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Il deposito votivo sul margine orientale della Patela di Priniàs 207

Il deposito votivo sul margine orientale della Patela di Priniàs

DARIO PALERMO

Nel 1899, nel corso di una delle prime esplorazioni pure rimane uno dei più significativi complessi sacri
effettuate sulla Patela di Priniàs, Federico Halbherr vi dell’ultima fase minoica a Creta.
aveva casualmente recuperato un notevole complesso Nelle brevi menzioni che Halbherr dedicò nelle
di materiali di età tardo minoica.1 Si trattava dei resti sue pubblicazioni a questo ritrovamento, non si
di un deposito votivo, il primo di questo tipo ad essere trovano indicazioni precise sulle modalità di rinve-
scoperto a Creta, composto da diversi frammenti di nimento di questi oggetti sacri; viene precisato solo
statue fittili di divinità femminile con le braccia alzate, che essi provenivano “dal campo di circa cinque
delle quali una era pressoché completa;2 insieme misure, tutto circondato da muri a secco” e pieno
ad esse furono raccolti nella medesima occasione di mucchi di pietrame, sito nella parte nordorientale
quattro esemplari del tipo dello snake tube,3 oggetto della Patela.
votivo che si trova di frequente associato alle statue Nel 1906 quest’area fu investigata da L. Per-
di divinità femminili in altri ambienti sacri cretesi di nier, durante la prima delle tre campagne di scavo
periodo TM III;4 i materiali di Priniàs furono poi dedicate alla Patela. Il Pernier, che evidentemente
parzialmente pubblicati nel 1902 da S. Wide,5 il conosceva dalla viva voce di Halbherr la posizione
quale si limitò a prendere in considerazione alcuni dei rinvenimenti, dedicò alcuni saggi di scavo alla
fra i pezzi recuperati da Halbherr, tralasciando gli ricerca del sito di provenienza dei materiali. Dal suo
altri; gli snake tubes sono stati poi pubblicati nel taccuino, che abbiamo potuto consultare grazie alla
1976 da G. Gesell.6 Si può comunque dire, in ogni gentilezza di A. Di Vita e di G. Rizza, nonostante la
caso, che ancora manchi una completa e definitiva stringatezza delle registrazioni, possiamo desumere
pubblicazione di questo gruppo di materiali che numerose utili notizie circa il luogo di rinvenimen-
to degli idoli e circa i nuovi dati che egli venne ad
acquisire con i suoi scavi. I risultati degli scavi,
peraltro, dovettero al Pernier sembrare, in assenza
1 Sul rinvenimento cfr. F. HALBHERR, RendLinc, 14, 1905, 401- di strutture alle quali poter riferire gli oggetti sacri,
404. Vedi anche notizie in L. PERNIER, Vestigia di una città ellenica particolarmente deludenti, dal momento che egli
arcaica in Creta, Mem. R. Ist. Lombardo di Scienze e Lettere, 22,
1910, 58; G. GESELL, Town, Palace and House Cult in Minoan Crete si limitò ad aprire alcune trincee nell’area e non
(SIMA, 57), Göteborg 1985, 132. approfondì ulteriormente le indagini.
2 S. WIDE, Mykenische Götterbilder und Idole, AM, 26, 1901,

247, tav. XII.


Dalla dislocazione dei saggi di Pernier risulta
3 Ivi, figg. 4-5. pertanto chiaro il luogo dei rinvenimenti di Halbherr.
4 Cfr. G. GESELL, The Minoan Snake Tube: A Survey and Cata-
Quei materiali provenivano da un campo posto lungo
logue, AJA, 80, 1976, 247 sgg.
5 WIDE, Mykenische Götterbilder cit. alla nota 2, 247 sgg. il margine orientale della Patela, a Nord-est dell’area
6 Cfr. GESELL, Minoan Snake Tube cit. alla nota 4, 253, fig. 20.
dei due templi A e B, appartenente ad un abitante
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di Priniàs di nome Zervojanni o Jannis Zervakis, della sua notevole lunghezza (44 metri segnati sul
il quale a sua volta l’aveva acquistato da un turco taccuino, più di 70 ricavabili dalla pianta), infatti,
di nome Hassan Velakis. La precisazione sui nomi alla profondità di m. 0,50 circa e direttamente a
delle persone non è priva di significato, in quanto i contatto con la roccia, in una zona non interessata
due proprietari avevano raccolto nel corso dei lavori da costruzioni, il Pernier rinvenne quello che egli
agricoli effettuati in quello stesso fondo una serie chiama “il deposito di idoli” e cioè un gruppo di
di oggetti antichi, dei quali il Pernier fa menzione statuette e frammenti di statuette concentrati tutti
nel taccuino e che documentò con fotografie. In nel medesimo punto. Fra di essi il Pernier menziona
particolare, i due proprietari avevano trovato in quel una “statuetta arcaica di dio della generazione”,
campo alcune statuette di animali, fra cui una testa “idoli con serpenti (frammentari)” “maschere umane
bovina e una statuetta anch’essa rappresentante un forse appartenenti ad altri idoli”, il “corpo di un
bovide con il corpo realizzato al tornio, materiali la bue” e, dettaglio interessante, “due testine ad alto
cui fotografia fu dal Pernier pubblicata in uno dei rilievo con parrucca egizia (tipo Axòs)”, con ogni
suoi articoli di sintesi su Priniàs.7 evidenza, quindi, appartenenti allo stile dedalico. Su
Nel campo di Zervojanni il Pernier aprì nove queste due statuette di età orientalizzante il Pernier
trincee, della lunghezza a volte di diverse decine di torna in un altro punto del suo taccuino, laddove,
metri e di una larghezza media variabile fra uno e due mettendole a confronto con una statuetta simile di
metri. Stiamo cercando di ricostruire l’andamento altra provenienza, nota che una delle due fu trovata
delle trincee di Pernier, allo scopo di mettere in insieme agli altri “frammenti di idoletti in terracotta”
rapporto i suoi scavi con le esplorazioni da noi fatte mentre l’altra viene dall’ampliamento verso Nord
nell’area; nel corso dello scavo fu possibile identi- della medesima trincea n. 8.
ficare solamente un tratto di una trincea Pernier, la Dei materiali rinvenuti in quella occasione, il Per-
quale aveva lungo il suo percorso demolito il filare nier pubblicò soltanto una fotografia nelle relazioni
superiore di un muretto antico; di essa fu possibile sugli scavi effettuati.9 I materiali pubblicati, una
anche riconoscere la sezione nella parete non scavata testa di tipo tardo minoico – nella quale possiamo
al confine dell’area esplorata. La completa ricostru- forse riconoscere una delle “maschere umane” sopra
zione dell’andamento delle trincee Pernier è però ricordate – e uno snake tube di forma particolare, con
resa difficile dal fatto che esse furono calate nella decorazione incisa e realizzato “a giorno”10 sono ora
pianta generale della Patela dallo Stefani8 solamente conservati al Museo Archeologico di Firenze.11
l’anno seguente a quello dello scavo, e quindi pro-
babilmente in via congetturale, forse basandosi solo L’esplorazione dell’area nella quale sono stati
sugli appunti e sulla memoria di chi allo scavo aveva effettuati tutti i rinvenimenti sopra descritti è stata
partecipato. La lunghezza rilevata dalla pianta, di ripresa dalla Missione archeologica dell’Università
queste trincee, infatti, non coincide mai con quella di Catania diretta da G. Rizza nel 1996, nell’inten-
segnata nel taccuino di scavo, ed è sempre molto to di chiarire, se ancora possibile, le condizioni di
maggiore, a volte anche quasi doppia. rinvenimento di tutti questi materiali che, nel loro
La maggior parte delle trincee aperte da Pernier complesso, costituivano l’evidente indizio della pre-
rivelò la solita fitta ragnatela di muri antichi che senza, in questa parte della Patela che si affaccia sul
ricopre tutta la superficie della Patela; solo una ciglio orientale, di un’area sacra che sembrava aver
di esse, la n. 8, fornì elementi per il problema che
aveva mosso l’interesse di Pernier. A metà circa
9 Cfr. L. PERNIER, Ausonia, 1, 1907, 120 fig. 9; ID., Di una città

ellenica arcaica scoperta a Creta dalla Missione Italiana, BdA, 2,


1908, 455-57.
7 Vedi PERNIER, Vestigia cit. alla nota 1, 62, Tav. VI, fig. 14. 10 GESELL, Snake tube cit. alla nota 4, 253, tav. 45, fig. 21.
8 Cfr. L. PERNIER, Templi arcaici sulla Patela di Priniàs, ASAtene, 11 Vedi Creta Antica. Cent’anni di Archeologia italiana, Roma

I, 1905, fig. 1. 1984, 228, fig. 418.


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Fig. 1.- Priniàs, Patela. Pianta schematica dell’area del deposito votivo sul margine orientale.

origine nel primo periodo di occupazione della città suolo era una grande eschara o focolare rettangolare,
arcaica della Patela, il Tardo Minoico III B finale e ricavato collocando delle lastrine poste di taglio
soprattutto III C.12 lungo un perimetro incassato nel fondo roccioso,
Lo scavo non mise in luce strutture murarie, il quale delimita un blocco di roccia che si innalza
scomparse a causa dello scarsissimo interro. L’area di una decina di centimetri sul fondo. L’eschara ha
esplorata, circa 80 mq. disposti vicino il margine le dimensioni di m. 1,82 x 0,86; doveva certamente
della collina, era quasi completamente sgombra da trovarsi in origine al centro di un ambiente del quale
costruzioni, fatta esclusione per brevi spezzoni di sono quasi del tutto scomparsi i muri perimetrali
muro isolati; le strutture della città arcaica ricompa- – solo un breve allineamento sembrerebbe indicare
rivano al margine occidentale di questa area, a una la posizione del muro occidentale del vano – ma
decina di metri dal ciglio (Fig. 1). di cui si conserva forse l’impronta di una parte del
La pulizia del fondo roccioso rivelò però la pre- perimetro, segnata dalla presenza di una canaletta
senza, a pochi centimetri dalla superficie, di resti di scavata nella roccia e, aderente al fondo, un tratto
costruzioni ormai completamente distrutte. L’ele- di pavimento costituito da un irregolare selciato a
mento più significativo di queste costruzioni rase al spesse lastre di pietra, poggianti su di uno strato
di terriccio che doveva servire a regolarizzarne la
pendenza.
12 Cfr. G. RIZZA, Priniàs in età micenea, Atti II Congr. Int. di Sparsi sulla superficie del banco roccioso nell’area
Micenologia, III, Roma 1996, 1101 sgg. immediatamente a Sud dell’eschara, all’interno del
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A B C

Fig. 2.- Priniàs, Magazzini. Materiali dall’area del deposito votivo sul margine orientale della Patela. A) Testina fittile. Inv. P.3494; B)
Frammento di gonna di dea dalle braccia levate. Inv. P.3509; C) Frammento di gamba di animale fantastico. Inv. P.3495.

sottile manto di terra che lo ricopriva, si rinvennero collegabili allo stesso complesso votivo, numerosi
molti altri elementi che con ogni probabilità appar- frammenti di recipienti aperti, forse kalathoi, alcuni
tenenevano in origine allo stesso deposito votivo dei quali portano sul bordo degli spuntoni triango-
di cui facevano parte le statue fittili scoperte da lari disposti a coppie la cui conformazione sembra
Halbherr e gli altri oggetti rinvenuti dal Pernier. Si ricordare il simbolo di culto minoico delle “corna
rinvennero infatti in quella occasione, ridotti talvolta di consacrazione”.14 Ancora forse ricollegabile ad
in minutissimi frammenti pressoché irriconoscibili, usi votivi è la presenza di esemplari di portabraci
numerosi oggetti votivi tra cui statuette del tipo con lungo manico.15
subminoico a corpo cilindrico pieno, frammenti di Questi materiali erano particolarmente frequenti
vasi configurati a volto umano e figurine di animali in corrispondenza di un tratto di un’ampia spaccatura
realizzati al tornio. nella roccia che corre parallelamente al ciglio della
Particolarmente significativo il rinvenimento di collina. Nella terra che la riempiva, e fino ad una
una testina di tipo TM III C (Fig. 2 A), tipologi- profondità di circa un metro, si rinvennero altri og-
camente e stilisticamente molto simile a quella del getti che certamente fanno riferimento al medesimo
Museo di Firenze, e di modulo inferiore rispetto complesso votivo tardo minoico a cui appartengono
alle teste delle statue di dea con le braccia levate i materiali Halbherr, fra cui tre frammenti di gonna
del complesso Halbherr. cilindrica fatta al tornio appartenenti a statue di
Non mancano inoltre frammenti la cui conforma-
zione fa pensare che facessero parte di altre statue
femminili, ma che per le piccole dimensioni sono di 13 WIDE, Mykenische Götterbilder cit. alla nota 2, 249 fig. 5;

più difficile interpretazione. Altri frammenti infine GESELL, Snake tube cit. alla nota 4, 249 fig. 5.
14 Cfr. G. GESELL, The Goddesses with up-raised Arms from
si possono riferire al tipo dello snake tube, o per la Kavousi Ierapetras, Peprag. tou Z/ Dieq. Krht. Sun., Rethymnon
caratteristica costruzione ad anelli sovrapposti, o per 1995, 350, fig. 9. Non si può escludere che in qualche caso si
tratti di frammenti di snake tubes con il motivo sul bordo della
la presenza di cordoncini che corrono sinuosamente coppa, ivi, fig. 7.
sulla superficie e che ricordano appunto i serpenti 15 Il tipo, di origine certamente minoica, è però presente a Pri-

che si dispongono sull’esemplare Halbherr.13 niàs fino ad età protoarcaica (vedi G. RIZZA, Gli scavi di Priniàs
e il problema delle origini dell’arte greca, Un decennio di ricerche
Vi si raccolsero inoltre molti frammenti di vasi, archeologiche (Quaderni della Ricerca Scientifica, 100), Roma 1978,
fra cui particolarmente interessanti, in quanto forse 134, fig. 53).
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grandi dimensioni (Fig. 2 B), un frammento di torso antico del santuario sono costituite dalle statue
conservante un seno di statuetta dello stesso tipo e, di dee dalle braccia levate (in numero difficile da
particolarmente interessante, un frammento appar- calcolare, ma non meno di cinque o sei) e dagli
tenente alla zampa posteriore con ogni probabilità almeno altrettanti snake tubes che ad esse si asso-
di un animale fantastico come la sfinge di Haghia ciano. Anche in questo caso, il confronto riporta a
Triada (Fig. 2 C).16 Altri frammenti rinvenuti nello luoghi di culto come quelli della villa di Kannià, di
stesso contesto sembrano appartenere ad un mo- Karfì o di Gazi.
dello fittile di costruzione o di altare finestrato, di Le statue non sembrano tuttavia essere né tutte
cui si conserva parte del basamento con un pilastro contemporanee né tutte delle stesse dimensioni.
angolare ed una apertura con pilastrino a sezione La presenza di statue di modulo inferiore è testi-
quadrata. moniata da frammenti di braccia e basi di piccole
Lo studio dei materiali provenienti dallo scavo dimensioni.
del 1996, insieme alla ricognizione dei materiali Non è poi da trascurare l’indizio offerto dalla
provenienti dai rinvenimenti Halbherr e Pernier, nei presenza di statue di animali fantastici e di bovini
Musei di Iraklion e di Firenze, è tuttora in corso; già realizzati al tornio, i quali sono forse per quel che
a questo punto, però, dai dati che sono disponibili, possiamo giudicare di età più tarda rispetto alle
è possibile desumere delle importanti indicazioni statue, ma la cui presenza è raramente testimoniata a
o ipotesi di lavoro che andranno verificate nella Creta in associazione con le dee dalle braccia levate.
pubblicazione finale, la quale comprenderà l’intero Non siamo per il momento in grado di giudicare se si
complesso risultante dai recuperi Halbherr, dagli tratti di due diversi “strati” di attività cultuale o della
scavi Pernier e dalle esplorazioni del 1996. presenza contemporanea di oggetti di culto la cui
1) Il deposito votivo risale certamente alla fine associazione è insolita negli altri santuari cretesi.19
dell’età del bronzo, e testimonia l’esistenza del luogo 4) La divinità venerata sembra essere fin dal
di culto più antico della città, la quale inizia la propria principio la divinità femminile minoica, connotata
vita appunto tra la parte finale del TM III B e il III come signora della natura e potnia theròn dalla
C, come attestato concordemente dalle deposizioni presenza dei serpenti che si avvolgono intorno alle
più antiche della necropoli e dai materiali sparsi braccia di almeno una delle statue di culto. Il valore
rinvenuti in vari punti della città.17 simbolico-religioso di questo animale è assicurato
2) La posizione del luogo di culto, sul ciglio della anche dalla sua presenza sui tubi.
collina e affacciato a strapiombo sulla vallata, è estre- 5) L’addensarsi dei materiali votivi tardo minoici
mamente suggestiva, aperta com’è su di un ampio sopra, dentro e intorno ad un determinato settore
arco di orizzonte che comprende il mare cretese e della grande spaccatura della roccia che attraversa
la cresta dello Juktas a Nord fino a giungere alla l’area sembra dimostrare, a nostro avviso, che la
catena degli Asterusii a Mezzogiorno. collocazione definitiva di tutti questi oggetti doveva
Questa posizione elevata e panoramica lo col- essere stata all’interno di quella cavità.
loca nella tradizione dei peak sanctuaries minoici, Il rinvenimento di Halbherr sembra essere stato
pur essendo probabilmente nel contempo inserito determinato dall’inizio, negli ultimi anni dello scorso
nell’area urbana di un insediamento, così come i secolo, della coltivazione di quella parte della Patela;
contemporanei ambienti di culto di Karfì.18
3) Le attrezzature per il culto del momento più
18 Cfr. GESELL, Town, Palace and House Cult cit. alla nota 1, 79
sgg.; vedi ora B. RUTKOWSKI, The Temple at Karphi, SMEA, 26,
16 L. BANTI, I culti minoici e greci di Haghia Triada, ASAtene, 1987, 257-279.
n.s. 3-5, 1941-43, figg. 43-45. Cfr. anche A. L. D’AGATA, The “Lord 19 Per la problematica relativa ai depositi votivi di età TM III C,

of Asine” reconsidered: Technique, Type, and Chronology, Asine vedi GESELL, op. cit., 61 sgg.; vedi anche A. L. D’AGATA, I santuari
III, Stockholm 1996, 39 sgg. sul Piazzale dei Sacelli ad Haghia Triada (Creta), Athenaeum, 81,
17 Cfr. RIZZA, Priniàs in età micenea cit. alla nota 12, 1102. 1993, 5 sgg.
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la lama dell’aratro, i cui segni inconfondibili sono monia l’esistenza di un ambiente presumibilmente
ancora visibili sulla superficie rocciosa intorno al a pianta rettangolare orientato in senso Est-Ovest
crepaccio, rivestita da un sottilissimo manto di ed affacciato sul ciglio della Patela. I materiali rin-
terra, deve aver immediatamente portato alla luce venuti al di sotto delle lastre pavimentali si datano
gli oggetti che si trovavano accumulati nella parte in periodo tardo geometrico o protoorientalizzante,
superiore del riempimento del crepaccio. consentendo perciò di collocare nel VII secolo la
Alla stessa azione dell’aratro e ai lavori agricoli in costruzione di questo ambiente o quanto meno la
generale si può inoltre attribuire la frantumazione e sua ultima fase, testimoniata dalla pavimentazione
la dispersione dei materiali del deposito votivo, così a lastre.
come sono stati rinvenuti solo pochi anni dopo dal
Pernier e, in una situazione resa ormai poco leggibile Il complesso dei materiali rinvenuti nel 1996,
da circa sessant’anni di lavori agricoli,20 durante lo insieme a quelli in precedenza recuperati, consen-
scavo del 1996. tono quindi di individuare due grandi momenti di
6) I materiali, anch’essi di natura votiva, rinve- usi dell’area di culto, il più antico di età TM III C,
nuti su tutta la superficie circostante, dimostrano e il secondo di età geometrica e orientalizzante.
che l’attività cultuale nell’area non è limitata al TM Mancano testimonianze dirette del culto per l’età
III C ma prosegue per un periodo di tempo molto protogeometrica, anche se sono presenti in una certa
lungo dopo la fine dell’età minoica. Sono stati in- abbondanza materiali di questa età sparsi su tutta
fatti rinvenuti materiali che appartengono ad età l’area. La frattura tra i due momenti sembrerebbe
geometrica, come una bella testa frammentaria con essere segnata dall’occultamento dei materiali votivi
decorazione a rombo sulla guancia, particolare che la nella cavità della roccia e dall’apparente abbandono
avvicina ad un esemplare da Cnosso ora all’Ashmo- dell’area come luogo di culto durante il periodo
lean Museum,21 o i frammenti di un tripode fittile, protogeometrico.24
imitazione di un modello bronzeo.22 L’individuazione di questa lunga persistenza
Il rinvenimento da parte del Pernier di statuette dell’attività cultuale in questa parte della Patela,
di tipo dedalico sembrerebbe inoltre dimostrare che l’interruzione alla fine dell’età del bronzo con
il materiale votivo giunge fino ad età orientalizzan- l’occultamento delle statue e degli oggetti di culto,
te. Allo stesso periodo potrebbe riferirsi anche la il ricomparire delle manifestazioni religiose in età
presenza di vasi plastici configurati a testa umana, geometrica e la loro definitiva scomparsa nel corso
simili ad un esemplare intero proveniente dagli scavi del VII secolo costituiscono certamente dei fatti
Pernier e rinvenuto a pochi metri di distanza.23 rilevanti per la ricostruzione della storia della città
Il VII secolo sembrerebbe essere quindi il mo- e dei suoi culti.
mento terminale della attività cultuale su questa Non sappiamo ancora se nel periodo più antico,
area della Patela. TM III C, per il quale è purtuttavia ipotizzabile
7) L’unico indizio della monumentalizzazione una fitta occupazione dell’intera area della Patela,25
dell’area sacra appartiene al medesimo periodo, ed questo sia stata l’unico luogo di culto della città;
è costituito dalla presenza della eschara, che testi- ci sembra però più probabile, anche se mancano
elementi di giudizio in proposito, che, come nei
20 Secondo la testimonianza degli abitanti di Priniàs, infatti, contemporanei casi di Karfì o di Kavoussi, la città
molti oggetti antichi sarebbero stati rinvenuti e dispersi durante la avesse anche altri ambienti sacri, dimostrando una
coltivazione di questo terreno, avvenuta fino agli anni ’60.
21 Cfr. J. BOARDMAN, The Cretan Collection in Oxford. The situazione distribuita dei culti, nella quale i diversi
Dictaean Cave and Iron Age Crete, Oxford 1961, n. 474, 103, 106,
tav. XXXVI.
22 Per una imitazione fittile di tripode bronzeo cfr. G. RIZZA, Le 24 Una interruzione della documentazione del culto nel mede-

terrecotte di Axòs, ASAtene, 45-46, 1967-68, n.201, 269, fig. 27. simo periodo è segnalata anche ad Haghia Triada: cfr. D’AGATA, I
23 D. PALERMO, Un vaso plastico antropomorfo dalla Patela di santuari cit. alla nota 19, 10 sgg.
Priniàs, CronCatania, 33, 1994, c.d.s. 25 RIZZA, Priniàs in età micenea cit. alla nota 12, 1102.
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luoghi di culto erano legati forse ai singoli nuclei fa- processo di assimilazione alle figure divine del pan-
miliari o clan; la ripresa delle manifestazioni religiose theon olimpico, e per effetto di questo sincretismo
in questa area nel periodo geometrico dimostra però ci sembra possibile che la dea venga ora identificata
che quest’area riassume in età storica la sua funzione con la figura di Artemide.27
sacra, forse a seguito dell’emergere, in seno alla città, Assistiamo, insomma, alla fine del culto in una
di determinati gruppi sociali che venivano mediante parte della città che era stata area sacra per secoli,
il culto a riaffermare il loro legame con il passato e all’emergere in forma monumentale di una nuova
della città e quindi la legittimità del loro potere. area sacra, che sembrerebbe impiantata ex-novo in
La definitiva interruzione dei culti nell’area questo momento,28 e che è dedicata ad una dea che,
nell’età orientalizzante è il sintomo evidente, a pur collocandosi nel solco della medesima tradizione
nostro modo di vedere, del determinarsi di una religiosa della divinità più antica, ha degli attributi
importante trasformazione nella vita della città, che nuovi, il cui significato simbolico doveva peraltro
si può collocare durante il corso del VII secolo e essere ben chiaro al cittadino della nascente polis
che viene probabilmente a mutare gli equilibri che della Patela.29
fino a quel momento erano stati alla base della vita
cittadina. Questo evento ci sembra possa essere ben
segnalato anche dalla erezione, nella seconda metà
del VII secolo, del tempio A, e dalle modificazioni
urbanistiche che la costruzione di questo tempio
dimostra.
La divinità venerata nel tempio A è anch’essa, così 26 Cfr. PERNIER, Templi arcaici cit. a nota 8, 66 sgg., figg. 36-38;

come quella a cui era dedicato il luogo di culto sul cfr. D. LEVI, Early Hellenic Pottery of Crete, Princeton 1945, 31, tav.
margine orientale della Patela, una divinità femmini- XXXII. Su questo pithos abbiamo in corso un nuovo studio.
27 Vedi già M. P. NILSSON, The Minoan-Mycenaean Religion and
le, dominatrice delle forze della natura; suo specifico its survival in Greek Religion, 2° ed., Lund 1950, p. 455.
attributo sembra però essere ora non più il serpente 28 Il Pernier (Templi arcaici cit. a nota 8, 34-35) segnalava la

presenza, al di sotto del pavimento e nell’interro fino al banco roc-


ma il cavallo, animale sul quale è posta molta enfasi cioso, di strati di bruciato che gli facevano pensare alla possibilità
nella decorazione del tempio e che compare anche che il tempio fosse stato preceduto da una area sacra più antica.
insieme alla dea-potnia alata su di un noto pithos Ci chiediamo però se queste testimonianze, in assenza di materiali
votivi di età geometrica, non possano essere messe in rapporto con i
decorato a rilievo posto quale anathema davanti al rinvenimenti di ceramica TM III B finale o III C effettuati nell’area
pronao del tempio.26 La stessa iconografia della dea (ivi, fig. 40, 1-2; A. LEBESI, ArchDelt, 24, 1969, B’2, 414).
29 Sul rapporto fra la costruzione del tempio A e le vicende poli-
è molto lontana da quella della antica dea minoica: la tiche della città della Patela cfr. M. D’ACUNTO, I cavalieri di Priniàs
presenza delle ali fa pensare che sia ormai in corso il e il tempio A, AION Arch. St. Ant., n.s. 2, 1995, 15 sgg.

DARIO PALERMO

A Votive Deposit Near the Eastern Edge of Patela Hill (Prinias, Crete)
In 1996 the archaeological mission of the University of Prinias in Central Crete. The excavation revealed that this
Catania conducted an excavation to locate the exact findspot sacred deposit had been concealed in a huge crevice in the
of a remarkable assemblage of LM IIIC cult objects, including rock along the edge of the hill, towards the end of the Minoan
some fragmentary clay figurines of the Minoan ‘goddess with Age. The Minoan cult site was succeeded in the Geometric and
raised arms’ and five so-called ‘snake tubes’, found by chance Orientalizing periods by another place of worship, a rectangular
by F. Halbherr in 1899 near the eastern edge of Patela hill at

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