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VISSUTO SPIRITUALE E TEOLOGIA

di
Don Claudio Stercal

oggi molto diffusa la tesi che riconosce, allinterno del cristianesimo, una separazione o secondo la fortunata espressione di Franois Vandenbroucke - un divorzio tra vissuto spirituale e
teologia. Divorzio del quale, normalmente, viene auspicato il superamento.
A una considerazione pi attenta, per, la tesi sembra richiedere qualche precisazione,
soprattutto per quanto riguarda lanalisi di quella separazione e, conseguentemente, le strategie che
ne potrebbero favorire il superamento.

1. LA TESI DI FRANOIS VANDENBROUCKE (1950): IL DIVORZIO TRA


SPIRITUALIT E TEOLOGIA
Come noto, la tesi stata formulata per la prima volta da Franois Vandenbroucke, nel suo
famoso articolo, apparso sulla Nouvelle Revue Thologique nel 1950, dal titolo: Le divorce entre
thologie et mystique. Ses origines1. Egli riteneva di individuare alla fine del XIV secolo, nella Devotio
moderna, il momento preciso (le moment prcis) della frattura (fissure)2 tra teologia e mistica e, pi
in generale, tra teologia e spiritualit, tra scienza ed esperienza, tra oggettivo e soggettivo3.
A una considerazione pi attenta, per, la tesi appare discutibile almeno per quattro motivi:
a) lanalisi di Vandenbroucke si limita esclusivamente al tema della contemplazione;
b) nellanalisi, pi che lesigenza di una rigorosa ricostruzione storica, sembra prevalere lintenzione di
cercare nella storia le radici del difficile rapporto, che Vandenbroucke riscontra con evidenza alla met
del secolo XX, tra i mistici, da una parte, e i cristiani comuni e la maggior parte dei teologi,
dallaltra;
c) Vandenbroucke sembra, inoltre, sopravvalutare il ruolo della Devotio moderna e la sua capacit di
rappresentare le linee dominanti del cristianesimo dei secoli XIV e XV;
d) anche da verificare la sua interpretazione del De imitatione Christi come un esempio della
letteratura moraleggiante e psicologica della Devotio moderna4.
La tesi di Vandenbroucke, comunque, ha avuto unampia diffusione nella teologia e nella
spiritualit della seconda met del XX secolo, sino a diventare quasi un luogo comune.
Si pu anche cercare di individuare i motivi di questo successo: forse laver messo in luce un
problema reale e acuto a met del XX secolo, come il difficile rapporto tra il vissuto cristiano e la
teologia, e avere utilizzato una formulazione efficace e suggestiva come divorzio (divorce).
La tesi ha, cos, esercitato un notevole influsso sullanalisi del rapporto tra vissuto spirituale
e teologia, invitando a pensare che esso potesse essere descritto nei termini di una netta e profonda
1

F. VANDENBROUCKE, Le divorce entre thologie et mystique. Ses origines, in Nouvelle Revue Thologique 72
(1950), pp. 372-389.
2
Cfr. ibid., p. 389.
3
Cfr. ibid., p. 373.
4
Per unanalisi pi dettagliata, cfr. C. STERCAL, Storia della teologia e storia della spiritualit. Relazioni tra i
due saperi, in La teologia dal XV al XVII secolo. Metodi e prospettive, a cura di I. Biffi - C. Marabelli, (Edizioni
Universitarie Jaca 111) Jaca Book, Milano 2000, pp. 27-42, pubblicato anche in Rivista Teologica di Lugano 5
(2000), pp. 199-221.

separazione, cio di un divorzio, e orientando a individuare le radici del problema in un momento


storico preciso, la fine del XIV secolo.

2. UNA RILETTURA DEL TEMA


Oggi sembra necessaria una verifica di questa tesi. Una verifica che consenta, da una parte, di
riconoscere che lesperienza della fede (il vissuto spirituale) e lo sforzo della sua intelligenza (la
teologia) non sono realmente separabili, ma sono sempre essenzialmente correlativi, dallaltra, di
considerare come la difficolt del loro rapporto non limitata a un unico momento storico, ma
costituisce un problema costante che, in epoche e situazioni diverse, ha assunto e assume forme diverse5.
In questa prospettiva, allora, latteggiamento da favorire non sembra tanto quello di cercare di
superare una volta per tutte un problema ereditato dallantichit, ma piuttosto quello di invitare ad
affrontare la situazione con le caratteristiche che essa ha assunto nella cultura di oggi e con la
consapevolezza che pu venire dalla sua lunga tradizione storica. Questo modifica, forse non poco, il
modo di considerare il problema.

3. QUALI LE CARATTERISTICHE ODIERNE?


Si pone allora linterrogativo: quali sono, oggi, le caratteristiche del rapporto tra vissuto
spirituale e teologia?
difficile dare una risposta esaustiva. Si pu, comunque, avanzare la ragionevole ipotesi che
esso sia segnato dalle vicende che hanno caratterizzato lepoca moderna, in particolare dal difficile
rapporto tra fede e ragione. Sembra legittimo pensare che il rapporto tra vissuto spirituale e teologia
sia definito, pi che da un loro divorzio, dalla loro comune esclusione dalla questione della ricerca
della verit. Quando, nellepoca moderna, la ragione diviene il criterio privilegiato, e tendenzialmente
lunico per la ricerca della verit, la fede tende a perdere il suo essenziale e tradizionale - riferimento
allintelligenza della verit 6 . La teologia tende, allora, a diventare apologetica o esposizione
manualistica, perdendo, almeno in parte, la propria connaturale tensione allintelligenza della realt.
Correlativamente, la spiritualit tende a ripiegarsi nellambito dellinteriorit, della piet, della
devozione. Teologia e spiritualit, quindi, pi che far esplodere un divorzio interno, sembrano
subire, anche se in direzioni diverse, una vicenda comune: quella del loro allontanamento dalla ricerca
della verit7.
Si pu, quindi, provare a precisare in questi termini il problema:
a) la questione del rapporto tra vita spirituale e teologia non riguarda solo unepoca: uno dei
problemi costanti e fondamentali del cristianesimo;
b) un problema che in ogni epoca, oltre a mostrare elementi ereditati dalla tradizione, ha caratteristiche
proprie;

Cfr. ibid., p. 40.


Una delle teorizzazioni pi chiare di questa posizione quella formulata da Baruch Spinoza nel 1670: Pongo
come principio inoppugnabile che n la teologia deve essere messa al servizio della ragione n la ragione al servizio
della teologia (nec Theologia rationi, nec ratio Theologiae ancillari teneatur), e che a ciascuna deve competere
un suo proprio dominio (suum regnum); alla ragione il dominio della verit e del sapere (ratio regnum veritatis, et
sapientiae), come gi si detto, e alla teologia quello del sentimento religioso e dellobbedienza (Theologia autem
pietatis, et obedientiae) (B. SPINOZA, Tractatus theologicus-politicus, cap. XV, in ID., Opera, a cura di C.
Gebhardt, Carl Winters Universittsbuchhandlung, Heidelberg 1925, vol. III, p. 184, ll. 19-23).
7
C. STERCAL, Storia della teologia e storia della spiritualit. Relazioni tra i due saperi, in op. cit., p. 44.
6

c) tra le caratteristiche che esso mostra nella nostra epoca, sembra che si debba considerare la limitazione
della questione della verit allambito della ragione (con esclusione sia della fede vissuta - il vissuto
spirituale - che della fede compresa - la teologia), giunta, nel post-moderno, a una tendenziale
rinuncia alla questione della verit;
d) gli orientamenti da favorire sembrano, quindi:
- non tanto la ricerca di una soluzione che si proponga di superare il problema una volta per tutte, ma la
promozione di atteggiamenti e strutture che ne favoriscano costantemente la comprensione e lo sviluppo;
- una conoscenza sempre pi documentata e precisa delle caratteristiche che il problema assume oggi;
- lo studio dello sviluppo storico del problema;
- la riconduzione del problema alla sua radice attuale: il confronto con la questione della verit e la
ricerca di un migliore equilibrio tra le diverse componenti della vita delluomo, tra le quali la ragione.

4. LA VERIFICA DELLESPERIENZA
Una pur rapida considerazione dellesperienza contemporanea sembra confermare lesistenza
del problema nei termini sopra accennati, cio nei termini di un difficile rapporto tra la vita spirituale,
la comprensione teologica della fede, la ricerca razionale della verit. Si pu provare ad accennare a
come esso sembri emergere in alcuni ambiti della vita della chiesa e della societ.
Per esempio, nei luoghi che sembrano caratterizzarsi per la loro attenzione prevalente al
vissuto spirituale - parrocchie, movimenti, ordini religiosi - non difficile rilevare come non sia
particolarmente ampio lo spazio riservato alla teologia e alla ricerca razionale per la comprensione di
unesperienza spirituale o per la progettazione di unattivit pastorale. Corrispettivamente si deve anche
constatare la scarsa attenzione riservata dalle discipline teoriche allesperienza vissuta, per la
comprensione della verit. Si pu anche segnalare, sempre a titolo semplificativo, come le caratteristiche
richieste a un maestro dello spirito abbiano raramente e solo marginalmente a che fare con le sue
qualit intellettuali e la sua competenza teologica.
Considerazioni analoghe si potrebbero fare anche per i luoghi che si caratterizzano per il loro
impegno teologico: seminari e facolt teologiche. Basti pensare alla frequenza con la quale vi viene
posto il problema di un equilibrato rapporto tra lo studio della teologia, la ricerca intellettuale e la
formazione spirituale, senza mai riuscire a giungere a unimpostazione unanimemente riconosciuta
come soddisfacente.
Anche i luoghi che si caratterizzano per un prevalente approccio razionale - le universit e il
mondo della cultura - evidenziano spesso un rapporto non sempre armonico tra ragione, fede e vita
spirituale. La teologia , normalmente, assente o, se presente, intesa prevalentemente in termini che
tendono a ridurla alla sua dimensione mistica o poetica. La vita spirituale spesso desiderata8,
ma viene intesa prevalentemente come un sentimento o come una ricerca esclusivamente personale.

5. SOLUZIONI ODIERNE INADEGUATE


Si deve, comunque, riconoscere che oggi non manca linteresse per la vita spirituale, anche se
spesso appare non privo di incertezze e di ambiguit.

Cfr. C. STERCAL, Il desiderio dello spirito. Interpretazioni della contemporaneit, in A. BERTULETTI - L.E.
BOLIS - C. STERCAL, Lidea di spiritualit, (Sapientia 1) Glossa, Milano 1999, pp. 3-60.
8

5.1.
Molto ampio, per esempio, linteresse per la spiritualit nellAmerica settentrionale.
attestato, tra laltro, dalla costituzione, nel 1992, della Society for the Study of Christian Spirituality9
e dal convegno della Socit canadienne de thologie dedicato, nel 1995, alla spiritualit
contemporanea10.
In entrambi i casi, per, la spiritualit sembra essere ridotta alla sua dimensione antropologica
ed emozionale, con lesplicita esclusione di ogni riferimento alla rivelazione e alla riflessione teologica.
Lorientamento prevalente nella Society for the Study of Christian Spirituality tende a
privilegiare lapproccio antropologico o ermeneutico, rispetto a quelli, pi tradizionali, definiti
come dogmatico e storico-contestuale. Lapproccio antropologico si caratterizza per la
considerazione degli elementi intrinseci al soggetto umano in quanto tale (the spirituality intrinsic to
the human subject as such)11, abbandonando invece il riferimento alle riflessioni di carattere teologico
e dogmatico o alle esperienze spirituali storiche. La spiritualit viene definita, allora, come lesperienza
di un coinvolgimento consapevole nel progetto di integrazione della vita attraverso lautotrascendimento verso il valore ultimo che ognuno percepisce12.
Ancora pi esplicito, in questa direzione, lorientamento della Socit canadienne de
thologie. Achiel Peelman, in una delle relazioni fondamentali del convegno del 1995, affermava:
Quando si considera linsieme dei movimenti molto diversificati che il termine spiritualit oggi
rappresenta, si constata immediatamente un fatto inevitabile. Nel momento in cui, allinterno del
cristianesimo occidentale, la spiritualit diviene quasi sinonimo della vita o della pratica cristiana in
generale, assistiamo anche a una specie di secolarizzazione del fenomeno spirituale. Agli occhi di molti
la spiritualit sembra aver perso la propria connotazione tradizionalmente cristiana e religiosa. Parlare
di spiritualit oggi non significa pi parlare necessariamente di religione o di Dio, quale che sia il nome
che gli si d. Parlare di spiritualit significa inevitabilmente impegnarsi in una discussione di fondo sul
nostro modo di vivere e di pensare con o senza un riferimento allessere assoluto13.
5.2.
Si assiste oggi anche a un diffuso interesse della filosofia per la mistica. Tuttavia, anchesso
appare discutibile se lesperienza mistica viene intesa come rimedio agli eccessi della ragione o viene
cercata in contrapposizione alla dimensione istituzionale (anche teologica) del cristianesimo14.

6. ELEMENTI PER UN PROGETTO


Se si volesse provare a individuare alcuni elementi utili per la elaborazione di un progetto che
si proponesse di favorire il raggiungimento un rapporto pi equilibrato e maturo tra vita spirituale,
riflessione teologica e ricerca razionale, si potrebbero indicare almeno i quattro seguenti.
6.1.
Sembra necessaria, anzitutto, una conoscenza pi ampia e documentata delle caratteristiche
dellesperienza cristiana oggi. In questa direzione sarebbero da promuovere iniziative e strutture da
Cfr. C. STERCAL, Il Christian Spirituality Bulletin, in Teologia 25 (2000), pp. 187-194.
Spiritualit contemporaine. Dfis culturels et thologiques. Actes du Congrs 1995 de la Socit canadienne de
thologie, a cura di C. Mnard - F. Villeneuve, (Hritage et projet 56) Fides, Quebec 1996.
11
S.M. SCHNEIDERS, Spirituality as an Academic Discipline. Reflections from Experience, in Christian Spirituality
Bulletin 1/2 (1993), p. 13.
12
S.M. SCHNEIDERS, The Study of Christian Spirituality. Contours and Dynamics of a Discipline, in Studies in
Spirituality 8 (1998), p. 39.
13
A. PEELMAN, Spiritualit et conscience plantaire, in Spiritualit contemporaine. Dfis culturels et
thologiques. Actes du Congrs 1995 de la Socite canadienne de thologie, a cura di C. Mnard - F. Villeneuve,
(Hritage et projet 56) Fides, Quebec 1996, p. 23.
14
Cfr. C. STERCAL, Il desiderio dello spirito. Interpretazioni della contemporaneit, in op. cit., pp. 34-36.
9

10

dedicare allo studio della spiritualit contemporanea e allo scambio delle informazioni relative (centri
di studio; centri di documentazione;...).
6.2.
Indispensabile appare anche uno studio sempre pi approfondito della storia dellesperienza
cristiana. A questo proposito sembrerebbero da incrementare gli studi di storia della teologia e di storia
della spiritualit nei seminari e nelle facolt teologiche. Sarebbe anche di particolare utilit uno sforzo
per avviare o intensificare forme di collaborazione con le cattedre universitarie che si dedicano allo
studio della storia e della letteratura cristiana.
6.3.
Dal punto di vista metodologico, di grande importanza mantenere la consapevolezza della
obiettiva unit delloggetto studiato: lesperienza delluomo. Infatti, lesperienza stessa il luogo
dellunit tra ragione, fede e vissuto spirituale15. Come precisa bene anche il sussidio della C.E.I. per il
progetto culturale: Le diverse conoscenze provenienti dalle scienze, dalla filosofia, dallarte, dalla
morale, dalla religione possono e devono trovare unintegrazione nellunit dellesperienza intellettuale
del soggetto conoscente, la quale si svolge concretamente attraverso un coinvolgimento di tutte le
dimensioni umane, non soltanto dellintelligenza, ma anche della volont, dei sentimenti 16 . La
necessaria pluralit delle prospettive di studio non deve far perdere la consapevolezza dellobiettiva
unit dellesperienza.
6.4.
In questa prospettiva da valorizzare il carattere unitario e sintetico delle esperienze di vita
cristiana. Soprattutto le esperienze pi mature e significative sono in grado di mostrare lobiettivo
intreccio di ragione, fede e vissuto spirituale. E spesso, prima ancora che le teorie siano in grado di
interpretarlo. per questo che i racconti agiografici e le canonizzazioni costituiscono, ancora oggi, una
fonte imprescindibile per una pi adeguata comprensione del vissuto spirituale cristiano.

15

Cfr. C. STERCAL, Storia e teologia della spiritualit nella riflessione di Giovanni Moioli, in Teologia 24 (1999),
p. 86.
16
Tre proposte per la ricerca. Sussidio del Servizio nazionale della C.E.I. per il progetto culturale, n. 37, (La
voce delle Chiese locali 12) Paoline, Milano 1999, p. 55.