dallo spesso materasso di piume e una specie di

braciere pieno di tizzoni ardenti. Faceva fin troppo caldo quasi.


La mente del re era agitata da confusi pensieri, e il vino gli faceva un po girare
la testa. Bastava dunque un buon pasto per restituirgli il piacere di vivere? Ma
quali erano i nuovi ordini? Cosera successo perch improvvisamente lo trattassero
con tanti riguardi? Forse una rivolta nel regno; Mortimer caduto in disgrazia
Ah, fosse stato cos! O, pi semplicemente, il giovane re si era finalmente
preoccupato della sorte di suo padre e aveva ordinato di trattarlo in modo pi
umano Ma anche se ci fosse stata rivolta e se tutto il popolo si fosse sollevato in
suo nome, mai Edoardo avrebbe accettato di ritornare sul trono, mai, lo giurava
davanti a Dio. Perch se fosse ridivenuto re, avrebbe ricominciato a commettere
errori: non era uomo atto a regnare. Un tranquillo convento: ecco quel che
sognava, poter passeggiare in un bel giardino, farsi servire piatti di suo gusto e
pregare anche. E lasciarsi ricrescer la barba e i capelli, a meno di non conservare
la tonsura; ma no, quella lama che ogni settimana gli passava sul cranio, gli aveva
lasciato troppo orribili ricordi. Quale negligenza e quale ingratitudine non
ringraziare il Creatore di quelle semplici cose che bastano a render piacevole la
vita: un pasto gustoso, una camera calda Cera un attizzatoio nel braciere
E sdraiati, my lord! Il letto buono, vedrai disse Goumay.
Indubbiamente il materasso era morbido. Che piacere ritrovare un vero letto!
Ma perch quei tre non se ne andavano? Maltravers se ne stava seduto su uno
sgabello, con i capelli che gli pendevano sulle orecchie e le mani fra le ginocchia,
a guardare il re. Goumay attizzava il fuoco. Il barbiere Ogle teneva in mano un
corno di bue e una seghetta.
Dormi, sire Edoardo, non badare a noi insistette Gournay. Noi
dobbiamo lavorare.
Che fai, Ogle? domand il re. Tagli un corno per bere?
No, my lord, non per bere. Taglio un corno e basta.
Poi, rivolgendosi a Goumay e indicando con lunghia del pollice un punto del
corno, aggiunse:
Credo sia la lunghezza giusta, non vi pare?
Luomo dai capelli rossi e dal viso di scrofa gli gett una rapida occhiata e
rispose:
S, credo che cos possa andare. Bonum est.
Poi ricominci a far vento sul fuoco.
La sega strideva sul corno, poi, quando questo fu diviso in due, il barbiere ne
tese la parte affilata a Gournay, che la prese, lesamin e vi inser lattizzatoio
rovente. Ne usc un odore che ammorb dun tratto la stanza. Lattizzatoio spunt

oltre la punta del corno. Gournay lo ripose sul braciere. Ma come poteva il re
dormire con tutto quellagitarsi intorno a lui? Lo avevano allontanato dal
trabocchetto pieno di carogne per affumicarlo con un corno bruciacchiato?
Dimprovviso Maltravers, sempre seduto e sempre continuando a guardare
Edoardo, gli chiese:
Il tuo Despenser che tanto amavi era solido di reni?
Gli altri due scoppiarono a ridere. Ma quel nome era bastato a produrre una
sorta di schianto nella mente di Edoardo. Cap che quegli individui fra pochi
istanti lo avrebbero ammazzato. Che si preparassero a infliggergli lo stesso atroce
trattamento riservato a Ugo il Giovane?
Non farete una cosa simile! Non mi ucciderete! url balzando
bruscamente a sedere sul letto.
Noi ucciderti, sire Edoardo? disse Gournay senza nemmeno voltarsi.
Come puoi crederlo? Abbiamo degli ordini, noi. Bonum est, bonum est
Su, torna a sdraiarti disse Maltravers.
Ma Edoardo non torn a sdraiarsi. I suoi occhi, in quella testa calva e scarnita,
passavano, come quelli di una bestia braccata, dalla nuca rossa di Tommaso
Goumay al lungo viso giallo di Maltravers e alle guance levigate di Ogle. Gournay
aveva di nuovo ritirato lattizzatoio dal fuoco e ne stava esaminando la punta
incandescente.
Towurlee! grid.
Il colosso, che stava aspettando nella stanza vicina, entr portando una pesante
tavola. Maltravers and a chiudere la porta e a darle un giro di chiave. Perch
quella tavola, quella spessa asse di quercia che di solito veniva posata su dei
cavalletti, quando nella stanza cavalletti non ce nerano? Fra le tante cose strane che
andavano accadendo intorno al re, quella tavola portata a braccia da un gigante
diveniva loggetto pi insolito, pi spaventoso. Come era possibile uccidere con
una tavola? Fu questo lultimo pensiero cosciente del re.
Avanti! disse Gournay, facendo cenno a Ogle.
Si avvicinarono, ognuno da un lato del letto, si gettarono su Edoardo e lo
rivoltarono a pancia in gi.
Ah, vigliacchi, carogne gridava lex-sovrano. No, non mi lascer
uccidere.
Si agitava, si dibatteva, tanto che anche Maltravers dovette venire a dare una
mano: e in tre quasi non ce la facevano a tenerlo fermo; il gigantesco Towurlee
fece un gesto come per venir loro in aiuto.
No, Towurlee, la tavola! url Gournay.

Allora Towurlee si ricord di quello che gli avevano ordinato. Sollev lenorme
asse e la lasci ricadere sulle spalle del re. Gournay alz la veste del prigioniero, e
abbass le brache la cui stoffa troppo lisa subito si ruppe. Era davvero uno
spettacolo grottesco un sedere messo a nudo in quel modo; ma ora gli assassini
non avevano pi voglia di ridere.
Il re, semistordito dal colpo e soffocando sotto la tavola che lo schiacciava sul
materasso, si dibatteva, scalciava. Quanta energia gli rimaneva!
Towurlee, prendilo per le caviglie! Ma no, non cos, tienile aperte! ordin
Gournay.
Il re era riuscito a liberare la nuca, e teneva il viso voltato da una parte per
respirare un poco. Maltravers gli premette la testa con entrambe le mani. E
Gournay afferr lattizzatoio dicendo:
Ogle! il momento di spinger dentro il corno.
Re Edoardo ebbe un ultimo disperato sussulto quando il ferro rovente gli
penetr nelle viscere: lurlo che egli lanci, attraversando i muri, attraversando il
keep, passando sopra le pietre tombali del cimitero, svegli la gente persino nelle
case del borgo. Quanti udirono quel grido lungo, lugubre, spaventoso, ebbero
subito la certezza che il re era stato assassinato.
Lindomani mattina gli abitanti di Berkeley salirono al castello per informarsi.
Venne loro risposto che effettivamente lex-re era spirato improvvisamente nel
corso della notte, lanciando un grande urlo.
Venite a vederlo, su, avvicinatevi dicevano Maltravers e Gournay ai
notabili e al clero. Adesso lo stanno vestendo. Entrate pure, tutti possono
entrare.
E gli abitanti del borgo poterono constatare che su quel corpo che si stava
lavando, e che ci si preoccupava di voltare e rivoltare sotto i loro occhi, non
cerano tracce di colpi, n piaghe, n ferite. Soltanto un orribile ghigno ne
deformava il volto.
Tommaso Gournay e John Maltravers si guardarono: era stata unidea brillante
quella di usare un corno di bue come veicolo dellattizzatoio. Proprio una morte
senza tracce: in unepoca cos fertile dinvenzioni nel campo dellomicidio,
avevano scoperto un metodo assolutamente perfetto.
La sola cosa che li preoccupava era il fatto che Tommaso di Berkeley se nera
andato prima dellalba, col pretesto di una faccenda da sbrigare in un castello
vicino. E che Towurlee, il colosso dal cranio minuto, si era messo a letto e
piangeva da parecchie ore.
Quello stesso giorno, Goumay part a cavallo per Nottingham, dove si trovava

la regina, per annunciarle il decesso dello sposo.


Tommaso di Berkeley rimase assente pi di una settimana, e sostenne poi di
non essere stato presente al castello al momento della morte. Al ritorno, ebbe
per la brutta sorpresa di apprendere che il cadavere era ancora in casa sua.
Nessun monastero dei dintorni aveva accettato di occuparsene. Berkeley dovette
cos tenersi il prigioniero chiuso in una bara per tutto un mese, durante il quale
continu a percepire i suoi cento scellini quotidiani.
Ora tutto il regno sapeva della morte dellex-sovrano; circolavano a questo
proposito strani racconti che non erano molto lontani dalla verit, e si sussurrava
che questo omicidio non avrebbe portato fortuna n a coloro che lo avevano
eseguito, n a quelli, per quanto altolocati fossero, che ne erano stati i mandanti.
Infine, un abate venne a ritirare il corpo, in nome del vescovo di Gloucester che
accettava di accoglierlo nella sua cattedrale. La salma di re Edoardo II fu caricata
su un carro ricoperto da una tela nera. Laccompagnarono Tommaso di Berkeley
con la famiglia, e la seguirono in corteo gli abitanti dei villaggi vicini. Ad ogni
sosta del convoglio, di miglio in miglio, i contadini piantarono una piccola
quercia.
Seicento anni dopo, alcune di queste querce esistono ancora, e proiettano
macchie dombra nera sulla strada che va da Berkeley a Gloucester.

1Le Marche gallesi (Marches) erano le terre di confine fra lInghilterra e il


Galles. (N.d.T.).
2Nel XIV secolo, la Torre di Londra costituiva ancora il limite orientale della
citt, ed era anzi separato dalla City vera e propria mediante i giardini dei
monasteri. Il Tower Bridge, naturalmente, non esisteva; il Tamigi era
attraversato soltanto dal London Bridge, a monte della Torre.
Se ledificio centrale, la White Tower, iniziato intorno al 1078 per ordine di
Guglielmo il Conquistatore, da un suo architetto, il monaco Gandulf, si presenta ai
nostri occhi, novecento anni dopo, praticamente nel suo aspetto originario i
restauri di Wren, infatti, pur avendo allargato le finestre lhanno ben poco
modificato laspetto generale della cittadella era invece allepoca di Edoardo II
assai diverso.
Le costruzioni dellattuale cinta non esistevano ancora, eccezion fatta per la St.
Thomas Tower e per la Middle Tower, dovute rispettivamente a Enrico III e Edoardo
I. Le mura esterne erano quelle che costituiscono oggi la seconda cinta, un insieme
pentagonale di dodici torri edificato da Riccardo Cuor di Leone e continuamente
rimaneggiato dai suoi successori.
Ci si pu rendere conto della straordinaria evoluzione dello stile medioevale nel
corso di un secolo, confrontando la White Tower (fine dellXI), che, nonostante
limponenza della massa, conserva nella forma e nelle proporzioni uneco delle
antiche ville gallo-romane, con le fortificazioni di Riccardo Cuor di Leone (fine
del XII) che la circondano; queste ultime hanno gi le caratteristiche della fortezza
classica, come Chteau-Gaillard in Francia, costruito del resto dallo stesso
Riccardo I, o come le successive costruzioni angioine di Napoli.
White Tower il solo monumento che resti praticamente intatto dello stile
architettonico dellanno mille, e che sia stato effettivamente utilizzato nel corso di
tutti questi secoli.
3Il termine constable, che una ferma contratta di connestabile e che oggi
riferito a un funzionario di polizia, era il titolo ufficiale del comandante della
Torre. Il constable era assistito da un luogotenente e comandante in seconda.
Queste due cariche esistono ancora, ma sono divenute puramente onorifiche e
affidate a militari illustri giunti al termine della loro carriera. Il comando
effettivo della Torre ora esercitato dal major, anchesso un ufficiale generale.
Come si vede, esiste qui un ordine gerarchico che esattamente linverso di
quello dei gradi dellesercito.
Il major risiede alla Torre, nellAlloggio del re o della regina una
costruzione del periodo Tudor, adiacente alla Bell Tower; il primo Alloggio del re,
che risaliva allet di Enrico I, stato demolito sotto Cromwell. Allepoca del nostro
racconto inoltre 1323 la Cappella di San Pietro comprendeva soltanto la parte
romanica delledificio attuale.
1Tenetevi pronto per questa sera, milord.
2Verr via con noi.
3E il vescovo?
4Vi aspetter fuori, a buio.
4Nel 1504 contro re Enrico I di Francia. Ruggero I Mortimer era nipote di

Riccardo I Senza Paura, terzo duca di Normandia e nonno del Bastardo


Conquistatore.
5Lo scellino (shilling) era a quellepoca ununit di valore, non una moneta vera
e propria; come del resto la lira o il marco. La moneta di maggior valore in
circolazione era il penny. Bisogner attendere il regno di Edoardo III per veder
apparire delle monete doro, il florin e il noble. Lo scellino dargento entrer
invece in circolazione solo nel XVI secolo.
6Si trattava, assai probabilmente della torre di Beauchamp, che per non
portava ancora questo nome attribuitole soltanto a partire dal 1397, quando vi
venne rinchiuso Tommaso di Beauchamp, conte di Warwick e curiosa
coincidenza nipote di Ruggero Mortimer. Ledificio era stato costruito durante
il regno di Edoardo II ed era quindi recentissimo allepoca del nostro racconto.
Le finestrelle delle latrine erano spesso il punto debole degli edifici fortificati.
Attraverso unapertura di questo tipo, infatti, i soldati di Filippo Augusto, dopo un
assedio che minacciava di non produrre alcun risultato, poterono una notte
penetrare a Chteau-Gaillard, la grande fortezza francese di Riccardo Cuor di
Leone.
5Chi va l?
6Avanti, presto.
7Il termine Parlamento, che significa esattamente assemblea, stato applicato in
Francia e in Inghilterra a istituzioni di origine comune cio, in partenza, un
ampliamento della curia regis ma che assunsero in un fase successiva forme e
attribuzioni completamente diverse.
Il Parlamento francese, prima mobile e poi fisso a Parigi anche se in seguito
si costituirono Parlamenti secondari in provincia era unassemblea giudiziaria
che amministrava la giustizia in nome e per ordine del sovrano. Era il re che ne
nominava i membri, dapprima per la durata di una sessione; e poi, a partire dalla
fine del Duecento e dei primi anni del Trecento, vale a dire dal regno di Filippo il
Bello, per tutta la vita.
Le competenze del Parlamento francese comprendevano i grandi conflitti di
interessi privati, i processi intentati da singoli cittadini alla Corona, i procedimenti
penali interessanti la vita dello Stato, le contestazioni sorte a proposito
dellinterpretazione delle consuetudini, insomma tutto ci che si riferiva alla
legislazione generale del regno, compresa persino, come si vede allinizio del regno
di Filippo V, la legge di successione al trono. Ma, ripetiamo, il carattere e le funzioni
del Parlamento erano esclusivamente giudiziari e giuridici.
La sola forza politica a disposizione del Parlamento francese consisteva nel fatto
che nessun atto regale, ordinanza, editto, decreto di grazia etc., era valido senza la
registrazione e la ratifica del Parlamento stesso, che tuttavia incominci a valersi
veramente di questo suo diritto di veto soltanto fra la fine del Trecento e linizio del
Quattrocento, in unepoca cio in cui la monarchia era assai debole.
Il Parlamento inglese, invece, era si unassemblea giudiziaria, cui erano avocati
i maggiori processi, ma anche unassemblea politica. Nessuno poteva sedervi di
diritto: era una specie di gran consiglio allargato cui il sovrano nominava chi gli
pareva, cio i membri del suo Consiglio Ristretto, i grandi signori del regno, laici o

ecclesiastici, e i rappresentanti delle contee e delle citt, scelti in genere fra gli
sceriffi.
In origine, la sua funzione politica era limitata a un duplice scambio di
informazioni: il re informava i rappresentanti del suo popolo, da lui stesso scelti,
delle disposizioni generali che intendeva prendere, e i rappresentanti a loro volta
informavano il sovrano con petizioni o esposizioni orali, dei desiderata delle classi o
delle regioni cui essi appartenevano.
In teoria, il re dInghilterra era dunque il solo padrone del suo Parlamento, che
era in effetti un uditorio privilegiato al quale chiedeva soltanto una specie di
adesione simbolica e passiva alle decisioni della sua politica. Ma ogni volta che i re
dInghilterra si trovarono in gravi difficolt, o quando accadde loro di mostrarsi
deboli o incapaci, i Parlamenti che essi stessi avevano nominato, si mostrarono pi
esigenti, si attribuirono un potere apertamente deliberante, e imposero al sovrano la
propria volont, o per lo meno lo costrinsero a tener conto delle opinioni da esso
espresse.
Il precedente della Magna Charta, imposta nel 1215 a Giovanni Senza Terra dai
suoi baroni, e che elencava nella loro essenza le libert inglesi, rimase sempre
presente nello spirito dei Parlamenti. Quello del 1311, per esempio, costrinse
Edoardo II ad accettare delle norme in base alle quali veniva istituito un consiglio
di ordinatori composto da grandi baroni, eletti dal Parlamento, che esercitavano di
fatto il potere in nome del sovrano.
Edoardo II lott tutta la vita contro queste disposizioni, che aveva in un primo
tempo respinto, accettandole soltanto dopo la disfatta inflittagli nel 1314 dagli
scozzesi a Bannockburn. Riusc ad annullarle solo nel 1322, quando pot
approfittare delle discordie scoppiate fra gli ordinatori per sbaragliare nelle
battaglie di Shrewsbury e di Boroughbridge il partito Lancaster-Mortimer che era
sceso in armi contro di lui.
Ricordiamo infine che il Parlamento inglese non aveva sede stabile, ma poteva
essere convocato dal sovrano, o chiedere di essere convocato, in qualunque citt del
regno in cui il re si fosse trovato.
8Nel 1318, cio cinque anni prima, Ruggero Mortimer di Wigmore, nominato
Gran Giudice e luogotenente del re dInghilterra in Irlanda, aveva sconfitto, alla
testa di un esercito dei baroni delle Marche, Edoardo Bruce, re dIrlanda e
fratello di re Roberto Bruce di Scozia. La cattura e luccisione di Edoardo Bruce
segnarono la fine del regno irlandese. Ma lautorit del re dInghilterra venne
tenuta in scacco ancora per molto tempo.
9La questione della contea di Gloucester, una questione assai confusa e
intricata, nacque dalle pretese avanzate sulla contea stessa da Ugo Despenser il
Giovane, pretese che non avrebbero mai trionfato, se egli non fosse stato il
favorito del re.
Ugo il Giovane, non contento di aver ottenuto come parte delleredit spettante
alla moglie tutto il Glamorgan, esigeva contro tutti i cognati, e in particolare contro
Maurizio di Berkeley, gli interi possedimenti del defunto conte, suo suocero. I nobili
del sud e dellovest dInghilterra si erano irritati, e Tommaso di Lancaster aveva
assunto il comando degli oppositori, con tanto pi ardore in quanto nellopposto

schieramento si trovava anche il suo peggiore nemico, quel conte di Warenne che gli
aveva portato via la moglie, la bella Alice.
I Despenser, temporaneamente esiliati per una decisione del Parlamento
promulgata sotto la pressione dei Lancaster in armi, erano stati subito richiamati,
poich Edoardo non intendeva vivere n lontano dallamante n sotto la tutela del
cugino Tommaso.
Il ritorno dei Despenser al potere aveva provocato il riaccendersi della rivolta,
ma Tommaso di Lancaster, sfortunato in battaglia come lo era stato nel
matrimonio, guid malissimo la coalizione. Non accorrendo tempestivamente in
aiuto dei baroni delle Marche gallesi, permise che venissero sconfitti nel gennaio
1322 a Shrewsbury, dove i due Mortimer vennero presi prigionieri, mentre lui,
che invano aveva atteso nello Yorkshire i rinforzi dalla Scozia, fu sbaragliato due
mesi dopo a Boroughbridge, e condannato a morte subito dopo.
10I Cinque Porti (Cinque Ports) erano delle citt portuali sulle coste inglesi del
Kent e del Sussex, cinque appunto in origine (Dover, Sandwich, Romney,
Hastings e Hyte) anche se in seguito altre vennero ad aggiungersene. Avevano
particolari privilegi concessi loro da Edoardo il Confessore (1050 circa) e
confermati nel 1278 da una carta di Edoardo I. Questi privilegi si riferivano
soprattutto alla giurisdizione civile e penale; in cambio i Cinque Porti si
impegnavano a fornire navi e marinai ogni volta che il re lo avesse loro richiesto.
(N.d.T.).
11Secondo il Calendar of close rolls, il decreto del vescovo di Exeter risale al 6
agosto 1323. Altri ordini concernenti laffare Mortimer vennero inviati il 10
agosto agli sceriffi della contea di Kent, e il 26 personalmente al conte di Kent.
Sembra che sino allinizio dottobre, re Edoardo ignorasse dove si era rifugiato
levaso.
12Maria di Francia, la pi antica poetessa francese, visse nella seconda met del
XII secolo alla corte di Enrico III Plantageneto, condottavi, o chiamatavi, da
Eleonora dAquitania, principessa infedele, almeno al suo primo marito re di
Francia, ma certamente raffinata, al punto da crearsi attorno in Inghilterra un
vero centro darte e di poesia. Eleonora era del resto nipote del duca Guglielmo
IX, anchegli poeta.
Le opere di Maria di Francia ottennero immenso successo non soltanto durante
la vita della scrittrice, ma anche in tutto il Duecento sino allinizio del XIV secolo.
(N.d.A.).
La raccolta delle sue poesie, pubblicate intorno al 1180, e ispirate ad antiche
leggende brettoni, ha per titolo Lais. Laid o loid vale in irlandese canzone, melodia.
(N.d.T.).
13Lhypocras era uninfusione di cannella, di mandorle dolci e di piccole dosi di
muschio e ambra in un vino edulcorato e zuccherato (N.d.T.).
14La compagnia dei Tolomei, con quella dei Buonsignori la pi importante
banca senese, era potentissima e celeberrima sin dallinizio del XIII secolo. Il
suo principale cliente era il papato, e il suo fondatore, Tolomeo Tolomei, aveva
partecipato a una ambasceria presso papa Alessandro III. Sotto Alessandro IV, i
Tolomei furono i soli banchieri della Santa Sede; sotto Urbano IV vennero

nominalmente esclusi dalla scomunica decretata contro Siena fra il 1260 e il


1273. Fu intorno a questepoca (fra la fine del regno di San Luigi, e linizio di
quello di Filippo III) che i Tolomei incominciarono a partecipare alle grandi fiere
della Sciampagna, e Spinello fond a Parigi la filiale francese della compagnia.
A Siena esistono ancora una piazza e un palazzo Tolomei.
15Il decreto di Carlo IV che vietava lesportazione delle monete francesi fu
certamente allorigine di una speculazione, come si pu capire dal fatto che,
quattro mesi dopo, ne venne promulgato uno nuovo che proibiva di acquistare
oro e argento a un corso pi alto di quello delle monete del regno. Un anno dopo,
i mercanti italiani si videro togliere i loro diritti di borghesia, il che non significa
che furono costretti a lasciare la Francia, ma solo che dovettero ancora una volta
comperare lautorizzazione a tenervi commercio.
16Il 19 novembre 1323. Giovanni di Cherchemont, signore di Nemours en
Poitou, canonico di Notre-Dame di Parigi, tesoriere della cattedrale di Laon, era
gi stato cancelliere negli ultimi anni del regno di Filippo V. Carlo IV, salito al
trono, lo aveva sostituito con Pietro Rodier. Ma Carlo di Valois, di cui
Cherchemont aveva saputo guadagnarsi il favore, gli restitu quel giorno lantica
carica.
Il cancelliere, depositano del sigillo regale, preparava la redazione degli atti e
dei decreti, accentrava su di s i compiti dei ministri della Giustizia, degli Affari
esteri, e degli Affari ecclesiastici, e presiedeva infine di diritto a tutte le commissioni
giudiziarie. Assumendo la sua carica doveva accettare questo giuramento:
Giurate davanti al re nostro sire di servirlo e consigliarlo bene e lealmente a
onore e profitto suo e del regno, davanti a tutti e contro tutti; di conservargli il suo
patrimonio e la cosa pubblica del suo suddetto regno per quanto in vostro potere,
di non servire altro padrone e signore allinfuori di lui, di non accettare dora
innanzi posizioni, pensioni, profitti e benefici, n altri doni da qualsiasi signore o
dama senza il consenso e la licenza del detto signor re, e di non impetrare n far
impetrare da altri senza sua licenza a tale effetto; e se da qualche signore o dama
avete avuto in passato o avete ancora, pensioni, posizioni o altri doni e benefici,
dovrete rinunciarvi completamente; e insieme non riceverete da nessun personaggio
doni capaci di corrompervi. Questo giurate sui Santi Vangeli di Dio che a tale scopo
dovrete ora toccare.
17Durante il Medioevo veniva chiamato Piccola Armenia il regno fondato in
Cilicia dagli armeni che vi erano emigrati durante le Crociate. (N.d.T.).
18Il progetto presentato al papa, dopo il Consiglio reale di Guisors del luglio
1323, prevedeva che al re sarebbero state devolute 300.000 lire sulle 400.000
indicate come spese accessorie. Ma era anche previsto e si scorgeva in questo
lo zampino di Valois che se per una ragione qualsiasi il re di Francia non
avesse preso il comando della spedizione, detto comando sarebbe allora spettato
di diritto a Carlo di Valois che avrebbe cos beneficiato a titolo personale dei
sussidi forniti dal papa.
19Si dimentica generalmente che di guerre dei centanni tra Francia e
Inghilterra ce ne sono state due.
La prima, che dur dal 1152 al 1259, termin ufficialmente col trattato di Parigi

concluso da San Luigi al quale qui si accenna. Fra il 1259 e il 1328, i due paesi si
affrontarono altre due volte in conflitto armato, e sempre per la questione
dellAquitania; precisamente nel 1294 e, come vedremo, nel 1324. La seconda
Guerra dei CentAnni, scoppiata nel 1328, non avr pi come oggetto lAquitana,
ma la successione al trono di Francia.
20Questo soltanto un esempio dellestremo stato di confusione cui era giunto
quel sistema feudale, che solitamente ritenuto estremamente semplice; ed
effettivamente in origine lo era, salvo poi ingarbugliarsi nelle complicazioni nate
dalla sua attuazione pratica. questo daltronde un difetto, pi esattamente una
nemesi, comune a tutti i sistemi politici, di cui finisce per provocare il crollo.
Bisogna tener presente che la questione di Saint-Sardos o, in generale, quella
dellAquitania, non costituivano eccezione, e che la stessa situazione si presentava
anche nellArtois, nella Fiandra, nei regni di Spagna, in quello di Sicilia, nei
principati tedeschi, in Ungheria, e, insomma, in tutta Europa.
21Questi dati sono stati calcolati dagli storici in base a documenti del Trecento, e
cio sul censimento del numero delle parrocchie, e dei focolari compresi in ogni
parrocchia, supponendo una media di quattro abitanti per focolare. E sintendono
riferiti agli anni intorno al 1328.
Durante la seconda Guerra dei centanni, le battaglie, le carestie e le epidemie
diminuirono di oltre un terzo il totale della popolazione; bisogn attendere quattro
secoli perch la Francia ritrovasse il livello demografico ed economico, che aveva
raggiunto sotto Filippo il Bello e i suoi figli. Ancora allinizio dellOttocento, in
cinque dipartimenti, francesi, la densit media della popolazione non aveva
raggiunto la cifra del 1328. E persino ai nostri giorni, alcune citt, prospere nel
Medio Evo e rovinate dalla Guerra dei CentAnni, sono al di sotto del livello cui
allora erano arrivate. Pu bastare questo a dimostrare quanto sia costata al paese
la guerra con gli inglesi.
22Le buccine (stessa origine del buccinimi romano) erano lunghe trombe diritte
o leggermente ricurve che venivano impiegate per chiamare a battaglia le truppe.
La tromba corta, che aveva fatto la sua prima apparizione nel Duecento,
soppiant definitivamente la buccina solo nel XV secolo.
23I libri dore erano volumi che contenevano il breviario, diviso, come noto, in
ore (mattutino, vespro etc.). Molti di questi libri contenevano delle miniature,
generalmente secondo un modello iconografico fisso. (N.d.T.).
24Il tremerel era un gioco di dadi e di gettoni che pare sia stato lantenato del
trictrac e del domino.
7In italiano nel testo.
25Qualcuno potr meravigliarsi leggendo che delle bocche da fuoco furono
impiegate allassedio di La Role del 1324. infatti tradizione far risalire la
comparsa dellartiglieria a polvere alla battaglia di Crcy del 1346.
In realt, Crcy fu la prima battaglia in cui lartiglieria venne utilizzata in campo
aperto e in guerra di movimento. Si trattava comunque di armi di calibro
relativamente piccolo che non provocarono n gravi danni n grande impressione.
Alcuni storici francesi ne hanno tuttavia esagerato gli effetti per giustificare una
disfatta dovuta assai pi alla focosa imbecillit di re Filippo VI e dei suoi baroni che

allimpiego di nuove armi da parte nemica.


Le bocche da polvere di Crcy erano unapplicazione della grande artiglieria da
fuoco, gi usata negli assedi da una ventina danni, insieme allartiglieria classica
si potrebbe anzi definirla lartiglieria antica, dato che era assai poco mutata
dallepoca di Cesare, o addirittura di Alessandro Magno per lanciare sulle citt,
con un sistema di leve, di bilancieri, di contrappesi e di molle, palle di pietra o
materiali incandescenti. Le prime bombarde lanciavano dunque soltanto palle di
pietra, come le baliste, i mangani e le catapulte in genere. La novit era costituita
dal sistema di lancio. Sembra provato che lartiglieria a polvere sia originaria
dellItalia, poich il metallo di cui erano rivestite le bombarde veniva chiamato
ferro lombardo I pisani si valevano di queste macchine negli anni di cui ci stiamo
occupando.
Carlo di Valois fu con ogni probabilit il primo stratega che in Francia si sia
valso di questa nuova artiglieria ancora agli esordi. Ne aveva dato lordinazione fin
dallaprile 1324 e si era messo daccordo con il siniscalco della Linguadoca perch
venisse concentrata a Castelsarrasin. quindi evidente che suo figlio Filippo VI non
dovette avere molte ragioni di meraviglia davanti ai piccoli proiettili che vennero
lanciati contro di lui a Crcy.
26Ricordiamo che il re di Francia non era pi in questo periodo il sovrano di
Avignone. Filippo il Bello, infatti, si era preoccupato di cedere al re di Napoli i
suoi diritti di cosignore di questa citt per non aver laria di fronte al mondo di
tenere il papa sotto la sua diretta tutela. In realt, grazie alla guarnigione posta
a Villeneuve e alla stessa posizione geografica della sede pontificia, egli aveva la
possibilit di sorvegliare da vicino e la Santa Sede e la Chiesa.
27Il che in effetti avvenne del 1330, quando i romani elessero lantipapa Nicola
V.
28Il Castello dei Papi che esiste tuttora assai diverso dal palazzo di Giovanni
XXII, del quale sopravvive soltanto qualche elemento nella parte detta palazzo
vecchio. Lenorme edificio, che costituisce il pi illustre monumento di
Avignone, fu soprattutto opera di Benedetto XII, Clemente VI, Innocenzo VI e
Urbano V. Le costruzioni di Giovanni XXII vennero interamente riadattate e
assorbite, al punto che nella nuova sistemazione praticamente scomparvero.
Resta per il fatto che fu Giovanni XXII il vero fondatore del Palazzo dei Papi.
29Dieci anni dopo Giacomo Fournier sarebbe divenuto papa Benedetto XII.
30Giovanni XXII disponeva nel suo palazzo anche di un serraglio, ove erano
rinchiusi, fra gli altri animali, un leone, due struzzi e un cammello.
31Il letto di giustizia era propriamente il trono sul quale sedeva il re al
Parlamento parigino durante le sedute pi solenni. (N.d.T.).
32Valeva la pena porre questa domanda perch nel Medio Evo i prncipi avevano
spesso sei o addirittura otto padrini e madrine. Ma, secondo il diritto canonico,
erano ritenuti tali soltanto coloro che avevano effettivamente tenuto il bambino al
fonte battesimale. Il processo di annullamento del matrimonio fra Carlo IV e
Bianca di Borgogna, che non era mai stato tradotto prima dello studio che ne
abbiamo fatto fare noi, uno dei documenti pi preziosi per chi intende
conoscere nei particolari le cerimonie religiose delle famiglie reali. Il pubblico vi

assisteva numeroso, ed era un pubblico assai misto: il popolino accorreva come a


uno spettacolo, e gli officianti erano quasi soffocati dalla folla. Affluenza e
curiosit erano paragonabili a quelle che si verificano oggi per le nozze delle
dive del cinema, e del pari assente ne era il raccoglimento.
33Gli affratellamenti per scambio e mescolanza del sangue, praticati sin dalla
pi remota antichit e nelle societ cosiddette primitive, erano ancora in uso alla
fine del Medio Evo. Esistevano nellIslam, ed erano frequenti fra la nobilt
dAquitania, forse per una tradizione mutuata dai Mori. Se ne ritrovano tracce in
certe deposizioni presentate al processo dei Templari. E sembra che si pratichino
ancor oggi, con caratteri di contromagia, in alcune trib gitane.
Laffratellamento poteva suggellare un patto damicizia o di cameratismo, come
il patto damore, pi o meno spirituale. I pi celebri affratellamenti descritti
nella letteratura cavalleresca medioevale sono quelli contratti dal conte Gerardo
di Roussilon con la figlia dellimperatore di Bisanzio (alla presenza dei rispettivi
coniugi), dal cavaliere Gauvain, dalla contessa di Die e dal famosissimo
Perceval.
34Lagnel era unantica moneta doro francese, cos chiamata perch vi era
appunto raffigurato un agnello pasquale. (N.d.T.).
35La zanna di narvalo, pi esattamente di liocorno, veniva usata nel Medio Evo
come pietra di paragone per accertarsi della presenza eventuale di veleno nei
cibi e nelle bevande. (N.d.T.).
36Questa dispensa gli era stata accordata da Clemente V nel 1313. Carlo di
Valois aveva allora soltanto quarantatr anni.
8Il reverendissimo e santissimo vescovo di Exeter? Sono il canonico e il cancelliere
della contessa dArtois.
9Il barone di Mortimer vive in aperto concubinaggio con la regina Isabella.
10Di Carlo, figlio del re di Francia, conte di Valois e dAnjou.
37Wautier, o Wauter, o Vautier, secondo le diverse redazioni, sta sempre per
Walter. E si tratta sempre di Walter Stapledon, lord tesoriere. Loriginale di tutte
le lettere che vengono qui citate in francese, come tutta la corrispondenza dei
re inglesi di quellepoca che non sia in latino.
38Si ricordi che i sei pari laici erano allora i duchi di Borgogna, di Bretagna e
dAquitania (questultimo era dunque in quel momento il giovane principe
Edoardo), i conti di Valois e di Fiandra e la contessa dArtois. Qualcuno
potrebbe anche stupirsi del fatto che Giovanni di Marigny, che allepoca di
Filippo il Bello reggeva larchidiocesi di Parigi, e che costituiva pertanto la pi
importante giurisdizione di Francia, era divenuto vescovo di Beauvais. Non
bisogna per considerare questo un passo indietro, anzi; il vescovato di Beauvais
costituiva infatti una delle sei parie ecclesiastiche, e larcivescovato di Sens no.
39Si ricordi che mentre lanno tradizionale incominciava il primo gennaio,
quello amministrativo non aveva inizio che a Pasqua. possibile che in unepoca
di lente comunicazioni, questa differenza avesse per scopo di permettere sia di
riscontrare i conti di tutti i funzionari regi, sia di sbrigare gli affari in sospeso; in
modo da inaugurare ufficialmente lannata solo dopo la presentazione al re del
bilancio del precedente esercizio.

11In italiano nel testo.


12In italiano nel testo.
40Questo modo di far viaggiare un bambino, bench tuttaltro che comodo, era
piuttosto diffuso. Infatti, alla fine del XIII secolo e allinizio di quello successivo,
le selle da viaggio pur possedendo un altissimo arcione posteriore a forma di
schienale, cui sappoggiava il cavaliere, mancavano di pomo ed erano assai
piatte sul garrese del cavallo.
La sella da battaglia era invece munita di un arcione anteriore assai alto, perch
il cavaliere, pesantemente armato e soggetto a violentissimi colpi, potesse stare
praticamente incastrato fra il pomo e larcione posteriore.
13In italiano nel testo.
14In italiano nel testo.
41Il baratto fra Filippo V e Clemenza era stato concluso nellagosto 1317. Lexregina possedeva anche, per dono o eredit di Luigi il Testardo, i castelli di
Corbeil, Fontainebleau, Moret, Flag, Lorrez-le-Bocage, Grez-en-Gtinais,
Nemour, nonch parecchie terre in Normandia: le case e i manieri di Manneville,
Hbicourt, Saint-Denis-de-Fermeil, Wardes, Marigny, e Dompierre, e le foreste di
Lyons e Bray.
Clemenza per non prese subito dimora al Tempio; si ritir prima, per consiglio
del papa, in un convento di Aix-en-Provence, e mise in pegno i suoi gioielli in attesa
di saldare i molti debiti che una strana mania di prodigalit laveva indotta a
contrarre dopo la vedovanza e la sfortunata maternit, prodigalit che i redditi di
tutte le sue terre non erano sufficienti a permettere.
42Quattrocentosessantasette anni pi tardi, da questa stessa porta della torre del
Tempio, sarebbe uscito per salire al patibolo Luigi XVI. Non si pu fare a meno
di pensare che la maledizione dei Templari ebbe una certa efficacia sulla stirpe
capetingia.
43Chalis, nella foresta di Ermenoville, uno dei pi antichi monumenti gotici
dellle-de-France. Su questo ex-priorato dipendente dai monaci di Vzelay, re
Luigi VI il Grosso un anno prima di morire, cio nel 1136, aveva fondato un
enorme monastero, del quale, dopo le distruzioni dellepoca rivoluzionaria,
sopravvivono soltanto imponenti rovine. San Luigi vi soggiornava di frequente;
Carlo IV vi fu per breve tempo nel maggio e nel giugno del 1322, oltre che nel
giugno 1326 quando si svolse il Consiglio di cui in queste pagine. Allinizio del
marzo 1329 vi si rec Filippo VI e pi tardi Carlo V. Durante il Rinascimento,
quando ne era abate commendatario il cardinale di Ferrara Ippolito dEste vi
trascorse due mesi il Tasso.
Il fatto che i re, in Francia come in Inghilterra, soggiornassero con molta
frequenza nelle abbazie e nei monasteri, non era tanto dovuto alla piet religiosa dei
sovrani quanto al fatto che nel Medio Evo i frati avevano una specie di monopolio
dellindustria alberghiera. Non esisteva convento di qualche importanza che non
avesse il suo ostello, generalmente pi confortevole dei castelli limitrofi. I sovrani
in viaggio vi si installavano dunque con la loro corte ambulante come adesso
prenotano per s e per il proprio seguito un piano in un grande albergo di qualche
capitale, o citt termale o stazione balneare.

44Banderese era un titolo che veniva attribuito a quei signori cui era
riconosciuto il diritto di levar bandiera, cio di formare una compagnia
militare con i propri vassalli. (N.d.T.).
45Con la lettera del 19 giugno 1326. E inoltre, amato figlio, vi ordiniamo di non
sposarvi fin quando non sarete tornato da noi, e senza il nostro consenso e
comando E non prestate orecchio ad alcun consiglio contrario alla volont di
vostro padre, come il saggio re Salomone vi insegna.
46Harwich aveva ottenuto lo statuto di borgo comunale mediante un decreto
promulgato da Edoardo II nel 1318. Sarebbe presto diventato il massimo porto
per i traffici con lOlanda e il luogo (Rimbarco delle truppe inglesi durante la
guerra dei CentAnni. Quattordici anni dopo esservi sbarcato con la madre, come
qui si racconta, Edoardo III ne sarebbe partito per sferrare la battaglia
dellEcluse che avrebbe iniziato la lunga serie delle disfatte navali subite dai
francesi ad opera dellInghilterra. Nel Cinquecento fu qui che avvenne lincontro
fra lesploratore sir Martin Frobisher e sir Francis Drake, che gi aveva
distrutto lArmata di Filippo V. E fu ancora ad Harwich che salparono per
lAmerica i famosi passeggeri del Mayflower comandato dal capitano
Christopher Jones. Infine vi abit Nelson.
15Nos Hennuyers ne sennuient pas: gioco di parole.
47Giovanni di Hainaut, essendo straniero, non presenzi a questo Consiglio, cui
partecip invece e pu essere interessante sottolinearlo quellEnrico di
Beaumont, nipote di Giovanni di Brienne re di Gerusalemme e imperatore di
Costantinopoli che aveva aderito al partito di Mortimer quando lo avevano
escluso dal Parlamento inglese prendendo a pretesto la sua origine straniera.
48Non bisogna confondere la carica di maresciallo dInghilterra, di cui era
allora insignito il conte di Norfolk, con quella di maresciallo delloste.
Il maresciallo dInghilterra corrispondeva a quello che era in Francia il
connestabile (un generalissimo, lo chiameremo oggi). E la leggerezza di Edoardo II
dimostrata anche dallaver affidato una carica tanto importante a un giovanotto
privo di autorit e debole di carattere quale il suo fratellastro Norfolk.
Il maresciallo delloste uno in Inghilterra contro due in Francia
corrispondeva allincirca agli attuali capi di stato maggiore.
49 molto probabile che Despenser il Vecchio abbia scaricato in particolare sui
baroni e sullo scarso ardore che essi avevano dimostrato in battaglia, la
responsabilit della disfatta di Bannockburg del 1314. I baroni, infatti, avevano
chiesto al re di concedere allesercito una giornata di riposo, ma Edoardo, in uno
dei suoi soliti accessi di collera, aveva loro imposto di muovere immediatamente
allattacco. Stanchi e irritati, essi resistettero assai debolmente al nemico e
furono presto volti in fuga.
50La Gerarchia celeste un importante e diffuso trattato di teologia mistica che
il Medio Evo attribu a Dionigi lAreopagita, primo vescovo di Atene e discepolo
di San Paolo. Oggi si dimostrato che esso opera di uno scrittore,
probabilmente siriano, del V secolo. La sua classificazione degli spiriti angelici
venne usata anche da Dante nel Paradiso. (N.d.T.).
51La carta di Riccardo il Bello, conservata nella cattedrale di Hereford, precede

di qualche anno la nomina di Adamo Orleton a questa diocesi. Fu per durante il


suo episcopato che essa si rivel oggetto miracoloso.
uno dei documenti pi curiosi sulla concezione medioevale delluniverso, e una
stranissima sintesi grafica delle conoscenze dellepoca. La carta tracciata su un
foglio di pergamena sottile piuttosto grande: la terra vi inscritta in un cerchio che
ha al centro Gerusalemme, in alto lAsia e in basso lAfrica, e sul quale segnata la
collocazione sia del Paradiso Terrestre che del Gange. Al centro delluniverso
sembra essere il bacino mediterraneo con ogni sorta di disegni e di iscrizioni sulla
fauna, letnologia e la storia, secondo deduzioni tratte dalla Bibbia, dal naturalista
Plinio, dai padri della Chiesa, dai filosofi pagani, dai bestiari medioevali e dai
romanzi cavallereschi.
Intorno alla carta in cerchio questa iscrizione: La terra rotonda stata
misurata per la prima volta da Giulio Cesare.
Non mancano in questo documento, o almeno nella sua ispirazione, influenze
magiche.
La biblioteca della cattedrale di Hereford , a nostra conoscenza, la pi ricca
delle librerie a catena che ancora sopravvivono, in quanto comprende 1440 volumi.
strano e ingiusto che il nome di Adamo Orleton venga cos raramente
menzionato negli studi su Hereford, quando fu questo prelato a far costruire il
principale monumento della citt, cio la grande e bella torre della cattedrale,
innalzata appunto sotto la sua amministrazione.
52Questi castelli normanni, che si incominciarono a costruire poco dopo lanno
Mille, secondo un modello rimasto immutato sino agli inizi del Cinquecento
con i keeps quadrati nel primo periodo, e tondi, detti a conchiglia, a partire
dal XII secolo seppero resistere a tutto, al tempo come agli eserciti cedendo
pi spesso a intrighi politici che a imprese militari, ed esisterebbero ancora oggi,
quasi intatti, se Cromwell non li avesse fatti smantellare e parzialmente
distruggere quasi tutti, salvo tre o quattro. Kenilworth dodici miglia a nord di
Stratford-on-Avon.
53I cronisti e quegli storici, che sulla loro scia considerano gli spostamenti cui
Edoardo venne costretto verso la fine della sua vita semplice espressione di
gratuita crudelt, non sembrano aver inteso il rapporto fra gli spostamenti stessi
e la guerra di Scozia. Fu il giorno stesso in cui fu consegnata la sfida di Roberto
Bruce che si ordin a Edoardo II di lasciare Kenilworth; e fu nel momento in cui
la guerra ebbe fine che gli si fece nuovamente mutare residenza.
54Berkeley Cosile una delle quattro fortezze normanne sfuggite al generale
smantellamento ordinato da Cromwell; e probabilmente la pi antica dimora
abitata dInghilterra. Gli attuali proprietari sono ancora dei Berkeley,
discendenti da Tommaso di Berkeley e da Margherita Mortimer.
Tutti questi nomi sono storici. Le et sintendono allanno 1323.