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Spazi vettoriali 3

Se B = [e1 ; e2 ; :::; en ] una base ordinata del K spazio vettoriale V e se il


vettore v 2 V , allora il vettore v si esprime (in unico modo, a causa della (c)
del teorema delle basi!) come combinazione vettoriale dei vettori di B:
v=

1 :e1

2 :e2

+ ::: +

n :en .

La n-pla ( 1 ; 2 ; :::; n ) 2 K n detta vettore numerico delle componenti di v in V .


Ovviamente il vettore delle componenti dipende dalla base ordinata considerata.
Esempio 2.13. Consideriamo ad esempio R2 . Una base per R2 , come gi
osservato, B = [e1 = (1; 0); e2 = (0; 1)] :
Il vettore u = ( 3; 2) ha, in tale base, vettore coordinato ( 3; 2), poich
u = ( 3) e1 + 2 e2 = ( 3; 0) + (0; 2)
Se consideriamo come base A = [a1 = (0; 1); a2 = (1; 0)] (dunque contenente
gli stessi vettori, ma con diverso ordine!), il vettore coordinato del vettore u in
questa base, risulter essere (2; 3). Infatti:
u = (2) a1 + ( 3) a2 = (0; 2) + ( 3; 0)
Consideriamo poi unaltra base per R2 : sia C = [c1 = (1; 0); c2 = (1; 1)]. Si
verica subito che C sia un sistema di generatori che una parte libera per
R2 . Infatti se v = (a; b) il generico vettore di R2 , per esprimere v come
combinazione dei vettori di C si deve avere:
v = (a; b) =

c1 +

c2 = (

2;

2)

per cui deve essere

+
2

2 =a
e dunque
=b

=a b
2 =b

ad esempio il vettore u = ( 3; 2) ha, in tale base ordinata, vettore coordinato


( 5; 2):
u = ( 5) c1 + 2 c2 = ( 5; 0) + (2; 2) = ( 3; 2)
1

Enunciamo ora, senza dimostrare, il


Lemma di Steinitz 2.14. Siano B = [e1 ; :::; en ] una base e S = [u1 ; :::; um ]
un sistema di vettori dello spazio vettoriale V . Se m > n, allora S linearmente
dipendente.
Corollario 2.15. Sia B una base contenente n vettori per il K spazio
vettoriale V . Se il sistema S contenente m vettori linearmente indipendente,
allora m n .
Attenzione! Questo non signica che ogni sistema di vettori contenente al
pi n vettori linearmente indipendente! Basta pensare ad un qualsiasi spazio
vettoriale che ammetta una base di ordine n. Il sistema S = [0] contiene un
unico elemento ma , come gi pi volte osservato, linearmente dipendente.
Corollario 2.16. Le basi un K spazio vettoriale V namente generato
hanno tutte lo stesso ordine.
dim. Siano A = [a1 ; :::; as ] e B = [b1 ; :::; bt ] due basi di V . Dal corollario
2.15 segue che s
t e, allo stesso tempo, t
s. Pertanto s = t e lasserto
dimostrato.
Si dir dimensione di un K spazio vettoriale V namente generato lordine di una (qualsiasi!) sua base. Tale dimensione si indicher con
dimK V = n
Da quanto n qui osservato segue che lo spazio vettoriale Rn ha dimensione
n (e la sua base B = [(1; 0; :::; 1); (0; 1; :::; 0); :::; (0; :::; 0; 1)] detta base canonica
di Rn . Lo spazio vettoriale Mm;n avr dimensione mn (confronta esempio 2.9.2)). Dunque dimR Rn = n; dimR Mm;n = n. Lo spazio vettoriale Rn [x] =
f (x) = a0 + a1 x + a2 x2 + ::: + an xn : ai 2 R costituito dal vettore nullo e dai
vettori di grado al pi n, ammette come base S = x0 = 1; x; x2 ; :::; xn e dunque
dimR Rn [x] = n + 1.
Osservazione 2.17. Matrice per il cambio di base. Supponiamo di
avere un K spazio vettoriale nitamente generato V e che dimK V = n. Siano
B1 = [e1 ; e2 ; :::; en ] e B2 = [u1 ; u2 ; :::; un ] due basi per V . Ci chiediamo in
che modo sia possibile "passare da una allaltra base", vale a dire se v 2 V ,
in base al teorema delle basi esisteranno ( 1 ; 2 ; :::; n ); ( 1 ; 2 ; :::; n ) 2 K n
(univocamente determinati) tali che:
v=

gli

1 :e1

2 :e2

+ ::: +

n :en

1 :u1

2 :u2

+ ::: +

n :un .

La domanda che sorge spontanea : "qual la relazione che intercorre tra


i ed i j ?":
2

Per rispondere a tale domanda facciamo la seguente osservazione. Possiamo


esprimere i vettori ei della base B1 come combinazione lineare dei vettori della
base B2 . Vale a dire:
e1 = a11 u1 + a21 u2 + ::: + an1 un ; e dunque il vettore coordinato di e1 nella
base B2 (a11 ;a21 ;:::; an1 )
e2 = a12 u1 + a22 u2 + ::: + an2 un ; e dunque il vettore coordinato di e2 nella
base B2 (a12 ;a22 ;:::; an2 )
:::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::
en = a1n u1 + a2n u2 + ::: + ann un ; e dunque il vettore coordinato di en nella
base B2 (a1n ;a2n ;:::; ann )
Pertanto il generico vettore v =
scrivere come

1 :e1

2 :e2

v = 1 e1 + 2 e2 + ::: + n en =
= 1 (a11 u1 + a21 u2 + ::: + an1 un )+
+ 2 (a12 u1 + a22 u2 + ::: + an2 un ) + :::+
+ n (a1n u1 + a2n u2 + ::: + ann un ) =
( 1 a11 + 2 a12 + ::: + n a1n )u1 + ( 1 a21 +
+( 1 an1 + 2 an2 + ::: + n ann )un

+ ::: +

2 a22

+ ::: +

n :en

di V si potr

n a2n )u2

+ :::+

e dunque,data lunicit della scrittura, risulter

n a1n

= 1 a11 + 2 a12 + ::: +


= 1 a21 + 2 a22 + ::: +
::::::::::::::::::::::::::::::
n = 1 an1 + 2 an2 + ::: +

n a2n
n ann

Pertanto, considerata la matrice A che si ottiene considerando come vettori


colonna i vettori delle coordinate dei vettori ei nella base B2 ;vale a dire:
0

a11
B a21
B
A=@
:::
an1

a12
a22
:::
an2

:::
:::
:::

1
a1n
a2n C
C,
::: A
ann

si ha

A
0

a11
B a21
=B
@ :::
an1

B 2C
B C=
@ ::: A

a12
a22
:::
an2

:::
:::
:::

10 1 0
a1n
1
B C B
a2n C
C B 2C = B
::: A @ ::: A @
ann
n

1 a11

+
a
1 21 +

2 a12

+ ::: +
a
2 22 + ::: +
:::
a
+
a
1 n1
2 n2 + ::: +

n a1n

C
A=

n a2n C
n ann

La matrice A cos denita la matrice del cambio della base.


Analogo discorso si pu fare per individuare la matrice A0 che permette di
passare dalla base B2 alla base B1 . E evidente che passando dalla base B1
alla base B2 e poi dalla base B2 alla base B1 , ogni vettore coordinato va in se
stesso, vale a dire la trasformazione associata alla matrice AA0 quella identica.
Pertanto AA0 = In e dunque la matrice A0 altro non che linversa della matrice
A.

Esempio 2.18. Considerate le basi B1 = [u1 = (1; 1; 1); u2 = (1; 1; 0); u3 = (1; 0; 0)]
e B2 = [a1 = (1; 0; 1); a2 = (0; 1; 1); a3 = (0; 1; 0)] determinare la matrice A che
permette di passare dalla base B1 alla base B2 e la sua inversa che permette di
passare dalla base B2 alla base B1 .
Il primo passo consiste nel determinare i vettori coordinati di u1 = (1; 1; 1); u2 =
(1; 1; 0); u3 = (1; 0; 0) nella base B2 . Tali vettori risultano essere rispettivamente:

(1; 0; 1); (1; 1; 2); (1; 1; 1)

infatti

u1 = (1; 1; 1) = 1 a1 + 0 a2 + 1 a3 ; u2 = (1; 1; 0) = 1 a1 + ( 1) a2 + 2 a3 ;
u3 = (1; 0; 0) = 1 a1 + ( 1) a2 + 1 a3

Pertanto la matrice del cambio della base data da

0
1
A = @0
1

1
1
2

1
1
1A
1

Se, ad esempio si cercano nella base B2 le componenti del vettore v che nella
base B1 ha componenti (3; 1; 0), si ha

0
1
= @0
1

1
1
2

10 1 0
1 0 1
1
3
1 3 + 1 ( 1) + 1 0
2
1A @ 1A = @0 3 + ( 1) ( 1) + ( 1) 0A = @1A =
1
0
1 3 + 2 ( 1) + 1 0
1

per cui il vettore v ha, nella base B2 , componenti (2; 1; 1) (*)


Cerchiamo ora la matrice A0 che permette di passare dalla base B2 alla base
B1 . Possiamo procede in due modi:
a) direttamente ( e dunque trovando le componenti dei vettori a1 = (1; 0; 1); a2 =
(0; 1; 1); a3 = (0; 1; 0) nella base B1 );
b) determinando la matrice inversa della matrice A.
a) Se cerchiamo le componenti di a1 = (1; 0; 1); a2 = (0; 1; 1); a3 = (0; 1; 0)
nella base B1 , si trova
a1 = (1; 0; 1) = 1 u1 +( 1) u2 +1 u3 ; a2 = (0; 1; 1) = 1 u1 +0 u2 +( 1) u3 ;
a3 = (0; 1; 0) = 0 u1 + 1 u2 + ( 1) u3 ;
per cui la matrice A0 cercata
0

1
A0 = @ 1
1

1
0
1

1
0
1A
1

b) A tale risultato si poteva arrivare anche determinando la matrice inversa


della matrice A, ad esempio utilizzando il metodo di G-J:

0
1
@0
1

1
1
2

1
0
1 1 0 0
1 1
1 0 1 0A ! (R3 R1 ) @0
1
1 0 0 1
0 1
0
1 1
1
1 0
0
1 0
R3 ) @0 1
0
1
1 0 1

0
1
R3 + R2 ) @0
0

0
1
0

1
0
1

2 0
1 0
1 1

! (R1

1
1
1 0 0
1 0 1 0A ! (R2 $
0
1 0 1
1
0
1A
0

! (R
1 1 R2 e
0
1
1 0
1 A ! (( 1)R3 ) @0 1
1
0 0
0

1 0
R 3 ) @0 1
0 0

0
0
1

1
1
1

1
0
1

1
0
1

2
1
1

0
0
1

1
1
1A
1

1
0
1A
1

la matrice inversa quella individuata dalle ultime tre colonne e dunque


0

1
A0 = @ 1
1

1
0
1

1
0
1A
1

cos come gi trovato utilizzando laltro percorso.


Le componenti del vettore v (*) che nella base B2 ha componenti (2; 1; 1)
nella base B1 si trovano mediante il prodotto della matrice A0 con tali componenti, vale a dire
0

1
@ 1
1

1
0
1

10 1 0
1 0 1
0
2
1 2+1 1+0 1
3
1 A @1A = @ ( 1) 2 + 0 1 + 1 1 A = @ 1A
1
1
1 2 + ( 1) 1 + ( 1) 1
0

ossia le componenti da cui siamo partiti.


Osservazione 2.19. Il completamento di una base. Se S = [a1 ; :::; as ]
un sistema linearmente indipendente del K spazio vettoriale V avente dimensione n. Dal corollario 2.15 segue che deve essere s
n. Se S linearmente
indipendente ed s = n, S una base per lo spazio vettoriale V . Infatti S, essendo linearmente indipendente, contenuto in una parte linearmente indipendente massimale, diciamola U , contente m elementi, con n m. Dal teorema
6

delle basi segue che U una base, mentre conseguenza del corollario 2.16 che
m = n. Pertanto S = U ed S una base. Se invece s < n, vuol dire che S non
una base e dunque non parte linearmente indipendente massimale. Esister
dunque un vettore as+1 di V tale che as+1 non dipenda da S e dunque tale che
S [ fas+1 g = S1 sia ancora linearmente indipendente. Se s + 1 = n, S1 risulta
essere una base per V . Altrimenti esiste un vettore as+2 (non dipendente da
S1 ) tale che S2 = S1 [ fas+2 g sia linearmente indipendente. Se s + 2 = n,
S2 risulta essere una base per V . Continuando a procedere in questo modo,
dopo n s passi si trover il sistema Sn s = [a1 ; :::; as ; as+1 ; :::; an ] linearmente
indipendente di ordine n e dunque base per lo spazio vettoriale V .
Tale procedimento noto come completamento della base.
Forniamo un esempio di tale procedimento.
Sia V = R4 ed S = [e1 = (1; 0; 1; 0); e2 = (0; 1; 0; 1)]. Il sistema S linearmente indipendente (provarlo per esercizio). Non una base poich la
dimR R4 = 4 ed S ha ordine 2. Il sottospazio vettoriale generato da S
L(S) = f (1; 0; 1; 0) +
(0; 1; 0; 1) = ( ; ; ; ); : ; 2 Rg (pertanto i vettori di L(S) hanno prima e terza coordinata e seconda e quarta coordinata rispettivamente uguali). Basta dunque considerare un vettore che non appartenga ad
L(S). Ad esempio il vettore e3 = (1; 0; 0; 0) 2
= L(S) (la prima coordinata diversa dalla terza). Pertanto S1 = [e1 = (1; 0; 1; 0); e2 = (0; 1; 0; 1); e3 = (1; 0; 0; 0)]
ancora linearmente indipendente (non massimale, poich 3 < 4!). Il sottospazio generato da S1 :
L(S1 ) = f

(1; 0; 1; 0) +

(0; 1; 0; 1) +

(1; 0; 0; 0) = ( + ; ; ; ) : ; ;

(appartengono dunque ad L(S1 ) i vettori che hanno seconda e quarta coordinata uguali, prima e terza qualsiasi). Per trovare un vettore non appartenente
ad L(S1 ) su ciente considerare un vettore con seconda e quarta coordinata
diverse, ad esempio e4 = (0; 0; 0; 1). Allora
S2 = [e1 = (1; 0; 1; 0); e2 = (0; 1; 0; 1); e3 = (1; 0; 0; 0); e4 = (0; 0; 0; 1)]
sistema linearmente indipendente, contiene 4 elementi, per cui indipendente massimale, dunque una base per R4 .
Osservazione 2.20. Estrazione di una base. Sia S = [a1 ; :::; as ] un
sistema di generatori per il K spazio vettoriale V e sia dimK V = n. In S
contenuto senzaltro un sistema di generatori minimale (e dunque, per il teorema
2.12, una base); per il corollario 2.16, tale sistema deve contenere esattamente
n elementi. Pertanto se S ha ordine n, S risulta essere una base per V . Sia
s > n. Allora S non una base e dunque non parte libera (se lo fosse, essendo
un sistema di generatori, sarebbe una base). Pertanto vi almeno un vettore
v 2 S tale che v dipende da Sn fvg. Siano v = as e S1 = Sn fvg. Ovviamente
7

2 Rg

S1 contiene s 1 elementi. Se s 1 = n, allora S1 risulta essere una base (in


quanto sistema minimale di generatori). Altrimenti sar possibile trovare un
vettore w 2 S1 che dipende da S1 n fwg. Siano w = as 1 e S2 = S1 n fas 1 g. Il
sistema S2 ha ordine s 2. Se s 2 = n, ragionando come prima, si ha che S2
una base per V . Altrimenti continuiamo a procedere: dopo esattamente s n
passi, arriveremo a determinare Ss (s n) , di ordine n, base di V .
Tale procedimento noto come estrazione di una base.
Ecco un esempio di tale procedimento. Sia S = [a1 = (1; 2); a2 = (0; 3); a3 = ( 1; 1); a4 = (2; 0)]
un sistema di generatori per R2 . S, pur essendo un sistema di generatori, non
una base poich contiene 4 vettori, mentre ogni base di R2 ne contiene 2. Il
vettore a4 = (2; 0) dipende linearmente dal sistema S1 = Sn fa4 g. Infatti
a4 = (2; 0) = 2 a1 + ( 4=3) a2 + 0 a3
Il sistema S1 contiene 3 elementi e dunque non pu essere una base per R2 ,
pur continuando ad essere un sistema di generatori. Si verica facilmente che il
vettore a3 = ( 1; 1) dipende da S2 = S1 n fa3 g. Infatti
a3 = ( 1; 1) = ( 1) a1 + 1 a2
Il sistema S2 ha ordine 2 e risulta essere una base per R2 .
Si pu procedere anche in altro modo. Il sistema S = [a1 ; :::; as ], essendo
un sistema di generatori, contiene una base per V e dunque una parte libera
massimale. Consideriamo allora la matrice che si ottiene considerando a1 ; :::; as
come righe. Pertanto se
a1 = (a11 ; a12 ; :::; a1n ); :::; as = (as1 ; as2 ; :::; asn )
la matrice che si ottiene
0

a11
Ba2n
A=B
@ :::
as1

a12
a22
:::
as2

1
::: a1n
::: a2n C
C
::: ::: A
::: asn

Sia r il suo rango. Poich r il massimo numero di righe linearmente indipendenti, dovr essere r = n (poich n la dimensione di Rn ) pertanto trovato un
minore n n con determinante diverso da zero, vuol dire che le n righe relative
a tale minore sono linearmente indipendenti e dunque gli n vettori individuati
da tali righe formano una base. Applichiamo tale procedimento allesempio di
prima. La matrice che si ottiene
0

1
B0
A=B
@ 1
2

1
2
3C
C
1A
0

il cui minore A1;2


1;2 =

1
0

2
3

ha determinante 3 6= 0
pertanto i due vettori (1; 2); (0; 3) sono linearmente indipendenti e determinano una base per R2 .
E opportuno osservare che la scelta dei vettori nel sistema S non unica.
Ad esempio il
1;2

1;2

det(A1;3 ) = 3; det(A1;4 ) =
1;2

1;2

4; det(A2;3 ) = 3;
1;2

det(A2;4 ) =

6; det(A3;4 ) =

2.

Pertanto una qualsiasi scelte di due vettori distinti nel sistema S considerato in questo esercizio porta alla determinazione di una base per R2 . Questo
non ovviamante vero in generale. Ad esempio consideriamo il sistema T =
[a1 = (1; 1; 1); a2 = (0; 1; 0); a3 = (1; 1; 0); a4 = (0; 2; 0)] R3 . La matrice associata a tale sistema
0

1
B0
A=B
@1
0

1
1
1
2

1;2;3

1
1
0C
C
0A
0
1;2;3

det(A2;3;4 ) = 0; mentre det(A1;3;4 ) =

2;

pertanto la scelta dei vettori S1 = [a2 ; a3 ; a4 ] non individua una base, mentre
S2 = [a1 ; a3 ; a4 ] una base per R3 .
Esempio 2.21. Determinare la dimensione (ed una base) del sottospazio
vettoriale di R4 generato da S = [(1; 1; 0; 1); (0; 1; 0; 0); (1; 2; 0; 1)]. Per quanto
gi osservato si avr
0
1
dimR L(S) = rank(A); dove A = @0
1

1
1
2

1
0 1
0 0A
0 1

per determinare il rango di A utiliziamo il teorema degli orlati. Si ha che


1;2

det(A1;2 ) = 1 6= 0;
1;2

mentre tutti gli orlati di A1;2 hanno determinante uguale a 0. Infatti


1;2;3

1;2;4

det(A1;2;3 ) = 0 = det(A1;2;3 )
Dal teorema degli orlati segue che rank(A) = 2 e dunque dimR L(S) = 2. Per
determinare una sua base su ciente considerare i vettori che individuano il
minore con determinante diverso da 0. Dunque, in questo caso, i vettori relativi
alla prima e seconda riga:
S1 = [(1; 1; 0; 1); (0; 1; 0; 0)] :
1;2

La scelta, anche in questo caso, non unica. Considerato il minore A1;3 ,


1;2

det(A1;3 ) = 3 e dunque anche la scelta del sistema S2 = [(1; 1; 0; 1); (1; 2; 0; 1)]
porta alla determinazione di una base.
Analogo discorso si pu ripetere per vericare che anche S3 = [(0; 1; 0; 0); (1; 2; 0; 1)]
una base per L(S) = f( ; ; 0; ) : ; 2 Rg.
Siano U e W sottospazi vettoriali del K spazio vettoriale V . Si verica
immediatamante che:
Proposizione 2.22.
i) U \ W ancora un sottospazio vettoriale di V ;
ii) U [ W non , in generale, un sottospazio vettoriale di V ;
iii) U + W = fu + w : u 2 U; w 2 W g un sottospazio vettoriale di V .
10

dim:
i) Per vericare che U \ W un sottospazio di V , su ciente vericare che:
a) Se a; b 2 U \ W , allora a b 2 U \ W :
Siano dunque a; b 2 U e a; b 2 W , dunque a
a b2U \W
b) Se a 2 U \ W e 2 K, allora
Da a 2 U; a 2 W e 2 K, segue

b 2 U ed a

b 2 W , dunque

a 2 U \ W:
a2U e
a 2 W , per cui

a 2 U \ W:

ii) Esu ciente fornire un controesempio. Siano U = f( ; 0) : 2 Rg e W =


f( ; ) : 2 Rg sottospazi vettoriali di R2 : I vettori (1; 0) e (1; 1) appartengono
rispettivamente ad U ed a W , dunque ad U [ W , ma la loro somma, (1; 0) +
(1; 1) = (2; 1) 2
= U [ W . Pertanto U [ W non un sottospazio vettoriale.
iii) La dimostrazione lasciata per esercizio.
Il sottospazio U + W viene detto sottospazio congiungente ed altro non
che il sottospazio generato da U [ W , vale a dire L(U [ W ) = U + W . Diremo
che il sottospazio U + W somma diretta di U e V , ed indicheremo con U W ,
se U \ W = f0g. Ovviamente la dimK f0g = 0.
Facile la dimostrazione della seguente:
Proposizione 2.23.
Siano U e W sottospazi vettoriali di V . Allora il sottospazio U + W
somma diretta se e solo se ogni vettore v 2 U + W si esprime in unico modo
come v = u + w con u 2 U e w 2 W:
dim : Sia U + W somma diretta e dunque U \ W = f0g. Sia v 2 U + W e
v = u + w = u0 + w0 . Allora
u

u0 = w0

u0 = w0 w = 0 e dunque
u = u0 ; w0 = w

w 2 U \ W = f0g

pertanto

Viceversa, siano U e W due sottospazi vettoriali, tali che ogni vettore v 2


U + W si esprime in unico modo come v = u + w con u 2 U e w 2 W .
Dimostriamo che U + W somma diretta. Sia v 2 U \ W: Allora

11

v = v + 0 (con v 2 U e 0 2 W ), ma anche
v = 0 + v (con 0 2 U e v 2 W )
per lunicit della scrittura si ha che deve essere v = 0 e dunque U \W = f0g,
cos come richiesto.
Sorge naturale la domanda di quale sia il legame tra dim U; dim W; dim U \W
e dim U + W .
Risposta a tale domanda fornita dal
Teorema di Grassmann. 2.24. Siano V un K spazio vettoriale ed U e
V suoi due sottospazi nitamente generati. Si ha:
dim(U + W ) = dim U + dim W
In particolare se U + W = U
dim(U

dim U \ W

W , allora si ha
W ) = dim U + dim W

Osservazione 2.25. Se B1 una base per il sottospazio vettoriale U e


B2 base per il sottospazio W , allora B1 [ B2 non (in generale) una base
per U + W , pur essendo, ovviamente, ancora un sistema di generatori per tale
sottospazio. Ad esempio consideriamo B1 = [(1; 0; 1); (0; 1; 0)] base per U =
f( ; ; ) : ; 2 Rg e B2 = [(1; 1; 1); (0; 0; 1)] base per W = f( ; ; ) : ; 2 Rg.
In tal caso B1 [ B2 = [(1; 0; 1); (0; 1; 0); (1; 1; 1); (0; 0; 1)] non una parte libera
( un sottinsieme di ordine 4 di R3 che ha dimensione 3), pur essendo un sistema di generatori per U + W . Osserviamo che in tal caso U + W non somma
diretta. Infatti U \ W = f( ; ; ) : 2 Rg =
6 f0g.
Diversa la situazione se gli spazi U e W sono tali da essere U + W somma
diretta. Infatti in tal caso se B1 una base per il sottospazio vettoriale U e B2
base per il sottospazio W , allora B1 [ B2 una base per U W .

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