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La struttura concettuale

del museo e la sua origine


Il circuito comunicativo dell’opera
d’arte
Abbiamo visto come funziona la comunicazione e
l’importanza del codice, del segno e del contesto.

Per quanto riguarda le opere d’arte possiamo


aggiungere un elemento ulteriore: talvolta “il
qualcosa da dire” non è ideato dall’autore del
segno, ma da qualcun altro (un committente).

Questo non cambia in nulla il funzionamento del


circuito comunicativo, anzi contribuisce a rendere
maggiormente esplicito il messaggio, il suo codice e contesto.
L’opera d’arte e il contesto
enciclopedico, deittico, anaforico
1) Contesto enciclopedico:
l’autore si basa sulla natura dell’audience – pertinente – cui il messaggio è rivolto.

2) Contesto deittico:
è l’ambiente che circonda l’opera d’arte ed è importantissimo per la corretta lettura ed interpretazione
del messaggio.

Cognizione dell’ambiente il contesto opera nella sua vera e


propria fisicità
L’ambiente che circonda l’opera
è pertinente a ciò che è
rappresentato. Opere fatte apposta per essere
inserite in un certo spazio
architettonico.
Es. dipinto di Gesù in una chiesa. Es. le pale dell’altare di una chiesa.

3) Contesto anaforico: analogamente con quello linguistico, è qui dato dalla presenza di alte opere
d’arte, di altri segni che si influenzano a vicenda.
Il contesto e il museo
Parte determinante affinchè la comunicazione portata dall’oggetto d’arte vada a buon
fine.
Il Museo ha l’obbligo di costituirlo.

Non è da confondersi con la nozione di “ambiente” o di “contorno” dell’opera d’arte.

Def. “Termine tecnico indicante ciò che il creatore del messaggio presuppone
noto al destinatario del messaggio (vuoi enciclopedicamente, vuoi
anaforicamente, vuoi deitticamente): tutto e solo questo. E’ importante
osservare che il contesto è quindi nozione interna all’intenzione comunicativa
dell’artista: è ciò che il creatore del messaggio sceglie in quanto tale e in base
al quale costruisce il segno”.

Concorre, quindi, in modo essenziale a determinare l’opera.


E’ a questo contesto e solo a questo che si estende l’obbligo di ricostituzione: nulla è più
lontano dalle nostre intenzioni che tramutare le sale museali in padiglioni disneylandiani!
Pb la condizione da cui, di fatto, il museo storicamente deriva origina da
un’attività volta a perseguire un fine diametralmente opposto a
quello indicato; un’attività, cioè volta positivamente ad estrarre le
opere dal loro contesto, ossia dal loro circuito comunicativo
originario, per poterle usare come mezzi per l’espressione di un’altra
intenzione comunicativa.

Il museo odierno, il museo aperto al


pubblico, origina come istituzione, dalla trasformazione di raccolte
collezionistiche private.

oggetto particolare: oggetto comunicativo costruito su


oggetti comunicativi

meta-operazione
1) Ho una normale operazione comunicativa alla quale si applicano tutti i
parametri della teoria della comunicazione;
2) gli oggetti costituenti vengono “deviati” e “depotenziati”: non
comunicano più in quanto segni, primari che portano direttamente il loro
significato, ma dirigono l’attenzione proprio sul fatto di essere segni.
La collezione il suo segno è fatto da altri segni appartenenti a

situazioni comunicative proprie che diventano

essi stessi oggetti della comunicazione.

La sua comunicazione non potrà che vertere sulle opere in quanto


segni: sul codice comunicativo, sulle caratteristiche formali dei segni,
sui loro autori, e sui giudizi che di esse/essi dà l’autore della collezione.

Si assiste, in questo modo, alla creazione di opere di secondo livello da parte


degli “autori” più o meno “bravi”, sia dal punto di vista tecnico, sia dal punto di
vista della sofisticazione del messaggio che costruiscono.

Problema = l’estrazione fisica dell’opera dal contesto che


l’operazione collezionistica compie, corrisponde in molti casi
all’estrazione dal suo circuito comunicativo.

In senso passivo In senso attivo


le opere vengono private del le opere vengono
contesto necessario alla loro utilizzate per
interpretazione. veicolare altri significati
(quello della collezione).
Dalla seconda metà del ‘700, molte collezioni
vengono trasformate in musei

L’opera passa da un “privato” ad un “pubblico”

diversa audience diverso proprietario

Il nuovo pubblico è la cittadinanza Il nuovo proprietario


l’atto comunicativo non è è lo Stato
certamente più quello generato
dalla collezione 1) deve avere una forte
intenzionalità comunicativa;
occorre un valore civile 2) non può violare o falsare
quei valori che contribuiscono
a determinare la sua identità.
Passaggio dal privato al pubblico determina un
cambio di statuto della collezione in tutti i sensi

Domanda: come vanno organizzate, allora, le “nuove” raccolte per e


del pubblico, che non possono avere le arbitrarie finalità, e
quindi ordinamenti, tipici delle collezioni private?

1) Devo individuare criteri oggettivi e pubblicamente


giustificabili;
2) Devo rispettare e porre le opere al centro in quanto tali, di contro
alla completa soggettività dei criteri “privati”.

Criteri oggettivi = criteri scientifici = costituiscono il problema del


pensiero settecentesco
Secolo dei Lumi = secolo della Ragione ordinatrice, a fondamento
dell’organizzazione del mondo
Il museo nascente del ‘700, con questo problema, non può non incontrare ed
“abbracciare” filosoficamente, l’opera “pubblica” ordinatrice per eccellenza:

l’Encyclopédie (1751) di Diderot e d’Alambert

L’opera: “scopo di una enciclopedia è infatti raccogliere le conoscenze


sparse sulla faccia della terra, esporne ai nostri contemporanei
il sistema generale, trasmetterle ai posteri, affinchè l’opera dei
secoli passati non sia stata inutile” (vol. IV, p. 21).

L’ordine: “in quanto ‘enciclopedia’, deve esporre nel modo più esatto
possibile l’ordine e la connessione delle conoscenze umane”
(vol. II, p. 25).

Il pubblico: “Un editore che abbia esperienza e sia padrone di sé, si


porrà al livello dell’intelligenza media (…). Dovrà dunque
considerare sua scuola il mondo, e il genere umano suo
pupillo; e darà lezioni che non facciano perdere tempo
prezioso agli intelligenti, né scoraggino la folla delle menti
comuni” (vol. IV, p. 51).
Criteri = facoltà mentali più genesi delle conoscenze

Chi esegue e/o teorizza queste riorganizzazioni per il “pubblico”ragiona immerso nelle
idee, nel clima, nella cultura delle grandi opere ordinatrici dell’epoca in generale, e
dell’Enciclopédie in particolare.

Diviene, così, naturale considerare gli oggetti d’arte nella loro grande varietà, come
“esemplari” tra cui mettere ordine inserendoli nell’apposito sistema di nomenclatura.

si costruiscono tassonomie
dove ognuno di essi trovi il suo posto
ne derivano relativamente agli altri in termini di
serie ordinate , del tutto genere prossimo-differenza specifica
simili alle serie naturali…
1764 anno della pubblicazione de
La storia dell’arte dell’antichità di Winckelmann

. Atteggiamento scientifico e metodologia sperimentale;


. lo studio dell’arte deve essere basato su materiale e osservazioni
empirici;
. le affermazioni devono essere riscontrabili e verificabili.

Dimensione cronologica – storia – risulta cruciale

Si divideranno e ordineranno le opere in “generi” costituiti dalle “scuole” di


appartenenza, e all’interno di ciascun “genere-scuola”, in “specie”, costituite
dall’appartenenza ai successivi momenti cronologici.

piano scuole-cronologia / museo-classificatore


Soluzione del Settecento in merito al problema del
“passaggio al pubblico”:
Museo Enciclopedia

insieme delle opere d’arte insieme delle conoscenze


organizzate per il pubblico organizzate per il pubblico

Pb idea che le conoscenze possano e debbano


essere espresse in “voci” autonome

L’organizzazione per voci sembra permettere di esplicitare la collocazione e le


relazioni di ciascun elemento così isolato, rendendo trasparente la struttura
generale di cui gli elementi sono nodi, terminali.

Ma questa forma risulta impossibile e contraddittoria dal punto di vista comunicativo!


Teoria della comunicazione = qualcuno comunica qualcosa a
qualcun altro
Domanda: se il qualcosa da comunicare è un dominio scientifico, o conoscitivo in
generale, quali presupposizioni fa sul destinatario della comunicazione,
colui che adotta la
forma enciclopedica rispetto a colui che adotta una forma manualistica?

L’enciclopedia è utile quando si è


già sufficientemente padroni delle è la forma che utilizziamo
conoscenze di cui si va a cercare per comunicare un campo
una particolare informazione di conoscenza, quando
presupponiamo che il
il destinatario è già padrone destinatario non disponga già
di un tessuto di conoscenze della struttura necessaria, ma
strutturate e tra loro connesse debba costruirla.

Non importa, per questo motivo, La forma discorsiva e connessa


l’ordine dei “pezzi” di questo “edificio”, ci guida alla costruzione della
anzi, l’ordine alfabetico facilita la ricerca. struttura propria del campo di
conoscenze di cui è manuale.
Enciclopedia = deposito, magazzino…
Enciclopedia Manuale

si consulta ed è fondamentale va letto pagina per pagina e


per conoscitori ed esperti nell’ordine previsto, dall’inizio alla fine,
ed è necessario per coloro che
ignorano quasi o del tutto il campo
tematico

Museo: ereditanto la forma enciclopedica, non può non ereditare anche le


presupposizioni comunicative
il criterio tassonomico adottato
e le serie che esso costruisce, non servono a far parlare gli oggetti d’arte, ma ad
analizzarli.

Li estrae da una meta-operazione, per ficcarli in un’altra

da quella comunicativa del collezionista a quella


analitica dello scienziato/studioso, in cui il
SEGNO deve risultare trasparente…
Opera-Segno nella sistemazione tassonomica

. attenzione posta sulla sua forma grammaticale

. segno associato ad altri segni = segno nel sistema dei segni cui appartiene

paradigmi

Il segno viene associato ad altri segni non per ciò che comunicano, ma perché
condivide con essi una qualche proprietà sistematica propria della sua forma
grammaticale.

Es. paradigma grammaticale: coniugazione di un verbo o declinazione di un nome


non servono per comunicare, per parlare, ma per studiare
una lingua

Le opere di una collezione museale ordinate tassonomicamente costituiscono anch’esse


paradigmi….questa la contraddizione.
Obiettivo da raggiungere costruire un museo nel quale le opere
smettano di essere elementi
paradigmatici e vengano ricollocate
in relazione sintagmatica

non segni da analizzare,


ma segni comunicanti

L’opera è un elemento di un paradigma L’opera è in relazione sintagmatica


ed entra in relazione paradigmatica con nel senso che non è più sostituibile
le altre opere con le altre opere

con queste è sostituibile nella stessa è compresente, contigua e in


posizione funzionale relazione vitale di funzionamento
con le altre opere, in un vero e
proprio ecosistema
Museo: da enciclopedia a manuale

Dovrà trattare l’opera d’arte sintagmaticamente, riposizionandola nel


suo circuito comunicativo primario

nel suo ecosistema

codice contesto condizioni principali


da soddisfare

Occorre un profondo e centrale cambiamento concettuale a monte di


qualsiasi altra considerazione: è necessario superare realmente la
visione tassonomico-analitica dell’organizzazione delle opere e adottare
quella delle opere come oggetti comunicativi
Ma come delineare il museo sintagmatico?

Il problema principale non è né teorico, né pratico, ma “ideologico”

. dobbiamo uscire dall’ ideologia delle meta-operazioni che ha


dominato finora qualsiasi raccolta di opere

Pur uscendo dal concetto di collezione,


l’operazione museale moderna compie delle meta-operazioni
sulle opere
e qui prevale l’atteggiamento dell’operante
nei confronti dell’oggetto, a scapito di quello dell’autore

devo ristabilire su di lui il circuito comunicativo


Dobbiamo rendere il museo una struttura funzionale alla
comprensione delle opere e dunque alla trasmissione di cultura

Pb dal quale eravamo partiti…

Il prossimo incontro sarà perciò dedicato alla delineazione di un museo che

sia “machine à voir” dal museo enciclopedia al


museo manuale