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BELISARIO SCORZA

RICCIO & PARTNERS

STUDIO
LEGALE

eLEX

UN ANNO DI DIRITTO E
POLITICA DELLINNOVAZIONE
IN ITALIA

Alessio Jacona

2015

www.e-lex.it

INDICE

UN ANNO DIGITALMENTE VIBRANTE IL DIRITTO DELLE NUOVE TECNOLOGIE


E LA POLITICA DELLINNOVAZIONE 4
DIRITTO DAUTORE ON-LINE 8
IN ARRIVO IL REGOLAMENTO PRIVACY EUROPEO 11
CARTA DI INTERNET LACCESSO ALLA RETE
UN DIRITTO FONDAMENTALE 13
UBER S, UBER NO 15
IN VIGORE IL PROVVEDIMENTO SUI COOKIES 16
CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELLUOMO:
VIETATO BLOCCARE YOUTUBE 19
LO SCRIPT PUBBLICITARIO TUTELATO DAL DIRITTO DAUTORE 21
QUEL PASTICCIACCIO BRUTTO DELLE MATITE
SUL CORRIERE DELLA SERA 23

UNA NUOVA DIRETTIVA PER I MARCHI 27


LO STEMMA DEL BARCELLONA NON REGISTRABILE COME MARCHIO
DIMPRESA 28
LANNO DELLADDIO ALLA CARTA IN ATTESA DELLA RIFORMA CAD 30
NASCE LA RESPONSABILIT INFORMATICA
DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE 32
LA PA ITALIANA ATTESA ALLA PROVA DEI FOIA 33
SERVE CHIAREZZA SULLA LIBERT DI PANORAMA 35
TRASFERIMENTO DI DATI PERSONALI: QUALI SCENARI DOPO LA FINE DEL
SAFE HARBOR 41
CONTENUTI DIFFAMOTORI E OBBLIGHI DEGLI EDITORI ON-LINE 45
ADOTTARE LE REGOLE TECNICHE SPID, FINALMENTE ARRIVANO LE
IDENTIT DIGITALI 47

UN ANNO DIGITALMENTE VIBRANTE PER


IL DIRITTO DELLE NUOVE TECNOLOGIE
E LA POLITICA DELLINNOVAZIONE
memoria di chiunque si occupi di
N ella
diritto e nuove tecnologie il 2015

probabilmente destinato a passare alla


storia come lanno della privacy.

Difficile, infatti, immaginarne, sin qui, un altro


nel quale le stesse fondamenta del diritto
alla privacy siano state messe cos tanto e
cos profondamente in discussione in Europa
come negli Stati Uniti.
La Sentenza della Corte di Giustizia
dellUnione Europea del 6 ottobre con la
quale stata annullata la decisione sul c.d.
Safe Harbour rappresenta, probabilmente,
il momento simbolicamente pi significativo:
i Giudici europei che mettono nero su bianco
di non ritenere lOrdinamento statunitense,
proprio quello che governa la pi parte delle
piattaforme e dei servizi online dei giganti
della Rete in linea con i principi in materia di
tutela della privacy nei quali lEuropa crede e
si riconosce.
Ma non sar per questo viene da dire
sfortunatamente che il 2015 sembra
destinato a passare alla storia come lanno
della privacy.
La ragione rischia, anzi, di essere di segno
quasi opposto.
Il 2015 non stato lanno nel quale
lUnione europea ha rivendicato con pi
forza il proprio attaccamento ai principi
fondamentali in materia di privacy ma, al
contrario, quello nel quale forse proprio
con la sola eccezione della decisione della
Corte di Giustizia appena richiamata vi
ha, in buona misura, abdicato o, almeno, si

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ritrovata costretta a prendere atto della


circostanza che il diritto alla privacy, anche
da questa parte del mondo, debole, fragile,
gracile davanti al diritto alla sicurezza interna
ed internazionale ed alla pubblica incolumit.
Le due stragi di Parigi Charlie Hebdo
prima ed il Bataclan subito dopo hanno
inesorabilmente segnato lapproccio con il
quale, ora, anche in Europa si guarda alla
privacy.
E non terreno per raffinatezze giuridiche di
sorta.
Allunisono o quasi, allindomani, in particolare,
della strage del Bataclan, lEuropa con
sfumature tanto impercettibilmente diverse
da apparire a tratti inesistenti si ritrovata
a guardare al rapporto tra sicurezza e
privacy attraverso una lente analoga, se
non identica, a quella che specie dopo
l11 settembre 2001 usano gli Stati uniti
dAmerica.
Il diritto alla privacy pu e talvolta deve
cedere il passo allaspettativa di sicurezza.
Ed il destino ha voluto che questo
drammatico ribaltamento di fronti si
consumasse proprio mentre Europa e Stati
Uniti, dopo la richiamata Sentenza della
Corte di Giustizia, si ritrovavano seduti al
tavolo per negoziare un nuovo Safe Harbour.
Difficile prevedere lesito di un negoziato
al quale le due parti si sono avvicinate
muovendo da posizioni distanti che,
tuttavia, strada facendo sono divenute pi
omogenee, a tratti quasi sovrapponibili.

Come potr lEuropa che, in casa propria,


dopo i fatti di Parigi, ha sostanzialmente
abdicato a buona parte della disciplina
in materia di privacy, pretendere che gli
USA rinuncino, almeno in parte, allidea di
poter comprimere la privacy anche dei
cittadini europei ogni qualvolta vengono
in rilievo esigenze di sicurezza interna o
internazionale?
Ma il fatto che il 2015 sia da dedicare alla
privacy, non significa che nel corso dellanno,
chi si occupa di diritto e nuove tecnologie non
si sia ritrovato ad occuparsi di tanto di pi e
di diverso.
Il diritto dautore rimasto come gi nel
2014 e come, inesorabilmente, da quasi un
lustro un protagonista indiscusso.

La Corte Costituzionale, in autunno, ha,


infatti, dichiarato inammissibile la questione
di legittimit costituzionale relativa
alle norme sulle quali riposa il famoso
Regolamento AGCOM sulla promozione e
tutela del diritto dautore online e rimesso la
palla ai Giudici amministrativi.
Sar, probabilmente, il 2016 lanno della
prima decisione non definitiva sulla
legittimit del Regolamento.
Ma, in Italia, il 2015 stato anche lanno della
pubblicazione della Dichiarazione dei diritti
in Internet elaborata dalla Commissione di
Studi voluta dalla Presidente della Camera
Laura Boldrini e poi approvata in una
mozione parlamentare e presentata in
novembre, da Stefano Rodot, allInternet
Governance Forum di Joao Pessoa.

IL 2015 PROBABILMENTE
DESTINATO A PASSARE
ALLA STORIA COME LANNO
DELLA PRIVACY

Flickr - Mixy Lorenzo

Flickr - Chris Christina


Alessio Jacona

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E, sempre guardando al diritto delle nuove


tecnologie da casa nostra, non si pu dimenticare
che nel 2015 ha accesso definitivamente i motori
anche SPID, il Sistema pubblico di identit digitale
che rappresenta una scommessa importante
sia per la c.d. PA digitale che per lo sviluppo e la
promozione della fiducia dei consumatori nelle
piattaforme e servizi di ecommerce.
Per il resto le suggestioni, i ricordi e le

considerazioni raccolti nelle pagine che seguono


dovrebbero consentire a ciascuno di richiamare
alla memoria il proprio 2015 allinsegna del diritto
e delle nuove tecnologie.
A noi, da qui, rimane solo il piacere di
augurare a tutti un 2016 ancora pi ricco di
stimoli intellettuali, occasioni di riflessione e,
naturalmente, soddisfazioni di quanto non sia
stato lanno che si appena concluso.

DIRITTO DAUTORE ON-LINE:


IL REGOLAMENTO AGCOM FUORI LEGGE PAROLA DELLA
CONSULTA. ABBIAMO PERSO TUT TI

PublicDomainPictures

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el settembre del 2014, il Tar Lazio davanti al


quale in tanti hanno contestato la legittimit del
Regolamento 680/13/CONS in materia di tutela del diritto
dautore sulle reti di comunicazione elettronica, dubitando
della sostenibilit costituzionale delle norme di legge sulle
quali il provvedimento affonda le sue radici, aveva sollevato
davanti alla Corte Costituzionale una questione di legittimit.

segnalano sin dallinizio della vicenda e che lAutorit ha,


sin qui, respinto con fermezza, sostenendo di aver esercitato
poteri attribuitili proprio da quelle norme che, oggi, la Corte
Costituzionale non ritiene possano essere lette in tal senso.
Ed evidente che se i giudici della Corte Costituzionale
hanno ragione, il Regolamento illegittimo giacch stato
adottato da unAutorit priva dei necessari poteri.

Il 3 dicembre 2015 arrivata lattesa decisione della Corte.

Che si sia fatto il tifo per il Regolamento o contro, dunque,


con la decisione della Corte Costituzionale non vince
nessuno e si perde tutti. E si perde per tante ragioni.

La questione sollevata dal TAR Lazio stata mal posta, poco


chiara, ancipite, come si dice in linguaggio tecnico ed stata
pertanto dichiarata inammissibile con una decisione di mero
rito senza alcuna pronunzia nel merito.
rimasto pertanto deluso chi si aspettava che la Consulta,
in un modo o nellaltro, avrebbe risolto la querelle ormai in
corso da anni tra chi ritiene che lAutorit per le garanzie
nelle comunicazioni abbia abusato dei propri poteri
varando il Regolamento in questione e quanti con in
testa, naturalmente, la stessa Agcom si dicono convinti
esattamente dellopposto.
Ma la Corte costituzionale, pur respingendo al mittente
la questione di legittimit in quanto mal formulata, ha
messo nero su bianco alcune considerazioni che sembrano
destinate a segnare il futuro del Regolamento e della
partita tra favorevoli e contrari alle nuove norme:
Occorre preliminarmente osservare scrivono i giudici - che
le disposizioni censurate non attribuiscono espressamente
ad Agcom un potere regolamentare in materia di tutela del
diritto dautore sulle reti di comunicazione elettronica.
E poi, poco pi avanti, sempre la Corte chiarisce il proprio
pensiero: A prescindere da ogni considerazione sulla
accuratezza della ricostruzione del quadro normativo e
della interpretazione datane dal rimettente, evidente che
nessuna delle disposizioni impugnate, in s considerata,
di un potere regolamentare qual quello esercitato con
lapprovazione del regolamento impugnato nei due giudizi
davanti al Tar. Esso desunto dal giudice a quo [i giudici del
Tar, ndr], in forza di una lettura congiunta delle previsioni
sopra esaminate, che non risulta coerentemente o comunque
adeguatamente argomentata.
La Consulta, pertanto, dubita che lAutorit per le Garanzie
delle comunicazioni disponesse e disponga del potere
necessario ad ergersi attraverso il varo di un Regolamento
a giudice dei diritti dautore online.
il principale dubbio che gli oppositori del Regolamento

Si perde, innanzitutto, perch evidente che lepilogo


di quella che ormai divenuta unautentica epopea
istituzionale ancora lontano giacch la Consulta non ha
confermando i dubbi sulla legittimit del Regolamento.

tutti costretti a continuare ad accettare la violazione di


un principio cardine del nostro Ordinamento, come quello
secondo il quale le regole sono scritte dal Parlamento (o
tuttalpi dal Governo su delega del Parlamento) ed applicate
dai Giudici.
Ma si perde tutti soprattutto perch le parole messe nere su
bianco dai giudici della Consulta a proposito della mancanza
di un adeguato fondamento normativo nelliniziativa
dellAutorit non potranno restare a lungo inascoltate e,
quindi, prima o poi, i giudici del Tar Lazio, davanti al quale
pende ancora il giudizio di legittimit del Regolamento (o
magari quelli del Consiglio di Stato che potrebbero essere
investiti della questione in appello), dovranno riconoscere
che un atto amministrativo adottato in assenza di una legge
che autorizzi lAutorit emanante a vararlo semplicemente
illegittimo.
A quel punto bisogner ricominciare tutto da capo e il
lavoro di anni lAutorit Garante ha iniziato a lavorare al
Regolamento in questione oltre cinque anni fa e tutte
le risorse investite nel Regolamento, sia economiche che
lavorative, andranno sprecate per effetto di un elementare
principio che impedisce ad unautorit amministrativa di
esercitare, senza adeguata copertura normativa, un potere
regolamentare in una materia cos delicata, come quella che
diritto dautore.
E allora conter davvero poco dire che nel suo primo
anno di vita il Regolamento stato applicato con
equilibrio dallAutorit perch la questione sar unaltra: il
Regolamento non avrebbe potuto e dovuto mai essere varato.

Han

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Hans

IN ARRIVO IL REGOLAMENTO PRIVACY EUROPEO

el gennaio 2012, la Commissione europea present una


proposta di Regolamento per la privacy che avrebbe

in tutti i Paesi europei. Il 15 dicembre scorso, dopo lunghe e


travagliate negoziazioni, il Parlamento e il Consiglio hanno
raggiunto un accordo sul testo da licenziare.

tempestivamente dalle imprese in caso di violazione


dei dati personali (es. accesso a banche dati o a sistemi
adottare le migliori misure di tutela dei propri dati.

reputati troppo costosi per le imprese, sono aboliti del tutto.


Il Regolamento conterr importanti novit, che saranno
applicabili per solo dal 2018.
Questi i temi principali:

10) responsabile: le PMI sono esentate dalla nomina di un


responsabile per la protezione dei dati, salvo che lattivit
di trattamento dei dati non sia la loro attivit principale (es.
societ che vendono liste per il telemarketing).

1) one-stop-shop: le imprese potranno indirizzarsi verso


ununica autorit Garante nazionale, in modo da assicurare un
risparmio (calcolato in 2,3 miliardi di euro) e una uniformit di
applicazione della normativa privacy.

cittadini diventato un tema cruciale, anche dopo i recenti


attacchi terroristici parigini.

2) imprese extra-UE: il Regolamento trover applicazione anche


nei confronti delle imprese non stabilite in Europa che offrono
servizi ai cittadini europei.

Dallaltro lato, le imprese dovranno adeguarsi alle nuove


regole per tempo, anche attraverso attivit di formazione
del proprio personale.

3) risk based approach: gli obblighi imposti alle imprese


non saranno applicati indiscriminatamente, ma terranno in
considerazione i rischi nel trattamento dei dati personali.

Come ha sostenuto Andrus Ansip, Vicepresidente e


Commissario responsabile per il Mercato unico digitale:
Laccordo odierno rappresenta una tappa fondamentale
verso un mercato unico digitale. Eliminer le barriere e
sbloccher le opportunit. Il futuro digitale dellEuropa

4) sanzioni: le sanzioni pecuniarie in caso di trattamento illecito


di dati personali sono aumentate sino al 4% del fatturato globale
annuo della societ, in caso di violazioni particolarmente gravi.
5) diritto di accesso: il Regolamento prevede che le informazioni
sulle modalit del trattamento dei dati dovranno essere chiare
accesso dei cittadini.
6) diritto alla portabilit dei dati: i cittadini europei potranno

rilievo, non solo per il caso del passaggio da un operatore ad


un altro (frequente nel mercato della telefonia), ma altres per
lintegrazione di dispositivi informatici (si pensi alle tecnologie
comunemente che rientrano nel c.d. internet of things).
7) diritto alloblio: dopo la sentenza Costeja Gonzales stato il
tema che ha maggiormente catalizzato linteresse degli esperti
di privacy. Il Regolamento rafforza il diritto alla cancellazione
dei dati e introduce il diritto alla deindicizzazione, in presenza
conservare i dati.
8) data breach: le autorit Garanti dovranno essere informate

comuni sulla protezione dei dati, le persone possono essere


sicure di avere il controllo delle proprie informazioni
opportunit di un mercato unico digitale. Non dobbiamo
considerare la tutela della vita privata e la protezione dei
dati come un freno alle attivit economiche. Si tratta, in
realt, di un vantaggio competitivo essenziale. Laccordo
di oggi costituisce una base solida per aiutare lEuropa a
sviluppare servizi digitali innovativi. Il passo successivo

legislazioni nazionali che limitano larchiviazione e il


trattamento di determinati dati al di fuori del territorio
nazionale. Dobbiamo quindi andare avanti e costruire
uneconomia dei dati aperta e prospera nellUE fondata
sugli standard di protezione dei dati pi elevati e priva di

Laugurio che la nuova disciplina possa assicurare


uneffettiva tutela per le imprese e garantire alle imprese un
risparmio di spesa, per mezzo delladozione di regole comuni
e di un sostanziale alleggerimento di alcuni obblighi
ritenuti inutilmente formalistici.

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Alexas_Fotos

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CARTA DI INTERNET: LACCESSO ALLA


RETE UN DIRITTO FONDAMENTALE
AD UN ANNO DALLINSEDIAMENTO DELLA COMMISSIONE RODOT PER
LELABORAZIONE DI PRINCIPI IN TEMA DI DIRITTI E DOVERI RELATIVI AD
INTERNET, VEDE LA LUCE LA CARTA DI INTERNET

accesso a Internet diritto fondamentale della persona e condizione per il suo pieno sviluppo individuale e sociale. questo larticolo 2 della Dichiarazione dei
diritti in Internet, un documento composto da un preambolo
e quattordici articoli che ha visto la luce nella sala del
mappamondo della Camera dei Deputati. La presentazione
avvenuta a un anno esatto dallannuncio, da parte della
Presidente della Camera, Laura Boldrini, dellistituzione della
Commissione di studio per lelaborazione di principi in tema
di diritti e doveri relativi ad Internet, presieduta da Stefano
Rodot, con il compito, appunto, di arrivare alla stesura di un
Internet bill of rights italiano ma con unambizione europea
e, anzi, globale.
Non , infatti, un caso che nella relazione di accompagnamento si citi espressamente il Marco Civil brasiliano il
primo Internet bill of rights ad essere approvato in un
Parlamento perch proprio in Brasile, a Joao Pessoa, che
il 9 novembre, nel corso dellInternet Governance Forum
2015, stata tenuta a battesimo la Dichiarazione dei diritti
in Internet, nel suo debutto nella societ internazionale.

Paese si presentato alla comunit globale che si occupa


di Internet, anzich per raccontare degli enormi ritardi e
divide digitali che ne rallentano lingresso nella societ
dellinformazione, di una sua eccellenza nello studio ed
elaborazione di un insieme di diritti che potrebbero davvero
rappresentare il cuore di una Carta costituzionale del cyberspazio.
E, in effetti, la Dichiarazione dei diritti in Internet rischia
davvero di andare ad allungare lelenco dei tanti esempi
di italiche virt destinati ad essere pi apprezzati e famosi
allestero che nel nostro Paese, perch, in Italia, per il momento, sar solo una mozione con la quale il Parlamento, a
settembre, impegner il governo a tenere in debito conto i

digitale.
Non poco, naturalmente, ma meno di quanto meriterebbe un
metodo attraverso il quale si arrivati alla sua stesura una
commissione nellambito della quale parlamentari, esperti,
stakeholder e societ civile si sono confrontati in modo
franco ed aperto, acquisendo decine di opinioni e pareri
sia per il suo contenuto.
E basta leggere alcuni passaggi dei quattordici articoli
lungo i quali la Dichiarazione dei diritti in Internet si snoda
per capire che si tratta di una Carta che va al cuore delle
questioni dalle quali dipende il futuro della Rete in Italia
e nel mondo e, attraverso la Rete, probabilmente quello di
unumanit che, ormai, vive, dialoga, cresce e si trasforma in
una dimensione di interconnessione telematica costante ed
universale.
larticolo 1, come giusto che sia, che riassume il senso
dellintera dichiarazione: Sono garantiti in Internet i diritti
fondamentali di ogni persona riconosciuti dalla Dichiarazione universale dei diritti umani delle Nazioni Unite, dalla
Carta dei diritti fondamentali dellUnione Europea, dalle
costituzioni nazionali e dalle dichiarazioni internazionali in
materia.
Internet non un altrove rispetto ai nostri Stati, Internet
non un far west, Internet non altro se non un ambito
nuovo e, anzi, ormai neppure cos tanto nuovo nel quale
non c ragione per la quale non riconoscere, ad ogni essere
umano, quei diritti fondamentali delluomo e del cittadino
attorno ai quali, la comunit internazionale, con alcune tristi
eccezioni, si riconosce ormai da decenni.
E basterebbe, probabilmente questo, se la Dichiarazione dei

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diritti in Internet fosse, per davvero, una carta costituzionale


e baster quando lo sar per far ordine tra tante piccole
e grandi ingiustizie che i cittadini hanno subito e subiscono
nella loro dimensione telematica, probabilmente, pi spesso
per mano degli Stati che li governano che dei grandi protagonisti privati del web che, pure, naturalmente, non sono senza
peccati.

Eguale menzione meritano il diritto alla sicurezza dei sistemi


che costituiscono ormai linfrastruttura democratica indispensabile, tra laltro, allesercizio dei nostri diritti di cittadinanza,
quello alla lealt dei gestori delle grandi piattaforme online
globali attraverso le quali ma verrebbe da dire nelle quali
ormai viviamo.

Deroghe ed eccezioni ai diritti fondamentali delluomo e del


cittadino sono, infatti, negli ultimi lustri in Italia ed allestero
diventate tanto frequenti da potersi considerare la regola.

forse non a caso lasciato per ultimo perch resti pi impresso


dedicato al governo della rete, giacch evidente che non
c principio che possa garantire sul serio un futuro libero,
democratico e prospero ai cittadini del mondo ai tempi di
Internet in assenza di regole conformi alla sua dimensione
universale e sovranazionale, volte alla piena attuazione dei
principi e diritti prima indicati, per garantire il suo carattere
aperto e democratico, impedire ogni forma di discriminazione
e evitare che la sua disciplina dipenda dal potere esercitato da
soggetti dotati di maggiore forza economica.

La velocit delle comunicazioni online, limmaterialit delle


condotte nelle reti telematiche, la dimensione extraterritoriale
cipio del quale sono intrise decine di leggi, secondo il quale
ci che tecnicamente possibile fare per contrastare qualsiasi
genere di fenomeno illecito piccolo o grande che sia pu
e deve essere considerato anche giuridicamente legittimo e
democraticamente sostenibile.
Non si pu, quindi, che salutare con entusiasmo e forse un
Internet, quando, navigando tra i suoi articoli, ci si imbatte
nel diritto di accesso a Internet, in quello alla conoscenza ed
alleducazione anche attraverso il web ed il digitale, nel diritto
alla privacy ed allidentit personali ed in quello ad una rete
neutrale nella quale ci che si cerca ed i contenuti o servizi
verso i quali si naviga non incidono sulla libert di circolazione dei dati e degli utenti.

sceglierne taluni da considerare pi importanti degli altri e,


quindi, non si pu non citare il diritto allidentit personale,
troppo spesso minacciato online e quello allanonimato, come
strumento necessario di esercizio di altri diritti e libert che,

Si sbagliato tanto forse troppo nellapproccio ad Internet


ed al digitale in questo Paese, troppe regole scritte dalla parte
degli oligopolisti di ieri, troppe leggi basate su gravi fraintendimenti socio-economici, troppi ritardi nel guardare alla
Rete come unopportunit di crescita democratica e culturale
prima ed economica poi.
Oggi, la dichiarazione dei diritti in Internet, presentata in
Parlamento, elaborata in una dimensione aperta e multistakeholder e voluta dalla terza pi alta carica dello Stato,
rappresenta, forse, almeno un simbolo di riscatto e porta se
non altro un messaggio di speranza, nella direzione giusta,
invitando a credere che il nostro possa ancora essere un Paese
capace di dire la sua a livello globale quando si parla di web,
digitale e futuro.

esercitare a volto scoperto.

Pucho

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UBER S, UBER NO
IL CASO DI UBER HA MESSO ALLA LUCE LE DIFFICOLT DEL NOSTRO ORDINAMENTO
DI CONFRONTARSI CON LA SHARING ECONOMY E CON LE REGOLE DI CONCORRENZA.
UNA SITUAZIONE DESTINATA A MIGLIORARE NEL 2016

seguito dellingresso nel nostro Paese di [Uber]


anche il tradizionale servizio radio-taxi si sta
evolvendo verso ladozione di strumenti tecnologici
simili, a dimostrazione di come lintroduzione di queste nuove
modalit di fruizione dei servizi di trasporto non di linea
rappresenti un ampliamento delle modalit di offerta del
servizio a vantaggio del consumatore.
Uber compreso il suo servizio Pop che mette in
comunicazione autisti non professionisti e consumatori fa
bene al mercato. E questo, probabilmente, il principio pi

a tale momento aggiunge lAutorit non pu che ribadirsi la necessit


di uninterpretazione delle norme costituzionalmente orientata con
riferimento a UberBlack e UberVan ma anche a UberPop.
Ed a questo riguardo lAutorit Garante della concorrenza esclude senza
esitazioni che ai servizi tradizionali forniti da Uber Black e Van
possano applicarsi le vecchie norme, tuttora in vigore, nate per governare
il trasporto con conducente giacch: Una piattaforma digitale che mette
in collegamento tramite smartphone la domanda e lofferta di servizi
norma che impone agli autisti lacquisizione del servizio dalla rimessa e

il mercato ha messo nero su bianco in un proprio parere


trasmesso al Ministero dellInterno nel settembre del 2015.
Per quel che qui rileva, lAutorit intende sottolineare con

piattaforme di comunicazione fra domanda e offerta di


servizi di mobilit non di linea. Lutilizzo di questi strumenti,
di servizi di mobilit presente in un dato contesto urbano,
consente una maggiore facilit di fruizione del servizio di
mobilit, una migliore copertura di una domanda spesso
insoddisfatta, una conseguente riduzione dei costi per
lutenza, e nella misura in cui disincentiva luso del mezzo
un miglioramento delle condizioni di offerta del servizio
privato.
Ed muovendo da queste premesse che in una prospettiva
de iure condendo, lAutorit auspica ladozione di una
regolamentazione minima di questo tipo di servizi, alla luce
dellesigenza di contemperare interessi meritevoli di tutela:
concorrenza, sicurezza stradale e incolumit dei passeggeri,

giusto bilanciamento tra i vantaggi concorrenziali derivanti dallo sviluppo


di questo tipo di piattaforme digitali (e di tutela degli interessi pubblici
ad esse connessi) e la tutela di singole categorie di operatori, seguendo
uninterpretazione delle norme costituzionalmente orientata rispettosa
del principio di libert di iniziativa economica privata di cui allarticolo 41
della Costituzione, si ritiene che ai servizi che mettono in collegamento
autisti professionisti dotati di autorizzazione Ncc da un lato e domanda
di mobilit dallaltro non vadano applicati gli articoli 3 e 11 della legge
21/92.

in modo esaustivo le alterne vicende che, nel corso del 2015, ha

Se, infatti, da una parte lAutorit Antitrust e, anche, lAutorit per le


garanzie nei trasporti hanno, senza esitazioni, suggerito a Governo e
Parlamento di cambiare ed aggiornare le regole del gioco in modo da
legalizzare lattivit delle berline nere di Uber black e quelle delle
cugine multicolore di Uber Pop, dallaltra, a pi riprese, nel corso del 2015
il Tribunale di Milano ha detto no allattivit di Uber Pop, arrivando ad
ordinarne il blocco immediato in accoglimento di unistanza cautelare, in
tal senso, presentata da alcune cooperative di tassisti.
Uber si, quindi, secondo le Autorit indipendenti.

mobilit non di linea (in aggiunta ai taxi ed agli Ncc), ovvero


piattaforme on line che connettono i passeggeri con autisti
non professionisti.

Ma Uber no, secondo i giudici.


E questo il bilancio altalenante di una delle partite pi rappresentative

Serve, dunque e su questo sembra non nutrire dubbio


alcuno lAuthority del mercato che il legislatore intervenga
modo meno invasivo possibile queste nuove forme di
trasporto non di linea, in modo da consentire un ampliamento

2015.
E il 2016? Sar lanno del si o, ancora, del no per Uber ed i suoi emuli?

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IN VIGORE IL PROVVEDIMENTO SUI


COOKIE
IL 3 GIUGNO ENTRATO IN VIGORE IL PROVVEDIMENTO DEL GARANTE
PER LA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI DELL8 MAGGIO 2014
SULLUTILIZZO DEI COOKIE DA PARTE DEI SITI INTERNT

theglassdesk

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ebbene vi sia stato dato un intero anno per


ladeguamento alle prescrizioni normative, lentrata in
vigore del provvedimento sui cookies ha destato molto

anche grazie allintervento del Garante per la protezione dei


dati personali.

ativa breve, contenuta in un banner presentato allutente


al momento dellaccesso al sito internet, e una informativa
estesa, richiamata attraverso un link, dove lutente pu
acquisire informazioni pi complete e intervenire sugli
eventuali consensi prestati.
Linformativa breve deve indicare:

Il provvedimento dell8 maggio 2014, entrato in vigore il 3


giugno, ha distinto gli adempimenti da porre in essere in
relazione alla tipologia di cookie adoperati, vale a dire se
in relazione al soggetto che installa i cookie sul terminale
dellutente, vale a dire se si tratti del gestore del sito che
lutente sta visitando (c.d. editore) o un soggetto terzo che li
installi tramite il primo (cc.dd. terze parti).

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Per linstallazione di tale tipologia di dispositivi il gestore

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corso della navigazione.
rante per la protezione dei dati personali ai sensi dellart. 37,
comma 1,lett. d), D.Lgs. 196/2003.
rendere linformativa e acquisire il consenso dallinteressato,
installazione di tali dispositivi sul proprio terminale ma, al
tempo stesso, di ridurre al minimo limpatto sulla navigazione e sulla fruizione dei servizi telematici da parte degli
utenti stessi.
Linformativa sullutilizzo dei cookie pu rendersi attraverso
due livelli di approfondimento successivi: una prima inform-

Naturalmente, perch il consenso sia pianamente valido,


deve essere prestato prima dellinizio del trattamento dei
dati, ossia prima che i cookie siano stati inviati. Ci vuol dire
che il sito deve garantire un momento nel quale nessun
cookie non tecnico sia installato sul terminale dellutente,
prima che lo stesso abbia avuto modo di manifestare la
propria preferenza.
Il Garante chiarisce che, qualora il sito installi cookie di
terze parti, leditore (vale a dire il gestore del sito) opera
rispetto a questi ultimi quale mero intermediario tecnico,
per cui in tale veste rende linformativa ed acquisisce il
consenso per conto del titolare.

sul proprio sito deve contenere i link alle informative e ai


moduli di consenso delle terze parti.

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sipa

Sipa

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CORTE EUROPEA DEI DIRITTI


DELLUOMO: VIETATO BLOCCARE
YOUTUBE
B

loccare YouTube, come avvenuto in Turchia, viola i diritti


delluomo, secondo la Corte Europea dei diritti delluomo.
Una sentenza la cui importanza si spinge ben oltre il caso
di specie.

mentale per lesercizio della libert di informazione del pensiero,


in ragione della pubblicazione solo di una manciata di video ritenuti illegali, sia da considerarsi sempre e comunque un attentato
ai diritti fondamentali delluomo.

La Turchia ha violato i diritti delluomo bloccando tra il 2008


ed il 2010 YouTube.

La vera motivazione sulla base della quale i Giudici arrivano alla


condanna della Turchia nel caso in questione , infatti, semplicemente rappresentata dalla circostanza che, allepoca, la legge
turca non riconosceva ai Giudici, espressamente, il potere di ordinare il blocco allaccesso di unintera piattaforma di condivisione
nellipotesi in cui fosse contestata solo la legittimit di alcuni
contenuti su di essa pubblicati.

Sono queste le conclusioni cui sono giunti i Giudici della


Corte europea dei diritti delluomo.
YouTube , secondo i Giudici una piattaforma unica che
interesse in particolare in materia politica e sociale ed ,
dunque, da considerare una fonte di comunicazione importante con la conseguenza che il suo blocco rende inacaccedere attraverso messi diversi.
E, aggiungono i magistrati dellAlta Corte dei Diritti
delluomo, YouTube permette altres lemersione del c.d.
citizen journalism che permette di divulgare informazioni
politiche ignorate per i grandi media.
Ed muovendo da queste premesse che nella Sentenza si
arriva alla conclusione che allorquando i Giudici turchi, tra
il 2008 ed il 2010 disposero il blocco integrale di YouTube
dalla Turchia come sanzione avverso la pubblicazione, sulle
pagine della piattaforma di condivisione video di Google, di
una decina di video diffamatori allindirizzo di Ataturk, i diritti
fondamentali delluomo e, in particolare, quello alla libera
manifestazione del pensiero, vennero violati.
Ma, sfortunatamente almeno per i difensori della libert
di espressione i Giudici della Corte europea dei diritti
delluomo non si spingono a mettere nero su bianco che
chiudere una piattaforma come YouTube, pure ritenuta fonda-

La Corte europea, quindi, ha avuto facile gioco nel dichiarare


che mancando un presupposto legale per ladozione del provaveva compresso un diritto fondamentale delluomo, esso doveva
considerarsi illegittimo.
Gli stessi Giudici, tuttavia, nella Sentenza lasciano intendere
senza tanti giri di parole che lesito della partita avrebbe potuto
essere diverso se si fossero trovati a pronunciarsi sulla base
delle leggi in vigore oggi in Turchia, leggi che, sfortunatamente
autorizzano espressamente il blocco di unintera piattaforma
anche nellipotesi in cui la violazione riguardi solo una manciata
di contenuti su di essa pubblicati.
Guai, per, a negare che la Sentenza comunque importante in
quanto la Corte riconosce espressamente la qualit di vittime
per lesione dei diritti delluomo, a dei semplici utenti ancorch
abituali di YouTube, lesi nel diritto di accedere e consultare i
contenuti audiovisivi pubblicati sulla piattaforma.
Una valutazione, questultima, che apre la strada dellaccesso alla
giustizia dei diritti delluomo allintero miliardo e mezzo di utenti
di servizi online di tutto il mondo.

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massimo_minaglia

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www.e-lex.it

LO SCRIPT PUBBLICITARIO E
TUTELATO DAL DIRITTO DAUTORE
BUONE NOTIZIE PER LA DIFFUSIONE DELLE OPERE: PER LA CORTE DI
GIUSTIZIA, EMBEDDARE UN VIDEO NON VIOLA IL COPYRIGHT.

l Tribunale di Torino, con una decisione che non ha


precedenti, ha riconosciuto il diritto morale dautore sullo
script pubblicitario.

E una decisione importante quella con cui il Tribunale di Torino


ha riconosciuto Riccardo Pagani come coautore dello spot
pubblicitario Fiat 500 cult yacht.
Questi i fatti che hanno dato origine alla controversia. Pagani
stato un art director della Leo Burnett dal 2007 al 2014. Nel
2014, nellambito di un procedimento di riduzione del personale,
stato posto in cassa integrazione a zero ore: in altre parole, da
questa data, ha smesso di lavorare per la celebre agenzia.
Tra i clienti della Leo Burnett, c anche la Fiat. E proprio
la Fiat, puntando molto sul rilancio di una sua storica
pubblicitaria per la 500. Lidea della campagna creata dal
Pagani, che raccoglie in uno script il percorso narrativo della
rclame, descrivendo ambientazione, protagonisti, tono della
voce di fondo e messaggio veicolato. Il tutto viene presentato
alla Fiat, che, sul momento, decide di non dare seguito alla
trattativa.
Solo successivamente lidea viene sviluppata da altri dipendenti
della Leo Burnett, partendo dallo script originario, e diviene una
pubblicit, che fa incetta di premi. In particolare, la pubblicit
grande la tua auto, importa quanto grande il tuo yacht.
Perch questordinanza cos importante? Perch sembra
riconoscere il diritto dautore e, in particolare, il diritto morale
di paternit sullo script. La giurisprudenza, per quanto dato
sapere, non si era mai spinta cos in avanti. La Cassazione, in una
decisione del 2003, aveva infatti riconosciuto il bozzetto come
opera tutelata dal diritto dautore e, quindi, come creazione
originale, scissa dal prodotto industriale (la pubblicit) alla
quale associata economicamente, ma non si era ancora
occupata degli script.
Per la verit, lordinanza in questione sembra voler sviare dal
problema, affermando che ci di cui qui si discute non se lo
script realizzato dal Pagani sia autonomamente tutelabile come
opera, salvo poi riconoscere, allo stesso Pagani, un diritto di
paternit sullopera.
In altri termini, lordinanza non si preoccupa di ricondurre,
in astratto, lo script tra le opere protette dal diritto dautore
ed elencate dallart. 2 della legge n. 633 del 1941 (sebbene
sia noto che lelenco non abbia carattere tassativo e che sia
ammessa una protezione anche di altre opere non previste dalla

legge). Tuttavia, ammettendo che il creatore dello script sia


autore, eleva lo script stesso a qualcosa di pi di una semplice
idea (di per s non tutelata). Lordinanza, quindi, accorda
protezione allestrinsecazione dellidea, in linea con il disposto
dellart. 1 della legge sul diritto dautore, che protegge le opere
qualunque ne sia il modo o la forma di espressione.
Seguendo le argomentazioni dei giudici, pare possibile
concludere che lo script, di per s, potrebbe non essere unopera
tutelata, ma che la prova dellideazione dello script stesso un
elemento decisivo per riconoscere al suo creatore la paternit
sulla pubblicit sviluppata da altri partendo dallidea originaria.
Il problema che si pone, allora, quello del deposito dellopera
(o, per essere pi precisi, dallo script). Nel caso di specie, il
pubblicitario stato bravo a dimostrare il nesso tra i suoi
appunti e la rclame: cosa sarebbe avvenuto, tuttavia, se il
giudice si fosse trovato a dover decidere tra lanteriorit di
unidea, esteriorizzata con foglietti e appunti di unagenda, e
sarebbero potute incontrare in unipotesi del genere?
Per quanto riguarda la tutela autoriale, lart. 6 della legge sul
diritto dautore stabilisce che Il titolo originario dellacquisto
del diritto di autore costituito dalla creazione dellopera, quale
che necessario che vi sia concretizzazione, estrinsecazione o
esteriorizzazione dellopera ossia che lidea venga, per dir cos,
portata allesterno e non rimanga nel foro interiore del suo
creatore.
La legge, a differenza di quanto spesso si creda, non obbliga
prova ossia un modo di dimostrare lanteriorit della propria
creazione per essere riconosciuto autore dellopera stessa:
esattamente quello che ha fatto Riccardo Pagani nel caso in
questione. N, tanto meno, obbligatorio che il deposito sia
effettuato presso la SIAE.
Un tempo cera la prassi soprattutto per gli autori di opere
letterarie di inviarsi il proprio manoscritto in una busta chiusa,
in modo da dimostrare lanteriorit dellopera per mezzo del
timbro postale. Oggi, per fortuna, esistono strumenti molto pi

Strumenti ai quali i pubblicitari dovrebbero ricorrere con


maggiore frequenza, anche per tutelarsi da plagi e da altre
forme di appropriazione, gi nelle varie fasi antecedenti
lultimazione dellopera. Insomma, per mettere nero su bianco le
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jackmac34

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QUEL PASTICCIACCIO BRUTTO DELLE


MATITE SUL CORRIERE DELLA SERA
I
I

l Corriere della Sera scivola sul diritto dautore: pubblica un libro di vignette dedicato alle vittime degli
attentati di Charlie Hebdo, ma dimentica di chiedere
lautorizzazione agli autori delle vignette.
Matite in difesa deLlibert di stampa il titolo del volume edito
da Rcs e distribuito nelle edicole di tutta Italia dopo i primi attentati di Parigi. un volume che raccoglie oltre 300 pagine di
vignette di disegnatori di tutto il mondo, incluse alcune vignette
pubblicate da Charlie Hebdo.
Quando la direzione del Corriere della Sera ha deciso di
compiere un gesto concreto per aiutare la rivista Charlie Hebdo
scrive Paolo Rastelli nel presentare liniziativa ricordare
tutte le vittime dei terroristi non solo i disegnatori, ma anche
gli agenti di polizia e gli avventori del supermercato kosher e,
nello stesso tempo, testimoniare la vocazione del nostro giornale contrario a qualunque fanatismo, venuto naturale pensare alla pubblicazione di queste vignette spontanee in un libro
il cui ricavato sarebbe stato destinato al settimanale francese.

solo di un editore che mentre da una parte, frequentemente,


punta lindice contro i giganti del web, rei di cannibalizzare gli
altrui diritti dautore, sfruttandoli senza chiedere il permesso,
dallaltra, si auto-attribuisce il potere di riformare la legge sul
diritto dautore, ribaltando il principio secondo il quale prima di
utilizzare laltrui opera creativa occorre chiedere ed ottenerne il
permesso.
Una regola che sembra non valere per il Corriere che lha
letteralmente ribaltata, scegliendo di pubblicare tutto salvo
riconoscere quanto dovuto agli autori che, pur non essendo stati
contattati prima, dovessero poi farsi vivi.
Si trattato credo vada scritto con pacatezza ma senza
reticenze, n ambiguit di un brutto episodio, non solo e non

Una bella iniziativa, promossa, certamente, nella convinzione di

sfruttate commercialmente oltre trecento pagine di vignette


altrui, nella pi parte dei casi senza riconoscere un euro agli autori ma anche e soprattutto perch, in uniniziativa promossa
in nome della libert di espressione, si travolta la libert di
pensiero di quanti autori delle vignette in questione magari

di tutto il mondo che, nelle ore immediatamente successive alla


strage terroristica di Parigi, sono corse sulla carta a disegnare,

parte del volume collettivo, commercializzato dal Corriere della


Sera.

straordinari messaggi di libert.


Peccato solo che, pur di realizzare il volume, si sia scelto di
ignorare pressoch completamente i diritti dautore morali e
patrimoniali dei vignettisti ai quali, nella maggior parte dei
casi, sembrerebbe non sia stato chiesto neppure il permesso di
pubblicare le loro opere che, peraltro, in molti casi, sono state
stampate e raccolte nel volume a bassa risoluzione perch
scaricate direttamente da Internet e in sequenze incomplete
per scelte editoriali dello stesso giornale.
Successivamente alluscita del volume nelle edicole milanesi,
per, in Rete scoppiata la polemica alla quale il Corriere della
Sera ha risposto cos: Post Scriptum (dopo le polemiche): Il
ricavato di questa operazione, bene ribadirlo, sar devoluto
interamente a favore delle vittime della strage e del giornale
Charlie Hebdo. Aspettare di avere lassenso formale di tutti gli
autori, a nostro giudizio, avrebbe rallentato in maniera sensibile
loperazione. Comunque sul libro, in quarta pagina, c scritto con
chiarezza che leditore dichiara la propria disponibilit verso
gli aventi diritto che non fosse riuscito a reperire.
Ma la circostanza che si sia trattato di uniniziativa a difesa della libert di espressione e che il ricavato dellopera sia integralmente devoluto alle vittime della strage, evidentemente, non

libert di decidere quando, come e dove ogni manifestazione


del proprio pensiero debba circolare, essere condivisa e commercializzata. Anche se lo si dimentica molto spesso, il diritto
dautore serve anche a questo. Non si difende la libert di manifestazione del pensiero con le matite degli altri senza chiedere
permesso.
Guai per a volersi ergere a giudice e condannare le scelte
imprenditoriali altrui, solo, magari, la prossima volta quando
qualcuno dir che la legge sul diritto deve essere rivista
societ dellinformazione nella quale viviamo, c da augurarsi
che, almeno dalle colonne del Corriere, possa trovarsi supporto
anzich ostinata resistenza.
Il mondo cambiato e se non si cambiano le regole senza,
profonda rivisitazione delle dinamiche di circolazione dei diritti
sui contenuti e del novero delle cosiddette libere utilizzazioni
convinto della difesa della propriet intellettuale online, si
ritrovi, con le pi nobili intenzioni, a violare la legge e pubblicare un libro pirata
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anji888

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UNA NUOVA DIRETTIVA PER I MARCHI


IL 2015 SI E CHIUSO CON IMPORTANTI NOVITA IN MATERIA DI MARCHI DI
IMPRESA E CON LAPPROVAZIONE DELLA DIRETTIVA

a Direttiva (UE) 2015/2436 del 16 dicembre 2015 sul ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in materia di

esecuzione del regolamento (CE) n. 40/94 del Consiglio sul marchio comunitario, e che abroga il regolamento (CE) n. 2869/95 della

dellUnione europea.
La nuova Direttiva trova applicazione a tutti i marchi dimpresa relativi a prodotti o servizi che formano oggetto di una registrazione

che produce effetti in uno Stato membro.


Le tasse da pagare allEUIPO al momento di deposito saranno ridotte, poich si pagher una fee per singola classe merceologica,
anzich una tassa che copra sino a tre distinte classi. Le tasse dovute in caso di rinnovazione del marchio, invece, saranno aggiornate
automaticamente a far data dal 23 marzo 2016.
naio 2023 (in particolare, lart. 45, relativo alla procedura per la decadenza o la dichiarazione di nullit).
Fumata grigia, invece, per i segreti commerciali. Il 15 dicembre scorso, la presidenza lussemburghese ha siglato un accordo provvisorio con i rappresentanti del Parlamento europeo su norme comuni in materia di protezione dei segreti commerciali e delle informazioni riservate delle imprese dellUE. Le diverse regole nazionali, infatti, si frappongono alla realizzazione degli obiettivi del mercato
interno, come ha affermato Etienne Schneider, vice primo ministro e ministro delleconomia del Lussemburgo: Al giorno doggi esiste
merciali. Questo nuovo strumento apporter chiarezza giuridica e garantir condizioni di parit a tutte le imprese europee. Contribuir inoltre ad accrescere il loro interesse nei confronti dello sviluppo di attivit di ricerca e dinnovazione.

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LO STEMMA DEL BARCELLONA NON E


REGISTRABILE COME MARCHIO

on una decisione destinata a far discutere,


il Tribunale UE ha negato la registrazione come
marchio di impresa allo stemma del Ftbol Club
Barcelona, una delle squadre del panorama calcistico
pi note e pi attive sul fronte del marketing e del
merchandising.
Il famoso scudo del Ftbol Club Barcelona, stemma
di una delle societ calcistiche pi note e antiche del
mondo, non risponde ai requisiti per la registrabilit
quale marchio di impresa. quanto deciso, con
sentenza del 10 dicembre 2015 (causa T-615/14), dal
Tribunale UE, poich il marchio non consentirebbe
ai consumatori di individuare lorigine commerciale
dei prodotti e dei servizi oggetto della domanda di
registrazione.
Questi i fatti da cui originata la decisione in
questione. Nellaprile del 2013, la societ calcistica
aveva chiesto la registrazione dello stemma, al
cui interno contenuto il logo del Barcellona,
caratterizzato dai colori blaugrana, dallacronimo FCB,
la bandiera della Catalogna e la croce di San Giorgio.
Le classi per le quali si chiedeva la registrazione
adesivi), la 25 (abbigliamento; scarpe; cappelleria) e
la 41 (istruzione; formazione; divertimento; attivit
sportive e culturali).
Per meglio comprendere i termini della controversia,
conviene osservare lo stemma del Barcellona (a

LUAMI, nel maggio del 2014, aveva gi respinto la


sarebbe, di per s, idoneo a richiamare lattenzione
dei consumatori, non essendo immediatamente
riconducibile allorigine commerciale dei prodotti e
dei servizi. Avverso tale decisione, il Barcellona ha
presentato ricorso al Tribunale dellUnione europea,
chiedendo nuovamente laccoglimento del deposito
del marchio.
Il Tribunale UE, con la decisione summenzionata, ha
per confermato la decisione dellUAMI, statuendo
consumatori come una forma semplice e non come
un marchio di impresa e non consentirebbe loro di
distinguere i prodotti o i servizi del suo titolare da
quelli delle altre imprese.
La decisione si spinge oltre, negando, in termini
generali, che agli stemmi possa essere riconosciuto
un carattere distintivo, atteso che gli stemmi
vengono utilizzati abitualmente in ambito
rivestire una funzione di marchio.
Nel caso di specie, peraltro, lelemento dello scudo
non sarebbe predominante del marchio, al pari
delle lettere F, C e B (iniziali del nome del club);
della combinazione dei colori, che sono quelli della
maglietta della squadra di calcio; delle bandiere
catalana e della citt di Barcellona.

registrazione (a destra):
La societ catalana, quindi, non ha richiesto la
registrazione dellintero stemma (peraltro gi
oggetto di autonoma registrazione), ma dei contorni
dello stesso.

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provare, nel corso del giudizio, il carattere distintivo


che il simbolo rivestirebbe nel pubblico dei
consumatori, cos come richiesto dal Regolamento
(CE) n. 207/2009 del Consiglio, del 26 febbraio 2009,
sul marchio comunitario.

IL FAMOSO SCUSO DEL FUTBOL CLUB


BARCELONA NON RISPONDE AI REQUISITI
PER LA REGISTRABILITA QUALE MARCHIO DI
IMPRESA

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Flickr - gaetx

stevepb

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LANNO DELLADDIO ALLA CARTA IN


ATTESA DELLA RIFORMA CAD
NEL 2015 LE AMMINISTRAZIONI SONO STATE CHIAMATEAD ATTUARE LE
REGOLE TECNICHE IN MATERIA DI DEMATERIALIZZAZIONE DEGLI ATTI E DEI
PROVVEDIMENTI AMMINISTRATIVI... MENTRE IL PARLAMENTO DELEGAVA IL
GOVERNO ALLA RIFORMA DEL CODICE DELLAMMINISTRAZIONE DIGITALE

lestate del 2015, il Parlamento ha approvato il


disegno di legge il disegno di legge recante
Deleghe al Governo in materia di riorganizzazione
delle amministrazioni pubbliche, meglio noto come riforma
della pubblica amministrazione (Legge 7 agosto 2015, n.
124).

complesso e articolato - si apra proprio con le previsioni


in materia di digitalizzazione: lart.1, infatti, contiene la
delega al Governo ad adottare nei dodici mesi successivi
il D. Lgs. n. 82/2005 (CAD - Codice dellAmministrazione
Digitale). Si tratta di un elemento non casuale e dal valore
evidentemente simbolico: nella riforma della PA centrale
il ruolo delle tecnologie e il punto di partenza deve essere il
Codice dellAmministrazione Digitale.
Il CAD che proprio nel 2015 ha compiuto dieci
anni - rappresent il tentativo di dotare lItalia di
strumenti giuridici allavanguardia rispetto a quelli
vigenti negli altri Paesi: il legislatore decise, infatti, di
imporre normativamente linnovazione alla pubblica
amministrazione. Tuttavia, questa norma stata in larga

quadro normativo in materia di e-government appaia


particolarmente azzeccata: senza nuove regole non
pensabile una nuova amministrazione (digitale by default).
In proposito, il legislatore sembra aver imparato dagli
errori del passato e, nel dettare i principi che dovranno
essere osservati nella stesura dei decreti delegati, attua
un rovesciamento di prospettiva: per rendere effettiva la
digitalizzazione non insiste ulteriormente sugli obblighi nei
confronti delle, ma rafforza i diritti di cittadini e imprese a
relazionarsi con la PA e a fruire dei servizi di questultima in
modalit telematica.
Alcuni di questi diritti sono timidamente previsti nella
normativa attuale, ma nel caso in cui vengano negati
gli utenti sono costretti ad affrontare contenziosi lunghi e
costosi.
Ecco perch nella sua nuova formulazione lart. 1 DDL
digitale, attraverso la delega al Governo alladozione di
norme che:

utenti nei confronti di tutti i livelli amministrativi (accesso


hanno saputo cogliere le incredibili opportunit in termini
A ci si aggiunga la rapidissima evoluzione delle tecnologie
che ha fatto si che il Codice divenisse obsoleto senza essere
stato davvero applicato.

qualsiasi pratica e comunicazione in modalit telematica,


e-democracy);
b) consentano di adeguare lorganizzazione delle

Non v dubbio, quindi, che la scelta di mettere mano al

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responsabile delle attivit di digitalizzazione e agevolando la collaborazione tra le diverse amministrazioni).

contrario, la piena attuazione delle nuove norme presupporr il pieno ed integrale adempimento delle regole tecniche in materia
di informatizzazione delle procedure previsto dal D. L. n. 90/2014 e dal manuale di gestione documentale previsto dal Dpcm 3
dicembre 2013).
Il quadro delle norme di attuazione, infatti, ormai completo, a seguito delladozione delle regole tecniche sul documento

Queste regole tecniche rappresentano un elemento fondamentale per la gestione e la conservazione sicura e corretta del documento
informatico, lultimo tassello per la piena applicazione del Codice dellAmministrazione digitale. Il Decreto stabilisce infatti tutte le
amministrativo. Le pubblica amministrazione hanno quindi tutti gli elementi per lo switch off dal cartaceo al digitale, che dovr
terminare entro l11 agosto 2016.

informatici.
Infatti, lart. 40 CAD prevede espressamente che le pubbliche amministrazioni formano gli originali dei propri documenti con mezzi
informatici. Per chi non provveder a prescindere da altre sanzioni vi sar la conseguenza pi grave: lillegittimit degli atti
compiuti dallamministrazione per vizio di forma informatica.

tutti i soggetti dotati di un recapito elettronico (tutte le PA, tutte le imprese, tutti i professionisti, i cittadini provvisti di un domicilio
digitale). Questa rivoluzione copernicana comporta un necessario adeguamento non solo tecnologico (gli enti hanno necessit
di acquisire gli strumenti hardware e software adeguati), ma anche e forse soprattutto giuridico ed organizzativo (rivedendo i
regolamenti di organizzazione e la modulistica, oltre che provvedendo alla necessaria formazione del personale).
In proposito, vale la pena di ricordare come, sempre nel 2015, la giurisprudenza abbia affermato che la PA non pu rigettare listanza
del privato che non sia riuscita ad aprire laddove il documento informatico sia stato formato nel rispetto delle regole tecniche,
essendo tenuta a formare adeguatamente il personale e dotarsi degli strumenti informati necessari (TAR Puglia-Bari, sent. n.
1646/2015).

cloudhoreca

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NASCE LA RESPONSABILIT INFORMATICA


DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
LA GIURISPRUDENZA AMMINISTRATIVA TEORIZZA UN NUOVO TIPO DI
RESPONSABILITA DELA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE IN MATERIA DI
PROGETTAZIONE DEI SISTEMI INFORMATIVI E DEI SERVIZI ON - LINE
I

base ai dati del Digital Agenda Scoreboard della


Commissione Europea, lItalia vive un paradosso: uno
dei Paesi con il pi elevato numero di servizi on line
disponibili, ma al tempo stesso uno dei Paesi in cui questi
servizi vengono utilizzati meno da imprese e cittadini.
Si tratta di un dato che ha due possibili motivazioni. Da un lato
i servizi on line sono ancora poco conosciuti dai cittadini italiani
(molti dei quali non ha mai avuto accesso alla rete e difetta
delle necessarie competenze), dallaltro i servizi sono progettati
dalle amministrazioni senza tenere in conto le effettive esigenze
dellutenza (con il risultato che il loro utilizzo spesso assai
complicato e farraginoso).
Eppure, gi da anni la legislazione vigente prevede i principi
a cui debba attenersi la pubblica amministrazione per la
progettazione dei propri servizi.
Lart. 7, comma 1, CAD prevede che le Pubbliche Amministrazioni
debbano provvedere alla riorganizzazione ed aggiornamento
info-telematiche sulla base di una preventiva analisi delle
reali esigenze dei cittadini e delle imprese anche utilizzando
strumenti per la valutazione del grado di soddisfazione degli
utenti.
Si tratta di una disposizione che ha il pregio di evidenziare
quali siano i passaggi che le amministrazioni devono seguire
nellerogazione di servizi, nellottica di garanzia della qualit e
della soddisfazione dellutenza.
In particolare possono individuarsi due fasi:

analisi delle esigenze dellutenza;


valutazione del grado di soddisfazione degli utenti.

Inoltre, nella progettazione e successiva erogazione dei


servizi on line, le amministrazioni dovranno ispirarsi a principi
di eguaglianza e non discriminazione e garantire sempre la
Questo principio ha lovvio corollario per cui i servizi on line
dovranno essere rispettosi anche delle norme che regolano
lattivit amministrativa in generale nonch con quelle che
disciplinano i singoli procedimenti.
quanto affermato da una recente ed importantissima
sentenza del giudice amministrativo con la quale il Tar Trento ha
affermato la sussistenza della responsabilit informatica della
pubblica amministrazione (TAR Trento, sent. n. 159/2015)
Il caso alla base della sentenza quello relativo alla procedura
per la trasmissione telematica delle domande per il concorso
per lassegnazione delle farmacie. A causa di un errore nella
progettazione della piattaforma telematica un soggetto
interessato, pur avendone i titoli, non aveva potuto trasmettere

la propria domanda e si era visto costretto ad impugnare il


provvedimento tacito di esclusione dinanzi al TAR.
Le motivazioni della sentenza con cui il collegio trentino ha
accolto il ricorso devono ritenersi molto interessanti in relazione
alla progettazione di tutti i sistemi informatici della PA e dei
servizi on line.
Infatti, la sentenza parte dalla constatazione per cui alla
luce delle norme in materia di amministrazione digitale linformatica rappresenta ormai uno strumento doveroso ed
imprescindibile. Il T.A.R. Trento afferma, inoltre, che sarebbe
gravemente scorretto intendere il procedimento amministrativo
informatico come una sorta di amministrazione parallela,
che opera in piena indipendenza dai mezzi e dagli uomini, e
che i dipendenti si devono limitare a osservare con passiva
rassegnazione (se non con il sollievo che pu derivare dal
discarico di responsabilit e decisioni). Al contrario, le risposte
del sistema informatico sono oggettivamente imputabili
allamministrazione e dunque alle persone che ne hanno la
responsabilit.
Ecco quindi che nasce il concetto di responsabilit informatica
della pubblica amministrazione: se luso delle tecnologie
comporta degli esiti anomali o, addirittura, ladozione di atti
responsabilit di chi ne ha predisposto il funzionamento senza
in sede di progettazione quanto di collaudo i dirigenti dovranno
sistemi informatici (e ladeguatezza dei software utilizzati) alla
normativa che disciplina i singoli procedimenti amministrativi.
Inoltre, la pronuncia del TAR Trento afferma anche la
responsabilit omissiva del dipendente che, tempestivamente
informato, non si sia adoperato per svolgere, secondo i principi
di legalit e imparzialit, tutte quelle attivit che, in concreto,
possano soddisfare le legittime pretese del privato che
abbia segnalato lo scorretto funzionamento delle procedure
informatiche.

amministrazioni dovranno consentire sempre agli utenti di poter


comunicare eventuali anomalie ed attivarsi immediatamente
in modo da consentire la presentazione tempestiva delle
dichiarazioni e delle istanze (ad esempio, consentendo in
autotutela la trasmissione delle stesse via PEC).
Le implicazioni della responsabilit informatica della
PA sono rilevanti: dirigenti e funzionari rispondono del
corretto funzionamento dei sistemi informatici sia sotto il
allamministrazione e ai privati da sistemi non correttamente
progettati).
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LA PA ITALIANA ATTESA ALLA


PROVA DEL FOIA
Janeke88

LA RIFORMA DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE DELEGA IL GOVERNO


ALLADOZIONE DI UNA NORMA SULLACCESSO AI DATI E AI DOCUMENTI
DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE: SARA VERO FOIA?

l processo di apertura della pubblica amministrazione italiana ha registrato nel corso del 2015 una serie di tappe
assai importanti.

LItalia ha aderito allInternational Open Data Charter, un progetto multilaterale che ha visto insieme Governi e
organizzazioni della societ civile di tutto il mondo per scrivere un documento che ha lobiettivo di rendere globale e
sempre pi effettivo il processo di apertura dei dati della pubblica amministrazione.
Parallelamente, con il D. Lgs. n. 102/2015, si provveduto al recepimento della Direttiva UE sul riutilizzo dellinformazione
della pubblica amministrazione (Dir. n. 2013/37/UE). La normativa comunitaria si basa sulla considerazione che i dati
detenuti dalle Pubbliche Amministrazioni costituiscono una vera e propria risorsa da sfruttare per la crescita economica e
per la creazione di posti di lavoro e, pertanto, ne promuove il riutilizzo.

commerciali o non commerciali diversi dallo scopo iniziale nellambito dei compiti di servizio pubblico per i quali i
documenti sono stati prodotti. Lo scambio di documenti tra enti pubblici esclusivamente in adempimento dei loro compiti
di servizio pubblico non costituisce riutilizzo (art. 2, comma 1, lett. e) D. Lgs. n. 36/2006);.
Normativamente, per, il provvedimento pi importante per il processo di apertura della pubblica amministrazione Con il

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regola criteri e principi del riutilizzo, prevedendo un favore


verso la gratuit del riutilizzo da parte dei privati dei dati
delle pubbliche amministrazioni.
rappresentata dalla delega contenuta allart. 7 della Legge
di riforma della pubblica amministrazione (Legge 7 agosto
2015, n.124) e relativa alla riforma della normativa in
materia di accesso agli atti e ai documenti delle pubbliche
amministrazioni.
d un anno dal lancio di Foia4Italy la campagna per
ladozione anche in Italia di una legge che garantisca a
tutti i cittadini laccesso agli atti e ai documenti della
pubblica amministrazione il Parlamento ha approvato
(allunanimit) la delega al Governo ad adottare un Freedom
of information act,

Innanzitutto, necessario che il testo del decreto sia il pi


evoluto possibile e rispetti dieci principi fondamentali:
1. Il diritto di accesso deve essere previsto per chiunque,
senza obbligo di motivazione (eliminando le restrizioni
previste dalla Legge n. 241/1990)
2. Devono essere oggetto dellaccesso tutti i documenti, gli
atti, le informazioni e i dati formati, detenuti o comunque in
possesso di un soggetto pubblico
3. Si deve applicare non solo alle amministrazioni ma anche
alle societ partecipate e ai gestori di servizi pubblici
4. le risposte delle amministrazioni devono essere rapide
(max 30 gg)
5. le eccezioni allaccesso devono essere chiare e tassative

Nelle prossime settimane, quindi, il Governo dovr approvare


un decreto che superi la vecchia disciplina in materia di

di un risultato importante, perch frutto di un processo


aperto di collaborazione in cui ognuno ha fatto la sua
parte. Da anni, infatti, ripetevamo che il nostro Paese viveva
unemergenza in termini di trasparenza (e i risultati sono
sotto gli occhi di tutti con lItalia al 97 posto su 102 del
Eppure il tema ha faticato ad uscire da una ristretta cerchia
di addetti ai lavori e ad imporsi allattenzione del dibattito
pubblico.
Il progetto di Foia4Italy stato importante perch ha
provato ad andare oltre la semplice denuncia: oltre 30
associazioni con un metodo inclusivo hanno scritto
insieme una proposta di legge (sottoponendola a Governo
e Parlamento) e hanno avviato una campagna (raccogliendo

E questo lavoro ha pagato: grazie allimpegno del


Parlamento, con lapprovazione della riforma della PA
stato compiuto il primo passo formale verso un FOIA
italiano. Si dice espressamente che laccesso dovr essere
consentito a chiunque (indipendentemente dallinteresse
fatto valere) e che dovranno essere previste sanzioni per le
amministrazioni che non rispetteranno tale obbligo.
C di che essere contenti, ma non ancora soddisfatti: la
strada, infatti, ancora lunga.

6. laccesso a documenti informatici deve essere gratuito


(non devono essere corrisposti dovuti nemmeno costi di
riproduzione)
7. nel caso di atti e documenti analogici, deve essere
richiesto solo il costo effettivo di riproduzione e di ventuale
spedizione.
8. Quando uninformazione stata oggetto di almeno
tre distinte richieste di accesso, lamministrazione deve
pubblicare linformazione nella sezione Amministrazione
Trasparente.
9. In caso di accesso negato, i rimedi giudiziari e
stragiudiziali devono essere veloci e non onerosi per il
richiedente.
10. Vanno previste sanzioni in caso di accesso
illegittimamente negato.
Ma, a dire il vero, non potremo essere soddisfatti neanche
quando una norma cos costruita sar approvata: infatti, la
migliore possibile, non serve se poi quella legge rimane
sulla carta.

un FOIA evoluto ed utile, ma di metterlo nelle mani dei


cittadini, facendo loro capire che si tratta dello strumento
democratico pi importante dopo il diritto di voto.

33

SERVE CHIAREZZA SULLA LIBERT DI


PANORAMA
SI FATTO UN GRAN PARLARE NEGLI ULTIMI MESI SULLA LIBERT DI
PANORAMA E SULLA POSSIBILIT DI FOTOGRAFARE BENI CULTURALI
COLLOCATI IN SPAZI PUBBLICI. NON DOVREMMO DIMENTICARE CHE IL
DIRITTO DAUTORE DOVREBBE PROMUOVERE LA CREATIVIT E NON ESSERE
LIMITE ALLA DIFFUSIONE DELLA CULTURA

delle regole comunitarie sul copyright e, in


particolare, sulla revisione della direttiva InfoSoc.
Uno dei punti pi controversi, sui quali infatti non stato
raggiunto alcun accordo, quello della libert di panorama,
materia sulla quale lart. 5(3)(h) della Direttiva InfoSoc ha
rimesso alla discrezionalit degli Stati membri la possibilit
di introdurre eccezioni alle regole nazionali sul copyright.
La libert di panorama consiste nella possibilit
dellarchitettura o di opere darte collocate in un luogo
pubblico. I singoli Stati dellUnione europea, in assenza
di unindicazione dalla legislazione comunitaria, hanno
adottato approcci differenti, che spaziano da una libert
assoluta, tipica degli ordinamenti di common law, a
fortissime chiusure, come quelle suggerite recentemente dai
giudici francesi. In Italia, non ci sono norme che disciplinino
la questione e, nel silenzio della legge, deve ritenersi che,
in caso di opere protette e non cadute in pubblico dominio,
sia necessario pagare i diritti o ottenere una licenza per le
riprese o le foto di tali beni.

pagamento dei relativi diritti).


Entrambi gli emendamenti sono stati bocciati dal
Parlamento europeo il 9 luglio scorso: un pareggio a reti
inviolate, per ricorrere a una metafora calcistica. E, quindi,
ritorno allincertezza precedente, soprattutto per quei Paesi,
come il nostro, in cui non esiste una legislazione ad hoc
sullargomento.
Si resta, quindi, in uno stato di incertezza. Tuttavia, provando
a tratteggiare i contorni di un vademecum per artisti e altri
operatori culturali, proviamo a scomporre le varie ipotesi,
pur nella consapevolezza che, in taluni casi, non vi sia una
risposta certa.
Sembra opportuno sgombrare il campo da talune idee
errate che si stanno diffondendo. Ad esempio, lidea
alle opere protette dal diritto dautore sarebbe vietate in
infatti ammesse e lecite. Se visito un museo, posso farmi
fotografare accanto ad un dipinto o ad una scultura, se
poi quella foto destinata ad un album dei ricordi (per
i pi retr) o alla memoria del mio computer o del mio
smartphone. Diverso, ma lo si vedr a breve, il caso in

La frammentazione legislativa dei singoli ordinamenti


fuoriescono dallambito strettamente personale.
consentisse foto e riprese di opere protette, purch collocate
a titolo stabile in un luogo pubblico. Si pensi, ad esempio,
al museo dellAra Pacis: unopera dellarchitettura, tutelata
dal diritto dautore, i cui diritti non sono ancora caduti
in pubblico dominio, liberamente visibile e stabilmente
collocata in un luogo pubblico. Istintivamente, si potrebbe
pensare che si tratti di un bene comune, perch oggetto
della fruizione indistinta e non soggetta a restrizioni da
parte di tutta la collettivit.
Tuttavia, per alcuni, cos non . Infatti, a controbilanciare
lemendamento della Reda, stato depositato un controJean-Marie Cavada. Emendamento che proponeva che ogni
pedantemente si precisava nel testo dellemendamento)
dovesse essere soggetta, per tutti i Paesi dellUnione
europea, allautorizzazione preventiva del titolare dei diritti
dautore (e, quindi, salvo il caso di licenze a titolo gratuito, al

34

www.e-lex.it

Si anche detto che non sarebbe possibile pubblicare le


foto personali sulla propria pagina di Facebook. Questa
seconda affermazione astrattamente corretta, atteso che
Facebook (e, in genere, i social network) acquisiscono dagli
utenti, al momento della registrazione alla piattaforma,
il diritto di riutilizzare le loro immagini, in virt di una
co-licenza. Peraltro, sempre nelle condizioni di accesso ai
social network, dichiariamo di essere titolari dei diritti dei
contenuti che pubblichiamo. Insomma, se scattate la foto nel
museo e la tenete per voi, nessun problema.
Posso pubblicare la foto delle dee Iside e Sekhmet del
Museo egizio di Torino? Ovvero, beni pubblici non collocati
allesterno, in pubblico dominio
il caso dei beni di propriet dello Stato che sono custoditi
in musei, biblioteche, archivi e cos via discorrendo: si pensi,
a titolo di esempio, ad un vaso etrusco custodito al Museo

Alexas_Fotos

Guarnacci di Volterra. La fruizione di tali beni riservata, nel senso che occorre accedere, pagando un biglietto o meno, al luogo in

Si tratta di unipotesi la cui risoluzione agevole, perch espressamente disciplinata dal Codice dei beni culturali, che, allart. 107,
stabilisce che Il Ministero, le regioni e gli altri enti pubblici territoriali possono consentire la riproduzione nonch luso strumentale
e precario dei beni culturali che abbiano in consegna. I canoni di concessione e i corrispettivi connessi alle riproduzioni di beni
culturali sono determinati dallautorit che ha in consegna i beni e, quindi, dalla singola istituzione museale, dalla singola biblioteca,
ecc.
Canoni e corrispettivi, da pagare in genere in via anticipata, non sono dovuti in caso di utilizzazione per scopi strettamente personali

Posso pubblicare le foto dei quadri di Mario Schifano al MACRO? Ovvero, beni pubblici non collocati allesterno, non in pubblico
dominio

dominio e, quindi, lautore o altro titolare pu ancora vantare i diritti sullo sfruttamento commerciale delle opere stesse. il caso di
un quadro il cui autore sia ancora vivente ovvero non sia morto da almeno settantanni.

35

Alessio Iacona

36

www.e-lex.it

Salvo talune eccezioni, infatti, le opere cadono in pubblico


dominio decorsi settantanni dalla morte del loro autore.
Vi per una discrasia tra opere tutelate dalla legge
sul diritto dautore e i beni tutelati dal Codice dei beni
culturali. Le prime sono tutte le opere dellingegno di
carattere creativo che appartengono alla letteratura, alla

la foto di unopera tutelata dalla legge sul diritto dautore


o dal Codice dei beni culturali allinterno di unantologia
scolastica non esclude il pagamento dei diritti e dei canoni
previsti dalla legge.

espressione. I beni culturali, invece, sono le cose immobili


e mobili appartenenti allo Stato, alle regioni, agli altri enti
pubblici territoriali, nonch ad ogni altro ente ed istituto

Entriamo adesso nelle ipotesi non disciplinate


espressamente dalla legge italiana. La prima quella dei
beni pubblici collocati allesterno e caduti in pubblico
dominio: si pensi, ad esempio, al Colosseo, opera
dellarchitettura su cui non vi sono diritti dautore.

ivi compresi gli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti,


che presentano interesse artistico, storico, archeologico o
etnoantropologico. Su tali ultimi beni esercitata, ai sensi
interesse culturale che riguarda i beni, mobili o immobili,
che siano opera di autore non pi vivente e la cui
esecuzione risalga ad oltre cinquanta anni.
Nellipotesi ora considerata, per foto o video che riprendano
le opere non cadute in pubblico dominio, occorrer
valutare la sussistenza di eventuali accordi di licenza:
potrebbe essere possibile, in altri termini, che i diritti di
sfruttamento economico delle opere siano stati ceduti
dallautore allente stesso e che, quindi, i diritti dautore
vadano pagati a tale soggetto e non allautore. La Corte
di Cassazione, sul punto, ha chiarito che la riproduzione
di unopera (anche nel caso in cui si realizzi unopera

Posso pubblicare una foto del Colosseo? Ovvero, beni


collocati allesterno, in pubblico dominio

Se scatto una foto del Colosseo e dopo creo una serie di


cartoline, sono tenuto a pagare qualche ente? Il Comune di
Roma? Lo Stato?
Nel silenzio della legge, la risposta a parere di chi scrive
deve essere di segno negativo.
vero che il Codice dei beni culturali, agli artt. 107 e 108,
ricorre ad unespressione ambigua, discorrendo di beni in
consegna al Ministero, alle regioni e agli altri enti pubblici
territoriali, senza distinguere tra beni collocati allesterno
o allinterno ovvero tra beni visibili senza accedere ad un
luogo e beni conservati in musei, biblioteche, pinacoteche,
ecc.
Sebbene lanalisi del diritto straniero evidenzi esempi di
segno opposto (celebre la proposta di legge egiziana

originaria) coperta dal diritto dautore, che non vieta


alloriginale, ma protegge lutilizzazione economica che
pu effettuare lautore mediante qualunque altro tipo di
moltiplicazione dellopera in grado dinserirsi nel mercato
della riproduzione (Cass., n. 11343/1996).
Sono ammesse, tuttavia, alcune eccezioni, elencate dagli
artt. 65 e seguenti della legge sul diritto dautore. Tra le
varie ipotesi contemplate dalla legge, merita di essere
ricordata quella di cui allart. 70, comma 1-bis, che concerne
la pubblicazione delle opere cc.dd. degradate o a bassa
risoluzione. Si tratta di riproduzioni di immagini o di
musiche, realizzate per mezzo di internet e in assenza di
uno scopo di lucro. In altri termini, possibile riprendere
dautore e pubblicarla sul proprio sito internet, purch
ricorrano i tre presupposti anzidetti.
Pare opportuno precisare, anche in relazione alla prima
ipotesi elencata, che la giurisprudenza ha sempre
interpretato in senso restrittivo le nozioni di uso
personale e di assenza di scopo di lucro. Si pensi al caso
gratuitamente: sebbene non vi sia un ritorno economico
diretto per lautore della pubblicazione, tuttavia lo scopo di
lucro non escluso, giacch, per mezzo della pubblicazione
stessa, lautore potrebbe farsi pubblicit ovvero ospitare
inserzioni pubblicitarie allinterno della propria opera. Lo

piramidi), la risposta, a nostro avviso, porta a ritenere che


tali beni siano soggetti alla disciplina dei commons ossia
siano beni comuni, fruibili, in qualsiasi modo, da chiunque.
Sul punto, ancorandoci allanalisi del diritto interno,
deve essere segnalata linterrogazione parlamentare
depositata il 28 settembre 2007 dagli onorevoli Franco
Grillini e Cinzia Dato, nella quale si chiedeva allallora
Ministro della Cultura, Francesco Rutelli, di disciplinare
nel nostro ordinamento la libert di panorama. La risposta
sottosegretario Danielle Mazzonis, sembra confermare la
nostra interpretazione: Pur non essendo espressamente
disciplinata nel nostro ordinamento, la libert di panorama
ossia il diritto spettante a chiunque di fotografare soggetti
visibili, in particolare monumenti ed opere dellarchitettura
contemporanea, riconosciuta in Italia per il noto principio
secondo il quale il comportamento che non vietato da
una norma deve considerarsi lecito. In altre legislazioni,
invece, tale diritto disciplinato diversamente a seconda
dellinteresse che si ritiene di tutelare prevalentemente
(si pensi, ad esempio, alla legislazione belga ed a quella
olandese che consentono di fotografare liberamente solo
per le sculture ove costituiscano il soggetto principale della
invece fotografare anche le sculture pubblicamente visibili
similmente a quella italiana consente di poter utilizzare le
37

per qualunque scopo, salvo che si tratti di opere darte non


stabilmente installate in un luogo pubblico poich in tal
caso necessaria lautorizzazione del titolare). In Italia, non
e quindi possibile fotografare liberamente tutte le opere

o alterando il soggetto, non si arrivi ad offenderne il decoro


ed i valori che esso esprime.
La risposta del Ministero riconosce, quindi, una generale
libert di panorama nel nostro ordinamento, sulla base del
principio (invero discutibile) secondo cui sarebbe lecito tutto
ci che non espressamente vietato.
Non infrequente, tuttavia, imbattersi in regolamenti di
amministrazioni locali che, come nel caso del Comune
di Lucca, richiedono autorizzazioni preventive, oltre al
avvengano sul suolo comunale e che non abbiano una

mura di Lucca, ma non posso realizzare un calendario con


le bellezze lucchesi da distribuire ad amici e clienti, anche
se si tratta di opere antiche e, quindi, senzaltro in pubblico
dominio, se non pago il Comune.
Al di l della contestabile facolt di unamministrazione
comunale di prevedere un simile balzello, non pu non
notarsi che, per questa via, si crea una rendita perpetua
in capo al titolare del bene culturale, sia esso soggetto
pubblico o privato. Se comprensibile lesigenza, non sempre
felice, degli enti pubblici, a fronte di unesposizione debitoria
possono non notarsi le distorsioni di una simile opzione
legislativa.
Innanzi tutto, deve notarsi, da un punto di vista strettamente
teorico, che il diritto dautore crea delle privative
temporalmente limitate, costituendo un monopolio sullo
sfruttamento economico dellopera a favore dellautore o
degli altri titolari dei diritti dautore, mentre, nellesempio
fatto, ci troviamo dinanzi ad un diritto illimitato: il diritto
sulle mura che incorniciamo il meraviglioso centro storico
di Lucca un diritto senza tempo, che non risponde alle
tradizionali esigenze del diritto dautore e che non in alcun
modo uno strumento per incentivare la produzione culturale.
In secondo luogo, anche una lettura costituzionalmente
orientata della fattispecie non pu che condurre ad una
prevalenza degli interessi della collettivit rispetto a quelli
del singolo proprietario, pubblico o privato che sia. Un bene
storico, a prescindere dalle gabbie normative, innanzi
tutto un bene della collettivit: non un caso se lart. 9 della
Costituzione assegna idealmente il patrimonio storico e
artistico non agli enti pubblici (e tanto meno ai privati), ma
alla Nazione.

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www.e-lex.it

diritto dei beni culturali o sul diritto dautore rischierebbe di


condurre ad esiti paradossali, se non addirittura disastrosi. Si
in una citt ricca di monumenti. In teoria, la produzione
dovrebbe preoccuparsi, oltre che dei tradizionali permessi
per loccupazione di suolo pubblico, anche di pagare tutte le
royalties allamministrazione comunale o ai singoli titolari
potrebbero cadere incidentalmente su beni in pubblico
dominio (il Colosseo, la Bocca della Verit) ovvero su beni su
cui insistono ancora diritti dautore (il museo dellAra Pacis
o il Maxxi, la statua dedicata a Giovanni Paolo II a Termini,
metropolitana di Napoli, abbellita da decine di opere darte
contemporanea: troppo complicato ed economicamente
troppo costoso. Ma neanche nessun sito web sulle bellezze
di Lucca, salvo pagare un Comune, cui evidentemente difetta
soluzione non fa che danneggiare le potenzialit turistiche
della citt, le cui enormi bellezze sono costrette ad un
forzoso esilio dai canali di promozione indiretta offerti dalla
rete internet.
Posso pubblicare una foto di L.O.V.E. di Maurizio Cattelan?
Ovvero, beni collocati allesterno, non in pubblico dominio
Se seguissimo le indicazioni ministeriali, le medesime
conclusioni dovrebbero valere anche per i beni situati
allesterno, ma non ancora caduti in pubblico dominio: del
resto, la risposta del sottosegretario Mazzonis menzionava
cadendo in contraddizione, la medesima risposta ministeriale
cita musiche e risoluzioni degradate o a bassa risoluzione,
concludendo che ove il soggetto fotografato fosse unopera
di autore vivente, lutilizzo non potr avvenire che nei limiti
anzidetti.
Pertanto, in astratto, nulla potrebbe impedire al gi
ricordato Richard Meier, architetto del museo dellAra Pacis,
o anche agli artisti di street art, che stanno abbellendo
i sobborghi delle maggiori citt italiane, di intentare
unazione giudiziaria contro un fotografo o un produttore

tentativo comunitario, si potrebbe spingere sulla soluzione


nazionale, come caldeggiato anche dagli attivisti di
Wikimedia.
Serve, in altri termini, una legge chiara, che preveda
unulteriore eccezione alla legge sul diritto dautore.
Verosimilmente, al pari delle leggi europee che si sono
occupate della questione (tra le altre: Germania, 59
dellUrheberrechtsgesetz, la legge sul copyright, che
ammette la riproduzione delle opere collocate stabilmente
in luoghi pubblici, in qualsiasi forma; Spagna art. 35 del
Decreto Reale n. 1 del 1996, che consente di riprodurre in
forma bidimensionale (foto, video, dipinti o disegni)

opere collocate permanentemente in parchi, strade, piazze


o altri spazi pubblici; Portogallo, 75(2) del Codigo do direito
de autor e dos direitos conexos, che consente la riproduzione
delle opere collocate in luoghi pubblici, a condizione che
non contrastino conformemente a quanto previsto dalla
Convenzione di Berna, con lo sfruttamento normale dellopera
stessa; Danimarca, il cui art. 24 della legge sul diritto dautore

nelleccezione al diritto dautore le sole riproduzioni bidimensionali


(disegni, dipinti, foto e video), nonch le utilizzazioni che non
abbiano quale elemento centrale lopera protetta: per essere pi

nonch delle altre opere collocate stabilmente in luoghi


pubblici, a condizione che non siano lelemento centrale
della riproduzione, ecc.) leccezione in questione dovrebbe
riguardare le opere stabilmente collocate in spazi pubblici,
senza distinguere tra opere tutelate dal diritto dautore e
opere cadute in pubblico dominio, con esclusione delle opere
destinate solo temporaneamente alla fruizione collettiva. Allo
stesso modo, sempre nel solco degli altri modelli europei,
potrebbero essere incluse

decenni ha determinato uno scollamento evidente dagli obiettivi

museo.

dei titolari non pu determinare una compressione dei diritti


della collettivit alla fruizione delle opere. Forse non dovremmo
dimenticare che il diritto dautore dovrebbe promuovere la creativit
e non essere un limite alla diffusione della cultura.

Alessio Iacona

Alessio Jacona

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TRASFERIMENTO
DI DATI PERSONALI:
QUALI SCENARI DOPO
LA FINE DEL SAFE
HARBOR?

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www.e-lex.it

Con la sentenza del 13 novembre 2015, la Corte di Giustizia ha annullato gli accordi di Safe Harbors, che legittimavano il trasferimento dei dati personali tra Europa e Stati Uniti. Limpatto della decisione sulle imprese.

Europea che ha cos stracciato una decisione della Commissione che giudicava il paese a Stelle e Strisce come un porto sicuro
per le informazioni degli europei, autorizzando cos le grandi aziende di internet a poter operare in tranquillit dallaltra sponda
dellAtlantico (accordo Safe Harbour del 2000).
Ma la decisione, presa in seguito alla denuncia contro Facebook del giovane austriaco Max Schrems, che impatti avr sul nostro
modo di usare la rete?
Ricapitoliamo il quadro normativo. Lart. 25 della Direttiva 46/95/CE prevede un generale divieto di trasferire dati personali al
di fuori dellUnione europea. Questa regola ammette, per, una serie di eccezioni: il trasferimento ammesso nel caso in cui vi
sia il consenso della persona cui i dati personali si riferiscono, ovvero avvenga in esecuzione di misure contrattuali o precontrattuali o, ancora, per rispondere a un interesse pubblico; in presenza di strumenti negoziali validati dalla Commissione europea
che un determinato Paese, non appartenente allUnione o allo spazio economico europeo, assicuri un livello di protezione adeguato, che sia quindi dotato di misure legislative che offrano un livello di protezione dei dati personali conforme agli standard
comunitari
Tra le decisioni di adeguatezza che hanno interessato, tra gli altri, Israele, Svizzera, Australia e Canada la pi nota quella
del 26 luglio 2000 tra Unione europea e Stati Uniti, detta Safe harbor, oggi invalidata dalla sentenza Schrems. Loperato della
Corte di giustizia ha ricevuto apprezzamenti da pi parti, non da ultimo dal nostro Garante per la protezione dei dati personali,
posizione con la quale non si pu che essere daccordo, ma che forse evidenzia solo una faccia di un prisma molto pi complesso.
Innanzitutto, la Corte di giustizia fotografa una situazione grave, ma in parte non pi attuale. Dopo lo scandalo Snowden, da cui
ha tratto origine anche il caso deciso dai giudici europei, gli Stati Uniti stavano provando ad arginare lemergenza privacy con
alcuni provvedimenti legislativi, tra cui il Judicial Redress Act dello scorso anno.
In secondo luogo, non pu essere sottaciuto limpatto economico e politico della sentenza Schrems. Non una sentenza che
colpisce Facebook o Google, come semplicisticamente si detto: sono circa 4mila le imprese europee e statunitensi che benche in pochi hanno sottolineato che tali principi regolano esclusivamente i rapporti tra Unione europea e Stati Uniti, ma non
sono lunico strumento giuridico per il trasferimento transfrontaliero di dati personali. Clausole contrattuali standard e binding
costi transattivi pi alti.
Quanto appena detto vale specialmente per le clausole contrattuali standard (anche note come model contract clauses), da
inserire allinterno di contratti tra imprese che non appartengono al medesimo gruppo (cui, invece, sono riservate le binding
per molte imprese, tacendo il potenziale isolamento commerciale per lEuropa: una ricerca del 2013 di Syntech Numrique
del 1,3% e unemorragia nelle esportazioni dei servizi forniti dallEuropa verso gli Stati Uniti, che diminuirebbero del 6,7%.
Il punto, quindi, che le imprese saranno costrette a ripiegare sulle clausole contrattuali standard unico strumento sopravvissuto al crollo del Safe harbor il cui costo verr sostenuto da tutti i soggetti interessati, con un impatto differente su piccole e
grandi imprese. Unaltra possibile chiave di lettura attiene al rapporto tra Corte di giustizia e Commissione europea.

Flickr - Sam Wolff


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Non la prima volta che i giudici comunitari intervengono in materia di dati personali: data retention e diritto alloblio sono
i casi pi noti, ma non i soli. Nel settore che ci interessa, la decisione della Corte di giustizia pregiudica fortemente le negoziazioni in atto per la revisione dei Safe harbor che, a questo punto, dovranno essere ripensati ex novo, avendo come punto
di partenza linadeguatezza di quelli esistenti: in altri termini, si ricomincia da zero e i negoziati, verosimilmente, saranno pi
lunghi di quello che era lecito attendersi, relegando gli Stati Uniti a un ruolo subordinato che dovr adattarsi alle strettoie delle
posizioni comunitarie. N pu dimenticarsi che leco della sentenza in questione potrebbe riverberarsi, a livello europeo, anche
nuovo regolamento in materia di dati personali.

rimarcarsi la leggerezza con cui gli Stati Uniti, a qualsiasi stadio, hanno affrontato il tema della sicurezza delle informazioni
personali: prima con lo scandalo Prism e successivamente, a livello giudiziario, con la decisione che rispecchia un frettoloso
laissez-faire della Corte Suprema nel caso Clapper.

trasferimento di dati personali degli utenti tra nazioni sicuro. Ma questo eccessivo spezzettamento tra 28 garanti potrebbe
portare a non poche complicazioni. Per questo gi nelle dichiarazioni nelle ore successive alla sentenza, il garante italiano Soru
ha detto che occorre una risposta coordinata a livello europeo anche da parte dei Garanti nazionali, e in queste ore si stanno
chiede un chiarimento da parte di Ue e Stati Uniti: imperativo che i governi di Ue e Usa garantiscano che continueranno a

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www.e-lex.it

WikiImages

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CONTENUTI DIFFAMATORI E OBBLIGHI


DEGLI EDITORI ON-LINE
H

Ha fatto discutere la decisione dello scorso 16 giugno


in cui la Grand Chambre della Corte europea dei diritti
delluomo ha stabilito che uno Stato pu ma naturalmente non necessariamente deve obbligare gli editori dei
giornali online a rispondere dei contenuti palesemente diffamatori pubblicati dai propri lettori se omette di rimuoverli tempestivamente a prescindere da qualsivoglia segnalazione.
Linnegabile limitazione della libert di informazione e di
manifestazione del pensiero che un simile obbligo comporta
, secondo i giudici della Corte europea, coerente con il necessario bilanciamento tra i diritti fondamentali delluomo che, in
una questione di questo genere, vengono in rilievo ovvero con la
libert di comunicazione da una parte ed il rispetto della dignit
delluomo dallaltra.
La Corte europea, si rende per conto della portata dirompente
della propria decisione e delle conseguenze che essa potrebbe
produrre sulla circolazione dei contenuti online e, quindi, riconosce, innanzitutto, che la possibilit di esprimersi, anche in forma
anonima, attraverso internet costituisce, per gli uomini, uno strumento senza precedenti di esercizio della libert di espressione
ed aggiunge poi che si tratta della prima volta che essa si trova
a pronunciarsi su una questione che richiede di applicare i diritti
delluomo in un dominio tecnologico in cos rapida evoluzione.
Ci tengono, pertanto, i giudici della Corte a mettere nero su
bianco che dalla loro decisione non devono essere tratte concludella vicenda nella quale, applicando il diritto estone Paese
nel quale leditore in questione ha la propria sede i giudici
nazionali avevano ritenuto, con valutazione che non compete
alla Corte europea ridiscutere, che leditore di un giornale resta
tale anche in relazione ai commenti dei propri lettori e non pu
sottrarsi alla propria responsabilit invocando lapplicazione
della speciale disciplina europea in materia di assenza di un obbligo generale di sorveglianza sui contenuti pubblicati da terzi,
applicabile ai c.d. intermediari della comunicazione.
Prima di far passare il principio che secondo la Corte europea
dei diritti delluomo leditore di un giornale online deve rispondere anche della diffamatoriet dei commenti dei lettori, quindi,

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www.e-lex.it

val la pena leggere, riga per riga, le oltre sessanta pagine della
Sentenza nella quale, tra laltro, i giudici di Strasburgo precisano
che la loro decisione si riferisce esclusivamente ad un grande
quotidiano dinformazione online e non concerne altri tipi di
piattaforme su internet nellambito dei quali sono pubblicati
commenti di internauti, come, per esempio, i forum di discussione o le bacheche online, dove gli internauti possono esporre
liberamente le loro idee su qualsiasi argomento senza che la
discussione sia diretta dai responsabili del forum, n concerne le
piattaforme di social network o i forninori di servizi di hosting,
n i blogger.
La pronuncia riguarda e la Corte di Strasburgo non si stanca di
ripeterlo uno dei pi grandi quotidiani online del Paese [ndr
lEstonia], noto per il carattere polemico e violento dei propri
commenti tanto da aver gi formato oggetto di attenzione da
parte delle istituzioni e, in particolare, commenti palesemente
violenti ed offensivi che, per essere ritenuti illeciti, non necessitavano di alcun esame approfondito.
E, prima che il contenuto della decisione della Corte europea
che, pure, forse delude chi nei giudici di Strasburgo ha, sin
qui, individuato il baluardo ultimo della libert di informazione
specie nel contesto telematico sia travisato e strumentalizzato per sostenere la sostenibilit democratica di pi stringenti
forme di responsabilit a carico degli editori online, val la pena
anche di ricordare che, nel caso di specie, ad uno dei pi grandi
editori del Paese, ritenuto responsabile di non aver rimosso dei
contenuti diffamatori nei confronti di un altrettanto importante
imprenditore era stata comminata una sanzione da 320 euro,
niente risarcimenti milionari ed in grado di mettere in forse la
sopravvivenza del giornale, n manette brandite contro leditore
o il direttore del quotidiano on line.
per, quella della Corte europea dei diritti delluomo una
decisione dalla quale se da un lato non va utilizzata per trarne
principi ulteriori rispetto a quelli stabiliti dai giudici, dallaltra
non pu essere neppure sottovalutata specie mentre il nostro
Parlamento si accinge a dettare nuove norme in materia di
diffamazione con riferimento, tra laltro, proprio allinformazione
sul web.

I giudici di Strasburgo, infatti, sottolineano pi e pi volte nella


loro decisione che si sono ritrovati quasi costretti, sebbene a
larghissima maggioranza ovvero 15 contro 2 a dover riconoscere la legittimit della responsabilit delleditore per la mancata tempestiva autonoma rimozione di commenti palesemente
illeciti postati dai lettori, in quanto il diritto estone come
interpretato dai giudici nazionali , sul punto, assolutamente
chiaro nel prevedere tale forma di responsabilit.
Per limitare la libert di informazione cos come ogni altro
diritto fondamentale delluomo infatti, e la Corte europea lo
ricorda in modo inequivocabile, serve una legge, chiara e che
renda prevedibile le conseguenze di qualsivoglia scelta imprenditoriale.
Quella legge tanto per guardare alle cose di casa nostra in

Italia, in questo momento, per fortuna non esiste e sarebbe, pertanto, auspicabile che continuasse a non esistere o, meglio ancora, che il Parlamento chiarisse una volta per tutte che forme di
responsabilit oggettiva come quella che attualmente colpisce
editori e direttori in relazione ai contenuti dei giornali, sono
bandite dal mondo dellinformazione, dove lequilibrio tra libert
di informazione e rispetto della dignit della persona, pu essere
glia paga e chi pubblica un contenuto illecito anche se diterzi
pu essere richiesto di rimuoverlo.
Chiamare leditore di un grande giornale a rispondere delle centinaia e talvolta migliaia di commenti pubblicati sotto ogni
ad azionare forme di censura privata e preventiva a tutela del
proprio portafogli e, per questa via, limitare il diritto di parola

Alessio Iacona

Alessio Iacona

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ADOTTATE LE REGOLE TECNICHE DI SPID,


FINALMENTE ARRIVANO LE IDENTIT
DIGITALI

Eric Schmuttenmaer

CON LAPPROVAZIONE DELLE REGOLE TECNICHE DA PARTE DELLAGENZIA PER LITALIA


DIGITALE, DIVENTA OPERATIVO IL SISTEMA CHE SEMPLIFICHERA LACCESSO AI SERVIZI
ON-LINE DELLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIOJNI

Il 28 luglio 2015, con la Determinazione n. 44/2015, lAgenzia per lItalia Digitale ha emanato i quattro regolamenti
previsti dal DPCM 24 ottobre 2014 che disciplina il Sistema Pubblico dellIdentit Digitale (istituito dallart. 17-ter
del Decreto Legge 21 giugno 2013, n. 69, c.d. Decreto del fare).
Il sistema SPID costituito come insieme aperto di soggetti pubblici e privati che, previo accreditamento da parte
dellAgenzia per lItalia Digitale, gestiscono i servizi di registrazione e di messa a disposizione delle credenziali e degli
strumenti di accesso in rete nei riguardi di cittadini e imprese per conto delle pubbliche amministrazioni.

pagamento online, facilitando laccesso ai servizi e abilitando una serie di nuove funzionalit utili sia per i portali della
Pubblica Amministrazione, sia per i servizi offerti dai privati, come le-commerce. Luso di un sistema pubblico di Identit

un aumento della tutela della Privacy, visto che verranno notevolmente ridotti gli archivi contenenti dati personali.
LIdentit Digitale linsieme delle informazioni che ci permette di accedere a servizi digitali di qualsiasi natura.

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Con listituzione di SPID le pubbliche amministrazioni


potranno consentire laccesso in rete ai propri servizi, oltre
che con lo stesso SPID, solo mediante la carta didentit
elettronica e la carta nazionale dei servizi.
I regolamenti adottati nel 2015 disciplinano le
caratteristiche di SPID, i tempi e le modalit di adozione,
le regole per laccreditamento dei gestori per le identit
digitali nonch le regole necessarie a questi ultimi per il
riutilizzo delle identit pregresse.

cittadino/impresa/pubblica amministrazione.

ragguardevole (labuso pu provocare un danno


consistente). Si tratta di una identit a doppia credenziale,
simile a quelle che utilizzate in alcuni sistemi di home
banking in cui a oltre ad una password richiesto di inserire
un determinato codice o token (c.d. one time password).
Il terzo livello invece obbligatorio dove sussista un assai

Grazie alladozione di questi regolamenti potuto iniziare


(e terminare) il processo di accreditamento dei primi identity
provider che, allinizio del 2016, rilasceranno le prime
identit digitali agli utenti che entro 24 mesi dovranno
essere utilizzate per laccesso ai servizi di tutte le pubbliche
amministrazioni.

prevedendo lautenticazione attraverso password e


smartcard.

Il Regolamento contiene anche una compiuta descrizione


delle tre tipologie di identit SPID che potranno essere
rilasciate.

Strumenti come questo funzionano solo ed esclusivamente


se chi deve iniziare ad utilizzarli ne percepisce
immediatamente lutilit ed un vantaggio egoistico.

Il primo livello rappresentato PIN/password singoli con cui


si accede ad una determinata area riservata allutente Esso

Fin qui quello che prevedono le norme. Ma non detto che


anima alla rivoluzione dellidentit digitale.

amministrazioni quella di convincere cittadini e imprese


che lo SPID non soltanto un acronimo, ma uno strumento

moderato e si prevede che sia associato ad attivit in cui


eventuali danni da uso indebito abbiano basso impatto per

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Alessio Jacona

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