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Dossier pedofilia

Articoli, estratti, considerazioni e quanto altro ancora valga a prendere atto dell'attuale situazione sull'argomento

Versione del progetto: pre-alpha


Questo dossier sar soggetto a numerose aggiunte-modifiche in quanto rappresenta uno studio in
corso d'opera

E ormai considerato un punto di arrivo ineludibile. Dopo lo sdoganamento culturale, politico e


giuridico dellomosessualit, ora tocca alla pedofilia. Diversi sono, purtroppo, i segnali che da
tempo fanno apparire sempre pi verosimile questo scenario agghiacciante.
Certo non aiuta la notizia della recente pronuncia della Suprema Corte di Cassazione, con la
quale stata sollecitata l'applicazione dellattenuante del caso di minore gravit di cui
all'art. 609-quater, quinto comma, del Codice Penale, per unipotesi di plurimi rapporti sessuali
completi tra un sessantenne ed una bimba di undici anni, sulla considerazione che tra autore
del reato e vittima vi era un rapporto amoroso, e che la vittima era innamorata delladulto. Il
punto che tale pronuncia, inaccettabile sotto il profilo giuridico, ammettendo la possibilit di
una relazione amorosa tra un uomo di sessantanni ed una undicenne, rischia di offrire il
destro, anche se in modo involontario, a quella preoccupante deriva ideologica che tende a
fare riconoscere la pedofilia non quale grave e depravata patologia, ma come semplice
orientamento sessuale.
Lesperienza insegna che i provvedimenti giudiziari in questa delicata materia rischiano di
destabilizzare lopinione pubblica se non sono adeguatamente soppesati e valutati, come
accaduto lo scorso 2 aprile 2013 con la sentenza della Corte dAppello olandese di ArnhemLeeuwarden, la quale, in riforma della decisione di primo grado, ha stabilito di non doversi
disporre lo scioglimento del gruppo di ispirazione pedofila Stitching Martijn, che propone la
liberalizzazione dei contatti sessuali tra adulti e minori. Tra laltro, contro quella discussa
sentenza fu lanciata liniziativa di una petizione popolare alla Corte Europea dei Diritti
dellUomo.
Non sono incoraggianti i segnali che giungono da alcuni Paesi europei ove atto un dibattito
sullabbassamento dell'et minima per il consenso sessuale, come dimostra, ad esempio, il
caso discusso nel Regno Unito a seguito della proposta avanzata da Barbara Hewson, avvocato
inglese nota per le sue battaglie per i diritti civili, di portare il limite di tale consenso a 13 anni.
Non appaiono neppure incoraggianti i segnali che giungono da Oltreoceano. Anzi, possiamo
definire inquietante, ad esempio, il fatto che lAmerican Psychiatric Association (APA) lo scorso
31 novembre 2013 abbia dovuto rettificare ufficialmente quanto scritto nellultima versione del
Dsm-5 (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) pubblicata questanno, in cui la
pedofilia era stata declassata da disordine ad orientamento sessuale (dieci anni fa nel
Dsm-4 era gi stata derubricata da malattia a disordine).
LAPA, comunque, distingue tra pedofilia e atto pedofilo, nel senso che considera il desiderio
sessuale nei confronti dei minori un orientamento come gli altri, mentre ritiene latto sessuale
disordinato solo per gli eventuali effetti negativi che pu determinare nei confronti degli
stessi minori. E una distinzione assai pericolosa che ricorda da vicino il ragionamento
surrettizio che ha portato allo sdoganamento dellomosessualit. N si pu dimenticare il
controverso studio intitolato, A Meta-Analytic Examination of Assumed Properties of Child
Sexual Abuse Using College Samples pubblicato nel luglio del 1998 sul prestigioso Pyichological
Bulletin della stessa APA, e redatto dal Dr. Bruce Rind del Dipartimento di Psicologia della
Temple University, dal Dr. Philip Tromovich della Graduate School of Education presso la
University of Pennsylvania, e dal Dr. Robert Bauserman del Dipartimento di Psicologia della
University of Michigan. In quello studio si ridefinito il concetto di abuso sessuale sui
minori, partendo dalla considerazione che le classificazioni scientifiche dei comportamenti
sessuali devono prescindere da criteri di ordine legale e morale, e definendo come alquanto
modeste le conseguenze derivanti dagli abusi sessuali subiti da minori di ambo i sessi,
ritenute comunque non produttive di conseguenze negative di lunga durata. Secondo i tre
accademici, infine, Il sesso consensuale tra bambini e adulti, e tra adolescenti e bambini,

dovrebbe venire descritto in termini pi positivi, come sesso adulto-minore (adult-minor


sex).
Il fatto che in tema di pedofilia lAPA tende a spostare lasticella rossa sempre pi in l, come
dimostra lultima omerica gaffe sul Dsm-5.
Ancora pi inquietante il dibattito che si svolto lo scorso 14 febbraio presso la Queens
University tra il Dr. Vernon Quinsey, professore emerito di psicologia della medesima
universite il Dr. Hubert Van Gijseghem, ex professore di psicologia presso lUniversit di
Montreal, in cui si scientificamente sostenuto di come la pedofilia debba essere considerata
un orientamento sessuale paragonabile alleterosessualit e allomosessualit. Roberto
Marchesini nel suo ottimo articolo Pedofilia variante naturale della sessualit umana?,
pubblicato su Libert e Persona, d un esauriente resoconto dellaudizione dei due cattedratici.
Secondo Marchesini lo scenario appare segnato: lOMS finir per dichiarare che la pedofilia
una variante naturale della sessualit umana, e il Ministero per le pari opportunit far
delle campagne per combattere la pedofobia, mentre nei corsi di educazione sessuale si
insegneranno le tecniche con le quali i bambini possono soddisfare sessualmente degli adulti.
Poich non intendono assistere passivamente a questo epilogo da incubo, i Giuristi per la Vita
hanno lanciato un appello a tutte le competenti Istituzioni Pubbliche affinch non vengano
introdotte nellordinamento giuridico disposizioni normative tali da attenuare la gravit sociale
dellodioso fenomeno della pedofilia, n vengano adottati provvedimenti giurisdizionali che
possano apparire non rigorosamente severi nei confronti del predetto fenomeno. E si sono
dichiarati disposti ad opporsi in ogni sede e con ogni mezzo, a qualunque tentativo di
legittimare, per via legislativa o giudiziaria, ogni forma o espressione riconducibile
labominevole fenomeno della pedofilia.
Tratto da: http://www.disinformazione.it/mobilitazione_contro_la_perdofilia.htm

LUI

60,

LEI

11:

PER

GIUDICI

AMORE

Tratto

da

http://www.ilgiornale.it/news/interni/lui-60-lei11-i-giudici-amore-974207.html
Dopo due condanne a 5 anni per violenza sessuale, la Cassazione rinvia in Appello: tenuit del
fatto, valutare le attenuanti generiche
La pena per la violenza sessuale ai danni di un minore pu essere ammorbidita se ci sono le prove
dell'amore della vittima per il suo carnefice. Quello che successo a Catanzaro assume tratti
preoccupanti. Le toghe della Cassazione si sono trasformate in giudici di un presunto sentimento,
ancor prima che dei reati. Come raccontato dal Quotidiano della Calabria, una donna affida la
propria figlia a Pietro Lamberti, un impiegato dei servizi sociali del Comune, con la speranza che
possa aiutarla a risolvere i suoi problemi scolastici. Lui ha 60 anni, lei undici. Ma ben presto il loro
rapporto si trasforma in altro. Prima il corteggiamento (Ma tu mi ami?, gli chiedeva la bambina);
poi la paura dell'uomo di essere scoperto (Lamberti ha pi volte invitato la ragazzina a tenere celato
il loro segreto e le diceva di non chiamarlo nel weekend perch doveva stare con la famiglia); infine
il sospetto di aver oltrepassato il limite e di avere gli occhi della madre puntati addosso. Ed stata
proprio la madre, preoccupata dall'eccessiva e morbosa premura di Lamberti nei confronti della
figlia, a far partire le indagini tre anni fa, dopo la confessione dell'undicenne. E cos la polizia ha
piazzato le microspie nella villa estiva di Lamberti, a Roccelletta di Borgia, sulla costa jonica
catanzarese. Decine di intercettazioni hanno documentato la relazione tra i due. L'ultima, sempre in
base a quanto riportato dal Quotidiano della Calabria, ha fatto scattare il blitz: Tesoro, non
cacciarmi le mani.
I poliziotti hanno fatto irruzione e li hanno trovano nudi, sotto le lenzuola. All'epoca la giovane non
andava pi a scuola e, secondo quanto riferito dalla polizia, si trovava in un assoluto stato di
assoggettamento psicologico. Lamberti finisce in manette, per lui si spalancano le porte del
carcere, ma esce poco tempo dopo per problemi di salute. Il giudice di primo grado lo condanna per
violenza sessuale a cinque anni, superando i 4 anni e 4 mesi chiesti dalla Procura. La famiglia si
costituisce parte civile, ottiene 40mila euro di risarcimento, ma vuole andare avanti, fino alla
condanna definitiva. In secondo grado la pena viene confermata. Ma al gradino finale che arriva il
colpo di scena: la Suprema Corte invece di mettere la parola fine, conferma la condanna, ma rinvia
in Appello parlando di tenuit del fatto e invitando a considerare la richiesta di eventuali
attenuanti generiche. Motivo? I due erano innamorati. A undici anni si consapevoli del significato
della parola amore? La decisione rischia cos di alleggerire la pena. In nome di un presunto
sentimento. Una decisione che far molto discutere e che soprattutto potrebbe costituire un
pericoloso precedente.
Tra l'altro non la prima volta che la magistratura usa le tavole dell'amore invece che quelle delle
leggi. Una storia simile capitata nel febbraio del 2008. Il tribunale di Vicenza infatti aveva inflitto
una condanna mite (un anno e 4 mesi) a un macellaio di 34 anni che aveva avuto rapporti sessuali
con una tredicenne. Il tutto perch lei era consapevole e consenziente e lui innamorato.
All'imputato non era stato contestato il reato di stupro, ma quello di atti sessuali con una minorenne.
Cos come non era stata presa in considerazione la tredicenne che dichiar di essere stata convinta a
salire in auto e indotta ad avere rapporti sessuali. Prevalse la tesi della difesa, secondo la quale tra i

due si era instaurato un rapporto di amore. All'epoca insorse l'Osservatorio sui diritti dei Minori: A
prescindere dalla volont o meno di una tredicenne di avere rapporti sessuali con un adulto,
comunque esecrabile che una legge dello Stato preveda riduzioni di sorta. Ora il copione si ripete.
PENA RIDETERMINATA PER PIERO LAMBERTO DOPO CHE LA CASSAZIONE
STABIL CHE TRA I DUE "POTEVA ESSERCI AMORE" Tratto da
http://www.catanzaroinforma.it/pgn/newslettura.php?id=68799
La Corte d'Appello di Catanzaro ha ridotto la pena a Pietro Lamberto, il 60 enne impiegato presso i
servizi sociali del Comune capoluogo accusato di violenza sessuale ai danni di una bambina di 11
anni. Lamberto era stato condannato a 5 anni, ma la Corte d'Appello, chiamata a esprimersi dalla
Cassazione, ha rideterminato la condanna, riducendola a 4 anni, 6 mesi e 20 giorni. A dicembre
scorso la Corte di Cassazione, infatti, aveva individuato un'attenuante nell'accondiscendenza della
vittima a consumare rapporti sessuali con l'imputato, arrivando cos ad annullare la condanna a 5
anni di reclusione per ben due volte inflitta a Lamberto (difeso dagli avvocati Salvatore Staiano e
Antonio Lomonaco), e rispedendo gli atti alla Corte di appello di Catanzaro. I giudici Maria Vittoria
Marchian (a latere Maria teresa Car e Ippolita Luzzo), inoltre, hanno sostituito la pena accessoria
dell'interdizione perpetua dai pubblici uffici con una interdizione di 5 anni.
A febbraio del 2011 quando, al termine del giudizio abbreviato che gli valse lo sconto di pena di un
terzo, il giudice dell'udienza preliminare sentenzi una condanna a 5 anni di reclusione,
l'interdizione perpetua dai pubblici uffici e linterdizione legale per la durata della pena, oltre che la
condanna a risarcire le parti civili - il Comune di Catanzaro revoc la sua costituzione avendo
accettato lofferta di 5.000 euro fatta da Lamberto a titolo di ristoro dei danni subiti dallEnte - di
7.000 euro ciascuno ai genitori della giovane parte offesa, 5.000 euro al fratellino e 40.000 euro in
via provvisionale alla bambina oggetto della violenza. La Corte dappello di Catanzaro conferm
quella condanna ad ottobre 2011, ma poi la pronuncia della Cassazione, alla quale si era rivolta
l'accusa, dette vita al processo dappello bis. Fu proprio la Suprema Corte a riaprire il caso di Pietro
Lamberto, annullando con rinvio la sentenza di condanna a 5 anni di reclusione per ben due volte
inflitti all'uomo e ordinando un nuovo processo davanti alla Corte di appello di Catanzaro. La
Cassazione parl di tenuit del fatto: secondo i giudici della Cassazione i due erano innamorati.
Se un uomo di 60 anni va a letto con una ragazzina di 11 reato, ma ci sono delle attenuanti se fra
i due amanti c amore. Lamberto era stato tratto in arresto in flagranza per pedofilia nel giugno
2010, dopo che, secondo quanto reso noto dagli inquirenti, era stato sorpreso in atteggiamenti che
sarebbero stati inequivocabili con una bambina di 11 anni, con la quale si era appartato in una
villetta nella sua disponibilit che si trova a Roccelletta di Borgia, dove gli uomini della Squadra
mobile di Catanzaro avevano fatto irruzione. Le indagini erano state avviate dopo la segnalazione
della madre della bambina, insospettita dagli strani atteggiamenti della figlia, che, fra laltro, non
voleva andare pi a scuola. L'addetto ai servizi sociali scelse poi il silenzio davanti al giudice per le
indagini preliminari, che, come richiesto dal sostituto procuratore della Repubblica titolare delle
indagini, dispose a suo carico la misura cautelare della custodia in carcere in isolamento. La misura
fu, infine, sostituita con quella meno afflittiva degli arresti domiciliari, per incompatibilit delle
condizioni di salute dellimputato con il regime carcerario.

L'ASCESA
MONDIALE
DEL
PARTITO
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3072

DEI

PEDOFILI

Tratto

da:

Clamorosa sentenza della Cassazione che vuole le attenuanti per i rapporti sessuali tra un 60enne
ed una bimba di 11 anni: le motivazioni? Lei lo ''amava''!
di Gianfranco Amato
E' ormai considerato un punto di arrivo ineludibile. Dopo lo sdoganamento culturale, politico e
giuridico dell'omosessualit, ora tocca alla pedofilia. Diversi sono, purtroppo, i segnali che da
tempo fanno apparire sempre pi verosimile questo scenario agghiacciante.
Certo non aiuta la notizia della recente pronuncia della Suprema Corte di Cassazione, di cui
parliamo a parte riportando anche la sentenza: con essa stata sollecitata l'applicazione
dell'attenuante del caso di minore gravit di cui all'art. 609-quater, quinto comma, del Codice
Penale, per un'ipotesi di plurimi rapporti sessuali completi tra un sessantenne ed una bimba di
undici anni, sulla considerazione che tra autore del reato e vittima vi era un "rapporto amoroso", e
che la vittima era innamorata dell'adulto. Il punto che tale pronuncia, inaccettabile sotto il profilo
giuridico, ammettendo la possibilit di una relazione amorosa tra un uomo di sessant'anni ed una
undicenne, rischia di offrire il destro a quella preoccupante deriva ideologica che tende a fare
riconoscere la pedofilia non quale grave e depravata patologia, ma come semplice orientamento
sessuale.
L'esperienza insegna che i provvedimenti giudiziari in questa delicata materia rischiano di
destabilizzare l'opinione pubblica se non sono adeguatamente soppesati e valutati, come accaduto
lo scorso 2 aprile 2013 con la sentenza della Corte d'Appello olandese di Arnhem-Leeuwarden, la
quale, in riforma della decisione di primo grado, ha stabilito di non doversi disporre lo scioglimento
del gruppo di ispirazione pedofila Stitching Martijn, che propone la liberalizzazione dei contatti
sessuali tra adulti e minori. Tra l'altro, contro quella discussa sentenza fu lanciata l'iniziativa di una
petizione popolare alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo.
Non sono incoraggianti i segnali che giungono da alcuni Paesi europei ove in atto un dibattito
sull'abbassamento dell'et minima per il consenso sessuale, come dimostra, ad esempio, il caso
discusso nel Regno Unito a seguito della proposta avanzata da Barbara Hewson, avvocato inglese
nota per le sue battaglie per i diritti civili, di portare il limite di tale consenso a 13 anni.
Non appaiono neppure incoraggianti i segnali che giungono da Oltreoceano. Anzi, possiamo
definire inquietante, ad esempio, il fatto che l'American Psychiatric Association (APA) lo scorso 30
novembre 2013 abbia dovuto rettificare ufficialmente quanto scritto nell'ultima versione del Dsm-5
(Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) pubblicata quest'anno, in cui la pedofilia era
stata declassata da "disordine" ad orientamento sessuale (dieci anni fa nel Dsm-4 era gi stata
derubricata da malattia a disordine).
L'Apa, comunque, distingue tra pedofilia e atto pedofilo, nel senso che considera il desiderio
sessuale nei confronti dei minori un orientamento come gli altri, mentre ritiene l'atto sessuale
"disordinato" solo per gli eventuali effetti negativi che pu determinare nei confronti degli stessi

minori. E' una distinzione assai pericolosa che ricorda da vicino il ragionamento surrettizio che ha
portato allo sdoganamento dell'omosessualit. N si pu dimenticare il controverso studio intitolato,
A Meta-Analytic Examination of Assumed Properties of Child Sexual Abuse Using College
Samples pubblicato nel luglio del 1998 sul prestigioso Psyichological Bulletin della stessa APA, e
redatto dal Dr. Bruce Rind del Dipartimento di Psicologia della Temple University, dal Dr. Philip
Tromovich della Graduate School of Education presso la University of Pennsylvania, e dal Dr.
Robert Bauserman del Dipartimento di Psicologia della University of Michigan.
In quello studio si ridefinito il concetto di abuso sessuale sui minori, partendo dalla
considerazione che le classificazioni scientifiche dei comportamenti sessuali devono prescindere
da criteri di ordine legale e morale, e definendo come alquanto modeste le conseguenze
derivanti dagli abusi sessuali subiti da minori di ambo i sessi, ritenute comunque non produttive di
conseguenze negative di lunga durata. Secondo i tre accademici, infine, Il sesso consensuale tra
bambini e adulti, e tra adolescenti e bambini, dovrebbe venire descritto in termini pi positivi, come
"sesso adulto-minore" (adult-minor sex).
Il fatto che in tema di pedofilia l'APA tende a spostare l'asticella rossa sempre pi in l, come
dimostra l'ultima omerica gaffe sul Dsm-5.
Ancora pi inquietante il dibattito che si svolto lo scorso 14 febbraio presso la Queen's
University tra il Dr. Vernon Quinsey, professore emerito di psicologia della medesima universit e il
Dr. Hubert Van Gijseghem, ex professore di psicologia presso l'Universit di Montreal, in cui si
"scientificamente" sostenuto di come la pedofilia debba essere considerata un orientamento sessuale
paragonabile all'eterosessualit e all'omosessualit. Roberto Marchesini nel suo ottimo articolo
Pedofilia "variante naturale della sessualit umana"?, pubblicato su Libert e Persona, d un
esauriente resoconto dell'audizione dei due cattedratici. Secondo Marchesini lo scenario appare
segnato: L'OMS finir per dichiarare che la pedofilia una "variante naturale della sessualit
umana", e il Ministero per le pari opportunit far delle campagne per combattere la "pedofobia",
mentre nei corsi di educazione sessuale si insegneranno le tecniche con le quali i bambini possono
soddisfare sessualmente degli adulti.
Poich non intendono assistere passivamente a questo epilogo da incubo, i Giuristi per la Vita hanno
lanciato un appello a tutte le competenti Istituzioni Pubbliche affinch non vengano introdotte
nell'ordinamento giuridico disposizioni normative tali da attenuare la gravit sociale dell'odioso
fenomeno della pedofilia, n vengano adottati provvedimenti giurisdizionali che possano apparire
non rigorosamente severi nei confronti del predetto fenomeno. E si sono dichiarati disposti ad
opporsi in ogni sede e con ogni mezzo, a qualunque tentativo di legittimare, per via legislativa o
giudiziaria, ogni forma o espressione riconducibile l'abominevole fenomeno della pedofilia.
Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 16/12/2013 Pubblicato su BastaBugie n. 328

SESSANTENNE CON UNDICENNE? CONDANNATO http://www.goleminformazione.it/commenti/violenza-sessuale-minoricassazione.html#.VNzGIc6Foy4


La Cassazione ha annullato con rinvio la condanna a 5 anni solo perch i giudici dappello non
hanno motivato il rifiuto delle attenuanti chieste dalla difesa. La criminologa Luana De Vita: invece

di seminare panico dobbiamo lavorare sulleducazione sessuale e affettiva.


A Catanzaro un uomo di sessantanni, Pietro Lamberti, ha avuto una relazione con una bambina di
11 anni affidata ai servizi sociali dove lavorava lo stesso Lamberti. La ripugnanza che suscita una
relazione sessuale tra un anziano e una bambina, che vive per suo infelice destino in condizioni di
abbandono, aggravata dal tipo di affidamento totale che immaginiamo avesse nei confronti di
quest'uomo che doveva invece proteggerla. Il Lamberti pertanto stato condannato in Appello a
cinque anni di reclusione. Secondo la difesa dell'uomo, la Corte dAppello avrebbe negato la
richiesta di considerare, per la quantificazione complessiva della pena, lattenuante del caso di
minore gravit previsto dall'articolo 609 quater del codice penale. Inoltre, sempre per ottenere una
riduzione della pena, il condannato aveva provato ad offrire come risarcimento alla vittima, come
previsto dal nostro ordinamento, 40 mila euro. E' una cifra che la Corte di Appello ha respinto come
incongrua per il danno psicologico subito dalla bambina senza per indicare e documentare il danno
e il relativo risarcimento considerato eventualmente congruo. Questi gli unici due punti del
ricorso accolti dalla Cassazione che ha quindi annullato la sentenza rinviando il processo
nuovamente alla Corte dAppello di Catanzaro . Il giudice di rinvio dovr in sostanza decidere se
accogliere le due attenuanti e, nel caso, rivedere lintero trattamento sanzionatorio. La condanna
non minimamente in discussione. Tuttavia questo tecnicismo assieme all'uscita della notizia
spiegata male dall'unica fonte giornalistica, il Quotidiano della Calabria, ha scatenato analisi
grottesche da parte di Libero e il Giornale che hanno trovato ancora una volta il modo per
prendersela con i soliti giudici cattivoni: Per la cassazione tra sessantenne e undicenne amore,
le stranezze della Cassazione etc, ma dall'altra ha giustamente sollevato una serie di interrogativi
che girano in rete: dei giudici ritengono che sia ipotizzabile un' attenuante della pena di Lamberti?
Come possibile? Lo abbiamo chiesto a Luana De Vita criminologa e psicoterapeuta. Chiariamo
innanzitutto che l'uomo non stato assolto, come ho letto in giro. La condanna per il reato resta. La
Cassazione si pronunciata in merito alla pena che si vuole comminare. Cio quanti anni devono
essere? Per l'Appello sono cinque. La Cassazione non ha detto affatto che sia sbagliato ha solo
detto: spiegate meglio il perch. Non stato motivato in modo congruo il perch non si accettato
il risarcimento che il condannato aveva proposto, e perch non si sono considerate le attenuanti
previste in alcuni circostanze nei casi di violenza sessuale. Anche se sembra cinico dover calcolare
quanto danno ha subito quella bambina dobbiamo tenere presente che la legge pretende queste
definizioni, per questo si usano le perizie. E attenzione. Un conto la nostra riprovazione - noi lo
vorremmo condannare anche a cento anni - e un conto la legge. Se si decide che la legge uguale
per tutti, uguale anche per quest'uomo che pu meritare il pubblico disprezzo, ma deve essere
giudicato correttamente dai tribunali e secondo il nostro regolamento. Perch nei media si dice che i
giudici hanno visto i margini di una relazione amorosa tra l'uomo e la bambina, il che
attenuerebbe le responsabilit di Lamberti?
La difesa aveva posto in rilievo che l'atto sessuale avveniva nell'ambito di una relazione amorosa,
semplicemente per giustificare tecnicamente la richiesta dellattenuante di minore gravit, la
violenza carnale, lo stupro, per intenderci, con violenza fisica e coercizione cosa diversa da una
relazione sentimentale in cui si configura il reato di violenza sessuale proprio perch il nostro
codice non riconosce ai minori di 14 anni la capacit di esprimere il consenso allatto sessuale. Un
atto sessuale tra un adulto e un minore di anni 14 per il nostro ordinamento una violenza
sessuale su minore, sempre e comunque. L'informazione nei media dovrebbe spiegare queste cose

non seminare il panico. Non perfino ovvio che una minore abusata, a 11 anni? Cosa si deve
dimostrare? Certo. Ma i distinguo si fanno per calcolare gli anni di reclusione. La nostra normativa
distingue l atto sessuale su minore compiuto con violenza o minaccia (violenza sessuale propria)
e atto sessuale su minore consenziente(violenza sessuale presunta o impropria). L'et della vittima
viene suddivisa poi in due fasce: minore fino a 10 anni o dai 10 ai 14, ma in nessun caso, fino a
quattordici anni, il minorenne pu validamente consentire al compimento di atti sessuali. Infatti
parliamo sempre di reato di violenza sessuale. In questa storia, siamo in presenza del reato di
violenza sessuale impropria di minore di et compresa tra i 10 e i 14 anni, e la pena prevista dal
nostro codice penale la reclusione da 5 a 10 anni. Infatti l'uomo stato condannato a 5 anni.
L'ambito quello della violenza, non mutato. Che ne sar di questa bambina...? Da quanto si
apprende dalla sentenza della Cassazione, la bambina ha una situazione famigliare difficilissima. La
piccola viveva una situazione di privazione emotiva e affettiva: speriamo che incontri servizi in
grado di tutelarla. Purtroppo i cinque anni di detenzione al suo carnefice o i dieci, i cento anni di
condanna, non cambieranno e non cambierebbero di una virgola la sua storia. Se qualcuno ancora
pensa che introdurre pene a vita funziona come deterrente per i comportamenti criminali, la
letteratura scientifica evidenzia il contrario. Neanche la pena di morte ha mai funzionato per ridurre
i reati per cui prevista nei paesi in cui prevista. Dobbiamo lavorare sulla cultura e
sulleducazione sessuale, sulleducazione emotiva e affettiva, degli adulti e dei bambini. Purtroppo
non esistono agenzie che realmente si occupano di questo, le distorsioni che ne derivano sono
agghiaccianti. Nella mia esperienza da psicoterapeuta ho toccato con mano tantissime storie di
donne che nella loro intimit portano i segni di violenze e abusi da amici, familiari, parenti subiti in
giovanissima et. In molti casi hanno vissuti di colpa perch in qualche modo si sentivano
innamorate o provavano piacere e non riescono a tollerare i loro i vissuti emotivi e il
contemporaneo ribrezzo per labuso subito. I giornali che trattano la vicenda della Corte di
Cassazione come se fosse l'assoluzione di un pedofilo oltre a essere triste, gravissima. Non vorrei
che qualcuno che volesse molestare una bambina possa pensare a un'assoluzione possibile. Quanto
descritto finora nei media solo una fantasia basata sull'incapacit di comprendere il linguaggio del
diritto.
Cassazione penale Sezione terza
Sentenza 45179 8 novembre 2013

(ud. 15-10-2013) REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI
CASSAZIONE SEZIONE TERZA PENALE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. SQUASSONI Claudia - Presidente - Dott. GENTILE Mario Consigliere - Dott. FRANCO Amedeo - rel. Consigliere - Dott. ORILIA Lorenzo - Consigliere - Dott. RAMACCI Luca
- Consigliere - ha pronunciato la seguente: sentenza sul ricorso proposto da: L.P., nato a (OMISSIS); avverso la
sentenza emessa il 10 ottobre 2011 dalla corte d'appello di Catanzaro; udita nella pubblica udienza del 15 ottobre 2013
la relazione fatta dal Consigliere Amedeo Franco; udito il Pubblico Ministero in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. POLICASTRO Aldo, che ha concluso per il rigetto del ricorso; udito il difensore avv. Salvatore Staiano.
Svolgimento del processo 1. Con la sentenza in epigrafe la corte d'appello di Catanzaro conferm la sentenza emessa

l'11.2.2011 dal Gip del tribunale di Catanzaro, che aveva dichiarato L.P. responsabile del reato di cui agli artt. 81 e 609
quater c.p., per avere compiuto atti sessuali con P.P., che non aveva ancora compiuto 14 anni, e con le attenuanti
generiche e la diminuente del rito lo aveva condannato alla pena di anni 5 di reclusione, oltre pene accessorie e
risarcimento dei danni in favore delle parti civili F.A. M., P.M., P.L. e P.P.. 2. L'imputato, a mezzo dell'avv. Salvatore
Staiano, propone ricorso per cassazione deducendo: 1) nullit della sentenza in relazione all'art. 34 c.p.p., art. 178 c.p.p.,
comma 1, lett. b), e art. 179 c.p.p.; manifesta illogicit della motivazione. Ricorda che con l'appello aveva eccepito la
nullit assoluta del decreto dispositivo del giudizio immediato e degli atti conseguenti, perch emesso dal Gip che si
trovava in una situazione di incompatibilit per avere gi svolto funzioni giudiziali, determinandosi cos una
incompetenza funzionale. Non era praticabile la ricusazione perch il decreto fu assunto a sorpresa, senza
contraddittorio. In subordine aveva prospettato la illegittimit costituzionale degli artt. 33, 34, 37, 454, 455 e 456 c.p.p.,
rispetto agli artt. 3, 24, 25. 97, 111, 76 (eccesso di delega, per violazione delle direttive alla L. delega n. 81 del 1987, art.
2, nn. 67 e 104). L'eccezione - respinta dalla corte d'appello - viene riproposta in questa sede. Deduce che vi era
incompatibilit ai sensi dell'art. 34 c.p.p., tra il Gip e il Gup che prescinde dalla emissione di atti definenti una fase o un
grado, in quanto l'incompatibilit consiste nella pregiudicata imparzialit e terziet del giudice. Nella specie, il decreto
di giudizio immediato, costituendo l'esito di una valutazione in ordine alla sussistenza o meno della prova evidente al
fine di consentire la contrazione del processo, non pu essere assimilato ad una valutazione sulla ammissibilit della
domanda del PM, ma costituisce un giudizio a tutti gli effetti, tanto che chi emette il provvedimento, alla stessa stregua
di chi emette il decreto di rinvio a giudizio, non pu pi esercitare funzioni di giudicante nel medesimo procedimento.
L'atto posto in essere dal giudice incompatibile inficiato da vizio di incompetenza funzionale, riguardante la persona
fisica del giudice, da cui deriva una nullit, rilevabile in ogni stato e grado del processo, che giustifica peraltro un
annullamento dell'atto. In via subordinata, ripropone la eccezione di legittimit costituzionale degli artt. 33, 34, 37, 454,
455 e 456 c.p.p., per contrasto con gli artt. 3 (eguaglianza), 24 (effettivit della difesa), 25 (naturalit e precostituzione
del giudice), 97 (imparzialit e correttezza degli organi pubblici), 111 (imparzialit e neutralit della giurisdizione
penale), 76, eccesso di delega per violazione delle direttive di cui all'art. 2, n. 67, (divieto di esercitare reiteratamente le
funzioni di giudice nello stesso procedimento) e n. 104 della L. d. n. 81 del 1987 (omologazione di tutti gli istituti
processuali ai principi stabiliti per il giudizio). 2) nullit della sentenza in relazione all'art. 453 c.p.p., e contraddittoriet
della motivazione. Ricorda che con l'appello aveva impugnato l'ordinanza del Gup di rigetto della eccezione: 1) di
inammissibilit della richiesta di giudizio immediato avanzata il 9.9.2010, perch depositata oltre il termine di 90 giorni
dalla iscrizione ex art. 335 c.p.p., avvenuta nella specie il 25.03.2010 e comunque di nullit del decreto di giudizio
immediato per essere stato emesso sulla scorta di atti investigativi svolti dopo il termine specificato, in particolare
dell'incidente probatorio svoltosi il 23.07.2010; 2) di inammissibilit della richiesta di giudizio immediato ex art. 453,
comma 1 ter, perch presentata quando ancora non erano perenti i termini per proporre ricorso per cassazione del
procedimento incidentale in materia de libertate (era stata applicata misura cautelare in carcere in data 22.6.2010). La
corte d'appello ha respinto queste eccezioni con motivazione erronea. E difatti, in ordine alla eccezione di cui al punto
1), l'avere il giudice territoriale regredito la valutazione del Gip in ordine alla richiesta di giudizio immediato ad una
valutazione di "ammissibilit" della domanda implicava un consequenziale inquadramento della sanzione, per l'assenza
dei presupposti legali, nel regime della "inammissibilit". Se la inammissibilit non viene rilevata in limine, vale la
regola dettata per le impugnazioni dall'art. 591 c.p.p., comma 4, e pu quindi essere dichiarata in ogni stato e grado del
giudizio. Non vi , poi, alcuna causa di sanatoria delle inammissibilit, ne pensabile un'estensione delle cause di
sanatoria previste per le nullit. La difesa aveva eccepito l'inammissibilit della domanda di giudizio immediato del PM
per decadenza dei termini di presentazione della richiesta (90 giorni dalla iscrizione ex art. 335 c.p.p.) ovvero in assenza
anche della perenzione dei termini di impugnazione dinanzi alla corte di cassazione. Si trattava quindi di
inammissibilit. Peraltro semplicistico l'automatismo di applicazione della nullit a regime intermedio considerandolo
consequenziale alle nullit di cui all'art. 178, comma 1, lett. b), laddove si distinguono tra i presupposti individuati ex
lege per l'attivazione di detto rito: l'evidenza probatoria, che evoca un giudizio di valore, distinguendola dai presupposti
la cui assenza facilmente verificabile per la loro oggettivit come il mancato rispetto del termine di novanta giorni,
riconducibile all'art. 178, comma 1, lett. c) stante l'evidente violazione del diritto di difesa. La eccepita inammissibilit
della richiesta di giudizio immediato non poi sanata dalla scelta del rito, che non copre eccezioni irrinunciabili.

Ricorda inoltre che la richiesta del Pm ed il provvedimento del Gip si riferivano all'evidenza della prova e non all'ordine
custodiale. Peraltro la richiesta era motivata, in punto di evidenza della prova, sulla scorta di atti (in specie l'incidente
probatorio), che si acquisivano dopo il termine di 90 giorni dalla iscrizione del L. nel registro degli indagati ed erano
quindi inutilizzabili. Deduce inoltre che non esatto che la richiesta di giudizio immediato di cui all'art. 453, comma 1
bis, implica il superamento della valutazione in ordine alla evidenza della prova, giacch il legislatore ritiene quel
giudizio introitato attraverso il titolo custodiale (cfr. art. 273 c.p.p.) che ne costituisce l'imprescindibile presupposto. 3)
nullit della sentenza per violazione dell'art. 609 quater c.p., comma 4, e art. 133 c.p.; contraddittoriet e carenza della
motivazione. Lamenta l'erronea negazione dell'attenuante della minore gravit perch ritenuta incompatibile con il
danno apoditticamente ritenuto subito dalla minore, e con la condotta in contestazione per la consumazione del rapporto
sessuale, protrattosi nel tempo. In sostanza, secondo la corte d'appello, non pu essere riconosciuta l'attenuante in
questione perch vi stata congiunzione carnale e perch si tratta di minore di 14 anni. Sono state in tal modo introdotte
oggettive "eccezioni" applicative dell'attenuante di cui all'art. 609 quater c.p., non previste e non volute dal legislatore.
Inoltre, la giustificazione tautologica. In particolare non si considerato che il fatto avvenuto nell'ambito di una
relazione amorosa. 4) nullit della sentenza in relazione all'art. 62 c.p., n. 6, e art. 133 c.p.; carenza e contraddittoriet
della motivazione. Lamenta la mancata concessione dell'attenuante prevista dall'art. 62 c.p., n. 6, per avere il L.
formulato prima che iniziasse il giudizio un'offerta reale di risarcimento dei danni nei confronti della minore, dei
fratelli, di ciascuno dei genitori e del comune di Catanzaro. La decisione si basa su affermazioni di principio frutto di
mere supposizioni, quasi ritenendo non ammissibile e riconoscibile l'attenuante in questione per reati di questa specie.
E' poi contraddittoria la motivazione sulla determinazione della pena base. 3. In prossimit dell'udienza la difesa ha
depositato motivi nuovi con i quali illustra ulteriormente i punti relativi alla minore gravit del fatto ed alla offerta reale.
Motivi della decisione 1. Il primo motivo - con il quale si deduce nullit del decreto dispositivo del giudizio immediato
perch emesso da giudice che si trovava in una situazione di incompatibilit ex art. 34 c.p.p., per avere gi svolto
funzioni giudiziali - infondato. Tutto il motivo, invero, si basa sull'assunto che il compito del giudice non si limitava
ad una semplice constatazione della tempestivit ed ammissibilit della domanda del PM, bens consisteva in un vero e
proprio giudizio sulla base di una valutazione di merito circa l'evidenza o meno della prova prodotta. Si tratta per di un
assunto non esatto, perch nel caso in esame il giudizio immediato non stato chiesto e concesso ai sensi dell'art. 453
c.p.p., comma 1, (ipotesi della sussistenza di una prova evidente), bens ai sensi dell'art. 451, comma 1 bis (ipotesi che
la persona sottoposta alle indagini si trovi in stato di custodia cautelare). Ora, rileva il Collegio che, mentre nella prima
ipotesi il giudice deve effettivamente compiere una valutazione di merito sulla sussistenza o meno di una prova
evidente, nella seconda ipotesi invece non deve effettuare alcuna valutazione di merito, ma si deve limitare a rilevare se
l'indagato si trovi in stato di custodia cautelare e se non sia trascorso il termine di 180 giorni dalla esecuzione della
misura. In questo caso, quindi, non sono prospettabili (ed infatti non sono state prospettate) situazioni di incompatibilit
che potrebbero incidere sulla imparzialit e terziet del giudice. Il motivo deve quindi essere respinto, anche volendo
tenere conto della eccezione del ricorrente che in questo caso, essendo stato il provvedimento emesso a sorpresa, non
sarebbe applicabile il principio costantemente affermato secondo cui i provvedimenti adottati dal giudice che versa in
una situazione di incompatibilit non sono affetti da nullit, in quanto le cause di incompatibilit non incidono sui
requisiti di capacit del giudice, costituendo invece motivo di ricusazione, da far valere nei termini e modi previsti dalla
apposita procedura. 2. Per la stessa ragione, infondata anche la richiesta subordinata di sollevare questione di
legittimit costituzionale degli artt. 33, 34, 37, 454, 455 e 456 c.p.p., in riferimento a diverse norme costituzionali, che
si basa anch'essa sull'assunto inesatto che il giudice, nel disporre il giudizio immediato, avrebbe compiuto una vera e
propria valutazione di merito circa l'evidenza o meno della prova prodotta. La proposta questione di legittimit
costituzionale infatti irrilevante ai fini del decidere perch non riguarderebbe comunque l'ipotesi che si presenta nel
caso di specie di giudizio immediato disposto ai sensi dell'art. 453, comma 1 bis. La questione inoltre sarebbe
irrilevante anche per la ragione per la quale la Corte costituzionale, con ordinanza n. 238 del 2008, dichiar
inammissibile per difetto di rilevanza analoga questione - avente ad oggetto l'art. 34 c.p.p., comma 2 bis, in riferimento
agli artt. 3 e 24 Cost., nella parte in cui non prevede l'incompatibilit del giudice che ha esercitato le funzioni di giudice
per le indagini preliminari ad emettere il decreto di giudizio immediato -, ossia perch non viene esplicitato in base a
quale principio o regola processuale l'accoglimento della questione determinerebbe la regressione del procedimento alla

fase anteriore all'emissione del decreto di giudizio immediato. 3. E' infondato anche il secondo motivo. Quanto alla
dedotta inammissibilit della richiesta di giudizio immediato perch depositata oltre il termine di 90 giorni dalla
iscrizione ex art. 335 c.p.p., e comunque per essere stata fondata su prove inutilizzabili perch acquisite dopo la
scadenza del termine, va ribadito che nella specie non si trattato di giudizio immediato disposto ai sensi dell'art. 453,
comma 1, stante l'evidenza della prova, bens di giudizio immediato disposto ai sensi dell'art. 453, comma 1 bis, nei
confronti di persona che si trovava in stato di custodia cautelare, il quale prescinde dalla presenza di una prova evidente
ed soggetto solo al termine indicato dal detto comma 1 bis (180 giorni dall'esecuzione della misura) e non al termine
di cui all'art. 454 (90 giorni dalla iscrizione della notizia di reato). Secondo la giurisprudenza, invero, "il presupposto
dell'evidenza probatoria, che qualifica l'instaurazione del giudizio immediato su richiesta del pubblico ministero, non
trova applicazione nel caso di richiesta di giudizio immediato nei confronti di soggetto che per quel reato si trovi in
stato di custodia cautelare" (Sez. 6^, 1.7.2009, n. 38727, Moramarco, m. 244804); " abnorme, ed pertanto ricorribile
per cassazione, l'ordinanza con cui il G.i.p. rigetti la richiesta di giudizio immediato avanzata dal P.M. nei confronti di
persona agli arresti domiciliari ai sensi dell'art. 453 c.p.p., commi 1 bis e 1 ter, non per l'assenza dei presupposti previsti
dalla legge, ma per la carenza del requisito dell'evidenza della prova, richiesto invece nella diversa ipotesi di giudizio
immediato di cui all'art. 453 c.p.p., comma 1" (Sez. 6^, 20.1.2011, n. 7912, Guarcello, m. 249476). Inoltre, "E' abnorme,
perch determina un'indebita regressione del procedimento, il provvedimento con il quale il giudice del dibattimento
dichiari la nullit per qualsiasi causa del decreto che dispone il giudizio immediato e ordini la restituzione degli atti al
P.M., giacch non previsto dalla disciplina processuale un controllo ulteriore rispetto a quello tipico (art. 454 c.p.p.)
attribuito al giudice per le indagini preliminari al momento della decisione sulla richiesta di giudizio immediato" (Sez.
1^, 25.10.2007, n. 46761, Gianatti, m. 238506; conf. Sez. 6^, 10.1.2011, n, 6989, C, m. 249563). E' quindi irrilevante
ogni considerazione relativa alla utilizzabilit ed evidenza delle prove nonch al termine di 90 giorni dalla iscrizione
della notizia di reato previsto dal comma 1. 4. Quanto alla dedotta inammissibilit della richiesta di giudizio immediato
ex art. 453, comma 1 ter, perch presentata quando ancora non erano perenti i termini per proporre ricorso per
cassazione del procedimento incidentale in materia de libertate, va ricordato che, secondo la prevalente giurisprudenza
di questa Corte, "La richiesta di giudizio immediato pu essere presentata dal pubblico ministero nei confronti
dell'imputato in stato di custodia cautelare dopo la conclusione del procedimento dinanzi al tribunale del riesame e
prima ancora che la relativa decisione sia divenuta definitiva. (Fattispecie nella quale l'ordinanza del tribunale del
riesame non era divenuta definitiva perch impugnata con ricorso per cassazione)" (Sez. 2^, 6.4.2011, n. 17362, Caputo,
m. 250078; conf. Sez. 1^, 11.11.2010, n. 42305, Alikic, m. 249023; Sez. 1^, 21.12.2011, n. 3310 del 2012, Liotti, m.
251842; Sez. 2^, 15.6.2012, n. 35613, Prezio, m. 253896). 5. Infine, per completezza, pu comunque ricordarsi che,
secondo la giurisprudenza, "L'omesso espletamento dell'interrogatorio a seguito dell'avviso di cui all'art. 415 bis c.p.p.,
bench sollecitato dall'imputato, determina una nullit di ordine generale a regime intermedio che non pu essere
dedotta a seguito della scelta del giudizio abbreviato, in quanto la richiesta del rito speciale opera un effetto sanante
della nullit ai sensi dell'art. 183 c.p.p." (Sez. 1^, 5.5.2010, n. 19948, Merafma, m. 247566; conf. Sez. 6^, 1.10.2007, n.
44844, Arosio, m. 238030; Sez. 6^, 13.10.2011, n. 5902 del 2012, Adiletta, m. 252065). 6. E' invece fondato il terzo
motivo, in quanto in parte erronea e in parte contraddittoria la motivazione con la quale la corte d'appello ha negato il
riconoscimento della attenuante del fatto di minore gravit di cui all'art. 609 quater, comma 4. La sentenza impugnata,
invero, ha motivato questa statuizione in considerazione del fatto che l'atto sessuale consumato dall'imputato costituiva
la forma pi invasiva e, pertanto, pi grave di lesione dell'altrui integrit psicofisica; mentre non rilevava che l'imputato
non avesse adottato forme di violenza o coartazione verso la vittima. Erano poi irrilevanti il consenso della vittima e la
circostanza che i rapporti sessuali si erano innestati nell'ambito di una relazione amorosa. Ci perch il fatto che il L.
avesse potuto provare un amore non meramente filiale verso la ragazza costituiva un sentimento innaturale, che
comunque non aveva come ineludibile portato il congiungimento carnale. Un tale sentimento di affetto, anzi, avrebbe
dovuto indurre il L. a preoccuparsi del corretto sviluppo psico-fisico della ragazza. Infine, l'imputato aveva dimostrato
una notevole pervicacia. In sintesi, secondo la corte d'appello, al di l delle frasi di stile, l'attenuante in questione non
poteva essere riconosciuta perch vi era stata congiunzione carnale e perch si trattava di una ragazza minore degli anni
quattordici, il cui consenso non rilevava. L'attenuante stata quindi esclusa sulla base di elementi in realt non voluti e
non previsti dal legislatore, nonch di una giustificazione tautologica. Invero, esattamente il ricorrente osserva che il

reato in esame indica senza dubbio un disvalore; tuttavia la prospettazione di una attenuazione in termini sanzionatori
presuppone che, pur rimanendo fermo quel disvalore oggettivo, si possano ipotizzare ragioni mitigatorie attenuative,
che certamente devono trarsi al di fuori di questo. La difesa aveva messo in rilievo che nel caso in esame, come emerge
anche dalle sentenze di merito, l'atto sessuale si inseriva nell'ambito di una relazione amorosa; e che, sebbene l'abuso
sessuale sia sempre connotato da grave invasivit fisica, lo stesso nel caso di specie non poteva ritenersi invasivo allo
stesso modo dell'ipotesi in cui avvenga con forza e violenza e al di fuori di una relazione amorosa, atteso che nel primo
contesto derivano pi contenute conseguenze negative alla minore sul piano psicologico. La corte d'appello in sostanza
ha omesso di prendere in esame le considerazioni della difesa, e si limitata a negare l'attenuante per ragioni che per
non sono conformi alla costante giurisprudenza di questa Corte, secondo la quale "la circostanza attenuante fondata
sulla minore gravit del caso riferibile tanto alle condotte di violenza sessuale (art. 609 bis c.p., comma 3),
eventualmente aggravate per l'et inferiore ai dieci anni della vittima (art. 609 ter c.p., comma 2), quanto all'ipotesi di
atti sessuali con minorenne di analoga et (art. 609 quater c.p., comma 4, in relazione all'art. 609 ter c.p., comma 2). Ne
consegue che la ricorrenza dell'attenuante non pu essere negata per il solo fatto della tenera et della persona offesa,
dovendosi piuttosto individuare dal giudice elementi di disvalore aggiuntivo, sulla base dei criteri delineati all'art. 133
c.p., rispetto all'elemento tipico dell'et inferiore ai dieci anni" (Sez. 3^, 9.7.2002, n. 37656, Capaccioli, m. 223672);
"La circostanza attenuante della minore gravit nel reato di violenza sessuale non pu essere negata per il solo fatto
della tenera et della persona offesa (nella specie infradecenne), essendo necessari a tal fine elementi di disvalore
aggiuntivo sulla base dei criteri delineati dall'art. 133 c.p., comma 1" (Sez. 3^, 26.1.2010, n. 11085, D.S., m. 246439)
"in quanto, seppure gli atti sessuali commessi in danno di bambini in tenera et sono reati da considerare gravi per le
ripercussioni negative sullo sviluppo del minore, non pu escludersi che, per le circostanze concrete del fatto, tale
delitto possa manifestare una minore lesivit" (Sez. 3^, 10.5.2006, n. 22036, Celante, m. 234640). In particolare la
giurisprudenza ha osservato che, premesso che la minore gravit del fatto pu ravvisarsi in presenza di una pi lieve
compromissione della libert sessuale della vittima e dello sviluppo del minore, resta fermo che essa il risultato di una
valutazione che deve tenere conto di tutte le componenti del reato, oggettive e soggettive, nonch degli elementi indicati
nell'art. 133 (Sez. 3^, 1.7.99, Scacchi; Sez. 3^, 3.10.06, m. 235031). Si , peraltro, precisato che, nell'utilizzare i
parametri di cui all'art. 133 c.p., (ai fini del riconoscimento dell'attenuate speciale in parola), si deve avere riguardo solo
agli elementi di cui al primo comma in quanto, quelli del secondo comma, possono essere impiegati solo per la
commisurazione complessiva della pena (Sez. 4^, 4.5.07, m. 235730). Invero, poich l'attenuante in discussione non
risponde ad esigenze di adeguamento del fatto alla colpevolezza del reo, ma concerne la minore lesivit del fatto in
concreto rapportata al bene giuridico tutelato, assumono particolare importanza: la qualit dell'atto compiuto (pi che la
quantit di violenza fisica), il grado di coartazione esercitato sulla vittima, le condizioni (fisiche e mentali) di
quest'ultima, le caratteristiche psicologiche (valutate in relazione all'et), l'entit della compressione della libert
sessuale ed il danno arrecato alla vittima anche in termini psichici (Sez. 3^, 29.2.00, Prillo della Rotonda; Sez. 3^,
24.3.00, Improta). Nella specie, la corte d'appello, invece, nel respingere la richiesta di attenuante formulata dal
ricorrente, ha focalizzato la propria attenzione solo su uno (il turbamento e le conseguenze patite dalla vittima anche in
un'ottica futura) dei molteplici aspetti da prendere in considerazione; per di pi, senza nemmeno dare prova di avere
ancorato il proprio asserto su emergenze specifiche (s che l'assunto si propone quasi come un'affermazione di principio
frutto di mera supposizione). In particolare, la sentenza impugnata ha focalizzato la propria attenzione sulla esistenza
degli elementi che caratterizzano la fattispecie criminosa (et e atto sessuale), ritenendoli incompatibili con la
specificata circostanza, senza considerare e valutare gli ulteriori e attenuativi aspetti della vicenda prospettati dalla
difesa, quali il "consenso", l'esistenza di un rapporto amoroso, l'assenza di costrizione fisica, l'innamoramento della
ragazza. Sul punto la motivazione anche manifestamente illogica laddove riferisce gli effetti della dedotta relazione
sentimentale all'imputato, anzich alla ragazza. Manca poi la motivazione sulle ragioni per cui gli elementi addotti dalla
difesa non possano qualificare la "minore gravit"; nonch in ordine alla c.d. entit della compressione della libert
sessuale e al danno arrecato alla minore. 7. E' fondato anche il quarto motivo, essendo effettivamente carente e
contraddittoria anche la motivazione con la quale stata negata l'attenuante di cui all'art. 62 c.p., n. 6, richiesta per avere
il L. formulato prima che iniziasse il giudizio un'offerta reale di risarcimento dei danni nei confronti della minore della
somma di Euro 40.000,00; al fratello della minore della somma di Euro 5.000,00; di Euro 2.500,00 a ciascuno dei

genitori e di Euro 5.000,00 nei confronti del comune di Catanzaro (che li aveva accettati). La sentenza impugnata ha
negato l'attenuante avendo ritenuto incongrue le somme offerte in considerazione della rilevanza e della portata dei beni
interessi, anche di rango costituzionale, oggetto di lesione, sicch non poteva assumersi come sufficiente ed idoneo
parametro di valutazione e liquidazione quello equitativo puro, ma dovevano considerarsi tutte le componenti del
danno, ed in particolare la lesione cagionata alla dignit della minore, attraverso condotte che ne avevano compromesso
il regolare sviluppo psico-fisico e le capacit di relazione sociale, tenuto conto, sotto tale profilo, della condizione di
isolamento in cui la P. aveva vissuto nel corso della relazione con l'imputato e della maturazione di un distorto modello
di rapporti interpersonali, foriero di inevitabili conseguenze sull'assetto di vita della minore. La corte d'appello ha poi
parlato di un assetto psicologico inevitabilmente alterato, con serio e grave pericolo che gli effetti dello stress
posttraumatico si ripercuotano sul futuro della ragazza condizionandone negativamente e definitivamente l'assetto di
vita personale e di relazione, e ci pur in assenza di qualsiasi accertamento descrittivo di vera e propria malattia. Si
tratta di una motivazione meramente apodittica e presuntiva, perch si ammette che mancato qualsiasi accertamento
scientifico medico o psicologico sui danni concreti subiti dalla minore e di motivazione altres contraddittoria, perch si
afferma contemporaneamente che la liquidazione del danno non pu basarsi su criteri equitativi, sicch dovrebbe
fondarsi su basi concrete, che per non vengono individuate n scientificamente accertate. La sentenza impugnata,
invero, non fornisce alcuna prova di avere ancorato il proprio asserto su emergenze specifiche. Manca comunque
qualsiasi puntuale e reale valutazione del danno al fine di poterne definire la capacit risarcitoria integrale della offerta
reale o della manifestata volont risarcitoria. Esattamente il ricorrente lamenta che la motivazione si risolve in una
affermazione di principio frutto di mera supposizione, quasi da ritenersi non ammissibile e non riconoscibile
l'attenuante invocata per reati di questa specie. Fra l'altro, la sentenza non risponde adeguatamente al motivo di appello
con cui si lamentava l'incongruit della sentenza di primo grado, laddove, pur descrivendo la madre come colei che
aveva "irresponsabilmente soprasseduto su episodi allarmanti" e il padre come "figura assente nella vicenda", aveva poi
giudicato incongrua la somma offerta. La corte d'appello, infatti, ha respinto la censura con mere illazioni, sostenendo
che i genitori, oltre alla disgregazione familiare, avevano subito "una condizione di chiaro patimento personale
derivante non solo dalle serie preoccupazioni, che nell'ottica genitoriale, le vicende della figlia ponevano loro in termini
di corretto sviluppo psico-fisico della minore, ma anche dalla negazione del loro ruolo genitoriale rispetto alle scelte ed
all'assetto di vita della figlia minorenne". Si per omesso di considerare e valutare le specifiche contestazioni mosse
sul punto dalla difesa, che aveva eccepito come nessuna preoccupazione genitoriale fosse stata manifestata nel corso
della vicenda che, pur conosciuta dalla madre, si era lasciato che si protraesse per alcuni mesi. La difesa, in particolare,
aveva specificamente eccepito: che il padre era rimasto sempre assente ed era comparso solo per chiedere il
risarcimento dei danni; che il comportamento della madre era stato gi censurato dal giudice di primo grado; che il
fratellino gi non viveva con la sorella; che la famiglia era gi destrutturata prima della comparsa dell'imputato; che la
solitudine della ragazza apparteneva gi ad un vissuto precedente, tanto che dalla sentenza di primo grado risulterebbe
che cercasse il L. proprio per colmare un vuoto affettivo; che pertanto dovevano considerarsi congrue le somme offerte
come risarcimento del danno, compresa quella di Euro 40.000,00 offerta per la ragazza. La sentenza impugnata ha in
sostanza omesso di rispondere a queste specifiche eccezioni, e non ha offerto una dimensione quantitativa derivante da
dati fattuali concreti, anche per l'inesistenza di una consulenza psichiatrica o psicologica sulle conseguenze dannose del
reato. 8. La sentenza impugnata deve dunque essere annullata in ordine alla valutazione sul riconoscimento dell'ipotesi
attenuata del fatto di minore gravit e della attenuante di cui all'art. 62 c.p., n. 6, con rinvio per nuovo giudizio al
giudice del merito. Il giudice di rinvio, peraltro, dovr necessariamente compiere una nuova globale valutazione
dell'intero trattamento sanzionatorio, nell'ipotesi che accolga entrambe, o anche una sola, delle suddette attenuanti.
L'ultimo motivo di ricorso - con il quale si censura anche la motivazione sulla determinazione della pena base - resta
pertanto assorbito, ma non precluso. Il giudice del rinvio, quindi, anche qualora ritenesse non concedibile nessuna delle
dette attenuanti, dovr comunque compiere una nuova globale valutazione del trattamento sanzionatorio alla luce anche
delle eccezioni sollevate con il ricorso sulla contraddittoriet della giustificazione addotta dalla sentenza impugnata in
punto di perimetrazione della pena base, fissata in misura alquanto elevata rispetto al minimo edittale. La sentenza
impugnata ha invero giustificato la pena facendo riferimento alla gravit della condotta ed alla intensit del dolo, anche
perch il L. avrebbe dotato la ragazza di un cellulare per consentire "comunicazioni protette" e l'avrebbe indotta a

costruire la falsa apparenza di una normale vita di relazione con un suo coetaneo per celare il proprio rapporto amoroso.
Ci per contrasta con quanto risulta da entrambe le sentenze di merito, le quali non indicano elementi di prova in
ordine alla premeditazione nella dotazione del telefonino e nella costruzione di una falsa relazione con tale A., la quale
al contrario viene invece spiegata come invenzione della ragazza volta a generare gelosie nell'imputato (pag. 2 della
sentenza impugnata). 9. In conclusione, la sentenza impugnata deve essere annullata con rinvio in ordine alla
valutazione sulle richieste attenuanti ex art. 609 bis c.p., u.c., ed ex art. 62 c.p., n. 6, restando assorbito, ma non
precluso, il motivo relativo alla determinazione della pena base. Nel resto il ricorso deve essere rigettato. P.Q.M. La
Corte Suprema di Cassazione annulla la sentenza impugnata con rinvio ad altra sezione della corte d'appello di
Catanzaro limitatamente alle richieste attenuanti ex art. 609 bis c.p., u.c., ed ex art. 62 c.p., n. 6. Rigetta nel resto il
ricorso. Cos deciso in Roma, nella sede della Corte Suprema di Cassazione, il 15 ottobre 2013. Depositato in
Cancelleria il 8 novembre 2013.

Note personali: L'articolo qui contestato il 609 quater, introdotto dall' art. 5, L. 15.02.1996, n.
66, stato poi modificato dall'art. 6 L. 06.02.2006, n. 38 (G.U. 15.02.2006, n. 38), con
decorrenza dal 02.03.2006. Di seguito i due articoli in parallelo (a sinistra il precedente).
"Soggiace alla pena stabilita dall'articolo 609 bis
chiunque, al di fuori delle ipotesi previste in detto
articolo, compie atti sessuali con persona che, al
momento del fatto:

Soggiace alla pena stabilita dall'articolo 609 bis


chiunque, al di fuori delle ipotesi previste in detto
articolo, compie atti sessuali con persona che, al
momento del fatto:

1) non ha compiuto gli anni quattordici;

1) non ha compiuto gli anni quattordici;

2) non ha compiuto gli anni sedici, quando il colpevole


sia l'ascendente, il genitore, anche adottivo, o il di lui
convivente, il tutore, ovvero altra persona cui, per
ragioni di cura, di educazione, di istruzione, di
vigilanza o di custodia, il minore e' affidato o che abbia,
con quest'ultimo, una relazione di convivenza.

2) non ha compiuto gli anni sedici, quando il colpevole


sia l'ascendente, il genitore, anche adottivo, o il di lui
convivente, il tutore, ovvero altra persona cui, per
ragioni di cura, di educazione, di istruzione, di
vigilanza o di custodia, il minore e' affidato o che abbia,
con quest'ultimo, una relazione di convivenza.

Fuori dei casi previsti dall'articolo 609-bis,


l'ascendente, il genitore, anche adottivo, o il di lui
convivente, il tutore, ovvero altra persona cui, per
ragioni di cura, di educazione, di istruzione, di
vigilanza o di custodia, il minore affidato, o che abbia
con quest'ultimo una relazione di convivenza, che, con
l'abuso dei poteri connessi alla sua posizione, compie
atti sessuali con persona minore che ha compiuto gli
Non punibile il minorenne che, al di fuori delle ipotesi anni sedici, punito con la reclusione da tre a sei anni.
previste nell'articolo 609 bis, compie atti sessuali con
un minorenne che abbia compiuto gli anni tredici, se la Non punibile il minorenne che, al di fuori delle ipotesi
differenza di et tra i soggetti non superiore a tre anni. previste nell'articolo 609 bis, compie atti sessuali con
un minorenne che abbia compiuto gli anni tredici, se la
differenza di et tra i soggetti non superiore a tre anni.
Nei casi di minore gravit la pena diminuita fino a
due terzi.
Nei casi di minore gravit la pena diminuita in misura
non eccedente i due terzi.
Si applica la pena di cui all'articolo 609 ter, secondo
comma, se la persona offesa non ha compiuto gli anni
Si applica la pena di cui all'articolo 609 ter, secondo
dieci.".
comma, se la persona offesa non ha compiuto gli anni
dieci.
Al di fuori delle ipotesi previste dall'articolo 609 bis,
l'ascendente, il genitore, anche adottivo, o il di lui
convivente, o
il tutore che, con l'abuso dei poteri connessi alla sua
posizione, compie atti sessuali con persona minore che
ha compiuto gli anni sedici, e' punito con la reclusione
da tre a sei anni.