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Divina Commedia

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(disambigua).

Divina Commedia
Titolo originale Comeda
Altri titoli Commedia

Prima edizione de "La Divina Comedia"


Autore Dante Alighieri
1 ed. originale 13041321 Comedia a
Firenze 1555 Divina
Comedia a Venezia
Genere poema
Sottogenere allegorico-didascalico
Lingua originale volgare fiorentino
Protagonisti Dante Alighieri
Altri personaggi Virgilio, Beatrice, san
Bernardo, Stazio, santa

Lucia, Lucifero

Dante e Beatrice sulle rive del Lete (1889), opera del pittore venezuelano Cristbal Rojas

La Comeda, conosciuta soprattutto come Commedia o Divina Commedia[1]


un poema di Dante Alighieri, scritto in terzine incatenate di versi endecasillabi, in lingua
volgare fiorentina. Composta secondo i critici tra il 1304 e il 1321, anni del suo esilio
inLunigiana e Romagna,[2] la Commedia l'opera pi celebre di Dante, nonch una delle
pi importanti testimonianze della civilt medievale; conosciuta e studiata in tutto il mondo,
ritenuta una delle pi grandi opere della letteratura di tutti i tempi.[3]
Il poema diviso in tre parti, chiamate cantiche (Inferno, Purgatorio e Paradiso), ognuna
delle quali composta da 33 canti (tranne l'Inferno, che contiene un ulteriore canto
proemiale). Il poeta narra di un viaggio immaginario, ovvero di un Itinerarium Mentis in
Deum[4], attraverso i tre regni ultraterreni che lo condurr fino alla visione della Trinit. La
sua rappresentazione immaginaria eallegorica dell'oltretomba cristiano un culmine
della visione medievale del mondo sviluppatasi nella Chiesa cattolica.
L'opera ebbe subito uno straordinario successo, e contribu in maniera determinante al
processo di consolidamento del dialetto toscano come lingua italiana. Il testo, del quale non
si possiede l'autografo, fu infatti copiato sin dai primissimi anni della sua diffusione, e fino
all'avvento della stampa, in un ampio numero di manoscritti. Parallelamente si diffuse la
pratica della chiosa e del commento al testo (si calcolano circa 60 commenti e tra le
100.000 e le 200.000 pagine),[5] dando vita a una tradizione di letture e di studi danteschi
mai interrotta; si parla cos di secolare commento. La vastit delle testimonianze
manoscritte della Commedia ha comportato una oggettiva difficolt nella definizione
del testo critico. Oggi si dispone di un'edizione di riferimento realizzata daGiorgio Petrocchi.
[6]
Pi di recente due diverse edizioni critiche sono state curate da Antonio
Lanza[7] e Federico Sanguineti.[8]
La Commedia, pur proseguendo molti dei modi caratteristici della letteratura e dello stile
medievali (ispirazione religiosa, fine morale, linguaggio e stile basati sulla percezione visiva
e immediata delle cose), profondamente innovativa, poich, come stato rilevato in
particolare negli studi di Erich Auerbach, tende a una rappresentazione ampia e
drammatica della realt. una delle letture obbligate del sistema scolastico italiano.
Curioso notare come tutte le tre cantiche terminino con la parola "stelle". ("E quindi
uscimmo a riveder le stelle" - Inferno; "Puro e disposto a salir a le stelle" - Purgatorio e
"L'amor che move il sole e l'altre stelle" - Paradiso). Curiosa anche la creazione da parte
del Poeta di neologismi come "insusarsi", "inluiarsi", "inleiarsi"[9].
Indice
[nascondi]

1Titolo

2Argomento

2.1Inferno

2.2Purgatorio

2.3Paradiso

3Data di composizione

4Struttura
o

4.1Struttura cosmologica

4.2Struttura dottrinale

4.3Cronologia

5Tematiche e contenuti

6Scienza e tecnologia nella Divina Commedia

7Le tre guide

8Modelli e fonti
o

8.1Lingua

8.2Stile

8.3Studi e fonti

8.4Filosofia islamica

9Storia della critica

10Tradizione manoscritta

11Edizioni critiche
o

11.1Prima Edizione di Dolce e Giolito

11.2L'edizione Petrocchi

11.3Le ultime edizioni

12Traduzioni

13La Divina Commedia nell'arte


o

13.1Trasposizioni cinematografiche (lista parziale)

13.2Musica

13.3Pittura

13.4Scultura

13.5Altro

13.6Nel fumetto

14Note

15Bibliografia

16Voci correlate

17Altri progetti

18Collegamenti esterni

Titolo[modifica | modifica wikitesto]

Edizione Dolce e Giolito appartenuta a Galileo Galilei

Probabilmente il titolo originale dell'opera fu Commedia, o Comeda, dal greco


(kmda, composto di , villaggio, e , canto; letteralmente canto del villaggio).
infatti cos che Dante stesso chiama la sua opera (Inferno XVI, 128; XXI, 2). In seguito il
titolo di "divina" le venne dato da Boccaccio. Nell'Epistola XIII (la cui paternit dantesca non
del tutto certa), indirizzata a Cangrande della Scala, Dante ribadisce il titolo latino
dell'opera: Incipit Comedia Dantis Alagherii, Florentini natione, non moribus [10] (Inizia la
Commedia di Dante Alighieri, fiorentino di nascita, non di costumi).
In essa vengono introdotti due motivi per spiegare il titolo conferito: uno di carattere
letterario, secondo cui col nome dicommedia era usanza definire un genere letterario che,
da un inizio difficoltoso per il protagonista, si conclude con un lieto fine, e uno stilistico.
Infatti lo stile nonostante sia sublime, tratta anche tematiche turpi tipiche di uno stile umile,
secondo l'ottica cristiana di accogliere anche gli aspetti pi bassi del reale, pur di
raggiungere il cuore di tutta l'umanit.
Nel poema, infatti, si ritrovano entrambi questi aspetti: dalla "selva oscura", allegoria dello
smarrimento del poeta, si passa alla redenzione finale, alla visione di Dio nel Paradiso; e in
secondo luogo, i versi sono scritti in volgare e non in latino che, sebbene esistesse gi una

ricca tradizione letteraria in lingua del s, continuava ad essere considerata la lingua per
eccellenza della cultura.
L'aggettivo divina fu usato per la prima volta da Giovanni Boccaccio nel Trattatello in laude
di Dante del 1373, circa 70 anni dopo il periodo in cui si pensa sia stato cominciato il
poema. La dizione Divina Commedia, per, divenne comune solo dalla met
del Cinquecento in poi, quando Ludovico Dolce, nella sua edizione veneziana del 1555,
stampata da Gabriele Giolito de' Ferrari, riprese il titolo boccacciano.
Il nome "Commedia" (nella forma comeda) appare solo due volte all'interno del poema,
mentre nel Paradiso Dante lo definisce "poema sacro". Dante non rinnega il
titoloCommedia, anche perch, data la lunghezza dell'opera, le cantiche o i singoli canti
vennero pubblicati volta per volta, e l'autore non aveva la possibilit di revisionare ci che
gi era stato reso pubblico. Il termine "Commedia" dovette sembrare riduttivo a Dante nel
momento in cui componeva il Paradiso, in cui lo stile, ma anche la sintassi, sono
profondamente cambiati rispetto ai canti che compongono l'Inferno; infatti nell'ultimo canto,
il sostantivo Commedia viene sostituito da poema sacro. Il discorso sulle palinodie, ovvero
le correzioni che Dante fa all'interno della sua opera, contraddicendo se stesso ma anche
le sue fonti, molto pi vasto ed esteso.

Argomento[modifica | modifica wikitesto]

Dante e il suo poema, affresco di Domenico di Michelino nella Cattedrale di Santa Maria del
Fiore,Firenze (1465)

Nel mezzo del cammin di nostra vita


mi ritrovai per una selva oscura,
ch la diritta via era smarrita.
Ahi quanto a dir qual era cosa dura,
esta selva selvaggia e aspra e forte,
che nel pensier rinova la paura!
Tant' amara che poco pi morte;
ma per trattar del ben ch'i' vi trovai,
dir de l'altre cose ch'i' v'ho scorte.
Io non so ben ridir com'i' v'intrai,
tant'era pien di sonno a quel punto
che la verace via abbandonai.
Dante Alighieri, Inferno I, vv. 1-12

Il racconto dell'Inferno, la prima delle tre cantiche, si apre con un Canto introduttivo (che
serve da proemio all'intero poema), nel quale il poeta Dante Alighieri racconta in prima
persona del suo smarrimento spirituale; si ritrae, infatti, "in una selva

oscura", allegoria del peccato, nella quale era giunto poich aveva smarrito la "retta via",
quella della virt (si ritiene che Dante si senta colpevole, pi degli altri, del peccato
di lussuria, che infatti nell'Inferno e nel Purgatorio posto sempre come il meno grave tra i
peccati puniti). Tentando di trovarne l'uscita, il poeta scorge un colle illuminato dalla luce
del sole; tentando di salirvi per avere pi ampia visuale, per, viene ostacolato da tre belve:
una lonza (lince),allegoria della lussuria, un leone, simbolo della superbia, e una lupa, che
rappresenta l'avidit, i tre vizi che stanno alla base di ogni male. Tanta la paura che il trio
incute, che Dante cade all'indietro, lungo il pendio.
Risollevandosi, scorge l'anima del grande poeta Virgilio, a cui chiede aiuto. Virgilio rivela
che per arrivare alla cima del colle ed evitare le tre bestie feroci, bisogner intraprendere
una strada diversa, pi lunga e penosa, attraverso il bene e il male, profetizza che il trio
sar fatto morire da un alquanto misterioso Veltro,[11] si presenta come l'inviato diBeatrice,
la donna amata da Dante (morta a soli ventiquattro anni), la quale aveva interceduto
presso Dio affinch il poeta fosse redento dai peccati; Virgilio e Beatrice sono in realt due
allegorie rispettivamente della ragione e della teologia: il primo in quanto considerato il
poeta pi sapiente della classicit, la seconda in quanto scala al fattore, secondo la visione
elaborata da Dante nella Vita Nuova.
Dalla collina di Gerusalemme su cui si trova la selva, Virgilio condurr Dante attraverso
l'Inferno e il Purgatorio perch attraverso questo viaggio la sua anima possa risollevarsi dal
male in cui era caduta. Poi Beatrice prender il posto di Virgilio, sar lei la guida di Dante
nel Paradiso. Virgilio, nel racconto allegorico, rappresenta la ragione, ma la ragione non
basta per giungere fino a Dio; necessaria la fede, e Beatrice rappresenta questa virt.
Virgilio inoltre, non ha conosciuto Cristo, non battezzato e perci non gli consentito di
avvicinarsi al seggio dell'Onnipotente.

Inferno[modifica | modifica wikitesto]


Lo stesso argomento in dettaglio: Inferno (Divina Commedia).

Mappa dell'Inferno di Sandro Botticelli

Il vero e proprio viaggio attraverso l'Inferno ha inizio nel Canto III (nel precedente Dante
esprime i suoi dubbi e le sue paure a Virgilio riguardo al viaggio che stanno per compiere e
l'azione si svolge sulla Terra presso la selva). Dante e Virgilio si trovano sotto la citt
diGerusalemme, davanti alla grande porta su cui sono impressi i versi celeberrimi che
aprono questo canto. L'ultimo di quei versi: "Lasciate ogne speranza, voi ch'intrate", incute
nuovi dubbi e nuovo timore in Dante, ma il suo maestro e guida gli sorride e lo prende per
mano perch ormai bisogna andare avanti. In questo luogo senza tempo e senza luce,
l'Antinferno, stazionano per sempre gli ignavi, ossia quelli che in vita non vollero prendere
posizioni, ed ora sono ritenuti indegni sia di premio (Paradiso) che di castigo (Inferno)
perch il primo sarebbe macchiato della loro presenza e nel secondo sarebbero un motivo
di possibile vanto. La loro punizione consiste nel correre nudi dietro ad una bandiera senza
stemma ed essere perennemente punti da vespe e da mosconi; poco pi in l sulla riva
dell'Acheronte(il primo fiume infernale), stanno provvisoriamente le anime che devono
raggiungere l'altra riva, in attesa che Caronte, il primo guardiano infernale, le spinga nella
sua barca e le traghetti di l.

Giovanni Stradano (1523-1605): Inferno, mappa

L'inferno dantesco immaginato come una serie di anelli numerati, sempre pi stretti che
si succedono in sequenza e formano un tronco di cono rovesciato; l'estremit pi stretta si
trova in corrispondenza del centro della Terra ed interamente occupata da Lucifero che,
movendo le sue enormi ali, produce un vento gelido: il ghiaccio la massima pena. In
questo Inferno, ad ogni peccato, corrisponde un cerchio, ed ogni cerchio successivo pi
profondo del precedente e pi vicino a Lucifero; pi grave il peccato, maggiore sar il
numero del cerchio.
Al di l dell'Acheronte si trova il primo cerchio, il Limbo. Qui stanno le anime dei puri che
non ricevettero il battesimo e che per vissero nel bene; vi si trovano anche - in un luogo a
parte dominato da un "nobile castello" - gli antichi "spiriti magni" che compirono grandi
opere a vantaggio del genere umano (Virgilio stesso tra loro). Oltre il Limbo, Dante e il
suo maestro entrano nell'Inferno vero e proprio. All'ingresso sta Minosse, il secondo
guardiano infernale che, da giudice giusto quale fu, indica in quale cerchio infernale ogni
anima dovr scontare la sua pena, avvolgendo la coda tante volte quanti cerchi l'anima
dovr scendere. Superato Minosse, i due si ritrovano nel secondo cerchio, dove sono puniti
i lussuriosi: tra essi le anime di Semiramide, Cleopatra, Elena di Troia ed Achille. Celebri i
versi del quinto canto su Paolo e Francesca[12] che raccontano la loro storia e passione
amorosa. Ai lussuriosi, travolti dal vento, succedono nel terzo cerchio, i golosi; questi sono
immersi in un fango puzzolente, sotto una pioggia senza tregua, e vengono morsi e graffiati
daCerbero, terzo guardiano infernale; dopo di loro, nel quarto cerchio, presidiato
da Plutone, stanno gli avari e i prodighi, divisi in due schiere destinate a scontrarsi per
l'eternit mentre fanno rotolare massi di pietra lungo la circonferenza del cerchio.
Dante e Virgilio giungono poi al quinto cerchio, davanti allo Stige (il secondo fiume
infernale), nelle fangose acque del quale sono punitiiracondi e accidiosi, e qui i protagonisti
hanno un alterco con Filippo Argenti; i due Poeti vengono traghettati sulla riva opposta
dalla barca di Flegias, quinto guardiano infernale. L, sull'altra sponda, sorge la Citt di
Dite, in cui sono puniti i peccatori consapevoli del loro peccare. Davanti alla porta chiusa
della citt, i due sono bloccati dai demoni e dalleErinni; entreranno solo grazie all'intervento
dell'Arcangelo Michele, e vedranno come sono puniti coloro "che l'anima col corpo morta
fanno", cio gli epicurei e gli eretici in generale: essi si trovano all'interno di grandi
sarcofaghi infuocati; tra gli eretici incontrano il ghibellino Farinata degli Uberti, uno dei pi
famosi personaggi dell'Inferno dantesco. Assieme a lui presente Cavalcante dei
Cavalcanti, padre di Guido, amico di Dante.
Oltre la citt, il poeta e la sua guida scendono verso il settimo cerchio lungo uno scosceso
burrone (burrato), alla fine del quale si trova il terzo fiume infernale, il Flegetonte, un fiume
di sangue bollente presidiato dai Centauri. Questo fiume costituisce il primo dei tre gironi in

cui diviso il VII cerchio. Vi sono puniti i violenti contro il prossimo; tra essi ilMinotauro,
ucciso da Teseo con l'aiuto di Arianna. Oltre il fiume, sull'altra sponda il secondo girone,
(che Dante e Virgilio raggiungono grazie all'aiuto del centauro Nesso); qui stanno i violenti
contro s stessi, i suicidi trasformati in arbusti secchi, feriti e straziati per l'eternit dalle
Arpie; tra loro troviamo Pier della Vigna); nel secondo girone stanno anche gli
scialacquatori, inseguiti e sbranati da cagne. L'ultimo girone, il terzo, una landa infuocata,
ed ospita i violenti contro Dio nella Parola, nella Natura e nell'Arte, ossia
ibestemmiatori (Capaneo), i sodomiti (tra cui Brunetto Latini, maestro di Dante, quando il
poeta era giovane) e gli usurai. A quest'ultimo girone Dante dedicher molti versi dalCanto
XIV al Canto XVII.
Alla fine del VII cerchio, Dante e Virgilio, scendono per un burrone (ripa discoscesa) in
groppa a Gerione, il mostro infernale dal volto umano, zampe leonine, corpo di serpente e
coda di scorpione. Cos raggiungono l'VIII cerchio chiamato Malebolge, dove sono puniti i
traditori in chi non si fida. L'ottavo cerchio diviso in dieci bolge; ogni bolgia un fossato a
forma di cerchio. I cerchi sono concentrici, scavati nella roccia e digradanti verso il basso,
alla base di essi si apre il Pozzo dei Giganti. Nelle bolge sono puniti, nell'ordine, ruffiani e
seduttori, adulatori, simoniaci, indovini, barattieri, ipocriti, ladri, consiglieri fraudolenti - tra
cui Ulisse e Diomede, i seminatori di discordia (Maometto) e i falsari.
Ulisse racconta ai due viandanti il suo ultimo viaggio; qui si vede che Dante non era a
conoscenza della predizione di Tiresia sulla morte di Ulisse e perci ne inventa la fine in un
gorgo marino al di l delle Colonne d'Ercole, simbolo per Dante della ragione e dei limiti del
mondo. Tra i falsari, nella decima bolgia, troviamo il "folletto" Gianni Schicchi; infine i due
accedono al IX ed ultimo cerchio, dove sono puniti i traditori in chi si fida.
Questo cerchio diviso in quattro zone, coperte dalle acque gelate della ghiaccia di Cocito.
Nella prima zona, chiamata Caina (dal nome di Caino, che uccise il fratello Abele), sono
puniti i traditori dei parenti; nella seconda, Antenora (dal nome Antenore, il troiano che
consegn il Palladio ai nemici greci), stanno i peccatori come lui, traditori della patria; nella
terza, Tolomea (dal nome del re Tolomeo XIII, che al tempo di Cesare fece uccidere il suo
ospite Pompeo), si trovano i traditori degli ospiti; infine nella quarta, Giudecca(dal nome
di Giuda Iscariota, che trad Ges), sono puniti i traditori dei benefattori. Nell'Antenora
Dante incontra il Conte Ugolino della Gherardesca che narra della sua segregazione nella
Torre della Muda con i figli e la loro morte per fame, segregazione e morte volute
dall'Arcivescovo Ruggieri. Ugolino appare nell'Inferno sia come un dannato che come
un demone vendicatore, che rode per l'eternit il capo del suo aguzzino. Nell'ultima zona si
trovano i tre grandi traditori: Cassio, Bruto (che complottarono contro Cesare) e Giuda
Iscariota; la loro pena consiste nell'essere maciullati dalle tre bocche di Lucifero, che qui ha
la sua dimora. Giuda si trova nella bocca centrale, a suggello della maggiore gravit del
proprio tradimento.
Scendendo lungo il suo corpo peloso, Dante e Virgilio raggiungono una grotta e scendono
alcune scale. Dante stupito: non vede pi la schiena di Lucifero e Virgilio gli spiega che
ora si trovano nell'Emisfero Australe. Attraversano quindi la natural burella, il canale che li
condurr alla spiaggia del Purgatorio, alla base della quale usciranno poco dopo "a riveder
le stelle".

Purgatorio[modifica | modifica wikitesto]


Lo stesso argomento in dettaglio: Purgatorio (Divina Commedia).

Il primo canto del Purgatorio illustrato da Gustave Dor

Usciti dall'Inferno attraverso la natural burella, Dante e Virgilio si ritrovano nell'emisfero


australe terrestre (che si credeva interamente ricoperto d'acqua), dove, in mezzo al mare,
s'innalza la montagna del Purgatorio, creata con la terra che serv a scavare il baratro
dell'Inferno, quando Lucifero fu buttato fuori dal Paradiso dopo la rivolta contro Dio. Usciti
dal cunicolo, i due giungono su una spiaggia, dove incontrano Catone Uticense, che svolge
il compito di guardiano del Purgatorio. Dovendo cominciare a salire la ripida montagna, che
si dimostra impossibile da scalare, tanto ripida, Dante chiede ad alcune anime quale sia il
varco pi vicino; sono questi la prima schiera dei negligenti, i morti scomunicati, che hanno
dimora nell'antipurgatorio. Nella I schiera di negligenti dell'antipurgatorio Dante
incontraManfredi di Sicilia. Assieme a coloro che tardarono a pentirsi per pigrizia, ai morti
per violenza e ai principi negligenti, infatti, essi attendono il tempo di purificazione
necessario a permettere loro di accedere al Purgatorio vero e proprio. All'ingresso della
valletta dove si trovano i principi negligenti, Dante, su indicazione di Virgilio, chiede
indicazioni ad un'anima che si rivela essere una sorta di guardiano della valletta, il
concittadino di Virgilio Sordello, che sar la guida dei due fino alla porta del Purgatorio.
Giunti alla fine dell'Antipurgatorio, superata una valletta fiorita, i due varcano la porta del
Purgatorio; questa custodita da un angelo recante in mano una spada fiammeggiante,
che sembra avere vita propria, e preceduto da tre gradini, il primo di marmo bianco, il
secondo di una pietra scura e il terzo in porfido rosso. L'angelo, seduto sulla soglia di
diamante e appoggiando i piedi sul gradino rosso, incide sette "P" sulla fronte di Dante, poi
apre loro la porta tramite due chiavi (una d'argento e una d'oro) che aveva ricevuto da San
Pietro; quindi i due poeti si addentrano nel secondo regno.
Il Purgatorio diviso in sette 'cornici', dove le anime scontano la loro inclinazione al
peccato per purificarsi prima di accedere al Paradiso. Al contrario dell'Inferno, dove i
peccati si aggravavano maggiore era il numero del cerchio, qui alla base della montagna,
nella prima cornice, stanno coloro che si sono macchiati delle colpe pi gravi, mentre alla
sommit, vicino al Paradiso terrestre, i peccatori pi lievi. Le anime non vengono punite in
eterno, e per una sola colpa, come nel primo regno, ma scontano una pena pari ai peccati
commessi durante la vita.
Nella prima cornice, Dante e Virgilio incontrano i superbi, nella seconda gli invidiosi, nella
terza gli iracondi, nella quarta gli accidiosi, nella quinta gli avari e i prodighi. In questa
cornice ai due viaggiatori si unisce l'anima di Stazio dopo un terremoto e un canto Gloria in
excelsis Deo (Dante riteneva Stazio convertito al cristianesimo); questi si era macchiato in
vita di eccessiva prodigalit: proprio in quel momento egli, che dopo cinquecento anni di

espiazione in quella cornice aveva sentito il desiderio di assurgere al Paradiso, si offre di


accompagnare i due fino alla sommit del monte, attraverso le cornici sesta, dove espiano
le loro colpe i golosi che appaiono magrissimi, e settima, dove stanno i lussuriosi avvolti
dalle fiamme. Dante ritiene che Stazio si sia convertito grazie a Virgilio e alle sue opere,
che hanno aperto gli occhi al poeta latino: egli, infatti, grazie all'Eneide e alle Bucoliche ha
capito l'importanza della fede cristiana e l'errore del vizio della prodigalit: come un
lampadoforo, Virgilio ha fatto luce a Stazio rimanendo per al buio; fuor di metafora, Virgilio
stato un profeta inconsapevole: ha portato Stazio alla fede ma lui, avendo fatto in tempo
solo ad intravederla, non ha potuto salvarsi, ed costretto a soggiornare per l'eternit nel
Limbo. Ascesi alla settima cornice, i tre devono attraversare un muro di fuoco, oltre il quale
si diparte una scala, che d accesso al Paradiso terrestre. Paura di Dante e conforto da
parte di Virgilio. Giunti qui, il luogo dove per poco dimorarono Adamo ed Eva prima del
peccato, Virgilio e Dante si devono congedare, poich il poeta latino non degno di
guidare il toscano fin nel Paradiso, e sar Beatrice a farlo.
Quindi Dante s'imbatte in Matelda, la personificazione della felicit perfetta, precedente
al peccato originale, che gli mostra i due fiumi Lete, che fa dimenticare i peccati, edEuno,
che restituisce la memoria del bene compiuto, e si offre di condurlo all'incontro con
Beatrice, che avverr poco dopo. Beatrice rimprovera duramente Dante e dopo si offre di
farsi vedere senza il velo: Dante durante i rimproveri cerca di scorgere il suo vecchio
maestro Virgilio che ormai non c' pi. Dopo avere bevuto prima le acque del Lete e poi
dell'Euno, infine, Dante segue Beatrice verso il terzo ed ultimo regno: il Paradiso.

Paradiso[modifica | modifica wikitesto]


Lo stesso argomento in dettaglio: Paradiso (Divina Commedia) e cieli del Paradiso.

Libero da tutti i peccati, adesso Dante pu ascendere al Paradiso e, accanto a Beatrice, vi


accede volando ad altissima velocit. Egli sente tutta la difficolt di raccontare
questotrasumanare, andare cio al di l delle proprie condizioni terrene, ma confida
nell'aiuto dello Spirito Santo (il buon Apollo) e nel fatto che il suo sforzo descrittivo sar
continuato da altri nel tempo (Poca favilla gran fiamma seconda... canto I, 34).

Philipp Veit (1793-1887): SanBernardo di Chiaravalle

Il Paradiso composto da nove cieli concentrici, al cui centro sta la Terra; in ognuno di
questi cieli, dove risiede un pianeta diverso, stanno i beati, pi vicini a Dio a seconda del
loro grado di beatitudine. Ma le anime del Paradiso non stanno meglio o peggio, e nessuno
desidera una condizione migliore di quella che ha, poich la carit non permette di
desiderare altro se non quello che si ha; Dio, al momento della nascita, ha donato secondo
criteri inconoscibili ad ogni anima una certa quantit di grazia, ed in proporzione a questa
che essi godono diversi livelli di beatitudine. Prima di raggiungere il primo cielo i due
attraversano la Sfera di Fuoco.
Nel primo cielo, quello della Luna, stanno coloro che mancarono ai voti fatti (Angeli); nel
secondo, il cielo di Mercurio, risiedono coloro che in Terra fecero del bene per ottenere
gloria e fama, non indirizzandosi al bene divino (Arcangeli); nel terzo cielo, quello
di Venere, stanno le anime degli spiriti amanti (Principati); nel quarto, il cielo del Sole,
gli spiriti sapienti (Potest); nel quinto, il cielo di Marte, gli spiriti militanti dei combattenti per
la fede (Virt); e nel sesto, il cielo di Giove, gli spiriti governanti giusti (Dominazioni)

Dante e Beatrice rivolti verso l'Empireo (Gustave Dor)

Giunti al settimo cielo, quello di Saturno dove risiedono gli "spiriti contemplativi" (Troni),
Beatrice non sorride pi, come invece aveva fatto finora; il suo sorriso, infatti, da qui in poi,
a causa della vicinanza a Dio, sarebbe per Dante insopportabile alla vista, tanto luminoso
risulterebbe. In questo cielo risiedono gli spiriti contemplativi, e da qui Beatrice innalza
Dante fino al cielo delle Stelle fisse, dove non sono pi ripartiti i beati, ma nel quale si
trovano le anime trionfanti, che cantano le lodi di Cristo e della Vergine Maria, che qui
Dante riesce a vedere; da questo cielo, inoltre, il poeta osserva il mondo sotto di s, i sette
pianeti e i loro moti e la Terra, piccola e misera in confronto alla grandezza di Dio
(Cherubini). Prima di proseguire Dante deve sostenere una sorta di "esame" in Fede,
Speranza, Carit, da parte di tre esaminatori particolari: San Pietro, San Giacomo e San
Giovanni. Quindi, dopo un ultimo sguardo al pianeta, Dante e Beatrice assurgono al nono
cielo, il Primo Mobile o Cristallino, il cielo pi esterno, origine del movimento e del tempo
universale (Serafini).
In questo luogo, sollevato lo sguardo, Dante vede un punto luminosissimo, contornato da
nove cerchi di fuoco, vorticanti attorno ad esso; il punto, spiega Beatrice, Dio, e attorno a
lui stanno i nove cori angelici, divisi per quantit di virt. Superato l'ultimo cielo, i due
accedono all'Empireo, dove si trova la rosa dei beati, una struttura a forma di anfiteatro, sul
gradino pi alto della quale sta la Vergine Maria. Qui, nell'immensa moltitudine dei beati,
risiedono i pi grandi santi e le pi importanti figure delle Sacre Scritture,
come Sant'Agostino, San Benedetto, San Francesco, e
inoltre Eva, Rachele, Sara e Rebecca.
Da qui Dante osserva finalmente la luce di Dio, grazie all'intercessione di Maria alla
quale San Bernardo (guida di Dante per l'ultima parte del viaggio) aveva chiesto aiuto
perch Dante potesse vedere Dio e sostenere la visione del divino, penetrandola con lo
sguardo fino a congiungersi con Lui, e vedendo cos la perfetta unione di tutte le realt, la
spiegazione del tutto nella sua grandezza. Nel punto pi centrale di questa grande luce,
Dante vede tre cerchi, le tre persone della Trinit, il secondo del quale ha immagine
umana, segno della natura umana, e divina allo stesso tempo, di Cristo. Quando egli tenta
di penetrare ancor pi quel mistero il suo intelletto viene meno, ma in un excessus
mentis[13] la sua anima presa da un'illuminazione e si placa, realizzata dall'armonia che gli
dona la visione di Dio, dell'amor che move il sole e l'altre stelle.