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I teatri di Napoli

(Pasquale Di Roberto-Francesca Fede)

Introduzione e fonti letterarie (Periodo romano)


La notizia di Plutarco1 sullabilit dei mimi in et tardo repubblicana presuppone una consolidata tradizione
scenica nella Napoli del I secolo a.C.
Linserzione, poi, dei Ludi Augustali e di gare sceniche e musicali tra 18 e 14 a.C. presuppone un edificio
teatrale e con ogni probabilit anche unOdeion, in cui doveva svolgersi tra laltro la gara del pythaules,
anche se abbiamo esplicita conferma della sua esistenza, grazie a Stazio, solo in et domizianea2 (81-96).
Accanto a spettacoli di tipo tradizionale - tra i quali, secondo Svetonio, la prima commedia dellimperatore
Claudio (41-54) che ottenne il primo premio3- preziosa lesibizione di Nerone (54-68) nel 65 d.C. perch fu
seguita dal crollo delledificio4, secondo Tacito e Svetonio.
Bibliografia: W. Johannowsky, I teatri, in Napoli antica, Napoli, 1985, pp.209-212

Ubicazione
I teatri di Neapolis, come ci riporta Stazio5, sono essenzialmente due: quello coperto (detto anche Odeion)
e quello scoperto, il teatro romano. Essi occupano gran parte del settore nord dellarea che comprendeva
lagor con i suoi annessi. In particolare possiamo dire che i due teatri (lOdeion ad Ovest e quello scoperto
ad Est) sorgevano nellarea, compresa in 6 isolati, fra la plateia superiore (via Anticaglia-via Pisanelli) a
Nord e la plateia mediana (via dei Tribunali) a Sud, via Vico Purgatorio ad Arco ad Ovest e Vico Giganti ad
Est.
La posizione urbanistica dei teatri di et romana e la linea di suddivisione, in asse con lo stenops, che
dividerebbe in due parti eguali larea dellagor, potrebbe far pensare, in analogia con altre citt greche,
alla preesistenza nello stesso posto di edifici per assemblee, poi adattati anche per spettacoli, sfruttando il
leggero dislivello che delimita una delle aree pi piane della citt.
Evidentemente sia il teatro scoperto, che probabilmente fungeva anche da Ekklesiasterion (complesso
simile al teatro greco, composto di tre gradinate, che collega la parte superiore dellagor con quella
inferiore e funge da sede dellassemblea), sia lOdeion (il termine odeion riferibile allOdion di Erode
Attico, un piccolo teatro in pietra situato sul pendio meridionale dell'Acropoli di Atene, originariamente
coperto in legno e pensato per esecuzioni musicali) che probabilmente fungeva da Bouleterion (un edificio
che ospitava il consiglio della polis nell'antica Grecia, generalmente a pianta quadrata e al suo interno
conteneva sedili su pi file, interrotti da sostegni per il tetto; i gradini dei sedili potevano essere allineati
alle pareti, o disposti su tre lati a , mentre il nuovo bouleterion di Atene presentava per la prima volta una
sistemazione a ferro di cavallo, analoga ad una piccola cavea teatrale), dovevano essere in et greca di
dimensioni minori di quelle attuali.
Bibliografia: W. Johannowsky, I teatri, in Napoli antica, Napoli, 1985, pp.209-212

Odeion
LOdeion occupava in larghezza larea di due isolati ed era compresa in particolare nella zona fra Via
PIsanelli a Nord, Vico Purgatorio ad Arco ad Ovest, Vico San Pellegrino a Sud (che taglia la porzione SO del
teatro) e Via San Paolo ad Est.

Plut. Brut. c 21
Stat. Silv. III, 591; Marco Aurelio (epist. II, 6) parla di conferenze che si tenevano nellOdeion
3
Suet. Claud. 11.
4
Tac. Ann. XIV,XV; Suet. Nero, 20: Svetonio ci riporta infatti che Nerone debutt a Napoli con una sua ode e
nonostante scoppi un violento terremoto, che limperatore valut come gli apprezzamenti degli di, continu a
cantare e costrinse la popolazione a rimanere.
2

La sua curva pi evidente di quella del teatro romano perch il risultato di una ricostruzione ampliata a
spese di edifici che erano pi a nord.
Le strutture dellOdeion pi consistenti in elevato sono:
-quelle della fiancata orientale, lungo lattuale via San Paolo in rapporto con linizio della curva di
ViaPisanelli. Esse sono costituite da tre vani a nord, di cui uno triangolare, e 6 ambienti rettangolari
paralleli fra loro ad Est (in direzione est-ovest), dei quali lultimo, il pi lungo, stato riconosciuto nella
prodo (entrata del coro);
-quelle a livello dei cantinati nella parte sud, sullo stesso asse delledificio scenico del teatro, che
appartengono ad un ambiente in direzione est-ovest.
Il muro fra gli ambienti paralleli e la cavea a sud riferibile ad una fase pi antica con strutture in opus
reticulatum di 8-9 cm, mentre la presenza di un muro con disposizione diversa rende ammissibile una
datazione in et augustea (27 a.C.-14 d.C.) o giulio-claudia (14-68). Le altre strutture in laterizio, con ampi
specchi in reticolatum, con elementi che coincidono con quelli del teatro e pilastri in blocchi di trachite uniti
senza malta incorporati ai muri in corrispondenza dellinnesto della parte nord, possono essere datati in
accordo con la lunetta di un passaggio della parodo allambiente contiguo, presumibilmente allet flavia
(69-96).
Anche la colonna in marmo cipollino rinvenuta a via S. Paolo, ora Monumento dei Caduti del Mare,
apparteneva allOdeion, cosi come era pertinente anche la base con la dedica a P. Elio Antigenide trovata
nello stesso luogo.
Lampliamento verso nord, che ha portato ad un sensibile spostamento della strada, fa pensare che almeno
nella fase precedente allet imperiale ledificio fosse quadrangolare e rientrasse in un tipo di bouleterion
abbastanza diffuso fino a tutto il I secolo d.C.. Le massicce strutture murarie insieme ai pilastri in trachite ci
fanno supporre che la copertura, pur supportata da sostegni interni, dovesse dare una luce notevole.
Bibliografia: W. Johannowsky, I teatri, in Napoli antica, Napoli, 1985, pp.209-212

Teatro romano di Neapolis


Periodo romano (326 a.C.-284 d.C.)
Il teatro scoperto presenta, nel periodo romano, 5 fasi costruttive principali.

Fase I (seconda met IV-II secolo a.C.)


La rimozione degli accumuli artificiali deposti nel comparto di fondazione MAF 143 (Tav 7.1) in via
Anticaglia 28 fino al raggiungimento del deposito identificabile con leruzione vesuviana dAvellino (18801680 a.C.) ha consentito il rinvenimento di una diversa fase edilizia, ad oggi la pi antica nellarea di
indagine.
I resti appartengono ad un edificio realizzato con elementi di tufo allettati a secco che si sviluppa verso SO.
Della struttura (USM2466) si conserva solo langolo NO, tagliato nel banco di cinerite. Allinterno del taglio
sono presenti scaglie di tufo giallo forse pertinenti allemplekton (aggregazione di due materiali eterogenei,
terra e pietre irregolari, con cui veniva riempito lo spazio tra i due paramenti verticali di un muro. L'utilizzo
di questa tecnica affidava al conglomerato una duplice funzione: riempire degli spazi vuoti del muro, tra i
paramenti e tra le singole pietre e sfruttare la funzione legante, tra gli elementi del muro, offerta dal
consolidamento della terra) sia ai resti di unopera a telaio. La struttura realizzata in assenza di malta
cementizia ed dotata di un orientamento coerente con quello delledificio successivo (MA 02). Lassenza
di elementi non consente la puntualizzazione cronologica e in via ipotetica si potrebbe supporre, sulla
scorta della tecnica edilizia e dei rapporti stratigrafici, una datazione tra IV e II secolo a.C.

Fase II (fine II-I secolo a.C.)


Dopo questa isolata presenza una fase edilizia pi consistente (MA 02) stata rintracciata nello stesso
comparto MAF143 in via Anticaglia 28 ma anche nei comparti MAF 154 e 233 in via San Paolo 4 e 5b.
Orientate come le precedenti esse si trovano a 23m di distanza e la lacunosit delle evidenze rende difficile
stabilire se si tratti di un unico edificio o di un pi vasto complesso articolato in corpi distinti.

Della struttura in via San Paolo (MAF 154 Tav. 7.2) sono stati individuati due tratti (USM 1488 e 2155) che
insieme raggiungono i 6,5 m e un terzo lacerto (USM 2160) a sud in posizione di crollo. Il suo nucleo,
realizzato con allettamento a mano, si poggia contro terra sul lato occidentale e si fonda contro un
riempimento artificiale. Il fronte termina in un basso podio modanato con paramento in opera reticolata e
la modanatura, che si conserva per 27cm, appare rivestita da uno strato di stucco bianco steso su una
spessa preparazione in malta (larticolazione della decorazione presenta un probabile toro alla base, una
fascia di 5 cm e una kyma reversa per 11 cm). In fase con ledificio un pavimento in coccio pesto dalla
superficie erosa a causa di successivi eventi alluvionali (US1513-1523), che si estende in tutta larea
esplorata. Ledificio e la pavimentazione in coccio poggiano sulla stratigrafia naturale di un deposito
piroclastico non identificato (US 1504). I pochi elementi di cronologia assoluta rinvenuti in associazione
orientano per una datazione compresa fra la fine del II e gli inizi del I secolo a.C.
Nel comparto MAF143 di Via Anticaglia 28 sono stati individuati i resti di un secondo ambiente (MAF145
Tav.7.1) connesso al precedente per tecnica edilizia e sequenza stratigrafica. Ad esso appartengono due
fondazioni ortogonali in opera cementizia (USM 300-310) tagliate nel deposito delleruzione dAvellino; le
strutture, di consistente spessore, sono realizzate a sacco in cavo armato, con pietre di tufo giallo in malta
cementizia. Landamento dei resti fa supporre lesistenza di un ambiente che si sviluppa verso sud-ovest e
la cronologia relativa inquadra la struttura tra la fine del II secolo a.C. e gli inizi del I a.C.
Linsieme delle strutture descritte evidenzia un notevole impegno urbanistico e in considerazione alla
collocazione topografica e al decoro architettonico , appare correlabile ad un edificio a destinazione
pubblica.

Fase IV (fine I d.C.-inizi II secolo d.C.)


La fase meglio nota del monumento quella di et flavia (69-96), grazie ai materiali recuperati e le tecniche
edilizie impiegate che prevedono lutilizzo diffuso e ricorsi regolari di bipedali, da Domiziano in poi. Le
indagini hanno consentito di recuperare una cospicua porzione del settore occidentale delledificio,
conservata fino allaltezza del secondo ordine.
Platea: Il teatro delimitato oltre al muro di facciata, da un platea di ampie dimensioni (MAF271 e 153
sono rispettivamente i lati estremi occidentale e orientale, Tavv. 5-11) della quale stato messo in luce il
massetto cementizio (USM1405, TAV 5,11). Non del tutto chiaro se la pavimentazione cadesse in uno
spazio scoperto, allinterno di un porticato o di un corridoio coperto. Un saggio esplorativo ha rivelato
strutture in opera laterizia ortogonali tra loro (MAF 179, USM 1589 E 1590) rivestite di uno strato di malta;
poich tali strutture presentano lorientamento non in asse con i muri radiali del teatro probabile che
fungessero da collegamento tra questo e lOdeion.
Ambulacro esterno: Inoltrandosi allinterno del monumento troviamo lambulacro esterno (MAF 141, Tav.
5), il corridoio anulare del quale stato riportato in luce un tratto lungo 11,5 m, interrotto dalle fondazioni
di Palazzo Confalone.
Il fronte dellambulacro in laterizi e prevede limpiego di assi disposti in asse con i muri dei vomitoria
(ingressi laterali di teatri e anfiteatri romani, permettevano al pubblico di avere facilmente accesso alle
gradinate delle strutture e soprattutto alla fine degli spettacoli garantivano un rapido deflusso a migliaia di
spettatori); i pilastri di forma trapezoidale con semicolonne laterizie sono collegati da setti murari in opera
mista. Nel cortile del palazzo Confalone sono documentati due pilastri (USM447 e 2332); del secondo,
ubicato pi a nord, lassenza del setto ortogonale lascia ipotizzare un varco daccesso. Tale sequenza
consente di ricostruire lo sviluppo architettonico prevalentemente chiuso della facciata delledificio.
Laltezza del primo ordine esterno del monumento documentata in via anticaglia 28 dove si conserva una
semicolonna del pilastro (USM896) con 4m di altezza e 60cm di diametro, realizzata in laterizi tagliati a
quarti irregolari di cerchio. La parere interna del MAF 141 si apre con arcate su vomitoria, scale e cunei
sottoscala. Il piano pavimentale dellambiente in coccio pesto con inserti marmorei, un pavimento
utilizzato sia in entrambi gli ambulacri che nei vomitoria e in alcuni settori delledificio scenico.
Scale per la summa cavea: Dallambulacro esterno conduceva alla summa cavea un sistema di scale a
doppia rampa in cui sono state rintracciate in vari punti (sottoscala MAF 224, scala MAF 134 e sottoscala
MAF 18-19, scala MAF 169-177 e sottoscala MAF 168, scala MAF 106-144 ecc.).
E stato cosi possibile delineare un impianto modulare che, a partire dal punto nord delladitus occidentale,
si replica per quattro volte fino allasse centrale, e che verosimilmente doveva ripetersi in maniera
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speculare anche nella parte est del monumento non esplorata. La scala risulta in migliore stato di
conservazione nel settore di via San Paolo 4 (MAF134) con unaltezza di 3,5 m e gradini che hanno una
pedata di 40 cm e lalzata di 27 cm e una larghezza di 2,66 m; sulle due rampe troviamo volte conoidi
mentre nel loro ballatoio una volta a botte lunettata. Il piano di spiccato costituito da mattoni bipedali
contro cui si appoggia il pavimento in coccio pesto; si conservano piccoli lacerti di un intonaco di colore
chiaro. E stato ritrovato anche un condotto fittile nel massetto pavimentale, utile allo smaltimento delle
acque. Infine sulle pareti dellambiente si osservano fori quadrangolari praticati per alloggiare tavole
lignee: indizi attribuibili ad un sistema di chiusura dellambiente per il quale si pu ipotizzare un utilizzo
come latrina o taberna: in questo secondo caso, limpianto idraulico riconosciuto sarebbe stato destinato
alla pulizia del cuneo sottoscala.
Scale per la praecinctio: Minori sono le informazioni riguardanti lo sviluppo architettonico del sistema di
scale ad unica rampa che dallambulacro esterno doveva smontare sulla praecinctio di separazione fra la
summa e la media cavea.
Per quanto riguarda la circolazione orizzontale, dallambulacro esterno si accede ai vomitoria di forma
trapezoidale, ubicati fra i vani delle scale e coperti da volte a botte che si raccordavano ai muri perimetrali
dei due ambulacri; le loro pareti sono costituite in opera mista con ammorsature a catena e cantonali in
opera laterizia. Gli ingressi dagli ambulacri verso i vomitoria sono incorniciati da archi in opera laterizia, la
cui ghiera ottenuta con bipedali lavorati a cuneo.
Ambulacro interno: Lambulacro interno lambiente meglio conservato dellintero edificio e ne stata
riportata alla luce quasi la met delloriginaria superficie (MAF 77,70, 260, Tav.4,5,9). Le misure
dellambulacro sono le seguenti: la larghezza totale di circa 3,8m e laltezza 7,4m; la larghezza nella MAF
77 17,5m mentre nella MAF70 14,5 m.
Si tratta di un ampio corridoio anulare con la fronte occidentale in opera mista con specchiature in
reticolato e ammorsature laterizie; quella orientale invece realizzata in opera laterizia. La copertura
costituita da una volta cementizia a botte anulare.
Il muro occidentale movimentato da nicchie con decorazione pittorica a finto marmo di colore verde;
poste di fronte ai cunei esse sono larghe 2 m, profonde 1 m e altre 2,6 m e alternativamente a pianta
rettangolare o semilunata. Il piano pavimentale in coccio pesto presenta in posizione centrale un
condotto fittile per ladduzione e lo scarico dellacqua. Nella parte inferiore delle nicchie lassenza di
intonaco e lievi tracce per lincasso di lastre marmoree sul piano lasciano supporre che lacqua si spargesse
sul piano in coccio pesto. Il muro orientale costituito dalle testate in opera laterizia dei vomitoria e dei
cunei, il piano pavimentale realizzato in coccio pesto.
Vomitoria: Dallambulacro si accede ai vomitoria interni (esempio MAF 58, Tav.4) a pianta trapezoidale,
mediante varchi contraddistinti da piedi dritti in opera laterizia sui quali si impostano archi a tutto sesto in
bipedali, allaltezza di 3,4 m dal piano di calpestio. I vomitoria misurano in lunghezza 8,1 m; 3,2 m in
larghezza e 5,9 m in altezza massima.
Cunei: Nel settore indagato sono stati individuati quattro cunei che fungono da vani sostruttivi della media
cavea. Il migliore in stato di conservazione il cuneo MAF80 (Tav.4) di 10,20 m di lunghezza, 2,2m di
larghezza minima e 4,4m di larghezza massima e con altezza massima di 5,9m. Lambiente, a volta
trapezioidale, presenta volta conoidica con imposte oblique in opera cementizia. I muri laterali sono in
opera mista; il muro Sud di chiusura in opera reticolata ad andamento curvilineo funge da muro di sostegno
della praecinctio, con piano pavimentale in cocci pesto e raccordato allambulacro con un gradino rivestito
da una soglia di marmo.
Ima cavea: Della cavea sono visibili una porzione del settore occidentale dellima e media cavea. Dellima
cavea sono visibili solo tre gradini (USM2492-3-4) e un tratto della praecinctio (USM 2491) che la separa
dalla media.
Media cavea: La media cavea composta da dodici gradini con una pendenza di 33. Sono stati riportati
alla luce tre scalaria che la ripartivano in tre settori. I gradini di ogni scalarium presentano unaltezza di
22cm; la pedata misura 35 cm per 80cm. Le gradinate sono costruite con una ruderatio in cementizio e un
paramento di tre filari regolari in blocchetti rettangolari di tufo giallo, allettati in abbondante malta.
Lalzata di ogni gradino della media cavea non supera i 40 cm di altezza e la seduta misura 72 cm. Sul
paramento in blocchetti steso un massetto preparatorio funzionale al rivestimento marmoreo composto
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da malta pozzolanica con inerti vari (scaglie di tufo, calce, scaglie di marmo e piccole pomici) cosi da
garantirne la tenuta idraulica (USM2359). Lancoraggio dei marmi avveniva con lausilio di grappe bronzee
a uncino; la messa in posa dei rivestimenti stata realizzata procedendo dal basso verso lalto (dopo aver
alloggiato le lastre della seduta, si sono tracciate le linee per quella dellalzata; il filo interno delle lastre
dellalzata e della seduta stato rifinito con un piccolo sguscio scalpellato che consente una perfetta
giunzione); per il sistema di rivestimento della gradinate stato impiegato marmo bianco lunense o
proconnesio; le lastre impiegate sono rettangolari o trapezoidali e di dimensioni diverse anche per
lesigenza di adattarsi alla superficie ricurva da rivestire.
Precinctiones: Anche le precinctiones sono rivestite in marmo. Il corridoio fra ima e media cavea (USM
2491) largo 90cm; quello alla sommit della media cavea (USM 1788) costituito da due gradini di misure
uguali funzionali ad un pi fluido disimpegno del pubblico nelle opposte direzioni.
Al di sopra della preacinctio si trova una struttura di ampie proporzioni (USM1749,2266,2144) si tratta di
un podio che misura 2,8m di spessore laltezza massima conservata pari a 0,82m. Il suo paramento
conservato sul lato posteriore rivolto verso gli ambienti di sostruzione della summa cavea. Esso in opera
reticolata con ammorsature in tufelli rettangolari e, in corrispondenza dei ballatoi delle scale a doppia
rampa, ornato da nicchie a pianta rettangolare realizzate impiegando blocchetti di tufo (laltezza
ricostruibile pari a 1,57m). La posizione e lanalogia con altri edifici teatrali lasciano ipotizzare che tale
struttura sia parte del podio dal quale si sviluppava la summa cavea, cinto sulla parte inferiore da un
parapetto e balteus con rivestimento marmoreo.
Orchestra: Lo scavo non ha raggiunto la quota dellorchestra ma il suo piano stato individuato alla quota
di 38,49m slm, grazie ad indagini geoarcheologiche.
Aditus occidentale: Strutture significative per la ricostruzione della scena sono state individuate nel
supporto delledificio sito in via San Paolo 5b (MAF158). Si tratta dei muri delladitus occidentale (USM
2477 e 2478 Tav. 8) di cui si conserva essenzialmente il nucleo. Sul lato meridionale si conserva linnesto
dellarco in bipedali che sosteneva le strutture del tribunal. Negli ambienti al pianterreno (MAF 180-181,
274) e al primo piano (MAF 190-191) dello stesso edificio stato riconosciuto il nucleo del muro della frons
scenae (facciata della scena che viene innalzata a numerosi piani e decorata, fino a diventare proscenio), il
cui retro parzialmente conservato nel cortile dei Padri Teatini. Le membrature architettoniche in opera
laterizia sulla cortina della frons scenae rinvenuta negli ambienti MAF180-274 potrebbero essere pertinenti
alla porta regia (porta centrale della frons scenae).

Fase V (II-IV secolo d.C.)


Interventi di manutenzione e restauri: Questi, avvenuti posteriormente allet flavia delledificio che, in
assenza di dati stratigrafici certi, possono essere ascritti fra II e IV secolo d.C. prima dellabbandono
dellintero complesso.
Probabilmente a seguito di cedimenti statici si rese necessaria la realizzazione di contrafforti addossati ai
pilastri di facciata, fra cui il grande arco ad un solo fornice che sormonta via Anticaglia (MAF 266,
USM898,899, Tav.4).
Nellambulacro MAF77 in via San Paolo sono leggibili interventi di risistemazione anche del sistema
idraulico.
Probabilmente una fontana pertinente ad un condotto fittile ubicato in via Anticaglia (MAF103).
Bibliografia:
-Per la fase I e II: A.Lupia, A. Gli edifici anteriori allimpianto del teatro, in Il teatro di Neapolis, scavo e
recupero urbano, Napoli, 2010, pp.50-52;
-Per la fase IV: F. Longobardo, B. La costruzione del teatro, in Il teatro di Neapolis, scavo e recupero
urbano, Napoli, 2010, pp.52-59;
-Per la fase V: F. Longobardo, C. Interventi di manutenzione e restauri, in Il teatro di Neapolis, scavo e
recupero urbano, Napoli, 2010, pp.65-66.

Introduzione e fonti letterarie (Periodo tardo antico-oggi)


Il teatro antico di Napoli fu per molto tempo noto solo sulla base delle fonti letterarie, e sulla base delle
stesse fonti antiche fu a lungo oggetto di ricerche erudite. Le piante cinque e seicentesche non ne
registrano la volumetria e indicano che loccupazione edilizia pi tarda dellarea avvenuta in una
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situazione di occultamento totale delledificio, occupazione che tra laltro ne rispecchia parzialmente
landamento, riducendolo ad armatura di supporto. Come testimonianza di una memoria di un teatro a
Napoli, possiamo citare due rilievi, uno a Castel Nuovo con la rappresentazione del corteo trionfale di
Alfonso dAragona sullo sfondo di edifici napoletani (1465-1468), e laltro dellaltare maggiore di S. Lorenzo
Maggiore, attribuito a Giovanni Merliano da Nola, che sullo sfondo riporta un edificio rotondo (1528).
Entrambe le raffigurazioni sono molto generiche, anzi la prima manca di oggettivit, in quanto nel rapporto
con il vicino tempio dei Dioscuri, del teatro doveva essere visibile solo il muro rettilineo della scena e non la
curva della cavea, che invece rappresentata. Ma in realt il teatro fu materialmente identificato solo tra il
1569 e il 1574 quando i Padri Teatini, in un tentativo di normalizzazione del tessuto ortogonale greco,
aprirono il Vico Cinque Santi, che attraversa il teatro nel suo settore orientale, mostrando, in sezione, la sua
struttura. Tale operazione denuncia la totale ignoranza dellesistenza del monumento fino alla seconda
met del XVI secolo. A tal proposito una tela del 1573 di Marco Pino conservata nella chiesa di S. Angelo a
Nilo, raffigurante S. Michele e sullo sfondo un rudere di un edificio teatrale rappresentato in sezione,
potrebbe ricordare la scoperta del teatro napoletano, anche se questa consapevolezza non dovette
diventare di dominio pubblico. Infatti il primo concreto intervento sulle strutture del teatro si ebbe solo
nella seconda met dellOttocento (1859), con il ritrovamento casuale, da parte di Rega, di resti durante lo
sterro per la fognatura a via S. Paolo e con la pubblicazione di una pianta che rivelava il probabile
andamento della cavea. Gli scavi successivi condotti tra il 1880 e il 1891 portarono alla messa in luce del
settore occidentale della media cavea, di parte dellorchestra e delledificio scenico. Nel 1891 si decise per
di non proseguire pi i lavori, e si restituire al proprietario una parte del giardino nel quale era stato messo
in luce un settore della cavea, che abbandonata, divenne luogo di discariche. Una elaborazione di tutti i dati
fin l raccolti ha portato negli anni cinquanta Johannowsky a redigere una pianta nella quale vengono
evidenziate, anche se in maniera non dettagliata, tutte le strutture conosciute.
Bibliografia: I. Baldassarre, La riscoperta del teatro di Napoli, in Il teatro di Neapolis, scavo e recupero
urbano, Napoli, 2010, pp. 13-19.
Dopo il periodo romano, possiamo seguire la storia del teatro in cinque successivi periodi: tardo antico,
altomedievale, basso medievale, moderno e contemporaneo, a loro volta suddivisi in fasi.

Periodo tardoantico (284-604)


Fase I (IV- inizi V sec. d.C.)
Nella prima fase si verifica labbandono delledificio: la datazione offerta dai reperti numismatici,
rinvenuti sui piani pavimentali, che forniscono quale terminus post quem almeno la met del IV d.C. Si
verificano:
Spoliazione degli elementi architettonici che potevano essere reimpiegati in altre fabbriche o
usati per la preparazione di calce. In particolare sono ben riconoscibili i tagli pavimentali per il
prelievo delle soglie (in corrispondenza di accessi a cunei, vomitoria e sottoscala) e dei gradini.
Deposizione lenta e progressiva di strati sottili che si sedimentano allinterno degli ambienti di
sostruzione. Crolli di intonaci parietali sono molto frequenti e i livelli di abbandono sono
caratterizzati per questo dalla forte presenza di frammenti di marmo, di laterizi e metallici;
molto contenuta risulta la presenza di manufatti ceramici.
Si susseguono depositi alluvionali, composti da sabbie e limi, intercalati a depositi di diversa
formazione, dovuti a sedimentazione per abbandono, fenomeni di combustione, a nuovi crolli
di intonaci. In alcuni punti la parte superiore di questi accumuli ben compattata, segno di
esposizione e frequentazione, anche se molto limitata nel tempo, e su di essa compaiono
tracce di focolari, obliterati poi da nuovi strati di crollo e abbandono.
Nuova conduttura nellarea dellambulacro esterno, in via S. Paolo, in direzione N-S, messa in
opera per lo smaltimento idrico del sito. Il fondo sembra non rivestito, mentre per copertura
sono state usate delle lastre marmoree di spoglio. Probabilmente le lastre appartenevano al
rivestimento delle gradinate della cavea, e su di esse stata posta, forse per ripristino, una
seconda serie di lastre pi strette, forse provenienti dalla prima rampa di scale.
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Fase II (prima met del V d.C.)


Nella fase II, larea del teatro stata interessata da attivit di discarica: negli ambienti di sostruzione di via
S. Paolo e nella cavea vengono scaricati macerie e materiali di risulta di varia natura, in percentuali modeste
sono presenti anche rifiuti alimentari. Questi primi accumuli artificiali avvengono sugli strati di deposizione
naturale e vanno ad obliterare anche il condotto costruito in epoca precedente. I frammenti edilizi e
ceramici sono presenti in quantit elevate, e mostrano un grado basso di frammentazione. I pochi reperti
numismatici ritrovati sono mal conservati.
Cavea: La struttura presenta un rivestimento marmoreo conservato solo parzialmente in conseguenza dello
spoglio dei materiali lapidei di rivestimento avvenuto in tempi precedenti. I gradini appaiono pi integri
rispetto alle alzate probabilmente per la maggiore difficolt di distacco delle lastre orizzontali rispetto a
quelle verticali. Si verificano deposizioni naturali in seguito a fenomeni alluvionali, coperte successivamente
da uno strato di cenere mista a terreno in cui sono evidenti piccoli elementi carbonizzati.

Fase III (secondo-terzo quarto V secolo)


Si registra un forte incremento nellutilizzo degli spazi del teatro come discariche: le macerie invadono
anche le zone meno interessate nella fase precedente, come il settore di via Anticaglia. Lo spessore dei
depositi sensibile, raggiunge in un punto 1.40 m dal piano pavimentale. Gli strati di via S. Paolo si
caratterizzano per la forte presenza di componenti diverse, resti faunistici, detriti edilizi, frammenti vitrei,
metallici e ceramici; grazie a questi ultimi stato possibile giungere ad una datazione certa per la
formazione degli accumuli. Il buono stato di conservazione dei manufatti e la bassa residualit percentuale
ne evidenziano la giacitura primaria, suggerendo che gli oggetti qui scaricati siano legati alle fasi di vita del
centro urbano e provengano, verosimilmente, da aree prossime al sito di rinvenimento. Lo strato scaricato
nel vomitorium MAF 77 interessante perch la sua composizione lo qualifica come immondezzaio, per la
forte presenza di resti di pasto, ossei e malacologici. Altro dato di interesse stato il rinvenimento, nel
settore di via Anticaglia, di un deposito di terreno in cui stato ritrovato un tesoretto di circa 70 monete
bronzee databili tra il IV e la met del V secolo d.C. (di Costanzo II, di Costante, Valentiniano I e Valente e
Valentiniano III).

Fase IV (fine V- inizi VI secolo d.C.)


Lattivit di discarica continua sia allinterno sia allesterno del monumento, ma sono in gran parte
discariche di tipo edilizio, che suggeriscono la ripresa delle attivit edilizie nelle aree prossime al teatro.
Sono formati da alte percentuali di pietrame, grossi nuclei di malta, frammenti di intonaci, tessere musive,
elementi di decorazione architettonica e laterizi.
Nella cavea, in particolare, sono stati distinti 16 depositi caratterizzati dallabbondante presenza di
pietrame in tufo; nello strato pi superficiale si nota una discreta presenza di reperti malacologici. Tra i
materiali edili attestata una discreta presenza di frammenti di intonaco in alcuni casi anche con
rappresentazioni figurate riferibili prevalentemente al secondo e terzo stile. Gli accumuli sembrano essere
stati scaricati, a nord, dalle gradinate pi alte della media cavea, a sud, dalledificio scenico. Attualmente
difficile comprendere lo stato di conservazione del teatro al momento della formazione della discarica;
tuttavia si pu supporre che parte della summa cavea fosse gi crollata ma che i piani sottostanti della
media cavea potessero essere ancora percorribili.

Fase V (prima met VI secolo d.C.)


Bisogna essenzialmente ricordare una fossa tagliata negli strati di abbandono dellambulacro esterno MAF
141, forse riconducibile ad interventi di manutenzione del condotto fognario sottostante. Laccumulo
formato da detriti lapidei, di laterizi e di frammenti ceramici, immersi in terreno incoerente a matrice
sabbiosa, forse gettato per ripristinare velocemente la quota di frequentazione esterna al condotto.

Fase VI (seconda met VI secolo d.C.)

Continua luso degli ambienti come luoghi di discarica: si riconoscono due immondezzai (MAF 141 e
MAF 80) che si caratterizzano soprattutto per la forte presenza di reperti osteologici pertinenti
anche ad animali di grossa taglia e di resti carboniosi. Sia le ossa che i materiali ceramici mostrano
evidenti segni di combustione sulle superfici, ma in alcuni casi anche nelle fratture dei vasi,
elemento che suggerisce che nel giacimento siano stati sversati anche reperti raccolti da abitazioni
prossime al sito ed andate distrutte a causa di incendi. Lelevata presenza di materiali residui
databili tra la seconda met del V e gli inizi del VI sec. d.c., dimostra il fatto che oltre ad essere stati
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deposti resti di pasto, coevi alle azioni di discarica, sono stati gettati anche materiali in giacitura
secondaria, provenienti dal disturbo di stratigrafie precedenti.
Certamente il fattore pi interessante per il periodo linizio della destinazione funeraria dellarea,
anche perch il monumento era ancora in discreto stato di conservazione: le sepolture vengono
poste prevalentemente nellambulacro esterno MAF 141 e nel vomitorium MAF 78. Il primo nucleo
sepolcrale rappresentato da quattro tombe, in fossa terragna o con cassa di tegole.
- Nel corridoio MAF 141 si collocano due tombe, la 195 e la 197, una in fossa terragna, laltra
in cassa di tegole, che conservano pochi resti scheletrici e resti carboniosi.
- Nel vomitorium MAF 78 invece la tomba 198 contiene due inumati, un adulto e un
adolescente, che si trova adagiato tra le gambe delladulto.
- la sepoltura 186 nella nicchia dellambulacro interno di via Anticaglia (MAF 55) una
sepoltura sconvolta con frammenti ossei umani privi di connessione, ma anche resti
animali.
Bibliografia:
- A. Lupia, Il periodo tardoantico, in Il teatro di Neapolis, scavo e recupero urbano, Napoli, 2010, pp. 6773.
- F. Longobardo, Le aree funerarie, in Il teatro di Neapolis, scavo e recupero urbano, Napoli, 2010, pp.
76-83.
- F. Longobardo, Le indagini nella cavea, in Il teatro di Neapolis, scavo e recupero urbano, Napoli, 2010,
pp. 93- 96

Periodo Alto Medievale (605-1100)


Fase I (fine VI-inizi VII secolo d.C.)

Continua lobliterazione degli ambienti di sostruzione in via S. Paolo.


Continua luso delle aree del teatro come spazio funerario, anzi si assiste ad un incremento delle
attestazioni, anche se lo stato di conservazione generale cattivo. Nellambulacro MAF 141 si
rinvengono le tombe 196 e 194, che rispettano lo stesso orientamento delle tombe precedenti, la
prima in fossa terragna, la seconda in cassa di tegole. Dello stesso ambito cronologico ma nel
vomitorium MAF 78, sono state individuate sei tombe (187-192) di medesimo orientamento, in
particolare, la 190 sfrutta la fossa della sepoltura pi antica. Dai dati emerge che:
- Le sepolture 188, 190, 192, tutte a fossa terragna e con scheletri con cranio rivolto a est,
appartengono probabilmente ad adulti di sesso femminile, deposti accanto ad un
infante/adolescente.
- Nella stessa posizione delle precedenti sono successivamente collocate altre tre sepolture
con casse di tegole (191,189,187): di esse rimane solo la parte settentrionale, gli scheletri
hanno il capo rivolto verso est, ma sono molto mal conservati.
- Completamente isolata la sepoltura rinvenuta nella cavea, la tomba 214, in fossa
terragna, con capo rivolto ad est, lo scheletro privo del cranio, conserva le ossa in
connessione anatomica.

Fase 2 (VII secolo d.C.)


Nellambito del VII secolo si registrano discariche e crolli nel sottoscala MAF 18, composti da detriti

edilizi e ceramici; a seguire, poco tempo dopo, la stessa area stata destinata ad accogliere un
immondezzaio di rifiuti alimentari. Tra i materiali datanti del contesto una lucerna di tipo siciliano
che offre una datazione al VII secolo d.C.
Per quasi tutto il vomitorium MAF 78 si estende un vano tripartito in muratura (MA 04) per
sepolture collettive (185, 184, 183) che oblitera il precedente nucleo di tombe a fossa. I defunti
sono sepolti con oggetti pertinenti al rito funebre (vasellame ceramico, vetro) e con gli ornamenti
personali (fibbie, spilloni, monili) che si riallacciano per tipologia ad analoghi reperti diffusi sia in
contesti romano-bizantini, che longobardo-germanici. Purtroppo lassenza di dati riferibili al piano
di frequentazione della necropoli e di strutture in elevato in questa fase non consentono una
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lettura esauriente del contesto. La struttura tripartita in tre settori (MAF 24, MAF 25, MAF 48) di
forma rettangolare orientati est-ovest larghi 1,50 e lunghi 2m , delimitati a nord dal muro
perimetrale del vomitorium. I tre settori sono separati da setti costituiti da frammenti di muri
delledificio teatrale assemblati con altri elementi edilizi di recupero. La rifinitura delle superfici
interne delle pareti ottenuta con un grossolano strato di calce. Allinterno di ogni settore si
riconoscono quattro livelli deposizionali:
- il primo connotato da resti scheletrici compressi e decomposti, talora ridotti in polvere.
- Il secondo livello deposizionale costituito da un gruppo di scheletri (quattro?) affiancati
luno allaltro, con il capo ad est e i corpi distesi, molto mal conservati. Trovati unarmilla
bronzea ad estremit ingrossate, tipica delle oreficerie di VII secolo.
- Il terzo livello deposizionale costituito da un gruppo di scheletri non distinguibili tra loro,
posti affiancati in posizione supina e con il capo ad est. Dei corpi si conservano parte degli
arti e dei crani. Interessante una fibula zoomorfa con animale fantastico, del tipo a
scudetto, diffuso in questepoca in area mediterranea, ma forse prodotto alla Crypta Balbi
di Roma.
- Per quanto riguarda lultimo livello di sepolture: nel MAF 24 i resti scheletrici sono riferibili
ad un gruppo imprecisato di individui, di cui si conservano in prevalenza calotte craniche. In
MAF 25 sono state rinvenute ossa molto frammentate, uno spillone ferma mantello in
bronzo e orecchini in oro a cestello in ottimo stato di conservazione del tipo assai diffuso in
Italia, prodotto a Roma dalla fine del VI fino al VII d.C. Nel MAF 48 sono ben visibili due
deposizioni affiancate.
- Si ricorda infine che le nicchie MAF 208 e MAF 251 sono state utilizzate a scopi funerari : la
T 199 una sepoltura collettiva costituita da almeno quattro livelli de posizionali,
inframezzati da sottili strati di terra. Nella T 215 sono stati rinvenuti pochi elementi dello
scheletro, ed stata oggetto di manomissione.
Cavea: a partire dal VI sec. d.C., fino al VII sec. d.C., la discarica non sottoposta ad incremento e il livello
pi superficiale mostra tracce di frequentazione. Sono attestate buche, alcune circolari, altre hanno una
forma allungata. La forma dei tagli, le loro dimensioni e la loro disposizione lasciano supporre che si tratti di
buche per pali funzionali ad installazioni temporanee come recinzioni. Ma non da escludere che alcune di
queste buche, quelle pi strette e lunghe siano relative a piantumazioni che segnano linizio della
coltivazione dellarea che si affermer nei secoli successivi.

Fase III (VIII-X secolo)


In questo periodo allinterno del sottoscala si riconosce un deposito di formazione alluvionale che ha
restituito radi materiali molto frammentati, tra cui minuti resti organici (reperti malacologici, osteologici e
resti carboniosi). Lo strato tagliato da una fossa di ampie proporzioni che incide anche la stratigrafia pi
antica, come suggerisce lalto valore percentuale di residualit dei materiali. I materiali ceramici
consentono una datazione della fossa in un periodo compreso tra lVIII ed il X secolo d.C.: tra gli elementi
pi significativi frammenti di ceramica dipinta che trovano ampi riscontri in contesti napoletani coevi.
Cavea: gli strati superiori dellorto-giardino sono interpretabili come livelli di dark earth, caratterizzati da
abbondante matrice cineritico-limosa, con frammenti di tufo, malta cementizia, reperti ceramici, ossa.
Bibliografia:
- A. Lupia, Il periodo altomedievale, in Il teatro di Neapolis, scavo e recupero urbano, Napoli, 2010, pp.
73-75.
- F. Longobardo, Le aree funerarie, in Il teatro di Neapolis, scavo e recupero urbano, Napoli, 2010, pp.
76-83.
- F. Longobardo, Le indagini nella cavea, in Il teatro di Neapolis, scavo e recupero urbano, Napoli, 2010,
pp. 93- 96

Periodo Basso Medievale (1100-1492)


Larea oggetto di un rinnovamento edilizio che si ricollega al pi vasto piano di riqualificazione urbana
promosso dagli svevi prima e dagli angioini poi per Napoli.
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Fase I (XIII secolo d.C.)

Costruzione delledificio MA 03 nellarea di via S. Paolo, nella zona dellambulacro esterno MAF 141
e del cuneo con scala a doppia rampa (MAF 134), del quale si conosce oggi lambiente MAF 133,
delimitato da due pilastri, e che rispetta la planimetria del vano romano, sia in pianta che in
elevato. Lo stato delle indagini non consente oggi la definizione planimetrica dellarea esterna la cui
estensione sembra superare i limiti dellarea di scavo. Non vi sono elementi per escludere lutilizzo
della scala romana quale accesso ai piani alti delledificio. Lelevato realizzato con blocchetti di
tufo giallo. Il pavimento si riconosce solo per due brevi tratti. La preparazione realizzata con malta
biancastra nella quale sono allettati numerosi frammenti di laterizi e pietrame. Contestualmente
alla costruzione delledificio, il settore oggetto di un intervento di risistemazione, volto a livellare
ed innalzare le quote di calpestio mediante gettate progressive di accumuli.
Azioni di discarica nei sottoscala del teatro; prevalgono i detriti edilizi derivanti da opere di
distruzione o dalla messa in cantiere di nuove fabbriche. La residualit percentuale in tali contesti
raggiunge valori elevati, con una discreta presenza di materiali del periodo alto medievale e del
periodo tardo antico.
Maggiori incertezze sussistono per una occupazione basso medievale delle altre aree del teatro.

Fase II (XIV- inizi XV secolo)


La crescita dei livelli di occupazione, attraverso rialzamenti progressivi, attestano luso delledificio MA 03.
La localizzazione di tali stratificazioni riguarda, anche in questa fase lambulacro esterno 141, larea dei
cunei pertinenti alla scala a doppia rampa (MAF 134) e i sottoscala MAF 18-19. stata rinvenuta ceramica
invetriata e protomaiolica. La fase 2 non sembra coincidere con la realizzazione di nuovi ambienti, forse
perch restano in uso quelli realizzati nella fase precedente.
Cavea: Continua lutilizzo dellorto-giardino per relativo al giardino delledificio MA 03.
Bibliografia:
- A. Lupia, Il periodo bassomedievale, in Il teatro di Neapolis, scavo e recupero urbano, Napoli, 2010,
pp. 84-87.
- F. Longobardo, Le indagini nella cavea, in Il teatro di Neapolis, scavo e recupero urbano, Napoli, 2010,
pp. 93- 96

Periodo Moderno
Fase I (XV- inizi XVI secolo)

Costruzione del palazzo Confalone (MA 05), situato in via S. Paolo 4. Il settore orientale di palazzo
Confalone interamente inglobato nellambulacro interno MAF 77 di cui si riutilizzano i muri. I
livelli di frequentazione relativi a questa fase non sono stati rintracciati in estensione poich
dovevano essere pressoch coincidenti con quelli attuali e dunque sono stati asportati in occasione
dei rifacimenti pavimentali messi in atto fino ad anni recenti.
Realizzazione di una vasca MAF 17, foderata con blocchi di tufo, frammenti di laterizi, pietrame e
malta. Essa sembra essere funzionale alla raccolta di materiali di risulta per lo pi edilizi attinenti
alla costruzione del palazzo, scaricati nel sottoscala romano MAF 18 MAF 19. Qui stata
riconosciuta una sequenza statigrafica che restituisce ceramiche di produzione locale associate ad
importazioni di pregio.
A questa fase appartengono anche due muri MAF 23, ubicati in prossimit del sottoscala MAF 19 e
dellambulacro esterno MAF 141. La struttura muraria in cattivo stato di conservazione e
presenta una fondazione cementizia non consistente; cosa questa che induce a ritenere che gli
elevati non raggiungessero dimensioni ragguardevoli. La destinazione delle strutture rimane
incerta, probabilmente erano funzionali al cantiere edilizio.
Sono da attribuire a questa fase anche gli strati di accumulo individuati nellambulacro MAF 77.

Fase II (XVI-inizi XVII secolo)


Si assiste alla messa in opera di infrastrutture al servizio delledificio, in particolare di carattere idraulico
(vasche, cisterne e pozzi).
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Cavea: con la costruzione del palazzo Confalone, anche larea del giardino subisce delle risistemazioni. Fra
XVI e XVII sec. il lato orientale del giardino appare delimitato da edifici probabilmente da mettere in
relazione con la ristrutturazione urbanistica legata allapertura di vico Cinquesanti.

Periodo Contemporaneo (1815-oggi)


Sul finire dellet moderna e nel corso dellet contemporanea si documentano numerosi interventi di
ristrutturazione e di consolidamento effettuati sia nellarea del giardino che allinterno del palazzo. In
tutto ledificio in questepoca potenziato e rinnovato il sistema fognario con linserimento di condotti
con fondo rivestito di mattonelle. Alle fasi finali vanno ricondotte genericamente azioni di taglio,
ripavimentazioni, tamponature, edificazione di un pozzo, alloggiamenti per travi, montacarichi, incassi per
arredi, funzionali alle ultime destinazioni duso di uno degli ambienti utilizzato come camiceria fino agli
anni 90.
Bibliografia:
- F. Longobardo, Periodo Moderno, in Il teatro di Neapolis, scavo e recupero urbano, Napoli, 2010, pp.
88-92.
- F. Longobardo, Periodo Contemporaneo, in Il teatro di Neapolis, scavo e recupero urbano, Napoli,
2010, pp. 92-93.
- F. Longobardo, Le indagini nella cavea, in Il teatro di Neapolis, scavo e recupero urbano, Napoli,
2010, pp. 93- 96.

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