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15 Dinamica relativistica

15.1 Osservazioni preliminari


I capitoli finora affrontati riguardavano la meccanica newtoniana. Essa vale se le velocit sono
piccole rispetto a 300000 km/s. La meccanica relativistica supera questo limite. Si pu sviluppare la
meccanica relativistica da quella newtoniana attraverso ununica aggiunta. Storicamente lo sviluppo
andato in questo modo: fu fatto un esperimento da Michelson e Morely in cui si dimostrava che la
velocit della luce era indipendente dal sistema di riferimento. Einstein ha dimostrato con la
relativit speciale che le conseguenze di questo andavano molto al di la di questo spefico
esperimento. Si doveva correggere tutta quanta la meccanica newtoniana. Il fatto che la teoria della
relativit sia corretta stato accertato in molti esperimenti. Non cominciamo con laffermazione
sulla costanza della velocit della luce ma su un fatto che storicamente stato considerato una
conseguenza, ma la cui portata molto pi illuminante.

15.2 Lequivalenza di massa ed energia.


La meccanica newtoniana conosce quattro grandezze tipo sostanza, delle quali ognuna soddisfa un
teorema di conservazione. La quantit di moto p , la quantit di moto angolare L, la massa m e
lenergia E. La teoria della relativit ci dice che una di queste grandezze superflua dal momento
che vale:
E = mk
dove k una costante universale della natura. Questa relazione non dice che si pu tramutare massa
in energia. Dice che "energia" e "massa" sono solo due parole diverse per la stessa cosa. Essa dice
che il sistema per il quale noi pensavamo che avesse solo energia ma nessuna massa, per esempio
un campo elettrostatico, ha anche massa. Ed essa dice che i sistemi dei quali la meccanica
newtoniana sostiene che essi abbiano solo massa ma niente energia, per esempio un corpo in quiete,
esso ha anche energia.
La relazione E = mk dice inoltre che le propriet che finora conoscevamo come propriet della
massa, sono anche propriet dellenergia:
1) La massa la capacit di contenere la quantit di moto: un corpo ha inerzia, cio cambia di
velocit solo quando gli forniamo quantit di moto. Anche lenergia capacit di contenere
quantit di moto e vale:
r
r Er
(15.1)
p = mv = v
k
Questa relazione ci insegna che, per esempio, lenergia in un campo elettrostatico anche
inerzia. Tuttavia si vedr in seguito che il coefficiente k molto grande e, dunque, questo
effetto non facile da provare.
2) La massa la sorgente del campo gravitazionale. Anche lenergia, per esempio, di un campo
elettrostatico, sorgente di un campo gravitazionale.
La relazione E = mk ci dice che la massa ha le propriet che finora conoscevamo come propriet
dellenergia, per cui ripetiamo per chiarezza che noi finora non conoscevamo tali propriet e
inoltre E = mk ci dice che queste propriet generali dellenergia noi non le avevamo mai
conosciute: inerzia e peso.
Il fatto che lenergia di un corpo aumenta con la velocit deriva dalla (15.1); ne segue che un
corpo con velocit che cresce sempre pi inerte: esso diventer anche pi pesante da
accelerare. Per v 0 la relazione (15.1) diventa quella della meccanica newtoniana. La massa

della meccanica newtoniana che dora in avanti indicheremo con m0 anche il pi piccolo
valore che pu assumere la grandezza E=mk. La m0 si chiama massa di riposo ed E=m0 k
energia di riposo o meglio energia interna di un sistema.
Nella meccanica newtoniana E ed m sono grandezze diverse: un sistema ha prima massa e poi
energia. Alla luce della teoria della relativit, diciamo che lenergia viene separata in due parti:
energia interna e il resto dellenergia. La meccanica newtoniana riteneva che valesse un teorema
di conservazione per ciascuna delle due parti. La teoria della relativit ci ha insegnato che
entrambe le grandezze non rispettano alcun teorema di conservazione separatamente, c solo
ununica conservazione per la somma delle due . Questa somma noi la chiamiamo energia.

15.3 La relazione P = v F
La teoria della relativit non tocca la natura tipo sostanza di E e p
Da ci segue che vale come prima:
P~F

Per il fattore di proporzionalit otteniamo conseguenze diverse. Usiamo questa relazione d'ora in
poi per definire la velocit (come si definisce di solito la tensione elettrica attraverso P = UI):
P = v F

Per lequazione di continuit per l'energia e la quantit di moto ne consegue:


dE = v dp

(15.2)

15.4 La relazione E-p


In meccanica newtoniana la relazione tra energia e quantit di moto :
E = E0 +

p2
2m 0

Qui m0 la massa di riposo ed E0 un termine costante, il cui valore scelto arbitrariamente nella
meccanica newtoniana. Ora deriviamo la relazione relativistica energia-quantit di moto. Inserendo
nella (15.1) la relazione (15.2) si ha:
r
kp r
dE =
dp
E

Ne consegue: E dE =k pdp
e d(E2) = k d p2
e anche:
d(E2 k p2) = 0

quindi:
E2 k p2 = cost = E02

e: E = E 0 + k p 2
2

E0 , come si vede, lenergia del sistema quando p = 0. E0 anche lenergia interna e quindi m0 k.
La figura 15.1 mostra la relazione E - p per particelle con diversa massa a riposo.
L'energia E - E0, che lenergia posseduta dal sistema oltre la sua energia interna, chiamata
energia cinetica
E cin = E E 0 = E 0 + k p 2 E 0
2

Casi limite
a) Il sistema un corpo con quantit di moto molto
piccola, cio kp2 << E0 2 . Da

E = E0 1 +

kp 2
E0

1 kp 2
E E 0 1 +
2
2 E0

si ha:

p
2m0
2

E E0 +

e da E0 = m0 k segue:

Fig. 15.1. Relazione energia quantit di


moto per particelle con diverse masse a
riposo

b) Il sistema la luce. Per la luce si ha m0 = 0 ed E0 = 0. Segue: E = k p .


Per quanto riguarda la luce sappiamo dallelettro magnetismo classico che E = c p; confrontando
con la precedente relazione abbiamo k = c2. Se usassimo la meccanica quantistica sappiamo che
per un fotone si ha E = h , ovvero E = h c/ ; la quantit di moto di un fotone p = h/; quindi
ancora E = p c. Dora in avanti in luogo di k scriveremo c2.
c) Il sistema un corpo con quantit di moto molto grande. Segue E c p . L'energia dipende solo
dalla quantit di moto, ma non sulla massa di riposo. La relazione E-p la stessa della luce.
15.5 La relazione E v
Sostituendo in E2 - c2p2 = E0 la relazione (15.1), si ottiene:
E0
E2
2
E 2 c 2 4 v 2 = E 0 e anche: E =
.
c
v2
1 2
c
Il rapporto v/c e e l'espressione

v
c

1
1 v2 c2

1
1 v2 c2

vengono spesso usate in relativit. Si indicano con:

con queste posizioni la relazione energia velocit diventa: E =

E0
1 2

= E0

Da E = m c2 e E0 = m0 c2 questa relazione pu essere scrivere: m =

m0
1 2

= m0

Nella fisica relativistica naturale prendere come variabile indipendente lenergia e non la velocit,
2

E
per cui abbiamo: v = c 1 0 .
E

Si vede che la velocit aumenta con


laumentare dellenergia. Nella misura in cui
essa si avvicina sempre di meno al valore c,
essa va asintoticamente al valore c (vedi
figura). c la velocit limite per ogni
trasporto di energia ed impulso. Siccome il
trasporto di ogni a,tra grandezza tipo
sostanza accoppiato al trasporto di energia,
c anche la velocit limite per il trasporto di
momento angolare, entropia, quantit di
sostanza, carica elettrica, ecc

Fig 15.2: legame tra la velocit e lenergia per


particelle di diversa massa di riposo.

1
1
Lenergia cinetica come funzione di v : E cin = E E0 = E 0
1 v2 c2

Per v = 0.866c si ha Ecin = E0 . A questa velocit, pertanto, l'energia (massa) rispetto all'energia
interna (massa a riposo) raddoppiata.
Se v << c, ovvero nel limite newtoniano della teoria della relativit, dalle precedenti relazioni si
1 v2
m
e sostituendo E0 /c2 = m0, E E 0 + 0 v 2
ottiene: E E0 1 +
2
2
2c
15.6. La relazione v-p

r
r
r
Dalla (15.1), E = E0 ed E0 = m0 c2 segue p = 2 E 0 v = m0 v cio:
c
m0 r
m0
r
r
p=
v=
v
1 2
1 v2 c2
Riferendosi ancora alla v come variabile
r
r
cp
dipendente, otteniamo: v =
.
2 2
2
m0 c + p
La relazione v-p illustrata nella figura 15.3.
Nel limite newtoniano v << c si ottiene la nota
relazione:
p m0 v.

Fig. 15.3. Relazione tra velocit e quantit di


moto per particelle con differenti masse a
riposo

15.7 Esempi
Particelle cariche in un campo elettrico omogeneo
Massa a riposo delle particelle: m0
Carica elettrica delle particelle: Q
Intensit del campo elettrico senza le particelle: E
Cerchiamo lenergia, la quantit di moto, la velocit delle particelle in funzione del tempo.

Fig. 15.4. Quantit di moto (a), energia (b) e velocit (c) du una particella carica in un campo elettrico
omogeneo in funzione del tempo.

F=QE
p(t) = F t = QEt
La quantit di moto, come nella meccanica newtoniana, cresce linearmente nel tempo, figura 15.4a.
Aumenta illimitatamente.

E (t ) = E 0 + c 2 p 2 = c c 2 m0 + p (t ) 2 = c c 2 m0 + F 2 t 2
2

Per grandi valori di t anche lenergia cresce linearmente con il tempo, fig. 15.4b.

r
r
2 p (t )
v (t ) = c
= c2
E (t )

r
Ft

r
Ft
=
2
m0 c 4 + c 2 F 2 t 2 m0

1
1+

F 2t 2
2

c 2 m0
Per piccoli valori di t la velocit cresce linearmente con il tempo. Per grandi valori di t invece:

Ft cm0
= c , v si avvicina a c asintoticamente, fig 15.4c.
m0 Ft
Per grandi valori di t anche E e p crescono linearmente con t, mentre v tende ad una costante.
Si pu vedere che la parola acceleratore di particelle non molto appropriata.
v(t )

Luce che cade


Consideriamo una certa quantit di luce che esce da una lampada e si muove verso il basso. Poich
la luce ha energia (= massa), dal campo gravitazionale fluisce una corrente di quantit di moto nella
luce. La quantit di moto della luce aumenta il suo valore:
dp = Fdt

F = mg = (E/c2)g

poich

si ha

dp =

E
g dt
c2

E
g dz
c3
gdz uguale alla variazione dV del potenziale gravitazionale V cambiata di segno.
E
Risulta: dp = 3 dV
c
poich E = cp segue che la variazione relativa di energia dE/E della luce :
e poich dt = -dz/c si ottiene: dp =

dE dV
g
= 2 = 2 dz
E
c
c
Lenergia della luce aumenta, come lenergia di qualsiasi altro corpo o particella che cade. Per
nella luce aumenta nel senso che aumenta la frequenza della radiazione perch energia e frequenza
sono legate dalla formula
E =Z h

(Z = numero di fotoni, h = costante di Planck)

Leffetto sulla Terra molto debole ma pu essere misurato in laboratorio. Per dz =10 m si ha:
dE 10m/s 2 10m
10 15
=
E
9 1016 m 2 /s 2
Il fatto che la luce arrivi da luoghi di potenziale gravitazionale pi alto e si diriga (nel suo punto di
ricezione) verso luoghi di potenziale gravitazionale pi basso e abbia una frequenza pi alta ha una
conseguenza straordinaria. Possiamo immaginare che la luce che arriva dal potenziale
gravitazionale alto sia emessa da un sistema oscillante. Il periodo di questo sistema sia T = 1/ dove
la frequenza della luce. Quindi possiamo considerare il sistema oscillante come un orologio che
ad intervalli regolari di T emette un segnale e chiamiamo questo orologio U2. Mettiamo poi nel
luogo di potenziale gravitazionale pi basso un altro orologio U1 che costruito esattamente come
U2.
Un osservatore nel potenziale gravitazionale basso sicuro che il segnale da U2 ha intervalli di
tempo pi corti che il segnale dellorologio U1. Ne tira la conseguenza che il tempo alla quota di
potenziale gravitazionale pi alto scorre pi veloce. Al contrario un osservatore nel potenziale alto
sostiene che lorologio U1 scorre pi lentamente del suo autentico orologio U2 cio che il tempo
alla quota del potenziale basso scorre pi lentamente del suo proprio tempo.
Lenergia di legame
Nella reazione di due moli di idrogeno atomico che diventano una mole di idrogeno molecolare
viene ceduta energia, lenergia di legame. A uguale temperatura lenergia dellidrogeno atomico
pi grande che quella dellidrogeno molecolare. Perci pesa meno una mole di idrogeno molecolare
che due moli di idrogeno atomico. Questa differenza di peso cos piccola che non si riesce a
misurarla. Se dei nuclei atomici reagiscono luno con laltro allora lenergia di legame per mole di
5 potenze di 10 pi grande ed quindi misurabile da uno spettrometro di massa. Nella reazione:

Li + 2H 2 4He

E
= 2.1 1012 J / mole
n
Questa espressa in unit di massa:

m E
2.1 1012 J
= 2 =
= 0.23 10 4 kg/mole
16
2 2
n
nc
9 10 (m /s )mole

m m
m
= + 6 g/mole + 2 g/mole = 8 g/mole
n n Li n H
m 0.023
Ovvero:
=
= 0.003
m
8
Con:

Perch si costruiscono gli anelli di accumulazione


La fisica delle alte energie si occupa di reazioni di particelle, e perch avvengano c bisogno di
tantissima energia. Una certa reazione tra la particella A e la particella B avviene solo quando si
riesce a fornire unenergia di soglia che in generale molto pi grande dellenergia interna delle
particelle singole. Poich la reazione tra A e B conserva sia lenergia cinetica che la quantit di
moto totale non c bisogno che aumenti lenergia cinetica del sistema. Per la reazione serve solo
lenergia del centro di massa di A B cio lenergia interna del sistema (vedi cap.7). Qui si vede
quanto sia poco adatto usare lespressione energia di riposo invece che energia interna.
In alcuni esperimenti con le alte energie si pu aumentare solo lenergia delle particelle A,
accelerandole. Le particelle B rimangono ferme, esse diventano un bersaglio. Per il sistema A B ci
significa che aumenta non solo lenergia interna, ma anche la sua energia cinetica. Questa energia
cinetica per perduta per la reazione di A con B, non viene utilizzata dalla reazione. Vogliamo
calcolare quale parte dellenergia di A serve come energia interna del centro di massa di A B per la
reazione. Per semplicit prendiamo A e B particelle dello stesso tipo perci hanno la stessa energia
interna.
Dallequazione 15.4 si ottiene:

1
p = E 2 cin + 2 E cin E 0
c

Poich le particelle B della reazione sono a riposo la quantit di moto di A prima della reazione
uguale allimpulso di A e B dopo la reazione

p = E 2 cinA + 2 E cinA E0 = E 2 cinAB + 2 EcinAB E0 AB


Dallequazione per lenergia: EcinA + E0 + E0 = EcinAB + E0AB
e: EcinAB =EcinA + 2E0 - E0AB
EcinAB si ricava dall'equazione precedente ed E0AB si pu eliminare.
Per alte energie EcinA >> E0 lenergia da fornire per la reazione E0AB aumenta solo con la radice
dellenergia EcinA. Per esempio per un protone da 30 GeV che reagisce con un protone a riposo ci
sono a disposizione 7 GeV e perci meglio caricare di energia e impulso entrambe le particelle in
modo che limpulso del sistema A B sia zero per cui tutta lenergia a disposizione della reazione
per farli scontrare luno contro laltro. Dapprima si carica la particella A con energia e momento e
la si "parcheggia" in un anello di accumulazione. Si fa lo stesso con B. Infine le particelle vengono
fatte reagire.

La pressione della radiazione solare.


La corrente di energia per unit di superficie jE della radiazione solare che arriva sulla Terra di
circa 1 kW/m2 (=costante solare).
Da dE = cdp

segue

P = cF

jE = c

dove la forza per unit di superficie, cio la pressione della radiazione.

La pressione della radiazione solare sulla Terra vale:

1kW/m 2
3 10 6 N/m 2
3 10 8 m/s

Se tutta la radiazione del Sole che cade sulla Terra fosse assorbita ne risulterebbe una forza di 4.3
108 N. In realt maggiore perch limpulso della luce riflessa ha segno opposto dellimpulso di
quella che arriva.